{"id":168545,"date":"2024-01-23T19:34:00","date_gmt":"2024-01-23T18:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=168545"},"modified":"2024-01-24T09:35:11","modified_gmt":"2024-01-24T08:35:11","slug":"linclusione-e-un-processo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=168545","title":{"rendered":"L\u2019inclusione \u00e8 un processo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Caro Galli della Loggia, l\u2019inclusione \u00e8 un processo (ed \u00e8 irreversibile)<\/strong><br><strong><em>Vita <\/em><\/strong>del 23\/01\/2024 <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ernesto Galli della Loggia domenica si \u00e8 preso una pagina del &#8220;Corriere della Sera&#8221; per chiarire la sua posizione sull&#8217;inclusione scolastica. Inizia scusandosi e dichiarando che non \u00e8 un fautore dell&#8217;esclusione, ma poi ribadisce le sue osservazioni. Qui la risposta della responsabile scuola dell&#8217;Associazione Bambini Cerebrolesi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le giuste ed opportune reazioni di sdegno davanti agli articoli di Ernesto Galli della Loggia hanno dato a mio giudizio fin troppa visibilit\u00e0 alle sue esternazioni, che dimostrano pura ignoranza (nel senso di \u201cchi ignora\u201d) in materia di scuola e inclusione scolastica. Una cosa di cui, francamente, non aveva bisogno nessuno di noi che la scuola la respira ogni giorno, impegnati per la tutela dei diritti e per migliorare concretamente la vita scolastica dei nostri alunni con disabilit\u00e0. Ero combattuta anch\u2019io sul rispondere o meno al secondo articolo, ma alla fine ha prevalso la necessit\u00e0 di correggere alcune informazioni di base, dal momento che ancora molti \u2013 e ci pu\u00f2 stare \u2013 ignorano cosa sia l\u2019inclusione scolastica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di tutto l\u2019inclusione \u00e8 un processo, per cui \u00e8 sempre in divenire, come pure la stessa formazione (intesa come dare e prendere forma). Nasce dall\u2019incontro, dalla relazione, che \u201ccostringe\u201d al cambiamento, dunque alla riorganizzazione di se stessi nel momento in cui accogliamo l\u2019altro. Per esempio nel &nbsp;sistema scolastico tutto \u00e8 chiamato continuamente a dare delle risposte a nuovi bisogni e dunque a trovare e sperimentare nuove soluzioni. &nbsp;Sperimentare, &nbsp;perch\u00e9 ogni percorso ed ogni processo inclusivo presuppone e sottende la personalizzazione: non ci sono confezioni gi\u00e0 pronte da applicare a tutti ma ogni azione, essendo una risposta attiva, va modellata su quella particolare persona che vive quella particolare situazione. Il percorso inclusivo, dunque, va inteso come un cammino continuo (mai finito e mai chiuso) in cui si affrontano continue ri-organizzazioni e costruzioni, che poi faranno s\u00ec che quella persona (con disabilit\u00e0 o con bisogni educativi speciali) possa essere pienamente se stessa: cio\u00e8 possa raggiungere quella forma che le \u00e8 propria, possa essere quell\u2019individuo che \u00e8, unico e irripetibile. Non \u00e8 forse un principio della pedagogia e della nostra scuola quello di \u201csalvaguardare\u201d le diversit\u00e0, le unicit\u00e0 e le particolarit\u00e0 degli individui?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola, in quanto agenzia formativa pi\u00f9 vicina alla famiglia, \u00e8 (dovrebbe essere) il primo naturale e vero alleato della famiglia per la costruzione di percorsi inclusivi per i propri figli, insieme a tutti gli operatori coinvolti: insegnanti, educatori e professionisti in genere che diventano coautori corresponsabili di questi processi inclusivi personalizzati e co-progettati. \u00c8 nella scuola che si sperimenta e si costruisce l\u2019inclusione e il cambiamento del sistema. Sulla scia della pedagogia della Montessori, che utilizz\u00f2 le metodologie educative \u201cspeciali\u201d proponendole quali basi della pedagogia scientifica indirizzata a tutti gli allievi, oggi sentiamo la necessit\u00e0 di far coesistere nella realt\u00e0 scolastica i bisogni educativi di tutti e la specificit\u00e0 di ognuno. I nostri figli ci hanno insegnato come loro stessi siano una risorsa per tutta la scuola in questo senso: grazie a loro la didattica diventa speciale, si ri-organizza, si costruisce sulla base dei bisogni e attiva nuove soluzioni, che sono utili anche ad altri alunni che non hanno alcuna disabilit\u00e0. Realizzare i piani personalizzati significa anche essere costretti a lavorare insieme, tutti i soggetti coinvolti, non solo la scuola ma gli Enti locali, i servizi Sanitari, gli operatori e i servizi dei territori, le Universit\u00e0, le organizzazioni dei diretti interessati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo in atto in Italia, dopo 30 anni di esperienza legislativa e pratica di inclusione nelle nostre scuole, propone un approccio bio-psico-sociale (ICF) che si traduce operativamente nello strumento del Pei rinnovato e finalmente unico per tutte le scuole del Paese: dal Nord al Sud, dalle periferie alle grandi citt\u00e0, per tutti gli ordini e gradi di scuola (dall\u2019infanzia alle secondarie superiori). Il focus, dunque, non \u00e8 solo sul soggetto\/studente, ma \u00e8 necessario leggere il suo contesto di vita: si parla gi\u00e0 infatti di ambiente di apprendimento inclusivo, che in questa ottica suggerisce immediatamente il coinvolgimento di tutti. \u201cQuello che \u00e8 necessario per qualcuno pu\u00f2 diventare utile per tutti\u201d dice l\u2019Universal design for learning: che cosa vuol dire? \u00c8 la reale possibilit\u00e0 di pensare, progettare, realizzare ed utilizzare prodotti, strutture, ambienti, spazi, mezzi e servizi fruibili da tutti, indipendentemente dalla loro et\u00e0, capacit\u00e0 personale e\/o condizione di vita, cultura, lingua. Non \u00e8 sempre facile ma esistono delle eccellenze, delle buone prassi, che ci narrano di un\u2019inclusione possibile utilizzando concretamente proprio questa metodologia. Fa sempre \u201cpi\u00f9 rumore un albero che cade di una foresta che cresce\u201d, no?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro comunitario non ha un destinatario prefissato e non ha lo scopo di risolvere un problema a qualcuno, bens\u00ec di eliminare le possibili barriere \u201cprima\u201d che si manifestino come tali, indipendentemente dall\u2019individuo specifico che abita quel contesto; l\u2019inclusione riguarda tutti. In questi ultimi anni l\u2019evoluzione dei concetti di disabilit\u00e0, normalit\u00e0, inclusione educativa ed i continui progressi della tecnologia hanno trasformato il nostro modo di vivere e di pensare la diversit\u00e0. La gestione efficace delle differenze e dei diversi livelli di competenza \u00e8 il cuore della questione didattica, poich\u00e9 mira a valorizzare ogni diversit\u00e0 e a rendere il sapere accessibile a tutti gli alunni presenti in classe, con BES con disabilit\u00e0 e non. C\u2019\u00e8 una scuola che lavora gi\u00e0 in questa direzione e ci sono tanti professionisti (bersagliati e offesi dalle considerazioni dei cos\u00ec detti \u201cintellettuali\u201d che non entrano in un\u2019aula scolastica da 40-50 anni ma che si ritengono \u201cesperti\u201d di scuola e inclusione scolastica) che coltivano quotidianamente la corresponsabilit\u00e0, la partecipazione, l\u2019appartenenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Investiamo nel nostro presente, quindi, ossia in una scuola che sappia prendersi cura di ciascuno. Non accontentiamoci, non abituiamoci all\u2019indifferenza che spesso ancora investe gli alunni e le alunne con maggiori difficolt\u00e0, perch\u00e9 ci riguarda tutti. Non rassegniamoci ad una scuola che seleziona \u201cil merito\u201d trascurando le unicit\u00e0, tradizionalmente preoccupata di \u201criempire\u201d in maniera nozionistica le teste dei nostri figli. Abbiamo bisogno di una urgente transizione sociale, finalmente inclusiva nel senso pi\u00f9 essenziale del termine. Occorre proseguire con una riforma sostanziale dell\u2019attuale sistema di welfare, oggi basato principalmente sul sistema di protezione e su un sistema per cui \u201caltri\u201d decidono sulle vite delle persone con disabilit\u00e0 e sui loro destini,  verso un nuovo modello che sia realmente calibrato sul riconoscimento dei diritti umani, civili e sociali. Se non ora quando?di <em>Francesca Palmas,<br><\/em>responsabile scuola dell&#8217;Associazione Bambini Cerebrolesi<\/p>\n <!-- AdSense Now! 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