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Insegnante di sostegno, sì alla anzianità pre-ruolo

Il Sole 24 Ore del 20.06.2019

Insegnante di sostegno, si’ alla anzianita’ pre-ruolo anche in assenza di specializzazione 

Agli effetti della ricostruzione della carriera, il riconoscimento del servizio non di ruolo prestato dai docenti con il possesso del titolo di studio prescritto è applicabile all’insegnamento su posto di sostegno, anche se svolto in assenza del titolo di specializzazione. A tale conclusione è giunta la Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 16174, depositata ieri, che ha fornito una lettura coordinata dell’articolo 485 comma 6 del Dlgs 297/1994 (Testo unico in materia di istruzione) e dell’articolo 7 comma 2 della legge 124/1999 (Disposizioni in materia di personale scolastico), dirimendo un contrasto giurisprudenziale formatosi sul punto.

La vicenda. 
All’origine della questione c’è la ricostruzione dell’anzianità di servizio di una docente, alla quale in un primo momento erano stati riconosciuti nove anni di pre-ruolo e in seguito soltanto cinque, con relativa domanda di restituzione di indebito da parte del Miur. Al centro della disputa vi era l’esatta portata applicativa delle norme relative alla riconoscibilità del servizio non di ruolo prestato su posti di sostegno da insegnante privo del titolo di specializzazione in anni scolastici antecedenti all’entrata in vigore della legge 124/1999. Sul punto vi era un orientamento della giurisprudenza amministrativa che consentiva la valutazione del servizio pre-ruolo sui posti di sostegno soltanto se il docente era in possesso del titolo di specializzazione, visto il carattere innovativo della norma di cui all’articolo 7 comma 2 della legge 124/1999

La decisione. 
Ebbene, dopo un lungo excursus sull’evoluzione della disciplina dell’insegnamento di sostegno e sulla normativa in tema di disabilità, la Cassazione fuga ogni dubbio sule diverse letture fornite dalla giurisprudenza ed estende il tenore letterale della norma anche ai periodi antecedenti, in quanto le novelle legislative del 1994 hanno “reso esplicito e chiarito un principio già desumibile dal precedente quadro normativo”. 
Per i giudici di legittimità, in sostanza, l’unica condizione imprescindibile per il riconoscimento è il possesso del titolo di studio e non anche il titolo di specializzazione, trovando tale previsione giustificazione nella “particolarità della funzione docente affidata all’insegnante di sostegno”. D’altra parte, precisa il Collegio, una diversa lettura finirebbe “per introdurre una disparità di trattamento fra situazioni che non presentano alcun profilo di diversità quanto all’aspetto che le qualifica, ossia l’essere l’attività resa in difetto di titolo specializzante”.

di Andrea Alberto Moramarco 

Povertà e disabilità

Povertà e disabilità, povertà di analisi, politiche e sostegni

In questi giorni ISTAT ha pubblicato il suo consueto report annuale sulla povertà in Italia e i dati sono, ancora una volta, drammatici e preoccupanti. Nel 2018 sono stimate in condizione di povertà assoluta 1,8 milioni di famiglie per un totale di 5 milioni di individui (cioè l’8,4% dei residenti). Rimarchevoli anche le disparità territoriali, per età e per genere. Il quadro di profondo disagio di ampie fasce di popolazione è confermato.

Tuttavia, anche in questo caso, ISTAT non ha ancora adottato i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, né gli impegni del Programma d’Azione biennale sulla disabilità (decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017). All’interno del report non troviamo, infatti, dati specifici sulla condizione delle persone con disabilità o confronti col resto della popolazione. Un’occasione mancata per indagare correlazioni e darne contezza come base di serie politiche contro l’esclusione.

Che la disabilità sia uno dei primi elementi di impoverimento delle persone e delle famiglie lo si deduce da altri studi ed analisi, purtroppo sempre più datati.

I più articolati risalgono al 2010 e sono contenuti nel Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale, pubblicato nel 2012 dalla Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale (CIES) del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La Commissione nel frattempo è stata soppressa.

Quel Rapporto illustrava come la presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere una delle principali cause di deprivazione. Assenza di lavoro, sovraccarico assistenziale per la famiglia, costi sociosanitari, riflessi negativi sulla carriera lavorativa dei familiari sono, infatti, alcuni dei fattori che possono limitare l’accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione.

E ancora: la deprivazione materiale (le difficoltà a sostenere una serie di spese o al possesso di alcuni beni durevoli) interessa le persone con limitazioni dell’autonomia personale in misura maggiore rispetto al resto della popolazione. Vivono quella condizione il 24,7% degli individui con limitazioni gravi e il 19,7% dei non gravi, a fronte del 14,2% delle persone senza limitazioni. Lo stesso si registra nel caso della grave deprivazione, che interessa l’11,9% e l’8,6% delle persone con limitazioni gravi e non gravi, contro il 6,1% di chi non ha limitazioni.

Un quadro di povertà e deprivazione che si combina spesso con altri elementi di discriminazione: essere minori con disabilità (povertà minorile), essere donne con disabilità (disparità di genere), essere migranti con disabilità, vivere in territori con servizi e sostegni limitati. Il risultato è quello su cui FISH attira l’attenzione: la discriminazione multipla ancora oggi così sottovalutata in termini di rilevazione, di consapevolezza e, quindi, di politiche e servizi, siano essi mirati alla disabilità o al contrasto della povertà.

“Noi disabili ci sentiamo presi in giro”

Vita.it del 08.06.2019

“Ministro Fontana, noi disabili ci sentiamo presi in giro”

2 milioni di persone con disabilità intellettive pronte a scendere in piazza. «I diritti se non sono esigibili diventano meri enunciati e mere concessioni! Per tali ragioni diciamo basta a questa intollerabile situazione e proclamiamo lo stato di mobilitazione permanente»: così recita la mozione delle persone con disabilità intellettive e del neurosviluppo e delle loro famiglie approvata nell’Assemblea di Anffas. 20 le richieste al ministro Fontana

Egregio Sig. Ministro, l’Assemblea di Anffas si rivolge a Lei, quale garante dei diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari, per richiedere che le tante leggi, che in oltre 60 anni di storia Anffas ha contribuito a far emanare, siano concretamente attuate in modo completo, omogeneo e capillare sull’intero territorio nazionale.

Scrivono così le persone con disabilità che fanno parte di Anffas, insieme alle loro famiglie. L’Assemblea Nazionale tenutasi il 29, 30 e 31 maggio scorsi ha approvato all’unanimità una mozione che mette nero su bianco 20 richieste precise. «Caro Ministro non ci risponda con le consuete frasi, spesso usate dalla politica, “vi sono vicino”, “sono molto sensibile alle vostre tematiche”, “purtroppo non ci sono risorse”, “dopo la riforma del titolo V della Costituzione sono le Regioni che hanno potestà legislativa esclusiva o concorrente e, pertanto, è a loro che dovete rivolgere le vostre istanze”… Se così fosse ci sentiremmo, ancora una volta, presi in giro».

L’appello nasce «dalla constatazione che i nostri diritti vengono ancor oggi e sempre più negati e la vita dei nostri congiunti con disabilità, unitamente a quella di noi genitori e familiari, è oggetto di discriminazioni, emarginazione e mancanza di pari opportunità». Che «l’accesso ai pochi servizi è reso sempre più difficoltoso ed oneroso e l’enorme carico della disabilità pesa principalmente sulle spalle di noi familiari». Che «i fondi statali sono del tutto insufficienti a garantire l’esigibilità dei diritti». Che «le indennità economiche e le pensioni corrisposte sono irrisorie e del tutto inidonee a garantire il soddisfacimento delle minime necessità di vita». Che «gli attuali strumenti di protezione giuridica risultano difformi alle previsioni della Convenzione ONU». Che «il diritto all’autodeterminazione ed auto-rappresentanza delle persone con disabilità, specie intellettive e del neuro-sviluppo, sancito dalla Convenzione ONU, in Italia non è ancora pienamente riconosciuto ed adeguatamente sostenuto».

È scritto a lettere maiuscole, nella mozione di Anffas: «I DIRITTI SE NON SONO ESIGIBILI DIVENTANO MERI ENUNCIATI E MERE CONCESSIONI! PER TALI RAGIONI DICIAMO BASTA A QUESTA INTOLLERABILE SITUAZIONE E PROCLAMIAMO LO STATO DI MOBILITAZIONE PERMANENTE». «Non recederemo dalla nostra posizione fino a quando non avremo definito ognuna delle questioni sopra esposte! Garantire adeguati sostegni a tutte le persone con disabilità ed ai loro familiari attraverso una rete integrata di servizi non rappresenta un costo bensì un investimento che a medio/lungo termine porta all’intero sistema paese indubbi benefici, anche di razionalizzazione ed efficacia della spesa, oltre che consentire all’Italia di potersi realmente fregiare della definizione di “Paese civile” che garantisce a tutti i suoi cittadini diritti civili ed umani, pari opportunità e qualità di vita. Saremo al Suo fianco per combattere questa comune e speriamo condivisa “battaglia”, ma scenderemo in piazza, chiamando a raccolta gli oltre 2 milioni di cittadini con disabilità intellettiva e del neuro-sviluppo e i loro familiari e i numerosi amici, se ai vari livelli continueremo ad essere inascoltati!».

Quali sono le richieste? Venti appunto, come detto (qui il documento integrale). Fra cui:
– la piena, concreta e corretta attuazione delle leggi esistenti, dalla “Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità” ratificata dall’Italia con la legge 18 del 2009 alla legge 68 sul lavoro, dalla legge 104 alla 328, in particolare per l’articolo 14, dalla legge sul dopo di noi alla quella sull’amministratore di sostegno (punto 1);
– il progressivo innalzamento del Fondo Sanitario Nazionale, definendo con chiarezza quale sia, all’interno di tale fondo, l’adeguata quota che le regioni devono obbligatoriamente destinare alla disabilità a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, dando finalmente attuazione alla mai avviata reale integrazione socio sanitaria (punto 2);
– il progressivo innalzamento del Fondo per la non autosufficienza a 5 miliardi di euro, unitamente all’emanazione del piano nazionale per la non autosufficienza (punto 3);
– l’emanazione di una apposita legge, adeguatamente finanziata, che sancisca e sostenga, per tutte le persone con disabilità, il diritto alla vita indipendente (punto 4);
– l’innalzamento delle indennità e delle pensioni per le persone con disabilità tali da superare almeno la soglia di povertà (punto 6);
– l’emanazione di un’apposita legge che abroghi gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione previo rafforzamento della legge sull’amministrazione di sostegno (punto 7);
– l’emanazione di una apposita legge e connesso fondo per il riconoscimento ed il sostegno per l’impegno di assistenza e cura dei familiari delle persone con disabilità “care-giver familiari” con connessa revisione dell’attuale sistema di congedi e permessi (punto 8);
– chiarire che le persone con disabilità ultrasessantacinquenni non devono essere “dimesse dai servizi” o “deportate” in meri servizi per anziani o si vedano “abbassate le rette” (punto 14);
– garantire l’effettivo diritto alla studio degli alunni e studenti con disabilità intellettiva e del neuro-sviluppo, che rappresentano oltre il 70% dell’intera popolazione scolastica con disabilità, sin dal primo giorno di scuola (punto 18);
– di modificare l’attuale normativa sul calcolo dell’ISEE per quanto concerne i minori con disabilità, estendendo anche a loro la possibilità del calcolo dell’ISEE “ristretto” (punto 20).

Disabilità intellettiva, ai pediatri il ruolo di “sentinella”

Redattore Sociale del 01.06.2019

Disabilita’ intellettiva, ai pediatri il ruolo di “sentinella”

Sulla disabilità intellettiva “il compito del pediatra non è quello di porre una diagnosi precisa, ma di individuare i bambini a rischio di ritardo dello sviluppo per poi inviarli allo specialista, neuropsichiatra o neuropsichiatra infantile, perché poi si possa passare alla diagnosi vera e propria”. Il pediatra deve agire “step by step”, lasciandosi guidare “dai reperti e dalla letteratura, per capire quali sono gli esami che devono essere eseguiti per arrivare alla diagnosi”. A parlare alla Dire del nuovo approccio al bambino con disabilità intellettiva o ritardo globale dello sviluppo sono il professor Ennio Del Giudice, direttore uscente della Scuola di specializzazione di neuropsichiatria infantile dell’università degli studi di Napoli Federico II, e Giovanna Tezza, dirigente medico di primo livello all’Ospedale Franz Tappeiner di Merano, intervenuti alla sessione ‘Pediatria Futura’ nell’ambito del 75esimo Congresso Italiano di Pediatria in corso a Bologna.

“Il ritardo globale di sviluppo (bambini di età inferiore ai 5 anni, ndr) e la disabilità intellettiva (bambini sopra i 5 anni, ndr) sono nel loro complesso un problema relativamente frequente, perché possono colpire fino al 3% della popolazione pediatrica- spiega alla Dire Del Giudice- Il motivo della distinzione sta nel fatto che solo nel bambino più grande è possibile applicare i test neuropsicologici che consentono di definire con esattezza le varie difficoltà specifiche a livello cognitivo, che prima di quell’età sarebbero difficili da definire. In realtà, con l’introduzione del cosiddetto Dsm 5, il ‘Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali’, arrivato alla quinta edizione, è effettivamente cambiata una prospettiva per quello che riguarda il bambino con disabilità intellettiva”.

In che modo? “In precedenza, veniva usato il termine ‘ritardo mentale’, che poi dalla commissione che ha preparato il nuovo manuale diagnostico è stato ritenuto non molto gradevole, sia per il bambino che per la famiglia- chiarisce il professore- Quindi è stato deciso di cambiarlo in disabilità intellettiva, che tende a insistere sulla disabilità e non sul deficit”.

Facendo riferimento ai criteri classificativi dell’ICF (International Classification of function and disease), “in base al quale vengono indicate tutte le problematiche relative alla persona con disabilità, la disabilità intellettiva non è più definita, com’era per il ritardo mentale, sui valori di quoziente intellettivo, rappresentando quindi quasi un freddo strumento matematico”, ma “viene definita in base al deficit del cosiddetto funzionamento adattivo, cioè tutta quella serie di capacità e abilità che l’individuo mette in essere per lavorare, studiare e inserirsi pienamente nel contesto sociale in cui è nato”.

Funzione chiave per monitorare il bambino è affidata ai cosiddetti “bilanci di salute”, che il pediatra “deve effettuare con regolarita'”, per esaminare lo sviluppo. Compito dei genitori è, invece, “affidarsi al pediatra di famiglia che, in occasione di questi previsti bilancio di salute” può evidenziare gli eventuali “segni di deficit dello sviluppo o del comportamento, come può verificarsi per esempio nelle condizioni del cosiddetto spettro dell’autismo, che negli ultimi anni ha registrato un incremento notevole delle diagnosi rispetto agli anni passati”. Particolarmente utilizzato è il cosiddetto “Test di screening per lo sviluppo di Denver, che mette a disposizione del pediatra uno schema piuttosto agevole per sospettare” la disabilità intellettiva.

Sì all’uso degli strumenti a disposizione come “un’accurata anamnesi- sottolinea Tezza- che possa portare alla costruzione di un albero genealogico e, quindi, risalire alla storia del paziente e della sua famiglia, un esame obiettivo neurologico”. Non “a fare tutto a tutti. La cosa importante- conclude- è quella di non dimenticare mai di avviare subito questi bambini ai percorsi di abilitazione e riabilitazione, prima ancora di aver fatto la diagnosi, perché in ogni caso, se ci sono difetti che possono essere corretti, devono essere corretti immediatamente”.

Handbike sharing

Redattore Sociale del 24.05.2019

Handbike sharing, il primo servizio in Europa prende il via a Torino

E’ stato inaugurato ufficialmente il servizio di bike sharing rivolto a persone con disabilità. Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e sviluppato da Tobike e Città di Torino, in partnership con Aips, mette a disposizione una city bike particolare, dotata di tre ruote e di uno speciale meccanismo per “pedalare” con le mani. 

TORINO. Condivisa, rispettosa dell’ambiente e anche accessibile: è la ToHandbike, city bike accessibile che entra ufficialmente a far parte della flotta di mezzi di ToBike, società di bike sharing del capoluogo piemontese. Chiunque sia iscritto al servizio, può prenotare gratuitamente la propria handbike per un periodo di tre giorni consecutivi. La bicicletta verrà recapitata presso l’indirizzo indicato in fase di registrazione dall’utente e successivamente ritirata al termine del noleggio. Qualora l’utente abbia esigenze diverse, potrà effettuare il noleggio della HandBike per più tempo, fino ad un massimo di sette giorni, effettuando il pagamento di una tariffa; nel periodo di affidamento, infatti, dovrà garantire la custodia in sicurezza del mezzo, per la quale è ritenuto responsabile. Aips metterà a disposizione degli utenti 6 biciclette di sua proprietà, mentre Tobike si occuperà della logistica e della manutenzione dei mezzi. 

“L’introduzione di ToHandbike ci rende davvero felici e orgogliosi – dichiara Gianluca Pin, direttore commerciale di BicinCittà – per la prima volta in Italia, grazie alla preziosa collaborazione con Aips, diamo vita ad un servizio che offre soluzioni per gli spostamenti anche a persone con disabilità. Questo progetto evidenzia in modo estremamente determinato la natura del bike sharing e dei nostri servizi in particolare, ovvero fornire a quante più persone possibile la possibilità di pianificare i propri spostamenti per potersi muovere liberamente in città”. 

Per Angelo Catanzaro, presidente di Aips, “una città accessibile a tutti parte anche da una semplice passeggiata in bicicletta. Ho avuto il piacere di provare il prototipo dell’HandBike insieme a un paio di amici e ho provato un senso di libertà e d’inclusione mai provato prima – afferma – Questo progetto, primo in Europa, sarà senza alcun dubbio esportato nelle altre città. La fase sperimentale del progetto ci ha permesso di apportare le modifiche ai prototipi. Il progetto è reso possibile grazie al contributo economico della Compagnia di San Paolo e vede la partecipazione in qualità di partner di ToBike che curerà tutti gli aspetti tecnici e logistici del servizio. Per ampliare la portata del progetto, Aips onlus ha avviato un’azione di fund raising grazie alla quale si è formalizzato il primo accordo con la Reale Mutua Assicurazioni e che sta trovando l’interesse di nuovi sponsor sensibili alle tematiche dell’inclusione e della mobilità sostenibile e per tutti”.

Inclusione scolastica, i 12 passaggi fondamentali del decreto

Vita.it del 23.05.2019

Inclusione scolastica, i 12 passaggi fondamentali del decreto 

di Sara De Carli

Scrive il Miur: «Le norme vengono riviste mettendo sempre di più al centro lo studente e le sue necessità. A partire dall’assegnazione delle ore di sostegno che, d’ora in poi, avverrà anche con il coinvolgimento delle famiglie, fino ad oggi lasciate fuori da questo processo. Sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune saranno decisi non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico veramente individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente. L’intera comunità scolastica sarà coinvolta nei processi di inclusione»

Il Consiglio dei Ministri ha licenziato il 20 maggio lo Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”.

Si tratta di 15 articoli che – scrive la relazione illustrativa – «mirano a perfezionare l’impianto normativo del decreto legislativo n. 66/2017, attraverso integrazioni e correzioni ritenute necessarie anche al fine di rimediare ad alcune difficoltà insorte nella prima applicazione del citato decreto legislativo. In particolare, le disposizioni sono finalizzate ad assicurare una maggiore partecipazione dei portatori di interessi nelle decisioni concernenti le misure educative a favore degli alunni con disabilità ed a garantire un significativo supporto alle istituzioni scolastiche nella realizzazione di adeguati processi di inclusione, anche attraverso la previsione di opportune misure di accompagnamento delle istituzioni scolastiche in relazione alle modalità di inclusione degli alunni con disabilità previste dallo stesso decreto».

Le nuove norme «vengono riviste mettendo sempre di più al centro lo studente e le sue necessità. A partire dall’assegnazione delle ore di sostegno che, d’ora in poi, avverrà anche con il coinvolgimento delle famiglie, fino ad oggi lasciate fuori da questo processo», scrive il Miur in un comunicato: «L’Italia, già all’avanguardia, si allinea definitivamente al principio riconosciuto dalle Nazioni Unite secondo cui la disabilità è tale in relazione al contesto. Con l’approvazione delle nuove norme, dunque, sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi, non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico veramente individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente. L’intera comunità scolastica sarà coinvolta nei processi di inclusione». Un provvedimento – ha detto il ministro Marco Bussetti – che «ho fortemente voluto sin dal mio insediamento. Abbiamo lavorato in accordo con le associazioni di settore e l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Il governo ha dimostrato di dare attenzione concreta a questi temi. Siamo passati dalle parole ai fatti. Per mesi abbiamo lavorato per raggiungere questo risultato. Tutti i nostri giovani, nessuno escluso, devono essere protagonisti della loro crescita e devono essere messi in condizione di esprimere tutte le loro potenzialità». Ieri con Roberto Speziale, presidente di Anffas, abbiamo fatto una prima valutazione delle modifiche apportate. Ecco ora – sollecitati da tanti lettori – i passi principali del nuovo decreto legislativo.

1. Procedure di certificazione e documentazione per l’inclusione scolastica.
«La domanda per l’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificata dal presente decreto, corredata dal certificato medico diagnostico-funzionale contenente la diagnosi clinica e gli elementi attinenti alla valutazione del funzionamento a cura della Azienda sanitaria locale, è presentata all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), che vi dà riscontro non oltre 30 giorni dalla data di presentazione».

2. Le modifiche alla legge 104/1992?.
Per le persone in età evolutiva, «le commissioni mediche di cui alla legge 15 ottobre 1990, n. 295, sono composte da un medico legale, che assume le funzioni di presidente, e da due medici, di cui uno specialista in pediatria o in neuropsichiatria infantile e l’altro specialista nella patologia che connota la condizione di salute del soggetto. Tali commissioni sono integrate da un assistente specialistico o da un operatore sociale, o da uno psicologo in servizio presso strutture pubbliche, di cui al comma 1, individuati dall’ente locale o dall’INPS quando l’accertamento sia svolto dal medesimo Istituto ai sensi dell’articolo 18, comma 22, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonché, negli altri casi, da un medico INPS come previsto dall’articolo 19, comma 11, della stessa legge 15 luglio 2011, n. 111, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, commi 3 e 4, della citata legge n.295 del 1990».
«Contestualmente all’accertamento previsto dall’articolo 4 per le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti, le commissioni mediche di cui alla legge 15 ottobre 1990, n. 295, effettuano, ove richiesto dai genitori della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente con disabilità, o da chi esercita la responsabilità genitoriale, l’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica. Tale accertamento è propedeutico alla redazione del profilo di funzionamento, predisposto secondo i criteri del modello bio-psico-sociale della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ai fini della formulazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) facente parte del progetto individuale di cui all’articolo 14 della legge 8 novembre 2000, n. 328».

3. Il profilo di funzionamento.
«Il Profilo di funzionamento di cui all’articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che ricomprende la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale, come modificato dal presente decreto, è redatto da una unità di valutazione multidisciplinare, nell’ambito del SSN, composta da: a) uno specialista in neuropsichiatria infantile o un medico specialista, esperto nella patologia che connota lo stato di salute del minore; b) almeno due delle seguenti figure: un esercente di professione sanitaria nell’area della riabilitazione, uno psicologo dell’età evolutiva, un assistente sociale in rappresentanza dell’Ente locale di competenza».
Il profilo di funzionamento «definisce anche le competenze professionali e la tipologia delle misure di sostegno e delle risorse strutturali utili (nel decreto 66 c’era “necessarie”) per l’inclusione scolastica; «è redatto con la collaborazione dei genitori della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, nonché, nel rispetto del diritto di autodeterminazione nella massima misura possibile, della studentessa o dello studente con disabilità, con la partecipazione del dirigente scolastico ovvero di un docente specializzato sul sostegno didattico, dell’istituzione scolastica ove è iscritto la bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente».
Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, «sono definite le Linee guida contenenti i criteri, i contenuti e le modalita’ di redazione della certificazione di disabilita’ in eta’ evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica, tenuto conto della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD) e della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) dell’OMS».

4. Il progetto individuale.
Il Progetto individuale di cui all’articolo 14, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e’ redatto dal competente Ente locale d’intesa con la competente Azienda sanitaria locale sulla base del Profilo di funzionamento, su richiesta e con la collaborazione dei genitori o di chi ne esercita la responsabilità. Le prestazioni, i servizi e le misure di cui al Progetto individuale sono definite con la partecipazione di un rappresentante dell’istituzione scolastica interessata”.

5. Il Piano educativo individualizzato.
Già con il decreto 66 precedente, il PEI scolastico veniva modificato ed entrava nel progetto individuale previsto dall’articolo 14 della 328/2000.
Il PEI viene elaborato «dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione di cui al comma 10 dell’articolo 9»; «tiene conto dell’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica, di cui all’articolo 12, comma 5, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, e del Profilo di funzionamento, avendo particolare riguardo all’indicazione dei facilitatori e delle barriere, secondo la prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF dell’OMS»; «individua obiettivi educativi e didattici, strumenti, strategie e modalità per realizzare un ambiente di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione, dell’interazione, dell’orientamento e delle autonomie anche sulla base degli interventi di corresponsabilità educativa intrapresi dall’intera comunità scolastica per il soddisfacimento dei bisogni educativi individuati».
E ancora: «esplicita le modalità di sostegno didattico, compresa la proposta del numero di ore di sostegno alla classe, le modalità di verifica, i criteri di valutazione, gli interventi di inclusione svolti dal personale docente nell’ambito della classe e in progetti specifici, la valutazione in relazione alla programmazione individualizzata, nonché gli interventi di assistenza igienica e di base, svolti dal personale ausiliario nell’ambito del plesso scolastico e le risorse professionali da destinare all’assistenza, all’autonomia e alla comunicazione».
«È redatto in via provvisoria entro giugno e in via definitiva, di norma, non oltre il mese di ottobre, tenendo conto degli elementi previsti nel decreto ministeriale di cui al comma 2-ter; è redatto a partire dalla scuola dell’infanzia ed è aggiornato in presenza di nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona. Nel passaggio tra i gradi di istruzione, è assicurata l’interlocuzione tra i docenti della scuola di provenienza e quelli della scuola di destinazione. Nel caso di trasferimento di iscrizione è garantita l’interlocuzione tra le istituzioni scolastiche interessate ed è ridefinito sulla base delle eventuali diverse condizioni contestuali della scuola di destinazione».

6. Il Piano per l’inclusione.
Ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della definizione del Piano triennale dell’offerta formativa, predispone il Piano per l’inclusione che definisce le modalita’ per l’utilizzo coordinato delle risorse, compreso l’utilizzo complessivo delle misure di sostegno sulla base dei singoli PEI di ogni bambina e bambino, alunna o alunno, studentessa o studente, e, nel rispetto del principio di accomodamento ragionevole, per il superamento delle barriere e l’individuazione dei facilitatori del contesto di riferimento nonche’ per progettare e programmare gli interventi di miglioramento della qualita’ dell’inclusione scolastica».

7. I Gruppi per l’inclusione scolastica.
Viene riscritto quasi completamente l’articolo 9 del decreto 66, con i capoversi da 4 a 9 che sono sostituiti dai seguenti:
◾4. Per ciascun ambito territoriale provinciale, ovvero a livello delle città metropolitane maggiori, è costituito il Gruppo per l’Inclusione Territoriale (GIT). Il GIT è composto da personale docente esperto nell’ambito dell’inclusione, anche con riferimento alla prospettiva bio-psico-sociale, e nelle metodologie didattiche inclusive e innovative. Il GIT è nominato con decreto del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale ed è coordinato da un dirigente tecnico o da un dirigente scolastico che lo presiede. Il GIT conferma la richiesta inviata dal dirigente scolastico all’ufficio scolastico regionale relativa al fabbisogno delle misure di sostegno ovvero può esprimere su tale richiesta un parere difforme. Agli oneri relativi al personale docente di cui al presente comma, si provvede ai sensi dell’articolo 20 comma 4.
◾ 5. Il GIT, che agisce in coordinamento con l’ufficio scolastico regionale, supporta le istituzioni scolastiche nella definizione dei PEI secondo la prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF, nell’uso ottimale dei molteplici sostegni disponibili, previsti nel Piano per l’Inclusione della singola istituzione scolastica, nel potenziamento della corresponsabilità educativa e delle attività di didattica inclusiva.
◾ 6. Per lo svolgimento di ulteriori compiti di consultazione e programmazione delle attività nonché per il coordinamento degli interventi di competenza dei diversi livelli istituzionali sul territorio, il GIT è integrato: a) dalle associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità nell’inclusione scolastica; b) dagli Enti locali e dalle Aziende sanitarie locali.
◾ 7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, sentito l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, sono definite le modalità di funzionamento del GIT, la sua composizione, le modalità per la selezione nazionale dei componenti, gli ulteriori compiti attribuiti, le forme di monitoraggio del suo funzionamento, la sede, la durata, nonché l’assegnazione di ulteriori funzioni per il supporto all’inclusione scolastica.
◾ 8. Presso ciascuna istituzione scolastica è istituito il Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI). Il GLI è composto da docenti curricolari, docenti di sostegno e, eventualmente da personale ATA, nonché da specialisti della Azienda sanitaria locale del territorio di riferimento dell’istituzione scolastica. Il gruppo è nominato e presieduto dal dirigente scolastico ed ha il compito di supportare il collegio dei docenti nella definizione e realizzazione del Piano per l’inclusione nonché i docenti contitolari e i consigli di classe nell’attuazione dei PEI.
◾ 9. In sede di definizione e attuazione del Piano di inclusione, il GLI si avvale della consulenza e del supporto degli studenti, dei genitori e può avvalersi della consulenza dei rappresentanti delle associazioni delle persone con disabilità maggiormente rappresentative del territorio nell’inclusione scolastica. Al fine di realizzare il Piano di inclusione e il PEI, il GLI collabora con il GIT di cui al comma 4 e con le istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio.
◾ 10. Al fine della definizione dei PEI e della verifica del processo di inclusione, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno e delle altre misure di sostegno, tenuto conto del profilo di funzionamento, presso ogni Istituzione scolastica sono costituiti i Gruppi di Lavoro Operativo per l’inclusione dei singoli alunni con disabilità. Ogni Gruppo di lavoro operativo è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente con disabilità, o di chi esercita la responsabilità genitoriale, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente con disabilità nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare e con un rappresentante designato dall’Ente Locale. Ai componenti del Gruppo di Lavoro Operativo non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso spese e qualsivoglia altro emolumento. Dall’attivazione dei Gruppi di lavoro operativo non devono derivare, anche in via indiretta, maggiori oneri di personale.
◾ 11. All’interno del Gruppo di Lavoro Operativo, di cui al comma 10, è assicurata la partecipazione attiva degli studenti con accertata condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica nel rispetto del principio di autodeterminazione.

8. I Centri Territoriali di Supporto (CTS).
«Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono individuate, quali i Centri Territoriali di Supporto (CTS), istituzioni scolastiche di riferimento per la consulenza, formazione, collegamento e monitoraggio a supporto dei processi di inclusione, per lo sviluppo, la diffusione e il miglior utilizzo di ausili, sussidi didattici e di nuove tecnologie per la disabilità. I CTS, al fine di ottimizzare l’erogazione del servizio, attivano modalità di collaborazione con i GIT per il supporto alle scuole del territorio per i processi di inclusione».

9. Le misure di sostegno.
«Il dirigente scolastico, raccolte le osservazioni e i pareri del GLI, sentito il GIT, tenendo conto delle risorse didattiche, strumentali, strutturali presenti nella scuola, nonché della presenza di altre misure di sostegno, al fine di realizzare un ambiente di apprendimento favorevole allo sviluppo dell’autonomia delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti con accertata condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica, invia all’ufficio scolastico regionale la richiesta complessiva dei posti di sostegno. L’ufficio scolastico regionale assegna le risorse nell’ambito di quelle dell’organico dell’autonomia per i posti di sostegno. Il dirigente scolastico, in tempo utile per l’ordinato avvio dell’anno scolastico, trasmette sulla base dei PEI, di cui all’articolo 7, comma 2, la richiesta agli enti preposti all’assegnazione delle misure di sostegno ulteriori rispetto a quello didattico».
«Fino alla costituzione dei Gruppi per inclusione territoriale di cui all’articolo 9, la richiesta relativa al fabbisogno dei posti di sostegno è inviata dal dirigente scolastico all’ Ufficio scolastico regionale senza la previa consultazione del GIT. Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale procede all’assegnazione dei posti di sostegno senza la previa conferma, ovvero il parere, dei GIT».
In sostanza, come precisa la Relazione Tecnica, le disposizioni relative a questo punto pur entrando in vigore dal 1° settembre 2019, produrranno effetti solo a partire dall’anno scolastico 2020/21. Le nuove norme saranno progressivamente applicate agli alunni con disabilità che passano da un grado di istruzione al successivo.

10. Corso di specializzazione per il sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.
Un decreto del Miur definirà «i piani di studio, le modalita’ attuative e quelle organizzative», «del corso di laurea in scienze della formazione primaria, anche con l’integrazione dei CFU di cui al comma 3, i piani di studio, le modalità attuative e quelle organizzative del corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attivita’ di sostegno didattico e l’inclusione scolastica, nonche’ i crediti formativi necessari per l’accesso al medesimo corso di specializzazione». «Se fosse così avremmo tutti gli insegnanti più formati sull’inclusione!», ha commentato già ieri il professor Dario Ianes su questo punto.

11. Continuità didattica.
La “riconferma” dell’insegnante di sostegno con contratto a tempo determinato, previa valutazione dell’interesse dell’alunno e l’eventuale richiesta della famiglia può essere proposta «ai docenti con contratto a tempo determinato e con titolo di specializzazione per il sostegno».

12. Misure di accompagnamento.
«Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono stabilite le misure di accompagnamento delle istituzioni scolastiche alle nuove modalità di inclusione previste dal presente decreto. In particolare, dovranno essere definite misure di accompagnamento in ordine a:
a) iniziative formative per il personale scolastico;
b) attivazione di progetti e iniziative per il supporto delle istituzioni scolastiche;
c) composizione di un comitato per la direzione e il coordinamento delle misure di accompagnamento».

Disabilità e lavoro, al via il Social training program per i manager

Redattore Sociale del 17.05.2019

Disabilita’ e lavoro, al via il Social training program per i manager

Debutta a Roma e Milano il programma pilota di Aism, Prioritalia e Osservatorio Socialis per la gestione della disabilità da parte dei manager. Mallen (Prioritalia): “Utilizzare una chiave manageriale e non assistenzialistica per gestire la disabilità in azienda”. 

ROMA. Promuovere e sperimentare metodologie e programmi concreti che sappiano trasformare la diversità in valore. È l’obiettivo del programma pilota sulla gestione della disabilità da parte dei manager italiani “Disabilità & lavoro – Social training program” promosso dall’Associazione italiana sclerosi multipla e Prioritalia, in collaborazione con l’Osservatorio Socialis. Due le giornate di studio a Milano e Roma (16 e 17 maggio) che hanno visto, tra le altre, la testimonianza del coach Gian Paolo Montali. Per i due terzi dei manager italiani, le imprese con dipendenti disabili hanno organizzazioni di lavoro più efficienti e innovative, processi più semplici e luoghi di lavoro più razionali, mentre quasi 9 su 10 ritengono che avere personale con disabilità produce un impatto positivo per le stesse capacità manageriali. È quanto emerso dall’indagine sui manager e la gestione dei lavoratori con disabilità realizzata da Aism e Prioritalia nel 2018. “Il cambio di passo necessario per guidare le organizzazioni e la società verso modelli inclusivi, accessibili e sostenibili è quello di utilizzare una chiave non assistenzialistica ma manageriale per gestire la disabilità e la diversità in azienda – ha detto Marcella Mallen, presidente della Fondazione Prioritalia – Ragionare non più in termini di quote ma in una logica di valorizzazione delle competenze delle persone disabili è la strada per abilitare la disabilità al lavoro, con evidenti vantaggi per la produttività e il benessere di tutti”.

Obiettivo del Social training program è sviluppare nuove competenze manageriali e dare slancio all’innovazione, promuovendo un programma di workshop, convegni, seminari, giornate di studio e formazione sulla gestione della disabilità come risorsa necessaria per creare valore sostenibile. “Crediamo fortemente nell’importanza di sperimentare modelli e formule innovative per promuovere l’accesso e il mantenimento al lavoro di persone con disabilità – ha detto Paolo Bandiera, direttore affari generali e responsabile welfare e advocacy di Aism – Il primo fattore strategico, a nostro giudizio, si fonda proprio sul mettere insieme realtà, sensibilità ed esperienze diverse e nella creazione di luoghi di confronto in cui condividere buone prassi, confrontarci su modelli culturali e individuare soluzioni creative”.

I risultati dell’indagine. 
La presenza di dipendenti con disabilità ha ricadute positive e concrete: i compiti sono distribuiti per tutti in modo più equo, gli spazi sono organizzati in modo più razionale, sono stati effettuati interventi migliorativi in termini di arredo o illuminazione, si sono sviluppate nuove forme organizzative di lavoro come il telelavoro e lo smart working. L’82,5% dei manager intervistati ha dichiarato di non avere mai osservato fenomeni di esclusione dalla vita aziendale del dipendente disabile.I dirigenti intervistati ritengono che l’assunzione o la presenza di disabili in azienda sia primariamente da intendersi come parte del normale funzionamento organizzativo (43,6%), un valore aggiunto per la crescita dell’organizzazione (31,5%) e solo da ultimo l’adempimento di un obbligo (24,9%). Metà degli intervistati ritiene che la gestione dei disabili sia molto o abbastanza strategica per l’organizzazione. I manager ritengono che la disabilità vada affrontata nei luoghi di lavoro con il disability management, non tanto una figura manageriale specifica e dedicata ma piuttosto una funzione manageriale più ampia come un diversity o capability manager. Informazione, competenza e cultura sono i miglioramenti suggeriti. Per il 74,8% dei manager è importante la promozione di momenti informativi e formativi di tutto il personale sulla disabilità in azienda. Per più di 8 manager su 10 le competenze e le esperienze di associazioni non profit che si occupano di persone con disabilità possono contribuire a una maggiore conoscenza e informazione sulla gestione della disabilità in azienda.

Esame maturità per studenti con disabilità

Disabili.com del 16.05.2019

Esame maturita’ per studenti con disabilita’: tempi, tipo di prove, attestato e titolo conseguibile 

Centralità del PEI, organizzazione delle prove, tempi e colloquio orale: l’Esame di Stato per i ragazzi con disabilità.

ROMA. Nelle scorse settimane ci siamo occupati dell’Esame di Stato delle Scuole Secondarie di Secondo Grado per gli alunni con disabilità, DSA e altri BES. Torniamo sull’argomento per un approfondimento riguardante le diverse prove d’esame per gli alunni con disabilità. Ricordiamo che l’intero esame, per i ragazzi con disabilità certificata ai sensi della L. 104/92 dev’essere organizzato sulla base di quanto previsto dal Piano Educativo Individualizzato (PEI), delle attività didattiche ed educative realizzate e delle modalità di valutazione attivate nel corso dell’anno.

CHI ACCEDE ALL’ESAME?
Tutti gli studenti sono ammessi a sostenere l’esame se in possesso dei requisiti previsti dall’art. 13 del D.lgs n.62/17, vale a dire se hanno frequentato per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, fermo restando quanto previsto dall’art. 14 co 7 del DPR n.122/09 , secondo cui le istituzioni scolastiche possono stabilire, per casi eccezionali, analogamente a quanto previsto per il primo ciclo, motivate e straordinarie deroghe al suddetto limite. Tale deroga è prevista per assenze documentate e continuative, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati.
Devono inoltre avere una votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi. Nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può comunque deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione all’esame.

LE PROVE D’ESAME.
Il consiglio di classe, sulla base del PEI, stabilisce la tipologia delle prove e se le stesse debbano avere o meno valore equipollente. La commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe, relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza previste, predispone, se indicato, una o più prove differenziate, in linea con gli interventi educativi e didattici attuati sulla base del PEI, con le modalità di valutazione in esso previste. Può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico. Se indicato nel documento del consiglio di classe, il Presidente della commissione può nominare il docente di sostegno o eventuali altre figure a supporto dello studente con disabilità.
Il colloquio orale si svolge secondo quanto previsto dal D.lgs. n.62/17: a ciascun candidato la commissione sottopone i materiali selezionati e predisposti in coerenza con il PEI.
In presenza di studenti non vedenti o ipovedenti, le prove devono essere predisposte in base alle loro esigenze. Per i candidati non vedenti i testi delle prove scritte devo essere trasmessi dal MIUR anche in Braille, se le scuole lo richiedano. Se i candidati che non conoscono il Braille si possono richiedere ulteriori formati (ad esempio audio). Per i candidati ipovedenti, i testi delle prove scritte devono essere trasmessi in conformità alle richieste delle scuole le quali indicano in tali richieste tipologia, dimensione del carattere e impostazione interlinea.

TEMPO A DISPOSIZIONE PER SVOLGERE LE PROVE.
La commissione può assegnare un tempo differenziato per l’effettuazione delle prove da parte del candidato con disabilità, come previsto dal D.lgs n.62/17. I tempi più lunghi, previsti dall’art. 16 co 3 della L. n. 104/92, non possono di norma comportare un numero di giorni maggiore rispetto a quello stabilito dal calendario degli esami. In casi eccezionali, però, la commissione, tenuto conto della gravità della disabilità e della relazione del consiglio di classe, può deliberare lo svolgimento di prove equipollenti in un numero maggiore di giorni.

PROVE EQUIPOLLENTI E PROVE DIFFERENZIATE.
Se le prove sono equipollenti e predisposte sulla base di un PEI con obiettivi globalmente riconducibili a quelli della classe, lo studente consegue il regolare titolo di studio previsto al termine del percorso degli studi nel secondo grado. Agli studenti con disabilità, per i quali, sulla base del PEI, siano state invece predisposte prove non equipollenti a quelle ordinarie, che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo recante gli elementi informativi relativi al percorso di studi, che non consente l’accesso agli studi universitari. Per questi studenti il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nell’attestazione e non nelle tabelle affisse all’albo dell’istituto.

Scuola in ospedale: nuovo Portale


Mercoledì 15 maggio, alle ore 12.30, presso la Sala “Aldo Moro” del MIUR, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, presenta il nuovo Portale Nazionale per la Scuola in ospedale e l’Istruzione domiciliare. Uno strumento indispensabile per fornire alle famiglie degli alunni ricoverati, in ospedale o a domicilio, tutte le informazioni sul servizio scolastico e per consentire ai docenti di realizzare le migliori strategie inclusive.

Il Portale: https://scuolainospedale.miur.gov.it/sio/


Scuola, Bussetti presenta il nuovo Portale Nazionale per la Scuola in ospedale e l’Istruzione domiciliare

Il Ministro Marco Bussetti ha presentato oggi, presso la Sala Aldo Moro del MIUR, il nuovo Portale Nazionale per la Scuola in ospedale e l’Istruzione domiciliare. Uno strumento indispensabile per fornire alle famiglie degli alunni ricoverati, in ospedale o a domicilio, tutte le informazioni sul servizio scolastico.

“La Scuola in ospedale e l’Istruzione domiciliare sono programmi fondamentali di supporto ai ragazzi e alle famiglie e consentono di contrastare abbandono e dispersione scolastica – ha dichiarato il Ministro Marco Bussetti -. Il sistema d’istruzione italiano si conferma un’eccellenza anche per quanto riguarda l’inclusione. Garantire il diritto allo studio e la continuità didattica per chi è impossibilitato a frequentare i normali percorsi d’istruzione è determinante. Il Portale risponderà all’esigenza di garantire un servizio sempre più vicino agli studenti e di sostenere l’impegno dei docenti con l’utilizzo delle tecnologie. Aumentiamo la qualità dell’offerta formativa consentendo alle scuole di realizzare le migliori strategie inclusive, anche attraverso un collegamento puntuale degli alunni con le classi di appartenenza e una didattica e una formazione costantemente aggiornate”.

La Scuola in ospedale è uno dei punti di eccellenza del sistema nazionale di Istruzione. Nel 2017/2018 ne hanno usufruito 68.900 studenti, prevalentemente della Scuola dell’infanzia e primaria (oltre il 70%) e quasi 6.000 della Scuola secondaria di II grado, con l’ausilio di 740 docenti. Il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale, le Regioni maggiormente coinvolte sono Campania, Lazio, Liguria e Sicilia.

Il servizio di Istruzione domiciliare può essere destinato a studenti di ogni ordine e grado che siano sottoposti a terapie domiciliari che impediscono la frequenza della scuola per un periodo di tempo non inferiore a trenta giorni, anche non continuativi. Nel 2017/2018 hanno usufruito di questo servizio 1.306 alunni, per un totale di 64.715 ore di Istruzione domiciliare.

Tra le sue molteplici funzioni, il Portale permetterà al MIUR il monitoraggio dei dati e delle risorse; sarà un punto di riferimento costante per l’informazione di studenti, famiglie, scuole e ospedali e per l’aggiornamento dei docenti; sarà un archivio di materiali, di documenti e delle esperienze più significative.

Accessibility Days

Redattore Sociale del 14.05.2019

“Accessibility Days”: conferenze, laboratori e ospiti internazionali

Torna nelle Marche l’evento che mette la tecnologia al servizio della disabilità, promosso dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti. In collegamento anche il cantante Andrea Bocelli. Tra le novità di quest’anno, l’incontro sui software musicali. 

ANCONA. Torna nelle Marche l’Accessibility Days, l’evento internazionale volto a sensibilizzare sul tema dell’accessibilità i professionisti che si occupano di tecnologie digitali, come sviluppatori, designer e maker, e aperta a tutti gli amanti della tecnologia. Dopo la parentesi emiliana(la scorsa edizione si era tenuta all’Istituto Cavazza di Bologna) quest’anno sarà il Museo Tattile Statale Omero di Ancona ad accogliere, venerdì 17 e sabato 18 maggio, più di 30 sessioni con speaker internazionali e ospiti d’eccezione, come il cantante Andrea Bocelli che aprirà i lavori della prima giornata con una video intervista. Percorsi con aziende che stanno cogliendo l’accessibilità come opportunità, e un confronto continuo tra disabili ed esperti di tecnologie digitali su come creare soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita.

L’appuntamento, alla terza edizione, è inserito tra gli eventi fuori cartellone del ‘Your Future Festival’ promosso dall’Università Politecnica delle Marche, e vedrà la presenza di esperti di Apple e Google, un collegamento con WordCamp Bari, uno degli eventi più importanti della community WordPress, laboratori pratici, esperienze sensoriali, una cena al buio, visite guidate e partner prestigiosi come l’Agenzia per l’Italia Digitale, International Web Association, Uici, Invat, Società Italiana degli Architetti dell’Informazione, Regione Marche, Rotary e Università politecnica delle Marche. Classificata come il più importante appuntamento italiano del settore, la due giorni è organizzata dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti con il supporto dell’Uici Marche e Nazionale, in collaborazione con DevMarche e Universal Access, in occasione del Global Accessibility Awareness Day (Gaad), iniziativa promossa ogni anno a livello mondiale, durante il mese di maggio, per sensibilizzare chi si occupa di tecnologie digitali sul tema dell’accessibilità e dell’inclusività, attraverso il confronto con persone disabili. “Forti del successo delle precedenti edizioni – spiega Sauro Cesaretti dell’Uici di Ancona – abbiamo organizzato le due nuove giornate pensando anche alle altre disabilità come l’autismo e la sordità. Tra le collaborazioni avviate ci sono realtà come Frolla e Cooperativa Piano B che offrono lavoro a persone con diverso grado di disabilità. Tra le novità di quest’anno, la tavola rotonda sui software musicali, con un confronto tra gli strumenti per la composizione e la creatività musicale accessibili ai disabili visivi”.

Sclerosi multipla, dal 25 maggio al 2 giugno torna la settimana nazionale

Redattore Sociale del 10.05.2019

Sclerosi multipla, dal 25 maggio al 2 giugno torna la settimana nazionale

“Dare visibilità alla sclerosi multipla (Sm)” è il claim della settimana nazionale di quest’anno. Il consueto appuntamento di Aism con l’informazione sulla malattia si celebra dal 25 maggio al 2 giugno con una settimana ricca di appuntamenti. Le persone con Sm sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia. 

ROMA. La sclerosi multipla, grave malattia del sistema nervoso centrale, è la prima causa di disabilità nei giovani dopo gli incidenti stradali. Cronica, imprevedibile e spesso progressivamente invalidante, colpisce una persona ogni 3 ore, viene per lo più diagnosticata tra i 20 e i 40 anni in maggioranza nelle donne con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Le persone con Sm sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia. ‘Dare visibilità alla sclerosi multipla (Sm)’ è il claim della Settimana nazionale di quest’anno. Il messaggio si richiama a quello della campagna #MyInvisibleMS della Federazione Internazionale della Sm (Msif) lanciata in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sclerosi multipla, che il 30 maggio di quest’anno si celebra per l’undicesimo anno in 70 Paesi.

Il consueto appuntamento di Aism con l’informazione sulla malattia si celebra dal 25 maggio al 2 giugno prossimi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con una settimana ricca di appuntamenti. L’obiettivo è parlare di sclerosi multipla. È infatti fondamentale che di questa malattia ciascuno, anche se non direttamente coinvolto, riceva informazioni corrette, per comprenderne difficoltà e complessità, senza dar credito a “luoghi comuni”.

“‘Rendere visibile’ la sclerosi multipla vuol dire che la Sm non sia un ostacolo alla vita di tante persone, ma sia parte della vita stessa: per Aism rappresenta l’impegno a fare in modo che la Sm, condizione di vita di tanti giovani e di tante persone, sia una sfida che nessuno deve affrontare da solo, ma tutti insieme. È così che la Sm si può vincere davvero, ogni giorno” dichiara Angela Martino presidente Nazionale di Aism.

Sarà un’occasione per informare sugli ultimi sviluppi della ricerca scientifica di eccellenza, quella che mette al centro la persona con Sm e che permette di avere oggi una migliore qualità di vita. Ma anche l’advocacy e i diritti delle persone avranno un peso centrale: con la presentazione del Barometro della Sclerosi Multipla 2019, la fotografia della sclerosi multipla aggiornata ogni anno dall’osservatorio AISM, e gli avanzamenti dell’Agenda della Sm 2020.

Alla Settimana Nazionale della Sm è legato il 45512, numero solidale di Aism: per garantire il sostegno a progetti di ricerca legati alla forma progressiva di sclerosi multipla, la forma più grave, a oggi orfana di trattamenti efficaci. Gli importi della donazione saranno di 2 euro da cellulare personale Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, CoopVoce, Tiscali; di 5 euro da chiamata da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile; di 5 o 10 euro da chiamata da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, e Tiscali.

25-26 MAGGIO LE ERBE AROMATICHE DI AISM – La Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla, parte con l’iniziativa di raccolta fondi e di informazione sulla ricerca promossa da Aism con la sua Fondazione Fism. In circa 500 piazze italiane, verranno fornite informazioni sulla ricerca scientifica finanziata dall’Associazione e sarà una occasione per raccogliere fondi che saranno interamente devoluti alla ricerca. A fronte di una donazione di 10 euro, si potrà portare a casa un tris di salvia, rosmarino e timo, un mix di colori, profumi e aromi con cui abbellire gli ambienti domestici o insaporire i piatti.

29 E 31 MAGGIO CONGRESSO SCIENTIFICO ANNUALE FISM – Make Ms visible è il titolo del congresso annuale che Aism con la sua Fondazione Fism terrà presso il Lifestyle di Roma. Presenti 200 ricercatori provenienti da tutta Italia e dal mondo che faranno il punto sulla ricerca sulla SM finanziata da Fism: una ricerca innovativa, responsabile e multistakeholder che segue quelle che sono le priorità della ricerca dettate dall’Agenda della SM 2020.

30 MAGGIO GIORNATA MONDIALE DELLA SM – La Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla quest’anno lancia la campagna #MyInvisibileMS per sensibilizzare sull’invisibilità dei sintomi della SM, contrastare i luoghi comuni e aiutare le persone a fornire il giusto supporto.

Il World MS Day rappresenta l’occasione per la presentazione alle Istituzioni, ai ricercatori e all’opinione pubblica del Barometro della sclerosi multipla 2019. Il Barometro, alla sua quarta edizione, è la fotografia della realtà della SM. In chiusura della manifestazione una tavola rotonda dedicata a un confronto con gli stakeholders sui prossimi passi della programmazione sanitaria sulla sclerosi multipla. Durante la giornata verranno assegnati il Premio Rita Levi-Montalcini e il Premio per il Miglior Poster “Giovani Ricercatori”: il primo andrà a un giovane ricercatore che si è distinto da diversi anni per i suoi studi sulla sclerosi multipla mentre il secondo a un giovane che sta iniziando il proprio percorso di ricerca sulla SM. Numerosi convegni in diverse Regioni italiane, inoltre, presenteranno il Barometro della sclerosi multipla alle istituzioni e verranno presentate le novità della ricerca. (DIRE)

Aiuti per pagare i sostituti dei professionisti disabili

Il Sole 24 Ore del 10.05.2019

Aiuti per pagare i sostituti dei professionisti disabili 

Disabilità e accesso al credito per i professionisti: con due misure focalizzate al sostegno delle attività professionali le Regioni Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna hanno acceso due diversi strumenti avvalendosi di risorse interne e di provenienza Ue.

Gli aiuti alla disabilità.
Innovativo lo strumento attivato in Friuli e rivolto alle fragilità. Si tratta di un fondo regionale a valere sul bilancio interno che al momento può contare su circa 50mila euro. Ma – fanno sapere dalla Regione – agganciato a una clausola di salvaguardia per cui all’esaurirsi delle risorse potrà essere rifinanziato per altri 300mila euro. Il contributo potrà essere richiesto anche per gli oneri di spesa legati all’assunzione a termine di giovani professionisti che aiutino il professionista disabile o lo sostituiscano in caso di assenza per motivi di salute: in questo caso la Regione eroga fino a 2mila euro al mese per un massimo di 12 mesi anche frazionabili.

L’allegato. Le opportunità dalle Regioni.

La misura prevede contributi a fondo perduto per i professionisti ordinistici e non affetti da disabilità fisica, psichica e sensoriale. Il contributo regionale, fino a un massimo di 50mila euro, potrà essere utilizzato anche in più momenti, per fare fronte a tre filoni di spesa: quella connessa all’esercizio dell’attività professionale, i costi per l’acquisto di attrezzature e ausili e, novità assoluta, gli oneri di spesa per attivare rapporti di sostituzione o collaborazione con un altro professionista nel caso in cui il beneficiario non possa, per motivi di salute, prestare servizio. In quest’ultimo caso, per fruire del contributo, il professionista disabile deve essere in possesso dei benefici della legge 104/92.
Il ventaglio delle spese ammissibili è dunque molto ampio: sul fronte dell’attività professionale, per esempio, sono previsti gli arredi, il sito internet, i sistemi di sicurezza, l’abbonamento a riviste e banche dati specializzate, la locazione dei locali, software, opere di ristrutturazione. Il fondo si incarica di sostenere i professionisti disabili anche negli acquisti di presidi ad hoc: strumentazioni per il superamento delle barriere architettoniche, protesi, sistemi informatici personalizzati, ma anche gli spostamenti casa-lavoro (fino a un massimo di 3mila euro), a condizione però che non sia già corrisposta l’indennità di accompagnamento prevista dalla legge.

Accesso al credito.
Con il debutto della Regione Emilia Romagna tra le sezioni speciali del Fondo di garanzia per le Pmi che fa seguito a Lazio, Campania, Calabria e Veneto, per i professionisti che operano nella regione si apre una corsia preferenziale nella richiesta di liquidità alle banche. Il meccanismo è quello delle garanzie e controgaranzie che ora – grazie all’intervento finanziario regionale di 5,1 milioni di euro a valere sui fondi Por Fesr 2014-2020 – potrà contare su prestiti controgarantiti fino al 90 per cento dell’investimento. La misura faciliterà quindi l’accensione di mutui per i professionisti che non dispongono di garanzie sufficienti. I prestiti potranno coprire le spese di avvio dell’attività ma anche per quelle connesse al rafforzamento della propria posizione di mercato, inclusa l’apertura di nuove sedi, attività di marketing, acquisizione di nuovi brevetti. Trattandosi di garanzie, non ci sono domande da presentare: il professionista dovrà solo prendere contatto con gli istituti di credito per accendere il finanziamento. 

di Flavia Landolfi 

Disturbi dello spettro autistico in eta’ adulta Regione Piemonte

Panorama della Sanita’ del 08.05.2019

Disturbi dello spettro autistico in eta’ adulta, la Regione Piemonte definisce le linee d’indirizzo 

Un approccio globale per garantire la continuità delle cure. Documento condiviso con le associazioni dei famigliari e dei pazienti.

TORINO. Per rafforzare ulteriormente il lavoro svolto in questi anni ed anche per rispondere alle richieste dei famigliari e delle associazioni dei pazienti, la Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore alla Sanità, approverà nella prossima riunione le linee di indirizzo programmatiche per i disturbi dello spettro autistico in età adulta, risultato di un lavoro congiunto tra gli assessorati alla Sanità, alle Politiche Sociali e all’Istruzione, Formazione e Lavoro. “Capofila di un progetto nazionale per la cura dell’autismo, dal 2016 ad oggi la Regione Piemonte ha stanziato – evidenzia una nota della Regione – 2 milioni di euro di fondi specifici. Esiste ed è in fase di potenziamento la rete regionale, sia per i pazienti in età evolutiva che per gli adulti. Per l’età evolutiva il percorso di integrazione della rete risale al 2009. Il Centro pilota regionale dell’Asl Città di Torino segue attualmente 550 pazienti, dei quali circa la metà di Torino e città metropolitana ed il resto residente nelle altre province. Dal 2016 la Regione ha dato mandato ai servizi di neuropsichiatria infantile ed ai Centri di salute mentale di intensificare la diagnosi ed il trattamento precoce che, assieme ad una presa in carico tempestiva, sono determinanti per migliorare le cure ed il trattamento dei malati”. “Il documento, elaborato con il Coordinamento regionale per l’Autismo in età adulta del quale fanno parte le associazioni dei familiari e dei pazienti, definisce nel dettaglio – spiega la Regione – il percorso di transizione e presa in carico socio-sanitaria dei malati: è il frutto di un articolato lavoro dell’Assessorato, che tiene conto della necessità di un approccio complessivo per tutta la vita della persona. Per questo motivo, è prevista una stretta collaborazione tra servizi sanitari, sociali, scolastici, formativi, del lavoro, valorizzando le competenze specifiche dei singoli servizi correlati alle diverse fasce d’età. Nel dettaglio, la delibera prevede l’organizzazione della presa in carico socio-sanitaria dell’autismo in età adulta ed il relativo percorso, la definizione di un progetto individuale, gli interventi per la persona, la formazione continua degli operatori, le misure da adottare in caso di disturbi del comportamento, la promozione di percorsi socio-occupazionali e di inserimento lavorativo, l’inclusione scolastica. Il documento recepisce le indicazioni contenute nell’Intesa tra il Governo e le Regioni del 2015 che prevede un aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali”.

Congedo straordinario retribuito- La convivenza

da SuperAbile

Congedo straordinario retribuito- La convivenza

Il requisito della convivenza si intende soddisfatto quando risulta la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione.

Il requisito della convivenza è richiesto per il coniuge e i componenti dell’unione civile, i figli e i fratelli o le sorelle, il parente o affine entro il terzo grado, non è invece richiesto per i genitori, anche adottivi, dei figli con disabilità grave (D.Lgs 119/2011 art. 4 comma 1).
Relativamente ai figli, la sentenza della Corte Costituzionale 7 dicembre 2018, 232 ha disposto che il figlio, qualora al momento della presentazione della richiesta del congedo, ancora non conviva con il genitore in situazione di disabilità grave, ha l’obbligo di instaurarla per poter legittimamente fruire del beneficio in oggetto ma, nel frattempo può legittimamente fare richiesta del beneficio.
Pertanto, quando manchino i familiari conviventi indicati in via prioritaria dalla legge e vi sia solo un figlio, all’origine non convivente, pronto a impegnarsi per prestare la necessaria assistenza questi potrà legittimamente fare richiesta del beneficio in oggetto.
Il requisito della convivenza si intende soddisfatto quando risulta la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione.Questo requisito deve essere provato mediante produzione di dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/20000 artt. 46 e 47.
Già il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con Lettera circolare n. 3884 del 18 febbraio 2010, si era espresso sull’argomento per precisare che la residenza nel medesimo stabile, sia pure in interni diversi, non pregiudica in alcun modo l’effettività e la continuità dell’assistenza al genitore disabile. Il concetto di “convivenza”, pertanto, non viene più ricondotto alla coabitazione, ma a tutte quelle situazioni in cui, sia il disabile che il soggetto che lo assiste hanno la residenza nello stesso Comune, allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni (appartamenti) diversi. 
Questo nuovo orientamento era stato recepito dall’INPS nel Messaggio n. 6512 del 4 marzo 2010. Infatti, alla luce delle nuove indicazioni ministeriali, l’Istituto previdenziale aveva confermato che l’accertamento del requisito della “convivenza”, nei casi di specie, deve essere effettuato ritenendo sufficiente solo la residenza nel medesimo stabile, stesso numero civico, ma non anche nello stesso appartamento. 
La disposizione ministeriale è vincolante per il comparto pubblico e per il comparto privato. Nelle ultime circolari INPS 32 del 6 marzo 2012 e Dipartimento della Funzione Pubblica 1 del 3 febbraio 2012, al fine di tutelare i diritti del disabile e del soggetto che lo assiste, e in linea con gli ultimi orientamenti espressi nelle precedenti circolari,
il requisito della convivenza si intende soddisfatto anche nei casi in cui vi sia la dimora temporanea, risultante dall’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del D.P.R. 223/1989. Le amministrazioni saranno deputate ai controlli del caso (D.P.R. 445/2000 art. 71).
INPS sin dalla Circolare n. 32 del 6/3/2012 e successivamente nella Circolare n. 159 del 15/11/2013 specifica che “il requisito della “convivenza” sarà accertato d’ufficio previa indicazione da parte dell’interessato degli elementi indispensabili per il reperimento dei dati inerenti la residenza anagrafica, ovvero l’eventuale dimora temporanea …,  ove diversa dalla dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.”
In questo caso è quindi necessario che la dimora temporanea sia richiesta precedentemente (ovvero “previo”, cioè preliminarmente) alla domanda di congedo straordinario.

COME ERA IN PRECEDENZA
Precedentemente, in riferimento all’esatta portata del termine “convivenza” l’INPS (previo parere del Ministero del Lavoro), con il Messaggio n. 19583 del 2 settembre 2009, aveva chiarito che:
“alla luce della necessità di una assistenza continuativa, per convivenza si deve fare riferimento, in via esclusiva, alla residenza, luogo in cui la persona ha la dimora abituale, ai sensi dell’art. 43 c.c., non potendo ritenersi conciliabile con la predetta necessità la condizione di domicilio né la mera elezione di domicilio speciale previsto per determinati atti o affari dall’art. 47 c.c.”.

Dimora temporanea
Per dimora si intende la permanenza in un luogo per un certo periodo di tempo (ad esempio per motivi di studio, lavoro, salute, famiglia). La dimora non deve però essere abituale, altrimenti il cittadino dovrebbe fissare in quel luogo la residenza, e neppure occasionale (ad esempio per turismo), altrimenti il cittadino non potrebbe essere considerato temporaneo.
Può chiedere l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea, chi dimora da almeno 4 mesi nel territorio del comune, ma non è ancora in grado di stabilire qui la propria residenza, per sé e per gli eventuali componenti del proprio nucleo familiare.
L’iscrizione avviene a domanda dell’interessato o d’ufficio.
Solitamente quando la permanenza nel comune supera i 12 mesi, il cittadino non può più essere considerato temporaneo e deve quindi chiedere l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente. Se non provvede personalmente è l’ufficiale d’anagrafe che, verificato il sussistere della dimora abituale, lo iscriverà d’ufficio.
L’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea esclude il rilascio di certificazioni anagrafiche. Viene rilasciato solo un attestato comprovante l’avvenuta iscrizione.

Normativa di riferimento 

  • Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 – “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”;Messaggio INPS 2 settembre 2009, n. 19583 – Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito – “Chiarimenti sul concetto di “convivenza”, espresso nella sentenza n. 19/2009, in caso di richiesta di congedo straordinario di cui all’art. 42,  comma 5, del D.Lgs. n. 151/2001″;
  • Circolare 18 febbraio 2010, Prot. 3884 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali– “D.lgs. 151/01 art. 42 comma 5 – Sentenza Corte Costituzionale n. 19/2009 – inclusione del figlio convivente nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo. Chiarimenti sul concetto di “convivenza”;
  • Messaggio INPS 4 marzo 2010, n. 6512 – “Sentenza Corte Costituzionale n. 19/2009. Inclusione del figlio convivente nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario di cui all’art. 42, 5° comma, del D.Lgs. n. 151/2001. Chiarimenti sul concetto di convivenza”;
  • Decreto Legislativo 18 luglio 2011, n. 119 – “Attuazione dell’articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi”;
  • Circolare INPDAP 28 dicembre 2011, n. 22 – “Art. 42, commi da 5 a 5-quinquies, del decreto legislativo 151/2001 – Retribuzione e copertura contributiva per periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di portatori di handicap. Chiarimenti”;
  • Circolare Dipartimento Funzione Pubblica 3 febbraio 2012, n1 – “Modifiche alla disciplina in materia di permessi e congedi per l’assistenza alle persone con disabilità – d.lgs. 18 luglio 2011, n.119”;
  • Circolare INPS 6 Marzo 2012, n. 32 – “Decreto legislativo n. 119 del 18 luglio 2011. “Attuazione dell’articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi”. Modifica alla disciplina  in materia di congedi e permessi per l’assistenza a disabili in situazione di gravità.
  • Circolare INPS del 15 Novembre 2013, n. 159  – “Sentenza della Corte costituzionale n. 203 del 3 luglio 2013 – Estensione del diritto al congedo di cui all’ art. 42, comma 5,  decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001 a parente o affine entro il terzo grado convivente con la persona in situazione di disabilità grave.”;
  • Sentenza della Corte Costituzionale 7 dicembre 2018, 232 – “Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53)”.

Evacuazione dei disabili cognitivi

OrizzonteScuola.it del 03.05.2019

Evacuazione dei disabili cognitivi: cosa fare se non si riesce ad uscire dall’edificio? 

di Natalia Carpanzano

Le difficoltà che si incontrano nell’evacuazione degli alunni da un edificio scolastico vengono indubbiamente acuite in caso di presenza di alunni con disabilità.

Come comportarsi nel caso di alunni con problemi cognitivi che non riescano a raggiungere l’area di raccolta esterna?
Come si comportano i disabili cognitivi in caso di emergenza?
Volendo semplificare estremamente il concetto, le persone che presentano disabilità di apprendimento possono avere molte difficoltà nell’eseguire istruzioni piuttosto complesse e che coinvolgono più di una breve sequenza di semplici azioni.

In una situazione di pericolo (incendio,presenza di fumo, scossa di terremoto, etc.) un disabile cognitivo può presentare un atteggiamento di non collaborazione con coloro che dovrebbero soccorrerlo.
Può accadere altresì che in una situazione nuova e sconosciuta si manifesti una reazione di totale rifiuto e disconoscimento della realtà, atteggiamento che può sfociare in comportamenti aggressivi contro se stessi o nei confronti dei soccorritori.

Chi è responsabile di organizzare le procedure di evacuazione degli alunni disabili?
Spesso si tende a credere che l’organizzazione delle procedure di evacuazione sia a carico del referente di plesso o di un addetto all’emergenza. La realtà è che il responsabile per la strutturazione di un efficace sistema di gestione delle emergenze è sempre il Dirigente Scolastico.

Il Dirigente Scolastico infatti, in qualità di datore di lavoro, ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., deve valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza (art. 15 c. 1 lett. a) compresi quelli riguardanti “gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari” (art. 28 c. 1) e, “nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza” (art. 18 c. 1 lett. c). Tale specifica tutela va garantita anche nella gestione delle emergenze (art. 43) con l’applicazione dei contenuti del D.M. 10/03/1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” che espressamente evidenzia, tra l’altro, la necessità di sottolineare che “qualora siano presenti lavoratori disabili, il piano di emergenza deve essere predisposto tenendo conto delle loro invalidità” (Allegato VIII-8.3.1).

Risulta chiaro, dunque, come il Dirigente Scolastico, ovviamente coadiuvato dal Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e dal coordinatore dell’emergenza, debba mettere in atto tutte le azioni preventive atte ad assicurare una sicura evacuazione del disabile. Si citano a titolo di esempio:

Analisi e valutazione delle vie di fuga in caso di presenza di barriere architettoniche
– Assegnazione degli incarichi specifici ad ulteriori addetti oltre agli insegnanti di sostegno (ad esempio collaboratori scolastici in servizio al piano, altri docenti, etc.)
– Simulazione periodica delle procedure di evacuazione

Come deve comportarsi il soccorritore?
Nel caso in cui sia presente un alunno con disabilità cognitive, il soccorritore deve mantenere la calma, cercare di parlare con voce rassicurante con il disabile, farsi aiutare dagli altri addetti all’emergenza presenti sul luogo. La priorità assoluta resta comunque l’integrità fisica della persona, ed il ricorso ad un eventuale intervento coercitivo di contenimento per salvaguardarne l’incolumità può rappresentare l’unica soluzione. In questo ambito diventano necessarie e fondamentali le esercitazioni di emergenza simulate, che devono essere ripetute con frequenza.

Il soccorritore, inoltre, dovrà tener presente che:
– la persona può non essere completamente in grado di percepire il pericolo
– il senso di direzione potrebbe essere limitato
– è bene spiegare sempre e direttamente alla persona le operazioni che si effettueranno in situazione d’emergenza.

Se non in grado di far uscire il disabile dall’edificio, il docente di sostegno deve rimanere con l’alunno disabile o scappare fuori dalla scuola?

Se non è possibile raggiungere l’esterno dell’edificio, ed in particolare l’area di raccolta, occorre provvedere al trasporto del disabile fino ad un luogo idoneo.

Per luogo idoneo si intende uno “spazio calmo”, ovvero un locale dove è possibile sostare in relativa sicurezza e possibilmente dotato di finestra, in attesa dei soccorsi.

Nel caso di un incendio, per esempio, se non esiste una adeguata compartimentazione degli ambienti e le scale sono inaccessibili e impraticabili, si dovrà trovare/individuare un luogo sufficientemente lontano dal focolaio d’incendio e possibilmente dotato di finestra accessibile dall’esterno dove attendere l’arrivo dei soccorsi.

Inoltre, occorre segnalare tempestivamente al Coordinatore o ad un Addetto Antincendio l’avvenuta evacuazione del disabile o l’impossibilità di effettuarla.
Invia il tuo quesito sulla sicurezza a sicurezzascuole@orizzontescuola.it

La nostra esperta Natalia Carpanzano risponderà alle domande in base alla loro rilevanza e all’originalità del quesito rispetto alle risposte già inserite in archivio