I. McEwan, Chesil Beach

McEwan o dell’amore incompiuto

di Antonio Stanca

   Ian McEwan è uno scrittore inglese, nato ad Aldershot, Rushmoor, nel 1948. Vive a Londra. Ha settantadue anni e da quando ne aveva ventisette ha cominciato a scrivere. Il suo esordio è avvenuto nel 1975 con la raccolta di racconti, Primo amore, ultimi riti, del 1978 è il primo romanzo Il giardino di cemento. Altri racconti, altri romanzi e pure saggi avrebbe scritto McEwan, si sarebbe esposto a polemiche, sarebbe stato accusato di plagio ma avrebbe anche avuto numerosi riconoscimenti, in film sarebbero state trasposte molte sue opere e lui spesso ne avrebbe curato la sceneggiatura.

   Scrittore difficile è McEwan non tanto riguardo alla lingua ché molto sicura, molto capace di riuscire chiara, appropriata si dimostra. Sono i contenuti a comportare difficoltà dal momento che consistono in complicati casi della vita, in oscuri problemi psicologici, in misteriose storie dell’anima, in strani rapporti d’amicizia o d’amore.

  In Chesil Beach, romanzo che di recente è stato ristampato dalla Einaudi nella serie “Super ET” con la traduzione di Susanna Basso, a venire analizzato da McEwan è il caso di due giovani, Edward e Florence, che per i tanti problemi, dubbi, sospetti, per le tante incertezze, paure, reticenze dell’uno e dell’altra, non riescono a consumare il loro matrimonio, ad unirsi durante la prima notte di nozze. Anzi lei è così disgustata del rapporto sessuale, della loro nudità da fuggire dalla stanza d’albergo dove si erano ritirati dopo la cerimonia nuziale e lasciare lui solo, meravigliato, agitato, confuso. La raggiungerà lungo l’ampia distesa di ciottoli che forma la spiaggia di Chesil Beach, a Dorset, dove si trovava l’albergo. Parleranno a lungo, riconosceranno, stabiliranno che il problema, la colpa della situazione che si è creata è di entrambi poiché completamente nuovi ai rapporti d’amore, del tutto inesperti a quanto richiede il sesso, a come lo si pratica. Di lei, tuttavia, è la colpa maggiore dal momento che l’inesperienza la porta ad aver paura, a temere il rapporto sessuale, a considerarlo un pericolo, un oltraggio, una violazione, una profanazione che l’uomo procura alla donna. Non potrà, quindi, esserci un seguito per il loro matrimonio, si lasceranno, lui si adatterà a compiere mestieri e lavori diversi, lei continuerà la sua carriera nella musica classica. Invecchieranno senza mai più vedersi.

   Si conclude così il romanzo del McEwan dopo che l’autore si è soffermato a dire degli infiniti, minimi risvolti di una vicenda così intricata, dell’immenso amore che aveva unito i due, delle tante dolcezze che si erano scambiati, di quanto affetto c’era stato tra loro, di quanti progetti avevano nutrito durante gli anni dei loro studi. Anche le famiglie avevano partecipato della loro relazione, l’avevano rafforzata, consolidata, resa sicura. Lontani erano, però, rimasti, Edward e Florence, dal contatto fisico, non rientrava nella loro educazione, nella loro formazione, specie in quella di lei e questa era stata la causa del loro fallimento. Non sapevano ancora, non avevano ancora capito che amore è anche contatto, aderenza tra i volti, le mani, le gambe, i corpi degli innamorati, non avevano mai pensato che anche quello del corpo è amore, che anche quello è un piacere dell’amore.   Sembra inverosimile ma così è successo in quell’Inghilterra degli anni ’60 che fa da sfondo alla vicenda dei due giovani. Un’epoca intera, quella seguita alla seconda guerra mondiale, sarà il tempo del romanzo. Tutto quanto era allora avvenuto sarà colto dallo scrittore tramite inserimenti così regolari, così ben collegati con i vari momenti e aspetti della storia d’amore rappresentata da non far distinguere tra l’una e gli altri, tra il privato e il pubblico, le persone e i tempi. Tutto vero, tutto naturale sembrerà quel che si dice compresa la sorprendente situazione finale. Come è suo solito McEwan la farà rientrare tra i casi della vita, un altro tra i tanti rappresentati dallo scrittore.