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Lombardia, 7 mln per parchi gioco che siano inclusivi

Lombardia, 7 mln per parchi gioco che siano inclusivi

Italia Oggi del 25/09/2020

MILANO. La Regione Lombardia ha stanziato 7 milioni di euro a valere sull’avviso per la realizzazione e adeguamento parchi gioco inclusivi, per l’annualità 2020-2021. Il bando intende promuovere e incentivare progetti per la realizzazione e l’adeguamento di parchi gioco inclusivi pubblici, in aree di proprietà dei soggetti beneficiari, con l’obiettivo di favorire la socializzazione e l’integrazione dei bambini, anche con disabilità fisiche o sensoriali, contribuendo, di riflesso, ad una maggiore integrazione sociale anche delle famiglie. Possono accedere al contributo i comuni, unioni di comuni e comunità montane fino a un massimo di 30 mila abitanti, nonché altri enti pubblici. Sono ammessi a contributo gli interventi eseguiti all’interno di parchi gioco pubblici, asili nido e scuole per l’infanzia che insistono su aree catastalmente identificate di proprietà dell’ente richiedente, inerenti il superamento delle barriere architettoniche, nonché la fornitura e messa in opera di giochi inclusivi, strutture di gioco combinate e strutture per lo sport utilizzabili da tutti i bambini e ragazzi, inclusi quelli con disabilità motorie, sensoriali, intellettive e di altro genere. Il contributo regionale è a fondo perduto e può essere concesso fino al 95% della spesa ammessa. Il contributo regionale non potrà essere inferiore a 10 mila euro né superiore a 30 mila euro. Verrà erogato in due tranche: 65% del contributo concesso a seguito di accettazione del contributo e 35% a saldo. Le domande potranno essere presentate con modalità a sportello fino al 31 marzo 2021. 

Incremento pensione di invalidità, INPS pubblica la circolare operativa

AIPD, 25 Settembre 2020

Incremento pensione di invalidità, INPS pubblica la circolare operativa

Patrizia Danesi

Facendo seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 152/2020 e all’ art. 15 del decreto legge n° 104, 14 agosto 2020, l’INPS ha pubblicato la circolare 107, 23 settembre 2020 nella quale fornisce indicazioni operative per l’accesso all’incremento della pensione di invalidità civile.

Va precisato che l’incremento non è garantito a tutti ma esclusivamente a coloro che non posseggono redditi superiori a euro 8.469,63 (se non coniugati) o euro 14.447,42 (se coniugati). Inoltre l‘incremento non è fisso ma, proprio in funzione del calcolo legato al reddito percepito, può essere erogato fino ad un massimo di euro 364,70 euro mensili, per tredici mensilità. Comunque l’importo massimo della pensione non può superare gli euro 651,51 mensili. L’incremento, a valere dalla mensilità di agosto 2020, per gli invalidi civili (ma anche sordi e ciechi civili) viene erogato d’ufficio, sempre che siano soddisfatti tutti gli altri requisiti indicati.

Altro dato importante, nel conteggio dei redditi viene considerata anche la stessa pensione di invalidità (non l’eventuale indennità di accompagnamento, se percepita).

Ricordiamo che:
– la sentenza 152/2020 ha riconosciuto l’inadeguatezza dell’importo della pensione di invalidità civile (assegnata agli invalidi civili con 100% di invalidità e, per il 2020, titolari di redditi fino a euro 16.814,34) e sollecitato il legislatore a prevederne l’incremento anche per le persone di età inferiore ai 60 anni, estendendo dunque quanto stabilito dall’art. 38 della legge n. 448 del 2001 anche alle persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni;
– l’art. 89bis, inserito nel decreto 34/20, convertito con modificazioni, nella legge n. 77/2020, ha inizialmente previsto l’istituzione di un Fondo dedicato al finanziamento di tale incremento ma poi è stato abrogato dall’articolo 15 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 che ha stabilito (comma 1) “Con effetto dal 20 luglio 2020 all’articolo 38, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive modificazioni, le parole «di eta’ pari o superiore a sessanta anni» sono sostituite dalle seguenti: «di eta’ superiore a diciotto anni» e (comma 3) “Agli oneri derivanti dal comma 1 valutati in 178 milioni di euro per l’anno 2020 e in 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021 si provvede, quanto a 46 milioni di euro per l’anno 2020 mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall’abrogazione della disposizione di cui al comma 2, e quanto a 132 milioni di euro per l’anno 2020 e a 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021 si provvede ai sensi dell’articolo 114.”

Di fatto è stato esteso quanto già previsto dall’articolo 38, comma 4, della legge 448/2001 anche invalidi civili totali (e anche ai sordi o ciechi civili assoluti titolari di pensione o di pensione di inabilità previdenziale (legge 222/1984) di età compresa tra i 18 e i 60 anni (per gli over 60, l’incremento è già previsto proprio dalla legge 448).

Per informazioni e chiarimenti è possibile contattare via mail il servizio Telefono D (telefonod@aipd.it)

Lazio, attivate misure per la tutela degli studenti disabili

Lazio, attivate misure per la tutela degli studenti disabili

Redattore Sociale del 19/09/2020

ROMA. Assistenza specialistica, assistenza sensoriale, comunicazione aumentativa alternativa, trasporto scolastico, test sierologici per il controllo del Covid-19. Sono questi gli avvisi e le misure messe in campo dalla Regione Lazio, e in particolare dall’assessorato al Lavoro, Scuola e Formazione, per gli alunni con disabilità e con particolari difficoltà. Così l’assessorato al Lavoro, Scuola e Formazione della Regione Lazio. Che spiega: “Rispetto al passato, quest’anno sono state introdotte procedure più snelle, oltre all’introduzione di tutele legate alla peculiare situazione sanitaria in corso. A fine agosto, per quanto riguarda l’assistenza specialistica, è stato approvato l’elenco delle istituzioni scolastiche-formative ammesse al finanziamento, pari a 154, ulteriormente poi estese di altre 36 scuole. Per la realizzazione della misura è previsto un impegno complessivo di 24,5 milioni. Due giorni fa, inoltre, è stato pubblicato un nuovo avviso per dare la possibilità a ulteriori istituti di richiedere l’assistenza specialistica e dare risposta a tutti i bisogni”.

Per quanto riguarda l’assistenza sensoriale, continua la nota, “per l’anno scolastico in corso è previsto un sostegno dedicato in 484 istituzioni scolastiche e formative, rivolto a 473 alunni non vedenti o ipovedenti e a 705 alunni non udenti o ipoacustici. Sono invece 151 le istituzioni scolastiche-formative che hanno presentato istanza per finanziare forme di assistenza per la comunicazione aumentativa alternativa per un totale di 280 alunni coinvolti. In merito al trasporto scolastico, come da competenza regionale, dopo la definizione delle linee guida specifiche, la Regione ha stanziato 1,33 milioni di euro che devono essere utilizzati dai comuni per garantire il servizio rivolto agli alunni disabili che frequentano le scuole secondarie di II grado statali o paritarie o i Percorsi triennali di IeFP. Non ultimo, nell’ambito dei 130 mila test sierologici dedicati al personale scolastico per il contenimento della diffusione del Covid, è stato previsto il controllo – sempre su base volontaria – agli alunni con disabilità. Si tratta di un servizio, avviato in collaborazione con l’assessorato alla Sanità della Regione, che mira a proteggere e tutelare la salute di questi studenti e permettere loro una maggiore sicurezza nella frequentazione delle lezioni e delle varie attività”. (DIRE)

La scuola è iniziata, ma non per tutti

La scuola è iniziata, ma non per tutti. Ecco cosa manca agli studenti con disabilità

L’Osservatorio Scuola di AIPD fa un bilancio del primo giorno di scuola, dopo sei mesi di chiusura: “Sia garantita in via prioritaria la didattica in presenza per gli alunni con disabilità e siano studiati accomodamenti ragionevoli. E poi ci sarà il nuovo PEI, in attesa di modifiche”.

Roma, 16 settembre 2020 – La scuola riparte, ma ancora con tante incertezze e carenze: se da un lato la riapertura dei cancelli, in gran parte d’Italia, è certamente un segnale positivo, dall’altro “sappiamo che non tutte le scuole sono pronte per accogliere i propri alunni nei tempi previsti e alcune hanno già deciso nella propria autonomia di rimandare l’inizio delle lezioni, anche nelle regioni dove non si era deciso di posticipare l’inizio dell’anno scolastico”. E’ quanto riferisce l’Osservatorio Scuola dell’AIPD, facendo un sintetico bilancio del primo giorno di scuola e, soprattutto, di ciò che ancora manca “all’appello”.

Se molte criticità – come i ritardi nella comunicazione e nell’organizzazione, la mancanza di banchi e insegnanti – accomunano tutti gli studenti, ce ne sono alcune che riguardano in particolare gli alunni con disabilità. AIPD ricorda quindi quali sono le indicazioni specifiche per assicurare l’inclusione scolastica, sulla base dei documenti del Comitato Tecnico Scientifico del Governo, il Piano Scuola 2020-21 e il Protocollo sulla sicurezza per la ripresa di settembre del Ministero dell’Istruzione.

Didattica in presenza. Sia garantita “in via prioritaria la didattica in presenza” per gli alunni con disabilità. AIPD suggerisce di “richiedere progetti d’istruzione domiciliare o di didattica a distanza limitatamente ai casi in cui vi siano reali e documentate condizioni di fragilità sanitaria, per non privare ulteriormente i nostri alunni con disabilità dell’esperienza concreta della vita a scuola con i propri coetanei a cui hanno già dovuto rinunciare per molti mesi”.

Mascherina.“Non sono soggetti all’obbligo di utilizzo della mascherina gli studenti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina”. Per quanto è possibile, tuttavia, AIPD suggerisce “di insegnare ed abituare gli alunni con disabilità ad utilizzare questo dispositivo che garantisce senz’altro una maggior sicurezza per sé e per gli altri. Inoltre ricordiamo che per tutti l’obbligo della mascherina a scuola è solo durante gli spostamenti e se non si riesce a mantenere la distanza di sicurezza di 1 metro”.

Accomodamenti ragionevoli. “Per alcune tipologie di disabilità, sarà opportuno studiare accomodamenti ragionevoli” che devono necessariamente essere condivisi con le famiglie e indicati nel PEI di ciascun alunno.

E nel caso in cui, “per specifiche condizioni individuali o di contesto, non sia possibile garantire la frequenza scolastica agli alunni con disabilità, il coinvolgimento delle figure di supporto messe a disposizione dagli Enti locali […] contribuirà ad assicurare un alto livello di inclusività agli alunni con disabilità grave, collaborando al mantenimento della relazione educativa con gli insegnanti della classe e con quello di sostegno”.

Soggetti fragili. “Al rientro degli alunni dovrà essere presa in considerazione la presenza di “soggetti fragili” esposti a un rischio potenzialmente maggiore nei confronti dell’infezione da COVID-19. A tal proposito, “le specifiche situazioni degli alunni in condizioni di fragilità saranno valutate in raccordo con il Dipartimento di prevenzione territoriale ed il pediatra/medico di famiglia, fermo restando l’obbligo per la famiglia stessa di rappresentare tale condizione alla scuola in forma scritta e documentata”

Istruzione a domicilio. Per gli alunni (con o senza disabilità) che hanno patologie specifiche che comportano l’impossibilità certificata di frequentare la scuola, è sempre possibile richiedere l’istruzione a domicilio che può prevedere sia il collegamento con la propria classe tramite le nuove tecnologie, sia l’intervento a domicilio di docenti e assistenti all’autonomia e alla comunicazione (art. 16 del D.Lgs. N° 66/2017).

Il nuovo PEI. A queste misure generali per l’emergenza COVID-19, per gli alunni con disabilità si potrebbe aggiungere anche la novità dei nuovi modelli di PEI che, come preannunciato dal Ministro Azzolina prima dell’estate, forse entreranno in vigore già da questo mese di settembre. Durante il periodo estivo AIPD Nazionale ha lavorato con grande impegno in seno al Gruppo Scuola della FISH e dell’Osservatorio Permanente per l’Inclusione Scolastica del Ministero per fornire pareri e proposte di modifica a questi nuovi modelli di PEI e alle relative Linee Guida. Circa una settimana fa però il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha subordinato il proprio parere positivo a questi nuovi documenti all’accoglimento di numerose proposte di modifica, che spesso convergono con quelle della FISH. Ora si è in attesa di sapere se il Ministero deciderà di accogliere queste proposte ed emanare subito i nuovi modelli oppure se rimanderà la loro emanazione, come suggerito espressamente dal CSPI. Se decidessero di emanare i nuovi modelli di PEI, per gli alunni con disabilità si aggiungerebbe quindi anche questa ulteriore novità, tra le molte che già sono previste in questo anno scolastico per far fronte all’emergenza COIVD-19.

AIPD, nell’augurare buon anno scolastico a tutti e promettere continui aggiornamenti sul tema, invita tutti a raccontare i primi giorni di scuola dei propri figli, scrivendo a scuola@aipd.it. E ricorda che sul sito del Ministero dell’Istruzione è costantemente aggiornata la raccolta di tutte le misure e gli atti emanati dalle diverse Istituzioni per la ripresa della scuola.

Buon anno scolastico

L’AIPD Nazionale augura a tutti gli alunni, ed in particolare a quelli con sindrome di Down, un buon anno scolastico!

Infatti, dopo il lookdown e la pausa estiva, oggi la maggior parte delle scuole italiane riprendono la didattica in presenza che molto è mancata a tutti, ma soprattutto agli alunni con disabilità intellettiva e relazionale.

La vita a scuola è importante non solo per l’apprendimento, ma anche per la crescita globale di ciascun bambino o ragazzo.

Purtroppo sappiamo che non tutte le scuole sono pronte per accogliere i propri alunni nei tempi previsti e alcune hanno già deciso nella propria autonomia di rimandare l’inizio delle lezioni, anche nelle regioni dove non si era deciso di posticipare l’inizio dell’anno scolastico.

Tutto questo naturalmente crea confusione e incertezza tra le famiglie, spesso informate solo all’ultimo momento.

Inoltre sappiamo già che ci sono diverse criticità che creeranno ulteriori problemi per i nostri alunni: ritardi nella nomina dei docenti, discontinuità del personale rispetto allo scorso anno, ritardi nell’attivazione dei servizi di trasporto e assistenza all’autonomia e alla comunicazione da parte degli enti locali, ecc.

Queste purtroppo ogni anno sono criticità che non permettono in concreto agli alunni con disabilità di iniziare la scuola lo stesso giorno dei loro compagni. Speriamo che possano risolversi nel più breve tempo possibile, perché non è più accettabile che per questi alunni la scuola inizi ogni anno diverse settimane dopo gli altri!

Ma in particolare quest’anno ci auguriamo che tutte le scuole abbiano già previsto e condiviso con le famiglie le misure e l’organizzazione anti-COVID adeguate per accogliere i propri alunni con disabilità e garantire loro un pieno diritto allo studio nel rispetto del diritto alla salute.

Ricordiamo che i vari documenti del Comitato Tecnico Scientifico del Governo, il Piano Scuola 2020-21 e il Protocollo sulla sicurezza per la ripresa di settembre del Ministero dell’Istruzione, prevedono espressamente che:

  • venga garantita “in via prioritaria la didattica in presenza” per gli alunni con disabilità.
    Suggeriamo di richiedere progetti d’istruzione domiciliare o di didattica a distanza limitatamente ai casi in cui vi siano reali e documentate condizioni di fragilità sanitaria, per non privare ulteriormente i nostri alunni con disabilità dell’esperienza concreta della vita a scuola con i propri coetanei a cui hanno già dovuto rinunciare per molti mesi.
  • “Non sono soggetti all’obbligo di utilizzo della mascherina gli studenti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina”.
    Per quanto è possibile però suggeriamo di insegnare ed abituare gli alunni con disabilità ad utilizzare questo dispositivo che garantisce senz’altro una maggior sicurezza per sé e per gli altri. Inoltre ricordiamo che per tutti l’obbligo della mascherina a scuola è solo durante gli spostamenti e se non si riesce a mantenere la distanza di sicurezza di 1 metro.
  • “Per alcune tipologie di disabilità, sarà opportuno studiare accomodamenti ragionevoli” che devono necessariamente essere condivisi con le famiglie e indicati nel PEI di ciascun alunno.
  • “Ove, per specifiche condizioni individuali o di contesto, non sia possibile garantire la frequenza scolastica agli alunni con disabilità, il coinvolgimento delle figure di supporto messe a disposizione dagli Enti locali […] contribuirà ad assicurare un alto livello di inclusività agli alunni con disabilità grave, collaborando al mantenimento della relazione educativa con gli insegnanti della classe e con quello di sostegno”.
  • “Al rientro degli alunni dovrà essere presa in considerazione la presenza di “soggetti fragili” esposti a un rischio potenzialmente maggiore nei confronti dell’infezione da COVID-19. Le specifiche situazioni degli alunni in condizioni di fragilità saranno valutate in raccordo con il Dipartimento di prevenzione territoriale ed il pediatra/medico di famiglia, fermo restando l’obbligo per la famiglia stessa di rappresentare tale condizione alla scuola in forma scritta e documentata.”
  • Per gli alunni (con o senza disabilità) che hanno patologie specifiche che comportano l’impossibilità certificata di frequentare la scuola, è sempre possibile richiedere l’istruzione a domicilio che può prevedere sia il collegamento con la propria classe tramite le nuove tecnologie, sia l’intervento a domicilio di docenti e assistenti all’autonomia e alla comunicazione (art. 16 del D.Lgs. n° 66/2017).

Ricordiamo che sul sito www.istruzione.it/rientriamoascuola è costantemente aggiornata la raccolta di tutte le misure e gli atti emanati dalle diverse Istituzioni per la ripresa della scuola.

Ma in quest’anno scolastico così particolare, a queste misure generali per l’emergenza COVID-19, per gli alunni con disabilità si potrebbe aggiungere anche la novità dei nuovi modelli di PEI che, come preannunciato dal Ministro Azzolina prima dell’estate, forse entreranno in vigore già da questo mese di settembre.
Durante il periodo estivo AIPD Nazionale ha lavorato con grande impegno in seno al Gruppo Scuola della FISH e dell’Osservatorio Permanente per l’Inclusione Scolastica del Ministero per fornire pareri e proposte di modifica a questi nuovi modelli di PEI e alle relative Linee Guida.

Circa una settimana fa però il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha subordinato il proprio parere positivo a questi nuovi documenti all’accoglimento di numerose proposte di modifica, che spesso convergono con quelle della FISH.
Ora si è in attesa di sapere se il Ministero deciderà di accogliere queste proposte ed emanare subito i nuovi modelli oppure se rimanderà la loro emanazione, come suggerito espressamente dal CSPI.
Se decidessero di emanare i nuovi modelli di PEI, per gli alunni con disabilità si aggiungerebbe quindi anche questa ulteriore novità, tra le molte che già sono previste in questo anno scolastico per far fronte all’emergenza COIVD-19.

Naturalmente continueremo ad aggiornarvi sulle novità che riguarderanno questo nuovo anno scolastico.

Le Linee Guida del nuovo Piano Educativo Individualizzato che fanno discutere

Le Linee Guida del nuovo Piano Educativo Individualizzato che fanno discutere

Superando del 18/09/2020

di Salvatore Nocera

A proposito delle critiche di queste settimane alle Linee Guida per il nuovo PEI (Piano Educativo Individualizzato), che il Ministgero dell’Istruzione si appresta a varare, «sembra che – scrive Salvatore Nocera -, il Ministero abbia accolto le pressanti richieste della Federazione FISH e delle Associazioni ad essa aderenti, riguardanti la piena titolarità di partecipazione delle famiglie ai GLO (Gruppi di Lavori Operativi per l’Inclusione), sia in persona dei genitori che degli alunni con disabilità, secondo le indicazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità»

Leggo in «Superando.it» «il timore e l’allarme» espresso dal Gruppo Caregiver Familiari Comma 255, per l’adozione del nuovo PEI (Piano Educativo Individualizzato) riguardante gli alunni e le alunne con disabilità, con le relative Linee Guida. A parere di tale Gruppo, esso si rifarebbe a «un modello che non riconosce la giusta centralità e importanza al volere dell’alunno/a con disabilità e della sua famiglia» [si legga in “I Caregiver Familiari Gruppo 255 sul nuovo Piano Educativo Individualizzato”, N.d.R.].

Su tale materia mi permetto di intervenire a titolo personale, avendo seguito i lavori dell’Osservatorio Ministeriale Permanente sull’Inclusione Scolastica.

A seguito di insistenti richieste delle Associazioni, conseguenti all’ultima riunione dell’Osservatorio, tenutasi il 29 agosto scorso e relativa appunto alle Linee Guida sul nuovo Piano Educativo Individualizzato, sembra che il Ministero abbia accolto le pressanti richieste della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), relative alla piena titolarità di partecipazione delle famiglie ai GLO (Gruppi di Lavori Operativi per l’Inclusione), sia in persona dei genitori che degli alunni con disabilità, secondo le indicazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Questo dopo avere già accolto la richiesta di eliminazione del passaggio in cui si prevedeva che gli alunni con disabilità del primo ciclo di istruzione potessero conseguire il diploma di terza media anche se esonerati dallo studio e dall’esame di qualche disciplina, norma già prevista dall’articolo 11, comma 13 del Decreto Legislativo 62/17 per gli alunni con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), e sempre criticata dalla FISH.

Quanto alle tabelle allegate alle Linee Guida, esse hanno, a mio avviso, un valore indicativo e non imperativo; se fosse infatti imperativo, sarebbe in contrasto con la Sentenza 80/10 della Corte Costituzionale, secondo la quale proprio il numero delle ore di sostegno non può essere ridotto dall’Ufficio Scolastico Regionale a causa di motivi di bilancio.

E in ogni caso una valutazione più appropriata potrà essere fatta quando verranno pubblicati ufficialmente i testi definitivi.

Sul tema delle Linee Guida per il nuovo PEI (piano Educativo Individualizzato) si è pronunciato in questi giorni anche il CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), esprimendo il proprio parere negativo in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, a quello del Consiglio e alla Ministra dell’Istruzione, con la richiesta di un incontro, «per esporre direttamente tutte le incertezze e le riserve che tali nuove regole, se così approvate, apporteranno alla delicatissima materia dell’inclusione scolastica dei propri figli».

«Il rischio di queste nuove regole – hanno ulteriormente aggiunto dal CoorDown – è che la voce degli studenti con sindrome di Down e delle loro famiglie sia messa a tacere, escludendoli dalle decisioni che riguardano direttamente le loro vite» (a questo link è disponibile il testo integrale del comunicato diffuso dal CoorDown).

Competenza sociale, problematiche comportamentali e bambini affetti da sindrome di Tourette

Competenza sociale, problematiche comportamentali e bambini affetti da sindrome di Tourette

State of Mind del 17/09/2020

Si esaminano indicatori di competenza sociale e partecipazione sociale tra bambini con e senza sindrome di Tourette per favorirne l’identificazione precoce.

L’obiettivo del presente studio è quello di indagare se i bambini con sindrome di Tourette abbiano più probabilità di presentare una minore competenza e un minore impegno sociale.

Le relazioni sociali di successo contribuiscono alla salute fisica e mentale generale, mentre i deficit sociali e le scarse competenze sociali possono mettere i bambini a rischio di interazioni sociali problematiche e influire negativamente sulla salute generale. La competenza sociale, definita a grandi linee da Blumberg e colleghi (2008) come ‘le abilità e i comportamenti necessari per andare d’accordo con gli altri ed essere benvoluti’, si è dimostrata positivamente associata alla partecipazione ad attività sociali.

I bambini con disturbi mentali, come la sindrome di Tourette (TS), sono a rischio di avere relazioni sociali inadeguate. Oltre ad avere tic, gli individui con la sindrome di Tourette sono a maggior rischio per una serie di disturbi mentali, emotivi o comportamentali coesistenti, tra cui il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia, la depressione e il disturbo dello spettro autistico (Hirschtritt et al.,2015; Darrow et al., 2017), che potrebbero influenzare lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni sociali, e contribuire a un livello di competenza sociale complessivamente inferiore rispetto ai bambini senza sindrome di Tourette (Eddy & Cavanna, 2013; Evans & Cavanna, 2016).

Pertanto, questo articolo esamina gli indicatori di competenza sociale e di partecipazione sociale tra i bambini con e senza sindrome di Tourette per aiutare e migliorare gli sforzi di identificazione precoce e di intervento.

L’obiettivo del presente studio è stato quello di indagare se questi bambini presentassero più probabilità di avere una minore competenza e un minore impegno sociale, oltre che un maggior numero di problemi comportamentali, minori abilità sociali e minori livelli di partecipazione alle attività sociali, rispetto ai bambini senza sindrome di Tourette, utilizzando un’ampia fonte di dati rappresentativa a livello nazionale. Infine, è stato esaminato il ruolo della gravità della sindrome di Tourette e dei disturbi mentali, emotivi o comportamentali coesistenti. Gli autori hanno utilizzato i dati del National Survey of Children’s Health del 2007 (Blumberg et al., 2012), l’unica indagine rappresentativa a livello nazionale che include indicatori relativi alla competenza sociale e alla sindrome di Tourette: è stata progettata per monitorare la salute di tutti i bambini non istituzionalizzati di età compresa tra 0 e 17 anni che vivono negli Stati Uniti. Essa comprende domande relative alla sindrome di Tourette, ad altri disturbi mentali, emotivi o comportamentali (es. “Un medico o un altro operatore sanitario le ha mai detto che [nome del bambino] ha avuto la sindrome di Tourette/ADHD/ASD/Disturbo d’ansia/altro”, “[nome del bambino] ne soffre attualmente?”, “Qual è la gravità attuale del disturbo?”), alla competenza sociale e alle attività sociali. Per esplorare i problemi comportamentali, ai genitori è stato chiesto quanto spesso il loro bambino (1) discute, (2) fa il prepotente o è crudele o cattivo con gli altri, (3) è disobbediente, e (4) è testardo, imbronciato o irritabile. Mentre, le domande per la scala delle abilità sociali erano se (1) il bambino mostra rispetto per gli insegnanti e i vicini, (2) va d’accordo con gli altri bambini, (3) cerca di capire i sentimenti degli altri e (4) cerca di risolvere i conflitti con i compagni di classe, la famiglia o gli amici (modalità di risposte: da 1 = mai a 5= sempre).

Dai risultati è emerso che i bambini con la sindrome di Tourette (il 69.5% di età compresa tra i 12 e i 17 anni) erano significativamente più propensi ad avere disturbi mentali, emotivi o comportamentali rispetto ai bambini senza questa sindrome (78.7% vs 16.4%): nello specifico più disturbi esternalizzanti, internalizzanti e dello spettro autistico. Tra i bambini che hanno ricevuto una diagnosi di sindrome di Tourette, il 62.4% aveva attualmente tale sindrome e di questi il 72.9% in forma lieve, e il 27.1% in forma moderata o grave. Inoltre, è emerso che i bambini con più problemi comportamentali hanno punteggi più bassi circa le abilità sociali. I bambini con la sindrome di Tourette, in media, avevano più probabilità di mostrare problemi comportamentali, come ad esempio “litiga troppo”, “fa il prepotente”, “è crudele con gli altri”, “è testardo”, “è disobbediente”, e meno abilità sociali positive, come ad esempio ‘mostra rispetto verso gli adulti”, “va d’accordo con gli altri bambini”, ‘cerca di capire i sentimenti degli altri”, “cerca di risolvere i conflitti”, rispetto ai coetanei privi della suddetta diagnosi. Nonostante le differenze nei punteggi delle competenze sociali, i bambini con la sindrome di Tourette erano simili a quelli senza sindrome di Tourette nella loro partecipazione ad attività sociali organizzate (come sport, club o altri eventi e attività). Il livello di gravità della sindrome è correlato agli indicatori di competenza sociale e partecipazione alle attività sociali: i bambini con sindrome di Tourette da moderata a grave avevano maggiore propensione al litigio e maggiori problemi comportamentali, più basse abilità sociali complessive, minori probabilità di partecipare ad attività, sia rispetto ai pazienti con una gravità lieve, che a coloro che non hanno la sindrome di Tourette.

In conclusione, grazie al presente studio è stato possibile affermare che la competenza sociale era mediamente più bassa tra i bambini il cui genitore ha riferito la presenza di una diagnosi di sindrome di Tourette, i quali a loro volta avevano più problematiche di tipo comportamentale rispetto a coloro che non avevano mai avuto una simile diagnosi.

di Catia Lo Russo

Alunni senza sostegno

Alunni senza sostegno: ancora da nominare da 50 a 75mila docenti

Il Sole 24 Ore del 17/09/2020

Un’emergenza nell’emergenza. È quella rappresentata, nei giorni della riapertura a singhiozzo delle scuole e del bollettino quotidiano di contagiati che non risparmia alunni e professori, dalla cronica assenza degli insegnanti di sostegno. Al momento ne mancherebbero, a seconda della stima, dai 50 ai 75mila. Con tutte le conseguenze che possiamo facilmente immaginare per le famiglie dei ragazzi con disabilità. E che hanno spinto lunedì 14 il ministero dell’Istruzione a fare ben due comunicati in poche ore su altrettanti presunti respingimenti di un alunno a Pisa e un altro a Roma per l’assenza del personale specializzato.

Approfondire il tema significa addentrarsi in uno dei problemi storici della scuola italiana, che il Covid-19 ha soltanto aggravato. In un contesto in cui – come hanno ricordato i sindacati nella conferenza stampa di ieri sulla «falsa partenza» della scuola che è servita a Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda anche per rilanciare la manifestazione nazionale del 26 settembre – sono andate in porto appena 22.500 assunzioni su 85mila, al sostegno è andata ancora peggio con meno di 2mila (1.600 secondo viale Trastevere) nomine riuscite su 21mila previste. Ciò significa che sono 19mila i posti di ruolo non assegnati e destinati adesso a un supplente. Sulla base delle chiamate che gli uffici scolastici regionali stanno facendo in questi giorni, attingendo alle nuove graduatorie provinciali (Gps) volute dalla ministra Lucia Azzolina (contro cui la Lega ha depositato una mozione di sfiducia).

Pur ipotizzando che tutti e 19mila supplenti sull’organico di diritto siano nominati ad horas mancherebbero comunque 51mila deroghe (e cioè gli incarichi assegnati a un prof non specializzato) calcolate sull’organico di fatto, che si sono rese necessarie a settembre dell’anno scorso per coprire le nuove esigenze e e che serviranno anche stavolta. Contratti a tempo determinato che, secondo la tabella di marcia fissata dal ministero dell’Istruzione, saranno formalizzati entro il 24 settembre ma che, secondo un’elaborazione della Cisl Scuola non saranno le uniche. Prendendo a riferimento la situazione di dicembre 2019 (anziché settembre) i posti in deroga sono 76mila (25mila in più). Da qui la doppia stima iniziale di 50-75mila docenti di sostegno ancora da incaricare.

In realtà, la penuria di prof specializzati è un problema antico. Sul sostegno le assunzioni fallite sono un classico degli ultimi anni: nel 2016/17, 1.568 assunti su 10.319 posti vacanti; nel 2017/18, 3.344 su 13.393; nel 2018/19, 1.682 su 13.329; nel 2019/20, 3.253 su 14.593. Un gap tra domanda e offerta che si spiega sia con l’abitudine di molti docenti ad accettare il ruolo per poi spostarsi sul posto comune (lo hanno fatto in 8.500 nell’ultimo triennio), sia con una platea di “formati” troppo esigua. Il quinto ciclo di tirocini formativi attivi (Tfa) è appena partito e specializzerà 19.585 studenti. Cinquemila in più del ciclo precedente (e buoni per le assunzioni dell’anno prossimo) ma comunque inferiori al fabbisogno certificato. Per colmarlo la ministra Azzolina vorrebbe trasformare le deroghe in posti aggiuntivi nell’organico di diritto. A quel punto sì, è il ragionamento di viale Trastevere, che si potrebbero aumentare i posti dei Tfa. Ammesso che le università abbiano le risorse (e gli spazi) per farlo.

Scuola, disabilità e sostegno: pochi insegnanti, troppe diagnosi

Scuola, disabilità e sostegno: pochi insegnanti, troppe diagnosi

Il Corriere della Sera del 17/09/2020

La riflessione di un insegnante di sostegno sulla carenza di docenti specializzati ma anche sull’eccesso di diagnosi di disturbi di apprendimento e bisogni educativi speciali

di Claudio Ambrosini *

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di un docente di sostegno sul problema sempre più drammatico della carenza di insegnanti specializzati e più in generale sull’approccio alla disabilità nella scuola italiana.

Nessuna novità rispetto agli anni precedenti. Il Covid ha ampliato questioni già aperte, antiche, tutt’altro che nuove; sono decenni, infatti, che all’apertura delle scuole a settembre gli insegnanti di sostegno mancano, spesso non sono gli stessi degli anni precedenti, molti di loro non hanno alcuna specifica preparazione.

Vizio di fondo perpetuato e acuitosi nel corso degli anni: il bambino/il ragazzo con disabilità deve avere il suo insegnate di sostegno Il sostegno non è al bambino, bensì alla classe per cui l’insegnante di sostegno è con pieno titolo parte del corpo docente e le sue competenze dovrebbero essere utilizzate per la programmazione mirata e individualizzata degli apprendimenti della persona con disabilità inserita nel contesto classe. Poi il grado di disabilità declinerà anche il livello di integrazione, parola in disuso e sostituita da «inclusione» così da liquidare i difficili, ma evolutivi passi che solo l’integrazione può offrire a vantaggio di tutti i componenti del gruppo classe.

I numeri: gli studenti disabili crescono a dismisura, sono passati da uno a 67 nel 97/98 a uno ogni 28 nel 19/20. Addirittura nella sola provincia di Modena sotto la categoria «spettro autistico» si è passati da 128 casi a 879! Se poi consideriamo che in ogni classe della primaria a Milano (situazione che conosco bene poiché a Milano vivo e nell’ambito della disabilità lavoro da 45 anni) sono presenti casi con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), con Bisogni Educativi Speciali (BES) e non vogliamo poi metterci qualche situazione di disagio, qualche caso con la 104, è chiaro a tutti che qualcosa nel sistema scolastico è andato fuori controllo. Il problema, quindi, è molto più ampio, non riguarda solo la scuola, anche le strutture sanitarie.

La prima questione da affrontare senza indugi, con decisione è la formazione degli insegnanti, di tutti gli insegnanti tra i quali coloro che si dedicheranno al sostegno acquisiranno competenze ulteriori rispetto alle varie tipologie di disturbi. La seconda si riferisce a un «falso»: è impossibile che vi siano così tanti studenti con disabilità e disturbi. Le varianze individuali, le naturali debolezze che accompagnano lo sviluppo, i settori di minor abilità, le diverse linee evolutive della crescita sono sempre meno qualificate come naturali e diversi profili e, invece, precocemente etichettate come disturbi e/o disabilità. Questo problema, però, non è circoscrivibile alla sola scuola, è una tendenza sociale, culturale che si sta affermando e cioè la creazione e l’individuazione di categorie cui dispensare aiuti specifici, ecco allora lo «spettro autistico», l’ADHD, il DSA e così via dimenticando che lo sviluppo infantile è un complesso intreccio di funzioni motorie, cognitive, emotive e affettive, di apprendimento che progressivamente vanno a integrarsi, equilibrarsi e hanno quindi necessità di tempo e di attenta osservazione per sedimentarsi e non immediata categorizzazione, funzionale questa solo all’adulto. Formazione, dunque, se vogliamo che la scuola cambi.

* Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE) – Centro RTP Milano Docente a contratto presso Università degli Studi di Milano (Corso in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva)

iPad come strumento di accessibilità ed inclusione

Associazione Italiana Dislessia promuove il webinar formativo gratuito
“iPad come strumento di accessibilità ed inclusione. Equilibrio tra didattica digitale e didattica tradizionale”.

L’appuntamento, fissato per il 30 settembre 2020 dalle h.17, vuole essere un supporto nelle attività di didattica a distanza, nel rispetto dei principi di inclusione e accessibilità attraverso gli strumenti digitali Apple
Arezzo, 16 settembre 2020 – Mercoledì 30 settembre 2020, la sezione di Arezzo dell’Associazione Italiana Dislessia, insieme a Rekordata, promuove il webinar formativo gratuito “iPad come strumento di accessibilità ed inclusione. Equilibrio tra didattica digitale e didattica tradizionale”, con l’obiettivo di supportare ragazzi, genitori ed insegnanti nelle attività di didattica a distanza, nel rispetto dei principi di inclusione e accessibilità, attraverso gli strumenti digitali Apple.

L’evento online si terrà mercoledì 30 settembre 2020, dalle ore 17.00 alle ore 19.00. La partecipazione è libera e gratuita, previa iscrizione online attraverso la pagina dedicata del sito AID: https://arezzo.aiditalia.org/it/news-ed-eventi/webinar-ipad-strumenti-accessibilita

Interverranno: Roberto Cutolo, Dirigente Ufficio III USR Toscana; Pierpaolo Infante, Direzione Generale Ufficio III USR Toscana; Roberto Cutolo, Dirigente Ufficio III USR Toscana; introduce: Pier Scotti, Apple Italia. Tra i relatori: Gabriele Cordovani, Responsabile Nazionale AID Giovani; Sauro Tavarnesi, Dirigente Scolastico IC Giorgio Vasari di Arezzo; Samanta Parise, Apple Distinguished Educator e Insegnante di Scuola Primaria. 

Al momento della registrazione, ogni utente riceverà un messaggio e-mail di conferma contenente informazioni dettagliate su come partecipare all’evento online.

Per maggiori informazioni: https://arezzo.aiditalia.org/it/news-ed-eventi/webinar-ipad-strumenti-accessibilita

AID: Associazione Italiana Dislessia ( http://www.aiditalia.org/it/ )
AID – Associazione Italiana Dislessia – nasce con la volontà di fare crescere la consapevolezza e la sensibilità verso il disturbo della dislessia evolutiva, che in Italia si stima riguardi circa 2.000.000 persone. L’Associazione conta oltre 18.000 soci e 98 sezioni attive distribuite su tutto il territorio nazionale. AID lavora per approfondire la conoscenza dei DSA e promuovere la ricerca, accrescere gli strumenti e migliorare le metodologie nella scuola, affrontare e risolvere le problematiche sociali legate ai DSA. L’Associazione è aperta ai genitori e familiari di bambini dislessici, ai dislessici adulti, agli insegnanti e ai tecnici (logopedisti, psicologi, medici).

Un emendamento per estendere il bonus 110% all’abbattimento barriere architettoniche

Un emendamento per estendere il bonus 110% all’abbattimento barriere architettoniche

Disabili.com del 16/09/2020

ROMA. Sul fronte abbattimento barriere architettoniche potrebbero esserci delle novità. La senatrice del Movimento Cinque Stelle Tiziana Drago ha presentato, anche su sollecitazione dell’ANGLAT (l’associazione che tutela la mobilità e l’accessibilità per le persone con disabilità), un emendamento per estendere i benefici introdotti dal governo anche per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

“Il bonus del 110% – ha spiegato Drago – è una misura importante da parte del Governo che però deve tenere conto della improcrastinabile tematica che concerne l’abbattimento delle barriere architettoniche. Per questo motivo ho ritenuto doveroso aggiungere, attraverso il mio emendamento, che nei benefici introdotti dal dl 34 rientrino i lavori di adeguamento per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati che fruiscono della detrazione ordinaria del 50% per la quota rimasta a carico del contribuente”.

Aggiunge la senatrice: “Inoltre la modifica proposta rappresenta un indubbio vantaggio per le persone con disabilità che sono inabili al lavoro e dunque, prive di reddito, sono incapienti sotto il profilo fiscale e non potrebbero beneficiare delle detrazioni ordinarie per i lavori di adeguamento delle loro case per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ampliando il perimetro del bonus al 110% a tale tipologia di interventi si conferisce un aiuto sostanziale a molte persone con disabilità che altrimenti dovrebbero effettuare i lavori sopportandone il costo senza alcun beneficio fiscale. E’ stata prevista una copertura di 10 milioni per il 2020 e 15 milioni per il 2021”.

“In questo modo – conclude la senatrice – ho inteso raccogliere l’appello dell’ANGLAT che ha sollecitato con forza un intervento legislativo in favore delle persone con disabilità . La mobilità delle persone con disabilità è un diritto ed è compito del governo agevolare interventi in questo senso”.

Appello ai maker per realizzare soluzioni innovative a sostegno di persone con disabilità e caregiver

Appello ai maker per realizzare soluzioni innovative a sostegno di persone con disabilità e caregiver

Disabili.com del 13/09/2020

Al via la quinta edizione di Make to Care, promossa da Sanofi Genzyme, specialty care di Sanofi, la divisione specializzata nelle malattie rare, sclerosi multipla, oncologia e immunologia, in collaborazione con Maker Faire Rome – The European Edition

ROMA. La qualità della vita e il suo innalzamento dipendono anche dalla tecnologia e dagli strumenti che la tecnica ci mette a disposizione e che l’ingegno umano riesce a concepire. Questo vale ancor più in caso di disabilità – pensiamo all’importanza nella vita quotidiana di ausili come carrozzine, montascale, sollevatori – soprattutto quando le innovazioni riescono ad intercettare i concreti bisogni delle persone interessate da questa condizione e delle loro famiglie.
Si propone di catalizzare le migliori idee in ambito di tecnologie e soluzioni per la disabilità il contest Make to Care, che per il quinto anno chiama a raccolta i maker per promuovere e supportare lo sviluppo di soluzioni innovative che rispondono alle esigenze delle persone che vivono con una disabilità e dei loro caregiver.

IL CONTEST E LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO
Cuore dell’iniziativa è la Call for maker di Maker Faire Rome, rivolta alla comunità Maker ma aperta a tutti coloro che hanno saputo cogliere un bisogno concreto, orientando il proprio ingegno e proponendo una soluzione innovativa.
Si può presentare il proprio progetto entro per il 15 ottobre 2020, dopo di che i progetti in linea con la filosofia di Make To Care che si saranno candidati nella sezione “Salute e qualità della vita” saranno disponibili online e sarà possibile votarli online per scegliere gli 8 finalisti. Questa modalità online è una delle novità dell’edizione 2020. “Abbiamo voluto celebrare questo importante traguardo per Make to Care aprendolo a un pubblico più ampio e coinvolgendo pazienti, caregiver e operatori della salute nella scelta dei finalisti,” commenta Marcello Cattani, Country Lead e Amministratore Delegato di Sanofi. “Più passano gli anni, più siamo convinti che il modello di open innovation che Make to Care rappresenta e racconta – guidato dalle esigenze di pazienti e famiglie che vengono ‘raccolte’ e risolte da pazienti-innovatori e inventori – sia un modello vincente per la salute di domani. Una salute sempre più a misura di persona, diffusa e accessibile.”

GIURIA E PREMIAZIONE
Nell’ultimo step sarà poi il Comitato di Valutazione, presieduto da quest’anno da Francesca Pasinelli, Direttore Generale di Fondazione Telethon, a scegliere i due vincitori, che verranno annunciati durante la premiazione in diretta streaming nei giorni della Maker Faire Rome – The European Edition, che quest’anno si svolge dal 10 al 13 dicembre con una modalità ibrida, digitale e fisica.

I PARTNER A FIANCO DEI MAKER
Per aiutare i partecipanti al contest a sviluppare ulteriormente le loro idee, il progetto coinvolge due nuovi partner, Bugnion S.p.A. e l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che metteranno a disposizione le proprie competenze a beneficio di vincitori e finalisti. I due nuovi partner si affiancano alla collaborazione pluriennale con Polifactory, il maker-space del Politecnico di Milano, grazie alla quale è nato un progetto di ricerca sull’open innovation e la manifattura digitale in ambito healthcare (www.maketocare.it/report) con il supporto di Fondazione Politecnico di Milano, e ART-ER, la Società Consortile dell’Emilia-Romagna per l’innovazione, l’attrattività e l’internazionalizzazione della Regione, a cui si sono aggiunte nel 2019 quelle con Venture Factory e Arrow Electronics Italia, rispettivamente Investing Partner e Technology Platform Partner di Make to Care.
I partner mettono a disposizione di vincitori e finalisti le loro diverse competenze, per aiutarli a sviluppare ulteriormente il proprio progetto e la propria capacità imprenditoriale.

Due articoli sulla disabilità nel “Decreto Semplificazioni” convertito in legge

Due articoli sulla disabilità nel “Decreto Semplificazioni” convertito in legge

Superando del 12/09/2020

Il Servizio HandyLex.org dedica un’ampia e approfondita analisi, di cui suggeriamo caldamente la lettura (a questo link), a due articoli aggiunti dal Senato in sede di conversione in legge del Decreto Legge 76/20 (il cosiddetto “Decreto Legge Semplificazioni”, ovvero Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale), conversione avvenuta definitivamente ieri, 10 settembre, alla Camera.

Si tratta esattamente degli articoli 29 bis e 29 ter (dei quali HandyLex.org riporta integralmente il testo, in calce alla propria analisi), dedicati rispettivamente ad Agevolazioni sui sussidi tecnici e informatici e al Riconoscimento della disabilità.

Rispetto al primo di essi, nel tracciare una breve storia recente sulla materia, a partire dal Decreto del Ministero delle Finanze del 14 marzo 1998, HandyLex.org sottolinea che l’articolo introdotto «lascia parecchie perplessità tecniche e in termini di impatto, verosimilmente non adeguatamente valutate». In particolare, «la soluzione approvata, che pur prevede un successivo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, lascia piuttosto perplessi per la mole di potenziali abusi che genera e che, con tutta evidenza, non sono stati valutati dal Legislatore».

«Non è escluso – conclude l’analisi – che il Ministero dell’Economia e delle Finanze in sede di elaborazione del decreto (non regolamentare) si renda conto dei varchi lasciati aperti alle elusioni e agli abusi e individui meccanismi di controllo preventivo e successivo che potrebbero essere ancora più pesanti della stessa prescrizione autorizzativa cassata dal decreto semplificazione. Ma questo lo vedremo dopo la pubblicazione del decreto ministeriale. Nel frattempo rimane in funzione il procedimento attuale».

«Molto più interessante e razionale» viene invece definita la previsione formalizzata dall’articolo 29 ter», che «consente alle competenti commissioni a effettuare valutazioni di invalidità civile e di handicap (Legge 104/1992) anche solo sugli atti e sulla documentazione clinica nei casi più evidenti, soprassedendo quindi alla convocazione a visita diretta».

«Questo articolo – si sottolinea ancora – comporta comunque una riorganizzazione, ma premia e incentiva ciò che vi è di buona prassi per garantire lo scambio informativo e la piena interoperabilità delle informazioni raccolte, della documentazione acquisita. Uno scenario che in termini culturali, organizzativi e pratici riprende per altro alcuni rilievi presenti nella Linea 1 (Riforma del sistema di riconoscimento della disabilità) del secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità (DPR 12 ottobre 2017)».

Entrambi gli articoli di cui si parla, è quasi superfluo ricordare in conclusione, necessitano di successivi atti normativi e regolamentari per essere effettivamente applicati. (S.B.)

Anno nuovo, nuova inclusione?

Anno nuovo, nuova inclusione? Così cambia il Piano educativo individualizzato

Redattore Sociale del 07/09/2020

Il Piano, messo a punto dal ministero dell’Istruzione insieme alle federazioni delle associazioni rappresentanti le famiglie degli studenti con disabilità, sarà inviato alle scuole dopo il passaggio con il Consiglio superiore della pubblica istruzione. Ma fa già discutere.

ROMA. L’inclusione degli studenti con disabilità si avvia verso una nuova stagione: è in dirittura d’arrivo infatti il nuovo modello di Piano educativo individualizzato per le alunni e gli alunni con disabilità, messo a punto dal Miur con la collaborazione delle Federazioni delle Associazioni rappresentanti le famiglie degli studenti con disabilità. Il documento è ora all’esame del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, dopodiché sarà inviato alle scuole. Diverse le novità in esso contenute, tra cui la più rilevante è la trasformazione del Gruppo di lavoro operativo (Glo) in organo collegiale, che si occuperà della progettazione degli interventi inclusivi per le alunne e gli alunni con disabilità. Al Glo potranno partecipare le famiglie e, nel caso della scuola secondaria di secondo grado, anche studentesse e studenti.

“Tutta la documentazione è stata predisposta e vagliata con l’Osservatorio nazionale permanente per l’Inclusione scolastica, già nel mese di luglio scorso – tiene a riferire il ministero dell’Istruzione -. Proprio con le federazioni delle associazioni si è condiviso di introdurre il nuovo modello di Pei attraverso un solido contributo di Linee guida, per spiegare alle scuole in modo approfondito e argomentato la complessità delle innovazioni introdotte, che puntano ad una maggiore partecipazione delle famiglie e degli alunni stessi rispetto al passato”.

Ancora una precisazione, da parte del ministero: “Nel nuovo modello di Pei non vi sarà alcuna riduzione a prescindere dell’orario scolastico, come alcune forze politiche stanno facendo credere in queste ore, rilanciando false notizie. Come da sempre previsto, ci sarà invece una puntuale pianificazione delle attività didattiche per alunne e alunni con disabilità, che potrà essere personalizzata rispetto all’organizzazione oraria dell’intero gruppo classe, nel pieno rispetto del principio di individualizzazione e personalizzazione del percorso scolastico. Questo nuovo modello di inclusione scolastica – ricorda infine il Miur – viene presentato dopo un’attesa durata tre anni, dovuta a una diversa sensibilità delle precedenti gestioni politiche. In questi giorni in cui il ministero e l’intero governo sono impegnati per far ripartire la scuola in sicurezza, c’è chi continua a scegliere la strada della propaganda, in particolare sbandierando presunte discriminazioni in tema di diritti degli alunni con disabilità, a danno delle famiglie. Il ministero e le scuole stanno operando nell’interesse di queste studentesse e di questi studenti, forti di una normativa sull’inclusione, quella italiana, che è fra le più avanzate nel mondo”.

E’ evidente che il documento, prima ancora di vedere la luce, già divide e suscita dibattito.

Le critiche degli insegnanti di sostegno.
A sollevare critiche e perplessità è il Coordinamento italiano degli insegnanti di sostegno, che in parte fa sue le osservazioni della Fish, che in un lungo documento chiede alcune correzioni al nuovo modello. C’è però una questione che quel documento non affronta e che preoccupa invece il Ciis: “Il Glo, incaricato per la elaborazione del Pei (Piano educativo individualizzato), sarà chiamato ad esprimersi attraverso un voto. Il Pei, dunque, non sarà più frutto di ‘elaborazione congiunta’, come stabiliva il DPR 24/2/1994, decreto applicativo della legge 104/92, ma, al contrario, sarà sottoposto ad approvazione, con il conseguente rischio di una esclusione dei genitori dal processo decisionale riguardante il proprio figlio”. Secondo il coordinamento, la questione dovrebbe preoccupare Fish, che invece nel suo documento afferma che il voto, in sede di Glo, è stato “riconosciuto in modo unanime e indiscusso da tutti sino ad oggi”. Per il Ciis, “non è così; nella scuola il Glo non si è mai espresso tramite un voto nella predisposizione del Pei: si è sempre cercato, seppur talora con difficoltà, di trovare una condivisione, con la piena partecipazione di tutti i componenti del gruppo di lavoro”.

di Chiara Ludovisi

Scuola, nuovo Piano educativo individualizzato per studenti con disabilità

Scuola, nuovo Piano educativo individualizzato per studenti con disabilità

Agenzia AdnKronos del 07/09/2020

ROMA. Scuola, è stato predisposto il nuovo modello di Piano educativo individualizzato per le alunne e gli alunni con disabilità. Il ministero dell’Istruzione lo ha messo a punto con la collaborazione delle Federazioni delle Associazioni rappresentanti le famiglie degli studenti con disabilità ed è in procinto di inviarlo agli Istituti dopo il necessario passaggio con il Consiglio superiore della Pubblica istruzione, a cui il documento è stato sottoposto in queste ore.

Tutta la documentazione è stata predisposta e vagliata con l’Osservatorio nazionale permanente per l’Inclusione scolastica, già nel mese di luglio scorso. Proprio con le Federazioni delle Associazioni, informa una nota del ministero dell’Istruzione, si è condiviso di introdurre il nuovo modello di PEI attraverso un solido contributo di Linee guida, per spiegare alle scuole in modo approfondito e argomentato la complessità delle innovazioni introdotte, che puntano ad una maggiore partecipazione delle famiglie e degli alunni stessi rispetto al passato.

Tra le novità del nuovo impianto inclusivo: il Gruppo di lavoro operativo funzionerà come un organo collegiale che si occuperà della progettazione degli interventi inclusivi per le alunne e gli alunni con disabilità. Al GLO, in piena coerenza con il principio di autodeterminazione sancito in sede di Convenzione internazionale per i diritti delle persone con disabilità, potranno partecipare anche studentesse e studenti, nel caso della scuola secondaria di secondo grado. Le famiglie godranno di pieno diritto di partecipazione e condivisione delle strategie inclusive, così come previsto dalle norme vigenti.

Nel nuovo modello di PEI non vi sarà alcuna riduzione a prescindere dell’orario scolastico, come alcune forze politiche stanno facendo credere in queste ore, rilanciando false notizie. Come da sempre previsto, ci sarà invece una puntuale pianificazione delle attività didattiche per alunne e alunni con disabilità, che potrà essere personalizzata rispetto all’organizzazione oraria dell’intero gruppo classe, nel pieno rispetto del principio di individualizzazione e personalizzazione del percorso scolastico.

Questo nuovo modello di inclusione scolastica viene presentato dopo un’attesa durata tre anni, dovuta a una diversa sensibilità delle precedenti gestioni politiche.

In questi giorni in cui il Ministero e l’intero Governo sono impegnati per far ripartire la scuola in sicurezza, c’è chi continua a scegliere la strada della propaganda, in particolare sbandierando presunte discriminazioni in tema di diritti degli alunni con disabilità, a danno delle famiglie. Il Ministero e le scuole stanno operando nell’interesse di queste studentesse e di questi studenti, forti di una normativa sull’inclusione, quella italiana, che è fra le più avanzate nel mondo.