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Il Governo punta al ritorno in classe con il 60% di studenti vaccinati

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Studenti e personale scolastico vaccinato in vista del nuovo anno. Continua il pressing a più voci per accelerare la somministrazione del siero a studenti e docenti. In una nuova lettera inviata alle Regioni, il Commissario per l’Emergenza, Francesco Figliuolo, in vista del ritorno a scuola, invita a «porre in essere le azioni necessarie a dare priorità alle somministrazioni nei confronti degli studenti di età uguale o superiore ai 12 anni». Come già affermato un mese fa, il Commissario ribadisce la necessità di perseguire «la massima copertura vaccinale del personale scolastico attraverso un coinvolgimento attivo» e chiedendo di avere entro il 20 agosto una generica «quantificazione» delle mancate adesioni a fini statistici, nel rispetto della privacy e delle scelte personali. “Ora dobbiamo mettere il focus sulla scuola – spiega il Commissario -. L’obiettivo è avere entro la prima decade di settembre il 60% dei ragazzi vaccinati per poter tornare in presenza o con pochissime limitazioni».

Andare oltre l’85% di prof vaccinati
Si punta, inoltre, a «superare l’85% odierno di personale scolastico vaccinato e soprattutto ad incidere in quelle regioni che non ci consentono di stare tranquilli». Il Governo ribadisce che la scuola è una priorità “assoluta”. «L’obiettivo è tutti in presenza, all’avvio dell’anno scolastico: tutto ciò che c’è da fare, sarà fatto», ha detto il premier Draghi al termine del Cdm di oggi, aggiungendo che il tema della scuola e dei trasporti sarà affrontato in un altro Consiglio dei Ministri. Per il ministro Speranza «l’obiettivo è arrivare alla più alta percentuale possibile di vaccinati in ambito scolastico. Oggi il dato è già positivo, tra gli insegnanti siamo all’85% di vaccinati».

Le richieste dei presidi
Per l’Associazione dei Presidi, però, risulta «assolutamente imprescindibile l’assunzione di responsabilità del decisore politico circa la scelta tra didattica in presenza e didattica a distanza. Quest’ultima modalità sarà inevitabile se non sarà possibile assicurare il distanziamento». Per quanto riguarda i ragazzi, secondo i dati aggiornati ad oggi, nella fascia di età compresa tra i 12 e i 19 anni, il 71,35% non ha ricevuto alcuna dose di vaccino. Si attesta, invece, alll’11,59 la percentuale dei soggetti completamente vaccinati, mentre è il 17,06% la fetta di persone in attesa della seconda dose.

Obbligatorietà o no?
Anche il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, auspica una risposta “convinta” di tutto il personale docente e non docente alla vaccinazione «comprendendo il valore civico di questo gesto». «Qualora, però, alla data del 20 agosto il problema dovesse persistere, credo opportuno – spiega Costa – valutare l’ipotesi dell’obbligo vaccinale per questa categoria: bisogna fare di tutto per garantire la didattica in presenza». Sul punto il ministro Speranza si limita a dire che «c’è un 15% da recuperare e credo che dobbiamo valutare tutti gli strumenti potenziali per recuperare questo 15%».

La nota dell’Istruzione
Dal canto suo il ministero dell’Istruzione, in una circolare a firma del capo dipartimento Stefano Versari in cui definisce come «eticamente doverosa la vaccinazione» del personale scolastico, afferma che «l’obiettivo prioritario è quello di realizzare le condizioni atte ad assicurare la didattica in presenza a scuola, nelle aule, nei laboratori, nelle mense, nelle palestre, negli spazi di servizio, nei cortili e nei giardini all’aperto, in ogni altro ambiente scolastico». Nella circolare il capo dipartimento cita alcuni richiami all’ultimo parere sanitario del Cts del 12 luglio scorso e annuncia che il Dicastero “emanerà a breve il ’Documento di pianificazione delle attività didattiche, educative e formative in tutte le istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione (Piano scuola 2021/2022)” finalizzato per quanto possibile alla ripresa in presenza. Anno scolastico che culminerà, in base al calendario emanato oggi, il 22 giugno 2022 con la prima prova scritta per gli esami di maturità.

Maturità, più del 50% ha preso un voto superiore a 80

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Esame light che vai, voto più alto che trovi. Nella maturità 2021 più di un diplomato su due ha ottenuto un voto superiore a 80, mentre sono aumentati i 100 e lode, passando dal 2,6% dello scorso anno ai 3,1%. Lo idcono i primi dati post diploma pubblicati sul sito del ministero dell’Istruzione.

Voti più alti
Quest’anno è stato ammesso all’Esame di Stato del secondo ciclo il 96,2% dei frequentanti. I diplomati risultano essere il 99,8% delle studentesse e degli studenti che hanno sostenuto l’esame (erano il 99,5% nell’anno scolastico 2019/20). I diplomati con lode sono il 3,1% rispetto al 2,6% di un anno fa. Più di un diplomato su due prende un voto superiore a 80: il 52,9% delle studentesse e degli studenti si colloca infatti nella fascia di valutazione 80-100, rispetto al 48,9% dell’anno scorso. Praticamente stabili le valutazioni comprese tra 91 e 99 (al 15,6%) e nella fascia di voto 81-90 (passati dal 21,1% al 20,7%). I voti 60 passano dal 5,5% del 2020 al 4,8% di quest’anno: sono dunque in calo. I voti nella fascia 71-80 passano dal 25% al 23,7%, i 61-70 dal 20,7% al 18,5%. Le percentuali delle studentesse e degli studenti con 100 salgono dal 9,6% dell’anno scorso al 13,5%. I docenti hanno assegnato la lode a 15.353 studentesse e studenti.

Più lodi al Sud
Guardando al rapporto tra diplomati con lode e diplomati totali, la percentuale più alta si registra, così come lo scorso anno, in Puglia (5,9%). Seguono Umbria (4,8%), Marche (4,4%), Calabria (4,4%). La media dei voti più alta si conferma nei Licei, dove il 4,7% dei candidati ha conseguito la lode, il 17,3% ha raggiunto 100 (numero in aumento rispetto al 12,9% dell’anno scorso), il 18,1% tra 91 e 99, il 21,9% tra 81 e 90. Nello specifico, il Classico si conferma al primo posto per numero di diplomati con lode (8,5%), seguito dal liceo Europeo (7,5%) e dal liceo Scientifico (7%). Seguono gli indirizzi Tecnici, nei quali ha conseguito la lode l’1,7% dei ragazzi (in aumento rispetto all’1,4% di un anno fa), il 10,4% ha ottenuto 100, il 13,1% tra 91 e 99, il 19,3% tra 81 e 90. Nei Professionali, lode per lo 0,8% (rispetto allo 0,5% del 2020), 100 per l’8,4%, la fascia di voto 91-99 per il 13% e 81-90 per il 20,1%.

Dal Ministero dell’istruzione 446 milioni per il cablaggio degli istituti scolastici

da Il Sole 24 Ore

di Amedeo Di Filippo

Il Ministero dell’istruzione pubblica l’avviso con cui sostiene la realizzazione di reti locali, cablate e wireless, negli istituti scolastici, prima misura finanziata con fondi del programma “React-Eu” che ha lo scopo di promuovere il superamento degli effetti della crisi derivante dalla pandemia e preparare una ripresa verde, digitale e resiliente dell’economia.

L’avviso
Realizzare reti locali cablate all’interno delle istituzioni scolastiche con l’obiettivo di dotare gli edifici scolastici di un’infrastruttura capace di coprire gli spazi didattici e amministrativi e di consentire la connessione alla rete da parte del personale scolastico, delle studentesse e degli studenti, assicurando il cablaggio degli spazi, la sicurezza informatica dei dati, la gestione e autenticazione degli accessi. Sono queste le finalità dell’avviso appena pubblicato dal Ministero dell’istruzione, finanziato con fondi europei nell’ambito del PON “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020 del Fesr, ricompreso all’interno del Pnrr.
Sono ammessi a partecipare le istituzioni scolastiche statali e i Cpia appartenenti alle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Sono consentiti interventi di realizzazione o potenziamento delle reti utilizzate dalle scuole a fini didattici e amministrativi, comprensivi di fornitura di materiali e strumenti per la realizzazione di cablaggi strutturati, fornitura e installazione di apparati attivi, switch, prodotti per l’accesso wireless, dispositivi per la sicurezza delle reti e servizi, compresi i dispositivi di autenticazione degli utenti (personale scolastico e studenti), fornitura e installazione di gruppi di continuità, posa in opera della fornitura ed eventuali piccoli interventi edilizi strettamente indispensabili e accessori.

Le procedure
La candidatura, che dovrà essere presentata entro il prossimo 14 settembre accedendo nell’apposita area all’interno del sito dedicato al Pon “Per la Scuola”, non potrà superare l’importo complessivo che sarà determinato tenendo conto del numero complessivo degli studenti iscritti e degli edifici scolastici attivi di competenza dell’istituzione scolastica. Sono ammissibili le spese per la progettazione, quelle organizzative e gestionali, le forniture e i servizi, la pubblicità, il rilascio dei certificati di collaudo, di verifica di conformità o dei certificati di regolare esecuzione.
La selezione delle candidature avverrà secondo la modalità “a sportello”, per cui saranno ammesse a finanziamento sulla base dell’ordine cronologico della data e dell’orario di presentazione, fino al limite delle risorse disponibili.

Immissioni in ruolo 2021/2022, quanti posti di sostegno: Quasi 8mila in Lombardia e 694 in Sicilia. Il quadro

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Ministero dell’Istruzione ha reso disponibile i contingenti suddivisi per regione e provincia per quanto riguarda le immissioni in ruolo 2021/2022. Quanti posti di sostegno disponibili per regione? Vediamo il quadro.

In totale, come si evince dalle tabelle dei contingenti delle assunzioni in ruolo, i posti di sostegno disponibili per il prossimo anno scolastico si aggirano a 30.293.

A livello regionale vi sono molte differenze, anche significative: passiamo da 7981 della Lombardia ai soli 694 della Sicilia. Trattandosi di due regioni molto grandi, la differenza è notevole. Molti posti in Piemonte (3443), Lazio (3351) e Veneto (3320). Mentre in Campania pochi posti rapportati alle dimensioni regionali (1268). In Emilia Romagna 2754 e Puglia 1159 posti.

IL CONTINGENTE PDF PER REGIONE, ORDINE E GRADO DI SCUOLA

IL CONTINGENTE PER PROVINCIA E CLASSE DI CONCORSOI fogli excel sono tre in unico file

Decreto

Immissioni in ruolo docenti a.s. 2021/22, contingente per regione, provincia e scuola

da La Tecnica della Scuola

Con decreto ministeriale 228 del 23 luglio 2021 il MI ha emanato le disposizioni concernenti le immissioni in ruolo del personale docente per l’anno scolastico 2021/22.

SCARICA IL DECRETO 228/2021

Ricordiamo che il contingente autorizzato per le assunzioni a tempo indeterminato di personale docente per la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, da effettuarsi per l’anno scolastico 2021/22, è pari a 112.473 posti, ripartiti secondo la tabella allegata al decreto.

Il numero di posti su cui possono essere disposte le immissioni in ruolo è assegnato per il 50% alle graduatorie dei concorsi per titoli ed esami attualmente vigenti e, per il restante 50%, alle graduatorie ad esaurimento. Nelle assunzioni si terrà conto delle quote di riserva.

Al decreto sono allegati i seguenti documenti:

Allegato A Istruzioni operative per le nomine

CONTINGENTI REGIONALI

DISPONIBILITÀ ED ESUBERI PROVINCIALI

DISPONIBILITÀ PER SCUOLA

Indire: L’impatto di eTwinning sullo sviluppo professionale dei docenti

da La Tecnica della Scuola

Sono disponibili online i primi risultati della ricerca “L’impatto di eTwinning sullo sviluppo professionale dei docenti in servizio in Italia”, che ha lo scopo di valutare le ricadute dell’esperienza didattica e formativa maturata nell’ambito della community europea eTwinning sullo sviluppo professionale degli insegnanti che operano sul territorio nazionale. Lo studio è stato condotto congiuntamente da Indire e dall’Unità italiana eTwinning, insieme all’Università degli Studi di Firenze nel corso del 2020.

In attesa dei risultati completi – che saranno presentati in maniera più estesa e approfondita in un volume edito da Carocci Editore alla fine del 2021 – il gruppo di ricerca mette a disposizione un primo rapporto breve di ricerca contenente i principali risultati dello studio, e prevede per i docenti eTwinning la possibilità di leggere il documento nella versione interattiva, ovvero fornendo in contemporanea alla consultazione un feedback personale sui risultati dell’indagine.

Lo studio ha portato all’elaborazione di un quadro di competenze degli “eTwinner” articolato in tre aree di analisi: didattica, professionalità docente e partecipazione scolastica, indagate attraverso uno studio empirico su un campione di docenti iscritti ad eTwinning. L’analisi dei dati quantitativi e qualitativi raccolti con un questionario e una serie di interviste in profondità su tematiche specifiche hanno evidenziato una forte correlazione tra la percezione dello sviluppo di specifiche competenze afferenti alle tre diverse aree  (in particolare a quella della Didattica e della Professionalità docente) e “l’esperienza eTwinning”, ovvero il coinvolgimento attivo e continuativo nel tempo dei docenti alle varie opportunità offerte dalla comunità eTwinning, dalla partecipazione ai progetti, alla formazione in presenza e a distanza, all’apprendimento tra pari con colleghi conosciuti in piattaforma.

Un report interattivo per gli eTwinner

La sintesi dei risultati della ricerca è consultabile sul sito Indire in versione statica e interattiva (solo per docenti eTwinning). La sezione è disponibile anche in lingua inglese.

  • La versione statica si rivolge a chiunque voglia conoscere le prime anticipazioni dell’indagine sottoforma di report sintetico, scaricabile nel tradizionale formato .pdf;
  • La versione interattiva si rivolge esclusivamente ai docenti e al personale coinvolto in progetti eTwinning che avranno modo di interagire con i risultati della ricerca fornendo una serie di feedback basati sulla propria esperienza eTwinning, che saranno raccolti in forma anonima e utilizzati per fini di ricerca.

Inizio anno, tornano gli scaglionamenti orari, lo stabilisce il DL Sostegni bis

da La Tecnica della Scuola

Come abbiamo anticipato, il DL Sostegni bis è arrivato alla sua versione definitiva. Ricordiamo infatti che il DL viene convertito in legge entro il 24 luglio, data alla quale seguirà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Tra i temi caldi legati alla scuola quello del rientro in classe in sicurezza. E sembra di ripercorrere l’anno scolastico appena concluso, dato che in grande misura il Cts, in accordo con il ministero della Salute e quello dell’Istruzione, ripropone per le scuole le misure già attuate.

SCARICA IL TESTO APPROVATO IN VIA DEFINITIVA

Chiarisce il testo definitivo: Le scuole modulano il piano di lavoro del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, gli orari delle attività didattiche per i docenti e gli studenti nonché gli orari degli uffici amministrativi.

Le tempistiche della didattica, degli ingressi e delle uscite vengono definiti nell’ambito di una pianificazione congiunta facente capo ai tavoli prefettizi. L’obiettivo, accordare il tempo scuola a quello dei trasporti che da sempre costituiscono una delle principali criticità del protocollo per il rientro in classe.

Si legge sempre nel documento: Ai fini dell’avvio dell’anno scolastico 2021/2022, presso ciascuna prefettura – ufficio territoriale del Governo e nell’ambito della conferenza provinciale permanente, è istituito un tavolo di coordinamento, presieduto dal prefetto, per la definizione del più idoneo raccordo tra gli orari di inizio e termine delle attività didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, in funzione della disponibilità di mezzi di trasporto a tale fine utilizzabili, volto ad agevolare la frequenza scolastica anche in considerazione del carico derivante dal rientro in classe di tutti gli studenti.

Elenchi aggiuntivi I fascia GPS, c’è tempo fino al 25 luglio

da La Tecnica della Scuola

A parziale rettifica dell’avviso pubblicato il 12 luglio scorso, a seguito di errore materiale nell’indicazione del termine di presentazione delle istanze di inserimento negli elenchi aggiuntivi alla I fascia delle Graduatorie provinciali per supplenza e correlate graduatorie di istituto di II fascia, il MI ha comunicato che tali domande potranno essere inoltrate in via telematica entro le ore 23.59 di domenica 25 luglio 2021.

Non cambiano le modalità di trasmissione delle domande, che potrranno essre dunque inoltrate tramite “Istanze on Line (POLIS)” previo possesso delle credenziali SPID o, in alternativa, di un’utenza valida per l’accesso ai servizi presenti nell’area riservata del Ministero con l’abilitazione specifica al servizio “Istanze on Line (POLIS)”.

Il Ministero ha anche ribadito che il conseguimento del titolo di abilitazione e/o specializzazione successivamente alla data del 24 luglio 2021 comporta l’iscrizione con riserva e la comunicazione tempestiva via PEC – comunque entro il 1° agosto 2021 – del conseguimento del titolo agli uffici scolastici territoriali competenti.

Tali uffici, attraverso le funzioni SIDI disponibili nel periodo compreso tra il 2 agosto 2021 e il 5 agosto 2021, provvederanno ad inserire i titoli pervenuti con le modalità sopra descritte e a sciogliere la riserva.

Da politica a presidi,pressing su obbligo di vaccino ai prof

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Ripartire a settembre con le lezioni in presenza, ma anche con provvedimenti affinché il virus non circoli tra i banchi. Aumenta il fronte dei favorevoli all’obbligo del vaccino per il persone scolastico: in campo scendono anche i presidi, in attesa di incontrare il ministero dell’Istruzione in vista del ritorno dei ragazzi negli istituti a settembre. E se le Regioni auspicano almeno l’applicazione del green pass nelle scuole in cui dovessero verificarsi eventuali focolai, i dirigenti scolastici ritengono che «bisogna andare oltre», serve vincolare il lavoro degli insegnanti alla loro immunizzazione, altrimenti negare l’insegnamento in presenza. Ovvero la Dad come ultima ratio per far fronte agli irriducibili del vaccino.

La richiesta dell’Anp
«Serve l’obbligo per il personale scolastico», chiarisce senza mezzi termini l’Associazione nazionale presidi. La categoria dei docenti sembra essere l’unica al momento indicata per poter seguire la scia di quanto già imposto ai sanitari. Su questo «il confronto è in atto», spiega la sottosegretaria all’Economia, Cecilia Guerra, ed «è una discussione che si deve fare laicamente, ma – sottolinea – la mia opinione è che si possa arrivare a questo».

Il Ddl in Parlamento
Da un punto di vista legislativo la mobilitazione è già partita. Dopo aver presentato in Parlamento il ddl sull’obbligo ai prof, la promotrice del provvedimento – Licia Ronzulli, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia – ha consegnato il documento direttamente al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, auspicando una velocizzazione dell’iter così com’è successo per medici e infermieri. Il pressing arriva anche dal presidente della Commissione Istruzione, Riccardo Nencini, il quale ha chiesto l’audizione di Bianchi, prevista per la prossima settimana, e ha annunciato che porrà la questione.

Il tavolo per settembre
Il prossimo 27 luglio il ministro incontrerà i sindacati per discutere della ripartenza e anche in quella circostanza sarà invocato dalle categorie un provvedimento forte. I dirigenti sottolineano comunque la necessità di un «lavoro di pulizia sulle banche dati delle vaccinazioni» dell’intera popolazione, che vanno incrociate con quelle dei dipendenti della pubblica istruzione, perché da un certo momento si è proceduto solo alle somministrazioni per fasce di età (dunque anche di docenti e personale scolastico che non ha dichiarato la qualifica al momento dell’inoculazione): per questo la cifra degli effettivi immunizzati nelle scuole rischia di essere «un po’ aleatoria».

Al lavoro anche il Cts
Proseguono le riunioni al ministero sul protocollo di sicurezza per la riapertura, anche alla luce dell’ultimo parere fornito dal Cts. In quel verbale il Comitato Tecnico Scientifico aveva avanzato «una forte raccomandazione al decisore politico, affinché ogni sforzo sia fatto per raggiungere un’elevata copertura vaccinale», anche «attraverso l’individuazione delle ulteriori misure, anche legislative». Argomenti sul quale il ministro rifletterà insieme agli esperti e alle autorità di Governo.

Più fondi al trasporto scolastico
I primi provvedimenti in vista del prossimo settembre intanto sono già arrivati: sul “trasporto scolastico dedicato”, è stato istituito al ministero delle Infrastrutture un fondo di 150 milioni di euro per il 2021 a favore delle amministrazioni comunali, come ha annunciato il titolare del dicastero, Enrico Giovannini, proprio per potenziare questo aspetto.

Elenchi aggiuntivi Gps I fascia, dentro i docenti che hanno superato il concorso straordinario. In arrivo nota MI

da OrizzonteScuola

Di redazione

Si prevedono novità per quanto riguarda gli elenchi aggiuntivi della prima fascia delle Gps: infatti il Ministero dell’Istruzione ha accolto la richiesta sindacale di concedere l’abilitazione ai docenti che hanno superato il concorso straordinario. Di conseguenza tali insegnanti potranno iscriversi entro il 24 luglio agli elenchi aggiuntivi delle Gps di prima fascia.

Intanto, come segnala la Cisl Scuola, si stanno predisponendo le necessarie modifiche alla procedura informatizzata di istanze on line, per consentire la richiesta di inserimento negli elenchi aggiuntivi con l’indicazione della causale che gli interessati (inseriti nelle G.M.2020 e titolari di un contratto nell’a.s.2020/2021) dovranno prendere in considerazione per procedere all’invio di una nuova domanda di inserimento negli elenchi suddetti.

La pubblicazione della nota del Ministero è prevista nelle prossime ore, probabilmente già domani giovedì 22 luglio.

L’affondo di Giannelli contro i docenti no vax: “Chi si rifiuta non insegni”. Sasso: “Ddl Ronzulli è illiberale”

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Qualora non si riuscisse a ottenere la vaccinazione, si potrebbe valutare una forma di obbligo, che deve valere per tutti coloro che sono a contatto con l’utenza. Dunque per i non vaccinati non si avrebbe l’accesso a un determinato tipo di attività”.

Così Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, a Rainews 24. Per Giannelli bisogna dunque valutare una forma di obbligo per riaprire le scuole in sicurezza, nel caso anche negare l’insegnamento in presenza.

“È chiaro che per riprendere in totale sicurezza, per fare a meno del distanziamento, mi rifaccio al parere del Cts, servirebbe o la totalità dei vaccinati o la quasi totalità secondo percentuali che lo stesso Cts dovrebbe precisare. Quindi, qualora non si riuscisse in tempi molto rapidi ad ottenere questa vaccinazione è chiaro che si dovrebbe valutare l’introduzione di una forma di obbligo, che dovrebbe valere per tutti coloro che sono a contatto con l’utenza. Si tratta di una misura di tutela di salute collettiva e non di tutela salute privata”.

“Credo che sia possibile che il numero di 200mila non vaccinati nel personale scolastico sia sovrastimato. Ricordiamo che da un certo momento in poi le vaccinazioni nei confronti del personale scolastico sono state fermate e si è proceduto solo per fasce di età, quindi è possibile che ci siano tra questi 200mila molti docenti o comunque personale scolastico che si è vaccinato senza dichiarare la sua qualifica perché non veniva più richiesta dato che si procedeva soltanto per fasce di età – ha aggiunto Giannelli – Per fare una stima precisa servirebbe un lavoro di pulizia sulle banche dati sulle anagrafi vaccinali regionali che dovrebbero essere incrociate con
 quella dei dipendenti del ministero dell’Istruzione. Se non si fa questa operazione credo stiamo parlando di una cifra un po’ aleatoria”.

“E poi non registro sinceramente da parte del personale scolastico una particolare ritrosia alla vaccinazione e quindi credo che il fatto che vi sia ancora chi si deve vaccinare dipenda da altre cause, per esempio la pubblicità negativa che vi è stata su AstraZeneca potrebbe aver rallentato le operazioni“, ha aggiunto Giannelli.

Duro, invece, il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, sul disegno di legge Ronzulli che prevede il pugno duro contro i docenti no vax: “Agli insegnanti ed al personale educativo ed Ata dovremmo solo dire grazie per quello che hanno fatto negli ultimi 18 mesi, anche andando aldilà degli obblighi previsti dal proprio CCNL. Trovo il ddl Ronzulli assolutamente 1) Inutile ed inopportuno, poiché a Settembre il 90% dei lavoratori della scuola sarà vaccinato. 2) Illiberale, perché non si può imporre un trattamento sanitario obbligatorio per lo più sperimentale 3) Discriminatorio, perché in riferimento ai lavoratori viola l’art.3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Bisogna sensibilizzare, informare, accompagnare ai vaccini”.

Chiedono un’opera di sensibilizzazione le deputati di Fratelli d’Italia, Paola Frassinetti, vicepresidente della commissione Cultura della Camera e responsabile dipartimento istruzione, ed Ella Bucalo, responsabile Scuola: “Occorre una campagna divulgativa seria al di là di ogni ideologia e senza imposizioni. Se l’85% del personale scolastico è vaccinato significa che stiamo parlando di persone che hanno il senso delle istituzioni e che non meritano attacchi scomposti invocando metodi che non sono contemplati dalla Costituzione. Vanno evitate campagne divulgative atte a creare solo inutili allarmismi e soluzioni inattuabili. Per garantire un regolare avvio del prossimo anno scolastico e per scongiurare la DAD, che come è noto mina la preparazione dei nostri studenti, vanno garantiti interventi strutturali che assicurerebbero una scuola in presenza e in sicurezza degna di questo nome. Incentivare la riduzione del numero di alunni per classe, individuare nuovi spazi, fornire mascherine omologate, installare impianti di areazione, migliorare il sistema dei trasporti pubblici: queste sono le cose da mettere in atto con urgenza per non ripetere gli errori dello scorso che hanno causato disagi a studenti, famiglie e docenti.” 

Anche il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a Tgcom 24, è per un’azione di convincimento. “Serve una forma di obbligo per i docenti che non si sono ancora vaccinati contro Covid? In realtà, sono 215mila gli insegnanti non vaccinati contro Covid. In numero assoluto sembra altissimo, mentre invece è una percentuale bassa rispetto al totale del corpo docente e localizzata in alcune regioni. Credo che una moral suasion sia necessaria in quelle regioni che altrimenti avrebbero seri problemi nella didattica. Ma il 15% di non vaccinati non sarà molto diverso dalla popolazione generale, dove credo che il 15%” delle persone vaccinabili “non si vaccinerà. Dobbiamo fare un’azione di convincimento che può essere fatta anche con piccole cose”. 

“Il consiglio che do ai docenti è di vaccinarsi – ha aggiunto – Il punto più importante è che devono farlo per loro stessi. Soprattutto gli insegnanti andranno nelle scuole dove sotto i 12 anni il vaccino non esiste ancora e quindi la circolazione virale in quelle classi e il rischio potrà essere più alto. E il docente di 50 anni che si prende il virus” e non è protetto dal vaccino “rischia” maggiormente “di andare in terapia intensiva. Il mio consiglio dunque è: vaccinatevi per voi stessi, prima ancora che per gli altri”.

A favore dell’obbligo vaccinale anche Silvio Garattini, dell’istituto Mario Negri:  “Un nodo molto importante è quello della scuola: bisogna fare in modo che studenti, professori e personale scolastico siano vaccinati” contro Covid. “Perché non vogliamo che la scuola subisca ancora dei ritardi. Sarebbe molto grave. Non è un obbligo. Vedrei bene una legge che dica che per entrare a scuola bisogna essere vaccinati. Un po’ come è stato fatto per le vaccinazioni di base qualche anno fa. Questo per tutti, studenti e personale“.

Siamo ancora indietro, tutto sommato – spiega – Se vogliamo arrivare ad andare a scuola ai primi di settembre, dobbiamo vaccinare entro agosto oppure finirà che già cominciamo a perdere il primo mese praticamente. E abbiamo già perso tanto, troppo tempo con la scuola“.

Ecco perché Garattini chiama in causa uno strumento legislativo sul modello della legge Lorenzin, che ha legato l’accesso di bambini e ragazzi ad asili e scuole all’essere in regola con le vaccinazioni di routine. Che lo si chiami obbligo o meno, all’atto pratico l’effetto sarebbe vincolante. Con la legge Lorenzin “si è detto: se vuoi andare a scuola devi essere vaccinato perché non ci sei soltanto tu e la tua libertà finisce quando ledi quella degli altri. Se non ti vaccini rischi di contagiare gli altri, soprattutto quelli che per ragioni mediche non si possono vaccinare“.

Covid, casi triplicati: per entrare a scuola servirà il green pass “pesante”, l’obbligo vaccinale passa da lì

da La Tecnica della Scuola

All’interno del governo continua il confronto sul green pass: se ne discuterà fino all’avvio del Consiglio dei ministri, che nelle prossime ore si svolgerà proprio per approvare il nuovo decreto con cui fare fronte all’impennata di contagi dovuta all’effetto varianti. L’impressione è che si arriverà all’introduzione di una nuova “stretta”, con l’abbandono del green pass light per fare spazio ad un certificato verde decisamente più “pesante”. E un suo utilizzo più incisivo. Tanto che Confindustria ha chiesto l’utilizzo del green pass anche nelle fabbriche (con i sindacati subito a dire no).

Di nuovo casi in aumento

Del resto, in Italia i casi di Covid in sole ventiquattr’ore sono tornati a crescere: si è passati da 1.534 a 4.259.

Anche quanto sta accadendo in Francia, con 21 mila nuovi casi in un solo giorno, è un campanello di allarme che va necessariamente preso in seria considerazione. Ancora più preoccupanti i numeri che arrivano poi dalla Gran Bretagna.

I governatori hanno chiesto di utilizzare il certificato verde solo “per permettere in sicurezza la ripresa di attività fino ad oggi non consentite o limitate”: eventi sportivi, concerti, discoteche, fiere e congressi. Ma non per entrare nei ristoranti, cinema, teatri, palestre, piscine.

Posizione che Matteo Salvini appoggia: è una “proposta assolutamente equilibrata – dice il leader della Lega – se applicassimo il green pass da domani mattina come vuole qualche ultra significherebbe impedire il lavoro, il diritto alla salute, il diritto allo studio, allo spostamento e alla vita ad almeno la metà della popolazione italiana”.

Le tappe di avvicinamento

Ma al governo, e soprattutto al dicastero della Salute, c’è il ministro Roberto Speranza che, assieme ad altri nella maggioranza, spinge per un uso ‘estensivo’ dei certificati.

L’ipotesi che si sta facendo strada è dunque quella di partire da subito con l’obbligo del green pass “pesante” per tutta una serie di attività non essenziali e da settembre estenderlo a quelle essenziali. Come appunto l’Istruzione.

Già dalla settimana prossima o al più tardi all’inizio d’agosto per sedersi nei bar e nei ristoranti al chiuso potrebbe essere necessario avere il pass, ottenibile in questa prima fase con una sola dose (o con il certificato di guarigione o il tampone negativo), mentre nessun obbligo ci sarà per prendere il caffè al bancone.

Le due dosi diventeranno invece necessarie per entrare in discoteca o per prendere treni, aerei e navi a lunga percorrenza.

Perché il Governo sta valutando la possibilità di effettuare una dose di vaccino per andare al ristorante e una doppia dose per i luoghi più affollati. E qui potrebbe rientrare la scuola.

Proroga dell’emergenza

Anche sulla revisione dei parametri, al momento l’accordo non c’è: i presidenti propongono una soglia del 20% per le terapie intensive e del 30% per i reparti ordinari, oltre la quale si andrebbe in zona gialla. Percentuali ben più alte di quelle suggerite da tecnici ed esperti. La trattativa è ancora in corso.

Nel decreto, infine, entrerà la proroga dello stato d’emergenza (molto probabilmente fino alla fine dell’anno) ma non tutto il discorso relativo al trasporto locale, dunque bus e metropolitane: se ne riparlerà più avanti quando si affronterà anche il discorso della scuola, entrambi servizi essenziali.

Come si ottiene il green pass

Ricordiamo che il green pass italiano garantisce la partecipazione a grandi eventi pubblici, l’accesso alle Rsa e gli spostamenti in Italia.

Approvato con il decreto anti-Covid del 22 aprile 2021, poi modificato dal decreto del 18 maggio, e a cui il 17 giugno il presidente del Consiglio Mario Draghi ha dato il consenso, il certificato verde è un documento che serve a dimostrare l’avvenuta vaccinazione anti-Covid-19, la guarigione dal virurs, l’esito negativo a un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle 48 ore precedenti.

Il green pass viene rilasciato in formato cartaceo e digitale dalla struttura sanitaria o dal Servizio Sanitario Regionale: per i vaccinati è valido dopo il 15esimo giorno dalla somministrazione della prima dose, mentre dopo il completamento del ciclo vaccinale la certificazione ha una durata di 270 giorni quindi 9 mesi.

La certificazione verde di avvenuta guarigione invece viene rilasciata il giorno della fine dell’isolamento, dalla struttura ospedaliera presso cui si è effettuato il ricovero, dalla Azienda sanitaria competente e dai medici di medicina generale o dai pediatri: è valido sei mesi dalla data di fine isolamento.

Il green pass si ottiene anche sottoponendosi ad un test antigenico o molecolare con esito negativo: lo rilasciano le strutture sanitarie pubbliche e private, le farmacie o i medici responsabili dell’esame svolto. La validità della certificazione post-tampone è però di appena 48 ore dal prelievo del materiale biologico.

“Il green pass non è solo vaccinazione”

Ad oggi, “il green pass non è condizionato alla vaccinazione ma si può anche ottenere attraverso il tampone negativo”, ha sottolineato a Radio Cusano Campus l’europarlamentare Luisa Regimenti, componente della commissione Sanità al Parlamento europeo membro del dipartimento Sanità di Forza Italia.

“Sarebbe un errore – ha aggiunto – mettere in stretta correlazione vaccinazione e green pass, perché molte persone hanno visto questo come una sorta di imposizione. È uno strumento che va usato nei luoghi di maggior assembramento, laddove la libertà individuale s’incontra con quella collettiva”. Presto, però, le condizioni potrebbero cambiare di molto.

Sul disegno di legge di Forza Italia sui vaccini obbligatori per il personale della scuola, presentato dalla senatrice Licia Ronzulli, Regimenti ricorda che “si è già vaccinato spontaneamente fino all’85%. Ora il disegno di legge può essere un incentivo. Ma credo che tutte le persone che hanno a che fare con le comunità, medici, personale sanitario addetto alle Rsa, abbiamo già una loro coscienza civica che fa comprendere loro che la vaccinazione non solo è una protezione per se stessi, ma per gli altri”.

Vaccini e green pass, presidi fanno fretta, Figliuolo richiama le Regioni

da La Tecnica della Scuola

Sono i giorni decisivi per le nuove misure anti-Covid da adottare, dal green pass, ai parametri per i colori delle Regioni, fino alle vaccinazioni e al paventato obbligo per il personale scolastico. La variante Delta preoccupa e non poco, i contagi aumentano, specie tra i giovani, e si guarda al resto dell’estate (ma soprattutto all’autunno) con timore.

Il commissario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo continua a fare appelli a chi ancora non si è vaccinato, ma ammette che al momento chi si vaccina è soprattutto per le seconde dosi, e poco per le prime. In un’intervista ad ‘Avvenire’, il generale spiega come nella scuola circa l’85% del personale ha ricevuto la prima dose ma che ci sono delle disomogeneità poiché alcune Regioni rimangono sotto l’80%. Per questo le Regioni vengono spinte a creare delle corsie preferenziali per gli insegnanti negli hub vaccinali, venendo incontro il più possibile alla categoria.

Giannelli (Anp): “Si faccia presto o dad inevitabile”

Diverse sono poi le posizioni sulle vaccinazioni a scuola. L’Associazione Nazionale Presidi sostiene l’obbligo del vaccino per il personale scolastico, unica soluzione per riaprire gli istituti in presenza e in sicurezza. Sempre l’Anp avrà domani un incontro al ministero in vista del nuovo anno scolastico.

Il presidente dell’Associazione Antonello Giannelli, intervenuto a Radio Cusano Campus ha dichiarato: “Il dato dei 200mila non vaccinati non è aggiornato perchè riferito a quando c’era una corsia preferenziale per la scuola, poi si è proceduti per fascia d’età. L’obbligo servirebbe perchè chi è a contatto con un’utenza è potenzialmente un diffusore del contagio. La dad – spiega Giannelli – sarà inevitabile se dovremo rispettare il distanziamento, perchè i mezzi pubblici non ce la farebbero a trasportare tutti gli studenti alla stessa ora e in molte scuole non si riescono a mantenere gli alunni distanziati”. Sulla vaccinazione agli studenti over 12, il presidente Anp è chiaro: “I pediatri dicono che sarebbe opportuno, ma se non si fa presto è chiaro che per settembre non si fa in tempo”.

Andis e DirigentiScuola: ok al green pass

Ad affermare la propria posizione anche l’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici che esprime preoccupazione per la ripartenza con il 15% del personale scolastico non vaccinato. Per questo l’Andis chiede al governo di far superare la diffidenza nei confronti del vaccino e di determinare l’obbligo del green pass per il personale della scuola.

Anche DirigentiScuola si esprime a favore di vaccini e green pass. “Lo avevamo detto in tempi non sospetti, quando tutti intorno a noi erano scettici – spiega Attilio Fratta, presidente del sindacato dei presidi – siamo stati convocati il prossimo 27 luglio per discutere della ripartenza”.

Esami di maturità e prove Invalsi, i risultati dicono la qualità dei percorsi

da La Tecnica della Scuola

È da giorni che la scuola si trova sulle prime pagine dei giornali.

Prima per i voti troppo alti alla maturità, poi per le carenze emerse dai dati Invalsi. Dati addirittura equiparati, soprattutto al Sud per i ragazzi grandi, alla preparazione della terza media, cioè fortemente negativi, nonostante i voti alti. In mezzo l’imputata principale, la didattica a distanza (DaD).

Anche noi, ampiamente, abbiamo richiamato alcuni limiti di questa didattica. Ma, allo stesso tempo, ci siamo anche ripetuti come tanti e tanti presidi e docenti abbiano fatto i salti mortali pur di garantire, nonostante il vuoto normativo, un nuovo modo di fare scuola, con l’ausilio della tecnologia.

Purtroppo non sempre, nei vari commenti di questi giorni, si è considerata la grave situazione che la scuola ha dovuto affrontare.

Ora, giudicare i risultati di quest’anno scolastico come se niente, o quasi, fosse avvenuto mi è parso una leggerezza non perdonabile.

Non solo: non ci si può occupare della scuola solo attraverso le notizie negative o problematiche.

Basta una sola domanda: cosa sarebbe successo senza la didattica a distanza, cioè con i bambini e i ragazzi lasciati a casa senza alcun contatto con la scuola?

Sappiamo le criticità che sono emerse in questo anno e mezzo, ma proviamo, per un attimo, ad immaginare cosa sarebbe successo senza questa nuova didattica, e senza lo smart working, per il mondo del lavoro.

Ovvio, e qui veniamo agli esami di maturità, come si sono svolti lo scorso anno e quest’anno, cioè con soli docenti interni in un’unica prova orale, non possono diventare il modello per i prossimi anni.

Ovvio, perché un vero esame deve e dovrebbe comunque prevedere esaminatori in maggioranza esterni, per ragioni comprensibili, e con più prove scritte. Perchè diverse sono le abilità e competenze richieste negli scritti e negli orali.

Sempre che li vogliamo tenere, questi esami, per via del vecchio mito del valore legale del titolo, oppure per i soli aspetti psicosociali, cioè l’esame finale come cruna dell’ago tra adolescenza e giovinezza.

Ma qui il discorso prende aspetti più generali che riguardano il sistema scuola nel suo complesso, con le criticità più volte denunciate, legate ad una gestione burocratizzata che oramai guarda sempre meno il vero significato di servizio pubblico, cioè un servizio scolastico capace di riconoscere che il cuore della scuola è l’apprendimento degli studenti, non un ammortizzatore sociale per alcune lauree senza mercato del lavoro.

Qui è il sistema scuola che deve interrogarsi. E bene ha fatto il ministro Bianchi a prevedere, a fine anno, una conferenza nazionale sulla scuola, per tentare di alzare la testa e di rispondere a questa e ad altre domande.

Ma la decisione di Bianchi arriverà tardi, come troppe volte è successo, perché il governo Draghi non sappiamo se sopravviverà all’elezione del nuovo presidente della repubblica. Sarà il solito convegno delle tante belle intenzioni, che passerà come notizia secondaria nei nostri mass media.

La scuola, se ancora come Paese vogliamo credere ed avere un futuro, deve diventare invece la notizia principale, la più importante preoccupazione, perché riguarda, appunto, il nostro futuro.

Perché i giovani, i quali sono migliori di come di solito vengono dipinti, sono la nostra speranza di futuro possibile.

La scuola oggi, rispetto al passato, è l’unico momento universale di questi nostri ragazzi. Con la crisi delle famiglie e delle tradizionali agenzie educative, la scuola oggi non adotta più il metodo autoritario della trasmissione delle sole conoscenze, ma ogni giorno si impegna a prendersi cura dei propri allievi, cercando non solo la mera ripetizione, ma la comprensione. Per cui anche i test nozionistici, alla fine, non hanno più senso, se non supportati da forme diverse di una valutazione che si faccia capace di diventare autovalutazione critica per i nostri studenti.

Dunque, se i dati Invalsi e i risultati degli esami di maturità hanno portato in primo piano valutazioni negative, le prime, ed esagerate, le seconde, questo ci deve portare a ripensare l’intero percorso culturale, a considerare che i risultati, come sempre, dicono la qualità dei percorsi, senza nascondersi dietro il nozionismo che tanto piace a chi invoca il tempo passato.

Ci vorrebbe un cambio di marcia nel sistema scuola, per riconoscere ai tanti docenti italiani, imbrigliati dal finto egualitarismo anche stipendiale, il loro valore. Perché tanti e tanti di loro sono davvero dei maestri e delle guide positive per i nostri studenti, a parte situazioni critiche da tutti conosciute ma, sino ad oggi, non risolvibili sul piano sindacale.

Che cosa manca in Italia? Manca un sistema di valutazione dei docenti, dei presidi, del personale, delle singole scuole. E non è più possibile un sistema di reclutamento del personale centralizzato, mentre le scuole tutte devono diventare scuole delle comunità locali.

Sono essenziali, dunque, il ripensamento della scuola come sistema, dunque, ed una più adeguata considerazione del valore di un apprendimento che oggi più che mai richiede approcci valutativi multipli, che tenga conto del nesso imprescindibile tra processo e risultato. Sapendo che oggi conta, prima del possesso di una informazione, la capacità di ricostruirne lo spirito di ricerca.

Per capirci, basterebbe questa piccola verifica. Quanti presidi e docenti, durante l’esame di maturità di quest’anno, si sono concentrati su domande e considerazioni culturali a tutto tondo, senza rifugiarsi nelle domande quiz? Quanti sono consapevoli oggi che le informazioni sono necessarie ma non sufficienti? Quanti hanno compreso che anche le stesse tecnologie, capaci di gestire in modo algoritmico tutte le informazioni possibili, se non mediate dall’arte del domandare ragione, atrofizzano proprio lo sfondo culturale della comprensione, confondendo, al dunque, mezzi e fini, cioè costringendo i giovani, nati digitali, a sacrificare proprio lo spirito critico, che è l’energia vitale della vita come ricerca, come amava ripetere il vecchio Socrate?

Perché insistiamo su questi aspetti?

Per le implicazioni dei percorsi scolastici, al di là dei vari indirizzi di studio, le quali porteranno i nostri giovani a cercarsi una propria strada oltre questi stessi percorsi di studio, una strada magari diversa, nella quale le attitudini ed i talenti, se ben allenati alla multivocità del nostro mondo, potranno trovare reali e differenti opportunità di vita e di crescita culturale. In altre parole, è finito il tempo del cordone ombelicale univoco tra scuola e mondo del lavoro.

In più, se l’innovazione continua, assieme allo studio lungo tutta la vita impastato con l’umiltà di imparare da tutti lavorando in gruppo, è e sarà il passe-partout del loro e nostro futuro, al di là dei titoli di studio, non possiamo non chiudere queste righe augurando a questi nostri ragazzi di incontrare nella vita le opportunità che si meritano. Perché i treni si presenteranno a tutti. È solo restando vigili e disponibili alla messa in discussione dei paradigmi dominanti che potranno riconoscerli questi treni nella propria vita personale e sociale.

Rapporto INVALSI 2021/1: duro attacco della Flc-Cgil al sistema di valutazione

da Tuttoscuola

Il sindacato della Flc-Cgil ha sempre avuto un atteggiamento critico nei confronti delle prove Invalsi e delle modalità valutative che l’Istituto adotta da anni per rilevare le competenze e i livelli di apprendimento della popolazione scolastica.

Ma questa volta, di fronte alle generali reazioni improntate al catastrofismo degli organi di informazione a commento del Rapporto INVALSI di quest’anno, il sindacato di Sinopoli ha sciolto le briglie criticando pesantemente metodo, impianto e risultanze del Rapporto, come attacco contro le scuole pubbliche e contro chi ci lavora.

Il sindacato se la prende innanzitutto con gli organi di informazione, ritenuti forse acritici e supini di fronte al Rapporto, ma, in particolare, attacca frontalmente “la disciplina dei test Invalsi mentre quasi in tutta Europa e negli Stati Uniti le valutazioni via test sono messe a dura prova e ormai non vengono più adottate”.

Il giudizio sull’INVALSI nella sua radicalità sembra proprio essere senza appello, ma anche nella contestualizzazione dell’anno di pandemia, oggetto del Rapporto, il sindacato non fa sconti, ritenendo fuori luogo una valutazione non adeguatamente attenta alla situazione delle scuole chiuse.

“Insomma, nonostante le enormi difficoltà di questi mesi di pandemia la scuola pubblica ha retto, proprio grazie alla tenacia professionale di centinaia di migliaia di docenti, di decine di migliaia di tecnici, amministrativi collaboratori scolastici, dsga, delle famiglie e naturalmente degli studenti. E invece ecco che i risultati dell’Invalsi hanno dato fiato alle trombe di chi pregiudizialmente intende stabilire un nesso causale tra perdite di competenze degli studenti (nozioni), peggioramento della qualità della didattica (quella “frontale”, ovvio, ma senza indicazioni sulle eventuali alternative) e, ineludibilmente, inadeguatezza di un corpo docente irresponsabile, tecnologicamente impreparato e concentrato solo sulla difesa dei propri diritti (o privilegi) corporativi”.