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Ipotesi CCNQ (15.4.2021)

Ipotesi Contratto collettivo nazionale quadro per la definizione dei comparti e delle aree per il periodo contrattuale (2019-2021)

Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

Palazzo Chigi, 10 marzo 2021


Contesto e obiettivi del Patto

Il Patto si colloca nel solco di un’azione di rilancio del Paese, volta a realizzare gli obiettivi cruciali della modernizzazione del “sistema Italia” e dell’incremento della coesione sociale, a partire dalla straordinaria opportunità offerta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). 
Innovazione e coesione sono obiettivi centrali dello storico programma Next Generation EU e saranno perseguiti simultaneamente. Un Paese più moderno, infatti, può offrire servizi migliori e maggiori opportunità di sviluppo ai propri cittadini; al contempo, un Paese più coeso assicura che ogni persona possa sentirsi parte del processo innovativo e che ciascuno possa trarre beneficio dagli sforzi comuni.

I pilastri fondamentali di ogni riforma e ogni investimento pubblico contenuti nel PNRR saranno la coesione sociale e la creazione di buona occupazione.

Tali priorità – cruciali per superare l’emergenza sanitaria, economica e sociale, ricordata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – richiedono uno straordinario impegno finanziario, progettuale e attuativo, che verte sul ruolo propulsivo delle donne e degli uomini della Pubblica Amministrazione.
In questa prospettiva, il Patto intende potenziare la Pubblica Amministrazione attraverso la semplificazione dei processi e un massiccio investimento nel capitale umano. Tali strumenti sono fondamentali per attenuare le storiche disparità del Paese, per ridurre il dualismo fra settore pubblico e privato, nonché per fornire risposte ai nuovi e mutati bisogni dei cittadini.

Il Patto individua la flessibilità organizzativa delle Pubbliche Amministrazioni e l’incremento della loro rapidità di azione come obiettivi fondamentali di un processo di rinnovamento che le parti si impegnano a perseguire, con particolare riferimento a tre dimensioni: il lavoro, l’organizzazione e la tecnologia.
L’individuazione di una disciplina del lavoro agile (smart working) per via contrattuale è un elemento qualificante di questa strategia e va nella direzione auspicata dalle organizzazioni sindacali sin dall’inizio della crisi pandemica.

Il successo di ogni percorso di innovazione e riforma della Pubblica Amministrazione dipende non soltanto da opportuni investimenti nella digitalizzazione, ma anche da una partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori.

A tal proposito, il Patto individua la necessità di avviare una nuova stagione di relazioni sindacali, fondata sul confronto con le organizzazioni, e di portare a compimento i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021, ritenendoli un fondamentale investimento politico e sociale.

Inoltre, la costruzione di una nuova e moderna Pubblica Amministrazione si fonda sulla valorizzazione delle persone, attraverso percorsi di crescita e aggiornamento professionale, e sulla definizione di un piano delle competenze su cui costruire la programmazione dei fabbisogni e le assunzioni del personale.

In questa ottica, il Patto afferma che ogni pubblico dipendente dovrà essere titolare di un diritto/dovere soggettivo alla formazione continua, al fine di essere realmente protagonista del cambiamento, e che la Pubblica Amministrazione dovrà utilizzare percorsi formativi di eccellenza, adatti alle persone e certificati.

Elementi del Patto

  1. Il Governo emanerà all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) gli atti di indirizzo di propria competenza per il riavvio della stagione contrattuale. I rinnovi contrattuali relativi al triennio 2019-2021 interessano oltre 3 milioni di dipendenti pubblici e vedranno confluire l’elemento perequativo delle retribuzioni all’interno della retribuzione fondamentale. Il Governo, poi, individuerà le misure legislative utili a promuovere la contrattazione decentrata e a superare il sistema dei tetti ai trattamenti economici accessori.
  2. Con riferimento al lavoro agile, nei futuri contratti collettivi nazionali dovrà essere definita una disciplina normativa ed economica che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliando le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle pubbliche amministrazioni. Saranno quindi disciplinati aspetti di tutela dei diritti sindacali, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro quali il diritto alla disconnessione, le fasce di reperibilità, il diritto alla formazione specifica, la protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze.
  3. Attraverso i contratti collettivi del triennio 2019-2021, si procederà alla successiva rivisitazione degli ordinamenti professionali del personale, ricorrendo a risorse aggiuntive con la legge di bilancio per il 2022 e adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze. È necessario, inoltre, valorizzare specifiche professionalità non dirigenziali dotate di competenze specialistiche ed estendere i sistemi di riconoscimento delle competenze acquisite negli anni, anche tramite opportune modifiche legislative.
  4. Il Governo si impegna a definire politiche formative di ampio respiro, con particolare riferimento al miglioramento delle competenze digitali e di specifiche competenze avanzate di carattere professionale. Formazione e riqualificazione assumeranno il rango di investimento strategico e non saranno più considerati come mera voce di costo.
  5. Nell’ambito dei nuovi contratti collettivi saranno adeguati i sistemi di partecipazione sindacale, valorizzando gli strumenti di partecipazione organizzativa e il ruolo della contrattazione integrativa.
  6. Le parti concordano sulla necessità di implementare gli istituti di welfare contrattuale, con riferimento al sostegno alla genitorialità e all’estensione al pubblico impiego di agevolazioni fiscali già riconosciute al settore privato, relative alla previdenza complementare e ai sistemi di premialità diretti al miglioramento dei servizi.

Norme di garanzia in caso di sciopero

  • Accordo nazionale (ARAN, 2.12.2020)
    Norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e di conciliazione in caso di sciopero nel Comparto Istruzione e Ricerca
  • Nota 13 gennaio 2021, AOOGABMI 1275
    Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero del personale del Comparto Istruzione e Ricerca sottoscritto il 2 dicembre 2020 (valutato idoneo dalla Commissione di Garanzia con delibera 303 del 17 dicembre 2020)

Entro l’11 febbraio 2021 (30 giorni dalla pubblicazione nella G.U., serie generale n. 8 del 12 gennaio 2021, dell’Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero del personale del Comparto Istruzione e Ricerca sottoscritto il 2 dicembre 2020, che sostituisce il precedente allegato al CCNL 1998-2001 pubblicato in G.U serie generale n. 109 del 9 giugno 1999), come previsto dall’art. 3, cc. 2 e 3, presso ogni istituzione scolastica ed educativa, il dirigente scolastico e le organizzazioni sindacali rappresentative individuano, in un apposito protocollo di intesa, il numero dei lavoratori interessati ed i criteri di individuazione dei medesimi.

Sulla base di tale protocollo di intesa ovvero dopo la scadenza del predetto termine, il dirigente scolastico emana uno specifico regolamento.

Nota 13 gennaio 2021, AOOGABMI 1275

Ministero dell’istruzione
Ufficio di Gabinetto

Agli Uffici scolastici regionali LORO SEDI
Alle Istituzioni scolastiche statali LORO SEDI

Oggetto: Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero del personale del Comparto Istruzione e Ricerca sottoscritto il 2 dicembre 2020 (valutato idoneo dalla Commissione di Garanzia con delibera 303 del 17 dicembre 2020).


  • Accordo nazionale (ARAN, 2.12.2020)
    Norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e di conciliazione in caso di sciopero nel Comparto Istruzione e Ricerca

Accordo sulle norme di garanzia per gli scioperi

Garantire i servizi essenziali e contemperare diritto allo sciopero e diritto all’istruzione. Su questi presupposti, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) ha sottoscritto il 2 dicembre 2020, con le Organizzazioni sindacali, l’Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di conciliazione in caso di sciopero del personale del Comparto Istruzione e Ricerca.

L’Accordo viene applicato a tutto il personale scolastico, esclusi i dirigenti, e attua le disposizioni della legge 146 del 12 giugno 1990 in materia di servizi pubblici essenziali. Nella scuola, vengono considerati essenziali i servizi che garantiscono il funzionamento degli asili nido, delle scuole dell’infanzia e primaria, lo svolgimento degli scrutini finali e degli Esami finali e di idoneità, l’igiene e, più in generale, le attività assistenziali a tutela dell’integrità fisica delle persone, il buon funzionamento degli edifici scolastici.

L’Accordo precisa i criteri generali per la definizione dei contingenti del personale docente, educativo e ATA necessari per assicurare il funzionamento. Un successivo Protocollo d’intesa, da definire presso ogni Istituto, stabilirà il numero dei lavoratori interessati e le regole per la loro individuazione, preliminarmente sulla base della volontarietà e della rotazione.

In caso di sciopero, i dirigenti scolastici inviteranno il personale a comunicare in forma scritta, anche via e-mail, entro il quarto giorno dalla proclamazione, la propria intenzione di aderire alla mobilitazione, di non aderirvi o di non aver ancora maturato una decisione al riguardo. La dichiarazione di adesione è irrevocabile e pertanto l’istituzione scolastica sarà in grado di comunicare alle famiglie, almeno cinque giorni prima dell’inizio dello sciopero, le principali informazioni e le percentuali di adesione nelle precedenti astensioni, l’elenco dei servizi che saranno comunque garantiti e di quelli di cui si prevede l’erogazione.

L’intesa inoltre disciplina le modalità e i tempi di indizione dello sciopero, che deve avvenire con un preavviso non inferiore a dieci giorni, le modalità di attuazione, circoscrivendo il numero di ore annue di astensione dal lavoro, al fine di assicurare il diritto all’istruzione e all’attività educativa, e le procedure di raffreddamento e di conciliazione.

L’Accordo è stato posto alla valutazione di idoneità da parte della Commissione di Garanzia.

Accordo nazionale (ARAN, 2.12.2020)

Norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e di conciliazione in caso di sciopero nel Comparto Istruzione e Ricerca

Sottoscritto dall’ARAN e dalle Organizzazioni sindacali FLC CGIL, CISL FSUR, UIL SCUOLA RUA, GILDA UNAMS, SNALS CONFSAL e ANIEF in data 2 dicembre 2020


COMMISSIONE DI GARANZIA DELL’ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI

Delibera 17 dicembre 2020, n. 303

Valutazione di idoneità dell’Accordo nazionale sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e di conciliazione in caso di sciopero nel Comparto Istruzione e Ricerca, sottoscritto dall’ARAN e dalle Organizzazioni sindacali FLC CGIL, CISL FSUR, UIL SCUOLA RUA, GILDA UNAMS, SNALS CONFSAL e ANIEF in data 2 dicembre 2020. (Delibera n. 20/303). (20A07403)

(GU Serie Generale n.8 del 12-01-2021)

L’anomalo CCNI sulla didattica digitale

Francesco G. Nuzzaci

1. Inopinato esito di una fugace informativa ministeriale resa nell’ultima decade di ottobre, giusto a cinque mesi di distanza dalla previsione della legge n. 41 del 6 giugno 2020, di conversione del decreto legge 22/2020 con modifiche, si è proceduto alla stipula dell’ipotesi di Contratto collettivo nazionale integrativo, sottoscritta da CISL Scuola, ANIEF e successivamente da FLC CGIL, così superandosi la soglia del 50% di rappresentatività, ancorché esplicitamente prescritta solo per il CCNL. Pertanto può ragionevolmente supporsi il positivo controllo da parte dei competenti organi, pur residuando qualche dubbio sulla legittimazione dell’ANIEF perché non firmataria del CCNL, che costituisce il presupposto giuridico alla sottoscrizione di ogni accordo integrativo.

Dopo di che la didattica in remoto sarà contrattualmente esigibile nella formula di didattica digitale integrata (DDI), come definita nelle Linee guida allegate al D. M. n. 89 del 7 agosto 2020: sia che si affianchi alla didattica in presenza, sia che vi si debba ricorrere in esclusiva qualora quest’ultima dovesse sospendersi del tutto per l’aggravarsi della pandemia da coronavirus.

Il men che si può dire è che siamo in presenza di un contratto anomalo per la procedura seguita, oltre che obiettivamente riduttivo nei contenuti: un accordo a rate e da implementare in progress, secondo la UIL che non lo ha sottoscritto e propone un referendum per dare la parola ai lavoratori. Così come non lo hanno sottoscritto Gilda e SNALS.

E’ subito seguita una minuziosa nota – n. 1934 del 26 ottobre 2020 – del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, ma contestata prima da CISL perché ritenuta in parte difforme da quanto convenuto e poi da FLC CGIL;  quindi corretta con l’ulteriore nota operativa n. 2002 del 9 novembre 2020 e infine aggiungendovisi una Dichiarazione congiunta delle parti sulle misure straordinarie da assumere per sostenere le istituzioni scolastiche e il personale nell’emergenza sanitaria da Covid-19, “che non potevano trovare posto, per precisi vincoli normativi, nel testo contrattuale”: nella sostanza un’intesa politica, dunque scritta sulla cenere perché priva di qualsivoglia cogenza.

Quanto ai contenuti, essi – pur assemblando il combinato disposto del testo contrattuale, delle note ministeriali a un tempo interpretative e additive, le predette evanescenti dichiarazioni congiunte – non paiono avere colto il quid proprium della didattica digitale, restando fondamentalmente legati al paradigma delle prestazioni in presenza e nel contempo operando generici rinvii a leggi e regolamenti: in evidente contrasto con il consolidato principio che i contratti devono essere chiari, intelligibili, tendenzialmente autosufficienti e senza elementi di ambiguità interpretativa.

2. Negli otto articoli di cui il CCNI si compone e seguendone l’ordine, si legge che:

  • si può ricorrere alla DDI fino al perdurare dello stato di emergenza, in forma complementare o esclusiva, secondo le disposizioni delle inerenti Linee guida e nel rispetto della libertà d’insegnamento, delle competenze degli organi collegiali, dell’autonomia progettuale e organizzativa delle istituzioni scolastiche. Sarà svolta anche dal docente in quarantena o in isolamento fiduciario purché non in malattia certificata, esclusivamente per le proprie classi ove anch’esse poste in quarantena. Qualora invece possano esse svolgere attività in presenza, il docente renderà la sua prestazione da remoto se sarà possibile garantire nella classe la compresenza con altri docenti non impegnati nelle attività didattiche previste dai quadri orari ordinamentali, comunque nel rispetto delle ore d’insegnamento e delle attività inerenti la funzione definite dal CCNL;
  • il docente utilizzerà gli strumenti informatici o tecnologici, propri o messi a sua disposizione, nel rispetto di quanto previsto dalle Linee guida sulla DDI, di cui al D. M. 26 giugno 2020, n. 39;
  • appartiene all’autonomia professionale e progettuale del docente la ripartizione dell’orario di lavoro contrattualmente codificato e, in base all’apposito piano delle attività deliberato dal Collegio dei docenti, tra prestazioni in modalità sincrona o asincrona o in presenza nei confronti del gruppo classe ovvero di gruppi circoscritti di alunni della classe, salvo il suo diritto alla c.d. disconnessione;
  • nell’esercizio della DDI dovrà rispettare le disposizioni di legge sulla privacy, secondo le informazioni in materia fornitegli dall’istituzione scolastica ed estese a studenti e famiglie, e intendendosi qui integralmente richiamato il documento congiunto del Ministero dell’istruzione e del Garante concernente la “Didattica digitale integrata e tutela della privacy: indicazioni generali”;
  • la rilevazione delle presenze, del personale così come degli allievi, è assicurata dall’utilizzo del registro elettronico;
  • la prestazione di lavoro in modalità DDI deve svolgersi in piena conformità con le norme vigenti in materia di ambiente, sicurezza e salute dei lavoratori, che prevedono informazione e formazione ai sensi degli articoli 36 e 37 del D. Lgs. 81/2008;
  • le istituzioni scolastiche attivano la necessaria formazione al personale docente sulla DDI in conformità alle previsioni del CCNL, assicurando uno specifico modulo obbligatorio sull’uso degli strumenti tecnologici necessari al suo svolgimento;
  • ai docenti in DDI sono garantiti tutti i diritti sindacali figuranti nel CCNL e leggi che li richiamano o li integrano, compresi i diritti di assemblea con le stesse procedure con cui si svolgono le attività didattiche a distanza.

Fuori sacco – tramite il creativo strumento delle note interpretative per adesione, con le quali un Capodipartimento evidentemente ritiene che debbano condursi le moderne relazioni sindacali – si aggiunge:

  • nel corso della lezione in DDI il docente può introdurre momenti di pausa anche in funzione delle capacità attentive degli alunni, e che non vanno recuperati;
  • la prestazione lavorativa in remoto può avvenire in sede diversa da quella scolastica, quindi anche nel proprio domicilio, e assicurando l’informativa alle RSU;
  • il docente in quarantena o in isolamento fiduciario e non in malattia certificata potrà svolgere la DDI “compatibilmente con le (sue) difficoltà organizzative personali o familiari, di cui la scuola dovrà farsi carico”.

Alla Dichiarazione congiunta è poi affidato il compito di:

  • impegnare il Ministero nel supporto ai docenti a tempo determinato nell’erogazione della DID, tutelandone la professionalità e agevolando il proficuo svolgimento del lavoro. Prosaicamente, farli accedere alla card per l’acquisto della strumentazione tecnologica e/o dei servizi di connettività;
  • aprire subito un confronto sul lavoro svolto in modalità agile da parte del personale tecnico, amministrativo e – con più di un elemento di criticità – ausiliario, nel cui ambito dovranno inserirsi e armonizzarsi le disposizioni dell’articolo 87 del decreto legge 18/2020, laddove prescrivono che i dipendenti delle pubbliche amministrazione cui il lavoro agile non può applicarsi (ad es. i collaboratori scolastici) devono obbligatoriamente fruire delle assenze tipiche come da CCNL e, una volta esaurite, esentati dagli obblighi di servizio ma a valere come servizio prestato a tutti gli effetti.

3. Se l’Amministrazione non avesse sprecato cinque mesi e si fosse determinata a correttamente intendere e praticare il sistema delle relazioni sindacali, si sarebbe potuto negoziare, in tempi distesi, un adeguato contratto integrativo organico e autoconsistente, salva la consueta clausola di chiusura con il richiamo delle disposizioni di legge a carattere imperativo; che andasse anche oltre l’emergenza pandemica per regolare la didattica digitale come naturale supporto e/o ausilio all’ordinaria didattica in presenza, quando – si spera il più presto possibile – si potrà tornare alla normalità.

E, con gli opportuni correttivi, ben si sarebbe potuto assumere come ancoraggio normativo il più ampio telelavoro introdotto nelle istituzioni scolastiche, benché in via sperimentale e mai attivato, dagli articoli 139-144 del CCNL  2006-2009.

Come abbiamo avuto modo di annotare in questa rivista lo scorso agosto (Quali relazioni sindacali sulla didattica a distanza nel persistente tempo del coronavirus?), una vera sequenza contrattuale avrebbe potuto e dovuto:

  • definire un progetto di didattica in digitale con gl’inerenti obiettivi assegnati, cui conseguono l’autonomia e la responsabilità di una tipica obbligazione di risultato, a differenza delle obbligazioni di mezzi dei liberi professionisti ma anche dei molto più garantiti ruoli impiegatizi;
  • assicurare ai docenti una postazione di lavoro installata a domicilio e collaudata a spese dell’istituzione scolastica, inclusi i costi di manutenzione e di gestione, congiuntamente all’attuazione della normativa sulla sicurezza (e sugli infortuni sul lavoro: il proprio domicilio è luogo di lavoro), sulle malattie professionali, sulla tutela della salute in genere. Dunque, piattaforme affidabili anche a protezione della privacy, con predisposizione di puntuali protocolli, sì da non rimettere le responsabilità in via esclusiva al singolo docente e ai dirigenti scolastici;
  • prevedere la distribuzione dell’orario di lavoro nell’arco della giornata a discrezione del dipendente in base alle attività da svolgere e con diritto alla disconnessione, ma ferma restando la sua disponibilità per comunicazioni di servizio secondo concordate modalità;
  • puntualizzare che per effetto dell’autonoma distribuzione del tempo di lavoro non sono in radice configurabili prestazioni supplementari, straordinarie, notturne o festive, né permessi brevi o altri istituti che importino riduzioni di orario;
  • garantire specifiche iniziative di formazione in itinere sulle innovazioni tecnologiche e processi di informatizzazione, afferenti alle nuove modalità con cui la didattica a distanza deve essere direttamente erogata;
  • prevedere la sottoscrizione a favore del lavoratore di polizze assicurative per la copertura dei rischi concernenti i danni alle attrezzature telematiche in dotazione, con l’esclusione di quelli derivanti da dolo o colpa grave e i danni a cose o persone, compresi i familiari, rivenienti dall’uso delle stesse attrezzature;
  • verificare le condizioni di lavoro e l’idoneità dell’ambiente in cui è effettuato all’inizio dell’attività e periodicamente, concordando con l’interessato i tempi e i modi di accesso al suo domicilio;
  • non da ultimo, definire gli standard qualitativi della prestazione e i termini con cui essa è apprezzata.

Comunque un contratto c’è, e non è poca cosa. Perché, pur con tutti i suoi limiti, pone – e impone – le coordinate che dovrebbero fugare il rischio di un libero fai-da-te, proprio della prima fase emergenziale e con conseguenti diffide in serie rivolte ai dirigenti scolastici.

Coordinate che, a cascata, ridefiniranno altresì il perimetro delle relazioni sindacali d’istituto ed entro le quali ogni dirigente dovrà agire le proprie funzioni organizzative e di gestione del rapporto di lavoro.

Nota 9 novembre 2020, AOODPIT 2002

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

ai Dirigenti Scolastici e ai Coordinatori Didattici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione
ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
ai dirigenti titolari degli Uffici scolastici Regionali per l’Umbria, la Basilicata e il Molise
e, p.c., al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
al Dirigente del Dipartimento Istruzione e cultura per la Provincia di Trento
al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle D’Aosta

Oggetto: Ipotesi di Contratto sulla Didattica digitale integrata. Note operative.


Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo

Modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto “Istruzione e ricerca”, nella modalità a distanza, fino al perdurare dello stato di emergenza

Ipotesi CCNI (24.10.2020)

Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto “Istruzione e ricerca”, nella modalità a distanza, fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, dovuto al diffondersi del virus COVID-19, in base all’articolo 2, comma 3-ter, del decreto legge 22 aprile 2020, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2020, n. 41, siglato il giorno 24/10/2020 in Roma, presso il Ministero dell’Istruzione in sede di negoziazione integrativa nazionale

Circolare Funzione Pubblica 24 luglio 2020, n. 3

Presidenza del Consiglio dei Ministri
MINISTERO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, d.lgs. 165/2001

DFP 49124 – P

Oggetto: Indicazioni per il rientro in sicurezza sui luoghi di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.


Ipotesi CCNI (MIUR, 19.11.19)

Criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione del personale docente, educativo ed A.T.A. per gli anni scolastici relativi al triennio 2019/20, 2020/21, 2021/22