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Smart Class II ciclo

Avviso pubblico per la realizzazione di smart classes per la scuola del secondo ciclo
Prot. 11978 del 15 giugno 2020


Sono le risorse messe a disposizione attraverso il bando PON, per l’acquisto di strumenti e dispositivi digitali, accessori e periferiche hardware, software e licenze per piattaforme di e-learning, monitor touch screen e per creare nuovi spazi digitali nelle scuole, favorendo nuove metodologie di apprendimento, anche in vista della ripresa di settembre.

Ogni scuola ammessa al finanziamento potrà ricevere un contributo fino a 10.000 euro. Le proposte possono essere presentate su http://www.istruzione.it/pon/ dalle ore 10.00 del 16 giugno 2020 alle ore 12.00 del 26 giugno 2020.

L’Avviso si pone a supporto delle istituzioni scolastiche statali del secondo ciclo di istruzione per il potenziamento di forme di didattica digitale, anche a seguito dell’emergenza epidemiologica connessa al diffondersi del Covid-19 e alle conseguenti attività di contenimento e prevenzione in ambito scolastico.

Tale misura rientra anche nelle priorità delle Azioni #4 e #6 del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD), che contribuirà al finanziamento dei progetti, presentati sulla base del presente Avviso, in alcune delle regioni c.d. “più sviluppate”, al fine di garantire la più ampia copertura possibile.

L’obiettivo è quello di consentire alle scuole di realizzare centri didattici digitali volti a garantire e supportare l’accrescimento delle competenze degli studenti attraverso nuove metodologie di apprendimento anche in coerenza con le necessità di adeguamento degli spazi per ridurre il rischio da contagio.

Nota 29 maggio 2020, AOODGEFID, 11566

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali
Ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi

Oggetto: PNSD – Gestione Azioni. Attivazione della nuova area per la gestione delle azioni del Piano nazionale per la scuola digitale

Vincitori di #ScuolaFutura

Un’app per individuare e prenotare spazi cittadini in cui poter fare lezione in modo alternativo. Magari in un museo o in una biblioteca. Una piattaforma di counseling emotivo e psicologico per consentire a studentesse e studenti di dialogare tra loro o con docenti ed esperti. Una radio e una piattaforma live streaming per mettere in contatto tutti gli studenti italiani, in una grande rete nazionale. Un progetto per trasformare in aree verdi e più vivibili gli spazi di ‘passaggio’ delle scuole, dai corridoi ai cortili. Un gioco interattivo che favorisca il dialogo tra tutte le componenti del mondo della scuola, migliorando la collaborazione reciproca. Un progetto di ridefinizione della routine scolastica e degli spazi di studio degli studenti, che tenga conto delle caratteristiche e delle inclinazioni personali di ciascun ragazzo, per una scuola sempre più attrattiva e capace di valorizzare le qualità di ciascuno studente.

Sono le sei proposte vincitrici di #ScuolaFutura, la maratona online della scuola italiana che si è conclusa ieri pomeriggio con una premiazione in diretta web.

“I ragazzi che hanno partecipato alla maratona online hanno lavorato con entusiasmo per rispondere alle sfide proposte – commenta la Ministra Lucia Azzolina -. Li ringrazio tutti per aver aderito a questa iniziativa e per averci positivamente travolti con le loro idee e la loro voglia di innovare quella che sentono come una casa, la scuola. Appena possibile incontrerò i vincitori, per ascoltare dalla loro voce come realizzerebbero i progetti che hanno presentato. Proposte che ci raccontano una cosa importante: gli studenti amano la loro scuola, vogliono viverla di più e meglio e hanno le idee chiare su come migliorarla. Dobbiamo coinvolgerli sempre di più, soprattutto i più grandi, nel miglioramento della nostra scuola”.

Le sfide

I progetti presentati dovevano rispondere a una delle tre sfide proposte:
 

  • Spazi, progettare e riprogettare gli spazi scolastici per rafforzare il senso di comunità;
  • Relazioni, trovare soluzioni innovative, partendo anche dall’uso consapevole del digitale, per incoraggiare e rafforzare le relazioni umane nella comunità scolastica e per alimentare lo spirito di collaborazione e migliorare i processi di apprendimento;
  • Didattica, partendo dall’analisi dei metodi e degli strumenti attuali, anche alla luce delle opportunità offerte dal digitale, sviluppare idee per una didattica innovativa con l’obiettivo di accrescere la motivazione degli studenti e migliorare il processo di apprendimento.

I numeri della gara

Nel corso delle 72 ore di maratona, i 250 studenti partecipanti, appartenenti a 60 scuole di 41 città italiane e suddivisi in 27 squadre, si sono confrontati sul tema scelto e hanno elaborato le loro proposte per la scuola del futuro, così come vorrebbero che fosse, anche in vista della prossima riapertura di settembre, all’indomani della pandemia di coronavirus.

Quattro i criteri in base ai quali i quattro giurati hanno valutato i progetti e stilato la classifica dei vincitori: coerenza con gli obiettivi, innovazione, fattibilità, presentazione.

Dispositivi per DaD

In arrivo altri 5,2 milioni di euro, di risorse PON, per l’acquisto di dispositivi digitali per la didattica a distanza destinati ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), alle sezioni carcerarie e alle scuole polo in ospedale. 

“Prosegue l’impegno per non lasciare indietro nessuno – sottolinea la Ministra Lucia Azzolina –. Dall’inizio di questa emergenza abbiamo deciso di investire risorse per il digitale che oggi servono per l’emergenza, domani resteranno come patrimonio alle scuole. Colgo l’occasione per ringraziare il personale scolastico impegnato nei CPIA, nelle sezioni carcerarie, nelle sezioni ospedaliere, veri e propri fiori all’occhiello del sistema nazionale di Istruzione, che consentono di garantire il diritto allo studio davvero a tutti, secondo quanto previsto dalla Costituzione italiana”.  

Con l’Avviso PON, ciascuno dei 129 CPIA potrà riceve fino a 20.000 euro. Le 449 sezioni carcerarie potranno riceverne fino a 5.000 euro ciascuna, mentre ognuna delle 18 scuole polo in ospedale potrà ottenere fino a 13.000 euro. A questi si aggiungono i CPIA e la scuola polo in ospedale della Provincia autonoma di Trento. 

Per aderire le scuole avranno tempo dalle ore 10.00 del giorno 7 maggio 2020 fino alle ore 15.00 del giorno 13 maggio 2020.

Piano Scuola del Comitato nazionale per la Banda Ultralarga

Oltre 400 milioni di euro per potenziare la connettività delle scuole portando negli istituti la banda ultralarga.

Li prevede il Piano Scuola approvato nella riunione odierna del Comitato nazionale per la Banda Ultralarga che si è svolta alla presenza anche della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. L’obiettivo del Piano è garantire rapidamente una connessione veloce (velocità a 1 Gbit con 100 Mbits di banda garantita) all’81,4% dei plessi scolastici, quelli del primo e secondo ciclo, per un totale di 32.213 edifici. Previsti anche voucher per le famiglie: fino a 500 euro, in base all’Isee, per connessioni veloci, pc e tablet.
​​​​​​​”L’approvazione del Piano rappresenta un’importante accelerazione – sottolinea la Ministra Azzolina -.
Abbiamo aumentato gli investimenti previsti portandoli dagli iniziali 200 milioni a oltre 400. Li abbiamo raddoppiati. Con i fondi aggiuntivi delle Regioni e altre economie di spesa puntiamo a raggiungere progressivamente il 100% degli edifici scolastici. Ringrazio il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, la Sottosegretaria al Mise, Mirella Liuzzi, e la Ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, per la collaborazione e per aver messo la scuola al centro delle attività del Comitato, recuperando velocemente ritardi che si sono accumulati nel corso degli anni. Ringrazio poi le Regioni che gestiranno queste risorse e lavoreranno con noi per attuare il Piano. Vogliamo digitalizzare la scuola e farlo in fretta”.

I 400.430.897 milioni del Piano Scuola serviranno per coprire i costi strutturali per portare la banda ultralarga nelle istituzioni scolastiche e per coprire i costi di connettività per 5 anni. I voucher per le famiglie saranno, invece, di due tipologie: un contributo massimo da 200 euro per connessioni veloci e un contributo massimo da 500 euro (per Isee, Indicatori della situazione economica equivalente sotto i 20mila euro) per connessioni veloci e per l’acquisto di tablet e pc.

Ripartenza della scuola e uso delle tecnologie

Ripartenza della scuola e uso delle tecnologie

Cosa non fare, cosa fare. Indicazioni per la policy nazionale

di Antonio Calvani *

Cosa non fare

La situazione emergenziale che ha portato alla chiusura improvvisa delle scuole ha fatto emergere una varietà di iniziative fin anche nella scuola dell’infanzia, con l’impiego di tecnologie di rete e coinvolgimento dei genitori, che pur apprezzabili nella situazione emergenziale, non possono essere prese come riferimento per la ripresa scolastica.

Le tecnologie generano un appeal immediato, smartphone e tabletsono del resto di uso comune anche in ambito familiare; ciò può creare una visione complessivamente fuorviante sul piano pedagogico e applicativo.

Ai numerosi miti che hanno accompagnato il rapporto tra tecnologie ed educazione se ne sta aggiungendo un altro, quello che bambini sostenuti dalle famiglie possano lavorare autonomamente da casa con la didattica a distanza per mezzo di tecnologie divenute “facili” per via della loro presenza anche nel contesto familiare.

E’ un mito pericoloso che nasce da due fraintendimenti, la proiezione su larga scala di una visione edulcorata ed elitaria delle condizioni della famiglia (si immaginano genitori liberi da impegni di lavoro, disponibili ad aiutare i figli, capaci di avvalersi di attrezzature telematiche a fini educativi) e una ingenua delle tecnologie stesse, identificate come tecnologie “facili” (educare equivarrebbe a comunicare); si sottovaluta la difficoltà e l’enorme quantità di tempo che se ne va per operare una loro riconversione didattica.

Si dovrebbe tener presente che:

-continuare sulla stessa strada che la scuola ha dovuto seguire per motivi emergenziali appoggiandosi sul supporto delle famiglie accentua la disparità ed implica una sostanziale rinuncia del ruolo della scuola come garante egualitario di avanzamento culturale e sociale;

-che le tecnologie ad uso familiare (smartphone e tablet) hanno poco o nulla a che fare con tecnologie usate a fini educativi, anzi le pratiche diffuse nel primo ambito sono piuttosto di ostacolo all’apprendimento di buone pratiche nel secondo;

-che dal canto loro le scuole, nonostante le eccellenze e le buone pratiche messe sempre in risalto, nella stragrande maggioranza sono assai carenti nelle competenze tecnologiche necessarie ai docenti e nella capacità di prospettare programmi didattici con le tecnologie in modo sistemico e sostenibile nel tempo.
Le tecnologie di rete sono importanti nella scuola ed il loro uso va favorito approfittando anche di questa situazione ma occorre proporre scenari realistici e sostenibili. Un uso blended delle tecnologie con alcuni giorni a scuola, altri a casa come soluzione a regime può avere senso solo nella scuola secondaria superiore, con una opportuna preparazione sia sul versante degli insegnanti che degli alunni che devono essere adeguatamente preparati per lostudio autonomo.

Cosa fare

-Fissare come imperativo categorico che tutti gli alunni a partire dai livelli più bassi tornino quanto prima  a scuola.  Occorre impegnarsi decisamente a trovare spazi dentro ma anche fuori della scuola, in accordo con gli enti locali (palestre, associazioni extrascolastiche, musei ed altro), processo da continuare anche dopo l’emergenza  finalizzando progressivamente il vantaggio derivato dalla riduzione del numero degli alunni all’attuazione di modelli di didattica più personalizzata.

-Applicare fin dalla scuola primaria, anziché una DAD, una didattica basata sugli spazi scolastici ed extrascolasticitecnologicamente potenziati (technology enhanced learning), connessi con un ambiente asincrono di supporto (piattaforma e-learning). Bambini anche disposti fisicamente in aree diverse possono condividere i materiali che l’insegnante colloca in questo ambiente. L’obiettivo primario dovrebbe essere dunque quello di portare tutti gli insegnanti ad avvalersi di una piattaforma asincrona come appoggio alla didattica ordinaria; assai meno realistico è immaginare che si possano avvalere quotidianamente di un sistema di videocomunicazione in sincrono per le difficoltà maggiori che si generano sul piano dell’accessibilità, del carico sulla rete e delle competenze comunicative necessarie perché una interazione non sia sopraffatta da inconvenienti tecnici.

-Mettere a disposizione della scuola d’infanzia, della primaria e della secondaria di I grado un’emittenza televisiva dedicata a trasmissioni continuative sulle discipline e le nozioni basilari (grammatica, matematica, scienze) (modello “maestro Manzi”);

-Applicare soluzioni blended con alternanza di giorni a scuola, altri a casa,  solo a partire dalle superiori; a questo livello, opportunamente ottimizzate e controllate, dovrebbero anche continuare dopo l’emergenza.

-Avviare contestualmente un piano educativo per mettere al centro un forte rilancio delle competenze di lettura e scrittura e forte attenzione allo sviluppo delle abilità autonome di studio.

-Offrire modelli di protocolli deontologici per la scuola (rapporti tra insegnanti, insegnanti-alunni) e esterni (scuola-famiglia), in particolare per gestire le implicazioni etiche e didattiche poste dall’uso delle nuove tecnologie.


* Ex Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale – Presidente dell’Associazione Scientifica SApIE

Innovazione. Didattica. Valutazione

Innovazione. Didattica. Valutazione

di Stefano Stefanel

La scuola italiana è entrata dentro un’emergenza pandemica di carattere mondiale e ha dovuto accelerare sull’innovazione didattica e metodologica molto al di là di quanto avrebbero permesso le forze presenti nel sistema dell’istruzione italiano.

E’, dunque, importante comprendere come l’innovazione richiesta dalla Didattica a distanza, dalla Valutazione senza possibilità di bocciatura o di sospensione del giudizio, dalle ipotesi che si susseguono di giorno in giorno senza piani di attuazione strutturali che riguardino l’edilizia e la connettività, sia entrata a regime, senza alcun periodo di sperimentazione. Inoltre non c’è stato neppure alcun precedente “stress test”, che abbia potuto permettere di verificare lo stato dell’arte in una situazione senza eguali.

C’è stata una grande improvvisazione nazionale, che ha dato esiti nel suo complesso molto positivi, ma sempre dentro scelte di carattere empirico e non legate a ricerca e innovazione didattica. Alcune scuole sono già molto avanti nella Didattica a distanza, nella connettività, nell’integrazione del web nel curricolo: ma queste scuole sono poche e soprattutto sono del secondo ciclo.

Far guidare l’innovazione di tutto il sistema dell’istruzione da esperienze forti del secondo ciclo significa solo creare un ulteriore sbilanciamento nel sistema stesso.

L’innovazione, per sua natura, richiede tempo e verifiche sul campo, ricerca-azione e protocolli analitici, mentre noi siamo entrati nell’innovazione didattica e metodologica dall’oggi al domani, senza una preparazione, senza un supporto di sistema, ma anche senza contratti del personale, senza un quadro di rifermento nazionale, senza termini di confronto con esperienze simili. Per cui è necessario dire che il sistema scolastico italiano ha reagito benissimo, ha retto come non sarebbe stato prevedibile e, soprattutto, ha mostrato sensibilità, competenze nascoste che sono improvvisamente emerse, senso del dovere, senso dello stato. Da un lato c’è stata un’innovazione imposta da un’emergenza storica ed epocale, dall’altra una risposta attiva di un sistema che è stato scosso, ma che non si è mai arreso.

Credo che di tutto questo si debba tenere conto, riconoscendo soprattutto ai docenti e agli studenti qualità di empatia e impegno molto alte, che dovranno essere potenziate da dosi massicce di competenze tecniche e valutative quando tornerà una situazione normale.

E’ necessario stare molto attenti, però, a maneggiare l’innovazione con cura, a non fare salti in avanti, a rendersi conto di come le scuole abbiano imbastito la Didattica a distanza senza stress test, senza procedure verificate, senza competenze certificate, senza connettività certa, senza sicurezza della recettività anche da parte degli studenti più deboli.

Il sistema scolastico, dopo questa emergenza, ha bisogno di mutamenti strutturali che lo modifichino nella sostanza.

Ad esempio la scuola per piccoli gruppi non può essere realizzata con una parte di studenti in classe e una parte a distanza (anche perché vista l’edilizia scolastica il concetto di distanza in presenza diventa vago in rapporto alle singole situazioni strutturali), ma deve prevedere una revisione totale della organizzazione degli studenti, che deve avvenire per gruppi e non per classi.

Questo vuol dire rivoluzionare gli organici, la struttura delle classi, la struttura degli spazi: cose che non si possono improvvisare in poco tempo.

Possiamo farlo nell’emergenza? Io credo di no, perché il sistema scolastico sottoposto a troppi mutamenti rischia forti criticità potenzialmente irreversibili.

A scelte didattiche radicali, vanno affiancate scelte contrattuali e organizzative radicali, altrimenti cadiamo da un’emergenza pandemica a una emergenza innovativa, resa necessaria dalle cose, ma non attuabile in un sistema non governato.

Ci deve poi essere un rapporto armonico tra Ministero e Rai scuola, che coinvolga anche le autonomie scolastiche.

Chi deve ragionare su questo? Direi il Ministero con tutte le sue Direzioni generali (che magari dovrebbero diventare da strutture di emanazione e controllo a strutture di supporto), i Sindacati, i Dirigenti scolastici, gli Enti Locali. Perché una volta che le innovazioni organizzative arrivano a scuola i docenti dovranno poter progettare in forma collegiale e individuale in base a dati certi e scelte chiare.

DIDATTICA A DISTANZA

E’ naturale che la Didattica a distanza abbia ingenerato molte splendide esperienze e anche qualche confusione. Alcuni paradossi non possono però essere taciuti, perché non costituiscono critica ad un sistema che ha retto benissimo, ma solo elemento di analisi per guardare avanti con lucidità:

BYOD (Bring Your Own Device). In molte scuole fino al 21 febbraio lo studente che veniva scoperto connesso era punito. In molte scuole si firmavano protocolli per evitare anche di far portare i device a scuola. Una parte di docenti considerava virtuoso lo studente che non si connetteva e la cultura libresca prevaleva su quella del web (su questo bisognerebbe leggere con attenzione quanto in questi anni ha scritto Roberto Maragliano). Ebbene, improvvisamente alcuni insegnanti che mettevano la nota a chi usava lo smartphone in classe adesso vorrebbero mettere la nota a chi non lo usa da casa. Non si può passare dalla repressione del BYOD all’obbligatorietà del BYOD. Bisogna prima fare chiarezza su questo. E questa chiarezza deve essere fatta dalle singole istituzioni scolastiche in un territorio molto complesso e che ha visto ribaltarsi le priorità. Se prima del 21 febbraio c’era l’urgenza di proteggere lo studente dalla connettività ora c’è l’esigenza di accompagnare lo studente dentro la connettività.

LIBRI DI TESTO. Molti libri di carta stanno da due mesi nelle scuole e la didattica è andata avanti lo stesso. Si è compreso come la Didattica a distanza per sua natura si appoggi al web e alle piattaforma, oltre che alla pubblicistica on line, che è fatta di cose ottime ma anche di cose pessime e che, dunque, necessita della mediazione del docente. Però il rapporto tra scuola italiana e libro cartaceo si è interrotto in maniera traumatica e repentina a fine febbraio. E questa interruzione ha introdotto paradigmi nuovi che vanno esplorati con molta cautela.

TEMPO SCUOLA. Il tempo scuola prima dell’emergenza era segnato da una serialità semplice legata anche ai trasporti e ai tempi delle famiglie. L’anno scolastico si sviluppava su orari certi e tempi chiari, spesso complicati da seguire, ma comunque legati alla presenza in un edificio di molte persone. Quel tempo però era segnato anche da gite, viaggi d’istruzione, scambi, stage, attività sportive con gare scolastiche, visite a mostre o musei, conferenze, assemblee, assenze di docenti o studenti, ritardi, ecc. Tutto questo è saltato, ma una parte del sistema sta provando a ricreare tutto a distanza, con tempi e orari scanditi in modo reale in un mondo che è diventato irreale. Anche questa è una modifica di cui si dovrà tenere conto, in un anno finito dentro una convivenza che rimane attiva solo grazie al web.

Ho fatto solo tre esempi, ma ce n’è molti altri. La Didattica a distanza non è una didattica sostitutiva di quella in presenza, ma è una Didattica on line che cambia anche quella in presenza, perché cambia radicalmente il concetto di presenza. Fino al 21 febbraio la presenza è stata per tutti una presenza di gruppo (salvo nelle splendide esperienze della Scuola in ospedale), mentre nella Didattica a distanza la presenza è una solitudine davanti ad unoschermo, che improvvisamente è diventata didatticamente sociale. Ripensare e riprogettare tutto questo non è cosa da poco, soprattutto se ci si dovrà rapportare a piccoli gruppi e non alle classi intere. In ogni caso un’integrazione tra didattiche sarà necessaria e dovrà essere ponderata, perché molte cose che facevamo in presenza ora le faremo per sempre a distanza. Una lezione frontale di un’ora può anche essere goduta o subita quando lo si ritiene opportuno, perché a quel punto, quando si è presentisia in classe sia sul web, è meglio parlare di ciò che si è già ascoltato. Il web deve creare integrazione, perché permette una trasmissività non legata alla presenza.

LA VALUTAZIONE NON E’ UNA MISURAZIONE

​La scuola italiana tende da sempre a confondere Misurazione, Valutazione e Certificazione. I tre vocaboli non sono affatto sinonimi e la media matematica è sempre una misurazione. Sorprende, ad esempio, che il ministero non tenga conto di quello che viene detto da varie persone di scuola molto illuminate (cito solo Giancarlo Cerini, Cinzia Mion, Franca Da Re e l’Andis) e non eviti in questa fase di obbligare le scuole primarie ad attribuire i voti numerici alle materie. Questo sarebbe il momento di uscire da una docimologia che andava stretta alle scuole primarie anche prima della pandemia. Credo in ogni caso che le scuole primarie possano rendere leggera la valutazione alla fine di quest’anno anche attraverso meccanismi comunicativi gestiti in autonomia, che vadano oltre il registro elettronico coi voti e il complesso giudizio analitico, che dovrebbe descrivere l’andamento dell’alunno e invece molto spesso è una difficile lettura per famiglie che alla fine si mettono a contare le valutazioni trasformandole in misurazioni. E’ necessario affiancare a questo strumento tecnico anche un qualcosa di descrittivo ed empatico che resti nella mente e nel ricordo dei bambini e che suggelli questo periodo difficile con le maestre lontane. Ai docenti dell’Istituto comprensivo che dirigo ho proposto un disegno fatto da loro e personalizzato per ogni bambino, che sintetizzi l’anno e lasci un ricordo. Non un disegno fatto dall’alunno per la maestra, ma un disegno fatto dalle maestreper l’alunno. Quella sarà la pagella aggiuntiva, che penso molti bambini appenderanno in camera. 

Al di là dell’empatia va detto che la scuola italiana,confondendo misurazione con valutazione, può fare il grande errore di valutare gli studenti attraverso le misurazioni della Didattica in presenza (compiti in classe ed interrogazioni) trasferite dentro la Didattica a distanza. Soprattutto nel secondo ciclo questo altererebbe il sistema di valutazione complessivo (messo in sicurezza dal Ministero dai “colpi di testa” di chi avrebbe comunque voluto bocciare anche dentro una pandemia), perché la misurazione per sua natura tende ad aiutare i migliori (che hanno molto bisogno di misurazioni) e a penalizzare i ragazzi più deboli (che vengono mortificati dalle misurazioni standard al di là della loro debolezza). Citerei, come esempio, tre elementi utili per valutare la Didattica a distanza: il colloquio colto (cioè il colloquio tra soggetti che condividono determinati specialismi), i compiti di realtà (connessi alle competenze tecniche, al rapporto con quello che gli studenti vivono, a ciò che può essere traslato dalla teoria alla pratica), la pluridisciplinarietà attraverso argomenti di vasta portata che amplino l’orizzonte culturale dello studente e richiedano argomentazione e non ripetizione.

Chi continuerà a misurare i prodotti (compiti e interrogazioni) in questa fase semplicemente commetterà un errore più grave di quelli già commessi in passato. Quello che è cero è che la misurazione per lo studente di livello medio alto o alto è un elemento di valorizzazione, mentre per lo studente debole è la strada maestra per la dispersione. Misurare in questa emergenza è dunque un errore, ma per valutare bisogna aver compreso appieno gli elementi cardine della valutazione, che attengono al rapporto empatico del valutatore col soggetto valutato, ad una comprensione del reale valore aggiunto dalla scuola (formale) e dalla realtà (non formale e informale) nel processo di apprendimento dello studente, ad un’attenzione per i percorsi culturali personalizzati. Tutto questo è visibile anche dentro problem solving, problem posing, analisi sistematiche di dati e notizie. Il luogo della valutazione deve essere messo a contatto con strumenti qualitativi e flessibili, non con rigide prove basate su standard autoreferenziali.

Non c’è dubbio che nella formazione dei docenti ci sono buone o ottime competenze specialistiche e una notevole empatia didattica e pedagogica, ma la valutazione non è stata studiata dai docenti e tra i loro obblighi non c’è quello di formarsi sui migliori modelli di valutazione. Tutta colpa dei docenti, dunque? Direi proprio di no: genitori, studenti e società civile sono molto più lontani della scuola dal concetto di valutazione. Nessuna categoria vuole farsi valutare e infatti davanti a qualunque proposta valutativa scatta il richiamo al detto di Giovenale Quis custodiet ipsos custodes? E in quel “Chi controlla i controllori” è già specificato che la valutazione non si farà. La società civile (genitori e studenti) si sentono più al sicuro dietro misurazioni standardizzate e autoprodotte in modo artigianale, perché comunque ritenute meno arbitrarie e volubili. E questo è uno dei punti deboli del sistema dell’istruzione. Ma il Ministero e noi Dirigenti non abbiamo investito come avremmo potuto e dovutosulla cultura della valutazione e sulla formazione alla valutazione(anche nostra). Quindi è tutto il sistema a doversi riaddentraredentro questo elemento della pedagogia, per slegarlo da una docimologia rigida e inefficace.

In questa fase innovativa ed emergenziale una misurazione che si traveste da valutazione può diventare un peso e consegnare troppi studenti dentro una fotografia errata. E’ necessario avere ben chiaro che in una didattica nuova e sconosciuta bisogna avere sempre il polso della situazione, per aprirsi verso il prossimo anno scolastico che sarà pieno di incognite. In questo ultimo mese di scuola bisogna rallentare la didattica, ampliare gli stati di conoscenza ed empatia, analizzare competenze e valutare progressi, mettere in sicurezza gli studenti bravi e meno bravi che non devono essere coinvolti in un finale d’anno con compiti e verifiche, anche al fine di individuare le sacche di debolezza del sistema da sottoporre a rinforzo, con proposte anche estive di supporto, tutoraggio, recupero.

Avviso 28 aprile 2020, AOODGEFID 10203

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale

Alle Istituzioni scolastiche attuatrici dei progetti dell’Avviso 27 novembre 2018, n. 30562 “Ambienti di apprendimento innovativi – Azione #7 #PNSD”
c.a. Dirigente scolastico

OGGETTO: Procedura selettiva pubblica per la realizzazione da parte delle istituzioni scolastiche ed educative statali di ambienti di apprendimento innovativi nell’ambito dell’Azione #7 del PNSD. Avviso pubblico 27 novembre 2018, n. 30562. Differimento dei termini di rendicontazione.

Messaggio 27 aprile 2020

Ai Dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado
LORO MAIL 

Oggetto: Didattica a distanza – Ministero Istruzione – RAI

Carissimi,

come avrete appreso dalla stampa, la collaborazione da sempre attiva tra il Ministero dell’Istruzione e la Rai è stata potenziata per sostenere la didattica a distanza in questo difficile momento per la comunità scolastica italiana.

Al fianco dei tanti dirigenti scolatici e docenti italiani che ogni giorno sono impegnati nella didattica a distanza, la Rai ha messo a disposizione del sistema scolastico, delle famiglie e degli studenti di ogni età sui canali e sul portale Rai Cultura e RaiPlay una gamma di contenuti sempre disponibili e fruibili su ogni dispositivo. 

L’offerta didattica rivolta agli studenti si incrementa ulteriormente con contenuti fruibili anche attraverso la tv (e disponibili on line) in particolare sul canale Rai Scuola (canale 146 DT), oltre che su Rai Storia (canale 54 DT) e su Rai Gulp (canale 42 DT).

Questo può essere uno strumento che può affiancare le famiglie e gli studenti nella didattica a distanza rinforzando il grandissimo lavoro dei docenti di tutta Italia. 

Nei link che seguono, e che Vi prego di diffondere ai Vostri studenti per assicurarne la più ampia fruibilità, sono indicate tutte le informazioni contenutistiche delle diverse offerte didattiche.

http://www.rai.it/portale/LaScuolaNonSiFerma-b8e35487-a4ca-47d5-9e52-2023ea19a27e.html  

Link degli orari delle lezioni “La scuola in tivù” sul sito Rai Scuola: 

–  http://www.raiscuola.rai.it/articoli/la-scuola-in-tv-gli-orari-delle-lezioni/45140/default.aspx

 Lezioni di “La scuola in tivù”  divise per unità didattica 

–  https://www.raicultura.it/speciali/lascuolaintv/

 Guida Tv di Rai Play con tutto gli orari di tutto il  palinsesto di Rai Scuola.

–  https://www.raiplay.it/guidatv?channel=rai-scuola&date=17-04-2020   

Nel ringraziarVi ancora una volta, rimango a Vostra disposizione per qualsiasi necessità e porgo i più cordiali saluti e auguri di buon lavoro.

Giovanna Boda

Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali

Coordinatore Task Force Emergenze educative

Oltre lo schermo

Oltre lo schermo

Didattica virtuale e scuole secondarie alla prova dei fatti in Italia
10 consigli di buone pratiche

Ideato da
Monica Mincu, Anna Granata, Maurizio Allasia e Gladys Pace

Video

1.​ ​Online: un altro modo di fare scuola
La didattica a distanza non è semplicemente un’occasione per trasferire i contenuti e i metodi tradizionali davanti a un computer, ma una grande opportunità per ripensare la didattica frontale, far partecipare gli studenti dando loro spazi e strumenti nuovi, proponendo nuove sfide di apprendimento e creando gruppi di lavoro collaborativo.

2. Apprendimento online e offline
C’è un apprendimento ​online​: avviene quando gli studenti apprendono tutti nello stesso momento e la comunicazione alunno/docente avviene in tempo reale. Spesso risulta più coinvolgente e facilita feedback e dei chiarimenti immediati.
E c’è un apprendimento ​offline​, quando gli studenti apprendono in momenti diversi e la comunicazione non è in tempo reale. Spesso è più comoda e flessibile e permette a ogni studente di procedere al proprio ritmo.
Un giusto bilanciamento delle due modalità consente agli studenti e ai docenti di distribuire il carico di lavoro e di non passare troppe ore al giorno davanti allo schermo.

3.​ ​Il giusto ritmo della settimana
La scuola online ha tempi diversi da quella in presenza.
È importante dosare le nozioni e lavorare su nuove competenze, fornire chiare indicazioni rispetto alle attese, ai materiali sui quali prepararsi, concordare una quantità ragionevole e utile di compiti tra i docenti per ogni settimana e stabilire un numero sostenibile di prove/test, valutando sempre se sono realisticamente fattibili come difficoltà e come tempo a disposizione.

4. Accordarsi in anticipo
L’orario settimanale e le modalità di lezione devono essere chiare e condivise in anticipo con studenti, famiglie e colleghi del team.
Per una didattica di qualità, le aspettative verso gli studenti sono le stesse che chiediamo in classe in termini di ​dress code​, presenza, reattività e partecipazione, cura nella comunicazione nei confronti di compagni e docenti.
Gli insegnanti sono a disposizione per accogliere domande, richieste di chiarimenti, dubbi, condivisioni spontanee da parte degli studenti e delle famiglie, ma solo durante la giornata lavorativa: questo migliora la comunicazione, rende chiare le aspettative e permette di avere un tempo di “disconnessione” adeguato per tutti.

5.​ ​Personalizzare: non esiste una modalità di lezione che vada bene per tutti gli studenti.
Cogliere l’occasione per differenziare contenuti, approcci, valutazione: la tecnologia consente di personalizzare i contenuti rispondendo alle richieste e ai bisogni di ogni studente.

6.​ ​La qualità della connessione non è uguale per tutti
“Gli studenti sono svogliati, distratti, poco partecipi”. Occorre mettere da parte le categorie con le quali troppo spesso vengono definiti gli alunni in classe.
In molte case italiane non è disponibile una connessione ad alta velocità, possono esserci più membri della famiglia collegati che rallentano la rete o pochi ​device disponibili da dover condividere. Questo non significa un tentativo di sottrarsi alla lezione da parte degli studenti.

7.​ ​Gli studenti sono i protagonisti dell’apprendimento
Avere come punto di riferimento lo stimolo alla creatività e al pensiero personale invece di ricercare l’adesione al pensiero unico proposto dal docente.

8.​ ​Cambiare modo di valutare
La didattica a distanza richiede anche un modo diverso di valutare: si apprende non per il voto ma per migliorare le proprie competenze e poterle applicare in altri campi. La valutazione formativa affianca i voti e richiede un continuo ​feedback​ per produrre progresso; la buona regola è la valutazione “tardiva”, dopo aver dato svariate chances​ di acquisire le competenze; la valutazione deve tenere conto sempre anche di impegni e obiettivi personali, non solo di standard esterni; troppi voti possono indurre demotivazione e stress.

9.​ ​Se la classe online è distratta o indisciplinata
Chiedersi cosa non va nella lezione proposta o nella modalità di esecuzione/comunicazione; alternare momenti differenti, sollecitare l’attenzione, coinvolgere attivamente gli studenti, includere nelle lezioni delle pause stabilite e condivise a inizio lezione.
È inefficace e pedagogicamente scorretto usare come strumento disciplinare i test, i voti o altri tipi di minacce che influiscono sui risultati accademici degli studenti.

10.​ ​Sottolineare il positivo, motivare ogni studente
Basare la comunicazione didattica sull’empatia, la valorizzazione dello studente e la motivazione al miglioramento, evidenziando gli aspetti positivi invece di sottolineare solamente ciò che non funziona o che va corretto. Gli studenti non vanno derisi o trattati con sospetto, la cura del dialogo da parte degli insegnanti è fondamentale, anche online.


L’articolo 2 dello Statuto dello studente (1988) afferma che
“la scuola persegue la continuità dell’apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli studenti, anche attraverso un’adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome.”

Didattica a distanza di sistema

Istituto Comprensivo Brolo

Didattica a distanza di sistema

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Premetto che siamo un istituto appartenente al movimento di Avanguardie Educative e che, pertanto, ha già avviato un percorso d’innovazione e sperimentazione didattica, proiettandosi fin dall’inizio di quest’anno scolastico verso una visione nuova del fare scuola.

Sotto il profilo delle competenze del personale docente, siamo un istituto come tanti, con i limiti delle competenze tipiche della classe docente della scuola italiana, ad eccezione di alcuni appassionati ed autodidatti .

Eppure, nonostante questi limiti, in questo anno scolastico ognuno ha dato il meglio di se, è il vento di Avanguardie, che inevitabilmente ti spinge oltre, a esplorare e a crescere professionalmente.

Fin dall’inizio della pandemia, ancora prima della sospensione delle attività didattiche, abbiamo aderito alla rete nazionale di solidarietà promossa dal movimento Avanguardie Educative e Piccole scuole con il supporto d’Indire. 

Le nostre migliori risorse professionali e lo scrivente in qualità didirigente scolastico, in prima persona ci siamo messi a disposizione per fornire assistenza tecnica sull’uso delle piattaforme di social learning ed in particolare Edmodo, oltre ad un supporto sull’erogazione delle lezioni a distanza in modalità sincrona e asincrona.

Ma il viaggio era appena iniziato, abbiamo cablato tutte le aule dell’istituto con la piattaforma CISCO WEBEX,  attraverso una struttura di sistema dove sono inseriti tutti i docenti.

E fin da subito dopo la chiusura abbiamo ripreso le riunioni degli organi collegiali previsti nel piano annuale delle attività, in modalità virtuale.

Allo stesso tempo, utilizzando le risorse messe a disposizione dall’iniziative di solidarietà digitale, con numerose circolari  informative abbiamo cominciato a promuovere corsi online a titolo gratuito di lingue e di altre attività coerenti con il nostro Piano Triennale dell’Offerta Formativa in modo da sfruttare i limiti della sospensione delle attività didattiche per espandere l’offerta formativa, utilizzando le immense risorse digitali disponibili in rete.

Nella progettualità organizzativa siamo andati oltre, sottoscrivendo accordi con le università Bocconi e Harvard per il supporto di stagisti agli alunni delle fasce più deboli, in questo modo abbiamo utilizzato risorse professionali gratuite per il recupero degli apprendimenti e il consolidamento delle competenze in fase di acquisizione.

E se da un lato la scuola era chiusa, e quindi il nostro percorso di didattica laboratoriale finalizzata alla produzione di compiti autentici avviato all’inizio dell’anno era destinato a subire una soluzione di continuità, dall’altro abbiamo promosso le attività a casa attraverso tutoring online, sfruttando le potenzialità delle video lezioni, con il risultato di una bellissima mostra virtuale di lavori sul tema “Belle come le uova di Fabergè” realizzati dai nostri alunni.

Ma le azioni di sistema non si arrestano, abbiamo utilizzato gli spazi di apprendimento virtuali dell’Enciclopedia Treccani, per strutturare tutte le classi dell’istituto, in modo da offrire agli studenti la possibilità di attingere a contenuti utili per apprendere in modalità flipped classroom.

Naturalmente come in tantissime scuole d’Italia, anche in alcuni dei nostri docenti ci sono state resistenze a cambiare il proprio modo di fare didattica; attraverso un sondaggio somministrato ai genitori siamo riusciti a farli uscire allo scoperto e in una fase successiva li abbiamo supportati al fine di poter anche loro svolgere le attività a distanza.

Interessanti le iniziative di alcune insegnanti della scuola primaria, e sì, in fondo questo ordine di scuola è quello dove la sperimentazione trova terreno fertile per la vivacità intellettuale dei bambini e per la loro grande creatività.

Una maestra chiusa in casa a causa delle ristrettezze imposte, ha coinvolto i parenti nella realizzazione di una lezione su Giulio Cesare con tanto di costumi realizzati per lo scopo.

Un role playing domestico, con attori improvvisati, ma assolutamente efficace sotto il profilo dei risultati di apprendimento raggiunti.

Altre maestre invece hanno montato un video dove i bambini raccontano le loro storie di quotidianità ai tempi del Coronavirus. Il video, trasmesso successivamente dalle TV locali e con ampia promozione della stampa del territorio, è un collage dei vissuti, dei desideri, delle nostalgie dei bambini che, dopo l’entusiasmo iniziale per una vacanza inaspettata, ora vivono la cattività domestica con sofferenza e rimpiangono le ore passate tra i banchi di scuola.

Venne il tempo della consegna dei dispositivi alle famiglie bisognose, noi abbiamo scelto di dare a tutti in nostri alunni in comodato dei mini pc  o degli IPAD , in modo da consentire lorodi accedere all’immenso mondo delle APP IOS, che offrono creatività infinita e che loro non avevano mai visto.

Al fine di garantire una consegna veloce dei dispositivi e contenere un’ eccessiva mobilità da parte delle famiglie, il sottoscritto in qualità di dirigente, supportato dalla protezione civile, ha provveduto alla consegna degli stessi. Un’ esperienza inusuale per le famiglie, la scuola entra nelle case, non solo con le video lezioni, ma con la dirigenza che in prima persona li supporta, li aiuta e li conforta in questo momento difficile.

Ora è sopraggiunta una seconda fase, quella di garantire una valutazione congrua agli alunni.  Per questo motivo si sta cercando di creare un gruppo di lavoro che supporti i docenti nella produzione, somministrazione e raccolta dei risultati di questionari a risposta chiusa e aperta in modo da sfruttare le potenzialità delle tecnologie per superare il periodo di emergenza.

Tantissimo lavoro c’è ancora da fare e, com’è naturale che sia, , ci sono tante incertezze, il non poter assistere alunni e docenti in presenza è un grosso limite, ma la sfida ci porta a fare corpo  e a trovare e sperimentare nuove soluzioni, con la rete che offre tantissimi materiali e servizi ed apre nuove prospettive di crescitaorganizzativa e professionale.

Tantissimo altro è stato fatto, molto lavoro è sicuramente ancora sommerso, nascosto da quei docenti silenziosi che innovano e realizzano attività straordinarie, in fondo il lato migliore di una scuola italiana, fatto di uomini e donne vocati alla formazione delle generazioni future. Una vocazione che va rispettata e valorizzata, perché ciò che si è dimostrato in questo contesto di emergenza è proprio che la scuola è stata la prima a riorganizzarsi e a ripartire, spinta dalla responsabilità di un compito educativo che non necessita di norme  per muoversi, ma che trova la sua naturale propulsione in una dimensione etica che porta a sobbarcarsi di fatica e sacrifici costanti, illimitatamente ricompensati da tutti quegli alunni quotidianamente presenti e protagonisti nella relazione educativa.


* Dirigente Scolastico IC Brolo

Learning Passport

COVID-19: UNICEF e Microsoft lanciano la piattaforma di apprendimento globale per aiutare ad affrontare la crisi dell’istruzione

La chiusura delle scuole in più di 190 paesi costringe oltre 1,57 miliardi di studenti a lasciare le loro classi; il Learning Passport mira a far sì che i bambini continuino ad apprendere. 

20 aprile 2020 – L’UNICEF e Microsoft Corp. oggi hanno annunciato il potenziamento di una piattaforma di apprendimento globale per aiutare i bambini e i giovani coinvolti dalle misure legate al COVID-19 a portare avanti la loro istruzione a casa.

Il “Learning Passport” (“Passaporto per l’apprendimento”) è nato come una partnership tra UNICEF, Microsoft e l’Università di Cambridge e i suoi dipartimenti Cambridge University Press e Cambridge Assessment, progettato per fornire istruzione ai bambini sfollati e rifugiati attraverso una piattaforma digitale di apprendimento a distanza. Ora ha avuto una rapida espansione per facilitare i programmi di studio a livello nazionale per i bambini e i giovani le cui scuole sono state costrette a chiudere a causa del COVID-19. La piattaforma fornirà anche risorse cruciali agli insegnanti e ai formatori. 

“Dalla chiusura delle scuole, all’isolamento, a un persistente senso di paura e di ansia, gli effetti di questa pandemia stanno avendo un impatto sull’infanzia in tutto il mondo”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Dobbiamo unirci ed esplorare ogni strada per far sì che i bambini apprendano e per aiutarli a superare questo difficile momento. Con partner di lunga data come Microsoft, siamo in grado di realizzare rapidamente soluzioni innovative ed espandibili su scala per i bambini e i giovani. Gli adattamenti apportati al Learning Passport sono un potente promemoria di ciò che possiamo realizzare insieme per i bambini man mano che la crisi peggiora a livello globale”.  

Secondo gli ultimi dati disponibili dell’UNESCO, 1,57 miliardi di studenti sono stati colpiti dalla chiusura delle scuole in oltre 190 paesi in tutto il mondo. 

Il Learning Passport, in fase di sviluppo negli ultimi 18 mesi, doveva partire quest’anno come programma pilota. Quando la pandemia globale ha colpito e le scuole sono state chiuse in tutto il mondo, il programma ha subito una rapida espansione della sua portata. Ora tutti i Paesi con un programma di studi che può essere insegnato online saranno in grado di agevolare l’apprendimento da remoto per i bambini e i giovani con dispositivi a casa. 

Kosovo, Timor Est e Ucraina – che nelle scorse settimane hanno chiuso i cancelli delle loro scuole per contribuire ad arrestare la trasmissione del virus – sono i primi a diffondere il loro programma di studi online attraverso il Learning Passport. I contenuti disponibili per gli studenti comprendono libri online, video e supporto aggiuntivo per i genitori di bambini con difficoltà di apprendimento.

“Così come l’impatto del COVID-19 non ha confini, le soluzioni adottate in risposta non devono avere confini, poiché richiedono la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato per garantire che ogni studente rimanga impegnato e continui ad apprendere”, ha dichiarato Brad Smith, Presidente di Microsoft. “Il Learning Passport dell’UNICEF si posiziona in modo unico come soluzione di apprendimento adattabile su scala per colmare il divario di apprendimento digitale e permettere a milioni di studenti di portare la loro classe a casa durante la pandemia”.

I bambini e i giovani che continuano la loro formazione online possono farlo attraverso una piattaforma specifica per il loro paese, accessibile attraverso la pagina learningpassport.unicef.org del loro paese. La piattaforma per ogni paese fornisce un piano di studi digitalizzato con libri di testo e una selezione di contenuti supplementari, nelle lingue nazionali, che viene gestita congiuntamente a livello nazionale per soddisfare al meglio le esigenze specifiche degli studenti e degli insegnanti. Il Learning Passport raccoglie un registro delle materie del piano di studi che ogni studente apprende e guida gli studenti, con poco supporto aggiuntivo necessario.

Il Learning Passport è un esempio di come l’UNICEF collabori con il mondo delle imprese – una collaborazione basata su un approccio con valori condivisi, in cui produrre valore sociale e rispondere alle sue sfide ha anche un perfetto senso commerciale.

Il Learning Passport fa parte dell’iniziativa Generazione Unlimited Global Breakthrough sulla formazione e il lavoro a distanza che mira a utilizzare la tecnologia per rispondere alle sfide affrontate dagli studenti, dai facilitatori e dai fornitori di servizi formativi, in particolare in contesti di conflitto e umanitari. Generation Unlimited è un partenariato globale multisettoriale per soddisfare il bisogno urgente di espandere le opportunità di istruzione, formazione e lavoro per i giovani.

Risorse per la DaD


Didattica a distanza, in arrivo altri 80 milioni da risorse PON per l’acquisto di pc e tablet nelle scuole del I ciclo. Azzolina: “Lavoriamo per arrivare fino all’ultimo dei nostri studenti”

In arrivo altri 80 milioni di euro, di risorse PON, per l’acquisto di pc, tablet e dispositivi per la connessione internet, dedicati alle scuole del I ciclo, primaria e secondaria di I grado.

Lo annuncia la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, spiegando che si tratta di “un nuovo importante investimento del Ministero, con l’obiettivo di arrivare fino all’ultimo dei nostri studenti e garantire a tutti, in questo momento di difficoltà, la possibilità di accedere alla didattica a distanza. Questi 80 milioni – ricorda la Ministra – si aggiungono agli 85 milioni già stanziati nel decreto cosiddetto Cura Italia, 70 dei quali erano destinati proprio all’acquisto di device”. 

Sarà un bando agile quello attraverso il quale le scuole potranno ricevere risorse immediatamente spendibili. Per aderire ci sarà tempo dalle ore 10.00 del giorno 20 aprile 2020 alle ore 15.00 del giorno 27 aprile 2020. L’elenco delle scuole a cui saranno assegnate le risorse sarà compilato sulla base degli indicatori socio-economici, del tasso di deprivazione territoriale, del livello di disagio negli apprendimenti e del tasso di abbandono scolastico, con l’obiettivo di raggiungere le fasce più deboli della popolazione e quindi i ragazzi che stanno incontrando maggiori difficoltà nello studio a distanza. Superata la fase emergenziale, i dispositivi digitali acquistati dalle scuole potranno essere di supporto alle attività didattiche ordinarie. 

“Il nostro impegno è per migliorare e potenziare la didattica a distanza – prosegue la Ministra –. In questa fase di emergenza si è dimostrata decisiva. Non sostituirà mai la didattica in presenza, ma attualmente abbiano bisogno di arrivare fino all’ultimo dei nostri studenti. Nessuno deve rimanere indietro”. 

Sempre oggi il Ministero ha dato il via a un nuovo monitoraggio con lo scopo di raccogliere informazioni sull’andamento della didattica a distanza e, in particolare, di rilevare le necessità attuali di device e connessioni da parte delle fasce più deboli per intervenire tempestivamente dove ci sono carenze e garantire il diritto allo studio.

Avviso pubblico per la realizzazione di smart classes per la scuola del primo ciclo

Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020
Asse II – Infrastrutture per l’istruzione – Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)
Obiettivo Specifico 10.8 – Azione 10.8.6 – “Azioni per l’allestimento di centri scolastici digitali e per favorire l’attrattività e l’accessibilità anche nelle aree rurali ed interne

Prot. 4878 del 17 aprile 2020