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Sorveglianza sanitaria obbligatoria nelle Istituzioni scolastiche

Sorveglianza sanitaria obbligatoria nelle Istituzioni scolastiche. Funzioni e ruolo del Medico Competente del lavoro. Responsabilità Dirigenziali e adempimenti. Stato dell’Arte e ricognizione normativa.

di Dario Angelo Tumminelli, Zaira Matera, Federica Maria Pagano, Massimo Pagano

La figura del medico competente del lavoro nelle Istituzioni scolastiche autonome Italiane è stata per lungo tempo controversa, avvolta tra dubbi e incertezze, e per alcuni aspetti confusa, a volte anche sconosciuta da molti. Per anni è stata ritenuta una figura facoltativa e/o opzionale, subordinata dagli esiti della valutazione dei rischi.

Niente di più errato. È fuor di dubbio che il personale amministrativo e il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) svolgono abitualmente nelle segreterie scolastiche più di 20 ore settimanali ai videoterminali, con carichi di lavoro via via sempre crescenti. Indubbiamente questo dato non può essere contenuto in alcun modo al di sotto della soglia delle 20 ore settimanali (per eludere questo adempimento) tra l’altro, è doveroso evidenziare che il lavoro di segreteria è diventato sempre più digitalizzato, ciò ne determina una presenza continua e costante del personale ai videoterminali.

Approfondimento Ad onor del vero, l’obbligatorietà della sorveglianza sanitaria a scuola è subordinata all’esito del processo di valutazione dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro di riferimento (ai sensi dell’art. 18 D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81). Solo qualora la citata valutazione evidenzi la presenza, di uno o più rischi concreti, tali da prevedere l’obbligo, ovvero “normati” dal Testo Unico e s.m.i, è indispensabile nominare il medico competente. Tuttavia, appare oggettivamente del tutto residuale la possibilità da parte delle Istituzioni scolastiche di non nominare un medico competente. È bastevole richiamare i fattori di rischio che più comunemente si riscontano in ambito scolastico, dai quali deriva la necessità della sorveglianza sanitaria obbligatoria e quindi la nomina del medico competente. Giova anche evidenziare che l’orientamento prevalente dei servizi ispettivi è quello di considerare la nomina del medico competente del lavoro come adempimento necessario per le Istituzioni scolastiche autonome. A tal riguardo, risulta molto interessante la lettura della circolare del 9 ottobre 2013 prot. n. 14822 dell’Ufficio VIII – Servizio legale dell’Ufficio Scolastico Regionale Lombardia, avente per oggetto “Sicurezza negli istituti scolastici – Medico competente”, di cui si riporta un estratto: «Sostenere dunque che “la maggioranza delle scuole non presenta lavoratori esposti a rischi tali da rendere necessaria la sorveglianza sanitaria” come si legge da più parti, sembra a chi scrive un’affermazione formulata al fine di giustificare a priori la decisione di non aver bisogno del medico competente. Tale affermazione risulta però priva di senso […]».

La sorveglianza sanitaria nei confronti dei lavoratori e nella fattispecie del personale amministrativo scolastico era prevista, ancor prima del Testo Unico sulla sicurezza del 2008, dall’art. 4 del Decreto Ministeriale del 29 settembre 1998, n. 382 “Regolamento recante norme per l’individuazione delle particolari esigenze negli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 258 del 04 novembre 1998, di cui riportiamo un estratto.

Art. 4. Sorveglianza sanitaria 1. Ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, la sorveglianza sanitaria, a mezzo del medico competente, è finalizzata a realizzare specifici controlli nelle istituzioni scolastiche ed educative nelle quali la valutazione dei rischi, effettuata dal datore di lavoro, abbia evidenziato concrete situazioni di esposizione a rischi per la salute dei lavoratori tali da rendere obbligatoria la sorveglianza sanitaria. Accertato tale presupposto, il datore di lavoro procede alla nomina del medico competente, ai fini ed agli effetti di cui all’articolo 17 del decreto legislativo n. 626. 2. Nelle scuole statali l’individuazione del medico competente è concordata preferibilmente con le aziende sanitarie locali competenti per territorio o con una struttura pubblica ove sia disponibile un medico con i requisiti indicati per la funzione di medico competente, sulla base di apposite convenzioni tipo da definirsi tra le strutture medesime e l’autorità scolastica competente per territorio.

Certamente l’emergenza sanitaria pandemica, legata al continuo diffondersi del Coronavirus “SARS-CoV-2”, ha enfatizzato, se non del tutto acuito, l’importanza della presenza del medico competente all’interno delle Istituzioni scolastiche, in riferimento al sistema sicurezza. È bene precisare che l’attuale contesto emergenziale non introduce novità assolute, ovvero, nuovi elementi rispetto alla previsione di sorveglianza sanitaria definita “ordinaria”, ma solo quelle specifiche ossia “eccezionali” e/o “straordinarie” legate all’emergenza pandemica.

In buona sostanza, alla luce di quanto sopra esposto, all’interno di un Istituto scolastico è sempre più necessario che il Dirigente scolastico nomini il medico competente, così come esplicitato dall’art. 18 comma 1 lettera a) del D.lgs. 81/2008.  E ciò ormai, a maggior ragione appare scontato, dato l’attuale momento di crisi pandemica e di emergenza sanitaria. È sempre più evidente la necessità di implementare ulteriori e innovativi interventi organizzativi, oltre quelli di sorveglianza sanitaria “ordinaria”.

Riferimenti normativi

Il quadro normativo di riferimento che regola la materia è complesso e articolato. È fuor di dubbio, che le Istituzioni scolastiche, al pari ad ogni altro luogo di lavoro, sono assoggettate per legge alle medesime regole, esattamente come per altri luoghi di lavoro. In Italia la norma giuridica vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro è data dal risultato di una stratificazione negli anni di norme (leggi, regolamenti, note e circolari), alcune delle quali di derivazione comunitaria. Da questa esigenza, ne discese la necessità di avere una fonte normativa unica che riunisse tutta la materia in un solo testo, non dispersivo e di facile consultazione, concretizzatasi nel 2008 con la stesura di un apposito “Testo Unico”.

Alla luce di quanto sopra detto, il punto di riferimento normativo sul ruolo del Medico competente del lavoro nelle Istituzioni scolastiche autonome è il Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, cosiddetto “Testo Unico sulla Sicurezza”, pilastro pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 – Suppl. Ordinario n. 108, testo coordinato con il successivo Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106, meglio conosciuto come “decreto correttivo”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 180 del 05 agosto 2009 – Suppl. Ordinario n. 142/L, che continua a perseguire l’obiettivo del “Testo Unico” di procedere al riassetto ed alla riforma in merito alle disposizioni in materia di salute e sicurezza in tutti gli ambienti di lavoro.

Fatta questa necessaria premessa,

esplicitati gli aspetti più generali, ci addentriamo nel merito del caso proposto ovvero sulla sorveglianza sanitaria obbligatoria nelle Istituzioni scolastiche, analizzando le responsabilità del Dirigente scolastico e i relativi adempimenti che dovrà affrontare nella gestione dell’Istituzione scolastica.

L’ambiente scolastico, certamente, non è privo di pericoli e rischi per la salute del lavoratore, anzi può presentarne diversi. Il Dirigente scolastico, dunque, dovrà individuare e valutare tutti i potenziali fattori di rischio. Non avendo le competenze necessarie per formazione accademica (non possedendo una laurea in medicina), egli dovrà affiancarsi ad una figura esperta, il medico competente del lavoro. Il dialogo fra loro deve essere continuo e la comunicazione tempestiva.

Definizione di Sorveglianza Sanitaria

Partiremo con una breve e sommaria definizione di “Sorveglianza Sanitaria”. È finalizzata alla tutela dello stato di salute dei lavoratori, in relazione agli ambienti di lavoro, all’esposizione ai fattori di rischio professionale e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ai sensi dell’art. 1 comma 1 lett. m) “Testo Unico sulla Sicurezza”. La sorveglianza sanitaria è una forma di prevenzione “secondaria” che serve a monitorare, o ancora meglio “sorvegliare”, gli effetti che l’esposizione ai fattori di rischio possono recare al lavoratore, spesso connaturati nella mansione stessa, che non possono essere eliminati in alcun modo, la cosiddetta prevenzione “primaria”.

Funzioni del Medico Competente

Da una attenta lettura della normativa attualmente in vigore (in particolare si richiamano gli artt. 2, 18, 25, 28, 29 e 35 del D.lgs. 81/08), si evince con estrema chiarezza che il T.U. ha affidato al medico competente (MC) una doppia funzione:

  1. la prima, di natura sia preventiva sia collaborativa con il Datore di lavoro, ovvero con il Dirigente scolastico e con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) consistente nell’espletamento dei compiti-obblighi (ai sensi dell’art. 25), tra i quali quello di partecipare alla valutazione dei rischi. Il MC si muove ancora in stretta collaborazione con il Dirigente scolastico per la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nonché con al RSPP per attuare i protocolli di sicurezza;
  2. la seconda, è finalizzata alla gestione della sorveglianza sanitaria obbligatoria sulle lavoratrici e sui lavoratori (ai sensi dell’art. 41 D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81), garantendo la sicurezza e la salute su tutti i lavoratori compresi, studentesse e studenti e gli altri compiti assegnatogli dal Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per quanto riguarda il punto b) ovvero sulla sorveglianza delle studentesse e degli studenti, è bene precisare che nei casi previsti dalla norma sull’alternanza scuola-lavoro (ASL) oggi, percorsi trasversali per l’orientamento (PCTO), subentra a  disciplinarli,  nello specifico,  il  vigente art. 5 del Decreto Ministeriale 3 novembre 2017, n. 195 “Regolamento recante la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro e le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 297 del 21 dicembre 2017 per il quale, devono essere applicate, sempre e comunque, tutte le misure preventive e protettive dell’integrità psico-fisica dei minori affidati. Maggiori informazioni in merito all’argomento possono essere rinvenute dall’articolo di Leon Zingales, “L’equiparazione studenti-lavoratori nelle istituzioni scolastiche”, pubblicato il 22 Luglio 2020, PuntoSicuro consultabile dal link: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/settori-C-4/istruzione-C-15/l-equiparazione-studenti-lavoratori-nelle-istituzioni-scolastiche-AR-20232/

Obblighi del Medico Competente

Giova precisare al riguardo, che in capo al medico competente gravano precisi obblighi, i quali in caso di mancato assolvimento, corrispondono di regola pesanti sanzioni. Si consiglia la lettura integrale della Sentenza n. 1856 Cassazione Penale, Sez. 3 del 15 gennaio 2013 e Sentenza n. 38402 Cassazione Penale del 9 agosto 2018. Per approfondimenti si consiglia la lettura dell’articolo “Il Medico competente nelle Istituzioni scolastiche” di Leon Zingales pubblicato il 14 Ottobre 2020 da Educazione&Scuola.

Competenze del Medico del lavoro

La figura del medico competente nelle Istituzioni scolastiche deve essere considerata al pari di quella di un qualsiasi altro professionista e/o consulente tecnico. Egli fornisce la sorveglianza sanitaria in termini di gestione, supporto ed esprime pareri qualificati e/o consulenza medica specialistica, al fine di coadiuvare il Dirigente scolastico nelle scelte oculate. Fornendo tale consulenza pone il Dirigente scolastico stesso nella condizione di ottemperare ai suoi obblighi di legge in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Egli valuta il rischio (possibile e prevedibile) e conseguentemente tutela la salute delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola e dei suoi fruitori (studentesse e studenti) occupandosi della sorveglianza sanitaria.

È bene evidenziare al riguardo, che l’art. 28, comma 2, alla lett. e), richiede esplicitamente al datore di lavoro (Dirigente scolastico) di indicare nel documento di valutazione dei rischi (DVR) il nominativo del medico competente che ha partecipato alla valutazione stessa.

Si indicano di seguito, a mero titolo esemplificativo, i fattori di rischio che più comunemente possono presentarsi in ambito scolastico ovvero all’interno delle mura degli edifici adibiti ad uso scolastico, e sui quali si ritiene di richiamare l’attenzione del lettore:

  1. rischio videoterminali, è un rischio ricorrente nelle Istituzioni scolastiche quando vi è un’esposizione del lavoratore, sistematica ed abituale, ai videoterminali. Di norma gli assistenti tecnici e di segreteria sono il personale più esposto a tali fattori di rischio, quando l’uso del monitor è protratto nel tempo e superiore normalmente alle 20 ore settimanali. Rientrano in tale categoria di rischio anche gli insegnanti/docenti e studenti nelle ore trascorse nei laboratori (es. aula di informatica);
  2. rischio fisico, rumore e vibrazioni. Riguarda i rischi psichici e fisici che l’organismo umano deve affrontare in caso di lunga esposizione a rumore e/o vibrazione. Anche quest’ultimo è un rischio reale che si riscontra nelle Istituzioni scolastiche, a titolo di esempio il livello di rumorosità nelle aule e negli altri spazi comuni, in modo particolare palestre e mense. Sono più soggetti all’esposizione dei vari agenti fisici il personale scolastico che opera nei laboratori di meccanica presenti negli Istituti tecnici e professionali e quello che svolge il suo servizio negli Istituti Agrari, con alta esposizione a rumore, ultrasuoni, infrasuoni e vibrazioni meccaniche. Il rischio è rappresentato da un livello di esposizione quotidiana superiore a 85 decibel come limite imposto.
  3. rischio chimico e sostanze pericolose di qualsiasi genere. L’eventualità di subire un danno per l’esposizione ad agenti chimici (cancerogeni, mutageni, teratogeni e sensibilizzanti) è un rischio rilevante nelle Istituzioni scolastiche, sostanze spesso presenti nei laboratori chimici e biologici. È interessato all’uso di vari agenti chimici anche il personale scolastico ausiliare (collaboratori scolastici) che adoperano, per lo svolgimento delle loro mansioni, prodotti chimici per la pulizia e l’igiene dei locali, il personale docente e tecnico (assistenti di laboratorio) impiegati in attività tecnico-pratiche ma anche le studentesse e gli studenti che operano nei laboratori di chimica, arte e restauro, oreficeria, azienda agraria etc.
  4. rischio biologico, si riferisce al rischio per le lavoratrici e i lavoratori esposti ad agenti biologici diversi, liquidi biologici (sangue, vomito, feci liquide, urine, escrezioni varie etc.), rifiuti igienici, germi (virus, batteri, funghi, parassiti etc.). Anche quest’ultimo è rilevante nelle Istituzioni scolastiche, specialmente per gli insegnanti ed il personale ausiliario, che operano nel segmento 0-6 “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni” (asili nido, scuole dell’infanzia) soggetti maggiormente all’esposizione di agenti biologici, e in tutte le scuole ove sia necessaria l’assistenza diretta e continua agli alunni più fragili “diversamente abili”, ivi compresi i rischi legati alla movimentazione dei minori affidati e assistiti.  
  5. rischio movimentazione carichi (MMC) e movimenti ripetuti degli arti superiori e inferiori. Sono tutte quelle operazioni che comportano per il lavoratore: il sollevare, trasportare, spingere, deporre un carico e/o peso. Quest’ultimi comportano rischi di patologie da sovraccarico bio-meccanico. A titolo di esempio, il personale ausiliario (collaboratori scolastici) che spostano suppellettili e arredi scolastici (armadietti, cattedre, banchi etc.), il personale della scuola dell’infanzia e gli insegnanti di sostegno, l’assistente tecnico di meccanica, di saldatura, l’addetto all’azienda agraria etc.
  6. rischio stress lavoro-correlato, recenti e numerosi studi e ricerche scientifiche attestano, in ambito scolastico, l’esposizione delle cosiddette “helping profession” a fenomeni di usura psico-fisica.
  7. rischio per le lavoratrici in stato di gravidanza e allattamento. Per le donne gravide, i lavori faticosi definiti “pesanti” e/o comunque pericolosi, insalubri e pregiudizievoli per il nascituro sono vietati per legge.
Approfondimento Ricordiamo al lettore che l’art. 7 e 17 comma 2, lettera b) e c) del Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 96 del 26 aprile 2001 – Suppl. Ordinario n. 93, prevede la possibilità di richiesta di interdizione dal lavoro delle lavoratrici madri qualora le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino/a.
  • rischio da contagio e infezione da Coronavirus.
  • rischio legionella, maggiori informazioni in merito all’argomento, possono essere rinvenuti dall’articolo “Il Rischio legionella alla luce dell’emergenza Covid-19” di Leon Zingales pubblicato il 23 Giugno 2020 da Educazione&Scuola. Si suggerisce la lettura dell’articolo, consultabile dal seguente link: https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=131726
  • rischio radon, amianto etc., la valutazione è residuale e viene effettuata nei luoghi potenzialmente contaminati. Approfondimenti possono essere rinvenuti dall’articolo “Il Rischio Radon alla luce dell’emergenza Covid-19” di Leon Zingales pubblicato il 20 Agosto 2020 da Educazione&Scuola dal seguente link https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=133878

Giova rammentare che sottoporre a sorveglianza sanitaria un lavoratore, senza il suo consenso, comporterebbe per il Dirigente scolastico un illecito penale di violazione ai sensi dell’art. 5 comma 1 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento” di cui se ne riporta di seguito l’estratto e ai sensi dell’art. 32 della Costituzione Italiana del 1948 che prevede che “Nessun trattamento sanitario obbligatorio può essere stabilito se non per legge”.

Art. 5 del Legge 20 maggio 1970, n. 300 “Accertamenti sanitari” «Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda. Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico.»

Requisiti per la nomina del MC

Il laureato in medicina abilitato alla professione per svolgere l’attività di medico deve essere anche abilitato all’esercizio dell’attività di medicina del lavoro. Deve essere in possesso di particolari titoli e/o requisiti, come sotto meglio esposti. Quest’ultimi sono riportati chiaramente nel Testo Unico all’articolo 38 dello D.lgs. 81/08, di cui se ne riporta nel box l’estratto.

Il medico deve essere in possesso di almeno uno dei seguenti ulteriori titoli accademici:

  • specializzazione in Medicina del lavoro o in Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica;
  • specializzazione in Igiene e medicina preventiva o in Medicina legale dopo il conseguimento di uno specifico Master universitario di II livello abilitante;

o in alternativa, i seguenti requisiti:

  • docenza in Medicina del lavoro o in Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in Tossicologia industriale o in Igiene industriale o in Fisiologia e Igiene del lavoro o in Clinica del lavoro;
  • possedere l’autorizzazione di cui all’art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, il cosiddetto “medico autorizzato”.

Tutti i medici in possesso dei sopra elencati titoli culturali e/o requisiti sono iscritti in un apposito elenco nazionale dei medici competenti del lavoro, istituito presso il Ministero della Salute.

Art. 38 del D.lgs. 81/08 Titoli e requisiti del medico competente 1. «Per svolgere le funzioni di medico competente è necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti: a) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica; b) docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro; c) autorizzazione di cui all’articolo 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277; d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale… 2.  I medici in possesso dei titoli di cui al comma 1, lettera d), sono tenuti a frequentare appositi percorsi formativi universitari da definire con apposito decreto del Ministero dell’università e della ricerca di concerto con il Ministero della salute. I soggetti di cui al precedente periodo i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, svolgano le attività di medico competente o dimostrino di avere svolto tali attività per almeno un anno nell’arco dei tre anni anteriori all’entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono abilitati a svolgere le medesime funzioni. A tal fine sono tenuti a produrre alla Regione attestazione del datore di lavoro comprovante l’espletamento di tale attività. 3.  Per lo svolgimento delle funzioni di medico competente è altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e successive modificazioni e integrazioni, a partire dal programma triennale successivo all’entrata in vigore del presente decreto legislativo. I crediti previsti dal programma triennale dovranno essere conseguiti nella misura non inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina “medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro”. 4.  I medici in possesso dei titoli e dei requisiti di cui al presente articolo sono iscritti nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute.»   Nota: Il testo dell’art. 55 del citato decreto legislativo n. 277 del 1991 è il seguente «Art. 55 (Esercizio dell’attività di medico competente). – 1. I laureati in medicina e chirurgia che, pur non possedendo i requisiti di cui all’art. 3, comma 1, lettera c), alla data di entrata in vigore del presente decreto abbiano svolto l’attività di medico del lavoro per almeno quattro anni, sono autorizzati ad esercitare la funzione di medico competente. 2. L’esercizio della funzione di cui al comma 1 è subordinato alla presentazione, all’assessorato regionale alla sanità territorialmente competente, di apposita domanda corredata dalla documentazione comprovante lo svolgimento dell’attività di medico del lavoro per almeno quattro anni.

Inoltre, il medico competente è tenuto ad acquisire un numero minimo di crediti formativi cosiddetti “ECM” previsti dai programmi di aggiornamento triennale. Gli ECM non potranno essere inferiori al 70 % di quelli previsti dalla disciplina per la medicina sul lavoro e la sicurezza degli ambienti lavorativi. Come chiaramente esplicitato dal comma 3 dell’art. 38 del Testo Unico, per poter continuare ad esercitare l’attività di medico competete occorre che il medico sia iscritto nell’elenco nazionale dei medici competenti, e che abbia maturato in 3 anni, almeno 150 crediti formativi, di cui almeno il 70 % nella disciplina “medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro”, come stabilito dall’art. 2 del Decreto ministeriale 4 marzo 2009 “Istituzione dell’elenco nazionale dei medici competenti in materia di tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 146 del 26 giugno 2009.

Gli stessi medici in possesso di tale requisito, provvedono a trasmettere (per conferma) all’Ufficio 4 della Direzione generale della prevenzione, la certificazione o l’autocertificazione attestante il conseguimento dei crediti ECM previsti.

Nomina del Medico Competente

Il medico competente è sempre designato dal Dirigente scolastico, selezionato mediante procedura selettiva di evidenza pubblica, ma può anche essere incaricato con procedura prescritta dall’art. 7 del Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, che permette di conferire incarichi ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria. Non è infrequente, infine, che l’Autorità sanitaria ovvero l’Azienda Sanitaria Locale della provincia di riferimento mette a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni, un elenco di nominativi di medici del lavoro disponibili da cui poter attingere al bisogno. Il Dirigente scolastico, prudentemente prima di procedere all’individuazione del medico competente, come singola ed individuale Istituzione scolastica autonoma, può valutare di ricorrere alle reti di scopo, individuando il medico competente, già incaricato presso altre Istituzioni scolastiche insistenti nel territorio aderenti alla rete. In quest’ultimo caso, il Dirigente scolastico dovrà preventivamente consultare il Dirigente della scuola capofila della rete e verificata la disponibilità, anche da parte del medico competente (che viene sempre acquisita in forma scritta e messa agli atti), potrà formalizzare l’adesione alla rete di scopo e solo successivamente potrà procedere alla nomina e la stipula del contratto.

Giova evidenziare che il medico competente da selezionare, nominare e/o incaricare, può non coincidere con quello che ha collaborato alla stesura del DVR.

Ruolo e compiti del Medico Competente

Il medico Competente effettua ed esegue visite mediche sul lavoratore, per assicurarsi che all’interno dell’attività lavorativa, mansione da lui svolta, non vi sia il rischio di malattie professionalizzanti causate dalle funzioni ricoperte. Egli, infatti, pianifica e programma con oculatezza il suo intervento, con periodiche visite mediche in relazione alle attività, che per loro natura e rischiosità, impongono normativamente di accertare l’idoneità del lavoratore alle mansioni.

Il medico competente del lavoro, una volta effettuato il sopralluogo dei locali (almeno una volta l’anno), aule, laboratori e postazioni, dopo aver attentamente visionato il DVR, deve programmare ed effettuare prontamente la sorveglianza sanitaria sulle lavoratrici e sui lavoratori, attraverso l’attuazione e l’esecuzione della visita medica preventiva e periodica sugli stessi, con relativa redazione della documentazione sanitaria per ogni lavoratore ovvero con la creazione di una apposita cartella sanitaria di rischio, al fine di escludere ogni possibilità di inabilità alle mansioni lavorative.

In estrema sintesi, il medico competente istituisce e custodisce, sotto la propria responsabilità, le cartelle sanitarie dei singoli lavoratori e lavoratrici e la relativa documentazione medico-sanitaria, con assoluta salvaguardia del segreto professionale.

In base ai risultati dei controlli delle visite mediche effettuate, il medico competente esprime, ai sensi del comma 6 dell’art. 41 del T.U. il giudizio in merito ad alcune mansioni specifiche:

  • idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni e/o limitazioni
  • inidoneità temporanea, con la precisazione del limite di tempo e/o permanente

In caso di giudizio di idoneità parziale o inidoneità, il lavoratore deve essere adibito ad altra mansione, ove possibile, sempre compatibilmente con il suo stato di salute, ai sensi dell’art. 42 del T.U. di cui se ne riporta di seguito l’estratto

Art. 42 del Decreto legislativo n. 81, 9 aprile 2008 – (modificato dall’art. 27 del decreto legislativo 106/09) “Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica”   “1. Il datore di lavoro, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, in relazione ai giudizi di cui all’articolo 41, comma 6, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, ad altra mansione compatibile con il suo stato di salute. 2. Il lavoratore di cui al comma 1 che viene adibito a mansioni inferiori conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonché la qualifica originaria. Qualora il lavoratore venga adibito a mansioni equivalenti o superiori si applicano le norme di cui all’articolo 2103 del codice civile, fermo restando quanto previsto dall’articolo 52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Nel caso in cui non sia disponibile ogni utile collocazione del lavoratore dichiarato temporaneamente
inidoneo ad ogni mansione del profilo, può applicarsi quanto disposto dall’art. 6 comma 1 dal CCNI 25 giugno 2008 “concernente i criteri di utilizzazione del personale dichiarato inidoneo alla sua funzione per motivi di salute – artt. 4 comma 2 e 17 comma. 5 del contratto collettivo nazionale del personale della scuola 29 novembre 2007”.

Art. 2 comma 4 CCNI 25 giugno 2008 “il personale docente ed educativo riconosciuto temporaneamente inidoneo alle proprie funzioni può chiedere l’utilizzazione ai sensi della lettera a) del precedente comma 2. A tal fine sottoscrive uno specifico contratto individuale di lavoro di durata pari al periodo di inidoneità riconosciuta. La domanda di utilizzazione può essere prodotta in qualunque momento durante l’assenza per malattia, purché almeno 2 mesi prima della scadenza del periodo di inidoneità temporanea e, comunque, dei periodi massimi di assenza di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 17 del C.C.N.L. 29 novembre 2007”

Infine per completezza della trattazione richiamiamo le tipologie di visite mediche sanitarie a cui può essere sottoposto il lavoratore:

  • visite mediche preventive (al fine di verificare l’assenza di controindicazioni alle mansioni a cui il lavoratore è adibito).
  • visite mediche periodiche o di “routine”, di norma con cadenza annuale e/o biennale (es. videoterminalisti), per i soggetti che hanno ricevuto un giudizio d’idoneità (con prescrizioni o con limitazioni) e per i soggetti che hanno compiuto il cinquantesimo anno di età. Per tutti gli altri casi normalmente la cadenza delle visite è quinquennale.
Art. 25 del D.lgs. 81/08 «collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei
rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla
predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica
dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori (lettera a) …
programma ed effettua la sorveglianza sanitaria (lettera b) … visita gli ambienti di lavoro almeno
una volta all’anno o a cadenza diversa
che stabilisce in base alla valutazione dei rischi (lettera l)»
  • visite mediche su richiesta della lavoratrice e/o del lavoratore (personale amministrativo, tecnico ausiliario, personale docente ed educatore)
  • visite mediche effettuate in occasione di un cambio di mansione
  • visite mediche effettuate in occasione della cessazione del rapporto d’impiego
  • visite mediche richieste dal Dirigente scolastico, a vantaggio del lavoratore, in occasione della ripresa lavorativa, in cui lo stesso è stato assente per motivi di salute, per un tempo prolungato, di durata sempre superiore a 60 giorni o qualora il Dirigente, in base alle condizioni di salute del/lla lavoratore/lavoratrice ne ravvisi la necessità ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 5 Legge 20 maggio 1970, n. 300

Infine per compiutezza, giova inoltre precisare, per quanto riguarda il personale amministrativo scolastico sottoposto all’esposizione sistematica ai videoterminali per più di 20 ore settimanali, la sua idoneità lavorativa dipende dalla valutazione non solo in relazione ai problemi oculo-visivi che si possono presentare, apparato maggiormente esposto alle radiazioni emesse degli schermi e/o monitor, ma anche ai rischi connessi agli eventuali danni della colonna vertebrale, all’apparato muscoloscheletrico, disturbi osteo-articolari e del sistema spalla-braccio-avambraccio-mano dovuti alla postura e all’ergonomia delle postazioni. Il Dirigente scolastico dovrà dunque adottare tutti gli accorgimenti per prevenirne eventuali danni, con particolare attenzione agli occhi e la vista, l’affaticamento fisico dovuto alla postura, le condizioni ergonomiche, l’affaticamento mentale, lo stress lavoro-correlato. Ricordiamo che il lavoratore ha diritto come da normativa vigente ad una pausa minima di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa ed ininterrotta al videoterminale.

Adempimenti scolastici

  1. Il Dirigente scolastico, avvia la sorveglianza sanitaria attraverso un formale invio di (richiesta scritta a mezzo ufficiale PEC e/o raccomandata A/R) al medico competente designato/nominato/incaricato dall’Istituto scolastico autonomo e/o eventualmente a uno degli Enti competenti terzi alternativi (INAIL, Aziende Sanitarie Locali della provincia di riferimento, Dipartimenti di Medicina Legale e di Medicina del Lavoro delle Università) ai sensi del comma 3 dell’art. 5 Legge 20 maggio 1970, n. 300: “Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico
  2. Il Dirigente scolastico, preso atto del ricevimento della suddetta richiesta, concorda preventivamente con il medico competente designato/nominato/incaricato le procedure organizzative per l’espletamento  delle visite mediche da svolgere sui lavoratori, mettendo a disposizione idonei e adeguati locali all’interno dell’edificio scolastico, se a giudizio del medico sia possibile garantire a tutti i soggetti le adeguate condizioni di sicurezza (igienico-sanitarie in considerazione del contesto pandemico). Qualora il medico competente giudicasse non idonei e adeguati i locali scolastici, sarà sua cura indicarne alternativi per l’effettuazione della visita, informando preventivamente la Dirigenza.
  3. Il Dirigente scolastico, fornisce preventivamente al medico competente una analitica e dettagliata descrizione della mansione svolta dal lavoratore, postazione e ambiente di lavoro, dove presta la sua abituale attività lavorativa, nonché le informazioni relative alle misure di prevenzione e protezione prese e i dispositivi di protezione individuale (DPI) adottati per mitigare il rischio a cui è comunque soggetto il lavoratore all’interno dell’Istituzione scolastica.
  4. Nel caso in cui la sorveglianza sanitaria sia stata attivata presso uno degli Enti terzi competenti alternativi, come al punto 1) meglio evidenziati, sarà l’Ente stesso coinvolto a comunicare al lavoratore, luogo, orario e la data della visita (commissione medica di verifica e/o visite medico collegiali) contestualmente informando il datore di lavoro.
  5. Il medico competente, sulla base delle risultanze della visita effettuata, esprimerà il “giudizio di idoneità” fornendo, in via prioritaria, le indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute della lavoratrice e del lavoratore, in un’ottica di salvaguardare dell’incolumità del lavoratore.
  6. Il Dirigente scolastico, sulla base delle indicazioni fornite dal medico competente, assume dagli esiti le necessarie determinazioni del caso (provvedimenti datoriali).

Ai sensi del comma 9 dell’articolo 41 del Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, nei casi di non accettazione del giudizio espresso dal medico competente è ammesso ricorso (avverso al giudizio) all’organo di vigilanza territorialmente competente entro trenta giorni dalla data di notifica della comunicazione. Il suddetto organo dopo ulteriori accertamenti (visita e documentazione acquisita) dispone la conferma, la modifica e/o la revoca, del giudizio stesso.

Riferimenti normativi

  • COSTITUZIONE ITALIANA articolo 32
  • LEGGE 20 maggio 1970, n. 300, “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento
  • DECRETO LEGISLATIVO 15 agosto 1991, n. 277 “Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212
  • DECRETO LEGISLATIVO 30 marzo 2001, n. 165 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
  • DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53
  • DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n. 106 “Legge 20 maggio 1970, n. 300, “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”
  • DECRETO MINISTERIALE del 29 settembre 1998, n. 382 “Regolamento recante norme per l’individuazione delle particolari esigenze negli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni
  • DECRETO MINISTERIALE 4 marzo 2009 “Istituzione dell’elenco nazionale dei medici competenti in materia di tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro
  • DECRETO MINISTERIALE 3 novembre 2017, n. 195 “Regolamento recante la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro e le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro
  • CIRCOLARE Ufficio Scolastico Regionale Lombardia prot. n. 14822 del 9 ottobre 2013 “Sicurezza negli istituti scolastici – Medico competente
  • CIRCOLARE MI prot. 1585 del 11 settembre 2020 “Indicazioni operative relative alle procedure di competenza del dirigente scolastico riguardo ai lavoratori fragili con contratto a tempo indeterminato e determinato
  • CCNI Contratto Collettivo Nazionale Integrativo “utilizzazione personale inidoneo scuola”del 25 giugno 2008
  • CASSAZIONE PENALE, Sez. 3, 15 gennaio 2013 sentenza n. 1856
  • CASSAZIONE PENALE, 9 agosto 2018 sentenza n. 38402

Bibliografia

Sitografia

Maggiori informazioni e approfondimenti sono reperibili dal sito ufficiale del Ministero della Salute “Il Medico competente” da cui il presente articolo ha tratto il contenuto, con ultimo aggiornamento 29 marzo 2021

Covid, insegnante non indossa la mascherina Ffp2 e gli alunni abbandonano l’aula

da Il Sole 24 Ore

La prof non aveva il Green pass rafforzato – obbligatorio per la categoria da metà dicembre – e per questa ragione nei suoi confronti è scattata una sanzione da 400 euro

di Redazione Scuola

Una professoressa di una scuola media si è rifiutata di indossare in classe la mascherina Ffp2 al posto di quella chirurgica dopo che nei giorni precedenti era stato segnalato un caso di positività al Covid tra gli studenti e gli stessi alunni hanno deciso di abbandonare l’aula per protesta. La prof li ha ripresi col telefonino mentre uscivano dall’aula e ha contattato le forze dell’ordine, ma all’intervento della polizia locale nell’istituto scolastico si è scoperto che la docente non aveva il Green pass rafforzato – obbligatorio per la categoria da metà dicembre – e per questa ragione nei suoi confronti è scattata una sanzione da 400 euro.

La vicenda

La vicenda, accaduta ieri a Modena, è riferita dalla Gazzetta di Modena. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, riferita anche dal genitore di uno degli studenti, la docente avrebbe anche espresso posizioni ‘negazioniste’ in merito all’esistenza del Covid. L’episodio del 13 dicembre, con la conseguente decisione degli studenti di uscire dall’aula, sarebbe avvenuto a fronte anche del fatto che la docente era stata già invitata in altre occasioni a indossare la mascherina Ffp2. Sul fatto che l’insegnante fosse comunque in classe nonostante non avesse il super Green pass sono in corso accertamenti per capire se fosse o meno intercorso il periodo di alcuni giorni per potersi mettere in regola.


Ritorno in classe, Bianchi: nessun disastro. Semplificheremo certificati di rientro degli alunni contagiati

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Il famoso disastro che ci doveva essere con la riapertura della scuola dopo la pausa di Natale non c’è stato, ci sono stati disagi differenziati zona per zona, ma la scuola ha riaperto e si è affermata la convinzione che la scuola è un elemento fondante, la scuola è la priorità, è un diritto”.

A dirlo il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervistato da Radio24. “I presidi hanno lavorato bene, con grandissima responsabilità“, ha aggiunto Bianchi.

Siamo arrivati con un carico di contagi presi nelle tre settimana prima quando la scuola era chiusa, e quindi è chiaro che questo ha avuto effetti differenziati. Però la scuola ha riaperto. E la cosa importante è che maturasse in tutti il principio che essa è un elemento fondante della società. Quindi non è che prima chiude la scuola e poi viene tutto il resto“, ha sottolineato.

Quello che è stato evidente in questa settimana è che nella stragrande parte del Paese non solo si è tornati a scuola, ma si è ritrovato il valore della scuola in presenza. Io non faccio guerre di religione contro la Dad: questa funziona se è parte integrante di un progetto didattico, non se è l’alternativa o il surrogato della scuola“, ha detto Bianchi aggiungendo: “Abbiamo ripristinato questo principio della scuola in presenza, come comunità, come diritto e dall’altra parte abbiamo verificato la possibilità anche di utilizzare strumenti a distanza come parte integrante e integrativa di un progetto didattico“.

È inoltre in corso una “riflessione per semplificare la certificazione del rientro a scuola degli alunni che sono stati contagiati dal Covid e hanno superato la malattia“, ha annunciato il ministro.

Tra le ipotesi, ci sarebbe la certificazione di fine malattia rilasciata dai pediatri, come già succede per altre malattie.


Maturità 2022, Bianchi: “Ci saranno verifiche su quello che hanno fatto i ragazzi. Ma sarà una valutazione serena”

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

In merito alla maturità “ci saranno verifiche di quello che hanno fatto i ragazzi. La valutazione è importante in un percorso, ma non sarà né di carattere aggressivo né altro, sarà una valutazione serena come la nostra scuola ha sempre fatto.”

Lo ha detto il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenendo da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa‘ su Rai 3 confermando quanto annunciato in altre circostanze, ovvero che entro gennaio arriverà la decisione in merito all’esame di Stato.

Come abbiamo scritto in precedenza, alla maturità 2022 dovrebbe tornare la prova scritta di italiano, di carattere nazionale, comune a tutti gli indirizzi di studio.

In seguito ci sarebbe l’elaborato che quest’anno sarà chiamata tesi di diploma. Sarà incentrata sulle discipline d’indirizzo e avrà un respiro multidisciplinare. L’argomento della tesi di diploma sarà assegnato dai propri docenti.

Ultima fase, il colloquio, si aprirà con la discussione della ‘tesi di diploma’. Poi saranno esaminati argomenti e materiali scelti dai docenti. Si potranno esporre anche le esperienze di PCTO.

Le commissioni resteranno interne con il solo presidente ad essere esterno. Per regolare il tutto è attesa un’ordinanza ministeriale. Tuttavia, bisogna ricordare che se è vero che la legge di Bilancio 2022 prevede il potere da parte del ministro di intervenire, dall’altro lato il provvedimento dovrà passare anche dalle commissioni parlamentari di competenza, e quindi anche dal Parlamento.

Mascherine Ffp2 solo al 10% dei docenti, Bianchi: per gli altri prezzi calmierati

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Che Tempo Che Fa, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi parla delle difficoltà sul ritorno in classe di questi giorni. Tra i temi commentati, ci sono anche le mascherine Ffp2: il numero uno del Mi ricorda che il Governo ha “fatto delle scelte individuando delle priorità”, facendo pervenire gratuitamente le mascherine più protettive alle scuole dell’infanzia e ai nidi, dove i bambini non portano sul volto alcuna protezione. Inoltre, il Governo ha deciso di farle assegnare a tutti i docenti e a coloro che operano con alunni che per qualsiasi motivi non possono indossare la mascherina. La Tecnica della Scuola ha calcolato che si tratta di circa 150mila dipendenti, quasi tutti insegnanti: dunque, il 90% non ne avrà diritto.

“Bisogna fare i conti con la realtà”

Bianchi ha detto che “il commissario Figliuolo ha già distribuito 800mila mascherine e altre 9 milioni e 400mila arriveranno nei prossimi quindici giorni”.

Per tutti gli altri, la grande maggioranza, il ministro ha detto che l’Esecutivo Draghi ha “deciso di calmierare il prezzo a 75 centesimi“.

“Si dice: ‘mascherine per tutti’, va bene ma poi bisogna fare i conti con la realtà”, ha sottolineato Bianchi facendo probabilmente intendere che per fornire le mascherine Ffp2 a tutto il personale la spesa pubblica sarebbe stata eccessiva.

“Non ci si può dividere sui vaccini”

Il responsabile del dicastero dell’Istruzione ha anche parlato dei bambini under 12 vaccinati: sono il 25%, ha detto, rispetto al 12% della scorsa settimana mentre per i ragazzi tra i 12 e i 19 anni i vaccinati con una dose o guariti sono l’84,95 per cento e i vaccinati con due dosi sono il 75%.

“Il vaccino è la vera difesa – ha sottolineato – e non ci si può dividere sui vaccini: sono una misura di solidarietà. Se non lo fai per te lo devi fare per il tuo compagno di banco“, ha detto il ministro.

Convergenza e migliorare

Il titolare del Mi, sempre a colloquio con Fabio Fazio, ha detto che quello che stiamo vivendo “è un momento delicato: serve la massima unione e convergenza“. In caso contrario, “ci si divide non si va da nessuna parte”.

Sui protocolli per il rientro a scuola, diversificati a seconda dei cicli scolastici, così come sono stati approvati il 5 gennaio dal CdM, Bianchi ha detto che “possono essere sempre migliorati ma con l’aiuto di tutti”.

“Il dato importante è che la scuola ha riaperto, con molti problemi, alcune situazioni di difficoltà ma ha riaperto”, ha concluso il ministro.

Le Regioni chiedono di rivedere i criteri sulle ordinanze di chiusura delle scuole

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

Regioni chiedendo al Governo di rivedere i criteri e le competenze sulle ordinanze che dispongono la sospensione delle lezioni in presenza nelle scuole, invitandolo a non limitare esclusivamente alle zone rosse la possibilità delle Regioni di emanare ordinanze sulla Dad.

Dopo il caso Sicilia, dove da un giorno all’altro si è passati dalla riapertura delle scuole, dopo le vacanze di Natale, alla successiva chiusura per ordinanza dell’Assessorato all’Istruzione, e poi ancora alla riapertura; e dopo ancora il caso Napoli, dove il Tar ha imposto al Governatore della Regione di aprire le scuole, a seguito della sua decisione di chiuderle dopo le vacanze di Natale per un presunto aumento di casi di contagi, le Regioni chiedono al Governo di rivedere i criteri sulla decisone di tenere le scuole chiuse o aperte.

È infatti competenza della Regione chiudere le scuole, solo se la stessa è stata collocata dal ministero della Salute in zona arancione o rossa, negli alti casi devono sottostare alle disposizioni del ministero dell’Istruzione che deve per quanto è possibile consentire la scuola in presenza e per almeno 200 giorni l’anno.

I presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e i sindaci possono derogare alle attività in presenza, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.

In ogni caso anche la Didattica a distanza è computata come giornata di lezione a tutti gli effetti.

Diverso è invece il discorso relativo all’apertura di Hub vaccinali nelle stesse scuole per agevolare i ragazzi alla somministrazione degli anticorpi. E infatti a seguire questo progetto, dopo la Puglia, c’è anche in Campania dove ha debuttato un altro hub in una scuola elementare. Ma sarebbero pure molte le Regioni che si dicono pronte ad allestire i centri vaccinali, come il Piemonte, la Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo.

Debolezze

Debolezze

di Stefano Stefanel

​La pandemia che non vuole finire e che ricompare sempre sotto mutate sembianze, costringendo a rincorrere le emergenze, non ha permesso di trovare soluzioni a problemi vecchi e ha messo tutti davanti ad ostacoli nuovi. Se andiamo indietro nel tempo a due anni fa credo nessuno possa sostenere che la scuola, così com’era, funzionava perfettamente e non aveva bisogno di particolari interventi. Venivamo da vent’anni di riforme incompiute e di risultati certificati come non soddisfacenti e le strade che si aprivano non mostravano, comunque, porti sicuri. Due anni dopo ci siamo spostati da dove eravamo, ma i problemi si sono ingigantiti, senza che venisse in mente a nessuno una soluzione condivisa, un’idea chiara e distinta, una strada con un punto d’approdo certo. Il sistema scolastico italiano riesce ad individuare con chiarezza i suoi mali, ma stenta a trovare i rimedi; individua con altrettanta chiarezza i suoi punti di forza, ma non li fa diventare sistema, preferendo isolarli dentro una sorta di eguaglianza scambiata per equità.

​Una delle evidenze maggiori portata allo scoperto dalla pandemia è il tentativo di affrontare con sistemi tradizionali una situazione emergenziale in costante mutamento. A due anni dalla pandemia non solo non è chiaro come ne usciamo, ma nemmeno cosa faremo o dovremmo fare per limitare i danni al sistema scolastico ed educativo che l’emergenza ha prodotto. Anche perché il nostro sistema scolastico è in perenne affanno ed ha una sua intrinseca fragilità, dentro meccanismi come le graduatorie permanenti, i mansionari rigidi del personale ata, le difficoltà di reclutamento di docenti di valore, la facoltatività oggettiva della formazione, l’alta dispersione scolastica, l’enorme numero di giovani che non studiano e non lavorano. Da due anni il problema maggiore, però, è quello di come rientrare a scuola tutti insieme e contemporaneamente, per poi ritrarsi davanti a bollettini terribili, a norme di complessa attuazione, a soldi che non sempre aiutano a risolvere le molte contingenze. È vero che tutti speriamo che questa sia l’ultima emergenza e che presto tutti saremo di nuovo insieme dentro le scuole senza distanziamenti, senza mascherine, senza quarantene. Ma è anche vero che in due anni non siamo riusciti a dare un contenuto didattico e formativo all’emergenza. Il primo anno sono stati promossi tutti gli studenti, il secondo anno si è tornati alle bocciature, il terzo anno (questo) sarà una grande finzione di normalità che sfocerà in esiti punitivi su studenti che sono oggettivamente rimasti indietro. Il tutto giocato sempre dentro azioni emergenziali in attesa che “passi la nottata”.

Se la cosa più importante è sempre stata il tornare a scuola non è nato alcun dibattito su cosa dentro la scuola in cui si è tornati era meglio fare. Personalmente sono tra quelli che hanno sperato (invano, temo) che questa emergenza levasse alcune pratiche del passato molto punitive per il sistema scolastico italiano, ma sono anche tra quelli cheprende atto del desiderio predominante di restaurazione. Anche, però, se si è disponibili a ragionare se sia meglio l’innovazione o la restaurazione, non pare ci sia nessuno che abbia realmente voglia di farlo. Prendete tutta la questione del digitale: da un lato si tende alla sua demonizzazione collegandolo alla Didattica a distanza vista come male assoluto, dall’altro si nega alla Didattica digitale integrata una vera cittadinanza, ma dall’altro lato ancora si finanziano progetti con cifre molto consistenti proprio per la transizione digitale. Ma anche sulla questione dell’ecosostenibilità non si va mai veramente al fondo delle cose per far uscire le materie scientifiche dal loro retaggio passato e autoreferenziale e farle entrare nel mondo del futuro (degli algoritmi, del problemsolving, della complessità informatica, delle bio-tecnologie, dell’eco sostenibilità, ecc.). Se un compito in classe vale più di mille lavori di ricerca e di analisi decisamente la transizione ecologica avrà vita piuttosto combattuta in Italia, ma, soprattutto, sarà appannaggio delle multinazionali e non di un Sistema Italia che dia un futuro professionale ai suoi giovani laureati in materie scientifiche.

​Un’altra questione di grande interesse, legata all’emergenza, è quella delle rilevazioni nazionali e dei vari monitoraggi. In questo labirinto di numeri ognuno li usa per il suo scopo, magari premettendo che sono numeri inficiati da situazioni alterate dalla pandemia o mitigati nella loro profondità da risultati acquisiti a macchia di leopardo. Ma poi tutto cade dentro il calderone dei dati trattati tutti come sondaggi, come tendenza, come classifica. Non c’è nessun senso critico nell’analisi confusa dei risultati Invalsi (resi deboli da rilevazioni avvenute in emergenza e non complete), dei dati di Eduscopio (totalmente fuorvianti), dei monitoraggi sui contagi a scuola, di quelli sull’uso dei mezzi di trasporto,di quelli sulle connettività, di quelli sugli esami di stato. E quindi ognuno di noi usa i numeri che più gli fanno comodo, si compara con chi decide di compararsi, espone teorie ed opinioni sperando che si trasformino in dati. 

​La pandemia ha aumentato una tendenza a mostrarsi più forti di quello che siamo, quasi che le nostre debolezze nascessero da nostre inadempienze e incapacità, e non da una situazione oggettivamente drammatica. Tutta la questione delle povertà educative in aumento sta lì a dimostrare che la situazione oggettiva è grave e lascerà strascichi anche in futuro. E allora perché non si è pensato in questi due anni a come supportare i contenuti dell’apprendimento e non solo l’ingresso a scuola? Credo perché abbiamo avuto tutti paura di dimostrarci deboli, paura che le nostre debolezze venissero scambiate per incapacità e dunque cercando di nasconderle. 

​Invece io credo che dobbiamo avere paura di un futuro che sembri il passato e da questa paura dobbiamo farci nascere una nuova idea di comunità che ci faccia comprendere come valorizzare le eccellenze e dare riparo e aiuto a ciò che non è eccellente. Non servono proclami ed esposizioni, non serve una costante presenza sui social a magnificare sé stessi. Serve, invece, saper dare conto di quello che si fa. Tutto questo non è aiutato dalle incombenze eccessive ed invasive che costringono ogni giorno chi lavora a scuola a sopportare il carico di inutile burocrazia che assale da ogni parte. Penso si debba cominciare ad imparare a misurare il valore aggiunto (dell’apprendimento, dell’insegnamento, della valutazione, delle risorse, delle sinergie, della formazione, dell’efficienza, dell’efficacia), ma partendo dalla reale situazione in cui ci si trova e non richiamandosi ad una passata età dell’oro che nonè mai esistita. Essere severi e critici con noi stessi per capire quanto siamo deboli e quanto bisogno di aiuto abbiamo.

La scuola ha bisogno delle società, delle famiglie, della politica, delle amministrazioni locali, delle università, del mondo dello sport e del volontariato, della cultura, del mondo della comunicazione e di altri ancora. Ma anche questi mondi hanno tutti bisogno della scuola e senza la scuola non sanno come fare. Se siamo diventati soggetti formativi ma anche di supporto al welfare, se le famiglie hanno bisogno di noi non solo per l’apprendimento ma anche per avere un luogo dove lasciare i bambini e i ragazzi, se la società ha bisogno che da noi si affini il senso civico allora bisogna costruire alleanze partendo dalle nostre debolezze. Dobbiamo lavorare per una scuola che risponda alle esigenze del futuro e della società, non che ricordi tempi passati e che si condanni così ad essere lontana dai ragazzi che deve formare.

Stati Generali della scuola

Stati Generali della scuola dal 18 al 20 febbraio

Roma, 14 gennaio – Siamo organizzazioni, movimenti e realtà sociali del Paese. Dallo scoppio della pandemia la scuola è tornata al centro del dibattito ma le sue carenze strutturali non sono mai state affrontate veramente mettendo in campo le risorse necessarie per interventi strutturali. L’edilizia scolastica, le classi sovraffollate, l’ecologia integrale, il diritto allo studio, i trasporti pubblici, il benessere psicologico sono solo alcuni dei temi che abbiamo messo al centro del dibattito negli scorsi mesi.

Da un anno abbiamo avviato e aderito alla campagna “Cantiere Scuola”, abbiamo discusso e ci siamo confrontati per ricostruire un nuovo immaginario del sistema educativo del nostro paese. Il 19 Novembre, il 10 e il 16 dicembre a migliaia siamo scesi nelle piazze del paese, abbiamo occupato e autogestito scuole.

È giunta l’ora di mettere a sistema tutte le riflessioni e i ragionamenti che abbiamo prodotto. È a partire dalla scuola e dai luoghi della formazione che possiamo immaginare una società più equa e avviare l’uscita del nostro paese dalla crisi economica e sociale.

Per questo convochiamo gli “Stati Generali della Scuola” dal 18 al 20 febbraio a Roma.

Sarà un momento fondamentale per una riflessione collettiva sul ruolo sociale e politico della scuola. Saranno tre giorni di dibattito in cui ci confronteremo su come il sistema educativo del nostro paese debba cambiare.

Invitiamo tutte le organizzazioni e i movimenti del paese a partecipare a questo momento.

Invitiamo la politica tutta ad ascoltare le riflessioni e le elaborazioni che tutte e tutti costruiremo.

Unione degli Studenti – UdS

Rete della Conoscenza
Link – coordinamento universitario

Federazione Lavoratori della Conoscenza – CGIL

Coordinamento Nazionale Precari Scuola
ActionAid Italia

Sbilanciamoci

Arci
Libera

Legambiente

Priorità alla Scuola

Aumentano le classi in DAD

Covid: aumentano le classi in DAD, personale assente fino al 30%

La Gilda degli Insegnanti fotografa la situazione delle scuole italiane

La scuola italiana naviga a vista nel mare tempestoso di Omicron. Da Nord a Sud sono in costante crescita i casi di docenti e alunni positivi al Covid che costringono sempre più numerosi istituti a ricorrere alla didattica a distanza. Dall’indagine condotta dalla Gilda degli Insegnanti su tutto il territorio nazionale attraverso le proprie sedi provinciali, emerge una situazione molto preoccupante che rispecchia l’andamento generale dei contagi. 

Nella provincia di Crotone, tutti i sindaci hanno disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado fino al 15 gennaio, con possibilità di proroga di una settimana, a causa non solo dell’emergenza epidemiologica ma anche della difficoltà di tracciamento da parte dell’Asp. Solo il sindaco di Crotone, ritenendo illegittima l’ordinanza di chiusura, le ha tenute aperte, ragione per la quale gli studenti delle superiori sono in stato di agitazione. In ogni scuola si registrano diversi casi di positività tra il personale docente e Ata e tra gli studenti; diverse famiglie hanno fatto richiesta di attivazione della didattica digitale integrata. Resta, irrisolto, il problema dei trasporti. Scenario analogo a nel capoluogo calabrese, dove le aule scolastiche resteranno off limits, anche qui, fino al 15. 

Restando ancora al Sud, la situazione si presenta grave a Palermo dove, come in tutto il resto della regione, dal 14 si ritorna in classe nonostante nella maggior parte delle scuole si registri almeno un paio di casi di positività per almeno i tre quarti delle classi. 

In continua evoluzione la situazione altra Bergamo e Brescia, dove si assiste a un crescendo di assenze tra il personale scolastico e gli studenti, che oscillano in media tra il 10 e il 15%, con punte del 30% in poche scuole. Aumentano dal 5 al 15% anche le classi in DAD.

A Mantova le lezioni sono riprese regolarmente il 7 gennaio, ma sono in aumento i casi in città e in provincia. Frequente il ricorso alla didattica digitale integrata con circa 7-10 ragazzi in ogni classe assenti per quarantene o contagi. 

Molti gli studenti in quarantena fiduciaria a Venezia, dove il trend dei contagi è in crescita. 

Anche le scuole di Torino non se la passano bene: in media si contano per ogni classe 3 studenti in DDI, 6 assenti, 4-5 in DAD. Molti anche i docenti assenti, il che richiede il ricorso a continue supplenze. Nota dolente anche le connessioni internet, come segnalano gli insegnanti di un liceo della provincia di Ivrea che lamentano di lavorare con classi dimezzate e di disporre di una rete internet insufficiente a reggere la didattica mista. “La maggior parte delle volte dobbiamo intervenire con i nostri cellulari attivando gli hotspot. Una situazione insostenibile”, commentano. 

A Frosinone, e in circa 20 comuni della provincia, la ripresa delle attività didattiche è stata posticipata alla prossima settimana dopo un vertice tra i primi cittadini e i dirigenti scolastici. La decisione ha interessato una gran parte delle circa 80 scuole della provincia. 

Nella provincia di Cagliari le lezioni sono iniziate in presenza il 10, anche se in molte scuole gli studenti non sono entrati e sono stati rilevati casi di docenti in malattia in misura superiore allo standard. In provincia di Nuoro e di Oristano molti sindaci hanno emanato ordinanze di chiusura delle scuole per qualche giorno, come a Macomer, Ghilarza, Oristano, Bosa, Tresnuraghes. In quasi tutti gli istituti ci sono da 5 positivi in su e si applica la DAD o la DDI.

A Roma la situazione nelle scuole superiori e medie è di 4-5 alunni per classe positivi o in quarantena, quindi in DAD e DDI. Il 10- 15% dei docenti in alcuni istituti sono positivi o in isolamento. Molti docenti non sono tornati in classe dopo le vacanze natalizie perché positivi e, in alcuni casi, ci sono volute fino a due settimane per la guarigione.

Da Ferrara si fa notare che i referenti Covid e i dirigenti scolastici sono ormai come i dipendenti delle ASL, impiegati a tracciare e, a causa della mole di lavoro, non riescono a stare al passo e a predisporre in tempi brevi la DAD per chi ne ha diritto.

“L’affermazione che la scuola sia aprioristicamente un luogo sicuro è poco più di una battuta – commenta il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio – perché soltanto in rari casi gli interventi messi in atto da qualche ente locale hanno reso davvero sicura la riapertura. In linea generale, però, ben poco è stato fatto per rendere la scuola più sicura di quanto fosse prima dell’inizio della pandemia. Avevamo perfettamente ragione, dunque, quando qualche giorno fa abbiamo sostenuto che il Governo stava mettendo la polvere sotto il tappeto e che le chiusure degli istituti scolastici sarebbero inevitabilmente arrivate con il progredire della pandemia”. 

Ritorna a casa ragazzo

Ritorna a casa ragazzo

di Vincenzo Andraous

“Torna a casa ragazzo, ritorna a casa”. Gli ha detto al cellulare la mamma. Poi invece è arrivata la telefonata dei carabinieri, purtroppo suo figlio è morto.

Rammento quei giorni, a tutta pagina sui quotidiani la notizia di un minorenne che non ce l’ha fatta a resistere alle umiliazioni, alle offese, alle percosse, alla solitudine delle parole imposte e costrette a subire la prepotenza dei vigliacchi, peggio, di chi scaglia il sasso e nasconde la mano. Ricordo bene l’urto e il fastidio per tanta omertà e indifferenza, soprattutto l’incredibile assenza di un’emozione che non consente baratto, né lontananza a una possibile prossimità, men che meno a una vergogna che schianterebbe il più irresponsabile dei maledetti per forza. E’ passata tanta acqua sotto i ponti da allora, fiumi di parole, relazioni corpose e riassunti strutturati, per tentare di comprendere, di capire, non per ultimo, per dare sollievo a chi non ha più il suo bene più grande in casa, il proprio figlio.  In scuole, oratori, università, associazioni, per incontrare i più giovani, gli adulti, per fare rete con l’altro, i più fragili ed anche i più tosti solo a parole, affinchè questo male lacerante non abbia più a mietere vittime innocenti. Eppure ancora e ancora e ancora, giorno dopo giorno,  negli spazi differentidella relazione umana, un metro a seguire l’altro,vengono messe al muro vite appena iniziate e già compromesse. Ragazzi dimezzati dalla poca attenzione alla salita, alla porta chiusa da aprire con garbo, studenti fermi all’angolo ad aspettare un passaggio, un tiramisù che stende senza fare complimenti.

Il ragazzo non c’è più, ha rassegnato le dimissioni da questa vita, nei suoi occhi sbarrati c’è tutta l’incomprensione per questa trasgressione e devianza di non subordinare mai le passioni alle regole. Mentre riceveva l’ingiustizia di una violenza priva di scopo e utilità, dove valori e disvalori si cambiano di abito, di posto, si nascondono, si mimetizzano, costringendo all’appropriazione indebita, a rubare, rapinare, uccidere la dignità di un adolescente.

Troppo facile sollecitare con fermezza una maggiore prevenzione, un maggiore impegno a rispettare le parole, le forme, i contenuti, a chiamare con il proprio nome gli indicatori di pericolo sparsi all’intorno, l’approssimarsi di una desolazione intellettuale che toglie spessore e importanza alle regole, al rispetto dei ruoli, delle competenze, al valore stesso della vita umana.

Quel giovane additato a diverso, a sfigato, tolto di mezzo dalla disperazione di una solitudine imposta, chissà che non induca sapienti e saccenti,  a smetterla di pensare “nel mio orto non ci sono di questi inciampi, nella mia scuola c’è il giardino pulito, nella mia casa è tutto in ordine” .

Occorre farne a meno delle solite strategie discorsive per contrastare il verificarsi di accadimenti dichiarati semplicisticamente “accidentali” lungo il percorso scolastico. Oltre che scandalizzarsi per la tragedia di una scomparsa così inaccettabile, forse c’è urgenza di imparare qualcosa in più di noi, così conosceremo meglio i nostri figli, quelli maledetti per vocazione, gli altri più fragili di tante inutili parole.

Caos riapertura scuole in Sicilia, ricorsi e proteste. Braccio di ferro Regione-Comuni

da Il Sole 24 Ore

Continuano a fioccare i ricorsi contro le ordinanze dei primi cittadini che portano il Tar ad esprimersi nel merito e – come accaduto a Messina – a riaprire le aule

di Redazione Scuola

Tra ricorsi, sentenze e proteste, il ritorno in classe in Sicilia si trasforma in una giornata di caos, frutto del braccio di ferro tra la task force regionale, che ieri ha stabilito le riaperture, e i sindaci che poche ore dopo l’hanno sconfessata richiudendo tutto, almeno fino a lunedì. E, come se non bastasse, continuano a fioccare i ricorsi contro le ordinanze dei primi cittadini che portano il Tar ad esprimersi nel merito e – come accaduto a Messina – a riaprire le aule. Ed intanto, sempre sul tema scuola, è attesa la prossima riunione della Conferenza delle Regioni, durante la quale si discuterà presumibilmente del documento – sollecitato dalla Campania (sconfessata dal Tar dopo l’ordinanza che disponeva lo slittamento per l’apertura delle scuole) – per chiedere al governo maggiore coinvolgimento, attraverso le ordinanze, nella disciplina della didattica a distanza.

Governatori divisi

Una richiesta che però divide gli stessi governatori, con una frangia di oltranzisti – guidati da Vincenzo De Luca – e un’altra di attendisti, tra cui il presidente della Puglia, Michele Emiliano. Sul tavolo, poi, potrebbe arrivare anche la proposta dell’assessore regionale ai trasporti della Liguria, Gianni Berrino, di aumentare in zona arancione la capienza dei mezzi pubblici all’80%, come avviene già in zona gialla. A dominare, dunque, è l’incertezza, diretta conseguenza dell’impennata di contagi Omicron in tutta Italia. E così il 13 gennaio la Sicilia, già alle prese con la crisi che ha travolto il presidente Musumeci, si è svegliata ancora più divisa, con tante scuole ancora chiuse e poche aperte. Sono restati a casa gli studenti di Catania, ma anche quelli di Palermo e di Agrigento, seppur in attesa dell’ennesima decisione del Tar sul ricorso di alcuni genitori. Scuole chiuse anche a Trapani, anche se alcuni comuni hanno deciso per la riapertura. «In Sicilia regna il caos sulla riapertura delle scuole, mentre nel resto d’Italia tutte sono aperte – denuncia la deputata siciliana del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino -. Rimandare non porta a nulla, occorre aprire e garantire la sicurezza con i mezzi necessari».

In piazza

E il 14 gennaio a scendere in piazza saranno gli stessi studenti, che hanno indetto uno sciopero contro il «rientro insicuro» e i «problemi strutturali» che attanagliano la scuola ormai da decenni. «Dopo quasi due anni di pandemia – le parole di Luca Redolfi, coordinatore dell’Unione degli Studenti – è inaccettabile che la scuola continui a farsi trovare impreparata, il Governo ha delle responsabilità politiche gravi in questo disastroso rientro e noi studenti non siamo stati ascoltati».

Rientro a scuola: se le condizioni sono queste, per 7 studenti su 10 meglio la Dad

da Il Sole 24 Ore

Per Skuola.net i ragazzi chiedono screening e mascherine Ffp2 gratis per tutti. Alunni con presidi, sindaci e presidenti di Regione che hanno chiesto il rinvio del rientro a scuola in presenza

di Redazione Scuola

Se le condizioni sono queste, era meglio restare in Dad: ben 7 studenti su 10 si dicono in disaccordo con la decisione del Governo di tornare a scuola in presenza. L’imperversare della variante Omicron, classi sparse tra scuola e casa, freddo polare in aula per mantenere l’aria salubre, la mancanza di mascherine Ffp2: queste le maggiori criticità segnalate dai 3.000 alunni di scuole medie e superiori intervistati da Skuola.net alla vigilia dello sciopero nazionale degli studenti, indetto per il 14 gennaio. Dando loro la possibilità di far sentire la propria opinione – finora l’unica voce assente dal dibattito – su come mettere in sicurezza l’anno scolastico ma soprattutto la salute dei suoi protagonisti.

Con presidi e amministratori

Così come parecchi presidi e amministratori locali, dunque, anche gli studenti si mostrano contrari alla decisione di rientrare in presenza. Il 69% degli intervistati, infatti, avrebbe agito diversamente: tra questi, circa la metà (45%) avrebbe aspettato che la variante Omicron rallentasse la sua corsa, senza avere una data precisa in mente; un altro 36% avrebbe proseguito con la Dad direttamente per tutto il mese di gennaio; il 19% si sarebbe limitato a chiudere le scuole per una settimana. Forse per questo ben 1 su 4 racconta che nel proprio istituto ci sono state manifestazioni di protesta circa la gestione del rientro tra i banchi. Tuttavia, la ferma volontà di riaprire è sposata appieno da 3 studenti su 10. Convinti che la situazione sia sì da tenere sotto osservazione, ma non così drammatica da imporre nuove chiusure. Non a caso, è il 65% dei favorevoli alla scuola in presenza a sostenere che, se si gestiscono bene le positività, tutto può proseguire tranquillamente. Mentre il 27% di loro è contento di tornare in classe, in quanto si è visto che la Dad non può sostituire la scuola tradizionale, quindi meglio rischiare.

Verso lo sciopero

Ma, anche tra le fila di chi appoggia la linea dell’Esecutivo, c’è chi pensa che lo sciopero del 14 dicembre è l’occasione di ribadire i problemi che hanno afflitto la scuola per tutto l’autunno, soprattutto quelli che rendono complicata la lotta al virus: classi pollaio, assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico, ecc. Per questo, gli studenti chiedono una nuova strategia. Sempre secondo il sondaggio di Skuola.net, oltre l’80% dei ragazzi allestirebbe regolari campagne di screening per tenere costantemente sotto controllo la diffusione dei contagi tra la comunità scolastica: una metà di loro concentrerebbe i test nelle zone dove volta per volta il virus ha una maggiore incidenza, l’altra metà li farebbe a tappeto su tutti gli alunni. Inoltre, per proteggersi ancora di più, circa 2 studenti su 3 sono fortemente convinti della necessità che gli istituti forniscano gratuitamente in dotazione a tutti gli alunni delle mascherine Ffp2, anche laddove è possibile mantenere il metro di distanza. Un altro 17% le distribuirebbe solo nei contesti in cui il corretto distanziamento non è praticabile; il 15% le darebbe solo agli studenti che ne facciano richiesta. Appena il 6% non vede perché non ci si debba fidare delle mascherine chirurgiche.Se le Ffp2distribuite a scuola sembrano essere ancora un miraggio, un elemento che non manca nelle classi è il freddo. Il Generale Inverno sta prendendo piede anche a causa della scarsa diffusione degli strumenti per la purificazione dell’aria. Secondo un’altra rilevazione di Skuola.net svolta prima della chiusura per le vacanze di Natale, infatti, ben il 60% dei ragazzi lamentava disagi per le basse temperature in aula soprattutto per la necessità di tenere aperte le finestre per garantire il necessario ricambio d’aria. Per Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net «già dai primi giorni di scuola si sono moltiplicate le proteste negli istituti, fino ad arrivare allo sciopero nazionale annunciato per il 14 gennaio. Il mondo della scuola, rappresentato da presidi, insegnanti, lavoratori in generale e studenti, è compatto nel chiedere più sicurezza e più chiarezza nella gestione della quarta ondata. Le scuole devono rimanere aperte, ma perché questo sia possibile è necessario ascoltare le esigenze di chi le vive quotidianamente e assicurargli le migliori condizioni. E investire le risorse necessarie: gli studenti chiedono a gran voce mascherine Ffp2 gratis per tutti, screening regolari per prevenire l’ingresso di positivi a scuola e di intervenire seriamente sul tema della sanificazione dell’aria, visto che nella maggior parte dei casi il problema si risolve semplicemente spalancando porte e finestre».

Concorso infanzia e primaria, prove orali: il candidato estrae la traccia 24 ore prima

da OrizzonteScuola

Di redazione

Come predisposto dall’art. 5, c. 2 del D.D. 2215/2021 – Concorso ordinario per il reclutamento di personale docente nelle scuole dell’Infanzia e Primaria sui posti comuni e di sostegno – ciascun candidato estrae ventiquattro ore prima dell’orale la traccia su cui svolgerà la prova. Gli Uffici scolastici regionali stanno pubblicando in queste settimane i calendari delle prove orali.

Hanno accesso alla prova orale i candidati che hanno superato le prove scritte svolte entro il 21 dicembre 2021.

Il comma 2 dell’art 5:

I temi delle prove orali sono predisposti da ciascuna commissione giudicatrice secondo il programma di cui all’Allegato A del Decreto Ministeriale 05 novembre 2021, n. 325. Le commissioni le predispongono in numero pari a tre volte quello dei candidati ammessi alla prova. Ciascun candidato estrae la traccia, su cui svolgere la prova, 24 ore prima dell’orario
programmato per la propria prova. Le tracce estratte sono escluse dai successivi sorteggi.

A tal proposito l’Usr per la Lombardia, con  nota apposita, chiarisce:

  • Ciascun candidato ha facoltà di delegare una persona di propria fiducia, munita di delega e documento di identità del delegante e del delegato, per l’estrazione della traccia; in tal caso l’estrazione sarà effettuata dal delegato, a cui verrà consegnata la traccia.
  • Qualora il candidato risulti assente alle operazioni di estrazione e non abbia delegato persona di propria fiducia, la Commissione, una volta terminate le estrazioni dei candidati presenti, provvederà d’ufficio ad estrarre le tracce per i candidati assenti e ad inviarle agli interessati all’indirizzo mail indicato nella domanda di partecipazione al concorso, nei tempi tecnici di gestione della procedura nell’ambito della sessione di estrazione.

Obbligo vaccinale, per i dirigenti scolastici il controllo è a cura dei direttori degli USR

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Nella giornata del 12 gennaio il Senato ha approvato in prima lettura il DL n.172 del 26 novembre 2021 relativo all’estensione degli obblighi vaccinali per il personale scolastico. Per il personale scolastico è già in vigore l’obbligo dal 15 dicembre. Tuttavia, sono state apportate alcune aggiunte o correzioni al testo originario. Fra le modifiche viene specificato come funziona il controllo dell’obbligo vaccinale per i dirigenti scolastici.

A verificare lo stato vaccinale di insegnanti e Ata è il dirigente scolastico che a sua volta è obbligato alla vaccinazione. Con le modifiche introdotte al testo dal Senato, è esplicitato che i controllori per i Ds sono i direttori degli Uffici Scolastici regionali: “i direttori degli uffici scolastici regionali e le autorità degli enti locali e regionali territorialmente competenti verificano, rispettivamente, l’adempimento del predetto obbligo vaccinale da parte dei dirigenti scolastici e dei responsabili delle scuole paritarie nonché delle altre istituzioni di cui al comma 1, lettera a)“.

Per quanto riguarda le attività di verifica e l’adozione dell’atto di accertamento, queste “sono svolte secondo le modalità e con gli effetti di cui al comma 3”.

Inoltre, “in caso di sospensione dei dirigenti scolastici, la reggenza delle istituzioni scolastiche statali è attribuita ad altro dirigente per la durata della sospensione“.

IL TESTO APPROVATO IN SENATO

L’obbligo vaccinale per il personale scolastico è previsto dal comma 1 dell’articolo 2: dal 15 dicembre 2021 vige l’obbligo vaccinale, relativo sia al ciclo primario (o all’eventuale dose unica prevista) che alla somministrazione della dose di richiamo successiva ad esso, al personale scolastico, al personale del comparto della difesa, sicurezza e soccorso pubblico, al personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e al personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa alle dirette dipendenze del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.