12 1998

Dicembre E&S e Apple Education

Sul numero di dicembre ’98 di Apple Education, “Una cultura per la Rete“, l’intervista di Alberto Pian al direttore responsabile di Educazione&Scuola.

legge 31 dicembre 1998 n. 476 (in GU 12 gennaio 1999, n. 8)
Ratifica ed esecuzione della convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a l’Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri

31 dicembre Dimensionamento

Sono in fase di svolgimento le operazioni di dimensionamento delle unità scolastiche, in vista dell’avvio dell’autonomia.

In base al DPR 18 giugno 1998, n. 233 i Piani dovranno essere predisposti dalle Amministrazioni provinciali entro il 31 dicembre 1998 ed essere approvati dalle Regioni entro il 29 febbraio 1999.

Il Ministero della P.I. smentisce l’esistenza di un decreto-catenaccio che imporrebbe un tetto assai restrittivo al numero di Presidenze e di Direzioni didattiche che potranno funzionare in ogni provincia.

Intanto, le polemiche non mancano e si scaldano soprattutto attorno al tormentone: accorpiamo in “verticale” o in “orizzontale”?

Il punto della situazione in un intervento di Giancarlo Cerini, collaboratore di Educazione&Scuola, nella rubrica Riforme on line: Dimensionamento: Rien va plus? (Ma i giochi non sono ancora fatti)!

circolare 30 dicembre 1998, n. 496
D.P.R. 28 aprile 1998, n.351- di emanazione del regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti in materia di cessazione dal servizio e di trattamento di quiescenza del personale della scuola, a norma dell’art.20, comma 8, della Legge 15.3.1997, n.59. Istruzioni operative

decreto 30 dicembre 1998, n. 495
Termini di Presentazione delle Domande di Cessazioni dal Servizio per il Personale del comparto scuola

decreto 29 dicembre 1998
Schema generale di Convenzione-tipo predisposto per l’affidamento da parte delle Sovrintendenze Scolastiche Regionali delle attività di formazione dei dirigenti scolastici alle Agenzie selezionate

ordinanza 28 dicembre 1998, n. 494
Sospensione scadenza termine aspiranti docenti nei Conservatori di Musica

circolare telegrafica 24 dicembre 1998, prot. n. 34378/BL
Quota tasse frequenza et esami da imputare at bilanci istituti dotati personalità giuridica

circolare 24 dicembre 1998, n. 493
Nomina docenti delle Accademie di BB.AA. nelle commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore per l’a.s. 1998/99

circolare 23 dicembre 1998, n. 491
Personale della scuola. Conguaglio fiscale e previdenziale di fine anno al personale assunto a tempo determinato; – IRAP (Circolare Ministero Finanze n. 263/E del 12.11.1998) ; Addizionale regionale IRPEF

comunicazione PSTD 23 dicembre 1998, prot. n. 3444
Incontri seminariali su: creazione di ipertesti, multimedialità ed Internet

legge 23 dicembre 1998, n. 454
Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 1999 e bilancio pluriennale per il triennio 1999-2001

legge 23 dicembre 1998, n. 449
Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato

legge 23 dicembre 1998, n. 448
Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo

02 – 22 dicembre Obbligo Formativo

In un intervista a La Repubblica il ministro della PI annuncia l’inserimento nella Legge Finanziaria ’99 di un emendamento per rendere obbligatorio il conseguimento di un diploma superiore o di una qualifica professionale per l’accesso al mondo del lavoro.

Di seguito il testo dell’intervista:

Mai più al lavoro senza un titolo di studio. Luigi Berlinguer, alla vigilia del vertice tra governo e parti sociali che apre la maratona per la firma del patto di Natale tra le parti sociali, annuncia una rivoluzione nel sistema di accesso al mercato del lavoro. “C’è l’accordo tra i ministri – spiega. È nostra intenzione inserire un emendamento in uno dei collegati alla legge finanziaria ’99 in base al quale per accedere al lavoro sarà necessaria almeno una qualifica professionale”.
Altrimenti, non si potrà lavorare?
“Certamente. Le spiego: oggi il nostro obiettivo di breve periodo è che per l’accesso al lavoro ci sia una di queste tre condizioni. La prima è il diploma di scuola secondaria superiore, oppure, in base al disegno di legge, già approvato dal Parlamento, l’introduzione dell’ obbligo formativo fino a 18 anni (quello di istruzione è fino a 15). La seconda porta di accesso è l’apprendistato: con i provvedimenti di riforma varati da Treu la nuova disciplina prevede che sia accompagnato da almeno 120 ore di studio all’anno. C’è un solo buco in questo meccanismo che intendiamo coprire”.
Come?
“Scriveremo una norma che dia una spinta ad elevare la qualifica professionale. Si introdurrà l’obbligo, oggi non necessario, di possedere una qualifica professionale prima di entrare in un posto di lavoro. La inseriremo in uno dei collegati alla Finanziaria e c’è già l’intesa con gli altri ministri”.
Insomma o vai a scuola, o fai l’ apprendista o prendi una qualifica. Dove?
“Nelle scuole professionali che saranno, con gradualità, profondamente riformate. Gli strumenti legislativi già ci sono basterà utilizzarli”.
Le scuole di formazione professionale non sembrano il massimo della modernità. Spesso insegnano mestieri vecchi e poco utili al mondo del lavoro. In passato ci sono state polemiche e qualche storia poco carina?
“Appunto, qualche storia poco carina… Ci sono state polemiche sulla natura del personale e sulla qualità dei corsi. Faremo una riforma”.
Una commissione tra sindacati e Confindustria ha già fatto buona parte del lavoro: dai cinquemila mestieri elencati dall’Istat si è scesi ad ottanta figure professionali che interessano realmente l’industria e sulle quali si prevede una domanda effettiva di lavoro. Può essere questa la traccia da seguire?
“Sì, anche perché nasce da un percorso di concertazione. La riforma sarà graduale. Cambieranno gli insegnamenti, immetteremo nuove figure professionali nei vecchi corsi, faremo una cernita. Alla fine la moneta buona scaccerà la cattiva”.
“Formazione” è una parola che spesso ha creato illusioni. Sarà così anche stavolta?
“E’ vero, è una parola che è stata logorata. Parliamo di education. Ma soprattutto rendiamoci conto che lo sviluppo non si fa con i lavori socialmente utili. E non si fa soltanto completando le grandi opere pubbliche, abbassando il costo del lavoro o richiamandosi alla flessibilità. Nel patto per lo sviluppo richiamato da Ciampi è implicita anche questa idea di formazione. Dobbiamo evitare le misure di breve periodo dettate dall’urgenza e l’ assistenzialismo. Ricordiamoci soprattutto che non dobbiamo competere con la Corea o con Singapore ma con la Germania”.
Ci avvicineremo di più all’Europa?
“In Germania la formazione professionale riguarda il 30 per cento della leva scolastica. Da noi sono solo 160 mila gli studenti che hanno una formazione professionale”.
Le risorse finanziarie per partire ci sono?
“Ci sono. E a giorni decollerà anche un progetto che riguarda la qualificazione professionale oltre i 18 anni. Si tratta di corsi due o quattro semestri di livello più elevato dove per metà si studia e per metà si lavora. Partiranno 240 corsi sperimentali post-diploma in tutta Italia”.
Dal mondo della produzione che riscontro avete avuto sul vostro lavoro?
“Guardi, lavoriamo a questi progetti da due anni. Dall’industria metalmeccanica di Udine come da quella tessile di Como è giunta un’ unica richiesta: abbiamo bisogno di gente più preparata”.
Convincerà i padroncini del Nord Est a mandare i propri figli a scuola invece che metterli già in un mercato di lavoro che ha fame di manodopera?
“Sì. Oggi molti evitano la scuola perché la trovano poco pratica e si annoiano. La formazione professionale riformata sarà assai diversa”.
E al Sud?
“Lo sa che da Napoli alla Sicilia non c’è una scuola che sforni tecnici nel tessile? Le risposte non mancheranno. Inoltre faremo in modo che avrà più punteggio per accedere ai patti territoriali chi inserirà nel pacchetto un programma formativo”.
Torna anche il concetto della formazione permanente?
“Nella riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore dovremo introdurre un sistema per cui la remunerazione dei lavoratori che hanno una riduzione dell’orario di lavoro avvenga attraverso la formazione”.
A proposito di Finanziaria. Come funzionerà l’assegnazione dei libri di testo gratuiti?
“Saranno i Comuni a dare i testi sulla base di un decreto che stabilirà chi ha diritto al sostegno in base al redditometro. Riguarderà, naturalmente, i ragazzi delle scuole statali e non statali, e sarà esteso alla media e al primo anno delle superiore. Attenzione tuttavia non far passare messaggi sbagliati contro i libri: le famiglie che se li possono permettere li devono comprarle. Le assicuro che è una spesa migliore di tante altre”.

Dal 10 al 21 dicembre proseguono, a Palazzo Chigi, le trattative tra il Governo e le 32 associazioni imprenditoriali e sindacali sul patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione: consegnato alle parti sociali un documento sulla formazione che prevede l’«obbligo formativo» sino ai 18 anni e finanziamenti per 1.600 miliardi in tre anni (600 nel ’99, 500 nel 2000 e 500 nel 2001).

Il 22 dicembre il documento è firmato da Governo e Associazioni.

09 – 22 dicembre Obbligo e Dispersione

Il 9 dicembre la 7a Commissione della Camera approva l’istituzione di una Commissione di Indagine sulla Dispersione Scolastica che sarà in carica per sei mesi.

L’associazione LAPIS (Libera Associazione per il Progresso dell’Istruzione, alven@ats.it), con sede in Arezzo, che dallo scorso anno segue il fenomeno della dispersione scolastica, segnala che il problema coinvolge oltre 500.000 alunni.

ISTAT e ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’ONU) si impegnano a monitorare la dispersione scolastica come causa del lavoro minorile: sono oltre 500.000 (200.000 al sud, 86.000 al centro, 223.000 al nord) i minori (dai 6 ai 13 anni) occupati in lavori a carattere prevalentemente domiciliare o in attività familiari che si traducono, in particolare nel Mezzogiorno, in occasioni di evasione scolastica (fonte ISTAT).

L’11 dicembre è raggiunto un accordo fra le forze politiche della maggioranza per il prolungamento dell’obbligo scolastico ai 15 anni.
Il  DdL 3524 AS (ex 4917 AC – Innalzamento dell’obbligo scolastico), licenziato dalla Camera il 16 settembre us e che ha ricevuto il via libera dalla 7a Commissione del Senato il 23 novembre us, potrebbe essere definitivamente approvato dal Senato entro il 22 dicembre.
Un’intesa è stata raggiunta anche sul Riordino dei cicli scolastici, attualmente all’analisi del Comitato Ristretto della 7a Commissione della Camera.

22  dicembre Preiscrizioni universitarie

Alla scadenza del 30 novembre solo il 10% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori ha compilato in Rete il modulo per la preiscrizione universitaria e, solo in rari casi, dal proprio istituto scolastico (più spesso da casa o da postazioni in locali pubblici).

In ragione dei risultati non soddisfacenti il MPI, con la CM 464/98, procrastina al 22 dicembre l’accesso al modulo compilabile in Rete (che verrà spedito il 15 gennaio 1999 alle segreterie degli atenei) dall’indirizzo http://universo.murst.it/.

La situazione appare in netta ripresa dopo la proroga: sono ora circa 140 mila i modelli pervenuti al Ministero, sui circa 500.000 alunni iscritti all’ultimo anno di corso delle scuole superiori (392.000 nella scuola pubblica, ed oltre 100 mila nella privata).

Nella sezione Archivio di Educazione&Scuola:

comunicazione 22 dicembre 1998, prot. n. 34332/BL
Contributo statale corrisposto alle scuole per l’acquisto di personal computer multimediali

circolare 22 dicembre 1998, n. 489
Modulistica per iscrizioni alunni – Applicazione Legge 15 maggio 1997, n.127, Legge 16 giugno 1998, n.191 e D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 403

decreto 21 dicembre 1998, n. 487
Integrazione al decreto ministeriale n. 354 del 10 agosto 1998 concernente la costituzione di Ambiti Disciplinari finalizzata allo snellimento delle procedure concorsuali ed altre procedure connesse

01 –  20 dicembre Scuola e Parlamento

La 7a Commissione della Camera si occupa:

Il 9 ed il 15 dicembre, il Comitato Ristretto della 12a Commissione della Camera affronta i DdL (AC. 888, 2803, 3893, 4383) sugli Asili Nido.

Il disegno di legge AC 4754, Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico, (già approvato dal Senato – DdL AS 932) è in calendario per il dibattito in Aula alla Camera nei giorni 4, 9 e 10: approvato l’art. 1, la seduta è aggiornata al 15 dicembre.
Il 15 dicembre il DdL AC 4754 è approvato dalla Camera con 206 voti favorevoli, 94 contrari e 34 astenuti
(risultano assorbiti dallo stesso disegno di legge approvato i PdL nn. 1366, 1545, 1906, 2414, 2502, 2505, 2626, 2755, 3047, 3059, 3124, 3277, 3450, 4082 e 4983).
Il disegno di legge dovrà ora ritornare al Senato che esaminandolo in terza lettura si esprimerà solo sulle modifiche apportate dalla Camera: prevista l’approvazione entro il corrente anno, subito dopo il varo della Legge Finanziaria ’99.

Su Educazione&Scuola:

Il 9, 16 e 17 dicembre la 7a Commissione del Senato prosegue nel dibattito sulle comunicazioni rese, rispettivamente nelle sedute del 4 e del 5 novembre, dal Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica e dal Ministro della pubblica istruzione, sugli indirizzi generali della politica dei loro dicasteri.

Nella 7a Commissione Senato è fissato al 17 dicembre il termine per la presentazione di eventuali emendamenti al DdL 3524 AS (ex 4917 AC) per l’Innalzamento dell’obbligo scolastico, posto all’O.d.G. dell’aula dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

Il 10, 15, 16, 17 e 18 dicembre la 7a Commissione del Senato si occupa:

Il 18 dicembre il DdL 2287 bis – B (DdL 4206 AC – Approvato dalla 7a Commissione Camera) Disposizioni riguardanti il settore universitario e della ricerca scientifica, nonché il servizio di mensa nelle scuole è approvato definitivamente dalla 7a Commissione del Senato in sede deliberante nel testo pervenuto dalla Camera dei deputati: dopo la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale essa diventerà legge dello Stato.

L’1 dicembre la 7a Commissione del Senato esprime parere favorevole sul DdL 3662 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) e procede, nei giorni 2 e 3 dicembre nell’analisi:

  • dei DdL 3660, 3660-bis e 3660-ter (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 1999 e bilancio pluriennale per il triennio 1999-2001),
  • delle Tabb. 7, 7-bis e 7-ter (Stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione per l’anno finanziario 1999),
  • delle Tabb. 18, 18-bis e 18-ter (Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l’anno finanziario 1999),
  • delle Tabb. 20, 20-bis e 20-ter (Stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica per l’anno finanziario 1999),
  • del DdL 3661 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 1999).

Di seguito gli estratti dei verbali delle sedute 252a (01.12), 253a (02.12) e 254a (02.12) della 7a Commissione Senato relative, rispettivamente, alla illustrazione delle Tabb. 7, 7-bis e 7-ter (Stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione per l’anno finanziario 1999), Tabb. 18, 18-bis e 18-ter (Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l’anno finanziario 1999) e Tabb. 20, 20-bis e 20-ter (Stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica per l’anno finanziario 1999), sui quali viene espresso parere positivo:

La relatrice BRUNO GANERI illustra quindi le Tabelle 7, 7-bis e 7-ter, e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, sottolineando anzitutto la grande innovazione recata dall’autonomia. Ella rileva altresì che gli stanziamenti originari della Tabella n. 7 sono stati modificati dapprima con la prima Nota di variazioni e successivamente, a seguito dell’approvazione da parte della Camera dei deputati del provvedimento collegato, dalla seconda Nota di variazioni. Essi ammontano pertanto attualmente a circa 59.715 miliardi, con un lieve decremento rispetto al bilancio assestato per il 1998 dovuto, tra l’altro, agli interventi di razionalizzazione conseguenti alla manovra di bilancio dello scorso anno. Dopo aver illustrato l’articolazione dello stato di previsione del Ministero in undici centri di responsabilità e in 49 unità previsionali di base, ella si sofferma in particolare sulle spese per il personale, in servizio e in quiescenza, nelle quali si esauriscono pressoché integralmente gli stanziamenti del Ministero.
Ella sottolinea poi una anomalia abbastanza inquietante, rappresentata dall’istituzione di un nuovo capitolo (il 1463), al di fuori di qualunque previsione legislativa. Tale istituzione fa infatti riferimento alla legge di ordinamento della scuola elementare, risalente al 1968, la quale a sua volta rinviava ad una legge del 1962 che disponeva finanziamenti a favore di scuole materne non statali che avessero accolto gratuitamente alunni in condizioni disagiate. Gli stanziamenti riferiti a tale disposizione legislativa afferiscono tuttavia al capitolo 1461; resta pertanto l’anomalia dell’istituzione di un capitolo a trent’anni di distanza dal provvedimento legislativo cui fa riferimento, anomalia che impone una scelta precisa: o la confluenza dei relativi fondi nel capitolo 1461, o l’eliminazione pura e semplice del nuovo capitolo, ovvero ancora – e tale sarebbe la soluzione a suo giudizio preferibile – una modifica del centro di imputazione che facesse riferimento al servizio prescolastico nazionale.
Passando ad un’analisi delle singole unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero, ella si sofferma in particolare sull’unità 2.1.3.1 “Fondo per il funzionamento della scuola”, alla quale afferiscono i 345 miliardi della legge n. 440 del 1997 recante istituzione del Fondo per l’offerta formativa, ricordando in particolare l’articolazione degli obiettivi cui sono finalizzati i suddetti fondi: anzitutto l’autonomia scolastica, indi l’insegnamento di una lingua comunitaria, le iniziative complementari, l’educazione degli adulti, il monitoraggio, l’integrazione dei disabili.
Con riferimento al capitolo 1067, che prevede interventi perequativi non meglio precisati in favore di scuole legalmente riconosciute, ella chiede poi chiarimenti al Governo affinché sia fatta chiarezza sulla natura degli interventi previsti.
Ella dà altresì atto degli stanziamenti previsti per iniziative complementari integrative, che incrementano i relativi capitoli di spesa con una destinazione particolarmente significativa, rappresentata dal regolamento degli studenti, con la quale si riafferma la centralità dello studente.
Quanto alle spese particolari, ella ricorda le previsioni di spesa destinate indistintamente all’insegnamento della religione cattolica e alle materie alternative; in considerazione del fatto che queste ultime non sono quasi mai attivate, si deve peraltro desumere che lo stanziamento sia pressoché integralmente destinato all’insegnamento della religione cattolica.
Passando alla questione delle scuole non statali, alle quali sono destinati gli stanziamenti di diversi capitoli dello stato di previsione del Ministero, ella osserva che si tratta di un problema su cui occorre confrontarsi superando le distorsioni del passato; i relativi capitoli di spesa, ricorda, sono sempre stati intesi come strumenti di attuazione del diritto allo studio e i fondi hanno sempre avuto come destinatari gli studenti di famiglie indigenti. Sul punto interviene altresì – sottolinea – l’articolo 23 del disegno di legge collegato, con una norma particolarmente qualificante relativa sia alla fornitura gratuita dei libri di testo che al loro comodato.
Propone conclusivamente di redigere un rapporto favorevole sulla Tabella in questione, sottolineando in particolare l’anomalia rappresentata dal capitolo 1463 e l’esigenza di un maggiore impegno a favore dell’edilizia scolastica.

Il relatore BISCARDI illustra quindi le Tabelle 18, 18-bis e 18-ter e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, svolgendo anzitutto una ricognizione tecnica dei dati contenuti nello stato di previsione del Ministero. Premesso che la riforma del 1997 ha modificato il sistema di contabilità previgente, basato sui capitoli quali unità elementari del conto di bilancio, introducendo le unità previsionali di base quali oggetto della deliberazione parlamentare e trasferendo pertanto il potere autorizzatorio a livello di capitoli dal Parlamento al Governo, egli si sofferma in dettaglio sugli stanziamenti in conto competenza e sulle autorizzazioni di cassa dello stato di previsione come modificato dalla seconda Nota di variazioni. Egli illustra altresì i dati relativi ai residui passivi, la cui entità è tale da testimoniare una evidente disfunzione nella gestione dei fondi a disposizione.
Egli ricorda poi che lo stato di previsione per il 1999, rispetto a quelli precedenti, si caratterizza per l’unificazione degli stanziamenti destinati ai beni culturali e ambientali con quelli destinati allo spettacolo e sport, per effetto del decreto legislativo n. 368 di quest’anno, recante l’istituzione del nuovo Ministero per i beni e le attività culturali e si sofferma sull’articolazione del bilancio per centri di responsabilità amministrativa, illustrando le previsioni di competenza in termini di funzioni obiettivo e per titolo di spesa. Le finalità prioritarie indicate nella “nota preliminare” allo stato di previsione sono peraltro, ricorda, l’attuazione del piano di prevenzione e sicurezza del patrimonio culturale, il potenziamento dell’offerta dei servizi al pubblico, con particolare riferimento al prolungamento dell’orario di apertura dei musei (del quale caldeggia il consolidamento, anche in rapporto agli eventi straordinari che si profilano nei prossimi anni, come il Giubileo), l’adeguamento strutturale e funzionale delle sedi istituzionali. Tra le variazioni di stanziamento rispetto all’esercizio precedente, segnala quindi l’assegnazione, a titolo di anticipazione, di 150 miliardi quale quota degli utili erariali del gioco del lotto riservata al Ministero.
Passando all’illustrazione delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, egli si sofferma anzitutto sugli stanziamenti della Tabella A, che dispone gli accantonamenti sul fondo speciale di parte corrente, ricordando che tali accantonamenti sono preordinati ai provvedimenti per il Museo tattile Omero, per il Centro per lo sviluppo delle arti contemporanee, per gli immobili adibiti a teatri (recentemente approvato in via definitiva dal Senato), per il Teatro Carlo Felice e l’Accademia di Santa Cecilia (con riferimento al quale rivolge al Ministro un accorato invito a sostenerne l’iter), per la promozione dell’archeologia subacquea; gli stanziamenti della Tabella B, che reca gli accantonamenti da includere nel fondo speciale di conto capitale, sono invece destinati, prosegue, a vari interventi, tra cui quelli per le città storiche.
A proposito degli stanziamenti di cui alle Tabelle A e B, egli segnala peraltro la necessità di recuperare i 10 miliardi per il 1999 ridotti dalla Camera dei deputati rispetto alla stesura iniziale e di ricostituire le dotazioni originarie della Tabella B sia per il 2000 (pari a 27 miliardi) che per il 2001 (pari a 28,5 miliardi); ciò, in particolare, per consentire gli indispensabili interventi di restauro in vista del prossimo Giubileo, da realizzarsi proprio con la devoluzione agli enti locali dei predetti 10 miliardi nel 1999.
Egli illustra quindi dettagliatamente gli stanziamenti previsti dalla Tabella C, che determina i fondi relativi a provvedimenti legislativi vigenti la cui quantificazione annua è demandata alla legge finanziaria, e dalla Tabella F, che modula le autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali.
Per quanto concerne lo sport, ricorda infine che le spese ad esso destinate ammontano complessivamente, in termini di competenza, a circa 309 miliardi, pressoché interamente stanziati in conto capitale per l’ammortamento di mutui contratti negli scorsi anni per la predisposizione di impianti sportivi in vista dei campionati mondiali di calcio del 1990.
Il relatore svolge poi alcune considerazioni, basate sulle osservazioni della Corte dei Conti sulla gestione 1997 del Ministero per i beni culturali, nell’auspicio che esse possano servire da stimolo per una più approfondita riflessione sulla amministrazione del settore. L’analisi dei conti relativi al 1997 rivela infatti, a detta della Corte dei Conti, la presenza di segnali contraddittori: da una parte, iniziative e realizzazioni di grande interesse supportate da una sempre maggiore vivacità del dibattito politico sui beni culturali; dall’altra, il permanere di carenze e disfunzioni risalenti al passato, connesse tra l’altro alla specifica realtà in cui opera il Ministero, impegnato a tutelare un patrimonio di vastissime proporzioni con pochi mezzi finanziari e di personale a disposizione e soggetto inoltre ad eventi naturali imprevedibili. La gestione dei beni culturali continua inoltre ad essere penalizzata dalla presenza di una cospicua massa residua, dovuta fra l’altro a carenze organizzative e di programmazione, a lentezze procedurali e ad insufficienze di personale. Non si può negare – prosegue il relatore – che l’Amministrazione abbia compiuto sforzi per invertire la tendenza, ma restano criticabili l’assenza di piani organici di prevenzione e di progetti generali, l’eccessivo frazionamento della spesa, l’applicazione di deroghe alle procedure concorsuali, il ritardo nei collaudi finali. La gestione amministrativa è stata d’altronde finora caratterizzata da una inevitabile cultura dell’emergenza, giustificata dalla cronica scarsezza delle risorse, e da una sistematica assenza di coordinamento fra i diversi soggetti istituzionali cui compete la tutela a livello centrale e periferico. Il quadro generale del personale mostra, a sua volta, carenze numeriche ed organizzative, con forti limiti nella copertura della pianta organica, peraltro anch’essa insufficiente. Nonostante la politica degli ultimi anni, che ha incentivato i movimenti di personale dal Sud verso il Nord, è infatti ancora evidente un consistente scompenso nella copertura organica dei diversi settori geografici, anche per effetto degli esuberi del personale di custodia.
Il relatore conclude auspicando un rilancio del settore affinché esso possa svolgere adeguatamente il proprio, decisivo ruolo sia per l’ampliamento della fruizione culturale sia per il ritorno che ne può derivare in termini economici.

Il relatore MONTICONE, illustrando le Tabelle 20, 20-bis e 20-ter, e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, richiama anzitutto i cinque fattori che hanno maggiormente attratto l’attenzione politica negli ultimi tempi: il diritto-dovere allo studio, con riferimento al quale occorre ancora porre mano ad interventi significativi; la condizione dei docenti, per migliorare la quale si impone un provvedimento urgente di chiara sistemazione; i contenuti della formazione universitaria, ancora piuttosto incerti nell’attuale fase di transizione sia sul versante scolare che su quello dell’impegno professionale; l’autonomia degli atenei, alla quale si può pensare ora con ragionevole ottimismo; il rapporto fra ricerca universitaria e applicata, ricerca nel suo complesso e mondo produttivo, con riferimento al quale occorre compiere un passo avanti sia in termini operativi che finanziari.
Dopo essersi soffermato sull’importanza degli aspetti nazionali e socio-culturali della globalizzazione e della modernità, il relatore passa quindi ad illustrare lo stato di previsione del Ministero che, a suo giudizio, testimonia un chiaro sforzo di mantenimento degli investimenti preesistenti e di un loro possibile incremento. Il totale degli stanziamenti in conto competenza presenta infatti un aumento di 1.506,8 miliardi, finalmente in controtendenza rispetto agli anni passati. Anche l’ammontare dei residui registra tuttavia, prosegue il relatore, un incremento, che rivela le evidenti difficoltà del sistema universitario.
Quanto alla ripartizione per centri di responsabilità, essa manifesta – a giudizio del relatore – una certa propensione ad agevolare la ricerca e la autonomia, ma sconta anche qualche difficoltà nel superare la tradizionale impostazione centralistica. L’aumento degli stanziamenti in conto competenza, conseguente fra l’altro alla legge n. 315 di questo anno e alle delibere del CIPE di marzo e di agosto, è peraltro largamente insufficiente a corrispondere alle intenzioni originarie del Governo: esso non compensa infatti purtroppo le riduzioni apportate dalla Camera dei deputati alla proposta iniziale del Governo, soprattutto per quel che riguarda la ricerca.
Passando agli stanziamenti recati dalle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, il relatore lamenta che in tabella A non siano stanziati neanche 200 miliardi annui, lasciando così al Parlamento uno spazio di manovra assai limitato per i provvedimenti legislativi in corso recanti spese di parte corrente; quanto alla tabella B, i relativi fondi sono finalizzati al rifinanziamento del fondo per la ricerca applicata, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e dell’Istituto di fisica della materia (INFM) per gli anni 2000 e 2001 (dal momento che i relativi rifinanziamenti per l’anno 1999 avvengono a valere sulla tabella D), nonché del diritto allo studio per l’intero triennio (a tale proposito osserva peraltro che i 20 miliardi stanziati per il 1999, evidentemente destinati per intero al diritto allo studio, rappresentano in realtà una cifra assai modesta e inadeguata); in tabella C sono invece quantificate fra l’altro la partecipazione italiana al programma europeo di cooperazione scientifica e tecnologica, il finanziamento del piano triennale di sviluppo di università, gli interventi a favore del diritto allo studio, nonché (con postazione di bilancio assai significativa) gli importi destinati alla politica nazionale relativa alla ricerca scientifica e tecnologica; in tabella D, come già ricordato, sono rifinanziati per il 1999 il fondo speciale per la ricerca applicata (con uno stanziamento importante, anche se non risolutivo), nonché l’INFN e l’INFM; la tabella F modula infine le autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali.
Il relatore rileva, riassuntivamente, una certa difficoltà di raccordo fra i diversi settori della ricerca e lamenta che sia lasciato irrisolto il nodo del rapporto fra università e formazione da un lato e ricerca dall’altro: l’azione riformatrice relativa ai due settori appare infatti procedere separatamente e caratterizzarsi per maggiore incisività laddove regolata da precise disposizioni legislative. Egli rileva altresì l’aumento delle previsioni finalizzate agli affari economici, la stabilizzazione di quelle destinate all’autonomia e alla condizione studentesca (che a suo giudizio dovrebbero invece essere incrementate) e la riduzione di quelle volte alla ricerca.
Esprime conclusivamente un giudizio positivo sulla tabella in esame, auspicando tuttavia un maggiore sostegno alla didattica e soprattutto alla ricerca, anche attraverso il ripristino delle originarie postazioni di bilancio, una migliore funzionalità degli investimenti ed una più stringente correlazione fra i diversi settori del Ministero.

La manovra finanziaria per il 1999 viene presentata in aula al Senato il 10 dicembre.
Il 16 dicembre l’Aula approva definitivamente gli articoli del Collegato alla Legge Finanziaria ’99 (DdL 3662 AS) relativi alla scuola.

Il Senato approva inoltre due O.d.G. che impegnano il Governo:

  • a non concedere detrazioni fiscali per le rette delle scuole private
  • a prevedere specifiche detrazioni fiscali per le spese di aggiornamento del personale scolastico:

Il Senato della Repubblica
in considerazione del valore che assume sempre più la funzione di una Scuola efficiente, al servizio dei giovani e delle famiglie, animata da una classe docente motivata, professionalmente preparata perché incentivata a conseguire mete sempre più elevate di qualità e di aggiornamento culturale;
tenendo conto dell’unanime auspicio che si affrontino concretamente le questioni legate alla condizione salariale dei professori e degli operatori scolastici, come indici della civiltà del Paese e che si proceda alla predisposizione di un Piano pluriennale per la Scuola che metta in valore le grandi scelte di fondo della società italiana;
impegna il Governo a prevedere misure specifiche di detrazione, ai fini della dichiarazione dei redditi, per le spese sopportate per l’aggiornamento professionale in una misura di lire
– 3 milioni per i dirigenti scolastici
– 2 milioni per i docenti

Il Senato approva il Collegato alla Legge Finanziaria ’99 (DdL 3662 AS) il 18 dicembre e il 19 l’intera manovra che torna alla Camera per essere definitivamente approvata il 20 dicembre.

Per il settore Scuola, Università e Formazione:

  • esercizio del controllo statale sul prezzo dei libri scolastici; destinati 200 miliardi (dei 750 previsti per il diritto allo studio) all’acquisto di testi scolastici, gratuiti per gli alunni delle scuole elementari e medie, in comodato (“dotazione in uso”) per quelli delle superiori, in ragione delle fasce di reddito stabilite da un prossimo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri; stanziati 30 miliardi per l’edilizia scolastica;
  • aumentati gli stanziamenti per il MURST di 10 miliardi per il ’99 e di 40 miliardi per il 2000; assegnati 1,5 miliardi per il 2000 e 3,5 miliardi per il 2001 come limiti di impegno a contrarre mutui per l’edilizia universitaria;
  • incrementate di 100 miliardi le risorse da destinare alla formazione che salgono, complessivamente, a 600 miliardi per il ’99, come previsto dagli accordi per il patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione.

I lavori di Camera e Senato riprenderanno l’11 gennaio 1999 dopo la sospensione per le festività natalizie.

19 dicembre Pubblico e Privato

Una manifestazione organizzata dai firmatari dell’Appello per lo stato laico si svolge a Roma.

Sul tema interviene il 17 dicembre dalle pagine de Il Corriere della Sera il presidente della Commissione Scuola di CONFINDUSTRIA:

L’anno prossimo, con l’Euro, ci muoveremo sempre più verso un mercato unico e i nostri ragazzi, per cercare lavoro, dovranno confrontarsi con i diplomi e le competenze europei.
Ebbene, la scuola italiana è ancora molto lontana da quella europea e i risultati misurabili sono sotto gli occhi di tutti. Secondo i dati OCSE del ’95 in Italia i diplomati sono il 65/70% contro l’80/85% e i laureati 7/10% contro il 20/25% in Europa. Il 20% degli studenti lascia la scuola senza qualifica o diploma, contro una media del 5% in Europa. E questo nonostante l’Italia, incredibilmente, spenda per ogni studente in media il 15% in più dei Paesi europei.
Quali le cause di questo paradosso? Per dirla in sintesi: l’alto numero di scuole, l’eccessivo numero di materie, le cattedre rigide e, in particolare, il numero elevatissimo degli insegnanti. Abbiamo un insegnante ogni 10 studenti contro 1 a 16 della media europea, nonostante il calo degli studenti (da 9 a 7 milioni) negli ultimi quattro anni a causa dello sboom demografico. Contro l’opinione corrente si spende molto e si ottiene poco. Questo perché, con la scolarizzazione di massa, la scuola ha cambiato scala ma non natura e organizzazione. Se abbiamo il costo per studente più alto d’Europa, la scuola non ha bisogno, come molti invece sostengono, di ulteriori risorse economiche, ma di un migliore uso delle stesse, di regole contro lo spreco e di controlli sulla qualità.
Bisogna allora attuare le riforme e le radicali modifiche delle regole di funzionamento del sistema. Qualche esempio: l’ottima nuova legge sull’Autonomia va presa sul serio, con organi di governo responsabili della gestione economica, organizzativa e didattica, con il potere di scelta di presidi e insegnanti reclutati tra quelli che abbiano superato concorsi pubblici.
Altro esempio: nuovi contratti di lavoro per il personale scolastico che valorizzino la professionalità, le carriere, instaurino il tempo pieno e il tempo parziale e trattino meglio chi alla scuola dà di più.
Ma la riforma importante è la costituzione di una Authority indipendente per la Valutazione della Qualità dell’istruzione e delle singole scuole così come esiste nei più evoluti Paesi europei. Nella scuola italiana prevale invece un egualitarismo senza responsabilità: organi collegiali di sola partecipazione, stipendi tutti eguali, zero carriera professionale, nessuna possibilità di selezionare la scuola o gli studenti.
In questa situazione la parità scolastica può essere allora uno strumento che aiuta la scuola di Stato a fare un salto di qualità. Teniamo conto che in tutta Europa da lungo tempo esistono leggi sulla parità e la scuola statale convive con quella privata (quest’ultima con percentuali che vanno dal 7% italiano all’80% olandese).
Del resto il rischio reale in Italia non è la privatizzazione della scuola ma la sua statalizzazione al 100%, visto che le famiglie, anche ricche, disertano ormai le scuole private. Negli ultimi anni le iscrizioni si sono ridotte di oltre il 30% per l’eccessivo delta di costo di ingresso: 0 la scuola statale, da 4 a 7 milioni la privata.
Abbiamo invece bisogno di liberalizzare il sistema per favorire confronti competitivi tra scuole statali, cattoliche e scuole-imprese laiche. Un sistema di confronti competitivi ben regolato è la più efficace forma di cooperazione sociale (cum petere vuol dire cercare insieme sfruttando la molla dell’agonismo).
Solo attraverso confronti competitivi, le famiglie, gli studenti e lo Stato potranno avere segnali seri sia per la qualità che per il giusto costo. L’obiettivo è un sistema pubblico integrato di qualità certificabile. Ma un’autentica Parità richiede alcune condizioni quali il rispetto dei valori costituzionali, la definizione di regole comuni sia per la scuola pubblica che per quella privata, la non distinzione tra scuole con e senza fini di lucro, controlli pubblici severi e, lo ripetiamo, un’Authority che valuti la qualità e la renda nota. Inoltre aiuti economici non alle scuole ma alle famiglie (crediti d’imposta), che riducendo il differenziale di costo consentano una competizione più equilibrata tra scuole statali e private e una scelta più libera per le famiglie (soprattutto per le meno abbienti).
La proposta che circola di elevare la quota sulla dichiarazione Irpef a favore della Chiesa cattolica dall’8 al 9 per mille si configura come un’«elemosina» dello Stato (stimabile in circa 150 miliardi) per accontentare la Chiesa e non ha niente a che vedere con la necessaria legge sulla Parità di stampo europeo finalizzata a liberalizzare il sistema.
In conclusione, se vogliamo davvero una svolta storica per la scuola in Italia, i nemici da battere sono sia lo statalismo monopolistico (dove dominano lo spreco e la mancanza di controlli di qualità) sia il liberalismo selvaggio (dove, senza regole, prevale il più forte e il più ricco).

Su Scuola Pubblica e Privata, dalle pagine di Educazione&Scuola, interviene, con un’analisi di carattere statistico, Vincenzo D’Aprile.

decreto 18 dicembre 1998, n. 486
Esami di Stato Conclusivi dei Corsi di studi ordinari e sperimentali di istruzione secondaria superiore dell’anno scolastico 1998 – 99 – Materie oggetto della seconda prova scritta; materie affidate ai membri esterni delle Commissioni

In anticipo sulle date previste (rispettivamente 15 gennaio e 10 aprile 1999) il ministro della Pubblica Istruzione rende note le discipline per le quali sarà lo stesso ministero a nominare i commissari d’esame e le materie oggetto della seconda prova scritta.

Su Educazione&Scuola:

02 – 18 dicembre Elezioni RSU Scuola

Il 2 dicembre ARAN e OOSS raggiungono un accordo (confermato dal Tribunale di Roma) sulla data delle elezioni delle RSU nella Scuola che si svolgeranno nei giorni 25 – 28 gennaio pv (provvedimento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre 1998).

Di seguito il verbale dell’accordo:

VERBALE D’ACCORDO

In data 2 dicembre 1998 alle ore 15 presso l’ARAN si è tenuta una riunione relativa alla costituzione delle RSU nel comparto Scuola per la definizione della data di indizione delle relative elezioni anche alla luca del contenzioso instauratosi dinanzi al Tribunale di Roma in cui alle udienze del 19 e 26 novembre 1998.

Al termine della riunione le parti concordano la fissazione del nuovo calendario delle elezioni per la nomina delle rappresentanze sindacali unitarie del personale del comparto “Scuola” nei giorni dal 25 al 28 gennaio 1999. Del presente accordo sarà data notizia attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Sottoscrivono:
per l’ARAN, l’avv. GUIDO FANTONI, componente del Comitato direttivo.

Per le Confederazioni sindacali, tutte quelle che hanno sottoscritto l’accordo quadro del 7 agosto 1998:
CGIL, CISL, UIL, RDB-CUB, CONFSAL, CISAL, UGL.

VERBALE DI INCONTRO

Alla riunione svoltasi presso l’ARAN in data 2 dicembre 1998 alle ore 15 ha partecipato anche la ricorrente organizzazione Cobas Scuola (Associazione Nazionale Federativa dei Comitati della Scuola CO.BA.S.). Tale organizzazione partecipa non in quanto componente della delegazione sindacale trattante bensì in qualità di parte processuale. Al termine della riunione il rappresentante della suddetta organizzazione concorda sulla data delle elezioni nel comparto Scuola fissata per i giorni dal 25 al 28 gennaio 1999, sottoscrivendo il presente verbale.

Il 10 dicembre l’ARAN incontra le OOSS della Scuola per raggiungere un accordo di comparto sulla modalità delle elezioni delle RSU (a livello provinciale o nei luoghi di lavoro).

comunicazione PSTD 17 dicembre 1998, prot. n. 3414
Iniziativa di formazione su: amministrazione e gestione del sistema operativo di reti scolastiche

decreto 15 dicembre 1998
Graduatoria nazionale delle agenzie formative accreditate e selezionate a seguito dell’espletamento della gara indetta con bando del 6 ottobre 1998 per l’affidamento dei servizi di formazione per il conferimento della qualifica dirigenziale ai capi di istituto delle istituzioni scolastiche

09 dicembre Concorsi: il punto della situazione

Il dibattito alla Camera sul disegno di legge AC 4754 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico) è l’occasione per fare il punto sul   bando del concorso a cattedre che dovrebbe essere direttamente collegato all’approvazione di tale DdL.

Alcuni dati relativi al prossimo concorso:

  • 2 milioni le domande previste,
  • da 40 a 60 mila (*) i posti a concorso (1 – 3 mila nelle materne, 9 -13 mila nelle elementari, 3 – 6 mila nelle medie, 14 – 20 mila nelle secondarie, circa 9 mila nel sostegno, 12 – 13 mila dai pensionamenti),
  • 1.200/1.300 miliardi i costi organizzativi.

Sul tema interviene, dalle pagine di Educazione&Scuola, Pino Santoro con “Classi di Concorso e Concorsi: il punto della situazione“.

Nel settore Archivio di E&S:

(*) NB: Le stime sono suscettibili di variazione anche alla luce della riduzione del 3% dell’organico prevista per il ’99.

circolare 07 dicembre 1998, n. 477
Piano di formazione dei docenti utilizzati per l’insegnamento non curricolare e facoltativo della seconda lingua comunitaria nella scuola media

04 dicembre Rapporto CENSIS ’98

Viene pubblicato il 32° Rapporto annuale CENSIS sulla situazione sociale del Paese: Un’Italia in trincea: su Educazione&Scuola la sezione dedicata ai Processi Formativi, corredata dalle relative tabelle.

nota MURST 4 dicembre 1998, prot. n. ACG 1487
Accesso ai corsi di studio universitari – Corte Costituzionale. Sentenza n. 383 del 23 novembre 1998

circolare 4 dicembre 1998, n. 476
A) Forniture dirette di arredamento per le scuole elementari e medie – Cap. 5531 e 6719 A.F. 1999 – leggi 1.6.1942, no 675 c 17.2.1968 no 106.
B) Contributi e sussidi ai Comuni per iniziative varie a favore della scuola dell’obbligo con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia Cap. 5571 e 6863 -A. F. 1999 – Legge 28.7.1967, no 641 – Artt. 29 e 30.

circolare 4 dicembre 1998, n. 474
Autorizzazione all’effettuazione di prestazioni di lavoro eccedenti l’orario d’obbligo. Ammissibilità per il personale della scuola comandato presso gli IRRSAE, il CEDE e la BDP

circolare 3 dicembre 1998, n. 473
Giubileo del 2000 – Roma – Centro informativo per il mondo della scuola

circolare 3 dicembre 1998, n. 471
Campagna di formazione/informazione nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado in tema di Euro. Concorso nazionale.

circolare 2 dicembre 1998, n. 470
Adozione dei libri di testo nelle scuole elementari per l’anno scolastico 1999-2000

circolare 2 dicembre 1998, n. 469
Adozione dei libri di testo nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria, nei licei artistici ed istituti d’arte per l’anno scolastico 1999/2000

circolare 2 dicembre 1998, n. 467
Applicazione dell’art. 15 –  6° comma – del D.P.R. 23 luglio 1998, n. 323

decreto 2 dicembre 1998
Utilzzazione a tempo parziale presso le Università di un apposito contingente di personale docente in servizio nelle istituzioni scolastiche e, con riferimento all’indirizzo per la scuola elementare, di personale educativo nelle istituzioni educative statali

decreto interministeriale 2 dicembre 1998
Contributi alle scuole di ogni ordine e grado e alle università per l’acquisto di un personal computer – art. 6, Legge 27 dicembre 1997, n. 449

circolare 1 dicembre 1998, n. 466
Comparto scuola – Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro sottoscritti il 4.8.1995 e il 1°.8.1996 – Inquadramento dal 1° settembre 1996 – Istruzioni operative.

Educazione&Scuola©

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: