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Basta autonomia differenziata

Scuola: chiediamo un governo nazionale degli interventi. Basta autonomia differenziata

Roma, 15 gennaio 20121- Nelle scorse settimane abbiamo denunciato con forza come il caos delle aperture e delle chiusure delle scuole a seconda delle decisioni dei singoli presidenti delle Regioni sommato all’incapacità di coordinamento del governo, stia conducendo verso concrete forme di autonomia differenziata, che la FLC CGIL considera il pericolo più grave per il sistema nazionale di istruzione e, di conseguenza, per l’unità del nostro Paese.

La confusione si sta trasferendo, inevitabilmente, anche nelle aule di tribunale. Il TAR Lombardia e il TAR Emilia con specifici provvedimenti cautelari, hanno annullato le ordinanze di sospensione delle attività didattiche adottate dalle rispettive Regioni. Il TAR Sicilia e il Tar Puglia invece, hanno respinto i ricorsi contro analoghi provvedimenti delle Regioni. Nei tribunali si inizia a verificare se i provvedimenti delle Regioni siano coerenti con il perimetro delle competenze definite dalla nostra Costituzione.

La misura è colma. Il rinvio dell’apertura delle attività didattiche era e deve essere del governo nella sua collegialità senza delegare più nulla alle Regioni a causa dell’incapacità del governo stesso di decidere. Per questo chiediamo a governo e Parlamento di cancellare da subito i poteri inopinatamente attribuiti alle Regioni anche sulla scuola, dal decreto legge 33/20.

La FLC CGIL, nel proprio ruolo di garante delle migliori condizioni di esercizio del diritto allo studio e alla salute, continuerà a collaborare per la riapertura delle scuole in presenza e in sicurezza, ma in mancanza di risposte credibili e in tempi brevi, metterà in campo tutte le iniziative di mobilitazione consentite dalla situazione che stiamo vivendo.

Atto Indirizzo Ministero Istruzione

PUBBLICATO L’ATTO DI INDIRIZZO DELLA MINISTRA AZZOLINA PER IL 2021

Con il Decreto n. 2 del 4 gennaio 2021 la Ministra Azzolina ha emanato l’Atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2021. Il documento tiene inevitabilmente conto della situazione emergenziale che da una parte “ha determinato un riposizionamento strategico della funzione pubblica dell’istruzione. Il dicastero ha definito progressivamente una visione volta ad affrontare e superare sfide impegnative e, sotto molti profili, inedite, dall’altraha creato tuttavia le basi per un cambio di passo in grado di trasformare in opportunità strategiche le sfide da essa derivanti.

In tale quadro di riferimento – nonché nella prospettiva del Next Generation EU (NGEU) e del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) – si collocano le priorità politiche sulla base delle quali il Ministero dell’Istruzione definirà obiettivi strategici e allocherà risorse finanziarie necessarie al loro raggiungimento in funzione “del rilancio del sistema nazionale di istruzione” già a partire dal 2021 e per il triennio 2021-2023.

Le dieci priorità sono così declinate:

  1. contrastare la dispersione scolastica, promuovere l’inclusione e l’equità complessiva del sistema educativo nazional2
  2. definire una relazione virtuosa tra edilizia scolastica e benessere collettivo
  3. innovare metodologie didattiche e ambienti di apprendimento
  4. migliorare l’offerta formativa, ridurre il gap formativo tra mondo della scuola e mondo del lavoro e valorizzare il rapporto con l’università e la ricerca
  5. incentivare i processi di reclutamento, formazione e valorizzazione del personale scolastico
  6. promuovere l’autonomia scolastica e potenziare il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni
  7. valorizzare e sviluppare il sistema nazionale di valutazione
  8. ampliare il percorso di internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione e formazione e promuovere la mobilità degli studenti
  9. promuovere politiche efficaci per il reclutamento, la formazione e la valorizzazione del personale dell’amministrazione centrale e periferica
  10. innovare i processi gestionali: semplificare e digitalizzare per garantire efficacia, efficienza, economicità, legalità e trasparenza dell’azione amministrativa.

Si tratta di campi di azione ampi. Su alcuni di essi l’ANP, già da tempo e in molte occasioni, si è espressa avanzando istanze e proposte specifiche e sollecitando interventi concreti in merito. Pertanto, ne accogliamo con favore il recepimento da parte dell’Amministrazione.

Ci riferiamo, in modo particolare, ai seguenti temi:

  • la formazione continua, obbligatoria e in chiave professionalizzante per tutto il personale scolastico, tramite espressa previsione contrattuale
  • l’esigenza di definire con maggiore chiarezza i profili di responsabilità del dirigente scolastico riguardo anche alla sicurezza degli edifici scolastici, così come da noi reiteratamente richiesto al fine di rendere sostenibile le responsabilità della categoria
  • l’introduzione di un sistema di reclutamento del personale scolastico che sia meritocratico e ordinario
  • l’articolazione e la differenziazione della carriera dei docenti, finalizzata alla gestione delle nuove complessità progettuali ed organizzative proprie delle istituzioni scolastiche di oggi, espresse anche attraverso uno sviluppo professionale con reali fattori di progressione
  • l’introduzione del middle management, elemento storicamente costitutivo nella visione dell’ANP
  • il riconoscimento retributivo, nell’ambito del prossimo CCNL dell’area “istruzione e ricerca”, della crescente complessità di gestione delle scuole e della sempre maggiore ampiezza dei compiti affidati ai dirigenti scolastici
  • il pieno ed effettivo funzionamento del nuovo sistema di Anagrafe Edilizia Scolastica (da sempre sollecitata dall’ANP)
  • la revisione del D. Lgs. 297/1994 per intervenire sulla governance della scuola, al fine di renderla attuale con l’assetto ordinamentale
  • la diffusione della banda larga nelle istituzioni scolastiche
  • l’impulso allo sviluppo del SNV e l’ampliamento della consistenza del corpo ispettivo, da reclutare con il prossimo bando di concorso
  • la semplificazione delle relazioni interistituzionali e tra l’Amministrazione centrale e le istituzioni scolastiche
  • la realizzazione di un sistema informativo integrato che raccolga, processi e analizzi i dati funzionali al monitoraggio e al miglioramento del sistema scolastico in modo finalmente efficace.

Tali intenti, espressi nell’Atto di indirizzo, sono per l’ANP condivisibili.

Chiediamo ora che si passi, prima possibile, dalle parole ai fatti.

Atto Indirizzo Ministero Istruzione

ATTO INDIRIZZO, GILDA: SOLITO ELENCO DI BUONI INTENTI, NESSUN IMPEGNO CONCRETO

“Il solito lungo elenco di buoni intenti che arriva a metà anno scolastico e a legge di Bilancio già approvata. Avremmo decisamente preferito più impegni concreti per la valorizzazione della professione docente e per la sua sburocratizzazione”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta l’atto di indirizzo politico firmato dalla ministra Azzolina.

“Ci preoccupa l’intenzione di utilizzare il contratto come strumento per costruire la carriera dei docenti ed è legittimo domandarci con quali risorse, considerato che gli stanziamenti previsti per il rinnovo contrattuale, che dovrebbero portare a un aumento stipendiale medio di 50 euro, sono addirittura inferiori rispetto a quelli precedenti”.

“Suscita preoccupazione anche l’idea di superare la didattica frontale a favore di non meglio precisate innovazioni. A tal proposito, ci preme ricordare che è stata proprio la didattica frontale, pur se mediata dagli schermi di pc e tablet, a salvare durante la pandemia il rapporto imprescindibile tra alunni e insegnanti su cui si fonda l’istruzione scolastica. Premesso, inoltre, che molti docenti praticano già da anni metodologie didattiche innovative, per esempio di gruppo e laboratoriali, forse è opportuno rammentare che non è compito del ministro regolamentare questo ambito, perché le scelte didattiche attengono alla libertà professionale degli insegnanti garantita dall’articolo 33 della Costituzione. In caso contrario, giungeremmo a una forma di ‘didattica di Stato’ che sarebbe incommentabile”.

Riguardo il proposito di formare un ‘middle management’, la Gilda rilancia e suggerisce che potrebbe essere l’occasione per istituire una carica eletta dal collegio dei docenti, identificata nel presidente del collegio, che rivesta il ruolo di coordinamento dei docenti. Un sistema per mettere la parola fine alla logica dei collaboratori scelti discrezionalmente dal dirigente scolastico e pagati con il fondo di istituto.

Atto di indirizzo tardivo, inutile e divisivo

Scuola, Sinopoli: Atto di indirizzo di Azzolina tardivo, inutile e divisivo

Roma, 12 gennaio 20121 – Pubblicato oggi l’Atto di indirizzo firmato dalla Ministra Lucia Azzolina con le dieci priorità politiche del Ministero dell’Istruzione per l’anno 2021. Si tratta di un atto successivo alle scelte economiche effettuate dal governo, pertanto privo del supporto finanziario. Il documento è una mera enunciazione di principi, alcuni non condivisibili come la riproposizione divisiva della “meritocrazia” già vissuta nella stagione della Legge 107.

Si descrive la scuola come oggetto di importanti investimenti già realizzati e con un riposizionamento strategico della propria funzione di servizio pubblico, ma ci troviamo in realtà di fronte ad uno dei momenti più difficili che la scuola del nostro Paese abbia attraversato, con un evidente malcontento di studenti, genitori, docenti, dirigenti, personale ATA, precari e non. L’impegno profuso e le risorse messe in campo non hanno di fatto consentito di assicurare la tenuta del sistema nazionale di istruzione che si trova disgregato e frammentato in relazione alle diverse condizioni territoriali.

Riteniamo che l’atto di indirizzo sia caratterizzato da indicazioni molto generiche sulle azioni da intraprendere e dalla riproposizione della solita retorica meritocratica con l’introduzione di una logica divisiva della categoria e di articolazioni inedite del personale docente attraverso il cosiddetto middle management. La Azzolina poi, come i suoi predecessori, dimentica del tutto il personale ATA.

Come FLC CGIL abbiamo denunciato e confermiamo l’insufficienza degli investimenti dal punto di vista quantitativo e qualitativo e auspichiamo un vero cambio di passo per il rilancio del sistema di Istruzione, a partire dalle priorità che abbiamo sempre indicato: estensione dell’obbligo scolastico, aumento del tempo scuola in tutti gli ordini e generalizzazione del tempo pieno, miglioramento delle strutture e delle infrastrutture, diminuzione degli alunni per classe, stabilizzazione e qualificazione degli organici attraverso retribuzioni a livello europeo.

La comunità educante non ha bisogno di scelte autoritarie e verticistiche, ma di risorse e valorizzazione delle professionalità. La scuola militante ha affrontato la crisi pandemica facendo ricorso a tutte le proprie energie, la ministra dovrebbe essere in grado di valorizzare questo lavoro e non di costruire strumenti divisivi.

Parcheggio disabili in condominio

Parcheggio disabili in condominio: nulla la delibera che lo nega
Fisco e Tasse del 11/01/2021

Con  la sentenza del  Tribunale di Verbania del 02- 12- 2020, n. 513 si afferma che non è valida la delibera che nega al condomino-disabile un posteggio nel cortile condominiale. Prima di analizzare la pronuncia (che alleghiamo in fondo all’articolo) si ricordano i riferimenti normativi sul tema :  
– art. 1102 c.c.;
– il precedente giurisprudenziale del  Tribunale di Bologna, Sentenza del 7/04/2006.

1) La vicenda: richiesta parcheggio esclusivo per il condomino disabile
Un condòmino, portatore di handicap, chiedeva al suo condominio che gli fosse assegnato un posto auto nel cortile condominiale ma l’assemblea deliberava di non accogliere la richiesta; di conseguenza si rivolgeva al Tribunale per richiedere che fosse dichiarata nulla la predetta delibera assembleare e, contestualmente, fosse accertato il suo diritto ad ottenere l’assegnazione di uno dei posti auto nel cortile comune, con condanna del condominio al risarcimento dei danni subiti.
Secondo l’attore era necessario procedere ad un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 1102 c.c. alla luce degli artt. 32, 2, 3, 42 Cost., dichiarandosi disponibile a condividere il posto auto con altri eventuali condomini-disabili; a conferma del suo stato di salute produceva documentazione medica attestante una patologia altamente invalidante (laringectomia totale), ragion per cui gli era stato rilasciato il contrassegno di circolazione e sosta per disabili.
Il condominio si costituiva, osservando, tra l’altro, che:
la richiesta era priva di fondamento normativo (non potendo applicarsi la L. 13/1989, essendo il caseggiato costruito prima dell’1989) e che il richiamo alle norme costituzionali era fuorviante in quanto l’attore pretendeva l’assegnazione di un posto in via esclusiva.
Inoltre, i condomini notavano che la disabilità del condomino non era grave, atteso che utilizzava regolarmente l’autovettura, una bicicletta e uno scooter di rilevanti dimensioni; infine si sottolineava che l’attore non solo era proprietario di un box situato all’interno del caseggiato distante pochi metri dal portone d’ingresso, ma poteva contare sul parcheggio condominiale che confinava con un parcheggio pubblico, all’interno del quale era stato ricavato uno posto auto destinato ai disabili.

2) Questione e soluzione per il parcheggio condominiale per il portatore di handicap

LA QUESTIONE
Il condominio-disabile può pretendere l’assegnazione in via esclusiva di un posto auto nel cortile condominiale?

LA SOLUZIONE
Il Tribunale ha dato ragione al condomino portatore di handicap.

Secondo lo stesso giudice, l’art. 1102 c.c. – che disciplina l’uso delle cose comuni in condominio – deve essere interpretato tenendo conto della normativa a tutela del portatore di handicap e dei principi di rango costituzionale desumibili dagli artt. 32, 2, 3 e 42 c. 2 Cost.; di conseguenza – ad avviso dello stesso giudice – il diritto invocato dall’attore – portatore di handicap, con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta – di poter parcheggiare il più vicino possibile all’ingresso condominiale, deve considerarsi preminente rispetto all’interesse degli altri condomini, per i quali non sono state dedotte analoghe difficoltà.
Per quanto sopra, il Tribunale ha dichiarato nulla la delibera, ordinando ai condomini di riservare uno dei posti auto nel cortile condominiale al condomino portatore di handicap fino a quando permarrà la sua condizione di invalidità. È stata respinta, invece, la richiesta di risarcimento dei danni perché l’attore non ha provato i presupposti del risarcimento invocato (fatto doloso o colposo, danno ingiusto e nesso di causa).

3) Riflessioni conclusive
Il D.M. n. 236/1989 stabilisce che nelle aree di parcheggio devono, comunque, essere previsti, nella misura minima di 1 ogni 50 o frazione di 50, posti auto di larghezza non inferiore a m 3,20, e riservati gratuitamente ai veicoli al servizio di persone disabili. Detti posti auto, opportunamente segnalati, sono ubicati in aderenza ai percorsi pedonali e nelle vicinanze dell’accesso dell’edificio o attrezzatura.
Al fine di agevolare la manovra di trasferimento della persona su sedia a ruote in comuni condizioni atmosferiche, detti posti auto riservati sono, preferibilmente, dotati di copertura (art. 8, comma 2, punto 3,).
Le disposizioni sopra espresse trovano applicazione negli edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata; negli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione; negli edifici già esistenti (e spazi esterni pertinenziali) all’entrata in vigore della legge (cioè, il 1989), ma solamente se questi sono oggetto di ristrutturazione.
Nei caseggiati già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legislazione sopra vista non ristrutturati, il condomino portatore di handicap – come bene evidenziato dalla sentenza del Tribunale di Verbania – può lo stesso vedersi riconoscere un posto auto all’interno del parcheggio condominiale. 
Infatti, facendo riferimento alle normative a tutela dei portatori di handicap e dei principi di rango costituzionale desumibili dagli artt. 32, 2, 3 e 42 c. 2 Cost., anche l’art. 1102 c.c. deve essere interpretato alla luce di questi ultimi, contemperando i diritti di tutti i condomini all’utilizzo delle parti comuni con quelli di chi, trovandosi in condizioni di ridotta capacità o di incapacità motoria, ha bisogno di strutture o servizi che gli consentano di raggiungere o entrare agevolmente nell’edificio e di fruire dei relativi spazi in condizioni di adeguata autonomia. (Trib. Como, 27 ottobre 2017).

di Giuseppe Bordolli 

Vaccino e disabilità: associazioni soddisfatte

Vaccino e disabilità: associazioni soddisfatte, ma in attesa di istruzioni
Redattore Sociale del 11/01/2021

L’Unione italiana ciechi ringrazia Arcuri “L’annuncio è segno di civiltà, che premia le insistenze della nostra associazione”. Speziale: “Aspettiamo sviluppi operativi, possibilmente con il coinvolgimento delle associazioni”. AIPD chiede “tre chiarimenti” e la risposta alla lettera inviata con AANFFAS e Coordown 

ROMA. “L’annuncio dell’inizio delle vaccinazioni delle persone con disabilità visiva a partire dal primo febbraio prossimo rappresenta un segno di civiltà che premia le insistenze della nostra Associazione a tutela di una categoria di cittadini maggiormente esposti a rischio contagio, inclusi i propri accompagnatori”: così “, dichiara Mario Barbuto, presidente UICI, in una nota ringrazia il commissario Arcuri, che rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa, giovedì scorso, ha lasciato intendere che le persone con disabilità saranno vaccinate a partire da febbraio, insieme agli over 80 (leggi qui la notizia su Redattore Sociale).
“Le 128 sedi territoriali e regionali dell’UICI – prosegue Barbuto – sono da oggi a disposizione del commissario e delle autorità sanitarie per organizzare al meglio il programma di vaccinazione, con l’obiettivo di ridurre al minimo le possibili complicazioni per gli utenti, dovute agli spostamenti e alle attese eventuali per ricevere il vaccino e il richiamo. Confidiamo che il commissario e le autorità sanitarie coinvolte a ogni livello nel programma di vaccinazione – conclude Barbuto – vogliano accogliere questa disponibilità e realizzare la campagna vaccinale in sintonia con l’associazione di rappresentanza che più e meglio di tutti conosce realtà, bisogni e criticità dei propri associati e rappresentati”.
Soddisfatto ma cauto Roberto Speziale, presidente di AANFFAS: “Da più parti mi viene chiesto come questa dichiarazione si tradurrà in operatività – riferisce – Sarebbe quindi importante che il commissario Arcuri predisponesse una nota d’indirizzo di tipo operativo, anche per garantire uniformità applicative da parte delle varie regioni. Sarebbe auspicabile che, nel rispetto del ‘nulla su di noi senza di noi’, fossero in questa fase coinvolte le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità”. 
Anche la presidente di AIPD Tiziana Grilli, nell’esprimere “grande gratitudine verso il commissario Arcuri, che mostra di aver ascoltato le nostre istanze”, invita però a precisare almeno tre questioni fondamentali. “Primo, chi siano gli accompagnatori. E occorre che sia specificato che il riferimento non è solo alle persone con disabilità che vivono nelle strutture residenziali, ma anche a chi vive in casa e ai loro assistenti, familiari e non”; secondo, “il consenso informato: occorre che siano date indicazioni operative al più presto, perché le famiglie siano ben informate e possano prepararsi”; terzo, “il requisito anagrafico, almeno nel caso delle persone con sindrome di Down, non deve essere considerato: anche prima dei 40 anni, infatti, come la letteratura scientifica ci ha detto chiaramente, queste persone sono maggiormente esposte al rischio di complicazioni e decessi in caso di contagio e devono quindi assolutamente essere protette”. Coglie l’occasione, Tiziana Grilli, per ricordare che “il 31 dicembre AIPD, insieme a Coordown e AANFFAS, ha inviato una lettera al ministro e al commissario, proprio sul tema dei vaccini per le persone con disabilità, corredata di utili riferimenti scientifici. Ad oggi, non ci è pervenuto alcun riscontro, che quindi oggi torniamo a sollecitare, fiduciosi che il contributo delle associazioni che rappresentiamo possa essere accolto e valorizzato da chi si trova a prendere decisioni che hanno un forte impatto sulla vita di migliaia di famiglie”. 

di Chiara Ludovisi 

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

UIL SCUOLA LOMBARDIA

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE E SICUREZZA PER
STUDENTI E PERSONALE DELLA SCUOLA

Per la UIL Scuola Lombardia le comunicazioni non possono essere fuorvianti
e improntate al “fai da te ”, quando fatti e circostanze prevedibili dimostrano
che si debba alzare il livello di protezione!
Il nostro obiettivo è quello di riportare tutti a scuola in sicurezza e non ci sono
dirigenti scolastici che si possano sentire esentati da rispettare le disposizioni
che, purtroppo, rincorrono gli eventi dell’ultima ora inseguendo l’evoluzione dei
dati relativi all’andamento delle infezioni da Covid.
A quali condizioni il rientro a scuola?
– Massima garanzia della tutela della salute dentro e all’esterno!
Il 7 gennaio gli studenti dovevano rientrare in aula ma la pandemia ha mostrato
tutte le fragilità del sistema educativo dopo anni di mancati investimenti
economici ed organizzativi.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2020 ha
previsto che, presso ciascuna prefettura – UTG e nell’ambito della Conferenza
provinciale permanente,- sia istituito un tavolo di coordinamento, presieduto
dal Prefetto, al fine di definire il più idoneo raccordo tra gli orari di inizio e
termine delle attività’ didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locale,
urbano ed extraurbano.
Ai Prefetti la responsabilità di disporre un piano per la ripresa delle lezioni
prevista il 7 gennaio per le secondarie di secondo grado.
Il tutto è avvenuto con la garanzia temporanea dell’impegno che i trasporti
pubblici per gli studenti sarebbero stati adeguati a quel 50% che poteva
rientrare in classe.
La Nota della Prefettura di Milano del 5 gennaio 2021, richiama il rigoroso
rispetto del 50% della didattica in presenza e invita a modificare
l’organizzazione delle lezioni anche in presenza di scostamenti minimi in
eccesso o in difetto della suddetta percentuale.
Tale nota era volta a garantire la sicurezza e il diritto allo studio!
In tale nota sono minacciate sanzioni ai dirigenti in caso di mancato
adempimento perché alcuni Dirigenti scolastici si erano posti in modo non
rispettoso delle decisioni ministeriali e prefettizie che non lasciavano spazio a
scelte autonome assunte senza il rispetto della quota massima del 50%.
Non toni “inaccettabili”, come è stato riportato in alcune comunicazioni di
associazionismo dirigenti, la nota richiama al rispetto delle regole per la
massima tutela della sicurezza e salute di ognuno!
Nessun Dirigente scolastico è stato sanzionato e come UIL Scuola non
l’avremmo accettato; riteniamo di poter dare un consiglio, comprendendo le
pressioni e lo sfinimento patito dai DS, si deve concorrere alla tutela della
salute nel rispetto delle disposizioni senza scendere in facili populismi!
La ripresa delle attività didattiche in presenza per tutte le scuole superiori di 2°
grado, è stata rinviata a lunedì 11 gennaio su decisione del Consiglio dei
Ministri.
Per reclamare il rientro a scuola in presenza, sono state organizzate alcune
manifestazioni di protesta davanti a diverse scuole, una manifestazione a
piazza Affari, poi un presidio davanti a Palazzo Marino, che è sede del Comune
di Milano, e davanti all’UST di Milano.
Nel frattempo, con Ordinanza dell’8 gennaio, in considerazione della più
rigorosa prevenzione della salute pubblica nell’ambito territoriale di
competenza e dell’aggravamento dello stato del contagio, il Governatore della
Regione Lombardia, ha ORDINATO misure più restrittive relative all’istruzione
secondaria di secondo grado.
Quindi, in Lombardia slitta, almeno sino a lunedì 25 gennaio la ripresa delle
lezioni in presenza nelle scuole superiori. Lo ha deciso giovedì la giunta
regionale, anticipando alla stampa e ai cittadini una ordinanza successiva.
«Preso atto delle valutazioni e delle risultanze di carattere sanitario, connesse
all’attuale diffusione del Covid, condivise con il Comitato Tecnico Scientifico
lombardo, Regione Lombardia ha assunto l’orientamento di proseguire le
lezioni per le scuole secondarie di secondo grado con la didattica a distanza al
100%», si legge in una nota ufficiale.
Tutti noi avremmo voluto la ripresa delle lezioni in presenza il 7 gennaio, ma
non possiamo che prendere atto della situazione emergenziale che purtroppo
non sembra avere un trend in discesa, condizionando le scelte.
E’ fondamentale prendere atto che la pandemia non si risolverà il 25 gennaio
e forse neanche a febbraio, marzo,…. La situazione è complessa ma non
possiamo rimandare ancora il diritto allo studio lasciando i ragazzi solo con la
DAD, non tutti i ragazzi sono supportati dalle famiglie e in questo momento
storico anche le famiglie sono messe a dura prova economicamente e
psicologicamente. Purtroppo si rileva già un alto numero di abbandono
scolastico, e il futuro della nostra nazione è compromesso in termini di
consegnare tanti nostri giovani alla malavita.
La scuola deve ripartire in presenza, ma solo ed esclusivamente nella totale
sicurezza e nella totale stabilità. Chiediamo certezze ma siamo davanti
all’incertezza sanitaria!
La scuola deve avere la priorità alla pari della sanità, ognuno faccia la sua
parte!
Milano, 11.01.2021 Carlo Giuffrè
Segretario generale UIL Scuola Lombardia

Si vaccini il personale scolastico

Cuzzupi: dopo il personale sanitario si vaccini quello scolastico!

In una situazione complessivamente drammatica, in cui l’Esecutivo appare più preoccupato a evitare di formalizzare un’ormai evidente crisi in atto e scollamento dal Paese, la questione pandemia si avvita su se stessa con provvedimenti confusi ed effetti disastrosi. A tal proposito basta citare la situazione a cui si è stati costretti ad assistere ieri per le vaccinazioni del personale sanitario nel capoluogo campano.

Proprio su questi, il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, è intervenuto affermando: “È incomprensibile come un momento di drammaticità per il Paese si sia trasformando in un sequel dagli aspetti tragicomici per colpa di una palese incompetenza. Non vi è, in tutto il periodo coronavirus, una linearità nelle decisioni e, soprattutto, mai si è stati coerenti con quanto affermato. La scuola è l’esempio più lampante e tragico. Tutti, nessun escluso, riconoscono l’importanza della didattica in presenza, ma le azioni assunte per garantire la sicurezza sono tutte di limitato rilievo e improntate su una dialettica sensazionalistica ma scarsa di significato pratico. Della necessaria sicurezza nell’ambito scolastico non vi è traccia, tanto è che la maggior parte dei Presidenti di Regione ha ritenuto opportuno far ulteriormente slittare l’apertura scolastica in presenza. Sì, perché pare che si voglia sottacere l’enorme lavoro fatto da tutto il personale scolastico per garantire la funzionalità della scuola anche con la didattica a distanza. Il Ministro continua invece ad affermare e a decantare situazioni che esistono solo nella sua fantasia, il mondo reale invece è ben diverso. Tra l’altro, in un’ottica di favorire la ripresa della scuola con gli alunni in classe, occorre – senza un attimo di ritardo – definire come dopo il personale sanitario vada prevista la vaccinazione volontaria del personale scolastico. Non è possibile – continua Cuzzupi – pensare che una volta entrati in classe il virus non si diffonda per disposizione divina. Dunque un primo passo verso una lenta “normalizzazione” non può prescindere dal dare l’opportunità di vaccinazione al personale Docente, agli ATA e a quelli che interagiscono in maniera diretta all’interno degli istituti”.

 Una posizione, dunque netta e senza dubbi quella della Federazione UGL Scuola: “La mia Organizzazione – insiste il Segretario Nazionale – ha sempre avuto chiaro il da farsi: per riprendere in maniera definitiva e completa la didattica in presenza occorre che siano assicurati elementi certi di sicurezza per i lavoratori e studenti. Questo non può che prevedere una linea preferenziale e immediata per le vaccinazioni del personale scolastico. Aspettare i mesi estivi significherebbe assumersi una responsabilità tremenda che porterà l’UGL ad azioni ben più dure nelle sedi opportune”.

      Federazione Nazionale UGL Scuola  

 Il Segretario Nazionale

Ornella Cuzzupi

SE SI FERMA LA SCUOLA SI FERMA L’ECONOMIA

“SE SI FERMA LA SCUOLA SI FERMA L’ECONOMIA: VACCINARE SUBITO IL PERSONALE SCOLASTICO”. APPELLO DEL PRESIDENTE DEL  SINDACATO NAZIONALE “ORIZZONTE DOCENTI”, ANTONINO BALLARINO

“Se si ferma la Scuola, si ferma l’economia”. Lo sostiene il presidente del Sindacato nazionale “Orizzonte Docenti”, Antonino Ballarino, secondo il quale “oltre al personale medico, vanno immediatamente vaccinati docenti, dirigenti scolastici e personale Ata, per tenere il virus il più lontano possibile dalle scuole. Se davvero teniamo alla scuola, proteggiamola nella sua componente più importante! E che adesso sia stato prorogato il rientro a scuola degli studenti, ritengo che tale decisione sarà utile solo se nel frattempo si lavorerà per creare quegli standard di sicurezza tali da garantire la ripresa delle lezioni senza correre rischi, adottando le opportune misure: è una di questa –sottolinea il presidente Ballarinoè quella di vaccinare tutto il personale scolastico, con diversi vantaggi, per evitare l’interruzione delle attività scolastiche e proteggere gli studenti, alcuni di loro portatori di fragilità”.

“E poi la scuola non è un focolaio di contagio! ­–aggiunge il presidente del Orizzonte Docenti. Grazie all’impegno di tutti, grazie pure agli investimenti e agli sforzi di dirigenti scolastici e docenti, quelli della scuola sono spazi sicuri… certamente più sicuri di altri ambienti. Perché chi ci lavora… e sono due milioni di persone fra docenti e non docenti… non corre rischi particolari, poiché è acclarato che il problema sta fuori la scuola: dobbiamo stare attenti ai giovani che, attraverso attività esterne e comportamenti superficiali, rischiano di provocare la crescita dei numeri dei contagiati, compresi i propri famigliari. Oltre alle occasioni di affollamento, una causa di diffusione del virus possono essere i mezzi pubblici, dal momento che i ragazzi si spostano anche per altri motivi, oltre che per andare a scuola. Perciò non si perda altro tempo –conclude Antonino Ballarino, presidente del SINODe si vaccini subito il personale scolastico, senza più attendere mesi, o ritengo sarà troppo tardi farlo dopo. E si torni a scuola, in presenza ma in sicurezza!”.

Come garantire il ritorno alla didattica in presenza in Puglia

Scuola in presenza: il tempo delle proposte non è più rinviabile 

Come garantire il ritorno alla didattica in presenza in Puglia

La fase di riapertura delle attività didattiche dopo le festività natalizie deve indurre il Presidente di Regione a comprendere che il modello di “scuola alla carta” – che lascia solo alle famiglie la facoltà di scegliere se frequentare o no la scuola in presenza – impone alle scuole un modello di didattica mista.

Tale modello, affiancando alla “didattica in presenza” la “didattica digitale integrata” (DDI) espletata in modalità sincrona

  • sta sfiancando inutilmente il personale scolastico
  • sta abbassando notevolmente la qualità della formazione e dell’istruzione sia per chi sta a scuola, sia per chi è a distanza, in quanto non tiene conto delle oggettive difficoltà metodologiche che stanno ampliando le diseguaglianze cognitive, discriminando soprattutto gli studenti più fragili.

Tutte le ordinanze prodotte dalla Regione in questi mesi hanno posto in grave contrapposizione il diritto alla salute con quello all’istruzione. È indubbio che il diritto alla salute prevalga su quello all’istruzione, come sostiene il Presidente Emiliano, ma questa priorità deve essere non competitiva bensì costruttiva e rispettosa di entrambi i diritti in una sintesi politica capace di sana e leale collaborazione. Ma così non è stato dopo che il Governo ha, incautamente, autorizzato le regioni (legge 14 luglio 2020, n. 74) a introdurre misure ulteriormente restrittive nelle more dei successivi decreti del Presidente del Consiglio.Nel ribadire con forza che tali misure restrittive devono essere esercitate dalle Regioni “esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza” constatiamo, purtroppo, che in tutte le ordinanze regionali, il ruolo delle autonomie scolastiche è stato sistematicamente ignorato perché:

1. si è pervicacemente ignorata l’importante funzione di sintesi e di supporto che i Consigli di Istituto/Circolo possono garantire – essendo presieduti proprio dai rappresentanti dei genitori e, nel secondo ciclo, anche da studenti e studentesse;

2. si è intervenuti su questioni di natura didattica, di pertinenza esclusiva degli organi collegiali, sminuendone così ruolo e significato.

Vorremmo dire al Presidente Emiliano che, con appelli sui social, non si può fermare l’onda delle famiglie che, sfidando ora la sospensione della didattica in presenza, pretendono dalle scuole la didattica in presenza esattamente come accadeva, nelle settimane precedenti, alle famiglie che mantenevano liberamente i figli a casa quando, sfidando l’attivazione della didattica in presenza, pretendevano dalle scuole l’attivazione della didattica digitale.

Il risultato è che oggi si è instillato nella scuola pugliese il virus della divisione e della contrapposizione tra le componenti scolastiche smantellando, nei fatti, quella alleanza tra scuola e famiglia pur citata nell’ ordinanza 1/2021 e che nel contratto collettivo nazionale è definita “comunità educante”.
Adesso però non è più il tempo delle proteste: riteniamo sia giunto il momento di fare proposte concrete per mettere fine alle lacerazioni poste in essere. Le scuole si devono riaprire ma, al punto in cui siamo, dobbiamo pretendere, quale imprescindibile condizione, che siano previste assolute garanzie di sicurezza e valide misure di prevenzione per la salute e l’incolumità di studenti e lavoratori.

Le scriventi formulano, pertanto, le seguenti proposte:

1. visto quanto indicato nelle premesse dell’ordinanza regionale n. 1 del 5 gennaio 2021 in merito al piano dell’assessorato alla Sanità sugli “Indirizzi operativi per la riapertura in sicurezza delle scuole nella Regione Puglia”chiediamo la convocazione urgente di un tavolo di confronto con le Organizzazioni Sindacali al fine di individuare una            road map nella quale si introduca nell’immediato in ogni scuola (dall’ infanzia alla secondaria di secondo grado) la figura dell’operatore sanitario COVID scolastico, e  si pianifichino programmi di screening con tampone antigenico periodico del personale della scuola, possibilmente già a partire dal prossimo 18 gennaio ;
2. vengano adottate integralmente, anche in Puglia, le disposizioni del prossimo DPCM senza alcun ulteriore provvedimento restrittivo regionale, in modo da non creare ulteriori problemi alle scuole costrette all’ennesima riorganizzazione delle attività didattiche;si costituisca un coordinamento regionale dei tavoli sui trasporti provinciali, con la partecipazione anche delle parti sociali, al fine di armonizzare l’organizzazione delle attività didattiche e il mantenimento del turno unico nel secondo ciclo;
3. venga valorizzata l’autonomia delle singole istituzioni scolastiche attribuendo alle scuole la massima facoltà di scaglionare ingressi/uscite e di decidere la riduzione fino all’azzeramento, sia pure temporaneamente, della frequenza di alunne e alunni della didattica in presenza, a causa della pandemia in corso.
4. si inserisca il personale scolastico come prima categoria a rischio da vaccinare nella fase 2 del “Piano Strategico Nazionale”.

Siamo certi che queste nostre proposte, qualora venissero accolte, permetterebbero sia di assicurare il diritto allo studio salvaguardando il diritto alla salute del personale scolastico, degli studenti e delle studentesse, sia di far ripartire le scuole in un clima di maggiore serenità.
In alternativa non potremo aspettare oltre: in mancanza di risposte credibili e in tempi brevi attiveremo tutte le iniziative di mobilitazione consentite dalla situazione che stiamo vivendo.

Bari, 9 gennaio 2021.

FLC CGIL  CISL SCUOLA SNALS- CONFSAL FGU ANIEF
C. Menga R. Calienno C. De Bernardo F. Capacchione P. Spinelli

Riaperture scuole: basta caos!

Riaperture scuole: basta caos! Il governo si assuma le proprie responsabilità prima che la situazione precipiti

Roma, 8 gennaio – Il caos istituzionale e organizzativo sulla riapertura delle attività didattiche nelle scuole aggravato dai venti di crisi del governo in carica, non è più tollerabile.

Constatiamo che la richiesta di interventi decisi su trasporti e sanità territoriale non ha prodotto conseguenti misure. Si naviga su tutto a vista, ma una vista brevissima. Si cambiamo provvedimenti nazionali quasi giorno per giorno, si moltiplicano le ordinanze regionali, i prefetti assumono decisioni che mettono in discussione l’autonomia scolastica, mentre aumentano a dismisura anche le ordinanze dei sindaci.

Quanto sta avvenendo sui territori sommato all’incapacità di coordinamento del governo sta conducendo verso concrete forme di autonomia differenziata, di cui la scuola a la carte praticata in Puglia è attualmente l’esempio più eclatante, che la FLC CGIL considera il pericolo più grave per l’unità del nostro Paese e per il nostro sistema di istruzione.

Le scelte politiche sulla scuola sono entrate ormai nel tritacarne della crisi di governo e antepongono alle attività educative finalizzate crescita umana e culturale di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, l’apertura di quasi tutte le attività economiche.

Il tutto si scarica sulle scuole creando un contesto di profondo disorientamento tra tutti i lavoratori e tra le famiglie, mentre aumentano le situazioni di grave conflittualità.

L’apertura delle attività in presenza non è un orpello ideologico o un oggetto di scambio politico, ma il risultato di precise scelte politiche ed organizzative in primo luogo a livello nazionale. Le scelte sul rinvio dell’apertura delle attività didattiche erano e devono essere del governo. Non si può modificare ogni quattro giorni l’organizzazione didattica per ragioni di posizionamento politico.

Per questo chiediamo che il governo, a fronte del fallimento delle misure che andavano adottate, si assuma la responsabilità del rinvio dell’apertura delle attività didattiche in presenza. Si riporti il confronto a livello territoriale coinvolgendo le scuole. Si faccia chiarezza sui dati o si dica che non è possibile farlo. Si anticipi il rischio della terza ondata su infanzia e primaria rafforzando da subito i protocolli di sicurezza sottoscritti con i sindacati. Non si deleghi più nulla alle Regioni a causa dell’incapacità del governo a decidere. Il governo si concentri sui vaccini e sulla costruzione di dati veri sulla diffusione della pandemia nelle scuole, se vuole che le istituzioni scolastiche riaprano davvero.

Venga valorizzata l’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, ciò significa attribuire alle scuole la massima facoltà di scaglionare ingressi/uscite e di decidere la riduzione fino all’azzeramento, sia pure temporaneo, della frequenza di alunne e alunni in presenza, a causa della pandemia in corso.

La confusione in atto sta alimentando pericolose derive demagogiche facilmente manipolabili da forze sovraniste e populiste. Non si può andare oltre.

In mancanza di risposte credibili e in tempi brevi la FLC CGIL metterà in campo tutte le iniziative di mobilitazione consentite dalla situazione che stiamo vivendo.

Non bastano le buone intenzioni, servono fatti

DA INCONTRO MINISTERO SENZA IDEE E DELEGITTIMATO
Non bastano le buone intenzioni, servono fatti

RETE DEGLI STUDENTI MEDI

Alle 11.00 di oggi, venerdì 8 gennaio 2021, abbiamo incontrato (insieme alle altre organizzazioni del Forum delle Associazioni Studentesche) i dirigenti del MI, in particolare il Dottor. Antimo Ponticiello.
“Da questo incontro emerge un ministero in difficoltà, con i tecnici inviati a incontrare le rappresentanze con l’infame compito di trovare delle scuse alle carenze dell’amministrazione Azzolina – dichiara Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, presente all’incontro – Ci è stato ribadito che le intenzioni del Ministero e della Ministra vanno in direzione del rientro a scuola in presenza nel più breve tempo possibile, ma che esiste un problema politico e di competenze costituzionali tra il governo e le regioni a cui il MI non può dare risposte e soluzioni, se non violando il Titolo V della Costituzione.”
Lo scaricabarile tra Ministero e Regioni dura ormai da mesi, senza nessuna reale risposta al disagio di studentesse e studenti.
“Stiamo assistendo allo sbaraglio assoluto di viale Trastevere, di un ministero che asseconda lo scaricabarile generale che imperversa per il Paese ed evidentemente ad un governo pronto a forzare la mano solo quando l’economia e la produzione lo richiedono, ma non quando ci sarebbe bisogno di una amministrazione centralizzata e emergenziale del comparto della Scuola – continua Allegretti – Le associazioni di rappresentanza non possono e non devono sostituirsi al Ministero, non saremo noi a dare manforte all’onorevole Azzolina per sopravvivere politicamente a questa situazione. Siamo schierati in difesa del diritto costituzionale allo studio e dalla parte delle studentesse e degli studenti, che oggi più che mai si sentono meri strumenti della lotta politica italiana.Il Ministero devo capire una cosa: non ci sottrarremo mai al confronto, ma non siamo a dispozione di questo Ministero nell’accettare mere dichiarazioni di buone intenzioni.”
Come Rete degli Studenti Medi, nei giorni scorsi abbiamo annunciato l’intenzione di mobilitarci a livello nazionale se i nodi non dovessero essere sciolti el più breve tempo possibile.
“Aspettiamo con ansia una risposta chiara sui temi che abbiamo posto e la convocazione del tavolo di confronto sui fondi del Next Generation EU promesso dalla Ministra” conclude Allegretti.

DATI DEI CONTAGI SU TUTTA LA POPOLAZIONE SCOLASTICA

COVID-19, GILDA CHIEDE DATI DEI CONTAGI SU TUTTA LA POPOLAZIONE SCOLASTICA

La Gilda degli Insegnanti chiede di fare piena luce sui dati dei contagi da Covid-19 riguardanti la scuola e invia una richiesta formale ai ministeri dell’Istruzione e della Salute.

Obiettivo del sindacato, dall’inizio della pandemia in prima linea per ottenere i numeri sull’andamento epidemiologico in ambito scolastico, è avere la panoramica completa, e dunque riferita non soltanto agli studenti, come fornita dall’Istituto Superiore di Sanità in un suo recente rapporto, bensì all’intera popolazione scolastica che comprende, dunque, anche i docenti e tutto il personale tecnico amministrativo.

“Per assumere decisioni non ideologiche ma ponderate, – afferma il coordinatore nazionale Rino Di Meglio – bisogna avere il supporto di dati frutto di tracciamenti e monitoraggi. Attendiamo fiduciosi una risposta da parte dei ministeri competenti”.

RECOVERY PLAN

RECOVERY PLAN: LE PROPOSTE DELL’ANP

L’ANP accoglie con favore la notizia odierna dell’aumento delle risorse del Recovery Plan destinate all’istruzione. La stampa riporta un incremento di quindici miliardi per le politiche sociali. L’istruzione e la ricerca sono uno dei comparti interessati: dagli originari 19,2 miliardi (condivisi con il MUR) si dovrebbe arrivare a circa 24 di cui 5 destinati principalmente al potenziamento della didattica, del diritto allo studio, della formazione e del dialogo impresa/Università. 

È innegabile che si tratti di risorse significative che il Paese non può permettersi di disperdere impegnandole in una progettualità frammentata e priva di coerenza.  

Un recente rapporto di Save the children riferisce che, in merito al Recovery Planragazzi e ragazze sembrano essere particolarmente attenti e interessati. Il 69% di loro, infatti, ha sentito in qualche modo parlare del Next Generation EU e una gran parte degli intervistati guarda con interesse alle possibilità che potrebbe offrire per il loro futuro. La loro speranza è che, attraverso questo Fondo, vengano incrementati i finanziamenti soprattutto per l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani.  

Diventa, dunque, un atto di responsabilità etica collettiva tenere conto di queste aspettative partendo da alcuni dati che impongono scelte coraggiose e di prospettiva. 

Un primo dato è quello riguardante la povertà educativa e l’abbandono scolastico: il rapporto segnala che, secondo il 28% degli intervistati, dal lockdown di primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso completamente di frequentare le lezioni e che, per il 7%, i compagni di scuola che non frequentano regolarmente a partire dal lockdown sono tre o più di tre. Inoltre, il 35% ritiene che la propria preparazione scolastica sia peggiorata e che uno su quattro abbia la necessità di recuperare diverse materie. 

Il secondo dato concerne la denatalità: uno studio della Fondazione Agnelli prevede la riduzione della popolazione scolastica da qui a dieci anni di circa 1.100.000 unità. Ciò porterà alla perdita di circa 37.000 classi e di 55.000 docenti. 

Il terzo dato, infine, risiede in una constatazione inevitabilmente imposta dalla realtà: la scuola del post COVID non potrà essere la stessa di prima. Si sono utilizzate in via ordinaria e generalizzata metodologie e tecnologie didattiche che in precedenza erano dominio di un numero relativamente ristretto di docenti; sono stati modificati l’organizzazione e i tempi del lavoro; abbiamo verificato l’impatto di queste trasformazioni sui nostri studenti e sul loro stile di apprendimento. 

Alla luce di tali indicatori sociali, l’ANP ritiene, come già sostenuto in precedenza, di fondamentale importanza che il Piano nazionale di ripresa e resilienza preveda i seguenti interventi. 

“L’ambiente insegna” 

Sull’edilizia scolastica occorre intervenire sia sulla messa in sicurezza degli edifici, sia sull’ammodernamento degli ambienti di apprendimento. La riduzione della popolazione studentesca, d’altra parte, fornisce l’occasione per intervenire sugli spazi esistenti modificandoli e rendendoli adeguati a tempi e modalità di apprendimento diversi a garanzia della centralità dello studente. Come afferma il Presidente dell’INDIRE, stiamo infatti andando verso una nuova organizzazione della scuola, una scuola che ancora non conosciamo, che immaginiamo e che dovrà essere realizzata dalle capacità e creatività progettuali di architetti e ingegneri ma soprattutto pensata e progettata secondo un chiaro e definito orizzonte di innovazione del modello didattico (Edilizia scolastica e spazi di apprendimento: linee di tendenza e scenari, WP n. 61 /19, Fondazione Agnelli, pag. 5). L’auspicabile evoluzione delle scuole verso la tipologia del civic center si gioverebbe, da un lato, della possibilità di utilizzare il surplus di personale docente determinato dal calo demografico e, dall’altro, stimolerebbe la sottoscrizione di patti educativi di comunità per creare una scuola a tempo pieno e inclusiva in grado di fronteggiare il fenomeno della povertà educativa. 

Riteniamo che la banda larga, a questo punto, sia indispensabile come riforma infrastrutturale di sistema non solo per le scuole ma anche e soprattutto per modernizzare il paese e garantire il diritto di lavorare e di studiare da ogni luogo. 

Contrasto all’abbandono e alla povertà educativa 

In vista del contrasto all’abbandono e alla povertà educativa occorre investire, oltre che sugli ambienti di apprendimento, richiamandosi anche al principio di personalizzazione.  Ad esso va data concretezza mantenendo invariati gli organici, nonostante il decremento della popolazione studentesca, e adottando un piano di formazione continuo, strutturale e permanente da destinare al personale docente. 

Sempre nell’ottica del miglioramento dei processi formativi degli studenti, considerato che parte delle risorse del Recovery Plan riguardano anche l’Università, è auspicabile una maggiore attenzione ai percorsi abilitanti per l’insegnamento: occorrono più docenti e meglio formati già in ingresso, come l’esperienza di questo anno scolastico ha dimostrato. L’incremento degli organici, infatti, ha spesso amplificato la difficoltà di reperire personale docente e non sempre ha segnato un aumento della qualità del servizio erogato. Ciò si traduce nella perdita di preziose ore curricolari, andando a ledere il diritto allo studio e aumentando le sperequazioni. 

Introduzione del livello professionale dei “quadri” e di una carriera per docenti 

Al fine di migliorare l’efficacia dell’azione educativa e la governabilità delle scuole, è indispensabile attrarre i migliori laureati, introducendo – preferibilmente all’interno del CCNL della dirigenza – il livello dei “quadri” e creando così finalmente una vera leadership diffusa. La governabilità delle scuole, infatti, è gravemente ostacolata da un elemento quantitativo: ogni dirigente scolastico deve gestire in media 125 dipendenti senza potersi avvalere di figure intermedie (il cosiddetto middle management) di adeguata professionalità. Il lavoro di questi “nuovi” dipendenti dovrebbe essere costituito integralmente proprio dallo svolgimento delle funzioni amministrative e organizzative delegate e/o assegnate loro dal dirigente in relazione ai vari compiti gestionali (personale, sicurezza, appalti, informatizzazione ecc.). Da qui la necessità di assumere questi “quadri” in ragione di almeno uno ogni 30 dipendenti, con previsione di un percorso agevolato di inquadramento iniziale, in tale livello, degli attuali DSGA e dei docenti che hanno ricoperto le funzioni di “collaboratore”.  

Si rende sempre più necessaria, inoltre, una differenziazione delle funzioni dei docenti finalizzata alla gestione delle nuove complessità progettuali ed organizzative proprie delle istituzioni scolastiche di oggi. Tale differenziazione va espressa anche attraverso una carriera dotata di progressione economica. L’ANP ritiene ancora attuale la propria proposta, risalente agli albori della autonomia scolastica, di strutturare in tre livelli la professione docente – da un livello iniziale ad un livello esperto – per chi si impegna nel miglioramento didattico, nella ricerca e nella formazione. Solo il riconoscimento di uno sviluppo professionale permette di capitalizzare le esperienze acquisite dal docente in funzione dell’efficienza e dell’efficacia della scuola come servizio pubblico. 

Potenziamento del personale ATA 

La progressiva digitalizzazione degli adempimenti amministrativi, accelerata dall’attuale emergenza, ha modificato gli scenari del lavoro in termini di organizzazione e tempi: è necessario un cambio di passo nella macchina amministrativa incidendo sui requisiti per il reclutamento del personale ATA, favorendo l’attuazione della Tabella A del CCNL 2007 del comparto Scuola con l’assunzione di dipendenti inquadrati al livello C, rendendo strutturale la dotazione degli assistenti tecnici negli istituti del primo ciclo, aumentando le dotazioni organiche di tutto il personale ATA e definendo piani pluriennali di formazione correlati a specifiche risorse da assegnare alle singole scuole. 

Armonizzazione della retribuzione dei dirigenti scolastici 

Il Recovery Plan è, infine, l’occasione per mettere in campo una misura, ispirata a una visione strutturale, che prosegua l’azione di armonizzazione della retribuzione dei colleghi con quella degli altri dirigenti dell’area “istruzione e ricerca”. Va superato definitivamente uno scostamento ingiusto e irragionevole, specie se riguardato alla luce delle responsabilità e dei compiti gravanti sulla dirigenza delle scuole, ulteriormente evidenziati dall’attuale emergenza. 

Confidiamo che il Paese sappia cogliere l’occasione che il Recovery Plan rappresenta. Abbiamo il dovere di non deludere quelle aspettative dei nostri giovani di cui parla il rapporto citato in apertura. Parafrasando un famoso detto, non abbiamo ereditato queste risorse dai nostri padri ma le stiamo prendendo in prestito dai nostri figli.