Archivi categoria: Software

AA. VV., Registro (s)connesso

a cura di Alessandro Sebastiano Citro, Giorgio Marcello, Andrea Bevacqua

Prefazione di Christian Raimo

Edizioni Dignità del lavoro

Olimpiadi di Robotica

Acqua, terra e cielo: premiati i progetti vincitori delle Olimpiadi di Robotica – Circa 100 le squadre in gara

Il monitoraggio della quantità di acqua durante le irrigazioni agricole per evitarne lo spreco. La prevenzione degli incendi boschivi tenendo sotto controllo l’umidità, la temperatura e la velocità del vento. Il controllo dell’attività sismica tramite l’analisi dei danni alle strutture. Sono i tre progetti vincitori delle Olimpiadi di Robotica, organizzate dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con la Scuola di Robotica. La quinta edizione si è conclusa martedì pomeriggio con la premiazione delle scuole che hanno presentato i progetti più validi. Circa 100 le squadre di in gara – di tre studenti ciascuna – nella prima fase di selezione. In 30 quelle che hanno affrontato la finale.

“Abbiamo vissuto tutti un anno scolastico particolare e difficile, caratterizzato dalla chiusura della scuola a causa della pandemia – ha detto la Ministra Lucia Azzolinasalutando tutti i partecipanti all’iniziativa -. Proprio per questo la premiazione di questa competizione ha un valore ancora più elevato perché è un’ulteriore dimostrazione che, nonostante le difficoltà, la comunità scolastica ha saputo stringersi e andare avanti. Ringrazio le studentesse e gli studenti per la partecipazione che so essere stata, come ogni anno, molto intensa e di grande qualità. Grazie ai docenti e alle famiglie che hanno accompagnato gli ‘olimpionici’ nella preparazione e nelle varie fasi di gara”.

Quest’anno le Olimpiadi sono state trasformate in un hackathon online per permettere a tutti gli studenti iscritti la partecipazione da remoto, a causa dell’emergenza sanitaria. Ai ragazzi è stato chiesto di realizzare un progetto robotico orientato all’analisi dell’ambiente e alla raccolta dati e alla creazione di una rete nazionale tra le scuole partecipanti per accumulare e analizzare i dati sull’ambiente raccolti durante le prove.

Tra gli obiettivi della competizione: l’ideazione, la progettazione e la costruzione di prototipi di robot in grado di svolgere funzioni utili al miglioramento delle condizioni ambientali del nostro pianeta e delle condizioni di vita dell’uomo, grazie allo sviluppo di strumenti in grado di rilevare dati in maniera sensibile in luoghi difficili da raggiungere.

A far da cornice alla sfida dei ragazzi, un seminario con la partecipazione di numerosi ospiti con interventi legati all’utilizzo della robotica in campo ambientale e non solo.

Tutti i progetti presentati durante la Finale Nazionale erano open source, con la possibilità di essere replicati, modificati e riprodotti per fornire ispirazione ad altri studenti sul territorio nazionale.

Le squadre vincitrici

Per la categoria ‘Aria’:
il team ‘GREEN BOT’ dell’Istituto d’Istruzione Superiore “ITI – ITG” di Vibo Valentia.

Per la categoria ‘Terra’:
il team ‘ATP’ del Liceo scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari.

Per la categoria ‘Acqua’:
il team ‘SENSO’ dell’Istituto tecnico “John Fitzgerald Kennedy” di Pordenone.

La didattica a distanza

L’emergenza Covid-19 ha costretto il mondo della scuola a ripensare alcuni suoi paradigmi per proiettarsi verso un futuro sempre più caratterizzato dalla didattica a distanza.

In questo momento storico bisogna trasformare le criticità del sistema in punti di forza e opportunità di crescita non solo per docenti, dirigenti e personale ATA, ma anche per gli studenti e le loro famiglie.

Per questo motivo la casa editrice EdiSES ha deciso di pubblicare un nuovo volume che riassume le esperienze virtuose e le best practices realizzate dalle scuole, con l’obiettivo di fornire uno strumento di lavoro che possa contribuire a migliorare la capacità organizzativa in tema di didattica a distanza.

Il testo analizza il ruolo del dirigente scolastico nell’implementazione della DaD, sintetizza le principali metodologie didattiche e passa in rassegna i principali strumenti per la didattica a distanza sincrona e asincrona, con esempi pratici di attività in diversi ambiti disciplinari (materie letterarie, matematiche, scientifiche).

10 e lode con la DAD

10 e lode con la DAD

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Un anno diverso, un esame a distanza, ambienti virtuali che diventano reali, ma gli ingredienti alla fine sono sempre gli stessi: impegno costanza e sacrificio.

E alla fine di questo anno scolastico, eccoci giunti a raccogliere i frutti di un lavoro  che ha visto impegnati, ad unisono, alunni, docenti e genitori, in una ritrovata alleanza scuola famiglia, insieme per dei risultati finali eccellenti.

I dati dell’istituto che dirigo parlano chiaro: fermo restando che il corpo docente è rimasto nel complesso invariato, i risultati finali presentano una scuola in grado, nonostante la sospensione delle attività didattiche in presenza,  di licenziare il 63% dei suoi alunni con una votazione superiore agli otto decimi, con 13 alunni che raggiungono l’eccellenza assoluta con la lode.

Se rapportiamo al fatto che su 89 alunni solo 12 si sono licenziati con la sufficienza, si raffigura nel complesso un istituto in grado di garantire un elevato livello di competenze raggiunte dagli studenti.

Indubbiamente una didattica a distanza di sistema ha contribuito agli esiti finali, ma bisogna tenere conto che sono entrati in gioco nuovi canali di apprendimento che, indubbiamente, hanno facilitato gli alunni che, di fatto, sono molto più a loro  agio con le tecnologie dei loro docenti.

Ed è proprio sul linguaggio e sulle metodologie che bisogna soffermarsi per analizzare correttamente i risultati raggiunti. Certo alcune aree del nostro paese non sono ancora pronte per la didattica a distanza;  nello specifico,  l’istituto che dirigo che comprende tre comuni, presenta delle aree con difficoltà a mantenere delle connessioni stabili, in quanto non raggiunti dalla rete cablata.

Intanto,  dopo un anno, emerge un profilo di competenze eccellente, ma è stato anche l’anno di una didattica per competenze con compiti autentici di sistema, con un’innovazione nella metodologia, e nelle pratiche didattiche, insomma un anno di Avanguardie Educative.

Interessanti, inoltre,  gli esiti di alcuni alunni che hanno radicalmente migliorato i propri livelli di apprendimento con la Didattica Digitale a Distanza, segno che necessariamente bisogna guardare oltre i metodi tradizionali e ricercare quella scuola inclusiva, che nel mondo ormai ha abbattuto le differenze tra gli alunni con bisogni educativi speciali e non.

Alle eccellenze che hanno conseguito la lode vanno gli onori, per essere riusciti, nonostante le difficoltà, a raggiungere il massimo risultato possibile. Come gli atleti, primi nelle olimpiadi, per loro oggi si abbattono le mura virtuali della loro città.

Se l’innovazione possibile passa per il digitale e la soluzione all’emergenza è stata trovata nella tecnologia, è necessario un rinnovamento degli organici del personale ATA, con assistenti tecnici in pianta stabile anche nel primo ciclo d’istruzione.

Il regolamento dell’autonomia, all’art. 4, mostra la strada di percorsi vecchi di più di vent’anni ,ma mai realmente esplorati, con un corpo docente ancorato a metodologie trasmissive che non possono essere reiterate in videoconferenze e con strutture organizzative che non hanno saputo sfruttare a pieno le potenzialità dell’autonomia scolastica.

E mentre si esplorano soluzioni per un rientro a scuola in sicurezza, sarebbe auspicabile riflettere sugli esiti finali di questo anno particolare, caratterizzato da un periodo emergenziale che di fatto ha innovato e innova i processi in atto anche nei docenti meno inclini al rinnovamento.

Questo è il futuro, indubbiamente fatto di metodologie digitali e compiti di realtà e ricordo che investire nella giusta direzione, è il punto di partenza per raggiungere quell’eccellenza scolastica che rappresenta il capitale sociale che, nel tempo, si traduce in valore sociale ovvero in alta competitività per le imprese e, di conseguenza, della qualità della vita in generale.

La scialuppa della DAD

La scialuppa della DAD

di Marco Macciantelli

Una situazione eccezionale

            Come spiega il dizionario Devoto-Oli eccezionale significa straordinaria, unica. E’ la situazione in atto a causa del Codiv-19. Non senza persistenti preoccupazioni e incognite, sul piano sanitario, sociale, economico. Lasciando da parte il terribilismo verbale, non una guerra, una pandemia, vale a dire un’epidemia globale. Qualcosa di sufficientemente grave senza bisogno di far ricorso al linguaggio bellico.

         Facciamo bene a raccontarci che ce la faremo. Penso anch’io che ce la faremo. Ma prima dovremo attraversare questa crisi, senza sapere quando, a quali condizioni, ovvero in quali condizioni, potremo traguardarne la fine.

Scuole aperte

         E’ bene precisare che, in questo contesto, la scuola non ha chiuso, come si continua a ripetere. La scuola è rimasta aperta, al lavoro, e ha potuto farlo grazie ad una didattica che, per l’impegno dei suoi docenti, dei suoi dirigenti scolastici, dei suoi DSGA, del personale ATA, dalla presenza ha saputo riorganizzarsi da remoto.

         Cosa sarebbe stato del diritto all’apprendimento, costituzionalmente tutelato, di oltre 8 milioni di alunni e studenti, se non vi fosse stata a disposizione la risorsa della didattica a distanza?

         Certo, tra luci e ombre, incertezze e fatiche, tuttavia non senza qualche risultato.

         Certo, con il rischio di nuove sperequazioni, tra chi è dotato di un p.c. e chi no, tra chi ha la connessione e chi no, tra una famiglia nelle condizioni di essere partecipe e una famiglia troppo presa da altre comprensibili urgenze.

Un necessario check-up

         Problemi che non vanno ignorati, che meritano risposte ulteriori a quelle date sin qui, durante l’emergenza, se non vogliamo che la forbice della diseguaglianza si allarghi e si aggravi in un Paese già pesantemente esposto.

         Ma non parliamo male della DAD, sarebbe come se il naufraugo si lamentasse della scialuppa mentre si ritrova in un mare in tempesta.

         L’organizzazione del lavoro nella scuola, contrattualizzato dal 1992, grazie agli istituti previsti dalla normativa, merita un check-up, o meglio un aggiornamento, in relazione a problematiche che vanno dalla regolamentazione dei tempi di lavoro a distanza al diritto alla disconnessione, sino al fondamentale valore sociale della salute e della sicurezza.

         Tutte questione meritevoli della massima attenzione e che, nelle sedi appropriate, devono essere affrontate. Anche a livello di singola istituzione scolastica, com’è giusto, in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico, insieme alla RSU e alle OO.SS.

Verso gli scrutini

         Il Covid-19 ha indubbiamente colto tutti di sorpresa, ma in parte il sistema scolastico italiano non è risultato del tutto sprovvisto di orientamenti, già in precedenza assunti, a favore della competenza digitale, tra i presupposti – anche se non l’unico – della didattica a distanza.

         Ora l’impegno di questi mesi deve avere un approdo verso un’ordinata conclusione dell’anno scolastico.

         Provo a dire cosa cosa si può fare dal punto di vista dell’autonomia scolastica.

         Della serie: “non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

         Partendo dalla fine.

         Ci sarà un momento, secondo quanto previsto nel Piano annuale delle attività, in cui i Consigli di classe si riuniranno per gli scrutini. Qualche giorno prima ciascun docente dovrà avanzare delle proposte di valutazione. Nessuna novità. E’ sempre stato così.

         L’esercizio responsabile della professione docente in presenza o a distanza, da questo punto di vista, non fa differenza.

Il Registro da cartaceo a elettronico

         Il registro ha una storia.  

         Un secolo fa il regio decreto n. 965 del 1924 ne ha istituito l’obbligo. Poi, con il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, coordinato con la legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135, art. 7, comma 31, siamo passati al registro elettronico.

         Dall’anno scolastico 2012-2013.

         Secondo i dati Miur nell’a.s. 2014/2015 già il 73.6% dei docenti italiani utilizzava il registro elettronico.

         Sono passati altri cinque anni e questa modalità si è rapidamente diffusa. All’inizio sembrò un impaccio, per alcuni un fastidio, poi è diventata un’abitudine, un indispensabile strumento di lavoro. Al punto che sarebbe inimmaginabile tornare ai registri cartacei.

         Bene, qualche giorno prima degli scrutini, ciascun docente sarà chiamato, come ogni anno, come già nella didattica in presenza, ad avanzare delle proposte valutative, da inserire nel registro elettronico, perché possano comparire nel tabellone che sarà sottoposto all’attenzione del consiglio di classe.

Trasparenza e tempestività

         Ciascun docente dovrà dedicare un po’ di tempo all’inserimento dei dati, non senza un supplemento di riflessione.

         Ci sono docenti che formulano voti già chiaramente definiti, altri che presentano al consiglio voti in via di definizione. Ciò accade proprio perché il consiglio è chiamato ad esprimere l’ultima parola, all’unanimità o a maggioranza, valutando se e in quali o in quante materie ogni singolo studente può conseguire giudizi positivi o negativi.   

         Ovviamente ogni valutazione deve avere un fondamento. Quel fondamento poggia su due criteri: la trasparenza e la tempestività.

         Mi riferisco al dpr n. 122 del 22 giugno 2009, art. 1, comma 2:

“La valutazione è espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale che collegiale, nonché dell’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche. Ogni alunno ha diritto ad una valutazione trasparente e tempestiva…”

         Ciò secondo quanto in precedenza aveva indicato il dpr n. 249 del 24 giugno 1998, all’art. 2, Diritti, relativo allo Statuto delle studentesse e degli studenti, integrato dal dpr n. 235 del 21 novembre 2007 relativo al Patto educativo di corresponsabilità.

Maggio, il mese più faticoso

         L’attribuzione del voto nelle singole discipline assume dunque il profilo di un atto collegiale su proposta dei singoli docenti.

         Siamo nella prima decade di maggio.

         All’inizio della Terra desolata Thomas Stearns Eliot, circa un secolo fa, scriveva: “Aprile è il mese più crudele”.

         Per la scuola si potrebbe dire: “Maggio è il mese più faticoso”. Ma – a compimento dell’a.s. – è anche il più ricco di soddisfazioni.

         Lo è sempre stato. Anche nella didattica in presenza. Forse perché in questo mese si concentrano le attese del pentamestre e, al contempo, quelle dell’intero anno scolastico. L’esigenza di completare i temi da trattare – i programmi, come è noto, non esistono più da tempo – si sovrappone alla responsabilità conclusiva della valutazione.

         La quale dovrebbe distribuirsi nel tempo, siccome, tanto più si dà una congrua provvista di prove e verifiche, tanto meglio è.

L’ansia per le scadenze

         Solo che, nonostante i propositi, a maggio si dà come un’ansia che progressivamente si accentua con l’approssimarsi delle scadenze.

         Sin qui, giustamente, si è detto di non limitarsi al dato cognitivo, di considerare la relazione, la partecipazione, il ruolo attivo e propositivo degli studenti, di ciascuno studente. Come ha osservato Daniel Goleman, c’è anche una intelligenza emotiva.

         Trasparenza significa saper rendere conto delle ragioni, dei criteri, dei metodi.

         Una verifica senza un’evidenza pubblica non ha questi caratteri. Tempestività nel comunicare gli esiti, nel modo più sollecito. Quindi meglio subito. Avendo riguardo alla delicatezza della comunicazione. Se poi la valutazione è negativa, essa va riferita con particolare riguardo, chiarendo che non si tratta di un giudizio sulla persona, ma di una presa d’atto dello stato di avanzamento di un percorso che comporta sempre nuovi stimoli e incoraggiamenti.

         E’ prassi che il coordinatore di classe si faccia carico di trasmettere le criticità alle famiglie: anche questo è un modo per rafforzare le ragioni della trasparenza unita alla tempestività.

Attesa per le Ordinanze

         I presupposti di fondo per un retto valutare tali erano nella didattica in presenza e tali sono nella didattica a distanza.

         Nei giorni scorsi si sono svolti due incontri promossi dal Ministero dell’Istruzione con le OO.SS.

         In data 6 maggio per l’illustrazione di tre Ordinanze Ministeriali: una per la valutazione di fine anno degli studenti e per il recupero degli apprendimenti; una per gli Esami del primo ciclo; una per gli Esami del secondo ciclo.

         In data 7 maggio sulle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici in relazione allo svolgimento dell’esame di Stato in presenza.

         Le OO.MM. dopo essere state presentate ai sindacati, sono state inviate al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione per il parere prima della pubblicazione.

Cautela sui testi ancora in bozza

         Circola una bozza anche dell’Ordinanza concernente la valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/ 2020 e prime disposizioni per il recupero degli apprendimenti.

         Ovviamente va considerata con estrema cautela.

         All’art. 4 (Scuola secondaria di secondo grado – Valutazione delle classi non terminali) si spiega che:

         “Nel verbale di scrutinio finale sono espresse per ciascuno alunno le eventuali valutazioni insufficienti relative a una o più discipline. I voti espressi in decimi, ancorché inferiori a sei, sono riportati nel documento di valutazione finale”.

             “Per gli alunni ammessi alla classe successiva in presenza di votazioni insufficienti o comunque di livelli di apprendimento non adeguatamente consolidati, il consiglio di classe predispone il piano di apprendimento individualizzato di cui all’art. 6, in cui sono indicate, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire o da consolidare nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi liveli di apprendimento”.

             “Nei casi in cui i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo relativo all’alunno, per cause non imputabili alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, bensì a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, già perduranti e opportunamente verbalizzate per il primo periodo didattico, il consiglio di classe, con motivazione espressa all’unanimità, può non ammetterlo alla classe successiva”.

             “Sono fatti salvi di provvedimenti di esclusione degli scrutini o dagli esami emanati ai sensi dello Statuto delle studentesse e degli studenti”.

         Per chi sarà ammesso alla classe successiva con votazioni inferiori a 6 decimi o, comunque, con livelli di apprendimento non consolidati, sarà predisposto dal consiglio di classe un piano individualizzato per recuperare, nella prima parte di settembre, quanto non è stato appreso. Resta ferma la possibilità di non ammettere all’anno successivo, con motivazione espressa all’unanimità, gli studenti con un quadro carente fin dal primo periodo scolastico.

Sollecitazione all’impegno

         Quindi bisogna utilizzare bene questo mese, come già i precedenti, per sollecitare tutti gli studenti alla partecipazione attiva, dell’impegno, alla disponibilità alle verifiche.

         Senza dimenticare che da più di vent’anni esiste l’autonomia scolastica, e ancor prima, dal 1° gennaio del 1948, con la Costituzione, la libertà d’insegnamento, le quali entrambe, nel rispetto del quadro normativo, comportano una particolare responsabilità di ciascuna istituzione scolastica e di ciascun consiglio di classe.

Serenità

         E’ bene che ogni docente si prenda il tempo per promuovere un’occasione di comunicazione, o se si preferisce di meta-comunicazione, con i propri studenti, per trasmettere loro un consuntivo sull’andamento didattico, evidenziando, senza toni allarmistici, ma argomentati e sinceri, positività e criticità.

         In questi mesi sono uscite qualificate considerazioni, in particolare su “Scuola7” e su “Edscuola”, su come prendere nota, su come lasciare traccia di questo lavoro, redigendo un diario di bordo (Franca Da Re). Oppure producendo un feed-back costruttivo, un effetto scaffolding (Giancarlo Cerini).

         Sapendo che verrà il momento in cui, nell’esercizio responsabile della libertà di insegnamento, dalla valutazione formativa si passerà a quella sommativa e tutto questo avrà un punto di approdo nel giorno fissato per lo scrutinio del consiglio di classe.

         Karl Weick, diventato famoso per la teoria dei legami deboli nella scuola, ha spiegato che: “La superiorità di una mente collettiva rispetto a una pluralità di menti individuali sta nella capacità di affrontare eventi inattesi con molta maggiore efficacia”.

         Di qui l’esigenza di confidare gli uni negli altri, specie nella vita di una comunità scolastica, in una situazione eccezionale come quella nella quale attualmente si deve operare.

         Non senza una condivisa serenità, nella predisposizione paziente degli ultimi passaggi, nei ponderati giudizi in itinere e conclusivi.

         Buon lavoro.

La DaD nella Scuola Primaria al tempo del COVID-19

La Didattica a Distanza nella Scuola Primaria al tempo del COVID-19: punti di forza e aree di criticità

di Valerio Ferro Allodola *

Introduzione

La rapida diffusione della pandemia da COVID-19 in tutto il mondo, ha provocato il distanziamento sociale, la chiusura di scuole e università, la cancellazione di tutti gli eventi culturali in presenza, al fine di evitare gli assembramenti e il conseguente potenziale espandersi del virus.

L’articolo presenta i punti di forza e le aree di criticità della Didattica a Distanza (DaD) nella Scuola Primaria. In riferimento all’accessibilità e all’usabilità della DaD da parte dei bambini, dei bambini certificati con Legge 104/1996 e/o con certificazione DSA, sono stati delineati i seguenti elementi di analisi: a) continuità didattica; b) capacità di costruire, mantenere e corroborare relazioni nell’organizzazione scolastica; c) tempi d) inclusione; e) carico cognitivo; f) organizzazione; g) personalizzazione; h) valutazione.

Continuità didattica

Di fronte ad una situazione inedita, che ha cambiato  le vite di tutti con l’isolamento sociale, la scuola si è ritrovata a dover necessariamente riconfigurare le proprie pratiche didattiche on-line.

Non tutte le istituzioni scolastiche hanno risposto allo stesso modo e con la stessa tempestività: molto è dipeso sia da una mancanza di linee guida nazionali, sia dai singoli Dirigenti Scolastici. Quello che possiamo affermare, è che sicuramente tutte le scuole hanno fatto il possibile per avviare la Didattica a Distanza (d’ora in poi DaD), in modo da assicurare la continuità didattica, anche se necessariamente virtuale.

Le scuole dotate del registro elettronico hanno potuto usufruire degli strumenti disponibili all’interno dello stesso, attivando anche aule virtuali. In contemporanea, sono state attivare altre piattaforme (es. G Suite for Education e i canali su youtube) per caricare e condividere materiali didattici (documenti, video, ecc).

I docenti e il team digitale (nelle scuole dove presente), hanno lavorato su un duplice fronte: la cooperazione tra colleghi (specialmente quelli con poche competenze informatiche) e con i genitori dei bambini (a partire dal ritiro dei libri di testo, lasciati a scuola in seguito all’improvvisa chiusura delle scuole). Naturalmente, qui si è venuta a creare la prima “differenza” tra studenti: quelli con i genitori tecnologici e quelli con genitori meno tecnologici. Le famiglie con più figli, inoltre, hanno avuto il problema della non sufficiente quantità di dispositivi informatici in loro possesso.

È stato importante, in una prima fase, un lavoro di ricognizione delle risorse e dei materiali disponibili da parte della scuola, che si è attivata in tempi relativamente brevi, grazie al fondo governativo per l’acquisto di tablet e pc per gli studenti più svantaggiati su questo fronte.

La DaD è partita, dunque, abbastanza celermente e in forme diverse – nonostante la grave situazione emergenziale – rispettando la libertà di insegnamento di ciascun docente, ma non dimenticando sicuramente non solo l’assegnazione di compiti e lezioni, ma la restituzione sotto forma di correzione scritta e/o orale (feedback) con i mezzi virtuali a propria disposizione.

Capacità di costruire, mantenere e rafforzare relazioni nell’organizzazione scolastica

L’esperienza che stiamo vivendo, in particolare come docenti, ha incentivato la riflessione su una serie di questioni che riguardano la capacità di costruire, mantenere e rafforzare relazioni nell’organizzazione scolastica, configurandola come “comunità di pratica” (Alessandrini, 2007; Fabbri, 2007; Gherardi, 1998, 2000; Wenger, 2003; Wenger e McDermott, R., Snyder, 2007). Questo è sicuramente un tema delicato – affrontato frequentemente in letteratura prima del virus – che, mai come adesso, richiede un approfondimento concreto.

La distanza imposta dall’isolamento sociale, ha portato i docenti a riconfigurare le proprie pratiche lavorative, oltre che didattiche. Tutto è cambiato nel giro di pochi giorni: le aule sono diventate virtuali, le lezioni, le voci dei bambini, i libri e i compiti pure. Uno stravolgimento completo, che ha trasformato la realtà in realtà virtuale e aumentata.

Gli insegnanti, quindi, hanno cercato di sopperire a queste gravi mancanze utilizzando la tecnologia attualmente disponibile, frequentando corsi di formazione attivati dalle scuole e non, al fine di implementare le proprie conoscenze e competenze di progettazione della DaD.

Le classiche riunioni di fascia si sono tenute on-line, al fine di organizzare il lavoro didattico del secondo quadrimestre. Insomma, come sempre, la scuola italiana ha cercato di “reggere” il carico anche emotivo di tutti coloro che compongono la scuola: dirigenti, insegnanti, genitori, personale ATA, collaboratori scolastici, ecc.

Questo, forse, deve farci riflettere sulle reali capacità di cooperazione che la scuola pubblica reca in sé, nonostante il disinvestimento economico e socio-culturale del nostro Paese che l’ha riguardata negli ultimi decenni.

Tre elementi emergono, a mio avviso, da considerarsi come prioritari:

  • la necessità di corroborare fortemente la formazione alle competenze digitali e al lavoro cooperativo per gli insegnanti, in modo tale che tutti siano preparati ad eventi simili e a condizioni più o meno “estreme”;
  • l’urgenza di incentivare risorse economiche per la scuola e tutto il personale scolastico;
  • il bisogno di lavorare – a tutti i livelli – per la costruzione di una “cultura della scuola” come bene primario e fondante del nostro Paese.

Tempo

È scientificamente dimostrato che l’apprendimento ha bisogno di “sedimentare” per diventare “significativo” (Ausubel, 1978) e che l'(auto)riflessione richiede del tempo per attivarsi (Schön, Jung). C’è bisogno di una “slow pedagogy” (Payne & Wattchow, 2008) in cui il tempo deve essere necessario, giusto, rallentato (Rivoltella, 2012).

Un apprendimento significativo si realizza solo se l’allievo riesce a mettere in relazione le nuove conoscenze con i sistemi di pre-conoscenze già possedute.

È necessario, cioè, che le nuove informazioni in arrivo si intreccino con una preesistente impalcatura conoscitivo/cognitiva interna. Quando si presentano nuove conoscenze, se non si aiuta consapevolmente l’allievo” a “fare i conti” (stabilire consapevoli relazioni e nessi) con ciò che già si possiede, le nuove conoscenze non troveranno i punti di appoggio e dunque non diventeranno conoscenze interiorizzate e significative. Ausubel afferma (Ibidem): “Se dovessimo condensare in un unico principio la psicologia dell’educazione direi che il singolo fattore più importante che influenza l’apprendimento sono le conoscenze che lo studente già possiede. Accertatele e comportatevi in conformità nel vostro insegnamento”.

Assegnare i compiti agli studenti con una scadenza di consegna permette una maggiore capacità di riflessione sul lavoro, avendo a disposizione un’enorme quantità di tempo e diminuendo l’eventuale ansia da prestazione sull’apprendimento (Sullivan, 1953). Inoltre, quando possibile, essendo seguiti da genitori e/o altri parenti, tutti hanno la possibilità di trascorrere più tempo insieme e questo può essere importante anche per rafforzare i legami intra-familiari.

Una criticità rispetto all’elemento del tempo concerne si può avere quando il ritmo delle lezioni online determina le medesime difficoltà legate ai tempi serrati in classe, ma con l’aggravante che lo studente fatica ad interagire con il docente. La disponibilità del docente a registrare la lezione, che poi può essere allegata al registro o a Google Classroom o inviata per mail, è quindi importante per permettere ai bambini di riascoltarla e organizzarla. Inoltre, i bambini potrebbero entrare in ansia quando vengono proposti quiz di verifica senza tenere conto del fattore tempo e senza aver avuto modo di programmare queste attività rielaborando il materiale di studio.

Inclusione

Nell’ambito del Design for All nelle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT), l’Unione Europea fa riferimento a questo con i termini Inclusione e Accessibilità.

Il Design for All è un approccio basato su 7 principi universali di utilizzo per la progettazione secondo il Centro ricerche della University of North Carolina (USA):

• Principio 1: Uso equo.

• Principio 2: Uso flessibile.

• Principio 3: Uso semplice ed intuitivo.

• Principio 4: Percettibilità delle informazioni.

• Principio 5: Tolleranza all’errore.

• Principio 6: Contenimento dello sforzo fisico.

• Principio 7: Misure e spazi per l’avvicinamento e l’uso.

L’accessibilità favorisce l’usabilità: rendere un’interfaccia compatibile con utenti disabili la rende più facile da usare da parte di tutti gli utenti.

L’accessibilità richiede l’usabilità: solamente i siti facilmente usabili possono realmente essere resi accessibili, altrimenti si avrà un’interfaccia accessibile ad un sito impossibile da navigare.

L’Universal Design for Learning (“Progettazione Universale per l’Apprendimento”) è un modello educativo che si propone di orientare l’allestimento di ambienti flessibili che possano soddisfare le differenze individuali e andare incontro ad ogni tipologia di bisogno. L’UDL sostiene che la progettazione debba essere multimodale (Rose & Meyer, 2002) e si propone di fornire a tutti le medesime opportunità di apprendimento, alternative di approccio, percezione, comprensione, elaborazione ed espressione della conoscenza. Le parole chiave che la caratterizzano sono: accessibilità, personalizzazione, rispetto della diversità e progettazione curricolare universale.

In termini di “inclusione come ricerca dell’eguaglianza formativa” (Capperucci, Franceschini, 2020), la ricerca didattica continua a produrre contributi importanti, anche in termini di descrizione critica di alcuni strumenti operativi necessari a praticarla. Molto interessante, a riguardo, è la ricerca di Fabbro, Agosti e Correa (2017),  che fa emergere la caratterizzazione “inclusiva” nel processo d’apprendimento delle pratiche digitali a scuola, ma talvolta anche un’occasione di “fuga” momentanea dall’uso didattico-strumentale  della  tecnologia.  Gli Autori rilevano quanto “l’orientamento verso la funzione inclusiva della tecnologia sia trasversale a tutte le classi, mentre l’orientamento alla funzione di evasione sia più presente tra  coloro  che  per  diverse  ragioni  sono  meno  integrati  nel  sistema  scolastico,  ovvero  i bambini della classe prima, per i quali la scuola primaria rappresentava un ambiente nuovo e alcuni soggetti per le classi quinte, in cui erano presenti diversi bambini già a rischio di esclusione educativa e sociale” (Ibidem, p. 79).

Carico cognitivo

Se la DaD è interpretata da alcuni docenti come mera assegnazione di pagine da studiare, con l’invito a eseguire i relativi compiti, gli studenti con DSA faticano a gestire in autonomia argomenti nuovi, senza la relativa spiegazione. Eseguire i compiti senza agganci cognitivi chiari, si delinea come difficoltà superabile solo grazie a genitori costretti a improvvisarsi insegnanti sul “campo”. È quindi fondamentale che i docenti concordino con cura i compiti assegnati e le attività didattiche, poiché il carico cognitivo, specialmente per i bambini con DSA può diventare insostenibile.

In particolare, bisogna tener conto delle molteplici sfaccettature connesse alla gravità del disturbo e all’accettazione degli strumenti compensativi come strumento di lavoro; il docente, conoscendo bene il proprio alunno, può valutare il supporto corretto per accedere alle lezioni (in modo sincrono) ed utilizzare il PC.

La Teoria del Carico cognitivo (Cognitive Load Theory, CLT) fa riferimento alla quantità di impegno di elaborazione che si produce nella memoria di lavoro: estraneo, intrinseco e pertinente (Sweller, 1988, 2010, 2011).

Estraneo (extraneous): riguarda tutte le forme di attività cognitiva che distraggono da ciò che è significativo per realizzare l’apprendimento desiderato. Esso va eliminato o ridotto in ogni caso. Intrinseco (intrinsic): è il carico di lavoro cognitivo imposto di per sé da un determinato compito, dovuto alla sua naturale complessità. Quando è troppo alto,va ridotto.

Pertinente (germane): si riferisce all’impegno cognitivo utile. Va tenuto alto.

Organizzazione

È fondamentale che ogni team docente e ogni istituto elaborino una ricognizione sulle tipologie e sulla quantità di piattaforme di cui dispongono, sugli strumenti di video-lezione, gli spazi di archiviazione, i registri da coinvolgere nella comunicazione e nella gestione delle attività. In questi mesi di sperimentazione delle scuole sulla DaD, è ovviamente necessaria la guida del Dirigente Scolastico. Quest’ultimo, assieme al team digitale (previsto e istituito dal Piano Nazionale Scuola Digitale – PNSD, Legge 107/2015 “La Buona Scuola”), deve concentrare il proprio compito nel dare unitarietà alle proposte, scegliendo accuratamente alcuni canali per le lezioni in sincrono, le videoregistrazioni e gli spazi in cui gli studenti possono trovare i materiali di studio, con particolare attenzione agli alunni certificati con Legge 104/1992 e/o con certificazione DSA.

Personalizzazione

L’elemento della personalizzazione, ovvero “i traguardi relativi alle potenzialità personali nel processo di insegnamento-apprendimento” (Baldacci, 2006), può esplicarsi nella DaD attraverso la capacità del team di prevedere materiali semplificati: offrire a tutta la classe, ad esempio, la mappa della video-lezione svolta, creare piccoli gruppi di studio live in cui usare un lessico più semplice e tempi più distesi per la spiegazione o la correzione del compito.

Valutazione

La mission dell’istituzione scolastica di oggi è la promozione dell’autonomia intellettuale, che coinvolge anche la capacità di autoregolare il proprio apprendimento (Ferro Allodola, 2020); il feedback è riconosciuto, infatti, come il modo più potente per migliorare l’apprendimento (Parkin, Hepplestone, Holden, Irwin, & Thorpe, 2012).

Possiamo definire il feedback come un’informazione che l’ambiente fornisce al soggetto in apprendimento e che lo aiuta a proseguire verso il traguardo. Le caratteristiche di un buon feedback riguardano: a) far capire il punto in cui ci si trova; b) ricordare il traguardo da raggiungere; c) suggerire la strategia giusta.

L’aspetto della valutazione è forse il tema più dibattuto nei Collegi docenti virtuali e nelle riunioni on-line dei docenti. La Nota 279/2020 ha già descritto il rapporto tra attività didattica a distanza e valutazione.

“Se è vero che deve realizzarsi attività didattica a distanza, perché diversamente verrebbe meno la ragione sociale della scuola stessa, come costituzionalmente prevista, è altrettanto necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza che, ai sensi della normativa vigente, ma più ancora del buon senso didattico, debbono informare qualsiasi attività di valutazione […] Se l’alunno non è subito informato che ha sbagliato, cosa ha sbagliato e perché ha sbagliato, la valutazione si trasforma in un rito sanzionatorio, che nulla ha a che fare con la didattica, qualsiasi sia la forma nella quale è esercitata. Ma la valutazione ha sempre anche un ruolo di valorizzazione, di indicazione di procedere con approfondimenti, con recuperi, consolidamenti, ricerche, in un’ottica di personalizzazione che responsabilizza gli allievi, a maggior ragione in una situazione come questa” (Nota 388/17 marzo 2020: Indicazioni operative per la didattica a distanza).

La lezione in sincrono, in cui l’interazione è ordinata e controllata il più possibile, consente al docente di avere a disposizione un importante strumento di valutazione e cioè la partecipazione attiva dei ragazzi e la loro disposizione ad apprendere mediante interventi e atteggiamenti pro-attivi durante la video-lezione.

Affinché avvenga un apprendimento significativo (come prima ricordato), lo studente deve sapere se sta avanzando e come fare per incrementare gli apprendimenti e la capacitò di apprendere ad apprendere (Capperucci, 2020). La Nota sopra citata aggiunge: “Si tratta di affermare il dovere alla valutazione da parte del docente, come competenza propria del profilo professionale, e il diritto alla valutazione dello studente, come elemento indispensabile di verifica dell’attività svolta, di restituzione, di chiarimento, di individuazione delle eventuali lacune, all’interno dei criteri stabiliti da ogni autonomia scolastica, ma assicurando la necessaria flessibilità.” La valutazione nella DaD, dunque, continua a mantenere la sua funzione di “valorizzazione” in itinere dei successi dell’alunno.

In particolare, per i bambini con DSA, può essere utile costruire e somministrare brevi test di autovalutazione per poi discutere i risultati con rapide sessioni on-line. Il giudizio finale sul percorso del bambino con difficoltà di apprendimento – nel rispetto del PDP (Piano Didattico Personalizzato) –  sarà poi il risultato del confronto del Team e del Consiglio di Classe, in cui la valutazione ritrova la sua valenza collegiale.

Conclusione

In questo difficile periodo, gli insegnanti hanno il compito di rivedere e semplificare la progettazione, scegliendo con attenzione gli obiettivi da raggiungere e le competenze da implementare, sulla base del nuovo “ambiente di apprendimento”.

Un approccio multimodale e digitale necessita sempre di un’attenta e graduale progettazione in un’ottica di reale inclusione di tutti e di ciascuno. Oggi più che mai serve un grande di lavoro di cooperazione intra ed extrascolastico, per evitare il potenziale acuirsi delle differenze sociali dovute alle implicazioni socio-economiche, antropologiche e politiche del COVID-19.

Piste di ricerca futura dovrebbero riguardare, ad esempio, lo studio del rapporto tra DaD e differenze socio-economiche nella popolazione scolastica nella scuola Primaria e lo “stato dell’arte” in Italia sulle competenze digitali degli insegnanti di scuola Primaria sulla DaD.

Nota dell’autore

Dedico questo lavoro al Dott. Valerio Pensabene, PhD in “Qualità della Formazione” presso l’Università degli Studi di Firenze ed esperto in Educazione degli Adulti, scomparso nel 2018. Un grande professionista che ho avuto la fortuna di incontrare durante gli anni del mio dottorato fiorentino e col quale mi sono spesso confrontato.


* Ateneo telematico “eCampus”


Bibliografia

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Baldacci, M. (2006). Personalizzazione o individualizzazione?, Trento: Erickson.

Capperucci, D. (2020). Strumenti per valutare l’apprendere ad apprendere: un percorso di ricerca-formazione realizzato con gli insegnanti del primo ciclo. Ricerche Pedagogiche, vol. 214: pp. 121-144.

Capperucci, D, Franceschini, G. (a cura di) (2020). Introduzione alla pedagogia e alla didattica dell’inclusione scolastica. Riferimenti culturali, normativi, metodologici. Milano: Guerini e Associati.

Fabbri, L. (2007). Comunità di pratiche e apprendimento riflessivo. Carocci: Roma.

Fabbro, F., Agosti, A., & Correa, E. (2017). Digital practices in primary school: is the pupil protagonist? Form@re – Open Journal Per La Formazione in Rete, 17(1), pp. 68-81.

Ferro Allodola, V. (2020)., Apprendimento, feedback del docente e revisione tra pari: limiti e potenzialità. Form@re – Open Journal Per La Formazione in Rete, 20(1), pp.

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Rivoltella, C. (2012). Neurodidattica. Insegnare al cervello che apprende. Milano: Raffaello Cortina.

Parkin, H. J., Hepplestone, S., Holden, G., Irwin, B., & Thorpe, L. (2012). A role for technology in enhancing students’ engagement with feedback. Assessment & Evaluation in Higher Education. 37(8), 963973.

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Wenger, E. (2006). Comunità di pratica. Apprendimento, significato e identità. Trad. it., Milano: Raffaello Cortina.

Ripartenza della scuola e uso delle tecnologie

Ripartenza della scuola e uso delle tecnologie

Cosa non fare, cosa fare. Indicazioni per la policy nazionale

di Antonio Calvani *

Cosa non fare

La situazione emergenziale che ha portato alla chiusura improvvisa delle scuole ha fatto emergere una varietà di iniziative fin anche nella scuola dell’infanzia, con l’impiego di tecnologie di rete e coinvolgimento dei genitori, che pur apprezzabili nella situazione emergenziale, non possono essere prese come riferimento per la ripresa scolastica.

Le tecnologie generano un appeal immediato, smartphone e tabletsono del resto di uso comune anche in ambito familiare; ciò può creare una visione complessivamente fuorviante sul piano pedagogico e applicativo.

Ai numerosi miti che hanno accompagnato il rapporto tra tecnologie ed educazione se ne sta aggiungendo un altro, quello che bambini sostenuti dalle famiglie possano lavorare autonomamente da casa con la didattica a distanza per mezzo di tecnologie divenute “facili” per via della loro presenza anche nel contesto familiare.

E’ un mito pericoloso che nasce da due fraintendimenti, la proiezione su larga scala di una visione edulcorata ed elitaria delle condizioni della famiglia (si immaginano genitori liberi da impegni di lavoro, disponibili ad aiutare i figli, capaci di avvalersi di attrezzature telematiche a fini educativi) e una ingenua delle tecnologie stesse, identificate come tecnologie “facili” (educare equivarrebbe a comunicare); si sottovaluta la difficoltà e l’enorme quantità di tempo che se ne va per operare una loro riconversione didattica.

Si dovrebbe tener presente che:

-continuare sulla stessa strada che la scuola ha dovuto seguire per motivi emergenziali appoggiandosi sul supporto delle famiglie accentua la disparità ed implica una sostanziale rinuncia del ruolo della scuola come garante egualitario di avanzamento culturale e sociale;

-che le tecnologie ad uso familiare (smartphone e tablet) hanno poco o nulla a che fare con tecnologie usate a fini educativi, anzi le pratiche diffuse nel primo ambito sono piuttosto di ostacolo all’apprendimento di buone pratiche nel secondo;

-che dal canto loro le scuole, nonostante le eccellenze e le buone pratiche messe sempre in risalto, nella stragrande maggioranza sono assai carenti nelle competenze tecnologiche necessarie ai docenti e nella capacità di prospettare programmi didattici con le tecnologie in modo sistemico e sostenibile nel tempo.
Le tecnologie di rete sono importanti nella scuola ed il loro uso va favorito approfittando anche di questa situazione ma occorre proporre scenari realistici e sostenibili. Un uso blended delle tecnologie con alcuni giorni a scuola, altri a casa come soluzione a regime può avere senso solo nella scuola secondaria superiore, con una opportuna preparazione sia sul versante degli insegnanti che degli alunni che devono essere adeguatamente preparati per lostudio autonomo.

Cosa fare

-Fissare come imperativo categorico che tutti gli alunni a partire dai livelli più bassi tornino quanto prima  a scuola.  Occorre impegnarsi decisamente a trovare spazi dentro ma anche fuori della scuola, in accordo con gli enti locali (palestre, associazioni extrascolastiche, musei ed altro), processo da continuare anche dopo l’emergenza  finalizzando progressivamente il vantaggio derivato dalla riduzione del numero degli alunni all’attuazione di modelli di didattica più personalizzata.

-Applicare fin dalla scuola primaria, anziché una DAD, una didattica basata sugli spazi scolastici ed extrascolasticitecnologicamente potenziati (technology enhanced learning), connessi con un ambiente asincrono di supporto (piattaforma e-learning). Bambini anche disposti fisicamente in aree diverse possono condividere i materiali che l’insegnante colloca in questo ambiente. L’obiettivo primario dovrebbe essere dunque quello di portare tutti gli insegnanti ad avvalersi di una piattaforma asincrona come appoggio alla didattica ordinaria; assai meno realistico è immaginare che si possano avvalere quotidianamente di un sistema di videocomunicazione in sincrono per le difficoltà maggiori che si generano sul piano dell’accessibilità, del carico sulla rete e delle competenze comunicative necessarie perché una interazione non sia sopraffatta da inconvenienti tecnici.

-Mettere a disposizione della scuola d’infanzia, della primaria e della secondaria di I grado un’emittenza televisiva dedicata a trasmissioni continuative sulle discipline e le nozioni basilari (grammatica, matematica, scienze) (modello “maestro Manzi”);

-Applicare soluzioni blended con alternanza di giorni a scuola, altri a casa,  solo a partire dalle superiori; a questo livello, opportunamente ottimizzate e controllate, dovrebbero anche continuare dopo l’emergenza.

-Avviare contestualmente un piano educativo per mettere al centro un forte rilancio delle competenze di lettura e scrittura e forte attenzione allo sviluppo delle abilità autonome di studio.

-Offrire modelli di protocolli deontologici per la scuola (rapporti tra insegnanti, insegnanti-alunni) e esterni (scuola-famiglia), in particolare per gestire le implicazioni etiche e didattiche poste dall’uso delle nuove tecnologie.


* Ex Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale – Presidente dell’Associazione Scientifica SApIE

Innovazione. Didattica. Valutazione

Innovazione. Didattica. Valutazione

di Stefano Stefanel

La scuola italiana è entrata dentro un’emergenza pandemica di carattere mondiale e ha dovuto accelerare sull’innovazione didattica e metodologica molto al di là di quanto avrebbero permesso le forze presenti nel sistema dell’istruzione italiano.

E’, dunque, importante comprendere come l’innovazione richiesta dalla Didattica a distanza, dalla Valutazione senza possibilità di bocciatura o di sospensione del giudizio, dalle ipotesi che si susseguono di giorno in giorno senza piani di attuazione strutturali che riguardino l’edilizia e la connettività, sia entrata a regime, senza alcun periodo di sperimentazione. Inoltre non c’è stato neppure alcun precedente “stress test”, che abbia potuto permettere di verificare lo stato dell’arte in una situazione senza eguali.

C’è stata una grande improvvisazione nazionale, che ha dato esiti nel suo complesso molto positivi, ma sempre dentro scelte di carattere empirico e non legate a ricerca e innovazione didattica. Alcune scuole sono già molto avanti nella Didattica a distanza, nella connettività, nell’integrazione del web nel curricolo: ma queste scuole sono poche e soprattutto sono del secondo ciclo.

Far guidare l’innovazione di tutto il sistema dell’istruzione da esperienze forti del secondo ciclo significa solo creare un ulteriore sbilanciamento nel sistema stesso.

L’innovazione, per sua natura, richiede tempo e verifiche sul campo, ricerca-azione e protocolli analitici, mentre noi siamo entrati nell’innovazione didattica e metodologica dall’oggi al domani, senza una preparazione, senza un supporto di sistema, ma anche senza contratti del personale, senza un quadro di rifermento nazionale, senza termini di confronto con esperienze simili. Per cui è necessario dire che il sistema scolastico italiano ha reagito benissimo, ha retto come non sarebbe stato prevedibile e, soprattutto, ha mostrato sensibilità, competenze nascoste che sono improvvisamente emerse, senso del dovere, senso dello stato. Da un lato c’è stata un’innovazione imposta da un’emergenza storica ed epocale, dall’altra una risposta attiva di un sistema che è stato scosso, ma che non si è mai arreso.

Credo che di tutto questo si debba tenere conto, riconoscendo soprattutto ai docenti e agli studenti qualità di empatia e impegno molto alte, che dovranno essere potenziate da dosi massicce di competenze tecniche e valutative quando tornerà una situazione normale.

E’ necessario stare molto attenti, però, a maneggiare l’innovazione con cura, a non fare salti in avanti, a rendersi conto di come le scuole abbiano imbastito la Didattica a distanza senza stress test, senza procedure verificate, senza competenze certificate, senza connettività certa, senza sicurezza della recettività anche da parte degli studenti più deboli.

Il sistema scolastico, dopo questa emergenza, ha bisogno di mutamenti strutturali che lo modifichino nella sostanza.

Ad esempio la scuola per piccoli gruppi non può essere realizzata con una parte di studenti in classe e una parte a distanza (anche perché vista l’edilizia scolastica il concetto di distanza in presenza diventa vago in rapporto alle singole situazioni strutturali), ma deve prevedere una revisione totale della organizzazione degli studenti, che deve avvenire per gruppi e non per classi.

Questo vuol dire rivoluzionare gli organici, la struttura delle classi, la struttura degli spazi: cose che non si possono improvvisare in poco tempo.

Possiamo farlo nell’emergenza? Io credo di no, perché il sistema scolastico sottoposto a troppi mutamenti rischia forti criticità potenzialmente irreversibili.

A scelte didattiche radicali, vanno affiancate scelte contrattuali e organizzative radicali, altrimenti cadiamo da un’emergenza pandemica a una emergenza innovativa, resa necessaria dalle cose, ma non attuabile in un sistema non governato.

Ci deve poi essere un rapporto armonico tra Ministero e Rai scuola, che coinvolga anche le autonomie scolastiche.

Chi deve ragionare su questo? Direi il Ministero con tutte le sue Direzioni generali (che magari dovrebbero diventare da strutture di emanazione e controllo a strutture di supporto), i Sindacati, i Dirigenti scolastici, gli Enti Locali. Perché una volta che le innovazioni organizzative arrivano a scuola i docenti dovranno poter progettare in forma collegiale e individuale in base a dati certi e scelte chiare.

DIDATTICA A DISTANZA

E’ naturale che la Didattica a distanza abbia ingenerato molte splendide esperienze e anche qualche confusione. Alcuni paradossi non possono però essere taciuti, perché non costituiscono critica ad un sistema che ha retto benissimo, ma solo elemento di analisi per guardare avanti con lucidità:

BYOD (Bring Your Own Device). In molte scuole fino al 21 febbraio lo studente che veniva scoperto connesso era punito. In molte scuole si firmavano protocolli per evitare anche di far portare i device a scuola. Una parte di docenti considerava virtuoso lo studente che non si connetteva e la cultura libresca prevaleva su quella del web (su questo bisognerebbe leggere con attenzione quanto in questi anni ha scritto Roberto Maragliano). Ebbene, improvvisamente alcuni insegnanti che mettevano la nota a chi usava lo smartphone in classe adesso vorrebbero mettere la nota a chi non lo usa da casa. Non si può passare dalla repressione del BYOD all’obbligatorietà del BYOD. Bisogna prima fare chiarezza su questo. E questa chiarezza deve essere fatta dalle singole istituzioni scolastiche in un territorio molto complesso e che ha visto ribaltarsi le priorità. Se prima del 21 febbraio c’era l’urgenza di proteggere lo studente dalla connettività ora c’è l’esigenza di accompagnare lo studente dentro la connettività.

LIBRI DI TESTO. Molti libri di carta stanno da due mesi nelle scuole e la didattica è andata avanti lo stesso. Si è compreso come la Didattica a distanza per sua natura si appoggi al web e alle piattaforma, oltre che alla pubblicistica on line, che è fatta di cose ottime ma anche di cose pessime e che, dunque, necessita della mediazione del docente. Però il rapporto tra scuola italiana e libro cartaceo si è interrotto in maniera traumatica e repentina a fine febbraio. E questa interruzione ha introdotto paradigmi nuovi che vanno esplorati con molta cautela.

TEMPO SCUOLA. Il tempo scuola prima dell’emergenza era segnato da una serialità semplice legata anche ai trasporti e ai tempi delle famiglie. L’anno scolastico si sviluppava su orari certi e tempi chiari, spesso complicati da seguire, ma comunque legati alla presenza in un edificio di molte persone. Quel tempo però era segnato anche da gite, viaggi d’istruzione, scambi, stage, attività sportive con gare scolastiche, visite a mostre o musei, conferenze, assemblee, assenze di docenti o studenti, ritardi, ecc. Tutto questo è saltato, ma una parte del sistema sta provando a ricreare tutto a distanza, con tempi e orari scanditi in modo reale in un mondo che è diventato irreale. Anche questa è una modifica di cui si dovrà tenere conto, in un anno finito dentro una convivenza che rimane attiva solo grazie al web.

Ho fatto solo tre esempi, ma ce n’è molti altri. La Didattica a distanza non è una didattica sostitutiva di quella in presenza, ma è una Didattica on line che cambia anche quella in presenza, perché cambia radicalmente il concetto di presenza. Fino al 21 febbraio la presenza è stata per tutti una presenza di gruppo (salvo nelle splendide esperienze della Scuola in ospedale), mentre nella Didattica a distanza la presenza è una solitudine davanti ad unoschermo, che improvvisamente è diventata didatticamente sociale. Ripensare e riprogettare tutto questo non è cosa da poco, soprattutto se ci si dovrà rapportare a piccoli gruppi e non alle classi intere. In ogni caso un’integrazione tra didattiche sarà necessaria e dovrà essere ponderata, perché molte cose che facevamo in presenza ora le faremo per sempre a distanza. Una lezione frontale di un’ora può anche essere goduta o subita quando lo si ritiene opportuno, perché a quel punto, quando si è presentisia in classe sia sul web, è meglio parlare di ciò che si è già ascoltato. Il web deve creare integrazione, perché permette una trasmissività non legata alla presenza.

LA VALUTAZIONE NON E’ UNA MISURAZIONE

​La scuola italiana tende da sempre a confondere Misurazione, Valutazione e Certificazione. I tre vocaboli non sono affatto sinonimi e la media matematica è sempre una misurazione. Sorprende, ad esempio, che il ministero non tenga conto di quello che viene detto da varie persone di scuola molto illuminate (cito solo Giancarlo Cerini, Cinzia Mion, Franca Da Re e l’Andis) e non eviti in questa fase di obbligare le scuole primarie ad attribuire i voti numerici alle materie. Questo sarebbe il momento di uscire da una docimologia che andava stretta alle scuole primarie anche prima della pandemia. Credo in ogni caso che le scuole primarie possano rendere leggera la valutazione alla fine di quest’anno anche attraverso meccanismi comunicativi gestiti in autonomia, che vadano oltre il registro elettronico coi voti e il complesso giudizio analitico, che dovrebbe descrivere l’andamento dell’alunno e invece molto spesso è una difficile lettura per famiglie che alla fine si mettono a contare le valutazioni trasformandole in misurazioni. E’ necessario affiancare a questo strumento tecnico anche un qualcosa di descrittivo ed empatico che resti nella mente e nel ricordo dei bambini e che suggelli questo periodo difficile con le maestre lontane. Ai docenti dell’Istituto comprensivo che dirigo ho proposto un disegno fatto da loro e personalizzato per ogni bambino, che sintetizzi l’anno e lasci un ricordo. Non un disegno fatto dall’alunno per la maestra, ma un disegno fatto dalle maestreper l’alunno. Quella sarà la pagella aggiuntiva, che penso molti bambini appenderanno in camera. 

Al di là dell’empatia va detto che la scuola italiana,confondendo misurazione con valutazione, può fare il grande errore di valutare gli studenti attraverso le misurazioni della Didattica in presenza (compiti in classe ed interrogazioni) trasferite dentro la Didattica a distanza. Soprattutto nel secondo ciclo questo altererebbe il sistema di valutazione complessivo (messo in sicurezza dal Ministero dai “colpi di testa” di chi avrebbe comunque voluto bocciare anche dentro una pandemia), perché la misurazione per sua natura tende ad aiutare i migliori (che hanno molto bisogno di misurazioni) e a penalizzare i ragazzi più deboli (che vengono mortificati dalle misurazioni standard al di là della loro debolezza). Citerei, come esempio, tre elementi utili per valutare la Didattica a distanza: il colloquio colto (cioè il colloquio tra soggetti che condividono determinati specialismi), i compiti di realtà (connessi alle competenze tecniche, al rapporto con quello che gli studenti vivono, a ciò che può essere traslato dalla teoria alla pratica), la pluridisciplinarietà attraverso argomenti di vasta portata che amplino l’orizzonte culturale dello studente e richiedano argomentazione e non ripetizione.

Chi continuerà a misurare i prodotti (compiti e interrogazioni) in questa fase semplicemente commetterà un errore più grave di quelli già commessi in passato. Quello che è cero è che la misurazione per lo studente di livello medio alto o alto è un elemento di valorizzazione, mentre per lo studente debole è la strada maestra per la dispersione. Misurare in questa emergenza è dunque un errore, ma per valutare bisogna aver compreso appieno gli elementi cardine della valutazione, che attengono al rapporto empatico del valutatore col soggetto valutato, ad una comprensione del reale valore aggiunto dalla scuola (formale) e dalla realtà (non formale e informale) nel processo di apprendimento dello studente, ad un’attenzione per i percorsi culturali personalizzati. Tutto questo è visibile anche dentro problem solving, problem posing, analisi sistematiche di dati e notizie. Il luogo della valutazione deve essere messo a contatto con strumenti qualitativi e flessibili, non con rigide prove basate su standard autoreferenziali.

Non c’è dubbio che nella formazione dei docenti ci sono buone o ottime competenze specialistiche e una notevole empatia didattica e pedagogica, ma la valutazione non è stata studiata dai docenti e tra i loro obblighi non c’è quello di formarsi sui migliori modelli di valutazione. Tutta colpa dei docenti, dunque? Direi proprio di no: genitori, studenti e società civile sono molto più lontani della scuola dal concetto di valutazione. Nessuna categoria vuole farsi valutare e infatti davanti a qualunque proposta valutativa scatta il richiamo al detto di Giovenale Quis custodiet ipsos custodes? E in quel “Chi controlla i controllori” è già specificato che la valutazione non si farà. La società civile (genitori e studenti) si sentono più al sicuro dietro misurazioni standardizzate e autoprodotte in modo artigianale, perché comunque ritenute meno arbitrarie e volubili. E questo è uno dei punti deboli del sistema dell’istruzione. Ma il Ministero e noi Dirigenti non abbiamo investito come avremmo potuto e dovutosulla cultura della valutazione e sulla formazione alla valutazione(anche nostra). Quindi è tutto il sistema a doversi riaddentraredentro questo elemento della pedagogia, per slegarlo da una docimologia rigida e inefficace.

In questa fase innovativa ed emergenziale una misurazione che si traveste da valutazione può diventare un peso e consegnare troppi studenti dentro una fotografia errata. E’ necessario avere ben chiaro che in una didattica nuova e sconosciuta bisogna avere sempre il polso della situazione, per aprirsi verso il prossimo anno scolastico che sarà pieno di incognite. In questo ultimo mese di scuola bisogna rallentare la didattica, ampliare gli stati di conoscenza ed empatia, analizzare competenze e valutare progressi, mettere in sicurezza gli studenti bravi e meno bravi che non devono essere coinvolti in un finale d’anno con compiti e verifiche, anche al fine di individuare le sacche di debolezza del sistema da sottoporre a rinforzo, con proposte anche estive di supporto, tutoraggio, recupero.

La didattica “a distanza” e gli esami di Stato “in presenza”

La didattica “a distanza” e gli esami di Stato “in presenza”, tra modernità e modello socratico

a cura di Pasquale Annese

Questo tempo ci renderà migliori!

Questo il mio #hashtag, da quel fatidico 5 marzo 2020, giorno in cui molti dirigenti scolastici, me compreso, non hanno potuto più presidiare in presenza le proprie istituzioni scolastiche. Dovendomi però ricredere, man mano che s’infittiva il mare magnum di esternazioni pro e contro la didattica a distanza (più contro che pro), considerata il nuovo male oscuro della scuola italiana, da relegare quanto prima in soffitta, in ogni caso prima dell’avvio del prossimo anno scolastico, in tempo da non contagiare in maniera irreversibile la didattica in presenza. Così come dover assistere, specie negli ultimi giorni, a reiterate richieste di svolgimento degli esami di Stato in presenza per ridare dignità e sacralità, sia pur simbolica, ad un vento storico così importante per gli adolescenti e per tutto il mondo della scuola.

Esternazioni cui neanche questa volta potevano sottrarsi in primis sindacalisti, ma anche saggisti, scrittori, giornalisti, anche di autorevoli testate locali e nazionali. E giù un profluvio di argomentazioni tese a svilire, se non a demonizzare, la didattica a distanza, o ad auspicare una quanto più repentina ripresa delle lezioni in presenza, o quanto meno dei prossimi esami di Stato. #Hashtag: nessun surrogato digitale può sostituire un’esperienza in presenza. Mi riferisco all’articolo comparso sul Corriere della Sera a firma di Paolo Giordano, autore del libro “La solitudine dei numeri primi”, il quale, nel richiamare legittimamente il governo a non mettere la scuola in fondo alle priorità del paese, evoca una prova orale degli esami di stato in carne ed ossa, così come quella da lui vissuta, nemmeno tanti anni fa, al termine del ciclo di studi. O altre missive, questa volta più mirate verso l’attuale Ministro, tese ad elencare le innumerevoli criticità che la didattica a distanza produce, senza nel contempo lesinare richieste di indicazioni più tempestive sullo svolgimento di esami e scrutini, salvo poi lamentarsene perché anticipatarie di un esito oramai scontato di un’ammissione di massa che potrebbe demotivare i ragazzi due mesi prima del termine dell’anno scolastico.

Insomma tutto, e il contrario di tutto, dove ognuno sente in cuor suo di dover esprimere la propria opinione, sia pur per evocare scenari ad oggi smentiti dalla storia, ma quel che è peggio, a volte abbracciando visioni nostalgiche e decontestualizzate degli eventi, che richiederebbero una valutazione meno manichea e più laica delle opzioni in campo. Trascurando tra l’altro l’incontrovertibile circostanza che, volente o nolente, di didattica a distanza, almeno fino al prossimo settembre, ma realisticamente anche oltre, bisognerà nutrirsi se si vorrà in qualche maniera rendere compatibili entrambi i diritti costituzionalmente garantiti alla salute ed all’istruzione.

Quando si afferma che la didattica a distanza non può sostituire la didattica in presenza si dice una cosa ovvia e scontata. Chi può mettere in discussione la valenza formativa ed educativa di un rapporto vis a vis tra il docente ed il discente, nonchè le sue implicazioni di natura emotiva, empatica, relazionale: tutti elementi alla base di un approccio olistico al sapere. Chiunque abbia almeno per una volta varcato la soglia di un’aula scolastica (cioè tutti, visto che siamo stati tutti studenti), e chiunque abbia nella sua vita letto, non grandi trattati, ma brevi saggi di psicologia e pedagogia (e qui il campione si restringe drasticamente), sa che la lezione è un momento talmente complesso, che non può essere relegato a mera trasmissione di saperi mediati da un audio ed un viso da remoto, ma richiede atteggiamenti, sguardi, posture, difficili da riprodurre in ambienti virtuali. Richiede, cioè un approccio che inevitabilmente lambisce, sino a scompaginarle, le varie sfere dell’apprendimento, da quella cognitiva, a quella socio-affettiva,  emotiva, e persino psico-motoria. Altra cosa è però affermare che non possano coesistere altre forme di comunicazione del sapere che non siano necessariamente quelle in presenza.

Quando si sostiene che la didattica a distanza non è metodologicamente un’opzione formativa percorribile, proprio perché carente di quei pre requisiti appena evidenziati, si fa un’operazione che confonde il mezzo con il fine. Da un lato sottacendo per esempio le innumerevoli opportunità che la stessa dà ai docenti di seguire i ragazzi a distanza, di monitorare il loro operato, di consentir loro di ripassare e rivedere i contenuti didattici da remoto in orari e luoghi non necessariamente legati ai ritmi e agli ambienti scolastici, e quindi più confacenti per coloro che per esempio devono conciliare impegni scolastici e lavorativi (magari le fasce socialmente più deprivate della popolazione?). Dall’altro disconoscendo che l’arte maieutica di far nascere la verità nell’interlocutore, e non solo di indottrinarlo di calcoli e nozioni, di accompagnarlo nell’acquisizione dei saperi, di renderlo autonomo nell’approccio alla conoscenza, di renderlo protagonista del proprio processo di apprendimento, può benissimo essere mediata da una presenza magari non fisica, ma di comunanza a distanza. Se ovviamente riteniamo che la figura del docente debba necessariamente curvarsi più su una dimensione tutoriale, che trasmissiva del sapere, onde valorizzare contesti anche innovativi di apprendimento, creare spazi creativi di discussione, assegnare compiti che valorizzino approcci mentali autonomi alla soluzione dei problemi. Non è da confondere, quindi, il mezzo (lezione in presenza o a distanza) con il fine (educare alla conoscenza, alla scoperta, alla creatività).

La didattica a distanza amplifica le distanze sociali, economiche e culturali. C’è sicuramente del vero in questa affermazione. Specie in un paese, quale il nostro, che sconta un bassissimo tasso di mobilità sociale ed un atavico divario socio-economico di molte zone del Sud Italia rispetto a quelle del Nord. Ma io mi domando e dico e ….. nel pensier mi fingo! La didattica in presenza, così come concepita e realizzata negli ultimi anni, è riuscita ad attutire questo fenomeno di distanziamento sociale? Mai come in questo caso il termine ha connotazioni poliedriche. Quanti ragazzi, specie negli istituti professionali, dove troviamo le fasce più deboli della popolazione scolastica, abbiamo consegnato alla strada nonostantela tanto declamata didattica in presenza? Tanti, troppi, mi verrebbe da dire. Quanti i ragazzi, solitamente i più insofferenti, dei cui comportamenti ci siamo quotidianamente lamentati nei contesti d’aula, oggi rispondono di più e meglio alle sollecitazioni di un approccio metodologico che da più spazio al loro diverso stile cognitivo, alla loro creatività, al loro modo di essere diversamente intelligenti? Tanti. Per fortuna. O almeno questa è la mia personale esperienza su un campione rappresentativo di circa mille studenti di varia estrazione sociale.

Ed allora. Non sarà che magari chi era pronto da tempo, perché da tempo aveva curvato il proprio curricolo d’istituto su più opzioni metodologiche in presenza e on line, oggi riesce a reggere l’onda d’urto di comunità variegate e complesse alle quali, pur con grandi criticità, riesce a garantire il servizio costituzionalmente previsto dell’istruzione, e chi non l’ha fatto, piuttosto che cogliere le enormi opportunità formative che la crisi sta generando, arranca tra visioni nostalgiche e vetuste richieste di ritorno al passato? E poi, pur volendo guardare indietro a questo passato, siamo poi così sicuri che il modello di docente-tutor che oggi si richiede nella scuola del secondo millennio sia poi così distante, per esempio, dal modello del maestro Socratico che faceva della comunicazione e del dialogo interpersonale il cuore della propria azione educativa? Siamo così sicuri che quel percorso di accrescimento cognitivo, alla cui base ci deve essere un’ineludibile relazione empatica tra docente ed allievo, non si possa realizzare anche in una rapporto a distanza? Cioè che la tecnologia sia fattore ostativo a questa dimensione relazionale, empatica, prima che cognitiva? O non serva per ridisegnare i confini entro i quali la stessa possa estrinsecarsi avvalorando, e non ostruendo, un fine che rimane lo stesso, sia pur con un metodo mediato dai nuovi media? Perché non pensare che i nuovi media possano facilitare una co-costruzione di saperi che vedano il docente-tutor ed il discente interagire tra di loro, con il primo regolatore del processo di apprendimento dell’allievo, e quest’ultimo non mero recettore dei saperi elargiti dal docente, ma co-protagonista del proprio processo di apprendimento?

Certo, sembra quasi un’eresia accostare l’agorà socratica allo spazio virtuale del web. Ma forse non lo è se solo riflettiamo sul fatto che, al netto dei differenti contesti sociali ed operativi di epoche così diverse, c’è un unico denominatore che le accomuna e, cioè, la creazione di una relazione sociale mediata dalla comunicazione, sia essa in presenza o via web. Forse è il caso di vedere lo spazio in rete come una grande, immensa,arena simbolica in cui la conoscenza non si propone tanto come un graduale processo di acquisizione attraverso un percorso lineare e definito quanto soprattutto come immersione, condivisione, scambio, interazione e i significati vengono prodotti, messi in circolazione e negoziati dai soggetti(1).

Vorrei chiudere con una breve riflessione sugli esami di Stato in presenza e, nel contempo, porre una domanda, in primis a me stesso, e poi a tutti gli operatori della scuola, cioè a coloro che dovranno stare fisicamente a scuola ben prima della fatidica data del 17 giungo, non foss’altro per organizzare nei dettagli tale attività. Cioè a coloro che, per intenderci, non possono permettersi di evocare solo scenari nostalgici di una scuola che oggi di fatto non esiste, ma devono coniugare l’etica dei principi con quella della responsabilità. Sempre mi domando e nel pensier mi fingo! Al netto di tutte le stringenti e gravi problematiche di salute pubblica afferenti le misure di prevenzione da adottare in tempi ristretti sia sulle persone (docenti, personale ATA, diplomandi), che sulle strutture, fattore di non secondaria importanza stante la realistica possibilità di recrudescenza del visus COVID-19 (vedasi a tal riguardo il documento tecnico INAIL con le parossistiche misure di contenimento e prevenzione nei luoghi di lavoro), quale potrebbe essere il valore aggiunto di un esame in presenza? In che maniera tale modalità potrebbe valorizzare di più e meglio un percorso scolastico che la commissione “tutta interna” conosce perfettamente, alla luce di un processo di apprendimento quinquennale già validato sino al primo quadrimestre e che, comunque, non potrà essere minimamente smentito in sede d’esame dalle risultanze degli ultimi mesi? Salvo non si voglia dar spazio ai soliti riti celebrativi, tanto cari al nostro popolo, che nel caso specifico cozzano però con una visione che richiederebbe, comunque, decisioni e comportamenti improntati al principio della massima prudenza e cautela. Su chi ricadrebbe la responsabilità di un eventuale nuovo focolaio determinato dalla promiscuità in ambienti scolastici di studenti, docenti e personale ATA per più di tre settimane? Per lo più in ambienti spesso non a norma?

#hashtag. Cui prodest?

(1) “Parallelismo tra la didattica socratica e l’e-learning” di Barbara Todini

Oltre lo schermo

Oltre lo schermo

Didattica virtuale e scuole secondarie alla prova dei fatti in Italia
10 consigli di buone pratiche

Ideato da
Monica Mincu, Anna Granata, Maurizio Allasia e Gladys Pace

Video

1.​ ​Online: un altro modo di fare scuola
La didattica a distanza non è semplicemente un’occasione per trasferire i contenuti e i metodi tradizionali davanti a un computer, ma una grande opportunità per ripensare la didattica frontale, far partecipare gli studenti dando loro spazi e strumenti nuovi, proponendo nuove sfide di apprendimento e creando gruppi di lavoro collaborativo.

2. Apprendimento online e offline
C’è un apprendimento ​online​: avviene quando gli studenti apprendono tutti nello stesso momento e la comunicazione alunno/docente avviene in tempo reale. Spesso risulta più coinvolgente e facilita feedback e dei chiarimenti immediati.
E c’è un apprendimento ​offline​, quando gli studenti apprendono in momenti diversi e la comunicazione non è in tempo reale. Spesso è più comoda e flessibile e permette a ogni studente di procedere al proprio ritmo.
Un giusto bilanciamento delle due modalità consente agli studenti e ai docenti di distribuire il carico di lavoro e di non passare troppe ore al giorno davanti allo schermo.

3.​ ​Il giusto ritmo della settimana
La scuola online ha tempi diversi da quella in presenza.
È importante dosare le nozioni e lavorare su nuove competenze, fornire chiare indicazioni rispetto alle attese, ai materiali sui quali prepararsi, concordare una quantità ragionevole e utile di compiti tra i docenti per ogni settimana e stabilire un numero sostenibile di prove/test, valutando sempre se sono realisticamente fattibili come difficoltà e come tempo a disposizione.

4. Accordarsi in anticipo
L’orario settimanale e le modalità di lezione devono essere chiare e condivise in anticipo con studenti, famiglie e colleghi del team.
Per una didattica di qualità, le aspettative verso gli studenti sono le stesse che chiediamo in classe in termini di ​dress code​, presenza, reattività e partecipazione, cura nella comunicazione nei confronti di compagni e docenti.
Gli insegnanti sono a disposizione per accogliere domande, richieste di chiarimenti, dubbi, condivisioni spontanee da parte degli studenti e delle famiglie, ma solo durante la giornata lavorativa: questo migliora la comunicazione, rende chiare le aspettative e permette di avere un tempo di “disconnessione” adeguato per tutti.

5.​ ​Personalizzare: non esiste una modalità di lezione che vada bene per tutti gli studenti.
Cogliere l’occasione per differenziare contenuti, approcci, valutazione: la tecnologia consente di personalizzare i contenuti rispondendo alle richieste e ai bisogni di ogni studente.

6.​ ​La qualità della connessione non è uguale per tutti
“Gli studenti sono svogliati, distratti, poco partecipi”. Occorre mettere da parte le categorie con le quali troppo spesso vengono definiti gli alunni in classe.
In molte case italiane non è disponibile una connessione ad alta velocità, possono esserci più membri della famiglia collegati che rallentano la rete o pochi ​device disponibili da dover condividere. Questo non significa un tentativo di sottrarsi alla lezione da parte degli studenti.

7.​ ​Gli studenti sono i protagonisti dell’apprendimento
Avere come punto di riferimento lo stimolo alla creatività e al pensiero personale invece di ricercare l’adesione al pensiero unico proposto dal docente.

8.​ ​Cambiare modo di valutare
La didattica a distanza richiede anche un modo diverso di valutare: si apprende non per il voto ma per migliorare le proprie competenze e poterle applicare in altri campi. La valutazione formativa affianca i voti e richiede un continuo ​feedback​ per produrre progresso; la buona regola è la valutazione “tardiva”, dopo aver dato svariate chances​ di acquisire le competenze; la valutazione deve tenere conto sempre anche di impegni e obiettivi personali, non solo di standard esterni; troppi voti possono indurre demotivazione e stress.

9.​ ​Se la classe online è distratta o indisciplinata
Chiedersi cosa non va nella lezione proposta o nella modalità di esecuzione/comunicazione; alternare momenti differenti, sollecitare l’attenzione, coinvolgere attivamente gli studenti, includere nelle lezioni delle pause stabilite e condivise a inizio lezione.
È inefficace e pedagogicamente scorretto usare come strumento disciplinare i test, i voti o altri tipi di minacce che influiscono sui risultati accademici degli studenti.

10.​ ​Sottolineare il positivo, motivare ogni studente
Basare la comunicazione didattica sull’empatia, la valorizzazione dello studente e la motivazione al miglioramento, evidenziando gli aspetti positivi invece di sottolineare solamente ciò che non funziona o che va corretto. Gli studenti non vanno derisi o trattati con sospetto, la cura del dialogo da parte degli insegnanti è fondamentale, anche online.


L’articolo 2 dello Statuto dello studente (1988) afferma che
“la scuola persegue la continuità dell’apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli studenti, anche attraverso un’adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome.”

Didattica a distanza di sistema

Istituto Comprensivo Brolo

Didattica a distanza di sistema

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Premetto che siamo un istituto appartenente al movimento di Avanguardie Educative e che, pertanto, ha già avviato un percorso d’innovazione e sperimentazione didattica, proiettandosi fin dall’inizio di quest’anno scolastico verso una visione nuova del fare scuola.

Sotto il profilo delle competenze del personale docente, siamo un istituto come tanti, con i limiti delle competenze tipiche della classe docente della scuola italiana, ad eccezione di alcuni appassionati ed autodidatti .

Eppure, nonostante questi limiti, in questo anno scolastico ognuno ha dato il meglio di se, è il vento di Avanguardie, che inevitabilmente ti spinge oltre, a esplorare e a crescere professionalmente.

Fin dall’inizio della pandemia, ancora prima della sospensione delle attività didattiche, abbiamo aderito alla rete nazionale di solidarietà promossa dal movimento Avanguardie Educative e Piccole scuole con il supporto d’Indire. 

Le nostre migliori risorse professionali e lo scrivente in qualità didirigente scolastico, in prima persona ci siamo messi a disposizione per fornire assistenza tecnica sull’uso delle piattaforme di social learning ed in particolare Edmodo, oltre ad un supporto sull’erogazione delle lezioni a distanza in modalità sincrona e asincrona.

Ma il viaggio era appena iniziato, abbiamo cablato tutte le aule dell’istituto con la piattaforma CISCO WEBEX,  attraverso una struttura di sistema dove sono inseriti tutti i docenti.

E fin da subito dopo la chiusura abbiamo ripreso le riunioni degli organi collegiali previsti nel piano annuale delle attività, in modalità virtuale.

Allo stesso tempo, utilizzando le risorse messe a disposizione dall’iniziative di solidarietà digitale, con numerose circolari  informative abbiamo cominciato a promuovere corsi online a titolo gratuito di lingue e di altre attività coerenti con il nostro Piano Triennale dell’Offerta Formativa in modo da sfruttare i limiti della sospensione delle attività didattiche per espandere l’offerta formativa, utilizzando le immense risorse digitali disponibili in rete.

Nella progettualità organizzativa siamo andati oltre, sottoscrivendo accordi con le università Bocconi e Harvard per il supporto di stagisti agli alunni delle fasce più deboli, in questo modo abbiamo utilizzato risorse professionali gratuite per il recupero degli apprendimenti e il consolidamento delle competenze in fase di acquisizione.

E se da un lato la scuola era chiusa, e quindi il nostro percorso di didattica laboratoriale finalizzata alla produzione di compiti autentici avviato all’inizio dell’anno era destinato a subire una soluzione di continuità, dall’altro abbiamo promosso le attività a casa attraverso tutoring online, sfruttando le potenzialità delle video lezioni, con il risultato di una bellissima mostra virtuale di lavori sul tema “Belle come le uova di Fabergè” realizzati dai nostri alunni.

Ma le azioni di sistema non si arrestano, abbiamo utilizzato gli spazi di apprendimento virtuali dell’Enciclopedia Treccani, per strutturare tutte le classi dell’istituto, in modo da offrire agli studenti la possibilità di attingere a contenuti utili per apprendere in modalità flipped classroom.

Naturalmente come in tantissime scuole d’Italia, anche in alcuni dei nostri docenti ci sono state resistenze a cambiare il proprio modo di fare didattica; attraverso un sondaggio somministrato ai genitori siamo riusciti a farli uscire allo scoperto e in una fase successiva li abbiamo supportati al fine di poter anche loro svolgere le attività a distanza.

Interessanti le iniziative di alcune insegnanti della scuola primaria, e sì, in fondo questo ordine di scuola è quello dove la sperimentazione trova terreno fertile per la vivacità intellettuale dei bambini e per la loro grande creatività.

Una maestra chiusa in casa a causa delle ristrettezze imposte, ha coinvolto i parenti nella realizzazione di una lezione su Giulio Cesare con tanto di costumi realizzati per lo scopo.

Un role playing domestico, con attori improvvisati, ma assolutamente efficace sotto il profilo dei risultati di apprendimento raggiunti.

Altre maestre invece hanno montato un video dove i bambini raccontano le loro storie di quotidianità ai tempi del Coronavirus. Il video, trasmesso successivamente dalle TV locali e con ampia promozione della stampa del territorio, è un collage dei vissuti, dei desideri, delle nostalgie dei bambini che, dopo l’entusiasmo iniziale per una vacanza inaspettata, ora vivono la cattività domestica con sofferenza e rimpiangono le ore passate tra i banchi di scuola.

Venne il tempo della consegna dei dispositivi alle famiglie bisognose, noi abbiamo scelto di dare a tutti in nostri alunni in comodato dei mini pc  o degli IPAD , in modo da consentire lorodi accedere all’immenso mondo delle APP IOS, che offrono creatività infinita e che loro non avevano mai visto.

Al fine di garantire una consegna veloce dei dispositivi e contenere un’ eccessiva mobilità da parte delle famiglie, il sottoscritto in qualità di dirigente, supportato dalla protezione civile, ha provveduto alla consegna degli stessi. Un’ esperienza inusuale per le famiglie, la scuola entra nelle case, non solo con le video lezioni, ma con la dirigenza che in prima persona li supporta, li aiuta e li conforta in questo momento difficile.

Ora è sopraggiunta una seconda fase, quella di garantire una valutazione congrua agli alunni.  Per questo motivo si sta cercando di creare un gruppo di lavoro che supporti i docenti nella produzione, somministrazione e raccolta dei risultati di questionari a risposta chiusa e aperta in modo da sfruttare le potenzialità delle tecnologie per superare il periodo di emergenza.

Tantissimo lavoro c’è ancora da fare e, com’è naturale che sia, , ci sono tante incertezze, il non poter assistere alunni e docenti in presenza è un grosso limite, ma la sfida ci porta a fare corpo  e a trovare e sperimentare nuove soluzioni, con la rete che offre tantissimi materiali e servizi ed apre nuove prospettive di crescitaorganizzativa e professionale.

Tantissimo altro è stato fatto, molto lavoro è sicuramente ancora sommerso, nascosto da quei docenti silenziosi che innovano e realizzano attività straordinarie, in fondo il lato migliore di una scuola italiana, fatto di uomini e donne vocati alla formazione delle generazioni future. Una vocazione che va rispettata e valorizzata, perché ciò che si è dimostrato in questo contesto di emergenza è proprio che la scuola è stata la prima a riorganizzarsi e a ripartire, spinta dalla responsabilità di un compito educativo che non necessita di norme  per muoversi, ma che trova la sua naturale propulsione in una dimensione etica che porta a sobbarcarsi di fatica e sacrifici costanti, illimitatamente ricompensati da tutti quegli alunni quotidianamente presenti e protagonisti nella relazione educativa.


* Dirigente Scolastico IC Brolo

#LaScuolaNonSiFerma

Al via palinsesto dedicato e lezioni in tv per alunni e studenti che sono a casa per l’emergenza coronavirus


L’alleanza fra la Rai e il Ministero dell’Istruzione si rafforza. Dopo la Carta di intenti siglata il 24 marzo scorso dalla Ministra Lucia Azzolina e dall’Amministratore delegato Fabrizio Salini, che aveva dato il via a un potenziamento dell’offerta dedicata alla scuola, parte ora una programmazione speciale, frutto del lavoro congiunto fra la Tv pubblica e il Ministero. 

Presentato stamattina, in conferenza stampa, il palinsesto completo (qui l’offerta – http://www.rai.it/portale/LaScuolaNonSiFerma-b8e35487-a4ca-47d5-9e52-2023ea19a27e.html) che vede coinvolte Rai Cultura (attraverso Rai Scuola e Rai Storia – Rai 3), Rai RagazziRai Play e le sue ‘aule’ aperte. Ogni giorno, su diversi canali, ci sarà un’offerta dedicata che va dai più piccoli fino ai ragazzi che devono fare gli Esami di Stato del secondo ciclo, con lezioni, approfondimenti, suggerimenti utili (in allegato il documento con tutto l’approfondimento).

“Con questa presentazione di oggi, si concretizza un lavoro portato avanti in queste settimane da Ministero dell’Istruzione e Rai. Credo che questa sia un’alleanza che fa bene alla scuola e quindi spero si possa mantenere, d’ora in avanti, in modo permanente”, ha sottolineato la Ministra Azzolina, che intende appunto rendere stabile il lavoro congiunto con la Rai, rafforzandolo e non legandolo alla sola emergenza in atto. Proprio perché, ha spiegato, “il tema scuola possa essere sempre più presente  nella Tv pubblica e possa avere una rinnovata attenzione. Oggi, che siamo in emergenza, è importantissimo farlo, ma anche in futuro”. 

Con riferimento alla programmazione presentata, la Ministra ha sottolineato che “c’è un’offerta importante per i più piccoli, che sono naturalmente il segmento più fragile e che ha più bisogno del sostegno del mezzo televisivo. E c’è l’offerta multidisciplinare per la scuola secondaria. E poi abbiamo anche pensato ad un prodotto, diciamo, più ‘aperto’: che è un contenuto rivolto a tutta la comunità scolastica, che simbolicamente possa avvicinare e riunire bambini, adolescenti e famiglie. Tutti insieme davanti ad un prodotto televisivo di grande qualità realizzato grazie alla collaborazione di grandi divulgatori e di nomi importanti del nostro panorama intellettuale”. Fra questi, ad esempio, Alberto Angela, Alessandro BarberoSabino CasseseMarta CartabiaTelmo PievaniLuca SerianniAntonino Cannavacciuolo e molti altri. 

La Ministra ha ringraziato “tutti coloro che stanno lavorando a questi progetti”, in particolare, i docenti delle scuole italiane che si sono messe a disposizione per le lezioni. “Nella scuola – ha chiuso – abbiamo un grande capitale umano di cui esser fieri. La scuola ha saputo reagire immediatamente a questa emergenza. E anche la Rai. Insieme possiamo fare davvero tanto per le famiglie e per i ragazzi”.

La Didattica a Distanza: il ‘Virtuale’ al servizio dell’ ‘Umano’?

La Didattica a Distanza: il ‘Virtuale’ al servizio dell’ ‘Umano’?

di Carlo De Nitti [1]

Colui che impara deve soffrire … il dolore che non può essere  dimenticato cade goccia dopo goccia sul cuore
ESCHILO Dire: eccomi. Fare qualcosa per un altro. Donare.  Essere spirito umano significa questo.
EMMANUEL LEVINAS

1. PREMESSA

In un precedente intervento[2], si è cercato di individuare un lessico minimo della recente “forzata” pratica della didattica a distanza, in un momento, quale quello presente, in cui interi continenti sono confinati in casa, per evitare il contagio della pandemia che imperversa.

L’esergo tratto da Eschilo dice proprio come la genesi di apprendimenti / comportamenti unanimemente diffusi che siano virtuosi nasca nella sofferenza, anche sociale come è quella che l’umanità sta vivendo in questi mesi del 2020; quello tratto da Emmanuel Lévinas, a parere di chi scrive, indica invece l’unica possibile via d’uscita, una rinnovata etica della responsabilità che abbia come ideale regolativo la solidarietà umana3.

Il ‘distanziamento sociale’ che tutti vivono (o dovrebbero…)4 non poteva non coinvolgere anche tutte le scuole di ogni ordine e grado: la distanza ha mutato le forme in cui il processo di insegnamento / apprendimento viene realizzato per ottenere l’obiettivo da parte dei docenti per stimolare la partecipazione e l’impegno dei discenti (non va dimenticato che la parola didattica deriva dal verbo greco ‘didasco’ che significa ‘imparare’). Ogni tempo, ogni luogo ed ogni modalità sono declinabili nell’ottica del processo didattico: è una questione di intenzionalità umana.

2. IL ‘REALE’ ED IL ‘VIRTUALE’ COESISTONO

A chi – come chi scrive – per ruolo professionale, compete “attivare per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, avuto riguardo

anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”[3]  non può non imporsi, nella mente e nel cuore, la domanda che dà titolo a queste righe e costituisce il loro indiscutibile punto di abbrivo. Considerate le finalità che le istituzioni scolastiche si pongono tale domanda assurge quasi discrimine, a spartiacque, tra quello che è – o, meglio, può essere posto dall’opera professionale della comunità scolastica – al servizio dell’ ‘umano’ e che non lo è.

Il ‘virtuale’ non è entrato nelle scuole con la didattica a distanza: esso era già ben presente ad integrazione del ‘reale’, cui, sovente, nel linguaggio comune, è erroneamente contrapposto. Tutta la didattica in presenza fondata sulle Technology Information Communications (vulgo TIC), classi digitali, aule 3.0 et similia erano già ben presenti nella quotidiana pratica didattica delle scuole di ogni ordine e grado. La pandemia ha fatto sì che l’uso delle piattaforme digitali, novelle agorà virtuali, siano diventate lo spazio vissuto contestualmente tra docenti e discenti, che, in siffatto modo, possono surrogare quell’agorà reale che, da sempre, sono le aule scolastiche. Esse non sono, da molto, il tempio esclusivo in cui si celebra il processo di insegnamento / apprendimento: oggi esse sono coartatamente surrogate dalle cosiddette ‘piattaforme digitali’[4].

Mediante esse, oggi, in questo contesto, si realizzano tutte le relazioni umane reali che avvenivano – e nuovamente avverranno, quando sarà possibile in condizioni di sicurezza per tutt* – nelle aule delle scuole: l’incontro tra il sé e l’altro, il sé ed il diverso da sé. Docenti, studenti, colleghi, amici, gruppo dei pari, dirigente: tutti coloro che, in un certo contesto reale, vivono la loro esperienza lavorativa (anche lo studio è un lavoro, altrocchè). 

3. BREVE EXCURSUS

In questo tempo ‘sospeso’ in cui tutto il mondo vive, la didattica a distanza, quindi, il ‘virtuale’ sta obtorto collo surrogando la didattica ‘in presenza’, il ‘reale’, ma contestualmente ne fa vivere a tutti – discenti e docenti – la mancanza, la nostalgia, il ‘dolore del ritorno’: un vero e proprio memento critico. Scaturisce imperiosa, quindi, la domanda iniziale: il ‘virtuale’ è al servizio dell’ ‘umano’? Quali condizioni devono essere presenti affinchè ciò avvenga. La questione ha il suo antecedente ideale nelle domande: qual è il fine della scienza e della tecnologia? La scienza ha un’intenzionalità umana?

Tali questioni pongono una questione che precede il mondo di internet: non è questa la sede per una puntuale ricostruzione storiografica di un problema filosofico, però può essere un ottimo punto di partenza per rispondere alla domanda iniziale un brevissimo riferimento, concettuale se non testuale, agli esiti ultimi della fenomenologia husserliana consegnati al volume postumo La crisi delle scienze europee (1954).

Le scienze (e la tecnologia) devono avere – e non possono non avere – un télos umano, una finalità del proprio essere che necessariamente travalica la loro ‘sintassi’ specifica, come vorrebbero i positivisti di ogni tempo. Oggi, il progresso tecnologico ci mette in condizione di essere tutti connessi ad un’unica rete a livello planetario: almeno possiede ha i mezzi, ma questo è un altro discorso, collaterale ma collegato (come torna nel prefisso cum– di entrambi gli aggettivi).

Il ‘virtuale’ – in quanto prodotto di tecnologia e, quindi, dell’ingegno e del lavoro umani – non può essere avulso dalle finalità della scienza nel mondo della vita dell’uomo. Come ciò debba avvenire non attiene alla sintassi della tecnologia ma alla weltanschauung prevalente tra gli uomini, ovvero, in una parola, alla politica, nel senso etimologico della parola.

Solo la polis può fare in modo che tutti i suoi abitanti diventino cittadini attivi e responsabili[5] e lo siano pleno iure con diritti e doveri, non solo formali ma anche materiali, uguali per tutti, come statuisce l’art. 3 c. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Attraverso il ‘virtuale’, l’azione didattica dei docenti deve, se non annullare, certamente ridurre considerevolmente (i.e. il più possibile) le distanze tra ogni discente ed il gruppo, e tra ognun* di loro ed il/i docent*, potendosi prevedere momenti di didattica personalizzata per tutti gli (a vantaggio degli) studenti “speciali”.

4. IL ‘VIRTUALE’ NELLA RELAZIONE EDUCATIVA

Cosa, quindi, dispone il virtuale al servizio dell’umano nella fattispecie dell’utilizzo scolastico del medesimo? 

L’intenzionalità educativa de* docenti, il loro essere professionisti a pieno titolo della formazione e dell’istruzione, il loro istruire educando / educare istruendo, in una parola la loro humanitas, che non può non avere come finalità educativa la formazione di cittadini di oggi e di domani.

Soltanto una professionalità docente competente, come peraltro definita in tutta la normativa legislativa e pattizia, può essere in grado di declinare il ‘virtuale’ al servizio dell’ ‘umano’, superando i tecnicismi rischiosamente presenti, allorquando l’attività didattica non avviene de visu

Nel virtuale, occorre che vengano ri-create, da parte dei professionisti della scuola, le condizioni affinchè si possa realizzare quell’empatia necessaria in ogni rapporto, umano prima ancora che scolastico, di insegnamento / apprendimento, come ci insegna una infinita tradizione di studi pedagogici che pongono al centro della didattica i/le discenti, a cominciare dai grandi classici dell’attivismo pedagogico tra Ottocento e Novecento, ad esempio, Maria Montessori, Célestin Freinet etc.

L’empatia non può essere creata, naturalmente, sulla trasmissione esclusiva (e magari un po’ pedante) dei contenuti di tutte le discipline, comprese quelle a forte valenza sperimentale (chimica, fisica, i laboratori delle suddette discipline, di enogastronomia, di meccanica, di elettrotecnica, etc.): essa si deve fondare, da un lato, sulla ri-creazione di una relazione euristica che metta al centro la partecipazione, l’impegno e, dall’altro, sulle modalità di insegnare e di apprendere, sostenute dalla tecnologia informatica) in modo tutt’affatto diverse da quelle usualmente utilizzate nella didattica in presenza.

Non è irrilevante anche una riflessione didattica sugli esami conclusivi del I e del II ciclo di istruzione, che, verosimilmente, esula dalle tematiche di queste pagine, se non per quanto attiene alla gestione telematica dei medesimi da ricondurre sempre nell’ottica del ‘virtuale’ al servizio dell’ ‘umano’[6].

5.  E DOMANI …?

In questa riprogettazione è in gioco il futuro della scuola e dei giovani: non è immaginabile che entro poco tempo si possa riprendere l’attività didattica in una sorta di heri dicebamus. In questo senso, il ‘virtuale’ deve essere indirizzato intenzionalmente al servizio dell’ ‘umano’, perché più si allunga il tempo dell’emergenza, maggiore è la necessità di pensare una didattica a distanza davvero empaticamente coinvolgente e cognitivamente efficace per ciascun* discente nelle condizioni, anche tecnologiche, che le scuole saranno riuscite ad approntare – con l’indispensabile supporto economico del Ministero dell’Istruzione, delle Regioni e degli Enti Locali.

Non è irrilevante un’altra variabile ‘indipendente’, cui, ad oggi, non è immediato considerare. A settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico, le classi saranno popolate da alunni/studenti che non conosciamo affatto di persona: le classi prime in ogni ordine e grado di scuola e ciò renderà ancora più difficile conoscere i/le nuov* discenti e farsi ri-conoscere da loro come docenti: specialmente ma non in modo esclusivo nelle scuole in cui convergono discenti “speciali” di ogni tipologia, talvolta poco inclini al rapporto oro-auricolare, seppure arricchito dal video. Se si vogliono “rimuovere gli ostacoli …”, come ci impone il testo costituzionale, oltre che l’etica, professionale e non, che, a chi scrive, piace sempre definire con l’aristotelico “mestiere di uomo”.

Ecco perché non va dimenticato, da parte di chi deve governare il sistema scuola italiano, che l’inizio dell’a.s. 2020/21 è – parrà strano leggerlo – “domani” …


[1] CARLO DE NITTI (Bari 1960) opera nella scuola pugliese da quasi trentacinque anni; dal 2007 è dirigente scolastico nel capoluogo di regione, da cinque anni scolastici dirige la sede di attuale assegnazione, l’I.I.S.S. “Elena di Savoia – Piero Calamandrei” di Bari.

[2] <Distanti ma uniti>: la didattica al tempo del COVID-19. Lessico minimo, “Educazione & Scuola”, XXV, marzo 2020, 1111 3 Appare opportuno, in questo contesto, citare il volume di FRANCESCO BELLINO, Etica della solidarietà e società complessa, Bari 1987, Levante editori e, quale personalissimo corollario, CARLO DE NITTI, Bioetica ed etica della responsabilità, in AA.VV. Trattato di bioetica, a cura di FRANCESCO BELLINO, Bari 1992, Levante editori, pp. 337 – 355. 4 Il condizionale riviene da determinate scene sovente passano in televisione di troppe persone in giro senza alcun motivo che sia previsto nella normativa che viene via via emanata dal governo in carica.

[3] Si veda la Nota M.I. prot. n° 388 del 17 marzo 2020.

[4] Le piattaforme digitali per uso didattico, che sono presenti in gran copia nel mondo virtuale, hanno il pregio dell’apparente gratuità per gli utenti tutti, istituti scolastici compresi.

[5] Si può vedere, a tal riguardo, un sempre attuale volume di ATTILIO DANESE, Cittadini responsabili. Questioni di etica politica, Roma 1992, Dehoniane e, sia consentito, una discussione del medesimo testo in CARLO DE NITTI, Responsabilità e solidarietà. Il dibattito sull’etica della cittadinanza, “Prospettiva persona”, V (1995), 16, pp. 50 – 54.

[6] Anche in quella situazione occorrerà pensare ai discenti le cui dotazioni informatiche risultino essere impari al fine da conseguire, sempre nell’ottica della rimozione degli ostacoli di cui La Costituzione della Repubblica.

Soluzioni di apprendimento a distanza

L’UNESCO ha pubblicato un elenco di applicazioni educative, piattaforme e risorse per aiutare genitori, insegnanti, scuole a facilitare l’apprendimento degli studenti. Le risorse sono classificate in base alle esigenze di apprendimento a distanza, ma la maggior parte di essi offre funzionalità in più categorie.

https://repositorymultimediale.jimdo.com/2020/04/13/soluzioni-di-apprendimento-a-distanza/