Tutti gli articoli di Edscuola

Promozione della salute a scuola

“Verso una Scuola che promuove salute”. Questo il titolo del documento presentato questa mattina dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, e dal Ministro della Salute, Giulia Grillo, che impegna i due dicasteri a diffondere l’educazione a corretti e sani stili di vita tra gli studenti e a inserire nel loro percorso di studi la promozione della salute come proposta educativa continuativa e integrata, a partire dalla Scuola dell’infanzia e fino alla Secondaria di secondo grado.

Il testo è frutto di un lungo percorso di valorizzazione dei temi della salute nei programmi scolastici e sancisce una stretta collaborazione tra sistema scolastico e sistema sanitario. Il documento, presentato al Ministero della Salute, è stato redatto congiuntamente dai due Ministeri e approvato in Conferenza Stato-Regioni il 17 gennaio 2019. Definisce un Piano di interventi educativi rivolti agli studenti, alle loro famiglie e al personale scolastico, con l’obiettivo di far acquisire competenze individuali su questi temi, di qualificare gli ambienti in cui i giovani vivono e si formano e di garantire il benessere complessivo del corpo sociale, nel presente e nel futuro.

Non un’ora di lezione dedicata o una materia aggiuntiva nel curricolo scolastico: l’obiettivo è rendere la promozione della salute trasversale nel percorso formativo dei giovani. Nel rispetto dell’autonomia, ogni scuola potrà strutturare percorsi per il benessere psicofisico dei bambini e dei ragazzi, lavorare al miglioramento della qualità dei luoghi di studio, promuovere corretti stili di vita come, ad esempio, mangiare sano e fare attività fisica. Aprendosi anche al territorio e rafforzando la collaborazione con il servizio sanitario e le comunità locali.

“Stiamo predisponendo un Piano di interventi di ampio respiro che mira a educare cittadini consapevoli. Vogliamo investire sui giovani che frequentano le nostre scuole. Far sì che sviluppino conoscenze e competenze ci consentirà di avere domani comunità composte da cittadini più responsabili. Dobbiamo operare affinché l’individuo sia in grado di utilizzare i propri strumenti culturali per la realizzazione di un equilibrio e di un benessere psicofisico personale e sociale. Consideriamo anche che ogni bambino che acquisisce un corretto stile di vita, che impara ad avere rispetto dell’ambiente, che capisce l’importanza dell’attività sportiva per la propria crescita è un ‘ambasciatore’ di queste buone pratiche e di questi valori nella sua famiglia, nella sua cerchia di amici. Per questo, attraverso questo documento, stiamo portando avanti una campagna di promozione della salute che parte negli Istituti scolastici, ma non si esaurisce in essi”, ha dichiarato il Ministro Marco Bussetti.

“Questo passo rientra all’interno di una visione complessiva che il Governo sta portando avanti. Crediamo in un approccio multisettoriale sui processi di salute, c’è un impegno multidisciplinare e la scuola rappresenta un momento fondamentale di informazione e formazione. In questi anni sono stati fatti degli sforzi ma non sono stati sufficienti: nell’ambito del nuovo Piano di prevenzione lavoreremo per avere una spinta maggiore e più stringente per avere obiettivi e risultati misurabili”, ha affermato il Ministro Giulia Grillo.

Nel corso della mattinata, Bussetti e Grillo hanno firmato inoltre un Protocollo d’Intesa per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione. Obiettivi: rendere stabile la programmazione condivisa e partecipata tra le Istituzioni centrali, regionali e locali, sanitarie e scolastiche, attraverso la condivisione di obiettivi educativi e di salute; promuovere l’inclusione scolastica di bambini, alunni e studenti con disabilità, con disturbi evolutivi specifici e con altri bisogni educativi speciali; sostenere i sistemi nazionali di sorveglianza nel monitoraggio di alcuni aspetti della salute dei bambini e degli adolescenti riguardo ai principali fattori di rischio comportamentali.

LA GRANDE INCERTEZZA

LA SCUOLA TRA SOVRANISMI, REGIONALIZZAZIONE E GLOBALIZZAIONE IN UN CONVEGNO INTERNAZIONALE
DI ADI – INDIRE – FONDAZIONE PER LA SCUOLA

BOLOGNA 22-23 FEBBRAIO

Il 22 e 23 febbraio si terrà a Bologna l’evento internazionale più importante sulla scuola nel nostro Paese.  Ogni anno a fine febbraio l’ADI insieme a INDIRE e alla Fondazione per la scuola raccoglie alcune delle scuole più innovative a livello mondiale e gli esperti internazionali più qualificati a discutere di un tema che si pone fra quelli più rilevanti.

Quest’anno il titolo del meeting è “LA GRANDE INCERTEZZA. Insegnanti alla ricerca di valori fra competenze globali e identità nazionali”.

Stiamo vivendo una fase cruciale della nostra storia: ovunque si stanno imponendo visioni sovraniste, si stanno alzando muri nel tentativo di restringere il flusso delle idee, delle merci e delle persone sia via terra, via mare che nel cyberspace. Tutte le nostre vecchie storie stanno andando in frantumi e nessuna nuova narrazione è finora emersa per prenderne il posto.

La scuola si dibatte in questa nuova realtà come e più delle altre istituzioni, anche se poco se ne parla, e quando lo si fa è solo per evocare un ritorno all’antico.

Domina la paura dell’incerto e dell’ignoto, ci si oppone a visioni globali e insieme si combatte la regionalizzazione, quando invece dovremmo costruire una nuova narrazione glocale – globale e locale – per ridare slancio, respiro e insieme concretezza all’educazione. 

Il seminario offrirà un ventaglio ricchissimo di posizioni. Saranno presenti scuole della Finlandia, Svezia, Spagna, Inghilterra e persino Cambogia, un istituto che prepara i nuovi leader in un Paese in cui l’età media della popolazione è di 30 anni!  E ancora gli studenti del prof. Paschetto, candidato al Global Teacher Prize 2019.

Ci proporranno nuove visioni dell’educazione il Direttore generale dell’OCSE, Andreas Schleicher, due grandi sociologi, François Dubet e Alessandro Cavalli, uno dei responsabili per l’agenda 2030 sulla sostenibilità in Italia, Donato Speroni, un teologo inglese che affronterà la dimensione religiosa nelle sfide dell’educazione globale e molti altri. Uno squarcio su ciò che la scuola potrebbe diventare offerto ai 500 insegnanti e dirigenti scolastici che il 22 e 23 si incontreranno a Bologna.

J.M Keynes, I libri costano troppo?

Tra libri e lettori

di Antonio Stanca

A Novembre dell’anno scorso per conto della casa editrice Laterza, Bari-Roma, è comparso l’opuscolo intitolato I libri costano troppo? Contiene un articolo che il noto economista inglese Maynard Keynes pubblicò il 12 Marzo 1927 sul giornale “The Nation and Athenaeum”. La traduzione è di Oliviero Pesce, altro importante economista nato in Puglia nel 1938, che è pure l’autore della seconda parte dell’opuscolo.

    Il Keynes era stato una figura di rilievo nell’Inghilterra del secolo scorso. Era nato nel 1883 e morì nel 1946. Studioso, ricercatore, aveva scritto molte opere di economia, aveva tenuto molte conferenze, aveva ricoperto incarichi pubblici e le sue teorie avevano trovato applicazione in ambito mondiale.

   L’articolo riportato in questo libretto s’inserisce in una polemica allora sorta in Inghilterra circa l’industria editoriale. Keynes vi compie una chiara illustrazione di quanto succedeva in quei tempi riguardo agli editori, agli autori, ai librai, ai lettori e a tutto quanto va collegato con la scrittura di un libro, la sua stampa, la sua vendita, la sua lettura. Ne risulta un quadro piuttosto deludente poiché si vede che quanto serve per portare a compimento un libro non viene corrisposto dalle richieste del pubblico, dall’interesse dei lettori. Il motivo è da cercare nei prezzi piuttosto alti dei libri? Si può pensare che prezzi più contenuti farebbero aumentare le vendite, i lettori o che la spiegazione del problema stia nel sempre minor tempo e attenzione che la lettura riesce a trovare per sé? Poco chiare, pure per Keynes, rimangono le risposte. Non è facile capire, dice lo studioso, visto che il fenomeno non è limitato all’ambito privato ma esteso a quello pubblico. Neanche le biblioteche scolastiche, universitarie, comunali, provinciali o altre richiedono molti libri. Di conseguenza in crisi è andata molta attività editoriale.

   Nel suo intervento Pesce ripercorre l’articolo del Keynes e mette in evidenza come rispetto a cento anni fa la situazione oggi si sia aggravata e non solo in Inghilterra ma anche in tante altre nazioni dell’Occidente compresa l’Italia, sulla quale si sofferma in particolar modo nelle pagine conclusive. Secondo Pesce le cause del problema vanno cercate nel tipo di vita, di società che col tempo si è andato costituendo, nei nuovi e più veloci mezzi di comunicazione che si sono andati diffondendo anche in ambito pubblico, nell’uso senza limiti di Internet e dei tanti altri sistemi ad esso correlati. Per lui se ai tempi di Keynes c’era da sperare in una soluzione del problema ora non lo si può poiché le nuove tecniche di apprendimento, istruzione, conoscenza si vanno sempre più perfezionando e vanno sempre più sostituendo le vecchie maniere compresa quella della lettura.    E’ grave ma è una perdita che non è possibile evitare poiché come in ogni progresso ci sono degli aspetti, dei modi di vivere che finiscono e per sempre.    

Cari amici del Miur!

Cari amici del Miur!

di Maurizio Tiriticco

I funzionari del Miur, quando redigono i loro documenti per le istituzioni scolastiche autonome, quindi, dm, om, cm, note varie e quant’altro, dovrebbero ricordarsi di utilizzare sempre un linguaggio appropriato, non solo sotto il profilo formale, ma anche conforme con il linguaggio della ricerca educativa, consolidato ormai da anni, ma anche variabile, a volte, in ordine ai cambiamenti che si hanno nel sociale e nella cultura. Voglio essere estremamente semplice e sintetico. Procedo a braccio, come si suol dire.

istruire, formare, educare

Primo tema caldo è dato dalla differenza che corre tra l’istruzione, la formazione e l’educazione: tre attività richiamate nel dpr 275/99 istitutivo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

L’ISTRUZIONE attende ai processi che si attivano relativi alle materie che si insegnano.

La FORMAZIONE riguarda lo sviluppo/crescita dell’alunno in quanto persona.

L’EDUCAZIONE riguarda lo sviluppo/crescita dell’alunno in quanto futuro cittadino.

Altre tematiche riguardano la corretta definizione che occorre attribuire a “parole” ricorrenti nelle attività di insegnamento e nei documenti normativi o meno prodotti dall’amministrazione scolastica.

La MATERIA di studio (dal latino mater, madre, la sostanza di cui è costituito un corpo) costituisce l’estratto ddi una data DISCIPLINA di ricerca, adattato alle esigenze dell’apprendimento. Ad esempio, la materia “storia” nell’istruzione primaria non è la medesima in un liceo. Inoltre, la DISCIPLINA “storia” appartiene solo ad un’attività di ricerca.

Ed, a proposito di disciplina, è opportuno ricordare il significato di alcune parole/concetti che dalla disciplina derivano:

PLURIDISCIPLINARITA’: consiste nell’affrontare un oggetto di studio o di ricerca utilizzando due o più discipline. Ad esempio, una battaglia affrontata sotto il profilo storico, geografico, tecnologico.

INTERDISCIPLINARITA’: consiste nell’affrontare un oggetto di studio, considerando in quale misura diverse discipline interagiscano tra loro. Basti pensare allo studio della crescita di un albero. Vi concorrono botanica, chimica, idrologia, matematica, fisica… e non so quante altre!

TRANSDISCIPLINARITA’: consiste nel considerare che, nell’affrontare un oggetto di studio o di ricerca, è necessario ricorrere anche ad altre discipline per giungere ad una conoscenza più completa. La ricerca spaziale è l’esempio più coerente dell’intreccio di chissà quante discipline.

conoscenze, capacità pro abilità, competenze

Le CONOSCENZE costituiscono l’insieme dell’esito produttivo di un processo di apprendimento di carattere COGNITIVO. In progress, lo sviluppo è il seguente: acquisizione (ed eventuale condivisione) di dati/pro/informazioni, relativi/e a (in crescendo) oggetti, eventi, tecniche, regole principi, teorie, che il soggetto ap/prende, com/prende, archivia nella memoria e utilizza in situazioni operative sia procedurali che problematiche.

Le ABILITA’ sono l’insieme di operazioni, azioni che il soggetto compie utilizzando date conoscenza apprese. Ogni abilità presuppone una CAPACITA’, che, a volte, è una possibilità presente e a volte latente. Un nuovo nato ha la capacità di camminare, in quanto ha le gambe, ma non ha ancora raggiunto/acquisito la corrispondente abilità.

Le COMPETENZE costituiscono l’insieme di operazioni, azioni, coordinate e finalizzate ad un determinato obiettivo, in genere complesso, che il soggetto compie utilizzando date conoscenze apprese e le relative abilità.

misurare, valutare, certificare

Altro tema caldo è dato dalla valutazione. Occorre distinguere tre passaggi, consecutivi, dei quali il precedente implementa il successivo.

La MISURAZIONE attiene ad una singola prova/prestazione offerta da un soggetto/alunno. Consiste nella cosiddetta “conta degli errori”. L’errore ha un carattere oggettivo; quindi la misurazione ha anch’essa un carattere oggettivo, in quanto condivisa da ciascun correttore.

La VALUTAZIONE ha, invece, un carattere soggettivo; si fonda sull’esito della misurazione e si esprime su una singola prova, su più prove e/o sul soggetto che le ha eseguite. Il passaggio dal misurare a quello del valutare non è “matematico”, come si suol dire. In effetti, entrano in gioco più variabili. Dieci errori di grammatica (fonologia, morfologia, sintassi) compiuti in una prestazione orale di qualche minuto o in un elaborato scritto di dieci righe non sono assimilabili a dieci errori compiuti in una prestazione orale di un’ora o in un elaborato di dieci pagine. Dieci errori commessi in un compito da un alunno “bravissimo” ma, quel giorno, afflitto da un gran mal di testa sono eguali ai dieci errori commessi da un alunno scansafatiche e gran “copione”! E una valutazione corretta non può non tener conto delle suddette variabili. Quindi, tra la misurazione e la valutazione c’è continuità, ma non contiguità.

La CERTIFICAZIONE è l’operazione conclusiva di un lungo periodo di studi, esercitazioni, applicazioni, compiti mirati ed altre variabili compite da un soggetto, con la quali si dichiara il “saper fare” o l’insieme coordinato di più “saper fare” di un soggetto in dati campi, contesti, situazioni in genere pluri-, inter- e/o transdisciplinari.

Seguono due slide riassuntive.

L’appello degli insegnanti contro la regionalizzazione della scuola

da la Repubblica

Ilaria Venturi

Il malessere sull’autonomia differenziata, richiesta avanzata dalle regioni del Veneto e della Lombardia a guida leghista e, con un progetto differente, dall’Emilia Romagna, correva da tempo nel mondo della scuola. Ora si rende ancora più visibile con l’opposizione netta dei sindacati, che hanno lanciato un appello unitario (“restiamo uniti”) e con una petizione lanciata da “Professione Insegnante” – un gruppo social di docenti – al presidente Sergio Mattarella contro la regionalizzazione dell’istruzione pubblica: “E’ incostituzionale”.

L’appello on line in due giorni ha raccolto diecimila firme e ora sta per raddoppiarle. La regionalizzazione dell’istruzione – si legge – “mira a differenziare classi di dipendenti dello Stato, diversificare gli stipendi e la spesa sulla scuola. La scuola deve essere unica, accessibile e di qualità su tutto il territorio nazionale senza differenze tra regioni eccezione fatta per quelle a statuto speciale laddove l’istruzione è materia di differenziazione”.

L’ok del governo alle bozze d’intesa per l’autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è saltato lo scorso 14 febbraio in Consiglio dei ministri, anche per i rilievi avanzati dal M5s. Tutto rinviato per ora, manca un accordo dentro il Governo. Non vengono meno però le preoccupazioni. Uno dei capitoli più caldi e delicati è quello della scuola.

Le richieste di Veneto e Lombardia sono forti: le due regioni vogliono partecipare all’organizzazione didattica, occuparsi di valutazione e alternanza Scuola-lavoro, bandire concorsi su base regionale, gestire le graduatorie dei precari. E pagare in modo differenziato gli stipendi dei docenti. Un anno dopo l’approvazione della legge docenti e presidi potranno passare alla scuola regionale (con stipendi più alti). Al Veneto grazie all’Autonomia potrebbe arrivare un miliardo di euro in più per la scuola, ma per l’assessora regionale all’istruzione Elena Donazzan “non si tratta di un regalo bensì di una sorta di pareggio considerato che uno studente veneto costa 483 euro, molto meno che nelle altre Regioni”. La richiesta è che “si utilizzino i costi standard come avvenuto con successo con la sanità – aggiunge – o attraverso i livelli assistenziali delle prestazioni, la cosa non cambia: il Veneto vedrà riconosciuto quanto gli spetta”.

Il passaggio più contestato è proprio quello sugli insegnanti e i presidi dipendenti regionali con stipendi differenziati: “Il lavoro degli insegnanti, dei dirigenti e di tutto il personale della scuola ha lo stesso valore su tutto il territorio nazionale, quindi rigettiamo ogni ipotesi di differenziazione e di trattamento salariale tra personale che opera su regioni diverse – continua la petizione – Tutti gli studenti che risiedono e sono cittadini del Paese hanno pari diritto ad accedere alle stesse proposte di istruzione nel territorio in cui vivono”. Per questo, “ci auguriamo che la proposta di regionalizzazione dell’istruzione non veda mai la luce, ciò rappresenterebbe la distruzione definitiva della scuola e con essa del futuro del nostro Paese”.

Sul fronte contrario si sono schierati tutti i sindacati autonomi, di base e Confederali. Al loro appello si può aderire via mail: restiamouniti1@gmail.com. Unicobas e Anief hanno proclamato uno sciopero il 27 febbraio. “I sindacati scuola e il mondo dell’associazionismo esprimono il loro più netto dissenso riguardo alla richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni – spiega Lena Gissi, segretaria della Cisl Scuola –  Si tratta di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. E’ un appello alla mobilitazione rivolto al mondo della scuola e alla società civile per fermare un disegno politico disgregatore dell’unità e della coesione sociale del Paese”.

Il confronto nelle scuole si sta animando ora. L’appello dei sindacati è firmato da tante associazioni, tra cui Cidi, Aimc, Proteo Fare Sapere, docenti Art. 31, Lip Scuola, e dagli studenti di Link, Rete degli studenti medi, Unione degli studenti e degli universitari. La proposta della Lega “è una secessione senza possibilità di equivoco, mi auguro che la Corte costituzionale la bocci”, attacca Gaetano Passarelli della Flc-Cgil. “Un disastro”, commenta Giovanni Cocchi, insegnante bolognese, “si creeranno sistemi scolastici differenti e tutto quello che la scuola ha fatto per unire l’Italia sarà rovesciato”.

Sfida gialloverde al sindacato

da Italiaoggi

Alessandra Ricciardi

Ridefinire gli ambiti di intervento della legge e della contrattazione collettiva, «valorizzando il principio per cui i dipendenti pubblici sono al servizio esclusivo della Nazione». Il guanto di sfida del governo gialloverde ai sindacati è lanciato. L’articolo 6 del disegno di legge delega sulla pubblica amministrazione, approvato in via definitiva all’ultimo consiglio dei ministri dopo un primo esame a dicembre scorso, punta a rivedere tra l’altro il reclutamento dei dirigenti, il sistema di valutazione e le procedure disciplinari. E gli ambiti di contrattazione collettiva di tutto il pubblico impiego. Una formulazione che rimette in gioco gli equilibri che i sindacati erano riusciti a ricostruire con gli ultimi due governi, recuperando spazi di contrattazione rispetto alla legificazione che era avvenuta con la riforma Brunetta.

Il governo è delegato ad adottare, entro 18 mesi dall’entrata in vigore del disegno di legge, un decreto per razionalizzare le fonti di diritto che disciplinano il rapporto di lavoro pubblico. Nel farlo, precisa il primo comma dell’articolo 6, il governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi: «Nelle materie disciplinabili dalla contrattazione collettiva, ai sensi del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, specificare le ipotesi di derogabilità delle disposizione di legge da parte della contrattazione collettiva».

L’intervento a cui punta il governo gialloverde interessa anche la «determinazione dei vincoli finanziari alla contrattazione collettiva… gli ambiti di intervento della contrattazione collettiva integrativa, specificando i rapporto con la contrattazione collettiva nazionale e con le disposizioni di legge e semplificando il sistema dei controlli sulla stessa».

La relazione illustrativa si tiene sul generico: «…il contesto in cui si interviene è caratterizzato da una non sempre chiara separazione tra le fonti del diritto nell’ambito dell’ordinamento del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione. In particolare, non è sempre chiaro individuare le disposizioni di legge derogabili da parte della contrattazione collettiva e individuale». Che necessariamente si vada verso un processo di rilegificazione dunque non è scritto. Ma l’aver ritenuto che gli ambiti di competenza delle fonti del diritto legge-contratto vadano rivisti ristabilendo quando il contratto può derogare la legge è da solo sufficiente a rimettere in discussione le competenze contrattuali.

Dalle regole per la mobilità all’assegnazione degli incarichi alla valutazione, ad oggi riassegnate a contrattazione, tutto potrebbe ritornare nella disciplina della legge. Per quanto riguarda i procedimenti disciplinari, spiega la relazione, «quest’ultima risulta alle volte inadeguata, perché eccessivamente burocratizzata e poco efficace».

Sull’accesso ai ruoli dirigenziali, si prevede che si proceda esclusivamente con concorso pubblico gestito dalla Scuola nazionale dell’Amministrazione. Si torna inoltre sui sistemi di valutazione della performance con la previsione di un Sistema nazionale di valutazione coordinato dal Dipartimento della Funzione pubblica. Un’ipotesi dunque di ricentralizzazione delle funzioni anche in questo caso.

Controlli biometrici delle presenze di insegnanti e presidi I rilievi dei sindacati in commissione a Montecitorio, poi il voto

da Italiaoggi

Carlo Forte

Anche i dirigenti scolastici e i docenti saranno soggetti a dimostrare la loro presenza presso le scuole utilizzando i sistemi di controllo automatizzati. Lo prevede il disegno di legge C.1433 che, dopo l’approvazione in prima lettura al senato, avvenuta il 6 dicembre scorso è approdato alla camera per l’approvazione definitiva. La proposta di legge è attualmente in sede referente presso le commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, che stanno procedendo anche alle audizioni informali delle confederazioni sindacali che si terranno in settimana prima di passare alla fase emendativa e al voto.

La maggior parte delle sigle decisamente contraria ai nuovi controlli che presuppongono dipendenti scolastici assenteisti. Si tratta del cosiddetto decreto concretezza, che prevede la costituzione di un ente, denominato nucleo della concretezza, il cui organico sarà composto da un direttore generale, da due dirigenti e da 50 unità, tra impiegati e funzionari. Per il funzionamento del nucleo è previsto uno stanziamento di 4.153.160 euro a decorrere dal 2019.

L’ente avrà il compito di vigilare sulle pubbliche amministrazioni, comprese le istituzioni scolastiche, per garantire la correttezza dell’applicazione delle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni e la conformità dell’attività amministrativa ai princìpi di imparzialità e buon andamento e sull’implementazione di azioni volte a migliorare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.

Il decreto concretezza prevede anche l’adozione, in tutte le amministrazioni, compresa la scuola, di sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi, in sostituzione dei diversi sistemi di rilevazione automatica, attualmente in uso. Per dotare le amministrazioni dei nuovi dispositivi il disegno di legge prevede uno stanziamento di 35 milioni di euro a partire dal 2019.

La misura è diretta ad impedire l’assenteismo e la falsificazione delle attestazioni riguardanti la presenza in servizio. Fenomeno che, ogni anno, nella pubblica amministrazione comporta il licenziamento disciplinare di circa 40 dipendenti. Questo tipo di infrazioni, infatti, è punito dall’ordinamento con il licenziamento disciplinare e con la condanna alla reclusione da un minimo di un anno a un massimo di 5 anni. Pena che deriva da quella prevista in via generale per il reato di truffa. Rispetto al passato, peraltro, è stata introdotta una mitigazione della pena. Perché, prima dell’avvento del reato specifico previsto dal decreto Brunetta, la falsificazione dell’attestazione della presenza in servizio veniva qualificato come truffa aggravata: un reato che prevede una pena ancora più afflitiva. I controlli tramite rilevazioni biometriche si applicheranno a tutti i dipendenti.

I controlli ai dirigenti scolastici non comporteranno aggravi per l’erario. Perché la retribuzione dei dirigenti e omnicomprensiva e non prevede il lavoro straordinario. L’applicazione ai docenti, invece, potrebbe comportare costi imprevisti per l’amministrazione. Finora, infatti, i docenti non avevano mai avuto a disposizione un sistema per documentare lo svolgimento di attività aggiuntive rispetto all’orario ordinario. Adesso, invece, l’attestazione della presenza con sistemi automatizzati potrebbe consentire agli insegnanti di disporre di un titolo per dimostrare l’avvenuta prestazione eccedente. E sulla base di questo titolo potrebbero esigere il dovuto, prima di fatto inesigibile. Proprio per l’assenza di disponibilità di questo genere di titolo di credito.

Aumenti solo a chi lavora di più

da Italiaoggi

Marco Nobilio

l 14 febbraio scorso le bozze di intesa per l’autonomia differenziata delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sono state esaminate in Consiglio dei ministri, ma non è stato raggiunto alcun accordo tra Lega e M5s. Questa settimana è previsto un vertice di maggioranza per continuare la discussione, ma molto dipenderà anche dal voto in giunta per le autorizzazione a procedere del senato sul ministro dell’interno Matteo Salvini. Le bozze del Veneto e della Lombardia, frutto delle interlocuzioni tra ministri competenti e regioni interessate, con l’intermediazione del ministro degli affari regionali, Erika Stefani, sono praticamente identiche e prevedono per la scuola modifiche sostanziali dello stato giuridico ed economico dei docenti e del personale Ata. La piattaforma dell’Emilia Romagna, invece, prevede solo incrementi di organico. Ecco le novità previste nelle bozze di intesa della Lombardia e del Veneto. Le disposizioni che riguardano il personale delle istituzioni scolastiche sono contenute nell’articolo 11 (si veda ItaliaOggi del 29 gennaio e di martedì scorso).

È prevista la costituzione di ruoli regionali nei quali confluiranno obbligatoriamente i docenti e i non docenti di nuova assunzione. Ciò riguarderà sia le assunzioni a tempo indeterminato che quelle a tempo determinato, comprese quelle dei supplenti che saranno assunti dalla III fascia delle graduatorie di istituto. E non è previsto espressamente il riconoscimento a livello nazionale del punteggio di servizio prestato a livello regionale. Ai docenti e al personale Ata attualmente nei ruoli statali con contratto a tempo indeterminato sarà data, invece, la facoltà di scegliere se rimanere statali oppure passare nei ruoli regionali. Il passaggio non comporterà perdite economiche, immediate. Perché ai soggetti che eserciteranno l’opzione per i ruoli regionali sarà garantito l’attuale importo dello stipendio, probabilmente, con assegni ad personam.

La normativa generale sulla mobilità intercompartimentale o, comunque, quella relativa ai passaggi di amministrazione, comporta, infatti, l’azzeramento della progressione economica retributiva di anzianità. E per evitare decurtazioni retributive in caso di passaggio, la prassi prevede che la differenza retributiva venga colmata con un assegno ad personam.

Tale previsione, però, lascerebbe intendere che la maturazione dei gradoni, per chi opterà per il passaggio, sarà riportata indietro nel tempo (alla classe 0) come se si trattasse di neoimmessi in ruolo. Dunque, il danno economico potrebbe consistere nella impossibilità di maturare i gradoni di fine carriera. Quelli cioè, che si maturano con 21, 28 e 35 anni di anzianità. E non è chiaro se si avrà diritto alla ricostruzione di carriera oppure no.

Novità anche per il compenso accessorio (lo straordinario) e la mobilità. Le bozze prevedono, infatti, che lo stato giuridico ed economico dei docenti dei ruoli regionali continuerà ad essere regolato dalle disposizioni di legge e contrattuali nazionali. Ma ciò non avverrà per le materie demandate alla contrattazione integrativa. Ciò vuol dire che la prestazione ordinaria rimarrà invariata, così come pure la retribuzione. E i cambiamenti riguarderanno le prestazioni di lavoro aggiuntive. I docenti e non docenti lombardoveneti, dunque, potranno guadagnare di più di quelli delle altre regioni solo ed esclusivamente se, oltre all’orario normale, accetteranno di lavorare delle ore in più.

In pratica, lo stipendio rimarrà uguale ai docenti statali. Ed eventuali compensi aggiuntivi potranno essere guadagnati solo prestando ore di straordinario. La natura, le modalità di svolgimento e gli importi relativi al lavoro straordinario saranno definiti dalla contrattazione integrativa regionale. Che si svolgerà tra i rappresentanti della regione e delle organizzazioni sindacali rappresentative a livello territoriale.

Non sono previste, invece, modifiche della disciplina delle assenze tipiche (assenze per malattia, permessi e congedi) che, essendo di competenza della contrattazione nazionale, sarà applicata uniformemente su tutto il territorio nazionale. Novità sono previste, invece, per quanto riguarda la mobilità. La materia, infatti, è di competenza della contrattazione integrativa. E quindi sarà definita a livello regionale, sempre con accordi integrativi. Ma solo per i docenti che entreranno nei ruoli regionali.

Le bozze prevedono che sarà garantita, comunque, la possibilità di accedere alla mobilità verso altre regioni. Ma le disposizioni di dettaglio saranno definiti successivamente Anche perché, per i docenti inseriti nei ruoli regionali, l’eventuale trasferimento in altra regione comporterà un vero e proprio cambio di amministrazione. In pratica non si tratterà di meri provvedimenti di mobilità gestiti dal ministero dell’istruzione, ma di vera e propria mobilità intercompartimentale.

Con tutto ciò che comporta: acquisizione del previo nulla osta dell’amministrazione di appartenenza e del previo nulla osta dell’amministrazione ricevente e collocamento in coda ai movimenti gestiti dal ministero dell’istruzione. Oltre alle modifiche riguardanti la posizione economica maturata: azzeramento dell’anzianità di servizio ed eventuale assegno ad personam e nuova ricostruzione di carriera.

I presidi impallinano il ddl sulle classi pollaio targato M5S

da Italiaoggi

Emanuela Micucci

utti d’accordo in linea di principio i presidi con le ragioni della proposta di legge Azzolina (M5S) sulla formazione delle classi. Ma, senza verificare le effettive coperture nel Bilancio dello Stato, l’abolizione delle classi pollaio rischierebbe di rimanere un libro dei sogni. Auditi dalla Commissione Cultura della Camera, le associazioni dei dirigenti scolastici Anp, Disal ed Andis sottolineano le criticità del provvedimento. «Le perplessità nascono dalla seguente, semplicissima, stima numerica», spiega l’associazione nazionale presidi (Anp). «La previsione di ridurre, sia pure progressivamente, il numero medio degli alunni per classe a 20 porta alla naturale conseguenza dell’incremento del 25% del numero delle aule necessarie», per cui ogni Comune, «avrebbe la necessità di reperire ulteriori 10 aule per un totale di ulteriori 80 mila nuove aule alle quali andrebbero aggiunti laboratori, palestre, tutte a norma, e docenti e personale in più». Insomma, così è una proposta irrealizzabile. La matematica non è un’opinione neppure per i dirigenti scuole autonome e libere (Disal). Dati Miur alla mano, evidenziano che «a fronte di un calo demografico in 7 anni scolastici, dall’a.s. 2011/2012 all’a.s. 2018/2019, pari al 2%, si è riscontrato un incremento di classi pari a 1,5%: un dato che fa presumere nei prossimi anni scolastici la costituzione di classi numericamente più adeguate. Il dato del decremento della natalità previste per i prossimi anni a partire dalle prime classi del I ciclo influirà, inoltre, ulteriormente alla contrazione del numero di alunni per classe via via nei due cicli di istruzione». Quindi, il problema sovraffollamento delle classi «non rappresenta nel breve periodo un problema di dimensioni allarmanti»: la pdl non è urgente. Non è, poi, solo la questione numerica da prendere in questione per l’associazione capitanata da Ezio Delfino, «ma l’intera visione didattico–organizzativa quella a cui occorre fare riferimento, guardando anche ad esperienze di altri stati europei dove sono previste più ore di studio e di presenza a scuola e modelli diversi di organizzazione didattica» e in cui «non è certo un problema di numero di allievi per classe» visto che ci sono classi anche da 35 o 40 alunni». Per l’associazione nazionale dirigenti scolastici (Andis) «il miglioramento della qualità dei processi di apprendimento non si determina con la semplice riduzione del numero degli alunni per classe». Ecco perché il presidente Paolino Marotta chiede di sollecitare Parlamento e Miur perché destinino ai docenti italiani più efficaci politiche di sostegno per la formazione, investano per migliorare le attrezzature, gli ambienti didattici e le condizioni igienico-sanitarie e strutturali.

Maturità, al nuovo orale si sceglierà tra tre buste

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Doccia fredda per i 480 mila maturanti e i loro docenti: non ci saranno simulazioni della seconda prova scritta per tutti i corsi di studio. Ad annunciarlo è il Miur nelle Faq sulla maturità, un’apposita sezione del proprio sito attivata venerdì e che sarà aggiornata periodicamente. «Il ministero», si legge nell’ultimo quesito, «pubblicherà esempi di (seconda, n.d.r.) prova per la quasi totalità degli indirizzi di studio. Per quelli con una diffusione molto limitata sul territorio nazionale o per percorsi sperimentali ci sarà un’interlocuzione diretta con le scuole». Mentre per la prova orale, il Miur annuncia che «predisporrà esempi significativi delle tipologie di materiali simili a quelli che potrebbero essere proposti all’orale dalle singole commissioni che dovranno tenere conto dello specifico percorso della classe».

Nelle Faq il Miur prova a fare chiarezza sul meccanismo dell’orale a sorteggio. Definendo una procedura, quella delle tre buste, che la nota ministeriale non solo non illustra ma neppure prevede, parlando genericamente di sorteggio tra materiali utili per avviare il colloquio. Ogni commissione, spiega ora il Miur, preparerà un numero di buste pari al numero dei candidati, più due. Ad esempio per una classe di 20 studenti, le buste saranno 22. «Ciascuno studente potrà dunque sempre scegliere tra un terna di buste. Dal primo all’ultimo candidato». Nelle Faq ministeriali si vuole anche chiarire cosa ci sarà nelle buste.

La circolare parla di testi, documenti, progetti, problemi. Il Miur adesso li esplicita: «Un testo poetico o in prosa, un quadro, una fotografia, un’immagine tratta da libri, un articolo di giornale, una tabella con dei dati da commentare, un grafico, uno spunto progettuale, una situazione problematica da affrontare». Tutti esempi, precisa, «di ciò che le commissioni potranno scegliere per introdurre un percorso integrato e trasversale». Non si sciolgono però le perplessità di quei docenti che hanno osservato che percorso integrato e trasversale è ben diverso da collegare gli argomenti e richiede un’impostazione didattica apposita che coinvolge diverse materie.

Le prove Invalsi non influiscono sul voto finale dell’esame, ricorda il Miur: servono «per valutare l’efficacia e l’efficienza del sistema scolastico» misurando le competenze degli studenti. Di fatto, una mezza verità. L’esito delle prove Invalsi in italiano, matematica e inglese, infatti, confluisce nel curriculum dello studente in livelli descrittivi distinti per ciascuna delle tre materie

Alternanza scuola lavoro: meno ore e meno soldi. Nota Miur alle scuole

da Orizzontescuola

di redazione

La legge di bilancio 2019 è intervenuta sull’alternanza scuola-lavoro, riducendone il monte ore da svolgere negli ultimi tre anni e modificandone il nome.

Il Miur, con nota n. 3380 dell’8 febbraio 2019, ha fornito indicazioni in merito.

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento: il nuovo nome

L’Alternanza scuola lavoro, già dal corrente anno scolastico, cambia denominazione, assumendo quella di “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”.

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento: nuovo monte ore

I Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento hanno durata:

  • non inferiore a 210 ore nel triennio terminale del percorso di studi degli istituti professionali;
  • non inferiore a 150 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi degli istituti tecnici;
  • non inferiore a 90 ore nel secondo biennio e nel quinto anno dei licei.

Viene, dunque, indicato un monte ore minimo da svolgere.

La riduzione del monte ore permette alle scuole di rimodulare la durata dei percorsi già progettati anche in un’ottica pluriennale, laddove gli Organi Collegiali preposti alla programmazione didattica ne ravvedano la necessità, in coerenza con il PTOF.

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento: Linee guida

Il Miur, secondo quanto previsto dalla legge di bilancio, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della stessa, deve emanare un decreto per definire le Linee Guida in merito ai percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento.

Le Linee Guida, comunica il Ministero, sono attualmente in fase di predisposizione e troveranno applicazione a partire dal prossimo anno scolastico, per i progetti che avranno inizio, ovvero saranno in corso, durante lo stesso (anno scolastico).

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento: risorse

Il Miur comunica che vi sarà, in misura proporzionale alla revisione delle ore minime dei percorsi, una riduzione delle risorse finanziarie comunicate in sede di assegnazione preventiva relativamente al periodo gennaio-agosto 2019 (nota  n. 19270 del 28 settembre 2018).

La riduzione, scrive il Ministero, avrà effetto anche nei confronti di soggetti terzi.

La comunicazione definitiva delle risorse sarà comunicata entro il mese di febbraio.

Alternanza scuola lavoro

Neo- immesso in ruolo con decorrenza 2019/20: non potrà partecipare alla prossima mobilità

da Orizzontescuola

di Giovanna Onnis

La mobilità 2019/20 è riservata ai docenti in ruolo. Non potranno partecipare i neo-immessi con decorrenza dal prossimo anno scolastico. Sarà preclusa loro anche la domanda di assegnazione provvisoria

Una lettrice ci scrive:

I docenti immessi in ruolo con decorrenza giuridica dal prossimo anno scolastico non potranno partecipare alla mobilità 2019/20 in quanto non risulteranno ancora in ruolo al momento di presentazione della domanda.

Mobilità: solo per i docenti in ruolo

La mobilità è riservata ai soli docenti in ruolo, come sottolineato nell’art.2 comma 1 del CCNI, dove si stabilisce che “Le disposizioni relative ai trasferimenti e ai passaggi contenute nel presente titolo si applicano a tutti docenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato

La nostra lettrice, quindi, in ruolo a decorrere dal 1 settembre 2019 non potrà chiedere trasferimento per il prossimo anno scolastico

Assegnazione provvisoria: non è consentita nello stesso anno scolastico di immissione in ruolo

L’assegnazione provvisoria è un movimento annuale disciplinato annualmente dallo specifico CCNI.

Il contratto per la mobilità annuale 2019/20 non è stato ancora predisposto e se sarà valido quanto previsto nel CCNI 2018/19, la nostra lettrice non potrà chiedere assegnazione provvisoria in quanto la decorrenza giuridica della sua immissione in ruolo coincide con l’anno scolastico per il quale intende chiedere il movimento annuale.

Questo è valido se la disposizione di seguito indicata, stabilita nell’art.7 comma 4 del CCNI sulla mobilità annuale 2018/19, sarà confermata anche per il prossimo anno scolastico:

“Non sono consentite le assegnazioni provvisorie nei confronti di personale scolastico assunto a tempo indeterminato con decorrenza giuridica coincidente all’inizio dell’anno scolastico 2018/19”

Tutto sulla Mobilità 2019

Organici 2019/20, disponibili funzioni SIDI anche per nuovi indirizzi professionali

da Orizzontescuola

di redazione

Nei giorni scorsi, abbiamo riferito sull’apertura delle funzioni SIDI per l’acquisizione dei dati relativi agli alunni e alle classi, ai fini della costituzione degli organici a.s. 2019/20.

Organici 2019/20, aprono le funzioni SIDI. Si lavora per iniziare anno scolastico con tutti i docenti in cattedra

Organici 2019/20: disponibile funzione anche per nuovi indirizzi istituti professionali

Nella comunicazione indirizzata alle scuole si evidenziava che non erano ancora disponibili le funzioni per l’acquisizione dei dati degli alunni e delle classi delle istituzioni scolastiche per il primo e secondo anno di corso dei nuovi indirizzi degli istituti professionali.

Con un nuovo messaggio, il Miur ha comunicato la disponibilità delle succitate funzioni:

Si comunica che, completate le attività amministrative propedeutiche, sono aperte dal 19/2/19 le funzioni di acquisizione dei dati degli alunni e delle classi delle istituzioni scolastiche per il primo e secondo anno di corso dei nuovi indirizzi degli istituti professionali.

Anno scolastico 2019/20: regolare avvio e docenti in cattedra il primo settembre

L’apertura, in anticipo rispetto agli altri anni, delle funzioni SIDI per la costituzione degli organici, così come l’anticipo delle iscrizioni, sono finalizzate al regolare avvio dell’anno scolastico 2019/20 con tutti i docenti in cattedra dal prossimo primo settembre.

Sempre al fine suddetto, il Ministero punta alla pubblicazione dei movimenti verso la metà di giugno, mentre per le immissioni in ruolo la data indicata, sempre dal Ministro Bussetti, è il 31 luglio:

“E soprattutto dall’estate prossima daremo contemporaneamente – entro la metà di giugno – i posti per la mobilità: così si riducono al minimo i buchi in organico: entro il 31 luglio l’assegnazione degli insegnanti alle scuole sarà risolta”  Approfondisci

Pensioni

Un ostacolo al raggiuntamento del succitato obiettivo potrebbe derivare dall’accertamento del diritto a pensione dei docenti interessati, che avverrà tra maggio e giugno.

Se per definire gli organici bisognerà attendere gli esiti delle verifiche dell’INPS per quota 100, si rischia di far slittare mobilità e assunzioni.

Nulla è stato ancora definito, siamo in una fase transitoria. Tutto dipende dal numero di domande che – nelle stime del Ministero  – non dovrebbero superare i 10.000 e quindi non incidere più di tanto su tutto il lavoro programmato. Approfondisci

Esami di Stato: presto domanda commissari esterni, ma non si parla di nuovi compensi

da Orizzontescuola

di redazione

Nel mese di febbraio sarà emanato il decreto con le indicazioni per la nomina dei commissari esterni per gli Esami di Stato 2019 per la secondaria di secondo grado.

Il nuovo esame di Stato per la secondaria di II grado presenterà, da giugno 2019, numerose novità sia per gli studenti che per i docenti. Vedi  Maturità 2019: scelti commissari esterni e materie seconda prova, come si svolge il colloquio. Le info utili

Non vi sono novità per quanto concerne la struttura (3+3+1).

Tre saranno gli insegnanti interni, tre gli esterni e uno come al solito il Presidente.

Novità sono invece previste per i criteri di nomina e per i requisiti (art. 16 commi 4 e 5 del Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62.

I commissari e il presidente sono nominati dall’USR sulla base di criteri determinati a livello nazionale con decreto del Ministro.

Presso l’USR è istituito l’elenco dei presidenti di commissione, cui possono accedere dirigenti scolastici, nonché docenti della scuola secondaria di secondo grado, in possesso di requisiti definiti a livello nazionale
dal MIUR, che assicura specifiche azioni formative per il corretto svolgimento della funzione di presidente.

La bozza dell’ordinanza

Retribuzione commissari e Presidente

Di tutto si è parlato a proposito dei nuovi Esami di Stato, ma a livello di informazione generalista non viene mai messo in rilievo il fatto che il compenso è fermo ad un decreto del 2007, ormai non adeguato al lavoro che si richiede alla Commissione durante l’espletamento dell’Esame.

Le materie dei commissari esterni. Scarica Tabelle

Maturità 2019, prima prova: un esempio di griglia di valutazione

da La Tecnica della Scuola