Tutti gli articoli di Edscuola

P. Cognetti, Senza mai arrivare in cima

Cognetti scrive della montagna

di Antonio Stanca

Nato a Milano nel 1978, Paolo Cognetti ha quarant’anni. Ha cominciato a scrivere nel 2003 dopo aver lasciato gli studi universitari e mentre si dedicava alla realizzazione di documentari di carattere politico, sociale e letterario. Anche la realtà americana e in particolare quella di New York rientreranno tra i suoi interessi di documentarista. Nel 2016 è uscito il suo primo romanzo Le Otto Montagne che avrebbe avuto molti premi, nel 2017 il Premio Strega, e molte traduzioni. Il racconto, però, sarebbe rimasto il genere letterario preferito dal Cognetti e il tema della giovinezza e del suo difficile rapporto col mondo d’oggi quello più ricorrente.

   Lo scrittore vive tra la città e una baita a duemila metri di altezza. Ha compiuto delle lunghe traversate in montagna e dell’ultima ha fatto l’argomento del romanzo Senza mai arrivare in cima (Viaggio in Himalaya), pubblicato quest’anno dalla Einaudi di Torino. La traversata descritta è stata effettuata in carovana, è avvenuta sull’altopiano di Dolpo, una zona della catena montuosa dell’Himalaya tra il Nepal e il Tibet, l’altezza massima raggiunta è stata di cinquemila metri ed oltre. Con questa impresa Cognetti ha voluto celebrare il suo quarantesimo compleanno. A muoverlo verso questo viaggio, a suscitare la sua curiosità per quelle zone del continente asiatico era stato un libro, Il leopardo delle nevi, pubblicato nel 1978, lo stesso anno della sua nascita, dallo scrittore americano Peter Matthiessen, nato nel 1927 a New York e morto nel 2014 a Sagaponack. Scrittore e naturalista oltre che grande viaggiatore era stato il Matthiessen. Anche lui aveva amato la montagna, ne aveva percorso lunghi tratti e in quell’opera aveva scritto di un viaggio compiuto tra le montagne dell’Himalaya. Cognetti nel suo viaggio porta con sé il libro, lo ha letto più volte e continua a leggerlo la sera prima di dormire quando nella tenda rimane con un suo compagno. Lo legge anche per lui ad alta voce.

   Tra mulattieri, personale specializzato per montare e smontare il campo, guide e viaggiatori, sono circa cinquanta le persone che costituiscono la carovana dello scrittore. Molti sono i muli che trasportano quanto necessario. Si cammina di giorno e si riposa di notte. In tenda Cognetti appunta quanto visto, a volte lo disegna, pensando al libro che ne avrebbe ricavato, quello, cioè, appena pubblicato che si compone, appunto,di scrittura e di disegni. Abile è stato lo scrittore nel rendere, in questolibro, la bellezza di certi paesaggi, nel riportare la particolarità di certi posti completamente ed eternamente disabitati, fatti soltanto di terra, acqua, alberi, erba, animali, e di altri abitati, paesi, villaggi, città, case, strade, alcune allo stato selvaggio, altre raggiunte dal processo di civilizzazione.

  Dal libro del Matthiessen Cognetti molto apprende circa il passato di quei luoghi ma molto pure gli viene dalle guide e inebriato si sente nel venire a contatto con quanto di misterioso, di leggendario era sempre rimasto per lui. Sta assaporando il fascino, l’incanto dei monti più lontani, più alti, dei torrenti più articolati, dei fiumi più lunghi, delle valli più estese, dei laghi più profondi, degli animali più rari, degli abitanti più nascosti, degli usi più primitivi, sta vivendo la meraviglia di un mondo che è ancora intatto, che sempre uguale è rimasto nei secoli e puro, immacolato si offre a chi vi giunge da lontano, a chi non c’era mai stato.

   La storia, il mito, la leggenda, la favola, la religione, la divinità, la vita, la natura: ancora senza confini sono rimaste, ancora non sono state separate, in ognuna ci sono tutte le altre.

  Di questa magia, di questa maestà rende partecipi il libro del Cognetti e lo fa dicendo semplicemente del suo viaggio tra luoghi e tempi che vivono ancora di quella spiritualità, di quella sacralità ovunque smarrite. Lo scrittore col suo viaggio ha scoperto il tesoro nascosto e lo ha offerto a chi lo vuole, lo cerca. Dell’ampiezza, dell’estensione da lui raggiunte partecipa anche chi lo legge. Le sue conoscenze, le sue visioni, i suoi ascolti, i suoi contatti, le sue esperienze diventano anche del lettore. Tutto quanto di quell’Asia visitata trapassa in questi tramite lo scrittore. Non ci si stanca mai di leggere il libro, ci si rammarica quando lo si finisce poiché con esso non si è soltanto saputo, imparato ma si è anche vissuto in modo diverso.

   Chiaro è il linguaggio dell’opera, nessuna complicazione giunge mai a disturbarlo.   Scrittore vero è Cognetti di cose vere!

Test Invalsi sì/no

Test Invalsi sì/no

di Maurizio Tiriticco

Chiara Saraceno interviene su “la Repubblica” di oggi sul possibile “smantellamento” dell’Invalsi previsto dal disegno di legge sulla semplificazione. In effetti, se l’Invalsi diventa un organo ministeriale, ne va di fatto della sua indipendenza.

Attualmente l’Invalsi, per norma, “è soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione, che individua le priorità strategiche delle quali l’Istituto tiene conto per programmare la propria attività”. Ma “la valutazione delle priorità tecnico-scientifiche è riservata all’Istituto”.

Dell’Invalsi e delle sue attività mi sono più volte occupato, e tra l’altro ho sempre sottolineando il fatto che l’istituto propone ed impone agli studenti prove di cui loro non conoscono né la natura né il fine docimologico. E ciò anche e soprattutto perché sono i nostri stessi insegnanti, in larga maggioranza, che in fatto di docimologia sono assolutamente digiuni. In effetti, nelle prove valutative scritte e orali proposte agli studenti non adottano mai o quasi criteri e strumenti che la docimologia indica e prescrive come oggettivi.

Ad esempio, difficilmente un insegnante produce e propone ai suoi alunni un test sulla vicenda napoleonica o sul nostro Risorgimento o sulle guerre puniche, che sia costituito, ad esempio, di trenta item con quattro uscite ciascuno, di cui una sola sarebbe quella vera. Eppure, con una sola prova, “interrogherebbe” tutti i suoi alunni!

E non solo! Potrebbe anche dichiarare ai suoi alunni che il test è molto difficile, per cui considererà la prova superata (in altri termini, sufficiente), se sui trenta item almeno quindici risultino corretti.

Oppure potrebbe dichiarare che la prova è abbastanza facile, per cui sarebbe superata solo se risultassero corretti almeno venti item. Insomma, le scelte sarebbero tante, sia in sede di compilazione del test, che in sede sia di misurazione (che è quella che è, cioè la conta degli errori), che di valutazione (il giudizio che l’insegnante intende adottare in considerazione anche di altre variabili).

In effetti, è opportuno ricordare che tra il misurare e il valutare corre una grande differenza.

Due esempi, banali, ma ricorrenti. L’insegnante dice all’alunno: “Nel compito hai commesso tanti errori! (misurazione) Come mai? Da te non me lo sarei mai aspettato!” (valutazione). Oppure: “Come mai hai commesso un solo errore nel compito? (misurazione) Di’ la verità! Hai copiato?” (valutazione).
E il discorso potrebbe continuare!

Tutto ciò serve anche a dimostrare che non è affatto vero quanto pensano molti insegnanti: cioè che le prove oggettive sono limitative perché certificherebbero solo la memoria. Il che è anche vero, ma solo sotto un certo profilo: un alunno può conoscere a menadito l’intera vicenda napoleonica, ma non averne compreso il significato in termini di cause, conseguenze economiche, sociali e quant’altro.

All’obiezione si oppone il fatto che una prova test (ad esempio, quesito a quattro uscite di cui una sola vera) può insistere non solo su vicende, ma anche su considerazioni, valutazioni, riflessioni, opinioni.

Il fatto in realtà è un altro: che elaborare una prova test non è affatto una cosa facile. Ai nostri futuri insegnanti in genere si propongono test, ma non si insegna mai loro come si confezionano.

Concludendo: l’errore statutario (potremmo dire) delI’Invalsi è quello di “invadere” le scuole con strumenti che le scuole poco conoscono e poco adottano. Ed ora? Che cosa accadrà? Non so!

Riporto quanto scrive la Saraceno al termine delle sue riflessioni: “Temo che con la cancellazione dell’Invalsi o la sua trasformazione, da organismo indipendente ad ufficio del Miur, non prevarrà chi si batte per una scuola più giusta e più attenta allo sviluppo di ciascun bambino e ragazzo, quindi anche più attenta a compensare le disuguaglianze di contesto e famigliari.

Al contrario, il Miur non si troverà più nell’imbarazzante situazione di sapere che l’uguaglianza rispetto all’istruzione è lungi dall’essere attuata, ma di non fare nulla. Potrà continuare a non fare nulla sotto il ‘velo dell’ignoranza’, evitando di essere valutato esso stesso”.


Maestre senza laurea, in 42 mila al concorso: boom in Lombardia

da Corriere della sera

L’iter del concorso straordinario procede mentre l’attesa sentenza del Consiglio di Stato in merito all’ennesimo ricorso è stata rinviata al 20 febbraio 2019: nel frattempo non sarà possibile nessun inserimento cautelare in graduatoria

Maestre senza laurea, in 42 mila al concorso: boom in Lombardia

Martedì 18 dicembre si sapranno le sedi del concorso per i diplomati magistrali, cioè quelle maestre e maestri che pur senza laurea potranno essere inserite in una graduatoria speciale per l’immissione in ruolo in virtù del tempo passato ad insegnare in questi ultimi anni. La fase delle candidature si è conclusa il 12 dicembre: sono 42.708 le domande di partecipazione presentate. La Lombardia la fa da padrona con 8.955 candidature, seguita da , Lazio e Piemonte con 3.815 e 3.747 candidati. In quella stessa data il Consiglio di Stato ha rinviato al prossimo 20 febbraio l’attesa sentenza di merito sull’ennesimo ricorso dei diplomati magistrali. Nelle more della decisione finale, non sarà possibile nessun inserimento cautelare nelle graduatorie a esaurimento .

Quasi cinquantamila domande

Le istanze totali, considerando chi ha presentato la propria candidatura sia per la scuola dell’infanzia che per la primaria, sia per i posti comuni che per il sostegno, sono 48.472. Il concorso per il reclutamento a tempo indeterminato di docenti per la scuola dell’infanzia e primaria porterà alla formazione di graduatorie di merito straordinarie su base regionale.


Congedo parentale e maternità scuola: regole e novità per il 2019

da Orizzontescuola

di redazione

Il congedo parentale per dipendenti pubblici e privati, rappresenta il primo strumento di conciliazione vita privata-lavoro, esaurita la maternità obbligatoria.

Congedo parentale scuola: come funziona per docenti e personale ATA

Il congedo parentale nella scuola può essere richiesto dai docenti e personale ATA con figli entro i 12 anni, in qualsiasi momento dell’anno scolastico. Proprio il periodo natalizio è cruciale relativamente al numero di richieste di giorni di congedo parentale e non a caso è uno di quelli in cui aumenta la domanda di supplenti da parte degli istituti scolastici (anche tramite MAD).

Bisogna sottolineare un ulteriore aspetto importante: in caso di congedo parentale, il lavoratore non è tenuto a recuperare le ore lavorative dovute.

Il congedo parentale (prima astensione facoltativa) è stato oggetto, nel d.lgs. 15.06.2015, n. 80, di alcune importanti revisioni normative. Che cosa è cambiato nel settore scuola? Quali novità per il congedo parentale insegnanti e personale ATA?

Congedo parentale scuola: chi ne ha diritto, quanti giorni e retribuzione

Il precedente regime accordava un periodo di congedo parentale pari, in totale, a 6 mesi, che la lavoratrice madre poteva utilizzare fino al compimento degli 8 anni di età del figlio, e che prevedeva le seguenti percentuali di retribuzione:

  • fino a 3 anni di età del minore, la retribuzione era del 100% per il primo mese e del 30% per i seguenti 5 mesi;
  • dai 3 ai 6 anni di età del minore, la retribuzione poteva essere corrisposta solo se il reddito della madre richiedente risultava inferiore di 2,5 al minimo pensionabile corrisposto dall’Inps;
  • dai 6 agli 8 anni di età del minore, retribuzione non corrisposta.

Quali sono state le novità introdotte dal d.lgs. n. 80/2015?

La prima (confermata dal successivo d.lgs. n.148 dello stesso anno) ampia ai primi dodici anni di vita del minore la possibilità di sfruttare il congedo (di conseguenza le percentuali vengono livellate su periodi di indenizzabilità diverse, rispettivamente fino al sesto anno, da sei a otto anni e dall’ottavo al dodicesimo anno).

A tal proposito leggi la sentenza che ha confermato il diritto alla retribuzione al 100% per i primi trenta giorni di congedo utilizzati entro il 12simo anno del minore.

La seconda novità riguarda invece la possibilità di fruizione del congedo parentale ad ore anche per i dipendenti delle Pubbliche amministrazioni che, fino a quel momento, ne erano rimasti esclusi.

Come funziona il congedo ad ore insegnanti

Per quanto riguarda la scuola, occorre accordo con il dirigente scolastico onde evitare una fruizione del congedo “selvaggia” che crei problemi al sistema didattico.

Vige un limite di cumulabilità nel senso che la lavoratrice che utilizza il congedo parentale orario, non potrà contemporaneamente fruire:

  • del congedo parentale orario per altro figlio;
  • dei permessi per allattamento, anche per altro figlio;
  • dei permessi orari (di norma, due ore giornaliere ), in alternativa al prolungamento del congedo parentale a giorni, per l’assistenza ai figli disabili fino al compimento dei tre anni di vita.

Congedo parentale docenti, novità 2019: valide anche per la scuola?

Per quanto riguarda il congedo di maternità (ex astensione obbligatoria), la Legge di Bilancio ha previsto la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza, previa autorizzazione del  medico. Questo permette alle lavoratrici che sono nelle condizioni di salute per farlo, di godere dei cinque mesi di congedo obbligatorio per intero dopo il parto (e non, come adesso, obbligatoriamente due mesi prima della data presunta e tre mesi dopo il parto o, alternativamente, con la formula flessibile 1+4 per chi sceglie di lavorare fino all’ottavo mese). La proposta va letta contestualmente all’incremento del bonus nido da 1000 a 1500 euro l’anno per le donne che tornano a lavorare.

L’altra grande novità del pacchetto famiglia per quanto riguarda il congedo parentale, è la proposta di riconoscere ai neo papà un giorno in più. Il congedo parentale papà durerebbe 5 giorni e non più 4. Tale misura però è a rischio e, se non verrà confermata, si potrebbe tornare ai due giorni di congedo per i neopapà. Per questo motivo è stata lanciata una petizione online.

Allo studio infine anche un emendamento che mira ad alzare l’età dei figli per i quali è possibile fruire del congedo, passando da 12 a 16 anni.

Per quanto riguarda queste tre novità in merito al congedo parentale 2019, seguiremo da vicino eventuali sviluppi e aggiornamenti.

Specializzazione sostegno, chi sarà ammesso direttamente ai corsi in soprannumero

da Orizzontescuola

di redazione

Il CSPI, come riferito, ha espresso il parere relativo alla bozza di decreto che disciplinerà il corso di specializzazione su sostegno per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria.

Specializzazione sostegno: requisiti partecipazione

Il requisito richiesto per partecipare ai corsi di specializzazione su sostegno è l’abilitazione all’insegnamento.

Secondo il CSPI, tenuto conto anche della legge di bilancio e delle modifiche che la stessa apporta al decreto 59/17, si devono far partecipare anche coloro i quali siano in possesso della sola laurea più 24 CFU o con 36 mesi di servizio.

Qui tutte le info sui titoli richiesti

Specializzazione sostegno: ammissioni in soprannumero

Per accedere ai corsi  di specializzazione è necessario superare le prove di ammissione, pre-selettiva compresa.

L’articolo 4 della bozza di decreto, però, prevede delle eccezioni.  Sono, infatti, ammessi in soprannumero i soggetti che nei precedenti cicli di specializzazione:

  • abbiano sospeso il percorso o, pur essendo in posizione utile, non si siano iscritti;
  • siano risultati vincitori in più procedure e abbiano esercitato le relative opzioni;
  • siano risultati inseriti nelle rispettive graduatorie di merito, ma non in posizione utile.

Scarica la bozza di decreto

Invalsi, si va verso la soppressione? Cosa prevede il decreto semplificazione

da Orizzontescuola

Ritorniamo su una notizia fornita qualche giorno fa, per aggiungervi ulteriori particolari, ossia le modifiche che potrebbero riguardare l’Invalsi.

Decreto semplificazione, soppressione o fusione Invalsi e revisione organi collegiali

Invalsi

Il decreto semplificazione, come riferito, si occupa anche degli enti di valutazione riguardanti la Scuola e l’Università.

Il disegno di legge prevede quanto segue:

razionalizzazione, eventualmente anche attraverso fusione o soppressione, di enti, agenzie, organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero attraverso al trasformazione degli stessi in ufficio dello stato o di altra amministrazione pubblica, salvo la necessità di preservarne l’autonomia, ovvero ancora liquidazione di quelli non più funzionali all’assolvimento dei compiti e delle funzioni cui sono preposti

Gli Enti e le agenzie di valutazione, cui si riferisce il testo, sono l’ Invalsi e l’Anvur che potrebbero essere oggetto di soppressione o fusione oppure trasformati in uffici dello Stato.

L’idea del Governo

Il Governo, scrive oggi Corrado Zunino su Repubblica, da tempo intende riportare le agenzie sotto il controllo del Ministero, in quanto oggi sono sì all’interno del Miur ma sono autonome.

Commissione

Al fine suddetto, Bussetti, anticipando anche il decreto semplificazione, scrive ancora Zunino, ha fatto insediare una commissione il cui compito è verificare cosa può essere ” razionalizzato e soppresso” all’interno del Miur. In particolare, sui luoghi della valutazione.

La commissione è composta da 60 membri ed è presieduta dal magistrato di Corte dei conti Vito Tenore. Tra i membri, vi sono esponenti del mondo della scuola e tre rettori universitari: Remo Morzenti (Bergamo), Antonio Uricchio (Bari) e Massimo Carpinelli ( Sassari).

L’incarico dovrà essere espletato in un un anno.

I retroscena

Zunino afferma che il Ministro Bussetti ha mostrato, sin da subito, la propria avversione per l’Invalsi: Bussetti ha confidato l’avversione per il sistema Invalsi e il capo di gabinetto Giuseppe Chinè, l’uomo che costruisce ogni cacciata e ogni nomina, incontrando presidente e consiglio di amministrazione dell’istituto ha suggerito loro di presentarsi dimissionari al Miur: « Siete tecnici, dovete adeguarvi».

Pensione Quota 100, uno spiraglio per la scuola. Requisiti entro 31 marzo

da Orizzontescuola

di Consulente Fiscale

Pensione Quota 100 per i dipendenti settore scuola, esiste un regime speciale, le novità nella nuova riforma, ecco di cosa si tratta.

1) Buongiorno sono un prof. di scuola media e potrò andare in pensione con la quota 100, avendo 62+38, potrei  sapere a quanto ammoterà la rata mensile netta?

2) Sono una docente della scuola secondaria di primo grado. Compio 62 anni a Gennaio 2019 al 31/12/2018 ho un anzianità di servizio di 41anni 11 mesi e 29gg. Potrò andare in pensione nel 2019 o devo aspettare il 2020?

3) Buongiorno,  sono un insegnate di scuola dell’ infanzia della P.A. dI Trento. A ottobre 2019 compio 62 anni e ho 40 anni di contributi. Se, come si dice,  la finestra sarà al 1 settembre 2019 vorrei sapere se dovrò aspettare settembre 2020 (un anno dopo!!!) per andare in pensione. In questo caso lo trovo profondamente ingiusto. Grazie
4) Sono un ‘insegnante di scuola dell infanzia con 38 anni di contributi e 64 anni di età a novembre 2018. Avendo quindi i requisiti con quota 102 posso andare in pensione a settembre 2019? Quando dovrò presentare la domanda? Grazie infinite
Rispondiamo ai nostri lettori, con le ultime novità sulla pensione Quota 100 in riferimento al regime speciale nella scuola che, sottolineiamo, è ancora soltanto un’ipotesi.

Le ultime novità sulla pensione Quota 100

Per i dipendenti della scuola, sia la pensione Quota 100 che la proroga Opzione donna, potrebbero avere un effetto differenziato. I dipendenti della scuola sono soggetti alla disciplina speciale, che definisce i termini di pensionamento in base al calendario scolastico.
Al momento le domande di pensionamento a partire dal 1° settembre 2019 sono state chiuse il 12 dicembre, senza Quota 100.
Se Quota 100 sarà approvata senza una speciale deroga per la scuola, i primi pensionamenti saranno rinviati al 2020.
L’allarme dei sindacati GildaUilAnief
La deroga – come anticipato dal Sole 24Ore – potrebbe riguardare ad es.  chi maturerebbe i nuovi requisiti prima del 31 marzo 2019, con la riapertura dei termini di domanda, mentre chi li maturerebbe  dopo il 31 marzo 2019, potrebbe andare in pensione da settembre 2020.
Allo studio anche ipotesi di tipo diverso.

Pensione nella scuola

La domanda di pensionamento per la Quota 100 con i requisiti di 62 anni di età e 38 anni di contributi o per l’Opzione donna con i requisiti di 58 anni di età e 35 anni di contributi, dovrebbe essere presentata, in base all’ipotesi, entro il 31 marzo. Questo vale anche per le altre forme pensionistiche, come la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi (donne) e 42 e 10 mesi (uomini).
Per il pensionamento degli insegnanti un anno dopo, potrebbe andare in atto il trasferimento a servizio amministrativo, questo permetterebbe alla scuola la sostituzione del docente.Pensioni quota 100 scuola, ipotesi: docente spostato in segreteria
Bisogna attendere, in ogni caso, che la riforma diventi definitiva con la pubblicazione in G.U. per avere notizie certe.

Diplomati magistrale nelle GaE, tutto ancora è in discussione

da La Tecnica della Scuola

Sono stati giorni di ansia quelli appena trascorsi, per le migliaia di diplomati magistrale che vedono le loro speranze lavorative appese ad filo sottile.

Difatti, dopo la nota sentenza (n.11/2017) dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato dello scorso anno, che sembrava aver messo fine alle speranze dei diplomati, ed il valzer di promesse elettorali avanzate in prossimità delle scorse elezioni politiche, con impegni vari a risolvere definitivamente il problema, ma sfociati poi in una vera e propria beffa, tale potendosi qualificare il concorso straordinario appena bandito, avevamo già detto del colpo di scena della nuova rimessione all’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato.

Cosa è accaduto

La VI sezione del Consiglio di Stato presieduta dal Presidente Sergio Santoro infatti, ritenendo opportuna una nuova valutazione della questione, aveva rimesso nuovamente il giudizio al massimo consesso della Giustizia amministrativa.

A distanza di qualche giorno, il 20 novembre, anche il Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi ha ritenuto necessario rimettere all’Adunanza plenaria un altro ricorso relativo ad un appello avverso una sentenza del Tar Latina, fissando l’udienza per il 12 dicembre.

Solo qualche giorno prima dell’udienza, è stata depositata l’ordinanza della VI sezione recante le motivazioni della rimessione all’Adunanza plenaria.

I motivi della VI Sezione che hanno rimesso tutto in discussione

Tenuto conto dell’estrema delicatezza della questione, dichiarando espressamente, anche per sopravvenuti provvedimenti normativi (vedi il DL 87/2018 che ha avviato il concorso straordinario), di non poter più condividere i principi di diritto indicati nella sentenza n. 11/2017, la VI Sezione ha rimesso la questione ponendo all’Adunanza plenaria i seguenti quesiti:

– qual debba essere la definizione normativa dei DM che dispongono gli aggiornamenti;

– se la definizione dei DM quali atti generali per l’esecuzione della legge, comporti in caso di loro annullamento, la nullità dei successivi DM che dovessero riproporre le medesime clausole annullate;

– se di conseguenza viene meno ogni ipotesi di decadenza connessa a vicende pregresse;

– se il limite temporale del regime transitorio di validità abilitante del diploma determini eventuali decadenze e si riverberi sull’attualità dell’interesse azionato;

– se si possa escludere ogni ipotesi di conflitto tra la controversia relativa all’inserimento in Gae ed il concorso straordinario di cui al DL 87/2018.

L’udienza in camera di consiglio del 12 dicembre

Sulla base di questi quesiti, il 12 dicembre si è quindi tenuta l’udienza in camera di consiglio innanzi all’Adunanza plenaria, con l’intervento in giudizio anche di altri ricorrenti, comunque interessati all’esito dello stesso.

In sede di discussione si sono alternati, oltre all’Avvocatura Generale dello Stato, gli avvocati Brunetti, Bonetti, Delia, Miceli, Zampieri (quest’ultimo anche in rappresentanza di Caudullo e Spataro), Galleano e Bortone.

Di particolare rilievo giuridico sono state le tesi sostenute a favore delle due parti contrapposte, ma di notevole interesse si pone, indubbiamente, quella che invoca l’applicazione dell’istituto della c.d. prospective overruling, secondo cui restano salvi gli effetti processuali compiuti dalla parte che abbia fatto incolpevole affidamento sulla stabilità di una previgente interpretazione giurisprudenziale.

L’avvocato Zampieri in particolare, ha richiamato una sentenza del Consiglio di Stato in Adunanza plenaria, alla luce della quale in questo giudizio potrebbe trovare applicazione il predetto istituto giuridico, facendo così salvi tutti i ricorsi proposti prima della pubblicazione della sentenza dell’Adunanza plenaria dello scorso anno (n.11/2017).

In esito alla discussione, con due distinte ordinanze (la n.1 e la n.2 del 2018), ritenendo che l’eventuale revisione del principio di diritto enunciato dalla sentenza n.11/2017 richiede un adeguato approfondimento in sede di merito, l’Adunanza plenaria ha quindi disposto la fissazione dell’udienza pubblica per il prossimo 20 febbraio 2019.

L’esito rimane incerto

Sebbene dai primi commenti dei legali protagonisti della discussione in udienza sia emerso un cauto ottimismo, la questione è ancora tutta da discutere e l’esito è quantomai incerto.

Sicuramente è suggestiva la tesi dell’applicabilità dell’istituto del prospective overruling che consentirebbe, ove condivisa dall’Adunanza plenaria, di limitare gli effetti della sentenza n.11/2017 ai soli ricorsi depositati successivamente, facendo salve tutte le posizioni antecedenti; e non sarebbe cosa di poco conto.

Tuttavia, solo in esito all’udienza di merito del prossimo 20 febbraio sapremo quale futuro si prospetta per i diplomati magistrale che, nelle more, in buona parte, dovranno cimentarsi con la prova del concorso straordinario.

Mense scolastiche, situazioni di illegalità e degrado: le reazioni politiche

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

La situazione drammatica delle mense scolastiche emersa a seguito del monitoraggio di controllo condotto dai carabinieri del Nas dall’inizio dell’anno scolastico ha suscitato molte altre reazioni politiche, oltre a quello della Ministra Grillo.

Salvatore Giuliano, sottosegretario all’Istruzione del MoVimento 5 Stelle, in una nota ha scritto: “Le ispezioni dei Nas nelle mense scolastiche hanno evidenziato un quadro a dir poco ripugnante e scandaloso. Una mensa su tre presenta irregolarità: dalle carenze igieniche alle omissioni di tracciabilità degli alimenti e agli illeciti penali, come la detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. È gravissimo. I genitori devono poter mandare i propri figli a scuola con la sicurezza che ci siano persone e un sistema all’altezza di prendersi cura di loro. Il fatto che addirittura venga messa a rischio la salute dei più piccoli, così come dei docenti che mangiano a mensa, per inefficienze e mancanze di questo tipo è intollerabile. Bene hanno fatto i Nas a sospendere il servizio di 7 mense dove la situazione era particolarmente grave”.

Sempre il M5S, questa volta i parlamentari nelle commissioni Cultura di Camera e Senato, scrive: “La situazione di illegalità e degrado messa in luce dal monitoraggio avviato dal Comando per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, in 81 strutture scolastiche, delle 224 ispezionate, è allarmante e gravissima”.

“I controlli avviati da questo Governo ne testimoniano l’attenzione ai temi della salute delle persone più fragili tra le quali i bambini. I servizi di refezione all’interno delle scuole tuttavia sono prevalentemente di competenza comunale.”, proseguono. “È evidente quanto sia complesso garantire attraverso le procedure di appalto del servizio gli standard minimi così come previsti dai regolamenti comunali e dalle indicazioni regionali in merito. Inoltre i menù spesso non vengono vidimati dalle ASL e non prevedono cibi biologici, a km zero né stagionali; gli ambienti in cui i cibi vengono preparati dovrebbero essere sottoposti a norme igieniche stringenti e da ultimo si riscontra l’utilizzo generalizzato di stoviglie usa e getta non compostabili. È necessario prevedere una riorganizzazione del settore pretendendo il rispetto dei regolamenti e delle norme esistenti.”, concludono.

“Un vero e proprio “verminaio” quello scoperchiato dai Nas e dal Ministero della Salute, che preoccupa e indigna” scrive invece il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali. “Una situazione – prosegue il leader di SI – immorale e non degna di un Paese civile nel terzo Millennio e che mette a rischio la salute dei nostri bambini e ragazzi”. Ora ci aspettiamo che gli  Enti locali e le autorità scolastiche intensifichino i controlli e non permettano più situazioni di questo genere.” Ma non sarà male – conclude Fratoianni – che anche il ministro “dell’istruzione  leghista” invece di preoccuparsi del presepe o di partecipare al chiacchericcio sui compiti per le vacanze si attivi e attivi il Miur e gli Uffici Scolastici territoriali su questo fronte per evitare situazioni di questo genere in futuro .”

Contratto Dirigenti scolastici, ci sono le ferie solidali e i congedi per le donne vittime di violenza

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Tra le novità contenute nell’ipotesi di contratto del personale dirigente sottoscritta all’ARAN il 13 dicembre scorso segnaliamo alcune novità in materia di ferie, congedi e permessi.

Ferie e i riposi solidali

L’art 14 introduce, anche per i Dirigenti scolastici, le ferie e i riposi solidali (al momento non riguardano invece il restante personale della scuola).

Su base volontaria ed a titolo gratuito, i dirigenti possono cedere, in tutto o in parte, ad un altro dirigente che abbia esigenza di prestare assistenza a figli minori che necessitino di cure costanti, per particolari condizioni di salute:

a) le giornate di ferie, nella propria disponibilità, eccedenti le quattro settimane annuali di cui il lavoratore deve necessariamente fruire; tali giornate eccedenti sono quantificate in 8 giorni sia nel caso di articolazione dell’orario di lavoro su 5 giorni sia nel caso di articolazione su 6 giorni;

b) le quattro giornate di riposo per le festività soppresse.

Il dirigente che si trovi nelle suddette condizioni di necessità può presentare specifica richiesta all’amministrazione, reiterabile, di utilizzo di ferie e giornate di riposo per un una misura massima di 30 giorni per ciascuna domanda, previa presentazione di adeguata certificazione, comprovante lo stato di necessità delle cure in questione, rilasciata esclusivamente da idonea struttura sanitaria pubblica o convenzionata.

Ricevuta la richiesta, l’amministrazione rende tempestivamente nota a tutti i dirigenti l’esigenza, garantendo l’anonimato del richiedente.

Coloro che intendono aderire alla richiesta, su base volontaria, formalizzano la propria decisione, indicando il numero di giorni di ferie o di riposo che intendono cedere.

Congedi per le donne vittime di violenza

L’art. 16 introduce invece i congedi per le donne vittime di violenza.

La lavoratrice, inserita nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, debitamente certificati, ha diritto ad astenersi dal lavoro, per motivi connessi a tali percorsi, per un periodo massimo di congedo di 90 giorni lavorativi, da fruire su base giornaliera nell’arco temporale di tre anni, decorrenti dalla data di inizio del percorso di protezione certificato.

Il trattamento economico è quello previsto per il congedo di maternità. Il periodo è computato ai fini dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, non riduce le ferie ed è utile ai fini della tredicesima mensilità.

Tali congedi possono essere cumulati con l’aspettativa per motivi personali e familiari per un periodo di ulteriori trenta giorni.

Unioni civili

Infine, segnaliamo un altro aggiornamento del Contratto alla normativa vigente.

L’art. 19 dice: “Al fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso di cui alla legge n. 76/2016, le disposizioni dei CCNL riferite al matrimonio, nonché le medesime disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile”.

Congedo straordinario, ne ha diritto anche il figlio non ancora convivente con il genitore disabile

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Ha diritto al riconoscimento del congedo straordinario per assistere il genitore gravemente disabile anche il figlio con lui non convivente al momento della presentazione della domanda; ovviamente in mancanza di tutti gli altri familiari legittimati a fruire del beneficio, secondo l’ordine di priorità indicato dalla legge.

A queste conclusioni è giunta la Corte Costituzionale, con sentenza n. 232 depositata il 7 dicembre 2018.

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, per la parte in cui non prevede il diritto al congedo straordinario per l’assistenza al genitore anche al figlio non convivente per l’assistenza del padre.

Secondo la Corte, il requisito della precedente convivenza non può “assurgere a criterio indefettibile ed esclusivo, così da precludere al figlio, che intende convivere ex post, di adempiere in via sussidiaria e residuale i doveri di cura e di assistenza, anche quando nessun altro familiare convivente, pur di grado più lontano, possa farsene carico“.

Ad ogni modo il figlio, dopo aver ottenuto il congedo straordinario, ha l’obbligo di instaurare una convivenza che garantisca al genitore disabile un’assistenza permanente e continuativa.

Privacy, il datore di lavoro non può rivelare l’adesione sindacale dei propri dipendenti

da La Tecnica della Scuola

Le informazioni relative all’adesione sindacale costituiscono dati sensibili. In particolare, nell´ambito della gestione del rapporto con il lavoratore, tali dati sono conosciuti da parte del datore di lavoro, il quale può lecitamente trattarli, in adempimento degli obblighi correlati alla gestione del rapporto di lavoro, al fine di effettuare il versamento delle quote di iscrizione ad associazioni od organizzazioni sindacali su delega e per conto del lavoratore. Tuttavia il datore di lavoro non può comunicare ad una organizzazione sindacale la nuova sigla alla quale ha aderito un suo ex iscritto.

Questo è quanto è accaduto ad alcuni lavoratori pubblici che si sono rivolti al Garante per la protezione dei dati personali: l’Amministrazione in questione non si è limitata a comunicare alla Rappresentanza sindacale interessata la revoca dell’affiliazione da parte di alcuni lavoratori ma ha inviato, a tutti i componenti della sigla sindacale, una e-mail recante in allegato documenti nei quali era espressamente indicata la contestuale iscrizione dei predetti ad altro sindacato.

Ciò ha determinato un’illecita comunicazione di dati personali sensibili dei reclamanti.

L’Autorità, pur ritenendo la condotta della P.A. difforme rispetto alla disciplina applicabile, ha comunque ritenuto non sussistenti i presupposti per promuovere l’adozione di un provvedimento prescrittivo o inibitorio da parte del Garante. Ha però concluso: “Impregiudicata la facoltà degli interessati di far valere, qualora ne ricorrano i presupposti, eventuali pretese risarcitorie avanti all’Autorità giudiziaria ordinaria (art. 15 del Codice) derivanti dal comportamento dell’Azienda, si informa che l’Autorità si riserva di avviare un autonomo procedimento in relazione all’eventuale sussistenza dei presupposti per la contestazione della violazione amministrativa derivante dall’illecita comunicazione di dati personali (art. 11, comma 1, lett. a) e 20 del Codice)”.

Prima prova maturità 2019: online le simulazioni del Miur

da Tuttoscuola

La maturità 2019 verrà sicuramente ricordata per le sue prime volte: la prima volta senza il quizzone, la prima volta dei nuovi punti di credito, dell’alternanza scuola lavoro al colloquio, della possibile doppia materia in seconda prova, dei quadri di riferimento, delle griglie di valutazione e ora anche degli esempi di tracce di prova di italiano. Fino a oggi, infatti, le simulazioni ufficiali pubblicate sul sito del Miur hanno riguardato sempre solo la seconda prova di maturità. Ora sono disponibili sul sito del Ministero dell’Istruzione i primi esempi di tracce per la prova di italiano della nuova Maturità che debutterà il 19 giugno 2019.

Nelle prossime settimane, secondo quanto riportato da una nota del Miur, seguirà la diffusione di ulteriori esempi, sia per la prima che per la seconda prova scritta, per accompagnare gli studenti e le scuole nel percorso di preparazione alla maturità 2019.

Con il decreto legislativo numero 62 del 2017 sono state stabilite nuove modalità per lo svolgimento degli Esami di Stato della secondaria di II grado.

Di seguito è possibile scaricare gli esempi prima prova maturità 2019

Esempio prima prova maturità 2019, tipologia A
Esempio 1 prima prova maturità 2019, tipologia B
Esempio 2 prima prova maturità 2019, tipologia B
Esempio prima prova maturità 2019, tipologia C

Mense scolastiche tra topi e cibi scaduti. Grillo: ‘Un film dell’orrore’

da Tuttoscuola

Una mensa scolastica su 3 presenta delle irregolarità e su 224 mense ispezionate sul territorio nazionale sette sono state chiuse per la grave situazione igienico-strutturale rilevata. Questi, secondo quanto riportato da Ansa.it, i primi risultati del monitoraggio di controllo condotto dai carabinieri del Nas dall’inizio di questo anno scolastico. Sono state erogate sanzioni pecuniarie per oltre 576mila euro e sequestrate oltre 2 tonnellate di alimenti. “Cibi scaduti, gravi carenze igieniche, perfino topi e parassiti: un film dell’orrore”, commenta il ministro della Salute, Giulia Grillo.

L’obiettivo del controllo condotto dai Nar è quello di accertare le condizioni d’igiene e strutturali dei locali, la rispondenza dei menù ai capitolati d’appalto, la corretta gestione e preparazione degli alimenti, anche in relazione alle esigenze nutrizionali dei ragazzi. Ad oggi, sono state ispezionate 224 mense presenti negli istituti scolastici del territorio nazionale, delle quali 81 hanno evidenziato irregolarità, tra queste 7 presentavano una grave situazione igienico-strutturale e ne è stata disposta la sospensione del servizio. Alle 81 irregolari sono state contestate 14 violazioni penali, 95 infrazioni amministrative alle normative nazionali e comunitarie con il deferimento di 15 persone alle competenti Autorità Giudiziarie oltre alla segnalazione di 67 soggetti alle Autorità Amministrative.

“La maggioranza delle violazioni rilevate in questo piano di controlli sono di tipo amministrativo come la mancata applicazione dei sistemi di autocontrollo e prevenzione del rischio, carenze igieniche e strutturali delle aree adibite alla lavorazione, irregolarità sull’etichettatura e sulla tracciabilità degli alimenti – precisa il Generale Adelmo Lusi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas) generale del Nas – Gli illeciti penali hanno interessato reati quali la frode e le inadempienze nelle pubbliche forniture, dovute al mancato rispetto agli obblighi contrattuali assunti dalle aziende di catering all’atto dell’assegnazione delle gare di appalto, la detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e l’omessa applicazione delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro ed a tutela degli operatori”.

Nuovo Regolamento amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, svolta nell’ottica della semplificazione

da Tuttoscuola

Il 16 novembre 2018 è stato pubblicato in Gazzetta il nuovo “Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107” (D.I. 129/2018). Si tratta di un punto di svolta importante nell’ottica di una semplificazione e modernizzazione della gestione amministrativo-contabile delle scuole ma anche nell’affermazione concreta di un nuovo modello di Amministrazione ministeriale sempre più orientato a dare un supporto reale alla solitudine dei DS e dei DSGA chiamati ad amministrare le scuole in un contesto normativo complesso e in continua evoluzione (si pensi, ad esempio, al settore degli appalti, della sicurezza degli edifici scolastici, della privacy…). Ne abbiamo parlato in un articolo presente all’interno del numero di dicembre di Tuttoscuola a firma di Jacopo Greco, direttore generale per le risorse umane e finanziarie del MIUR.

Il MIUR, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento, ha dato avvio in concreto ad un percorso di graduale evoluzione del sistema amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, finalizzato a dotare le scuole di processi e strumenti per gestire le spese in maniera semplificata e più efficiente, lavorare in modo standardizzato e omogeneo su tutto il territorio nazionale, migliorare i servizi verso alunni e famiglie. Al tempo stesso il nuovo regolamento ha segnato anche l’avvio, nel settore amministrativo-contabile, di un cambiamento di organizzazione del Ministero, trasformando quest’ultimo sempre più marcatamente in un’Amministrazione posta al servizio dei bisogni operativi di chi opera nelle scuole. Si leggano in proposito le innovative disposizioni contenute nell’art. 54 comma 2:“Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca fornisce assistenza e supporto in materia amministrativo-contabile, attraverso un canale permanente di comunicazione e informazione finalizzato a supportare, anche attraverso specifiche iniziative formative, la gestione di significativi processi di cambiamento nel mondo scolastico, fornire alle istituzioni scolastiche risposte tempestive ed efficaci su tematiche di natura amministrativa, contabile e gestionale, nonché sull’utilizzo delle procedure e delle applicazioni a queste correlate, rilevare e valorizzare la condivisione di buone pratiche amministrative tra le istituzioni scolastiche”.

Il nuovo testo, predisposto anche attraverso il significativo coinvolgimento delle diverse componenti del sistema scuola, recepisce le novità normative che sono state introdotte in questi anni e nello stesso tempo introduce una serie di elementi volti a ottimizzare il lavoro delle segreterie scolastiche.