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Autonomia differenziata in Emilia Romagna, la scuola dice no

da Orizzontescuola

di redazione

Le prossime elezioni amministrative in Emilia Romagna si giocheranno anche sul terreno dell’autonomia differenziata per la scuola.

I sindacati Cisl, Uil, Cobas, Gilda, Sgb e il comitato Scuola e Costituzione hanno lanciato un messaggio chiaro al governatore Stefano Bonaccini: “C’è un alto rischio di astensionismo tra il personale scolastico, se si andrà avanti con l’autonomia anche in ambito scolastico“.

Secondo quanto risulta al Corriere.it, è stata lanciata una petizione su change.org nelle scuole da parte dei sindacati che hanno chiamato a raccolta tutto il personale scolastico, dai docenti agli Ata. Già da mesi sono in corso di organizzazione assemblee e riunioni per informare il personale sugli effetti nelle scuole della autonomia differenziata.

Ora serve — dicono tutti i sindacati — un momento di confronto pubblico su un tema così delicato e importante che finora è passato completamente sotto silenzio. In vista delle Regionali, vogliamo mettere a un tavolo tutti i capolista e chiedere cosa ne pensano dell’autonomia regionale differenziata almeno nell’ambito scolastico“.

I sindacati mettono l’accento sul fatto che in molti casi non si conoscono fino in fondo tutti gli aspetti della regionalizzazione e ribadiscono il principio che la scuola debba rimanere un punto di unità nazionale.

Il processo di regionalizzazione della scuola era stato un punto all’ordine del giorno durante il governo gialloverde. A richiederlo fortemente erano Lombardia, Veneto e – appunto – Emilia Romagna. Il processo si era poi arrestato per il problema della scuola e delle risorse. Con il cambio di Governo, l’argomento sembrava uscito dall’agenda politica quotidiana, ma non dalle prospettive di vorrebbe vederlo realizzato.

Perché i docenti soffrono? La risposta nelle politiche degli ultimi 30 anni

da La Tecnica della Scuola

I cambiamenti che hanno investito la Scuola negli ultimi 30 anni sono avvenuti a caso? O fanno parte di una strategia complessiva? La “Buona Scuola” (Legge 107/2015) non fa forse il paio col Jobs Act (Legge 10 dicembre 2014, n. 183)? A voler esser maligni parrebbe, infatti, che l’una servisse a calare il sipario sulla Scuola come istituzione per trasformarla in azienda; mentre l’altro era finalizzato a cancellare le tutele che proteggevano i salariati dal licenziamento punitivo o ricattatorio

Come la finanza internazionale desidera

I risultati del Jobs Act arrivarono subito sotto gli occhi di tutti: più licenziamenti e meno assunzioni. Malgrado quella che fu la propaganda governativa, i dati parlavano chiaro: le assunzioni, rispetto ai primi otto mesi del 2015, erano subito diminuite nel 2016 (da gennaio ad agosto) dell’8,5%; per contro, i licenziamenti erano immediatamente aumentati del 31%. Un bel successo davvero: per la parte padronale, s’intende. I licenziamenti disciplinari (ora molto più facili) aumentavano del 28%.

Risultati talmente chiari da far sì che il Governo avesse a temere il voto dei giovani al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Difatti i contratti a tempo indeterminato erano diminuiti del 33%: di conseguenza anche un giovanissimo poco perspicace e poco informato, forse, a questo punto avrebbe potuto comprendere la differenza tra la propria condizione lavorativa e quella del proprio padre.

La situazione oggi appare stabilizzata, e l’occupazione sembra in ripresa, ma resta il fatto che 60 anni di conquiste sindacali sono stati cassati per legge.

Però il Governo (come abbiamo già visto) ha fatto quanto JP Morgan chiedeva: ha ridimensionato fortemente le garanzie costituzionali dei diritti dei salariati.

Tentarono pure di cambiare la Costituzione

Altro cavallo di battaglia del simpatico “rottamatore” cresciuto a Rignano sull’Arno: la riforma costituzionale. Già l’8 aprile 2014 (45 giorni soltanto dopo l’inizio del mandato governativo) Renzi presentava il disegno di legge che avrebbe poi portato al referendum del 4 dicembre 2016, e che prevedeva «il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». Se avessero vinto i ““, JP Morgan sarebbe stata accontentata: si sarebbe rafforzato l’esecutivo nei confronti del Parlamento; si sarebbe irrobustita  l’autorità centrale nei confronti delle Regioni; si sarebbe portato a 800.000 il numero di firme necessarie per richiedere referendum abrogativi (mentre prima ne bastavano 500.000), rendendo quasi impossibile opporsi alle leggi varate da un Parlamento controllato dal Governo, a fronte di una legge elettorale (legge 6 maggio 2015, n. 52, nota come Italicum) che conferiva la maggioranza parlamentare assoluta al partito vincitore delle elezioni (ancorché eletto da una minoranza di elettori).

Tutti pronti per festeggiare il “

I problemi del Paese erano ben altri, ma si cercava di far credere agli Italiani che cambiare la Costituzione fosse più importante che dar lavoro ai giovani, tutelare l’ambiente, ricostruire le infrastrutture fatiscenti e tutelare il salario. Con un’abilità propagandistica da far impallidire la fantasia di Orwell, le TV raccontarono agli elettori che tutto sarebbe avvenuto per il loro bene, per farli risparmiare e per consentire ad una classe governativa benefattrice di aver finalmente le mani libere dalla “burocrazia” (leggasi democrazia) per renderli tutti felici, prosperi e facoltosi. Vennero trasmessi in prima serata improbabili dibattiti in cui all’enfant prodige Matteo Renzi si contrapponevano personaggi dell’estrema Destra berlusconiana o leghista, oppure politici del bel tempo andato, onde trasmettere il seguente messaggio: chi vota “No” è fascista, berlusconiano, leghista, rimbambito o conservatore, oppure “invidioso” del successo del nuovo e rampante Partito “Democratico” giovanilistico e renzimorfo. L’ultima parola era sempre per quelli del “”, che guardavano sorridenti le telecamere, rassicuranti come venditori di saponette profumate. Per completare l’opera, i segugi del “Grande Twittatore” (così lo definì Marco Travaglio) impazzavano sul web per controbattere le argomentazioni degli internauti che sostenevano il “No.

Gli andò male, perché gli Italiani votarono comunque “No”.

Tagliare la Scuola, aiutare le banche

Ma già un altro committente era stato accontentato: le banche. Dal primo gennaio 2016, difatti, il soccorso alle banche in difficoltà deve aver luogo anche con il sostegno dei creditori della banca stessa. Ovvero dei correntisti, i quali, in caso di fallimento della banca, possono vedersi requisiti i risparmi. È il cosiddetto bail-in, “salvataggio interno”. Lo prescrive un decreto legislativo (D.Lgs 180 del 16 novembre 2015), che recepisce la Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), mirante a comporre un «quadro armonizzato a livello europeo» in caso di risanamento delle banche in crisi. Così, tutti contenti i banchieri (non solo italiani). Quando si dice “unire l’utile al dilettevole”. Lo Stato non deve essere “assistenziale”, secondo i neoliberisti italiani; ma qualche eccezione per gli amici si può sempre fare.

Al neoliberismo una Scuola libera (e liberatrice) non serve

Amica del neoliberismo la Scuola, per definizione, non può essere: infatti il termine greco “scholé”, di cui il vocabolo italiano è figlio legittimo, indica il tempo libero dalle logiche del lavoro e dell’economia; il momento in cui ci si può dedicare ad apprendere, a ragionare, a contemplare il bello, il giusto, il vero. Argomenti incompatibili con la visione economicistica, mercatista, socialmente darwiniana del neoliberismo. Sarà per questo che la scure neoliberista si è accanita proprio sulla Scuola (pubblica, giacché quella privata è stata finanziata in barba alla Costituzione)?

Docenti precari di religione senza futuro, Pittoni: il concorso straordinario li salverà

da La Tecnica della Scuola

Si riapre il contraddittorio a distanza sul concorso dei docenti di religione cattolica. Ad innescarlo è stato un emendamento specifico presentato dal senatore leghista Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega: una richiesta che punta a risolvere la questione degli idonei del concorso del 2004, prevedendo sia la trasformazione della graduatoria del primo concorso in GaE, sia l’indizione di un concorso straordinario per i tanti insegnanti di religione precari che abbiano svolto 36 mesi di servizio negli ultimi dieci anni.

Il problema, ha ribattuto Orazio Ruscica, leader dello Snadir, il sindacato dei docenti di religione con maggiori iscritti, è che l’emendamento “purtroppo risponde solo in parte alle legittime aspettative degli insegnanti di religione”: secondo il sindacalista, infatti, “la suddivisione dei posti da mettere a concorso nella misura del 25% alle GAE e del 25% al concorso straordinario ridurrebbe i posti nelle Regioni del centro sud a poche decine”. Inoltre, sostiene ancora Ruscica, “la graduatoria del concorso straordinario non diventerebbe ad esaurimento, così come è stato fatto per l’analogo concorso per la scuola secondaria e per i diplomati magistrale”.

A stretto giro di posta, arriva la controreplica del senatore Mario Pittoni, secondo il quale “non è vero che la graduatoria del concorso straordinario di religione non sarà ad esaurimento”, quindi tutti coloro che parteciperanno alla procedura concorsuale avranno, nel tempo, il loro posto in ruolo.

Pittoni, ma è proprio sicuro che le graduatorie dei vincitori del concorso di religione rimarranno in vita fino a quando non entreranno tutti di ruolo?

Certamente, le graduatorie di merito del concorso 2004, come tutte le graduatorie di merito concorsuali, sono soggette a scadenza e, infatti, sono scadute. Per renderle di nuovo attive, occorre necessariamente una legge: questo prevede uno dei commi dell’emendamento presentato dalla Lage e, per evitare che scadano di nuovo, è specificamente esplicitato che le graduatorie di merito “resuscitate” divengano “ad esaurimento”.

Sarebbe un’eccezione, o no?

Il concorso straordinario nasce oggi e, non essendo bandito per un numero di posti predeterminato, prevede infatti a regime, cioè per sempre, che il 50% dei posti disponibili vada alle graduatorie del concorso straordinario, è logicamente e giuridicamente deducibile che le sue graduatorie di merito non abbiano scadenza.

Perché ritiene che superare il vincolo delle immissioni in ruolo solo sul 70%, attualmente in vigore, non sia determinante?

Perché anche aumentando la percentuale al 90%, una condizione peraltro considerata inaccettabile per la Conferenza episcopale, non cambierebbe praticamente nulla: dove i posti da dare alle assunzioni, oggi al 70%, sono 4 diventerebbero non più di 5. E allora?

Quindi, non ritiene necessario allargare la platea dei beneficiari delle assunzioni dei docenti di religione?

Ritengo fondamentale portare in porto un concorso che non si svolge da 16 anni: un concorso che, di sicuro, permetterà a tanti docenti precari di religione, anche da un lungo periodo, di essere finalmente immessi in ruolo su posti liberi. È una posizione, tra l’altro, condivisa dalla maggior parte dei sindacati.

Tempo pieno e asili nido al sud. Per qualcuno si tratta di una beffa, ma Castelli (M5S) replica

da La Tecnica della Scuola

Sul piano della scuola e degli asili nido per il sud c’è un po’ di confusione e, per il momento, non si riesce ancora a capire con precisione cosa succederà nell’immediato e nel medio termine.
Poco più di un mese fa il Ministro per il sud e per la coesione sociale Giuseppe Provenzano aveva annunciato il suo piano per il sud: 15 miliardi di fondi europei per garantire asili nido e scuole aperte tutto il giorno.
A sostenere il progetto del Ministro sono intervenuti nei giorni scorsi i Partigiani della scuola pubblica che hanno ribadito: “Per invertire la tendenza occorre investire al Sud ed evitare lo spopolamento e favorire la crescita occupazionale. A cominciare dagli asili nido e dal tempo pieno nelle scuole. Creando e favorendo quindi una doppio canale lavorativo, sia degli occupati direttamente nelle strutture scolastiche (quindi insegnanti, personale educativo e ausiliario, imprese di pulizia) sia delle famiglie in favore maggiormente dell’occupazione femminile”

L’intervento di Esposito: asili nido, una beffa per il sud

Ma un paio di giorni fa un articolo del giornalista Marco Esposito, autore del libro-dossier “Zero al Sud”, sul “Mattino” di Napoli ha creato un po’ di scompiglio fra le fila del Governo.
Il titolo dell’articolo è già significativo di per sé:  Piano asili, beffa per il Sud: solo il 24% dei fondi 2020”.
Spiegano i Partigiani della scuola pubblica: “Apprendiamo che il fondo destinato agli asili nido per il 2020 è composto da due porzioni. Una di 520 milioni proviene dalla manovra di bilancio, e una seconda di 249 milioni dal fondo della 107 per l’asse 0-6 [all’origine era di 209 milioni ai quali il ministro Fioramonti ha aggiunto altri 40]. Un totale di 769 milioni, insomma nemmeno il 34% che prevede la legge”.
Proseguono i PSP citando Esposito: “I 520 milioni per i nidi gratis saranno gestiti dal ministro della Famiglia Elena Bonetti [area PD] e inevitabilmente andranno di più al Nord perché lì sono i servizi e quindi lì devi concentrare i bonus. In base ai posti disponibili (tra pubblici e privati) si può stimare che il Sud si debba accontentare del 17%. L’altro tesoretto, da 249 milioni, dovrebbe essere destinato soprattutto al Sud, perché gli asili nido vanno costruiti dove mancano”.
A conti fatti al sud potrebbero così arrivare 92 milioni sui 520 per i nidi gratis e 92 milioni su 249 per costruire i nidi dove mancano.

La replica di Laura Castelli

Ma i dati di Marco Esposito vengono contestati dal viceministro dell’Economia Laura Castelli.
In un video pubblicato sulla sua pagina FB, la Castelli snocciola una serie di cifre che parlano di investimenti importanti e comunque ripartiti in modo da garantire il 34% al Sud.
Per parte loro i Partigiani si dicono poco convinti della replica di Laura Castelli: “Nella tabella elaborata da Marco Esposito vengono evidenziati i fondi per gli asili gratis, concentrati in maggiore consistenza nelle regioni del Nord, perché il bonus si dà agli iscritti, quindi dove le strutture già ci sono e di questo la Castelli nel video non ha parlato”

Età pensionabile: resta fissata a 67 anni

da La Tecnica della Scuola

Un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla gazzetta Ufficiale, stabilisce che resta fissata a 67 anni l’età di accesso alla pensione di vecchiaia nel 2021: «A decorrere dal 1 gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati».

Rivalutare le pensioni.

Tuttavia  Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil scenderanno di nuovo in piazza a Roma, questa volta al Circo Massimo, per dire al governo: «Invisibili no, siamo 16 milioni».

Il motivo della protesta la mancata rivalutazione delle pensioni

«Nonostante gli incontri avvenuti nell’ultimo mese tra parti sociali e governo – è la protesta dei pensionati – quest’ultimo non è stato in grado di adottare quelle decisioni necessarie per rispondere alle richieste dei sindacati sulla rivalutazione delle pensioni, per una legge sulla non autosufficienza e per un fisco più equo per i pensionati».

Docenti di Religione, 15 mila supplenti sperano nell’assunzione ma manca l’accordo

da La Tecnica della Scuola

Per i docenti precari di religione forse qualcosa si muove. La categoria, composta da quasi 15 mila supplenti sparsi per l’Italia, dopo essere stata dimenticata nel decreto legge n. 126 approvato dal CdM per salvare migliaia di precari, ora sembra tornare a sperare, dopo che è stato fatto notare che l’ultimo concorso pubblico è datato 2003.

Le richieste

Sulla mancanza di volontà a stabilizzare è intervenuto Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega: “Un nostro emendamento al decreto Scuola – ha detto – si occupa della stabilizzazione degli insegnanti di religione”.

L’emendamento, che secondo Pittoni avrebbe il via libera di diversi sindacati, punta a risolvere la questione degli idonei del concorso del 2004, prevedendo la trasformazione della graduatoria del primo concorso in GAE (Graduatoria ad esaurimento), ma anche andare incontro agli altri precari, per i quali si chiede l’indizione di un concorso straordinario per gli insegnanti di religione che abbiano svolto 36 mesi di servizio negli ultimi dieci anni.

I contenuti dell’emendamento

“È infatti opportuno – spiega il senatore – prevedere per i prossimi concorsi a posti di IRC una quota di riserva di posti (in misura variabile dal 30 al 50%) da destinare ad un concorso riservato strutturato sulla falsariga del Fit transitorio per la scuola secondaria (D.Leg.vo 59) e del concorso straordinario di cui al recente decreto legge Dignità”.

“La norma punta anche a risolvere definitivamente la questione degli idonei del primo concorso che, per anni, hanno atteso di essere stabilizzati e per i quali si era trovata una soluzione basata sullo scorrimento delle graduatorie, saltata nel 2013 per un errore tecnico nella formulazione dell’articolato”.

“Infine, viene rappresentata l’opportunità di esonerare i candidati di età più avanzata e quasi sempre sprovvisti della conoscenza di lingue straniere, non essendone previsto l’insegnamento nei vecchi percorsi accademici pontifici e non essendo, peraltro, previsto negli ordinamenti vigenti l’insegnamento della religione cattolica in lingua straniera”.

Le disposizioni di Pittoni

Il senatore ritiene, pertanto, opportuno integrare la legge 186/2003 con l’introduzione di disposizioni ad hoc che prevedano:

– per tutti i concorsi successivi al primo, (che a norma di legge era esclusivamente riservato a coloro che possedevano almeno quattro anni di servizio alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) una quota di posti determinata nella misura del 50% da destinare ad un concorso riservato a coloro che abbiano svolto 3 anni di servizio alla data della indizione del concorso;

– un riferimento specifico al programma del primo concorso bandito che non prevedeva l’espletamento della prova in lingua;

– lo scorrimento integrale delle graduatorie degli idonei del primo concorso, cui, si sottolinea, non sono succeduti, come la legge stessa prevede, altri concorsi con cadenza triennale.

Ruscica (Snadir): passo importante ma non basta

Subito dopo avere visionato l’emendamento, immediata è giunta la replica di Orazio Ruscica, segretario nazionale del sindacato Snadir, per il quale la richiesta Pittoni “è soddisfacente sotto diversi aspetti, e rappresenta certamente un passo importante per un’intera categoria di docenti, ma purtroppo risponde solo in parte alle legittime aspettative degli insegnanti di religione, in quanto non offre la certezza di risolvere in modo efficace e definitivo il problema dei docenti precari che insegnano religione”.

Al Centro-Sud pochi posti

“Difatti – continua Ruscica – la suddivisione dei posti da mettere a concorso nella misura del 25% alle GAE e del 25% al concorso straordinario ridurrebbe i posti nelle Regioni del centro sud a poche decine; ad esempio in Campania i posti per le GAE e il concorso straordinario sarebbero 3 nella scuola dell’infanzia e primaria e 192 nella scuola secondaria di I e II grado; in Calabria sarebbero rispettivamente 10 e 44; in Sardegna sarebbero 35 e 44.

Inoltre, la graduatoria del concorso straordinario non diventerebbe ad esaurimento, così come è stato fatto per l’analogo concorso per la scuola secondaria e per i diplomati magistrale”.

Per lo Snadir, quindi, è molto importante superare il vincolo posto dalla legge n. 186/2003 che fissa l’organico dei docenti di religione di ruolo al 70% del numero complessivo delle cattedre costituite: sempre lo Snadir ha chiesto in più occasioni di elevare quella soglia al 90%, permettendo tal modo di sbloccare molti più posti per le eventuali immissioni in ruolo successive al concorso.

Come si sta configurando il concorso

I posti da mettere a concorso (70%) saranno nella misura del 50% per le graduatorie ad esaurimento e per il Concorso straordinario e di un altro 50% per i concorsi ordinari (che saranno svolti successivamente).

Il concorso straordinario è riservato ai docenti che alla data di pubblicazione del bando di concorso siano in possesso della prescritta idoneità diocesana e abbiano prestato servizio per almeno 3 anni anche non consecutivi nell’arco dell’ultimo decennio.

Tale concorso consisterà in una prova orale non selettiva a cui sarà attribuito un massimo di 30 punti. Il servizio sarà valutato nella misura di massimo 50 punti, mentre i titoli saranno valutati nella misura di 20 punti al massimo. L’idoneità rilasciata dall’Ordinario diocesano sarà riconosciuta quale abilitazione, ai sensi del parere del Consiglio di Stato del 1958.

Il contenuto della prova orale verterà soltanto sulle tematiche previste dalla legge 186/2003; quindi non ci sarà alcuna prova di inglese.

Il contenuto del bando, i termini e le modalità di presentazione delle domande, di espletamento della prova orale e di valutazione della prova e dei titoli, i titoli valutabili, nonché la composizione della commissione di valutazione sono regolamentati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dovranno essere pubblicati entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Viaggio d’istruzione Beach&Volley School 2020

Viaggio d’istruzione Beach&Volley School 2020

UNA GITA COINVOLGENTE E FORMATIVA CON UN PROGRAMMA DI ATTIVITA’ SEMPRE PIU’ AMPIO ED ENTUSIASMANTE
NOVITA’ ASSOLUTA: ALLE STORICHE LOCALITA’ DI BIBIONE, JESOLO E SCANZANO JONICO, SI AGGIUNGONO ANCHE QUELLE DI RICCIONE E TARQUINIA. CONFERMATA SAPPADA COME LOCALITA’ TOP PER LA GITA INVERNALE

Negli ultimi 10 anni di attività, la Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV), in collaborazione con Kinder +Sport e con il Tour Operator Raduni Sportivi, ha coinvolto oltre 100.000 studenti di tutta Italia con un suo progetto didattico-sportivo rivolto alle scuole di ogni ordine e grado: si tratta del Beach&Volley School, un viaggio di istruzione che per l’anno 2020 offre la scelta tra un percorso “beach”: Bibione, Jesolo, Scanzano Jonico, Riccione, Tarquinia e un percorso “snow”: Sappada.

Il programma del viaggio prevede 6 ore di attività giornaliera ed un attraente proposta serale. Tutti i corsi sportivi sono affidati a qualificati tecnici federali e atleti di livello nazionale e internazionale, coinvolgendo tutti gli studenti, compresi quelli con bisogni educativi “speciali”.

Accanto ai corsi di volley ci saranno molte altre discipline sportive come; Zumba, Fitness, Frisbee, Tiro con l’Arco, Flag-Football, Haikido/Difesa Personale con istruttori altamente qualificati.

In aggiunta alle attività sportive, i partecipanti potranno accedere ai corsi di potenziamento linguistico, Alternanza Scuola Lavoro, e usufruire di un’ampia scelta di visite storico-artistiche culturali ed ambientali, comprese alcune escursioni guidate in city-bike con guide turistiche specializzate nel turismo scolastico.

 La parte serale offrirà diversificate attività di animazione con lo show di benvenuto, gli spettacoli musicali e d’intrattenimento, il torneo di pallavolo in notturna (che coinvolge docenti e studenti) nonché la grande festa di chiusura con la premiazione dei vincitori del torneo finale.

Inoltre per stimolare la creatività degli studenti, sarà proposta una serata “Talent Show” che offrirà loro la possibilità di esibirsi nella recitazione, nel canto e nel ballo progettando il proprio spettacolo, esercitandosi con l’aiuto e la supervisione di animatori esperti.

Il Viaggio d’istruzione Beach&Volley School si conferma una delle gite più complete e sicure. I soggiorni sono previsti in Villaggi Turistici attrezzati (per Riccione le sistemazioni sono previste in hotel) e tutte le strutture ricettive sono protette e sorvegliate da un servizio di guardiania notturna. All’interno dei bar e dei market sarà vietata la vendita di alcolici.

Per ulteriori informazioni: www.federvolley.it www.istruzionesportiva.it

Prima collaboratori scolastici, poi amministrativi: diritto alla formazione. Cosa prevede il CCNL

da Orizzontescuola

di Ilenia Culurgioni

Collaboratori scolastici che passano al profilo dell’assistente amministrativo, ma poi trovano difficoltà nello svolgere i compiti di segreteria sempre più complessi. I corsi di formazione?

Segreterie oberate di lavoro con mansioni ormai di diverso tipo, personale non esperto appena passato al profilo dell’amministrativo, ed ecco che giungono le lamentele.

Ci sono stati segnalati anche casi in cui, nella convocazione per la supplenza da assistenti amministrativi, era richiesta “esperienza”.

Esiste però il diritto alla formazione del personale scolastico.

Diritto alla formazione Ata

Il capo VI del CCNL è infatti dedicato a questo punto. All’articolo 63 (Formazione in servizio) comma 1 si legge: “La formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento, per un’efficace politica di sviluppo delle risorse umane. L’Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio”.

Al comma 2 si ribadisce: “Per garantire le attività formative di cui al presente articolo l’Amministrazione utilizza tutte le risorse disponibili, nonché le risorse allo scopo previste da specifiche norme di legge o da norme comunitarie. Le somme destinate alla formazione e non spese nell’esercizio finanziario di riferimento sono vincolate al riutilizzo nell’esercizio successivo con la stessa destinazione. In via prioritaria si dovranno assicurare alle istituzioni scolastiche opportuni finanziamenti per la partecipazione del personale in servizio ad iniziative di formazione deliberate dal collegio dei docenti o programmate dal Dsga, sentito il personale Ata, necessarie per una qualificata risposta alle esigenze derivanti dal piano dell’offerta formativa”. Come si legge, il personale Ata ha diritto alla formazione adeguata per lo svolgimento delle attività previste dal CCNL.

All’articolo 64 (Fruizione del diritto alla formazione) comma 1 si specifica che la partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità, mentre al comma 4 – specificamente per il personale Ata – si legge che si può partecipare, previa autorizzazione del capo d’istituto, in relazione alle esigenze di funzionamento del servizio, ad iniziative o di aggiornamento organizzate dall’amministrazione o svolte dall’Università o da enti accreditati.

Il piano di formazione

Il piano di formazione viene predisposto dal Dsga e si articola in iniziative (art.66 comma 1):

  • promosse prioritariamente dall’Amministrazione;
  •  progettate dalla scuola autonomamente o consorziata in rete, anche in collaborazione con l’Università (anche in regime di convenzione), con le associazioni professionali qualificate, con gli Istituti di Ricerca e con gli Enti accreditati.

Oltre a quello che prevede il CCNL sulla formazione, vale sempre l’aiuto reciproco tra colleghi, quindi l’affiancamento di un altro assistente amministrativo nelle prime fasi può essere senza dubbio un buon punto di partenza per chi finora ha lavorato nel profilo di collaboratore scolastico e adesso passa ad assistente amministrativo, sia con supplenze da terza fascia che grazie all’art. 59.

Decreto scuola, lunedì 18 novembre inizia esame emendamenti. Testo in Aula il 25

da Orizzontescuola

di redazione

L’esame degli emendamenti presentati al Decreto scuola inizierà lunedì 18 novembre. Il testo sarà presentato in Aula alla Camera il 25.

Gli emendamenti presentati sono 275, di cui 13 firmati dalla maggioranza, che vanno a  modificare parti strutturali del testo.

E’ dunque possibile anticipare che il testo pubblicato in gazzetta ufficiale il 30 ottobre sarà modificato. Ancora alcuni giorni per capire come e quanto.

Abbiamo parlato con alcuni esponenti della maggioranza, che ci hanno spiegato la loro visione del decreto.

Decreto scuola, On. Casa (M5S): grande lavoro emendamenti, accolte anche istanze sindacati

Emendamenti del Governo

Decreto scuola, restituire posti Quota 100 metà a ruoli e metà a mobilità: ci sarà emendamento Governo

Decreto scuola, Azzolina: sì ad anno scolastico 2019/20 come terzo anno di servizio

Abilitazioni per docenti “ingabbiati”: decreto scuola sbloccherà percorsi

Diplomati magistrale: ci sarà proroga contratto 30 giugno 2020, ma ruolo anche ad aventi diritto GaE

Tutti gli emendamenti della maggioranza

Decreto scuola: anno in corso, servizio misto, docenti di ruolo, abilitazione. Gli emendamenti della maggioranza [ANTEPRIMA]

Concorso straordinario: estendere partecipazione anche a docenti paritarie. Emendamento Bossio (PD)

Toccafondi (IV): con Dl scuola invertita la rotta. Non si parla più di sanatoria

Decreto scuola, Fusacchia: chi vince concorso sarà valutato con prova seria dopo un anno di lavoro. E’ la prima volta che accade

Gli altri emendamenti

Fratelli d’Italia

Decreto scuola, emendamenti Bucalo (FdI): due anni e non tre per partecipare al concorso, sostegno anche per chi ha servizio ma non titolo

PSI

Decreto scuola, emendamenti PSI: riapertura terza fascia istituto, anno in corso, servizio IeFP, sostegno, stabilizzazione

Lega

Decreto scuola: PAS specializzazione sostegno. Emendamento Lega

Emendamento progressione carriera facenti funzione DSGA

Pittoni (Lega): concorso religione uno degli emendamenti al Decreto Scuola

Diplomati magistrale e laureati SFP: nuovo concorso straordinario, precedenza supplenze, proroga contratti. Emendamenti Lega

Concorso straordinario, Sasso (Lega): emendamenti per annualità in corso

Decreto scuola, Pittoni (Lega): recupero posti Quota 100. Emendamento

Decreto scuola e concorso straordinario secondaria: considerare anche 2019/20. Emendamento Lega

Sciopero scuola per l’intera giornata del 29 novembre: nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Nota Miur: azioni di sciopero previste per venerdì 29 novembre 2019 riguardanti il Comparto Istruzione e
Ricerca – Settore Scuola

Sono previste le seguenti azioni di sciopero:

  • “sciopero per il comparto scuola per tutto il personale docente e dirigente, di ruolo e precario, in Italia e all’estero” proclamato da SISA – Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente con nota del 14 ottobre U.s.;
  • “sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private” indetto da USB – Unione Sindacale di Base – come da nota prot. 0071228 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Funzione Pubblica del 13 novembre 2019.

Nota sciopero 29 novembre

Graduatorie di istituto docenti, nuove modalità controllo titoli

da Orizzontescuola

di redazione

Con Nota miur prot. n. 2135 del 29 agosto 2019 le segreterie scolastiche hanno avuto a disposizione un nuovo format per le supplenze.
Come spiegato in una conferenza di servizio a Torino, è stato introdotto un campo che consente alle scuole di registrare, tramite la funzione di acquisizione/aggiornamento posizione, tutte le verifiche fatte sulle domande per i docenti dall’a.s. 2017/18

Le segreterie, se il il controllo titoli è stato effettuato, dovranno mettere la spunta su Domanda verificata a seguito della stipula del primo contratto
L’aggiornamento di questa informazione consente alle scuole che convocano di sapere se stanno convocando un aspirante al quale i dati della domanda sono stati già verificati o meno.
Il gestore ha dato tempo alle scuole fino al 31/10 per inserire l’informazione solo nel caso in cui assuma il valore «si». Dopo tale data sarà il gestore a registrare a sistema il valore «no» per i restanti casi, salva in ogni caso la possibilità per la scuola di modificare il valore.
Altra nuova funzione SIDI è quella che consente di ricalcolare la posizione in graduatoria di un aspirante a fronte di una modifica intervenuta sulle funzioni di acquisizione/aggiornamento posizione della domanda.
Dopo la rettifica del punteggio attribuito, anche a seguito di cancellazione, sarà sufficiente accedere alla funzionalità di convocazione e impostare, nella funzione predisposta per il ricalcolo, il codice fiscale dell’aspirante interessato alla modifica. La nuova funzionalità effettua, in relazione ai soggetti coinvolti le seguenti operazioni per i docenti ricalcolo online della nuova posizione o sua cancellazione
Per il personale ATA prenotazione del ricalcolo della nuova posizione che sarà disponibile nelle 24 ore successive.

l’operazione di ricalcolo della nuova posizione (o cancellazione) è notificata via email a tutte le scuole interessate.
L’aggiornamento intervenuto sulle graduatorie sarà disponibile anche dalle funzioni polis di consultazione delle graduatorie.

Iscrizioni a.s. 2020/21, adempimenti vaccinali: chi fa che cosa. Sanzioni

da Orizzontescuola

di Nino Sabella

Iscrizioni anno scolastico 2020/2021: adempimenti vaccinali e sanzioni per studenti non in regola.

Circolare iscrizioni

Il Miur, come riferito, ha pubblicato la circolare sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2020/21.

Le domande di iscrizione vanno presentate dal 7 al 31 gennaio 2020, in modalità online oppure cartacea.

Saranno effettuate online le iscrizioni:

  • per le classi iniziali della scuola primaria;
  • per le classi iniziali della scuola secondaria di primo e secondo grado;
  • ai percorsi di istruzione e formazione professionale, erogati dagli istituti professionali nonché dai centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni che, su base volontaria, aderiscono alla procedura online;
  • per le classi iniziali delle scuole paritarie che hanno aderito facoltativamente alla procedura telematica.

Saranno effettuate in modalità cartacea le iscrizioni:

  • alle sezioni delle scuole dell’infanzia;
  • alle scuole della Valle d’Aosta e delle province di Trento e Bolzano;
  • alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici;
  • al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”;
  • ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena;
  • agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l’iscrizione viene effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.

Adempimenti vaccinali

La circolare, in merito agli adempimenti vaccinali, prevede che i dirigenti scolastici attuino quanto previsto dall’articolo 3-bis del DL n. 73/2017, convertito in legge n. 119/2017.

Il citato articolo 3 -bis, in merito alla verifica degli studenti in regola con l’obbligo vaccinale, ha previsto una procedura semplificata che vede coinvolti scuole e ASP di riferimento.

Questi gli adempimenti che devono svolgere scuole, ASP e famiglie:

  • i dirigenti scolastici (e i responsabili dei servizi educativi, dei centri di formazione professionale e delle scuole private non paritarie) devono trasmettere alle aziende sanitarie locali, entro il 10 marzo 2020, l’elenco degli iscritti (anno scolastico 2020/21) di età compresa tra zero e sedici anni, inclusi i minori stranieri non accompagnati, per l’anno scolastico successivo;
  • le ALS, entro il 10 giugno 2020, restituiscono i summenzionati elenchi con l’indicazione dei soggetti che non risultino in regola con gli obblighi vaccinali, che non rientrino nelle situazioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione.
  • nei dieci giorni successivi all’acquisizione degli elenchi con le indicazioni succitate, i dirigenti scolastici invitano i genitori, i tutori o i soggetti affidatari a depositare, entro il 10 luglio 2020, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse, o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’ASL competente.
  • dopo il suddetto invito, i dirigenti scolastici trasmettono all’ASL, entro il 20 luglio 2020, la documentazione presentata dai genitori o la comunicazione dell’eventuale mancato deposito per gli adempimenti di competenza e, ricorrendone i presupposti, per l’applicazione delle sanzioni.  Per la scuola dell’infanzia e i servizi educativi per l’infanzia la mancata presentazione della documentazione summenzionata comporta la decadenza dall’iscrizione. Non determina, invece, la decadenza dall’iscrizione né impedisce la partecipazione  agli esami, per gli altri gradi di istruzione.

Sanzioni

Nella circolare si ricorda che la mancata regolarizzazione della situazione vaccinale per i bambini sino a 6 anni, comporta la decadenza dall’iscrizione, ossia non possono accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia.

Per le famiglie degli alunni da 6 a 16 anni, invece, è prevista una sanzione pecuniaria da 100 a 500 euro.

Circolare

La scuola della ricerca: l’apprendimento, avventura e stupore

da Tuttoscuola

Forse poche altre parole, fra quante arricchiscono il lessico pedagogico, hanno subito uno snaturamento e un impoverimento di significato come è accaduto per la parola “ricerca”. Termine, questo, che ci è caro, perché ci rimanda ad un fiorire di esperienze intelligenti, ricche di qualità, proprie di una scuola intensamente impegnata nel rinnovamento dei metodi e dei contenuti, all’interno di una forte finalizzazione educativa del lavoro con gli alunni. Purtroppo, non poche volte alla “ricerca” si sono richiamate esperienze di ben altro segno, che hanno contribuito a stravolgere il significato autenticamente innovativo, riducendone e snaturandone il senso.

Quante volte abbiamo dovuto vedere studenti chiamati a svolgere, magari come compito per casa, certe “ricerche” sugli animali, o sull’inquinamento, o sullo sport, e via elencando, e che, con più o meno entusiasmo, scaricano da internet quante più informazioni possibili, senza però che tale raccolta sia collegata ad una domanda di ricerca, ad un problema da risolvere. Quando la ricerca scade nell’enciclopedismo e nel nozionismo, non c’è che da rallegrarsi se viene abbandonata.

Ma la ricerca, intesa nel suo significato autentico, è qualcosa di molto, molto diverso.

A. Giunti diceva che studiare equivale a pensare. Si potrebbe aggiungere che, nella metodologia della ricerca, gli strumenti disciplinari alimentano e modellano il pensiero.

La condizione essenziale, perché si possa parlare di ricerca è la presenza di un problema. Non c’è ricerca se non in presenza di un problema da risolvere, e la ricerca consiste, appunto, nel processo di soluzione. Il problema è il cuore del percorso della ricerca, l’origine e il termine di riferimento costante per tutta l’attività, che si conclude quando a questo problema è data soluzione.

Posto il problema, non ci si può sostituire all’alunno, che è invece responsabilizzato nell’attività volta alla soluzione. “Se faccio, capisco” è un buon motto, ancora valido. Solo che, nella logica della ricerca, il “fare” non si identifica né si esaurisce con l’azione diretta (la manipolazione, l’uscita, la realizzazione del cartellone…), ma riguarda il fare procedurale, l’impiego di metodi di indagine specifici, finalizzati alla soluzione del problema e alla scoperta. La scuola che sogniamo è una scuola che nasce dalla capacità di stupirsi, di interrogarsi, di fare dell’apprendimento una avventura di ricerca.

Bullismo: arriva il numero verde e l’allontanamento dalla famiglia. Il ruolo della scuola

da Tuttoscuola

“Il ragazzo che compie atti di bullismo e che non modifica i propri comportamenti dopo un percorso di rieducazione, potrebbe essere allontanato dalla famiglia dal Tribunale dei minori e affidato a una casa famiglia se la permanenza con i genitori risulta controproducente alla sua rieducazione”. È quanto prevede – secondo quanto riportato da Ansa.it – per i casi più gravi di bullismo, la legge che la Commissione Giustizia della Camera ha approvato e che arriverà in Aula lunedì prossimo. La legge istituisce anche un numero verde, il 114, per le vittime ed anche le sanzioni pecuniarie ai genitori che non mandano i figli a scuola. Non saranno punite solo più le famiglie che non mandano i bambini nelle scuole elementari ma anche quelli che non lo fanno per tutte le scuole dell’obbligo. Vediamo insieme cosa prevede la legge e quale sarà il ruolo della scuola.

Stretta sui bulli: bullismo come stalking

Il testo approvato prevede una parte penale per i maggiorenni: il bullismo viene accumunato allo stalking (articolo 612 bis del codice penale). Molto più articolata la parte preventiva ed rieducativa, nel caso in cui il bullo sia un minore, e infatti si interviene sul processo penale minorile. La proposta prevede che qualsiasi soggetto, nella scuola e fuori da essa, possa segnalare i casi di bullismo al Procuratore, il quale gira al Tribunale dei minori la segnalazione. Il Tribunale apre quindi un procedimento in cui stabilisce «gli obiettivi» di un percorso di rieducazione del “bullo”, mentre i dettagli dei “progetto” rieducativo vengono definiti dai servizi sociali insieme alla famiglia del ragazzo.

Il dirigente scolastico decide se coinvolgere i servizi sociali

In base alla proposta che ha ottenuto il via libera della Commissione, il dirigente scolastico che viene a conoscenza di qualsiasi tipo di atti di bullismo e cyberbullismo che coinvolgono a qualsiasi titolo studenti iscritti all’istituto scolastico che dirige, valuta se coinvolgere i servizi sociali e sanitari al fine di predisporre percorsi personalizzati per l’assistenza delle vittime e per l’accompagnamento rieducativo degli autori degli atti.

L’affidamento ai servizi sociali

Tra le ipotesi c’è quella poi che vede che «con scadenza annuale», il servizio sociale «trasmette al Tribunale per i minorenni una relazione che illustra il percorso e gli esiti dell’intervento. Il Tribunale per i minorenni, valutate le risultanze attestate nella relazione e sentito il minorenne e i genitori o gli esercenti la responsabilità genitoriale, con decreto motivato, può in via alternativa» dichiarare concluso il percorso rieducativo; proseguire il percorso e il progetto; disporre l’affidamento del minorenne ai servizi sociali; oppure «disporre il collocamento del minorenne in una comunità, qualora gli interventi previsti dai numeri precedenti appaiano inadeguati».

Bullismo: monitorare il fenomeno. Gli strumenti per i docenti

Sarà il Ministero dell’Istruzione, attraverso proprie piattaforme nazionali di formazione e monitoraggio, a mettere a disposizione delle scuole strumenti di valutazione e questionari da somministrare a docenti e studenti.

Come funziona l’App che aiuta le famiglie per le iscrizioni targate 2020/2021

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Novità sul web per le iscrizioni all’anno scolastico 2020/2021: per Scuola in Chiaro è disponibile una nuova App. Grazie a questa applicazione, a partire da un QR Code dinamico associato a ogni singola istituzione scolastica sarà possibile semplificare la procedura per una scelta più consapevole. Ma andiamo con ordine.
Per circa 1,5 milioni di famiglie si avvicina il tempo della scelta della scuola per il prossimo anno, il 2020/2021. Il ministero dell’Istruzione ha infatti pubblicato la consueta circolare con tutte le indicazioni operative per iscrivere gli alunni all’infanzia e alle prime classi di primaria, medie e superiori. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

I tempi
Le iscrizioni al nuovo anno si aprono alle ore 8 del 7 gennaio 2020 e si chiudono alle ore 20 del 31 gennaio 2020. La procedura è sempre online tramite il portale Iscrizioni on line. Ma i genitori, già a partire dalle ore 9 del 27 dicembre 2019, potranno accedere alla fase di registrazione che precede l’invio della domanda tramite il portale www.iscrizioni.istruzione.it.

La procedura online
La procedura online è stata introdotta nel 2012 dall’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Funziona così, anche quest’anno. Chi ha un’identità digitale Spid (Sistema pubblico di identità digitale) potrà entrare nella sezione web con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità. Le famiglie in difficoltà, o che non hanno internet, potranno far riferimento agli istituti scolastici, che quindi le aiuteranno nella domanda. Le iscrizioni online riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito al progetto). Per le scuole dell’infanzia la procedura rimane cartacea. L’adesione degli istituti paritari al sistema delle Iscrizioni on line resta sempre facoltativa.

Dal Miur una App per aiutare la scelta
Per effettuare l’iscrizione online le famiglie dovranno innanzitutto individuare la scuola di preferenza. Come sempre è disponibile il portale Scuola in Chiaro che raccoglie i profili di tutti gli istituti per consentire anche una valutazione comparativa in base alle proprie esigenze. Nel portale ci sono infatti tutte le informazioni utili e necessarie per una scelta il più consapevole possibile: dall’organizzazione oraria ai risultati ottenuti negli anni passati dagli studenti, compreso il percorso successivo (eventuali studi universitari e ingresso nel mondo del lavoro). Per Scuola in Chiaro è disponibile una nuova App. Grazie a questa applicazione, a partire da un QR Code dinamico associato a ogni singola istituzione scolastica, viene data la possibilità non solo di accedere con i propri dispositivi mobili alle informazioni principali sulla scuola, ma anche di visualizzare alcuni dati presenti per confrontarli con quelli di altri istituti del territorio.

Infanzia, la domanda resta cartacea
La domanda alla scuola dell’infanzia resta cartacea e va presentata direttamente all’istituto prescelto. Hanno precedenza all’iscrizione i bambini che compiranno il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2020. In caso di posti liberi, possono essere accettate le iscrizioni degli alunni che compiranno tre anni nei quattro mesi successivi (entro il 30 aprile 2021). Non sarà invece possibile in ogni caso iscrivere bambini più piccoli. I genitori possono scegliere tra tempo normale (40 ore settimanali), ridotto (25 ore) o esteso fino a 50 ore.

Alla primaria scelta tra 24 e 27 ore (estendibili a 30 o 40)
Alla primaria le domande di iscrizione si compilano solo online. I genitori iscriveranno alla prima classe i bambini che compiranno sei anni di età entro il 31 dicembre 2020. Sono accettate le iscrizioni, in caso di disponibilità di posti, anche degli alunni che compiranno i sei anni nei quattro mesi successivi, quindi entro il 30 aprile 2021. Non è consentita, come per l’infanzia, l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini più piccoli. I genitori, al momento della compilazione delle domande di iscrizione online, indicheranno le proprie preferenze rispetto alle opzioni possibili dell’orario settimanale che può essere di 24 o 27 ore, estendibili fino a 30 ore oppure 40 ore (tempo pieno), organico e strutture permettendo. Potranno anche indicare, in subordine rispetto alla scuola che costituisce la loro prima scelta, fino a un massimo di altri due istituti. Se non c’è disponibilità di posti nella prima scuola scelta, il sistema di Iscrizioni on line comunicherà in automatico di aver inoltrato la domanda verso le scuole indicate come seconda o terza opzione.

Alle medie fino a due istituti (oltre la prima scelta)
All’atto dell’iscrizione on line, i genitori indicheranno l’orario settimanale preferito. Potranno scegliere tra tempo ordinario di 30 ore oppure tempo prolungato (da 36 fino a 40 ore), se servizi e strutture lo consentiranno. In subordine alla scuola che costituisce la prima scelta, sarà possibile indicare fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento. Per l’iscrizione alle prime classi a indirizzo musicale, i genitori devono barrare l’apposita casella del modulo di domanda di iscrizione on line. Le istituzioni scolastiche organizzeranno la prova orientativo-attitudinale in tempo utile per consentire ai genitori, nel caso di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova richiesta di iscrizione anche a un’altra scuola.

Alle superiori si sceglie anche l’indirizzo di studio
Nella domanda di iscrizione online alla prima classe di una scuola superiore, i genitori esprimeranno anche la scelta dell’indirizzo di studio, indicando anche l’eventuale opzione rispetto ai diversi indirizzi attivati dalla scuola. Qui è infatti in vigore la riforma Gelmini del 2010 che ha suddiviso in diversi indirizzi licei, istituti tecnici e professionali. Per i professionali poi, la riforma del 2017, ha portato da 6 a 11 gli indirizzi da scegliere. Anche qui, come per gli altri gradi di istruzione, oltre alla scuola di prima scelta è possibile indicare, in subordine, fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento. L’iscrizione alle prime classi dei licei musicali e coreutici è subordinata al superamento di una prova di verifica di competenze e attitudini. Questa prova sarà effettuata in tempo utile per consentire ai genitori, nel caso di mancato superamento o di carenza di posti, di presentare una nuova istanza di iscrizione presso un’altra scuola.

Studenti con cittadinanza non italiana, ok all’iscrizione
Norme ad hoc per gli studenti con cittadinanza non italiana. Con riferimento a questi ultimi, in particolare, il Miur chiarisce che anche per quelli sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione online. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un “codice provvisorio” che l’istituzione scolastica sostituirà appena possibile con il codice fiscale definitivo.

Che succede se si sbaglia la domanda o ci si ripensa
Se ci si sbaglia a procedura di iscrizioni aperta, si contatta la scuola a cui è stata inoltrata la domanda, chiedendone la restituzione e apportando così le modifiche, inoltrandola di nuovo. Se si cambia idea prima dell’inizio del nuovo anno o ad anno inoltrato, la famiglia deve chiedere il nulla osta per ottenere il trasferimento.