Archivi categoria: Sindacato

Ricominciare a pensare!

Ricominciare a pensare!

 

Un documento del CIDI – 18 settembre 2018 – Per non dimenticare!

Esattamente 80 anni fa il governo fascista varava le leggi razziali!!!

 

È il momento di riprendere la parola. C’è voluto tempo per superare lo sconforto di fronte a ciò che sta succedendo nel Paese, ma la scuola non può più restare in silenzio. Sarebbe imperdonabile far finta di niente quando nel Paese si sta rapidamente volatilizzando quella idea di società democratica, aperta, plurale, che supera le proprie paure accettando la propria vulnerabilità e le contaminazioni in quanto necessarie per rinnovarsi e trovare risposte nuove alle esigenze di sempre, oggi più urgenti, di convivenza.

La scuola è il laboratorio dove storicamente il Paese ha cercato risposte, non solo un luogo pubblico capace di rispondere ai bisogni di ciascuno come un supermercato ben fornito, ma il luogo pubblico civile che chiede l’ascolto e l’accordo reciproco per raggiungere gli obiettivi di ciascuno.

La scuola italiana ha integrato dal dopoguerra in poi prima i figli dell’immigrazione e dopo i nuovi italiani, senza lasciare in un angolo i portatori delle tante e diverse disabilità.

Ecco perché non possiamo più far finta di niente. Occorre agire, e farlo in forma collettiva, perché sia un segnale forte e significativo in un momento storico che segna la rottura di argini all’intolleranza che credevamo indistruttibili. La scuola vince l’intolleranza con la conoscenza.

Perché abbiamo il dovere di insegnare a porsi delle domande e a cercare le risposte. Contro l’oscurantismo, l’approssimazione e l’ignoranza dobbiamo mettere in campo il sapere scientifico e la ricerca; il linguaggio della matematica e della logica; la conoscenza della storia, con tutto quello che significa; la consapevolezza del proprio corpo; la bellezza e l’importanza dell’arte e di tutte le forme espressive; la letteratura, che aiuta a capire il mondo, le passioni e i sentimenti; la costruzione del pensiero critico.

È un dovere che tuttavia è anche la nostra più grande risorsa per educare alla convivenza perché, se attraverso lo studio disciplinare insegniamo a interpretare la realtà, ad ascoltare e a ragionare, a interloquire tra pari sentendosi liberi di essere se stessi, si insegna anche il rispetto verso tutti.

La scuola è veramente scuola se fa sentire ciascun alunno e alunna “soggetto”, portatore di valori e di aspettative da sviluppare, ma in un contesto in cui si è costantemente “soggetti all’altro”, che sarà conosciuto e rispettato nella sua singolarità grazie alla collaborazione che la scuola impone fra tutti.

Fuori non è così. Fuori, nel Paese, sembrano crescere ignoranza, arroganza, indifferenza ai soprusi dei fondamentali diritti dell’uomo nel nome di una effimera ricerca di sicurezza, utilizzando argomenti e falsificando la realtà al solo scopo di fomentare le paure. È questo il clima culturale che permette a una politica della crudeltà, indegna in qualunque Paese voglia dirsi civile, di diventare possibile.

La scuola è il luogo privilegiato dove elaborare le paure, quelle vere e quelle artatamente costruite, e dove prendere la rincorsa per saltare quei muri che purtroppo ovunque stanno rialzandosi.

Dove, se non nelle aule e nei laboratori, che sempre più diventano un ologramma di mondo, può costruirsi quella “convivialità delle differenze” che sappia fare di esse una risorsa preziosa per l’apprendimento?

Ma gestire le diversità in classe non è una passeggiata, è una fatica che può diventare improba se non si mette in discussione lo schema tradizionale, e purtroppo resistente, della scuola. Se la didattica resta nella sostanza ancorata alla triade spiegazione-studio individuale-interrogazione, la disomogeneità della classe rappresenterà sempre un problema e la crescente varietà degli alunni lascerà traccia solo nella crescente varianza della distribuzione dei loro esiti.

Ecco perché è una sfida che non si vince solo portando nella scuola quelle conoscenze e valori che vogliamo siano fatti propri dai nostri allievi.

Non è sufficiente insegnare la Carta costituzionale, se ciò avviene in una scuola che non si faccia carico di essere presidio di democrazia del Paese; che non riesce a rispettare il mandato che la Costituzione stessa le ha dato con l’articolo 3: quel “rimuovere gli ostacoli” impegna in primis la scuola. Ma, quando leggiamo che abbiamo perso negli ultimi 12 anni 3 milioni e mezzo di studenti, dobbiamo dirci che la nostra non è ancora la scuola secondo Costituzione.

Dobbiamo cambiarla, perché non si fa inclusione in una scuola fatta ancora per escludere. Se non la cambiamo, la scuola risponderà alla diversità degli alunni introducendo diversità nei percorsi, nei progetti, nei piani; non dando a ciascuno il supporto di cui ha bisogno nel percorso di tutti, ma individuando un percorso per ciascuno. Sarà la deriva anche inconsapevole dell’impossibilità di dare le risposte giuste senza fare spazio alle domande dei nostri alunni. Perché non ci si prende il tempo necessario e non si fa scuola a partire da queste.

La precondizione dell’inclusione la si trova nei tempi distesi perché da un lato solo questi garantiscono la possibilità di instaurare una relazione educativa con ogni alunno, dall’altro ogni problematica importante ha bisogno di tempi e metodi adeguati per poter essere acquisita in modo significativo.

Dobbiamo mettere in discussione la lezione puramente trasmissiva, il ruolo passivo degli studenti, l’intoccabilità dei contenuti, l’erosione costante del tempo curricolare che va di pari passo con l’esplosione dell’extra curricolare, ormai contenitore/recinto di progetti di ogni tipo, che di comune acquisiscono la totale ininfluenza sulle dinamiche quotidiane della scuola.

Bisogna rimettere in discussione il voto che è il nemico del piacere di apprendere. Motiva allo studio solo chi è in una logica di competizione, ma per fortuna molti giovani ancora non lo sono.

Dobbiamo compiere scelte radicali, diminuire la quantità di contenuti e fare della scuola un centro di ricerca permanente per la costruzione della conoscenza. Un luogo di studio anche per gli insegnanti, perché, se nel Talmud la parola maestro non esiste ed è sostituita da “studente saggio”, significa che chi ha smesso di studiare non può essere maestro di nessuno.

Fondamentale sarà l’uso formativo delle discipline e del sapere perché attraverso il loro studio – serio, impegnativo, senza sconti – dobbiamo coltivare negli alunni la capacità di ascolto tra pari, la pratica del dialogo e della argomentazione rigorosa.

Non ci sono dubbi che la scuola debba tornare ad essere “severa”, ma nell’accezione etimologica originaria che rimanda a “rilevante”.

Le discipline non sono il fine ma lo strumento per rendere l’insegnamento significativo per tutti gli studenti, attraverso la cura delle modalità didattiche e relazionali, problematiche, laboratoriali, costruttive.

L’insegnamento può essere efficace se ogni studente è interessato, motivato e attivo nella costruzione della conoscenza, all’interno della dimensione sociale, nel contesto della classe. Come si vede, stiamo indicando tutta un’altra scuola rispetto a quella attuale, tradizionale, enciclopedica, trasmissiva e nozionistica. Non si può fare tutto, occorre scegliere perché l’obiettivo da raggiungere è la profondità e significatività delle conoscenze, non la quantità.

Il sapere sarà significativo per gli studenti se da un lato esso è sviluppato prima di ogni cosa in un contesto di apprendimento motivante e se è capace di dialogare con il loro mondo e con le loro esigenze, in modo da rendere ciascuno soggetto attivo nella costruzione della conoscenza; dall’altro se è un sapere a loro accessibile ed esplorabile in profondità, cioè non atomico, ma connesso a molti altri fatti, conoscenze, concetti.

Serve un grande esercizio di pensiero, con la consapevolezza che non ci sarà un’alternativa a questa scuola – a questa politica, a questa società – se non ci sarà un pensiero alternativo che la sorregga.

Sappiamo che le risposte in tempi brevi non sono nelle corde della scuola; ci vorrà tempo, ma proprio per questo siamo chiamati ad agire subito, nell’immediato, per difendere le possibilità e le potenzialità che sono presenti nella scuola.

Riprendiamo la parola. Ricominciamo a pensare.

SCUOLA MESSA KO DA AUTONOMIA E LEGGE 107

ASSEMBLEA GILDA, DI MEGLIO: “SCUOLA MESSA KO DA AUTONOMIA E LEGGE 107, SERVE INVERSIONE DI ROTTA”  

 

“L’autonomia scolastica prima e la legge 107/2015 dopo hanno inferto ferite profonde al nostro sistema scolastico: è tempo che la politica si impegni in un’analisi concreta e seria per trovare una via di uscita. Non chiediamo necessariamente un ritorno al passato, ma vogliamo che al futuro della scuola sia data una speranza di cambiamento”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in un passaggio del suo discorso all’assemblea nazionale del sindacato in corso a Salerno.

“Il fatto che dei 57mila posti disponibili per le immissioni in ruolo meno della metà siano stati coperti è la dimostrazione del malfunzionamento della macchina amministrativa di cui sono responsabili la legge 107/2015 e la riforma dell’autonomia scolastica che ha voluto smantellare l’amministrazione centrale”, ha spiegato Di Meglio.

Rivolgendosi alla platea di delegati provenienti da tutta Italia, il coordinatore nazionale della Gilda si è soffermato, poi, sul tema del reclutamento, definendolo uno dei tanti tasselli della legge 107 che fa acqua da tutte le parti. “Il sistema dei concorsi previsto dalla cosiddetta Buona Scuola, che prevede un percorso di 3 anni, è estremamente macchinoso e, dunque, destinato a fallire. A breve presenteremo una proposta di legge alla quale stiamo lavorando per semplificare la procedura”.

In merito alla questione delle norme disciplinari, il coordinatore della Gilda ha sottolineato la necessità di istituire un giudice terzo nei procedimenti a carico dei docenti per garantire anche a loro, come avviene nelle altre amministrazioni, un ufficio disciplinare indipendente. Sul fronte del bonus merito, infine, Di Meglio ha ribadito la netta contrarietà verso la presenza di genitori e alunni nel comitato di valutazione: “Si tratta di un’offesa cocente alla dignità dei docenti ai quali deve essere garantita la libertà di insegnamento”.

Ddl Concretezza

Ddl Concretezza: norme poliziesche che offendono i lavoratori del pubblico impiego
L’articolato del DdL Concretezza nasconde dietro ad alcune buone intenzioni, un impianto autoritario pericoloso, perché incentrato sul controllo dei dipendenti del pubblico impiego.
E’ vero che risolve il paradosso della stabilizzazione dei precari degli Enti di Ricerca: lo stanziamento previsto dalla legge di bilancio 2018, ottenuto dopo una dura battaglia della FLC CGIL e dei precari, era infatti bloccato dalla norma che vietava di incrementare il fondo accessorio oltre la soglia del 2016 impedendo di fatto di utilizzare le risorse stanziate. Col Ddl sarà dunque permesso ai fondi di aumentare, senza ingiuste penalizzazioni per il personale.
Tuttavia le criticità contenute nel testo, soprattutto per il mondo della Scuola, sono davvero preoccupanti.
Intanto è singolare che per varare il piano triennale della concretezza nel pubblico impiego sia necessario coordinarsi con il Ministero dell’Interno. Questo particolare, non secondario, chiarisce fin dall’inizio l’aspetto “poliziesco” del piano. E’ preoccupante l’interesse al controllo “biometrico” delle presenze anche se per il personale docente ed educativo si demanda l’attuazione ad un decreto del MIUR. Simili interferenze sono lesive dell’autonomia organizzativa delle scuole oltre che funzionali ad una propaganda politica, falsa ed ingiustificata, che si iscrive dentro l’onda lunga della denigrazione del lavoro pubblico.
Siamo doppiamente preoccupati inoltre, perché l’organizzazione del lavoro, dunque anche il “controllo”, è materia contrattuale, e in sede contrattuale deve essere trattata, non può essere definita per legge. Con questi interventi si riducono gli spazi di contrattazione delle RSU che abbiamo conquistato con tanta fatica.
Ci sono poi le solite incongruenze: che cosa significa che per il personale pagato da NoiPa si debbano utilizzare “i servizi di rilevazione delle presenze dal sistema “NoiPA” del Ministero dell’economia e delle finanze”? Materialmente come avviene la cosa? Deve esserci qualcuno che lo fa: chi? Le segreterie?

Si tratta in sostanza dell’ennesima iniziativa propagandistica che istituisce un altro inutile e costoso organismo (a carico dei contribuenti): di “concreto” in questo provvedimento c’è solo la prosecuzione della persecuzione dei lavoratori pubblici, utilizzando a questo scopo perfino le Prefetture. Si tratta, da parte della ministra Bongiorno, di un “brunettismo” di ritorno.

Cambiano le legislature e i governi, ma resta la linea consueta della polemica contro i fannulloni nelle PP.AA, da controllare finanche facendo ricorso alle impronte digitali, una costante permeata da una rappresentazione demagogica insopportabile. Ci saremmo aspettati, alle porte del rinnovo dei contratti pubblici, scelte politiche di segno diverso, con l’obiettivo di rilanciare con investimenti mirati attraverso lo strumento del Contratto, la qualità dei servizi e la qualità del lavoro nelle pubbliche amministrazioni.

ALLE PROVE DEI CONCORSI RISERVATI ANCHE GLI ABILITATI ALL’ESTERO

IL TAR LAZIO AMMETTE PER LA PRIMA VOLTA ALLE PROVE DEI CONCORSI RISERVATI DI CUI AL DDG N.85/2018 ANCHE GLI ABILITATI ALL’ESTERO E SI ADEGUA ALL’ORIENTAMENTO DELLA VI SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO

Avv.Maurizio Danza

Di grande rilevanza l’ordinanza n.5388 della III sezione Bis del TAR Lazio-Roma pubblicata oggi 14 settembre 2018, con cui ha accolto il ricorso degli abilitati all’estero patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, con cui era stata richiesta l’ammissione alle prove concorsuali indette con il DDG n.85/2018. La pronuncia appare di particolare interesse poichè riconosce il diritto degli abilitati all’estero ancorchè non inseriti nelle GAE o nella seconda fascia di istituto al 31 maggio 2017, ed in attesa di decreto di riconoscimento del MIUR, a partecipare alle prove concorsuali. In particolare il Collegio per la prima volta si è adeguato all’orientamento della sesta sezione del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5134/2018 ha già sollevato questione di legittimità costituzionale in tema alle modalità di svolgimento del concorso di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59; secondo la Sezione infatti, la questione di legittimità costituzionale della norma, applicabile in tale diverso procedimento, rileva anche nel presente giudizio divenendo dunque applicabili i principi espressi dall’ordinanza dell’Adunanza plenaria 15 ottobre 2014 n. 28 in ordine alla cosiddetta “sospensione impropria”. Il Collegio della terza bis, ha accolto l’istanza cautelare ai fini dell’ammissione con riserva dei ricorrenti alla procedura concorsuale , rinviando altresì la cognizione cautelare ad una camera di consiglio successiva all’eventuale riassunzione del giudizio, ed ha ritenuto “ nelle more” necessario tutelare la posizione delle parti ricorrenti mediante la concessione di una misura cautelare interinale, fino alla camera di consiglio successiva alla pronuncia della Corte costituzionale e, sospendere il giudizio sino alla pronuncia della Corte costituzionale.

RICORSO DEGLI ITP

ANCHE IL TAR LAZIO SI ADEGUA ALL’ORIENTAMENTO DELLA VI SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO IN MERITO AI CONCORSI DI CUI AL DDG N.85/2018 E ACCOGLIE IL RICORSO DEGLI ITP AMMETTENDOLI ALLE PROVE .

Di grande interesse l’ ordinanza n.5242 pubblicata oggi 13 settembre 2018, con cui la sezione III Bis del TAR Lazio-Roma ha accolto il ricorso degli insegnanti tecnico pratici ( c.d. ITP) patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, con cui era stata richiesta l’ammissione alle prove concorsuali indette con il DDG n.85/2018. La pronuncia appare di particolare interesse poichè riconosce il diritto degli ITP ancorchè non inseriti nelle GAE o nella seconda fascia di istituto al 31 maggio 2017, a partecipare alle prove concorsuali. In particolare il Collegio per la prima volta si è adeguato all’orientamento della sesta sezione del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5134/2018 ha già sollevato questione di legittimità costituzionale in tema alle modalità di svolgimento del concorso di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59; secondo la Sezione infatti, la questione di legittimità costituzionale della norma, applicabile in tale diverso procedimento, rileva anche nel presente giudizio divenendo dunque applicabili i principi espressi dall’ordinanza dell’Adunanza plenaria 15 ottobre 2014 n. 28 in ordine alla cosiddetta “sospensione impropria”. Il Collegio ha accolto l’istanza cautelare ai fini dell’ammissione con riserva dei ricorrenti alla procedura concorsuale , rinviando altresì la cognizione cautelare ad una camera di consiglio successiva all’eventuale riassunzione del giudizio, ed ha ritenuto “ nelle more” necessario tutelare la posizione delle parti ricorrenti mediante la concessione di una misura cautelare interinale, fino alla camera di consiglio successiva alla pronuncia della Corte costituzionale e, sospendere il giudizio sino alla pronuncia della Corte costituzionale.

RAPPORTO OCSE: TUTORAGGIO E PART-TIME PER SVECCHIARE CORPO DOCENTE

RAPPORTO OCSE, GILDA: TUTORAGGIO E PART-TIME PER SVECCHIARE CORPO DOCENTE     
Tutoraggio e part-time per rispondere all’esigenza sempre più incalzante di svecchiare il corpo docente italiano. È la proposta della Gilda degli Insegnanti per abbassare l’età media dei docenti e agevolare la salita in cattedra delle nuove leve.
“Anche nell’edizione 2018 del rapporto annuale ‘Education at a glance’, con cui l’Ocse mette a confronto i sistemi educativi dei Paesi industrializzati, gli insegnanti italiani si attestano come i più anziani, con il 58% che ha oltre 50 anni. Per invertire questo trend – spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda – negli ultimi 5 anni precedenti la cessazione dal servizio, gli insegnanti potrebbero essere impiegati in attività di tutoraggio dei colleghi più giovani. Si tratta di un’operazione che non comporterebbe alcun onere aggiuntivo per lo Stato. Inoltre, si potrebbe concedere la possibilità di cumulare metà pensione e part time a tutti i docenti che si trovano nell’arco dei cinque anni dal raggiungimento del requisito pensionistico”.
“Questa soluzione, già adottata in altri Paesi europei, – prosegue il coordinatore nazionale – consentirebbe di liberare rapidamente cattedre a tempo parziale, agevolando l’ingresso di insegnanti giovani e rendendo contemporaneamente meno gravoso il lavoro dei docenti più anziani vicini alla pensione”. 
Sul fronte delle retribuzioni, che secondo il rapporto Ocse in Italia hanno subìto un calo costante dal 2010 al 2016, Di Meglio rilancia al Governo l’appello per colmare il divario con le altre categorie di lavoratori del pubblico impiego: “Prima di intavolare discussioni su un possibile adeguamento degli stipendi dei docenti italiani ai livelli dei colleghi europei, è necessario introdurre un sistema perequativo in grado di assicurare un maggiore  equilibrio”.

LETTERA DEGLI INSEGNANTI AL PAPA

A.I.M.C. Associazione Italiana Maestri Cattolici – Sicilia

Palermo, 10 settembre 2018

Al Santo Padre Francesco

Santità,
gli insegnanti cattolici siciliani manifestano viva gratitudine per la Vostra visita alla città di
Palermo e alla Sicilia.
La nostra Associazione professionale, l’AIMC, che quest’anno celebra i suoi 73 anni di vita, si è
costituita in quest’isola raccogliendosi attorno a Carlo Carretto e Maria Badaloni, che diffusero anche
in Sicilia l’idea di una presenza organizzata di docenti e dirigenti scolastici, pronti a testimoniare,
nell’esercizio della professione scolastica, una vita ispirata ai principi del Vangelo.
Eredi e protagonisti di tale esperienza di servizio alla scuola siciliana, consapevoli della
rilevanza dei bisogni educativi nell’attuale contesto regionale, attendiamo con gioia e con fiducia la
Vostra paterna parola orientatrice.
Risuonano ancora in noi tutti le paterne parole che Vostra Santità ci ha rivolto nell’incontro che
ha voluto concedere alla nostra Associazione il 5 gennaio scorso, parole di apprezzamento e
incoraggiamento. Ci ha esortato a “rinnovare la volontà di essere e fare associazione nella memoria dei
principi ispiratori, nella lettura dei segni dei tempi e con lo sguardo aperto all’orizzonte sociale e
culturale”. “L’essere associazione – ci ha ricordato – è un valore ed è una responsabilità, che in questo
momento è affidata a voi” 1.
Ci risuona sovente il Vostro pressante invito a contrastare la cultura della violenza e del
disimpegno per costruire sentieri di impegno e di pace, il Vostro invito ad “ampliare gli orizzonti ” per
rispondere adeguatamente alle molteplici sfide che l’oggi e il domani ci pongono » .
Le siamo grati per la costante attenzione che Vostra Santità presta all’opera degli insegnanti e
ai problemi dell’educazione, specialmente nelle “periferie esistenziali”, del dialogo tra tutte le genti e
tutte le culture, dell’accoglienza e della misericordia.
Più volte abbiamo sentito il Vostro richiamo ad essere presenza viva e feconda nelle realtà ove
operiamo, in particolare nei luoghi ove è maggiore l’emergenza educativa, a saper rischiare, a
testimoniare le opere di misericordia nel quotidiano, a prestare servizio là dove “l’umanità è ferita” , a
costruire ponti e non muri, a farci carico dell’educazione integrale di ogni alunno e nel contempo a
rinnovare l’impegno per una seria ed efficace alleanza educativa tra scuola, famiglia e istituzioni del
territorio.
Ci siamo sentiti fortemente interpellati nel nostro essere persone e professionisti di scuola,
cristiani, educatori e formatori di persone e di cittadini, mettendo sempre al centro l’alunno che ha il
diritto a crescere pienamente in ambienti che favoriscano lo sviluppo delle sue potenzialità e dei talenti
che Dio gli ha affidato, per una scuola che sappia essere “inclusiva anche umanamente” e che promuova
la cultura dell’accoglienza, del dialogo, dell’incontro.
1 Udienza ai soci dell’AIMC, Roma, 5 gennaio 2017
Piazza Ponticello, 8 – 90134 Palermo – aimc.sicilia@aimc.it – http://aimcnews.blogspot.com
Riconosciamo i nostri limiti e le nostre manchevolezze e riconfermiamo a Vostra Santità la
nostra piena disponibilità ad un servizio generoso ai ragazzi che la Provvidenza ci affida, alla nostra
isola e alle comunità ove operiamo, nel segno della libertà e della democrazia, confortati e illuminati dal
dono della Fede.
Qui, in questa nostra bella terra di Sicilia, ricca di memoria e di contrasti, c’è molto da fare nel
campo dell’istruzione e della formazione per essere degni continuatori di una prestigiosa tradizione ma,
soprattutto, per superare molti limiti e costruire una società migliore, una comunità che abbia
veramente al centro la persona umana e la sua prospettiva di crescita umana, civile e religiosa.
Siamo coscienti che c’è molto da fare per estirpare varie forme di violenza ed assicurare un
futuro migliore alle giovani generazioni, sovente disorientate da falsi valori ed umiliate dalla mancanza
di un vero e adeguato lavoro; c’è molto da fare per valorizzare pienamente le numerose risorse umane,
culturali, religiose, ambientali. E ciò costituisce una pressante sfida per ciascuno di noi.
Siamo consapevoli che non sempre è facile vivere la vita associativa, comunità feconda di
maturazione umana, culturale, spirituale e professionale, al generoso e qualificato servizio della persona
e della società. Non sempre è facile garantire alle istituzioni ove operiamo, anche mediante la nostra
testimonianza, piena qualità.
Sappiamo che non ci mancano e non ci mancheranno la comprensione e l’incoraggiamento della
Santità Vostra e possiamo assicurarLe che la Vostra visita lascerà tracce benefiche ed indelebili in
tutti gli ambienti sociali della nostra Isola e, particolarmente, nella scuola.
Durante la Vostra visita saremo dovunque sarà possibile salutarLa e acclamarLa, ovunque sarà
possibile ascoltarLa.
Santità, siamo grati al Signore per averLa chiamata a guidare la Chiesa e apprezziamo la Vostra
sollecitudine, e il Vostro coraggio e il generoso ed instancabile impegno.
Santo Padre, conti su di noi. È un piccolo contributo, ma siamo dalla Vostra parte, con sempre
filiale affetto.
Voglia benedirci.

Marina Ciurcina
Presidente dell’AIMC della Sicilia

Sottoscritto il CCNL 2016-2018 del Comparto istruzione e ricerca

Lo Snals-Confsal ha sottoscritto il CCNL 2016-2018 del Comparto istruzione e ricerca.

 

Il Consiglio nazionale dello Snals, nel corso di un ampio dibattito che ha visto la presenza anche di tutti i responsabili territoriali provinciali e regionali

  • pur  confermando  la posizione fortemente critica sul testo del contratto che ritiene lesivo di diritti, carente nella parte normativa e insoddisfacente nella parte economica;

  • denunciando  le opinabili interpretazioni normative che hanno determinato la pesante compressione delle prerogative sindacali attraverso l’esclusione dai tavoli relativi a tematiche complesse e delicate, tra le quali sanzioni disciplinari, mobilità, ordinamenti professionali e tutte le materie di contrattazioni integrativa, confronto ed informativa, impedendo, di fatto, allo Snals l’esercizio della rappresentatività;

  • ritenendo indispensabile e doveroso assicurare la tutela dei propri  iscritti, delle RSU,  e dei lavoratori tutti in un momento particolarmente difficile delle relazioni sindacali;

ha deliberato la sottoscrizione del contratto con firma di adesione critica accompagnata da una dura nota a verbale.

La sottoscrizione è stata condivisa dalla Confederazione generale Confsal.

Il Segretario Generale
Elvira Serafini


INVALSi: positivo il rinvio di un anno delle prove come requisito d’accesso agli esami di Stato

INVALSi: positivo il rinvio di un anno delle prove come requisito d’accesso agli esami di Stato. Ora attendiamo che si riapra una riflessione sulla valutazione e sulle sue finalità

In pochi giorni l’INVALSI ha pubblicato non solo le tempistiche delle prossime somministrazioni, ma anche i quadri di riferimento che, nel caso degli esami di stato, costituiscono requisito di ammissione all’esame e allo stesso tempo integrano il quadro delle competenze in uscita. Apprendiamo che i relatori della I e V Commissione della Camera hanno presentato un emendamento al Milleproroghe che rinvia di un anno l’obbligo della prova INVALSI per l’esame di stato del secondo ciclo.

Consideriamo positivo questo slittamento, ma riteniamo

debba essere finalizzato alla ormai improrogabile apertura di una riflessione pubblica sulle modalità e sulle finalità dei processi di valutazione. 

 
I processi valutativi non possono in alcun modo espropriare le scuole delle loro funzioni fondamentali e tantomeno essere utilizzati per costruire classifiche, ma piuttosto

devono produrre dati utili a fare scelte politiche che devono competere al Ministero. Ci attendevamo infatti, e ci attendiamo, un intervento del MIUR, che non può lasciare correre questa importante questione come se fosse una semplice faccenda burocratica.


Del resto il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, in un suo recente parere, aveva chiesto un generale ripensamento del sistema valutativo e delle prove stabilite dall’Istituto nazionale per la valutazione.

E’ necessario riaprire un confronto su questo modello, tenendo conto dei processi di insegnamento e di apprendimento di cui la valutazione è parte integrante e di cui unici protagonisti sono docenti e allievi con i quali, per l’ennesima volta, non si è cercato alcun dialogo.

Ritiro della circolare sui vaccini

Richiesta congiunta ANP e SIP del ritiro della circolare sui vaccini

Il Presidente dell’ANP (associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola) Antonello Giannelli, ed il presidente della SIP (società italiana di pediatria) Alberto Villani, dichiarano il loro apprezzamento per la sensibilità dimostrata dal Parlamento nei confronti delle richieste presentate ieri, 4 settembre, nel corso dell’audizione nell’ambito dell’esame del ddl C. 1117 Governo.

L’emendamento Baldino-Bompane, infatti, che sopprime all’articolo 6 del decreto milleproroghe il comma 3-octie, recepisce le richieste più volte reiterate da ANP e SIP.

“Siamo soddisfatti per la soppressione del comma 3-octie dell’articolo 6” dice Giannelli. “A questo punto, per evitare che si generino ulteriori equivoci, riteniamo che sarebbe opportuno il ritiro della circolare a firma congiunta dei ministri della salute e dell’istruzione, che prevede l’uso dell’autocertificazione per le vaccinazioni obbligatorie”.

“Condivido la soddisfazione per l’emendamento presentato dopo la nostra audizione” precisa Alberto Villani “ma, come più volte ripetuto, i certificati medici e sanitari non possono essere sostituiti da altro documento, quindi il ritiro della circolare metterebbe fine alla confusione generata in queste settimane.”

Pertanto, considerando l’inammissibilità dell’autocertificazione, la confusione generata dalla circolare che si pone in contrasto con la normativa vigente e con l’emendamento Baldino-Bompane, l’ANP e la SIP, esprimendo il loro apprezzamento per la sensibilità dimostrata dal Parlamento, chiedono al ministro Bussetti ed alla ministro Grillo il ritiro della circolare.

CONCORSO RISERVATO

CONCORSO RISERVATO, SALVE LE IMMISSIONI IN RUOLO DI AGOSTO 

“I docenti che hanno vinto il concorso riservato agli abilitati e sono stati immessi in ruolo entro il 31 agosto scorso possono stare tranquilli: se saranno accolti i ricorsi che chiedono la cancellazione della norma che preclude l’accesso al concorso ai non abilitati, non ci saranno effetti sulle immissioni in ruolo già disposte”. Così la Gilda degli Insegnanti chiarisce la situazione di incertezza che si è venuta a creare in questi giorni dopo i dubbi  sollevati dal Consiglio di Stato sulla legittimità del concorso riservato ai non abilitati.

 

La questione riguarda le disposizioni contenute nel decreto direttoriale 85/2018, che consente l’accesso al relativo concorso solo ai candidati muniti di abilitazione escludendo anche i dottori di ricerca. Tale esclusione, secondo il Consiglio di Stato, potrebbe essere incostituzionale. E per questo motivo i giudici amministrativi hanno chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi.

Resta il fatto, però, che le sentenze della Corte costituzionale non si applicano ai rapporti già esauriti. E tra questi rientrano gli effetti di provvedimenti amministrativi definitivi come, per esempio, la graduatoria di merito di un concorso e gli atti di individuazione degli aventi titolo all’immissione in ruolo ai quali sia stata data attuazione.

La Consulta potrebbe decidere di accogliere il ricorso, dichiarando infondata la questione di legittimità costituzionale posta dal Consiglio di Stato, oppure accoglierlo. In quest’ultimo caso, si prospetterebbero due scenari: la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionali le norme del decreto nella parte in cui non consentono l’accesso solo ai concorsi ai dottori di ricerca (nel qual caso gli effetti riguarderebbero solo ed esclusivamente i dottori di ricerca); oppure potrebbe accoglierlo dichiarando incostituzionali le norme del decreto nella parte in cui non consente l’accesso ai non abilitati.

In caso di accoglimento, la Corte costituzionale emetterebbe una sentenza additiva: una pronuncia che, fatte salve le immissioni in ruolo già effettuate, determinerebbe l’obbligo, per il ministero dell’Istruzione, di indire un ulteriore concorso consentendo l’accesso anche ai dottori di ricerca o a tutti i non abilitati.

APPELLO AL MINISTRO

APPELLO AL MINISTRO MARCO BUSSETTI

dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

Signor Ministro, conservi la tesina all’Esame di Stato!

Non per niente, signor Ministro, nella precedente Legislatura vi era chi la voleva riporre nel cassetto dei vecchiumi, o nel migliore dei casi nel solaio delle “buone cose di pessimo gusto” di gozzaniana memoria. Ben si capisce: non è un prodotto facilmente “misurabile”  come, poniamo, una di quelle verifiche “a risposta multipla”  che tanto piacciono a docimologi e didattisti. Neppure è operazione semplice appiccicarle sopra una di quelle “griglie di valutazione” che noi insegnanti abbiamo comunque imparato come utilizzare (ma forse dovremmo dire come difendercene), cioè assegnando mentalmente il voto e successivamente scomponendolo secondo le numerose e minuziose voci. Non rientra, insomma, nei canoni valutativi delle scuole pedagogiche d’oltre oceano, che la scuola italica ha chissà perché preso a modello.

Inoltre, la tesina è opera di un singolo studente, specchio delle sue inclinazioni, figlia dei suoi  amori. Comprensibilmente quest’aura di individualismo poteva spiacere a chi – proveniente da esperienze comunitarie – ha piuttosto a cuore il pensiero condiviso. Ma Lei, che non sembra venire da questa cultura, consideri che l’elaborazione della tesina è, tra tutto ciò che lo studente fa nel quinquennio, l’esperienza scolastica che più sente sua, di cui maggiormente è protagonista: più di una lezione seguita con interesse,  più di un’interrogazione ben sostenuta. Certo non bisogna lasciarlo solo in questa impresa, e creda che in tutti questi anni noi insegnanti ci siamo sufficientemente specializzati nel proporre (non imporre) contenuti, nell’illustrare come si selezionano e si citano le fonti, ascoltare pazienti, spiegare come rimanere in carreggiata, correggere in itinere errori frutto di sviste e di incauti entusiasmi: la tesina è un cammino individuale che si fa insieme.

Consideri infine che essa servirà come modello per i successivi lavori dello stesso tipo, ma più ponderosi e impegnativi. La tesi di laurea per esempio, ma non solo: ogni elaborato di un certo impegno e spessore: come si imposta, come si fanno gli indici, come le citazioni a piè di pagina … umili cose se vogliamo, ma che se nessuno le insegna, non è facile trovare per strada.

E non dia ascolto, Ministro, a quanti asseriscono che le tesine sono tutte scopiazzate. Noi insegnanti abbiamo imparato anche questo: basta digitare sul motore di ricerca il passaggio che non ci convince, ed ecco che il delitto, se c’è stato, viene alla luce.

Insomma Ministro Bussetti, ci rassicuri: non anneghi nella palude dei test a risposta chiusa uno dei non molti piaceri intellettuali che la scuola riserva ai ragazzi. Gli studenti italiani (Lei che è insegnante lo sa bene) non sono pecore da portare al pascolo. Neppure al grigio pascolo  dei protocolli e delle certificazioni.

Il responsabile della Comunicazione di AESPI

Prof. Alfonso Indelicato

NOMINE IN RUOLO: “VACANTI MOLTI DEI 57MILA POSTI ANNUNCIATI”

NOMINE IN RUOLO, GILDA: “VACANTI MOLTI DEI 57MILA POSTI ANNUNCIATI” 

“Speravamo di sbagliarci e invece risulta ampiamente fondato l’allarme sulle nomine in ruolo che abbiamo lanciato all’inizio di agosto. Molti docenti che, legittimamente, pensavano di aver guadagnato il ruolo, resteranno parcheggiati ancora un anno come supplenti”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta i ritardi e la confusione che stanno caratterizzando le operazioni di immissione in ruolo in tutta Italia.

“La mancata approvazione delle graduatorie nei termini stabiliti, cioè entro oggi, – dichiara Di Meglio – lascerà scoperte numerose cattedre e non consentirà, quindi, di mantenere fede all’impegno assunto dal Governo di assumere a tempo indeterminato oltre 57mila docenti. Inoltre la fretta ha fatto sì che molte graduatorie venissero approvate in via provvisoria e con molti errori, il più frequente dei quali l’assegnazione di punteggi inferiori rispetto a quelli maturati dai candidati. Risultato: è tutto da rifare”.

Non mancano casi di graduatorie pubblicate in notturna come, per esempio, a Napoli, dove questa notte è stata pubblicata la graduatoria per il Fit per il sostegno alle scuole secondarie di primo grado con convocazione per le nomine questa mattina alle 10.30 ad Avellino. A Bologna la situazione non è migliore: stanotte convocazione per la classe di concorso AJ56 (pianoforte, ndr) per le 9 di questa mattina. In Lombardia il sistema telematico è andato in tilt: ha operato fino alla scelta degli ambiti e poi si è arrestato, costringendo a procedere senza supporto informatico e all’ultimo minuto per la scelta delle scuole. Addirittura in alcune province si sta procedendo ancora con le assegnazioni provvisorie e gli utilizzi.

“Il personale negli uffici scolastici territoriali sta lavorando a ritmi serrati, ma gli organici sono ridotti all’osso. La macchina amministrativa – conclude Di Meglio – dimostra ancora una volta di non essere in grado di gestire questa enorme mole di lavoro e come ogni anno a farne le spese sono insegnanti e studenti”.

NOTERELLE IN MARGINE ALLA PROSSIMA RIFORMA

NOTERELLE IN MARGINE ALLA PROSSIMA RIFORMA

Comunicato dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

Ed ecco che anche il presente Ministro – il simpatico e garbato Marco Bussetti – non rinuncia all’idea di passare alla storia patria e dichiara: “presenteremo anche noi la nostra riforma”. Ed ecco che noi semplici insegnanti dovremo semplicemente subirla, poiché nessuno ci chiederà un parere. Quest’ultimo lo fornirà, a suo tempo, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, e sarà un paludato parere, pieno di caute distinzioni, di ellissi, reticenze ed eufemismi. Del resto pochi sanno bene questo consesso chi lo componga, quando si riunisca e cosa faccia. Forse, neppure esiste. Lo forniranno di certo i sindacati, e sarà un parere inteso a rafforzare il loro già tracimante potere (per quanto eroso dalla disaffezione degli iscritti) diramato attraverso i gangli delle RSU, i rituali delle delegazioni, le code dei patronati, gli arcani delle segreterie: niente che abbia neppure lontanamente a che fare con il quotidiano, maledetto e bellissimo lavoro dello stare in classe. Un parere lo daranno anche i partiti: quelli della sinistra riprenderanno la stucchevole litania della laicità e dei fondi alle parificate, quelli della destra non sapranno cosa riprendere non essendosi mai seriamente occupati di scuola, e scopiazzeranno (al solito) qualche passo del programma del PD.

Rimarrebbero le Associazioni: hanno il know how, ma sono tradizionalmente poco loquaci. Ci permettiamo quindi noi di AESPI (che in verità abbiamo sempre parlato) di dire la nostra, per notulas, in modo sintetico, anzi più laconico di Leonida alle Termopili.

Ogni riforma scolastica dovrà mettere in primo piano la condizione professionale degli insegnanti. Ecco perché tutte le riforme posteriori a quella di Giovanni Gentile hanno fallito: perché si occupavano d’altro, di almanaccare l’architettura dei cicli e dei percorsi, di privatizzare l’istituzione, di introdurre metodologie didattiche fallimentari.

L’insegnante deve preparare con cura le sue lezioni, entrare in classe e svolgerle in un contesto di rispetto, attenzione, interesse per la cultura e per le persone. Questo e solo questo è la scuola: tutto il resto è contorno, e deve esistere solo in funzione della fase precedente.

La scuola non è un’azienda, ma una comunità umana con una configurazione gerarchica sui generis intesa allo sviluppo e alla diffusione della cultura e alla promozione dell’uomo. Ogni sua riduzione alla struttura aziendale la snatura.

Poiché la situazione disciplinare della scuola è drammatica, è necessaria una revisione dello “Statuto delle studentesse e degli studenti” nella  direzione di una gestione ordinata e proficua della lezione.

Il massiccio afflusso nelle classi di studenti di lingua e cultura diversa dalla nostra non costituisce di per sé “una risorsa” come proclama certo facile buonismo, ma produce problematiche in ordine all’effettivo svolgimento dei programmi e alla qualità del lavoro in classe, con abbassamento generalizzato dei livelli. È dunque necessario dilatare, per i giovani nuovi italiani, i tempi dello studio della nostra lingua a loro dedicati, con intervento di personale specializzato o quanto meno fortemente motivato.

È opportuno verificare che i Piani Individualizzati per le varie disabilità vengano posti in essere per accertati motivi. Oggi talvolta lo sono, talvolta no.

E infine:

Prima Regola Aurea: più aumentano gli oneri burocratici, più il bravo insegnante si demoralizza e perde ogni motivazione a svolgere la sua professione, diventa un travet.

Seconda Regola Aurea: se le prerogative del Dirigente si dilatano, in misura proporzionale si  contraggono quelle del docente. Ne deriva che, poiché le prerogative del Dirigente sono oggi massimamente estese, quelle del docente sono minime, con nocumento di quanto alla prima noterella, la più importante di tutte.

Ora valuti Lei, signor Ministro …

Alfonso Indelicato

Responsabile della Comunicazione dell’AESPI

Avvio anno scolastico

Avvio anno scolastico: i sindacati incontrano il Ministro Bussetti

Si è svolto mercoledì 29 agosto il primo incontro con il Ministro Bussetti sulle problematiche legate all’avvio dell’anno scolastico e alla prossima legge di stabilità.
Tanti i temi sul tavolo che il segretario generale, Francesco Sinopoli, ha evidenziato nel suo intervento consegnando inoltre al Ministro un dossier su quelle che la nostra organizzazione ritiene le urgenze del sistema scolastico nazionale. Fra queste sicuramente ci sono il reclutamento e le stabilizzazioni, gli organici di docenti, ATA e dirigenti scolastici, la messa in sicurezza degli edifici e un piano di edilizia che consenta un radicale ripensamento degli spazi per la didattica, la cancellazione delle norme che nel tempo hanno limitato l’autonomia scolastica come l’obbligo di ore di alternanza scuola-lavoro previsto dalla legge 107/15. Altro nodo fondamentale per la FLC CGIL sarà quello del prossimo rinnovo contrattuale e delle risorse che, in legge di bilancio, verranno destinate al Comparto “Istruzione e Ricerca”.

Nella sua breve replica il Ministro, pur dimostrando una disponibilità all’ascolto e alla collaborazione con le organizzazioni sindacali, non ha assunto nessun impegno preciso circa le richieste fatte.

Sono ancora tanti i temi su cui è urgente il confronto e sulla base delle risposte che riceveremo nei prossimi giorni e in particolare appena si avvierà la discussione sulla prossima legge di bilancio, misureremo le reali intenzioni di questo governo e l’effettiva discontinuità rispetto alle precedenti politiche.
Il nostro impegno, da subito, è quello di ottenere la calendarizzazione di appositi tavoli su tutti i nodi tematici che abbiamo rappresentato.