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#DidatticaDigitale

Il Ministero dell’Istruzione insieme al Dipartimento per la Trasformazione Digitale dà il via a #DidatticaDigitale, un pacchetto di servizi messi a disposizione da aziende e associazioni in forma gratuita, per offrire soluzioni innovative a sostegno degli istituti scolastici.

https://www.miur.gov.it/web/guest/servizi-per-le-scuole

La Scuola del Futuro

IL 75% DEGLI STUDENTI ITALIANI BOCCIA LA DIDATTICA A DISTANZA, MA LA SCUOLA DEL FUTURO NON RINUNCIA ALLA TECNOLOGIA

Fatta di persone, tecnologica, evoluta, interconnessa e sostenibile: EOLO raccoglie l’opinione di 20.000 studenti per delineare lo Statuto della Scuola del Futuro

Varese, 1 dicembre 2020 – Si avvicina la fine dell’anno e, con essa, il momento di fare un bilancio di questo particolare e complesso 2020. L’emergenza Covid-19 ha cambiato radicalmente le abitudini degli italiani di tutte le età e ha puntato i riflettori anche sullo stato della scuola in Italia, un settore che negli ultimi mesi ha dovuto fronteggiare un improvviso processo di digitalizzazione, a volte impervio.

EOLO, operatore leader in Italia nella fornitura di connettività tramite tecnologia FWA– (fixed wireless access), ha coinvolto gli studenti in un brainstorming nazionale attraverso radio e social media. Alla survey in cui veniva loro chiesto di raccontare come sarà “La Scuola del Futuro” hanno risposto circa 20mila studenti di età compresa tra i 5 e i 19 anni, chiamati a immaginare possibili materie, classi, compagni e insegnanti.

Un dato emerge chiaramente: la netta maggioranza degli intervistati, circa il 75%, boccia la c.d. DAD, Didattica a Distanza, mostrando una chiara preferenza per la Didattica in Presenza. Ma l’innovazione rimane centrale nella scuola del futuro: alla scuola in presenza non potrà mancare il supporto unico che la tecnologia può offrire e una buona connessione a Internet e l’accesso a piattaforme e strumenti tecnologici per fare lezione sono indentificati come essenziali dal 65% degli studenti. Su quali siano le tecnologie essenziali invece la popolazione studentesca è più divisa: il 36% individua come scelta prima l’Internet of Things, il 32% la realtà aumentata e il 24% l’Intelligenza artificiale.

Dalle risposte emerge anche la forte richiesta degli studenti di essere dotati di strumenti nuovi per comprendere al meglio l’attualità e quanto accade nella società contemporanea. Oltre il 32% degli intervistati infatti vorrebbe che venissero inserite nel programma didattico ore su attualità e scienze sociali, il 23% vorrebbe essere maggiormente preparato su come smascherare le fake news, circa il 18% chiede più formazione sui temi di ambiente e sostenibilità e circa il 15% sulle nuove frontiere che le scoperte tecnologiche stanno aprendo, per poter avere gli strumenti per ipotizzare al meglio il proprio futuro.

Da quanto emerso nella survey, EOLO ha quindi estratto 5 pillar su come dovrebbe essere la scuola del domani, per strutturare lo “Statuto della Scuola del Futuro”:

  • Fatta di persone: la connessione umana, il rapporto diretto con i propri insegnanti, le relazioni con i propri compagni di classe sono aspetti che non potranno mai realmente essere sostituti. Da questo presupposto dovrà partire ogni ragionamento per la scuola del futuro.
  • Tecnologica: la didattica del futuro verrà supportata dalle tecnologie più all’avanguardia, per fare in modo che le generazioni del futuro siano messe nelle condizioni di formarsi al meglio. Studenti e insegnanti avranno a loro disposizione lavagne e banchi interconnessi, si utilizzerà la realtà aumentata e Intelligenza Artificiale e Internet of Things saranno all’ordine del giorno.
  • Evoluta: insieme alle materie fondanti della nostra cultura, si affiancheranno nuove materie, utili per la comprensione della contemporaneità a tutto tondo. Dalle materie più tecniche, come insegnare le basi della programmazione fin dalla scuola elementare, a quelle più umanistiche, come la comprensione del funzionamento dei Social Network e la capacità di riconoscere le fake news e sapersi informare correttamente.
  • Interconnessa: ovvero aperta. Tutte le scuole, non solo in Italia, ma in Europa e in tutto il mondo, potranno connettersi tra di loro per favorire ogni scambio didattico, permettendo agli studenti di entrare in contatto con culture e lingue diverse
  • Sostenibile: la sostenibilità a 360° non solo verrà insegnata a scuola, ma sarà un valore realmente messo in pratica già negli istituti.  

“Siamo orgogliosi di farci portavoce di una idea di scuola nuova, umana ma interconnessa, proiettata verso il futuro ma attenta a interpretare il presente. I ragazzi ci chiedono a gran voce una scuola ibrida, dove la Didattica a Distanza non sostituisce quella in Presenza, ma diventa strumento di apertura verso nuove materie e potenzialità oggi ancora inimmaginate” – commenta Luca Spada, Presidente e Fondatore di EOLO “Per rispondere a questo appello, però, è necessario investire sul futuro del nostro Paese, garantendo l’accesso democratico alla rete e alla tecnologia, risolvendo in maniera definitiva le problematiche di connettività che ancora oggi affliggono diverse aree. Come EOLO siamo impegnati da 15 anni in questa direzione, implementando la nostra rete in tutte le aree del Paese che ancora ne sono sprovviste e supportando i piccoli comuni nel loro percorso di digitalizzazione con il nostro progetto triennale EOLO Missione Comune”.

L’azienda a maggio 2020 ha infatti annunciato un piano di potenziamento infrastrutturale da 150 milioni di euro per portare, entro il 2021, la connessione ultra veloce in tutte le aree del Paese che ancora ne sono prive.

EOLO Missione Comune è il progetto lanciato da EOLO nel 2019 che prevede la donazione di 1 milione di euro all’anno per tre anni, in premi tech per supportare la digitalizzazione dei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti. Per il secondo anno del progetto, l’azienda ha confermato il proprio impegno verso i comuni in cui opera, con un forte focus sulle necessità della scuola: un milione di euro in soluzioni tecnologiche ideate per la digitalizzazione della scuola, come i tablet e i percorsi di formazione individuali o di gruppo per avvicinare i più giovani ai temi della tecnologia, sostenibilità e problematiche ambientali. Ad oggi EOLO Missione Comune ha raccolto oltre 1.8 milioni di voti e ha selezionato 190 comuni che avranno diritto ai premi tech.

Per maggiori informazioni e dettagli sul progetto visitare il sito https://missionecomune.eolo.it/

Rassegna di studi sulla DAD

Rassegna di studi sulla DAD

di Gennaro Iasevoli

La DAD è una tecnologia pedagogico-didattica, che trova radicinella didattica per corrispondenza di tipo cartaceo supportata dai servizi postali nel dopoguerra del ‘900. Utilizzata principalmente per l’apprendimento a distanza delle lingue, fu supportata dall’uso di dischi in vinile. Negli anni cinquanta del secolo scorso una nota casa editrice diffuse l’apprendimento a distanza delle tecniche di costruzione e riparazione degli apparecchi radio, utilizzando schede didattiche e questionari recapitati per posta, al fine del conseguimento a distanza della certificazione “Radio Elettra”. Daallora s’è verificato un susseguirsi di studi e ricerche a distanza fino all’avvento di internet, negli anni ‘90. Poi con lo sviluppo delle comunicazioni aeree, ferroviarie e navali abbiamo assistito ad una frenata alla corsa verso una DAD, in quanto gli studenti ed i ricercatori hanno cominciato a interfacciarsi velocemente da un continente all’altro ed indifferentemente da una città all’altra, fino a quando l’attuale pandemia non ha paralizzato di colpo gli spostamenti e la socializzazione ravvicinata.

Già Giuseppe Lombardo Radice, filosofo e pedagogista, aveva, ai suoi tempi, previsto uno sviluppo complesso dei metodi pedagogici confidando in una profonda distinzione delle metodologie utilizzate come supporto dell’insegnamento dei contenuti: istituzionalizzando, di fatto, una separazione della pedagogia dalla filosofia e della pedagogia della psicologia. Si può dire che sia stato uno dei primi in Italia a valorizzare l’importanza dei metodi di trasmissione del sapere, al di là del sapere filosofico stesso. Dopo il Radice è fiorita in Italia una moltitudine di proposte metodologiche per la trasmissione dei saperi nella scuola primaria, attingendo al pensiero di Maria Montessori, J. Piaget, L. Volpicelli e tanti altri, fino a De Bartolomeis, L. Gallino, E. Frauenfelder. Ad oggi però le metodologie pedagogiche, anche sulla scia delle ultime ricerche di Elisa Frauenfelder hanno inglobato tante tecnologie multimediali e tanti suggerimenti presi dalle neuroscienze. La scuola pubblica italiana, principalmente quella dell’obbligo, ha inglobato negli anni le proposte didattiche dei pensatori e si è evoluta con straordinaria velocità istituzionale. Oggi la scuola, grazie alla prontezza istituzionale, si avvale delle nuove tecnologie e legestisce a livello pedagogico, godendo di una appropriata flessibilità delle Istituzioni di riferimento: Ministero, Direzione Regionali, Direzioni Provinciali, Dirigenze Scolastiche.

Gli strumenti per la DAD:

una postazione che comprende un piano d’appoggio, una sedia, una lampada, un computer, una telecamera, un microfono, una cuffia, una presa internet o una chiavetta con scheda internet, una presa elettrica od una batteria ricaricabile, cavetti di connessione, disco-pen, CD, software vario, carta da scrivere, una penna, testi di riferimento sui contenuti, un ambiente accogliente, climatizzato e poco rumoroso e soprattutto un Alunno ed un interlocutore a distanza, idoneo a trasmettere quanto occorra e ad interloquire nella veste di Docente qualificato ed autorizzato.

Prime osservazioni psicologiche e didattiche: 

la prima applicazione nazionale generalizzata, istituzionale, si è avvalsa dei suggerimenti ministeriali e della libertà organizzativa dei Dirigenti Scolastici, secondo una visione tratta da più osservatori. Durante le fasi più severe della pandemia, la scuola italiana con le sue regole e suoi organici ha si è trasformata in un’impronta schematica lasciando le sue forme, i suoi schemi, le sue misure, i suoi percorsi; tale impronta metaforica è stata fotografata e letta da una miriade di professionisti informatici che ne hanno digitalizzato i meccanismi formativi ed istruttivi, lasciando in una nuova condizione gli interlocutori (alunni, genitori, docenti, dirigenti, personale amministrativo), abbattendo la dimensione spaziale (niente aule, niente laboratori, niente palestre, niente visite guidate), ma confermando la dimensione temporale (orari di studio ed orari di lavoro).

Dopo una serie di informazioni attraverso i mezzi di stampa ed attraverso le comunicazioni telefoniche ai singoli genitori e studenti, i Dirigenti Scolastici informati con apposite circolari hanno canalizzato le loro disposizioni direttamente all’Utenza. Gli Alunni si sono trovati da un giorno all’altro invitati a collegarsi con i propri mezzi alle piattaforme informatiche delle singole Scuole ed Istituti. Ogni allievo, in teoria nella situazione ottimale, col proprio pc o col proprio telefonino si è collegato con la propria Scuola ed ha cominciato a fruire dell’insegnamento a distanza, secondo l’orario normale adottato in tempi normali di frequenza scolastica, soltanto se in possesso degli strumenti.

Gli studi in materia hanno evidenziato alcuni punti critici della DAD:

1) secondo una corretta psicologia della persona, l’orario scolastico tradizionale non è compatibile con la DAD, perché si configura come insegnamento personale, infatti l’alunno è solo davanti alla postazione pc di casa o tutt’al più in compagnia dei Familiari. Ci sono stati vari casi e sentenze in Italia che hanno sanzionato e disapprovato l’insegnamento del docente ad un solo alunno che si trova in aula in assenza dei suoi compagni che hanno disertato. Ciò perché un minore fuori dal suo gruppo di compagni, al cospetto di un docente adulto, proverebbe imbarazzo a mostrare i suoi bisogni vitali ordinari e straordinari ed avrebbe timore di manifestare momenti di stanchezza o di carenza di attenzione. Se l’alunno vi fosse costretto ne trarrebbe una stato di stress patologico. Basti ricordare che tra i bisogni vitali primari dell’uomo oltre al cibo, al calore, all’illuminazione e al movimento vi è il vivere sociale.

2) La curva dell’attenzione non trova adeguata osservazione attraverso la DAD. L’alunno stanco non viene adeguatamente osservato e salvaguardato attraverso la DAD, pertanto lo stress non viene evitato, fino a produrre danni psicosomatici e demotivazione.

3) La sequenza delle ore d’insegnamento tradotta in ore di apprendimento dell’alunno di fronte al monitor, verosimilmente per 4 – 6 ore, è del tutto improponibile e sicuramente dannosa per la salute psicofisica. Anzi se pedissequamente realizzata potrebbe comportare danni psicosomatici alla massa degli alunni.

4) L’opportunità istruttiva e formativa concessa agli allievi, durante una lezione di DAD, si è rilevata, nei fatti, assolutamente limitata e marginale in quanto i docenti durante le ore di lezione sono quasi sempre totalmente impegnati nelle comunicazione di informazioni, mentre gli alunni faticano ad interrompere il docente per porre eventuali domande.

5) Le lagnanze dei Genitori sono moltissime: i Genitori che seguono maggiormente il progresso scolastico dei propri figli seguono a tempo pieno l’andamento della DAD nell’intendo di assistere i figli stressati e più ancora per evitare un giudizio negativo da parte dei Docenti. Il coinvolgimento dei Genitori viene vissuto in famiglia con un’ulteriore forma di stress.

6) Le lamentele dei Docenti sono di tipo psicologico, pedagogico e tecnico: i Docenti che operano su più classilamentano un affaticamento nel parlare per ore senza poter avere delle pause, che altrimenti indurrebbero gli allievi alla chiusura dei collegamenti. Essi notano che talvolta la DAD si risolve in un insegnamento nozionistico con scarsi risultati pedagogici. Infine la lagnanza relativa alla propria condizione psicosomatica innaturale, derivante dalla costrizione richiesta dalla postazione pc – telecamera.

7) La serie di giudizi negativi sopra espressi è direttamente proporzionale alla durata annuale della DAD, pertanto tale metodologia ha una sua ragione di essere soltanto se riferita ad un pacchetto di informazioni da ricevere un tempo limitato, quale può essere quello di una settimana ripetuta eccezionalmente tre, quattro volte nell’anno.

Il risultato in termini pedagogici si può riassumere in un apprendimento condizionato notevole con parecchi contenuti teorici, difficilmente spendibili nelle future carriere professionali.

La pedagogia insegna che l’apprendimento condizionato è il risultato di una scuola autoritaria, non più accettata dalle odierne democrazie.

La DAD, alla luce delle considerazioni esposte, sarebbecompatibile con la capacità attentiva e ricettiva dell’alunno soltanto se riferita ad un pacchetto di informazioni da somministrare in un tempo limitato, quale può essere quello di una settimana, ripetuta eccezionalmente tre, quattro volte nell’anno.

A fronte delle molteplici criticità pratiche e delle problematiche psicologiche, che la DAD può produrre, è necessaria una profonda discussione tecnica che coinvolga psicologi e pedagogisti,Genitori e Docenti, per attuare modifiche ed aggiustamenti mirati, necessari a salvaguardare la salute psicologica dell’alunno e diminuire lo stress dei Genitori e dei Docenti.

Facebook lancia GetDigital

Facebook lancia GetDigital, 

un progetto per aiutare genitori, educatori e giovani a muoversi sicuri nel mondo digitale

Guide complete, risorse e un ciclo di workshop gratuiti organizzati dalla Onlus Fondazione Carolina per sviluppare le competenze necessarie a formare cittadini digitali consapevoli 

Immagini e video scaricabili qui

Milano, 5 novembre 2020 – In un momento storico così unico e delicato, dove tutti vivono sempre di più online, l’esigenza di conoscere e padroneggiare in modo corretto e sicuro gli strumenti del mondo digitale è imprescindibile. Ecco perché oggi Facebook ha deciso di lanciare anche in Italia GetDigital, un progetto internazionale nato per offrire approfondimenti, suggerimenti e risorse complete per aiutare genitori, insegnanti e giovani a sviluppare le competenze necessarie per diventare cittadini digitali consapevoli e responsabili e utilizzare tutti gli strumenti e le piattaforme online in modo corretto e sicuro.

I programmi di GetDigital si articolano su cinque temi chiave – Le Basi del digitale, Il Benessere, le Interazioni, l’Emancipazione e le Opportunità del Digitale – sviluppati in modo specifico per genitori, insegnanti (con tanto di corsi pronti per la didattica) e giovani. Si tratta dei fondamenti per aiutare a costruire competenze e abilità di cui i giovani hanno bisogno oggi per navigare nel mondo digitale in modo sicuro.  Queste risorse sono state sviluppate da Facebook insieme ad esperti internazionali del mondo digitale, che hanno collaborato per fornire strumenti validi, affidabili e supportati dalle più moderne ricerche applicabili a tutte le piattaforme online, non solo a quelle di Facebook. Tra i partner internazionali del progetto, spiccano colossi dell’istruzione mondiale come le Università di Harvard e Yale e organizzazioni come l’Unesco.

Per il lancio italiano, Facebook ha deciso di collaborare con la Fondazione Carolina, nata per raccogliere la sfida di Paolo Picchio, il padre di Carolina, vittima di cyberbullismo che a 14 anni si è tolta la vita dopo aver lasciato un messaggio diventato iconico per tutti i suoi coetanei: “Le parole fanno più male delle botte”. La missione della Onlus a lei dedicata è realizzare un futuro in cui la Rete sia un “luogo” sicuro per i bambini e gli adolescenti, riscoprendo il valore delle relazioni autentiche anche sui social. Attraverso attività di prevenzione, ricerca e supporto, la Fondazione aiuta i ragazzi che, sempre più in tenera età, si fanno del male tra loro usando internet in maniera distorta e inconsapevole.

“La nostra Onlus da tempo sollecita le grandi aziende del web ad intraprendere un percorso di corresponsabilità. Una strada da percorrere insieme, a beneficio di tutta l’utenza, a partire da chi al web affida molto, se non tutto, delle sue relazioni, delle sue conoscenze e dei suoi sogni: i teenager”. Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina, riassume il ruolo della piattaforma Get Digital. “Una prima risposta ai nuovi bisogni della comunità educante, ai quali dobbiamo rispondere con nuove progetti, linguaggi e modalità. Un contenuto – continua il responsabile della Onlus impegnata per la sicurezza in Rete – da riempire di strumenti, come la Guida Minori Online messa a disposizione da Fondazione Carolina per superare quel gap generazionale che, spesso, non ci fa percepire il disagio dei nostri figli”. 

“Il digitale crea connessioni tra le persone e offre uno spazio positivo per rimanere in contatto, soprattutto in un periodo di distanziamento sociale come quello che stiamo vivendo. La rete in questo è un grande abilitatore ma, come ogni cosa, per sfruttarla al meglio bisogna anche conoscerla e avere gli strumenti necessari a muoversi in sicurezza” afferma Luca Colombo, Country Director di Facebook Italia.

Abbiamo lanciato GetDigital per creare consapevolezza e sensibilizzare, non solo i giovani, ma anche gli educatori e i genitori, sul tema della sicurezza online, visto il loro ruolo fondamentale di guida nella vita dei ragazzi. Siamo molto felici di avviare questo progetto insieme a Fondazione Carolina, una realtà che di questo ha fatto la propria ragion d’essere”.

Grazie alla collaborazione con Fondazione Carolina, GetDigital offrirà anche delle occasioni di incontro con esperti che, nel corso di un ciclo di 6 webinar gratuiti, condivideranno consigli concreti e risponderanno a tutte le domande degli interessati. I webinar partiranno il prossimo 12 novembre e si terranno per sei settimane ogni giovedì dalle 18 alle 19.30 in diretta sulle Pagine Facebook di Fondazione Carolina e di Binario F di Facebook. Chiunque non fosse in grado di seguirli Live, potrà rivedere gli interventi registrati sulle due Pagine Facebook.

Questi incontri saranno un’occasione importante per approfondire alcuni dei temi più delicati che genitori ed educatori si trovano ad affrontare quotidianamente nei riguardi dei più giovani: dal revenge porn alle challenge estreme.

Ecco il calendario per ogni appuntamento:

  • Webinar 1 (12/11) – LA SPIANATA dell’educatore – Una riflessione concreta sui frutti dell’incoscienza e di un basso livello di responsabilità: dal cyberbullismo all’omofobia, dall’ hate speech al razzismo.
  • Webinar 2 (19/11) – IL KIT DEL BUON INTERNAUTA – Come affrontare la mancata percezione dei rischi da parte dei più giovani nei riguardi di azioni illecite e illegali.
  • Webinar 3 (26/11) – LA PALUDE delle Challenge – Dai selfie estremi alle sfide in Rete che mettono a rischio l’incolumità dei ragazzi.
  • Webinar 4 (03/12) – IL VALICO dei giochi online – dalla dipendenza da gaming all’alienazione dei più giovani
  • Webinar 5 (10/12) – Il GHIACCIAIO degli istinti – Come gestire la propria immagine intima online. A cosa può portare la trasgressione e il superamento dei limiti.
  • Webinar 6 (17/12) – L’ISOLA CHE NON C’E’ – il tema della corresponsabilità per poter trasmettere dei veri messaggi educativi

#DidatticaDigitale

Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione

Si apre la nuova missione di Solidarietà Digitale: soluzioni innovative e servizi digitali a sostegno di studenti, insegnanti ed istituti scolastici, perché nessuno rimanga indietro.

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri ed il Ministero dell’Istruzione lanciano #DidatticaDigitale, il primo di una serie di avvisi pubblici nel quadro del progetto Solidarietà digitale.

La nuova missione dell’iniziativa, con il supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, si concentra sul rientro a scuola, offrendo soluzioni innovative e servizi digitali gratuiti a sostegno di studenti, insegnanti ed istituti scolastici.

A questo proposito, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale e il Ministero dell’Istruzione diffondono un avviso pubblico rivolto ad aziende, associazioni, fondazioni, enti che producono piattaforme e contenuti digitali di supporto all’attività didattica, e che siano interessati a mettere a disposizione gratuitamente il loro materiale per sostenere il lavoro di docenti e studenti, con particolare attenzione ai ragazzi in difficoltà e che presentano bisogni educativi speciali.

Sarà possibile inviare le richieste di partecipazione, sotto forma di Manifestazione d’interesse, dal 28 settembre 2020, fino al 28 ottobre 2020. L’Avviso Pubblico e l’allegato A contenenti le modalità di partecipazione ed i requisiti richiesti sono consultabili online.

#DidatticaDigitale è la prima di una serie di azioni chiave nel quadro di Solidarietà Digitale che pongono l’innovazione al servizio di percorsi di apprendimento efficaci ed inclusivi. Perché nessuno rimanga indietro.

In questa fase, la ripartenza della scuola è un aspetto cruciale per i ragazzi e le loro famiglie. Il digitale può svolgere un ruolo fondamentale per arricchire l’apprendimento degli studenti degli istituti di ogni ordine e grado, per facilitare la didattica con metodologie innovative e promuovere percorsi di apprendimento mirati a soddisfare particolari esigenze e fornire materiale aggiuntivo al corpo docente.

Nella prima missione, tra marzo ed agosto 2020, Solidarietà Digitale ha consentito a centinaia di imprese ed associazioni di mettere a disposizione della comunità servizi digitali e strumenti tecnologici per affrontare la fase della chiusura delle attività per l’emergenza sanitaria. Dalle piattaforme di smart working avanzate, ai servizi pubblici o specialistici online, dalla consulenza medica a quella professionale, passando per le piattaforme e-learning dedicate a studenti e professionisti, fino alla possibilità di informarsi gratuitamente, l’iniziativa ha svolto un ruolo primario nella quotidianità di molti cittadini, registrando oltre 11 milioni di accessi sul sito dedicato.

Il progetto Solidarietà Digitale promuove servizi digitali aggiuntivi per il mondo della scuola, tra cui strumenti per la didattica digitale integrata, piattaforme avanzate di e-learning, contenuti didattici digitali di qualità, opportunità di formazione per i docenti ed esercizi innovativi per sostenere gli studenti nello studio. Tutti i servizi, messi disposizione da aziende ed associazioni, saranno accessibili gratuitamente attraverso il sito dedicato.

L’iniziativa è condotta in collaborazione con il Ministero dell’istruzione

Link utili:

Banda ultralarga

Ministero dello sviluppo economico

Al via la gara per i servizi di connettività a banda ultralarga nelle scuole italiane

E’ stata pubblicata sul sito di InfratelItalia la gara, indetta su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico, per la fornitura di connettività a banda ultralarga, compresa la fornitura della rete di accesso e dei servizi di gestione per le scuole italiane.

La gara rende operativa la misura prevista dal decreto del Ministro Patuanelli, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 1° ottobre, sulla base di quanto deliberato dal Comitato Banda Ultralarga (COBUL).

La gara, di un importo base di 273.918.374 milioni di euro, si compone di sette lotti così suddivisi: lotto 1 Liguria, Piemonte; lotto 2 Lombardia; lotto 3 Lazio, Sardegna; lotto 4 Campania, Basilicata; lotto 5 Calabria, Sicilia; lotto 6 Toscana, Veneto; lotto 7 Marche, Abruzzo, Molise, Puglia.

Le restanti Regioni, sulla base di quanto stabilito dal COBUL, provvederanno alla realizzazione del Piano attraverso le proprie società in-house regionali sulla base di un rapporto convenzionale con il MiSE.

Nella gara è stato previsto il limite di due lotti aggiudicabili dallo stesso concorrente, al fine di garantire un elevato livello di concorrenzialità, e considerata l’esigenza di una celere realizzazione del Piano, si è inteso attribuire un punteggio significativo ad elementi dell’offerta relativi alla celere realizzazione delle opere.

Al fine di disincentivare condotte inadempienti degli aggiudicatari, sono state introdotte penali particolarmente severe per ciascun giorno di ritardo, per la mancata attivazione della connessione di una scuola nonché per l’inosservanza di altre prescrizioni contrattuali relative ai tempi di realizzazione ed alla qualità del servizio.

Olimpiadi Internazionali di Informatica

Olimpiadi Internazionali di Informatica: un argento e un bronzo per il team italiano

Si è svolta online dal 13 al 19 settembre la trentaduesima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Informatica. Ottimo piazzamento per i ragazzi italiani che hanno partecipato grazie  al sostegno da parte del Ministero dell’Istruzione e di AICA

Milano, 1 ottobre 2020 – Si sono concluse sabato 19 settembre le Olimpiadi Internazionali di Informatica, la più importante manifestazione competitiva del settore per i giovani, che vede la partecipazione di studenti delle scuole superiori da ogni parte del mondo. A difendere il tricolore Alessandro Bortolin dell’IT Kennedy di Pordenone (già contestant delle IOI 2019), Filippo Casarin del LS Da Vinci di Treviso, Davide Bartoli dell’IIS Alberghetti di Imola, Valerio Stancanelli del LS Galilei di Catania. 

La competizione si è svolta interamente online, secondo le direttive del Comitato Internazionale che ha richiesto però a ciascun Paese partecipante di riunire fisicamente la propria squadra in un’unica sede.

Le Olimpiadi Internazionali di Informatica, IOI (International Olympiads in Informatics) giunte quest’anno alla loro 32° edizione, rappresentano una delle sei olimpiadi scientifiche internazionali insieme a quelle di matematica, fisica, chimica, biologia e astronomia. Sono nate nel 1989 con l’obiettivo di stimolare l’interesse nei confronti dell’informatica e della tecnologia dell’informazione, raggruppando talenti eccezionali dalle varie nazioni per condividere esperienze scientifiche e culturali uniche. Gli atleti competono individualmente, ognuno con il proprio PC, cercando di risolvere i problemi di natura algoritmica. 

L’Italia partecipa alle IOI dal 2000, grazie all’accordo tra Ministero dell’Istruzione e AICA, Associazione Italiana dedicata allo sviluppo delle conoscenze, della formazione e della cultura digitale. 

La squadra che rappresenta l’Italia alle Olimpiadi Internazionali è selezionata attraverso il percorso delle Olimpiadi Italiane di Informatica (OII). Le OII sono organizzate dalla Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Ministero dell’Istruzione, dall’ITE E. Tosi di Busto Arsizio e da AICA. Il Ministero le ha inserite fra le iniziative per la valorizzazione delle eccellenze per gli studenti delle scuole superiori. 

A causa dell’emergenza sanitaria, il calendario della XX edizione delle Olimpiadi Italiane di Informatica è stato rimodulato, posticipando di qualche mese sia la fase territoriale sia la fase nazionale; inoltre il regolamento è stato aggiornato alle nuove esigenze di partecipazione online.

Dopo la selezione scolastica, che si è svolta in presenza il 20 novembre scorso negli oltre 500 istituti iscritti e ha visto la partecipazione di ben 14.309 studenti, la selezione territoriale, che si sarebbe dovuta svolgere in aprile 2020, con circa 1.800 studenti ammessi presso le sedi territoriali, si svolgerà per la prima volta in modalità online il 22 ottobre 2020. 

Anche la fase nazionale, che si sarebbe dovuta concludere nel mese di settembre 2020 con la gara finale, sarà per la prima volta in modalità online, nel mese di novembre 2020. Con la finale nazionale avrà inizio l’iter per la partecipazione alle prossime Internazionali, che si terranno la prossima estate. 

Maggiori informazioni sono disponibili su: https://www.olimpiadiinformatica.it/

Indagine 2020 sulla didattica a distanza

ALMADIPLOMA PRESENTA L’INDAGINE SULLA DIDATTICA A DISTANZA CONDOTTA IN COLLABORAZIONE CON IL CONSORZIO ALMALAUREA

246 istituti coinvolti, 73.286 studenti di quarta e quinta superiore.

I temi indagati: uso delle tecnologie informatiche personali, effetti della DaD, carico di studio, capacità di concentrazione, efficacia della DaD, opinione degli studenti rispetto agli insegnanti, solidità legami familiari e timori per il futuro

È stato il DPCM del 4.3.2020 a decretare la sospensione didattica, in presenza, in tutte le istituzioni scolastiche del territorio nazionale per attuare il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Da allora dirigenti scolastici, personale ATA, insegnanti e alunni sono stati catapultati in una realtà sconosciuta o quasi. Il Ministero dell’Istruzione ha avviato la procedura della didattica a distanza (DaD): il remote learning è così diventato la quotidianità.

AlmaDiploma, con la collaborazione del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e degli Istituti associati al sistema AlmaDiploma nell’a.s. 2019/20, ha condotto una rilevazione ad hoc via web (CAWI-Computer Assisted Web Interviewing) per comprendere meglio l’esperienza di didattica a distanza vissuta dagli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti superiori. L’indagine è stata avviata durante le ultime settimane dell’a.s. 2019/20, precisamente a partire dal 29 maggio 2020.

Ne emerge un quadro tutto sommato positivo per quanto riguarda la capacità di adattamento e di riorganizzazione, dimostrata sia dalla scuola sia dagli insegnanti nell’affrontare la crisi pandemica e nel garantire la continuità didattica con la modalità a distanza. Tuttavia si evidenziano criticità legate ai limiti dell’apprendimento a distanza e alle relazioni interpersonali, oltre alle preoccupazioni relative al futuro occupazionale.

246 gli Istituti coinvolti, con 73.286 studenti di quarta e quinta, in prevalenza liceali (57,0%), seguiti dai tecnici (33,8%) e dai professionali (9,2%). A compilare il questionario relativo alla DaD, 23.305 alunni per un tasso di compilazione pari al 31,8%.

«In questo periodo in cui tutti parlano di scuola, ritengo doveroso dar voce ai nostri studenti che a giugno ci hanno dichiarato che la loro scuola ha svolto il proprio compito garantendo la continuità delle attività e organizzato in modo efficiente la didattica a distanza», afferma il Direttore di AlmaDiploma, Renato Salsone. «Altrettanto chiaramente, però, hanno affermato che è stata un’esperienza faticosa e non sempre efficace».

I macro esiti più significativi, qui sintetizzati, riguardano vari aspetti (per gli approfondimenti si rimanda al Report allegato “Indagine sulla Didattica a Distanza”). Uno fra tutti la disponibilità delle attrezzature informatiche (pc, tablet, portatili o smartphone) e la connessione per seguire le lezioni: quasi la totalità dei rispondenti (93,6%) dichiara di non aver ricevuto alcun tipo di supporto da parte della scuola e ha, dunque, fatto affidamento sulle sole risorse disponibili in famiglia. Così come per gli effetti della DaD in termini di carico di studio, capacità di concentrazione e efficacia dello studio. Il 79,6% degli studenti dichiara che durante la didattica a distanza i compiti sono aumentati rispetto alle lezioni tradizionali: per il 24,7% il carico degli studi non è stato sostenibile, mentre per il 54,8%, sebbene aumentato, il carico è stato comunque sostenibile. Altro importante dato le opinioni degli studenti rispetto agli insegnanti. Circa i due terzi degli studenti (67,4%) sostengono che durante il periodo di didattica a distanza gli insegnanti abbiano valutato con equità le prove e i compiti svolti. Come ci si poteva attendere, durante il periodo di didattica a distanza si sono, invece, emotivamente intensificati i rapporti con i componenti della famiglia o i conviventi: lo dichiara il 73,3% degli studenti.

Nel descrivere, con un solo aggettivo, il proprio stato d’animo nei mesi di didattica a distanza, interessanti i risultati ottenuti che hanno consentito di cogliere una diversa reazione tra i differenti ordini di classe, con una maggiore percezione negativa per gli studenti di quinta, probabilmente a causa della vicinanza dell’Esame di Stato:

  • studenti di quarta “tranquilli” 35,3% (di quinta 24,0%)
  • studenti di quinta “preoccupati” 32,3% (di quarta 19,2%)
  • piccola quota trasversale di apatici

Guardando al futuro poco meno di un terzo degli studenti (31,6%) ritiene che sarebbe utile continuare a usare la didattica a distanza, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19. Anche se poi il 72,1% degli studenti pensa che la preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola; tant’è che il 42,8% degli studenti ritiene di non avere una preparazione adeguata per affrontare il prossimo anno scolastico o l’Esame di Stato per gli studenti di quinta. Timori che si riverberano anche sul futuro occupazionale di chi li circonda: infatti il 59,7% ritiene che molte persone vicine siano preoccupate di non trovare lavoro o diventare disoccupate a causa della difficile situazione economica dovuta al Covid-19.

Didattica a distanza con eTwinning

La didattica a distanza in rete con eTwinning

Disponibili strumenti, risorse e consigli ai docenti per affrontare al meglio il rientro a scuola

In vista dell’avvio del nuovo anno scolastico, l’Unità nazionale eTwinning Indire mette a disposizione su etwinning.it tutte le risorse sulla didattica a distanza prodotte dai docenti della community eTwinning durante i mesi di lockdown, oltre ad una serie di webinar che hanno visto coinvolti esperti della didattica di livello nazionale e internazionale. L’obiettivo è fornire idee, strumenti, risorse e consigli ai docenti per affrontare al meglio il nuovo anno scolastico, documentando e rendendo disponibili le buone pratiche dei docenti eTwinning. L’iniziativa viene incontro alla grande richiesta di informazioni e strumenti di supporto verso eTwinning dopo la chiusura delle scuole, con un boom di visualizzazioni dei contenuti dei nostri canali di supporto (+430% per oltre 230.000 visualizzazioni sul sito) e una crescita di oltre il 300% nelle iscrizioni alla piattaforma solo a marzo scorso, con circa 3.000 docenti iscritti in un mese.

Di seguito maggiori dettagli sui contenuti messi a disposizione dei docenti.

E-BOOK – Disponibile gratuitamente un e-book “SOS Didattica a Distanza” che raccoglie una serie di oltre 30 schede di attività didattiche a distanza già sperimentate durante il lockdown della scorsa primavera, pronte da essere utilizzate con gli alunni. Le schede sono suddivise per livello scolastico e rappresentano veri e propri kit di progetto basati su esperienze già messe in pratica dai docenti eTwinning. Le schede sono descritte con un focus su livello, obiettivi, strumenti, procedure e risultati, in modo da rendere la loro applicazione facile, veloce e soprattutto efficace in qualsiasi contesto scolastico. Questa pubblicazione è stata realizzata grazie alla collaborazione degli ambasciatori e docenti esperti di eTwinning, attivi all’interno del Gruppo “SOS Didattica a Distanza” aperto nella community durante l’emergenza sanitaria.

WEBINAR CON ESPERTI DaD – Nella nuova sezione “SOS Didattica a Distanza” sono disponibili anche le registrazioni complete ed i materiali degli 11 incontri online sulla DaD, realizzati nel periodo marzo/giugno che hanno fatto visto la diretta partecipazione di più di 3000 docenti coinvolti in live streaming e oltre 10mila visualizzazioni. I webinar, tutti tenuti da soggetti esperti della didattica, toccano vari aspetti della DaD fornendo consigli ed esempi per supportare i docenti ed il personale scolastico a sfruttare al massimo le potenzialità di questa forma di insegnamento e far fronte alle criticità legate alla sua repentina applicazione nel sistema scolastico.

ESPERIENZE DI PROGETTO – A disposizione degli insegnanti più di 40 schede di progetti didattici. Queste esperienze riguardano storie dettagliate di attività svolte sia in aula che a distanza tra scuole nazionali o con partner stranieri, con focus su obiettivi, attività, metodologie e risultati. Tra quelle a disposizione, anche 6 relative a progetti attivati durante il lockdown, che offrono spunti e idee per un’analisi del contesto attuale, la gestione dell’emergenza Coronavirus e strumenti per favorire lo scambio tra ragazzi e docenti per fronteggiare e gestire al meglio la fase di riapertura scolastica.

GALLERY INSTAGRAM – Nella sezione sono raccolti gli scatti condivisi su Instagram dai docenti eTwinning nei mesi di didattica a distanza, nell’ambito dell’iniziativa Instagram #eTwinningNonSiFerma. Tra le oltre 400 foto condivise con l’hashtag dedicato saranno scelte le foto per la realizzazione del Calendario ufficiale eTwinning Italia 2021, che verrà reso disponibile online e distribuito durante gli eventi del prossimo anno. Link: https://etwinning.indire.it/sos-didattica-a-distanza/

Media Education e digitalizzazione dei processi educativi

Media Education e digitalizzazione dei processi educativi
Riflessioni a margine della Summer School MED

di Erica Della Valle

Il Coronavirus è arrivato all’improvviso e ha stravolto vite, abitudini e consuetudini.

La prima istituzione ad essere colpita da questa onda anomala è stata la scuola, i ragazzi dall’oggi al domani si sono trovati a casa ad affrontare la didattica a distanza, a sperimentare un nuovo modo di “fare scuola”.

La situazione di emergenza in atto dovuta alla diffusione del Covid ha imposto alle scuole la didattica a distanza per cercare di colmare il vuoto non solo in termini di apprendimento, ma anche di relazioni sociali. La maggior parte delle istituzioni si è trovata impreparata a gestire questa grave crisi che ha coinvolto i docenti, ma anche e soprattutto le famiglie che si sono trovate a dover gestire improvvisamente una dimensione virtuale che fino a prima della crisi era soprattutto legata ad attività di divertimento e svago.

La didattica a distanza nella scuola ha imposto l’uso di piattaforme informatiche e di svariati sistemi di collegamento e di condivisione di immagini, video e documenti, spesso non valutati adeguatamente, a causa dell’emergenza, sotto il profilo della tutela della privacy imposta dal Regolamento UE n.679/16. Una delle questioni più delicate, infatti, riguarda l’individuazione delle modalità e dei tempi di cancellazione dell’enorme quantità di dati, di diversa natura, oggi trattati per via informatica, in ambito scolastico.

1. MED e Summer School.

MED, associazione nata nel 1996 per volontà di un gruppo di docenti universitari, professionisti dei media, insegnanti ed educatori, si occupa di formazione e ricerca nell’ambito della Media Education e da quasi 30 anni organizza una Summer School nazionale.

La Summer School nella sua edizione 2020, eccezionalmente tenuta in modalità online, ha affrontato diverse tematiche relative alla recente migrazione, della scuola e della formazione in genere, sulle piattaforme online a causa delle misure contenitive anti-Coronavirus. Questa migrazione ha posto, in maniera ancora più pressante, la necessità di una maggiore chiarezza sui sistemi di facilitazione e controllo non solo dei processi educativi mediati dalle tecnologie digitali, ma anche, più in generale, dei numerosi campi del nostro vissuto quotidiano, sempre definiti sulla base dei cosiddetti machine learning alghoritms (algoritmi ad apprendimento automatico).

In particolare, una delle domande di fondo della Summer School riguardava il chiedere come, nel momento in cui l’algoritmizzazione dei sistemi formativi sposta gran parte dei processi decisionali nelle mani della macchina, si riconfigura la responsabilità degli insegnanti nei confronti del singolo studente e degli studenti tutti. Inoltre, la Summer ha posto l’accento sulla questione dei dati acquisiti in formato digitale attraverso l’uso delle tecnologie fuori e dentro l’aula; problematica che non riguarda solo gli insegnanti, ma ovviamente anche gli studenti.

2. Media Education.

Di Media Education si parla ormai da circa cinquant’anni e l’introduzione dei mezzi di comunicazione di massa nelle scuole di ogni ordine e grado non è certo una novità. Ma la comunicazione negli ultimi anni è radicalmente cambiata e, mentre la ricerca di contenuti e delle modalità didattiche da parte della scuola italiana è ancora in corso, già si sono imposte prospettive ed esigenze nuove che il sistema educativo, in tutte le sue espressioni, non può ignorare.

In Italia si è iniziato ad utilizzare l’espressione Media Education agli inizi degli Anni Novanta. Fino ad allora si preferivano espressioni come “educazione agli audiovisivi”, “educazione all’immagine”. Il termine Media Education, secondo Masterman, indica un insieme di pratiche e teorie, un fare e insieme una riflessione su di esso. Più nello specifico, la Media Education si può definire una prassi educativa, cioè un campo metodologico e di intervento didattico e insieme una riflessione teorica su questa prassi, cioè individuazione degli obiettivi, elaborazione di metodologie atte a conseguirli.

Sempre secondo Len Masterman, essa diventa uno strumento per produrre cultura ed allargare la democrazia: un’educazione ai media riuscita comporta, infatti, un’attribuzione di potere a coloro che apprendono, essenziale per formulare giudizi indipendenti.

Come sostiene Rivoltella, l’avvento del digitale e la sua affermazione su larga scala sociale ha comportato due sostanziali riconcettualizzazioni per la Media Education. La prima ha a che fare con il carattere autoriale dei media digitali e sociali: questa specificità trasforma lo spettatore in prosumer e chiede di affiancare lo sviluppo di pensiero critico con quello della responsabilità. La seconda fa, invece, i conti con la diffusione dei media digitali e la loro incorporazione a livello individuale e sociale; questo fa sì che la Media Education estenda la propria presenza oltre i confini della scuola per comprendere la famiglia e i contesti informali.

3. Il nuovo contesto.

La digitalizzazione nei processi educativi non sembra porre in questione solo delle riflessioni tecniche, ma soprattutto delle riflessioni pedagogiche sulla formazione dei futuri cittadini.

La scuola è chiamata ad una radicale trasformazione per rispondere alle sfide della società digitalizzata. Lo deve fare, però, con assoluta consapevolezza e non affannandosi a rincorrere l’ultima tecnologia
disponibile, ma piuttosto continuando a svolgere la sua funzione: fornire agli studenti gli strumenti per leggere criticamente la realtà così come essa si presenta in un certo periodo storico.

La scuola deve fornire agli studenti gli strumenti necessari per l’elaborazione di un pensiero critico, consapevole dei limiti e delle possibilità offerte da questa società digitale.

La scuola deve portare l’attenzione dei ragazzi sulla necessità di utilizzare con consapevolezza tutti gli algoritmi di cui la società è ormai caratterizzata, ricordando ai ragazzi che, come ha sottolineato Raffaghelli, durante il suo intervento alla Summer School, ogni algoritmo opera sempre sulla soglia di chi lo ha creato.

Ora più che mai è, quindi, necessario affiancare ed integrare un’adeguata formazione tecnica con un’accurata riflessione pedagogica che permetta ai docenti di riflettere sul valore aggiunto e sui limiti della tecnologia; sui modi in cui la tecnologia può essere utilizzata per sviluppare alcune competenze dei ragazzi e farli diventare cittadini critici e responsabili e, infine, su come e in che modo la tecnologia possa essere utilizzata per raggiungere determinati obiettivi di insegnamento e di conseguenza determinati risultati di apprendimento.

La tecnologia sta influenzando sempre di più i processi didattici; l’introduzione delle tecnologie nei processi di insegnamento e apprendimento richiede dei cambiamenti sia relativamente all’uso di nuove metodologie in grado di utilizzare efficacemente i vantaggi offerti dalle tecnologie, sia per quanto riguarda gli aspetti legati alla valutazione. In questo contesto, il termine Learning Analytics definito come la misurazione, la raccolta, l’analisi e la presentazione dei dati sugli studenti e sui loro contesti, ai fini della comprensione e dell’ottimizzazione dell’apprendimento e degli ambienti in cui ha luogo, trova la sua naturale applicazione.

Qual è l’impatto di tutto questo sulle pratiche di insegnamento e di apprendimento? Che ruolo ha il docente?

Se i L.A. possono costituire la base per una buona progettazione dell’insegnamento, per una pedagogia che aumenta l’autoconsapevolezza dello studente e favorisce l’apprendimento personalizzato, è però necessario che questi strumenti non siano utilizzati come mezzi per imporre forzatamente quello che si considera
efficace. Infatti, non sempre l’accesso a molti dati è garanzia di migliori decisioni.

La comprensione e l’ottimizzazione dei dispositivi di L.A. richiede, quindi, una buona comprensione di come si apprende, come si può facilitare l’apprendimento, e dell’importanza di fattori quali l’identità, la reputazione e le emozioni. Il ruolo e l’esperienza dei docenti rimangono elementi essenziali per sfruttare le potenzialità della soluzione tecnologica utilizzata, che quindi diventa uno strumento al servizio della didattica e dei docenti.

4. Conclusioni.

In un dibattito parcellizzato in singole discussioni su metodologie e strumenti è necessario riportare l’attenzione sulle domande prioritarie per la scuola: quali competenze deve dare alle nuove generazioni di nativi digitali? In cosa si differenziano da quelle che la scuola e in generale il sistema formativo si proponevano di fornire in passato? In che modo i nuovi strumenti possono essere utilizzati e quali effetti producono?

L’impossibilità per la scuola di prescindere dalla presenza delle TIC, ancora più evidente nello stato emergenziale, e la necessità di personalizzare i processi di apprendimento suggeriscono, ai docenti,
nuove domande sui processi di organizzazione della conoscenza e della didattica. I processi di insegnamento dovrebbero essere caratterizzati dalla messa in crisi del tradizionale impianto contenutistico – disciplinare per favorire la costruzione di un tessuto relazionale fra nozioni e concetti, in vista dello sviluppo delle competenze chiave. Una didattica non più duale, ma come l’ha definita P.G. Rossi durante il suo intervento alla Summer School, una didattica fondata sulla logica del frammento e centrata sulla costruzione di una fitta rete di rimandi che permette di dare significato ai diversi frammenti.

La sfida prioritaria a cui la scuola è chiamata, quindi, è quella di dare allo studente le competenze necessarie a riconoscere, comprendere, selezionare, utilizzare, produrre contenuti informativi strutturalmente articolati e complessi. La scuola deve avviare la generazione dei nativi digitali all’enorme lavoro di riconquista della complessità che li attende, in un ecosistema informativo assai più ricco ma anche assai più variegato e frammentato di quanto non avvenisse in passato.

Olimpiadi di Robotica

Acqua, terra e cielo: premiati i progetti vincitori delle Olimpiadi di Robotica – Circa 100 le squadre in gara

Il monitoraggio della quantità di acqua durante le irrigazioni agricole per evitarne lo spreco. La prevenzione degli incendi boschivi tenendo sotto controllo l’umidità, la temperatura e la velocità del vento. Il controllo dell’attività sismica tramite l’analisi dei danni alle strutture. Sono i tre progetti vincitori delle Olimpiadi di Robotica, organizzate dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con la Scuola di Robotica. La quinta edizione si è conclusa martedì pomeriggio con la premiazione delle scuole che hanno presentato i progetti più validi. Circa 100 le squadre di in gara – di tre studenti ciascuna – nella prima fase di selezione. In 30 quelle che hanno affrontato la finale.

“Abbiamo vissuto tutti un anno scolastico particolare e difficile, caratterizzato dalla chiusura della scuola a causa della pandemia – ha detto la Ministra Lucia Azzolinasalutando tutti i partecipanti all’iniziativa -. Proprio per questo la premiazione di questa competizione ha un valore ancora più elevato perché è un’ulteriore dimostrazione che, nonostante le difficoltà, la comunità scolastica ha saputo stringersi e andare avanti. Ringrazio le studentesse e gli studenti per la partecipazione che so essere stata, come ogni anno, molto intensa e di grande qualità. Grazie ai docenti e alle famiglie che hanno accompagnato gli ‘olimpionici’ nella preparazione e nelle varie fasi di gara”.

Quest’anno le Olimpiadi sono state trasformate in un hackathon online per permettere a tutti gli studenti iscritti la partecipazione da remoto, a causa dell’emergenza sanitaria. Ai ragazzi è stato chiesto di realizzare un progetto robotico orientato all’analisi dell’ambiente e alla raccolta dati e alla creazione di una rete nazionale tra le scuole partecipanti per accumulare e analizzare i dati sull’ambiente raccolti durante le prove.

Tra gli obiettivi della competizione: l’ideazione, la progettazione e la costruzione di prototipi di robot in grado di svolgere funzioni utili al miglioramento delle condizioni ambientali del nostro pianeta e delle condizioni di vita dell’uomo, grazie allo sviluppo di strumenti in grado di rilevare dati in maniera sensibile in luoghi difficili da raggiungere.

A far da cornice alla sfida dei ragazzi, un seminario con la partecipazione di numerosi ospiti con interventi legati all’utilizzo della robotica in campo ambientale e non solo.

Tutti i progetti presentati durante la Finale Nazionale erano open source, con la possibilità di essere replicati, modificati e riprodotti per fornire ispirazione ad altri studenti sul territorio nazionale.

Le squadre vincitrici

Per la categoria ‘Aria’:
il team ‘GREEN BOT’ dell’Istituto d’Istruzione Superiore “ITI – ITG” di Vibo Valentia.

Per la categoria ‘Terra’:
il team ‘ATP’ del Liceo scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari.

Per la categoria ‘Acqua’:
il team ‘SENSO’ dell’Istituto tecnico “John Fitzgerald Kennedy” di Pordenone.

La didattica a distanza

L’emergenza Covid-19 ha costretto il mondo della scuola a ripensare alcuni suoi paradigmi per proiettarsi verso un futuro sempre più caratterizzato dalla didattica a distanza.

In questo momento storico bisogna trasformare le criticità del sistema in punti di forza e opportunità di crescita non solo per docenti, dirigenti e personale ATA, ma anche per gli studenti e le loro famiglie.

Per questo motivo la casa editrice EdiSES ha deciso di pubblicare un nuovo volume che riassume le esperienze virtuose e le best practices realizzate dalle scuole, con l’obiettivo di fornire uno strumento di lavoro che possa contribuire a migliorare la capacità organizzativa in tema di didattica a distanza.

Il testo analizza il ruolo del dirigente scolastico nell’implementazione della DaD, sintetizza le principali metodologie didattiche e passa in rassegna i principali strumenti per la didattica a distanza sincrona e asincrona, con esempi pratici di attività in diversi ambiti disciplinari (materie letterarie, matematiche, scientifiche).

10 e lode con la DAD

10 e lode con la DAD

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Un anno diverso, un esame a distanza, ambienti virtuali che diventano reali, ma gli ingredienti alla fine sono sempre gli stessi: impegno costanza e sacrificio.

E alla fine di questo anno scolastico, eccoci giunti a raccogliere i frutti di un lavoro  che ha visto impegnati, ad unisono, alunni, docenti e genitori, in una ritrovata alleanza scuola famiglia, insieme per dei risultati finali eccellenti.

I dati dell’istituto che dirigo parlano chiaro: fermo restando che il corpo docente è rimasto nel complesso invariato, i risultati finali presentano una scuola in grado, nonostante la sospensione delle attività didattiche in presenza,  di licenziare il 63% dei suoi alunni con una votazione superiore agli otto decimi, con 13 alunni che raggiungono l’eccellenza assoluta con la lode.

Se rapportiamo al fatto che su 89 alunni solo 12 si sono licenziati con la sufficienza, si raffigura nel complesso un istituto in grado di garantire un elevato livello di competenze raggiunte dagli studenti.

Indubbiamente una didattica a distanza di sistema ha contribuito agli esiti finali, ma bisogna tenere conto che sono entrati in gioco nuovi canali di apprendimento che, indubbiamente, hanno facilitato gli alunni che, di fatto, sono molto più a loro  agio con le tecnologie dei loro docenti.

Ed è proprio sul linguaggio e sulle metodologie che bisogna soffermarsi per analizzare correttamente i risultati raggiunti. Certo alcune aree del nostro paese non sono ancora pronte per la didattica a distanza;  nello specifico,  l’istituto che dirigo che comprende tre comuni, presenta delle aree con difficoltà a mantenere delle connessioni stabili, in quanto non raggiunti dalla rete cablata.

Intanto,  dopo un anno, emerge un profilo di competenze eccellente, ma è stato anche l’anno di una didattica per competenze con compiti autentici di sistema, con un’innovazione nella metodologia, e nelle pratiche didattiche, insomma un anno di Avanguardie Educative.

Interessanti, inoltre,  gli esiti di alcuni alunni che hanno radicalmente migliorato i propri livelli di apprendimento con la Didattica Digitale a Distanza, segno che necessariamente bisogna guardare oltre i metodi tradizionali e ricercare quella scuola inclusiva, che nel mondo ormai ha abbattuto le differenze tra gli alunni con bisogni educativi speciali e non.

Alle eccellenze che hanno conseguito la lode vanno gli onori, per essere riusciti, nonostante le difficoltà, a raggiungere il massimo risultato possibile. Come gli atleti, primi nelle olimpiadi, per loro oggi si abbattono le mura virtuali della loro città.

Se l’innovazione possibile passa per il digitale e la soluzione all’emergenza è stata trovata nella tecnologia, è necessario un rinnovamento degli organici del personale ATA, con assistenti tecnici in pianta stabile anche nel primo ciclo d’istruzione.

Il regolamento dell’autonomia, all’art. 4, mostra la strada di percorsi vecchi di più di vent’anni ,ma mai realmente esplorati, con un corpo docente ancorato a metodologie trasmissive che non possono essere reiterate in videoconferenze e con strutture organizzative che non hanno saputo sfruttare a pieno le potenzialità dell’autonomia scolastica.

E mentre si esplorano soluzioni per un rientro a scuola in sicurezza, sarebbe auspicabile riflettere sugli esiti finali di questo anno particolare, caratterizzato da un periodo emergenziale che di fatto ha innovato e innova i processi in atto anche nei docenti meno inclini al rinnovamento.

Questo è il futuro, indubbiamente fatto di metodologie digitali e compiti di realtà e ricordo che investire nella giusta direzione, è il punto di partenza per raggiungere quell’eccellenza scolastica che rappresenta il capitale sociale che, nel tempo, si traduce in valore sociale ovvero in alta competitività per le imprese e, di conseguenza, della qualità della vita in generale.

La scialuppa della DAD

La scialuppa della DAD

di Marco Macciantelli

Una situazione eccezionale

            Come spiega il dizionario Devoto-Oli eccezionale significa straordinaria, unica. E’ la situazione in atto a causa del Codiv-19. Non senza persistenti preoccupazioni e incognite, sul piano sanitario, sociale, economico. Lasciando da parte il terribilismo verbale, non una guerra, una pandemia, vale a dire un’epidemia globale. Qualcosa di sufficientemente grave senza bisogno di far ricorso al linguaggio bellico.

         Facciamo bene a raccontarci che ce la faremo. Penso anch’io che ce la faremo. Ma prima dovremo attraversare questa crisi, senza sapere quando, a quali condizioni, ovvero in quali condizioni, potremo traguardarne la fine.

Scuole aperte

         E’ bene precisare che, in questo contesto, la scuola non ha chiuso, come si continua a ripetere. La scuola è rimasta aperta, al lavoro, e ha potuto farlo grazie ad una didattica che, per l’impegno dei suoi docenti, dei suoi dirigenti scolastici, dei suoi DSGA, del personale ATA, dalla presenza ha saputo riorganizzarsi da remoto.

         Cosa sarebbe stato del diritto all’apprendimento, costituzionalmente tutelato, di oltre 8 milioni di alunni e studenti, se non vi fosse stata a disposizione la risorsa della didattica a distanza?

         Certo, tra luci e ombre, incertezze e fatiche, tuttavia non senza qualche risultato.

         Certo, con il rischio di nuove sperequazioni, tra chi è dotato di un p.c. e chi no, tra chi ha la connessione e chi no, tra una famiglia nelle condizioni di essere partecipe e una famiglia troppo presa da altre comprensibili urgenze.

Un necessario check-up

         Problemi che non vanno ignorati, che meritano risposte ulteriori a quelle date sin qui, durante l’emergenza, se non vogliamo che la forbice della diseguaglianza si allarghi e si aggravi in un Paese già pesantemente esposto.

         Ma non parliamo male della DAD, sarebbe come se il naufraugo si lamentasse della scialuppa mentre si ritrova in un mare in tempesta.

         L’organizzazione del lavoro nella scuola, contrattualizzato dal 1992, grazie agli istituti previsti dalla normativa, merita un check-up, o meglio un aggiornamento, in relazione a problematiche che vanno dalla regolamentazione dei tempi di lavoro a distanza al diritto alla disconnessione, sino al fondamentale valore sociale della salute e della sicurezza.

         Tutte questione meritevoli della massima attenzione e che, nelle sedi appropriate, devono essere affrontate. Anche a livello di singola istituzione scolastica, com’è giusto, in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico, insieme alla RSU e alle OO.SS.

Verso gli scrutini

         Il Covid-19 ha indubbiamente colto tutti di sorpresa, ma in parte il sistema scolastico italiano non è risultato del tutto sprovvisto di orientamenti, già in precedenza assunti, a favore della competenza digitale, tra i presupposti – anche se non l’unico – della didattica a distanza.

         Ora l’impegno di questi mesi deve avere un approdo verso un’ordinata conclusione dell’anno scolastico.

         Provo a dire cosa cosa si può fare dal punto di vista dell’autonomia scolastica.

         Della serie: “non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

         Partendo dalla fine.

         Ci sarà un momento, secondo quanto previsto nel Piano annuale delle attività, in cui i Consigli di classe si riuniranno per gli scrutini. Qualche giorno prima ciascun docente dovrà avanzare delle proposte di valutazione. Nessuna novità. E’ sempre stato così.

         L’esercizio responsabile della professione docente in presenza o a distanza, da questo punto di vista, non fa differenza.

Il Registro da cartaceo a elettronico

         Il registro ha una storia.  

         Un secolo fa il regio decreto n. 965 del 1924 ne ha istituito l’obbligo. Poi, con il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, coordinato con la legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135, art. 7, comma 31, siamo passati al registro elettronico.

         Dall’anno scolastico 2012-2013.

         Secondo i dati Miur nell’a.s. 2014/2015 già il 73.6% dei docenti italiani utilizzava il registro elettronico.

         Sono passati altri cinque anni e questa modalità si è rapidamente diffusa. All’inizio sembrò un impaccio, per alcuni un fastidio, poi è diventata un’abitudine, un indispensabile strumento di lavoro. Al punto che sarebbe inimmaginabile tornare ai registri cartacei.

         Bene, qualche giorno prima degli scrutini, ciascun docente sarà chiamato, come ogni anno, come già nella didattica in presenza, ad avanzare delle proposte valutative, da inserire nel registro elettronico, perché possano comparire nel tabellone che sarà sottoposto all’attenzione del consiglio di classe.

Trasparenza e tempestività

         Ciascun docente dovrà dedicare un po’ di tempo all’inserimento dei dati, non senza un supplemento di riflessione.

         Ci sono docenti che formulano voti già chiaramente definiti, altri che presentano al consiglio voti in via di definizione. Ciò accade proprio perché il consiglio è chiamato ad esprimere l’ultima parola, all’unanimità o a maggioranza, valutando se e in quali o in quante materie ogni singolo studente può conseguire giudizi positivi o negativi.   

         Ovviamente ogni valutazione deve avere un fondamento. Quel fondamento poggia su due criteri: la trasparenza e la tempestività.

         Mi riferisco al dpr n. 122 del 22 giugno 2009, art. 1, comma 2:

“La valutazione è espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale che collegiale, nonché dell’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche. Ogni alunno ha diritto ad una valutazione trasparente e tempestiva…”

         Ciò secondo quanto in precedenza aveva indicato il dpr n. 249 del 24 giugno 1998, all’art. 2, Diritti, relativo allo Statuto delle studentesse e degli studenti, integrato dal dpr n. 235 del 21 novembre 2007 relativo al Patto educativo di corresponsabilità.

Maggio, il mese più faticoso

         L’attribuzione del voto nelle singole discipline assume dunque il profilo di un atto collegiale su proposta dei singoli docenti.

         Siamo nella prima decade di maggio.

         All’inizio della Terra desolata Thomas Stearns Eliot, circa un secolo fa, scriveva: “Aprile è il mese più crudele”.

         Per la scuola si potrebbe dire: “Maggio è il mese più faticoso”. Ma – a compimento dell’a.s. – è anche il più ricco di soddisfazioni.

         Lo è sempre stato. Anche nella didattica in presenza. Forse perché in questo mese si concentrano le attese del pentamestre e, al contempo, quelle dell’intero anno scolastico. L’esigenza di completare i temi da trattare – i programmi, come è noto, non esistono più da tempo – si sovrappone alla responsabilità conclusiva della valutazione.

         La quale dovrebbe distribuirsi nel tempo, siccome, tanto più si dà una congrua provvista di prove e verifiche, tanto meglio è.

L’ansia per le scadenze

         Solo che, nonostante i propositi, a maggio si dà come un’ansia che progressivamente si accentua con l’approssimarsi delle scadenze.

         Sin qui, giustamente, si è detto di non limitarsi al dato cognitivo, di considerare la relazione, la partecipazione, il ruolo attivo e propositivo degli studenti, di ciascuno studente. Come ha osservato Daniel Goleman, c’è anche una intelligenza emotiva.

         Trasparenza significa saper rendere conto delle ragioni, dei criteri, dei metodi.

         Una verifica senza un’evidenza pubblica non ha questi caratteri. Tempestività nel comunicare gli esiti, nel modo più sollecito. Quindi meglio subito. Avendo riguardo alla delicatezza della comunicazione. Se poi la valutazione è negativa, essa va riferita con particolare riguardo, chiarendo che non si tratta di un giudizio sulla persona, ma di una presa d’atto dello stato di avanzamento di un percorso che comporta sempre nuovi stimoli e incoraggiamenti.

         E’ prassi che il coordinatore di classe si faccia carico di trasmettere le criticità alle famiglie: anche questo è un modo per rafforzare le ragioni della trasparenza unita alla tempestività.

Attesa per le Ordinanze

         I presupposti di fondo per un retto valutare tali erano nella didattica in presenza e tali sono nella didattica a distanza.

         Nei giorni scorsi si sono svolti due incontri promossi dal Ministero dell’Istruzione con le OO.SS.

         In data 6 maggio per l’illustrazione di tre Ordinanze Ministeriali: una per la valutazione di fine anno degli studenti e per il recupero degli apprendimenti; una per gli Esami del primo ciclo; una per gli Esami del secondo ciclo.

         In data 7 maggio sulle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici in relazione allo svolgimento dell’esame di Stato in presenza.

         Le OO.MM. dopo essere state presentate ai sindacati, sono state inviate al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione per il parere prima della pubblicazione.

Cautela sui testi ancora in bozza

         Circola una bozza anche dell’Ordinanza concernente la valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/ 2020 e prime disposizioni per il recupero degli apprendimenti.

         Ovviamente va considerata con estrema cautela.

         All’art. 4 (Scuola secondaria di secondo grado – Valutazione delle classi non terminali) si spiega che:

         “Nel verbale di scrutinio finale sono espresse per ciascuno alunno le eventuali valutazioni insufficienti relative a una o più discipline. I voti espressi in decimi, ancorché inferiori a sei, sono riportati nel documento di valutazione finale”.

             “Per gli alunni ammessi alla classe successiva in presenza di votazioni insufficienti o comunque di livelli di apprendimento non adeguatamente consolidati, il consiglio di classe predispone il piano di apprendimento individualizzato di cui all’art. 6, in cui sono indicate, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire o da consolidare nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi liveli di apprendimento”.

             “Nei casi in cui i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo relativo all’alunno, per cause non imputabili alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, bensì a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, già perduranti e opportunamente verbalizzate per il primo periodo didattico, il consiglio di classe, con motivazione espressa all’unanimità, può non ammetterlo alla classe successiva”.

             “Sono fatti salvi di provvedimenti di esclusione degli scrutini o dagli esami emanati ai sensi dello Statuto delle studentesse e degli studenti”.

         Per chi sarà ammesso alla classe successiva con votazioni inferiori a 6 decimi o, comunque, con livelli di apprendimento non consolidati, sarà predisposto dal consiglio di classe un piano individualizzato per recuperare, nella prima parte di settembre, quanto non è stato appreso. Resta ferma la possibilità di non ammettere all’anno successivo, con motivazione espressa all’unanimità, gli studenti con un quadro carente fin dal primo periodo scolastico.

Sollecitazione all’impegno

         Quindi bisogna utilizzare bene questo mese, come già i precedenti, per sollecitare tutti gli studenti alla partecipazione attiva, dell’impegno, alla disponibilità alle verifiche.

         Senza dimenticare che da più di vent’anni esiste l’autonomia scolastica, e ancor prima, dal 1° gennaio del 1948, con la Costituzione, la libertà d’insegnamento, le quali entrambe, nel rispetto del quadro normativo, comportano una particolare responsabilità di ciascuna istituzione scolastica e di ciascun consiglio di classe.

Serenità

         E’ bene che ogni docente si prenda il tempo per promuovere un’occasione di comunicazione, o se si preferisce di meta-comunicazione, con i propri studenti, per trasmettere loro un consuntivo sull’andamento didattico, evidenziando, senza toni allarmistici, ma argomentati e sinceri, positività e criticità.

         In questi mesi sono uscite qualificate considerazioni, in particolare su “Scuola7” e su “Edscuola”, su come prendere nota, su come lasciare traccia di questo lavoro, redigendo un diario di bordo (Franca Da Re). Oppure producendo un feed-back costruttivo, un effetto scaffolding (Giancarlo Cerini).

         Sapendo che verrà il momento in cui, nell’esercizio responsabile della libertà di insegnamento, dalla valutazione formativa si passerà a quella sommativa e tutto questo avrà un punto di approdo nel giorno fissato per lo scrutinio del consiglio di classe.

         Karl Weick, diventato famoso per la teoria dei legami deboli nella scuola, ha spiegato che: “La superiorità di una mente collettiva rispetto a una pluralità di menti individuali sta nella capacità di affrontare eventi inattesi con molta maggiore efficacia”.

         Di qui l’esigenza di confidare gli uni negli altri, specie nella vita di una comunità scolastica, in una situazione eccezionale come quella nella quale attualmente si deve operare.

         Non senza una condivisa serenità, nella predisposizione paziente degli ultimi passaggi, nei ponderati giudizi in itinere e conclusivi.

         Buon lavoro.