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La scuola boccia di meno, in calo anche i rimandati

da Il Messaggero

Ormai nella scuola italiana la promozione non si nega più a nessuno, o quasi. Negli ultimi 5 anni le bocciature sono in forte calo così come i debiti formativi da saldare che, al professionale, quest’anno spariscono del tutto. Intanto però le promozioni fioccano, come mai prima d’ora. Sono diventati tutti studiosi o è cambiato l’approccio della scuola agli scrutini, disposta a chiudere un occhio di fronte alle carenze dei ragazzi? I quadri dell’anno scolastico 2018-2019 nella maggior parte dei casi devono essere ancora pubblicati. E tra i ragazzi sta crescendo l’attesa, per il timore di dover ripetere l’anno a causa di qualche insufficienza di troppo. Ma in realtà sembra che abbiano ben poco da temere: se guardiano ai dati del 2018, infatti, nelle classi dei primi quattro anni di scuola superiore vennero bocciati poco più del 7% dei ragazzi. Andando ancora più indietro nel tempo, ai dati di cinque anni fa (anno scolastico 2013-2014) si vede che i bocciati furono quasi il 10%. In poco tempo dunque si registra un 3% di non ammessi in meno.

IL PRIMO ANNO

Il picco di bocciature si registra però al primo anno di scuola superiore dove i non ammessi sono stati l’11,6% del totale. Che cosa significa? Che la vera selezione viene fatta all’inizio, mentre negli anni successivi non c’è più bisogno di bocciare. Gli studenti che, finite le medie, entrano nella scuola secondaria senza essere pronti a farlo si fermano subito. E la causa va ricercata in un orientamento poco efficace che porta oltre un ragazzo su dieci a perdere l’anno a giugno. La quota dei bocciati al primo anno peggiora ancora di più se si guarda il risultato di settembre, dopo gli esami di riparazione: non viene ammesso all’anno successivo il 13,1% dei ragazzi.
Diminuiscono i bocciati si diceva, e diminuiscono anche i debitori: sono in calo dal 2013 gli studenti che, avendo delle insufficienze agli scrutini di giugno, vengono ammessi alla classe successiva solo dopo l’esame di riparazione. Nel 2014 infatti ad avere un debito formativo era uno ragazzo su 4. Poi la quota dei rimandati è andata giù progressivamente fino allo scorso anno quando il debito interessò solo uno su 5.
Il calo dei debiti formativi, per le scuole, ha rappresentato un sollievo visto che non è semplice per un istituto superiore organizzare i corsi di recupero in tutte le materie. Hanno un costo e spesso non può essere sostenuto con il fondo a disposizione delle scuole. Così molti istituti scelgono per quali materie scolastiche organizzare le ripetizioni dando la precedenza a quelle più presenti nel monte orario dei ragazzi. Al liceo classico, ad esempio, vengono solitamente garantiti i corsi di greco e latino. Per tutti gli altri il ripasso si fa da soli o, chi può, si rivolge al docente di ripetizioni private con costi che, nel periodo estivo, possono anche raggiungere i 40 euro l’ora.

NIENTE DEBITI

Nella scuola dove quasi tutti sono promossi, non sorprende che la riforma degli istituti professionali abbia previsto, a partire dal prossimo anno, l’abolizione di fatto dei debiti e dei corsi di recupero. Le linee guida del ministero dell’istruzione prevedono infatti tre possibilità: si può essere ammessi, ammessi con revisione del percorso formativo e non ammessi. L’ultimo caso, cioè la bocciatura, si verifica solo in casi particolarmente difficili o quando lo studente non ha raggiunto il 75% di ore di presenza a scuola. Ma se un ragazzo ha delle insufficienze che non portano alla bocciatura, non avrà debiti da saldare ma andrà alla classe successiva per poi rivedere il suo piano formativo e integrare le carenze.

I CORSI DEL PRIMO ANNO

Potrebbe cioè seguire, al secondo anno, i corsi del primo anno in cui si è dimostrato più carente. «La nota del ministero è arrivata tardi, a ridosso degli scrutini – spiega Francesco Clemente docente dell’istituto professionale alberghiero di Vieste – i debiti erano diventati solo una pratica da sbrigare: servivano fondi in più per organizzare bene i corsi di recupero, ma fondi non ce ne sono. A quel punto i ragazzi d’estate preferivano lavorare».
Lorena Loiacono

Concorso dirigente scolastico, spuntano altre magagne: dov’è l’algoritmo? Se Tar annulla cosa si farà?

da Orizzontescuola

di Anselmo Penna

Ancora magagne segnalate alla nostra redazione relativamente alle procedure concorsuali per diventare dirigente scolastico che sono già in stato avanzato, con le prove orali in via di espletamento. Pende, inoltre, la spada dei tribunali che potrebbero annullare le procedure.

Irregolarità

In precedenti articoli abbiamo avuto modo di segnalare alcune anomalie nella esecuzione del concorso a dirigente scolastico. Ad esempio malfunzionamenti del software che non ha, in alcuni casi, dato possibilità di salvare il compito, che ha causato la perdita di dati e ha dato problemi per l’abbinamento prova-candidato. In procura si indaga anche per “ubiquità” di alcuni commissari presenti lo stesso giorno in più eventi ufficiali.

Segnalazioni ci sono giunte anche circa incongruenze tra la data di correzione del compito scritto e la data (in alcuni casi antecedente) del file fatto pervenire ai candidati. A ciò si aggiunge anche una perplessità sulle percentuali di ammessi per regione che è molto varia. Sono state segnalate commissioni con percentuale di ammissione del 70% altre intorno al 10%. Come se non ci fosse stato lo stesso criterio.

Dov’è l’algoritmo?

A tutto ciò si agginge anche un’altra questione che riguarda la randomizzazione della correzione dei compiti. Infatti, ricordiamo, l’assegnazione del compito alla commissione doveva avvenire in modo casuale. In che modo? Attraverso un algoritmo. Secondo quanto ci viene segnalato, a tutt’oggi non sarebbe stato reso noto il codice software con il quale si è proceduto alla distribuzione degli elaborati.

Insomma, la storia parrebbe ripetersi, come ai tempi della mobilità Renzi e dell’algoritmo segreto che ha assegnato i docenti alle sedi durante le maxi assunzioni effettuate dal Governo Renzi. Perché è importante? La randomizzazione, infatti, nel caso del concorso a Dirigente avrebbe dovuto abbattere la varianza nela correzione della prova scritta. Cosa che, dai dati fornitici, non è avvenuta, con una disparità da commissione a commissione anche di notevole rilevanza.

Ipotesi annullamento

Molte le voci che vedono, tra i risultati delle denunce e dei ricorsi al TAR, la possibilità di un annullamento totale del concorso. Altre voci, invece, sono più caute.

Quali scenari in caso di annullamento?

In caso di annullamento, che qualcuno vede come ipotesi remota, dovrà essere la politica a dare risposte, aprendo ad un periodo di contrattazione anche con le parti sociali per raggiungere una soluzione. Tra le ipotesi formulate che circolano ce ne sono alcune che puntano ad affrontare l’emergenza con un escamotage per salvare sia i vincitori che quanti hanno presentato ricorso.

In pratica, si consentirebbe ai vincitori di mantenere il risultato del concorso, ma inserendoli in un corso riservato come nel 2011, e ai ricorrenti la possibilità di un nuovo concorso da bandire il prossimo anno.

Altra ipotesi in campo, quella di consentire ai vincitori di mantenere i posti, senza inserimento in un “corso riservato”, ma i ricorrenti dovrebbero completare la prova e seguire un corso straordinario.

Altra, ultima e forse meno praticabile ipotesi in campo quella di annullare il concorso e ricominciare tutto d’accapo. Una ipotesi che rischierebbe di aggravare la già grave situazione delle reggenze e della gestione delle scuole.

E’ ancora presto per dire se si tratta di notizie fondate, ad ogni modo bisognerà attendere il 2 luglio conoscere la decisione dei giudici.

Concorso straordinario secondaria: 24.000 i posti, 55.000 i potenziali partecipanti

da Orizzontescuola

di redazione

L’intesa Miur – sindacati ha dato avvio ad un nuovo concorso straordinario per la secondaria di I e II grado. A chi è rivolto e come si strutturerà.

La procedura del concorso straordinario finalizzata alla stabilizzazione prevede:

  • l’accesso ai docenti con tre annualità di servizio nella scuola statale maturate negli ultimi 8 anni
  • il requisito di avere svolto almeno 1 anno di servizio nella classe di concorso specifica per la quale si concorre
  • la valorizzazione del servizio prestato
  • una prova scritta computer based
  • una prova orale non selettiva.

La procedura conferirà a tutti i vincitori l’abilitazione.

La platea degli interessati

E’ già stata comunicata a livello generale dal Miur: sarebbero circa 55.000 i docenti che ad oggi hanno raggiunto le tre annualità di servizio nella scuola statale negli ultimi otto anni (180×3 o servizio ininterrotto almeno dal 1° febbraio fino al termine degli scrutini).

I posti  a disposizione

Miur e sindacati hanno concordato di scorporare dal contingente autorizzato dal MEF per il concorso ordinario, il 50% dei posti  e riservarli a questo nuovo concorso straordinario.

Ai docenti con tre anni di servizio nella scuola statale saranno dunque riservati poco più di 24.000 posti. Al momento non è stata diffusa la distribuzione per classe di concorso e regione.

Dunque, a conti fatti, poco più di un posto per due partecipanti.

La prova del concorso sarà selettiva ma a pesare in maniera determinante sarà il servizio, ossia il numero di anni di insegnamento.

Ferie ATA: come contare il sabato se ho un orario di 7,12 ore su 5 giorni?

da Orizzontescuola

di redazione

Conteggio ferie su supplenza dal 1° settembre al 31 agosto, precario con più di tre anni di servizio.

Una nostra lettrice chiede

Buongiorno, le chiedo cortesemente il conteggio delle ferie per un servizio prestato dal 1-09-18 al 31-08-19. Sono una precaria con più 3 anni di servizio .Anche le festività soppresse non so se sono 3 oppure 4.E poi se prendo una settimana intera perché devo contare anche il sabato se io non lavoro di sabato? Grazie

di Giovanni Calandrino – Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato, dunque per sapere il numero esatto di giorni di ferie maturate occorre effettuare la proporzione:

360 : 30/32 = n° dei giorni di servizio : x

Anche il calcolo delle festività soppresse rimane invariato, dunque se ne matura 1 ogni 3 mesi di servizio.

Dal 01-09-2018 al 31-08-2019 matura 32 giorni di ferie e 4 di festività soppresse (per personale a tempo pieno).

Ferie del personale ATA con orario di servizio 7,12 ore su 5 giorni:

Ai fini del computo delle ferie e i giorni di ferie goduti per frazioni inferiori alla settimana vengono calcolati in ragione di 1,2 per ciascun giorno.

Oggi è chiaro che per tutto il personale scolastico le ferie sono sempre rapportate a 32 (o 30) giorni effettivi anche se si lavora su 5 giorni settimanali.

Dunque il sabato non va giustificato con un ulteriore giorno di ferie (perché già computato).

Concorso dirigenti scolastici, si indaga su mancato anonimato e documenti “corrotti”

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Diventa sempre più intricata la situazione del concorso per dirigenti scolastici in via di ultimazione. L’Espresso ha riscontrato, infatti, nuove anomalie, mentre salgono le proteste dei candidati esclusi che chiedono di cancellare tutto e iniziare la procedura daccapo.

Le ultimissime

Secondo il settimanale, ci sarebbero i presupposti per due contestazioni principali: “violazione dell’anonimato e documenti informatici corrotti”.

Ma non solo: in una anticipazione on line, l’Espresso parla anche di “componenti di sottocommissioni che si dimettono; codici alfanumerici, creati per celare l’identità dei candidati, che diventano la chiave per capire presunte irregolarità”.

Con “un ministero, quello dell’Istruzione, che scarica la responsabilità sui commissari”, invece di ridimensionarsi, addirittura si allargherebbero “le anomalie del corso-concorso per dirigenti scolastici con un’indagine aperta dalla procura di Roma e una sentenza del Tribunale Amministrativo che potrebbe invalidare il 2 luglio la prova scritta”.

Sfuma l’accusa delle presenze in due posti contemporaneamente

L’Espresso dice di avere “visionato decine di verbali ora analizzati e messi sotto la lente d’ingrandimento dei periti informatici”.

“Se inizialmente le anomalie sembravano essere commissari presenti in due posti contemporaneamente mentre erano impegnati nelle correzioni o un software inefficiente, adesso si fa sempre più vicina l’ipotesi che in alcuni casi si sapesse l’identità di chi doveva sostenere la prova. Colpa, forse, di una falla nell’organizzazione della selezione”.

Anche il ministro attende l’esito delle indagini

Intanto, sempre l’Espresso ha avuto modo di sentire il numero uno del Miur, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale non ci sarà alcuna “ricaduta politica. La scuola ha urgente bisogno di queste figure. Attendiamo con fiducia le decisioni dei magistrati”. E a questo proposito sottolinea “Non tocca a me vigilare”.

“Il mio auspicio – dice sempre Bussetti – è avere il prima possibile i dirigenti scolastici neoassunti in servizio. Ne abbiamo un grande bisogno, le scuole li stanno aspettando”.

Luci accese sulle commissioni

Sembra che al Miur abbiano fatto notare che “ogni responsabilità sul regolare svolgimento del concorso era in capo alle commissioni”.

Ed è “analizzando i dati che si scopre che oltre il 60 per cento dei commissari si è dimesso, nonostante avesse dato la sua disponibilità a prendere parte alle correzioni”.
“Ora si attende il lavoro della magistratura che potrebbe bocciare la politica di reclutamento del ministro Marco Bussetti”.

Come già detto dalla Tecnica della Scuola, si tratterebbe di un fallimento per il Miur: “una catastrofe per la scuola italiana che si ritroverebbe a settembre con tremila dirigenti scolastici in meno. Nel frattempo, tramite Facebook, si annuncia un nuovo concorso e una sanatoria per gli insegnanti”, conclude il settimanale, la cui nuova “puntata” sul caso del concorso dei nuovi dirigenti scolastici verrà pubblicata il 16 giugno.

In 200 scrivono al Miur: selezione opaca e irregolare

L’ultimo appello è partito da Trieste, il 14 giugno. “Trasparenza, equità di trattamento e rispetto dei principi costituzionali a giudizio, nell’interesse autentico del Paese”, hanno chiesto circa duecento docenti che hanno fatto ricorso per presunte irregolarità dopo essere stati esclusi, dopo le preselezioni, all’accesso al concorso per dirigenti scolastici.

Ma i candidati non si sono limitati alla denuncia pubblica: hanno inviato anche una lettera inviata al ministero dell’Istruzione.

Nella missiva, i candidati esclusi parlano di “una selezione opaca e irregolare” con tanti “concorrenti esclusi alle prove scritte o agli orali, come pure i concorrenti che sono finalmente approdati con successo al termine della procedura concorsuale: tutti noi dovremmo richiedere, alla luce di quanto accaduto, una verifica sul corretto e legittimo espletamento del concorso, che assicuri il diritto soggettivo di ciascun partecipante e contestualmente tuteli il supremo interesse della collettività, quello di avere, in ruoli così importanti e di prestigio, i dirigenti più preparati”.

“Noi ricorrenti abbiamo evidenziato molteplici anomalie e irregolarità e, secondo nostro diritto, abbiamo chiesto agli organi competenti di chiarire quanto riscontrato: dimissioni di commissari, scadenze disattese, fughe di notizie, proroghe strategiche, “ripescaggi” anomali, correzioni frettolose e disomogenee. A questo punto attendiamo gli esiti delle decisioni giudiziarie”.

Quella del 2 luglio, al Tar del Lazio, diventa sempre più una tappa fondamentale per chiarire quale piega prenderà l’intera vicenda.

Concorso DSGA, esito preselettiva forse martedì 18 o mercoledì 19 giugno

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

I candidati che hanno sostenuto – l’11, 12 e 13 giugno – la prova preselettiva al concorso Dsga dovranno avere ancora un po’ di pazienza.

Infatti, come fa sapere la FLC Cgil, il Miur ha comunicato per le vie brevi che gli esiti delle prove preselettive – che dovranno essere accertati dagli USR – saranno disponibili solo per martedì o mercoledì prossimo.

La partecipazione complessiva alle prove è risultata essere di circa il 33%.

Dsa, è boom di certificazioni nella scuola: nel 2017/2018 erano il 3,2%

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Prosegue senza soste l’aumento di certificazione di alunni con disturbi specifici dell’apprendimento. E’ quello che emerge dal rapporto del Miur sugli alunni con Dsa. L’anno scolastico 2017/2018 erano 3,2% gli alunni con disturbi, in aumento rispetto all’anno precedente che si erano fermati a 2,9 %.

Alunni Dsa: numeri in costante aumento

Il Miur evidenzia che l’incremento del numero di certificazioni registrato nell’arco degli ultimi quattro anni è notevole: quelle relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%. Anche il numero di alunni con disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%).

Gli alunni con DSA per ordine di scuola

In totale, lo scorso anno scolastico gli alunni con DSA frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale.
Se nella scuola primaria la percentuale si è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Basso il numero nella Scuola: appena lo 0,12%.

In media la percentuale di studenti con DSA è stata pari al 3,3% del totale degli alunni della scuola a gestione statale e al 2,3% nella scuola a gestione non statale (3,2% in media su tutte le scuole).

Alunni Dsa: al Nord-Ovest più certificazioni

Il dossier ministeriale evidenzia anche la distribuzione territoriale delle certificazioni Dsa: in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore invece nel Sud Italia (1,6%).

Andando nello specifico regionale, a fafre il pieno di alunni Dsa sono la Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali minori invece sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%).

Alunni Dsa: la dislessia il disturbo più diffuso

Come sappiamo i disturbi specifici dell’apprendimento sono di vari tipi ed in questo senso il Miur ha focalizzato quali sono i disturbi più frequenti: 177.212 alunni presentavano dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).

Il Miur precisa tuttavia che il numero complessivo di alunni con DSA, pari a 276.109, non coincide con la somma degli alunni per tipologia di disturbo non solo perché per la Scuola dell’infanzia non è riportato il dettaglio per tipo di disturbo, ma soprattutto perché gli alunni possono avere più tipologie di DSA.

Gli alunni con dislessia rappresentavano il 2,1% del numero complessivo degli alunni frequentanti le scuole italiane, gli alunni con disgrafia lo 0,9%, quelli con disortografia l’1,1%, quelli con discalculia l’1%.

Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% di disgrafia.

Nel dettaglio dei vari ordini di scuola, nella Primaria il 41,4% delle certificazioni di DSA riportava un disturbo di dislessia, il 20,2% di disgrafia, il 24,7% di disortografia e il 13,7% di discalculia.

Ancora: per la Secondaria di I grado, il 38% delle certificazioni riguardava la dislessia, il 19% disgrafia, il 23% disortografia e il 20% discalculia

Nella Secondaria di II grado, il 42,6% riportava un disturbo di dislessia, il 16,7% disgrafia, il 18,2% disortografia e il 22,5% discalculia.

LEGGI IL RAPPORTO MIUR

conseguenze gravi dalla sanatoria nella scuola

da Il Sole 24 Ore

di Andrea Gavosto*

Il giorno prima delle elezioni europee, il ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Marco Bussetti aveva annunciato l’assunzione a tempo indeterminato di 55mila precari della scuola. La tempistica era smaccatamente elettorale, ma la promessa era concreta. Alla base vi era infatti una trattativa già avviata in aprile fra il governo e quasi tutte le sigle sindacali, che si è chiusa l’altro ieri.

Si tratta dell’ennesima sanatoria? Sì, con conseguenze gravi da almeno tre punti di vista.

In primo luogo, si viola il principio – ribadito con enfasi pochi mesi fa dallo stesso ministro – che alla scuola, come a ogni pubblica amministrazione, si accede con un concorso uguale per tutti. Secondo l’intesa, invece, i precari privi di abilitazione all’insegnamento che negli ultimi anni hanno lavorato almeno 36 mesi avranno due strade agevolate per entrare presto in ruolo. Attraverso un concorso straordinario, abilitante e riservato soltanto a loro, che ne porterà in cattedra circa 24mila. Oppure addirittura senza concorso, al termine di un corso di abilitazione straordinario (Pas) svolto nelle università. Si torna così – in modo clamoroso – a una pessima pratica di tanti governi, che ha permesso l’ingresso all’insegnamento attraverso molteplici canali: accanto ai concorsi ordinari, che dovrebbero essere la regola, concorsi o percorsi riservati, graduatorie provinciali a esaurimento, ecc. La stratificazione di percorsi eterogenei, per rispondere a esigenze episodiche o a vantaggio di singoli gruppi, ha avuto e ha effetti negativi sulla scuola: fra queste, le continue “guerre” fra diverse categorie di docenti, ma soprattutto l’impossibilità di un adeguato e uniforme controllo sulla qualità dei nuovi insegnanti.

Ed è, infatti, l’assenza di una verifica delle competenze disciplinari e didattiche di chi entra in ruolo la seconda critica ai due percorsi della sanatoria. È comprensibile volere ridurre l’enorme numero di supplenti annuali – che sfiorerà i 200mila nel prossimo anno scolastico – in tempi più rapidi di quelli che consentirebbe una seria revisione dei percorsi di formazione e reclutamento, ormai incapaci di tenere il passo del cospicuo flusso di pensionamenti di un corpo docente molto anziano. Ma perché rinunciare a verificare che i neoassunti, che resteranno in cattedra altri 25-30 anni, soddisfino requisiti professionali essenziali, come la padronanza degli strumenti didattici o la capacità di gestire la classe? Abbiamo sostenuto – né siamo i soli – che i 24 crediti universitari in discipline psicopedagogiche e didattiche oggi richiesti per un concorso ordinario sono un requisito del tutto insufficiente per garantire un’adeguata qualità. Ebbene, l’accordo fra Bussetti e sindacati abbuona ai precari da assumere anche questo blandissimo requisito: chi è stato in classe per almeno 180 giorni è ipso facto un buon insegnante e merita un percorso di stabilizzazione in discesa.

Discutibile alla luce delle regole vigenti, la misura va inoltre in direzione contraria a quella verso cui la scuola italiana dovrebbe muoversi. Per superare i ritardi di apprendimento dei nostri studenti nei prossimi vent’anni serve un corpo docente rinnovato e di qualità elevata. A questo scopo, non occorre solo rendere l’insegnamento appetibile ai migliori laureati – in particolare, a quelli nelle materie in cui c’è particolare carenza – grazie a incentivi retributivi e a una seria prospettiva di carriera. Sarebbe anche necessario estendere l’orario di lavoro a scuola, in direzione del tempo pieno. Con effetti positivi sia sul contrasto alla dispersione, che è in ripresa, sia sugli apprendimenti, grazie a metodologie più adatte alla classe e corsi di sostegno/potenziamento per chi ne ha bisogno. I docenti italiani di scuola secondaria devono insegnare 18 ore alla settimana, meno della media dei Paesi Ocse; soprattutto, hanno pochissimi obblighi contrattuali per tutto il resto, a partire dall’aggiornamento professionale. Un nostro professore ha un impegno di circa 700 ore all’anno, meno della metà del suo collega tedesco, francese e spagnolo. Fortunatamente, per senso del dovere tanti lavorano e si aggiornano a casa. Ma non è la regola né può esserlo in un sistema che vuole migliorare. Senza un rapporto di lavoro più sano, fatto di un maggior riconoscimento della professionalità e dello sforzo dei docenti, ma anche di impegni espliciti e trasparenti, non colmeremo il ritardo della nostra scuola.

*Direttore Fondazione Agnelli

Dico no alla legge dei voti

da la Repubblica
Massimo Recalcati

I l nostro tempo vive una vera e propria fascinazione per il numero. Si tratta di un feticismo della cifra che ritroviamo a ogni livello della nostra esperienza e che ha massicciamente invaso anche la nostra scuola. In questi giorni in cui si avviano gli scrutini finali destinati a valutare il rendimento scolastico di una moltitudine di studenti di ogni ordine e grado, l’ombra della cifra incombe. Nel corso di questo anno scolastico voti che sembrano provenire da un altro mondo, soprattutto nei licei più rinomati, esprimono ancora con virulenza la legge ferrea del numero: dall’uno al due, uno più, due e mezzo, tre meno, senza ovviamente trascurare la presenza immancabile degli inequivocabili e antichi, ma sempre più sinceri e convincenti, quattro.

Lo scrupolo con il quale nel corso dell’anno scolastico si osservano le percentuali, le medie aritmetiche, il saliscendi della numerologia valutativa, non può non preoccupare. Sappiamo che dove le cose funzionano sufficientemente bene lo scrutinio darà prova di non essere schiavo del numero e saprà formulare una valutazione d’insieme sul rendimento scolastico tenendo conto del movimento di crescita o meno dell’allievo, dei suoi progressi e delle sue risorse, dei suoi inciampi e delle sue difficoltà cognitive ed emotive. Tuttavia resta l’impressione di un legame ancora troppo forte della valutazione con la quantificazione che non è, ovviamente, solo un problema della nostra scuola, ma indica una tendenza generale della nostra epoca: la legge dei numeri sembra prevalere su tutte le altre, nella medicina come nell’economia, nella politica come nello sport.

Nel mondo della scuola questo trionfo idolatrico del numero mostra come la selezione rischi di precedere la formazione anziché esserne una sua logica conseguenza.

Premiare gli allievi migliori a prescindere dal loro ceto sociale di appartenenza è una conquista democratica irrinunciabile. Tuttavia il carattere altamente competitivo del nostro tempo tende a misconoscere il processo necessariamente tortuoso della formazione soprattutto laddove muove i primi passi. Sicché la nostra scuola rischia di interpretare la formazione come selezione, ovvero di eleggere la selezione come unica declinazione possibile della formazione in altri termini.

Il ricorso al carattere inesorabile del numero offre allora l’illusione di risolvere il problema della formazione subordinandolo a quello della selezione. È una scorciatoia che allontana fatalmente la scuola dal suo compito civile e culturale più alto: accendere il fuoco del desiderio di sapere come centro di ogni possibile processo di formazione. Ma se non studiano, se non si applicano, se non sono in grado di fornire le giuste prestazioni è bene che la scuola assuma la responsabilità che gli compete sanzionando con numeri adeguati il disimpegno o l’insufficienza cognitiva degli allievi. Giusto. Anzi, giustissimo. Ma la meritocrazia non dovrebbe investire anche il corpo insegnante? Chi può spiegare ragionevolmente il senso di un tre meno o di un uno più?

In realtà non dovremmo purtroppo vedere in queste forme inutilmente severe di valutazione il sadismo di una pedagogia arcaica di ritorno. Non si calcola l’effetto di inibizione, il senso di umiliazione e, soprattutto, l’allontanamento dalla passione autentica dello studio che questa idea “metrica” della valutazione può provocare? A cosa serve la scuola? A distribuire nozioni, informazioni, a trasmettere saperi mnemonici, nati già morti o ad accendere il desiderio di sapere? In passato ho insegnato per diversi anni nei licei milanesi storia e filosofia. Ogni volta mi ponevo il problema di non lasciare indietro nessuno. Ogni volta mi chiedevo perché in alcuni allievi appariva indifferenza alle lezioni o noncuranza nello studio. E ogni volta provavo a rispondere a questi interrogativi mettendo innanzitutto in gioco la mia stessa azione didattica. Ogni volta rivedevo il mio modo di spiegare e di tramettere il sapere che amavo. La mia preoccupazione primaria non era valutare, ma trascinare, adunare, mettere in moto, in cammino, accendere fuochi.

La mia preoccupazione primaria era come poter generare effetti autentici di formazione.

Concorso DSGA, preselettiva: tanti assenti, si attende graduatoria

da Orizzontescuola

di redazione

Concorso DSGA: si attende l’esito della prova preselettiva svolta nei giorni 11,12 e 13 giugno nelle varie sedi individuate dagli USR.

Lo svolgimento della prova è stato ordinato, con qualche problema fisiologico problema tecnico.

Ogni candidato conosce l’esito della propria prova, restituito a conclusione della prova.

Ancora presto per dire quale sarà il punteggio minimo di ammissione. In redazione ci sono stati comunicati parecchi voti medi, tra 70 e 80, ma il gruppo non è ancora significativo.

Numerosi i candidati assenti alla prova

Ci risulta invece, da quello che si evince dai vari gruppi social, che siano stati numerosi gli assenti alla prova.

Questo naturalmente avvantaggia tanto coloro che hanno svolto la prova.

Sarà ammesso a sostenere le prove scritte un numero di candidati pari a tre volte il numero di posti banditi in ciascuna regione. Sono, inoltre, ammessi tutti i candidati che con abbiano conseguito nella prova preselettiva un punteggio pari a quello del candidato collocato nell’ultima posizione utile e i candidati disabili affetti da invalidità uguale o superiore all’80% (questi ultimi non sostengono la prova preselettiva ai sensi dell’articolo 20, comma 20-bis, della legge 104/92).

Il punteggio della prova preselettiva non concorre alla formazione del voto finale nella graduatoria di merito.

Pensioni quota 100, 27mila domande personale scuola: 7mila posti già disponibili. Gli altri?

da Orizzontescuola

di redazione

Il “Sole 24 ore” ha pubblicato i dati relativi alle domande di pensione con quota 100, riportando i settori in cui vi sono state le maggiori richieste.

Pensioni quota 100: maggiori richieste

Le maggiori richieste, leggiamo nel succitato quotidiano, provengono da lavoratori dipendenti e lavoratori iscritti alla gestione pubblica:

  • 51.644 lavoratori iscritti alla gestione lavoratori dipendenti
  • 46.099 lavoratori iscritti alla gestione pubblica
  • 12408 artigiani
  • 11.965 commercianti
  • 7036 lavoratori iscritti ai fondi speciali
  • 139 lavoratori iscritti alla gestione separata

Ecco il grafico pubblicato da “Il Sole 24ore”:

Scuola

Le domande presentate dai lavoratori della scuola ammontano a circa 27.000, ma non per tutte è stato già accertato il diritto a pensione, per cui la maggior parte dei posti che si libereranno non potranno essere utilizzati per le operazioni di mobilità.

Solo per 7.544 domande è stato accertato il diritto a pensione:

  • 1458 ATA
  • 123 DS
  • 5.875 Docenti
  • 56 Irc
  • 32 educatori

I succitati 7.544 posti saranno utilizzati per la mobilità.

Quanto ai posti che si renderanno liberi dopo l’accertamento del diritto a pensione, i sindacati hanno chiesto al Miur che una parte di tali posti possa essere utilizzata per le immissioni in ruolo dell’a.s. 2019/20. Il Miur non ha ancora risposto.

Impronte digitali e dati biometrici, misura sproporzionata di difficile attuazione: lo dice il Garante della privacy

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Sull’introduzione delle impronte digitali e dei dati biometrici, se la ministra per la PA, Giulia Bongiorno, si dice soddisfatta, di tutt’altro avviso si dicono i sindacati: è stata approvata “l’ennesima legge che punta il dito contro i lavoratori del pubblico impiego, colpevolizzandoli di una flessione dei servizi pubblici di cui, però, in verità e soprattutto alla luce dei dati, non possono dirsi in alcun modo responsabili”, ha detto Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil, giudica il ddl concretezza, approvato oggi in Senato.

La Uil: non c’era alcuna urgenza

“Ribadiamo ancora una volta che i fenomeni di falsa attestazione della presenza in servizio accertata in flagranza, secondo i dati del 2017 forniti dallo stesso Parlamento, si sono attestati a 89 casi su una platea di oltre tre milioni di lavoratori”, ha detto Foccillo.

“Il problema della qualità ed equità dei servizi resi dalla P.A., pertanto, non è assolutamente ascrivibile ai suoi dipendenti. Come abbiamo già fatto presente, tra l’altro, non comprendiamo l’urgenza di normare un fenomeno già ampiamente e recentemente disciplinato, anche nei contratti collettivi”.

Per il sindacalista sorgono, poi, ulteriori dubbi su quella che sarà “l’applicazione delle richiamate misure, sia in termini di tempi utili ad aggiornare i modelli odierni di rilevazione delle presenze, sia dal punto di vista dei costi dell’operazione che, tra l’altro, per la contestuale presenza della videosorveglianza e della rilevazione biometrica, solleverà inevitabilmente dubbi di legittimità, già puntualmente segnalati durante i lavori di stesura del disegno di legge”.

Problemi di privacy

Più di qualche dubbio sulla legittimità del provvedimento lo ha posto anche il Garante per la privacy, Antonello Soro: intervenuto il 13 giugno ad mattina a ‘Radio anch’io’ su Radio1, Soro ha con questa legge si utilizzeranno “sistemi di controllo e di sorveglianza sproporzionati”.

“Sono contrario, perché l’assenteismo, la falsa attestazione di presenza è una cosa molto grave, è un reato e bisogna contrastarlo. Ma la strada scelta per contrastarlo a mio parere è sproporzionata”, perché basterebbe pensare “soltanto che il numero dei reati contestati, accertati sono nell’ordine delle decine in Italia, mentre gli impiegati pubblici sono tre milioni. Di questi larga parte verranno sottoposti a un controllo biomedico generalizzato, sistematico, indiscriminato, attraverso la raccolta di un dato particolarmente sensibile che è il dato biometrico”.

In Europa non ci sono precedenti

“I dati biometrici – continua Soro – in Europa godono di una tutela rafforzata e non è casuale, perché da qui si può risalire a tante cose”.

Un controllo del genere, ha aggiunto il Garante, non esiste in altri Paesi europei: “In alcuni Paesi hanno tentato di fare cose molto meno invasive, ma non sono poi andate in porto, perché in Europa vige un ordinamento in materia protezione dei dati personali che considera sproporzionato e quindi non praticabile un sistema di raccolta indiscriminata dei dati biometrici, anzi per l’esattezza c’è un divieto di fondo, con alcune eccezioni”.

“Pensare di trattare allo stesso modo un Comune con 20 dipendenti e un ministero come quello dell’Economia con migliaia di dipendenti è un non senso, perché – conclude il Garante – i meccanismi di controllo sono assolutamente diversi”.

Rapporto di Autovalutazione, alcune FAQ del Miur

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

La nota n.10701 del 22 maggio contiene indicazioni utili per le scuole in merito alla rendicontazione sociale 2019 e alla redazione del RAV per il triennio 2019-2022.

In particolare, il Rapporto di Autovalutazione, dovrà sarà elaborato nell’apposita piattaforma entro il 31 luglio 2019.

In proposito il Miur ha pubblicato una serie di FAQ che riportiamo di seguito:

Chi deve compilare il RAV?

Il RAV deve essere compilato da tutte le istituzioni scolastiche statali e paritarie. Per le scuole paritarie verrà emanata una Nota specifica con tutte le indicazioni relativamente alla tempistica e alla modalità di compilazione. Per quest’anno scolastico non è prevista la compilazione del RAV da parte delle scuole dell’infanzia e dei CPIA (per le quali è in atto una sperimentazione nazionale condotta dall’INVALSI).

Come si accede al RAV?

Le credenziali da utilizzare per l’accesso alla piattaforma da parte dei Dirigenti scolastici corrispondono a quelle utilizzate per l’accesso all’area riservata del MIUR. Se all’interno dell’area riservata risultassero problemi di accesso alla scrivania SNV (in particolare per quanto riguarda i Dirigenti scolastici neoassunti), occorre inviare una richiesta di abilitazione all’indirizzo di posta elettronica mailto:supporto.snv@istruzione.it comunicando i dati anagrafici, il codice fiscale, il codice meccanografico della scuola.

I componenti del Nucleo interno di valutazione possono accedere alla piattaforma RAV tramite le credenziali di accesso all’area riservata MIUR (corrispondenti a quelle di accesso al servizio Istanze OnLine – POLIS). Se non si disponesse di tali credenziali, è necessario ottenerle provvedendo alla registrazione all’area riservata del MIUR seguendo la procedura indicata nella pagina di login.

Come fare per modificare la composizione del Nucleo interno di valutazione?

I Dirigenti scolastici possono modificare la composizione del Nucleo interno di valutazione già presente a sistema tramite l’apposita funzione presente nella Home page della piattaforma. Nel caso il Dirigente scolastico debba procedere all’abilitazione di nuovi componenti, questa deve essere effettuata solo dopo che essi si siano dotati di credenziali di accesso all’area riservata MIUR.

Il Dirigente scolastico ed i componenti del Nucleo interno di valutazione svolgono le stesse funzioni operative sul RAV?

Sì, essi possono operare in maniera paritetica nella compilazione del RAV in tutte le sezioni che lo compongono. Il Dirigente scolastico ha inoltre alcune funzioni aggiuntive: la possibilità di gestire la composizione del Nucleo interno di valutazione, di validare e completare le singole sezioni e di pubblicare il RAV.

Il RAV si riferisce all’Istituto principale o alle singole scuole che lo compongono?

Il RAV deve essere compilato per Istituto principale. Pertanto gli Istituti comprensivi, gli Istituti omnicomprensivi e gli Istituti di istruzione superiore compileranno un unico Rapporto, recuperando la specificità dei vari plessi/scuole associate e dei propri indirizzi/cicli con l’integrazione degli indicatori RAV con indicatori autonomamente definiti e con le opportune indicazioni nella motivazione dei giudizi assegnati per ciascuna area, ove necessario.

Quando risulta completa la compilazione del RAV?

La compilazione del RAV sarà completa quando tutte le aree delle varie sezioni risulteranno compilate e approvate dal Dirigente scolastico. La completezza della compilazione può essere verificata nel campo “Stato” (associato ad ogni Area). Le matite rossa, gialla e verde indicano il grado di completezza della sezione.

Siamo una scuola paritaria e non riusciamo ad accedere alla piattaforma per compilare il RAV. Come dobbiamo fare?

Nella Nota, del 22 maggio 2019, con oggetto: “Rendicontazione sociale 2019 e apertura del Rapporto di autovalutazione per il triennio 2019/2022” viene evidenziato che “per le scuole paritarie, esclusivamente per quanto riguarda l’elaborazione del Rapporto di autovalutazione, seguirà una specifica Nota con l’indicazione della tempistica e della modalità di compilazione”. Pertanto le scuole paritarie, per ora, non possono accedere al RAV e a breve una Nota della DGOSV, inviata ad ogni Istituzione scolastica paritaria e pubblicata sul Portale SNV, spiegherà la tempistica, le modalità di identificazione e di realizzazione del processo di autovalutazione.

Se una scuola conclude il RAV entro luglio, cosa significa che deve consolidarlo entro dicembre?

Il RAV che le scuole compilano nel periodo 22 maggio-31 luglio serve per individuare le Priorità per il miglioramento degli Esiti del nuovo triennio. Ogni anno le istituzioni scolastiche hanno sempre individuato le Priorità entro giugno per consentirne l’inserimento, come obiettivi, nei nuovi incarichi dei Dirigenti scolastici. Quest’anno, per sostenere ulteriormente il processo di autovalutazione e miglioramento del triennio 2019-2022, viene prevista una ulteriore possibilità per le scuole. Da settembre a dicembre 2019, infatti, le scuole hanno a disposizione anche i Risultati raggiunti da alunni e studenti al termine dell’anno scolastico 2018-2019 e possono scegliere se confermare o adeguare le scelte operate in riferimento alle Priorità ed ai Traguardi all’interno della piattaforma RAV, aperta nel periodo settembre-dicembre 2019. Questa possibilità è definita consolidamento, poiché la scuola ha già redatto il proprio RAV, ma può intervenire per adeguarlo ai risultati dell’ultimo anno scolastico trascorso, che negli anni precedenti non aveva mai avuto a disposizione.

La scuola è obbligata a rivedere il RAV nel periodo settembre-dicembre 2019?

Le scuole compilano il Questionario Scuola e le sezioni del RAV finalizzate all’autovalutazione ed all’individuazione delle priorità e dei traguardi nel periodo 22 maggio-31 luglio. Per farlo, hanno già a disposizione le Priorità ed i Traguardi che hanno definito quando hanno redatto il PTOF 2019-2022, che ora possono eventualmente regolare.
A settembre, grazie alle risposte fornite tramite il Questionario Scuola, nella piattaforma saranno rese disponibili le tabelle degli indicatori con i benchmark di riferimento, oltre ai dati relativi agli esiti riferiti all’anno scolastico 2018-2019.  Le scuole che riterranno di volere ulteriormente regolare le Priorità ed i Traguardi già definiti entro luglio potranno nuovamente intervenire sul RAV, in quanto la piattaforma resterà aperta da settembre al 31 dicembre 2019.

Le Priorità ed i Traguardi che la scuola modifica nella piattaforma RAV, vengono inserite dal sistema anche nella piattaforma PTOF?

Le scuole che hanno indicato Priorità e Traguardi desunti dal RAV nella piattaforma PTOF presente nel SIDI quando hanno predisposto il piano 2019-2022 le trovano precaricate nella piattaforma RAV. Qualora le modifichino, devono aggiornare manualmente la loro descrizione all’interno della piattaforma PTOF, poiché tale modifica non opera in automatico.

Perché la maggior parte delle tabelle del RAV sono vuote?

Le tabelle del RAV servono a mostrare il posizionamento della scuola in riferimento ai diversi aspetti presi in considerazione nel processo di autovalutazione e miglioramento. Con il RAV 2019 questo processo riparte, poiché si individuano le nuove priorità per il periodo 2019-2022. Per questo motivo viene riproposto il Questionario Scuola nel periodo 22 maggio-31 luglio, che non veniva compilato dall’anno scolastico 2016-2017, e che contribuisce a definire i nuovi benchmark. Questi ultimi saranno disponibili da settembre, dopo che il sistema avrà elaborato le risposte fornite dalle scuole, ed è per questo che molte tabelle, al momento, sono vuote.

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RAV, tutto quello che c’è da sapere

Impronte digitali presidi: addio all’agilità e all’efficienza. Ma ci rimetteranno le scuole

da La Tecnica della Scuola

Di Gianni Zen

Dunque, quello che non doveva succedere, che conveniva anche allo Stato non succedesse, invece è accaduto.

Il ddl denominato pomposamente “Concretezza” è legge (n.135), è cioè diventato legge ieri al Senato.

Tra le altre cose, vengono previste le impronte digitali anche per i presidi.

In poche parole, lo Stato, con questa legge, sospetta che io sia un furbetto del cartellino. Mentre tutti sanno, nelle mie due scuole, che così non è. Basterebbe anche una piccola verifica, magari a campione, e tutto sarebbe tranquillo.

Invece, si preferisce sparare nel mucchio, lanciare logiche del sospetto, far intendere che potrei essere un imbroglione. In altre parole, si preferisce il pensiero negativo, quasi a giustificare che tra tutti noi sarebbe bene e meglio, in via preventiva, sviluppare sospetti, malelingue, ecc..

Che sia questo il sentimento dominante oggi? Qual è la conseguenza, per il mio lavoro?

La fine della agibilità, cioè di quella gestione flessibile del tempo che mi ha sempre consentito di seguire, al volo, mille cose. No, non potrò più, perché dovrò garantire la tracciabilità, che è trascrizione spazio-temporale di una dinamica del mio lavoro che è oltre della mera logica spazio-temporale.

Se l’agibilità flessibile mi ha permesso efficacia ed efficienza, come sanno chi conosce cosa faccio e dove lo faccio ogni giorno, questo vincolo invece mi impedirà una gestione del mio tempo-spazio lavorativo centrata sui risultati, come è per tutti coloro che hanno responsabilità plurime.

Paradossalmente, non potrò da oggi più garantire efficacia ed efficienza.

Lo sappiamo bene, questa flessibilità è ciò che tiene in piedi la scuola italiana, perchè consente, a chi ha senso della responsabilità, passione, dedizione, una disponibilità senza orari, cioè a fare anche oltre il proprio dovere.

Si sa, ci sono pochi presidi, docenti, personale che ha scelto il profilo minimalista, a volte anche condito di incompetenza e insensibilità.

Ma sono pochi, mentre la gran parte fa oltre il proprio dovere, lo fa perché ogni giorno guarda in faccia i propri bambini e ragazzi, parla con le famiglie, sente il profumo e la pressione sociale, coglie al volo le nuove domande formative.

La ministra Bongiorno, ammettendo l’incapacità di costruire un adeguato ed equo sistema di valutazione, che sia terzo, trasparente, invece di verificare cioè, ed eventualmente punire, i pochi che non fanno il proprio dovere preferisce, come sempre, sparare nel mucchio, andando, guarda caso, a colpire proprio chi fa oltre il proprio dovere.

Perché? Perché chi fa il poco, essendo il controllo biometrico un riscontro solo quantitativo, continuerà beato, mentre chi ha bisogno dell’agilità che conosce solo chi ha senso della responsabilità, si troverà penalizzato.

Che fare? Come funzionari, siamo obbligati ad osservare le leggi.

Ma, come funzionari non stupidi, come voleva Hannah Arendt, ci si trova invece costretti a calibrato, come norma vuole, il proprio impegno. Cioè lo sciopero bianco.

Ce lo aveva insegnato Socrate, nel Critone: il modo migliore per mostrare il senso di certe norme è portarle a contraddizione.

Ma i musicanti della politica odierna, riempiti di vuoto, sanno e sapranno imparare dalle proprie contraddizioni?

Qui sta la differenza tra statista e politico di giornata. Chi ci rimetterà? Sappiamo già la risposta.

Ci rimetteranno le scuole, i docenti, i ragazzi, le famiglie, il tessuto sociale.

Esploderanno queste contraddizioni in protesta pubblica tanto da far cambiare una norma sbagliata?

Verrà cioè il momento che la rabbia, il risentimento, l’invidia, cioè i sentimenti che vanno oggi per la maggiore, troveranno il modo, questa volta, almeno per una volta, di esplodere in positivo, contro certe assurdità? Vedremo chi ha spina dorsale.

Da oggi niente H24, visto il ruolo odierno dei cellulari e tablet, niente più la porta sempre aperta, niente più risposte entro poche ore, niente più disponibili a idee, proposte, progetti, niente più….

Tutto calcolato al minimo sindacale, perché costretti a diventare tutti figli del matematismo. Ma, per paradosso, sarò più libero, avrò più tempo per me. E ne guadagnerò in salute. Se lo Stato mi vuole così, così farò.

Tracce maturità 2019, Bussetti: ‘Aggiunta una martedì scorso’

da Tuttoscuola

“Sono tutte pronte, ne ho aggiunta una proprio martedì”. Durante un’intervista alla trasmissione di Rai Radio1 “Un Giorno da Pecora”, il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, parla delle tracce maturità 2019 lasciandosi sfuggire qualche dettaglio che invece non sarà sicuramente scappato agli studenti. Oltre mezzo milione di maturandi sono infatti alle prese quest’anno con il nuovo esame di maturità che li vedrà impegnati dal prossimo 19 giugno, giorno della prima prova maturità 2019. Meno di una settimana al via delle prove scritte quindi, ma l’avvicinarsi alla data della prima prova 2019 non sembra aver impedito al Ministro di aggiungere una traccia a quelle già pronte.

“Mi sono detto perché ‘non proporre anche una cosa di questo tipo’ – ha spiegato Bussetti ai conduttori della trasmissione, Geppi Cucciari e Giorgio Lauro – mi è venuta in mente alle 5.30 di mattino, ma ci riflettevo già da qualche tempo”. Ricordiamo che le tracce sono 12, da cui ne saranno scelte sette.

“A deciderle – ha precisato il Ministro – sarò io, da solo, perché è necessario mantenere la completa segretezza” e si è augurato che quando saranno lette ci sia “una reazione di stupore ma felice degli studenti”.