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Reddito cittadinanza e disabilità

Redattore Sociale del 20-01-2019

Reddito cittadinanza e disabilita’, Zoccano: “Associazioni saranno ascoltate”

“Si sta facendo non poca confusione tra pensioni e indennità, tra invalidità e inabilità al lavoro”. Lo sottolinea il sottosegretario con delega a Famiglia e disabilità in riferimento ai commenti delle associazioni che “a vario titolo si stanno esprimendo sul testo del decreto lamentando di non aver visto accolti i loro emendamenti”. 

ROMA. “L’idea che mi sono fatto, assistendo alla miriade di commenti e dichiarazioni sul Decreto del Governo in tema di disabilità, è che si stia facendo non poca confusione tra pensioni e indennità, tra invalidità e inabilità al lavoro”. Così il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a Famiglia e Disabilità, Vincenzo Zoccano. “Il provvedimento del Reddito di Cittadinanza riguarda allo stesso modo, tutti i cittadini, con o senza disabilità – continua il Sottosegretario – . Le persone con disabilità che rientrano nei parametri della legge 68/99 non firmeranno il Patto per il Lavoro perché sono comprese nel meccanismo del Collocamento Mirato. Sta ora all’ esecutivo, mettere mano in modo chiaro e risolutivo, al funzionamento degli uffici del lavoro: un’azione non più procrastinabile”. 

Zoccano insiste sui necessari chiarimenti, sottolineando che “le prestazioni pensionistiche in favore dei disabili, sono concesse ai soggetti colpiti da patologie invalidanti, non dipendenti da cause di guerra, di lavoro o servizio. Occorre ovviamente non confondere le somme percepite a titolo di indennità, e quindi non soggette a limiti reddituali ed imposizione fiscale e che non formano reddito per il beneficiario, da quelle percepite a titolo di pensione, sottoposte invece a limiti di reddito e di conseguenza sospese o revocate, una volta superato il limite consentito. Le caratteristiche, i requisiti e gli importi delle singole prestazioni dipendono dal tipo di invalidità, dall’età e dalla gravità della menomazione. Uno stesso soggetto può percepire più assegni a vario titolo, in ragione delle condizioni e delle patologie che presenta. L’esempio più ricorrente è quello della percezione di indennità, più la pensione di inabilità, più altra entrata dipendente dalla propria condizione e patologia, come possono essere la cecità o l’ipoacusia”. 

Conclude Zoccano: “Le Associazioni di categoria, che a vario titolo si stanno esprimendo sul testo del decreto, lamentando di non aver visto accolti i loro emendamenti, devono ricordare che la sede costituzionalmente prevista per la fase emendativa, è il Parlamento. Il Governo, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali propone un testo che, in ogni caso, deve essere esaminato dal Parlamento. Le Associazioni saranno certamente ascoltate in quella sede, dove potranno ragionevolmente proporre il loro punto di vista e motivare le modifiche che richiedono. Con questo esecutivo, la Disabilità è parte fondamentale dell’Agenda: veniamo da anni di politiche fatte a spot e senza una reale visione di insieme che inserisca la disabilità in ogni campo di vita. Io sono senza dubbio alcuno a favore di un aumento delle pensioni per le Persone con Disabilità, a patto che questo però non sia sproporzionato in relazione all’interesse generale”.

Reddito di cittadinanza e disabilità

Redattore Sociale del 19-01-2019

Reddito di cittadinanza e disabilita’, FAND “Ampliare la platea dei beneficiari”

La Federazione esprime preoccupazione e delusione per la misura presentata dal governo: “Non c’è stato alcun aumento delle misere pensioni che i disabili percepiscono”. Inoltre “è irrealistica la cifra di 255 mila persone destinatarie del Reddito”. Chiesto un tavolo di confronto .

ROMA. La Fand (Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili), dopo la presentazione del Reddito di cittadinanza, esprime “tutta la propria delusione e preoccupazione. “Come è ormai chiaro a tutti – si legge in una nota – non c’è stato alcun aumento delle misere pensioni che i disabili percepiscono, come più volte ventilato nei giorni scorsi, né possono considerarsi ragionevoli e condivisibili le misure previste a favore delle persone con disabilità, che di fatto son poca cosa. Inoltre, è irrealistica la cifra di 255 mila persone con disabilità che, stando alle dichiarazioni del Governo, godrebbero del beneficio del Reddito di cittadinanza vieppiù che quantunque vera è pur sempre limitata rispetto alla platea complessiva di milioni di persone con disabilità grave in Italia. La Fand auspica l’avvio di un tavolo di confronto tra istituzioni e associazioni che rappresentano e tutelano le persone con disabilità che possa lavorare sul testo del decreto per ampliare la platea dei beneficiari per arrivare a soluzioni eque. L’auspicio che siffatta richiesta venga accolta da tutti, in particolare dal Ministro Di Maio, diversamente saranno valutate e considerate palesi manifestazioni di protesta”.

Reddito di cittadinanza: la bufala della disabilità


Uno degli impegni più severi nelle prossime ore sarà quello di spiegare alla nostra gente come – al di là degli annunci e dei giochi con i numeri e le parole – la disabilità sia stata ignorata nel decreto sul reddito di cittadinanza.” Così commenta Vincenzo Falabella, Presidente FISH, il testo del decreto legge approvato ieri sera in Consiglio dei Ministri e su cui FISH aveva chiesto con decisione emendamenti volti a migliorarne i contenuti che non sono stati accolti nemmeno in minima parte.

Alle moltissime persone che già ci contattano in queste ore andrà innanzitutto spiegato che l’annunciato aumento delle pensioni diinvalidità non trova alcuna concretezza nella misura approvata dal Governo.”

Ma non è tutto: per come è articolato il testo, i nuclei in cui sono presenti persone con disabilità, titolate di pensione di invalidità civile, verranno inequivocabilmente trattati meno favorevolmente delle famiglie in cui non sia presente una persona non autosufficiente o con disabilità. E questo a identica situazione di povertà assoluta.

Perché? Il gioco è molto semplice: – prosegue Falabella – vengono considerate alla stregua di un reddito le stesse pensioni di invalidità, criterio che avevamo chiesto fosse espunto dal decreto. Inoltre nessun coefficiente aggiuntivo considera la presenza di una persona disabile nel nucleo.” L’apparente contrasto sul “nodo disabili” fra le due forze di maggioranza non ha prodotto alcuna modificazione sostanziale alla bozza del decreto.

Il Ministro Di Maio però ha dichiarato che il reddito di cittadinanza riguarda anche circa 250mila nuclei in cui sia presente una persona con disabilità. “Si gioca con i numeri: in Italia, e ce lo dice ISTAT, esistono 1.700.000 nuclei in condizione di povertà assoluta. Questi rappresentano, per dichiarazione dello stesso Governo, la platea dei beneficiari del reddito e della pensione di cittadinanza. All’interno di quei nuclei poveri assoluti vi sono anche persone con quella disabilità che è una delle prime cause di impoverimento. Quando il Governo, in tutte le sue componenti, è stato messo alle strette dalle nostre serrate critiche, il Ministero del Lavoro ha effettuato un sommario controllo sulla banca dati ISEE scoprendo che vi è un numero consistente di famiglie sotto la soglia di 9.360 euro con una persona con disabilità al loro interno. Appurato tardivamente ciò, invece di elaborare risposte congruenti, ha usato il dato a fini propagandistici lasciando inalterati quei criteri che trattano meno favorevolmente proprio quei nuclei.”

I risultati sono quindi evidenti: nessun propagandato aumento delle pensioni di invalidità e l’importo del reddito di cittadinanza sarà, in tutti i casi, più basso quando in famiglia c’è un disabile, un titolare di pensione sociale, un giovane che percepisce una borsa lavoro.

Di fronte a queste evidenze – conclude il presidente Falabella – non ci resta che chiamare a raccolta le nostre associazioni e tutte le organizzazioni dell’impegno civile e chiedere con forza al Parlamento di censurare e modificare quel testo visto che il Governo ha pedissequamente ignorato ogni ragionevole richiesta di emendamento!”

Listen to me

Redattore Sociale del 17-01-2019

Apre domani “Listen to me” il progetto di Chiara Mu che coinvolge performer ciechi

Partito a gennaio al Macro Asilo di Roma, Ambiente 2, il nuovo progetto dell’artista Chiara Mu ha coinvolto performer ciechi dalla nascita pronti a investigare con l’artista il proprio immaginario e il proprio modo di descrivere il mondo, trasformandolo in un personalissimo linguaggio tattile e corporeo. 

ROMA. Vestiti comodi, tempo e disponibilità a farsi guidare da chi ci vede attraverso il corpo. Sono gli ingredienti per partecipare al nuovo progetto dell’artista Chiara Mu, Listen To Me, partito a gennaio al Macro Asilo di Roma, Ambiente 2, e aperto al pubblico da domani fino al 30 gennaio. Coinvolge performer ciechi dalla nascita, pronti a investigare con l’artista il proprio immaginario e il proprio modo di descrivere il mondo, trasformandolo in un personalissimo linguaggio tattile e corporeo. Questo processo si è strutturato in un laboratorio permanente, rimasto chiuso al pubblico durante la prima metà del mese, in cui i performer dialogheranno con un visitatore alla volta del museo per realizzare ogni giorno molteplici performance aperte a tutti, che coinvolgono il pubblico in un mutuo scambio fatto di corpi che si incontrano e si accolgono per ascoltarsi.

“Sono impegnata da anni nell’investigare linguaggi performativi che permettano una trasmissione di storie, narrazioni e vissuti al di fuori dalla consueta, stereotipica separazione tra pubblico e performer, originata dalle dinamiche spaziali e concettuali del teatro e, seppure non posta dall’arte visiva, è ancora molto presente e vissuta nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Con il mio lavoro- spiega Chiara Mu- intendo stabilire una dimensione di incontro tra chi agisce un’azione e chi la vive in cui possa avvenire una reciproca, autentica apertura; in cui la messa in gioco attenga alla relazione tra due o più che scelgono o si trovano nella condizione di partecipare ad uno scambio, non mirato all’intrattenimento ma alla scoperta di una percezione altra di ciò che li circonda”.

Nel 2016 l’artista romana ha realizzato un sopralluogo all’istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna per realizzare un progetto su richiesta del Museo Tolomeo, collocato nei medesimi spazi. “Mi sono accorta in quel contesto di non avere accesso alla comprensione logica e tattile del linguaggio Braille, poiché fortemente affetta da discalculia (una forma di dislessia che rende difficile l’utilizzo della logica matematica). Il direttore artistico del Museo commentò che anche una persona che vede come me conosce, dunque, una zona cieca, all’interno della quale ogni tentativo di comprendere l’esistente mi è difficile (se non impossibile). Partendo da questo innesco concettuale- racconta Chiara Mu- ho iniziato ad investigare il senso della visione dalla prospettiva di un punto cieco e ho elaborato un progetto relazionale di incontro e ricerca con persone cieche dalla nascita, incentrato sul desiderio di comprendersi, ascoltarsi e vedersi, ma basato esclusivamente sulla tattilità: il principale linguaggio corporeo che accomuna le persone vedenti a chi non possiede riferimenti visivi”.

L’intento di ‘Listen to me’ è esplorare e divulgare quale tipo di visione interiore del mondo viene elaborata da chi non possiede immagini ma immaginari, trasformando questa modalità di comprendere l’esistente in una visione corporea che può essere trasmessa e donata a chi è invece convinto di conoscere le cose, il mondo, solo perché utilizza gli occhi. Il progetto mira a costruire un alfabeto di parole-azioni che rappresentano concetti ed emozioni descrittive dell’esistente, esclusivamente elaborate da chi non possiede riferimenti visivi ed unicamente rappresentate in chiave tattile e corporea. Una volta elaborate, queste gestualità verranno passate ai visitatori vedenti durante un atto performativo, uno scambio da compiere “uno a uno” all’interno del museo.

I partecipanti al laboratorio ‘Listen to me’ diventano i performer in grado di trasmettere le loro parole-azioni a un visitatore alla volta, disponibile ad abbandonare il proprio corpo alla loro guida e al loro controllo tattile. “Vorrei portare il visitatore ad abbandonare il proprio corpo nelle mani di persone non vedenti ma in controllo per entrambi- conclude- cercando un punto di comprensione emozionale comune attraverso il contatto e l’energia che questo sprigionerà”. Questo progetto è promosso in collaborazione con il Centro regionale Sant’Alessio-Margherita di Savoia per i Ciechi di Roma, la Fondazione Pietro e Alberto Rossini e il negozio di tè Il Sogno nel Cassetto di Roma. (DIRE)

Disabilità. L’azienda assume, l’INAIL paga

Redattore Sociale del 16-01-2019

Disabilita’. L’azienda assume, l’INAIL paga: la novita’ nella legge di bilancio

La normativa incrementa gli incentivi alle imprese che ricollocano lavoratori con disabilità dopo un infortunio: fino al 60% della retribuzione sarà rimborsata da INAIL. Si rafforza così il sostegno dell’istituto all’inserimento e reinserimento lavorativo. 

ROMA. INAIL sostiene e favorisce il reinserimento dei lavoratori che, a seguito di un infortunio, hanno riportato una disabilità: una “mission” non nuova per l’istituto, che già ora destina fino a 150 mila euro di contributi alle aziende che favoriscono, con l’abbattimento delle barriere, la formazione e l’adeguamento delle postazioni, l’inserimento di soggetti con disabilità da lavoro. Ora però, con l’ultima legge di bilancio, questo impegno cresce ancora, con l’obiettivo di favorire sempre di più il ricollocamento di questi lavoratori: fino al 60% dello stipendio sarà infatti rimborsato alle aziende proprio da INAIL. 
Requisiti indispensabili perché il rimorso sia erogato sono: primo, che il lavoratore abbia una disabilità da lavoro; secondo, che sia destinatario di un progetto di reinserimento mirato alla conservazione del posto di lavoro e che, alla cessazione dello stato di inabilità temporanea assoluta, non possa tornare al lavoro senza la realizzazione degli interventi individuati nell’ambito dello stesso progetto. Tale progetto – chiarisce la legge – può essere proposto dal datore di lavoro e deve essere approvato dall’INAIL. 
Sempre per quanto riguarda il tema del ricollocamento di persone con disabilità, a partire dal 2019 anche INAIL potrà accedere al finanziamento del relativo assegno (decreto legislativo 150/2015), rilasciato alle persone con disabilità da lavoro in cerca di occupazione, secondo le modalità che saranno indicate in un decreto del ministero del Lavoro, che dovrebbe essere emanato entro un paio di mesi.

Dal Miur tutte le istruzioni per compilare l’Anagrafe nazionale degli alunni diversamente abili

da Il Sole 24 Ore

di Laura Virli

Il Miur ha trasmesso a fine dicembre una nota con le procedure che le segreterie devono seguire per l’inserimento dei dati relativi agli studenti con disabilità all’interno dell’Anagrafe nazionale degli studenti. Questo perché il Dm 162/2016 ha previsto nella piattaforma Sidi uno spazio dedicato alla gestione dei dati relativi ai disabili frequentanti le scuole statali.

Tramite le nuove funzioni devono essere inserite tutte le informazioni indispensabili per la definizione delle procedure necessarie all’inclusione scolastica. L’insieme dei dati immessi costituirà un apposito fascicolo che segue l’alunno lungo tutto il suo percorso scolastico; quindi è necessario inserire dati relativi alle certificazioni di disabilità, alle diagnosi funzionali, al profilo dinamico funzionale e al piano educativo individualizzato.

Tutte queste informazioni saranno necessarie per mettere a sistema e accelerare la definizione degli organici di sostegno da parte degli uffici competenti passo fondamentale nel processo di semplificazione amministrativa.

Le segreterie avranno la facoltà di decidere se inserire solo i dati o caricare anche le copie scansionate delle certificazioni, comunque, prive degli elementi identificativi degli alunni con disabilità. Gli Uffici scolastici regionali potranno, però, richiedere il caricamento di tale documentazione per effettuare gli opportuni controlli.

Le scuole avranno tempo per l’inserimento dei dati entro la data di apertura delle funzioni di organico, al fine di consentire le conseguenti procedure da parte degli uffici periferici.
Il Miur rassicura le segreterie: non ci saranno problemi di contenziosi con le famiglie poiché la procedura risponde pienamente alle disposizioni in materia di privacy nel trattamento dei dati (Gdpr).

Sindrome di Asperger, ecco gli spettacoli teatrali che fanno informazione

Il Sole 24 Ore del 15-01-2019

MILANO. Il teatro non è solo intrattenimento. Può anche assolvere a una funzione educativa. Può usare la narrazione di storie per aprire finestre su mondi che altrimenti non andremmo ad esplorare. Può essere un contenitore di informazioni da approfondire e lezioni da apprendere. Il Teatro dell’Elfo, punto di riferimento non solo per il territorio milanese, quest’anno ha inserito in stagione tre spettacoli che ruotano attorno allo stesso tema: l’autismo. Chiaramente una finestra spalancata, su un argomento che ancora deve essere molto approfondito per essere liberato dai pregiudizi che vi ruotano attorno.

Per due di questi spettacoli l’Elfo è anche impegnato nella produzione: “Lo strano caso del cane uscito a mezzanotte” e “Dedalo e Icaro”, in coproduzione con Eco di Fondo. Il primo è tratto dal bestseller omonimo di Mark Haddon, e narra le vicende di un 15enne affetto da una manifestazione particolare di autismo, la sindrome di Asperger. Il secondo, in scena dal 15 gennaio al 3 febbraio, sarà parte della campagna “Mi tingo di blu”, un articolato contenitore di eventi volti alla sensibilizzazione sul tema autismo. “Il blu” spiegano dall’Elfo, “è il colore che viene scelto nel 2007 quando le Nazioni Unite decidono di istituire la giornata della consapevolezza dell’autismo. Un colore che rappresenta quello che vivono tutti i giorni i familiari: brillante come il mare in un giorno d’estate o scuro come un mare in tempesta”.

Il terzo spettacolo, di nuovo sulla sindrome di Asperger, è prodotto da una compagnia indipendente, TeatRing, con la collaborazione delle associazioni “Semplicemente Aspie”, “Spazio Asperger” e Fondazione ARES, che si occupano di promuovere la corretta informazione sulla Sindrome e fornire sostegno alle famiglie in cui è presente. In questo spettacolo la diagnosi Asperger avviene in età adulta. Il protagonista dovrebbe sentirsene sollevato, perché questo giustificherebbe l’aver passato la vita a sentirsi un alieno, frainteso sempre da tutti quando non addirittura considerato una persona sgarbata o crudele. In realtà emerge una rabbia che sarebbe semplicistico etichettare come difficoltà di accettare la propria diversità. Diversità da cosa? La rabbia forse è più per doversi definire, catalogare, giustificare di fronte a un mondo neurotipico che lo vede come malato, mentre lui si sente perfettamente sano e funzionante. È che funziona in modo diverso, è tanto difficile da accettare?

La sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, comparsa per la prima volta nel 1994 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), ma ancora oggi spesso non diagnosticata. Le persone con questa sindrome possono essere perfettamente inserite nei contesti sociali in cui lavorano, si sposano, fanno figli, ma chi li conosce bene sa di avere a che fare con dei comportamenti sociali ritenuti spesso bizzarri. Hanno un modo particolare di vivere l’affettività, di comprendere le emozioni proprie e altrui. Sono senz’altro più a proprio agio con la logica che con l’empatia. Nei soggetti adulti che hanno ricevuto una diagnosi tardiva la situazione si complica, perché spesso, forse come conseguenza dell’aver passato la vita a sentirsi “strani”, si riscontrano anche stati di depressione, attacchi di panico, carenza di autostima, problemi di ansia e iperattività. Il protagonista dello spettacolo però a un certo punto dice causticamente che detta così siamo tutti Asperger.

Per spiegare la differenza e tentare così di ricomporla, salgono sul palco alla fine dello spettacolo quattro persone che hanno ricevuto la diagnosi Asperger in età adulta: Stefano Verrigni, Claudio Sessini e Laura Damato di “Semplicemente Aspie”, insieme a Roberto Mastropasqua. Con coraggio e delicatezza si espongono alle domande talvolta ingenuamente offensive di un pubblico che però è sinceramente interessato a capire. Come si cura? Dopo la diagnosi qual è la prognosi? È vero che non provate empatia? Come faccio a dire a un mio parente che secondo me è Asperger?

Con pazienza, consapevolezza e anche tanta ironia, spiegano che non si tratta di una malattia. Quindi non c’è una guarigione. Si tratta di una neuro-diversità, ovvero processi cognitivi e neurologici diversi dai cosiddetti “normali”. Spiegano che anche se c’è una fatica a comprendere e raccontare le emozioni, questo non vuol dire che non le abbiano. Spiegano, soprattutto, che l’autismo non va generalizzato, come non ci sogneremmo mai di generalizzare un tratto somatico. “Conosciuto un autistico, hai conosciuto un autistico. Non sono tutti così”, spiega Mastropasqua. E aggiunge: “Forse la terapia più efficace devono farla le persone non autistiche, affinchè imparino a riconoscere processi di pensiero diversi, emotività diverse, capire cos’è l’autismo”.

Ecco perché siamo a teatro a parlarne. Ecco cosa accade quando il teatro non è solo intrattenimento. Queste le parole della regista Marianna Esposito: “Ho fortemente voluto questo spettacolo perché credo che il teatro debba essere utile, ed essere sempre un mezzo e non un fine. Mi interessa il teatro che svolge una funzione. Sociale, politica, morale, civile. Senza rinunciare a divertire, far sorridere, fare poesia e bellezza”.

di Letizia Giangualano

Dislessia Amica Livello Avanzato

AID e Fondazione TIM avviano Dislessia Amica Livello Avanzato il nuovo progetto formativo dedicato alle scuole

Il corso è gratuito e certifica le scuole amiche della dislessia a supporto degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), sensibilizzando gli insegnanti verso le modalità e le strategie di apprendimento più funzionali alla loro inclusione

L’iniziativa è parte integrante del progetto Dislessia 2.0, la piattaforma digitale integrata di Fondazione TIM dedicata ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Anche quest’anno AID con la collaborazione di Fondazione TIM e di intesa con il MIUR, prosegue il suo impegno nel supportare il corpo docente ad implementare le modalità e le strategie di apprendimento più adeguate per gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). È online, infatti, Dislessia Amica Livello Avanzato, il nuovo percorso formativo gratuito, su piattaforma e-learning, fruibile da tutto il corpo docente degli Istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia.

L’iniziativa è il proseguimento del percorso intrapreso con Dislessia Amica, negli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018, volto ad ampliare le conoscenze e le competenze dei docenti, per rendere la scuola realmente inclusiva. Il programma formativo Dislessia Amica ha finora certificato il 60% delle scuole italiane statali come amiche della dislessia e punta a raggiungere la quasi totalità delle scuole di ogni ordine e grado.

Il corso, con contenuti completamente nuovi rispetto alla prima edizione, ha una durata di 50 ore ed è strutturato in due fasi: la prima prevede cinque moduli obbligatori e comuni per tutti i docenti, intervallati da verifiche intermedie. La seconda fase è, invece, caratterizzata da contenuti specifici relativi al grado scolastico di appartenenza del docente iscritto: infanzia, primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado.

Il percorso di e-learning può essere fruito da tutti gli insegnanti delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie, che saranno iscritti al progetto dal proprio dirigente scolastico. Attraverso percorsi metodologici, materiali di approfondimento, indicazioni operative e video lezioni, gli insegnanti potranno apprendere modalità e strategie di apprendimento più funzionali per gli studenti con DSA.

Ogni scuola in fase di registrazione potrà scegliere, nell’ambito delle disponibilità per ciascun turno, il periodo in cui intraprendere il percorso formativo: I° TURNO (marzo-maggio 2019); II° TURNO (ottobre-dicembre 2019); III° TURNO (gennaio-marzo 2020).

Al termine del corso la scuola potrà ottenere la certificazione ”Dislessia Amica – livello avanzato”,se almeno il 60% dei docenti iscritti al corso avrà completato con successo il percorso formativo nel tempo prestabilito. Allo stesso tempo, il singolo docente riceverà un attestato di partecipazione al termine del percorso formativo solo se approfondirà i contenuti di tutti i moduli e completerà i questionari nel tempo prestabilito.

Attraverso questo nuovo progetto, AID si propone di coinvolgere un numero ancora più esteso di scuole e di insegnanti, rispetto ai risultati raggiunti nella prima edizione, e verificare l’impatto complessivo del progetto Dislessia Amica, in termini didattici, attraverso questionari di valutazione e di gradimento.

Dislessia Amica Livello Avanzato rientra in Dislessia 2.0, la piattaforma di Fondazione TIM con un approccio digitale integrato ai Disturbi Specifici dell’apprendimento.

Accessibilità dei servizi sanitari digitali

Agenda Digitale del 14-01-2019

Accessibilita’ dei servizi sanitari digitali, i principi da rispettare per una “progettazione universale”

I servizi digitali, in primis quelli della sanità devono essere accessibili, fruibili da tutti. Ma è una questione spesso sottovalutata da chi progetta i servizi. Vediamo quali sono i principi del “progettare per tutti”.

di Sergio Pillon,
coordinatore della Commissione Tecnica Paritetica del Ministero della Salute per lo sviluppo della telemedicina nazionale.

I servizi di sanità digitale non sempre sono accessibili o in regola con le norme e le buone prassi. E non è tanto una questione di disabilità, quanto di equità, semplicità e buon senso. Cerchiamo allora di capire come si possa facilmente progettare servizi per tutti, tenendo a mente sette facili principi e partendo dal cambiamento di prospettiva portato dalla direttiva Ue sull’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici (Direttiva 2016/2102).

La direttiva è stata recepita nel nostro paese il 26 settembre 2018. Con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 106 del 10 agosto 2018, pubblicato in GU n.211 del 11-9-2018, la disposizione entra nel vivo, aggiornando e modificando la Legge 9 gennaio 2004, n. 4 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, uno dei maggiori riferimenti in materia di accessibilità. Ne ha già parlato Roberto Scano presidente Iwa, presidente commissione UNI e-accessibility su agendadigitale.

La medicina delle quattro P.
Il primo cambiamento portato dalla nuova direttiva sembra banale ma cambia il punto di vista: alla legge 9 gennaio 2004, n. 4, vengono sostituiti ovunque i concetti di “disabile” con “persona con…” ad esempio i “disabili”, ovunque ricorrano, sono sostituite da “persone con disabilità”. Si diventa persone, così come noi medici dobbiamo sempre ricordare che un “diabetico” un “cardiopatico” sono prima di tutto persone con il diabete, persone con una cardiopatia. Le malattie e le disabilità sono tante, la persona è una sola, una persona con disabilità, il diabete ed una cardiopatia, e non a caso anche la medicina sta diventando sempre più la medicina personalizzata, la medicina delle 4P, la medicina della persona, considerata come un “unicum” a cui i servizi si devono rivolgere, e la medicina si fa anche con strumenti informatici e spesso si fa su persone con disabilità

La “disabilità rapportata ai contesti”.
Ma chi è la persona con disabilità? Una definizione moderna analizza il contesto per definire una ridotta capacità la “disabilità rapportata ai contesti”. Io, se dovessi giocare a calcetto con un gruppo di ventenni, sarei indiscutibilmente una persona con disabilità, se fossi in un gruppo di giapponesi che ridono e scherzano avrei certamente difficoltà cognitive e sia nel calcetto sia nel gruppo di giapponesi e sarebbe necessario uno sforzo da parte degli altri per farmi partecipare, adattando le loro capacità fisiche alle mie di sessantenne in sovrappeso o, nel caso dei giapponesi, di italiano che non capisce neppure le espressioni non verbali di un giapponese. Una persona su una sedia a rotelle per una lesione della colonna è perfettamente a suo agio in un salotto, non è “disabile”, lo diventa se chiede di andare in bagno e il locale non ha un bagno attrezzato. E chi non riesce ad usare uno smartphone?

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) disabilità è un termine generale che comprende:
• un handicap: un problema relativo ad una funzione o ad una struttura del corpo
• una limitazione nelle attività: una difficoltà che il soggetto incontra nell’eseguire un compito o un’azione
• una restrizione nella partecipazione: un problema che il soggetto incontra nell’essere coinvolto pienamente nelle situazioni della vita.

Siamo tutti “persone con disabilità”.
La disabilità quindi è un fenomeno complesso, che riflette l’interazione fra il corpo della persona e la società in cui la persona vive. La conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali ed i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo. Tutti i nostri pazienti possono essere considerati “persone con disabilità” anche se non rientrano nel concetto di “disabili lavorativi con deficit superiore all’80%” definito dall’Inps. Un anziano che non riesce ad usare uno smartphone ha un certo grado di disabilità secondo il concetto precedente, è fuori da molti contesti, ma certo non è per questo considerabile una persona con disabilità secondo l’Inps.

La progettazione universale.
Il secondo cambiamento nella nuova legge riguarda i contenitori ed i contenuti: le parole «siti Internet», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “siti web e applicazioni mobili”. Meglio spiegare di cosa si sta parlando, ed in seguito si descrivono nel dettaglio gli uni e gli altri. Infine arriva la parte davvero interessante, le prescrizioni, la ricetta che il medico fa alla fine della visita per curare il paziente, l’art. 3-bis (Principi generali per l’accessibilità). Non vale la pena discuterlo nel dettaglio ma, come appare immediatamente chiaro a chi disegna servizi di sanità elettronica, il tutto è piuttosto confuso nella comprensione e nell’attuazione e rimanda infatti a chiarimenti emessi dall’AGID. Le linee guida di design per i servizi digitali della PA, nella release CC-BY 3.0 dell’Agenzia per l’Italia Digitale , non sono particolarmente di aiuto ed introducono una complessità (90 pagine) legata alla necessità di essere “universali” di parlare di tutti i servizi digitali della PA.

Come fare per progettare servizi di sanità digitale accessibili, fruibili da tutti? Può essere un grande aiuto il concetto sviluppato nel mondo dell’architettura, di Universal Design, in italiano “Progettazione Universale”, con la variante correlata “Progettazione per tutti” (in Inglese Design for All). “La progettazione universale -come ricorda Wikipedia – è il termine internazionale con cui ci si riferisce a una metodologia progettuale di moderna concezione e ad ampio spettro che ha per obiettivo fondamentale la progettazione e la realizzazione di edifici, prodotti e ambienti che siano di per sé accessibili a ogni categoria di persone, al di là dell’eventuale presenza di una condizione di disabilità. Il termine Universal design è stato coniato dall’architetto Ronald L. Mace della North Carolina State University assieme ad un gruppo di collaboratori, per descrivere il concetto di progettazione ideale di tutti i prodotti e gli ambienti artificiali, tali che siano piacevoli e fruibili per quanto possibile da chiunque, indipendentemente dall’età, dalla capacità e/o dalla condizione sociale.

L’Universal Design è emerso dai concetti, leggermente anteriori, di senza barriere (barrier-free), dal più ampio movimento dell’accessibilità e dalla tecnologia adattiva e assistiva, cercando inoltre di fondere l’estetica a queste considerazioni di base. Mentre l’aspettativa di vita si alza e le scienze mediche migliorano il tasso di sopravvivenza dei pazienti con lesioni significative, malattie e difetti congeniti, vi è in parallelo un crescente interesse per la progettazione universale. Ci sono molti settori in cui il design universale sta avendo una forte penetrazione di mercato, ma ci sono molti altri in cui non è ancora stato adottato in ampia misura. Il design universale viene anche applicato alla progettazione della tecnologia, dell’istruzione, dei servizi, e del più ampio spettro di prodotti e ambienti.”

Si parla di servizi e non di Web e di app. I servizi di medicina digitale si possono erogare anche in altri modi, email ad esempio o sms, call center, ChatBot… solo per fare alcuni esempi, va progettato il servizio e non il portale web o l’app.

I 7 principi fondamentali del progettare per tutti
Principio 1 – Equità – uso equo: utilizzabile da chiunque.
Principio 2 – Flessibilità – uso flessibile: si adatta a diverse abilità.
Principio 3 – Semplicità – uso semplice ed intuitivo: l’uso è facile da capire.
Principio 4 – Percettibilità – il trasmettere le effettive informazioni sensoriali.
Principio 5 – Tolleranza all’errore – minimizzare i rischi o azioni non volute.
Principio 6 – Contenimento dello sforzo fisico – utilizzo con minima fatica.
Principio 7 – Misure e spazi sufficienti – rendere lo spazio idoneo per l’accesso e l’uso.

Questi principi sono stati elaborati per essere applicati nel più numero più ampio possibile di settori, quindi dall’edilizia ai trasporti ma anche dall’informatica alle tecnologie, dall’ambiente di lavoro alle attività turistiche e sportive e così via. Vale la pena dare un’occhiata al sito del Centre for Excellence in Universal Design (CEUD) http://universaldesign.ie/What-is-Universal-Design/The-7-Principles/ , dove si possono anche trovare le numerose norme UNI su accessibilità dei servizi.

Non è lo scopo di queste considerazioni insegnare a progettare un servizio digitale accessibile ma di evidenziare alcuni concetti:
1. I servizi di sanità digitale vanno considerati tutti rivolti a “persone con disabilità”
2. Non si tratta tanto di rispettare regole tecniche, spesso basterebbe utilizzare il buon senso
3. Non si tratta tanto di servizi per persone con disabilità, tutti servizi devono essere facili da capire ed usare, usabilità è il concetto chiave
4. I servizi digitali sono progettati da ventenni per essere usati da sessanta-settantenni ed oltre, pensateci e condividete le beta con chi li usa
5. La formazione di chi progetta questi servizi è indispensabile, il servizio magari è fruibile con un’app ma potrebbe esserlo anche attraverso una telefonata, o con l’aiuto di un caregiver o un chatbot. Non si tratta di accessibilità informatica ma di accessibilità del servizio!

Il governo e la frammentazione degli interventi in ambito sociale

Redattore Sociale del 12-01-2019

Il governo e la frammentazione degli interventi in ambito sociale

Con l’approvazione della legge di Bilancio l’esecutivo scopre alcune delle sue carte: fra le misure approvate prevalgono gli interventi frammentati. L’analisi realizzata in collaborazione con Welforum.it, dal reddito di cittadinanza alle politiche familiari, passando per il servizio civile.

ROMA. Con l’approvazione della legge di Bilancio, sul filo di lana degli ultimi giorni di dicembre, si sono finalmente scoperte le carte “sociali” dell’attuale governo, le misure e gli stanziamenti, spesso positivamente incrementati rispetto al passato, ma ancora molto frammentati. La frammentazione è un rischio che si presenta in ambiti diversi, ed è questo il filo conduttore dell’analisi svolta da Sergio Pasquinelli per “Mese sociale”, la rubrica realizzata in collaborazione con Redattore Sociale pubblicata su Welforum.it.

SERVIZIO CIVILE. Un incremento dei fondi ha riguardato il Servizio civile. “Con il maxi-emendamento del Governo, sale a quasi 200 milioni la dotazione complessiva del fondo nazionale Servizio Civile a disposizione per l’anno 2019, con un aumento di 50 milioni rispetto alla previsione precedente l’emendamento. Una buona notizia”. E’ quanto si legge in una nota congiunta di Forum nazionale per il servizio civile, Rappresentanza nazionale dei volontari in servizio civile e Conferenza nazionale enti servizio civile, che esprimono però alcune perplessità. Da un lato il raddoppio dell’Ires previsto per gli enti di assistenza sociale e sanitaria e per le associazioni e fondazioni culturali previsto nella Legge di bilancio 2019. Un aumento che, prosegue la nota, “colpisce le fasce più deboli della popolazione, dalle case di riposo alle scuole”. Dall’altro lato meno di 200 milioni saranno sufficienti per appena 35.000 volontari in Italia e 1.000 all’estero nel contingente 2019, al di sotto dei 53.000 volontari avviati nel 2018 e ben lontano dalle oltre 110.000 domande presentate. Diverse le incognite relative ad un Dipartimento che sarà chiamato a svolgere un ruolo centrale nell’attuazione della riforma e nella gestione di 53.000 volontari nel 2018 a fronte di un numero esiguo di funzionari pubblici dedicati, inclusi quelli delle Regioni e Province Autonome, nonché chiamato ad adottare provvedimenti importanti e urgenti: nuovi contratti per gli operatori volontari, aggiornamento delle disposizioni che regolano i rapporti fra enti e operatori volontari. Si tratta di operazioni che senza una regia adeguata rischiano di non coordinarsi e di caratterizzare un servizio civile molto “prestazionale” e poco “educante”.

REDDITO DI CITTADINANZA. La misura più attesa è oggetto di un decreto attuativo in fase di approvazione definitiva. Rimangono forti le perplessità ben sintetizzate da Daniela Mesini nel “Punto” di Welforum che esce oggi su questo sito, su un primo bilancio del governo giallo-verde. Perplessità circa i tempi brevissimi previsti per la ristrutturazione ed il rafforzamento dei Centri per l’Impiego. Servizi oggi assolutamente non in grado di gestire l’onda d’urto di milioni di nuovi utenti, sia in termini quantitativi – esame e processo delle istanze – sia e soprattutto qualitativi – definizione di progetti individuali di inserimento lavorativo e sociale, collegamento con la domanda (fino a che punto esistente?) di posti di lavoro, e di percorsi di inclusione sociale.
Per questo sono forti i dubbi sulla loro presunta adeguatezza rispetto alle funzioni di gestione della misura: accesso, valutazione dei bisogni del nucleo, presa in carico, coordinamento della rete dei servizi territoriali coinvolti. Senza tutte queste funzioni, il rischio di una misura che diventa elargizione pura diventa concretissimo.

Leggere la povertà unicamente come assenza di lavoro e solamente risolvibile sul mercato del lavoro significa non conoscerla: come ampiamente mostra l’evidenza empirica, la condizione di povertà è caratterizzata da molteplici vulnerabilità e bisogni complessi. L’approccio adottato rischia oltremodo di incentivare il lavoro nero, come già molti osservatori hanno argomentato, oltre a generare una pioggia di lavori socialmente utile di stampo assistenzialistico, di cui conosciamo gli effetti passivizzanti sulle persone e le comunità.

Misure per le famiglie. Ma la frammentazione maggiore la troviamo nelle misure per le famiglie: Bonus mamma domani, Bonus bebè, Bonus nido, Carta famiglia, Congedi di maternità, Bonus assunzione laureati. Misure diverse, in parte leggermente riviste rispetto all’anno passato come descrive Stefania Sabatinelli nel “Punto” di Welforum” in pubblicazione oggi, ma sostanzialmente confermate nei limiti di consistenza e del numero di beneficiari che potranno usufruirne:
• il Bonus mamma domani, offerto a tutte le mamme a prescindere dal reddito, è una una tantum di 800 euro;
• il Bonus bebè riconosce 80 auro al mese per un anno a chi ha un Isee inferiore a 25.000 euro;
• il Bonus nido (una tantum fino a 1.500 euro) copre con lo stanziamento adottato meno della metà della platea potenzialmente interessata;
• la Carta famiglia, con uno stanziamento totale di un milione di euro, offre vantaggi limitati alle famiglie (acquisto nei negozi) per entità e diffusione;
• i Congedi di maternità riguardano solo il personale dipendente;
• il Bonus assunzione laureati magistrali eccellenti è un incentivo fiscale che dura un anno e che riguarda un target ristretto e già di per sé avvantaggiato di giovani, certo lodevole assieme all’incremento di 20 milioni del Fondo per le politiche giovanili, di cui si dovranno valutare gli impatti reali nei mesi a venire.

Tutte queste misure si intersecano, e si sovrappongono in parte, creando una giungla di piccoli/grandi benefici sempre limitati nel tempo e spesso poco congrui rispetto ai costi reali che una famiglia deve sostenere.

In un paese con un tasso di fecondità in caduta libera risulta evidente l’inefficacia di queste misure, nel loro insieme, a sostenere le scelte procreative delle famiglie. Sostegni che dovrebbero diventare una priorità nelle politiche di welfare, assieme a una semplificazione riformatrice che superi la frammentazione e che deve toccare diversi fronti: il lavoro, la casa, la conciliazione dei tempi, oltre che la cura in senso stretto.

Rimane da affrontare il tema del lavoro di cura delle famiglie (caregiver) nei confronti di propri congiunti non autosufficienti, su cui giacciono in Senato ben sette disegni di legge. Anche questo, un aspetto cruciale che investe un numero crescente di famiglie. E che tuttavia rischia di produrre un altro “frammento” alle misure per la non autosufficienza, anziché diventare oggetto di una più organica riforma delle prestazioni del settore, basata su riferimenti certi e livelli essenziali omogenei. Logica che ispira un annunciato disegno di legge di iniziativa popolare da parte di Fnp Cisl.

Reddito di cittadinanza

Superando.it del 11-01-2019

Reddito di cittadinanza: la FAND in posizione di attesa 

ROMA. «Credo che in questo momento sia necessario mantenere i nervi saldi ed evitare strumentalizzazioni perché non abbiamo mai avuto problemi di spazi di confronto con gli esponenti governativi e se oggi l’urgenza richiede di procedere in tempi brevi, sono certo che durante i passaggi parlamentari potremo confidare su un dialogo che porti alla migliore soluzione possibile delle questioni sul tappeto»: lo dichiara in una nota Franco Bettoni, presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), in merito alla questione dell’inclusione delle persone con disabilità tra i beneficiari del reddito di cittadinanza.
«E d’altra parte – aggiunge Bettoni – fino a quando non avremo la disponibilità del testo definitivo del Decreto, ogni valutazione risulta prematura ed affrettata. Chiediamo in ogni caso al Governo una particolare attenzione sul provvedimento da un punto di vista tecnico, ossia sui requisiti, e primo fra tutti sul valore dell’ISEE [Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.]». (S.B.)

Invalidità, 1.300 euro alla “mamma che sta a casa”

Redattore Sociale del 11-01-2019

Invalidita’, 1.300 euro alla “mamma che sta a casa”: l’idea di Di Maio non piace

Il ministro ha annunciato: “i 260 mila invalidi italiani avranno accesso al reddito di cittadinanza: 780 euro di pensione a chi vive da solo, oppure 1.300 euro al nucleo familiare”. Dove trovarli? “Abbiamo un tesoretto di 400 milioni di euro, avendo ridotto la platea degli stranieri”. Le mamme: “Non vogliamo elemosina, ma servizi e opportunità”. 

ROMA. Le pensioni d’invalidità saranno elevate a 780 euro, mentre arriveranno a 1.300 euro se la persona con disabilità vive in famiglia. “In modo tale che la mamma che ha un figlio invalido non dovrà cercare un lavoro”. Così il ministro Luigi Di Maio, rispondendo ieri a Radio Anch’Io a Giorgio Zanchini che gli domandava: “Il ministro Salvini ha chiesto più soldi per gli invalidi: ci saranno?” Ci saranno, “sì – ha assicurato Di Maio – 260 mila invalidi italiani che fino a oggi hanno un certo trattamento economico, avranno accesso al programma di reddito di cittadinanza, senza ovviamente che sia chiesta loro una riqualificazione al lavoro, perché sono persone diversamente abili (sic)”.In cosa consiste questo programma? “Questo consentirà loro, se vivono da soli, di portare la propria pensione d’invalidità a 780 euro. Se invece vivono in un nucleo familiare, noi daremo 1.300 euro al nucleo familiare, così chi sta vicino all’invalido non dovrà chiedere di trovare un lavoro. In questo modo, la mamma che ha un figlio invalido non dovrà lavorare”. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, non ci saranno difficoltà, perché “c’è un tesoretto di 400 milioni – ha ricordato Di Maio – avendo alzato la soglia dei lungo soggiornanti a 10 anni. In questo modo abbiamo ridotto la platea degli stranieri e ci avanzano 400 milioni, che ridistribuiremo tra pensioni minime, pensioni d’invalidità e formazione per i centri per l’impiego”.

Sembra un preciso programma politico, una risposta all’ultimatum di Salvini e un’indicazione per le correzioni da apportare al decreto attuativo del reddito di cittadinanza. Un programma che però, così come è stato abbozzato dal ministro, non piace affatto alle “mamme degli invalidi”, a cui abbiamo fatto ascoltare le dichiarazioni di Di Maio.

Gabriella La Rovere, la “guerra tra poveri”, con la “fregatura certa”. Non piace affatto a Gabriella La Rovere, medico e scrittrice, ma sopratutto mamma di una ragazza ormai adulta con autismo grave. “Questa pensata di Di Maio mette in contrapposizione due categorie fragili, immigrati e disabili: toglie a uno e dà a un altro, la solita guerra tra poveri, la conosciamo bene. Ci dà questi 1.300 euro pensando di farci contenti, ma sono una goccia nel mare. Immagino già la fregatura: quando il prossimo adulto autistico picchierà la madre o il padre di turno, sui giornali si scriverà ‘Eppure avevano ricevuto 1.300 euro per il figlio: come li hanno spesi?’. Voglio dire al ministro che i nostri figli ‘invalidi’ hanno bisogno di persone qualificate al loro fianco: e io con .1.300 euro riesco forse a pagare una persona per ritagliarmi qualche ora al giorno per una settimana. Ed ecco che quei soldi finiscono. Ci vuole ben altro per stare accanto a un adulto con disabilità e purtroppo manca tutto: me ne sono resa conto proprio oggi, che un adulto autistico che frequenta uno dei laboratori che tengo come volontaria ha avuto un ricovero coatto: è una tristezza enorme, un fatto gravissimo, un terremoto. Eppure, in certi casi, non si può fare diversamente, proprio perché mancano quei servizi sul territorio che dovrebbero fare in modo che non succedano cose irreparabili. E’ di quello che abbiamo bisogno”.

Preoccupata dalla proposta anche Elena Improta, fondatrice di ‘Oltre lo sguardo onlus’ e protagonista di diverse battaglie per i diritti di suo figlio Mario e degli altri ragazzi adulti come lui, con disabilità gravi. “Il principio di aumentare i fondi per la disabilità è condivisibile e doveroso – premette Improta – Questi fondi sono stati sempre insufficienti ed è quindi un bene che si parli di elevare pensione d’invalidità. Va però considerato – prosegue – che la disabilità è un mondo complesso, che chiede interventi integrati. Quindi lo Stato ha il dovere di garantire anche il resto: non può chiedere alla la mamma, o la famiglia, di supplire con 1.300 euro alla mancanza di servizi e di supporti. In altre parole, è inaccettabile che lo Stato dia i soldi alla mamma, permettendole di non andare a lavorare. Anche perché, ce lo dicono le ricerche, questa donna finirà per ammalarsi”. L’idea abbozzata da Di Maio, in sintesi, condanna la famiglia alla “segregazione, anche perché sicuramente – osserva Improta – questo finanziamento comporterà la rinuncia ad altri servizi, magari aumentando il reddito familiare e l’Isee. Se così fosse – conclude Improta – andrà in fumo il ‘dopo di noi’ e sarà cancellato quel principio fondamentale su cui si basa: l’autonomia della persona con disabilità dal nucleo familiare. In questo modo, il ‘dopo di noi’ non esisterà: esisterà solo un durante noi fatto di segregazione e annullamento totale della persona, della mamma e di tutto il nucleo familiare”.

Molto “allarmata” e perfino “insultata” si dice Sara Bonanno, che ha un figlio adulto con una disabilità gravissima, di cui si prende cura 24 ore al giorno: “Noi non vogliamo l’elemosina di Stato – spiega – Siamo cittadini con la stessa dignità di tutti gli altri, anche se con maggiori difficoltà. La nostra Costituzione parla chiaro: chi ha maggiori difficoltà deve essere aiutato nel poter accedere alla stessa vita degli altri, non nel rimanere in una sacca di caritatevole compiacenza. Sia le persone con disabilità anche grave che i caregiver familiari devono essere messi nella condizione di poter lavorare, perché è solo attraverso il lavoro che si ottengono dignità e inclusione. E’ ovvio che io non potrò mai recarmi a 250 km dal luogo di residenza con un figlio allettato – aggiunge – ma posso essere supportata nel telelavoro, e/o in un part time conformato alle esigenze assistenziali di mio figlio. E gli stessi aspetti devono essere affrontati per le persone con disabilità anche molto gravi, che devono essere supportate nell’inserimento lavorativo”. E proprio sulla questione del lavoro insiste Sara Bonanno: “E’ arrivato il momento di superare l’antiquato concetto della ‘incollocabilità lavorativa’ delle persone con disabilità più gravi, esattamente come si è superato il concetto di ‘ineducabilità scolastica’. Chiunque può essere messo in grado di lavorare, lo dice la nostra stessa Costituzione. Ed è questa possibilità che chiediamo ci venga garantita”. (cl)

Manovra & Sociale

Vita.it del 09-01-2019

Manovra & Sociale, ecco com’e’ andata 

Una scheda riassuntiva dei provvedimenti più significativi nel campo del welfare. Bene su azzardo e disabilità. Diminuiscono invece i fondi per servizio civile e cooperazione allo sviluppo. Ma il carico da 90 è stata la pasticciata imboscata del raddoppio dell’Ires. La valutazione complessiva non può quindi che essere negativa.

RADDOPPIO DELL’IRES ALLE NON PROFIT.
Un fulmine a ciel sereno. Il maxiemendamento che ha definito la legge di Bilancio 2019 ha portato dal 12 al 24% la tassazione Ires agli enti non commerciali a seguito della abrogazione dello speciale regime agevolativo previsto all’art. 6 del D.P.R. 601/1973. Questo inciderà ovviamente sul piano finanziario degli enti impegnati in settori particolarmente sensibili, come assistenza sociale e sanitaria, educazione, beneficenza e ricerca, con possibile effetto negativo anche sulla quantità dei servizi erogati. Il vicepremier Lugi di Maio, il suo parigrado Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte hanno subito fatto marcia indietro dichiarando che sarebbero intervenuti per correggere la norma col primo provvedimento possibile. Il nodo? Trovare a strettissimo giro le coperture economiche necessarie alla soppressione del raddoppio dell’Ires (118 milioni per il 2019 e di 158 milioni dal 2020 in avanti).

SERVIZIO CIVILE.
Ammonta a quasi 200 milioni la dotazione complessiva del fondo nazionale Servizio Civile a disposizione per l’anno 2019. Un budget sufficiente per appena 35mila volontari in Italia e 1.000 all’estero nel contingente nel contingente dell’anno in corso, ben al di sotto dei 53mila volontari avviati nel 2018 e ben lontano dalle oltre 110mila domande presentate dai ragazzi (dato 2018)

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO.
Negli ultimi anni l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dell’Italia ha avuto un andamento crescente, passando dallo 0,17% del Pil nel 2013 a quasi lo 0,30% (0,294%) nel 2017» Tale progressione sarebbe dovuta continuare cofino a raggiungere la media europea dello 0,5% del Pil, come indica la legge 125/2014 e lo stesso governo aveva programmato nella nota di aggiornamento al Def disettembre. Invece la legge di Bilancio inverte tale progressione fissando per il prossimo triennio un andamento decrescente: 0,289% nel 2019 e 0,262% per i due anni successivi.

SCUOLA.
Previsto un aumento di organico di 2mila posti nella scuola primaria per l’estensione del tempo pieno: un obiettivo strategico, ma ben lontano dal tempo pieno per tutti, fin da subito annunciato da Di Maio. Il recentissimo FIT, percorso formativo triennale previsto per il reclutamento di nuovi insegnanti nella scuola secondaria, viene cancellato: si torna a un semplice percorso annuale di formazione iniziale e prova (comma 792). La Manovra aumenta di 25 milioni di euro l’anno le risorse destinate al trasporto e assistenza degli alunni con disabilità (ex Province): in realtà, come rileva Carlo Giacobini su Handylex, non essendoci risorse precedentemente stanziate per gli anni 2019, 2020 e 2021, per come il coma su questi capitolo risultano esserci solo questi 25 milioni annui. 

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO.
I percorsi di alternanza scuola-lavoro vengono ribattezzati “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” e già nell’anno scolastico in corso dureranno meno: non meno di 90 ore nei Licei (oggi sono 200), di 150 ore nei Tecnici (oggi sono 400), di 210 nei Professionali (oggi sono 400). Le scuole avranno solo le risorse necessarie a realizzare il numero minimo di ore. Entro 60 giorni arriveranno delle nuove linee guida (comma 784 e sgg).

DISABILITA’.
La Legge di Bilancio riporta a 56,1 milioni di euro per il 2019 il fondo relativo al “dopo di noi”, ossia alla quota originaria prevista a regime dalla legge 112/2016. Per l’anno 2018 e 2019 il governo Gentiloni aveva previsto un taglio di 5 milioni annui, taglio che viene ora cancellato per il 2019 (comma 455). Sul fronte disabilità va segnalato anche uno stanziamento aggiuntivo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020, 2021 per il Fondo Non Autosufficienze e l’incremento di 5 milioni all’anno del Fondo a sostegno dei caregiver familiari, che però ancora attende una legge. 

POVERTA’.
Le legge di bilancio istituisce il “Fondo per il Reddito di Cittadinanza” per finanziare la Pensione e il Reddito di Cittadinanza. Prevista una dotazione pari a 7.100 milioni di euro per l’anno 2019, 8.055 milioni di euro per l’anno 2020 e 8.317 milioni di euro per il 2021. Il decreto attuativo, ancora in discussione, indica già cifre più basse. Confermato il “Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile”, finanziato da un meccanismo di credito d’imposta concesso alle fondazioni di origine bancaria: viene però ridotta l’entità del credito e pertanto la dotazione del Fondo passerà da 100 a 55 milioni di euro all’anno (commi 255 e sgg, 478, 480)

EDUCATORI PROFESSIONALI.
La legge di bilancio autorizza gli educatori professionali socio-pedagogici a lavorare anche servizi e nei presìdi socio-sanitari. È stata messa una toppa in questo modo ai problemi apertisi con la legge di Bilancio dello scorso anno, che escludeva gli educatori socio-pedagogici dai servizi socio-sanitari, benché in moltissimi ci lavorino da anni. Questa però deve essere l’occasione per rivedere le competenze e la formazione dell’educatore professionale, come operatore dell’inclusione, che tiene insieme nella sua stessa figura l’integrazione socio-sanitaria (comma 517).

EX IPAB.
Ennesima modifica alla norma più travagliata del codice del Terzo Settore: l’art. 79[2]. Si tratta dell’introduzione di una norma riferita a quegli enti e Opere pie che, nel corso dei secoli, hanno svolto attività di assistenza ai poveri, agli anziani, agli ammalati. 
La norma riconosce quindi una nuova ipotesi di de-commercializzazione ad una categoria particolare. Questa ipotesi è però sottoposta a particolari condizioni, tra le quali si segnalano il totale reinvestimento degli utili nell’attività sanitaria o socio-sanitaria e il fatto che non sia “deliberato alcun compenso a favore degli organi amministrativi”.

AZZARDO.
Le tasse sull’azzardo crescono. La manovra prevede infatti un incremento del Prelievo Erariale Unico, l’imposta che sostituisce l’Iva nel settore “azzardo legale”, a partire dal 1 gennaio 2019. In ragione della manovra, il PREU è aumentato dell’1,35% sulle slot machine e dell’1,25% sulle VLT, le macchinette presenti solo nelle sale gioco appositamente dedicate. Al contempo, ci sono stati ritocchi al cosiddetto payout, ovvero alla percentuale di possibilità di vincita del giocatore: il payout delle Vlt diminuisce del 1 %, mentre cala del 2% per le macchinette da bar. Viene inoltre previsto l’aumento del prelievo fiscale anche per le scommesse a quota fissa su rete fisica, ad eccezione di quelle ippiche: la nuova tassazione è del 20%. Le scommesse online, invece, pagheranno il 24%. Per le scommesse virtuali l’imposta passa al 22%, mentre per gli altri giochi online sarà il 25% di quanto giocato. Altre norme, che dovranno trovare sostanza in appositi decreti attuativi, sono previste per il cosiddetto “restyling” del totocalcio e per il rilancio del Casinò di Campione d’Italia.

BONUS SPORT.
Introdotto già, nel 2017, con la legge di bilancio per il 2017; disciplinato dal Dpcm 23 aprile 2018; è stato confermato, per il 2019, dai commi 621 e seguenti. Si tratta di un credito d’imposta pari, attualmente, al 65% delle erogazioni liberali effettuate, nel solo 2019, da soggetti Ires e Irpef, per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche.

A differenza della precedente norma, pertanto:
– la misura è stata estesa anche alle erogazioni liberali di persone fisiche ed enti non commerciali non esercenti attività d’impresa; 
– l’aliquota è stata portata dal 50% al 65%; 
è stato innalzato il tetto del 3xmille, portandolo al 10xmille; 
– è stato tolto il tetto dei 40mila euro; 
– è stato innalzato lo stanziamento di spesa da 10 a 13,2 milioni.

Reddito di cittadinanza e disabilità: da correggere subito

La FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, in riferimento alla bozza di decreto legge che dovrebbe introdurre il reddito e la pensione di cittadinanza, oltre a stigmatizzare le dichiarazioni che affermano infondatamente l’aumento delle pensioni di invalidità civile, rileva come non vi siano, nei testi attualmente noti, sufficienti misure a favore delle persone con disabilità.
Non vi trova spazio la consapevolezza che quelle persone vivano una maggiore esclusione sociale, un maggior rischio di impoverimento, maggiori oneri assistenziali a fronte di servizi troppo spesso insufficienti e compensati dai loro familiari.
Si afferma ciò, ancora con più forza, leggendo le dichiarazioni che indicano in 260.000 le persone con invalidità che gioverebbero del reddito di cittadinanza, cifra del tutto aleatoria, oltre che risibile di fronte a milioni di persone con disabilità grave in Italia. Ma quand’anche la cifra fosse reale, è decisamente inferiore a quella che dovrebbe o potrebbe essere se vi fosse concreto riconoscimento delle condizioni di vita. Infatti i testi della bozza di decreto, in alcuni rilevanti passaggi, trattano i nuclei in cui sia presente una persona con disabilità (anche se non autosufficiente o con disabilità grave) in modo più svantaggioso rispetto ai nuclei in cui non sia presente la disabilità pur a parità di condizioni economiche. Chi diffonde quelle cifre non dice che le stesse pensioni (esclusa l’indennità di accompagnamento) vengono di fatto considerate un reddito dal provvedimento.
FISH è perfettamente consapevole che al momento non sia stata prevista una copertura economica sufficiente a garantire le “promesse” di elevare le pensioni di invalidità a 780 euro. Al di là del giudizio politico su tale lacuna, FISH riserva una grande attenzione e conseguenti aspettative proprio sulle premesse fondative del reddito di cittadinanza definito come: “misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.”
Pertanto, affinché queste finalità riguardino davvero anche le persone con disabilità e le loro famiglie, rispetto alla bozza di decreto la Federazione chiede, con forza e convinzione, per lo meno le seguenti correzioni:

  1. la pensione di cittadinanza, con i limiti corretti di seguito, sia estesa anche alle persone con disabilità a prescindere dall’età;
  2. il limite ISEE previsto per la concessione di reddito e pensione di cittadinanza sia elevato a 15.000 nel caso in cui nel nucleo sia presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente (come definite dal DPCM 159/2013, quello che ha disciplinato l’ISEE);
  3. la soglia reddituale fissata a 6.000 euro ai fini della concessione del reddito di cittadinanza sia elevata a 12.000 euro nel caso in cui nel nucleo sia presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente; nelle medesime situazioni la soglia ai fini della pensione sia elevata da 7.560 euro a 16.560 euro e con riferimento al solo reddito personale dell’interessato;
  4. sia eliminato dal decreto la parte che prevede il computo, nel reddito di cui al punto precedente, delle provvidenze assistenziali (e quindi: “ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi.”);
  5. il limite di patrimonio mobiliare consenta un incremento maggiore di quello previsto, nel caso in cui sia presente nel nucleo una persona con disabilità: 10.000 euro nel caso di disabilità media; 30.000 euro nel caso di disabilità grave o non autosufficiente al fine di riconoscere il potenziale investimento del nucleo rispetto al “dopo di noi”;
  6. nella scala di equivalenza adottata per il calcolo del limite di reddito e dell’importo del reddito di cittadinanza sia aggiunto un coefficiente ulteriore ed aggiuntivo di 0,5 per ogni persona con disabilità grave o non autosufficiente presente nel nucleo e dello 0,2 nel caso sia presente una persona con disabilità media (come da definizioni del DPCM 159/2013);
  7. adottare ai fini del calcolo dell’ISEE quanto previsto dall’articolo 6 del DPCM 159/2013 (cioè  il cosiddetto ISEE ridotto) quando il valore sia di maggior favore per il richiedente nel caso sia persona con disabilità;
  8. consentire alle persone con disabilità e a chi le assiste di accedere, su loro richiesta, ai servizi relativi ai progetti personali connessi al Patto per il Lavoro e al Patto per l’Inclusione Sociale.


Sono queste le istanze, chiare e anche sostenibili, che FISH sottopone al Governo e al Parlamento che dovrà convertire il decreto legge. Rinviare sine die gli interventi a favore della non autosufficienza e della disabilità, invocando interventi futuri e codici complessivi, non favorisce certo la credibilità e l’autorevolezza dei decisori politici.

Aumento delle pensioni di invalidità: non fatto

Sono molto vivi e montanti la delusione e lo sconcerto fra le persone con disabilità e le famiglie a fronte delle aspettative verosimilmente deluse dall’imminente decreto su reddito e pensione di cittadinanza.

Sono sentimenti più che giustificati e alimentati da reiterate dichiarazioni, in particolare dal Capo politico della forza di maggioranza relativa nonché Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che davano per fatto l’aumento delle pensioni alle persone con disabilità. Da 280 euro a 780.

In realtà, oltre a non trovare traccia alcuna di questo aumento nella legge di bilancio appena approvata, l’affermazione non ha nessun riscontro nelle bozze del decreto che sta per approdare in Consiglio dei Ministri.

La pensione di cittadinanza spetterà solo agli ultrasessantacinquenni che vivano da soli o con un coetaneo e a condizione che rientrino in limiti reddituali e patrimoniali assai stringenti.

Quanto alle previsioni per il reddito di cittadinanza, non contemplano alcun aumento dei trattamenti assistenziali per le persone con disabilità: i loro nuclei familiari saranno trattati alla stessa stregua degli altri senza considerare, quindi, che la disabilità sia un fattore di impoverimento, di maggiore spesa, di ulteriore esclusione.

Ma vi è anche un altro sconcertante risvolto: nel computo del reddito da considerare quale limite di accesso al reddito di cittadinanza e per il calcolo del suo ammontare, vengono conteggiate anche le pensioni di invalidità, cecità, sordità, oltre alle pensioni sociali.

Inoltre nessun coefficiente aggiuntivo viene previsto nel caso nel nucleo vi sia una persona non autosufficiente o con grave disabilità.

Ultima ma non ultima questione: dai previsti Patti di inclusione e per il lavoro sono escluse le persone con disabilità e chi li assiste. Forse si preferisce comunque farle permanere in un ambito assistenziale anziché sfruttare questa occasione per favorire ciò che FISH richiede da sempre: la reale inclusione e le pari opportunità.

Oltre ad esprimere disappunto per le dannose modalità propagandistiche di comunicazione che impattano su persone spesso in stato di disagio o disperazione, FISH tenterà in tutti i modi di modificare il corso e i contenuti di questo provvedimento, pur essendo cosciente che i margini per ottenere il giusto miglioramento sono assai risicati.