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Principali dati della scuola – avvio anno scolastico 2020-2021

Settembre 2020

Ministero dell’Istruzione – Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica

I piani di riapertura delle scuole

UNICEF/COVID-19: oggi 872 milioni di studenti – ovvero la metà della popolazione studentesca mondiale – in 51 Paesi non sono ancora in grado di tornare nelle loro aule

  • Almeno 463 milioni di bambini le cui scuole sono state chiuse a causa del COVID-19, non conoscono l’apprendimento a distanza.
  • Studio UNICEF sui piani di riapertura delle scuole di 158 Paesi: 1 paese su 4 non ha fissato una data per permettere ai bambini di tornare in classe.
  • Si prevede che almeno 24 milioni di bambini abbandoneranno la scuola a causa del COVID.
  • Presidente UNICEF Italia Francesco Samengo rilancia la Petizione“Sicuramente scuola. Per una scuola sicura, moderna e inclusiva”.

Dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF, in occasione della presentazione della Guida aggiornata UNESCO-UNICEF-OMS sulle misure di salute pubblica legate alla scuola nel contesto del COVID-19.

16 settembre 2020 – “Al culmine della pandemia di COVID-19, le scuole hanno chiuso i battenti in 192 paesi, mandando a casa 1,6 miliardi di studenti. Oggi, a quasi nove mesi dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, 872 milioni di studenti – ovvero la metà della popolazione studentesca mondiale – in 51 Paesi non sono ancora in grado di tornare nelle loro aule. Milioni di questi bambini hanno avuto la fortuna di imparare a distanza – online, attraverso trasmissioni radiofoniche o televisive, o altro.

Tuttavia, i dati dell’UNICEF mostrano che, per almeno 463 milioni di bambini le cui scuole sono state chiuse a causa del COVID-19, non esisteva una cosa come “l’apprendimento a distanza”. Questo perché almeno un terzo degli scolari del mondo non ha potuto accedervi quando a causa del COVID-19 sono state chiuse le loro scuole, anche a causa della mancanza di accesso a internet, di computer o dispositivi mobili. L’enorme numero di bambini la cui istruzione è stata completamente interrotta per mesi non è nient’altro che un’emergenza educativa globale. 

Condivido un altro dato allarmante – e nuovo: l’UNICEF ha recentemente intervistato 158 paesi sui loro piani di riapertura delle scuole e ha scoperto che 1 paese su 4 non ha fissato una data per permettere ai bambini di tornare in classe. 

Sappiamo che la chiusura delle scuole per periodi di tempo prolungati può avere conseguenze devastanti per i bambini. Sono sempre più esposti alla violenza fisica e psicologica. La loro salute mentale ne risente. Sono più vulnerabili al lavoro minorile e agli abusi sessuali e hanno minori probabilità di uscire dal ciclo della povertà.  Per i più emarginati, perdere la scuola – anche se solo per poche settimane – può portare a risultati negativi che durano tutta la vita. Sappiamo che, al di là dell’apprendimento, le scuole forniscono ai bambini servizi vitali per la salute, la vaccinazione e la nutrizione, e un ambiente sicuro e solidale. Questi servizi sono sospesi quando le scuole sono chiuse. E sappiamo anche che più a lungo i bambini rimangono fuori dalla scuola, meno probabilità hanno di ritornarci.Si prevede che almeno 24 milioni di bambini abbandoneranno la scuola a causa del COVID.

Ecco perché esortiamo i governi a dare priorità alla riapertura delle scuole, quando le restrizioni saranno abolite. Li esortiamo a considerare tutte le cose di cui i bambini hanno bisogno – apprendimento, protezione, salute fisica, salute mentale – e a garantire che l’interesse superiore di ogni bambino sia messo al primo posto. Quest’ultima guida pubblicata da UNESCO, UNICEF e OMS offre suggerimenti su come possiamo riaprire le scuole mantenendo i bambini e le comunità al sicuro. E sappiamo che alcuni Paesi hanno già adottato misure per farlo.

In Senegal, per esempio, le scuole hanno distanziato le sedie delle classi per mantenere la distanza tra gli studenti. Il Ruanda sta costruendo nuove aule e sta assumendo altri insegnanti. L’Egitto ha creato classi più piccole e ha scaglionato gli orari scolastici in turni. Molti paesi hanno aumentato le postazioni per il lavaggio delle mani, hanno introdotto controlli sanitari e hanno spostato gli sport e altre attività all’aperto. Altri paesi stanno anche usando l’apprendimento misto: di persona e e a distanza.

Quando i governi decidono di tenere chiuse le scuole, li esortiamo ad aumentare le opportunità di apprendimento a distanza per tutti i bambini, specialmente per i più emarginati. Bisogna trovare modi innovativi – tra cui servizi online, TV e radio – per far sì che i bambini continuino ad imparare, a prescindere da tutto.

Prima della pandemia, il mondo si trovava ad affrontare una crisi dell’apprendimento – sia in termini di accesso all’istruzione che di qualità dell’istruzione per ogni bambino. Se non interveniamo ora, questa crisi non farà che aggravarsi. E i bambini pagheranno il prezzo più alto di tutti”. 

ITALIA – “In occasione della riapertura delle scuole nel nostro paese, l’UNICEF Italia ha rilanciato la Petizione ‘Sicuramente scuola. Per una scuola sicura, moderna e inclusiva’ per chiedere al Governo di mettere al centro dell’agenda politica i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza definendo un piano di riapertura in sicurezza che garantisca un’istruzione inclusiva e di qualità oltre l’emergenza, con interventi personalizzati e attenti ai singoli bisogni degli studenti”, ha ricordato il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

Per aderire: www.unicef.it/sicuramentescuola

Avvio Anno Scolastico 2020-21: Alunni e classi


Scuola, quest’anno nelle classi oltre 8,3 milioni di studentesse e studenti

Sono oltre 8,3 milioni le studentesse e gli studenti che rientrano quest’anno tra i banchi: 7.507.484 negli istituti statali, ai quali si aggiungono i circa 860 mila delle paritarie. Si tratta dei primi dati elaborati sul nuovo anno scolastico, il 2020/2021.

In particolare, con la ripartenza di domani e la riapertura nella maggior parte delle regioni, oltre 5,6 milioni di alunne e alunni riprenderanno le lezioni nel sistema scolastico italiano.

Quest’anno, le studentesse e gli studenti delle scuole statali saranno distribuiti in 369.048 classi. Di questi, 876.232 sono iscritti alla Scuola dell’infanzia, 2.384.026 alla Primaria, 1.612.116 alla Secondaria di primo grado, 2.635.110 alla Secondaria di secondo grado.

Si registra un leggero calo degli alunni: lo scorso anno erano 7.599.259. Sempre nella scuola statale, studentesse e studenti con disabilità aumentano dai 259.757 di un anno fa ai 268.671 di quest’anno. Di questi, 19.907 frequenteranno la Scuola dell’infanzia, 100.434 la Primaria, 70.431 la Secondaria di primo grado, 77.899 la Secondaria di secondo grado.

Nelle Secondarie di II grado statali, 1.327.443 ragazze e ragazzi frequenteranno un indirizzo liceale, 830.860 un Istituto tecnico, 476.807 un Istituto professionale.

Indagine 2020 sulla didattica a distanza

ALMADIPLOMA PRESENTA L’INDAGINE SULLA DIDATTICA A DISTANZA CONDOTTA IN COLLABORAZIONE CON IL CONSORZIO ALMALAUREA

246 istituti coinvolti, 73.286 studenti di quarta e quinta superiore.

I temi indagati: uso delle tecnologie informatiche personali, effetti della DaD, carico di studio, capacità di concentrazione, efficacia della DaD, opinione degli studenti rispetto agli insegnanti, solidità legami familiari e timori per il futuro

È stato il DPCM del 4.3.2020 a decretare la sospensione didattica, in presenza, in tutte le istituzioni scolastiche del territorio nazionale per attuare il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Da allora dirigenti scolastici, personale ATA, insegnanti e alunni sono stati catapultati in una realtà sconosciuta o quasi. Il Ministero dell’Istruzione ha avviato la procedura della didattica a distanza (DaD): il remote learning è così diventato la quotidianità.

AlmaDiploma, con la collaborazione del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e degli Istituti associati al sistema AlmaDiploma nell’a.s. 2019/20, ha condotto una rilevazione ad hoc via web (CAWI-Computer Assisted Web Interviewing) per comprendere meglio l’esperienza di didattica a distanza vissuta dagli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti superiori. L’indagine è stata avviata durante le ultime settimane dell’a.s. 2019/20, precisamente a partire dal 29 maggio 2020.

Ne emerge un quadro tutto sommato positivo per quanto riguarda la capacità di adattamento e di riorganizzazione, dimostrata sia dalla scuola sia dagli insegnanti nell’affrontare la crisi pandemica e nel garantire la continuità didattica con la modalità a distanza. Tuttavia si evidenziano criticità legate ai limiti dell’apprendimento a distanza e alle relazioni interpersonali, oltre alle preoccupazioni relative al futuro occupazionale.

246 gli Istituti coinvolti, con 73.286 studenti di quarta e quinta, in prevalenza liceali (57,0%), seguiti dai tecnici (33,8%) e dai professionali (9,2%). A compilare il questionario relativo alla DaD, 23.305 alunni per un tasso di compilazione pari al 31,8%.

«In questo periodo in cui tutti parlano di scuola, ritengo doveroso dar voce ai nostri studenti che a giugno ci hanno dichiarato che la loro scuola ha svolto il proprio compito garantendo la continuità delle attività e organizzato in modo efficiente la didattica a distanza», afferma il Direttore di AlmaDiploma, Renato Salsone. «Altrettanto chiaramente, però, hanno affermato che è stata un’esperienza faticosa e non sempre efficace».

I macro esiti più significativi, qui sintetizzati, riguardano vari aspetti (per gli approfondimenti si rimanda al Report allegato “Indagine sulla Didattica a Distanza”). Uno fra tutti la disponibilità delle attrezzature informatiche (pc, tablet, portatili o smartphone) e la connessione per seguire le lezioni: quasi la totalità dei rispondenti (93,6%) dichiara di non aver ricevuto alcun tipo di supporto da parte della scuola e ha, dunque, fatto affidamento sulle sole risorse disponibili in famiglia. Così come per gli effetti della DaD in termini di carico di studio, capacità di concentrazione e efficacia dello studio. Il 79,6% degli studenti dichiara che durante la didattica a distanza i compiti sono aumentati rispetto alle lezioni tradizionali: per il 24,7% il carico degli studi non è stato sostenibile, mentre per il 54,8%, sebbene aumentato, il carico è stato comunque sostenibile. Altro importante dato le opinioni degli studenti rispetto agli insegnanti. Circa i due terzi degli studenti (67,4%) sostengono che durante il periodo di didattica a distanza gli insegnanti abbiano valutato con equità le prove e i compiti svolti. Come ci si poteva attendere, durante il periodo di didattica a distanza si sono, invece, emotivamente intensificati i rapporti con i componenti della famiglia o i conviventi: lo dichiara il 73,3% degli studenti.

Nel descrivere, con un solo aggettivo, il proprio stato d’animo nei mesi di didattica a distanza, interessanti i risultati ottenuti che hanno consentito di cogliere una diversa reazione tra i differenti ordini di classe, con una maggiore percezione negativa per gli studenti di quinta, probabilmente a causa della vicinanza dell’Esame di Stato:

  • studenti di quarta “tranquilli” 35,3% (di quinta 24,0%)
  • studenti di quinta “preoccupati” 32,3% (di quarta 19,2%)
  • piccola quota trasversale di apatici

Guardando al futuro poco meno di un terzo degli studenti (31,6%) ritiene che sarebbe utile continuare a usare la didattica a distanza, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19. Anche se poi il 72,1% degli studenti pensa che la preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola; tant’è che il 42,8% degli studenti ritiene di non avere una preparazione adeguata per affrontare il prossimo anno scolastico o l’Esame di Stato per gli studenti di quinta. Timori che si riverberano anche sul futuro occupazionale di chi li circonda: infatti il 59,7% ritiene che molte persone vicine siano preoccupate di non trovare lavoro o diventare disoccupate a causa della difficile situazione economica dovuta al Covid-19.

Bambini durante il lockdown

Bambini durante il lockdown: vulnerabili ma resilienti

L’indagine condotta dalla Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche Lombardia in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca evidenzia la “sostanziale tenuta” sia da parte dei bambini sia dei genitori, pur sottolineando molteplici fonti di preoccupazione: alimentazione, sonno, attenzione, irritabilità, paure

Milano, 3 settembre 2020 – Irritabile, capriccioso, svogliato, ma più affettuoso con genitori e fratelli. È quanto emerge dai primi risultati di un’indagine regionale sulla vita di bambini e genitori durante il lockdown.

L’indagine “Bambini e lockdown, la parola ai genitori” è stata condotta dalla Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP Lombardia- Marina Picca, Presidente e coordinatrice scientifica del progetto per i pediatri) con la collaborazione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca (Paolo Ferri e Chiara Bove docenti del Dipartimento di Scienze umane per la formazione) e della spin off dell’Università di Milano-Bicocca “Bambini Bicocca” (Susanna Mantovani, coordinatrice scientifica).

I ricercatori hanno proposto due questionari online parzialmente differenziati a seconda delle età: bambini di età compresa tra 1- 5 anni e bambini dai 6 ai 10 anni.
La ricerca ha coinvolto più di 3.000 famiglie – di cui la quasi totalità (93 per cento) madri con un titolo di studio medio alto – con bambini di questa fascia d’età residenti in tutte le province della Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia Covid-19, allo scopo di conoscere il vissuto e l’esperienza dei genitori e dei bambini durante il lockdown

«Il focus della ricerca realizzata attraverso la rete di Pediatri di famiglia è rappresentato dai cambiamenti notati dai genitori nel comportamento dei bambini durante il periodo di chiusura, rilevati a due mesi di distanza, quando si erano ridotte le limitazioni alla vita quotidiana – afferma Marina Picca, Presidente SICuPP Lombardia». 

Il quadro che emerge dall’indagine evidenzia da un lato una “sostanziale tenuta” sia da parte dei bambini nell’accettare le limitazioni (l’80,6 per cento dei bambini più piccoli ha “accettato le limitazioni”, seguito dall’83,3 per cento dei bambini più grandi) sia dei genitori (il 60,4 per cento delle madri dei piccoli e il 54,4 per cento di quelle dei bambini più grandi dice di “avercela fatta” con “alti e bassi”) ma dall’altro anche molteplici fonti di forte preoccupazione:alimentazione, sonno, attenzione, irritabilità, paure.

Bambini da 1 a 5 anni
I genitori dei bambini più piccoli hanno riscontrato innanzitutto maggior irritabilità e un aumento dei capricci (oltre l’81 per cento), anche se sottolineano un miglioramento delle relazioni con i loro bambini (40,8 per cento) e tra i fratelli (32,8 per cento) e nello sviluppo linguistico (50 per cento).
Due aspetti fondamentali nella crescita, come alimentazione e sonno, hanno subito rilevanti alterazioni: da un lato, si è riscontrata una riduzione di appetito (32 per cento) spesso però accompagnata da un aumento del consumo di snack (44,5 per cento); dall’altro, con una riduzione delle ore di sonno (37,4 per cento) e un aumento della frequenza dei risvegli notturni (oltre il 40 per cento).
Inoltre, a preoccupare i genitori, un incremento considerevole (lo afferma il 66,6 per cento) della fruizione della televisione, un calo dell’attenzione che sfocia in svogliatezza (54,6 per cento) e un uso massiccio delle tecnologie digitali.

Bambini da 6 a 10 anni
Ben l’83 per cento dei genitori dei più grandicelli ha riportato che il bambino ha accettato le limitazioni imposte dall’emergenza, dimostrando grande resilienza.
Altro dato positivo, un miglioramento complessivo dei rapporti in famiglia: con i fratelli (lo segnalano oltre il 30 per cento) e con i genitori (38 per cento).
Al contrario dei più piccoli, in relazione alle abitudini alimentari, nel 46,7 per cento dei bambini di questa fascia d’età si è riscontrato un aumento di appetito e di consumo di snack. Alterazioni che si sommano alle difficoltà ad addormentarsi (72,4 per cento) e ai risvegli notturni (30 per cento).
Anche i genitori dei bambini più grandi hanno notato nei figli un comportamento più irritabile, unito a manifestazioni di rabbia (68,2 per cento) e una bassa e frammentata attenzione (83 per cento).

È proprio la riflessione sull’utilizzo delle tecnologie (4/6 ore al giorno) che si rende senz’altro necessaria secondo tutti i genitori: ma mentre i genitori dei più piccoli, sottolineano che i legami educativi a distanza (LEAD per i bambini 1-5, proposti dai Nidi e dalle Scuole dell’Infanzia), sono stati vissuti in modo positivo, per i più grandi la didattica a distanza, pur adeguata per il 42,2 per cento, ha evidenziato diverse criticità e limiti (dalle relazioni alla gestione familiare).

Entrambi i questionari terminavano infine con l’unica domanda aperta: “Quali sono le preoccupazioni per il futuro?”. Le prime analisi delle risposte segnalano alcune preoccupazioni “ricorrenti”: tra queste, su 1688 risposte di genitori di piccoli e 1703 risposte di genitori di bambini più grandi, ne emergono due, oggi molto attuali, su “come sarà la scuola” e “sulle relazioni sociali tra pari”.

«Quest’indagine – sottolinea Susanna Mantovani, pedagogista e coordinatrice scientifica dello spin off Bambini Bicocca– è stata un’esperienza preziosa di collaborazione tra pediatri e ricercatori in ambito educativo: è la prima fase di un percorso per monitorare se i problemi riscontrati permangono e per orientare e sostenere i genitori nel periodo della ripresa. Coinvolgeremo anche insegnanti ed educatori, oggi è essenziale fare rete. Nell’insieme i genitori ce l’hanno fatta, ma sono in ansia e hanno bisogno di supporto in questo tempo di straordinaria incertezza.» 

Scarica il report completo

Rapporto Remote Learning Reachability

UNICEF/COVID-19: almeno un terzo dei bambini nel mondo che vanno a scuola – 463 milioni – senza apprendimento a distanza durante le chiusure

27 agosto 2020 – “Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi – mentre i paesi di tutto il mondo sono alle prese con i loro piani di ‘ritorno a scuola’ -, almeno un terzo dei bambini nel mondo che vanno a scuola – 463 milioni di bambini in tutto il mondo – non hanno potuto accedere all’apprendimento a distanza quando le loro scuole sono state chiuse a causa del COVID-19”, ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

“Per almeno 463 milioni di bambini le cui scuole sono state chiuse a causa del COVID-19, non è stato possibile accedere all’apprendimento a distanza”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Il numero di bambini la cui istruzione è stata completamente interrotta per mesi è un’emergenza educativa globale. Le ripercussioni potrebbero essere avvertite nelle economie e nelle società per i decenni a venire”. 

Al culmine delle misure di lockdown a livello nazionale e locale, quasi 1,5 miliardi di studenti sono stati colpiti dalla chiusura delle scuole.

Il rapporto Remote Learning Reachability evidenzia i limiti dell’apprendimento a distanza e mostra le profonde disuguaglianze di accesso.

Il rapporto evidenzia una significativa disuguaglianza tra le regioni. Gli studenti dell’Africa subsahariana sono i più colpiti, con la metà degli scolari che non possono essere raggiunti con l’apprendimento a distanza.  

RegionePercentuale minima di scolari che non possono accedere all’apprendimento da remoto (%)Numero minimo di scolari che non possono accedere all’apprendimento da remoto
Africa orientale e Meridionale49% 67 milioni 
Africa occidentale e centrale48% 54 milioni 
Asia orientale e Pacifico20% 80 milioni 
Medio Oriente e Nord Africa40% 37 milioni 
Asia meridionale38% 147 milioni 
Europa orientale e Asia Centrale34% 25 milioni 
America Latina e Caraibi9% 13 milioni 
Globale31% 463 milioni 

Secondo il rapporto, gli studenti delle famiglie più povere e quelli che vivono nelle zone rurali sono di gran lunga i più a rischio di perdere le lezioni durante le chiusure. A livello globale, il 72% degli scolari che non possono accedere all’apprendimento a distanza vivono nelle famiglie più povere dei loro paesi. Nei Paesi a reddito medio-alto, gli scolari delle famiglie più povere rappresentano fino all’86% degli studenti che non possono accedere all’apprendimento a distanza. A livello globale, tre quarti degli scolari senza accesso vivono in zone rurali.  

Il rapporto rileva inoltre tassi di accesso diversi a seconda delle fasce d’età, gli studenti più giovani perderanno più probabilmente la formazione a distanza durante gli anni più critici del loro apprendimento e del loro sviluppo: 

  • , soprattutto a causa delle sfide e dei limiti dell’apprendimento online per i più piccoli, della mancanza di programmi di apprendimento a distanza per questa categoria di istruzione e della mancanza di risorse a casa per l’apprendimento a distanza.   
  • Almeno il 24% circa degli studenti delle scuole secondarie di primo grado – 78 milioni di studenti – non è stato raggiunto. 

Il rapporto utilizza un’analisi rappresentativa a livello globale sulla disponibilità a casa di tecnologie e strumenti per l’apprendimento a distanza tra gli studenti delle scuole pre-primarie, primarie, secondarie di primo e secondo grado, con dati provenienti da 100 paesi. I dati includono l’accesso alla televisione, alla radio e a internet, e la disponibilità di programmi di studio distribuiti tramite queste piattaforme durante la chiusura delle scuole.

Sebbene i numeri del rapporto presentino un quadro preoccupante sulla carenza dell’apprendimento a distanza durante la chiusura delle scuole, l’UNICEF avverte che la situazione è probabilmente molto peggiore. Anche quando i bambini hanno la tecnologia e gli strumenti a casa, potrebbero non essere in grado di apprendere a distanza attraverso quelle piattaforme a causa di altri fattori in casa, tra cui la pressione a svolgere faccende domestiche, l’essere costretti a lavorare, un ambiente inadeguato per l’apprendimento e la mancanza di supporto nell’uso del programma di studio, online o diffuso tramite altri mezzi.

            L’UNICEF invita i governi a dare priorità alla riapertura in sicurezza delle scuole quando cominceranno ad allentare le restrizioni di lockdown. Qualora la riapertura non fosse possibile, l’UNICEF invita i governi a inserire nei piani di continuità scolastica e di riapertura l’apprendimento compensativo per il tempo di istruzione perduto. Le politiche e le pratiche di apertura delle scuole devono includere l’ampliamento dell’accesso all’istruzione, compreso l’apprendimento a distanza, specialmente per i gruppi marginalizzati. I sistemi scolastici devono anche essere adattati e costruiti per resistere alle crisi future.

ITALIA – Dichiarazione del Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo: “Questo nuovo rapporto evidenzia ancora una volta, se necessario, la crucialità dell’istruzione sulle opportunità di vita presenti e future di bambini e ragazzi. Come tutte le crisi, il Coronavirus ha avuto effetti ancora più drammatici sui più vulnerabili. Anche in Italia, dove, secondo l’ISTAT, vivono 1 milione e 100 mila bambine e bambini in povertà assoluta e solo il 6,1% vive in famiglie dove è disponibile un computer per ogni componente. Ci auguriamo che gli sforzi messi in campo in questi mesi permettano la riapertura delle scuole in sicurezza, allo stesso tempo, nell’eventualità di nuove chiusure, bisognerà garantire un’attenzione speciale a bambini e adolescenti con disabilità, minorenni fuori famiglia o appartenenti a gruppi più vulnerabili”.

Il Quadro di riferimento dell’UNICEF per la riapertura delle scuole, pubblicato in collaborazione con l’UNESCO, l’UNHCR, il WFP e la Banca Mondiale, offre consigli pratici per le autorità nazionali e locali. Le linee guida si concentrano sulla riforma delle politiche, sui requisiti di finanziamento, sulle operazioni sicure, sull’apprendimento compensativo, sul benessere e sulla protezione e sul raggiungimento dei bambini più esclusi.

Nell’ambito della campagna Reimagine, che mira ad evitare che la pandemia di COVID-19 aggravi una crisi duratura per i bambini, specialmente per i più poveri e vulnerabili, l’UNICEF chiede investimenti urgenti per colmare il divario digitale, raggiungere ogni bambino con l’apprendimento a distanza e, cosa ancora più importante, dare priorità alla riapertura sicura delle scuole. 

Piccola Scuola e Piccolo Comune

Quali forme di collaborazione tra piccola scuola e piccolo comune?

Quali forme di collaborazione esistono tra piccola scuola e piccolo comune? Quali sono le condizioni che favoriscono un funzionamento efficace e sostenibile di un piccola scuola? E quali le azioni che possono essere intraprese per sostenerla e mantenerne la funzione di presidio culturale sul territorio?

A questi interrogativi prova a rispondere un nuovo rapporto del gruppo di ricerca Indire sulle Piccole Scuole, già disponibile online, che nasce nell’ambito dell’accordo tra Indire e ANCI per l’attuazione del Piano per l’istruzione rivolto alle aree rurali e montane del Paese (Legge n. 158/2017).

L’indagine, alla quale hanno preso parte rispondendo a un questionario i referenti dei piccoli comuni (sindaci e assessori all’istruzione) e delle piccole scuole d’Italia (dirigenti scolastici o responsabili di plesso), ha cercato di individuare alcune delle tipologie di collaborazione possibile fra scuola e territorio.

Dai risultati presentati nel rapporto di ricerca emergono da un lato il ruolo strategico della scuola per i piccoli comuni, anche per allontanare il rischio dello spopolamento, dall’altro la necessità di doversi aprire maggiormente alla comunità e di andare oltre “l’edificio scolastico”, provando a creare un’alleanza educativa permanente e una gestione amministrativa partecipata dei servizi scolastici.

Condotta in un periodo in cui non si poteva ancora nemmeno sospettare l’emergenza sanitaria che di lì a poco avrebbe travolto anche il nostro Paese, questa indagine vuole fornire un piccolo contributo per lo sviluppo di una scuola di prossimità che faccia dell’alleanza virtuosa con i comuni l’elemento da cui ripartire e attraverso il quale ripensare l’offerta educativa e un nuovo ruolo culturale che si nutra di una collaborazione finanziaria, didattica e organizzativa dell’amministrazione locale.

Risultati Esame di Stato 2020


Maturità, pubblicati i primi dati sui risultati sull’andamento degli Esami. Un diplomato su due prende un voto superiore all’80

Sono disponibili i primi risultati relativi agli Esami di Stato della scuola secondaria di secondo grado. Esami diversi, quest’anno. A seguito dell’emergenza sanitaria è stata infatti mantenuta la sola prova orale, che si è svolta in presenza e in sicurezza.
Un primo ritorno alla normalità scolastica dopo la chiusura delle aule.
Sempre in ragione del particolare anno scolastico vissuto, diverso è stato anche il sistema di assegnazione dei crediti. In particolare, il credito del triennio finale è stato rivisto: valeva fino a 60 punti, anziché 40, come prima dell’emergenza. Al colloquio orale si potevano poi conseguire fino a 40 punti. Il voto massimo finale possibile era sempre 100/100, come ogni anno.
E si poteva ottenere la lode. Studentesse e studenti sono stati valutati da commissioni interne con la presenza di un Presidente esterno.

I risultati
La rilevazione si riferisce ai soli candidati interni. Gli esterni sosterranno l’Esame di Stato nella sessione straordinaria, che inizierà il 9 settembre 2020.
Secondo i dati raccolti sul 94% delle studentesse e degli studenti ammessi a svolgere l’Esame, i diplomati risultano essere il 99,5%. Erano il 99,7% un anno fa.
Aumentano complessivamente i diplomati con voti superiori a 80, dal 32,8% al 49,6%. I 91-99 sono il 15,9% (erano il 9,7%). I punteggi 81-90 sono il 21,2% (il 16% un anno fa).
Il 50,4% delle studentesse e degli studenti si colloca nella fascia di votazione 60-80, erano il 67,1% un anno fa.
I 60 passano dal 7% del 2019 al 5,1% di quest’anno. I voti 71-80 passano dal 28,7% al 24,9%, i 61-70 dal 31,4% al 20,4%.
Le studentesse e gli studenti con 100 salgono dal 5,6% dell’anno scorso al 9,9%.
I docenti hanno assegnato la lode a 12.129fra studenti e studentesse ovvero al 2,6% del totale dei candidati.
L’anno scorso le lodi furono, come numero assoluto, 7.513, pari all’1,5% sul totale dei diplomati.
Guardando al rapporto percentuale tra diplomati con lode e diplomati totali, la percentuale più alta si registra in Puglia (5,2%). Seguono Umbria (4%), Molise (3,8%), Calabria (3,7%).
La media dei voti più alta si conferma nei Licei, dove il 4,1% ha conseguito la lode, il 13%ha avuto 100, il 18,6% tra 91 e 99, il 22,8% tra 81 e 90.
È ancora il Classico a primeggiare nella fascia di voto 81-100.
Nei voti alti seguono gli indirizzi Tecnici, in cui ha conseguito la lode l’1,5% dei ragazzi, il 7,3% ha avuto 100, il 13,4% 91-99, il 19,1% 81-90.
Nei Professionali, lode per lo 0,6%, 100 per il 5,3%, 91-99 per il 12,8%, 81-90 per il 20,3%.

Profilo e condizione occupazionale di dottori di ricerca e diplomati di master

di AlmaLaurea

I risultati dei Report 2020 di AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale di dottori di ricerca e diplomati di master fotografano alti tassi di occupazione (89,0% per i dottori di ricerca, 88,6% per i diplomati di master), maggiore retribuzione mensile netta (rispettivamente 1.703€ e 1.717€), più efficacia del titolo per trovare lavoro o migliorare la propria condizione occupazionale rispetto ai laureati.


Perché scegliere un corso post laurea.
Valore aggiunto e tutela contro la disoccupazione

[Bologna, 06 luglio 2020] Aggiornamento continuo e crescita professionale. Connubio garantito. Percorsi post laurea di alta specializzazione disciplinare e interdisciplinare consentono, infatti, di rafforzare e ampliare conoscenze e competenze, per rispondere con successo alle esigenze del mercato del lavoro.

Le indagini del Consorzio AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei dottori di ricerca e diplomati di master lo confermanoanalizzando sia le performance formative di circa 4.000 dottori di ricerca del 2019 di 24 atenei[1] aderenti al Consorzio e quelle lavorative di oltre 5.500 dottori di ricerca del 2018 di 36 atenei[2], contattati ad un anno dal conseguimento del titolo di studio; sia le performance formative di circa 8.500 diplomati del 2019, di primo e secondo livello, che hanno conseguito il titolo di studio in uno dei 17 atenei[3] aderenti al Consorzio e quelle lavorative di oltre 12.000 diplomati di master del 2018 di 23 atenei[4], contattati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.

Perché scegliere un corso post laurea? Le analisi di AlmaLaurea aiutano a spiegare i motivi del lifelong learning o dell’apprendimento continuo, occasione vincente per trovare più facilmente un’occupazione, anche meglio retribuita, o per valorizzare il proprio ruolo professionale al passo con i cambiamenti e le esigenze del mercato.

Molteplici le voci prese in esame per fotografare il profilo di chi sceglie percorsi di alta specializzazione, tra le altre le differenze di genere, il contesto socio culturale, la mobilità geografica, le motivazioni che spingono a una scelta per la quale alcuni fruiscono di finanziamenti oltre che le valutazioni date da chi ha frequentato tali percorsi. Un’analisi questa di AlmaLaurea dalla quale emergono anche dati relativi a efficacia e performance occupazionali e retributive di chi sceglie master o dottorati di ricerca.


*AlmaLaurea è un Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 che a oggi rappresenta 76 Atenei e circa il 90% di coloro che ogni anno si laureano in Italia. Il Consorzio è sostenuto dal contributo del Ministero dell’Università e della Ricerca e dagli Atenei aderenti. Il suo Ufficio di Statistica è dal 2015 membro del Sistan, il Sistema Statistico Nazionale.
Il Consorzio realizza ogni anno due Indagini censuarie sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo, restituendo agli Atenei aderenti, al Ministero, all’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) basi documentarie attendibili per favorire i processi di programmazione, monitoraggio e valutazione delle decisioni assunte dalle Università. Il Consorzio vuole essere anche un punto di riferimento per i diplomati e per i laureati di ogni grado, ai quali AlmaLaurea offre servizi, informazioni e occasioni di confronto tra pari, per valorizzare il loro percorso formativo e facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro.
Il Consorzio raccoglie e rende disponibili online i CV dei laureati (oggi quasi 3.100.000) e affianca gli Atenei consorziati nelle attività di job placement attraverso una piattaforma web per l’intermediazione.
Favorisce, inoltre, l’incontro tra offerta e domanda di lavoro qualificato tramite la società interamente controllata AlmaLaurea srl, Agenzia Per il Lavoro (APL) che opera principalmente nell’intermediazione e nella ricerca e selezione del personale, progettando ed erogando servizi – rivolti a imprese, enti e professionisti – concepiti e offerti nell’interesse primario dei laureati e in sinergia con gli Atenei e con le Istituzioni pubbliche competenti.
Il Consorzio internazionalizza i propri servizi, le competenze, le attività di ricerca in prospettiva globale, collaborando con Paesi europei – in linea con la Strategia di Lisbona – ed extra europei.
Dall’esperienza di AlmaLaurea è nata l’associazione di scuole AlmaDiploma, per creare un collegamento tra la scuola secondaria superiore, l’università e il mondo del lavoro.


[1] Bergamo, Bolzano, Cagliari, Campania Luigi Vanvitelli, Cassino e Lazio Meridionale, Ferrara, Firenze, Genova, Insubria, Milano Bicocca, Milano IULM, Padova, Parma, Pavia, Pisa, Roma Foro Italico, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Salerno, Trento, Trieste, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.

[2] Bergamo, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campania Luigi Vanvitelli, Cassino e Lazio Meridionale, Ferrara, Firenze, Genova, Insubria, Milano, Milano Bicocca, Milano IULM, Modena e Reggio Emilia, Napoli L’Orientale, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Pavia IUSS, Piemonte Orientale, Pisa, Pisa Normale, Pisa Sant’Anna, Roma Foro Italico, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Udine, Urbino Carlo Bo, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.

[3]  Bergamo, Bologna, Bolzano, Cagliari, Ferrara, Milano Bicocca, Milano IULM, Napoli L’Orientale, Padova, Piemonte Orientale, Roma Sapienza, Roma Tre, Salerno, Siena, Torino Politecnico, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV.

[4] Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Ferrara, Genova, Milano, Milano Bicocca, Milano IULM, Modena e Reggio Emilia, Napoli L’Orientale, Padova, Palermo, Piemonte Orientale, Roma Sapienza, Roma Tre, Salerno, Pisa Sant’Anna, Siena, Torino, Torino Politecnico, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV.

Gli alunni con cittadinanza non italiana – Anno scolastico 2018/2019

Ministero dell’Istruzione – Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica


Nell’anno scolastico 2018/2019 le scuole hanno accolto complessivamente 8.580.000 studenti di cui 857.729 di cittadinanza non italiana (10% del totale). Rispetto all’anno precedente, il 2017/2018, la popolazione scolastica è calata complessivamente di quasi 85 mila unità, pari all’1%. Gli studenti con cittadinanza italiana hanno registrato una flessione di oltre 100 mila unità (-1,3%) a fronte, invece, di una crescita di 16 mila studenti con cittadinanza non italiana (+1,9%), per cui la loro incidenza sul totale passa dal 9,7% al 10%. Al contempo, i dati di trendmostrano comunque che la presenza di questi ultimi tende a stabilizzarsi. Nel decennio 2009/2010 – 2018/2019 gli studenti con cittadinanza non italiana sono complessivamente aumentati del 27,3% (+184 mila unità), un ritmo di crescita assai lontano da quello verificatosi nel decennio 1999/2000 – 2008/2009, durante il quale l’incremento è stato del 425,9%, corrispondente a 510 mila unità. Si tratta per lo più di studentesse e studenti di seconda generazione, nati cioè in Italia da genitori non italiani. In particolare, la quota dei nati in Italia sul totale degli studenti di origine migratoria è salita al 64,5%, oltre un punto percentuale in più rispetto al 2017/2018 (63,1%).

I dati confermano che la maggior parte degli studenti con cittadinanza non italiana si concentra nelle regioni del Nord (65%), seguite dal Centro (22%). La presenza nel Mezzogiorno è di poco superiore al 13%. In Emilia-Romagna, gli studenti con cittadinanza non italiana sono, in rapporto alla popolazione scolastica regionale, il 16,4%, valore più elevato a livello nazionale. Seguono Lombardia (15,5%)Toscana (14,1%)Umbria (13,8%)Veneto (13,6%) e Piemonte (13,5%). Al Sud l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana è ovunque inferiore alla media nazionale del 10%. L’indice varia tra il 7,5% dell’Abruzzo e il 2,6% della Sardegna.

Il 46,3% degli studenti con cittadinanza non italiana proviene da un Paese europeo. A seguire, ci sono gli studenti di provenienza o origine africana (25,7%) e asiatica (20,1%). Assai più contenuta la percentuale degli studenti provenienti dall’America e dall’Oceania (7,9% e 0,03%).

Profilo e Condizione Occupazionale dei Laureati

RAPPORTO 2020 SUL PROFILO E SULLA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI.
UN TREND POSITIVO ALLA PROVA DELLA PANDEMIA

Giovedì 11 giugno 2020 ore 11:00 – 12:00
Ministero dell’Università e della Ricerca
Viale Trastevere 76/A – 00153 ROMAXXII

Maggiore regolarità degli studi, abbassamento dell’età alla laurea, più tirocini curriculari:
così migliora il profilo dei laureati. Nel 2019 tendenziale incremento anche per il tasso di occupazione, rispetto al 2014: a un anno dal titolo +8,4 punti percentuali
per laureati di primo livello e +6,5 punti percentuali per quelli di secondo livello, L’indagine parziale marzo-giugno 2020 registra, però, rispetto alla rilevazione del 2019, un calo di entrambe
le quote: rispettivamente -9,0 e -1,6 punti percentuali. In crescita l’efficacia
della laurea con un aumento, rispetto all’indagine del 2014, di 11 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 8,0 punti percentuali per quelli di secondo livello.
Ma la pandemia fa registrare oscillazioni anche per i livelli di efficacia della laurea
[Bologna, 11 giugno 2020] La condizione occupazionale dei laureati di 76 atenei e le caratteristiche del capitale umano uscito dal sistema universitario italiano nel 2019 sono state al centro della presentazione presso il MUR del Rapporto annuale di AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati (XXII indagine).
La presentazione del Rapporto 2020 si è tenuta per la prima volta nella sede del MUR con il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi. Presenti per AlmaLaurea, il presidente professor Ivano Dionigi, il direttore professoressa Marina Timoteo e, in collegamento, Remo Morzenti Pellegrini, rettore dell’Università di Bergamo dove il 4 giugno si sarebbe dovuto svolgere il Convegno annuale alla presenza delle Istituzioni e dei rappresentanti degli Atenei consorziati – in primis i Rettori – che, comunque, hanno partecipato da remoto.
Il Rapporto sulla Condizione occupazionale dei Laureati si basa su un’indagine che riguarda 650mila laureati di 76 Atenei e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro dai laureati nel 2018, 2016 e 2014, intervistati rispettivamente a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo. I laureati nel 2019 coinvolti nel Rapporto 2020 sul Profilo dei Laureati sono oltre 290mila: si tratta di 166mila laureati di primo livello (57,3%), 87mila magistrali biennali (29,7%) e 36mila magistrali a ciclo unico (12,5%); i restanti sono laureati pre-riforma (compresi quelli di Scienze della Formazione Primaria).
Il rapporto sul Profilo dei laureati conferma i dati positivi sulla regolarità degli studi (nel 2019 hanno concluso gli studi in corso il 55,7% dei laureati) e l’abbassamento dell’età alla laurea (in media, inferiori ai 25 anni per i triennali e a 27 circa per i magistrali a ciclo unico e biennali). Crescono anche i tirocini curriculari e, seppur in maniera più contenuta, le esperienze di studio all’estero (rispetto al 2009).
Per quanto riguarda la Condizione occupazionale, il Rapporto ha messo in luce che nel 2019 il tasso di occupazione è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 74,1% tra i laureati di

primo livello e al 71,7% tra i laureati di secondo livello del 2018. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione che, rispetto al 2014, risulta aumentato di 8,4 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 6,5 punti per i laureati di secondo livello. Si tratta di segnali positivi che, tuttavia, non sono ancora in grado di colmare la significativa contrazione del tasso di occupazione osservabile tra il 2008 e il 2014 e che devono comunque essere contestualizzati anche rispetto all’attualità.
A proposito della correlazione tra percorso di studi e tasso occupazionale, è interessante notare come tra i laureati magistrali biennali del 2014, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, si registrino rilevanti differenze tra i vari gruppi disciplinari. I laureati in ingegneria, nelle professioni sanitarie e in architettura mostrano le migliori performance occupazionali (tasso di occupazione superiore al 90,0%). Sono, invece, nettamente al di sotto della media i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi insegnamento, letterario, psicologico e geo-biologico (il tasso di occupazione è inferiore all’83,0%).
Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico, intervistati a cinque anni, si evidenziano importanti differenze tra i gruppi disciplinari: i laureati del gruppo medico hanno le più elevate performance occupazionali (tasso di occupazione pari al 93,8%); al di sotto della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di occupazione si ferma al 78,2%.
A cinque anni dal titolo, i valori più elevati di efficacia sono raggiunti tra i laureati magistrali biennali dei gruppi educazione fisica (74,2%), geo-biologico (69,3%), e dei gruppi architettura, scientifico, psicologico e chimico-farmaceutico (superiore al 65,0%).
Nel Rapporto 2020 emerge anche una forte differenziazione nella composizione per genere dei vari ambiti disciplinari: nei corsi di primo livello le donne costituiscono la forte maggioranza nei gruppi insegnamento (93,8%), linguistico (84,2%), psicologico (79,9%) e professioni sanitarie (71,0%). Al contrario, esse risultano una minoranza nei gruppi ingegneria (26,4%), scientifico (26,7%) ed educazione fisica (34,0%). Tale distribuzione è confermata anche all’interno dei percorsi magistrali biennali. Nei corsi magistrali a ciclo unico le donne prevalgono nettamente in tutti i gruppi disciplinari: dal 95,4% nel gruppo insegnamento al 54,7% nel gruppo medicina e odontoiatria.
Il Rapporto 2020 conferma la presenza di elementi di disuguaglianza a livello territoriale, sociale e di genere.
In particolare per quanto riguarda il profilo, si osserva che coloro che provengono da famiglie più svantaggiate, non solo in termini economici ma anche livello di istruzione dei genitori, studia per meno anni e anche quando arriva a iscriversi all’Università sceglie corsi di laurea più brevi. Nel 2019 prosegue gli studi universitari, iscrivendosi a un percorso di secondo livello, il 73,1% dei laureati di primo livello con alle spalle una famiglia in cui almeno un genitore è laureato, rispetto al 54,3% rilevato tra quanti provengono da famiglie con un modesto background formativo.
Le ombre evidenziate nel Profilo dei laureati si confermano anche nella condizione occupazionale per la quale il Rapporto 2020 comprova le tradizionali differenze di genere e, soprattutto, territoriali, mostrando, ceteris paribus, la migliore collocazione degli uomini (+19,2% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne) e di quanti risiedono o hanno studiato al Nord (per quanto riguarda la residenza, +40,0% di probabilità di essere occupati rispetto a quanti risiedono al Sud; per quanto riguarda la ripartizione geografica di studio, +63,7% di probabilità di essere occupati rispetto a quanti hanno studiato al Sud).

Luci e ombre, dunque, dal Rapporto 2020 che si colloca in un contesto temporale così speciale quale è quello dell’emergenza pandemica che, inevitabilmente, avrà delle ripercussioni sul profilo dei laureati protagonisti del Rapporto 2021 e sulla loro condizione occupazionale.
Al fine, quindi, di prepararsi al meglio al prossimo appuntamento, AlmaLaurea, per la prima volta contestualmente alla presentazione del Rapporto, ha analizzato i dati parziali (da marzo a giugno 2020) raccolti sulla condizione occupazionale dei laureati per fotografare la situazione contingente, con particolare riferimento al periodo di lockdown causato dall’emergenza Covid-19, approfondito con un’indagine ad hoc (vedi Approfondimenti in allegato).
L’indagine parziale (marzo-giugno 2020) sulla condizione occupazionale dei laureati ha raccolto le risposte di 46mila laureati del periodo gennaio-giugno 2019, di primo e di secondo livello, a un anno dal titolo, e circa 19mila laureati del periodo gennaio-giugno 2015, di secondo livello, contattati a cinque anni dal titolo. Dai dati emerge che nei primi mesi del 2020 il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è pari al 65,0% tra i laureati di primo livello e al 70,1% tra i laureati di secondo livello. Rispetto alla rilevazione del 2019, entrambe le quote sono in calo: rispettivamente di -9,0 e di -1,6 punti percentuali.
Altro parametro da monitorare è quello sull’efficacia della laurea nell’attività lavorativa: qui si conferma la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro svolto.
È interessante rilevare, anche in questo caso, come i primi dati dell’indagine condotta da AlmaLaurea da marzo a giugno 2020 mostrano che per il 50,5% dei laureati di primo livello e per il 61,9% dei laureati di secondo livello, occupati a un anno, il titolo accademico risulta ancora “molto efficace o efficace” ma, rispetto alla rilevazione del 2019, i livelli di efficacia risultano in calo tra i laureati di primo livello (-7,8 punti) e leggermente in aumento per quelli di secondo livello (+0,4 punti).

IN ALLEGATO

RAPPORTO 2020 COMPLETO AI LINK:

Profilo dei laureati (XXII Indagine 2020)
Condizione occupazionale dei laureati (XXII Indagine 2020)

COVID19: 1,2 miliardi di bambini colpiti dalla chiusura delle scuole

UNICEF/COVID19: 1,2 miliardi di bambini colpiti dalla chiusura delle scuole.

5 giugno 2020 – L’UNICEF ricorda che le disuguaglianze intrinseche nell’accesso agli strumenti e alla tecnologia minacciano di ampliare la crisi globale dell’apprendimento: circa 1,2 miliardi di bambini in età scolare sono colpiti dalla chiusura delle scuole a causa della pandemia di COVID-19 e devono confrontarsi con la realtà dell’apprendimento da remoto.

“L’accesso alle tecnologie e ai materiali necessari per continuare ad apprendere mentre le scuole sono chiuse è ampiamente diseguale. Allo stesso modo, i bambini con un sostegno limitato all’apprendimento a casa non hanno quasi nessun mezzo per sostenere la loro istruzione. Fornire una serie di strumenti di apprendimento e accelerare l’accesso a internet per ogni scuola e per ogni bambino è fondamentale”, ha dichiarato il responsabile UNICEF per l’Istruzione Robert Jenkins. “La crisi dell’apprendimento esisteva già prima che il COVID-19 colpisse. Adesso ci troviamo di fronte a una crisi dell’istruzione ancora più grave e profonda”.

Ultimi dati sull’accesso all’apprendimento da remoto:

Internet

  • In 71 paesi del mondo, meno della metà della popolazione ha accesso ad internet. Nonostante questa disparità, il 73% dei governi su 127 paesi presi in esame utilizza piattaforme online per consentire l’istruzione mentre le scuole sono chiuse. Nei paesi della regione dell’America Latina e dei Caraibi il 90% delle risposte del governo in materia di apprendimento continuo comprendono piattaforme online.
  • Nella maggior parte dei paesi dell’Africa meno di un quarto della popolazione ha accesso ad internet[1].
  • I dati dell’UNICEF su 14 paesi hanno rilevato che i bambini in età scolare con accesso a internet a casa hanno capacità di lettura di base più alte rispetto ai bambini che non hanno accesso ad internet.

Televisione

  • Nonostante disparità di possesso, la televisione è il principale canale utilizzato dai governi per consentire l’istruzione a casa, con 3 governi su 4 su 127 paesi analizzati che utilizzano la televisione come risorsa per l’istruzione dei bambini. Più del 90% dei paesi in Europa e Asia Centrale utilizza la televisione come strumento per l’istruzione da remoto, nei paesi dell’Asia del Sud il 100%. In America Latina e nei Caraibi, il 77% dei paesi stanno utilizzando canali Tv nazionali per programmi di istruzione.
  • In 40 degli 88 paesi con dati, i bambini che vivono in aree urbane hanno almeno il doppio delle probabilità di avere una TV rispetto ai bambini in aree rurali. Le più ampie disparità si riscontrano in Africa Sub Sahariana[2]. Nel Ciad rurale, solo 1 famiglia su 100 ha una televisione, rispetto a 1 su 3 nelle aree urbane. Nella Guinea e Mauritania rurali, l’8% e il 7% delle famiglie ha una televisione, rispetto al 76% delle famiglie in aree urbane in entrambi i paesi[3]

Radio

  • La radio è la terza piattaforma più utilizzata dai governi per consentire l’istruzione mentre le scuole sono chiuse, con il 60% dei 127 paesi analizzati che la utilizzano[4]. Possedere una radio varia ampiamente nei diversi paesi. Solo 1 famiglia su 5 in Asia del Sud ha una radio, rispetto a 3 su 4 in America Latina e nei Caraibi[5].

SMS/Telefono Cellulare/Social Media

  • Oltre la metà dei paesi utilizzano SMS, telefoni cellulari o social media come sistema alternativo per l’istruzione con il 74% dei paesi analizzati in Europa e Asia Centrale che utilizzano questo metodo[6]. Circa la metà dei 127 paesi analizzati offre risorse stampate per studiare a casa; solo l’11% offre lezioni a domicilio[7].

Elettricità

  • Ci sono ampie diseguaglianze tra le famiglie più ricche e più povere. Quasi tutte le tecnologie utilizzate per consentire l’istruzione mentre le scuole sono chiuse richiedono elettricità. Dei 28 paesi con dati disponibili, solo il 65% delle famiglie del 20% più povero ha elettricità, rispetto al 98% delle famiglie del 20% più ricco.
  • In 7 paesi che comprendono Costa d’Avorio, Lesotho, Kiribati, Sudan, Gambia, Guinea Bissau e Mauritania meno del 10% delle famiglie più povere ha elettricità[8].

ITALIA –Una recente indagine ISTAT ha messo in luce come il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa, la quota raggiunge quasi un quinto nel Mezzogiorno (470 mila ragazzi). Solo il 6,1% vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per ogni componente. Inoltre, oltre un quarto delle persone vive in condizioni di sovraffollamento abitativo, la quota sale al 41,9% tra i minori.

“Si sta chiudendo l’anno scolastico in Italia, un anno segnato dall’emergenza COVID-19: che ha messo in luce una serie di disparità e diseguaglianze a livello nazionale per i bambini e le loro famiglie nell’accesso a internet e conseguentemente alla didattica online. Nonostante gli sforzi messi in campo dalle Istituzioni per garantire la didattica a distanza, questo tipo di modalità di apprendimento rischia di lasciare indietro i bambini e gli adolescenti più vulnerabili”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia.

“In previsione della riapertura delle scuole a settembre prossimo, è necessaria una risposta coordinata per garantire a tutti i bambini – in particolare a quelli con disabilità o in condizione di grave disagio familiare – di continuare il percorso di studi.  E’ importante mettere a punto entro l’estate un piano che preveda il rientro in sicurezza dei bambini nelle aule scolastiche, garantendo omogeneità sul territorio nazionale, senza gravare troppo sui singoli Istituti scolastici”, ha concluso Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia. 


[1] https://www.unicef-irc.org/publications/pdf/IRB%202020-10.pdf P2

[2] https://www.unicef-irc.org/publications/pdf/IRB%202020-10.pdf P3

[3] https://www.unicef-irc.org/publications/pdf/IRB%202020-10.pdf P3

[4] UNICEF Global Tracker on the Education Response, May 2020

[5] https://www.unicef-irc.org/publications/pdf/IRB%202020-10.pdf P4

[6] UNICEF Global Tracker on the Education Response, May 2020

[7] UNICEF Global Tracker on the Education Response, May 2020

[8] https://www.unicef-irc.org/publications/pdf/IRB%202020-10.pdf P4

Abitudini e scuola ai tempi del Covid-19

EMERGENZA CORONAVIRUS, INDAGINE TELEFONO AZZURRO E DOXA:

PER I GENITORI CON ALMENO 2 FIGLII L’IMPEGNO NELLE ATTIVITA’ SCOLASTICHE ÈAUMENTATO NEL 70% DEI CASI 

E OLTRE IL 30% DEI GENITORI HA RISCONTRATO NEI FIGLI LA PAURA DI NON RIVEDERE I PROPRI AMICI E UN UTILIZZO ECCESSIVO DEI SOCIAL E DEI GIOCHI ONLINE

Secondo l’indagine “Abitudini e scuola ai tempi del Covid-19”, elaborata daTelefono Azzurro e Doxa, le reazioni più riscontrate nei figli, rispetto all’attuale situazione di emergenza, sono individuabili nell’uso eccessivo del social network, nell’isolamento dal mondo esterno e in importanti variazioni nel ritmo del sonno. Anche la didattica a distanza ha rivoluzionato gli spazi e ridefinito le modalità dell’insegnamento con un coinvolgimento rilevante dei genitori nelle attività scolastiche.

Abbiamo ascoltato i bambini e gli adolescenti – sottolinea Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro – e sulla base di questi dati abbiamo pensato di trovare delle risposte per il mondo della scuola, per i disagi di bambini e adolescenti, per la società civile al fine di creare un confronto permanente con incontri e riflessioni aperti per dare risposte concrete. Per questo in partnership con Vita, abbiamo deciso di inaugurare uno spazio di riflessione e confronto che abbia al centro il futuro delle ragazze e dei ragazzi di questo Paese. Abbiamo il compito di interrogarci su come bambini e adolescenti abbiano vissuto e stiano vivendo l’emergenza Coronavirus e quali siano stati gli effetti della quarantena sulle dinamiche familiari“.

Le problematiche riscontrate cambiano in base all’età e al numero dei figli: per il 35% dei genitori che hanno più di un figlio e in particolare quelli di bambini fra i 3 e i 5 anni e di ragazzi fra 14 e 18 anni, la preoccupazione maggiore dei figli è di non poter più vedere gli amici.

Il 36% dei genitori con figli fra i 6 e i 10 anni riscontrano un eccessivo uso dei social networke nei giochi online, soprattutto se si ha più di un figlio, e la percentuale sale al 40% per la fascia che va dagli 11 ai 13 anni.

Il 25% dei genitori con figli fra gli 11 e i 13 anni riscontra nei figli il problema dell’isolamento, percentuale che sale al 35% nei genitori che hanno più di un figliomentre il 36% dei bambini fra i 3 e i 5 anni hanno importanti variazioni del ritmo del sonno.

Anche la didattica a scuola sta vivendo un frangente inedito e inaspettato che ha cambiato di colpo spazi e modi dell’insegnamento.Il 71% dei genitori dichiara che i figli seguono le lezioni scolastiche online, uno su 2 tutti i giorni; mentre nel caso di figli più grandi, dagli 11 anni in su, la percentuale si alza arrivando al 91% per i ragazzi fra gli 11 e i 13 anni. 

La ridefinizione dei modi di insegnamento ha modificato il coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche dei figli: l’impegnoè aumentato per il 68% dei genitori, soprattutto per chi ha figli fra i 6 e i 10 anni (78%) e nella fascia di età dagli 11 ai 13 anni (74%). Dalla ricerca emerge inoltre come il 64%dei genitori abbia dovuto seguire i bambini nei compiti più di prima, mentre il 54% abbia dovuto aiutare nel collegamento per le lezioni online. Il 56%è intervenuto anche nella parte di didattica o si è confrontato maggiormente con gli insegnanti (46%) e con gli altri genitori (25%).I genitori che hanno più di un figlio hanno riscontrato con più frequenza difficoltà nella gestione della didattica online.

L’80% dei genitori si ritiene comunque soddisfattodegli insegnanti nel rapporto con gli studenti; il 74% soddisfatto della gestione delle lezioni da parte dei docenti e il 61% è soddisfatto degli strumenti che la scuola ha messo a disposizione. Ad essere soddisfatti della didattica sono soprattutto i genitori degli adolescenti.

Il 70% dei genitori è favorevole a riaprire le scuole a settembre, ove possibile, per garantire il rientro dei figli in sicurezza, dal 23%dei genitori sono stati riscontrati momenti di difficoltà nel nucleo familiare durante la quarantena, per il 18% è stato difficile trovare spazi adeguati all’interno della casa,il17%riferisce che è stato complesso coordinarsi con gli strumenti tecnologici presenti in casa e per il20%èfaticosocoordinarsi tra lavoro e scuola,inoltre dal 37% abbiamo un riscontro positivo per la possibilità di condividere del tempo insieme alla famiglia.

La preoccupazione di un possibile contagio, dovuto alla riapertura, risulta ancora molto elevata e cresce con l’aumentare dell’età: per il 51% la preoccupazione è molto/abbastanza alta per i bambini fino ai 5 anni; per gli adolescenti dai 14 ai 18 la percentuale sale al 64% e per gli adulti con oltre 50 anni arriva all’83%.

Esiti degli scrutini del secondo ciclo di istruzione – A.S. 2018/2019

Approfondimento statistico sugli scrutini di giugno 2019, dal primo al quarto anno delle Secondarie di II grado

MI – Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica


È disponibile l’approfondimento statistico relativo agli esiti degli scrutini finali delle Scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie, dal primo al quarto anno di corso, per l’anno scolastico 2018/2019.

Lo scorso anno scolastico ha confermato un aumento degli studenti ammessi alla classe successiva. Nello scrutinio di giugno 2019 il 73% è stato promosso (rispetto al 71,2% del 2017/2018), il 7% non è stato promosso(7,4% l’anno precedente), il 20% ha riportato la sospensione del giudizio in una o più discipline (nel 2017/2018 il 21,5%). A settembre 2019, il 93,3% di questi ultimi è stato promosso. La percentuale finale degli ammessi alla classe successiva è stata pari al 91,7% (nel 2017/2018 era stata il 91,2%).

Il primo anno si è confermato il più selettivo, con il totale di ammissioni più basso: 88,2%(nel 2017/2018 era l’86,9%). Secondo e terzo anno hanno registrato la stessa percentuale: 92,3% (rispetto al 91,9% e 92,1% di un anno prima). Al quarto anno le promozioni sono state il 94,6%, confermando il dato del 2017/2018.

Differenze nei tassi di ammissione tra Licei, Tecnici, Professionali
Licei hanno avuto il maggior numero di ammessi alla classe successiva (94,8%), seguiti dagli Istituti tecnici (88,5%) e dagli Istituti professionali (88,1%). Rispetto al 2017/2018 i risultati complessivi sono migliorati per questi ultimi (dall’86,1% all’88,1%), mentre sono rimasti sostanzialmente invariati per i percorsi liceali (dal 94,7% al 94,8%) e tecnici (dall’88,4% all’88,5%). Per gli studenti dei Tecnici si è evidenziato un leggero miglioramento dei risultati conseguiti per tutti gli anni di corso, a eccezione del quarto anno.

Tra i Licei, l’Europeo/internazionale (97,3%) e il Classico (97,2%) hanno riportato la quota di promossi più elevata, mentre la percentuale minore è stata nell’Artistico (91,2%). Tra i Tecnici, l’indirizzo più selettivo è stato il Tecnologico, con l’88% di ammissioni, rispetto all’89,3% dell’Economico.

Dopo il primo anno, sempre il più difficile da superare, indipendentemente dall’indirizzo di studio, per gli anni successivi le percentuali di ammissione sono migliorate per tutte e tre le tipologie. Tale miglioramento risulta più evidente per gli indirizzi tecnici e professionali, per i quali la quota di ammessi è cresciuta in modo significativo fino ad arrivare, nel quarto anno, rispettivamente al 92,7% per i Tecnici e al 90,8% per i Professionali.

Differenze a livello territoriale
Nei percorsi liceali delle scuole del Sud e tecnici delle scuole del Centro, lo scorso anno la percentuale di ammissione è stata più alta rispetto alle altre aree geografiche: rispettivamente il 96,2% e l’89,5% degli studenti scrutinati, confermando sostanzialmente l’andamento dell’anno scolastico precedente. Nel Nord-Est e nel Nord-Ovest i Professionali hanno ottenuto risultati migliori delle altre aree d’Italia: sono stati ammessi il 90,8% nel Nord-Est e l’89,3%nel Nord-Ovest. Nelle Isole, invece, è stata rilevata la percentuale più bassa di ammissione nei Professionali (84,8%), anche se gli esiti sono migliorati rispetto al 2017/2018 (81,8%).

Matematica lo scoglio principale
L’analisi delle valutazioni conseguite dagli studenti nello scrutinio dello scorso giugno, per le principali discipline presenti in tutti gli indirizzi di studio (Italiano, Matematica, Lingue straniere), ha confermato che la Matematica è la disciplina più difficile per tutti gli studenti delle Secondarie di II grado. In generale, dal primo al quarto anno, le insufficienze in Matematica sono risultate in percentuale (15,5%) più elevate rispetto a quelle in Italiano (6,4%) e nelle Lingue straniere (10,1%).

Le studentesse si confermano le migliori
Negli scrutini finali del 2019 le studentesse hanno registrato, nelle discipline Matematica e Italiano, risultati migliori rispetto ai colleghi maschi. Il totale di studenti con voti in Matematica tra 8 e 10 è stato costituito dalle ragazze al 59,5% nel primo biennio e al 60,3%nel secondo. Inoltre, le studentesse hanno conseguito il 65,5% dei voti tra 8 e 10 in Italiano.