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Protocollo d’intesa Camera-MIUR-Giustizia

Scuola, firmato Protocollo d’intesa Camera-MIUR-Giustizia: incontri sulla legalità e la Costituzione negli istituti penali minorili

Una serie di incontri con gli studenti negli istituti penitenziari minorili, per promuovere i valori e i principi della democrazia e della Costituzione. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa sottoscritto oggi, presso l’Istituto Penale per i Minorenni “Nicola Fornelli” di Bari, dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti e dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Il Protocollo rinnova l’intesa siglata lo scorso anno. Camera dei Deputati, MIUR e Ministero della Giustizia promuoveranno l’educazione alla legalità, il contrasto della devianza e il reinserimento sociale, tramite incontri e iniziative negli istituti minorili e nelle scuole, dedicati all’approfondimento e allo studio della nostra Carta Costituzionale.

“È dall’istruzione che cominciamo a ricostruire questo Paese e dobbiamo iniziare soprattutto dai luoghi dove si vivono le maggiori difficoltà, dove incontriamo coloro che devono avere una seconda possibilità – ha dichiarato il Ministro Lorenzo Fioramonti-. Partire da chi ha commesso degli errori, da chi si è trovato a vivere in realtà più svantaggiate rispetto agli altri, ha un valore simbolico per il resto del Paese. Abbiamo il dovere di portare qui la presenza della Stato e degli operatori della scuola”.

“Dobbiamo sostenere i ragazzi che hanno fatto uno sbaglio, che hanno commesso dei crimini – ha proseguito il Ministro -. Soltanto se forniamo le condizioni e gli strumenti per il riscatto dei nostri giovani, senza esclusioni, soltanto se, attraverso la scuola, aiutiamo a colmare i divari insostenibili e inaccettabili di una società profondamente ingiusta, rispettiamo gli elementi principali della nostra Costituzione e della democrazia partecipativa. L’istruzione è un grande volano di sviluppo e questo accordo serve a fare in modo che non sia più dimenticato il suo ruolo rivoluzionario e radicalmente emancipatorio”.

Le attività dell’intesa saranno pianificate e coordinate, nel rispetto dell’autonomia scolastica, da un comitato paritetico composto da due rappresentanti della Camera dei Deputati e due di entrambi i Ministeri.

Portfolio delle Competenze di Cittadinanza

Portfolio delle Competenze di Cittadinanza
Buona pratica per l’Educazione Civica trasversale

di Giuseppe Adernò

Mentre il MIUR prepara le Linee guida per l’insegnamento trasversale dell’Educazione civica, si propone alle scuole di mettere in atto l’avvio di un portfolio di documentazione e di competenze del senso civico scaturito dalle opportunità formative che la scuola offre ai propri studenti e sarebbe auspicabile che tali opportunità fossero destinate agli studenti di tutte le classi della scuola.

La logica del portfolio delle competenze che è stata avviata e applicata per alcuni anni nella scuola, (Riforma Moratti – Prof. Bertagna) consente di documentare e diventare memoria delle attività proposte, delle esperienze realizzate che contribuiscono e formare, rinsaldare, consolidare le competenze civiche nell’ottica della formazione del cittadino attivo e responsabile.

Pianificare per classe le proposte culturali e formative del senso civico, sviluppando i molteplici ambiti di azione dell’educazione civica, significa predisporre un “piano di lavoro” organico e graduale di approfondimenti che si riferiscono allo studio della Costituzione, all’ordinamento democratico dello Stato, alla cultura europea, ai diversi ambiti educativi pertinenti all’educazione: digitale, stradale, alla salute, all’ambiente, alla legalità, all’affettività, al rispetto, (bullismo), alla cultura di genere, alla solidarietà e all’accoglienza.

Per ciascuno di questi ambiti, un vero caleidoscopio educativo, si possono predisporre interventi diversi per classi e in un quadro sinottico di gradualità si completa il percorso formativo del ciclo primario e del ciclo secondario, raggiungendo le tappe di verifica e di valutazione del processo formativo delle competenze di cittadinanza.

Il voto che collegialmente viene assegnato allo studente non scaturisce, quindi, da personali sensazioni e opinioni soggettive, ma risulta da documentata partecipazione attiva e risposta adeguata agli stimoli culturali e formativi ricevuti e acquisiti.

Il portfolio delle competenze, che diventa così personalizzato, raccoglie e documenta le esperienze che ogni studente ha condiviso, indicando i segni di un’autovalutazione di sintesi per ciascuna delle attività svolte, adoperando la formula: “Oggi ho capito che…. Ho imparato…… Sono convinto di….. M’impegno ad agire secondo…”

Nella scuola si svolgono tante attività, si promuovono iniziative e progetti, ma spesso manca il momento magico della sintesi finale e personalizzata, che costituisce la vera essenza dell’efficacia dell’attività svolta, quale momento di concentrazione, di assimilazione e di riflessione personale,

Se questo esercizio non viene svolto con puntualità e precisione, la proposta d’insegnamento non produce apprendimento e quindi non contribuisce alla modifica del modo di pensare, di sentire e di agire dello studente e spesso i ragazzi, quando tornano a casa dopo aver fatto qualcosa di diverso dall’ordinario scolastico, affrontando tematiche di legalità e di educazione civica, ai genitori che chiedono: “Cosa avete fatto oggi a scuola?” rispondono, gettando la cartella a terra, con un banale e superficiale: “Niente!”

Eppure sono state svolte attività, progetti, iniziative, incontri di ampliamento dell’offerta formativa che hanno impegnato la scuola e i docenti nell’organizzazione dell’evento e dell’attività, ma se la risposta è quel tragico “Niente!”, è necessario rivedere alcuni passaggi e colmare dei vuoti tra i quali quello dell’autovalutazione al termine di ogni attività e progetto.

La scheda proposta, che va personalizzata e graduata per tipologia di scuola e di classe, costituisce una traccia di lavoro che il Coordinatore dell’Educazione Civica potrà proporre ai Colleghi e ciascun docente operativamente e con saggia creatività pedagogica, potrà usare in classe con i propri studenti.

Le voci indicate nella colonna “ambito” potranno essere ulteriormente scalettati con altre voci specifiche secondo la tipologia di classe e di contesto e la colonna delle ore dedicate alle specifiche attività consentirà di verificare che si va ben oltre le 33 ore richieste, documentando i contributi formativi della scuola e le competenze sociali e civiche di cittadinanza che ciascun alunno sviluppa e acquisisce, sono le competenze trasversali che favoriscono la maturazione del senso civico, lo spirito d’iniziativa, e la dimensione progettuale e imprenditoriale che fanno parte delle otto competenze chiave indicate dall’Unione Europea (18 dicembre 2006) e che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa”.

Ciascuna delle attività didattiche e formative che si ritiene possano afferire agli ambiti dell’Educazione civica, se documentata attraverso una scheda similare, renderà più agevole e puntuale la formulazione di una valutazione oggettiva e dettagliata, dando così ragione e motivazione del voto che s’intende proporre per la valutazione intermedia e finale.

Come già l’esperienza del progetto didattico del Consiglio Comunale dei Ragazzi, lezione di Educazione Civica applicata attraverso un “imparare facendo”, nella “Scuola piccola città”,  anche questa proposta di “Portfolio delle competenze di cittadinanza” potrà costituire una “buona pratica” da presentare alla fine dell’anno al Ministero, come indicato all’art. 9 della Legge 20 agosto 2019, n. 92, al fine di  essere inserita nell’Albo delle buone pratiche di Educazione Civica”.

Un percorso (possibile) su Cittadinanza e Costituzione

Un percorso (possibile) su Cittadinanza e Costituzione

di Pier Gavino Sechi

Non s’insegna affatto agli uomini ad essere onest’uomini,
si insegna loro  tutto il resto. (B. Pascal)

Premessa.

A conclusione del primo quinquennio del Liceo Sportivo, che ha coinciso, come noto, con l’introduzione della riforma dell’esame di Stato e con un ruolo di rilievo assegnato alle tematiche di Cittadinanza e Costituzione e a pochi giorni dall’ inizio del nuovo anno scolastico, si può fare una prima serie di osservazioni, se non proprio un bilancio, su come gli allievi si sono preparati per  questa novità, ed in particolare per quella del colloquio in cui bisogna dimostrare il possesso delle competenze di Cittadinanza.

Il presente contributo cercherà, a tal fine, di dare conto del taglio dato, in una classe quinta del liceo scientifico sportivo presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Cagliari, ai diversi contenuti richiamati dalla formula Cittadinanza e Costituzione, secondo il punto di vista dell’insegnante di diritto, data quantomeno l’assonanza tra quella formula e i contenuti curriculari della propria materia di insegnamento.

Così, pur nella pluralità di percorsi possibili, dando risalto al termine Cittadinanza presente nella formula, si è deciso di assumere come fulcro le cosiddette life-skills.

Si è partiti dalla seguente loro formulazione risalente al 2006, per il vantaggio che offre, rispetto a quella della Raccomandazione UE del 2018, di mettere in correlazione le competenze con le discipline didattiche, fotografando più nitidamente, ad avviso di chi scrive, la situazione attuale dei programmi di insegnamento:

  1. Comunicazione nella madrelingua.
  2. Comunicazione nelle lingue straniere.
  3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia.
  4. Competenza digitale.
  5. Imparare ad imparare.
  6. Competenze sociali e civiche.
  7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità
  8. Consapevolezza ed espressione culturale.

Poiché alcune competenze coincidono con gli obiettivi specifici di talune materie ma altre ne prescindono, come l’imparare ad imparare che abbiamo inteso collegato al problem solving, per cui la sua trattazione richiede quella santa alleanza tra ambiti disciplinari auspicata da Edgar Morin nella sua opera La testa ben fatta, 2000, abbiamo scelto di metterlo alla base del nostro lavoro, in vista, appunto, del nuovo esame di stato.

I contenuti trattati nel corso dell’anno scolastico vengono di seguito esposti come un unico filo logico che attraversa le singole discipline nell’intento di tracciare un percorso che possa unificarle al fine di dotare gli alunni dell’ormai classica valigetta degli attrezzi con cui affrontare da cittadini consapevoli i problemi del domani.

FILOSOFIA

L’uomo deve apprendere (costantemente?) che bisogna comportarsi con rettitudine, a causa della sua debolezza originaria rispetto alle altre specie viventi, accresciuta in seguito dall’eliocentrismo, dal darwinismo, dalle teorie di Freud (per cui l’uomo non può nemmeno più dirsi padrone…in casa propria) e da ultimo dall’”artificialità” della sostituzione dei risultati della tecnica alla natura.

Di fronte a tutto ciò, per progettare l’agire, può essere utile individuare tre livelli di azione frutto del pensiero medievale: quello personale, quello sociale e quello planetario.

BIOLOGIA

A tale condizione di debolezza la specie umana ha reagito producendo quello che Rita Levi Montalcini ha chiamato “errore evolutivo”, dato dal formarsi nell’uomo di un cervello più giovane innestato in quello più antico, sede degli impulsi rettiliani. Si tratta di “due cervelli” non ancora ben coordinati fra loro, con effetti legati alla lotta tra razionalità e irrazionalità. Le acquisizioni delle neuroscienze sulla conformazione del cervello della millennial generation sono utili, in particolare, per capire l’adeguatezza e la necessità di cambiamento delle condizioni in cui avviene il dialogo educativo a scuola

DIRITTO

Poiché altra forma di reazione alla debolezza è stata l’istituzionalizzazione dei rapporti sociali, si è elaborato un regolamento all’interno del gruppo classe, volto a disciplinare i comportamenti di ciascuno in vista del perseguimento di un obiettivo che, secondo l’approccio win-win, giovi simultaneamente al singolo e al gruppo come il benessere e il coinvolgimento di tutti. Ciò permette di trattare attivamente il tema delle regole dell’interpretazione, con cenni all’ermeneutica e alle fallacie logiche.

MATEMATICA

La costruzione della società è vista come l’applicazione della teoria dei giochi con riferimento alla categoria dei “giochi” a somma diversa da zero in contrapposizione di quella dei giochi a somma zero (win-lose).

ITALIANO

Il gioco in cui, pur senza rendercene conto siamo costantemente impegnati è quello della comunicazione umana. Si tratta, a ben vedere, di un gioco la cui competenza si da per scontata tanto che poche sono le occasioni per un insegnamento-apprendimento effettivo anche solo a partire dai suoi assiomi e dai suoi effetti pragmatici, in quanto la comunicazione è innanzitutto comportamento, secondo gli insegnamenti tratti dal filone di opere della cosiddetta scuola di Palo Alto (fondata in USA nel 1959)  guidata da Gregory Bateson. Ciò che si pratica invece è una pura “trasmissione” di informazioni e, a scuola, di saperi, secondo l’approccio depositario secondo cui il maestro avrebbe il compito di riempire i vasi, di diversa capacità, costituiti dai propri allievi. Interessante in tal senso il testo di Daniele Novara  L’ascolto si impara. Domande legittime per una pedagogia dell’ascolto, 1997.

DIRITTO

Un collegamento tra la competenza del comunicare a livello personale e  quella da impiegare in chiave sociale, è costituita dai temi della presa delle decisioni, dei rapporti tra maggioranza (nelle sue diverse forme: semplice, assoluta e qualificata) e minoranza con un ritorno, opportuno, al piano individuale grazie alla trattazione sia della concezione non monolitica del potere di G. Sharp, e dell’assertività (alla base della cittadinanza attiva) intesa come il possesso di competenze connesse al saper chiedere, al saper opporre un rifiuto, al saper formulare e  ricevere una critica. Tutte sottocompetenze su cui è possibile effettuare in sede laboratoriale un’osservazione, stabilire un percorso di miglioramento e osservarne gli esiti in un arco temporale dato. Tale tema lo abbiamo visto legato a quelli del carisma e della reputazione considerate fondamentali sul piano economico. Il saper chiedere può essere inteso come saper esercitare i propri diritti e dunque saper soddisfare le proprie legittime aspettative. Così come il saper dire di no può essere inteso come sapersi opporre a richieste illegittime sino alle diverse forme di resistenza. Dal canto loro, infine, il saper fare le critiche vuol dire anche saper manifestare la propria opinione, esercitare il potere di critica, e il saper ricevere le critiche può senz’altro corrispondere al saper cogliere i feedback nella lettura dei contesti sociali e presupposto per il problem posing e il problem solving a livello sociale.

A partire dai giochi a somma diversa da zero, l’assertivo viene identificato come chi, pur partendo da una posizione di accerchiamento da parte di altre “posizioni esistenziali” (il prevaricatore e il remissivo, in primis, ma anche il distruttivo, nella misura in cui non rappresenta una fonte di risorse su cui poter contare) è in grado di stabilire una strategia cooperativa grazie all’esercizio del “dilemma del prigioniero” per come descritto nel testo Enrico Euli, Antonello Soriga, Pier Gavino Sechi e Stefano Puddu Crespellani, Percorsi di formazione alla nonviolenza, 1992.

MATEMATICA

A tale “gioco”, Robert Axelrod ha dedicato il fondamentale testo Giochi di reciprocità, 1984, che indica come strategia vincente quella Tit for Tat, “colpo su colpo”, che ha il pregio di basare la sua efficacia non tanto su considerazioni morali, quanto su “conti alla mano”.

FILOSOFIA

Ciò permette di ridefinire in chiave positiva l’egoismo secondo le indicazioni del testo di Vittorio Hösle, Filosofia della crisi ecologica, 1997. La suddetta strategia colpo su colpo viene praticata nel contesto di una serie di presupposti morali, che, come per il detto “occhio per occhio…”, cercano di garantire la proporzione della reazione rispetto al torto subito. Essi sono fondamentalmente tre: 1)-cooperare sempre fino a che non si subisce l’azione opportunistica; 2)-reagire ma entro la stessa misura nei confronti dell’opportunista (qualcosa di non dissimile dal concetto di difesa legittima); 3)-riprendere a cooperare con l’opportunista sino a che eventualmente non se ne subisca nuovamente la prevaricazione: l’obbligo morale insito in ciò consiste nel divieto della cosiddetta vendetta irreversibile e smisurata (cosiddetta defezione ad oltranza). Ci si può (deve) difendere, dunque, senza cessare di essere cooperativi, poichè la “cooperazione ad oltranza”, per quanto significativa a livello di morale individuale, lascia campo libero alle strategie distruttive. In altri termini l’imperativo categorico non è solo quello di essere cooperativi, ma anche quello di fare in modo che la relativa strategia sappia conservarsi e (persino) diffondersi.

BIOLOGIA

Rispetto a questo secondo obiettivo, però, viene in evidenza la problematicità del rapporto tra livello sociale (quello mediano accennato all’inizio) e livello planetario, nella misura in cui dallo stesso dilemma del prigioniero ricaviamo la necessità che, perché si affermi la cooperazione, è necessaria la presenza in misura sufficiente del fattore tempo. Elemento questo invece assai ridotto, per stare alle attuali condizioni del nostro pianeta. Da questo punto di vista un approfondimento sulla necessità di superare gli attuali  modelli di produzione e consumo non può trascurare le opere di un autore come Jeremy Rifkin.

ECONOMIA

Tale consapevolezza sostiene un diverso approccio rispetto alla realtà, poiché spinge a focalizzare un aspetto della Cittadinanza che è rappresentato dalla propria versione attiva, al fine di riprogettare l’uso delle risorse proprie e del contesto secondo la metafora della macchina del tempo o dell’astronave usata dagli scienziati per richiamare l’attenzione sulla finitezza delle risorse e sul decadimento delle condizioni di vita (entropia secondo gli insegnamenti di Georgescu-Roegen)

ARTE ED ESPRESSIONE CULTURALE

A partire dalle immagini ambivalenti sino ad esercizi proposti dalla Gestalt per poi proseguire anche con semplici esercizi di logica è possibile operare un collegamento col problem solving e col pensiero laterale con un cenno all’importante fenomeno della serendipità dato il suo ruolo anche in campo scientifico.

Il problem solving viene assunto come l’elemento fondante dell’approccio critico in grado di cogliere l’ambivalenza sempre presente negli accadimenti i quali devono essere sempre spiegati col ricorso non solo alla logica lineare ma pure, secondo l’indicazione della legge economica della parsimonia, alla logica circolare specie per spiegare il comportamento umano e gli effetti della comunicazione (cosiddetta, come detto, pragmatica).

FILOSOFIA

Tenere tale tipo di approccio implica resilienza secondo i suggerimenti forniti dal testo di Martin Seligman, Imparare l’ottimismo, 2010, che propone la saldatura con il filone che va dalla maieutica di Socrate, sino, attraverso i contributi di Carl Rogers, alle proposte della maieutica reciproca di Danilo Dolci. Ad esse si connettono personali contributi utili per mantenere “in esercizio” il senso critico, educando gli alunni   a ricercare le cause di ciò che loro accade in fattori sui quali possano esercitare una effettiva influenza (dal mondo sportivo si possono prendere le metafore del coaching e dello sparring partner…).

STORIA E LETTERATURA

Una scelta in tal senso può permettere il collegamento ad una materia, come la storia, dalla quale mutuare esempi di soluzioni a problemi e difficoltà per analizzare le ragioni dei successi o delle sconfitte di personaggi storici. Non molto diversamente dalla letteratura in cui i personaggi delle opere possono prestarsi ad essere analizzati dal punto di vista delle soluzioni e delle strategie che adoperano per affrontare le proprie difficoltà esistenziali. A proposito invece delle strategie per i cambiamenti “messianici” vale la pena fare un riferimento ai testi di Serge Latouche e di Cornelius Castoriadis quest’ultimo assai critico nei riguardi dei grandi ma terribili tentativi storici di operare trasformazioni secondo paradigmi meccanicistici e rigidi, rei, aggiungiamo noi, come tipicamente tentato dai dittatori, di applicare forzosamente ai contesti sociali analisi e regole tipiche dei contesti personali. Ritorna così il riferimento a Vittorio Hösle sull’uso, ma in questo caso distorto, dell’egoismo. Per quanto concerne la storia il suggerimento iniziale potrebbe essere quello di trarre spunto dall’opera di Ervin Laszlo, Evoluzione, 1986 per un approccio al fenomeno storico che incrocia i parametri sia della sostenibilità ambientale che delle forme di energia che hanno alimentato e determinato il succedersi delle diverse civiltà.

In chiusura va sottolineato come sia indispensabile perché quello appena descritto o gli innumerevoli altri percorsi possibili siano efficaci, che i docenti del consiglio di classe condividano a loro volta uno spirito cooperativo, sappiano operare in team e sappiano prendere decisioni appropriate man mano che si sviluppa il percorso. In una parola siano a loro volta “esperti” nell’uso delle competenze che si ratta di mostrare agli alunni. Perché, a ben vedere, non c’è nulla di davvero decisivo per “sabotare” un percorso sulla carta pure estremamente interessante che questo: pretendere che i nostri allievi pensino, operino e maturino ciò che noi stessi per primi non conosciamo. Ma ciò richiederebbe una riflessione sui temi dell’aggiornamento in servizio  sia sulle competenze organizzative (che non sono altro che competenze di cittadinanza di cui dotare, stavolta i docenti), indispensabili nella conduzione delle fasi di lavoro in cui condividere decisioni programmatiche, sia su quelle didattiche, con una conoscenza, almeno per grandi linee, delle principali teorie che in campo psicologico e didattico non devono mancare nella valigia di un insegnante che si concepisce come professionista autoriflessivo, secondo le indicazioni di Donald Schön. Perché in fondo, il docente, agli occhi degli alunni,  non è altro che un modello di scelta, tra quelle anche per loro   possibili.

Di qui il fascino e al contempo la (dolce) responsabilità che rende unico il nostro lavoro.

La scuola nelle Aule di Senato e Camera

Anche quest’anno il Parlamento apre le porte a studentesse, studenti e insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Sostenere la scuola nella formazione di cittadine e cittadini attivi e partecipi, consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, diffondere i valori della Costituzione e quelli dell’integrazione europea. Sono questi gli obiettivi e i temi che Senato della Repubblica, Camera dei deputati e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca propongono per l’anno scolastico 2019-2020, rinnovando i bandi – già disponibili online – per i progetti a sostegno dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” nelle scuole.

La collaborazione tra Parlamento, MIUR e Uffici scolastici regionali promuoverà l’approfondimento e la ricerca sui princìpi della Carta costituzionale, la conoscenza delle istituzioni e la partecipazione alla vita democratica. Ogni scuola d’Italia potrà aderire ai progetti proposti per arricchire la propria offerta formativa, realizzare percorsi didattici innovativi, collegarsi più strettamente al proprio territorio, avvalendosi delle risorse offerte da Senato, Camera e MIUR.

Prende il via con questo anno scolastico un nuovo progetto dedicato ai temi della tutela e della sostenibilità ambientale: il concorso “Senato & Ambiente”, frutto della collaborazione tra il Senato e il MIUR, è rivolto alle scuole secondarie di II grado ed è inserito nei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento. Alla fine dell’anno scolastico i migliori progetti saranno premiati in Senato dove le classi vincitrici illustreranno il lavoro e le proposte elaborate, e presenteranno una risoluzione a conclusione delle proprie attività.

Si conferma il concorso “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione”, bandito sin dal 2007 dalle tre istituzioni e rivolto alle scuole secondarie di II grado allo scopo di premiare i progetti – video, e-book, siti internet e blog – che saranno capaci di valorizzare la Costituzione e dimostreranno capacità di ricerca, originalità, efficacia didattica e competenza comunicativa. Premi speciali sono previsti per l’utilizzo delle più avanzate tecnologie informatiche e per progetti di promozione della legalità. Per questa edizione la cerimonia conclusiva si svolgerà il 2 giugno 2020 presso l’Aula di Palazzo Montecitorio in concomitanza con le celebrazioni della Festa della Repubblica.

Anche quest’anno le scuole avranno poi la possibilità di conoscere da vicino il Parlamento attraverso le visite e le attività didattiche organizzate da Senato e Camera. A Palazzo Madama gli studenti vincitori del concorso “Un giorno in Senato”, inserito nei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, approfondiranno i meccanismi del procedimento legislativo nelle sue diverse fasi. A Palazzo Montecitorio proseguono le “Giornate di formazione” organizzate dalla Camera dei deputati. Le visite permetteranno alle ragazze e ai ragazzi di entrare direttamente nei luoghi delle Istituzioni parlamentari e conoscerne “sul campo” il ruolo e le funzioni.

Per quanto riguarda le altre iniziative di formazione si rinnovano “Vorrei una legge che…”, nato dalla collaborazione tra Senato e MIUR, che invita studentesse e studenti delle scuole primarie a elaborare una propria proposta di legge e illustrarla in modo creativo, e “Testimoni dei diritti”, che impegna i ragazzi delle scuole medie a confrontarsi sui princìpi della Dichiarazione universale dei diritti umani, a verificarne l’attuazione nel proprio territorio e formulare eventuali proposte volte ad assicurarne il rispetto.

Viene confermata l’iniziativa “Parlawiki-Costruisci il vocabolario della democrazia”, ideato dalla Camera dei deputati e dal MIUR nel 2009 per le classi quinte delle scuole primarie e le secondarie di I grado, che potranno illustrare alcune “parole chiave” della democrazia attraverso il linguaggio multimediale.

Anche per l’a.s. 2019-2020 le attività di formazione della Camera continueranno a svolgersi sul territorio tramite il rinnovo del Protocollo d’intesa tra Camera dei deputati, MIUR e Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.), volto a diffondere i valori e i principi della democrazia rappresentativa e della Costituzione attraverso la realizzazione di un piano di incontri delle scuole negli istituti penitenziari minorili.

I bandi sono consultabili in sezioni appositamente dedicate sui siti www.senato.it, www.camera.it, www.miur.gov.it.

Patto educativo alla primaria: da quest’anno o è differito?

Patto educativo alla primaria: da quest’anno o è differito?

di Cinzia Olivieri

La Legge 20 agosto 2019, n. 92 Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica è stata pubblicata sulla GU n.195 del 21.08.2019 ed è entrata in vigore il 05/09/2019.

L’Art. 2 di detto provvedimento dispone che: “1. Ai fini di cui all’articolo 1, a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge, nel primo e nel secondo ciclo di istruzione è istituito l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, …”. Come ha precisato anche  il  CSPI nel suo parere dell’11/09/2019 con riferimento allo schema di decreto istitutivo della sperimentazione nazionale per l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, quindi, indiscutibilmente la legge è entrata in vigore il 5 settembre dell’anno in corso, già iniziato, ma tale insegnamento “decorrerà a partire dal prossimo anno scolastico (2020/21) circostanza peraltro riconosciuta nello schema di decreto in esame che istituisce una sperimentazione per il vigente anno scolastico 2019/20”.

Il parere negativo all’avvio della sperimentazione trova ragioni articolate, di legittimità e di merito, non certo solo collegate alle predette scadenze giuridiche.

Il CSPI  ha dunque suggerito di utilizzare l’anno scolastico in corso tra l’altro per: “preparare studenti e genitori al significato del nuovo insegnamento, anche in previsione delle opportune ridefinizioni dei patti di corresponsabilità che devono essere estesi alla scuola primaria e revisionati nella scuola secondaria di primo e secondo grado, come prevede l’art. 7 della legge n. 92 …”.Recita infatti tale articolo: “1.   Al   fine   di    valorizzare    l’insegnamento    trasversale dell’educazione  civica  e  di  sensibilizzare  gli   studenti   alla cittadinanza responsabile, la scuola rafforza la  collaborazione  con le   famiglie,   anche   integrando    il    Patto    educativo    di corresponsabilità di cui all’articolo 5-bis del regolamento  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno  1998,  n.  249, estendendolo alla scuola primaria. Gli articoli  da  412  a  414  del regolamento di cui al regio decreto 26 aprile  1928,  n.  1297,  sono abrogati”.

Quindi l’integrazione ed estensione del patto alla primaria ha la funzione di rafforzare la collaborazione ed è finalizzata alla valorizzazione dell’educazione civica. Potremmo definirla come attività propedeutica all’insegnamento.

Ma se devono ritenersi già abrogati gli articoli da 412 a 414 del RD 1297/1928 con l’entrata in vigore del provvedimento (con la conseguente necessità di definire il procedimento disciplinare alla primaria), il differimento della decorrenza al prossimo anno scolastico posticipa anche l’estensione ed adeguamento del patto?

L’art. 7 non individua una scadenza entro la quale tale adempimento deve realizzarsi e quindi, in coerenza con quanto suggerito  dal CSPI, è opportuno le scuole comincino sin d’ora a lavorare in maniera condivisa e serena per la migliore revisione del patto, secondo le aspettative della norma che neanche prevede sanzioni per eventuali ritardi, non avendo appunto indicato un termine.

Del resto l’art. 5 bis del dpr 249/98 stabilisce che la sottoscrizione del patto educativo avviene contestualmente all’iscrizione. Quindi si potrebbe pensare ad una sua revisione prima dell’inizio di quelle al prossimo anno scolastico.

Ma occorrerà lavorare ancor prima sui regolamenti interni, distinti dal patto che non regola né i comportamenti sanzionabili né il procedimento disciplinare, i quali dovranno essere calati in una realtà complessa come quella della scuola primaria dove gli alunni non sono imputabili, tenendo conto anche del contesto in cui dovranno essere applicati.

Sarà necessario riflettere sull’inadeguatezza ed inopportunità di “mezzi disciplinari” come la sospensione, l’esclusione dagli scrutini o dagli esami e persino l’espulsione, pur previsti dall’art. 412 del RD 1297/1928, e sulle garanzie  di un procedimento nei confronti di minori che per legge (art. 85 c.p.) non hanno la capacità di intendere e volere.

Bisognerà piuttosto ragionare, in coerenza con il dpr 235/07, sulle sanzioni sostitutive ovvero sulle possibili ipotesi di conversione in attività in favore della comunità scolastica.

Potrebbe essere anche l’occasione per riflettere su quanto espresso dalla recente sentenza della Cassazione a SSUU (n. 20594/2019) che riconosce la possibilità agli alunni (ed ai loro genitori) di “partecipare al procedimento amministrativo” e quindi di “esercitare diritti procedimentali, al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche” all’indomani dell’ordinanza cautelare del Tar Lazio (n. 6011/2019) che ha riconosciuto il diritto degli alunni a consumare il pasto da casa nei locali scolastici. Perché il bilanciamento degli interessi non implica banalmente il sacrificio della minoranza ma la ricerca di una soluzione che  pur accordando la tutela ad un interesse comporti tuttavia meno limitazioni a quello in contrasto.

Insegnamento dell’educazione civica

La nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830, sulla base di quanto disposto dall’articolo 2 della legge 20 agosto 2019, n. 92 e del parere negativo espresso dal CSPI l’11 settembre 2019, stabilisce che “(…) l’insegnamento dell’educazione civica è istituito a partire dall’anno scolastico 2020/2021. (…) Conseguentemente, e per il solo anno scolastico 2019/2020, nelle scuole di ogni ordine e grado continuerà ad essere impartito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, di cui alla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e continueranno ad essere applicati l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, relativo alla valutazione di tale insegnamento, e il successivo articolo 17, comma 10, concernente il colloquio nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione“.

Nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830
Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Avvio dall’anno scolastico 2020/2021


Educazione civica, Fioramonti: “Risorse aggiuntive e confronto con dirigenti, docenti e studenti per introduzione da settembre 2020”

(Mercoledì, 11 settembre 2019) “Abbiamo appreso del parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione relativo alla sperimentazione sull’insegnamento dell’Educazione civica – dichiara il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti -. Sentirò a breve associazioni di dirigenti, docenti e studenti per discutere con loro della possibilità di avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020 (con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio), per fare quello che il precedente Ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell’ottica dell’introduzione dell’Educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge”.


L’11 settembre 2019 il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione (CSPI) ha espresso all’unanimità parere negativo alla sperimentazione da quest’anno scolastico della Legge 20 agosto 2019, n. 92, per l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.


Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha inviato il 27 agosto 2019 al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (il CSPI, che è organo consultivo del MIUR) il decreto che consente l’avvio fin dall’anno scolastico 2019/2020 dello studio obbligatorio dell’Educazione Civica reintrodotto da una legge varata in via definitiva, lo scorso 1 agosto, dal Parlamento che entrerà in vigore nei primi giorni di settembre.

Il decreto consente di partire già da questo anno scolastico con l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Civica attraverso una sperimentazione nazionale in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.

Il parere del Cspi è obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali. Di qui la richiesta inviata oggi dal Ministro Bussetti al Consiglio affinché si esprima con procedura d’urgenza per poter procedere, poi, alla successiva firma. Sempre al Cspi, ai primi di agosto, sono state inviate le Linee Guida per lo studio dell’Educazione Civica necessarie alle scuole per poter attuare la norma.


Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.195 del 21 agosto 2019, la Legge 20 agosto 2019, n. 92, per l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.

La Legge entra in vigore il 5 settembre 2019.

Legge 20 agosto 2019, n. 92
Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica


L’Aula del Senato, giovedì 1 agosto, con 193 voti favorevoli, nessun contrario e 38 astensioni, ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” (A.S. 1264), già approvato dalla Camera dei deputati il 2 maggio 2019.

Nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali
Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche statali e ai Coordinatori didattici delle scuole paritarie
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento istruzione e cultura per la Provincia di Trento
e, pc. Al Gabinetto dell’On. Ministro
All’Ufficio Stampa
SEDE

Oggetto: Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Avvio dall’anno scolastico 2020/2021.

Il CSPI rilancia il legame tra patto educativo ed educazione civica

Il CSPI rilancia il legame tra patto educativo ed educazione civica

di Cinzia Olivieri

Il CSPI, esprimendo nel corso della seduta plenaria dell’11/09/2019 il proprio parere negativo all’avvio della sperimentazione dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, ha suggerito tra l’altro di utilizzare l’anno scolastico in corso per:

“preparare studenti e genitori al significato del nuovo insegnamento, anche in previsione delle opportune ridefinizioni dei patti di corresponsabilità che devono essere estesi alla scuola primaria e revisionati nella scuola secondaria di primo e secondo grado, come prevede l’art. 7 della legge n. 92 …”.

Sfuggono le modalità di realizzazione pratica di tale presupposto, anche considerando che, nonostante i continui enfatici richiami al patto educativo, questo nel quotidiano, trascorsi ormai oltre 10 anni dalla sua introduzione,  non appare influenzare efficacemente i rapporti scuola famiglia, sebbene sia individuato spesso come panacea della loro atavica crisi. Infatti nella scorsa legislatura un gruppo di lavoro aveva operato alacremente (quanto inutilmente) sulle modifiche al decreto che lo disciplina, in considerazione dei molteplici punti deboli manifestati ed opportunamente valutati, proprio per favorire una ridefinizione dei patti e dei regolamenti in maniera realmente condivisa e partecipata, precorrendo sotto questo aspetto i tempi.

Ebbene, dispone l’art. 7 della L 92/19 rubricato  “Scuola e famiglia”:

“1.   Al   fine   di    valorizzare    l’insegnamento    trasversale dell’educazione  civica  e  di  sensibilizzare  gli   studenti   alla cittadinanza responsabile, la scuola rafforza la  collaborazione  con le   famiglie,   anche   integrando    il    Patto    educativo    di corresponsabilità di cui all’articolo 5-bis del regolamento  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno  1998,  n.  249, estendendolo alla scuola primaria. Gli articoli  da  412  a  414  del regolamento di cui al regio decreto 26 aprile  1928,  n.  1297,  sono abrogati”.

Dunque per valorizzare l’insegnamento dell’educazione civica, in quanto trasversale, la scuola è chiamata a rafforzare la collaborazione con le famiglie “anche” attraverso l’integrazione del patto di corresponsabilità, che viene esteso a tal fine pure alla scuola primaria per l’effetto abrogando gli articoli da 412 a 414 del RD 1297/1928.

L’integrazione del patto è quindi solo una delle modalità per potenziare la collaborazione con le famiglie (ma sostanzialmente la sola prevista), anche per realizzare la quale erano stati introdotti oltre quarant’anni fa quegli organi collegiali che ora si vogliono abolire e di cui si sono ridotte sempre più le competenze. Non vengono date altre indicazioni pratiche eccetto l’estensione alla primaria, con conseguente abrogazione degli articoli del regio decreto che normavano il procedimento disciplinare nella scuola “elementare”. Infatti l’art. 412 indicava i “mezzi disciplinari” applicabili, l’art. 413 i soggetti che potevano irrogare le sanzioni ed i mezzi di impugnazione e l’art. 414 la necessità di previa informativa alla famiglia prima dell’irrogazione della “pena”.

È palese quindi che queste disposizioni non sono sovrapponibili alla previsione del patto educativo di corresponsabilità, introdotto con l’art. 3 del dpr 235/07 – che ha aggiunto l’art. 5 bis al dpr 249/98 – “finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”.

Sono invece i singoli regolamenti di istituto che devono disciplinare “le procedure di sottoscrizione nonché di elaborazione e revisione condivisa” del patto oltre che l’intero  procedimento disciplinare (art. 1 del dpr 235/07 che ha sostituito l’art. 4 del Dpr 249/98). Insomma occorre prima lavorare sui regolamenti e poi sul patto. Dunque soprattutto questi avrebbero dovuto preliminarmente essere estesi alla primaria.

Già il gruppo di lavoro per la revisione del dpr 249/98 e ss mm ii aveva rappresentato l’inadeguatezza della predetta normativa anteguerra, suggerendo l’estensione (con opportuni adeguamenti) dell’intero “Statuto delle studentesse e degli studenti” alla scuola primaria (anche per la maggiore tutela procedurale). Ma per effetto della predetta abrogazione nella primaria sostanzialmente manca una normativa per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari.

Appare una forzatura giuridica semplicemente adeguare i patti educativi senza passare da una modifica dell’impianto normativo, vuoi perché i fatti dimostrano che è necessario fornire maggiori indicazioni sulle modalità di condivisione ed elaborazione del patto (ampiamente e dettagliatamente esposte dal gruppo di lavoro), vuoi perché attualmente esso prevede la sottoscrizione anche dello studente, in considerazione delle sue finalità, improponibile alla scuola primaria. Bisognerebbe invece lavorare su come condividere realmente la corresponsabilità educativa, senza invadere le rispettive sfere di competenza ed evitando le ormai tristemente note conflittualità.

Esempio classico e recente il pasto da casa, le cui concrete modalità di esercizio sono state rimesse dalle Sezioni Unite della Cassazione all’autonomia scolastica mentre la decisione è stata nei fatti tradotta prevalentemente in un divieto, con il solo effetto di inasprire il contenzioso. Lo risolveremo con il nuovo patto?

Parere CSPI (11.9.19)

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Espressione di parere sullo schema di decreto relativo alla sperimentazione nazionale in merito all’insegnamento trasversale dell’educazione civica in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.

Approvato nella seduta plenaria n. 31 dell’11/09/2019

L’Educazione Civica

L’EDUCAZIONE CIVICA
Per accompagnare i giovani a saper scegliere con libertà e responsabilità

di Maria Grazia Carnazzola

Uno dei primi e più importanti compiti dei docenti, che spesso non viene considerato o viene sottovalutato, è quello di trasformare un’entità amministrativa, la classe, in un gruppo di apprendimento che condivide regole e valori, dove le persone riconoscono reciprocamente il ruolo e l’identità di ciascuno, riconoscendosi nel contempo come parte di quella comunità. Questo è il primo passo dell’insegnamento di Educazione civica, a scuola. Sentirsi parte attiva e costruttiva di un gruppo da cui si riceve e a cui si dà, dentro il quale hanno significato e senso le regole, i diritti e i doveri- declinati e no – significa porre le basi per lo sviluppo delle competenze di cittadinanza, sottolineando l’importanza e giustificando l’esistenza della scuola pubblica. Sullo sfondo la società dei consumi, dell’informazione compulsiva, del successo con le scorciatoie, dei percorsi facilitati, della mezza cultura di massa, del trionfo dell’incompetenza da cui si deve comunque partire, perché il mondo reale è anche questo.

Sono sostanzialmente d’accordo sul fatto che tutti debbano conoscere la Costituzione: conoscere i propri diritti e i propri doveri e i fondamenti che regolano il vivere sociale; anche questa è cittadinanza, ma non è solo questo. Se la cittadinanza può essere definita come  una condizione giuridicamente definita in un sistema di comportamenti codificati e regolamentati, fondati sul rispetto di sé e degli altri, delle regole delle comunità per un corretto sistema di relazioni, la cittadinanza attiva è qualcosa di più: è un atteggiamento culturale che porta con sé costrutti come impegno, libertà, scelta, bene comune; è senso di appartenenza e di democrazia, intesa come cultura e come etica prima ancora che di forma di governo. È la consapevolezza di dover dare senso alle relazioni tra le persone, è consapevolezza del diritto alla parità delle opportunità, dell’uguaglianza nel riconoscimento delle diversità. Un atteggiamento quindi.  E sappiamo quanto gli atteggiamenti siano costruiti, modellati e orientati culturalmente, a livello affettivo e cognitivo, e che si esprimono in termini verbali e in comportamenti.  

La cultura è “…l’insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e autonomo.… Complesso delle istituzioni sociali, delle attività artistiche e scientifiche…che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico”, così il Vocabolario Treccani. Basta l’insegnamento di Educazione Civica, dei contenuti a cui fa riferimento la L.92/20 agosto 2019 a realizzare tutto questo?

La scuola non è “culturalmente” indipendente.

La crescita umana, dall’infanzia in poi, è un formarsi continuo e ricorsivo di conoscenze, di modi di usarle, di modi di sentire, di pensare e di agire in cui non ci sono differenze tra quello che si impara informalmente e formalmente. Questo significa che gli uomini imparerebbero anche senza luoghi deputati alla formazione di conoscenze, valori, modalità di ragionamento? Non è facile rispondere a questa domanda. Viene subito in mente che la cultura dei giovani è ormai influenzata più dai sistemi di informazione e dai social network che dalla scuola; ma questa considerazione non assolve la scuola né la esime dalle sue responsabilità: proprio le conseguenze derivanti dalla massificazione del pensiero, dalla mezza cultura, dovrebbero portare a una seria riflessione sul senso e sui modi di interpretare la funzione formativa da parte della politica, della società e della scuola stessa. Mirare alla costruzione e all’esercizio di cittadinanze attive, come chiedono le direttive europee e la normativa italiana, come ad esempio la legge 92/2019, significa certamente promuovere l’informazione, ma significa anche, parallelamente, costruire strumenti per fruire consapevolmente e interagire attivamente con i media che filtrano e modellano la realtà. L’accesso al sapere deve essere sostenuto da solidi criteri di analisi, di discriminazione, di selezione, di elaborazione, cioè da uno strutturato pensiero critico. Le informazioni ci giungono da canali diversissimi e non ne è garantita né la scientificità, né la veridicità né l’attendibilità. Ma cosa si intende precisamente per pensiero critico e quali strategie didattiche lo promuovono?  Un compito a cui può assolvere solo la scuola pubblica è la promozione della consapevolezza della natura della conoscenza, della specificità dei saperi formali e dei diversi valori di verità che veicolano. La conoscenza scientifica è cosa diversa dall’opinione; l’opinione fondata su evidenze è altra cosa rispetto all’opinione arbitraria; il parere interessato e strumentale non è la stessa cosa del parere disinteressato. Questo dovrebbe insegnare la scuola, per esempio non proponendo i saperi come fossero verità assolute e definitive. Le cose non sono vere perché le ha dette il professore, o sono scritte sul libro, o si sono trovate in Internet, o le ha dette la televisione o il politico di turno che, giocoforza, portano una visione di parte. Servono il confronto dei punti di vista, dei risultati, dei processi…La scuola è chiamata a praticare e a insegnare il principio del confronto attraverso il suo specifico, interpretando il significato scientifico-disciplinare dei saperi, ad esempio attraverso la riflessione epistemologica e metodologica, il significato pedagogico-didattico, nella costruzione degli ambienti di apprendimento e il significato sociale analizzando contesti e problemi potenzialmente conflittuali. Quanto detto può sembrare si rivolga esclusivamente alla sfera cognitiva delle persone, ma se si guarda meglio, e più a fondo, si può vedere come un solido pensiero critico e una corretta educazione alla parzialità possano influire sulla sfera emotivo-affettiva e relazionale, sulla capacità di vedere la parzialità delle proprie credenze e regole, dei propri valori, riconoscendo, nel contempo, le parzialità degli altri come perfettamente legittime.

I ragazzi dovrebbero essere aiutati a capire che le verità non stanno da una parte sola, che le ragioni sono tante e non sempre conciliabili; che bisogna imparare a decidere da che parte stare sulla base di valutazioni e di principi che non sono i soli ad essere giusti. Questo dovrebbe fare la scuola pubblica, utilizzando la ricchezza culturale che deriva dal suo pluralismo, superando la palude del qualunquismo che, evitando ogni ombra di conflitto, perde ogni occasione di esperienze di tolleranza. Non si può sempre semplificare e offrire soluzioni edulcorate e neutre. La vita, fuori dalla scuola, non è così, non sarà così il futuro; se la scuola deve aiutare a capire il mondo, lo faccia seriamente. Non bastano gli slogan: mettere lo studente al centro, lo studente protagonista, promuovere competenze di cittadinanza e via di seguito. In un percorso veramente formativo lo studente si pone al centro da solo; se l’ambiente di apprendimento è ben costruito, se gli adulti sono punti di riferimento veri e sono riferimenti con cui confrontarsi e misurarsi, anche limiti quando serve, gli studenti colgono il senso del loro essere lì in quel momento, di ciò che si chiede loro di fare, anche della fatica del fare.

La legge c’è, tutto a posto dunque…

Forse no. Le leggi delineano il cambiamento, non lo attuano. Sono le persone-docenti, dirigenti e personale tutto- che dentro le scuole lavorano che agiscono e concretizzano il cambiamento. E per farlo hanno sì bisogno di indicazioni certe e non contradditorie, ma hanno bisogno soprattutto di spazi di riflessione e di tempi di attuazione che consentano di ripartire da dove ciascuna scuola è effettivamente giunta nel percorso di cambiamento. Sì perché i cambiamenti richiedono pianificazione, riflessione, integrazione/modificazione dell’esistente, monitoraggio, valutazione, implementazione, se si vogliono evitare l’improvvisazione e la discrepanza, o addirittura la contraddizione, tra dichiarato e agito. E questo richiede un giusto tempo per diventare patrimonio condiviso di una scuola. G. Ferroni metteva in guardia dall’effetto perverso “della inconsapevole subordinazione della scuola alla politica” (La scuola sospesa, Einaudi, Torino 1997, pp3-10). Spesso la scuola viene percepita come il luogo dei compromessi, delle resistenze ideologiche, degli interessi corporativi. In parte può essere vero, ma la percezione sociale delle questioni scolastiche è di fatto condizionata più dalle contrapposizioni partitiche che non dal dibattito culturale e pedagogico e dall’operato reale di chi vi lavora. La scuola è un bene pubblico e come tale deve essere pensata, gestita e considerata. Un bene pubblico prevede mete condivise che trascendono l’interesse individuale, o di parte, e privilegia l’interesse collettivo.

Se davvero si vuole dare corpo a una scuola che raccolga le sfide della contemporaneità e dia respiro al futuro, c’è bisogno di un patto sociale, della condivisione politica dei principi e dei paradigmi che connoteranno il sistema scolastico che sarà, gestito su una linea di continuità dall’alternanza degli schieramenti partitici, fino a che saranno proficuamente praticabili. Un patto costruito partendo dai problemi e dal confronto sull’efficacia delle possibili soluzioni: partendo dai valori di riferimento-i pilastri ideali su cui si regge la coesione sociale-, passando per i bisogni e per i problemi, per finire con le risposte da dare.

La conoscenza della Carta costituzionale…a partire da tale conoscenza…si potrà avviare la necessaria riflessione sui concetti di democrazia, legalità, senso di responsabilità.” Così un passaggio della bozza delle Linee Guida per l’insegnamento di Educazione civica inviata al CSPI per il previsto parere.

Mi auguro che Educazione civica porti la scuola a focalizzare questi aspetti, a riflettere e a far riflettere sull’uso e sulla manipolazione di parole come democrazia, bene comune, libertà, popolo, responsabilità. E ancora, rispetto, vergogna, scelta… per evitare che si svuotino di significato e diventino slogan. Ma che si rifletta anche su espressioni come “… il tempo dell’odio deve finire…” pronunciata da un politico, perché la democrazia si fonda sulla discussione e sul confronto critico di istanze anche contrastanti, sull’argomentazione, non sulla sfera dei sentimenti. E ancora si rifletta e si faccia riflettere sul fatto che la libertà dei cittadini “non è libertà dalle leggi, ma una libertà grazie e in virtù delle leggi…” (M.Viroli).

La padronanza delle parole sta alla base dell’uguaglianza delle opportunità e quindi della democrazia: la padronanza lessicale e linguistica hanno una profonda influenza sull’apprendimento, lo sappiamo tutti. E sappiamo anche che le parole fondano la democrazia, attraverso la contrapposizione prima e la mediazione poi di opinioni che circolano attraverso le parole. E più parole si posseggono più la mediazione è possibile. Ma occorre che il parlare sia corretto, che le parole siano aderenti ai fatti e alle cose e non, come riteneva Humtpy Dumpty di “Attraverso lo specchio”, al volere di chi comanda. La scuola può fare questo occupandosi del suo specifico, offrendo ai ragazzi contenuti selezionati, tratti dai saperi disciplinari, come i romanzi di Orwell, passi scelti di Wittgenstein, Klemperer, Primo Levi, Dante, Platone, Cicerone, Camus, Einstein, Pauli, Jung, Morin…come strumenti per riflettere su ciò che accade: il presente deve essere reso conoscibile.

Può essere l’occasione per una rilettura delle Indicazioni Nazionali e delle Linee Guida, e di tutte le norme che si sono susseguite, per trovare quelle trasversalità che permettono una finalizzazione unitaria dell’insegnamento allo sviluppo delle competenze disciplinari, trasversali e di cittadinanza, focalizzando l’attenzione sull’uso cognitivo della lingua, se è vero che la semplificazione della lingua, unita all’uso delle nuove tecnologie, può diventare un potente mezzo di disinformazione. Potranno essere utili “filoni”  di riferimento per la progettazione dei Consigli di classe argomenti quali “ le applicazioni delle scienze, tra libertà e responsabilità”, “lo sviluppo dell’informazione e i mutamenti della percezione della realtà”, “la formazione nel mondo di oggi”, “le donne e gli uomini nella realtà di questo tempo”, “ il governo democratico delle società e lo sviluppo dell’umanità”, “la crescita e la globalizzazione”…, per fare alcuni esempi riferiti a quanto contenuto nell’Agenda 2030. 

Si potrà così discutere con i ragazzi di concetti come crescita, sviluppo, sottosviluppo e constatare che forse sono concetti da ridefinire. Si potrà ragionare sulla diseguale distribuzione della ricchezza e sulla differenza che c’è tra dono e carità, sullo sviluppo sociale presentato come se fosse un processo naturale mentre non lo è, sui diversi significati del termine democrazia per evitare il fallimento dei governi e degli uomini…tenendo fermi gli impianti e i saperi disciplinari quanto mai fondamentali.

BIBLIOGRAFIA

L. 20 agosto 2019, n.92;

Educazione Civica, Linee guida bozza;
Raccomandazioni UE  22 maggio 2018;

 Risoluzione ONU 25/9/2015 – Agenda 2030;

R. Bortone, articoli vari;

P. Watzlawick, La realtà della realtà, Astrolabio 1976

L. Carrol, Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Mondadori, Milano 1978;

G. Orwell, 1984, Mondadori, Milano 1973;

V. Klemperer, Testimoniare fino all’ultimo. Diari 1933-1945, Mondadori, Milano 2000;

C.Sini, Del viver bene, Jaca Book, Milano 2011; M.Viroli, La libertà dei servi, Bari, Laterza, 2010.

Educazione civica pronto decreto

Educazione civica, pronto decreto Ministro per obbligo fin dal 2019/2020. Testo inviato oggi al Consiglio Superiore dell’Istruzione per il parere obbligatorio

(Martedì, 27 agosto 2019) Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha inviato oggi al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (il Cspi, che è organo consultivo del MIUR) il decreto che consente l’avvio fin dall’anno scolastico 2019/2020 dello studio obbligatorio dell’Educazione Civica reintrodotto da una legge varata in via definitiva, lo scorso 1 agosto, dal Parlamento che entrerà in vigore nei primi giorni di settembre.

Il decreto consente di partire già da questo anno scolastico con l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Civica attraverso una sperimentazione nazionale in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.

Il parere del Cspi è obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali. Di qui la richiesta inviata oggi dal Ministro Bussetti al Consiglio affinché si esprima con procedura d’urgenza per poter procedere, poi, alla successiva firma. Sempre al Cspi, ai primi di agosto, sono state inviate le Linee Guida per lo studio dell’Educazione Civica necessarie alle scuole per poter attuare la norma.

Prove tecniche di Educazione Civica

Prove tecniche di Educazione Civica
Compiti e funzioni del Coordinatore

di Giuseppe Adernò

I nostri nonni dicevano: “Vai a scola ca t’insignanu  adducazione”. La parola “adducazione” con la doppia “d” della pronuncia dialettale siciliana significava tutto quello che oggi si chiama “istruzione e formazione”, “contenuti e competenze”, buon comportamento, galateo che a scuola corrisponde alla “condotta”, significa anche orientamento e successo formativo, in quanto la scuola è utile e indispensabile, essendo orientata non alla semplice trasmissione di nozioni, bensì alla formazione integrale dell’uomo e del cittadino.

Tutto ciò in parte la scuola l’ha fatto, ma non sempre in maniera sistematica e organica.

Le carenze di conoscenze dell’ordinamento dello Stato e dei diritti e doveri del cittadino, la frequenza degli atti vandalici e d’inciviltà, da parte dei giovani che vivono senza regole, e agiscono senza pensare, rivelano un vuoto educativo e di conoscenze che ora s’intende colmare con la reintroduzione di 33 ore di Educazione Civica e, anche se in maniera trasversale, l’assegnazione di un voto finale dovrebbe stimolare e valutare tale impegno di cittadinanza attiva e responsabile.

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 agosto il testo definitivo della legge n. 92/2019 “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”, approvato al Senato il primo luglio (Disegno di legge n.1264), promulgata dal Presidente della Repubblica e tale provvedimento entrerà formalmente in vigore il prossimo 5 settembre.

Nell’art. 2 si indica come data di avvio di tale insegnamento “ il 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge” e pertanto tutto dovrebbe essere rinviata all’anno scolastico 2020-2021.

 In attesa che  il Ministero  individui una soluzione amministrativa: l’ipotesi più probabile è che per il 2019/20 le scuole vengano invitate ad aderire ad una sorta di sperimentazione nazionale, nell’esercizio attivo dell’autonomia didattica.

NOMINA DEL COORDINATORE

Ecco quindi che i primi Collegi Docenti individueranno tra le “funzioni strumentali” la nomina del docente “Coordinatore dell’Educazione Civica”.

Un compito nuovo, impegnativo che sarà sostenuto da un particolare percorso di formazione, unico beneficio economico: 4 milioni già esistenti per la formazione, come già disposto dalla legge 107/2015. L’introduzione dell’insegnamento dell’Educazione Civica è stata pensata e approvata “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” e senza alcun aumento di organico.

Il Coordinatore, specie negli istituti comprensivi, avrà cura di costituire uno staff di cooperazione per la progettazione dei contenuti didattici nei diversi ordini di scuola: dell’infanzia, primaria e secondaria. Per le scuole superiori anche la diversità d’indirizzi di studi sollecita una cooperazione multipla di docenti nel gruppo o staff del Coordinatore dell’Educazione Civica, al fine di diversificare i percorsi didattici delle classi nell’anno di sperimentazione.

I contenuti da proporre, strutturare e diversificare nell’articolazione del percorso didattico delle 33 ore di Educazione Civica trasversale sono elencati nell’articolo 3 della legge, che indica le tematiche e gli obiettivi di apprendimento e lo sviluppo delle competenze cui è indirizzato l’insegnamento sistematico e graduale dell’Educazione Civica:

a) Costituzione, istituzioni dello Stato italiano, dell’Unione europea e degli organismi internazionali; storia della bandiera e dell’inno nazionale;

b) Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015;

c) educazione alla cittadinanza digitale;

d) elementi fondamentali di diritto, con particolare riguardo al diritto del lavoro;

e) educazione ambientale, sviluppo eco-sostenibile e tutela del patrimonio ambientale, delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari;

f) educazione alla legalità e al contrasto delle mafie;

g) educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni;

h) formazione di base in materia di protezione civile.

Il comma 2 integra i contenuti disciplinari elencando anche: l’educazione stradale, l’educazione alla salute e al benessere, l’educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva ed una particolare sottolineatura al senso del “rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura”.

In riferimenti a tali contenuti il comma 1 dell’art.3 stabilisce che il Ministero dovrà emanare apposite linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo dei diversi ordini di scuola.

Inoltre nell’art. 4 viene ribadita la necessità di curare in tutti gli ordini di scuola la conoscenza e lo studio della Costituzione, in considerazione anche che il 75% degli studenti di maturità hanno dimostrato scarsa conoscenza della “grammatica istituzionale dello Stato” e nell’art. 5 s’introduce il “capitolo” dell’educazione alla cittadinanza digitale.

Significativo il comma “c”, dove si legge: “informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso l’utilizzo di servizi digitali pubblici e privati;…. conoscere le norme comportamentali da osservare nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali e poi ancora creare e gestire l’identità digitale, tutelare i dati che si producono, ….rispettare i dati e le identità altrui, evitare i rischi per la salute, prevenire il bullismo e il cyberbullismo”.

Il 12 agosto il Ministro Bussetti ha firmato il decreto con cui vengono stanziati 20 milioni di euro per attivare laboratori innovativi in 1000 scuole di tutta Italia, utilizzando il kit multimediale “Stop Cyberbullismo”: predisposto dal Dipartimento per le politiche della famiglia.

Tutte queste tematiche sollecitano da parte dei docenti una preparazione e una formazione specifica e anche questa è Educazione Civica.

La trasversalità dell’insegnamento dell’Educazione civica sollecita non solo la cooperazione di tutti i docenti, ma investe anche la cooperazione e la collaborazione con le famiglie e come si legge nell’art. 7 si propone di integrare il “Patto educativo di corresponsabilità” che viene esteso anche alla scuola primaria.

 “Nelle scuole del primo ciclo – precisa il comma 4 art.2 – l’insegnamento trasversale dell’educazione civica è affidato, in contitolarità, a docenti sulla base del curricolo di istituto”.
Le indicazioni di n.33 ore annuali corrispondono all’insegnamento di un’ora la settimana nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti, ma si potranno anche organizzare moduli o pacchetti orari a beneficio di un apprendimento efficace.

E’ previsto l’avvio d’iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia, magari “studiando” i colori della bandiera, imparando le parole dell’inno nazionale, i simboli della Repubblica, le norme di igiene, di galateo, di comportamento civile, di sana alimentazione, tematiche che già a scuola vengono proposte nei diversi ambiti disciplinari come avviene nella scuola primaria.

Quel che potrebbe ritenersi innovativo e funzionale al progetto didattico dell’Educazione Civica è un percorso tematico strutturato e graduato per classi e per livelli.

I docenti sono bravi a “saper scrivere dritto su righe storte” e ancora una volta sono chiamati a mettere in moto un’azione intelligente e cooperativa per il bene dei propri studenti.

“Qui si parrà la tua nobilitate”, docente coordinatore  di scuola primaria nel riuscire a scalettare i 33 interventi annuali sviluppando i diversi ambiti di “educazione”: ambientale, stradale, salute, igiene, legalità.

Pianificare le tematiche per classe, compito connesso alla programmazione didattica, non è un lavoro aggiuntivo, ma sarà compito del Coordinatore estrapolare dalla programmazione le tematiche confluenti al percorso didattico dell’educazione civica.

Il medesimo esercizio si potrà riproporre per la scuola secondaria di primo grado, dove i docenti delle singole discipline individuano degli argomenti specifici disciplinari e li fanno confluire nel progetto.

E’ stato proposto da alcuni di assegnare a ciascun docente 3 ore da dedicare ai temi dell’educazione civica. Non sono argomenti estranei ai contenuti didattici, ma diventano arricchimento culturale delle tematiche che fanno parte del programma curriculare e indirizzato ad uno specifico intervento formativo, capace di coniugare nozioni teoriche e prassi operativa per un comportamento civico responsabile e consapevole.

PER LE SCUOLE DI PRIMO GRADO

Ecco la bozza di una proposta di tematiche da integrare e completare nella gradualità del percorso triennale per la scuola secondaria di primo grado.

Materia ore Tematiche
Italiano 6 La Costituzione . Struttura e Principi fondamentali L’organizzazione del Comune, della Regione dello Stato e della Comunità Europea –– La Legalità. Il senso civico
Storia 3 Storia del Tricolore. Gli eroi e le vittime della mafia. Il cammino storico dell’Europa
Scienze 6 Ed. Alimentare. E Alla salute Igiene. Galateo
Tecnologia 6 Cittadinanza digitale – Cyberbullismo
Arte e immagine 3  Il patrimonio artistico da rispettare I simboli della Repubblica Segnaletica stradale
Musica 3 Inno d’Italia, d’Europa, di Sicilia
Ed Fisica 3 Ed Stradale regole –
Religione 3 Cultura dei diritti e dei doveri. Il senso del dovere
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Tali contenuti vengono poi sviluppati nella gradualità del triennio di scuola secondaria di primo grado mediante percorsi tematici per le classi prime, seconde e terze.

Nelle scuole dove si attiva il progetto didattico del Consiglio Comunale dei Ragazzi molti degli elementi teorici vengono vissuti e applicati attraverso un “imparare facendo” e gli studenti che esercitano l’elettorato attivo e passivo (seconda classe) saranno meglio avvantaggiati in tale percorso formativo.

PER LE SCUOLE DI SECONDO GRADO

Il comma 4 dell’art. 2 della legge 92  esplicita che: “Nelle scuole del secondo ciclo la materia è affidata “ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell’ambito dell’organico dell’autonomia”.

Per la scuola secondaria di secondo grado, appunto, dove è presente un docente di discipline giuridico ed economiche il piano organizzativo potrà avere una diversificata articolazione e gli altri insegnanti potranno essere di supporto con alcuni contributi storici, letterari e scientifici. Coordinatore sarà appunto un docente di Diritto, come tante volte richiesto dall’APIDGE (associazione professionale dei docenti di discipline giuridiche ed economiche) risorsa preziosa per la scuola e spesso mal utilizzata, in quanto facendo parte dell’organico di potenziamento, sono stati assegnati alle ore di supplenza o al sostegno anche senza titolo.

Nel compito di coordinatore e di docente esperto della disciplina si valorizza una professionalità ed una competenza specifica a servizio di tutti gli studenti.

Per una maggiore efficacia didattica si potrebbero prevedere degli interventi per classi parallele con l’esercizio di schede di verifiche e valutazione personalizzata.

Materia ore Tematiche
Italiano – Diritto 6 + 6 La Costituzione . L’organizzazione dello Stato ,le due Camere, Compiti e funzioni . I poteri dello Stato. La Comunità Europea –– La Legalità. Il senso civico – Diritto del lavoro.
Storia 3 Storia dei Partiti.Il senso della Politica. Il cammino storico dell’Europa – le commissioni. Sviluppo sostenibile Assemblea ONU
Scienze 3 Ed. alla salute il benessere del cittadino. Risorse agroalimentari
Informatica 6 Cittadinanza digitale – Cyberbullismo
Arte 3  Tutela del patrimonio ambientale e artistico da valorizzare.  
Ed Fisica 3 Ed Stradale regole – Protezione civile
Religione 3 Cultura dei diritti e dei doveri. Il senso del dovere. La cultura del rispetto
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L’azione del Coordinatore è importante in quanto per superare la formale “trasversalità” che tale insegnamento appartiene a tutti, ma non lo impartisce nessuno o che ci siano dei docenti sensibili e volenterosi che trattano nell’ambito delle loro lezioni le tematiche di cittadinanze ed altri non se curano, sarà sua cura assicurare e garantire che tutti gli alunni, di tutte le classi possano fruire delle nozioni e dei valori dell’educazione civica.

In occasione della valutazione intermedia sarà cura del Coordinatore registrare le attività svolte per singola classe con le indicazioni delle tematiche trattate e le indicazioni valutative circa la partecipazione e l’impegno di studio dei singoli studenti in vista della definizione del voto finale da registrare in pagella.

Come ha dichiarato nel corso del dibattito parlamentare l’on. Gabriele Toccafondi (Gruppo Misto), ex sottosegretario al Miur nel governo Gentiloni, “la quadratura del cerchio viene demandata alla bravura di un Coordinatore che dovrebbe tirare le fila di lezioni e interventi didattici che potrebbero anche essere distribuiti fra tutte le discipline (e ricavarne un voto unico in pagella”.

Tutto ciò potrà sembrare anomalo, ma appare il modo migliore per sviluppare un progetto che risponde ad un bisogno formativo degli studenti, in maniera organica e sistematica.

Magari il prossimo Governo, dopo tale sperimentazione si convincerà di renderlo insegnamento autonomo e aggiuntivo, ma sarà sempre necessaria un’azione interdisciplinare di contenuti e di competenze.

Il Coordinatore, inoltre, a conclusione dell’anno di sperimentazione, presenterà al Collegio Docenti una relazione finale, evidenziando i traguardi conseguiti e le eventuali “debolezze” e vuoti da colmare. L’articolato piano realizzato nel corso dell’anno dovrebbe pervenire al Ministero per contribuire anche attraverso esperienze realizzate sul campo, alla definizione delle linee guida a servizio e a vantaggio di tutta la scuola italiana.

E’ previsto, infatti, all’art.11 della legge la presentazione di una relazione con cadenza biennale alle Camere da parte del Ministro “anche nella prospettiva di eventuali modifiche”.

Come viene indicato nell’art.10 le migliori esperienze e l’articolazione dei progetti innovativi saranno presentate al Ministero e inserite nell’Albo delle buone pratiche di educazione civica”, partecipando ad un concorso nazionale.

Si diventa così non solo esecutori di compiti e mansioni, ma veri protagonisti e costruttori di un bene sociale e culturale per le giovani generazioni; si colma un vuoto culturale e si restituisce ai giovani la consapevolezza del valore di Patria, del senso dello Stato, del Bene comune, dell’essere cittadini attivi e responsabili.