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Safer Internet Day 2021

Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo 2021

Safer Internet Day, le celebrazioni al Ministero dell’Istruzione per la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet. Laboratori online, dirette con gli esperti e la presentazione delle nuove Linee guida. Azzolina: “Scuola e famiglie unite per contrastare il cyberbullismo”

Laboratori, dirette, incontri. Influencer, esperti, istituzioni. Si è celebrata oggi la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Quest’anno l’appuntamento con il Safer Internet Day, con il consueto motto “Together for a better Internet”, ha previsto un fitto programma di iniziative messe in campo dal Ministero dell’Istruzione, coordinatore di “Generazioni connesse”, il Safer Internet Centre in Italia, il Centro italiano per la sicurezza in Rete.

Gli eventi a livello locale e nazionale sono promossi insieme ai partner di “Generazioni Connesse”: l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Università di Firenze e l’Università “Sapienza” di Roma, Save the Children Italia, SOS il Telefono Azzurro, la cooperativa E.D.I. Onlus, Skuola.net, l’Agenzia di stampa DIRE e l’Ente Autonomo Giffoni Experience. In Rete le iniziative sono accompagnate dagli hashtag #SID2021 e #SICItalia.

Hanno arricchito la giornata webinar, laboratori digitali, dirette con esperti e la presentazione ufficiale delle nuove Linee di orientamento del Ministero dell’Istruzione per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Si è riflettuto anche a partire da dati, come quelli commissionati da Generazioni connesse sulla quantità e la qualità delle ore passate in Rete dalle ragazze e dai ragazzi: 1 su 5 si definisce praticamente sempre connesso, 6 su 10 sono online dalle 5 alle 10 ore al giorno. Numeri raddoppiati rispetto allo scorso anno, complici anche i periodi passati a casa, lontano da scuola o da altre attività di socializzazione, durante la pandemia. Per il 59% gli episodi di cyberbullismo sono aumentanti.

Gli appuntamenti
La Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale del Ministero, nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD), ha promosso – con il supporto degli animatori digitali, dei componenti del team per l’innovazione digitale, delle équipe formative territoriali e dei referenti del PNSD degli Uffici scolastici regionali – l’organizzazione di iniziative locali e territoriali da parte delle scuole.

L’evento nazionale promosso dal Safer Internet Centre Italia si è tenuto questa mattina al Ministero dell’Istruzione: rappresentanti delle istituzioni, decisori politici ed esperti collegati si sono incontrati con i giovani delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, per approfondire le tematiche del Better Internet for Kids Policies, ovvero opportunità e criticità connesse al mondo virtuale. Tra i presenti influencer, esperti, animatori digitali e giovani “attivisti” dello Youth Panel e del Movimento Giovani per Save the Children, con esempi e azioni virtuose italiane relative all’uso delle nuove tecnologie.

“Non possiamo ignorare il dilagare di fenomeni odiosi di violenze e aggressioni, verbali o psicologiche, come il bullismo, il cyberbullismo. Scuola e famiglia restino unite per contrastare un nemico comune”, ha detto la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina,aprendo i lavori. “Una componente centrale nell’insegnamento dell’educazione civica, che abbiamo voluto introdurre, è costituita proprio dall’educazione alla cittadinanza digitale. I giovani non vanno lasciati soli di fronte a questi rischi”.

Per Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, è fondamentale “far conoscere ai ragazzi, con parole semplici, cosa è e come si può reagire al cyberbullismo. Sandra Cioffi, Vicepresidente Telefono Azzurro e presidente del Consiglio Nazionale Utenti Telefono Azzurro chiede di “costruire un ambiente sicuro, a partire anche dal web, realizzando programmi formativi ed educativi dedicati allo sviluppo delle competenze digitali”. Per Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa per Save the Children, occorre “rafforzare l’impegno per combattere la povertà educativa digitale, con il coinvolgimento attivo degli stessi ragazzi e ragazze”. Sara Pagliai, coordinatrice Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, ricorda “le iniziative con l’opportunità per tutti gli insegnanti e gli istituti di innovare la propria didattica”. Con loro anche la cantautrice Federica Carta, in prima linea contro il bullismo e body shaming attraverso la musica.

Nel suo intervento il prof. Luciano Floridi, Direttore del Digital Ethics Lab – Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford ha sottolineato che “è sulle aspettative che si deve lavorare, attraverso l’educazione, l’esempio, le regole di comportamento, per rendere la società più sicura per tutti, attraverso nuovi comportamenti ordinari e nuove normalità del vivere online civile”.

Nei tre seminari formativi tematici,  coordinati dal Safer Internet Centre, in collaborazione con eTwinning, rivolti a docenti e studenti si è parlato, tra l’altro, di fake news e disinformazione, digital storytelling, le opportunità e i rischi della Rete.

Con “Safer Internet Stories” studentesse e studenti, con i loro docenti, potranno mettersi in gioco partecipando ad un’esperienza di lettura e scrittura aumentate digitalmente. L’iniziativa è stata presentata all’interno di una puntata speciale dedicata al Safer Internet Day, della trasmissione “La banda dei fuoriclasse”, in diretta su RaiGulp e RaiPlay, nel corso della quale sono stati lanciati gli hashtag #PoesieSID e #StemSID, in collegamento con alcune delle scuole partecipanti alle esperienze didattiche attraverso i social. Il progetto proseguirà nelle settimane successive e fino al 9 marzo, proponendo, ogni settimana, temi e tecniche diverse, rilanciati anche sui canali social del progetto del Ministero “Le Scuole”. Sul sito del PNSD è possibile iscriversi e reperire tutte le informazioni: www.istruzione.it/scuola_digitale/index.shtml.

La ricerca
Il 2020, con l’emergenza sanitaria, ha inciso notevolmente sulla vita digitale delle ragazze e dei ragazzi italiani. Oggi 6 adolescenti su 10 dichiarano di passare, in media, più di 5 ore al giorno connessi (in particolare fra le 5 e le 10 ore). Solo un anno fa erano 3 su 10. Un ragazzo su 5 si dichiara, poi, “sempre connesso”. Sono i dati emersi stamattina durante l’evento organizzato dal Ministero dell’Istruzione in occasione del Safer Internet Day 2021, la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet. L’indagine è stata realizzata dal portale Skuola.net, dall’Università degli Studi di Firenze e dall’Università degli Studi di Roma “Sapienza” per “Generazioni Connesse”, il Centro Italiano per la Sicurezza in Rete guidato dal Ministero dell’Istruzione. In particolare, 59% degli intervistati ritiene che c’è stata una crescita degli episodi di cyberbullismo negli ultimi mesi. Un anno fa la quota di coloro che consideravano il fenomeno in aumento era del 20%. L’85% dichiara anche, però, di avere dato a un proprio coetaneo dei consigli sull’uso corretto del web: cresce, quindi, la consapevolezza e la solidarietà tra i ragazzi e le ragazze in Rete. In questi mesi, attraverso la Rete e la condivisione dei contenuti, è cresciuto anche l’impegno sociale di studentesse e studenti nei confronti di temi rilevanti come il Climate Change e il Global Warming o, ancora, il movimento Black Lives Matters: il 53% dei partecipanti dichiara di aver usato i social per impegnarsi a sostenere queste cause.

La campagna di comunicazione “We are fearless”
Durante la giornata è stata lanciata la nuova campagna di comunicazione “Il mese della sicurezza in rete” del SIC, che avrà come protagonisti le studentesse e gli studenti dello Youth Panel e come oggetto la nuova webserie dal titolo “We are fearless”. Al centro del racconto ci sono le vite, apparentemente parallele, di tre adolescenti, che si ritrovano uniti nell’affrontare i pericoli del mondo del Web. Da febbraio a marzo verranno poi condivise le voci dei giovani ambasciatori italiani dello Youth Panel, che con la creazione di articoli di giornale, video interviste e video dedicati si faranno portavoce per insegnare ai loro coetanei come Internet possa diventare un luogo più sicuro per tutti. Inoltre, insieme ai contenuti dedicati ai giovani, verranno condivisi webinar e schede di analisi dedicati a docenti, dirigenti scolastici e famiglie, con lo scopo di accompagnare gli adolescenti verso un utilizzo consapevole delle piattaforme online.

Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo (aggiornamento 2021)
Il Ministero dell’Istruzione è impegnato, da anni, sul fronte della prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo e, più in generale, di ogni forma di violenza. In occasione del Safer Internet Day è stato  lanciato il nuovo aggiornamento delle “Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo” che riportavano le integrazioni e le modifiche necessarie previste dagli interventi normativi, con particolare riferimento alle innovazioni introdotte dalla Legge 71 del 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. L’attuale dettato normativo, infatti, prevede un aggiornamento biennale delle Linee di Orientamento  e attribuisce a una pluralità di soggetti compiti e responsabilità ben precisi, ribadendo, però, il ruolo centrale della scuola, chiamata a realizzare azioni preventive in un’ottica di governance coordinata dal Ministero che includano: la formazione del personale scolastico, la nomina e la formazione di almeno un referente per le attività di contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo per ogni autonomia scolastica, nonché la promozione di un ruolo attivo degli studenti. Le studentesse e gli studenti devono essere sensibilizzati ad un uso responsabile della Rete e resi capaci di gestire le relazioni digitali in contesti non protetti. Tra i principali compiti della scuola, infatti, vi è quello di favorire l’acquisizione delle competenze necessarie all’esercizio di una cittadinanza digitale consapevole. Tali indicazioni sono, a loro volta, contenute anche nella Legge 20 agosto 2019 n. 92 “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” che prevede, nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, l’educazione alla cittadinanza digitale. L’intento delle linee guida è consentire ai dirigenti, docenti ed operatori scolastici di comprendere, ridurre e contrastare i fenomeni negativi che colpiscono i nostri bambini e ragazzi, fornendo strumenti di comprovata evidenza scientifica.

Il protagonismo delle scuole
Tutte le scuole potranno offrire un contributo alle celebrazioni del Safer Internet Day 2021: sarà possibile caricare online i propri eventi realizzati per la giornata durante tutto il mese, sul sito www.generazioniconnesse.it al seguente link https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2021/01/18/sid-safer-internet-day-2021/. Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un appuntamento atteso per tutti gli operatori del settore, le istituzioni, le organizzazioni della società civile. Per informazioni relative agli eventi organizzati in tutto il mondo è possibile consultare il sito della Commissione Europea dedicato alla giornata: https://www.saferinternetday.org/.

Genitori e il Fattore Protettivo – Prevenire il cyberbullismo

UNICEF su GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO E IL CYBERBULLISMO (domani 7/2) 

Lanciata nuova guida per genitori su come prevenire il cyberbullismo a casa 

6 febbraio 2021 – Secondo gli ultimi dati UNESCO, provenienti da indagini condotte in paesi industrializzati, la percentuale di minorenni che ha sperimentato cyberbullismo varia tra il 5% e il 20% della popolazione minorile, con conseguenze psicofisiche che vanno dal mal di testa ai dolori allo stomaco e/o che si manifestano con mancanza di appetito o disturbi del sonno. Coloro che hanno sperimentato episodi di bullismo/cyberbullismo hanno inoltre maggiori probabilità di sviluppare difficoltà relazionali, di sentirsi depressi, soli, ansiosi,  di avere scarsa autostima o sperimentare pensieri suicidi. 

L’aumento del cyberbullismo riflette la rapida espansione dell’accesso di bambini e ragazzi ad internet: nel 2017 circa il 70% della popolazione mondiale tra i 15 e i 24 anni risultava connessa ad internet e dai dati provenienti da 7 Paesi europei, la percentuale di bambini e adolescenti tra gli 11 e i 16 anni esposti a cyberbullismo è aumentata tra il 2010 e il 2014 passando dal 7% al 12%.[1] 

“Domani ricorre la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, a seguito di un anno in cui i bambini e giovani, a causa della pandemia da COVID-19, hanno trascorso online un numero elevato di ore per continuare a studiare e socializzare” – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia. “Come UNICEF Italia, abbiamo realizzato la guida “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo” per parlare di questo fenomeno in famiglia, perché riteniamo importante che i genitori imparino a riconoscere i segnali di pericolo e quindi essere attenti a eventuali cambiamenti di umore o del comportamento dei propri figli. Attraverso questo strumento però vogliamo raccomandare anche di non demonizzare i nuovi media e rassicurare sul fatto che parlarne con una persona di fiducia significa poter essere tutelati e intervenire tempestivamente a difesa del rispetto della propria persona e della propria salute fisica e mentale.” 

GUIDA UNICEF PER I GENITORI: “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo”  

L’UNICEF Italia ha realizzato la guida “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo” in collaborazione con lo Studio di psicologia del ciclo di vita – P.I.N.S./Pensare Insieme Sentire, con l’obiettivo di promuovere una genitorialità positiva, un dialogo aperto in famiglia e insegnare un uso responsabile dei nuovi media, al fine di riconoscere e prevenire il cyber bullismo. Tra i suggerimenti per i genitori, una proposta di 6 regole base da istituire in famiglia: 

  • non condividere nomi utente o password;  
  • non fornire informazioni personali in profili, chat room e altri forum;  
  • astenersi dall’inviare foto personali o inappropriate di sé;  
  • non rispondere a messaggi minacciosi e informare immediatamente un adulto;  
  • spegnere il proprio dispositivo se viene visualizzato un messaggio minaccioso;  
  • non cancellare eventuali tracce sui social o nelle chat. 

Per ulteriori informazioni visita il sito: unicef.it/cyberbullismo 


[1] UNESCO, Behind the numbers: ending school violence and bullying, 2019: https://www.unicef.org/media/66496/file/Behind-the-Numbers.pdf 

DaD: esperienza e competenza in-separabili in-rete

DaD: esperienza e competenza in-separabili in-rete

di Virginia Dall’Ó

Dal report di INDIRE sulle pratiche didattiche durante il lockdown emergono percentuali crescenti di DaD dalle elementari alla secondaria con l’utilizzo principalmente di: Google meet (66,5%), posta elettronica (65,6%), WhatsApp (61,7%) e con l’alternarsi di lezioni in videoconferenza (circa 95%), assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi (circa 80%) accompagnati da .una valutazione esterna effettuata dal docente (85% in media)

 “Content is the king”? 1

Per un’azione didattica orientata alla formazione integrata della persona in un ambiente esteso di apprendimento (vedi link) tutto ciò di certo non basta;occorre strutturare l’articolazione degli interventi didattico-disciplinari in modo che presenza e distanza siano vasi comunicanti  e conducano alla riflessione sulla prassi.   

Se si vuole che conoscenze e competenze agiscano sulla formazione della persona vanno operate precise scelte didattiche nell’insegnamento disciplinare sulla base di valori etici. Non si tratta tanto di definire condotte di apprendimento etiche nelle dichiarazioni d’intenti, nominalmente, quanto di far riferimento ad approcci e strategie centrati sul soggetto che apprende tra pari, in situazioni cooperative e collaborative, in ambienti aperti e tecnologici. Situazioni in cui la crescita della consapevolezza dei propri “gesti mentali” possa svilupparsi senza soluzione di continuità in presenza e in rete.

Poiché comprendere significa apprendere insieme, com-prehendere = cogliere insieme (il testo, il suo contesto, le parti, il tutto, il molteplice, l’uno) l’ambiente tecnologico va  didatticamente inteso come uno “spazio formativo laboratoriale” dove realizzare attività altrimenti non sperimentabili.

Nel definire gli ambienti e le occasioni di apprendimento va tenuto conto del fatto che le competenze si acquisiscono e si sviluppano in contesti educativi diversi tra loro ma indissolubilmente intrecciati: quelli formali (la scuola), quelli non formali (famiglia, media, organizzazioni culturali e associative..) e quelli informali (la vita sociale nel suo complesso). Tali contesti, che per loro stessa natura sono in-separabili, incidono costantemente sull’apprendimento e non possono essere ignorati dall’insegnante, pena la “separatezza” della scuola dal resto del mondo.

Non a caso sin dal 2001 l’U.E. afferma che nei processi d’insegnamento-apprendimento essi vanno intenzionalmente riconosciuti e ricondotti a sistema. Ma si sa che l’intenzione, essendo un atto libero del soggetto, non può prevedere dispositivi che la provochino meccanicamente e pertanto non è propriamente insegnabile: la sua trasmissione avviene attraverso l’esempio rivolto alla persona. 

L’intenzionalità formativa dell’insegnante verso una “competenza agita” deve quindi tendere a generare una formae mentis mirata ad un’attenzione continua e progettuale ad un campo definito (la disciplina) in un dato contesto, in un dato tempo, in una data società. 

E poiché nel mondo reale le azioni si sviluppano dentro un preciso e strutturato contesto ambientale, dove le identità personali e sociali sono organizzate in modo dinamico intorno ad un insieme di interessi e sfide che coinvolgono simultaneamente tutte le dimensioni umane, compito dell’insegnante è quello di “offrire ospitalità” agli allievi inserendoli in contesti similari, nel presupposto di fondo, come dice Levy, che “solo l’ esercizio vivente in situazione dà alle conoscenze il loro senso e il loro valore” 

Le attività didattiche vanno allora incentrate sullo “studio di casi”, di natura disciplinare e/o interdisciplinare, situazioni problematiche intorno alle quali far ruotare le attività e i “compiti”2, ben sapendo che l’insegnamento che si avvale della tecnologia non si sviluppa affatto secondo l’ordine tradizionale (sistematico, lineare e sequenziale) ma si innesta su un “disordine” ipermediatico che solo un’expertise di bricolage della conoscenza distribuita può ricondurre a formazione. 

In altri termini occorre dar vita ad una comunità di apprendimento e di pratica3 in ambienti cognitivi estesi e tecnologici, dove poter sperimentare attraverso i costrutti disciplinari le regole e i meccanismi delle comunità reali. 

Un ambiente “ di prossimità” in cui sia possibile: 

  • Mettere in trasparenza l’apprendimento non formale e informale. Ciò è tanto indispensabile quanto ineludibile se si tiene conto che gli allievi stessi non hanno piena consapevolezza delle competenze acquisite fuori dalla scuola, essendo queste il corollario della vita quotidiana. Dare visibilità a questi apprendimenti è il primo passo per far riconoscere come proprie le competenze maturate e poterle poi valorizzare all’interno di apprendimenti formali quali  significativi apporti al bagaglio personale;
  • Riconoscere l’apprendimento come struttura emergente dal un contesto dove, a livelli crescenti di complessità, l’autonomia decisionale e  progettuale degli allievi ha modo di esplicarsi nel reciproco rispetto e in piena responsabilità: con consapevolezza. Sappiamo tutti che ciò che si acquisisce in un particolare settore può essere riutilizzato in un altro, ma nell’intenzionalità educativa dell’insegnante va tenuto conto che tutto ciò avviene solo a una condizione: che il soggetto stesso sia consapevole delle competenze possedute (non importa dove acquisite) e della loro trasferibilità ad altri contesti..  

L’inserimento dell’apprendimento formale, non formale e informale in un unico contesto cognitivo deve però avvenire senza soluzione di continuità tra il “dentro e fuori” la scuola, tra il reale e il virtuale, tra il singolo allievo e il gruppo.

Ciò è possibile con un’organizzazione strutturata- su problemi e i metodi disciplinari – ma flessibile dell’ambiente di apprendimento, formulata in risposta  ai bisogni formativi degli allievi e a questi continuamente adattabile: una “microstruttura didattica”  in grado di attivare e mantener viva- attraverso i costrutti disciplinari- l’interazione degli allievi con l’ambiente fisico e tecnologico, sociale ed emotivo nel quale si trovano ad operare e a stimolare processi di autoregolazione.

La dinamica formativa che si sviluppa in aula e/o in rete senza soluzione di continuità tra i due ambienti genera un processo d’insegnamento-apprendimento circolare e ricorsivo, incardinato su quattro momenti topici:

  1. Lavoro di gruppo (esperienza concreta sullo studio del caso in esame)
  2. Intergruppo (esternalizzazione, osservazione e riflessione)
  3. Sistematizzazione (formazione di concetti astratti)
  4. Verifica formativa (applicazione a nuove situazioni problematiche)

La riflessione sul percorso effettuato e la costruzione del portfolio (di gruppo e personale) completano ogni ciclo di apprendimento.

Sul WEB la community  di classe, suddivisa in piccoli gruppi, opera in spazi dedicati, che consentono di diversificare la tipologia di cooperazione tra i pari e di differenziare le strategie di collaborazione dell’intero percorso laboratoriale: aree di gruppo con chat e forum interni per il confronto sull’analisi dei casi // repositorydei lavori di gruppo e personali // forum e chat generali e tematici //archivi bibliografici e sitografici  per gli approfondimenti // portfolio personale e di gruppo per la co-valutazione e l’autovalutazione. 

Nella gestione della community l’insegnante viene così ad assumere la veste di agente di sinergia” dei flussi di sapere.


  1. [Bill Gates]
  2. Il compito è inteso come ”insieme di consegne, scopi, contenuti, risorse, ruoli, aspettative” (Carovita e Logorio,2004) .
  3. Le comunità di pratica sono costituite da tre elementi fondamentali ; 1) domain (campo tematico), esso crea un contesto e un comune senso di identità ; 2) community, che crea il tessuto sociale dell’apprendimento; 3)Practice, cuore della comunità, un complesso di idee, strumenti, informazioni, espressioni, lessici, vicende e materiali che i membri della comunità condividono.

Formazione integrata in presenza e nel WEB

Formazione integrata in presenza e nel WEB per un mix di tradizione e innovazione

di Virginia Dall’O’

Nell’era del WEB e in un periodo storico caratterizzato da crescenti e molteplici complessità la gestione dell’incertezza, più che l’effettuazione di cambiamenti imposti dagli eventi o richiesti dalle norme, pone seri interrogativi al mondo della formazione e in particolare agli insegnanti. 

Certamente a scuola bisogna fornire agli allievi gli strumenti della nostra cultura e formazione sviluppando i programmi ministeriali ma, allo stesso tempo, va loro consentito di acquisire gli strumenti richiesti dal mondo reale: ci dovrebbe essere un mix equilibrato di tradizione e innovazione.   

Questo è di sicuro un compito arduo per gli insegnanti, ma si sa… compete proprio a loro!  Se si considera che all’evoluzione tecnologica corrisponde un importante mutamento sul fronte sociale in quanto generazioni profondamente differenti si trovano a interagirein ambienti reali e virtuali, si comprende come nei sistema scolastico l’urgenza di un ripensamento organizzativo vada di pari passo con l’urgenza di un serio e profondo ripensamento nella formazione degli studenti. Tuttavia la necessità di individuare e definire nuovi modelli di riferimento, che vanno a condizionare direttamente e indirettamente la vita delle persone, impone estrema attenzione, da qui l’incertezza.

Negli articoli sui media in tema di formazione traspare spesso l’esigenza di ricondurre a sistema non solo istruzione e cultura ma anche discipline ed educazione, con un incedere didattico che metta al centro la persona, che, come dice Levy “è ciò che sa”.

Questa strada si sta diffondendo nelle organizzazioni sociali, dove l’impatto del WEB si rivela significativo in quanto mettendo al centro delle attività le persone, in tempo reale e con modalità trasparenti, si amplificano i contatti, che incrementano le relazioni, che così risultano molto più dinamiche, aperte e “generatrici di cambiamento”. Tutto ciò rappresenta un’opportunità funzionale a snellire i processi, ad attirare e trattenere i talenti migliori, a “capitalizzare” le competenze, a incrementare l’efficienza e l’efficacia. 

Secondo alcuni studi il nuovo paradigma organizzativo è riassumibile in tre parole, apertura, trasparenza e socialità, caratteri che consentono di governare in modo appropriato e affidabile l’elevato grado di complessità insieme alla ricchezza personale e professionale. In altre parole, mentre si persegue in modo unitario il fine comune, si facilita la diffusione dei “saperi” nell’organizzazione stessa. 

Nella scuola la socializzazione dei saperi, benché caldeggiata da anni dal nostro ordinamento oltreché da tutte le direttive europee (COM 678/2001), si fa strada con lentezza e nell’istruzione secondaria tende proprio a incepparsi sul fronte delle varie materie d’insegnamento, per le quali, nel quotidiano, le competenze specifiche (disciplinari) tendono a sovrastare se non a soffocare le istanze formative o viceversa. 

Benché oggi si sappia che la competenza non é ricavabile né da un’analisi della sola “natura tecnica” di un compito assegnato, nè dalla messa in campo di un insieme  di conoscenze possedute, né da un generico “facciamolo insieme” in quanto i suoi caratteri fondamentali sono :

  • la mobilitazione in uno specifico contesto (nella scuola una precisa situazione problematica attinente il percorso curricolare);
  • la disponibilità di risorse;
  • la riflessività sul percorso esperito la didassi per unaformazione integratadella persona nell’ambiente di apprendimento fatica a realizzarsi e a diffondersi, proprio perchè richiede un cambiamento di prospettiva e di relazioni tra le diverse risorse formative, tra le quali non va dimenticato l’insieme coordinato e unitario dei docenti.

La formazione integrata infatti è una formazionenella quale i caratteri fondamentali  della competenza vengono fatti interagire unitariamente e dinamicamente poichè si riconosce che é dall’interazione di tali caratteri  che scaturisce il transfer degli apprendimenti. 

Più precisamente:

  • L’interazione tra la mobilitazione e le risorse conduce al riuso delle conoscenze;
  • L’interazione tra la mobilitazione e la riflessione sedimenta i fattori di processo: le modalità di assunzione del compito, di analisi del campo di indagine, di soluzione dei problemi, di comunicazione dei risultati e orienta all’individuazione dei punti di forza e di debolezza e alla valutazione dell’operato;
  • L’interazione tra la riflessione e le risorse attiva la ristrutturazione dei saperi. La questione delle risorse non rinvia dunque solo alla disponibilità dei materiali e delle tecnologie in uso, al setting formativo, ma anche alle conoscenze, alle capacità, alle abilità dalle quali scaturiscono le competenze già acquisite e a quelle da acquisire. E, tra le risorse, vanno considerate anche le persone che l’allievo consulta in presenza o a distanza, con le quali interagisce dentro e fuori la scuola.

Per una formazione integrata  all’insegnante è richiesto di avvalersi di una didattica laboratoriale incentrata sul ricorso allo “studio di casi “, così da offrire agli allievi differenti e diversificate occasioni d’apprendimento (la mobilitazione delle competenze non può certo riguardare un solo e unico caso !).

Lo studio di casi è riconosciuto come dispositivo “privilegiato” per la formazione della persona  in quanto permette agli allievi, che sono alla ricerca di una soluzione pertinente, di compiere interamente, insieme ai pari, il ciclo indutttivo-deduttivo di acquisizione dei saperi (il concetto di « sapere » è dilatato rispetto alla pura informazione  in quanto contempla anche i problemi e i metodi disciplinari).  

Nell’ esplorazione di un territorio ignoto gli allievi stessi sviluppano la capacità di “ saper agire -insieme- in situazioni di incertezza”. Ma non solo, non basta saper agire in un contesto dato, occorre anche  essere in grado di render conto di come e perché si è operato in quel particolar modo. Questa capacità, riconosciuta come una “condizione indispensabile per contribuire all’innovazione e alla riuscita in contesti in evoluzione” richiede agli insegnanti, in particolare nella secondaria superiore, di ri-progettare i percorsi formativi e di configurare il processo di insegnamento-apprendimento in modo isomorfo al mondo reale.

E tutto ciò presuppone un’intenzionalità didattica finalizzata all’azione partecipata dell’allievo nel gruppo dei pari, in ambienti reali e nel WEB (la community virtuale), dove il confronto stimolato dalla situazione problematica possa proseguire e svilupparsi in sintonia coi ritmi personali e comunitari.

E’ così possibile attivare efficacemente le risorse interne ed esterne, mentre vengono:

  • formulate ipotesi di soluzione  
  • definite le strategie di ricerca delle fonti necessarie;
  • ricercati, selezionati e organizzati i dati utili
  • elaborate procedure risolutive  
  • mobilitate efficacemente le risorse interne ed esterne  
  • attivate collaborazioni trasparenti per ottenere i risultati
  • comunicati con chiarezza il percorso e le scelte  connessi alla condotta risolutiva dei problemi posti

In definitiva intorno allo studio di casi in un ambiente cognitivo esteso ogni allievo ha modo di delineare la propria identità sociale con una « prise de parole » circostanziata, un confronto sistematico e continuativo, senza soluzione di continuità tra ambiente reale e virtuale, tra il dentro e il fuori la scuola: si mobilita un mix di competenze chiave (richieste dalla UE.) e specifiche (disciplinari). 

E’ l’incertezza delle scelte connaturata alla complessità di uno studio di caso che stimola l’interazione tra pari; la gestione dei conflitti che ne consegue rappresenta un potente strumento di partecipazione alla vita comunitaria: un attento e vigile atto di cittadinanza, anche sul WEB.

Cercare di coinvolgere gli allievi con una gestione sociale aperta e trasparente delle attività didattiche, i cui esiti non sono facilmente prevedibili bensì incerti, richiede senz’altro tempo… Rousseau nell’“Emile” affermava che fra le principali capacità del “maestro ideale” c’è quella di “perdere tempo” piuttosto che cercare di guadagnarne !

Ma il tempo sottratto alla mera trasmissione dei contenuti in programma è guadagnato in termini di crescita culturale, sociale e personale degli allievi e “di sicuro, non significa perdere tempo dare agli studenti la possibilità di confrontarsi, di diventare consapevoli della propria identità, padroni di apprendimenti profondi e radicati” (Linee Guida 2010). 

#DidatticaDigitale

Il Ministero dell’Istruzione insieme al Dipartimento per la Trasformazione Digitale dà il via a #DidatticaDigitale, un pacchetto di servizi messi a disposizione da aziende e associazioni in forma gratuita, per offrire soluzioni innovative a sostegno degli istituti scolastici.

https://www.miur.gov.it/web/guest/servizi-per-le-scuole

La Scuola del Futuro

IL 75% DEGLI STUDENTI ITALIANI BOCCIA LA DIDATTICA A DISTANZA, MA LA SCUOLA DEL FUTURO NON RINUNCIA ALLA TECNOLOGIA

Fatta di persone, tecnologica, evoluta, interconnessa e sostenibile: EOLO raccoglie l’opinione di 20.000 studenti per delineare lo Statuto della Scuola del Futuro

Varese, 1 dicembre 2020 – Si avvicina la fine dell’anno e, con essa, il momento di fare un bilancio di questo particolare e complesso 2020. L’emergenza Covid-19 ha cambiato radicalmente le abitudini degli italiani di tutte le età e ha puntato i riflettori anche sullo stato della scuola in Italia, un settore che negli ultimi mesi ha dovuto fronteggiare un improvviso processo di digitalizzazione, a volte impervio.

EOLO, operatore leader in Italia nella fornitura di connettività tramite tecnologia FWA– (fixed wireless access), ha coinvolto gli studenti in un brainstorming nazionale attraverso radio e social media. Alla survey in cui veniva loro chiesto di raccontare come sarà “La Scuola del Futuro” hanno risposto circa 20mila studenti di età compresa tra i 5 e i 19 anni, chiamati a immaginare possibili materie, classi, compagni e insegnanti.

Un dato emerge chiaramente: la netta maggioranza degli intervistati, circa il 75%, boccia la c.d. DAD, Didattica a Distanza, mostrando una chiara preferenza per la Didattica in Presenza. Ma l’innovazione rimane centrale nella scuola del futuro: alla scuola in presenza non potrà mancare il supporto unico che la tecnologia può offrire e una buona connessione a Internet e l’accesso a piattaforme e strumenti tecnologici per fare lezione sono indentificati come essenziali dal 65% degli studenti. Su quali siano le tecnologie essenziali invece la popolazione studentesca è più divisa: il 36% individua come scelta prima l’Internet of Things, il 32% la realtà aumentata e il 24% l’Intelligenza artificiale.

Dalle risposte emerge anche la forte richiesta degli studenti di essere dotati di strumenti nuovi per comprendere al meglio l’attualità e quanto accade nella società contemporanea. Oltre il 32% degli intervistati infatti vorrebbe che venissero inserite nel programma didattico ore su attualità e scienze sociali, il 23% vorrebbe essere maggiormente preparato su come smascherare le fake news, circa il 18% chiede più formazione sui temi di ambiente e sostenibilità e circa il 15% sulle nuove frontiere che le scoperte tecnologiche stanno aprendo, per poter avere gli strumenti per ipotizzare al meglio il proprio futuro.

Da quanto emerso nella survey, EOLO ha quindi estratto 5 pillar su come dovrebbe essere la scuola del domani, per strutturare lo “Statuto della Scuola del Futuro”:

  • Fatta di persone: la connessione umana, il rapporto diretto con i propri insegnanti, le relazioni con i propri compagni di classe sono aspetti che non potranno mai realmente essere sostituti. Da questo presupposto dovrà partire ogni ragionamento per la scuola del futuro.
  • Tecnologica: la didattica del futuro verrà supportata dalle tecnologie più all’avanguardia, per fare in modo che le generazioni del futuro siano messe nelle condizioni di formarsi al meglio. Studenti e insegnanti avranno a loro disposizione lavagne e banchi interconnessi, si utilizzerà la realtà aumentata e Intelligenza Artificiale e Internet of Things saranno all’ordine del giorno.
  • Evoluta: insieme alle materie fondanti della nostra cultura, si affiancheranno nuove materie, utili per la comprensione della contemporaneità a tutto tondo. Dalle materie più tecniche, come insegnare le basi della programmazione fin dalla scuola elementare, a quelle più umanistiche, come la comprensione del funzionamento dei Social Network e la capacità di riconoscere le fake news e sapersi informare correttamente.
  • Interconnessa: ovvero aperta. Tutte le scuole, non solo in Italia, ma in Europa e in tutto il mondo, potranno connettersi tra di loro per favorire ogni scambio didattico, permettendo agli studenti di entrare in contatto con culture e lingue diverse
  • Sostenibile: la sostenibilità a 360° non solo verrà insegnata a scuola, ma sarà un valore realmente messo in pratica già negli istituti.  

“Siamo orgogliosi di farci portavoce di una idea di scuola nuova, umana ma interconnessa, proiettata verso il futuro ma attenta a interpretare il presente. I ragazzi ci chiedono a gran voce una scuola ibrida, dove la Didattica a Distanza non sostituisce quella in Presenza, ma diventa strumento di apertura verso nuove materie e potenzialità oggi ancora inimmaginate” – commenta Luca Spada, Presidente e Fondatore di EOLO “Per rispondere a questo appello, però, è necessario investire sul futuro del nostro Paese, garantendo l’accesso democratico alla rete e alla tecnologia, risolvendo in maniera definitiva le problematiche di connettività che ancora oggi affliggono diverse aree. Come EOLO siamo impegnati da 15 anni in questa direzione, implementando la nostra rete in tutte le aree del Paese che ancora ne sono sprovviste e supportando i piccoli comuni nel loro percorso di digitalizzazione con il nostro progetto triennale EOLO Missione Comune”.

L’azienda a maggio 2020 ha infatti annunciato un piano di potenziamento infrastrutturale da 150 milioni di euro per portare, entro il 2021, la connessione ultra veloce in tutte le aree del Paese che ancora ne sono prive.

EOLO Missione Comune è il progetto lanciato da EOLO nel 2019 che prevede la donazione di 1 milione di euro all’anno per tre anni, in premi tech per supportare la digitalizzazione dei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti. Per il secondo anno del progetto, l’azienda ha confermato il proprio impegno verso i comuni in cui opera, con un forte focus sulle necessità della scuola: un milione di euro in soluzioni tecnologiche ideate per la digitalizzazione della scuola, come i tablet e i percorsi di formazione individuali o di gruppo per avvicinare i più giovani ai temi della tecnologia, sostenibilità e problematiche ambientali. Ad oggi EOLO Missione Comune ha raccolto oltre 1.8 milioni di voti e ha selezionato 190 comuni che avranno diritto ai premi tech.

Per maggiori informazioni e dettagli sul progetto visitare il sito https://missionecomune.eolo.it/

Rassegna di studi sulla DAD

Rassegna di studi sulla DAD

di Gennaro Iasevoli

La DAD è una tecnologia pedagogico-didattica, che trova radicinella didattica per corrispondenza di tipo cartaceo supportata dai servizi postali nel dopoguerra del ‘900. Utilizzata principalmente per l’apprendimento a distanza delle lingue, fu supportata dall’uso di dischi in vinile. Negli anni cinquanta del secolo scorso una nota casa editrice diffuse l’apprendimento a distanza delle tecniche di costruzione e riparazione degli apparecchi radio, utilizzando schede didattiche e questionari recapitati per posta, al fine del conseguimento a distanza della certificazione “Radio Elettra”. Daallora s’è verificato un susseguirsi di studi e ricerche a distanza fino all’avvento di internet, negli anni ‘90. Poi con lo sviluppo delle comunicazioni aeree, ferroviarie e navali abbiamo assistito ad una frenata alla corsa verso una DAD, in quanto gli studenti ed i ricercatori hanno cominciato a interfacciarsi velocemente da un continente all’altro ed indifferentemente da una città all’altra, fino a quando l’attuale pandemia non ha paralizzato di colpo gli spostamenti e la socializzazione ravvicinata.

Già Giuseppe Lombardo Radice, filosofo e pedagogista, aveva, ai suoi tempi, previsto uno sviluppo complesso dei metodi pedagogici confidando in una profonda distinzione delle metodologie utilizzate come supporto dell’insegnamento dei contenuti: istituzionalizzando, di fatto, una separazione della pedagogia dalla filosofia e della pedagogia della psicologia. Si può dire che sia stato uno dei primi in Italia a valorizzare l’importanza dei metodi di trasmissione del sapere, al di là del sapere filosofico stesso. Dopo il Radice è fiorita in Italia una moltitudine di proposte metodologiche per la trasmissione dei saperi nella scuola primaria, attingendo al pensiero di Maria Montessori, J. Piaget, L. Volpicelli e tanti altri, fino a De Bartolomeis, L. Gallino, E. Frauenfelder. Ad oggi però le metodologie pedagogiche, anche sulla scia delle ultime ricerche di Elisa Frauenfelder hanno inglobato tante tecnologie multimediali e tanti suggerimenti presi dalle neuroscienze. La scuola pubblica italiana, principalmente quella dell’obbligo, ha inglobato negli anni le proposte didattiche dei pensatori e si è evoluta con straordinaria velocità istituzionale. Oggi la scuola, grazie alla prontezza istituzionale, si avvale delle nuove tecnologie e legestisce a livello pedagogico, godendo di una appropriata flessibilità delle Istituzioni di riferimento: Ministero, Direzione Regionali, Direzioni Provinciali, Dirigenze Scolastiche.

Gli strumenti per la DAD:

una postazione che comprende un piano d’appoggio, una sedia, una lampada, un computer, una telecamera, un microfono, una cuffia, una presa internet o una chiavetta con scheda internet, una presa elettrica od una batteria ricaricabile, cavetti di connessione, disco-pen, CD, software vario, carta da scrivere, una penna, testi di riferimento sui contenuti, un ambiente accogliente, climatizzato e poco rumoroso e soprattutto un Alunno ed un interlocutore a distanza, idoneo a trasmettere quanto occorra e ad interloquire nella veste di Docente qualificato ed autorizzato.

Prime osservazioni psicologiche e didattiche: 

la prima applicazione nazionale generalizzata, istituzionale, si è avvalsa dei suggerimenti ministeriali e della libertà organizzativa dei Dirigenti Scolastici, secondo una visione tratta da più osservatori. Durante le fasi più severe della pandemia, la scuola italiana con le sue regole e suoi organici ha si è trasformata in un’impronta schematica lasciando le sue forme, i suoi schemi, le sue misure, i suoi percorsi; tale impronta metaforica è stata fotografata e letta da una miriade di professionisti informatici che ne hanno digitalizzato i meccanismi formativi ed istruttivi, lasciando in una nuova condizione gli interlocutori (alunni, genitori, docenti, dirigenti, personale amministrativo), abbattendo la dimensione spaziale (niente aule, niente laboratori, niente palestre, niente visite guidate), ma confermando la dimensione temporale (orari di studio ed orari di lavoro).

Dopo una serie di informazioni attraverso i mezzi di stampa ed attraverso le comunicazioni telefoniche ai singoli genitori e studenti, i Dirigenti Scolastici informati con apposite circolari hanno canalizzato le loro disposizioni direttamente all’Utenza. Gli Alunni si sono trovati da un giorno all’altro invitati a collegarsi con i propri mezzi alle piattaforme informatiche delle singole Scuole ed Istituti. Ogni allievo, in teoria nella situazione ottimale, col proprio pc o col proprio telefonino si è collegato con la propria Scuola ed ha cominciato a fruire dell’insegnamento a distanza, secondo l’orario normale adottato in tempi normali di frequenza scolastica, soltanto se in possesso degli strumenti.

Gli studi in materia hanno evidenziato alcuni punti critici della DAD:

1) secondo una corretta psicologia della persona, l’orario scolastico tradizionale non è compatibile con la DAD, perché si configura come insegnamento personale, infatti l’alunno è solo davanti alla postazione pc di casa o tutt’al più in compagnia dei Familiari. Ci sono stati vari casi e sentenze in Italia che hanno sanzionato e disapprovato l’insegnamento del docente ad un solo alunno che si trova in aula in assenza dei suoi compagni che hanno disertato. Ciò perché un minore fuori dal suo gruppo di compagni, al cospetto di un docente adulto, proverebbe imbarazzo a mostrare i suoi bisogni vitali ordinari e straordinari ed avrebbe timore di manifestare momenti di stanchezza o di carenza di attenzione. Se l’alunno vi fosse costretto ne trarrebbe una stato di stress patologico. Basti ricordare che tra i bisogni vitali primari dell’uomo oltre al cibo, al calore, all’illuminazione e al movimento vi è il vivere sociale.

2) La curva dell’attenzione non trova adeguata osservazione attraverso la DAD. L’alunno stanco non viene adeguatamente osservato e salvaguardato attraverso la DAD, pertanto lo stress non viene evitato, fino a produrre danni psicosomatici e demotivazione.

3) La sequenza delle ore d’insegnamento tradotta in ore di apprendimento dell’alunno di fronte al monitor, verosimilmente per 4 – 6 ore, è del tutto improponibile e sicuramente dannosa per la salute psicofisica. Anzi se pedissequamente realizzata potrebbe comportare danni psicosomatici alla massa degli alunni.

4) L’opportunità istruttiva e formativa concessa agli allievi, durante una lezione di DAD, si è rilevata, nei fatti, assolutamente limitata e marginale in quanto i docenti durante le ore di lezione sono quasi sempre totalmente impegnati nelle comunicazione di informazioni, mentre gli alunni faticano ad interrompere il docente per porre eventuali domande.

5) Le lagnanze dei Genitori sono moltissime: i Genitori che seguono maggiormente il progresso scolastico dei propri figli seguono a tempo pieno l’andamento della DAD nell’intendo di assistere i figli stressati e più ancora per evitare un giudizio negativo da parte dei Docenti. Il coinvolgimento dei Genitori viene vissuto in famiglia con un’ulteriore forma di stress.

6) Le lamentele dei Docenti sono di tipo psicologico, pedagogico e tecnico: i Docenti che operano su più classilamentano un affaticamento nel parlare per ore senza poter avere delle pause, che altrimenti indurrebbero gli allievi alla chiusura dei collegamenti. Essi notano che talvolta la DAD si risolve in un insegnamento nozionistico con scarsi risultati pedagogici. Infine la lagnanza relativa alla propria condizione psicosomatica innaturale, derivante dalla costrizione richiesta dalla postazione pc – telecamera.

7) La serie di giudizi negativi sopra espressi è direttamente proporzionale alla durata annuale della DAD, pertanto tale metodologia ha una sua ragione di essere soltanto se riferita ad un pacchetto di informazioni da ricevere un tempo limitato, quale può essere quello di una settimana ripetuta eccezionalmente tre, quattro volte nell’anno.

Il risultato in termini pedagogici si può riassumere in un apprendimento condizionato notevole con parecchi contenuti teorici, difficilmente spendibili nelle future carriere professionali.

La pedagogia insegna che l’apprendimento condizionato è il risultato di una scuola autoritaria, non più accettata dalle odierne democrazie.

La DAD, alla luce delle considerazioni esposte, sarebbecompatibile con la capacità attentiva e ricettiva dell’alunno soltanto se riferita ad un pacchetto di informazioni da somministrare in un tempo limitato, quale può essere quello di una settimana, ripetuta eccezionalmente tre, quattro volte nell’anno.

A fronte delle molteplici criticità pratiche e delle problematiche psicologiche, che la DAD può produrre, è necessaria una profonda discussione tecnica che coinvolga psicologi e pedagogisti,Genitori e Docenti, per attuare modifiche ed aggiustamenti mirati, necessari a salvaguardare la salute psicologica dell’alunno e diminuire lo stress dei Genitori e dei Docenti.

Facebook lancia GetDigital

Facebook lancia GetDigital, 

un progetto per aiutare genitori, educatori e giovani a muoversi sicuri nel mondo digitale

Guide complete, risorse e un ciclo di workshop gratuiti organizzati dalla Onlus Fondazione Carolina per sviluppare le competenze necessarie a formare cittadini digitali consapevoli 

Immagini e video scaricabili qui

Milano, 5 novembre 2020 – In un momento storico così unico e delicato, dove tutti vivono sempre di più online, l’esigenza di conoscere e padroneggiare in modo corretto e sicuro gli strumenti del mondo digitale è imprescindibile. Ecco perché oggi Facebook ha deciso di lanciare anche in Italia GetDigital, un progetto internazionale nato per offrire approfondimenti, suggerimenti e risorse complete per aiutare genitori, insegnanti e giovani a sviluppare le competenze necessarie per diventare cittadini digitali consapevoli e responsabili e utilizzare tutti gli strumenti e le piattaforme online in modo corretto e sicuro.

I programmi di GetDigital si articolano su cinque temi chiave – Le Basi del digitale, Il Benessere, le Interazioni, l’Emancipazione e le Opportunità del Digitale – sviluppati in modo specifico per genitori, insegnanti (con tanto di corsi pronti per la didattica) e giovani. Si tratta dei fondamenti per aiutare a costruire competenze e abilità di cui i giovani hanno bisogno oggi per navigare nel mondo digitale in modo sicuro.  Queste risorse sono state sviluppate da Facebook insieme ad esperti internazionali del mondo digitale, che hanno collaborato per fornire strumenti validi, affidabili e supportati dalle più moderne ricerche applicabili a tutte le piattaforme online, non solo a quelle di Facebook. Tra i partner internazionali del progetto, spiccano colossi dell’istruzione mondiale come le Università di Harvard e Yale e organizzazioni come l’Unesco.

Per il lancio italiano, Facebook ha deciso di collaborare con la Fondazione Carolina, nata per raccogliere la sfida di Paolo Picchio, il padre di Carolina, vittima di cyberbullismo che a 14 anni si è tolta la vita dopo aver lasciato un messaggio diventato iconico per tutti i suoi coetanei: “Le parole fanno più male delle botte”. La missione della Onlus a lei dedicata è realizzare un futuro in cui la Rete sia un “luogo” sicuro per i bambini e gli adolescenti, riscoprendo il valore delle relazioni autentiche anche sui social. Attraverso attività di prevenzione, ricerca e supporto, la Fondazione aiuta i ragazzi che, sempre più in tenera età, si fanno del male tra loro usando internet in maniera distorta e inconsapevole.

“La nostra Onlus da tempo sollecita le grandi aziende del web ad intraprendere un percorso di corresponsabilità. Una strada da percorrere insieme, a beneficio di tutta l’utenza, a partire da chi al web affida molto, se non tutto, delle sue relazioni, delle sue conoscenze e dei suoi sogni: i teenager”. Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina, riassume il ruolo della piattaforma Get Digital. “Una prima risposta ai nuovi bisogni della comunità educante, ai quali dobbiamo rispondere con nuove progetti, linguaggi e modalità. Un contenuto – continua il responsabile della Onlus impegnata per la sicurezza in Rete – da riempire di strumenti, come la Guida Minori Online messa a disposizione da Fondazione Carolina per superare quel gap generazionale che, spesso, non ci fa percepire il disagio dei nostri figli”. 

“Il digitale crea connessioni tra le persone e offre uno spazio positivo per rimanere in contatto, soprattutto in un periodo di distanziamento sociale come quello che stiamo vivendo. La rete in questo è un grande abilitatore ma, come ogni cosa, per sfruttarla al meglio bisogna anche conoscerla e avere gli strumenti necessari a muoversi in sicurezza” afferma Luca Colombo, Country Director di Facebook Italia.

Abbiamo lanciato GetDigital per creare consapevolezza e sensibilizzare, non solo i giovani, ma anche gli educatori e i genitori, sul tema della sicurezza online, visto il loro ruolo fondamentale di guida nella vita dei ragazzi. Siamo molto felici di avviare questo progetto insieme a Fondazione Carolina, una realtà che di questo ha fatto la propria ragion d’essere”.

Grazie alla collaborazione con Fondazione Carolina, GetDigital offrirà anche delle occasioni di incontro con esperti che, nel corso di un ciclo di 6 webinar gratuiti, condivideranno consigli concreti e risponderanno a tutte le domande degli interessati. I webinar partiranno il prossimo 12 novembre e si terranno per sei settimane ogni giovedì dalle 18 alle 19.30 in diretta sulle Pagine Facebook di Fondazione Carolina e di Binario F di Facebook. Chiunque non fosse in grado di seguirli Live, potrà rivedere gli interventi registrati sulle due Pagine Facebook.

Questi incontri saranno un’occasione importante per approfondire alcuni dei temi più delicati che genitori ed educatori si trovano ad affrontare quotidianamente nei riguardi dei più giovani: dal revenge porn alle challenge estreme.

Ecco il calendario per ogni appuntamento:

  • Webinar 1 (12/11) – LA SPIANATA dell’educatore – Una riflessione concreta sui frutti dell’incoscienza e di un basso livello di responsabilità: dal cyberbullismo all’omofobia, dall’ hate speech al razzismo.
  • Webinar 2 (19/11) – IL KIT DEL BUON INTERNAUTA – Come affrontare la mancata percezione dei rischi da parte dei più giovani nei riguardi di azioni illecite e illegali.
  • Webinar 3 (26/11) – LA PALUDE delle Challenge – Dai selfie estremi alle sfide in Rete che mettono a rischio l’incolumità dei ragazzi.
  • Webinar 4 (03/12) – IL VALICO dei giochi online – dalla dipendenza da gaming all’alienazione dei più giovani
  • Webinar 5 (10/12) – Il GHIACCIAIO degli istinti – Come gestire la propria immagine intima online. A cosa può portare la trasgressione e il superamento dei limiti.
  • Webinar 6 (17/12) – L’ISOLA CHE NON C’E’ – il tema della corresponsabilità per poter trasmettere dei veri messaggi educativi

#DidatticaDigitale

Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione

Si apre la nuova missione di Solidarietà Digitale: soluzioni innovative e servizi digitali a sostegno di studenti, insegnanti ed istituti scolastici, perché nessuno rimanga indietro.

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri ed il Ministero dell’Istruzione lanciano #DidatticaDigitale, il primo di una serie di avvisi pubblici nel quadro del progetto Solidarietà digitale.

La nuova missione dell’iniziativa, con il supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, si concentra sul rientro a scuola, offrendo soluzioni innovative e servizi digitali gratuiti a sostegno di studenti, insegnanti ed istituti scolastici.

A questo proposito, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale e il Ministero dell’Istruzione diffondono un avviso pubblico rivolto ad aziende, associazioni, fondazioni, enti che producono piattaforme e contenuti digitali di supporto all’attività didattica, e che siano interessati a mettere a disposizione gratuitamente il loro materiale per sostenere il lavoro di docenti e studenti, con particolare attenzione ai ragazzi in difficoltà e che presentano bisogni educativi speciali.

Sarà possibile inviare le richieste di partecipazione, sotto forma di Manifestazione d’interesse, dal 28 settembre 2020, fino al 28 ottobre 2020. L’Avviso Pubblico e l’allegato A contenenti le modalità di partecipazione ed i requisiti richiesti sono consultabili online.

#DidatticaDigitale è la prima di una serie di azioni chiave nel quadro di Solidarietà Digitale che pongono l’innovazione al servizio di percorsi di apprendimento efficaci ed inclusivi. Perché nessuno rimanga indietro.

In questa fase, la ripartenza della scuola è un aspetto cruciale per i ragazzi e le loro famiglie. Il digitale può svolgere un ruolo fondamentale per arricchire l’apprendimento degli studenti degli istituti di ogni ordine e grado, per facilitare la didattica con metodologie innovative e promuovere percorsi di apprendimento mirati a soddisfare particolari esigenze e fornire materiale aggiuntivo al corpo docente.

Nella prima missione, tra marzo ed agosto 2020, Solidarietà Digitale ha consentito a centinaia di imprese ed associazioni di mettere a disposizione della comunità servizi digitali e strumenti tecnologici per affrontare la fase della chiusura delle attività per l’emergenza sanitaria. Dalle piattaforme di smart working avanzate, ai servizi pubblici o specialistici online, dalla consulenza medica a quella professionale, passando per le piattaforme e-learning dedicate a studenti e professionisti, fino alla possibilità di informarsi gratuitamente, l’iniziativa ha svolto un ruolo primario nella quotidianità di molti cittadini, registrando oltre 11 milioni di accessi sul sito dedicato.

Il progetto Solidarietà Digitale promuove servizi digitali aggiuntivi per il mondo della scuola, tra cui strumenti per la didattica digitale integrata, piattaforme avanzate di e-learning, contenuti didattici digitali di qualità, opportunità di formazione per i docenti ed esercizi innovativi per sostenere gli studenti nello studio. Tutti i servizi, messi disposizione da aziende ed associazioni, saranno accessibili gratuitamente attraverso il sito dedicato.

L’iniziativa è condotta in collaborazione con il Ministero dell’istruzione

Link utili:

Banda ultralarga

Ministero dello sviluppo economico

Al via la gara per i servizi di connettività a banda ultralarga nelle scuole italiane

E’ stata pubblicata sul sito di InfratelItalia la gara, indetta su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico, per la fornitura di connettività a banda ultralarga, compresa la fornitura della rete di accesso e dei servizi di gestione per le scuole italiane.

La gara rende operativa la misura prevista dal decreto del Ministro Patuanelli, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 1° ottobre, sulla base di quanto deliberato dal Comitato Banda Ultralarga (COBUL).

La gara, di un importo base di 273.918.374 milioni di euro, si compone di sette lotti così suddivisi: lotto 1 Liguria, Piemonte; lotto 2 Lombardia; lotto 3 Lazio, Sardegna; lotto 4 Campania, Basilicata; lotto 5 Calabria, Sicilia; lotto 6 Toscana, Veneto; lotto 7 Marche, Abruzzo, Molise, Puglia.

Le restanti Regioni, sulla base di quanto stabilito dal COBUL, provvederanno alla realizzazione del Piano attraverso le proprie società in-house regionali sulla base di un rapporto convenzionale con il MiSE.

Nella gara è stato previsto il limite di due lotti aggiudicabili dallo stesso concorrente, al fine di garantire un elevato livello di concorrenzialità, e considerata l’esigenza di una celere realizzazione del Piano, si è inteso attribuire un punteggio significativo ad elementi dell’offerta relativi alla celere realizzazione delle opere.

Al fine di disincentivare condotte inadempienti degli aggiudicatari, sono state introdotte penali particolarmente severe per ciascun giorno di ritardo, per la mancata attivazione della connessione di una scuola nonché per l’inosservanza di altre prescrizioni contrattuali relative ai tempi di realizzazione ed alla qualità del servizio.

Olimpiadi Internazionali di Informatica

Olimpiadi Internazionali di Informatica: un argento e un bronzo per il team italiano

Si è svolta online dal 13 al 19 settembre la trentaduesima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Informatica. Ottimo piazzamento per i ragazzi italiani che hanno partecipato grazie  al sostegno da parte del Ministero dell’Istruzione e di AICA

Milano, 1 ottobre 2020 – Si sono concluse sabato 19 settembre le Olimpiadi Internazionali di Informatica, la più importante manifestazione competitiva del settore per i giovani, che vede la partecipazione di studenti delle scuole superiori da ogni parte del mondo. A difendere il tricolore Alessandro Bortolin dell’IT Kennedy di Pordenone (già contestant delle IOI 2019), Filippo Casarin del LS Da Vinci di Treviso, Davide Bartoli dell’IIS Alberghetti di Imola, Valerio Stancanelli del LS Galilei di Catania. 

La competizione si è svolta interamente online, secondo le direttive del Comitato Internazionale che ha richiesto però a ciascun Paese partecipante di riunire fisicamente la propria squadra in un’unica sede.

Le Olimpiadi Internazionali di Informatica, IOI (International Olympiads in Informatics) giunte quest’anno alla loro 32° edizione, rappresentano una delle sei olimpiadi scientifiche internazionali insieme a quelle di matematica, fisica, chimica, biologia e astronomia. Sono nate nel 1989 con l’obiettivo di stimolare l’interesse nei confronti dell’informatica e della tecnologia dell’informazione, raggruppando talenti eccezionali dalle varie nazioni per condividere esperienze scientifiche e culturali uniche. Gli atleti competono individualmente, ognuno con il proprio PC, cercando di risolvere i problemi di natura algoritmica. 

L’Italia partecipa alle IOI dal 2000, grazie all’accordo tra Ministero dell’Istruzione e AICA, Associazione Italiana dedicata allo sviluppo delle conoscenze, della formazione e della cultura digitale. 

La squadra che rappresenta l’Italia alle Olimpiadi Internazionali è selezionata attraverso il percorso delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII). Le OII sono organizzate dalla Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Ministero dell’Istruzione, dall’ITE E. Tosi di Busto Arsizio e da AICA. Il Ministero le ha inserite fra le iniziative per la valorizzazione delle eccellenze per gli studenti delle scuole superiori. 

A causa dell’emergenza sanitaria, il calendario della XX edizione delle Olimpiadi Italiane di Informatica è stato rimodulato, posticipando di qualche mese sia la fase territoriale sia la fase nazionale; inoltre il regolamento è stato aggiornato alle nuove esigenze di partecipazione online.

Dopo la selezione scolastica, che si è svolta in presenza il 20 novembre scorso negli oltre 500 istituti iscritti e ha visto la partecipazione di ben 14.309 studenti, la selezione territoriale, che si sarebbe dovuta svolgere in aprile 2020, con circa 1.800 studenti ammessi presso le sedi territoriali, si svolgerà per la prima volta in modalità online il 22 ottobre 2020. 

Anche la fase nazionale, che si sarebbe dovuta concludere nel mese di settembre 2020 con la gara finale, sarà per la prima volta in modalità online, nel mese di novembre 2020. Con la finale nazionale avrà inizio l’iter per la partecipazione alle prossime Internazionali, che si terranno la prossima estate. 

Maggiori informazioni sono disponibili su: https://www.olimpiadiinformatica.it/

Indagine 2020 sulla didattica a distanza

ALMADIPLOMA PRESENTA L’INDAGINE SULLA DIDATTICA A DISTANZA CONDOTTA IN COLLABORAZIONE CON IL CONSORZIO ALMALAUREA

246 istituti coinvolti, 73.286 studenti di quarta e quinta superiore.

I temi indagati: uso delle tecnologie informatiche personali, effetti della DaD, carico di studio, capacità di concentrazione, efficacia della DaD, opinione degli studenti rispetto agli insegnanti, solidità legami familiari e timori per il futuro

È stato il DPCM del 4.3.2020 a decretare la sospensione didattica, in presenza, in tutte le istituzioni scolastiche del territorio nazionale per attuare il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Da allora dirigenti scolastici, personale ATA, insegnanti e alunni sono stati catapultati in una realtà sconosciuta o quasi. Il Ministero dell’Istruzione ha avviato la procedura della didattica a distanza (DaD): il remote learning è così diventato la quotidianità.

AlmaDiploma, con la collaborazione del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e degli Istituti associati al sistema AlmaDiploma nell’a.s. 2019/20, ha condotto una rilevazione ad hoc via web (CAWI-Computer Assisted Web Interviewing) per comprendere meglio l’esperienza di didattica a distanza vissuta dagli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti superiori. L’indagine è stata avviata durante le ultime settimane dell’a.s. 2019/20, precisamente a partire dal 29 maggio 2020.

Ne emerge un quadro tutto sommato positivo per quanto riguarda la capacità di adattamento e di riorganizzazione, dimostrata sia dalla scuola sia dagli insegnanti nell’affrontare la crisi pandemica e nel garantire la continuità didattica con la modalità a distanza. Tuttavia si evidenziano criticità legate ai limiti dell’apprendimento a distanza e alle relazioni interpersonali, oltre alle preoccupazioni relative al futuro occupazionale.

246 gli Istituti coinvolti, con 73.286 studenti di quarta e quinta, in prevalenza liceali (57,0%), seguiti dai tecnici (33,8%) e dai professionali (9,2%). A compilare il questionario relativo alla DaD, 23.305 alunni per un tasso di compilazione pari al 31,8%.

«In questo periodo in cui tutti parlano di scuola, ritengo doveroso dar voce ai nostri studenti che a giugno ci hanno dichiarato che la loro scuola ha svolto il proprio compito garantendo la continuità delle attività e organizzato in modo efficiente la didattica a distanza», afferma il Direttore di AlmaDiploma, Renato Salsone. «Altrettanto chiaramente, però, hanno affermato che è stata un’esperienza faticosa e non sempre efficace».

I macro esiti più significativi, qui sintetizzati, riguardano vari aspetti (per gli approfondimenti si rimanda al Report allegato “Indagine sulla Didattica a Distanza”). Uno fra tutti la disponibilità delle attrezzature informatiche (pc, tablet, portatili o smartphone) e la connessione per seguire le lezioni: quasi la totalità dei rispondenti (93,6%) dichiara di non aver ricevuto alcun tipo di supporto da parte della scuola e ha, dunque, fatto affidamento sulle sole risorse disponibili in famiglia. Così come per gli effetti della DaD in termini di carico di studio, capacità di concentrazione e efficacia dello studio. Il 79,6% degli studenti dichiara che durante la didattica a distanza i compiti sono aumentati rispetto alle lezioni tradizionali: per il 24,7% il carico degli studi non è stato sostenibile, mentre per il 54,8%, sebbene aumentato, il carico è stato comunque sostenibile. Altro importante dato le opinioni degli studenti rispetto agli insegnanti. Circa i due terzi degli studenti (67,4%) sostengono che durante il periodo di didattica a distanza gli insegnanti abbiano valutato con equità le prove e i compiti svolti. Come ci si poteva attendere, durante il periodo di didattica a distanza si sono, invece, emotivamente intensificati i rapporti con i componenti della famiglia o i conviventi: lo dichiara il 73,3% degli studenti.

Nel descrivere, con un solo aggettivo, il proprio stato d’animo nei mesi di didattica a distanza, interessanti i risultati ottenuti che hanno consentito di cogliere una diversa reazione tra i differenti ordini di classe, con una maggiore percezione negativa per gli studenti di quinta, probabilmente a causa della vicinanza dell’Esame di Stato:

  • studenti di quarta “tranquilli” 35,3% (di quinta 24,0%)
  • studenti di quinta “preoccupati” 32,3% (di quarta 19,2%)
  • piccola quota trasversale di apatici

Guardando al futuro poco meno di un terzo degli studenti (31,6%) ritiene che sarebbe utile continuare a usare la didattica a distanza, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19. Anche se poi il 72,1% degli studenti pensa che la preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola; tant’è che il 42,8% degli studenti ritiene di non avere una preparazione adeguata per affrontare il prossimo anno scolastico o l’Esame di Stato per gli studenti di quinta. Timori che si riverberano anche sul futuro occupazionale di chi li circonda: infatti il 59,7% ritiene che molte persone vicine siano preoccupate di non trovare lavoro o diventare disoccupate a causa della difficile situazione economica dovuta al Covid-19.

Didattica a distanza con eTwinning

La didattica a distanza in rete con eTwinning

Disponibili strumenti, risorse e consigli ai docenti per affrontare al meglio il rientro a scuola

In vista dell’avvio del nuovo anno scolastico, l’Unità nazionale eTwinning Indire mette a disposizione su etwinning.it tutte le risorse sulla didattica a distanza prodotte dai docenti della community eTwinning durante i mesi di lockdown, oltre ad una serie di webinar che hanno visto coinvolti esperti della didattica di livello nazionale e internazionale. L’obiettivo è fornire idee, strumenti, risorse e consigli ai docenti per affrontare al meglio il nuovo anno scolastico, documentando e rendendo disponibili le buone pratiche dei docenti eTwinning. L’iniziativa viene incontro alla grande richiesta di informazioni e strumenti di supporto verso eTwinning dopo la chiusura delle scuole, con un boom di visualizzazioni dei contenuti dei nostri canali di supporto (+430% per oltre 230.000 visualizzazioni sul sito) e una crescita di oltre il 300% nelle iscrizioni alla piattaforma solo a marzo scorso, con circa 3.000 docenti iscritti in un mese.

Di seguito maggiori dettagli sui contenuti messi a disposizione dei docenti.

E-BOOK – Disponibile gratuitamente un e-book “SOS Didattica a Distanza” che raccoglie una serie di oltre 30 schede di attività didattiche a distanza già sperimentate durante il lockdown della scorsa primavera, pronte da essere utilizzate con gli alunni. Le schede sono suddivise per livello scolastico e rappresentano veri e propri kit di progetto basati su esperienze già messe in pratica dai docenti eTwinning. Le schede sono descritte con un focus su livello, obiettivi, strumenti, procedure e risultati, in modo da rendere la loro applicazione facile, veloce e soprattutto efficace in qualsiasi contesto scolastico. Questa pubblicazione è stata realizzata grazie alla collaborazione degli ambasciatori e docenti esperti di eTwinning, attivi all’interno del Gruppo “SOS Didattica a Distanza” aperto nella community durante l’emergenza sanitaria.

WEBINAR CON ESPERTI DaD – Nella nuova sezione “SOS Didattica a Distanza” sono disponibili anche le registrazioni complete ed i materiali degli 11 incontri online sulla DaD, realizzati nel periodo marzo/giugno che hanno fatto visto la diretta partecipazione di più di 3000 docenti coinvolti in live streaming e oltre 10mila visualizzazioni. I webinar, tutti tenuti da soggetti esperti della didattica, toccano vari aspetti della DaD fornendo consigli ed esempi per supportare i docenti ed il personale scolastico a sfruttare al massimo le potenzialità di questa forma di insegnamento e far fronte alle criticità legate alla sua repentina applicazione nel sistema scolastico.

ESPERIENZE DI PROGETTO – A disposizione degli insegnanti più di 40 schede di progetti didattici. Queste esperienze riguardano storie dettagliate di attività svolte sia in aula che a distanza tra scuole nazionali o con partner stranieri, con focus su obiettivi, attività, metodologie e risultati. Tra quelle a disposizione, anche 6 relative a progetti attivati durante il lockdown, che offrono spunti e idee per un’analisi del contesto attuale, la gestione dell’emergenza Coronavirus e strumenti per favorire lo scambio tra ragazzi e docenti per fronteggiare e gestire al meglio la fase di riapertura scolastica.

GALLERY INSTAGRAM – Nella sezione sono raccolti gli scatti condivisi su Instagram dai docenti eTwinning nei mesi di didattica a distanza, nell’ambito dell’iniziativa Instagram #eTwinningNonSiFerma. Tra le oltre 400 foto condivise con l’hashtag dedicato saranno scelte le foto per la realizzazione del Calendario ufficiale eTwinning Italia 2021, che verrà reso disponibile online e distribuito durante gli eventi del prossimo anno. Link: https://etwinning.indire.it/sos-didattica-a-distanza/

Media Education e digitalizzazione dei processi educativi

Media Education e digitalizzazione dei processi educativi
Riflessioni a margine della Summer School MED

di Erica Della Valle

Il Coronavirus è arrivato all’improvviso e ha stravolto vite, abitudini e consuetudini.

La prima istituzione ad essere colpita da questa onda anomala è stata la scuola, i ragazzi dall’oggi al domani si sono trovati a casa ad affrontare la didattica a distanza, a sperimentare un nuovo modo di “fare scuola”.

La situazione di emergenza in atto dovuta alla diffusione del Covid ha imposto alle scuole la didattica a distanza per cercare di colmare il vuoto non solo in termini di apprendimento, ma anche di relazioni sociali. La maggior parte delle istituzioni si è trovata impreparata a gestire questa grave crisi che ha coinvolto i docenti, ma anche e soprattutto le famiglie che si sono trovate a dover gestire improvvisamente una dimensione virtuale che fino a prima della crisi era soprattutto legata ad attività di divertimento e svago.

La didattica a distanza nella scuola ha imposto l’uso di piattaforme informatiche e di svariati sistemi di collegamento e di condivisione di immagini, video e documenti, spesso non valutati adeguatamente, a causa dell’emergenza, sotto il profilo della tutela della privacy imposta dal Regolamento UE n.679/16. Una delle questioni più delicate, infatti, riguarda l’individuazione delle modalità e dei tempi di cancellazione dell’enorme quantità di dati, di diversa natura, oggi trattati per via informatica, in ambito scolastico.

1. MED e Summer School.

MED, associazione nata nel 1996 per volontà di un gruppo di docenti universitari, professionisti dei media, insegnanti ed educatori, si occupa di formazione e ricerca nell’ambito della Media Education e da quasi 30 anni organizza una Summer School nazionale.

La Summer School nella sua edizione 2020, eccezionalmente tenuta in modalità online, ha affrontato diverse tematiche relative alla recente migrazione, della scuola e della formazione in genere, sulle piattaforme online a causa delle misure contenitive anti-Coronavirus. Questa migrazione ha posto, in maniera ancora più pressante, la necessità di una maggiore chiarezza sui sistemi di facilitazione e controllo non solo dei processi educativi mediati dalle tecnologie digitali, ma anche, più in generale, dei numerosi campi del nostro vissuto quotidiano, sempre definiti sulla base dei cosiddetti machine learning alghoritms (algoritmi ad apprendimento automatico).

In particolare, una delle domande di fondo della Summer School riguardava il chiedere come, nel momento in cui l’algoritmizzazione dei sistemi formativi sposta gran parte dei processi decisionali nelle mani della macchina, si riconfigura la responsabilità degli insegnanti nei confronti del singolo studente e degli studenti tutti. Inoltre, la Summer ha posto l’accento sulla questione dei dati acquisiti in formato digitale attraverso l’uso delle tecnologie fuori e dentro l’aula; problematica che non riguarda solo gli insegnanti, ma ovviamente anche gli studenti.

2. Media Education.

Di Media Education si parla ormai da circa cinquant’anni e l’introduzione dei mezzi di comunicazione di massa nelle scuole di ogni ordine e grado non è certo una novità. Ma la comunicazione negli ultimi anni è radicalmente cambiata e, mentre la ricerca di contenuti e delle modalità didattiche da parte della scuola italiana è ancora in corso, già si sono imposte prospettive ed esigenze nuove che il sistema educativo, in tutte le sue espressioni, non può ignorare.

In Italia si è iniziato ad utilizzare l’espressione Media Education agli inizi degli Anni Novanta. Fino ad allora si preferivano espressioni come “educazione agli audiovisivi”, “educazione all’immagine”. Il termine Media Education, secondo Masterman, indica un insieme di pratiche e teorie, un fare e insieme una riflessione su di esso. Più nello specifico, la Media Education si può definire una prassi educativa, cioè un campo metodologico e di intervento didattico e insieme una riflessione teorica su questa prassi, cioè individuazione degli obiettivi, elaborazione di metodologie atte a conseguirli.

Sempre secondo Len Masterman, essa diventa uno strumento per produrre cultura ed allargare la democrazia: un’educazione ai media riuscita comporta, infatti, un’attribuzione di potere a coloro che apprendono, essenziale per formulare giudizi indipendenti.

Come sostiene Rivoltella, l’avvento del digitale e la sua affermazione su larga scala sociale ha comportato due sostanziali riconcettualizzazioni per la Media Education. La prima ha a che fare con il carattere autoriale dei media digitali e sociali: questa specificità trasforma lo spettatore in prosumer e chiede di affiancare lo sviluppo di pensiero critico con quello della responsabilità. La seconda fa, invece, i conti con la diffusione dei media digitali e la loro incorporazione a livello individuale e sociale; questo fa sì che la Media Education estenda la propria presenza oltre i confini della scuola per comprendere la famiglia e i contesti informali.

3. Il nuovo contesto.

La digitalizzazione nei processi educativi non sembra porre in questione solo delle riflessioni tecniche, ma soprattutto delle riflessioni pedagogiche sulla formazione dei futuri cittadini.

La scuola è chiamata ad una radicale trasformazione per rispondere alle sfide della società digitalizzata. Lo deve fare, però, con assoluta consapevolezza e non affannandosi a rincorrere l’ultima tecnologia
disponibile, ma piuttosto continuando a svolgere la sua funzione: fornire agli studenti gli strumenti per leggere criticamente la realtà così come essa si presenta in un certo periodo storico.

La scuola deve fornire agli studenti gli strumenti necessari per l’elaborazione di un pensiero critico, consapevole dei limiti e delle possibilità offerte da questa società digitale.

La scuola deve portare l’attenzione dei ragazzi sulla necessità di utilizzare con consapevolezza tutti gli algoritmi di cui la società è ormai caratterizzata, ricordando ai ragazzi che, come ha sottolineato Raffaghelli, durante il suo intervento alla Summer School, ogni algoritmo opera sempre sulla soglia di chi lo ha creato.

Ora più che mai è, quindi, necessario affiancare ed integrare un’adeguata formazione tecnica con un’accurata riflessione pedagogica che permetta ai docenti di riflettere sul valore aggiunto e sui limiti della tecnologia; sui modi in cui la tecnologia può essere utilizzata per sviluppare alcune competenze dei ragazzi e farli diventare cittadini critici e responsabili e, infine, su come e in che modo la tecnologia possa essere utilizzata per raggiungere determinati obiettivi di insegnamento e di conseguenza determinati risultati di apprendimento.

La tecnologia sta influenzando sempre di più i processi didattici; l’introduzione delle tecnologie nei processi di insegnamento e apprendimento richiede dei cambiamenti sia relativamente all’uso di nuove metodologie in grado di utilizzare efficacemente i vantaggi offerti dalle tecnologie, sia per quanto riguarda gli aspetti legati alla valutazione. In questo contesto, il termine Learning Analytics definito come la misurazione, la raccolta, l’analisi e la presentazione dei dati sugli studenti e sui loro contesti, ai fini della comprensione e dell’ottimizzazione dell’apprendimento e degli ambienti in cui ha luogo, trova la sua naturale applicazione.

Qual è l’impatto di tutto questo sulle pratiche di insegnamento e di apprendimento? Che ruolo ha il docente?

Se i L.A. possono costituire la base per una buona progettazione dell’insegnamento, per una pedagogia che aumenta l’autoconsapevolezza dello studente e favorisce l’apprendimento personalizzato, è però necessario che questi strumenti non siano utilizzati come mezzi per imporre forzatamente quello che si considera
efficace. Infatti, non sempre l’accesso a molti dati è garanzia di migliori decisioni.

La comprensione e l’ottimizzazione dei dispositivi di L.A. richiede, quindi, una buona comprensione di come si apprende, come si può facilitare l’apprendimento, e dell’importanza di fattori quali l’identità, la reputazione e le emozioni. Il ruolo e l’esperienza dei docenti rimangono elementi essenziali per sfruttare le potenzialità della soluzione tecnologica utilizzata, che quindi diventa uno strumento al servizio della didattica e dei docenti.

4. Conclusioni.

In un dibattito parcellizzato in singole discussioni su metodologie e strumenti è necessario riportare l’attenzione sulle domande prioritarie per la scuola: quali competenze deve dare alle nuove generazioni di nativi digitali? In cosa si differenziano da quelle che la scuola e in generale il sistema formativo si proponevano di fornire in passato? In che modo i nuovi strumenti possono essere utilizzati e quali effetti producono?

L’impossibilità per la scuola di prescindere dalla presenza delle TIC, ancora più evidente nello stato emergenziale, e la necessità di personalizzare i processi di apprendimento suggeriscono, ai docenti,
nuove domande sui processi di organizzazione della conoscenza e della didattica. I processi di insegnamento dovrebbero essere caratterizzati dalla messa in crisi del tradizionale impianto contenutistico – disciplinare per favorire la costruzione di un tessuto relazionale fra nozioni e concetti, in vista dello sviluppo delle competenze chiave. Una didattica non più duale, ma come l’ha definita P.G. Rossi durante il suo intervento alla Summer School, una didattica fondata sulla logica del frammento e centrata sulla costruzione di una fitta rete di rimandi che permette di dare significato ai diversi frammenti.

La sfida prioritaria a cui la scuola è chiamata, quindi, è quella di dare allo studente le competenze necessarie a riconoscere, comprendere, selezionare, utilizzare, produrre contenuti informativi strutturalmente articolati e complessi. La scuola deve avviare la generazione dei nativi digitali all’enorme lavoro di riconquista della complessità che li attende, in un ecosistema informativo assai più ricco ma anche assai più variegato e frammentato di quanto non avvenisse in passato.