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Autonomia differenziata

Autonomia differenziata: un’istruzione a geometria variabile non serve al Paese

L’istruzione è un diritto costituzionale indisponibile, un diritto di cittadinanza che già oggi si esercita nel nostro Paese in maniera disomogenea, con enormi differenze tra territori e territori: il nostro obiettivo oggi dovrebbe essere quello di cancellare la variabilità di questa geometria, non di aumentarla.

Sull’autonomia differenziata è stata richiesta una delega al governo sulle materie dell’istruzione con il rischio concreto che il Parlamento sia esautorato dal dibattito.

Con la riforma del Titolo V sono stati introdotti i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale. In relazione all’istruzione essi non sono mai stati declinati, mentre nel settore della sanità, dove sono stati definiti come LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), non vengono rispettati in ragione di una politica irresponsabile e miope, indifferente alle reali condizioni di uguaglianza dei cittadini italiani.
Si tratta allora di invertire la tendenza e nell’istruzione, come del resto in ogni campo che riguardi i diritti civili e sociali, occorre determinare i LEP e farli rispettare, configurandosi ogni condotta politica ed economica contraria come incostituzionale e da respingere nettamente.

La FLC CGIL, in quanto ritiene che la garanzia dell’unità del sistema Paese e dell’esigibilità dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale sia un tema prioritario per la coesione nazionale e sociale, ribadisce l’assoluta contrarietà ad una idea di regionalizzazione che considera i diritti fondamentali un bene limitato e addirittura regionalizzabile, quando invece si tratta di estenderli in maniera uniforme in tutto il Paese.
In questo quadro il diritto all’istruzione non può che essere assicurato da una scuola laica, nazionale e repubblicana e tutte le articolazioni del sistema di istruzione (l’università, la ricerca e l’AFAM) debbono riassumere la configurazione di autonomie della Repubblica funzionali al diritto dei cittadini.

La FLC CGIL ribadisce il proprio impegno a difendere il sistema formativo pubblico e nazionale, esprime la più ferma contrarietà al processo in corso di generalizzazione delle autonomie differenziate nei settori educativi e formativi innescato da diverse regioni e rilanciato dalle recenti dichiarazioni del Governo e si impegna a contrastare radicalmente le ipotesi di autonomia differenziata ed ogni pratica contrattuale ad essa collegata.

Disegno di Legge ”Concretezza”

Nel disegno di legge “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”, approvato a dicembre dalla Commissione Lavoro del Senato e ora in discussione presso le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, si dispone per la dirigenza pubblica, e quindi anche per i dirigenti delle Istituzioni scolastiche, l’introduzione dei nuovi sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza.

Tale disposizione trova, ovviamente, la decisa contrarietà dell’ANP che tramite il proprio Presidente Nazionale, Antonello Giannelli, fa sapere di ritenere concettualmente sbagliata oltreché offensiva tale decisione.

Il ruolo del dirigente non può essere sottoposto a questo genere di controlli e la sua valutazione non può essere frutto del solo conteggio delle ore passate a scuola, in quanto la qualità della prestazione non dipende dal tempo trascorso in ufficio, ma dal livello di raggiungimento dei risultati in relazione agli obiettivi assegnati. E’ pertanto fondamentale, piuttosto, l’introduzione di un serio sistema di valutazione dei dirigenti della scuola che non sia inutilmente burocratico e che consenta in modo trasparente ed oggettivo adeguate differenziazioni e valorizzazioni.

Sarebbe erroneo pensare di raggiungere l’obiettivo di maggiore efficienza ed efficacia del sistema dell’Istruzione attraverso metodi offensivi della dignità dei professionisti e lesivi dell’autonomia della figura dirigenziale prevista dall’Ordinamento.

Sciopero 26 gennaio 2019

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Ufficio di Gabinetto

Nota 14 gennaio 2019, AOOUFGAB 1045

Ai Titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Loro Sedi
E, p.c. Alla     Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali
segreteria@cgsse.it

Oggetto: Comparto Istruzione e Ricerca. Proclamazione sciopero 26 gennaio 2019. 

Poiché l’azione di sciopero in questione interessa il servizio pubblico essenziale “istruzione”, di cui all’art. 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successive modifiche ed integrazioni  e alle norme pattizie definite  ai sensi dell’art. 2 della legge medesima, il diritto di sciopero va esercitato in osservanza delle regole e delle procedure  fissate dalla citata normativa.

Si comunica che il sindacato CONF.A.S.I. Scuola ha proclamato per il giorno 26 gennaio 2019 “uno sciopero di tutto il personale docente ed ATA a tempo determinato e indeterminato per la giornata di sabato 26 gennaio 2019”.

Affinché siano assicurate le prestazioni  relative alla garanzia dei servizi pubblici essenziali così come individuati dalla normativa citata, le SS.LL., ai sensi dell’art. 2, comma 6, della legge suindicata sono invitate ad attivare, con la massima urgenza, la procedura relativa alla comunicazione dello sciopero alle istituzioni scolastiche e, per loro mezzo, alle famiglie e agli alunni.

Si ricorda inoltre, ai sensi dell’art. 5, che le amministrazioni “sono tenute a rendere pubblico tempestivamente il numero dei lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, la durata dello stesso e la misura delle trattenute effettuate per la relativa partecipazione”.

Dette informazioni dovranno essere acquisite attraverso il portale SIDI, sotto il menù “I tuoi servizi”,  nell’area “Rilevazioni”, accedendo all’apposito link “Rilevazione scioperi” e compilando tutti i campi della sezione con i seguenti dati:

  • il numero dei lavoratori dipendenti in servizio;
  • il numero dei dipendenti aderenti allo sciopero anche se pari a zero;
  • il numero dei dipendenti assenti per altri motivi;
  • l’ammontare delle retribuzioni trattenute.

Al termine della rilevazione, come di consueto,  sarà cura di questo Ufficio rendere noti i dati complessivi di adesione trasferendoli sull’applicativo  Gepas del Dipartimento Funzione Pubblica e pubblicandoli nella sezione “Applicazione Legge 146/90 e s.m.i.” del sito Web del Ministero raggiungibile all’indirizzo http://www.miur.gov.it/web/guest/applicazione-legge-146/90-e-s.m.i. Nella stessa sezione verrà pubblicata la presente nota ed ogni altra eventuale notizia riguardante il presente sciopero, compresi i dati di adesione.

Analogamente, al fine di garantire la più ampia applicazione dell’indicazione di cui all’art.5 citato, i Dirigenti scolastici valuteranno l’opportunità di rendere noti i dati di adesione allo sciopero relativi all’istituzione scolastica di competenza.

Nel confidare nel consueto tempestivo adempimento di tutti i soggetti ai vari livelli coinvolti , si ringrazia per la collaborazione.

IL DIRIGENTE
Rocco Pinneri

‘Quota 100’ e liquidazioni

Su ‘Quota 100’ e liquidazioni, il governo rischia di penalizzare drammaticamente lavoratrici e lavoratori dell’Istruzione. Se non cambia, sarà mobilitazione

“Il governo rinvia l’emanazione del Decreto su ‘Quota 100’ e persevera nell’errore di escludere il sindacato da qualsiasi confronto di merito, vanificando così un’opportunità determinante per evitare soluzioni pasticciate”. Così Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, commenta le anticipazioni relative al provvedimento in discussione e i suoi riflessi sui lavoratori dei settori della Conoscenza. “Come trapela da fonti di stampa e da dichiarazioni di ministri e sottosegretari – continua Sinopoli- il provvedimento
presenta una inaccettabile e ingiustificata differenziazione tra i lavoratori pubblici e il resto del mondo del lavoro. Sembra infatti che la finestra di uscita per i lavoratori pubblici, rispetto alla data di maturazione del requisito 100, venga spostata avanti di sei mesi contro i tre degli altri lavoratori. Quindi, per quanto riguarda la scuola, se ci saranno ulteriori rinvii, si corre il rischio di penalizzare migliaia di lavoratori che, a causa della tempistica ristretta e delle specifiche esigenze del calendario scolastico, non potranno occupare i posti lasciati liberi dal personale docente e ATA beneficiario della Quota 100″.

“Per un assurdo tentennamento, il governo rischia un pasticcio con una penalizzazione del personale della scuola che sarebbe inaccettabile e contro la quale – avverte Sinopoli- ci  mobiliteremo”.

“Vi è poi l’altra grave vessazione – continua il segretario generale-  legata all’erogazione del TFR/TFS per i dipendenti pubblici: per poterlo anticipare, stando a quanto affermato da autorevoli esponenti del governo, si dovrà ricorrere ad un prestito bancario, con gli interessi parzialmente a carico dello Stato. Insomma per aver i propri soldi il lavoratore dovrà accendere un mutuo (un autentico paradosso), le cui modalità non potranno essere a costo zero per il lavoratore e per lo Stato. Possibile che si dimentichi che le liquidazioni sono un diritto maturato in decenni di lavoro ?”.

“Se a ciò aggiungiamo gli interventi regressivi in legge di bilancio, insufficienti per i settori dell’istruzione e della conoscenza, il blocco dell’indicizzazione delle pensioni che sarebbe dovuto scattare all’inizio di quest’anno e l’assenza di risorse sufficienti per i rinnovi dei contratti pubblici, risulta chiara l’assoluta disattenzione del governo a guida M5S-Lega rispetto al mondo del lavoro, dei lavoratori nel settore della formazione e dei pensionati.

“Se non ci saranno segnali nuovi alle richieste sindacali, la mobilitazione si renderà necessaria. La FLC CGIL sarà parte attiva delle lotte che la CGIL sta mettendo in campo insieme alle altre confederazioni sindacali – conclude Sinopoli – a partire dalla manifestazione già fissata per il 9 febbraio”.

REGIONALIZZAZIONE

REGIONALIZZAZIONE, DI MEGLIO: BRUTALE DEMOLIZIONE DELL’ISTRUZIONE NAZIONALE

“Un grave attentato al sistema di istruzione nazionale”: così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, bolla il disegno di legge di attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione che prevede tutto il settore scolastico tra le materie da devolvere alla Regione Veneto.

“Esprimiamo forte dissenso nei confronti di questa norma perché, così come è stata concepita, comporta una brutale demolizione del sistema nazionale di istruzione. Basta leggere l’articolo 6 del disegno di legge nei punti in cui stabilisce la regionalizzazione dei fondi statali per il sostegno del diritto allo studio e la regionalizzazione del personale della scuola, compreso quello dell’Ufficio scolastico regionale e delle sue articolazioni a livello provinciale”.

“L’istruzione è un bene comune che, in quanto tale, appartiene a tutte le cittadine e a tutti i cittadini: è sbagliato, dunque, – ammonisce Di Meglio – considerarla e trattarla come se fosse territorio esclusivo di una parte politica. Occorre, invece, muoversi con cautela e aprire un ampio dialogo in cui siano coinvolti tutti i partiti presenti in Parlamento. Raccomandiamo, dunque, di evitare pericolose fughe in avanti che rischiano di creare soltanto danni”. 

“In un’epoca politica in cui lo studio della Storia perde sempre più peso – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – è importante ricordare che la cultura italiana è nata ben prima della formazione dello Stato nazionale e che, quindi, rappresenta un patrimonio da tutelare nella sua unitarietà”.

Mobilità e legge di bilancio

USB PI Scuola: Mobilità e legge di bilancio: vincolo triennale, aliquote contro esiliati e zero investimenti per le stabilizzazioni

È stata siglata il 31 dicembre 2018 l’ipotesi di Contratto integrativo di mobilità per il triennio 2019/2022, che riguarda il personale docente, educativo e ATA della scuola.

Con la loro firma, Cgil-Cisl-UIL-Snals-Gilda hanno condannato i docenti titolari al Nord all’esilio eterno. Per quanto riguarda le aliquote è stato stabilito che, fermo restando il 50% di disponibilità riservato alle immissioni in ruolo, il restante 50% per il prossimo triennio sarà ripartito in questo modo:

– 2019-20: 40 % ai trasferimenti interprovinciali e 10% ai passaggi di ruolo;

– 2020-21: 30% ai trasferimenti interprovinciali e 20% ai passaggi;

– 2021/22: 25% ai trasferimenti interprovinciali e 25% ai passaggi.

Consideriamo questa firma l’ennesimo atto di guerra contro i docenti esiliati. Le aliquote e le cattedre destinate ai trasferimenti, infatti, si riducono anno dopo anno, limitando notevolmente la possibilità di rientro.

Allo stesso tempo, se da un lato il ripristino della titolarità su scuola e l’eliminazione degli ambiti territoriali non aggiungono nulla alle intenzioni del governo – tanto che il contratto non fa altro che recepire ciò che è in discussione in Parlamento – consideriamo l’obbligo di permanenza triennale imposta dal contratto, voluto da Cgil-Cisl-UIL-Snals-Gilda nello scorso rinnovo contrattuale, un vincolo inaccettabile e incostituzionale: tutti i lavoratori saranno costretti a una permanenza triennale coatta nella scuola ottenuta con il movimento, fatto che impedisce l’adeguamento delle condizioni di lavoro a quelle della vita di ciascuno di noi.

Avremmo sperato che il contratto potesse affrontare, finalmente, alcune questioni che da anni restano irrisolte, come l’equiparazione tra superamento concorso e superamento SISS, o l’ingiusta differente tabella di valutazione dei titoli tra graduatoria interne d’istituto e mobilità.

Avremmo sperato che la legge di bilancio stanziasse fondi per ampliare realmente gli organici, dando sollievo alla piaga strutturale che è il precariato nella scuola, stabilizzando migliaia di docenti che vengono annualmente utilizzati ma che non riescono ad avere continuità, stabilità, concretezza (per utilizzare parole care a questo governo che ne ha stravolto il senso). Avremmo sperato che con la trasformazione dell’organico di fatto in diritto finalmente si potesse realizzare il doppio obiettivo di immettere ruolo tutto i tantissimi precari della Gae, abilitati e con 36 mesi di servizio, permettendo anche ai docenti esiliati di tornare.

Niente di tutto questo! Cgil-Cisl-UIL-Snals-Gilda da anni firmano contratti capestro, che non risolvono i nodi irrisolti dei precedenti contratti, andando ad inserire invece continui vincoli temporali e aggravando la situazione drammatica dei docenti esiliati. Il governo, anche quello “del cambiamento”, persevera nel disinvestimento nella scuola e nell’istruzione tutta.

USB Scuola continuerà a lottare per una giusta mobilità, per la possibilità di rientro di tutti coloro che ne hanno diritto e l’immissione in ruolo di tutti i precari delle Gae, abilitati e con 36 mesi di servizio.

NUOVO REGOLAMENTO DI CONTABILITA’

La UIL Scuola chiede indicazioni chiare e supporto alle scuole per garantirne l’autonomia

In data 27 dicembre 2018 si è tenuto presso la Direzione generale delle risorse del MIUR in incontro informativo sul nuovo regolamento di contabilità e sulle misure e azioni di accompagnamento delle nuove regole contabili che – a partire dal 1 gennaio – riguarderanno tutte le scuole autonome.

I rappresentanti del ministero hanno evidenziato alcune delle iniziative che verranno mosse a supporto delle scuole, per la gestione amministrativa contabile tra cui:

  • Estensione del servizio di help desk a tutto il territorio nazionale
  • Servizio di cassa semplificato che vede la rete di scuole come canale preferenziale con una riduzione stimata dei costi fino al 50%.
  • Un manuale prodotto dal MIUR e curvato sulle esigenze delle scuole definito ‘Quaderno degli acquisti’, disponibile da gennaio per guidare in maniera operativa le procedure di acquisizione
  • Il nuovo piano dei conti piano integrato
  • La nuova modulistica che a partire dal giorno 7 gennaio sarà disponibile sull’applicazione SIDI
  • Il rilascio entro l’anno 2019 di una nuova versione del SIDI rivisitata radicalmente e rispondente alle esigenze operative delle scuole con un particolare riguardo alla maggiore integrazione dei dati per ridurre o automatizzare le rilevazioni periodiche
  • La nuova edizione del piano di formazione IO CONTO che, a partire da gennaio, interesserà progressivamente i DS, i DSGA ed il personale amministrativo che segue la contabilità;
  • Una prima circolare applicativa a supporto delle scuole

Riguardo questo ultimo argomento è stato illustrato il testo di una circolare che sarà emanata a gennaio e che, accogliendo alcune sollecitazioni di parte sindacale, si propone di indirizzare in modo ordinato il passaggio dalle precedenti procedure alle nuove, fornendo le istruzioni operative alle scuole e una chiave di lettura e di indirizzo anche ai soggetti esterni interessati.

La UIL Scuola ha fatto rilevare che l’autonomia scolastica si manifesta attraverso la libertà di insegnamento ed i poteri di  gestione didattica ed amministrativo contabile degli organi collegiali. Il regolamento di contabilità dunque non è semplicemente uno strumento di gestione ma anche un importante tassello di quell’ordinamento ‘speciale’ che la Costituzione riserva alla scuola.

Per questo motivo, nel definirne le procedure, vanno sottolineati gli aspetti che rappresentano la peculiarità della scuola Comunità Educante ed evitate le derive burocratiche che ingessano le pubbliche amministrazioni.

Secondo la Uil Scuola, al contrario, il nuovo regolamento sposta in capo al DS responsabilità improprie come ad esempio nei casi di manutenzione straordinaria, anche rispetto alla legge che prevede solo la manutenzione ordinaria e comunque, su base volontaria. Tutto ciò rischia di mettere in crisi l’intera gestione dell’Istituzione scolastica: le scuole devono sì individuare gli interventi da effettuare per garantire lo svolgimento delle attività didattiche, in sicurezza, ma avranno difficoltà ad ordinare lavori, anticipandoli con i soldi del funzionamento peraltro sempre insufficienti per garantire le normali attività didattiche. Per questo la circolare di accompagnamento dovrà garantire l’operatività dei dirigenti scolastici nel rapporto scuole-enti locali fisiologicamente complicato. La maggior parte delle Istituzioni scolastiche, infatti, non possiede al suo interno, né le risorse finanziarie, né le competenze tecniche che possano svolgere procedure finalizzate alla manutenzione degli edifici

Da ultimo la Uil Scuola ha, ancora una volta, chiesto di definire puntualmente il ruolo dei revisori dei conti  nel rispetto all’autonomia scolastica, della libertà di insegnamento dalla quale discende l’elaborazione del PTOF e alle scelte negoziali in materia di contrattazione di scuola. Tale ruolo deve essere circoscritto alle verifiche di compatibilità finanziaria.

Mobilità: introdotto il vincolo triennale in cambio della titolarità di scuola

USB Scuola – Mobilità: introdotto il vincolo triennale in cambio della titolarità di scuola

È di ieri la notizia dell’accordo raggiunto tra Cgil, Cisl, UIL, Snals e Gilda sulla mobilità 2019, con l’eliminazione delle preferenze di ambito e il ripristino della titolarità scuola. Sembrerebbe una bella notizia, ed in parte lo è, se non fosse che parallelamente viene imposto, come stabilito nel CCNL 2016-2018, l’obbligo di permanenza triennale nella scuola ottenuta con la mobilità. In poche parole un passo avanti e tre indietro, con percentuali che cambiano leggermente a favore dei trasferimenti ma che, senza alcun intervento sulla trasformazione dei posti in organico di fatto in diritto, significano ben poca cosa e condannano gli esiliati a “stagnare” nelle regioni del Nord. Se da un lato la titolarità su scuola rappresenta un passo avanti, l’obbligo di permanenza triennale, stabilito da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda con la firma dello scorso contratto, oltre a disincentivare la crescita professionale e le aspirazioni individuali, impone un odioso vincolo mai esistito nella mobilità, che punisce i colleghi sul terreno della libertà di movimento, diritto sancito dalla Costituzione.

Ancora una volta i sindacati concertativi spacciano come vittoria un accordo al ribasso che scontenta tutti, docenti precari e docenti esiliati, mostrando come anche questo governo non abbia come priorità la scuola pubblica statale e come sia capace di provvedimenti a costo zero ma sia incapace di investire, nella legge di bilancio, nella scuola pubblica statale.

Il cambiamento continua a mancare.

I SIGNORI DEGLI APPALTI CONTRO L’INTERNALIZZAZIONE

Con la legge di Bilancio in approvazione proprio in queste ore in Parlamento, finalmente verrà posta la parola fine ai servizi esternalizzati per quel che riguarda le pulizie degli edifici scolastici. Infatti, migliaia di lavoratori e lavoratrici, da anni in servizio nell’appalto con condizioni e salari da fame, potranno partecipare a un concorso per diventare dipendenti statali. Da anni come Cobas denunciamo il sistema perverso degli appalti, che produce solo sperpero di denaro pubblico, lavoro sottopagato e servizi pessimi. E da anni i Cobas chiedono che il servizio di pulizie delle scuole venga internalizzato. 

Come c’era da aspettarsi, LegaCoop e Confindustria, ovvero coloro che hanno guadagnato decine di milioni di euro con gli appalti al ribasso, hanno pochi giorni fa lanciato anatemi contro questa misura, diffondendo una serie di falsità che è necessario smentire. 

A partire dal fatto che internalizzare le pulizie scolastiche aumenti i costi del servizio per lo Stato: nulla di più falso. Lor signori sembrano dimenticare le decine di milioni di euro spesi in cassa integrazione, ma sopratutto il costoso e fallimentare progetto “scuole belle”, che ha schiavizzato migliaia di lavoratori a tutto vantaggio delle imprese.

Inoltre sembrano dimenticare le condanne subite dai giganti del settore (Manutencoop e CNS in primis) per aver pilotato la gara d’appalto, spartendosi i vari lotti e creando un vero e proprio cartello. 

Sembrano dimenticare il parere dell’Anac, l’Autorità anti-corruzione, che chiedeva l’annullamento degli affidamenti perché frutto di aggiudicazioni illegali. Sembrano dimenticare infine, le enormi problematiche che si sono succedute in vari lotti, con stipendi non pagati e condizioni di lavoro indegne di un paese civile. La rabbia dei signori dei servizi deriva esclusivamente dalla perdita degli enormi profitti che hanno fatto sulla pelle dei lavoratori gravando sui conti dello Stato: non vengano a raccontarci che hanno a cuore la qualità del servizio.

Da parte nostra continueremo a vigilare su quello che accadrà nei prossimi giorni e continueremo a dare il nostro contributo, affinché tutti i lavoratori e le lavoratrici che da anni lavorano nelle scuole, vengano finalmente stabilizzati.

per i Cobas L.P.
Roberto Aprile

MOBILITÀ, RAGGIUNTO L’ACCORDO

La Gilda ha approvato l’accordo di massima convenuto stamattina a viale Trastevere tra i rappresentanti dell’Amministrazione scolastica e delle Organizzazioni sindacali firmatarie del contratto di lavoro. L’intesa è stata raggiunta per permettere al Ministero dell’istruzione di rispettare la tempistica delle operazioni propedeutiche all’ordinato avvio del prossimo anno scolastico. Al fine di adeguare le disposizioni contenute del testo negoziale alle innovazioni che saranno introdotte con la nuova legge di bilancio, la firma dell’ipotesi di contratto avverrà nei prossimi giorni. La Gilda ha rifiutato di firmare il contratto sulla mobilità per 4 anni di seguito, perché conteneva le disposizioni di attuazione del sistema degli ambiti e della chiamata diretta previsti dalla legge 107/2015. Quest’anno, invece, ha dato l’ok all’accordo perchè il governo ha deciso di cancellare gli ambiti e la chiamata diretta ripristinando il diritto alla titolarità della sede per tutti i docenti.Ecco le novità più importanti contenute nella bozza di ipotesi di contratto.15 preferenze su scuole, comuni, distrette e provinceI docenti che presenteranno la domanda di trasferimento o di passaggio (di cattedra o di ruolo) potranno esprimere 15 preferenze analitiche e/o sintetiche indicando le scuole e/o i comuni e/o i distretti e/o le province. E coloro che otterranno il trasferimento o il passaggio acquisiranno la titolarità sulla sede di destinazione. Il nuovo contratto prevede la disapplicazione degli ambiti e la chiamata diretta al fine di conformarsi preventivamente alle disposizioni in tal senso previste dal disegno di legge di bilancio attualmente all’esame del Senato.Continuità e punteggi anche per le assegnazioni ai plessiAccogliendo una proposta avanzata dalla Gilda, nell’ipotesi di contratto sulla mobilità è stata inserita una clausola che vieta ai dirigenti scolastici di trasferire “a piacere” i docenti da un comune all’altro. Le nuove disposizioni prevedono, infatti, che i presidi, per assegnare i docenti ai plessi e alle sezioni staccate ubicate in altri comuni, debbano, necessariamente, garantire agli alunni la continuità didattica e il principio del maggiore punteggio dei docenti scorrendo la graduatoria di istituto. Il vincolo poggia sulla necessità di evitare che gli alunni cambino insegnante frequentemente e, al tempo stesso, garantisce il rispetto del principio del merito prevedendo che, in caso di riduzione del numero delle classi, il docente da trasferire ad altro comune debba essere individuato nell’insegnante con meno titoli.Licei musicaliIl nuovo accordo prevede anche una disciplina transitoria che garantisce la continuità didattica nelle discipline di indirizzo dei licei musicali. Alla mobilità professionale (passaggi di cattedra è di ruolo) verso queste particolari tipologie di scuole sarà destinato il 50% delle disponibilità. Il restante 50% andrà alle immissioni in ruolo. Le domande saranno presentate in formato cartaceo. Gli uffici compileranno una graduatoria con gli aventi titolo, graduati secondo il servizio specifico prestato nei licei musicali. Fermo restando il diritto di graduatoria, se tra gli aventi titolo risulteranno docenti nei confronti dei quali potrà essere disposta la conferma nel liceo di attuale servizio, gli aventi diritto saranno confermati con priorità. Dopo di che saranno effettuati i trasferimenti. Sulle sedi residue saranno effettuati gli ulteriori passaggi degli aventi titolo (che non avranno ottenuto la conferma) presenti in graduatoria fino alla concorrenza del 50% dei posti accantonati per la mobilità professionale. Se rimarranno altri posti, saranno assegnati in sede di mobilità interprovinciale.Blocco triennale solo se il trasferimento è su scuola o distretto subcomunaleIl blocco triennale sulla sede di destinazione in caso di accoglimento della domanda di trasferimento o passaggio opererà solo nel caso in cui il docente dovesse ottenere un’istituzione scolastica per effetto della soddisfazione di una preferenza puntuale su scuola o, nelle città metropolitane, di una preferenza relativa a distretto sub-comunale.AliquotePer quanto riguarda le aliquote è stato pattuito quanto segue.Fermo restando il 50% di disponibilità riservato alle immissioni in ruolo, il restante 50% sarà così ripartito, anno per anno, nel prossimo triennio:2019-20: 40 % ai trasferimenti interprovinciali e 10% ai passaggi2020-21: 30% ai trasferimenti interprovinciali e 20% ai passaggi;2021/22: 25% ai trasferimenti interprovinciali e 25% ai passaggi;Durata del contrattoIl contratto avrà validità triennale, ma le parti hanno convenuto che le trattative potranno essere riaperte qualora dovessero intervenire innovazione legislative che dovessero rendere necessarie eventuali modifiche delle disposizioni contenute nell’accordo. 

Accordo raggiunto sul CCNI mobilità 2019/2022

Chiamata diretta e titolarità di ambito sono state cancellate, e con loro una brutta pagina della legge 107/15: questo è il senso dell’accordo raggiunto sul CCNI mobilità 2019/2022. 

Sono state ripristinate le modalità di trasferimento precedenti dopo la confusione generata dal sistema della ‘Buona scuola’. È stata data una risposta concreta alle migliaia di docenti che, vittime dell’algoritmo, sono stati catapultati dopo l’assunzione a migliaia di chilometri da casa.
Il nuovo contratto rende trasparenti, certe e condivise, le regole e le procedure della mobilità, coniugando la continuità didattica con la dignità del lavoro. 
Il contratto è uno strumento flessibile e al contempo rigoroso che, attraverso una programmazione triennale e alcune fasi transitorie, prova a ricostruire il percorso di normalità stravolto nell’ultimo triennio.
Le difficoltà politiche poste dall’Amministrazione sono state superate grazie a un’opposizione ferma della nostra delegazione che, di fronte alle proposte inaccettabili della controparte, ha puntualmente presentato controproposte più rispettose delle professionalità del mondo della scuola.
Ancora una volta l’unità sindacale ha dato i suoi frutti: l’elaborazione di soluzioni unitarie ha permesso di costruire un fronte comune che certamente ha determinato il positivo andamento della trattativa. Possiamo affermare che, almeno per quello che riguarda la mobilità, la 107 è stata superata, per contratto prima ancora che per legge.
La FLC continuerà a dare battaglia agli altri aspetti negativi della legge, che ancora oggi determinano diverse ingiustizie nel mondo della scuola, l’obbligatorietà del monte ore nell’alternanza scuola-lavoro, lo stravolgimento del ruolo degli organi collegiali, la valutazione dei dirigenti scolastici, per citarne alcuni, ma sempre chiedendo il consenso dei lavoratori e delle lavoratrici che già a gennaio saranno chiamati ad esprimersi su questa ipotesi di CCNI.

DOCENTI CON 36 MESI DI SERVIZIO

PRECARI, GILDA: PROCEDURA AD HOC PER I DOCENTI CON 36 MESI DI SERVIZIO
Le modifiche al percorso FIT proposte dal Miur e introdotte nella legge di Bilancio rischiano di rivelarsi un flop. Per evitare di replicare il fallimento del piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 107/2015, la Gilda degli Insegnanti ritiene che si debba intervenire con una procedura riservata a coloro che hanno almeno tre anni di servizio negli ultimi otto anni e con una proposta innovativa e strutturale in grado di ridurre a livelli fisiologici la percentuale di docenti precari. 
Per chi ha almeno tre anni di servizio negli ultimi otto, la Gilda suggerisce di eliminare la richiesta dei 24 CFU aggiuntivi per tutte le classi di concorso e di istituire un concorso riservato seguito da un anno di formazione sul campo da svolgere in una scuola già dal prossimo anno scolastico con la supervisione di un tutor.
Per una riforma strutturale del reclutamento, inoltre, il sindacato guidato da Rino Di Meglio propone che alle università sia affidato il compito di organizzare ed effettuare regolarmente corsi di specializzazione per l’inclusione aperti anche a chi non possiede un’abilitazione, così da agevolare il conseguimento del titolo di sostegno. Secondo la Gilda, è poi necessario bandire concorsi con cadenza regolare. 
“Le proposte che abbiamo formulato – spiega il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – si fondano su un’attenta analisi di dati di fatto incontrovertibili, primo fra tutti la presenza nella scuola statale di oltre 100mila docenti precari che lavorano regolarmente e l’età media dei docenti di ruolo italiani tra le più elevate nei Paesi occidentali. Bisogna inoltre considerare che nel prossimo quinquennio il numero di pensionamenti previsto si aggira, con stime prudenti, tra i 150 e i 200mila. A ciò va aggiunto che la maggior parte delle cattedre vacanti si trova in regioni del Centro-Nord e che il numero di posti destinati ad alunni bisognosi di sostegno è predominante ed in continua crescita”.
“Utilizzare la legge di Bilancio per apportare delle modifiche al percorso Fit è una procedura inusuale: un argomento così delicato, infatti, avrebbe bisogno di più tempo e spazio per essere discusso e condiviso con le principali associazioni che si occupano del mondo della scuola”.

LETTERA DI NATALE

LETTERA DI NATALE A CONTE: LA DIGNITÀ PROFESSIONALE NON È UN REGALO 

Recuperare lo scatto di anzianità del 2013, scippato ai docenti “in virtù di sacrifici evidentemente non richiesti ad altri”; maggiori risorse da destinare agli incrementi stipendiali nel prossimo rinnovo contrattuale; abrogazione della famigerata legge 107/2015 ed estromissione di genitori e alunni dal comitato di valutazione. Sono questi i “doni” che la Gilda degli Insegnanti chiede nella “letterina di Natale” indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“L’anno volge al termine – si legge nella missiva inviata al capo del Governo – ed è tempo di buoni propositi. Appare stridente in questo contesto leggere, nelle bozze della legge di Bilancio, la totale assenza di risorse per il rinnovo del contratto degli insegnanti”. Il sindacato guidato da Rino Di Meglio, dunque, lancia un appello affinché i risparmi realizzati grazie “alle lodevoli iniziative di taglio agli sprechi, alle prebende della classe politica e alle ‘pensioni d’oro’ vengano redistribuiti in modo più equo.“È stato infatti calcolato che, in virtù delle riforme fiscali operate dal 1983 al 2007, – spiega la Gilda – i circa 10.000 italiani, il cui reddito nel 2016 è stato maggiore di 600.000 euro, hanno ricevuto ‘regali fiscali’ medi di 100.000 euro ciascuno, per un totale di un miliardo di euro. Con quei soldi, si sarebbe potuto restituire ai docenti lo scatto di anzianità del 2013”.
“Anche le promesse di abrogazione della legge 107 si stanno realizzando con incomprensibile lentezza. Perfino quelle a costo zero, come l’abolizione della miserabile mancia elargita dal dirigente ai docenti” – incalza la Gilda riferendosi al bonus merito. 
Al Governo la Gilda chiede infine di restituire dignità professionale agli insegnanti, “accompagnando fuori quei poveri smarriti studenti e genitori chiamati da una legge irragionevole e assurda a far parte di quello che dovrebbe essere un organo collegiale ad altissima responsabilità: il comitato di valutazione dei docenti”.

Sciopero 7 e 8 gennaio 2019

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Ufficio di Gabinetto

m_pi.AOOUFGAB.REGISTRO UFFICIALE.U.0035344.19-12-2018

Ai  Titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Loro Sedi

E, p.c. Alla     Commissione di Garanzia per l’attuazione                       della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali
segreteria@cgsse.it

Oggetto: Comparto Istruzione e Ricerca. Proclamazione sciopero SAESE 7 e 8 gennaio 2019. 

Si comunica che il SAESE ha proclamato per i giorni 7 e 8 gennaio 2019 “due giornate di sciopero a livello nazionale per tutto il personale docente ed Ata, a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario in servizio in Italia e nelle scuole e nelle istituzioni italiane all’estero”.

Poiché le azioni di sciopero in questione interessano il servizio pubblico essenziale “istruzione”, di cui all’art. 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successive modifiche ed integrazioni  e alle norme pattizie definite  ai sensi dell’art. 2 della legge medesima, il diritto di sciopero va esercitato in osservanza delle regole e delle procedure  fissate dalla citata normativa.

Affinché siano assicurate le prestazioni  relative alla garanzia dei servizi pubblici essenziali così come individuati dalla normativa citata, le SS.LL., ai sensi dell’art. 2, comma 6, della legge suindicata sono invitate ad attivare, con la massima urgenza, la procedura relativa alla comunicazione dello sciopero alle istituzioni scolastiche e, per loro mezzo, ai lavoratori nonché, nelle istituzioni scolastiche in cui sono già iniziate le attività didattiche, alle famiglie e agli alunni. Nei casi in cui la data dello sciopero ricada subito dopo l’inizio delle attività didattiche tale da non consentire, nei modi e nei tempi, la consueta comunicazione all’utenza, le istituzioni scolastiche interessate avranno cura di adottare tutte le soluzioni a loro disponibili (es: pubblicazione su sito web della scuola, avvisi leggibili nei locali della scuola, ecc. ) in modo da garantire la più efficace ottemperanza degli obblighi previsti in materia di comunicazione.

Si ricorda inoltre, ai sensi dell’art. 5, che le amministrazioni “sono tenute a rendere pubblico tempestivamente il numero dei lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, la durata dello stesso e la misura delle trattenute effettuate per la relativa partecipazione”.

Dette informazioni dovranno essere acquisite attraverso il portale SIDI, sotto il menù “I tuoi servizi”,  nell’area “Rilevazioni”, accedendo all’apposito link “Rilevazione scioperi” e compilando tutti i campi della sezione con i seguenti dati:

  • il numero dei lavoratori dipendenti in servizio;
  • il numero dei dipendenti aderenti allo sciopero anche se pari a zero;
  • il numero dei dipendenti assenti per altri motivi;
  • l’ammontare delle retribuzioni trattenute.

Al termine della rilevazione, come di consueto,  sarà cura di questo Ufficio rendere noti i dati complessivi di adesione trasferendoli sull’applicativo  Gepas del Dipartimento Funzione Pubblica e pubblicandoli nella sezione “Applicazione Legge 146/90 e s.m.i.” del sito Web del Ministero raggiungibile all’indirizzo http://www.miur.gov.it/web/guest/applicazione-legge-146/90-e-s.m.i. Nella stessa sezione verrà pubblicata la presente nota ed ogni altra eventuale notizia riguardante il presente sciopero, compresi i dati di adesione.

Analogamente, al fine di garantire la più ampia applicazione dell’indicazione di cui all’art.5 citato, i Dirigenti scolastici valuteranno l’opportunità di rendere noti i dati di adesione allo sciopero relativi all’istituzione scolastica di competenza.

Nel confidare nel consueto tempestivo adempimento di tutti i soggetti ai vari livelli coinvolti , si ringrazia per la collaborazione

                                                                                             IL DIRIGENTE

                                                                                              Rocco Pinneri

Dati di adesione Sciopero nazionale 10 dicembre 2018

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Ufficio di Gabinetto

COMPARTO ISTRUZIONE E RICERCA

10 dicembre 2018
Sciopero  nazionale del personale docente e ATA indetto dal SAESE
Dati di adesione

Sul sito del Dipartimento Funzione Pubblica sono stati pubblicati i dati di adesione allo sciopero  che hanno riguardato tutte le istituzioni scolastiche/educative interessate (es. quelle all’estero, e/o di Trento, e/o di Bolzano, e/o comunali, etc..)  oltre le scuole statali.

(http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/14-12-2018/dati-di-adesione-allo-sciopero-del-10-dicembre-2018-di-tutto-il)

Per quanto concerne le sole istituzioni scolastiche statali, sulla base dei dati di adesione inseriti dalle istituzioni scolastiche mediante il programma di acquisizione presente sul portale SIDI, si evidenzia che:

  • le scuole che hanno comunicato i dati di adesione sono state 6.565      su un totale di 8.292 (79,17%);
  • 5.848 sono statigli aderenti allo sciopero, cioè lo 0,68%  delle  859.417unità di personale tenute al servizio. Questo numero non comprende le 60.289 unità di personale assente per altri motivi (es: giorno libero, malattia, ferie, permesso, etc…).