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Disabili al lavoro

Italia Oggi Sette del 12.11.2019

Disabili al lavoro 

FIRENZE. Professionisti per l’inclusione. Preparare esperti in grado di analizzare, pianificare e realizzare progetti di inclusione lavorativa e sociale di persone con disabilità. È l’obiettivo della prima edizione del master di primo livello in Disability management organizzato dal Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’università di Firenze. L’ateneo fiorentino propone, quindi, un percorso il cui obiettivo è quello di fornire competenze e conoscenze multidisciplinari, finalizzate a sviluppare nel disability manager un approccio flessibile, dinamico e orientato alla risoluzione di problemi. L’università toscana, da sempre sensibile ai temi legati alla disabilità, ha ideato questo percorso formativo – che si avvale della collaborazione dell’Associazione Abilitando e della Fondazione Paideia – al fine, quindi, di rispondere anche alle esigenze che vengono del territorio dove è emerso l’interesse verso una figura professionale specifica in grado di valorizzare le competenze, mediare i possibili conflitti e armonizzare la partecipazione al lavoro delle persone con disabilità. Le lezioni del master, nello specifico, metteranno al centro gli aspetti tecnici e culturali delle varie disabilità, le conoscenze degli strumenti di valutazione e dell’Icf (classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute), degli ausili informatici e tecnologici. A seguire saranno approfonditi temi legati a dinamiche organizzative, engagement e gestione dei conflitti, comunicazione efficace, networking e fundraising. Il master, al quale prenderanno parte 30 partecipanti, si svolgerà a partire da gennaio 2020 fino a gennaio 2021 e prevede 236 ore di didattica frontale, 175 ore di tirocinio pratico e 200 ore di formazione a distanza. Un percorso completo e innovativo al quale si può presentare domanda di ammissione entro il 2 dicembre. Per iscriversi e per avere maggiori informazioni, occorre consultare il sito internet: www.unifi.it © Riproduzione riservata 

Manovra e disabilità

Manovra e disabilità: prime istanze della FISH

Il percorso per l’approvazione della legge di bilancio per il 2020 è appena iniziato, sarà sicuramente intenso e articolato, ma vorremmo che quella norma centrale per le politiche del Paese fosse contrassegnata da un cambio di passo sulla disabilità. Per questo motivo la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sta già avviando contatti con i Senatori che in questi giorni stanno valutando in prima lettura il disegno di legge di bilancio.”

Così premette Vincenzo Falabella, presidente della FISH, rendendo note le prime istanze che la Federazione vorrebbe vedere accolte nella manovra, precisando che sono da considerarsi in progress e che altre ne verranno aggiunte non appena se ne presenterà la praticabilità politica. “Dobbiamo tenere presente che oltre alla legge di bilancio vi saranno anche dei collegati che investiranno aspetti di natura fiscale ma anche di ulteriore sostegno alle famiglie: quegli atti dovranno essere oggetto di ulteriori analisi e di congruenti azioni.”

Per ora FISH attira l’attenzione su alcuni particolari aspetti. Il primo è l’impiego del “neonato” Fondo per la disabilità e la non autosufficienza che dovrebbe essere destinato alla copertura dei costi derivanti dalla futura approvazione del Codice unico sulla disabilità, impegno più volte espresso dal Presidente del Consiglio. “Riteniamo che l’elaborazione di un testo così ambizioso e delicato comporti tempi adeguatamente lunghi. Conseguentemente chiediamo che nel frattempo le risorse accantonate per il 2020 vengano impegnate per sostenere interventi per la vita indipendente e per il ‘dopo di noi.’” annota Vincenzo Falabella.

Anche sull’aspetto strettamente connesso alla non autosufficienza FISH chiede un maggiore impegno: esiste già un Fondo strutturale che per il 2020 prevede uno stanziamento di circa 550 milioni. Aumentarne in prospettiva l’importo consentirebbe la realizzazione seria ed efficace di quel Piano per la non autosufficienza più volte auspicato.

Ancora: il disegno di legge di bilancio prevede una proroga della cosiddetta “Opzione Donna”. FISH chiede l’introduzione di criteri più favorevoli per le lavoratrici che svolgano attività di caregiver familiari.

Infine una attenzione particolare all’accessibilità delle abitazioni private e dei condomini. La FISH chiede di estendere il “bonus facciate” – 90% di detrazione senza limiti di spesa – anche agli interventi per la rimozione o il superamento della barriere architettoniche negli spazi comuni, inserendo anche ulteriori elementi di incentivazione proprio per questi interventi che possono migliorare la qualità di vita di milioni di persone anziane o con disabilità.

Saranno due mesi impegnativi, di elaborazione e di confronti continui. – Conclude Falabella – Queste richieste – che abbiamo voluto rendere trasparenti e note nel nostro sito – sono solo le prime.”

Disabilità e Governo

Disabilità e Governo

Un appello

Fatti, promesse e aspettative

La cronaca politica delle ultime settimane ha ingenerato forti aspettative di cambiamento fra le persone con disabilità, le loro famiglie, le associazioni e in chiunque si interessi con senso civico di disabilità.

Il primo segnale interpretato positivamente è stato la convocazione da parte del Presidente incaricato, in sede di consultazioni per la formazione del Governo e della stesura del programma, delle organizzazioni delle persone con disabilità, atto unico nella storia repubblicana.

Il Presidente nella sua relazione alle Camere ha sottolineato il tema della disabilità considerando prioritario un intervento organico e annunciando la previsione di uno specifico sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con le relative deleghe e quindi responsabilità e poteri.

Le aspettative conseguentemente non erano compresse in parziali, e pur giuste rivendicazioni, ma soprattutto rivolte ad un radicale cambiamento di rotta nell’affrontare e disporre trasversali e strutturali politiche per la disabilità in questo Paese.

Tuttavia al momento della formazione del nuovo Governo non è stata previsto alcun sottosegretario né circoscritte le deleghe.

Nel corso di una conferenza stampa poco dopo la nomina dei sottosegretari Conte sul punto ha dichiarato: “Ho avuto consultazioni anche con il mondo delle disabilità. Mi hanno chiesto espressamente di tenere le deleghe presso la presidenza del consiglio. Ho accolto questa richiesta. (…) Voglio creare un forum permanente per confrontarci”.

In realtà durante la consultazione le organizzazioni avevano espresso una indicazione più precisa: “A Lei, Professor Conte, valutare se debba essere un dipartimento specifico o un’altra struttura   ad   occuparsi,  in modo non ancillare,   di   disabilità.   Di   certo   riteniamo   che questo attore, oltre ad essere  incardinato nelle più elevate competenze istituzionali, debba disporre di deleghe ampie, forti, chiare e disporre di adeguate risorse; contare su una struttura solida e tecnicamente autorevole e preparata (…).”

In questo scenario non si sono raccolte da parte delle forze politiche che sostengono il Governo richieste di chiarimenti, indicazioni, precisazioni sul perché dell’assenza di quella figura e, ancor più, di come operativamente la Presidenza del Consiglio intenda organizzare la sua azione.

Emergenze indifferibili

Cambiare rotta sulla gestione complessiva e trasversale sulla disabilità comporta un forte impegno organizzativo, una struttura adeguata e tempestiva, una attribuzione di responsabilità a persone autorevoli e preparate, condizioni che, pur nel rispetto del Presidente del Consiglio dei Ministri, difficilmente possono essere garantite rimanendo nell’incertezza o compensate ricorrendo a luoghi di interlocuzione.

Vi sono poi delle emergenze indifferibili che non possono essere più rimandate sine die o lasciate al frammentario intervento di questo o quel soggetto pubblico: c’è necessità di una regia stabile, autorevole, strutturata. Solo per citare alcune priorità ed emergenze:

  • la revisione dei criteri di riconoscimento della disabilità congruenti allaConvenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e funzionali ad elaborare progetti personali;
  • le norme per aumentare l’inclusione lavorativa (stiamo ancora attendendo lelinee guida previste dal 2015) e garantire la conservazione del posto del lavoro a iniziare dalle persone con disabilità intellettiva e dalle donne, cioè da chi subisce una discriminazione plurima;
  • le norme e le risorse per consentire ai progetti per la vita indipendente,autonoma, adulta di uscire da un sperimentalismo che genera incertezza e impedisce di realizzare progetti di vita oltre ad una marcata disomogeneità territoriale;
  • le norme per sostenere, affrontare, sostenere il ruolo dei caregiver familiarigarantendo oltre ai necessari supporti anche diritti soggettivi previdenziali e assicurativi;
  • la verifica e il monitoraggio sulla reale applicazione dei LEA (livelli essenzialidell’assistenza), inclusa la fornitura di ausili, largamente inapplicati nel Paese; – la garanzia di accesso in condizioni di pari opportunità ai servizi di diagnosi, terapia, riabilitazione, strutture e servizi ambulatoriali e ospedalieri a prescindere dalla disabilità;
  • il contrasto alla segregazione e all’isolamento, intervenendo in modo decisoper impedire il riprodursi di luoghi e modelli segreganti e supportando servizi diversificati per l’abitare;
  • la promozione e la garanzia dell’accessibilità (nel senso più ampio delconcetto) e della mobilità quale requisito per l’inclusione e le pari opportunità, anche usando la leva (ad oggi ignorata) del Codice Appalti;
  • la prevenzione delle violenze e dei trattamenti disumani e degradanti;- il contrasto alla povertà e all’impoverimento, per le persone e per le famiglie, derivante dalla disabilità, tema su cui hanno latitato sia il ReI che il Reddito di

Cittadinanza;

  • la reale garanzia dell’inclusione scolastica e della formazione permanente, vistianche i segnali negativi di questi giorni (alunne e alunni con disabilità che non possono iniziare la frequenza per assenza di supporti e sostegni);
  • la governance reale dei programmi e dei piani per la disabilità affinché,nonostante gli sforzi di elaborazione e di condivisione non rimangano lettera morta come gli ultimi due Programmi d’azione biennale;
  • una reale definizione di un piano per la non autosufficienza che garantiscaoltre alle risorse anche modelli di riferimento, livelli essenziali di prestazioni, omogeneità di trattamento su tutto il territorio nazionale.

Potremmo continuare ma già questi elementi fanno comprendere assai bene quali siano le pendenze e quale impegno politico ne debba derivare. Impegno su cui chiediamo conto, civilmente ma in modo determinato.

Chiediamo conto

  • al Presidente del Consiglio: quali siano nel dettaglio e operativamente gli obiettivi che intende perseguire e quali siano le modalità, gli strumenti, le strutture, le risorse che si intende destinarvi. Come siano garantite a questi intenti l’autorevolezza, le deleghe, le attribuzioni, le risorse anche di personale. Ed con quale previsione temporale poiché riteniamo ci sia necessità di una struttura solida e stabile affinché quelle deleghe non rimangano lettera morta.
  • alle Forze politiche che sostengono questo Governo: quale siano state le valutazioni che, dopo la relazione programmatica del Presidente del Consiglio, hanno spinto a non richiedere con forza previsione di uno specifico sottosegretariato alla disabilità e ad accettarne l’assenza. Se abbiano elaborato ipotesi di soluzione dell’evidente lacuna nella compagine governativa e delle conseguenti azioni ora impraticabili e che pure avevano dichiarato come centrali.
  • alle Federazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie: quali siano le azioni che intendano attuare in considerazione del fatto che non è stata accolta l’essenza delle loro richieste in sede delle consultazione e in considerazione delle emergenze elencate sopra ben note da decenni.

Attendiamo, assieme a migliaia di cittadini con disabilità e loro familiari, risposte e ci auguriamo azioni

Se vuoi sottoscrivere l’appello invia una mail a appellodisabilita@hotmail.com indicando il  nominativo e l’eventuale gruppo, associazione, organizzazione di riferimento

Ma non chiamatemi caregiver

Redattore Sociale del 01.11.2019

Disabilità “Ma non chiamatemi caregiver”: l’appello di una mamma

ROMA. “A me essere chiamata caregiver non piace per nulla: io sono la mamma, una mamma che ha deciso per il bene della propria figlia di non affidarla a altri, ma di occuparsene personalmente”: è la riflessione di Marina Cometto, mamma innanzitutto ma anche caregiver a tempo pieno, da oltre 40 anni, di sua figlia Claudia, che ha una grave disabilità, dovuta a una malattia rara, la sindrome di Rett. “Non mi sento in galera per questo – precisa Cometto – Non mi sento sfruttata, perché ciò che si fa con amore e per amore non ha prezzo. Tornassi indietro farei la stessa scelta”.
La sua riflessione, però, non è solo un esercizio di stile, o una finezza linguistica: diventa invece una denuncia e poi un appello. “In questi ultimi tempi ho sentito tanto parlare della figura dei caregiver, perfino la politica ha iniziato a usare questo termine: se ne è riempita la bocca, ma in verità non è ancora arrivata a nulla”. Il riferimento è, evidentemente, alla legge sul caregiver, presentata in Parlamento: “Essa dimentica le mamme o comunque i genitori diventati anziani – osserva Cometto – che oltre al forte impegno per mantenere in vita il proprio figlio o la propria figlia, devono fare i conti con l’età e le malattie legate all’età”.
Di cosa avrebbero bisogno, allora, questi genitori caregiver? Di “vere opportunità, un vero sostegno in casa, tramite personale sanitario. Perché molti dei ragazzi assistiti a domicilio, vuoi per malattia rara, vuoi per patologie causate da traumi, sofferenza neonatale o altre, presentano con l’avanzare dell’età complicazioni maggiori. E i genitori, settantenni o anche ultra ottantenni, sentono di non riuscire più a essere presenti e pronti nelle possibili complicanze. Questo certo non li aiuta a essere sereni”.
Cometto ripercorre quindi la storia dei passati tentativi, le passate speranze, alimentate da una legislazione spesso avanzata, ma poi puntualmente tradite: “Quando è stata votata le legge 162/98 – ricorda – pensavo che avrei finalmente avuto un aiuto. Invece nulla. Quando è arrivata la 328/00, ancora, speravo che veramente questa sarebbe stata la legge per noi: nulla di fatto, anche in questo caso. Ancora, con il ripristino del Fondo per la non autosufficienza, mi sono detta: ‘Questa volta ci siamo’. Mi illudevo: la Regione in cui vivo è riuscita a disattendere le mie aspettative anche questa volta. Nulla da fare – denuncia Cometto – Siamo voci fuori dal coro: siamo pochi, siamo tanti, a nessuno interessa, neppure a coloro che si dicono attenti, per poi piangere lacrime di coccodrillo quando qualcuno persa ogni speranza di ascolto cede. Non credo che sarà il riconoscimento della figura del caregiver a colmare questo vuoto – conclude – perché sapranno prenderci in giro, prendermi in giro, per l’ennesima volta. Cambiano i colori politici, cambiano i nomi, cambiano i governi, ma il risultato no cambia mai: le persone malate e con disabilità complessa non sono la priorità in questo nostro Paese”. 

di Chiara Ludovisi 

Alunni con disabilità, la Cassazione blinda il Piano educativo individualizzato

da Il Sole 24 Ore

di Pietro Verna

Il piano educativo individualizzato, come definito dall’articolo 12 della legge 104/1992 e dal Dpcm 185 del 23 febbraio 2006 (Regolamento recante modalità e criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap), obbliga l’amministrazione scolastica a garantire agli alunni con disabilità il supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l’entità in ragione delle risorse disponibili. Dimodoché, una volta che il Pei sia stato elaborato, l’amministrazione ha il dovere di assicurarne la concreta attuazione, ricorrendo, all’occorrenza, all’attivazione di un posto di sostegno, per rendere possibile la fruizione effettiva del diritto dell’alunno disabile all’istruzione e all’integrazione sociale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione- Sezioni Unite Civili (ordinanza 2501 dell’8 ottobre 2019), che ha confermato l’ordinanza con la quale il Tribunale di Caltanissetta aveva disposto la «cessazione della condotta discriminatoria» posta in essere da un Comune ai danni di un minore autistico iscritto alla scuola d’infanzia. L’Ente locale, infatti, contravvenendo al Pei, che riconosceva «la necessità di una assistenza alla autonomia e alla comunicazione per 22 ore settimanali», aveva assicurato «massimo di 10 ore settimanali».

La sentenza della Cassazione
Contrariamente a quanto sostenuto dal Comune, secondo cui sulla controversia avrebbe dovuto pronunciarsi il giudice amministrativo, il Supremo Collegio ha ribadito l’indirizzo giurisprudenziale a mente del quale rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie concernenti l’accertamento della sussistenza di un comportamento discriminatorio a danno di un disabile (ex multis, Cassazione, sentenza 25011 del 25 novembre 2014). Discriminazione che, nella fattispecie, si è palesata “indiretta”, nel senso definito dall’articolo 2, comma 3, della legge 67/2006 («Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone», in quanto la riduzione delle ore di sostegno individuate dal Pei ha sortito l’effetto di mettere il minore «in una posizione di svantaggio rispetto ad altri alunni».

Presentata in Puglia una proposta di legge sui disturbi dello spettro autistico

Redattore Sociale del 22.10.2019

Presentata in Puglia una proposta di legge sui disturbi dello spettro autistico 

Una proposta di legge che promuove la piena integrazione sociale, scolastica e lavorativa delle persone con disturbi dello spettro autistico. A presentarla il presidente della commissione consiliare sanità della Puglia. 

BARI. “La disabilità nasce quando non vi è una buona interazione fra la condizione di salute e l’ambiente. I disturbi dello spettro autistico indicano un gruppo di complessi disordini del neuro-sviluppo a genesi multifattoriale, caratterizzati dall’esordio in genere nei primi tre anni di vita e dalla presenza di sintomi che coinvolgono la comunicazione e l’interazione sociale associati a modelli comportamentali caratteristici”. Lo ha detto il presidente della commissione consiliare sanità della Puglia, Pino Romano, presentando, assieme al vicepresidente di giunta Antonio Nunziante e al consigliere regionale Giuseppe Turco, la proposta di legge che promuove la piena integrazione sociale, scolastica e lavorativa delle persone con disturbi dello spettro autistico.
Il consigliere Turco ha sottolineato che “nonostante questa sia la realtà che caratterizza la gran parte delle persone con autismo che avanzano con l’età, si fa ancora molta fatica ad uscire dalla dimensione dell’infantile, per sviluppare quella del progetto di vita. Per questa ragione nasce la necessità, da parte della Regione e della stessa società, di organizzare ambienti favorevoli all’inserimento sociale e lavorativo della persona disabile”.
“Con questa proposta di legge – ha spiegato Nunziante – la Regione promuove programmi di screening, con campagne di sensibilizzazione a livello regionale, adotta i metodi e gli interventi diagnostici, terapeutici, educativi, ri/abilitativi validati dall’Istituto Superiore della sanità e accoglie le evidenze scientifiche validate a livello nazionale ed internazionale comunque ricollegabili ai disturbi dello spettro autistico”. La pdl prevede anche l’istituzione di un “Centro Territoriale Autismo” come struttura autonoma a valenza dipartimentale titolare della presa in carico del paziente, di diagnosi e di prescrizione trattamentale nelle more di una dotazione di personale specializzato nella somministrazione del trattamento specifico e individualizzato in collaborazione con i centri e le strutture terapeutico-ri/abilitative. (DIRE)

Insegnanti di sostegno

Redattore Sociale del 20.10.2019

Insegnanti di sostegno. Cresce la precarietà, insieme agli alunni disabili 

Dopo l’annuncio del ministro dell’Istruzione Fioramonti di un’indagine interna sul tema, abbiamo provato a capire l’entità e le ragioni di un settore in cui cresce il precariato. Ianes, docente di Pedagogia e didattica speciale all’università di Bolzano: “C’è un problema di risorse, ma viene considerato anche come un serbatoio a cui attingere”. 

ROMA. “Troppe cattedre scoperte e molti insegnanti non sufficientemente formati”. È questa la ragione per cui il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, nei giorni scorsi, ha annunciato di aver avviato un’indagine interna al Ministero sugli insegnanti di sostegno. Una decisione prontamente commentata anche dall’Anief, l’associazione sindacale nazionale insegnanti e formatori, che ancora una volta lamenta l’eccessivo ricorso ai posti di sostegno in deroga e quindi ad insegnanti precari, mentre il numero degli alunni con disabilità aumenta di anno in anno. Ma la situazione è davvero così critica? Dati alla mano sembrerebbe proprio di sì. 

Il tema del sostegno, visto attraverso i suoi dati, è una bella gatta da pelare. Ad oggi, infatti, non è così scontato riuscire a recuperare dati aggiornati su questo mondo e la sonora bacchettata data dalla Corte dei conti al Miur nel luglio del 2018 ne è la prova. Secondo la Corte, “la mancata pubblicazione, dal 2011, della relazione sullo stato delle politiche per l’integrazione, ha determinato di fatto una carenza di informazioni a danno della trasparenza della gestione delle risorse, dell’interdisciplinarietà degli interventi e, più in generale, di una direzione strategica di governo”. Per la Corte, inoltre, alla data della relazione era ancora “lontana la realizzazione di un sistema integrato di fonti informative”. 

Per rendere confrontabile l’andamento del sostegno negli ultimi anni, abbiamo scelto di mettere sullo stesso grafico unicamente i dati provenienti dai Focus di inizio anno scolastico pubblicati dal Miur. Nei documenti degli ultimi quattro anni scolastici, infatti, vengono indicati il numero degli alunni con disabilità nelle scuole statali, quello degli insegnanti di sostegno a tempo indeterminato e il numero dei posti di sostegno in deroga, ovvero gli insegnanti a tempo determinato. Due le tendenze che saltano immediatamente all’occhio: un trend in costante ascesa (comune sia per numero di alunni disabili che per i posti di sostegno in deroga) e un dato sostanzialmente fermo da qualche anno (cioè quello degli insegnanti di sostegno a tempo indeterminato). All’aumentare del numero degli alunni disabili, quindi, non sta aumentando negli ultimi anni quello degli insegnanti di ruolo, ma sta aumentando solo quello dei precari. 

Il dato presente nel Focus del Miur in merito ai posti di sostegno in deroga, tuttavia, è da prendere con le pinze perché cambia nel corso dell’anno e diventa mese dopo mese più consistente. “I dati sui posti in deroga sono ballerini – spiega Dario Ianes, docente di Pedagogia e didattica speciale all’università di Bolzano e fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson -. L’area della deroga è quella più aleatoria e flessibile di tutti perché cambia in corso d’anno per un trasferimento, per il fatto che arriva un ragazzo da un’altra scuola oppure perché il Tar chiede di realizzare una copertura totale”. Ci sono “tante variabili” sul mondo degli insegnanti di sostegno precari, spiega Ianes, e una di queste riguarda proprio i ricorsi fatti dalle famiglie che possono arrivare a muovere anche migliaia di posti di sostegno non conteggiati a inizio anno. “Non è semplice avere un sistema informatico che controlli tutto – spiega Ianes -, ma ne abbiamo disperatamente bisogno”.

Per Ianes, la forte presenza di precari “porta a non garantire la continuità didattica, un grande tema che i genitori sollevano spesso – spiega -. Cambiare di anno in anno o più volte l’anno è deleterio per la continuità e la stabilità di un progetto”. Ma perché ad oggi ci sono così tanti insegnanti di sostegno precari? “Sicuramente c’è un problema di risorse – spiega Ianes -, ma pesa anche la farraginosità della macchina burocratica. E poi c’è anche l’idea che un certo serbatoio di precarietà sulla disabilità bisogna averlo perché sono posti che sono costruiti sulle diagnosi. È un contingente “ad personam”, in un certo senso, e questa è la sua fragilità strutturale”.

La precarietà, però, è soltanto uno dei nodi del sostegno. A rendere più complessa la faccenda c’è anche la mancanza di insegnanti specializzati. Lo sostiene anche l’Istat nel report sull’inclusione scolastica pubblicato a gennaio 2019 (sull’anno scolastico 2017-2018): “Il 36% degli insegnanti per il sostegno viene selezionato dalle liste curriculari poiché la graduatoria degli insegnanti specializzati per il sostegno non è sufficiente a soddisfare la domanda”. E i circa 14 mila gli insegnanti di sostegno che si stanno specializzando quest’anno in diversi atenei, non avranno vita facile, almeno per come stanno le cose oggi. “La specializzazione ti abilita – spiega Ianes – ma devi vincere un concorso. Quindi c’è un altro step da fare e bisogna vedere se il Miur predispone concorsi velocemente in modo da mettere in cattedra gli insegnanti che hanno un titolo”. Per Ianes, tuttavia, al ministero di Trastevere c’è “movimento” per “accelerare il processo” e ci sarebbero anche “una serie di ipotesi allo studio”.

di Giovanni Augello 


Documenti utili

Autismo, Lombardia: ecco il progetto REAL per la diagnosi precoce

Redattore Sociale del 18.10.2019

Autismo, Lombardia: ecco il progetto REAL per la diagnosi precoce 

BOSISIO PARINI. Prima in Italia, la Regione Lombardia avvia una linea diretta tra i pediatri di famiglia e i servizi di neuropsichiatria infantile per combattere l’autismo. Si tratta del progetto Real (Rete di coordinamento per il disturbo dello spettro autistico in regione Lombardia) nel quale sono strategici il riconoscimento tempestivo, la diagnosi e l’intervento precoce. Il centro “pivot” del programma sarà l’IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lecco). Per l’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, “la forza di questo progetto è la realizzazione di una rete virtuosa e sinergica che fornisce risposte rapide ed efficaci. La stretta alleanza fra strutture ospedaliere e territoriali, come ad esempio il medico e il pediatra di famiglia”. Il progetto, finanziato dal ministero della Salute e coordinate dall’Istituto superiore di sanità (ISS), ha l’obiettivo di far crescere in tutto il territorio italiano un miglior coordinamento per l’individuazione e la successiva presa in carico precoce dei bambini con autismo.
Verrà quindi istituita una rete tra le neuropsichiatrie infantili delle aziende sanitarie locali, le pediatrie di famiglia e di libera scelta, le terapie intensive neonatali, gli asili nido e le scuole dell’infanzia, coordinata, appunto dall’IRCCS Medea di Bosisio Parini. Primo step, la messa a punto di un modello di azione per l’individuazione tempestiva dei bambini tra 18 e 24 mesi a rischio evolutivo per questo disturbo del neuro-sviluppo, attraverso una sorveglianza dei neonati a rischio (nati prematuri e piccoli per età gestazionale) e dei fratellini di bambini già diagnosticati con autismo, per inserirli tempestivamente in un programma di intervento terapeutico personalizzato. Il tutto in stretta continuità e collegamento con il network Nida istituito e coordinato dall’ISS. (DIRE)

La scuola cani guida di Scandicci compie 90 anni

Redattore Sociale del 18.10.2019

La scuola cani guida di Scandicci compie 90 anni

E’ la più vecchia al mondo insieme a quella americana “Seeing eye”. Addestra e fornisce cani guida ai non vedenti di tutta Italia. Sabato 19 ottobre open day con un anniversario particolare.

FIRENZE. Open day, domani, sabato 19 ottobre, alla Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi di Scandicci. Un evento che si ripete ogni anno, ma che quest’anno assume un significato particolare, perché la Scuola festeggia i suoi 90 anni. Una ricorrenza importante, soprattutto se si pensa che la Scuola di Scandicci è la più vecchia al mondo, assieme alla Scuola statunitense “Seeing eye”, anch’essa nata nel 1929.
Come ogni anno, nella sede di via dei Ciliegi 26, a Scandicci, dalle 10 alle 18, la Scuola apre le proprie porte, per far conoscere da vicino le proprie attività e quelle della Stamperia Braille, e per dar modo a tutti di conoscere più da vicino e sensibilizzarsi sui problemi della disabilità visiva. Quest’anno, l’Open day sarà anche l’occasione per festeggiare insieme a tutti coloro che interverranno le novanta candeline della Scuola di Scandicci.
Nel corso della giornata sono previste dimostrazioni pratiche di lavoro degli istruttori con i cani guida, attraverso le quali gli istruttori spiegheranno, in modo particolare, in cosa consiste il metodo di addestramento “gentile”. Ci saranno poi momenti dedicati all’illustrazione dei progetti della Scuola, in modo particolare per quel che riguarda il programma affidamento dei cuccioli, e degli interventi più significativi di cui si occupa la Stamperia Braille. Inoltre, nel pomeriggio, un’allieva della Scuola di Scandicci si esibirà, insieme al suo Italo, in un monologo comico dal titolo “Perfetto….la purga ha fatto effetto! Manderò 12 lecca-lecca al farmacista” (Storia di una senza un senso e del suo cane normodotato). Anche quest’anno, la mattina, saranno organizzati giochi con premi riservati ai bambini.
L’assessore al diritto alla salute, welfare e integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardi interverrà alla giornata alle ore 15. Subito dopo, la festa per i 90 anni della Scuola. “Vengo sempre molto volentieri qui a Scandicci per l’Open day della Scuola Cani Guida – dice l’assessore Saccardi – Quest’anno, ancora di più, perché si festeggia un compleanno importante, novanta anni della Scuola, la più vecchia al mondo. E’ per noi motivo di grande orgoglio avere in Toscana la Scuola Nazionale Cani Guida e la Stamperia Braille, che offrono servizi di altissima qualità, non solo in Toscana ma a livello nazionale. Invito le famiglie che amano i cani a farsi avanti per diventare famiglie affidatarie dei cuccioli che poi verranno assegnati ai non vedenti. L’anno scorso sono stati consegnati a non vedenti 25 cani, ma le richieste aumentano sempre, e quindi abbiamo bisogno della vostra collaborazione”.
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Assegno unico e dote unica

Assegno unico e dote unica: la FISH in audizione

È in discussione alla Camera una proposta di legge (Atti della Camera 687) che prevede di affidare al Governo una delega per riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e la dote unica per i servizi.

L’intento espresso dalla proposta è, in generale, apprezzabile in particolare perché orienta le misure di sostegno anche verso cittadini che attualmente non possono accedere al sistema delle detrazioni fiscali essendo incapienti, quindi anche in una situazione di maggiore esposizione all’impoverimento ed alla povertà.

Ciò non poteva che attirare l’attenzione di FISH che da sempre segnala come la disabilità rappresenti uno dei primi determinanti dell’impoverimento. Ci si augura che su questo solco vi siano ulteriori interventi normativi che possano incidere anche su altri gruppi di cittadini contrastando, ad esempio, l’impoverimento fra gli anziani non autosufficienti ma anche verso gli adulti che restano ancora esclusi dal perimetro di questa proposta.

In estrema sintesi la proposta prevede un assegno unico per i figli, differenziato a seconda dell’età e maggiorato nei casi di figli con disabilità, che dovrebbe essere erogato in forma di detrazione o in forma di assegno vero e proprio. La misura dovrebbe sostituire, aumentando gli importi, le attuali detrazioni IRPEF per carichi di famiglia (attenzione: non le detrazioni per spese sanitarie).

La dote invece, erogata in forma di carta acquisti, è orientata a supportare spese di supporto alla genitorialità e ai figli. Anche questa verrebbe maggiorata nel caso di figli con disabilità.

La FISH è stata audita sul testo dalla Commissione XII della Camera dei deputati ed ha depositato una propria memoria che ha reso pubblica anche nel proprio sito ufficiale.

FISH ha richiesto alcuni miglioramenti del testo finalizzati ad un migliore e più equo impatto sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie.

Si è richiesto che i compensi per le borse lavoro vengano considerati redditi esenti; i giovani con disabilità che oggi percepiscono quegli incentivi per avvicinarsi al mondo del lavoro non sono più a carico dei genitori se superano i 4.000 euro lordi l’anno. Questo li escluderebbe sia dall’assegno unico che dalla dote unica.

Il secondo richiamo di FISH è a considerare anche quei nuclei in cui non siano presenti i genitori e le persone con disabilità siano a carico di fratelli, sorelle, nonni.

Sull’assegno unico FISH ha proposto che si assuma come riferimento il valore più elevato a prescindere dall’età e fino a 26 anni, indicando anche modalità selettive basate sulla gravità della disabilità.

Analogamente anche per la dote unica, che nel testo terminerebbe a 14 anni, FISH ha proposto di estenderla almeno a 20 anni nel caso di disabilità e di prendere come riferimento il valore più elevato.

Abbiamo rilevato attenzione da parte della Commissione. – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH, al termine dell’audizione – Le nostre richieste impongono ovviamente una valutazione politica e finanziaria. Siamo consapevoli che queste misure non sono risolutive per assicurare una trasversale e strutturale risposta alla disabilità, ma ogni singolo intervento o possibilità vanno comunque praticati ogniqualvolta si presentino.”

Esposizioni e percorsi di visita accessibili

Redattore Sociale del 14.10.2019

Arte per tutti, ecco la guida “Esposizioni e percorsi di visita accessibili”

Ideata dal ministero francese della Cultura per la creazione di esposizioni temporanee e percorsi museali accessibili, la guida arriva ora in Italia grazie all’associazione “+ Cultura Accessibile”, in collaborazione. La presentazione nell’ambito di Torino Design of the City 2019.

TORINO. Una guida alla realizzazione di “Esposizioni e percorsi di visita accessibili”: un vero e proprio libretto d’istruzioni, per ampliare l’offerta di arte e cultura per tutti. Il volume arriva dalla Francia e ora sarà disponibile anche in italiano, grazie alla versione realizzata dall’associazione “+ Cultura accessibile”, che ne ha curato l’edizione italiana e la presenterà giovedì 17 ottobre, a Torino (ore 10.30, presso la Sala Conferenze del Museo di Antichità), nell’ambito di Torino Design of the City 2019. Questa presentazione rinnova il rapporto di collaborazione con i Musei Reali di Torino nel promuovere la realizzazione di una fruizione culturale più ampia ed estesa a pubblici indifferenziati, tramite lo strumento strategico della resa accessibile.
L’iniziativa rientra nel progetto “Al Museo ci vengo anch’io”, avviato nel 2017 e strutturato in tre momenti. Nella prima fase si è compiuta la ricognizione degli strumenti per la fruizione in autonomia dei contenuti culturali e informativi nei 13 musei più visitati di Torino, tra i quali i Musei Reali occupano una posizione di rilievo. La scheda di rilevamento è stata redatta in collaborazione con Icom e le associazioni Fiadda, Apri, Apic, Unione Italiana Ciechi, Istituto Sordi di Torino, Ens, Anpvi e Paideia. I dati sono stati elaborati dalla Fondazione Fitzcarraldo e presentati nel corso del Convegno “Nuove esperienze di tecnologia legata alla comunicazione museale”, in collaborazione con Tactile Vision onlus, svoltosi nel 2018 nell’ambito della manifestazione Torino Design.
La seconda fase prevedeva la diffusione di linee guida per regolamentare la resa accessibile alla fruizione in autonomia delle collezioni e delle mostre permanenti e temporanee. La guida redatta dal ministero francese è stata individuata come lo strumento più idoneo e, a tal fine, è stata tradotta. Questa guida, che segue le buone pratiche del modello museale francese, vuole essere un decisivo stimolo per approfondire, promuovere e realizzare esperienze sempre più significative e coinvolgenti, in linea con le attività che + Cultura accessibile ha svolto in questi anni. 
L’edizione riveste un duplice valore: in tutte le pagine si afferma con forza che l’obiettivo dell’accessibilità si raggiunge solo in presenza di una progettazione ex ante, affidata alla necessaria presenza, all’interno della dirigenza museale, di una figura responsabile all’accessibilità che siede ai tavoli delle diverse fasi di elaborazione e realizzazione. Il secondo pregio è che l’accessibilità e gli strumenti per realizzarla sono illustrati con estrema chiarezza ed essenzialità: dalla progettazione alla segnaletica, dall’allestimento alla illuminotecnica, dalla multimedialità alla comunicazione e all’accoglienza.
La fase finale del progetto prevede la realizzazione di corsi formativi rivolti al mondo dei professionisti che, a vario titolo, sono coinvolti nella gestione e nella realizzazione di progetti museali e per i quali questa pubblicazione sarà adottata come riferimento didattico.
Un ringraziamento a Paola Matossi per aver fatto conoscere la pubblicazione francese, a Ivana Sfredda per il lavoro di grafica, a Marisa Coppiano e Marco Zaccarelli per aver gentilmente voluto rivedere la traduzione.
A conclusione dell’incontro, i Musei Reali illustreranno le iniziative e i progetti già realizzati o in programma per l’incremento dell’accessibilità. 

Non autosufficienza, c’è l’accordo sul Piano

SuperAbile.it del 10.10.2019

Non autosufficienza, c’è l’accordo sul Piano: nel 2019 sono 573,2 milioni

ROMA. “Eliminare le diseguaglianze territoriali e costruire un percorso condiviso”, questi gli obiettivi individuati dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo riportate nella nota del Ministero, in apertura dell’incontro della Rete per la protezione e l’inclusione sociale in cui è stato illustrato, per la consultazione, il “Piano per la Non Autosufficienza 2019/2021”. “Il Piano – si legge nella nota – è anche un’occasione per fare il punto sul Fondo per le Non Autosufficienze FNA, a circa 13 anni dalla sua istituzione, avvenuta con la Legge finanziaria per il 2007. Dalla dotazione iniziale 100 milioni di euro per l’anno 2007 il Fondo è via via cresciuto fino a oltre 573 milioni di euro nel 2019, di cui 550 strutturali”. Proprio la strutturalità delle risorse permette oggi, con gli interventi previsti nel Piano, la possibilità di avviare un percorso volto a “garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti”, che era la filosofia originaria del Fondo. Nell’imminenza del decreto di riparto, che adotterà il Piano, il Ministero ha voluto riunire i protagonisti del settore e offrire per la prima volta una analisi dettagliata della platea dei beneficiari e degli interventi finanziati a valere sul Fondo nei territori, da utilizzare come punto di partenza per l’affermazione di politiche dalle caratteristiche omogenee in tutto il Paese. In particolare, all’interno del sistema dei servizi dovrà essere garantito, in particolare alle persone con disabilità gravissima, un assegno di cura e per l’autonomia che permetta di intensificare sensibilmente i sostegni di cui tali persone necessitano. E dovrà affermarsi un modello unitario di riconoscimento delle persone che esprimono maggiori bisogni.

Le Regioni: “Fatto un buon lavoro”. “Oggi Governo, Regioni e Comuni nell’ambito della Rete della protezione e dell’inclusione sociale si sono confrontati con le parti sociali e le rappresentanze del terzo settore e credo sia stato fatto davvero un buon lavoro. Partirà, infatti, dopo l’intesa nella prossima Conferenza Unificata, il primo Piano sulla non autosufficienza che avrà durata triennale 2019/2021 e che prevede il riparto di un fondo che per il 2019 ammonta a 573,2 milioni di euro”. Lo annuncia il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, commentando l’esito del confronto che si è tenuto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha visto la partecipazione del Ministro, Nunzia Catalfo, e di diversi assessori regionali alle politiche sociali.

“Il Piano, grazie alla programmazione triennale, consentirà alle Regioni di dare continuità agli interventi assistenziali per le persone in condizioni di non autosufficienza”, spiega l’assessore della Regione Molise, Luigi Mazzuto, coordinatore della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni. Il Fondo, prosegue Mazzuto, “registra un incremento di circa 120 milioni di euro e come per lo scorso anno almeno la metà delle risorse dovrà essere impiegata per i disabili gravissimi. Rispetto al riparto c’è una importante novità e cioè che la Regione, per evitare qualsiasi interruzione dei servizi, può chiedere al Ministero il 50% delle risorse anche in attesa del perfezionamento del previsto Piano regionale. Per quanto riguarda, infine, il piano nazionale va sottolineato che si attua attraverso piani regionali che tengono conto della programmazione territoriale. 

Emergenza scuola

Emergenza scuola: FISH incontra il Ministro Fioramonti

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha incontrato oggi il Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, in un confronto molto intenso e di chiarimento.

La FISH teneva in modo particolare a riportare quanto segnalato direttamente da migliaia di famiglie in tutta Italia: i disagi, le difficoltà, le violazioni avvenute anche all’inizio di quest’anno scolastico e che rappresentano un palese ostacolo all’inclusione scolastica se non in molti casi alla stessa frequenza delle alunne e degli alunni con disabilità. Insegnanti di sostegno non assegnati, assistenza alla persona e alla comunicazione indisponibili, servizi di trasporto non attivati, sono la rappresentazione di una situazione grave, non gestita preventivamente anche se ampiamente segnalata dalla FISH. Si aggiunga che i dati raccolti dalla FISH delineano una situazione addirittura peggiore degli anni scorsi.

Su questi aspetti il nuovo Ministro ha prestato attenzione ed ha raccolto le indicazioni di FISH di attivare da subito tutte le misure che impediscano il ripetersi di questi disagi il prossimo anno. Già da subito il responsabile del Dicastero inserirà nella Programmazione del Ministero, da presentare al Consiglio dei Ministri, azioni ed interventi congruenti con queste finalità.

FISH ha ribadito la necessità di rafforzare, orientare e imprimere nuovo vigore al Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio per l’inclusione scolastica del MIUR, ambito in cui vengono delineati gli indirizzi operativi per le politiche immediate e future su questi aspetti sulla base delle indicazioni provenienti dalla consulta dello stesso Osservatorio.

Una necessità che si assomma a quella di prevedere – altra richiesta di FISH – luoghi consolidati di confronto e coordinamento anche con altri Ministeri ed in particolare quello del Lavoro e quello della Salute.

E vi è anche un ulteriore elemento centrale ed urgente: è iniziato un percorso normativo (decreto legislativo 66/2017 e sua recente correzione) che fissa importanti indicazioni e principi ma che non è ancora operativamente attuato perché mancano decreti applicativi e regolamenti. FISH ha chiesto di dare immediata attuazione con gli atti applicativi previsti ad iniziare dal centrale principio della continuità didattica. Il Ministro ha accolto l’indicazione come pure l’ipotesi di procedere per obiettivi strategici prioritari.

Raccogliamo con favore l’attenzione dimostrata dal Ministro – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – confidando che si traduca in atti concreti su cui presteremo costante attenzione. Superfluo ribadire il perserverare della nostra disponibilità alla collaborazione e al confronto in ogni luogo e in ogni momento che sia efficacemente orientato alla reale inclusione delle persone con disabilità.”

Non autosufficienza: verso il Piano?

Non autosufficienza: verso il Piano?

La Rete della protezione e dell’inclusione sociale è stata istituita con una specifica norma nel 2017 quale struttura stabile di confronto fra l’Esecutivo, Regioni e Comuni, parti sociali e organizzazioni del terzo settore. Viene coinvolta soprattutto quando vi sono da adottare atti di programmazione e di indirizzo in campo sociale.

Oggi è stata convocata, presente il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, ponendo sul tavolo il sentito tema del Piano per la non autosufficienza e dell’imminente decreto di riparto che distribuisce le risorse fra le regioni fornendo anche indicazioni e criteri.

Per FISH era presente il presidente Vincenzo Falabella che riporta gli elementi salienti dell’incontro.

In fase introduttiva sono stati presentati i dati relativi all’impiego del Fondo negli ultimi anni e della spesa nelle varie regioni che evidenzia una forte disomogeneità territoriale in quanto a misure e servizi. Il Fondo, come si sa, è orientato verso due target: le persone con gravissima disabilità che necessitano di assistenza vitale e le persone con disabilità grave. Anche su tale differenziazione i dati dimostrano una notevole differenza nelle diverse regioni. Quanto poi alle gravi disabilità è emersanuovamente con chiarezza la necessità di individuare criteri selettivi e al contempo equi, operazione tecnica assai delicata su cui vi sono già alcune basi di riflessione.”

Vi sono poi alcune ipotesi, da valutare e su cui aprire un confronto, che riguardano il futuro e che sarebbero orientate a garantire una maggiore omogeneità territoriale. Fra queste anche l’idea di una misura unica, anche monetaria e graduata a seconda della gravità, molto simile all’assegno di cura.”

In questo quadro molto dinamico la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha richiamato alla prudenza nell’individuazione di nuovi criteri selettivi che per i ‘gravissimi’ già esistono ma per i ‘gravi’ sono ancora in nuce. Una attenzione particolare poi riguarda i contributi per i progetti di vita indipendente: finora sono rimasti nell’alveo di uno sperimentalismo da cui è necessario uscire per garantire davvero alle persone di costruire il loro progetto di vita, indipendentemente da quale sia la loro regione di residenza.”

Ultimo ma non ultimo, – conclude Falabella – il tema centrale delle risorse: attualmente il Fondo è assestato sui 550 milioni di euro all’anno. Le ambizioni, le prospettive, le esigenze impongono di pensare ad uno stanziamento più consistente già nella prossima legge di bilancio.”