Il Progetto formativo MIM-INDIRE volto a “Rafforzare il ruolo della scuola per l’educazione al rispetto e alla parità di genere” ha registrato la partecipazione di oltre la metà delle scuole, con un elevato numero di adesioni nelle aree del Paese con maggiori criticità. Per dare ulteriore concretezza a quanto previsto nelle nuove Linee guida sulla Educazione civica, il MIM ha approfondito, con INDIRE, i temi dell’educazione digitale, dell’uso consapevole degli strumenti digitali, e in particolare dei social.
Si aggiunge quindi al Piano formativo un percorso triennale orientato all’uso consapevole delle tecnologie come elemento di sviluppo della persona, coinvolgendo tutte le figure professionali della scuola, con particolare attenzione alle Scuole secondarie di II grado.
“L’introduzione del percorso triennale dedicato all’educazione digitale sviluppa ulteriormente il nostro Piano per l’educazione alle relazioni e al rispetto, con particolare attenzione al corretto utilizzo dei canali social e alla salvaguardia della salute dei giovani. È un obiettivo fondamentale che stiamo realizzando in coerenza con le nuove Linee guida sull’Educazione civica e le nuove Indicazioni nazionali”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
In particolare, la formazione si articola in una fase introduttiva comune e in successive fasi differenziate per profilo ed esperienza, finalizzate a trasferire strumenti e metodologie nella pratica educativa e organizzativa, con particolare riferimento alla gestione delle tecnologie digitali e delle dinamiche relazionali negli ambienti online. L’obiettivo è promuovere contesti educativi basati sul rispetto, sviluppando competenze socio-emotive, competenze digitali e un uso critico, consapevole e responsabile delle tecnologie e dei social media. Attraverso i temi del benessere digitale, della cittadinanza digitale, della media literacy, dell’uso responsabile dei social media, della prevenzione del cyberbullismo e dello sviluppo del pensiero critico, il percorso fornisce strumenti concreti per accompagnare studenti e studentesse a vivere gli ambienti digitali in modo sicuro, consapevole e rispettoso. Nel dettaglio, sono stati avviati tre moduli formativi con relative videolezioni di 20 ore su: benessere digitale nell’era dei social, connessioni consapevoli e cittadinanza digitale. A settembre, si svilupperà la seconda fase, articolata su più livelli, che terrà conto sia del profilo professionale che dell’esperienza della scuola di appartenenza, e affronterà temi quali: cyberbullismo, cybersecurity, utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale, identità social, isolamento e ricadute a livello fisico, mentale e sociale, dipendenza da cellulare, carico cognitivo.
“È la prima volta che si promuove un grande percorso di educazione all’uso della strumentazione digitale e all’utilizzo corretto dei social. Questo significa farci carico concretamente della salute e dello sviluppo equilibrato della personalità dei nostri giovani”, così il Ministro Giuseppe Valditara a commento dell’iniziativa.
La scuola italiana protagonista alla Robocup, i mondiali di Robotica educativa, appena conclusi in Corea del Sud. A salire sul podio come primo classificato è stato il Liceo Scientifico “Boggio Lera” di Catania nella categoria “OnStage Advanced”, che unisce tecnologia, recitazione e spettacolo. Al terzo posto l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Fermi – Guttuso” di Giarre (CT) nella categoria “Rescue Simulation”.
Gli studenti del team del Liceo “Boggio Lera (Emma Oddo, Simone Previti, Andrea Consalvo, Giovanni Misenti, guidati dai docenti Carmelo Maccora e Massimo Marletta) hanno portato sul palco una performance dal titolo “Revenant”, ispirata agli Avangers: i robot sono il risultato di anni di passione e lavoro tecnico, tra progetti, stampe 3D, programmazione di schede, videocamere e algoritmi di intelligenza artificiale.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si congratula con le scuole e con gli studenti vincitori, invitandoli insieme ai propri docenti al Ministero. “È un grande risultato per la scuola italiana – ha dichiarato il Ministro –. Auguro agli studenti protagonisti di questa grande impresa di continuare a coltivare con orgoglio le proprie aspirazioni: il loro percorso è la prova di quanto l’impegno e i talenti possano far conseguire traguardi importanti”.
I mondiali della Robocup, il più importante campionato di Robotica educativa al mondo, si sono tenuti dal 30 giugno al 6 luglio al Songdo Convensia di Incheon, nei pressi di Seul. L’appuntamento unisce ricercatori, studenti e leader del settore provenienti da tutto il mondo per condividere conoscenze, confrontarsi sulle innovazioni e guardare al futuro della robotica autonoma.
INDIRE, Microsoft e Hevolus presentano VAL.ER.AI (Valutazione Erasmus+ Assistita da Intelligenza Artificiale), una piattaforma innovativa che supporta i valutatori Erasmus+ nell’analisi delle candidature ai progetti europei.
L’evento sarà l’occasione per illustrare una delle prime applicazioni in Italia dell’intelligenza artificiale agentica in un processo istituzionale ad alta responsabilità, sviluppata per rendere più rapido, uniforme e trasparente il processo di valutazione, mantenendo il pieno controllo decisionale in capo ai dipendenti esperti.
Nel corso dell’incontro interverranno rappresentanti dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ – INDIRE, Microsoft e Hevolus, che illustreranno il progetto, gli aspetti tecnologici della piattaforma e le prospettive di utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi della pubblica amministrazione.
Saranno presentati i risultati della collaborazione e le potenzialità di VAL.ER.AI, una soluzione che consente una riduzione stimata dei tempi di valutazione di almeno il 30%, grazie all’automazione delle attività documentali e di pre-analisi delle candidature Erasmus+.
Avviso 24 aprile 2026, AOOGABMI 95165 Azioni rivolte alla formazione del personale docente ed educativo al fine di potenziare le competenze professionali, nell’ambito del Programma Nazionale “PN Scuola e competenze 2021-2027”, del regolamento (UE) 2021/1060
Avviso 24 aprile 2026, AOOGABMI 95450 Acquisto di tablet, PC, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso al personale della scuola, nell’ambito del Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale “Per la Scuola” 2014-2020, in attuazione del regolamento (UE) n. 2013/1303
Decreto Ministeriale 9 marzo 2026, AOOGABMI 40 Destinazione di risorse per la formazione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) della scuola, nell’ambito del Programma Nazionale “PN Scuola e competenze 2021-2027”, in attuazione del regolamento (UE) 2021/1060
Decreto Ministeriale 6 marzo 2026, AOOGABMI 38 Destinazione di risorse per la formazione del personale docente al fine di potenziare le competenze professionali, nell’ambito del Programma Nazionale “PN Scuola e competenze 2021-2027”, in attuazione del regolamento (UE) 2021/1060, nonché destinazione di ulteriori risorse per l’acquisto di tablet, PC, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da fornire in comodato d’uso al personale della scuola, a valere sul Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale “Per la scuola” 2014-2020, in attuazione del regolamento (UE) n. 2013/1303
Con Avviso di chiarimenti 29 aprile 2026, AOOGABMI 99122, riferito all’Avviso pubblico 24 aprile 2026, AOOGABMI 951656 – “Formazione docenti” viene precisato che le delibere degli Organi Collegiali potranno essere inserite nel sistema informativo SIF2127 anche successivamente all’adesione all’avviso pubblico, purché entro la data di avvio del progetto. A tal fine, il protocollo e la data di ammissibilità dei documenti dovranno essere precedenti alla data di iscrizione a bilancio e a quella di avvio del progetto. In fase di candidatura può essere inserita una dichiarazione a firma del Dirigente scolastico circa l’impossibilità di riunire gli Organi collegiali entro la data di scadenza dell’adesione e di impegno a inserirla come sopra indicato.
Sono stati pubblicati il 24 aprile gli avvisi per la realizzazione di percorsi formativi per i docenti e per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, nonché per l’acquisto, da parte delle istituzioni scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso ai docenti, nell’ottica di una sempre maggiore valorizzazione professionale dell’intero personale scolastico.
Queste risorse, su volontà del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, si sono aggiunte alla Carta del docente per l’anno scolastico 2025/2026 che, come è noto, è stata estesa per la prima volta a partire da quest’anno anche ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile fino al 31 agosto, ai docenti con incarichi di supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno e al personale educativo dei convitti e degli educandati, per una platea complessiva di beneficiari di oltre 1 milione di docenti, 253.000 in più rispetto a quelli previsti originariamente dalla carta.
Le scuole avranno tempo fino al 12 maggio per l’adesione al bando per l’acquisto di dispositivi digitali e fino al 15 maggio 2026 per aderire ai percorsi formativi.
Scuola e tecnica: formare soggetti o consumatori di informazioni?
La tensione tra educazione critica e consumo digitale nella scuola contemporanea
di Bruno Lorenzo Castrovinci
Quando i primi computer entrarono nelle aule scolastiche, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, sembrava che il futuro dell’educazione fosse finalmente arrivato. Si parlava di democratizzazione del sapere, di biblioteche infinite a portata di clic, di studenti capaci di navigare nel mare della conoscenza con una libertà che nessuna generazione precedente aveva conosciuto. Eppure, a distanza di quasi trent’anni, il bilancio è molto più ambiguo di quanto si fosse sperato.
La tecnologia ha effettivamente moltiplicato le fonti e le possibilità di accesso. Ma moltiplicare non significa necessariamente arricchire. L’abbondanza di informazioni non ha prodotto, di per sé, una generazione più consapevole. Ha prodotto, semmai, una generazione più esposta a contenuti frammentati, a narrazioni semplificate, a un flusso continuo di stimoli che raramente invita alla sosta e alla riflessione. La scuola si è trovata davanti a un paradosso che non aveva previsto e che, in molti casi, non ha ancora saputo affrontare con la dovuta lucidità.
Il punto non è se la tecnologia sia buona o cattiva, perché questa domanda è troppo generica per essere utile, ma capire che tipo di relazione con il sapere la tecnica favorisca quando viene introdotta senza un progetto pedagogico solido. Senza una visione educativa, lo strumento digitale non emancipa, ma abitua.
Che cosa significa formare un soggetto
Prima ancora di chiedersi che cosa fare con la tecnologia in classe, bisognerebbe tornare a una domanda che la scuola italiana ha progressivamente smesso di porsi con sufficiente radicalità: che cosa significa formare un soggetto? Non un utente, non un operatore competente, non un consumatore aggiornato, ma un soggetto nel senso pieno del termine.
Formare un soggetto significa accompagnare una persona giovane nella costruzione della propria capacità di giudizio. Significa aiutarla a distinguere ciò che è rilevante da ciò che è semplicemente presente, ciò che merita attenzione da ciò che la cattura soltanto. La differenza è sottile ma decisiva: un’informazione può essere vera e insieme irrilevante, un contenuto può essere coinvolgente senza essere formativo, una notizia può circolare ovunque senza che nessuno l’abbia davvero compresa.
Il soggetto è colui che non si limita a ricevere, ma interpreta, seleziona, mette in discussione. È colui che sa anche sottrarsi al flusso, che sa dire “questo non mi serve” oppure “questo va approfondito altrove”. È una postura interiore che si costruisce nel tempo, con l’esercizio, la guida e, soprattutto, la pazienza.
La scuola che forma soggetti non ha fretta, non insegue l’ultima piattaforma, non celebra la velocità come valore. coltiva, piuttosto, la lentezza necessaria a capire davvero e questa lentezza, oggi, è un atto quasi sovversivo.
Il consumatore di informazioni e la sua comodità
All’opposto del soggetto critico si colloca una figura che la società contemporanea produce in quantità industriali e che spesso la scuola, suo malgrado, contribuisce a consolidare. È il consumatore di informazioni.
Il consumatore non sceglie, scorre, non approfondisce, accumula, non si interroga sulla fonte, sull’intenzione, sul contesto, prende ciò che arriva, nel formato in cui arriva, e passa oltre. La sua relazione con la conoscenza assomiglia a quella di chi cammina in un supermercato molto grande, afferrando prodotti dagli scaffali senza mai leggere le etichette.
Questa figura non nasce per caso, ma dentro un ecosistema tecnologico che premia l’interazione rapida, il coinvolgimento emotivo immediato, la condivisione istintiva. Gli algoritmi che governano le piattaforme più diffuse non sono progettati per favorire la comprensione, ma per trattenere l’attenzione, e l’attenzione trattenuta non è la stessa cosa dell’attenzione educata.
Quando la scuola introduce dispositivi e piattaforme senza accompagnarli con un lavoro serio sulla postura critica, rischia di assecondare esattamente questa dinamica. Non perché gli insegnanti lo vogliano, ma perché lo strumento, lasciato a sé stesso, tende naturalmente verso il consumo; come l’acqua che segue la pendenza del terreno, la tecnologia senza pedagogia scivola verso la strada più facile, che è sempre quella della passività.
Il mito della competenza digitale
Negli ultimi quindici anni si è parlato moltissimo di competenze digitali. Documenti ministeriali, linee guida europee, framework internazionali hanno tutti insistito sulla necessità di rendere gli studenti digitalmente competenti. L’intenzione era buona e il risultato, in molti contesti, è stato più modesto di quanto si sperava.
Il problema sta in un equivoco di fondo, in quanto si è spesso confusa la competenza d’uso con la competenza critica. Saper usare un foglio di calcolo, saper creare una presentazione, saper navigare in un ambiente digitale sono abilità utili, talvolta necessarie, ma non sufficienti in quanto un ragazzo può essere perfettamente capace di usare ogni strumento digitale e insieme del tutto incapace di valutare la qualità di ciò che trova online.
La competenza digitale autentica non riguarda i bottoni da premere ma le domande da porsi. Chi ha scritto questo contenuto, e perché? Quali interessi si nascondono dietro questa narrazione apparentemente neutrale? Che cosa manca in questa ricostruzione dei fatti? Queste domande non nascono spontaneamente dall’uso della tecnologia, ma dall’educazione, e cioè da un rapporto umano in cui qualcuno più esperto guida qualcuno meno esperto a vedere ciò che da solo non vedrebbe.
L’insegnante come figura di mediazione
Se la tecnologia non basta a formare soggetti critici, allora il ruolo dell’insegnante diventa non meno importante ma più importante che in passato. Ed è un ruolo che cambia natura, l’insegnante non è più colui che detiene il monopolio dell’informazione, perché quel monopolio è stato spezzato da tempo, ma è colui che può offrire qualcosa che nessun motore di ricerca offrirà mai.
L’insegnante può offrire un contesto, può collocare un’informazione dentro una storia, dentro una tradizione di pensiero, dentro un dibattito vivo. Può mostrare che dietro ogni conoscenza c’è un percorso fatto di tentativi, errori, revisioni e scoperte. Può restituire alla cultura quella dimensione di profondità temporale che il flusso digitale, per sua natura, tende ad appiattire.
C’è un gesto educativo fondamentale che solo un essere umano può compiere davanti a un altro essere umano. È il gesto di dire “fermati”, fermati e rileggi, fermati e pensa a quello che hai appena letto, fermati e chiediti se ci credi davvero o se ti fa comodo crederci. Questo gesto, che è insieme intellettuale e affettivo, non può essere delegato a nessuna piattaforma.
Naturalmente, perché questo avvenga, bisogna che l’insegnante stesso sia messo nelle condizioni di esercitare questa funzione. E qui il discorso si allarga inevitabilmente alla formazione dei docenti, alle condizioni materiali del loro lavoro, al riconoscimento sociale della loro professione. Una scuola che vuole formare soggetti ha bisogno di insegnanti che siano essi stessi soggetti, e non meri esecutori di protocolli.
La tentazione dell’efficienza
Una delle retoriche più insidiose che accompagnano l’introduzione della tecnologia nella scuola è quella dell’efficienza. La tecnologia, si dice, rende tutto più rapido, più misurabile, più oggettivo. Le piattaforme di apprendimento adattivo promettono percorsi personalizzati, i sistemi di valutazione automatizzata promettono feedback istantanei, l’intelligenza artificiale promette di alleggerire il carico di lavoro dei docenti.
Tutto questo può essere vero, ma la domanda da porsi è se l’efficienza sia il valore giusto con cui misurare un processo educativo. L’educazione non è un processo industriale e non si tratta di ottimizzare tempi e risultati come in una catena di montaggio, ma di far crescere persone, e le persone crescono in modi che sfuggono a ogni metrica, che resistono alla standardizzazione, che richiedono tempo apparentemente improduttivo.
Una lezione in cui un insegnante si ferma a parlare con uno studente del senso di un libro che lo ha colpito non è una lezione efficiente. È, però, una lezione profondamente educativa, un pomeriggio passato a discutere in classe su una questione etica senza arrivare a una conclusione condivisa non è tempo sprecato. È tempo in cui si impara a pensare insieme, a tollerare l’incertezza, a stare dentro la complessità senza pretendere di risolverla con un clic.
La scuola che cede alla tentazione dell’efficienza rischia di perdere esattamente ciò che la rende insostituibile, rischia di diventare un luogo di addestramento piuttosto che un luogo di formazione.
Pensiero critico e responsabilità collettiva
C’è un aspetto del problema che viene spesso trascurato e che merita, invece, un’attenzione particolare. La formazione del pensiero critico non è un fatto individuale, non riguarda soltanto il singolo studente e la sua capacità di navigare nel mare delle informazioni. Riguarda la qualità della convivenza democratica.
Una società composta in prevalenza da consumatori di informazioni è una società fragile, in cui la manipolazione prospera, in cui le narrazioni false trovano terreno fertile e in cui il dibattito pubblico si degrada in scontro tra fazioni che non si ascoltano. Una società composta da soggetti pensanti, anche se imperfetti e fallibili, è una società più capace di reggere le tensioni, di elaborare i conflitti, di trovare soluzioni condivise ai problemi comuni.
La scuola non può fare tutto, evidentemente, non può compensare da sola le storture di un ecosistema informativo dominato da logiche commerciali, ma può piantare semi, può far sperimentare agli studenti che esiste un altro modo di stare dentro il flusso delle informazioni, che si può scegliere di non farsi trascinare, che il sapere, quando è cercato con intenzione e costruito con fatica, ha un sapore diverso da quello che arriva già confezionato.
Verso una pedagogia della consapevolezza tecnologica
Non si tratta di rifiutare la tecnologia. Sarebbe una posizione nostalgica e, in ultima analisi, sterile. Si tratta piuttosto di integrarla dentro un progetto educativo che le assegni un posto preciso, né troppo grande né troppo piccolo.
Una scuola consapevole usa la tecnologia quando questa aggiunge qualcosa che altrimenti non ci sarebbe. Un laboratorio di coding, per esempio, può insegnare a ragionare in modo strutturato. Un progetto di fact-checking può mostrare concretamente come si smonta una notizia falsa. Un percorso di produzione multimediale può sviluppare competenze creative e collaborative. Ma in tutti questi casi, il valore non sta nello strumento, ma nel percorso che l’insegnante costruisce attorno ad esso e nel significato che quel percorso assume per gli studenti.
La pedagogia della consapevolezza tecnologica è una pedagogia che non ha paura di essere analogica quando serve. Che sa tornare al libro di carta, alla discussione orale, alla scrittura a mano, non per nostalgia ma perché riconosce che certi processi cognitivi hanno bisogno di tempi e modi che il digitale non sempre favorisce.
È anche una pedagogia che insegna a guardare la tecnologia dall’esterno, a capirne i meccanismi, a riconoscerne le intenzioni commerciali e ideologiche, in quanto non si può essere soggetti liberi dentro un ambiente che non si comprende e comprendere l’ambiente digitale significa anche sapere chi lo ha costruito, perché, e nell’interesse di chi.
La scelta che la scuola non può rimandare
La domanda formare soggetti o consumatori di informazioni non è retorica. È una domanda che ogni istituzione scolastica, ogni consiglio di classe, ogni singolo insegnante affronta quotidianamente, anche quando non se ne rende conto. Ogni volta che si decide come usare il tempo in classe, che peso dare a un certo strumento, che spazio riservare alla riflessione rispetto all’operatività, si sta implicitamente rispondendo a questa domanda.
La risposta non può essere unica né definitiva, ma può essere orientata da una consapevolezza di fondo, formare soggetti è più difficile, più lento e più faticoso che formare consumatori. Richiede insegnanti preparati e motivati, classi non sovraffollate, tempi distesi, risorse adeguate e soprattutto, una società che creda davvero nel valore dell’educazione e non la riduca a un servizio funzionale al mercato del lavoro.
Forse la vera sfida non è nemmeno tecnologica, ma culturale. È decidere se vogliamo che i nostri ragazzi siano capaci di pensare con la propria testa o se ci basta che sappiano usare con destrezza gli strumenti che qualcun altro ha pensato per loro. La risposta a questa domanda non la darà nessun algoritmo, ma le persone che ogni mattina entrano in un’aula e scelgono, consapevolmente o meno, che tipo di futuro costruire.
Strumenti e prospettive per un apprendimento più efficace
di Bruno Lorenzo Castrovinci
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata con sempre maggiore forza nella vita quotidiana, trasformando il modo in cui le persone lavorano, comunicano e accedono alle informazioni. Anche il mondo dell’istruzione sta vivendo questa trasformazione. Gli studenti di oggi hanno a disposizione strumenti digitali capaci di fornire spiegazioni, suggerire collegamenti tra argomenti e supportare l’organizzazione dello studio.
Questa nuova realtà pone interrogativi importanti. Da un lato vi è il timore che l’intelligenza artificiale possa ridurre lo sforzo personale e sostituire l’impegno nello studio, dall’altro lato emergono invece opportunità significative, perché questi strumenti possono diventare un valido supporto per comprendere meglio i contenuti, sviluppare un metodo di studio più efficace e favorire una maggiore autonomia nell’apprendimento.
Se utilizzata con equilibrio e consapevolezza, l’intelligenza artificiale può trasformarsi in una risorsa educativa capace di affiancare lo studente nel percorso di conoscenza. Il suo valore non risiede nella semplice produzione di risposte, ma nella possibilità di rendere lo studio più dialogico, riflessivo e personalizzato.
Una nuova alleata per l’apprendimento
L’intelligenza artificiale può essere considerata una nuova alleata nel percorso di apprendimento perché consente di accedere alle informazioni in modo rapido e flessibile. Gli studenti possono interagire con sistemi capaci di fornire chiarimenti, spiegazioni e suggerimenti utili per affrontare le difficoltà che emergono durante lo studio.
A differenza dei tradizionali strumenti di consultazione, come manuali o enciclopedie, l’intelligenza artificiale permette una forma di dialogo. Lo studente può porre domande, chiedere approfondimenti e ottenere chiarimenti immediati. Questo processo rende lo studio meno passivo e più dinamico, poiché l’apprendimento si sviluppa attraverso una continua interazione tra domanda e risposta.
Inoltre, l’IA consente di adattare le spiegazioni al livello di preparazione dello studente. Uno stesso argomento può essere presentato con diversi gradi di complessità, permettendo a chi studia di procedere gradualmente nella comprensione dei contenuti. Questo aspetto favorisce una forma di apprendimento personalizzato che può aiutare a superare alcune delle difficoltà più comuni nello studio autonomo.
Comprendere meglio i contenuti di studio
Uno dei principali vantaggi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nello studio riguarda il supporto alla comprensione dei contenuti. Molti studenti si trovano spesso di fronte a testi complessi, caratterizzati da un linguaggio tecnico o da concetti difficili da interpretare. In questi casi l’IA può aiutare a riformulare le informazioni con parole più semplici e a chiarire i passaggi più complessi.
Questo tipo di supporto è particolarmente utile nelle discipline umanistiche, come la filosofia o la letteratura, dove la comprensione dei testi richiede spesso una riflessione approfondita. L’intelligenza artificiale può aiutare a spiegare il pensiero di un autore, a evidenziare i concetti fondamentali di un’opera o a mettere in relazione diverse idee presenti all’interno di un testo.
Anche nelle discipline scientifiche l’IA può svolgere un ruolo importante. Essa può aiutare a chiarire formule, processi o fenomeni naturali attraverso esempi e spiegazioni alternative. In questo modo lo studente ha la possibilità di affrontare lo stesso argomento da prospettive diverse, aumentando le probabilità di comprenderlo pienamente.
Organizzare il metodo di studio
Un altro aspetto fondamentale dello studio riguarda la capacità di organizzare il lavoro. Molti studenti incontrano difficoltà non tanto nella comprensione dei contenuti, quanto nella gestione del tempo e nella strutturazione delle attività di studio. L’intelligenza artificiale può offrire un aiuto significativo anche in questo ambito.
Attraverso questi strumenti è possibile ottenere suggerimenti su come suddividere lo studio di un capitolo, individuare i concetti principali e costruire schemi riassuntivi che facilitano la memorizzazione. La creazione di sintesi e mappe concettuali consente di visualizzare la struttura logica di un argomento e di comprendere meglio le relazioni tra le diverse informazioni.
Questo tipo di organizzazione favorisce uno studio più consapevole. Lo studente non si limita a leggere e memorizzare passivamente, ma è guidato nella costruzione di una struttura mentale che rende le conoscenze più ordinate e facilmente recuperabili nel tempo.
Allenare il pensiero critico
Uno dei rischi più frequentemente associati all’uso dell’intelligenza artificiale riguarda la possibilità che gli studenti si affidino passivamente alle risposte generate dagli strumenti digitali. Tuttavia, se utilizzata in modo corretto, l’IA può invece contribuire allo sviluppo del pensiero critico.
Interagire con questi strumenti richiede, infatti, la capacità di formulare domande chiare e pertinenti. Questo processo stimola la riflessione e aiuta lo studente a chiarire i propri dubbi. Inoltre, confrontare diverse spiegazioni o interpretazioni di uno stesso argomento favorisce un atteggiamento più consapevole nei confronti delle informazioni.
L’uso dell’intelligenza artificiale può diventare anche un’occasione per verificare la solidità delle proprie conoscenze. Lo studente può provare a spiegare un concetto, chiedere una verifica della propria interpretazione o esplorare possibili collegamenti con altri argomenti. In questo modo lo studio si trasforma in un processo di ricerca e di confronto continuo.
Un supporto per la ripetizione e il ripasso
Un momento fondamentale nello studio è rappresentato dalla fase di ripasso. Dopo aver studiato un argomento, è necessario consolidare le conoscenze attraverso la ripetizione e la verifica delle informazioni apprese. Anche in questo caso l’intelligenza artificiale può offrire un valido supporto.
Attraverso simulazioni di interrogazioni o domande guidate, lo studente può mettere alla prova la propria preparazione. Questo tipo di esercizio consente di individuare eventuali lacune e di comprendere quali aspetti richiedono un ulteriore approfondimento.
La ripetizione attiva, che consiste nello spiegare un argomento o nel rispondere a domande, è riconosciuta dalla psicologia cognitiva come una delle strategie più efficaci per consolidare la memoria. L’intelligenza artificiale può facilitare questo processo offrendo uno spazio di allenamento continuo, nel quale lo studente può esercitarsi senza timore di commettere errori.
Conclusioni
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più significative del nostro tempo e sta progressivamente trasformando anche il modo di studiare. Gli strumenti basati su queste tecnologie possono aiutare gli studenti a comprendere meglio i contenuti, organizzare il lavoro, sviluppare il pensiero critico e consolidare le conoscenze attraverso il ripasso.
Tuttavia, il loro valore dipende soprattutto dal modo in cui vengono utilizzati. L’intelligenza artificiale non deve sostituire lo studio personale né ridurre l’impegno necessario per apprendere. Al contrario, deve essere considerata uno strumento di supporto che accompagna lo studente nel percorso di costruzione del sapere.
Quando viene integrata con un metodo di studio solido e con una partecipazione attiva da parte dello studente, l’intelligenza artificiale può contribuire a rendere l’apprendimento più efficace e stimolante. In questo senso essa non rappresenta una scorciatoia, ma un’opportunità per sviluppare nuove forme di conoscenza e per prepararsi in modo più consapevole alle sfide della società contemporanea.
Isolati, esposti alla violenza, senza valori: così i giovani si rifugiano su Internet e ne restano intrappolati
La nuova infografica di Unicusano su ragazzi e piattaforme digitali nel 2026 mette in luce dati, cambiamenti nelle abitudini quotidiane, conseguenze sullo sviluppo e strumenti educativi per affrontare il tema con maggiore consapevolezza.
Non è più solo una questione di minuti trascorsi davanti a un tablet. Il rapporto tra bambini e schermi, nel 2026, ha assunto la forma di un ecosistema che entra sempre prima nella vita quotidiana e ne ridefinisce tempi, abitudini e relazioni. I numeri aiutano a capire la portata del cambiamento: in Italia il 13,9% dei bambini è già esposto a schermi tra i 2 e i 3 mesi; tra 2 e 15 mesi la quota sale al 39,2% e a 13-15 mesi arriva al 61,9%. Più avanti l’esposizione non si interrompe, si consolida: il 32,6% dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone tutti i giorni, il 62,3% degli 11-13enni ha già almeno un account social e, nella fascia 8-16 anni, il 94% usa uno smartphone. Non si tratta più, quindi, di un singolo dispositivo acceso in un momento della giornata, ma di una presenza continua che entra nelle routine, nei tempi morti e perfino nelle relazioni familiari.
L’infanzia, in questo scenario, non è diventata soltanto più digitale: è diventata più piena, più occupata, più difficilmente attraversata da vuoti, attese e margini di autonomia. Tra il 2018-2019 e il 2025, il 28% dei minori ha ricevuto uno smartphone prima dei 10 anni e un altro 25% dopo gli 11. Intanto cresce anche la percezione di eccesso: la segnala 1 minore su 5, quota che sale al 28% tra i 14-15enni. Tra gli 8 e i 16 anni, il tempo online oscilla in genere tra 1 e 3 ore al giorno, ma 1 su 5 supera le 4 ore; 7 su 10 usano regolarmente social e piattaforme streaming. In questo contesto il nodo non è solo “quanto tempo” si trascorre davanti a uno schermo, ma quanti schermi entrano nella stessa giornata e che cosa finiscono per sostituire: sonno, movimento, gioco simbolico, lettura condivisa, conversazione, noia creativa.
È qui che emerge una distinzione decisiva: non tutti gli schermi pesano allo stesso modo. Una meta-analisi su 42 studi e 18.905 bambini mostra che più ore di schermo e persino la TV di sottofondo si associano a competenze linguistiche più deboli, mentre programmi educativi e visione condivisa con un adulto si associano a esiti migliori. Anche i contenuti contano: a parità di tempo totale, quelli educativi si associano a meno problemi di salute mentale, mentre i programmi non pensati per i bambini si associano a più criticità. Il problema, insomma, non è solo lo schermo in sé, ma il tipo di esperienza che costruisce. E i dati dei genitori confermano quanto il digitale sia ormai incorporato nelle routine: 1 famiglia su 5 dichiara di usare dispositivi mobili durante i pasti, nelle attese, negli spostamenti, prima di dormire e nei momenti di stanchezza, mentre l’uso di schermi a tavola si associa a tempi quotidiani di esposizione ancora più alti. Le conseguenze non si manifestano tutte insieme, ma alcuni segnali compaiono presto. Tra i 6 e i 12 anni, un uso scorretto o eccessivo dei media digitali si associa a sonno meno sano, attenzione più debole, peggior rendimento scolastico, difficoltà di linguaggio e cognizione, meno esercizio e meno tempo con amici e famiglia. Nei preschooler, oltre 1 ora al giorno di schermo si associa più spesso a esiti peggiori sul piano cognitivo, linguistico e socio-emotivo; negli adolescenti, oltre 3 ore al giorno sui social si associano a un rischio circa doppio di problemi di salute mentale, mentre una meta-analisi del 2026 su 153 studi longitudinali collega l’uso dei social a più depressione, più problemi comportamentali, più autolesionismo, più uso di sostanze e risultati scolastici peggiori. Per questo la sfida non può essere affrontata né con l’allarmismo né con la banalizzazione. Serve una lettura più matura del fenomeno, capace di unire educazione, psicologia, competenze sociali e cultura digitale. In questo quadro, la formazione universitaria può diventare uno strumento decisivo per preparare professionisti in grado di leggere i nuovi equilibri dell’infanzia connessa e intervenire nei contesti scolastici, familiari e sociali con strumenti adeguati.
Il monitoraggio promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’uso del digitale nelle Scuole secondarie di primo e di secondo grado, realizzato nell’anno scolastico 2025/2026 anche al fine di definire misure di supporto e accompagnamento, evidenzia un quadro ampiamente positivo. Le scuole stanno rafforzando sia le regole sia le azioni educative per promuovere un uso consapevole delle tecnologie.
I dati mostrano un recepimento molto ampio delle misure sul divieto di utilizzo del cellulare in classe: oltre il 90% degli istituti lo ha già inserito nei propri atti e regolamenti. Accanto alle regole, emerge un forte investimento educativo: oltre due scuole su tre hanno attivato moduli di educazione civica dedicati e hanno organizzato seminari con esperti, mentre più della metà promuove progetti specifici su smartphone e social. Anche sul versante dei contenuti, oltre due terzi delle scuole lavorano sull’uso sicuro dei dispositivi digitali e oltre la metà affronta il tema delle fake news.
Molto significativo è anche l’impegno nel coinvolgimento e nell’informazione delle famiglie. Sul fronte dell’innovazione, quasi il 97% delle scuole ha già adottato o è in fase di adozione delle Linee guida sull’Intelligenza Artificiale. Inoltre, tra gli strumenti ritenuti più utili dalle scuole, circa l’80% indica percorsi didattici per gli studenti, oltre il 70% la formazione dei docenti e circa due scuole su tre materiali informativi per studenti e famiglie.
“Il monitoraggio restituisce risultati molto incoraggianti e conferma che il sistema scolastico sta affrontando con serietà e maturità la sfida del digitale”, dichiara il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. “Le scuole hanno recepito le nuove regole e al tempo stesso stanno costruendo percorsi educativi fondati su responsabilità, prevenzione e consapevolezza. È così che si realizza quella che sin dall’inizio dell’azione di Governo abbiamo definito scuola costituzionale: la scuola che ha al centro la persona dello studente”.
“Il monitoraggio testimonia il lavoro svolto e il conseguente impegno delle istituzioni scolastiche nel guidare studenti e famiglie verso un uso equilibrato, sicuro e responsabile delle nuove tecnologie. Molto positivo”, prosegue Valditara”, è anche il recepimento delle Linee guida sull’Intelligenza Artificiale, che mostra attenzione all’innovazione e capacità di governarne gli effetti, frutto anche dei tanti investimenti di risorse effettuati e dedicati all’innovazione e alla digitalizzazione. Basti ricordare l’investimento di 2,1 miliardi per la trasformazione delle aule didattiche in ambienti di apprendimento innovativi e il grande piano di formazione del personale scolastico sulla digitalizzazione da 800 milioni compreso l’ultimo avviso per la formazione specifica sull’Intelligenza Artificiale”, conclude il Ministro Valditara.
A breve partiranno con Indire anche specifici corsi di formazione per i docenti per meglio attuare le nuove Linee guida sulla educazione civica che prevedono l’insegnamento di una gestione corretta di smartphone e social. L’obiettivo è offrire agli studenti una maggiore consapevolezza di problematicità, rischi e opportunità degli strumenti digitali e della Intelligenza Artificiale.
L’Avviso Pubblico in oggetto, emanato in attuazione del PNRR e di specifiche normative nazionali ed europee in materia di intelligenza artificiale, ha la finalità di selezionare istituzioni scolastiche per costituire una rete di “snodi formativi territoriali”. Tali snodi avranno il compito di erogare percorsi di formazione sull’IA a beneficio del personale scolastico.
1. Opportunità per i Docenti
L’iniziativa offre significative opportunità di sviluppo professionale per i docenti e per tutto il personale scolastico. Le attività previste si articolano principalmente in:
Partecipazione a percorsi formativi: I docenti potranno accedere a percorsi e workshop di formazione e approfondimento sull’IA. Tali corsi mirano a fornire competenze sui principi, le potenzialità, i rischi e la regolamentazione dell’IA, nonché sull’utilizzo di strumenti specifici per la didattica, la valutazione e la personalizzazione degli apprendimenti. È prevista anche la realizzazione di almeno un percorso finalizzato alla “formazione di formatori”.
Sperimentazione pratica: Sono previsti laboratori formativi “sul campo” che includono cicli di tutoraggio, mentoring e coaching. Queste attività permetteranno ai docenti di sperimentare concretamente l’utilizzo di dispositivi e applicazioni di IA in classe, anche con il coinvolgimento diretto degli studenti.
Ruolo di formatore o esperto: Il personale scolastico in possesso di competenze specifiche potrà essere individuato per ricoprire il ruolo di formatore o esperto nell’ambito dei progetti. L’Avviso specifica che tali incarichi, se svolti al di fuori dell’orario di servizio, possono essere retribuiti.
2. Soggetti Ammessi a Partecipare
È necessario distinguere tra i soggetti che possono presentare la candidatura per diventare “snodo formativo” e il personale che beneficerà della formazione.
Soggetti proponenti: Possono candidare proposte progettuali le istituzioni scolastiche statali e gli enti gestori di scuole paritarie non commerciali del primo e del secondo ciclo di istruzione. Ciascuna istituzione può presentare un solo progetto. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata alle ore 15:00 del 17 aprile 2026.
Destinatari della formazione: I percorsi formativi sono rivolti a tutto il personale scolastico: docenti, personale ATA, Dirigenti Scolastici (DS) e Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA). I docenti, quindi, non aderiscono direttamente all’Avviso, ma parteciperanno ai corsi organizzati dalle scuole che verranno selezionate come snodi formativi.
3. Previsioni del CCNL
I Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) del comparto Istruzione e Ricerca stabiliscono il quadro normativo entro cui si inseriscono le iniziative di formazione e gli incarichi aggiuntivi per il personale.
Diritto e dovere di formazione: Il CCNL 2019-2021, all’art. 36, ribadisce che la formazione e l’aggiornamento costituiscono un diritto e un dovere per il personale docente, funzionale allo sviluppo della professionalità.
Rispetto della normativa contrattuale: L’Avviso Pubblico stesso stabilisce un vincolo di conformità al CCNL. L’articolo 7, comma 4, prevede espressamente che gli incarichi aggiuntivi conferiti al personale interno per attività di docenza, tutoraggio o coordinamento debbano essere assegnati “nel rispetto puntuale della parte normativa dei CCNL vigenti di riferimento per ciascuna figura operante nella scuola”. Ciò implica che la gestione di tali incarichi, inclusi gli aspetti retributivi, dovrà essere coerente con quanto disciplinato dalla contrattazione collettiva.
Attività funzionali all’insegnamento: Le attività di formazione rientrano a pieno titolo tra le attività funzionali all’insegnamento, che, come definito dall’art. 43 del CCNL 2019-2021, comprendono “attività di aggiornamento e formazione”.
4. Potenziali Criticità Legali
Dall’analisi dell’Avviso e del contesto normativo emergono diverse aree di potenziale criticità legale che le istituzioni scolastiche proponenti e l’Amministrazione dovranno attentamente presidiare.
Principio di non discriminazione: Sebbene l’Avviso si rivolga genericamente al “personale scolastico”, sarà cruciale garantire che l’accesso alla formazione non sia limitato al solo personale di ruolo. La giurisprudenza europea e nazionale è consolidata nel ritenere discriminatoria l’esclusione del personale a tempo determinato da benefici formativi, a meno che non sussistano ragioni oggettive. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato osta a una normativa nazionale che riservi un vantaggio formativo (come la Carta del Docente) al solo personale a tempo indeterminato, poiché anche i docenti precari hanno il medesimo obbligo di formazione continua. Pertanto, un’eventuale esclusione dei docenti a tempo determinato dai percorsi formativi sull’IA potrebbe essere oggetto di contenzioso.
Procedure di selezione del personale: L’Avviso impone che la selezione di personale, sia interno che esterno (formatori, esperti, collaboratori), avvenga tramite “adeguata procedura pubblica nel rispetto dei principi di parità di trattamento, non discriminazione, libera concorrenza, trasparenza e proporzionalità”, in conformità al D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici). La violazione di tali principi non solo espone l’istituzione a possibili ricorsi, ma rende i relativi costi non ammissibili a finanziamento.
Conformità alla normativa sull’IA: I progetti dovranno essere pienamente conformi al quadro normativo in rapida evoluzione sull’intelligenza artificiale, che include il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), la Legge nazionale n. 132/2025 e le Linee guida ministeriali. Un aspetto centrale, evidenziato anche da fonti di analisi, è il rispetto del principio per cui “gli esseri umani devono mantenere il controllo sulle decisioni basate su sistemi informatici che impattano sulle persone”.
Rispetto dei vincoli finanziari: Le istituzioni beneficiarie dovranno assicurare una gestione finanziaria rigorosa, rispettando le norme su conflitti di interesse, frodi, corruzione e il divieto di doppio finanziamento. L’inosservanza di tali obblighi può comportare la revoca del finanziamento e l’obbligo di restituzione delle somme percepite.
Controversie: L’Avviso stesso predetermina la giurisdizione per eventuali controversie, attribuendola in via esclusiva al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.
In conclusione, l’iniziativa rappresenta un’importante opportunità per l’aggiornamento del sistema scolastico, ma la sua attuazione richiede un’attenta navigazione del complesso quadro normativo e contrattuale, con particolare attenzione ai principi di non discriminazione e trasparenza nelle procedure.
Ministero dell’Istruzione e del Merito Unità di missione per il Piano nazionale di ripresa e resilienza
PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA MISSIONE 4: ISTRUZIONE E RICERCA Componente 1 – Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università Investimento 2.1: Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale per il personale scolastico Decreto del Ministro dell’istruzione e del merito 11 novembre 2025, n. 219.
Presentazione di proposte progettuali per la costituzione di snodi formativi per la transizione digitale sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola. Procedura a sportello
Mercoledì 11 febbraio, alle ore 11.00, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministro Valditara interverrà al convegno “Libro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA”.
A moderare l’incontro sarà Andrea Cangini, Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica, Economia e Storia e Direttore dell’Osservatorio Carta, Penna e Digitale.
Sono previsti contributi che spaziano dalla neurologia alla psicologia, fino alla comunicazione e alla linguistica. Parteciperanno Pierluigi Brustenghi, neurologo del Centro Polispecialistico Santa Lucia di Foligno, Paolo D’Achille, Presidente dell’Accademia della Crusca, Mauro Crippa, Direttore generale dell’informazione e della comunicazione Mediaset, e Marco Crepaldi, psicologo e Presidente dell’Associazione Hikikomori Italia.
Contestualmente all’evento, sono previsti laboratori didattici, pensati per approfondire in modo pratico i temi affrontati durante il convegno.
La Commissione europea dal 2004 ha istituito la giornata della Sicurezza in Internet, denominata “Safer Internet Day” (SID), che si celebra il secondo martedì del mese di febbraio, al fine di promuovere un utilizzo più responsabile delle tecnologie legate ad internet, specialmente tra i bambini e gli adolescenti.
Nota 9 febbraio 2026, AOODGSIP 378 Safer Internet Day: 10 febbraio 2026 – Giornata Mondiale per la Sicurezza in Rete: Evento in diretta streaming e attività di educazione all’uso sicuro delle tecnologie digitali
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito celebra il Safer Internet Day (SID) 2026, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete, con un evento nazionale in diretta streaming e un ampio programma di attività educative rivolte a tutte le Scuole del I e del II ciclo, in coerenza con quanto disciplinato dalle Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica, con particolare riferimento al nucleo concettuale “CITTADINANZA DIGITALE”.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Safer Internet Centre – Generazioni Connesse, coordinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e realizzato in collaborazione con Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Agenzia Nazionale Cybersicurezza, Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la Famiglia, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Garante per la protezione dei dati personali, Polizia di Stato, gli Atenei di Firenze e ‘La Sapienza’ di Roma, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, la cooperativa EDI onlus, Skuola.net e l’Ente Autonomo Giffoni Experience.
Il consorzio opera in modo integrato sui pilastri della sensibilizzazione, educazione, partecipazione giovanile, supporto e tutela, in raccordo con le politiche europee per un internet migliore per i minori.
L’appuntamento principale si terrà a Roma, presso il Teatro Ambra Jovinelli, dalle ore 10:15 alle 12:30, con la partecipazione in presenza di circa 600 studentesse e studenti e la possibilità di collegamento in diretta streaming per tutte le istituzioni scolastiche interessate.
I giovani saranno protagonisti di uno spettacolo di improvvisazione teatrale, accompagnati da esperti del consorzio e da momenti di confronto con rappresentanti istituzionali su tre grandi temi di particolare attualità: Benessere digitale, Intelligenza artificiale e deepfake, Adescamento online.
Il Mese della Sicurezza in Rete”: la campagna nazionale dal 1° al 28 febbraio
In concomitanza con il Safer Internet Day, il consorzio del Safer Internet Centre – Generazioni Connesse promuoverà la campagna “Il Mese della Sicurezza in Rete”: dal 1° al 28 febbraio 2026 le scuole potranno documentare e condividere le attività realizzate attraverso un apposito form disponibile nella sezione dedicata al SID 2026 sul sito www.generazioniconnesse.it, contribuendo alla mappatura e alla valorizzazione delle buone pratiche a livello nazionale.
Safer Internet Day 2026: il 77,5% degli studenti dipendente dai dispositivi digitali 9 ragazzi su 10 temono effetti su salute mentale e fisica
I dati dell’Osservatorio sull’Educazione Digitale in vista del Safer Internet Day 2026: i ragazzi riconoscono la dipendenza e l’impatto del digitale sul proprio benessere, ma faticano a cambiare abitudini senza un accompagnamento educativo coerente.
I ragazzi sanno di essere troppo online. E sanno anche che questo ha un costo, in termini di salute mentale e fisica. In occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea e celebrata il 10 febbraio, l’Associazione Social Warning – Movimento Etico Digitale APSpresenta i risultati della survey 2025 condotta dall’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitale, che ha coinvolto oltre 20.000 studenti.
Dai dati emerge un quadro chiaro: il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente (72,6%). Una consapevolezza diffusa che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.
Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge guardando ai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero.
Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico.
Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda “Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?”oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. Nel dettaglio: ben il 72,2% risponde che può incidere su entrambe, il 15% solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica. Solo l’8,7% dichiara di non vedere alcuna correlazione.
Parallelamente cresce il tempo trascorso online nelle fasce più sensibili della giornata: aumenta infatti in modo significativo la navigazione tra le 13.00 e le 19.00– con un incremento di oltre sei punti percentuali- e continua a crescere anche la fascia serale 19.00–23.00. Ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo risultano sempre più assorbite dalla connessione continua.
Questo scenario si riflette anche nel modo in cui i ragazzi percepiscono il loro stare online. Se il 57% dichiara di sentirsi “bene”, cresce in modo marcato la quota di chi risponde “né bene né male”, che arriva al 31%. Un dato che, secondo l’Osservatorio, non indica equilibrio, ma piuttosto una forma diassuefazione: Internet non è più percepito come uno spazio che fa stare bene o male, ma come un ambiente costante, inevitabile.
«Quando oltre tre ragazzi su quattro si sentono dipendenti e più di nove su dieci riconoscono effetti sulla salute, siamo davanti a una richiesta di supporto», afferma Davide Dal Maso, presidente di Social Warning – Movimento Etico Digitale «È sufficiente il tempo che si dedica a scuola e in famiglia a questi temi? C’è un’educazione sufficiente su questi aspetti? I giovani sanno riconoscere sia i rischi che le opportunità di questi strumenti che occupano una parte molto rilevante della loro quotidianità? Anche per questo come Movimento Etico Digitale promuoviamo un uso consapevole e proattivo del web e abbiamo promosso la Giornata Nazionale della Cittadinanza Digitale, una proposta di legge già approvata in Senato».
Sul piano educativo, i dati mostrano una difficoltà che va oltre la tecnologia. «Incontro sempre più bambini e ragazzi consapevoli del tempo che passano online, dei rischi e del tema della dipendenza», osserva Gregorio Ceccone, pedagogista del digitale, vicepresidente del Movimento Etico Digitale e referente dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale. «Il problema non è la loro scarsa consapevolezza ma il messaggio spesso incoerente che ricevono dagli adulti. A scuola si lavora su equilibrio e cittadinanza digitale, ma in ambito familiare troppo spesso mancano regole chiare o continuità educativa. Non di rado ci si sente rispondere che l’educazione digitale è una questione privata, mentre è una responsabilità condivisa».
SAFER INTERNET DAY 2026 / DI MATTEI (PRESIDENTE OPL): “NECESSARIO RAFFORZARE LE ALLEANZE EDUCATIVE”
Milano, 9 febbraio 2026 – Si è svolta oggi presso l’Università Bocconi di Milano la giornata di dibattito “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, promossa da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day 2026. L’iniziativa ha riunito istituzioni, mondo accademico ed esperti per riflettere sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale e dell’evoluzione digitale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.
Nel corso dei lavori sono stati approfonditi i temi della sicurezza online, dell’evoluzione del digitale e del ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella vita quotidiana dei bambini e adolescenti con un focus specifico sulla salute mentale.
Tra i relatori è intervenuta anche Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi.
“Il digitale è ormai parte integrante della vita dei più giovani e rappresenta uno spazio di relazione, apprendimento e costruzione dell’identità. Per questo è fondamentale accompagnarli a un uso consapevole, riconoscendo al tempo stesso l’importanza di una normativa equilibrata che tuteli uno sviluppo sano. A livello internazionale diversi Paesi stanno lavorando su nuove forme di tutela, segno di una crescente attenzione alla salute psicologica dei minori. Anche in Italia è importante adottare un approccio strutturato che integri regolazione, educazione e prevenzione”, ha dichiarato Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi
“Come Ordine degli Psicologi della Lombardia lavoriamo su questi temi con le Istituzioni e attraverso i nostri Gruppi di Lavoro dedicati al benessere digitale e al disagio giovanile. Un elemento per noi centrale è la presenza dello psicologo a scuola: un presidio stabile di ascolto e prevenzione che può intercettare precocemente segnali di disagio e rafforzare le alleanze educative. È il cuore del progetto “Scuola in Ascolto”, sviluppato insieme a Regione Lombardia, con l’obiettivo di rendere la presenza dello psicologo un riferimento strutturale e permanente nel sistema educativo. Ringrazio Telefono Azzurro per questa iniziativa, che favorisce un confronto tra istituzioni, professionisti e mondo educativo. Solo lavorando in rete possiamo costruire risposte efficaci e durature per la tutela e la promozione della salute mentale di bambini e adolescenti”. conclude Di Mattei
UNICEF/Safer Internet Day (10/2): focus su Intelligenza Artificiale
Lanciati 9 consigli per i genitori e caregivers nell’era dell’intelligenza artificiale
9 febbraio 2026 – In occasione del Safer Internet Day (10 febbraio), l’UNICEF ricorda che più di 1 studente su 5 di 10 anni in 26 Paesi su 32 non è in grado di distinguere se un sito web sia affidabile o meno* e dedica la giornata al tema “Smart tech, safe choises: exploring the safe and responsible use of AI” (Tecnologia intelligente, scelte sicure: esplorare l’uso sicuro e responsabile dell’IA) perché la tecnologia, se usata con attenzione e ponderazione, può essere di supporto ai bambini.
In Italia i dati**indicano che tra i bambini e gli adolescenti tra i 9 e i 16 anni: il 9,5% non possiede competenze nel cambiare le impostazioni della privacy; il 9,2% non possiede competenze nello scegliere le migliori parole chiave per ricerche; l’11,9% non possiede competenze nel rimuovere persone dalla lista dei contatti; il 18,9% non possiede competenze nel creare contenuti (musica o video).
Anche la percezione dell’Intelligenza Artificiale tra i giovani evidenzia forti divari. Secondo un sondaggio*** condotto attraverso la piattaforma digitale U-Report, a livello internazionale su un campione di 61.400 partecipanti, il 18% ritiene di avere familiarità con i sistemi di IA, il 22% in maniera moderata, il 25% parzialmente e il 35% quasi per nulla. Inoltre, su 57.670 partecipanti il 45% sente di avere le skill necessarie per lavorare con l’IA, il 20% ritiene di non averle e il 35% non si sente sicuro nell’usarle.
L’UNICEF ha recentemente lanciato un allarme sul rapido aumento del volume di immagini sessualizzate generate dall’Intelligenza Artificiale che circolano, compresi casi in cui fotografie di bambini sono state manipolate e sessualizzate. In uno studio condotto da UNICEF, ECPAT e INTERPOL in 11 paesi, almeno 1,2 milioni di bambini hanno rivelato che le loro immagini sono state manipolate in deepfake sessualmente espliciti nell’ultimo anno. In alcuni paesi, ciò rappresenta 1 bambino su 25, l’equivalente di un bambino in una classe tipica. In alcuni dei paesi oggetto dello studio, fino a due terzi dei bambini hanno dichiarato di temere che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per creare false immagini o video a sfondo sessuale.
«In un mondo in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana di bambini e adolescenti, è fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza», ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. «I dati ci dicono che troppi bambini faticano ancora a riconoscere fonti affidabili e a orientarsi online in modo sicuro. Per questo è necessario un impegno condiviso tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende per costruire ambienti digitali che tutelino i diritti dei bambini e ne promuovano il benessere, oggi e in futuro, garantendo il loro ascolto e loro partecipazione. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia fornisce una bussola certa, grazie al Commento generale n.25 del Comitato ONU dedicato ai diritti dei minorenni in relazione all’ambiente digita».
Per supportare famiglie e coloro che si prendono cura dei bambini a navigare nel mondo digitale in modo sicuro, fiducioso e responsabile l’UNICEF Italia diffonde 9 consigli pratici per genitori e caregivers nell’era dell’Intelligenza Artificiale (IA):
1. Iniziare presto. I bambini incontrano l’intelligenza artificiale in molti aspetti della vita quotidiana, anche senza usare personalmente strumenti di IA. Potrebbero notare l’IA a casa, sentirne parlare a scuola, vederla sui media. Quando fanno domande o notano qualcosa legato all’IA, è un buon momento per introdurre in modo semplice che cos’è e come funziona.
2. Tenere presenti i rischi. Alcuni strumenti di IA raccolgono dati personali, espongono a contenuti fuorvianti o pericolosi o interagiscono in modi inappropriati. Altri sono progettati per mantenere alta l’attenzione per obiettivi commerciali più che per il benessere dei bambini. Le interazioni con l’IA possono anche influenzare il modo in cui i bambini imparano a gestire le sfide sociali. È importante incoraggiare un uso equilibrato e consapevole, in modo che il vostro bambino continui a sviluppare abilità utili per la vita reale come comunicazione e problem solving.
3. Usare esempi quotidiani. I bambini piccoli capiscono meglio l’intelligenza artificiale quando è collegata a oggetti familiari. Parlate degli strumenti di intelligenza artificiale che avete in casa, se li avete, come gli altoparlanti smart o altri dispositivi domestici. Spiegate che questi strumenti seguono istruzioni e riconoscono schemi. Esplorate insieme l’IA ponendo semplici domande a un chatbot o a un assistente vocale e parlando delle risposte. Questo aiuterà il bambino a capire cosa può o non può fare l’IA.
4. Aiutare i bambini a imparare con l’IA. L’intelligenza artificiale può sostenere l’apprendimento dei bambini spiegando le idee in modo chiaro, rispondendo alle domande su richiesta e fornendo esercitazioni personalizzate. Tuttavia, un’assistenza eccessiva può ridurre le opportunità per i bambini di pensare ai problemi in modo indipendente. Incoraggiate vostro figlio a usare l’IA come uno strumento utile, non come una scorciatoia.
5. Proteggere la privacy del vostro bambino. Gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero richiedere dettagli come l’età del bambino o le informazioni di contatto del genitore. I bambini possono anche condividere informazioni personali durante l’uso quotidiano, come nomi, abitudini, amicizie o sentimenti. Esaminate insieme le impostazioni sulla privacy e verificate quali dati raccolgono e condividono le diverse piattaforme. Conversazioni continue e ricerche su ciò che è sicuro divulgare aiuteranno vostro figlio a costruire abitudini solide nel tempo.
6. Imparare insieme. Molti adulti si sentono insicuri nel guidare i bambini, dato che l’IA si evolve così rapidamente. Non è necessario che i genitori siano esperti per sostenere l’alfabetizzazione all’IA. Imparare a conoscere l’IA insieme a vostro figlio può essere un punto di partenza efficace e di supporto. Le recensioni di app di IA da parte di fonti affidabili possono offrire alle famiglie punti di ingresso pratici. Alcune scuole possono anche fornire un elenco di strumenti approvati. Piccoli passi e conversazioni aperte fanno una grande differenza.
7. Prestare attenzione ai segnali di allarme. Le interazioni non salutari con l’IA possono includere un uso eccessivo e il mostrare disagio quando viene chiesto di smettere. I genitori potrebbero notare che i figli si affidano all’IA per il sostegno emotivo invece che a persone fidate. Se appaiono questi schemi, iniziate con domande gentili e aperte. Insieme, potete concordare semplici limiti e controlli regolari per mantenere l’uso dell’IA sano ed equilibrato.
8. Dialogare apertamente con la scuola. I genitori possono chiedere alle scuole come viene utilizzata l’IA per l’apprendimento e i compiti a casa, cosa gli insegnanti trovano utile e dove vedono dei limiti. Se i bambini abusano dell’IA per i compiti scolastici, spesso il problema è legato alla motivazione o alla preparazione, non solo all’accesso a uno strumento. Lavorare con le scuole come partner può aiutare le famiglie a guidare i bambini in modo responsabile.
9. Mantenere l’IA nella giusta prospettiva. L’IA sta diventando una parte sempre più importante del gioco, dell’apprendimento e della vita sociale dei bambini, ma è solo una parte del loro mondo. Ciò che conta di più è l’ambiente in cui i bambini crescono e prosperano. Le relazioni, le routine e gli interessi vengono prima di tutto. Mantenere questa visione equilibrata può aiutare la famiglia a fare scelte ponderate e sicure sull’IA.
*dati del 2021-2022, tratti da UNICEF Innocenti: Report Card 19 Il benessere di bambine, bambini e adolescenti in un mondo imprevedibile (2025).
**tratti da: UNICEF Innocenti, Childhood in a Digital World, (2025).
***(U-Report – Artificial Intelligence (AI): Familiarity, impact on the workspace and preparedness to work alongside AI technologies, 2024).
SAFER INTERNET DAY 2026
TELEFONO AZZURRO: 1 ADOLESCENTE SU 3 UTILIZZA CHATBOT IA. CRESCONO LE SFIDE PER LA SALUTE MENTALE
Milano, 9 febbraio 2026 – Il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale generativa e la crescente diffusione dei chatbot IA, sempre più utilizzati anche da bambini e adolescenti, pongono nuove sfide per la salute mentale e lo sviluppo neurocognitivo delle giovani generazioni. Le più recenti rilevazioni internazionali (Ofcom, Common Sense Media, Eurostat) confermano che l’uso di questi strumenti digitali è in costante aumento e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni. In occasione del Safer Internet Day 2026, Telefono Azzurro ha organizzato presso l’Università Bocconi di Milano la giornata “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, realizzata con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, di AgID, di AGCOM, di GPDP, dell’Università Bocconi e di Generazioni Connesse. L’obiettivo: approfondire uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.
Un contesto già fragile: i dati sulla salute mentale giovanile
Il quadro della salute mentale in età evolutiva appare già critico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: 1 adolescente su 5dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano inoltre una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.
Chatbot AI: diffusione elevata tra i giovani
In questo contesto, l’uso dei chatbot basati su Intelligenza Artificiale è ormai una pratica diffusa anche in Italia. Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%).
Dallo studio al supporto personale
L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.
Emozioni, benefici percepiti e rischi
Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente. Accanto ai benefici percepiti, emergono chiaramente anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.
“I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti” – sottolinea Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. “Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili. L’Intelligenza Artificiale non è né buona né cattiva in sé, ma indubbiamente è uno strumento potente. Senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità”.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 2 RAGAZZI SU 3 LA CONSIDERANO ALLO STESSO TEMPO UN’OPPORTUNITA’ E UN RISCHIO
TELEFONO AZZURRO CHIEDE UN PATTO ETICO SULL’AI PER UNA PROGETTAZIONE CHILD-FRIENDLY
COMUNICATO STAMPA
Roma, 10 febbraio 2026 – L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde e pervasive del nostro tempo, con un impatto crescente sulla vita quotidiana di bambini e adolescenti. Comunicazione, apprendimento, informazione e relazioni sociali sono sempre più mediati da sistemi digitali che, per le nuove generazioni, non costituiscono uno spazio separato, ma si intrecciano con i processi di crescita, costruzione dell’identità e sviluppo emotivo. Telefono Azzurro richiama l’urgenza di una responsabilità etica rafforzatanell’adozione e nello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, affinché la tutela dei più piccoli non sia limitata a misure difensive o regolatorie, ma diventi un principio guida della progettazione tecnologica.
È questo l’appello che la Fondazione ha lanciato in occasione del Safer Internet Day 2026, con l’iniziativa dal titolo “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso” che ha offerto un dibatto costruttivo rispetto a uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla crescita di bambini e adolescenti e la necessità dirafforzare le misure legislative per il loro ascolto e la loro protezione online. L’evento è stato anche un’occasione importante per presentare le attività diTrusted Flagger, ruolo riconosciuto a Telefono Azzurro da AGCOM nell’ambito del Digital Services Act e che rappresenta uno strumento operativo in più a tutela dei minori, rendendo più efficace l’azione di prevenzione. Da 38 anni, infatti, la Fondazione opera ininterrottamente, 24 ore su 24, attraverso servizi di ascolto ed emergenza come il 19696, offrendo accoglienza e supporto a centinaia di bambini e adolescenti coinvolti in episodi di violenza tra pari. Recentemente, Telefono Azzurro ha affiancato all’intervento umano l’utilizzo di chatbot e sistemi di Intelligenza Artificiale per supportare bambini e adolescentinella richiesta di aiuto. Tra questi, il VoiceBOT, progettato per ottimizzare la gestione delle chiamate e supportare le prime valutazioni dei casi, consente di migliorare l’efficienza complessiva dei servizi e permettere agli operatori di concentrare le risorse sui casi più critici, con valutazioni iniziali più rapide.
Oggi, ciò che desta maggiore preoccupazione non è soltanto l’aumento dei casi, ma la profondità dell’impattoche questi fenomeni hanno sulle vittime. Un cambiamento che si intreccia con la crescente centralità della dimensione digitale e, più recentemente, con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, che ha amplificato la produzione e la circolazione di contenuti violenti, umilianti o denigratori, rendendo possibili anche nuove forme di abuso come i deepfake.
“Non basta limitare l’accesso o introdurre vincoli tecnici ai dispositivi digitali” – sottolinea il Presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo – “È fondamentale ripensare radicalmente il modo in cui l’IA viene progettata, implementata e governata, mettendo al centro la dignità, il benessere e la salute mentale di bambini e adolescenti. Telefono Azzurro invita tutte le istituzioni, le aziende e la società civile a governare in maniera responsabile questo rapporto, senza imporre divieti, ma guidando l’uso dello strumento. Solo un approccio collettivo e attento alla salute mentale può garantire che l’IA diventi davvero uno strumento a misura di ragazzo”.
Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro e realizzata in collaborazione con Ipsos-Doxal’Intelligenza Artificiale viene percepita dai giovani in modo ambivalente: 2 ragazzi su 3 la considerano allo stesso tempo un’opportunità e un rischio. Una consapevolezza che riflette un approccio tutt’altro che superficiale alle nuove tecnologie, ma che mette in luce anche preoccupazioni diffuse e concrete.
Tra i principali rischi segnalati, il 41% dei ragazzi teme unariduzione della creatività, mentre il 40% esprime forte preoccupazione per la diffusione di deepfake e immagini false. Seguono il timore legato alla circolazione di notizie false (39%), la possibilità di sviluppare forme di dipendenza (28%), l’esposizione a contenuti non adeguati all’età (24%), la perdita di privacy (22%) e l’utilizzo dei dati personali per finalità commerciali(17%).
Particolarmente allarmante è il dato secondo cui un ragazzo su quattro teme che qualcuno possa creare contenuti falsi su di lui. Di fronte a questa eventualità, quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara che si sentirebbe molto preoccupato, mentre il 39% si dice profondamente infastidito. Solo una minoranza reagirebbe minimizzando l’accaduto: il 5% lo considererebbe uno scherzo, mentre il 7% ammette di non sapere come reagire.
La fotografia scattata dall’indagine trova conferma dai dati internazionali più recenti che mettono in luce anche un crescente utilizzo degli strumenti e app che usano l’AI. Negli Stati Uniti, l’indagine “Teens & AI Companions” di Common Sense Media (2025) evidenzia come il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni abbia utilizzato un AI companion almeno una volta, il 52% in modo regolare e il 13% quotidianamente. Un terzo dichiara di usarli per interazioni sociali o emotive, mentre il 24% ha condiviso dati personali con il sistema e il 34% ha vissuto episodi di disagio.
Le tematiche affrontate nel corso dell’iniziativa di oggi saranno approfondite ulteriormente in occasione dellaGlobal Scientific Conference on 21st Century Child Abuse, l’importante appuntamento internazionale annunciato da Telefono Azzurro, in programma dall’8 al 10 giugno a Roma presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, che riunirà esperti, ricercatori e professionisti da tutto il mondo per confrontarsi, condividere evidenze scientifiche e sviluppare strategie collaborative per la tutela dei più piccoli in una società sempre più interconnessa.
L’uso dell’intelligenza artificiale nei compiti scolastici influisce negativamente sull’apprendimento
Il 68% dei docenti italiani concorda sul fatto che le risorse didattiche tradizionali garantiscono l’acquisizione delle competenze di base in materia di alfabetizzazione e calcolo. Il confronto con i dati europei.
Cinisello Balsamo, 9 febbraio 2026– Una nuova ricerca condotta in Europa e commissionata da Epson mostra che il 68% degli insegnanti italiani (74% in Europa) ritiene che l’uso dell’IA da parte degli studenti per svolgere i compiti scolastici abbia un effetto negativo sull’apprendimento.
Stando ai dati, il 79% dei docenti italiani (75% in Europa) ha notato che gli studenti utilizzano strumenti di IA per svolgere i compiti scolastici e quelli assegnati a casa, il 58% (60% in Europa) precisa che l’uso dell’IA per completare i compiti permette agli studenti di aggirare loro livello di istruzione, e il 72% (73% in Europa) esprime preoccupazione per il fatto che un eccessivo affidamento all’IA sta riducendo la capacità degli studenti di individuare le informazioni false e di pensare in modo critico. Non solo: il 52% (il 54% in Europa) afferma che tutto questo sta portando a risultati scolastici peggiori, poiché senza l’IA gli studenti hanno difficoltà a ottenere buoni risultati.
La tecnologia non va abbandonata, ma è necessario creare una buona base con i sistemi tradizionali
È importante sottolineare che gli insegnanti non chiedono l’abbandono della tecnologia, ma sostengono che prima di tutto devono esserci le basi: il 64% (61% il dato europeo) desidera infatti una maggiore attenzione alle risorse tradizionali, come fogli di lavoro e libri di testo, poiché per il 68% (74%) queste risorse rimangono essenziali per garantire il consolidamento delle basi dell’alfabetizzazione e della matematica.
La ricerca ha anche rilevato che il 46% degli insegnanti italiani (il 60% di quelli europei) ritiene che gli studenti imparino meglio sulla carta che sugli schermi, mentre il 66% (stesso dato europeo) sostiene che i metodi tradizionali forniscono le basi per l’apprendimento permanente. Gli esperti accademici condividono questa opinione; in particolare, la dottoressa Lili Yu della Scuola di Scienze Psicologiche dell’Università Macquarie in Australia afferma: “La comprensione diminuisce quando utilizziamo uno schermo per leggere testi ricchi di informazioni, come un libro di testo”.
“Ecco perché – afferma Fabio Girotto di Epson Europa – gli strumenti pratici sono importanti: le stampanti nelle scuole aiutano a garantire che gli studenti possano ancora accedere e interagire con i materiali cartacei che rafforzano queste basi.”
Il 69% degli insegnanti italiani (54% in Europa) concorda con l’opinione di Girotto, specificando che le stampanti sono fondamentali per l’istruzione, in quanto permettono agli studenti di apprendere dai materiali tradizionali. Tuttavia, il 40% in Italia (quasi un terzo in Europa) dichiara di non disporre di un numero sufficiente di stampanti nella propria scuola per fornire risorse cartacee ogni volta che sono necessarie, mentre un ulteriore 55% (68% in Europa) concorda sul fatto che le istituzioni dovrebbero tenere conto delle stampanti quando prendono decisioni su come migliorare i risultati scolastici.
Serve un equilibrio accurato tra le tecnologie digitali e quelle tradizionali
Tornando ai dati sull’intelligenza artificiale, per l’82% degli insegnanti italiani (il 78% in Europa) questa tecnologia ha un ruolo importante da svolgere nell’istruzione, ma deve essere utilizzata con cautela; pertanto, l’87% (88% in Europa) afferma che è necessario trovare un equilibrio tra didattica digitale e tradizionale.
“L’intelligenza artificiale – continua Girotto – sta indubbiamente cambiando il mondo. Per trarne il massimo vantaggio in futuro, gli studenti a scuola devono utilizzarla con attenzione: prima di tutto è necessario concentrarsi sull’acquisizione delle nozioni di base con i metodi di insegnamento tradizionali. In breve, per creare una forza lavoro pronta all’intelligenza artificiale, capace di pensare in modo critico e di saperla utilizzare responsabilmente, dobbiamo poter costruire delle solide fondamenta, che si creano più facilmente con carta e penna in classe.”
Informazioni sulla ricerca
La ricerca è stata commissionata da Epson Europa : il lavoro sul campo è stato condotto tramite la piattaforma tecnologica proprietaria di Focaldata, collegata tramite API a una rete di panel online. Nell’autunno 2025 sono stati intervistati in totale 1.624 insegnanti di diversi tipi di scuole e materie, sia dell’istruzione primaria sia secondaria, in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito.Gruppo EpsonEpson è leader mondiale nel settore tecnologico e si impegna a cooperare per generare sostenibilità e per contribuire in modo positivo alle comunità facendo leva sulle proprie tecnologie efficienti, compatte e di precisione e sulle tecnologie digitali per mettere in contatto persone, cose e informazioni. L’azienda si concentra sullo sviluppo di soluzioni utili alla società attraverso innovazioni nella stampa a casa e in ufficio, nella stampa commerciale e industriale, nella produzione, nella grafica e nello stile di vita. Epson ha l‘obiettivo di diventare carbon-negative ed eliminare l’uso di risorse naturali esauribili, come petrolio e metallo, entro il 2050. Guidato da Seiko Epson Corporation con sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di circa 1.000 miliardi di Yen. https://corporate.epson/en/Environmental Vision 2050 http://eco.epson.com/
L’intelligenza artificiale aiuta l’intelligenza umana e viceversa
Un discorso aperto sull’AI con gli alunni e con i docenti.
di Gennaro Iasevoli
L’intelligenza artificiale, attrae e vivacizza le discussioni ormai in tutti gli ambienti di lavoro, culturali e scientifici, mentre sul piano tecnico è una risorsa già ampiamente utilizzata ed apprezzata. Quando un diciottenne, per esempio, si iscrive e frequenta una scuola guida, sente l’istruttore che tra l’altro gli dice di osservare che l’auto guidata è in grado di rispettare da sola le distanze di sicurezza e di seguire le strisce bianche di delimitazione della carreggiata con sperimentata precisione; tale informazione non lo inquieta, anzi lo sorprende e lo appassiona; nel contempo richiama nella sua mente alcuni riferimenti scolastici e trasmissioni televisive che accennano all’intelligenza artificiale che, al presente, continua a macinare record su record nella ricerca scientifica. L’AI ottiene continui risultati soprattutto come supporto funzionale nella costruzione di prodotti meccatronici, aerei, treni, navi, auto, strumentazioni medico-diagnostiche, complessi architettonici, complessi abitativi, progetti ingegneristici, progetti agrari, apparecchi protesici, elettrodomestici, medicinali, alimenti. Aiuta i ricercatori nella scelta degli obiettivi, nella catalogazione storica delle esperienze, nella lettura dei dati nel contesto della singola osservazione e della sperimentazione globale, nell’allestimento delle statistiche e quindi nella evidenziazione dei risultati rispetto alla introduzione delle variabili indipendenti – recentemente è usata anche nel velocizzare gli studi sul DNA. Rappresenta quindi un supporto funzionale alla velocizzazione delle ricerche e d’altro lato accelera fortemente la diffusione e la raggiungibilità dei dati da parte dei centri e dei ricercatori posizionati in aree molto distanti geograficamente. Uno dei risvolti positivi è anche quello di porre un freno alla diffusione involontaria oppure volontaria di informazioni mediocri, incomplete o fuorvianti da parte di autori di libri mediocri di strada, offrendo, a richiesta, rapidi confronti tra informazioni, situazioni, ricerche e documenti. Pertanto autori di libri mediocri, scritti d’impeto, senza il possesso di un substrato vitale di studi rigorosi ed estesi nel tempo al cospetto di studiosi di chiara fama, in molteplici contesti culturali, accademici e geografici, sono destinati purtroppo a destare l’ironia al primo controllo epistemologico. Pertanto spetta anche ai docenti, di ogni ordine e grado, di dotarsi di mezzi idonei, insieme con gli alunni, per proporre nuovi algoritmi, sempre più interessanti, precisi, semplici e funzionali, onde alimentare la fruizione finalizzata dell’intelligenza artificiale.
I docenti e gli alunni devono ricordare comunque che a fronte di questo tsunami pervasivo ed invasivo, da parte dell’intelligenza artificiale, la società umana ha altre caratteristiche che restano solide ed immutate per quanto preziose ed irrinunciabili, riassumibili psicologicamente in tre categorie : 1) la categoria dei sentimenti, 2) la categoria dei desideri, 3) la categoria delle emozioni. Gli esseri umani sono dotati di caratteristiche intellettive, – in piccola parte in via di imitazione attraverso l’intelligenza artificiale -, che gli consentono di intervenire anche sui sentimenti, sui desideri e sulle emozioni. Ma questi fattori intellettivi sono presenti nella specie umana in varie combinazioni, pertanto si parla di persone con molteplici attitudini e con differenti livelli intellettivi. Le cause di queste differenze sono state studiate sin dall’antichità ma ancora oggi non si è giunti alla scoperta di una causa precisa. Intanto sui luoghi di lavoro per individuare le differenze attitudinali si eseguono delle valutazioni con curriculum, questionari, test e colloqui, finalizzati alle assunzioni ed alla collocazione funzionale per le mansioni da svolgere. Ma, mi chiederete: mentre per gli uomini e le donne si parla di attitudini diverse o di intelligenze multiple, che differenze possiamo notare nell’intelligenza artificiale? – bella domanda!. L’intelligenza artificiale anche se composta da molteplici algoritmi deve risultare sempre unica ed immutabile altrimenti porterebbe a risultati diversi, contrastanti e quindi sarebbe inutile, fuorviante e dannosa: l’obiettivo degli scienziati di perfezionare le funzioni dell’intelligenza artificiale, di velocizzarla e di renderla sempre più utile, economica ed accessibile. Attualmente non può esistere l’intelligenza artificiale senza la mano dell’uomo, ma già si parla dell’eventuale pericolo di un’AI autonoma rispetto all’uomo che possa in qualche modo sfuggire di mano e causargli qualche danno od addirittura tiranneggiarlo. Ma si tratta soltanto di ipotesi.
Dal 12 al 15 dicembre 2025, Scuola Futura, il campus itinerante sull’innovazione didattica promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, fa tappa a Sanremo con i laboratori nazionali di orientamento dedicati alla musica e alle STEM.
Per quattro giorni, oltre duemila tra studentesse, studenti e docenti provenienti da tutta Italia animeranno i luoghi simbolo della città che ha segnato la storia della musica italiana. La musica diventerà così linguaggio educativo e strumento in grado di favorire l’inclusione, contrastare la dispersione scolastica e valorizzare i talenti.
Il programma dell’iniziativa si articolerà lungo le cinque linee del pentagramma, corrispondenti ad altrettanti laboratori esperienziali ospitati in spazi rappresentativi della città, ognuno dedicato a una diversa prospettiva sul suono, in concomitanza con Sanremo Giovani.
La musica diventerà anche strumento di esplorazione geografica e culturale: tradizioni, memorie e paesaggi contemporanei verranno rielaborati per costruire mappe artistiche, digitali e analogiche, capaci di raccontare l’Italia come un grande paesaggio sonoro.
Uno dei laboratori sarà dedicato al giornalismo e, infatti, durante le giornate di Sanremo Giovani, gli studenti vestiranno i panni di reporter, tra interviste, reportage e narrazioni dal vivo.
Gli esiti dei laboratori saranno presentati il 15 dicembre al Teatro Ariston, in un evento conclusivo in cui studenti e docenti condivideranno i risultati del percorso svolto.
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