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Scuola, servizi per alunni con disabilità

Redattore Sociale del 19.04.2019

Scuola, servizi per alunni con disabilita’ fin da inizio anno: intesa Stato-Regioni

E’ stato approvato, in conferenza unificata, il riparto del Fondo per l’autonomia e la comunicazione per gli alunni con disabilità fisica o sensoriale. Potenziato da 75 a 100 milioni per tre anni, assicura servizi come il trasposto e l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Con l’anticipo del riparto, si potranno evitare i consueti ritardi.

ROMA. Da 225 a 300 milioni complessivi, da suddividere in tre anni: è l’ammontare complessivo del Fondo per l’autonomia e la comunicazione per gli alunni con disabilità fisica o sensoriale, potenziato nell’ultima manovra di Bilancio e ora perfezionato nella sua gestione e destinazione. E’ stata infatti raggiunta ieri, in conferenza Stato Regioni, l’intesa sul riparto delle risorse. Un accordo raggiunto in largo anticipo rispetto agli altri anni, per consentire alle regioni di attivare tempestivamente, fin dall’inizio dell’anno scolastico, servizi fondamentali per gli alunni con disabilità, evitando i ritardi registrati negli anni precedenti. Tra le attività finanziate dal fondo, ci sono il trasporto degli alunni con disabilità, l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, la consulenza tiflologica e la distribuzione di materiale didattico e testi scolastici. 

“Ringrazio Erika Stefani e gli Affari Regionali – dice il ministro per le Disabilità, Lorenzo Fontana – per l’attenzione riservata agli studenti con disabilità. Dopo aver incrementato in legge di bilancio i fondi a ciò destinati, abbiamo lavorato per anticiparne la ripartizione tra le Regioni. Con l’inizio del nuovo anno scolastico vogliamo infatti che gli Enti Locali siano messi nelle migliori condizioni per poter erogare i necessari servizi. Il diritto allo studio si garantisce aumentando le risorse, ma non di meno migliorandone anche la gestione”. 

Secondo la tabella riportata su Orizzonte Scuola, sulla base del numero di studenti disabili, il maggior finanziamento spetta alla Lombardia, con 15,3 mln di euro, seguita dalla campania /12,5), Lazio con 11,1.

Reddito di cittadinanza e disabilità, verso il ricorso

Redattore Sociale del 11.04.2019

Reddito di cittadinanza e disabilità, verso il ricorso. “Vinceremo”

ROMA. “Se il governo pensa di passarla liscia, si sbaglia: stiamo preparando il ricorso e andremo fino in fondo, decisi a vincerlo, come già accadde con l’Isee, nel 2016. Perché la norma sul reddito di cittadinanza è incostituzionale e discriminatoria nei confronti dei nuclei con disabilità”: Sara Bonanno, autrice del blog “La cura invisibile”, mamma e caregiver a tempo pieno di Simone, un ragazzo con gravissima disabilità, si dive “molto arrabbiata. Non mi vergogno a dire che Simone e io viviamo grazie alla Caritas, che ci ha adottati e ci aiuta moltissimo. Il nostro Isee è praticamente zero – spiega ancora Sara, che non può lavorare, perché 24 ore su 24 deve stare accanto a suo figlio – Eppure, non mi sorprenderei se il reddito di cittadinanza non mi spettasse. O mi spettasse in misura minore rispetto a chi, nella mia stessa condizione economica, non abbia però un figlio gravemente disabile”.
Sara ha già presentato la domanda e sa che è stata accolta, ma non sa se avrà accesso al beneficio: “In teoria, mi spetterebbero 980 euro, perché sono senza reddito. Il problema è che ricevo l’assegno per il caregiver e la pensione di Simone: e questo, se non mi escluderà addirittura, per lo meno mi penalizzerà, riducendo molto l’importo che mi sarà riconosciuto. Eppure – chiarisce – l’assegno per il caregiver arriva solo a chi è più povero: la graduatoria viene redatta proprio in base alla verifica della condizione di estrema povertà. Insomma, se ricevo questo assegno, è perché sono doppiamente svantaggiata, quindi con un carico assistenziale maggiore dovuto al fatto che assisto una persona con disabilità gravissima in condizioni di estrema povertà! Ora, per accedere al Reddito di cittadinanza e definirne l’importo, l’articolo 2 comma 6 prevede, solo per i nuclei famigliari che hanno componenti disabili, che vengano considerati, oltre l’Isee, tutti gli importi assistenziali dati per la disabilità che predispongono la ‘prova dei mezzi’. Questa espressione, la ‘prova dei mezzi’, significa che le istituzioni hanno fatto delle verifiche accurate sull’effettiva condizione di estrema povertà della famiglia. Insomma, dopo tre anni in cui, conteggiando artificialmente come ricchezza famigliare gli scarni supporti erogati ai cittadini più in difficoltà, si è riusciti a sancire che tali sostegni non sono ‘ricchezza’ ma compensazioni del duplice svantaggio (disabilità e povertà) sociale, il reddito di cittadinanza ripropone questo pensiero assurdo che noi famiglie con maggiori difficoltà ci ‘arricchiamo’ attraverso la disabilità di chi assistiamo h24 in totale sostituzione dello Stato!”.

Ci tiene poi a precisare, Sara, che “io non posso lavorare, ma potrei essere messa nelle condizioni di farlo: basterebbe un lavoro flessibile, oppure un lavoro da casa: per me e mio figlio sarebbe una condizione molto più dignitosa, poter comprare le medicine ed i presidi sanitari che la ASL non passa con i soldi che guadagno, anziché con la beneficenza della Caritas: solo in farmaci, per Simone arrivo a spendere 700 euro al mese. Tanto costa la disabilità gravissima. Vivere di carità non da alcuna sicurezza a mio figlio, né dignità alla nostra famiglia. Anche da questo punto di vista, però, il reddito di cittadinanza, con il suo Patto per il lavoro e l’inclusione, ci tiene completamente fuori”.

Sara ha già messo la sua documentazione nelle mani dell’avvocato che sta preparando il ricorso collettivo: lo stesso che seguì con successo, nel 2016, il ricorso sul nuovo Isee. “Ci servono altre situazioni eclatanti come la mia, per portare tutto in tribunale. Cerchiamo soprattutto nuclei con più di un componente con disabilità e famiglie numerose, che risultano tra i più penalizzati. Chiederemo non solo di rivedere la norma, ma anche di risarcire le famiglie per il grave danno subito. Questo perché il governo non riesca a far cassa, come sta cercando di fare, sulla pelle delle famiglie più fragili. Ci vorrà infatti almeno un anno prima che il tribunale si pronunci: nel frattempo, per il governo questi sono soldi risparmiati. Ecco perché esigeremo il risarcimento danni: perché far cassa sui più fragili a volte significa ucciderli”. E’ quel che accadde con il ricorso sul nuovo Isee, quando “ben sette persone che avevano fatto ricorso morirono nel frattempo – riferisce Bonanno – Eravamo 121 ricorrenti. Con il nuovo Isee, noi e altri come noi eravamo risultati ricchissimi, perché il meccanismo faceva apparire più ricco proprio chi stava peggio. Molti, non riuscendo più ad accedere ai supporti assistenziali, dovettero fare da soli. Una persona anziana fu trasferita in Rsa e poco dopo morì. Un bambino, la cui mamma non aveva più alcun tipo di supporto, cercò di aiutarlo fino all’ultimo, ma non ce la fece e il bimbo morì, a ridosso dell’ultima sentenza, senza assistenza. Quando a persone con disabilità molto grave togli assistenza o non dai aiuto, alla fine muoiono. L’assistenza non è un supporto generico: è salute, è la vita. Alla fine contammo sette morti. Ora non permetteremo che la storia si ripeta”.

Per aderire al ricorso, scrivere a info@enil.it, presentando in maniera sintetica la propria situazione familiare e la richiesta per accedere al Reddito di Cittadinanza, con la risposta ricevuta. (cl)

#Donafuturo ai bambini affetti da neuroblastoma

Il Giorno del Dono 2018
#Donafuturo ai bambini affetti da neuroblastoma

15 aprile 2019 – Ore 11.30
CELIVO – Genova
via di Sottoripa, 1/A – int. 16 – piano 1

Milano, 9 aprile 2019 – Il 4 ottobre di ogni anno in Italia si celebra il Giorno del Dono, istituito per legge nel 2015 e promosso dall’Istituto Italiano della Donazione – IID al fine di fornire visibilità al tema del dono e della donazione in tutte le sue forme. Scuole, Comuni, Associazioni, Imprese e cittadini insieme per costruire la mappa dell’Italia che dona, un Paese capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del Dono: è stato così realizzato nel 2018 il 3° Giro dell’Italia che Dona, rassegna nazionale che ha raccolto tutte le iniziative #DonoDay2018.

Lunedì 15 aprile alle 11.30, in una speciale tappa genovese realizzata grazie all’ospitalità di CELIVO, si concluderà #DonoDay2018 con la consegna all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma ONLUS dell’assegno relativo alla raccolta fondi #Donafuturo, la prima campagna di raccolta fondi nazionale dedicata al Giorno del Dono.

L’evento si aprirà con gli interventi del Presidente IID Stefano Tabò e del Presidente CELIVO Luca Cosso. Il Segretario Generale IID Cinzia Di Stasio e il Direttore Territoriale Liguria di UBI Banca Riccardo Chiapello racconteranno quanto è stato realizzato dall’IID e dai suoi partner in occasione di #Donafuturo 2018.

Insieme a loro, per l’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma saranno presenti la Presidente Sara Costa, che illustrerà la mission e l’impegno associativo in oltre 20 anni di attività, l’importanza delle reti d’eccellenza e il valore della ricerca italiana e il Professor Arturo Sala, coordinatore del progetto di ricerca “Valutazione di molecole che inibiscono il MYCN network per lo sviluppo di nuovi farmaci per il Neuroblastoma”. Il progetto, a cui saranno destinati i fondi della raccolta, è in corso presso i laboratori dell’Istituto Ce-Si dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, grazie alla collaborazione e al sostegno di Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, Università di Chieti/Pescara e Brunel University di Londra.

In Sicilia 100 milioni ancora non spesi

Redattore Sociale del 08.04.2019

Disabilita’, le associazioni: “In Sicilia 100 milioni ancora non spesi”

Coordinamento H e Pastorale disabili in un documento chiedono un incontro al presidente della regione per la risoluzione dei principali problemi tra cui la mancanza di una programmazione adeguata.

PALERMO. In Sicilia ci sono ancora 100 milioni di euro non spesi per la disabilità. A questo proposito, Coordinamento H e Pastorale disabili in un documento esprimono la volontà delle associazioni di fare rete e di rilanciare una azione univoca per far valere i diritti disattesi delle persone disabili e dei loro familiari. In particolare, si chiede un incontro urgente con i massimi organi regionali, politici e amministrativi competenti (presidente della regione Musumeci, dell’Ars Miccichè e assessori alla salute e alla Famiglia e politiche sociali). Nella lettera emerge la richiesta alla Regione di farsi parte attiva nell’attuare una corretta programmazione che porti a rispondere ai bisogni reali delle persone con disabilità. “In questo momento più che il problema delle risorse economiche – spiega Rosa Foti, responsabile della pastorale disabili di Palermo – , ci preme sottolineare soprattutto la mancanza di una programmazione concreta adeguata sul tema che poi porta come conseguenza grave alla perdita delle somme utili a rispondere alla disabilità. Alla base di questo documento unitario c’è la richiesta quindi di avere un incontro con le autorità competenti per aprire un confronto proprio sui principali punti che riguardano le persone con disabilità”.

Diverse sono ancora le domande, infatti, a cui le istituzioni regionali non hanno dato una risposta esauriente. “Cosa realmente occorre per rendere concreto un cambiamento culturale affinché la persona con disabilità riesca a ottenere quelle facilitazioni quotidiane che portino al miglioramento della qualità della sua vita e dei suoi familiari? Perché non è possibile avviare una vera programmazione delle risorse in questa Regione affinché questa possa fornire risposte virtuose ai cittadini con disabilità? – si legge nel documento – Per l’anno 2019 vorremmo ottenere risposte concrete a queste domande perché è più che mai necessario un cambiamento di strategia affinché si possa avviare un processo di trasformazione utile a mutare la vita delle persone con disabilità. Occorre affermare una ‘cultura della disabilità’ che non lasci nessuno indietro, una cultura cioè, che garantisca il coinvolgimento delle persone con disabilità tutte, in un’ottica di garanzia di inclusione e uguaglianza, perché nella differenza ogni individuo trovi il proprio spazio nell’ambiente secondo le proprie peculiarità e caratteristiche”.

In particolare parecchie sono ancora le criticità della Regione Siciliana: “Le ancora insufficienti risorse economiche destinate alla disabilità; la difficoltà a definire una reale programmazione da cui scaturisce che buona parte delle risorse non viene spesa (basti pensare che risultano non spesi più di 100 milioni di euro di risorse economiche o viene spesa male – scrivono Coordinamento H e pastorale della disabilità – ; il mancato rinnovo del piano triennale per le politiche della disabilità che nello specifico doveva essere presentato entro il 31 dicembre 2018; non esiste una vera assunzione di responsabilità tra la componente politica e la componente amministrativo gestionale perché piuttosto si assiste a continui giochi di rimpalli della responsabilità; così come c’è l’assenza di una coordinazione tra le strutture amministrative regionali, tra gli assessorati competenti, e ancora si evidenzia che non si avviano i giusti percorsi di controllo interni necessari a far emergere le negligenze amministrative che sempre più spesso immobilizzano e bloccano gli uffici con grave danno ai cittadini; le problematicità, sempre più evidenti e urgenti, che esistono nella garanzia del diritto allo studio delle persone con disabilità. E’ necessario che tutti modifichino l’atteggiamento verso la disabilità, è necessario superare l’attuale stato di welfare, risarcitorio e pietistico, per arrivare a un welfare che diventi di opportunità e di cambiamento della persona e della società”.

“Ci chiediamo se ha senso alimentare le differenze nelle differenze – riporta ancora il documento -, come a tutt’oggi avviene (basti pensare alla diversità di trattamento tra disabili gravi e gravissimi) e non agire in modo da assicurare ad ogni persona con disabilità il diritto ad un piano personalizzato che garantisca il diritto a partecipare alla vita sociale. Ancora ad oggi si rileva che, non vi sono sufficienti misure a favore delle persone con disabilità, con la consapevolezza che esse vivono una maggiore esclusione sociale, un maggior rischio di impoverimento e maggiori oneri assistenziali, a fronte di servizi troppo spesso insufficienti e spesso compensati dai loro familiari; la disabilità in ogni ambito viene ancora affrontata con approssimazione, massificando e non valutando i bisogni specifici della persona, in poche parole manca la giusta e corretta formazione tra chi deve operare in questo ambito e facilitare i percorsi di inclusione della persona con disabilità (Asp e Comuni). Nelle Unità di Valutazione Multidimensionale si registra una carenza di competenze professionali che finisce con lo svolgimento di un mero lavoro amministrativo che svilisce la loro vera funzione. Occorrerebbe valutare se non sia opportuno riscrivere le competenze assessoriali, ragionando sul senso che vi siano competenze sulla disabilità o su alcune situazioni specifiche, divise in più assessorati, nella necessità che si crei un dipartimento per l’integrazione socio-sanitaria; chiediamoci se ha senso avere ancora nella Regione Siciliana 55 distretti socio-sanitari”.

“Se la persona con disabilità potesse rivolgersi a un Pua (Punto Unico di Accesso) che a sua volta lo inviasse all’Unità di Valutazione Multidimensionale (Uvm) – conclude infine il documento – per la redazione del progetto individuale, finalmente, avrebbe risolto gran parte dei problemi potendo ambire a una migliore qualità di vita. Il governo di questa Regione ha dichiarato che il 2018 sul tema della disabilità avrebbe rappresentato un anno ponte per poter pianificare e programmare tutti gli interventi necessari a rispondere ai bisogni dei cittadini con disabilità. Ebbene il 2018, è ormai trascorso, ma abbiamo potuto registrare che non c’è ancora stata quella inversione di tendenza auspicata ma c’è stato soltanto qualche flebile segnale verso alcune problematiche storiche che esistono da sempre”. (set)

Ponte di Calatrava: l’ovovia divenga un monumento

Ponte di Calatrava: l’ovovia divenga un monumento

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ben prima della sua costruzione aveva denunciato il fatto che il Ponte di Calatrava fosse un monumento all’esclusione.

Se il costosissimo quarto ponte sul Canal Grande deve rappresentare l’eredità culturale dell’epoca in cui è costruito, al pari di ogni altra opera dei secoli scorsi, esso testimonia innegabilmente una cultura di esclusione. Infatti un’opera civile che tradisce le esigenze della comunità a cui si rivolge è un errore progettuale, una violazione del diritto umano alla partecipazione la cui responsabilità è parimenti distribuita fra progettisti e decisori politici che si sono alternati in questi anni. Atti tanto più gravi perché si consumano a Venezia, un patrimonio dell’Umanità intera.

Quel Ponte, pur costruito nel XXI secolo, è inaccessibile alle persone con disabilità, di difficile percorribilità per anziani e per chiunque altro, complici i materiali sdrucciolevoli con cui è realizzato, l’alternante lunghezza delle pedate dei gradini che costringono ad innaturali cambi di passo, le scarse differenze cromatiche: il contrario della progettazione universale, come FISH ripete da anni. Lo dimostrano le frequenti cadute poi oggetto di richiesta di indennizzo al Comune di Venezia.

Di fronte a tali evidenze – mai ammesse formalmente – si è deciso di adottare una soluzione assurda sotto il profilo tecnico e non solo: l’ovovia. Contro di essa la FISH si era espressa in modo contrarissimo giudicandola inutile, dai costi ingiustificati, disagevole, di difficile manutenzione, a rischio costante di blocco. Il Comune ha proseguito imperterrito verso quella soluzione, ignorando caparbiamente i suggerimenti delle organizzazioni delle persone con disabilità salvo poi scontrarsi con l’evidenza dei fatti.

Oggi siamo all’esito finale: l’ovovia può essere smantellata dal Comune senza correre il rischio di una denuncia per danno erariale. E quindi, ad un costo (solo stimato, poi si vedrà) di 40.000 euro – a carico dei cittadini – l’ovovia sarà rottamata.

Su questa vicenda la FISH formula oggi una proposta culturale e politica (a costo zero).

L’ovovia – disattivata, portata al centro della campata, illuminata – rimanga lì dove si trova. Vi resti quale monito all’esclusione, quale modello negativo di ciò che non bisogna fare per garantire l’inclusione delle persone con disabilità e per il bene comune. Rimanga e ne venga evidenziata la storia e gli errori: sarebbe profondamente educativo per tanti progettisti, per tanti decisori politici, per tanti cittadini.

Al contempo, con un orgoglioso sussulto di cittadinanza, chiediamo che anche la toponomastica divenga coerente ai fatti. La denominazione “Ponte della Costituzione” è un insulto alla Carta costituzionale che è alla base della convivenza civile del nostro Paese ed è uno schiaffo all’articolo 3 della stessa Costituzione che dal 1948 ci rammenta che tutti i cittadini sono uguali. Si cambi il nome di quel Ponte, per rispetto ai cittadini, per rispetto alla Costituzione.

Autismo. Condizione medico-sociale che riguarda 1 famiglia su 69

Redattore Sociale del 06.04.2019

Autismo. Condizione medico-sociale che riguarda 1 famiglia su 69

“L’autismo è una condizione medico-sociale che interessa 1 famiglia su 69. Come possiamo inserire al lavoro queste persone? Come potremmo aiutare le famiglie? Le scuole, lo Stato e le Regioni devono intervenire per integrarli”. È il messaggio lanciato da Serafino Ricci, professore di Medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma, nel corso del convegno sull’autismo.

La risposta arriva da Paola Binetti, senatrice Udc, che annuncia la recente approvazione di una “mozione che vuole pervenire a una registrazione dei dati per incentivare una dimensione propositiva volta ad aumentare la quantità di risorse da destinare alla ricerca e ai centri, quali laboratori professionali”. La difficoltà maggiore nei disturbi dello spettro autistico risiede “nella comunicazione e le manifestazioni artistiche sono il luogo della comunicazione – continua Binetti – offrono ai soggetti con autismo la possibilità di condividere il loro mondo interiore e di abbattere il muro di gomma tra loro e gli altri. Sforziamoci noi ad apprendere la lingua che ogni bambino parla”.

L’autismo sta crescendo nei numeri “perché si pone con maggiore chiarezza la diagnosi. I criteri stabiliti nel manuale diagnostico Dsm 5 sono più bassi e permettono di raccogliere nelle maglie della diagnosi soggetti diversi. Dobbiamo creare un mix di approcci diversi per rispondere alle diverse esigenze di ciascuna persona con autismo. Non conosco la causa, non ho farmaci, ma ho una serie di interventi tra l’abilitativo e il riabilitativo, tra lo psicoterapeutico e il socioterapeutico- aggiunge la senatrice- e nel mix di questi approcci il mio sguardo attento deve essere rivolto al bambino per valorizzare tutte le sue opportunità”. Non c’è il metodo per trattare l’autismo- conclude Binetti- e mi auguro che le nuove linee guida tengano conto della pluralità e della multi-diversità di approcci e presa in carico”. (DIRE)

Rai, sottotitolato l’88% dei programmi

Redattore Sociale del 04.04.2019

Rai, sottotitolato l’88% dei programmi. E arriva il disability manager

A viale Mazzini tavola rotonda “Nessuno escluso”, per fare il punto sull’accessibilità, a partire dal Contratto di servizio Rai 2018-2022. Foa: “Impegno che intendiamo onorare, con l’aiuto delle associazioni”. Salini: “Istituiremo disability manager, sul modello del Regno Unito e degli Stati Uniti, per ideare e monitorare qualità e accessibilità dei contenuti”.

ROMA. “Potenziare la fruibilità dell’offerta da parte delle persone con disabilità”: è uno degli obiettivi dichiarati nel Contratto di servizio Rai 2018-2022 (art. 2) e rilanciato ieri a viale Mazzini, durante il confronto “Nessuno escluso”, cui hanno preso parte rappresentanti dell’azienda e delle associazioni di tutela delle disabilità. Obiettivo: ragionare sull’accessibilità del servizio pubblico radiotelevisivo , sui risultati raggiunti e sui prossimi obiettivi, a partire naturalmente da quanto previsto dall’ultimo Contratto di servizio, che nell’articolo 10 – “Offerta dedicata alle persone con disabilità” – prevede “l’adozione di idonee misure di tutela delle persone portatrici di disabilità sensoriali” e “una particolare attenzione alla promozione culturale per l’integrazione delle persone disabili e per il superamento dell’handicap”. 

Da quanto emerso ieri durante l’incontro, pare che molta strada sia stata fatta, verso gli obiettivi fissati: “Nel 2018 abbiamo sottotitolato oltre 16 mila ore di programmi – ha riferito Fabrizio Salini, amministratore delegato della Rai – Per quanto riguarda la sottotitolazione delle edizioni principali dei tg, ad oggi non sottotitolate, il Tg1 delle 13.30, il Tg3 delle 19 e il Tg2 delle 20.30, mi prendo l’obbligo di provvedere”. Inoltre, rispetto “all’audio descrizione, l’attività è stata avviata in fase sperimentale sui canali tematici e progressivamente estesa anche agli altri. Nel 2018 la Rai ha audio-descritto il 76% dei programmi di prima serata”. 

Il presidente della Rai Marcello Foa, che con Salini ha voluto e promosso l’incontro di ieri, ha ricordato come “già l’88% della programmazione dalle sei a mezzanotte delle tre reti generaliste sia sottotitolata” e ha rammentato l’esistenza di “programmi dedicati a spettatori non udenti e non vedenti. Non è la perfezione – ha dichiarato – ma un impegno costante che intendiamo onorare. A tal fine ritengo fondamentale il confronto con le associazioni – ha aggiunto – che ci possono dare suggerimenti utilissimi”. 

L’incontro di ieri è stato anche l’occasione per annunciare un’importante novità in materia di accessibilità del servizio pubblico: “L’istituzione del disability manager – ha detto Salini – sul modello del Regno Unito e degli Stati Uniti. Una figura, una struttura, nel nuovo assetto organizzativo della Rai, in grado di dialogare, di intervenire, monitorare e essere presente anche nell’ideazione, nella creazione e nella qualità del contenuto”. 

Soddisfatto l’Ente nazionale sordi (ENS), dopo l’incontro a margine tra il presidente Petrucci e il presidente Rai Foa: “Abbiamo ribadito l’esigenza di migliorare la qualità della sottotitolazione dei programmi e di aumentare i programmi, telegiornali in primis, tradotti in Lingua dei segni italiana”, riferisce l’ENS, ricordando che “poche settimane fa, dopo una lunga attesa, il ministero dello Sviluppo Economico ha finalmente dato attuazione all’Articolo 23 del Contratto di Servizio e ha così istituito un tavolo di confronto permanente sulla Rai. Anche noi dell’ENS – insieme a FAND, FISH, Terre des Hommes, Consiglio Nazionale degli Utenti – facciamo parte di questo tavolo e nella prima riunione informale avevamo già avuto occasione di rinnovare le nostre richieste. Tra queste, la traduzione in LIS di almeno un’edizione integrale del telegiornale su Rai 1, Rai 2, Rai 3; il miglioramento della qualità dei sottotitoli, anche attraverso la redazione di linee guida per le società che effettuano il servizio; la sottotitolazione dei programmi su Rayplay; l’accessibilità e la produzione di programmi per bambini sordi su Rai yo yo. Continueremo a lavorare -conclude ENS – per rendere il servizio pubblico radiotelevisivo realmente accessibile e far rispettare così i diritti di cittadinanza di tutte le persone sorde”.

Sinergia governo-Inps per la crescita sociale del paese

Redattore Sociale del 02.04.2019

Disabilita’, Zoccano: sinergia governo-Inps per la crescita sociale del paese

ROMA. “Oggi vede finalmente la luce una sinergia importante tra il Governo e l’Inps che permette alla macchina dello Stato di funzionare come si deve e nell’interesse degli italiani”. Così Vincenzo Zoccano, sottosegretario con delega alla disabilità, intervenendo al convegno su ‘Inps e la tutela assistenziale dei minori’.

Il rappresentante pentastellato del governo sottolinea che “abbiamo il dovere di far venir meno lo stigma che ha avuto l’Inps, dobbiamo cambiare cultura e modo di lavorare a stretto contatto tra governo e INPS perché nell’Inps ho visto tanta professionalità e brava gente che sa quello che fa”. Per migliorare l’azione dell’istituto guidato ora da Pasquale Tridico “serve un mandato forte, un mandato politico che deriva dalle politiche coraggiose che il governo fa e farà. La gente- prosegue Zoccano- ha bisogno di semplificazione. Il codice unico sulla disabilità non sarà l’ennesimo codice: abbiamo costruito negli anni innumerevoli leggi, anche ridondanti, bisogna coordinare questa selva di leggi per poter legiferare al meglio e dare servizi migliori. Lavoreremo insieme- conclude- per far crescere il Paese in termini sociali e umani, perché dove vive bene una persona con disabilità viviamo bene tutti”. (DIRE)

Disabilità, dieci anni di Convenzione Onu in Italia

Redattore Sociale del 30.03.2019

Disabilita’, dieci anni di Convenzione Onu in Italia: i principi e le leggi

L’approfondimento settimanale del Giornale Radio Sociale fa il punto sull’applicazione in Italia dei principi della Convenzione, a dieci anni dalla sua ratifica: i principi e le leggi in cui questi sono stati tradotti. 

ROMA. La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità è stata ratificata in Italia esattamente dieci anni fa. Ai principi introdotti e al modo in cui questi sono stati recepiti in questo decennio dalle leggi italiane è dedicato l’approfondimento settimanale del Giornale Radio Sociale.

La Convenzione, costituita da un preambolo e 50 articoli, rappresenta un importante risultato raggiunto dalla comunità internazionale in quanto strumento vincolante per gli Stati membri e occasione per dare piena e concreta attuazione al principio da tutti evocato del “Niente su di noi, senza di noi”. Il documento non riconosce “nuovi” diritti alle persone con disabilità, ma intende promuovere, proteggere e assicurare a quest’ultime il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà, in applicazione dei principi generali di pari opportunità.

La Convenzione dispone che ogni Stato presenti un rapporto dettagliato sulle misure prese per adempiere ai propri obblighi e sui progressi conseguiti al riguardo. Nella scheda di Fabio Piccolino una sintesi del quadro nazionale. Con la legge 3 marzo 2009, contestualmente alla ratifica della Convenzione ONU, è stato costituito anche l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità con lo scopo di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilità, in attuazione dei princìpi sanciti dalla Convenzione. All’Osservatorio partecipano le organizzazioni delle persone con disabilità e i referenti istituzionali (ministeri, regioni, INPS, Istat ecc.).

In questo contesto sono stati elaborati e condivisi due Programmi d’azione che investono pressoché tutti gli ambiti di vita, dal riconoscimento della disabilità, al lavoro, all’istruzione, alla progettazione accessibile e la mobilità, alla salute e all’abilitazione, alla cooperazione internazionale, ai sistemi statistici e di monitoraggio. Il primo Programma d’azione è rimasto praticamente inattuato come è stato denunciato alla Conferenza Nazionale sulla Disabilità nell’ottobre 2016.

Nel 2017 è stato condiviso, elaborato e pubblicato il secondo Programma d’Azione. Ebbene, a quasi un anno e mezzo dalla pubblicazione, su circa 200 azioni specifiche ne sono state parzi almente attuate 3. E ciò è illuminante rispetto all’assenza di una strategia complessiva e di una conseguente volontà politica dei diversi attori istituzionali, centrali e locali.Nell’agosto del 2016, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, nelle sue Osservazioni Conclusive al primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU in Italia, ha espresso la propria preoccupazione rispetto a molti aspetti di mancata applicazione nel nostro Paese esprimendo altrettante raccomandazioni, anch’esse al momento rimaste lettera morta.

La Convenzione ONU ha introdotto un nuovo paradigma linguistico, superando l’espressione “diversamente abile” – definita da Franco Bomprezzi (un giornalista con disabilità scomparso nel 2014) buonista ed ipocrita – ed introducendo la più corretta locuzione “persone con disabilità”. Sentiamo a riguardo le parole di Raffaella Cosentino, giornalista ed autrice, tra l’altro, del capitolo Disabilità del volume Parlare Civile.

Nell’art. 2, la Convenzione, tra gli altri, definisce il concetto di “accomodamento ragionevole”, ascoltiamo dalla voce di Giampiero Griffo – uno dei “padri italiani” della Convenzione ONU e coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle persone con disabilità – a cosa si riferisce tale espressione e qual è la sua declinazione pratica.

Reddito di Cittadinanza

Reddito di Cittadinanza: giudizio negativo della FISH

Con l’approvazione in seconda lettura al Senato del decreto legge su reddito e pensione di cittadinanza, si conclude in modo infelice il percorso legislativo di un provvedimento su cui la FISH e il movimento delle persone con disabilità avevano chiesto significativi emendamenti.

Il testo approvato, ora in in attesa di pubblicazione, conserva le lacune e i limiti più volte denunciati con i nostri comunicati stampa, nelle audizioni alla Camera e al Senato e nelle interlocuzioni istituzionali intrattenute in queste settimane.” Così commenta il Presidente della Federazione, Vincenzo Falabella.

Ai fini della concessione dell’erogazione del reddito e della pensione di cittadinanza, nonostante alcune correzioni minime di bandiera, il provvedimento continua ad essere meno vantaggioso per i nuclei in povertà assoluta con persone con disabilità rispetto agli altri.

Continuano ad essere computate le provvidenze assistenziali quale reddito familiare, continua ad essere pressoché ininfluente la presenza di una persona con disabilità all’interno dei nuclei potenzialmente beneficiari delle nuove misure.

Al di là dei gravi effetti pratici immediati, ancora una volta non si considera quello che è un elemento centrale nella costruzione delle politiche sociali: la disabilità e troppo spesso causa di impoverimento e di conseguente esclusione sociale.

Finché non vi sarà consapevolezza di queste correlazioni – prosegue Vincenzo Falabella – le politiche per l’inclusione sociale non potranno che essere fallimentari. È con questa considerazione che affrontiamo il prossimo confronto, quello che riguarda l’annunciato Codice unico sulla disabilità ritenuto centrale da questo Governo, ma su cui non vi sono – per ora – impegni di spesa.”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato infatti uno schema di legge delega, che a breve arriverà alle Camere, che formalizza l’annunciato intento di redigere un Codice che razionalizzi e riveda tutta la normativa vigente in materia di disabilità.

Si tratta di un obiettivo imponente che il Governo non potrà perseguire senza un confronto con le organizzazioni delle persone con disabili, ma nemmeno senza accogliere pienamente i principi della Convenzione ONU, senza quella consapevolezza che in questo caso è mancata, senza un adeguato investimento di risorse. Agiremo con propositiva determinazione già in sede di discussione della legge delega per evitare che il tutto si risolva in una ennesima occasione persa. Ci si augura di incontrare in questo percorso la dovuta attenzione. Nel frattempo non si può dimenticare che a fine 2017 è stato pubblicato il Programma d’azione sulla disabilità mirato alla concreta attuazione della Convenzione ONU. A quella norma di indirizzo, inspiegabilmente in stallo, va data rapida attuazione senza attendere il Codice dai tempi imponderabili.”

Sindrome di Down. Una giornata mondiale tra conquiste e denuncia

Redattore Sociale del 18.03.2019

Sindrome di Down. Una giornata mondiale tra conquiste e denuncia

Le campagne di sensibilizzazione lanciate da AIPD e CoorDown, le due più grandi organizzazioni che si occupano del tema, guardano al 21 marzo da prospettive diverse. Lanciati due spot per l’occasione. E i messaggi si completano a vicenda: “C’è ancora tanto da fare per avere pari diritti e opportunità”. 

ROMA. Un momento per ricordare le battaglie vinte, ma anche per tornare a denunciare la mancanza di pari opportunità per tutti. In occasione della Giornata mondiale sulla sindrome di Down, che ogni anno si celebra il 21 marzo, le due maggiori organizzazioni che si occupano di sindrome di Down hanno deciso di affrontare il tema da due prospettive diverse: l’Aipd, l’Associazione Italiana Persone Down che quest’anno compie 40 anni, ha deciso di fare un bilancio di questi quattro decenni per capire cosa è cambiato in tanti anni di impegno e sensibilizzazione; il CoorDown, Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down, invece ha scelto la strada della denuncia spiegando che soltanto quando tutti avranno le stesse opportunità si potrà festeggiare davvero. Due messaggi non incompatibili, che in realtà si completano a vicenda e che insieme riescono a spiegare in pochi fotogrammi dove siamo, come ci siamo arrivati e quali sono ancora le sfide per l’integrazione. 

I 40 anni dell’AIPD sono un buon motivo per tracciare un bilancio guardando al passato. “Dal 1979 a oggi, le persone con sindrome di Down sono lentamente e gradualmente uscite allo scoperto – spiega l’associazione -, fino a essere in alcuni casi pienamente inserite nel contesto scolastico, sociale e lavorativo”. Una storia di “emancipazione e conquista di autonomia e cittadinanza”, aggiunge una nota dell’AIPD. Lo spot, realizzato dallo studio creativo Frog ‘n roll scritto e diretto da Elena Fiorenzani e Dario Baldi, vede come protagonisti tanti bambini e adulti con sindrome di Down. Lungo una timeline che funge da filo rosso per tutta la durata del video, vengono snocciolati i traguardi, passando dagli anni 70 quando molti bambini con sindrome di Down vivevano in istituto, non avevano accesso alle scuole e al mondo del lavoro, fino ai percorsi di inclusione, autonomia e indipendenza dei nostri giorni. Tanti i traguardi raggiunti, ma per l’AIPD “la lotta non finisce”, perché c’è “ancora tanto da fare, perché pari diritti e pari opportunità siano pienamente riconosciuti alle persone con sindrome di Down, in ogni ambito della vita sociale, in Italia ma anche negli altri Paesi”. 

“Quando tutti noi, non solo qualcuno di noi, avremo più opportunità a scuola, nel lavoro, nella vita sociale, solo allora avremo davvero dei motivi per festeggiare”. È questo, invece, il messaggio lanciato dal CoorDown con la campagna “Reason To Celebrate”. Andare a scuola, fare sport, uscire con gli amici, trovare un lavoro, vivere in autonomia non è ancora una “routine” per tutte le persone con sindrome di Down. “Sono ancora troppi gli alunni che non hanno la possibilità di ricevere a scuola giusti supporti e sostegni inclusivi – spiega il CoorDown -, e al termine della scuola per molti ragazzi non ci sono opportunità. L’accesso al lavoro con inquadramenti e contratti adeguati resta una opportunità esigua, che sconta la mancanza di strumenti efficaci per il collocamento e la forte disparità territoriale dell’Italia, con enormi differenze tra Nord e Sud e tra grandi e piccoli centri del paese. Anche vivere una relazione sentimentale, costruire una vita indipendente e raggiungere l’autonomia abitativa rappresentano diritti fondamentali ancora troppo spesso negati”. La campagna è nata dalla collaborazione delle agenzie Fcb Mexico e Small New York, diretta dal regista ungherese Rudolf Péter Kiss e prodotta da Switzerland’s GOSH a Budapest, con la partecipazione di attori provenienti da quattro paesi diversi, Gran Bretagna, Albania, Svizzera e Italia. 

Lavoro. Quanto costa non inserire soggetti con disturbi dello spettro autistico?

Redattore Sociale del 18.03.2019

Lavoro. Quanto costa non inserire soggetti con disturbi dello spettro autistico?

“Il non utilizzo nel processo produttivo di soggetti con caratteristiche funzionali a volte anche superiori ai normodotati comporta una spesa”. Ad aprile verrà presentato uno studio. Lo fa sapere Gianni Carbone, professore di Economia Aziendale dell’Università La Sapienza di Roma. 

ROMA. “Il sei aprile presenteremo uno studio sulle diverse opportunità di redistribuzione del reddito di welfare e sulle opportunità nell’ambito del mondo del lavoro che possono essere previste da un punto di vista normativo per i soggetti con disturbi dello spettro autistico”. Lo fa sapere Gianni Carbone, professore di Economia Aziendale dell’Università La Sapienza di Roma, che sarà tra i relatori del convegno ‘Plasmare la complessità, autismo tra mente e corpo’, organizzato a Roma dall’Università degli studi La Sapienza, l’Istituto di Ortofonologia (IdO) e l’Osservatorio italiano studio e monitoraggio autismo (Oisma). Il convegno si svolgerà a Roma nell’Aula Gerin de La Sapienza in viale Regina Elena 336 dalle 8.30 alle 16.30.

“Il non utilizzo nel processo produttivo di soggetti con caratteristiche funzionali a volte anche superiori ai normodotati comporta una spesa. Questa possibilità- continua Carbone- che non viene mai presa in considerazione, è stata spesso studiata come un’opportunità che favorirebbe la produttività anche dei soggetti normodotati. Una convivenza produttiva tra soggetti con autismo e soggetti normodotati potrebbe generare dei processi produttivi innovativi”.

L’utilizzo lavorativo “varia in base alla gravità del disturbo- precisa il professore universitario- coloro che presentano problemi relazionali possono essere utilizzati in ambito informatico. In ogni caso, le aziende che inseriscono nei processi produttivi soggetti con autismo avrebbero l’opportunità di destare un effetto marketing immediato”. Le persone coinvolte in un disturbo dello spettro autistico “riescono molto bene nell’ambito della manualità. Da un punto di vista produttivo/creativo, altri ambiti lavorativi sono quelli della pasticceria, dell’applicazione tecnologica dei legnami e dell’arte. L’attività artistica- conclude Carbone- permette di dimostrare manualmente quello che non riescono poi a dare da un punto di vista sociale”. (DIRE)

Stati Generali per il Sostegno

LA CULTURA DELL’INCLUSIONE NON È NEGOZIABILE

INDEROGABILE LA FORMAZIONE DI TUTTO IL PERSONALE DOCENTE

Stati Generali per il Sostegno

Napoli: 28-29 marzo 2019

Proseguono gli “Stati Generali per il Sostegno”, iniziativa promossa dal CIIS e avviata a Cagliari lo scorso novembre, con l’intento di offrire indicazioni pratiche per migliorare il processo inclusivo degli alunni e delle alunne con disabilità, dando “voce” al mondo della scuola.

Nella scuola, la cultura dell’inclusione richiede una mirata competenza professionale, possibile solo attraverso la formazione obbligatoria di tutto il personale docente e dirigente sulle tematiche dell’inclusione scolastica.  

«Con gli Stati Generali per il Sostegno intendiamo dar voce al mondo della scuola, per offrire un concreto contributo al miglioramento del processo inclusivo che, in questi ultimi anni, se da un lato soffre a causa delle costanti e ripetute riduzioni di risorse, dall’altro mostra la necessità di una maggiore e diffusa formazione degli operatori e di un rinnovato confronto propositivo a livello culturale»: a dirlo è Giuseppe Argiolas, componente del Direttivo Nazionale del CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno), nel presentare gli Stati Generali per il Sostegno, inaugurati a Cagliari lo scorso novembre e adesso proposti a Napoli, il 28 e 29 marzo p.v.

Gli Stati Generali per il Sostegno a Napoli

Approda a Napoli la seconda edizione degli Stati Generali per il Sostegno, ospitati presso l’IS “Archimede” (Via E. Salgari, 8), diretto dalla D.S. dottoressa Mariarosaria Stanziano. Anche nel territorio campano verranno coinvolti i docenti, i dirigenti e i genitori o quanti interessati con l’obiettivo di porre al centro dell’azione formativa non soltanto le problematiche attuali dell’inclusione e dell’integrazione, ma anche le potenzialità e le possibilità per un rinnovo costruttivo.

Gli Stati Generali per il Sostegno costituiscono l’occasione per approfondire e analizzare il processo inclusivo nella scuola italiana al fine di proporre indicazioni operative, volte a migliorare il processo nel suo insieme. La voce è data agli operatori della scuola, perché un vero cambiamento può avvenire agendo soprattutto dall’interno. E indubbiamente tanto i docenti quanto i dirigenti scolastici e le altre figure, che lavorano nella scuola, possono offrire suggerimenti utili, pragmaticamente attuabili e significativi nella loro espressione valoriale.

Nonostante i molti e repentini cambiamenti introdotti da continue norme, talora fra loro in contraddizione, che spesso hanno generano dubbi e incertezze, la scuola dell’inclusione soffre ancora di numerose criticità. Si è trattato per lo più di indicazioni calate dall’alto, decise in sedi asettiche, distanti dalla quotidianità delle aule, dalla vivacità delle classi, dai reali bisogni formativi. Gli Stati Generali per il Sostegno di Napoli impegnano i partecipanti in due giornate di lavoro: giovedì 28 e venerdì 29 marzo.

“Partecipazione e impegno” (giovedì 28 marzo 2019)

Aprono la prima giornata due tavole rotonde finalizzate ad approfondire gli aspetti organizzativi e pedagogico-didattici della scuola di oggi e di domani, alla luce delle nuove normative e delle ricerche pedagogiche inclusive; ai tavoli si alternano esperti di chiara fama, fra cui l’avv. Nocera, della Fish, la prof.ssa Striano, direttrice del Centro di Ateneo SINAPSI dell’Università degli Studi di Napoli, il dr. Antonio Nocchetti, presidente dell’Associazione “Tuttiascuola”, la prof.ssa Stornaiuolo, D.S. dell’IC Scialoja-Cortese di Napoli, la prof.ssa Barbirato, D.S. dell’IC Maffucci di Milano, insieme ai componenti del Direttivo Nazionale del CIIS; seguono una serie di testimonianze di genitori, rappresentanti di Associazioni di famiglie e di insegnanti; chiude la sessione del mattino un intervento che descrive le opportunità derivanti dalle nuove tecnologie.

Nel pomeriggio, dopo la testimonianza di studenti di una classe della scuola secondaria di secondo grado, e fra questi anche alunni con autismo, vengono presentati il nuovo decreto sul sostegno e le novità normative, che saranno operative dal primo settembre prossimo; di seguito l’attività ai Tavoli di lavoro, ai quali partecipano, divisi in gruppo, tutti  gli iscritti. È in questa fase che, attraverso lo scambio di opinioni e di esperienze, vengono elaborate le proposte per una nuova stagione a favore dell’inclusione scolastica. I Tavoli di lavoro consentono il confronto su molti temi: dalle strategie e metodologie didattiche alla formazione del personale docente, analizzando anche l’ipotesi di separazione delle carriere; dall’organizzazione del sistema scuola alle nuove prospettive di cambiamento introdotte dai decreti legislativi, applicativi della legge “buona scuola”. In particolare vengono analizzati i nuovi percorsi di formazione dei docenti di sostegno e le possibili criticità nelle fasi di applicazione.

“Corresponsabilità e formazione” (venerdì 29 marzo)

I lavori proseguono venerdì mattina, 29 marzo. Dopo la presentazione del nuovo decreto sulla valutazione e sull’esame di Stato, i componenti dei Tavoli di lavoro si riuniscono per pervenire a proposte da presentare al termine dei lavori.

Sul tavolo del confronto vi sono, fra le varie tematiche, la mancanza “cronica” di docenti specializzati per le attività di sostegno, l’inderogabile rinnovo dei percorsi formativi dei futuri docenti, ancora “strutturati con percorsi aggiuntivi”, nonostante l’alunno con disabilità sia “alunno di tutti i docenti della classe”, la permanente distorsione del pensiero dominante intento a ricercare modalità didattiche rivolte più alla disabilità, intesa come patologia, che alla persona, la confusione fra le figure professionali deputate all’assistenza, ma “sostituibili” nell’immaginario collettivo alla figura del docente, e molte altre questioni che, in assenza di efficaci e chiare soluzioni, soffocano quel positivo processo che ha visto il suo avvio negli anni Settanta del secolo scorso. Appare chiaro che non si attua una scuola di qualità e fattivamente inclusiva senza un’azione sinergia e corresponsabile, in particolare dei docenti, ma anche delle altre figure della scuola.

Stati Generali per il Sostegno: la voce della scuola rappresentata al MIUR

Il CIIS, che promuove l’iniziativa, è fermamente convinto che la qualità della scuola si attui nella sua capacità di essere inclusiva. La corresponsabilità di tutti i docenti nelle classi in cui operano, la formazione diffusa, che assicuri una professionalità competente, funzionale a un’azione didattica rivolta a tutti gli alunni della classe e la consapevolezza che ciascuno concorre all’esito positivo del progetto inclusivo sono fra i presupposti di un reale cambiamento, indirizzato a sensibilizzare e potenziare la cultura dell’inclusione scolastica.

È ai princìpi, attinti dalla Carta Costituzionale e alle motivazioni di carattere pedagogico, che gli Stati Generali per il Sostegno intendono fare riferimento, portando ai rappresentanti della politica e alla società civile, attraverso competenze e professionalità, idee e proposte nuove, che possano contribuire a realizzare concretamente quel percorso che da oltre quarant’anni è emblema di civiltà e di progresso culturale.

A conclusione di questo percorso itinerante, il CIIS presenterà al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca la sintesi delle indicazioni emerse dai Tavoli di Lavoro, organizzati in occasione degli incontri.

Notizie dell’evento: http://www.sostegno.org/node/629

Programma: http://www.sostegno.org/sites/default/files/CIIS_StatiGeneraliSostegno_Napoli%2028-29%20marzo.pdf

DIRETTIVO NAZIONALE DEL CIIS

COORDINAMENTO ITALIANO INSEGNANTI DI SOSTEGNO

Nota bene

Per partecipare è necessario iscriversi: https://docs.google.com/forms/d/1DSh-mvx0-eRug5sbfZ63I_ImX67HaDn9mpyr6y2HUhM/viewform?edit_requested=true&fbclid=IwAR3tpbf0dNRZP1LVumfwgOU1bqKjmReWmhqAMDdu75yDyYroCNehkMKZyxM

Viene rilasciato l’Attestato di partecipazione

Migliorare l’accessibilità

Redattore Sociale del 13-03-2019

Migliorare l’accessibilita’, a Reggio altri 50 negozi potranno aderire al bando 

Fa il bis il bando per dare ai commercianti una consulenza gratuita e un kit con rampe mobili e campanello wireless per accogliere i clienti in sedia a ruote, anziani e bambini in passeggino. In 66 hanno partecipato alla prima edizione. “Anche piccoli interventi possono cambiare la vita”. 

REGGIO EMILIA. Saranno 50 gli esercizi commerciali che potranno aderire al nuovo bando di Reggio Emilia città senza barriere e Farmacie comunali riunite per migliorare l’accessibilità alle persone con disabilità, agli anziani e ai bambini in passeggino. Si aggiungeranno ai 66 che avevano partecipato alla prima edizione dell’avviso pubblico. “Molti ci hanno chiesto, posso farlo anch’io? Così abbiamo rifinanziato il bando”. Annalisa Rabitti, responsabile del progetto, spiega così il bis di “Non sono perfetto, ma sono accogliente”, aperto fino al 30 aprile 2019, per un importo massimo di 200 mila euro. “Il bando dichiara che per provare a risolvere il problema dell’accessibilità dei negozi forniamo una consulenza gratuita ad hoc. Cerchiamo piccole soluzioni, perché la perfezione sarebbe ristrutturare il locale, ma non sempre è possibile, per la spesa e per le difficoltà che ci sono in una città storica come la nostra”. Così accade che nella vita di tutti i giorni “nessuno fa niente”, mentre chi partecipa a “Non sono perfetto”, che già nel titolo ammette consapevolmente i propri limiti, “almeno prova a creare un accesso, perché in un negozio è meglio poterci entrare che no”, sintetizza Rabitti. Rispondendo ad alcune perplessità espresse anche nei commenti su Facebook alla notizia del nuovo bando, la responsabile di Reggio Emilia città senza barriere spiega che “non si possono fare rampe fisse esterne, per non creare barriere architettoniche per gli altri e per le stesse persone che si muovono in carrozzina, mentre le rampe interne hanno costi molto alti e i proprietari non sono tenuti a farle se non in occasione di una ristrutturazione completa”.

Agli esercenti che aderiscono viene fatto un mini corso di formazione “perché siano pronti ad affrontare tutte le disabilità, sensibilizzandoli anche verso quelle di cui a volte ci si dimentica”. Per ricevere aiuto la persona che vuole entrare nel negozio deve suonare un campanello, segnalato dalla dicitura “accesso facilitato” e dai simboli che richiamano le categorie di persone interessate. Il kit di accoglienza varia a seconda delle caratteristiche e delle esigenze del locale e può contenere un campanello wireless, un pedana mobile, un manuale con le indicazioni per aiutare chi desidera entrare, una vetrofania che segnala l’adesione al progetto. 4 architetti formati dal Criba, il Centro regionale per il benessere ambientale, fanno i sopralluoghi e forniscono la consulenza individuale. “A volte bastano semplici accorgimenti, non è detto che servano grandi attrezzature, eppure questi interventi cambiano la vita a una persona che prima non poteva entrare. Per esempio, c’era una gelateria con 5 gradini che non poteva usare la rampa. A loro abbiamo fornito solo il campanello e ora, quando serve, portano fuori il gelato alle persona che non può accedere da sola. Oppure un bar che con alcune piccole soluzioni, per esempio collocare un tavolino delle misure giuste per far entrare una carrozzina, è diventato perfetto per chi ha una disabilità e prima non poteva andare lì a prendersi un caffè. Io spiego ai negozianti che rendere accessibili i loro locali è anche affare loro, che hanno un mercato perché la disabilità è democratica. È bello che stiano rispondendo con interesse. Va cambiata la cultura, si deve diffondere l’idea che i luoghi devono essere per tutti”.

I nuovi negozi accessibili entreranno in una mappa, insieme ad altri 200 già censiti. “In stile Trip Advisor, il disabile cliccando sull’icona del locale ne vede le caratteristiche. Non facciamo una classifica dell’accessibilità, ogni persona ha la possibilità di fare la propria valutazione”, dice. “Ognuno vede il proprio problema come centrale, ma la disabilità è complessa e non si possono fare interventi che rischiano di ledere i diritti degli altri – aggiunge Rabitti -. Come Reggio Emilia città senza barriere siamo su tutti i cantieri pubblici, i nuovi progetti saranno inclusivi. Per il futuro è importante non sbagliare più, mentre nel presente dobbiamo cercare di trovare le soluzioni migliori, perché sarebbe bello avere 20 milioni di euro per smontare la città, ma non li abbiamo”.

Per dire la propria anche su questo progetto e proporre nuove idee è possibile partecipare il 23 marzo al world café Faccio la mia parte, alla Polveriera in piazzale Oscar Romero 1, l’appuntamento annuale di Città senza barriere. È previsto anche un tavolo di lavoro sulle barriere architettoniche. “Il progetto ‘Non sono perfetto’ è nato proprio in questo contesto”, spiega Rabitti, ricordando che i gruppi di lavoro sono composti prevalentemente da cittadini, per favorire la partecipazione nella ricerca di soluzioni condivise e la consapevolezza di come funzioni la cosa pubblica. Ci si può iscrivere online fino al 20 marzo. 

di Benedetta Aledda

Il reddito di cittadinanza e la “colpa sociale” della disabilità

Redattore Sociale del 13-03-2019

Il reddito di cittadinanza e la “colpa sociale” della disabilita’ 

ENIL, l’associazione internazionale per il diritto alla vita indipendente, ha presentato una memoria alla Camera, per chiedere modifiche urgenti ai passaggi più “discriminatori”: tra questi, la considerazione delle indennità assistenziali come “vantaggio economico”.

ROMA. “Limitare l’accesso al Reddito di cittadinanza ai nuclei familiari che hanno, fra i loro componenti, anche delle persone con disabilità”: è questa la principale criticità del decreto, approvato in Senato e tornato ora alla Camera, che dovrebbe rappresentare una misura di contrasto alla povertà. Per ENIL Italia, “costola” italiana del network europeo per la vita indipendente, questa è l’ennesima conferma che la “persona con disabilità in Italia è ormai definitivamente da considerare come un ‘affare di famiglia’, il cui compito prioritario è quello di prendersene cura, vicariando lo Stato”. Ci sono gli estremi per parlare di “discriminazione di una intera categoria di cittadini”, secondo Germano Tosi, presidente di ENIL, che ricorda invece come, in base alla Costituzione, dove dello Stato non sia “quello di “agevolare” una disparità tra cittadini di diverse condizioni, ufficializzando come sostituti di quegli stessi doveri i loro nuclei famigliari, ma di operare per ‘rimuovere’, quindi eliminare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Sempre la Costituzione, osserva ancora ENIL, nella memoria depositata alla Camera, considera “discriminazione diretta ogni procedimento condizionato da situazioni per le quali la persona viene messa o potrebbe venir messa in una posizione meno favorevole rispetto ad un’altra, in una situazione paragonabile”. Per l’associazione, “è proprio questo che avviene indiscutibilmente quando in un disegno di legge si prevede esplicitamente, per l’accesso al beneficio del Reddito di Cittadinanza, di ‘concorrere cumulativamente a diversi requisiti’ che considerano una ricchezza del nucleo familiare quei supporti economici, peraltro notoriamente insufficienti e residuali, erogati per attenuare lo svantaggio della disabilità. Quindi, a parità di condizioni reddituali, una famiglia – che ha il torto grave di avere tra i suoi membri una o più persone con disabilità – avrà accesso ad un sostegno inferiore rispetto ad una famiglia che non ha disabili tra i suoi componenti, subendo di fatto una indiscutibile discriminazione diretta”.

A supporto della sua argomentazione, ENIL fa riferimento anche alla Sentenza del Tar 2549/2015 e di quella definitiva del Consiglio di Stato 842/2016, che “ha ben chiarito che considerare tra i requisiti di accesso ad un qualsiasi beneficio ‘i trattamenti percepiti dai disabili considerando la disabilità alla stregua di una fonte di reddito, come se fosse un lavoro o un patrimonio, ed i benefici erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una ‘remunerazione’ del suo stato di invalidità è oltremodo irragionevole e in contrasto con l’art. 3 della Costituzione”.

Di qui, la richiesta di modifica del comma 7 dell’articolo 2, con l’esclusione dal computo del reddito di ogni supporto erogato per la disabilità. “Chiediamo altresì di introdurre, nel comma 4 Art. 2, la scala d’equivalenza – continua ENIL – che segnali la presenza nel nucleo familiare di un globale impegno economico nel ‘mantenere’ la disabilità di un congiunto, graduandola in base al maggiore impegno tra disabilità lieve, media e non autosufficienza (0,4 per la disabilità lieve, 0,5 per la disabilità media e 0,7 per la non autosufficienza)”.

Queste due fondamentali modifiche servirebbero per garantire “il diritto di pari opportunità dell’individuo”, che per ENIL “rappresenta lo scopo, la sintesi, di ogni trattato che ne sancisce i diritti umani. Ed è in questo principio che una politica, che si propone come cambiamento verso una maggiore giustizia sociale, dovrebbe veicolare le proprie energie nel garantire a tutti i cittadini il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza. Il diritto di scegliere come vivere la propria vita, dunque – conclude ENIL- come cittadino libero in un libero Stato”.

Per Sara Bonanno, caregiver a tempo pieno del figlio gravemente disabile e autrice del blog “La cura invidibile”; “ancora una volta la disabilità è trattata dal governo come una condizione di ‘colpa sociale’, alla stregua di un reato commesso dall’intero nucleo famigliare e che, quindi, deve essere espiato da tutta la famiglia. Questa – continua – è la cruda lettura di ciò che sta accadendo con la misura creata dal Governo per combattere proprio le condizioni di disagio emarginante e povertà, meglio conosciuta come Reddito di cittadinanza, titolo quanto mai evocativo se si considera il fatto che si finisce per ratificare che la persona con disabilità ed il suo nucleo familiare saranno definitivamente considerati cittadini con diritti attenuati”. Bonanno, nel rilanciare quindi sul suo blog le richieste di ENIL, ritiene “assurdo che occorra ribadire come sia del tutto illogico considerare l’aiuto prestato come un vantaggio. E’ un po’ come se qualcuno, dopo aver aiutato una persona a rialzarsi da una brutta caduta, considerasse quella stessa persona, ancora malconcia e dolorante, come il puntello sulla quale far leva”. E fa notare: “Questo è riservato solo per la disabilità, infatti nel decreto sono considerati diversamente – e quindi non inclusi nella ricchezza familiare – i supporti destinati ai minori di 3 anni e quelli per chi rimane disoccupato. Quelle non sono ‘colpe sociali – conclude – come la condizione di disabilità!”