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Concorso DS: un’esclusione immeritata

CONCORSO DS: UN’ESCLUSIONE IMMERITATA!

La storia è arcinota, ma alcuni aspetti meritano una riflessione. Dopo svariati anni di impegno, studio, privazioni familiari e sociali, costose preparazioni e qualificati corsi specialistici, nell’ottobre del 2018 partecipiamo alla prova scritta del concorso DS2017. La correzione delle prove mette in evidenza innumerevoli anomalie del sistema di valutazione, per le quali vengono presentati innumerevoli ricorsi, di cui si fa carico la politica, tanto che con D.M. 8 giugno 2023, n. 107 si tiene la prova scritta straordinaria del 06.05.2024. Sembravano superate le anomalie, invece altro strazio: l’orario di avvio dello scritto su tablet, previsto per le 10:30, viene procrastinato alle 14:30 tra caos e indicibili disagi. Le criticità vissute prima, durante e dopo lo svolgimento sono state segnalate anchetramite la stampa; nel mentre, lo stesso Ministro Giuseppe Valditara dichiara che “Le disfunzioni di cui stiamo avendo notizia sono inammissibili”.

Gli esiti della prova scritta, avvenuta in modalità digitale, non vengono comunicati immediatamente ai candidati, come ci si aspetterebbe da una prova telematica, facendo sorgere la domanda: “Una procedura postuma di scioglimento dell’anonimato è garanzia di serietà della prova?” è evidente, invece, che la comunicazione immediata dei risultati individuali è ulteriore garanzia della serietà della prova. Inoltre, in alcuni quesiti si notano forti criticità testuali, poiché diversi appaiono incompleti o formulati in maniera alquanto ambigua, impedendo ad alcuni candidati, per UN SOLO PUNTO,  di raggiungere il 60 e di poter partecipare al corso intensivo di formazione, anche e soprattutto a causa di quesiti da più parti ritenuti errati nella formulazione della domanda, come nel caso di un quesito sul D.M. 328 del 2022,  erroneamente indicato come D.M. 32, o di quesiti privi di risposta esatta, come  per la questione “in materia di assenze retribuite cosa dispone per il dirigente scolastico l’art. 15 del CCNL” che ritiene “astenersi” e “assentarsi” come sinonimi (ma se ci si astiene dall’assenza, non si è forse presenti…?). Lo stesso CTS si accorge dei problemi emersi, tanto da rivedere un quesito, rettificandone l’attribuzione del punteggio, con conseguenze sconcertanti per chi dai 60 punti inizialmente comunicati (con relativo superamento della prova) passa a 59 punti e bocciatura in tronco, con un indicibile senso di sconfitta, che sa di beffarda ingiustizia, perché anche altri quesiti appaiono chiaramente erronei, ma non vengono in alcun modo presi in considerazione.

Oltre a ciò, i ricorsi dapprima al Tar e successivamente al CdS hanno prodotto finora una situazione paradossale e ulteriormente beffarda: accade, infatti, che alcuni candidati con un punteggio nettamente inferiore a quello conseguito da altri vengano ammessi con ordinanza cautelare al Corso Concorso Riservato, mentre altri, con punteggio di 59 su 60 (punteggio minimo di ammissione) ne vengano esclusi, vedendosi respinti i ricorsi presentati a distanza di poche ore dall’ordinanza di accoglimento riservata ai pochissimi “fortunati” e con ricorsi che vertono sulle medesime domande contestate dai primi come dai secondi e persino con il medesimo avvocato e con le medesime motivazioni!

A causa di tutto ciò, per ragioni misteriose, sembra che la sorte si sia accanita contro di noi: siamo stati fortemente lesi e danneggiati, abbiamo ricevuto un evidente grave nocumento, morale e materiale, un danno ingiusto e speriamo NON IRREPARABILE!

Tenuto conto che in uno Stato di diritto a noi cittadini devono essere garantiti, ai sensi di legge, pari protezione, tutela e rispetto dei diritti civili di base e, ripeto, nel caso di specie dei quesiti sono configurabili veri e propri errori che possono essere accertati in modo inequivocabile dal personale competente e preposto al rispetto della legge.

In conclusione, siamo fuori per uno o pochissimi punti, a causa di diversi quesiti errati, equivoci, mal posti o con nessuna risposta esatta: così sono stati ritenuti dai qualificati esperti interpellati, che hanno prodotto anche delle perizie ufficiali, che però almeno al momento sembrano non interessare la magistratura amministrativa.

Sarebbe doveroso da parte degli organi competenti rivedere l’attribuzione del punteggio relativamente almeno ai quesiti INEQUIVOCABILMENTE ERRATI.

Gruppo candidati “I ricorrenti con 59”

DL Scuola: stralciare subito emendamenti sul CSPI

DL Scuola, FLC CGIL: stralciare subito emendamenti sul CSPI, sono insulto alla scuola e al suo personale  

Roma, 9 luglio – Apprendiamo dalla discussione che si sta svolgendo in queste ore alla Camera per la conversione in legge del decreto Scuola, che il governo non desiste dal suo insano progetto di aumentare il numero dei componenti del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione da 36 a 45, lasciando inalterata la componente elettiva a 18 membri e aumentando quella ministeriale da 18 a 27 componenti. 

L’intento è chiaro: far tacere il Consiglio sui provvedimenti oggetto di relazioni sindacali come graduatorie, supplenze, bandi concorso, valutazione, riducendo drasticamente il numero delle materie soggette al parere obbligatorio del CSPI.  Da una parte si depotenzia il Consiglio diminuendone la composizione delle rappresentanze della scuola e dall’altra se ne riduce la competenza e l’incidenza.  

 

Non intravediamo, tra l’altro, quale sia il carattere d’urgenza per mettere mano, tramite un decreto legge, alla composizione e alle competenze di un organo collegiale le cui votazioni per il rinnovo si sono concluse solo due mesi fa. Questa operazione si configura come un vero e proprio insulto alla scuola e a tutto il personale scolastico che, con una partecipazione ben più alta (il 50%) di quella a cui siamo solitamente abituati in altre consultazioni, ha dimostrato di avere un grande senso di responsabilità professionale e sociale.

Il relatore del provvedimento ha proposto l’accantonamento di questi emendamenti noi, invece, ne chiediamo con forza lo stralcio. Questi colpi di mano non fanno il bene di nessuno: lo stesso ministro, con questa operazione, si priva dell’autorevolezza dei pareri di un organismo equilibrato nella composizione e coerente nelle funzioni. 

Sentenza Consiglio di Stato sez.VII 9 luglio 2024

IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO, ANNULLA LA SENTENZA DEL TAR E IL DECRETO DEL MINISTERO CHE AVEVA RICONOSCIUTO UNA SOLA ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO “E’POSSIBILE E NON DISCRIMINATORIO RICHIEDERE E OTTENERE IL RICONOSCIMENTO DI PIÙ CLASSI DI CONCORSO ABILITANTI SULLA BASE DELLO STESSO PERCORSO FORMATIVO ANCHE IN MANCANZA DI DENOMINAZIONE SPECIFICA NELLA ADEVERINTA”

Di grande interesse e unica nel suo genere, la sentenza del Consiglio di Stato sez.VII di oggi 9 luglio 2024 di accoglimento del appello, patrocinato dagli Avvocati Maurizio Danza e Pietro Valentini del Foro di Roma con cui la docente impugnava la sentenza di primo grado con cui il Tar del Lazio, Roma, Sezione Terza aveva respinto il suo ricorso per l’annullamento del diniego di riconoscimento della formazione conseguita all’estero, ai fini dell’abilitazione all’insegnamento per le classi di concorso A-27 (Matematica e Fisica nella scuola secondaria di II° grado) e A-28 (Matematica e Scienze nella scuola secondaria di primo grado),che aveva riconosciuto immediatamente all’istante la sola abilitazione all’insegnamento per la classe di concorso A-26 (Matematica), negandola per gli altri due codici (A-27 e A-28),negando le altre sulla base della circostanza che l’adeverinta finale non fosse corrispondente alla denominazione relativa alle altre classi di concorso.

Secondo la ricorrente la decisione era erronea anzitutto nella parte in cui aveva ritenuto che il Ministero abbia svolto correttamente l’istruttoria sull’istanza di riconoscimento, sia in quanto non sarebbe stato correttamente applicato l’art. 3 del Decreto Legislativo n. 206/2007 di recepimento della Direttiva 2005/36/CE, sia perché sarebbero stati travisati i fatti alla base dell’istruttoria medesima, tale per cui il primo giudice non si sarebbe nemmeno avveduto del possesso da parte della ricorrente medesima della laurea in “Matematica” c.d. vecchio ordinamento, conseguita in data 15 dicembre 1995 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, quale idoneo titolo di accesso per le procedure di reclutamento del personale docente previsto dal diritto interno e abilitante all’insegnamento per tutte le classi di concorso richieste (A-26 Matematica; A-27 Matematica e Fisica; A-28 Matematica e Scienze) (primo motivo di appello).

Inoltre, la sentenza era erronea nella parte in cui si era affermato che il Ministero avesse effettuato la valutazione e comparazione in concreto tra il percorso professionalizzante seguito dalla ricorrente e quanto richiesto in Italia per l’ottenimento dell’abilitazione all’insegnamento sulle classi di concorso richieste (secondo motivo di appello).

Ad avviso dell’Avv. Maurizio Danza Prof. di Diritto dell’Istruzione e Ricerca scientifica ISFOA, la Settima sezione del Consiglio di Stato nell’accogliere l’appello fissa un nuovo principio giurisprudenziale in Italia con riferimento ai riconoscimento c.d.plurimi, avendo stabilito che non è discriminatorio, come sostenuto dal Ministero Istruzione e Merito richiedere e ottenere il riconoscimento di più classi di concorso abilitanti sulla base dello stesso percorso formativo e sia presentando una sola domanda o più domande, anche in mancanza di denominazione specifica nella adeverinta.

Questa la motivazione di accoglimento dell’appello :

Va infatti anzitutto accolto il terzo motivo di appello che censurava la sentenza nella parte in cui si era affermato che non sarebbe possibile richiedere e ottenere il riconoscimento, con la medesima o con plurime istanze, dell’abilitazione per più classi di concorso, in quanto ciò sarebbe discriminatorio nei confronti dei cittadini italiani che, svolgendo in Italia una sola formazione, potrebbero legittimamente

aspirare al riconoscimento di un solo percorso abilitante.

All’opposto, appare proprio nei fatti comprovato che il Ministero possa decidere di effettuare il riconoscimento per più classi di concorso anche a fronte di una sola formazione espletata, in quanto ciò che rileva è il contenuto sostanziale ed effettivo della formazione espletata e la sua astratta idoneità ad essere riconosciuta sotto più titoli.

In tale ottica prospettica, non può paventarsi alcun pericolo di discriminazione alla rovescia rispetto ai cittadini italiani che, svolgendo in Italia una sola formazione, hanno diritto al riconoscimento di un solo percorso abilitante, essendo il parametro oggettivo unico per tutti gli aspiranti docenti, e cioè la qualità e quantità della formazione svolta.

Fondati, sono, inoltre, gli altri due motivi che censurano la legittimità dell’operato ministeriale sotto il profilo della completezza dell’istruttoria svolta e la esplicitazione delle motivazioni a supposto del diniego opposto.

In particolare, per quanto è dato leggere nell’atto impugnato, il Ministero ha rilevato “la mancata corrispondenza della suddetta attestazione a quanto previsto in materia ai sensi della suddetta Direttiva 2013/55/UE del 20 novembre 2013, art. 13”, e inoltre che “non viene menzionata alcuna abilitazione all’insegnamento delle discipline specifiche, né nell’attestazione del Ministero rumeno né nel percorso professionalizzante svolto dall’interessata”.

Sotto questo profilo, non può essere anzitutto sottaciuto che tali affermazioni sono state svolte dal Ministero senza alcuna distinzione tra le due classi di concorso A- 27 e A-28, eppure, nelle more del giudizio, il Ministero medesimo ha riconosciuto la validità della formazione per la classe A-27.

Rimane quantomeno il dubbio, quindi, che sia stata effettuata una completa istruttoria anche per la classe di concorso A-28. A prescindere da ciò, è comunque evidente come nell’atto impugnato non siano state esplicitate le ragioni sulla base delle quali ritenere che sia stata effettuata in concreto la comparazione tra il percorso professionale conseguito dall’appellante in Romania e il titolo di abilitazione nazionale conseguibile in Italia.

Ritiene il Collegio che tale valutazione sarebbe stata indispensabile, sia in ossequio al principio generale del buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.), sia in relazione all’obbligo di rendere adeguata motivazione dei provvedimenti adottati ai sensi dell’art. 3 della L. 241/1990, sia sul piano del recepimento dei principi e delle norme contenute nella Direttiva 2005/36/CE, come attuata dal Decreto Legislativo n. 206/2007.

In particolare, in relazione a questo ultimo aspetto, è stato espressamente previsto che “il riconoscimento delle qualifiche professionali operato ai sensi del presente decreto legislativo permette di accedere, se in possesso dei requisiti specificamente previsti, alla professione corrispondente per la quale i soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, sono qualificati nello Stato membro d’origine e di esercitarla alle stesse condizioni previste dall’ordinamento italiano”.

Né può condividersi la motivazione su cui il primo giudice ha incentrato la reiezione del motivo, e cioè che la locuzione “l’Attestazione n. 73825 rilasciata in data 18/04/2019 dal Ministero dell’Educazione Nazionale della Romania, il quale dichiara che il titolo indicato nel dispositivo conferisce, in Romania, all’interessata “il diritto all’insegnamento nel campo Matematica” contenuta nell’atto impugnato sarebbe di per ciò solo adeguata e sufficiente.

Ad avviso del Collegio, al contrario, tale locuzione non è affatto sufficiente ed anzi si pone in conflitto con l’indirizzo esegetico seguito in materia dall’Adunanza Plenaria (sentenze n. 18/2022), secondo cui la comparazione tra la formazione compiuta all’estero (Stato di provenienza) e quella prevista dallo Stato di appartenenza va sempre effettuata in concreto.

Anche da ultimo, l’Adunanza Plenaria n. 20 del 29 dicembre 2023 ha ribadito il principio che “Il Ministero […] deve dunque esaminare le istanze di riconoscimento […] tenendo conto dell’intero compendio di competenze, conoscenze e capacità acquisite […]”. Merita quindi di essere riformata la conseguente motivazione del Tar in cui si afferma che “l’Amministrazione appare aver svolto un esame del percorso formativo dell’istante, concludendolo in senso tuttavia negativo, in considerazione di due differenti ragioni entrambe da ritenersi logiche e coerenti con la disciplina vigente e idonee singolarmente a giustificare il diniego, riguardando in sostanza il mancato rispetto dei suddetti principi della “professione corrispondente” e della “identità di condizioni previste dall’ordinamento italiano”.”.

Alla luce delle suesposte considerazioni, ed in riforma della sentenza impugnata, va accolto il ricorso di primo grado e va annullato il diniego impugnato.

Dall’annullamento dell’atto impugnato non deriva però alcun automatico riconoscimento, dovendo l’Amministrazione competente ripronunciarsi sulla istanza del ricorrente (ex multis, sull’obbligo di riprovvedere, anche disponendo idonee misure compensative, v. Consiglio di Stato, Sezione VII, sentenza n. 4982/2023, a valere come precedente specifico e conforme ai sensi degli artt. 74, comma 1 e 88, comma 2, lett. d), c.p.a.).

Ferma la discrezionalità, la riedizione del potere sarà tuttavia astretta dai vincoli conformativi nascenti dall’odierno giudicato, che sono, in particolare: l’obbligo di comparare le formazioni in concreto e di espressamente motivare le ragioni della corrispondenza o, all’opposto, della non corrispondenza; e l’obbligo di valutare l’imposizione di misure compensative, ove necessario per evitare il rigetto integrale e automatico dell’istanza di riconoscimento.

Autonomia differenziata

Autonomia differenziata, Fracassi (FLC CGIL): una brutta giornata per la scuola italiana, lavoreremo per cancellare questo obbrobrio

Roma, 19 giugno – “Oggi è una brutta giornata per la scuola italiana e per le istituzioni pubbliche della conoscenza. Con l’autonomia differenziata si realizza un disegno secessionistico che fa carta straccia della coesione sociale e territoriale che sono alla base della nostra Repubblica”. Così Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, commenta l’approvazione definitiva del disegno di legge sull’autonomia differenziata.


“Lo Stato fino ad oggi aveva competenza esclusiva sul sistema scolastico, da domani le norme generali sull’istruzione potranno essere devolute completamente alle Regioni sulla base di intese. Una autonomia a la carte, dove ciascuno sceglie cosa prendere”. Sottolinea la leader del sindacato dei lavoratori della Conoscenza.

“Tutto ciò – aggiunge- avverrà senza risorse, penalizzando non solo le regioni del Sud ma anche le aree interne e la periferia.  Il nostro diventerà un Paese a 20 velocità sull’istruzione, con l’aumento delle disuguaglianze territoriali anche all’interno della stessa Regione.”

“Il DDL – spiega la dirigente sindacale- prevede funzioni, tra le norme generali, che non hanno costo e che possono essere trasferite alle Regioni a prescindere dai Lep: la ridefinizione dei curricoli nei diversi ordini di scuola; la revisione dei criteri di formazione delle classi; la revisione di criteri e parametri per la determinazione complessiva degli organici; fino agli orari e alla strutturazione dell’anno scolastico, alla formazione e al reclutamento degli insegnanti, all’autonomia scolastica e agli organi collegiali”.

“Una balcanizzazione dei diritti inaccettabile – tuona Fracassi- e un danno irreparabile soprattutto per gli studenti e le studentesse, perché spogliare lo Stato centrale di queste competenze fondamentali è in contrasto con gli articoli 33 e 34 della Costituzione sul versante dell’universalità dei diritti e del rispetto delle libertà, inclusa la libertà di insegnamento”.

“E ci sono Regioni che intendono arrivare alla stipulazione di contratti collettivi regionali, con una riedizione quindi delle gabbie salariali e un arretramento sul versante dei diritti dei lavoratori, con l’obiettivo di una progressiva privatizzazione del sistema pubblico di istruzione, analogamente a quanto sta accadendo sul sistema sanitario. Tutto ciò vale anche per la ricerca scientifica e quindi per Università e Ricerca dove la competenza delle Regioni da concorrente diventa esclusiva con effetti imponderabili sulle Università pubbliche e sugli Enti di Ricerca”.  

Per questi motivi, “la FLC non si fermerà. Crediamo che in ballo ci siano valori e diritti che non si possono svendere e useremo dunque tutti gli strumenti democratici per cancellare questo obbrobrio”, conclude Fracassi.

Sentenza TAR Lazio-Roma sez. III BIS 14 giugno 2024, n. 12705

ABILITATO ESTERO .IL TAR LAZIO CONDANNA IL MINISTERO E LA USR LAZIO.

LA RICORRENTE HA DIRITTO AL RUOLO EX ART 59. CO.4 D.L.N°73/2021 E A SOSTENERE LA PROVA DISCIPLINARE FINO A CHE IL MINISTERO NON DECIDE SULL’ISTANZA DI RICONOSCIMENTO. OBBLIGO DI PROVVEDERE ANCHE CON COMMISSARIO AD ACTA

Di particolare interesse ed unica nel suo genere la sentenza  n°12075 di ieri 14 giugno 2024 del TAR Lazio-Roma sez. III BIS che, accogliendo il ricorso patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto del Lavoro presso l’Università Mercatorum, condanna il Ministero Istruzione e del Merito e la USR Lazio  per violazione della sentenza del Tar Lazio sez.III Bis n°15187/ 2022, ordinando al Ministero Istruzione e del Merito e USR Lazio, di ottemperare alla stessa ai sensi dell’art.114 co.4 lett.a), reintegrando la docente tra i nominativi degli immessi in ruolo ai sensi dell’art 59 co.4 del d.l n°73/2021 per la classe di concorso AB24, e convocare la ricorrente per la prova disciplinare prevista dall’art.59 co. 7 del d.l. n°73/2021, al fine di poter terminare nel corrente anno scolastico 2023/2024, il percorso annuale di formazione prodromico alla immissione in ruolo.

Nel caso di specie la ricorrente prima immessa in ruolo con riserva ex art 59 co.4 del d.l.n°73/2021 dalle GPS, si era vista revocare dalla USR Lazio già nel 2022 il ruolo, per intervenuto decreto di rigetto riferito alla istanza di riconoscimento della classe AB24,  successivamente  annullato con ulteriore sentenza del Tar Lazio ,  ma pur avendo frequentato tutta la fase formativa dell’anno di prova non era mai stata convocata a sostenere, inspiegabilmente la prova disciplinare prevista dal D.L. n°73/2021 .

Orbene, il Collegio della sezione III BIS del Tar Lazio con riferimento alla peculiare fattispecie si è espresso con la seguente motivazione  :

Il ricorso è fondato e merita accoglimento nei termini e nei limiti di cui appresso.

Va premesso che, ai sensi dell’art. 112, comma 2 c.p.a., l’azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l’attuazione (tra l’altro) delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato.

L’attività richiesta all’amministrazione in virtù dell’effetto conformativo della pronunzia di cui viene domandata l’ottemperanza e richiamata sommariamente in epigrafe non appare essere stata svolta e non emergono negli atti di causa elementi di qualsiasi genere che dimostrino il contrario o sopravvenienze che consentano di valutare eventuali elementi ostativi.

In particolare, a fronte dell’allegato inadempimento di parte resistente, l’amministrazione non ha fornito chiarimenti o indicazioni con riguardo alla corretta esecuzione di quanto previsto dall’effetto conformativo della citata sentenza.

La parte resistente deve pertanto essere condannata a provvedere nei termini di cui in dispositivo.

In tale attività l’amministrazione dovrà comunque tenere presente che, secondo quanto rappresentato dalla ricorrente medesima, il titolo estero che fonda la sua pretesa non è stato ancora riconosciuto.

Pertanto, tutte le doverose attività richieste dalla ricorrente ed indicate in epigrafe dovranno essere svolte, ma apponendo come riserva il conseguimento del riconoscimento del titolo estero.

Qualora detto titolo non venga, infine, riconosciuto dovrà darsi luogo a tutte le necessarie attività volte a dichiarare la decadenza dai benefici ottenuti ed il ripristino dello status quo ante.

Qualora detto titolo venga riconosciuto con misure compensative, l’amministrazione dovrà valutare se ciò comporti un effetto ex tunc oppure ex nunc della validità del titolo in parola, e quali siano le relative conseguenze considerando tutte le circostanze del caso di specie.

In caso di infruttuoso decorso dei termini si nomina fin da ora un commissario ad acta che, senza compenso, provvederà a dare esecuzione alla citata pronunzia, negli ulteriori termini di cui in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini e limiti di cui in motivazione.

Ordina al Ministero resistente di dare esecuzione al titolo indicato in epigrafe nei sensi ivi indicati, con l’apposizione comunque di una riserva collegata al conseguimento o meno del riconoscimento del titolo e/o all’eventuale riconoscimento con misure compensative, nel termine di 30 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione, se antecedente, della presente sentenza.

Nomina quale Commissario ad acta il Direttore generale del Ministero resistente preposto alla Direzione generale competente per la materia oggetto del presente contenzioso, il quale, senza facoltà di delega e senza compenso, in caso di perdurante inadempimento provvederà a dare esecuzione al titolo di cui in epigrafe nel termine di 30 giorni, decorrente dalla scadenza del termine concesso all’amministrazione

 

Ddl semplificazione

Ddl semplificazione, FLC CGIL: il governo  vuole silenziare i luoghi della conoscenza

Roma, 8 giugno – Il governo Meloni approfitta della legge annuale di semplificazione normativa per intervenire a gamba tesa sull’impianto democratico del sistema di istruzione.

Si tratta infatti di una delega in bianco che per la scuola riguarda il riassetto delle disposizioni legislative sugli ambiti di competenza del Ministero dell’Istruzione e del Merito, attraverso decreti legislativi che il governo dovrà adottare entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge.

Si intende mettere mano agli organi collegiali, le strutture di rappresentanza democratica della scuola italiana, con il ventilato riordino del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), recentemente rinnovato nella parte elettiva, e la ridefinizione di funzioni e competenze degli organi collegiali territoriali rispetto al ruolo dei dirigenti scolastici.
Sarebbe estremamente grave la modifica di queste relazioni in senso autoritario, con lo stravolgimento della visione partecipata e democratica avviata con i decreti delegati.

Inoltre, si aprono ampie possibilità di intervento sulla gestione del personale e sulla governance del servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, con ricadute sul peso e sulla funzione delle prove INVALSI.

Non meno grave l’attacco all’Università, all’AFAM e agli Enti pubblici di ricerca, dove il governo vorrebbe intervenire con lo strumento dei decreti legislativi a 360 gradi rispetto alla normativa di riferimento, prevedendo anche un non meglio precisato intervento sullo stato giuridico ed economico del personale.

Si tratta di un disegno che va nella stessa direzione verticistica, autoritaria e antidemocratica, già indicata e percorsa da questo esecutivo con i vari interventi di censura e delegittimazione della libera stampa e della magistratura, fino ai progetti di stravolgimento istituzionale. 

Gli ultimi resistenti presìdi di democrazia della nostra Repubblica, a partire dai luoghi di elaborazione culturale e di pensiero critico, per il governo devono essere silenziati.

Piano Welfare

Piano Welfare: Valditara lasci perdere le convenzioni con le banche e si impegni per aumentare gli stipendi

Roma, 5 giugno- “Prima i treni, ora le banche e fra poco l’assistenza sanitaria. Il ministro Valditara crede di poter fare a meno del sindacato e stabilisce legami diretti con docenti, dirigenti e Ata, ricorrendo agli amati servizi privati”. Lo dice in una nota la FLC CGIL, commentando la circolare ministeriale che annuncia le nuove convenzioni nel settore bancario per il personale della scuola.

“Già qualche tempo fa, in veste di munifico e inedito sindacalista, il ministro stupì il mondo ottenendo sconti per il personale scolastico dalle compagnie ferroviarie e aree. Il sottinteso era: non abbiamo soldi per gli stipendi ma vi diamo qualche mancia. Oggi è la volta delle banche, e si annunciano anche convenzioni con gli istituti sanitari per offrire al personale della scuola ‘condizioni agevolate per l’erogazione e la fruizione di servizi nel settore delle prestazioni di cura’. Si persevera con i benefit”. Chiosa il sindacato della conoscenza della Cgil.

“Ora come allora riteniamo queste iniziative del tutto fuorvianti e prive di efficacia e, sulle cure sanitarie, vediamo un modo di procedere in sintonia con un governo che nonstanzia risorse, ma annuncia mirabolanti operazioni a costo zero di riduzione delle file chilometriche e dei ritardi nelle prestazioni sanitarie. Un’operazione, quella del ministro, che irrobustisce la tendenza a foraggiare il privato, conclude la nota FLC. Si faccia piuttosto il contratto di lavoro, stanziando risorse aggiuntive che coprano almeno il tasso di inflazione che si è mangiato gli stipendi dei lavoratori della scuola. Ogni altro provvedimento è solo un pannicello caldo!”

Accordo Lavoro agile

Firmato oggi tra l’Amministrazione e le Organizzazioni Sindacali l’Accordo per la definizione, nel quadro del nuovo CCNL funzioni centrali 2019/2021, dei criteri di accesso del personale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, non dirigenziale, alla prestazione lavorativa in modalità agile

“Si tratta di un risultato che ho fortemente auspicato per dare attuazione ai principi contenuti nel CCNL Funzioni Centrali 2019/2021 e al PIAO 2024-2026, approvato con mio decreto del 23 maggio scorso, così andando incontro alle richieste manifestate dalle parti sindacali. L’intesa consentirà al personale di avere un ancor maggiore equilibrio tra tempi di vita e di lavoro e all’Amministrazione di mantenere alti standard di qualità nei servizi erogati alla collettività, anche attraverso l’innovazione organizzativa e digitale. Il nostro obiettivo è dare concreta attenzione alle diverse esigenze dei lavoratori, costruendo al tempo stesso un’Amministrazione moderna ed efficiente”, dichiara il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Tra le novità di maggior rilievo dell’odierno Accordo va sottolineata la definizione delle condizioni di priorità per l’accesso al lavoro agile, tra le quali le particolari condizioni di salute, lo stato di gravidanza e allattamento, i tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità o paternità, la presenza di figli in condizioni di disabilità e di figli di età inferiore ai 16 anni, le esigenze di cura di familiari o di conviventi, il maggiore tempo per raggiungere la sede di lavoro, le ulteriori esigenze valutate dal dirigente. Per tali condizioni di priorità si prevede la possibilità di fruire fino a 10 giornate di lavoro agile nel mese.

Ai sensi delle disposizioni legislative e del citato CCNL, nonché del PIAO ministeriale, l’esecuzione della prestazione lavorativa in modalità agile per il singolo lavoratore resta demandata all’accordo individuale di cui all’articolo 38 del CCNL, da stipularsi con il dirigente.

Questo importante risultato, che si aggiunge all’incremento del Fondo Risorse Decentrate del Ministero, conferma l’attenzione alle esigenze anche del personale amministrativo del Ministero, impegnato costantemente a contribuire al buon andamento dell’Amministrazione e all’efficacia dell’azione amministrativa.

Adesione sciopero 24 maggio 2024

Ministero dell’Istruzione e del Merito 

Ufficio di Gabinetto

COMPARTO E AREA ISTRUZIONE E RICERCA

​Settore scuola

 

Sciopero dell’intera intera giornata del 24 maggio 2024 indetto da CSLE (Confederazione Sindacale Lavoratori Europei)

Dati di adesione

 

In ottemperanza a quanto previsto dalla Legge 146/90 e successive modifiche e integrazioni, si comunicano i dati definitivi di adesione allo sciopero del personale docente e ATA a tempo determinato e indeterminato, in Italia e all’estero e digitati dalle istituzioni scolastiche nell’apposito programma di rilevazione presente sul portale SIDI.

 

A tal proposito risulta che i dati definitivi dello sciopero in questione sono i seguenti:

 

• le scuole che hanno comunicato i dati di adesione sono state 6.346 su un totale di 8.373(75,79%) comprese le istituzioni scolastiche di Trento e Bolzano.

• per quanto attiene il personale, gli aderenti allo sciopero sono stati 8.104, cioè lo 0,94% delle 865.574 unità di personale tenuto al servizio. Questo numero non comprende le 99.026 unità di personale assente per altri motivi (es:malattia, ferie, permesso, etc…). 

CRITERI DI GRADUAZIONE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

COMUNICATO UNITARIO FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA e SNALS CONFSAL SUI CRITERI DI GRADUAZIONE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

30 maggio 2024

Le OO.SS. rappresentative dell’Area Istruzione e Ricerca FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA e SNALS CONFSAL esprimono la loro ferma contrarietà alla proposta dell’amministrazione di modificare i criteri per la graduazione delle istituzioni scolastiche finalizzati alla definizione delle fasce di complessità e alla retribuzione di posizione parte variabile dei dirigenti scolastici.
Nonostante la richiesta più e più volte formulata singolarmente e congiuntamente da FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA e SNALS CONFSAL di avviare per tempo il confronto per la verifica dei criteri applicati per la prima volta nel corrente anno scolastico, come peraltro previsto nella dichiarazione congiunta firmata il 31 maggio 2023 a margine della firma del CCNI sulla retribuzione di posizione parte variabile, solo alla vigilia dell’avvio delle operazioni di mobilità e conferimento degli incarichi dirigenziali per il prossimo anno scolastico, senza valutare l’impatto che il dimensionamento avrà sulle istituzioni scolastiche funzionanti nell’a.s. 2024/2025, l’amministrazione ha ritenuto di accogliere e fare propria la proposta formulata dall’ANP che apporta significative modifiche a parametri numerici, modifica i punteggi delle scuole e la loro collocazione nelle fasce di complessità e, in palese violazione delle norme contrattuali vigenti, introduce ulteriori indicatori e parametri non previsti dai CCNL di riferimento e diminuisce drasticamente il numero delle scuole collocate nella prima fascia, determinando un arretramento retributivo per un gran numero di dirigenti scolastici.
FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA e SNALS CONFSAL ritengono inaccettabile tale operazione che penalizza le retribuzioni dei dirigenti scolastici, non valorizza il loro lavoro e non migliora la qualità del servizio scolastico.
Chiedono perciò all’amministrazione di proseguire la contrattazione sulla retribuzione di posizione e risultato per l’a.s. 2024/2025 mantenendo i parametri e gli indicatori degli attuali criteri e di impegnarsi a convocare un tavolo di confronto, già a partire dal prossimo mese di settembre, per la definizione di nuovi criteri corrispondenti all’effettiva complessità delle istituzioni scolastiche, da applicare a partire dall’a.s. 2025/2026.

FLC CGIL Roberta Fanfarillo
CISL SCUOLA Paola Serafin
UIL SCUOLA RUA Rosa Cirillo
SNALS CONFSAL Giovanni De Rosa

Revisione delle Indicazioni Nazionali

All’attenzione del Ministro dell’Istruzione
e del Merito prof. Giuseppe Valditara
segreteria.ministro@istruzione.it

Oggetto: Inserimento nella Commissione per la revisione delle Indicazioni Nazionali e delle
Linee Guida di docenti esperti di didattica della matematica e delle discipline scientifiche
e rappresentanti di Associazioni qualificate e accreditate dal MIUR.

La Federazione Italiana Mathesis, venuta a conoscenza dell’istituzione di una Commissione
incaricata di rivedere le Indicazioni nazionali e le Linee guida per il primo e secondo ciclo di
istruzione, esorta il Ministero dell’Istruzione e del Merito a valutare l’importanza di includere nella Commissione docenti esperti di didattica della matematica, delle discipline scientifiche e
rappresentanti delle associazioni professionali degli insegnanti.

L’apporto di tali esperti e professionisti è fondamentale per garantire che le riforme educative rispecchino le esigenze attuali e future dell’insegnamento delle materie scientifiche. Questa necessità si evidenzia in seguito alle dichiarazioni del 15 maggio 2024, fatte dalla rappresentante del governo in risposta ad una Interrogazione parlamentare presso la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati, la quale ha escluso che la riforma riguarderà le discipline scientifiche poiché il Ministero ha già emanato a ottobre dello
scorso anno le linee guida per le discipline STEM.

La Federazione Italiana Mathesis che svolge attività di ricerca, culturali, divulgative e didattiche anche in relazione all’aggiornamento e alla formazione in servizio degli insegnanti, ed è per questo soggetto qualificato riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, sostiene l’idea che il miglioramento delle Indicazioni Nazionali si deve attuare con il coinvolgimento di specialisti degli aspetti culturali e formativi e, soprattutto, delle implicazioni didattiche delle varie discipline.
Pur riconoscendo fondamentale per le problematiche inerenti alla modifica delle Indicazioni Nazionali l’apporto dei pedagogisti di cui è già composta la Commissione Ministeriale, ritiene sia necessario ascoltare anche chi è in costante rapporto con gli insegnanti che, poi, le eventuali modifiche dei programmi di studio devono attuare con il loro lavoro nelle classi.
La Federazione Italiana Mathesis, i cui soci sono operatori della Scuola e dell’Università, si dichiara disponibile a ogni tipo di collaborazione e confronto e auspica che il Ministero riconosca il valore dell’inclusione di competenze specialistiche nella Commissione, per un’efficace revisione delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida, e che tenga conto dell’evoluzione dinamica del panorama educativo scientifico e delle esigenze che emergono dalle scuole.

Con osservanza,
prof. Enrico Munini
Presidente della Federazione Italiana Mathesis

Decreto Legge sulla scuola

occorre anche il coraggio di discutere senza pregiudizi!

 

“Dopo aver assistito per anni a veri scempi concernenti l’Istituzione scolastica, alla creazione di carrozzoni dediti a garantire piccoli interessi, quando ci si trova di fronte al tentativo di voler migliorare i processi nell’interesse di quella costruzione del futuro a cui deve essere naturalmente votata l’istituzione scolastica, non è possibile respingere ogni azione per puro pregiudizio e tacere sull’assoluta condivisibilità di mettere al centro del progetto scuola l’alunno. Poi tutto può e deve essere migliorato, ma distruggere per principio non serve alla scuola nétantomeno al Paese!” 

Queste le parole Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola, commentando il Decreto Legge sulla scuola approvato nel Consiglio dei Ministri del 24 maggio scorso.

“Il Decreto legga in questione, prevede attività di potenziamento per una maggiore integrazione degli studenti stranieri attraverso la presenza di uno specifico docente supplementare; un’attenzione particolare alle esigenze degli studenti con difficoltà; la possibilità di nuovi indirizzi di specializzazione per quei docenti (e sono migliaia) inquadrati come “sostegno” ma con il rischio del precariato a vita nonostante siano da anni impegnati in questa delicatissima attività; un nuovo modello di valutazione dei dirigenti scolastici basato sul conseguimento di obiettivi definiti e misurabili. 

Questi sono solo alcuni aspetti del documento, che sembra racchiudere comunque il senso, assolutamente irrinunciabile, di voler operare per l’interesse generale. Alcuni passaggi sono indubbiamente da migliorare ma non è possibile nascondere come l’impianto sia puntato al fondamentale rapporto docenti-istituzione-famiglie. 

La possibilità, ad esempio, offerta ai docenti di sostegno a tempo determinato relativo alla continuità del proprio lavoro con l’alunno affidato non è banale, ma deve comunque rispettare l’equilibrio del punteggio riconosciuto dalle graduatorie. Posso assicurare, per chi conosce la problematica, il rischio che si corre con questi ragazzima anche il lavoro di specializzazione necessario, occorre quindi agire con particolare attenzione  nel calibrare esigenze e diritti. In ogni caso è una tema che andava sollevato ed è giusto analizzarlo e discuterlo”.

Il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, lancia quindi un appello a tutte le forze in campoaffinché questa sia la prima pietra per la costruzione di una Scuola più vera, più giusta e più inclusiva dove il valore del personale scolastico, docenti, dirigenti ATA, sia effettivamente riconosciuto.

“A noi poco importa chi siede su certe poltrone. Noi valutiamo i fatti e le relative ricadute. Prendiamo atto di quanto di buono si fa e di quanto sia migliorabile. È il momento in cui tutti, se vogliamo costruire un domani più giusto, abbiano il coraggio di portare avanti le innovazioni, discutere senza pregiudizi e lavorare per il bene comune”.

Federazione Nazionale UGL Scuola

DL Valditara: provvedimenti demagogici

DL Valditara, FLC CGIL: provvedimenti demagogici e dannosi che non rispondono a esigenze della scuola

Scampato pericolo di licenziamento per i docenti che avevano sostenuto le prove suppletive del concorso dopo il Covid

Roma, 24 maggio – La FLC CGIL commenta in una nota le novità in materia di Istruzione contenute nell’ultimo decreto omnicomprensivo approvato dal Consiglio dei Ministri e presentate in conferenza stampa dal ministro Valditara.

“Il Governo prende atto dell’incapacità del sistema universitario di affrontare il problema della carenza di docenti specializzati sul sostegno e decide di affidare a Indire il compito della specializzazione dei precari che abbiano esperienza di insegnamento nel settore e decide il condono, attraverso percorsi integrativi, dei titoli acquisiti all’estero che il Ministero non è stato in grado di valutare”. E’ quanto si legge nella nota del sindacato della scuola della CGIL.

“Si tratta quindi di una formazione scontata, corrispondente a 30 CFU e non è dato sapere come e da chi verranno riconosciuti i titoli, dal momento che Indire è soggetto deputato alla formazione degli insegnanti ma privo di funzioni di certificazione”.

“È prevista inoltre la possibilità di conferma del docente di sostegno precario per più anni scolastici, bypassando le graduatorie. Una misura che, sottolinea la FLC, in nome della continuità didattica, sdogana la chiamata diretta e l’idea di una scuola on demand, perpetuando la precarietà del sistema”.
“Vengono annunciati, infine, interventi di potenziamento dell’insegnamento L2 per gli alunni non italofoni attraverso una formazione linguistica extracurricolare, con un evidente approccio alla separatezza. L’integrazione – evidenzia la FLC CGIL – si fa nelle classi e non fuori di esse e in un progetto interculturale complessivo di cui l’apprendimento della lingua è solo una parte”.

“Unico raggio di sole è rappresentato dallo scampato pericolo di licenziamento per i docenti che, in ruolo dopo aver superato le prove suppletive di un concorso a cui in prima battuta non avevano potuto partecipare per le limitazioni previste nel periodo del COVID, in seguito a un pronunciamento giudiziario avevano visto annullare la validità della procedura. Una norma inserita nel decreto salverà questi insegnanti”.

“Per il resto – conclude la nota – si tratta di provvedimenti demagogici e dannosi, che non rispondono all’esigenza delle scuole e al loro bisogno di risorse per valorizzare la progettazione autonoma e arricchire offerta formativa ordinaria, non aumentano gli organici e il tempo scuola, non migliorano gli ambienti e i servizi di supporto al diritto allo studio.

Ordinanze Tar Lazio, Collegio sezione III Bis

ABILITATI ESTERI. LA SEZ.III BIS TAR LAZIO SOSPENDE I DECRETI DI DINIEGO DEL RICONOSCIMENTO DEL TITOLO DEL MINISTERO SU MATERIA PER CARENZE FORMALI (APOSTILLE ED ALTRO), IN PALESE VIOLAZIONE DELL’OBBLIGO PRIMARIO DELLA COMPARAZIONE DEI PERCORSI PREVISTO DALLA ADUNANZA PLENARIA DEL CONSIGLIO DI STATO N°18/2022

Di poco fa ben tre ordinanze del Tar Lazio a seguito delle udienze di discussione di ieri , con le quali il Collegio della sezione III Bis ha accolto la sospensiva dei decreti di diniego delle istanze di riconoscimento dei titoli abilitanti per le classe di concorso di insegnamento A019 e A046 e AB024/AB25 , nei ricorsi patrocinati dall’Avv. Maurizio Danza Prof. Di Diritto del Lavoro Università Mercatorum.

Nello specifico, era  stato adito il Tar Lazio per l’annullamento dei decreti del Ministero nella parte in cui recavano il rigetto della istanza di riconoscimento del titolo di abilitazione su materia ,emanati sul presupposto che i ricorrenti non fossero in possesso della “Attestazione del competente “Ministero della Pubblica Istruzione della Romania” (cioè, la “Adeverinta” rilasciata dal Ministero romeno), recante l’indicazione della disciplina che [il ricorrente] può insegnare e della fascia di età degli alunni”, oltre che sulla assenza di ulteriore documentazione.

Nel caso di specie, il Collegio ha stigmatizzato la illegittimità dei procedimenti amministrativi “riaperti” a seguito di sentenze del Tar Lazio di condanna, con cui in palese violazione del diritto alla interruzione dei termini e della proroga richiesta dai ricorrenti, il MIM aveva eccepito anche rilievi formali tra cui assenza della apostille, senza tuttavia mai richiedere né aver mai valutato i programmi formativi analitici poi allegati dagli interessati .

Ad avviso dell’Avv. Maurizio Danza, il Tar Lazio nell’ accogliere la sospensiva dei decreti del Ministero, ha riconosciuto la palese illegittimità dei decreti del Ministero Istruzione che aveva inviato agli interessati prima le richieste di integrazione documentale ( c.d. soccorso istruttorio ai sensi dell’art 6 co.1 lett. b della Legge n°241/1990) e successivamente i preavvisi di diniego ai sensi dell’art 10 bis della stessa legge, eccependo rilievi formali ( tra cui assenza della apostille), senza tuttavia mai richiedere né aver valutato i programmi formativi, e dunque senza disporre alcuna comparazione tra i programmi formativi italiani e romeni conseguiti dai docenti, violando palesemente i principi fissati dalle sentenze della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nelle sentenze n°18-22 del 29 dicembre 2022.

Tali conclusioni risultano chiaramente dalla pronuncia del Collegio del Tar Lazio che nell’accogliere l’istanza cautelare ha sospeso i decreti con la seguente motivazione:

Considerato che il rigetto della istanza di riconoscimento, basato sulle carenze di tipo formale di cui sopra, non appare prima facie conforme ai principi dettati in materia dalla Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (in particolare sentenza n. 18/2022), posta la necessità di una verifica in concreto dei livelli di competenza professionale sottesi ai certificati e ai diplomi conseguiti, allegati dall’istante (cfr. TAR Lazio, IV-bis, nn. 7304 e 89/2024 e ord. n. 1144/2024);

Considerato altresì che l’istante ha richiesto la suddetta documentazione alle autorità estere e che la richiesta di integrazione documentale è stata formalizzata dal Ministero intimato, per la prima volta, a distanza di più di un anno dalla presentazione dell’istanza, ben oltre i termini previsti dalla direttiva 2005/36/CE, la quale peraltro non menziona espressamente alcuna necessità di apostille, dichiarazioni di valore o altre specifiche formalità (pur non ostando a forme di verifica ex post dell’autenticità dei documenti);

Ritenuto che ad una delibazione sommaria tipica di questa fase processuale – fermo ogni ulteriore approfondimento nel merito – nel bilanciamento degli interessi coinvolti sia meritevole di apprezzamento il pregiudizio potenzialmente derivante al ricorrente dagli atti impugnati, in quanto suscettibile di riverberarsi sugli incarichi lavorativi in essere e futuri, risolutivamente condizionati al mancato riconoscimento del titolo;

Ritenuto, pertanto, che la domanda di misure cautelari collegiali debba trovare accoglimento, con conseguente sospensione del provvedimento con cui il Ministero intimato ha rigettato l’istanza di parte ricorrente intesa ad ottenere il riconoscimento in Italia dell’abilitazione all’esercizio della professione di docente acquisita

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) accoglie l’istanza cautelare e per l’effetto sospende gli atti impugnati.

Nota 22 maggio 2024, AOODGPER 73359

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione Generale per il personale scolastico- Ufficio I
Affari Generali e Personale Risorse Finanziarie e Contabilità

Ai Direttori Generali e Dirigenti titolari degli Uffici scolastici regionali
e p.c. Al Sovrintendente scolastico per la provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
Al Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
All’Ufficio speciale di lingua slovena
All’Ufficio di Gabinetto

Oggetto: Sciopero nazionale di tutto il personale docente ed ATA del Comparto scuola per l’intera giornata del 24 maggio 2024, proclamato dall’Organizzazione SAESE in data 22 aprile 2024