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Intervento legislativo in materia di sicurezza nelle scuole

Intervento legislativo in materia di sicurezza nelle scuole

L’ANP apprende che è allo studio del Governo una proposta emendativa al decreto “Milleproroghe” che consentirebbe, finalmente, di esonerare i dirigenti scolastici dalle responsabilità connesse agli interventi strutturali e manutentivi sugli edifici scolastici.
Spetterebbe, inoltre, esclusivamente all’ente locale effettuare i controlli sugli impianti e sui locali tecnici.
L’ANP ribadisce le proprie consolidate posizioni in materia di sicurezza: le nostre reiterate richieste al Governo sono state oggetto di specifici interventi e di pubbliche dichiarazioni, in ultimo durante il Seminario “La scuola Si-cura” svoltosi a Perugia lo scorso 17 gennaio.
Seguiremo con attenzione l’iter dell’emendamento, riservandoci ogni valutazione di merito nel momento in cui sarà reso noto il testo ufficiale, e ne daremo tempestiva informazione ai nostri iscritti.

Con la ministra incontro interlocutorio

FLC CGIL- CISL FSUR -UIL SCUOLA RUA – SNALS Confsal – GILDA UNAMS

Con la ministra incontro interlocutorio, pronti a rilanciare la mobilitazione se non si attuano subito le intese

Roma, 22 gennaio 2020 – Si è svolto questa mattina al Ministero di viale Trastevere il primo incontro tra la neo ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, e i sindacati rappresentativi del comparto.

Si è trattato sostanzialmente di una prima presa di formale contatto, nel corso della quale le organizzazioni sindacali hanno comunque sollecitato la nuova titolare di viale Trastevere a riavviare con la massima urgenza il percorso di attuazione degli impegni concordati in sede di conciliazione fra sindacati e MIUR il 19 e 20 dicembre scorso.

Al riguardo la ministra Azzolina ha assicurato che a breve saranno avviati i tavoli tecnici e politici, pur facendo presente la necessità di una verifica politica con le forze di maggioranza su alcune delle questioni sul tappeto, in particolare per quanto riguarda le soluzioni da adottare a regime su reclutamento e abilitazioni.

Le organizzazioni sindacali attendono, dunque, a strettissimo giro la convocazione dei tavoli di confronto previsti dai verbali di conciliazione.

Se non ci saranno risposte sul merito delle questioni poste riprenderemo le iniziative di mobilitazione in precedenza sospese.

Accoglimento ricorso appello Consiglio di Stato abilitati in Romania

ABILITAZIONE IN ROMANIA. IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO DEGLI ABILITATI IN ROMANIA RITENENDO ACQUISITE LE COMPETENZE PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI INSEGNANTE: SOSPESA LA SENTENZA DI RIGETTO DEL TAR LAZIO SEZ.III BIS N 11774/2019

Di particolare importanza la ordinanza n.92/2020 di accoglimento della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, a seguito dell’appello patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, a favore degli abilitati in Romaniache ha sospeso la sentenza breve di rigetto n.11774/2019 emanata dal Tar Lazio Sez. III Bis a favore di quasi 500 abilitati all’insegnamento in Romania.

In particolare il ricorso era stato presentato per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ad oggetto l’ Annullamento, previa sospensione dell’efficacia , dell’ avviso MIUR n. 5636/2019 del 2 aprile 2019 ; del rigetto delle istanze dei ricorrenti finalizzate al riconoscimento della abilitazione conseguita in Romania nella parte in cui il MIUR assumeva che i titoli denominati “…Nivel I e Nivel II” conseguiti dai cittadini italiani in Romania non soddisfacevano i requisiti giuridici per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2005/36/CE e successive modifiche ;

Con tale ricorso la difesa aveva impugnato altresì i decreti individuali di rigetto comunicati ai ricorrenti a mezzo email, conseguenza diretta dell’avviso n.5636 del 2 aprile 2019 nella parte in cui lo richiamano espressamente e i decreti di depennamento e di avvio del procedimento di esclusione dei ricorrenti dalle procedure concorsuali riservate di cui al D.D.G. n.85/2018, disposti dagli Uffici Scolastici Regionali sulla base dell’avviso n 5636 del 2 aprile 2019.

Contrariamente a quanto disposto dal TAR Lazio con la sentenza impugnata per evidente illegittimità e difetto di istruttoria, il Collegio della Sez.VI del Consiglio di Stato con ordinanza n.92 del 17 gennaio 2020 ha accolto il ricorso dell’Avv. Maurizio Danza sospendendo la sentenza del TAR Lazio sez. III BIS, ravvisando in concreto la sussistenza di apprezzabili esigenze cautelari volte all’accoglimento della istanza di sospensione a tutela dei ricorrenti.

Il Consiglio di Stato in particolare ha motivato l’accoglimento sostenendo che considerato che, all’esito di una delibazione tipica della fase cautelare ed in coerenza ai precedenti da ultimo resi dalla sezione (cfr. in specie ord.za n. 6423 del 2019), sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare ;  che, secondo quanto già evidenziato dalla sezione in tali precedenti, alla luce della documentazione in atti, gli istanti sembrerebbero – ad una prima deliberazione e nelle more del necessario approfondimento di merito – avere conseguito le certificazioni delle competenze per l’esercizio della professione di insegnante abilitato all’insegnamento in Romania (in particolare il diploma conseguito in Romania che consente di insegnare previo possesso di un titolo di laurea che può essere, naturalmente, secondo i principi del diritto comunitario, conseguito anche in altri Paesi UE);

Ha infine stabilito che le spese dei due gradi del giudizio cautelare vanno compensate.

LA SCUOLA CLASSISTA DI VIA TRIONFALE RISPECCHIA QUELLA ITALIANA

RETE STUDENTI ‘ LA SCUOLA CLASSISTA DI VIA TRIONFALE RISPECCHIA QUELLA ITALIANA

L’Istituto Comprensivo di Via Trionfale ha purtroppo scelto una retorica classista per presentarsi, con “i figli dell’alta borghesia” da una parte e “alunni di estrazione sociale medio-bassa” e “il maggior numero di alunni di cittadinanza non italiana” dall’altra.

Federico Allegretti, coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, dichiara: “La scuola italiana è tutta classista: invece di ridurre le disuguaglianze le cristallizza. Invece di offrire le stesse possibilità di realizzazione personale a tutti, a prescindere dalle loro condizioni di partenza, lascia a se stessi gli studenti, col risultato che i più deboli, inevitabilmente, soccombono.”

Conclude Allegretti: “La scuola dovrebbe essere il motore di cambiamento della società, il più forte strumento di inclusione: è giunto il momento di ribadire che vogliamo una scuola per tutti e di tutti, veramente, invece di ripetere parole vuote come “meritocrazia”.”

Nessuno deve essere lasciato indietro!

La scuola italiana è classista: perché le polemiche distorte non la rendono migliore

USB Scuola: La scuola italiana è classista: perché le polemiche distorte non la rendono migliore

Ieri sui quotidiani è scoppiata l’ennesima polemica sul classismo della scuola italiana. Sul sito dell’Istituto Comprensivo di Via Trionfale a Roma nella presentazione dell’istituto compare una dettagliata definizione e distinzione dell’estrazione sociale degli studenti che lo frequentano, un’estrazione sociale molto differente a seconda dei plessi che lo compongono.

La polemica è però, a nostro avviso, ancora una volta distorta (non è la prima, risalgono a un anno fa quelle sulle presentazioni di alcuni licei romani), volutamente disinformata, finisce per creare ulteriore disinformazione e, soprattutto, non centra l’obiettivo.

Partiamo dai dati di fatto: ogni scuola deve riportare nel Rapporto di Autovalutazione (RAV), redatto periodicamente, presupposto del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), la carta di identità della scuola nell’idea del MIUR, la tipologia di “utenza” che la frequenta. Deve dunque indicarne, tra le altre cose, l’estrazione sociale, ricavata ogni anno, dal questionario introduttivo ai test INVALSI, che traccia con precisione le caratteristiche delle famiglie di origine, con un’intrusività e un pregiudizio, a nostro avviso, assai grave. L’istituto in questione ci dice, con un linguaggio sociologicamente estremamente discutibile, questo sì, che nei suoi tre plessi, situati in quartieri tra loro molto diversi, sono presenti studenti molto diversi per estrazione sociale. Il punto è che non scrive affatto di scegliersi gli studenti, come sostenuto da alcuni famosi quotidiani e ripreso in modo incauto dalla rete.

Il dato di fatto, in realtà, è che l’utenza di qualsiasi scuola del primo ciclo (infanzia, elementari e medie) rispecchia la struttura sociale della zona in cui si trova. Il classismo è nella società, la scuola semplicemente lo rispecchia: sta nella suddivisione tra quartieri per ricchi e quartieri per poveri, tra centri e periferie, tra quartieri ghetto e quartieri riservati alle classi dirigenti. Sta nella conformazione stessa delle nostre città, sempre più gentrificate, che espellono le classi lavoratrici ai margini, quando non direttamente in hinterland spesso molto degradati.

Attenzione, con questo non vogliamo dire che la scuola italiana non sia classista: lo è e lo è sempre stata. Nasce classista nell’idea di Gentile del 1923 e tale rimane fino a quando i movimenti e le lotte degli anni ’60 e ’70 non provano a trasformarla. Quelle lotte, unite e in parte spinte dalla scolarizzazione di massa degli anni del boom economico, la resero all’epoca più democratica, più aperta; ne fecero quell’ascensore sociale che è in parte stata, nei 30 anni della piena occupazione. Gli interventi sperimentali, mai divenuti, se non proprio nella scuola primaria, una riforma organica, hanno creato esperienze di eccellenza e di reale apertura della cultura e dei saperi a quelle classi lavoratrici che tradizionalmente ne erano escluse. Ma allora come oggi i licei del centro sono sempre stati migliori di quelli delle periferie: i figli delle classi dirigenti sono sempre andati per lo più al Liceo Classico e al Liceo Scientifico, i figli dei lavoratori andavano e vanno ai professionali, tutt’al più ai tecnici; oggi, se sono particolarmente “bravi a scuola” frequentano i cosiddetti licei deboli (scienze applicate o scienze umane, per dire) o licei di periferia, che hanno mediamente meno fondi e un corpo docente meno stabile e meno strutturato, perché sì, in Italia i docenti preferiscono insegnare in scuole che presentano meno contraddizioni che in quelle di frontiera. Probabilmente non fa onore al corpo docente, ma va di pari passo con la svalutazione della professione, con i tagli ai fondi per la scuola pubblica, con l’abbandono in cui versano gli edifici e le strutture.

La crisi economica e le scelte neoliberiste dei governi e del MIUR, scelte in linea con le richieste dell’Unione Europea, che da decenni spinge con violenza per un avvicinamento tra scuola e mercato, tra scuola e aziende, hanno ridotto di molto la capacità della scuola statale di essere un ascensore sociale, l’hanno indebolita e hanno consapevolmente intrapreso di nuovo la strada del classismo, delle scuole di serie A e di serie B. In questo senso vanno le riforme susseguitesi negli ultimi vent’anni, dalla Berlinguer del 1999 in poi, fino alla 107 del 2015 e alla conseguente riforma dei professionali: l’istruzione tecnica e professionale sono state indebolite, i licei hanno ricominciato a fare selezione di classe (se mai avevano smesso), la dimensione laboratoriale è stata distrutta, i saperi tagliati nelle scuole dove ve ne sarebbe più bisogno, è stata introdotta l’Alternanza Scuola Lavoro obbligatoria, i rapporti interni tra docenti sono stati gerarchizzati e aziendalizzati, per parlare solo degli elementi di trasformazione più eclatanti e devianti. Dunque sì, nelle scuole superiori, la politica della scuola fa la differenza. Le scuole superiori oggi non solo dividono gli studenti sulla base della loro estrazione sociale, ma in gran parte ghettizzano i più fragili per origine sociale, per vissuto, per condizione famigliare, per problematiche di salute e apprendimento in scuole dove volutamente la dimensione culturale, dei saperi e del pensiero è ridotta e indebolita.

Questa è indubbiamente una scuola di classe. Anche perché a fronte delle classifiche tanto di moda tra scuole migliori e peggiori (Eduscopio, della Fondazione Agnelli, che possiamo senza timore definire un organo di Confindustria, vero e proprio motore culturale e pedagogico di questa trasformazione devastante), dei test Invalsi e dei RAV in cui le scuole fanno presenti punti di forza e debolezza, non corrisponde affatto l’aumento di fondi, la strutturazione di piani di intervento seri nelle situazioni più difficili, la valorizzazione del lavoro dei docenti (tra i meno pagati e considerati d’Europa). Le constatazioni restano lì, al massimo permettono alla scuola di ricevere alcuni fondi per le aree a rischio, il cui impiego non è mai peraltro seriamente verificato ed è lasciato alla professionalità e buona volontà di dirigenti e collegi docenti.

In una situazione di questo tipo, per quanto la si sia tratteggiata per sommi capi, il problema non è il concetto di bacino d’utenza, ovvero il fatto che la scuola debba essere aperta in primis ai bambini e ai ragazzi che abitano nei pressi della scuola stessa, ma il fatto che questo rispecchi la strutturazione sociale dei quartieri, oggi violentemente divisi in classi, ben più di un tempo e che il Ministero e i governi non solo non investano, ma nemmeno pensino o progettino di ragionare su come rendere meno devastanti gli effetti di questa feroce divisione in classi. Il bacino d’utenza è un concetto di per sé democratico, se ogni quartiere potesse avere un numero sufficiente di scuole, la cui qualità fosse omogenea e garantita. Non è un caso che il MIUR lo abbia indebolito, istituendo il mercato delle scuole e chiamandolo “orientamento” e dando vita al marketing con cui le scuole attirano studenti mentre le accorpava in istituti di 800 – 1500 studenti, al solo scopo di risparmiare su un diritto dovere essenziale come quello all’istruzione. Che questo Stato non risponda più né ritenga di dover rispondere al dettato costituzionale, per cui la scuola deve mitigare, se non annullare, le differenze, non cristallizzarle o peggio accentuarle, è il vero problema.

Il problema è il disinteresse voluto e strategico per quelle scuole che lavorano nei contesti più difficili, l’avallare una politica urbana, sociale, scolastica che indebolisce chi è già debole, segrega chi è già ai margini. In una società improntata al classismo, al neoliberismo, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la scuola non può che essere classista, questo sì, è vero!

Contro la scuola di classe, per una scuola inclusiva

Contro la scuola di classe, per una scuola inclusiva

Il periodo delle iscrizioni dovrebbe essere un momento di riflessione pedagogica finalizzato alla crescita umana di ogni alunna e di ogni alunno, non la caccia spudorata al miglior prodotto sul mercato.

L’episodio della scuola romana che fornisce sul suo sito, nella sezione dedicata alla presentazione dell’Istituto, elementi di dettaglio sulle caratteristiche economico-sociali della platea scolastica è l’esempio lampante di ciò a cui può portare la cattiva gestione dei dati al fine di trasformare l’orientamento scolastico in una ricerca di affermazione sul mercato dell’istruzione, conseguenza di una deleteria cultura liberista.

In particolare riteniamo che il sistema di Scuole in Chiaro, dove compaiono anche i dati delle prove Invalsi ed il RAV, non sia un aiuto per le famiglie, ma la forma più perversa e deleteria di benchmarking.

Le scuole, tutte le scuole, devono essere luoghi di inclusione sociale, culturale e pedagogica.

Per questo chiediamo alla ministra Lucia Azzolina di aggiungere un punto al suo decalogo sulle priorità da affrontare da subito: la gestione del Sistema Nazionale di Valutazione.

La FLC CGIL continua ad esprimere in ogni sede la sua contrarietà alle graduatorie di scuole ed all’uso distorto dei dati delle prove Invalsi e del RAV, strumenti di autodiagnosi, non di mercato.

La Ministra apra subito un confronto con le parti sindacali, a partire dalla gestione e dagli indirizzi del MIUR, e, nel merito, apra un confronto anche sul Sistema Nazionale di Valutazione, sulle sue finalità e sulle sue modalità di attuazione: attualmente è un Sistema alla deriva, che deve essere ripensato per offrire indicazioni di investimento per il miglioramento, non giudizi parziali che servono soltanto a segnare ulteriori diseguaglianze.

Da parte nostra abbiamo già aperto un dibattito al nostro interno che stiamo per portare in tutte le scuole del Paese, perché il tema della valutazione del sistema scolastico sia frutto di una cultura del progresso e non dell’esclusione.

L’AUTONOMIA SCOLASTICA NON È LICENZA DI DISCRIMINAZIONE

L’AUTONOMIA SCOLASTICA NON È LICENZA DI DISCRIMINAZIONE 

“La scuola pubblica statale non è un’azienda che fornisce un servizio con l’obiettivo di soddisfare le richieste dell’utenza per conquistare il posto migliore nel mercato. La scuola pubblica statale è un’istituzione della Repubblica la cui legge fondamentale è la Costituzione italiana. L’autonomia scolastica deve, dunque, realizzarsi nell’ambito del dettato costituzionale e non può in alcun modo trasformarsi in una licenza di sparare parole così discriminatorie come quelle utilizzate dall’Ic ‘via Trionfale’ di Roma per presentare nel sito internet i suoi plessi scolastici”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, interviene in merito alla vicenda della scuola romana finita nell’occhio del ciclone.
“Gli articoli 3 e 34 della nostra carta costituzionale – afferma Di Meglio – garantiscono il principio di uguaglianza tra i cittadini senza alcuna distinzione di censo e il libero accesso alla scuola da parte di tutta la popolazione. Si tratta di principi alla base della nostra organizzazione sociale e civile che chi ha la responsabilità di dirigere un istituto scolastico ha il dovere di conoscere e applicare. La scuola pubblica statale – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – deve essere luogo dove vengono trasmessi i valori costituzionali, incluso quello dell’eguaglianza dei cittadini”. 

Scuola Roma – Alta Borghesia

Scuola  Roma – Alta Borghesia =on. Nicola Fratoianni (Leu):Bene reazione del governo. Non è il primo caso, ora interrogazione parlamentare, dal Miur ora atto di indirizzo ai dirigenti scolastici affinchè non si ripeta mai più.
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“Giusta ed immediata la reazione del governo per quanto pubblicato sul sito web dell’Istituto Comprensivo di Via Trionfale a Roma. Quanto accaduto con la esplicazione della suddivisione per censo dei vari plessi è una palese violazione delle norme della nostra Costituzione.”
Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu sulla vicenda della scuola romana al centro delle polemiche delle ultime ore.
“Comunque presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo,  – conclude il parlamentare di Leu della commissione cultura e scuola di Montecitorio – perchè non è il primo episodio che accade, e pensiamo che sia necessario che dal Miur giungano ai dirigenti scolastici e alle scuole di tutta Italia degli indirizzi chiari e netti affinchè episodi di questo genere, così inaccettabili non si ripetano mai più”
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Lo rende noto l’ufficio stampa di SI-Leu

INACCETTABILE DISCRIMINAZIONE PER CENSO

SCUOLA, M5S: INACCETTABILE DISCRIMINAZIONE PER CENSO, NECESSARI PROVVEDIMENTI

Roma, 15 gen. – “Suscita stupore e indignazione la propaganda che una scuola romana fa dei propri plessi sul sito web fondata sul rango socio-economico degli alunni. Si tratta di concezioni che sono in contrasto non solo con i valori della nostra Costituzione, ma in generale contro l’idea stessa che è alla base della scuola pubblica. Un luogo che per sua natura deve avere al centro l’inclusione e mettere al bando ogni tipo di discriminazione. Riteniamo necessario che la pagina web che contiene la presentazione dell’Istituto Comprensivo di Via Trionfale a Roma venga rimossa, ma anche che vengano individuate eventuali responsabilità e presi gli opportuni provvedimenti”.
Così in una nota le senatrici e i senatori del movimento 5 Stelle in Commissione Istruzione.

Quali risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro?

Quali risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro?

Uno dei punti di maggiore criticità della legge di bilancio 2020 (legge 160/19 e nostro commento) è indubbiamente l’insufficienza delle risorse per i rinnovi contrattuali del settore pubblico per il triennio 2019-2021. Riguardo poi al comparto “Istruzione e Ricerca” le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale sono ancora lontane dagli impegni assunti da questo e dal precedente governo rispetto ad incrementi salariali significativi (a tre cifre), finalizzati, da un lato, a perequare le retribuzioni del comparto alla media di quelle del comparto pubblico, e, dall’altro, a ridurre il divario stipendiale esistente rispetto alla media dei paesi europei.

Al termine della sessione di bilancio e dopo l’approvazione della legge 160/19, l’analisi del capitolo di spesa dedicato al “Fondo da ripartire per l’attuazione dei contratti del personale delle amministrazioni statali, ivi compreso il personale militare e quello dei corpi di polizia” fa emergere dati davvero sorprendentil’incremento delle risorse per il 2021 è significativamente minore rispetto a quanto più volte affermato dal governo, le risorse del 2020 diminuiscono, mentre per il 2019 vi sarà probabilmente un risparmio (il condizionale in questo caso è d’obbligo in attesa del Rendiconto generale dello Stato).

Ricordiamo, inoltre, che la legge di bilancio stanzia 310 milioni di euro per l’anno 2022 relativo al triennio contrattuale 2022-2024.

Chiediamo che il governo a partire dal Ministero dell’Economia fornisca chiarimenti sulla riduzione delle risorse per i rinnovi contrattuali. Sarebbe davvero incredibile che, dietro il paravento di artifici tecnici o interpretativi delle norme, si siano realizzati risparmi alle spalle dei lavoratori pubblici.

Piano non autosufficienza

Piano non autosufficienza: “Non condiviso con la FISH!”

Siamo costretti a smentire ufficialmente e formalmente che il Piano per la non autosufficienza 2019-2021, approvato dalla Conferenza Unificata come allegato del decreto di riparto del Fondo per la non autosufficienza, abbia mai ottenuto l’approvazione e l’avallo della nostra Federazione.”

Così replica pubblicamente Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, alle diffuse critiche e richieste di chiarimenti che provengono dai territori proprio in questi giorni dopo la pubblicazione del decreto cui si accenna sopra.

E Falabella ricostruisce anche l’iter: “Nell’ottobre scorso (il giorno 9) la FISH, con molte altre organizzazioni, è stata convocata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali alla riunione della Rete della protezione e dell’inclusione sociale. Sul tavolo vi era il tema del Fondo per la non autosufficienza e del relativo Piano, strumento operativo e di indirizzo di cui da anni si chiede una attenta elaborazione e una conseguente adozione.”

In quell’incontro la segreteria tecnica ha presentato i dati e le elaborazioni relative che hanno consentito finalmente di avere un quadro un po’ più preciso e trasparente di come negli ultimi anni siano stati spesi dalle regioni gli stanziamenti relativi a quel Fondo.

Nel corso di quello stesso incontro sono stati sinteticamente presentati gli assi su cui elaborare il Piano per la non autosufficienza, strumento utile a costruire comuni livelli essenziali di prestazioni nelle regioni italiane.

Elaborare quel Piano comporta approfondimenti, attenzioni, confronti, concertazioni fra tutti gli attori, istituzionali e non. E con la condivisione, considerata la Convenzione ONU, con le organizzazioni delle persone con disabilità.”

Al contrario, il testo del Piano non è mai stato presentato o discusso dalla Rete, ma diviene un allegato del decreto di riparto del Fondo non autosufficienza, discusso e sancito dalla Conferenza Unificata il 7 novembre 2019, pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il testo era stato “anticipato” dalla segreteria tecnica della Rete solo il pomeriggio precedente.

Nel Piano approvato ci sono elementi condivisibili, altri molto approssimativi, altri decisamente non condivisibili. – prosegue Vincenzo Falabella – Ma non è nel merito che vogliamo entrare, anche perché ormai il danno è fatto. È il metodo che è assolutamente inaccettabile: un Piano strategico come questo è stato elaborato ed approvato senza la condivisione dei diretti interessati, perdendo l’occasione di affinare al meglio lo strumento, oltre che di renderlo un patrimonio partecipato e comune.”

Dispersione scolastica

Rapporto CGIA Mestre conferma dati sulla dispersione scolastica: indispensabile colmare il gap in istruzione tra Nord e Sud

Ancora una volta l’ufficio studi della CGIA di Mestre ci consegna i dati sulla dispersione scolastica rappresentando, così come recentemente hanno fatto OCSE PISA o il rapporto Save the Children, un Paese fortemente impoverito sul piano del diritto all’istruzione, con un’evidente spaccatura tra Nord e Sud.

Infatti, a fronte di un dato nazionale pari al 14,5%, “nel 2018 in Sardegna il 23% dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio, seguono la Sicilia con il 22,1% e la Calabria con il 20,3% […] Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (entrambe con l’8,9%), Abruzzo (8,8%) e Umbria (8,4%) sono le regioni più virtuose”.

Siamo di fronte a circa 600 mila ragazzi che hanno abbandonato precocemente la scuola, un dato che il rapporto intreccia con le opportunità perse dal sistema economico nazionale, affiancandolo ai circa 62 mila giovani che hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero. Due volti contrapposti della stessa medagliaun’incapacità complessiva di valorizzare l’istruzione e di dare all’Italia la possibilità di promuovere le vocazioni e i talenti.

Questi dati rappresentano, ancora una volta, la mancanza di progettualità dei decisori politici, che per anni non hanno saputo o non hanno voluto leggere tutte le rilevazioni effettuate sul sistema scolastico. Sulla Scuola, sull’Università, sulla Ricerca è necessario un forte investimento che ne colmi le macroscopiche disuguaglianze, sapendo che l’istruzione non è addestramento, che le professionalità di oggi saranno obsolete già domani e che la capacità di comprendere la realtà, di saperla criticare e cambiare sono le caratteristiche principali di un cittadino responsabile, ancor più che di un lavoratore efficace.

Come ci ricorda la CGIA di Mestre “le cause che determinano l’abbandono scolastico sono principalmente culturali, sociali ed economichei ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con uno scarso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi.”

La ministra Azzolina e il ministro Manfredi, abbiano il coraggio e la consapevolezza di sapere che viviamo un’autentica emergenza – dichiara Francesco Sinopoli, segretario Generale della FLC CGIL – che, in tempi di minacciata autonomia differenziata, la Scuola e l’Università hanno principalmente bisogno di essere più forti e più presenti lì dove il contesto è più deprivato: più strumenti, più personale, più tempo scuola, maggiori finanziamenti al sistema dell’istruzione possono essere la risposta alle complicate condizioni economiche e sociali del nostro Paese”.

EDILIZIA SCOLASTICA

EDILIZIA SCOLASTICA, GILDA: ALLARME CROLLI, INTERVENIRE SUBITO

“I nostri studenti rappresentano il più grande patrimonio dell’Italia e, come dimostrano le tragedie sfiorate di questa mattina a Massa Carrara e a Sassari, è urgente un piano straordinario di investimenti per metterlo in sicurezza e ristrutturare gli edifici scolastici”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, interviene in merito ai crolli dei solai avvenuti oggi in una classe del liceo pedagogico ‘Giovanni Pascoli’ di Massa e in una scuola dell’infanzia di Sassari.
“Un ritorno sui banchi – commenta Di Meglio – che ha rischiato di trasformarsi in dramma e che si aggiunge ad altri episodi analoghi verificatisi con allarmante frequenza nei nostri edifici scolastici. Da molto tempo, ormai, denunciamo l’inadeguatezza strutturale di tante scuole italiane che, oltre all’incolumità di alunni e docenti, compromette anche l’aspetto didattico”.
“Un intelligente piano di investimenti dedicato alla ristrutturazione e all’adeguamento funzionale degli edifici scolastici può essere un volano importante per lo sviluppo economico del Paese, soprattutto se libero dai vincoli di bilancio imposti dall’Unione europea. Occorre che la politica – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – trovi la modalità adatta per superare due tradizionali grandi barriere che in Italia spesso ostacolano i processi di rinnovamento: le pastoie burocratiche e il rischio corruzione”. 

Slitta l’incontro sui precari

 Scuola: slitta l’incontro del 7 gennaio sui precari. I tempi del confronto vanno rispettati per garantire le immissioni in ruolo del prossimo anno

Come era prevedibile, lo spacchettamento del MIUR con il decreto che dovrebbe essere approvato entro la fine della settimana e il successivo giuramento dei due nuovi ministri, ha rallentato la tabella di marcia concordata nell’accordo siglato dai sindacati di settore e il ministro Fioramonti il 19 dicembre scorso.

E’ necessario riprendere il confronto con celerità in quanto la tempistica degli incontri stabilita dall’accordo era volta ad assicurare l’avvio dei concorsi in tempo utile per garantire le immissioni in ruolo del prossimo anno scolastico.

Diversi sono i temi sul tavolo e tutti richiedono soluzioni in tempi brevi: innanzitutto l’articolazione del concorso straordinario, rispetto al quale chiediamo la pubblicazione della banca dati dei test, la definizione del punteggio riservato al servizio, la tempistica di svolgimento e le modalità di partecipazione.

Nei prossimi anni, per effetto dei pensionamenti, avremo un forte turn-over nel corpo docente, che deve rappresentare l’occasione per rinnovare la scuola e la didattica.

La professione insegnante in questi anni è stata mortificata dal precariato, dalla burocratizzazione del lavoro e dal succedersi di riforme sbagliate: oggi bisogna ripartire da un solido sistema di formazione e abilitazione accessibile senza ostacoli ai docenti con esperienza o di ruolo e aperto anche ai neo laureati, ricorrente con periodicità nel tempo e capace di fornire quel bagaglio di competenze didattiche innovative che permettono all’insegnante di non sentirsi un ripetitore dei saperi, ma un ricercatore che ogni giorno sperimenta con la didattica.

Ci auguriamo che il governo sappia cogliere questa occasione e valorizzare il confronto con le forze sociali come elemento positivo al servizio del sistema di istruzione del Paese.