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Protocollo d’intesa MIM-NIAF per valorizzare l’emigrazione italiana in America

Il 12 ottobre, in occasione del Columbus day, che celebra la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e il Presidente della National Italian American Foundation (NIAF), Robert Allegrini, hanno sottoscritto presso il MIM un Protocollo d’intesa per promuovere la conoscenza dell’emigrazione italiana nelle scuole, valorizzando le buone pratiche educative italiane e la creatività del Made in Italy.

“Vogliamo far conoscere la straordinaria storia degli emigranti italiani che hanno attraversato l’Atlantico contribuendo, con coraggio, talento e laboriosità, allo sviluppo degli Stati Uniti. La scuola ha il compito di trasmettere ai giovani la consapevolezza del proprio passato e dei valori che hanno reso possibile la costruzione della civiltà occidentale, fondata su libertà, democrazia, stato di diritto, dignità della persona, solidarietà. Consolidare il legame con la Comunità italo-americana nell’area dell’istruzione significa rafforzare un ponte tra due popoli amici, uniti da storia e da principi comuni”, dichiara il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

“Sono grato al Ministro Valditara per aver riconosciuto l’importanza dell’insegnamento della storia dell’immigrazione italiana in America e dei comuni valori dell’Occidente, che hanno permesso agli immigrati di affermarsi, nonostante tutte le avversità, nella loro nuova casa. Il loro successo deve essere considerato con orgoglio da parte di tutti gli italiani, quale importante fonte di studio. La National Italian American Foundation è anche riconoscente per essere stata scelta come partner in questa iniziativa, che è di particolare beneficio sia per l’Italia che per gli Stati Uniti d’America”, ha dichiarato il Presidente della NIAF, Robert Allegrini.

In particolare, il Ministero si impegna a prevedere nel curricolo delle Scuole secondarie di secondo grado la conoscenza della coraggiosa e resiliente storia dell’emigrazione italiana nelle Americhe a partire dal 1880 e, per le Scuole del primo ciclo, a realizzare specifici approfondimenti curricolari ed extracurricolari.

Inoltre, forum, webinar, seminari, incontri, convegni e attività educative contribuiranno alla valorizzazione della lingua italiana, del patrimonio culturale e delle eccellenze italiane.
La NIAF promuoverà lo scambio di buone pratiche educative sui valori della cultura italiana e la diffusione della lingua, dell’istruzione e della creatività del Made in Italy, anche presso la Scuola d’Italia a New York.
L’intesa, della durata di tre anni, prevede anche l’istituzione di un Comitato paritetico incaricato di promuovere e monitorare le iniziative previste.

Trentennale delle Consulte Studentesche

In occasione del trentennale dell’istituzione delle Consulte Provinciali degli Studenti, sancita dal D.P.R. 10 ottobre 1996, n. 567, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha indirizzato una lettera ai rappresentanti degli studenti per celebrare il valore della partecipazione democratica e della rappresentanza studentesca.

Nel corso di questi ultimi anni, l’organismo ha assunto un ruolo sempre più significativo nel sistema scolastico italiano. Il Ministro ha infatti avviato un percorso di confronto costante con i rappresentanti delle Consulte, incontrandoli con cadenza pressoché mensile e coinvolgendoli, per la prima volta, nella definizione delle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei.

Particolarmente significativo anche il ruolo attribuito agli studenti nelle iniziative dedicate all’Intelligenza Artificiale e nei principali appuntamenti internazionali sull’istruzione, dal G7 ai Summit sull’IA, fino ai tavoli dell’UNESCO e delle Nazioni Unite, ai quali hanno partecipato delegazioni delle Consulte. Il confronto franco e costruttivo con le Consulte oggi contribuisce in maniera fattiva a costruire quella scuola costituzionale, che ha al centro la persona dello studente, e che rappresenta l’architrave delle riforme di questi anni.


LETTERA

Alle studentesse e agli studenti delle Consulte provinciali degli studenti o dell’Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte provinciali degli studenti

Oggetto: Trentennale dell’istituzione delle Consulte provinciali degli studenti.

Care studentesse, cari studenti,

quest’anno ricorre il trentennale dall’emanazione del D.P.R. 10 ottobre 1996, n. 567, il provvedimento normativo che ha sancito la nascita delle Consulte Provinciali degli Studenti. La ricorrenza di questo anniversario costituisce un’occasione preziosa per riflettere sull’alto valore della partecipazione democratica, del senso di appartenenza istituzionale e della rappresentanza all’interno del nostro sistema di istruzione.

Le Consulte Provinciali degli Studenti rappresentano un organo di coordinamento istituzionale fondamentale, palestra di cittadinanza attiva per le giovani generazioni. In questi trent’anni, migliaia di studenti hanno vissuto attraverso le Consulte un’esperienza concreta di confronto, ascolto e responsabilità, apprendendo le regole del metodo democratico e la rilevanza del dialogo con le Istituzioni locali e nazionali.

La scuola italiana, quale luogo privilegiato per la formazione della persona, ha la missione statutaria di educare al rispetto dei valori sanciti dalla nostra Carta costituzionale. La rappresentanza studentesca esercitata con spirito costruttivo è la dimostrazione pratica di come la libertà individuale trovi il suo compimento nella responsabilità verso la propria comunità, cogliendo l’opportunità di far sentire la propria voce e di proporre soluzioni concrete per il miglioramento della vita scolastica e dell’offerta formativa.

È proprio in questa prospettiva che le Consulte Provinciali degli Studenti sono da me costantemente audite presso il Ministero e, per la prima volta, formalmente coinvolte nella definizione delle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, rendendo voi tutti protagonisti attivi del cambiamento. Nello stesso spirito abbiamo, inoltre, avviato nel 2024 un percorso di internazionalizzazione inedito: gli studenti italiani, tramite i propri rappresentanti, hanno partecipato per la prima volta nella storia al G7 Istruzione, confrontandosi direttamente con i loro coetanei stranieri. Da quell’esperienza sono nate iniziative di grande rilievo, come il Next Gen AI a Milano, primissimo evento nazionale dedicato all’Intelligenza Artificiale nella scuola, e i successivi Summit internazionali di Napoli nel 2025 e Cernobbio nel 2026, momenti capaci di catalizzare l’attenzione globale e utili a tracciare la rotta per il futuro. Tale cammino è culminato, tra l’altro, in questi mesi con la presenza dei rappresentanti delle Consulte ai tavoli internazionale sul futuro dell’istruzione di più alto livello, presso l’UNESCO e presso le Nazioni Unite.

Nel corso del presente anno scolastico, questo Ministero promuoverà iniziative di approfondimento e momenti di confronto a livello territoriale, organizzati insieme a voi, affinché la memoria di questi trent’anni sia volano per un impegno sempre più incisivo. 

Giuseppe Valditara

Prorogati i termini per percorsi formativi e rendicontazioni

Intervenuto all’evento “Contaminazioni – Gli ITS Academy per la crescita del Sistema Paese”, promosso dall’Associazione Rete Fondazioni ITS e da EY Foundation, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato alcune proroghe per consentire alle scuole e agli ITS Academy di completare con maggiore serenità le attività in corso. Per le scuole il termine di rendicontazione è prorogato dall’attuale 15 ottobre 2026 al 15 dicembre. Per quanto riguarda gli ITS, il termine per la conclusione dei percorsi formativi è prorogato al 31 ottobre, quello per la rendicontazione dei percorsi formativi al 15 dicembre, mentre il termine per la rendicontazione dei laboratori viene spostato dal 15 ottobre al 15 dicembre.

Valditara ha poi ricordato i risultati raggiunti dal sistema degli ITS Academy, che hanno consentito di superare ampiamente gli obiettivi fissati nell’ambito del PNRR: “Il target previsto era di 11 mila iscritti, siamo arrivati a 41 mila. È un successo molto importante e dobbiamo continuare a insistere su questa strada con sempre nuovi investimenti”.

Scuola, personale ATA

Scuola, personale ATA: in pagamento oltre 120 milioni tra aumenti e arretrati per circa 40.000 dipendenti. Valditara: “Promessa mantenuta, continueremo a valorizzare chi lavora per la scuola”

Sono in arrivo sul cedolino di ottobre le risorse finalizzate alla valorizzazione professionale del personale ATA, con aumenti tra i 700 e i 2mila euro annui, a cui si aggiungono gli arretrati, quantificati tra i 1.450 e i 4.150 euro. I pagamenti, grazie ad un’intensa attività di coordinamento, saranno liquidati in un’unica soluzione per circa 40.000 posizioni economiche, comprensive degli arretrati spettanti.

Per le restanti 6.000 posizioni previste, l’erogazione avverrà sempre in un’unica soluzione tramite una successiva emissione, a seguito delle compensazioni e dello scorrimento delle graduatorie gestite dagli Uffici Scolastici Regionali.

La misura, che prevede il pagamento di oltre 120 milioni di euro, si inserisce in un quadro di interventi più ampio, caratterizzato dalla chiusura di tre contratti del comparto Scuola – in grado di garantire incrementi mensili fino a 304 euro per il personale ATA – e dall’introduzione di nuove misure di welfare, tra cui la polizza sanitaria.

“Un’altra promessa mantenuta. La valorizzazione delle professionalità ATA, unitamente ai tre rinnovi contrattuali, che hanno portato aumenti significativi anche per questa parte così importante del personale scolastico, confermano la nostra ferma determinazione nel dare il necessario riconoscimento a tutti coloro che ogni giorno garantiscono il funzionamento delle nostre scuole”, così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Investimenti per rafforzare i CPIA

“L’integrazione passa anche, e soprattutto, dalla conoscenza della lingua italiana. E i numeri ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta: quasi 185 mila stranieri hanno frequentato nell’anno scolastico 2025/2026 i corsi di alfabetizzazione e di italiano, all’interno di un sistema di istruzione degli adulti che coinvolge complessivamente 337 mila persone. Vogliamo rafforzare ancora di più questa rete, perché conoscere la nostra lingua, completare gli studi e acquisire nuove competenze significa avere più opportunità di partecipare pienamente alla vita sociale e lavorativa del Paese. In tal senso il dl Scuola di recente approvato promuove la conoscenza della lingua anche per i genitori dei giovani di origine straniera che sono maggiormente in difficoltà negli studi e nell’apprendimento dell’italiano. Aiutiamo così, in modo concreto, le famiglie ad essere parte attiva del percorso di crescita dei ragazzi”, dichiara il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Sono state destinate in questi ultimi anni risorse specifiche al rafforzamento della rete dei CPIA: oltre agli 11 milioni di euro del PNRR per i laboratori Scuola 4.0, 40 milioni, sempre PNRR, per le azioni contro la dispersione scolastica, quasi 29 milioni di fondi FAMI per la formazione civico-linguistica e 20 milioni del Programma nazionale 2021-2027 per potenziare le competenze linguistiche, di cittadinanza e digitali con un decreto del Ministro firmato a febbraio proprio per preparare il terreno ai provvedimenti contenuti nel dl di scorsa settimana. “Imparare l’italiano, completare gli studi o acquisire nuove competenze – afferma Valditara – significa avere più strumenti per partecipare pienamente alla vita sociale e lavorativa del Paese. È questa l’integrazione concreta sulla quale vogliamo continuare a investire”.

Come emerge dalle ultime rilevazioni del Ministero di Viale Trastevere nell’anno scolastico 2025/2026 sono stati complessivamente 337.045 gli iscritti ai percorsi del sistema di istruzione degli adulti. Di questi, 184.946 hanno frequentato i corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano rivolti agli stranieri, attraverso oltre 10 mila percorsi attivati: 3.690 di livello A1 e 6.372 di livello A2.

Altri 64.392 adulti hanno seguito i percorsi finalizzati al conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione, mentre 87.707 hanno frequentato quelli di secondo livello.

Una rete diffusa sul territorio nazionale, che oggi raggiunge 594 Comuni e 108 Province, mentre comprende 130 CPIA, 692 sedi associate e 1.504 sedi operative presso le Scuole secondarie di II grado. L’organico dei CPIA relativo ai percorsi di alfabetizzazione e di primo livello è passato da 5.193 posti nell’anno scolastico 2021/2022 a 5.687 nel 2025/2026, con un incremento complessivo di 494 unità.

Negli ultimi anni è cresciuto anche il sostegno finanziario destinato al funzionamento dei CPIA. In particolare, l’importo medio del Fondo di funzionamento assegnato a ciascun CPIA è passato dai 20.858 euro dell’anno scolastico 2021/2022 ai 66.884 euro del 2025/2026. Sono stati altresì aggiunti circa 13 milioni di euro per il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano agli stranieri neoarrivati che superino il 20% in ogni classe e ulteriori 14 milioni di euro nell’ultimo decreto legge per potenziare le competenze degli studenti stranieri. “Per la integrazione dei giovani stranieri mai così tante risorse e mai così tante iniziative”, così ha concluso il Ministro Valditara.

Soft skills: una necessità per matricole

Soft skills: una necessità per matricole, le 5 richieste a chi entra in università

Roma, 23 settembre 2026 – Sono circa 330.000 le matricole che in questi giorni si preparano a entrare nel mondo dell’università. Un passaggio, quello dai banchi di scuola alle aule universitarie, che rappresenta un cambiamento importante nel modo di vivere lo studio e la quotidianità, dal momento che le novità per studenti e studentesse riguardano diversi aspetti: dall’organizzazione dello studio alla gestione del tempo, dalla costruzione di nuove relazioni alla capacità di orientarsi tra informazioni e scadenze, fino alla gestione della vita in una nuova città.

Secondo la Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM), l’esperienza universitaria non si esaurisce nella preparazione scolastica e accademica: ci sono competenze trasversali che si sviluppano anche al di fuori delle aule e che possono rivelarsi fondamentali per affrontare con consapevolezza il percorso universitario e, più in generale, le sfide della vita quotidiana. L’ingresso nel mondo accademico richiede quindi di acquisire nuove capacità che possono sostenere le nuove matricole e soprattutto ridurre il rischio di abbandono. Ecco i cinque ambiti di cambiamento e le relative competenze che secondo la CCUM le matricole sono chiamate a sviluppare nell’ingresso nel mondo accademico.

1. Dai diktat quotidiani, all’autogestione costante – Time management
A scuola i ragazzi sono inseriti in una routine molto strutturata, scandita da un calendario definito, verifiche frequenti, orari prestabiliti e professori che monitorano il percorso e dialogano con i genitori. In università questo impianto viene meno e gli studenti devono imparare a scegliere in autonomia quali corsi frequentare, pianificare lo studio su periodi più lunghi, organizzare la sessione d’esami e gestire il proprio tempo senza una supervisione quotidiana. Una nuova autonomia che riguarda anche la vita fuori dallo studio. Anche sport, interessi personali, socialità e impegni quotidiani, infatti, possono trovare spazio all’interno di un’organizzazione del tempo completamente nuova.

2. Niente più compagni di banco – Relationship building
Abbandonare la scuola significa anche separarsi dai compagni di classe con cui si era soliti condividere molte ore tutti i giorni. Le matricole devono trovare il proprio posto in un ambiente nuovo, molto più ampio e destrutturato, costruendo progressivamente una rete di riferimento. Entrare in relazione con gli altri, confrontarsi e chiedere aiuto può avere ricadute concrete anche sul percorso accademico, perché una buona rete relazionale facilita la condivisione di informazioni e metodi di lavoro e permette di affrontare con maggiore serenità le difficoltà dello studio.

3. Burocrazia: questa sconosciuta – Problem solving
Entrando nel sistema universitario, i giovani si trovano anche a dover gestire una quantità di informazioni maggiore e afferente anche ad ambiti amministrativi e finanziari di cui fino a quel giorno non si erano mai dovuti occupare. Dialogare con gli uffici e le segreterie in ateneo, richiedere borse di studi o partecipare ai bandi e alle varie opportunità offerte comporta imparare a reperire le informazioni corrette, conoscere le scadenze e orientarsi tra servizi e canali di comunicazione.

4. Un po’ di educazione finanziaria – Budgeting & financial planning
Per molti giovani il passaggio alla vita accademica rappresenta anche il primo momento in cui si trovano a gestire in autonomia le proprie risorse economiche. Le spese quotidiane, i trasporti, i libri e i materiali di studio richiedono una maggiore capacità di gestione economica e, per gli studenti fuori sede, a questi si aggiungono l’affitto e le spese legate alla all’alloggio.

5. Nuova città, nuova vita – Adaptability
Per alcune matricole l’avvio del percorso universitario coincide anche con il trasferimento in un’altra città. Adattarsi a nuovi contesti comporta imparare a orientarsi in una realtà diversa da quella di provenienza, confrontarsi con persone e abitudini nuove e trovare il proprio equilibrio all’interno di una soluzione abitativa (e cittadina) diversa da quella familiare, e anche a volte gestire una sensazione, anche solo iniziale, di solitudine.

L’università chiede alle matricole molto più della sola capacità di studiare. Chi entra in un Collegio di Merito affronta la nuova esperienza universitaria potendo contare su una comunità, sull’accompagnamento e su un percorso formativo che lo accompagnano nella crescita a 360 gradi – dichiara Elisa Valeriani, Presidente della CCUM –. Vivere ogni giorno in una comunità collegiale significa confrontarsi con persone diverse per background, esperienze e percorsi di studio: un’esperienza che favorisce lo sviluppo dell’autonomia, delle capacità relazionali e di quelle competenze trasversali che il mondo del lavoro saprà poi riconoscere e valorizzare.

Formiamo giovani meritevoli, che siano resilienti e pronti ad affrontare il futuro».

Un avvio in tono minore

Un avvio in tono minore

di Franco Buccino

da Scuolanapoletana

Decisamente un avvio in tono minore. Otto milioni di ragazzi che tornano sui banchi di scuola, meriterebbero un po’ di entusiasmo, più incoraggiamento e più spazio. Rappresentano, come si dice con qualche ipocrisia, il nostro futuro, il In realtà in questa interminabile campagna elettorale, la scuola diventa l’argomento più “sensibile”: più della crisi energetica, forse più della guerra in Ucraina. Ne parlano con cautela i partiti politici, i sindacati, perfino il governo.

Il personale, malpagato e professionalmente mortificato, è vigile pensando, spesso, ai propri interessi. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito è passato dai mega progetti nazionali alle poesie a memoria e ai riassunti, e di recente, così sembra, alla denominazione unica delle scuole superiori: tutte “liceo”. Senza sapere che già quasi una ventina d’anni fa, ai tempi delle “sperimentazioni” della riforma Gelmini, una scuola del nostro centro storico mise una nuova insegna su mattonelle vietresi: liceo… già istituto magistrale…!

Le responsabilità dello stato della scuola oggi, se le dividono abbastanza equamente tutti i governi: parlo, con qualche cognizione di causa, almeno di quelli degli ultimi trent’anni.

A partire dalla legge sull’autonomia scolastica, che illuse tanti di noi, ma che servì soprattutto a scaricare sulle scuole le responsabilità dell’Amministrazione scolastica.                                                                                    Innanzi tutto, con il dimensionamento scolastico: accorpamenti, fusioni, chiusure di scuole, come avviene ancora oggi. Senza una programmazione, senza cittadelle dell’istruzione, senza trasporti, ma mere operazioni numeriche.                                                                                         Con il dimensionamento le scuole, soprattutto le superiori, compresero l’importanza degli indirizzi, più per sopravvivere che per rispondere alle esigenze del territorio. Alcune ancora oggi sono senza laboratori relativi alla specificità, senza attrezzature adeguate. Altre sono rimaste con indirizzi formati da pochissime classi.                                                                                         Un punto importante diventò il riordino dei cicli, anche per portare a diciott’anni la fine dell’obbligo e il diploma. Ci fu solo un tentativo, fallito sul nascere, del Ministro Berlinguer. Proprio di recente si sta orientando su un modello simile il Trentino Alto-Adige: 4 anni elementari, 4 medie e 4 superiori.                                                                                         Infine, rimaneva, e rimane, l’esigenza di costituire un organico funzionale, cioè un aumento dell’organico tradizionale per le varie esigenze didattiche: dalla sostituzione del personale assente alle compresenze, a interventi personalizzati, ecc.

 A proposito di personale, anche qui ci sono due problemi principali, storici e complementari: il precariato e la mobilità. È noto lo schema della mobilità: posti vacanti al Nord, occupati da precari soprattutto del Sud. Che passano di ruolo e tornano al centrosud. Ad occupare posti di personale più anziano che va in pensione. Ed è altrettanto nota l’assurda differenza tra organico di diritto e organico di fatto, che rende quest’ultimo incontrollabile. Qualunque sia stata la quota di immessi in ruolo, e nonostante la riduzione del numero di alunni e studenti, ogni anno abbiamo un numero di circa trecentomila supplenti annuali. Forse bisognerebbe provare a ridurre la mobilità, che dura ogni anno parecchi mesi? Anche perché scombina la continuità didattica al Sud ma soprattutto al Nord. L’organico funzionale diventa una delle poche soluzioni!

E potremmo continuare con cose fatte male o non fatte da parte dell’Amministrazione scolastica nel corso degli anni. Con il trucco dei progetti, dei grandi progetti, rigorosamente a termine, che mai potranno diventare interventi strutturali. Con le pseudo riforme, avviate con grande clamore e molti seguaci, ma che poi man mano, quando dovrebbero andare a regime, scompaiano, come un corso d’acqua in un territorio carsico. In passato, con le risorse finanziarie, alla scuola è capitato di peggio: subire tagli e contemporaneamente sprecare, oggi prevale lo spreco.

È difficile portare questa situazione, questi risultati ai cittadini in campagna elettorale. Diventa difficile anche sostenere solo un dibattito sul tema scuola.  Allora avviare l’anno scolastico in modo “sobrio”, defilati, è meglio.

La calda scuola

LA CALDA SCUOLA

di Franco Buccino

da Scuolanapoletana.it

Per una mera coincidenza, l’altro giorno, mentre leggevo di varie richieste di rinvio dell’inizio delle lezioni per via del caldo, una mia nipote mi ha detto che a scuola sua si comincia venerdì 11, anziché martedì 15. 

Capisco che spesso l’anticipo è per un fatto organizzativo, di assegnazioni di aule, di verifica della composizione delle classi, ecc. Forse questi giorni non dovrebbero rientrare nel computo dei giorni di lezioni e soprattutto non essere “recuperati” con giorni “pesanti”. E questo non per essere pignoli e antipatici, ma perché il Ministro ci ha ricordato che i 200 giorni di lezione sono un obbligo di legge.

Potrebbe sembrare una polemica inutile, se non fosse che i duecento giorni per la maggioranza delle scuole sono un miraggio; e il rispetto del monte ore annuo delle singole materie un sogno irrealizzabile.

I ragazzi, e la scuola che frequentano, meriterebbero ben altra considerazione e rispetto. Del resto, basta ricordare il triste periodo del covid. La facilità della chiusura delle scuole, soprattutto dalle nostre parti, le inutili richieste di recuperare il tempo perso, l’illusione che toccassero dei “ristori” pure agli studenti!

Ma, per fortuna, i 200 giorni non li conta nessuno. O meglio, li contano i Tar in qualche ricorso e li usa qualche (raro) consiglio di classe per dare il colpo di grazia allo “sfigato” di turno.

E allora? Cosa fare per le scuole oltre che raffrescarle: abbiamo un intero anno scolastico per discuterne e confrontarci.     

Memorandum d’Intesa Italia – Argentina

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e la Ministra del Capitale Umano della Repubblica Argentina Sandra Pettovello hanno firmato il 7 settembre 2026 a Buenos Aires un Memorandum d’Intesa che rafforza la cooperazione tra Italia e Argentina nei settori dell’istruzione e della formazione.

L’accordo dà attuazione alla priorità che i due Governi hanno attribuito all’istruzione e alla formazione tecnica e professionale nel Piano d’Azione congiunto Italia-Argentina 2025-2030 e ha l’obiettivo di sviluppare competenze sempre più rispondenti alle esigenze del mondo del lavoro.

“Con questo Memorandum consolidiamo la straordinaria amicizia tra Italia e Argentina grazie a una collaborazione ancora più concreta in ambito educativo per il presente e il futuro dei nostri giovani. Investire sul capitale umano significa dare ai giovani gli strumenti per essere protagonisti delle trasformazioni in atto e, allo stesso tempo, sostenere la competitività e la crescita dei nostri Paesi. Italia e Argentina condividono una visione chiara: mettere al centro la persona dello studente e costruire una formazione capace di dare futuro”, ha dichiarato il Ministro Valditara.

Il Memorandum estende la cooperazione a una serie di ambiti strategici per i sistemi educativi dei due Paesi, dal contrasto alla dispersione scolastica all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’istruzione, dalla personalizzazione dei percorsi formativi alla cittadinanza digitale consapevole. Particolare attenzione sarà dedicata anche all’uso responsabile delle nuove tecnologie, alla formazione dei docenti sulle competenze socio-relazionali e alla promozione della cultura del rispetto.

Asili: un risultato molto importante

“Abbiamo raggiunto e superato tutti i rilevanti target del PNRR legati all’edilizia scolastica entro il 31 agosto”, così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

“Fondamentale il superamento del target sugli asili per i posti nella fascia 0-6 anni. Un obiettivo che ci consente di posizionarci al di sopra degli obiettivi di Barcellona e oltre il 37% di media nella copertura del servizio, contando i posti PNRR che saranno attivati. Più del 55% delle risorse sono state destinate alle Regioni del Mezzogiorno. Un obiettivo strategico che permette di migliorare l’offerta educativa sin dalla prima infanzia e offrire un concreto aiuto alle famiglie, incoraggiando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale.

Raggiunti i target anche di scuole nuove, messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico, mense e palestre scolastiche: un investimento complessivo di oltre 12 miliardi stanziati, di cui 3,7 miliardi di fondi aggiuntivi nazionali e strutturali, per 11.724 interventi autorizzati, pari a quasi 1/3 del patrimonio edilizio scolastico.

Obiettivi strategici raggiunti grazie alla collaborazione con gli enti locali e a un grande lavoro di coordinamento e di costante supporto, ma anche grazie alle semplificazioni normative da me fortemente volute, che hanno contribuito ad accelerare e a ridurre in media la durata dei lavori pubblici”.

“Avevamo già raggiunto e superato tutti i target relativi alla scuola e alla formazione. Ricordo lo storico risultato del 7,3% (stima Invalsi) di dispersione scolastica raggiunto nel 2026, superando il traguardo UE del 9% fissato per il 2030 e consentendo il recupero di 520.000 giovani. Abbiamo consentito la formazione di oltre 980 mila docenti e personale scolastico e attivato corsi per 3,4 milioni di studenti, per orientamento, formazione STEM e multilinguismo e per 2,6 milioni di studenti per il contrasto alla dispersione scolastica e al superamento dei divari territoriali. Abbiamo ottenuto circa 41.000 iscritti al sistema ITS, superando di circa 3 volte il target PNRR e trasformato 156 mila aule in ambienti innovativi.

E adesso continuiamo a lavorare con determinazione per il personale scolastico e per i nostri studenti e a investire nella scuola e nel loro futuro”, ha concluso il Ministro.

Scuola, al via l’Anno Scolastico 2026/2027

Prima dell’avvio dell’Anno Scolastico 2026/2027, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha effettuato, entro il 31 agosto, tutte le immissioni in ruolo di docenti su posto comune, di sostegno e per l’insegnamento della Religione cattolica, per un totale di 37.430. Alla stessa data, lo scorso anno scolastico le immissioni in ruolo erano 29.685.

Hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato anche le assunzioni effettuate dagli elenchi regionali, istituite per la prima volta quest’anno, con un’apposita norma. I posti non assegnati a ruolo riguardano, invece, insegnamenti le cui graduatorie si sono esaurite.

Al 31 agosto è stata anche coperta la quasi totalità delle supplenze, pari a circa 118 mila posti. Inoltre, alla stessa data, sono stati confermati, su richiesta delle famiglie, ben 55.814 supplenti su posto di sostegno, quasi 10 mila in più rispetto al 2025/2026.

Tutti i docenti assunti a tempo indeterminato e determinato sono in servizio dal 1° settembre 2026.

È stata effettuata inoltre l’immissione in ruolo di 342 Dirigenti scolastici sui posti vacanti nelle varie Regioni, anch’essi in servizio dal 1° settembre 2026.

Sono in fase di conclusione anche le assunzioni di 12.284 unità di personale ATA.

La tempistica delle operazioni, che ha consentito la presa di servizio di tutto il personale interessato già presso le scuole di destinazione, permette la piena partecipazione a tutte le attività di programmazione, coordinamento e formazione che si svolgono in questi giorni presso le istituzioni scolastiche e garantirà la presenza in classe di tutti i docenti fin dall’inizio delle lezioni.

“Il nuovo anno parte con tutti i docenti in cattedra. Per il secondo anno consecutivo abbiamo completato le operazioni di assunzione prima dell’inizio dell’anno scolastico assicurando la presenza di tutti gli insegnanti in classe fin dal primo giorno di scuola. È un importante risultato per garantire la continuità didattica e il corretto funzionamento degli istituti, nell’interesse di ogni studente”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Edilizia scolastica: 114,4 milioni per il contrasto al rischio sismico e per interventi urgenti

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha firmato un decreto da 114,4 milioni di euro per l’edilizia scolastica e per la realizzazione di interventi urgenti e indifferibili a seguito di eventi sismici, calamitosi o eccezionali, per il miglioramento e l’adeguamento sismico, per lavori conseguenti a episodi di crollo di solai e controsoffitti, per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza dei solai e dei controsoffitti, per la bonifica di elementi contenenti amianto e ripristino funzionale delle parti bonificate e per interventi per garantire il diritto allo studio. 
“Queste risorse si aggiungono agli oltre 12 miliardi di euro, tra fondi PNRR e nazionali, che abbiamo già investito per l’edilizia scolastica e che costituiscono il più importante investimento mai fatto per le nostre scuole. Garantire sicurezza a chi studia e lavora nelle nostre scuole costituisce una priorità strategica sulla quale continueremo ad investire”, così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Rinnovo contratto scuola

Già disponibili nel cedolino di agosto gli incrementi economici derivanti dal rinnovo del Contratto del Comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Si tratta in media di 143 euro per i docenti e di 107 euro per gli ATA. Anche gli arretrati saranno pagati entro agosto con una emissione straordinaria pari in media, e al netto della vacanza contrattuale, a 855 euro per i docenti e 633 euro per gli ATA.

“Abbiamo mantenuto l’impegno preso: valorizzare sempre di più chi lavora per il futuro dei nostri giovani. La nostra priorità è quella di continuare a migliorare le condizioni retributive e di welfare di docenti e personale scolastico. Dall’insediamento del Governo a oggi, abbiamo sottoscritto tre Contratti del Comparto Scuola, che portano a incrementi retributivi mensili complessivi di 412 euro per i docenti e 304 euro per gli ATA”. Così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Nuove posizioni economiche del personale ATA

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito sta avviando tutte le procedure per l’attribuzione delle nuove posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale ATA e per il contestuale pagamento degli arretrati.

Le procedure riguardano 46.297 nuove posizioni del personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole, che si aggiungono alle 51.941 posizioni economiche già in godimento, con un incremento, a seconda dei profili professionali, da 700 euro a 2.000 euro annui.

Grazie all’impegno del Ministero in un’unica soluzione saranno liquidati per le nuove posizioni anche gli arretrati, quantificabili dai 1.450 ai 4.150 euro. Le risorse complessive pari a oltre 134,3 milioni saranno erogate dopo l’estate e comunque non appena saranno concluse tutte le procedure propedeutiche necessarie.

“Continua l’impegno costante per la valorizzazione di tutto il personale della scuola e per il miglioramento delle condizioni retributive e di welfare. Ricordo il risultato straordinario della sottoscrizione di 3 Contratti del comparto Scuola che, in particolare, hanno portato incrementi retributivi mensili complessivi di 304 euro per il personale ATA”, così il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Esami di Stato e privatisti

Da ScuolaNapoletana

Esami di Stato e privatisti

Franco Buccino

Lo scorso anno, di questi tempi, tutti i giorni c’erano notizie sui privatisti all’esame di Stato, alla maturità. Task force del MIM, diffuse e gravi irregolarità riscontrate, scuole private a cui è stata tolta la parità, nuove più severe norme per il futuro. Insomma, una guerra senza quartiere ai “diplomifici”. E un crollo atteso dei privatisti alla maturità 2026.

E invece quest’anno c’è stato e c’è un silenzio quasi totale e sospetto sull’argomento. Solo cercando le notizie, veniamo a sapere che il numero dei privatisti è aumentato poco più del 7%: non di poco in rapporto agli interni aumentati dello 0,4. Veniamo a sapere inoltre che le prove scritte e quelle orali sono state superate dalla stragrande maggioranza degli studenti, interni e privatisti.

Nessuna traccia di controlli a tappeto, oltre le visite ispettive di routine, e quindi niente irregolarità diffuse, come lo scorso anno.

Per la verità, da un amico della piana del Sele veniamo a sapere che, come per gli anni passati, furgoni e minibus scaricano ragazzi dalle stazioni ferroviarie a scuole paritarie e viceversa. Ben poca cosa e scarsamente documentata. Ma, soprattutto, un’immagine, treni e autobus carichi di maturandi dal nord verso il sud, destinata presto a divenire uno sbiadito ricordo. Da qualche tempo la pubblicità di scuole private, almeno le reti più grandi, è tutta incentrata sull’online dei corsi, senza frequenza e senza residenza, magari con sedi decentrate in mezza Italia.

Colpisce il parallelismo tra il nuovo modello di scuole private che avanza e le Università Telematiche riconosciute dal Miur, ormai modello consolidato. A poco servono le indagini delle Procure su iscrizioni irregolari. Parecchi temono una possibile alleanza, vere e proprie grandi reti, tra scuole private e università telematiche. Le telematiche hanno sempre più bisogno di sedi in tutta Italia per gli esami (laboratori compresi) e per tutta la gestione amministrativa. Le scuole private hanno bisogno di una adeguata rete telematica che liberi i propri iscritti da ogni vincolo di frequenza in sede e di residenza: ciò vale soprattutto per i ragazzi dai sedici anni in su, fuori obbligo scolastico. Un’alleanza possibile che presenta anche rischi importanti. Leggiamo nei recentissimi risultati Invalsi che in alcuni ordini e tipologie di scuole ancora non è stato superato superato l’handicap Covid: a poco o niente è bastata la formazione a distanza.

Tocca allo Stato garantire la serietà dei percorsi di formazione oltre che verificare i risultati; controllare allo stesso modo le scuole statali autonome e tutti quegli istituti di formazione a cui ha riconosciuto i requisiti per svolgere la funzione.

C’è spesso un equivoco di fondo per chi sceglie la scuola privata: pensare che lo Stato non c’entri con la formazione dei suoi cittadini. La formazione è un diritto costituzionale, come la salute. Anche se il governo sembra più interessato allo sgravio fiscale per chi frequenta le private che al finanziamento della scuola pubblica.

Intanto il Ministro Valditara ci spieghi, se è possibile, come sono andate le cose in questa “maturità” 2026, dopo le “battaglie” dello scorso anno contro i diplomifici, di cui si è preso tutto il merito!