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Intelligenza artificiale e studenti più critici

Con l’intelligenza artificiale studenti più critici solo se la scuola insegna a verificare

Quasi tutti i ragazzi delle medie e delle superiori usano già un assistente conversazionale, e lo fanno anche per studiare. Nel rapporto tra intelligenza artificiale studenti e scuola il punto ormai non è più se usarla, ma come trasformare un’abitudine spontanea in un uso critico, cioè capace di controllare quello che la macchina risponde.

Cosa fanno con l’intelligenza artificiale studenti di medie e superiori

L’indagine nazionale «Io e l’Intelligenza Artificiale», condotta da INDIRE, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, insieme al Festival dell’Innovazione Scolastica, ha coinvolto 5.342 studenti delle secondarie di primo e secondo grado tra marzo e giugno 2026. I risultati, presentati al Senato il 14 settembre, descrivono un uso ormai ordinario: il 94% dei ragazzi utilizza strumenti di IA, il 62% lo fa almeno ogni settimana, l’84% anche per attività di studio. Il 77% si affida alle versioni gratuite, quindi a servizi su cui la scuola non ha alcun controllo e di cui spesso non conosce le condizioni d’uso.

C’è poi un dato che smentisce l’immagine dello studente ingenuo. Circa il 44% teme che l’IA lo porti a pensare meno con la propria testa. Il 26% mette la perdita del senso critico tra i rischi principali e il 54% chiede che l’intelligenza artificiale resti sotto il controllo umano.

I ragazzi, insomma, i rischi li vedono.

Il paradosso della fiducia: chi si fida troppo verifica meno

Il risultato più utile per chi insegna riguarda il rapporto tra fiducia e controllo. Secondo i dati ripresi da CorriereUniv, il 76% degli studenti dichiara di fidarsi delle risposte dell’IA e il 62% dice di verificarle con altre fonti. Tra chi esprime la fiducia massima, però, il 55% non controlla le informazioni. L’indagine descrive un andamento a curva: verificano meno sia chi si fida ciecamente sia chi dichiara di non fidarsi affatto, mentre i controlli più frequenti vengono da chi mantiene una fiducia moderata.

Samuele Calzone, primo ricercatore INDIRE, ha aggiunto un’osservazione che ogni docente riconoscerà: circa un quarto degli studenti conosce bene limiti, errori e «allucinazioni» dei sistemi, eppure questa consapevolezza non si traduce automaticamente in più verifiche. «Sapere che cosa bisognerebbe fare non significa necessariamente farlo», ha detto.

Per la didattica la conseguenza è precisa. Spiegare i rischi in una lezione frontale serve a poco se poi nessuno chiede di applicare un metodo. La verifica delle risposte va trattata come una competenza da esercitare, con tempi, consegne e valutazione, come si fa con la comprensione di un testo o con la lettura di un grafico.

Quando il chatbot diventa un confidente

Il 53% degli studenti ha usato l’IA almeno una volta per sfogarsi o affrontare un problema personale, e secondo CorriereUniv le ragazze lo fanno quasi il doppio dei ragazzi. È un dato che la scuola non può archiviare come curiosità, perché racconta un uso che sfugge del tutto alle regole pensate per i compiti a casa.

Il compito educativo, qui, è parlarne apertamente e senza allarmismi. Un assistente conversazionale produce testo plausibile, è progettato per mantenere viva la conversazione e non conosce la persona che ha davanti. Aiutare i ragazzi a capire come funziona, che cosa fa dei dati che riceve e dove si ferma la sua utilità è un lavoro di alfabetizzazione, alla portata di qualunque consiglio di classe. Il passo successivo spetta agli adulti: rendere visibili e raggiungibili le figure di riferimento che la scuola già ha, dal docente coordinatore allo sportello d’ascolto dove esiste. Luigi Ballerini, presidente del Comitato scientifico del Festival, ha ricordato che la scuola possiede due cose che nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire: «tempo condiviso e relazioni affidabili».

Insegnare a verificare, in classe

Le attività possibili sono semplici e non richiedono laboratori dedicati. In storia o in scienze si può partire da una risposta generata dall’IA su un argomento del programma. La classe la confronta con il manuale e con una fonte istituzionale, segnando ciò che coincide, ciò che manca e ciò che è sbagliato. In italiano si può chiedere agli studenti di consegnare, insieme all’elaborato, la traccia delle domande poste all’assistente e una breve nota su cosa hanno accettato, corretto o scartato. In matematica funziona bene l’errore cercato: si sottopone un problema, si analizza la soluzione proposta e si individua il passaggio in cui il ragionamento cede. Lavorando sul dubbio in modo sistematico si allena proprio quella fiducia moderata che, secondo l’indagine, porta a verificare di più.

Conta anche la valutazione. Se il voto premia solo il prodotto finale, l’incentivo a delegare tutto resta forte; se una parte del giudizio riguarda il processo, le fonti consultate e le correzioni fatte, la verifica diventa parte del lavoro e smette di sembrare un controllo in più.

Regole condivise e formazione dei docenti

Un patto d’uso messo per iscritto insieme alla classe, che dica quando l’IA è ammessa, come va dichiarata e quali dati personali non si inseriscono mai, toglie ambiguità a studenti e famiglie. Ha più forza se nasce da una discussione con i ragazzi e se il collegio dei docenti lo traduce in criteri comuni, così che non cambi da una materia all’altra.

Nulla di questo regge senza docenti preparati. Il tema tocca da vicino anche il quadro europeo: l’art. 4 dell’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689 nella versione modificata dal Regolamento (UE) 2026/1744, chiede a chi utilizza sistemi di IA di adottare misure per sviluppare l’alfabetizzazione del proprio personale. Per una scuola significa formazione distribuita, non affidata al solo animatore digitale.

Un terreno comune per scuola e professionisti dell’IA

Educazione&Scuola segue da anni la formazione e l’innovazione didattica rivolte a docenti e dirigenti, ed è su questo terreno che le competenze dei professionisti del settore possono servire alla scuola. L’Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale (AIPIA), ente no profit che riunisce sviluppatori, ricercatori, data scientist e consulenti, ha pubblicato una guida pratica AIPIA all’IA per la scuola e i docenti, scaricabile gratuitamente. Affronta proprio i nodi emersi dall’indagine: che cosa affidare all’IA e che cosa no, come ripensare verifiche e valutazione, come gestire i dati dei minori, come costruire un patto d’uso in classe e avviare il lavoro a livello d’istituto. Per le scuole AIPIA promuove anche AI NEXT, un programma gratuito dedicato.

Un dirigente può usare materiali di questo tipo come base per un collegio docenti o per un percorso interno, adattandoli al proprio contesto. Il valore sta nel lessico comune che offrono: allucinazione, bias, dato personale, verifica delle fonti devono significare la stessa cosa per il docente di lettere e per quello di informatica.

I numeri dell’indagine INDIRE dicono che gli studenti sono già oltre la fase della scoperta. La domanda utile, per ogni istituto, è quante ore dell’anno scolastico siano dedicate esplicitamente a controllare una risposta generata da una macchina. Se la risposta è nessuna, il primo esercizio da proporre in classe è già scritto.

Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA

Olimpiadi Italiane di Informatica (OII)

OLIMPIADI ITALIANE DI INFORMATICA:
AL LICEO ROMITA DI CAMPOBASSO LA FASE FINALE DAL 24 AL 26 SETTEMBRE

Saranno 107 gli studenti della Scuola Secondaria Superiore provenienti da tutta Italia che si sfideranno per la fase finale delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII). Insieme a loro anche 7 giovanissimi vincitori dei Giochi di Fibonacci, la competizione rivolta agli studenti della Scuola Primaria e Secondaria di I Grado. 

È in programma a Campobasso dal 24 al 26 settembre 2026 la fase finale delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII), giunte alla XXVI edizione. Non si tratta della prima volta per la città, che aveva già ospitato la competizione nel 2018 alll’ITST Marconi. Quest’anno sarà la volta del Liceo Scientifico “Alberto Romita”, che accoglierà i 107 studenti della Scuola Secondaria Superiore provenienti da tutta Italia per sfidarsi nella risoluzione di problemi computazionali. Insieme a loro anche 7 giovanissimi vincitori dei Giochi di Fibonacci, la competizione rivolta agli studenti della Scuola Primaria e Secondaria di I Grado. 

“Le Olimpiadi Italiane di Informatica rappresentano un percorso di formazione e di crescita che permette ai giovani di mettere alla prova le proprie capacità, confrontarsi con altri talenti e scoprire nuove prospettive per il proprio futuro. La finale di Campobasso sarà il momento conclusivo di un percorso di selezione e preparazione che ha coinvolto studenti e scuole di tutta Italia, confermando quanto sia importante investire nelle competenze informatiche e nella valorizzazione dei talenti. Come AICA siamo orgogliosi di essere al fianco del Ministero dell’Istruzione e del Merito in questa iniziativa e di contribuire a costruire nuove opportunità di crescita per le giovani generazioni e per il Paese”, il commento di Antonio Piva, Presidente di AICA e membro del Comitato Olimpico. 

AICA e le Olimpiadi di Informatica – AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico è infatti protagonista del percorso di selezione dei ragazzi e ragazze che partecipano alle varie edizioni delle Olimpiadi di Informatica. Le squadre nazionali che rappresentano ogni anno l’Italia alle varie Olimpiadi Internazionali nascono dal percorso di selezione che gli studenti delle scuole superiori affrontano per partecipare alle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII), il cui obiettivo è la diffusione dell’apprendimento della programmazione per la risoluzione di problemi computazionali di crescente complessità basati sul carattere algoritmico dei quesiti, che richiedono principalmente la capacità di ragionare e tradurre tale ragionamento in codice efficiente per il computer.  A coordinare e organizzare le Olimpiadi Italiane di Informatica (OII) e la partecipazione italiana alle Olimpiadi Internazionali di Informatica (IOI) è il Comitato Olimpico composto da rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e di AICA, da oltre sessant’anni in prima linea nella diffusione della cultura informatica e delle competenze digitali. 

Le selezioni territoriali degli studenti – I 107 studenti sono stati ammessi alla fase finale a seguito della selezione territoriale del 9 aprile 2026 e della selezione AlgoBadge (piattaforma online di allenamento al problem solving algoritmico) conclusasi il 28 giugno 2026. La Lombardia è la regione più rappresentata con 33 partecipanti, seguita da Veneto (13) ed Emilia Romagna (11). Trentino Alto Adige e Piemonte contano entrambi 9 ammessi; 8 per il Lazio; 3 quelli di Friuli Venezia Giulia, Puglia e Toscana; 2 rappresentanti per Campania, Marche, Molise e Sicilia; 1 per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta. 

La passata edizione in Friuli Venezia Giulia – L’ultima edizione delle OII si è svolta a settembre 2025 all’ISIS Malignani di Udine, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia. Un’edizione conclusasi con 9 medaglie d’oro, 18 d’argento e 27 di bronzo. Tra i classificati oro, le prime tre medaglie sono state assegnate a Nicola Dindo (Liceo Scientifico A. Volta, Milano), Alessandro Damiani (Liceo Scientifico Righi, Cesena) e Samuele Benassai (Istituto Tecnico Industriale Antonio Meucci, Firenze). Info su https://www.olimpiadi-informatica.it/ 

I Giochi di Fibonacci 2026-27 – Sono aperte le iscrizioni ai Giochi di Fibonacci 2026/2027. Obiettivo dell’iniziativa, alla sua quinta edizione, è quello di avvicinare gli studenti dei primi gradi di istruzione al mondo dell’informatica e in modo particolare al mondo della programmazione tramite attività competitive.

La partecipazione è aperta alle classi III-IV-V della scuola primaria e a tutte le classi della scuola secondaria di primo grado, e non richiede conoscenze pregresse di programmazione per le prime fasi di selezione. Le iscrizioni degli insegnanti interessati rimarranno aperte fino a giovedì 3 dicembre. Gli eventi di gara sono in programma il 14-18 dicembre e successivamente a febbraio e ad aprile. Per info e iscrizioni: https://fibonacci.olinfo.it/ 


OLIMPIADI ITALIANE DI INFORMATICA:
PROCLAMATI I VINCITORI DELLA XXVI EDIZIONE,
DA RECORD LA PARTECIPAZIONE CON OLTRE 18 MILA STUDENTESSE E STUDENTI

Si è svolta al Liceo Romita di Campobasso l’edizione 2026 delle Olimpiadi Italiane di Informatica, conclusasi con 11 ori, 22 argenti e 43 bronzi. 

La competizione, promossa da AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico insieme al MIM – Ministero dell’Istruzione e del Merito, si pone l’obiettivo di stimolare l’interesse nell’informatica e nella tecnologia dell’informazione nelle giovani generazioni.

Complessivamente, dalla selezione scolastica, l’edizione di quest’anno ha visto la partecipazione di 18.763 fra studentesse e studenti: record assoluto della competizione.

L’edizione 2027 si svolgerà in Valle d’Aosta all’ISILTEP di Verrès.

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Si è conclusa al Liceo Scientifico “Alberto Romita” di Campobasso la XXVI edizione delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII), competizione promossa da AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico insieme al MIM – Ministero dell’Istruzione e del Merito. Dal 24 al 26 settembre si sono sfidati oltre cento dei migliori giovani talenti italiani nell’ambito della programmazione e dell’informatica: le Olimpiadi rappresentano infatti un’occasione per mettere alla prova competenze di logica, problem solving e programmazione, valorizzando al tempo stesso la passione e il talento degli studenti. 

I medagliati e il record di partecipazione della storia della competizione  – Un’edizione che entra nella storia della competizione anche per la partecipazione record: 18.763 studentesse e studenti hanno preso parte alle diverse fasi della manifestazione a partire dalla selezione scolastica, confermando il crescente interesse delle nuove generazioni verso l’informatica e le discipline tecnologiche. 107 gli studenti della Scuola Secondaria Superiore provenienti da tutta Italia per la fase finale delle OII, insieme a 7 giovanissimi vincitori dei Giochi di Fibonacci, la competizione rivolta agli studenti della Scuola Primaria e Secondaria di I Grado. Oltre ai presenti hanno gareggiato circa 40 partecipanti online.

Al termine della competizione sono state assegnate complessivamente 11 medaglie d’oro, 22 d’argento e 43 di bronzo, a riconoscimento delle migliori performance tra i giovani partecipanti. Tra i classificati oro, il punteggio più alto (298/400) è di Marco Gambaro (IV classe, Liceo Scientifico Banfi, Vimercate). A pari merito con il punteggio di 287/400: Nicholas Bamber (III classe, Liceo Scientifico Banfi, Vimercate), Francesco Fuson (IV classe, Liceo Scientifico Da Vinci, Treviso) e Giovanni Maiellaro (Liceo Scientifico A. Volta, Milano). 

“Il dato delle 18.763 studentesse e studenti coinvolti è particolarmente significativo e racconta meglio di qualsiasi altro numero il valore delle Olimpiadi Italiane di Informatica. Le OII non sono soltanto una competizione, ma un percorso capace di avvicinare ogni anno migliaia di giovani all’informatica, stimolando curiosità, capacità di ragionamento e interesse verso competenze che avranno un ruolo sempre più importante nel loro futuro. La partecipazione record di questa edizione conferma quanto sia importante continuare a investire nella diffusione della cultura informatica nelle scuole e nella valorizzazione dei giovani talenti”, il pensiero di Antonio Piva, Presidente di AICA e membro del Comitato Olimpico. 

L’edizione 2027 in Valle d’Aosta – Dopo Campobasso, le OII guardano già al prossimo anno: la finale della XXVII edizione delle Olimpiadi Italiane di Informatica si svolgerà nel 2027 in Valle d’Aosta, ospitata dall’ISILTEP di Verrès, proseguendo così un percorso che ogni anno coinvolge un numero crescente di studentesse e studenti provenienti da tutto il territorio nazionale.

Le Olimpiadi Italiane di Informatica – Le Olimpiadi Italiane di Informatica (OII) rappresentano la più prestigiosa competizione nazionale rivolta agli studenti delle scuole superiori di secondo grado di tutta Italia appassionati di informatica e programmazione. Nascono per diffondere l’apprendimento della programmazione per la risoluzione di problemi computazionali di crescente complessità, per promuovere l’eccellenza nell’ambito delle discipline informatiche, per avvicinare i giovani al problem solving computazionale e alla programmazione, incentivando così lo studio delle discipline scientifico-tecnologiche (STEM) e promuovendo il pensiero computazionale tra i giovani. Il focus è sulla parte “algoritmica” dei problemi per favorire la partecipazione anche di coloro che non hanno conoscenze specialistiche pregresse. Una competizione che richiede da un lato e allena dall’altro la capacità di ragionare e di tradurre tale ragionamento in un codice efficiente per il computer. Le OII sono promosse dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con il supporto di AICA – da oltre sessant’anni in prima linea nella diffusione della cultura informatica e delle competenze digitali – nell’ambito di un apposito Protocollo d’Intesa, rinnovato ogni tre anni.

Come si svolgono? – Le OII si articolano in più fasi successive, che comprendono le fasi scolastica, territoriale e nazionale.

1. Fase scolastica (novembre/dicembre): ogni scuola aderente seleziona internamente gli studenti più meritevoli tramite un test somministrato a livello locale.

2. Fase territoriale (marzo/aprile): i migliori studenti della fase scolastica partecipano a una gara a livello regionale o interregionale. Viene selezionata una rosa di candidati che accederanno alla finale nazionale.

3. Finale nazionale (settembre/ottobre): una prova unica, individuale, in cui gli studenti si cimentano con problemi di programmazione algoritmica e risoluzione computazionale. I migliori classificati entrano a far parte del programma di allenamento per la Nazionale Italiana.

4. Preparazione e selezione per le Olimpiadi Internazionali di Informatica (IOI): i migliori finalisti nazionali partecipano a sessioni di formazione intensiva per accedere alla squadra italiana che parteciperà alle IOI – International Olympiad in Informatics, competizione globale patrocinata dall’UNESCO, e alle altre Olimpiadi Internazionali cui il nostro paese partecipa. 

APPROFONDIMENTI

AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, da oltre sessant’anni è punto di riferimento per la costruzione della società digitale. Realtà no profit indipendente, è la più accreditata associazione di cultori e professionisti ICT con la missione di diffondere e accrescere cultura, conoscenze e competenze digitali in tutti i loro aspetti scientifici, economici, sociali ed educativi, a partire dal mondo della scuola. Grazie alle sue relazioni europee e mondiali è portatrice di valori ed esperienze internazionali e sostiene la diffusione nel nostro Paese della cultura digitale attraverso progetti in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e numerosi Enti e Organizzazioni italiane e internazionali. 

ICDL – International Certification of Digital Literacy è il programma di certificazione leader mondiale riconosciuto in oltre 140 paesi in molte università, aziende e pubbliche amministrazioni mondiali facilitando l’accesso a molte opportunità professionali e rappresentando un elemento chiave per costruire un futuro digitale di successo. Maggiori info su AICA e ICDL sono disponibili su https://www.aicanet.it/ e https://www.icdl.it/ 

Insieme al MIM, AICA organizza la partecipazione degli studenti italiani della Scuola Secondaria Superiore alle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII) e alle Olimpiadi Internazionali di Informatica (IOI, International Olympiad in Informatics). L’obiettivo è di contribuire a diffondere la cultura informatica nel sistema di istruzione superiore nel modo più coinvolgente e, contemporaneamente, far emergere e valorizzare le “eccellenze” esistenti nella nostra Scuola. Avviate dal 1989 col patrocinio dell’UNESCO, le IOI sono una competizione che vede studenti di tutto il mondo sotto i 20 anni di età sfidarsi nella soluzione di problemi risolvibili attraverso algoritmi, che bisogna prima creare e poi trasformare in programmi informatici. Sono organizzate ogni anno da una delle nazioni partecipanti e oggi vi sono rappresentati oltre 80 Paesi. ‍AICA e il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) organizzano le Olimpiadi Italiane di Informatica (OII), una competizione che – pur finalizzata alla selezione della rappresentativa italiana alle IOI – ha oramai assunto la connotazione di fulcro dell’intero “programma olimpico”. Le Olimpiadi Italiane coinvolgono ormai un gran numero di scuole – Licei e Istituti Tecnici – con vari stadi di selezione, da quello del singolo istituto a quello regionale a quello nazionale. Ad ogni edizione, gli studenti italiani iscritti sono circa 13.000, provenienti da circa 600 Istituti. Info su https://www.olimpiadi-informatica.it/pagine/organizzazione/ 

Nota 15 settembre 2026, AOODGOSV 162626

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
All’Intendente Scolastico della provincia di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua località ladine BOLZANO
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provincia di TRENTO
Al Sovrintendente agli studi della Valle D’Aosta AOSTA
Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche statali e paritarie LORO SEDI
e, p.c. Al Capo Segreteria tecnica del Sig. Ministro SEDE
Al Capo di Gabinetto SEDE
Al Capo Ufficio Stampa SEDE
Al Capo del Dipartimento per le risorse, l’organizzazione e l’innovazione digitale SEDE
All’INDIRE

Oggetto: Fiera “Didacta Italia – edizione Abruzzo 2026”. Lanciano (Chieti), 21-22-23 ottobre 2026.

Io e l’Intelligenza Artificiale

“Io e l’Intelligenza Artificiale”

Presentazione dell’indagine nazionale su oltre 5.300 studenti italiani delle scuole superiori di I e II grado relativa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale

lunedì 14 settembre 2026, ore 10.00

Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, palazzo Madama – Roma

Realizzata da INDIRE e dal Festival dell’Innovazione Scolastica, l’indagine ha coinvolto 5.342 studenti e fotografa un rapporto ormai quotidiano con l’IA: il 94% degli studenti infatti la utilizza almeno occasionalmente. La ricerca approfondisce opportunità e rischi di questa trasformazione, dal supporto allo studio alla dipendenza cognitiva, e interroga la scuola sulla sfida di educare a un uso consapevole, critico e autonomo delle nuove tecnologie.

Intervengono:

Luigi Ballerini            presidente comitato scientifico Festival dell’Innovazione Scolastica e psicoterapeuta

Samuele Borri           dirigente tecnologo INDIRE

Samuele Calzone      ricercatore INDIRE   

Alessandra Carlini    docente Liceo scientifico Cavour di Roma

Mauro Magatti         ​professore ordinario di Sociologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e responsabile dell’osservatorio di Unhate Foundation

Modera:

Alberto Raffaelli       presidente del Festival dell’Innovazione Scolastica


Intelligenza artificiale e scuola, Magatti: «Dobbiamo imparare a navigare in questo oceano. Servono sperimentazione e un grande investimento educativo»

  • Presentata al Senato l’indagine INDIRE-Festival dell’Innovazione Scolastica su 5.342 studenti.
  • Il 94% utilizza l’IA, il 62% almeno una volta alla settimana. Il 53% l’ha usata anche come “confidente digitale”.
  • La sfida: passare dalla familiarità tecnologica alla capacità di comprendere e governare gli strumenti

Roma, lunedì 14 settembre 2026. «L’intelligenza artificiale, come tutte le grandi innovazioni tecnologiche, è un “farmaco”: può essere insieme cura e veleno. Dobbiamo avere la forza intellettuale di sostare dentro questa ambivalenza, senza dividerci tra tecno-ottimisti e pessimisti. I ragazzi hanno ormai in tasca l’accesso pressoché istantaneo a tutto lo scibile umano: si apre per loro un oceano di possibilità straordinarie, ma se non imparano a navigare e non hanno una barca solida rischiano di affondare. E in questo mare nessuno si salva da solo». È la riflessione proposta da Mauro Magatti, professore ordinario di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto questa mattina nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica alla presentazione dell’indagine nazionale“Io e l’Intelligenza Artificiale”, promossa da INDIRE e Festival dell’Innovazione Scolastica.

«Di fronte alla velocità siderale della trasformazione tecnologica non possiamo pensare che bastino le norme», ha proseguito Magatti. «Dobbiamo definire obiettivi etici e pedagogici chiari e poi avere il coraggio della sperimentazione dal basso: provare, sbagliare, correggere e soprattutto mettere in circolo le esperienze migliori. Ma serve anche una scelta politica: come nell’Ottocento si ebbe il coraggio di investire enormemente nella scuola pubblica mentre la Rivoluzione industriale cambiava la società, oggi dobbiamo decidere di immettere risorse massicce nell’educazione. Questa è una grande sfida di civiltà».

L’IA è già dentro la vita degli studenti

L’indagine “Io e l’Intelligenza Artificiale” ha coinvolto 5.342 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, provenienti da istituti distribuiti sul territorio nazionale. Si tratta di un campione costituito dalle scuole della rete del Festival che hanno aderito alla rilevazione. Secondo Samuele Calzone, primo ricercatore INDIRE, per dimensione si tratta di una delle più ampie indagini realizzate finora in Europa sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte degli studenti.

I dati restituiscono un fenomeno ormai pienamente entrato nella quotidianità:

  • il 94% degli studenti utilizza strumenti di intelligenza artificiale e il 62% lo fa almeno settimanalmente
  • l’84% li utilizza anche per attività di studio, dall’italiano alla matematica, dalla scrittura allo svolgimento di esercizi
  • in alcuni istituti il 70-80% degli studenti dichiara un utilizzo quasi quotidiano della tecnologia digitale, IA e non solo
  • circa il 44% teme che l’IA possa portarlo a pensare meno con la propria testa e il 26% indica nella perdita del senso critico uno dei principali rischi per il futuro
  • il 54% chiede che l’intelligenza artificiale rimanga sotto il controllo umano
  • il 53% l’ha utilizzata almeno una volta per sfogarsi o affrontare un problema personale, con una presenza particolarmente significativa tra le ragazze e gli studenti più giovani
  • il 77% utilizza le versioni gratuite dei servizi di IA.

Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca è quello definito dagli studiosi “paradosso della fiducia”: chi si fida ciecamente dell’IA e, all’estremo opposto, chi dichiara di non fidarsene affatto tende a verificare meno le informazioni ricevute. Sono invece gli studenti che mantengono una posizione intermedia, di fiducia moderata, a effettuare con maggiore frequenza controlli e verifiche. La familiarità con lo strumento, dunque, non coincide automaticamente con la capacità di valutarne criticamente le risposte.

Il rapporto completo dell’indagine, con la metodologia, tutti i dati e le relative elaborazioni, è disponibile in cartella stampa.

Raffaelli: «Nella scuola è arrivato uno tsunami. Il primo passo è capire che cosa sta accadendo»

Ad aprire la conferenza, dopo il saluto del senatorePierantonio Zanettin, è stato Alberto Raffaelli, presidente del Festival dell’Innovazione Scolastica, che ha ricordato come il Festival abbia dedicato all’intelligenza artificiale la propria sesta edizione, coinvolgendo 80 scuole e oltre 600 tra dirigenti e docenti nella presentazione di esperienze concrete.

«È arrivato uno tsunami all’interno del mondo della scuola», ha detto Raffaelli, «ma è uno tsunami che può rivelarsi benefico e positivo, se avremo la lucidità di affrontarlo responsabilmente. La scuola sta già cambiando radicalmente e il primo passo è capire il fenomeno partendo dai dati».

Raffaelli ha richiamato in particolare il passaggio di“Magnifica Humanitas” secondo il quale «lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca», mentre organizzazione della scuola, spazi, valutazione e ruolo dell’insegnante chiedono di essere ripensati in vista di un’educazione integrale della persona.

Borri: «La scuola deve togliere i ragazzi dall’inconsapevolezza»

Per Samuele Borri, dirigente tecnologo INDIRE, il dato fondamentale è che l’intelligenza artificiale è ormai presente non soltanto tra gli studenti ma anche nell’attività dei docenti. INDIRE sta infatti conducendo da due anni anche indagini sull’uso dell’IA da parte degli insegnanti, registrandone una crescita significativa.

«La scuola non può ignorare questo fenomeno», ha sottolineato Borri. «Deve fare l’impossibile per togliere i ragazzi dall’inconsapevolezza: aiutarli a capire che cosa c’è dietro questi strumenti, che cosa possono aspettarsi e quali sono le derive a cui prestare attenzione. È un lavoro di alfabetizzazione che deve iniziare il prima possibile».

Calzone: «Non basta sapere che l’IA può sbagliare: bisogna imparare a verificare»

Presentando nel dettaglio i risultati, Samuele Calzone, primo ricercatore INDIRE, ha evidenziato come la ricerca mostri una distanza significativa fra conoscenza teorica dei rischi e comportamento effettivo.

«Circa un quarto degli studenti è estremamente consapevole dei rischi legati alla perdita del pensiero critico e conosce perfettamente limiti, errori e “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale», ha spiegato Calzone. «Eppure questa consapevolezza non determina automaticamente una maggiore verifica delle fonti. Sapere che cosa bisognerebbe fare non significa necessariamente farlo».

Da qui la proposta di una sorta di “immunizzazione preventiva attiva”: non limitarsi a dire agli studenti che l’IA sbaglia, ma portarli a individuare direttamente gli errori, confrontare risposte, decostruire le allucinazioni dell’algoritmo e comprendere quando lo strumento può realmente favorire l’apprendimento.

Carlini: «La responsabilità del docente è non lasciare soli i ragazzi»

A portare nella conferenza la voce dell’esperienza quotidiana della scuola è stata Alessandra Carlini, docente del Liceo scientifico Cavour di Roma, che ha presentato anche al recente Festival di Valdobbiadene un’esperienza didattica basata sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in relazione con la città, il patrimonio culturale e l’esperienza fisica degli studenti.

«L’intelligenza artificiale pone alla scuola domande nuovissime sul piano tecnologico, ma in fondo ripropone le domande pedagogiche di sempre: che cosa significa insegnare, che cosa significa apprendere, come costruiamo la relazione educativa», ha spiegato. «I ragazzi spesso utilizzano l’IA con grande consapevolezza pragmatica, anche come una comodissima scorciatoia. La responsabilità del docente è allora quella di non lasciarli soli, aiutandoli ad abitare lo sforzo e la difficoltà e facendo leva sulla meraviglia e sull’emozione della scoperta».

«Forse», ha concluso Carlini, «la domanda non è soltanto che cosa possa fare l’intelligenza artificiale per la scuola, ma che cosa possa e debba fare la scuola per orientare il dibattito culturale, etico e sociale sull’intelligenza artificiale».

Magatti: sperimentare dal basso e mettere in rete le esperienze migliori

Magatti ha indicato proprio nelle esperienze concrete delle scuole una delle strade per affrontare una trasformazione tanto rapida: «Oggi nessuno ha la ricetta in tasca. Non sappiamo con certezza quale sia il modo migliore per integrare l’intelligenza artificiale nella didattica. Bisogna provare, sbagliare e correggere la rotta». Ma le sperimentazioni, ha aggiunto, non possono rimanere isolate: occorrono strumenti capaci di far circolare a livello nazionale le migliori pratiche e trasformarle progressivamente in patrimonio comune della scuola.

Una lettura che trova riscontro anche in “UNFILTERED – Voci generazionali”, l’Osservatorio permanente sui giovani tra i 13 e i 24 anni promosso da Unhate Foundation e diretto scientificamente dallo stesso Magatti. La ricerca mostra come per i giovani il digitale non costituisca ormai una dimensione separata dalla vita reale, ma un vero e proprio ambiente nel quale si intrecciano relazioni, informazione, apprendimento e identità. Anche nei confronti dell’IA l’atteggiamento che emerge è pragmatico e tutt’altro che ingenuo: i ragazzi ne riconoscono potenzialità e rischi e non chiedono meno tecnologia, ma maggiori strumenti per comprenderla e governarla, rafforzando digital literacy e pensiero critico.

Ballerini: «Un chatbot può rispondere, ma non può prendersi cura»

A concludere gli interventi è stato Luigi Ballerini, psicoterapeuta e presidente del Comitato scientifico del Festival dell’Innovazione Scolastica, che ha concentrato l’attenzione soprattutto sulle implicazioni educative e relazionali dei dati.

«L’altissima competenza tecnica d’uso non coincide con la maturità del giudizio», ha osservato. Un adolescente può essere abilissimo nel formulare un prompt e ottenere rapidamente un risultato, senza avere sviluppato allo stesso modo «la capacità di verificare, di dubitare, di gestire l’attesa e di sopportare la fatica cognitiva». Il rischio è che l’intelligenza artificiale diventi una “stampella permanente” del pensiero: capace di ridurre la fatica, ma proprio per questo anche di sottrarre occasioni attraverso le quali si costruiscono memoria, autonomia e capacità di affrontare la frustrazione.

Particolare attenzione, secondo Ballerini, merita il dato relativo al “confidente digitale”. «Dobbiamo aiutare i giovani a non confondere una risposta con una relazione. Un chatbot può rispondere, ma non può prendersi cura. Può restituire parole gentili, ma non può assumersi la responsabilità dell’altro». Per questo la questione non riguarda soltanto la regolazione della tecnologia: «Se un adolescente preferisce confidarsi con un algoritmo, dobbiamo chiederci anche quali spazi reali, quali adulti disponibili e quali relazioni affidabili siamo capaci di offrirgli».

La scuola, ha concluso Ballerini, possiede due caratteristiche che nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire: «tempo condiviso e relazioni affidabili». «La sfida educativa contro l’inganno del virtuale si vince nel campo del reale», sostenendo la crescita di persone libere, capaci di pensare con la propria testa e di desiderare ancora l’incontro con l’altro.

Il Festival dell’Innovazione Scolastica è una manifestazione nazionale nata per favorire la condivisione, la valorizzazione e la diffusione di esperienze didattiche innovative realizzate nelle scuole italiane. L’edizione 2026 si è svolta a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, dal 4 al 6 settembre, rivolta a dirigenti scolastici e docenti delle scuole di ogni ordine e grado: istituti statali, scuole paritarie e scuole di formazione professionale accreditate. Le scuole selezionate, tra quelle che avranno presentato la propria candidatura, hanno avuto l’opportunità di raccontare e condividere le loro esperienze di innovazione didattica, contribuendo a un confronto aperto tra realtà educative diverse. Il tema dell’edizione 2026 è stato “Intelligenza, intelligenze. Apprendere con l’IA: esperienze e impatti”. Attraverso incontri, webinar e altri momenti di approfondimento, il Festival si propone come uno spazio di confronto, formazione e aggiornamento per il mondo della scuola sulle trasformazioni più significative che attraversano oggi l’istruzione, con particolare attenzione al ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi di apprendimento. Il prossimo Festival dell’Innovazione Scolastica si svolgerà nel primo fine settimana di settembre 2027 e sarà dedicato al tema della valutazione nella scuola.

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Un’ora di STEM a settimana

Un’ora di STEM a settimana

Progettare un laboratorio scientifico stabile nella scuola primaria

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Nella scuola primaria le attività scientifiche vengono spesso concentrate in giornate speciali, settimane tematiche o progetti finanziati. Si preparano materiali, si realizzano esperimenti, si scattano fotografie e, conclusa l’iniziativa, la didattica torna alla propria organizzazione abituale. I bambini conservano il ricordo di un’esperienza coinvolgente, ma raramente hanno il tempo di riprendere le domande, correggere le ipotesi e collegare quanto osservato a nuove situazioni.

Prevedere un’ora di STEM ogni settimana significa scegliere una logica diversa. Il laboratorio non viene aggiunto come attività straordinaria, ma entra stabilmente nel curricolo, offrendo continuità all’osservazione, alla progettazione e alla discussione. La regolarità permette ai bambini di comprendere che la scienza non coincide con l’effetto sorprendente prodotto dall’adulto, ma con un modo paziente di interrogare la realtà.

Un’ora può sembrare poco, ma diventa significativa quando non ricomincia ogni volta da zero e quando ciascun incontro conserva una relazione riconoscibile con quelli precedenti.

Non una nuova disciplina

L’ora STEM non dovrebbe trasformarsi in un’ulteriore materia separata, affidata esclusivamente al docente considerato più competente in ambito scientifico. Scienze, tecnologia, ingegneria e matematica entrano nel laboratorio perché un problema reale richiede osservazioni, misure, rappresentazioni, strumenti e soluzioni differenti.

Costruire un ponte di carta significa interrogarsi sulle proprietà dei materiali, utilizzare forme geometriche, misurare una distanza e verificare la resistenza del prototipo. Osservare la crescita di una pianta richiede di raccogliere dati, rappresentarli e collegarli alle condizioni ambientali. Progettare un sistema per trasportare acqua introduce volume, pressione, pendenza e scelta dei materiali.

L’interdisciplinarità non nasce dall’obbligo di inserire tutte le lettere dell’acronimo STEM in ogni attività, ma dalla natura del problema affrontato. Alcuni percorsi saranno maggiormente scientifici, altri matematici o progettuali, purché mantengano una connessione tra conoscenza e azione.

Un tempo protetto

Perché il laboratorio diventi stabile, deve avere uno spazio riconoscibile nell’orario. Se viene collocato soltanto quando avanzano minuti o quando il programma procede senza difficoltà, sarà inevitabilmente sacrificato alle urgenze.

Proteggere un’ora settimanale significa attribuire valore all’indagine, ma richiede anche una gestione realistica. Non tutte le fasi devono svolgersi nello stesso incontro. Una settimana può essere dedicata all’osservazione del problema, quella successiva alla progettazione, mentre il test e la revisione possono avvenire in momenti ulteriori.

Questa dilatazione contrasta l’idea che ogni lezione debba produrre un risultato concluso. Nella ricerca autentica alcune domande rimangono aperte, i dati devono essere raccolti nel tempo e un prototipo richiede più tentativi.

La continuità settimanale permette di sospendere l’attività senza cancellarla, purché disegni, materiali e osservazioni vengano conservati in modo ordinato.

Una struttura ricorrente

Il laboratorio può mantenere una struttura riconoscibile senza diventare rigido. Ogni percorso comincia da una domanda, prosegue con la formulazione di ipotesi o progetti, attraversa una fase di prova e si conclude provvisoriamente con la condivisione dei risultati.

La domanda iniziale deve essere comprensibile e verificabile. Come possiamo rallentare la caduta di un oggetto? Quale terreno trattiene più acqua? Come costruire una torre utilizzando soltanto dieci fogli? Che cosa modifica la lunghezza di un’ombra?

I bambini annotano o rappresentano ciò che pensano, decidono come procedere e incontrano il fenomeno. Dopo la prova confrontano quanto accaduto con le aspettative e individuano ciò che richiede una nuova verifica.

La ricorrenza di questa struttura costruisce abitudini cognitive. Gli alunni imparano progressivamente che una risposta deve essere sostenuta da osservazioni, che le condizioni della prova contano e che modificare un’idea non significa avere fallito.

Il problema prima dei materiali

Distribuire immediatamente oggetti, strumenti e contenitori produce entusiasmo, ma può spingere i bambini a manipolare senza comprendere che cosa stiano cercando. Il materiale deve entrare dopo che il problema è stato chiarito, oppure essere inizialmente presentato proprio per suscitare una domanda.

Prima di costruire un’imbarcazione, per esempio, la classe deve sapere quale peso dovrà trasportare, per quanto tempo dovrà galleggiare e quali materiali siano disponibili. I criteri trasformano il gioco di costruzione in una sfida progettuale.

Anche negli esperimenti scientifici occorre stabilire che cosa osservare. Immergere oggetti nell’acqua senza una domanda può risultare piacevole, ma confrontare forma, materiale e comportamento permette di costruire spiegazioni più articolate.

Il laboratorio STEM non si distingue dalla ricreazione per la serietà del volto dei bambini, ma per l’intenzionalità con cui azioni e risultati vengono messi in relazione.

Gruppi piccoli e responsabilità reali

Un laboratorio condotto sempre con l’intera classe rischia di lasciare molti bambini nella posizione di spettatori. I piccoli gruppi permettono una partecipazione più attiva, ma la collaborazione deve essere organizzata affinché non siano sempre gli stessi alunni a prendere decisioni e utilizzare i materiali.

Si possono prevedere responsabilità temporanee legate alla progettazione, alla costruzione, alla misurazione e alla documentazione, evitando però che i ruoli diventino etichette permanenti. Chi oggi registra i dati deve poter costruire nel laboratorio successivo, mentre chi mostra maggiore abilità manuale deve imparare anche ad ascoltare e spiegare.

Il prodotto appartiene al gruppo, ma il docente deve osservare i contributi individuali. La collaborazione non consiste nella semplice divisione dei compiti, perché richiede di discutere le scelte, giustificare una proposta e accettare che il progetto comune possa essere diverso da quello immaginato inizialmente.

Materiali poveri e organizzazione ricca

Carta, cartone, elastici, cannucce, tappi, mollette, spago, contenitori, specchi, calamite e oggetti naturali sono sufficienti per numerose attività. La qualità del laboratorio non dipende dal costo delle attrezzature, ma dalla selezione dei materiali e dalla ricchezza delle domande.

Gli oggetti devono essere ordinati in contenitori leggibili, accessibili e facilmente riordinabili. Una scatola delle costruzioni, una dedicata alla luce, una alle misure e una agli elementi naturali possono costituire una dotazione stabile, integrata di volta in volta con ciò che serve al percorso.

Il materiale povero non deve apparire come scarto abbandonato. Pulizia, sicurezza e cura estetica comunicano ai bambini che anche un pezzo di cartone può diventare uno strumento di conoscenza quando viene scelto per una funzione precisa.

Documentare senza compilare

Ogni gruppo può utilizzare un quaderno di laboratorio nel quale conservare domande, disegni, misure, fotografie e modifiche. La documentazione non deve occupare l’intera ora né trasformarsi in una scheda standardizzata da completare dopo ogni attività.

È sufficiente registrare i passaggi che rendono leggibile il processo. Che cosa pensavamo? Che cosa abbiamo fatto? Che cosa è accaduto? Che cosa cambieremo?

Nelle prime classi prevalgono disegni, simboli e frasi dettate, mentre dalla terza in poi possono comparire tabelle, grafici, descrizioni e semplici argomentazioni. Il quaderno non viene corretto soltanto per individuare errori linguistici, perché la sua funzione principale consiste nel mostrare come il pensiero si sia trasformato.

Rileggere una previsione iniziale permette di comprendere che la conoscenza non è sempre presente fin dall’inizio, ma nasce dal confronto tra ciò che immaginavamo e ciò che il fenomeno ha mostrato.

Il diritto di sbagliare due volte

Un laboratorio scientifico stabile deve prevedere la possibilità di ripetere. Se ogni settimana viene proposta una nuova attività, i bambini accumulano esperienze ma non imparano a revisionare.

Una torre che cade, un circuito che non si chiude o un seme che non germina non dovrebbero essere rapidamente sostituiti da una nuova proposta. Occorre osservare il problema, formulare una spiegazione e costruire un secondo tentativo.

La revisione rappresenta il cuore del pensiero ingegneristico e scientifico. Il primo errore può essere casuale, mentre la modifica successiva mostra se il gruppo abbia compreso ciò che non funzionava. Anche il secondo tentativo può fallire, ma deve produrre informazioni più precise.

Concedere il diritto di sbagliare due volte significa sottrarre il laboratorio alla cultura del prodotto perfetto e restituire valore alla trasformazione.

Il docente come regista della ricerca

L’insegnante non deve conoscere anticipatamente ogni esito, ma deve sapere quale concetto possa emergere dall’esperienza e quali equivoci richiedano attenzione. La libertà dei bambini non elimina la responsabilità della progettazione adulta.

Durante il lavoro il docente osserva, pone domande e offre indizi senza anticipare la soluzione. Può chiedere quale variabile sia stata modificata, come rendere comparabili due prove o che cosa dimostri realmente un risultato.

Al termine, però, l’esplorazione deve incontrare una fase di sistematizzazione. Le parole scientifiche, i modelli e le spiegazioni dell’adulto aiutano a organizzare quanto osservato. Lasciare che ogni teoria infantile rimanga equivalente alle altre non significa valorizzare la ricerca, ma rinunciare alla costruzione della conoscenza.

Una progressione dalla prima alla quinta

In prima e seconda il laboratorio parte dal corpo, dai sensi e dalle azioni concrete. I bambini ordinano sequenze, confrontano materiali, costruiscono semplici strutture e descrivono trasformazioni.

In terza aumenta l’attenzione alle condizioni della prova, alla misura e alla registrazione. Gli alunni cominciano a chiedersi che cosa debba rimanere uguale e quale elemento possa essere modificato.

In quarta e quinta entrano problemi più articolati, grafici, progettazione di prototipi, confronto tra soluzioni e uso più consapevole di strumenti digitali. La tecnologia non sostituisce il fenomeno, ma aiuta a raccogliere, organizzare o comunicare dati.

La progressione non consiste nell’aumentare il numero degli esperimenti, ma nel rendere più autonome e rigorose le domande che i bambini sono capaci di affrontare.

Valutare ciò che non si vede subito

Nel laboratorio STEM il risultato finale non basta. Una costruzione efficace può essere nata casualmente, mentre un prototipo imperfetto può contenere un ragionamento accurato e revisioni intelligenti.

La valutazione deve considerare la comprensione del problema, la formulazione delle ipotesi, l’uso dei dati, la collaborazione, la capacità di spiegare e la disponibilità a modificare una strategia. Osservazioni sistematiche, quaderni e brevi restituzioni orali permettono di raccogliere informazioni senza trasformare ogni incontro in una prova.

Anche l’insegnante valuta il laboratorio stesso. Se i bambini eseguono senza decidere, se i materiali occupano più attenzione del fenomeno o se non rimane tempo per discutere, la struttura deve essere modificata.

Un’ora che cambia il resto della settimana

Il valore dell’ora STEM non si misura soltanto in ciò che avviene durante il laboratorio. Le abitudini costruite possono trasferirsi alla matematica, alla scrittura e alla vita della classe.

Un problema complesso può essere scomposto, un testo può essere rivisto come un prototipo, un errore di calcolo può essere analizzato cercando il punto in cui la procedura ha cambiato direzione. Il laboratorio insegna che pensare significa anche provare, osservare gli effetti e correggere.

Un’ora alla settimana non è sufficiente se rimane isolata, ma può diventare potente quando introduce nel curricolo una cultura della domanda, della verifica e della revisione.

La stabilità non dipende dalla presenza di un’aula perfettamente attrezzata. Dipende dalla scelta di offrire ogni settimana ai bambini un tempo nel quale il mondo non venga soltanto spiegato, ma possa essere interrogato.

Quando questo tempo è protetto, anche una scatola di cartone, una bacinella d’acqua o un’ombra sul pavimento possono diventare l’inizio di una ricerca.

Festival dell’Innovazione Scolastica – Indagine uso IA tra gli studenti

Come gli studenti usano davvero l’Intelligenza Artificiale. Al via l’indagine nazionale promossa da Indire e Festival dell’Innovazione Scolastica

Firenze / Valdobbiadene (TV), marzo 2026 – L’Intelligenza Artificiale è già entrata nella vita quotidiana degli studenti, spesso in modo silenzioso ma profondo. Aiuta a studiare, a cercare informazioni, a scrivere testi, a produrre immagini. Ma come viene realmente utilizzata? E con quali effetti sull’apprendimento?

Per rispondere a queste domande nasce la nuova indagine nazionale sull’uso dell’Intelligenza Artificiale tra gli studenti, promossa da Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e dal Festival dell’Innovazione Scolastica. 

L’iniziativa si inserisce nel percorso che porterà alla VI edizione del Festival dell’Innovazione Scolastica, in programma a Valdobbiadene dal 4 al 6 settembre 2026, dedicata al tema: «Intelligenza, intelligenze. Apprendere con l’IA: esperienze e impatti». 

Al centro della ricerca c’è una scelta precisa: ascoltare direttamente la voce degli studenti, per capire come l’IA stia cambiando il loro modo di studiare e di vivere la scuola. Attraverso un questionario online, anonimo e rapido (circa 5 minuti), somministrato in classe con il supporto dei docenti, l’indagine intende costruire un quadro realistico delle pratiche e delle percezioni dei giovani. 

In particolare, la ricerca si concentra su due aspetti fondamentali:

  • come e quanto gli studenti utilizzano strumenti di IA nello studio e nella vita quotidiana
  • quali opportunità vedono e quali difficoltà incontrano nell’utilizzo di queste tecnologie 

Negli ultimi anni, chatbot, sistemi di generazione di testi e immagini e applicazioni di supporto allo studio stanno trasformando in profondità i processi di apprendimento. Questa evoluzione apre nuove domande educative, che riguardano non solo le competenze tecniche, ma anche il modo di pensare, di costruire conoscenza e di affrontare i compiti scolastici.

«Ascoltare direttamente la voce degli studenti è oggi una priorità imprescindibile per chi si occupa di ricerca e innovazione educativa», spiega Samuele Borri, dirigente tecnologo INDIRE. «Con questa indagine intendiamo ribadire il ruolo degli studenti come interlocutori attivi dei processi di cambiamento, valorizzando un rapporto diretto capace di orientare in modo più consapevole la ricerca e contribuire a costruire una scuola rispondente ai loro bisogni e alle loro aspettative».

«Abbiamo pensato che non ci fosse mezzo migliore per capire come le studentesse e gli studenti usano la AI che chiederlo direttamente a loro», dichiara Luigi Ballerini, vicepresidente del Festival dell’Innovazione Scolastica. «In molti infatti parlano di giovani, pochi con i giovani. L’indagine è un primo passo per capire assieme a loro quali cambiamenti, forse epocali, stanno accadendo nelle loro vite con la AI, a scuola e fuori»

L’obiettivo dell’indagine è proprio quello di portare alla luce ciò che già sta accadendo nelle aule, offrendo elementi concreti per orientare l’innovazione didattica, sviluppare nuovi strumenti educativi e progettare percorsi formativi più adeguati per docenti e studenti.

I risultati saranno presentati e discussi nell’ambito del Festival dell’Innovazione Scolastica 2026, contribuendo al dibattito nazionale sul rapporto tra educazione, tecnologia e innovazione. 

La partecipazione all’indagine è aperta fino al 30 aprile 2026; i dati saranno raccolti in forma anonima e trattati nel rispetto della normativa sulla privacy.

Dalla lavagna allo schermo

Il Caso Schettini e la Sentenza della Cassazione

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

Il nome di Vincenzo Schettini è noto a milioni di italiani: professore di fisica, volto della pagina e del canale YouTube “La Fisica che ci piace”, autore di libri e protagonista di un fenomeno mediatico che ha portato la scienza nelle case di studenti e curiosi di ogni età. Eppure, dietro quella lavagna virtuale diventata simbolo di divulgazione popolare, si è consumata una vicenda giudiziaria che merita di essere analizzata con rigore, perché la sentenza della Corte di Cassazione n. 23816 del 22 luglio 2026 non riguarda solo il Prof. Schettini: riguarda tutti i docenti pubblici che, nell’era dei social, si interrogano su cosa possano e non possano fare al di là dell’orario scolastico.

I Fatti: Dal Canale YouTube alla Decadenza dal Servizio

La vicenda ha radici lontane. L’amministrazione scolastica, dopo un lungo iter di diffide, contestazioni di addebito e procedimenti disciplinari avviati e archiviati nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024, ha infine disposto la decadenza dal servizio del Prof. Schettini con decreto n. 861 del 19 marzo 2024, con decorrenza 20 marzo 2024.

La motivazione era netta: l’attività di youtuber, svolta dal docente tramite un canale monetizzato attraverso Google AdSense e strutturata in modo organizzato e continuativo, veniva qualificata dall’amministrazione come attività commerciale e imprenditoriale, in aperta violazione del divieto assoluto contenuto nell’art. 508, comma 10, del D.Lgs. n. 297/1994 — norma speciale per il personale docente — e dell’art. 60 del D.P.R. n. 3/1957, che vieta ai pubblici dipendenti di esercitare il commercio, l’industria o qualsiasi altra attività professionale.

Nei giudizi di merito, sia il Tribunale di Savona con la sentenza n. 35 del 13 febbraio 2025, sia la Corte d’Appello di Genova avevano confermato la legittimità del provvedimento di decadenza, ritenendo l’attività non autorizzabile per la sua natura imprenditoriale e il suo carattere incompatibile in modo assoluto con lo status di pubblico dipendente.

La Sentenza della Cassazione: Il Colpo di Scena Procedurale

La Suprema Corte, con la sentenza n. 23816/2026, ribalta il quadro — non contestando, si badi bene, la qualificazione dell’attività come imprenditoriale, ma individuando un vizio radicale di natura sia procedurale che sostanziale che inficia l’intero provvedimento di decadenza.

Il punto centrale, magistralmente elaborato dalla Corte, è il seguente: il Prof. Schettini era un dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione non superiore al 50% di quella a tempo pieno. E questa circostanza cambia tutto.

La Cassazione ricostruisce con precisione il quadro normativo applicabile:

  • L’art. 53, comma 1, del D.Lgs. n. 165/2001 mantiene ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità di cui agli artt. 60 e ss. del D.P.R. n. 3/1957, ma fa salva la deroga prevista per i rapporti di lavoro a tempo parziale «dall’articolo 1, commi 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662».
  • L’art. 1, comma 56, della legge n. 662/1996 stabilisce con chiarezza che le disposizioni che vietano l’iscrizione in albi professionali e le norme sulle incompatibilità di cui all’allora art. 58, comma 1, del D.Lgs. n. 29/1993 (oggi art. 53 del D.Lgs. n. 165/2001) non si applicano ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno.
  • Confermando il proprio precedente orientamento espresso in Cass. n. 22497/2022 , la Corte ribadisce che il richiamo operato dall’art. 53 del D.Lgs. n. 165/2001 ai «commi 57 e seguenti» della legge n. 662/1996 non si estende al comma 56, che — in quanto norma speciale, successiva e organica — governa autonomamente il regime dei dipendenti in part-time ridotto.

Ne deriva, nelle parole stesse della Cassazione, che: «nel particolare caso concreto, nei confronti del [docente] non avrebbe dovuto adottarsi il provvedimento di decadenza previsto in tema di “incompatibilità assoluta” per il personale docente, ma seguire la procedura di cui ai commi 61 e ss. dell’art. 1 della legge n. 662/1996 (trattandosi di lavoratore part-time con orario ridotto) e procedere con un provvedimento disciplinare di recesso, da emettersi, se del caso, in contraddittorio delle parti.»

In sintesi: l’amministrazione ha applicato lo strumento sbagliato. Ha usato la decadenza per incompatibilità assoluta — istituto riservato ai dipendenti a tempo pieno o in part-time superiore al 50% — nei confronti di un lavoratore per il quale quel regime non è applicabile. La procedura corretta era quella disciplinare prevista dai commi 61 e seguenti della legge n. 662/1996, da svolgersi necessariamente in contraddittorio tra le parti.

Le Particolarità della Sentenza: Tre Profili da Non Sottovalutare

1. La Specialità della Legge n. 662/1996

La Corte evidenzia con forza il principio di specialità della normativa del 1996 sul part-time pubblico rispetto alla disciplina generale dell’art. 53 del D.Lgs. n. 165/2001 e dell’art. 508 del D.Lgs. n. 297/1994. La legge n. 662/1996 è successiva, speciale e organica: disciplina integralmente il rapporto lavorativo part-time nel pubblico impiego contrattualizzato . Questa affermazione ha implicazioni sistematiche importanti: significa che le incompatibilità “assolute” proprie dei dipendenti a tempo pieno non possono essere meccanicamente trasposte ai lavoratori in part-time ridotto senza passare attraverso la verifica della disciplina speciale applicabile.

2. L’Assorbimento della Questione sulla Natura dell’Attività

Con una scelta tecnica raffinata, la Cassazione non si pronunciasulla qualificazione dell’attività di youtuber come imprenditoriale o come mero lavoro autonomo. Il secondo motivo di ricorso — che censurava l’erronea qualificazione dell’attività come imprenditoriale — resta assorbito dall’accoglimento del primo. Questo significa che la questione rimane aperta e dovrà essere riesaminata nel giudizio di rinvio, con potenziali conseguenze diverse a seconda di come verrà risolta: se l’attività venisse qualificata come lavoro autonomo e non come impresa, il trattamento potrebbe essere ulteriormente differenziato.

3. Il Principio del Contraddittorio come Garanzia Indefettibile

La Corte ribadisce che qualunque procedura finalizzata alla risoluzione del rapporto di lavoro del dipendente in part-time ridotto deve svolgersi in contraddittorio tra le parti . Il mancato rispetto di questa garanzia procedurale inficia radicalmente il provvedimento adottato, indipendentemente dalla fondatezza sostanziale delle contestazioni mosse al dipendente.

Come Continuerà il Processo

La Cassazione ha cassato la sentenza della Corte d’Appello di Genova e ha disposto il rinvio alla medesima Corte d’Appello, in diversa composizione, affinché riesamini la controversia applicando i principi di diritto enunciati.

Il giudice del rinvio dovrà:

  1. Accertare il regime normativo applicabile al caso specifico, verificando — in base alla disciplina dei commi 61 e seguenti della legge n. 662/1996 — se l’amministrazione avesse o meno i presupposti per procedere a un recesso per giusta causa nei confronti del docente in part-time ridotto;
  2. Valutare la natura dell’attività svolta dal Prof. Schettini, poiché — sebbene la questione sia stata assorbita — essa rileva ai fini della procedura corretta da seguire: la legge n. 662/1996 distingue tra ipotesi diverse, e la qualificazione dell’attività come imprenditoriale, autonoma od occasionale incide sul percorso procedimentale;
  3. Pronunciarsi sulle conseguenze economiche: il giudice del rinvio deciderà anche sulle retribuzioni medio tempore non percepite dal docente nel periodo intercorso tra la decadenza (marzo 2024) e la pronuncia definitiva, nonché sulle spese del giudizio di cassazione.

È verosimile che il giudizio di rinvio si concentri sulla verifica della correttezza procedurale del provvedimento disciplinare di recesso che avrebbe dovuto essere adottato, e sulla proporzionalità della sanzione rispetto alla condotta contestata, con l’eventuale applicazione dei criteri di gradualità e proporzionalità previsti dall’art. 154 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca.

Cosa Devono Fare i Docenti per Non Incorrere in un Licenziamento Simile

La vicenda Schettini offre uno straordinario spunto di riflessione pratica per tutti gli insegnanti. Ecco le indicazioni operative che ogni docente dovrebbe tenere presenti.

A) Verificare la Natura Giuridica della Propria Attività Online o Extra-Scolastica

Non ogni canale YouTube è automaticamente un’impresa. Occorre distinguere tra:

  • Attività occasionale (redditi sporadici, assenza di organizzazione stabile): generalmente non incompatibile, ma soggetta a comunicazione;
  • Lavoro autonomo (attività professionale continuativa, anche con partita IVA): soggetta alle regole del part-time e al regime autorizzatorio;
  • Attività imprenditoriale (organizzazione di mezzi e persone, continuità, scopo di lucro): potenzialmente incompatibile anche per i part-time, salvo valutazione specifica.

L’elemento determinante è la combinazione di continuità, organizzazione, livello dei ricavi e struttura giuridica adottata (persona fisica, impresa individuale, società).

B) Comunicare Sempre all’Amministrazione

Indipendentemente dalla natura dell’attività, l’art. 1, comma 58, della legge n. 662/1996 e il CCNL Comparto Istruzione e Ricerca (art. 36 CCNL 24.7.2023) impongono al dipendente in part-time di comunicare entro 15 giorni l’inizio o la variazione di qualsiasi attività lavorativa esterna. Questa comunicazione è fondamentale: consente all’amministrazione di valutare in concreto l’eventuale conflitto di interessi e tutela il dipendente da contestazioni future.

C) Richiedere l’Autorizzazione Preventiva

Per le attività che non rientrano nell’elenco di quelle liberalizzate dall’art. 53, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001, è indispensabile richiedere l’autorizzazione al dirigente scolastico prima di avviare qualsiasi attività retribuita. Solo il dirigente scolastico può valutare se l’attività extra-scolastica sia compatibile con gli ordinari compiti di insegnamento . Il silenzio dell’amministrazione protratto per 30 giorni equivale ad accoglimento della richiesta.

D) Documentare Tutto

Ogni comunicazione, richiesta di autorizzazione, risposta dell’amministrazione deve essere conservata per iscritto. In caso di contenzioso, la prova documentale è spesso determinante.

E) Non Affidarsi a Precedenti Autorizzazioni Tacite

Il fatto che l’amministrazione non abbia mai contestato l’attività negli anni precedenti non equivale ad autorizzazione implicita. Come chiarisce la Cassazione , è necessaria un’autorizzazione espressa da parte del soggetto competente.

Il Caso Speciale del Docente in Part-Time al 50%: Diritti e Limiti

Per il docente che presta servizio con un orario non superiore al 50% di quello a tempo pieno, la sentenza n. 23816/2026 rappresenta un presidio normativo di straordinaria importanza.

Cosa è consentito:

Il regime di incompatibilità assoluta derivante dall’art. 60 del D.P.R. n. 3/1957 non si applica direttamente al dipendente in part-time ridotto . Questo significa che il docente al 50% può, in linea di principio, svolgere altra attività lavorativa, autonoma o subordinata, purché:

  • non intercorra con un’altra pubblica amministrazione (divieto del comma 58 della legge n. 662/1996);
  • non vi sia conflitto di interessi concreto con le mansioni svolte;
  • venga data comunicazione tempestiva all’amministrazione.

Cosa non è automaticamente consentito:

La sentenza non è una “carta bianca”. Come ribadisce la giurisprudenza di merito , le disposizioni in deroga al regime generale delle incompatibilità per i lavoratori in part-time, in quanto eccezionali, non sono suscettibili di interpretazione analogica o estensiva (art. 14 delle preleggi). In particolare:

  • L’esercizio di attività imprenditoriale in senso stretto — come la titolarità di un’impresa individuale, di una società di persone con responsabilità illimitata, o la gestione di un’attività commerciale organizzata — non è automaticamente compatibile nemmeno per il dipendente in part-time ridotto, e richiede una valutazione specifica caso per caso.
  • Il comma 58-bis della legge n. 662/1996 attribuisce alle amministrazioni il potere di individuare, con decreto ministeriale, le attività che — per interferenza con i compiti istituzionali — non sono comunque consentitenemmeno ai dipendenti in part-time ridotto.

La procedura applicabile in caso di violazione:

Qui sta il cuore della sentenza. Se l’amministrazione ritiene che il dipendente in part-time ridotto abbia violato le norme applicabili, non può adottare il provvedimento di decadenza per incompatibilità assoluta. Deve invece:

  1. Avviare il procedimento disciplinare previsto dai commi 61 e seguenti della legge n. 662/1996;
  2. Garantire il pieno contraddittorio tra le parti;
  3. Eventualmente procedere al recesso per giusta causa, se del caso, nel rispetto delle garanzie procedurali e dei principi di gradualità e proporzionalità sanciti dal CCNL.

Il docente in part-time ha quindi un diritto procedimentale rafforzato: prima che l’amministrazione possa risolvere il rapporto, deve essere messo nelle condizioni di difendersi in un contraddittorio effettivo.

Conclusioni

La sentenza n. 23816/2026 della Cassazione è molto più di una pronuncia su un caso individuale, per quanto mediaticamente rilevante. È un’affermazione di principio sul valore delle garanzie procedurali nel diritto del lavoro pubblico, e sul divieto di applicare in modo automatico e indiscriminato strumenti sanzionatori concepiti per fattispecie diverse.

Il messaggio ai dirigenti scolastici e alle amministrazioni è chiaro: prima di adottare qualsiasi provvedimento espulsivo nei confronti di un dipendente in part-time ridotto, è indispensabile verificare con scrupolo quale sia la normativa applicabile e seguire la procedura corretta, che — diversamente dalla decadenza per incompatibilità assoluta — richiede contradittorio, motivazione e proporzionalità.

Il messaggio ai docenti è altrettanto netto: la creatività digitale non è incompatibile con l’insegnamento pubblico, ma non è nemmeno uno spazio privo di regole. Comunicare, documentare, richiedere autorizzazioni e conoscere il proprio contratto sono le armi migliori per tutelare sé stessi — in aula e fuori.

Il Profilo del Docente nell’Era dell’IA

Il Profilo del Docente nell’Era dell’IA: Formazione, curricoli e compiti d’esame dopo il Decreto del 4 agosto 2026 del Consiglio dei Ministri

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

L’intelligenza artificiale entra stabilmente nella scuola italiana. È questo il messaggio politico e normativo più forte che emerge dal decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 in attuazione del quadro europeo sull’IA. Ci sarà un passaggio non episodico, ma strutturale: l’IA non sarà più solo oggetto di sperimentazioni o di prassi spontanee, ma diventerà contenuto formativo, strumento didattico e materia di organizzazione scolastica.

Il punto, però, non è soltanto tecnologico. È giuridico, organizzativo e contrattuale. Perché l’ingresso dell’IA nella scuola comporta obblighi di formazione, cautele su privacy e diritti fondamentali, revisione dei regolamenti d’istituto, nuove responsabilità dirigenziali e un inevitabile adeguamento della contrattazione collettiva.

1. La scuola diventa “deployer” di sistemi di IA

Le linee guida ministeriali già chiariscono che l’istituzione scolastica, quando usa sistemi di IA sotto la propria autorità, opera come deployer ai sensi dell’AI Act. Questo dato è decisivo, perché sposta il tema dall’innovazione facoltativa alla responsabilità giuridica dell’uso.

Nel quadro europeo, i sistemi di IA impiegati in istruzione e formazione possono essere classificati come ad alto rischio quando servono, ad esempio, a determinare accesso o ammissione, valutare risultati di apprendimento, incidere sul percorso formativo o monitorare comportamenti vietati durante prove ed esami. In questi casi non basta “adottare un software”: servono misure tecniche e organizzative, supervisione umana, documentazione, formazione del personale e, in alcuni casi, valutazioni d’impatto .

2. Cosa succederà concretamente nelle scuole

Emergono almeno cinque linee di cambiamento.

a) L’IA entrerà nei curricoli

Il decreto prevede l’aggiornamento delle Indicazioni nazionali del secondo ciclo, l’inserimento dell’IA nell’educazione civica e il rafforzamento delle competenze STEAM e dell’orientamento. Non si tratterà solo di “insegnare ad usare un programma”, ma di costruire alfabetizzazione critica, consapevolezza dei limiti dell’algoritmo, verifica delle fonti, uso responsabile e cittadinanza digitale.

b) L’IA entrerà nella didattica quotidiana

Le scuole potranno usare sistemi di IA come supporto alla personalizzazione dell’apprendimento, alla produzione di materiali, al tutoring e ad alcune funzioni amministrative. Ma proprio qui nasce il principale discrimine giuridico: l’IA potrà essere strumento di supporto, non sostituto della decisione educativa o valutativa umana.

c) Saranno creati presìdi di governance interna

L’istituzione di comitati tecnico-etici territoriali, con funzioni di indirizzo pedagogico, accompagnamento alla sperimentazione, tutela dei diritti fondamentali e protezione dei dati, nonché contributo all’aggiornamento dei regolamenti di istituto. Se questi organismi avranno natura consultiva, saranno un supporto; se invece finiranno per incidere di fatto sulle scelte organizzative delle scuole, si aprirà un tema delicato di rapporto con autonomia scolastica e competenze dirigenziali.

d) Crescerà il peso dei regolamenti d’istituto

L’uso dell’IA dovrà diventare “sicuro e verificabile” anche attraverso l’aggiornamento dei regolamenti interni. Ciò significa che scuole e dirigenti dovranno disciplinare: uso di strumenti generativi da parte di studenti e docenti, limiti alla valutazione assistita da IA, trattamento dei dati, trasparenza verso famiglie, verifiche, esami, uso di immagini e contenuti sintetici.

e) La formazione del personale diventa asse portante

Ci sarà un piano stabile di formazione dei docenti, con dotazione di 100 milioni di euro, centrato su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’IA.

3. Cosa dovrà fare il personale scolastico

Docenti

Per i docenti il cambiamento sarà soprattutto professionale. Dovranno:

  • conoscere il funzionamento basilare dei sistemi di IA e i loro limiti;
  • saper distinguere tra output formalmente corretto e competenza realmente acquisita dallo studente;
  • ripensare verifiche, compiti, prove orali e criteri valutativi;
  • controllare le fonti, gli errori e i rischi di allucinazione del sistema;
  • usare l’IA nel rispetto di privacy, trasparenza e proporzionalità .

Non meno importante: se la scuola utilizza sistemi di IA ad alto rischio, la sorveglianza umana deve essere affidata a persone con competenza, formazione e autorità adeguate.

Dirigenti scolastici

Per i dirigenti il carico sarà più ampio:

  • mappare i sistemi di IA effettivamente usati nella scuola;
  • distinguere tra sistemi ordinari e sistemi potenzialmente ad alto rischio ;
  • aggiornare regolamenti, informative e procedure;
  • verificare basi giuridiche e conformità privacy;
  • assicurare formazione del personale;
  • garantire che nessuna decisione significativa su studenti o lavoratori sia rimessa unicamente all’algoritmo.

Personale ATA e figure tecnico-amministrative

Per il personale amministrativo e tecnico, l’impatto riguarderà soprattutto:

  • gestione documentale e amministrativa assistita da IA;
  • controllo dei flussi informativi e dei dati;
  • rapporti con fornitori di piattaforme;
  • conservazione dei log e tracciabilità, ove richieste dal sistema usato;
  • supporto organizzativo alla compliance.

4. Dove può migliorare la scuola italiana

Se attuata correttamente, la riforma può produrre miglioramenti reali.

Personalizzazione dell’apprendimento

L’IA può aiutare a costruire percorsi più adattivi, a differenziare materiali, a sostenere recupero e potenziamento.

Rafforzamento dell’alfabetizzazione critica

L’inserimento dell’IA nell’educazione civica e nei curricoli può migliorare la capacità degli studenti di leggere i processi algoritmici, riconoscere manipolazioni e usare responsabilmente la tecnologia.

Didattica più consapevole

La questione non è solo “usare” l’IA, ma insegnare a valutare gli output. Proprio qui può crescere la qualità professionale del docente: meno trasmissione meccanica, più progettazione, verifica, interpretazione, meta-apprendimento.

Migliore organizzazione amministrativa

Se ben governata, l’IA può anche alleggerire compiti ripetitivi e migliorare gestione di documenti, orientamento e supporti informativi, sempre entro i limiti di legalità e controllo umano.

5. Il nodo decisivo: i CCNL dovranno adeguarsi

L’attuazione del decreto non può avvenire “saltando” la contrattazione collettiva. I CCNL del comparto Istruzione e Ricerca già contengono regole che rendono il tema IA inevitabilmente contrattuale.

Il CCNL 2019-2021 prevede informazione preventiva, confronto e contrattazione integrativa su materie organizzative, formazione, innovazione, utilizzo di strumenti tecnologici e riflessi sul rapporto di lavoro. Il CCNL 2022-2024 ribadisce che sono materia di confronto e/o contrattazione i riflessi sulla qualità del lavoro e sulla professionalità delle innovazioni tecnologiche e dei processi di informatizzazione, nonché il ruolo dell’organismo paritetico per l’innovazione.

In concreto, i CCNL dovranno essere adeguati almeno su sei fronti:

  1. Formazione obbligatoria Occorrerà chiarire se la formazione IA sia obbligatoria, in che misura rientri nell’orario di lavoro, come venga certificata e come siano remunerate eventuali attività aggiuntive.
  2. Nuove competenze e profili professionali L’introduzione stabile dell’IA può richiedere figure di coordinamento, referenti, supporti tecnico-digitali, compiti di compliance o supervisione.
  3. Organizzazione del lavoro e mansioni Se l’uso dell’IA modifica in modo apprezzabile compiti, responsabilità o carichi, ciò non può restare privo di disciplina pattizia.
  4. Diritto alla trasparenza e alla disconnessione Le innovazioni tecnologiche non possono trasformarsi in espansione incontrollata della reperibilità digitale o del monitoraggio.
  5. Tutela dei lavoratori rispetto a sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati Il diritto del lavoro già conosce obblighi informativi specifici per sistemi automatizzati incidenti sul rapporto di lavoro; il decreto del 4 agosto, rafforza il divieto di decisioni esclusivamente automatizzate su costituzione, modifica o cessazione del rapporto.
  6. Compensi e finanziamenti Servirà un raccordo con fondi d’istituto e risorse contrattuali per remunerare formazione, incarichi, attività aggiuntive e responsabilità ulteriori.

6. C’è davvero un pericolo di illegittimità?

Sì, e non è marginale. Il rischio non è nell’idea di introdurre l’IA nella scuola, ma nel modo in cui verrà applicata.

a) Il rischio privacy e protezione dei dati

Le scuole trattano dati di minori, spesso anche dati particolarmente delicati. Il GDPR impone liceità, correttezza, trasparenza, minimizzazione e sicurezza . Quando un trattamento presenta rischio elevato, il titolare deve effettuare una valutazione d’impatto prima del trattamento . Le linee guida per la scuola precisano inoltre che, se si usa un sistema di IA ad alto rischio, la DPIA deve integrarsi con la valutazione d’impatto sui diritti fondamentali prevista dall’AI Act .

Se un istituto adottasse sistemi IA senza adeguata informativa, senza base giuridica chiara, senza DPIA ove necessaria o senza misure di sicurezza adeguate, il rischio di illegittimità sarebbe concreto .

b) Il rischio di decisioni automatizzate su studenti o lavoratori

L’art. 22 GDPR riconosce il diritto a non essere sottoposti a decisioni basate unicamente su trattamenti automatizzati che producano effetti giuridici o incidono in modo analogo significativamente sulla persona. Sul piano lavoristico, le decisioni concernenti costituzione, modifica o risoluzione del rapporto di lavoro, inclusi provvedimenti disciplinari e licenziamenti, non potranno essere adottate solo sulla base di un trattamento automatizzato, con nullità del licenziamento intimato in violazione del divieto.

Ne consegue che sarebbe altamente esposto a contenzioso:

  • l’uso di algoritmi per valutare automaticamente prestazioni del personale;
  • l’uso di sistemi IA per sanzioni disciplinari o esclusioni procedurali senza controllo umano sostanziale;
  • l’uso di strumenti automatizzati per valutazioni scolastiche decisive senza verifica docente reale.

La giurisprudenza ha già mostrato, in altri contesti, una linea severa su trasparenza, imputabilità umana e sindacabilità delle decisioni algoritmiche .

c) Il rischio di violazione dell’AI Act sui sistemi ad alto rischio

Se una scuola usa sistemi rientranti nell’Allegato III AI Act, soprattutto in materia di valutazione, accesso o monitoraggio studenti, entrano in gioco obblighi molto stringenti . La mancata verifica della conformità del fornitore, della documentazione tecnica, delle misure di sorveglianza umana e delle istruzioni d’uso può tradursi in non conformità applicativa.

d) Il rischio sindacale e contrattuale

Anche quando una misura sia astrattamente conforme al decreto e al diritto UE, può restare illegittima sul piano del rapporto di lavoro se introdotta senza rispettare informazione, confronto o contrattazione previsti dal CCNL.

Questo vale in particolare per:

  • formazione imposta fuori dall’orario o senza disciplina economica;
  • attribuzione di nuovi incarichi o responsabilità senza atto formale e senza risorse;
  • introduzione di sistemi di monitoraggio del personale;
  • modifica dei criteri di lavoro, organizzazione o valutazione senza relazioni sindacali.

e) Il rischio di eccesso di potere dei comitati tecnico-etici

Se i comitati territoriali, annunciati come organismi di indirizzo e supporto, assumessero in concreto un ruolo para-vincolante sulle scelte interne delle scuole, potrebbero nascere problemi di compatibilità con autonomia scolastica, competenze del dirigente e fonti contrattuali.

7. Quando l’applicazione sarà legittima

L’applicazione delle nuove regole sarà giuridicamente più solida se le scuole seguiranno una filiera ordinata:

  1. mappatura degli usi di IA;
  2. classificazione del rischio dei sistemi utilizzati;
  3. verifica della documentazione del fornitore;
  4. valutazione privacy e, se necessario, DPIA/FRIA ;
  5. formazione effettiva del personale ;
  6. aggiornamento di regolamenti, informative e procedure;
  7. coinvolgimento delle relazioni sindacali secondo CCNL ;
  8. supervisione umana sostanziale, non simbolica ;
  9. trasparenza verso studenti, famiglie e lavoratori .

8. Una riforma promettente, ma solo se governata bene

Il decreto del 4 agosto 2026 può rappresentare una svolta per la scuola italiana. Può rendere più forte la didattica, più moderno l’orientamento, più critica l’educazione civica digitale, più efficiente l’organizzazione. Ma può farlo solo a una condizione: che l’IA non venga trattata come semplice dotazione tecnica.

Nella scuola, l’IA tocca direttamente diritto all’istruzione, libertà di insegnamento, tutela dei minori, protezione dei dati, diritti dei lavoratori e autonomia organizzativa. Per questo il vero discrimine non sarà l’annuncio politico, ma la qualità dell’attuazione.

Se la riforma passerà da formazione seria, governance trasparente, contrattazione corretta e supervisione umana reale, l’IA potrà migliorare la scuola italiana. Se invece sarà attuata in modo frettoloso, automatizzato o unilateralmente organizzativo, il rischio di contenzioso e di illegittimità sarà tutt’altro che teorico.

9. Il punto finale per le testate di diritto scolastico

La notizia non è soltanto che “l’IA entra a scuola”. La vera notizia è che da ora in avanti l’uso dell’IA nella scuola dovrà essere letto come materia di diritto scolastico, diritto del lavoro pubblico, protezione dei dati e regolazione europea insieme. È qui che si giocherà la partita decisiva dei prossimi mesi.

Finché non sarà disponibile il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale, resterà necessario mantenere prudenza interpretativa. Ma una cosa è già chiara: per scuole, dirigenti, docenti, personale ATA e parti sociali, l’IA non è più un tema di futuro. È già un tema di compliance, di organizzazione e di legittimità.

International Olympiad in Informatics (IOI)

OLIMPIADI INTERNAZIONALI DI INFORMATICA:
DUE MEDAGLIE PER L’ITALIA IN UZBEKISTAN

La International Olympiad in Informatics (IOI), giunta alla sua 38° edizione, si è svolta dal 9 al 16 agosto a Tashkent in Uzbekistan: un argento e un bronzo per l’Italia. 

Sofia Maragò, oro alle Olimpiadi Internazionali Femminili di Informatica (EGOI) svoltesi a maggio a Cesenatico, è stata la prima ragazza italiana a partecipare alle IOI.

Dal 24 al 26 settembre a Campobasso è in programma la fase finale delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII). 

Si conclude con un importante risultato per la squadra italiana la partecipazione alla 38° edizione della International Olympiad in Informatics (IOI), ospitata quest’anno dal 9 al 16 agosto a Tashkent in Uzbekistan. La delegazione italiana ha conquistato infatti una medaglia d’argento e una medaglia di bronzo, rispettivamente da Nicola Dindo, studente del Liceo Volta di Milano, e Marco Gambaro, del Liceo Scientifico Banfi di Vimercate.

La squadra italiana era composta anche da Matteo Artale del Liceo Galilei di Trento e Sofia Maragò dell’IIS Pascal di Giaveno (TO), medaglia d’oro alle ultime Olimpiadi Internazionali Femminili di Informatica (svoltesi per la prima volta in Italia a maggio a Cesenatico) e prima ragazza nella storia delle Olimpiadi Italiane di Informatica a partecipare alla rassegna internazionale. A guidare la delegazione erano il Team Leader Giorgio Audrito e il Deputy Leader Francesco Vercellesi, affiancati in Uzbekistan dai tutor delle Olimpiadi Italiane di Informatica Luca Versari e Filippo Casarin, membri del Comitato ITC. I componenti del team sono stati selezionati al termine di tre stage a Volterra nel corso dei quali hanno svolto ben sette gare di selezione e numerose esercitazioni. 

Le medaglie conquistate in Uzbekistan vanno ad arricchire il medagliere italiano, che in 38 edizioni conta 2 ori, 27 argenti e 45 bronzi. Un totale di 74 medaglie per l’Italia, che ha ospitato la rassegna internazionale nel 2012. 

“Le due medaglie conquistate confermano l’elevato livello della preparazione dei nostri studenti e rappresentano un nuovo, significativo risultato nel percorso di valorizzazione delle giovani eccellenze nel campo dell’informatica. È un risultato che si inserisce in un trend positivo per l’Italia nelle competizioni internazionali dedicate ai giovani talenti dell’informatica, come dimostrano anche i risultati ottenuti nelle varie edizioni degli ultimi anni. Questi successi, fra i quali voglio ricordare l’oro alle ultime Olimpiadi Internazionali Femminili di Informatica a Cesenatico, sono il frutto di un percorso di formazione e selezione che AICA porta avanti da anni attraverso le Olimpiadi Italiane di Informatica, creando opportunità per avvicinare i giovani all’informatica e permettere ai talenti più promettenti di confrontarsi ai massimi livelli. Ma rappresentano anche uno stimolo a continuare a investire nelle competenze digitali e nella cultura informatica, fondamentali per il futuro delle nuove generazioni e del nostro Paese”, il commento di Antonio Piva, Presidente di AICA e membro del Comitato Olimpico. 

AICA e le Olimpiadi di Informatica – AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico è infatti protagonista del percorso di selezione dei ragazzi e ragazze che partecipano alle varie edizioni delle Olimpiadi di Informatica. Le squadre nazionali che rappresentano ogni anno l’Italia alle varie Olimpiadi Internazionali nascono dal percorso di selezione che gli studenti delle scuole superiori affrontano per partecipare alle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII), il cui obiettivo è la diffusione dell’apprendimento della programmazione per la risoluzione di problemi computazionali di crescente complessità basati sul carattere algoritmico dei quesiti, che richiedono principalmente la capacità di ragionare e tradurre tale ragionamento in codice efficiente per il computer. 

A coordinare e organizzare le Olimpiadi Italiane di Informatica (OII) e la partecipazione italiana alle Olimpiadi Internazionali di Informatica (IOI) è il Comitato Olimpico composto da rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e di AICA, da oltre sessant’anni in prima linea nella diffusione della cultura informatica e delle competenze digitali. 

IOI – L’edizione 2026 delle Olimpiadi Internazionali di Informatica ha visto la partecipazione di 375 concorrenti, impegnati in due prove di gara. Ogni Paese partecipante seleziona una squadra composta da un massimo di quattro concorrenti, accompagnati da un Team Leader e da un Deputy Leader. La competizione si articola in due giornate di gara: ogni concorrente partecipa individualmente e dispone di cinque ore per risolvere tre problemi di algoritmica in ciascuna giornata, con l’obiettivo di ottenere il punteggio più alto possibile.

Alla rassegna partecipano studenti delle scuole secondarie superiori provenienti da numerosi Paesi, chiamati a mettere alla prova e affinare le proprie competenze informatiche attraverso l’analisi dei problemi, la progettazione di algoritmi e strutture dati, la programmazione e la verifica delle soluzioni. Obiettivo delle IOI è valorizzare i giovani più talentuosi nel campo dell’informatica, oltre a  promuovere relazioni internazionali tra informatici e docenti, la diffusione della disciplina tra le nuove generazioni e lo sviluppo delle competizioni informatiche nelle scuole secondarie.

Info su https://ioi2026.uz/ e https://ioinformatics.org/. Medagliere IOI 2026: https://stats.ioinformatics.org/results/2026 

Le Olimpiadi di Informatica 2026 a Campobasso – Il prossimo appuntamento con le Olimpiadi di Informatica è in programma a Campobasso dal 24 al 26 settembre: al Liceo Romita si sfideranno infatti 109 studenti della Scuola Secondaria Superiore provenienti da tutta Italia per la fase finale delle Olimpiadi Italiane di Informatica. Insieme a loro anche 5 giovanissimi vincitori dei Giochi di Fibonacci, la competizione rivolta agli studenti della Scuola Primaria e Secondaria di I Grado. Info su https://www.olimpiadi-informatica.it/ 

Regole armonizzate sull’IA

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione di martedì 4 agosto 2026, ha approvato, in esame definitivo, due decreti legislativi di adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in attuazione della delega di cui all’articolo 24 della legge 23 settembre 2025, n. 132. Di seguito i contenuti essenziali dei due provvedimenti e le modifiche introdotte a seguito dei pareri acquisiti.

1. Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità civile e penale (decreto legislativo – esame definitivo)

Il decreto reca la prima disciplina organica dell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di polizia, fondata sulla sorveglianza e sulla responsabilità umana: le decisioni restano dell’operatore ed è esclusa l’adozione di decisioni produttive di effetti giuridici negativi sulla sola base dell’elaborazione automatizzata. L’identificazione biometrica in tempo reale è ammessa in casi eccezionali, per periodi limitati e previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria; è vietata la costituzione di banche dati biometriche mediante raccolta massiva e non mirata di informazioni dal web. Il provvedimento introduce inoltre nel Codice penale l’articolo 437-bis, che punisce l’omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio e la loro alterazione illecita, con pena graduata in funzione del bene giuridico esposto a pericolo, e rafforza la tutela civile del danneggiato attraverso l’accesso alla documentazione tecnica del sistema, la presunzione del nesso di causalità, un foro alternativo prossimo alla residenza del danneggiato e l’azione diretta nei confronti dell’assicurazione.

A seguito dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, della Conferenza unificata e del Garante per la protezione dei dati personali, il testo è stato modificato rispetto a quello approvato in esame preliminare. In relazione alla disciplina dei sistemi di videosorveglianza con riconoscimento facciale a posteriori, sono stati definiti i requisiti minimi della banca dati di riferimento ed esplicitati gli obblighi di cancellazione e le garanzie di non incrementabilità dei dati utilizzati per il confronto biometrico. È stata dettagliata in una previsione autonoma la posizione dell’utilizzatore professionale di sistemi ad alto rischio che ometta intenzionalmente di adottare misure di sorveglianza umana. È stata inoltre assicurata la partecipazione degli enti territoriali, con modalità pattizie proprie, all’installazione e alla manutenzione delle componenti di intelligenza artificiale e delle tecnologie biometriche dei sistemi di videosorveglianza impiegati per il contrasto dei reati. Sono stati infine esplicitati i poteri riconosciuti al Garante per la protezione dei dati personali nell’ambito dei ruoli allo stesso attribuiti, con il suo coinvolgimento negli spazi di sperimentazione normativa e la precisazione delle modalità di trattamento dei dati operativi sensibili per le attività di ricerca e sperimentazione.

2. Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di poteri delle autorità nazionali e di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione (decreto legislativo – esame definitivo)

Il decreto definisce l’assetto di governance nazionale in materia di intelligenza artificiale, imperniato sull’Agenzia per l’Italia digitale quale autorità di notifica e sull’Agenzia per la cybersicurezza nazionale quale autorità di vigilanza del mercato, con funzioni di vigilanza della Banca d’Italia, della Commissione nazionale per le società e la borsa e dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni sui sistemi ad alto rischio collegati alla fornitura di servizi finanziari e competenze del Garante per la protezione dei dati personali sui sistemi impiegati nelle attività di contrasto, di gestione delle frontiere, di giustizia e di democrazia. Il quadro sanzionatorio è graduato e proporzionato, con limiti massimi inferiori a quelli previsti dal regolamento europeo e la possibilità di misure non pecuniarie per le violazioni di scarsa offensività. Il provvedimento anticipa l’operatività degli spazi di sperimentazione normativa, con trattamento preferenziale per le piccole e medie imprese e per le imprese in fase di avvio, e disciplina l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei percorsi formativi, nelle professioni, nel lavoro, nella sanità e nella pubblica amministrazione: aggiornamento delle indicazioni nazionali e formazione stabile dei docenti, con una dotazione di 100 milioni di euro per il contrasto dei rischi connessi all’abuso delle piattaforme e delle reti sociali digitali; alfabetizzazione, riqualificazione e alta formazione del personale pubblico, in raccordo con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione e con Formez; formazione dei magistrati affidata alla Scuola Superiore della Magistratura; inserimento obbligatorio della formazione sull’intelligenza artificiale nel programma di Educazione Continua in Medicina. È infine stabilito che le decisioni concernenti la costituzione, la modifica o la risoluzione del rapporto di lavoro, compresi i provvedimenti disciplinari e i licenziamenti, non possono essere adottate unicamente sulla base di un trattamento automatizzato, con nullità del licenziamento intimato in violazione del divieto.

A seguito dei pareri favorevoli con osservazioni della Conferenza unificata, del Garante per la protezione dei dati personali e delle competenti Commissioni parlamentari, il testo è stato modificato rispetto a quello approvato in esame preliminare. È stato introdotto un articolo che prevede il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome nelle attività disciplinate dal decreto, valorizzando le esperienze territoriali e favorendo il riuso delle migliori soluzioni sviluppate nell’ambito di programmi e progetti già in uso. Sono stati esplicitati i poteri attribuiti al Garante per la protezione dei dati personali, limitatamente ai sistemi di intelligenza artificiale impiegati nelle attività di contrasto, in materia di migrazione e asilo e nella gestione del controllo delle frontiere. È stato precisato che non rientrano tra le decisioni finali relative alla costituzione del rapporto di lavoro le attività di ricerca e selezione delle candidature, anche quando comportino la mancata ammissione alle fasi successive della selezione. Il decreto è stato inoltre aggiornato alle modifiche apportate al regolamento sull’intelligenza artificiale dal regolamento (UE) 2026/1744, con un rinvio che condiziona l’entrata in vigore delle sanzioni all’effettiva entrata in vigore dei corrispondenti obblighi e divieti.


Nel corso della medesima seduta il Consiglio dei ministri, vista l’iniziativa del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha deliberato di autorizzare il Ministero dell’istruzione e del merito, per l’anno scolastico 2026/2027, ad assumere a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, 365 dirigenti scolastici, 46.642 unità di personale docente, di cui 10.810 insegnanti di sostegno; 79 unità di personale educativo; 2.628 insegnanti di religione cattolica; 12.284 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Le assunzioni sono disposte nel quadro della programmazione del fabbisogno di personale e nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, per consentire il regolare avvio dell’anno scolastico.


Il Consiglio dei Ministri odierno ha deliberato in via definitiva il decreto legislativo relativo all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni europee che stabiliscono regole armonizzate sull’Intelligenza Artificiale, in materia di poteri delle Autorità nazionali per l’IA e di utilizzo dell’IA nei percorsi formativi, nelle professioni, nel lavoro, nella sanità e nella pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda le misure d’interesse del Ministero dell’Istruzione e del Merito, l’Intelligenza Artificiale entra stabilmente nei percorsi educativi, come contenuto da conoscere e come strumento per innovare la didattica. Con l’attuazione della delega si interviene in tutti i settori della formazione scolastica, prevedendo misure specifiche per docenti, studenti e adulti. “Promessa mantenuta”, ha dichiarato il ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara.

È previsto l’aggiornamento delle Indicazioni nazionali del secondo ciclo, per integrare tecnologie avanzate e IA generativa nei percorsi di studio.

L’IA viene anche inserita nell’ambito dell’insegnamento dell’Educazione civica, con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale.

Vengono rafforzati le competenze STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e l’orientamento scolastico, per accompagnare gli studenti verso scelte formative e professionali coerenti con le trasformazioni tecnologiche.

A supporto delle scuole saranno istituiti comitati tecnico-etici territoriali, organizzati in rete, con funzioni di indirizzo pedagogico, accompagnamento alla sperimentazione didattica, tutela dei diritti fondamentali e protezione dei dati. Essi contribuiscono anche all’aggiornamento dei regolamenti di istituto, così da rendere l’uso dell’IA sicuro e verificabile.

Importanti novità sono le misure per fronteggiare l’emergenza educativa legata all’abuso di social media, piattaforme digitali e IA. La scuola diventa presidio di prevenzione e benessere digitale: è previsto infatti un piano di formazione stabile dei docenti, su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’IA, con una dotazione di 100 milioni di euro. L’obiettivo è rafforzare la capacità del sistema scolastico di prevenire rischi, dipendenze digitali, opacità algoritmica e forme di condizionamento dei minori.  Si prevede anche il coinvolgimento delle famiglie, al fine di favorire il benessere integrale della persona e dei minori nello spazio digitale.

Le misure si estendono alla formazione degli adulti, con percorsi strutturati di alfabetizzazione e formazione sull’IA, con riconoscimento delle competenze già acquisite e sostegno ai processi di aggiornamento, riqualificazione professionale e reinserimento nel mercato del lavoro.

Viene promossa l’integrazione di attività formative dedicate all’Intelligenza Artificiale nei percorsi dell’istruzione superiore e negli ITS Academy, per valorizzarne il ruolo.

MIMeraviglIA

Nota 17 luglio 2026, AOODGFIESD 51475
“MIMeraviglIA” – Percorso di formazione sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale a supporto delle attività amministrative delle segreterie scolastiche

L’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi una delle più importanti opportunità di innovazione per il sistema scolastico. Quella che fino a pochi anni fa appariva come una tecnologia del futuro è ormai una realtà concreta, destinata a trasformare profondamente il modo in cui si organizzano il lavoro, i processi e i servizi. Anche le istituzioni scolastiche sono chiamate a cogliere questa sfida, valorizzandone le potenzialità per semplificare le attività amministrative, migliorare l’efficienza organizzativa e supportare il lavoro quotidiano del personale.
 In coerenza con le priorità individuate nell’Atto di indirizzo politico-istituzionale del Ministro dell’Istruzione e del Merito per il 2026, il Ministero promuove “MIMeraviglIA”, un innovativo percorso formativo realizzato con la supervisione scientifica del Dipartimento di Informatica dell’Università Sapienza di Roma. L’iniziativa rappresenta una delle prime esperienze strutturate a livello nazionale dedicate all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nelle attività amministrative delle segreterie scolastiche. MIMeraviglIA è un percorso pensato per accompagnare il personale scolastico alla scoperta di strumenti destinati a diventare sempre più centrali nella pubblica amministrazione, offrendo conoscenze pratiche e immediatamente spendibili nel contesto lavorativo.
 Per la prima volta, il personale scolastico potrà esplorare in modo guidato le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, comprenderne le opportunità e sperimentarne l’utilizzo in contesti concreti e vicini alla realtà delle segreterie scolastiche. Un’occasione per acquisire strumenti che stanno rapidamente diventando essenziali nel mondo del lavoro e nella pubblica amministrazione.

 L’iniziativa è rivolta prioritariamente al personale amministrativo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado ed è aperta anche ai DSGA e ai Dirigenti scolastici, chiamati a guidare i processi di innovazione e trasformazione organizzativa nelle proprie comunità scolastiche.
 Il percorso prevede contenuti dinamici e modalità di apprendimento innovative:
• 6 moduli formativi online fruibili in autonomia;
•  4 webinar interattivi con esperti;
• forum di confronto e supporto;
• tutor virtuali con avatar intelligenti disponibili on demand;
• test di verifica;
• attestato finale di partecipazione, pari a 16 ore di formazione, valido ai fini dell’assolvimento degli obblighi formativi annuali del personale della Pubblica Amministrazione.
 Il modello didattico integra videolezioni, momenti di approfondimento e strumenti innovativi basati sull’Intelligenza Artificiale, consentendo ai partecipanti di sperimentare direttamente le tecnologie oggetto del percorso e di acquisire competenze chiave per affrontare le sfide della trasformazione digitale.
 Per iscriversi al corso basta collegarsi all’indirizzo 
https://www.istruzione.it/mimeraviglia/cliccare su INIZIA IL TUO PERCORSO ⟶ ENTRA IN FORMAZIONE MIM. 
In alternativa basta accedere con le proprie credenziali in SIDI ⟶ FORMAZIONE ⟶ FORMAZIONE MIM ⟶ MIMERAVIGLIA.
 In caso di utenti non ancora abilitati al SIDI o che rilevino problemi di accesso al corso, è attiva la casella e-mail supporto@mimeraviglia.it a cui inviare le proprie segnalazioni.

 Si invitano le istituzioni scolastiche a dare adeguata diffusione alla presente nota, valorizzando la partecipazione del personale quale opportunità di sviluppo professionale e di supporto ai processi di innovazione amministrativa.

Cordiali saluti

          IL DIRETTORE GENERALE
           Gianna Barbieri

Gianna Barbieri 
Direttore generale per l’edilizia scolastica, le risorse e il supporto alle istituzioni scolastiche


Percorso triennale sull’educazione digitale MIM-INDIRE

Il Progetto formativo MIM-INDIRE volto a “Rafforzare il ruolo della scuola per l’educazione al rispetto e alla parità di genere” ha registrato la partecipazione di oltre la metà delle scuole, con un elevato numero di adesioni nelle aree del Paese con maggiori criticità. Per dare ulteriore concretezza a quanto previsto nelle nuove Linee guida sulla Educazione civica, il MIM ha approfondito, con INDIRE, i temi dell’educazione digitale, dell’uso consapevole degli strumenti digitali, e in particolare dei social.

Si aggiunge quindi al Piano formativo un percorso triennale orientato all’uso consapevole delle tecnologie come elemento di sviluppo della persona, coinvolgendo tutte le figure professionali della scuola, con particolare attenzione alle Scuole secondarie di II grado.

“L’introduzione del percorso triennale dedicato all’educazione digitale sviluppa ulteriormente il nostro Piano per l’educazione alle relazioni e al rispetto, con particolare attenzione al corretto utilizzo dei canali social e alla salvaguardia della salute dei giovani. È un obiettivo fondamentale che stiamo realizzando in coerenza con le nuove Linee guida sull’Educazione civica e le nuove Indicazioni nazionali”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

In particolare, la formazione si articola in una fase introduttiva comune e in successive fasi differenziate per profilo ed esperienza, finalizzate a trasferire strumenti e metodologie nella pratica educativa e organizzativa, con particolare riferimento alla gestione delle tecnologie digitali e delle dinamiche relazionali negli ambienti online. L’obiettivo è promuovere contesti educativi basati sul rispetto, sviluppando competenze socio-emotive, competenze digitali e un uso critico, consapevole e responsabile delle tecnologie e dei social media. Attraverso i temi del benessere digitale, della cittadinanza digitale, della media literacy, dell’uso responsabile dei social media, della prevenzione del cyberbullismo e dello sviluppo del pensiero critico, il percorso fornisce strumenti concreti per accompagnare studenti e studentesse a vivere gli ambienti digitali in modo sicuro, consapevole e rispettoso. Nel dettaglio, sono stati avviati tre moduli formativi con relative videolezioni di 20 ore su: benessere digitale nell’era dei social, connessioni consapevoli e cittadinanza digitale. A settembre, si svilupperà la seconda fase, articolata su più livelli, che terrà conto sia del profilo professionale che dell’esperienza della scuola di appartenenza, e affronterà temi quali: cyberbullismo, cybersecurity, utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale, identità social, isolamento e ricadute a livello fisico, mentale e sociale, dipendenza da cellulare, carico cognitivo.

“È la prima volta che si promuove un grande percorso di educazione all’uso della strumentazione digitale e all’utilizzo corretto dei social. Questo significa farci carico concretamente della salute e dello sviluppo equilibrato della personalità dei nostri giovani”, così il Ministro Giuseppe Valditara a commento dell’iniziativa.

Mondiali di robotica: l’Italia sul podio

La scuola italiana protagonista alla Robocup, i mondiali di Robotica educativa, appena conclusi in Corea del Sud. A salire sul podio come primo classificato è stato il Liceo Scientifico “Boggio Lera” di Catania nella categoria “OnStage Advanced”, che unisce tecnologia, recitazione e spettacolo. Al terzo posto l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Fermi – Guttuso” di Giarre (CT) nella categoria “Rescue Simulation”.

Gli studenti del team del Liceo “Boggio Lera (Emma Oddo, Simone Previti, Andrea Consalvo, Giovanni Misenti, guidati dai docenti Carmelo Maccora e Massimo Marletta) hanno portato sul palco una performance dal titolo “Revenant”, ispirata agli Avangers: i robot sono il risultato di anni di passione e lavoro tecnico, tra progetti, stampe 3D, programmazione di schede, videocamere e algoritmi di intelligenza artificiale.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si congratula con le scuole e con gli studenti vincitori, invitandoli insieme ai propri docenti al Ministero. “È un grande risultato per la scuola italiana – ha dichiarato il Ministro –. Auguro agli studenti protagonisti di questa grande impresa di continuare a coltivare con orgoglio le proprie aspirazioni: il loro percorso è la prova di quanto l’impegno e i talenti possano far conseguire traguardi importanti”.

I mondiali della Robocup, il più importante campionato di Robotica educativa al mondo, si sono tenuti dal 30 giugno al 6 luglio al Songdo Convensia di Incheon, nei pressi di Seul. L’appuntamento unisce ricercatori, studenti e leader del settore provenienti da tutto il mondo per condividere conoscenze, confrontarsi sulle innovazioni e guardare al futuro della robotica autonoma.

VAL.ER.AI

INDIRE, Microsoft e Hevolus presentano VAL.ER.AI (Valutazione Erasmus+ Assistita da Intelligenza Artificiale), una piattaforma innovativa che supporta i valutatori Erasmus+ nell’analisi delle candidature ai progetti europei.

L’evento sarà l’occasione per illustrare una delle prime applicazioni in Italia dell’intelligenza artificiale agentica in un processo istituzionale ad alta responsabilità, sviluppata per rendere più rapido, uniforme e trasparente il processo di valutazione, mantenendo il pieno controllo decisionale in capo ai dipendenti esperti.

Quando
Martedì 30 giugno 2026 – dalle 10 alle 14

Dove
Microsoft House Roma – Viale Avignone, 10, 00144 Roma

Nel corso dell’incontro interverranno rappresentanti dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ – INDIRE, Microsoft e Hevolus, che illustreranno il progetto, gli aspetti tecnologici della piattaforma e le prospettive di utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi della pubblica amministrazione.

Saranno presentati i risultati della collaborazione e le potenzialità di VAL.ER.AI, una soluzione che consente una riduzione stimata dei tempi di valutazione di almeno il 30%, grazie all’automazione delle attività documentali e di pre-analisi delle candidature Erasmus+.

Primo Rapporto sulla didattica digitale