Archivi tag: ICT

Per dopo

Per dopo

Piervincenzo Di Terlizzi

La lista delle parole chiave che le scuole italiane usano, in queste ultime settimane, è, come ogni giorno constatiamo, nuova e imprevista, anche se sullo sfondo di molte di esse stanno questioni non nuove, che ora però hanno trovato uno sviluppo inatteso. Vorrei provare qui a sintetizzare alcune coppie di parole opposte tra loro, per delineare quello che esperimento come il perimetro lessicale e concettuale del mio mondo lavorativo ai tempi del Covid-19.

Presente/Distante

Didattica A Distanza, o DAD: forse la parola inattesa e più usata, oggi, con distanza che ricalca l’inglese distance, con cui da decenni si è etichettata nominalmente la formazione che avviene al di fuori di uno spazio fisico abitato simultaneamente da discente e formatore. Nell’acronimo DAD sta, lo sappiamo bene, il limite quasi paradossale di tutta l’esperienza di questi giorni, perché la scuola qui va a misurarsi proprio con ciò che nega la sua ragione fondamentale, che è la presenza (forse, la prima parola che molti di noi hanno detto, all’inizio della loro vita scolastica, in prima elementare, è stato “Presente” alla maestra che faceva l’appello -questo è quello che ricordo io). In qualche modo, dunque, il generoso sforzo delle scuole italiane di questi giorni è l’espressione di un vuoto e di un desiderio (la percezione che le cose sono fuori dal proprio posto, etimologicamente), che ci costringe a dare contorno a quello di cui si sente la mancanza, che è, prima di ogni altra cosa, la relazione, con la sua possibilità di renderci, simultaneamente, presenti tutti quegli aspetti di complessità che sostanziano la nostra azione quotidiana. Intuiamo anche che, quando ci sarà il ritorno, avremo a che fare con una “distanza in presenza”, perché si profila la necessità di assumere comportamenti in cui la cura sarà connessa a un mantenimento di uno spazio vuoto, in cui l’abbraccio -che anima le giornate di scuola in tanti modi- sarà una terra promessa da riconquistare. In mezzo a questo, ci sarà da educare in termini tutti nuovi lo sguardo sullo spazio dell’altro, il rispetto.

Connesso/Disconnesso

Il fondamento della vita scolastica a distanza è la connessione; in questi giorni, impiegando anche i fondi appena ricevuti, ci stiamo impegnando a garantire a tutti un accesso ad essa. La parola rimanda comunque ad uno dei fondamenti della nostra esperienza quotidiana, che è la relazione, la percezione che il nostro apprendimento è esperienza sociale e situata. In questa nuova situazione emergono talenti e competenze dei nostri allievi che prima erano magari considerati marginali: essi aiutano gli insegnanti a risolvere questioni (di connessione!), vengono a loro volta aiutati, in una dimensione pratica e continua, a confrontarsi con le questioni connesse al manifestarsi in rete (e sarà una cosa da tener chiara, al rientro nelle scuole); trainsegnanti, in modi vari, aumentano le situazioni d’interazione nelle quali, pure, complici le sintassi delle varie piattaforme, si riscrivono relazioni. In tutto questo, va tenuto presente il capo opposto, la disconnessione: non solo come problema di chi non ha accesso agli strumenti, ma anche come protezione dello spazio autonomo e personale.

Giga/Fibra

Non sono due parole opposte, ma rimandano a due modi di pensare l’accesso alla rete che non sempre vanno insieme, e che riguardano le scelte dei singoli ma anche quelle delle comunità. C’è bisogno di Giga,certo, per accedere ai Registri Elettronici, alle piattaforme; ma c’è pure bisogno di fibra, di dorsali di connessione stabili, auspicabilmente simmetriche (nelle quali download e upload siano il più possibile altrettanto agevoli), capaci di sostenere (l’immagine della “dorsale” è eloquente) tutti gli sforzi per i quali la digitalità a sua volta diventi elemento stabile della nostra vita quotidiana. Il curricolo di cittadinanza, sul quale le scuole si sono impegnate in questi mesi, vive qui un suo compito di realtà, che è quello delle condizioni di cittadinanza digitale.

Asincrono/Sincrono

Piace molto la dimensione della videolezione, della videoconferenza, che soddisfa il più vorace dei sensi, la vista; ma la didattica a distanza è fatta, soprattutto, del tempo e dello spazio dell’altrove, rispetto all’aula e al vedersi tutti. La rottura della consuetudine quotidiana obbliga a dare una nuova centralità a questa considerazione, che è quella per la quale cerchiamo di pensare gli ambienti di apprendimento in cattività nei quali i nostri studenti vivono questi giorni, e prendiamo in carico tutte le loro diverse condizioni, per non fare parti uguali tra diseguali (chi ha il PC, chi il tablet, chi niente, chi la banda larga, chi casa con giardino chi piccolo appartamento, chi è solo chi ha tanti familiari, chi genitori che lavorano chi genitori alle prese con gli effetti dell’emergenza).Le esperienze di percorsi di apprendimento che valorizzino la disponibilità ad agire, ad organizzarsi, a produrre ci mettono nelle condizioni di ripensare, in prospettiva, all’organizzazione dei tempi, delle classi, degli spazi nei nostri edifici scolastici.

Valutare /Misurare

Che voti mettiamo? Quando li mettiamo? E gli scrutini? Gli esami? Sono domande che attraversano le conversazioni che riguardano la scuola, che i quotidiani e i telegiornali ripropongono. Il bisogno del numero risponde a un riflesso tra i più atavici nella scuola, e la situazione che stiamo attraversando ha messo in crisi una serie di consuetudini in merito, facendo emergere, d’altra parte, la pienezza dell’azione del valutare, intesa proprio come attribuzione argomentata di valore a quello che i nostri sforzi producono, che i nostri ragazzi realizzano. La metrica della prestazione perde i suoi punti di riferimento e quella delle competenze, agganciata alla realtà e alla declinazione del curricolo (e non del fantomatico programma) trova le sue conferme.

Partecipare/Rappresentare

I genitori dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, si attivano per chiedere, suggerire, condividere tra di loro, anche per essere accanto ai loro figli durante le esperienze di apprendimento. Si sta declinando una nuova serie di modi con i quali si partecipa alle cose della scuola e si rappresentano i punti di vista, le necessità, le relazioni, e pure questo andrà ripensato.

Prima/Dopo

C’erano i tempi, gli spazi, i riti di prima. C’è l’adesso, che stiamo affrontando, e che mi ha suggerito questo piccolo lessico. E c’è il dopo, che da quello che stiamo attraversando verrà sostanziato. Sarà il dopo dei modi di finire un anno scolastico e di pensarne uno nuovo, di dare cittadinanza alla digitalità in termini complessi e consapevoli, di nuove declinazioni della sostenibilità, di presa in carico di uno sguardo diverso sulle competenze dei nostri ragazzi; ed il prima, in questo senso, è l’adesso, in cui stiamo, e in cui questo ci appare.

#Restoacasaaprogrammare

#Restoacasaaprogrammare,
Bambini e ragazzi a scuola di programmazione
con Corriere della Sera e Fastweb

Al via da domani la serie di quattro video lezioni per bambini e ragazzi

Milano, 1 aprile 2020 – Fastweb e la redazione Tecnologia del Corriere della Sera presentano #Restoacasaaprogrammare, il percorso in quattro video lezioni gratuite dedicate a bambini e ragazzi dai 7 ai 13 anni, e ai loro genitori, per muovere i primi passi nella programmazione e creare insieme un videogioco. A partire da domani, 2 aprile e per le successive tre settimane, con appuntamento fisso ogni giovedì, le mascotte Richi e Susi accompagneranno i bambini, costretti a rimanere in casa per l’emergenza Coronavirus, alla scoperta dell’informatica attraverso una serie di quattro video pillole che saranno disponibili in streaming dal sito del Corriere.it.
Nell’arco di un mese bambini e ragazzi impareranno, divertendosi, a creare un videogioco completo attraverso Scratch, il software di coding “a oggetti” creato dall’Mit per i più piccoli. Ogni settimana sarà disponibile un nuovo video di breve durata e del materiale testuale da scaricare, con la possibilità di ripassare in ogni momento i tutorial delle puntate precedenti. Alla fine delle quattro settimane i ragazzi saranno così in grado di costruire il loro videogioco completo di tutte le funzionalità in un percorso pedagogico che si sviluppa nell’ambito della nuova modalità di didattica a distanza che bambini e ragazzi stanno vivendo in questo periodo.
Grazie all’iniziativa con Il Corriere della Sera, Fastweb, che da anni lavora per la promozione e la diffusione delle competenze digitali, vuole stimolare i bambini e i ragazzi che sono costretti a rimanere a casa offrendo un momento di condivisione e di apprendimento, insieme ai propri genitori, nell’ambito della programmazione e dei nuovi linguaggi che sempre di più saranno protagonisti in futuro, in maniera semplice e divertente.

La didattica a distanza

La didattica a distanza (DAD): emergenza e non solo

di Carlo De Nitti

Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino. Maria Montessori

La didattica a distanza – resa acronimo, come ormai da lungo tempo usa fare nello “scolastichese” – nella forma di DAD non può essere una didattica che si realizzi mediante le medesime pratiche attraverso cui si manifesta ogni giorno, nelle aule, nei laboratori, nelle palestre delle scuole di ogni ordine e grado, quella in presenza, in cui docente e discenti coeriscono nel medesimo spazio/tempo aprioristicamente definito. Parimenti, spesso definito è il copione. Lezione/spiegazione, sovente oro-auricolare(diciamoci la verità, quella vera, quella politicamente scorretta), verifica delle performances degli studenti e nuovalezione/spiegazione.

La DAD, nonostante escluda la compresenza fisica all’interno di un medesimo spazio fisico dei protagonisti della scuola, può vivere solo ricreando, eventualmente con diversa semantica, i vissuti tipici di quella relazione. Lo sguardo, il sorriso, la smorfia, la parola, la pacca sulla spalla, in una parola, la “cura” che caratterizzano (utinam…) la scuola reale e che sono parte integrante del processo di insegnamento/apprendimento devono essere re-inventati al tempo della DAD, pena il fallimento della sua azione.  

Non è possibile immaginare per quanti, come chi scrive, abbiano maturato una lunga esperienza di scuola, che una video-lezione possa essere un asettico contenitore unidirezionale di informazioni trasmesse da un emittente ad un ricevente: una video-lezione non può che prendere abbrivo da un momento “cordiale”. 

Non va dimenticato che i docenti entrano nelle vite private degli studenti, nelle loro case, nella loro “intimità” domestica: perché non iniziare la lezione prendendo un caffè insieme, con una canzone o un brano da film … magari scelti a turno da* ragazz* o, penso ai colleghi di scienze motorie, con un “risveglio muscolare”. Parimenti pure i giovani entrano nelle vite “private” dei loro docenti, nelle loro abitazioni, nei loro studi, scelti quali“set” della scena. Insomma, ci si mette reciprocamente “a nudo”: penso alla stanza in cui un docente faccia lezione con vista sui suoi libri e su qualcuno in particolare, per lui/lei particolarmente significativo non è forse un forte messaggio subliminale?

Se la DAD non riesce ad essere anche colloquio, empatia, reciprocità, fallisce il suo scopo: la scuola non è né può essere il semplice veicolo di trasmissione di contenuti disciplinari. Se lo fosse, sarebbe la bancarotta! Con l’aggravante della fraudolenza…

Ecco perché le verifiche e le valutazioni non possono essere effettuate in modo abituale, come se nulla fosse accaduto: chi pensa in termini di interrogazioni, di verifiche scritte, divalutazione numerica, di debiti è fuorviato da un’idea erronea di DAD. Chi garantirebbe la genuinità delle eventuali performances valutate? Ogni giudizio numerico sarebbe inappropriato e, absitinuria verbis, da un lato, foriero di possibili contenziosi in cui ogni istituzione scolastica sarebbe certamente perdente, dall’altro, segno evidente di una scuola “fuori dal tempo”

Le criticità finora evidenziate, nate in questo frangente in cui la DAD ha dovuto ex abrupto sostituire la fisiologica prassi scolastica – grazie al lodevolissimo impegno volontaristico di tante migliaia di docenti – non cesseranno una volta terminata l’emergenza scaturita per il COVID-19. Il ruolo delle TIC era argomento già ampiamente dibattuto in precedenza e lo sarà, ancor di più, dopo la conclusione, la più rapida possibile, della pandemia.

Questo drammatico tornio di tempo “in cui ci tocca di vivere” ha il non trascurabile pregio di mettere tutti in condizioni di prendere contezza che la scuola come luogo fisico è insostituibile (molte ragazze ed altrettanti ragazzi la stanno rimpiangendo…) anche come luogo deputato da parte della Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Senza interventi correttivi, in primo luogo di tipo economico –cui, invero, il potere esecutivo ha già posto mano per dotare tutti i discenti di apparecchiature elettroniche in comodato d’uso gratuito – la DAD può creare esclusione sociale: chi può accedere e chi no, chi è dentro e chi rimane obtorto collo fuori. La DAD non può – né deve – contravvenire ai principi costituzionali, fondativi dell’essere scuola ovvero, come diceva don Lorenzo Milani, “fare parti eguali tra diseguali”.

In quest’ottica vanno considerate tutte le condizioni: dalla diversabilità, ai disturbi specifici dell’apprendimento, ai bisogni educativi speciali. A loro, agli alunni speciali, le scuole debbono dedicare la massima cura, sia in termini di accessibilità alla DAD sia di curvatura alle loro esigenze specifiche che non sono classificabili nella loro scansione temporale. Anche per loro la DAD va pensata su misura, in ogni senso.

Uno dei modi per capitalizzare e socializzare tutte le forme di DAD può essere, ad esempio, la creazione di archivi di risorse digitali delle scuole o reti di esse, disponibili per chiunque ne voglia usufruire per migliorare sempre di più una nuova forma di didattica che non è detto debba essere del tutto accantonata, una volta superata l’emergenza della pandemia che in questo marzo 2020 imperversa. Penso ad una mediateca delle buone pratichecondivisibile a tutti i livelli.

Da questa emergenza, la scuola italiana non potrà che venirne fuori diversa come era prima: diventerà più accessibile, più inclusiva, più performante, in una parola, migliore? E’ l’auspicio di tutti: se così fosse, le nuove generazioni ci ringrazierebbero.

Decreto Ministeriale 26 marzo 2020, AOOUFGAB 187

Ministero dell’Istruzione

Riparto dei fondi e degli assistenti tecnici a tempo determinato ai sensi dell’articolo 120, comma 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e misure per l’emergenza


DIDATTICA A DISTANZA

TRECCANI E GIUNTI T.V.P. INSIEME PER LA DIDATTICA A DISTANZA

Migliaia di video didattici, contenuti multimediali per l’insegnamento, materiali certificati, verifiche e risorse di approfondimento: sono tantissime le iniziative messe in campo da Giunti T.V.P. e Treccani per aiutare le scuole ad attivare forme di didattica a distanza nel periodo di chiusura legato all’emergenza coronavirus.

Le due società collaborano attivamente per garantire affidabilità, cura, efficacia didattica e nuove prospettive agli insegnanti e agli studenti di oggi e di domani.

La piattaforma Treccani Scuola

In accordo con il Ministero dell’Istruzione, Treccani ha messo a disposizione gratuitamente gli strumenti e i contenuti della piattaforma Treccani Scuola per tutte le scuole italiane.

Treccani Scuola approfondisce l’impegno di Treccani nella certificazione e nella diffusione del sapere, per offrire alle nuove generazioni contenuti di qualità per lo studio abbinati a strumenti innovativi.

All’interno della piattaforma gli utenti hanno accesso a un archivio in costante evoluzione, ricco di risorse selezionate e certificate da Treccani, suddivise per disciplina e per ordine di scuola, condivisibili all’interno di classi digitali in cui scambiare lezioni multimediali, test, messaggi, file, appuntamenti e scadenze.

Nell’ambito dell’emergenza, il database di contenuti di Treccani Scuola è stato ulteriormente arricchito con la manualisticae ivideo didatticidi Giunti T.V.P. e di Giunti Scuola per le scuole di ogni ordine e grado.

L’iniziativa #noistudiamoacasa

Tante iniziative per agevolare le lezioni a distanza:

  • Fai lezione con noi, un calendario specialedi appuntamenti giornalieri sulla paginaFacebook di Giunti T.V.P.con videolezionitenute dagliautori, suggerimenti, schede, video, tante pillole di didattica su argomenti del programma scolastico. 
  • Il mondo digitale di MyDbook,l’ambiente didatticoriservato a chi ha scelto un corso Giunti T.V.P.-Treccani(www.mydbook.it – disponibile anche offline)in cuiè possibile consultare i libri digitali e tutte le risorse correlate,utilizzandostrumenti di fruizione e di ricerca evoluti e intuitivi, con una particolare attenzione all’accessibilità e all’inclusione. Inoltre per idocentitante risorse dascaricare(verifiche personalizzabili, programmazioni e presentazioni).
  • I webinar gratuiti,  tante proposte diseminari onlinee l’archivio di tutte le iniziative di aggiornamento organizzate nel corso dell’anno.

Tutto un mondo in continuo aggiornamento da seguire su www.giuntitvp.it/digitale/noistudiamoacasa/

In arrivo presto nuove iniziative speciali pensate per sostenere il lavoro degli insegnanti.

Materiali per la didattica a distanza

Sul sito Libro+Internet sono disponibili ad accesso libero (senza obbligo di adozione o acquisto dei volumi cartacei, e senza obbligo di preventiva registrazione), tutte le videolezioni di Silverio Novelli, Tommaso Marani, Roberto Tartaglione, Italiano bene comune. Grammatica per la cittadinanza, novità scolastica Laterza 2020 (Clicchi qui per vedere la scheda opera di Italiano bene comune).

Questi contenuti digitali si aggiungono ai tanti che la Casa editrice Laterza ha già messo a disposizione di tutti i docenti e studenti per le lezioni a distanza e per il lavoro individuale a casa, fino a quando non sarà conclusa l’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus.

Per utilizzare i contenuti digitali integrativi clicchi qui.
I materiali didattici potranno essere scaricati, utilizzati e condivisi su tutte le piattaforme di didattica a distanza individuate dal Ministero e sui registri elettronici di classe.

Editori Laterza

La scuola, prima e dopo il Covid-19

La scuola, prima e dopo il Covid-19

di Marco Macciantelli

Cambiano le forme della conoscenza

La prima Raccomandazione europea per le competenze chiaverisale al 18 dicembre 2006. La versione più recente al 22 maggio 2018. In entrambe, in posizione centrale, la competenza digitale. Non ce lo chiede l’Europa; ma la società in trasformazione. Il Piano Nazionale Scuola Digitale solo in parte ha saputo cogliere il senso di questa direzione di marcia.

         Nel frattempo, nell’arco di un paio di generazioni, siamo passati dal pennino intinto nell’inchiostro al web, senza dover rinunciare né alla lettura né alla scrittura.

         So bene che la lezione dalla cattedra, con i libri di testo, in formato cartaceo, ha avuto – e tuttora ha – delle ragioni. So anche che il mondo reale ci sollecita a volgere lo sguardo verso altri orizzonti.

         Senza produrre steccati. Una varietà di esperienze non è solo, come si ama ripetere, una ricchezza, ma – più semplicemente – un fatto. I libri erano e restano essenziali. Ma non è detto che debbano continuare ad essere veicolati attraverso l’invenzione della stampa del buon Gutenberg (vissuto tra il 1400 e il 1468), anch’essa, nel corso del tempo, segnata da significativi cambiamenti.

         Giusto riconoscere il diritto a coltivare il gusto antico della carta, la nobile attitudine alla scrittura chirografica, il piacere, anche estetico, della calligrafia, valori che meritano di essere custoditi come un patrimonio di civiltà; ma non c’è innovazione, dotata di pubblica utilità, a cui si possa rinunciare a cuor leggero.

Ambienti di apprendimento in emergenza

         Da qualche anno è molto à la page parlare di ambienti di apprendimento.

         Il comma 153 della Legge 107 del 13 luglio 2015 ne tratta in termini, non agiografici, ma concreti, strutturali, spiegando che occorre “favorire la costruzione di scuole innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica”. In tal modo rendendole coerenti con la transizione ecologica in atto, a favore dei valori della salute e della sicurezza (D.Lgs. 81/2008), recuperando il filo di quella parte di autonomia – volta alla ricerca e alla sperimentazione – già presagita, più di vent’anni fa, dall’art. 21, comma 10, della legge 59/1997 e dall’art. 6 del DPR 275/1999.

         Talvolta le situazioni di emergenza possono costituire uno sprone ad accelerare ciò che da tempo è nelle condizioni per essere, non solo immaginato, anche agito e praticato.

         Il DPCM dell’8 marzo 2020 ha previsto che “I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche, modalità di didattica a distanza, avuto anche riguardo alle esigenze degli studenti con disabilità”. In base all’art. 25, comma 2, del D.Lgs.165/2001 “nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici”.[1]

         Sta emergendo, nella situazione data, un modello che porta il Governo, ovvero il Ministero dell’Istruzione, anche attraverso i suoi Capi di Dipartimento, ad interloquire più direttamente con i dirigenti scolastici, mentre la didattica a distanza evidenzia il ruolo essenziale dei team digitali.

La leadership del dirigente scolastico

         La responsabilità del dirigente scolastico orientata all’esercizio di una discrezionalità correttamente intesa come la scelta migliore tra quelle legittime con un accento posto sulla leadership educativa oltre che sulla capacità gestionale.

         A causa del Coronavirus, oltre il Coronavirus.

         Non si tratta di un ripiego, ma di una strategia, impostata prima dell’emergenza e che l’emergenza, sino alla proclamazione della pandemia, in data 11 marzo 2020, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha ulteriormente sollecitato.

         In tal modo si sta cercando di garantire, con la didattica a distanza per i docenti,[2] e,ai sensi dell’articolo 87 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, con il lavoro agile per il personale ATA, il funzionamento dell’istituzione scolastica; lavoro agile considerato, da ultimo, come la “modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa”. [3]

         Non sappiamo quando l’attività didattica in presenza potrà riprendere. Timing in atto, al momento, sino al prossimo 3 aprile. Sappiamo che l’attività didattica a distanza sta diventando un patrimonio di valori, etici e civili, oltre che educativi e culturali, di cui potremo giovarci anche dopo l’emergenza sanitaria. Da questo impegno la scuola uscirà rafforzata. La didattica a distanza come un ponte gettato verso la speranza di un’ordinata ripresa dell’attività scolastica quando ci saranno, speriamo presto, le condizioni per farlo.

Dall’adempimento formale alla cultura del risultato

Detto questo, siamo di fronte ad un cambio di senso del sistema che non va sopravvalutato, che non va sottovalutato. Qualcosa di destinato a segnare un passaggio d’epoca e di mentalità. Dal lavoro legato alla presenza al lavoro agile o a distanza. Dal formalismo degli adempimenti alla cultura dei risultati. Qualcosa che può comportare cambiamenti più profondi di quelli perseguiti, tra luci e ombre, dall’innovazione amministrativa nell’ultimo trentennio, dalla Legge n. 241 del 7 agosto 1990 (comunemente detta della trasparenza) e dalla Legge 421 del 23 ottobre 1992 (sulla contrattualizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici) in avanti.

         I fatti si determinano anche in relazione alle sfide che si pongono e le sfide provocano la necessità di qualche più repentina accelerazione, nell’organizzazione sociale, negli stili di vita, nel ricorso alla tecnologia.

Riannodare la relazione di fiducia tra il Paese e la sua scuola

         La scuola italiana, nell’annuale Rapporto di Demos curato da Ilvo Diamanti, risulta, tra le istituzioni, quella col maggior gradimento dell’opinione pubblica, sopra il 50%; per avere un metro di misura, il Parlamento non va oltre il 10%, i partiti non oltre il 5%.

         In questa fase sta esprimendo uno sforzo non banale. La didattica a distanza, per lo più da costruire ex novo, è senz’altro più impegnativa di quella, che può avere caratteri di routine, in presenza.

         Va dato atto al corpo docente, insieme ai dirigenti scolastici e al personale ATA, di una fattuale assunzione di responsabilità, a presidio della conoscenza, non dissimile, seppur diversa, dall’impegno di quanti, in questa fase, stanno cercando di garantire la tenuta del Paese.

         E’ anche questo tessuto di impegno sociale e civile che contribuisce a tener viva, nella notte del Coronavirus, la luce di una speranza.

La scuola secondo Costituzione

         La scuola è tutt’uno con i valori costituzionali che rappresenta: dal pieno sviluppo della persona umana, a proposito del diritto all’apprendimento degli alunni e al successo formativo, all’esercizio della responsabilità educativa delle famiglie, sino alla libertà di insegnamento, intesa anche come ricerca e innovazione metodologica e didattica.

         Vorrei concludere ricordando due parole, semplici e sorprendenti, dell’art. 97 della Costituzione. Ecco: buon andamento. Danno l’idea di un dinamismo ben orientato. Non l’inerte staticità tipica dell’atteggiamento burocratico, preoccupato del mero adempimento delle procedure; ma la sollecitudine verso un fare ben istruito.

         Questa la scommessa. Questo il compito. Ora più che mai.


[1] All’inizio è stato il Decreto-Legge 23 febbraio 2020, n. 6, Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 con chiusura delle scuole di ogni ordine e grado dal 24 febbraio e il 1° marzo. Poi il DPCM, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della Salute, del 25 febbraio 2020; la Direttiva n. 1/2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per la Pubblica Amministrazione – del 26 febbraio 2020; il DPCM 1° marzo 2020che ha previsto da lunedì 2 marzo sino a domenica 8 marzo la sospensione dell’attività didattica tuttora in atto; il DPCM 4 marzo 2020; il DPCM 8 marzo 2020; il DPCM 9 marzo 2020 con sospensione delle attività didattiche in presenza fino al 3 aprile 2020; ultimo, in ordine di tempo, il DPCM dell’11 marzo 2020, nel quale le misure sono estese all’interno territorio nazionale. Il DPCM del 1° marzo 2020 prevedeva dal 2 marzo sino a domenica 8 marzo la sospensione dell’attività didattica in presenzae, al contempo, all’art. 4, lettera d) spiegava che “i dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l’attività didattica sia stata sospesa per l’emergenza sanitaria, possono attivare, sentito il collegio dei docenti, per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”. Nel DPCM del 4 marzo 2020, all’art. 1 lettera g) è stato precisato che: “i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

[2] Cfr. il Decreto-Legge pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”, serie generale, n. 70, del 17 marzo 2020, n. 18, in particolare l’art. 120 (Piattaforme per la didattica a distanza).


[3] Sul lavoro agile cfr. la Legge 22 maggio 2017, n. 81, capo II, Lavoro agile, art. 18; la Nota n. 300 del 9 marzo 2020, laddove si spiega, nel punto 3) Lavoro agile, che “si ritiene che, per il corrente mese, possano autorizzarsi ulteriori esperienze continuative di lavoro agile, fino a un massimo di 15 giornate lavorative complessive”; la Nota n. 300, sempre del del 9 marzo 2020, laddove, nel punto 3) Lavoro agile, si evidenzia che il personale che fruisce del lavoro agile deve dichiarare, sotto la propria responsabilità, “di disporre di una connessione Internet dal proprio domicilio e di una strumentazione informatica per lo svolgimento dell’attività lavorativa, idonea all’eventuale configurazione da parte dell’amministrazione”; la Nota 323 del 10 marzo, in relazione alla legge 12 giugno 1990, n. 146, in riferimento all’esigenza di garantire “servizi pubblici essenziali”;
la Direttiva n. 2/2020 del 12 marzo del Ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone; la Nota del 12 marzo 2020 del Ministero dell’Istruzione sul lavoro agile a firma della Dott. Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, Direzione Generale per le risorse umane, finanziarie e contratti; sino alla Nota n. 392 del 18 marzo 2020 a firma del Dr. Marco Bruschi, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, successiva e interpretativa del Decreto-Legge, n. 18, del 17 marzo u.s., specie in riferimento all’art. 87, con il lavoro agile considerato come“modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa”.

Distanti ma uniti

Distanti ma uniti ovvero la didattica al tempo del COVID-19
Lessico minimo

di Carlo De Nitti [1]

 “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, 1968

“noi non siamo responsabili perché siamo socialmente impegnati, ma ci impegniamo socialmente perché siamo originariamente responsabili”
GIUSEPPE SEMERARI, Responsabilità e comunità umana, 1960

“E poi gli errori stanno lì per essere vissuti”
PASQUALE ADAMO – PATRIZIA SOLLECITO, DirCi di Sì, 2018

“Stanno imparando il valore dell’ATTESA e della SPERANZA”
VITTORIANO CAPORALE

1. PREMESSA

L’emergenza che tutto il mondo e l’Italia stanno vivendo a causa della pandemia in corso non poteva non avere ripercussioni sul mondo della scuola e sulle modalità del <fare scuola>. E’ da agire da parte di tutta la comunità professionale, affinché questa improvvisa emergenza non tanga i principi fondanti dell’<essere scuola>: accogliente, aperta, democratica, inclusiva, come concepita e  disegnata dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Principiis obsta!

2. LA DIDATTICA A DISTANZA (DAD)

La didattica a distanza, per i docenti, non è, né può essere:

  • mera assegnazione di compiti sui volumi in uso attraverso il registro elettronico, magari dandone un po’ di più per <portarsi avanti>;
  • utilizzo sfrenato dei mezzi informatici a prescindere dal contesto in cui si insegna, senza rendersi conto delle dotazioni elettroniche degli studenti;
  • utilizzo dei mezzi informatici senza contatto visivo / uditivo con gli studenti;
  • ricerca dello <stupore> per soddisfare il proprio ego in una tacita <guerra> con  i colleghi.

La didattica a distanza, per gli studenti, non è, né può essere un’inaspettata vacanza fuori del tempo, un disimpegno istituzionalizzato.

3. LE PAROLE DELLA DAD

La D.A.D. non può non avere un suo codice di comportamento che deve esprimersi certamente in un lessico: quello che qui si enuclea non è certo né esclusivo né esaustivo: è, nomen omen, minimo, quasi di sopravvivenza.

  • ACCESSIBILITA’

Ogni iniziativa assunta dalle scuole e dai singoli docenti deve essere accessibile a tutti gli alunni nessuno escluso: in caso contrario, si viene meno ad uno dei principi fondamentali dell’essere e del fare scuola che è l’inclusività. L’accesso universale a tutti i mezzi informatici, in certe realtà scolastiche, non è certo scontato: la scuola non può accrescere il divario socio-economico presente, anzi deve fare esattamente l’opposto, a Costituzione vigente (art. 2).

A parere di chi scrive, ogni docente/ consiglio di classe / dipartimento disciplinare / collegio dei docenti deve utilizzare esclusivamente i mezzi informatici cui tutti i propri discenti possono accedere, per basici che siano, affinchè non si generino discriminazioni o esclusioni a svantaggio di chiunque sia “fragile”, in tutte le possibili accezioni del termine.

  • CITTADINANZA

La dimensione della cittadinanza attiva e responsabile è consustanziale alla D.A.D., anzi essa è un modo altro, ottimo, per implementarla: la costruzione della società/comunità di cittadini liberi e responsabili, animati da una forte dimensione etica, laica o religiosa che sia, anima di una cittadinanza che non può essere solo formalistica ed appresa a mo’ di contenuti standardizzati.

Quale migliore tempo di quello in cui – nostro malgrado – ci tocca di vivere per far realizzare in una dimensione assolutamente realistica esperienze di educazione alla cittadinanza ed alla legalità? E’, a parere di chi scrive, questo il tempo migliore per far scoprire/riscoprire la dimensione di una socialità reale, responsabile e solidale, e non meramente virtuale, quale quella che i nostri discenti abitualmente vivono nel loro mondo dominato pervasivamente dall’elettronica in ogni momento della giornata scolastica e non.

  • COMUNITA’

E’ una parola chiave in questo lessico minimo; ad essa si possono accompagnare diversi aggettivi: scolastica, professionale, civica, gli stessi che in un remoto testo legislativo (di quasi cinquanta anni fa) erano interagenti

La DAD ha introdotto tutti in una dimensione comunitaria dell’insegnare/apprendere diversa fino a qualche settimana fa: oggi, ancor meno di prima, può esistere il docente-monade. E’ vincente, invece, la formula del cum-laborare, del mettere in comune professionalità diverse con un unico fine: il bene comune.

La forzata distanza dei soggetti del processo di insegnamento / apprendimento deve far sorgere – e questo è compito precipuo dei docenti – far nascere / implementare imperiosa la voglia di continuare ad esserci l’un* per l’altr* per crescere insieme come gruppo, come comunità nel senso etimologico di communis unitas.

  • DIRITTI

Con la DAD le scuole esercitano in modo diverso il dovere assegnato loro dalla Costituzione di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3). Parimenti i discenti devono acquisire la consapevolezza di dover esercitare il diritto di apprendere in questa nuova forma imposta dalla situazione emergenziale: il diritto è il medesimo, cambia soltanto la modalità di fruizione per cui non ha senso “nascondersi”, “non farsi trovare”.

  • EMPATIA

E’ dote che occorre in qualunque relazione umana, compresa quella docente / discenti: con la DAD … ancora di più… Ai docenti, certo, di solito, non manca: è una grande risorsa. Mai come in questo momento, in cui manca la prossimità fisica, occorre un supplemento di empatia a distanza…

Ha scritto di recente la scrittrice e docente Patrizia Sollecito <In tre giorni ho letto 86 paia di occhi. Oltre uno schermo piatto, loro c’erano con la voglia di fare scuola e con tutte le fragilità di adolescenti chiusi in casa, perché catapultati, da protagonisti, in un film di fantascienza.

Ho letto nelle loro finestre aperte. Aria fresca di intesa e di nuova speranza ha invaso gli spazi interiori. Voi valete, specialmente ora che non ci sono voti. Grazie per il vostro esserCI>. Cos’altro aggiungere?

  • INCLUSIONE

Non ci può essere DAD senza inclusione: anche la DAD non può escludere la dimensione dell’inclusione di ogni diversità possibile. Discenti diversamente abili o portatori di bisogni educativi speciali o di disturbi specifici di apprendimento non debbono essere lasciati soli, insieme ai loro genitori nella loro solitudine. E’ il senso dell’esergo posto all’inizio di queste righe dal celeberrimo lettera a una professoressa, sempre attualissimo, oltre cinquanta anni dopo, sebbene più spesso citato che meditato. Nel rispetto di PEI, PDP e quant’altri documenti, ampi sono gli spazi per l’intervento dei docenti, specializzati e curriculari, per i discenti “speciali”, come attesta la splendida professionalità di tantissimi, che si spende in questa direzione.

  • PERSONA

La formazione della persona è la vera finalità ultima della Scuola, sempre. In ogni soggetto del processo di insegnamento apprendimento c’è un incontro di persone, non di ruoli fissi, quasi maschere da teatro della Commedia dell’arte: i loro incontri non casuali né effimeri sono la base della relazione umana tra docenti e discenti. Occorre far emergere persone e personalità ed anche in questo la DAD è una nuova opportunità che la vita / la storia concede.

  • PROSSIMITA’

Fare attività didattica da “distanti ma vicini” deve tenere sempre la barra dritta sul concetto di prossimità tra docente e discenti tutti: è il concetto chiave che deve dominare, al di là dei dispositivi tecnologici di cui ci sia avvale per praticarla, la vera filosofia della D.A.D. La prossimità resa in presenza – con uno sguardo, una pacca, un elogio, un rimprovero … – non può venire meno quando l’azione didattica sia realizzata in modalità diverse, sincrone e non, ma non in presenza: si perderebbe la cifra essenziale di quell’educazione, senza la quale si insegnerebbero solo meri contenuti, ma ben è noto che non è così… Tanti sono i mezzi con cui essere prossimi agli alunni/studenti al di là ed a prescindere dai dispositivi elettronici: ognuno ha da cercare il suo, scavando in interiore hominis.

  • SUPPORTO

L’attività di D.A.D., si configura, ove correttamente praticata, come un eccellente esercizio di supporto che ogni scuola di ogni ordine e grado ha il dovere di svolgere nei confronti di tutti gli alunni / studenti non solo e non tanto per veicolare i contenuti delle discipline oggetto di insegnamento ed implementare le relative competenze, ma soprattutto da un punto di vista emotivo, relazionale, psicologico. Ciò che conta maggiormente in questo frangente è sostenere i bambini, gli adolescenti, i giovani nella loro crescita umana, soprattutto in un contesto emergenziale come il presente. “Esserci” è uno dei compiti, il fondamentale, di ogni istituzione scolastica e dei docenti, sempre.

  • TECNOLOGIE

Le tecnologie (T.I.C.) hanno un ruolo fondamentale, insurrogabile nella D.A.D.: senza di esse non avrebbe possibilità di esistere alcuna didattica che non sia in presenza. Escludere la dimensione tecnologica però, a parere di chi scrive, non significa assolutamente praticare una didattica logocentrica, oro-auricolare, di stampo idealistico-gentiliano: basti pensare a tutta la didattica innovativa, sviluppatasi nella stagione dell’attivismo pedagogico (sulla scorta, ad esempio, del pensiero di Maria Montessori e Célestin Freinet, solo per citare un paio di nomi).

4. LE PAROLE DI UN PEDAGOGISTA

Mi piace concludere queste righe, riportando le splendide parole scritte recentissimamente dal prof. VITTORIANO CAPORALE, un importante pedagogista che per un cinquantennio ha insegnato nell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, pubblicate il giorno 21 marzo su “La Gazzetta del Mezzogiorno” a p. 12.

 <<Care mamme, cari papà, cari insegnanti, cari amici,
sto sentendo molti di voi che si stanno lamentando e preoccupando perché i figli non svolgono i compiti assegnati e non studiano come al solito.
Vi dico con tutto il cuore e con la scienza pedagogica e l’esperienza didattica acquistata in 50 anni di insegnamento all’Università: NON IMPORTA!
In questi giorni i vostri figli-scolari stanno imparando quello che il pedagogista bitontino GIOVANNI MODUGNO chiamava SCIENZA DELLA VITA e che la scuola verbalistica, astratta, mnemonica e burocratica non insegna!
-Stanno imparando ad affrontare le difficoltà impreviste, a rinunciare alla libertà dei movimenti e delle relazioni amicali per il bene comune.
-A capire che la salute è un bene da salvaguardare anche se comporta tante rinunce e il ridimensionamento delle abitudini quotidiane.
-Stanno imparando il valore dell’ATTESA e della SPERANZA.
-Stanno apprezzando tutto quello che ogni casa offre: libri, giocattoli, TV, cani, gatti, uccellini e altri animali e cose.
-Stanno imparando a pregare, a capire che l’umanità è un’unica grande famiglia che soffre e che spera, al di là dei confini geografici.
-Stanno imparando l’importanza della solidarietà che può essere rafforzata col sorriso, con la parola affettuosa, col ricordo…
-Stanno sperimentando che i cellulari, i tablet e le altre tecnologie fanno sentire meno soli, a comunicare con gli amici vicini e lontani, a esprimere i nostri sentimenti e a volerci più bene.
Vi saluto tutti con l’affetto di un anziano professore di storia della pedagogia, padre e nonno
Vittoriano Caporale>>

5. RINGRAZIAMENTI

Ringrazio con sentimenti di sincera gratitudine il chiar.mo prof. VITTORIANO CAPORALE, già Ordinario di Storia della Pedagogia dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro per le sue illuminanti parole.

Come non ringraziare tutti i docenti della scuola che da cinque anni ho l’onore di dirigere che in un brevissimo lasso di tempo hanno attivato tutte le strategie possibili per coinvolgere i propri studenti in questa dimensione altra della didattica?

Come non rivolgere un grato pensiero ad alcun* docenti/amic*, impegnati anch’essi nelle loro rispettive comunità scolastiche con passione ed empatia ad “essere prossimi” agli alunni / studenti che, mai come in questo periodo si sono affettivamente legati ancor più a loro?


[1] CARLO DE NITTI (Bari, 1960) è dirigente scolastico dal 2007, attualmente presso l’I.I.S.S. “Elena di Savoia – Piero Calamandrei” di Bari

Talenti diversi abitano la scuola

Talenti diversi abitano la scuola

di Cristina Del Bel Belluz

Qualche giorno fa in una rivista per la scuola compariva la frase l’istruzione non sparge semi dentro di noi, ma fa sì che i nostri semi germoglino: autore della frase Gilbran Khalil Gibran. La citazione ha rafforzato il significato che da sempre accompagna la mia visione di scuola: i bambini/ragazzi non sono vasi da riempire ma boccioli che desiderano fiorire.

In questi giorni nei quali tutto sembra sospeso la frase mi appare quanto mai appropriata e apre a numerose considerazioni che si intrecciano tra loro rendendo complesso l’intero panorama. La situazione epidemiologica di questo periodo ha costretto la scuola a ripensarsi e a riproporsi in tempi davvero rapidi in considerazione delle norme che quasi quotidianamente vengono emanate e anche, e soprattutto, in virtù del suo ruolo costituzionalmente sancito.

La scuola è una macchina complessa, che si muove lentamente barricata talvolta dietro il “si è sempre fatto così”; difficile pensare di riuscire a rimodulare in breve tempo un’alternativa credibile al modo tradizionale, comodo e sicuro di lavorare in classe.

Dopo i primi giorni di comprensibile smarrimento le scuole hanno iniziato a reagire; da ogni dove vengono proposti corsi di formazione, webinar esplicativi, piattaforme accattivanti, siti -repertori di contenuti e l’intero mondo scuola ha scoperto una fioritura immensa di opportunità con il rischio di perdersi quando non si ha ben chiaro il perché di tutto questo, dove vogliamo arrivare o pensiamo di voler arrivare. L’euforia e l’entusiasmo vanno ora contenuti e incanalati in scelte ragionate, lungimiranti ed organiche per essere efficienti ed efficaci e non perdere di vista il nostro obiettivo. La nota ministeriale 388 del 17 marzo 2020 indica due aspetti della didattica a distanza o DAD: la relazione e l’apprendimento. Come non condividere il primo significato: la scuola è relazione, è condivisione, è rapporto con i pari e con gli adulti. Da un lato sollecita l’intera comunità educante, nel novero delle responsabilità professionali e, prima ancora, etiche di ciascuno, a continuare a perseguire il compito sociale e formativo del “fare scuola”, ma “non a scuola” e del fare, per l’appunto, “comunità”. Mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combatte il rischio di isolamento e di demotivazione. La mancanza di questo rapporto è molto sentita fra gli studenti ma anche fra i docenti: una scuola, un corridoio, un’aula senza studenti è triste, il silenzio assordante.

Per quanto riguarda l’apprendimento ritorna la frase d’apertura di questi miei pensieri ad alta voce. La didattica a distanza non è la didattica tradizionale svolta in classe: non è immaginabile traslare su una qualsiasi piattaforma quanto si faceva in aula, non tutto, forse poco, addirittura niente. La nota citata poco sopra chiarisce che il semplice assegnare compiti, esercizi ripetuti sempre uguali non è didattica a distanza (forse non era didattica neppure prima!): ci serve il feedback, la restituzione, uno o più momenti di relazione tra docente e discenti, attraverso i quali l’insegnante possa restituire agli alunni il senso di quanto da essi operato in autonomia…

Il breve accenno al percorso di apprendimento che sottende alla DAD sollecita alcune ulteriori riflessioni.

E’ necessario ripensare a quel “fare scuola” che deve necessariamente essere più dinamico, più “fresco”, meno cattedratico, più “competente”: possiamo riproporre il tema del curricolo per competenza o di competenze, dove discriminare ciò che è essenziale da ciò che è necessario, opportuno, superfluo… come non ricordare “La cultura è ciò che resta dopo aver dimenticato tutto di ciò che si è studiato…” (Gaetano Salvemini).

E’ necessario possedere maggiori competenze digitali e meno timore che il computer possa esplodere se si tocca un tasto sbagliato: imparare insieme discenti e docenti nella consapevolezza che nulla può sostituire appieno ciò che avviene in presenza, in una classe, si tratta pur sempre di dare vita a un “ambiente di apprendimento”, per quanto inconsueto nella percezione e nell’esperienza comuni, da creare, alimentare, abitare, rimodulare di volta in volta. Perché in questo essenziale elemento consiste il “fare scuola”: insegnare e apprendere, insieme [nota 388 del 17 marzo 2020].

E’ necessario dare organicità al lavoro attraverso strumenti condivisi affinché l’intera comunità di utenti non venga destabilizzata: penso alle piccole realtà dove il confronto all’esterno può essere pericoloso, fonte di ansie, di sensi di inferiorità tra le famiglie…tra quel “programma” che non avanza! Dare quindi ordine alla confusione mediatica delle tecnologie.

E’ necessario non dimenticare che la scuola apre le porte a studenti molto diversi e non mi riferisco solo agli alunni con disabilità o DSA che hanno già una serie di strumenti a loro disposizioni codificati in PDP o PEI; c’è una fetta di studenti, e anche molto grossa in certe realtà piccole o ai margini che vivono in una situazione di grande povertà sostanziale ancorché culturale che rischiano di essere dimenticati, abbandonati… chissà se questa emergenza ci aiuterà a prevenire in futuro anziché essere sempre costretti a rincorrere soluzioni di buona volontà non sempre con prospettiva di successo.

E’ necessario interloquire con le famiglie, ora più che mai, per creare alleanze educative: preziose sempre, fondamentali nei momenti di grande incertezza come quello che stiamo vivendo.

Infine un ultimo grande aspetto: la valutazione. Come si può pensare di valutare se non sperimentando strade nuove? La valutazione è necessaria ma anche complessa. Se l’alunno non è subito informato che ha sbagliato, cosa ha sbagliato e perché ha sbagliato, la valutazione si trasforma in un rito sanzionatorio, che nulla ha a che fare con la didattica, qualunque sia la forma nella quale viene esercitata [nota 388 del 17 marzo 2020].

Qui si ripropone il tema del curricolo: didattica per competenze, compiti autentici, condivisi (un po’ girovaghi!), significativi. Non può essere certamente la prestazione finalizzata al voto perché la valutazione è valorizzare non etichettare. Inoltre in un momento in cui si stanno sperimentando nuove formule di lavoro anche la valutazione diventa un modo per dare valore ai percorsi di crescita delle competenze di ciascuno. Il curricolo diventa la linea guida lungo la quale avanzare per giungere, indipendentemente dalle modalità prescelte, alla meta che è il successo formativo di ciascuno con le sue attitudini, i suoi atteggiamenti e i suoi talenti. Ogni scuola dovrebbe interrogarsi su questo, su quale idea di studente intende portare avanti e la valutazione trova il suo spazio all’interno di questa logica condivisa. Solo così sarà possibile lasciare la strada dei contenuti (che hanno sicuramente il loro significato e valore) per abbracciare l’ottica delle competenze disciplinari ma, soprattutto, trasversali.

E così si torna all’inizio della mia riflessione: facciamo fiorire i nostri boccioli permettendo loro di tirare fuori tutto ciò che li imbriglia dalle paure alle gioie, dalla tristezza all’euforia, dalla rabbia alla tranquillità interiore in una parola la loro libertà!

Innova per l’Italia

Un invito a imprese e mondo della ricerca per l’utilizzo di tecnologie e dispositivi utili al monitoraggio e al contenimento del virus.

La tecnologia, la ricerca e l’innovazione in campo contro l’emergenza Covid. Si chiama “Innova per l’Italia”l’iniziativa lanciata oggi per aziende, università, enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni e istituti che, attraverso le proprie tecnologie, possano fornire un contributo nell’ambito dei dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del Coronavirus (SARS-CoV-2) sull’intero territorio nazionale.

Il progetto è un’iniziativa congiunta del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e del Ministro dell’Università e della RicercaGaetano Manfredi, insieme a Invitalia e a sostegno della struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri

La tecnologia e l’innovazione in tutte le sue forme, attraverso processi, prodotti e soluzioni, può contribuire significativamente a rispondere all’emergenza, come si legge nella pagina di presentazione dell’iniziativa. C’è bisogno dell’impegno di tutti, perché l’innovazione tecnologica può essere la leva per rispondere velocemente a una situazione di crisi che impatta il nostro Paese in maniera drammatica.

L’iniziativa invita aziende, università, enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni e istituti a proporre il loro contributo in tre ambiti:

  • Il reperimento, l’innovazione o la riconversione industriale delle proprie tecnologie e processi, per accrescere la disponibilità di dispositivi di protezione individuale (in particolare mascherine chirurgiche) e la produzione dei sistemi complessi dei respiratori per il trattamento delle sindromi respiratorie(inclusi singoli componenti).
  • Il reperimento di kit o tecnologie innovative che facilitino la diagnosi del Covid-19, ovvero tamponi e elementi accessori o altri strumenti per la diagnosi facilitata e veloce, nel rispetto degli standard di affidabilità richiesta.
  • Tecnologie e strumenti che, nel rispetto della normativa vigente, consentano o facilitino il monitoraggio e la prevenzione del Covid-19 

I soggetti interessati possono trovare tutte le informazioni sul progetto, i requisiti richiesti e le modalità di adesione sul sito del Ministro per l’innovazione e la trasformazione digitale. Le proposte ricevute verranno vagliate e la struttura del Commissario Straordinario si attiverà in relazione alla tipologia di proposta e urgenza emergenziale

Potenziare la didattica a distanza attraverso gli animatori digitali

  • Nota 20 marzo 2020, AOODGEFID 4203
    Piano nazionale per la scuola digitale. Azione #28 “Un animatore digitale in ogni scuola”. Comunicazione di assegnazione del contributo per l’anno 2020

In arrivo per le scuole 8,2 milioni di euro per potenziare la didattica a distanza, in questo momento di emergenza sanitaria, attraverso la figura dell’animatore digitale. Ogni scuola riceverà un contributo di mille euro che potrà essere utilizzato per la formazione dei docenti, anche online, su modalità didattiche innovative.
L’animatore digitale, figura strategica per la diffusione dell’innovazione a scuola introdotta nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale, grazie a queste risorse potrà promuovere tra i colleghi la conoscenza di nuove metodologie didattiche, sperimentare insieme agli altri insegnanti forme di insegnamento a distanza e coinvolgere l’intera comunità scolastica.

“Con questo intervento da 8,2 milioni complessivi – dichiara la Ministra Lucia Azzolina – intendiamo sostenere, in un momento di difficoltà e di emergenza come quello che stiamo vivendo, tutte le scuole che, attraverso il lavoro costante degli animatori digitali e dei team per l’innovazione, sono impegnate nelle attività di didattica a distanza. Sappiamo che ci sono situazioni differenti e compito del Ministero sarà supportare tutti in questa sfida: le istituzioni scolastiche, il personale, i docenti. Questo stanziamento è un contributo che si aggiunge agli 85 milioni previsti nel decreto-legge approvato di recente dal Governo per il potenziamento della didattica distanza e del digitale. Tutti gli sforzi che stiamo facendo oggi, anche grazie al grande senso di responsabilità della scuola, li raccoglieremo alla fine di questa emergenza: dobbiamo trasformare questa fase critica in una opportunità per migliorare ancora il nostro sistema di istruzione”.

“Le attività didattiche sono sospese per contenere il contagio da Coronavirus, ma la scuola non si ferma – afferma la Vice Ministra Anna Ascani – e neanche il nostro lavoro per tutte le istituzioni scolastiche del Paese: ogni istituto avrà da subito risorse per la formazione dei docenti attraverso gli animatori digitali. In questi giorni le comunità scolastiche stanno dando prova di grande responsabilità e stanno garantendo la didattica con i mezzi tecnologici a disposizione. Alcune realtà sperimentano da tempo e non stanno incontrando particolari difficoltà, altre invece hanno bisogno di sostegno per attivare metodologie didattiche innovative che si stanno rivelando indispensabili in questo momento. Come Ministero, attraverso questo stanziamento, continuiamo a dare supporto a tutte le scuole affinché nessuna rimanga indietro”.

Dall’esilio

Dall’esilio

di Piervincenzo Di Terlizzi

Gli spazi sono vuoti, le telefonate deviate su un cellulare, i server collegati a firewall per il lavoro agile; oppure, al massimo, in qualche stanza si trova lo stringato numero di persone che garantisce quello che, con un’espressione che ha in sé il sapore dell’ossimoro, è chiamato contingente minimo. 

La scuola –tutta la scuola italiana- si è spostata altrove, per circostanze esterne ed eccezionali: la scuola è dunque fuori dal suo suolo usuale, è in esilio. 

Alcune storie di esilio sono fondative nella cultura occidentale. Forse hanno qualcosa da dirci oggi; in esse possiamo trovare tracce per leggere quello che abbiamo fatto nei giorni scorsi, quello che stiamo facendo, quello che faremo.

L’esilio è tentazione: la narrazione di riferimento è quella dei quaranta giorni nel deserto di Gesù (a sua volta ricollegata al biblico esilio di Israele). 

E tentazioni, in questi giorni, ce ne sono: c’è quella della disperazione (in senso etimologico: l’allontanamento da quanto si sperava), che guarda a quello che si è smarrito e non sarà più (in questo senso consideriamo tutti i tentativi di ricondurre la narrazione di questo periodo alle categorie normali del calendario scolastico: la ripresa, e poi le verifiche, i voti, le promozioni, categorie ancorate a scansioni concrete di azioni nel tempo che ora non sono più percorribili; su questo si veda l’ottima serie di riflessioni di Stefano Stefanel); c’è quella, opposta, della superefficienza (ad esempio, l’ansia di riempire il tempo con le attività online, di rispondere a tutto e a tutti fino a perder la cognizione del proprio tempo). In nessuna di queste, e di altre reazioni, c’è qualcosa, in sé, di sbagliato (altra tentazione: quello che è giusto; quello che è sbagliato si fa così; non si fa così): le tentazioni sono fatte per esserci, per riconoscerle, e per imparare qualcosa da esse, una volta che le si sono affrontate. Ne va fatta memoria.

L’esilio lo si può affrontare, e accade infatti, come Robinson Crusoe: creando, con le proprie mani, un mondo nuovo, attingendo alle proprie risorse. È ciò che sta accadendo con tutte le esperienze di didattica online sulle quali tutte le scuole si sono cimentate. 

Si tratta di un atto che è, all’inizio, di sopravvivenza: ed in effetti è così, perché ha come oggetto il cuore dell’esperienza scolastica, che è, appunto, l’insegnamento-apprendimento; un atto che, come Robinson, si comincia a mani nude, da quello che si ha e come lo si ha, mettendo insieme le cose un pezzo per volta, riflettendoci sopra continuamente, e, soprattutto, sbagliano, sbagliando molto (su questi temi, si vedano le belle riflessioni di Ariella Bertossi,  e Paolo De Nardo, apparsi nei giorni scorsi). 

Dopo la sopravvivenza, Robinson fa, tra le altre, un’altra esperienza, che è quella del nuovo mondo, rappresentata, per lui, dall’incontro con Venerdì: anche per la scuola ci sarà un’antropologia nuova da esplorare, un Altro cui riconoscere nella quotidianità una cittadinanza (pensiamo ad esempio allo smartphone, che è uno dei mediatori didattici indispensabili, oggi).

C’è un altro, meno noto dei due precedenti, esilio che ha qualcosa da dirci, a mio avviso, e sul quale vorrei spendere qualche riflessione conclusiva: penso all’esilio di Filottete, raccontato ad esempio da Euripide, nell’omonima tragedia.

Filottete vive in esilio, lontano da Troia, dove vorrebbe essere e combattere; come (e prima, in effetti ne è il modello) Robinson se la cava con quello che ha, nel suo caso il suo arco che gli consente di procurarsi da vivere. Le sue giornate sono tormentate da una piaga che diventa, all’improvviso, purulenta: quando ciò accade, egli perde forze e delira.

Filottete richiama un’altra dimensione dell’esilio: la fragilità. Siamo in esilio per un motivo che non possiamo ignorare, che fa parte dei nostri pensieri, delle nostre preoccupazioni e, in casi drammatici, come quello raccontato dalla collega bergamascaqualche giorno fa, delle nostre esperienze. L’esilio è –e resta, con tutta la buona volontà e la professionalità di tutti- un trauma e uno stare nella precarietà, un gesto di continua resilienza. Per quello che ci circonda, per quello che ci potrebbe accadere, per la precarietà della connessione, per l’esaurimento dei Giga, per lo sfinimento della pazienza, per quelli che non riusciamo a raggiungere. Filottete è un nobile che veste di stracci, si procura il cibo ogni giorno e avverte in ogni momento la precarietà: è la nostra condizione. E pure di questo va fatta memoria.

C’è, però, un’altra cosa, nella vicenda di Filottete. Alla fine, egli viene ricondotto a Troia, a combattere, da una piccola delegazione di eroi, che vanno a parlargli. Uno è Ulisse: è la voce della furbizia, e Filottete non lo ascolta. Se volete, è un’altra tentazione, che attraverseremo, quella del tutto-come-prima.

Ma l’altra voce, che Filottete ascolta, è quella del giovane Neottolemo, che gli racconta la verità, non cerca le vie furbe, e che costruisce così con lui una relazione.

I giovani, la loro verità, la relazione. In fondo, sta tutto lì.

Nota 20 marzo 2020, AOODGEFID 4203

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale

Alle Istituzioni scolastiche
c.a. Dirigente scolastico
c.a. Animatore Digitale
E, p.c. Agli Uffici scolastici regionali
c.a. Direttori generali
c.a. Referenti per PNSD

Oggetto: Piano nazionale per la scuola digitale. Azione #28 “Un animatore digitale in ogni scuola”. Comunicazione di assegnazione del contributo per l’anno 2020.

La fragilità degli studenti

La fragilità degli studenti

di Stefano Stefanel

            Il punto di partenza me l’ha dato l’amico Piervincenzo di Terlizzi con un messaggio via whatsapp: “Poi verrà il momento di capire tutto questo: con l’aiuto di famiglie e ragazzi”. Il pensiero agli studenti di oggi è un pensiero alla loro fragilità esistenziale, messa alla prova da un evento epocale, che nessuno aveva immaginato. Su quello che sta succedendo suggerisco di leggere il completamente condivisibile articolo di Paolo De Nardo (La Scuola dopo il Covid-19, www.edscuola.it, 18 marzo), l’ottimo intervento di Ariella Bertossi (COVID-19: come si rovescia un sistema, www.edscuola.it, 14 marzo) oltre ai testi ministeriali, in primo luogo la Nota 17 marzo 2020, AOODPIT 388 firmata dal Direttore generale Marco Bruschi, con annesse le reazioni dei sindacati (Richiesta ritiro nota prot.388 del 18 marzo), quelle di alcuni dirigenti scolastici (Comunicato stampa: La scuola non è dei sindacati, è degli studenti del 18 marzo), quelle di Anp (Pavlov è vivo, 18 marzo). Ciò che appare evidente in tutto questo è che il sistema scolastico italiano è mutato in meno di un mese e si trova a fare i conti con la instabilità del futuro. In questo mutamento epocale della scuola e della società in cui tutte le priorità si sono ribaltate i giovani in età scolare (dai 3 ai 19 anni) sono quelli più esposti alla perdita di punti di riferimento. Quindi sono i più fragili. La loro fragilità nasce dalla mancanza di esperienze pregresse utili a leggere il tempo presente: chi è avanti negli anni “ne ha viste molte”, come si dice e cerca di comprendere in che modo inserire nella sua vita questo avvenimento. Chi, invece, ne ha viste poche non sa da che parte girarsi.

            I giovani si stavano occupando d’altro e non avevano alcuna percezione che tutto fosse così debole e incerto e che una pandemia potesse entrare nella vita dell’occidente e dell’oriente, sconvolgendo entrambi. La globalizzazione, vissuta come connettività totale, libera circolazione, scambi, viaggi, merci e on line si è andata a infrangere contro una pandemia da nessuno attesa e quindi senza difese pronte. Poiché stiamo tutti combattendo una guerra che nessuno ha dichiarato siamo spaesati e dentro questo spaesamento siamo impauriti. Gli studenti sono anche molto fragili: gli abbiamo spiegato un mondo, ma si trovano a viverne un altro.

E DIAMOLO QUESTO VALORE

            La scuola in questa fase deve imparare a valutare e a usare il termine valutazione nel suo significato letterale: dare valore a quello che viene fatto, cercare di capire quello che vale, evidenziare il valore aggiunto, premiare il valore dell’apprendimento e dello studio. La Didattica A Distanza è entrata di prepotenza nell’immaginario scolastico e tutte le idee repressive sull’uso dei device sono sparite in un attimo, anzi molti ex “repressori” vorrebbero mettere note di demerito agli studenti che non si connettono alle loro lezioni (spesso molto frontali come quelle in aula). Il paradigma è mutato profondamente e la necessità sentita dai docenti di continuare a fare scuola anche se in maniera differente è condivisa dagli studenti e dalle famiglie che stanno seguendo questa strana scuola via web. A questo in primo luogo bisogna dare valore: al lavoro dei docenti, eccezionale in tutto e per tutto; al lavoro degli studenti che si fanno forza della loro fragilità per rimanere ancorati attraverso la scuola alla società. E poiché dopo il tempo dell’emergenza verrà il tempo delle scelte bisognerà capire che principale scelta da fare è quella su ciò a cui bisogna dare valore.

            Salute e scuola in questo momento mostrano come il nostro vivere insieme si basi su bisogni essenziali e forti e questo è un altro punto attraverso cui dare valore ai nostri studenti. Il lavoro a distanza ha bisogno di riconoscimenti ancora più forti del lavoro in presenza: per questo ritengo sia doveroso riconoscere attraverso i voti il lavoro scolastico positivo che viene fatto a casa e on line. Perché parlo del lavoro scolastico positivo? Perché io credo che la valutazione in questa fase non debba essere una misurazione di intervalli o di raggiungimento di standard che non possono esistere, ma debba invece essere il riconoscimento alto e forte delle potenzialità positive di chi studia come non avrebbe mai immaginato di dover fare.

            La fragilità dello studente si protegge e si cura attraverso il riconoscimento del positivo, non attraverso la misurazione del negativo. L’anno scolastico è irregolare a tutti gli effetti (e al Ministero lo sanno bene e anche in questo senso penso vada letta l’intelligente nota 388 di Bruschi) e dentro questa irregolarità vanno garantiti tutti e l’unico modo per farlo è quello di valorizzare tutte le cose buone che si fanno dando loro valore. I difetti è facile trovarli, i pregi invece sfuggono nel grande mare della disattenzione: è tempo che tutto questo finisca e che il valore venga sempre riconosciuto nel momento in cui c’è. Il richiamo al DPR 122/2009 quando dice che la “valutazione è trasparente e tempestiva” ci può venire in aiuto: la trasparenza sta nell’individuare attraverso meccanismi chiari e pubblici cosa deve essere valutato (nel senso, appunto, di “dare valore”); la tempestività richiede che appena vedo qualcosa di positivo lo registri.

USIAMO IL 10

            Una delle caratteristiche più strane della scuola italiana è che il 10 è più facile prenderlo all’Università (lì lo chiamano 30) che alle scuole medie. C’è un’idea di standard che aleggia nella scuola italiana secondo cui il 10 deve corrispondere alla conoscenza “assoluta” e all’abilità chiaramente manifestata con perizia. E così i 10 non  si danno e si assegnano a lavori di eccellenza degli 8 o forse dei 9. Io penso che invece questo sia il tempo dei 10: che siano pochi, ma intensi, individuati con cura e attribuiti con tempestività. Io penso che se dati con attenzione i 10 aiuteranno il sistema a reggere la crisi e potranno intervenire sugli studenti facendo vedere che il futuro è possibile. Il sistema scolastico, ma anche quello sociale viene migliorato dalle performance dei migliori, non dal numero di “aiuti” con cui vengono promossi gli studenti in difficoltà (le famigerate stelline delle piattaforme e dei registri elettronici). Bisogna aiutare gli studenti a dare il massimo, saper leggere l’eccellenza, saper capire il positivo, comprendere le competenze di chi oggi sta lontano a studiare dentro scenari inediti.

            Il ritorno a scuola dentro un anno epocale e irregolare non dovrà essere l’inseguimento di programmi non conclusi dentro verifiche cartacee aggressive e dedite all’assurda misurazione del passato, ma devono in primo luogo comprendere a che punto è lo studente: non quello generico che non esiste, ma quello che abbiamo davanti con la sua singolarità, il suo dolore, il suo stupore, le sue incapacità, i suoi slanci e la sua fragilità. Prima di ripartire lancia in resta sarà necessario capire quanto è fragile lo studente che abbiamo davanti e quanto questa fragilità è stata accentuata dall’emergenza. Proprio perché ci dovranno essere garanzie per tutti gli studenti, che stanno vivendo un anno scolastico inimmaginabile, è necessario avere una grande cura nel dare valore agli studenti che sono stati in grado di studiare, migliorare e apprendere in questi momenti difficile e con una Didattica a Distanza che nessuno aveva sperimentato con queste modalità totalizzanti e uniche. D’altronde in questo momento se non c’è una Didattica a Distanza non c’è alcuna didattica: e questa è una novità per i docenti, ma soprattutto per gli studenti.

            I Dirigenti scolastici sono chiamati a dare equilibrio a tutto questo evitando che tutto diventi un grande equivoco su cosa è obbligatorio e cosa no, se il voto a  distanza vale o non vale e altre stupidaggini che purtroppo circolano. Bisogna presidiare, non controllare; favorire non imporre; capire non comandare; aiutare non pretendere; condividere non obbligare. Insomma è nato un nuovo ruolo anche per il Dirigente scolastico che deve farsi carico di quella didattica che spesso ha lasciato al suo destino per occuparsi di privacy, sicurezza, acquisto della carta igienica, concessione di permessi, graduatorie e via di seguito. L’emergenza chiede equilibrio a chi è più forte: Dirigenti e Docenti sono più forti degli studenti e devono farsi carico della cura. Gli studenti ne verranno fuori diversi e questo sarà uno spartiacque profondo, dove la salute e la scuola balzeranno davanti agli altri problemi che torneranno con la loro potenza scomposta dopo l’emergenza.

            Un’ultima cosa: siamo passati da social dove l’odio, la violenza, la cattiveria e l’ignoranza la facevano da padroni a social diventati strumento di aiuto, supporto, dialogo. Prima c’era troppa violenza, oggi c’è forse troppa “melassa” (anche da parte mia) e dunque presto anche i social muteranno di nuovo. Ma tra la violenza e la melassa sceglierò sempre la melassa e credo che anche questa sia una mutazione non da poco: un sistema di comunicazione che si credeva forte ora si sente fragile e lo fa con tutte le debolezze proprie della natura umana.