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Nelle scuole italiane 300 mila alunni con disabilità

Nelle scuole italiane 300 mila alunni con disabilità. Migliora la didattica a distanza
Redattore Sociale del 12/01/2022

ROMA. Il report dell’ISTAT. Nell’anno scolastico 2020-2021 sono in aumento gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (+4 mila, il 3,6% degli iscritti). Migliora la partecipazione alla didattica: scendono al 2,3% gli esclusi dalla didattica a distanza (DAD), contro il 23% dell’anno precedente. Nei periodi in cui se ne è fatto ricorso molti hanno partecipato in presenza con altri compagni (38%). Soddisfatto il 98% delle richieste di dispositivi per seguire le lezioni a distanza. Continua a crescere il numero di insegnanti per il sostegno – con un rapporto alunno-insegnante migliore di quello previsto dalla legge – ma uno su tre non ha una formazione specifica e il 20% viene assegnato in ritardo. Sono alcuni dei dati inseriti nel report dell’Istat “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità”.

Sono 300 mila gli alunni con disabilità. Il problema della didattica a distanza.
Nell’anno scolastico 2020/2021 sono più di 300 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (pari al 3,6% degli iscritti) (fonte Miur), circa 4 mila in più rispetto all’anno precedente (+2%). “Questa dinamica è il risultato della maggiore attenzione nel diagnosticare e certificare la condizione di disabilità tra i giovani, dell’aumento della domanda di assistenza da parte delle famiglie e della crescente sensibilità del sistema di istruzione ordinaria verso il tema dell’inclusione scolastica – afferma l’Istat -. Il protrarsi della didattica a distanza (DAD), resa necessaria dall’emergenza pandemica, ha reso più complesso il processo d’inclusione scolastica, ostacolando l’interazione tra i coetanei e limitando la partecipazione alla didattica. Tuttavia, rispetto all’anno precedente, si registra un apprezzabile aumento dei livelli di partecipazione, anche grazie a una più adeguata organizzazione delle scuole”. 
Per l’anno scolastico 2020-21, la modalità di svolgimento della didattica a distanza è stata definita in modo più chiaro e dettagliato dal Piano scolastico per la Didattica Digitale Integrata (DDI), che ha previsto anche diverse modalità di partecipazione per gli alunni con disabilità, tra le quali la possibilità di proseguire in presenza durante i periodi di attivazione della DAD. Inoltre, a differenza dell’anno scolastico 2019/2020, in cui a partire dal mese di marzo tutte le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse simultaneamente sull’intero territorio nazionale, nell’ anno scolastico 2020-2021, come disposto dai DPCM emanati da ottobre 2020 e da alcune ordinanze regionali, l’attività didattica ha previsto l’alternarsi di periodi di lezione in presenza con periodi a distanza, differenziati tra territori e ordini scolastici in base al quadro pandemico del momento. “Le diverse disposizioni hanno generato un panorama di prestazioni molto eterogeneo – sottolinea l’Istat -, con una maggiore attività in presenza nelle scuole del primo ciclo e un più ampio ricorso alla DAD nelle scuole del Sud Italia dove le restrizioni sono state maggiori”. 
Secondo il report, la riduzione dei periodi di sospensione, insieme ad una migliore organizzazione da parte delle scuole, hanno determinato un aumento considerevole dei livelli di partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza, con una quota di esclusi che si attesta al 2,3% rispetto al 23% registrato nell’anno precedente. Quota che sale al 3,3% nelle scuole del Mezzogiorno, con punte del 4% in Calabria e in Campania. 
I motivi principali che hanno limitato la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza non variano rispetto allo scorso anno, tra i più frequenti sono da segnalare: la gravità della patologia (26%), il disagio socio-economico, la difficoltà organizzativa della famiglia (entrambi al 14%) e la mancanza di strumenti tecnologici adeguati (11%). Per una quota meno consistente di ragazzi il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà nell’adattare il Piano Educativo per l’Inclusione (PEI) alla didattica a distanza (6%) e alla mancanza di ausili didattici specifici (2%).

Migliore l’organizzazione della didattica a distanza. Per gli alunni con disabilità le modalità di partecipazione all’attività didattica a distanza sono state diverse: la quota più consistente, il 41%, ha preso parte alla DAD al pari degli altri, ovvero con lezioni a distanza in collegamento con tutti i docenti (curricolari e per il sostegno) e insieme all’intero gruppo classe; per il 38% di alunni la scuola ha invece organizzato percorsi personalizzati con il coinvolgimento dei coetanei, al fine di evitare l’isolamento dal gruppo dei pari. Per questi studenti, nei periodi in cui la classe ha seguito le lezioni a distanza, la didattica si è svolta sempre in presenza con l’insegnante per il sostegno e con un gruppo ristretto di compagni anch’essi in presenza (25%) o collegati da remoto (13%). Per la quota residua non si è riusciti a garantire l’interazione con i coetanei: alla percentuale di alunni completamente esclusi dalle attività didattiche svolte a distanza (2%) si aggiunge infatti un 19% di studenti con disabilità che ha fatto lezione con il solo insegnante per il sostegno, senza il coinvolgimento dei compagni e degli altri docenti.

Buona la risposta della scuola alla domanda di dispositivi informatici
“L’attivazione della didattica a distanza ha richiesto un grosso sforzo da parte della scuola che ha dovuto far fronte alla carenza di dispositivi informatici nelle abitazioni degli studenti”, sottolinea l’Istat. Nell’anno scolastico 2020- 2021 a fare richiesta di questi strumenti sono circa il 17% degli alunni con disabilità, contro il 7% del resto degli iscritti. La domanda maggiore proviene dalla scuola secondaria di secondo grado (20%) mentre diminuisce nella primaria (13%) dove l’attivazione della DAD è stata meno frequente. Notevoli anche le variazioni territoriali, la quota di richieste aumenta sensibilmente nelle regioni del Mezzogiorno, raggiungendo i livelli più alti in Basilicata e in Calabria dove si registrano percentuali molto sopra la media nazionale (rispettivamente 25 e 32%). “Nella quasi totalità dei casi la scuola è riuscita a sopperire a tale carenza fornendo la strumentazione richiesta al 98% dei richiedenti, quota piuttosto stabile sul territorio”. 

“Lettori alla Pari”

“Lettori alla Pari”, il progetto dove la lettura è un viaggio inclusivo
Vita del 11/01/2022

Edizioni La Meridiana, attraverso il progetto “Lettori alla Pari”, sta provando a coinvolgere editori, autori, docenti di sostegno, illustratori, biblioteche, librai, educatori, insegnanti di tutta Italia per connetterli in una rete capace di raccontare e condividere tutte quelle esperienze che applicano il diritto alla lettura per le persone con disabilità e difficoltà cognitive o linguistiche.

«Garantire il diritto alla lettura ad ogni persona è un segno di democrazia, di civiltà e di partecipazione di ogni Paese. Fare cultura significa per noi generare e coltivare un cambiamento. E questo cambiamento va accompagnato, sostenuto, incoraggiato con l’idea di disegnare un mondo diverso ed incidere nella società». Elvira Zaccagnino è la direttrice di Edizioni La Meridiana, nata a Molfetta (Bari) – il prossimo 13 gennaio festeggerà i 35 anni di attività – nel vivace clima di impegno sulle questioni dell’emarginazione, della pace e della nonviolenza creatosi intorno alla coinvolgente figura del vescovo don Tonino Bello. Ed è proprio sulle sue tracce e sui suoi messaggi di inclusione che ancora oggi si muove questa casa editrice del Sud che, attraverso il progetto “Lettori alla Pari”, sta provando a coinvolgere editori, autori, docenti di sostegno, illustratori, biblioteche, librai, educatori, insegnanti di tutta Italia per connetterli in una rete capace di raccontare e condividere tutte quelle esperienze che applicano il diritto alla lettura per le persone con disabilità e difficoltà cognitive o linguistiche.

Libri per simboli, audiolibri, attività di formazione. Il progetto “Lettori alla Pari”, ideato e coordinato da edizioni la meridiana, ha ricevuto il sostegno della Regione Puglia grazie al bando “Custodiamo la Cultura in Puglia 2021 – Misure di sviluppo per lo spettacolo e le attività culturali. «Consentire ad ogni persona di poter leggere significa prendere atto che ognuno può accedere in autonomia alla lettura di un testo in modi differenti, a seconda della propria abilità fisica e mentale, se solo gli viene data la possibilità di farlo – evidenzia Zaccagnino – . Se la lettura è un diritto, allora noi editori abbiamo il dovere di garantire questo diritto attraverso la realizzazione di alcune tipologie di libri specifici, dove ciascuno in base alle proprie disabilità o esigenze può comunque leggere o ascoltare una storia, esercitando pienamente il proprio diritto, perché la lettura è uno strumento di conoscenza che accompagna una persona per tutta la vita, anche in età adulta, e non solo quando è un bambino».

35 anni di attività sono un risultato non facile da raggiungere se si pensa che tutto è nato in questa fetta di Puglia lontana dai grandi circuiti editoriali e con una crisi del libro che negli ultimi anni si è fatta sentire in modo importante. Eppure, durante questo lungo percorso la meridiana non ha mai smarrito la sua direttrice: «Pubblicare libri di catalogo, che mettono in circolo competenze e contaminazioni con un’attenzione particolare ai temi sociali, delle culture formative e della spiritualità». Per questo, “Lettori alla Pari” è andato a potenziare l’offerta del catalogo e ad utilizzare nuovi linguaggi. «La collana “Parimenti” – racconta Zaccagnino – prevede la realizzazione di una collana di testi cartacei in simboli, strumento codificato della Comunicazione Aumentativa, che permetta a soggetti svantaggiati sul piano dell’apprendimento per disabilità cognitive o linguistiche di leggere. Stiamo pubblicando testi classici e stiamo verificando che i simboli facilitano molto la lettura e sono utili anche per i cittadini stranieri che devono imparare la lingua italiana». Tra i libri pubblicati: “Il Diario di Anna Frank”, “Dracula” di Bram Stoker, “A Said piaceva il mare” di Roberto Parmeggiani” ed altri.

«Noa, una bambina di 11 anni, lo scorso mese di dicembre ha letto “Canto di Natale”, il classico di Charles Dickens che abbiamo tradotto in simboli. La piccola si è emozionata molto a leggerlo con la mamma, trasformando i suoni gutturali in emozioni condivise. Il progetto ci ha permesso di avviare anche la realizzazione di “Audiolibri” per garantire un’alta accessibilità del contenuto letterario a persone con disabilità visiva e a persone con DSA, oltre ad essere uno degli strumenti digitali di lettura in crescente utilizzo e diffusione in Italia. Il percorso – spiega – punta a trasformare alcuni testi del nostro catalogo in audiolibri, come “Il mio Afghanistan” di Gholam Najafi che presenteremo ufficialmente il prossimo 19 marzo in occasione dell’evento di chiusura del progetto».

La terza ed ultima azione di “Lettori alla Pari”, invece, guarda alla formazione, «perché qui al Sud è ancora un po’ latente, invece abbiamo necessità di formare i bibliotecari o i librai sul sistema all’accessibilità alla lettura affinché siano capaci di capire le difficoltà del lettore e proporre gli strumenti di lettura più adeguati ai singoli casi. La “Fiera dei Lettori alla Pari” che abbiamo organizzato a settembre è stata dunque un’occasione per far connettere esperienze diverse, per aggregare editori che pubblicano libri accessibili, per dare concretezza ad una necessità, ad un bisogno di lettura e formazione che troppo spesso è stato negato – o raggiunto con mille difficoltà – dalle persone con disabilità e le loro famiglie». Intanto, c’è da festeggiare i 35 anni di attività, gli oltre 600 volumi pubblicati con la finalità di «favorire l’inclusione dei nostri lettori, di proporre testi in grado di sollecitare riflessioni, scambi, opinioni». Ed anche se «facciamo fatica a far entrare i nostri libri nei normali circuiti di vendita, di distribuzione, nelle librerie – conclude Zaccagnino – sentiamo forte l’esigenza di garantire il diritto alla lettura e alla letteratura ad ogni persona».

di Emiliano Moccia

I Fondi per le persone con disabilità stanziati dalla Legge di Bilancio 2022

I Fondi per le persone con disabilità stanziati dalla Legge di Bilancio 2022  
Disabili.com del 06/01/2022

Tra le novità, il fondo per l’accessibilità turistica e quello per gli assistenti all’autonomia e comunicazione degli alunni e studenti con disabilità a scuola. 

La Legge di Bilancio 2022 ha previsto alcune misure specifiche anche per persone con disabilità. In questo articolo vediamo i Fondi stanziati ad hoc, sia nuovi che rifinanziati e già esistenti.

FONDO PER LE NON AUTOSUFFICIENZE:
viene integrato fino a 100milioni di euro per l’anno 2022, 200 milioni di euro per l’anno 2023, 250 milioni di euro per l’anno 2024, 300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025.

FONDO PER L’ACCESSIBILITA’ TURISTICA:
per favorire l’accessibilità turistica delle persone con disabilità, e quindi sostenere lo sviluppo di attività turistiche che rispondano a questo tipo di turismo è stato istituito un nuovo fondo che conta su 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

FONDO PER LE POLITICHE IN FAVORE DELLE PERSONE AFFETTE DA DISABILITA’:
si tratta della nuova dicitura del precedente Fondo per la disabilità e non autosufficienza. Il  Fondo è stato incrementato di 50 milioni di euro annui a partire dal 2022 fino al 2026, per dare attuazione agli interventi legislativi che riordineranno le politiche di sostegno alla disabilità.

FONDO PER L’ASSISTENZA ALL’AUTONOMIA E COMUNICAZIONE DEGLI ALUNNI CON DISABILITA’:
è il nuovo Fondo che servirà a potenziare i servizi per gli alunni con disabilità che necessitano di assistenza all’autonomia e comunicazione nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado. La dotazione è di 100milioni idi euro all’anno a partire dal 2022, ripartiti tra enti territoriali (70%) e Comuni (30%). 

FONDO PER SOGGETTI CON DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO:
la finalità di questo fondo, che è incrementato di 50 milioni di euro per il 2022 e il 2023, è quella di favorire iniziative e progetti di carattere socio-assistenziale e abilitativo a favore di persone con disturbi dello spettro autistico.

FONDO PER L’INCLUSIONE DELLE PERSONE CON DISABILITA’:
finanziato per 50 milioni di euro per il 2022 e 2023.

Politiche per l’inclusione, le sfide per il 2022

Politiche per l’inclusione, le sfide per il 2022
Vita del 05/01/2022

Il presidente della FISH traccia un bilancio dell’anno appena trascorso, conclusosi con l’approvazione di una serie di importanti provvedimenti legislativi per le persone con disabilità e le loro famiglie

Il 2021 è stato un anno di duro lavoro, nel quadro della perdurante pandemia da Covid, ma il nostro impegno e la costante interlocuzione con le forze istituzionali, sostanziato anche da un congresso aperto che ha coinvolto tutti i Segretari delle forze politiche di Governo, ha portato a conseguire numerosi e importanti risultati, di cui vale la pena elencare i principali qui di seguito.

Innanzitutto, per restare alla pandemia, la battaglia – alla fine vincente – volta ad ottenere la priorità vaccinale anti-Covid per le persone con disabilità e i loro caregiver familiari. In ambito scolastico, poi, la continua azione di pressione per far sì che gli alunni e le alunne con disabilità, i più penalizzati dalla didattica a distanza, potessero continuare a frequentare le lezioni in presenza anche nelle cosiddette “Zone Arancioni” e “Zone Rosse”, mentre sul fronte del lavoro va ricordato quanto ottenuto con le successive proroghe dello “smart working” per i cosiddetti “lavoratori fragili”.
E ancora, per quanto concerne la mobilità, la nuova Banca Dati Nazionale CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo) e il concreto avvio della Disability Card, che permetterà alle persone con disabilità di accedere con più facilità a numerosi servizi, sono risultati che hanno coronato il nostro lavoro di anni, senza dimenticare l’impulso dato alla possibile gratuità dei parcheggi tra le strisce blu a livello nazionale, nel quadro del cosiddetto “Decreto Infrastrutture”.

Punto di svolta dell’anno è stato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentato dall’Italia alla Commissione Europea e contenente numerosi passaggi riguardanti le persone con disabilità e le loro famiglie, in un tutt’uno organico decisamente nuovo, oltreché con la previsione di una Legge Delega al Governo in materia di disabilità, per realizzare i principi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in coerenza con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e con la recente Strategia per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030.
Quella stessa Legge Delega è stata approvata negli ultimi giorni dell’anno (Legge 227/21), grazie anche all’impegno di tutta la nostra Federazione e la riteniamo un fondamentale “ponte di passaggio”, un’occasione da non perdere, per cambiare una società in cui i diritti umani delle persone con disabilità sono ancora troppo spesso calpestati. Una riforma necessaria e innovativa che dovrà essere in grado di rispondere al meglio ai bisogni delle persone con disabilità, nel complesso percorso dell’intera vita.

Altre due questioni, infine, sono quelle che ci hanno visto agire prontamente, da una parte per modificare gli esiti di quel Messaggio dell’INPS che andavano a danno dei percettori di assegno di invalidità civile parziale – ciò che è avvenuto con il successivo Decreto Legge Fiscale – nonché per l’introduzione di una serie di misure nella Legge sull’Assegno Unico Universale, volte a prevenire possibili disuguaglianze nei confronti delle famiglie con disabilità.

Proprio alla fine dell’anno, poi, è arrivata la Legge di Bilancio per il 2022 (Legge 234/21) alla quale il nostro Centro di Studi Giuridici HandyLex ha dedicato nei giorni scorsi una prima approfondita analisi, cui rimandiamo, ricordandone qui l’accenno ai vari stanziamenti approvati, per un totale di circa un miliardo di euro aggiuntivi, con l’istituzione di nuovi Fondi specifici, che guardano anche settori come quello dei servizi scolastici (trasporti e assistenza all’autonomia e alla comunicazione) o quello del turismo.

Lungi dall’essere un autoelogio sterile, questa elencazione, simbolica e non esaustiva, rappresenta una sorta di “promemoria”, all’insegna della volontà di non dimenticare e per poter costruire il futuro prossimo su basi solide. Quelli che abbiamo a suo tempo definito come “capisaldi”, ossia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la conseguente Legge Delega, attendono infatti concretezza e i venti mesi entro cui dovranno essere approvati i Decreti Attuativi della nuova norma sono un tempo che richiede da subito il nostro maggiore impegno.

Nello specifico della scuola, abbiamo recentemente presentato una nostra Proposta di Legge, per garantire la continuità didattica dei docenti di sostegno e altre norme che possano finalmente portare a una reale inclusione di tutti gli alunni e le alunne con disabilità.
Sul tema del lavoro abbiamo chiesto già da tempo di cambiare decisamente rotta, rafforzando gli incentivi alle assunzioni di persone con disabilità, definendo una volta per tutte le Linee Guida di funzionamento dei servizi del collocamento mirato, ad oggi non ancora pubblicate, e creando la banca dati dello stesso collocamento mirato.
Ma non mancheremo di fare la nostra parte contro ogni forma di segregazione di persone con disabilità, sulla strada dell’auspicata deistituzionalizzazione, continuando a lavorare ulteriormente, su altri versanti, per far crescere la consapevolezza della discriminazione multipla subita dalle donne con disabilità, ma anche per arrivare finalmente all’approvazione di una buona Legge che riconosca la figura e il ruolo svolti dai caregiver familiari.
E da ultimo, ma non certo ultimo, cercheremo di cogliere ogni opportunità legislativa che possa una volta per tutte portare le pensioni di invalidità a un livello ben superiore a quello inaccettabile dell’oggi.

Questo 2022 coinciderà anche con il Congresso Elettivo della nostra Federazione e con il rinnovo delle cariche sociali che la rappresentano. Sarà un fondamentale momento di passaggio sul quale confido nell’impegno di tutte le organizzazioni nostre aderenti, tramite i propri leader associativi, per dare continuità al percorso di impegno intrapreso in questi ultimi anni.

Tanti sono dunque gli auspici con cui la FISH rinnova gli auguri che questo nuovo anno possa portare con sé la concretizzazione di tante speranze, affinché gli sforzi resi non siano stati vani. Continueremo pertanto a monitorare le varie norme e le prassi correnti del nostro Paese affinché possano rispondere al meglio ai nostri bisogni, intervenendo con forza, prima di tutto insieme alle Associazioni a noi aderenti, laddove di volta in volta ne ravviseremo la necessità.
Certo, il percorso sarà ancora lungo, ma andrà di pari passo con il nostro impegno quotidiano, senza paura di rischiare, senza mai restare indifferenti e soprattutto senza mai negoziare i diritti umani delle persone con disabilità e delle loro famiglie!

di Vincenzo Falabella,
Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)

Delega disabilità, venti mesi per cambiare l’inclusione

Delega disabilità, venti mesi per cambiare l’inclusione
Vita del 04/01/2022

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre, la delega raccordata con il PNRR prevede ora 20 mesi di tempo per i decreti attuativi. Il finanziamento annuo su cui può contare è di 350 milioni di euro.

ROMA. Venti mesi per sette decreti: è questo l’arco di tempo che la legge 22 dicembre 2021, n. 227 prevede per completare il quadro disegnato dalla delega al Governo in materia di disabilità, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre. Arriviamo così a fine agosto 2023, data entro cui dovranno essere stabilite le nuove regole e modalità per:
a) definizione della condizione di disabilità, nonché revisione, riordino e semplificazione della normativa di settore;
b) accertamento della condizione di disabilità e revisione dei suoi processi valutativi di base;
c) valutazione multidimensionale della disabilità, realizzazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato;
d) informatizzazione dei processi valutativi e di archiviazione;
e) riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità;
f) istituzione di un Garante nazionale delle disabilità;
g) potenziamento dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

«La legge delega sulla disabilità, come sappiamo, ha ottenuto il via libera definitivo pochi giorni fa e potrà disporre di uno stanziamento di 350 milioni di euro all’anno. Non sarà quindi solo un meccanismo procedurale e normativo, che dovrà essere attuato attraverso diversi decreti legislativi previsti per la sua attuazione ma disporrà anche di una dote economica importante», commenta la Fish. «Il Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, che è stato rimodulato con il cambio di denominazione (si chiamerà infatti “Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità), sarà finalizzato a fornite piena attuazione agli interventi legislativi in materia di disabilità secondo quanto previsto dalla Legge delega, inoltre sarà trasferito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali al Ministero dell’Economia e delle Finanze».

Categorie protette e collocamento mirato

Categorie protette e collocamento mirato: come funziona la normativa sull’inserimento lavorativo per persone disabili    
Disabili.com del 03/01/2022

Quanti disabili deve assumere un’azienda? Nel privato e nel pubblico funziona allo stesso modo? Come ci si iscrive alle liste speciali delle categorie protette? In attesa della riforma promessa dalla Ministra Stefani facciamo il punto della situazione.

L’inserimento lavorativo delle persone disabili è regolamentato in Italia dalla Legge n. 68 del 23 marzo 1999 che, già dal primissimo comma, dichiara il proprio intento di promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato.

COSA SI INTENDE PER COLLOCAMENTO MIRATO
L’Art. 2 spiega che per collocamento mirato dei disabili si intende quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione.

A CHI SI APPLICA IL COLLOCAMENTO MIRATO
Possono iscriversi alle liste delle cosiddette “categorie protette”, e di conseguenza accedere al collocamento mirato, tutti i lavoratori come definiti ai sensi sempre del comma 1 Art. 1 della Legge 68:
a)  persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali handicap intellettivo cui sia stata riconosciuta un’invalidità civile – con conseguente riduzione della capacità lavorativa – superiore al 45%;
b) invalidi del lavoro con un grado di invalidità, accertata dall’INAIL, superiore al 33%;
c) non vedenti, colpiti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi, o sordomuti, colpiti da sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata;
d) invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 23 dicembre 1978  e successive modificazioni.

COME ISCRIVERSI ALLE LISTE SPECIALI
Gli organismi individuati dalle Regioni, denominati “uffici competenti”, provvedono, in raccordo con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, secondo le specifiche competenze loro attribuite, alla programmazione, all’attuazione, alla verifica degli interventi volti a favorire l’inserimento dei soggetti destinatari della Legge 68. 
Gli uffici competenti sono inoltre responsabili dell’avviamento lavorativo, della tenuta delle liste, del rilascio delle autorizzazioni, degli esoneri e delle compensazioni territoriali, della stipula delle convenzioni e dell’attuazione del collocamento mirato
Sono, di norma, scelti come “uffici competenti” i Centri per l’impiego di ciascuna provincia. Sono questi dunque i luoghi a cui fare richiesta d’iscrizione alle liste di categorie protette. Prima di far questo, però, occorre munirsi di una certificazione che attesti il possesso della percentuale di invalidità necessaria per l’iscrizione.

GLI OBBLIGI DEI DATORI DI LAVORO
Ai sensi del comma 1 dell’Art. 3 i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie protette nella seguente misura:
a) sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti;
b) due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti;
c) un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.

Per adempiere ai suddetti obblighi, ai sensi di quanto previsto dal comma 1 dell’Art. 7 i datori di lavoro assumono i lavoratori facendone richiesta di avviamento agli uffici competenti oppure attraverso la stipula di convenzioni aventi ad oggetto la determinazione di un programma mirante al conseguimento degli obiettivi occupazionali di cui alla stessa Legge 68.

Il Decreto legislativo n. 151 del 14 settembre 2015 è intervenuto sulle modalità di assunzioni obbligatorie prevedendo che i datori di lavoro privati possano assumere i lavoratori mediante richiesta nominativa ma anche che, decorsi 60 giorni dal momento in cui sono obbligati all’assunzione, gli stessi siano tenuti a presentare richiesta numerica individuando con il servizio per il collocamento mirato competente la qualifica sulla base di quelle possedute dagli iscritti nelle apposite liste.

Eccezionalmente, il datore di lavoro può chiedere di essere esonerato dall’assunzione obbligatoria se la sua attività rientra in uno dei seguenti settori:
– edile;
– trasporto aereo, marittimo, terrestre: per il personale viaggiante/navigante;
– impianti a fune;
–  minerario.

ENTI PUBBLICI E CONCORSI
Ai sensi di quanto previsto dal comma 6 dell’Art. 3, anche agli enti pubblici economici si applica la disciplina prevista per i datori di lavoro privati.
Il comma 1 dell’Art. 16 stabilisce che i disabili possono partecipare a tutti i concorsi per il pubblico impiego, da qualsiasi amministrazione pubblica siano banditi. A tal fine i bandi di concorso prevedono speciali modalità di svolgimento delle prove di esame per consentire ai soggetti suddetti di concorrere in effettive condizioni di parità con gli altri (agevolazione prevista anche dall’Art. 20 della L. 104). L’iscrizione alle liste del collocamento non è indispensabile per la partecipazione alla procedura selettiva, ma solo al momento della sottoscrizione del contratto di lavoro.

Pertanto, l’unica certificazione medica che può essere richiesta per l’accesso all’impiego pubblico della persona con disabilità è la certificazione attestante l’idoneità allo svolgimento delle mansioni proprie del posto da ricoprire oppure di compatibilità delle residue capacità lavorative con le specifiche mansioni da svolgere.

Per le aziende, siano esse pubbliche o private, che non ottemperino agli obblighi di legge sulle assunzioni dei lavoratori appartenenti alle categorie protette il comma 1 dell’Art. 15 prevede sanzioni amministrative commisurate alla mancanza di rispetto dell’obbligo prescritto. Le sanzioni pagate dai datori di lavoro che non ottemperano all’obbligo di assunzione di invalidi sono destinate al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili.

di Alessandra Babetto

Legge di bilancio 2022 e novità per le persone con disabilità

Legge di bilancio 2022 e novità per le persone con disabilità
Agenzia Iura del 30/12/2021

La Camera dei deputati, dopo il voto di fiducia, ha dunque approvato la legge di bilancio per il 2022. Nel testo definitivamente licenziato da Montecitorio, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sono presenti alcune disposizioni relative alle persone con disabilità e le loro famiglie. Le riassumiamo di seguito:
– Detrazione delle spese per l’eliminazione delle barriere architettoniche;
– Anziani non autosufficienti e LEPS;
– Offerta turistica e disabilità;
– Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità;
– Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità;
– Trasporto scolastico degli alunni con disabilità;
– Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico;
– Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità;
– Incentivi alle federazioni sportive;
– Contributi ad associazioni e organizzazioni.

Detrazione delle spese per l’eliminazione delle barriere architettoniche
Negli ultimi anni sono state varate diverse misure per incentivare la riqualificazione abitativa e al contempo rilanciare il settore edilizio. Tuttavia detrazioni e bonus (110%, bonus facciate ecc.) solo in modo molto marginale hanno interessato l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle abitazioni e nelle parti comuni dei condomini. La lacuna è parzialmente compensata nella legge di bilancio appena approvata.
Viene introdotta infatti, pur temporaneamente, la possibilità di detrarre  le spese documentate sostenute dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022 per la realizzazione di interventi direttamente finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche in edifici già esistenti. Non quindi quelli di nuova realizzazione.

La detrazione è pari al 75% della spesa sostenuta e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo. Ad esempio, se la spesa sostenuta è di 20.000 euro, la detrazione totale è di 15.000 euro e la quota annuale è di 3.000 euro. Ovviamente la detrazione arriva fino alla compensazione dell’imposta dovuta all’erario (Irpef). Se in uno dei 5 anni l’imposta fosse di 2.000 euro, anche la detrazione arriva solo a 2.000 euro (se ne perdono 1.000).
Sono situazioni che vanno valutate, in particolare da parte degli incapienti (chi ha IRPEF molto bassa o pari a zero). Infatti la legge di bilancio, anche per questa nuova detrazione, ammette la possibilità alternativa della cessione del credito cioè la possibilità di cedere, seguendo una specifica procedura, il credito di imposta relativo al bonus ad una banca o direttamente ai fornitori di lavori, come già avviene con il bonus 110%.

Viene anche posto un limite all’ammontare complessivo della spesa ammessa alla detrazione del 75% che varia a seconda della tipologia dell’abitazione. Ne riportiamo la distinzione (letterale):
a) euro 50.000 per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno;
b) euro 40.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari;
c) euro 30.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari.

Dalla lettura di questa distinzione sembra che il Legislatore abbia voluto incentivare maggiormente gli interventi nelle parti comuni dei condomini rispetto a quelli nelle singole unità abitative. Rimangono comunque dei seri coni d’ombra interpretativi che saranno verosimilmente chiariti con specifica circolare; ad esempio quale sia la soglia per gli interventi all’interno della singola unità immobiliare sita in un condominio di 12 appartamenti e sostenuta dal solo residente proprietario. Da una analisi letterale la cifra sarebbe di 30.000 euro, mentre sarebbe di 50.000 euro se gli stessi interventi fossero effettuati in una casa singola o in una villetta a schiera.

Fra le spese ammissibili ci sono anche quelle per gli interventi di automazione degli impianti negli edifici e nelle singole unità immobiliari funzionali ad abbattere le barriere architettoniche nonché, in caso di sostituzione dell’impianto, o per lo smaltimento e la bonifica dei materiali e dell’impianto sostituito.
Tutti gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche). Attenzione, quindi, solo a titolo di esempio, al rispetto delle caratteristiche tecniche e prestazionali di ascensori e piattaforme elevatrici.

Anziani non autosufficienti e LEPS
Un’articolata serie di commi della legge di bilancio è dedicata al tema degli anziani non autosufficienti e, in maniera più limitata, alla realizzazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali per altri ambiti del sociale (disabilità).

Uno dei motivi fondanti di questo intervento normativa risiede ancora una volta nel PNRR. Il PNRR italiano approvato dalla UE, infatti, oltre alla riforma indicata come “legge quadro sulla disabilità”, include nella stessa Missione la riforma relativa alle persone anziane non autosufficienti. I commi approvati nella legge di bilancio, negli intenti del Legislatore, vanno in questa direzione con un’esposizione tutt’altro che semplice incrociandosi le nuove disposizioni con altri provvedimenti già in essere ancorché marginalmente attuati: disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà (d. lgs. 15 settembre 2017, n. 147, artt. 21 e seguenti); definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Dpcm 12 gennaio 2017); piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023.

Il comma introduttivo (159) rappresenta l’occasione per riformulare e puntualizzare una definizione generale: “I livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) sono costituiti dagli interventi, dai servizi, dalle attività e dalle prestazioni integrate che la Repubblica assicura, sulla base di quanto previsto dall’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e in coerenza con i princìpi e i criteri indicati agli articoli 1 e 2 della legge 8 novembre 2000, n. 328, con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità.”

I LEPS devono essere realizzati dagli ambiti territoriali sociali (ATS) che costituiscono, a detta del Legislatore, la sede necessaria nella quale programmare, coordinare, realizzare e gestire gli interventi, i servizi e le attività utili al raggiungimento dei LEPS medesimi, fermo restando l’integrazione gli altri servizi (soprattutto sanitari) già prevista. La loro azione sarà orientata da successive linee guida e supportata garantendo le risorse assegnate dallo Stato per il finanziamento dei LEPS.
Vengono indicati nel dettaglio i servizi socio-assistenziali “volti a promuovere la continuità e la qualità di vita a domicilio e nel contesto sociale di appartenenza delle persone anziane non autosufficienti, comprese le nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane”. Saranno erogati dagli ATS afferendo alle seguenti aree che riportiamo testualmente:
a) assistenza domiciliare sociale e assistenza sociale integrata con i servizi sanitari, quale servizio rivolto a persone anziane non autosufficienti o a persone anziane con ridotta autonomia o a rischio di emarginazione, che richiedono supporto nello svolgimento delle attività fondamentali della vita quotidiana caratterizzato dalla prevalenza degli interventi di cura della persona e di sostegno psico-socio-educativo anche ad integrazione di interventi di natura sociosanitaria; soluzioni abitative, anche in coerenza con la programmazione degli interventi del PNRR, mediante ricorso a nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane, rafforzamento degli interventi delle reti di prossimità intergenerazionale e tra persone anziane, adattamenti dell’abitazione alle esigenze della persona con soluzioni domotiche e tecnologiche che favoriscono la continuità delle relazioni personali e sociali a domicilio, compresi i servizi di telesoccorso e teleassistenza;
b) servizi sociali di sollievo per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, quali: il pronto intervento per le emergenze temporanee, diurne e notturne, gestito da personale qualificato; un servizio di sostituzione temporanea degli assistenti familiari in occasione di ferie, malattia e maternità; l’attivazione e l’organizzazione mirata dell’aiuto alle famiglie valorizzando la collaborazione volontaria delle risorse informali di prossimità e quella degli enti del Terzo settore (…);
c) servizi sociali di supporto per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, quali la messa a disposizione di strumenti qualificati per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro degli assistenti familiari, in collaborazione con i Centri per l’impiego del territorio, e l’assistenza gestionale, legale e amministrativa alle famiglie per l’espletamento di adempimenti.”

Per queste specifiche finalità il Fondo per le non autosufficienze viene integrato con 100 milioni di euro per l’anno 2022, 200 milioni per l’anno 2023, 250 milioni per l’anno 2024 e a 300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025.

L’offerta di questi servizi potrà essere integrata da contributi, diversi dall’indennità di accompagnamento, per il sostegno della domiciliarità e dell’autonomia personale delle persone anziane non autosufficienti e il supporto ai familiari che partecipano all’assistenza.
Tali contributi però potranno essere utilizzabili esclusivamente per remunerare il lavoro di cura svolto da operatori titolari di regolare rapporto di lavoro  o per l’acquisto di servizi forniti da imprese qualificate nel settore dell’assistenza sociale non residenziale.
Vengono previsti incentivi e supporti anche per la formazione del personale (retribuito) addetto al lavoro di cura (esclusi quindi i caregiver familiari).

Ma quale organizzazione prefigura la riforma? La presa in carico (o meglio l’accesso ai servizi sia sociali che sociosanitari) delle persone non autosufficienti dovrà avvenire attraverso i PUA, i Punti Unici di Accesso garantiti dalle risorse umane e strumentali del Servizio sanitario nazionale e degli ATS. I PUA avranno la sede operativa presso le articolazioni del servizio sanitario denominate «Case della comunità».
Presso i PUA dovranno operare équipe integrate fra Servizio sanitario nazionale e ATS. Tali équipe assicurano la funzionalità delle unità di valutazione multidimensionale (UVM). Le UVM avranno il compito di valutare la capacità bio-psico-sociale dell’individuo, anche al fine di delineare il carico assistenziale per consentire la permanenza della persona in condizioni di non autosufficienza nel proprio contesto di vita in condizioni di dignità, sicurezza e comfort, riducendo il rischio di isolamento sociale e il ricorso ad ospedalizzazioni non strettamente necessarie.
Sulla base di queste valutazioni, con il coinvolgimento della persona in condizioni di non autosufficienza o di chi lo rappresenta, dovrà essere definito il progetto di assistenza individuale integrata (PAI), contenente l’indicazione degli interventi modulati secondo l’intensità del bisogno, le responsabilità, i compiti e le modalità di svolgimento dell’attività degli operatori sanitari, sociali e assistenziali nella presa in carico della persona, nonché l’apporto della famiglia e degli altri soggetti che collaborano alla sua realizzazione.
Con successivi decreti saranno determinate, ai fini della graduale introduzione dei LEPS, le modalità attuative, le azioni di monitoraggio e le modalità di verifica del raggiungimento dei LEPS medesimi per le persone anziane non autosufficienti nell’ambito degli stanziamenti vigenti.

Oltre agli interventi sugli anziani non autosufficienti la legge di bilancio prefigura una progressiva definizione – “nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente” – dei LEPS, negli altri ambiti del sociale diversi dalla non autosufficienza (povertà, minori, disabilità ecc.).
Nel frattempo in sede di prima applicazione sono definiti i seguenti LEPS, individuati come prioritari nell’ambito del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023 già approvato nel luglio scorso dalla Rete della protezione e dell’inclusione sociale:
a) pronto intervento sociale;
b) supervisione del personale dei servizi sociali;
c) servizi sociali per le dimissioni protette;
d) prevenzione dell’allontanamento familiare;
e) servizi per la residenza fittizia;
f) progetti per il dopo di noi e per la vita indipendente.

Per il finanziamento di questi ultimi LEPS vengono impiegate le risorse nazionali già destinate per le medesime finalità dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali insieme alle risorse dei fondi europei e del PNRR destinate a tali scopi.

Offerta turistica e disabilità
La legge di bilancio istituisce presso il Ministero del turismo un nuovo fondo rivolto a “sostenere lo sviluppo dell’offerta turistica rivolta alle persone con disabilità e favorire l’inclusione sociale e la diversificazione dell’offerta turistica stessa” e destinato “alla realizzazione di interventi per l’accessibilità all’offerta turistica delle persone con disabilità”. Dotazione: 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024. Il testo non lascia trasparire quale sia la visione e lo spirito, né tanto meno la destinazione.
Un successivo decreto del Ministro del turismo, di concerto con il Ministro per le disabilità, adotterà le disposizioni di attuazione.

Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità
Nella variegata  normativa italiana esistono due Fondi che hanno una denominazione simile, ma finalità e dotazioni differenti. Il “Fondo nazionale per la non autosufficienza” è stato istituito nel 2006 con legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art. 1, co. 1264). Il “Fondo per la disabilità e la non autosufficienza” è stato invece istituito dall’articolo 1, comma 330, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.
La legge di bilancio cambia denominazione al secondo: “Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità”. Inoltre lo toglie dallo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e lo attribuisce al Ministero dell’economia e delle finanze.
Il Fondo dovrebbe essere impiegato per dare attuazione a interventi legislativi in materia di disabilità finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno alla disabilità di competenza dell’Autorità politica delegata in materia di disabilità (Ministero delle disabilità). Viene anche incrementato di 50 milioni l’anno fino al 2026. Dal 2023 conterà quindi su 350 milioni.

Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità
La legge di bilancio istituisce un nuovo fondo destinato al potenziamento dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado. Dotazione: 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022. Di questi, con due specifici decreti emanati entro il 30 giugno di ciascun anno, 70 milioni verranno ripartiti in favore degli enti territoriali e 30 milioni a favore dei comuni.

Trasporto scolastico degli alunni con disabilità
Nella legge di bilancio si compie un passo  nella direzione di garantire i livelli essenziali di prestazione (LEP) per il trasporto scolastico degli studenti con disabilitò che frequentano la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di 1° grado.
Il comma 174 del primo articolo incrementa, per queste finalità, il Fondo di solidarietà comunale di 30 milioni di euro per l’anno 2022, 50 milioni di euro per l’anno 2023 e 80 milioni di euro per l’anno 2024, 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026 e 120 milioni a decorrere dall’anno 2027.
Un decreto specifico, a regime emanato ogni anno, oltre a ripartire le quote (regioni a statuto ordinario, Sicilia e Sardegna), dovrà disciplinare gli obiettivi di incremento della percentuale di studenti con disabilità trasportati, da conseguire con le risorse assegnate, e le modalità di monitoraggio sull’uso delle risorse stesse.

Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico
Viene aumentato, purtroppo solo per il 2022, il Fondo per l’autismo previsto a suo tempo dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208 (art. 1, comma 401). Dotazione: 27 milioni per l’anno in corso. Viene anche finalizzata la destinazione: favorire, nel limite di spesa previsto, “iniziative e progetti di carattere socio-assistenziale e abilitativo per le persone con disturbo dello spettro autistico”.

Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità
Un ennesimo Fondo è stato istituito dall’articolo 34 del decreto legge 22 marzo 2021, n. 41 (convertito dalla legge 21 maggio 2021, n. 69). è denominato “Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità”. Questo è incardinato nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Fondo è destinato a finanziare specifici progetti su due ambiti di intervento:
a) promozione e realizzazione di infrastrutture, anche digitali, per le politiche di inclusione delle persone con disabilità, anche destinate ad attività ludico-sportive;
b) inclusione lavorativa e sportiva, nonché per il turismo accessibile per le persone con disabilità.
Era prevista una dotazione, per il 2021, di 100 milioni di euro. La legge di bilancio aggiunge 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023. Al contempo aggiunge anche un nuovo ambito su cui sono ammissibili i progetti: “b-bis) iniziative dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico”.

Incentivi alle federazioni sportive
Al fine di favorire il diritto allo svolgimento dell’attività sportiva, tenuto conto dei contenuti sociali, educativi e formativi dello sport, per le federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI, gli utili derivanti dall’esercizio di attività commerciale non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini IRES e il valore della produzione netta ai fini dell’IRAP, a condizione che in ciascun anno le federazioni sportive destinino almeno il 20 per cento degli stessi allo sviluppo, diretto o tramite componenti delle medesime federazioni, delle infrastrutture sportive, dei settori giovanili e della pratica sportiva dei “soggetti con disabilità” [così nel testo, NdR].

Contributi ad associazioni e organizzazioni
La legge di bilancio per il 2022 conta molti finanziamenti e contributi per iniziative, ricorrenze, organizzazioni e associazioni di vari ambiti. Anche quello della disabilità non fa eccezione.
All’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti al fine di promuovere, tutelare e sostenere i diritti delle persone con disabilità visiva e pluridisabilità e favorire la fruizione di servizi di vario interesse, è concesso un contributo di 2 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

Alla FISH – Federazione italiana per il superamento dell’handicap è riconosciuto per il 2022 un contributo di 250.000 euro che si aggiungono ai 400.000 già previsti per lo stesso anno dalla precedente legge di bilancio. 650.000 euro per il 2023.

L’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale (ANFFAS) potrà contare nel 2022 su 500.000 euro al fine di contribuire alla piena realizzazione dei princìpi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e di contrastare discriminazioni verso persone con disabilità.

A Special Olympics per favorire la realizzazione di eventi anche internazionali di integrazione dei disabili attraverso lo sport, è destinato un contributo pari a 300.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

Un milione di euro annui per ciascuno degli anni 2022 e 2023 anche a favore della Fondazione italiana per la sclerosi multipla (FISM).

Ed infine 200.000 euro per il 2022 alla Biblioteca italiana per ipovedenti «B.I.I. Onlus» di Treviso che negli intenti del Legislatore dovrebbe favorire e promuovere la diffusione della lettura e della fruizione visiva per coloro che sono “affetti da disturbi della vista”.

(Carlo Giacobini, Direttore generale di Iura)

Approfondimenti
La legge di bilancio è ora in attesa di pubblicazione. Il testo provvisorio approvato è disponibile sul sito della Camera dei deputati (A.C. 3424).

SLA, dall’analisi del metabolismo nuove informazioni sulla prognosi

SLA, dall’analisi del metabolismo nuove informazioni sulla prognosi
Redattore Sociale del 29/12/2021

MILANO. “Porre attenzione alla nutrizione e ai cambiamenti metabolici nei pazienti con SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, può diventare una importante area di intervento terapeutico per migliorare la qualità di vita e rallentare in maniera significativa la progressione della malattia”.

A confermarlo è lo studio multicentrico italo-francese, coordinato dal Centro Clinico NeMO di Milano, e che ha visto coinvolti la Dietetica e Nutrizione Clinica dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, l’IRCCS Ospedale San Raffaele e le due Università francesi di Limoges e Tours. Pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry, lo studio ha confermato come il metabolismo energetico, posto in relazione al piano nutrizionale individuale di ciascun paziente, offra informazioni cruciali sui cosiddetti “fattori prognostici”, ossia quella caratteristica biologica in grado di modificare la prognosi, cioè il tempo della sopravvivenza del paziente al decorso naturale della malattia. Grazie a queste nuove informazioni sarà possibile impostare una adeguata presa in carico, al fine di preservare le capacità funzionali del paziente più a lungo.

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)- spiega la nota- è caratterizzata dalla degenerazione progressiva del primo e del secondo motoneurone, una tra le cellule di maggior volume del nostro sistema nervoso e che necessita del maggior fabbisogno energetico. Nel tempo, la persona che ne viene colpita perde la sua capacità di muoversi, di parlare, di deglutire e di respirare autonomamente, arrivando ad una situazione di immobilità che modifica, inevitabilmente, il suo fabbisogno nutrizionale. Questa è la ragione per cui la ricerca è partita dal metabolismo energetico basale, ampliando gli studi sul tema della nutrizione, che fino ad ora erano orientati esclusivamente all’analisi della condizione di disfagia e delle sue conseguenze. Per semplificare, la quantità totale di energia che l’organismo impiega per svolgere le sue funzioni viene indicata con il termine di “metabolismo energetico” ed è espressa in kilocalorie (calorie). Il metabolismo energetico basale, invece, è la parte di energia che l’organismo utilizza in condizioni di base, cioè quando siamo svegli, ma a riposo; sdraiati e senza svolgere alcuna attività muscolare; oppure nella cosiddetta fase di post-assorbimento, cioè dopo che siano trascorse 12-18 ore dall’ultimo pasto, quando cioè sono terminati anche gli ultimi processi digestivi; ed infine quando siamo in un luogo con temperatura che non solleciti i meccanismi di termogenesi. In altre parole il metabolismo energetico basale indica la quantità minima di energia che può sostenere la vita, mantenere lo stato di coscienza e una temperatura normale del corpo.

Ma in concreto, qual è la relazione tra SLA e metabolismo energetico? Poiché la perdita di peso e la malnutrizione provocano un forte squilibrio nel dispendio energetico del nostro metabolismo, la ricerca ha dimostrato che questa conseguenza comporta, a sua volta, una accelerazione della degenerazione dei motoneuroni.

“Pur considerando la necessità di continuare lo studio attraverso un’analisi longitudinale e prolungata nel tempo dello stato metabolico dei pazienti SLA, anche in relazione alle mutazioni genetiche della malattia- dichiara Christian Lunetta, Neurologo, referente Area SLA del Centro Clinico NeMO di Milano e coordinatore dello studio- i risultati sono preziosi perché contribuiscono in primo luogo a definire per la prima volta nella SLA un nuovo gruppo target specifico di pazienti, gli ipo-metabolici appunto, per i quali si potrà continuare a studiarne le caratteristiche rispetto all’andamento della patologia e, in secondo luogo, ha confermato come lo stato metabolico basale possa diventare un utile bio-marcatore per l’analisi e la progressione della SLA, nonché un fattore fondamentale per un presa in carico mirata sulle caratteristiche di ogni paziente. Il risultato raggiunto è stato confermato analizzando non solo una coorte molto ampia di pazienti, ma anche con abitudini alimentari differenti. Lo studio retrospettivo ha analizzato 847 pazienti SLA italiani e francesi, 472 maschi e 375 femmine, con un’età media di insorgenza della malattia tra i 63 e i 79 anni. Ad una condizione di ridotto consumo energetico basale (ipo-metabolismo), che è riscontrabile in circa il 10% dei pazienti, è associata una progressione più lenta della malattia. Viceversa nei pazienti iper-metabolici, circa il 30%, è associata una progressione più rapida della malattia. L’assetto metabolico ha, dunque, considerevoli conseguenze dirette su tappe inevitabili e fortemente impattanti nella vita di un paziente SLA, come la gastrostomia e la ventilazione (invasiva e non). Nei pazienti ipo-metabolici, infatti, l’intervallo tra esordio dei sintomi e l’inizio della ventilazione invasiva è di circa 6 anni, a differenza dei pazienti iper e normo metabolici che risulta rispettivamente di 2 e 3 anni.

Attraverso un esame ad oggi ancora non diffuso nella pratica clinica dei Centri SLA, la calorimetria indiretta, è stato misurato il consumo metabolico in situazione di riposo (Ree). I dati sono stati poi correlati con le misure della composizione corporea, le specificità cliniche, la rapidità di progressione della malattia e la sopravvivenza di ogni paziente. I risultati hanno confermato che questo tipo di analisi dovrebbe essere introdotta sistematicamente in tutti i centri che seguono pazienti SLA perché di fondamentale importanza al pari delle altre analisi di routine effettuate per la valutazione della progressione della malattia, come quelle respiratorie, motorie, deglutitorie e di comunicazione.

“La continuità tra conoscenza e cura è il valore che esprime appieno il significato del fare ricerca nei Centri NeMO – dichiara Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO – La presenza di un team multidisciplinare nei nostri reparti, in partnership con altri gruppi di ricerca, infatti, permette di avere una visione delle nostre patologie a tutto tondo e rende concreta quell’alleanza tra medico e paziente, soprattutto per patologie come la SLA per le quali ancora non vi è cura.”

La nuova sfida è quella di comprendere come sia possibile intervenire per portare il paziente ad una condizione di ipo-metabolismo. Questa è una domanda a cui la scienza non ha trovato ancora risposta e sulla quale si continuerà ad indagare. La prospettiva è quella di arrivare ad individuare, come già si sta facendo nelle patologie oncologiche, nuovi trattamenti farmacologici che portino ad una modifica dell’assetto metabolico per rallentare la progressione della malattia.

Certamente, lo studio- conclude la nota- conferma ancora una volta quanto sia fondamentale per un paziente SLA essere preso in carico da una équipe multidisciplinare dove, come in questo caso, la presenza di professionisti della nutrizione permette non solo di identificare lo stato metabolico, ma anche di personalizzare l’intervento costante nutrizionale per modificare la prognosi naturale di malattia. Lo studio è stato condotto grazie all’autofinanziamento dei Centri Clinici NeMO che solo sulla SLA hanno attualmente in attivo ben 18 studi clinici, il coinvolgimento di centinaia pazienti ed il sostegno di AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, ed in particolare, della sezione di Varese.(DIRE)

ExpressCare

ExpressCare, al via un corso per chi vuole diventare assistente di persone con disabilità motoria
Redattore Sociale del 29/12/2021

In partenza a febbraio a Bologna, è progettato direttamente da persone con disabilità. Il corso fornisce elementi di base su aspetti tecnico-pratici, psicologici, nonché sulle forme contrattuali che regolano il rapporto con il datore di lavoro

BOLOGNA. Un corso dedicato a chi vuole lavorare come assistente di persone con disabilità motoria, con un focus particolare su malattie neuromuscolari e mielolesioni. È “ExpressCare“, il progetto promosso da Rete per l’Autonomia e Uildm Bologna nell’ambito della “Scuola di Azioni Collettive” di Fondazione Innovazione Urbana e Comune di Bologna. Il corso si articolerà in 50 ore: la formazione è progettata direttamente da persone con disabilità, secondo i principi della Vita Indipendente; tra i docenti vi sono professionisti sanitari di IRRCS Bellaria, Rizzoli, Sant’Orsola e di Corte Roncati che collaborano con Uildm Bologna, nonché un team multi-professionale che proviene dall’Istituto Riabilitativo di Montecatone.
Il corso fornisce elementi di base sia su aspetti tecnico-pratici (ad es. relativamente all’area respiratoria, movimentazione, igiene e utilizzo di ausili e sollevatori), sia sugli aspetti psicologici della relazione tra persona con disabilità e e assistente, nonché sulle forme contrattuali che regolano il rapporto con il datore di lavoro. Queste, nello specifico, le aree tematiche: La figura dell’assistente personale; Principi della Vita Indipendente; Patologie neuromuscolari e mielolesioni; Mobilizzazione; Alimentazione; Gestione area respiratoria; Igiene e gestione sfinteri; Aspetti psicologici della relazione assistenziale; Aspetti legali, diritti e contratto di lavoro. Il progetto non si limita però alla sola attività di formazione, ma vuole creare possibilità di incontro e di lavoro, consentendo agli allievi un accesso privilegiato alla piattaforma ExpressCare, dove potranno essere immediatamente contattati da potenziali datori di lavoro di Bologna e dintorni.
La formazione è gratuita, ma è richiesta una quota associativa di 5 euro, e si svolgerà dal 5 febbraio fino a metà marzo 2022, nelle giornate di mercoledì e sabato in modalità mista: mercoledì dalle 16.30 alle 19.30 online e sabato dalle 9 alle 18 in presenza, presso le aule di Seneca, piazza dei Martiri 8. Le iscrizioni sono aperte fino al 23 gennaio.

di Ambra Notari 

Legge delega sulla disabilità approvata

Legge delega sulla disabilità approvata: ecco i contenuti
Agenzia Iura del 28/12/2021

 Il 20 dicembre 2021 il Senato ha approvato all’unanimità, dopo un iter parlamentare accelerato, il disegno di legge n. 2475 che reca “Delega al Governo in materia di disabilità”. Il testo, di iniziativa governativa, era stato depositato alla Camera il 2 novembre scorso. La Commissione Affari sociali di Montecitorio ha apportato vari emendamenti al testo originale prima dell’approvazione da parte dell’Aula il 9 dicembre e del passaggio all’altro ramo del Parlamento. Il testo approvato è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Legge delega e PNRR
La norma approvata è incardinata negli interventi collegati al Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR). Esiste infatti un atto dell’8 luglio 2021 con cui il Consiglio d’Europa ha stabilito, dopo averlo valutato e approvato, l’esecuzione del PNRR dell’Italia. L’allegato illustra quali saranno gli interventi e le riforme che il nostro Paese intende adottare. Su quell’allegato si fondano i relativi ingenti finanziamenti destinati all’Italia.

Fra le numerose Missioni previste e approvate, alla Missione 5 è fissata esplicitamente la Riforma 1 denominata “Legge quadro sulle disabilità”. Questa ne è la declinazione: “L’obiettivo principale della riforma è quello di modificare la legislazione sulle disabilità e promuovere la deistituzionalizzazione (vale a dire il trasferimento dalle istituzioni pubbliche o private alla famiglia o alle case della comunità) e l’autonomia delle persone con disabilità. Ciò deve comportare:
I) il rafforzamento dell’offerta di servizi sociali;
II) la semplificazione dell’accesso ai servizi sociali e sanitari;
III) la riforma delle procedure di accertamento delle disabilità;
IV) la promozione di progetti di vita indipendente;
V) la promozione del lavoro di gruppi di esperti in grado di sostenere le persone con disabilità con esigenze multidimensionali.”

La legge delega approvata è orientata quindi all’esecuzione di parte della riforma prevista.

Cos’è una legge delega?
La legge delega è una norma particolare. Non fissa immediatamente nuovi diritti o agevolazioni o disposizioni esigibili da subito dai cittadini. Si tratta di una norma con la quale il Parlamento delega il Governo a legiferare su alcuni precisi aspetti e indica gli ambiti, i principi e criteri direttivi a cui l’Esecutivo si deve attenere, nonché i tempi e le modalità per raccogliere i pareri sugli schemi di decreti delegati (solitamente decreti legislativi).
Dopo l’approvazione della legge delega, quindi, le persone con disabilità non possono ancora contare su nuovi diritti o benefici o prestazioni che al contrario potrebbero avere dopo l’approvazione dei decreti legislativi. I tempi massimi indicati dalla legge delega sono 20 mesi dall’entrata in vigore della stessa (circa fine agosto del 2023).
Se poi quei decreti legislativi avranno necessità di ulteriori integrazioni o modificazioni ci saranno 24 mesi di tempo dopo la loro entrata in vigore.

Gli ambiti di intervento
Come di prassi il primo articolo indica gli ambiti di intervento generali su cui l’articolo successivo entra poi nel dettaglio indicando principi e criteri direttivi.
Gli interventi normativi dei decreti riguarderanno quindi:
a) la definizione della condizione di disabilità nonché revisione, riordino e semplificazione della normativa di settore;
b) l’accertamento della condizione di disabilità e revisione dei suoi processi valutativi di base;
c) la valutazione multidimensionale della disabilità, realizzazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato;
d) l’informatizzazione dei processi valutativi e di archiviazione;
e) la riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità;
f) l’istituzione di un Garante nazionale delle disabilità;
g) il potenziamento dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
Un ultimo ambito afferisce alle disposizioni finali e transitorie.

Disabilità oggi
Per comprendere al meglio lo spirito della norma, in particolare relativamente ai primi tre ambiti, è utile ricostruire alcuni elementi contestuali.
Nella normativa attuale esistono varie definizioni che riguardano le persone con disabilità, frutto di una normativa stratificata nel tempo e non sempre congruente né scientificamente aggiornata. Ne derivano anche percorsi e modalità valutative differenti spesso onerose per il cittadino e per la pubblica amministrazione. A questo si aggiunga l’evidenza che questi percorsi non sempre sono funzionali ad erogare sostegni e supporti efficaci.
Ad esempio si pensi alla coesistenza delle valutazioni delle minorazioni civili (invalidità, cecità, sordità, sordocecità) e quelle dell’handicap previste dalla legge 104/1992. E ancora quelle correlate alla legge 68/1999 oppure alla condizione di alunno con disabilità.
Oltre a questo va aggiunto che nel frattempo la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dell’Italia nel 2009) delinea una definizione della disabilità con la quale confliggono le disposizioni ancora vigenti. Già nel 2016 il Comitato ONU ha richiamato l’Italia ad una concreta adozione di quella definizione nell’impianto normativo italiano.
È su questo solco che la delega tenta di intervenire. Ma torniamo ai criteri e ai principi direttivi espressi nel testo approvato.

La definizione e il riconoscimento della disabilità
La revisione normativa introdotta da successivi decreti dovrà innanzitutto riprendere la definizione della Convenzione ONU che – giova ricordarlo – è “per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri.”

Si tratta di una indicazione che dovrà quindi quantomeno aggiornare la definizione di handicap prevista dalla legge 104/1992.
Non è sufficiente però adottare formalmente una nuova locuzione, ma anche dotarsi di strumenti adeguati per il relativo riconoscimento ed eventuali graduazioni. In tal senso la legge delega prevede l’adozione della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) congiuntamente alla Classificazione internazionale delle malattie (ICD) ma anche di ogni altra eventuale scala di valutazione disponibile e consolidata nella letteratura scientifica e nella pratica clinica.
Sempre in tema di definizioni la legge delega ne prevede l’adozione altre due, entrambe tutt’altro che semplici da delineare. La prima è quella relativa al “ profilo di funzionamento” il cui perimetro dovrà essere coerente con l’ICF e con le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e che tenga conto dell’ICD.
La seconda riguarda ancora l’“accomodamento ragionevole” di cui parla la stessa Convenzione ONU e che dovrebbe essere uno strumento che, in aggiunta ai diritti già sanciti dalla normativa vigente, garantisca l’inclusione delle persone con disabilità anche in presenza di situazioni particolari, complesse o impreviste.
Un altro elemento centrale nella delega è la separazione fra la valutazione di base – di cui scriviamo più sotto – e la valutazione multidimensionale, cioè quella più complessa e volta a redigere progetti personali.
Un emendamento rilevante introdotto dalla Camera riguarda senza dubbio anche la separazione dei percorsi valutativi previsti per le persone anziane da quelli previsti per gli adulti e per i minori. Ciò potrebbe consentire di ottimizzare e qualificare percorsi e strumenti rendendoli più specifici per ogni differente età.

La valutazione di base
La parte della legge delega riservata alla valutazione di base è stata oggetto di una più circostanziata riscrittura da parte della Commissione Affari Sociali della Camera.
È ora più chiaro cosa sia incluso nella valutazione di base e ciò che sia escluso rientrano invece nella più articolata valutazione multidimensionale.
Vi rientra la valutazione prevista dalla legge 104/1992 che ad oggi riguarda l’handicap ma che sarà aggiornata con la nuova definizione di disabilità. Oltre a questa condizione sarà rilevata la necessità di sostegno, di sostegno intensivo o di restrizione della partecipazione della persona.
Vi rientrano anche tutti gli attuali accertamenti legati alle minorazioni civili (invalidità, cecità, sordità, sordocecità). Gli vigenti criteri e modalità di accertamento – che risalgono al decreto 5 febbraio 1992 – saranno progressivamente aggiornati in conformità alla definizione di disabilità e in coerenza con le classificazioni ICD e ICF, un impegno che sarà tutt’altro che semplice.
La valutazione di base include anche tutti quegli accertamenti che sono propedeutici ai successivi accertamenti connessi all’inclusione lavorativa (legge 68/1999) e alla condizione di alunno con disabilità.
Ma la valutazione di base, che dovrebbe essere ricondotta ad un unico procedimento, dovrà contenere anche tutte le informazioni utili alla concessione di assistenza protesica, sanitaria e riabilitativa, all’individuazione della non autosufficienza e dei requisiti necessari per l’accesso ad agevolazioni fiscali, tributarie e relative alla mobilità (esempio: contrassegno disabili).
Ma chi svolgerà la valutazione di base? La legge delega indica che – con decreto successivo – l’esclusiva competenza medico-legale sulle procedure valutative venga affidata ad “un unico soggetto pubblico (…) garantendone l’omogeneità nel territorio nazionale (…)”. Attualmente quelle funzioni sono già in larga misura affidate a INPS con competenze anche delle ASL. È presumibile, ma lo vedremo al momento dei decreti delegati, che ci si riferirà ad INPS attribuendo all’Istituto anche le funzioni non ancora affidate.
La legge delega fissa anche un criterio direttivo nell’ambito dei controlli prevedendo “un efficace e trasparente sistema di controlli sull’adeguatezza delle prestazioni rese, garantendo l’interoperabilità tra le banche di dati già esistenti, prevedendo anche specifiche situazioni comportanti l’irrivedibilità nel tempo, fermi restando i casi di esonero già stabiliti dalla normativa vigente.”

La valutazione multidimensionale della disabilità
Il secondo articolo della legge delega, al punto c), formula le indicazioni che dovranno essere seguite per regolamentare la valutazione multidimensionale della disabilità funzionale alla realizzazione del progetto personale che dalla legge viene ambiziosamente definito come “progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato”.
Nella sostanza la norma nel declinare i principi e i criteri direttivi, delinea i contenuti che nel progetto dovrebbero essere espressi. La loro effettiva realizzazione sarà ovviamente condizionata dalle risorse che saranno rese disponibili. Nell’immediato si profila l’intento di raccogliere elementi per individuare fabbisogni standard, formulare obiettivi di servizio e in prospettiva definire livelli essenziali delle prestazioni, solo così trasformati in reali diritti soggettivi.

Nel frattempo i decreti legislativi dovranno prevedere che la valutazione multidimensionale sia svolta attraverso l’istituzione e l’organizzazione di unità di valutazione multidimensionale composte in modo da assicurare l’integrazione degli interventi di presa in carico, di valutazione e di progettazione da parte delle amministrazioni competenti in ambito sociosanitario e socio-assistenziale.
Va ricordato che le unità di valutazione multidimensionale sono già attive in molte realtà regionali con diverse competenze anche in ambito sanitario. Verosimilmente si ipotizza di qualificarne e indirizzarne l’azione valutativa. In tal senso, anche nel caso della valutazione multidimensionale si dovrà tenere conto delle indicazioni dell’ICF e dell’ICD e che venga definito un profilo di funzionamento della persona, mirato alla predisposizione del progetto di vita e al monitoraggio dei suoi effetti nel tempo.

La legge delega pone come centrale il ruolo e il coinvolgimento diretto della persona (o di chi lo rappresenta) nell’elaborazione del progetto, tenuto conto anche dei suoi desideri e delle sue aspettative.
Il progetto di vita è idealmente volto a migliorare, anche con sostegni e supporti, la qualità della vita della persona, a garantire l’effettivo godimento dei diritti e delle libertà fondamentali, tra cui la possibilità di scegliere il proprio luogo di residenza e un’adeguata soluzione abitativa, anche promuovendo il diritto alla domiciliarità delle cure e dei sostegni socio-assistenziali.
Il progetto dovrebbe – secondo la legge delega – indicare gli strumenti, le risorse, i servizi, le misure, gli accomodamenti ragionevoli che devono essere adottati per la sua realizzazione e che sono necessari a compensare le limitazioni alle attività e a favorire la partecipazione della persona con disabilità nei diversi ambiti della vita e nei diversi contesti di riferimento, compresi quelli lavorativi e scolastici nonché quelli culturali e sportivi, e in ogni altro contesto di inclusione sociale.
Questo dovrebbe essere garantito anche quando la persona sia soggetta a una misura di protezione giuridica o abbia necessità di sostegni ad altissima intensità.
Nel progetto dovrebbe poi essere indicato l’insieme delle risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche, pubbliche e private, “attivabili anche in seno alla comunità territoriale e al sistema dei supporti informali”, utili all’attuazione al progetto medesimo. È esplicitamente prevista l’ipotesi che il progetto possa essere autogestito, in toto o in parte, con obbligo di rendicontazione secondo criteri concordati.
La legge delega contempla anche la possibilità che il progetto mantenga la sua cogenza quando una persona si trasferisce, cambiando magari regione.
Un punto specifico richiama la possibilità di definire supporti e sostegni per l’abitare in autonomia, per la vita indipendente e, ancora, per l’accompagnamento alla deistituzionalizzazione. E per queste finalità sono previsti anche meccanismi di riconversione delle risorse attualmente destinate all’assistenza nell’ambito di istituti a favore dei servizi di supporto alla domiciliarità e alla vita indipendente.
Appare evidente come l’elaborazione del decreto che dovrà disciplinare nel dettaglio e nei meccanismi del progetto di vita sarà un percorso assai impegnativo, come lo sarà la successiva omogenea applicazione su tutto il territorio nazionale.

L’informatizzazione dei processi valutativi
A supporto dei percorsi valutativi e dell’elaborazione dei progetti di vita la legge delega prevede che vengano istituite piattaforme informatiche che dovranno consentire la consultazione delle certificazioni e delle informazioni riguardanti i benefìci economici, previdenziali e assistenziali e gli interventi di assistenza sociosanitaria che spettano alla persona con disabilità e della sua famiglia. Opportunamente la legge delega prevede che queste piattaforme siano interoperabili con quelle già esistenti (ad esempio il SIUSS Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali, il SIOSS Sistema Informativo dell’Offerta dei Servizi Sociali, il Sistema informativo delle prestazioni e dei bisogni sociali ecc.).

Riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità
Un ulteriore filone della delega punta esplicitamente all’inclusione e all’accessibilità nell’ambito dei servizi pubblici profilando interventi che dovrebbero riqualificarne l’attività. In sede di analisi del disegno legge è stato opportunamente inserito un richiamo al rispetto della normativa già vigente in materia, sicché ciò che verrebbe attuato dovrebbe essere comunque aggiuntivo e qualificante.
La logica del punto dedicato a questi aspetti è quella di includere le azioni per l’inclusione e per l’accessibilità nelle disposizioni che in questi anni hanno tentato di incidere sull’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni e, più di recente, sul rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Per completezza: il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 e la legge 6 agosto 2021, n. 113. Nella sostanza gli obiettivi di inclusione e accessibilità dovrebbero rientrare nella programmazione strategica e nel piano della performance delle pubbliche amministrazioni e rientrare tra gli obiettivi di produttività delle stesse. I decreti legislativi futuri dovrebbero entrare nel dettaglio.
In ciascuna amministrazione sopra i 150 addetti, potrà (non è un obbligo) essere individuata una figura dirigenziale preposta alla programmazione strategica della piena accessibilità, fisica e digitale, delle amministrazioni da parte delle persone con disabilità.
Il rispetto degli obiettivi strategici potrà essere inserito e usato per valutare la performance del personale dirigenziale con ciò che ne deriva in termini di premi, incentivi e altro.
La legge delega delinea una progressiva estensione delle regole che varranno per la pubblica amministrazione anche ai concessionari dei pubblici servizi ad iniziare dalla carta dei servizi che dovrà indicare i livelli di qualità (accessibilità) del servizio erogato evidenziando quelli obbligatori ai sensi della normativa vigente
La legge delega poi prevede la nomina, da parte dei datori di lavoro pubblici, di un responsabile del processo di inserimento delle persone con disabilità nell’ambiente di lavoro, ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68. Sul punto, in attesa dei decreti legislativi, sembra che l’intento sia di ampliare quanto già vigente col decreto legislativo n. 75 del 25 maggio 2017 (Decreto Madia) che ha stabilito presso le amministrazioni pubbliche con più di 200 dipendenti, la presenza di un responsabile dei processi di inserimento delle persone con disabilità che curi i rapporti con il centro per l’impiego e che predisponga accorgimenti organizzativi e soluzioni tecnologiche che facilitino l’integrazione al lavoro, in collaborazione con il medico competente e con il comitato tecnico.

Il Garante nazionale delle disabilità
Anche sulla parte dedicata al Garante il Parlamento ha introdotto alcune precisazioni rispetto al testo originale del disegno di legge. In particolare non sfugge la sottolineatura di come questo organo sia da intendersi come indipendente il che significa, ad esempio. che non sarà funzionalmente sottoposto a nessun ministero. La tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità ne rappresentano la competenza che potrà esercitare raccogliendo segnalazioni da persone con disabilità che denuncino discriminazioni o violazioni dei propri diritti e più in generale vigilando sul rispetto dei diritti e sulla conformità alle norme e ai princìpi stabiliti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, dalla Costituzione, dalle leggi dello Stato e dai regolamenti.
Potrà poi svolgere verifiche sull’esistenza di fenomeni discriminatori e richiedere alle amministrazioni e ai concessionari di pubblici servizi le informazioni e i documenti necessari allo svolgimento delle funzioni di sua competenza, intervenendo con raccomandazioni e pareri, sollecitando o proponendo interventi, misure o accomodamenti ragionevoli per superare le criticità riscontrate.
Viene anche parallelamente previsto potenziamento dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità (che non è il Garante), ridefinendone le competenze e potenziandone la struttura organizzativa. Fra l’altro ques’ultimo aspetto è l’unico per il quale nella legge delega vi sia certezza di finanziamento: 800.000 euro a partire dal 2023.
Anche su questi ambiti i dettagli e l’effettiva attuazione sarà oggetto di successiva regolamentazione.

“Salvaguardia” dei diritti acquisiti
​Fra le norme transitorie la legge delega prevede una forma di “clausola di salvaguardia” che in larga misura può rassicurare – a fronte di una riforma delle modalità valutative – circa i timori di perdere diritti in qualche modo acquisiti. Si prevede infatti di coordinare “le disposizioni introdotte (…) con quelle ancora vigenti, comprese quelle relative agli incentivi e ai sussidi di natura economica e ai relativi fondi, facendo salvi le prestazioni, i servizi, le agevolazioni e i trasferimenti monetari già erogati ai sensi della normativa vigente in materia di invalidità civile, di cecità civile, di sordità civile e di sordocecità e della legge 5 febbraio 1992, n. 104, anche con riferimento alla nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti, di cui al decreto del Ministro della sanità 5 febbraio 1992 (…) al fine di salvaguardare i diritti già acquisiti”.

Copertura finanziaria
La legge delega non prevede finanziamenti ulteriori, oltre quelli già in essere, per gli eventuali nuovi oneri derivanti dall’attuazione della nuova norma. Le risorse derivano quindi dal Fondo per la disabilità e la non autosufficienza, dai fondi destinati dal PNRR (non sono fondi strutturali, ma straordinari) e dalla “razionalizzazione e la riprogrammazione dell’impiego delle risorse previste a legislazione vigente per il settore della disabilità.”
Inoltre le amministrazioni competenti (es. Comuni, Regioni…) provvedono agli adempimenti previsti dai decreti legislativi “con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”
Infine la legge delega fissa un’ultima regola: i decreti legislativi attuativi non possono essere emanati se non via sia la necessaria copertura finanziaria o fino a quando non si siano assicurate le risorse necessarie. (Carlo Giacobini, Direttore generale di Iura)

Per approfondimenti 
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si consulti il disegno di legge n. 2475 approvato dal Senato.

di Carlo Giacobini

App per ipovedenti

App per ipovedenti: quando le tecnologie cambiano la qualità della vita
Agenda Digitale del 28/12/2021

App che leggono una lunga serie di informazioni, che trasformano le immagini in suoni o rendono possibile utilizzare il linguaggio Visual Braille per riuscire a comporre parole e frasi. Sono molte le tecnologie che aiutano per persone cieche ipovedenti o altri disturbi della vista a districarsi nelle difficoltà quotidiane.

Per gli ipovedenti, per i ciechi, per i daltonici e per chi ha disturbi nella decodifica dei colori il mondo delle app offre una ricca serie di risorse.
Esistono, ad esempio, delle app che trasformano lo smartphone in un assistente visuale per aiutare le persone che hanno problemi di vista a muoversi in modo indipendente, come se la fotocamera dei propri smartphone fossero gli occhi della persona ipovedente, o come se questa avesse a fianco una persona fisica a cui dire ciò di cui si ha bisogno.
Il funzionamento è simile per tutte le tipologie di app, che praticamente leggono e vedono per la persona una lunga serie di informazioni, come per esempio la data di scadenza di un farmaco o di un alimento, la somma di denaro presente sul conto online e molto altro ancora.
Le App sono basate sul supporto di volontari, che ricevono le richieste, o sull’uso dell’intelligenza artificiale. La maggior parte delle App è gratuita o richiede un abbonamento mensile a costi accessibili.

Vedremo, in sintesi, alcune delle app suddivise tra quelle generali, quelle che rimandano a utenze e quelle specifiche per alcuni usi. Laddove non indicato l’app è gratuita.

APP PER IPOVEDENTI E CIECHI 

– Aipoly Vision. L’app utilizza l’intelligenza artificiale per riconoscere oggetti di uso quotidiano, che inquadrati con la fotocamera del proprio dispositivo saranno riconosciuti. Il database ha oltre 2000 piante e specie di animali e 1000 piatti. L’applicazione dopo una prima settimana di prova gratuita richiede un abbonamento mensile, al costo di 4,99 dollari. Il riconoscimento degli oggetti non richiede una connessione internet ed è possibile la lettura in più lingue e ad alta voce.

– Ariadne GPS permette agli ipovedenti di conoscere in ogni momento la propria posizione, grazie alla funziona Voice Over che è possibile sapere la conformazione del territorio e capire dove ci si trova e chiedere indicazioni stradali e consigli su come muoversi. È disponibile s un prezzo di 6,99 euro.

– Audio to Text for WhatsApp è uno strumento che offre la possibilità di convertire i messaggi vocali in testo, effettuando una pressione prolungata sul messaggio audio, toccando l’icona per la condivisione presente in WhatsApp e successivamente selezionando l’applicazione per ottenere il testo corrispondente.

– Be My Eyes è un’app che è stata sviluppata in Danimarca, in collaborazione con Google e sfrutta un approccio molto semplice. Questa applicazione connette la persona ipovedente con una comunità di quasi 2 milioni di volontari, che offrono un’assistenza visuale alla persona ovunque si trovi e una volta stabilita la connessione la persona ipovedente può ricevere in diretta un’assistenza visiva su quello che viene ripreso dalla fotocamera.

– Big Launcher è l’interfaccia utente pensata per coloro che hanno problemi alla vista o che vogliono rendere più semplice l’utilizzo dello smartphone Android. Le icone delle applicazioni sono molto più grandi e anche le notifiche sono strutturate al meglio per semplificare la vita alle persone. L’applicazione  è disponibile al costo di 9,99 euro.

– BlindSquare è l’applicazione GPS per non vedenti e ipovedenti, che descrive l’ambiente, annuncia i punti di interesse e le intersezioni stradali durante il viaggio.

– BraillePad trasforma lo schermo del tablet in uno strumento fondamentale per gli ipovedenti, per rendere possibile utilizzare il linguaggio Visual Braille per riuscire a comporre parole e frasi. Permette agli utenti con disabilità visiva di scrivere SMS, mail e post sui social utilizzando il codice Braille.

– FotoOto è un’applicazione che trasforma le immagini in suoni. Per gli ipovedenti è molto utile quando non riescono a riconoscere un oggetto, infatti, grazie all’audio potrà intuire di cosa si sta parlando.

– Google Lookout utilizza la visione artificiale per aiutare le persone ipovedenti o non vedenti a svolgere attività in modo facile, semplificando l’acquisizione di informazioni e consentendo di svolgere le attività quotidiane, come smistare la posta, sistemare la spesa e altro ancora, in modo più efficiente. Lookout è disponibile in oltre 20 lingue.

– iDentifi è un’app che consente alle persone ipovedenti di acquisire maggiore indipendenza nelle attività quotidiane come la spesa, la navigazione e la lettura. Utilizza l’AI per consentire a un utente ipovedente di riconoscere qualsiasi oggetto, marca, colore, espressione facciale, scrittura e testo e successivamente fornire all’utente una descrizione udibile dei contenuti dell’immagine.

– Intersection Explorer consente di esplorare in anteprima i luoghi sul display del telefono, appare una mappa della zona in cui ci si trova e spostando il dito sullo schermo si riceveranno poi informazioni sul tragitto da seguire per raggiungere la destinazione stabilita.

– Lazzus è un’applicazione accessibile per dispositivi mobili che consente di ottenere in tempo reale i punti di interesse all’interno del campo visivo di ciascun utente tra le altre funzioni come conoscere la posizione corrente, aggiunta di luoghi preferiti.

– Light Detector  permette di “sentire” la luce, infatti acquisendo le informazioni sull’ambiente circostante attraverso la telecamera, l’applicazione emette un suono più o meno acuto in funzione della quantità di luce rilevata. In questo modo gli utenti non vedenti possono capire se le luci di casa sono accese, se le tapparelle sono alzate e così via; costo 0,89.

– Netblind si basa sul contributo dei volontari, per cui gli utenti potranno mettersi in contatto e organizzare insieme accompagnamenti, viaggiare, studiare, fare attività fisica e reperire degli accompagnatori che possano supportarli nella quotidianità.

– OrCam è un dispositivo indossabile intuitivo con una fotocamera intelligente che si aggancia a una normale montatura per occhiali.

– Seeing AI è un’applicazione realizzata da Microsoft che sfrutta l’intelligenza artificiale per identificare quello che viene ripreso dalla fotocamera. In questo caso non ci si connette a un volontario fisico, ma è l’intelligenza artificiale a riconoscere ciò che è ripreso nell’immagine; si può leggere il testo, identificare i colori, riconoscere le banconote, effettuare una scansione dei codici a barre dei prodotti per ricevere informazioni e anche riconoscere le persone.

– TapTapSee è un’applicazione per fotocamere mobile progettata specificamente per utenti non vedenti e ipovedenti, supportata dall’API di riconoscimento immagini, che utilizza la fotocamera del dispositivo e le funzioni di VoiceOver per fotografare oggetti e identificarli ad alta voce per l’utente.

– ViaOpta Hello l’app mobile utilizza la fotocamera degli smartphone per scattare foto di oggetti o persone e quindi utilizza i servizi cognitivi di back-end per fornire una descrizione. È disponibile in dodici lingue.

– Vlingo Virtual Assistant è un’assistente virtuale con funzionalità estese che permettono l’uso di comandi vocali per inviare le e-mail, telefonare, fare ricerche sul web, chiedere indicazioni su mappe e spostamenti, attivare le applicazioni e molto altro.

– Walky Talky è un’applicazione sincronizzata con Google Maps, per cui pronunciando il nome e l’indirizzo della destinazione si attiva una guida vocale che segnalerà, oltre al percorso, nomi e indirizzi dei luoghi adiacenti e la presenza di incroci.

App PER SERVIZI E UTENZE

– Evalues consente di leggere i quotidiani presenti nell’omonimo servizio. La registrazione è obbligatoria e bisogna possedere il certificato d’invalidità al Centro Ricerche Scientifiche dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

– Inps Mobile permette all’utente di utilizzare attraverso il proprio smartphone o tablet i diversi servizi disponibili sul sito dell’Istituto Bancoposta e permette di controllare il saldo e la lista movimenti del proprio Conto BancoPosta e di Postepay.

LETTURA DEI CODICI A BARRE 

– IDEAL Item Identifier è una applicazione di lettura di codici a barre che permette agli utenti di leggere codici UPC e QR;

– Digit-Eyes  permette ai non vedenti di leggere i codici a barre passando il dispositivo sul codice UPC/EAN di un prodotto per sentirne il nome. Il costo è di 8,99.

– AudioLabels  permette agli utenti di riconoscere gli oggetti attraverso una descrizione audio associata ai codici a barre o ai codici QR. Il costo è di 8,99.

di Carmelina Maurizio, Università degli Studi di Torino

Turismo, via la tassa per i disabili e gli accompagnatori a Bologna

Turismo, via la tassa per i disabili e gli accompagnatori a Bologna
Redattore Sociale del 24/12/2021

BOLOGNA. Via la tassa di soggiorno, a Bologna, per le persone disabili e i loro accompagnatori. La proposta avanzata da Mattia Santori, consigliere del gruppo Pd e delegato del sindaco al Turismo, è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale che oggi ha licenziato anche il bilancio di Palazzo d’Accursio.
L’aula ha dunque votato per “l’esenzione della tassa di soggiorno per le persone con disabilità ed eventuale accompagnatore. Da oggi, quindi- scrive Santori- l’esenzione che prima era riservata a familiari di degenti in cura a Bologna, under 14 e iscritti all’Università si allarga a una nuova categoria di turisti”. Questa è “la prima misura che ho proposto su sollecitazione di cittadini, turisti e amici- continua Santori- e sono felice che abbia incontrato il favore della totalità del Consiglio. È un primo intervento doveroso, che ci uniforma a tante altre città che ci hanno preceduto e che rafforza il tavolo sul turismo accessibile che convocheremo a inizio anno”. Sull’accessibilità “abbiamo tanto da recuperare ma come si suol dire: chi ben comincia è a metà dell’opera. E noi abbiamo cominciato”, conclude il consigliere comunale. (DIRE)

Insegnanti di sostegno: cattedre separate e anche nelle paritarie

Insegnanti di sostegno: cattedre separate e anche nelle paritarie
Vita del 24/12/2021

Sono due cardini della proposta di legge per migliorare l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità che la Fish ha consegnato oggi al sottosegretario all’istruzione Rossano Sasso

ROMA. La Fish ha consegnato oggi al sottosegretario Rossano Sasso la sua Proposta di Legge in 17 articoli per rendere la scuola finalmente e concretamente inclusiva per tutti gli alunni e le alunne con disabilità (in allegato in fondo all’articolo). Punto centrale, l’istituzione di apposite classi di concordo per il sostegno con l’obiettivo di garantire la continuità didattica dei docenti specializzati per il sostegno.

«Si tratta – spiega Vincenzo Falabella, presidente della Fish – di una proposta normativa presentata a nome dell’intero mondo associativo che rappresento e che prevede in primo luogo l’istituzione di nuove ed apposite quattro classi di concorso per il sostegno, riguardanti le scuole di ogni ordine e grado, che porteranno in classe solo docenti specializzati e a tempo indeterminato». Per chi desidererà successivamente spostarsi su una cattedra curricolare per la quale sia abilitato, è prevista la mobilità professionale, sulla base degli appositi concorsi. «Molti attuali docenti per il sostegno, che godono – unici del corpo docente – del privilegio di poter indifferentemente occupare sia i posti curricolari nei quali hanno vinto il concorso che quelli di sostegno, si oppongono alla richiesta dell’istituzione delle apposite classi di concorso per il sostegno con la motivazione che, qualora esse venissero istituite, essi sarebbero “condannati a vita” a fare sostegno, subendo così un logorio psicologico e professionale», si legge nel documento: «A tale obiezione la presente proposta di legge risponde con l’art. 1 comma 3 che per loro, come per tutti i docenti di ruolo, è applicabile l’istituto della “mobilità professionale”, cioè del passaggio di cattedra da sostegno a cattedra comune, purché ne abbiano l’abilitazione e sulla base degli annuali appositi concorsi. Ci sembra questa una ragionevole soluzione per venire incontro alle resistenze di molti docenti di sostegno, che si oppongono oggi a specifiche classi di concorso per non essere “condannati a vita” a fare sostegno», spiega Falabella.

Tra i principi che animano la proposta di legge, nell’ottica del miglioramento dell’inclusione scolastica, c’è innanzitutto quello della continuità didattica, con la previsione che i docenti specializzati a tempo indeterminato per il sostegno didattico non possano, di norma, usufruire della citata mobilità professionale, sino a quando l’alunno con disabilità per il quale siano stati nominati abbia completato il triennio della scuola dell’infanzia, il quinquennio della primaria, il biennio della secondaria di secondo grado e il successivo triennio. A richiesta delle famiglie e dopo valutazione del Dirigente scolastico, inoltre, i docenti a tempo determinato già nominati per un biennio potranno proseguire nell’anno successivo con lo stesso alunno e sulla stessa sede, in coerenza con la loro posizione in graduatoria ovvero a parità di punteggio. «Non si impedisce a quanti, situati positivamente in graduatoria per gli incarichi e le supplenze, di ricevere la nomina; solo che per quell’anno debbono accettare una sede diversa, essendo, quella da loro prescelta, assegnata in base a questa norma speciale al docente che deve assicurare il rispetto del principio della continuità didattica previsto dalla legge di delega n. 107/2015», si legge.

Un passaggio di notevole importanza riguarda le scuole paritarie: la proposta di legge chiede che anche qui gli alunni e le alunne con disabilità abbiano diritto, al pari delle scuole statali, ad avere assegnati dallo Stato i docenti per il sostegno e dalle Regioni e dai Comuni gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione. «Ovviamente la norma comporta aumento di spesa. Però, se si pensa che gli alunni con disabilità attualmente frequentanti le scuole paritarie non superano i 15.000 alunni e si confronta con la spesa per le massicce immissioni in ruolo di decine di migliaia di docenti, si prenderà atto che questa spesa, costituzionalmente legittima e dovuta, rappresenta una spesa assai meno rilevante di quella che lo Stato ed Enti territoriali hanno risparmiato in cinquanta anni di normativa inclusiva realizzata in Italia con la mancata applicazione del comma 4 dell’art 34 della istituzione», afferma il documento.

L’articolo 8 interviene sul tema della formazione iniziale e in servizio dei docenti per il sostegno didattico. Se è nota la carenza di docenti specializzati sul sostegno didattico (sono specializzati oggi solo un terzo degli insegnanti di sostegno), la possibilità di istituire Scuole di specializzazione per il sostegno didattico e per l’inclusione scolastica presso le università che hanno un dipartimento di scienze della formazione, consentirà di formare a ciclo continuo docenti specializzati sul sostegno didattico che potranno poi essere immessi in ruolo sulla base delle facoltà assunzionali determinate da MEF e dal Ministero dell’Istruzione.

Barriere architettoniche in stazione

Le barriere architettoniche in stazione? Sono una discriminazione diretta
Redattore Sociale del 21/12/2021

Lo ha riconosciuto il Tribunale di Bologna, che ha condannato Rfi alla rimozione entro sei mesi degli ostacoli individuati, alla corresponsione di un risarcimento simbolico, alle spese legali e alla pubblicazione dell’ordinanza su quotidiani di tiratura nazionale a proprie spese

BOLOGNA. Linea ferroviaria Bologna-Porretta, fermata Borgonuovo: la banchina è troppo bassa, nonostante i treni siano ribassati o dotati di piattaforme e pedane. Una situazione che, di fatto, rende la fermata inaccessibile per le persone con disabilità (ma anche per i passeggini, gli anziani con ridotta mobilità, in generale per tutte le persone in condizioni di fragilità motoria). Un disagio che che è stato preso in mano dal Servizio antidiscriminazione di Sidima, la Società italiana disability manager. Le prime risposte fornite dalla Rete ferroviaria italiana – il Piano d’impresa non lo prevede, la stazione non è una stazione ma una fermata, il flusso di persone non giustifica l’investimento – non sono state ritenute adeguate.
“Non vi è dubbio che la discriminazione posta in essere dal resistente abbia comportato all’interessato un danno di natura non patrimoniale, ravvisabile nell’oggettiva lesione di valori della personalità umana costituzionalmente protetti – commenta Fulvia Casagrande, avvocato di Sidima del foro di Bologna -. È evidente che l’inesistenza di ausili idonei a superare la barriera architettonica quali ascensori, montascale, rampe o scivoli, costituisca un oggettivo impedimento ad avvalersi del servizio pubblico di trasporto per una persona con una disabilità motoria, ravvisandosi dunque una discriminazione diretta”. In particolare, spiega Casagrande, si è cercato di far applicare la Costituzione e, in questo caso specifico, soprattutto la “misconosciuta legge 67/2006 che prevede proprio all’art.2 che si realizzi discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga. Ma ci sono anche le più subdole discriminazioni indirette o le molestie, che per tanti diventano pane quotidiano e rospi amari da mandar giù. Anche queste vengono contrastate dalla legge”. Così, il Tribunale di Bologna, presso cui è stata esposta la denuncia, ha condannato Rete ferroviaria italiana alla rimozione entro sei mesi delle barriere architettoniche individuate, alla corresponsione di un risarcimento simbolico, alle spese legali e alla pubblicazione dell’ordinanza su quotidiani di tiratura nazionale a proprie spese.
“È importante conoscere che ci sono strumenti che ci aiutano e persone che ci supportano – conclude Rodolfo Dalla Mora, presidente di Sidima -. E se anche Rfi avesse bisogno di un disability manager? Noi siamo disponibili a formare professionisti specializzati”. 

di Ambra Notari 

Disabilità, nasce il bollino per la certificazione del turismo accessibile nel Lazio
Redattore Sociale del 16/12/2021

Oggi pomeriggio a Rieti il seminario del Modavi. Il presidente Pozzi: “Abbiamo lavorato per costruire una rete tra amministrazioni locali, terzo settore, organizzazioni culturali e aziende del settore turistico per sviluppare un turismo inclusivo e accessibile”. Un lavoro che culmina con la creazione di una certificazione rilasciata a quelle realtà che rendono pienamente fruibile e accessibile l’esperienza turistico-culturale

ROMA. “Oggi pomeriggio saremo a Rieti, presso la Sala Polifunzionale del complesso di Santa Lucia, per il nostro ultimo seminario del progetto “VATIS Valorizzazione Turismo Inclusivo e Sostenibile”. E’ quanto dichiara Mario Pozzi, Presidente Nazionale del Modavi Onlus, il Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano.
“In questi mesi – continua Pozzi – abbiamo lavorato per costruire una rete tra amministrazioni locali, enti del terzo settore, organizzazioni culturali e aziende del settore turistico per sviluppare un turismo inclusivo, accessibile e sostenibile. Grazie al contributo di LazioCREA della Regione Lazio, abbiamo realizzato un ciclo di 7 incontri di approfondimento sul tema dell’accessibilità del patrimonio artistico, culturale e turistico alle persone con diverse abilità e particolari bisogni. Questo lavoro culmina con la creazione di una certificazione, una sorta di bollino che sarà rilasciato a tutte quelle realtà che rendono pienamente fruibile e accessibile l’esperienza turistico-culturale, senza alcuna barriera e in piena autonomia. Un punto di partenza – conclude – per arrivare alla piena integrazione delle persone con diverse abilità.”
A Rieti interverranno: Daniele Sinibaldi, vicesindaco Rieti; Mariano Calisse, presidente della Provincia di Rieti; Juri Morico, segretario generale di Opes Italia; Francesca Danese, portavoce Forum del Terzo Settore Lazio; Veronica Barbati, delegata nazionale Coldiretti Giovani; Michele Casadei, presidente Federalberghi Rieti; Mario Pozzi, presidente nazionale del Modavi”.