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Conte sonda la maggioranza sul possibile rientro a scuola il 14 dicembre per le superiori

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Il premier Conte vorrebbe riaprire le scuole superiori a metà mese e sonda le reazioni dei partiti della maggioranza. Intanto, nell’eterno dilemma italiano sull’apertura delle scuole ai tempi del Coronavirus, le linee guida della Commissione europea, preparate in vista delle festività natalizie, offrono qualche prezioso suggerimento. In una bozza di cui l’Ansa ha preso visione, e che potrebbe tuttavia cambiare fino all’adozione del documento definitivo nel collegio dei commissari che si riunirà domani, Bruxelles consiglia di valutare di «allungare le vacanze» o di ricorrere «alla didattica a distanza» per creare «periodi cuscinetto» e scongiurare il diffondersi del virus negli istituti.

Intanto, il premier Conte ha detto che «per dare un segnale», i ragazzi delle superiori potrebbero tornare in aula il prossimo 14 dicembre. È l’ipotesi su cui il presidente del Consiglio avrebbe sondato i capigruppo di maggioranza, ieri, nel corso della riunione sul prossimo Dpcm. Conte avrebbe precisato che l’ipotesi deve essere ancora sottoposta al vaglio del Cts: si tratterebbe di porre fine alla didattica a distanza nelle aree gialle dalla metà del mese. Le reazioni sarebbero state contrastanti: Iv avrebbe confermato la sua posizione favorevole ma altri partiti si sarebbero espressi contro.

«In questo caso – si raccomanda – sarà importante» che le autorità comunichino «la data del rientro a scuola con anticipo», chiedendo a educatori e famiglie con bambini di tornare a casa per tempo ed evitando così di trasformare la scuola in una fonte di contagio che potrebbe contribuire ad una terza ondata. Perché se è possibile che le prime dosi dei vaccini più promettenti, come quello Pfizer o Moderna, arrivino presto sul mercato, la realtà è che non saranno immediatamente disponibili per tutti ed occorre una «strategia ponte» per i difficili mesi a venire.

La raccomandazione è perciò insistere con mascherine protettive, distanziamento sociale e strette regole di igiene personale, evitando assembramenti, soprattutto nei luoghi chiusi. Abbassare la guardia sulle misure di contenimento anti-Covid potrebbe costare caro, avvertono dall’esecutivo comunitario.

Una pubblicazione del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, elaborata con modelli matematici sulla base dell’attuale situazione epidemiologica, dimostra infatti che se i governi revocassero le restrizioni il 7 dicembre, la curva dei ricoveri tornerebbe a salire già il 24 dicembre. Se invece si attendesse fino al 21 dicembre, i nuovi picchi si vedrebbero a inizio gennaio. Per questo anche le riunioni in famiglia, che tradizionalmente si radunano attorno al tavolo di Natale, dovranno continuare ad essere limitate.

Quanto alle “cerimonie religiose” sarebbe opportuno evitare messe affollate, restando piuttosto a casa con i propri cari per seguire le funzioni dalla tv, dalla radio o online. E in ogni caso evitando di cantare, perché «l’uso della mascherina – si sottolinea – è particolarmente importante in queste occasioni». Il coprifuoco nelle ore notturne dovrebbe essere mantenuto, con un conseguente addio ai tradizionali cenoni danzanti di capodanno. E quanti vorranno mettersi in viaggio dovrebbero essere incoraggiati ad auto-isolarsi per una settimana prima di riprendere i contatti sociali, a far uso delle app per i tracciamenti e a vaccinarsi contro l’influenza stagionale, anche perché il viaggio «costituisce un rischio di per sé» dato l’alto numero di occasioni di esposizione al virus. Sulla stagione sciistica invece Bruxelles non si pronuncia. Ma la Commissione raccomanda di «valutare attentamente un approccio comune basato su coordinamento, coerenza e prove scientifiche». E al termine delle 16 pagine di documento conclude: «Sarà una fine dell’anno diversa. Conterà il contributo di tutti».

A fine lezione è meglio testare le abilità più che le conoscenze

da Il Sole 24 Ore

di Silvio Pierro

Svolgere lezioni di informatica in Dad richiede un’accurata fase di preparazione della lezione per rendere l’argomento meno pesante e il più interattivo possibile. Prima di mettere a punto e lezioni bisogna curare tre aspetti fondamentali: la piattaforma, l’applicazione e infine la metodologia.

Le indicazioni preliminari

La piattaforma è l’insieme di programmi che permettono di connettersi con la classe. In genere viene scelta dal dirigente scolastico e i docenti la adottano, l’unico compito dell’insegnante è quello di imparare a utilizzarla.

La scelta dell’applicazione da utilizzare invece spetta al docente e presenta una prima sfida: la disuniformità delle piattaforme utilizzate dagli studenti. Nelle lezioni in laboratorio ogni studente ha a disposizione il Pc d’aula già attrezzato per le specifiche attività, nelle lezioni a distanza ogni studente utilizza un dispositivo differente. Alcuni studenti si connettono con un Pc, altri si connettono con un tablet, alcuni usano un sistema operativo come Windows, altri un dispositivo Mac, oppure Android. Bisogna tenere conto di questo aspetto nella scelta del software. Meglio scegliere un programma multipiattaforma, che può essere usato da tutti gli studenti.

L’ultimo aspetto da curare è la metodologia di lezione. Per cercare di coinvolgere i ragazzi è bene usare un approccio molto pratico e che richieda di svolgere esercizi agli alunni dall’inizio dell’argomento fino alla fine, cercando di aumentare il livello di difficoltà in maniera graduale e prevedendo varie fasi di interazione tra alunno e insegnante. È sempre utile terminare le lezioni con un test finale abbastanza importante ed impegnativo. Infine, la valutazione deve sommare tutti i lavori svolti durante l’attività, e questo aspetto deve esser ben chiaro alla classe dall’inizio delle lezioni.

Un caso concreto

Facciamo un esempio: diciamo che dobbiamo spiegare agli studenti l’utilizzo di Excel: le prime lezioni ovviamente saranno per lo più introduttive all’argomento. In questa fase gli studenti seguono la spiegazione ed eseguono passo-passo la procedura che mostro loro tramite la riunione. Alla fine di ogni lezione tutti gli studenti devono consegnare il file al docente con il lavoro finito, in questo caso la consegna deve essere immediata alla fine della lezione, in questa fase una mancata consegna risulterà in una penalizzazione nel voto finale.

Dopo questa fase iniziale si passa al lavoro pratico per gli studenti, dove gli esercizi verranno eseguiti in modo autonomo dagli alunni che avranno delle istruzioni sempre meno dettagliate man mano che si procede nell’argomento. Nell’esercizio saranno presenti argomenti già trattati e una percentuale di istruzioni mai spiegate a lezione. Inoltre, il tempo per lo svolgimento dell’esercizio sarà relativamente breve, circa 30 minuti, al termine dei quali possono consegnare in orario oppure decidere di continuare l’esercizio come compito per casa entro la prossima lezione. In quell’occasione eseguirò io stesso l’esercizio per far vedere agli studenti come andava svolto in maniera corretta e chiedendo loro se poteva essere svolto in maniera differente: questa interazione serve per abituare gli studenti ad autocorreggersi. Di solito incoraggio gli alunni valutando in maniera meno grave gli errori autocorretti, ma evidenziando il fatto a tutta la classe. Dopo la correzione, vado avanti con un altro esercizio e, se c’è ancora tempo, assegno un esercizio per casa. La data di consegna è sempre impostata per la lezione successiva.

Il questionario

Quando ritengo che l’argomento sia stato trattato completamente faccio svolgere un questionario su Forms con domande a risposta multipla. Va ricordato che è sempre meglio testare le abilità e non le conoscenze; è meglio porre una domanda come: «Posso usare Excel per stampare un documento?» anziché: «Come faccio a stampare il foglio di Excel?» Ovviamente gli studenti hanno molti modi per imbrogliare, ma per cercare le informazioni è sempre necessario del tempo. Lasciando loro il tempo strettamente necessario alla lettura della domanda, ai pochi secondi di ragionamento e all’inserimento della risposta è possibile evitare eventuali “furbate”.

Dalla mia esperienza bisogna dare circa 45 secondi a domanda per eseguire il test. Meglio non fare test troppo lunghi, il mio optimum è 25 domande con 20 minuti di tempo, a meno di domande troppo lunghe. Il voto finale dell’attività sarà dato per metà dagli esercizi svolti durante il corso delle lezioni e per metà dal test finale.

Usando questa metodologia riesco a ottenere buoni risultati sia come affidabilità delle valutazioni che come apprendimento degli studenti. Certo esistono ancora aspetti che non riesco a trasmettere. Ad esempio, non ho ancora trovato soluzione al problema principale della generazione Y,: far capire loro che saper usare uno strumento informatico e far funzionare uno strumento informatico sono due cose completamente diverse, e ovviamente, in un corso di informatica bisogna imparare bene una sola delle due.

A fine lezione è meglio testare le abilità più che le conoscenze

da Il Sole 24 Ore

di Silvio Pierro

Svolgere lezioni di informatica in Dad richiede un’accurata fase di preparazione della lezione per rendere l’argomento meno pesante e il più interattivo possibile. Prima di mettere a punto e lezioni bisogna curare tre aspetti fondamentali: la piattaforma, l’applicazione e infine la metodologia.

Le indicazioni preliminari

La piattaforma è l’insieme di programmi che permettono di connettersi con la classe. In genere viene scelta dal dirigente scolastico e i docenti la adottano, l’unico compito dell’insegnante è quello di imparare a utilizzarla.

La scelta dell’applicazione da utilizzare invece spetta al docente e presenta una prima sfida: la disuniformità delle piattaforme utilizzate dagli studenti. Nelle lezioni in laboratorio ogni studente ha a disposizione il Pc d’aula già attrezzato per le specifiche attività, nelle lezioni a distanza ogni studente utilizza un dispositivo differente. Alcuni studenti si connettono con un Pc, altri si connettono con un tablet, alcuni usano un sistema operativo come Windows, altri un dispositivo Mac, oppure Android. Bisogna tenere conto di questo aspetto nella scelta del software. Meglio scegliere un programma multipiattaforma, che può essere usato da tutti gli studenti.

L’ultimo aspetto da curare è la metodologia di lezione. Per cercare di coinvolgere i ragazzi è bene usare un approccio molto pratico e che richieda di svolgere esercizi agli alunni dall’inizio dell’argomento fino alla fine, cercando di aumentare il livello di difficoltà in maniera graduale e prevedendo varie fasi di interazione tra alunno e insegnante. È sempre utile terminare le lezioni con un test finale abbastanza importante ed impegnativo. Infine, la valutazione deve sommare tutti i lavori svolti durante l’attività, e questo aspetto deve esser ben chiaro alla classe dall’inizio delle lezioni.

Un caso concreto

Facciamo un esempio: diciamo che dobbiamo spiegare agli studenti l’utilizzo di Excel: le prime lezioni ovviamente saranno per lo più introduttive all’argomento. In questa fase gli studenti seguono la spiegazione ed eseguono passo-passo la procedura che mostro loro tramite la riunione. Alla fine di ogni lezione tutti gli studenti devono consegnare il file al docente con il lavoro finito, in questo caso la consegna deve essere immediata alla fine della lezione, in questa fase una mancata consegna risulterà in una penalizzazione nel voto finale.

Dopo questa fase iniziale si passa al lavoro pratico per gli studenti, dove gli esercizi verranno eseguiti in modo autonomo dagli alunni che avranno delle istruzioni sempre meno dettagliate man mano che si procede nell’argomento. Nell’esercizio saranno presenti argomenti già trattati e una percentuale di istruzioni mai spiegate a lezione. Inoltre, il tempo per lo svolgimento dell’esercizio sarà relativamente breve, circa 30 minuti, al termine dei quali possono consegnare in orario oppure decidere di continuare l’esercizio come compito per casa entro la prossima lezione. In quell’occasione eseguirò io stesso l’esercizio per far vedere agli studenti come andava svolto in maniera corretta e chiedendo loro se poteva essere svolto in maniera differente: questa interazione serve per abituare gli studenti ad autocorreggersi. Di solito incoraggio gli alunni valutando in maniera meno grave gli errori autocorretti, ma evidenziando il fatto a tutta la classe. Dopo la correzione, vado avanti con un altro esercizio e, se c’è ancora tempo, assegno un esercizio per casa. La data di consegna è sempre impostata per la lezione successiva.

Il questionario

Quando ritengo che l’argomento sia stato trattato completamente faccio svolgere un questionario su Forms con domande a risposta multipla. Va ricordato che è sempre meglio testare le abilità e non le conoscenze; è meglio porre una domanda come: «Posso usare Excel per stampare un documento?» anziché: «Come faccio a stampare il foglio di Excel?» Ovviamente gli studenti hanno molti modi per imbrogliare, ma per cercare le informazioni è sempre necessario del tempo. Lasciando loro il tempo strettamente necessario alla lettura della domanda, ai pochi secondi di ragionamento e all’inserimento della risposta è possibile evitare eventuali “furbate”.

Dalla mia esperienza bisogna dare circa 45 secondi a domanda per eseguire il test. Meglio non fare test troppo lunghi, il mio optimum è 25 domande con 20 minuti di tempo, a meno di domande troppo lunghe. Il voto finale dell’attività sarà dato per metà dagli esercizi svolti durante il corso delle lezioni e per metà dal test finale.

Usando questa metodologia riesco a ottenere buoni risultati sia come affidabilità delle valutazioni che come apprendimento degli studenti. Certo esistono ancora aspetti che non riesco a trasmettere. Ad esempio, non ho ancora trovato soluzione al problema principale della generazione Y,: far capire loro che saper usare uno strumento informatico e far funzionare uno strumento informatico sono due cose completamente diverse, e ovviamente, in un corso di informatica bisogna imparare bene una sola delle due.

Lettura immersiva e «team working» per una scuola più inclusiva

da Il Sole 24 Ore

di Stefania Paci

Venerdì 7 novembre, ore 8, una nuova giornata di Dad sta per iniziare. Insegno informatica all’Ite “E. Tosi” di Busto Arsizio. Come tante scuole siamo tornati a fare didattica a distanza e come tanti insegnanti, ogni giorno, cerco di trasformare «una emergenza in opportunità» per usare le parole della mia ex-preside Amanda Ferrario.

Mi siedo alla scrivania ed apro Microsoft Teams, l’applicazione di Microsoft Office365 che consente di portare la scuola online, di far collaborare studenti e docenti sulla “nuvola”. Non è l’unica piattaforma sul mercato, ce ne sono altre analoghe e ormai tutte le scuole si sono organizzate per utilizzarle: credo sia l’unica conseguenza positiva del Covid.

La prima call della giornata

Apro il calendario di Teams e clicco su Partecipa per entrare nella prima call di oggi con la classe 2AI. Vedo spuntare 30 faccine assonnate, chiedo: «Come state?». Sento rispondere: «Bene prof, e lei?». È una domanda retorica ma in questo momento sapere come stanno è, forse, più importante della lezione che sto per cominciare.

Faccio l’appello e inizia la lezione: parliamo di “Logica booleana”, ho già caricato nella sezione File del Team una presentazione che sarà sempre a loro disposizione: la apro, condivido il mio schermo e spiego alternando la mia voce ad immagini evocative. Se è vero che le persone ricordano il 10% di quello che leggono e il 50% di quello che sentono e vedono spero che servano per catalizzare l’attenzione dei ragazzi e per comprendere meglio i concetti. Dopo una decina di minuti, l’attenzione dei ragazzi decade e per questo propongo un’attività di gruppo che permetterà di applicare quello che ho spiegato e sviluppare delle competenze concrete. Dico: «Ragazzi entrate nei Canali di Teams e svolgete l’attività in gruppi». Grazie a Teams posso creare dei sotto-gruppi nella classe, in inglese si dicono Breakout rooms, e posso permettere ai ragazzi di svolgere esercizi, trovare soluzioni a problemi e confrontarsi. Io entro nelle call dei gruppi per aiutarli o per osservare come lavorano: il Team working è una delle competenze che dovrò valutare a fine anno.

Da una classe all’altra

L’ora è già passata, saluto tutti ed entro nella call di un’altra classe: la 4BI. Stiamo parlando di “Raccolta e analisi di dati”, i ragazzi avevano un compito da consegnare: un sondaggio con Microsoft Forms su come gli adolescenti trascorrono il loro tempo. La piattaforma mi permette di vedere chi ha consegnato il compito e di valutarlo. Invito uno studente, magari il più distratto, a condividere lo schermo ed aprire i dati del proprio sondaggio in Excel: insieme usiamo grafici, funzioni, analizziamo il nesso che esiste fra le varie risposte e cerchiamo di derivarne informazioni e conoscenza.

«Prof. è intervallo!», una delle cose che ci mancano è la campanella liberatoria della ricreazione. Mi faccio un caffè poi entro nella call successiva: la 4AI. Abbiamo visto i giorni scorsi come si progetta un database e prima di procedere ho bisogno di capire cosa ricordano i ragazzi. Ho preparato un gioco interattivo con Kahoot.com, lo propongo ed in tempo reale vedo il feedback delle loro risposte; questo mi serve per chiarire concetti, ripetere definizioni ed essere certa di quale sia il loro livello di apprendimento. Comunico che a breve ci sarà una verifica: sarà una prova semi-strutturata e spiego che il voto finale sarà determinato da quella prova e dalla valutazione delle tante domande flash che ho fatto negli ultimi giorni sull’argomento: si chiama “valutazione diffusa” ed è fondamentale per accertare in ogni momento che i ragazzi siano “sul pezzo” e seguano anche a distanza.

Lezione successiva, 5BS, chiedo a uno studente di condividere il proprio schermo e di mostrare gli esercizi assegnati in Microsoft OneNote: il blocco appunti digitale della classe. Correggiamo l’esercizio, uno schema E/R, e tutti possono vedere e controllare il proprio. Salveremo quella pagina nella sezione Collaboration Space così sarà accessibile a tutti anche al termine della lezione, sarà come portare a casa la “lavagna” della scuola. Per sottolineare il valore inclusivo di OneNote, a inizio anno, ho mostrato ai ragazzi lo strumento di Lettura immersiva che permette di essere facilitati nella lettura dei testi, spero sia utile a qualcuno.

L’ultima ora

Siamo all’ultima ora in 3AS. Questa settimana portiamo avanti un argomento di Educazione civica “Valorizzazione del patrimonio culturale”, propongo un brainstorming per capire quali sono, secondo gli studenti, le tecnologie che permettono di valorizzare l’arte. Apro una lavagna in Microsoft Whiteboard ed invito tutti ad aggiungere una nota per suggerire la loro risposta. Insieme guardiamo le note aggiungersi alla lavagna e decidiamo che la realtà virtuale è la tecnologia più votata: invierò ai ragazzi un tutorial per imparate ad usare https://arvr.google.com/tourcreator/ uno strumento per creare Tour Virtuali poi, in classe, dovranno creare un tour virtuale tra i monumenti della città di Busto Arsizio. Questa metodologia, detta Flipped classroom, prevede una fase di apprendimento autonomo dei ragazzi a casa e una fase produttiva e collaborativa a scuola con il supporto del docente: a volte funziona davvero bene ed evita noia e pesantezza delle lezioni. L’ultima ora è terminata, ma so che non è terminata la mia giornata di lavoro: dovrò pensare alle cose da fare domani, dovrò trovare il modo di coinvolgere ancora i miei studenti altrimenti la didattica a distanza rischia di diventare davvero troppo “distante”!

Il 75% degli studenti italiani boccia la didattica a distanza, ma la scuola del futuro non rinuncia alla tecnologia

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Si avvicina la fine dell’anno e, con essa, il momento di fare un bilancio di questo particolare e complesso 2020. L’emergenza Covid-19 ha cambiato radicalmente le abitudini degli italiani di tutte le età e ha puntato i riflettori anche sullo stato della scuola in Italia, un settore che negli ultimi mesi ha dovuto fronteggiare un improvviso processo di digitalizzazione, a volte impervio.

Eolo, operatore leader in Italia nella fornitura di connettività tramite tecnologia Fwa– (fixed wireless access), ha coinvolto gli studenti in un brainstorming nazionale attraverso radio e social media.

Alla survey in cui veniva loro chiesto di raccontare come sarà “La Scuola del Futuro” hanno risposto circa 20mila studenti di età compresa tra i 5 e i 19 anni, chiamati a immaginare possibili materie, classi, compagni e insegnanti.

Un dato emerge chiaramente: la netta maggioranza degli intervistati, circa il 75%, boccia la Dad (Didattica a distanza), mostrando una chiara preferenza per la didattica in presenza.

Ma l’innovazione rimane centrale nella scuola del futuro: alla scuola in presenza non potrà mancare il supporto unico che la tecnologia può offrire e una buona connessione a Internet e l’accesso a piattaforme e strumenti tecnologici per fare lezione sono indentificati come essenziali dal 65% degli studenti.

Su quali siano le tecnologie essenziali invece la popolazione studentesca è più divisa: il 36% individua come scelta prima l’Internet of Things, il 32% la realtà aumentata e il 24% l’Intelligenza artificiale.

Dalle risposte emerge anche la forte richiesta degli studenti di essere dotati di strumenti nuovi per comprendere al meglio l’attualità e quanto accade nella società contemporanea. Oltre il 32% degli intervistati infatti vorrebbe che venissero inserite nel programma didattico ore su attualità e scienze sociali, il 23% vorrebbe essere maggiormente preparato su come smascherare le fake news, circa il 18% chiede più formazione sui temi di ambiente e sostenibilità e circa il 15% sulle nuove frontiere che le scoperte tecnologiche stanno aprendo, per poter avere gli strumenti per ipotizzare al meglio il proprio futuro.

Da quanto emerso nella survey, Eolo ha quindi estratto 5 pillar su come dovrebbe essere la scuola del domani, per strutturare lo “Statuto della scuola del futuro”:

•Fatta di persone: la connessione umana, il rapporto diretto con i propri insegnanti, le relazioni con i propri compagni di classe sono aspetti che non potranno mai realmente essere sostituti. Da questo presupposto dovrà partire ogni ragionamento per la scuola del futuro.

•Tecnologica: la didattica del futuro verrà supportata dalle tecnologie più all’avanguardia, per fare in modo che le generazioni del futuro siano messe nelle condizioni di formarsi al meglio. Studenti e insegnanti avranno a loro disposizione lavagne e banchi interconnessi, si utilizzerà la realtà aumentata e Intelligenza Artificiale e Internet of Things saranno all’ordine del giorno.

•Evoluta: insieme alle materie fondanti della nostra cultura, si affiancheranno nuove materie, utili per la comprensione della contemporaneità a tutto tondo. Dalle materie più tecniche, come insegnare le basi della programmazione fin dalla scuola elementare, a quelle più umanistiche, come la comprensione del funzionamento dei Social Network e la capacità di riconoscere le fake news e sapersi informare correttamente.

•Interconnessa: ovvero aperta. Tutte le scuole, non solo in Italia, ma in Europa e in tutto il mondo, potranno connettersi tra di loro per favorire ogni scambio didattico, permettendo agli studenti di entrare in contatto con culture e lingue diverse

•Sostenibile: la sostenibilità a 360° non solo verrà insegnata a scuola, ma sarà un valore realmente messo in pratica già negli istituti. «Siamo orgogliosi di farci portavoce di una idea di scuola nuova, umana ma interconnessa, proiettata verso il futuro ma attenta a interpretare il presente. I ragazzi ci chiedono a gran voce una scuola ibrida, dove la didattica a distanza non sostituisce quella in presenza, ma diventa strumento di apertura verso nuove materie e potenzialità oggi ancora inimmaginate», commenta Luca Spada, presidente e fondatore di Eolo. «Per rispondere a questo appello, però, è necessario investire sul futuro del nostro Paese, garantendo l’accesso democratico alla rete e alla tecnologia, risolvendo in maniera definitiva le problematiche di connettività che ancora oggi affliggono diverse aree. Come Eolo siamo impegnati da 15 anni in questa direzione, implementando la nostra rete in tutte le aree del Paese che ancora ne sono sprovviste e supportando i piccoli comuni nel loro percorso di digitalizzazione con il nostro progetto triennale Eolo Missione Comune».

L’azienda a maggio 2020 ha infatti annunciato un piano di potenziamento infrastrutturale da 150 milioni di euro per portare, entro il 2021, la connessione ultra veloce in tutte le aree del Paese che ancora ne sono prive.

Ultima carta per la scuola Azzolina chiama i prefetti “Gestiranno i trasporti”

da la Repubblica

Ilaria Venturi e Corrado Zunino

Arrivano i prefetti, come tutte le volte che il governo non riesce a sbrogliare la matassa per vie ordinarie. Dopo il commissario ai banchi, adesso — probabilmente dal 4 dicembre —, i funzionari di Stato proveranno, provincia per provincia, a mettere insieme il “mosaico trasporti”, che dallo scorso maggio a oggi i quattro ministeri interessati non sono riusciti a comporre. Dopo aver ascoltato i sindaci delle quattordici città metropolitane e ricevuto da loro la lista delle cose che non funzionano (tra queste, il tracciamento dei positivi a scuola e i tempi di risposta sui tamponi delle Asl), la titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina ha scritto al ministero dell’Interno e chiesto all’esecutivo di inserire nel decreto del presidente del Consiglio di venerdì prossimo l’ingresso in campo dei prefetti. Sono diventati necessari per una mediazione tra presidi e aziende dei trasporti. Un tentativo estremo, dopo il fallimento del 14 settembre, per portare nuovamente gli studenti delle superiori in classe sottraendo la questione mezzi pubblici allo scontro tra singoli ministeri, Regioni, scuole.

Le analisi sui flussi ci sono, anche con i mezzi tornati al 50 per cento di capienza. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha già spiegato a Repubblica che le Regioni hanno quasi diecimila mezzi aggiuntivi da mettere in strada dalle 7 alle 9 di ogni mattina, ma non saranno sufficienti se non si allargherà lo scaglionamento scolastico nell’arco della giornata e della setttimana. Ha chiesto, quindi, un “decisore terzo”.

Ecco, l’operazione prefetti guarda alla riapertura delle scuole superiori per il 7 gennaio e prova a mettere in sicurezza il riavvio delle lezioni anche di fronte a un risalire dei contagi dopo le feste. Gli stessi sindaci delle città metropolitane, d’altro canto, avevano lamentato lo scarso coordinamento con le Regioni. «Se l’obiettivo è riportare i ragazzi a scuola, è una buona notizia», dice Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil, «speriamo non diventi un altro motivo di conflitto istituzionale».

La ministra dell’Istruzione lavora ancora all’ipotesi di una graduale riapertura delle superiori dal 9 dicembre, ma la strada è in salita. Nel Paese, sul tema, ordinanze regionali s’intrecciano a quelle di singoli Comuni. Ieri sono tornati in presenza gli studenti delle seconde e terze medie di Lombardia e Calabria, regioni passate dal rosso all’arancione, ma non quelli del Piemonte, derubricato pure nel colore. Il presidente Alberto Cirio, contestato dagli studenti No Dad, ha replicato: «Prima devono essere messi a posto i trasporti». Sono rientrati in aula, ancora, i ragazzi delle medie dell’Umbria, ma l’ordinanza regionale qui vale soltanto fino al 6 dicembre. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha deciso di prolungare il blocco delle lezioni in presenza per le medie fino al 7 dicembre. In Puglia si lascia alle famiglie la libertà di scelta sulla Dad. E se la sindaca di Altamura ha chiuso le scuole fino al 15 dicembre, il Tar di Catania ha ordinato al sindaco di Paternò di riportare i ragazzi in classe.

La sottosegreteria alla Salute, Sandra Zampa, raccogliendo l‘intenzione di tutte le Regioni eccetto l’Emilia Romagna, dice: «Non credo ci saranno aperture prima di Natale, la scuola aperta a spot serve solo a creare vampate di contagi». La sottosegretaria avanza la questione recuperi delle ore perdute: «Anche una buona Dad non è paragonabile alle lezioni in presenza». Il presidente Cirio è al lavoro con l’Ufficio scolastico del Piemonte «per rimodulare il calendario scolastico dell’anno in corso e recuperare dalla primavera ». Immagina di tagliare giorni di vacanza dalle festività di Carnevale, Pasqua, 25 aprile e Primo Maggio. Mario Rusconi, Associazione nazionale presidi del Lazio: «Diversi studenti si manterranno in contatto con i docenti sotto Natale». La Uil: «Si può allungare fino a luglio».

E Wired ha ottenuto con un accesso agli atti i dati di studenti e lavoratori della scuola positivi al Covid fino al 31 ottobre scorso: i casi nella popolazione scolastica sono stati 64.980, secondo i dati del ministero che nell’ultimo mese non stati resi pubblici. In 14 regioni su venti l’incidenza è superiore a quella della popolazione.

Trasporti, ci pensano i prefetti

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Di un nuovo piano per la riapertura in presenza anche delle scuole superiori la Azzolina non vuol sentir parlare. Perché il piano c’è, è sempre lo stesso, il problema è che non è stato da tutti attuato, dicono da viale Trastevere, perché la scuola riaprisse in sicurezza a settembre. A partire dagli scaglionamenti degli ingressi, per i quali dovevano scendere in campo gli enti locali -ministero trasporti per il coordinamento- per la rimodulazione delle frequenze dei passaggi sulle linee, ai test rapidi in caso di presunte infezioni da Covid a scuola, che avrebbero dovuto consentire, come consigliava anche il Cts, di isolare subito i contagi ed evitare inutili quarantene. Ora che si riparte, il 7 gennaio, è quel piano che va attuato. Obiettivo: riaprire le scuole senza doverle poi richiudere.

La novità nel dpcm, che entrerà in vigore da venerdì, è che per evitare un nuovo caos trasporti, con mezzi pubblici saturi negli orari di punta, scenderanno in campo i prefetti. In quanto rappresentanti del governo avranno loro il compito di trovare, e imporre se necessario, l’accordo che serve tra enti locali, per i trasporti urbani, e scuole così da favorire ingressi scaglionati. Gli istituti scolastici dovranno dilatare ulteriormente gli orari di ingresso e uscita se necessario. Le società di trasporto incrementare le corse. Non esclusa la possibilità di sottoscrivere accordi con le società di noleggio dei mezzi ove necessari. Tutte ipotesi per le quali erano già stati stanziati fondi.

Il problema è rilevante soprattutto nelle città metropolitane, come emerso la scorsa settimana nel vertice con la Azzolina e il Cts. Insomma, si tratta di fare rapidamente ora quanto non è stato fatto prima, o comunque di farlo in modo adeguato rispetto al fabbisogno. La norma sull’intervento dei prefetti è stata messa a punto dai vertici del ministero dell’istruzione dell’Interno.

Da verificare se sarà confermata nel nuovo dpcm una capienza ottimale massima sui mezzi di trasporto fino all’80% o se invece non si tornerà a prevedere una capienza al 50%, come suggeriva il Comitato tecnico scientifico guidato da Agostino Miozzo.

Tra le norme che si attende vengano confermate quella sull’uso obbligatorio della mascherina durante la permanenza in classe, oltre che nei locali della scuola, anche per gli studenti che abbiano più di sei anni. Il solo distanziamento, quando i tassi di Rt erano in crescita, era stato giudicato non sufficiente a evitare il contagio. La misura dovrebbe essere prorogata, chiedono alcuni esperti, a maggior ragione ora che si ritorna tutti al 100% in presenza alle superiori. Che non è una certezza.

Tornare tutti in classe per il 100% delle lezioni resta infatti un obiettivo. Lì dove non ci dovessero essere condizioni strutturali, per mancanza di spazi, e di personale, per carenza di docenti e Ata, o se la mobilità pubblica continuerà ad essere critica, potrebbe essere prevista la possibilità di fare ricorso per una parte delle lezioni ancora alla didattica a distanza. Una quota però che deve essere residuale, continua a ripetere la Azzolina. Che ha dalla sua questa volta anche i genitori.

Intanto la ministra dell’istruzione si sta adoperando per costituire un tavolo di confronto Regioni, Comuni e Salute per risolvere anche i nodi dei test rapidi e delle procedure di quarantena e certificazione per la riammissione a scuola. Protocolli, tempi e modalità che spesso divergono sul territorio tra i vari dipartimenti di prevenzione.

Ricambio d’aria contro il Covid, le scuole ferme alle finestre aperte

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Scarsa ventilazione delle aule e sovraffollamento rischiano di aumentare le occasioni di esposizione per via aerea di studenti e docenti a SarsCov2 e i rischi di contagio. Soprattutto nei mesi freddi invernali. Eppure, la ventilazione meccanica delle scuole continua ad essere la Cenerentola dei fattori tecnici per una ripartenza in sicurezza delle scuole. Nei gironi scorsi un studio multidisciplinare sui meccanismi e sul ruolo di trasmissione in aria del covid-19, condotto a Venezia-Mestre e a Lecce dal Cnr, dalla Ca’ Foscari Venezia e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata, pubblicato sulla rivista scientifica Environment International, ha evidenziato un rischio maggiore di probabilità di trasmissione in aria del contagio in ambienti indoor di comunità scarsamente ventilati, «dove le goccioline respiratorie più piccole possono rimanere in sospensione per tempi più lunghi ed anche depositarsi sulle superfici», spiega Andrea Gambaro della Ca’ Foscari.

«È quindi auspicabile mitigare il rischio attraverso la ventilazione periodica degli ambienti, l’igenizzazione delle mani e delle superfici e l’uso delle mascherine». «Abbiamo già sottolineato più volte che le scuole sono gli unici ambienti a elevato e prolungato affollamento che, almeno nella maggior parte dei casi, sono privi di impianti di ventilazione», osserva Filippo Busato, presidente di Aicarr (associazione italiana condizionamento dell’aria, riscaldamento e refrigerazione). «L’apertura delle finestre, di cui sentiamo spesso parlare in relazione alla riduzione del rischio di diffusione del SarsCov2 nelle scuole, è una soluzione di emergenza che rischia di non essere in grado di garantire la salubrità e il comfort dell’ambiente, né tanto meno di coniugarli con l’efficienza energetica».

Gli impianti di ventilazione meccanica negli edifici scolastici, concorda il Consiglio nazionale degli ingegneri, sono imprescindibili, al pari della sicurezza antincendio o antisismica. Interventi che si sarebbero già dovuti affrontare «qualche mese fa, prima dell’arrivo dell’inverno», chiosa Busato. Perché «non è possibile realizzarli in poche settimane»: «servono investimenti, tempo e soprattutto una buona informazione al di là dell’emergenza sanitaria di questo periodo».

Lo sa bene la Germania che ha annunciato di voler investire 500 milioni di euro sull’adeguamento degli impianti e l’adozione di nuovi sistemi che contribuiscono a contrastare con forza il contagio da coronavirus. «Avevamo chiesto di provvedere a sistemi di areazione degni di questo nome, ma nessuna risposta», sottolinea Antonella Giannelli, il presidente dell’associazione nazionale presidi (Anp). «Quindi adesso bisogna fare i conti con la realtà. I locali vanno areati ed in Italia l’unico sistema per farlo è aprire le finestre».

Insomma, in classe con il cappotto. «Il Recovery Fund», prosegue, «essendo destinato ad interventi di tipo strutturale potrebbe essere usato in Italia per questo: l’areazione di 400mila aule. Nel frattempo è importante che il Cts definisca meglio in vista del freddo quali sono i parametri di riferimento per l’identificazione di tempi e modalità di aperture delle finestre nelle classi». Per i presidi andrebbe fatta nelle singole scuole una stima quantitativa che varia da aula ad aula per il ricambio dell’aria, attraverso la declinazione di parametri oggettivi. «Invece siamo alle libere interpretazioni», conclude Giannelli.

Dal ministero dell’istruzione finora solo un’apposita faq in cui, chiarendo le indicazioni del Cts riportate nel verbale del 12 agosto, evidenzia «la necessità di assicurare l’aerazione dei locali in cui si svolgono le lezioni, avendo cura di garantire periodici e frequenti ricambi d’aria». Eppure, sulla qualità dell’aria indoor delle aule scolastiche anche la Sima (Società italiana di medicina ambientale) «aveva proposto delle specifiche raccomandazioni condivise dalla cattedra Unesco per l’educazione alla salute e lo sviluppo sostenibile», ricorda il presidente Alessandro Miani. Installando, ad esempio, termostati che consentano di vigilare sulla temperatura e grado di umidità dell’aria indoor, o filtri certificati per la decontaminazione dell’aria, in grado di eliminare microrganismi e virus fino a 0.1 micron di diametro e già utilizzati in contesti sanitari.

E la questione è nota anche al ministero della Salute che sul proprio sito pubblica un documento pubblicato di un anno fa dal Gard (Global alliance for respiratory diseas) dove si evidenzia che le strutture scolastiche italiane rivelano «numerose criticità di qualità dell’aria indoor» e che mancano «una normativa organizzata e aggiornata volta a disciplinare i requisiti tecnici e funzionali degli ambienti scolastici» e «una chiara regolamentazione sull’attribuzione di compiti e responsabilità».

Covid, consulente psicologo a scuola

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

In arrivo 8 mila psicologi come consulenti nelle scuole italiane per fornire supporto a stupendi, docenti e genitori di fronte a traumi e disagi derivanti dall’emergenza Covid-19. Trova attuazione il Protocollo d’intesa tra il ministero dell’istruzione e il Consiglio nazionale degli psicologi. «Attività di sostegno psicologico nelle scuole», spiega la ministra Lucia Azzolina, «per far fronte a situazioni di insicurezza, stress, timore di contagio, difficoltà di concentrazione». In queste settimane sono state elaborate dal un gruppo di esperti nazionali di diverse società di psicologia e della scuola le linee di indirizzo nazionali per accompagnare, formare e informare gli psicologi a garanzia della qualità dei loro interventi nelle scuole. Mentre già la metà circa delle 8 mila istituzioni scolastiche hanno pubblicato i bandi per avere uno psicologo come consulente. L’obiettivo, infatti, è averne uno in ciascuna scuola entro il 2020.

Le risorse, pari a 40 euro l’ora, consentiranno 125 ore di consulenza psicologica a istituto, in media 18 ore al mese. Attivando sia interventi collettivi, sulla comunità scolastica, sia la possibilità di un ascolto individuale a studenti, docenti e alle famiglie. Implementando le loro risorse psicologiche, la capacità di resilienza. Spiega David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale degli psicologi: «In questo periodo di emergenza è importante che la scuola funzioni come spazio di crescita psicologica e umana».

Il Covid ha rotto anche gli equilibri di molte donne tra chiusura delle scuole, lavoro da casa e aiuto a genitori anziani o soli. Ed il dato che più impatta sulla salute mentale dei bambini è proprio la salute mentale della mamma, spiega Lazzari: «Tra 4 e 12 anni fa aumentare di oltre una volta e mezzo la possibilità di avere un disagio mentale da adulto». Nasce da qui la proposta di inserire nella legge di Bilancio un voucher per le persone a basso reddito per accedere a una consulenza psicologica.

Scuola primaria, cambia la pagella: da quest’anno 4 livelli

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Sulle pagelle degli alunni della scuola primaria non saranno più riportati i voti numerici ma 4 tipologie di giudizio. Che saranno espresse con le seguenti diciture: in via di prima acquisizione, base, intermedio e avanzato. Il ritorno ai giudizi è stato disposto con il decreto-legge 22/2020, che lo aveva previsto solo per la valutazione finale, e dal decreto-legge 104/2020, che ha esteso il ripristino anche alla valutazione periodica.

Ciò comporta che le pagelle, che gli addetti ai lavori chiamano schede di valutazione e certificazione delle competenze, dovranno essere compilate secondo le ultime disposizioni di legge già a partire dalla prossima sessione di valutazione. Che nella maggior parte dei casi è a fine gennaio, in occasione del termine del primo quadrimestre. Ma ci sono anche alcune scuole che suddividono l’anno in trimestri. Queste ultime, però, non faranno in tempo ad adottare i giudizi e dovranno procedere da 2° trimestre.

La legge prevede, infatti, che le disposizioni sui giudizi entreranno in vigore dopo l’emanazione di un’ordinanza ministeriale che recherà le disposizioni di attuazione. Il ministero ha già provveduto: la bozza è stata illustrata ai sindacati e il 25 novembre scorso è stata trasmessa al Consiglio superiore della pubblica istruzione per il prescritto parere. La legge prevede che il parere dovrebbe essere reso entro 20 giorni (si veda l’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 233/1999. Ma la necessità di andare incontro alle esigenze delle scuole, che hanno poco tempo per adeguarsi alle ultime disposizioni, ha indotto i consiglieri ad agire tempestivamente: le commissioni sono già al lavoro e a breve si riunirà anche la sessione plenaria per giungere al parere finale in tempi strettissimi.

L’ordinanza, infatti, reca anche delle linee-guida molto dettagliate che impongono adempimenti aggiuntivi ai docenti di scuola primaria. Adempimenti necessari perché la formulazione dei giudizi dovrà essere strettamente collegata ai livelli di performance degli alunni. E quindi sarà necessario rielaborare tutta la programmazione didattica per adeguarla ai livelli di apprendimento codificati nel provvedimento. Le linee guida allegate all’ordinanza, che ne costituiscono parte integrante, prevedono l’esplicitazione di 4 dimensioni da collegare ad ognuno dei 4 livelli di apprendimento.

La prima è il grado di autonomia dell’alunno nel mostrare la manifestazione di apprendimento descritto in uno specifico obiettivo. Autonomia intesa come grado di indipendenza dal docente nell’assunzione del comportamento conforme al raggiungimento delle mete previste dalla programmazione. La seconda è la situazione entro la quale l’alunno mostra di avere raggiunto l’obiettivo. Situazione che può essere nota all’allievo (un esempio esplicitato dal docente per svolgere uno o più esercizi simili) oppure non nota (una situazione nuova).

La terza dimensione è data dalle risorse utilizzate dall’alunno per portare a termine il compito. Risorse che potranno essere state fornite dal docente oppure individuate dall’alunno anche sulla base di esperienze precedenti. Infine, la quarta dimensione è la continuità nella manifestazione dell’apprendimento. Vi è continuità quando un apprendimento è messo in atto più volte o tutte le volte in cui è necessario oppure atteso. In alternativa, non vi è continuità quando l’apprendimento si manifesta solo sporadicamente o mai. Sulla base di questi riferimenti i docenti dovranno emettere i giudizi collegandoli ai livelli di performance esplicitati dagli alunni.

Gli allievi che presenteranno un livello di apprendimento insufficiente dovranno essere classificati «in via di prima acquisizione». L’esplicitazione analitica di tale livello, secondo il ministero, dovrà essere così definita: «l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente». Gli alunni che faranno registrare un profitto sufficiente dovranno essere classificati sinteticamente con il giudizio: «base». Che dovrà essere collegato alla seguente descrizione: «L’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità».

Gli alunni con un profitto superiore a sufficiente, ma non eccellente, saranno classificati con il giudizio: «intermedio» che farà riferimento all’ esplicitazione di questa tipologia di comportamento: «L’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo».

Infine, gli alunni con un profitto eccellente, saranno classificati alla stregua di «avanzato». Giudizio che dovrà essere collegato a questa descrizione: « l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità».

Cds: l’emergenza Covid-19 giustifica la stretta sulla scuola Il diritto alla salute prevale sul diritto all’istruzione

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Il governo e il ministero dell’istruzione hanno agito correttamente introducendo le misure anti-Covid nelle scuole. Lo ha stabilito la III sezione del Consiglio di stato con l’ordinanza 6032/2020 pubblicata il 27 novembre scorso. Il ricorso era stato presentato da alcuni genitori, che lamentavano l’inesistenza di presupposti epidemiologici di una gravità e diffusività tale da poter creare allarme nella popolazione scolastica. Tanto più che, sempre secondo il parere dei ricorrenti, non si sarebbero registrati casi di decesso o di ricovero in terapia intensiva. E che vi sarebbe stata una sproporzione degli interventi di prevenzione imposti, rispetto alla reale diffusività e pericolosità del virus, soprattutto se confrontati con le misure adottate in altri stati dell’Unione europea. Infine, gli appellanti avevano eccepito che il governo e il ministero avrebbero violato una serie di precetti costituzionali in materia di diritti fondamentali della persona e dei fanciulli.

Le misure contestate dai ricorrenti sono quelle attualmente in vigore: la didattica a distanza, l’obbligo di rimanere a casa per gli alunni con una temperatura corporea superiore a 37,5°, l’obbligo di portare la mascherina in classe e altre misure di prevenzione. I giudici della III sezione, però hanno rigettato il ricorso ed hanno confermato la sentenza di non accoglimento del ricorso emessa dalla III sezione del Tar del Lazio (6569/2020). Il collegio giudicante ha spiegato che la fase di attuale recrudescenza della diffusione epidemiologica, depone oggettivamente in senso opposto rispetto a quanto prospettato dagli appellanti. Tanto più che, verosimilmente, il contenimento del contagio entro una certa soglia è causalmente da ricollegare proprio alle misure di prevenzione adottate. Comprese quelle applicate in ambito scolastico. La sezione ha dichiarato, inoltre, che la mancanza di casi di decesso tra la popolazione scolastica è irrilevante «posto che i discenti devono essere monitorati non solo quali potenziali vittime, ma anche e soprattutto quale possibile veicolo di diffusione nelle famiglie».

Per quanto riguarda, invece, le violazioni dei principi dei precetti costituzionali in materia di libertà personale e di diritto all’istruzione asserita dai ricorrenti, i giudici amministrativi hanno spiegato che l’emergenza sanitaria in corso giustifica l’applicazione del principio di precauzione in diretto collegamento con la tutela del diritto alla salute. Che prevale su tutto il resto. Specie se si considera che la situazione dei contagi si è ulteriormente aggravata.

Concorso straordinario, correzioni da remoto

da ItaliaOggi

Carlo Forte

La correzione delle prove scritte del concorso straordinario, che si sono tenute prima della sospensione delle procedure, adottata con il decreto del presidente del consiglio del 3 novembre scorso, si svolgeranno via web. Non appena le misure anti-Covid verranno attenuate, le procedure concorsuali riprenderanno in presenza per le classi di concorso per le quali non si sono potute ancora tenere. Lo ha fatto sapere il ministero dell’istruzione con una nota emanata il 25 novembre scorso (29947/2020). L’amministrazione centrale ha informato gli uffici periferici che si stanno mettendo a punto procedure telematiche per avviare, tempestivamente, e all’insegna di trasparenza e sicurezza, le correzione «da remoto» da parte delle commissioni di valutazione. E che a breve saranno impartite le necessarie istruzioni operative. Il ministero ha ricordato che, al termine della correzione delle prove scritte, le commissioni dovranno procedere alla valutazione dei titoli nei riguardi dei candidati che hanno superato la prova.

Le disposizioni dettate dall’amministrazione centrale fanno riferimento al concorso indetto con il decreto dirigenziale 510 del 23 aprile 2020. Le domande presentate per partecipare al concorso straordinario sono state 66.072 e i posti messi a concorso sono 32 mila. La nota del ministero non fa menzione delle prove suppletive, che dovranno necessariamente essere effettuate per consentire ai candidati che non hanno potuto partecipare alle prove già svolte perché in quarantena o in malattia da Covid-19. In tale senso si è già pronunciato il Tar del Lazio con un’ordinanza cautelare depositata il 23 novembre scorso (8267/2020, si veda Italia Oggi del 24 novembre scorso, pag. 43).

Trattandosi di un provvedimento cautelare, come tale caratterizzato da una motivazione succinta, non è possibile prevedere se, nel merito, il Tar Lazio annullerà il decreto 510, nella parte in cui non prevede le prove suppletive per i candidati impossibilitati a partecipare alle prove ordinarie per legittimo impedimento. Ma è ragionevole ritenere che la pronuncia, che con ogni probabilità fa solo da apripista all’ennesimo contenzioso seriale, frappone un ulteriore ostacolo al normale svolgimento dei concorsi. Pertanto, a prescindere dall’annullamento o meno della parte del decreto ostativa alla partecipazione degli assenti per Covid, ciò comporterà un inevitabile rallentamento delle procedure.

Dad, restituire i soldi non spesi

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

I dirigenti scolastici che non sono riusciti a spendere i fondi assegnati alle scuole per la didattica a distanza o che li hanno spesi, ma non li hanno rendicontati, dovranno restituirli al ministero dell’economia. Che li utilizzerà per rimpinguare il fondo di ammortamento dei titoli pubblici. La restituzione dovrà avvenire entro il 20 dicembre prossimo ed eventuali inadempimenti integreranno la responsabilità per danno erariale in capo ai dirigenti. Lo prevede l’articolo 265, commi 8, 8 bis e 9 del decreto-legge 34/2020.

La scadenza del termine per la restituzione si avvicina e il ministero dell’istruzione ha impartito ai dirigenti scolastici le disposizioni per provvedere ai necessari adempimenti con la nota 33370/2020 del 24 novembre scorso. I finanziamenti a cui fa riferimento la nota sono gli 85 milioni di euro stanziati per la didattica a distanza. Di questi, 10 milioni erano stati destinati alle scuole per dotarsi di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o per potenziare quelli già in dotazione; 70 milioni erano stati stanziati per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali per accedere alla didattica a distanza; 5 milioni erano stati messi a disposizione per provvedere alla formazione del personale.

L’amministrazione ha spiegato ai dirigenti scolastici che l’obbligo di restituzione vale per le scuole che non hanno utilizzato in tutto o in parte le risorse assegnate o che non hanno correttamente rendicontato nei termini prescritti. E che le somme dovranno essere versate all’entrata del bilancio dello Stato. Il ministero ha chiarito, inoltre, che il termine del 20 dicembre, data entro il quale i dirigenti dovranno provvedere ai necessari adempimenti, è un termine perentorio, essendo tassative le norme che lo prevedono.

Pertanto «eventuali ritardi od omissioni possono comportare l’insorgere di responsabilità amministrativo-contabile». In altre parole, i dirigenti inadempienti rischiano di andare incontro ad azioni di responsabilità davanti alla Corte dei conti. Il ministero ha spiegato che le somme dovranno essere versate sul capitolo di entrata del Capo X n. 3330, denominato «Proventi derivanti da donazioni o disposizioni testamentarie ed altri proventi da destinare al fondo ammortamento dei titoli di Stato». Il codice Iban di riferimento è: IT 77X 01000 03245 348 0 10 3330 00, per i versamenti in conto competenza presso la sezione di Tesoreria di Roma succursale. E la causale del versamento che dovrà essere indicata è: «Art. 120 della legge 24 aprile 2020, n. 27 – Somma versata ai sensi dell’articolo 265, comma 9, della legge 17 luglio 2020, n. 77». La verifica dell’avvenuto versamento delle risorse non utilizzate in conto entrate del bilancio dello stato dovrà essere effettuata da un non meglio specificato «organo di controllo presso l’istituzione scolastica».

I dirigenti scolastici, inoltre, dovranno comunicare l’avvenuta restituzione delle risorse non utilizzate, attraverso la piattaforma «PNSD – Gestione Azioni», secondo le istruzioni fornite nella guida allegata alla nota del 24 novembre. La comunicazione dovrà avvenire sempre entro il 20 dicembre prossimo, per consentire all’amministrazione centrale di effettuare il necessario monitoraggio. Il ministero dell’istruzione ha precisato, inoltre, che eventuali richieste dovranno essere formulate esclusivamente tramite la piattaforma «PNSD – Gestione Azioni», utilizzando la funzione «Le tue richieste», che costituisce l’unico canale di comunicazione con l’ufficio del piano nazionale scuola digitale per quesiti o assistenza.

Per individuare esattamente le risorse a cui fa riferimento l’amministrazione centrale, le istituzioni scolastiche potranno fare riferimento alle indicazioni fornite dall’amministrazione centrale con la nota 562/2020 del 28 marzo. Le somme avrebbero dovuto essere iscritte in conto competenza nell’Aggregato «03 Finanziamento dallo Stato», Voce «06 Altri finanziamenti vincolati dallo Stato».

L’imputazione delle risorse avrebbe dovuto essere effettuata in una scheda illustrativa finanziaria denominata «Risorse ex art. 120, dl 18/2020». Per le somme destinate all’acquisto delle piattaforme e i pc e i tablet per gli alunni avrebbe dovuto essere utilizzata la categoria di destinazione«A03 – Didattica»-, mentre, per le risorse destinate alla formazione avrebbe dovuto essere utilizzata la categoria di destinazione «P04 – Progetti per formazione/aggiornamento del personale».

Rientro in classe superiori, Conte vuole anticipare al 14 dicembre: Pd e Leu contrari

da La Tecnica della Scuola

Sul ritorno a scuola delle scuole superiori potrebbe tornare tutto in discussione: quando gli elementi a disposizione facevono pensare alla ripresa delle lezioni in presenza non prima del 7 gennaio prossimo – ipotesi confutata pure dal parere della Commissione europea che si appresta a chiedere di allungare le vacanze natalizie o proseguire la DaD anche dopo la fine delle festività di inizio 2021 –, dal Governo è rispuntata la volontà di anticipare la ripresa delle lezioni tradizionali una decina di giorni prima del Natale. L’ipotesi è tutta da verificare, è chiaro, ma è stata messa sul tavolo. A presentarla è stato direttamente il premier Giuseppe Conte, che nel corso di un ulteriore incontro con i capigruppo di maggioranza, svolto il 1° dicembre, ha chiesto il parere dei presenti su una eventuale ripresa delle superiori fissata per lunedì 14.

La domanda di Conte

La richiesta è giunta nel corso della riunione sul nuovo imminente Dpcm: il premier, è stato spiegato, lo ha fatto “per dare un segnale”.

Si tratterebbe di porre fine alla didattica a distanza nelle aree gialle dalla metà del mese.

Il presidente del Consiglio avrebbe anche precisato che l’ipotesi deve essere ancora sottoposta al vaglio del Comitato tecnico scientifico.

Dal Cts risposta scontata

La risposta del Cts, tuttavia, appare quasi scontata, considerando che nella stessa giornata il suo coordinatore Agostino Miozzo in un intervento a RaiNews 24 ha dichiarato: “Il Cts non ha mai sostenuto la necessità di chiudere le scuole” e che “è più facile che uno studente risulti contagiato da Covid-19 se non frequenta la scuola e fa didattica a distanza piuttosto che il contrario; il rischio è molto sbilanciato e quindi i ragazzi è meglio mandarli in aula”.

Ancora di più ora che il ministero dell’Istruzione ha chiesto l’intervento dei prefetti per gestire i trasporti utili e portare gli studenti in classe.

Le reazioni dei partiti

Alla proposta del presidente del Consiglio di accelerare per il rientro in classe di due milioni e 600 mila studenti delle scuole superiori, i capigruppo avrebbero reagito in modo difforme: Italia Viva ha immediatamente confermato la sua posizione favorevole, come del resto asserito dal suo leader Matteo Renzi da mesi. L’assenso dei renziani rimane comunque legato ai trasporti adeguati: “il nodo è quello”, hanno detto.

Altri partiti della maggioranza, in particolare Pd e LeU, si sarebbero invece espressi contro, confermando anche la linea attendista di alcuni ministri del loro colore, a partire da Roberto Speranza a capo del dicastero della Salute.

Non si hanno notizie, al momento, di cosa avrebbe detto il M5S, ma considerando quanto espresso nei giorni scorsi e la posizione favorevole sul tema della ministra Lucia Azzolina, è molto probabile che abbia dato il suo assenso.

Giornata internazionale delle persone disabili, l’invito della Ministra alle scuole

da La Tecnica della Scuola

Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita nel 1992 per di sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita e per allontanare ogni forma di discriminazione e violenza, promuovendone i diritti ed il benessere.

Con nota 24791 del 30 novembre 2020 il MI sottolinea l’importanza di celebrare insieme questa Giornata – studenti, docenti, famiglie, associazioni – “affinché possa divenire un evento di sensibilizzazione nazionale in grado di porre in maniera ancora più evidente, per un giorno, i diritti delle persone con disabilità al centro dell’agenda istituzionale e politica del nostro Paese“.

Impegnandoci affinché – scrive la Ministra Azzolina – la qualità dell’inclusione possa sempre più divenire strumento di misura della civiltà del Paese, invito studentesse e studenti, docenti, dirigenti scolastici e
famiglie a promuovere e realizzare azioni di sensibilizzazione per sostenere e difendere i diritti delle persone con disabilità e promuovere la rimozione di tutte le barriere che ne ostacolano lo sviluppo, affermando il pieno rispetto della dignità umana, sempre e per ciascuna person
a”.