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Il “Paradosso del lampione”

Il “Paradosso del lampione” ovvero l’autonomia scolastica secondo i suoi detrattori

In questi giorni, alcune regioni si stanno interrogando sull’opportunità di sospendere, prioritariamente per il secondo ciclo, le attività didattiche in presenza. Da qualche parte, addirittura, sorge l’idea di limitare l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ritenendo che ciò possa essere utile a esprimere una “voce unica” in risposta alle esigenze poste dall’emergenza epidemiologica. Ciò condurrebbe all’avocazione, in sede regionale, della competenza a scaglionare gli orari di ingresso e di uscita degli studenti, ad utilizzare i turni pomeridiani e ad ampliare la percentuale di DDI.


I dati disponibili paiono dire che la diffusione del contagio non è correlata significativamente alla presenza degli studenti e del personale nelle scuole. Anzi, il costante monitoraggio dei casi di positività all’interno degli istituti contribuisce corposamente al tracciamento del contagio.
A più di un mese dall’avvio delle attività didattiche, è sempre più evidente che durante i mesi estivi i colleghi dirigenti e il personale delle scuole tutto hanno lavorato alacremente per garantire la ripresa in sicurezza, mentre nessun intervento significativo ha potenziato il sistema del trasporto pubblico locale e la rete dei presidi sanitari territoriali deputati al tracciamento dei contagi. La situazione è tale che l’ANP, pochi giorni fa, ha segnalato ai ministri della salute e dell’istruzione che le gravi difficoltà organizzative e gestionali a carico di ASL ed enti locali si stanno ripercuotendo negativamente sull’azione delle scuole.


È alquanto paradossale che a fronte di tali palesi disfunzioni – riconducibili alle amministrazioni locali e regionali – si pensi di porvi rimedio entrando a gamba tesa sull’autonomia delle istituzioni scolastiche e che lo si faccia da parte di chi, sempre più spesso, rivendica la propria emancipazione dal centro come una conquista di più ampia partecipazione e come garanzia di maggiore rispondenza alle esigenze dei cittadini.


È il caso di ricordare che l’autonomia scolastica, non a caso inserita nel dettato costituzionale con la riforma del Titolo V della parte seconda in una trama coerente con quella degli enti territoriali e locali, risponde alle medesime finalità e oggi più che mai costituisce lo strumento essenziale per far fronte a un’emergenza che ha connotati differenti sul territorio nazionale. L’autonomia, infatti, permette alle scuole di calibrare in dettaglio l’offerta formativa e garantire al meglio il diritto all’istruzione, contemperando quest’ultimo con l’esigenza di contrastare la diffusione del contagio. Se alcune proposte avanzate dall’ANP avessero trovato accoglimento da parte del decisore politico – come, ad esempio, l’attribuzione alle scuole di facoltà assunzionali e la riforma della governance interna – la gestione del servizio scolastico, soprattutto al tempo della pandemia, si sarebbe avvalsa di ulteriori ed efficaci strumenti.


In buona sostanza, non si cerchino le cause dell’attuale collasso del sistema di controllo dell’emergenza laddove non ci sono ma risulta più semplice trovarle per allontanare da sé qualsiasi ombra di responsabilità.

Questo non può che ricordare il “Paradosso del lampione”:
Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa.
Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto.
«Ho perso le chiavi di casa», risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a cercarle.
Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averle perse lì.
L’altro risponde:
«No, non le ho perse qui, ma là dietro», e indica un angolo buio in fondo alla strada.
«Ma allora perché diamine le sta cercando qui?»
«Perché qui c’è più luce!»


Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici

SUPPLENZE COVID BLOCCATE

SUPPLENZE COVID BLOCCATE, GILDA: ENNESIMO CASO DI CATTIVA GESTIONE

Ennesimo caso di cattiva gestione della macchina amministrativa da parte del Ministero dell’Istruzione: in alcune regioni, come segnalano gli organi di informazione e come risulta anche a noi, a causa di errori nei conteggi dell’organico Covid, sono state bloccate molte supplenze per consentire di rimettere mano ai numeri sbagliati. Addirittura in Friuli Venezia Giulia l’Ufficio Scolastico Regionale ha emanato una circolare con la quale comunica ai dirigenti scolastici di sospendere ogni tipologia di contratto di supplenza, compresa quella di sostituzione maternità.

Ancora una volta il nostro sistema scolastico deve pagare lo scotto dell’incompetenza di chi lo amministra. La conseguenza è che molte classi resteranno scoperte, con studenti ai quali viene negato il pieno diritto all’istruzione e docenti precari privati di un’opportunità di lavoro. Tutto questo in un momento estremamente difficile per l’intero Paese e per la scuola. Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta il caso delle supplenze Covid bloccate.

Lettera aperta alla Ministra

Firenze, 22 ottobre 2020

Gentile Ministra Azzolina,

desideriamo manifestarle il nostro convinto apprezzamento per la fermezza con cui si è opposta alla pressante richiesta di un’ennesima sanatoria ope legis da parte dei sindacati e di numerose forze politiche, confermando il concorso ordinario quale strumento per la selezione del personale docente. Accogliere tali richieste avrebbe rappresentato l’ennesimo tradimento del dettato costituzionale e soprattutto un pessimo servizio al mondo della scuola, in nome di interessi, tanto dei sindacati che della politica, che nulla hanno a che fare con l’obiettivo di rendere l’istruzione pubblica realmente democratica e credibile, in quanto capace di far sì che tutti gli studenti, specialmente quelli che partono svantaggiati, abbiano le migliori chances di riuscita. Ma perché questo sia possibile la modalità concorsuale non può da sola costituire una garanzia: è indispensabile che la selezione del personale docente e il percorso formativo siano estremamente rigorosi (come Lei sa, nel sistema scolastico finlandese, considerato tra i migliori del mondo, solo un candidato su nove viene abilitato all’insegnamento). A prescindere dall’imminente concorso che necessariamente, data la situazione attuale, si svolgerà in una forma molto semplificata, ci pare essenziale che un aspirante docente debba misurarsi con tipologie di prove realmente atte a verificarne le attitudini e le capacità. Dovrebbe essere da tutti condivisa l’idea che qualsiasi ulteriore riforma della scuola non troverà alcuna realizzazione se non verrà affidata a insegnanti motivati, preparati nelle loro discipline, autorevoli, esigenti, competenti nella didattica, nella comunicazione e dotati delle necessarie attitudini relazionali e affettive.

Ringraziandola per la Sua attenzione le facciamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro.

Gruppo di Firenze
per la scuola del merito e della responsabilità
Andrea Ragazzini, Valerio Vagnoli, Sergio Casprini, Giorgio Ragazzini

Lettera ai Ministri di Istruzione e Salute

Roma, 21 ottobre 2020

Al Ministro della salute 
On. Roberto Speranza  
Lungotevere Ripa, 1 
ROMA 
segreteriaministro@sanita.it  

Al Ministro dell’istruzione  
On. Lucia Azzolina 
Viale di Trastevere, 76/A 
ROMA
segreteria.azzolina@istruzione.it


On. Ministri, 

dall’inizio dell’anno scolastico i dirigenti delle scuole, riattivata la didattica in presenza, sono impegnati in prima linea sul fronte della prevenzione e della gestione dei casi da COVID-19, garantendo in ogni momento la collaborazione con i dipartimenti di prevenzione delle ASL territorialmente competenti prevista dal Protocollo del 6 agosto 2020 e dalle Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia contenute nel Rapporto n. 58 dell’I.S.S. del 21 agosto scorso.  

Con ritmo sempre più incalzante, pervengono da parte degli iscritti a questa Associazione – la più rappresentativa della dirigenza scolastica – segnalazioni di gravi criticità riguardanti le modalità di interlocuzione tra le scuole e le ASL che rendono estremamente difficoltosa la gestione delle misure necessarie a garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche.  

Tali criticità discendono dalle evidenti difformità delle prassi attuate dalle stesse ASL nel trattamento dei casi sospetti e sintomatici rispetto a quanto previsto dal Rapporto I.S.S. n. 58, documento peraltro recepito dall’art. 1, c. 4, lettera a) del D.P.C.M. 7 settembre 2020. Molte volte, infatti, le ASL non hanno comunicato alle scuole i nominativi dei lavoratori e degli studenti interessati dai provvedimenti di quarantena; in alcuni casi i dirigenti scolastici, acquisite decisioni di natura sanitaria esclusivamente in forma verbale, sono stati costretti a comunicare i relativi provvedimenti alle persone coinvolte facendosi carico, di conseguenza, di atti che non sono – e non possono essere – di loro competenza; in altri ancora, registrandosi grandi ritardi nella realizzazione dell’indagine epidemiologica e nella conseguente comunicazione degli esiti, la conferma ufficiale della presenza di casi positivi è giunta alle scuole, con pretesa di valore retroattivo, solo successivamente al momento della comunicazione ai dipendenti e alle famiglie incrementando il rischio di contagio e creando grave disorientamento; è accaduto anche, paradossalmente, che alcune ASL abbiano richiesto alle scuole di effettuare la valutazione dello stato di “contatto stretto”, operazione di esclusiva competenza del dipartimento di prevenzione.  

Stiamo assistendo, pertanto, a un “corto circuito” procedurale che riguarda l’intera area del Paese e che dimostra che gli automatismi disegnati dal protocollo nella gestione dei casi di contagio non si sono mai innescati. Va anche detto che ciò si sta verificando non certo per responsabilità delle scuole che si attengono, con scrupolo, alle disposizioni che le riguardano. 

Pur in considerazione del fatto che si tratta di materia concorrente sulla quale si innestano le competenze di Stato e Regioni, è altrettanto vero che, tenuto conto del preoccupante aumento dei contagi, sarebbe opportuno che in procedimenti in cui intervengono più attori riconducibili ad amministrazioni diverse si registrasse piena convergenza sulle modalità di comunicazione e di azione. Sarebbe parimenti opportuno che, così come è avvenuto nelle scuole per garantire l’applicazione delle misure di contenimento del contagio, si potenziassero con organico aggiuntivo i presidi presso le ASL preposti alla gestione dei casi e dei focolai riguardanti il contesto scolastico. 

Tali interventi, alla luce dell’emergenza epidemiologica, sono di somma importanza e richiedono una urgente e unitaria risposta da parte delle autorità centrali. 

Certo del Loro interessamento su una questione così delicata e che coinvolge i nostri giovani, già duramente provati dai mesi di lockdown, confido in iniziative che possano porre rimedio alle criticità dianzi illustrate. 

Cordiali saluti. 

Il Presidente Nazionale ANP
Antonello Giannelli

Assurdo non prevedere un concorso suppletivo

Cuzzupi: Assurdo non prevedere un concorso suppletivo. Il Ministero è fuori dalla realtà!

“Prendiamo nuovamente atto che il Ministero dell’Istruzione è ormai del tutto avulso dalla realtà del
momento. Dopo le esternazioni di questi mesi, le decisioni non prese in merito alla necessità di
immediate assunzioni dei precari molti dei quali con anni di esperienza, assistiamo adesso alla
chiusura della porta in faccia a quei docenti impossibilitati a partecipare al concorso perché,
magari, colpiti dal Covid19. Una decisione quella di non prevedere prove suppletive che, in un
momento come questo, possiamo solo definire offensiva verso chi ha dedicato gran parte della
vita all’insegnamento e magari si trova a lottare contro il virus”.
Così Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola, commenta la presa di posizione del
Ministro in merito al già tanto contestato concorso.
“Si tratta di non voler prendere coscienza della drammatica situazione che attanaglia il
Paese. Si tratta di non voler comprendere come la scuola non è un pezzo staccato dalla realtà, ma
parte integrante e fondamentale di essa. Sono stati abbandonati a se stessi Dirigenti
scolastici, docenti, personale ATA, solo chi non vive la realtà della scuola può non rendersene
conto! Oggi abbiamo problemi in tutto il Paese e invece di cercare soluzioni condivise e
condivisibili, si oppongono diktat di principio che stanno portando il settore in una crisi mai
conosciuta prima”.
Cuzzupi mostra profonda preoccupazione anche per le chiusure di classi e istituti che stanno
avvenendo a macchia di leopardo, determinate da scelte locali senza che vi sia una precisa linea
guida in merito all’emergenza .
“È questione di buon senso e di logica, prima che politica, quella di non mettere la testa sotto la
sabbia per non affrontare le questioni. La mia Organizzazione è quotidianamente impegnata a
cercare di dare supporto e fiducia ai tanti dirigenti, docenti e ATA che si vedono in balia delle
circostanze. Eppure il Ministro preferisce scappare dal confronto e arroccarsi in situazioni
senza contraddittorio. In questo modo abbiamo intrapreso una strada pericolosa. Noi, dirigenti
dell’Unione Generale del Lavoro della Federazione Scuola, ci battiamo quotidianamente e
continueremo a farlo in ogni dove, continuando ad oltranza nello Stato di Agitazione di tutto il
personale dell’Istruzione, proclamato dall’UGL SCUOLA e già in atto da settembre, fino a
quando qualcuno, nei piani alto del Dicastero di riferimento, ascolterà le nostre sacrosante ragioni,
speriamo prima del baratro”.

Federazione Nazionale UGL Scuola
Il Segretario Nazionale
Ornella Cuzzupi

Verso Next Generation EU

Cgil, Flc, Proteo Fare Sapere, 23 ottobre webinar ‘Verso Next Generation EU. Istruzione e formazione priorità negli investimenti’

In diretta a partire dalle ore 9.30 su collettiva.it e flcgil.it

Roma, 21 ottobre – Si terrà venerdì prossimo, 23 ottobre, il webinar promosso da FLC CGIL, insieme alla Cgil Nazionale e all’associazione Proteo Fare Sapere, dal titolo “Verso Next Generation Eu. Istruzione e formazione priorità negli investimenti”. L’iniziativa potrà essere seguita in diretta a partire dalle ore 9.30 su collettiva.it e flcgil.it

Sarà l’occasione per discutere, elaborare e approfondire le proposte del sindacato su istruzione e formazione quali elementi strategici per il futuro del Paese, e quindi obiettivi prioritari di investimento anche per le risorse europee del Next Generation EU. 

L’appuntamento vedrà la partecipazione, oltre che del Segretario generale della FLC CGIL Francesco Sinopoli e del Presidente nazionale di Proteo Fare Sapere, Dario Missaglia, di filosofi e pedagogisti quali Edgar Morin, Mauro Ceruti (professore di filosofia della complessità), Elisabetta Nigris (docente di didattica e pedagogia speciale) e Massimiliano Fiorucci (docente di pedagogia sociale e interculturale); di esponenti politici quali l’On. Vittoria Casa e i Senatori Francesco Verducci e Mario Pittoni. Le conclusioni saranno affidate al Segretario generale della Cgil Maurizio Landini. I lavori saranno coordinati da Anna Villari (Presidente Edizioni conoscenza). È stata invitata a prendere parte ai lavori anche la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Incontro sulla nota applicativa del nuovo DPCM

Scuola: . Convocato il tavolo sulla Didattica Digitale Integrata

La nota del Ministero chiarisce le novità contenute nel DPCM del 18 ottobre 2020. Finalmente, grazie alla nostra pressione, il 20 ottobre si apre la trattativa sulla DDI.

Convocato in via d’urgenza, si è svolto alle 17.30 di lunedì 19 ottobre 2020 in videoconferenza un incontro fra Ministero dell’Istruzione e Sindacati rappresentativi della scuola sulle nuove misure varate dal Governo in materia scolastica di cui già abbiamo dato un’anteprima con una specifica notizia.

L’illustrazione dell’Amministrazione

È stato illustrato dal capo Dipartimento per il sistema educativo di formazione e istruzione, Dott. Bruschi, il contenuto della nota 1896 del 19 ottobre 2020 applicativa del DPCM varato nella tarda serata del 18 ottobre 2020.

In essa si precisa che l’attuazione e l’estensione della Didattica Digitale Integrata (DDI) riguarderà solo le scuole medie superiori e vi si farà ricorso solo dopo che in specifici contesti territoriali (non quindi in maniera generalizzata) ne sia stata deliberata la necessità da parte dei Coordinamenti regionali e locali come previsto dal cosiddetto Piano scuola adottato con decreto del Ministro del 26 giungo 2020 n. 39. A seguito della comunicazione delle autorità regionali, locali o sanitarie della situazione di criticità e di particolare rischio, le scuole superiori modulano, in aggiunta a quanto hanno già disposto da settembre, orari di ingresso e uscita degli alunni, anche con l’utilizzo di turni pomeridiani; e, sempre nell’ambito di questa ulteriore modulazione, dispongono che l’ingresso a scuola non avvenga prima delle ore 9.00. Nella nota si richiama l’esigenza di tutelare le specifiche situazioni degli alunni con disabilità o con altri bisogni educativi speciali, favorendo in questi casi l’apprendimento in presenza.

Le scuole dell’infanzia e del primo ciclo non sono interessate dal provvedimento e continueranno a svolgere la didattica in presenza.

La nota ricorda la possibilità di svolgere le riunioni degli organi collegiali sia in presenza sia a distanza, sulla base della possibilità di garantire il distanziamento e la sicurezza dei partecipanti. Sottolinea infine la possibilità introdotta dal DPCM di svolgere le operazioni per rinnovo degli organi collegiali anche a distanza, salvaguardando il diritto alla segretezza e la libertà di partecipazione.

Il Dott. Bruschi ha inoltre annunciato che nella giornata di domani si aprirà il tavolo di trattativa sulla DDI che da tempo è stato richiesto dai sindacati e che per varie ragioni legate alla situazione di emergenza non si è potuto finora attivare.

La nostra posizione

Prendendo atto dell’illustrazione del contenuto della Nota che è stata redatta in coerenza con il testo del DPCM del 18 ottobre 2020, come FLC Cgil abbiamo evidenziato come la convocazione dell’incontro sia giunta in modo tardivo e a tempi “rovesciati”.

Infatti, l’Amministrazione, invece di convocare i Sindacati per tempo e prima delle misure che debbono essere assunte, lo fa con estremo ritardo e sotto la pressione dell’urgenza delle misure da adottare. Con ciò vanificando in primo luogo il contributo di proposte e di idee che provengono tramite i sindacati direttamente dalle scuole ma anche non rispettando gli stessi impegni di confronto o addirittura di contrattazione che pure dall’Amministrazione erano stati assunti con il Protocollo di Intesa del 6 agosto 2020 (che invece sarebbe stato quanto mai opportuno richiamare nella nota!): sulla convocazione del tavolo permanente nazionale (già richiesto dalle Organizzazioni sindacali) e ora convocato fuori tempo massimo per il 30 ottobre; sulla chiarezza in materia di trattamento dei lavoratori fragili; sulla contrattazione della DDI, sul lavoro agile per il personale Ata, sulle assenze del personale legate alle situazione pandemica.

Ben venga, dunque, la convocazione del tavolo di trattativa sul Contratto Integrativo Nazionale volto a regolare la DDI, ma è del tutto evidente la necessità di cambiare passo da parte dell’Amministrazione nel confronto e nelle informative che sono prerogative sancite dai contratti e dalle intese in materia di relazioni sindacali.

Per questa ragione abbiamo chiesto che le modalità di svolgimento delle relazioni sindacali a livello di Ministero vengano regolate in un Contratto Integrativo Nazionale, come indicato nel CCNL.

DPCM 18 ottobre 2020: utile confronto con il Ministero

DPCM 18 ottobre 2020: utile confronto con il Ministero

L’ANP ha partecipato oggi ad un incontro in videoconferenza con il Ministero dell’istruzione durante il quale l’Amministrazione ha inteso fornire comunicazioni urgenti relative al D.P.C.M. 18 ottobre 2020. Il Capo Dipartimento Bruschi ha ribadito che la convocazione dell’incontro è avvenuta ad horas, sulla scorta dell’urgenza di fare chiarezza su quanto previsto dal testo del decreto. L’Amministrazione ha infatti rilevato letture non appropriate del contenuto del D.P.C.M. che rischiano, in alcuni territori, di complicare la gestione di situazioni già di per sé complesse: è parso, quindi, necessario condividere preventivamente la comunicazione che il Ministero dell’istruzione invierà alle scuole.

La comunicazione sottolinea che le disposizioni previste nel testo del decreto fanno riferimento alle criticità emerse e registrate in specifici contesti territoriali. Per il primo ciclo si conferma che le attività didattiche si svolgono in presenza, mentre per il secondo ciclo la possibilità di variare rispetto a quanto già predisposto per l’avvio dell’anno scolastico è ipotizzabile ma solo “previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali” e segnalate dai tavoli regionali. Le scuole secondarie potranno rimodulare gli orari di ingresso e uscita, decidere di programmare turni pomeridiani o l’inizio delle attività a partire dalle 9,00 o svolgere le attività didattiche da remoto, ferma restando l’attenzione per gli studenti che necessitano di particolare inclusione, ma solo nei casi specifici che richiedessero tali interventi come rilevato dai tavoli regionali.

L’ANP prende atto del chiarimento dell’Amministrazione in merito al contenuto del D.P.C.M. 18 ottobre 2020: in questo momento connotato dall’urgenza e in cui le situazioni evolvono con grande rapidità, gli incontri tra OO.SS. e Amministrazione, seppur convocati con un preavviso di una sola ora come quello di oggi, costituiscono importanti occasioni per rendere più chiara l’applicazione delle disposizioni governative e per agevolare il lavoro dei colleghi che, tra tante difficoltà, stanno dando esempio di grande impegno civile.

Il D.P.C.M. pubblicato ieri 18 ottobre ha riscritto – tra l’altro – la lettera r) del comma 6 dell’articolo 1 del D.P.C.M. 13 ottobre 2020. Tale disposizione, oltre a incentivare il ricorso alle forme di flessibilità organizzativa già previste dall’autonomia scolastica e ben note ai colleghi, suggerisce di incrementare l’utilizzo della DDI e di scaglionare gli orari di ingresso anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani, prevedendo che l’ingresso non avvenga mai prima delle ore 9,00. Entrambe le misure previste (DDI e scaglionamento) sono subordinate alla “previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali” e questo non può che significare che la loro operatività è vincolata al verificarsi di detta condizione. Siamo assolutamente convinti che il D.P.C.M. non possa snaturare il senso degli artt. 4 e 5 del DPR 275/1999 e mettere in discussione l’autonomia scolastica. Pertanto, riteniamo condivisibili i chiarimenti forniti in merito alla rimodulazione degli orari di ingresso e di uscita e all’orario di avvio delle attività didattiche. Tali misure, comunque, ricadono nell’ambito dell’autonomia scolastica che gode di tutela costituzionale e su cui, ovviamente, non è legittimo né utile transigere. La pretesa di differire rigidamente l’orario di ingresso, peraltro, sarebbe stata irragionevole in quanto avrebbe riguardato indistintamente sedi scolastiche situate in realtà geografiche profondamente diverse tra loro: basti pensare alle differenze esistenti tra l’area metropolitana di qualsiasi grande o media città e un qualsiasi piccolo centro rurale o montano. In questi ultimi, spesso, vi è una sola corsa in grado di portare gli studenti a scuola.

In una prospettiva di corretta ed efficace interlocuzione tra l’Amministrazione e le OO.SS., abbiamo ricordato di aver chiesto la convocazione del tavolo nazionale permanente previsto dal Protocollo di intesa del 6 agosto 2020: si tratta del luogo migliore per affrontare le criticità che si stanno verificando, in misura diversa ma sempre significativa, su tutto il territorio nazionale, e che l’ANP sta segnalando da tempo (solo a titolo di esempio, il trattamento del personale in quarantena e la didattica da remoto; i rapporto tra scuole e dipartimenti di prevenzione nella gestione dei casi COVID; la tempistica delle GSP).

L’ANP crede fermamente nel confronto e nella possibilità che questo offre di fornire contributi validi per risolvere le problematiche che sono oggi evidenti a tutti.

Morte del prof. Pulizzi

Cuzzupi: la morte del prof. Pulizzi è una ferita insanabile per la Scuola

Il dolore che ci ha colto per la morte del prof. Natale Pulizzi, vice preside della scuola Nosengo di Petrosino (provincia di Trapani) è lancinante, un qualcosa che mai avremmo voluto apprendere. Anche la scuola viene così colpita in modo violento e irreparabile dal virus che sta seminando angoscia e paura, lasciando drammaticamente intendere che non siamo in presenza di un’isola felice”.  

Questa la dichiarazione con voce rotta del Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, rilasciata appena appresa la triste notizia.

Siamo in presenza di un terribile segnale sulla necessità di alzare al massimo il livello di attenzione nei riguardi dell’Istituzione scuola, lasciando da parte ogni pregiudizio e difesa di posizioni politiche. La scuola è fatta da donne, uomini e giovani che devono essere garantiti e, soprattutto, che non devono rappresentare un rischio per se stessi e per gli altri. Ne prendano atto tutti – afferma il Segretario Nazionale – invece di ostentare sicurezze e determinazioni che non hanno concretezza. Questa tragedia deve essere di monito per il futuro e per le valutazioni da fare”.

Alla famiglia del prof. Pulizzi, alla scuola dove per anni egli ha prestato servizio, alla sua comunità, l’UGL Scuola, con addolorata costernazione, esprime il più sentito cordoglio.

   Federazione Nazionale UGL Scuola

Il Segretario Nazionale

Ornella Cuzzupi

CONCORSO STRAORDINARIO, APPELLO A CONTE

CONCORSO STRAORDINARIO, APPELLO A CONTE: ALMENO PROVE SUPPLETIVE

All’ostinazione della ministra Azzolina rispetto al concorso straordinario, rispondiamo rivolgendo un appello al presidente Conte affinché almeno vengano approntate prove suppletive per consentire di partecipare anche ai docenti precari in quarantena, da anni in attesa di un’occasione di stabilizzazione.

Con la curva del contagio in costante salita, far spostare i candidati da una provincia ad un’altra, se non addirittura da una regione a un’altra, è un azzardo che andrebbe evitato. Come abbiamo già ampiamente sostenuto, il buon senso dovrebbe indurre il Governo a rinviare le prove a tempi migliori.

Alla luce dell’emergenza sanitaria in corso, riteniamo inoltre che sarebbe stato più opportuno vietare del tutto le elezioni per il rinnovo degli organi collegiali e le loro riunioni in presenza e indicare come unica modalità quella a distanza.

DAL CTS UNA CONFERMA

DAL CTS UNA CONFERMA DELLA QUALITÀ E DELL’IMPEGNO DELLA DIRIGENZA DELLE SCUOLE

Le valutazioni compiute dal CTS nella seduta di ieri 17 ottobre concordano in buona sostanza con quanto l’ANP sta sostenendo: non vi sono evidenze di contagi a scuola, dove il protocollo di sicurezza è applicato con rigore grazie allo strenuo impegno dei dirigenti e del personale tutto e dove, tutt’al più, si può pensare a scaglionare – con moderazione e buon senso – gli orari di ingresso delle scuole secondarie di secondo grado.

È però necessario intervenire a fondo su vari settori:

  • la gestione del trasporto pubblico locale risulta molto critica e deve essere rapidamente migliorata
  • il distanziamento, l’utilizzo della mascherina e la prevenzione degli assembramenti – come quelli che si verificano durante la cosiddetta “movida” – devono essere attuati ovunque, con intensificazione della vigilanza
  • la gestione delle diagnosi, del monitoraggio dei casi sospetti, del tracciamento dei contatti nonché l’organizzazione del servizio medico sul territorio devono essere assolutamente migliorate
  • lo smart working va incrementato nel settore pubblico e in quello privato
  • gli eventi che prevedono assembramenti vanno limitati

Non si possono scaricare sulle scuole e sul diritto allo studio le debolezze infrastrutturali e organizzative del sistema Paese ma, al contrario, si devono fornire ai colleghi ulteriori risorse, di personale e non solo, per metterli in condizione di gestire al meglio le istituzioni scolastiche.

Soprattutto, devono essere risolte al più presto le serie criticità da noi più volte evidenziate tra cui: le GPS devono essere rese funzionali, la gestione del personale in quarantena va chiarita una volta per tutte, i banchi monoposto – il cui termine di consegna è stato indicato dal Commissario Straordinario nel 31 ottobre – devono pervenire a tutte le sedi scolastiche che li hanno richiesti, gli enti locali devono reperire gli spazi da lungo tempo promessi.

L’utilizzo della didattica digitale integrata per le scuole secondarie di secondo grado, purché circoscritta alle situazioni di reale necessità, deve essere lasciata alla valutazione delle autonomie scolastiche che, in questo momento, si stanno dimostrando all’altezza delle aspettative del Paese.

Ai colleghi e al personale che, tra infinite difficoltà, stanno gestendo questa situazione al limite dell’impossibile va il plauso convinto dell’ANP.

Gestione dell’emergenza: la scuola c’è

Gestione dell’emergenza: la scuola c’è. E gli altri?

Nel drammatico frangente che stiamo vivendo una cosa è chiara: durante questi mesi i dirigenti e i loro collaboratori non si sono mai risparmiati e hanno costantemente presidiato le scuole per garantire l’avvio dell’anno scolastico in sicurezza e permettere agli studenti di potere finalmente ritornare in classe. 

La stagione estiva trascorsa tra misurazioni, monitoraggi, tavoli territoriali, richieste di organico aggiuntivo, acquisti di beni e servizi, adozione di protocolli per il contenimento del contagio da COVID-19 e attività di formazione mirata per il personale ha avuto, come esito, la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività didattiche. Tutto quello che era necessario a tal fine è stato predisposto dai dirigenti nei limiti delle risorse in loro possesso e nel rispetto di un quadro estremamente magmatico di regole e normative.  

Nelle ultime settimane, però, il carico di lavoro dei colleghi ha assunto caratteristiche che difficilmente potranno essere sostenute a lungo. La ripresa dei contagi e i numerosi focolai da COVID-19 registrati nelle scuole hanno messo a nudo una preoccupante realtà: nelle procedure per la gestione dei casi di contagio che interessano gli studenti o il personale della scuola assistiamo a un corto circuito che non riguarda situazioni isolate o localizzate ma che interessa l’intero Paese. 

È evidente che gli automatismi previsti dal protocollo gestionale non si sono innescati e questo non è certo imputabile alle scuole che si sono sempre attenute alle Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia contenute nel Rapporto I.S.S. n. 52 del 21 agosto scorso. I Dipartimenti di prevenzione delle ASL, al contrario, non si sono fatti trovare pronti dinanzi a un’escalation emergenziale che era facile immaginare. Di conseguenza, ci troviamo oggi a fronteggiare prassi difformi dal protocollo, richieste ai limiti dell’incredibile, difficoltà comunicative che impattano anche sul rapporto con le famiglie. Infatti, quando si verifica un caso sospetto o sintomatico, queste vedono nella scuola l’unico interlocutore tenuto a prendere provvedimenti che, invece, non le competono. Si aggiunga, a tutto questo, la difficoltà di reperire supplenti per sostituire i docenti in quarantena nel momento in cui risulta ancora problematico disporre dell’organico completo, date le notevoli difficoltà di gestione delle GPS in molte regioni.  

D’altra parte, non si sono fatti trovare pronti neanche gli enti locali: in diversi territori non sono ancora stati consegnati gli spazi necessari a garantire il distanziamento degli alunni, così come l’organizzazione dei trasporti pubblici non riesce a garantire un servizio sicuro. 

Dirigere le scuole al tempo della pandemia è attività gravosa cui i dirigenti scolastici non intendono sottrarsi ma, a queste condizioni, tutto si complica e le difficoltà si amplificano al limite dell’insostenibile.  

La ripartenza ha efficacia solo a fronte di uno sforzo collettivo da parte di tutti i soggetti in causa, ma la quotidianità delle cose racconta il contrario. Non è accettabile assecondare una narrazione che veda la scuola come parte del corto circuito in atto perché ha fatto il suo dovere e non è la Cenerentola della Nazione. 

La scuola aperta è una priorità nazionale

Dichiarazione
di Dario Missaglia
Presidente nazionale Associazione Proteo fare Sapere

“La scuola aperta è una priorità nazionale”

I dati sulla diffusione del contagio lasciano purtroppo presagire l’avvicinarsi di una nuova fase acuta della pandemia. Noi riteniamo che tenere le scuole aperte debba essere assunta come una priorità nell’interesse del Paese.

Occorre, di conseguenza, attivare a tutti i livelli i tavoli istituzionali previsti dal protocollo sulla sicurezza per concertare, nella specificità di ciascun territorio, tenendo conto dei diversi ordini di scuola e valorizzando ruolo e competenze del personale della scuola, tutte le possibili opportunità di flessibilità (di orario, turnazioni, articolazione dei gruppi di alunni, fruibilità di  idonei locali disponibili, ecc.) in grado di consentire l’apertura delle scuole in caso di situazione di emergenza. Questa è l’unica strada possibile, alternativa a decisioni generalizzate, centralistiche e negativamente imitative.

Capacità di governo locale e territoriale, partecipazione dei lavoratori e grande responsabilità di tutti, debbono essere le risorse per assicurare questo importante obiettivo di civismo.

STOP LEZIONI: SCUOLA TRATTATA DA CENERENTOLA

STOP LEZIONI: SCUOLA TRATTATA DA CENERENTOLA, COME SEMPRE

“La scuola si conferma la cenerentola tra le istituzioni italiane, vittima di scelte politiche e amministrative sbagliate, di mancanze e di miopia. A pagarne lo scotto non sono soltanto gli studenti, ma tutto il sistema Paese che sta ipotecando le professionalità che domani costituiranno il suo asse produttivo, economico e culturale”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

“Dopo l’ordinanza regionale che dispone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in Campania, siamo particolarmente preoccupati che decisioni analoghe possano essere adottate su scala nazionale. Sarebbe grave se un simile provvedimento coinvolgesse anche soltanto gli istituti secondari di secondo grado perché – afferma Di Meglio – la didattica a distanza, che comunque è un surrogato di scuola per gli studenti di qualunque età, è impraticabile per tutti gli alunni che svolgono attività di laboratorio”.

“Durante i lunghi mesi di stop alle lezioni in presenza, ben poco è stato fatto su tutti i fronti per garantire un ritorno sereno in classe. Non è stato risolto il problema della carenza di spazi e docenti, così come nessun investimento significativo è stato compiuto nel trasporto pubblico, che si sta rivelando un anello molto debole della catena. Invece di destinare risorse all’acquisto di monopattini e biciclette elettriche e di banchi con le rotelle – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – meglio sarebbe stato aumentare il parco mezzi delle aziende di trasporto locale, così da consentire viaggi a bordo di autobus e metropolitane con la dovuta distanza di sicurezza”.

Chiusura delle scuole e delle università in Campania

Chiusura delle scuole e delle università in Campania, Sinopoli: scelta sbagliata, tutti facciano la propria parte

Roma 16 ottobre 2020 – “Consideriamo la decisione del governatore della Campania De Luca di sospendere le attività didattiche nelle scuole e nelle università sbagliata, non solo perché il diritto all’istruzione deve essere garantito uniformemente su tutto il territorio nazionale, ma anche perché mette in discussione l’enorme sforzo fatto in questi mesi dalle lavoratrici e dei lavoratori per consentire la riapertura in sicurezza delle istituzioni e penalizza innanzitutto le alunne e gli alunni in condizioni di maggiore fragilità socio economica. Sosterremo dunque, i presìdi che il Comitato Priorità alla scuola ha indetto per lunedì 19 davanti alle sedi delle Regioni contro la chiusura delle scuole”. A dirlo, intervenendo all’assemblea generale della FLC CGIL, è Francesco Sinopoli, segretario generale della categoria.

Per Sinopoli: “La scelta di chiudere è il segnale di un aggravamento della pandemia in un territorio in cui c’è una densità di popolazione tra le più alte in Europa, ma è anche sintomo dei tanti e, purtroppo, prevedibili errori fatti in questi mesi soprattutto riguardo alla scuola. Abbiamo detto più volte che la riapertura in presenza e in sicurezza delle attività scolastiche e accademiche sarebbe diventato il vero banco di prova delle capacità organizzative e progettuali del governo, e su questo versante infatti, si stanno misurando le debolezze del sistema paese in termini di sinergia e coordinamento tra quei settori che sono direttamente interessati alla ripresa delle attività educative, in particolare sanità e trasporti”.

“Avevamo affermato con forza – aggiunge – che presìdi sanitari in ogni scuola, esclusività del sistema di trasporto scolastico, applicazione dei protocolli di sicurezza sottoscritti tra Ministero e organizzazioni sindacali, risorse aggiuntive molto più cospicue di quelle stanziate, procedure straordinarie di reclutamento finalizzate ad avere personale stabile nelle classi, dovevano essere i punti di riferimento di una ripresa non solo della scuola, ma dell’intero Paese”.

“Come FLC CGIL- conclude – abbiamo chiesto la convocazione del tavolo nazionale previsto dal Protocollo sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione. Non è più tempo di minimizzare i gravi problemi determinati dalle scelte sbagliate fatte in questi mesi. È necessario che ognuno faccia davvero la propria parte a partire dal governo e dalla Ministra Azzolina, e che le scelte fondamentali, in questo tornante storico senza precedenti, siano davvero frutto di una reale e sincera condivisione”.