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PNSD 2021


Oltre 100 milioni di euro per la scuola digitale, per investimenti mirati alla creazione di spazi laboratoriali, acquisto di strumenti per le STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), al potenziamento delle competenze digitali di studentesse e studenti attraverso l’uso di metodologie didattiche innovative e alla formazione del personale scolastico. È il pacchetto di risorse stanziate in attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale contenute all’interno del Decreto (per 66 milioni) firmato nei giorni scorsi dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e di avvisi pubblici (per un totale di 35 milioni) per la formazione dei docenti. Nella loro distribuzione sarà posta attenzione alle aree a maggior dispersione scolastica e ai contesti dove ci sono maggiori fragilità legate agli apprendimenti. Le scuole hanno ricevuto oggi la nota relativa alle risorse e alla loro distribuzione.

“Con questo intervento di oltre 100 milioni puntiamo ad accrescere le competenze digitali di studentesse e studenti. Nuovi laboratori e spazi STEM consentiranno di lavorare e apprendere con metodologie didattiche innovative. Le risorse stanziate sono fondamentali per disegnare la nostra scuola oltre la pandemia”, commenta il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

Spazi laboratoriali e strumenti digitali per le STEM
Per dotare le Istituzioni scolastiche di spazi laboratoriali e strumenti digitali idonei a sostenere l’apprendimento curriculare e l’insegnamento delle discipline STEM è stanziata la somma di 51.700.000 euro. Le risorse saranno assegnate alle scuole a seguito di una procedura selettiva pubblica. Si potranno progettare ambienti dedicati oppure dotare gli spazi interni delle aule con tecnologie specifiche. Ad esempio, potranno essere acquisiti strumenti digitali per l’insegnamento dei principi della programmazione, del coding, dell’intelligenza artificiale; per l’osservazione, lo studio e la ricerca nelle scienze; per la didattica laboratoriale della matematica; per la progettazione e creazione secondo le tecniche del making.

Le istituzioni scolastiche ed educative statali che intendono presentare la propria proposta progettuale devono inoltrarla a partire dalle ore 15.00 del giorno 14 maggio 2021 ed entro e non oltre le ore 15.00 del giorno 15 giugno 2021.

Le altre risorse
Con il decreto vengono stanziati, poi, 8.184.000 euro per potenziare le azioni per l’innovazione didattica e digitale nelle scuole, attraverso il coinvolgimento degli animatori digitali. Stanziati anche 4.189.056 euro per potenziare le competenze digitali delle studentesse e degli studenti attraverso scenari e metodologie didattiche innovative, promossi anche da reti di scuole, in grado di realizzare curricoli digitali, con particolare riferimento alla didattica digitale e alle STEAM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica e Arti). Vengono poi destinati 1.500.000 euro alla quarta edizione del Premio nazionale scuola digitale, per favorire lo sviluppo delle migliori pratiche del tema della didattica innovativa e digitale. A queste azioni contenute nel decreto vanno ricomprese anche quelle sulla formazione del personale scolastico, con 10.000.000 di euro stanziati per la formazione sulle metodologie didattiche innovative, e 25.000.000 di euro di fondi PON per la formazione degli animatori digitali e del team per l’innovazione sulle tematiche dell’inclusione digitale, della cybersicurezza e della media education.

Con un ulteriore decreto del Ministro sono stati anche stanziati per la Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e di Bolzano 2.000.000 euro per fornire alle studentesse e agli studenti dispositivi digitali in comodato d’uso gratuito per la didattica digitale integrata.

Il nuovo PNSD e il ruolo della Media Education

Il nuovo PNSD e il ruolo della Media Education

di Renato Candia

     Le Misure di attuazione per l’anno 2021 del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), sono state messe in evidenza nella recentissima nota MIUR 722 del 12 maggio scorso nella quale, con riferimento al D.M. 147 del 30 aprile, si è inteso fornire la direzione di rotta e le relative priorità circa la destinazione di risorse finanziarie di una certa importanza, finalizzate alla realizzazione dello stesso PNSD, prevista nell’immediato. Nelle intenzioni degli estensori sono previste attenzioni particolari sulle azioni che prevedono a) l’incremento di dotazioni laboratoriali alle scuole, con riferimenti prioritari alle STEM, b) la conferma e il potenziamento delle figure di Animatore Digitale che sono considerate, tra l’altro, oggi veri e propri acceleratori (il corsivo è già nel testo della nota) della Didattica Digitale Integrata nel contesto delle Istituzioni scolastiche, singole e/o in rete tra loro, e infine c) percorsi formativi specifici per il personale scolastico, già indirizzati per tematiche ai diversi ruoli che gli insegnanti sono chiamati a ricoprire nell’attuazione del Piano e nello specifico delle programmazioni di Istituto.

Un aspetto interessante che riguarda la scelta delle tematiche formative è il loro essere state concentrate sostanzialmente su quattro aree di interesse, di cui la quarta, oggetto di questo intervento, riguarda proprio la media education (altro corsivo nel testo della nota), che viene rivolta ad animatori e team digitali delle scuole. L’attenzione rivolta ai contesti di quest’area, deriva in buona parte dalla consapevolezza che essa comprenda principi di riferimento relativi al consumo dei prodotti digitali, che hanno a che fare con i loro linguaggi, le potenzialità di senso individuali e collettive che sono in grado di attivare, l’informazione/disinformazione di cui possono essere veicoli, le ricadute su atteggiamenti e comportamenti della vita quotidiana cui possono dar vita, e altro ancora. In tal senso ne è stato buona testimonianza il convegno “MEDIA EDUCATION: più consapevolezza, più opportunità, più futuro!” voluto e organizzato dal Miur il 3 febbraio scorso, alla presenza della allora ministra Azzolina e dei principali studiosi che da anni lavorano nel nostro Paese per mantenere viva l’attenzione su questa materia, quali tra gli altri Pier Cesare Rivoltella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Gianna Cappello dell’Università di Palermo.

L’area di interesse della Media Education, prima che essere una specifica disciplina d’insegnamento, ha a che fare con la necessità di acquisire le necessarie competenze per agire attivamente e con consapevolezza in un mondo sempre più mediato dalle tecnologie digitali. Le radici attuali di questo pensiero, in una visione ancora più ampia e condivisa, sono presenti in un altro importante documento, redatto dalla Commissione Europea nell’autunno 2020, il “Piano d’Azione per l’Istruzione Digitale 2021-2027” (Bruxelles, 30.09.2020): in esso si riportano tra l’altro anche i risultati della consultazione pubblica aperta sul Piano stesso, condotta tra giugno e settembre dello scorso anno, dalla quale risulterebbe che il 40% dei giovani appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea ritengono che nella scuola pubblica il Pensiero Critico, i Media e la Democrazia non siano materie trattate in misura sufficiente. L’elaborazione di orientamenti comuni per insegnanti e formatori al fine di contrastare la disinformazione attraverso l’interessamento di operatori dell’universo dei Media, rientra così tra le priorità strategiche necessarie per il processo di compimento della trasformazione digitale prossima futura.

Premesso tutto ciò, considerando che la natura di questa materia presenta caratteri di trasversalità e inter-disciplinarietà, che hanno a che fare con la definizione di una personale identità digitale (che richiede abilità tecniche, ma anche abilità analitiche e interpretative), che i suoi oggetti sono prodotti della rappresentazione del mondo reale e che il mondo reale, nell’attuale società mediatica, è in gran parte percepito attraverso di essi, ovvero attraverso le immagini e le narrazioni con cui gli individui a vario titolo e in varie forme comunicano tra loro, può essere opportuno cercare di adottare una prospettiva teorica di partenza sulla quale poter in seguito modulare e promuovere azioni coerenti sotto il profilo della didattica e dell’apprendimento.

Un approccio utile e piuttosto aperto ad una possibile praticabilità operativa è quello che offre per esempio la ricerca di area anglosassone, da sempre tra le più attive e prolifiche nel campo degli studi sui Media, quando sviluppa il principio di Audience diffusa (N. Abercrombie e B. Longhurst, 1998). Nella società attuale, caratterizzata da smisurate quantità (overload) di messaggi e informazioni, è diventato praticamente impossibile sfuggire da questo sovraccarico: circondati come siamo da immagini, suoni, discorsi, pubblicità, canali tv e web, la nostra quotidianità finisce con l’essere una costante rappresentazione del mondo reale a cui ciascuno di noi, volente o nolente, è costretto ad assistere. Come in una vera e propria rappresentazione teatrale infinita e perenne, ciascun individuo, immerso letteralmente nell’ ambiente mass-mediale, è sempre parte di un pubblico, che assiste al flusso continuo dello spettacolo (la rappresentazione) mediatico. Questa prospettiva ci impone un’urgenza educativa, rivolta ad accompagnare e costruire la consapevolezza di questa posizione nel mondo. La rappresentazione di un paesaggio, ad esempio, è sempre e comunque l’allestimento di un punto di vista privilegiato su quel paesaggio: in merito a ciò, Abercrombie e Longhurst propongono l’accostamento tra Landscape e Mediascape, che rende piuttosto efficacemente l’idea delle dinamiche che regolano i processi di rappresentazione delle cose e la complessità degli effetti sulla percezione che ciascun individuo ha delle cose stesse attraverso le loro rappresentazioni.

La Media Education può trovare in principi come quello appena descritto, un sistema di riferimento che orienti, con una certa sistematicità la pratica didattica. L’idea che nel nostro tempo il fruitore dei prodotti mediali sia sempre e comunque uno spettatore, che questa condizione possa essere tutt’altro che passiva, implica la definizione di una serie di responsabilità: imparare a saper leggere i testi mediali, imparare a saperne riconoscere le convenzioni, le coerenze interne, le logiche delle informazioni che producono (che nel caso di testi narrativi come film, serie televisive, spot pubblicitari, videoclip o simili, sono anche le logiche dei personaggi e delle trame), ma soprattutto imparare a saper riconoscere le emozioni, sia le proprie che quelle prodotte dal testo mediale stesso, che possono coincidere con le intenzioni volute da chi il testo ha prodotto all’origine, ma anche travalicarle e trasgredirle, secondo il ben noto principio sociologico dell’eterogenesi dei fini.

Programmare oggi nella scuola semplici azioni didattiche su testi autoconclusivi, come possono essere un film o uno spot pubblicitario, è una pratica abbastanza consolidata, poiché può agevolmente basarsi su categorie interpretative mutuate da discipline di ancor più ampia tradizione come la teoria e la critica di testi letterari o pittorici. Ma il passo successivo, su questa stessa linea, è il comprendere l’operatività di questi stessi strumenti sui testi mediali di più giovane generazione, come gli sms, gli emoticon, i like, la condivisione di immagini, lo specifico delle produzioni di follower e/o influencer, e così via. La sfida è cercare di comprendere se questa estrema sinteticità delle forme brevi di questi testi può agire, e con quali conseguenze, sulle emozioni che orientano l’attuale consumatore mediale: chiusi in una sala cinematografica il film trasporta lo spettatore dentro un mondo narrativo diverso dal suo quotidiano. Ma davanti allo schermo di uno smartphone o di un pc, il mondo narrativo che si crea combina l’immaginario del consumatore mediale con gli arredi materiali della stanza di casa sua da dove comunica col resto del mondo. La Media Education ha, tra gli altri, il compito di accompagnare lo studente alla conoscenza e all’assunzione di nuove e sempre più complesse responsabilità di relazione sociale.

Educazione digitale e Media Education

Educazione digitale e Media Education

di Renato Candia

    Tra le varie questioni che l’emergenza pandemica ha messo in evidenza nel contesto dei processi di apprendimento, ci sono anche quelle che riguardano il travasamento dell’Educazione Digitale (che da ancillare in presenza è diventata disciplina principe nella Didattica a Distanza) nei campi del sapere di tutte le altre discipline presenti nelle programmazioni scolastiche.

Un particolare ambito, in tal senso, è tuttavia quello che riguarda la Media Education. Le particolari condizioni di trasmissibilità dei prodotti mediali hanno potuto, magari, suggerire nel tempo l’idea che l’azione tecnologica e quella linguistica si potessero in qualche modo sovrapporre (divenendo magari l’una strumento di esercizio dell’altra e viceversa). In realtà ovviamente non è così perché in entrambi i casi siamo in presenza di campi di competenza ben distinti.

È possibile fare maggiore chiarezza a partire da piccole prassi quotidiane piuttosto diffuse sia tra i giovani che tra gli adulti, come quella della partecipazione ai contesti comunicativi generati dai social media, e in particolare ai processi di condivisione di immagini e opinioni. Chiedere e/o ricevere l’amicizia su un qualunque social, per esempio, non è che un primo passo verso la costruzione di una relazione inter-personale: molto frequentemente però accade che il semplice aver ricevuto una considerevole quantità di amicizie costituisca per il richiedente (ovvero per chi le avesse ricevute) un vero e proprio patrimonio di relazioni sociali, spendibile come indicatore di un personale successo e quindi, ma soltanto all’apparenza, particolarmente gratificante ma altrettanto generatore di false convinzioni su se stessi.

Il processo della condivisione è invece un po’ più complesso e articolato e si completa realmente nel superamento di più livelli fino ad arrivare allo sviluppo e al consolidamento di una relazione vera e propria tra chi si propone alla rete e chi ne raccoglie la richiesta. Il dato è ben chiaro, per esempio, nelle strategie del Marketing pubblicitario digitale, per le quali like e follower in sé non contano assolutamente nulla, se per ciascuno di questi non viene attivata una adeguata procedura di conversione che porti all’acquisto del prodotto reclamizzato: si chiama tecnicamente “costo contatto”, più alta è la capacità dell’azienda di agganciare il cliente e condurlo alla fase finale dell’acquisto, più basso sarà il costo contatto ovvero maggiore sarà l’efficacia dell’imput pubblicitario messo nella rete.

Sul piano della programmazione dei processi di apprendimento la questione potrebbe riassumersi in una semplice formula: se è vero che ad ogni click dovrebbe essere corrisposta una relazione, si può genericamente dire che la Digital Education si occupa del click, mentre la Media Education si occupa della relazione.

La relazione, nell’educazione ai Media, ha a che fare con i suoi contenuti, che sono testi, a loro volta portatori di narrazioni, ovvero di sensi e significati strutturati e complessi: educare ai Media vuol dire allora accompagnare l’alunno verso un’abitudine al pensiero critico, al discernimento, alla consapevolezza del senso e, soprattutto, alla cura della memoria poiché ogni narrazione mediale è portatrice a sua volta di un proprio mondo narrativo, percorrendo (-comprendendo) il quale è necessario riconoscerne e ricordarne le caratteristiche che lo identificano. Altrimenti ci si confonde e ci si perde.

L’oggetto su cui si fonda storicamente la Media Education è il racconto audio-visivo, ovvero il film e, per così dire, i suoi derivati televisivi. Il film, a sua volta, è una rappresentazione del mondo reale, o almeno una narrazione che a quello si ispira, magari il più fedelmente possibile (come nelle forme del Realismo) o il più dissacrante immaginabile (come nelle forme del surrealismo onirico, o delle avanguardie). Educare al film significa esercitare la decodifica delle immagini (come nella pittura, nella fotografia, nella grafica…) e dei suoni (che possono essere rumori, parole, dialoghi, musiche ecc…), ma significa anche comprendere la tessitura delle combinazioni possibili che hanno dato vita ad ogni singola opera, e significa infine avere coscienza dei contesti di consumo e dei contesti di produzione.

Il lavoro didattico sul film rimane tuttavia e in gran parte ancora oggi ancorato nella nostra scuola a modelli operativi di carattere trasversale: il racconto audiovisivo come strumento d’accesso e di esercizio di contenuti appartenenti a discipline altre. Il termine stesso ‘audiovisivo’ sembra tra l’altro rifarsi ancora alle lontane esperienze dei cineforum scolastici che appartengono ormai ad una storia superata.

Il possibile riappropriarsi in forma attuale del film come esercizio didattico passa attraverso una importante considerazione del carattere di questo tempo: la crisi delle sale cinematografiche (su cui la pandemia ha gettato un’ombra tragica, che ci si augura non sia definitiva) e l’ingigantirsi degli strumenti della fruizione domestica hanno contribuito non poco a spostare gli spazi del racconto audiovisivo dal modello del film autoconclusivo, nel quale la storia nasce e si conclude nel tempo di durata dello stesso film, al modello del racconto audiovisivo seriale, nel quale la storia nasce e si sviluppa in trame e sotto-trame che dilatano all’infinito il mondo narrativo di partenza senza più portare la storia iniziale ad una conclusione vera e propria.

In questo senso l’esercizio didattico potrebbe considerare questa mutazione storica, che consiste essenzialmente in un evidente potenziamento del ruolo dello spettatore, stimolato a orientarsi dentro mondi narrativi sempre più sovraccarichi di bivi, di scarti improvvisi, di figure che scompaiono e riappaiono, di personaggi secondari che diventano di colpo primari e viceversa, di trame complicate che anziché risolversi si complicano sempre di più e molto altro ancora. La Media Education gioca in questo caso un ruolo molto importante nell’accompagnare concretamente lo spettatore giovane dentro la relazione col racconto audiovisivo, esercitando la memoria attraverso la scoperta e il riconoscimento dei mondi narrativi che convivono dentro il racconto audiovisivo stesso e cercando di svelarne, tanto per cominciare, il sistema di reciproche coerenze (o incoerenze) su cui si basa il suo stesso senso.

Robot e Bambini

Robot e Bambini
Robotica educativa alla scuola primaria e dell’infanzia

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Succedeva un anno, fa prima della pandemia, che una maestra, riciclando delle semplicissime vaschette per le carote, riusciva a creare a costi irrisori dei biotopi terrestri, con i quali i suoi piccolissimi alunni della scuola primaria, potevano iniziare ad osservare e studiare le lumache, in un processo lento che si rifà alla pedagogia della lumaca del compianto e mai dimenticato Gianfranco Zavalloni.

A guardarlo bene una contradizione, nella frenesia di oggi, dove ogni processo subisce una forte accellerazione da parte della tecnologia.

Eppure una semplice maestra, che per insegnare, indossa un grembiule riesce a realizzare delle attività laboratoriali con i suoi alunni, semplici, efficaci, in una scuola povera di risorse, a quel tempo prima degli ingenti investimenti che negli ultimi mesi si sono susseguiti per migliorare la didattica e per consentire a chi non aveva i mezzi di dotarsi di un dispositivo per connettersi e seguire la lezione a distanza.

E se da un lato tutto, corre veloce, dall’altro la stessa maestra utilizzando con la stessa lentezza, un semplice robottino, riesce a sviluppare tantissime attività per i suoi alunni, per una molteplicità di argomenti da trattare che spaziano dall’apprendimento della lingua italiana, allo studio delle tabelline.

Una rinnovata efficacia della grande intuizione di Zavalloni, oggi associata ad una tecnologia che se saputa utilizzare fa la differenza.

L’aspetto più interessante è che tutto questo accade, immersi in un’ambiente di apprendimento dalla forte componente ludica, ma anche da un’interazione uomo macchina, che crea le basi per lo sviluppo di un linguaggio universale che inevitabilmente ci incammina verso l’intelligenza artificiale.

Il bello è che la robotica educativa con le sue attività laboratoriali, può essere applicata fin dalla scuola dell’infanzia, basti pensare che ci sono dei simpatici robot a forma di ape (Bee-Bot che Blue-Bot) che hanno sul dorso tutti i comandi per andare avanti, indietro, svoltare a sinistra e a destra e che possono nella nuova versione Blue-Bot essere utilizzati con tablet e smartphone grazie ad app dedicate disponibili per iOS e Android.  Attraverso i comandi su tablet o l’interazione diretta con il robot, è possibile impostare o inviare dei comandi all’ape robot e vederli eseguiti. Gli algoritmi, in questo modo possono essere sviluppati con facilità divertendosi, essendo un’estensione di quel mondo ludico dei giochi che carratterizza quella tenera età.

In questo modo il Pensiero computazione, appreso giocando, una nuova frontiera per lo sviluppo di competenze cognitive, che nei nuovi curriculi verticali si evolve attraverso l’utilizzo di Kit successivi, sempre più complessi con il crescere dell’età del bambino e delle sue competenze.

Una pedagogia costruttivista che ripartendo da quella Zona di Sviluppo Prossimale delineata dalla nuova generazione di giocattoli ad alta componente tecnologica destinati all’infanzia, si evolve in veri e propri kit, dove il ragazzo assembla il suo robot, in progetti stimolati dalle innumerevoli possibilità creative e con diversi utilizzi e funzioni.

Robot, i cui automatismi per gli studenti più grandi, arrivano a sfociare nell’autonomia spaziale dei droni, oggi in grado di spostarsi in vari elementi dall’aria, all’acqua, alla terra ferma.

Investire nella robotica educativa, inoltre apre uno scenario nuovo, in quest’era di restrizioni dovuti alla pandemia, in quanto la componente ludica, ancorata ai ricordi dell’infanzia, rende il tempo scuola più interessante e divertente.

E pensare che la Lego, con il suo fantastico mattoncino colorato è stata il precursore di questa evoluzione delle competenze che seguivano gli stadi di crescita del Bambino, e realizzavano uno Scalfonding tale da riuscire a progredire nella complessità dei kit di montaggio successivi.

Progetto quello della Lego, che si è evoluto, dal mattoncino universale, in grado di diventare la tessera o l’elemento per costruire qualunque oggetto che l’immaginazione di un bambino poteva avere, a Kit di assemblaggio, dove è lui stesso seguendo delle semplici istruzioni ad assemblare dei componenti precostituiti.

Un sistema che ritroviamo anche nelle sorprese de piccolo ovetto di pasqua della Kinder, che poi si è evoluto aumentanto di dimensioni.

I kit della Lego, iniziano dalla tenera età di 3 anni, con l’assemblaggio di semplici oggetti, fino ad arrivare ai set Technic, dove oggi è possibile assembra macchine e meccanismi, con ampi richiami alle leggi della fisica e della meccanica, che prendono vita con dei motori e vengono controllati dal sistema di controllo Bluetooth a distanza gestito da tablet e smartphone denominato Control+.

Sistemi che aprono le porte al più complesso mondo della robotica degli automatismi programmabili i LEGO BOOST per le bambine e i bambini di 7-12 anni e i LEGO MINDSTORMS per i bambini di 10+ anni.

Set che i bambini possono utilizzare per costruire ina utonomia anche a casa al di fuori degli ambienti di apprendimento delle aule scolastici e che se dati in comodato possono diventare uno strumento nuovo per fare la didattica digitale integrata.

La pandemia e la conseguente evoluzione della didattica ha fatto fare un salto di livello alla pluripremiata linea LEGO® Education che ora è disponibile per l’apprendimento a distanza, mettendo a disposizione degli insegnanti strumenti di programmazione e piani delle lezioni di supporto per aiutare i ragazzi a sviluppare le capacità di comunicazione, creatività e pensiero critico in modo divertente e coinvolgente.

La componente ludica, ancorata a ricordi ed oggetti che la nostra generazione ha inglobato nella sua struttura cognitiva, ne fanno un mezzo per fare rivivere a papà e mamme la magia dell’infanzia e creare quei momenti in cui genitori e figli possono stare insieme, nella scoperta di una relazione e di un rapporto oggi fortemente compromesso dalla stessa tecnologia.

Ma cos’è un robot e perché i bambini dovrebbero imparare a costruirne e programmarne uno?

A pensarci bene qual è la prima cosa che ci viene in mente quando sentiamo la parola “robot”? È una figura umanoide con un’intelligenza artificiale quasi umana in grado di svolgere compiti simili a quelli dell’uomo? È una macchina industriale assemblatrice in una avanzata linea di produzione? Un rover spaziale per esplorare pianeti sconosciuti? O il ricordo dei fantastici difensori dell’umanità della nostra infanzia?

Per noi generazione cresciuta con i cartoni animati e i manga giapponesi, rappresentano un tuffo senza fine nella nostra infanzia, in quel periodo in cui il mondo era tutto a sfumature bianco e nero.

Quelle sfumature e gradazioni di grigio, che per noi erano incredibilmente colorate nella nostra immaginazione, dove i vari personaggi di Ufo Robot, Mazzinga Z e Jeg Robot ci facevano sognare.

Oggi l’evoluzione della robotica, e dell’intelligenza artificiale, è arrivata alle porte della realizzazione dei primi androidi, e pensare che nel lontano 1982 tutto questo era pura immaginazione nel capolavoro del cinema di fantascienza del film Blade Runner di Ridley Scott.

La robotica educativa, in un mondo che si evolve veloce è pertanto un percorso obbligato per i curriculi del primo ciclo, in quanto solo la componente ludica può far nascere l’interesse diffuso alla programmazione, e costruzione di un suo robot.

Le nuove frontiere educative, anticipano sempre più la verticalizzazione dei curriculi estendendoli alla fascia 0 – 6 dove da sempre semplici attività manuali come smontare le cose per scoprire come funzionano, oggi diventano per il bambino l’ispirazione per creare un robot con il quale lo stesso può interagire, ma questo in Guerre Stellari c’era già.

Tra i kit per la robotica educativa è interessante il sistema Ozobot un robot educativo in grado di muoversi e reagire su superfici fisiche e digitali, seguendo percorsi colorati.

Nonostante le sue piccole dimensioni, in quanto appena più grande di un temperamatite, con solo 2,5 cm di altezza e diametro, è in grado di riconoscere oltre 1000 istruzioni ed è programmabile sia in digitale con l’app dedicata, sia attraverso l’uso di comunissimi pennarelli colorati.

Gli obbiettivi educativi nelle unità di apprendimento sviluppate con questo minuscolo robot educativo sono di riuscire a  coniugare alta tecnologia e immaginazione, precisione tecnica e creatività.

Un “gioco” intelligente, che rende interessante il tempo scuola, in grado di sviluppare un pensiero computazionale ricco e analitico e far diventare i bambini della scuola primaria degli inventori e non dei meri fruitori passivi della tecnologia.

Disponibile nelle versioni Ozobot Bit e Ozobot Evo, per ciascun modello sono disponibili kit multipli per la classe, oltre a puzzle di legno compatibili che permettono di costruire e montare i propri percorsi colorati, anche se si possono sviluppare infinite attività laboratoriali utilizzando comunissimo materiale didattico.

Non un sistema a se stante, dedicato al Coding, come possono essere le app, ma un nuovo semplice e piccolo strumento didattico che si aggiunge e integra a quelle già in uso, e che date le piccole dimensioni, trova spazio nell’astuccio delle penne e dei colori, o nello zaino.

Questi sono alcuni delle tantissime soluzioni didattiche destinate alla scuola primaria e dell’infanzia, sicuramente le più interessanti e diffuse, ma l’evoluzione della robotica educativa e i nuovi approcci al pensiero computazionale sono sempre più in evoluzione.

Per tenersi aggiornati utile il portale realizzato dall’associazione no profit Scuola di Robotica raggiungibile al link: https://www.scuoladirobotica.it/ e del sito realizzato dalle istituzioni scolastiche in rete “robotschool” raggiungibile al seguente link: https://www.robotschool.edu.it/

Il PNSD con delle azioni e finanziamenti mirato sta promuovendo azioni di rete tra le istituzione scolastiche per la diffusione in ambito scolastico di attività come il making, il tinkering, il coding, la robotica, la domotica e la modellazione 3D portando con sé un ripensamento profondo delle pratiche didattiche  con ambienti di apprendimento dove il docente assume sempre più il ruolo di facilitatore e accompagnatore per l’intero percorso di apprendimento che si estende anche alle grandi potenzialità della Didattica Digitale Integrata.

Se da un lato la sospensione delle attività didattiche genera non pochi problemi, al mondo della scuola, non ancora pronto ad abbandonare rigidi e arcaici metodi trasmissivi, dall’altro la robotiva educativa apre le porte al futuro, in un’era in cui inevitabilmente l’intelligenza artificiale e gli androidi muteranno completamente il mondo come oggi noi lo conosciamo.

Safer Internet Day 2021

Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo 2021

Safer Internet Day, le celebrazioni al Ministero dell’Istruzione per la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet. Laboratori online, dirette con gli esperti e la presentazione delle nuove Linee guida. Azzolina: “Scuola e famiglie unite per contrastare il cyberbullismo”

Laboratori, dirette, incontri. Influencer, esperti, istituzioni. Si è celebrata oggi la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Quest’anno l’appuntamento con il Safer Internet Day, con il consueto motto “Together for a better Internet”, ha previsto un fitto programma di iniziative messe in campo dal Ministero dell’Istruzione, coordinatore di “Generazioni connesse”, il Safer Internet Centre in Italia, il Centro italiano per la sicurezza in Rete.

Gli eventi a livello locale e nazionale sono promossi insieme ai partner di “Generazioni Connesse”: l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Università di Firenze e l’Università “Sapienza” di Roma, Save the Children Italia, SOS il Telefono Azzurro, la cooperativa E.D.I. Onlus, Skuola.net, l’Agenzia di stampa DIRE e l’Ente Autonomo Giffoni Experience. In Rete le iniziative sono accompagnate dagli hashtag #SID2021 e #SICItalia.

Hanno arricchito la giornata webinar, laboratori digitali, dirette con esperti e la presentazione ufficiale delle nuove Linee di orientamento del Ministero dell’Istruzione per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Si è riflettuto anche a partire da dati, come quelli commissionati da Generazioni connesse sulla quantità e la qualità delle ore passate in Rete dalle ragazze e dai ragazzi: 1 su 5 si definisce praticamente sempre connesso, 6 su 10 sono online dalle 5 alle 10 ore al giorno. Numeri raddoppiati rispetto allo scorso anno, complici anche i periodi passati a casa, lontano da scuola o da altre attività di socializzazione, durante la pandemia. Per il 59% gli episodi di cyberbullismo sono aumentanti.

Gli appuntamenti
La Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale del Ministero, nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD), ha promosso – con il supporto degli animatori digitali, dei componenti del team per l’innovazione digitale, delle équipe formative territoriali e dei referenti del PNSD degli Uffici scolastici regionali – l’organizzazione di iniziative locali e territoriali da parte delle scuole.

L’evento nazionale promosso dal Safer Internet Centre Italia si è tenuto questa mattina al Ministero dell’Istruzione: rappresentanti delle istituzioni, decisori politici ed esperti collegati si sono incontrati con i giovani delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, per approfondire le tematiche del Better Internet for Kids Policies, ovvero opportunità e criticità connesse al mondo virtuale. Tra i presenti influencer, esperti, animatori digitali e giovani “attivisti” dello Youth Panel e del Movimento Giovani per Save the Children, con esempi e azioni virtuose italiane relative all’uso delle nuove tecnologie.

“Non possiamo ignorare il dilagare di fenomeni odiosi di violenze e aggressioni, verbali o psicologiche, come il bullismo, il cyberbullismo. Scuola e famiglia restino unite per contrastare un nemico comune”, ha detto la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina,aprendo i lavori. “Una componente centrale nell’insegnamento dell’educazione civica, che abbiamo voluto introdurre, è costituita proprio dall’educazione alla cittadinanza digitale. I giovani non vanno lasciati soli di fronte a questi rischi”.

Per Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, è fondamentale “far conoscere ai ragazzi, con parole semplici, cosa è e come si può reagire al cyberbullismo. Sandra Cioffi, Vicepresidente Telefono Azzurro e presidente del Consiglio Nazionale Utenti Telefono Azzurro chiede di “costruire un ambiente sicuro, a partire anche dal web, realizzando programmi formativi ed educativi dedicati allo sviluppo delle competenze digitali”. Per Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa per Save the Children, occorre “rafforzare l’impegno per combattere la povertà educativa digitale, con il coinvolgimento attivo degli stessi ragazzi e ragazze”. Sara Pagliai, coordinatrice Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, ricorda “le iniziative con l’opportunità per tutti gli insegnanti e gli istituti di innovare la propria didattica”. Con loro anche la cantautrice Federica Carta, in prima linea contro il bullismo e body shaming attraverso la musica.

Nel suo intervento il prof. Luciano Floridi, Direttore del Digital Ethics Lab – Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford ha sottolineato che “è sulle aspettative che si deve lavorare, attraverso l’educazione, l’esempio, le regole di comportamento, per rendere la società più sicura per tutti, attraverso nuovi comportamenti ordinari e nuove normalità del vivere online civile”.

Nei tre seminari formativi tematici,  coordinati dal Safer Internet Centre, in collaborazione con eTwinning, rivolti a docenti e studenti si è parlato, tra l’altro, di fake news e disinformazione, digital storytelling, le opportunità e i rischi della Rete.

Con “Safer Internet Stories” studentesse e studenti, con i loro docenti, potranno mettersi in gioco partecipando ad un’esperienza di lettura e scrittura aumentate digitalmente. L’iniziativa è stata presentata all’interno di una puntata speciale dedicata al Safer Internet Day, della trasmissione “La banda dei fuoriclasse”, in diretta su RaiGulp e RaiPlay, nel corso della quale sono stati lanciati gli hashtag #PoesieSID e #StemSID, in collegamento con alcune delle scuole partecipanti alle esperienze didattiche attraverso i social. Il progetto proseguirà nelle settimane successive e fino al 9 marzo, proponendo, ogni settimana, temi e tecniche diverse, rilanciati anche sui canali social del progetto del Ministero “Le Scuole”. Sul sito del PNSD è possibile iscriversi e reperire tutte le informazioni: www.istruzione.it/scuola_digitale/index.shtml.

La ricerca
Il 2020, con l’emergenza sanitaria, ha inciso notevolmente sulla vita digitale delle ragazze e dei ragazzi italiani. Oggi 6 adolescenti su 10 dichiarano di passare, in media, più di 5 ore al giorno connessi (in particolare fra le 5 e le 10 ore). Solo un anno fa erano 3 su 10. Un ragazzo su 5 si dichiara, poi, “sempre connesso”. Sono i dati emersi stamattina durante l’evento organizzato dal Ministero dell’Istruzione in occasione del Safer Internet Day 2021, la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet. L’indagine è stata realizzata dal portale Skuola.net, dall’Università degli Studi di Firenze e dall’Università degli Studi di Roma “Sapienza” per “Generazioni Connesse”, il Centro Italiano per la Sicurezza in Rete guidato dal Ministero dell’Istruzione. In particolare, 59% degli intervistati ritiene che c’è stata una crescita degli episodi di cyberbullismo negli ultimi mesi. Un anno fa la quota di coloro che consideravano il fenomeno in aumento era del 20%. L’85% dichiara anche, però, di avere dato a un proprio coetaneo dei consigli sull’uso corretto del web: cresce, quindi, la consapevolezza e la solidarietà tra i ragazzi e le ragazze in Rete. In questi mesi, attraverso la Rete e la condivisione dei contenuti, è cresciuto anche l’impegno sociale di studentesse e studenti nei confronti di temi rilevanti come il Climate Change e il Global Warming o, ancora, il movimento Black Lives Matters: il 53% dei partecipanti dichiara di aver usato i social per impegnarsi a sostenere queste cause.

La campagna di comunicazione “We are fearless”
Durante la giornata è stata lanciata la nuova campagna di comunicazione “Il mese della sicurezza in rete” del SIC, che avrà come protagonisti le studentesse e gli studenti dello Youth Panel e come oggetto la nuova webserie dal titolo “We are fearless”. Al centro del racconto ci sono le vite, apparentemente parallele, di tre adolescenti, che si ritrovano uniti nell’affrontare i pericoli del mondo del Web. Da febbraio a marzo verranno poi condivise le voci dei giovani ambasciatori italiani dello Youth Panel, che con la creazione di articoli di giornale, video interviste e video dedicati si faranno portavoce per insegnare ai loro coetanei come Internet possa diventare un luogo più sicuro per tutti. Inoltre, insieme ai contenuti dedicati ai giovani, verranno condivisi webinar e schede di analisi dedicati a docenti, dirigenti scolastici e famiglie, con lo scopo di accompagnare gli adolescenti verso un utilizzo consapevole delle piattaforme online.

Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo (aggiornamento 2021)
Il Ministero dell’Istruzione è impegnato, da anni, sul fronte della prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo e, più in generale, di ogni forma di violenza. In occasione del Safer Internet Day è stato  lanciato il nuovo aggiornamento delle “Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo” che riportavano le integrazioni e le modifiche necessarie previste dagli interventi normativi, con particolare riferimento alle innovazioni introdotte dalla Legge 71 del 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. L’attuale dettato normativo, infatti, prevede un aggiornamento biennale delle Linee di Orientamento  e attribuisce a una pluralità di soggetti compiti e responsabilità ben precisi, ribadendo, però, il ruolo centrale della scuola, chiamata a realizzare azioni preventive in un’ottica di governance coordinata dal Ministero che includano: la formazione del personale scolastico, la nomina e la formazione di almeno un referente per le attività di contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo per ogni autonomia scolastica, nonché la promozione di un ruolo attivo degli studenti. Le studentesse e gli studenti devono essere sensibilizzati ad un uso responsabile della Rete e resi capaci di gestire le relazioni digitali in contesti non protetti. Tra i principali compiti della scuola, infatti, vi è quello di favorire l’acquisizione delle competenze necessarie all’esercizio di una cittadinanza digitale consapevole. Tali indicazioni sono, a loro volta, contenute anche nella Legge 20 agosto 2019 n. 92 “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” che prevede, nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, l’educazione alla cittadinanza digitale. L’intento delle linee guida è consentire ai dirigenti, docenti ed operatori scolastici di comprendere, ridurre e contrastare i fenomeni negativi che colpiscono i nostri bambini e ragazzi, fornendo strumenti di comprovata evidenza scientifica.

Il protagonismo delle scuole
Tutte le scuole potranno offrire un contributo alle celebrazioni del Safer Internet Day 2021: sarà possibile caricare online i propri eventi realizzati per la giornata durante tutto il mese, sul sito www.generazioniconnesse.it al seguente link https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2021/01/18/sid-safer-internet-day-2021/. Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un appuntamento atteso per tutti gli operatori del settore, le istituzioni, le organizzazioni della società civile. Per informazioni relative agli eventi organizzati in tutto il mondo è possibile consultare il sito della Commissione Europea dedicato alla giornata: https://www.saferinternetday.org/.

Genitori e il Fattore Protettivo – Prevenire il cyberbullismo

UNICEF su GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO E IL CYBERBULLISMO (domani 7/2) 

Lanciata nuova guida per genitori su come prevenire il cyberbullismo a casa 

6 febbraio 2021 – Secondo gli ultimi dati UNESCO, provenienti da indagini condotte in paesi industrializzati, la percentuale di minorenni che ha sperimentato cyberbullismo varia tra il 5% e il 20% della popolazione minorile, con conseguenze psicofisiche che vanno dal mal di testa ai dolori allo stomaco e/o che si manifestano con mancanza di appetito o disturbi del sonno. Coloro che hanno sperimentato episodi di bullismo/cyberbullismo hanno inoltre maggiori probabilità di sviluppare difficoltà relazionali, di sentirsi depressi, soli, ansiosi,  di avere scarsa autostima o sperimentare pensieri suicidi. 

L’aumento del cyberbullismo riflette la rapida espansione dell’accesso di bambini e ragazzi ad internet: nel 2017 circa il 70% della popolazione mondiale tra i 15 e i 24 anni risultava connessa ad internet e dai dati provenienti da 7 Paesi europei, la percentuale di bambini e adolescenti tra gli 11 e i 16 anni esposti a cyberbullismo è aumentata tra il 2010 e il 2014 passando dal 7% al 12%.[1] 

“Domani ricorre la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, a seguito di un anno in cui i bambini e giovani, a causa della pandemia da COVID-19, hanno trascorso online un numero elevato di ore per continuare a studiare e socializzare” – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia. “Come UNICEF Italia, abbiamo realizzato la guida “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo” per parlare di questo fenomeno in famiglia, perché riteniamo importante che i genitori imparino a riconoscere i segnali di pericolo e quindi essere attenti a eventuali cambiamenti di umore o del comportamento dei propri figli. Attraverso questo strumento però vogliamo raccomandare anche di non demonizzare i nuovi media e rassicurare sul fatto che parlarne con una persona di fiducia significa poter essere tutelati e intervenire tempestivamente a difesa del rispetto della propria persona e della propria salute fisica e mentale.” 

GUIDA UNICEF PER I GENITORI: “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo”  

L’UNICEF Italia ha realizzato la guida “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo” in collaborazione con lo Studio di psicologia del ciclo di vita – P.I.N.S./Pensare Insieme Sentire, con l’obiettivo di promuovere una genitorialità positiva, un dialogo aperto in famiglia e insegnare un uso responsabile dei nuovi media, al fine di riconoscere e prevenire il cyber bullismo. Tra i suggerimenti per i genitori, una proposta di 6 regole base da istituire in famiglia: 

  • non condividere nomi utente o password;  
  • non fornire informazioni personali in profili, chat room e altri forum;  
  • astenersi dall’inviare foto personali o inappropriate di sé;  
  • non rispondere a messaggi minacciosi e informare immediatamente un adulto;  
  • spegnere il proprio dispositivo se viene visualizzato un messaggio minaccioso;  
  • non cancellare eventuali tracce sui social o nelle chat. 

Per ulteriori informazioni visita il sito: unicef.it/cyberbullismo 


[1] UNESCO, Behind the numbers: ending school violence and bullying, 2019: https://www.unicef.org/media/66496/file/Behind-the-Numbers.pdf 

DaD: esperienza e competenza in-separabili in-rete

DaD: esperienza e competenza in-separabili in-rete

di Virginia Dall’Ó

Dal report di INDIRE sulle pratiche didattiche durante il lockdown emergono percentuali crescenti di DaD dalle elementari alla secondaria con l’utilizzo principalmente di: Google meet (66,5%), posta elettronica (65,6%), WhatsApp (61,7%) e con l’alternarsi di lezioni in videoconferenza (circa 95%), assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi (circa 80%) accompagnati da .una valutazione esterna effettuata dal docente (85% in media)

 “Content is the king”? 1

Per un’azione didattica orientata alla formazione integrata della persona in un ambiente esteso di apprendimento (vedi link) tutto ciò di certo non basta;occorre strutturare l’articolazione degli interventi didattico-disciplinari in modo che presenza e distanza siano vasi comunicanti  e conducano alla riflessione sulla prassi.   

Se si vuole che conoscenze e competenze agiscano sulla formazione della persona vanno operate precise scelte didattiche nell’insegnamento disciplinare sulla base di valori etici. Non si tratta tanto di definire condotte di apprendimento etiche nelle dichiarazioni d’intenti, nominalmente, quanto di far riferimento ad approcci e strategie centrati sul soggetto che apprende tra pari, in situazioni cooperative e collaborative, in ambienti aperti e tecnologici. Situazioni in cui la crescita della consapevolezza dei propri “gesti mentali” possa svilupparsi senza soluzione di continuità in presenza e in rete.

Poiché comprendere significa apprendere insieme, com-prehendere = cogliere insieme (il testo, il suo contesto, le parti, il tutto, il molteplice, l’uno) l’ambiente tecnologico va  didatticamente inteso come uno “spazio formativo laboratoriale” dove realizzare attività altrimenti non sperimentabili.

Nel definire gli ambienti e le occasioni di apprendimento va tenuto conto del fatto che le competenze si acquisiscono e si sviluppano in contesti educativi diversi tra loro ma indissolubilmente intrecciati: quelli formali (la scuola), quelli non formali (famiglia, media, organizzazioni culturali e associative..) e quelli informali (la vita sociale nel suo complesso). Tali contesti, che per loro stessa natura sono in-separabili, incidono costantemente sull’apprendimento e non possono essere ignorati dall’insegnante, pena la “separatezza” della scuola dal resto del mondo.

Non a caso sin dal 2001 l’U.E. afferma che nei processi d’insegnamento-apprendimento essi vanno intenzionalmente riconosciuti e ricondotti a sistema. Ma si sa che l’intenzione, essendo un atto libero del soggetto, non può prevedere dispositivi che la provochino meccanicamente e pertanto non è propriamente insegnabile: la sua trasmissione avviene attraverso l’esempio rivolto alla persona. 

L’intenzionalità formativa dell’insegnante verso una “competenza agita” deve quindi tendere a generare una formae mentis mirata ad un’attenzione continua e progettuale ad un campo definito (la disciplina) in un dato contesto, in un dato tempo, in una data società. 

E poiché nel mondo reale le azioni si sviluppano dentro un preciso e strutturato contesto ambientale, dove le identità personali e sociali sono organizzate in modo dinamico intorno ad un insieme di interessi e sfide che coinvolgono simultaneamente tutte le dimensioni umane, compito dell’insegnante è quello di “offrire ospitalità” agli allievi inserendoli in contesti similari, nel presupposto di fondo, come dice Levy, che “solo l’ esercizio vivente in situazione dà alle conoscenze il loro senso e il loro valore” 

Le attività didattiche vanno allora incentrate sullo “studio di casi”, di natura disciplinare e/o interdisciplinare, situazioni problematiche intorno alle quali far ruotare le attività e i “compiti”2, ben sapendo che l’insegnamento che si avvale della tecnologia non si sviluppa affatto secondo l’ordine tradizionale (sistematico, lineare e sequenziale) ma si innesta su un “disordine” ipermediatico che solo un’expertise di bricolage della conoscenza distribuita può ricondurre a formazione. 

In altri termini occorre dar vita ad una comunità di apprendimento e di pratica3 in ambienti cognitivi estesi e tecnologici, dove poter sperimentare attraverso i costrutti disciplinari le regole e i meccanismi delle comunità reali. 

Un ambiente “ di prossimità” in cui sia possibile: 

  • Mettere in trasparenza l’apprendimento non formale e informale. Ciò è tanto indispensabile quanto ineludibile se si tiene conto che gli allievi stessi non hanno piena consapevolezza delle competenze acquisite fuori dalla scuola, essendo queste il corollario della vita quotidiana. Dare visibilità a questi apprendimenti è il primo passo per far riconoscere come proprie le competenze maturate e poterle poi valorizzare all’interno di apprendimenti formali quali  significativi apporti al bagaglio personale;
  • Riconoscere l’apprendimento come struttura emergente dal un contesto dove, a livelli crescenti di complessità, l’autonomia decisionale e  progettuale degli allievi ha modo di esplicarsi nel reciproco rispetto e in piena responsabilità: con consapevolezza. Sappiamo tutti che ciò che si acquisisce in un particolare settore può essere riutilizzato in un altro, ma nell’intenzionalità educativa dell’insegnante va tenuto conto che tutto ciò avviene solo a una condizione: che il soggetto stesso sia consapevole delle competenze possedute (non importa dove acquisite) e della loro trasferibilità ad altri contesti..  

L’inserimento dell’apprendimento formale, non formale e informale in un unico contesto cognitivo deve però avvenire senza soluzione di continuità tra il “dentro e fuori” la scuola, tra il reale e il virtuale, tra il singolo allievo e il gruppo.

Ciò è possibile con un’organizzazione strutturata- su problemi e i metodi disciplinari – ma flessibile dell’ambiente di apprendimento, formulata in risposta  ai bisogni formativi degli allievi e a questi continuamente adattabile: una “microstruttura didattica”  in grado di attivare e mantener viva- attraverso i costrutti disciplinari- l’interazione degli allievi con l’ambiente fisico e tecnologico, sociale ed emotivo nel quale si trovano ad operare e a stimolare processi di autoregolazione.

La dinamica formativa che si sviluppa in aula e/o in rete senza soluzione di continuità tra i due ambienti genera un processo d’insegnamento-apprendimento circolare e ricorsivo, incardinato su quattro momenti topici:

  1. Lavoro di gruppo (esperienza concreta sullo studio del caso in esame)
  2. Intergruppo (esternalizzazione, osservazione e riflessione)
  3. Sistematizzazione (formazione di concetti astratti)
  4. Verifica formativa (applicazione a nuove situazioni problematiche)

La riflessione sul percorso effettuato e la costruzione del portfolio (di gruppo e personale) completano ogni ciclo di apprendimento.

Sul WEB la community  di classe, suddivisa in piccoli gruppi, opera in spazi dedicati, che consentono di diversificare la tipologia di cooperazione tra i pari e di differenziare le strategie di collaborazione dell’intero percorso laboratoriale: aree di gruppo con chat e forum interni per il confronto sull’analisi dei casi // repositorydei lavori di gruppo e personali // forum e chat generali e tematici //archivi bibliografici e sitografici  per gli approfondimenti // portfolio personale e di gruppo per la co-valutazione e l’autovalutazione. 

Nella gestione della community l’insegnante viene così ad assumere la veste di agente di sinergia” dei flussi di sapere.


  1. [Bill Gates]
  2. Il compito è inteso come ”insieme di consegne, scopi, contenuti, risorse, ruoli, aspettative” (Carovita e Logorio,2004) .
  3. Le comunità di pratica sono costituite da tre elementi fondamentali ; 1) domain (campo tematico), esso crea un contesto e un comune senso di identità ; 2) community, che crea il tessuto sociale dell’apprendimento; 3)Practice, cuore della comunità, un complesso di idee, strumenti, informazioni, espressioni, lessici, vicende e materiali che i membri della comunità condividono.

Formazione integrata in presenza e nel WEB

Formazione integrata in presenza e nel WEB per un mix di tradizione e innovazione

di Virginia Dall’O’

Nell’era del WEB e in un periodo storico caratterizzato da crescenti e molteplici complessità la gestione dell’incertezza, più che l’effettuazione di cambiamenti imposti dagli eventi o richiesti dalle norme, pone seri interrogativi al mondo della formazione e in particolare agli insegnanti. 

Certamente a scuola bisogna fornire agli allievi gli strumenti della nostra cultura e formazione sviluppando i programmi ministeriali ma, allo stesso tempo, va loro consentito di acquisire gli strumenti richiesti dal mondo reale: ci dovrebbe essere un mix equilibrato di tradizione e innovazione.   

Questo è di sicuro un compito arduo per gli insegnanti, ma si sa… compete proprio a loro!  Se si considera che all’evoluzione tecnologica corrisponde un importante mutamento sul fronte sociale in quanto generazioni profondamente differenti si trovano a interagirein ambienti reali e virtuali, si comprende come nei sistema scolastico l’urgenza di un ripensamento organizzativo vada di pari passo con l’urgenza di un serio e profondo ripensamento nella formazione degli studenti. Tuttavia la necessità di individuare e definire nuovi modelli di riferimento, che vanno a condizionare direttamente e indirettamente la vita delle persone, impone estrema attenzione, da qui l’incertezza.

Negli articoli sui media in tema di formazione traspare spesso l’esigenza di ricondurre a sistema non solo istruzione e cultura ma anche discipline ed educazione, con un incedere didattico che metta al centro la persona, che, come dice Levy “è ciò che sa”.

Questa strada si sta diffondendo nelle organizzazioni sociali, dove l’impatto del WEB si rivela significativo in quanto mettendo al centro delle attività le persone, in tempo reale e con modalità trasparenti, si amplificano i contatti, che incrementano le relazioni, che così risultano molto più dinamiche, aperte e “generatrici di cambiamento”. Tutto ciò rappresenta un’opportunità funzionale a snellire i processi, ad attirare e trattenere i talenti migliori, a “capitalizzare” le competenze, a incrementare l’efficienza e l’efficacia. 

Secondo alcuni studi il nuovo paradigma organizzativo è riassumibile in tre parole, apertura, trasparenza e socialità, caratteri che consentono di governare in modo appropriato e affidabile l’elevato grado di complessità insieme alla ricchezza personale e professionale. In altre parole, mentre si persegue in modo unitario il fine comune, si facilita la diffusione dei “saperi” nell’organizzazione stessa. 

Nella scuola la socializzazione dei saperi, benché caldeggiata da anni dal nostro ordinamento oltreché da tutte le direttive europee (COM 678/2001), si fa strada con lentezza e nell’istruzione secondaria tende proprio a incepparsi sul fronte delle varie materie d’insegnamento, per le quali, nel quotidiano, le competenze specifiche (disciplinari) tendono a sovrastare se non a soffocare le istanze formative o viceversa. 

Benché oggi si sappia che la competenza non é ricavabile né da un’analisi della sola “natura tecnica” di un compito assegnato, nè dalla messa in campo di un insieme  di conoscenze possedute, né da un generico “facciamolo insieme” in quanto i suoi caratteri fondamentali sono :

  • la mobilitazione in uno specifico contesto (nella scuola una precisa situazione problematica attinente il percorso curricolare);
  • la disponibilità di risorse;
  • la riflessività sul percorso esperito la didassi per unaformazione integratadella persona nell’ambiente di apprendimento fatica a realizzarsi e a diffondersi, proprio perchè richiede un cambiamento di prospettiva e di relazioni tra le diverse risorse formative, tra le quali non va dimenticato l’insieme coordinato e unitario dei docenti.

La formazione integrata infatti è una formazionenella quale i caratteri fondamentali  della competenza vengono fatti interagire unitariamente e dinamicamente poichè si riconosce che é dall’interazione di tali caratteri  che scaturisce il transfer degli apprendimenti. 

Più precisamente:

  • L’interazione tra la mobilitazione e le risorse conduce al riuso delle conoscenze;
  • L’interazione tra la mobilitazione e la riflessione sedimenta i fattori di processo: le modalità di assunzione del compito, di analisi del campo di indagine, di soluzione dei problemi, di comunicazione dei risultati e orienta all’individuazione dei punti di forza e di debolezza e alla valutazione dell’operato;
  • L’interazione tra la riflessione e le risorse attiva la ristrutturazione dei saperi. La questione delle risorse non rinvia dunque solo alla disponibilità dei materiali e delle tecnologie in uso, al setting formativo, ma anche alle conoscenze, alle capacità, alle abilità dalle quali scaturiscono le competenze già acquisite e a quelle da acquisire. E, tra le risorse, vanno considerate anche le persone che l’allievo consulta in presenza o a distanza, con le quali interagisce dentro e fuori la scuola.

Per una formazione integrata  all’insegnante è richiesto di avvalersi di una didattica laboratoriale incentrata sul ricorso allo “studio di casi “, così da offrire agli allievi differenti e diversificate occasioni d’apprendimento (la mobilitazione delle competenze non può certo riguardare un solo e unico caso !).

Lo studio di casi è riconosciuto come dispositivo “privilegiato” per la formazione della persona  in quanto permette agli allievi, che sono alla ricerca di una soluzione pertinente, di compiere interamente, insieme ai pari, il ciclo indutttivo-deduttivo di acquisizione dei saperi (il concetto di « sapere » è dilatato rispetto alla pura informazione  in quanto contempla anche i problemi e i metodi disciplinari).  

Nell’ esplorazione di un territorio ignoto gli allievi stessi sviluppano la capacità di “ saper agire -insieme- in situazioni di incertezza”. Ma non solo, non basta saper agire in un contesto dato, occorre anche  essere in grado di render conto di come e perché si è operato in quel particolar modo. Questa capacità, riconosciuta come una “condizione indispensabile per contribuire all’innovazione e alla riuscita in contesti in evoluzione” richiede agli insegnanti, in particolare nella secondaria superiore, di ri-progettare i percorsi formativi e di configurare il processo di insegnamento-apprendimento in modo isomorfo al mondo reale.

E tutto ciò presuppone un’intenzionalità didattica finalizzata all’azione partecipata dell’allievo nel gruppo dei pari, in ambienti reali e nel WEB (la community virtuale), dove il confronto stimolato dalla situazione problematica possa proseguire e svilupparsi in sintonia coi ritmi personali e comunitari.

E’ così possibile attivare efficacemente le risorse interne ed esterne, mentre vengono:

  • formulate ipotesi di soluzione  
  • definite le strategie di ricerca delle fonti necessarie;
  • ricercati, selezionati e organizzati i dati utili
  • elaborate procedure risolutive  
  • mobilitate efficacemente le risorse interne ed esterne  
  • attivate collaborazioni trasparenti per ottenere i risultati
  • comunicati con chiarezza il percorso e le scelte  connessi alla condotta risolutiva dei problemi posti

In definitiva intorno allo studio di casi in un ambiente cognitivo esteso ogni allievo ha modo di delineare la propria identità sociale con una « prise de parole » circostanziata, un confronto sistematico e continuativo, senza soluzione di continuità tra ambiente reale e virtuale, tra il dentro e il fuori la scuola: si mobilita un mix di competenze chiave (richieste dalla UE.) e specifiche (disciplinari). 

E’ l’incertezza delle scelte connaturata alla complessità di uno studio di caso che stimola l’interazione tra pari; la gestione dei conflitti che ne consegue rappresenta un potente strumento di partecipazione alla vita comunitaria: un attento e vigile atto di cittadinanza, anche sul WEB.

Cercare di coinvolgere gli allievi con una gestione sociale aperta e trasparente delle attività didattiche, i cui esiti non sono facilmente prevedibili bensì incerti, richiede senz’altro tempo… Rousseau nell’“Emile” affermava che fra le principali capacità del “maestro ideale” c’è quella di “perdere tempo” piuttosto che cercare di guadagnarne !

Ma il tempo sottratto alla mera trasmissione dei contenuti in programma è guadagnato in termini di crescita culturale, sociale e personale degli allievi e “di sicuro, non significa perdere tempo dare agli studenti la possibilità di confrontarsi, di diventare consapevoli della propria identità, padroni di apprendimenti profondi e radicati” (Linee Guida 2010). 

#DidatticaDigitale

Il Ministero dell’Istruzione insieme al Dipartimento per la Trasformazione Digitale dà il via a #DidatticaDigitale, un pacchetto di servizi messi a disposizione da aziende e associazioni in forma gratuita, per offrire soluzioni innovative a sostegno degli istituti scolastici.

https://www.miur.gov.it/web/guest/servizi-per-le-scuole

La Scuola del Futuro

IL 75% DEGLI STUDENTI ITALIANI BOCCIA LA DIDATTICA A DISTANZA, MA LA SCUOLA DEL FUTURO NON RINUNCIA ALLA TECNOLOGIA

Fatta di persone, tecnologica, evoluta, interconnessa e sostenibile: EOLO raccoglie l’opinione di 20.000 studenti per delineare lo Statuto della Scuola del Futuro

Varese, 1 dicembre 2020 – Si avvicina la fine dell’anno e, con essa, il momento di fare un bilancio di questo particolare e complesso 2020. L’emergenza Covid-19 ha cambiato radicalmente le abitudini degli italiani di tutte le età e ha puntato i riflettori anche sullo stato della scuola in Italia, un settore che negli ultimi mesi ha dovuto fronteggiare un improvviso processo di digitalizzazione, a volte impervio.

EOLO, operatore leader in Italia nella fornitura di connettività tramite tecnologia FWA– (fixed wireless access), ha coinvolto gli studenti in un brainstorming nazionale attraverso radio e social media. Alla survey in cui veniva loro chiesto di raccontare come sarà “La Scuola del Futuro” hanno risposto circa 20mila studenti di età compresa tra i 5 e i 19 anni, chiamati a immaginare possibili materie, classi, compagni e insegnanti.

Un dato emerge chiaramente: la netta maggioranza degli intervistati, circa il 75%, boccia la c.d. DAD, Didattica a Distanza, mostrando una chiara preferenza per la Didattica in Presenza. Ma l’innovazione rimane centrale nella scuola del futuro: alla scuola in presenza non potrà mancare il supporto unico che la tecnologia può offrire e una buona connessione a Internet e l’accesso a piattaforme e strumenti tecnologici per fare lezione sono indentificati come essenziali dal 65% degli studenti. Su quali siano le tecnologie essenziali invece la popolazione studentesca è più divisa: il 36% individua come scelta prima l’Internet of Things, il 32% la realtà aumentata e il 24% l’Intelligenza artificiale.

Dalle risposte emerge anche la forte richiesta degli studenti di essere dotati di strumenti nuovi per comprendere al meglio l’attualità e quanto accade nella società contemporanea. Oltre il 32% degli intervistati infatti vorrebbe che venissero inserite nel programma didattico ore su attualità e scienze sociali, il 23% vorrebbe essere maggiormente preparato su come smascherare le fake news, circa il 18% chiede più formazione sui temi di ambiente e sostenibilità e circa il 15% sulle nuove frontiere che le scoperte tecnologiche stanno aprendo, per poter avere gli strumenti per ipotizzare al meglio il proprio futuro.

Da quanto emerso nella survey, EOLO ha quindi estratto 5 pillar su come dovrebbe essere la scuola del domani, per strutturare lo “Statuto della Scuola del Futuro”:

  • Fatta di persone: la connessione umana, il rapporto diretto con i propri insegnanti, le relazioni con i propri compagni di classe sono aspetti che non potranno mai realmente essere sostituti. Da questo presupposto dovrà partire ogni ragionamento per la scuola del futuro.
  • Tecnologica: la didattica del futuro verrà supportata dalle tecnologie più all’avanguardia, per fare in modo che le generazioni del futuro siano messe nelle condizioni di formarsi al meglio. Studenti e insegnanti avranno a loro disposizione lavagne e banchi interconnessi, si utilizzerà la realtà aumentata e Intelligenza Artificiale e Internet of Things saranno all’ordine del giorno.
  • Evoluta: insieme alle materie fondanti della nostra cultura, si affiancheranno nuove materie, utili per la comprensione della contemporaneità a tutto tondo. Dalle materie più tecniche, come insegnare le basi della programmazione fin dalla scuola elementare, a quelle più umanistiche, come la comprensione del funzionamento dei Social Network e la capacità di riconoscere le fake news e sapersi informare correttamente.
  • Interconnessa: ovvero aperta. Tutte le scuole, non solo in Italia, ma in Europa e in tutto il mondo, potranno connettersi tra di loro per favorire ogni scambio didattico, permettendo agli studenti di entrare in contatto con culture e lingue diverse
  • Sostenibile: la sostenibilità a 360° non solo verrà insegnata a scuola, ma sarà un valore realmente messo in pratica già negli istituti.  

“Siamo orgogliosi di farci portavoce di una idea di scuola nuova, umana ma interconnessa, proiettata verso il futuro ma attenta a interpretare il presente. I ragazzi ci chiedono a gran voce una scuola ibrida, dove la Didattica a Distanza non sostituisce quella in Presenza, ma diventa strumento di apertura verso nuove materie e potenzialità oggi ancora inimmaginate” – commenta Luca Spada, Presidente e Fondatore di EOLO “Per rispondere a questo appello, però, è necessario investire sul futuro del nostro Paese, garantendo l’accesso democratico alla rete e alla tecnologia, risolvendo in maniera definitiva le problematiche di connettività che ancora oggi affliggono diverse aree. Come EOLO siamo impegnati da 15 anni in questa direzione, implementando la nostra rete in tutte le aree del Paese che ancora ne sono sprovviste e supportando i piccoli comuni nel loro percorso di digitalizzazione con il nostro progetto triennale EOLO Missione Comune”.

L’azienda a maggio 2020 ha infatti annunciato un piano di potenziamento infrastrutturale da 150 milioni di euro per portare, entro il 2021, la connessione ultra veloce in tutte le aree del Paese che ancora ne sono prive.

EOLO Missione Comune è il progetto lanciato da EOLO nel 2019 che prevede la donazione di 1 milione di euro all’anno per tre anni, in premi tech per supportare la digitalizzazione dei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti. Per il secondo anno del progetto, l’azienda ha confermato il proprio impegno verso i comuni in cui opera, con un forte focus sulle necessità della scuola: un milione di euro in soluzioni tecnologiche ideate per la digitalizzazione della scuola, come i tablet e i percorsi di formazione individuali o di gruppo per avvicinare i più giovani ai temi della tecnologia, sostenibilità e problematiche ambientali. Ad oggi EOLO Missione Comune ha raccolto oltre 1.8 milioni di voti e ha selezionato 190 comuni che avranno diritto ai premi tech.

Per maggiori informazioni e dettagli sul progetto visitare il sito https://missionecomune.eolo.it/

Rassegna di studi sulla DAD

Rassegna di studi sulla DAD

di Gennaro Iasevoli

La DAD è una tecnologia pedagogico-didattica, che trova radicinella didattica per corrispondenza di tipo cartaceo supportata dai servizi postali nel dopoguerra del ‘900. Utilizzata principalmente per l’apprendimento a distanza delle lingue, fu supportata dall’uso di dischi in vinile. Negli anni cinquanta del secolo scorso una nota casa editrice diffuse l’apprendimento a distanza delle tecniche di costruzione e riparazione degli apparecchi radio, utilizzando schede didattiche e questionari recapitati per posta, al fine del conseguimento a distanza della certificazione “Radio Elettra”. Daallora s’è verificato un susseguirsi di studi e ricerche a distanza fino all’avvento di internet, negli anni ‘90. Poi con lo sviluppo delle comunicazioni aeree, ferroviarie e navali abbiamo assistito ad una frenata alla corsa verso una DAD, in quanto gli studenti ed i ricercatori hanno cominciato a interfacciarsi velocemente da un continente all’altro ed indifferentemente da una città all’altra, fino a quando l’attuale pandemia non ha paralizzato di colpo gli spostamenti e la socializzazione ravvicinata.

Già Giuseppe Lombardo Radice, filosofo e pedagogista, aveva, ai suoi tempi, previsto uno sviluppo complesso dei metodi pedagogici confidando in una profonda distinzione delle metodologie utilizzate come supporto dell’insegnamento dei contenuti: istituzionalizzando, di fatto, una separazione della pedagogia dalla filosofia e della pedagogia della psicologia. Si può dire che sia stato uno dei primi in Italia a valorizzare l’importanza dei metodi di trasmissione del sapere, al di là del sapere filosofico stesso. Dopo il Radice è fiorita in Italia una moltitudine di proposte metodologiche per la trasmissione dei saperi nella scuola primaria, attingendo al pensiero di Maria Montessori, J. Piaget, L. Volpicelli e tanti altri, fino a De Bartolomeis, L. Gallino, E. Frauenfelder. Ad oggi però le metodologie pedagogiche, anche sulla scia delle ultime ricerche di Elisa Frauenfelder hanno inglobato tante tecnologie multimediali e tanti suggerimenti presi dalle neuroscienze. La scuola pubblica italiana, principalmente quella dell’obbligo, ha inglobato negli anni le proposte didattiche dei pensatori e si è evoluta con straordinaria velocità istituzionale. Oggi la scuola, grazie alla prontezza istituzionale, si avvale delle nuove tecnologie e legestisce a livello pedagogico, godendo di una appropriata flessibilità delle Istituzioni di riferimento: Ministero, Direzione Regionali, Direzioni Provinciali, Dirigenze Scolastiche.

Gli strumenti per la DAD:

una postazione che comprende un piano d’appoggio, una sedia, una lampada, un computer, una telecamera, un microfono, una cuffia, una presa internet o una chiavetta con scheda internet, una presa elettrica od una batteria ricaricabile, cavetti di connessione, disco-pen, CD, software vario, carta da scrivere, una penna, testi di riferimento sui contenuti, un ambiente accogliente, climatizzato e poco rumoroso e soprattutto un Alunno ed un interlocutore a distanza, idoneo a trasmettere quanto occorra e ad interloquire nella veste di Docente qualificato ed autorizzato.

Prime osservazioni psicologiche e didattiche: 

la prima applicazione nazionale generalizzata, istituzionale, si è avvalsa dei suggerimenti ministeriali e della libertà organizzativa dei Dirigenti Scolastici, secondo una visione tratta da più osservatori. Durante le fasi più severe della pandemia, la scuola italiana con le sue regole e suoi organici ha si è trasformata in un’impronta schematica lasciando le sue forme, i suoi schemi, le sue misure, i suoi percorsi; tale impronta metaforica è stata fotografata e letta da una miriade di professionisti informatici che ne hanno digitalizzato i meccanismi formativi ed istruttivi, lasciando in una nuova condizione gli interlocutori (alunni, genitori, docenti, dirigenti, personale amministrativo), abbattendo la dimensione spaziale (niente aule, niente laboratori, niente palestre, niente visite guidate), ma confermando la dimensione temporale (orari di studio ed orari di lavoro).

Dopo una serie di informazioni attraverso i mezzi di stampa ed attraverso le comunicazioni telefoniche ai singoli genitori e studenti, i Dirigenti Scolastici informati con apposite circolari hanno canalizzato le loro disposizioni direttamente all’Utenza. Gli Alunni si sono trovati da un giorno all’altro invitati a collegarsi con i propri mezzi alle piattaforme informatiche delle singole Scuole ed Istituti. Ogni allievo, in teoria nella situazione ottimale, col proprio pc o col proprio telefonino si è collegato con la propria Scuola ed ha cominciato a fruire dell’insegnamento a distanza, secondo l’orario normale adottato in tempi normali di frequenza scolastica, soltanto se in possesso degli strumenti.

Gli studi in materia hanno evidenziato alcuni punti critici della DAD:

1) secondo una corretta psicologia della persona, l’orario scolastico tradizionale non è compatibile con la DAD, perché si configura come insegnamento personale, infatti l’alunno è solo davanti alla postazione pc di casa o tutt’al più in compagnia dei Familiari. Ci sono stati vari casi e sentenze in Italia che hanno sanzionato e disapprovato l’insegnamento del docente ad un solo alunno che si trova in aula in assenza dei suoi compagni che hanno disertato. Ciò perché un minore fuori dal suo gruppo di compagni, al cospetto di un docente adulto, proverebbe imbarazzo a mostrare i suoi bisogni vitali ordinari e straordinari ed avrebbe timore di manifestare momenti di stanchezza o di carenza di attenzione. Se l’alunno vi fosse costretto ne trarrebbe una stato di stress patologico. Basti ricordare che tra i bisogni vitali primari dell’uomo oltre al cibo, al calore, all’illuminazione e al movimento vi è il vivere sociale.

2) La curva dell’attenzione non trova adeguata osservazione attraverso la DAD. L’alunno stanco non viene adeguatamente osservato e salvaguardato attraverso la DAD, pertanto lo stress non viene evitato, fino a produrre danni psicosomatici e demotivazione.

3) La sequenza delle ore d’insegnamento tradotta in ore di apprendimento dell’alunno di fronte al monitor, verosimilmente per 4 – 6 ore, è del tutto improponibile e sicuramente dannosa per la salute psicofisica. Anzi se pedissequamente realizzata potrebbe comportare danni psicosomatici alla massa degli alunni.

4) L’opportunità istruttiva e formativa concessa agli allievi, durante una lezione di DAD, si è rilevata, nei fatti, assolutamente limitata e marginale in quanto i docenti durante le ore di lezione sono quasi sempre totalmente impegnati nelle comunicazione di informazioni, mentre gli alunni faticano ad interrompere il docente per porre eventuali domande.

5) Le lagnanze dei Genitori sono moltissime: i Genitori che seguono maggiormente il progresso scolastico dei propri figli seguono a tempo pieno l’andamento della DAD nell’intendo di assistere i figli stressati e più ancora per evitare un giudizio negativo da parte dei Docenti. Il coinvolgimento dei Genitori viene vissuto in famiglia con un’ulteriore forma di stress.

6) Le lamentele dei Docenti sono di tipo psicologico, pedagogico e tecnico: i Docenti che operano su più classilamentano un affaticamento nel parlare per ore senza poter avere delle pause, che altrimenti indurrebbero gli allievi alla chiusura dei collegamenti. Essi notano che talvolta la DAD si risolve in un insegnamento nozionistico con scarsi risultati pedagogici. Infine la lagnanza relativa alla propria condizione psicosomatica innaturale, derivante dalla costrizione richiesta dalla postazione pc – telecamera.

7) La serie di giudizi negativi sopra espressi è direttamente proporzionale alla durata annuale della DAD, pertanto tale metodologia ha una sua ragione di essere soltanto se riferita ad un pacchetto di informazioni da ricevere un tempo limitato, quale può essere quello di una settimana ripetuta eccezionalmente tre, quattro volte nell’anno.

Il risultato in termini pedagogici si può riassumere in un apprendimento condizionato notevole con parecchi contenuti teorici, difficilmente spendibili nelle future carriere professionali.

La pedagogia insegna che l’apprendimento condizionato è il risultato di una scuola autoritaria, non più accettata dalle odierne democrazie.

La DAD, alla luce delle considerazioni esposte, sarebbecompatibile con la capacità attentiva e ricettiva dell’alunno soltanto se riferita ad un pacchetto di informazioni da somministrare in un tempo limitato, quale può essere quello di una settimana, ripetuta eccezionalmente tre, quattro volte nell’anno.

A fronte delle molteplici criticità pratiche e delle problematiche psicologiche, che la DAD può produrre, è necessaria una profonda discussione tecnica che coinvolga psicologi e pedagogisti,Genitori e Docenti, per attuare modifiche ed aggiustamenti mirati, necessari a salvaguardare la salute psicologica dell’alunno e diminuire lo stress dei Genitori e dei Docenti.

Facebook lancia GetDigital

Facebook lancia GetDigital, 

un progetto per aiutare genitori, educatori e giovani a muoversi sicuri nel mondo digitale

Guide complete, risorse e un ciclo di workshop gratuiti organizzati dalla Onlus Fondazione Carolina per sviluppare le competenze necessarie a formare cittadini digitali consapevoli 

Immagini e video scaricabili qui

Milano, 5 novembre 2020 – In un momento storico così unico e delicato, dove tutti vivono sempre di più online, l’esigenza di conoscere e padroneggiare in modo corretto e sicuro gli strumenti del mondo digitale è imprescindibile. Ecco perché oggi Facebook ha deciso di lanciare anche in Italia GetDigital, un progetto internazionale nato per offrire approfondimenti, suggerimenti e risorse complete per aiutare genitori, insegnanti e giovani a sviluppare le competenze necessarie per diventare cittadini digitali consapevoli e responsabili e utilizzare tutti gli strumenti e le piattaforme online in modo corretto e sicuro.

I programmi di GetDigital si articolano su cinque temi chiave – Le Basi del digitale, Il Benessere, le Interazioni, l’Emancipazione e le Opportunità del Digitale – sviluppati in modo specifico per genitori, insegnanti (con tanto di corsi pronti per la didattica) e giovani. Si tratta dei fondamenti per aiutare a costruire competenze e abilità di cui i giovani hanno bisogno oggi per navigare nel mondo digitale in modo sicuro.  Queste risorse sono state sviluppate da Facebook insieme ad esperti internazionali del mondo digitale, che hanno collaborato per fornire strumenti validi, affidabili e supportati dalle più moderne ricerche applicabili a tutte le piattaforme online, non solo a quelle di Facebook. Tra i partner internazionali del progetto, spiccano colossi dell’istruzione mondiale come le Università di Harvard e Yale e organizzazioni come l’Unesco.

Per il lancio italiano, Facebook ha deciso di collaborare con la Fondazione Carolina, nata per raccogliere la sfida di Paolo Picchio, il padre di Carolina, vittima di cyberbullismo che a 14 anni si è tolta la vita dopo aver lasciato un messaggio diventato iconico per tutti i suoi coetanei: “Le parole fanno più male delle botte”. La missione della Onlus a lei dedicata è realizzare un futuro in cui la Rete sia un “luogo” sicuro per i bambini e gli adolescenti, riscoprendo il valore delle relazioni autentiche anche sui social. Attraverso attività di prevenzione, ricerca e supporto, la Fondazione aiuta i ragazzi che, sempre più in tenera età, si fanno del male tra loro usando internet in maniera distorta e inconsapevole.

“La nostra Onlus da tempo sollecita le grandi aziende del web ad intraprendere un percorso di corresponsabilità. Una strada da percorrere insieme, a beneficio di tutta l’utenza, a partire da chi al web affida molto, se non tutto, delle sue relazioni, delle sue conoscenze e dei suoi sogni: i teenager”. Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina, riassume il ruolo della piattaforma Get Digital. “Una prima risposta ai nuovi bisogni della comunità educante, ai quali dobbiamo rispondere con nuove progetti, linguaggi e modalità. Un contenuto – continua il responsabile della Onlus impegnata per la sicurezza in Rete – da riempire di strumenti, come la Guida Minori Online messa a disposizione da Fondazione Carolina per superare quel gap generazionale che, spesso, non ci fa percepire il disagio dei nostri figli”. 

“Il digitale crea connessioni tra le persone e offre uno spazio positivo per rimanere in contatto, soprattutto in un periodo di distanziamento sociale come quello che stiamo vivendo. La rete in questo è un grande abilitatore ma, come ogni cosa, per sfruttarla al meglio bisogna anche conoscerla e avere gli strumenti necessari a muoversi in sicurezza” afferma Luca Colombo, Country Director di Facebook Italia.

Abbiamo lanciato GetDigital per creare consapevolezza e sensibilizzare, non solo i giovani, ma anche gli educatori e i genitori, sul tema della sicurezza online, visto il loro ruolo fondamentale di guida nella vita dei ragazzi. Siamo molto felici di avviare questo progetto insieme a Fondazione Carolina, una realtà che di questo ha fatto la propria ragion d’essere”.

Grazie alla collaborazione con Fondazione Carolina, GetDigital offrirà anche delle occasioni di incontro con esperti che, nel corso di un ciclo di 6 webinar gratuiti, condivideranno consigli concreti e risponderanno a tutte le domande degli interessati. I webinar partiranno il prossimo 12 novembre e si terranno per sei settimane ogni giovedì dalle 18 alle 19.30 in diretta sulle Pagine Facebook di Fondazione Carolina e di Binario F di Facebook. Chiunque non fosse in grado di seguirli Live, potrà rivedere gli interventi registrati sulle due Pagine Facebook.

Questi incontri saranno un’occasione importante per approfondire alcuni dei temi più delicati che genitori ed educatori si trovano ad affrontare quotidianamente nei riguardi dei più giovani: dal revenge porn alle challenge estreme.

Ecco il calendario per ogni appuntamento:

  • Webinar 1 (12/11) – LA SPIANATA dell’educatore – Una riflessione concreta sui frutti dell’incoscienza e di un basso livello di responsabilità: dal cyberbullismo all’omofobia, dall’ hate speech al razzismo.
  • Webinar 2 (19/11) – IL KIT DEL BUON INTERNAUTA – Come affrontare la mancata percezione dei rischi da parte dei più giovani nei riguardi di azioni illecite e illegali.
  • Webinar 3 (26/11) – LA PALUDE delle Challenge – Dai selfie estremi alle sfide in Rete che mettono a rischio l’incolumità dei ragazzi.
  • Webinar 4 (03/12) – IL VALICO dei giochi online – dalla dipendenza da gaming all’alienazione dei più giovani
  • Webinar 5 (10/12) – Il GHIACCIAIO degli istinti – Come gestire la propria immagine intima online. A cosa può portare la trasgressione e il superamento dei limiti.
  • Webinar 6 (17/12) – L’ISOLA CHE NON C’E’ – il tema della corresponsabilità per poter trasmettere dei veri messaggi educativi

#DidatticaDigitale

Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione

Si apre la nuova missione di Solidarietà Digitale: soluzioni innovative e servizi digitali a sostegno di studenti, insegnanti ed istituti scolastici, perché nessuno rimanga indietro.

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri ed il Ministero dell’Istruzione lanciano #DidatticaDigitale, il primo di una serie di avvisi pubblici nel quadro del progetto Solidarietà digitale.

La nuova missione dell’iniziativa, con il supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, si concentra sul rientro a scuola, offrendo soluzioni innovative e servizi digitali gratuiti a sostegno di studenti, insegnanti ed istituti scolastici.

A questo proposito, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale e il Ministero dell’Istruzione diffondono un avviso pubblico rivolto ad aziende, associazioni, fondazioni, enti che producono piattaforme e contenuti digitali di supporto all’attività didattica, e che siano interessati a mettere a disposizione gratuitamente il loro materiale per sostenere il lavoro di docenti e studenti, con particolare attenzione ai ragazzi in difficoltà e che presentano bisogni educativi speciali.

Sarà possibile inviare le richieste di partecipazione, sotto forma di Manifestazione d’interesse, dal 28 settembre 2020, fino al 28 ottobre 2020. L’Avviso Pubblico e l’allegato A contenenti le modalità di partecipazione ed i requisiti richiesti sono consultabili online.

#DidatticaDigitale è la prima di una serie di azioni chiave nel quadro di Solidarietà Digitale che pongono l’innovazione al servizio di percorsi di apprendimento efficaci ed inclusivi. Perché nessuno rimanga indietro.

In questa fase, la ripartenza della scuola è un aspetto cruciale per i ragazzi e le loro famiglie. Il digitale può svolgere un ruolo fondamentale per arricchire l’apprendimento degli studenti degli istituti di ogni ordine e grado, per facilitare la didattica con metodologie innovative e promuovere percorsi di apprendimento mirati a soddisfare particolari esigenze e fornire materiale aggiuntivo al corpo docente.

Nella prima missione, tra marzo ed agosto 2020, Solidarietà Digitale ha consentito a centinaia di imprese ed associazioni di mettere a disposizione della comunità servizi digitali e strumenti tecnologici per affrontare la fase della chiusura delle attività per l’emergenza sanitaria. Dalle piattaforme di smart working avanzate, ai servizi pubblici o specialistici online, dalla consulenza medica a quella professionale, passando per le piattaforme e-learning dedicate a studenti e professionisti, fino alla possibilità di informarsi gratuitamente, l’iniziativa ha svolto un ruolo primario nella quotidianità di molti cittadini, registrando oltre 11 milioni di accessi sul sito dedicato.

Il progetto Solidarietà Digitale promuove servizi digitali aggiuntivi per il mondo della scuola, tra cui strumenti per la didattica digitale integrata, piattaforme avanzate di e-learning, contenuti didattici digitali di qualità, opportunità di formazione per i docenti ed esercizi innovativi per sostenere gli studenti nello studio. Tutti i servizi, messi disposizione da aziende ed associazioni, saranno accessibili gratuitamente attraverso il sito dedicato.

L’iniziativa è condotta in collaborazione con il Ministero dell’istruzione

Link utili:

Banda ultralarga

Ministero dello sviluppo economico

Al via la gara per i servizi di connettività a banda ultralarga nelle scuole italiane

E’ stata pubblicata sul sito di InfratelItalia la gara, indetta su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico, per la fornitura di connettività a banda ultralarga, compresa la fornitura della rete di accesso e dei servizi di gestione per le scuole italiane.

La gara rende operativa la misura prevista dal decreto del Ministro Patuanelli, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 1° ottobre, sulla base di quanto deliberato dal Comitato Banda Ultralarga (COBUL).

La gara, di un importo base di 273.918.374 milioni di euro, si compone di sette lotti così suddivisi: lotto 1 Liguria, Piemonte; lotto 2 Lombardia; lotto 3 Lazio, Sardegna; lotto 4 Campania, Basilicata; lotto 5 Calabria, Sicilia; lotto 6 Toscana, Veneto; lotto 7 Marche, Abruzzo, Molise, Puglia.

Le restanti Regioni, sulla base di quanto stabilito dal COBUL, provvederanno alla realizzazione del Piano attraverso le proprie società in-house regionali sulla base di un rapporto convenzionale con il MiSE.

Nella gara è stato previsto il limite di due lotti aggiudicabili dallo stesso concorrente, al fine di garantire un elevato livello di concorrenzialità, e considerata l’esigenza di una celere realizzazione del Piano, si è inteso attribuire un punteggio significativo ad elementi dell’offerta relativi alla celere realizzazione delle opere.

Al fine di disincentivare condotte inadempienti degli aggiudicatari, sono state introdotte penali particolarmente severe per ciascun giorno di ritardo, per la mancata attivazione della connessione di una scuola nonché per l’inosservanza di altre prescrizioni contrattuali relative ai tempi di realizzazione ed alla qualità del servizio.

Olimpiadi Internazionali di Informatica

Olimpiadi Internazionali di Informatica: un argento e un bronzo per il team italiano

Si è svolta online dal 13 al 19 settembre la trentaduesima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Informatica. Ottimo piazzamento per i ragazzi italiani che hanno partecipato grazie  al sostegno da parte del Ministero dell’Istruzione e di AICA

Milano, 1 ottobre 2020 – Si sono concluse sabato 19 settembre le Olimpiadi Internazionali di Informatica, la più importante manifestazione competitiva del settore per i giovani, che vede la partecipazione di studenti delle scuole superiori da ogni parte del mondo. A difendere il tricolore Alessandro Bortolin dell’IT Kennedy di Pordenone (già contestant delle IOI 2019), Filippo Casarin del LS Da Vinci di Treviso, Davide Bartoli dell’IIS Alberghetti di Imola, Valerio Stancanelli del LS Galilei di Catania. 

La competizione si è svolta interamente online, secondo le direttive del Comitato Internazionale che ha richiesto però a ciascun Paese partecipante di riunire fisicamente la propria squadra in un’unica sede.

Le Olimpiadi Internazionali di Informatica, IOI (International Olympiads in Informatics) giunte quest’anno alla loro 32° edizione, rappresentano una delle sei olimpiadi scientifiche internazionali insieme a quelle di matematica, fisica, chimica, biologia e astronomia. Sono nate nel 1989 con l’obiettivo di stimolare l’interesse nei confronti dell’informatica e della tecnologia dell’informazione, raggruppando talenti eccezionali dalle varie nazioni per condividere esperienze scientifiche e culturali uniche. Gli atleti competono individualmente, ognuno con il proprio PC, cercando di risolvere i problemi di natura algoritmica. 

L’Italia partecipa alle IOI dal 2000, grazie all’accordo tra Ministero dell’Istruzione e AICA, Associazione Italiana dedicata allo sviluppo delle conoscenze, della formazione e della cultura digitale. 

La squadra che rappresenta l’Italia alle Olimpiadi Internazionali è selezionata attraverso il percorso delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII). Le OII sono organizzate dalla Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Ministero dell’Istruzione, dall’ITE E. Tosi di Busto Arsizio e da AICA. Il Ministero le ha inserite fra le iniziative per la valorizzazione delle eccellenze per gli studenti delle scuole superiori. 

A causa dell’emergenza sanitaria, il calendario della XX edizione delle Olimpiadi Italiane di Informatica è stato rimodulato, posticipando di qualche mese sia la fase territoriale sia la fase nazionale; inoltre il regolamento è stato aggiornato alle nuove esigenze di partecipazione online.

Dopo la selezione scolastica, che si è svolta in presenza il 20 novembre scorso negli oltre 500 istituti iscritti e ha visto la partecipazione di ben 14.309 studenti, la selezione territoriale, che si sarebbe dovuta svolgere in aprile 2020, con circa 1.800 studenti ammessi presso le sedi territoriali, si svolgerà per la prima volta in modalità online il 22 ottobre 2020. 

Anche la fase nazionale, che si sarebbe dovuta concludere nel mese di settembre 2020 con la gara finale, sarà per la prima volta in modalità online, nel mese di novembre 2020. Con la finale nazionale avrà inizio l’iter per la partecipazione alle prossime Internazionali, che si terranno la prossima estate. 

Maggiori informazioni sono disponibili su: https://www.olimpiadiinformatica.it/