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Parlami libro

Parlami libro: come audiolibri e podcast stanno cambiando il mercato editoriale

Agenda Digitale del 16/04/2021

Nel 2020 il valore degli abbonamenti alle piattaforme di audiolibri ha raggiunto quota 17,5 milioni, a cui aggiungere circa 800 milioni di audiolibri fisici, in crescita del 94% rispetto al 2019. I segnali della crescita, cosa è cambiato, le questioni aperte.

In tre anni, dal 2017 al 2020, gli ascoltatori di audiolibri sono cresciuti del +29%. Il 10% della popolazione, in proiezione 4,5 milioni di individui, a fronte dei 3,5 milioni del 2017 che, dai 14 ai 75 anni, affermavano di aver ascoltato almeno un audiolibro nei dodici mesi precedenti. Audiolibro, non podcast.
Nello stesso arco di tempo, neanche la lettura di e-book da tutti i dispositivi ha saputo far meglio: + 25%, da 10,9 a 13,6 milioni di lettori. La lettura di libri, sia saggistica, narrativa letteraria e di genere, manualistica, graphic novel e fumettistica, rimane sostanzialmente stabile, con una leggera ma costante tendenza al decremento, contenuta in un -4% tra 2017 e 2020.
Anche al netto delle trasformazioni avvenute in un anno come il 2020 nei comportamenti di lettura e nei modi con cui il pubblico si procura i “contenuti editoriali” da leggere, il trend di utilizzo dell’audiolibro è da molti anni in positivo (Audible arriva in Italia nel maggio 2016, Storytel nel giugno 2018). Cosa comporta per il mercato editoriale?

I segnali della crescita della lettura ad alta voce
Da tempo, diversi segnali hanno indicato come la lettura ad alta voce e, più in generale, l’oralità stessero diventando una modalità di espressione, ma anche di consumo editoriale e culturale. Una modalità che sempre più spesso iniziava ad affiancare la pagina scritta o lo schermo e che riguardava sempre più da vicino il mondo editoriale.
Un indicatore del ruolo assunto dalla “voce” era già segnato dalla frequenza e dal pubblico sempre maggiori delle letture pubbliche in occasione di festival letterari, della convegnistica in saloni, biblioteche, librerie.
Un’indagine del 2016 dell’Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano ha inoltre sottolineato come l’80% degli intervistati avesse utilizzato, nei 12 mesi precedenti, almeno una volta un messaggio vocale. Il 35% ha affermato di farlo “sempre” o “spesso”, tra i Millennials il 41%.
Dati da prendere, come sempre, con le dovute cautele ma che hanno segnalato il sostrato su cui si è appoggiato il fenomeno degli audiolibri (e dei podcast: circa 7 milioni di persone tra 16-64 anni; Fonte: IPSOS, 2019), arrivato in Italia con grande ritardo, rispetto ad altri Paesi europei e del nord Europa in particolare, ma anche rispetto agli Stati Uniti.
Arrivato in ritardo, tuttavia ne rispecchia già le motivazioni e i benefit cercati anche dai “lettori” di mercati maggiormente maturi: nel 2019, nell’indagine dell’Osservatorio Aie sulla lettura e i consumi culturali, il 35% degli intervistati ha sottolineato la possibilità di entrare in un mondo narrativo (ma non solo) mentre si sta svolgendo un’altra attività come guidare, correre, viaggiare, pulire casa; un altro 29% di poterlo fare nel luogo e nel momento preferito; e già un altro 10% ha evidenziato il vantaggio di ascoltare molti libri con la formula dell’abbonamento e non solo il download o l’acquisto del Cd.

Audiolibri e podcast: cosa è cambiato nel 2020
Sul versante della comunicazione, un nuovo social network come Clubhouse si sta ponendo all’attenzione delle case editrici come un nuovo potenziale canale di comunicazione con il proprio pubblico.
È significativo che, dopo 12 mesi di presentazioni di libri, festival, incontri tutti spostati dal mondo fisico a quello virtuale attraverso le piattaforme per le teleconferenze, si imponga all’attenzione un social che cancella il video e mette al centro la “nuda” voce al centro.
L’oralità diventa, come per i vocali su whatsapp, il mezzo di una comunicazione veloce che però può essere organizzata in maniera efficace dagli editori per far incontrare gli scrittori con il proprio pubblico attraverso formati tutti da esplorare: l’Associazione Italiana degli Editori ha recentemente promosso un webinar per affrontare questi temi e accompagnare gli editori in questo nuovo percorso. Più in generale, si segnala un riposizionamento della “voce” rispetto a lettura di testi scritti o immagini.
Ma è sul versante del prodotto, e quindi i «libri parlanti» che si cela il cambiamento più significativo. Nell’anno della pandemia, infatti, il giro d’affari degli audiolibri, misurato come valore degli abbonamenti alle piattaforme, la modalità di consumo ad oggi prevalente in Italia, ha raggiunto quota 17,5 milioni a cui aggiungere circa 800 mila euro di audiolibri fisici, in crescita del 94% rispetto al 2019: praticamente raddoppiato. Se guardiamo al dato delle ore ascoltate, l’aumento è stato dell’80%.
L’audiolibro è oggi un media utilizzato dal 12% degli italiani. Di fatto, la narrazione “in cuffia” sta uscendo dalla nicchia molto velocemente per diventare un fenomeno di massa: la pandemia sicuramente è stato un acceleratore, ma le ragioni vanno oltre all’emergenza tanto è vero che oggi l’audiolibro è un prodotto già molto diffuso in Paesi come gli Usa e, in tutto il mondo, si stima un giro d’affari pari a tre miliardi di euro.
In Italia, per adesso, l’audiolibro copre il 7,4% del mercato della varia (romanzi e saggistica) e degli oltre 4 milioni di italiani che ascoltano audiolibri, il 40% di loro li sceglie solo o anche in lingua straniera (Fonte: Osservatorio AIE sui consumi culturali).
Guardando alle tecnologie, il primo supporto attraverso cui si ascolta un audiolibro digitale è lo smartphone (81% delle indicazioni); ma è comunque significativa la percentuale di chi utilizza per ascoltarlo anche gli smartspeaker: il 31%, pari a 1,3 milioni di persone. Questi ultimi dati si riferiscono al periodo precedente la pandemia ma indicano già un trend che ha assunto nel 2020 dimensioni ancora più rilevanti: l’audiolibro è uscito dal territorio tradizionale del commuting, dello spostamento da casa al lavoro e viceversa, per diventare un’attività interstiziale, che riempie i buchi della giornata, che accompagna l’ascoltatore nei tempi morti casalinghi.

Audiolibri e podcast: le questioni aperte
La pervasività dell’audiolibro pone questioni tecnologiche e politiche di non poco conto: la prima riguarda la questione dei formati che per anni è stata, e in parte è ancora, uno dei fattori critici per la diffusione dell’e-book.
L’obiettivo di sistema è superare la frammentazione che caratterizza attualmente il mercato, in cui ogni singola piattaforma di vendita fornisce le proprie specifiche per la pubblicazione degli audiolibri, con notevoli complicazioni per produttori e distributori. Sono adesso disponibili nuove specifiche, sono stati definiti metadati standard per permettere di individuare le informazioni bibliografiche essenziali di una pubblicazione (come titolo, autore, copertina), l’elenco delle risorse audio e l’indice di navigazione dei contenuti, favorendo così maggiore interoperabilità. Si stanno cominciando a mettere a punto le prime implementazioni commerciali che permetteranno di testarle e di raccogliere eventuali ulteriori esigenze. Al termine di questa prima fase le specifiche diventeranno raccomandazioni del W3C.
La seconda questione, tutta interna al mondo editoriale ma in qualche modo legata alla questione dei formati, riguarda il rapporto tra le piattaforme di distribuzione e gli editori.
Ad oggi, in Italia, il modello prevalente è quello dell’abbonamento che dà accesso, dietro pagamento di un canone mensile, all’intera libreria messa a disposizione della piattaforma stessa. In altri Paesi dove il mercato è più maturo, come gli Stati Uniti, gli editori sono restii ad accettare questo modello di business che, tra le altre cose, lascia alle piattaforme il controllo dei dati di ascolto, cruciali in una logica di big data nella costruzione di strategie e cataloghi più vicini alle esigenze degli ascoltatori. Detto in altro modo, oggi gli editori ricevono dalle piattaforme il dato delle ore ascoltate rispetto ai testi messi a disposizione, ma non altri tipi di metriche che invece possono essere strategiche.

Cina: piattaforma traduce voce in testo per audiolesi

Cina: piattaforma traduce voce in testo per audiolesi

Agenzia ANSA del 15/04/2021

PECHINO. In Cina è stata introdotta una piattaforma operativa che utilizza l’intelligenza artificiale (IA) per offrire servizi che trasformano la voce in testo scritto in modo che le persone con problemi di udito possano leggere i discorsi pronunciati durante le videoconferenze, gli eventi in livestreaming e i corsi online.
La piattaforma fornisce sottotitoli in tempo reale per queste attività online attraverso l’app di comunicazione DingTalk. Il sistema, già disponibile in più di 80 città cinesi, è stato lanciato dalla China Association of the Deaf and Hard of Hearing.
Questa tecnologia è in grado di aiutare gli audiolesi e i non udenti ad assorbire meglio le informazioni e migliorare la loro vita sociale, ha detto Yang Yang, presidente dell’associazione.
Secondo Xiao Xue, uno dei manager di DingTalk, in futuro saranno sviluppati sulla piattaforma servizi di riconoscimento della voce e di traduzione bilingue cinese-inglese e i testi tradotti potranno essere visualizzati sugli schermi dei cellulari o dei computer.
Le statistiche mostrano che in Cina oltre 20 milioni di persone hanno problemi di udito. (ANSA-XINHUA).

I voti fanno male ma la scuola fa benissimo!

Venerdì 23 e sabato 24 aprile in modalità online

I voti fanno male ma la scuola fa benissimo! 

Scienziati, ricercatori ed esperti di DSA a confronto nel V Convegno Nazionale SOS DISLESSIA con la direzione scientifica del prof. Giacomo Stella

I voti fanno male, ma la scuola fa benissimo. Sarà dedicato al tema della scuola al tempo del COVID-19, il VConvegno Nazionale di SOS Dislessia, in programma il 23 e 24 aprile. C’è grande attesa per l’evento online a cura del direttore scientifico prof. Giacomo Stella, realizzato in collaborazione con Anastasis a cui prenderanno parte docenti e ricercatori esperti in neuroscienze e disturbi specifici dell’apprendimento, dirigenti scolastici ed insegnanti che hanno sperimentato metodi didattici innovativi. Insieme rifletteranno insieme sulle scommesse che la scuola deve raccogliere, dopo questo lungo periodo di didattica a distanza. 

Ospite d’eccezione è Riccardo Luna, editorialista de “La Repubblica” che interverrà al convegno con una relazione dal titolo provocatorio: “Scuola: il futuro è sempre in ritardo?” ponendo l’accento su alcune delle contraddizioni emerse in seguito alla pandemia, nella didattica e nella relazione tra studenti e insegnanti. 

“La scuola è l’esperienza più importante della nostra vita, un’esperienza che purtroppo risulta non sempre piacevole per allievi, insegnanti e famiglie. Questo perché la nostra scuola è selettiva, crea un meccanismo di competizione per la sopravvivenza e questo in un momento come questo in cui la relazione educativa è condizionata dall’impossibilità di essere agita in presenza, produce danni terribili – spiega il prof Giacomo Stella – il voto diventa l’unità di misura delle competenze, il modo in cui si insegna e si impara. Al contrario, bisognerebbe andare verso quella che il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha definito una scuola “affettuosa”, in cui la classe si trasforma in una comunità di discussione e di confronto in cui il docente non è più un oracolo che fornisce risposte o soluzioni, ma indirizza gli allievi alla ricerca individuale e collettiva del sapere. Una scuola che ha il coraggio di dire: niente cattedra e niente più compiti a casa, più tecnologie digitali, un nuovo sistema di valutazione che cancelli la paura di sbagliare. Di questo e di molto altro parleremo al convegno partendo anche dalle esperienze di alcuni dirigenti scolastici e docenti all’avanguardia con le loro proposte didattiche”.

I relatori. Tanti ed autorevoli sono gli esperti relatori del convegno tra i quali: Andrea Gavosto Fondazione Agnelli, Anna Maria Chilosi IRCCS – Fondazione Stella Maris Pisa, Sergio Della Sala Università di Edimburgo, Andrea Marini Università di Udine, Cristiano Termine Università degli Studi dell’Insubria, Salvatore Giuliano Dirigente scolastico ITIS Ettore Majorana di Brindisi, Eraldo Affinati Fondatore Scuola Penny Wirton, Gabriele Pallotti Università di Modena e Reggio Emilia, Claudio Marchesano IIS “Federico Caffè” di Roma, Andrea Frascari Responsabile progetto InTempo Anastasis, Stefano Kirchner Liceo “Rosmini” di Trento, Stefano Vicari Professore Ordinario Neuropsichiatria presso Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – Responsabile Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Massimo Ciuffo Centro Iridac – SOS Dislessia Messina, Luca Grandi Centro Ricerche Anastasis, Giancarlo Cerini  Ispettore MIUR, Lauro Mengheri Centro Verbavoglio Livorno e Christina Bachmann Centro Risorse Prato. 

Le novità. Durante il convegno saranno presentati anche alcuni esperimenti di successo di didattica alternativa: la “Radio6più” di Verbania, “La Scuola nell’Orto” di Bergamo e si porrà l’attenzione su alcuni strumenti innovativi – le App L’Acchiappasuoni eEasyPlanny – e alcune metodologie didattiche che lavorano sull’insuccesso assumendolo come base di partenza per l’apprendimento. 

I Centri SOS Dislessia. I Centri specializzati in DSA della Rete SOS Dislessia presenti al convegno, hanno contribuito ad arricchire il confronto e la riflessione, attraverso la realizzazione di video su temi specifici in cui raccontano le esperienze didattiche relaizzate sui loro territori. 

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E’ possibile iscriversi al convegno attraverso il sito www.sosdislessia.com al seguente link: https://www.sosdislessia.com/eventi/i-voti-fanno-male-v-convegno-nazionale-sos-dislessia/

Assistenti vocali virtuali e privacy

Assistenti vocali virtuali e privacy: le nuove linee guida EDPB

Altalex del 13/04/2021

Si parla sempre più spesso di assistenti vocali e di privacy, e d’altronde non potrebbe essere altrimenti: si stima che Google Assistant abbia circa 500 milioni di utenti attivi mensili, Siri oltre 370 milioni. Per quanto riguarda le installazioni, Cortana di Microsoft e DuerOS di Badu sono presenti in oltre 400 milioni di oggetti, mentre Alexa in oltre 200 milioni e Bixby di Samsung in oltre 160 milioni. Si tratta quindi di strumenti entrati nella quotidianità di milioni di persone che li usano per i motivi più disparati, spesso dimenticando di parlare ad un dispositivo che registra la propria voce, e quindi ogni parola che gli viene rivolta.
Anche per questo il Comitato europeo per la protezione dei dati personali (EDPB) è intervenuto sull’utilizzo degli assistenti vocali, pubblicando una serie di linee guida e raccomandazioni per risolvere i problemi nell’applicazione del Regolamento europeo n. 679 del 2016 a questo nuovo contesto tecnologico.

1. Cosa sono e come funzionano gli assistenti vocali virtuali?
L’assistente vocale virtuale (VVA) è un programma che interpreta il linguaggio naturale tramite algoritmi di intelligenza artificiale in grado di interloquire con gli esseri umani allo scopo di soddisfare diverse tipologie di richieste (rispondere a  richieste di informazioni varie, fare ricerche su Internet, ricercare percorsi stradali, ecc.) o compiere determinate azioni (regolare la temperatura o l’illuminazione di un’abitazione, attivare elettrodomestici, ecc.).
Questo perché un VVA può essere suddiviso in moduli che consentono di svolgere compiti diversi: si pensi all’acquisizione e restituzione del suono, alla trascrizione automatica del parlato (da parlato a testo), all’elaborazione automatica del linguaggio, strategie di dialogo, accesso a fonti di conoscenza esterne, sintesi vocale (text to speech), ecc. Svolge quindi il ruolo di intermediario e gestore che dovrebbe facilitare lo svolgimento dei compiti dell’utente.
Per comprendere al meglio il funzionamento di questi strumenti, può essere particolarmente utile ed interessante conoscerne i passaggi funzionali.
L’assistente vocale è collocato in un’apparecchiatura che può essere uno smartphone o un altoparlante. Il VVA, se non viene avviato, è in standby seppur in ascolto costante, e fino a quando non viene rilevata un’espressione di sveglia specifica, non viene trasmesso alcun audio dal dispositivo che riceve la voce e non viene eseguita alcuna altra operazione. Quando l’utente pronuncia l’espressione di risveglio, il VVA confronta localmente l’audio con l’espressione, e se corrispondono, l’assistente apre un canale di ascolto e il contenuto audio viene immediatamente trasmesso. Una volta attivato, l’utente formula una richiesta che viene trasmessa al provider VVA. La sequenza del discorso pronunciato viene quindi trascritta automaticamente.
Utilizzando le tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale (NLP), il comando viene interpretato, le intenzioni del messaggio vengono estratte e le variabili informative (slot) vengono identificate. Viene quindi utilizzato un dialog manager per specificare lo scenario di interazione da implementare con l’utente fornendo lo schema di risposta appropriato. Se il comando coinvolge una funzionalità fornita da un’app di terze parti, il provider VVA invia allo sviluppatore dell’app le intenzioni e le variabili informative (slot) del messaggio.
Dopodiché viene identificata una risposta adattata alla richiesta dell’utente. Risposte come “non ho la risposta alla tua domanda”, sono standard nel caso in cui il VVA non sia in grado di interpretare correttamente la richiesta; invece, qualora vi riesca, viene creata una frase di risposta e/o viene identificata un’azione. Se necessario, vengono utilizzate risorse remote come database della conoscenza accessibili al pubblico (enciclopedie online, ecc.), oppure accessibili tramite autenticazione (conto bancario, applicazione musicale, account per acquisti online, ecc.). Infine, pronunciando l’espressione di spegnimento, il VVA torna in standby, in attesa che venga pronunciata ancora l’espressione di sveglia e la nuova richiesta dell’utente.

2. I rischi per i dati personali degli utenti (e non solo)
Se l’EDPB ha sentito la necessità di intervenire sul tema degli assistenti vocali virtuali, è per far fronte agli evidenti rischi che l’utilizzo di questi strumenti comportano.
I VVA non interagiscono soltanto con l’audio dell’utente, ma possono catturare accidentalmente anche l’audio di persone che non intendevano utilizzare un servizio. Innanzitutto, perché l’espressione del risveglio può essere modificata: gli individui che non sono a conoscenza di questo cambiamento potrebbero utilizzare accidentalmente l’espressione di attivazione aggiornata. In secondo luogo, i VVA possono rilevare l’espressione del risveglio anche per errore, ma è altamente improbabile che la regola madre del consenso sia applicabile in caso di attivazione accidentale. Inoltre, il consenso come definito nel GDPR deve essere “l’indicazione inequivocabile dei desideri dell’interessato”. Pertanto, è difficile ipotizzare che un’attivazione accidentale possa essere interpretata come un consenso valido. Se i responsabili del trattamento dei dati vengono a conoscenza (ad esempio tramite revisione automatica o umana) che il servizio VVA ha elaborato accidentalmente dati personali, devono verificare che esista una base giuridica valida per ciascuna finalità del trattamento di tali dati. In caso contrario, i dati raccolti dovrebbero essere cancellati.
Tuttavia, non si tratta soltanto di una questione legata al consenso, ma anche di un problema quantitativo e qualitativo.
Dalla richiesta iniziale alla relativa risposta, il primo inserimento di dati personali genererà dati personali successivi. Ciò include i dati primari. I VVA utilizzano il parlato per mediare tra gli utenti e tutti i servizi connessi ma, a differenza di altri intermediari, i VVA possono avere pieno accesso al contenuto delle richieste e di conseguenza fornire al progettista un’ampia varietà e quantità di dati personali. Inoltre, si tratta spesso di informazioni particolarmente delicate come preferenze e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi, posizione, percorsi abituali, domicilio, indirizzo del posto di lavoro e stati emotivi.

3. L’intervento dell’EDPB
Nel documento del 9 marzo scorso l’EDPB si è soffermato su una pluralità di questioni.
Innanzi tutto, il Comitato ha ritenuto che il framework normativo di riferimento sia costituito dal GDPR e dalla e-Privacy Directive, la quale riporta la definizione di apparecchi terminali, “terminal equipment”, in cui rientrano i VVA. Ciò significa che il titolare del trattamento, quando chiede il consenso per la memorizzazione o per ottenere l’accesso alle informazioni ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, della Direttiva e-Privacy, dovrà informare l’interessato su tutte le finalità del trattamento (ovvero il “trattamento successivo”), quindi il consenso ai sensi dell’articolo 6 GDPR sarà generalmente la base giuridica più adeguata a coprire il successivo trattamento dei dati personali. Pertanto, il consenso costituirà probabilmente la base giuridica sia per l’archiviazione e l’accesso alle informazioni già ottenute, sia per il trattamento dei dati personali a seguito delle operazioni di raccolta.
Sempre in tema di consenso, una problematica presa in considerazione dall’EDPB e già anticipata nel precedente paragrafo, è data dai casi di attivazione accidentale. In tali ipotesi di avviamento del servizio, che dovrebbe essere riconosciuto come tale tramite controlli umani o automatizzati, il fornitore dovrebbe cancellare al più presto i dati raccolti per errore. Un focus è posto anche sulle diverse tipologie di dati trattati, che ricomprendono i “primary data” (registrazioni vocali, cronologia delle richieste), gli “observed data” (dati del dispositivo e attività online) e gli “inferred or derived data” (come i dati dedotti dalla profilazione dell’utente). Tali dati possono riguardare tanto i soggetti interessati diretti (generalmente i membri di una famiglia che utilizzano un assistente vocale), quanto gli interessati accidentali (che interagiscono inconsapevolmente, ad esempio pronunciando per caso l’espressione di sveglia). Inoltre, la questione si lega anche ad una problematica ulteriore data dalla diffusione dei dati. Il trattamento dei dati, in considerazione del fatto che gli assistenti vocali si interconnettono con altri device o servizi offerti da terze parti, può avvenire anche da parte di altri soggetti esterni all’assistente vocale utilizzato.
Di conseguenza, secondo l’EDPB, emerge la necessità di gestire attentamente i ruoli in tema di privacy, alla luce della catena di stakeholders coinvolti nel processo. Le considerazioni dell’EDPB evidenziano la necessità di implementare adeguate misure di sicurezza e di garanzia, di applicare i principi di privacy by design e di privacy by default, e di ricorrere agli strumenti di accountability previsti espressamente dal GDPR. Inoltre, il provider dei servizi VVA dovrebbe fornire agli interessati tutte le informazioni previste dal GDPR ai sensi dell’articolo 13 e del Considerando 58, in una forma semplice, chiara e accessibile. Tali informazioni dovrebbero essere rilasciate non solo agli utenti registrati ai servizi VVA, ma anche a chi non è registrato ed agli utenti accidentali – per quanto, nella pratica, quest’ultima condizione sia difficile da rispettare. 

4. Conclusioni
Come ogni strumento tecnologico caratterizzato da una forte e rapida diffusione, un utilizzo pressoché quotidiano ed una incidenza importante sui dati personali, anche gli assistenti vocali virtuali hanno reso necessario un intervento volto ad informare gli utenti ed a cercare di controllare il flusso dei dati attraverso queste tecnologie.
In effetti, le linee guida proposte dall’EDPB sono coerenti con i rischi che questa tecnologia comporta. Tuttavia, non hanno solamente la funzione di controllare il fenomeno, ma anche quella di rendere gli utenti consapevoli delle potenzialità di questi strumenti, poiché proteggere i propri dati è prima di tutto compito degli stessi utilizzatori attraverso un uso informato delle nuove tecnologie. 
Lo stesso Garante italiano per la protezione dei dati personali, con una nota sul proprio sito, si è espresso sulla materia fornendo una serie di consigli utili agli utenti per un utilizzo dei VVA a prova di privacy. In particolare, l’Autorità si è soffermata su una serie di abitudini quotidiane da acquisire per proteggersi al meglio, come disattivare l’assistente vocale prima di dormire o più in generale quando non lo si utilizza, evitare di condividere un quantitativo eccessivo di informazioni, soprattutto quelle più sensibili, e cancellare periodicamente la cronologia delle ricerche. Il tutto, come sempre, accompagnato da un’importante attività di informazione circa l’uso dei propri dati da parte dell’assistente vocale, dalla raccolta all’archiviazione, fino alla cessione degli stessi a terzi. 

di Marco Martorana

Io disabile grave, ma per Regione Lombardia non posso vaccinarmi

Io disabile grave, ma per Regione Lombardia non posso vaccinarmi

Vita del 12/04/2021

MILANO. Un problema che a quanto pare non è isolato, ma condiviso con tanti altri disabili lombardi. Ecco il racconto che Stefano Pietta ha fatto sui social, l’odissea burocratica affrontata negli ultimi due giorni, purtroppo senza esito positivo
Da qualche mese è giornalista. E in Italia – purtroppo – ci sono esempi molto noti di colleghi suoi e nostri che sono già stati vaccinati pur essendo sanissimi e avendo meno di 50 anni. Ma lui che – fin dalla nascita ha una forma di disabilità grave – secondo la Regione Lombardia non ha diritto a vaccinarsi per ora.

A renderlo pubblico è stato lo stesso Stefano Pietta con un post pubblicato ieri sui social. “Vi metto a conoscenza – ha scritto – che questa mattina ho provato a prenotarmi per la vaccinazione anti-covid sulla piattaforma della regione Lombardia dedicata alle persone con disabilità ma mi dicono di non potermi prenotare perchè non rientrerei nelle priorità eppure il mio stato di disabilità grave è stato certificato 30 anni fa. SIAMO ALLE SOLITE!!!!”.

Un problema che a quanto pare non è isolato, ma condiviso con tanti altri disabili lombardi. A dimostrarlo è, nel racconto che Stefano ha fatto a BsNews, l’odissea burocratica affrontata negli ultimi due giorni, purtroppo senza esito positivo.

“Ieri mattina – spiega Stefano – con mio padre ho provato a registrarmi per il vaccino sul sito della regione (qui il link), ma la risposta è stata che non mi era possibile effettuare la prenotazione. Tra i suggerimenti, quindi, c’era quella di rivolgersi al proprio medico di base, ma anche questo mi ha spiegato di non avere possibilità d’azione diverse dalla mia”. Inutile è stato pure l’appello al Vax Manager, figura istituita dal Pirellone per facilitare l’approccio al vaccino. “Il telefono è sempre occupato – racconta Stefano a BsNews.it – e anche l’e-mail che ho inviato ieri mattina non ha ancora avuto risposta”.

Quindi, stamane, Stefano ha telefonato al numero verde della Regione (800.894545) e l’operatore gli ha confermato che la difficoltà riguarda molti disabili. “Mi hanno detto che il problema non è mio e che stanno ricevendo tantissime segnalazioni simili – chiarisce – a quanto pare l’inghippo sta nella piattaforma e nel mancato inserimento dei dati delle persone affette da disabilità, una pratica che peraltro (secondo una circolare della Regione) avrebbe dovuto già essere completata da giorni”.

Il risultato? “Riprovi magari la prossima settimana”, ha risposto chi c’era dall’altro capo del telefono. Ma nel frattempo, anche nel Bresciano, ci sono migliaia di under 40, sani e non impegnati in attività prioritarie, che sono già stati vaccinati. Stefano, costretto dalla nascita sulla carrozzina da una tetraparesi spastica, non ne ha ancora diritto.

Barriere architettoniche, credito per ora non cedibile

Barriere architettoniche, credito per ora non cedibile

Il Sole 24 Ore del 09/04/2021

Con la legge 17/2020 il legislatore, modificando il comma 2 dell’articolo 119 del Dl 34/2020, ha introdotto la possibilità di avvalersi del bonus 110% anche per gli interventi previsti dall’articolo 16-bis, comma 1, lettera e), del Dpr 917/1986 se effettuati in favore di disabili e di soggetti che superano il sessantacinquesimo anno di età.

In pratica, quelli su singole unità immobiliari e su parti comuni, finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche su singole unità immobiliari e su parti comuni, come ascensori e montacarichi e finalizzati a realizzare ogni strumento adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, in base all’articolo 3, comma 3, della legge 104/92 (circolare 19/E/2020). Va detto che la costruzione normativa, riconducendo il beneficio alla presenza di interventi di cui al comma 1 dell’articolo 119 del Dl 34/2020, ovvero agli interventi “trainanti” di tipo “ecobonus”, di fatto esclude la possibilità di avvalersi del beneficio previsto ove l’intervento trainante sia di tipo “sismabonus”. Una scelta inspiegabile, considerando che queste opere risulterebbero più accostabili ai lavori trainanti di carattere antisismico e non a quelli di tipo energetico.

Oltre a questo, tuttavia, rimangono invece due temi aperti, il primo di carattere soggettivo, il secondo relativo alla cedibilità del credito d’imposta connesso al beneficio.
Riguardo al primo tema, la circolare 19/E/2020 chiarisce (relativamente, però, alla detrazione prevista precedentemente in termini ordinari del 50%) che «la detrazione spetta anche se l’intervento finalizzato all’eliminazione delle barriere architettoniche è effettuato in assenza di disabili nell’unità immobiliare o nell’edificio oggetto di lavori». Considerata l’attualità della circolare, sarebbe quindi opportuno un chiarimento delle Entrate circa l’applicabilità del superbonus per interventi su edifici dove non risiedono né persone disabili, né persone di età superiore a 65 anni.

Riguardo al secondo tema, cioè la cedibilità del credito d’imposta connesso al beneficio, l’articolo 121 del Dl 34/2020 richiama ai fini della cessione del credito, solo i crediti d’imposta relativi agli interventi di «recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b)», ma non quelle della lettera e), riferibili all'”eliminazione delle barriere architettoniche” non ammettendo quindi la cessione del credito per gli interventi di questo tipo effettuati nel 2021. Questi ultimi risulterebbero cedibili invece nel 2022 per via di quanto previsto dal comma 7-bis dell’articolo 121 (norma di chiusura) che prevede l’applicabilità delle disposizioni dell’articolo 121 ai soggetti che sostengono, nell’anno 2022, spese per gli interventi individuati dall’articolo 119.

Sul tema, preso atto del chiarimento dell’agenzia Entrate reso con la guida al superbonus 110% (aggiornata a marzo 2021): «l’opzione per la cessione o lo sconto in fattura può essere esercitata relativamente alle detrazioni spettanti per le spese per gli interventi finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche», considerato il disposto normativo, un intervento di coordinamento da parte del legislatore è auspicabile.

Iva agevolata anche quando non ci sono i documenti

Iva agevolata anche quando non ci sono i documenti

Il Sole 24 Ore del 08/04/2021

Il disabile che al momento dell’acquisto di una autovettura non presenta la documentazione al venditore per poter fruire dell’Iva agevolata al 4% (in luogo del 22%) non perde necessariamente l’incentivo. È possibile produrre i documenti anche successivamente, a patto che il disabile abbia già avviato il procedimento per richiederli e i presupposti per ottenere il beneficio siano verificati alla data dell’acquisto del veicolo. Per esempio, possono essere desumibili dal certificato della Commissione medica locale. Tutto questo è stato chiarito dall’agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 69 del 1° febbraio 2021).

Nel caso in cui il cliente non presenti la documentazione all’atto dell’acquisto, il venditore è comunque tenuto ad applicarein prima battuta l’Iva ordinaria. Ma può emettere una nota di variazione in diminuzione al ricevimento della documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti alla data dell’acquisto dell’autovettura.

Resta fermo che la nota di credito può essere emessa solo entro un anno dalla cessione; in alternativa, il venditore può richiedere il rimborso entro due anni dal versamento o dal verificarsi del presupposto per la restituzione (articolo 30-ter del DPR 633/1972).

La platea dei soggetti interessati è ampia e comprende i disabili con ridotte o impedite capacità motorie a condizione che i veicoli siano appositamente adattati; i soggetti non vedenti o non udenti; i soggetti con handicap psichico o mentale titolari di indennità di accompagnamento e, infine, i disabili con grave limitazione delle capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni. L’acquisto del veicolo può essere effettuato anche da un familiare, se il disabile è a suo carico fiscalmente.

I veicoli oggetto dell’incentivo sono le autovetture, gli autoveicoli per il trasporto promiscuo e gli autoveicoli specifici nuovi o usati, rispettivamente lettera a), c) e f) del comma 1 dell’articolo 54 del Dlgs 285/1992 (il Codice della strada). Tali veicoli devono avere cilindrata fino a 2.000 centimetri cubici se con motore a benzina (anche ibrido) e 2.800 se con motore diesel (anche ibrido) oppure potenza non superiore a 150 kiloWatt se con motore elettrico.

Sono agevolabili anche le motocarrozzette, i motoveicoli per trasporto promiscuo, i motoveicoli per trasporti specifici, definiti dalle lette b), c) e f) del comma 1 dell’articolo 53 del Codice, con le medesime limitazioni sulla cilindrata e la potenza massima. Ma in questo caso la platea è un po’ più ristretta rispetto agli autoveicoli: sono esclusi i non vedenti e i non udenti.

È altresì richiesto che il beneficiario non abbia già acquistato nel quadriennio precedente un altro veicolo con la stessa agevolazione, salvo furti e demolizioni risultanti dal Pra. Quest’ultima condizione potrà essere attestata mediante dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Tra la documentazione da fornire vi è il certificato della Commissione medica attestante la condizione di disabilità e per i disabili psichici o mentali anche il certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento. In aggiunta, per i soggetti con ridotte o impedite capacità motorie non affetti da grave limitazione alla capacità di deambulazione, serve la patente di guida speciale e la prescrizione degli adattamenti. Infine, nel caso dell’acquisto da parte del familiare, occorre anche una copia della dichiarazione dei redditi.

di Stefano Sirocchi

Inclusione scolastica, un lungo percorso iniziato 50 anni fa

Inclusione scolastica, un lungo percorso iniziato 50 anni fa

La Tecnica della Scuola del 08/04/2021

Il 30 marzo 1971 è entrata in vigore la Legge n.118 dal titolo “Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili” con la quale ha preso avvio il processo d’integrazione sociale che attraverso le graduali modifiche di passaggio dal semplice inserimento all’integrazione scolastica, oggi, dopo cinquant’anni giunge al traguardo dell’inclusione sociale dei disabili e degli studenti “bisognosi di particolari attenzioni”.

La legge 118, risentiva ancora del dramma del dopo guerra ed è stata approvata dal Parlamento dopo il Decreto legge n. 5 del 30 gennaio 1971, con la finalità di facilitare la vita di relazione dei mutilati e degli invalidi civili per l’accesso agli edifici pubblici o aperti al pubblico ed alle istituzioni scolastiche, prescolastiche o d’interesse sociale costruite in conformità alla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 15 giugno 1968 riguardante l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Le disposizioni riguardano appunto l’assistenza sanitaria, i servizi dei trasporti pubblici che dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti, i centri di riabilitazione, gli educatori specializzati, l’assegno mensile, di accompagnamento e la pensione degli invalidi.
“In nessun luogo pubblico o aperto al pubblico può essere vietato l’accesso ai minorati; in tutti i luoghi, dove si svolgono pubbliche manifestazioni o spettacoli, che saranno in futuro edificati, dovrà essere previsto e riservato uno spazio agli invalidi in carrozzella”.

Frequenza assicurata Articolo 28
Particolarmente significativi gli articoli 28 e 29 nei quali si legge: “Ai mutilati e invalidi civili che non siano autosufficienti e che frequentino la scuola dell’obbligo o i corsi di addestramento professionale finanziati dallo Stato vengono assicurati:
a) il trasporto gratuito dalla propria abitazione alla sede della scuola o del corso e viceversa, a carico dei patronati scolastici o dei consorzi dei patronati scolastici o degli enti gestori dei corsi;
b) l’accesso alla scuola mediante adatti accorgimenti per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche che ne impediscono la frequenza;
c) l’assistenza durante gli orari scolastici degli invalidi più gravi.
Inizia così il processo d’inserimento scolastico dei disabili nelle classi comuni.

Prima di allora “i soggetti affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche” detti allora “handicappati” stavano nelle “classi differenziali” della scuola elementare e, nella scuola media nelle cosiddette “classi di aggiornamento”, poi abolite con la Legge 517/1977 e con l’avvento della presenza del “docente di sostegno”.
Il testo di legge recita appunto: ”L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi normali“.
Nel medesimo articolo in linea con l’art. 34, “La scuola è aperta a tutti” e il comma 3 dell’art. 38 della Costituzione: “Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale …” si stabilisce che “Sarà facilitata”, inoltre la frequenza degli invalidi e mutilati civili alle scuole medie superiori ed universitarie. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Vengono così tracciati il percorso e l’orizzonte dell’integrazione scolastica che riconosce agli inabili come fondamentale il diritto all’istruzione ed all’educazione ; oggi tale processo ha assunto una particolare connotazione mediante la cultura dell’inclusività nella prospettiva di una reale “inclusione sociale” di tutti e di ciascuno.
Il comma “la frequenza sarà facilitata” è stato oggetto della sentenza n. 215 /87 della Corte Costituzionale a seguito di un ricorso per la mancata ammissione di una diciottenne portatrice di handicap, a ripetere nell’anno scolastico 1983-84 la frequenza alla prima classe dell’Istituto Professionale di Stato per il Commercio di Roma.
Con dettagliata argomentazione, la Corte Costituzionale ha dichiarato il terzo comma dell’art. 28 della legge n. 118 del 1971 costituzionalmente illegittimo nella parte in cui, in riferimento ai soggetti portatori di handicap, prevede che “sarà facilitata”, anziché disporre che deve essere ”assicurata“, la frequenza alle scuole medie superiori.
Ecco un’altra tappa verso la cultura dell’inclusione

Scuola in ospedale – Cpia Art. 29
Nell’art. 29 vengono definiti i presupposti della scuola in ospedale, della scuola serale per i lavoratori nel rispetto e in attuazione dell’art. 34 della Costituzione che assicura a tutti il servizio scolastico, obbligatorio e gratuito, così da poter eliminare la piaga l’analfabetismo.
Anche gli attuali CPIA- Centri Provinciali Istruzione degli adulti- trovano all’art. 29 le radici del loro essere un servizio alla società, in quanto rendono agevole il recupero dell’abbandono scolastico ed il processo di accoglienza e d’inserimento sociale degli extracomunitari.
Le graduali modifiche dei termini indicativi della disabilità: minorati, portatori di handicap, handicappati, in “diversamente abili”, “disabili” determinano le tappe di un’evoluzione positiva della cultura dell’inclusione che oggi tende a connotare l’intera istituzione scolastica nell’esercizio di un’educazione alla cittadinanza attiva e responsabile, mediante la condivisione unanime di diritti e di doveri.
L’impianto disciplinare, prefigurato nella legge n. 118/1971, è poi confluito nella legge n. 104/1992, che riconosce e avvia il processo d’integrazione indirizzata oggi dalla pedagogia speciale verso la prospettiva dell’inclusione, punto d’arrivo di un “processo irreversibile” di relazioni, e di approccio bio-pisco-sociale che vede la scuola protagonista responsabile.

di Giuseppe Adernò 

Biancaneve, Peter Pan e le favole del maestro Manzi

Biancaneve, Peter Pan e le favole del maestro Manzi: arrivano i racconti per bambini in Lis

Redattore Sociale del 06/04/2021

Biancaneve, Peter Pan, La gabbianella e il gatto, Cenerentola. Sono alcune delle favole e racconti disponibili sul canale LisTube, che dedica una sezione ai più piccoli, proponendo le storie in lingua dei segni. E oltre alle fiabe ci sono anche le sigle segnate, come Hakuna Matata, la canzone della Bella e la Bestia e del Libro della giungla. Il canale è stato fondato da Teresa Armiento, insegnante di lingua dei segni ed esperta di Baby Signs, un programma di comunicazione gestuale (segnata) rivolta a neonati e bambini udenti e non, dagli zero ai due anni, studiato per dar loro la possibilità di comunicare prima di aver imparato a parlare.

“Mi sono innamorata della Lis quando ero bambina, avevo 6 o 7 anni e ho visto un gruppo di persone sorde che segnavano – scrive Armiento nella presentazione del progetto -. Mi fermai a guardare: ero completamente catturata dal loro modo di comunicare, la loro danza delle mani. I segni vengono utilizzati nella comunicazione con neonati, ottenendo risultati incredibili. Quando è nata mia figlia Emily ho sperimentato come i segni hanno fatto parte da subito della nostra comunicazione. Emily è udente, ma molto piccola usava i segni per comunicare ed esprimere i suoi bisogni”.

Ecco allora che le favole in Lis possono arrivare in maniera più diretta ai bambini, sia udenti che con difficoltà uditive. E così sono state tradotte in lingua dei segni anche le favole del maestro Alberto Manzi, che negli anni ’60 ha insegnato a leggere e scrivere a migliaia di italiani, attraverso la televisione. L’iniziativa “Segni per favole” è del Centro Alberto Manzi, in collaborazione con la Direzione generale dell’Assemblea legislativa emiliano-romagnola e il Servizio Informazione e Comunicazione. Quattro video-racconti, quattro favole (di cui una inedita) che hanno fatto la storia dell’editoria per l’infanzia degli anni ’70. Oggi erano quasi introvabili, ma grazie a questo progetto oggi sono fruibili in una pagina dedicata sul sito del Centro. “Zip nemico pubblico numero uno”, “Crieck la curiosa”, “Flip il cucciolo”, “Il mistero della macchia nera”: nei video, un’attrice sfoglia il libro illustrato e legge la storia, mentre in un riquadro in basso l’interprete la traduce in lingua dei segni.

“L’iniziativa si rivolge ai bambini e alle bambine con difficoltà uditive, ma anche ai loro compagni, alle famiglie, alle scuole e alle associazioni – raccontano gli organizzatori -. L’obiettivo è quello di favorire la cultura dell’inclusione sociale in tutta la comunità educante, promuovendo un modello di scuola accogliente che favorisca la crescita personale ed educativa di tutti gli studenti”.

di Alice Facchini

Autismo, ecco i libri-finestre

Autismo, ecco i libri-finestre per abbracciare la neurodiversità con empatia

Il Sole 24 Ore del 04/04/2021

Il colore della Giornata dedicata alla consapevolezza dell’autismo è il blu. Blu per infondere sicurezza, serenità e per stimolare la conoscenza. E c’è bisogno di tutte queste cose per dare maggiore aiuto e sostegno alle famiglie delle ragazze e dei ragazzi con autismo, e soprattutto c’è bisogno di slancio alla ricerca, specie in un momento difficile e incerto come questo che stiamo affrontando. Anche la lettura di libri può essere utile ad aprire una finestra su questa realtà che fatica a ottenere attenzione: ci affidiamo alle storie raccontate perché è difficile – a volte – scegliere le parole giuste, affrontare questo tema con la giusta attenzione ed empatia. A chi sono rivolti? A tutti. Conoscere è, come sempre, il primo passo per una società inclusiva.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” (Einaudi) è un bestseller del 2003 di grande successo, vincitore di numerosi premi, diventato anche uno spettacolo teatrale. Il protagonista è Christopher, un quindicenne con una sindrome autistica ad alto funzionamento, nota anche come Asperger. Christopher vive le sue giornate, fatte di straordinaria attitudine alla matematica e di una mente non avvezza ai rapporti umani.
L’autore Mark Haddon (con la traduzione italiana di Paola Novarese) conduce il lettore nel mondo dell’adolescente e nella sua mente, con le sue stereotipie (odia il giallo, il marrone, così come detesta essere sfiorato, ma ama gli schemi, gli elenchi e la deduzione logica) e le ansie e le paure tipiche dell’adolescenza. Ma se Christopher vive la sua realtà quotidiana, tutto intorno a lui continua ad andare avanti regolarmente, ignorando la sua “peculiarità”.

Basta immaginare un’azione apparentemente banale come leggere un cartello stradale, ad esempio: per una persona come Christopher risulta un compito non affatto facile perché la mole di scritte gli provoca stordimento. Ad un certo punto, accade l’inaspettato: scopre il cane della vicina trafitto da un forcone e capisce di trovarsi di fronte a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, avrebbe sicuramente saputo risolvere. Inizia così a indagare, sebbene suo padre, con cui vive da solo e con cui non ha un rapporto facile, sia assolutamente contrario. Christopher continuerà imperterrito nelle sue indagini e scoprirà molte cose, anche su di sé e sulla sua famiglia.
Il rapporto col padre e con la famiglia viene fuori con tutta la sua forza e la sua fragilità anche nel nuovo libro di Andrea Antonello “La Valigia Aran” (Marcos Y Marcos). Andrea ha 27 anni ed è autistico. Qualcuno forse lo ricorderà come protagonista insieme al padre Franco del romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas (che ha curato anche questo volume), in cui si racconta del viaggio compiuto da padre e figlio in moto negli Stati Uniti, per (ri)conoscersi e (ri)trovarsi.
In questo libro mette a nudo i suoi pensieri e i suoi sentimenti, composto di brevi frasi scritte al computer in un dialogo con la psicologa o con i suoi genitori. Comunicare con lui è spesso difficile, a volte genera un nulla di fatto, ma svela il suo mondo, ci accompagna con dolcezza dicendoci in sostanza: “Questo sono io”. Ma attraverso lo strumento della comunicazione facilitata, grazie a un’intuizione della psicologa quando Andrea aveva 8 anni, il giovane esprime la consapevolezza delle sue difficoltà, la voglia di amare e di essere riamato, capito, accettato, la paura di non farcela e la gioia per i risultati. “Mi sento adulto senza scarpe”, “Non tenetemi fuori dal mondo”, “Gioia mi dà che tu credi in me”. È un libro delicato e profondo, un diario in cui sfogliare le pagine degli anni, in cui gioire per i progressi e scoraggiarsi per le cadute, ma soprattutto in cui imparare a fare il tifo per Andrea e per il coraggio incredibile. «Resistiamo se esistiamo. Parlate di noi, grazie».

Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale” (Mondadori) di Damiano e Margherita Tercon è un libro scritto a quattro mani da due fratelli che sono diventati inseparabili. Damiano ha una grande passione per la musica, vorrebbe fare il cantante lirico. Non ha molti amici, è un ragazzone con alcune passioni che gli altri coetanei difficilmente potrebbero comprendere, come fissare il turbinio vorticoso della lavatrice o giocare per ore con i coperchi delle pentole di sua nonna.
Damiano è autistico, la diagnosi specifica che si tratta della sindrome di Asperger per la precisione. D’altro canto anche sua sorella minore Margherita non riesce a entrare in sintonia con i suoi coetanei: è timida, alcuni la considerano “strana” o “troppo matura per la sua età”, a volte “troppo triste”, persino “troppo in carne”. Sono questi i passaggi dell’infanzia che Margherita ci racconta, mettendo in luce quanto in effetti l’opinione altrui possa anche condizionare la percezione che abbiamo di noi stessi. Poi Margherita cresce, cerca la sua vita lontano da Rimini, studia, lavora in giro per l’Europa. A un certo punto le arriva un’email: «Ciao Margherita, mi aiuterai indipendentemente da tutti quelli che mi dicono che per me le possibilità sono limitate? Adesso devo andare a mangiare, poi ti spiego». Da quell’email di Damiano le cose cambiano e inizia un percorso di conoscenza nel mondo di suo fratello, fatto di domeniche in cui si festeggiano compleanni di ventilatori, ad esempio, o di imitazione di suoni delle luci a incandescenza. Margherita ritorna in Italia e decide di stare accanto a suo fratello per diventarne l’agente e aiutarlo nella sua carriera di cantante lirico. Qui è possibile vederli in una bellissima esibizione. Conoscere il mondo e comprendere le dinamiche di chi ci sta accanto può migliorare la qualità delle nostre vite, può aiutarci ad attingere a anche risorse insospettabili. Damiano vuole andare avanti nonostante quello che “gli altri”, “il resto del mondo” forse non capisce e respinge. Magari alcune possibilità sono limitate, ma altre potenzialità inesplorate potrebbero essere la chiave di volta per una qualità della vita migliore. E Damiano lo ha dimostrato con un’ironia spiazzante e straordinaria.

E infine “Una specie di scintilla”, edito in Italia da Uovonero, è un delizioso volume per ragazzi e ragazze dagli 8 anni in su (ma interessante anche per una lettura adulta) scritto da un’autrice esordiente autistica, la cui prima tiratura è andata esaurita il primo giorno in Inghilterra. Il libro della scrittrice scozzese neuro-divergente Elle McNicol (con la traduzione italiana di Sante Bandirali), è stato nominato per la Carnegie Medal 2021, per la Branford Boase Award long list 2021 e ha ottenuto numerosi altri riconoscimenti.
È una storia piena di coraggio, che parte dalla consapevolezza di sé, unico strumento per poter condurre anche agli altri – con una grande dose di empatia – verso la conoscenza e la verità. Ma è una storia che fa i conti con i temi della disuguaglianza e della diversità visti come stigma da allontanare.
McNicoll, dopo aver completato la sua tesi sulla scarsa rappresentazione dei bambini neuro-divergenti, si era stancata di questa mancanza di inclusione e ha deciso di scrivere un libro. «Sono una scrittrice. Sono un’autrice neuro-divergente – racconta McNicoll – scrivo di tutto e di più, ma scrivo sempre di neuro-diversità. Perché tutta la mia infanzia è stata un grande catalogo infinito di libri neuro-tipici. Libri brillanti. Libri eccitanti. Ma libri in cui i bambini come me venivano nascosti. Nelle occasioni incredibilmente rare in cui un bambino neuro-divergente faceva la sua comparsa, di solito era un peso o qualcosa da temere. E mai l’eroe. Ogni bambino merita di vedersi riflesso positivamente nelle storie».
La protagonista di questo romanzo è Addie, una ragazza autistica di 11 anni, che ha deciso di convincere i suoi concittadini a costruire un memoriale per le streghe condannate ingiustamente nel suo paesino nella Scozia settentrionale, dove in passato si tennero numerosi processi per stregoneria. Perché quando la storia viene dimenticata potrebbe anche ripetersi. Il pensiero di quelle condanne ingiuste, infatti, la tormenta: quelle donne, in fondo, erano accusate di essere “diverse”, un po’ come lei e con loro sente quasi una sorta di affinità. Addie vive una quotidianità non facile a scuola, fatta di rimproveri della maestra Miss Murphy che continuamente le dice di non essere attenta, precisa. Addie soffre per questo. L’unica persona che riesce veramente a capirla è sua sorella Keedie. Anche lei è autistica, ma appare più sicura di sé e sa come aiutarla a sentirsi meglio. Ci vuole una grande dose di coraggio per affrontare le difficoltà e Addie dimostra di averlo. Il libro è disponibile anche in versione audiolibro (fableraudio.it) dal 2 aprile.

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Titolo: “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”
Autore: Mark Haddon (trad. Paola Novaresi)
Traduttrice: Paola Novarese
Editore: Einaudi
Prezzo: €12,00

Titolo: “La Valigia Aran”
Autore: Andrea Antonello (a cura di Fulvio Ervas)
Editore: Marcos Y Marcos
Prezzo: €16,00

Titolo: “Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale”
Autori: Damiano e Margherita Tercon
Editore: Mondadori
Prezzo: €17,00

Titolo: “Una specie di scintilla”
Autrice: Elle McNicol
Traduttore: Sante Bandirali
Editore: Uovonero
Prezzo: €15,00

scritto da Enza Moscaritolo

App and autism

Autismo, Medea: ecco “App and autism”, il portale amico dei bambini

Redattore Sociale del 30/03/2021

Un database online di applicazioni per tablet e smartphone (Windows, Android e IOS) dedicate ai bambini con disturbi dello spettro autistico. “Con la tecnologia cerchiamo di superare i limiti di presenza fisica”.

ROMA. App And Autism (appandautism.it) è un database online di applicazioni per tablet e smartphone (Windows, Android e IOS) dedicate ai bambini con disturbi dello spettro autistico. Realizzato dal team di psicologi e ingegneri dell’Istituto Scientifico Eugenio Medea di Bosisio Parini (Lc), offre una consulenza qualificata per l’identificazione di strumenti tecnologici che rispondano alle esigenze specifiche di ogni bambino.
“La ricerca scientifica, la pratica clinica e l’osservazione quotidiana hanno messo in evidenza come questi strumenti abbiano caratteristiche che rispondono appieno alle esigenze specifiche dei bambini con autismo- spiega Valentina Bianchi, psicologa del Medea- il vantaggio delle app è l’ampia possibilità di personalizzazione dei percorsi, l’implementazione di modalità di apprendimento che sfruttano principalmente il canale visuo-spaziale, la presenza di caratteristiche audiovisive che richiamano in modo costante l’attenzione del bambino, incrementando i tempi di permanenza sul compito e l’emissione sistematica di feedback di rinforzo”.

Gestione da remoto
Alla luce dell’emergenza sanitaria legata alla presenza del coronavirus e con l’obiettivo di garantire la prosecuzione di percorsi riabilitativi, educativi e di supporto, il servizio di consulenza verrà offerto in via sperimentale interamente online e totalmente gratuito alle famiglie con bambini di età compresa tra i 3 e i 12 anni. La gestione da remoto garantirà una continuità della presa in carico dei bambini con diagnosi accertata di Disturbo dello Spettro dell’Autismo, rispetto ai quali la gravità, la pervasività e la cronicità del disturbo determinano in misura ancora maggiore la necessità di una continuità nelle procedure educative e riabilitative così come nel supporto alle famiglie per la gestione dell’ordinaria quotidianità.
“Attraverso la tecnologia cerchiamo di superare i limiti di presenza fisica attualmente imposti dall’emergenza coronavirus ma anche quelli legati più in generale ad una distanza geografica che rende difficile la partecipazione all’attività clinica tipicamente svolta in Istituto”, spiega Massimo Molteni, Direttore Sanitario del Medea. Percorso per il genitore
I genitori avranno la possibilità di entrare in contatto con consulenti esperti i quali, a partire dalle caratteristiche di ciascun bambino, definiranno un pacchetto individualizzato di applicazioni così che il tablet possa divenire partner che favorisce la comunicazione e l’interazione sociale, ma anche potenziale strumento a supporto dei percorsi riabilitativi, degli apprendimenti didattici e del potenziamento di specifiche aree di funzionamento. Dopo un primo contatto conoscitivo e la definizione degli obiettivi di lavoro, i genitori, durante gli incontri con terapisti e psicologi, verranno formati all’utilizzo degli strumenti identificati e successivamente monitorati nel tempo per rispondere ad eventuali difficoltà incontrate così come per identificare nuovi strumenti in risposta a bisogni emergenti. Per richiedere l’accesso al percorso o per avere maggiori informazioni sarà sufficiente inviare una richiesta all’indirizzo mail appautismo@lanostrafamiglia.it. (DIRE)

La poesia è un modo positivo di vivere la mia disabilità

Damiano, che nei suoi versi racconta la natura: “La poesia è un modo positivo di vivere la mia disabilità”

SuperAbile INAIL del 29/03/2021

REGGIO EMILIA . Scout disabile e compositore di un canzoniere inventato, scrittore di poesie, racconti e autore scalzo di due libri. Si autodefinisce così Damiano Cabassi, 34 anni, originario di Cadelbosco di Sopra, a dieci minuti da Reggio Emilia. Damiano abita in campagna con i suoi genitori e i suoi due fratelli più piccoli, ha una disabilità motoria dovuta a una paralisi cerebrale con una emidistonia destra. Dopo una laurea in Scienze della comunicazione, oggi lavora per l’Università di Modena e Reggio Emilia, dove corregge i sottotitoli delle videolezioni in remoto. Ma la sua passione resta sempre la stessa: la scrittura. Damiano si racconta: “Ho iniziato a scrivere poesie all’età di 13 anni, ero in seconda media e avevo voglia di fare qualcosa di diverso. Mi sono buttato nel mondo della scrittura creativa: ho trovato l’ispirazione in montagna, durante un campo scout. I temi centrali che tratto sono la natura, l’ecologia, l’ambiente”.

Per anni, Damiano ha raccolto le sue poesie in un grande quadernone, che oggi è tutto scritto in ogni angolo. “Ormai le pagine sono tutte strapiene”, ride. Nel 2013, finalmente, pubblica la sua prima raccolta, intitolata Sdèsdet: “La parola ‘Sdèsdet’ significa risveglio: vuole essere una sorta di diario dove comunico i miei sentimenti attraverso un modo positivo di vivere la mia disabilità – spiega Damiano –. Le poesie raccolte sono tutte legate a momenti della mia vita particolarmente emblematici, una sorta di diario in versi: parlo di natura, amore, passione, ma anche Natale, Pasqua…”
Nel 2014 Damiano è andato a Roma ad assistere alla messa papale. “Quando sono partito, ho deciso che volevo portargli la mia raccolta di poesie”. Quando il Papa è passato davanti a lui, Damiano è riuscito a dare il libro a una guardia svizzera pontificia: nella dedica c’era scritto il suo indirizzo. Dopo alcune settimane, ha ricevuto una lettera a casa: “All’inizio non capivo cos’era. Era una busta gialla, l’ho girata e c’era un francobollo con la scritta ‘Città del Vaticano’. Mi sono emozionato tantissimo. Dentro c’era una lettera, dove il Papa mi diceva che aveva letto il mio libro citando alcune frasi, un rosario e un santino. È stato un dono meraviglioso”.

Nel 2016 Damiano ha pubblicato anche un altro libro, Scacciatori d’ingiustizia, un racconto in e-book. Oggi sta cercando di incanalare la sua vena creativa nel trasformare in canzoni le vecchie poesie. “Ho comprato un rimario e sto lavorando sui testi. Quando compongo, mi metto in sottofondo le canzoni di Bruce Springsteen, Bryan Adams o Zucchero”. Tutti i suoi testi sono raccolti sul suo sito, che è diventato un po’ la sua vetrina.

E oggi, per trarre ispirazione, Damiano ha trovato un nuovo metodo: camminare, “prendendo forza dalla terra”. Nonostante la sua fatica nella deambulazione, infatti, ha partecipato a vari pellegrinaggi e oggi si è avvicinato al movimento dello “scalzismo”, la scelta di non indossare le scarpe durante le attività quotidiane, camminando solo a piedi nudi. “Nel 2017 ho conosciuto il club dei Natiscalzi e mi sono innamorato di questo modo di vivere – conclude –. Spesso cammino scalzo nei campi dietro casa, con i piedi a contatto con la terra, e scrivo. Sto anche costruendo un percorso sensoriale per camminare scalzi sulla terra, attraversando vasche con diversi tipi di terreni: prossimamente sarà pronto”.

Un riconoscimento per i dirigenti che garantiscono “effettiva inclusione”

Un riconoscimento per i dirigenti che garantiscono “effettiva inclusione”

SuperAbile INAIL del 29/03/2021

La proposta di Salvatore Nocera, che plaude alla dirigente dell’Ic Guicciardini di Roma e a quanti, come lei, hanno organizzato gruppi eterogenei di compagni per assicurare agli studenti con disabilità la presenza inclusiva anche nelle scuole chiuse. E chiede al ministero i dati sulle scuole che applicano la circolare.

ROMA. Un “riconoscimento ufficiale” a quei dirigenti scolastici che, anche con le scuole chiuse nelle zone rosse, stanno garantendo agli studenti con disabilità non solo la presenza, ma una presenza inclusiva. La proposta è di Salvatore Nocera, avvocato della Fish ed esperto di inclusione scolastica, che così plaude all’esperienza dell’Ic Guicciardini di Roma: “Finalmente un’esperienza positiva di didattica in presenza in situazione di effettiva inclusione con un gruppetto di compagni. E la preside dell’Ic Guicciardini di Roma, Simona Di Matteo, lo ritiene un diritto degli alunni, a differenza di tanti altri suoi colleghi e docenti italiani. Questa preside e i docenti di questa scuola meritano un riconoscimento ufficiale del ministero – suggerisce Nocera, recapitando la sua proposta a dirigenti del dicastero e rappresentanti delle associazioni – E’ da proporre che comunque venga tributato loro dalle associazioni di persone e famiglie con disabilità e da quanti altri credono e lottano per una ‘effettiva inclusione’. Questa esperienza – continua – fa ancora credere in una scuola inclusiva e solidale, grazie a dirigenti scolastici che non si attardano a interpretare il significato di circolari chiare come la nota 662, al solo fine di non applicarla, negando così quello che la preside Di Matteo ha chiamato un diritto degli alunni con disabilità ed una ‘opportunità’ per i compagni”.

Nocera chiede anche che il ministero monitori lo stato di applicazione di quella circolare e del principio fondamentale in essa contenuto: “Sarebbe doveroso per il ministero raccogliesse i dati circa la percentuale di scuole che, come l’Ic Guicciardini, hanno messo in pratica questa nota ministeriale: alla luce delle numerosissime segnalazioni che riceviamo da tante famiglie deluse, temo che i numeri siano davvero bassi. Per questo – conclude e rilancia –  un riconoscimento ufficiale da parte del ministero verso chi ha fatto il proprio dovere  sarebbe doveroso, anche come segnale per tutti gli inadempienti e verso l’opinione pubblica, che così apprezzerebbe il lavoro e la tenacia di queste benemerite  ed ‘eroiche ‘ istituzioni scolastiche”.

Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo

Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo

CinemaItaliano.info del 25/03/2021

In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo di venerdì 2 aprile, torna cinemAutismo, la prima rassegna cinematografica, totalmente gratuita, dedicata allo spettro autistico che, a causa della situazione pandemica in corso, si svolgerà con le sue proiezioni e i suoi dibattiti interamente online. Dal 2 al 4 aprile, due saranno i film in programma, di cui un’anteprima nazionale, fruibili sulla piattaforma mymovies.it, e due gli incontri in diretta sui canali social di cinemAutismo (Facebook e Youtube).

Immaginare oggi una rassegna cinematografica, con la situazione pandemica in corso e le sale cinematografiche ancora chiuse, non è facile – commentano i curatori Marco Mastino e Ginevra Tomei – ma non volevamo rinunciare a essere presenti anche quest’anno con un momento dedicato al cinema e all’autismo. Nonostante l’incertezza, abbiamo deciso di cogliere l’opportunità offertaci dal web per proporre un’edizione totalmente online e allargare così la nostra rassegna a tutta Italia. Questa scelta ci permette inoltre di coinvolgere nei dibattiti, da sempre nostro elemento caratterizzante, i registi stranieri. L’idea di pensare un dibattito coinvolgendo anche persone lontane geograficamente ci sembra arricchire ancora di più l’esperienza di cinemAutismo.

Siamo, inoltre, molto contenti di riuscire a presentare titoli provenienti da paesi molto diversi tra loro (USA e Tunisia) che permettono non solo di avere una visione più ampia sull’autismo, ma consentono altresì di allargare lo sguardo a cinematografie inconsuete e aggiungere, così, un nuovo tassello ad un percorso che portiamo avanti dal 2009: potremmo parlare quindi non solo di spettro autistico, ma anche di spettro cinematografico.

La XIII edizione proporrà due pellicole che trattano diversi livelli di autismo affrontati da punti di vista differenti. I film saranno disponibili gratuitamente sul sito mymovies.it dalle ore 18.00 di venerdì 2 aprile per un periodo limitato di tempo e un numero massimo di visualizzazioni.

> Drought di Hannah Black e Megan Petersen, in anteprima nazionale, è un road movie che racconta il viaggio della giovane Sam per accompagnare il fratello Carl, un ragazzo con autismo di livello 1 (ex Sindrome di Asperger) appassionato di meteorologia, alla ricerca del temporale che dovrebbe mettere fine alla lunga siccità del North Carolina del 1993. La pellicola americana, vincitrice dell’Independent Spirit Award al Naples International Film Festival, sarà disponibile per 2500 spettatori fino alla mezzanotte di domenica 4 aprile.

>  Regarde-moi di Néjib Belkadhi, presentato nel 2019 al Festival Middle East Now di Firenze, narra la storia di Lofti, un immigrato quarantenne tunisino, che deve tornare nel paese natìo per occuparsi del figlio autistico Amir avuto da una precedente relazione. L’opera seconda di Belkadhi sarà disponibile per 1000 spettatori fino alla mezzanotte di sabato 3 aprile.

Nel pomeriggio di sabato 3 aprile, sul canale Youtube e sulla pagina Facebook di cinemAutismo sarà possibile seguire i dibattiti sui film alla presenza dei registi, di professionisti del settore e di persone all’interno dello spettro autistico.

Alle ore 17.00, le registe Hannah Black e Megan Petersen si collegheranno, assieme all’attore Owen Scheid, per parlare di Drought. Con loro ci saranno Marco Stefano Bono Pulcher, autistico, in rappresentanza di Asperger Adulti Piemonte, e Bert Pichal, ortopedagogista, consulente pedagogico presso “La Casa per l’Autismo” di Candelo (BI).

Alle ore 19.00, invece, il dibattito su Regarde-moi coinvolgerà il dott. Maurizio Arduino, Responsabile del Centro Autismo e Sindrome di Asperger (Mondovì – ASL CN1) e Pasquale Cammera di ANGSA Piemonte Onlus sezione di Torino.

cinemAutismo è una rassegna curata da Marco Mastino e Ginevra Tomei e organizzata dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema, grazie al sostegno di Angsa Piemonte Onlus sez. di Torino, Gruppo Asperger Onlus, Fondazione Teda per l’Autismo Onlus, Fondazione CRT, Città di Torino, Motore di ricerca – Comunità attiva e al supporto di DIVHI.

Per vedere gratuitamente i film in streaming basterà collegarsi dal proprio computer, tablet o device all’indirizzo https://www.mymovies.it/ondemand/mymovieslive/ , accedere con il proprio account (se non lo si possiede già, la registrazione è gratuita), selezionare il film da vedere e prenotare il proprio posto virtuale.

Lavoratori fragili, le novità del Decreto Sostegni

Lavoratori fragili, le novità del Decreto Sostegni

Vita del 25/03/2021

Il provvedimento sarà ora trasmesso al Parlamento per l’avvio della conversione in legge, entro il 21 maggio. Il testo del nuovo Decreto Legge “Sostegni”, approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 marzo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 marzo, ha recepito alcune delle proposte trasmesse da AISM e FISH che fin dall’insediamento del nuovo Governo avevano messo l’accento sulla necessità di maggiori tutele per i lavoratori fragili, elaborando un pacchetto di emendamenti al Decreto Sostegni. Il testo effettivamente riconosce:
– l’equiparazione tra assenza dal lavoro e ricovero ospedaliero fino al 30 giugno;
– la non computabilità dell’assenza di servizio nel periodo di comporto (terminato il quale, se l’assenza del lavoratore perdurasse, il datore di lavoro potrebbe licenziare il dipendente);
– la proroga della possibilità di svolgere di norma il lavoro in modalità agile per le persone fragili e con disabilità grave rispetto a quanto già previsto dal Decreto Cura Italia.

«Un risultato importante per tutte le persone con disabilità e gravi patologie», commenta Paolo Bandiera, Direttore Affari Generali e Advocacy AISM e Coordinatore del Gruppo di lavoro nazionale “Occupazione e disabilità” della FISH. Giulia Flamingo, avvocato del Numero Verde AISM, entra nel dettaglio delle novità: «La nuova norma, che proroga al 31 giugno 2021 le indicazioni contenute nell’articolo 26 comma 2 del Decreto Cura Italia, vale per tutte le persone con fragilità: persone con disabilità grave riconosciuta ai sensi della 104/1992 e lavoratori in possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione, esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita. Non potendo svolgere attività lavorativa in smartworking e dovendo assentarsi per la necessità di prevenire il rischio di contagio da COVID-19, in questi casi le assenze non sono computabili nel periodo di comporto».

Il testo specifica inoltre che – per evitare vuoti normativi – la disposizione si attua dal 1° marzo all’entrata in vigore del decreto. Lo stesso Decreto (art. 15, co. 1) esplicita che i periodi di assenza dal servizio non sono computabili ai fini del periodo di comporto e non rilevano ai fini dell’erogazione dell’indennità di accompagnamento corrisposta dall’Inps.

Il provvedimento prevede inoltre per il 2021 un fondo di 100 milioni di euro per il finanziamento di progetti di de-istituzionalizzazione e inclusione delle persone con disabilità nella vita sociale, i cui criteri di ripartizione devono ancora essere stabiliti.

Il provvedimento sarà ora trasmesso al Parlamento per l’avvio della conversione in legge, che dovrà concludersi nei successivi 60 giorni, con scadenza fissata al prossimo 21 maggio. AISM procederà nell’ulteriore confronto con il Parlamento, con particolare riferimento alla possibilità di dare seguito alle altre proposte formulate per contrastare gli effetti dell’emergenza sulla condizione lavorativa delle persone con disabilità e gravi patologie: in particolare la previsione di tutele specifiche, anche di tipo economico, per le persone dichiarate temporaneamente non idonee in conseguenza della condizione di fragilità; il riconoscimento di misure a sostegno di interventi di welfare aziendale e programmi di Casse e Fondi Professionali finalizzati a fronteggiare la pandemia dedicati alle persone con disabilità, gravi patologie e condizioni di fragilità.