Archivi categoria: Sociale e Handicap

Riunione Osservatorio permanente Inclusione scolastica

Il Ministro dell’Istruzione, il Professor Patrizio Bianchi, ha riunito il 7 aprile, in videoconferenza, l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica.

“L’inclusione è il principio che sta alla base della nostra scuola”, ha sottolineato il Ministro Bianchi, in apertura di riunione. “Questo Osservatorio è fondamentale, ci consente un confronto costante grazie all’ascolto delle voci di quanti lavorano quotidianamente e costantemente per il benessere delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi”.

Presente all’incontro, il Sottosegretario Rossano Sasso, che ha la delega in materia. “L’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica rappresenta uno strumento preziosissimo per rendere davvero efficace e proficuo il dialogo tra Istituzioni, Associazioni, famiglie e ragazzi – ha spiegato il Sottosegretario -. Sono onorato del fatto che mi sia stata affidata una delega che avverto con grande forza sulla mia pelle e per la quale intendo spendermi con ogni energia. Le proposte e le esperienze ascoltate oggi vanno ovviamente tradotte in contenuti, in passi concreti, in effettivi progressi normativi e sociali. Solo così riusciremo a fare in modo che il mondo della scuola diventi sempre più inclusivo e solidale”.

Dopo aver ascoltato tutti i rappresentanti delle Associazioni delle persone con disabilità maggiormente rappresentative sul territorio nazionale nel campo dell’inclusione scolastica, il Ministro Bianchi ha concluso l’incontro evidenziando che “il modello italiano di inclusione è un punto di riferimento a livello europeo. La pandemia ha messo a nudo molte delle difficoltà di questo Paese e le ha anche esasperate, ma la scuola ha reagito per continuare a stare al fianco di tutte le studentesse e tutti gli studenti. Ringrazio il personale, i docenti, per l’impegno profuso, anche sul tema dell’inclusione che deve essere un obiettivo di tutto il Paese, a partire proprio dalla scuola. Dobbiamo mettere in moto tutti coloro che possono dare un contributo affinché la scuola sia il punto di forza di un Paese nuovo”.

Giornata autismo

Oggi è la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo.

Il blu è il colore simbolo per manifestare e promuovere azioni di solidarietà ed inclusione. L’emergenza sanitaria ha mostrato l’importanza di vivere in una società che sia veramente inclusiva.

Intervenire sulle situazioni di fragilità e difficoltà, assicurare condizioni di benessere è fondamentale sia per i singoli che per la collettività.

Il nostro sistema di Istruzione può vantare una legislazione tra le più avanzate al mondo in materia di inclusione scolastica. È necessario continuare a promuovere una sempre maggiore consapevolezza per migliorare le opportunità di formazione e di crescita di studentesse e studenti con disabilità e di tutta la comunità scolastica.


Anffas: “La persona non è la sua malattia”

Il presidente Speziale: “Purtroppo ogni anno ci ritroviamo a dover ribadire la necessità di rispettare diritti che dovrebbero essere invece scontati e la necessità di creare le condizioni adatte per avere una società di pari diritti ed opportunità”

BRESCIA. “Anffas approfitta di questa giornata per portare ancora una volta all’attenzione di tutta l’opinione pubblica il concetto che la persona non è la sua malattia”. Sono le parole di Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo che si celebra il 2 aprile e che vuole richiamare l’attenzione ed accrescere la consapevolezza di tutti sui disturbi dello spettro autistico anche al fine di tutelare i diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie. “Diritti per i quali – continua il presidente – è fondamentale anche il potenziamento di servizi e di sostegni di qualità per arrivare ad una piena e concreta inclusione e alla migliore Qualità di Vita possibile, in tutte le fasi della vita a partire dalla primissima infanzia”.

“In questa occasione – prosegue il presidente – Anffas ha contribuito a divulgare il libro ‘Il filo srotolato – Autismo tra fotografia e poesia’, un volume promosso da Fondazione Fo.b.a.p. di Brescia a marchio Anffas che racconta l’autismo e i suoi protagonisti in maniera nuova, attraverso le poesie di Franca Grisoni e le fotografie delle persone del Centro ‘Francesco Faroni’ scattate dalla mano esperta di Adriano Treccani, e che con parole ed immagini pone la persona con autismo al centro di tutto e con loro le persone che accompagnano la loro vita, come genitori e operatori: un esempio di quanto dovrebbe essere fatto anche nella nostra società, dove è la persona che va messa al centro, con i suoi desideri, le sue aspettative e le sue necessità, con l’obiettivo di accompagnarla nei percorsi di apprendimento di abilità e competenze, di empowerment, di indipendenza e autonomia”.

“Purtroppo, questo ancora non accade. Purtroppo ogni anno ci ritroviamo a dover ribadire la necessità di rispettare diritti che dovrebbero essere invece scontati e la necessità di creare le condizioni adatte per avere una società di pari diritti ed opportunità. Non riteniamo utili allo scopo slogan, proclami o colorare monumenti di blu, ma sarebbe invece quanto mai urgente e necessario agire concretamente per la tutela dei diritti e per colmare divari che ancora adesso mettono le persone con disturbi dello spettro autistico in secondo piano, soprattutto in considerazione dell’emergenza sanitaria che ancora stiamo vivendo e che ha particolarmente colpito le persone con autismo e le loro famiglie”.

“Anche per questa Giornata quindi – prosegue il presidente – non chiediamo di tornare alla normalità pre-pandemia ma di creare invece una nuova normalità, fatta di pari diritti e pari opportunità e di inclusione in tutti i contesti della nostra società: scuola, lavoro, sanità, ecc. Non è più accettabile e tollerabile vivere in un mondo che senza lascia indietro e nell’indifferenza più totale persone che sono cittadini al pari degli altri e la cui vita dovrebbe avere a lo stesso valore di quella degli altri. “La disabilità – conclude il presidente riprendendo la postfazione al libro di cui sopra a cura di Giorgio Grazioli, presidente di Anffas Brescia Onlus – viene prima e dopo ma non toglie la persona”.

FAQ Handicap e Scuola – 66

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Sono un’insegnante di sostegno della scuola secondaria di primo grado e quest’anno mi sono ritrovato a seguire un ragazzo down che frequenta la classe seconda. Il suddetto alunno disabile compirà il prossimo mese 18 anni, vorrei cortesemente sapere se il prossimo anno avrà diritto a completare il suo ciclo di studi pur avendo compiuto 18 anni 

L’obbligo scolastico si conclude a 16 anni, ossia dopo dieci anni di frequenza e ciò si verifica, ordinariamente, nella secondaria di secondo grado. L’obbligo formativo, invece, si conclude al compimento del diciottesimo anno di età; quindi dopo i 18 anni lo studente non potrà accedere ai percorsi diurni, ma potrà sicuramente iscriversi ai corsi serali, previsti per gli adulti.


Sono docente di un alunno con certificazione 104 dall’ infanzia. Frequenta la classe quinta della scuola primaria, per cui a settembre passerà alla scuola secondaria di primo grado. Tutti gli anni, anche questo è bastato compilato il vecchio modello del PEI. Ho un dubbio. Per il passaggio alla scuola secondaria dobbiamo compilare il nuovo modello del PEI provvisorio?

Il PEI Provvisorio non è previsto per gli alunni già certificati per i quali è stato predisposto un PEI per l’anno scolastico in corso. 

Il Pei provvisorio, come stabilito dall’art. 16 del Decreto interministeriale 182/2020, è redatto entro il 30 giugno per gli alunni neo-certificati nel corso dell’anno scolastico o per alunni certificati di nuova iscrizione; la redazione del PEI provvisorio è stata introdotta “allo scopo di definire le proposte di sostegno didattico o di altri supporti necessari per sviluppare il progetto di inclusione relativo all’anno scolastico successivo”.


Il dirigente del mio Istituto non vuole consentire la frequenza in presenza con un piccolo gruppo per l’ inclusione agli alunni con Bes C ma solo ai Bes A e C.  Leggendo la nota di chiarimento del 12 marzo, però si evince che la frequenza in presenza è prevista per tutti  gli alunni con bisogni educativi speciali senza distinzione. Mi potete dare delucidazioni in merito. 

La norma stabilisce la frequenza degli alunni con disabilità in condizioni di “reale inclusione” (piccolo gruppo eterogeneo); inoltre, in generale, parla di BES e quindi prevede la frequenza non solo degli alunni con disabilità certificata e con diagnosi di DSA, ma anche degli alunni “non con BES” come pure di alunni con BES “transitori”, riconosciuti cioé dal Consiglio di classe o dal Team docente, per i quali sia stato predisposto un PDP (cfr. Nota 2563/2013). 


Mio figlio ha un disturbo dello spettro autistico con pattern ipercinetico e difficoltà dell’attenzione, art. 3 comma 3 della legge 104, e frequenta la classe seconda della scuola dell’infanzia.
A gennaio la neuropsichiatra dell’Asl ha compilato la diagnosi funzionale e la stessa è stata trasmessa a scuola per la richiesta del docente di sostegno e del personale Asacom (quest’ultima è stata fatta per l’anno scolastico corrente in quanto i comuni hanno fatto una proroga). L’assistente Asacom è arrivata per 10 ore settimanali (per quest’anno scolastico), ovviamente il docente di sostegno arriverà l’anno prossimo. Attualmente nella classe di mio figlio è in corso un’attività di osservazione e supporto ai docenti e all’assistente da parte della psicologa del centro dove il bambino fa la terapia. Il bambino ha difficoltà nelle attività al tavolo (deficit di attenzione), nelle relazioni (comunica farfugliando) e nel tratto grafico. Le maestre dicono che lo trattano come gli altri, che deve fare le stesse cose degli altri, sono titubanti nell’usare i rinforzi (un libro illustrato, una macchinina, una canzone) perchè lo vedono gli altri bambini, non vogliono che l’assistente sia sopra al bambino perche’ deve imparare a fare da solo. A quanto ho capito non vogliono che si faccia tutto questo in assenza di Pei! Cosa dice la normativa riguardo le strategie da adottare per un bambino con 104 ma senza docente di sostegno? Si puo’ comunque redigere il Pei, anche ad Aprile? Chi decide le ore che devono essere attribuite a mio figlio? Dipende dal comma?
Stiamo cercando di fare il possibile per aiutare i docenti curriculari (incontro asl-scuola, osservazione psicologa, Asacom, consigli) ma incontro resistenze da parte loro a causa dell’assenza di questo documento.

Va precisato che anche nel mese di marzo, se richiesto, l’insegnante di sostegno deve essere fornito dall’Ufficio Scolastico Regionale, in quanto la normativa stabilisce che appena depositata a scuola la certificazione, ovvero copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale, per l’alunno scatta il diritto al sostegno. Se invece la famiglia è disposta, per quest’anno, a rinunciare al docente per il sostegno, è libera di farlo; comunque il PEI deve essere formulato dai docenti della classe, nell’apposita riunione del GLO con la partecipazione della famiglia e degli operatori sociosanitari, che seguono l’alunno, compresa, pertanto, anche l’esperta del metodo ABA. Non è, infatti, la presenza del docente incaricato su posto di sostegno a determinare la stesura del PEI, bensì la presenza della documentazione sanitaria che, una volta consegnata, determina per la scuola  l’obbligo di chiedere e nominare un docente da incaricarsi su posto  di sostegno e, anche senza di lui, di formulare un Piano Educativo Individualizzato. 


Abbiamo ricevuto al richiesta da parte di un genitore di bambino portatore di handicap motorio di adeguare il bagno per diversamente abili presente nella scuola, appena ristrutturato, per modellarlo alle esigenze del figlio.
Nella fattispecie ci chiede di posizionare un wc di dimensioni ridotte e di abbassare il piano del lavandino e l’altezza del rubinetto.
Siamo piu che disponibili ad aiutare il bambino (scuola primaria) ma ci chiediamo se adeguando le dimensioni del bagno alle esigenze del piccolo ci ritroviamo poi con un bagno non a norma.
Esiste una normativa specifica per le scuole materne e primarie ovvero delle deroghe?

Il DPR 24 luglio 1996, n. 503Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, all’art. 8 fissa specifici criteri ai punti 4.1.6. e 8.1.6.; nei punti indicati, infatti, sono precisati i criteri di accessibilità in relazione al “w.c.” e al “lavato”.  Per la questione esposta, comunque, potreste rivolgervi all’Ufficio Tecnico che ha curato la messa a norma del bagno.


Sono la madre di un bambino che frequenta la classe 5ª primaria.
Mio figlio usufruisce dell’insegnante di sostegno, in quanto in possesso di una diagnosi di disabilità cognitiva di grado lieve. (I test hanno rivelato una forte disomogeneità e squilibrio tra l’intelligenza verbale, in media, e l’intelligenza non verbale, non in norma).
A parte questo, volevo segnalare che mio figlio è l’unico alunno della sua classe a poter frequentare in presenza, in virtù dell’ultima nota del miur, che ha escluso la frequenza in presenza ai figli degli operatori sanitari, forze dell’ordine ed insegnanti.
Ho dunque chiamato l’insegnante di sostegno (arrivata a scuola da una settimana circa in sostituzione della precedente) per sapere come viene gestita l’interazione di mio figlio con il resto della classe in dad. (Vista l’età dei bambini, segnalo che molti genitori assistono alle lezioni e, in questo modo, vengono a sapere che mio figlio è in classe in quanto disabile.)
Mi viene detto, dall’insegnante in questione,che mio figlio non viene inquadrato o al massimo viene inquadrato per pochi secondi, però viene chiamato per NOME a rispondere, dalla maestra curricolare di turno.
Mi chiedo dunque se posso segnalare il caso al garante della privacy, perché ora sarà resa pubblica a tutti i genitori della classe, con tanto di identità, lo stato di disabilità di mio figlio. 

La Nota ministeriale emanata il 7 marzo 2021, in perfetta consonanza con la normativa precedente, stabilisce il diritto alla frequenza in presenza in condizioni di reale inclusione degli alunni con disabilità e di alcuni compagni della classe, creando un piccolo gruppo eterogeneo di alunni, dei quali, la scuola deve aver acquisito la disponibilità dei genitori. Rispetto a ciò, pertanto, deve far presente alla scuola che le condizioni di reale inclusione devono essere garantite.
In relazione alla questione della violazione della privacy, non riteniamo che sussista; i compagni, infatti, avranno sicuramente già raccontato ai propri genitori di avere un compagno “speciale” o “con disabilità” e quindi la cosa dovrebbe esser nota .
Quello che è importante, invece, è che i docenti facciano lezione a suo figlio e a un piccolo gruppo di compagni in presenza a scuola e che, contemporaneamente, si colleghino con il resto della classe, che si trova a casa, proprio per garantire condizioni di reale inclusione.


Sono un’insegnante di sostegno di una scuola secondaria di secondo grado. Vorrei sottoporre un quesito alla Vs attenzione in merito alla redazione del PEI. Nell’istituto frequentano due ragazzi con la L 104 privi di Diagnosi Funzionale non avendo fatto richiesta dell’insegnante di sostegno: è obbligo redigere per ciascun ragazzo il PEI in ogni caso?

Se la famiglia non presenta alla scuola copia della Diagnosi Funzionale edanche copia del Verbale di accertamento, la scuola non può chiedere il docente di sostegno e, sicuramente, non può redigere il Piano educativo Individualizzato, previsto per chi, in seguito agli accertamenti della legge 104/92, è riconosciuto come “alunno con disabilità”, mediante produzione, per l’appunto, del Verbale di accertamento e della relativa Diagnosi Funzionale.


In questi giorni le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse in alcune regioni. Nella mia provincia ancora non abbiamo avuto chiusure, ma nell’ eventualità che ciò avvenisse, vi chiedo come si dovrà comportare la scuola per erogare il servizio educativo agli alunni diversamente abili? Io seguo un caso di un alunno autistico che non beneficerebbe assolutamente della didattica a distanza. Nei precedenti DPCM era prevista la scuola in presenza per alunni con disabilità insieme ad un piccolo gruppo di compagni. Sarà ancora possibile? 

La normativa sul diritto allo studio in presenza con alcuni compagni, anche in zone rosse, è ribadita dal nuovo DPCM del 2 marzo 2021 agli artt. 21 e 43. La frequenza in presenza deve garantire “condizioni di reale inclusione”; al riguardo si richiamano la Nota 343/2021, firmata dal Capo Dipartimento prof. Bruschi,  il Piano scuola, allegato al DM 39/2020, il DM 89/2020 e l’art. 12 comma 2 della legge 104/92.


Sono un assistente sociale. Si è rivolta a me una mamma di due gemelline nate a dicembre che il prossimo anno scolastico dovrebbero frequentare la prima elementare. La mamma vorrebbe posticipare, non solo per l età ma anche per qualche problema che la neuropsichiatra ha certificato. Il rinvio è possibile, solo che la scuola chiede i certificati di invalidità, che lei e il marito non vogliono fare. E’ possibile che non si possa fare questo posticipo di frequenza senza certificato di invalidità? 

La normativa vigente consente, in via eccezionale e documentata, il trattenimento alla scuola dell’Infanzia per un ulteriore anno scolastico, e per non più di un anno, per i soli alunni adottati, previo specifico iter e a fronte del parere favorevole del dirigente scolastico. Da quanto da voi scritto, non sussistono le condizioni per una richiesta, seppur straordinaria.


Un allievo con una diagnosi di handicap art. 3 comma 3 e una programmazione differenziata sia negli obiettivi, in caso di trasferimento da una scuola superiore a un’altra deve necessariamente sostenere l’esame integrativo per le materie non frequentate precedentemente?

Così come per tutti gli altri studenti, se previsto, si procede a esami integrativi. Il PEI differenziato non necessariamente corrisponde a obiettivi totalmente differenti da quelli della classe. Lo conferma anche il Consiglio di Stato che, in una sua decisione, stabilisce che lo studente non debba sostenere le prove integrative su tutte le materie del nuovo istituto, ma solo su quelle ritenute necessarie dalla nuova scuola.


Dal momento che in questi giorni si sta predisponendo la richiesta per l’organico di sostegno per l’a.s. 2021-22, avrei bisogno di sapere come comportarmi per la richiesta della cattedra relativa ad un alunno con disabilita’ i cui genitori hanno richiesto la ripetenza al Cdc della terza scuola secondaria di primo grado in cui e’ iscritto il figlio. 
La cattedra che gli dovra’ essere assegnata al momento non la posso richiedere?
Dovrò fare una richiesta in deroga dopo lo scrutinio del secondo quadrimestre?

Fermo restando che la scuola  non può, prima dello scrutinio finale, prevedere la non ammissione di un alunno, ritengo che dobbiate indicare in organico di diritto l’alunno in uscita. Se poi dovessero sussistere gli estremi per una non ammissione all’esame di Stato, decisione di competenza esclusiva del Consiglio di classe che valuta se l’alunno ha raggiunto o meno gli obiettivi fissati nel PEI (la non ammissione non può e non deve essere decisa dalla famiglia), allora chiederete in organico di fatto lo stesso numero di ore o di più se già non gode della cattedra completa, secondo la normativa sulle deroghe.
Dovrete però anche chiedervi, in caso di non ammissione, come mai l’alunno non abbia raggiunto gli obiettivi del suo PEI: forse gli obiettivi erano troppo alti? Perché in tal caso avreste dovuto ridurli; forse perché troppo bassi; perché in tal caso avreste dovuto modificarli.


Ho bambina con handicap che fa la seconda elementare. Il comune non vuole dare amia figlia l’assistente alla persona e, a scuola, il dirigente non vuole fare domanda per l’educatrice aba alla comunicazione, perché dice che, per il covid, non può fare entrare persone a scuola per la sicurezza degli alunni. Io non so cosa fare.

Il DM 39/2020 e il DM 89/2020, come pure il DPCM 3 novembre 2020 e la Nota 1990/2020 ribadiscono che gli alunni con disabilità e parte dei loro compagni di classe, anche in caso di zona rossa, hanno diritto a frequentare la scuola in presenza. Sia in presenza che, eventualmente, in didattica a distanza, all’alunno deve essere garantita la figura professionale che, in forza dell’art. 13 comma 3 della legge 104/92, è professionalmente capace di farlo comunicare e quindi di realizzare il suo diritto allo studio.  Se nel PEI è prevista la figura professionale, di cui all’art. 3 c. 3 della legge 104/92, allora il Dirigente Scolastico deve rivolgersi al Comune e chiedere che venga garantita tale figura; se invece tale figura non è prevista nel PEI, allora il DS non potrà richiederla. È necessario pertanto che, come genitori, chiediate la convocazione del GLO e, in tale sede, chiediate la presenza della figura dell’assistente.  Se il GLO non dovesse accogliere la vostra richiesta, assicuratevi che venga messo a verbale e, quindi, potete procedere ricorrendo alla Magistratura, affinché venga garantita la vostra richiesta. 


Non trovando normativa in merito chiedo cortesemente di sapere se i giorni di sabato e domenica, giorni in cui il centro fisioterapico non presta le cure essendo chiuso al pubblico, sono inclusi od esclusi dal computo dei 30 giorni di congedo.

Nel corso di ogni anno i soggetti destinatari del beneficio e secondo le modalità indicate dall’art. 7 del D.lgs. 119/2011 possono fruire, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni. Durante il periodo di congedo, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Risulta evidente che il sabato e la domenica siano esclusi dal computo dei 30 giorni di congedo straordinario, come lo sono tutte le festività e le giornate nelle quali, per legge, non ci sono prestazioni lavorative.


Avrei bisogno di un Vostro aiuto nell’interpretazione del Decreto 182 del 29/12/2020 avente per oggetto “Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità, ai sensi dell’articolo 7, comma 2-ter del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66”.
Nello specifico, mi riferisco all’articolo 4, comma 4 che recita “Il GLO è validamente costituito anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza”.
Leggendo il decreto e in particolare l’articolo 3 comma 1 “Il GLO è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe e presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato. I docenti di sostegno, in quanto contitolari, fanno parte del Consiglio di classe o del team dei docenti” e l’articolo 3 comma 2 “Partecipano al GLO i genitori dell’alunno con disabilità o chi ne esercita la responsabilità genitoriale, le figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica, che interagiscono con il gruppo classe e con l’alunno con disabilità nonché, ai fini del necessario supporto, l’unità di valutazione multidisciplinare” mi sembra di comprendere che membri del GLO saranno il dirigente scolastico e il consiglio di classe, mentre sono considerati partecipanti i genitori, le figure professionali (interne o esterne alla scuola) e il rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare della ASL di residenza.
Alla luce di questa considerazione e leggendo quanto recita l’articolo 4, comma 4, mi chiedo:
– il GLO è da considerarsi valido anche se i genitori sono impossibilitati a parteciparvi?
– Il GLO è valido anche se il rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare è impossibilitato a parteciparvi? 
– dato che l’approvazione del PEI è di pertinenza del GLO, considerati anche gli apporti degli altri partecipanti (genitori, professionisti, unità di valutazione multidisciplinare), mi chiedo se in caso di assenza di questi ultimi il GLO sarà validamente costituito e potrà approvare il PEI. 
–  relativamente all’articolo 4 comma 4, mi chiedo se il GLO è validamente costituito anche se non sono presenti tutte le componenti (membri o partecipanti) oppure è valido anche se tutte le componenti sono presenti ma non tutte esprimono il proprio parere, “la propria rappresentanza”, in merito ai punti all’ordine del giorno relativi alla convocazione del GLO.

Concordiamo sul fatto che molti articoli del decreto siano scritti molto male e che vadano riscritti per assicurare chiarezza a tutti. Il GLO, così come declinato all’art. 3 comma 1 del D.I. 182/2020,  è composto dai docenti della classe presieduti dal D.S.; partecipano ai lavori del GLO, come specificato dalla Linee guida e dal D.I. all’art. 3 comma 2, i genitori, e, previa autorizzazione del D.S., un rappresentante nominato dell’ASL, professionisti interni alla scuola, come i collaboratori scolastico o un rappresentante del Nuovo GLI o la funzione strumentale, professionisti esterni alla scuola, come gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione o un rappresentante del GIT, il Gruppo per l’Inclusione Territoriale non ancora operativo; agli incontri del GLO, a titolo consultivo e non anche decisionale, può partecipare uno specialista proposto dalla famiglia, previa autorizzazione del DS. 
Va precisato che il GLO non è un organo collegiale; tuttavia se una componente, regolarmente convocata, non partecipa, le sue riunioni sono egualmente valide.
Una delle questioni più delicate potrebbe riguardare il mancato accordo, ossia la difficoltà a individuare un “accomodamento ragionevole” in sede di definizione di PEI. Alcuni, fra cui l’avv. Nocera, sostengono che, in questi casi, o si arriva a una votazione oppure è necessario introdurre una norma che preveda l’istituzione di una piccola commissione, composta dal D.S., dalla famiglia e da un ispettore che la presiede, che assume le decisioni; in mancanza, la situazione rimarrebbe bloccata ed il PEI non potrebbe essere approvato.


Sono una docente di sostegno . Ho inviato un certificato per 4 gg. Le mamme degli alunni diversamente abili che seguo mi chiedono dopo quanti giorni viene nominato un supplente o vi è un docente sostituto. Io non so rispondere perché mi accorgo che scuole diverse hanno comportamenti diversi sulla nomina del sostituto del docente di sostegno.  Ho letto poi la sentenza della corte d’appello che dichiara interruzione di pubblico servizio la mancata nomina anche di un solo giorno

La normativa più recente, contenuta nell’ultima circolare sulle supplenze, stabilisce che nelle scuole di ogni ordine e grado, il DS deve nominare il supplente dopo il primo giorno di assenza; ciò perché nominare un supplente lo stesso giorno in cui il titolare comunica di assentarsi non è semplice. Probabilmente la Sen tenza da lei citata riguardava un comportamento omissivo del DS, protrattosi a lungo, e il giudice avrà voluto calcare la mano. Comunque, anche durante il primo giorno, i docenti assenti sono sostituiti i docenti a disposizione o con i docenti del potenziamento, in quanto la classe non può, per quelle ore, rimanere priva di docenti.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola primaria che ha bisogno di un chiarimento rispetto alla valutazione degli alunni diversamente abili in situazione di gravità (art. 3 comma 3) che non riescono a seguire il programma della classe. Ho un alunno molto grave con un PEI quasi totalmente individualizzato. L’alunno presentando una diagnosi clinica molto grave non riesce ad effettuare nessuna forma di valutazione né scritta né orale. Il team docente pertando partendo da quanto dettagliato nel PEI  cerca di assegnare una valutazione che non sia demotivante ma che metta in evidenza gli sforzi fatti dal bambino e i progressi che sta facendo. Durante lo scrutinio nel redigere il giudizio globale la scrivente come altri colleghi di sostegno nella stessa situazione al termine del giudizio abbiamo riportato la seguente dicitura:
I suoi progressi sono stati significativi raggiungendo in maniera soddisfacente gli obiettivi di apprendimento prefissati nel piano educativo individualizzato.  Oppure in modo più semplice la valutazione è stata effettuata in base al PEI.
A seguito di ciò mi è stato comunicato che questa dicitura è discriminante.
Ho letto nelle varie normative, che questo va riportato ma vorrei capire se solo nella S.S.I.G o S.S.II.G. essendo previsto un esame finale e un diploma,oppure se posso per normativa riportarlo anche alla scuola primaria. Visto che il bambino segue ad esempio una programmazione di fine scuola dell’infanzia inizio prima pur essendo inserito in una classe terza di scuola primaria, ritengo che apporre da qualche parte che la valutazione va fatta in base al PEI sia essenziale. Potete chiarirmi le idee?
Inoltre vorrei capire come gestire la situazione rispetto alla lingua inglese. Il bambino non verbalizza, per ora il team docente sta valutando solo la presenza in classe e la partecipazione all’ascolto di canzoncine in lingua. Con il team di classe pensiamo che il bambino dovrebbe essere esonerato dalla valutazione per la lingua straniera ma a livello normativo come posso tutelarlo?

La progettazione del percorso scolastico di un alunno con disabilità deve essere effettuata sulla base delle effettive capacità e potenzialità dell’alunno, evitando di associare la disabilità a una forma di “incapacità”. Dal punto di vista pedagogico, l’alunno va riconosciuto come persona. Il docente deve assumere un atteggiamento coerente in tal senso, anche nel linguaggio.  Dovendosi formulare un PEI sulla base delle sue effettive capacità dell’alunno, così come stabilito dall’art. 16 comma 2  della legge n. 104/92, come insegnanti della classe dovete indicare e specificare nel PEI gli obiettivi adatti a lui e, di conseguenza, valutarlo sulla base di questi. Anche ildecreto legislativo n. 62/2017 stabilisce che la valutazione deve essere effettuata sulla base del PEI, principio ripreso dall’Ordinanza Ministeriale 172/2020 che, all’art. 4 comma 1, puntualizza quanto segue: “La valutazione delle alunne e degli alunni con disabilità certificata è correlata agli obiettivi individuati nel piano educativo individualizzato predisposto ai sensi del dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66”. Per quanto concerne l’aggiunta nella scheda di valutazione  della dicitura “valutazione effettuata in base al PEI”, dato che essa non modifica nulla rispetto alla valutazione, che si basa sul PEI, come risulta agli atti, non occorre aggiungerla. Stando al nuovo PEI, che sarà adottato il prossimo anno scolastico, come fissato dalla Nota 40/2021 e come precisato nei webinar promossi dallo stesso Ministero, dal prossimo anno scolastico, e non anche dall’attuale, si potrà esprimere una valutazione per aree disciplinari o per discipline o per gruppi disciplinari. Secondo l’avv. Nocera la suddivisione in aree disciplinari è possibile già a partire dal corrente anno scolastico, in quanto l’art. 21 comma 1 del DI stabilisce che il modello di PEI in esso adottato e le relative indicazioni a corredo debbano essere applicate già dal corrente anno scolastico.


Sono mamma di un bambino autistico, con Legge 104 , iscritto ad una scuola paritaria. Durante l’anno in corso l’insegnante di sostegno ha lasciato il posto per incarico nello statale . Mio figlio al momento è senza sostegno ma è comunque assistito dalle assistenti alla comunicazione per tutto il tempo della sua permanenza scolastica .
Le mie domande sono :
1 la scuola paritaria che ha regolarmente accolto un alunno disabile è obbligata, come è prassi nello statale, a provvedere  alla ricerca di un sostegno?
2 nel caso in cui il sostegno non si trovi essendo a febbraio ormai state assegnate quasi tutte le cattedre come si deve procedere?
3 spiegazioni e normativa circa il diritto di rifiutare il sostegno . Essendo quest’ultimo un diritto e non un obbligo .

Le scuole paritarie, proprio in forza della legge n. 62/2000, hanno l’obbligo di adeguarsi alla normativa delle scuole statali, in tema di garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità, pena la perdita della parità scolastica. Quindi la scuola paritaria, come le scuole statali, deve provvedere alla nomina di un docente per il sostegno dopo il primo giorno di assenza del titolare, come espressamente previsto nell’ultima circolare sulle supplenze. Nella legge di Bilancio, peraltro, lo Stato ha stanziato maggiori somme proprio a favore delle scuole paritarie per la nomina di docenti per il sostegno e quindi anche per le supplenze; in tal caso, il DS deve chiedere il relativo importo quando comunica la nomina del supplente, dal momento che le scuole paritarie scelgono liberamente i docenti ed i supplenti senza  basarsi sulle graduatorie Quanto alla rinuncia o alla sostituzione del docente per il sostegno, ci si basa sui principii contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001. Se si rinuncia al sostegno, essendo il sostegno un diritto e non un obbligo, l’alunno mantiene comunque tutti i diritti degli alunni con disabilità, quali la predisposizione del PEI, le modalità di verifica e i criteri di valutazione personalizzati, le prove equipollenti (se in scuola secondaria), l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia  e alla comunicazione, etc. Se invece si chiede la sostituzione del docente di sostegno, con la motivazione contenuta nella sentenza citata, ovvero di “non essersi realizzato un valido rapporto educativo tra docente ed alunno”, allora la famiglia può chiedere la nomina di un altro docente. Infine, se la famiglia ritira formalmente la certificazione di disabilità e la documentazione correlata, allora l’alunno sarà considerato come alunno “non con disabilità” e il suo percorso formativo sarà lo stesso previsto per la classe alla quale egli è iscritto; oppure se la famiglia concorda con i docenti di far deliberare loro il riconoscimento di “alunno con BES” (ossia alunno con svantaggio socio-economico-linguistico-culturale), allora il Consiglio di classe redigerà un Piano didattico personalizzato a favore dell’alunno, che così potrà fruire, a discrezione dei singoli docenti, di strumenti compensativi e/o di misure dispensative e/o di criteri di valutazione eventualmente personalizzati (Nota 2356/13), fermo restando che gli obiettivi disciplinare sono gli stessi previsti per la classe frequentata. Si rammenta che la condizione “BES” è una condizione transitoria e non può pertanto perdurare per l’intero ciclo scolastico.


Seguo un alunno con programmazione differenziata che quest’anno frequenta l’ultimo anno di scuola superiore. Con la didattica a distanza l’alunno è stato poco presente o meglio è stato quasi del tutto assente. Non ha mai amato particolarmente la scuola e la didattica a distanza non ha fatto altro che allontanarlo ancora di più. Ora, con il ritorno in presenza, lui si rifiuta di rientrare continuando ad accumulare giorni di assenza. Una tale situazione a cosa porta? Bocciatura? Nella nostra scuola c’è il problema che non c’è una quarta classe, futura quinta, quindi sarebbe eventualmente impossibilitato a rifrequentare il prossimo anno. E comunque resta la non volontà del ragazzo di frequentare la scuola. Come traghettarlo verso la fine di questo anno? Sarebbe possibile un ritiro da scuola per evitare la bocciatura e farlo presentare direttamente agli esami? Se si, cosa succederebbe se agli esami non si presentasse? Il ragazzo, in tutti questi anni , si è sempre categoricamente rifiutato di entrare in classe quindi dubito fortemente che possa presentarsi di fronte ad una commissione d’esame.

Qualunque soluzione pensiate di adottare come Consiglio di Classe, essa deve essere assunta e discussa in sede di GLO, con la presenza della famiglia e dello specialista dell’ASL che segue l’alunno e che lo conosce.  In relazione alle assenze, si tenga presente che il DPR n. 122/09 prevede che esse possano essere sanate con la presentazione di un certificato medico, che le giustifica, coerentemente con le deroghe fissate dal Collegio Docenti. In merito alla possibilità di un ritiro dello studente, che dovrebbe presentarsi poi agli esami di Stato, si tenga conto che, prima degli stessi, egli dovrà sostenere le prove integrative relative al quinto anno, nel quale non ha avuto il giudizio di ammissione agli esami. Infine, se lo studente con disabilità non dovesse presentarsi agli esami, la scuola provvederà a rilasciargli l’Attestato di Credito formativo conclusivo del secondo ciclo di istruzione, come previsto dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017. Lo studente potrebbe poi iscriversi ai corsi serali per gli adulti e beneficiare dei diritti previsti per gli alunni con disabilità, a eccezione del sostegno didattico, avendone già fruito nei cinque anni di frequenza della scuola secondaria di secondo grado. 


Sono un collaboratore scolastico. Essendo residente con i miei due nonni uno dei quali con legge 104 comma 3 art 3 volevo chiedervi se mi spetta il congedo straordinario in quanto unico convivente e residente con loro.

Se lei è l’unica persona che può prestare assistenza a suo nonno, sicuramente può prendere i 3 giorni  di permesso retribuito; essendo anche convivente con il nonno, può fruire anche dei due anni di congedo retribuito. Parli con il suo datore di lavoro e dichiari, mediante una autocertificazione, che lei è l’unico a poter assistere suo nonno, non essendovi altri congiunti che possano occuparsi di lui.


Relativamente agli alunni e alle alunne con disabilità e quindi con Pei, nel nostro istituto comprensivo stiamo procedendo con delle descrizioni più personalizzate delle dimensioni dei livelli, in particolar modo descrivendo meglio le autonomie e le risorse che posso essere messe in atto (soprattutto per le disabilità più severe), mantenendo quindi i livelli delle linee guida e scegliendo per loro gli obiettivi dai relativi PEI. Stiamo procedendo bene? E’ possibile inserire nella descrizione dei livelli la breve premessa: “In conformità con quanto espresso nei Pei, l’alunno/a è in grado. di….”, e per gli alunni con altri tipi di Bes e con PDP, “In conformità con quanto stabilito nel PDP, l’alunno/a …”; la domanda è se sia possibile citare Pei e Pdp sulle schede di valutazione senza ledere la privacy delle famiglie. 

In conformità al d.lgs. 62/2017 non va fatta menzione del PEI o del PDP nella scheda di valutazione. Se ciò, attualmente, è chiarissimo e inconfutabile per gli alunni con BES, senza certificazione (terza sottocategoria, per riprendere un’infelice espressione della normativa vigente), e per gli alunni con diagnosi di DSA ai sensi della legge 170/2010, per i quali gli obiettivi corrispondono interamente a quelli definiti per la classe alla quale sono iscritti (e ciò deriva proprio dalle norme citate), ciò, come precisa l’avv. Salvatore Nocera, rientra in una condizione di possibilità per gli alunni con certificazione ai sensi della legge 104/92, e unicamente per loro, in quanto solo per loro è previsto un percorso personalizzato (ovviamente non vi è applicazione se gli obiettivi sono identici o se si discostano lievemente da quelli della classe).  Il problema della privacy, infatti, si pone in quanto l’Ordinanza sulla valutazione nella Primaria, che introduce i giudizi, limitatamente al corrente anno scolastico, 2020-2021, e al prossimo anno scolastico, 2021-2022, prevede che nella scheda di valutazione siano indicati gli obiettivi; trattandosi chiaramente di “obiettivi” per lo più diversi, unicamente per gli alunni con disabilità, e appurato che il d.lgs. 62/17 stabilisce che non sia fatta menzione nella scheda di valutazione che essa è effettuata sulla base del PEI, emerge la questione violazione della privacy. Secondo l’avv. Nocera, come detto, tale rischio non sussisterebbe, in quanto la scheda viene rilasciata solo alla famiglia, che è libera di mostrarla o di tenerla nascosta. Il problema si può porre nel passaggio di scuola, ossia nel momento in cui il fascicolo personale dell’alunno viene trasmesso alla nuova scuola. Anche in questo caso, tuttavia, se la famiglia non vuole far sapere alla nuova scuola che il figlio è “alunno con disabilità”, può ritirare dal fascicolo della scuola precedente la documentazione apposita, prima che il DS trasmetta il fascicolo alla scuola. Qualora, invece, la famiglia voglia mantenere la qualifica di “alunno con disabilità”, non c’è violazione della privacy, poiché il passaggio di documentazione è un atto necessario, senza il quale l’alunno non può far valere i suoi diritti nella nuova scuola e coloro che consulteranno la documentazione, ossia i docenti della classe alla quale l’alunno sarà iscritto, sono tenuti sia per contratto professionale che per legge al mantenimento della riservatezza, ossia al segreto d’ufficio, pena, in caso di violazione, di denuncia penale.


Nella scuola di cui ho assunto la dirigenza lo scorso anno, è iscritto un bambino disabile alla classe attualmente alla classe quarta. Il bambino ha una grave patologia che lo costringe a stare a letto. recepisce solo suoni. I docenti mi riferiscono che impossibile qualsiasi approccio didattico. La famiglia non vuole nessun docente a casa e rifiuta qualsiasi percorso integrativo. La motivazione, ben comprensibile , e che  il ragazzo corre un rischio  elevato se contagiato, a causa elle condizioni cliniche preesistenti, sottostanti la disabilità. Come posso procedere al riguardo considerato che sono responsabile dell’organizzazione dell’inclusione degli alunni con disabiltà e della vigilanza sull’attuazione di quanto deciso nel PEI, nonchè dell’obbligo scolastico. 

Va detto che per ogni persona sussistono sempre le condizioni di apprendimento, purché la persona sia sollecitata attraverso strategiche e intenzionali azioni promosse, in questo caso, dai docenti della classe; va ricordato che l’integrazione scolastica, oggi inclusione scolastica, ha quale obiettivo «lo sviluppo delle potenzialità» della persona con disabilità «nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione» (art. 12 comma 3 della legge 104/92).  Ora, la questione di fondo è che la famiglia, per legittime motivazioni, rifiuta la presenza a casa di personale docente. Non viene meno, tuttavia, l’obbligo scolastico, al quale anche l’alunno è soggetto. Come procedere? Facendo riferimento agli obiettivi indicati nel PEI, ed eventualmente “modificando” quanto in esso già stabilito, la scuola deve attivare la modalità “a distanza”, invitando i genitori a rendere il bambino partecipe alle proposte che tutti i docenti della classe promuovono a favore dei loro alunni.  Le attività saranno coerenti con le capacità dell’alunno e facendo riferimento alle sue potenzialità (per esempio si possono proporre suoni, rumori, momenti di silenzio, attività ritmiche, suoni modulati con la voce, ritmi scanditi con le mani, con i piedi, con parte del corpo, coinvolgendo contestualmente tutti i compagni della classe).   L’eventuale modifica del PEI richiede la convocazione, online, del Gruppo di lavoro (nel caso in cui gli specialisti non si presentassero o chiedessero di posticipare eccessivamente l’incontro, ovvero non dessero alcuna disponibilità nell’immediato, l’incontro avrà comunque luogo e le decisioni assunte saranno formalizzate nel PEI).  Se la famiglia, nonostante la convocazione del GLO e la proposta di attività fattibili con modalità online, rifiutasse anche questa modalità, in qualità di capo di Istituto faccia presente alla famiglia che la mancata frequenza dovrà essere segnalata alle autorità competenti e che lei, pertanto, provvederà in tal senso. 


Sono un assistente specialistico, volevo sapere se, in caso di assenze frequenti e programmate di un insegnante di sostegno, a noi assistenti possono essere affidati 2 alunni. Le premetto che faccio questo lavoro da 6anni e nell’emergenza si fa, ma quando le assenze sono sistematiche e programmate, l’unica soluzione della scuola è quella di affidare 2 alunni ad 1 assistente. 

Nel momento in cui un docente incaricato su posto di sostegno si assenta, per malattia o altra motivazione, il Dirigente scolastico è tenuto a sostituirlo con un supplente dopo il primo giorno di assenza, come stabilito dalla Circolare ministeriale Prot. 38905 del 2019. Non può l’assistente all’autonomia e/o alla comunicazione – o assistente specialistico – sostituire un docente, in quanto trattasi di figura professionale diversa, i cui compiti e competenze differiscono da quelli del docente. Lei, pertanto, deve rifiutarsi di sostituire gli insegnanti assenti, facendo presente al dirigente scolastico che la sua presenza è correlata ad un alunno, al quale lei è personalmente assegnata, e che lei, in quanto lavoratore, deve seguire quanto previsto dal suo contratto. Se il DS dovesse insistere con tale impropria e illegittima prassi, le suggeriamo di far intervenire il responsabile dei servizi da cui lei dipende, affinché lei, come dipendente, possa essere tutelata. 


In qualità di Funzione Strumentale Inclusione della mia scuola,vista l’O.M. 172/2020volevo porLe il seguente quesito:- è possibile far riferimento esplicito al PEI dell’alunno, nella scheda di valutazione (nella descrizione del livello o nel giudizio descrittivo personalizzato o nel giudizio globale )inserendo la seguente espressione : IN RIFERIMENTO AGLI OBIETTIVI  PEI E ALLE CARATTERISTICHE PSICOFISICHE .

Nella scheda di valutazione, come prevede la normativa vigente, non si fa riferimento al PEI. Tale richiamo è previsto unicamente nella secondaria di secondo grado per gli studenti per i quali è stato adottato il percorso differenziato  Negli altri casi, percorso semplificato nella secondaria di secondo grado e nella scuola primaria e secondaria di primo grado, invece, il riferimento al PEI, nella scheda di valutazione come pure all’ALBO dell’istituto non è previsto e non è neppure consentito (rif. normativi D.lgs. 62/2017, Legge 67/2006 e normativa sulla privacy).  Ora, il problema della privacy si pone in quanto l’Ordinanza sulla valutazione nella Primaria, che introduce i giudizi, limitatamente al corrente anno scolastico, 2020-2021, e al prossimo anno scolastico, 2021-2022, prevede che nella scheda di valutazione siano indicati gli obiettivi; trattandosi chiaramente di “obiettivi per lo più diversi”, emerge la questione violazione della privacy. Secondo l’avv. Nocera tale rischio non sussisterebbe, in quanto la scheda viene rilasciata solo alla famiglia, che è libera di mostrarla o di tenerla nascosta. Il problema si può porre nel passaggio di scuola, ossia nel momento in cui il fascicolo personale dell’alunno viene trasmesso alla nuova scuola. Anche in questo caso, tuttavia, se la famiglia non vuole far sapere alla nuova scuola che il figlio è “alunno con disabilità”, può ritirare dal fascicolo della scuola precedente la documentazione apposita, prima che il DS trasmetta il fascicolo alla scuola. Qualora, invece, la famiglia voglia mantenere la qualifica di “alunno con disabilità”, non c’è violazione della privacy, poiché il passaggio di documentazione è un atto necessario, senza il quale l’alunno non può far valere i suoi diritti nella nuova scuola e coloro che consulteranno la documentazione, ossia i docenti della classe alla quale l’alunno sarà iscritto, sono tenuti sia per contratto professionale che per legge al mantenimento della riservatezza, ossia al segreto d’ufficio, pena, in caso di violazione, di denuncia penale. 


Sto raccogliendo informazioni per dare risposte rispetto ad un caso appena pervenuto al nostro servizio tramite i servizi sociali di residenza di un minore, diversamente abile , che compirà 16 anni a settembre 2021.Il ragazzo convive con una disabilità gravissima e il quadro generale della sua salute sconsiglierebbe assolutamente la frequenza di una scuola. L’iscrizione avrebbe dovuto essere effettuata durante lo scorso anno scolastico, ma la famiglia per una serie di problemi non ha provveduto e nessuno ha “segnalato” l’inadempienza fino ad ora. L’assistente sociale che ha appena iniziato a seguire la famiglia mi ha contattato per individuare la soluzione da preferirsi. Anzitutto volevo chiedere quando termina l’obbligo scolastico per questo ragazzo?  Mi sto preoccupando delle eventuali sanzioni soprattutto nei confronti di una famiglia straniera che è stata fino ad ora “dimenticata.” Se i servizi sociali individuassero un centro diurno idoneo ad accoglierlo si potrebbe assolvere l’obbligo in questo modo chiedendo una deroga rispetto all’iscrizione ad una scuola o ad un centro di formazione professionale?

L’obbligo scolastico si conclude dopo dieci anni di frequenza, quindi comprende anche il primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, ovvero fino al compimento del sedicesimo anno di età. Come provvedere all’iscrizione, considerato che pare essere sfuggita a tutti? Perché se è vero che la famiglia non ha provveduto all’iscrizione è anche altrettanto vero che nessuno ha sollecitato la frequenza.  A questo punto, la famiglia può presentare domanda di iscrizione, magari accompagnata da un certificato dello psicologo o dal Neuropsichiatra dell’ASL; tale domanda deve essere accolta proprio perché per l’alunno sussiste l’obbligo scolastico.  Per quanto riguarda poi, il suo percorso, coerentemente con il PEI che dovrà essere elaborato in tempi brevi, considerata la particolare situazione di salute da lei descritta, potrebbe essere attivato un servizio di istruzione domiciliare, servizio che la famiglia può chiedere alla scuola, accompagnando la richiesta con un certificato medico rilasciato da un sanitario ospedaliero. Si potrebbe anche far riferimento all’art. 16 del d.lgs. n. 66/17, immediatamente applicabile con la formula “nelle more dell’emanazione del regolamento previsto dallo stesso articolo 16”, come recita la legge n. 41/2020 e, coerentemente con quanto in esso previsto, prevedere il servizio di istruzione domiciliare in base al PEI. Questo per i restanti mesi di scuola, ossia fino a giugno. Nel mese di settembre, compiendo i 16 anni, lo studente non sarà più soggetto all’obbligo scolastico.   L’assolvimento dell’obbligo scolastico è possibile unicamente presso un’istituzione scolastica pubblica o mediante istruzione parentale o presso corsi di istruzione professionale o di apprendistato. 


Sono assistente amministrativo e a dicembre scorso mi sono operato a un seminoma. Ho fatto richiesta della 104 e dell’invalidità civile. Oggi è arrivato il verbale della 104 con riconoscimento di gravità:art. 3 comma 3 e dell’invalidità civile :  INVALIDO con TOTALE e permanente inabilità lavorativa: 100% art.2 e 12 L 118/71. Vorrei presentare la 104 per usufruire della precedenza nel trasferimento e dei 3 giorni di permessi mensili, ma ho paura che la scuola mi chieda anche l’invalidità civile e siccome ho  un invalidità al 100%, il dirigente scolastico mi licenzia. Secondo voi i miei timori sono giusti?

L’espressione “invalidità assoluta al lavoro” è un’espressione che si trascina da decenni ed è riportata pure per le persone che si avvalgono della legge n. 68/99 relativa al collocamento obbligatorio. Può serenamente presentare domanda di trasferimento, dei giorni di permesso e di congedo straordinario di due anni senza che nessuno possa licenziarla; il rischio del licenziamento si ha solamente quando si sia dichiarati inidonei allo svolgimento dell’attività professionale per la quale si è stati assunti; ma anche in tal caso c’è prima la possibilità di essere destinato ad altra mansione. Si tenga in contatto con il suo sindacato.


Sono il papà di un bambino autistico di anni 7 che frequenta la 2 classe primaria.Nonostante la certificazione di gravità, mio figlio ha già cambiato 2 insegnanti di sostegno (uno ogni anno scolastico se si esclude la scuola dell’infanzia in cui ne ha cambiati 3). Tale alternanza, crea nel bambino disorientamento e insicurezza che mal si concilia con la “funzionalità” di questi bambini che, come saprete, mal digeriscono i cambiamenti e le novità.Senza volermi dilungare, chiedo gentilmente una risposta alle mie domande:
1) l’insegnante di sostegno, non di ruolo, può permanere nello stesso incarico cioè con lo stesso bambino per più anni o per l’intero ciclo scolastico dell’alunno (tutti i 5 anni della primaria)?
2) a mio figlio sono state riconosciute 14 ore di sostegno. Ma per i bambini autistici con gravità se non erro è prevista per legge l’intera copertura dell’orario ovvero il massimo delle ore.

Per quanto riguarda la continuità, essa deve riguardare tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, in quanto tutti i docenti della classe sono suoi insegnanti; ciascun docente della classe deve impegnarsi per garantire a suo figlio, così come agli altri alunni della classe, il diritto allo studio.
Per quanto concerne le ore di sostegno, è da considerarsi che la Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, riconosce agli alunni certificati con comma 3 il rapporto uno a uno che, nella scuola Primaria, corrisponde a 22 ore settimanali. Il GLO può, tuttavia, chiedere un monte-ore diverso, proprio in considerazione delle capacità e potenzialità dell’alunno; se come GLO lo scorso anno avete indicato 22 ore settimanali, ovvero il rapporto uno a uno, allora vanno garantiTe 22 ore; questo significa che, in quanto genitori, potete presentare ricorso al TAR affinché vengano assegnate le ore previste e necessarie.

Sono un’insegnante di sostegno e referente “disagio e disabilità”, presso un I.I.S. Abbiamo un alunno che frequenta la 5,  ha compiuto 20 anni, con programma differenziato, e con un progetto autonomia per l’ingresso in un certo diurno. Accertati da parte del consiglio di classe del raggiungimento/obiettivi pei, ci sarà un promozione. I genitori, con minacce verbali, ci impongono la bocciatura. L’alunno  è già stato fermato 1 anno in quarta sempre su minacce. Chiedo informazioni/aiuto in merito a quanto sopra. Siamo obbligati alla bocciatura? 

La decisione di ammissione o di non ammissione alla classe successiva è di competenza dei docenti del Consiglio di classe. La famiglia può inoltrare richiesta, ma non può in ogni caso influenzare la decisione del Consiglio di classe, come non può – e non deve assolutamente – minacciare il Consiglio di classe. Comunicate alla famiglia che la valutazione sarà effettuata secondo quanto previsto nel PEI, come del resto prevede la normativa vigente. E dato che per lo studente è stato adottato un PEI differenziato, la bocciatura, di fatto, risulta incoerente; per cui l’alunno sarà regolarmente ammesso all’esame di Stato. 


Nella mia scuola, un istituto professionale di secondo grado, alcuni colleghi si ostinano a non fornire le mappe degli argomenti spiegati agli allievi dsa-BES. Se la famiglia ne lamenta la carenza, ripetono che il ragazzo deve costruirsele in autonomia e che la scuola non è tenuta a fornirle. Spesso ci si trova di fronte a ragazzi con poco autonomia, con difficoltà di apprendimento non in grado di predisporre una mappa. Mi chiedo chi ha ragione? La famiglia nel dire che è compito della scuola fornire le mappe per ogni disciplina o dei colleghi che rimandano alle famiglie?

La tecnica più efficace per apprendere e memorizzare testi, basata sul funzionamento naturale della memoria, fondamentale per risolvere problemi e vedere possibilità, per creare nuove soluzioni, per memorizzare e per pianificare (T.Buzan) fa riferimento alle mappe concettuali e alle mappe mentali. Le mappe sono una rappresentazione grafica e, pertanto, fanno leva sulla «memoria visiva», aiutano a organizzare la conoscenza, facilitano il «recupero» delle informazionie promuovono l’apprendimento (J. Novak). Le mappe mentali, in quanto tali, sono leggibili e fruibili, come insegna Buzan, unicamente da chi le ha create. E questo porta al nodo della questione. La costruzione di una mappa è un processo che viene sviluppato in ambito scolastico da parte dei docenti, chiamati a “insegnare” anche le strategie proprie del metodo di studio. Per rispondere al quesito posto, va detto che è compito degli insegnanti promuovere azioni coerenti, ovvero insegnare “che cosa è la mappa, in che modo si struttura, le differenti modalità di organizzazione, in che modo si utilizza”, facendo ricorso alle strategie proprie di un approccio metacognitivo e presentando le differenti articolazioni (qui citiamo, quale esempio, le mappe concettuali e le mappe mentali). Saranno poi gli studenti, attraverso l’esperienza, ovvero costruendo mappe in relazione a differenti contenuti, a individuare l’impostazione per loro più efficace e più vantaggiosa, avendo quale riferimento la guida esperta dei singoli docenti. Va detto, per completezza, che non tutti gli studenti desiderano rapportarsi o utilizzare questa forma di organizzazione, ma è altrettanto vero che per moltissimi studenti le mappe risultano particolarmente efficaci.  Se i docenti della scuola pensano di non riuscire a promuovere l’apprendimento di questa strategia, potrebbero chiedere al dirigente di attivare un corso di formazione, al fine di potenziare l’efficacia del loro insegnamento a favore di tutti gli alunni della classe.


Sono un genitore con figlio in situazione di disabilita’ riconosciuta art.3 comma 3 l.104. In questo anno scolastico ho richiesto la DAD per mio figlio che e’ anche soggetto fragile, anche se la scuola alla quale e’ iscritto svolge tuttora lezioni in presenza. Volevo sapere se posso avvalermi del congedo straordinario covid, retribuito al 50%, che spetta in caso di DaD a seguito di chiusura per emergenza degli edifici scolastici.

Purtroppo questo congedo è espressamente previsto per chiusura della scuola a causa della pandemia; non è questo il Suo caso; forse se fà certificare Suo figlio come alunno “fragile” ai sensi e con le modalità dell’ordinanza ministeriale n. 134/2020, potrebbe ottenere il contributo. Però chieda al Suo medico di famiglia o al pediatra di libera scelta del figlio.


Sono una docente di sostegno presso una scuola primaria a tempo pieno (orario 8.05- 16.15). Volevo chiedervi se la famiglia può presentare una domanda per la riduzione oraria dato che il bambino non riesce più a tenere questi ritmi scolastici così lunghi. L’alunno frequenta la classe quarta e non credo sia proficuo per il suo benessere portarlo in altra scuola a tempo normale dove deve ricostruire nuove amicizie, subire una nuova integrazione . È ben inserito nel gruppo classe con i suoi compagni con cui sta da 4 anni per 8 ore al dì, ma il problema, che è emerso soprattutto questo anno, è la fatica che il bambino compie nel resistere fino alle ore 16 a scuola. A questo punto vi chiedo se i genitori potrebbero appellarsi a qualche legge che consente loro di avere una riduzione oraria senza cambiare la classe. 

Sicuramente è bene che i bambini possano crescere insieme ai loro coetanei, evitando, per quanto possibile, di interrompere la relazione fra pari (si pensi in tal senso alla negatività dei trattenimenti o delle bocciature), proprio perché i legami che si creano fra i bambini sono importanti sia per il processo di sviluppo che per gli apprendimenti. È anche vero, però, che quando una famiglia cambia città, i figli cambiano scuola. Nella situazione descritta è evidente che il tempo-scuola risulta eccessivo per l’alunno con disabilità e che, di conseguenza, i genitori stanno valutando di cambiare Istituto al fine di garantire un tempo-scuola più aderente e meno stressante per il figlio. La riduzione dell’orario scolastico a causa di una condizione derivante dalla fatica dell’alunno non trova motivazione alcuna e risulta, invece, discriminante nei confronti dell’alunno che non potrà partecipare alle attività programmate per i suoi compagni. Non è sicuramente questo il suggerimento che la scuola può dare alla famiglia. Il cambio di scuola, che sicuramente comporterà novità per il bambino e cambio di docenti e di compagni, potrà offrire quale beneficio il riuscire a vivere serenamente tutto il tempo di frequenza e, di conseguenza, a instaurare nuove e significative relazioni. 


Queste, https://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_pea.html, sono aree di intervento di un docente di sostegno o di personale educativo-sanitario?

Quelle da lei indicate sono voci tratte da indicazioni riguardante il “Personale educativo assistenziale nelle scuole”, ovvero il personale addetto all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione degli alunni con disabilità (così come specificato dalla legge 104/92 all’art. 13 comma 3).  Per quanto riguarda il personale addetto all’assistenza e/o all’autonomia personale degli alunni con disabilità si è in attesa dell’emanazione di un provvedimento che indichi, a livello nazionale, compiti, competenze e percorso formativo di dette figure professionali. 


Mio figlio è portatore di handicap psichiatrico e frequenta la seconda media, a partire da quest’anno gli hanno ridotto l’orario ad un’ora al giorno cosa che io ed anche la sua psichiatra ritieniamo insufficiente. Specifico che data la disabilità mio figlio ha la cattedra piena dell’insegnante di sostegno più l’educatore specialistico per 5 ore settimanali (il massimo nel mio comune). Può una scuola ridurre a tal punto l’orario scolastico? Cosa posso fare? Purtroppo la scuola è l’unico presidio educativo rimasto attivo in periodo covid e noi ci sentiamo soli ed abbandonati.

Se la riduzione è stata fatta senza una serie e coerente motivazione, analizzata e concordata da tutti i componenti in sede di GLO, essa è da ritenersi certamente illegittima. Se, invece, è stata adottata dal GLO con vostra dichiarata e motivata opposizione, allora potete fare ricorso, citando anche la legge 67/2006 per discriminazione. La condizione di disabilità non è motivazione per ridurre l’orario scolastico. Riteniamo semplicemente assurdo assegnare soltanto un’ora al giorno: ciò comporta un’esclusione dal percorso formativo che la Costituzione garantisce e assicura a tutti. 


Sono il papà di un bambino autistico di anni 7 che frequenta la 2 classe primaria.Nonostante la certificazione di gravità, mio figlio ha già cambiato 2 insegnanti di sostegno (uno ogni anno scolastico se si esclude la scuola dell’infanzia in cui ne ha cambiati 3). Tale alternanza, crea nel bambino disorientamento e insicurezza che mal si concilia con la “funzionalità” di questi bambini che, come saprete, mal digeriscono i cambiamenti e le novità. Senza volermi dilungare, chiedo gentilmente una risposta alle mie domande:
1) l’insegnante di sostegno, non di ruolo, può permanere nello stesso incarico cioè con lo stesso bambino per più anni o per l’intero ciclo scolastico dell’alunno (tutti i 5 anni della primaria)?
2) a mio figlio sono state riconosciute 14 ore di sostegno. Ma per i bambini autistici con gravità se non erro è prevista per legge l’intera copertura dell’orario ovvero il massimo delle ore.

Per quanto riguarda la continuità, essa deve riguardare tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, in quanto tutti i docenti della classe sono suoi insegnanti; ciascun docente della classe deve impegnarsi per garantire a suo figlio, così come agli altri alunni della classe, il diritto allo studio.
Per quanto concerne le ore di sostegno, è da considerarsi che la Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, riconosce agli alunni certificati con comma 3 il rapporto uno a uno che, nella scuola Primaria, corrisponde a 22 ore settimanali. Il GLO può, tuttavia, chiedere un monte-ore diverso, proprio in considerazione delle capacità e potenzialità dell’alunno; se come GLO lo scorso anno avete indicato 22 ore settimanali, ovvero il rapporto uno a uno, allora vanno garantire 22 ore. Questo significa che, in quanto genitori, potete presentare ricorso al TAR affinché vengano assegnate le ore previste e necessarie.


Vorrei sapere qual è la procedura per fermare un bambino disabile in quinta elementare e se deve ugualmente iscriversi alla prima media

Lei deve necessariamente iscrivere suo figlio alla secondaria di primo grado, in quanto ancora non si può prevedere quale possa essere l’esito della valutazione degli insegnanti della classe in cui attualmente è iscritto suo figlio. L’eventuale non ammissione alla classe successiva, da parte dei docenti contitolari della classe quinta della scuola Primaria, dovrà essere assunta all’unanimità. Più che pensare alla ripetenza, noi le proponiamo di pensare ad una buona preparazione di ingresso nella scuola secondaria di primo grado, dove suo figlio potrà frequentare e mantenere il rapporto con buona parte dei suoi compagni. Quindi parli con i docenti attuali, affinché prendano contatti con i colleghi della scuola media per preparare bene questo ingresso, informandola su come è il clima organizzativo ed inclusivo. 


Mio figlio ha 13 anni e frequenta la seconda media. Ha104 e invalidità.
Da questa settimana inizia un laboratorio di teatro che si tiene durante le ore scolastiche. Una di questa ore sarebbe coperta dalla insegnante di sostegno. Mio figlio sinceramente non ha bisogno di essere seguito durante il laboratorio in quanto è autonomo sia dal punto di vista motorio, sia per quanto riguarda la comprensione e partecipazione al laboratorio. Per questo ho chiesto all’insegnante di sostegno se si potesse spostare l’ora del laboratorio in modo da coprire una lezione attualmente scoperta e lei mi ha risposto che è tenuta a rimanere con mio figlio durante il laboratorio. Ma se la sua presenza non risulta utile, non avrebbe più senso che spostasse quell’ora anche per dare senso al suo ruolo di sostegno?

Lei non deve chiedere alla docente di spostare l’orario, poiché il docente non può modificare il suo orario di servizio. Il compito è del Dirigente scolastico che, su proposta del GLO, può intervenire per modificare l’orario; pertanto, se effettivamente ritiene fondata la sua richiesta, chieda una riunione urgente del GLO; in tale sede esponga la questione e il suo punto di vista, chiedendo di modificare l’orario del PEI. Se vi è unanime consenso, il DS provvederà a modificare l’orario, a meno che non sussistano motivazioni di carattere pedagogico-didattico che determinino il mantenimento dell’attuale orario. Se la motivazione, a suo parere, non si configurasse fondata, ovvero in assenza di seria motivazione, il rifiuto alla sua richiesta può essere impugnabile avanti la Magistratura. 


Sono coordinatore di una prima classe in un istituto alberghiero. Ad ottobre abbiamo redatto il PEI con obiettivi minimi per un’alunna non grave. Martedì 15 dicembre u.s. è stato tolto il sostegno all’alunna. Possiamo continuare con il PEI oppure conviene stilare un PDP?

Se oltre al docente di sostegno è stata ritirata anche la documentazione, ossia se la famiglia espressamente ha dato indicazioni affinché la figlia non sia più individuata come alunna con disabilità, allora il Consiglio di classe può valutare di predisporre un PDP, acquisito il consenso della famiglia.  Se invece la famiglia ha semplicemente rinunciato al docente di sostegno, lasciando la documentazione agli atti senza altra rinuncia esplicita, allora l’alunna continua ad essere considerato alunna con disabilità e fruisce dei benefici previsti dalla normativa in materia; di conseguenza i docenti della classe insieme ai genitori e agli specialisti devono predisporre il PEI. 


Sono il papà di un ragazzino autistico certificato art.3 comma 3. A breve dovrebbe essere attivata l’istruzione domiciliare per mio figlio in quanto soggetto in stato di fragilità; l’assistente specialistico/comunicazione potrà recarsi presso il ns domicilio?

L’assistente, che viene assegnato a scuola per l’autonomia e/o la comunicazione, presta il suo servizio presso la sede scolastica, ma non dipende dalla scuola, bensì dal Comune (per le scuole del primo ciclo di istruzione) o dalla Regione o altro ente cui essa abbia dato la delega per la nomina (per la scuola secondaria di secondo grado). Ad oggi non esiste un profilo professionale nazionale e quindi i requisiti e la relativa nomina variano da Ente locale a Ente locale, i quali spesso danno in appalto questa figura alle cooperative. Si informi, pertanto, su come si procede nella sua zona. 


Sono referente in un istituto alberghiero. Stamattina è arrivata la mamma di un alunno disabile (art 3.comma1) che ha consegnato la certificazione della commissione INPS che ha REVOCATO la 104/92 a settembre. La mamma ha affermato che la lettera le è giunta durante le vacanze di Natale. Ho fatto compilare una dichiarazione alla madre sul fatto che la missiva le è stata consegnata in forte ritardo. Comunque la domanda che vi pongo è la seguente: il docente di sostegno (prossimo alla pensione) che, per continuità, è stato assegnato all’alunno che frequenta il terzo anno, che fine farà?

Se nella vostra scuola non ci sono alunni con disabilità con un numero di ore inferiore a quello che era stato richiesto nel PEI, dovreste segnalare il caso all’USR, che deciderà se far permanere il docente presso il vostro Istituto o se assegnarlo ad altra scuola


Sono la mamma di un bimbo autistico che questo anno finisce le elementari ma io da genitore posso fare richiesta, essendo la maestra di sostegno di ruolo, di farla spostare alle medie che sono nello stesso complesso?

Affinché un’insegnante abilitato per la scuola Primaria possa insegnare nella scuola secondaria di primo grado, è necessario che la docente sia in possesso di abilitazione all’insegnamento per tale ordine di scuola (in questo caso la secondaria).   Se in possesso di tale requisito, il docente dovrebbe fare richiesta di utilizzazione nella nuova scuola; tale richiesta deve essere autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale e ripetuta per tutta la durata della scuola secondaria di primo grado (ossia per tre anni). Se queste condizioni possono realizzarsi, ne parli con il Dirigente scolastico attuale e procedete. Però lo stesso problema potrebbe ripresentarsi nel caso lei intendesse mantenere lo stesso docente anche per la scuola secondaria di secondo grado. In realtà è bene valutare le possibilità e le opportunità derivanti anche dal cambiamento; per sua figlia cambiare docente in ciascun ordine e grado di scuola non può che giovarle, per non rimanere dipendente sempre dalla stessa figura; è molto importante per i nostri ragazzi che crescano in autonomia.


Sono un insegnante di sostegno e sto vivendo un’urgenza professionale. I genitori di un alunno disabile con 104 comma 1, attualmente iscritto alla classe V della scuola primaria, hanno espresso la volontà di far restare il ragazzo nella classe V anche il prossimo anno, per compensare il ritardo cognitivo del bambino e rafforzare gli apprendimenti che con difficoltà sono stati portati avanti durante la didattica a distanza. Gli insegnanti sono concordi con la volontà genitoriale, ma è legalmente possibile trattenere il ragazzo nella primaria?

Lo scorso anno, in seguito alla situazione emergenziale e alle difficoltà connesse alle attività didattiche svolte con l’uso del computer, il Ministero aveva consentito che il Dirigente scolastico, previa attenta valutazione e in via straordinaria, valutasse la possibilità di reiscrizione. Coerentemente il Ministero, considerando l’ipotesi di una situazione analoga anche per il corrente anno scolastico, ha previsto, nel Piano scuola 2020-2021, la frequenza in presenza per gli alunni con disabilità e per altri alunni della stessa classe, in modo da garantire “condizioni di reale inclusione”; per questo già a partire dai primi di settembre i dirigenti scolastici hanno acquisito la disponibilità da parte delle famiglie per la frequenza in presenza a fronte di eventuale sospensione delle lezioni. Sono state cioè create e curate le condizioni per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità.  Accanto a queste utili informazioni, va detto che per l’alunno con disabilità viene predisposto un Piano educativo individualizzato, in cui sono declinati obiettivi educativo-didattici personalizzati, cioè “su misura”, ovvero coerenti con le sue capacità e con le sue potenzialità. Ed è su questi obiettivi che tutti i docenti della classe sono chiamati a lavorare. Pertanto è praticamente impensabile che l’alunno non raggiunga gli obiettivi per lui individuati, a meno che i docenti non abbiano sbagliato a predisporre la parte educativo-didattica: in tal caso occorre urgentemente rivedere gli obiettivi del PEI, convocando il GLO.  Si aggiunga che lascia alquanto perplessi pensare a una bocciatura quando l’anno scolastico non è ancora giunto a metà; forse i genitori sono preoccupati per la nuova scuola e questo è normale; ma ciò non deve impedire al bambino di proseguire il percorso formativo insieme ai suoi coetanei.  Infine, si abbia accortezza del fatto, e ciò è ampiamente dimostrato, che restare un anno in più in una classe difficilmente può colmare o compensare un “ritardo cognitivo”, riprendendo la vostra espressione; se così fosse, allora ciò varrebbe per tutti gli alunni con disabilità. Vi invitiamo a guardare all’alunno e a pensare al suo Progetto di Vita, che può trovare applicazione coerente proprio nell’opportunità di crescere con i suoi coetanei. “Pensami adulto”: sia questo il presupposto, il riferimento che guida le azioni e le scelte, anche quando i timori per il futuro potrebbero far pensare a scorciatoie che, in realtà, influiranno negativamente sull’alunno, tanto dal punto di vista dell’autostima, del senso di autoefficacia, della motivazione, come pure dal punto di vista culturale. 


Vorrei sapere se anche i docenti annuali precari possono usufruire del congedo straordinario retributo di 2 anni della legge 104. Io in particolare sono docente di scuola primaria con contratto al 30/06 e ho un figlio di 8 anni con handicap in situazione di gravità (L.104 art. 3 comma 3). 

Purtroppo il congedo straordinario biennale spetta ai docenti di ruolo, poiché è certo che possono prenderli in quanto hanno tutta la durata del loro rapporto. Occorrerebbe verificare se, per i docenti precari, sia possibile prenderlo in proporzione alla durata del contratto a tempo determinato. Ne parli con il suo sindacato.


Sono una mamma, vorrei sapere come comportarmi in caso l’insegnante di sostegno (che dopo 2 mesi tra malattie per depressione e esaurimento) non da’ segno di voler impegnarsi nel lavorare bene con mio figlio che, anzi, è peggiorato dall’inizio dell’anno. Vorrei a questo punto aumentare le ore all’assistente scolastico pagando personalmente se necessario e rinunciare al sostengno. Si può? 

La  sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001 stabilisce che quando si prova che non si è riusciti ad instaurare un valido rapporto educativo, indipendentemente dalla professionalità del docente, si ha diritto a chiedere la sostituzione del docente per il sostegno. Pertanto lei scriva al Dirigente la richiesta di sostituzione, motivandola come sopra, senza scendere nei dettagli in merito alla professionalità o meno della docente attuale. Per la conferma dell’attuale docente, questo è più difficile, poiché quest’insegnante ha un contratto a tempo determinato; deve però chiedere al Dirigente scolastico se in graduatoria, per l’eventuale nomina, ci sono solo docenti non specializzati; infatti solo se ci sono docenti specializzati, il D.S. deve nominare loro; ma,se ci sono solo docenti non specializzati, nessuno può pretendere la nomina in sostituzione dell’attuale che quindi può essere confermata, specie se ha in graduatoria un punteggio maggiore o pari al primo nella graduatoria di istituto. Lei può insistere in base al principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1  comma 181 lettera C n. 2 della legge n. 107/2015, la legge detta buona scuola. Se lo desidera, ci tenga informati degli sviluppi.


Siamo insegnanti di sostegno, e referenti del disagio, di una scuola superiore di secondo grado. Abbiamo bisogno di chiarimenti e delucidazioni riguardo ad una questione che si è presentata in questi giorni. La madre di uno studente, affetto da una malattia rara (104/92 art3 c.3), che frequenta il liceo scientifico nel nostro Istituto, e  segue   una programmazione curriculare per obiettivi fondamentali, ha fatto richiesta, all’intero consiglio di classe, considerata la situazione attuale e lo stato di ansia del figlio, di poter sostenere in tutte le discipline soltanto prove scritte anche dove è  prevista una prova orale. La stessa madre sostiene che  il figlio, sembra non essere in grado di sopportare lo stress dovuto all’impatto emotivo della prova orale.Gli insegnanti del consiglio di classe sono scettici dal voler accettare tale situazione, in particolare ci sono insegnanti che rifiutano un tale cambiamento, considerando impossibile poi poter valutare lo studente in modo regolare. Riflettendo sulla situazione ci sembrava di poter dire che forse si tratta di una situazione analoga, quella che a volte si presenta in riferimento ai dsa, richiedendo  prove orali compensative di prove scritte. Ci sembra anche di poter dire che  essendoci un pei, se il consiglio di classe è d’accordo e lo studente riesce ugualmente a raggiungere gli obiettivi fondamentali possa esser fattibile. Vorremmo un chiarimento normativo in merito, in particolare, riuscire a dare una spiegazione plausibile all’intero consiglio di classe. Inoltre crediamo che comunque debba essere convocato un pei intermedio, coinvolgendo anche lo specialista che segue lo studente.

La madre, legittimamente, ha fatto presente lo stato emotivo del figlio, rivolgendosi al Consiglio di classe, affinché fosse preso in debita considerazione il suo vissuto, che non poteva chiaramente essere ignorato.  Si tenga conto, inoltre, che per gli alunni con disabilità la normativa vigente prevede percorsi appositamente strutturati, coerenti con le loro capacità e potenzialità, per cui anche le prove dovranno seguire analoga impostazione. Nella scuola secondaria di secondo grado va considerato il fatto che un PEI semplificato (ovvero per obiettivi fondamentali come da voi denominato) non può essere disgiunto da “prove equipollenti”, il cui concetto giuridico si rinviene nel DPR n. 323/98 all’art 6 comma 1. Ciò significa che le modalità di verifica, ovvero le prove, possono essere proposte tutte in forma scritta. Non è necessario che vi sia condivisione con lo specialista, dato che la competenza, in questo ambito, spetta al Consiglio di classe e, soprattutto, considerato il fatto che le prove equipollenti (il cui valore è identico a quello delle prove somministrate agli altri alunni) non costituiscono una modalità facoltativa, bensì vincolante nell’azione dei docenti. È sicuramente opportuno convocare il GLO e, in tale sede, precisare che per tutte le discipline sono adottate prove equipollenti, come stabilisce la normativa vigente a fronte di un PEI semplificato, in ottemperanza anche con quanto disposto dall’art. 16, comma 3, della legge 104/92, in base al quale gli alunni con disabilità della scuola secondaria di secondo grado hanno diritto a “prove equipollenti”. 


Sono un docente specializzando sul sostegno e ho un dubbio: può la famiglia volere a tutti costi che il proprio figlio segua un percorso differenziato, nonostante il cdc ammetta la possibilità di seguire un percorso semplificato (obiettivi minimi)? Se sì, quali sono i riferimenti normativi?

L’art 15 dell’O.M. n. 90/01, ai commi 3, 4 e 5, stabilisce che la famiglia è parte determinante nella scelta del PEI; nel caso in cui la famiglia opti per un PEI semplificato, contro il parere del Consiglio di classe, il provvedimento statuisce che essa debba essere formalmente informata che il figlio, nel caso non raggiungesse gli obiettivi del PEI semplificato, potrebbe non essere ammesso alla classe successiva. Nulla prevede, invece, nel caso in cui fosse la famiglia a chiedere, o addirittura pretendere, un PEI differenziato, e ciò contro il parere del Consiglio di classe. Occorrerebbe quindi comprendere le motivazioni che sostengono verso tale orientamento. Considerato, tuttavia, che la norma esige il consenso della famiglia unicamente a fronte dell’ipotesi di un PEI differenziato, formalmente non sussistono le condizioni perché il Consiglio di classe debba chiedere il consenso per un PEI semplificato. Ne consegue che il Consiglio di classe adotterà la programmazione semplificata, esattamente come ha previsto, facendo riferimento alle capacità e alle potenzialità dello studente. Si tenga inoltre presente che la stessa OM 90/2001 prevede che, dopo aver adottato un PEI differenziato (ovviamente acquisendo il parere favorevole della famiglia), il Consiglio di classe, considerate le capacità dell’alunno, possa passare a un PEI semplificato senza necessità di consenso, bensì sulla base dei dati oggettivamente ricavati durante il percorso di apprendimento dello studente, coerentemente con ciò che debbono fare i docenti. Per completezza, è bene considerare che, in molti casi, una richiesta come questa può essere puramente strumentale richiesta nei primi quattro anni della scuola secondaria di secondo grado, in quanto utilizzata per facilitare il percorso dell’alunno, per poi, una volta giunti all’ultimo anno, procedere con il rifiuto del differenziato e la richiesta del passaggio al semplificato. Questo tipo di richieste strumentali sono orientate al conseguimento del diploma; quando lo studente non viene ammesso agli esami di Stato, come potrebbe accadere in considerazione del percorso effettuato, ovvero perché risulta quasi impossibile che possa colmare le lacune dei primi quattro anni in pochi mesi, allora capita che la famiglia, affiancata da un avvocato, possa fare ricorso al TAR, ottenendo in cinque giorni la sospensiva con l’ammissione agli esami di Stato; quindi vessa la commissione, dicendo che se il figlio non verrà promosso, procederà mediante ricorso al TAR, facendo riconvocare la commissione per Ferragosto. Qualche commissario cede e procede con la promozione. Ora la decisione di adottare a un Pei semplificato, soprattutto se riconosciuto come percorso fattibile da parte del Consiglio di classe, non dovrebbe sottostare ad alcuna decisione se non a quella dei docenti della classe, che conoscono l’alunno e sanno quali sono le sue capacità. 


Al termine dell’a.s. 2019/2020, come previsto dalla L. 41/20 e dalla nota MIUR prot. 793 dell’8 giugno 2020 in merito alla possibile reiscrizione alla medesima classe di un alunno, il CdC, in sede di scrutinio finale, a seguito di espressa richiesta della famiglia, sentito il parere del GLO e dei docenti di sostegno assegnati all’alunno, delega il DS all’iscrizione alla stessa classe dell’alunno diversamente abile con l’obiettivo di recuperare abilità, competenze ed obiettivi di inclusione non raggiunti a causa della sospensione delle attività in presenza. A seguito della delibera viene pubblicato all’albo della scuola il Tabellone con la valutazione finale nel quale si evince la non ammissione dell’alunno. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, dopo qualche giorno di frequenza, improvvisamente. il nuovo DS, senza informare ufficialmente i due CdC, trasferisce l’alunno alla classe successiva senza tenere conto di quanto deliberato dal CdC nell’anno precedente. Dopo più di due mesi, ai primi di dicembre, altrettanto improvvisamente, l’alunno viene riportato alla classe precedente seguito dai due docenti di sostegno. Si può prima non tenere conto di quanto deliberato nell’anno precedente e poi spostare nuovamente l’alunno dopo tanto tempo?

Quanto avvenuto è molto probabilmente dovuto a un errore del nuovo DS, il quale, non avendo tenuto conto della normativa applicata dal suo predecessore, ha ripristinato la decisione adottata nell’anno scolastico precedente nel momento in cui si è accorto dell’errore. E proprio perché si è accorto dell’errore, il nuovo DS non poteva che adottare il nuovo provvedimento di reiscrizione dell’alunno, come ripetente, in ossequio alla legge n. 41/2020, emanando un provvedimento di annullamento della propria decisione in autotutela.


La questione afferisce la richiesta di un genitore di un alunno
frequentante la scuola dell’Infanzia  affetto da sindrome autistica e
seguito da un docente di sostegno per 25 ore settimanali.  Va premesso
che il nostro Istituto ha  previsto la presenza degli operatori ABA
nel momento in cui i genitori ne facciano richiesta e che tali
operatori sono stati richiesti ed assegnati all’alunno in sede di GLI.
Mentre negli anni scorsi è stata concessa l’accesso alle aule ai
predetti operatori , da quest’anno nel rispetto delle norme Covid, è
stato stabilito che gli operatori effettuino i loro interventi , in
presenza dell’insegnante di sostegno, per un tempo definito,  in
un’aula dedicata.  I genitori ritengono illegittime tali disposizioni
e pretendono la presenza degli operatori ABA ritenuti gli artefici
principali  in grado di realizzare la piena integrazione dell’alunno
in classe . Alla luce di quanto esposto  si pongono le seguenti
domande:
1.       Per l’accesso degli operatori ABA in sezione era previsto,
sia passato sia  oggi, il consenso di tutti gli altri genitori ed in
mancanza anche di un solo consenso gli operatori possono accedere alle
aule?
2.       Pur avendo il nostro Istituto  aderito ad un accordo
riportato nel PTOF può un insegnante di classe all’inizio dell’anno
scolastico non accettare o meglio non ritenere fondamentale la
presenza degli operatori ABA nella sezione?
3.       E’ corretta la scelta del Dirigente  che ha vietato
l’accesso in aula  agli operatori,  sia in questo particolare momento
epidemiologico ,  nel rispetto del Protocollo di prevenzione contagi,
sia in futuro in assenza di epidemia COVID?
4.       Quale ruolo dovrà svolgere un operatore ABA che affianca un
docente di sostegno e quali compiti dovrà svolgere?
5.       Infine un genitore può pretendere che un collaboratori aiuti
il proprio figlio, seppur disabile, all’aiuto per i servizi igienici
oppure risulta preminente il divieto di contatto in questa fase
emergenziale.

1 – È  da tener presente un aspetto fondamentale: se l’esperto ABA è stato nominato quale figura per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione, coerentemente con il profilo indicato dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92, e quindi opera come in qualità di assistente ad personam, egli ha l’obbligo  di stare in classe per tutte le ore assegnate, adottando tutte le misure di sicurezza previste e vincolanti per il personale della scuola in materia di prevenzione di Covid; essendo queste figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione, non serve l’autorizzazione dei genitori degli altri alunni. Se invece è stato richiesto quale figura “in più”, ossia in aggiunta, da parte della famiglia, è bene sapere che una sentenza del Tribunale di Bologna del 22/12/2013 ha stabilito la presenza di un educatore professionale specializzato esperto ABA-VB, munito di certificazione BCBA, e di un supervisore, sempre specializzato esperto ABA-VB e munito di certificazione BCB, ovvero esperti che erogano la terapia ABA, per un totale di tre ore mensili presso il domicilio e tre ore mensili nel plesso scolastico in funzione di “guida” degli operatori che interagiscono con il bambino (https://aipd.it/wp-content/uploads/2014/01/Trib.-Bologna_20-12-2013_ABA-a-scuola.pdf). La supervisione a scuola, chiaramente, si effettua “non come attività diretta sull’alunno”, ma come accompagnamento e condivisione con il personale docente.  Chiaramente questa figura non può stare in classe né effettuare terapie, perché si configurerebbe come riabilitatore e la riabilitazione è vietata a scuola.
2 – Se è stato concordata la presenza per alcune ore e per alcune settimane, fino a quando l’esperto conferma che i docenti riescono a comunicare con l’alunno, ovvero sanno adottare adeguatamente le strategie di intervento possibili per la figura del docente, tale modalità potrà attuarsi, senza necessaria previa autorizzazione di terzi, dato che ciò è autorizzato in via di principio, come detto al punto precedente, da sentenze della Magistratura.
3 – In questo periodo di pandemia, l’eventuale esperto dovrà rispettare tutte le misure di sicurezza previste per il personale della scuola e, quindi, stanti le condizioni di contesto, compresa la produzione dell’obbligatoria autocertificazione, potrà accedere al plesso scolastico per le ore concordate nel rispetto delle misure di sicurezza previste e adottate dalla scuola in materia di prevenzione di Covid.
4 – L’operatore ABA, di per sé, non affianca il docente specializzato; non si tratta, infatti, di un passaggio di consegne a qualcuno, bensì di una “supervisione” in relazione a come procedono le modalità di intervento, che peraltro saranno state concordate e descritte nel PEI; il docente a scuola svolge la funzione del docente e non quella del terapista ABA che compete a figure specializzate e dotate di tali competenze. 
5 – In nessun caso, sia che trattasi di assistente per l’autonomia e la comunicazione, sia che si tratti di un esperto esterno, egli deve svolgere assistenza igienica, essendo tale compito assegnato in via esclusiva, da parte del Dirigente scolastico, ai Collaboratori scolastici in forza del CCNL del 2003 e successivi art 47,48 e Tab. A, nel rispetto del genere (d.lgs. 66/17, art. 3).


Ho una figlia affetta da sindrome di down, certificata co3 art. 3 l. 104/92, la diagnosi funzionale del Centro Riabilitativo la valuta con gravità medio lieve, area del linguaggio ritardo medio, il Pei della scuola la definisce con “ritardo del linguaggio grave”, è possibile per legge questa discrepanza di valutazione? La valutazione della equipe di terapisti che la segue non dovrebbe essere vincolante nella stesura del PEI?

Il PEI non è un documento clinico, né una cartella clinica, pertanto non deve riportare la definizione diagnostica, che peraltro si trova già agli atti della scuola, nel fascicolo personale dell’alunna. È improprio, pertanto, riportare nel PEI una diagnosi. Suggeriamo di far omettere questo dato. Nella descrizione iniziale, invece, laddove si delinei il profilo iniziale dell’alunna, può essere utile richiamare le modalità di funzionamento, in quanto consentono di capire come calibrare l’intervento pedagogico-didattico. Va tuttavia precisato che fra valutazione diagnostica, quella formulata dall’ASL, e valutazione pedagogica possono esserci delle divergenze. A scuola, senza dubbio, prevale quella pedagogica. Nel caso da lei riportato lascia perplessi il fatto che la situazione, da parte della scuola, preveda un peggioramento e non una lettura che descriva le effettive capacità e le potenzialità di sua figlia, riferimenti indispensabili per impostare un’efficace  azione formativa sia sotto il profilo pedagogico che didattico. 


Per quanto riguarda gli studenti con disabilità e gravissimo ritardo mentale, quindi non in grado di fare didattica, la scuola può predisporre una pagella ad hoc da consegnare alle famiglie che sostituisce la valutazione sul tabellone? Nel tabellone risulterebbe soltanto il voto di condotta, il credito dello studente, nessun voto sulle singole discipline. La valutazione verrebbe consegnata con una pagella a parte  con un giudizio per aree disciplinari previste dal Pei. Vorrei sapere se è legale.

Il concetto di “non scolarizzabilità” è stato bandito non solo dalle norme, che negli anni Settanta del secolo scorso stabilirono che gli alunni con disabilità frequentassero le “classi comuni” e non quelle differenziali o speciali allora attive, ma anche dalle ricerche in ambito pedagogico e neuroscientifico. È appurato che tutti apprendono. La scuola del terzo millennio non può guardare alle persone riconoscendole unicamente se coincidono con lo standard; logica in contrasto anche con la prospettiva multifattoriale introdotta da ICF, ma già presente in Italia grazie agli approcci pedagogici propri della pedagogia generale e di quella speciale in particolare. Tutti apprendono, se qualcuno insegna loro; mentre il “fare didattica” è azione che appartiene al docente, impegnato nel sollecitare gli apprendimenti negli alunni, mediante specifiche strategie e metodologie.  Si aggiunga, infine, che la sentenza della Corte costituzionale n. 215/1987 stabiliva che, in età evolutiva, nessuno può considerarsi non scolarizzabile. Tanto premesso, ricordiamo che l’art 20 del decreto legislativo n. 62/17 stabilisce che non bisogna assolutamente evidenziare la situazione di disabilità; pertanto, nei tabelloni esposti, così come nella scheda di valutazione, che è la stessa che viene consegnata a tutti gli alunni della scuola, non potete lasciare un “vuoto” nello spazio relativo ai voti (che, ricordiamo, vanno espressi in decimi). Lo studente deve essere valutato sulla base degli obiettivi individualizzati fissati nel PEI. L’articolo 16 comma 1 della legge n. 104/92 stabilisce che è legittima la riduzione o la sostituzione parziale dei contenuti di talune discipline. Pertanto se durante il tempo-scuola avete fissato obiettivi anche distanti dalle discipline impartite, adottando contenuti differenti, proposti con attività individualizzate e coerentemente collegate alla classe, vanno attribuiti i voti rispetto a quelle attività, seguendo, per l’attribuzione degli stessi, gli spazi riservati a ciascuna disciplina corrispondente al relativo tempo-scuola. Trattandosi di un PEI differenziato, e vale esclusivamente in questo caso, nella sola scheda di valutazione, ovvero in calce ad essa, va inserita l’indicazione che la valutazione è riferita al PEI; nei cartelloni, ovvero all’Albo dell’Istituto, invece, vanno scritti unicamente i voti e non va riportata alcuna dicitura, come stabilito all’art. 20, comma 6, del decreto legislativo 62/2017 (“Per le studentesse e gli studenti con disabilità il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nella attestazione e non nelle tabelle affisse all’Albo dell’istituto”).


Sono padre di un bambino affetto da sindrome dell’X fragile, non verbale con L.104 art.3 c.3 che frequenta la 1° media. Si reca a scuola con lo scuolabus, partendo dal paese di residenza e spostandosi dove ha sede il plesso della scuola. Percorre circa 12 Km all’andata e 12 al ritorno con una permanenza sul mezzo di 15 minuti. Sullo scuolabus non è presente nessun tipo di sorveglianza, solo l’autista. Domando se è regolare questa disposizione per il viaggio. O se è obbligo di legge avere una figura per l’assistenza sul mezzo.

Se sul mezzo, scuolabus, non vi è una persona adulta (accompagnatore), i bambini, di altezza inferiore a m. 1,50, devono indossare le cinture di sicurezza (come stabilito dall’art. 172 del codice della strada). Se ritenete indispensabile la sorveglianza sul mezzo di trasporto, è bene che ne facciate esplicita richiesta al Comune, che eroga il servizio ed è responsabile di esso. 


Vorrei sapere se è legittimo che i docenti di sostegno incontrino il neuropsichiatrica senza la presenza dei genitori.

Ufficialmente non è legittimo, poiché per legge i problemi dell’alunno vanno trattati in presenza dei genitori, come pure in sede di GLO al quale hanno diritto di partecipare anche i genitori. Se però i docenti della classe desiderano avere dei chiarimenti circa la documentazione sanitaria prodotta, possono avere dei contatti con un esperto sanitario che segue il caso, previo consenso della famiglia: tale contatto potrà avvenire in modo informale per ulteriore informazione, a condizione che l’operatore sanitario sia disponibile a fornirla, trattandosi di rispetto della privacy che viene tutelata proprio quando i lavori si svolgono in GLO.


Sono il padre di una ragazza che quest’anno si è iscritta al primo anno
anno di liceo. Lei ha la 104 art.3 comma 3. Fino allo scorso anno nelle
media usufruiva di 12 ore ore di sostegno, un po pochine ma con queste
riusciva ad andare avanti. Quest’anno, nella nuova scuola le hanno
portate a 9 ore, che noi genitori riteniamo insufficienti. Mi hanno
riferito che il PEI, che hanno elaborato, ma noi genitori non abbiamo
visto, non fa che fotografare la situazione, devo intendere che sono
state riportate 9 ore nel documento. La dottoressa della ASL, non ha
potuto partecipare alla riunione del GLHO anche se aveva chiesto di
poter essere presente perché, piuttosto che  che concordare con lei la
data, la scuola l’ha avvisata con strettissimo anticipo e non potendo
disdire gli appuntamenti già presi con i pazienti, le è stato
impossibile partecipare. Mi sapreste dare un consiglio su cosa potrei fare per fare in modo che ottenga un numero maggiore di ore?

Il PEI è un documento che deve essere elaborato congiuntamente dai componenti del GLO, il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori dell’alunna con disabilità, dagli specialisti ASL. La scuola ha convocato lo specialista, che pur avendo chiesto di spostare la data, considerato lo scarso preavviso, non è stato ascoltato, ma la scuola aveva il dovere di convocare anche voi genitori.  Vi suggeriamo di scrivere subito una mail di diffida al Dirigente scolastico della scuola e all’Ufficio scolastico regionale, in cui, brevemente, descrivete come sono andate le cose e cioè che voi genitori non siete stati convocati all’incontro del GLO e che quindi non avete potuto partecipare, come vostro diritto e dovere, alla elaborazione del PEI; aggiungete anche che è stato predisposto un documento, in forma illegittima considerata la mancata convocazione di voi genitori e che, quindi, chiedete immediatamente convocazione del GLO, in tempi stretti, per elaborare congiuntamente il Piano educativo individualizzato a favore di vostra figlia.  Durante l’incontro del GLO potrete discutere sia in merito alla programmazione (nel caso non vi avessero chiesto il tipo di percorso per vostra figlia, ovvero se trattasi di Pei semplificato o di PEI differenziato; con il primo consegue il titolo di studio, con il secondo il solo Attestato), che in merito alle ore di sostegno da chiedersi per il prossimo anno scolastico.  Sempre in sede di GLO, ovvero durante l’incontro di elaborazione del PEI, potete rivedere le ore di sostegno per l’attuale anno scolastico, chiedendo una integrazione; sarà poi il dirigente scolastico a inoltrare la richiesta all’USR competente. Nel caso non dovessero accogliere le vostre richieste, chiedete che ciò venga messo a verbale; in tal modo, nel caso voleste fare ricorso al TAR, avreste ragione per poter ottenere l’annullamento. Teneteci informati


Sto prendendo la qualifica regionale di operatore assistente educativo a disabili. Con questo potrei lavorare nelle scuole? So che quella che prendo io vale un punto ata, come cs; ho anche qualifica regionale sab haccp … questo corso x disabili che sto facendo sarebbe un ex osa 600 ore  D.Lgs. 13/13 (già D.Lgs. 845/78)

Manca in Italia un profilo professionale nazionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione. Pertanto ogni regione stabilisce per proprio conto quale sia il corso di formazione. Il titolo, che le sarà rilasciato al termine del corso che sta seguendo, certamente sarà da lei utilizzabile per svolgere nelle scuole della sua Regione l’attività di assistente, nominato dagli Enti locali o inserito in cooperative convenzionate con gli Enti locali. Quanto alla possibilità di utilizzare in altre regioni la qualifica, che le verrà rilasciata al termine del corso di formazione, questo dipenderà da quanto stabilito dalla Regione in cui deciderà di lavorare e se la Regione riterrà sufficienti i contenuti del corso che sta seguendo. Le consigliamo pertanto di farsi rilasciare al termine del corso un attestato dal quale risulti quali materie ha studiato e per quante ore ciascuna, in modo da  offrire alle altre regioni la sua esatta  situazione professionale; a completamento della sua documentazione, inoltre, potrà aggiungere anche la certificazione degli anni in cui avrà svolto questa attività nella sua o in altre regioni.


Sono il papà di una minore disabile, handicap grave, legge 104 art.3 comma 3, che frequenta la classe 3 di una scuola primaria.  Ai fini dell’elaborazione del PEI, l’insegnante di sostegno si rifiuta di scrivere sul PEI le nostre proposte/suggerimenti:
1. Assegnazione dell’insegnante di sostegno con rapporto 1:1 e sopratutto la quantificazione delle ore di sostegno
2. La neccessità, per tutta la durata dell’orario di frequenza scolastica per l’anno scolastico 2020/2021, dell’Assistenza Qualificata per L’Autonomia e la Comunicazione (come da certificato medico e da PDF, visto le diverse disabilità e purtroppo la bambina non è verbale) Tale figura è indispensabile per l’inclusione scolastica della bambina e per supportare gli interventi finalizzati allo sviluppo di ulteriori competenze e per la comunicazione.
3. Inoltre, gradiremmo che sia inserita e sviluppata una strategia per la prevenzione e la gestione di comportamenti problematici, veri e propri comportamenti di autolesionismo che spesso risultano distruttive anche per oggetti e materiali scolastici. Ho scritto al dirigente scolastico, richiedendo di utilizzare il nuovo formato del PEI – ICF, ma a tutt’oggi non ho avuto risposta; cosa posso fare per risolvere questa situazione? Visto il diniego da parte dell’insegnante, non abbiamo firmato il PEI. Come posso far valere i dirittidi mia figlia? 

Il PEI è elaborato congiuntamente dal GLO, il gruppo di lavoro formato da tutti gli insegnanti della classe (e non dal solo docente di sostegno), dai genitori e dagli specialisti che seguono l’alunna, ed anche, se presente, dall’assistente alla comunicazione. Per le sue richieste, che vanno discusse e condivise in sede di GLO, le suggeriamo di chiedere urgentemente la convocazione del GLO ai fini dell’elaborazione del PEI. In tale sede potrà sottoporre le sue richieste a tutto il gruppo di lavoro e, insieme, potrete concordare che cosa inserire nel PEI. Infine, per quanto riguarda il nuovo modello di PEI, esso non è ancora utilizzabile, in quanto mancano i provvedimenti attuativi. 


Si presenta al nostro istituto la richiesta, per ora informale, da parte dei un genitore di alunno certificato L. 104/92, affetto daTetraplegia spastica, nato nel 2005, di permanenza presso la scuola secondaria di 1 grado per un ulteriore anno scolastico. La richiesta è stata suggetita dall’equipe medica che lo segue. L’alunno ha già effettuato n. 2 anni di permanenza alla scuola primaria. Chiedo se sia possibile rispondere affermativamente al genitore e quali requisiti/documentazione siano eventualmente da richiedere.

I trattenimenti e le bocciature, ai quali di solito siamo contrari, non facilitano l’inclusione, dal momento che gli alunni con disabilità perdono i contatti coi compagni coetanei e si trovano negli anni successivi con compagni più giovani di loro, dai quali ricevono minori stimoli all’inclusione. La richiesta di trattenimento informale, inviatavi dalla famiglia, ma vale anche se ne pervenisse una formale, non vincola in alcun modo la scuola, né la obbliga a procedere con il trattenimento dell’alunno. È il Consiglio di classe, e solamente il consiglio di classe, che, sulla base di oggettive valutazioni, coerenti con il PEI, procede con l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva o agli esami di Stato. E dato che il PEI è elaborato sulle effettive capacità e potenzialità dell’alunno, è alquanto improbabile che sussistano le condizioni per una non ammissione. Ora, considerato che disponiamo unicamente di un’indicazione diagnostica, che nulla dice in merito alle capacità e alle potenzialità effettive dell’alunno, non è escluso che, ammesso all’esame di Stato, l’alunno possa superare le prove d’esame, coerenti con il PEI per lui predisposto; in tal caso potrà conseguire il diploma e procedere con il percorso nella secondaria di secondo grado. Si aggiunga infine, per completezza di informazione che, a seguito dell’O M n. 90/01 art 11, commi 11 e 12, che agli alunni con disabilità, che a conclusione della secondaria di primo grado non conseguono il diploma, la scuola rilascia un attestato, che è titolo idoneo per iscriversi alle scuole secondarie di secondo grado, al solo fine di esercitare il diritto allo studio e ricevere agli esami di maturità un altro attestato conclusivo. In sintesi, suggeriamo ulteriormente di evitare la ripetenza e fare andare avanti l’alunno.


Sono una mamma di una bambina di otto anni con sostegno non riuscendo a stare attenta alla didattica a distanza per causa cognitiva ho chiesto alla dirigente di avere il sostegno in presenza mi è stato detto che non è possibile in questa situazione di emergenza intanto la bambina non sta seguendo la dad è possibile far ripetere l’anno scolastico visto che in questi due anni di scuola primaria non ha capito nulla?

È incredibile il comportamento della DS. Infatti il DPCM del 3 Novembre 2020 e la Nota ministeriale 1990/2020, che ha chiarito il contenuto del DPCM, stabiliscono che gli alunni con disabilità, e vale anche per gli alunni che si trovano nelle zone rosse, hanno diritto a seguire la didattica in presenza insieme ai loro compagni di classe, che lo desiderano, e in presenza dei docenti della classe; in presenza i docenti svolgono la lezione sia al piccolo gruppo di alunni, che è in classe, sia ai compagni che sono a casa e che si collegano online.  Le suggeriamo di contattare urgentemente per telefono l’Ufficio scolastico regionale, nello specifico il referente per l’inclusione scolastica o la Segreteria del Direttore scolastico regionale, per pretendere il rispetto di queste due ultime norme.


Ho richiesto, tramite emailPEC, l’assegnazione di una unica insegnante specializzata a sostegno di mio figlio. In tale richiesta ho ulteriormente richiesto anche la compresenza di uno dei tre terapisti A.B.A. di cui mio figlio si avvale. Vengono assegnate due insegnanti di sostegno, anziché una, non solo, totalmente prive della necessaria specializzazione, ma anche prive di esperienza di insegnamento. Per quanto riguarda la compresenza del terapista A.B.A. mi viene semplicemente risposto che: “non è possibile”, senza produrre alcuna giustificazione.Decido, di comune accordo con la madre di mio figlio, di non mandarlo più a scuola, considerata l’oggettiva incapacità delle due insegnanti di gestire mio figlio. Il dirigente di istituto, venuto a conoscenza di questa situazione, provvede, in appena 24 ore, a rimpiazzare le due insegnanti con una unica, anch’essa priva della necessaria preparazione, ma, per lo meno, animata da buon senso e buona volontà. Per veder riconosciuto il “diritto” ad avere la compresenza del terapista A.B.A., ho fatto intervenire, presso il dirigente di istituto, la psichiatra del centro di neuropsichiatria infantile che segue mio figlio da sette anni. Anche lei ha avuto la stessa risposta: ”non è possibile”, senza giustificare il motivo. Alla luce di quanto esposto e in considerazione del fatto che, in altri istituti è stata permessa la compresenza, mi chiedo perché sia negata a mio figlio la possibilità di avere un adeguato “continuum scolastico” – come viene beffardamente sbandierato dal “sistema scuola” – senza, per altro, fornire una plausibile giustificazione, trincerandosi, altresì, dietro quel meschino comportamento del tipo: “in questa scuola si fa come dice il dirigente”. Chiedo, pertanto, se ho ulteriori margini di manovra per veder riconosciuto quello che io reputo un DIRITTO per mio figlio.

Per gli alunni con autismo la Giurisprudenza ha stabilito più volte che è possibile avere per qualche ora settimanale la presenza in classe di un esperto nella comunicazione, come stabilito dall’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 e dall’art 139 del decreto legislativo  n. 112/1998 (il personale assunto in conformità alle disposizioni della legge n. 104/92 è, per contratto, addetto all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità).  Se, invece, la sua richiesta riguarda il “riabilitatore”, ovvero il terapista ABA, non è legittimo che questa figura svolga riabilitazione in classe. Pertanto le suggeriamo di precisare in una lettera, da inviare al Dirigente scolastico, i motivi e i compiti della presenza della persona da voi indicata come “terapista ABA”; se tale figura è chiamata a svolgere compiti afferenti l’autonomia personale e/o la comunicazione di vostro figlio, parimenti a quelli dell’assistente, chiedete che la scuola si rivolga al Comune, cui spetta assegnare  gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Eventualmente potete chiedere la convocazione del GLO per indicare le ore di “assistenza”, affinché il DS sia supportato da una legittima indicazione da parte del gruppo di lavoro. 


Sono il papà di un bambino autistico (lg104 art.3 comm.3) che sta frequentando il secondo anno di una scuola dell’infanzia paritaria. Assunta l’insegnante di sostegno tramite graduatoria. Il giorno della video conferenza con la famiglia e la terapista, questa insegnante si è presentata senza un programma, e senza una idea di cosa far fare al bambino.Con tanta perplessità abbiamo cominciato a notare i piccoli dettagli.La mattina si trova a fare l’ingresso da un’altra classe, il pomeriggio si trova in un’altra classe ancora a gestire l’uscita dei bambini (con mio figlio presente e sotto l’osservazione della maestra di sezione)Parlando con la terapista, che ha partecipato all’incontro citato in precedenza, abbiamo deciso di richiedere un rapporto giornaliero fatto di video e foto, per vedere cosa faceva il bambino durante le ore mattiniereLa docente di sostegno non ci ha mai aggiornato sul lavoro del bambino ne quando lo andavamo a riprendere il pomeriggio e ne la mattina quando lo portavamo( in quelle poche volte che si trovava a fare ingresso e uscita nella sez. di mio figlio) Arrivando al dunque, abbiamo visto che nel materiale inviato sia a noi che alla terapista, lei per due mesi ha riproposto esercizi che mio figlio faceva già l’anno scorso,  che a ripetutamente fatto a casa durante il lockdown. Miglioramento a livello scolastico zero, fino a quando la stessa insegnante di sostegno è risultata positiva al covid, ed è arrivata una sostituta all’altezza.Parlando con il dirigente scolastico, abbiamo chiesto espressamente di lasciare questa sostituta, come definitiva per questo anno.La risposta è stata che è una cosa molto difficile  e il contentino è stato un affiancamento di 4 giorni tra insegnante di sostegno e quella supplenza. La maestra di sostegno è alla sua prima esperienza con bambini dell’infanzia, ma si nota anche in alcuni episodi che c’è una situazione di leggerezza da parte sua nel creare un progetto per aiutare il bambino a migliorarsi. C’è qualcosa che si può fare per porre fine a questa situazione? e dare merito a chi invece ha fatto solo due settimane di supplenza e ha fatto molto di più che la sostegno in due mesi? senza avere un programma inesistente da parte della docente di sostegno, anzi è stato richiesto di preparare un programma dalla supplente per tutto l’anno scolastico del bambino. e omunque in data 01/12/2020 il PEI neanche l’ombra di stesura… 

Va detto che il successo o l’insuccesso scolastico non va attribuito a un solo insegnante, ma a tutti gli insegnanti della sezione. Voi non avete fatto alcun riferimento agli altri docenti, che pure sono insegnanti a pieno titolo di vostro figlio. L’incontro per la elaborazione del PEI deve avvenire con la presenza di tutti i docenti della sezione, dei genitori e degli specialisti. Ora, trattandosi di scuola paritaria, la scuola potrebbe decidere di interrompere il rapporto di lavoro con la docente da voi indicata come non poco adeguata e assumere l’altra. 


Può una preside decidere come impiegare l’insegnante di sostegno o la decisione spetta al glh?

Come impegnare l’insegnante per il sostegno spetta al GLO, secondo i criteri indicati nel PEI. Il DS si limita ad assegnare il docente alla classe, ma non può decidere da solo l’orario da destinarsi alle attività di sostegno, che devono essere formulate nell’interesse esclusivo dell’alunno.


Sono un insegnante di sostegno in un istituto superiore. Quest’anno causa la situazione contingente oltre la didattica stiamo svolgendo molte attività on-line e anche le procedure burocratiche risentono di questa situazione. La nostra scuola ci ha dato indicazioni, una volta redatti PDP e PEI, di inserirli su registro elettronico condividendoli con gli insegnanti della classe e con l’allievo interessato  (non con i genitori). Ho obiettato che questi documenti in tal maniera sarebbero diventati facilmente stampabili, e sarebbero stati visibili anche dall’allievo con disabilità, cosa che mi sembrava ancora meno opportuna, soprattutto nel caso di minori. Mi è stato risposto che la legge è rispettata e che un ragazzo con disabilità non aveva le competenze per accedere, quindi l’avrebbero fatto i genitori (sic!). 

Il Piano educativo individualizzato non deve e non può essere elaborato dal solo docente di sostegno e neppure dal solo Consiglio di classe. Il compito della predisposizione del PEI è del GLO, i cui componenti sono tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità, gli specialisti che seguono l’alunno con disabilità. All’incontro potrebbe anche partecipare l’alunno stesso, diretto interessato, secondo il principio di autodeterminazione. Appare evidente che quanto le è stato richiesto di fare non rientra nella procedura contemplata dalla norma. Pertanto faccia presente al DS che deve convocare formalmente i componenti del GLO e che solo durante l’incontro programmato sarà elaborato congiuntamente il Piano educativo individualizzato. 


Sono una collaboratrice  scolastica  ho la Legge 104 da più di 5 anni per mio padre  affetto da SLA. È  un H24 vive a casa con la mamma  che ha 73 anni, io sono l ‘unica figlia  che può assisterlo vivo nello stesso paese ma non ho la residenza con lui, ho fatto la richiesta x la 104 lunga ma non mi è  stata concesso. La DS mi ha risposto che non essendo residente con lui non posso usufruire  di 104 lunga (solo i tre giorni al mese) volevo  sapere da voi se devo cambiare  la residenza  x avere questo  diritto? Potete darmi delle giuste informazioni ? 

Solo se trasferisce la sua residenza presso la residenza di sua madre può fruire del congedo di due anni, in quanto così è stabilito dalla normativa (Decreto legislativo n. 151/2001, Testo Unico sulla normativa di tutela della famiglia).


Sono una docente di sostegno di ruolo in una scuola media.Nella mia classe ci sono 16 alunni di cui 2 diversamente abili con diagnosi e caratteristiche completamente differenti, per questo motivo sono stati assegnati a questa classe 2 docenti di sostegno (io e una collega)Volevo sapere se c’è una normativa che stabilisce che 2 docenti di sostegno non possono stare in compresenza nelle stesse ore. Mi spiego meglio: so perfettamente che nell’economia dell’orario scolastico è meglio distribuire le ore di sostegno in modo tale che gli alunni siano seguiti nel maggior numero di ore possibile, ma so anche che la priorità va data alle esigenze scolastiche dell’alunno e non ad altro. Preciso infatti che la richiesta di compresenza è dettata dal fatto che, in alcune discipline, uno dei due alunni segue una programmazione differenziata.

Nella scuola Secondaria di Primo Grado, così come nella Primaria, la programmazione non può essere differenziata, possibilità che, invece, è prevista nella scuola Secondaria di Secondo grado, come risulta dal confronto tra l’art. 16 comma 2 della legge n. 104/92 e dell’art 15 commi 3, 4 e 5 dell’O.M. n. 90/2001. Pertanto, in sede di GLO, come Consiglio di classe, è possibile proporre solamente la programmazione semplificata o individualizzata. Per quanto riguarda l’orario di servizio del docente di sostegno è bene che venga strutturato sulla base delle necessità degli alunni e non dalla copertura, pedagogicamente e strategicamente irrilevante.  Se riscontrate problemi nella definizione dell’orario, si convochi il GLO e, in tale sede, si fissi l’orario che risulti più efficace per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità, compito che appartiene a tutti gli insegnanti della classe, non solo a quello di sostegno, e proprio perché appartiene a tutti i docenti della classe, per espletare tale compito ci si avvale della presenza e del supporto del docente incaricato su posto di sostegno. Così organizzato, ovvero coerentemente con le necessità dell’alunno, l’orario potrebbe determinare più presenze nella stessa ora, ma il primo principio da soddisfare è il diritto allo studio e all’integrazione scolastica dell’alunno con disabilità, non altre logiche. 


Vorrei sapere se l’assistente alla comunicazione  di un alunno ipovedente fa parte del consiglio di classe per tutti gli alunni o solo relativamente allo studente che segue.

L’assistente è nominato esclusivamente per l’alunno con disabilità e non fa parte del Consiglio di classe, che è composto da soli docenti. L’assistente è convocato, con gli altri componenti, in sede di GLO per la elaborazione del PEI.


Sono la mamma di un bimbo con certificazione per un disturbo lieve dello spettro autistico. Il bambino ha 6 anni ma abbiamo chiesto un anno di permanenza presso la scuola materna in cui ha un sostegno da due anni. Volevo chiedervi se ci sono delle norme per il PEI e dove le posse trovare, inoltre se le insegnanti contattano le terapiste private del bimbo hanno bisogno di una nostra autorizzazione scritta visto che è un minore, ma comunque credo che i genitori debbano essere coinvolti sempre non come succede ogni tanto!!!

È bene che i bambini proseguano il loro percorso formativo insieme ai coetanei con i quali, come dimostrano le ricerche pedagogiche, si sviluppano interazioni positive significative, utili per la crescita, lo sviluppo, la partecipazione alla vita sociale, in una parola, funzionali all’attuazione del progetto di vita, cui mirano le azioni formative in ambito scolastico, familiare e sociale. Per quanto riguarda il PEI, piano educativo individualizzato, le norma di riferimento sono costituire dalla legge 104/92, dal DPR 24 febbraio 1994, dalle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, prot. n. 4274, dal D.lgs. 66/17 (e D.lgs. 96/19). Quanto alla possibilità che i docenti contattino operatori privati che seguono l’alunno, è bene che ciò sia previsto nel PEI e che venga richiesto il consenso della famiglia di volta in volta, ossia ogni volta si renda necessario un incontro. Infine, per la questione riguardante relativa ai contatti fra docenti della scuola e terapiste private che seguono il bambino, è necessario che i genitori autorizzino, per iscritto, tali contatti e che sia indicata la possibilità che i docenti della classe contattino operatori privati che seguono l’alunno. La scuola non può parlare del minore con figure esterne alla scuola o che non fanno parte, come in questo caso, della sezione in cui è iscritto il bambino, senza aver acquisito la necessaria autorizzazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale


Sono la Referente per il sostegno di una scuola media. In riferimento a una vostra risposta riguardo a un’alunna con patologia gravissima che non frequenta più la scuola dalla 4^ classe della primaria (ora è iscritta in seconda media) preciso che l’alunna è in stato vegetativo (si trova presso il proprio domicilio) con scarsissimo/nullo residuo intellettivo. Pertanto, vista la gravità della situazione, la famiglia, contattata dalla scuola, non è disponibile a realizzare né una forma di istruzione in ospedale né didattica a distanza, come da voi indicato, in quanto l’alunna è impossibilitata a partecipare a qualsiasi attività per quanto individualizzata. Inoltre per la famiglia sarebbe gravoso impegnarsi anche in questo tipo di attività visto tutto ciò che comporta la situazione di estrema gravità. La Scuola come deve procedere?

La scuola convochi un GLO on-line con la presenza necessaria dell’ASL e pervenga alla conclusione che l’alunna è, attualmente, impossibilità a seguire qualunque tipo di attività proposta dalla scuola, sospendendo così, per ora, l’obbligo scolastico dell’alunna. Ciò anche al fine di evitare la contravvenzione pecuniaria a carico della famiglia.


Sono una docente di sostegno di scuola secondaria superiore e volevo chiedervi delle precisazioni sulla redazioni di un pei. Il ragazzo ha un ritardo cognitivo lieve ed è stato inserito in un primo anno di un istituto professionale. La maggior parte del consiglio di classe sta optando per un pei differenziato. Volendo tentare la carta del pei curriculare, volevo capire se la riduzione prevista dei compiti, verifiche etc può essere del 30% in meno rispetto alla classe, visto che l’attuale carico di lavoro non è retto da lui. Nel caso in cui venga specificato nel pei il ricorso a forme grafiche, privilegiare il canale verbale piuttosto che scritto etc se degli insegnanti non si attengono, cosa succede? posso prevedere l’utilizzo di un dizionario digitale per le lingue straniere o chiedere l’esenzione dalle stesse senza pregiudicare il suo percorso?

È da tener presente che un pei semplificato non può andare disgiunto dalle prove equipollenti, il cui concetto giuridico si rinviene nel DPR n. 323/98 all’art 6 comma 1. Comunque è indispensabile che l’alunno, sia pur in modo semplificato (coerentemente con quanto disposto dall’art. 16, comma 1, della legge n. 104/92) svolga tutte le discipline, così come stabilito dall’art 20 del decreto legislativo n. 62/17.


Sono mamma di un bambino con disabilità grave e insegnante precaria di scuola primaria con contratto al 30/06. Vorrei sapere se posso usufruire del congedo straordinario retributo di 2 anni della legge 104. Lo chiedo perché sembra che sia quasi un’utopia riuscire a capire se mi spetti o meno: la segretaria del mio istituto afferma di no, il sindacato sostiene di sì, un avvocato esperto in diritto scolastico dice di no, l’Inps mi comunica che non c’è una regolamentazione precisa. Un altro avvocato afferma che io possa prendere il congedo ma a zero retribuzione, perché quest’ultima spetta solo ai docenti di ruolo. Potreste darmi una risposta certa? 

Purtroppo il congedo straordinario di due anni spetta solo ai docenti di ruolo. Occorrerebbe vedere le circolari dell’INPS relative a tale istituto per averne conferma.


In accordo con la famiglia, si è deciso di differenziare il percorso scolastico della mia allieva in quinta perché non riuscirebbe ad affrontarlo.
Vorremmo però farle affrontare l’esame differenziato con i compagni perché sta vivendo un bel percorso di inclusione e quindi non vorremmo precluderle questa esperienza.
La mia domanda è: se affronta l’esame differenziato può prendere il diploma fra qualche anno?
Nel mio stesso istituto c’è il corso serale che potrebbe riconoscerle i crediti dei quattro anni, è possibile conseguire il diploma regolare? E’ possibile farlo con l’insegnante di sostegno o quel percorso si considera chiuso?
C’è una normativa specifica per questa tematica?

Se per la studentessa, fino ad oggi, è stato adottato il PEI semplificato, non si capisce perché la previsione dell’esame di Stato debba indurre un Consiglio di classe a fare, proprio l’ultimo anno, una scelta differente. È in contrasto con il percorso dell’alunna la quale, peraltro, si riproporrebbe di conseguire il diploma in seguito. Sembra, come dice il detto popolare, un voler allungare il brodo. A che pro? Vi suggeriamo di mantenere, come avete fatto per gli altri quattro anni, il percorso semplificato e, invece, di impegnarvi per accompagnare la studentessa verso questo importante traguardo che, per tutti gli studenti, è l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Fra l’altro tenga conto che, se la studentessa dovesse iscriversi al serale, non fruirebbe più del sostegno, di cui ha beneficiato nei cinque anni di scuola secondaria. Si troverebbe, di conseguenza, da sola a doversi preparare all’’esame di Stato: perché metterla in questa inutile e assurda situazione?


Insegno in una scuola secondaria di secondo grado come docente di sostegno di un ragazzo con ritardo medio-grave. Il mio orario prevede 9 ore. così  distribuite: 4  tra italiano e storia, 3 di matematica, 2 di scienze, 2 di geografia.  Conclusa la redazione del Profilo dinamico, ho inviato via email una copia  ai colleghi del CdC  e contestualmente, ho chiesto loro un “appuntamento” per mettere a punto la programmazione, che prevede obiettivi differenziati. La collega di diritto ed economia ha ritenuto corretto inviare solo all’educatrice  (forse perchè io non copro le sue ore) la programmazione della classe . Quando ne ho preso visione, mi è sorto il dubbio che preferisse adottare nella sua disciplina un piano per obiettivi minimi e le ho chiesto chiarimenti. Mi ha risposto di aver consegnato “i minim” all’educatrice perché si potesse orientare meglio sugli argomenti, che  io avrei poi dovuto semplificare in base ai miei materiali. Non solo, mi ha chiesto anche di preparare le verifiche scritte per l’alunno. Quindi, 1) io non ho diritto ad un colloquio di confronto sul programma, non ho diritto a ricevere la programmazione, ma 2) ho il dovere di semplificare gli argomenti di una disciplina che non seguo e su cui non ho nessuna competenza disciplinare.. Vi chiedo: esiste una normativa che definisca in maniera chiara e inequivocabile ruolo e compiti del docente curricolare e del docente di cattedra? P.S. Tengo a precisare che finora non mi sono tirata indietro, provvedendo io a fornire il materiale di diritto all’educatrice.

Indubbiamente vi è molta confusione e non solo in merito al ruolo e ai compiti del docente, ma anche a quello della figura addetta all’assistenza, in questo caso l’educatrice. Il Profilo dinamico funzionale e il Piano educativo individualizzato sono documenti non di esclusiva competenza del docente specializzato, bensì di tutti i componenti del GLO (docenti della classe, genitori, specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente o educatore).  Il PDF, che viene aggiornato, e il PEI, che viene redatto annualmente in sede di GLO, possono essere proposti in “traccia” al gruppo di lavoro, per rendere più agevole il momento dell’incontro e pervenire a una condivisione. La parte riguardante la progettazione didattica è trattata dagli insegnanti della classe e non dal solo docente di sostegno. Prima di stabilire il tipo di programmazione per l’alunno i docenti del Consiglio di classe necessariamente si confrontano (e a questo confronto non partecipa l’educatore, in quanto non è componente del Consiglio di classe e non può entrare nel merito della progettazione didattica). Solo dopo aver concordato quale percorso intraprendere, ovviamente si auspica un accordo condiviso, diversamente sarà la linea prevalente a decidere quale percorso adottare, fermo restando che ogni decisione deve caratterizzarsi per l’impostazione pedagogica, quindi essere attenta e rispettosa dell’alunno con disabilità, e quindi avere quale prospettiva l’attuazione del progetto di vita, si prosegue con il resto, perché la scelta del curricolo implica la definizione degli obiettivi da conseguire, dei contenuti da trattare, ecc., ossia l’esplicitazione di ogni elemento correlato alla programmazione. In sintesi, lei non doveva dare per scontato un percorso differenziato, come pure la collega non doveva inviare materiale riservato riguardante un suo alunno, nello specifico la progettazione didattica, ad una figura esterna al Consiglio di classe, in questo caso l’educatrice, la quale non ha alcun titolo in merito ad essa. Che cosa fare? Chiarire la situazione, senza alcun dubbio, ma anche concordare in Consiglio di classe il tipo di percorso. Se tutto il Consiglio di classe opta per un differenziato, dovete acquisire l’autorizzazione da parte dei genitori, da contattare rapidamente. Se tutto il Consiglio di classe opta per un PEI semplificato (i cui contenuti sono globalmente riconducibili ai piani di studio, in base all’OM 90/2001), allora dovete specificare, per ciascuna disciplina, i contenuti, le modalità di verifica, i criteri di valutazione come pure eventuali ausili o sussidi didattici di cui si avvale lo studente.  Delineata la traccia, va convocato il GLO e, in tale sede, pervenire a una condivisione, condivisione formalizzata attraverso la firma del documento da parte di tutti i componenti del GLO.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

La presenza del docente specializzato, fin dall’avvio del percorso scolastico, è sicuramente strategica ai fini dell’inclusione e dell’impostazione di un percorso che consenta successivamente allo studente, in particolare nella scuola di secondo grado, di procedere eventualmente con il solo supporto del facilitatore esperto tiflologo. L’assegnazione del docente specializzato alla classe in cui è iscritto uno studente con disabilità sensoriale, infatti, è vincolante e nessuna Regione o Provincia, autonoma o non autonoma, può derogare agli obblighi fissati dalla legge n. 104/92. Si ricorda che la legge 104/92 all’art. 2, che fissa i “Principi generali”, stabilisce espressamente che “la presente legge detta i principi dell’ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza” e “di riforma economico-sociale della Repubblica” e afferma che essa si applica anche nella Regione Trentino Alto Adige. Di conseguenza, eventuali accordi o delibere emanate dalla Provincia che risultino in contrasto con questi principi sono da considerarsi illegittimi. Pertanto le famiglie possono pure impugnare sia la mancata nomina del docente per il sostegno, inoltrando ricorso anche per discriminazione nei confronti del figlio, ai sensi della legge 67/2006, e per interruzione di pubblico servizio, nonché per inadempienza e mancato rispetto delle norme di tutela a favore dell’inclusione scolastica del figlio, così come possono impugnare pure gli Atti di delibera o di accordo come atto presupposto. 


È legittimo che il dirigente decida di mettere in servizio l’insegnante di sostegno quando il bambino è assente, lasciando scoperte delle ore in cui è presente ed è con l’educatore? Mi spiego meglio, per questo anno scolastico sono state riconosciute a mio figlio, che ha diagnosi di spettro autistico grave, 25 ore di sostegno e 6 ore di sostegno socio educativo con assistente alla comunicazione. Il bambino frequenta la scuola dell’infanzia per 25 ore durante la mattina, pertanto insegnante ed educatore sono in compresenza per due giorni. Tra loro c’è armonia e massima collaborazione. Ora con l’inizio delle attività pomeridiane, la dirigente ha messo la maestra, nei due giorni di compresenza, in servizio nel turno pomeridiano, durante il quale, mi ripeto, il bambino non frequenta, togliendoci di fatto 6 ore di sostegno. È legittimo tutto questo? La giustificazione datami è che le due figure sono complementari, che il bambino non è da solo e che l’insegnante è un’insegnante di classe. 

Va precisato che le due figure, quella del docente e quella della figura addetta “all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità”, non sono fra loro complementari, in quanto assolvono compiti fra loro differenti. Queste due figure non sono neppure interscambiabili, come se l’una valesse come l’altra. Sono entrambe sicuramente importanti, per il ruolo ricoperto e per la specificità del loro intervento. Pertanto se a suo figlio spettano 25 ore di sostegno queste debbono essergli garantite, perché gli sono state riconosciute proprio per includerlo nella sezione alla quale egli è iscritto (non sono state assegnate ad altri). Quindi se suo figlio frequenta solo al mattino, le 25 ore debbono essere fruite tutte da lui e si svolgeranno, per le ore previste, in compresenza con l’assistente, secondo le attività programmate.


Sono una docente di sostegno presso un Istituto Superiore di Secondo grado. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il seguente quesito: cosa succede se un docente rifiuta di firmare il PEI,  mentre il resto del Consiglio di Classe e i genitori sono d’accordo con quanto scritto e dichiarato nel PEI? Il PEI è stato discusso durante il GLO alla presenza dei genitori e dei docenti  del Consiglio di Classe. Il ragazzo segue una programmazione per obiettivi minimi. Come si deve procedere per legge se è solo un docente a non voler firmare il PEI?

Il PEI è frutto della condivisione fra i componenti del gruppo di lavoro e, da quanto scrive, l’accordo è stato sostanzialmente raggiunto. Non si conoscono le motivazioni del rifiuto del docente da lei citato e neppure se si tratta di un docente incaricato su posto disciplinare o su posto di sostegno; indicazioni almeno generali avrebbero potuto aiutare a focalizzare la situazione. Sicuramente va acquisita a verbale la decisione del docente che ha espresso diniego di firma. 


Sono Referente per il sostegno in una scuola media. In una seconda è iscritta un’alunna che ha una grave patologia, è intubata e i genitori riferiscono che non può fare nulla, anche se si attivasse l’istruzione domiciliare. Inoltre con l’emergenza Covid sarebbe molto rischioso per l’alunna che gli insegnanti si recassero a casa. I genitori non intendono fare nulla e l’alunna non frequenta la scuola già dalla quinta della scuola primaria. La situazione è segnalata all’USP che ha comunque assegnato le ore di sostegno. Quale comportamento deve avere la scuola?

Intanto la scuola deve richiedere il certificato medico, che giustifica le assenze e che rende valido ugualmente l’anno scolastico. Sarebbe il caso di parlare con il medico curante per valutare se sia possibile realizzare una forma di istruzione in ospedale, mantenendo l’alunna a casa, in quanto i docenti di questo tipo di istruzione sono più esperti anche nel campo della prevenzione della salute. Va tuttavia aggiunto, considerata la particolare situazione, se avete considerato di attivare una modalità di incontro  con l’alunna attraverso il collegamento con il computer. Il genitore potrebbe costituire l’elemento “ponte” fra la scuola e la figlia e, in questo modo, grazie ad attività personalizzate, l’alunna potrebbe partecipare alle attività proposte dalla scuola insieme ai suoi compagni e alle sue compagne. In base all’OM 134/2020, infatti, è consentito attivare, a fronte di condizioni di fragilità degli alunni, forme di frequenza interamente a casa con quotidiani collegamenti con il computer (didattica a distanza), forme miste (in parte a scuola e in parte a casa, sempre collegati mediante internet) o interamente in presenza a scuola.


Sono una insegnante di sostegno. Quest’anno lavoro in una scuola nuova ed ho necessità di avere dei riferimenti normativi che chiariscano cos’è il Pei è quando va compilato. Mi è stato detto di redigere quest’anno 20/21 il PEI per l’anno prossimo 21/22 ed io devo lavorare sulle indicazioni del Pei del precedente anno19/20.  Io non credo che siano indicazioni corrette  ma, probabilmente sino ad ora mi sarò sbagliata e merito lo scontro con il gruppo dei colleghi di sostegno. Potreste aiutarmi in tal senso per chiarire eventualmente se sono fortemente in errore, con  indicazioni che non lasvisno margine di interpretazione, se il Pei quest’anno io lo redigerò per il 2020/21 o lo dovrò compilare per il 2021/22?

Come stabilisce la normativa vigente, il PEI, piano educativo individualizzato, è elaborato congiuntamente da tutti i componenti del GLO (come indicato nell’art. 9, comma 10 del decreto legislativo n. 66/17). Il GLO formula il PEI per l’anno scolastico in corso, 2020-2021, documento che deve essere predisposto non oltre la fine del mese di ottobre.  Per quanto riguarda i contenuti del PEI, documento che viene scritto per ogni nuovo anno scolastico, dovete fare riferimento alle capacità e alle potenzialità dell’alunno, considerati i suoi interessi e le sue attitudini, e avendo presente anche il suo comportamento e le sue manifestazioni, nonché le influenze dei fattori contestuali. La progettazione riguarda l’anno scolastico in corso, per quel che riguarda il PEI che il GLO elabora entro ottobre, e non può attingere da pregresse situazioni o da ipotetiche future condizioni, ancora ignote, considerato che state ancora lavorando per il raggiungimento degli obiettivi dell’anno scolastico in corso che è ancora agli inizi. Per ulteriori informazioni e chiarimenti ci scriva. Cercheremo di accompagnarla in questo suo nuovo percorso.


Sono la mamma di un ragazzo diversamente abile che frequenta il secondo anno di liceo. A scuola mi hanno proposto la didattica a distanza che ho accettato perché mi avevano garantito verbalmente che avrebbero organizzato un orario adatto alle esigenze. Purtroppo ciò non è avvenuto. Vi chiedo se il Dirigente scolastico può organizzare un adatto alle esigenze e se posso, eventualmente ciò non si verificasse, chiedere di optare per la didattica in presenza.

Suo figlio ha diritto a chiedere un orario adatto a sé, purché coincida con il normale orario scolastico. In mancanza, suo figlio ha diritto alla didattica in presenza “in situazione di reale inclusione” (deve, cioé, poter andare a scuola insieme ad alcuni compagni e compagne della sua classe, scelti d’intesa con le loro famiglie), come scritto nel DPCM del 3 Novembre scorso, e come puntualizzato, in modo dettagliato, nella Nota del Ministero Prot. n. 1990 del 5 Novembre 2020; infatti il dpcm ha stabilito che la didattica in presenza per gli alunni con disabilità vale anche nelle zone indicate come rosse. Si fa presente che la Nota 1990/2020 contiene anche la procedura che il dirigente scolastico deve seguire per attivare il piccolo gruppo di alunni della classe di suo figlio, proprio per assicurare concrete condizioni di reale inclusione. 


Per allievi differenziati e con obiettivi minimi c’è il diritto di ricevere un supporto pomeridiano di aiuto per studiare a casa? A chi devono rivolgersi le famiglie?

Gli alunni con disabilità, normalmente, non hanno assistenti educativi domiciliari; solo gli alunni ciechi e quelli sordi possono ricevere a casa il pomeriggio alcune ore di assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, che viene normalmente svolta anche a scuola. Si può comunque fare richiesta al Comune per ottenere alcune ore pomeridiane di aiuto personale ai sensi dell’art 9 della l.n. 104/92; però questa prassi è poco diffusa.


Sono la mamma di un alunno con disabilità che frequenta la scuola primaria e sono anche Presidente del Consiglio d’Istituto.
Da ogginella nostra regione le classi seconde e terze della Sec. I Gr. sono in DDI e per alcune classi, vista la normativa vigente (ed in particolare DM 39, DM 89, DPCM 3 novembre e relativa nota 1991/2020) deve essere garantita ad alunni disabili la didattica in presenza in modalità effettivamente inclusive e cioè con un gruppetto di compagni (selezionati dando priorità a BES, fragilità socio-culturali e figli di genitori lavoratori essenziali) a me sembre che in questi casi si configuri DDI complementare alla didattica in presenza, per cui il DM 89 prescrive:” Nel caso di attività digitale complementare a quella in presenza, il gruppo che segue l’attività a distanza rispetta per intero l’orario di lavoro della classe salvo che la pianificazione di una diversa scansione temporale della didattica, tra alunni in presenza e a distanza, non trovi la propria ragion d’essere in motivazioni legate alla specificità della metodologia in uso.”
Ora poiché i docenti sono comunque tenuti a fare il loro orario regolare ed in presenza, per queste classi ci si aspetterebbe che venga erogato il normale orario scolastico, o mi sbaglio?

Siamo dell’avviso che la didattica in presenza per i casi previsti dal DPCM del 3 novembre scorso e dalla Nota ministeriale n. 1990 del 5/11/2020 debba seguire l’orario fissato in precedenza, svolgendosi in contemporanea la didattica a distanza per il resto della classe. Se i componenti del Consiglio di Istituto, d’intesa col Dirigente scolastico, ritengono di ridurre l’orario della didattica a distanza, come previsto dalle Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata, allegate al DM 89/2020, allora potrebbe porsi il problema di adeguare anche l’orario della didattica in presenza. Altrimenti, se la didattica a distanza mantiene l’orario ordinario, non è legittimo ridurre l’orario solo per il piccolo gruppo eterogeneo, di cui è parte l’alunno con disabilità, che frequenta in presenza.


Sono una docente specializzata sul sostegno. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

La legge n. 114/2014 vale solo nel caso che, sottoposto a visita di revisione, l’alunno non venga chiamato; ma se l’alunno non si presenta alla data stabilita, perde totalmente la qualifica di persona con disabilità e deve risottoporsi ad una nuova visita collegiale medico-legale. Le suggeriamo, quindi, di rivolgersi al Dirigente scolastico, affinché egli chieda alla famiglia le nuove certificazioni conseguenti alla visita che doveva avvenire nel 2017 o nel periodo successivo. Se i genitori sono in attesa della convocazione per la visita e non sono ancora stati convocati, non resta che attendere. Se i genitori sono stati convocati, ma non si sono presentati, allora la documentazione presente è da ritenersi non valida. Se, infine, i genitori non producono nulla, in quanto non possiedono alcuna documentazione, allora l’alunno non potrà essere considerato come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può avere diritto al sostegno e a ogni altro beneficio derivante. 


Nella mia scuola primaria è presente un alunno con certificazione 104 in gravità. È un alunno fragile,  fin dall’ inizio dell’ anno scolastico fino a ha frequentato le lezioni in presenza. Da alcune settimane è ricoverato all’ ospedale per motivi legati alla sua patologia. Per lui e’ stata attivata la didattica digitale integrata. Tra qualche giorno, la madre ha riferito che l’ alunno tornerà a scuola. La scuola in questo caso deve avere da parte della famiglia il certificato del pediatra che attesta  dopo un’ attenta valutazione la necessità per l’  alunno della scuola in presenza. Credo che la famiglia nonostante lo stato di fragilità del figlio, non abbia intenzione di rinunciare alla scuola in presenza. Ho letto l’ ordinanza della ministra Azzolini sugli alunni disabili in fragilità. Come dobbiamo comportarci?

La famiglia consegnerà alla scuola il necessario certificato per il rientro in classe e l’alunno frequenterà regolarmente. Non è la condizione di fragilità motivo per non frequentare, bensì, ove presente e documentata la condizione di alunno con fragilità, consente l’attivazione della DDI in forma integrale, cioè con la frequenza interamente da casa, oppure alternata, ovvero in parte a casa e in parte in presenza in classe, o interamente in classe. L’ordinanza 134/2020  è finalizzata a consentire la possibilità di fruire le lezioni in modalità di didattica digitale integrata, ovvero di percorsi di istruzione integrativi predisposti dalla scuola.


Sono insegnante di scuola primaria ed insegno in una seconda. Nella mia classe ho un bambino con 104, con spettro autistico. Abbiamo il sostegno e l’educatrice che coprono tutta la settimana, meno il martedì pomeriggio che rimane scoperto. Il genitori si oppongono, forti del loro essere docenti, al fatto che il bambino possa uscire un’ora ,ma anche meno, la mattina con l’insegnante di sostegno per cercare di consolidare alcuni apprendimenti, pretendendo con la forza di tenerlo in classe anche in condizione di forte stress e malgrado l’opinione della neuropsichiatra. Il bambino non sa ancora fondere le sillabe ed riconoscere la quantità. I genitori ritengono che il bambino soffra a livello emotivo di questa breve uscita e che a casa riporti tutto lo stress vissuto a scuola. Il bambino ha imparato a interagire con noi e con i compagni, anche se è esclusivo ed ossessivo nelle frequentazioni; se non ha l’insegnante di sostegno accanto, disturba i compagni e cerca di attirare l’attenzione in tutti i modi, è oppositivo e spesso finge di non ascoltare o non aver capito, (portare la mascherina, ad esempio, o togliersi dal davanti della lim) cambiando subito idea se gli diciamo che parleremo con il padre o la madre di questa sua opposizione. A questo punto piange in modo straziante pregando di non dirlo ai genitori. Come arginare la prepotenza di queste persone che non capiscono che stanno facendo un danno al loro figlio?

Molto spesso, a scuola, gli alunni con disabilità vengono condotti fuori dall’aula per motivazioni non coerenti con il percorso formativo. La preoccupazione dei genitori, con molta probabilità, è dovuta al fatto che ciò possa accadere anche al figlio. Appare quindi legittimo tutelare il figlio, secondo le forme possibili. Si deve allora ricercare nella fiducia reciproca la possibilità di porre in essere azioni efficaci e valide tanto per l’alunno che per i compagni, in un’ottica di reale inclusione. Da quanto lei scrive rispetto alle azioni promosse dalla scuola si avverte una certa esclusività nel rapporto “docente di sostegno e alunno”, a svantaggio del bambino stesso che, senza la presenza del docente specializzato, pone in essere comportamenti che vengono interpretati come “disturbo”, ma che potrebbero essere forme di richiesta di attenzione. Concretamente è opportuno che, come docenti della classe, rivediate la progettazione programmata, in particolare nel ruolo e nel rapporto “docenti-alunno con disabilità”, coinvolgendo anche il gruppo-classe, creando cioè, le condizioni affinché il bambino possa lavorare  insieme a tutti i docenti della classe e non in forma esclusiva con quello di sostegno e, al tempo stesso, interagire maggiormente con i compagni. Per quanto riguarda, invece, l’intervento individualizzato, esso può essere previsto per specifiche attività, ma deve essere programmato e inserito nel PEI. Da quanto scrive non si capisce se questo intervento sia finalizzato alla stanchezza o ad approfondimenti relativi agli apprendimenti. Se gli interventi individualizzati riguardano la stanchezza, allora è bene che prevediate, in classe, momenti di pausa, anche frequenti; non è necessario uscire dall’aula (e non avrebbe senso uscire un’ora alla mattina, ma andrebbero previsti più momenti, quando necessario). Se, invece, l’intervento individualizzato è determinato dalla necessità di approfondire alcuni contenuti relativi agli apprendimenti in essere, come prima ipotesi vi suggeriamo di prevedere che tali interventi siano proposti in presenza di un piccolo gruppo eterogeneo di alunni della classe: in quanto attività riguardante gli alunni della classe può essere programmato serenamente. In ogni caso, all’interno del PEI vanno indicati i seguenti dati: con chi esce l’alunno (con un piccolo gruppo eterogeneo di compagni e con l’insegnante in servizio), quando e per quanto tempo (indicare il giorno e l’orario), perché (obiettivi che motivano l’attività al di fuori dell’aula).  È altamente probabile che la famiglia, di fronte a questa forma di organizzazione, esprima consenso. In ogni caso, vi suggeriamo di convocare un GLO, quindi i genitori e gli specialisti che seguono il bambino, oltre a tutti i docenti della classe, invitando, se possibile e dopo aver chiesto il consenso alla famiglia, un esperto del CTS territoriale, che si occupa dello sportello autismo (se presente) oppure il rappresentante dell’associazione alla quale la famiglia è iscritta. In questa sede proponete le ipotesi sopra descritte (attività fuori dall’aula in piccolo gruppo eterogeneo o intervento individualizzato, sempre guidato dal docente in servizio). Solo in questo modo potrete raggiungere quell’alleanza necessaria per agire per il meglio nei confronti dell’alunno, in una condizione di condivisione.


Nella mia scuola primaria vi è un’ alunno con certificazione 104 in situazione di fragilità certicficata, per il quale la scuola ha chiesto ore di sostegno in deroga ad agosto quando è pervenuta tutta la documentazione. Ancora l’alunno non ha il docente di sostegno perché le deroghe dall’ ufficio scolastico non sono arrivate. La madre ha voluto per lui la didattica integrata che la scuola riesce a garantire per alcuni giorni settimanali con personale covid. La madre si lamenta che all’ alunno viene negato il diritto allo studio perché non ha il docente di sostegno. Ma in questo caso cosa deve fare la scuola oltre a pressare l’ ufficio scolastico per avere le ore in deroga? Faccio presente che nella nostra scuola sono scoperti ancora diversi posti di sostegno che non sono in deroga.

Non ha precisato se per l’alunno è stata presentata o meno la Diagnosi funzionale. La sola certificazione di disabilità, priva di diagnosi funzionale, non dà automaticamente diritto alle risorse previste, fra cui il docente di sostegno. Per quanto riguarda le attività in Didattica digitale integrata, esse devono essere effettuate dai docenti della classe, alla quale l’alunno deve collegarsi; da quanto scrive, si evince che il collegamento sia autonomamente effettuato dal personale su potenziamento, quindi non in collegamento con la classe. Ora, ipotizzando che siano stati consegnati alla scuola il verbale di accertamento e la diagnosi funzionale, il personale del potenziamento, utilizzato per le attività di sostegno, dovrebbe trovarsi nella classe dell’alunno, proprio per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Tenga infine presente che in una situazione di gravi carenze di personale docente per tutti gli alunni, la scuola deve organizzarsi per dare a ciascuno ciò che può, garantendo pari opportunità anche agli alunni con disabilità, utilizzando docenti del potenziamento o supplenti, ad esempio di docenti per il sostegno messisi a disposizione; ciò in attesa che vengano assegnate le deroghe richieste e documentate  anche in base alla legge n. 111/2011, art. 19, comma 11.


Sono un insegnante di sostegno, il mio alunno quest’anno non ha fatto ingresso a scuola, causa covid-19 e anche l’anno scorso , a sentire la collega che lo ha seguito, ha frequentato poco, sempre per la pandemia,  ora avendo pochi elementi e non avendo conosciuto il bambino devo stilare la programmazione annuale nel PdF?

L’alunno con disabilità ha quali docenti tutti gli insegnanti della classe; lei, in quanto docente incaricata su posto di sostegno, è docente di tutti gli alunni della classe che le è stata assegnata. Il Piano educativo individualizzato, è questo il documento che viene formulato per ciascun anno scolastico (e non il PdF da lei citato che ancora non esiste, e, in ogni caso, trattasi di documento di competenza dell’ASL, non della scuola), viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe (quindi non solamente da parte sua), dai genitori e dagli specialisti ASL, durante l’incontro di GLO, gruppo operativo, di cui fanno parte. È quindi necessaria la convocazione del GLO per predisporre il Piano educativo individualizzato.  Da quanto scrive l’alunno non frequenta la scuola, quindi sarà sicuramente collegato in modalità online (attività sincrona) con formulate attività in modalità asincrona; di conseguenza lei ha conosciuto questo alunno e saprà anche, avendo lavorato insieme ai docenti curricolari e all’alunno stesso, chi è, che cosa è capace di fare, quali sono le sue potenzialità. Diversamente non si comprenderebbe la sua presenza nella classe.A completamento, le suggeriamo  quanto segue: tutti voi, docenti della classe, dovete contattare i genitori per un colloquio (modalità che la scuola prevede come obbligatoria), in modo da acquisire altre utili informazioni, anche per proseguire l’attività di didattica digitale integrata in modo coerente e puntuale.


Sono una docente di scuola secondaria superiore. Mi trovo a dover valutare un alunno con PEI semplificato, per obiettivi minimi. Vorrei sapere come devo fare a valutarlo. E’ vero che essendo una programmazione per obiettivi minimi la valutazione corrispondente sia il 6 e non possa raggiungere valutazione superiori se non raggiungendo obiettivi superiori ai minimi? Per obiettivi minimi si intendono quelli della programmazione disciplinare, che delineano il livello di sufficienza per tutta la classe o sono obiettivi calibrati sull’alunno che gli consentano un percorso atto alla sue capacità? La prova di verifica deve essere uguale a quella degli altri alunni della classe? Mi è stato riferito di doverla impostare con un ordine crescente di difficoltà degli esercizi, esplicitare fin dove deve essere svolta per raggiungere la sufficienza, sia per l’alunno H che per il resto della classe, stessa verifica. Esiste una normativa a cui posso fare riferimento? Possibile che per l’alunno H la “perfezione “ debba corrispondere al 6?

L’OM 90/2001, all’art. 15, stabilisce che, nella scuola secondaria, il Consiglio di Classe adotti un PEI i cui obiettivi sono “globalmente riconducibili ai programmi ministeriali” finalizzato al conseguimento del Diploma; tale Pei prende il nome di “semplificato”. Non esiste, nella norma, la dicitura “obiettivi minimi”; ed è proprio questo utilizzo improprio che induce a confusione perché i docenti, non avendo predisposto una progettazione articolata, non sanno come procedere.  Nello specifico, se gli obiettivi non dovessero coincidere interamente con quelli previsti per la classe cui è iscritto l’alunno con disabilità, ma se sono “globalmente riconducibili ai piani di studio”, allora devono essere esplicitati per ciascuna disciplina e accompagnati, sempre per ciascuna disciplina, con relativi “modalità di verifica e criteri di valutazione”.  Il Piano individualizzato è tale perché contiene la declinazione di questo percorso, definito sulla base delle capacità, delle potenzialità, delle attitudini e degli interessi dell’alunno; per ciascuna disciplina del percorso di studio devono essere definiti gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno, come pure vanno specificate le modalità di verifica (che, in quanto riferite a un PEI semplificato, hanno valore equipollente, ovvero possono essere: scritte, pratiche, orali, o miste, ecc.; possono essere a risposta chiusa, aperta, vero-falso, associazione, abbinamento, ecc.;  possono avvalersi di un codice diverso da quello alfabetico; possono richiedere tempi più lunghi per l’esecuzione, ovvero possono essere proposte in più tempi; possono prevedere l’utilizzo di attrezzature tecniche e sussidi didattici e ogni altra forma di ausilio tecnico necessario) e i criteri di valutazione. Una progettazione così organizzata, rispettosa della dignità di ciascun alunno, lascia spazio a tutti i voti in decimi utilizzabili, compreso il 10.  Norme di riferimento: legge 104/92, D.lgs. 62/2017, art. 318 del d.leg. 29/71994, DPR 122/2009.


Nella mia scuola il Dirigente, se il docente curriculare è assente per malattia o altro, ha disposto che il docente di sostegno, essendo docente della classe, deve connettersi e fare al suo posto la videolezione magari per ripassare alcuni contenuti. È legittima la richiesta? 

La decisione del dirigente è legittima solo limitatamente al primo giorno di assenza; infatti la normativa sulle supplenze stabilisce che il Dirigente ha l’obbligo di chiamare un supplente dopo il primo giorno di assenza, come stabilito dall’articolo 1, comma 333, della legge 190/14, espressamente richiamato dal secondo paragrafo della circolare n. 38905/19.


Sono la mamma di una bimba autistica di sei anni, alunna di classe prima di una primaria la cui preside, riportandosi alla valutazione delle condizioni di contesto, ha sospeso i progetti in presenza. Ho già mandato una mail con la richiesta di motivare tale decisione, senza risposta. Come posso muovermi per riprendere a fare questi laboratori due volte la settimana?

Anche il DPCM 3 novembre 2020 riprende gli stessi principi. All’art. 1, comma 9, lettera s), il DPCM citato contempla la “possibilità di svolgere le attività in presenza”, al fine di “di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, coerentemente con quanto previsto dal D.M. n. 89/2020 e dall’O.M. n. 134/2020, garantendo “il collegamento on line degli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”. La valutazione di contesto rientra nelle competenze e nella responsabilità del capo d’Istituto; se non sussistono le condizioni per garantire la frequenza in presenza, la scuola non attiverà le attività in presenza; invece, laddove le condizioni possono consentirlo, la scuola attiva le attività in presenza avvalendosi di tutti i docenti della classe e consentendo la frequenza di un piccolo gruppo di alunni della medesima classe, compreso l’alunno con disabilità. A completamento delle indicazioni citate, si rammenta la Nota 1990/2020, pubblicata proprio ieri, 5 novembre 2020.


Sono una docente della secondaria secondo grado. Quest’ano c’è stato l’ingresso di una alunna certificata legge 104 con diritto al sostegno, ma la famiglia ha scritto una mail, poi protocollata, in cui rinuncia al docente di sostegno. La ragazza ha disabilità fisiche ma non cognitive. Come ci comportiamo con il PEI? È da fare oppure no? E se sì, chi lo deve redigere? Il Consiglio di classe con tutte le problematiche che ne derivano? Oppure è meglio fare un PDP? Oppure visto che rinunciano al sostegno, ma non alla certificazione, non si produce nulla e viene trattata alla pari dei compagni?

Lo stato giuridico di “alunno con disabilità” deriva dalla certificazione medico legale dell’INPS e non dalla presenza dell’insegnante per il sostegno.  La nomina del docente per le attività di sostegno così come l’eventuale assegnazione dell’assistente per l’autonomia e per la comunicazione rientrano nelle conseguenze della certificazione a supporto del diritto allo studio.  Subito dopo aver ricevuto dalla famiglia la documentazione specifica (ovvero il verbale di Accertamento e la Diagnosi funzionale, rilasciate dall’ASL), la scuola formula, in sede di GLO, il Profilo Dinamico Funzionale e quindi, per ciascun anno scolastico, il PEI, piano educativo individualizzato, in cui vengono descritti, per ciascuna disciplina, gli obiettivi da conseguirsi nell’anno, e in cui vengono fissate le risorse che il DS dovrà richiedere per l’anno successivo. Avendo la famiglia rinunciato al docente per il sostegno, questa figura non verrà richiesta in sede di GLO. Tuttavia se la famiglia lo riterrà, potrà chiedere il sostegno negli anni successivi. Al momento la scuola deve rispettare la decisione della famiglia.  In sintesi, se la famiglia rinuncia a qualche risorsa, ciò a probabile rischio per l’alunna, l’alunna rimane “con disabilità” e quindi le devono essere garantiti tutti i diritti previsti dal suo status.  Il PEI per l’anno in corso deve essere regolarmente elaborato congiuntamente dai componenti del GLO, come previsto dalla normativa vigente. Il GLO è il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti che seguono l’alunna.


Vorrei sapere se i posti disabili ubicati fuori ad una scuola, possano essere riservati agli alunni o accompagnatori. Capita sempre di trovare i posti occupati tutto il giorno, quindi non da persone che vanno o lavorano a scuola, e questo mette in difficoltà noi gentiori nel dover accompagnare a scuola bimbi che hanno delle difficoltà.

Se il posto reca la tabella che indica che quel posto è riservato ai disabili, nel momento in cui lo trovate occupato da macchine prive di contrassegno per disabili, chiamate, telefonicamente, l’ufficio dei vigili urbani del vostro comune, indicando orario e numero di targa. Quindi chiedete se possono venire subito per la rimozione; se non possono, intanto la segnalazione è stata fatta e debbono elevare contravvenzione. Dopo il prelievo da parte del carro-attrezzi e/o dopo aver ricevuto la contravvenzione, i proprietari dovrebbero smettere di occupare illegalmente il posto riservato alle persone con disabilità.


Sono una docente specializzata sul sostegno con anzianità di servizio di 30 anni. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno?? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

Se la certificazione reca la dicitura ” rivedibile “, è l’INPS (e non l’ASL ) che deve convocare a visita collegiale; e sino a quando non verrà rilasciata la nuova certificazione, vale quella attuale, anche se sono trascorsi molti anni. Se, invece, l’alunno convocato non si reca alla visita medico-legale, allora essa decade e necessita di una nuova certificazione medico-legale.


L’insegnante di sostegno in questione non è specializzato, cioè non ha un titolo specifico per il sostegno. L’alunno, con disabilità medio-grave, alla prima superiore, lo rifiuta, non vuole andare a scuola, perché l’insegnante non si adegua al metodo seguito in precedenza e consolidato, perchè non è efficace nella didattica.Di conseguenza, dall’inizio dell’anno scolastico l’alunno ha subito una regressione nell’apprendimento e nella socializzazione.
I genitori hanno chiesto la sostituzione di quell’insegnante con uno specializzato nel sostegno, ma il DG sostiene di non poterlo sostituire, perchè ormai assegnato a quella scuola. Come è possibile ottenere che all’alunno sia assegnato un insegnante diverso e specializzato?

La Sentenza del Consiglio di Stato n. 245 del 2001 stabilisce che si può pretendere la sostituzione di un docente per il sostegno, se si prova che non si è realizzato un valido rapporto educativo.  Utilizzi questo criterio, parlandone anche col Referente Regionale per l’inclusione scolastica operante presso il vostro ufficio scolastico regionale.


Sono un insegnante di scuola primaria in classe prima. In tale classe c’è un bambino con diagnosi di handicap grave in progressione, domanda di richiesta per il sostegno e consiglio di trattenimento alla Scuola dell’infanzia. La famiglia  oltre a non avere seguito il consiglio, non ha fatto neppure richiesta per il sostegno. Ora sarebbe intenzionata a farlo, vista la gravità della situazione. Le chiedo, siamo ad ottobre, se sarà possibile avere un insegnante di sostegno in corso d’anno.

La scelta della famiglia di non trattenere il bambino alla scuola dell’infanzia è corretta e va rispettata. I bambini imparano insieme ai coetanei, e ciò è stato confermato anche dalle ricerche pedagogiche. Sbagliato, invece, è pensare a questi alunni come fossero incapaci di apprendere. Si tratta di un grave pregiudizio. Non si capisce, da quanto scrive, se la famiglia ha presentato la Diagnosi funzionale oppure no; la Diagnosi Funzionale è il documento che consente al DS di chiedere le risorse necessarie, fra cui il docente di sostegno, se previsto (non è la famiglia che richiede il docente). La condizione di disabilità potrebbe interessare la sola sfera fisica e non anche le capacità intellettive. In ogni caso, dato che la famiglia pare intenzionata a procedere con una valutazione, bisogna attendere la documentazione e se sarà prevista la presenza di un docente per il sostegno, in base alla Diagnosi funzionale, che la famiglia consegnerà alla scuola, il Dirigente inoltrerà richiesta agli uffici competenti. Ciò è possibile anche in corso d’anno.


Ho un dubbio che riguarda l’ uso del nuovo PEI a partire già da quest’anno perché non capisco se vi siano  le linee guida attuative

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. 


La mia scuola sta per ridurre la didattica in presenza. Gli alunni frequenteranno per 1 solo giorno a settimana. I genitori dei ragazzi disabili gravi chiedono la frequenza continua in presenza per il 100% delle ore, con la consapevolezza che la classe non sarà sempre presente. È possibile accogliere questa richiesta? A quale  riferimento normativo possiamo fare affidamento per aiutare queste famiglie?
È importante per me avere una normativa di riferimento perchè i docenti di sostegno potrebbero protestare affermando  che sarebbero gli unici a venire a scuola tutti i giorni e a rischiare di più la salute..

Dal momento che il DPCM del 25 Ottobre 2020 stabilisce che almeno il 75% degli alunni debbano frequentare a distanza, non è possibile accogliere questa richiesta. Però con la Didattica digitale integrata, ovvero con la modalità in contemporanea della didattica in presenza al 25%, tra cui l’alunno con disabilità, e la didattica a distanza, il 25% è sempre presente in classe. Anche se dovessero cambiare fisicamente i compagni di classe, è legittimo che l’alunno con disabilità rimanga sempre a scuola in presenza.


Sono un’insegnante curricolare di scuola primaria, nella mia ora di compresenza sono stata obbligata a fare supplenza ad un caso grave perché assente l’insegnante di sostegno. La scuola mi può obbligare a farlo?

Il DS ha l’obbligo di nominare un supplente solo dopo il primo giorno di assenza. Pertanto, essendo lei in compresenza, è stata individuata per supplire il docente incaricato su posto di sostegno assente. D’altra parte un insegnante può essere sostituito solamente da un docente, non da altre figure, In quanto supplente, lei ha sostituito una collega assegnata ad una classe, in cui è iscritto un alunno con disabilità. Può il D.S. utilizzarla per questo? Certamente, in quanto lei appartiene all’organico dell’autonomia e, come ogni altro docente, è chiamata a intervenire anche nelle classi in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità. Peraltro se nelle classi alle quali lei è stata assegnata come docente di posto comune sono iscritti alunni con disabilità, lei, per contratto, deve insegnare anche a questi alunni, perché sono “suoi alunni”.


Ho dei dubbi sulla legittimità di una proposta fatta dalla DS della scuola in cui lavoro. Sono un insegnante di sostegno II grado. Oggi, alla luce dell’ordinanza regione Liguria abbiamo avuto un collegio straordinario per la bozza del piano di DDI da approvare nel prossimo Collegio. La DS ha letto le linee guida dell’agosto 2020, rispetto alla presenza degli alunni con disabilità a scuola in questi termini: anche se la classe che frequenta l’alunno fosse a casa in DaD, l’alunno viene a scuola, in presenza del solo insegnante di sostegno. Io le ho fatto notare che occorrerebbe intanto valutare caso per caso e che cmq non credo che possiamo stare solo noi docenti di sostegno a scuola e i docenti curricolari con la classe a casa; quanto meno anche il docente curricolare dovrebbe essere presente a scuola e da scuola appunto fare il collegamento in DaD con il resto della classe. Mi sembra non solo fortemente discriminante per l’alunno, ma non contrattualmente previsto per noi docenti di sostegno. Scusi la lunghezza della mail. Può darmi qualche chiarimento normativo al riguardo? E’ giusta la sua richiesta? e se non fosse, dettata dalla situazione emergenziale del momento, non creerebbe un precedente?

Il decreto 39 del 26 Giugno 2020, recante le linee guida per la riapertura dell’anno scolastico, espressamente stabilisce che gli alunni con disabilità debbano essere “in presenza” ma “in condizione di reale inclusione“. Pertanto la disposizione della regione Liguria, che è identica a quella già criticata dalla FISH Campania, dal CIIS e dai sindacati scuola della Campania, è illegittima in quanto ignora l’espresso riferimento alla situazione di reale inclusione per questo è stato richiesto in Campania che gli alunni con disabilità rimangano a scuola non con il solo docente per il sostegno ma anche con almeno un gruppetto di compagni senza disabilità e i docenti curriculari che, a turno, possono fare lezione in classe che sia contemporaneamente anche a distanza per gli altri alunni.


Dalla lettura del nuovo Pei nazionale (bozza) pag. 13 riporta la proposta del numero di ore di sostegno alla classe per l’anno successivo. Queste ore di sostegno alla classe si sommano alle ore assegnate all’allievo certificato con legge 104 (evidenziate nel glo con la collaborazione della famiglia e inserite nel pei)? E sono da intendersi come ore aggiuntive a supporto degli allievi in difficoltà di apprendimento dsa/bes? Oppure  il dlgs 66/2017 integrato dal dlgs 96/2019, concepisce il supporto del docente di sostegno dato esclusivamente alla classe dove è inserito l’allievo certificato?

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. Tanto premesso, salvo modifica delle linee guida o del provvedimento interministeriale, che potrebbero essere modificati, stando alle bozze, la proposta di ore di sostegno per l’anno successivo non si aggiungono a nulla perché sono la risultanza delle osservazioni durante tutto l’anno scolastico e quindi alla fine si propone un certo numero di ore per l’anno successivo, che può essere identico, minore o maggiore di quello dell’anno in corso. Comunque mai potrebbero essere ore assegnate ad alunni con DSA o con BES, in quanto non previsto dalla legge


Sono la mamma d’un bambino autistico certificato con l 104 art.3 comma 3.Lui ha 8 anni e frequenta la scuola elementare. Quest’anno, come i due precedenti,  mi hanno ribadito che gli erano state assegnate 22 ore di sostegno e 7 di educatore. Purtroppo, per bisogni terapeutici, lui non frequenterà uno dei due pomeriggi a scuola. Detto questo, mi sarei aspettata che togliessero le ore di quel pomeriggio da quelle integrate dell’educatrice. Invece a mio malgrado ho visto che sono state tolte al sostegno, per mandare questa persona in un’altra classe. Alla mia richiesta di spiegazioni mi è stato detto che mio figlio ha a suo nome soltanto 9 ore di sostegno e che le restanti 13 sono a disposizione del istituto. Che adesso la scuola le avrebbe garantito 17 di sostegno e 7 di educatore. Lui nel PEI dell’anno scorso ne ha 21 di sostegno e 5 di educatore (riduzione dalle 30 ore di frequenza sempre per motivi terapeutici)
Vorrei sapere come posso fare per fargli riavere quelle ore a mio bambino se fosse possibile. Mi serve chiedere della documentazione alla scuola per argomentare la mi richiesta o per un eventuale ricorso? O bastano la sua gravità, il PEI e la diagnosi funzionale?

Le ore di sostegno, concordate in sede di GLO (il gruppo costituito da tutti docenti della classe, dai genitori dell’alunno e dagli specialisti dell’ASL), non possono essere ridotte di numero unilateralmente. Pertanto, inviate una PEC alla scuola, chiedendo in base a quale norma ha ridotto, da sola, il numero delle ore di sostegno concordate in sede di GLO. Sempre nella mail, invitate la scuola a non ridurre le ore assegnate, perché, in tal caso, vi vedreste costretti a rivolgervi alla Magistratura. Assegnate un termine, ad es. cinque giorni, per una risposta.


Sono la mamma di una bimba di 6 anni nata prematuramente a 28 settimane. Fin dal primo anno della scuola materna, essendo nata a dicembre, è stato deciso in accordo con le maestre e con il centro di riabilitazione che la segue  di fermarla un anno in più. Alla scuola dell’infanzia ha avuto sempre l’insegnante di sostegno ( prima 15 ore, ora 12 ore). In questo anni la bimba , che fortunatamente ora sta bene fisicamente è migliorata moltissimo, tanto che non si nota differenza tra lei e gli altri bambini della classe. Le ultime due estati ha frequentato centri estivo in piena autonomia. Noi genitori vorremmo togliere l’insegnante di sostegno con l’ingresso alla primaria, ma le maestre e l’equipe del centro insistono per tenerla ancora, nonostante abbiano ammesso che la bimba è al limite della norma.  A dicembre inoltre avremo la revisione della 104, ma causa Covid probabilmente la visita slitterà. Qual è l’iter da seguire per rinunciare all’insegnante di sostegno? Possiamo fare richiesta noi genitori, nonostante parere sfavorevole del centro di riabilitazione?

Il docente per il sostegno è un diritto, non un vincolo; pertanto la famiglia può rinunciarvi. Come fare? È sufficiente che scriviate una lettera al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale in cui, in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore, comunicate la rinuncia al docente per il sostegno. In questo modo, fin dal momento in cui depositerete la lettera agli atti della scuola, il docente di sostegno verrà tolto, ma, in relazione all’alunna, la scuola procederà come “alunna con disabilità”, prevedendo la stesura di Piano educativo individualizzato, con obiettivi individualizzati e ogni altra forma ritenuta necessaria in sede di GLO (il gruppo di lavoro costituito dai docenti della sezione, nella scuola dell’infanzia, e dai docenti della classe, nella primaria, dai genitori e dagli specialisti ASLI).  Se invece volete che vostra figlia sia considerata “non con disabilità”, allora dovete anche provvedere a comunicare che, dalla data in cui inviate la lettera, la documentazione a fascicolo viene da voi ritirata e la bambina non sarà più considerata con disabilità. È un vostro diritto, pertanto, se questa è la vostra volontà, potete procedere. 


Vorrei sapere se un educatore scolastico appartenente ad una cooperativa sociale della provincia può essere assegnato dall’Asl ad un bambino BES non certificato dalla legge 104, per intenderci ad un bambino senza docente di sostegno e senza PEI ma con PDP poiché BES…

L’assegnazione di un educatore, ovvero di una figura professionale che non ha la qualifica di assistente per l’autonomia e/o per la comunicazione personale”, è possibile anche per alunni che non siano certificati con disabilità sulla base di norme regionali e del diritto allo studio che riguarda tutti gli alunni.


Nella mia scuola una secondaria superiore vengono organizzati Glho durante la mattina alla presenza del referente del sostegno,  i docenti di sostegno assegnati all’alunno, i genitori, il coordinatore di classe, in assenza degli operatori dei servizi socio_sanitari referenti in quanto si dichiarano non disponibili e, in applicazione del dlgs 66/2017 l’allievo certificato secondo il principio dell’autoderminazione. Mi risulta che i decreti attuativi del suddetto decreto sull’inclusione, integrato dal dlgs 96/2019, non sono ancora stati emanati. Pertanto è leggittima la partecipazione dell’allievo certificato al glho? Inoltre senza gli operatori dell’Asl ha senso organizzare il glho? 

L’incontro del GLO, gruppo di lavoro, deve tenersi fuori dall’orario delle lezioni, come stabilito nell’ultimo paragrafo delle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, proprio per consentire la partecipazione: di entrambi i genitori, per quanto possibile, di tutti i docenti della classe, che sono insegnanti dell’alunno con disabilità, degli specialisti ASL, ovvero delle figure formalmente componenti il GLO. Si tenga presente che, in base alla legge 41/2020 e al recente DPCM 13 ottobre 2020, all’articolo 1, comma 6, lettera r), gli operatori sanitari, ossia gli specialisti dell’ASL, come pure eventuali altri interlocutori territoriali (ad esempio degli Enti locali) e gli insegnanti possono partecipare anche a distanza (in modalità online).  Per quanto riguarda l’alunno con disabilità, indipendentemente da quanto indicato dal D.lgs. 66/17 che lo prevede, nulla vieta la sua partecipazione ad un incontro in cui si trattano questioni che lo riguardano, ammesso che i genitori, che ne esercitano la responsabilità genitoriale, consentano e/o richiedano la sua presenza.


Si parla di PEI Differenziato ma poco di PEI misto, solo alcuni cenni, e mi chiedo se il PEI misto ossia e se non sbaglio sia una tipologia che per alcune materie gli obiettivi e i contenuti sono differenziati, alcuni talvolta riconducibili alla programmazione curriculare ma per altre discipline gli obiettivi siano gli stessi della programmazione della classe. Scusate se ho fatto confusione. Mi chiedo allora se un PEI misto  progettato per due anni consecutivi sia legittimo  anche nella classe terza nella scuola secondaria di primo grado al conseguimento del diploma finale. 

Tenga presente che la differenza tra PEI differenziato e Pei semplificato vale unicamente per la scuola secondaria di secondo grado, come espressamente indicato dall’articolo 15 dell’Ordinanza Ministeriale n. 90 del 2001 e come ripreso dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017.  La legge 104 del ’92, all’articolo 16 comma 2, prevede che, limitatamente alla scuola del primo ciclo di istruzione, il PEI debba essere formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno, il quale, se raggiunge quegli obiettivi, ha diritto al diploma. Pertanto nella scuola del primo ciclo di istruzione, e quindi anche nella scuola secondaria di Primo grado, si adotta unicamente il PEI semplificato o individualizzato. Per quanto riguarda l’esame di Stato della scuola secondaria di Primo grado si fa riferimento anche all’art. 11, dal comma 1 al comma 6,  del D.lgs. 62/2017. In base all’art. 11 in sede di esame di Stato la sottocommissione, sulla base del PEI (relativo alle attività effettivamente svolte durante l’anno scolastico), predispone prove “differenziate”, idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziale; le prove differenziate hanno valore equivalente ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale. A ciò si aggiunga che gli studenti con disabilità, in sede d’esame di Stato, possono fruire delle  “attrezzature tecniche e dei sussidi didattici e di ogni altra forma di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno scolastico per l’attuazione del PEI”. 


Vi scrivo in quanto mamma di un ragazzo ormai di 13 con disabilità, sta completando el scuole medie inferiori presso un istituto montessoriano privato, ha un percorso scolastico interamente montessoriano, ora però devo scegliere la scuola superiore, come faccio a richiedere il sostegno ? Quando devo farlo?questa scuola essendo privata aveva un sostegno adatto a lui e  nessun operatore, come funzionano le scuole superiori? Leggo di altri educatori, noi siamo fuori dal circuito asl , in quanto il nostro centro territoriale è completamente inadeguato, è seguito da terapista privato e medici di un centro  di riferimento nazionale, quindi non abbiamo alcun aggancio istituzionale a centri diurni o altro .

Deve necessariamente prendere contatti con la sua ASL di competenza e richiedere all’unità multidisciplinare del centro di Neuropsichiatria infantile di prendere in carico suo figlio, allegando la certificazione di “accertamento dell’handicap” che le ha rilasciato la commissione medico-legale dell’INPS.  Quando poi iscriverà suo figlio alla scuola secondaria di secondo grado (al riguardo potrebbe chiedere dei consigli al referente per l’inclusione scolastica dell’ufficio scolastico della sua regione per il quale si allega l’elenco nazionale), le suggeriamo di chiedere al Dirigente Scolastico di convocare un incontro del GLO, gruppo di lavoro, al quale far partecipare almeno una funzione strumentale per l’inclusione, un docente della scuola privata frequentata da suo figlio, oltre ovviamente agli specialisti dell’ASL che hanno curato la presa in carico di suo figlio (con la formulazione della Diagnosi Funzionale), ai docenti della classe, alla quale sarà iscritto suo figlio, e lei, in quanto genitore, ovvero entrambi i genitori. Questo incontro è finalizzato alla predisposizione di una “traccia di PEI” in cui andranno indicate le risorse per il successivo anno scolastico: le ore di sostegno (docente), l’eventuale presenza di una figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale di suo figlio (solo se necessaria), eventuali ausili e/o sussidi o altro, che possa essere utile per suo figlio (per esempio l’eventuale assistenza igienica, se necessario). A settembre del prossimo anno, ossia all’inizio del nuovo anno scolastico, quando suo figlio inizierà la frequenza della classe, che non deve avere più di 20 alunni (DPR 81/09 articolo 5, comma 2), il DS deve convocare il gruppo di lavoro operativo (GLO) per la formulazione di del PEI, contenente la progettazione annuale (ovvero gli obiettivi programmati per suo figlio). Al GLO partecipano i genitori, tutti i docenti della classe alla quale sarà iscritto suo figlio, gli specialisti ASL e, solo se presente, l’assistente ad personam. Anche in tale sede, oltre alla progettazione annuale, è bene che, in linea di massima, indichiate le ore di sostegno necessarie per il successivo anno scolastico.


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Lo scorso anno mi sono trasferita in una nuova scuola e nella domanda ho selezionato solo i posti psicofisico e udito, escludendo il posto vista. Ho ottenuto il trasferimento sullo psicofisico ma, malgrado ci fossero molti bambini disabili senza  insegnante di sostegno, sono stata assegnata senza possibìlità di replica, ad un allievo con codice vista. I genitori hanno preteso di avere me come insegnante e anche se questo potrebbe sembrare una dimostrazione di stima, in realtà mi creano sempre problemi, anche con la Dirigente. In realtà il bambino ha un lieve problema di vista, ma un accentuato ritardo che la famiglia non accetta. Nonostante le continue lotte, la famiglia non vuole assolutamente rinunciare a me, ma io vorrei a tutti i costi svincolarmi, perchè subisco sempre umiliazioni e accuse ingiuste. La Dirigente non vuole spostarmi per non scontentarli. A questo punto mi chiedo se posso fare valere il fatto che non avevo chiesto il posto Vista, oltre a citare i fatti avvenuti finora. Se ci fosse stato solo quel posto… io non avrei avuto il trasferimento, eppure lo scorso anno al Sindacato mi dissero che non avrei potuto fare nulla. A vostro avviso ho ragione io o loro?

I docenti specializzati conseguono un titolo “polivalente”, ciò significa che il docente specializzato può essere assegnato a qualsiasi caso. Altra questione, invece, è la difficoltà di relazione con la famiglia; tenga conto che è bene che lei si rapporti alla famiglia insieme ai suoi colleghi, che sono anch’essi insegnanti dell’alunno con disabilità e sono corresponsabili del suo percorso formativo. Suggeriamo di convocare un GLO nel corso del quale concordare insieme le modalità di azione evidenziando eventuali criticità e anche come affrontarle. L’alleanza scuola-famiglia è fondamentale, ma essa è possibile unicamente se a rapportarsi con la famiglia sono, come deve essere, tutti i docenti. Pertanto le suggeriamo di rimanere a lavorare con questo alunno, anche perché lei stessa dice che il problema di vista è “lieve


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, ho un bimbo gravemente disabile (ritardo psicomotorio e emiplegia).
Vivo su un’isola e i servizi sanitari sono quasi nulli, per non parlare dell’assistenza. Ho chiesto al Comune  come poter richiedere l’assistenza educativa specialistica per il bambino, come richiesto dal CIS, per completare anche l’orario di sostegno frequentando il bambino un tempo pieno. Mi è stato risposto che saranno date quindici ore settimanali di assistenza specialistica per tutto l’istituto. Allora vi chiedo, c’è una normativa che tuteli e garantisca un minimo di ore al bambino? E visto che l’unica risorsa che ha il bambino è l’insegnante di sostegno, quali altri tipi di assistenza dovrebbe garantirgli il Tsmree?

L’assistente, come previsto dall’art. 13 della legge 104/92, è assegnato all’alunno con disabilità per compiti di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Questa figura non è assegnata per “completare le ore del docente di sostegno” e neppure per “coprire dei buchi”.  La richiesta dell’assistente, se ritenuta effettivamente necessaria, è formulata in sede di elaborazione del PEI da parte dei componenti del GLO; se durante l’incontro per la stesura del PEI evidenziate questa necessità, formalizzatelo e fatelo presente al dirigente scolastico; sarà poi il DS, in quanto suo compito, rivolgersi all’Ente locale per chiedere le risorse necessarie. A ciò si aggiunga che il docente di sostegno è assegnato alla classe per promuovere il processo inclusivo, come peraltro ribadisce l’art. 13 comma 3 della legge 104/92, assolvendo i compiti indicati dal CCNL di categoria; le suggeriamo, pertanto, proprio perché il processo inclusivo nella scuola prevede la partecipazione e il coinvolgimento corresponsabile di tutti gli insegnanti della classe di favorire, mediante una progettazione condivisa, la piena e fattiva presa in carico dell’alunno con disabilità da parte di ciascuno dei suoi colleghi.


Sono una docente non specializzata sul sostegno che opera da anni con passione in questa missione, pur essendo di ruolo su altra classe di concorso sempre nella secondaria di secondo grado. Vorrei sapere se è lecito che la DS abbia arbitrariamente deciso di ridurmi le ore (da 15 a 9) su un ragazzino che seguo da tre anni per indirizzarmi su altri due casi e contemporaneamente aver inserito per 6 ore una collega, di prima nomina anch’essa non specializzata.

Le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno, affinché scrivano una PEC alla Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale, per chiedere immediatamente l’applicazione del principio della continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.  Se la richiesta partisse da lei, in quanto docente, potrebbe essere interpretata come interesse personale suo e non come un diritto che deve essere garantito all’alunno con disabilità e, al tempo stesso, alla classe in cui egli è iscritto.  A completamento esprimiamo apprezzamento per la passione che svolge da anni nella scuola in qualità di docente; le ricordiamo, tuttavia, che non si tratta di una missione. Gli alunni con disabilità hanno diritto, al pari degli altri, di avere docenti professionalmente competenti, in grado di accompagnarli nel percorso formativo insieme ai coetanei, per la realizzazione di una società fattivamente inclusiva.


Mio figlio con autismo cert leg 140 art 3 comma 3, frequenta il primo anno della scuola di infanzia comunale.
Non essendo stata nominata la insegnate di sostegno mi hanno detto che non riescono a seguirlo nel modo più’ corretto e invece di frequentare la scuola per tutto il giorno 8,30 – 15 lo tengono solo dalle 10,30 alle 12.00.
Ha disturbo dello spettro autistico per disturbo del linguaggio ma e’ un bambino tranquillo e ha bisogno di integrazione con gli altri bambini ma con la richiesta\imposizione della scuola mi sembra che venga discriminato. La scuola puo’ fare questo? posso pretendere di portarlo negli orari come gli altri bambini? Mio figlio e’ affiancato anche da una assistente del comune che lo segue presso la scuola in aggiunta alle ore max previste di sostegno. Come mi devo comportare?

Lei può sicuramente pretendere che la scuola tenga il bambino per tutto l’orario scolastico, esattamente come tutti gli altri alunni; se la scuola si rifiuta di tenere il bambino, potrebbe procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Lo faccia presente alla scuola e dica anche che la legge n. 104/92, all’art 12 comma 4, stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione dell’orario scolastico. La scuola deve provvedere a garantire la presenza di un docente incaricato su posto di sostegno, che deve essere nominato fin dal primo giorno di scuola. Non può un’assistente sostituire il docente di sostegno, bensì essere presente, se necessario, per intervenire a favore dell’autonomia e/o della comunicazione personale per il tempo previsto.


Rispetto alla Richiesta di educazione parentale avanzata dalla famiglia di un ragazzo diversamente abile iscritto in prima media il Dirigente Scolastico quali obblighi  normativi deve assolvere?

Quando i genitori decidono di avvalersi dell’istruzione parentale devono presentare al D.S. un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica e/o economica per provvedere all’insegnamento parentale (ovvero una comunicazione preventiva, che deve essere fatta pervenire al D.S. del territorio di residenza)., Il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo fino al compimento del 16° anno. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco. Riferimenti normativi: oltre a quanto stabilito dalla Costituzione e dall’art. 23 del D.lgs. 62/17, si rimanda al D.M. 489/2001, art. 2, comma 1: “Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:
a)     il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani soggetti al predetto obbligo di istruzione;
b)  i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie presso le quali sono iscritti, o hanno fatto richiesta di iscrizione, gli studenti cui è rivolto l’obbligo di istruzione


Il preside può far svolgere 18 ore ad un insegnante di sostegno in segreteria, ovviamente con il consenso dell’insegnante stesso, quale norma permette ciò?

Non risulta alcuna norma che consenta ciò, ancor più adesso che, nelle classi, mancano i docenti per il sostegno.


Sono la mamma di un bimbo di tre anni nello spettro autistico che da questo anno frequenta una scuola materna paritaria. Dal 1 settembre mio figlio è stato certificato e alla scuola hanno assegnato una maestra di sostegno con 5 ore settimanali. Da questa settimana mio figlio si è fermato anche per la nanna. Oggi la coordinatrice della scuola mi ha fermato per dirmi che mio figlio può restare a scuola soltanto le ore assegnate per la maestra di sostegno dicendomi che l’altra maestra non può badare a lui da sola. Vorrei sapere se la scuola può chiedermi di lasciare mio figlio a scuola soltanto le ore assegnate dall’INPS e non l’orario che abbiamo scelto. 

Sono la mamma di un bimbo di due anni e 10 mesi.  Questo anno abbiamo fatto l’iscrizione alla scuola d’infanzia. L’iscrizione è stata accettata, abbiamo pagato la prima rata . Nel frattempo è arrivata la conferma che nostro figlio è autistico (causa Coronavirus abbiamo soltanto una parte del referto medico rilasciato dall’ospedale) . Abbiamo informato la scuola e loro ci hanno detto che per mancanza fondi la scuola non può prendersi cura di un bimbo disabile e ci hanno invitato  a rinunciare al nostro posto alla scuola . In questo momento le graduatorie sono già chiuse, i posti occupati. Abbiamo iniziato a fare delle richieste in varie scuole ma tutte con risposte negative – quelle paritarie/convenzionate non hanno posti per bimbi disabili (ci santo tanti posti disponibili per i bimbi normali) – invece nelle statali/comunali non ci sono posti disponibili.. Noi ci troviamo all’inizio di un percorso molto difficile , quello del autismo , e abbiamo trovato già i primi “muri”… Vorrei sapere se la scuola può cancellare l’iscrizione .

La legge n. 104/92 stabilisce, all’art 12 comma 4, che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione della frequenza scolastica. Pertanto lei può pretendere che suo figlio resti a scuola per tutto l’orario previsto, ovvero concordato (9/15.30), o, addirittura, per tutta la durata delle lezioni; sarà compito della scuola trovare, se necessarie, altre ore di sostegno o altre forme di supporto alla sezione. Ci tenga informati.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

Lei ha perfettamente indicato le motivazioni per le quali la Provincia autonoma ha l’obbligo di nominare un docente specializzato, oltre, se necessario, a un assistente per l’autonomia e per la comunicazione. Infatti l’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 è chiarissimo prevedendo che, nelle scuole di ogni ordine e grado, debbano essere “garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati” oltre che, ove necessario, la nomina di figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale degli alunni con disabilità “fisici o sensoriali”. La normativa nazionale non può essere modificata da eventuali norme regionali o di Province autonome e neppure da eventuali accordi interni a livello regionale o di Province autonome.  Pertanto se lo desidera può diffidare la scuola e il Dipartimento della Conoscenza (omologo dell’Ufficio Scolastico Regionale nelle altre regioni d’Italia) a rispettare l’articolo 13 citato, che non è stato formalmente modificato da nessuna legge e che è stato applicato in numerose recenti sentenze anche del Consiglio di Stato


Ho una bambina con mutismo selettivo e disturbi dell apprendimento che avrebbe dovuto iniziare la secondaria di primo grado.  Successivamente alla chiusura della scuola per covid, la bambina ha iniziato a manifestare ansia per il cambiamento che avrebbe dovuto affrontare al ritorno e cioè il passaggio dalla primaria alla secondaria.Ho scritto alla scuola e ho intrattenuto un colloquio con una professoressa e la psicologa privata dove si richiedeva un momento di accoglienza per la bambina più intimo con alcuni insegnanti e per far vedere l ambiente dove sarebbe stata inserita. Tutto sembrava essere stato accordato quando ad una settimana dalla inizio l insegnante dice che non si può più fare per la sanificazione. Ora tempo addietro era stato anche presentato un progetto di introduzione progressiva alla parola che la scuola ha rifiutato per questioni di sicurezza. Ultima questione da capire per me è quella relativa insegnante di sostegno dove il neuropsichiatra ha specificato fosse una figura femminile per evitare troppi cambiamenti ma non.mi è stata risposta e continuo a sentirmi nominare una figura maschile. Dopo tutto ciò che la bimba non è ancora andata a scuola mi hanno proposto un progetto ponte da me richiesto al famoso gruppo ins neuropsichiatria etc… sempre lasciato un po’ vagamente nel nulla…. Cosa devo fare per essere ascoltata?

Essendo ormai iniziata la scuola, dovete immediatamente convocare un GLO, con la partecipazione anche di uno dei docenti della scuola primaria (della classe frequentata lo scorso anno), che possa aiutare i colleghi della scuola secondaria di primo grado a comprendere i bisogni educativi dell’alunna. Potreste avviare da subito l’avvicinamento alla classe con alcune ore giornaliere di frequenza, al fine di pervenire ad una frequenza normale; è importante avviarla da subito, anche per facilitare l’inclusione con i coetanei che, diversamente, potrebbero vedere come un corpo estraneo l’arrivo tardivo della compagna. Quanto alla figura femminile della docente per il sostegno, si suppone che ciò non sia determinante, se almeno uno dei docenti curricolari dello stesso genere possa rendersi maggiormente presente nel percorso formativo dell’alunna. Va infatti considerato e non trascurato che tutti gli insegnanti della classe sono insegnanti di sua figlia e tutti, in quanto corresponsabili, devono garantire la presa in carico


Mi è stata assegnata una ragazzina in quinto superiore che dall’inizio dell’anno non frequenta e, sentendo la sua ex docente di sostegno, pare che quest’anno non frequenterà mai perché vorrebbe cambiare scuola. Mi chiedo:
1) se non frequenta, a fine novembre come faccio a presentare PEI? Mi viene da pensare che non posso presentarlo a fine novembre non avendo avuto modo di conoscere la ragazzina;
2) se dovesse decidere di trasferirsi in una scuola di un’altra città, io dovrei per forza seguire la ragazzina o potrei rifiutarmi e rimanere a disposizione della scuola dove presto attualmente servizio?

Le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico o la Funzione Strumentale del suo Istituto, affinché solleciti la famiglia a comunicare se intende mandare la figlia a scuola o se, invece, pensa di cambiare scuola. In questa seconda ipotesi, se la scuola è nello stesso comune, lei deve seguire l’alunna. Nel caso in cui la scuola non si trovasse nello stesso territorio comunale, le sue ore saranno restituite all’USR che potrebbe, ma non è detto che sia così, valutare di lasciarle nella sede attuale. In entrambe le ipotesi il PEI, piano educativo individualizzato, deve essere formulato possibilmente non oltre il mese di ottobre; il PEI non è di competenza del solo docente incaricato su posto di sostegno, bensì del gruppo di lavoro (GLO), che è costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL che seguono l’alunna. Durante l’incontro del GLO, che deve essere convocato dal Dirigente scolastico, la famiglia dovrà comunicare che cosa intende fare. A completamento tenga presente che l’alunna non è affidata in via esclusiva al docente per il sostegno, ma è alunna di tutti gli insegnanti della classe. 


Sono una mamma di un bambino autistico di 6 anni non verbale. Dal secondo giorno di scuola è arrivato il sostegno per mio figlio con mia richiesta specifica della docente perché ha seguito mio figlio due anni nella scuola dell’infanzia e con l’approvazione della referente del sostegno per una continuità e serenità del bambino è avvenuta. Purtroppo dopo 3 giorni mi hanno tolto l’insegnante di sostegno dicendomi che non riusciva a coprire le ore scolastiche essendo in allattamento, cosa non vera. Ora la docente del sostegno è su due bambine e mio figlio è rimasto senza e devo aspettare un’altra assegnazione e tutto questo con una telefonata senza convocazione, destabilizzando mio figlio. La mia domanda è possono per legge fare questo?

Se è vero che spetta al Dirigente scolastico assegnare i docenti alle classi, questo potere non può essere esercitato violando le leggi; in particolare è stato violato il principio di continuità didattica, fissato dall’art. 1 comma 181, lettera C n. 2, della legge n. 107/2015. Pertanto le suggeriamo di inviare una PEC o una Raccomandata al Dirigente scolastico, facendo presente quanto le abbiamo scritto, aggiungendo che se non provvede a riattivare la continuità didattica entro 5 giorni, voi genitori vi vedrete costretti a rivolgervi alla Magistratura. Parli anche con il Referente Regionale per l’Inclusione Scolastica operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale del suo territorio. Le alleghiamo l’elenco nazionale dei referenti regionali, che hanno il compito di garantire la qualità dell’inclusione scolastica.


Ai fini dell’esame finale del primo ciclo, sono valide le  certificazioni di  DSA effettuate  presso centri accreditati? E quelle rilasciate da professionisti privati possono essere accettate sole se coinvolgono equipe? E ln questo  caso la diagnosi deve essere convalidate dal Gruppo Disturbi Specifici dell’Apprendimento (GDSAp) della propria ASL?

La diagnosi di DSA può essere rilasciata dal servizio pubblico e dai soggetti accreditati; nel caso in cui il servizio pubblico non potesse garantire il rilascio della diagnosi in tempo utile per l’attivazione delle misure didattiche e delle modalità di valutazione previste, le Regioni possono prevedere percorsi specifici per l’accreditamento di ulteriori soggetti privati (in modo che questi possano, una volta accreditati, rilasciare idonea certificazione). Nelle more del completamento di queste misure di accreditamento, le Regioni individuano misure transitorie (al riguardo, pertanto, dovete fare riferimento a quanto stabilito dalla vostra Regione). (Conferenza Stato Regioni del 25 luglio 2012). Per i centri privati, anche se composti da équipe, la certificazione deve essere convalidata dall’ASL.


Interpretiamo bene la legge 62/ 2017 che prevede la possibilitá di richiedere, per alunni con DSA,  l’esonero sia dalla prima lingua straniera che dalla seconda lingua straniera durante l’anno e anche all’esame senza avere ripercussioni  sul conseguimento del diploma finale? Come si deve organizzare la scuola per le ore di frequenza dedicate alle lingue straniere durante l’anno? Possono essere utilizzate potenziando altre discipline? Eventualmente con quali  docenti farebbero questo lavoro?

Per gli alunni con diagnosi di DSA il percorso scolastico coincide esattamente con quello della classe alla quale sono iscritti (non esiste una riduzione). La richiesta di esonero dall’insegnamento delle lingue straniere o di dispensa dalla valutazione dello scritto delle lingue straniere, misure previste dal DM 5669/11, è presentata dai genitori o dallo stesso studente al Team docente o al Consiglio di classe (la richiesta è supportata dalla diagnosi che indica una delle due voci: esonero o dispensa); è il Team docente o il Consiglio di classe ad accogliere o meno tale richiesta.  Per la Primaria, il Primo e il Secondo grado: unicamente per gli studenti per i quali il Team docente o il Consiglio di classe abbia accolto la richiesta di esonero, la scuola deve organizzare un “percorso differenziato” (coerente, come tempi, con le ore di insegnamento delle lingue straniere); il percorso differenziato, che non coincide con il potenziamento di altre discipline in quanto “percorso differenziato”, va descritto nel PDP; per questi studenti saranno organizzati percorsi, anche laboratoriali, di cui saranno incaricati prioritariamente i docenti del potenziamento, ma potrebbero essere coinvolti anche gli insegnanti della classe. Esame di Stato nel primo ciclo di istruzione: come stabilito dall’art. 11, comma 13, del Decreto legislativo 62/2017 (decreto valutazione, a giudizio di molti di noi assurdo e illegittimo, perché consente il conseguimento del diploma senza sostenere l’esame in tutte le discipline), in sede di esame di Stato:
–       lo studente per il quale è stata accolta la richiesta di “esonero” invece delle prove d’esame della lingua straniera affronterà “prove differenziate” e, superate tutte le prove, conseguirà regolare titolo di studio; 
–       lo studente con dispensa, invece, effettuerà una prova orale sostitutiva della prova scritta della lingua straniera; anche per lui, superate le prove, vi è il conseguimento del titolo di studio.


Per alunni con disabilità che hanno un PEI per aree come deve essere presentata la scheda di valutazione? I voti devono essere espressi obbligatoriamente in decimi o si posso utilizzare altre modalità? La scheda deve presentare la lista delle aree indicate nel PEI o deve riportare comunque le discipline?

Per gli alunni con disabilità del primo ciclo di istruzione il percorso scolastico va organizzato coerentemente con il tempo-scuola. Partendo poi dalle capacità e dalle potenzialità dell’alunno, per i singoli momenti scolastici andranno declinati gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno scolastico. La scheda di valutazione è la stessa dei compagni. La valutazione riportata sotto ogni voce disciplinare è coerente con le attività effettivamente svolte e descritte nel PEI (si tratta di percorso individualizzato). I voti, coerentemente con quanto stabilito dal Decreto legislativo 62/2017, sono espressi in decimi (questo vale per TUTTI gli alunni della scuola). Solamente per la scuola Primaria è possibile avvalersi del giudizio, ma limitatamente alla valutazione finale, come indicato dalla legge 41/2020. 


Vorrei sapere se un bimbo di scuola primaria classe prima con 16 ore di sostegno distribuite solo nel turno di mattina può essere nel pomeriggio (scuola di tempo pieno) seguito solo dal docente di classe e dal personale AEC. Preciso che comunque non è garantito neanche il distanziamento ed il bimbo gira di continuo tra i banchi avvicinandosi spesso senza mascherina

Trattandosi di un alunno certificato con disabilità con articolo 3 comma 3 è strano che in una classe prima della scuola primaria siano state assegnate solamente 16 ore di sostegno, anziché 22, ovvero in rapporto 1:1, come stabilito anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010. Un minor numero di ore di sostegno è giustificabile unicamente se ciò è stato concordato nel PEI da parte dei componenti del GLO.  In via di principio non è vietato che l’alunno, per alcune ore, sia in classe senza la presenza del docente incaricato su posto di sostegno, in quanto tutti i docenti sono suoi insegnanti e devono occuparsi del suo percorso formativo; non è neppure vietato che l’alunno sia presente in classe nel momento in cui sono in servizio il docente di posto comune con l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione (figura che, da quanto lei scrive, dovrebbe essere stata indicata nel PEI).  Quanto alla mascherina, la normativa vigente prevede che gli alunni con disabilità siano esonerati da tale obbligo. Se il bambino tende a non rispettare le distanze, avvicinandosi ai compagni, si suggerirà agli altri bambini di indossare la mascherina nel momento in cui il bambino si avvicina e, al tempo stesso, si insegnerà all’alunno a disinfettarsi ripetutamente le mani. Suggeriamo anche di aiutare tutti nell’uso della mascherina, inventando e creando giochi, in modo da incentivare il bambino e i compagni di classe a indossarla non come costrizione, ma anche come modalità ludica. Contestualmente vi suggeriamo di parlarne con gli operatori dell’ASL che seguono il caso o comunque con l’operatore dell’ASL che si occupa della prevenzione del contagio nelle scuole.


Sono un’insegnante precaria di sostegno primaria. Vorrei sapere se esiste una normativa che preveda l’acquisto di materiale scolastico speciale, poiché la scuola dove insegnò non ha nulla di adatto e siamo noi insegnanti di sostegno a dover acquistare il materiale per far lavorare i bambini ad esempio autistici. 

La scuola dispone di proprio materiale, che viene acquistato a inizio anno scolastico (materiale di facile consumo), da utilizzarsi a favore di tutti gli alunni della scuola. Per gli alunni con disabilità, inoltre, viene stanziata, sempre a inizio di anno scolastico, un’apposita cifra per l’acquisto di specifici materiali, che è possibile richiedere in segreteria. Provi a contattare la funzione strumentale del suo Istituto. Si fa presente che, per altri o specifici materiali è possibile rivolgersi al CTI o CTRH o CTS, ovvero i centri territoriali di supporto. Tenga conto che presso i CTS può trovare anche molto materiale acquistato dal Ministero, proprio per la pandemia.


Sono madre di un ragazzo non vedente di 14 anni  che avrebbe dovuto iniziare il liceo il 24 settembre. Purtroppo 2 giorni prima che iniziasse la scuola è caduto ed è ingessato e costretto a casa fino al 6 ottobre. Ho avvisato subito la referente del sostegno e ho chiesto un supporto da parte della scuola anche se non hanno conosciuto mio figlio. Avrei pensato magari ad altre forme di accoglienza o a videolezioni e conoscenza con gli strumenti informatici. Ho chiesto di conoscere l’insegnante di sostegno per fare il punto della situazione, sapendo bene che bisogna coordinarci sugli ausili compensativi e su tutto il pacchetto che porta la disabilità visiva. Il referente mi dice di starmene tranquilla dandomi risposte vaghe. Non sono ancora riuscita a parlare con l’ ins. di sostegno e francamente non riesco a capire se c’è o non c’è. Possibile che non ci sia un supporto da parte della scuola?

Le consigliamo di prendere nuovamente contatti con il Dirigente scolastico; nel caso non dovesse darle udienza, provi nuovamente con la funzione strumentale per l’inclusione. Lei può chiedere la convocazione urgente del GLO con la presenza, oltre di voi genitori, di almeno un docente della scuola secondaria di primo grado (alla quale era iscritto vostro figlio) e con la partecipazione di tutti i docenti del nuovo Consiglio di classe e degli operatori sociosanitari che seguono vostro figlio, per un primo scambio di informazioni, utili al fine della formulazione del PEI definitivo. Se poi questa sua richiesta venisse disattesa, prenda contatto con il Referente Regionale per la disabilità operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale (USR), affinché intervenga presso la scuola.


Sono una docente di sostegno, nella mia scuola in più di un’occasione, nella richiesta dell’organico sul posto sostegno, chiedono personale sul potenziato. Però mi chiedo, se le unità dei docenti assegnati non riescono a coprire tutti i casi presenti nell’Istituto, è possibile usare uno degli insegnanti sul potenziamento? Inoltre un Dirigente Scolastico può decidere di assegnare sul potenziamento un docente di sostegno titolare, pur essendoci un  numero considerevoli di alunni H, togliendo anche la continuità? Quali sono i criteri per cui un dirigente scolastico chiede, nella richiesta di organico, docenti di sostegno da utilizzare sul potenziamento il quale, a sua volta, dovrà limitarsi a fare supplenze (non solo su posti di sostegno) all’interno della propria scuola.

Appare assai strano che vengano sottratte le ore di sostegno assegnate agli alunni con disabilità per utilizzarle come ore di potenziamento. Le ore assegnate ai singoli alunni con disabilità, infatti, sono intangibili, in quanto vengono assegnate alla classe, al fine di assicurare una buona inclusione dell’alunno con disabilità nella classe alla quale egli è iscritto. Non per nulla molte famiglie per ottenerle debbono promuovere costosi ricorsi giurisdizionali sempre con esito positivo. In questo caso, le famiglie degli alunni, che subiscono decurtazione di ore, debbono diffidare il Dirigente Scolastico dal farlo, minacciando ricorsi.


Sono un’ insegnate di scuola dell’ infanzia e quest’ anno ho ottenuto assegnazione provvisoria su sostegno… Il 24/09 primo giorno di scuola la mamma della bambina assegnatemi comunica che per quest’anno la bambina su indicazione della pediatranon frequenterà perché soggetto a rischio causa covid…
Chiedo : la mia assegnazione potrà essere revocata o sarò a disposizione della scuola?

Se l’alunna non frequenta per motivi di salute, la scuola, previa richiesta formale da parte della famiglia corredata da documentazione sanitaria, potrebbe promuovere “attività a distanza”, ovvero in modalità mista (in parte a distanza e in parte in presenza), in base alla richiesta presentata dalla famiglia. Si tratta di capire se tale istanza sarà promossa in quanto “alunna riconosciuta con fragilità” o per altre motivazioni. Al riguardo, attendete indicazioni da parte del D.S. Per quanto riguarda il docente incaricato su posto di sostegno – in quanto docente della sezione (della scuola dell’infanzia) – potrebbe essere utilizzata per interventi presso il domicilio dell’alunna (se previsto nella richiesta della famiglia) oppure, insieme ai colleghi di sezione, potrà attivare forme di attività a distanza. Se la famiglia non dovesse richiedere l’istruzione domiciliare, allora lei dovrebbe essere a disposizione dell’Ufficio Scolastico Regionale, che la può assegnare ad altra scuola dove sia presente un alunno con disabilità; solo eccezionalmente l’USR potrebbe decidere di lasciarla in questa scuola ad esempio per sostenere ulteriormente altri alunni con disabilità.


Mia figlia iscritta alla seconda media non può ancora frequentare la scuola visto che al momento  non ha un insegnante di sostegno. Però le assenze sono conteggiate dalla scuola. Cosa devo fare? Che tipo di certificato medico devo fare?,

Così come la scuola segna le assenze, allo stesso tempo deve evitarle anche se manca il sostegno o l’assistenza. Sua figlia ha diritto a stare a scuola indipendentemente dalla presenza del docente incaricato su posto di sostegno, perché sua figlia, come tutti i compagni, è alunna di tutti i docenti della classe.  Se le fanno storie per la frequenza, dica alla scuola che l’art. 12 della legge n. 104/92 al comma 4 stabilisce che la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.  Quindi se non vogliono accettare sua figlia, invii subito una lettera di diffida alla scuola citando quanto le abbiamo scritto e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) precisando che se non dovesse intervenire per fare entrare sua figlia a scuola, sarà costretta a rivolgersi ai carabinieri.


Nella mia scuola, una secondaria superiore, partendo dalla frase che “l’assegnazione del docente di sostegno avviene alla classe”, per quest’anno le ore di sostegno sono assegnate alla classe e non all’allievo disabile. Nello specifico in una classe di n°4 allievi certificati  sono state date 20 ore di sostegno ripartite a due docenti specializzate. La scuola non vuole procedere all’assegnazione delle ore al ragazzo disabile e all’assegnazione dei docenti di sostegno all’allievo. È corretto procedere in questo modo?

Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe, ma per assicurare l’inclusione dei singoli alunni in tale classe! Le ore di sostegno riguardano i singoli alunni: pertanto se nel PEI è indicato un certo numero di ore, questo non può essere ridotto, pena il ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006. La Corte di Cassazione ha stabilito che il numero delle ore di sostegno indicate nel PEI non sono modificabili dall’Ufficio Scolastico Regionale; la Corte costituzionale, con la Sentenza n. 80/2009, ha ribadito che il numero delle ore di sostegno non può essere ridotto per motivi di risparmio della spesa pubblica e di bilancio. Pertanto mostrate al Dirigente scolastico tali norme e sentenze; nel caso il D.S. non intendesse modificare quanto stabilito, inviate una diffida al DS e all’Ufficio Scolastico Regionale tramite PEC, dando un termine di 7 giorni per accogliere la vostra richiesta; trascorso inutilmente il quale comunicate che farete ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n.67/2006 per discriminazione, facendo presente che già esistono numerose sentenze in tal senso con condanna dell’amministrazione alla rifusione delle spese e al risarcimento dei danni.


Sono la mamma di un bambino di quarta elementare cn certificazione grave. Da PEI redatto a chiusura anno scolastico 2019-2020, sono state concordate collegialmente dal GLO 22 ore di sostegno. Questo anno scolastico è iniziato invece con 16. La comunicazione mi è stata data dall’insegnante di sostegno, che è stata impiegata su altri due alunni, per le 6 ore sottratte alla classe di mio figlio. Vorrei prima un colloquio con la dirigente e poi procedere alla richiesta di accesso agli atti. È corretto ritenere responsabile la dirigente scolastica? 

La Cassazione ha stabilito che il numero di ore di sostegno assegnate nel PEI è vincolante per l’Amministrazione; pertanto né l’Ufficio Scolastico Regionale né il Dirigente Scolastico possono ridurre tale numero. Lo faccia presente e se il Dirigente Scolastico non dovesse ristabilire il numero di ore indicate nel PEI, allora invii una diffida alla scuola ed anche all’Ufficio Scolastico Regionale, dando un termine (ad esempio una settimana), trascorso inutilmente il quale potrà rivolgersi ad un avvocato e inoltrare ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06


Avrei necessità di sapere se per un alunno Down è strettamente necessario che la famiglia consegni il Profilo funzionale alla scuola per avere il sostegno.
La questione è abbastanza problematica, poiché i genitori stranieri arrivati in Italia a luglio non sono riusciti a far valutare il caso dai Servizi preposti. La segreteria della scuola ha inserito tutti i dati in suo possesso all’Ambito Territoriale( sistema Dad@), ma con scarsi risultati.

La normativa per il sostegno richiede necessariamente, oltre alla certificazione ai sensi della legge 104/92 (“accertamento dell’handicap”), anche almeno la Diagnosi Funzionale, che può essere rilasciata a seguito di una visita presso una ASL o, eccezionalmente, richiedendo una visita a domicilio. Senza Diagnosi Funzionale non è possibile richiedere il sostegno. Dite, quindi, al dirigente scolastico di contattare immediatamente il direttore amministrativo e sanitario della ASL.


Chi deve fornire il banco idoneo per un alunno diversamente abile frequentante la scuola secondaria di secondo grado?

I banchi sono classificati come “arredo scolastico”: pertanto la fornitura spetta all’Ente locale proprietario dell’immobile dove è ubicata la scuola o che ne assicura la fruizione. Anche i banchi “speciali” debbono essere forniti dall’Ente che assicura la manutenzione dell’immobile. Se trattasi di arredo particolare, potrebbe essere necessario rivolgersi all’ASL per la fornitura di ausili specifici.


Può il docente di sostegno abilitato all” insegnamento delle materie giuridiche ed economiche svolgere ore di educazione civica? Se si, quando?

È il dirigente scolastico che assegna gli incarichi ai docenti, stabilendo l’orario per l’insegnamento delle discipline, previste nel curricolo del percorso dell’istituzione scolastico; altrettanto dicasi per l’orario da svolgersi su posto di sostegno: è il dirigente che lo definisce.  Va da sé che se il docente, che per parte del suo orario svolge l’incarico su posto di sostegno, per altra parte delle sue ore potrà essere individuato, avendone le competenze, come docente di educazione civica e, pertanto, egli effettuerà tale insegnamento rivolgendosi a tutta la classe.  Si fa presente, infine, che l’insegnamento di educazione civica viene affidato ai docenti di discipline economico-giuridiche (classe di concorso A46).


Sono un docente di sostegno in un istituto alberghiero. Il responsabile dell’UOMI ha inviato il calendario degli incontri con alunno, genitori e docente di sostegno. Tutti gli incontri sono nel pomeriggio inoltrato, presso l’UOMI, quando i docenti hanno finito il loro orario di servizio. E’ possibile?

La convocazione del GLO per l’elaborazione del PEI non è compito dell’ASL, o dell’UOMI, bensì del Dirigente scolastico il quale, in base alle Linee guida del 2009, deve sentire la famiglia per raccordarsi in merito all’orario dell’incontro.  Nel caso descritto potrebbe esservi stato un contatto tra il Dirigente scolastico e il Direttore Amministrativo dell’ASL (o UOMI), in cui avranno concordato orari e sede delle riunioni dei GLO. Per tutti i docenti sarebbe stato opportuno che gli incontri del GLO si svolgessero a scuola. Per legge alle riunioni di GLO devono partecipare tutti i docenti della classe ed è vietata la partecipazione del solo docente per il sostegno Parlatene con il Dirigente scolastico e concordate con lui la data degli incontri, sentita la famiglia; se l’UOMI potrà parteciparvi, anche tramite videoconferenza, bene, diversamente risulterà assente. In ogni caso potete contattare il sindacato di categoria.


Sono un insegnante di sostegno di una scuola media. Vorrei sapere se fosse possibile richiedere, per un’ alunna diversamente abile, l’istruzione parentale. La famiglia, a causa di esigenze sanitarie covid19 , vorrebbe stabilire la concessione della suddetta istruzione  .
Io sono  La sua insegnante di sostegno e volevo sapere come potevamo comportarci. Vorrei sapere se necessita comunque della  Compilazione del PEI e le differenze che potevo riscontrare nella compilazione di questo pei  ICF…

L’istruzione parentale è possibile per ogni alunno; essa è regolata dall’art. 23 del decreto legislativo n. 62/17. In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunno sono tenuti a presentare comunicazione preventiva annuale al Dirigente scolastico del territorio di residenza; nella loro comunicazione i genitori devono precisare che scelgono questo tipo di istruzione, dando la prova che possiedono la cultura per istruire la figlia o di avere i mezzi economici per farla istruire da docenti privati.  Se la scuola accetta, la famiglia si deve impegnare, nella stessa richiesta scritta, a presentare annualmente la figlia come privatista agli esami di fine anno per l’ammissione alla classe successiva. Il Dirigente scolastico e il sindaco del comune di residenza (o un suo delegato) vigilano sull’adempimento dell’obbligo di istruzione (Decreto Ministeriale 13 dicembre 2001, n. 489). Quanto al PEI, esso non può essere firmato dai docenti della classe, in quanto l’alunna non è iscritta presso l’istituzione scolastica, ma devono essere il docente o i docenti privati, scelti dalla famiglia, che, d’intesa con i genitori e con gli specialisti, lo redigono (a meno che la famiglia non abbia le competenze sufficienti e necessarie per la formulazione del PEI: in tal caso lo elaborerà congiuntamente con gli specialisti dell’ASL). Quello con orientamento ICF non è ancora stato pubblicato. Quando lo sarà, potrete appurare che sarà redatto ancora sulla base della Diagnosi Funzionale e che, insieme e prima del PEI, dovrà essere elaborato (o aggiornato se già presente nel fascicolo dell’alunna) il Profilo dinamico funzionale; questo perché mancano ancora gli atti applicativi della norma legislativa che stabilisce che la documentazione, che supporta il nuovo PEI, sia elaborata secondo i classificatori internazionali dell’OMS, ovvero l’ICD, giunto alla undicesima edizione, e l’ICF, il classificatore internazionale del funzionamento della disabilità e della salute.


Ho un bimbo certificato 104 art 3 comma 3, disfagico, iscritto al primo anno di materna. Ho semtito parlare di protocollo sanitario che la scuola deve richiedere alla ulss di competenza. In cosa consiste?

Alcune scuole hanno preteso che gli alunni con disabilità debbano presentare un certificato apposito, rilasciato dall’ASL, che dichiari se possono o no entrare a scuola senza rischi. Nel Lazio questo orientamento è stato bloccato e quindi bastano le normali norme di sicurezza, previste per tutti: temperatura presa a casa, prima di andare a scuola, inferiore a 37,5°, mascherina e distanza di sicurezza (per suo figlio, va precisato, non sussiste l’obbligo della mascherina, in quanto di età anagrafica inferiore ai 6 anni). Tenga presente che la bozza di Ordinanza ministeriale, di imminente emanazione, stabilisce che il compito di chiedere al medico di famiglia (o pediatra) il riconoscimento di alunno con fragilità è della famiglia (non della scuola).  La famiglia, una volta ricevuta conferma di tale condizione (alunno con fragilità), lo comunica alla scuola per iscritto, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Se nella scuola, alla quale ha iscritto suo figlio, insistono nel voler applicare il protocollo di cui parla, chieda in base a quale norma.


Sono la mamma di due bambini disabili di nove anni con grado di disabilita’ art 3 comma 3 legge 104/92. A causa del distanziamento in classe, la classe dei miei figli deve essere spostata un un’altro plesso più grande. La vecchia scuola è tutta al piano terra e per l’entrata e l’uscita i miei figli sono autonomi. L’aula di destinazione si trova al primo piano senza ascensore e i miei figli devono essere accompagnati, presi per mano per salire e scendere le scale. In più gli orari sono distorti dal fatto che nella nuova scuola si entra 30 min prima che nella vecchia e dovrei lasciare l’altra mia figlia davanti alla scuola almeno 40 min prima dell’entrata. Da qui i miei figli entrerebbero cronicamente in ritardo, gli si nega la normalità dell’ingresso con gli altri bambini, e oltre a questo si acuisce la differenza percepita per il fatto che devono essere accompagnati. In una scuola di 5 classi elementari più una materna è stata spostata la classe con più portatori di handicap 3 il motivo ufficiale si riferisce solo al numero degli alunni. Finisco un un’aula da 16 persone con 13 alunni, la maestra, tre di sostegno e un’educatore… che non ci sono e quindi devo essere io ad accompagnarli in classe. Datemi un consiglio

Data la situazione assai complessa, una soluzione potrebbe essere quella di concordare con la scuola dei due bimbi che appena lei arriva un collaboratore scolastico venga a prenderli all’ingresso e li accompagni in classe, salendo le scale, ovviamente muniti di guanti e di mascherina. In tal modo, lei potrebbe accompagnare sua figlia all’altra scuola, aspettando l’orario di apertura della stessa. Ci tenga informati degli sviluppi.


Sono una docente di scuola primaria. Un’ amica con alunno con disabilità grave (immuno-depresso) che frequenta la scuola dell’ infanzia mi ha riferito che la scuola del figlio ha chiesto a lei di firmare una liberatoria per sollevare la scuola da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il figlio contragga il Covid. Vorrei sapere se è lecito fare questa richiesta da parte della scuola. Inoltre vorrei sapere se per alunni disabili dell’infanzia è possibile attivare l’ istruzione domiciliare.

In base alle indicazioni, fino a oggi emanate, e vista anche la bozza dell’Ordinanza ministeriale relativa agli “alunni con fragilità”, tale riconoscimento è valutato e certificato dal Pediatra o dal medico di famiglia, in raccordo con il dipartimento di Prevenzione territoriale. La famiglia dell’alunno dovrà inviare comunicazione scritta in merito “alla condizione di fragilità del figlio” alla scuola, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Sempre la bozza dell’Ordinanza prevede che per gli alunni “con fragilità” si potranno attivare forme di Didattica digitale integrata oppure “ulteriori modalità di percorsi di istruzione integrativi” (va evidenziato il fatto che vengono citate unicamente le classi e non le sezioni, che sappiamo appartenere alla scuola dell’infanziaI.


Sono la mamma di un bambino di 7anni e mezzo affetto da sindrome di down frequentemente la 3 elementare. Premetto che mio figlio ha già il sostegno di 22 ore. Quest’anno visto la situazione covid ho chiesto alla preside che mio figlio fosse seguito esclusivamente per le 22 ore dall’insegnante di sostegno visto lo stretto contatto che il bambino deve avere per essere seguito e visto che l’anno passato è stato seguito da 2 insegnanti e un educatrice sempre nelle 22 ore. La risposta è stata che la mia richiesta non può essere effettuata per carenza di organico. Mi chiedo è così? Posso fare qualcosa per tutelare mio figlio?

In base alla certificazione di disabilità può chiedere sia lo stesso numero di ore di sostegno erogate lo scorso anno scolastico, sia che esse siano svolte da un unico docente. Per la prima richiesta, nel caso non dovesse essere accolta, lei potrà ricorrere al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006; per la seconda sarà più difficile, poiché se ciascuno dei due docenti dello scorso anno era impegnato anche in altra classe, con un altro alunno, non si potrà interrompere la continuità per darla a figlio. Se, però, uno dei due dovesse non essere vincolato alla continuità perché, per esempio, l’altro alunno è uscito da quell’ordine di scuola, allora il Dirigente scolastico deve assegnarlo, per tutte le ore, a suo figlio.


I nuovi modelli PEI e le modalità di assegnazione delle misure di sostegno

Martedì 26 gennaio alle ore 18.30 si terrà il primo webinar su “i nuovi modelli PEI e le modalità di assegnazione delle misure di sostegno”. L’evento, che vedrà la partecipazione della Ministra Lucia Azzolina, intende avviare le misure di accompagnamento alle novità introdotte dal decreto interministeriale 29 dicembre 2020, n. 182.

Il decreto è corredato di apposite Linee guida e comprende i quattro nuovi modelli di PEI (per la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado), la scheda per l’individuazione del bisogno di supporto per l’alunno, nonché una tabella per l’individuazione dei fabbisogni di risorse professionali per il sostegno e l’assistenza.

L’adozione del nuovo strumento e delle correlate linee guida implica di tornare a riflettere sulle pratiche di inclusione e costituisce una guida per la loro eventuale revisione e miglioramento.

Link: https://aka.ms/InclusionePEI

Canale YouTube del MI

Nota 22 gennaio 2021, AOODPIT 106
Webinar di presentazione del decreto interministeriale 29 dicembre 2020, n. 182, modalità per l’assegnazione delle misure di sostegno, previste dal decreto legislativo 66/2017, e i modelli di piano educativo individualizzato (PEI), da adottare da parte delle istituzioni scolastiche – Diretta streaming sul canale Youtube del Ministero dell’Istruzione

Il Decreto Interministeriale 182 del 29 dicembre 2020

Il Decreto Interministeriale 182 del 29 dicembre 2020
Le principali novità nella normativa per l’inclusione

di Fabio Zanardelli

Introduzione

Dopo molte attese e rinvii, è stato pubblicato in questi giorni il nuovo assetto normativo per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, che integra alcune criticità ancora presenti nel D.Lgs 66/2017 anche alla luce delle modifiche apportate dal più recente D.Lgs 96/2019. Il Decreto Interministeriale n.182 del 29 dicembre 2020, emanato in seguito all’intesa tra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Economia e delle Finanze, si prefigge di chiarire i criteri di composizione e l’azione dei gruppi di lavoro operativi per l’inclusione (GLO) e, in particolare, di uniformare a livello nazionale le modalità di redazione dei Piani Educativi Individualizzati (PEI).

Il nuovo impianto normativo comprende il Decreto citato con i relativi allegati e note di chiarimento, più precisamente:

  • I nuovi modelli di PEI per ciascun ordine e grado di istruzione, vale a dire per la scuola dell’infanzia (Allegato A1), per la scuola primaria (Allegato A2) e per la scuola secondaria di primo grado (Allegato A3) e per la scuola secondaria di secondo grado (Allegato A4)
  • Le (tanto attese) Linee Guida per la stesura dei PEI (Allegato B)
  • Una  scheda di individuazione relativa al cosiddetto “debito di funzionamento” (Allegato C), cioè alle persistenti criticità di funzionamento dell’alunno che necessitano di ulteriori strategie di intervento per la loro risoluzione
  • Una tabella per l’individuazione delle risorse per il sostegno didattico (Allegato C1)
  • La nota ministeriale n. 40 del 13 gennaio 2021

Oltre alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, questo nuovo provvedimento legislativo può contare su una sezione dedicata, in costante aggiornamento, all’interno del sito del Ministero dell’istruzione, comprendente

  • I collegamenti alla normativa citata e ai relativi allegati e chiarimenti
  • Una sezione di prossima pubblicazione destinata a contenere i documenti di accompagnamento
  • Una sezione in fase di elaborazione adibita ad ospitare le attività di formazione necessarie all’aggiornamento sulle nuove modalità operative
  • una sezione in aggiornamento relativa alle domande frequenti

Questo contributo intende prendere un breve esame della struttura e contenuto del decreto, con riferimento anche alle misure di transizione e di raccordo con la situazione precedente, per poi concentrarsi sull’individuazione delle principali novità introdotte, dei punti di forza e delle criticità riscontrabili nel nuovo assetto normativo.

Infine, si proporrà un bilancio provvisorio su questo nuovo e indubbiamente importante capitolo sulla normativa, in costante evoluzione, in tema di inclusione scolastica.

Struttura e contenuto

Il testo del Decreto consta in totale di 21 articoli, che si possono raggruppare, per comodità espositiva, nelle seguenti sezioni tematiche:

  • Parte 1 (artt. 1-2) _ Finalità del decreto e criteri generali di formulazione del PEI;​          
  • Parte 2 (artt. 3-4) _ Composizione e Funzionamento del GLO, il gruppo di lavoro​          operativo per l’inclusione responsabile della stesura del PEI, interno a ciascuna istituzione scolastica e individuato dalle modifiche all’art. 9 del D.Lgs 66/2017 apportate dal D.Lgs 96/2019 (art. 8, commi 8-9-10-11). Il decreto interministeriale ne precisa funzioni, composizione, nomina e modalità operative, integrando un’importante lacuna della normativa precedente;
  • Parte 3 (artt. 5-6) _ Raccordo del PEI con il Profilo di Funzionamento e con il​     Progetto individuale (artt. 5 -6);
  • Parte 4 (artt. 7-18) _ Indicazioni operative per la progettazione di interventi integrati​      e la stesura del PEI da parte del gruppo di lavoro (artt. 7-18). Questa sezione, la più ricca di novità, sarà oggetto di particolare attenzione per la puntualità del testo normativo e la portata delle novità introdotte.
  • Parte 5 (artt. 19-21) _ Nuovi modelli di PEI, Linee Guida e Norme transitorie​      Prima di analizzare le principali novità introdotte, si ritiene opportuno prendere in esame le misure di raccordo con la situazione attuale per mettere in luce la volontà di un passaggio deciso, ma non drastico, alle nuove disposizioni.

Norme transitorie – Entrata in vigore e misure di raccordo

Il documento specifica che le nuove disposizioni entreranno in vigore a partire dall’a.s. 2020-2021, pertanto nel corso dell’attuale anno scolastico rimangono in uso i PEI elaborati dalle singole istituzioni scolastiche o reti di scuole al fine di consentire alle istituzioni di adeguarsi alle nuove disposizioni normative (D.I. 182/2020, art. 21, c.2); la revisione dei modelli di PEI è prevista al termine dell’anno scolastico in corso (D.I. 182/2020, art. 21, c. 4).  Si ritiene importante precisare che la normativa prevede già un margine di flessibilità che contempla il dialogo con le singole istituzioni scolastiche: al termine dell’anno scolastico 2020-2021, infatti, è ammessa la possibilità di un’eventuale integrazione e/o modifica dei modelli di PEI proposti sulla base delle osservazioni pervenute dalle istituzioni scolastiche (D.I. 182/2020, art. 21, c. 2). Inoltre, è previsto un aggiornamento dei modelli con cadenza almeno triennale (D.I. 182/2020, art. 21, c. 4), indice di una normativa aperta al confronto con le nuove esigenze della progettazione educativa e didattica e con la futura evoluzione della cultura dell’inclusione scolastica.

Le principali novità introdotte

In questa sezione, dedicata alle principali novità introdotte dal decreto, le citazioni degli articoli e dei commi  fanno riferimento, salvo diversa indicazione, al Decreto Interministeriale in esame.

Si ritiene opportuno osservare, in via preliminare, che il testo normativo, dato il suo carattere tecnico, contiene molte sigle specifiche, che trovano tutte spiegazione all’interno del decreto stesso (art. 1, c. 3, lettere a-k). Questo accorgimento è degno di nota in quanto indice della volontà di trasparenza e precisione che permea tutto il testo normativo in esame. Per completezza e comodità di lettura, nella seguente sezione verranno riportate, in occasione della prima citazione, le sigle e il relativo significato per esteso.

Il decreto introduce notevoli novità in merito a due tematiche principali: 

  • Composizione e modalità organizzative ed operative del GLO (gruppo di lavoro operativo per l’inclusione)
  • Criteri, tempistiche e modalità di stesura del PEI (Piano Educativo Individualizzato)

Composizione e Funzionamento del GLO (artt. 3-4)

Proprio dal GLO è opportuno iniziare l’analisi.

Il decreto riporta la composizione del gruppo di lavoro operativo per l’inclusione entro i primi quattro commi dell’art. 3, in modo sostanzialmente coerente con il D.Lgs 66/2017 art. 9, come modificato dal D.Lgs. 96/2019, commi 8-9-10-11. Esso è composto dal consiglio di classe o team docenti, compresi gli insegnanti di sostegno (il legislatore tiene a specificarlo al c. 1), vi partecipano figure professionali interne ed esterne alla scuola, i genitori dell’alunno con disabilità, l’Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM, citata come UMV nel decreto in esame) dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di residenza dell’alunno con disabilità, che “prende in carico l’alunno dal momento della visita medica” (art. 3, c. 3), ed è assicurata la partecipazione dell’alunno con disabilità in virtù del principio di autodeterminazione (c. 4). L’articolo aggiunge alcune precisazioni in merito a composizione del gruppo, competenze dei membri del GLO e casi particolari:

  • I genitori interagiscono con corpo docente e UVM “ai fini del necessario supporto” (art. 3, c. 2), sottolineando il ruolo chiave della famiglia all’interno della co-progettazione educativa e didattica. I genitori, inoltre, possono addirittura indicare la partecipazione al GLO di “non più di un esperto”, previa autorizzazione da parte del Dirigente Scolastico (art. 3, c. 6).
  • L’ASL partecipa tramite un rappresentante designato dal Direttore sanitario della stessa; nel caso l’ASL non coincida con quella di residenza, la nuova unità raccoglie la presa in carico a partire dalla visita medica tramite consegna del fascicolo personale dall’ASL di residenza (art. 3, c. 3). Questa sezione getta luce sulle effettive modalità di rappresentanza del personale sanitario e sul passaggio di presa in carico tra aziende sanitarie

I commi successivi dell’articolo introducono ulteriori precisazioni:

  • Con figure esterne alla scuola ci si riferisce all’assistente all’autonomia e alla comunicazione oppure, in caso esso non sia stato richiesto, un rappresentante del Gruppo per l’inclusione Territoriale (art. 3, c. 5).
  • Quanto alle figure interne alla scuola, il testo fa riferimento all’eventuale psicopedagogista, a insegnanti funzione strumentale per l’inclusione e a membri del corpo docente presenti nel Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI) interno all’istituzione scolastica (art. 3, c. 5). Si ricorda che tale gruppo,  ai sensi del D.Lgs 66/2017 come modificato dal D.Lgs 96/2019, art. 9, c.10, è nominato e presieduto dal Dirigente Scolastico, è composto da docenti, personale ATA e membri dell’ASL, si avvale del supporto di genitori e associazioni per le persone con disabilità maggiormente rappresentative, ha il compito di definire il Piano per l’Inclusione (PAI) e  collabora con il GIT (o, in via provvisoria, fornisce consulenza al Dirigente Scolastico, vd. D.Lgs 66/2017 novellato dal D.Lgs 96/2019, art. 16, c. 7-ter​ ​) per la definizione delle risorse per il sostegno didattico.
  • Benché il comma 5 faccia riferimento al solo corpo docente, il comma 7 lascia aperta la partecipazione anche ad altri specialisti che operano in modo continuativo nella scuola e ai collaboratori scolastici che coadiuvano nell’assistenza di base (art. 3, c. 7). Anche in questo caso, la puntualità dell’articolo si preoccupa di circoscrivere meglio la composizione del GLO a figure professionali diverse ma tutte direttamente coinvolte nel processo di inclusione dell’alunno e nella gestione della classe di cui fa parte, precisando le diciture un po’fumose nella normativa precedente. 
  • In quanto organo ufficiale, si specifica che la nomina del GLO è effettuata a inizio anno scolastico tramite decreto, a valle dell’analisi della documentazione presente agli atti, da parte del Dirigente Scolastico (art. 3, c. 8). Si specifica meglio, dunque, il carattere di ufficialità del gruppo di lavoro operativo per l’inclusione e la necessità di una specifica documentazione e rendicontazione del suo funzionamento, come precisato nei successivi articoli del testo di legge.

L’articolo 4 introduce precisazioni in merito al funzionamento del GLO, colmando una lacuna importante all’interno della normativa. Nello specifico:

  • Vengono regolate cadenza e calendarizzazione delle riunioni. Il GLO si riunisce entro il 30 giugno per la redazione del PEI provvisorio ed entro il 31 ottobre per la stesura del PEI definitivo (art. 4, c. 1) e almeno una volta tra novembre ed aprile per revisioni e verifiche intermedie (art. 4, c. 2)
  • Si stabilisce che il GLO è validamente costituito anche senza l’espressione della rappresentanza da parte di tutti i membri (art. 4, c. 4). Questa sezione viene in soccorso a necessità logistiche che portano il gruppo di lavoro a non potersi riunire sempre al completo.
  • Si chiarisce che le riunioni devono avvenire, salvo comprovate necessità, in orario scolastico, in orario non coincidente con quello di lezione (c. 5). Questo comma presuppone una coincidenza oraria perfetta tra gli insegnanti membri e potrebbe limitare giocoforza la partecipazione di parte della componente docente.
  • Si ammette lo svolgimento delle riunioni in modalità a distanza, dando approvazione legale alle modalità di riunione sperimentate de facto ​ ​per necessità dovute all’emergenza sanitaria nel corso dell’a.s. 2019-2020. Giova riscontrare che il legislatore ha saputo canalizzare positivamente l’apporto delle nuove tecnologie, in grado di fornire una modalità agile di riunione che potrebbe risolvere molte problematiche organizzative correlate alla presenza fisica dei componenti del GLO.
  • Si specifica che nelle riunioni del GLO, convocate dal Dirigente Scolastico con congruo preavviso (art. 4, c. 7) deve essere registrato apposito verbale redatto da un segretario, letto e approvato (art. 4, c. 8). Tutti i membri del GLO possono avere accesso al PEI e ai verbali (art. 4, c. 9), l’operato del GLO acquisisce dunque a pieno titolo valore di atto amministrativo caratterizzato da ufficialità e trasparenza.

Raccordo del PEI con Profilo di Funzionamento e Progetto Individuale (artt. 5-6)

Gli articoli 5 e 6 specificano le modalità di raccordo tra il PEI e il Profilo di Funzionamento, propedeutico e necessario alla sua stesura (vd. D. Lgs 66/2017 come modificato dal D. Lgs 96/2019, art. 5, c. 4, lettera a) ), e il Progetto individuale (vd. L. 328/2000, art. 14), di cui il PEI è parte integrante (vd. D.Lgs 66/2017, art. 5, c. 2, lett. b),  come modificato dal D.Lgs 96/2019, art. 4, che modifica l’art. 12, c. 5 della L. 104/1992).

Nel decreto in esame si specifica che il PEI deve contenere apposita sintesi degli elementi significativi desunti dal Profilo di Funzionamento (art. 5, commi 1-2) e, in assenza di esso, in via provvisoria dal binomio Diagnosi Funzionale-Profilo Dinamico Funzionale (art. 5, c. 3) Quanto al Progetto Individuale, a cura dell’Ente Locale, qualora sia stato redatto, (art. 6, c. 2) deve contenere in sintesi gli elementi di coordinamento e interazione.

La normativa, inoltre, specifica che il Progetto Individuale è di opportuna redazione e, in caso non sia stato predisposto, sollecita al raccoglimento di informazioni per la sua stesura (art. 6, c. 3), nell’ottica di un’effettiva e integrata collaborazione con l’Ente Locale corroborata dalla relativa documentazione.

Indicazioni per la stesura del PEI secondo il nuovo modello (artt. 7-18)

Questa sezione, in un certo senso, si pone come propedeutica alle Linee Guida per la stesura del PEI secondo il nuovo modello.

L’art. 7 introduce un’interessante novità: si specifica che la sezione del quadro informativo è a cura della famiglia degli esercenti la responsabilità genitoriale, nell’ottica del “necessario supporto” di cui all’art. 3, c.2, mentre una sezione dedicata alla presentazione di sé, a cura dell’alunno e in seguito a interviste o colloqui, in virtù del principio di autodeterminazione, è prevista per la sola scuola secondaria di secondo grado (art. 7, c. 2).

L’art. 8 definisce l’osservazione sistematica come procedura propedeutica alla stesura della progettazione educativa grazie all’individuazione dei punti di forza su cui costruire interventi efficaci (art. 8, c. 1). 

Il testo normativo sottolinea che l’osservazione è compito di tutti i docenti della sezione e della classe (art. 8, c. 2), mettendo in luce la cooperazione e la corresponsabilità del corpo docente nell’individuazione di elementi di rilievo per il progetto educativo.

A valle dell’osservazione, la progettazione si articola in quattro dimensioni:

  • Relazione, interazione e socializzazione
  • Comunicazione e linguaggio
  • Autonomia e orientamento, che riunisce le aree dell’autonomia personale e sociale
  • Cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento

Queste quattro aree compendiano gran parte della normativa precedente: si trovano, infatti, riferimenti alle dimensioni obiettivo dell’inclusione scolastica contenute nella L. 104/1992, art. 12, c. 3 (apprendimenti, relazione, comunicazione e socializzazione) e viene ripresa la terminologia dei nove parametri di potenzialità esprimibili oggetto di analisi nel Profilo Dinamico Funzionale ai sensi dell’ormai non più in vigore D.P.R. 24/02/1994, art. 4, lett. b) (cognitivo, affettivo relazionale, comunicazionale, linguistico, sensoriale, motorio prassico, neuropsicologico, autonomia e apprendimento).

A partire dall’art. 9 viene introdotta una sezione con più specifico riferimento al modello bio-psico-sociale (già anticipato all’art. 2, c 1, lett. b) del decreto in esame), mutuato dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF). Questo nuovo paradigma considera la disabilità come il risultato dell’interazione tra il funzionamento del soggetto e barriere presenti nell’ambiente, cioè fattori contestuali (attitudinali e ambientali) che ostacolano l’attività e la partecipazione alla vita sociale sulla base di una parità con gli altri, come messo in luce dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Preambolo, lett. e) ), entrata a pieno titolo nella normativa italiana con la L. 18/2009.

La progettazione didattica ha come obiettivo fondamentale la modifica del contesto in direzione di una rimozione delle barriere e di un’introduzione di facilitatori per ridurre la disabilità e promuovere la partecipazione di tutti e di ciascuno alle attività della classe e alla vita sociale.

In quest’ottica il testo normativo parla di ambiente di apprendimento inclusivo come contesto facilitatore per attività e partecipazione dello studente alle attività della propria classe e alla vita scolastica in generale.

Presupposto imprescindibile per raggiungere questo obiettivo è il coinvolgimento della componente docente: a tal fine, l’art. 10 del decreto  si focalizza sulla necessità di mettere in luce nel PEI i necessari adattamenti disciplinari e i criteri di valutazione da adottare nel percorso educativo.

Occorre concentrarsi su due punti particolarmente importanti: in primo luogo, il decreto mutua dall’O.M. 90/2001, fornendone una sintesi, la distinzione  tra PEI ordinario, semplificato con prove equipollenti e differenziato (art. 10, c. 3). Questa distinzione è valida, in particolare, per la sola scuola secondaria di secondo grado ai fini del conseguimento del diploma, che è sostituito dal rilascio di un attestato di credito formativo in caso di PEI differenziato, con prove non equipollenti (vd. O.M. 90/2001, art. 4 e D. Lgs 62/2017, art. 20). Giova invece ricordare che tale distinzione non ha validità ai fini del rilascio del diploma al termine del primo ciclo di istruzione, come stabilito dal D.Lgs 62/2017, art. 11, c. 6, in cui si specifica che anche le prove d’esame differenziate sono equivalenti e portano al conseguimento del diploma.

In secondo luogo, il decreto interministeriale in esame ammette l’esonero da alcune discipline, che deve essere rendicontato nel PEI (art. 10, c. 3, d) ), e dispone di specificare se la valutazione del comportamento avvenga sulla base dei criteri della classe oppure in base ad obiettivi personalizzati (art. 10, c. 4). Ciò si rivela imprescindibile in caso di funzionamento problematico relativo alla condotta.

Gli articoli 12 e 13 chiariscono che nel PEI vadano esplicitate le modalità di supporto alla vita scolastica e alla frequenza dell’alunno, l’organizzazione del progetto e la gestione delle risorse in una specifica sezione di compendio. Di particolare importanza sono la sezione relativa alle strategie condivise di gestione delle emergenze e le attività di inclusione e raccordo con la vita scolastica, ivi comprese le attività extrascolastiche “anche di tipo informale” specificando obiettivi perseguiti e raccordo con il PEI (art. 13, c. 2, lett. j) ). Gli articoli dal 14 al 18 descrivono le sezioni per gli adempimenti conclusivi di anno scolastico o ciclo di istruzione, cioè certificazione delle competenze (art. 14), verifica finale e redazione del PEI provvisorio e proposta di assegnazione delle risorse per l’anno successivo (artt. 15-16). Risulta di particolare rilievo l’art. 17 relativo all’esame della documentazione e risoluzione delle controversie in merito.

Si specifica che, qualora sorgano controversie, è ammessa la richiesta, da parte del Dirigente Scolastico, di interpretazione da parte del rappresentante dell’ASL di quanto contenuto nella certificazione (c. 1).

Qualora, invece, si ravvisino, a vario titolo, incongruenze nella certificazione, è necessario che chi presiede la riunione riferisca al Dirigente Scolastico il quale avrà cura di mettersi in contatto con il competente ufficio INPS (commi 2-3).

Infine, l’art. 18 tratta di una delle novità di maggior rilievo: la presentazione di una tabella relativa al cosiddetto “debito di funzionamento”, che riporta l’entità delle persistenti difficoltà in ciascuna delle aree funzionali individuate nella stesura del PEI, da compilare in maniera sintetica sotto forma di checklist.

Si tratta di una risorsa importante dal punto di vista concettuale, in grado di fornire supporto alla disposizione di un piano educativo coerente e alla continuità di intenti negli interventi educativi e didattici.

Punti di forza e criticità

Tra i maggiori punti di forza del decreto in esame va notata la precisione delle indicazioni, che si sforzano di tenere conto di diverse eventualità organizzative e di fornire risposte adeguate agli interrogativi lasciati dai provvedimenti legislativi che l’hanno preceduto.  Inoltre, la puntualità descrittiva delle sezioni del PEI e la descrizione esaustiva delle modalità di compilazione denotano un notevole sforzo, dopo tanta attesa di linee guida, di fornire un vero e proprio atto di indirizzo che non lasci nulla al caso.

Infine, il decreto si presenta chiaro nei riferimenti alla normativa precedente e di lettura complessivamente scorrevole, senza eccesso di tecnicismi, per favorire la comprensibilità e, di conseguenza, a tutto vantaggio di una corretta applicazione.

Tra le criticità riscontrabili, va fatta menzione di alcune delle scadenze previste, che sembrano ignorare alcune difficoltà con cui le istituzioni scolastiche hanno a che fare ogni anno: i termini per la nomina del GLO a inizio anno scolastico (art. 3, c. 8) e per la stesura del PEI definitivo entro il 31 ottobre (art. 4, c. 1), infatti, risultano molto stringenti all’atto pratico, non tenendo conto del fatto che l’organico scolastico potrebbe non risultare ancora al completo entro ottobre.

In secondo luogo, il testo del decreto fa riferimento al GIT come gruppo già esistente, non considerando che in molte realtà esso manca o è in via di formazione.

Quanto alle sezioni del PEI, è poco chiaro il motivo per cui la presentazione di sé sia limitata alla sola scuola secondaria di secondo grado (art. 7, c. 2): tale sezione può contenere elementi conoscitivi di notevole importanza in ogni tappa del percorso dello studente, pertanto sarebbe opportuno ammetterne la presenza per tutti gli ordini di scuola, in struttura e modalità correlate all’età e al funzionamento dello studente, che consentano di dare voce alle potenzialità di percezione di sé, dei propri interessi e delle aspettative verso il proprio progetto di vita.

La prospettiva bio-psico-sociale, inoltre, pur essendo ben declinata, sembra aver accantonato l’utilizzo dei codici di classificazione, che compongono le unità di un linguaggio comune tra diversi specialisti e concorrono a ridurre i fraintendimenti grazie alla loro univocità. Occorre aggiungere, inoltre, che l’introduzione dei codici tra i fattori ambientali consentirebbe una maggior precisione nell’individuazione di strumenti e modalità di supporti e, grazie ai qualificatori ricavati dall’osservazione sistematica di cui all’art. 8, una quantificazione puntuale dell’incidenza di tali fattori sui livelli di attività e partecipazione. Va inoltre considerata la questione, oggetto di dibattito, dell’esonero da alcune discipline di cui all’art. 10, c. 2, lett d). Il testo fa riferimento generico all’esonero da “alcune discipline di studio”, senza specificare quali discipline possano essere oggetto di esonero e se esista un numero massimo di discipline da cui l’alunno con disabilità possa essere esonerato. Questo aspetto pone problematiche di rilievo in particolare per il secondo ciclo, in cui un alunno con disabilità potrebbe essere esonerato, a rigore, anche dallo studio di discipline caratterizzanti, come greco e latino per il liceo classico o matematica per il liceo scientifico. Non si specifica, inoltre, quali conseguenze comporti l’esonero dalla disciplina, in particolare:

  • se il PEI in questione, in particolare per il secondo ciclo, mantenga o meno la sua equipollenza, facendo essa riferimento solo alla tipologia di prove e non al numero di discipline affrontate;
  • se l’insegnante della disciplina da cui l’alunno è esonerato mantenga o meno il proprio posto all’interno del GLO. In caso di risposta affermativa, è poco chiaro in quale misura l’insegnante in questione possa partecipare al processo di inclusione, non potendo concorrere alla valutazione in merito alla propria disciplina, che pur rimane un diritto dell’alunno con disabilità. In caso il docente non mantenesse il suo posto nel GLO, invece, si troverebbe privato della presa in carico dell’alunno con disabilità e delle conseguenti responsabilità nell’azione educativa di un solo alunno della classe, con conseguente azione discriminatoria nei confronti dell’alunno con disabilità.

Non viene neppure indicato se sia necessario specificare per quali motivazioni è stato scelto l’esonero, se esso sia stato sancito dal GLO e con quale atto ufficiale. Questo aspetto è particolarmente importante alla luce della trasparenza e coerenza del percorso educativo: senza un’approvazione ufficiale e motivata da parte del gruppo di lavoro, infatti, tale decisione potrebbe essere passibile dell’accusa di arbitrarietà.

Andrebbe, pertanto, prevista una precisazione dei criteri che possano giustificare, come extrema ratio​, l’esonero dalla disciplina.

Ciò potrebbe essere ammissibile sulla scorta del principio di accomodamento ragionevole (introdotto dal D.Lgs 66/2017, art. 3,  come modificato dal D.Lgs 96/2019, art. 1, c. 1, lettera a) ), quando l’approccio alla disciplina costituisca, secondo il parere condiviso del gruppo, documentato da osservazione sistematica verbalizzata e messa agli atti, un dispendio di energie eccessivo, o poco funzionale, rapportato alle finalità del progetto educativo.  Andrebbe inoltre specificato se l’esonero, in particolare nel secondo ciclo, ammetta o meno anche discipline caratterizzanti. Per il primo ciclo, invece, sarebbe forse opportuno indicare un limite quantitativo e qualitativo, in relazione ai quattro assi culturali, di discipline da cui l’alunno possa essere esonerato ad esempio per comprovate barriere insormontabili a livello funzionale. 

Un progetto educativo con una o più discipline in meno si configurerebbe a tutti gli effetti, per il secondo ciclo, come differenziato, poiché si discosta, in quantità di obiettivi di apprendimento, dal percorso della classe: occorrerebbe un opportuno chiarimento da parte del legislatore se il processo di apprendimento risulti equipollente anche con alcune discipline in meno e, se sì, quali. Le linee guida, in questo caso, sono più esaustive, specificando che se per una disciplina si sceglie l’opzione C (obiettivi nettamente ridotti per cui non è possibile la valutazione su prove equipollenti), valida anche per l’esonero, il percorso educativo risulta differenziato (Allegato B, Riquadro di riepilogo, p. 40). Resta aperto, tuttavia, il vuoto relativo a quante discipline possano essere oggetto di esonero in un singolo percorso.

A livello normativo la possibilità dell’esonero sarebbe lecita in virtù della personalizzazione dei piani di studio (L. 53/2003) e sarebbe ricompresa nell’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche, prevista dall’articolo 4 del D.P.R. 275/1999. La scelta andrebbe tuttavia collocata all’interno di una precisa volontà progettuale, compendiata in una specifica sezione del PEI.

A tal proposito, inoltre, occorre mettere in luce una contraddizione in termini di non facile risoluzione: l’esonero dallo studio di una o più discipline entra in palese conflitto con quanto afferma l’art. 12, c. 4 della L. 104/1992: “L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap”.

Ne consegue che le motivazioni dell’esonero non possono, ai sensi della normativa vigente, trovare fondamento nelle difficoltà connesse al funzionamento dell’alunno.

Le linee guida allegate al decreto in esame forniscono la seguente risposta (allegato B, p.39): l’esonero dalla disciplina è motivato alla luce di una situazione in cui “non è possibile, se non con forzature eccessive e inopportune, definire obiettivi didattici su cui si possa poi esprimere una seria valutazione degli apprendimenti”. Tale disposizione, di carattere eccezionale, deve essere decisa dal consiglio di classe nella sua completezza “derivante da impedimenti oggettivi o incompatibilità, non da mere difficoltà di apprendimento” (Allegato B, p. 40). Resta comunque nebulosa la definizione di impedimenti oggettivi o incompatibilità e rimane poco chiaro in quali aspetti siano differenti dalle mere difficoltà di apprendimento. In sintesi, dunque, sarebbe opportuno, specie per il secondo ciclo, circoscrivere quantitativamente il numero massimo di discipline che possono risultare oggetto di esonero all’interno di un singolo PEI senza inficiare il diritto all’educazione e all’istruzione; in secondo luogo, sarebbe opportuno esplicitare criteri per definire quali siano le ragioni ammissibili di “impedimento” o “incompatibilità” che hanno portato a tale scelta, nonché ufficializzare la decisione con appositi atti e prevedere il suo inserimento in un’apposita sezione del PEI; in aggiunta a ciò, occorre configurare l’esonero non come una resa, ma come una riprogrammazione del progetto educativo, una motivata personalizzazione del piano di studio con precise finalità e obiettivi che facciano parte integrante di una specifica volontà progettuale. Le linee guida tentano di arginare questa criticità indicando che, in corrispondenza alla disciplina da cui l’alunno è esonerato, vadano inserite le attività alternative svolte in quelle ore, gli obiettivi e i criteri di valutazione (Allegato B, p. 40). Non viene, tuttavia, specificato quale sia il ruolo del docente di tale materia all’interno del nuovo progetto educativo e se mantenga o meno la presa in carico dell’alunno e, se sì, come essa si esplichi all’atto pratico, non potendo tradursi in una valutazione.

Infine, la tabella del “debito di funzionamento” di cui all’art. 18 risulta, forse, alleggerita, ma sicuramente impoverita, dal carattere meramente sintetico (che pur ricalca il concetto dei qualificatori dell’ICF). Sarebbe opportuno ammettere la presenza di note esplicative che possano maggiormente specificare da quali aspetti sia caratterizzata la persistenza delle difficoltà e, di conseguenza, fornisca elementi conoscitivi di rilievo per la loro risoluzione.

Conclusioni

Alla luce di quanto sopra esposto, il decreto segna indubbiamente un importante passaggio nella normativa sull’inclusione.

Da un lato, esso si fa forte della ripresa del modello bio-psico-sociale, ereditato dal D.Lgs 66/2017 novellato dal D.Lgs 96/2019; dall’altro, pone un più deciso accento sulla definizione del PEI come perno di un progetto educativo integrato, compendio e raccordo dell’operato di diverse figure professionali in costante dialogo e riunite in un gruppo di lavoro, in cui ciascun membro è ora puntualmente informato delle sezioni di propria competenza.

Tra le criticità più evidenti rimane l’irrisolta contraddizione fra esonero dallo studio di alcune discipline e l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione, che potrebbe risolversi esplicitando a chiare lettere quali condizioni di impedimento oggettivo o incompatibilità possano giustificare tale provvedimento.

Una delle maggiori criticità risiede, tuttavia, proprio nella declinazione del modello ICF, presente nella ratio​     ​ costitutiva del nuovo PEI ma solo in modo descrittivo, privato dei codici di classificazione nati appositamente per costituire un linguaggio comune tra le diverse figure professionali. Preme, inoltre, sottolineare che i codici della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) costituiscono uno strumento di supporto alla programmazione educativa in virtù della sua universalità di applicazione e puntualità di inquadramento funzionale e contestuale.

Senza il terreno comune fornito dai codici, si rischia che il PEI, redatto a più mani, diventi passibile di fraintendimenti interni al gruppo e diciture non universalmente condivise come quelle della classificazione ICF. Ciò potrebbe condurre al rischio di una settorializzazione eccessiva delle sezioni del PEI, vanificando l’intento di una redazione collaborativa e comprensibile a tutto il gruppo in ogni sua parte.

Sarebbe opportuno, secondo il parere di chi scrive, prevedere un affiancamento dei codici, almeno per attività e partecipazione e fattori ambientali, alle quattro sezioni descrittive previste nel PEI, magari esplicitando una tabella di corrispondenza tra suddette sezioni e i capitoli della classificazione internazionale ICF. Verrebbe a crearsi un sistema integrato tra precisione classificatoria di contesto e interventi, utile ai professionisti, e chiarificazione descrittiva, imprescindibile per la trasparenza e la comprensibilità del piano educativo individualizzato.

Nel complesso, dunque, il Decreto getta finalmente nuova luce sulla composizione e le modalità operative del gruppo di lavoro per l’inclusione e si sforza di uniformare a livello nazionale il modello di documentazione relativo all’inclusione scolastica: un primo passo importante per assicurare la piena attuazione dell’inclusione grazie alla precisione del raccordo tra le figure coinvolte, consapevole dei propri limiti ma aperto al miglioramento e al dialogo con le istituzioni scolastiche come mai prima d’ora nella storia della normativa italiana sull’inclusione.

Diritti e Tutele in caso di malattie oncologiche


Invalidità e disabilità oncologica: una guida alle agevolazioni e tutele previste

da Disabili.com del 11/11/2020

Dai permessi e assenze per malattia, alle prestazioni pensionistiche e previdenziali a quelle economiche legate all’invalidità civile, una sintesi dalla guida INPS dedicata a diritti e tutele per malati oncologici

In caso di malattia oncologica la legge garantisce una serie di tutele, aiuti e agevolazioni che hanno l’obiettivo di supportare la persona e la sua famiglia, alleviando in parte le numerose incombenze quotidiane.
I malati oncologici, ad esempio, in base alla gravità della loro condizione, possono avere diritto ai benefici correlati al riconoscimento della Legge 104, all’invalidità e ai sostegni ad essa correlati sopra una certa percentuale di invalidità, all’esenzione del ticket e alle spese dei farmaci, all’iscrizione alle liste del collocamento mirato, al contrassegno auto per disabili.

Invitandovi anche alla lettura del nostro articolo dedicato alla disabilità oncologica, qui di seguito facciamo una veloce carrellata, sintetizzando i contenuti della nuova guida INPS su diritti e tutele per malati oncologici, pubblicata ad ottobre 2020.

PERMESSI, ASSENZE E MALATTIA
Assenze
I lavoratori che si assentano dal lavoro per malattia oncologica hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro per il periodo di comporto; in alcuni casi, in particolare nel lavoro pubblico, i giorni di assenza per sottoporsi alle cure possono essere esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia.

Permessi
Se al lavoratore è stata riconosciuta la Legge 104 (art. 3 comma 3), ha diritto a:
– 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore;
-2 ore al giorno di permesso (1, se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore)
La lavoratrice o il lavoratore che presta assistenza ha diritto a 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore.

Congedo retribuito
Se al lavoratore è stata riconosciuta l’invalidità civile con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% può beneficiare, anche in maniera non continuativa, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno.

Congedo non retribuito di 2 anni
La legge n. 53/2000 ha introdotto la possibilità di usufruire di un congedo di due anni, continuativo o frazionato, per “gravi motivi familiari” (decessi, malattie gravi di familiari). Il congedo garantisce al dipendente la conservazione del posto di lavoro senza retribuzione. Inoltre tale periodo non è computato nell’anzianità di servizio né ai fini previdenziali.

Congedo retribuito di 2 anni
I familiari di persone con handicap grave (art. 3 comma 3 della Legge 104/92) possono usufruire del congedo retribuito di due anni per assistere il congiunto. Lo prevede l’articolo 42, comma5 del D.Lgs 151/2001.

PRESTAZIONI PENSIONISTICHE E PREVIDENZIALI

Assegno ordinario di invalidità
I lavoratori dipendenti, autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) o iscritti alla gestione separata con capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo a causa di infermità fisica o mentale possono richiedere l’assegno ordinario di invalidità. E’ necessario aver maturato almeno 260 contributi settimanali (5 anni) di cui 156 (3 anni) nei 5 anni precedenti la domanda.

Pensione di inabilità
1. per i dipendenti pubblici (legge 335/1995)
I dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) che, in seguito alla visita da parte della competente commissione medica siano stati riconosciuti «nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa». Hanno diritto alla pensione d’inabilità, in presenza di questi altri requisiti:
• anzianità contributiva di cinque annidi cui almeno tre nel quinquennio precedente la decorrenza del trattamento pensionistico;
• risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio.

2. per i dipendenti privati e per i lavoratori autonomi iscritti all’Inps
La pensione di inabilità spetta, a domanda, all’assicurato o al titolare di assegno di invalidità che, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Anche qui è necessario aver maturato almeno 260 contributi settimanali (5 anni) di cui 156 (3 anni) nei 5 anni precedenti la domanda.

Pensione di inabilità ordinaria per i dipendenti pubblici (art. 42 del DPR n. 1092/1973 e art. 7 legge n. 379/1955
La pensione di inabilità è riconosciuta ai dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’As-sicurazione Generale Obbligatoria (AGO)che, in seguito alla visita da parte della Commissione Medica competente (ASL, CMV, CMO) siano stati riconosciuti “inabili assoluti e permanenti a qualsiasi proficuo lavoro ovvero alle mansioni svolte” e che abbiano:
• riconoscimento dello stato di “assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro ovvero alle mansioni svolte”.
• anzianità contributiva di almeno 19 anni, 11 mesi e 16 giorni se il giudizio del verbale di visita medica è limitato alle “mansioni svolte”;
• anzianità contributiva di 14 anni, 11 mesi e 16 giorni nel casoin cui l’inabilità sia “assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro”.

RICONOSCIMENTO DELL’INVALIDITÀ CIVILE

Ci sono una serie di prestazioni economiche erogate dall’INPS legate alla percentuale di invalidità che viene attribuita alle persona ammalata: scattano a partire dal 74% di invalidità in su.

Con percentuali inferiori è possibile accedere a prestazioni di natura non economica (protesi ed ausili ortopedici, esenzione dal ticket sanitario) per le quali sono competenti enti diversi (ASL, Agenzia delle Entrate).
Per dare avvio al processo di accertamento dello stato di invalidità civile occorre recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo che attesti la natura delle patologie invalidanti: tale certificato viene inviato telematicamente dal medico alla struttura territoriale Inps in cui l’interessato ha la residenza.Una volta ottenuto il certificato medico, è possibile presentare la domanda di riconoscimento di invalidità civile all’Inps entro 90 giorni, cui seguirà visita.In caso di malattia oncologica, la legge prevede un iter accelerato per l’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap (legge 80/2006).mLa visita deve infatti effettuarsi entro 15 giorni dalla domanda e gli esiti sono immediatamente produttivi dei benefici che da essi conseguono.
Le domande di accertamento presentate dai malati oncologici, se complete della documentazione sanitaria necessaria, possono essere validate agli atti dalla competente Commissione medico legale, senza necessità di effettuare l’accertamento sanitario in presenza.

Prestazioni economiche legate all’invalidità civile

Assegno mensile
Le persone tra i 18 e i 67 anni, con percentuale di invalidità compresa tra il 74% e il 99%, che abbiano un reddito inferiore alle soglie previste annualmente dalla legge, hanno diritto all’assegno mensile. Per il 2020 l’importo dell’assegno è di 286,81 euro per 13 mensilità. Il limite di reddito personale annuo è pari a 4.926,35 euro.

Pensione di inabilità per invalidi civili
Le persone tra i 18 e i 67 anni in stato di bisogno economico e con una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente (invalidi totali), possono presentare domanda di pensione di inabilità, che per il 2020 è di 286,81 euro per 13 mensilità con un limite di reddito personale annuo pari a 16.982,49 euro.
Dalla rata di novembre 2020 per coloro che hanno una soglia di reddito annuo personale pari a 8.469,63 euro (che sale a 14.447,42 euro, cumulato con il coniuge, nel caso in cui il soggetto sia coniugato).
scatta il diritto alla maggiorazione, che può incremento fino a 651,51 euro per 13 mensilità (si vedano i nostri articoli dedicati).

Indennità di accompagnamento
Per chi è stato riconosciuto totalmente inabile (100%) per minorazioni fisiche o psichiche, ed è impossibilitato a deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure a compiere gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua c’è la possibilità di presentare domanda di indennità di accompagnamento. Viene erogata indipendentemente dal reddito, e per il 2020 è di 520,29 euro.

Prestazioni non economiche legate all’invalidità civile e all’handicap

Assistenza sanitaria
I malati oncologici hanno diritto all’esenzione totale dal ticket per le prestazioni sanitarie necessarie al monitoraggio delle loro patologie, nonché per visite specialistiche, esami di laboratorio, strumentali o diagnostici e per l’acquisto di farmaci.
Se riconosciuti invalidi al 100% hanno diritto all’esenzione totale dal pagamento per farmaci e visite per qualunque patologia.

Collocamento obbligatorio
Le persone con un’invalidità superiore al 45% hanno diritto all’iscrizione nelle liste speciali del collocamento

Inoltre, se espressamente previsto nel verbale sanitario di riconoscimento dell’invalidità o handicap (Legge 104), possono avere diritto a:
– contrassegno disabili rilasciato dalla ASL
– detrazioni per figli a carico
– detrazioni per le spese mediche
assistenza personale per chi non è autosufficiente;
Iva agevolata su ausili tecnici e informatici;
– agevolazioni per non vedenti;
agevolazioni sulle ristrutturazioni per eliminare barriere architettoni-che;
agevolazioni sull’acquisto dell’auto;
– calcolo dell’imposta di successione e donazioni con aliquote differenti

Referenti regionali Disabilità

ELENCO REFERENTI REGIONALI DISABILITÀ (2020)

REGIONEREFERENTETELEFONOE-MAIL
ABRUZZODI SANTE Antonio PATRICELLI Roberta PADOVA Loredana0862 5741direzione-ABRUZZO@istruzione.it
BASILICATAMOSCATO Antonietta0971 44 99 23antonietta.moscato@istruzione.itantonietta.moscato@istruzione.it
CALABRIABENINCASA Giulio  SICLARI Maria Carmela0965 87 18 70mcarmela.siclari@istruzione.it mcsiclari@gmail.com
CAMPANIAROCCO Gervasio081 55 76 600rocco.gervasio@alice.it
EMILIA ROMAGNABRESCIANINI Chiara051 37 851 051 37 85 264brescianini@istruzioneer.gov.it
FRIULI VENEZIA GIULIABUKAVEC Sonjia  BERIZZI Giovanna   040 4194 158sonjia.bukavec@posta.istruzione.it direzione-FRIULIVENEZIAGIULIA@istruzione.it
LAZIOCRIVELLI Laura VAGLIVIELLO Alessia   06 77 392 302 06 77 392 795laura.crivelli@posta.istruzione.it alessia.vagliviello@posta.istruzione.it
LIGURIALENTI Luca Maria010 83 312 15lucamaria.lenti@istruzione.it
LOMBARDIASALA  Jessica02 57 462 7299jessica.sala@istruzione.it
MARCHEBAGLIONE Maria Teresa071 22 95 425mariateresa.baglione@posta.istruzione.it
MOLISEANTENUCCI Maria0874 49 75 45antenucci.usrmolise@gmail.com
PIEMONTEDAMIANI Paola011 51 63 605paola.damiani@usrpiemonte.it
PUGLIADELRE Antonella Maria080 55 06 238antonellamaria.delre@posta.istruzione.it
SARDEGNAGHISU Andreana070 21 94 268andreana.ghisu@istruzione.it
SICILIAFASULO  Patrizia Agata091 69 09 244 fasulopatrizia@gmail.com patriziaagata.fasulo@istruzione.it
TOSCANAINFANTE Pierpaolo055 27 25 276 055 74 78 394pierpaolo.infante@posta.istruzione.it
UMBRIABOARELLI Sabrina075 58 28 287sabrina.boarelli@istruzione.it
VENETOSTURARO Filippo041 27 23 193filippo.sturaro@istruzioneveneto.it

FAQ Handicap e Scuola – 65

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Mio figlio ha diritto alla legge 104/92 ed al relativo sostegno di cui non è stato possibile avvalersi. La pagella presenta numerose materie insufficienti che non solo non sono supportate da alcuna prova scritta o
orale, ma semplicemente frutto di una valutazione che non ha tenuto
conto in nessun modo della grave incapacità psicologica del ragazzo di affrontare una situazione di emergenza che lo ha destabilizzato totalmente, se non il fatto che non ha frequentato online. Posso chiedere la rivalutazione?  O cosa posso fare perché i professori rimedino a questo grave…”scivolone”? A causa del malessere di mio figlio (per la quarantena) non era stato possibile conoscere prima i voti in pagella anche per le ferie dei professori. 

Proprio a causa dell’impossibilità per tantissimi alunni con disabilità di avvalersi della didattica erogata a distanza, la legge n. 41/2020 ha stabilito che il Dirigente scolastico, su espressa richiesta della famiglia, avrebbe potuto valutare la reiscrizione per gli studenti con disabilità che non avevano potuto fruire adeguatamente delle attività didattiche erogate a distanza. Lei giustamente si lamenta perché la scuola ha deciso autonomamente, senza ascoltare le vostre indicazioni e arrecando, con ciò, non solo un profondo malessere ma anche un danno di immagine nei confronti di suo figlio, che dovrà ripetere la classe non per sua colpa, ma per le circostanze esterne. A questo punto, fare un ricorso, solo per la tutela dell’immagine del figlio, ci sembra inutile, poiché difficilmente la Magistratura, di fronte all’esito negativo della valutazione finale, ovviamente non per colpa di suo figlio, vi darebbe ragione. In ogni caso, suo figlio difficilmente riuscirebbe a svolgere serenamente il nuovo anno scolastico, senza avere le basi serie dell’anno svolto negativamente a causa della pandemia e della didattica inutile a distanza.


Sono un insegnante di ruolo, scuola secondaria, con figlio minorenne disabile: posso usufruire del congedo straordinario durante uno stesso anno scolastico ma per periodi frazionati (es. mese di ottobre, poi gennaio, poi maggio)?

La normativa stabilisce che il congedo biennale possa essere fruito anche in modi frazionati e non pone limiti circa il numero delle volte durante lo stesso anno.


Sono la mamma di una bambina disabile di due anni e mezzo, con una sindrome rara. Come da indicazioni della neuropsichiatra che ci ha in carico, sarebbe opportuno iscrivere la bimba al nido (si partirebbe ad inizio anno, anche se lei avrà già compiuto 3 anni) con un educatore ad personam, viste le difficoltà della bimba e la complessità della sua patologia. L’asilo nido del nostro comune ha 30 iscritti, per essendo un comune piccolo, ha una solo struttura nella quale confluiscono tutte le richieste. Per motivi di salute e di ambientamento, sarebbe indicata una struttura più piccola con meno bimbi, ma se andassimo fuori comune non ci spetterebbe l’educatore. La responsabile dei servizi scolastici, ci ha fatto inoltre ben presente che per l’asilo nido e la scuola materna non è previsto l’educatore, in quanto non sono considerate scuole dell’obbligo; è una concessione data dal comune, a patto che restiamo nel territorio. Lo stesso problema si presenterà poi per la scelta delle altre scuole. Abitiamo in provincia, lontano da ogni servizio, i comuni più prossimi a noi sono fuori provincia e regione

Dal momento che vostra figlia compirà 3 a inizio d’anno scolastico, dovrà essere iscritta alla scuola dell’infanzia (scuola non dell’obbligo), per la quale, come per la Primaria (e, in seguito, la secondaria di primo e di secondo grado), la legge 104/92 garantisce e tutela il diritto allo studio, assicurando tutte quelle risorse necessarie. In sostanza, se per vostra figlia è stata elaborata dall’equipe dell’ASL una diagnosi funzionale (DF), la scuola dell’Infanzia deve chiedere, il docente per il sostegno e, se prevista, la figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Non c’è bisogno che andiate fuori dal vostro territorio comunale (salvo che non si tratti di una vostra scelta). Chiedete pertanto alla scuola che garantisca le risorse previste a favore di sua figlia. Tenga in ogni caso presente che ci sono sentenze che impongono al Comune l’ obbligo del supporto organizzativo, dell’assistenza e del trasporto


In relazione ai lavoratori fragili. Sono un coll. scolastico (64 anni e un anno di lavoro, dovrei andare in pensione nel 2021 con quota 100), con invalidità civile 100%  e invalidità INAIL 60 %. Dalla segreteria hanno mandato a tutto il personale ATA una circolare in merito e vorrei dei chiarimenti:
1 – a cosa potrei andare incontro (visita collegiale, licenziamento?) se dovessi presentare la domanda? 
2 – quali vantaggi o svantaggi potrei avere?
3 – mi conviene fare la domanda considerando che nel 2021 andrò in pensione?

Il Decreto 87, emanato il 6 agosto, precisa alcuni compiti in capo al ministero; fra questi:
–    individuare, in tutte le scuole, il “medico competente che effettui la sorveglianza sanitaria di cui all’art. 41 del D. Lgs. 81/2008 nonché la “sorveglianza sanitaria eccezionale” di cui all’art. 83 del DL 19 maggio 2020, n. 34 e sua legge di conversione del 17 luglio 2020, n. 77, per i cosiddetti “lavoratori fragili” che ne fanno richiesta (a mezzo certificato del MMG)”; 
–    attuare e fornire tempestivamente, comunque entro l’inizio del prossimo anno scolastico, indicazioni precise in ordine alle misure da adottare nei confronti dei cosiddetti “lavoratori fragili” nelle istituzioni scolastiche attivando una collaborazione con il Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e il Ministero per la Pubblica amministrazione, con il coinvolgimento delle OOSS.
Al punto 10 (Disposizioni finali) del decreto 87/2020, sindacati e ministero si impegnano affinché si proceda “all’approfondimento del fenomeno relativo al “personale in condizioni di fragilità”, al fine di individuare eventuali modalità e procedure di carattere nazionale oggetto di confronto con le OO.SS, nell’ambito dell’“accomodamento ragionevole” previsto dal Protocollo Nazionale di Sicurezza del 24 aprile 2020.
Nella comunicazione inviata a tutti lavoratori della sua scuola, il DS indica la procedura da seguire: visita medica, previo invio di richiesta da parte del lavoratore corredata della documentazione sanitaria. Considerato che ciò rientra nelle azioni di prevenzione e di sicurezza a sua tutela, stante la particolare situazione di emergenza, le suggeriamo di seguire le indicazioni del suo dirigente scolastico.


E’possibile che a mio figlio di 13 anni che ha ottenuto un riconoscimento INPS di handicap grave (comma 3,art3) dopo visita di fronte la commissione Ulss, venga negato il sostegno scolastico? Dopo che a dicembre era stato segnalato dalla scuola come alunno in difficoltà ho contattato l’Ulss di competenza e ho chiesto la visita con la neuropsichiatra (presenta problemi di lettura non capendo ciò che legge, calcolo, memoria, controllo impulsi sessuali, problemi di comportamento..) Lei alla prima visita dopo qualche minuto ci stava liquidando dicendoci che lei era un medico e lui non era patologico e non poteva farci nulla, ciò che presentava era dovuto all’emoragia nella corteccia cerebrale.. Sotto mia insistenza visto che avrebbe avuto la visita per invalidità Inps ho chiesto ci lasciasse qualcosa di scritto. Gli ha fatto fare i test di intelligenza, con la neuropsicologa che gli leggeva tutti i test, risultato QI 83. Durante il lockdown mi è stato spedito il risultato del test.  Solo a maggio l’ho sentita telefonicamente e mi ha detto che non era un patologico grave , quindi non segnalabile come 104, ma era un BES. A fine giugno ha fatto la visita con la commissione Ulss per invalidità INPS, presentando anche la sua valutazione neuropsicologica. Mi chiama anche la scuola a cui avevo girato la valutazione: non può avere il sostegno perché la neuropsichiatra doveva compilarmi 2 moduli (tra cui la diagnosi funzionale ) da presentare alla UVMD.. Ricevo l’invalidità INPS, lo comunico alla scuola.. Non basta, vogliono tutto quello che mi avevano detto. Mi dicono che avendo la 104 la neuropsichiatra deve solo compilare la richiesta, poi con la commissione si dovrebbe far presto (i centri privati mi dicono che con il lockdown sarà impossibile avere certificazioni passare la commissione anche andando a pagamento, 700€) . Fatto sta che ricontatto la neuropsichiatra, deve solo compilarmi i moduli.. Si rifiuta, mio figlio non è patologico grave e non ha diritto al sostegno.. Dice che l’handicap grave riconosciuto non c’entra niente con il sostegno (sue testuali parole: se un ragazzo è in carrozzella non vuol dire che ha diritto all’insegnante di sostegno; ridendo mi dice che se tutti i ragazzi che presentano problemi di comportamento avessero il sostegno ci sarebbe metà classe col sostegno ). Sì, mio figlio non è in carrozzella, ma gli è stato riconosciuto l’handicap per problemi mentali e intellettivi… Non so più che fare, non c’è la faccio più … Inizia la terza media e senza un aiuto non ce la fa.. Ho paura che rivivremo l’incubo dell’anno scorso dove non lo aiutavano e dovevo mendicare i compiti chiamando i genitori perché i compagni non glieli davano.P rof che non volevano capire che non riusciva a comprendere cosa chiedevano le verifiche se leggeva da solo e gli davano 4, che non riusciva a scriversi i compiti e gli davano note, affrontare le 5h di scuola. Non gli davano nemmeno compiti né verifiche semplificate o testi semplificati, dovevo fargli schemi e riassunti io.Ho dovuto rinunciare a lavorare. Nel lockdown gli ho fatto da prof di sostegno.. Non fa nulla se non gli sto accanto, non gestisce l’ansia e la concentrazione. Fa e dice cose senza rendersene conto.. Ha giorni che è perso, nervoso, irascibile… Gli è stata aperto il cranio, gli è stato asportato un pezzo di cervello nel lobo frontale destro che regola il comportamento.. Devo arrendermi all’idea che non avrà nessun aiuto? 

L’«accertamento dell’handicap» (previsto dalla legge 104/92) non è sufficiente per chiedere alla scuola le risorse che vengono riconosciute a coloro ai quali viene rilasciata la Diagnosi Funzionale, previo accertamento in base alla legge 104/92. La Diagnosi Funzionale è il documento che individua il bambino o il ragazzo come “alunno con disabilità” e che la famiglia consegna alla scuola per l’attivazione delle risorse previste (in alcune regioni viene rilasciato il CIS, certificato di inclusione scolastica). Soltanto l’ASL, previa richiesta della famiglia, può predisporre la Diagnosi Funzionale, ovviamente se ne sussistono le condizioni (per richiedere la Diagnosi Funzionale, ovvero il riconoscimento del figlio come “alunno con disabilità”, la famiglia deve presentare all’ASL la certificazione rilasciata ai sensi della legge 104/92). In sintesi, la scuola non può chiedere risorse, come il docente specializzato per il sostegno, se la famiglia non consegna alla scuola copia della documentazione necessaria, ovvero copia della Diagnosi Funzionale e del verbale di Accertamento rilasciati dall’ASL. Dovete pertanto rivolgersi all’ASL territoriale e chiedere la valutazione di vostro figlio ai sensi del DPCM 185/2006 ai fini del rilascio della Diagnosi Funzionale e del Verbale di Accertamento (e se la Regione lo dovesse prevedere, ma come detto vale solo per alcune regioni, non per tutto il territorio nazionale, anche del CIS, certificato di inclusione scolastica). 

Io ho fatto tutto quello che mi era stato detto di fare, con la segnalazione sono andata al distretto e la psicologa mi ha indirizzata alla neuropsichiatra. Mi ha consigliato la scuola stessa, di chiedere anche l’invalidità INPS. Io ho ricevuto dall’INPS anche un verbale  della commissione ASL per accertamento handicap con anche una serie di fogli allegati con scritto diagnosi funzionale..ma a quanto pare non serve a nulla.. la scuola ha detto che servono 2 moduli (tra cui la diagnosi funzionale appunto) compilati da un medico (la neuropsichiatra o la psicologa). La psicologa è andata in pensione e la neuropsichiatra del distretto di appartenenza si rifiuta di farmi la diagnosi funzionale e qualsiasi cosa serva per il sostegno o.. Quindi.. Mio figlio non avrà mai il sostegno scolastico? Se la neuropsichiatra non mi da’ una diagnosi funzionale vuol dire che non ne ha diritto? Non è mio diritto averla con almeno scritto cosa riscontra? La logopedista sempre dell’ASL aveva detto che lui aveva bisogno di sostegno con i suoi problemi di memoria, lettura e calcolo (prima dell’asportazione a maggio 2019 della MAV cerebrale per emorragia cerebrale non aveva questi deficit, aveva fatto dei test ad agosto 2018 con l’ASL). I professori mi dicevano che aveva bisogno di aiuto, mi avevano mandato anche ai servizi sociali del comune. La neuropsichiatra lo ha visto 1 volta, parlato 10 minuti e fatto fare dalla neuropsicologa 4 sedute di nemmeno 1h per fare i “test di intelligenza” e ha deciso.. È così che funziona?Mi è stato dato solo la valutazione neuropsicologica del test.  Se fossi andata privatamente adesso mio figlio avrebbe un sostegno o almeno un pezzo di carta dove c’è scritto che esigenze ha da BES da presentare alla scuola per fargli un PDP ..me lo hanno detto tutti.. È così? Mi era stato detto che l’ASL non vuole più concedere sostegni e ho sbagliato io a voler aiutare mio figlio tramite loro, a quanto pare . 

Come prevede la norma, dopo aver acquisito la certificazione da parte dell’INPS ai sensi della legge 104/92, la famiglia (e solamente la famiglia) chiede all’ASL l’accertamento per l’individuazione del figlio come “alunno con disabilità”.  L’accertamento è effettuato dall’unità multidisciplinare dell’ASL (e non da un singolo medico).  Chieda alla sua ASL il rilascio del verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale ai sensi del DPCM 185/2006. L’unità multidisciplinare dell’ASL, dopo la valutazione, rilascerà la diagnosi funzionale solamente se ne sussistono le condizioni; in altri termini, la richiesta di valutazione non comporta, automaticamente, una risposta di accoglimento. Se suo figlio non è riconosciuto come “alunno con disabilità”, lei può chiedere direttamente al Consiglio di classe che venga individuato come alunno con BES, presentando alla scuola eventuali documenti sanitari (ovvero ciò che lei ritiene possa essere utile). Il Consiglio di classe, come stabilito dalla Nota 2563/13, potrà  accogliere o meno la sua richiesta; nel caso di accoglimento, per suo figlio potrebbe essere predisposto un PDP, la cui validità rimane circoscritta all’anno scolastico di riferimento; nel PDP saranno indicati eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative.


Mio figlio ha terminato il secondo anno della scuola secondaria di secondo grado in un Istituto Professionale con programmazione differenziata ora vorrebbe spostarsi in un CFP, che non ha il sostegno. La mia domanda è: passera’ al terzo anno o deve ricominciare dal primo? Se passa al terzo anno, dato che lui non ha fatto ore di stage mentre al CFP iniziano gia’ al secondo anno , le fara’ tutte al terzo? Dovra’ essere differenziata la programmazione o potra’ essere semplificata e provare a prendere una qualifica?

La norma stabilisce che, per gli alunni con disabilità, debbano essere garantite le risorse di sostegno necessarie, e questo vale anche per i Centri di Formazione Professionale (CFP). Per quanto concerne la classe, è la scuola che, sulla base delle competenze già acquisite da suo figlio e coerentemente con il curricolo proposto, stabilisce a quale classe sia più opportuna l’iscrizione (potrebbe essere anche la classe seconda). 
Per quanto riguarda la programmazione: 
–        se suo figlio ha conseguito l’attestato a conclusione della scuola secondaria di primo grado (ex-scuola media), potrà seguire unicamente una programmazione differenziata; 
–        se invece suo figlio ha conseguito il diploma allora, come prevede la norma, il Consiglio di classe, nel caso dovesse optare per il percorso differenziato, dovrà chiedere a voi, genitori, il consenso; a fronte di un vostro rifiuto in relazione al PEI differenziato, il Consiglio di classe dovrà adottare il PEI semplificato. 
Per quanto concerne il titolo di studio, solo in caso di PEI semplificato vostro figlio potrà conseguire un regolare titolo di studio, in caso di PEI differenziato, infatti, riceverà, a conclusione del percorso, l’attestato. 


Sono figlia unica di madre invalida al 100% (legge 104) su sedia a rotelle per ictus. Nella graduatoria per accedere alle cattedre di insegnamento curricolare e di sostegno la mia condizione mi consente qualche priorità? E tale priorità è legittima per qualsiasi graduatoria o deve essere esplicitata nei relativi decreti?

La legge 104 del 92 all’articolo 33, comma 5, stabilisce che “Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede“. Il riferimento al comma 3 significa che la persona da assistere non debba essere ricoverata stabilmente presso un istituto. L’inciso “ove possibile” significa “se c’è posto”; nel suo caso lei ha precedenza fino a quando in quella scuola c’è una cattedra alla quale lei per legge possa aspirare.


Sono docente specializzato su sostegno  ed insegno nella  scuola secondaria di secondo grado. Volevo un chiarimento circa gli alunni disabili  che hanno già terminato un ciclo di scuola superiore con una programmazione differenziata e che si iscrivono ad un corso serale di un altro indirizzo di scuola superiire. Poiché  gli alunni sono maggiorenni ed hanno già usufruito del sostegno  per il precedente percorso è possibile chiedere per loro l’attribuzione del docente di sostegno? In caso negativo, come immagino sia, con quale programmazione potranno frequentare il nuovo percorso scolastico? Il consiglio di classe potrà fare per loro un Pei? Se si, potrà fare un pei con programmazione  differenziata? In caso contrario gli alunni potranno iscriversi per quante volte alla stessa classe?

Innanzi tutto occorre vedere se la persona è in possesso del Diploma di scuola secondaria di primo grado o se, invece, dispone dell’attestato. Nel primo caso può iscriversi al corso serale, ma dubitiamo possa avere il sostegno, di cui ha già usufruito per i cinque anni di scuola secondaria di secondo grado, dove era suo diritto; adesso non ha più diritti rispetto al sostegno. Per quanto riguarda il Piano educativo Individualizzato (PEI), se lo studente ha il diploma di scuola secondaria di primo grado, allora potrà tentare un PEI semplificato; in merito all’esito dipende dal percorso, ovviamente. Se, invece, dispone dell’attestato di scuola secondaria di primo grado, allora potrà seguire solo un PEI differenziato; anche in questo caso senza il sostegno. Al massimo, pertanto, potrebbe tentare di reisctriversi ad un solo nuovo corso; adempiuto l’obbligo scolastico ed avendo esercitato il suo diritto allo studio al corso del mattino, nessun obbligo ha la scuola pubblica di farlo frequentare ulteriormente. Se desidera conseguire un diploma, potrà sempre tentare gli esami di Stato da privatista, godendo di tutti i diritti previsti per gli studenti adulti con disabilità; potrà cioé concordare il PEI rispetto al quale saranno predisposte eventuali prove equipollenti, nonché l’assegnazione di un assistente durante lo svolgimento delle prove stesse, ovvero di quanto previsto dal DM 13 dicembre 1984 per gli allora esami di “licenza media”, che, per analogia, può essere applicato anche agli esami della scuola secondaria di secondo grado.


Lo studente  che ho seguito come docente di sostegno ha da poco sostenuto l’esame di maturità e io sono stata nominata come assistente alla prova d’esame. La Presidente di Commissione non mi ha permesso di partecipare alla scelta del materiale per la terza parte del colloquio e mi ha congedata senza comunicarmi l’esito dell’esame dell’alunno; lo stesso hanno fatto i commissari, miei colleghi da anni.Pertanto le chiedo: poteva la Commissione impedire alla docente di sostegno di partecipare alla scelta del materiale e rifiutarsi di comunicare l’esito dell’esame con la scusa della possibile fuga di notizie prima della pubblicazione degli esiti?

In sede di esame di Stato, lei è stata convocata, coerentemente con quanto stabilito dalla normativa vigente, in qualità di “esperta”, così come specificato al comma 4 dell’art. 19 dell’OM 10/2020. Tale comma stabilisce che, per la predisposizione e per lo svolgimento della prova d’esame, “la commissione può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico. Il docente di sostegno e le eventuali altre figure a supporto dello studente con disabilità sono nominati dal presidente della commissione sulla base delle indicazioni del documento del consiglio di classe, acquisito il parere della commissione”. La sua presenza non è, quindi, di “membro aggregato della commissione”, bensì di esperto convocato dalla stessa; tanto è vero che verrà retribuita solo per il giorno di assistenza e non per altre attività della commissione, di cui non fa parte; quindi il comportamento del presidente e dei colleghi della commissione è legittimo.


Sono la mamma di bambino a cui è stata riconosciuta l’nvalidità civile. A settembre mio figlio comincerà la prima elementare in una scuola paritaria fuori dal nostro comune di residenza.Volevo chiedere due informazioniLa prima è che una scuola, sempre paritaria, in cui avevamo già pagato la preiscrizione l’anno scorso, ha rifiutato l iscrizione di entrambe i miei figli (sono gemelli e anche l’altro, non ha la certificazione, ma è comunque seguito da un neuropsichiatra e da uno psicoterapeuta) perché non hanno i fondi per il sostegno. Nonostante la nostra volontà di cercare una persona, anche a nostre spese, il preside ci ha chiuso la porta in faccia. Volevo sapere a chi potevamo denunciare l’accaduto, visto che ai miei figli è stato negato il diritto allo studio.La seconda informazione riguarda al tipo di richiesta per un aiuto economico che possiamo fare al nostro comune di residenza . Nella scuola in cui sono finalmente iscritti non riescono a coprire tutto il monte ore. Si sono comunque presi l impegno di chiedere al loro comune un aiuto e a noi han chiesto di fare lo stesso. Possiamo farlo anche se la scuola è in un altro comune e non è statale?

Se la scuola, alla quale avete iscritto ora i vostri figli, è, oltre che paritaria, anche parificata, essa ha diritto ad avere pagato il sostegno (docente) da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR); potreste richiedere i soldi pagati alla scuola precedente, anche se essa era solo paritaria oppure anche parificata.  La scuola paritaria non può rifiutare l’iscrizione di alunni con disabilità: ciò è in contrasto con quanto disposto dalla legge 62/2000 ed è una palese forma di discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. La denuncia, per il rifiuto dell’iscrizione, può essere inoltrata alla Procura della Repubblica, mentre per la discriminazione il ricorso va inoltrato al tribunale civile. Per quanto riguarda, invece, il secondo quesito, ovvero la richiesta di aiuto economico, è da precisarsi la finalità. Se l’aiuto economico riguarda il poter supportare la retta per il docente incaricato su posto di sostegno, tale cifra potrebbe essere garantita dall’USR, come indicano numerose sentenze; se, invece, tale richiesta concerne la possibilità di fruire di figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale di suo figlio, e se il comune dove ha sede la scuola vi dà poche ore o non ve ne vuole assegnare, allora sarà il Comune di residenza che, su specifica richiesta, dovrà garantire la figura addetta all’assistenza, anche se la scuola è situata in altro comune o in altra Regione. Anche in tal senso sono state emanate numerose sentenze.


Sono un docente curriculare di un istituto di Istruzione Secondaria di II Grado. In seguito alle legge 41/2020 (articolo 1 comma 4-ter) che ha convertito, con modifiche,  il decreto legge 8 aprile 2020, sono pervenute alla scuola numerose richieste di genitori di studenti diversamente abili, al fine di consentire la reiscrizione dei figli con disabilità al “medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019/2020”. Vi chiedo se ritenete possibile, anche alla luce della successiva nota ministeriale esplicativa (n. 793; 08/06/2020), l’accoglimento delle richieste presentate dopo lo scrutinio finale e, soprattutto, nel caso in cui gli alunni abbiano conseguito “gli obiettivi didattici e inclusivi”e, dunque, non sia stato verbalizzato dai consigli di classe “il mancato conseguimento” degli stessi. I consigli di classe, in assenza di valutazioni insufficienti, riguardanti anche gli obiettivi di inclusione, non avevano proposto la reiscrizione al medesimo anno scolastico,   “subordinata alla richiesta delle famiglia/in acquisizione del parere GLO” (secondo la formula suggerita,  per altra situazione, dalla summenzionata Nota).

Coerentemente con quanto disposto dalla legge 41/2020 e dalle successive Note ministeriali (la Nota 793/2020 e la Nota 1068/2020), la reiscrizione, limitatamente all’a.s. 2019-2020, è atto che segue l’ammissione alla classe successiva (ammissione prevista dall’OM 11/2020). La procedura, indicata dal ministero, prevede che dopo l’ammissione alla classe successiva o la promozione all’esame di Stato, la famiglia, se lo ritiene necessario e sulla base delle norme sopra indicate, possa formulare domanda motivata di “reiscrizione” al Dirigente scolastico, il quale, acquisiti il parere del GLO e del Consiglio di classe, sulla base dei pareri ottenuti valuta l’opportunità della reiscrizione al medesimo anno di corso frequentato nell’a.s. 2019-2020. Se dai dati acquisiti risulta che lo studente non ha raggiunto, per un qualunque (ma anche dichiarato) motivo, gli obiettivi del suo PEI, il D.S. è tenuto ad autorizzare la “reiscrizione”; se, invece, non ritenesse opportuna la reiscrizione, deve formulare, in modo analitico, le motivazioni del suo diniego, non potendosi trincerare dietro alcuna espressione generica, del tipo “non sussistono le condizioni per la reiscrizione” (che, di fatto, è una ripetenza sollecitata), in quanto risulterebbe passibile di ricorso vittorioso al TAR da parte della famiglia. Purtroppo questa è la norma e, anche se non condivisibile da parte nostra, essa deve essere applicata, a meno che la scuola non intenda impugnarla in Corte costituzionale.


Sono un insegnante di sostegno , desirerei avere chiarimenti in merito ad un alunno che l’anno scorso non è mai venuto a scuola e vorrebbe ri frequentare l’anno . Cosa bisogna fare per iscriverlo. Quali sono i riferimenti normativi a tale riguardo?

Non avendo l’alunno frequentato per tutto l’anno scolastico (e ipotizzando che trattasi di studente della scuola secondaria di primo o di secondo grado), il Consiglio di classe avrebbe dovuto applicare quanto indicato dall’articolo 3, c. 7 dell’O.M. 11/2020 che si riporta: “Nei casi in cui i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo relativo all’alunno, per cause non imputabili alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, bensì a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, già perduranti e opportunamente verbalizzate per il primo periodo didattico, il consiglio di classe, con motivazione espressa all’unanimità, può non ammettere l’alunno alla classe successiva”. Come indicato dalla legge 41/2020 e dalle successive Note, la reiscrizione non riguarda gli insegnanti; è la famiglia che invia richiesta al DS il quale, sentiti il GLO e il Consiglio di classe, valuta l’opportunità o meno della reiscrizione. 


Sono una docente di sostegno di un istituto di istruzione Secondaria di II grado. Ogni giorno sento ripetere dai colleghi curricolari la frase: “L’alunno con programmazione differenziata non può prendere 10 in alcune o tutte le materie in sede di scrutinio intermedio o finale altrimenti si dovrebbe riformulare il PEI, che da differenziato dovrebbe diventare per obiettivi minimi!!”. A me sembra un’assurdità. Perché l’alunno non può conseguire ottimi risultati in base a quella che è  una programmazione che risponde alle proprie e reali capacità e potenzialità,  così come i compagni normodotati? Perché, ad esempio, un alunno che nel PEI differenziato ha come obiettivo saper contare fino a 20 e alla fine dell’anno riesce a farlo,  non dovrebbe prendere 10 in matematica? E così per le altre materie..

Concordiamo con lei: affermare che uno studente (e vale per tutti, ovviamente) non possa vedersi riconosciuto un 10 a fronte di obiettivi raggiunti non soltanto è paradossale, ma, a nostro parere, è discriminante. E ciò vale anche per lo studente con PEI differenziato: se lo studente raggiunge gli obiettivi per lui indicati, gli deve essere riconosciuto il massimo dei voti, esattamente come avviene per gli altri, che raggiungono in modo eccellente gli obiettivi previsti.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola secondaria di I grado e vorrei sapere se, nel momento in cui una famiglia di un alunno DVA, fa richiesta scritta alla scuola (DS, CdC) che il proprio figlio sia esonerato dallo studio della seconda lingua straniera e in sostituzione a questa svolga un’attività alternativa (programmata nel PEI), spetta obbligatoriamente ed esclusivamente al docente di sostegno attuare l’attività prevista,  oppure, l’alunno può essere preso in carico anche da un altro insegnante (curricolare) che,  per completare il proprio orario di servizio (18 h di cattedra), abbia ore a disposizione

Precisiamo che la questione qui posta è diversa da quella che riguarda gli alunni con diagnosi di DSA, per i quali, sulla base di uno specifico iter e di quanto indicato nella diagnosi, può essere accolta dal Consiglio di classe la richiesta di “esonero” dall’insegnamento delle lingue straniere e, di conseguenza, essere adottata una programmazione differenziata per il tempo-scuola corrispondente alla o alle lingua/e straniera/e. Non così per gli alunni con disabilità: precisiamo, infatti, che per gli alunni con disabilità non è previsto alcun esonero e che per ogni momento del tempo-scuola devono essere programmate attività formative “individualizzate”, indicate nel Piano educativo individualizzato. Non possono essere accolte, pertanto, richieste da parte dei genitori; è invece il Consiglio di classe che si esprime (non il solo docente di sostegno) e che indica gli obiettivi disciplinari, previa valutazione attenta e coerente delle capacità e delle potenzialità dello studente stesso. La legge 104/92 all’art. 16 ben chiarisce quanto sopra esposto: il Consiglio di classe deve predisporre attività anche in sostituzione dei contenuti programmatici di alcune discipline, ovvero effettivamente rispondenti alle capacità e alle potenzialità dell’alunno; si tratta, quindi, di individualizzare, non di sostituire. Il compito specifico di “insegnare” riguarda tutti i docenti componenti il consiglio di classe; saranno pertanto i docenti in servizio e incaricati dell’insegnamento disciplinare a provvedere in tal senso, supportati, se in servizio, dal docente incaricato su posto di sostegno.


Sono la mamma di una ragazza con disabilità che ha frequentato l’ultimo anno di scuola secondaria di 2 grado con PEI e programmazione differenziata e che avrebbe dovuto purtroppo lasciare la scuola.come da normativa fino a quando a giugno il nuovo decreto sulla scuola n.22 ci apre uno spiraglio: vista l’eccezionalità della situazione i ragazzi diversamente abili potranno reiscriversi all’anno scolastico anche i ragazzi dell’ultimo anno dopo aver sostenuto l’esame e non averlo superato. Bene il decreto ha avuto la colpa di essere arrivato dopo il consiglio di classe e quindi dopo aver deciso e verbalizzato l’ammissione e il raggiungimento degli obiettivi. Questo è costato a mia figlia la promozione e quindi il conseguente abbandono di quella scuola che lei ha amato tanto. Io non lo ritengo assolutamente giusto perché in questo modo mia figlia e stata privata di un diritto che le era stato concesso. Cosa posso fare? 

La Nota ministeriale Prot n. 1068/2020, riprendendo la Nota 793/2020, riguarda espressamente gli alunni per i quali sia stato adottato un PEI differenziato. Dato che sua figlia ha sostenuto le prove d’esame con PEI differenziato, una volta ricevuto l’Attestato, potrete scrivere al DS chiedendo la reiscrizione, in conformità alla Nota 1068/2020, che lo consente. Questa norma, infatti, è applicabile solo dopo che l’alunna ha sostenuto la prova d’esame ed ha formalmente ricevuto l’Attestato. Se, dunque, lei desidera ottenere la reiscrizione (cosa non condivisibile, ma legalmente consentita), invii formale richiesta al D.S.; se il Dirigente le risponde per iscritto che non vuole o non può farlo, dopo la promozione pronunciata dalla Commissione e se lei se la sente, può impugnare avanti al TAR la promozione e il rifiuto del D.S. per violazione dell’art 1 comma 4 ter della l.n. 41/2020.


Sono la mamma di un bambino disabile (EH) che a settembre frequentera’ la classe quinta della scuola primaria. Mii figlio e’stato seguito, a partire dalla classe seconda  dalla stessa insegnante di sostegno in assegnazione provvisoria. Grazie al lavoro di tale insegnante e alla sua continuita’ mio figlio ha fatto notevoli progressi. La stessa insegnante quest’ anno ha ottenuto il trasferimento nell’Istituto frequentato da mio figlio pero’ su tipologia DH (audiolesi). Premesso che io e mio marito chiederemo per iscritto la continuita’ con la stessa docente che tra l’altro e’ disponibile a continuare a seguire mio figlio per l’ultimo anno, volevo sapere se il Dirigente puo’ rifiutarsi di accettare la nostra richiesta giustificandosi magari con il fatto che l’insegnante e’ stata trasferita su un posto DH e non EH. Oppure nell’ambito dell’utonomia e con la disponibilita’ dell’insegnante puo’ assegnare  la stessa docente a mio figlio? ( Tra l’altro la docente ha un titolo di sostegno polivalente,  cioe’ puo’ insegnare sia agli alunni EH che DH e CH).

Poiché la docente è stata confermata nell’istituto presso il quale per 3 anni ha prestato il suo servizio (in assegnazione provvisoria), ne consegue che, avendo la stessa ottenuto trasferimento nello stesso istituto, in virtù della legge 107/2015 possa essere confermata nella classe presso la quale ha svolto il suo servizio.In sostanza, il DS deve rispettare il principio della continuità didattica sancito nell’art. 1 comma 181 lettera c n.2 della legge n. 107/2015.


Sono la madre di un bambino con invalidità per trapianto di fegato. Nessun problema cognitivo, molto maturo per la sua età. Inizierà in settembre la prima elementare.Non riteniamo necessario avere una maestra di sostegno. Possiamo rifiutare il sosotegno che la scuola vuole offrirci?

Sicuramente potete rinunciare al docente di sostegno, nel caso in cui questa figura fosse prevista nella Diagnosi Funzionale, rilasciata dall’equipe multidisciplinare dell’ASL; naturalmente resteranno vigenti tutti gli altri diritti spettanti agli alunni certificati con disabilità, quali, ad esempio, la formulazione del PEI sulla base delle effettive capacità dell’alunno e la valutazione con prove differenti per la scuola del primo ciclo (d.lgs 62/17 articolo 11) oppure la scelta tra PEI semplificato, con prove equipollenti, o PEI differenziato, scelta prevista nella scuola secondaria di secondo grado (articolo 20 dello stesso decreto).


E’ previsto che un alunno della secondaria, al quale siano assegnate 30 ore di sostegno, possa avere due docenti, uno che copre 18 ore e l’altro che ne copre 12 o bisogna per legge avvalersi del docente (18 ore) e dell’assistente educativo (12 ore)?

Se le 30 ore sono state assegnate ufficialmente solo per il sostegno (cosa assurda ma eccezionalmente possibile), vuoi con sentenza o vuoi per decisione dell’Ufficio scolastico regionale, è ovvio che occorreranno due docenti, dal momento che nella scuola secondaria di primo e di secondo grado la cattedra di un docente è pari a 18 ore massimo. Se invece l’Ufficio scolastico ha assegnato solo 18 ore di sostegno e la Regione, o l’ente al quale essa lo avrà delegato, ha assegnato le restanti 12 ore per l’assistente all’autonomia e alla comunicazione, allora per le 12 ore di assistenza dovrà essere nominato un assistente per l’autonomia e la comunicazione da parte della regione o dell’ente da essa delegato, eventualmente mediante la cooperativa convenzionata con tale ente.


Sono un docente disabile, legge 104, art. 3, c. 3 con gravi problemi di deambulazione. Mi sono infortunato cadendo, riportando una frattura del femore e conseguente artroprotesi. Purtroppo la gamba incidentata avendo un deficit motorio da pregressa patologia invalidante di naturaoncologica/neurologica, non consente alla protesi di sbloccarsi. Risultato: cammino con piccolissimi passi, stampella, e non sono in grado di superare un gradino benché di pochi centimetri. Vorrei sapere se ho diritto nella scuola in cui lavoro di chiedere e ottenere beneficio che le mie aule siano collocate a piano terra. La scuola è dotata di ascensore, ma se va via la corrente? e, cosa che spesso accade, se l’ascensore non funziona? e se subentra una emergenza?

La scuola deve garantirle la possibilità di svolgere la sua professione con le classi a lei affidate in aule poste a piano terra. Qualora ciò sia materialmente impossibile, lei deve poter usare l’ascensore, ma dati i frequenti guasti allo stesso la scuola dovrebbe garantire la possibilità di salire ai piani o con il montacarichi, cioè la piattaforma con cremagliera su cui si mette la sedia a ruote, che con l’energia elettrica la porta a tutti i piani, o in mancanza con lo scoiattolo che è una piattaforma cingolata che sale i gradini, guidata con bastone-manubrio condotto da un collaboratore scolastico. Ovviamente questi lavori e queste attrezzature, se non già presenti nella scuola, debbono essere immediatamente assicurate dall’ente locale titolare della scuola (Comune per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, Regione o ente ad essa designato per scuola secondaria di secondo grado). Qualora ciò non avvenisse, previa richiesta formale da parte sua al dirigente scolastico, il quale dovrà inoltrarla all’ente locale competente, lei potrebbe citare l’ente locale per discriminazione ai sensi della legge 67/06, chiedendo anche il risarcimento dei danni non patrimoniali.


Sono insegnante di sostegno nella secondaria di secondo grado. Vorrei porvi il seguente quesito: Uno studente con PEI differenziato, pur avendo un orario ridotto di frequenza ha diritto alla valutazione con voto di tutti i componenti del consiglio di classe, anche se l’orario di servizio di qualche docente non corrisponde alla frequenza effettiva dell’allievo?
Resta inteso che nel PEI non è  prevista alcuna esenzione disciplinare e a prescindere dalla frequenza effettiva dello studente tutti i docenti sono sempre stati invitati nelle riunioni del GLO di cui fanno parte a pieno titolo, dal momento che in un PEI per competenze chiave, strutturato su base ICF, si valuta soprattutto il processo di integrazione ed inclusione piuttosto che le prestazioni disciplinari.
Scrivo questo perché dopo un anno di lavoro difficile, in cui si è cercato in tutti i modi di combattere il problema della delega all’insegnante di sostengo  è davvero spiacevole arrivare allo scrutinio e assistere alle defezioni di alcuni colleghi che vogliono esimersi dalla valutazione pur essendo state parte a pieno titolo del GLO.

L’art 16 comma 1 della l.n. 104/92 stabilisce che il consiglio di classe, nel formulare il PEI, può decidere la sostituzione di talune discipline con altre attività, ma non la riduzione dell’orario scolastico. Quindi è strano che non abbiate provveduto ad applicare questo comma. L’alunno con disabilità è alunno della classe e quindi di tutti i docenti della stessa. Pertanto ogni insegnante disciplinare deve esprimere una sua valutazione rispetto alla disciplina insegnata; e ciò vale anche se, nelle ore in cui era prevista una specifica disciplina, tale insegnamento sia stato sostituito da attività predisposte nella logica dell’inclusione, così come indicato dalla normativa. Il docente incaricato su posto di sostegno, in quanto contitolare e componente del GLO, aluta ciascun alunno della classe. Lascia alquanto perplessi, invece, la strutturazione del PEI, che, da quanto lei riporta, è stato organizzato su base ICF e orientato a valutare “soprattutto il processo di integrazione ed inclusione piuttosto che le prestazioni disciplinari”, quindi trascurando gli apprendimenti. Ciò è lesivo del diritto allo studio dell’alunno con disabilità e in totale contrasto con l’art. 12, comma 4, della legge 104/92, in cui è affermato che l’esercizio “del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalla condizione di disabilità o condizioni ad essa connesse”. Si aggiunge, infine, che il tempo-scuola, per lo studente con disabilità, deve essere sempre pianificato con attività coerenti rispetto alle sue capacità e alle sue potenzialità e non ridotto, a priori, impedendogli, di fatto, la frequenza. Per completezza, si precisa che l’oggetto della valutazione espressa dal docente incaricato su posto di sostegno, come richiamato espressamente all’art 12 comma 3 della l.n. 104/92, è coerente con il livello di inclusione scolastica raggiunta da ciascun alunno, e non solo di quello con disabilità, in base alla realizzazione degli obiettivi di inclusione scolastica ivi indicati, ovvero la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione e nelle relazioni. Ciascun docente curricolare deve esprimere il proprio voto per ogni alunno della classe (compreso l’alunno con disabilità) relativamente alla disciplina alla quale è stato assegnato (art. 9 del DPR 122/2009); la valutazione, come esito dello scrutinio, è l’espressione collegiale dei docenti contitolari della classe o del consiglio di classe. 


Domanda: la Nota 29 maggio 2020 AOODPIT 752 cosa intende per cambio ciclo? La scuola Primaria e le Medie fanno parte del medesimo ciclo. Quindi la proroga in oggetto è valida per un alunno con DSA che risulta di passaggio tra la quinta primaria e la prima media?
Un’ altra domanda il D.lgs. 66/2017 e relative disposizioni integrative e correttive sopravvenute con il D.lgs  96 del 7 agosto 2019, è attuativo a tutti gli effetti? E se lo è, come si può redigere un PEI a giugno 2020 se gli alunni non vivono l’ambiente scuola da marzo? Numerosi pediatri segnalano una regressione generalizzata in tutte le fasi di sviluppo su numerosi bambini,  dovuta al Lockdown. Va da sè che a settembre, più che mai l’osservazione sistematica, sarà uno strumento di fondamentale importanza per lo sviluppo di un progetto di vita dell’alunno.Il PEI è solo un punto di partenza, ma se non sappiamo in che stazione siamo è difficile capire quale treno dobbiamo prendere e sopratutto dove intendiamo arrivare.
Un ultima domanda: seguo un’alunna alla primaria cieca e con grave ritardo cognitivo.Durante il periodo della DaD nonostante tutte le difficoltà che tale circostanza ha determinato,grazie alla collaborazione e al coordinamento con la famiglia, siamo riusciti a lavorare bene e tutti i giorni. La restituzione delle attività proposte è avvenuta attraverso l’invio di video da parte della madre. La scuola adesso chiede di rendere conto delle attività svolte possibilmente caricando sul registro elettronico i video realizzati che ritraggono l’alunna. Non è però chiara la procedura da applicare nell’upload su ARGO a tutela della privacy della alunna.Come mi devo comportare?

1) Il termine “ciclo” indicato nella circolare, a nostro avviso, ha valore tecnico e quindi riguarda al passaggio dal primo al secondo ciclo e non anche il passaggio interno da infanzia a primaria e primaria secondaria di primo grado e passaggio da biennio a triennio della secondaria di secondo grado. Occorre tuttavia precisare che la certificazione di DSA non deve essere rinnovata; l’Intesa Stato-Regioni del 25 luglio 2012, all’art. 3, comma 2, stabilisce che la certificazione di DSA debba contenere «anche gli elementi per delineare un profilo di funzionamento (che definisce più precisamente le caratteristiche individuali con le aree di forza e di debolezza), mentre al comma 3 indica che il «profilo di funzionamento è di norma aggiornato:
a) al passaggio da un ciclo scolastico all’altro e comunque, di norma, non prima di tre anni dal precedente;
b) ogni qualvolta sia necessario modificare l’applicazione degli strumenti didattici e valutativi necessari, su segnalazione della scuola alla famiglia o su iniziativa della famiglia».
Di conseguenza se non sono ancora trascorsi tre anni dal rinnovo del profilo di funzionamento nel momento del passaggio da un ciclo a un altro, non è necessario procedere all’aggiornamento (e questo indipendentemente dalla Nota del ministero).
2) Per quanto riguarda la formazione del PEI, in modalità provvisoria, così come indicato all’art. 7 del D.lgs. 66/17, come modificato dall’art. 96/19, occorre attendere l’emanazione del provvedimento applicativo. Secondo Nocera, invece, la stesura del “PEI provvisorio” potrebbe esser attuabile, in particolare per gli alunni iscritti al primo anno dell’ordine o grado successivo di scuola. In tal caso, l’incontro di GLO per il PEI provvisorio dovrà tenersi successivamente a quello di valutazione del PEI, valutazione espressamente indicata dal DPR 24 febbraio 1994, all’art. 6. Nel documento definibile “Pei provvisorio” vanno specificate le risorse per il prossimo anno scolastico, che saranno confermate o modificate rispetto a quelle già indicate in sede di PEI iniziale; tale specifica deve essere supportata dalla descrizione dello studente, descrizione dalla quale devono emergere le capacità possedute e le sue potenzialità, così come documentate a fine anno scolastico (e declinate nel certificato delle competenze, e già descritte in sede di valutazione del PEI e nell’incontro di raccordo fra scuola Primaria-scuola Secondaria di Primo grado); invece nel documento provvisorio non si devono indicare gli obiettivi educativo-didattici, che saranno oggetto di elaborazione da parte del GLO, entro ottobre del prossimo anno scolastico, insieme a una nuova descrizione dell’alunno, che dovrà anch’essa essere predisposta in sede di GLO da parte dei suoi componenti (non va trascurato infatti che gli alunni, tutti, cambiano; e l’alunno, già nel mese di settembre, presenterà significativi cambiamenti, derivanti sia dalle esperienze vissute sia processo di sviluppo costantemente in atto). 
3) In questi tre mesi le lezioni sono state sospese dal ministero; l’eventuale redazione delle attività svolte dagli insegnanti durante questo periodo deve riguardare tutti i docenti della scuola (non solo quelli incaricati su posto di sostegno). Poiché l’attività, di fatto, si è svolta presso il domicilio dell’alunna, si dovrebbe acquisire il consenso della famiglia (in quanto le scene riprendono ambienti privati e, molto probabilmente, anche persone diverse dall’alunna). Se deve soddisfare la richiesta perché, come detto, rivolta a tutti i docenti della scuola, potrà sostituire i video con una breve sintetica relazione della attività svolte insieme ai colleghi incaricati su posto disciplinare o su posto comune.


Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia. Volevo chiedere un parere tecnico riguardo alla formazione delle sezioni che accolgono alunni con certificazione di disabilità. Nell’istituto comprensivo in cui lavoro sono presenti due plessi (infanzia e scuola primaria) distanti un chilometro tra loro.  In un plesso ci sono due sezioni di scuola dell’infanzia a tempo ridotto e due a tempo pieno (eterogenee per età), nell’altro ci sono tre sezioni omogenee per età, tutte a tempo pieno. In totale dunque i due plessi constano di cinque sezioni a tempo pieno e due a tempo ridotto. Attualmente sono già iscritti alla scuola sette bambini con diagnosi di disabilità ai sensi dell’articolo 3 comma 3 della legge 104 (due certificati in corso d’anno). Oltre ai bambini già frequentanti, ha presentato domanda d’iscrizione un altro bambino con lo stesso riconoscimento di handicap grave. Tutti i bambini di cui sopra hanno necessità di frequentare il tempo pieno, eccetto uno. Ci troviamo quindi nella condizione di non poter, rispettando la normativa vigente, soddisfare le esigenze di tutti. Inserendo in ciascuna sezione del tempo pieno un solo bambino con certificazione (art.3 comma3) risulterebbero esclusi dal tempo pieno sia uno di quei bambini certificati in corso d’anno che ha chiesto il tempo pieno, sia il nuovo iscritto.
Volevo pertanto chiedere se esistono delle eccezioni all’applicazione del D.M. n141 del 1999, art.10 e 10.2 per i bambini già frequentanti ma che chiedono un cambiamento di tempo scuola, e sia quindi possibile formare delle sezioni con due bambini con disabilità grave, o se vi siano altre soluzioni quali lo sdoppiamento delle sezioni e in caso, come sia possibile provvedere e secondo quali procedure. 
Il bambino che arriva con nuova iscrizione può essere inserito in un tempo pieno in cui già ci sia un bambino con disabilità grave?
Durante una conversazione tra colleghi è emersa la proposta di spostare di plesso uno di questi bambini (per cui è stata richiesta la permanenza) poiché, pur conservando la continuità con le maestre, si sarebbe trovato in una classe di bambini piccoli. Nello stesso plesso tuttavia continuano a frequentare la scuola sia il fratello che la sorella. In nessun modo vorremo ledere i diritti del bambino né tantomeno arrecare disagio alla famiglia e alla sua organizzazione. Volevo perciò chiedere se esistono normative tutelanti rispetto alla continuità educativa con le insegnanti e l’ambiente o se prevalgono in questo caso le esigenze legate al contesto d’età.

Il problema non si pone, poiché il DM n. 141/99 è stato abrogato dal DPR 81/2009. Solo se la vostra scuola avesse deliberato, tramite il Consiglio di Istituto, un tetto massimo di alunni con disabilità per classe e per sezione (della scuola dell’Infanzia) e se avesse anche deliberato i criteri di selezione, in caso di eccesso di iscrizioni, come nel vostro caso e se avesse affisso all’albo della scuola e pubblicato sul sito della stessa tale delibera in data anteriore all’inizio della data delle iscrizioni, solo in presenza di queste condizioni, avreste le mani legate. Ma se una sola di queste condizioni non esiste, allora siete liberi, anzi avete il dovere di accettazione di un qualunque numero di alunni con disabilità nella stessa classe e nella stessa sezione della scuola dell’Infanzia.Va rispettato il numero massimo di alunni per ciascuna sezione che, come indicato nel DPR 81/2009, deve essere costituita da non più di 20 bambini, compreso il bambino o bambini con disabilità (art. 5). Sul trattenimento del bambino con disabilità si ricorda che la normativa che consente la deroga, in quanto per i bambini a sei anni subentra l’obbligo scolastico, riguarda unicamente, e in casi eccezionali e documentati, i bambini adottati (Nota 547/2014, Deroga all’obbligo scolastico di alunni adottati. Chiarimenti).


Siamo i genitori di un bambino a cui è stata diagnostica l’ADHD ed alcuni tratti di spettro autistico. Scriviamo per chiedere supporto in merito alla richiesta di fermo in classe seconda elementare, che come genitori abbiamo richiesto alla scuola. L’istituto richiede un certificato dal neuropsichiatra (che non è disponibile in tal senso) infantile che lo segue in cui si esprima in modo favorevole alla nostra richiesta, in virtù del suo benessere. Infatti la nostra richiesta nasce dalla decisione di cambiare scuola sia per motivi di logistica ma anche perchè ci siamo resi conto di alcune lacune legate alla gestione sia sul piano didattico sia sul piano relazionale del team. (come anche confermato dalla pedagogista privata che lo sta seguendo nel suo percorso).In virtù del nuovo  Decreto Scuola, ed in particolare dell’emendamento relativo all’opportunità di fermare gli alunni diversamente abili che necessitano di ripetere il percorso, vorremo capire come procedere affinchè la nostra richiesta possa essere accolta.

Il 6 giugno è stato approvata la legge di conversione del decreto legge 22/2020; nel nuovo provvedimento è racchiuso un emendamento che rende possibile la reiscrizione dell’alunno con disabilità alla classe frequentata nell’a.s. 2019-2020. Qual è la procedura? Il Dirigente scolastico, sulla “base di specifiche e motivate richieste da parte delle famiglie degli alunni con disabilità”, tenuto conto della particolarità di questo anno scolastico, dopo aver sentito i Consigli di classe e dopo aver acquisito il parere del Gruppo di lavoro per l’inclusione, ovvero il GLI della scuola, valuta l’opportunità di concedere “la reiscrizione dell’alunno al medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019/2020”. Come indicato dalla nuova norma, la richiesta va debitamente motivata e documentata. Fate presente al DS che dovrà consultare il Team docente della classe e dovrà anche acquisire il parere del GLI (organo introdotto il 1° settembre 2017) in merito agli obiettivi indicati nel PEI, non raggiunti a causa della sospensione delle lezioni. In realtà in GLI non ha titolo né dispone di elementi per dare informazioni in merito al raggiungimento degli obiettivi: su questo si potrà esprimere unicamente il Team dei docenti della classe alla quale è iscritto suo figlio.


Sono docente di sostegno in una scuola superiore e quest’anno porterò agli esami un’alunna che per tutto il percorso di studi ha seguito una programmazione differenziata. Solo da dicembre scorso, per esclusiva volontà dei genitori, è passata ad una programmazione paritaria. 
La mia domanda è la seguente: i 32 crediti accumulati con un Pei da differenziata vengono considerati alla stessa stregua dei crediti delle altre compagne di classe? Come verranno valutati? 

Quando uno studente passa dal PEI differenziato a quello semplificato dopo quattro anni di frequenza, per volontà della famiglia contro il parere dei docenti, gli insegnanti del Consiglio di classe propongono specifiche “prove di idoneità relative alle discipline degli anni precedenti” (OM 90/2001). Le prove non vengono proposte se la decisione di passare a un PEI semplificato è assunta dallo stesso Consiglio di Classe, che delibera, sia pur a maggioranza, in quanto essa è sostenuta dagli elementi di valutazione già in possesso del CdC. Era quindi vostro compito sottoporre le prove di idoneità alla studentessa, a inizio di anno scolastico, nel momento in cui la famiglia ha rifiutato il differenziato. Si fa presente che, con il PEI differenziato, il passaggio da un anno all’altro non costituisce legalmente una “promozione”, bensì una “ammissione alla frequenza della classe successiva”, in osservanza della sentenza della Corte costituzionale n. 215/1987, che garantisce il diritto allo studio, e non anche il “titolo di studio”, agli alunni con disabilità frequentanti la secondaria di secondo grado.  In merito ai crediti, la normativa prevede che per il periodo del PEI  differenziato  i  crediti  vengano valutati in modo eguale a quelli del PEI semplificato, anche se l’alunna riuscisse ad evitare la bocciatura e ottenesse un attestato.


Sono la funzione strumentale di un istituto superiore. Mi può indicare quali sono i documenti che un prof di sostegno deve redigere a fine anno scolastico per un alunno disabile che segue una programmazione differenziata? In particolare per quelli che devono affrontare l’esame di Stato? Fra i tanti mi riferisco soprattutto al programma svolto con l’alunno da allegare alla relazione finale. Mi può indicare la normativa che regola detta documentazione?

È da premettere che non deve essere solo il docente per il sostegno a predisporre la documentazione che riguarda l’alunno con disabilità, bensì tutto il Consiglio di classe; il docente incaricato su posto di sostegno può, al più, predisporre i materiali; ma il documento del 15 maggio (quest’anno del 30 maggio, in virtù dell’OM 10/2020) deve essere predisposto da tutto il Consiglio di Classe. La norma che prevede ciò è contenuta nell’Ordinanza sugli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione (OM 10/2020). La parte del documento “riservato”, concernente l’alunno con disabilità, è un allegato al documento relativo a tutta la classe; in quanto documento riservato non va pubblicato all’albo, a differenza del documento generale che, invece, va pubblicato. La relazione finale corrisponde alla valutazione del PEI che il GLO formula in merito al percorso scolastico dell’alunno: è quindi compito dei componenti del GLO concordarlo ed elaborarlo a conclusione dell’anno scolastico.


Sono il padre di una bambina con handicap grave che frequenta la scuola elementare, ho appena ricevuto una comunicazione da parte del comune di residenza, specificando che quest’anno la richiesta per l’assistenza educativa scolastica va fatta direttamente al comune di appartanenza della scuola, quindi comune diverso dalla residenza. Dove devo presentare il rinnovo, al mio comune di residenza o al comune della scuola? Quindi di conseguenza quale ente locale dovra’ fornire il servizio? La bambina, vista la situazione Covid19, non ha usufruito della didattica a distanza, gradirei sapere la responsabilità penale del dirigente scolastico. Per terminare, il GLH finale (per valutare l’apprendimento della bambina e far presente/rinnovare le ore di assistenza educativa per il prossimo anno scolasti) vista la situazione Covid19, non e’ stato fatto. Questo presumo sia molto grave, cosa mi consiglia di fare?

Se il suo Comune di residenza, che per legge è obbligato a provvedere all’assegnazione degli assistenti per l’autonomia e per la comunicazione, le dice di indirizzare la domanda al Comune dove ha sede la scuola, lei invii la domanda a quest’altro Comune, allegando copia della lettera che lei ha ricevuto dal suo Comune. Se il nuovo Comune rifiutasse di prendere in considerazione la sua domanda, riscriva immediatamente al suo Comune di residenza, allegando il rifiuto e pretendendo che sia esso a convincere il nuovo Comune, altrimenti lei lo citerà in giudizio, per ottenere quanto le spetta. Per quanto riguarda la richiesta delle ore di assistenza, esse vanno definite in sede di GLO (gruppo di lavoro operativo formato da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti ASL); il GLO è convocato dal Dirigente scolastico a conclusione dell’anno scolastico, anche per esprimere una valutazione del PEI, ovvero del percorso scolastico. I genitori, in quanto membri di diritto del GLO, possono chiedere la convocazione del gruppo di lavoro: inoltri tale richiesta al Dirigente Scolastico, facendo presente l’urgenza dell’incontro. 


Sono una docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado, attualmente in servizio in una classe terza in cui è presente un alunno interessato da disabilità il quale, ai sensi della legge 104/92 usufruisce del docente di sostegno per 18 ore settimanali e dell’educativa specialistica scolastica per 9 ore settimanali. L’alunno è affetto da Disturbo dello Spettro Autistico  con deficit cognitivo e espressivo relazionale di tipo grave. Considerata la disabilità grave dell’alunno  e, non essendo , quest’ultimo, nelle condizioni di poter predisporre un elaborato finale, né tanto meno esporlo, il consiglio di classe ha espresso la volontà di rilasciare il solo Attestato di Credito Formativo. Visto l’insorgere dell’emergenza Covid-19 e, considerate le modifiche messe in atto dal governo, per ciò che attiene l’esame di stato del primo ciclo, il quesito che pongo è il seguente: vi sarà, comunque, la possibilità di rilasciare un Attestato, in seguito allo scrutinio finale, vista l’impossibilità di partecipare al colloquio orale  e predisporre l’elaborato?

Come specificato anche dalla normativa sugli esami di Stato, le prove d’esame, per gli alunni con disabilità, devono essere coerenti con il PEI (art. 2 comma 3). Ciò significa che il Consiglio di classe, nel dare indicazioni, deve obbligatoriamente far riferimento al PEI. Peraltro si rammenta che l’OM non prevede unicamente il testo scritto, ma anche una presentazione multimediale, una mappa oppure un insieme di mappe, un filmato oppure una produzione artistica (es. un disegno), o un prodotto tecnico-pratico o strumentale, i cui contenuti sono oggetto di una ‘presentazione’ da parte dello studente (e non di un colloquio). Lo studente potrà presentare uno di questi prodotti oppure altro, purché quanto presentato, avvalendosi delle modalità comunicati da lui utilizzate, sia coerente con il PEI. Infine si ricorda che l’OM, all’art. 4, considera anche la possibilità che uno studente possa non presentarsi all’esposizione orale, per “gravi e documentati motivi”; in tal caso, il Consiglio di classe procede comunque alla valutazione dell’elaborato inviato dall’alunno e delle attività effettivamente svolte, nonché del percorso triennale e attribuisce un voto in decimi (art. 7, commi 1 e 2). L’alunno, pertanto, consegue il titolo di studio. Nel caso in cui, invece, lo studente non inviasse alcuna comunicazione, in merito all’impossibilità di presenziare di fronte al computer, e non inviasse nulla di quanto concordato con il Consiglio di classe, ovvero attività coerente con il suo PEI, allora potreste applicare quanto previsto dall’art. 11 del d.lgs. n. 62/2017, rilasciando allo studente l’Attestato, titolo idoneo per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.


Sono una docente di una scuola superiore, vi pongo il seguente quesito. Per un  alunno frequentante la classe quinta con programmazione differenziata, il CdC già alla fine del trimestre aveva concordato  con la famiglia e l’equipe multidisciplinare di fargli ripetere l’anno prevedendo un giudizio di non ammissione. Ora la recente ordinanza sull’Esame di Stato ha previsto l’automatica ammissione all’esame di tutti gli alunni, anche con insufficienze, vi chiedo quindi se dobbiamo ammetterlo e poi non fargli fare l’esame e se possiamo scriverlo in relazione finale anticipando che l’alunno non si presenterà. 

La normativa vigente stabilisce, come giustamente lei ha precisato, che tutti gli alunni siano ammessi alla classe successiva; e per gli studenti con disabilità, per i quali è stato adottato un PEI differenziato, anche quando non dovessero presentarsi all’esame di Stato, verrà loro rilasciato un Attestato. Ora, è vero che in questi giorni il decreto scuola, in discussione al Parlamento, pare modificare alcune questioni, tuttavia la responsabilità di ammissione o non ammissione resta in ogni caso in capo al Consiglio di classe, il quale è chiamato a deliberare nelle sedi previste. Se poi l’emendamento in questione verrà definitivamente approvato, cosa che avverrà certamente, avendo già il Governo chiesta la fiducia alla Camera (fiducia che dovrà richiedere al Senato, perchè altrimenti il decreto decadrebbe), allora la famiglia potrà rivolgersi al Dirigente Scolastico e chiedere una nuova iscrizione nella classe frequentata dal figlio nell’anno scolastico 2019-2020. In base all’emendamento accolto, il DS, sentiti il Consiglio di Classe e il GLI, gruppo di lavoro per l’inclusione, deciderà se accogliere o meno la richiesta di reiscrizione avanzata dalla famiglia. Parrebbe superata la preoccupazione per i singoli Consigli di classe, ma resta ancora da chiarire, pur nella straordinarietà della situazione, come si possa delegittimare il Consiglio di classe nella sua funzione ufficiale. I Dirigenti scolastici in questo periodo, a seguito di questa norma, subiranno pressioni incredibili da parte delle famiglie per le ripetenze assurde dei loro figli con disabilità.


Sono una docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado che lavora in una classe terza in cui è inserito un alunno con 104. La famiglia a gennaio mi ha detto durante un colloquio che avrebbe provveduto personalmente a passare documenti e informazioni alla scuola superiore, proibendomi così di dare qualsiasi informazione ai colleghi del grado successivo. La famiglia ha già agito allo stesso modo per gli altri due figli e quindi con altri colleghi, ma ora sono io ad essere in difficoltà con la scuola superiore che mi richiede informazioni e colloquio di passaggio. Chiedo quindi aiuto a voi: come posso agire per il bene dell’alunno e rispettando i miei doveri, senza però negare alla famiglia il diritto alla privacy?

Il “Vademecum del Garante della privacy sul trattamento dei dati personali a scuola” stabilisce che il DS della scuola di provenienza dell’alunno debba consegnare alla famiglia, in plico chiuso, i documenti necessari per il completamento della pratica di iscrizione alla scuola di grado superiore; pertanto si ritiene che la famiglia abbia ragione. Ovviamente se la famiglia non vuole iscrivere l’alunno come alunno con disabilità, può farlo anche se, a nostro avviso, ciò danneggerebbe l’alunno.


Sono un’insegnante della Scuola dell’Infanzia. La mia domanda è questa: a un bambino con disabilità , con insegnante di sostegno e PEI deve essere fatta la certificazione delle competenze?

La certificazione delle competenze non è prevista per gli alunni della scuola dell’Infanzia. La certificazione delle competenze, come indicato dalla normativa in vigore, è prevista “unicamente ed esclusivamente” per i soli alunni della classe 5 della scuola Primaria (per tutti gli alunni, quindi anche peri gli alunni con disabilità) e per i soli alunni della classe 3 della scuola secondaria di Primo grado (per tutti gli alunni, quindi anche peri gli alunni con disabilità).


Sono un docente di scuola secondaria di secondo grado. Quest’anno seguo insieme a un collega, un ragazzo autistico, rispettivamente 2 ore settimanali io e il resto il collega (16) per un totale di 18 ore settimanali. Vorrei sapere se c’è una norma che regola la stesura della Relazione finale e la varia documentazione (PEI, ecc) in base alle ore assegnate oppure è competenza di entrambi in egual modo?

La stesura della relazione finale e l’elaborazione del PEI, nonché l’aggiornamento del Profilo dinamico funzionale, sono di competenza del GLO, il gruppo idi lavoro costituito dai seguenti soggetti: tutti gli insegnanti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti socio-sanitari dell’ASL. L’alunno con disabilità è affidato a tutti i docenti della classe alla quale egli è iscritto; tutti, in egual misura, sono responsabili del suo percorso formativo (corresponsabilità). Rif. normativi: legge 104/92, DPR 24/92/2009, art. 9 del D.lgs. 66/17, come modificato dal D.lgs. 96/19, Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009.


Vorrei chiedere un consiglio per scegliere il tipo di scuola superiore adatto per mio fratello con sindrome di down

Non conoscendo suo fratello, è difficile esprimere un’indicazione puntuale. Possiamo darle solo dei suggerimenti, in modo suo fratello possa orientarsi in una scelta che soddisfi i suoi desideri e le sue aspettative. Dovete analizzare, oltre alle sue capacità e potenzialità, anche i suoi interessi e le sue attitudini; in base a questi elementi, potrete scegliere una scuola che incontri, nella sua offerta formativa, ciò che da suo fratello è apprezzato e gradito.


Sono una docente di sostegno nella scuola media secondaria di primo grado, il mio alunno dopo il primo quadrimestre si è traferito con la madre in Tunisia per motivi di famiglia e poi non sono potuti rientrare in Italia per il Coronavirus. Ora è arrivato il momento degli scrutini finali per licenziarlo dalla scuola media e dargli attestato per iscriversi alla scuola media di secondo grado. Vorrei sapere se l’alunno può essere licenziato anche se non viene scrutinato.

Le ordinanze sulla valutazione ed esami, in applicazione all’art. 1 del decreto legge n. 22/2020, stabiliscono che tutti gli alunni verranno ammessi agli esami; nello specifico, l’art. 2 dell’OM 9/2020 precisa che l’esame di Stato, conclusivo del primo ciclo di istruzione, “coincide con la valutazione finale da parte del consiglio di classe”. Come richiamato dalle specifiche Ordinanze, per gli alunni con disabilità le prove d’esame dovranno essere coerenti con il PEI, facendo riferimento alle attività effettivamente svolte. Vista la particolare situazione, è forse il caso di far pervenire una comunicazione alla famiglia dello studente, tramite l’ambasciata, rispetto alle nuove modalità di esame. L’Ordinanza, infatti, prevede che lo studente invii a scuola un elaborato, concordato con il Consiglio di classe, che potrà esporre in via telematica, facendo riferimento all’art. 4 comma 5. Nel caso non ci fosse possibilità per lo studente di effettuare la presentazione orale, il consiglio di classe procederà comunque alla valutazione dell’elaborato inviato dall’alunno. Se la valutazione sarà positiva, lo studente conseguirà regolare titolo di studio.


Sono un insegnante di sostegno di scuola secondaria di primo grado. L’alunno con certificazione 104 nella classe a me assegnata, a tempo normale con inglese potenziato, presenta tuttavia una fortissima repulsione per la lingua inglese, a tal punto da non accettare alcun tipo di attività in tale disciplina. 
Recentemente, tuttavia, l’alunno ha manifestato un notevole interesse per la lingua spagnola, il cui insegnamento nell’istituto è contemplato, benché nell’altra sezione. L’alunno stesso avrebbe manifestato la volontà di cambiare lingua straniera pur rimanendo nella stessa sezione per poter mantenere i legami di socializzazione con i propri compagni; la proposta incontrerebbe anche il favore della famiglia.
Sarebbe possibile e lecito dal punto di vista legale assecondare tale richiesta, magari inserendo tale proposta nel PEI?

Lo studio delle lingue caratterizza le diverse sezioni di ogni istituto; pertanto la proposta di permanere nella stessa sezione, cambiando lingua, mi sembra in contrasto con questo aspetto istituzionale, che non può essere certamente modificato con un semplice PEI. Forse si potrebbe chiedere una sperimentazione autorizzata dall’USR. In mancanza di questa, la vostra proposta non potrà trovare applicazione. Sentite l’USR per sapere che cosa ne pensano.


Siamo genitori di una ragazza con handicap grave L.104 art.3 comma 3 con sostegno e assistenza scolastica. Nostra figlia frequenta il I° Anno in una scuola superiore, e siccome ha avuto molta difficoltà in varie materie, abbiamo deciso di iscriverla per il II° Anno Scolastico presso un altro Istituto Scolastico. Nel frattempo abbiamo chiesto un incontro con il Dirigente Scolastico della nuova scuola, al quale abbiamo esposto la nostra situazione. Purtroppo lui ci ha riferito che non può accogliere la nostra richiesta d’iscrizione, perché ogni classe contiene già una o due casi BES di 1^ fascia, e nelle classi in cui vi sono due alunni BES di 1^ fascia ha messo i comma 1, invece nelle altre classi hanno tutti il comma 3; quindi non sarebbe in grado di garantire a nostra figlia e agli altri studenti un percorso scolastico formativo. Infine ci ha detto che se qualche suo alunno dovesse cambiare scuola, terrà conto della nostra richiesta. Ora, ci domandiamo se è possibile rifiutare tale domanda, per la quale noi genitori e soprattutto nostra figlia siamo rimasti veramente dispiaciuti.

Sicuramente la scuola alla quale volevate iscrivere vostra figlia ha applicato, per analogia a questo caso, le ordinanze sulle iscrizioni, le quali prevedono che, in caso di eccesso di iscrizioni di alunni (e quindi anche di alunni con disabilità), i Consigli di istituto possano deliberare il tetto massimo al numero di alunni (e quindi anche di alunni con disabilità) per classe, purché tale delibera preveda i criteri di selezione in caso di eccesso di iscrizioni e purchè tali delibere vengano pubblicate all’albo e nel sito web della scuola, in modo che chi chiede l’iscrizione sappia che la sua domanda potrebbe non essere accolta. Pertanto se sono state rispettate queste garanzie, non potete far nulla e dovete cercare un’altra scuola.


Sono la mamma di un bimbo di due anni e 10 mesi .  Questo anno abbiamo fatto l’iscrizione alla scuola d’infanzia. L’iscrizione è stata accettata, abbiamo pagato la prima rata. Nel frattempo è arrivata la conferma che nostro figlio è autistico (causa Coronavirus abbiamo soltanto una parte del referto medico rilasciato dall’ospedale in quanto non abbiamo finito tutte le visite previste). Abbiamo informato la scuola e loro ci hanno detto che per mancanza di fondi la scuola non può prendersi cura di un bimbo disabile e ci hanno invitato  a rinunciare al nostro posto alla scuola. In questo momento le graduatorie sono già chiuse , i posti occupati .. Abbiamo iniziato a fare delle richieste in varie scuole ma tutte con risposte negative – quelle paritarie / convenzionate non hanno posti per bimbi disabili (ci sono tanti posti disponibili per i bimbi normali ) – invece nelle statali/comunali non ci sono posti disponibili.. Noi ci troviamo all’inizio di un percorso molto difficile, quello del autismo , e abbiamo trovato già i primi “muri”… 

Se l’iscrizione è stata accolta, non può essere ritirata; il rifiuto correlato alla comunicazione di disabilità si configura come una grave discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Inoltre, in base alla legge 62/2000, per mantenere la condizione di “scuola pubblica”, le scuole paritarie hanno l’obbligo di accogliere gli alunni con disabilità.  Cosa fare? Ne parli con la scuola, facendo presente che se il loro rifiuto persiste, sarà riportato nelle sedi opportune. Nel caso in cui la scuola insistesse con il rifiuto, segnali al MIUR e all’USR ed anche al Prefetto l’inottemperanza della scuola, procedendo contestualmente con un’azione per discriminazione.


Mio figlio sta facendo il primo anno di scuola  superiore fa uso del sostegno scolastico ma quest’anno non è andato regolarmente a scuola. I professori per non fargli perdere l’anno di scuola l’hanno messo su un programma di studio pei (piano educativo individualizzato). Vorrei sapere se il secondo anno si potrà togliere il pei e se il primo anno di scuola superato con il pei influisca sul conseguimento normale del diploma.

Il PEI, fino a quando agli atti della scuola sono depositate le certificazioni di disabilità, deve essere obbligatoriamente formulato.  Si può passare da un PEI differenziato ad uno semplificato o viceversa; però non si può rinunciare al PEI, se la documentazione è agli atti.Si può rinunciare al docente per il sostegno, però con gravi problemi concreti per l’alunno. Comunque, la predisposizione del PEI e presenza del docente per il sostegno non influiscono sull’esito degli esami. Se per l’alunno è stato adottato un PEI semplificato, superate le prove d’esame, che abbia o meno il docente per il sostegno, riceverà il Diploma. Mentre se per l’alunno è stato adottato un PEI differenziato, che abbia o meno il docente per il sostegno, otterrà l’Attestato. Abbiamo già detto che, se certificato, non può andare agli esami senza PEI; la famiglia dovrebbe ritirare le certificazioni prima dell’inizio dell’ultimo anno, ma metterebbe l’alunno in condizioni apprenditive impossibili.


Sono una prof.ssa di sostegno della secondaria di secondo grado, seguo quest anno una ragazza, di 19 anni, iscritta alla classe terza con legge 104 art 3 comma 1 (affetta da meningite) certificata, quest’ ultima ha fatto ben il 34% delle assenze solo nel primo quadrimestre alla data del 4 marzo. A seguito dell’emergenza cod-v19 ha incominciato a seguire le videolezioni (a causa della mancanza di strumentazione elettronica) a partire dal 20 aprile e che logicamente non ha recuperato le materie, nè raggiunto gli obiettivi prefissati dal Pei obiettivi minimi. Il CdC è concorde nel volerla bocciare.  E’ possibile bocciare la ragazza per non aver raggiunto le ore di frequenza scolastica  e gli obiettivi prefissati dal Pei? Se può indicarmi la normativa di riferimento qualora fosse possibile, e qualora non lo fosse. 

Il decreto legge 22/2020 impone obbligatoriamente l’ammissione alla classe successiva, come pure l’Ordinanza ministeriale sulla valutazione. La studentessa, pertanto, dovrà ammessa alla classe successiva. Si ricorda che già l’ordinanza sulla valutazione prevede l’obbligo per le scuole di organizzare a settembre corsi di recupero per gli alunni che sono rimasti indietro rispetto ai compagni, ai quali si aggiungono “corsi di apprendimento integrativo”, da tenersi durante il prossimo anno scolastico per tutte le classi che non hanno completato i programmi.


Gli alunni con 104 sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche (scuola secondaria di secondo grado)?

L’art. 30 della legge n. 118/71 stabilisce che gli alunni con disabilità sono esenti da tali tasse sulla base della situazione economica.  La normativa successiva ha precisato che la frequenza dei primi due anni di scuola secondaria di secondo grado è gratuita, essendo scuola dell’obbligo. Per le ultime due o tre classi della scuola secondaria di secondo grado, ovvero dopo il compimento del sedicesimo anno di età, gli studenti con disabilità, per usufruire dell’esonero dalle tasse scolastiche e del bollo, devono versare in condizione di disagiata situazione economica.


Sono il referente sul sostegno di un IIS. Volevo sapere se, in base alla normativa vigente, esiste la possibilità di fermare un alunno con percorso “B” nella classe 5. Neuropsichiatra e famiglia sono d’accordo però come scuola abbiamo dei dubbi. Se viene ammesso e non si presenta all’esame, in ogni caso esce con l’attestato. Se non viene ammesso come possiamo giustificarlo. Se si ritira ora cosa succede? Viene fatto uscire ugualmente o può iscriversi per il prossimo anno alla classe 5?

Il decreto legge n. 22/2020, all’art. 1, stabilisce che tutti gli alunni dovranno essere ammessi agli esami; quindi dovete necessariamente ammetterlo. Trattandosi di uno studente per il quale è stato adottato un PEI differenziato ed avendo egli ormai raggiunto gli obiettivi del suo PEI, riceverà l’Attestato. Analogamente se si dovesse ritirare.


Sono genitore di una ragazzina  disabile con 18 ore di sostegno che ha frequentato il secondo anno di liceo, vorrei che l’anno venturo cambi istituto per una serie di circostanze e che possa ripetere il secondo anno visto che quest’anno ha frequetato poco anche a causa della situazione COVID 19, tra l’altro non ha seguito le lezioni on-line per scarsa concentrazione sullo schermo, è possibile fare questa richiesta e a chi mi dovrei rivolgere? 

Se desidera cambiare istituto, sicuramente lo può fare. Sarà la scuola a dirle se sono necessarie integrazioni tramite prove da sostenersi o l’eventuale iscrizione al secondo anno. Non è possibile, in ogni caso, ricorrere alla “bocciatura preventiva”. 


Sono un insegnate di sostegno nominato dal dirigente scolastico in una scuola di II grado Regionale, ho un contratto fino alla data degli scrutini, l’alunno che sto seguendo freguenta il V anno e ha un sostegno differenziato. In base alle disposizioni del Miur, sarà ammesso all’esame finale, in questo caso il mio contratto verrà prorogato? e fino a quando?

Dovrebbero prorogare la sua nomina sino alla data dell’esame dell’alunno e le verrebbe pagato solo il giorno dell’esame, non essendo lei membro di commissione e, quindi, non potendo partecipare né alla riunione preliminare né a quella di scrutinio. Sarebbe necessario che la sua presenza all’esame risultasse nel documento che, per quest’anno, è fissato alla data del 30 Maggio. Ovviamente è indispensabile che l’alunno si presenti all’esame di Stato, sia che si svolga in presenza sia che si svolga a distanza.


Sono la mamma di un bambino certificato per pluripatologie ex art 3 co 3 l 104 a cui per il secondo anno di primaria sono state confermate 22 ore di sostegno con docente di sostegno specializzato di ruolo. Qualora in sede di GLO di verifica del PEI il DS (che non conosce affatto il bambino) non fosse intenzionato a sottoscrivere il modello in deroga per il rinnovo della richiesta di sostegno con rapporto 1:1 per non meglio precisate scelte dirigenziali, nonostante il parere unanime di terapisti, docenti e noi familiari  per le 22 ore (il bambino non è assolutamente autonomo, ha disturbi del comportamento e necessita di mediazione continua per il suo percorso scolastico ed è regredito in modo importante in seguito al fermo forzato per emergenza COVID), come dovremmo comportarci per tutelare il bambino? se, come abbiamo sentore, a settembre la cattedra dovesse essere smembrata tra più insegnanti, come potremmo richiedere di riavere interamente il nostro insegnante che rimane all’interno della medesima istituzione scolastica e che ha creato un rapporto efficace e proficuo con nostro figlio? 

In base alla normativa vigente, è il GLO che esprime la richiesta delle risorse per l’anno scolastico successivo; pertanto il dirigente scolastico deve richiedere all’USR le ore indicate dal gruppo di lavoro. Se dovesse rifiutarsi, sarebbe passibile di omissione di atti d’ufficio. Nel caso ciò si verificasse, potete segnalare la situazione al Ministero dell’Istruzione. Per chiedere la continuità con lo stesso docente, potreste appellarvi alla legge n. 107/15, art. 1, comma 181, lettera c n. 2, che sancisce il diritto alla continuità (purché il docente sia in servizio, anche per l’anno scolastico prossimo, nello stesso Istituto scolastico).


Un’alunna, diversamente abile, iscritta alla terza media ha effettuato per il 1° quadrimestre, e fino al 5 marzo, il 70% delle assenze a causa di problemi psicologici e relazionali. Con la didattica a distanza ha frequentato le videolezioni con la docente di sostegno per due volte alla settimana con buona partecipazione. L’alunna e la famiglia seguivano un percorso psicologico; il Consiglio di classe ritiene opportuno che l’alunna sia trattenuta ancora alla scuola media per lasciarla in un ambiente a lei conosciuto. Si ritiene, infatti, che lei non frequenterà la scuola superiore (a cui ancora non si è iscritta) e quindi passerà le giornate chiusa in casa. E’ possibile trattenere una alunna diversamente abile? Anche considerando l’emergenza della pandemia?

Va detto che il decreto legge n. 22/2020 stabilisce, all’art. 1, che tutti gli alunni dovranno essere ammessi all’esame di Stato, con i voti loro attribuiti; dovranno sostenere gli esami e, anche se il risultato fosse negativo, potrebbe essere previsto un debito da saldare a settembre; al riguardo bisogna vedere che cosa stabilirà l’ordinanza per gli esami per casi simili, cioè se questi alunni potranno essere bocciati oppure no, conseguendo il Diploma. Nel caso l’alunna non dovesse presentarsi agli esami, gli verrà rilasciato un attestato, quindi, proseguirà il percorso nella secondaria di secondo grado. Sarebbe quindi il caso che la famiglia si rivolgesse al comune per la predisposizione di un Progetto individuale ai fini dell’attuazione del Progetto di vita, ai fini dell’art 14 della legge n. 328/2000, che prevede anche attività di tempo libero, unitamente ad attività formativa, se possibile.


Un’alunna diversamente abile iscritta alla prima media non ha mai frequentato per gravissimi problemi di salute (non è possibile neanche la scuola a domicilio). Come la Scuola deve agire?

L’art. 1 del decreto legge, n. 22/2020, stabilisce che gli alunni delle classi diverse dall’ultima sono tutti ammessi alla classe successiva col punteggio che si meritano.


Sono un docente di sostegno che segue per 12h un ragazzino down. La classe è composta da 34 alunni di cui 2 handicap (1 grave con PEI differenziato) e 2 docenti di sostegno più AEC. La classe è pessima, è difficile fare integrazione, i curriculari non tutti aiutano, per giunta i 2 ragazzi con handicap non vanno per niente d’accordo, anzi se messi vicini fanno scintille. La mia domanda è ci sono delle norme che potrebbero obbligare la dirigente a scindere la classe e quindi i ragazzi?! 

È il caso di ricordare che il termine “handicap”, bandito dall’OMS nel 2001, è stato sostituito dall’espressione “alunno o studente con disabilità”, alla quale tutti devono attenersi. Tanto premesso, sarebbe da chiedersi quanti alunni aveva la classe, quando si è costituita in prima. Comunque gli artt. 4 e 5, comma 2, del DPR n. 81/09 stabiliscono che le prime classi delle scuole di ogni ordine e grado debbono costituirsi di norma, in presenza di alunni con disabilità, con non più di 20 alunni, ed eccezionalmente in misura non superiore al 10%, cioè massimo 22. Per le classi successive non si dice nulla; ma è ovvio che, se sono formate inizialmente con questi numeri, non possono successivamente arrivare a 34 alunni, perché è vietato dalla norma interpretata logicamente. Se invece la prima classe è composta da più di 22 alunni, e quindi è illegittima, tutte le volte che le famiglie, non solo quelle degli alunni con disabilità, sono ricorse alla Magistratura, anche all’ultimo anno o anche quasi alla fine dell’anno scolastico, hanno sempre ottenuto sentenze che sdoppiano o obbligano l’amministrazione scolastica a sdoppiare la classe. Lo stesso DPR 81/09 ha abrogato la norma che stabiliva il numero massimo di alunni con disabilità per classe. Se si vuole evitarlo, i Consigli di istituto possono deliberare, e pubblicare all’albo della scuola e sul sito della stessa, la decisione di un numero massimo, uno o più alunni con disabilità, purché nella delibera siano indicati i criteri di selezione in caso di eccesso di iscrizioni. Ciò in analogia a quanto previsto dalle circolari sulle iscrizioni nel caso di eccesso di iscrizioni di alunni senza disabilità.


Sono una insegnante di un istituto superiore. In una classe quinta i genitori di un alunno con pei differenziato per i precedenti 4 anni, non hanno firmato per il rinnovo dello stesso e quindi il ragazzo è passato ad obiettivi riconducibili ai programmi ministeriali. Dovendo calcolare il credito scolastico come ci si deve regolare? E per l’alternanza? Non sono state svolte le ore previste negli ultimi 3 anni.

Sul calcolo del credito scolastico, occorre attendere l’emanazione dell’ordinanza sugli esami. Quanto all’effettuazione dell’alternanza (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), che era prerequisito per l’ammissione agli esami, è stata eliminata come condizione e quindi si è ammessi agli esami qualunque sia il numero delle ore di alternanza svolte.


Sono una ragazza disabile 104 che dovrebbe dare l’esame di Stato in questo brutto periodo, purtroppo da quando non vado più a scuola il mio insegnante di sostegno mi manda solo mail di compiti, ho sempre seguito le lezioni on-line sin dai primi giorni, ma il mio insegnante si è presentato alle lezioni solo dal 16 aprile dopo varie richieste della mia famiglia, non ha mai fatto una lezione on-line individuale, non sono sottoposta a verifiche candelarizzate come da PEI e  il materiale mi viene preparato costantemente dal mio educatore, perché le mail che mi manda l’insegnante sono semplicemente argomenti scaricati dai vari siti. Mi chiedo cosa succederà ora? inoltre nel PEI si specifica che le mie verifiche saranno svolte in forma scritta per le mie grosse difficoltà di linguaggio e ansia che ne inficia il risultato, sono disperata perché nessuno mi dice come effettivamente mi devo organizzare. Inoltre mi si chiede di svolgere un esame in presenza ma essendo un soggetto immunodepresso ho terrore di essermi riservata sino ad ora per nulla.Mi scuso per la lungaggine della mia domanda, ma ho bisogno di sapere se qualcuno ha pensato anche a noi che costantemente sembriamo invisibili.

Quanto le sta capitando è, purtroppo, la storia di molti altri studenti con disabilità. Le consigliamo di prendere contatti con il dirigente scolastico, facendo presente che, come stabilito dalla normativa vigente, gli alunni con disabilità hanno quali insegnanti “tutti gli insegnanti della classe”, non solo il docente di sostegno. Pertanto, quando si svolgono lezioni a distanza per tutta la classe, deve essere presente anche il docente per il sostegno il quale, al temine di ogni argomento (ovvero durante la lezione proposta dal docente curricolare), deve chiedere a lei e ai suoi compagni se vi è necessità di ulteriori chiarimenti o approfondimenti; se ve ne sono, il docente curricolare deve ritornare sulla spiegazione, esprimendosi in modo diverso, ricorrendo a forme alternative (per esempio utilizzando mappe o slide o video o forme interattive, ovvero adottando strategie didattiche come l’approccio metacognitivo e/o l’apprendimento cooperativo). Il docente curricolare, nel fare ciò, si fa aiutare dal docente per il sostegno. Quanto alle lezioni a distanza individuali, è ovvio che un docente per il sostegno non può essere tuttologo, in particolare nei corsi di studio della scuola secondaria di secondo grado. Quindi, eventuali lezioni individuali a distanza, che non saranno molte per lei da parte però di tutti i docenti, devono essere programmate, di volta in volta, dai singoli docenti delle discipline. Sull’obbligatorietà della didattica a distanza vi sono opinioni divergenti: la Sentenza del TAR del Lazio indica tale modalità come peraltro sottolinea il decreto-legge 22/2020, una norma forse illegittima, ma efficace. Infine, il decreto-legge n. 22/2020, all’art 2, stabilisce che gli organi collegiali lavorano a distanza; ne consegue che i docenti del Consiglio di classe redigeranno, entro il 15 maggio, il documento riservato che dovrà poi essere consegnato alla commissione d’esame. Nell’allegato riservato vengono inseriti copia del PEI (specificando se le prove d’esame sono equipollenti oppure no e indicando, per ciascuna disciplina, le modalità da adottarsi e i relativi criteri di valutazione), le simulazioni d’esame e ogni altra indicazione utile ai fini della prova conclusiva. È necessario, quindi, che i docenti le sottopongano le prove (dette simulazioni) di valore equipollente in preparazione all’esame di Stato (come avviene, peraltro, per tutti gli studenti dell’ultimo anno). 


Sono una docente di sostegno presso una scuola media e vorrei, gentilmente, sapere se il PDF è un documento che deve essere inviato a tutti i componenti del glho come mi chiede di fare la scuola, per essere approvato o respinto in quella sede. Mi sorge questo dubbio perché so essere il PDF un documento riservato che indica le caratteristiche dell’alunno e le sue difficoltà di apprendimento. 

La formulazione e l’aggiornamento del Profilo dinamico funzionale (PDF) sono di competenza del gruppo di lavoro, costituito da tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, dai genitori dell’alunno e dagli specialisti che lo seguono (GLO). Per l’aggiornamento del PDF è necessario convocare ufficialmente il gruppo di lavoro (GLO), tramite riunione a distanza (nel caso in cui gli specialisti non potessero essere presenti, per motivazioni legate all’emergenza, l’incontro in via telematica avrà luogo e avrà valore a tutti gli effetti; si ricorda che all’incontro sono tenuti a partecipare, ovviamente in via telematica, i seguenti soggetti: tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità e gli specialisti. Si ricorda, inoltre, che per l’incontro è bene che il dirigente scolastico prenda accordi con la famiglia per definire l’orario, come indicato dalle Linee guida ministeriali del 2009). La segretezza dei dati è per voi, componenti del GLO, un obbligo penale, come divieto di violazione del segreto di ufficio; pertanto non potete inviare un documento riservato, come il PDF (fatta eccezione per la famiglia, la quale detiene la responsabilità genitoriale del figlio).


Sono docente di sostegno nella scuola secondaria di 2 grado, seguo un alunno che ha un disturbo della sfera emozionale. Verso la fine del I anno, l’alunno ha subito l’improvvisa morte della madre. Questo evento ha portato il ragazzo a chiudersi completamente in sé. Nel corso dei cinque anni, purtroppo,  non ha beneficiato di continuità didattica, sia per quanto riguarda i docenti curriculari sia per quanto riguarda i docenti di sostegno. Con gli anni ci si è resi conto che comprende tutto e  appare in possesso di conoscenze e competenze, in alcuni campi superiori alla media della classe, ma le sue difficoltà relazionali non consentono una verifica  oggettiva di esse. ll PEI è sempre stato differenziato perché, anche se  nel corso degli anni alcuni docenti hanno scorto le grandi potenzialità dell’alunno e ,di fatto, egli seguisse, eccetto in matematica e fisica, la programmazione della classe, ovviamente con le opportune sintesi, mappe e quant’altro di supporto allo studio, il blocco emotivo  inficiava la relazione, requisito fondamentale per il processo di apprendimento e non consentiva una  valutazione oggettiva. Il CDC conscio che il superamento del blocco emozionale consentisse all’alunno di seguire un PEI semplificato per tutto quanto sopraindicato, ha più volte chiesto aiuto al neuropsichiatra che aveva in carico il ragazzo, che però, non ha fatto altro che consigliare di rivolgersi ad una struttura pubblica, per iniziare un percorso face to face finalizzato al superamento del blocco relazionale,unica strada da percorrere da parte dell’alunno ormai maggiorenne . Il CDC ha , continuamente sollecitato il padre affinché il ragazzo iniziasse questo percorso. Lo studente, da febbraio ha finalmente intrapreso un percorso farmacologico e psicologico e, già in presenza, i docenti hanno registrato un netto miglioramento della performance relazionale e della gestione dell’ansia da parte dello studente. Attualmente a più di due mesi dall’inizio della terapia i progressi sono notevoli, più volte l’alunno si è fatto interrogare non solo per iscritto ma ha anche risposto oralmente e partecipa attivamente alle videolezioni. Il  CDC ritiene che l’alunno, avendo la possibilità di frequentare nuovamente il 5 anno, potrebbe conseguire un diploma ma, avendo seguito un PEI  differenziato , secondo il d.lgs 62/2017 non può essere bocciato ed è “costretto” a conseguire un attestato che, in quanto conclusione del ciclo di studi, non gli consentirà il prossimo anno di iscriversi e frequentare nuovamente il 5 anno.Frequentare il serale in un altro istituto dove nessuno lo conosce e senza nessun supporto, probabilmente lo farebbe “ripiombare” nel suo silenzio… Cosa possiamo fare? 

La scelta di passare da un Pei differenziato a un PEI semplificato è di competenza del Consiglio di classe; ed è corretto che il Consiglio di classe, avendo rilevato le effettive capacità dell’alunno, si riunisca urgentemente, prima del 15 maggio, e indichi per l’alunno il PEI semplificato, ovvero un percorso “globalmente riconducibile  ai programmi ministeriali” (come stabilito dall’O.M. 90/2001); tale modifica può avvenire anche senza convocare il GLO (ma potreste valutare anche di convocarlo, invitando anche lo stesso studente). Nel documento del 15 maggio aggiungerete, nell’allegato riservato, le simulazioni d’esame e copia delle attività svolte dall’alunno. Il Consiglio di classe, ripetiamo, non solo ha piena autonomia nell’assumere tale decisione, ma è suo dovere procedere proprio in virtù delle capacità e delle potenzialità rilevate. A completamento, si fa presente che il decreto legge n. 22/2020 impone l’ammissione agli esami di tutti gli alunni dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, pertanto il passaggio dal PEI differenziato a quello semplificato deve essere formulato in tempi brevi.


Nella mia scuola l’insegnante di sostegno che ha il compito di gestire l’inclusione, quest’anno è esonerata dalla preside per l’orario cattedra per occuparsi del coordino dei colleghi di sostegno e degli educatori. Volevo capire se questo è possibile e rientra nella autonomia riservata alla scuola.Il mio dubbio parte dal fatto che il monte ore di sostegno viene stabilito in base ai ragazzi diversamente abili frequentanti la scuola e in base alle loro diagnosi. Questo modus operandi non lede i diritti dei nostri alunni diversamente abili sottraendo loro ore di prezioso supporto?

Se la docente, distaccata dall’insegnamento per svolgere il ruolo di funzione strumentale, non era incaricata su posto di sostegno, è probabile che siano state sottratte ore di compresenza e/o di potenziamento; si tratta di una scelta discutibile, in quanto ciò potrebbe determinare una riduzione di ore da utilizzarsi per il potenziamento della didattica. Se, invece, la docente, distaccata dall’insegnamento per svolgere il ruolo di funzione strumentale, era incaricata su posto di sostegno, significa che sono state sottratte ore di sostegno agli alunni con disabilità e ai loro compagni di classe. In questo caso, avendo la dirigente “esonerato dall’insegnamento” un docente incaricato su posto di sostegno, deve nominare immediatamente un supplente oppure deve revocare l’esonero alla docente, perché l’alunno con disabilità e i suoi compagni hanno diritto alle ore di sostegno nel numero stabilito nel PEI.  Il compito del docente per il sostegno non è sostituibile da altri che non siano eventualmente con la specializzazione. È forse il caso di informare l’US Territoriale, affinché intervenga: le ore di sostegno non possono essere sottratte in alcun modo. Diversamente si creano le condizioni per un ricorso da parte delle famiglie. In ultima analisi, come mai il Collegio docenti ha votato a favore di un totale esonero? Sapeva il Collegio quali ore venivano tolte? E, nonostante ciò, ha acconsentito?


Se per un alunno con disabilità fosse prevista la scuola ospedaliera o domiciliare, a causa di una malattia oncologica, può essere richiesta anche la figura dell’assistente all’autonomia e comunicazione? Se l’alunno fosse sordo segnante, quindi usasse la LIS, può essere inoltrata la richiesta all’Ente locale? Vi è una normativa che prevede la figura dell’asacom in ospedale o a domicilio qualora lo studente avesse gravi problemi di salute?

L’art 16 del decreto legislativo n. 66/17 garantisce l’istruzione a domicilio per le persone con disabilità, purché abbiano una prognosi di almeno 30 giorni di assenza dalle lezioni, a causa della malattia; lo stesso è assicurato per l’istruzione in ospedale dagli artt. 8 e 9 della legge n. 104/92. Ovviamente questi diritti riguardano sia il diritto al docente, sia esso di sostegno che di posto comune o disciplinare, che all’assistente per la comunicazione. In tempo di corona-virus tale diritto permane dal momento che gli aspetti sanitari debbono essere garantiti con tutte le misure di sicurezza. Per quanto riguarda la presenza del docente presso il domicilio, al momento non è possibile, in quanto le lezioni sono sospese; mentre potranno essere garantite le attività con la Didattica a distanza, supportate dall’intervento dell’interprete LIS, che può (e deve) agire grazie alle videoconferenze oggi attivate da molte scuole.


Vi scrivo per chiedere se sia possibile proporre un progetto che preveda la frequenza degli ambienti scolastici di un ragazzino disabile grave (tetraplegico e non in grado di comunicare verbalmente) anche dopo aver terminato il ciclo di studi (quest’anno finirebbe la terza media). La nostra idea sarebbe permettergli di frequentare la stessa scuola media che quest’anno a giugno terminerebbe. Se fosse possibile, potete darci alcuni suggerimenti per impostare il progetto: Quali figure/enti coinvolgere? A quali norme fare riferimento? Se sia possibile richiedere un insegnante di sostegno? 

Non avendo specificato l’età dell’alunno, si ipotizza che alla base di questa scelta sussista il timore per il ciclo successivo; in questo caso, avendo concluso il percorso della scuola secondaria di primo grado, lo studente deve proseguire il percorso scolastico, almeno fino al compimento del sedicesimo anno di età (obbligo scolastico) frequentando la scuola secondaria di secondo grado. Nel caso in cui lo studente, invece, abbia già compiuto i diciotto anni di età, allora egli non potrà proseguire con il ciclo successivo, ma potrà iscriversi solo al corso serale.  In sintesi, la permanenza nella scuola secondaria di primo grado non potrà essere considerata per il prossimo anno scolastico. Suggeriamo di rivolgersi al Comune di residenza, affinché venga impostato un Progetto individuale, orientato anch’esso al progetto di vita. Il Progetto individuale, in base all’art. 14 della legge n. 328/2000, è predisposto dal Comune e dall’ASL territoriale, previa richiesta della famiglia o dell’interessato, e mira, con tutte le risorse pubbliche, private e del terzo settore, a evitare l’emarginazione. Contestualmente vi suggeriamo sia di consultare qualche associazione di persone con disabilità, per avere qualche indicazione, sia di pensare subito ad un gruppo di lavoro per la formulazione di questo progetto con tutte le risorse materiali, finanziarie ed umane necessarie.


Sono docente di sostegno nella scuola secondaria di II grado, seguo un alunno di 19 anni, frequentante la  classe 5 del liceo artistico con programmazione differenziata, dalla 4* e non dal primo anno quindi purtroppo è mancata la continuità scolastica sia come docenti di sostegno sia come docenti di classe.
L’alunno con 104 art.3 comma 1 , ha un blocco emotivo che non gli consente di relazionarsi in particolare con gli adulti, questo ovviamente ha inficiato la relazione nella quale si instaura il processo di apprendimento. Ci siamo resi conto nel corso del 4 anno, da alcuni suoi interventi  sporadici,  che ha un pensiero critico rispetto alla realtà  che lo circonda comprende le cose che ascolta e le rielabora,  ha potenzialità e capacità unite ad una sensibilità in alcuni casi anche superiori alla media.
All’inizio di quest’anno pensavamo al passaggio ad una programmazione per Obiettivi Minimi, come si evince dai verbali, ma mancava un supporto di tipo terapeutico che sostenesse l’alunno e noi in questo percorso, anche perché il neuropsichiatra dell’asl di appartenenza, nel corso del GLHO dello scorso anno, oltre a constatare la necessità  di un percorso sanitario ad hoc non ha potuto fare altro.
A febbraio , anche dietro continue sollecitazioni da parte del cdc , il ragazzo ha iniziato un percorso seguito da un’equipe di neuropsichiatri e relativa terapia farmacologica prescritta.
Abbiamo notato subito dei miglioramenti, l’alunno era  più ricettivo, prendeva appunti e si mostrava anche meno teso.
Attualmente la situazione è questa, segue il programma della classe, segue tutte le videolezioni, riesce nelle verifiche, che fa solo per iscritto,  a raggiungere gli obiettivi minimi ad eccezione di matematica , che è l’unica materia dove permangono le carenze, quindi il cdc  pensava di fargli sostenere l’esame con una valutazione per obiettivi minimi, anche perché se non riuscisse, una bocciatura gli consentirebbe di iscriversi nuovamente al 5 anno e di sostenere l’esame l’anno prossimo cosa che NON potrebbe fare se ricevesse un attestato.
Il DS non è d’accordo, noi del cdc non ci rassegniamo a vedere questo ragazzo che riceverà un attestato e non il diploma che noi pensiamo, se non quest’anno l’anno prossimo, potrebbe conseguire. Vorremmo un suo parere.

La scelta di passare da un Pei differenziato a un PEI semplificato è di competenza del Consiglio di classe. In tal senso, quanto affermato dal Dirigente scolastico non può pesare al punto da precludere allo studente un percorso coerente con le sue capacità e le sue potenzialità. Il Consiglio di classe, ripetiamo, ha piena autonomia nell’assumere tale decisione, anche con il parere contrario del dirigente scolastico.


Scrivo in merito alla legge 104 e alle ore di sostegno scolastico, mia figlia di 5 anni le è stata assegnata un anno fa la legge 104 comma 3 art. 3 fino al 2021 con insegnante di sostegno già avviata da 3 anni. Ora la certificazione per il sostegno è scaduta e la scuola ci ha fatto presente che dovevamo andare all’ulss di pertinenza a farla rinnovare, la dottoressa che ha visitato mia figlia vedendola migliorata non ha intenzione di rinnovare la certificazione per il sostegno. La mia domanda può farlo considerando che mia figlia ha appunto la 104 comma 3 art.3?

Dopo “l’accertamento dell’handicap”, previsto dalla legge 104/92, i genitori possono chiedere all’ASL il riconoscimento del figlio come “alunno con disabilità”, ai sensi del DPCM 185/2006. La commissione dell’ASL, dopo aver redatto un Verbale di Accertamento che contiene il termine di “rivedibilità”, se ve ne sono le condizioni, rilasciano la Diagnosi Funzionale, documento utile ai fini del sostegno a scuola, ovvero di quanto effettivamente necessario all’alunno. È necessario qui puntualizzare il fatto che, a fronte di unna data di “scadenza”, la scuola non deve sollecitare la famiglia, in quanto il compito di convocare i genitori per la “rivedibilità” è dell’ASL che sicuramente, nei tempi previsti, vi avrebbe convocato. Tanto premesso, se nel corso della visita la commissione ha ritenuto che per vostro figlio non sussista più il riconoscimento di “alunno con disabilità”, e quindi non procedano alla redazione della Diagnosi funzionale, ciò, da parte dell’ASL, è corretto. Se voi non concordate con il parere dell’ASL, potete provare a presentare ricorso. 


Sono un’Assistente Sociale NPIA. Chiedo che mi vengano forniti chiarimenti in merito ad un problema: Un ragazzo di 17 anni frequenta una scuola secondaria di 2° in un paese diverso da quello della sua residenza. Per quanto riguarda l’integrazione scolastica, chi deve redigere la Diagnosi Funzionale e Verbale Collegio H? L’ASL di residenza dell’alunno, o l’ASL del paese in cui è la scuola frequentata dal ragazzo?

Salvo che i genitori non abbiano espressamente richiesto di essere seguiti da ASL differente da quella del luogo di residenza, la competenza per la redazione della Certificazione di disabilità (verbale “Collegio H”) e della Diagnosi funzionale è dei servizi del comune di residenza


Sono un’insegnante di sostegno e seguo da 5 anni un ragazzo down che frequenta l’ultimo anno dell’istituto alberghiero. In tutti questi anni lui ha seguito una programmazione differenziata ma gli argomenti sono sempre stati quelli della classe ovviamente semplificati. Il ragazzo ha sempre seguito l’orario scolastico completo. Ha svolto regolarmente le ore di alternanza scuola\lavoro. È sempre stato seguito il pomeriggio da un’insegnante. Arrivati all’ultimo anno la famiglia ha fatto richiesta di una programmazione paritaria. Il consiglio di classe, pur riconoscendo l’impegno del ragazzo, ha messo in evidenza le difficolta’ a cui sarebbe andato incontro soprattutto nelle prove scritte( considerando anche che la commissione  mista). Nonostante tali argomentazioni, la famiglia è rimasta ferma nella sua decisione. Durante il primo trimestre il ragazzo ha dato segnali di forte stanchezza e le valutazioni nelle prove scritte non sono state sufficienti. A questo punto la famiglia ha fatto un passo indietro e prima della fine del trimestre si è passati ad una programmazione differenziata , sempre però seguendo gli argomenti della classe. Sappiamo bene che ora con il corona virus si apre un nuovo scenario. Se gli esami dovessero essere solo orali con la commissione interna il ragazzo non avrebbe problemi a sostenerli. Sarebbe anche un premio per l’impegno e la costanza dimostrata in tutti questi anni. La domanda che pongo è la seguente:” si potrebbe cambiare nuovamente la programmazione in paritaria specificando le motivazioni?”. Premetto che tutto il consiglio di classe sarebbe d’accordo, magari il dirigente un po’ meno. Attendo una risposta, perché vorrei tanto fare questa soddisfazione ad un ragazzo che nonostante la sua disabilità non si è mai sottratto agli impegni scolastici e non solo.

Il Consiglio di classe, a maggioranza, può sempre decidere il passaggio da un PEI differenziato a un PEI semplificato, come espressamente scritto nell’art 15 dell’O M n. 90/01, motivando la propria delibera. Tanto premesso, considerato che, da quanto scrive, lo studente svolge le stesse attività dei compagni di classe, quindi raggiunge gli obiettivi programmati per la classe frequentata, come mai nel PEI non sono state considerate modalità di verifica “equipollenti”, come la norma prevede? La prova scritta poteva (e può) essere tranquillamente sostituita da una orale o completata da una parte orale, ovvero la prova scritta poteva (e può) essere strutturata in modalità differente, coerentemente con le capacità dello studente. Indipendentemente da come sarà strutturata la prova d’esame, conclusiva del ciclo di studi, è fondamentale che ripristiniate nel PEI le corrette modalità, introducendo quelle forme equipollenti che la norma prevede a tutela del diritto allo studio dell’alunno con disabilità.


Sono un docente di sostegno di scuola superiore, ho avuto una discussione con una collega di sostegno che ritiene che le verifiche nelle varie discipline dovrebbero essere concordate prima, in merito ai contenuti della stessa, (sapere cioè in anticipo da parte del docente di sostegno quale sarà la specifica e precisa verifica); personalmente ritengo invece che il docente di sostegno dovrebbe conoscere l’ambito, le strategie e le modalità, i tempi, ma non la specifica verifica (trattandosi di uno studente non vedente con regolare programmazione ministeriale dovrebbe essere trattato allo stesso modo, ad esclusione degli adattamenti relativi di tipo strumentale ed eventualmente semplificativo). Divulgare prima la verifica, anche con il docente di sostegno, non garantisce, a mio avviso, la sicurezza della stessa, con inevitabili ripercussioni anche sul piano legislativo  e formale amministrativo. Potrei capire una divulgazione pochi minuti prima, ma non oltre. Essendo la mia collega assolutamente convinta di ciò, chiedo lumi al riguardo.

Nel caso di alunni con disabilità intellettive o relazionali, per i quali di solito si concordano le interrogazioni programmate, è normale che il docente per il sostegno sia informato con anticipo dei contenuti delle interrogazioni, al fine di saper meglio seguire e orientare l’alunno durante le stesse. Nel caso, invece, di alunni con disabilità motoria o sensoriale, è sufficiente che il docente per il sostegno sia informato, in tempo utile – quindi anche una settimana prima -, della struttura della prova, al fine di predisporre, salvo che non lo faccia direttamente lei, quanto necessario per affrontare la prova, come ad esempio, sussidi o software specifici o altro. Essendo, il docente incaricato su posto di sostegno, membro effettivo del Consiglio di classe, è bene che fra tutti i componenti del Consiglio sussista reciproca fiducia. E questa si attua anche nella condivisione delle attività programmate e rivolte alla classe; essa non può mancare fra i colleghi con i quali il docente per il sostegno si trova in servizio nello stesso orario.


Scrivo per chiedere informazioni relative ad una studentessa autistica, che frequenta la V liceo e che segue una programmazione per obiettivi differenziati.
Al termine dell’esame di maturità, venendo promossa, potrebbe continuare a frequentare la scuola per un altro anno scolastico?
Può essere pensato un anno integrativo o la studentessa, per poter continuare a frequentare, dovrebbe necessariamente essere respinta agli esami?

Quando si concludono gli esami di maturità col diploma o, se è stato predisposto un PEI differenziato, con l’Attestato, termina il percorso scolastico e, quindi, legalmente non è possibile proseguire la frequenza scolastica.  Anche nel caso in cui uno studente non si presenti agli esami di Stato, le verrebbe comunque rilasciato un Attestato di credito formativo, come stabilito dall’art. 20 del decreto legislativo n. 62/17, con relativa conclusione del percorso di studio. Vi suggeriamo di rivolgervi al Comune di residenza e richiedere la predisposizione di un “Progetto individuale (progetto di vita)”, che preveda, ad esempio, un possibile inserimento lavorativo, un insieme di formazione professionale, attività per il tempo libero, etc. Ciò è previsto dall’art 14 della legge n. 328/2000, richiamato dall’art 6 del decreto legislativo n. 66/17.


Sono un’insegnante di sostegno in una scuola secondaria di 1°, come voi sapete, in questi giorni di sospensione delle attività didattiche in presenza (causa Coronavirus), si sta provvedendo a interventi educativo-formativi a distanza. Il quesito che desidero porvi è questo: il docente di sostegno può avere una sua classe virtuale in cui inserire materiali e interventi calati sui bisogni educativi speciali per gli alunni H? Il Ds oggi, in un consiglio di classe virtuale, ha sostenuto che questo non è possibile. Mi sembra un’assurdità, considerato che la classe virtuale servirebbe anche per interventi individualizzati o personalizzati a seconda delle esigenze.

Il dirigente, correttamente, interpreta l’approccio inclusivo, che vede il docente incaricato su posto di sostegno come risorsa a vantaggio di tutti gli alunni della classe. Promuovere attività “in solitaria” – è bene tenerlo presente – corrisponde a consolidare il fenomeno della delega e a rafforzare la deresponsabilizzazione dei docenti curricolari. In questa fase, particolarmente complessa per il nostro Paese, quindi anche per la scuola italiana, è quanto mai necessario promuovere modalità di lavoro coordinato e coeso. Ecco perché le attività vanno realizzate in sinergia con i colleghi curricolari, collaborando per un intervento adeguato (personalizzato) dei materiali da rendere disponibili a ciascun alunno. Per quanto riguarda, poi, l’accesso mediante le aule virtuali, queste vanno opportunamente calibrate (non è, infatti, pensabile che si possano collegare troppi docenti nella stessa giornata); il docente incaricato su posto di sostegno potrà intervenire nella stessa aula virtuale del docente di matematica o di italiano o di altra disciplina. Il docente di sostegno può anche avere dei propri interventi personalizzati a favore dell’alunno con disabilità, interventi rispetto ai quali – va puntualizzato – non devono essere esclusi i compagni. 


Sono docente di sostegno di un istituto comprensivo. La nostra dirigente, senza consultare il collegio ha attivato la didattica a distanza. Io ed altre  colleghe abbiamo  mostrato  le nostre perplessità  a riguardo,  visto che questa  didattica non è  efficace per molti  degli alunni disabili  nel nostro istituto . Ora a distanza di qualche giorno sempre ci rendiamo  conto che non solo gli alunni disabili, ma anche altri alunni con svantaggio non riescono a seguire i compiti e e lezioni proposti perché sprovvisti di mezzi e strumenti. Mi chiedo la scuola non sta ledendo il diritto  all’ istruzione? La scuola può  attivare qualcosa che non garantisce  a tutti lo stesso diritto? Una didattica a distanza che aumenta la disuguaglianza è  veramente una didattica da perseguire?

Finché rimane in vigore il decreto, che impone a tutti di rimanere a casa, la scelta della Dirigente ci sembra un mezzo per non trascurare gli alunni con disabilità. Peraltro la didattica a distanza, come indicato dalla Nota MIUR n. 368/2020, prevede attenzione alla “socializzazione”, ancor più con bambini che frequentano la scuola primaria. Nell’adottare la modalità a distanza, in sintesi, è bene evitare di “insegnare” contenuti nuovi” e di effettuare “valutazioni”, che risulterebbero improprie; meglio puntare, per quanto e se possibile, su attività di potenziamento, di ripasso, di dialogo e, sempre per quanto possibile, favorire e creare attività ludiche, magari mettendo in contatto “telematico” fra loro i bambini della classe.


Sono una docente  di sostegno e  funzione strumentale per l’ inclusione  di una scuola primaria. Durante la riunione dello staff,  ho sollevato il problema di come intervenire a sostegno di alunni disabili gravissimi ( come tetraplegici, autismi non verbali etcc) che sono presenti nel nostro istituto e che in questi giorni di sospensione  delle attività  didattiche si trovano soli a casa con le loro famiglie. Ovviamente per loro la didattica a distanza non è  efficace, e aumenta le distanze invece di diminuire. La scuola per loro è  soprattutto relazione e socializzazione, ma in questo periodo di sospensione  cosa possiamo attivare per loro? Ho proposto alla dirigente di attivare l’ istruzione domiciliare per alcune ore, o di far intervenire  a casa degli alunni gli educatori che li seguono a scuola. , ma la risposta è  stata negativa. Come muoversi? Loro più di altri hanno bisogno in questo momento!

È importante premettere che devono essere rispettati i provvedimenti emanati dal Governo in data 1 e 4 marzo 2020, in virtù dello stato di emergenza che sta interessando l’intero Paese. Potrebbero sussistere, in alcune zone, le condizioni per la fattibilità di un intervento presso il domicilio di alcuni alunni, in particolare degli alunni con disabilità. La didattica a distanza, che si avvale dell’e-learning e degli strumenti tecnologici dell’informazione e della comunicazione, se può essere valida per buona parte degli studenti, non lo è per molti altri (e ciò riguarda anche alunni non con disabilità). Nel caso specifico è possibile, quindi, ipotizzare che gli assistenti all’autonomia e/o alla comunicazione possano svolgere le loro ore presso il domicilio, anziché presso la sede scolastica, purché ciò sia reso possibile dai Comuni o dagli Enti interessati (sussistono, infatti, vincoli contrattuali che non possono essere ignorati ma che, stante la situazione di emergenza, potrebbero trovare in una nuova disposizione delle ore, un possibile consenso). Nel caso delle figure addette all’assistenza, la richiesta all’Ente locale deve essere formulata dai genitori. Per quanto riguarda l’invio dei materiali a domicilio, essi devono essere il frutto di un lavoro di sinergia fra gli insegnanti, e non una solitaria decisione di uno dei docenti della classe (nello specifico quello incaricato su posto di sostegno). La FISH, in questo momento, sta dialogando con il MIUR per l’istruzione domiciliare effettuata dai docenti per il sostegno; la Federazione ritiene che la sospensione della didattica non impedisca ai docenti di recarsi a scuola per lavorare a distanza e quindi per recarsi anche a domicilio. Anche il CIIS, insieme a un gruppo di genitori (Fb “Non c’è PEI senza condivisione), sta cercando di sollecitare l’attenzione degli amministratori affinché siano garantite, ove ne sussistano le condizioni e su base volontaria, le ore di assistenza all’autonomia presso il domicilio. Al riguardo si fa presente che più di un comune si è già attivato e altri stanno valutando la fattibilità di questo servizio


Sono una  docente della scuola primaria, nella classe 5 della scuola primaria  della mia scuola è  stata fatta una selezione tra gli alunni per poter accedere alla sezione musicale della scuola secondaria di primo grado. Tra gli alunni che hanno partecipato  alla selezione c’era anche un allunno disabile con 104 che la commissione giudicatrice ha eliminato, poiché  la commissione  esaminatrice ha valutato l’alunno non idoneo a svolgere attività  musicali (canto, uso strumento). So che la commissione  ha usato criteri  di valutazione uguali per tutti, non considerando la patologia dell’alunno che ha difficoltà  di relazione e di interazione per cui durante la prova è  riuscito solo in parte a cantare e ha riprodurre un ritmo come gli era stato richiesto. Io ed altre docenti avevamo informato la commissione  di questa difficoltà  che rientra nella sua patologia. Ora mi chiedo perché  non sono stati adottati criteri diversi? È  legale l’esclusione di un alunno 104 dalla sezione musicale in una scuola dell’obbligo? Dal verbale che ha redatto la commissione  non si evince nulla riguardo a prove differenziate per l’ alunno. Quello che sospetto è  che sia stato escluso semplicemente  per una questione  di numeri, perché  con un disabile la sezione musicale va costituita con 22 alunni, senza il disabile con 28 alunni. Possiamo fare qualcosa? La famiglia può  fare qualcosa?

Il Tribunale di Pisa, con l’Ordinanza Pisa 4 settembre 2014, ha stabilito che è discriminazione sottoporre un alunno con disabilità a prove selettive per l’ammissione ad un liceo musicale. È da ritenere che il principio della sentenza sia estendibile anche ai fini dell’ammissione alla sezione musicale di una scuola secondaria di primo grado.


Sono un’insegnante di Scuola dell’infanzia, mi restano ancora due anni di servizio e sono portatrice di protesi acustiche in quanto affetta da ipoacusia bilaterale dalla nascita. Premetto di aver ottenuto diplomi e passato il concorso ordinario quando ancora non portavo nessun tipo di protesi. Una mia collega, responsabile di plesso, mi ha detto che avrei dovuto comunicare al dirigente il mio problema. Questo nell’ottica delle visite attitudinali che lui ha dichiarato saranno effettuate per stabilire l’idoneità allo svolgimento delle funzioni lavorative. La mia domanda e’… sono obbligata a dare questa comunicazione al mio dirigente?

Se lei sta insegnando con le protesi e ciò non le impedisce un buon rapporto educativo con gli allievi, non dovrebbe aver timore di comunicare al DS la sua personale situazione; anzi, potrebbe precisare che lavora bene con i suoi alunni.  Se poi il DS ritiene di inviarla a una visita di controllo, è ipotizzabile che siano confermate sia le sue condizioni di salute che l’idoneità all’insegnamento. Se poi l’esito dovesse essere negativo, dovrebbe svolgere, in quest’ultimo biennio di servizio, altre mansioni, come per esempio la biblioteca, oppure potrebbe chiedere il diritto di pensionamento anticipato come lavoro usurante. Ai ciechi vengono dati 5 anni di scivolo.


Sono un Assistente specialistica in favore di un’alunna con disabilità psicofisica che ormai seguo da 5 anni.
Durante un Glh mi è stato conferito il compito di accompagnare l’alunna dalla sede centrale dell’Istituto fino alla sede distaccata dove è collocata la classe della studentessa ogni giorno, nonostante fossi assente durante i lavori d’equipe. Ho sottolineato il problema ai referenti per il sostegno ma continuano a voler affidare l’incarico solo a me. Dal punto di vista normativo questo incarico è tra i compiti dell’assistente specialistica?

Lo spostamento degli alunni con disabilità all’interno dell’edificio scolastico (o di più edifici, fra loro vicini, in quanto collocati all’interno di uno stesso spazio chiuso) è dei collaboratori scolastici, come previsto dal CCNL. La decisione assunta in sua assenza non può esserle imposta, e non solo per le motivazioni sopra descritte, ma anche perché, non rientrando questo fra i suoi compiti, oltre al consenso dei componenti del GLO, era necessario anche il suo (e, ovviamente, quello successivo del capo d’istituto). 


Sono la mamma di un bambino disabile grave con disturbo del comportamento, mio figlio frequenta la 1 media e dall’inizio dell’anno mi è stato chiesto di effettuare un suo inserimento graduale  a scuola. Di fatto mi chiedevano di riprenderlo prima dopo la seconda ora poi la terza infine alla quarta ora, con il risultato che mio figlio frequenta 20 ore a settimana anzichè 30.Io ingenuamente ho firmato le richieste di uscita anticipata indicando come motivo “come concordato” poi quando mi sono resa conto che l’intento del dirigente scolastico era di lasciare l’orario così ridotto ho firmato le richieste con la dicitura “su richiesta della scuola”, anche perchè io e mio marito non abbiamo mai concordato un orario ridotto in via definitiva.Mi ritrovo che a seguito dell’ultimo GLHO la scuola si riserva di valutare l’orario a 30 ore per l’inizio del prossimo anno scolastico sempre a seguito di valutazione del comportamento di mio figlio. A ciò si aggiunga che mio figlio è stato escluso dal campo scuola di due giorni perchè nessun insegnante se la sente di accompagnarlo, ma la cosa più grave è che non se la sentono di portalo in gita anche solo per un giorno. Cosa devo fare? 

È vero che sussistono situazioni per le quali è opportuno un inserimento graduale, ma ciò è opportunamente concordato in sede di GLO o GLHO, da parte di tutti i componenti (insegnanti della classe, genitori dell’alunno, specialisti ASL) e a fronte di motivazioni documentate. Da quanto lei scrive, più che un inserimento graduale, la scuola ha deciso, unilateralmente, la riduzione dell’orario di frequenza; e ciò è decisamente improprio. Suo figlio, per il quale sussiste l’obbligo scolastico, ha diritto a partecipare a tutte le attività promosse dalla scuola, comprese le uscite didattiche e i viaggi di istruzione programmati per le classi alla quale egli è iscritto, diritto garantito dalla legge 104/92 che, all’art. 12 comma 4, afferma che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o riduzione della frequenza scolastica; se i docenti, come lei scrive, “non se la sentono di accompagnarlo”, allora l’uscita o il viaggio va annullato, se invece viene effettuato vietando la partecipazione all’alunno, allora potete procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Analogamente per quanto riguarda la frequenza scolastica: vostro figlio ha diritto all’intera frequenza, esattamente come i compagni. Se sussistono reali criticità, riferibili al comportamento dello studente, potreste, in sede di GLO, prevedere anche un certo numero di ore, da indicare nel PEI, di personale addetto all’autonomia personale dell’alunno da richiedersi all’Ente Locale (comune). Come genitori fate presente alla scuola che vostro figlio, da oggi stesso, resterà a scola per tutto il tempo previsto, proprio come i compagni, e che parteciperà (previa vostra libera adesione) alle uscite didattiche o ai viaggi di istruzione programmati per la classe alla quale è iscritto; fate presente inoltre che, in caso di diniego da parte della scuola, procederete per discriminazione ai sensi della legge 67/2006 e per interruzione di pubblico servizio.


Ho un ragazzo con disabilità (art. 1 comma 3) con ripetenza. La mamma per motivi che non sto qui ad elencare vuole fare richiesta di istruzione parentale. L’alunno compirà 16 anni a dicembre.  Può farla?

La madre può sicuramente fare la richiesta. Nella richiesta che invierà alla scuola, la madre deve precisare che si impegnerà a garantire l’istruzione o direttamente o tramite docenti privati e quindi sottoporre l’alunno a fine anno agli esami presso la stessa o in altra scuola (stesso percorso di studio). Contestualmente deve darne comunicazione al sindaco del paese, in quanto l’alunno è ancora soggetto all’obbligo scolastico.


Sono una insegnante di sostegno specializzata di scuola primaria. 
Le scrivo in merito alla questioni insegnante di sostegno e supplenze: la circolare Miur 9838 del 2010 sulle supplenze temporanee precisa di non sostituire i docenti assenti con gli insegnanti di sostegno “salvo casi eccezionali non altrimenti risolvibili”. Le chiedo gentilmente cosa si intende con “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Chi stabilisce quali siano questi “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Il dirigente scolastico? I genitori dell’alunno disabile possono opporsi e secondo quali modalità al fatto che l’insegnante di sostegno del loro figlio venga usato sovente per fare supplenze nella scuola, non garantendo così all’alunno l’approccio personalizzato e l’inclusione di cui necessita? L’insegnante di sostegno può rifiutarsi di fare supplenze e in base a quali criteri normativi? 

I casi eccezionali non altrimenti risolvibili si sostanziano in condizioni eccezionali, che possono verificarsi una o due volte l’anno; è responsabilità del dirigente scolastico provvedere alle sostituzioni e/o alla nomina dei supplenti ed è quindi suo compito valutare se sussistano o meno le condizioni di “eccezionalità”, tali da giustificare l’eventuale utilizzo del docente incaricato su posto di sostegno per una non derogabile supplenza limitatamente al primo giorno di assenza del docente da sostituirsi. Nel ricordare che il garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio è compito di ogni insegnante della classe, e non di uno in particolare, i genitori possono sicuramente agire, in caso di utilizzo del docente di sostegno per reiterate supplenze, intervendo presso le sedi competenti per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione. Anche il docente incaricato su posto di sostegno può opporsi, esprimendo il suo dissenso di fronte al primo ordine di servizio scritto che riceve (si ricorda che l’ordine di servizio deve contenere: la data del giorno della supplenza, la classe e l’orario, nonché la firma del dirigente scolastico); dopo il secondo ordine di servizio scritto ricevuto, il docente deve provvedere alla sostituzione, informando successivamente la famiglia, il proprio sindacato e il Referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR. Si rammenta che senza ordine di servizio il docente non può lasciare il suo posto, in quanto incorrerebbe in abbandono del posto di lavoro.


Sono un assistente specialistico di una scuola superiore. Quest’anno abbiamo un insegnante di sostegno, su 2 casi gravi (art. 3 comma 3) e non autonomi, che si assenta 2 giorni tutte le settimane e quindi dobbiamo togliere le ore di assistenza ad alunni h, ma non gravi, tutte le settimane e coprire le ore dell’insegnante di sostegno. Tutto ciò crea danni agli alunni che seguono obbiettivi minimi ministeriali e anche ai casi gravi perché spesso noi assistenti dobbiamo stare con il nostro alunno e quello scoperto (non potendo stare soli). Senza parlare della progettualità didattica 

L’assistente ad personam o AEC è assegnato ad un alunno con disabilità e deve garantire, per le ore indicate, il suo apporto professionale, senza sottrarre ore o tempo dedicato all’alunno. Il docente assente deve esser sostituito con un insegnante, figura analoga, e non con una figura professionale differente (peraltro già impegnata nell’orario richiesto). Se le venisse rivolta ulteriore richiesta, si rifiuti, facendo presente al dirigente che lei, in quanto assistente o AEC, è assegnata ad un alunno e non può togliere ore a quell’alunno; nel caso di insistenza, informi la sua cooperativa, affinché intervenga presso il DS. Contestualmente lo faccia presente anche alla famiglia, in modo che intervenga a garanzia del diritto allo studio del figlio, per evitare una interruzione di servizio.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e mi trovo nella delicata circostanza di essere accompagnatrice al campo scuola di un alunno certificato che a causa di forti stati di ansia non desidera partecipare, nonostante l’insistenza della famiglia. Come garantire una adeguata tutela?

La responsabilità degli alunni, durante un’uscita didattica o un viaggio di istruzione, è di tutti i docenti incaricati come accompagnatori, in egual misura. Se lo studente non vuole partecipare, non si capisce perché la famiglia insista, dovrebbe, infatti, non obbligarlo a fare un’attività che può metterlo in difficoltà; probabilmente ci saranno altre motivazioni. Le suggeriamo di chiedere un incontro con la famiglia, al quale devono partecipare tutti i docenti della classe; in tale sede affrontate serenamente la questione.


Sono un insegnante di sostegno di una prima classe di scuola superiore.Alcuni giorni fa è stato effettuato il GLH operativo di un alunno che al momento  frequenta seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Gli insegnanti presenti hanno suggerito alla neuropsichiatra e alla famiglia di approvare un percorso differenziato per una riduzione oraria in quanto il ragazzo, che presenta una problematica di carattere psichiatrico, non riesce, in generale, a seguire le attività didattiche e formative soprattutto nelle ultime ore della mattinata durante le quali manifesta grande disagio (per due giorni la settimana una settima ora che termina alle 14.35). La neuropsichiatra chiede, in virtù del fatto che Il ragazzo possiede sufficienti potenzialità intellettive, la possibilità di poter ridurre l’orario ma seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Tale richiesta può formalizzarla dietro una sua dettagliata relazione. Se tale percorso è possibile, ci sono dei riferimenti normativi?

Nella scuola secondaria di secondo grado sono previsti due percorsi: Pei semplificato o Pei differenziato. Mentre per il Pei semplificato decide autonomamente il Consiglio di classe, per adottare il Pei differenziato il Consiglio di classe deve acquisire il consenso firmato della famiglia, non degli specialisti ASL. Ciò premesso, appare chiaro che la scelta di un percorso semplificato sia stata effettuata dal Consiglio di classe che, in base alle capacità e alle potenzialità dell’alunno e dopo aver acquisito gli elementi utili, ha ritenuto di poter procedere in tal senso. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario di frequenza nelle due giornate in cui le attività didattiche si concludono alle 14.35 è corretto (ed è necessario) ridurre il carico orario a favore di tutti gli studenti della scuola (a parte il fatto che ciò consentirebbe all’alunno con disabilità di non perdere le ore di frequenza per discipline che fanno parte del PEI semplificato); risulta, infatti, eccessivo e controproducente anche da un punto di vista didattico, a parere di chi scrive, un orario che costringa gli studenti a stare a scuola fino alle 14.35.


Sono una mamma di un bambino di 7 anni con disturbi dell’attenzione. Dimesso per aver terminato le terapie essendo stato promosso in tutte le attività proposte. L’insegnante della scuola può richiedermi il sostegno?

L’insegnante di sostegno viene assegnato per promuovere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. La richiesta del docente è inoltrata dal Dirigente dopo che la famiglia ha consegnato alla scuola copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale rilasciati dall’ASL (in alcune regioni è richiesto anche il CIS, il “Certificato di inclusione scolastica”, che viene rilasciato sempre dall’Unità multidisciplinare dell’ASL).


Sono la mamma di un ragazzo tetraplegico di 12 anni. Frequenta la seconda media e segue la programmazione della classe(purtroppo senza semplificazioni). È impegnato con le terapie 4 giorni a settimana. Potrebbe essere esonerato dai compiti per casa? C’è una legge che lo tuteli?

La norma prevede che, per gli alunni con disabilità, siano garantite forme individualizzate, anche a fronte dello stesso percorso dei compagni della classe alla quale egli è iscritto. Non possono, cioè, essere ignorate forme di personalizzazione che possono consistere in modalità di verifica differenti (stessi contenuti culturali, ma impostazione diversa, come per esempio test a scelta multipla o vero/falso o prova orale sostitutiva interamente o parzialmente di quella scritta ovvero utilizzo di forme di comunicazione alternative, come la CAA o tabella Etran o altro); al tempo stesso devono essere indicati criteri di valutazione “personalizzati”, coerentemente con le capacità e le potenzialità manifeste dall’alunno.
In sede di GLO o GLHO, ovvero durante la stesura del PEI, si possono concordare a fronte di impegni (come possono essere le sedute di terapia) o di particolari altre situazioni l’assegnazione completa o parziale dei compiti (ovvero la non assegnazione in determinati giorni). Se ciò non fosse stato concordato, suggeriamo di chiedere la convocazione del GLO e di inserire nel PEI tali indicazioni (nel caso l’ASL non potesse partecipare, chiedetele di intervenire mediante videoconferenza; in caso di assenza dell’ASL, voi procedete con l’incontro, indicando l’assenza nel verbale dell’incontro). 


Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se nel caso di rinuncia al sostegno di un alunno iscritto al primo anno delle superiori bisogna depositare la diagnosi agli atti. Se non fosse obbligatorio sarebbe giusto informare il consiglio di classe al fine di agevolare il percorso educativo?

Se la famiglia rinuncia al sostegno, ritirando tutta la documentazione, da quel momento essa dovrà essere tolta dal fascicolo personale dell’alunno. Resterà la documentazione pregressa, in quanto sono stati prodotti documenti sulla base di una precisa richiesta fornita alla scuola dalla famiglia: tale documentazione andrà archiviata. È bene precisare che, con il ritiro della documentazione da parte della famiglia, l’alunno non è più da considerarsi con disabilità (e perde tutti i diritti previsti).
Se invece la famiglia esprime formale rinuncia del “docente per il sostegno” e non ritira la documentazione inserita nel fascicolo dell’alunno, allora l’alunno, in quanto alunno con disabilità, continua ad avvalersi di tutti gli altri diritti, tranne del sostegno (docente); per lui, pertanto, dovranno essere predisposti i documenti previsti (PEI per ciascun anno scolastico e aggiornamento periodico del Profilo dinamico funzionale); l’alunno, inoltre, potrà avvalersi, ad esempio, delle prove equipollenti (in caso di PEI semplificato), di modalità di verifica e di criteri di valutazione personalizzati, di obiettivi individualizzati, della presenza dell’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione (se previsto), dei sussidi e degli ausili per lui necessari e di ogni altra forma prevista e a lui utile per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Alla predisposizione della documentazione (aggiornamento PDF ed elaborazione del PEI annuale) provvedono congiuntamente: tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente, se trattasi di figura professionale prevista


La qualifica di maestro d arte è considerata una qualifica professionale o liceale?

Il diploma di maestro d’arte, della durata triennale, è oggi non più conseguibile, in quanto, con la riforma del 2010, gli istituti d’arte sono stati convertiti in licei artistici (la cui durata è quinquennale). Per accedere all’università, ovvero per conseguire un titolo liceale, è necessario frequentare il biennio aggiuntivo.


Sono una docente e avrei un dubbio nella gestione delle verifiche per un’alunna. La studentessa ha un lieve ritardo e segue una programmazione per obiettivi minimi. La famiglia chiede la suddivisione delle verifiche scritte in più momenti per poter affrontare un argomento alla volta. È possibile? Oppure La verifiche già strutturata per gli obiettivi minimi è sufficiente?

In base al principio di personalizzazione è possibile concordare la programmazione delle interrogazioni, in modo da rendere meno pesante lo studio dell’alunno, come pure suddividere le verifiche scritte (o. orali) in più momenti, affrontando un argomento alla volta.


Sono l’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di I grado. Nella classe assegnatami all’inizio dell’anno sono presenti due alunni DVA, art. 3 comma 1. Il mio orario prevede 18 ore settimanali (9+9), ma un’ora di sostegno è stata sottratta agli alunni aventi diritto per essere attribuita alla copertura dell’ora di alternativa in un’altra classe (la distribuzione autorizzata dal DS). Nel corso dell’anno (inizio dicembre) alla scuola giunge la documentazione completa di attestazione di handicap, art. 3 comma 3, di un altro alunno, presente in classe in cui svolgo le mie 17 ore di sostegno. Per cui, gli alunni disabili ne diventano 3, di cui il neocertificata con handicap grave (avrebbe diritto soltanto lui a 18 ore settimanali di sostegno). Fino ad oggi (febbraio) non vi é stata nessuna assegnazione delle ulteriori ore di sostegno alla classe. Mi viene detto che, essendo io l’insegnante di sostegno assegnata alla classe, devo prendermene carico, con la stesura del relativo PEI e di tutti i relativi annessi. In mese di novembre il CDC ha steso il PDP per l’alunno che all’epoca era in fase di certificazione. Tale PDP è ancora in funzione. È coretto che venga sostituito con un PEI reddato in assenza delle effettive ore di sostegno assegnate?

1) Le ore di sostegno assegnate agli alunni non possono essere sottratte nel corso dell’anno, ed è ciò che, invece, è avvenuto con l’ora che le è stato richiesta di svolgere altrove (il fatto che contempli l’autorizzazione conferma che si tratta di modalità impropria, che poteva essere “tollerata” per un giorno, come condizione straordinaria, ma che non poteva e non può essere la normalità).
2) La mancata assegnazione delle ore di sostegno all’alunno certificato nel mese di dicembre: per questo alunno le ore devono essere garantite; il diritto alle ore di sostegno è un diritto di ciascun alunno con disabilità, sancito dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92 e ribadito in più sentenze della Corte Costituzionale (dalla n. 80/2010 alla n. 275/2016, secondo la quale tale diritto non può essere violato con motivi di problemi di bilancio); il Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza n. 2023 del 2017 ha stabilito che il dirigente scolastico ha l’obbligo di chiedere la cattedra completa per gli alunni con articolo 3, comma 3, e se l’Ufficio Scolastico si rifiuta, il Dirigente Scolastico deve inviare una Nota alla sezione regionale della Corte dei Conti e, per conoscenza, allo stesso Ufficio Scolastico, dichiarando che non si sente responsabile per il danno erariale che tale rifiuto produrrà a causa della perdita della causa da parte dell’amministrazione, in caso di ricorso promosso dalla famiglia.
3) La stesura del Pei: il PEI, Piano Educativo Individualizzato, deve essere elaborato congiuntamente dal gruppo di lavoro, i cui componenti effettivi sono tutti i docenti della classe, la famiglia dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL. Il fatto che sia o che non sia ancora stato assegnato il docente di sostegno alla classe non sottrae i docenti (tutti) dagli obblighi previsti dalla norma (come, nello specifico, la stesura del PEI, insieme agli altri componenti del gruppo di lavoro)


Sono la mamma di una bambina con una disabilità intellettiva grave, certificata 104 art 3 comma 3.La bambina frequenta la quarta elementare e noi genitori , in accordo con il servizio di neuropsichiatria, vorremmo che questo anno venisse bocciata per poterla iscrivere il prossimo anno in una scuola afferente ad un centro riabilitativo, dove potrebbe affrontare la scuola secondaria di primo grado in un ambiente a lei più confacente. La dirigente si oppone alla bocciatura, dicendo che la normativa non lo permette in alcun modo. È corretto? Se la bocciatura è richiesta e motivata da necessità certificate della bimba non si può derogare in qualche modo?

Il decreto legislativo 62 del 2017 prevede che l’ammissione alla classe successiva avvenga “anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. La non ammissione (o bocciatura) è contemplata solamente per “casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”, in tali casi l’eventuale non ammissione alla classe successiva (ovvero la bocciatura) viene assunta “all’unanimità” da parte di tutti i docenti della classe. Spetta, dunque, unicamente ed esclusivamente ai docenti della classe, che valutano l’alunno sulla base del PEI predisposto per l’anno scolastico in corso, decidere se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva.


Mio figlio è portatore di handicap legge 104 e legge 45 per disgrafia. Può essere bocciato  a scuola in 3 anno superiore

In terza superiore, se l’alunno non raggiunge gli obiettivi del suo PEI semplificato o differenziato, può essere bocciato.


Sono la mamma di un bambino affetto da sindrome di down, dopo un ricovero ospedaliero, sotto consiglio del medico, causa ricadute, ci è stato consigliato l’istruzione a domicilio. Mi sono recata presso l’istituto dove va a scuola mio figlio che frequenta la seconda elementare, per attivare tutto ciò con tanto di certificato del medico, ma la scuola che naturalmente non è contenta, richiede 2 fogli precisi compilati dal medico (che non ne è a conoscenza) che indicano anche il tempo richiesto, senza darmi altre precise istruzioni su di essi. Chiedo gentilmente se potete aiutarmi a reperire tali informazioni per poter accedere a questa documentazione per poter attivare tale richiesta.

Per attivare il servizio di istruzione domiciliare, la famiglia deve presentare alla scuola (al dirigente scolastico) i seguenti documenti:
–       formale richiesta di attivazione del servizio di istruzione domiciliare,
–       idonea e dettagliata certificazione sanitaria, in cui è indicata l’impossibilità a frequentare la scuola per un periodo non inferiore ai 30 giorni (anche non continuativi), rilasciata dal medico ospedaliero (C.M. n. 149 del 10/10/2001) o comunque dai servizi sanitari nazionali (escluso, pertanto, il medico di famiglia) e non da aziende o medici curanti privati (i 30 giorni sono trenta giorni di lezione, non trenta giorni consecutivi e basta). 
Gli insegnanti della classe, dopo la presentazione della domanda della famiglia, elaborano un progetto formativo, indicando il numero dei docenti coinvolti (ovvero dei docenti che si sono resi disponibili a insegnare al domicilio), gli ambiti disciplinari cui dare la priorità, le ore di lezione previste.
Il progetto deve essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto e inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (se nel PTOF è già inserito il servizio di istruzione domiciliare, non vi è necessità di effettuare questi passaggi). 
Il dirigente invia all’USR la richiesta, corredata dalla documentazione sanitaria e dal progetto: in questa sede, l’apposito Comitato tecnico regionale procederà alla valutazione della documentazione presentata, ai fini della successiva assegnazione delle risorse. 
In genere, il monte ore di lezioni è indicativamente di circa 4/5 ore settimanali per la scuola primaria. Se, però, il docente di sostegno dà la disponibilità a espletare il suo orario (o parte del suo orario) presso il domicilio (alternandosi con i colleghi) le ore potranno corrispondere a quelle previste per il sostegno. Infatti, le Linee guida prevedono che pere gli alunni con disabilità l’istruzione domiciliare può essere garantita dall’insegnante di sostegno (al riguardo si cita la sentenza del TAR del Lazio, che ha condannato l’USR ad assegnare al domicilio tutte le ore di sostegno assegnate all’alunno).
In sintesi, la scuola non può rifiutare questo servizio, previsto per garantire il diritto allo studio e, al tempo stesso, per la tutela della salute del minore.
Norme di riferimento: d.lgs. 66/17 come riformato dal d.lgs. 96/19; DM 461/19 e allegate Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.


Un’alunna diversamente abile  in terza media ha effettuato un numero di assenze del 70 per cento. Per i docenti è impossibile una valutazione, si può mettere “Non classificata” al primo quadrimestre? O si deve esprimere ugualmente una valutazione in base ai pochi elementi a disposizione?

La norma stabilisce che per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato si debbano considerare le “presenze”.  Per il vincolo della frequenza, fissato a tre quarti del monte ore personalizzato, il Decreto legislativo n. 62/17 prevede che il Collegio docenti adotti – “per casi eccezionali” – motivate e straordinarie deroghe (documentate, per gli alunni con disabilità, da certificazioni riguardanti lo stato di salute). Se il Consiglio di classe dispone di sufficienti elementi, procede alla valutazione (e il 30% da lei indicato indicherebbe un tempo utile pe acquisire gli elementi necessari). Se il Consiglio di classe non dispone di sufficienti elementi di valutazione, può indicare “non classificato” nel primo quadrimestre. Non avete pensato di attivare il servizio di istruzione domiciliare?


Sono un assistente specialistico e quest’anno per ripetute assenze di un insegnante di sostegno (almeno 2 giorni a sett) sono costretta a coprire anche alunni non miei, ritrovandomi o a lasciare scoperti i miei alunni meno gravi o a coprire alunni che non sono a me assegnati. Mi chiedevo se l’assistente specialistico può rifiutarsi di fare da tappa buchi. 

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione deve svolgere il suo compito a favore dell’alunno al quale è assegnato, per le ore stabilite nel PEI; l’assistente non può essere distolto dalle sue mansioni e dallo svolgimento delle ore, che deve garantire all’alunno assegnato e, ancor meno, può essere utilizzato per sostituire un insegnante assente: 
–       in primo luogo, perché il docente deve essere sostituito da un insegnante (e il dirigente non può provvedere una figura professionale differente); 
–       in secondo luogo perché vengono sottratte ore all’alunno al quale l’assistente è stato assegnato, determinando una interruzione di pubblico servizio; 
–       in terzo luogo perché la presenza dell’assistente accanto ad un alunno che non è quello al quale è stato assegnato non è autorizzata, né lo può essere, da un ordine di servizio del D.S.; in caso di infortunio o di un danno recato o subito dall’assistente, come verrebbe giustificata la sua presenza in sede diversa rispetto alla quale egli era stato destinato?
Le suggeriamo di far presente al D.S., nel caso venisse ancora invitato a “supplire” un insegnante assente, che lei, in quanto assistente o educatore, non può sostituire un insegnante e che non può abbandonare l’alunno al quale è stato assegnato, perché andrebbe a determinarsi una interruzione di un servizio che deve essere garantito all’alunno.Se ciò non bastasse, ne parli con la cooperativa o con l’Ente dal quale ha ricevuto l’incarico, illustrando i rischi cui si esporrebbe effettuando supplenze “improprie” e chieda loro di farsi portavoce presso il D.S.


Sono un docente di sostegno in una V classe di una scuola secondaria superiore. L’alunna che seguo con un Ritardo mentale grave, a causa della sua disabilità e dell’ambiente deprivante in cui vive, ha una frequenza molto irregolare. (solo 15 gg in questo primo quadrimestre). Cosa bisogna fare in questi casi? Può non essere ammessa agli esami per mancanza di validità dell’anno scolastico? In riferimento al primo quadrimestre alcuni docenti curricolari lamentano la mancata presenza durante le proprie ore di lezione. Si può comunque attribuire la valutazione tenendo conto degli obiettivi fissati nel PEI?

In base al DPR 122/09 il Collegio dei docenti può fissare alcune “deroghe straordinarie” al numero massimo di assenze, al fine di assicurare la validità dell’anno scolastico; il Consiglio di classe, sulla scorta di tali deroghe e se in possesso di sufficienti elementi di valutazione, può procedere con l’ammissione all’esame di Stato; in caso contrario, scatta l’invalidità dell’anno scolastico. Per completezza ai fini dell’ammissione va considerata anche la partecipazione alle prove Invalsi che, da quest’anno, riguarda tutti gli studenti delle classi quinte (d.lgs. 62/2017): il recentissimo Protocollo di somministrazione delle prove standardizzate, pubblicato da Invalsi alla pagina https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2020/Protocollo_somministrazione_GR13_ITALIA_2019_2020.pdf, indica tre possibili opzioni per gli alunni con disabilità (anziché due), fra queste il “non svolgimento delle prove” (per questi alunni la scuola può predisporre prove adattate, coerenti con il PEEI). 


Sono un’insegnante di scuola primaria e chiedo cortesemente di ricevere una risposta con i riferimenti normativa, circa la valutazione di alunni dva gravissimi. Se nel PEI di un DVA gravissimo è previsto un percorso differenziato, che non include l’apprendimento delle discipline, bensì favorisce l’integrazione e la socializzazione, l’autonomia e la comunicazione n.v., come è possibile inserire voti in decimi nelle materie curricolari?

Premesso che per gli alunni con disabilità intellettiva la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita, deve sempre avere luogo (OM 90/2001), si rammenta che la legge 104/92 afferma che l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento “né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap” (art. 12, comma 4). A ciò si aggiunga che l’art. 16 della legge n. 104/92 prevede la possibilità di adottare attività integrative e di sostegno, anche in sostituzione delle discipline; ora, poiché il D.lgs. 62/2017 stabilisce che la valutazione degli alunni con disabilità deve essere effettuata in base al PEI e che tale valutazione deve essere espressa in decimi (e ciò vale per tutti gli alunni), coerentemente con quanto previsto, anche per l’alunno che lei definisce “gravissimo” la valutazione deve essere formulata in sulla base del PEI (e deve essere riportata nella scheda di valutazione in “decimi”, esattamente come avviene per gli altri studenti). Trattandosi di scuola Primaria (e ciò vale per la scuola del primo ciclo e per gli alunni per i quali è adottata una valutazione semplificata nel secondo ciclo) nella scheda di valutazione non deve essere fatto alcun riferimento al PEI (d.lgs. 62/17).  L’occasione è utile anche per rammentare che la scuola deve garantire, a ciascun alunno, gli apprendimenti, coerenti con le capacità e le potenzialità presenti; non può limitarsi alla sola socializzazione (lo stabiliscono la legge 104/92 e le Linee Guida ministeriali del 4 agosto 2009).


Mia figlia frequenta la prima liceo applicato scienze e biotecnologia ma, a causa di una serie di eventi traumatici, è crollata in una forte forma depressiva con forte ricaduta sulla frequentazione scolastica. Premetto che mia figlia è nata con una malformazione grave per la quale ha un riconoscimento con legge 104 e indennità di frequenza. Stiamo tentando di aiutarla con una equipe di psichiatri e psicologi ma il progresso è molto lento visto anche l’età che non aiuta. La mia domanda è: quali certificazioni devo far produrre dai medici per tutelarla sia per l’obbligo scolastico che per la privacy?

Le certificazioni sono quelle relative all’attuale stato di salute di sua figlia. Il Decreto legislativo n. 62/17, all’art. 13, stabilisce che, per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, sia necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte ore personalizzato; lo stesso decreto richiama il DPR 122/2009 che, all’art. 14 comma 7, contempla di poter adottare – per casi eccezionali – motivate e straordinarie deroghe, purché le assenze non pregiudichino, a giudizio del Consiglio di classe, la possibilità di procedere ad una valutazione degli alunni interessati. Chieda pertanto che il Collegio dei docenti adotti una delibera relativa a tali deroghe.


Sono una docente di sostegno a tempo indeterminato e scrivo per un parere su come muovermi a seguito della circolare inviata dal mio Dirigente Scolastico a tutto il personale scolastico. Un alunno, pur essendo un disabile grave, usufruisce di 18 ore settimanali ed ha un’assistente materiale per 2 ore a settimana. I genitori hanno perso la causa al TAR per ottenere la copertura totale delle ore di sostegno. Dal 3 febbraio la docente che lo segue per 12 ore settimanali è assente e non si sa fino a quando. Il Preside dispone che tutti i docenti di sostegno debbano fare delle ore di supplenze sull’alunno anche se impegnati con altri alunni disabili. La domanda che mi pongo è la seguente: un docente di sostegno può lasciare il proprio alunno per andare a supplire un ragazzo con una disabilità più grave? è possibile contestare la circolare in oggetto dato che in questo modo non vengono più garantite le ore di sostegno come stabilite nei P.E.I. agli altri ragazzi?

Le “Linee guida” ministeriali, del 4 agosto 2009, vietano di spostare per supplenza in altra classe il docente per il sostegno, che opera con l’alunno nella classe alla quale è stato assegnato. La recente circolare sulle supplenze impone al Dirigente scolastico di nominare un supplente “dopo il primo giorno di assenza di un docente incaricato su posto curricolare o incaricato su posto di sostegno”


Sono una supplente precaria e lavoro in una scuola secondaria di istruzione superiore.
Una persona con disabilità grave si trovava seguito da me e una collega che da più di 20 giorni è in maternità. La scuola non si è attivata per trovare un supplente ed attualmente la persona si ritrova a non avere 9 ore di sostegno su 18. Dopo il ritiro di un altro alunno con disabilità, la dirigente ha incaricato la referente di dipartimento di ridistribuire le ore del personale e coprire quindi le 18 ore, lasciando scoperte altre persone che hanno diritto al sostegno ma si vedono ridotto il servizio senza spiegazioni. 
La referente di dipartimento sostiene che noi insegnanti non abbiamo possibilità di fare alcunché per migliorare la situazione. È legale questa soluzione? Quali sono i diritti della famiglia?  È buona norma che la persona sia seguita da 3 o 4 docenti diversi?

La recente circolare sulle supplenze ribadisce il principio che dopo il primo giorno di assenza il dirigente scolastico debba nominare un supplente. Se, come nel vostro caso, si sono rese disponibili ore di sostegno per il ritiro di uno o più alunni, queste ore (e solamente queste. ore) possono assegnate all’alunna, senza toccare le ore già assegnate agli altri frequentanti. Pertanto se mancano ancora ore per l’alunna il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente per tali ore. Fatelo presente alla famiglia. Sottrarre ore già assegnate ad alunni frequentanti è un atto illegittimo, forse anche con risvolti penali.


Sono la mamma di una ragazza tetraplegica con certificazione del 2014 in cui si evince un insufficienza mentale media ,tale certificazione è in possesso della scuola superiore di secondo grado in cui mia figlia frequenta la quinta con una programmazione semplificata ricondocibile al programma Ministeriale. Tempo fa per l’esattezza a dicembre abbiamo  consultato un Neuropsichiatra specializzato ,perché nostra figlia ha espresso la sua opinione sulla sua diagnosi funzionale così negativa e voleva essere sottoposta a nuovi test ,in effetti aveva pienamente ragione perché la nuova diagnosi parla di parametri normali anzi un pochino più alti .Il problema nasce solo con il linguaggio che inficia qualsiasi prova orale(il medico scrive che è impossibile fare prove orali) sia per l’ansia da prestazione che per problemi di coordinazione del linguaggio  (parla con difficoltà )e i suoi tempi di prestazione, sono molto più lunghi della norma. Abbiamo prodotto la nuova certificazione alla scuola chiedendo un GLH  per discutere del PEI in cui si era già chiarito che le verifiche orali erano controproducenti e si dovevano usare solo come compensazione dello scritto, Il risultato è stato pessimo perché ad ogni verifica scritta fanno seguire sistematicamente quella orale ,inoltre non rispettano ne’ tempi ne’ modalita’ concordati a suo tempo e specificati nel PEI ,la ragazza è in forte crisi perché le insegnanti quasi tutti i giorni le dicono che all’esame dovrà per forza fare la prova orale. Il GLH sarà a febbraio, come far capire che il PEI è disatteso? mi può aiutare a capire se mia figlia può sostenere l’esame di stato, senza per forza produrre la prova di cui sa già di non poter fare ?È possibile farla in forma scritta? 

Considerato quanto riportato nella documentazione sanitaria, in realtà, oltre all’eventuale completamento orale, era necessario prevedere forme “equipollenti” di somministrazione delle prove, previste a garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità; al riguardo, si rimanda all’articolo 6 comma 1 del DPR 323 del 1998 che, nel definire il concetto di prove equipollenti, precisa che queste possono essere sia differenti da quelle ufficiali per i contenuti che per le modalità. È fondamentale, pertanto, che tali indicazioni siano coerentemente definite nel PEI, in quanto documento cui bisogna far riferimento per la predisposizione delle prove dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.  In sede di esame, la prova orale può sicuramente essere affrontata con modalità differenti (che possono andare dalla lettura fatta da terzi di un testo scritto dalla stessa studentessa all’utilizzo di “ausili”, che sostituiscono il linguaggio verbale), ovvero “equipollenti” (DPR 323/98). A conferma di forme differenti, ovvero con modalità equipollente, si può citare la LIS: lo studente che si avvale della LIS in sede di esame di Stato fruisce dell’assistente alla comunicazione.  In sede di PEI, a febbraio, occorre esplicitare questi passaggi, richiamando il riferimento normativo e individuando le modalità maggiormente funzionali e fruibili da parte dell’alunna. È il caso che, a questo incontro, sia presente la studentessa che, meglio di altri, può dare indicazioni su quali siano le modalità migliori per poter sostenere le performance richieste dalla scuola.


Sono la madre di una bimba che ha la legge 104 per un problema neurologico (art. 33,  comma 3). La bimba frequenta una scuola primaria paritaria dove l’insegnante di sostegno, già poco attrezzata per il suo problema, non la segue affatto in alcuni momenti per lei molto delicati (es. intervallo dopo il pranzo). Ho sentito parlare della possibilità di richiedere un educatore al comune ad ulteriore supporto della permanenza a scuola. Potete darmi qualche indicazione?

Se nella vostra Regione la legge sul diritto allo studio prevede gli assistenti anche nelle scuole paritarie, in sede di GLO potete esplicitare la necessità di poter fruire della presenza di un assistente all’autonomia personale dell’alunna, riportando nel verbale dell’incontro e nel PEI tale indicazione; sarà poi cura del dirigente scolastico chiedere all’Ente locale di competenza l’assegnazione di tale figura. Se, invece, tale figura non è prevista per le scuole paritarie, sarà la famiglia a sostenere le spese per la presenza di questa figura, mentre il docente è a carico della scuola paritaria.


Sono una docente  della  scuola  primaria, l’anno prossimo si iscriverà  alla scuola primaria  un alunno disabile con sostegno di 11 ore settimanali. Premetto che nella nostra scuola ci sono classi a 30 ore settimanali  e classi a 40 ore settimanali. La dirigente ha detto alla famiglia di iscrivere il bambino a 40 ore settimanali premettendo che lui avrà  una riduzione di orario (30 ore settimanali). Questo molto probabilmente prevederà  che il bambino non potrà  seguire tutte le materie. Io ed altre docenti ci chiediamo se non sia più  funzionale un’ iscrizione a 30 ore settimanali, visto che in tal modo l’alunno seguirebbe tutte le attività. Lo so che spetta alla famiglia decidere il tempo scuola, ma non so quanto la famiglia abbia capito bene la situazione. Inoltre la riduzione d’ orario suppongo che  do  andrà  concordata durante il PEI.  La scuola può far iscrivere un bambino ad un tempo scuola e poi far frequentare un tempo scuola a 30 ore che è  previsto nel suo assetto?

Non sono previsti, per gli alunni, “riduzioni di orario” di frequenza, peraltro per un ordine di scuola per il quale è contemplato l’obbligo. Se per l’alunno è migliore un tempo di frequenza pari a 30 ore settimanali, non si capisce perché suggerire il tempo-pieno per poi prevedere una frequenza ridotta pari a 10 ore; ciò, peraltro, costituisce un danno all’erario. Spetta sicuramente alla famiglia decidere il tempo-scuola da scegliere e se ritiene che le 30 ore siano adeguate per il bambino, deve sicuramente optare per le 30 ore settimanali.


L’insegnante di mia figlia che frequenta l’asilo è in malattia in classe c’è la maestra di sostegno e non stanno nominando la supplente perché comunque quando non c’è la maestra di sostegno si appoggiano al plesso di un altro paese. Noi genitori cosa possiamo fare per far nominare un’altra maestra perché i bimbi solo lasciati a loro stessi e non controllati

La recente circolare sulle supplenze stabilisce che il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente dopo il primo giorno di assenza. 


Sono insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
Mi sono stati assegnati due ragazzi disabili, (9 ore ciascuno) in due classi diverse. 
In una delle due classi è presente un altro ragazzo disabile seguito da un’altra insegnate di sostegno per 12 ore settimanali. 
Quindi nella stessa classe abbiamo due insegnanti di sostegno, una presente 12 ore ed io presente 9 ore. I nostri alunni seguono un pei differenziato ed un orario differenziato, tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00.  Quindi, in alcune ore, nella stessa classe sono presenti tre insegnanti: due di sostegno più l’insegnante delle varie discipline. 
La vicepreside non vuole assolutamente che ci sia questa presenza contemporanea di due insegnanti di sostegno e vuole che ce ne sia sempre uno solo che segua ambedue i ragazzi che, ribadisco hanno esigenze estremamente diverse. Che dobbiamo fare? 

Non esiste una norma che impedisca la presenza di più docenti di sostegno, peraltro è prevedile la presenza contemporanea, in virtù dell’abolizione del tetto che fissava un numero definiti di alunni con disabilità per classe. Per motivazioni didattiche e organizzative è bene che il Consiglio di classe valuti e concordi quanto è bene che queste figure siano presenti ed eventualmente che lo condividano in sede di GLO (al quale partecipano tutti i docenti della classe, compresi i due docenti incaricati su posto di sostegno). Si consideri anche che le ore assegnate non possono essere sottratte a ciascun alunno, ma devono essere garantite, a tutela del diritto allo studio. Non spetta certo al docente incaricato come vicario del dirigente entrare nel merito del “quando” la risorsa “sostegno” debba essere presente in classe, ma solamente invitare i docenti del consiglio di classe a valutare l’opportunità, da un punto di vista organizzativo, in considerazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi, considerazioni che competono al Consiglio di classe e che coinvolgono i componenti del GLO.


Sono una docente di un istituto di scuola secondaria superiore, scrivo in merito alla possibilità di utilizzare in classe la smartpen. Personalmente non ho mai avuto problemi a consentire ai miei allievi di registrare le lezioni o utilizzare la smartpen per prendere appunti, ma alcuni colleghi si oppongono, e ritengono di non essere obbligati a consentirne l’uso, anche  ad allievi con certificazione DSA, pur in presenza della richiesta di tale strumento compensativo da parte della famiglia, in quanto indicato dallo specialista che ha rilasciato la diagnosi (come da certificazione in possesso della scuola). Mi risulta che il vademecum del garante per la privacy abbia già dato parere positivo sulle registrazioni delle lezioni in classe, naturalmente ad esclusivo uso didattico personale. I miei colleghi, però, sostengono che il docente possa negare il permesso per tutelare la privacy degli altri allievi e per motivi didattici non meglio chiariti. Chi ha ragione? La famiglia, in caso di bocciatura di un allievo cui sia stato negato l’uso di tale strumento, può rivalersi nei confronti della scuola?

Per gli alunni con diagnosi di DSA è consentito registrare le lezioni a scuola: l’uso, da parte dello studente, è strettamente personale, mentre la registrazione riguarda “la lezione”. Questa indicazione, ripotata nel Piano didattico personalizzato, condiviso con la famiglia e con lo studente, va rispettata da tutti i docenti. In merito alla questione posta, va rispettato quanto indicato nel PDP (il problema privacy non è pertinente all’argomento).


Nuovo modello di Piano Educativo Individualizzato

Scuola, è stato predisposto il nuovo modello di Piano educativo individualizzato per le alunni e gli alunni con disabilità. Il Ministero dell’Istruzione lo ha messo a punto con la collaborazione delle Federazioni delle Associazioni rappresentanti le famiglie degli studenti con disabilità ed è in procinto di inviarlo agli Istituti dopo il necessario passaggio con il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, a cui il documento è stato sottoposto in queste ore.

Tutta la documentazione è stata predisposta e vagliata con l’Osservatorio nazionale permanente per l’Inclusione scolastica, già nel mese di luglio scorso. Proprio con le Federazioni delle Associazioni si è condiviso di introdurre il nuovo modello di PEI attraverso un solido contributo di Linee guida, per spiegare alle scuole in modo approfondito e argomentato la complessità delle innovazioni introdotte, che puntano ad una maggiore partecipazione delle famiglie e degli alunni stessi rispetto al passato.

Tra le novità del nuovo impianto inclusivo: il Gruppo di lavoro operativo funzionerà come un organo collegiale che si occuperà della progettazione degli interventi inclusivi per le alunne e gli alunni con disabilità. Al GLO, in piena coerenza con il principio di autodeterminazione sancito in sede di Convenzione internazionale per i diritti delle persone con disabilità, potranno partecipare anche studentesse e studenti, nel caso della scuola secondaria di secondo grado. Le famiglie godranno di pieno diritto di partecipazione e condivisione delle strategie inclusive, così come previsto dalle norme vigenti.

Nel nuovo modello di PEI non vi sarà alcuna riduzione a prescindere dell’orario scolastico, come alcune forze politiche stanno facendo credere in queste ore, rilanciando false notizie. Come da sempre previsto, ci sarà invece una puntuale pianificazione delle attività didattiche per alunne e alunni con disabilità, che potrà essere personalizzata rispetto all’organizzazione oraria dell’intero gruppo classe, nel pieno rispetto del principio di individualizzazione e personalizzazione del percorso scolastico.

Questo nuovo modello di inclusione scolastica viene presentato dopo un’attesa durata tre anni, dovuta a una diversa sensibilità delle precedenti gestioni politiche.

In questi giorni in cui il Ministero e l’intero Governo sono impegnati per far ripartire la scuola in sicurezza, c’è chi continua a scegliere la strada della propaganda, in particolare sbandierando presunte discriminazioni in tema di diritti degli alunni con disabilità, a danno delle famiglie. Il Ministero e le scuole stanno operando nell’interesse di queste studentesse e di questi studenti, forti di una normativa sull’inclusione, quella italiana, che è fra le più avanzate nel mondo.

Ausili per la didattica inclusiva

Da oggi la Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico rende disponibili due nuovi strumenti

La Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico rende disponibili due nuovi strumenti, concepiti per favorire l’acquisto e l’uso di tecnologie assistive e sussidi didattici appropriati ed efficaci per alunni con disabilità.

La Piattaforma “Anagrafe Nazionale degli Strumenti e degli Ausili Didattici”  è utile a tutti gli attori del processo di acquisto e gestione degli ausili didattici. Consente di digitalizzare le procedure giuridico amministrative necessarie per pubblicare i bandi, presentare i progetti e utilizzare gli ausili acquistati. Gli utenti (USR, CTS, scuole) hanno a disposizione un servizio di assistenza tecnica per ricevere supporto in fase di inserimento delle domande. 

Il Portale e-learning “Gli snodi dell’inclusione”, accessibile da qualsiasi operatore in possesso di credenziali SIDI, offre a tutto il personale scolastico un percorso completo e dettagliato per orientare l’intero processo, dalla definizione del fabbisogno dello studente con disabilità, alla scelta dell’ausilio più idoneo per la didattica inclusiva, alle modalità per una corretta ed efficace partecipazione ai bandi di acquisizione degli ausili didattici.

Educazione è salute

Il Ministero dell’Istruzione, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e l’Associazione ospedali pediatrici italiani promuovono il Manifesto dei principi e dei diritti dei bambini in ospedale, dall’evocativo titolo “Educazione è salute”.

Un documento base per avviare una duratura collaborazione finalizzata a curare la governance degli interventi mirati a tutelare i diritti dei bambini in ospedale, a partire dal diritto all’educazione e all’istruzione. Prevista anche la possibilità di intraprendere collaborazioni, istituzionali e non, nel rispetto del principio del best interest of the child.

Tra i valori richiamati, quello alla responsabilità e all’empatia, per cogliere gli stati d’animo dei bambini e dei ragazzi, quale parte integrante del processo di cura. Tra i principi fondamentali, quello all’uguaglianza, per garantire a tutti i bambini pari opportunità, e quello all’educazione, come strumento per non interrompere, anzi promuovere, i processi educativi diretti a sviluppare le potenzialità dei bambini e dei ragazzi ricoverati.

Alla base del Manifesto, i protocolli siglati tra le parti e richiamati nel testo e tre documenti: la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Carta dei diritti del bambino in ospedale, le Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.

Tutti Pazzi Per Paolo

Tutti Pazzi Per Paolo è un progetto educativo di cinema partecipato realizzato da un insegnante di sostegno di Torino.

L’esperienza si è trasformata nella produzione di un documentario partecipato che racconta la relazione tra insegnante di sostegno e alunno durante un intero anno scolastico. 

Il progetto è supportato dalla Film Commission Torino Piemonte e dalla Regione Piemonte ed è stato realizzato in partnership con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e con l’ASL To1.


Lettera e raccomandazioni della Ministra

Attenzione ai disabili
Lettera e raccomandazioni della Ministra Azzolina

di Giuseppe Adernò

Ai Dirigenti scolastici a tutti i docenti della Scuola italiana a tutto il personale scolastico agli studenti e alle studentesse e alle famiglie, il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, a conclusione della prima fase della pandemia, ha inviato una lettera di ringraziamento per l’impegno profuso nel rendere attiva e dinamica la scuola, anche se chiusa per evitare la diffusione del contagio del Covid-19

Nella lettera viene richiamata la dimensione comunitaria della scuola ed il ruolo professionale dei docenti “garanti del diritto allo studio” e, facendo riferimento alla personale esperienza d’insegnante di sostegno, il Ministro ha rivolto una particolare attenzione al tema della didattica a distanza per gli alunni con disabilità.

La vera cifra dell’inclusione è la risultante di moltissimi fattori: la costruzione della fiducia tra docenti, alunno e famiglia; la presenza e la disponibilità di mezzi e strumenti per una didattica personalizzata; una collaborazione leale e concreta tra tutti gli adulti cui gli alunni con disabilità sono affidati”.

Ha poi evidenziato l’impegno del Ministero per “garantire la soluzione dei primi problemi legati alla mancanza di connettività e di strumenti tecnologici adeguati, per mezzo di appositi provvedimenti economici che stanno progressivamente portando i primi frutti”.

La collaborazione con le principali Federazioni e Associazioni che rappresentano le persone con disabilità, è fonte di garanzia per migliorare – anche in questa emergenza – la qualità dell’inclusione scolastica, che attualizza il monito pedagogico “scuola di tutti, scuola per ciascuno”.

Il lavoro che metterà in atto il comitato presieduto dal prof. Patrizio Bianchi, nel predisporre la fase di ripresa delle attività didattiche con l’apertura del nuovo anno scolastico, coinvolgerà anche tutti gli attori istituzionali che rappresentano le persone con disabilità.

I numerosi messaggi raccolti: canti, foto, video pervenuti al Ministero, documentano la creatività della scuola italiana che non si è fermata nei mesi del Coronavirus e sono numerose le storie di vita reale di studenti che da questa esperienza hanno compreso il senso della scuola come “comunità” ed hanno manifestato la “nostalgia” dello stare insieme ai compagni e ai docenti. Molte delle realizzazioni creative sono state socializzate anche dalla Rai, che ha riproposto fra l’altro i canti e i disegni degli arcobaleni fatti dai ragazzi con l’auspicio “andrà tutto bene”.

La didattica a distanza, malgrado tuti i limiti e i condizionamenti, ha mobilitato i docenti ad inventarsi “nuove abilità”, attivando anche con l’aiuto di colleghi più esperti, video-lezioni ed altri esercizi didattici innovativi.

Nella lettera vengono evidenziati “alcuni disallineamenti nelle pratiche didattiche quotidiane”, che sollecitano la necessita della “costruzione di strategie utili a recuperare quanto, in termini di socializzazione e didattica inclusiva, malgrado l’impegno di tutti, ha perso di efficacia”.

Con forza viene ribadito che “In tutte le scuole del sistema nazionale d’istruzione è previsto che i docenti di sostegno siano garanti del diritto allo studio degli alunni loro affidati, ora più che mai, in un momento in cui la contitolarità formale sulla classe, prevista dalla norma, deve tradursi in un atteggiamento d’inclusività che si sostanzi in contatti diretti con i bambini e i ragazzi, attraverso stimoli visivi, in maniera sincrona, sia per fini didattici che per fini più squisitamente relazionali e sociali”.

Queste indicative considerazioni riguardano tutti gli studenti del “Sistema nazionale di Istruzione” e quindi non dovrebbero rimanere esclusi gli alunni delle scuole paritarie, che non hanno ricevuto, purtroppo, la medesima attenzione e i necessari supporti tecnologici, assegnati alle scuole statali.

La lettera si sofferma ancora sulla funzione del docente di sostegno che in presenza dell’alunno con disabilità si affianca alle attività di tutta la classe “non solo per facilitare e fornire feedback sui contenuti, per mediare con strumenti e metodologie individualizzate la trasmissione del sapere, ma anche per riportare l’attenzione dell’intero gruppo classe sulla possibilità di creare occasioni di rinnovata socializzazione in un ambiente condiviso, seppure virtuale”.

Viene affermato il principio della contitolarità educativa sulla classe, e per tutti gli alunni, che coinvolge i docenti curricolari, chiamati a intervenire direttamente anche in attività didattiche inclusive “dedicate”, poiché rivestono il ruolo di adulti di riferimento di tutta la classe.

 La prima misura d’inclusione avviene, appunto, nel contesto di appartenenza al gruppo classe.

I suggerimenti espressi nella lettera del Ministro sono stati in gran parte messi in atto dai docenti di sostegno, ciascuno secondo la propria sensibilità pedagogica e le specifiche condizioni ambientali, sociali e familiari.

Una difficoltà oggettiva è stata riscontrata nell’uso della piattaforma che non prevedeva la contitolarità nell’accesso e il docente di sostegno risultava un semplice “utente invitato”.

La didattica a distanza per un alunno disabile coinvolge e impegna ancor di più i genitori, che durante la quarantena si sono improvvisati insegnanti, infermieri, terapisti; ma non tutti hanno avuto la possibilità di collaborare a questa nuova prassi e all’uso delle nuove tecnologie ed inoltre i materiali in circolazione sono risultati poco fruibili e poco funzionali alle complessità di bisogni specifici.

Con particolare valenza pedagogica la lettera ribadisce che: “ mai, come in questo caso, non sia importante la quantità bensì la qualità delle attività predisposte, delle relazioni attivate, delle valutazioni, le quali dovranno essere sempre coerenti con gli obiettivi e ben suffragate da solide basi di carattere metodologico.

Il rapporto tra la “quantità” di contenuti in relazione al programma svolto e la “qualità” della relazione educativa, diventa punto di riferimento per la valutazione dell’anno scolastico, interrotto  bruscamente dall’emergenza pandemica; sono, infatti, da valutare non tanto il programma svolto, quanto il processo di maturazione e di crescita umana e sociale di tutti gli studenti.

Anche la promozione all’anno successivo non va intesa come “agevolazione nell’anno di grazia”, o “amnistia  generale, bensì come doverosa registrazione del percorso fatto e impegno a riprendere il cammino colmando anche eventuali vuoti e carenze.

 Compito primario dell’azione educativa è stato, infatti, quello di guidare anche i disabili alla lettura, comprensione e valorizzazione dell’esperienza vissuta nello spazio domestico di “distanziamento fisico” e non “sociale”. La socialità, infatti, è una categoria valoriale e non è distanziabile.

Nella lettera il Ministro raccomanda “Ai dirigenti scolastici, già impegnati a tenere le redini di questa difficile situazione, direi quasi a mettere a sistema tutte le energie in gioco, equilibrandole con le insicurezze e le paure dei ragazzi e delle famiglie, di garantire con celerità le operazioni finalizzate a coprire l’eventuale gap tecnologico di tutte le famiglie, in particolar modo di quelle degli alunni con disabilità, e di assumere ogni utile iniziativa volta a sollecitare e ad attivare interventi didattici a loro favore, ove ancora non fatto. Tutto il Governo ha lavorato e lavora perché nessuno resti indietro o si senta escluso.

La necessaria collaborazione con gli Enti locali dovrebbe produrre un potenziamento dei servizi a favore dei disabili coinvolgendo gli assistenti educatori e alla comunicazione nel lavoro quotidiano di garanzia della didattica a distanza ed in particolare attraverso sistemi di condivisione delle piattaforme digitali in uso tra i docenti e i canali comunicativi più adeguati alle varie circostanze.

Una particolare attenzione viene rivolta “alle famiglie degli alunni che, con pazienza e sempre silenziosamente, stanno collaborando in modo propositivo e fattivo con i docenti e con le scuole per superare le difficoltà” e si comunica che “sul sito del Ministero dell’Istruzione è stata predisposta un’apposita pagina web, caratterizzata dall’essere un work in progress, dedicata proprio alla didattica a distanza per alunni e studenti con disabilità”.

I genitori degli alunni disabili hanno evidenziato che “la didattica a distanza per i nostri figli non va bene, è necessaria la presenza di un assistente che guidi i bambini e i ragazzi.   La scuola non è solo didattica”.

Mentre per la maggior parte degli studenti la didattica a distanza ha favorito una diversa modalità di apprendimento, per gli alunni con disabilità, l’interruzione del percorso assume carattere di perdita in termini assoluti, decretando un completo isolamento ed il venir meno di quegli stimoli esterni che aiutano e determinano il loro accrescimento». La didattica a distanza, sostengono le famiglie, non è «inclusiva». 

All’augurio di buon lavoro la Ministra Azzolina aggiunge la ferma convinzione che “la Scuola italiana uscirà rafforzata dalla prova che sta vivendo, per merito di tutti i cittadini che quotidianamente s’impegnano, ciascuno nel proprio dovere, a renderla migliore”.

Queste parole risuonano come monito e stimolo ad una cooperazione attiva e responsabile da parte di tutti gli operatori scolastici per rendere produttivo ed efficace l’intenso e innovativo lavoro svolto in questa dolorosa e inattesa esperienza di vita, che traccia un profondo solco nelle relazioni sociali e nella dimensione di comunicazione e di crescita civile.

Nell’era del dopo Coronavirus occorre resettare il sistema e cogliere l’occasione di progettare una scuola efficiente e produttiva.

F. Dall’Ara, Storia di un Coronavirus

GIORNATA MONDIALE AUTISMO

Erickson e Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano presentano “Storia di un coronavirus” di Francesca Dall’Ara

Un e-book gratuito per spiegare il coronavirus ai bambini, anche con disturbi del neurosviluppo

Il 2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Quest’anno è un 2 aprile diverso per l’emergenza coronavirus. Un’occasione per comprendere l’impatto che questa situazione sta avendo su bambini, ragazzi e adulti con autismo e proporre idee per essere al loro fianco.

In questo tempo sospeso e complesso, in cui gli scienziati di tutto il mondo sono impegnanti per superare l’emergenza coronavirus, è molto importante non dimenticarsi che anche i bambini hanno il diritto di sapere. Soprattutto i bambini che vivono situazioni di fragilità o presentano un disturbo del neurosviluppo, che potrebbero avere meno strumenti per la comprensione di quanto sta accadendo e per la gestione di pensieri ed emozioni.

Per affrontare questa situazione, Erickson ha scelto di pubblicare e diffondere gratuitamente l’e-book “Storia di un coronavirus” scritto da Francesca Dall’Ara e illustrato da Giada Negri (scaricabile qui https://www.erickson.it/it/approfondimento/giornata-mondiale-autismo )

Una storia semplice che racconta una realtà molto complicata con l’intento di sostenere le mamme e i papà ad affrontare insieme ai più piccoli (e forse anche grazie a loro) questo difficilissimo momento.

Il racconto si rivolge a tutti i bambini a partire dai 2 anni, con un’attenzione specifica ai bambini con bisogni comunicativi complessi e disturbi del neurosviluppo, attraverso una versione adattata e tradotta in simboli con gli strumenti della comunicazione aumentativa, secondo il modello inbook. 

Un’idea nata, all’interno del gruppo di lavoro dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, per trovare un modo concreto e immediatamente fruibile per facilitare genitori e bambini nell’affrontare nel miglior modo possibile l’emergenza generata dal coronavirus e le emozioni che questa scaturisce. 

Tra restrizioni e permanenza forzata in casa «è fondamentale trovare il giusto equilibrio tra una spiegazione degli eventi che renda maggiormente comprensibile l’origine e il senso del grande stravolgimento che caratterizza le giornate, l’accoglienza delle emozioni faticose che lo accompagnano e l’insegnamento delle norme base per proteggersi e prevenire il contagio. Ma, soprattutto, è indispensabile riuscire a trasmettere fiducia nel fatto che stiamo cercando di fare tutto il possibile, anche se molte incertezze e preoccupazioni restano.» afferma Maria Antonella Costantino, neuropsichiatra e Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Francesca Dall’Ara è psicologa e psicoterapeuta. Lavora da molti anni nell’ambito della disabilità complessa all’interno dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Ha scritto questo libro grazie alle preziose suggestioni e suggerimenti di un gruppo di colleghi.

Pagine: 44 pagine illustrate

Formato: e-book e in-book

Età: +2 anni

Disponibile gratuitamente qui: https://www.erickson.it/it/approfondimento/giornata-mondiale-autismo

Giornata Mondiale Autismo

Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2 aprile Giornata Mondiale dell’Autismo: Autism Europe e World Autism Awareness Day


Giornata Mondiale Autismo, il Palazzo dell’Istruzione si illumina di blu La Ministra Azzolina: “Celebrarla è oggi ancora più importante. La scuola da sempre impegnata su questo fronte”

Il Ministero dell’Istruzione si tinge di blu per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone che vivono nello spettro autistico.

Dal tramonto e fino alle 24, la facciata del Palazzo dell’Istruzione, in viale Trastevere, a Roma, verrà illuminata in contemporanea con monumenti e luoghi simbolo di tutto il mondo. Il blu è il colore scelto dall’ONU per questa Giornata. L’installazione luminosa sarà realizzata dagli alunni della Rete degli istituti professionali, servizi culturali e dello spettacolo di Roma e conclude un percorso didattico pluridisciplinare. Ragazze e ragazzi hanno infatti lavorato a questo progetto, guidati dai propri insegnanti, con lezioni a distanza.

“Celebrare la Giornata della Consapevolezza sull’Autismo oggi è ancora più importante – sottolinea la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. In questa emergenza siamo costretti a stare distanti, per prevenire la diffusione del virus, ma dobbiamo rimanere uniti, solidali, vicini. La scuola sta facendo la propria parte, come sempre. Le difficoltà non mancano ma dobbiamo porre attenzione a tutti i nostri ragazzi, con riguardo particolare alle studentesse e agli studenti con disabilità. Il ruolo della scuola è fondamentale. Seguire giorno dopo giorno l’evoluzione della crescita, nel rapporto diretto con l’insegnante, è una necessità. E aiuta le famiglie ad accompagnare il percorso dei ragazzi verso l’età adulta, così che possano realizzarsi nella società”. “Per sostenere l’inclusione scolastica degli alunni con disturbi dello spettro autistico metteremo in campo azioni mirate – aggiunge la Ministra -, a partire dal potenziamento degli sportelli dedicati che lavorano a supporto delle scuole”.

Gli ‘Sportelli Autismo’ sono stati avviati a livello sperimentale nel 2015 dal Ministero dell’Istruzione. Sono incardinati presso i Centri Territoriali di Supporto (i CTS) o presso altre scuole polo per l’inclusione. Attualmente sono operativi una cinquantina di Sportelli sul territorio nazionale. Il Ministero lavorerà al loro potenziamento.

Per gli alunni e gli studenti con lo spettro autistico è disponibile anche uno specifico spazio con informazioni e materiali nel portale dedicato alla Didattica a distanza (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html). Nella sezione online è fruibile anche un servizio di supporto e consulenza alle scuole (sportelliautismo@istruzione.it).

Oggi, in occasione dellaGiornata mondiale della consapevolezza sull’autismo 2020, anche la rubrica quotidiana #LaScuolaNonSiFerma che il Ministero dedica sui social alle esperienze di didattica a distanza, sarà dedicata al tema. Con un racconto speciale: in tutte le classi e sezioni dell’Istituto Comprensivo Statale Gaetano Guarino di Favara si alterneranno disegni, video, chat, collegamenti, foto, film da vedere insieme, materiale di studio da condividere, “segno di uno sforzo che va avanti – spiega il dirigente scolastico, Gabriella Bruccoleri -. Il 2 aprile tutta la nostra scuola, sia pure con le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, ricorderà l’impegno di tutti e di ciascuno per l’inclusione e gli alunni con sindrome dello Spettro Autistico”. “Il 2 aprile tutti insieme, distanti ma uniti, vogliamo testimoniare vicinanza, solidarietà attiva e corresponsabilità educativa – conclude il dirigente Gabriella Bruccoleri – Il tempo che verrà, verrà da questa pena, ma avrà il colore di un cielo sempre più blu”.

 #LaScuolaNonSiFerma è la campagna social lanciata dal Ministero dell’Istruzione per raccontare la scuola durante l’emergenza sanitaria del Coronavirus, ma anche per condividere buone pratiche, informazioni, materiali didattici per supportare la didattica a distanza.