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Libro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA

Mercoledì 11 febbraio, alle ore 11.00, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministro Valditara interverrà al convegno “Libro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA”.

A moderare l’incontro sarà Andrea Cangini, Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica, Economia e Storia e Direttore dell’Osservatorio Carta, Penna e Digitale.

Sono previsti contributi che spaziano dalla neurologia alla psicologia, fino alla comunicazione e alla linguistica. Parteciperanno Pierluigi Brustenghi, neurologo del Centro Polispecialistico Santa Lucia di Foligno, Paolo D’Achille, Presidente dell’Accademia della Crusca, Mauro Crippa, Direttore generale dell’informazione e della comunicazione Mediaset, e Marco Crepaldi, psicologo e Presidente dell’Associazione Hikikomori Italia.

Contestualmente all’evento, sono previsti laboratori didattici, pensati per approfondire in modo pratico i temi affrontati durante il convegno.

L’iniziativa sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube del MIM al link: https://www.youtube.com/live/1RTSnDYPR-M

Safer Internet Day 2026

La Commissione europea dal 2004 ha istituito la giornata della Sicurezza in Internet, denominata “Safer Internet Day” (SID), che si celebra il secondo martedì del mese di febbraio, al fine di promuovere un utilizzo più responsabile delle tecnologie legate ad internet, specialmente tra i bambini e gli adolescenti.


Nota 9 febbraio 2026, AOODGSIP 378
Safer Internet Day: 10 febbraio 2026 – Giornata Mondiale per la Sicurezza in Rete: Evento in diretta streaming e attività di educazione all’uso sicuro delle tecnologie digitali

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito celebra il Safer Internet Day (SID) 2026, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete, con un evento nazionale in diretta streaming e un ampio programma di attività educative rivolte a tutte le Scuole del I e del II ciclo, in coerenza con quanto disciplinato dalle Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica, con particolare riferimento al nucleo concettuale “CITTADINANZA DIGITALE”.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Safer Internet Centre – Generazioni Connesse, coordinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e realizzato in collaborazione con Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Agenzia Nazionale Cybersicurezza, Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la Famiglia, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Garante per la protezione dei dati personali, Polizia di Stato, gli Atenei di Firenze e ‘La Sapienza’ di Roma, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, la cooperativa EDI onlus, Skuola.net e l’Ente Autonomo Giffoni Experience.

Il consorzio opera in modo integrato sui pilastri della sensibilizzazione, educazione, partecipazione giovanile, supporto e tutela, in raccordo con le politiche europee per un internet migliore per i minori.

L’appuntamento principale si terrà a Roma, presso il Teatro Ambra Jovinelli, dalle ore 10:15 alle 12:30, con la partecipazione in presenza di circa 600 studentesse e studenti e la possibilità di collegamento in diretta streaming per tutte le istituzioni scolastiche interessate.

I giovani saranno protagonisti di uno spettacolo di improvvisazione teatrale, accompagnati da esperti del consorzio e da momenti di confronto con rappresentanti istituzionali su tre grandi temi di particolare attualità: Benessere digitale, Intelligenza artificiale e deepfake, Adescamento online.

Il Mese della Sicurezza in Rete”: la campagna nazionale dal 1° al 28 febbraio

In concomitanza con il Safer Internet Day, il consorzio del Safer Internet Centre – Generazioni Connesse promuoverà la campagna “Il Mese della Sicurezza in Rete”: dal 1° al 28 febbraio 2026 le scuole potranno documentare e condividere le attività realizzate attraverso un apposito form disponibile nella sezione dedicata al SID 2026 sul sito www.generazioniconnesse.it, contribuendo alla mappatura e alla valorizzazione delle buone pratiche a livello nazionale.


Safer Internet Day 2026: il 77,5% degli studenti dipendente dai dispositivi digitali
9 ragazzi su 10 temono effetti su salute mentale e fisica

I dati dell’Osservatorio sull’Educazione Digitale in vista del Safer Internet Day 2026: i ragazzi riconoscono la dipendenza e l’impatto del digitale sul proprio benessere, ma faticano a cambiare abitudini senza un accompagnamento educativo coerente.

I ragazzi sanno di essere troppo online. E sanno anche che questo ha un costo, in termini di salute mentale e fisica.  In occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea e celebrata il 10 febbraiol’Associazione Social Warning – Movimento Etico Digitale APS presenta i risultati della survey 2025 condotta dall’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitaleche ha coinvolto oltre 20.000 studenti.

Dai dati emerge un quadro chiaro: il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente (72,6%). Una consapevolezza diffusa che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.

Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge guardando ai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero.

Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico.

Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda “Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?” oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. Nel dettaglio: ben il 72,2% risponde che può incidere su entrambe, il 15% solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica. Solo l’8,7% dichiara di non vedere alcuna correlazione. 

Parallelamente cresce il tempo trascorso online nelle fasce più sensibili della giornata: aumenta infatti in modo significativo la navigazione tra le 13.00 e le 19.00– con un incremento di oltre sei punti percentuali- e continua a crescere anche la fascia serale 19.00–23.00Ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo risultano sempre più assorbite dalla connessione continua.

Questo scenario si riflette anche nel modo in cui i ragazzi percepiscono il loro stare online. Se il 57% dichiara di sentirsi “bene”, cresce in modo marcato la quota di chi risponde “né bene né male”, che arriva al 31%. Un dato che, secondo l’Osservatorio, non indica equilibrio, ma piuttosto una forma di assuefazione: Internet non è più percepito come uno spazio che fa stare bene o male, ma come un ambiente costante, inevitabile.

«Quando oltre tre ragazzi su quattro si sentono dipendenti e più di nove su dieci riconoscono effetti sulla salute, siamo davanti a una richiesta di supporto», afferma Davide Dal Maso, presidente di Social Warning – Movimento Etico Digitale «È sufficiente il tempo che si dedica a scuola e in famiglia a questi temi? C’è un’educazione sufficiente su questi aspetti? I giovani sanno riconoscere sia i rischi che le opportunità di questi strumenti che occupano  una parte molto rilevante della loro quotidianità?  Anche per questo come Movimento Etico Digitale promuoviamo un uso consapevole e proattivo del web e abbiamo promosso la Giornata Nazionale della Cittadinanza Digitale, una proposta di legge già approvata in Senato».

Sul piano educativo, i dati mostrano una difficoltà che va oltre la tecnologia. «Incontro sempre più bambini e ragazzi consapevoli del tempo che passano online, dei rischi e del tema della dipendenza», osserva Gregorio Cecconepedagogista del digitalevicepresidente del Movimento Etico Digitale e referente dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale. «Il problema non è la loro scarsa consapevolezza ma il messaggio spesso incoerente che ricevono dagli adulti. A scuola si lavora su equilibrio e cittadinanza digitale, ma in ambito familiare troppo spesso mancano regole chiare o continuità educativa. Non di rado ci si sente rispondere che l’educazione digitale è una questione privata, mentre è una responsabilità condivisa».


SAFER INTERNET DAY 2026 / DI MATTEI (PRESIDENTE OPL): “NECESSARIO RAFFORZARE LE ALLEANZE EDUCATIVE”

Milano, 9 febbraio 2026 – Si è svolta oggi presso l’Università Bocconi di Milano la giornata di dibattito Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso, promossa da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day 2026. L’iniziativa ha riunito istituzioni, mondo accademico ed esperti per riflettere sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale e dell’evoluzione digitale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Nel corso dei lavori sono stati approfonditi i temi della sicurezza online, dell’evoluzione del digitale e del ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella vita quotidiana dei bambini e adolescenti con un focus specifico sulla salute mentale.

Tra i relatori è intervenuta anche Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi.

Il digitale è ormai parte integrante della vita dei più giovani e rappresenta uno spazio di relazione, apprendimento e costruzione dell’identità. Per questo è fondamentale accompagnarli a un uso consapevole, riconoscendo al tempo stesso l’importanza di una normativa equilibrata che tuteli uno sviluppo sano. A livello internazionale diversi Paesi stanno lavorando su nuove forme di tutela, segno di una crescente attenzione alla salute psicologica dei minori. Anche in Italia è importante adottare un approccio strutturato che integri regolazione, educazione e prevenzione”, ha dichiarato Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi

Come Ordine degli Psicologi della Lombardia lavoriamo su questi temi con le Istituzioni e attraverso i nostri Gruppi di Lavoro dedicati al benessere digitale e al disagio giovanile. Un elemento per noi centrale è la presenza dello psicologo a scuola: un presidio stabile di ascolto e prevenzione che può intercettare precocemente segnali di disagio e rafforzare le alleanze educative. È il cuore del progetto “Scuola in Ascolto”, sviluppato insieme a Regione Lombardia, con l’obiettivo di rendere la presenza dello psicologo un riferimento strutturale e permanente nel sistema educativo. Ringrazio Telefono Azzurro per questa iniziativa, che favorisce un confronto tra istituzioni, professionisti e mondo educativo. Solo lavorando in rete possiamo costruire risposte efficaci e durature per la tutela e la promozione della salute mentale di bambini e adolescenti”. conclude Di Mattei


UNICEF/Safer Internet Day (10/2): focus su Intelligenza Artificiale

Lanciati 9 consigli per i genitori e caregivers nell’era dell’intelligenza artificiale

9 febbraio 2026 – In occasione del Safer Internet Day (10 febbraio), l’UNICEF ricorda che più di 1 studente su 5 di 10 anni in 26 Paesi su 32 non è in grado di distinguere se un sito web sia affidabile o meno* dedica la giornata al tema “Smart tech, safe choises: exploring the safe and responsible use of AI” (Tecnologia intelligente, scelte sicure: esplorare l’uso sicuro e responsabile dell’IA) perché la tecnologia, se usata con attenzione e ponderazione, può essere di supporto ai bambini.

In Italia i dati** indicano che tra i bambini e gli adolescenti tra i 9 e i 16 anni: il 9,5% non possiede competenze nel cambiare le impostazioni della privacy; il 9,2% non possiede competenze nello scegliere le migliori parole chiave per ricerche; l’11,9% non possiede competenze nel rimuovere persone dalla lista dei contatti; il 18,9% non possiede competenze nel creare contenuti (musica o video).

Anche la percezione dell’Intelligenza Artificiale tra i giovani evidenzia forti divari. Secondo un sondaggio*** condotto attraverso la piattaforma digitale U-Report, a livello internazionale su un campione di 61.400 partecipanti, il 18% ritiene di avere familiarità con i sistemi di IA, il 22% in maniera moderata, il 25% parzialmente e il 35% quasi per nulla. Inoltre, su 57.670 partecipanti il 45% sente di avere le skill necessarie per lavorare con l’IA, il 20% ritiene di non averle e il 35% non si sente sicuro nell’usarle. 

L’UNICEF ha recentemente lanciato un allarme sul rapido aumento del volume di immagini sessualizzate generate dall’Intelligenza Artificiale che circolano, compresi casi in cui fotografie di bambini sono state manipolate e sessualizzate. In uno studio condotto da UNICEF, ECPAT e INTERPOL in 11 paesi, almeno 1,2 milioni di bambini hanno rivelato che le loro immagini sono state manipolate in deepfake sessualmente espliciti nell’ultimo anno. In alcuni paesi, ciò rappresenta 1 bambino su 25, l’equivalente di un bambino in una classe tipica. In alcuni dei paesi oggetto dello studio, fino a due terzi dei bambini hanno dichiarato di temere che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per creare false immagini o video a sfondo sessuale. 

«In un mondo in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana di bambini e adolescenti, è fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza», ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. «I dati ci dicono che troppi bambini faticano ancora a riconoscere fonti affidabili e a orientarsi online in modo sicuro. Per questo è necessario un impegno condiviso tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende per costruire ambienti digitali che tutelino i diritti dei bambini e ne promuovano il benessere, oggi e in futuro, garantendo il loro ascolto e loro partecipazione. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia fornisce una bussola certa, grazie al Commento generale n.25 del Comitato ONU dedicato ai diritti dei minorenni in relazione all’ambiente digita». 

Per supportare famiglie e coloro che si prendono cura dei bambini a navigare nel mondo digitale in modo sicuro, fiducioso e responsabile l’UNICEF Italia diffonde 9 consigli pratici per genitori e caregivers nell’era dell’Intelligenza Artificiale (IA):

1.       Iniziare presto. I bambini incontrano l’intelligenza artificiale in molti aspetti della vita quotidiana, anche senza usare personalmente strumenti di IA. Potrebbero notare l’IA a casa, sentirne parlare a scuola, vederla sui media. Quando fanno domande o notano qualcosa legato all’IA, è un buon momento per introdurre in modo semplice che cos’è e come funziona.

2.       Tenere presenti i rischi. Alcuni strumenti di IA raccolgono dati personali, espongono a contenuti fuorvianti o pericolosi o interagiscono in modi inappropriati. Altri sono progettati per mantenere alta l’attenzione per obiettivi commerciali più che per il benessere dei bambini. Le interazioni con l’IA possono anche influenzare il modo in cui i bambini imparano a gestire le sfide sociali. È importante incoraggiare un uso equilibrato e consapevole, in modo che il vostro bambino continui a sviluppare abilità utili per la vita reale come comunicazione e problem solving.

3.       Usare esempi quotidiani. I bambini piccoli capiscono meglio l’intelligenza artificiale quando è collegata a oggetti familiari. Parlate degli strumenti di intelligenza artificiale che avete in casa, se li avete, come gli altoparlanti smart o altri dispositivi domestici. Spiegate che questi strumenti seguono istruzioni e riconoscono schemi. Esplorate insieme l’IA ponendo semplici domande a un chatbot o a un assistente vocale e parlando delle risposte. Questo aiuterà il bambino a capire cosa può o non può fare l’IA.

4.       Aiutare i bambini a imparare con l’IA. L’intelligenza artificiale può sostenere l’apprendimento dei bambini spiegando le idee in modo chiaro, rispondendo alle domande su richiesta e fornendo esercitazioni personalizzate. Tuttavia, un’assistenza eccessiva può ridurre le opportunità per i bambini di pensare ai problemi in modo indipendente. Incoraggiate vostro figlio a usare l’IA come uno strumento utile, non come una scorciatoia.

5.       Proteggere la privacy del vostro bambino. Gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero richiedere dettagli come l’età del bambino o le informazioni di contatto del genitore. I bambini possono anche condividere informazioni personali durante l’uso quotidiano, come nomi, abitudini, amicizie o sentimenti. Esaminate insieme le impostazioni sulla privacy e verificate quali dati raccolgono e condividono le diverse piattaforme. Conversazioni continue e ricerche su ciò che è sicuro divulgare aiuteranno vostro figlio a costruire abitudini solide nel tempo.

6.       Imparare insieme. Molti adulti si sentono insicuri nel guidare i bambini, dato che l’IA si evolve così rapidamente. Non è necessario che i genitori siano esperti per sostenere l’alfabetizzazione all’IA. Imparare a conoscere l’IA insieme a vostro figlio può essere un punto di partenza efficace e di supporto. Le recensioni di app di IA da parte di fonti affidabili possono offrire alle famiglie punti di ingresso pratici. Alcune scuole possono anche fornire un elenco di strumenti approvati. Piccoli passi e conversazioni aperte fanno una grande differenza.

7.       Prestare attenzione ai segnali di allarme. Le interazioni non salutari con l’IA possono includere un uso eccessivo e il mostrare disagio quando viene chiesto di smettere. I genitori potrebbero notare che i figli si affidano all’IA per il sostegno emotivo invece che a persone fidate. Se appaiono questi schemi, iniziate con domande gentili e aperte. Insieme, potete concordare semplici limiti e controlli regolari per mantenere l’uso dell’IA sano ed equilibrato.

8.       Dialogare apertamente con la scuola. I genitori possono chiedere alle scuole come viene utilizzata l’IA per l’apprendimento e i compiti a casa, cosa gli insegnanti trovano utile e dove vedono dei limiti. Se i bambini abusano dell’IA per i compiti scolastici, spesso il problema è legato alla motivazione o alla preparazione, non solo all’accesso a uno strumento. Lavorare con le scuole come partner può aiutare le famiglie a guidare i bambini in modo responsabile.

9.       Mantenere l’IA nella giusta prospettiva. L’IA sta diventando una parte sempre più importante del gioco, dell’apprendimento e della vita sociale dei bambini, ma è solo una parte del loro mondo. Ciò che conta di più è l’ambiente in cui i bambini crescono e prosperano. Le relazioni, le routine e gli interessi vengono prima di tutto. Mantenere questa visione equilibrata può aiutare la famiglia a fare scelte ponderate e sicure sull’IA. 

*dati del 2021-2022, tratti da UNICEF Innocenti: Report Card 19 Il benessere di bambine, bambini e adolescenti in un mondo imprevedibile (2025).

**tratti da: UNICEF Innocenti, Childhood in a Digital World, (2025).

***(U-Report – Artificial Intelligence (AI): Familiarity, impact on the workspace and preparedness to          work alongside AI technologies, 2024).


SAFER INTERNET DAY 2026

TELEFONO AZZURRO: 1 ADOLESCENTE SU 3 UTILIZZA CHATBOT IA. CRESCONO LE SFIDE PER LA SALUTE MENTALE

Milano, 9 febbraio 2026 – Il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale generativa e la crescente diffusione dei chatbot IA, sempre più utilizzati anche da bambini e adolescenti, pongono nuove sfide per la salute mentale e lo sviluppo neurocognitivo delle giovani generazioni. Le più recenti rilevazioni internazionali (Ofcom, Common Sense Media, Eurostat) confermano che l’uso di questi strumenti digitali è in costante aumento e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni. In occasione del Safer Internet Day 2026, Telefono Azzurro ha organizzato presso l’Università Bocconi di Milano la giornata “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, realizzata con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, di AgID, di AGCOM, di GPDP, dell’Università Bocconi e di Generazioni Connesse. L’obiettivo: approfondire uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Un contesto già fragile: i dati sulla salute mentale giovanile

Il quadro della salute mentale in età evolutiva appare già critico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: 1 adolescente su 5 dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano inoltre una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.

Chatbot AI: diffusione elevata tra i giovani

In questo contesto, l’uso dei chatbot basati su Intelligenza Artificiale è ormai una pratica diffusa anche in Italia. Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%)Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%).

Dallo studio al supporto personale

L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.

Emozioni, benefici percepiti e rischi

Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente. Accanto ai benefici percepiti, emergono chiaramente anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.

I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti” – sottolinea Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. “Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili. L’Intelligenza Artificiale non è né buona né cattiva in sé, ma indubbiamente è uno strumento potente. Senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità”.


INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 2 RAGAZZI SU 3 LA CONSIDERANO ALLO STESSO TEMPO UN’OPPORTUNITA’ E UN RISCHIO

 

TELEFONO AZZURRO CHIEDE UN PATTO ETICO SULL’AI PER UNA PROGETTAZIONE CHILD-FRIENDLY

COMUNICATO STAMPA

Roma, 10 febbraio 2026 – L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde e pervasive del nostro tempo, con un impatto crescente sulla vita quotidiana di bambini e adolescenti. Comunicazione, apprendimento, informazione e relazioni sociali sono sempre più mediati da sistemi digitali che, per le nuove generazioni, non costituiscono uno spazio separato, ma si intrecciano con i processi di crescita, costruzione dell’identità e sviluppo emotivo. Telefono Azzurro richiama l’urgenza di una responsabilità etica rafforzata nell’adozione e nello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, affinché la tutela dei più piccoli non sia limitata a misure difensive o regolatorie, ma diventi un principio guida della progettazione tecnologica.

 

È questo l’appello che la Fondazione ha lanciato in occasione del Safer Internet Day 2026, con l’iniziativa dal titolo “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso” che ha offerto un dibatto costruttivo rispetto a uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla crescita di bambini e adolescenti e la necessità dirafforzare le misure legislative per il loro ascolto e la loro protezione online. L’evento è stato anche un’occasione importante per presentare le attività diTrusted Flagger, ruolo riconosciuto a Telefono Azzurro da AGCOM nell’ambito del Digital Services Act e che rappresenta uno strumento operativo in più a tutela dei minori, rendendo più efficace l’azione di prevenzione. Da 38 anni, infatti, la Fondazione opera ininterrottamente, 24 ore su 24, attraverso servizi di ascolto ed emergenza come il 19696, offrendo accoglienza e supporto a centinaia di bambini e adolescenti coinvolti in episodi di violenza tra pari. Recentemente, Telefono Azzurro ha affiancato all’intervento umano l’utilizzo di chatbot e sistemi di Intelligenza Artificiale per supportare bambini e adolescenti nella richiesta di aiuto. Tra questi, il VoiceBOT, progettato per ottimizzare la gestione delle chiamate e supportare le prime valutazioni dei casi, consente di migliorare l’efficienza complessiva dei servizi e permettere agli operatori di concentrare le risorse sui casi più critici, con valutazioni iniziali più rapide.

 

Oggi, ciò che desta maggiore preoccupazione non è soltanto l’aumento dei casi, ma la profondità dell’impattoche questi fenomeni hanno sulle vittime. Un cambiamento che si intreccia con la crescente centralità della dimensione digitale e, più recentemente, con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, che ha amplificato la produzione e la circolazione di contenuti violenti, umilianti o denigratori, rendendo possibili anche nuove forme di abuso come i deepfake.

Non basta limitare l’accesso o introdurre vincoli tecnici ai dispositivi digitali” – sottolinea il Presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo – “È fondamentale ripensare radicalmente il modo in cui l’IA viene progettata, implementata e governata, mettendo al centro la dignità, il benessere e la salute mentale di bambini e adolescenti. Telefono Azzurro invita tutte le istituzioni, le aziende e la società civile a governare in maniera responsabile questo rapporto, senza imporre divieti, ma guidando l’uso dello strumento. Solo un approccio collettivo e attento alla salute mentale può garantire che l’IA diventi davvero uno strumento a misura di ragazzo”. 

 

Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro e realizzata in collaborazione con Ipsos-Doxal’Intelligenza Artificiale viene percepita dai giovani in modo ambivalente2 ragazzi su 3 la considerano allo stesso tempo un’opportunità e un rischio. Una consapevolezza che riflette un approccio tutt’altro che superficiale alle nuove tecnologie, ma che mette in luce anche preoccupazioni diffuse e concrete.

 

Tra i principali rischi segnalati, il 41% dei ragazzi teme unariduzione della creatività, mentre il 40% esprime forte preoccupazione per la diffusione di deepfake e immagini false. Seguono il timore legato alla circolazione di notizie false (39%), la possibilità di sviluppare forme di dipendenza (28%), l’esposizione a contenuti non adeguati all’età (24%), la perdita di privacy (22%) e l’utilizzo dei dati personali per finalità commerciali(17%).

Particolarmente allarmante è il dato secondo cui un ragazzo su quattro teme che qualcuno possa creare contenuti falsi su di lui. Di fronte a questa eventualità, quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara che si sentirebbe molto preoccupato, mentre il 39% si dice profondamente infastidito. Solo una minoranza reagirebbe minimizzando l’accaduto: il 5% lo considererebbe uno scherzo, mentre il 7% ammette di non sapere come reagire.

 

La fotografia scattata dall’indagine trova conferma dai dati internazionali più recenti che mettono in luce anche un crescente utilizzo degli strumenti e app che usano l’AI. Negli Stati Uniti, l’indagine “Teens & AI Companions” di Common Sense Media (2025) evidenzia come il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni abbia utilizzato un AI companion almeno una volta, il 52% in modo regolare e il 13% quotidianamente. Un terzo dichiara di usarli per interazioni sociali o emotive, mentre il 24% ha condiviso dati personali con il sistema e il 34% ha vissuto episodi di disagio.

Le tematiche affrontate nel corso dell’iniziativa di oggi saranno approfondite ulteriormente in occasione dellaGlobal Scientific Conference on 21st Century Child Abuse, l’importante appuntamento internazionale annunciato da Telefono Azzurro, in programma dall’8 al 10 giugno a Roma presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, che riunirà esperti, ricercatori e professionisti da tutto il mondo per confrontarsi, condividere evidenze scientifiche e sviluppare strategie collaborative per la tutela dei più piccoli in una società sempre più interconnessa.


L’uso dell’intelligenza artificiale nei compiti scolastici influisce negativamente sull’apprendimento

Il 68% dei docenti italiani concorda sul fatto che le risorse didattiche tradizionali garantiscono l’acquisizione delle competenze di base in materia di alfabetizzazione e calcolo. Il confronto con i dati europei.

Cinisello Balsamo, 9 febbraio 2026 – Una nuova ricerca condotta in Europa e commissionata da Epson mostra che il 68% degli insegnanti italiani (74% in Europa) ritiene che l’uso dell’IA da parte degli studenti per svolgere i compiti scolastici abbia un effetto negativo sull’apprendimento.

Stando ai dati, il 79% dei docenti italiani (75% in Europa) ha notato che gli studenti utilizzano strumenti di IA per svolgere i compiti scolastici e quelli assegnati a casa, il 58% (60% in Europa) precisa che l’uso dell’IA per completare i compiti permette agli studenti di aggirare loro livello di istruzione, e il 72% (73% in Europa) esprime preoccupazione per il fatto che un eccessivo affidamento all’IA sta riducendo la capacità degli studenti di individuare le informazioni false e di pensare in modo critico. Non solo: il 52% (il 54% in Europa) afferma che tutto questo sta portando a risultati scolastici peggiori, poiché senza l’IA gli studenti hanno difficoltà a ottenere buoni risultati.

La tecnologia non va abbandonata, ma è necessario creare una buona base con i sistemi tradizionali

È importante sottolineare che gli insegnanti non chiedono l’abbandono della tecnologia, ma sostengono che prima di tutto devono esserci le basi: il 64% (61% il dato europeo) desidera infatti una maggiore attenzione alle risorse tradizionali, come fogli di lavoro e libri di testo, poiché per il 68% (74%) queste risorse rimangono essenziali per garantire il consolidamento delle basi dell’alfabetizzazione e della matematica.

La ricerca ha anche rilevato che il 46% degli insegnanti italiani (il 60% di quelli europei) ritiene che gli studenti imparino meglio sulla carta che sugli schermi, mentre il 66% (stesso dato europeo) sostiene che i metodi tradizionali forniscono le basi per l’apprendimento permanente. Gli esperti accademici condividono questa opinione; in particolare, la dottoressa Lili Yu della Scuola di Scienze Psicologiche dell’Università Macquarie in Australia afferma: “La comprensione diminuisce quando utilizziamo uno schermo per leggere testi ricchi di informazioni, come un libro di testo”.

“Ecco perché – afferma Fabio Girotto di Epson Europa – gli strumenti pratici sono importanti: le stampanti nelle scuole aiutano a garantire che gli studenti possano ancora accedere e interagire con i materiali cartacei che rafforzano queste basi.”

Il 69% degli insegnanti italiani (54% in Europa) concorda con l’opinione di Girotto, specificando che le stampanti sono fondamentali per l’istruzione, in quanto permettono agli studenti di apprendere dai materiali tradizionali. Tuttavia, il 40% in Italia (quasi un terzo in Europa) dichiara di non disporre di un numero sufficiente di stampanti nella propria scuola per fornire risorse cartacee ogni volta che sono necessarie, mentre un ulteriore 55% (68% in Europa) concorda sul fatto che le istituzioni dovrebbero tenere conto delle stampanti quando prendono decisioni su come migliorare i risultati scolastici.

Serve un equilibrio accurato tra le tecnologie digitali e quelle tradizionali

Tornando ai dati sull’intelligenza artificiale, per l’82% degli insegnanti italiani (il 78% in Europa) questa tecnologia ha un ruolo importante da svolgere nell’istruzione, ma deve essere utilizzata con cautela; pertanto, l’87% (88% in Europa) afferma che è necessario trovare un equilibrio tra didattica digitale e tradizionale.

“L’intelligenza artificiale – continua Girotto – sta indubbiamente cambiando il mondo. Per trarne il massimo vantaggio in futuro, gli studenti a scuola devono utilizzarla con attenzione: prima di tutto è necessario concentrarsi sull’acquisizione delle nozioni di base con i metodi di insegnamento tradizionali. In breve, per creare una forza lavoro pronta all’intelligenza artificiale, capace di pensare in modo critico e di saperla utilizzare responsabilmente, dobbiamo poter costruire delle solide fondamenta, che si creano più facilmente con carta e penna in classe.”

Informazioni sulla ricerca

La ricerca è stata commissionata da Epson Europa : il lavoro sul campo è stato condotto tramite la piattaforma tecnologica proprietaria di Focaldata, collegata tramite API a una rete di panel online. Nell’autunno 2025 sono stati intervistati in totale 1.624 insegnanti di diversi tipi di scuole e materie, sia dell’istruzione primaria sia secondaria, in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito.Gruppo EpsonEpson è leader mondiale nel settore tecnologico e si impegna a cooperare per generare sostenibilità e per contribuire in modo positivo alle comunità facendo leva sulle proprie tecnologie efficienti, compatte e di precisione e sulle tecnologie digitali per mettere in contatto persone, cose e informazioni. L’azienda si concentra sullo sviluppo di soluzioni utili alla società attraverso innovazioni nella stampa a casa e in ufficio, nella stampa commerciale e industriale, nella produzione, nella grafica e nello stile di vita. Epson ha l‘obiettivo di diventare carbon-negative ed eliminare l’uso di risorse naturali esauribili, come petrolio e metallo, entro il 2050. Guidato da Seiko Epson Corporation con sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di circa 1.000 miliardi di Yen. https://corporate.epson/en/Environmental Vision 2050 http://eco.epson.com/

AI ed intelligenza umana

L’intelligenza artificiale aiuta l’intelligenza umana e viceversa

Un discorso aperto sull’AI con gli alunni e con i docenti.

di Gennaro Iasevoli

L’intelligenza artificiale, attrae e vivacizza le discussioni ormai in tutti gli ambienti di lavoro, culturali e scientifici, mentre sul piano tecnico è una risorsa già ampiamente utilizzata ed apprezzata. Quando un diciottenne, per esempio, si iscrive e frequenta una scuola guida, sente l’istruttore che tra l’altro gli dice di osservare che l’auto guidata è in grado di rispettare da sola le distanze di sicurezza e di seguire le strisce bianche di delimitazione della carreggiata con sperimentata precisione; tale informazione non lo inquieta, anzi lo sorprende e lo appassiona; nel contempo richiama nella sua mente alcuni riferimenti scolastici e trasmissioni televisive che accennano all’intelligenza artificiale che, al presente, continua a macinare record su record nella ricerca scientifica. L’AI ottiene continui risultati soprattutto come supporto funzionale nella costruzione di prodotti meccatronici, aerei, treni, navi, auto, strumentazioni medico-diagnostiche, complessi architettonici, complessi abitativi, progetti ingegneristici, progetti agrari, apparecchi protesici, elettrodomestici, medicinali, alimenti. Aiuta i ricercatori nella scelta degli obiettivi, nella catalogazione storica delle esperienze, nella lettura dei dati nel contesto della singola osservazione e della sperimentazione globale, nell’allestimento delle statistiche e quindi nella evidenziazione dei risultati rispetto alla introduzione delle variabili indipendenti – recentemente è usata anche nel velocizzare gli studi sul DNA. Rappresenta quindi un supporto funzionale alla velocizzazione delle ricerche e d’altro lato accelera fortemente la diffusione e la raggiungibilità dei dati da parte dei centri e dei ricercatori posizionati in aree molto distanti geograficamente. Uno dei risvolti positivi è anche quello di porre un freno alla diffusione involontaria oppure volontaria di informazioni mediocri, incomplete o fuorvianti da parte di autori di libri mediocri di strada, offrendo, a richiesta, rapidi confronti tra informazioni, situazioni, ricerche e documenti. Pertanto autori di libri mediocri, scritti d’impeto, senza il possesso di un substrato vitale di studi rigorosi ed estesi nel tempo al cospetto di studiosi di chiara fama, in molteplici contesti culturali, accademici e geografici, sono destinati purtroppo a destare l’ironia al primo controllo epistemologico. Pertanto spetta anche ai docenti, di ogni ordine e grado, di dotarsi di mezzi idonei, insieme con gli alunni, per proporre nuovi algoritmi, sempre più interessanti, precisi, semplici e funzionali, onde alimentare la fruizione finalizzata dell’intelligenza artificiale.

I docenti e gli alunni devono ricordare comunque che a fronte di questo tsunami pervasivo ed invasivo, da parte dell’intelligenza artificiale, la società umana ha altre caratteristiche che restano solide ed immutate per quanto preziose ed irrinunciabili, riassumibili psicologicamente in tre categorie : 1) la categoria dei sentimenti, 2) la categoria dei desideri, 3) la categoria delle emozioni. Gli esseri umani sono dotati di caratteristiche intellettive, – in piccola parte in via di imitazione attraverso l’intelligenza artificiale -, che gli consentono di intervenire anche sui sentimenti, sui desideri e sulle emozioni. Ma questi fattori intellettivi sono presenti nella specie umana in varie combinazioni, pertanto si parla di persone con molteplici attitudini e con differenti livelli intellettivi. Le cause di queste differenze sono state studiate sin dall’antichità ma ancora oggi non si è giunti alla scoperta di una causa precisa. Intanto sui luoghi di lavoro per individuare le differenze attitudinali si eseguono delle valutazioni con curriculum, questionari, test e colloqui, finalizzati alle assunzioni ed alla collocazione funzionale per le mansioni da svolgere. Ma, mi chiederete: mentre per gli uomini e le donne si parla di attitudini diverse o di intelligenze multiple, che differenze possiamo notare nell’intelligenza artificiale? – bella domanda!. L’intelligenza artificiale anche se composta da molteplici algoritmi deve risultare sempre unica ed immutabile altrimenti porterebbe a risultati diversi, contrastanti e quindi sarebbe inutile, fuorviante e dannosa: l’obiettivo degli scienziati di perfezionare le funzioni dell’intelligenza artificiale, di velocizzarla e di renderla sempre più utile, economica ed accessibile. Attualmente non può esistere l’intelligenza artificiale senza la mano dell’uomo, ma già si parla dell’eventuale pericolo di un’AI autonoma rispetto all’uomo che possa in qualche modo sfuggire di mano e causargli qualche danno od addirittura tiranneggiarlo. Ma si tratta soltanto di ipotesi.

Scuola Futura

Dal 12 al 15 dicembre 2025, Scuola Futura, il campus itinerante sull’innovazione didattica promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, fa tappa a Sanremo con i laboratori nazionali di orientamento dedicati alla musica e alle STEM.

Per quattro giorni, oltre duemila tra studentesse, studenti e docenti provenienti da tutta Italia animeranno i luoghi simbolo della città che ha segnato la storia della musica italiana. La musica diventerà così linguaggio educativo e strumento in grado di favorire l’inclusione, contrastare la dispersione scolastica e valorizzare i talenti.

Il programma dell’iniziativa si articolerà lungo le cinque linee del pentagramma, corrispondenti ad altrettanti laboratori esperienziali ospitati in spazi rappresentativi della città, ognuno dedicato a una diversa prospettiva sul suono, in concomitanza con Sanremo Giovani.

La musica diventerà anche strumento di esplorazione geografica e culturale: tradizioni, memorie e paesaggi contemporanei verranno rielaborati per costruire mappe artistiche, digitali e analogiche, capaci di raccontare l’Italia come un grande paesaggio sonoro.

Uno dei laboratori sarà dedicato al giornalismo e, infatti, durante le giornate di Sanremo Giovani, gli studenti vestiranno i panni di reporter, tra interviste, reportage e narrazioni dal vivo.

Gli esiti dei laboratori saranno presentati il 15 dicembre al Teatro Ariston, in un evento conclusivo in cui studenti e docenti condivideranno i risultati del percorso svolto.

AIG in prospettiva etico-politica e pedagogica

AIG in prospettiva etico-politica e pedagogica
Elaborazione da un saggio in corso di revisione

di Gabriele Boselli

Solo nella parte più colta e avveduta della società, ovvero il mondo dell’istruzione, è in corso semi-clandestinamente un rigoroso approfondimento delle prospettive sistemiche e settoriali dell’intelligenza artificiale generativa. Gli enormi investimenti nell’AI basica dei poteri pubblici e privati qui vengono non condannati ma criticati, ovvero analiticamente decostruiti e -almeno nell’intenzione- eticamente e pedagogicamente affrontati con positive idee di sviluppo.

AI adversus AIG

I più massicci poteri pubblici e privati (distinzione sempre più ardua, anche quelli nominalmente pubblici sono controllati da gruppi privati) si sono accorti del potenziale dell’intelligenza artificiale, sia semplice AI (applicativa) che AIG (generativa) e vi destinano enormi fondi reali o virtuali dei bilanci dello Stato o li reperiscono sul mercato dei capitali. Meno diffusa è la consapevolezza nei micropoteri; scarsisssima in chi di potere non ha quasi nulla, salvo quando ne viene direttamente colpito, a volte nemmeno allora.

Il Potere vero, privo com’è in genere di un’etica, usa AI solo per rafforzarsi ed espandersi: ai privati interessa quello economico, a meno che le sue dimensioni non assumano intrinsecamente un valore politico; ai politici di professione quello di potere-su, anche se raramente trascurano i personali ritorni economici.

A questi fini nel cercare le opportunità che si creano nei mercati social dell’opinione o quelli
finanziari o elettorali si usano sempre più spesso algoritmi venduti dalle case di software,
apprezzati soprattutto per la velocità nel reperimento e nell’elaborazione dei dati e per la riduzione della componente umana del processamento. Gli algoritmi non sono usati solo in funzione esplorativa ma come diretta base informativa, rimodulativa e infine applicativa dei processi decisionali, specie quando non si voglia prendere in considerazione gli “effetti perversi” a carico
delle persone che non hanno commissionato l’algoritmo ma sono destinate a subirne gli effetti. Il prevalente uso attuale dell’AI peraltro non asserve solo i destinatari ma anche gli operatori e a volte pure i committenti.

L’AI non generativa è e sarà sempre adoperata anche nello sfruttamento dell’estremizzazione delle iniquità, delle differenze di reddito per la parte che è effetto della differenza delle competenze, nell’ulteriore precarizzazione del lavoro dovuta alla frammentazione spaziale e temporale delle attività. I nuovi non autocentrati ma egocentrici signori del mondo hanno come obiettivo da colpire l’autonomia intellettuale.

La persona deve sentirsi insicura, sapere che tutto quel che comunica è vigilato da apparati soggetti direttamente o indirettamente al Potere. Potere che ha sempre voluto questo ma ora ha a disposizione uno strumento come l’AI senza la G molto più affidabile dei vecchi
subordinati ma non sempre controllabili strumenti umani.

Un’idea di etica

Per Kant (Critica della ragion pratica, 1788) e l’ultimo Gentile (Genesi e struttura della società,
1943/1946) trattare gli altri e se stessi sempre come fine e mai come mezzo dovrebbe invece
costituire imperativo categorico in ogni attività umana. Al contrario l’Intelligenza Artificiale ha
trovato spazi privilegiati di applicazione in campo informativo/disinformativo (ardua distinzione anche questa) e militare.

Le guerre in corso, precedute da indottrinamento della popolazione a percepirle come inevitabili e doverose, sono impostate nelle linee generalissime dai decisori politici.

Poi si opera secondo programmi di distruzione “creatrice” e/o sterminio elaborati e attuati da AI o AIG compresse (quelle che piacciono a Trump e al suo amico israeliano) che generano la “terminazione” di soldati, civili e dell’habitat del campo avverso, tutto per gli interessi e la gloria dei decisori primi.

La potenza pedagogica dell’ AI viene esercitata sugli individui singoli per integrarli nel proprio universo di “valori” inesistenziali spingendoli a scelte commerciali fino al suicidio morale e fisico; in una postdemocrazia orienta i flussi elettorali nelle direzioni più utili ai suoi padroni.

Il Potere ha sempre cercato di fare del sistema della comunicazione e della scuola un ingranaggio di trasmissione della sua volontà al resto del sistema, di fare dei docenti degli intellettuali a lui organici e chi proviene da ceti subalterni dei diligenti applicatori di istruzioni.

Un’intellettualità perfettamente controllata è sempre stata il suo sogno, dal 1990 nel sottosistema dell’istruzione aggravato dal tecnicismo (Programmazione, valutazione, programmi scolastici scanditi in obiettivi
come per automi).

Per questo nel 1991 scrissi Postprogrammazione (1).

Ingrato compito del Magistero (docenti di professione e di vocazione) è anche ora quelllo di indicare con tutta la forza possibile sia la necessità di resistere che quella di immaginare un mondo e una scuola di-versi.

La resiliente tensione pedagogica

Anche al fondo di recenti iniziative del Ministero dell’ Istruzione e del Merito nel dissimulato contrasto al potenziale dell’AIG (2) sta la volontà sub-politica di educare all’uso dell’ intelligenza artificiale solo come AI, come amplificazione dell’intelligenza convergente e applicativa inibendo con opportuni programmi di formazione a fini di contenimento il pensiero critico, divergente e creativo eccedente il q.b.

Linguaggi e programmi basati e praticabili con AIG e non in semplice AI o AIG compressa sono
pericolosi per chi, non sapendo governare la complessità, la riduce (Luhman, Sistemi sociali.
Fondamenti di una teoria generale
, 1990), ma avendo il potere di emettere ordini esecutivi esercita il comando su truppe scarsamente consapevoli della strumentalizzazione.

Tuttavia l’umano è solo parzialmente riducibile (3).

Le didattiche dell’AIG potrebbero adeguatamente accompagnare la vita sociale, la ricerca scientifica e l’insegnamento con la loro
potenzialità di sviluppo di una relativistica, multipreposizionale e dialettica relazione con il mondo.

La persona docente o discente liberata dalla parte della fatica neurologica trasferibile alle
macchine potrebbe divenire ulteriormente capace in modo pieno e cosciente di intendere, volere, creare.

Potrebbe meglio abbracciare, con l’amplificazione della conoscenza, l’interezza dell’essere secondo nuove costellazioni concettuali.

Penso che il mondo della cultura che agisce nei luoghi dell’Istruzione possa ancora favorire lo
sviluppo di persone capaci di critica e perciò di sfuggire alle narrazioni con cui il Potere attraverso l’AI tenta di istruire totalitariamente il sistema.

Sfuggendo ai vari tipi di programmazione, i Maestri continueranno a confrontarsi con i volti e non solo con gli schermi e a insegnare, come da millenni; ad additare l’Intero oltre il frammento, il reale oltre la realtà artificiale.

(1) G.Boselli Postprogrammazione. La Nuova Italia, Scandicci, 1991,1998 2.a
(2) vedi il convegno MIM di Scuola Futura, Next gen AI, Napoli. Ottobre 2025
(3) L. Di Profio Il posto delle fragole nell’Intelligenza artificiale in Encyclopaideia, Journal of Phenomenology and Education, UNIBO, vol.29 n.72, 2025

Altra bibliografia
G.Boselli ChatGPT, Le potenze del Novum in Encyclopaideia, Journal of Phenomenology and
Education
, UNIBO, vol.27 n. 65, 2023
G.Boselli A.I. Intelligenza artificiale in AAVV, Scritture e confronti, Armando. Roma 202

Next Gen AI

Da mercoledì 8 a lunedì 13 ottobre 2025 si terrà a Napoli “Next Gen AI”, il primo summit internazionale sull’Intelligenza Artificiale nella scuola, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nell’ambito del Campus itinerante “Scuola Futura”.

L’iniziativa si colloca nel quadro delle azioni del PNRR Istruzione per l’innovazione didattica e la promozione delle discipline STEM, proseguendo il percorso avviato con la prima edizione di Next Gen AI, svoltasi a Milano nel gennaio 2025.

Delegazioni di istituzioni scolastiche da 40 Paesi si confronteranno con esperti, istituzioni e imprese sui temi chiave e sulle applicazioni dell’AI nei sistemi educativi in un grande laboratorio di orientamento.

Il summit sarà articolato in quattro indirizzi tematici – persone, luoghi, tecnologie, metodologie – che guideranno la riflessione sulle opportunità e le sfide dell’AI nel contesto educativo.

Sono attesi oltre 6.000 studenti e docenti e saranno coinvolti più di 280 mentor e formatori, insieme a oltre 50 imprese e start-up tecnologiche selezionate tramite avviso pubblico. Il programma prevede oltre 300 ore di formazione e 35 installazioni interattive di intelligenza artificiale.

La cerimonia di presentazione dell’iniziativa si terrà mercoledì 8 ottobre 2025, alle ore 16.30, presso il Teatro di Corte di Palazzo Reale, alla presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Si chiude il 13 ottobre a Napoli “Next Gen AI”, il primo summit internazionale sull’Intelligenza Artificiale nella scuola, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

L’evento di chiusura è previsto al Teatro San Carlo, alla presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha fortemente voluto l’iniziativa. Una cinque giorni, dall’8 al 13 ottobre, in cui delegazioni di scuole provenienti da 40 Paesi si sono confrontate con esperti, istituzioni e imprese sui temi chiave e sulle applicazioni dell’AI nei sistemi educativi, in un grande laboratorio di orientamento che ha coinvolto anche famiglie e cittadini grazie alle numerose iniziative aperte al pubblico organizzate nella prestigiosa cornice di Piazza del Plebiscito.

La diretta dell’iniziativa si potrà seguire dalle ore 15.30 sul canale YouTube del Ministero. Gli studenti che hanno partecipato all’iniziativa presenteranno al Ministro Valditara le proposte e i risultati emersi da laboratori, workshop e attività collaborative svolti in questi giorni.

Il summit di Napoli si colloca nel quadro delle azioni del PNRR Istruzione per l’innovazione didattica e la promozione delle discipline STEM e prosegue il percorso avviato con la prima edizione di Next Gen AI che si è svolta a Milano, lo scorso gennaio.

Hanno preso parte all’iniziativa oltre 6.000 studenti e docenti, più di 280 mentor e formatori insieme a oltre 50 imprese e start-up tecnologiche selezionate tramite avviso pubblico. Il programma ha previsto oltre 300 ore di formazione e 35 installazioni interattive di intelligenza artificiale.

Per approfondimenti, il sito della manifestazione

Il video della diretta dell’8 ottobre

Il video della cerimonia di chiusura

L’intervento del Ministro Valditara all’evento di chiusura

L’intelligenza artificiale e la scuola

L’intelligenza artificiale e la scuola: una sfida culturale

di Enrico Fortunato Maranzana

La scuola si sta attrezzando per sfruttare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, ma ne interpreta le potenzialità in funzione dell’insegnamento tradizionale. In questo modo, la finalità educativa è accantonata.


La domanda centrale, invece, dovrebbe essere: come utilizzare le nuove tecnologie per promuovere capacità? (legge 12/2020).

A questo proposito, vale ricordare due saggezze complementari:

  •  «Il mestiere devi rubarlo», dice un proverbio: l’osservazione e la pratica precedono e sostengono la teoria;
  • «Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco», sottolineava Confucio: la vera comprensione nasce dall’operatività.

Le conoscenze, infatti, nascono dai procedimenti e, attraverso questi, si sviluppano le capacità.

Esemplificando: sette fasi possono rappresentare un processo di ricerca, promuovendo altrettante capacità:

  1. Formulazione del problema (capacità di progettare)
  2. Raccolta delle informazioni (capacità di selezionare)
  3. Analisi delle informazioni (capacità di analizzare)
  4. Formulazione di ipotesi (capacità di correlare, d’essere creativi)
  5. Sperimentazione: applicazione di strategie, ottenimento dei risultati (capacità di inventare, di modellare)
  6. Controllo: utilizzo dello scostamento tra attese ed esiti (capacità di controllare, di valutare, di capitalizzare)
  7. Comunicazione dei risultati (capacità di comunicare, d’argomentare, di sintetizzare)

Da qui discende la questione: come l’intelligenza artificiale può facilitare la progettazione educativa?

A titolo d’esempio, si propone un’occasione d’apprendimento sul principio di Archimede.

Gli studenti sono immersi nel contesto problemico dello scienziato greco; devono rispondere alla domanda: perché un corpo galleggia?

All’IA è assegnato il compito di realizzare un ambiente interattivo in cui l’utente fornisce le dimensioni di una zattera (da cui dipende il peso) e la zavorra. A ogni tentativo, il sistema restituisce uno dei due possibili esiti: galleggia, affonda.

Gli studenti, lavorando in piccoli gruppi, cercano la risposta. I risultati sono poi condivisi e discussi. Solo alla fine il docente, dopo aver sintetizzato le produzioni, sistematizza.

Il lavoro di gruppo assume un valore fondamentale: favorisce la condivisione delle conoscenze, stimola la collaborazione, abitua alla valutazione del punto di vista altrui e al coordinamento, tempra la flessibilità e apre la disponibilità al cambiamento, capacità essenziali per affrontare la complessità del mondo contemporaneo.

L’intelligenza artificiale, rispondendo alle richieste ben formulate del docente, genera un ambiente di apprendimento stimolante, in cui gli studenti operano avendo presente l’origine e il senso del loro agire.

In questo scenario, la professionalità del docente si valorizza: come una guida alpina accompagna l’escursionista, così l’insegnante aiuta gli studenti a sviluppare le loro qualità. Gli insegnanti devono smettere di essere ripetitori per diventare progettisti.

La vera sfida non è tecnica ma culturale: occorre ripensare la scuola come luogo di sviluppo delle capacità, non come trampolino per il mondo del lavoro.

La progettualità formativa, educativa e dell’istruzione, “sostanza dell’autonomia dell’istituzione scolastica” (DPR 275/99), deve finalmente uscire dal cassetto.

Scrivere per apprendere

Scrivere per apprendere

Prompt generativi e intelligenza artificiale nella didattica riflessiva

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Scrivere non è un semplice esercizio tecnico, né un momento accessorio della vita scolastica. È, piuttosto, un gesto cognitivo ed emotivo che permette allo studente di entrare in relazione con sé stesso e con il mondo. La scrittura è il luogo in cui il pensiero prende forma, si chiarisce, si approfondisce, diventa materia viva, plasmabile, capace di restituire una visione del reale arricchito dalla soggettività.

Ogni parola scelta, ogni frase articolata è il risultato di un processo interiore che trasforma l’implicito in esplicito, il confuso in ordinato, l’informe in consapevole. Questo processo non è mai neutro, perchè chi scrive impara a conoscersi, a dare un nome alle emozioni, a collegare fatti, idee, esperienze. In una società in cui la velocità tende a sacrificare la profondità e l’immediatezza prevale sull’elaborazione, educare alla scrittura significa educare alla lentezza, alla riflessione, alla costruzione di significati personali.

Non si tratta di un atto isolato ma di un percorso, che si rinnova ogni volta che si scrive e che può essere potenziato dall’uso consapevole di strumenti come l’intelligenza artificiale. Quando la scrittura è usata come pratica quotidiana, articolata su diversi registri e forme testuali, essa diventa uno strumento di metacognizione, capace di rendere visibile il pensiero, di attivare la consapevolezza del proprio modo di apprendere e di stimolare una riflessione costante su ciò che si è, che si pensa e che si impara.

Il significato dei prompt nella scrittura scolastica

I prompt sono stimoli iniziali, suggestioni o input che attivano il processo di scrittura, innescando il pensiero, suscitando immagini mentali, richiamando emozioni o esperienze. La loro forza risiede nella capacità di non fornire risposte, ma di aprire domande, di lasciare spazio alla complessità, di generare percorsi diversi per ciascuno studente. Possono assumere molteplici forme: una frase da completare, una situazione immaginaria, una citazione letteraria o filosofica, una fotografia, una domanda aperta, una condizione ipotetica. La varietà dei prompt consente di attivare differenti aree cognitive, favorendo l’elaborazione personale, la rielaborazione creativa e la connessione tra le discipline.

Nel contesto scolastico, i prompt diventano strumenti pedagogici potenti, perché sollecitano la partecipazione attiva dello studente, stimolano la riflessione, favoriscono l’espressione di vissuti personali e l’elaborazione critica delle conoscenze. Sono ponti tra ciò che si studia e ciò che si vive, tra il sapere formale e la soggettività. Quando integrati con l’intelligenza artificiale, i prompt possono essere personalizzati in tempo reale, adattati ai diversi livelli cognitivi, emotivi e linguistici, diventando dispositivi inclusivi e dinamici. L’IA può suggerire varianti, ampliare i riferimenti, proporre collegamenti intertestuali o interdisciplinari, stimolando una scrittura dialogica e profonda.

Un prompt ben formulato non guida lo studente verso una risposta predefinita, ma lo invita ad abitare il proprio pensiero, ad esercitare la propria voce, a costruire un testo autentico. Rende la scrittura un laboratorio di ricerca, in cui l’alunno diventa autore e non semplice esecutore, esploratore e non ripetitore. In questo modo, il prompt non è più solo uno strumento didattico, ma un dispositivo formativo che stimola il pensiero divergente, il confronto critico e la capacità di dare senso al mondo attraverso le parole.

Scuola dell’infanzia: dare forma alle emozioni con le parole

Nella scuola dell’infanzia, i bambini sono ancora alle prime esperienze con il linguaggio simbolico, ma possiedono una straordinaria capacità di immaginare, di raccontare, di giocare con le parole e con le immagini mentali. In questa fase, l’obiettivo educativo prioritario non è tanto quello di produrre testi strutturati, quanto di stimolare la verbalizzazione, la narrazione, la capacità di rappresentare il mondo interiore attraverso simboli, suoni, colori, parole. I prompt, in questa fase, possono essere veicolati attraverso immagini evocative, racconti orali, oggetti della quotidianità o esperienze sensoriali.

Un esempio pratico potrebbe essere l’osservazione condivisa di un disegno che rappresenta un prato fiorito, accompagnata dalla domanda aperta: “Cosa succede se i fiori iniziano a parlare tra loro?”. Da questa semplice suggestione, possono nascere storie collettive o individuali, che il bambino racconta a voce, drammatizza con il corpo, costruisce con il disegno o modella con il materiale manipolativo. Il ruolo dell’insegnante è centrale nell’ascolto, nella valorizzazione della risposta, nella riformulazione e nel rilancio creativo. L’intelligenza artificiale educativa può affiancare l’adulto proponendo nuove domande, suggerendo immagini o suoni coerenti con l’universo simbolico del bambino, stimolando narrazioni interattive e personalizzate.

Questa forma di pre-scrittura è fondamentale per lo sviluppo del linguaggio, dell’immaginazione e della consapevolezza di sé. Raccontare ciò che si pensa o si sogna, dare voce a oggetti animati o a personaggi fantastici, aiuta il bambino a costruire il senso di identità, a esplorare emozioni complesse, a riconoscersi come soggetto comunicante. Ogni prompt diventa, così, una finestra sull’universo interiore del bambino, uno strumento per avviare un processo di alfabetizzazione emotiva e narrativa, una prima forma di accesso alla parola come luogo di significato e relazione.

Scuola primaria: scrivere per conoscersi e raccontarsi

Nella scuola primaria, la scrittura non rappresenta soltanto una competenza linguistica da acquisire progressivamente, ma si configura come un mezzo potente per esprimere sé stessi, per consolidare l’identità in formazione e per esplorare la realtà circostante con sguardo critico e creativo. A partire dai primi anni del percorso scolastico, bambini e bambine cominciano a padroneggiare le strutture del racconto, a distinguere le descrizioni dagli eventi, a dare forma scritta a ciò che immaginano o provano. La scrittura, dunque, diventa non solo un esercizio tecnico, ma una palestra emozionale e cognitiva.

Un efficace orientamento in questa direzione può venire dall’introduzione di prompt generativi, ovvero spunti di scrittura che coniughino esperienza personale, immaginazione e riflessione. Un esempio significativo è il celebre “Scrivi una lettera a te stesso tra dieci anni”, un invito che stimola il bambino a proiettarsi nel futuro, esercitando sia la fantasia sia la capacità introspettiva. Attraverso questo tipo di attività, i piccoli scrittori possono dare voce ai propri sogni, paure, desideri, maturando una prima consapevolezza di sé e delle proprie aspirazioni.

L’intelligenza artificiale può offrire un supporto creativo e personalizzato in questo processo, arricchendo l’esperienza di scrittura con domande guidate, che aiutano a focalizzare il pensiero: “Che lavoro ti piacerebbe fare? Dove vivresti? Chi vorresti accanto?”. Questi stimoli, calibrati sull’età e sul livello di maturazione emotiva, favoriscono l’autonarrazione e incoraggiano la costruzione di un dialogo interiore, spesso difficile da attivare nei contesti scolastici tradizionali.

Non meno importante è il ruolo della scrittura nella formazione della coscienza civica. In questo ambito, prompt come “Immagina di essere il sindaco della tua città per un giorno: cosa cambieresti?” attivano nei bambini una riflessione concreta sul proprio ambiente di vita e sulle dinamiche sociali che lo regolano. Scrivere da un punto di vista civico, anche se simulato, significa assumere una prospettiva di responsabilità, immedesimarsi negli altri, pensare in termini di bene comune e imparare a dare forma alle proprie idee su giustizia, equità, ambiente, convivenza.

La scrittura, in questo senso, si fa palestra di cittadinanza attiva, luogo dove si esercita la possibilità di pensare soluzioni, proporre cambiamenti, riconoscere diritti e doveri. Attraverso la parola scritta, il bambino può cominciare a sentirsi parte di una comunità, con il diritto di esprimere opinioni e il dovere di ascoltare e rispettare quelle altrui. Si sviluppa così non solo il pensiero critico, ma anche l’empatia, intesa come capacità di comprendere i punti di vista differenti dal proprio.

L’approccio narrativo riflessivo, sostenuto da una guida sensibile del docente e da strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale, consente alla scrittura di diventare un vero e proprio strumento pedagogico trasversale, capace di favorire competenze linguistiche, emotive, cognitive e sociali. Si costruisce così uno spazio educativo in cui l’alunno non è solo un esecutore, ma un autore del proprio percorso, capace di narrare il mondo e di immaginarne uno migliore.

Scuola secondaria di primo grado: dal racconto alla riflessione

Durante la preadolescenza, la scrittura diventa uno spazio privilegiato per l’elaborazione del sé, dei cambiamenti emotivi, delle relazioni e del confronto con il mondo esterno. Gli studenti di questa fascia d’età iniziano a vivere trasformazioni profonde, che coinvolgono la percezione di sé, il rapporto con i pari, la gestione delle emozioni e la definizione dell’identità. La scrittura, in questo contesto, rappresenta un canale espressivo e formativo fondamentale, perché consente di dare voce a pensieri spesso non detti, a insicurezze, a desideri inespressi.

I prompt possono assumere una forma più complessa e stimolante, adeguata allo sviluppo cognitivo e affettivo di questa età. Un esempio è: “Racconta un momento in cui ti sei sentito diverso dagli altri”. Questo tipo di stimolo permette allo studente di esplorare la propria identità, di affrontare vissuti delicati, di sviluppare empatia verso sé stesso e gli altri. L’intelligenza artificiale può suggerire strutture narrative, parole chiave per ampliare il vocabolario emotivo, oppure offrire esempi tratti da testi letterari o autobiografici vicini alla sensibilità adolescenziale, come i romanzi di formazione o i racconti in prima persona.

Anche in ambito disciplinare i prompt possono essere utilizzati per favorire una comprensione più profonda dei contenuti attraverso l’immedesimazione. Ad esempio: “Scrivi il diario di un gladiatore romano prima della battaglia” aiuta a esplorare il contesto storico con uno sguardo emotivo; “Immagina di essere una molecola d’acqua nel suo viaggio attraverso il ciclo naturale” stimola la comprensione dei processi scientifici attraverso la narrazione. L’IA può fornire spunti narrativi, accompagnare l’organizzazione testuale e offrire feedback costruttivi durante la scrittura. Questi stimoli, ben calibrati, favoriscono un apprendimento integrato, in cui emozione, sapere e immaginazione si intrecciano per produrre testi autentici, sentiti e cognitivamente significativi.

Scuola secondaria di secondo grado: la scrittura come laboratorio del pensiero

Nel percorso delle scuole superiori, la scrittura si configura come una vera e propria palestra intellettuale, uno spazio in cui il pensiero si affina e si mette alla prova. Gli studenti, ormai capaci di affrontare temi complessi con maggiore autonomia, trovano nei prompt generativi l’occasione per sviluppare testi argomentativi, riflessivi, creativi e interdisciplinari. I prompt proposti possono stimolare riflessioni filosofiche, etiche, scientifiche, civiche e letterarie, innescando un dialogo tra la conoscenza disciplinare e la sensibilità individuale.

Un esempio particolarmente attuale è: “L’intelligenza artificiale migliora o impoverisce il pensiero umano?”. Una domanda del genere consente allo studente di esercitare la propria capacità argomentativa, di confrontare prospettive teoriche, di formulare ipotesi fondate e di elaborare contro-argomentazioni. L’IA stessa, se integrata nel processo, può suggerire domande guida, raffinare lo stile, offrire citazioni filosofiche, dati scientifici o riferimenti storici che arricchiscono il contenuto. L’obiettivo non è quello di ottenere una risposta giusta, ma di strutturare un pensiero solido, articolato e personale.

Accanto ai prompt argomentativi, un ruolo significativo lo svolgono anche quelli creativi, capaci di rinnovare l’approccio ai testi letterari. Il suggerimento “Scrivi una pagina di diario dal punto di vista di Antigone prima della condanna” consente allo studente di immergersi nei conflitti etici e umani del personaggio, sviluppando empatia e capacità di immedesimazione. Questo tipo di scrittura trasforma l’analisi letteraria in esperienza vissuta, facilitando la comprensione profonda dell’opera.

Anche in ambito scientifico, l’uso dei prompt è strategico per stimolare il pensiero sistemico e la capacità progettuale. Un esempio è: “Immagina un mondo senza energia elettrica: come cambierebbero le nostre vite?”. A partire da questa suggestione, lo studente può analizzare le interconnessioni tra scienza, ambiente, economia, tecnologia e società, sviluppando una visione critica e integrata dei problemi contemporanei. La scrittura, in questi casi, diventa luogo di connessione tra sapere, etica e responsabilità, contribuendo a formare cittadini consapevoli, capaci di orientarsi con autonomia nel pensiero e nell’azione.

Scrittura metacognitiva: pensare a ciò che si è scritto

Oltre alla produzione del testo, è fondamentale promuovere la riflessione sul processo stesso della scrittura, affinché essa non sia percepita come un semplice compito da svolgere, ma come un percorso di consapevolezza in cui lo studente diventa protagonista attivo del proprio apprendimento. La scrittura, infatti, non è solo un prodotto, ma anche e soprattutto un processo  fatto di scelte, revisioni, tentativi, dubbi, intuizioni. In quest’ottica, assumono un ruolo centrale i prompt metacognitivi, ovvero quegli stimoli che invitano a pensare su come si è pensato, su ciò che si è fatto e sulle ragioni di certe decisioni compositive.

Domande come “Cosa hai imparato scrivendo questo testo?”, “Quali parti ti hanno messo in difficoltà?”, “Cosa ti è piaciuto scrivere di più?”, “In che modo potresti migliorarlo?” aprono uno spazio riflessivo che accompagna la scrittura verso una dimensione più profonda e duratura. L’obiettivo non è semplicemente correggere, ma comprendere: comprendere il proprio stile, le strategie che funzionano, gli ostacoli incontrati e i passi compiuti per superarli. In questo modo, l’errore non è più un fallimento da nascondere, ma un’opportunità di crescita, un indicatore prezioso per orientare il cammino.

L’intelligenza artificiale può giocare un ruolo cruciale anche in questa fase, generando domande metacognitive in modo adattivo, calibrate sul contenuto del testo, sul registro linguistico utilizzato, sulle emozioni espresse o sulle strutture narrative impiegate. Questo consente un’interazione più personalizzata e dinamica, capace di valorizzare le unicità di ogni studente e di stimolare un dialogo interiore autentico. La scrittura, così, si trasforma in una forma di autoconoscenza, in un diario di bordo che accompagna il percorso cognitivo e affettivo dell’alunno.

Secondo le neuroscienze educative, la metacognizione è uno dei fattori più rilevanti per consolidare gli apprendimenti a lungo termine. Essa attiva le funzioni esecutive del cervello, rafforza i circuiti della memoria e potenzia la capacità di problem solving. Sviluppare la capacità di riflettere sul proprio pensiero significa potenziare l’autoefficacia, cioè la fiducia nelle proprie risorse, e sviluppare l’autonomia nell’apprendere. Scrivere per riflettere su come si scrive non è un’attività accessoria, ma un passaggio fondamentale per la crescita personale e scolastica, spesso trascurato nella pratica quotidiana.

Favorire spazi di metacognizione nella scuola primaria significa seminare precocemente il gusto per l’esplorazione interiore, il senso critico, la capacità di auto-valutarsi in modo costruttivo. In un mondo sempre più veloce e frammentato, educare i bambini a rallentare, a rileggersi, a interrogarsi su ciò che sentono e pensano, rappresenta una scelta pedagogica coraggiosa e necessaria. È proprio in questa prospettiva che la scrittura torna a essere ciò che dovrebbe essere: un atto formativo integrale, in cui linguaggio, pensiero ed emozione si intrecciano per costruire conoscenza e consapevolezza di sé.

Conclusione: una nuova grammatica del pensiero

L’intelligenza artificiale non sostituisce l’atto di scrivere, né può rimpiazzare la complessità dell’esperienza umana che si riflette nei testi. Tuttavia, se integrata in modo critico e consapevole, può diventare un potente alleato pedagogico, capace di accompagnare e arricchire il processo di scrittura. I prompt generativi, quando progettati con competenza e sensibilità didattica, diventano ponti tra sapere e immaginazione, tra disciplina e interiorità, tra scuola e vita. Offrono stimoli dinamici, personalizzabili e inclusivi, che permettono allo studente di attivare la propria voce e di sviluppare una scrittura autentica, capace di connettere emozione, riflessione e conoscenza.

Scrivere per apprendere, con l’aiuto dell’IA, significa riconoscere nella parola scritta non soltanto un prodotto, ma un processo in divenire, una forma di pensiero e un atto di consapevolezza. Significa restituire centralità al pensiero lento, alla capacità di fermarsi, di osservare, di riformulare. Significa anche educare allo spirito critico, alla responsabilità etica e alla profondità creativa, in un’epoca dominata dall’immediatezza e dalla superficialità. La scrittura resta, oggi più che mai, un atto profondamente umano, capace di costruire senso, identità e visione del mondo. E grazie ai nuovi strumenti digitali, può diventare anche un atto ancora più inclusivo, dialogico e trasformativo.

Edutainment, Gamification e Game-Based Learning

Edutainment, Gamification e Game-Based Learning

Un viaggio attraverso l’innovazione educativa

 di Bruno Lorenzo Castrovinci

Le società moderne si trasformano a un ritmo mai visto prima. Se in passato i cambiamenti avvenivano lentamente, spesso nell’arco di più generazioni, oggi il progresso tecnologico e sociale è così rapido da modificare abitudini, relazioni, professioni e perfino i sentimenti nel breve tempo dell’esistenza umana. La diffusione della tecnologia ha ridisegnato ogni aspetto della vita quotidiana, portando con sé nuovi linguaggi, modalità di comunicazione innovative e strumenti che stanno rimodellando il modo in cui apprendiamo e interagiamo.

Uno degli ambiti più interessati da questa trasformazione è il mondo del gioco che, da attività spontanea e spesso analogica, è diventato uno spazio immersivo e digitale. Le generazioni passate erano abituate a divertirsi con giochi semplici, basati sull’immaginazione e sull’interazione diretta: nascondino, campana, acchiapparello, palla prigioniera e altri giochi di strada rappresentavano momenti di socializzazione, attività fisica e sviluppo della creatività. Il divertimento non era vincolato a strumenti tecnologici, ma a una relazione immediata con l’ambiente e con gli altri.

Con l’avvento della tecnologia, queste esperienze si sono progressivamente trasformate. L’inizio degli anni ’80 ha visto l’introduzione di dispositivi che hanno portato il gioco in una dimensione completamente nuova. Il Commodore 64 e lo ZX Spectrum sono stati tra i primi personal computer a entrare nelle case, offrendo giochi che combinavano grafica rudimentale e meccaniche innovative. Titoli come Manic Miner o The Last Ninja non erano semplici passatempi, ma vere sfide cognitive che richiedevano logica, coordinazione e strategia. Nello stesso periodo, le sale giochi erano dominate dai cabinati dell’Atari, con titoli come Pong, Asteroids e Pac-Man, che riunivano i giovani attorno a esperienze di gioco collettive e competitive.

Le console casalinghe, come il NES di Nintendo e il Sega Mega Drive, hanno ulteriormente ampliato l’accesso al gioco digitale, introducendo storie avvincenti e personaggi iconici come Super Mario e Sonic the Hedgehog. Per le generazioni che hanno vissuto questi anni, i videogiochi non erano solo un modo per passare il tempo, ma anche un’opportunità per esplorare mondi nuovi e sviluppare abilità come il problem-solving e la gestione delle risorse.

Oggi, i giochi digitali sono diventati uno strumento potente e riconosciuto anche in ambito educativo. Le neuroscienze hanno dimostrato che il gioco attiva aree del cervello legate alla creatività, alla motivazione e alla memoria. In particolare, l’attività ludica stimola la produzione di dopamina, favorendo l’apprendimento e la concentrazione. Inoltre, i giochi collaborativi e strategici coinvolgono la corteccia prefrontale che regola il pensiero critico e il controllo emotivo, rendendo il gioco un mezzo efficace per sviluppare competenze trasversali e migliorare la resilienza.

In questo panorama, il concetto di edutainment, nato dalla fusione tra “education” (educazione) e “entertainment” (intrattenimento), assume un ruolo centrale. L’idea di combinare apprendimento e divertimento non è nuova, ma l’evoluzione tecnologica e la comprensione neuroscientifica dei processi cognitivi hanno permesso di sviluppare approcci sempre più sofisticati. Oggi, edutainment non significa solo utilizzare giochi o strumenti digitali per educare, ma progettare esperienze che stimolino il piacere di imparare attraverso la scoperta e l’interazione.

Tra le strategie più innovative in questo ambito si distinguono la gamification e il game-based learning (GBL). La gamification utilizza meccaniche di gioco, come punti, classifiche e premi, per motivare e coinvolgere, mentre il game-based learning si basa su veri e propri giochi progettati per insegnare contenuti specifici o sviluppare competenze. Entrambe le metodologie rappresentano una svolta nell’approccio educativo, rendendolo più adatto ai bisogni e alle preferenze delle nuove generazioni.

La componente ludica non è più confinata al tempo libero o all’infanzia, ma si inserisce nella vita quotidiana come elemento fondamentale per apprendere e crescere. Attraverso il gioco, oggi si può apprendere, risolvere problemi complessi e sviluppare una comprensione più profonda del mondo. La crescente integrazione tra gioco e apprendimento offre la possibilità di rendere l’educazione non solo più efficace, ma anche più coinvolgente, rispondendo alle sfide di una società in continua evoluzione.

Cos’è l’Edutainment?

L’edutainment nasce dalla fusione dei termini education (educazione) e entertainment (intrattenimento) e si basa sull’idea che l’apprendimento possa e debba essere percepito come un’esperienza attiva, piacevole e coinvolgente. Superando la concezione tradizionale dello studio come processo noioso o passivo, l’edutainment mira a integrare contenuti educativi all’interno di contesti ricreativi e ludici, rendendo il percorso formativo più naturale e stimolante.

Questo approccio sfrutta l’attrattiva di media moderni, come videogiochi, film, serie TV, piattaforme interattive e applicazioni digitali, per catturare l’attenzione e mantenere alta la motivazione. Gli studenti, immersi in ambienti che stimolano la curiosità e la creatività, acquisiscono conoscenze e sviluppano competenze in modo quasi inconsapevole, vivendo esperienze che uniscono divertimento e apprendimento.

La forza dell’edutainment risiede nella sua capacità di trasformare il tradizionale rapporto docente-discente, creando un’interazione più dinamica e favorendo un apprendimento personalizzato. Grazie alle tecnologie digitali, è possibile adattare i contenuti alle preferenze individuali, rispettando lo stile di apprendimento di ciascun individuo – visivo, uditivo o cinestetico – e garantendo un maggiore coinvolgimento.

Tra le applicazioni più prominenti dell’edutainment emergono due approcci fondamentali: gamification e game-based learning (GBL). Entrambi sfruttano le dinamiche ludiche per migliorare l’esperienza educativa, seppur con strategie e finalità diverse. La gamification introduce elementi di gioco in contesti non ludici, mentre il game-based learning utilizza veri e propri giochi come strumenti didattici. Queste metodologie, oggi ampiamente diffuse, dimostrano il potenziale trasformativo dell’edutainment, rendendo l’educazione non solo più efficace, ma anche più divertente e accessibile.

La Gamification

La gamification rappresenta un approccio innovativo che applica elementi tipici dei giochi, come punti, medaglie, livelli, classifiche, missioni e sfide, a contesti non ludici, con l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento e la motivazione dei partecipanti. In ambito educativo, questo metodo si rivela particolarmente efficace nel trasformare attività percepite come noiose o ripetitive in esperienze stimolanti, favorendo un apprendimento più attivo e partecipato. La forza della gamification risiede nella capacità di attivare meccanismi psicologici legati alla competizione, al progresso personale e alla gratificazione, elementi che stimolano non solo la motivazione estrinseca (attraverso premi tangibili o virtuali), ma anche quella intrinseca, legata al piacere di apprendere e superare sfide.

Uno degli aspetti chiave della gamification è la sua flessibilità, che permette di adattarla a diverse fasce d’età e discipline. Ad esempio, piattaforme come ClassDojo consentono agli insegnanti di assegnare punti agli studenti per comportamenti positivi o traguardi raggiunti, trasformando la gestione della classe in un’esperienza interattiva e motivante. In un contesto linguistico, Duolingo integra livelli, ricompense giornaliere e classifiche settimanali per incoraggiare la costanza nello studio, dimostrando come la competizione amichevole possa migliorare significativamente i risultati. Allo stesso modo, strumenti come Kahoot! rendono le verifiche scolastiche più coinvolgenti, trasformando i quiz in competizioni dal vivo in cui velocità e accuratezza sono premiate con punti e classifiche, stimolando al contempo la collaborazione e il consolidamento delle conoscenze.

La gamification non si limita però a premiare la competizione ma può altresì promuovere la collaborazione e il lavoro di squadra attraverso meccaniche che richiedono il raggiungimento di obiettivi comuni. Inoltre, il suo impatto non si esaurisce con il divertimento; le neuroscienze confermano che l’utilizzo di elementi ludici stimola la produzione di dopamina, una sostanza chimica del cervello associata al piacere, alla motivazione e alla memoria. Questo rende la gamification uno strumento potente per migliorare la capacità di concentrazione e il coinvolgimento degli studenti, creando un ambiente di apprendimento positivo e stimolante.

In sintesi, la gamification non è semplicemente l’introduzione di dinamiche ludiche in ambito educativo, ma una strategia mirata che sfrutta i principi psicologici del gioco per massimizzare l’efficacia dell’apprendimento. Attraverso il suo utilizzo, si rende il percorso educativo più piacevole, dinamico e centrato sulle esigenze individuali degli studenti, preparando le nuove generazioni ad affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

La Game-Based Learning (GBL)

Il game-based learning (GBL) è un approccio educativo che utilizza il gioco come strumento principale per facilitare l’apprendimento, offrendo agli studenti un contesto immersivo in cui possono esplorare, sperimentare e risolvere problemi complessi. Diversamente dalla gamification, che integra elementi ludici in contesti non ludici, il GBL pone il gioco stesso al centro dell’esperienza formativa, trasformandolo in un potente strumento per acquisire conoscenze specifiche e sviluppare competenze pratiche. Questo metodo permette di combinare il divertimento con l’apprendimento, rendendo il processo educativo più stimolante, coinvolgente e adattato alle esigenze cognitive delle nuove generazioni.

Uno degli esempi più significativi di GBL è rappresentato dai giochi strategici, che richiedono agli studenti di pianificare, analizzare e adattarsi a scenari complessi. Age of Empires, ad esempio, è un classico della strategia in tempo reale che consente di approfondire tematiche storiche attraverso la gestione di risorse, la costruzione di imperi e il confronto con altre civiltà. Allo stesso modo, i primi giochi di strategia come Warcraft hanno introdotto i giocatori a dinamiche di collaborazione, gestione di squadre e tattiche militari, dimostrando come il pensiero strategico possa essere stimolato attraverso il gioco. Questi titoli non solo trasmettono conoscenze, ma aiutano a sviluppare competenze trasversali come il problem-solving, la pianificazione e la capacità di prendere decisioni rapide.

Il GBL si estende anche ai giochi di simulazione, che offrono esperienze realistiche e pratiche in contesti virtuali. Giochi come Hay Day, incentrati sulla gestione di fattorie, insegnano agli studenti l’importanza dell’organizzazione, della gestione delle risorse e della logistica. Simili per complessità e valore educativo sono giochi come SimCity EDU, che introducono tematiche di urbanistica, sostenibilità e gestione delle risorse ambientali, e Kerbal Space Program, che sfida i giocatori a progettare missioni spaziali applicando concetti di fisica, ingegneria e matematica. Tra i giochi strategici moderni, Civilization VI rappresenta un esempio eccellente, offrendo una piattaforma per esplorare la diplomazia, lo sviluppo economico e le strategie militari in un contesto storico e geopolitico.

Un titolo come Minecraft: Education Edition dimostra inoltre l’efficacia del GBL nell’integrazione interdisciplinare: in questo ambiente virtuale, gli studenti possono esplorare concetti di matematica, storia, scienze e coding, costruendo mondi personalizzati che stimolano la creatività e il pensiero critico. I giochi educativi ben progettati, come questi, riescono a creare un equilibrio tra apprendimento e divertimento, rendendo gli studenti protagonisti attivi del proprio processo formativo.

Le neuroscienze supportano ulteriormente il valore del GBL, dimostrando che il gioco stimola aree del cervello legate alla memoria, alla creatività e alla motivazione. Il contesto ludico migliora la capacità di concentrazione, favorisce il consolidamento delle informazioni e promuove la resilienza attraverso la sperimentazione e l’apprendimento dagli errori. Inoltre, l’interazione sociale spesso necessaria in giochi collaborativi o competitivi aiuta a sviluppare competenze relazionali e comunicative, indispensabili in un mondo sempre più interconnesso.

Il game-based learning, con strumenti come Age of Empires, Minecraft: Education Edition, Hay Day e Civilization VI, dimostra che il gioco non è solo una forma di intrattenimento, ma una risorsa educativa in grado di trasformare l’apprendimento. Attraverso scenari coinvolgenti e sfide stimolanti, gli studenti imparano a pensare in modo critico, a lavorare in team e ad applicare concetti complessi in contesti pratici, rendendo il GBL una delle metodologie più efficaci e innovative per rispondere alle sfide educative del futuro.

Differenze tra Gamification e Game-Based Learning

Sebbene entrambi i metodi sfruttino il potenziale ludico per scopi educativi, le loro differenze sono significative:

Escape Room, il ponte tra Edutainment, Gamification, Game-Based Learning e Metaverso

Le escape room rappresentano una perfetta sintesi tra edutainment, gamification, game-based learning (GBL) e le nuove frontiere delle esperienze immersive offerte dal metaverso. Questi ambienti interattivi combinano narrazioni coinvolgenti e sfide logiche per trasformare l’apprendimento in un gioco dinamico e stimolante, rendendo i partecipanti protagonisti attivi del processo educativo. Le escape room sono progettate per immergere i giocatori in storie avvincenti, spingendoli a risolvere enigmi, collaborare e superare ostacoli utilizzando competenze cognitive e sociali.

Nell’ambito dell’edutainment, le escape room incarnano l’essenza di un apprendimento basato sul divertimento e l’interazione, integrando elementi della gamification, come obiettivi da raggiungere, sfide da superare e gratificazioni intrinseche, per mantenere alta la motivazione. Sebbene non si limitino ad aggiungere meccaniche ludiche a contesti esistenti, come avviene nella gamification tradizionale, le escape room creano esperienze immersive che combinano narrazione, gioco e didattica. Questo approccio le colloca anche nel game-based learning, poiché utilizzano il gioco come strumento educativo diretto. In una escape room educativa, i partecipanti possono affrontare enigmi che richiedono l’applicazione di concetti matematici, scientifici o storici, sviluppando al contempo soft skills come problem-solving, pensiero critico e lavoro di squadra.

Con l’introduzione del metaverso, le escape room si stanno evolvendo ulteriormente, offrendo esperienze ancora più coinvolgenti e multisensoriali. Nel metaverso, gli utenti possono partecipare a escape room virtuali che simulano ambienti tridimensionali dettagliati e realistici, permettendo ai giocatori di interagire con oggetti e scenari digitali in tempo reale. Queste esperienze amplificano il potenziale educativo delle escape room, consentendo di esplorare concetti complessi in ambienti simulati: per esempio, una escape room ambientata in un laboratorio chimico virtuale può insegnare reazioni chimiche senza rischi reali, o una ambientata nello spazio può immergere gli studenti nelle dinamiche dell’astronomia e dell’esplorazione spaziale. Inoltre, il metaverso consente di abbattere le barriere fisiche, permettendo a team di studenti geograficamente distanti di collaborare in ambienti condivisi.

Le neuroscienze confermano l’efficacia di queste esperienze immersive. L’interattività e il coinvolgimento emotivo stimolano la produzione di dopamina, potenziando la memoria e la motivazione, mentre l’apprendimento pratico in contesti realistici favorisce il consolidamento delle conoscenze. Inoltre, il metaverso introduce un nuovo livello di personalizzazione, in cui i partecipanti possono adattare l’esperienza ai propri stili di apprendimento, rendendo le escape room ancora più efficaci per lo sviluppo delle competenze.

In conclusione, le escape room, integrate con le tecnologie del metaverso, rappresentano un’evoluzione straordinaria nel panorama educativo, combinando edutainment, gamification, game-based learning e realtà virtuale per creare esperienze formative coinvolgenti e innovative. Attraverso la fusione di gioco e apprendimento, queste attività preparano le nuove generazioni ad affrontare sfide complesse, favorendo lo sviluppo di competenze trasversali e cognitive in un contesto altamente interattivo e immersivo.

Conclusione

L’edutainment rappresenta un paradigma educativo rivoluzionario, in grado di migliorare sensibilmente il coinvolgimento e la motivazione degli studenti, trasformando le attività didattiche in esperienze coinvolgenti e memorabili. Integrare unità di apprendimento basate su buone pratiche di edutainment nella programmazione scolastica annuale non solo ottimizza i risultati degli apprendimenti, ma trasforma il tempo scuola in uno spazio stimolante e accogliente, contribuendo a ridurre la dispersione scolastica e a migliorare la gestione delle classi.

In questo scenario, la gamification e il game-based learning emergono come due metodologie complementari, ciascuna con una propria specificità: la gamification introduce dinamiche ludiche per rendere più accattivante il processo educativo, mentre il game-based learning utilizza il gioco come strumento centrale per l’apprendimento, rendendolo pratico e immersivo. Entrambe offrono opportunità per una scuola più moderna, inclusiva e adattabile, capace di rispondere efficacemente alle esigenze di una società in continua trasformazione, dimostrando che il divertimento e l’apprendimento possono coesistere e rafforzarsi a vicenda.

Tra le applicazioni più innovative, le escape room, sia fisiche che digitali, rappresentano un esempio emblematico. Grazie alla narrazione immersiva, alle sfide logiche e alla collaborazione necessaria per superarle, favoriscono lo sviluppo di competenze trasversali come il problem-solving, il pensiero critico e la gestione del tempo, stimolando al contempo motivazione e apprendimento attivo. L’integrazione delle escape room con tecnologie immersive come il metaverso ne amplifica il potenziale formativo, offrendo esperienze tridimensionali coinvolgenti che permettono agli studenti di esplorare scenari realistici e complessi, consolidando il processo educativo in modo emozionante ed efficace.

Tuttavia, è fondamentale mantenere un equilibrio nell’uso di queste metodologie. Poiché il loro funzionamento si basa su meccanismi che stimolano la produzione di dopamina, un utilizzo eccessivo potrebbe portare a una dipendenza dalle dinamiche videoludiche, compromettendo la capacità degli studenti di concentrarsi su attività meno stimolanti ma altrettanto importanti per la loro crescita. Una scuola moderna deve saper calibrare questi strumenti innovativi, integrandoli armoniosamente con metodologie tradizionali, in un approccio equilibrato che guardi al passato per trarne ispirazione e al futuro per innovare.

L’edutainment, con le sue sfumature e potenzialità, è una straordinaria occasione per ripensare la didattica come un viaggio che non solo educa, ma emoziona e ispira. Un tempo scuola da vivere divertendosi, crescendo e sognando, dove la tecnologia non solo accompagna, ma disegna orizzonti che vanno oltre il reale, oltre l’immaginario, fino ai confini dei sogni e, forse, ancora più in là.

Scuola Futura Italia Osaka 2025

Intervento del Ministro dell’Istruzione e del Merito davanti alle delegazioni scolastiche italiane che partecipano a Expo 2025 Osaka, presso il Padiglione Italia. L’Expo costituisce una tappa internazionale del campus itinerante Scuola Futura Italia, con il nome di “Scuola Futura Italia Osaka 2025”, con l’obiettivo di far conoscere le buone pratiche della scuola italiana in un contesto globale e innovativo.

I nostri studenti partecipano al laboratorio didattico internazionale “Next Gen AI”, composto da 40 studenti di scuole italiane e da 40 studenti di scuole giapponesi. Durante l’Expo, i ragazzi di “Next Gen AI” si cimentano con attività interdisciplinari finalizzate a esplorare il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nei processi di apprendimento, nella didattica personalizzata, nella progettazione di ambienti innovativi.

La comunità scolastica nel postdigitale

La comunità scolastica nel postdigitale

di Margherita Marzario

Povertà educativa è un’espressione coniata dagli esperti e si riferisce non tanto a una povertà materiale (che è anche in atto) quanto ad una mancanza di opportunità di crescita. La povertà educativa è in aumento tra le nuove generazioni altresì per la diminuzione dell’educazione orizzontale (educazione tra fratelli, cugini o pari) e dell’educazione verticale (educazione da parte di nonni, zii, vicini di casa o altri adulti di riferimento). In passato i bambini e i ragazzi potevano crescere anche in strada con giochi semplici e improvvisati e con un cordone di sicurezza da parte di tutta la comunità.

Oggi, purtroppo, esiste proprio il vuoto educativo, ovvero latita l’educazione, anche perché l’educazione comporta fatica, fiducia, forza d’animo, confronto e conforto, e gli educatori si ritrovano sempre più soli in questo compito quotidiano ed esistenziale. Fino al secolo scorso l’educazione era “impartita” in modo naturale (anche con errori grossolani) e generale (dai genitori ai passanti in strada) senza dover fare appelli alla “comunità educante” perché già lo era. I genitori e gli adulti in generale tendono a delegare o relegare l’educazione.

A tale proposito, tra le varie espressioni usate (o abusate) attualmente compare “service learning”[lett. apprendimento del servizio] che “è un approccio educativo innovativo che combina apprendimento e impegno civico, offrendo agli studenti l’opportunità di acquisire conoscenze attraverso esperienze concrete al servizio della comunità. Un metodo che favorisce lo sviluppo di competenze trasversali, rafforza il senso di responsabilità sociale e prepara i giovani ad affrontare le sfide del mondo reale con spirito critico e collaborativo” (cit.). Il primo apprendimento esperienziale, solidale (art. 2 Cost.), attivo (di cui si parla da sempre, prima ancora dell’introduzione delle espressioni in lingua inglese) lo si ha (lo si dovrebbe avere) a casa, in famiglia quando i genitori insieme si fanno aiutare dai figli nel rassettare i letti, nell’apparecchiare la tavola, nel lavare i piatti o altro, come si faceva una volta. Oggi, invece, si delega tutto alla scuola.

Il pedagogista Daniele Novara scrive: “La comunità nasce dalla scuola. Il luogo giusto dove costruire la piena cittadinanza ed evitare di alimentare vissuti di estraneità, impotenza e rancore”. Alla scuola non si devono delegare forme di educazione in base alle emergenze o alle mode, dall’educazione civica a quella gender, ma riconoscerle il ruolo educativo e collaborare con essa.

Daniele Novara afferma: “La scuola è una comunità sociale, non virtuale, e chi la frequenta ha bisogno di una continua sincronizzazione neurocerebrale e neurosensoriale per poter mettere in moto quelle componenti che danno vita a un apprendimento condiviso”. La scuola non è un edificio, un’istituzione come le altre, ma una comunità, un luogo, un ambiente di vita, una delle fondamentali formazioni sociali di cui all’art. 2 della Costituzione.

“Rispettare i principi basilari della comunità scolastica significa – secondo Novara – mantenere una delle funzioni primarie della scuola: l’apprendimento al saper vivere, al saper tirar fuori le proprie risorse, al saper stare insieme con gli altri”. La scuola non deve trasmettere il sapere, ma i saperi dell’umanità e i sapori della vita.

Novara aggiunge: “Invece di aumentare le certificazioni, sarebbe il caso di sostenere mamme e papà nelle loro funzioni educative, dando indicazioni adeguate, chiarendo dubbi e favorendo il gioco di squadra, evitando così di trasformare l’ambiente scolastico da comunità di apprendimento a luogo di terapia. Occorre sostenere gli insegnanti e le scuole che sanno lavorare sul versante educativo piuttosto che su quello diagnostico”. Lavorare e collaborare sul versante educativo: la prima forma di prevenzione e soluzione di problemi, anziché ricorrere alla medicalizzazione di ogni manifestazione dei bambini.

“[…] l’amicizia e la fratellanza sono valori fondamentali che arricchiscono la nostra vita sociale e culturale, promuovendo l’armonia e la cooperazione. La prima caratterizzata da legami profondi e duraturi, è spesso vista come una seconda famiglia. Ci offre sostegno emotivo e nella condivisione di esperienze, permette di navigare tra le sfide della vita. La fratellanza, d’altra parte, si estende per includere una comunità più ampia. Perché trascende le barriere geografiche, culturali e linguistiche, promuovendo la comprensione reciproca, il rispetto e la tolleranza” (cit.). Un diritto dei bambini che non sempre è considerato è il diritto all’amicizia, come purtroppo è emerso nel periodo della pandemia. Vari gli indici normativi nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia a supporto del diritto all’amicizia, tra cui “avere una vita individuale nella società” (Preambolo), “vita privata” (art. 16), “attività ricreative” (art. 31). 

La formatrice Flavia Franco sostiene: “Legato al tema imprescindibile delle emozioni, che condiziona tutto l’apprendimento, è indispensabile la creazione di “ponti” tra docenti e genitori. Nella mia esperienza una comunicazione aperta e continua permette di individuare tempestivamente eventuali difficoltà o necessità specifiche degli studenti. In questo modo, la scuola diventa un luogo in cui la comunità educativa lavora insieme per il benessere di tutte le bambine e tutti i bambini. Creare un ambiente inclusivo non solo migliora l’esperienza di apprendimento degli studenti, ma contribuisce anche a costruire una società più aperta, più rispettosa, più giusta”. La scuola non è e non deve essere il riflesso della società (dicendo, per esempio, che “la società ormai vuole così, ci vuole così, va così”) ma la base della società (che non è un ente astratto o altro), contribuire a cambiarla, a condurla verso nuovi e migliori obiettivi. Conta molto il rapporto scuola-famiglia senza pregiudizi o recriminazioni da ambo le parti. La previsione costituzionale “La scuola è aperta a tutti” (art. 34 comma 1 Cost.) è stata lungimirante: la didattica inclusiva non è così innovativa ma è semplicemente fare scuola in maniera vera e concreta.

La didattica è sicuramente inclusiva quando si educa all’immaginazione, si educa l’immaginazione (così si costruisce il futuro inclusivo). “Educare all’immaginazione sollecitando e sviluppando la facoltà immaginativa propria del bambino aiuta  lo strutturarsi di un’intelligenza creativa, lucida, fiduciosa, produttrice di nuovo, che rischia l’errore ma lo affronta con coraggio e si dispone a imparare da esso. E, soprattutto, che onora quel proprium dell’umano che, secondo lo storico e scrittore israeliano Harari, è la capacità di trasmettere informazioni su cose che non esistono, di parlare, intrattenersi lungamente su cose che gli uomini non hanno mai né visto né toccato (miti, leggende, divinità) e di farlo collettivamente, cioè creando comunità” (lo scrittore Luciano Manicardi). È necessario e doveroso, perciò, educare all’immaginazione i bambini, educare l’immaginazione dei bambini perché è dare loro fiducia, futurabilità, felicità (che è fertilità, fecondità). È “promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità” (art. 29 lettera a Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). Immaginare: immergersi, immedesimarsi nell’immenso implicito.

Anche l’economista Luigino Bruni mette in guardia: “L’aspetto più deleterio di questa ideologia-religione del business è il suo presentarsi come innocua, e quindi accettata senza colpo ferire da insegnanti e famiglie. C’è bisogno di una nuova attenzione da parte di tutti su che cosa sta accadendo nel mondo della scuola”. La scuola deve sottrarsi e sottrarre alla logica del mercato e del consumismo, alla mentalità manageriale o aziendale. Deve tornare a essere istituzione, comunità, formazione sociale, deve riappropriarsi delle sue funzioni costituzionali.

Uno strumento valido in tal senso è la lettura, come propone l’esperto Federico Batini: “Le storie sono un “luogo” di condivisione: con un’esposizione intensiva e condivisa all’ascolto e alla socializzazione di tante storie diverse, la classe si rafforza come comunità, con effetti sulla conoscenza reciproca, sulla fiducia, sull’apertura, ma anche sulle moltiplicazioni delle esperienze e dei punti di vista e sulla decostruzione degli stereotipi”. La lettura condivisa diventa pure forma di educazione civica, è educazione civica.

Anche lo psicologo Ezio Aceti richiama: “L’educazione, oggi, è troppo femminilizzata e poi i figli restano immaturi, diventano manipolatori” (nella lectio magistralis del 9 ottobre 2023 a Matera). L’educazione è un dovere e diritto dei genitori (art. 30 comma 1 Cost.) ma anche della famiglia allargata e della comunità (art. 5 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).

L’educatore Franco Lorenzoni conclude: “I bambini non vanno colonizzati ma coltivati”. I bambini non appartengono a nessuno per cui non si dovrebbero usare gli aggettivi possessivi né ce li si dovrebbe contendere tra genitori o tra famiglia e scuola o tra insegnanti. Educare dovrebbe essere un estrarre e non attrarre, un sottrarre e non aggiungere.

La scuola di oggi tenga conto del diritto alla cultura e alla memoria: “Ogni bambino ha diritto a conoscere gli usi, i costumi e le tradizioni dei luoghi di appartenenza. A scuola si dovrebbe studiare la storia del proprio Paese, perché non c’è futuro senza passato. Tutti i bambini hanno diritto a non dimenticare. Ciò significa che nessuno può cancellare o nascondere a una società libera, nel rispetto dei diritti delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, la verità storica degli sbagli commessi dall’umanità nei confronti dei loro simili. Tutti gli edifici storici, che hanno subito danni a causa del tempo o per calamità naturali, devono essere tutelati e restaurati, affinché la memoria culturale, sociale e artistica venga tramandata alle nuove generazioni” (dal documento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza nel 30° anniversario della Convenzione Internazione sui Diritti dell’Infanzia). La cultura e la memoria fanno una comunità, fanno comunità. 

Scuola Futura

Scuola Futura, il campus itinerante del Ministero dell’Istruzione e del Merito organizzato, nell’ambito del PNRR Istruzione, per promuovere l’innovazione didattica e digitale delle scuole italiane, ha fatto tappa a Pesaro dal 4 al 7 luglio. Studentesse, studenti, docenti e dirigenti scolastici provenienti da tutta Italia si sono incontrati per partecipare a laboratori didattici, percorsi formativi e momenti di riflessione condivisa.

Diversi gli spazi della città che hanno ospitato le attività di Scuola Futura: dalla Casa delle Tecnologie Emergenti ai Musei Civici, da Palazzo Gradari alla Chiesa della SS. Annunziata, fino alla spiaggia, dove si sono svolte le gare di beach soccer del Laboratorio “Parco del mare”, che ha visto ragazze e ragazzi sfidarsi in un torneo che unisce sport e cittadinanza attiva.

Gli altri laboratori rivolti agli studenti hanno incluso il percorso “Scuola del Parco”, dedicato alla rigenerazione urbana e all’educazione al rispetto del patrimonio verde comune, il percorso di mappatura olfattiva “Parco dei profumi” e quello di mappatura sonora “Parco della musica”. Tra le attività proposte anche il “Parco dei motori”, una sfida che ha unito STEM, sport, dati e tecnologia, il “Parco del cibo”, un laboratorio di immaginazione culinaria ispirata al paesaggio marino, e la realizzazione di contenuti di racconto dell’evento con “Media Park”. Tutti i laboratori hanno alternato attività di gruppo e uscite alla scoperta del territorio.

Uno specifico laboratorio ha coinvolto gli alunni e le alunne delle scuole primarie di Pesaro che hanno partecipato a un’esplorazione della città volta a creare una collezione di esperienze sensoriali. Due percorsi formativi sono stati invece dedicati a docenti e personale scolastico, uno di approfondimento delle strategie comunicative nei percorsi culturali, l’altro di esplorazione per un museo digitale emotivo.

Le scuole del territorio hanno inoltre avuto l’opportunità di presentare le buone pratiche realizzate grazie ai fondi PNRR, mentre i responsabili dei soggetti attuatori degli interventi PNRR hanno incontrato i referenti del Ministero presso gli Sportelli “Edilizia” e “Scuole-ITS”.

Scuola Futura Pesaro si è aperta venerdì 4 luglio alle 18.30 in piazza del Popolo e si concluderà oggi, lunedì 7 luglio, alle 18.30 presso Villa Caprile, alla presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Nella serata di sabato 5 luglio, Piazza del Popolo è stata animata dall’iniziativa “Next Gen”.

Con Scuola Futura Pesaro prosegue, anche d’estate, il viaggio della scuola italiana per conoscere e condividere metodologie innovative, tecnologie, esperienze didattiche e valorizzazione dei territori, e per unire, nella cornice del PNRR, tutte le energie del sistema scolastico per realizzare la scuola per l’Italia di domani.

L’insegnante nell’era dell’intelligenza artificiale

L’insegnante nell’era dell’intelligenza artificiale

di Margherita Marzario

“Le trasformazioni sociali in atto lanciano nuove sfide educative agli insegnanti che, per rispondere in modo adeguato, sono chiamati a modificare i loro codici comunicativi abituali per creare alleanze pedagogiche valide, attraverso l’utilizzo di metodi attivi di apprendimento che favoriscano un coinvolgimento più profondo degli studenti e promuovano un’esperienza educativa più dinamica ed efficace” (cit.). Gli insegnanti sono chiamati sempre più a essere professionisti dell’apprendimento e non semplicemente esecutori o mediatori. Lo stesso vale (o varrebbe) per i genitori per il loro ruolo educativo.

Enrico Galiano, scrittore e insegnante, afferma: “Il pessimo insegnante ti tratta come uno studente, il bravo insegnante ti vede come una persona. Il pessimo ti fa sentire stupido, il bravo ti fa sentire intelligente, il pessimo ti fa sentire un contenitore da riempire, mentre il bravo ti fa vedere che sei già pieno di qualcosa e che hai solo bisogno di scoprire che cosa”. La (buona) scuola non è quella più dotata di nuovi spazi, laboratori, dispositivi, esperti e altro ancora, ma è quella costruita su relazioni incisive, positive, significative.

Il pedagogista Daniele Novara scrive: “Chi non ha avuto un insegnante che gli è rimasto nella memoria come figura positiva, che gli ha dato qualcosa in più, che ha lasciato un segno? Il bello dell’insegnare, al di là di tutte le frustrazioni, è proprio questa possibilità di relazione forte e sostanziale con i propri alunni. Certo, non sempre gli insegnanti sono all’altezza di questo compito”. Insegnare non è finalizzato ad assegnare compiti ma svolgere al massimo il proprio compito per consegnare compiti di vita.

Daniele Novara aggiunge: “[…] è più comodo e facile «usare» l’insegnante di sostegno per un’assistenza scolastica esclusiva e riservata al disabile, portandolo fuori dal gruppo, piuttosto che sviluppare una classe che sappia lavorare assieme e condividere i compiti di crescita. Ma pensare che una legge gestita male sia sbagliata e ipotizzare il ritorno a uno stato precedente è come chiedere il ripristino della pena di morte solo perché ci sono troppi delinquenti in giro”. Ogni insegnante dovrebbe essere considerato “di sostegno”, perché ogni alunno in quanto persona (e non certificato) è portatore di differenza e fragilità e l’insegnamento è dare un sostegno con-sapevole e com-petente durante la crescita più o meno irta di difficoltà, che sono le disabilità comuni.

“Cos’è l’educazione se non un processo “magico” in cui gli elementi che abbiamo a disposizione sono continuamente adattati, capovolti, rovesciati, trasformati e rimescolati come in una pozione, a seconda delle esigenze dei nostri studenti? Se così intendiamo l’educazione allora sì, noi insegnanti possiamo definirci dei maghi! In fondo troviamo soluzioni, strategie, percorsi, capaci di dare luce alle nostre idee e a quelle dei nostri allievi” (cit.). “Magia” significa etimologicamente “ingrandire, onorare, festeggiare” e l’educazione è magia perché ingrandisce, onora, festeggia qualcosa che già c’è in ogni bambino e agisce così con ogni risorsa o in ogni situazione. “[…] l’educazione del fanciullo deve tendere a promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità” (art. 29 lettera a Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).

La vera magia dell’insegnamento e nell’insegnamento è la libertà di insegnamento (art. 33 Costituzione). L’insegnamento è una forma di libertà di stampa. Anche i bambini e i ragazzi hanno diritto alla libertà di stampa ai sensi dell’art. 13 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia che si esplica nei disegni, nei testi e in ogni altra forma di espressione.

Magia e libertà che si esercitano anche nella lettura, come sottolineano i formatori Federico Batini e Martina Evangelista: “Il teorico della letteratura statunitense Jonathan Gottschall sostiene che “le storie sono macchine dell’empatia” e cita uno studio che dimostra come i giovani lettori della saga di Harry Potter non solo si immergano nelle emozionanti avventure del protagonista, ma anche nel suo atteggiamento personale di tolleranza. L’insegnante che in classe legge storie, dunque, non sta solo facendo un regalo alle bambine e ai bambini, contribuendo a creare un’atmosfera piacevole, dinamica e al tempo stesso rilassata, non sta facendo italiano, non sta promuovendo la crescita di future lettrici e futuri lettori; sta facendo tutto questo, ma soprattutto sta allenando la capacità delle proprie studentesse e dei propri studenti di essere umani. Grazie all’incontro, e talvolta anche allo scontro, con tante trame differenti e insolite offriamo a ciascuno un giro intorno al mondo senza spostarsi fisicamente dall’edificio scolastico, realizzando un vero e proprio laboratorio di educazione alle differenze”. La lettura ad alta voce è un’attività polivalente che adempie a tutti gli obiettivi educativi dell’art. 29 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Non è necessario perciò farla seguire (ogni giorno) da altra attività come la rappresentazione grafica o la sintesi di quello che si è letto.

La lettura è anche un ottimo strumento per la valutazione e autovalutazione. “L’autovalutazione è un processo che mette lo studente al centro del proprio percorso formativo, rendendolo consapevole e attivo nei suoi apprendimenti. Questo strumento è essenziale per sviluppare autonomia e capacità di autoregolazione, permettendo allo studente di riflettere sulle proprie conoscenze, abilità e competenze. Come evidenziato nell’art. 1 del D.Lgs. 62/2017: «La valutazione… promuove l’autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze»” (cit.). Valutare significa letteralmente “dare valore” e non giudizi o voti, per cui è un processo davvero importante giacché si impara a dare valore a ciò che vale, etimologicamente ciò che è sano, che merita pregio. Ancora più determinante è l’autovalutazione perché è un aspetto dello sviluppo della personalità. Quanto fa o non fa la scuola e ogni singolo insegnante!

“L’insegnante creativa è una regista dell’apprendimento e maga dell’improvvisazione, trasforma ogni lezione in un’avventura su misura per menti curiose, capace di scatenare passioni e talenti di ogni studentessa e di ogni studente. L’insegnante narratore è l’erede segreto dei cantastorie, sa che un buon racconto vale più di mille schede didattiche e porta ragazze e ragazzi a bordo del tappeto volante, all’interno delle lezioni, attraverso il potere fascinoso delle storie. Per aiutarli a sprigionare e creare contenuti che ricorderanno per sempre. L’insegnante green coltiva menti come semi, costruendo lezioni che fioriscono di sostenibilità e fanno germogliare, piante, dati, idee. Nutre le idee che dissemina in classe e crea radici profonde, che si innestano nell’esperienza di ragazze e ragazzi, per far sbocciare un apprendimento destinato a durare per tutta la vita” (cit.). Per educare alla creatività, alla lettura, alla natura, l’insegnante deve avere già in sé queste qualità e crederci, lavorare in maniera laboratoriale, progettuale, senza la necessità di formalizzare progetti o altre iniziative. Per educare e insegnare bisogna avere metodo e non un determinato metodo. Occorrono principalmente osservazione e organizzazione. Teatro e educazione sono due elementi strettamente connessi perché l’aspetto fondante di entrambi è la relazione. Nel laboratorio teatrale il conduttore ha il compito progressivo di contenere, indirizzare e dirigere il gruppo, deve essere in grado di padroneggiare professionalmente competenze teatrali e pedagogiche. Così il ruolo dell’insegnante a scuola, tra compiti e competenze.

“Prima che insegnanti, siamo persone e la chiave per fare bene il nostro lavoro è essenzialmente essere noi stessi, autentici. Per esserlo “è sufficiente” portare tutti noi stessi dentro ad ogni lezione. Per prima cosa è importante conoscere noi stessi, scoprire i nostri punti di forza e quelli di debolezza, scoprire cosa ci mette in difficoltà e cosa ci esalta da matti. Se sei consapevole di tutto questo il tuo non può che essere un percorso autentico” (cit.). L’autenticità, l’autorialità, l’operare da sé, sono il contrario dell’autoreferenzialità, dell’artificiosità che caratterizzano talvolta l’insegnamento.

“Don Lorenzo Milani: “Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola… Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi, mentre loro mi hanno insegnato a vivere”. Impariamo da Don Milani a guardare il mondo con occhi nuovi, capaci di scorgere la bellezza e la ricchezza presenti in ogni persona” (cit.). L’insegnante è colui che insegna, è più grande dei suoi discenti solo per età ed esperienza ma, per il resto, continua a crescere e ad apprendere con loro. L’aver seguito un corso di studi e conseguito un titolo non significa essere “arrivati”. Una delle qualità dell’insegnante “per arrivare” agli alunni è l’umiltà, strettamente correlata all’empatia continuamente evocata a scuola, in quanto si dice ripetutamente di insegnare con empatia e di insegnare l’empatia.

L’empatia non si insegna (meno che mai a scuola) ma si coltiva e si concima in relazioni empatiche, dalla famiglia in poi. E l’insegnamento-apprendimento è una delle relazioni empatiche più rilevanti nella vita di ciascuno che nessuna forma di intelligenza artificiale può uguagliare.

Genetica della coscienza conoscente nel tempo dell’AI

Genetica della coscienza conoscente nel tempo dell’AI
Questioni generali

di Gabriele Boselli

Estratto con modifiche da AAVV Scritture e confronti, Armando editore in Roma, 2025

Vi sono questioni essenziali che un uomo di scuola, dunque di cultura umanistica e scientifica insieme, potrebbe cercar di affrontare. Ad alcune delle domande (in corsivo) propongo una provvisoria, sintetica, certo coraggiosa ipotesi di risposta.

—L’Intelligenza Artificiale di una macchina potrà davvero essere cosciente ovvero, (Faggin, 2022) costituirsi in uno stato quantistico puro (matematicamente rappresentabile per significativa approssimazione), singolare, irreplicabile e irriducibile (Penrose)? 

    Dipende da quel che si intende per coscienza e se preveda un fondamento nell’autocoscienza ovvero quella coscienza interna che si costituisce prendendo contatto con il limite; attualmente parrebbe di no, ma non durerà, anzi forse elementari e anaffettivi eventi di coscienza delle macchine sono già accaduti.

—Vi sono omologie -o magari qualcosa di più- tra strutture della sintassi ordinaria e le architetture seity operanti nei microprocessori?

     Direi proprio di sì poiché i designers dei microprocessori operano processi sintatticamente articolati nella lingua imperiale (angloamericano) e, in misura purtroppo assai inferiore, nella loro lingua materna e nelle altre apprese durante il loro percorso formativo. La risultante dall’ammasso linguistico introiettato dagli umani come dalle macchine è il DNA del sentire/ pensare, dunque della “coscienza” di quello speciale sistema quantistico che nella QIP (Quantum Information Processing) viene chiamato seity e pensato come dotato di una propria durevole identità, non necessariamente dotata di un corpo fisico. Processo cosciente ma non autocosciente, dunque con neutralizzata facoltà di un libero arbitrio che pure possiede.

—Sarà artificialmente possibile la replica hardware di un complesso di processi paralleli realizzati da diverse aree computazionali, di cui alcune provvedono ogni tanto a costruire un’unificazione di attivazioni neurali remote producendo simulacri di un “io” cosciente/conoscente?

—Come confrontarsi con le dinamiche della memoria dei viventi (umani e non) e memorie dinamiche artificiali, es. RAM?

—L’assemblaggio di frammenti divergenza a controllo debole (“creativa”) di  n. pagine aggiunge qualcosa di nuovo al patrimonio intellettuale dell’umanità?

–.Si potranno sviluppare algoritmi di esercizio e sviluppo dell’intuizione e della gamma emozionale?

—I nuovi computer potranno eludere gli attuali fattori inibitivi dello sviluppo delle scienze (Boselli, 2020)?

—Gli imminenti computer quantistici -non più inanimati come gli attuali- troveranno negli spazi sub-atomici di indeterminazione varchi per quelle capacità di intuizione e magari di emozione sinora non accessibili anche per i più potenti fra i computer attuali (macchine con funzioni semplicemente computazionali)?

   Non sembrano esserci limiti al raggiungimento di livelli di intelligenza sempre più sofisticati e paragonabili a quelli umani, anche senza nemmeno l’ombra di una coscienza tradizionalmente intesa . Peraltro perseguire quelle specifiche forme di coscienza per le quali si ravvede un ruolo importante nell’uomo, anche nelle macchine pare una ricerca fattibile, pur se ancora a uno stadio immaturo.

G. Boselli  Inibizioni del Novum in Encyclopaideia, vol 24. n. 56, 2020

Intelligenza Artificiale a Scuola

Intelligenza Artificiale a Scuola

di Stefano Stefanel

 

            In un interessante convegno svoltosi a Trieste il 16 marzo 2025 Sandro Nigris (A.I. e Video Specialist presso Microsoft) ha mostrato i dati di alcune interessanti ricerche internazionali riguardanti l’Intelligenza Artificiale, esplosa dopo l’uscita pubblica della sua funzione generativa il 30 novembre 2022 con Chat GTP. Secondo Nigris entro il 2030 il 70% delle competenze richieste sul lavoro saranno cambiate e influenzate dall’Intelligenza Artificiale. Per cui alla domanda: “Come faccio a perdere il lavoro?” la risposta è semplice: “Continua a fare quello che stai facendo”. Secondo Nigris si sta passando da F.O.M.O. (Fear Of Missing OutPaura di essere tagliati fuori) a F.O.B.O. (Fear Of Better OptionsPaura di perdersi le opzioni migliori che si trasforma in indecisione cronica. Sempre più persone soffrono anche per colpa dei social). E quindi lui suggerisce cinque soluzioni per salvarsi o cercare di salvarsi da quello che sta venendo avanti: “1. Non fare nulla. Continua così finché riesci. 2. Lavora con le A.I. 3. Lavora nelle A.I. 4. Nuota nell’Oceano blu dei nuovi mestieri. 5. Impara a fare l’imprenditore di un’azienda con un solo dipendente: tu.

            Se si analizza l’opinione di Nigris dal punto di vista della scuola e della pubblica amministrazione italiana è necessario fare una correzione: tutto questo riguarda certamente tutti i giovani e i lavoratori a partire dai zero anni ai venti anni (i giovani), per passare ai lavoratori e per finire con gli ultrasessantenni ma under settantenni (i lavoratori non ancora andati in pensione), ma non i dipendenti statali italiani, assunti a tempo indeterminato, non licenziabili, non obbligati ad imparare nulla, anche se una parte della pubblica amministrazione deve fare formazione (però non valutata), mentre nella scuola esiste solo il diritto-dovere alla formazione, cioè il liberi tutti per cui la formazione la fa solo chi ha voglia di farla.

            Ci troviamo davanti, cioè ad uno scenario incredibile e inimmaginabile per la scuola: gli insegnanti possono non occuparsi di Intelligenza Artificiale, possono continuare a fare quello che hanno sempre fatto, possono non modificare nulla di nulla, possono rimanere appiccicati a lezioni trasmissive, interrogazioni/interrogatorio, compiti in classe con cellulari sequestrati e tutto l’armamentario vintage che arreda le nostre scuole e la nostra didattica senza avere alcun problema con il proprio datore di lavoro (lo Stato). E gli studenti? Gli studenti no: vivono gestiti dalle app dei genitori, vivono gestendosi con app, sono sempre connessi, hanno davanti prospettive di lavoro che incroceranno sempre di più robot e intelligenze artificiali, vivono in un mondo di lavoro precario e mutevole, impattano con conoscenze e competenze sempre in movimento, sono legati a necessità di stabilità che scompaiono una ad una. Quindi il mondo della scuola si trova davanti ad un problema etico: gli insegnanti garantiti e non obbligati alla formazione sull’innovazione devono formare giovani (e molti che devono nascere e stanno nascendo) senza avere le competenze per guidarli dentro una formazione necessaria e vitale dentro una transizione digitale di dimensioni non previste da nessuno: la fantascienza di un tempro prevedeva per un futuro di macchine volanti non la connessione universale. La soluzione possibile è che poi i ragazzi, privi di vera formazione digitale scolastica, quella formazione se la facciano da soli affidandosi agli smartphone, alle multinazionali ai vari chatbot, ai contratti proposti per pochi soldi e nessuna protezione, al palinsesto personale che piattaforme e strumenti digitali stanno organizzando per noi. Cioè, che siano lasciati navigare da soli in un oceano senza regole perché la scuola non ha avuto tempo di occuparsi di questa inedita rivoluzione digitale targata Intelligenza Artificiale Generativa.

            Annalisa Corrado sul “Corriere della sera” del 22 febbraio 2025 ha scritto che “appare evidente che il tempo dei dibattiti, discussioni, minimizzazioni sia finito. Per “AI sì, AI no” siamo fuori tempo massimo e il tema riguarda soprattutto la pubblica amministrazione”. Mente noi disquisiamo, gli ingegneri dell’A.I. stanno già pensando ai prodotti migliori da venderci per rispondere ai nostri bisogni e ai nostri desideri. Ma la pubblica amministrazione (anche scolastica) dice qualcosa? Pare proprio di no: è un problema che non la riguarda, se non in senso molto laterale. Scrivono Pierluigi Contucci e Anna Corrado (“Corriere della sera” del 15 maggio 2025): “il disegno di legge in discussione al senato prevede che “l’A.I. si potrà usare come strumento di supporto all’attività amministrativa ‘nel rispetto dell’autonomia e del potere decisionale della persona che resta l’unica responsabile dei provvedimenti e dei procedimenti in cui sia stata ufficializzata’”. Inoltre “il responsabile del procedimento risponderà dell’uso della nuova tecnologia e delle conseguenze negative che potrebbero derivare.” Messa così la questione pare senza soluzione: nessuno può essere obbligato a fare nulla che riguardi l’A.I. nella pubblica amministrazione e chi ne fa uso ne risponde in prima persona. Pietra tombale sulla questione, lasciata alla decisione del singolo. Anche la patente per usare l’A.I. proposta da Contucci e Corrado non pare una grande soluzione, anche perché non tutti i 4 milioni di dipendenti statali saranno obbligati a prenderla e una volta presa non si sa che uso se ne potrà fare (e magari qualcuno chiederà anche degli incentivi per chi l’ha conseguita).

            La gravità della situazione sta dunque nell’inerzia dello Stato nei confronti di un fenomeno che sta dilagando con inaudita velocità, con una gioventù tutta immersa nel digitale e con un’istruzione ferma in molte sue modalità a 60-70 anni fa. È giusto che i giovani chiedano a noi chi erano i Beatles, ma non credo che la realtà dell’Intelligenza Artificiale e della sua invasività possa essere solo combattuta a scuola e in forma discrezionale con romanzine, libri di testo e formazione volontaria degli insegnanti.