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RISORSE ASSENTI

RISORSE ASSENTI, RAGIONI SCIOPERO RAFFORZATE

“L’incontro presieduto dal presidente Conte è stato una lunga maratona di parole dalla quale, purtroppo, l’istruzione è uscita perdente. In assenza di investimenti cospicui e di una strategia realmente efficace da mettere in campo per la ripresa in sicurezza delle attività didattiche in presenza a settembre, si rafforzano ulteriormente le motivazioni dello sciopero indetto per l’8 giugno”. Lo dichiara Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commentando la riunione di coordinamento che si è svolta ieri con il presidente del Consiglio, i sindacati, le ministre dell’Istruzione e dei Trasporti, il capo della Protezione civile, il coordinatore del Cts e i rappresentanti degli enti locali.    

“Ad ascoltare le parole dei suoi esponenti, sembra che il Governo non si renda conto dei problemi concreti che comporta l’organizzazione e la gestione del ritorno in classe di milioni di alunni e docenti. Non è un caso, infatti, – afferma Di Meglio – che anche Regioni e Comuni abbiano posto l’accento sulle tante criticità legate alla riapertura delle scuole e abbiano lanciato l’allarme su risorse e organici. Si tratta di preoccupazioni gravi che condividiamo in pieno e che esigono risposte urgenti in termini di investimenti dedicati all’incremento del personale e all’edilizia. Ma i poco più di 300 milioni di euro destinati alla scuola dal Decreto Rilancio saranno a stento sufficienti per l’acquisto delle mascherine. E gli altri fondi sbandierati dalla ministra Azzolina non sono attualmente disponibili per essere utilizzati adesso”.

Riguardo al ruolo degli amministratori locali e delle singole scuole, Di Meglio ritiene che non sia possibile scaricare su di loro ogni responsabilità, impartendo semplici e vaghe linee guida e senza predisporre, invece, un piano preciso, chiaro e articolato che fornisca istruzioni dettagliate. “Piuttosto che assegnare ai sindaci i poteri di commissari straordinari per i lavori di adeguamento strutturale delle scuole, – dice il coordinatore nazionale della Gilda – proponiamo la nomina di un commissario straordinario nazionale all’edilizia scolastica. Questa figura, poi, potrebbe essere coadiuvata da rappresentati delle istituzioni locali”.

“In ogni caso, a sentire la ministra Azzolina che si augura la scomparsa del Covid-19 entro settembre per consentire la riapertura in sicurezza delle scuole, non ci resta che affidarci agli scongiuri”, conclude amaramente Di Meglio.

Per riaprire le scuole a settembre

Per riaprire le scuole a settembr è urgente un provvedimento legislativo organico

La scuola deve essere messa in condizione di garantire le consuete attività scolastiche in assoluta sicurezza per il personale e per gli alunni, attuando le prescrizioni del CTS.

Distanziamento e norme di prevenzione impongono un modello di scuola totalmente nuovo nell’uso degli spazi e impongono un incremento delle dotazioni di organico.

Il perdurare dell’emergenza Covid-19 impone di organizzare un sistema di così notevoli dimensioni e complessità come quello scolastico nel rispetto rigoroso di necessarie misure anticontagio.

La definizione, in tempi ormai stringenti, di un progetto per la riapertura delle scuole a partire da settembre, da tradurre immediatamente in termini operativi, implica anzitutto l’indicazione degli obiettivi che si intendono perseguire.

Per noi l’obiettivo è una ripresa dell’attività didattica in presenza quanto più possibile diffusa e generalizzata. La DAD, cui si è fatto ricorso in modo obbligato in questi mesi, deve ritenersi opzione residuale e integrativa, mai sostitutiva, cui fare ricorso solo laddove si riveli strettamente necessaria e concretamente attuabile, essendo troppo elevato il rischio che si allarghi il divario legato all’appartenenza sociale di chi può e chi non può permettersi reti o device.

Ciò esclude, pertanto, che la si possa ritenere modalità praticabile per le fasce di età più basse, in particolare scuola dell’infanzia e primaria, per la mediazione inevitabilmente richiesta in ambito familiare in relazione al livello di autonomia degli alunni, cui fa riscontro la domanda particolarmente pressante dei genitori di poter conciliare i tempi di assistenza familiare con quelli posti dalle proprie esigenze lavorative.

Analogamente, una particolare attenzione va rivolta anche alle situazioni di maggior fragilità individuale e sociale, che si ritiene debbano costituire una delle priorità per l’azione educativa e formativa.

Ritornare alla didattica in presenza in maniera generalizzata, dovendo adottare nel contempo le opportune misure di distanziamento, pone anzitutto il problema degli spazi al momento disponibili nell’attuale situazione dell’edilizia scolastica. Ridurre il numero di alunni per classe e sezione comporta infatti un considerevole incremento del fabbisogno di spazi in cui svolgere le attività.

È dunque indispensabile verificare da subito quali possibilità esistano in tal senso, eventualmente integrando e/o ristrutturando spazi già esistenti, o individuandone di altri, sollecitando a tal fine l’iniziativa delle amministrazioni locali. Solo in via residuale si possono realizzare altre forme organizzative in funzione comunque delle fasce di età e in virtù della maggiore autonomia degli alunni nel gestire la partecipazione alla vita scolastica sotto ogni aspetto, dall’interazione nei processi di apprendimento agli spostamenti richiesti per andare e tornare da scuola.

La nostra rete scolastica, diffusa su un territorio estremamente diversificato, che va dalle grandi aree metropolitane ad insediamenti urbani di dimensioni più contenute, talvolta molto ridotte come nel caso delle zone di montagna, è molto disomogenea anche per quanto riguarda le condizioni degli edifici, non sempre di recente costruzione e spesso derivanti da riadattamenti ad uso scolastico più o meno efficacemente realizzati. Una situazione che i dati reperibili a sistema e ripresi dallo stesso documento del CTS rappresentano in modo eloquente, ma che non aiutano di per sé a prefigurarne possibili soluzioni degli aspetti problematici.

Il monitoraggio della situazione, volto a evidenziare gli interventi necessari per aumentare gli spazi da utilizzare per la didattica in presenza a gruppi ridotti, va condotto sul campo, investendo direttamente e immediatamente ogni istituzione scolastica affinché vi provveda in tempi molto rapidi, segnalando lo stato delle sue strutture e tutti i possibili interventi volti ad incrementare gli spazi d’aula. Così facendo, sarà intanto possibile verificare se vi siano, come è probabile, istituti nei quali già le attuali condizioni consentono una ripresa delle attività rispettando tutti i parametri di sicurezza, concentrando poi l’attenzione su quelle in cui si manifestano le maggiori criticità.

Solo dopo aver effettuato questa prima verifica, peraltro, sarà possibile stimare in modo più preciso il prevedibile fabbisogno di ulteriori unità di personale, sia docente che ATA, per far fronte ad attività su un numero maggiore di gruppi classe/sezione e alle particolari esigenze di cura degli aspetti igienico sanitari, oltre che di assistenza e vigilanza, nella fase di applicazione delle misure di prevenzione individuate come necessarie dal CTS.

La possibilità di lavorare con gruppi ristretti, oltre ad essere una necessità imposta dalle regole del distanziamento, va colta anche come opportunità riguardo all’esigenza di recuperare, nel prossimo anno scolastico, carenze e ritardi accumulati nel precedente per le particolari condizioni in cui si sono svolte le attività, da cui una quota non irrilevante di alunni è rimasta esclusa o è comunque riuscita ad avere accesso con molta difficoltà, trovando ostacoli di diversa natura e non sempre sormontabili.

Per quanto sommariamente esposto, va messo comunque in conto un consistente aumento degli investimenti destinati al sistema scolastico, perché il ritorno alle attività in presenza, che significa restituire la scuola alla sua dimensione più autentica, non resti solo un auspicio ma trovi pratica e concreta attuazione col nuovo anno scolastico.

Crediamo sia necessario avviare da subito una stringente interlocuzione fra parti sociali della scuola e governo affinché vengano esaminate per tempo tutte le variabili e le ipotesi percorribili a settembre come sopra esposte, e da qui far discendere previsioni accurate e impegni di investimento in:

  • –  spazi da recuperare o spazi anche provvisori da creare nelle aree delle stesse scuole eventualmente disponibili
  • –  Incremento delle unità organiche docenti e ata per le attività aggiuntive derivanti dalle necessità del distanziamento e per le attività di recupero delle ore di didattica non svolte
  • –  Immediata stabilità del personale a tempo determinato, affinché assicuri la continuità didattica
  • – Garanzie per la dirigenza scolastica e l’attività amministrativa, che deve oggi misurarsi anche con la carenza dei direttori dei servizi, con le necessarie tutele in termini di responsabilità, a partire quelle impropriamente attribuite ai dirigenti per le procedure connesse alla sicurezza nella gestione dei locali di proprietà, come noto, degli Enti Locali

La doverosa attenzione a tutto ciò che attiene alla sicurezza e alla salute risponde a esigenze di tutela che non riguardano unicamente il personale scolastico: riguardano anche, altrettanto direttamente, alunne e alunni, indirettamente le loro famiglie e in definitiva l’intera collettività, per l’impatto che genera un sistema in cui agiscono più di 10 milioni di persone. Si tratta però delle giovani generazioni, investire nella loro formazione significa valorizzare una delle risorse fondamentali di crescita e sviluppo della società, oltreché assolvere un dovere che ci impone la Costituzione, che assume quello all’istruzione come uno dei diritti fondamentali della persona e del cittadino. Occorre averne piena consapevolezza e agire di conseguenza sul piano delle scelte politiche e di investimento.

L’impegno profuso per affrontare, gestire e risolvere il presente quadro di difficoltà deve rappresentare lo stimolo per andare oltre l’emergenza d’autunno e porre a livello governativo, con la stessa Presidenza del Consiglio, un problema più generale e di prospettiva: come e quanto investire sulla scuola del futuro con un piano di respiro strategico, individuando un obiettivo di fondo, avvicinarsi alla media degli investimenti dei Paesi Ocse rispetto al PIL nazionale, individuando a tal fine le priorità di intervento, l’entità delle risorse necessarie, un cronoprogramma da seguire a partire da oggi e per il prossimo quinquennio.

Da ciò dovrebbe discendere un patto tra governo e parti sociali per dare centralità, anche attraverso un provvedimento legislativo ad hoc, alla struttura formativa del nostro Paese.

Roma, 4 giugno 2020

Flc CGIL
Francesco Sinopoli

CISL Scuola
Maddalena Gissi

UIL Scuola Rua
Giuseppe Turi

SNALS Confsal
Elvira Serafini

GILDA Unams
Rino Di Meglio

Studenti in piazza a Roma e Milano

Studenti in piazza a Roma e Milano

I maturandi scenderanno in piazza il 5 giugno a Roma e l’8 a Milano per far sentire la loro voce e chiedere garanzie

Il 5 giugno gli studenti italiani manifesteranno a Roma di fronte alla sede del Miur e nelle zone circostanti. L’8 giugno sarà la volta di piazza Duomo a Milano.

Le manifestazioni sono state organizzate dalla pagina Instagram @nomaturita2k20 in collaborazione con il gruppo Telegram dei maturandi e decine di rappresentanti di istituto e di consulta romani e milanesi.

Le ragioni della manifestazione in 10 punti:

1.         Gli studenti non sono stati ascoltati. La Ministra ci vede ma non ci considera

2.         Nonostante il tentativo, il diritto all’istruzione non è stato garantito

3.         Il 33,8% delle famiglie italiane non ha pc o tablet (ISTAT 6/04/2020)

4.         Non c’è chiarezza sulle modalità d’esame

5.         Troppe responsabilità ricadono su presidi e insegnanti

6.         1a e 2a prova sono state rimpiazzate con un complesso surrogato che non le sostituisce

7.         I privatisti non potranno fare l’esame a giugno

8.         Le misure igienico-sanitarie non sono sufficienti. Dovremo autocertificarci invece di avere tamponi e misurazioni della temperatura

9.         Anche presidi, professori e Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione sono contrari a questo esame

10.       Ritardi e inadempienze da parte di chi dovrebbe tutelarci. Mancano ancora presidenti di commissione

Gli studenti avevano dato un segnale forte già con lo sciopero dalle lezioni della didattica a distanza avvenuto il 21 maggio, ma non hanno ottenuto risultati. “Abbiamo il dovere di farci sentire. – dicono gli amministratori della pagina @nomaturita2k20 – Gli studenti non possono essere ignorati in una situazione di tale emergenza per la scuola e per l’intera Nazione. La manifestazione sarà il nostro ennesimo tentativo di far spiccare la nostra voce”.

La manifestazione nella capitale sarà statica e avrà inizio alle ore 16.00 di venerdì 5 giugno. Una delegazione di rappresentanti d’istituto si occuperà della sicurezza: saranno mantenute le distanze e l’uso della mascherina. Per ragioni più che comprensibili le autorità hanno consentito un numero massimo di 200 manifestanti. “È chiaro che sarà presente solo una piccola parte di noi. – affermano gli amministratori della pagina social – Dai sondaggi precedentemente svolti, circa 6mila studenti si erano dichiarati disponibili a partecipare. Il significato della manifestazione rimane e la sicurezza sarà tutelata”.

L’evento di piazza Duomo sarà l’8 giugno a partire dalle 15.30. Data l’ampiezza del luogo, il numero di studenti partecipanti potrà essere maggiore. La manifestazione si svolgerà comunque nel totale rispetto delle garanzie sanitarie e dell’ambiente.

Lo slogan della manifestazione sarà #lascuolasiamonoi.

“Questo slogan è un simbolo della nostra identità e della situazione che la scuola di oggi sta vivendo – spiegano gli amministratori – #lascuolasiamonoi 170mila precari che non hanno certezze

#lascuolasiamonoi 8milioni di studenti non ascoltati

#lascuolasiamonoi 17mila privatisti dimenticati

#lascuolasiamonoi 1,5 milioni di studenti non raggiunti dalla dad

#lascuolasiamonoi 1.7 milioni di studenti disabili penalizzati da questo periodo

#lascuolasiamonoi con i nostri insegnanti messi in difficoltà da questo Ministero e che riescono a guidare come vorrebbero i loro alunni

#lascuolasiamonoi non le parole della Ministra

#lascuolasiamonoi studenti/lavoratori o genitori che prima di ogni impegno scolastico hanno altri grandissimi problemi

#lascuolasiamonoi presidi che non hanno disposizioni chiare ma un’enorme responsabilità per la riapertura delle scuole

#lascuolasiamonoi docenti e ATA che rischiano conseguenze irreparabili se esposti al contagio #lascuolasiamonoi 515mila maturandi ignorati”.

Gli studenti chiedono di avere un dialogo con la Ministra relativo in particolare all’esame di Stato, chiedono collaborazione e la creazione di un tavolo serio e proficuo al quale partecipino anche gli studenti per la riapertura delle scuole a settembre, chiedono che finalmente venga preso in considerazione chi vive la scuola ogni giorno: gli studenti.

Fiducia sul DL scuola

Fiducia sul DL scuola: il Governo sbaglia strada sulla scuola pubblica

Roma, 3 giugno 2020 – Il Governo pone la questione di fiducia sul DL scuola e ancora non si preoccupa di trovare le risorse e le riposte che alla scuola servono davvero.

La ripresa a settembre è strettamente legata ai numeri del precariato, un legame che non si può nascondere, perché all’inizio del prossimo anno scolastico tutti i nodi verranno al pettine.
Ed è un tema che il DL scuola non risolve, rinviando addirittura le assunzioni possibili al prossimo anno scolastico.
200 mila cattedre prive di un titolare significheranno nomine di supplenti che dureranno per settimane a scuola già iniziata, con l’impossibilità di smistare gli alunni senza insegnante nelle altre classi, come si fa di solito, perché bisognerà garantire il distanziamento.  

E’ assurdo che con questo decreto non se ne tenga conto e che, addirittura, la ministra dell’Istruzione si preoccupi sul precariato di dare numeri al ribasso, mentre negli altri paesi gli interventi per riaprire le scuole in sicurezza, con organici aggiuntivi e classi ridotte sono oggetto di interventi mirati e tempestivi.

Finora il ricorso alla didattica a distanza ha coperto tutti limiti del nostro sistema: le classi pollaio, gli organici ATA ridotti all’osso, il ricorso abnorme al precariato, l’insufficienza di docenti di sostegno e la mancanza di personale specializzato assunto in pianta stabile. Ma a settembre queste contraddizioni emergeranno tutte e il Governo sappia che né alunni, né famiglie, potranno sopportare il peso di una ripresa a singhiozzo, ancora incentrata sulla DaD.

NON C’È SICUREZZA SENZA RISORSE

LA SCUOLA IN PIAZZA
NON C’È SICUREZZA SENZA RISORSE

Vogliamo riaprire le scuole alla didattica in presenza, alla vita sociale e affettiva di bambin* e ragazz* che in questi mesi sono stati abbandonat* a se stess*, tutelando la salute di tutta la comunità scolastica.Un piano straordinario per la scuola è urgente, necessario e giusto.
Come è possibile che lo Stato destini decine di miliardi alle imprese private e riservi alla scuola  solamente 1 miliardo e mezzo per due anni?Gli stanziamenti sono del tutto insufficienti e laddove sarebbe necessario investire in spazi adeguati, incremento massiccio dell’organico e misure di prevenzione ci si preoccupa di “device” e connettività.Per questo le misure presentate in questi giorni non offrono alcuna certezza sui modi della riapertura a settembre.E’ verosimile immaginare che, senza gli interventi urgenti appena menzionati, al primo allarme bambin*, adolescenti e insegnanti saranno di nuovo rispediti a casa.In questi ultimi giorni inoltre:è scomparso ogni riferimento al reperimento di risorse straordinarie;vengono proposte riduzioni del tempo scuola;si lascia via libera al fai-da-te delle singole istituzioni e all’arbitrarietà dei singoli dirigenti di decidere turnazioni/alternanze e utilizzo di didattica a distanza (già dalla scuola media! E nonostante il disastro didattico e relazionale che abbiamo vissuto in questi mesi).Di fronte a un probabile naufragio si spinge sul “si salvi chi può”, si rinuncia così all’idea di un diritto garantito a tutti allo stesso modo.E ancora:si propone l’esternalizzazione della scuola mediante ricorso a cooperative o volontariato;non si capisce come si vogliano superare le classi-pollaio;è stata bloccata la stabilizzazione dei/delle docenti precari/ie che da anni lavorano nelle scuole, con il risultato di avere in previsione oltre 200.000 precari in servizio a settembre.Tutto ciò è pericoloso non solo per la ripresa a settembre, ma anche (e soprattutto) per il futuro della scuola.Questi disordinati brandelli di un’ipotetica soluzione prefigurano in realtà una pericolosa destrutturazione della scuola pubblica che non ha precedenti.Pochissimi, tra i fondi ingenti che si stanno stanziando per uscire dall’emergenza creata dal Covid 19, sono destinati all’istruzione e all’educazione.Di fronte a questo scenario ribadiamo: Priorità alla scuola!L’istruzione e la sicurezza sono diritti. 
Genitori, student*, insegnanti, personale ATA, educatrici ed educatori:Di nuovo insieme, di nuovo in piazza.
Appuntamento sabato 6 giugno, alle 16 in Piazzale Jacchia, presso i Giardini Margherita.

Firme (in aggiornamento)
CESP Bologna
Cinnica
Cobas Scuola Bologna
Coordinamento precari/ie della scuola di Bologna e Modena
Rete Bessa
SGB – Sindacato Generale di Base

8 GIUGNO: uno SCIOPERO FARSA

UNICOBAS. 8 GIUGNO: QUELLO DEI SINDACATI PRONTA-FIRMA è uno SCIOPERO FARSA.

HANNO INFATTI FIRMATO UN PROTOCOLLO CHE PREVEDE:

▪ “Distanza interpersonale di un metro” (invece di due)

▪ “Mascherina per tutti i maggiori di 6 anni di età”

▪ “Scaglionamento degli ingressi” (con turnazioni ad libitum come se gli insegnanti fossero 2/3 milioni, quando invece devono togliere tutti quelli a rischio, con patologie e fragilità specifiche e le assunzioni sono del tutto sotto-dimensionate e tardive)

▪ “Nessuna prova delle febbre per entrare a scuola, ma se si hanno 37.5 gradi di temperatura si deve restare a casa” (invece, per qualsiasi posto di lavoro sono richiesti prova sierologica ed eventualmente tampone, cosa che dovrebbe essere disposta a priori anche per i docenti e gli Ata, e senza alcuna indennità di rischio, come invece disposto altrove, anche nel sistema privato – 250 euro)

▪ “Valorizzazione degli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche” (senza una risistemazione estiva degli istituti – per l’80% non a norma -, senza l’allestimento di altri spazi pubblici da adibirsi a scuole, nonostante le aule non possano ricevere più di 10/12 persone fra alunni e docenti. In alternativa, il Ministero, secondo un’ottica meramente custodialistica e non scolastica, pensa ad esternalizzare gli alunni fra spazi comunali, “cooperative” e parrocchie, più DAD a tutto spiano).

▪ “Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi” (ma neppure la sanificazione iniziale è certo che venga fatta da ditte esterne senza gravare sul personale Ata, visto che decideranno le Regioni, Ata sui quali si scaricano tutte le sanificazioni successive)

E NON HANNO MOSSO UN DITO CONTRO:

▪ Assunzioni carenti e ritardate

▪ Organici da classe pollaio, ampiamente confermati dagli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali, con l’aggravante di non aver tenuto conto neppure del tasso di ripetenza (cosa che non rende possibile un maggior numero di assunzioni) o del limite massimo di 20 alunni per classe in presenza di un diversamente abile

▪ Infanzia, Primaria e Media: alunni tutti a scuola, ma eliminando le mense (“fagottello” da consumarsi in classe) ed esternalizzando gli alunni, probabilmente il pomeriggio, presso case comunali, associazioni, cooperative e parrocchie

▪ Superiore: studenti tutti a scuola a giorni alterni, con turnazione, lezioni di 40 minuti, telecamera in classe, DAD per quelli rimasti a casa

Dal documento di proclamazione dello “sciopero” dell’8 Giugno, leggiamo:

– “richiesta di un potenziamento degli organici del personale docente e ATA”;

– “garantire il rigoroso rispetto del limite di 20 alunni per classe in caso di presenza di allievi con disabilità, rivedere almeno nella presente emergenza i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, provvedere alla messa in sicurezza degli edifici”;

– “prevedere un concorso riservato agli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA”;

MA ANCHE:

– “promuovere modifiche normative che sottraggano i Dirigenti Scolastici da  responsabilità improprie in merito alla manutenzione degli edifici, incrementare le risorse del FUN per la Dirigenza”.

“RIMPROVERANO”:

– la “mancata attuazione degli impegni che avrebbero consentito a molti precari con almeno tre anni di servizio una stabilizzazione del rapporto di lavoro già il prossimo settembre”;

“CHIEDONO”:

– il “ritorno in piena sicurezza alle attività in presenza”;

“DENUNCIANO”:

– che “non vi è alcuna certezza sulle risorse da destinare al rinnovo del Contratto per il triennio 2019-21”.

PERÒ, OLTRE AD AVER FIRMATO IL PROTOCOLLO PER IL RIENTRO, DI CUI SOPRA, HANNO CONSENTITO:

– l’imposizione per decreto della DAD fuori e contro ogni vincolo contrattuale

– gli abusi perpetrati dal Ministero e da parte dei DS nei confronti di docenti ed educatori con l’attivazione della DAD:

• orario di sevizio superiore o spalmato su intera giornata

• massa di compiti e/o imposizione delle sole video lezioni

• attivazione di classi virtuali senza controllo, rispetto privacy e norme di sicurezza (continuità sul video) per docenti e studenti

• moltiplicazione riunioni collegiali on-line, incontri con famiglie e studenti con ingerenze e “valutazioni” improprie sui docenti

• costi non rimborsati e rischi non coperti legati all’attivazione della DAD per i docenti e gli ATA

• disprezzo di mansionario, stato giuridico e norme del CCNL

– gli abusi perpetrati dal Ministero e da parte dei DS nei confronti del personale ATA con:

• mancato rispetto del mansionario

• pretesa dell’uso delle ferie non godute nelle turnazioni

• presenza a scuola in questo periodo e turnazioni improprie

• sanificazione delle scuole (competenza Asl)

• costi non rimborsati e rischi non coperti legati all’attivazione del telelavoro per il personale ATA

– la valutazione sommativa degli apprendimenti tramite DAD, nonostante la pandemia ed un 33% di connessioni assenti o precarie, mentre l’Unicobas e varie Associazioni professionali si battevano per la valutazione formativa ottenendo l’abrogazione dei voti nella Primaria, introdotti dal Ministro dei neutrini (Gelmini) nel 2008

– la formazione delle smart-class, delle riunioni on-line e della DAD per l’a.s. 2020/21, nonché l’inserimento della DAD nei PTOF (triennali)

NON FACENDO NULLA PER:

– la copertura di 30mila posti di collaboratore scolastico scoperti, per garantire quella sicurezza che nella scuola non c’è più da anni assumendo, oltre ai precari ATA, 10mila LSU-LPU, a cominciare da quanti hanno maturato i 3 anni previsti dalla Suprema Corte Europea

– restituire agli ATA ex Enti Locali quanto è stato loro rubato dal 2000, come disposto da 10 sentenze della Suprema Corte Europea

– risolvere davvero l’annosa questione del precariato scolastico con l’istituzione di un doppio canale per le assunzioni valorizzando abilitazioni, idoneità, titoli e servizio, compresi quanti hanno maturato i 3 anni previsti dalla Suprema Corte Europea

– aprire le trattative per un contratto scaduto da fine 2018 e portare la Scuola fuori dal campo impiegatizio (DLvo 29/93), restituendo a docenti ed ATA un contratto specifico con il ritorno del ruolo, degli scatti d’anzianità biennali e di aumenti contrattuali nella media Ue, superiori all’inflazione programmata

– l’abrogazione della cattiva scuola renziana e della chiamata per competenze, l’abolizione del “bonus premiale”

– l’istituzione di una classe di concorso per il sostegno e l’assunzione degli specializzati

– i 500 euro annuali per i precari e gli educatori

– la titolarità di istituto a tutti i docenti ed il preside elettivo

È dal finto sciopero proclamato e prontamente ritirato a Marzo che fanno il gioco delle 3 carte. Non si vede perché docenti ed ATA dovrebbero gettare all’ammasso 70 euro per Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda (che dopo aver rifiutato di siglare il vergognoso protocollo per il rientro e per gli esami di stato, è tranquillamente tornata nel gruppo dei pronta-firma), a scuole già chiuse in varie regioni (il 6 giugno è l’ultimo giorno di scuola in Campania, Marche, Emilia Romagna, Molise, Sardegna, Sicilia e Veneto) e per di più validando così la valutazione sommativa a distanza come fosse regolare persino in pandemia, laddove solo in una parte delle scuole ancora aperte è previsto qualche scrutinio irregolare, perché gli scrutini per legge devono cominciare dopo la chiusura ordinaria delle scuole. Molto meglio battersi perché le scuole assumano i criteri della valutazione formativa e prepararsi ad un grande sciopero vero e ad una grande manifestazione in presenza quando le scuole verranno riaperte senza sicurezza e continuità pedagogica vera (che non è la DAD).

Stefano d’Errico
(Segretario Nazionale Unicobas Scuola & Università)

Reperimento dei Presidenti delle commissioni del II ciclo

Di prossima emanazione la O.M. per il reperimento dei Presidenti delle commissioni del II ciclo

Si è tenuta oggi, in videoconferenza, la preannunciata riunione informativa con il Ministero dell’istruzione sulla imminente emanazione dell’Ordinanza Ministeriale volta ad assicurare il reperimento urgente dei Presidenti delle commissioni d’esame conclusivo del secondo ciclo.

L’Amministrazione era rappresentata dalla Dott.ssa Palermo, Direttore Generale degli ordinamenti, che ha espresso l’esigenza di nominare i Presidenti per garantire il diritto costituzionale dei candidati ad essere esaminati da commissioni regolarmente costituite.

Secondo i dati in possesso del Ministero, mancano a livello nazionale un po’ meno del 10% delle nomine ed è necessario intervenire con urgenza. La situazione è molto diversificata a livello regionale: le Regioni con più difficoltà sono la Lombardia (come ampiamente prevedibile data la severità con cui è stata colpita dal contagio), l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana. L’Ordinanza fornirà ai Direttori degli Uffici scolastici regionali lo strumento normativo per provvedere alle nomine d’ufficio, anche derogando all’ordinario requisito, per i docenti, di dieci anni di anzianità di ruolo. Come ultima possibilità, potranno essere assegnate più commissioni allo stesso Presidente.

La delegazione ANP ha espressamente richiesto che non si ricorra a questa evenienza, in quanto si aggraverebbe eccessivamente la funzione dei Presidenti: non si consentirebbe loro di presenziare a tutti i colloqui oppure si produrrebbe un prolungamento delle operazioni d’esame.

Su nostra richiesta, l’Amministrazione ha precisato che i dati sulla partecipazione dei dirigenti scolastici del primo e del secondo ciclo sono del tutto in linea con quelli dello scorso anno. Questo conferma, ancora una volta, quanto l’ANP sostiene da sempre: i colleghi si distinguono – soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà – per l’altissimo senso di responsabilità e, quando devono garantire il servizio, sono pronti a farlo.

Non dimentichiamolo mai!

VITALE PER IL SISTEMA GARANTIRE RIENTRO IN CLASSE A SETTEMBRE

VITALE PER IL SISTEMA GARANTIRE RIENTRO IN CLASSE A SETTEMBRE 

Il programma di ripresa post Covid-19 previsto dal Governo ha incredibilmente deciso di lasciare la scuola per ultima, a dimostrazione di come nel nostro Paese l’istruzione, come la sanità, vengano drammaticamente abbandonati al proprio destino, come dimostrano in questi anni i tagli subiti a fronte di investimenti pari a zero. A sostenerlo in una nota è Italia in Comune. Per rilanciare la scuola, si legge nella nota del partito, “serve incrementare almeno per un valore dell’1% sul PIL le risorse economiche strutturali per istruzione, formazione e ricerca. E’ necessaria una promozione e rivalutazione della classe docente. È urgente un adeguamento delle retribuzioni secondo una nuova politica contrattuale che riconosca e compensi gli impegni reali, promuovendo ruoli, funzioni ed attività indispensabili per garantire in tutti gli ordini di scuola la riuscita del processo formativo. Servono poi risorse mirate per l’Autonomia progettuale della scuola pubblica, un piano per la formazione continua obbligatoria, un intervento intensivo per superare il digital divide, la revisione delle modalità di reclutamento dei nuovi docenti, con definitiva soluzione del problema del precariato”. “Ma soprattutto è necessario prevedere una modalità che garantisca il senso del percorso educativo: da ora il Ministero dell’Istruzione deve necessariamente organizzarsi, attraverso le dirigenze scolastiche, per garantire la lezione in presenza, perché se vogliamo continuare a chiamarla Scuola questo è necessario. Spazi vanno trovati non solo riorganizzando le classi e le strutture esistenti ma anche affittando spazi temporanei che garantiscano il distanziamento sociale e contemporaneamente la possibilità di studenti, insegnanti e professori di poter svolgere attivamente la loro mansione. Gli studenti della scuola dell’infanzia, primaria e medie in particolare non possono fare a meno di questo percorso educativo”. 

Italia in Comune

Inaccettabile descrizione macchiettistica della scuola

Panorama pubblica una inaccettabile descrizione macchiettistica della scuola: ora basta!

L’articolo di Marcello Veneziani “Presidi e bidelli espulsi dalla videoscuola”, recentemente pubblicato su Panorama, risulta infarcito di aneddoti, facezie e luoghi comuni. Proprio per questo non meriterebbe molta considerazione. D’altra parte, lasciar passare tutto senza replica potrebbe indurre qualcuno a credere che ci sia della sostanza e qualche fondamento fattuale.

L’autore si basa sul proprio “amarcord” di scuola, come alunno e figlio di Preside. Un po’ come se il figlio di un ingegnere, dopo essere transitato tante volte sopra un ponte, discettasse di costruzioni. Il suo Preside ideale, come tratteggiato nell’articolo, sembra una curiosa via di mezzo tra un giullare che si esibisce per il sollazzo degli alunni ed un padre severo ed autorevole. Che poi suo padre non si occupasse di amministrazione e che il segretario gli sbrigasse “quelle faccende” probabilmente glielo avrà raccontato lui, ma ciò non consente alcuna generalizzazione.

La tesi di Veneziani, espressa con affermazioni fantasiose e colorite, ma ben lontane dalla realtà, è che i Presidi – oggi dirigenti delle scuole – siano stati resi superflui dalla didattica a distanza, a sua volta resa necessaria dall’emergenza pandemica. A questo punto ci viene spontaneo chiederci se, da giornalista, ritenga che nemmeno i giornali on-line abbiano bisogno di un direttore.

In ogni caso, quello che nell’articolo risulta culturalmente inaccettabile è lo spacciare alcune impressioni personali per statistiche oggettive: sorvolando sulle presunte connotazioni politiche e geografiche dei dirigenti scolastici, Veneziani ne qualifica i quattro quinti -ben l’80%- come “incapaci”. Poi, con gusto davvero dubbio, afferma addirittura che fra i migliori incontrati figurano “un preside cieco” e “una preside paralitica” – menandone scandalo come se fra le competenze richieste dalla dirigenza ci fossero la vista d’aquila o le doti podistiche – e dimostra un imbarazzante disprezzo verso persone che, nonostante la disabilità, hanno raggiunto un ragguardevole traguardo professionale.

Evidentemente, a Veneziani non è giunta alcuna eco dell’immane sforzo organizzativo prodotto dai Capi d’istituto per mettere in piedi, in pochi giorni, un’attività di dimensioni mai sperimentate prima. I docenti sono stati encomiabili nel praticare la didattica a distanza, ma i dirigenti scolastici ne sono stati i registi. E se la stragrande maggioranza degli alunni e studenti è restata in contatto con la scuola in questi mesi lo si deve anche a loro: proprio ai dirigenti scolastici.

E che dire della pittoresca – ancorché fasulla – narrazione dei bidelli? Che è connotata da inesattezze tipiche di chi non sa come stanno le cose: i collaboratori scolastici svolgono gli stessi compiti di sempre, dalla pulizia (le imprese esterne intervengono in una minoranza di scuole) alla fondamentale vigilanza. Attività per la quale, semmai, il loro numero risulta spesso insufficiente.

Il bel tempo antico non è sempre stato garanzia di una società migliore della presente. Veneziani contesta l’autonomia e la dirigenza scolastica ma, in fondo, disvela la sua nostalgia per uno Stato, una scuola e una società che non esistono più.

A quando un articolo su quanto era bello avere in casa i 32 volumi dell’Enciclopedia Britannica, prima che la digitalizzazione rendesse lo scibile umano accessibile anche a chi non avrebbe mai potuto permettersi di acquistarla?

Troppo generiche le indicazioni per la riapertura di settembre

Troppo generiche le indicazioni per la riapertura di settembre: l’ANP chiede chiarezza

È stato di recente diffuso il Documento tecnico sull’ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico, approvato il 26 maggio 2020 dal Comitato tecnico scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione civile.

Il Documento si rivolge, da un lato, al Governo, auspicando azioni di sistema che consentano la riapertura delle scuole in sicurezza: dalla rimodulazione del monte ore e dei quadri orari all’adeguamento della dotazione organica, dalle strutture ai servizi disponibili (trasporto, mensa ecc.).

Dall’altro, è indirizzato alle istituzioni scolastiche a cui è affidato in modo alquanto generico il compito di “calare le indicazioni nello specifico contesto di azione” (ordine di scuola, tipologia di utenti, strutture e infrastrutture disponibili, dotazione organica, caratteristiche del territorio, etc.)”.

L’ANP denuncia l’impossibilità, per i Dirigenti Scolastici, di gestire in sicurezza la riapertura delle scuole senza che siano prima attuati degli adeguati (e permanenti) interventi di sistema.

Ci limitiamo a pochi esempi.

  1. Il dirigente dovrebbe garantire il distanziamento fisico interpersonale di almeno un metro all’interno di ogni spazio destinato alle attività didattiche, anche nelle aree di passaggio e di interazione (zona cattedra/lavagna) all’interno dell’aula. Per la scuola dell’infanzia tale distanza dovrebbe essere ancora superiore, ma non ne viene fissato il valore.

Per applicare questa misura occorre ridurre il numero di alunni per classe. Ipotizzando di dimezzarlo, si prospettano due soluzioni:

  1. distribuire gli alunni in due turni, mattutino e pomeridiano; in tal caso, sarebbe necessario raddoppiare l’organico del personale;
  2. distribuire gli alunni in un numero doppio di aule, mantenendo l’orario mattutino; in tal caso, sarebbe necessario duplicare gli spazi (dopo averli reperiti) e, in ogni caso, raddoppiare l’organico.

È opportuno precisare che andrebbe raddoppiato sia il numero dei docenti sia quello dei collaboratori scolastici necessari per la vigilanza sulle aree comuni, dove è più probabile l’assembramento. Non è chiaro, peraltro, quale sia il numero di alunni oltre il quale si crea un “assembramento”.

2.Il dirigente dovrebbe garantire l’igiene ambientale. Per applicare seriamente tale misura occorre rivedere le tabelle che determinano l’organico del personale ATA con particolare riferimento, ancora una volta, ai collaboratori scolastici. Ad oggi, tali tabelle utilizzano come parametro il numero di alunni ma si dovrebbe, invece, parametrarle alla effettiva dimensione delle superfici da pulire. È del tutto evidente, infatti, che il lavoro necessario per igienizzare 100 metri quadri non dipende dal numero di persone che li calpestano ma dal fatto che si tratta di 100 metri quadri!

Se la finalità è quella di garantire il più possibile la didattica in presenza, la misura del distanziamento implica, in definitiva, la moltiplicazione degli organici (di competenza del Ministero) oppure la moltiplicazione degli organici e quella degli spazi (di competenza degli enti locali).

In più, se non si rimoduleranno i quadri orari, la sopravvivenza della DAD sarà comunque inevitabile, con le connesse difficoltà soprattutto per gli alunni più piccoli. A quadro normativo invariato e a risorse esistenti, infatti, i più danneggiati risulteranno proprio loro: si pensi ai bambini dell’infanzia per i quali si richiede un indice di affollamento inferiore rispetto agli altri ordini di scuola e che, di contro, possono avvantaggiarsi meno di altri dell’organico di potenziamento e della conseguente possibilità di sdoppiare le sezioni. Finirebbero, paradossalmente, per divenire i maggiori fruitori della DAD.

Secondo l’ANP, al di là di singoli aspetti critici – le pressoché inapplicabili disposizioni sul distanziamento nei momenti ricreativi, la forte interferenza con la didattica del pasto consumato in aula ecc. – è necessario che l’Amministrazione centrale risolva con urgenza alcuni annosi problemi, resi più evidenti dallo stress-test causato dalla pandemìa:

  • deve essere tempestivamente formulato un protocollo di sicurezza che delinei con precisione le misure da adottare, in modo da limitare il margine valutativo delle singole realtà scolastiche e garantire al massimo l’incolumità di tutti;
  • l’autonomia delle singole scuole necessita di essere sostenuta attraverso un cospicuo adeguamento delle risorse economiche (apprezzabili ma non sufficienti quelle previste dall’articolo 231 del DL 34/2020) e soprattutto di quelle umane, una tempestiva attuazione di quanto disposto dall’articolo 232 dello stesso DL 34 in materia di edilizia scolastica nonché una profonda rimodulazione dei quadri orari;
  • l’azione dei dirigenti scolastici deve essere sburocratizzata e snellita, eliminando qualsiasi sovrapposizione di competenza con gli organi collegiali in materia di gestione delle risorse umane, economiche e strumentali;
  • deve essere assicurata l’assunzione a settembre dei DSGA vincitori di concorso;
  • deve essere rivista la responsabilità penale datoriale in materia infortunistica, come da noi più volte richiesto, per renderla equa e sostenibile.

In sintesi, chiediamo vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili.

Un’ultima osservazione, relativa alla tutela dell’incolumità dei dirigenti scolastici che, al pari di tutti gli altri lavoratori, possono risultare “fragili”: stiamo ancora attendendo la rilevazione dello Stress Lavoro-Correlato, più che mai attuale a causa del super-lavoro svolto dai colleghi in questi mesi.

Abolizione voto numerico nella primaria

Abolizione voto numerico nella primaria: dato positivo in un contesto legislativo che continua a preoccuparci

Roma, 29 maggio 2020 – All’interno del maxiemendamento al DL Scuola approvato ieri in Senato c’è un provvedimento fortemente voluto e sostenuto, con tutte le modalità e in tutte le sedi, dalla FLC CGIL: l’abolizione del voto numerico nella scuola primaria.

Un provvedimento necessario, dettato dalla situazione contingente, in cui la distanza ha reso pressoché impossibile la “misurazione” quantitativa degli apprendimenti, ma ancor più dal bisogno di recuperare quella cultura pedagogica democratica ispiratrice delle grandi riforme che, a partire dagli anni 70, hanno fatto della scuola primaria italiana un modello di inclusività e qualità nel panorama internazionale, almeno fino ai primi anni 2000.

Pur rappresentando un importante passo avanti, resta incomprensibile che il provvedimento venga rinviato al 2020/21, costringendo i docenti a utilizzare ancora in questo anno scolastico uno strumento di valutazione assolutamente inadeguato a valorizzare i percorsi di ciascun alunno, tenendo conto delle condizioni di partenza, dei processi e dei contesti in cui l’apprendimento è maturato.

La facoltà di ridiscutere i criteri di valutazione, già previsti nel Piano dell’Offerta Formativa, resta comunque in capo ai Collegi e i docenti ben sanno quanto le bambine e i bambini siano stati messi a dura prova dalla “distanza” e come tutte e tutti meritino il massimo dei voti come riconoscimento di un percorso che si è rivelato pieno di ostacoli e di un debito che la scuola ha maturato nei loro confronti.

Nonostante questo timidi avanzamenti, rimangono in campo tutte le ragioni che ci hanno portato alla proclamazione dello stato di agitazione: risorse insufficienti e provvedimenti inadeguati che non permettono alla scuola di assolvere al suo mandato costituzionale e, soprattutto, di recuperare oltre 4 mesi di sospensione dell’attività didattica. Con le procedure di reclutamento rinviate di un anno e modalità che non danno prospettive certe, la precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori continuerà a essere la condizione su cui si regge il sistema scolastico e a incidere sulla qualità dell’intero settore, una situazione aggravata dall’ ulteriore rinvio delle operazioni di immissione in ruolo.

Restiamo pronti allo sciopero e a tutte le forme di mobilitazione utili a richiamare l’attenzione sulla centralità della scuola per il sistema Paese.

Mobilità dei DS

Seduta di confronto con il Ministero dell’istruzione sulla mobilità dei DS

In data odierna l’ANP ha partecipato in videoconferenza alla prevista seduta di confronto con il Ministero dell’istruzione, rappresentato dal Capo Dipartimento Dott. Marco Bruschi.

Il confronto ha preso avvio dall’incontro del 22 maggio 2020 durante il quale è stata resa alla parte sindacale la dovuta informazione preventiva in materia di attribuzione degli incarichi dirigenziali.

La delegazione ANP ha aperto la seduta di confronto – ex art. 5, c. 3, lett. g) del CCNL dell’area istruzione e ricerca 2016-2018 – sulla specifica materia delle “operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali: conferme, mutamenti, mobilità interregionale con decorrenza 01/09/2020” ricordando, preliminarmente, che la relazione sindacale del confronto consiste (ex art. 5, c. 1 del CCNL) in “un dialogo approfondito sulle materie rimesse a tale livello di relazione, al fine di consentire ai soggetti sindacali di cui all’art. 6, comma 2, di esprimere valutazioni esaustive e di partecipare costruttivamente alla definizione delle misure che l’amministrazione intende adottare”.

Abbiamo quindi espresso la seguente posizione in riferimento ai “criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali”.

In primo luogo, riteniamo che la nota sul conferimento degli incarichi dirigenziali (conferme, mutamenti, mobilità interregionale con decorrenza 01/08/2020), oggetto di informazione nella seduta del 22 maggio 2020, debba coniugare efficacemente l’esigenza di stabilità nella conduzione delle istituzioni scolastiche con il benessere lavorativo dei singoli dirigenti scolastici.

Abbiamo pertanto chiesto:

  • che la nota preveda, dopo la fase dell’interregionalità alla scadenza dell’incarico prevista dalla lettera f) della bozza, una fase specifica di mobilità interregionale, non vincolata alla scadenza di incarico, a cui far partecipare i dirigenti scolastici immessi in ruolo dal 1° settembre 2019;
  • che il Ministero dell’istruzione solleciti gli Uffici scolastici regionali, competenti a individuare il numero di posti da mettere a disposizione per la mobilità interregionale, ad assicurare almeno il 30% dei posti vacanti (e cioè il valore massimo previsto);
  • che gli Uffici scolastici regionali includano nell’elenco dei posti disponibili, tutte le sedi nominali.

Tali misure sono finalizzate ad evitare che tanti colleghi richiedano la restituzione al ruolo di provenienza, così disperdendo preziose risorse professionali – sviluppate nel corso di questi anni e valorizzate dal superamento del concorso – e aggiungendo ulteriori fattori di instabilità alla gestione complessiva delle istituzioni scolastiche.

Informeremo tempestivamente i colleghi degli ulteriori sviluppi della questione mobilità.

UN CONCORSO CHE DI STRAORDINARIO NON HA PIÚ NULLA

PRECARI, GILDA: UN CONCORSO CHE DI STRAORDINARIO NON HA PIÚ NULLA

“Il risultato dell’estenuante lavoro parlamentare svolto in Commissione Istruzione al Senato è che nessun precario verrà stabilizzato a settembre, disattendendo così totalmente agli accordi assunti dal governo con i sindacati oltre un anno fa, firmati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dai ministri Bussetti e Fioramonti. Con l’approvazione dell’emendamento di maggioranza, lo scenario che si profila per i precari con 3 anni di servizio non è più quello di un concorso straordinario con procedura semplificata, ma appare molto più simile a un concorso ordinario i cui tempi di svolgimento sono imprevedibili. Tra precariato dilagante e coronavirus, definire ‘difficile’ l’avvio del prossimo anno scolastico è un eufemismo”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.