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Fasce nazionali di complessità

Fasce nazionali di complessità delle istituzioni scolastiche: prosegue il confronto al Ministero dell’istruzione

L’ANP ha partecipato oggi, in videoconferenza, alla prosecuzione, promossa dal Ministero dell’istruzione, del confronto sulle fasce di complessità delle istituzioni scolastiche. 

L’Amministrazione, rappresentata dai Capi Dipartimento Stefano Versari e Jacopo Greco e dai Direttori generali Filippo Serra e Antonella Tozza, ha sottoposto all’attenzione delle organizzazioni sindacali la simulazione della distribuzione delle istituzioni scolastiche su tre fasce di complessità nazionali e la proiezione dei conseguenti effetti retributivi. 

La simulazione dell’articolazione delle scuole in fasce nazionali, richiesta anche dall’ANP nel corso del precedente incontro, è stata calibrata sull’organico provvisoriamente previsto per il 2022/2023 (8007 scuole) e sui criteri formulati dal Ministero per valorizzare la complessità delle istituzioni scolastiche. Essa consente di verificare la tenuta della retribuzione dei dirigenti scolastici in esito all’adozione dei criteri nazionali per la determinazione delle fasce di complessità, come previsto dall’art. 42 del CCNL 2016-2018. 

Sulla base dei dati e dei detti criteri proposti dall’Amministrazione nel corso delle precedenti sedute, il 22% delle istituzioni scolastiche sarebbe compreso nella prima fascia nazionale di complessità, il 51% nella seconda e il 27% nella terza. Un eventuale passaggio alla fascia inferiore rispetto a quella attuale, peraltro, non implicherebbe necessariamente retribuzioni inferiori se confrontate con quelle attualmente in godimento.  

Secondo questa simulazione circa il 70% dei dirigenti vedrebbe incrementata la propria retribuzione di posizione quota parte variabile, che invece subirebbe un ribasso, di varia consistenza, in riferimento al restante 30% dei colleghi. 

L’ANP ha chiesto che l’Amministrazione condivida tutti i dati utilizzati per la simulazione: solo così potremo effettuare le opportune valutazioni con particolare riguardo alle situazioni relative alle varie regioni. Perché l’operazione abbia buon esito, abbiamo ribadito la necessità che si provveda affinché nessun dirigente scolastico restituisca delle somme. Ciò potrà essere ottenuto accelerando al massimo la conclusione delle contrattazioni regionali 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 che presuppongono, ad oggi, la tempestiva certificazione dei FUN 2020/2021 e 2021/2022. Questo è l’unico modo per neutralizzare gli effetti dell’ultrattività e impedire restituzioni di quote retributive già percepite. 

Resta, comunque, da risolvere il problema decisivo: l’incremento finalmente strutturale delle risorse per la tenuta del fondo senza il quale la questione retributiva dei dirigenti scolastici continuerà ad essere caratterizzata dall’instabilità. 

L’ANP, inoltre, ha proposto all’Amministrazione di valutare, nella definizione dei criteri nazionali per la determinazione delle fasce nazionali, due fattori di indubbia rilevanza in quanto connessi alla responsabilità del dirigente in tema di sicurezza e di gestione amministrativo-contabile. Facciamo riferimento alla presenza di laboratori che necessitano di una gestione particolarmente complessa e alla movimentazione di ingenti risorse per la realizzazione dell’attività negoziale.  

Attendiamo, dunque, che l’Amministrazione fornisca i dati per farne le opportune valutazioni, segnalarne le eventuali criticità e proporre le necessarie soluzioni migliorative.  

Formazione iniziale e in servizio dei docenti

Formazione iniziale e in servizio dei docenti: cosa c’è che non va nel D.L. n. 36/2022

Il decreto presenta elementi che si prestano a una riflessione su temi strategici per innovare la scuola.

Tra le novità positive si segnalano:

  • l’introduzione di un percorso universitario e accademico di formazione iniziale e abilitazione che dovrà accertare la capacità dei docenti di ‘progettare percorsi didattici flessibili e adeguati alle capacità e ai talenti degli studenti da promuovere nel contesto scolastico, al fine di favorire l’apprendimento critico e consapevole e l’acquisizione delle competenze da parte degli studenti
  • la previsione secondo cui la formazione in servizio del personale docente di ruolo dovrebbe diventare realmente “continua e obbligatoria” e svolta al di fuori dell’orario di insegnamento, in prosecuzione di quella iniziale. L’ipotesi formativa prospettata dal decreto appare garantita da un sistema integrato volto a favorire lo sviluppo e l’applicazione di nuove metodologie didattiche e di competenze linguistiche e digitali.

I profili di criticità su cui si chiede che il legislatore intervenga in fase di conversione in legge del decreto riguardano, invece, i seguenti aspetti:

  • il testo continua a prevedere procedure concorsuali periodiche di cui non elimina quella gestione centralistica, regionale o interregionale, che si è sempre dimostrata fallimentare in quanto intempestiva oltre che generatrice di precariato. L’ANP richiede, a tale riguardo, di attribuire competenza assunzionale alle istituzioni scolastiche, con opportuna valorizzazione del ruolo del comitato di valutazione, organo collegiale eletto dal collegio dei docenti e già protagonista in materia di conferma in ruolo dei docenti neoassunti. Un cambiamento del reclutamento in tal senso risponderebbe a esigenze di celerità e di qualità del servizio
  • sempre in tema di reclutamento, riteniamo che debbano essere tenuta in massima considerazione, in tale fase nodale, la motivazione e l’attitudine all’insegnamento piuttosto che una generica preparazione nozionistica che il possesso del diploma di laurea dovrebbe già adeguatamente certificare
  • esprimiamo anche dissenso rispetto all’ipotesi di sottoporre i docenti cosiddetti “precari” all’obbligo di formazione universitaria, in quanto riteniamo prioritario procedere più celermente possibile all’immissione in ruolo, ovviamente con previsione di adeguata formazione durante l’anno di prova. Contestualmente, l’ANP richiede che venga eliminata qualsiasi previsione di ripetizione dell’anno di prova in caso di mancato superamento della stessa, in quanto si tratta di un unicum che non ha analoghi in alcun settore del lavoro pubblico.
  • secondo l’art. 16-ter, c. 2 del D. Lgs. n. 59/2017, “I percorsi di formazione di cui al comma 1 sono definiti dalla Scuola nei contenuti e nella struttura con il supporto dell’INVALSI e dell’INDIRE nello svolgimento in particolare delle seguenti funzioni. A tale modalità di determinazione dei contenuti e della struttura dei percorsi formativi in servizio si affianca anche quanto previsto dall’Atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale del triennio 2019-2021 per il personale del comparto dell’istruzione e della ricerca, là dove esso riprende, quali elementi indefettibili del piano di formazione, proprio le tematiche delle metodologie didattiche innovative e delle competenze linguistiche e digitali richiamati dal decreto-legge. Tuttavia, questo intervento innesca una pratica di vero e proprio top-bottom nella formazione dei docenti, con significativo pregiudizio all’autonomia scolastica. Quanto previsto, infatti, unitamente al fatto che lo svolgimento di attività formative può essere retribuito a valere sul fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, condurrebbe inevitabilmente a un progressivo depotenziamento dell’autonomia didattica, di ricerca e di sperimentazione della singola istituzione scolastica chiamata a individuare, in base alle specifiche esigenze di contesto, le direttrici su cui impostare la propria azione formativa. In tal modo, peraltro, si esporrebbe il fondo stesso a un forte depauperamento vincolando, di fatto, una parte significativa delle risorse a favore della formazione. Tale assetto, inoltre, non può che incidere sul bilanciamento delle medesime tra personale ATA e personale docente
  • va stigmatizzato il fatto che agli oneri derivanti dall’erogazione di una indennità una tantum nell’ambito della formazione in servizio si provveda mediante razionalizzazione dell’organico di diritto relativa in via prioritaria all’organico per il potenziamento dell’offerta formativa. Si tratta di una previsione dalle conseguenze molto gravi, perché comporta un taglio consistente e progressivo dell’organico di potenziamento, evidentemente ma erroneamente concepito solo quale supporto all’attività d’aula e non anche a quelle organizzativo-gestionali di competenza del dirigente scolastico. Peraltro, la formazione in servizio implica anche attività di mentoringcoaching e tutoring con gli studenti al di fuori dell’orario di servizio e richiede anch’essa, pertanto, il superamento di qualsiasi visione della funzione docente che risulti appiattita sulla mera sfera educativo-didattica. Il taglio di organico, così delineato, determina il venire meno del possesso, anche da parte dei docenti dell’organico di potenziamento, delle competenze gestionali richiamate dall’articolo 4, comma 1, lett. b) del D.M. 850/2015 nonché una insostenibile limitazione alle funzioni di supporto organizzativo e gestionale che tale personale ha sinora garantito
  • sulla base degli sviluppi di carriera prefigurati nel decreto, evidenziamo, ancora una volta, l’assenza delle elevate professionalità e l’ancoraggio della valutazione e della valorizzazione dei docenti ai soli percorsi formativi. Il provvedimento, dunque, non fa riferimento alcuno al middle-management riducendo il processo di valorizzazione del personale docente a una mera incentivazione salariale, agganciata a percorsi formativi di durata almeno triennale
  • in correlazione con il precedente punto, si rileva come da una parte la formazione sia su base volontaria, dall’altra, fino a quando la riforma non entrerà a regime, si limiti l’accesso ad essa – e la conseguente erogazione di incentivi economici – al solo 40% dei richiedenti. Sfugge, pertanto, la connessione di tale impianto formativo con le attività d’aula intese come misurazione del livello e della qualità del servizio erogato dalla scuola.

Scuola, cercasi Dicastero efficiente

Scuola, cercasi Dicastero efficiente e responsabile
Solo chi è in malafede non vede quel che sta avvenendo

Ancora una volta l’UGL Scuola legge con estremo realismo ciò che avviene nel comparto. Abbiamo ormai da troppo tempo alla guida del Dicastero dell’Istruzione una dirigenza che risponde solo ad aspettative di stampo politichese (e non usiamo un termine a caso) piuttosto che proporre realistiche e valide prospettive di soluzione delle problematiche.

Questo è un dato di fatto – afferma Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola- solo chi è in malafede non vede ciò che sta avvenendo. Tutte le premesse e le promesse fatte, tutto ciò che sembrava realizzato e quello sul quale lo stesso ministero aveva speso la propria credibilità, si è miseramente perso nel nulla mentre i lavoratori della scuola (siano essi Ata, docenti, dirigenti) sono danneggiati in ogni modo e maniera. Per non parlare dei precari che rimangono l’ultima ruota di un carro che neanche cammina e dovranno affrontare una riforma del reclutamento penalizzante e incerta. Una vera offesa alla professionalità e l’intelligenza delle persone, offesa che i lavoratori e la scuola stessa non meritano!”.

Il Segretario pone, inoltre, l’accento sull’approssimazione che si registra nell’ambito ministeriale: “Dopo la fantozziana vicenda dei quesiti sbagliati attraverso i quali si è fatta strage di migliaia di docenti preparati e in servizio da anni, è di queste ore la paradossale situazione delle graduatorie GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) che hanno avuto necessità di una rettifica a seguito di errori nelle tabelle pubblicate con ordinanza ministeriale. Un fatto assurdo, al di là delle situazioni specifiche, se si pensa che a commetterle è il dicastero chiamato a valutare, troppo spesso in maniera negativa, professionisti dell’Istruzione. Il tutto, condito dalle criticità esistenti rimaste, esattamente, com’erano”.

Tra l’altro questo ministero sfugge alle proprie responsabilità scaricando su altri la colpa di stipendi che rasentano il ridicolo: “Non può, il signor Ministro, far finta che il problema non sia legato al suo mandato. È lui chiamato a rappresentare e risolvere le primarie esigenze del settore! Come non parlare – continua la sindacalista – di chi, per potere insegnare, è obbligato a svolgere supplenza a centinaia di chilometri da casa, accollandosi spese di trasporto o di fitto pesantissime lasciando, spesso, famiglia ed affetti”.

Ma lo sciopero del settore in questo momento storico può rivelarsi d’aiuto alla causa? Il Segretario Cuzzupi è estremamente chiaro in merito: “In questo particolare momento di crisi identitaria della politica e del sindacato riteniamo di dover esserenoi, responsabili sindacali, a far da cassa di risonanza ai problemi della scuola e dei suoi lavoratori. Come UGL abbiamo proposto alle forze sociali di mandare all’aria il vecchiume ideologico e superare ogni solco concordando, senza distinguo e barriere, un’azione d’impatto e mediaticamente forte messa in essere prioritariamente dai dirigenti sindacali. Qui si gioca il futuro del Paese, la sua cultura, l’educazione di intere generazioni. Non lasciamo i lavoratori prigionieri di schemi superati, alziamo l’asticella del confronto. L’UGL su questo non si tirerà mai indietro, per i lavoratori, per la scuola, per la Nazione”.     Federazione Nazionale UGL Scuola

Sentenza TAR Lazio n° 6250 del 17 maggio 2022

IL TAR LAZIO SEZ IV BIS CONDANNA IL MINISTERO NEL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA RELATIVO AL TITOLO DI SPECIALIZZAZIONE SUL SOSTEGNO CONSEGUITA IN ROMANIA ORDINANDO DI PROVVEDERE ENTRO 60 GG CON NOMINA DEL COMMISSARIO AD ACTA NEL CASO DI INADEMPIENZA

Di particolare importanza la SENTENZA n° 6250 del 17 maggio 2022 di poco fa della quarta sezione BIS del TAR Lazio, che in accoglimento del ricorso dell’AVV.TO MAURIZIO DANZA del Foro di Roma, ha accolto il ricorso di ottemperanza finalizzato alla emanazione di decreto con riferimento al titolo di specializzazione sul sostegno conseguito all’estero, condannando il Ministero Istruzione inadempiente.

Questa la motivazione del Collegio che ha accolto la tesi dell’Avv. Maurizio Danza Prof. di Diritto Istruzione e Ricerca Scientifica Università ISFOA “Rilevato che le ricorrenti agiscono al fine di ottenere l’ottemperanza alla sentenza indicata in epigrafe, con cui questo Tribunale ha annullato il provvedimento con cui il Ministero dell’Istruzione aveva negato il riconoscimento in Italia del titolo abilitativo all’insegnamento, conseguito dalle ricorrenti in Romania;

– che in particolare la sentenza ha dichiarato l’illegittimità del predetto provvedimento evidenziando cheil focus del procedimento proteso a verificare la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dell’abilitazione all’insegnamento di sostegno conseguita in Romania non è rappresentato dall’analisi sul livello di integrazione tra i due Paesi nell’erogazione del servizio pubblico in argomento, bensì dalla valutazione delle competenze complessivamente conseguite, in ossequio al d.lgs. n. 206/2007, agli artt. 11 e 13 della direttiva 2005/36/CE, così come modificata dalla direttiva 2013/55/CE ed ai richiamati precedenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea”;

constatato che il Ministero non ha dato esecuzione alla sentenza;

ritenuto, pertanto, che il ricorso è fondato e che le richieste avanzate dalla parte ricorrente devono essere accolte, ordinando al Ministero di provvedere, nel termine di 60 giorni dalla comunicazione della presente sentenza, alla rivalutazione della posizione del ricorrente sulla base di quanto disposto dalla sentenza in epigrafe;

che è altresì opportuno nominare sin d’ora, quale Commissario ad acta, il direttore generale della direzione generale del Ministero Istruzione per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega e senza compenso, affinché, previo accertamento della perdurante inottemperanza dell’amministrazione ingiunta, provveda, con facoltà di delega e senza compenso, a dare esecuzione alla sentenza in epigrafe, entro 60 giorni dalla scadenza del termine sopra assegnato;

ritenuto, in applicazione del principio di soccombenza, di condannare l’amministrazione resistente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano nella misura di euro 300,00 a titolo di spese ed euro 1.500,00 a titolo di compensi professionali, oltre accessori di legge;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso per l’esecuzione del giudicato come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, assegna al Ministero dell’Istruzione il termine di 60 giorni decorrenti dalla comunicazione della presente decisione per dare ottemperanza alla sentenza di cui in epigrafe; nomina sin d’ora Commissario ad acta il direttore generale menzionato in motivazione, con facoltà di delega e senza compenso, per gli adempimenti di cui in motivazione.

Istruzione e Ricerca, contratto

Istruzione e Ricerca, contratto: sia avvia il confronto ma le risorse non bastano, confermate le ragioni della mobilitazione

Roma, 17 maggio – Con grave ritardo, si è avviata all’Aran la trattativa per il rinnovo del Contratto del Comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2019/2021. Il comparto dopo il 2007 ha avuto un solo rinnovo, quello del 2018. Il ritardo è da attribuire alla mancanza di volontà politica di investire maggiori risorse in settori fondamentali per il futuro del Paese: scuola, università, ricerca, accademie e conservatori.

Non va dimenticato che usciamo da due anni di pandemia durante i quali lavoratrici e lavoratori di questi settori hanno manifestato senso di responsabilità e spirito di servizio e nonostante questo, continuano a vedersi negati dignità del lavoro e qualità del salario, a differenza di quanto avviene negli altri grandi paesi europei.

Come se non bastasse il Governo ha deciso di intervenire per legge sulla scuola con il DL 36/22 interferendo gravemente sulle prerogative contrattuali, sulle retribuzioni e sull’orario di lavoro dei docenti
Da qui hanno origine le ragioni dello sciopero della scuola del 30 maggio proclamato dalla FLC CGIL assieme ai sindacati scuola e le ulteriori iniziative di mobilitazione degli altri settori del Comparto.

Inizia un percorso contrattuale senza che ci siano certezze sull’aumento indispensabile delle risorse e degli investimenti. Anzi, le poche risorse aggiuntive vengono attribuite in maniera discrezionale. Nel caso degli enti di ricerca pubblica poi si è determinata una situazione per la quale soltanto una parte degli enti avrà risorse finalizzate alla valorizzazione del personale. Si mette così in discussione l’unitarietà del contratto per questo settore. Per la FLC CGIL servono stanziamenti aggiuntivi che dimostrino la reale volontà del Governo di avvicinare i salari del nostro comparto a quelli del resto della pubblica amministrazione e ai colleghi europei.
Senza queste risposte continuerà la mobilitazione in tutti i settori dell’Istruzione e della Ricerca.

Contratto scuola

Contratto scuola, Di Meglio: aumenti, libertà di insegnamento e sburocratizzazione sono le priorità

Un contratto che recuperi il divario retributivo con il resto del pubblico impiego, tuteli la libertà di insegnamento, impedisca incursioni improprie da parte del Governo e sburocratizzi la scuola. A chiederlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della FGU-Gilda degli Insegnanti, nel suo intervento all’incontro con cui oggi pomeriggio si è aperto all’Aran il tavolo per il rinnovo contrattuale.

In merito alla parte economica, riferendosi all’entità degli aumenti stipendiali, Di Meglio ha sottolineato che negli anni sono stati fatti passi indietro invece che avanti: “Applicando la logica degli incrementi definiti in percentuale, chi aveva retribuzioni maggiori ha percepito di più in busta paga e chi aveva retribuzioni più basse è diventato ancora più povero. Adesso la forbice tra chi lavora nel comparto istruzione e gli altri dipendenti pubblici – ha affermato Di Meglio – è diventata abissale e inaccettabile. E la scarsità di risorse a disposizione, purtroppo, non promette nulla di buono”.

Sul fronte delle relazioni sindacali, per il coordinatore nazionale della FGU-Gilda è indispensabile un chiarimento “perché è prioritario stabilire con chiarezza gli ambiti di contrattazione e porre un freno alle invasioni di campo del legislatore. In tal senso, è esemplare – ha ricordato Di Meglio – la sentenza emessa dal Consiglio di Stato lo scorso marzo sulla card del docente con cui viene ribadito che la formazione è materia di contrattazione”.  

Per il leader della FGU-Gilda, è di fondamentale importanza nel contratto tutelare la libertà di insegnamento “che incide anche sulla libertà di formazione e sulla questione delle sanzioni, perché è inconcepibile che nella scuola i procedimenti disciplinari siano gestiti da un’unica figura, quella del dirigente scolastico, che svolge la funzione di inquirente e giudice ed è contemporaneamente parte in causa. Anche i docenti hanno diritto a un giudice terzo e nel contratto questo principio deve essere pienamente attuato”.

Una battaglia che per la FGU-Gilda va assolutamente portata avanti attraverso la contrattazione è quella contro la burocratizzazione del sistema di istruzione: “Non è possibile assegnare sempre più incombenze burocratiche agli insegnanti, erodendo energie e tempo alla funzione docente, e dilatare a dismisura i tempi di lavoro. Occorre, perciò, rivedere, per esempio, il diritto alla disconnessione che è stato sì sancito dal precedente contratto, ma che non ha mai trovato applicazione pratica”.

Dati di adesione Sciopero 6 maggio 2022

COMPARTO E AREA ISTRUZIONE E RICERCA

Settore scuola

Tutto il personale docente, dirigente, educativo ed ata, a tempo determinato, indeterminato, atipico e precario

Sciopero indetto da: Cobas Scuola Sardegna, Cobas – Comitati di base della scuola, Unicobas scuola e università, Cub Sur, Saese, USB – Unione Sindacale di base e Anief per l’intera giornata del 6 maggio 2022

Dati di adesione

In ottemperanza a quanto previsto dalla Legge 146/90 e successive modifiche e integrazioni, si comunicano i dati di adesione allo sciopero del personale docente, dirigente, educativo ed Ata, a tempo determinato e indeterminato, atipico e precario, nelle istituzioni scolastiche ed educative e digitati dalle stesse nell’apposito programma di rilevazione presente sul portale SIDI.

A tal proposito risulta che i dati definitivi dello sciopero in questione sono i seguenti:

  • le scuole che hanno comunicato i dati di adesione sono state 6.646 su un totale di 8.235 (80,7%);
  • per quanto attiene il personale gli aderenti allo sciopero sono stati 10.168, cioè l’1,09% delle 933.257 unità di personale tenuto al servizio. Questo numero non comprende le 100.037 unità di personale assente per altri motivi (es: malattia, ferie, permesso, etc…).

Il Governo snatura l’autonomia e privatizza la scuola

Dichiarazione di Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL e Dario Missaglia, presidente nazionale Proteo Fare Sapere

Il Governo snatura l’autonomia e privatizza la scuola

Roma, 13 maggio – Dai percorsi progettati col “Piano scuola estate” alla imminente firma a Napoli del protocollo per il “Patto educativo per la città metropolitana”, il Ministero dell’Istruzione e il Governo promuovono progetti e collaborazioni con soggetti esterni ai quali consegnano, di fatto e di diritto, il primato dell’iniziativa nelle scuole.

Operazioni come “Il Patto educativo” infatti, pensato per arginare la dispersione scolastica e il disagio formativo, a prima vista potrebbero persino sembrare suggestive ed efficienti, ma hanno un torto: quello di non investire proprio su quella scuola che vorrebbero “aiutare”. A rappresentare plasticamente questo indirizzo tra gli invitati all’evento per la sottoscrizione del Patto non compare alcun rappresentante della scuola pubblica.

Si vuole dunque, cambiare la scuola senza la scuola, senza i docenti, il personale Ata, i dirigenti scolastici. E certamente senza le Confederazioni sindacali, senza i sindacati di categoria, senza le associazioni professionali dei docenti. Senza cioè tutti quei soggetti che provano, sia pure tra limiti e ritardi, a ricostruire un nuovo rapporto tra scuola e territorio e a rivendicare strumenti e risorse per dare un futuro alla scuola pubblica. Tutto ciò nel sorprendente silenzio delle forze politiche.

Per Francesco Sinopoli, segretario generale  FLC CGIL e Dario Missaglia, presidente nazionale Proteo Fare Sapere: “E’ in atto un preoccupante tentativo di modificare in profondità la costituzione materiale della scuola pubblica. Governo e Ministero si fanno artefici di una politica che cancella radicalmente la centralità dell’autonomia scolastica”.

“La FLC e l’Associazione Proteo Fare Sapere – concludono Sinopoli e Missaglia – sono pronte a contrastare duramente questa politica regressiva e si impegneranno affinché lo sciopero del 30 maggio faccia sentire forte la voce di quanti ancora credono nel ruolo insostituibile della scuola pubblica “.

Sciopero 20 maggio 2022

Area e Comparto Funzioni Centrali – Sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati di tutto il territorio nazionale per l’intera giornata di lavoro del 20 maggio 2022

Comparto e Area Istruzione e Ricerca – Sezione Scuola Sciopero generale proclamato per il 20 maggio 2022, dalle ore 00:01 alle ore 23:59. Proclamazioni e adesioni.

Precari e investimenti su reclutamento e formazione

Precari e investimenti su reclutamento e formazione, i numeri non sono un’opinione

“I numeri non dovrebbero essere un’opinione neanche per il ministero. E, invece, ci riesce davvero difficile capacitarci su quelli che vengono comunicati da viale Trastevere. Per quanto riguarda i precari, per esempio, l’unico numero certo di cui disponiamo riguarda gli oltre 200mila attualmente in servizio, mentre il ministero annuncia che si starebbe apprestando all’immissione in ruolo di 200mila docenti”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. 

“Inoltre, si è parlato di 800 milioni del Pnrr che saranno investiti per la formazione di 650mila docenti entro il 2025, eppure negli articoli del decreto 36 riguardanti reclutamento e formazione risulta che dal Pnrr vengono prelevati soltanto 8 milioni per la Scuola di Alta Formazione e 17 per la scuola dell’infanzia e primaria. Tutti gli altri 740 milioni – sottolinea il coordinatore nazionale della Gilda – sono ricavati da tagli sulla card del docente e sugli organici. Tra l’altro, ci domandiamo come si possa giustificare in questo caso il carattere di urgenza che contraddistingue lo strumento legislativo utilizzato, visto che ben poche risorse vengono attinte dal Pnrr per il reclutamento e la formazione, come dimostra l’analisi dei dati che la Gilda ha condotto. Analisi resa, per giunta, complessa dai numerosi rinvii ad altre norme, restando nella scia dell’uso italico di scrivere in un linguaggio ben poco comprensibile ai non addetti ai lavori”. 

Scuola e Dirigenza

Dal 12 al 14 Maggio a Pimonte (Na) l’11simo congresso nazionale  dei presidi Andis

Dal 12 al 14 maggio a Pimonte (Napoli) si terrà l’undicesimo congresso dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici (ANDIS) dedicato al tema “Scuola e Dirigenza: Storia e Progetto nell’impegno dell’Andis”.

L’ANDIS è la più grande e antica associazione professionale (non sindacale) dei dirigenti scolastici, è stata fondata nel 1988 e ad oggi conta più di mille dirigenti scolastici iscritti in tutte le regioni d’Italia.

“Il titolo individuato per l’11° Congresso nazionale – afferma il Presidente Paolino Marotta – rimanda proprio alla storia dell’associazione, sia alla tenacia che abbiamo dimostrato in 34 anni di vita associativa nel perseguire obiettivi di promozione, sviluppo e progresso della scuola pubblica, sia alla passione e alla coerenza con cui abbiamo saputo rappresentare gli interessi e le esigenze professionali dei dirigenti  scolastici presso gli Organismi politici, l’Amministrazione, le Organizzazioni sindacali, le Associazioni professionali della scuola”.

I lavori, che si svolgeranno presso l’Hotel Resort & Spa “Santangelo”, saranno aperti giovedì 12 dalla relazione introduttiva del Presidente, prevista per le ore 16. A seguire il dibattito e l’elezione delle nuove cariche statutarie.

Nel corso della due giorni di riflessione sulle prospettive di rinnovamento della scuola e della dirigenza saranno discusse le tesi messe a punto nei mesi scorsi nei Congressi territoriali, ma saranno anche affrontati i temi caldi in vista del nuovo anno scolastico: dal reclutamento alla formazione, dall’edilizia scolastica al rapporto scuola-lavoro, dall’utilizzo dei fondi del PNRR alla responsabilità nella gestione della sicurezza delle scuole.

I lavoratori della scuola meritano rispetto

Cuzzupi: Scuola, occorre rivedere l’assetto di un ministero fallimentare, i lavoratori della scuola meritano rispetto!

Assistiamo sconcertati e profondamente stupiti da tanta ipocrisia, al gioco del rimpallo di responsabilità da parte di chi, nei ruoli primari del Dicastero dell’Istruzione, dovrebbe invece dare risposte concrete ai lavoratori della conoscenza, penalizzati ulteriormente da sconsiderati tagli sulle risorse per il futuro”.

Questa la dichiarazione del Segretario Nazione UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, nel prendere atto della gravissima condizione in cui versa l’istituzione.

L’UGL Scuola, ha provato in maniera costante ad interloquire con i vertici del Dicastero impattando in un colpevole silenzio che nulla produce se non il mantenimento di uno status quo fatto di privilegi e di incapacità a risolvere i problemi. Eppure, sono mesi che si attende – continua Cuzzupi – un cambio di passo atto a rendere efficiente e competitiva una scuola che ha dalla sua la forza di tanti lavoratori pronti a dare il massimo. Quel che appare non è la volontà di rendere l’istituzione competitiva e all’avanguardia, ma di trascinare in eterno le anomalie che stanno distruggendo l’itera architettura”.

La lista delle cose che non funzionano è infinita. Docenti e ATA mortificati da tagli sugli organici e mancati rinnovi contrattuali, discenti di tutti i gradi dell’istruzione penalizzati da un numero elevato di alunni per classe, scuole lasciate senza presidi di sicurezza e senza strumentazioni tecnologiche adeguate agli standard europei, famiglie in apprensione e approssimazione nel valutare le situazioni.

Nelle nostre Sedi – informa il Segretario Nazionale – riceviamo centinaia di segnalazioni di candidati ai concorsi, bocciati su quesiti errati. Un elemento che evidenzia come questi ultimi siano stati impostati in modo approssimativo e senza controllo. Circostanze che palesano un sistema gestito senza le opportune competenze. Un fatto gravissimo a cui occorre porre rimedio e che pone l’intero Dicastero sotto una luce deleteria e persino ridicola”.

Non esistono, secondo l’UGL Scuola, soluzioni tampone: “Appare chiaro che bisogna rivedere l’assetto generale di un Ministero che ha palesemente fallito il proprio mandato lasciando inevase tutte le aspettative dei cittadini e dei lavoratori del più grande ed importante comparto del pubblico impiego. Un dato di fatto – afferma il responsabile dell’UGL Scuola – dal quale non si può prescindere se si vuole rimettere in sesto un apparato fondamentale per il futuro del Paese. Per questo motivo, per la gravità della situazione, ci appelliamo a tutte le forze politiche, a tutti quelli che sono disponibili a cambiare radicalmente e concretamente l’Istituzione scolastica, affinché il problema sia affrontato in Parlamento attraverso un confronto con tutte le forze sociali disponibili senza limitazioni artefatte e di comodo”.

Lo stesso Segretario si esprime sullo sciopero indetto per il 30 di maggio: “Lo sciopero è un’azione comprensibile ma, nei termini posti, limitata. Occorre invece che le forze sindacali assumano su di sé la responsabilità degli eventi e, attraverso azioni mirate manifestino in maniera pubblica e chiara nelle stanze e nei corridoi del Dicastero il proprio disappunto. Su questo l’UGL è presente. Non basta lasciare ai lavoratori la protesta, è il momento in cui il Sindacato deve dimostrare di esser vivo e presente. Lo si deve ai docenti, ai precari, a tutti i lavoratori della scuola che dedicano la propria vita ad un’istituzione che troppo spesso, e per assurda comodità, li ignora”.

Federazione Nazionale UGL Scuola

Sciopero 30 maggio 2022

Roma, 9 maggio 2022

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento della Funzione Pubblica
Al Ministero dell’Istruzione Gabinetto del Ministro
e per cc. Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Alla Commissione di Garanzia sul diritto di sciopero nei servizi pubblici
ll.ss.

Oggetto: Proclamazione sciopero del Comparto Istruzione e Ricerca – Settore Scuola, per l’intera giornata di lunedì 30 maggio 2022.

Le scriventi OO.SS., in seguito all’esito negativo del tentativo di conciliazione esperito in data 9 maggio 2022 ex art 11 dell’Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero del 2 dicembre 2020, in base agli artt 10 e 11 dell’Accordo medesimo proclamano lo sciopero di tutto il personale docente, Ata ed educativo del Comparto Istruzione e Ricerca – Settore Scuola, nonché del personale docente della scuola dell’infanzia comunale con CCNL Istruzione e ricerca – Settore Scuola, per l’intera giornata del 30 maggio 2022, con le seguenti rivendicazioni:

  • Lo stralcio dal decreto di tutte le materie di natura contrattuale;
  • L’avvio immediato della trattativa per il rinnovo del Contratto, scaduto da tre anni, essendo ormai già iniziato un nuovo triennio contrattuale;
  • L’implementazione delle risorse per addivenire all’equiparazione retributiva del personale della scuola agli altri dipendenti statali di pari qualifica e titolo di studio e il progressivo avvicinamento alla retribuzione dei colleghi europei;
  • L’implementazione delle risorse per la revisione e l’adeguamento dei profili Ata;
  • L’eliminazione degli eccessi di burocrazia nel lavoro dei docenti;
  • La restituzione della formazione di tutto il personale della scuola alla sfera di competenza dell’autonomia scolastica e del collegio docenti;
  • La revisione degli attuali parametri di attribuzione degli organici alle scuole per il personale docente, educativo e ATA;
  • La riduzione del numero di alunni per classe;
  • Il contenimento della dimensione delle istituzioni scolastiche entro il limite di novecento alunni per scuola;
  • modalità specifiche di reclutamento e di stabilizzazione sui posti storicamente consolidati in organico di fatto, che superino il precariato esistente a partire dai precari con 3 o più anni di servizio;
  • modalità semplificate, per chi vanta una consistente esperienza di lavoro, di accesso al ruolo e ai percorsi di abilitazione;
  • la previsione di un organico straordinario di personale della scuola, per gestire le emergenze legate al perdurare della pandemia e all’accoglienza degli alunni provenienti dalle zone di guerra per l’anno scolastico 2022-23;
  • la reintegrazione dell’utilità del 2013;
  • la garanzia della presenza di un Assistente Tecnico in ogni scuola del primo ciclo;
  • la disciplina in sede di rinnovo del CCNL dei criteri per la mobilità con eliminazione di vincoli imposti per legge;
  • l’incremento dell’organico dei Collaboratori scolastici di 2.288 unita secondo l’impegno ministeriale;
  • l’indizione del concorso riservato per gli Assistenti Amministrativi Facenti funzione di DSGA con tre anni di servizio nella funzione anche se sprovvisti di titolo di studio specifico (nel nuovo a.s.2022/23 il 30% dei posti sarà vacante);
  • l’emanazione del bando di concorso per DSGA;
  • la semplificazione delle procedure amministrative per liberare le segreterie dai compiti impropri (pensioni, ricostruzione di carriera, graduatorie di istituto) re-internalizzando quelli di competenza dell’Amministrazione scolastica;
  • la revisione del regolamento sulle supplenze ATA;
  • la ricognizione sullo stato di attuazione delle posizioni economiche. Resta ferma la possibilità, nel rispetto della normativa vigente (L 146/90 e Accordo del 2 dicembre 2020) di intraprendere successivamente ulteriori iniziative di mobilitazione e sciopero, che potranno anche coinvolgere gli adempimenti di fine anno.

Flc Cgil, Cisl scuola, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams

Ordinanza TAR Lazio sez III BIS 4 maggio 2022, n. 2861

IL TAR LAZIO ACCOGLIE I MOTIVI AGGIUNTI, sospende la esclusione dagli elenchi aggiuntivi della AT di Bologna, la revoca del ruolo ex art.59 co.4 del decreto n°73/2021 c.d. sostegni bis, la risoluzione unilaterale del contratto, perché in contrasto con la OM n°60/2020 :lo specializzato su sostegno in Romania in attesa di riconoscimento del titolo , va reintegrato.

Di particolare interesse la ordinanza n°2861 del TAR Lazio III bis del 4 MAGGIO 2022 con cui in accoglimento del ricorso, patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza Prof. di Diritto Istruzione e Ricerca- Università ISFOA e dell’Avv. Pietro Valentini del Foro di Roma ha sospeso, il decreto di esclusione della USR Emilia Romagna-AT di Bologna della ricorrente dagli elenchi aggiuntivi delle GPS prima fascia per la c.c. ADSS, per violazione della OM n°60/2020.

I difensori innanzi al TAR Lazio sez III BIS avevano gravato altresì per palese illegittimità,

– il decreto n°4852 del 5 marzo 2022 di revoca del contratto a tempo determinato di immissione in ruolo per la classe di concorso sostegno presso l’ISS “adottato dal Dirigente scolastico;

-il decreto adottato dal DS del l’ISS di Imola con cui è stata disposta la “risoluzione unilaterale del contratto di lavoro a tempo determinato sottoscritto, con conseguente annullamento e caducazione di ogni effetto giuridico del citato contratto di lavoro ai e sensi per gli effetti dell’art. 2126 c.c. a far data dal 7 marzo 2022”;

 il D.M. n. 51 del 3 marzo 2021 nella parte in cui (art. 1, co. 1 e art. 2, comma 1) non precisa che nella riapertura dei termini per l’inserimento negli elenchi aggiuntivi delle GPS, possono partecipare anche tutti coloro che hanno conseguito il titolo di specializzazione all’estero, in corso di riconoscimento;

Inoltre, avevano richiesto al TAR Lazio quanto al merito, anche L’ACCERTAMENTO, 

-del diritto all’inserimento nella prima fascia degli elenchi aggiuntivi delle Graduatorie Provinciali delle Supplenze per l’ambito territoriale della Ministero dell’Istruzione – USR – Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna – Ufficio V – ambito territoriale di Bologna, in attuazione dell’art. 7, co. 4, lettera e/ dell’O. M. n. 60/2020, su posti di sostegno, sulla base del conseguimento della specializzazione sul sostegno conseguita in Romania ed in corso di riconoscimento,

– del diritto alla (re)-immissione in ruolo , ai sensi dell’art.59, co. 4, della Legge 23 luglio 2021, n. 106 (di conversione del decreto legge n°73/2021 c.d. sostegno bis), sul posto già assegnato presso l’Istituto di Istruzione superiore “di Imola, in conformità al bollettino-elenco dei destinatari della proposta di stipula del contratto a tempo determinato della AT di Bologna;

Il Collegio della Terza Sezione Bis, si è così pronunciato “ritenendo dunque, che “il decreto di esclusione e la circolare sulla quale lo stesso si fonda, appaiono emessi in contrasto con la circolare ministeriale O.M. 60/2020 nella parte in cui non consentono l’iscrizione con riserva ai docenti che abbiamo ottenuto il titolo all’estero e siano in attesa del riconoscimento in seguito a tempestiva presentazione della domanda di partecipazione e della istanza di riconoscimento; ha accolto la richiesta misura cautelare e per l’effetto sospeso il provvedimento di esclusione della ricorrente “.

Ordinanza IV Sezione bis TAR Lazio 3 maggio 2022, n° 2825

SOSTEGNO IN ROMANIA: LA QUARTA BIS DEL TAR LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO E SOSPENDE IL DECRETO DI RIGETTO PER VIOLAZIONE DELLA DIRETTIVA EUROPEA N°36/2005, OBBLIGANDO IL MINISTERO ISTRUZIONE AL RIESAME

Di particolare importanzala ordinanza n° 2825 del 3 maggio 2022  della QUARTA SEZIONE BIS del TAR Lazio, che in accoglimento del ricorso degli AVV.TI MAURIZIO DANZA E PIETRO VALENTINI del Foro di Roma, ha accolto l’istanza cautelare relativa all’annullamento del decreto dipartimentale n° 407/2022 , con cui il Ministero dell’Istruzione in asserita ottemperanza della sentenza TAR Lazio – Sezione III bis, n. 11960/2021 aveva respinto l’istanza di riconoscimento delle qualifiche professionali per l’insegnamento ai sensi dell’art. 16, comma 1 del d.lGS n. 206/2007 presentata dalla ricorrente per la classe di concorso  sostegno nelle scuole di istruzione secondaria (CLASSE ADMM e ADSS – SOSTEGNO)

La richiesta era finalizzata a tutelare il diritto della ricorrente al riconoscimento in Italia del percorso professionale conseguito in Romania finalizzato all’insegnamento sul sostegno, sulla base delle certificazioni (adeverinta) rilasciate dal Ministero della Educazione Nazionale Romeno, in ottemperanza all’art.13 co.1 lett. b) della Direttiva n.36/2005 e agli art.16-22 del titolo III “libertà di stabilimento” del D.Lgs.n.206/2007 attuativo della direttiva comunitaria n. 36/2005 e n.55/2013.

 Il Collegio della sez IV BIS del Tar Lazio ha così motivato ” :

Rilevato che la ricorrente ha chiesto di sospendere in via cautelare il provvedimento impugnato con cui l’amministrazione ha negato il riconoscimento dell’abilitazione conseguita all’estero;

rilevato che l’istanza di riconoscimento dell’abilitazione conseguita in Romania per l’insegnamento di sostegno è stata rigettata in quanto: 1) non vi è la prova dell’abilitazione all’estero, in mancanza della apposita attestazione del Ministero rumeno; 2) il Ministero dell’Istruzione, competente al riconoscimento delle abilitazioni conseguite all’estero, non è invece competente al riconoscimento del titolo di specializzazione conseguito all’estero;

considerato che, secondo la costante giurisprudenza europea, anche nel caso in cui non risulti il conseguimento dell’abilitazione all’estero (nel caso in esame conclusione raggiunta dall’amministrazione senza adeguata istruttoria), in attuazione degli artt. 45 e 49 TFUEle autorità di uno Stato membro – alle quali un cittadino dell’Unione abbia presentato domanda di autorizzazione all’esercizio di una professione il cui accesso, secondo la legislazione nazionale, è subordinato al possesso di un diploma o di una qualifica professionale, o anche a periodi di esperienza pratica – sono tenute a prendere in considerazione l’insieme dei diplomi, dei certificati e altri titoli, nonché l’esperienza pertinente dell’interessato, procedendo a un confronto tra, da un lato, le competenze attestate da tali titoli e da tale esperienza e, dall’altro, le conoscenze e le qualifiche richieste dalle legislazione nazionale” (v. da ultimo la sentenza Corte di Giustizia, sez. VI, 8 luglio 2021 in C-166/2020, punto 34, che richiama la precedente giurisprudenza europea);

– che, secondo la richiamata giurisprudenza europea (v. punti 39, 40 e 41 della sentenza citata),qualora l’esame comparativo dei titoli accerti che le conoscenze e le qualifiche attestate dal titolo straniero corrispondono a quelle richieste dalle disposizioni nazionali, lo Stato membro ospitante è tenuto a riconoscere che tale titolo soddisfa le condizioni da queste imposte. Se, invece, a seguito di tale confronto emerge una corrispondenza solo parziale tra tali conoscenze e qualifiche, detto Stato membro ha il diritto di pretendere che l’interessato dimostri di aver maturato le conoscenze e le qualifiche mancanti (sentenza del 6 ottobre 2015, Brouillard, C298/14, EU:C:2015:652, punto 57 e giurisprudenza citata). A tal riguardo, spetta alle autorità nazionali competenti valutare se le conoscenze acquisite nello Stato membro ospitante nel contesto, segnatamente, di un’esperienza pratica, siano valide ai fini dell’accertamento del possesso delle conoscenze mancanti (sentenza del 6 ottobre 2015, Brouillard, C298/14, EU:C:2015:652, punto 58 e giurisprudenza ivi citata). Invece, se detto esame comparativo evidenzia differenze sostanziali tra la formazione seguita dal richiedente e la formazione richiesta nello Stato membro ospitante, le autorità competenti possono fissare misure di compensazione per colmare tali differenze”;

che pertanto l’amministrazione, anche in mancanza dell’attestazione dell’abilitazione, deve comunque procedere alla comparazione tra la formazione svolta all’estero e quella richiesta in Italia (chiedendo all’interessato, ove necessario, integrazioni documentali) e, all’esito, disporre eventuali misure compensative, ove riscontri una differenza sostanziale dei percorsi formativi;

considerato altresì che il provvedimento appare illegittimo anche sotto il profilo della dichiarata incompetenza del Ministero dell’Istruzione al riconoscimento dei titoli professionali, atteso che ai sensi dell’art. 50 D.lgs. n. 300/1999, come modificato dal D.L. 1/2020 conv. in l. 12/2020, che ha ripartito le competenze tra il Ministero dell’Istruzione ed il Ministero dell’Università e della Ricerca, spetta al Ministero dell’Istruzione potere di riconoscere i titoli di studio e le certificazioni in ambito europeo e internazionale;

ritenuto pertanto sussistente sia il presupposto del fumus boni iuris sia il presupposto del periculum in mora, atteso che il diniego di riconoscimento impedisce all’interessata di svolgere attività lavorativa;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta Bis) accoglie la domanda cautelare ai fini del riesame.