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S. Benni, Giura

Benni più ampio che mai

di Antonio Stanca

   È nato a Bologna nel 1947 ma è cresciuto in campagna dove ha imparato certi modi di pensare, di fare, dove si è formato all’insegna della semplicità, della spontaneità, della verità, dove si è convinto che quella vita non andava guastata, rovinata in nome di un’altra completamente diversa come quella dei tempi moderni. Avrebbe parlato nelle sue opere di questo cambiamento, delle gravi conseguenze che ci sarebbero state quando alla vecchia spiritualità sarebbe subentrata la nuova materialità, quando nei rapporti individuali, sociali la morale avrebbe finito di rappresentare un riferimento importante. Avrebbe rimpianto il passato, lo avrebbe mostrato assalito dal presente, sarebbe stato lo scrittore di questo passaggio, si sarebbe chiamato Stefano Benni e lo avrebbe fatto non solo con la narrativa ma anche con la poesia, il giornalismo, il teatro, il cinema, la televisione. Non si sarebbe mai rassegnato a considerare finita l’epoca della sua infanzia, i tempi, i luoghi, gli ambienti di allora. Li avrebbe cercati con la sua opera. Lo avrebbe fatto anche con quest’ultima intitolata Giura e pubblicata quest’anno da Feltrinelli nella serie “I Narratori”.

   Dice dell’amore sorto in un borgo tra i boschi dell’Appennino tra Febo e Luna, due bambini di poco più di dieci anni che abitano vicino, giocano insieme e faranno della loro una storia che durerà per sempre, percorrerà tanti luoghi, assumerà tanti aspetti, continuerà pur dopo la morte di Febo. Si perderanno e si ritroveranno più di una volta, avranno esperienze diverse ma non smetteranno mai di pensarsi, volersi, amarsi. Persi tra le strade del mondo li farà vedere Benni ma sempre ansiosi di rivedersi, sempre capaci di ritrovarsi. Quando succederà l’ultima volta lui è diventato un esperto di ecologia, scrive su giornali importanti, partecipa a convegni circa il problema dell’inquinamento atmosferico, dello scioglimento dei ghiacciai, del disboscamento illegittimo e inarrestabile, circa le gravi conseguenze di questi fenomeni voluti dalla modernità e diventati inevitabili. Febo li vive quasi fossero problemi suoi personali, se li è assunti in maniera tale da averne fatto della loro soluzione una missione.

  Luna è nata muta ed è cresciuta in maniera selvaggia tra quei luoghi carichi di leggende, di misteri. Recupererà la voce quando, in un istituto di suore, si sottoporrà alle cure di specialisti. Con gli anni imparerà non solo a parlare ma anche a studiare e ad insegnare la lingua dei segni ai sordomuti. Farà parte anche lei di centri di studio, avrà una sua vita indipendente, autonoma. Una delle volte che si ritroverà con Febo, andranno a visitare i luoghi della loro infanzia ma li scopriranno distrutti da quanto vi era sopraggiunto, dalle trasformazioni che i tempi avevano apportato. Mentre si sono fatti adulti la vita era cambiata, le autostrade, le fabbriche avevano cancellato le case, le capanne, i boschi, i prati, i fiumi. Finito era quel mondo incantato che li aveva visti crescere, finite le favole che ad esso erano legate, le piante, gli animali che lo avevano popolato.

   Anche il loro rapporto sarebbe finito ma non il loro amore che, insieme a quel mondo, avrebbe continuato ad esserci, a valere, a far parte del loro spirito. Neanche la morte di Febo avrebbe fatto finire l’amore di Luna e dei pensieri di due sconosciuti ragazzi di montagna Benni avrebbe fatto i testimoni eterni di un sentimento, di un’epoca.

   Ad una vita che non finisce vuol far assistere lo scrittore in questo romanzo, ad un’umanità che neanche la morte riesce a fermare.

   Al problema del costume, della crisi dei valori ha unito stavolta Benni quello dell’amore, al problema dell’ambiente, della natura quello dei suoi aspetti misteriosi, magici, e tutto ha detto con un linguaggio quanto mai libero, immediato, con una narrazione quanto mai ampia, estesa. Altre capacità ha mostrato oltre a quelle già note.

A. Pian, E-learning didattica a distanza

Alberto Pian, E-learning didattica a distanza

www.elearning-dad.com

ISBN: 9788835882404

Oltre 660.000 battute (360 cartelle editoriali di solo testo), organizzato in 21 capitoli, con 42 esercizi, 61 schede, 43 tabelle, 135 immagini, oltre 200 link.

Il libro che insegna i meccanismi più creativi e pedagogici dell’e-learning da uno dei suoi maestri, come non avreste mai immaginato, che comprende anche il metodo dello StorytellinGame. eBook interattivo con esercizi, schede, tabelle e piattaforma di appoggio. Il libro affronta numerosi temi, fra i quali: l’allestimento dell’ambiente, la programmazione e la gestione del corso, la valutazione, l’osservazione del processo di apprendimento, le verifiche, il controllo, le tecniche di storytelling e gamificazione (gioco) e tanti altri, con un linguaggio diretto e chiaro. Il libro mette a disposizione l’esperienza dell’autore, che pratica e-learning dagli anni novanta in una molteplicità di contesti differenti, scolastici, formativi e aziendali.

C. Läckberg, Tempesta di neve e profumo di mandorle

La Läckberg indaga nella vita

di Antonio Stanca

Alla serie “I delitti di Fjällbacka”, in particolare quella detta “Martin Molin”, che va dal 2002 ai nostri giorni, appartiene Tempesta di neve e profumo di mandorle, romanzo uscito nel 2013 e nel 2019 ristampato per la seconda volta dalla Feltrinelli nella “Universale Economica”.

Lo ha scritto Camilla Läckberg, nata a Fjällbacka, in Svezia, nel 1974 e residente a Stoccolma insieme a quattro figli. Dopo essersi laureata in Economia all’Università di Göteborg si era trasferita a Stoccolma dove si era applicata nel marketing. Da tempo, però, si dilettava a scrivere finché non lo avrebbe fatto in maniera esclusiva. Sarebbe successo intorno al 2000 e di genere “giallo” sarebbe stata la sua narrativa. Fin dagli inizi con opere quali Lo scalpellino (2005), L’uccello del malaugurio (2006) e Il bambino segreto (2007) avrebbe avuto successo, si sarebbe fatta conoscere anche all’estero, i suoi libri sarebbero stati molto tradotti, molto venduti oltre che trasposti in film. La televisione si sarebbe interessata a lei al punto da farle creare e condurre interi programmi. In molti altri sensi, libri per ragazzi, fumetti, libri di cucina, testi musicali, iniziative femministe, si sarebbe applicata la Läckberg. Un personaggio molto noto sarebbe diventata e i suoi romanzi avrebbero costituito il suo miglior segno di riconoscimento. Tra questi Tempesta di neve e profumo di mandorle si sarebbe distinto in modo particolare giacché ai caratteri del romanzo “giallo” avrebbe unito quelli del romanzo “di ambiente”, “di costume”. Attraverso quanto si vede, succede all’esterno la scrittrice avrebbe cercato altro, avrebbe messo in evidenza i segreti, gli intrighi che in un posto, in una casa, in una famiglia si possono celare fino a farne un luogo sinistro, pericoloso. Ha proceduto così anche in altre opere la Läckberg ma stavolta è riuscita meglio data la semplicità, la naturalezza con la quale si muove pur in una situazione molto complicata.

  Nell’opera dice che per festeggiare il Natale tutti i membri di una numerosa e ricca famiglia si sono riuniti in un albergo-ristorante gestito da due anziani coniugi e collocato sull’isola di Valö, una delle tante dell’arcipelago intorno a Fjällbacka, dove la scrittrice ha ambientato la maggior parte dei suoi romanzi. Mancano pochi giorni per Natale e Martin Molin, che fa parte della vicina stazione di polizia, è andato a Valö perché invitato dalla fidanzata, Lisette, che di quella famiglia fa parte. E’ nipote di Ruben, il vecchio patriarca che ha saputo costruire un’immensa fortuna e che durante il primo pranzo, mentre tutti stanno godendo della ricca tavola imbandita, non esita ad esprimere il suo disappunto per la maniera con la quale l’azienda, la fabbrica da lui creata viene condotta ora da figli e nipoti. Dice che stanno rovinando quanto da lui costruito e che ne avrebbe tenuto conto nel testamento. Accaldato, infervorato per l’agitazione chiede un bicchiere d’acqua e dopo averlo bevuto muore tra terribili spasmi. 

  Martin Molin, il poliziotto fidanzato di Lisette, scopre che è stato avvelenato dal cianuro contenuto nell’acqua appena bevuta e, pur trovandosi solo, senza colleghi,comincia il suo lavoro, si mette alla ricerca, cioè, delle tracce dell’accaduto e interroga i commensali ricevendoli, uno per volta, in una delle stanze dell’albergo. Fuori infuria una bufera di neve così violenta da aver abbattuto i pali del telefono e coperto l’isola e il mare intorno. Ogni collegamento con la terraferma è annullato e la situazione durerà per alcuni giorni anche perché vi si aggiungerà un temporale con tuoni che fanno paura. Molin dovrà, quindi, abituarsi all’idea di procedere da solo, farà sistemare il cadavere di Ruben nella cella frigorifera dell’albergo in attesadella fine del maltempo, dell’arrivo dei colleghi e della scientifica. Così farà pure quando, il giorno dopo, si scoprirà la morte di Matte, il nipote prediletto di Ruben, ucciso da un colpo di pistola. 

  L’atmosfera dell’albergo si tende sempre di più: dei membri di quella famiglia due sono stati uccisi e l’assassino o gli assassini stanno tra loro. Si diffonde uno stato di sospetto, di paura anche perché Molin, dagli interrogatori ai quali più volte ha sottoposto quelle persone, non riesce a risalire ai moventi, ai colpevoli. Intanto dalle loro deposizioni viene a sapere tutto di quella famiglia, i rancori, gli odi, gli inganni, i tradimenti, i segreti, le calunnie, le offese, le colpe che si celano dietro apparenze tranquille, le falsità che ci sonodietro vanità, esibizioni di ogni genere. I due “fattacci” servono alla scrittrice per far conoscere la vita nascostadella casa, le sue verità, per mostrare quanto di grave può essere pensato, compiuto senza che sia sospettato. E’ questo il proposito principale della Läckberg, indagare nella vita, nella società, nella storia, fare dei suoi commissari gli scopritori di cattiverie che si pensavano finite per sempre, di assurdità che si credevano superate. In atti di denuncia si trasformano le sue opere, in dichiarazioni di pericolo, in allarmi. Una funzione civile, morale assumono: vogliono far sapere affinché ci si impegni a non sbagliare, ci si salvi dal male. 

  Così vuol fare pure con questo romanzo, dove mentre dice di Matte che, pregato dal nonno Ruben, vecchio e malato, lo uccide e poi, pentito, si toglie la vita, dice anche di quanto avviene dietro le apparenze, di quanto col tempo vi si è accumulato.

Un linguaggio libero, sciolto rende ancor più interessante l’opera, ne solleva il tono, la fa piacere.

AA.VV., 101 idee per…

101 idee per insegnare oltre la distanza, a cura di Ricerca e Sviluppo Erickson
Scritti di Susanna Benavente Ferrara, Paola Celentin, Gianluca Daffi, Michele Daloiso, Heidrun Demo, Alessandra Falconi, Ginevra G. Gottardi, Giuditta Gottardi, Dario Ianes, Alberto Pellai, Eva Pigliapoco, Valeria Razzini, Desirèe Rossi, Ivan Sciapeconi, Anna Rita Vizzari

101 idee per organizzare la scuola oltre la distanza, a cura di Laura
Biancato

Scritti di Massimo Belardinelli, Laura Biancato, Lara Calligaris, Gianni Ferrarese, Cristina Ferretti, Antonio Fini, Roberta Floris, Eleonora Galli, Luca Gervasutti, Rocco Greco, Sabrina Iacoponi, Salvatore Lentini, Paola Limone, Tiziana Mannello, Marina Marino, Silvia Mazzoni, Carlo Meneghetti, Luisella Mori, Chiara Natali, Marzia Nieri, Romina Orrù, Marco Orsi, Daniela Pampaloni, Samanta Parise, Alessandra Patti, Maria Paola Pietropaolo, Loriana Pison, Alessandra Rucci, Caterina Scapin, Roberto Sconocchini, Laura Spinelli, Stefano Stefanel, Donatella Turri, Daniela Valente, Angela Villa, Michela Zermian


“101 idee per insegnare oltre la distanza” e “101 idee per organizzare la scuola oltre la distanza”: due novità Erickson per una scuola che sia in grado di affrontare la sfida del rinnovamento pedagogico e organizzativo e promuovere inclusione

Siamo alla vigilia della partenza di un nuovo anno scolastico, che si presenta sicuramente diverso da tutti gli anni scolastici che abbiamo vissuto finora. Pur dovendo ripensare alla propria quotidianità, ai propri strumenti, alle proprie relazioni nel distanziamento fisico, la scuola riparte con una maggiore consapevolezza di sé e con molte competenze in più, maturate durante il lungo periodo della didattica a distanza.

“Durante le settimane del lockdown – afferma Dario Ianes, Docente ordinario di Pedagogia e Didattica dell’inclusione all’Università di Bolzano – discutendo con tanti insegnanti e dirigenti scolastici ho sentito chiara la determinazione a cambiare il modo di fare ed essere a scuola, la crisi aveva liberato anche energie creative: in questi due libri – le cariche dei 101- ne abbiamo raccolte molte, per aiutarci a mantenere la promessa del non sarà più come prima… sarà meglio!”

A questa ripartenza Erickson vuole dare il proprio contributo con la pubblicazione di due volumi: “101 idee per insegnare oltre la distanza”, a cura della Ricerca e Sviluppo Erickson, una proposta di 101 idee utili ai diversi aspetti della scuola, come la didattica delle discipline, le emozioni e le relazioni tra i compagni, il rapporto con le famiglie e l’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali; “101 idee per organizzare la scuola oltre la distanza”, a cura di Laura Biancato, che propone un valido e concreto contributo alla ripartenza delle scuole: buone prassi, idee, nuovi approcci e nuove dinamiche di condivisione e di confronto.

“Al di là dei vincoli che necessariamente gravano sugli istituti scolastici in termini di prevenzione e tutela della salute, la scuola italiana riparte con infinite competenze in più, nuove idee e nuove motivazioni. Sarà di nuovo ciò che deve essere: una scuola in presenza. Senza dimenticare il supporto delle tecnologie digitali e della rete.”, afferma Laura Biancato, Dirigente scolastico dal 1996, dopo un anno di distacco al Ministero dell’Istruzione (Ufficio Innovazione Digitale), attualmente dirige l’ITET «Luigi Einaudi» di Bassano del Grappa.

AA.VV., Album didattico Montessori

MARIA MONTESSORI 1870-2020:

150° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA

ALBUM DIDATTICO MONTESSORI

Attività di vita pratica

a cura di Andrea Lupi e Martine Gilsoul

Noi crediamo che il bambino è felice quando gioca: invece il bambino è felice quando lavora. (Maria Montessori)

In occasione del 150° anniversario dalla nascita di Maria Montessori, Erickson propone l’Album didattico Montessori – Attività di vita pratica, una guida operativa e completa realizzata con la supervisione scientifica della Fondazione Montessori Italia. Un vademecum che spiega nel dettaglio cosa fare per accompagnare i bambini, dai 3 ai 6 anni, nell’acquisizione delle autonomie nella vita quotidiana sia in classe, sia in famiglia.

Il libro illustra le attività di vita pratica, finalizzate all’autonomia, alla crescita personale e alla socialità, suddivise in tre aree tematiche:

La cura di sé. Indossare la giacca, allacciare le scarpe, pettinarsi, lavarsi le mani… Le attività sono orientate alla cura della persona e delle proprie cose. Le corrette pratiche che ne derivano sono finalizzate allo sviluppo dell’identità e dell’autonomia.

La vita di relazione. Le attività proposte stimolano e coinvolgono il bambino in situazioni reali di vita quotidiana affinché assuma un comportamento responsabile e rispettoso nei confronti degli altri, della natura e delle cose.

Esercizi per la mano intelligente. Travasare, aprire e chiudere, infilare, manipolare.Tutte attività che attraggono i bambini per la possibilità di esercizio che offrono. Sperimentare e ripetere più volte un movimento scoprendosi a un tratto capaci di un’esatta esecuzione è fonte di grande soddisfazione, perché «lo sviluppo dell’abilità della mano va di pari passo con lo sviluppo dell’intelligenza».

L’Album didattico Montessori – Attività di vita pratica si rivolge a tutti gli insegnanti (fascia prescolare) che vogliono applicare il metodo montessoriano nelle loro classi, ma anche a tutti i genitori interessati a conoscerlo meglio e a utilizzarlo in famiglia.

«Quando Maria Montessori cominciò a formare le maestre nel proprio metodo, non esistevano i computer e nemmeno le copisterie: il primo corso di formazione, infatti, fu organizzato nel 1909 a Città di Castello, e gli ultimi a Londra e Innsbruck nel 1951. L’unico modo che avevano a disposizione, quindi, per registrare e memorizzare le attività didattiche era tenere un quaderno in cui trascrivere a mano e illustrare i propri appunti. Ecco dunque lo scopo degli Album didattici Montessori: sostituirsi ai quaderni realizzati a mano dalle maestre svolgendo la loro stessa funzione, ovvero diventare lo strumento a cui fare ricorso per ricordare come usare un materiale e come presentarlo al bambino.» spiega Andrea Lupi.

Andrea Lupi. Pedagogista, Segretario generale della Fondazione Montessori Italia, formatore e supervisore di nidi e scuole a metodo Montessori, è autore di articoli e saggi scientifici sulla didattica e la storia della pedagogia. Con Erickson ha pubblicato Il nido con il metodo Montessori (2018).

Martine Gilsoul. Laureata in Scienze dell’educazione presso l’Università di Liegi, ha lavorato come maestra per i bambini primo-arrivants di una Zona di Educazione Prioritaria di Bruxelles. Ha incontrato il metodo Montessori dopo un’esperienza in una favela di Salvador de Bahia. Si è formata presso il Centro Studi montessoriani dell’Università Roma re e presso il Centro Nascita Montessori. È stata coordinatrice di nido ed è responsabile di redazione della rivista «MoMo – Mondo Montessori» della Fondazione Montessori Italia edita da Erickson, con la quale collabora come formatrice. Ha pubblicato Maria Montessori. Une vie au service de l’enfant (2020, Desclée de Brouwer).

Pagine:                     104

Prezzo:                      € 18,50 

Età:                            3-6 anni

Libreria:                   31 agosto 2020

P. Rumiz, Il veliero sul tetto

Paolo Rumiz sconfitto dalla vita

di Antonio Stanca

   Legato da molti anni, fedele, sembra si possa dire, alla casa editrice Feltrinelli, Paolo Rumiz vi ha ancora pubblicato lo scorso Giugno, nella serie “I Narratori”, la prima edizione del suo più recente lavoro, Il veliero sul tetto.

   Rumiz è nato a Trieste nel 1947, a Trieste vive anche se continui sono gli spostamenti, i viaggi che la sua attività di giornalista, operatore televisivo, cinematografico, richiede. Ha scritto molti romanzi e la maggior parte è provenuta dai suoi viaggi, da quanto gli hanno permesso di vedere, conoscere, imparare. Non c’è stata un’esperienza professionale che non sia diventata un’opera narrativa, che non lo abbia mosso a riflettere su come potesse ricavare una scrittura che non fosse solo per un giornale o per altro mezzo di comunicazione ma acquistasse un valore, una funzione più estesa, si trasformasse in un’opera letteraria, non finisse di valere.

   Un viaggiatore incaricato di vedere, ascoltare scoprire, sapere, riportare quanto succedeva o era rimasto nascosto o era finito o cominciava, è stato Rumiz e da questo impegno è derivato l’altro che gli ha fatto cercare ovunque i segni, le tracce di quell’umanità che i tempi moderni hanno fatto finire perché annullato hanno quei principi, quei valori sui quali si era formata e si era retta. Antico è stato il tempo che Rumiz ha cercato nel suo lavoro di giornalista, di documentarista e così in quello di narratore. Di un mondo, di un’umanità finita, perduta ha sempre voluto dire, non si è mai rassegnato all’idea della sua scomparsa, l’ha cercata in quanto di essa era ancora rimasto, dove ancora era possibile scoprirla anche se non è mai bastato a recuperarla per intero.

   E’ il suo tono, il suo modo, è il motivo che ricorre in ogni momento, in ogni aspetto della scrittura di Rumiz fino a rendere difficile distinguere a quale genere essa appartenga. Così succede pure in quest’ultimo lavoro dove dice della recente, grave situazione verificatasi in Italia e nel mondo a causa del Coronavirus e del periodo di quarantena al quale, come tanti, lui è stato obbligato.

  E’ un diario di tale periodo quello che Rumiz dichiara di voler scrivere, una serie di appunti, di annotazioni su come trascorre il suo tempo, impiega le sue giornate ma è la sua abilità, la sua immaginazione di scrittore a farne una narrazione, a trasformare, come era successo altre volte, un evento in un motivo aperto, disposto in ogni senso, capace di richiamare ogni argomento, di riferirsi ad ogni cosa. Di nuovo mobile diventerà il discorso dello scrittore, di nuovo fluido scorrerà tra passato e presente, mito e storia, leggenda e favola, Italia, Europa e mondo, guerra e pace, vittoria e sconfitta, civiltà e barbarie, progresso e regresso, fine ed inizio, affermazione e negazione, innocenza e reato, verità e menzogna. Triste, desolata è la constatazione che Rumiz ricava da tale percorso: pur essendo passati tra tanti opposti non si è ancora imparato a stare meglio e non lo si sta imparando nemmeno col Coronavirus, quando, cioè, l’opposto rappresentato è quello tra la vita e la morte. Non si è imparato e non si sta imparando a collaborare, ad aiutarsi, a migliorare nei pensieri, nelle azioni, nei rapporti. Neanche le sventure servono a far rinunciare alle polemiche, ai dissidi, alle rivalità, ai contrasti di ogni genere. Sembra un destino inevitabile, inesorabile quello dell’uomo, sembra un’altra misura quella da lui assunta. Addolorato, sconfitto è il Rumiz delle ultime pagine del libro. Le ampie conoscenze, la profonda intelligenza, gli infiniti contatti, le capacità di comparazione, riflessione, osservazione, che ha mostrato non sono servite a fargli intravedere una via d’uscita per una vita, un’umanità che ha perso quanto l’aveva formata.

G. Carofiglio, Le tre del mattino

Carofiglio, così vero, così profondo

di Antonio Stanca

   Lo scorso Luglio in allegato al “Corriere della Sera” è uscito Le tre del mattino, secondo nella serie di romanzi di Gianrico Carofiglio programmati dal quotidiano milanese.

   Le tre del mattino risale al 2017, a quando Carofiglio si dedicava alla scrittura ormai da quindici anni. Nato a Bari, è stato per molto tempo un pubblico ministero. Nel 2007 viene nominato consulente della commissione parlamentare antimafia e dal 2008 al 2013 è senatore della Repubblica. Nel 2002 ha cominciato a scrivere di narrativa, Testimone inconsapevole è il suo primo romanzo e tanti altri sarebbero seguiti tra romanzi, racconti e saggi. Anche in altre operazioni lo si sarebbe visto impegnato, avrebbe collaborato nelle riduzioni cinematografiche, teatrali o televisive di alcune sue opere, nella versione audiolibro dei sei romanzi dedicati all’avvocato Guido Guerrieri e dei tre al maresciallo Pietro Fenoglio.

   Un autore molto attivo si sarebbe rivelato Carofiglio, molto attento a rappresentare la realtà, la vita negli infiniti aspetti che può assumere, nei tanti problemi, nelle tante complicazioni che vi possono sopraggiungere. È stata questa sua adesione, questa sua partecipazione alle innumerevoli circostanze della vita a fare di Carofiglio un autore molto amato, molto letto, molto premiato, molto tradotto. Alla sua notorietà ha contribuito anche la maniera espressiva sempre chiara, semplice, sempre rivolta a far luce, spiegare quanto sta succedendo all’interno e all’esterno, nell’anima, nei pensieri dei suoi personaggi e nella loro vita, nella loro realtà. Sembra non ci sia aspetto, momento, risvolto dell’esperienza umana, morale, sociale che non sia stato da Carofiglio rappresentato, che non abbia costituito il motivo, il tema di una sua opera. Completo ha voluto essere, niente ha voluto tralasciare.

   In Le tre del mattino il caso è quello di un adolescente, Antonio, che frequenta il liceo, vive con la madre da quando i genitori, entrambi docenti universitari, si sono separati, e all’improvviso scopre di essere affetto da epilessia. Viene sottoposto ad osservazione medica, specialistica, ne risulta una forma abbastanza lieve di tale malattia ma il padre pensa di farlo visitare da un noto specialista francese che lavora a Marsiglia. Anche da questi viene diagnosticato un tipo di epilessia non grave e possibile di essere curato nel giro di pochi anni. Così succederà tra il piacere di Antonio e dei genitori che si erano spaventati poiché avevano pensato ad una malattia da tenere nascosta, della quale vergognarsi.

   Non sarà, però, solo questo il motivo dell’opera del Carofiglio poiché la seconda volta che padre e figlio andranno a Marsiglia, saranno costretti a rimanervi per due giorni e quel periodo servirà ad avvicinarli, a metterli a contatto, in comunicazione, a far dire, fare loro quanto mai avevano detto o fatto prima, quanto per anni non avevano potuto.

   Staranno insieme, parleranno di tanto, di tutto, di casa, di loro, della mamma, di altro, diventeranno amici. Saranno un bene per entrambi quei discorsi, quelle confessioni, quei ricordi, quei progetti che si scambieranno. Impareranno cose nuove, staranno, si sentiranno meglio, si completeranno, acquisiranno quanto non avevano. E non impareranno soltanto ad essere padre e figlio ma anche persone civili, sociali, la loro sarà una maturazione, una formazione che comprenderà ogni senso, ogni aspetto della vita. Dal caso particolare della malattia di Antonio giunge Carofiglio alla condizione generale sua, del padre, della loro famiglia, della loro storia. Li fa entrare nella vita, li fa accorgere di questa.

   Molto originale, molto chiaro, molto vero, molto profondo è stato Carofiglio!

R. Ford, Incendi

Richard Ford tra lirica ed epica

di Antonio Stanca

   Al 1990 risale Incendi, romanzo dello scrittore americano Richard Ford che quest’anno la Feltrinelli ha ristampato nella “Universale Economica”. La traduzione è di Riccardo Duranti.

   Ford è nato a Jackson, Mississippi, nel 1944. A trentaquattro anni, nel 1978, ha cominciato a scrivere e da allora non si è mai fermato, sempre ha scritto e sempre letto e premiato è stato. E’ ormai considerato uno dei maggiori scrittori americani contemporanei. Nel 1986 il suo Sportswriter sarebbe risultato tra i cento migliori romanzi scritti in lingua inglese dal 1924 al 2005; nel 1995 con Il giorno dell’indipendenza avrebbe vinto, primo americano nella storia, il Premio Pen/Faulkner per la narrativa e il Premio Pulitzer per la narrativa, entrambi molto ambiti. Altri premi prestigiosi sarebbero stati conferiti a Ford nel corso della sua carriera di scrittore, il suo successo non avrebbe conosciuto soste, di critica e di pubblico sarebbe stato.

   Dal 2012 insegna Letteratura e Scrittura alla Columbia University.

   Due sono le tendenze che nella sua produzione possono essere segnalate, una di carattere lirico, l’altra epico. Entrambe rientrano nel genere minimalista che l’autore ha ereditato dagli anni precedenti, che riporta sia i contenuti sia la forma espressiva ad una dimensione semplice, facile, quotidiana, ad una misura priva di artificio, di elaborazione. Ford scrive come se stesse parlando ad amici, comuni sono gli ambienti, i personaggi delle sue opere, familiari le loro vicende. Non trascura, però, di cogliere quanto di profondo, d’intenso possa verificarsi dietro tanta semplicità, quanto di grave, di assurdo possa contenere, quanto difficile possa essere pur tanta facilità.

   Il romanzo Incendi viene generalmente riferito alla linea lirica della produzione del Ford ma a ben guardare lo si potrebbe anche far rientrare in quella epica. E’ vero che ci sono momenti intensi, altamente espressivi, di forte emozione, commozione, nella storia di una madre che, a Great Falls, Montana, negli anni ’60 lascia soli il marito e il figlio adolescente perché invaghita delle ricchezze, dei lussi di un amico comune, ma è pur vero che tutto avviene negli ambienti, tra le case di quella classe media americana della quale Ford vuol essere il portavoce, il cantore. Anche in essa, vuol dire lo scrittore, ci sono figure esemplari, si compiono gesti eroici, anche di essa fanno parte vicende, situazioni di alta moralità, di profonda spiritualità. Con la sua opera Ford vuole consegnare alla storia questa umanità, vuole mostrarla capace di pensieri, sentimenti elevati, di azioni memorabili. E in Incendi avviene tanto di tutto questo, quella madre, quel padre, quel figlio di appena diciassette anni, diventeranno i simboli di quell’umanità che sempre è stata divisa tra buoni e cattivi, che ha percorso i secoli ed è arrivata ai giorni nostri, all’America di Ford per farsi da lui continuare e mostrare. Saranno gli esempi di quanto di grave può succedere pur in una vita regolare, comune senza che se ne capiscano completamente le ragioni e che sia possibile porre rimedio. Saranno le prove di come sia meglio rassegnarsi, adattarsi a circostanze pur assurde, di come sia più importante continuare e sperare in un miglioramento che accettare situazioni, compiere azioni definitive, tragiche, drammatiche. Dal ragazzo Joe, che sarà la voce narrante dell’opera e che mostrerà di credere sempre possibile che la vicenda dei genitori assuma risvolti positivi, l’autore farà interpretare questa che è la sua speranza. Ford ha scritto, scrive di drammi ma non ha mai smesso di pensare ad una vita migliore e stavolta si è trasferito nel ragazzo Joe, si è identificato con lui forse convinto che di più sarebbe valso il suo messaggio se affidato a chi più bisogno ha di futuro.

   Affascina, incanta la figura di Joe, sempre, ovunque c’è lui, di tutto dice, sempre, ovunque crede che possa andare meglio! 

   E’ un corpo o uno spirito, un romanzo o una favola?

E. Keret, Pizzeria Kamikaze

Keret non fa solo ridere…

di Antonio Stanca

   L’israeliano Etgar Keret ha cinquantatré anni, è nato a Tel Aviv nel 1967 ed ha cominciato a scrivere durante il servizio militare. Il racconto è stato il genere letterario da lui preferito poiché gli è sembrato più facile giungere al lettore, trasmettere un messaggio, ottenere un significato, un effetto quando ci si muove rapidi, a breve distanza. Anche di cinema, di televisione si è interessato, anche di fumetti e a Tel Aviv, dove vive, insegna presso la Facoltà di Cinema e Televisione. Molto noto è il suo nome in Israele e all’estero, molto tradotta la sua narrativa e per questa ha ricevuto numerosi riconoscimenti anche in ambito internazionale.

   Keret fa parte della nuova generazione di scrittori ebrei, quella manifestatasi alla fine degli anni ’90 e durata fino ai nostri giorni. Da alcuni è considerato il fondatore della corrente letteraria che fu propria di quegli scrittori e che volle fare del surreale, dell’assurdo la sua nota distintiva. Mai vero, mai concreto è il mondo Keret perché immaginato, inventato è sempre. In una dimensione parallela ci si muove con questo scrittore, una dimensione che un’inesauribile carica d’ironia interviene a liberare da ogni dramma, da ogni pericolo.

   Una vita difficile ha avuto Keret e l’ironia lo ha aiutato a sollevarsi, ad uscire da quanto gli succedeva. Di quell’ironia avrebbe fatto il tono, la maniera della sua scrittura e con questa sarebbe andato oltre la realtà. Avrebbe trasferito tutto in un altro ambito, convinto che più ampi sarebbero stati i significati raggiunti, i messaggi trasmessi, più chiare le soluzioni per i problemi affrontati. Questi avrebbero riguardato la condizione che i tempi moderni hanno procurato all’umanità, avrebbero mostrato come questa sia rimasta isolata tra l’infuriare di tanti nuovi interessi, come abbia perso quanto era sempre stato proprio del suo spirito, della sua anima e come lo stia cercando.

   Così succede pure in Pizzeria Kamikaze, un’ennesima raccolta di racconti di questo scrittore che la Feltrinelli ha ristampato, nella “Universale Economica”, ad Aprile di quest’anno. La traduzione è di Alessandra Shomroni.

   Anche qui sono molti i personaggi che si muovono, tanta è l’umanità che si vede, è di ogni età, di ogni luogo. A unirla sono i richiami, i bisogni di elementi che soddisfino, che colmino quanto della vita è venuto a mancare, quanto della storia si è perso. Sono persone private di ciò che era loro sempre appartenuto e Keret fa vedere come lo vogliano, lo cerchino. Fa vedere, però, che non riescono nell’impresa, che finita e per sempre è quella vita.    Un dramma al quale Keret fa pensare mentre fa ridere!

AA.VV., A scuola dopo la Covid-19

A scuola dopo la Covid-19

Non torniamo indietro, andiamo avanti!
Riflessioni e idee per una scuola a misura di bambini e ragazzi

Vivere l’emergenza sanitaria causata dal virus Covid-19 ha comportato per l’intera umanità grande sofferenza, disagio e, in moltissimi casi, lutti, impoverimento ed emarginazione.
Sono poche le categorie rimaste indenni da questa terribile esperienza e possiamo dichiarare, senza timore di smentita, che i bambini e gli adolescenti sono tra quelle che maggiormente hanno patito le conseguenze della pandemia.
E allora, pensando a tutto quello che questa pandemia ha portato via all’infanzia e all’adolescenza, a quello di cui bambini e ragazzi avranno bisogno quando a settembre, si spera, si potrà tornare a scuola, abbiamo voluto raccogliere nell’E-Book “A scuola dopo la Covid-19. Non torniamo indietro, andiamo avanti! Riflessioni e idee per una scuola a misura di bambini e ragazzi” pareri autorevoli su come possiamo provare a rispondere adeguatamente a questi bisogni. Ne è nata una bellissima pubblicazione, grazie alla collaborazione con la GAM Editrice di Rudiano (BS), un E-Book disponibile in tutte le librerie on line.

Incontreremo l’opinione del Pedagogista, del Medico, della Psicoterapeuta, del Pediatra, dell’Educatrice, dell’Insegnante, della Professoressa, del Formatore e anche di un Dirigente Scolastico.
Persone competenti e generose, amici cari, a cui va tutta la nostra gratitudine, che lavorano nella scuola o che hanno dedicato la vita allo studio dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ognuna/o ha arricchito il dibattito con un punto di vista particolare e significativo.
Ci auguriamo che questo testo potrà essere utile a educatori e insegnanti e, attraverso di loro, portare ai bambini e ai ragazzi tutto l’aiuto di cui avranno bisogno.
Ringraziamo di cuore Stefania Fenizi per averci donato il disegno di Gianfranco Zavalloni in copertina 

INDICE

PREFAZIONE
di Rosa Giudetti, Presidentessa dell’Associazione Montessori Brescia

PARTE PRIMA
La parola a Pedagogisti, Pediatri e Psicoterapeuti
·         RICOMINCIARE di Gianfranco Staccioli, Pedagogista, Presidente del Museo della Scuola, Segretario Nazionale dei CEMEA italiani e Scrittore
·         UNA PASSIONE ANCORA MIA. RI-CONOSCERSI A SETTEMBRE di Raffaele Mantegazza, Pedagogista e Professore Associato di Pedagogia Generale e Sociale dell’Università Bicocca, Scrittore
·         I BAMBINI NORMALIZZANO di Doriana Allegri, Pedagogista, Dirigente responsabile dei Nidi delle scuole dell’infanzia del Comune di Genova e Formatrice dell’Opera Nazionale Montessori, Scrittrice
·         DALLA PARTE DEI BAMBINI: LA VOCE DI DUE MEDICI di Elena Balsamo, Pediatra e Scrittrice ed Elisabetta Galli, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Medicina Naturale ad orientamento antroposofico
·         ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI E CURA DELLE RELAZIONI. UN NIDO A MISURA DI BAMBINA E DI BAMBINO contributo del Centro Nascita Montessori a cura di Nella Norcia, Pedagogista e Psicoterapeuta e Franco De Luca, Pediatra, Presidente del CNM e Scrittore
·         DIALOGHI INEDITI E NUOVE SCENE EDUCATIVE Per l’Associazione ElinorGoldschmied EduCare APS Irene Auletta, Consulente Pedagogica e Formatrice
Lidia Magistrati lunga esperienza educativa in ambito Materno Infantile, già responsabile di nidi e centri per la Prima Infanzia, Formatrice e Presidente dell’Associazione ElinorGoldschmied EduCare
 
PARTE SECONDA
La parola a Educatori, Insegnanti e Professori
·         UN NUOVO INCONTRO CON I BAMBINI: LA RELAZIONE COME CATEGORIA PER INTERPRETARE LO SPAZIO ED IL TEMPO di Isabella Micheletti, Educatrice montessoriana e Formatrice dell’Opera Nazionale Montessori, Scrittrice
·         IL MIO ALFABETO DELLA RIPARTENZA di Paola Veneziani, Insegnante e Coordinatrice di una Casa dei Bambini montessoriana e Vice Presidentessa dell’Associazione Montessori Brescia, Formatrice Opera Nazionale Montessori
·         RIFLESSIONI PEDAGOGICHE PER LA RIPARTENZA: QUANDO IL PENSIERO ORIENTA AZIONI DI RINNOVAMENTO  di Mariangela Scarpini, Dottoressa di Ricerca in Scienze Pedagogiche, Prof.ssa a contratto Dip. di Scienze dell’Educazione, Università di Bologna, Insegnante montessoriana di Scuola Primaria, Formatrice dell’Opera Nazionale Montessori
·         I BAMBINI E LE BAMBINE DIMENTICATI di Luciana Bertinato, Insegnante di scuola Primaria, amica e collaboratrice di Mario Lodi e scrittrice
·         DALLA DaD ALLA BACHECA di Melucci Federica, Insegnante di scuola dell’infanzia
·         LA SCUOLA CHE CI ATTENDE di Alex Corlazzoli, Insegnante di scuola Primaria, Giornalista e Scrittore
·         ASCOLTO, FORMAZIONE E SPERIMENTAZIONE PER RIPARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO di Davide Tamagnini, Insegnante di scuola Primaria, Scrittore
·         RIFLESSIONI SULLA SCUOLA DI IERI E DI OGGI di Francesca Poretti, già docente di Lettere Latine e Greche nella scuola secondaria di secondo grado, Scrittrice, Presidentessa AICC Delegazione di Taranto «Adolfo F. Mele»
 
PARTE TERZA
La Scuola Primaria – Osservazioni, riflessioni e proposte
·         I BAMBINI NO di Rodolfo Apostoli, Pedagogista, già Dirigente Scolastico, Istruttore presso il CEMEA e Scrittore

AA.VV., L’Educazione secondo Papa Francesco

Educhi-amo-ci all’incontro:
Le idee di Papa Francesco sull’educazione

di Carlo De Nitti

L’educazione secondo Papa Francesco è il titolo scelto per pubblicare, curati da Ernesto Diaco, gli Atti della X Giornata pedagogica del Centro Studi per la Scuola Cattolica (C.S.S.C.), tenutasi in Roma il 14 ottobre 2017, editi  nel 2018 per i tipi delle Edizioni Dehoniane con la prefazione di S.E.R. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.).

In questo volumetto (pp. 137), ogni lettore può agevolmente invenire una sinossi tanto agile quanto articolata del pensiero, ovviamente in fieri, del pensiero del Santo Padre, in materia di educazione, di pedagogia e di scuola, in ragione dell’alto profilo dei partecipanti alla Giornata ed ai conseguenti Atti qui presentati.

Ad una persona di scuola – quale chi scrive è da ormai circa trentacinque anni – non può non interessare, convinto com’è anch’egli che: <<ogni persona è costantemente inserita in una rete di relazioni con altre persone dalle quali riceve ed alle quali dà stimoli che lasciano evidentemente qualche segno e, quindi, in un certo senso, educano>> (NUNZIO GALANTINO, p. 5).

Attraverso i sei saggi che costituiscono il volume, gli Autori  [ANTONIO SPADARO, ANGELO VINCENZO ZANI, GIUSEPPE ZANNIELLO, GIUSEPPE MARI (1965-2018), GIUSEPPINA DEL CORE, SERGIO CICATELLI] lumeggiano, da par loro, gli aspetti più peculiari dell’impegno educativo e della riflessione pedagogica di Papa Francesco, a partire dai suoi anni giovanili ed arcivescovili a Buenos Aires ma anche il suo essere “gesuita” – il primo pontefice gesuita, e latino-americano, della storia bimillenaria della Chiesa cattolica – ovvero membro della più grande Congregazione che si prefigge, quale proprio fine fondamentale, l’educazione.

Dalla lettura del testo qui presentato è possibile evincere i nuclei tematici fondamentali delle riflessioni sull’educazione di Papa Francesco; centrale è <<evitare che la luce di Cristo resti per molti un ricordo lontano o che, peggio ancora, resti in mano a una piccola ed eletta schiera di “puri”: questo trasformerebbe la Chiesa in una setta>> (ANTONIO SPADARO, p. 14).

Occorre, quindi, connettere la sfida educativa del XXI secolo a quella antropologica: gli educatori non possono aver risposte pre-costituite alla domande, ma devono suscitarne di sempre nuove e creative. <<Questa pedagogia vivace fa leva sull’inquietudine e sulle domande, che ha una concezione inclusiva della verità ed ha un’impostazione di largo respiro si fonda sul fatto che l’educazione non è una tecnica ma una fecondità generativa >> (ANTONIO SPADARO, p. 21) per costruire ponti tra le generazioni per venire incontro ai giovani ed ai loro bisogni formativi. Nello scenario del nostro tempo “liquido” <<si può notare come gli interventi di Papa Francesco per la scuola e per l’educazione siano profetici e carichi di risposte […] come fattori che immettono un’anima negli scenari del futuro>> (ANGELO VINCENZO ZANI, p. 28).

Non vi è chi non veda come peculiarità specifica delle riflessioni del Pontefice sia la passione educativa che ha come fine ultimo il perseguimento della cultura dell’incontro nell’ottica del bene comune. Soltanto mediante l’incontro ed il dialogo è possibile comporre le fratture che caratterizzano il tempo presente: quella tra laicità e religione; quella tra generazioni e quella tra uomo/società e natura/ambiente.

Per questo fine, sulla scia della Populorum progressio di Papa Paolo VI (1967), Papa Francesco afferma che <<occorre, quindi, educare ogni persona a diventare cittadino responsabile del bene comune, capace di costruire un nuovo modello culturale […] che vada al di là dei muri e delle barriere>> (ANGELO VINCENZO ZANI, p. 35): occorre un’educazione in uscita, che valorizzi tutti i linguaggi dell’uomo – quello della testa, quello del cuore e quello delle mani –  a favore di una cultura dell’incontro e dell’ascolto che consenta di abbattere tutti i muri materiali e spirituali che dividono gli uomini, anche mediante l’educazione informale (arte, sport, musica).

Proprio attraverso di essa è più agevole intercettare i bisogni ed i desideri dei giovani verso i quali <<lo sguardo di Francesco […] è sempre uno sguardo positivo che rifugge da qualunque tentativo di giudizio categorizzante>> (GIUSEPPINA DEL CORE, p. 101). A loro, infatti, chiede di <<>diventare artigiani di futuro>>, <<essere capaci di sognare>>, <<mettersi in gioco puntando su grandi ideali>>, <<ricostruire una nuova fiducia nella vita>>, <<trasformare la difficoltà in opportunità>>, prendere la vita nelle proprie mani e decidere responsabilmente>>, <<avere il coraggio di andare controcorrente>>, <<essere protagonisti del cambiamento della società>>, <<essere costruttori di un’umanità nuova>>, <<divenire cittadini responsabili>> (GIUSEPPINA DEL CORE, p. 113 – 118 passim). In una parola, di divenire ed essere uomini liberi …

Una concreta testimonianza delle idee di Papa Francesco sull’educazione è nell’esperienza di Scholas Occurrentes, <<una rete mondiale di scuole le cui origini risalgono ai programmi “Scuola del vicinato” e “Scuole sorelle” promossi dall’allora arcivescovo Bergoglio per favorire la collaborazione tra scuole e territorio, tenuto conto anche della crisi del “patto educativo” scuola-famiglia>> (GIUSEPPE MARI, pp. 90 – 91).

Oggi esse sono una realtà consolidata in 190 Paesi a partire da quando – il 15 agosto 2015 – venne eretta la Fondazione di diritto pontificio Scholas Occurrentes: <<Globalizzare la speranza è la specifica missione dell’educazione […] per consentire a ogni cittadino di sentirsi attivamente partecipe nella costruzione di una nuova società>> (ANGELO VINCENZO ZANI, pp. 43 – 44). Anche in Italia l’esperienza si sta diffondendo e consolidando, ma tanto è ancora tanto da fare … con impegno e dedizione da parte di tutt*!

M. Biller, Sei valigie

Biller tra i suoi misteri

di Antonio Stanca

Quest’anno, a Gennaio, da Sellerio è stato ristampato Sei valigie, romanzo pubblicato nel 2018 dallo scrittore tedesco Maxim Biller.

Biller è nato a Praga nel 1960 da genitori russi ebrei. Nel 1970 la famiglia si è trasferita in Germania dove è vissuta tra Amburgo e Monaco. Ora Biller risiede e lavora a Berlino. Svolge attività di critico letterario su importanti riviste e dagli anni ’90 è autore di una rubrica satirica, “Cento righe di odio”, che ha registrato un notevole successo. A quegli anni risale pure l’inizio della sua produzione narrativa nella quale ricorre il tema, quasi autobiografico, del difficile rapporto tra ebrei e tedeschi. Molto tradotte e molto premiate sono state le sue opere. Numerose le onorificenze tributate allo scrittore. E’ considerato uno degli scrittori tedeschi “più appassionanti e imprevedibili” poichè le sue narrazioni sono cariche di pathos e sorprese. Avvincono il lettore, lo legano alle vicende narrate spesso di carattere sentimentale con risvolti inaspettati. Un classico dellanarrazione potrebbe essere definito, un abile costruttore di tessuti narrativi, capace di creare storie tanto ampie da comprendere molti personaggi, molte vite, molti tempi.Le sue sembrano le storie della grande narrativa russa tra Ottocento e primo Novecento, dei grandi romanzi di storia e vita, ragione e passione degli scrittori di quella tradizione. Pure Sei valigie può essere inserito in questo genere, anche qui la vicenda si estende fino a comprendere molte persone, molte circostanze, molti luoghi.

   I quattro figli di una famiglia di ebrei russi riescono a fuggire da Mosca e ad arrivare in Germania attraverso la Cecoslovacchia e la Polonia. Vivono situazioni tra le più pericolose. Il padre, colpevole di commerci clandestini, era stato condannato a morte e giustiziato senza che si fosse mai capito chi lo aveva accusato, come avevanofatto a scoprirlo le forze dell’ordine. Anche uno dei figli era stato arrestato e detenuto in carcere per cinque anni senza che il suo caso fosse mai chiarito. 

  Rancori, paure, rivalità, odi, inganni, sospetti, segreti sono gli elementi che percorreranno la vita di queste persone anche quando avranno una loro famiglia, dei loro figli. Divisi, lontani penseranno di stare quei fratelli una volta giunti in Germania. Anche le mogli, i figli vivranno questa situazione, parteciperanno dell’ambiente che si è creato nella famiglia e che neppure alla fine verrà completamente spiegato. Finirà il romanzo lasciando intendere che poco di quanto era veramente successo è stato detto e che dalle rivelazioni di una delle figlie di quelle famiglie si deve attendere di sapere tutta la verità.

  Erano i tempi della seconda guerra mondiale, della sua fine e dopo, quei fratelli, di origine ebrea, avevano dovuto guardarsi anche all’esterno, avevano dovuto salvarsi dalle persecuzioni naziste. Erano stati in tanti posti durante la loro fuga dalla Russia, avevano vissuto tanta vita insieme, da soli, con le famiglie. Ognuno aveva avuto la sua storia, ognuno viveva ora la conclusione di essa, Le loro vicende offriranno a Biller l’occasione per ripercorrere quanto di terribile era stato allora vissuto dai paesi dell’Est europeo. Non si finirà mai di sapere leggendo il romanzo, il privato si combinerà col pubblico in una pendolarità che sembrerà non volersi mai concludere. Il lecito starà con l’illecito, la verità con la menzogna, l’amore con l’odio, la vita con la morte. Mai si potrà prevedere con certezza il risvolto, lo sviluppo, la conclusione della situazione che si sta verificando, sempre “imprevedibile” rimarrà. Niente di sicuro sembra ci possa essere. Tutto si muove, tutto cambia, mai si può sapere come, quando finirà questo movimento. Neanche quanto è successo in quella famiglia si può sapere perché viene trasferito ad un momento, ad un discorso che non avverranno nel romanzo, che inizieranno quando il romanzo finirà.

Di tutto e di niente scrive Biller, vuol dire e non vuole:è tale e tanta l’ampiezza della sua visione della vita, della storia, da comprendere pure quel che non può essere detto anche se può accadere.

V. Alinei, Education marketing

Valeria Alinei, Education marketing
Strategie e strumenti per comunicare il valore nel mondo dell’istruzione

Scuole, università e centri di formazione in generale rappresentano, per un Paese, luoghi di primaria importanza, non soltanto sotto il profilo economico e culturale, ma anche da un punto di vista squisitamente sociale. La funzione intrinseca di queste organizzazioni, infatti, può esplicarsi solo nel rapporto con la società e con il pubblico cui esse si rivolgono: la comunità studentesca. È quindi necessario che gli istituti guardino con interesse e capacità di ascolto al mercato, inteso come luogo figurato in cui avviene lo scambio tra domanda e offerta formativa.

L’Education Marketing, oggetto di questo volume, è la materia che si occupa di elaborare strumenti e strategie per approcciare in modo efficace ed efficiente al mondo dell’istruzione: il fine è dare impulso al miglioramento delle realtà accademiche, partendo dall’osservazione delle dinamiche del mercato, con l’obiettivo di incrementare la soddisfazione degli studenti, dei docenti e di tutte le figure che lavorano o interagiscono all’interno del settore.

Il volume – quale testo base di Education Marketing – si rivolge sia agli addetti ai lavori (dirigenti scolastici, Rettori, docenti, imprenditori della formazione), sia a tutti i professionisti e studenti di marketing interessati ad una prospettiva moderna e innovativa sul mondo dell’educazione.


1 Introduzione all’Education Marketing
2 Mercato e consumatori: le peculiarità del settore
3 L’organizzazione accademica: la qualità come obiettivo
4 Sviluppo del brand e reputation management
5 Formulare una strategia di Education Marketing
6 Comunicare il valore: open day ed orientamento
7 Comunicare il valore: sito web e social media
8 Comunicare il valore: personalizzazione del messaggio e dell’esperienza
9 Comunicare il valore: il ruolo degli alumni
10 Education Marketing internazionale


Valeria Alinei è una professionista nel campo del Marketing e della Comunicazione. Grazie ad un background accademico internazionale, ha svolto ricerche in merito all’applicazione del marketing al settore dell’istruzione, a partire dal lavoro di Tesi magistrale dal titolo “Higher Education Marketing a supporto dell’internazionalizzazione delle Università”, che le è valso una Menzione Speciale da parte dell’AICUN – Associazione Italiana Comunicatori d’Università. Ha collaborato con l’Ufficio Marketing dell’Università Cattolica di Milano ed è – dal 2016 – una firma stabile del blog di Education Marketing Italia.

T. Cantelmi – V. Carpino, Amore tecnoliquido

Tonino Cantelmi e Valeria Carpino, Amore tecnoliquido. L’evoluzione dei rapporti interpersonali tra social, cybersex e intelligenza artificiale. edizioni FrancoAngeli, 2020

…Amore tecnoliquido è un viaggio tra le nuove modalità dell’essere sociale. Si è sempre più connessi, isolati dalla realtà e soli.
Questa continua evoluzione riuscirà a estinguere il bisogno umano di relazioni d’amore autentiche?
Nel nuovo millennio la comunicazione è immediata e tecnomediata. Il digitale ha modificato l’amicizia, le relazioni, l’amore, la sessualità…Ma come è mutata la mente? Come si modifica l’identità? Essere connessi è sinonimo di socialità o solo di tecnosocialità? Le relazioni sono soddisfacenti?
E la sessualità tecnomediata è appagante? Saranno possibili relazioni con gli umanoidi? A quindici anni dalla pubblicazione del volume Tradimento on line, Amore tecnoliquido è un viaggio tra le nuove modalità dell’essere sociale. Si è sempre più connessi, isolati dalla realtà e soli. Ci si cerca, ci si trova, ci si lascia, ci si cerca nuovamente per tentare di istaurare legami che non siano troppo stretti ma sostituibili e intercambiabili, in formato tascabile. Questa continua evoluzione riuscirà ad estinguere il bisogno umano di relazioni d’amore autentiche?