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E. Trevi, Due vite

Emanuele Trevi, il giudice, l’amico

di Antonio Stanca

Emanuele Trevi è nato a Roma nel 1964, è figlio di Mario Trevi, noto psicoanalista di tendenza junghiana. Come critico letterario e scrittore è generalmente noto Emanuele ma si dovrebbe osservare che in molti sensi si muove, si applica, che non s’impegna solo a curare, commentare le edizioni di importanti opere letterarie del passato più lontano o più vicino, a scrivere di narrativa ma è presente pure su giornali e riviste, alla radio e suo tema preferito è l’attualità culturale, artistica, la condizione umana, sociale che si è venuta delineando ai tempi moderni, le sue manifestazioni, la loro spiegazione alla luce delle recenti conquiste della psicologia, della psicoanalisi, della filosofia, delle scienze dette “umane”. Aver avuto un padre psicoanalista ha contribuito a che il Trevi assumesse la posizione dell’osservatore, dell’interprete, del critico dei fenomeni umani, sociali, che prestasse particolare attenzione al percorso, allo svolgimento della vita e soprattutto dei pensieri, dei sentimenti che lo accompagnano e che insieme ad esso, come esso cambiano, si modificano, migliorano, peggiorano, vincono, perdono, avanzano, arretrano, iniziano, finiscono.

   Lo spazio del pensiero è quello preferito dal Trevi sia nei saggi sia nei romanzi. Riconosciuto, premiato è stato in entrambe le applicazioni e tra le più recenti va segnalata l’opera Due vite, edita da Neri Pozza prima nel 2020 ed ora nel 2021 per la serie “Bloom”. Ha partecipato alla LXXV edizione del Premio Strega. Contiene un’indagine, una lunga indagine che Trevi dedica alla vita, all’opera, alla morte prematura di due note figure d’intellettuali italiani, Rocco Carbone e Pia Pera, entrambi suoi amici. Non solo studiosi sono stati ma anche autori, narratori: uno proveniva da Cosoleto, in provincia di Reggio Calabria, dove era nato nel 1962, l’altra da Lucca, nata nel 1956. Prima che scrittore Carbone era stato un emerito studioso di Letteratura. Laureatosi a La Sapienza aveva continuato ad applicarsi nella ricerca ed aveva ottenuto un incarico a La Sorbona ma in seguito era rientrato in Italia ed aveva accettato d’insegnare in un carcere femminile.

   Pera si era laureata in Letteratura russa all’Università di Trento, aveva cominciato con la traduzione di opere di importanti autori russi, con saggi su giornali e riviste ed era approdata alla narrativa. Anche lei si era spostata, era vissuta tra l’Italia e l’estero ma, a differenza di Rocco che lo aveva fatto per inseguire i suoi sogni, i suoi amori, Pia era stata richiamata dai suoi studi, dagli autori tradotti, dalla conoscenza dei loro ambienti. Più disposta verso l’esterno si era mostrata, più propensa ad accettare l’altro, capirlo, stargli vicino. Distinta era nel portamento, nei rapporti, capace d’irritarsi ma anche di passarci sopra e con facilità. Non teneva il cruccio, andava oltre, procedeva sempre, disinvolta, spigliata era. Un cammino senza soste sembrava il suo nonostante i numerosi impegni che assumeva. Anche Rocco sarebbe giunto dopo alla scrittura narrativa ma, a differenza di Pia, non era semplice, facile il suo carattere. Non era disposto verso gli altri, era sempre compreso nei suoi pensieri, nei suoi problemi, angustiato, tormentato da paure, sospetti, pericoli creati dalla sua mente. Sempre di questi voleva parlare, cercava comprensione, voleva essere aiutato, capito, sorretto. In qualsiasi scambio era lui, erano le sue cose a dover valere, a meritare attenzione. A sé tendeva a ridurre, a riportare tutto, alla sua anima inquieta, turbata, perseguitata. Difficile era per lui avere buoni rapporti compreso quello con Emanuele, che di entrambi, Pia e Rocco, era stato amico per tanto tempo e che del loro carattere, del suo riflesso nelle loro azioni, nelle loro opere aveva già scritto. Ora, in questo libro, ha messo a confronto i due casi, le “due vite” e lo ha fatto con la capacità, la chiarezza dello specialista di letteratura e di psicologia, di quello che conosce bene i riflessi del pensiero, dell’animo, sa quanto d’interiore si agita in ogni vita, quanto di oscuro si nasconde in ogni coscienza.

   Quella del Trevi è un’analisi a tutto campo estesa a comprendere anche quanto succedeva nella storia, nella vita, nella cultura di quell’ultimo ‘900 e primo 2000. Non è, però, un trattato scientifico ché tanti sono i momenti di abbandono, di partecipazione, tante le situazioni affettive, tanta l’amicizia che correva tra i tre e della quale scrive. Giudice severo si mostra Trevi ma anche amico intimo di Pia e di Rocco. Quell’amico che non sa adattarsi all’idea della loro scomparsa e che crede di vederli ancora, di starci insieme. Molto bene procede nell’opera poiché tra diversi elementi, tra la vita e la morte, il saggio e il romanzo, il romanzo e la poesia, si muove senza mai farli rimanere separati, divisi ma colmando ogni distanza, annullando ogni differenza.

C.R. Zafón, La città di vapore

L’ultimo Zafón

di Antonio Stanca

Presso Mondadori è uscita lo scorso Febbraio, con la traduzione di Bruno Arpaia, la prima edizione italiana de La città di vapore, una raccolta di racconti che nel 2020, dopo la morte dell’autore Carlos Ruiz Zafón, era comparsa in Spagna e che comprendeva alcuni già pubblicati.

Zafón era nato a Barcellona nel 1964 e nel 2020 era morto a Los Angeles, dove viveva dal 1993. Aveva solo cinquantasei anni ma tanto aveva fatto e soprattutto scritto, saggista e scrittore era stato oltre che sceneggiatore. A Los Angeles aveva cominciato a scrivere, prima articoli, saggi per giornali e riviste, poi romanzi per bambini. Questi avrebbero formato la “Trilogia della Nebbia”. Nel 2001 con L’ombra del vento sarebbe iniziata quella serie di romanzi per adulti diventata poi la saga del “Cimitero dei Libri Dimenticati”. Il successo de L’ombra del vento sarebbe continuato, Zafón sarebbe stato uno scrittore molto letto, molto tradotto, molto premiato, la sua fama avrebbe superato ogni confine.

  Attira la sua scrittura qualunque sia il tipo di opere, per bambini o per adulti, giacché sa assumere il tono della favola, combinare la realtà con la fantasia, la veglia con il sogno, la visione con l’immaginazione, l’apparizione, la magia, il mistero, andare oltre i confini del finito, del compiuto, estendere i luoghi, i tempi, gli eventi. Scrittore molto prolifico, Zafón non ha mai smesso di concepire e realizzare opere, di affidare loro i significati cercati, di farne i messaggeri delle sue intenzioni. Generalmente sono ambientate nella Barcellona dei primi anni del ‘900, nella Spagna della guerra civile, delle periferie, dei bassifondi dove la povertà, la miseria e quanto di cattivo, di violento, di pericoloso vi è allegato, sono gli aspetti propri dell’umanità rappresentata. C’è, però, in Zafón, nelle sue opere, in tutte le sue opere, la volontà, l’aspirazione a liberarsi da una simile condizione, a lottare contro di essa, ad emergere su di essa, a contrastare gli ostacoli, le difficoltà per quanto grosse possano essere ed a vincerle. C’è nell’autore, nei suoi protagonisti, una forza d’animo, un coraggio che li porta a non arrendersi alla rovina, ad andare oltre, a cercare un altro modo, un’altra vita. C’è esemplificato lo scontro tra il bene cercato e il male sofferto, la vita voluta e quella subita, la bellezza sognata e l’orrore diffuso.

Sono questi elementi così diversi, così contrari, è il loro confronto a fare di quelle di Zafón delle favole, come nelle favole in esse il bene è destinato a vincere anche sedopo interminabili lotte. Sono questi aspetti così ampiamente umani, così eroici a far amare la sua scrittura da milioni di lettori. E’ questo filo così continuo a percorrere l’intera produzione dello scrittore, dai primi libri per bambini al postumo La città di vapore. Qui i personaggi, gli interpreti, i protagonisti dei racconti sonodiversi, hanno diversa provenienza, condizione, età, hanno diverse aspirazioni ma tutti sono presentati tra problemi, impedimenti, nemici di ogni genere. Tutti passeranno dal piacere al dolore, dalla speranza alla paura, dalla fiducia alla disperazione, dalla sicurezza allo smarrimento, tutti si muoveranno tra luci ed ombre, verità e menzogna, angeli e demoni, cielo e terra, mari e monti, vita e morte. Non ci sarà luogo, tempo, pensiero, ricordo, proposito che non partecipi del movimento che Zafón riuscirà ad avviare in questi racconti come nelle altre sue opere. Tutto, vero e inventato, sarà da lui usato, costruito, guidato verso lo scopo ultimo, il fine desiderato.

Leggere questo autore appassiona, coinvolge al punto da pensare che non finisca mai di dire, di essere nuovo.Ad una serie infinita di sorprese potrebbe essere paragonata la sua scrittura, ad un’interminabile rivelazione, ad una dimensione allargata, dilatata della vita.

AA.VV., Racconti di Pasqua

La Pasqua degli scrittori

di Antonio Stanca

Come a Natale anche a Pasqua il quotidiano “il Giornale” ha anticipato le festività con un supplemento dal titolo Racconti di Pasqua. Tra ultimo Ottocento e primo Novecento sono compresi gli autori dei racconti, alcuni sono noti altri di meno ma tutti obbediscono ad una scelta attenta, sapiente, che permette di cogliere non solo la situazione della lingua italiana in diverse parti dell’Italia di allora ma anche il loro livello culturale, artistico. Un’opera scritta segnala un tipo di linguaggio ed una condizione umana, morale, civile, sociale. E la raccolta presentata da “il Giornale” offre la possibilità di prendere atto di tutto questo, di sapere come si scriveva, cosa si pensava, cosa si credeva nell’Italia di poco più di un secolo fa.

La raccolta inizia con alcuni racconti di Grazia Deledda e prosegue con altri di Giovanni Verga, Federico De Roberto, Gabriele D’Annunzio, Matilde Serao, Ada Negri, Giovanni Pascoli, Giosuè Carducci, Renato Fucini, Fausto Maria Martini, Guido Gozzano, Angiolo Silvio Novaro e di altri autori ancora fino a concludersi con una serie di quelle leggende che ad ogni grande ricorrenza religiosa sono generalmente associate, insieme ad essa a volte sono sorte. Sia i racconti sia le leggende si muovono intorno ai grandi eventi della morte e della resurrezione del Cristo, della Pasqua come loro ricorrenza, e di un tempo, di una stagione, la primavera, che pure è momento, è simbolo di risveglio, di rinascita e che con la Pasqua coincide. Al fenomeno religioso e a quello naturale, a Cristo che risuscita e alla natura che si libera dell’inverno, si riveste dei colori più diversi, più accesi, si riferiscono in genere i racconti, alla Pasqua come festa di entrambi.

E’ questo l’effetto che risalta dalla loro lettura, un effetto di colore, di luce, di vita, di vittoria. Un effetto che prende evidenza perché segue a situazioni drammatiche, tragiche quali la condanna, la pena, la morte di Cristo. La luce che viene dopo il buio, la vita dopo la morte è il tema che ha richiamato l’attenzione degli autori dei racconti. Si sono soffermati a cogliere un rapporto, uno scambio che è diventato eterno: come Cristo anche la natura risorgerà sempre a Pasqua, le loro storie rimarranno per sempre unite, costituiranno un unico evento e la Pasqua lo celebrerà.

Suggestiva, affascinante è l’atmosfera che si è creata intorno a questo collegamento e la letteratura non poteva rimanere lontana, ovunque ne ha scritto qualunque fosse la sua voce, il suo luogo.

Qiu Xialong, Ratti rossi – Di seta e di sangue

“Ratti rossi” e “ Di seta e di sangue” due noir cinesi di Qiu Xialong.

Due gialli appassionanti per avvicinarsi alla Cina, potenza mondiale che condiziona le nostre vite

di Mario Coviello 

La civiltà cinese, che conosco in maniera superficiale, mi ha sempre interessato. Marco Polo e il suo “ Milione”, “L’ultimo imperatore “ di Bernardo Bertolucci, altri film ambientati in Cina, alcuni saggi sul confucianesimo, gli studi come docente di storia, le mie esperienze di politico di sinistra, l’abitudine acquisita di riflettere sui problemi del mondo in maniera globale e interconnessa, mi hanno offerto la possibilità di avvicinarmi alla complessità della cultura e della storia cinese. La pandemia che condiziona le nostre vite da oltre un anno e che ha avuto origine a Wuhan ha reso sempre più necessario per me approfondire la conoscenza della superpotenza cinese che è con noi con i suoi prodotti nella vita di ogni giorno.

Due noir cinesi appassionanti di Qiu Xialong che vi consiglio di leggere “ Ratti rossi” del 2006 e “ Di seta e di sangue” del 2007, pubblicati in Italia, come tutti gli altri romanzi che hanno come protagonista l’ispettore capo Chen, da Marsilio, mi hanno dato la possibilità di approfondire la letteratura e la poesia, la storia e la cucina cinese, immergendomi nelle storie avvincenti di traffici, corruzione, privilegi e favori speciali in cui rimane impigliato l’ispettore Chen.

Nato a Shanghai nel 1953, Qiu ha studiato a Pechino e negli Stati Uniti. Durante le proteste di Tian’anmen nel 1989 si trovava negli Usa. Come volontario aiutò gli studenti cinesi cucinando e vendendo involtini primavera fuori dall’università. Il governo lo scoprì, la polizia andò a casa della sua famiglia e la minacciò. «Quando sentii una radio cinese fare il mio nome come fiancheggiatore degli studenti rimasi sconvolto e non tornai in Cina fino al 1995». Tornato a Shanghai ha trovato un paese diverso e ha deciso di raccontarlo: in inglese e attraverso dei gialli ambientati tra passato non troppo remoto e presente sfavillante cinese. Qiu Xiaolong vive a St Louis, la città di T.S. Eliot, la sua grande passione. Come il protagonista dei suoi romanzi anche Qiu Xiaolong è traduttore. Oltre al poeta di St. Louis ha tradotto anche Montale, che a sua volta tradusse Eliot in italiano, in cinese. E’ professore di letteratura cinese all’università nella città dove vive.

Nei suoi gialli il protagonista è l’ispettore Chen: un poeta piazzato dal Partito a fare lo sbirro. Chen ha la passione per la buona cucina del Montalbano di Camilleri, la flemma del Duca Lamberti di Scerbanenco e il romanticismo poetico di nessun altro. Una sorta di Prufrock moderno,il protagonista di “ Canto d’amore” di Eliot, tra volontà di cambiare dall’interno il sistema, recuperare ed esplorare il passato e la domanda che Thomas Eliot ha sempre con sé: «Posso osare?». Qiu Xiaolong racconta la Cina, tra materialismo capitalista e perdita del passato, distici di epoca Tang e massime di Confucio.

Per Qiu Xialong, come ha detto in un’intervista pubblicata dal Manifesto nel 2009, “ la Cina corre verso il futuro. La società materialistica che sta affermandosi in Cina non ha tempo di guardarsi indietro: deve guardare avanti per fare sempre più soldi. Per questo le giovani generazioni in Cina non conoscono la rivoluzione culturale, i fatti di Piazza Tien a Men. In Cina un sistema legale non c’è mai stato, siamo sempre stati dipendenti dall’attesa di una persona onesta capace di risolvere tutti i problemi e annientare la corruzione. Il sistema non può garantire questo, perché è immerso nelle logiche di potere.”

In “ Ratti rossi” un esperto poliziotto di mezza età con fama da incorruttibile, Hua Ting, capo della Squadra casi speciali del Fujian, viene trovato morto nel letto di una prostituta adolescente. A lui era stato affidato “il caso numero uno di corruzione in Cina”, come lo aveva definito il “Quotidiano del popolo”: indagare su Xing Xing, un quadro di partito di provincia nonché potente uomo d’affari a capo di un impero del contrabbando, da poco fuggito negli Stati Uniti per sfuggire a un mandato di cattura. Qualche giorno dopo, mentre l’ispettore capo della polizia di Shanghai, il raffinato Chen Cao, sta godendosi una serata nel mega centro benessere “Uccelli volanti e pesci saltanti” , riceve una telefonata da parte di Zhao Yan. Zhao è una figura leggendaria a Pechino, simbolo della lotta alla corruzione voluta dal premier. Egli affida a Chen Cao le indagini su Xing Xing, investendolo dell’antico titolo di “qinchai dacheng”: sarà un “inviato dell’imperatore armato di spada”, cioè dotato di poteri straordinari, potrà operare senza mandato…

In “ Di seta e di sangue” Chen Cao è alle prese con una misteriosa serie di omicidi che ha avuto inizio con il ritrovamento del cadavere di una donna avvolta in un qipao rosso, un abito tradizionale mandarino vietato durante la Rivoluzione Culturale. In una Shangai divisa tra i segni più invasivi del capitalismo e quelli della cultura tradizionale cinese, Chen Cao conduce un’appassionante indagine alla ricerca di un serial killer, che ha radici nel passato e grande potere nel presente.

Percorrere con Chen le strade di Shangai, incontrare con lui tanti personaggi di diversa estrazione sociale, consente al lettore di approfondire “dall’interno” la conoscenza della vita cinese. Da una parte i mercati alle cinque del mattino, i luoghi di ristoro minuscoli che vendono acqua calda, le “case del popolo” di pochi metri quadri con la cucina e il bagno in comune dove vivono famiglie numerose. E dall’altra mega centri benessere, ristoranti extralusso, raffinate ragazze accompagnatrici. E’ La Cina in pieno boom economico e in piena fase di assestamento dell’originale sistema politico-economico, a metà tra capitalismo e totalitarismo, “un granaio pieno di riso e infestato da ratti rossi”, ovvero da funzionari del Partito Comunista corrotti.

Nell’intervista al Manifesto alla domanda “Cosa consiglieresti ad un occidentale in Cina, per capire al meglio la vostra cultura? Qiu Xialong risponde : “ A parte leggere i miei libri, suggerire una cosa sola è impossibile. Direi però di non preoccuparsi delle differenze, di non essere timorosi. Direi di buttarsi, informarsi, guardare anche la televisione e soprattutto parlare con i cinesi, senza avere timore di incomprensioni. I giovani non ricordano il passato, ma sembrano avere voglia di condividere con gli occidentali le proprie speranze e le proprie esperienze. Non conoscono la propria storia, ma parlano inglese, navigano sul web, leggono e soprattutto conoscono molto bene la cultura e la mentalità occidentale. Quest’ultima caratteristica è un’ottima cosa. Consiglierei di non avere paura della Cina.”

E noi ?

V. Robles, Giovanni Modugno

La missione educativa di Giovanni Modugno e la sua attualità nel XXI Secolo
Nota a margine di una recente biografia del pedagogista bitontino

di Carlo De Nitti [1]

PREMESSA AUTOBIOGRAFICA

Lo so bene, lo riconosco in anticipo: sono consapevolmente “di parte” nell’approcciarmi a questo bel volume di VINCENZO ROBLES, Giovanni Modugno. Il volto umano del Vangelo, che ha visto la luce recentemente a Bari per i tipi delle Edizioni dal Sud nella collana “Memoria”, diretta da Vito Antonio Leuzzi, perché …

  • sono da trentacinque anni una “persona di scuola” e, come tale, mi occupo quotidianamente di educazione, di pedagogia, di didattica, di organizzazione scolastica, declinate in tutte le loro branche;
  • sono figlio di “persone di scuola” (mio padre Nicola, direttore didattico, mia madre Chiara, maestra) ed, in particolare, di persone che, lavorando nella scuola elementare (come, sino al 2003, si denominava l’odierna scuola primaria) hanno vissuto il loro impegno lavorativo come didattico, educativo e pedagogico;
  • mio padre (1926 – 1986) è stato – al pari di molti altri suoi amici e colleghi, alcuni dei quali citati (don Nicola Milella, Gaetano Santomauro, Salvatore Stangarone), nella maggior parte dei casi, passati a miglior vita – allievo di Giovanni Modugno nell’allora Istituto Magistrale Statale “Giordano Bianchi-Dottula” di Bari e non solo;
  • alla memoria di mio padre, ed al mondo da lui vissuto, sono legati altre figure legate a Giovanni Modugno o suoi studiosi: sia docenti del Bianchi-Dottula, i proff. Vito Centonze (latino) ed Antonio Palmiotto (matematica e fisica), don Jolando Nuzzi (religione); sia studiosi di preclara fama, ad esempio, il prof. Nicola Petruzzellis (1910 – 1988), docente di Filosofia teoretica nella facoltà di Lettere e Filosofia e di Pedagogia nel corso di laurea in Pedagogia della Facoltà di Magistero dell’Università degli studi di Bari tra gli anni ’50 e l’inizio dei ’60 del secolo scorso (facoltà in cui insegnavano pure in quel tornio di tempoiy don Gino Corallo, Gaetano Santomauro, Antonio Corsano, Virgilio Paladini, Mario Sansone); sia religiosi (mons. Carmine De Palma);
  • io stesso, negli anni Settanta del secolo scorso, sono stato allievo del medesimo istituto scolastico in cui Giovanni Modugno, a Bari, ha vissuto il suo “apostolato” di docente, di antifascista, di pedagogo, di “maestro dei maestri”;
  • ho avuto il piacere di avvicinarmi alla figura di Giovanni Modugno attraverso Educazione e politica in Giovanni Modugno, il primo dei volumi, tutti editi dalla casa editrice Cacucci di Bari, che VITTORIANO CAPORALE, un eminente storico della pedagogia, che mi onora della sua amicizia, gli ha dedicato, nel 1988;
  • la quarta copertina che le Edizioni dal Sud hanno pregevolmente realizzato per il volume rappresenta uno stralcio di una lettera che il pedagogista scrisse nel 1935 ad un maestro di Santo Spirito, EMANUELE VALENZA, che, negli anni ’60, da bambino, ho conosciuto di persona, in quanto padre di un cugino di mia madre, il dott. FRANCESCO VALENZA, con cui sono in contatto, e che questo libro ha letto con vera e propria commozione, avendo conosciuto di persona, in anni ormai remotissimi, in quel di Santo Spirito, sia GIOVANNI MODUGNO che GAETANO SALVEMINI. Il volume ha dato la stura in lui ed in me ad una serie innumerevoli di ricordi (scolastici, personali, familiari) sopiti in qualche anfratto remoto delle rispettive memorie;
  • infine, nella mia ormai remotissima adolescenza, ho avuto una breve, ma spiritualmente indelebile in me, frequentazione della città natale del pedagogista.

IL SENSO DI UN APOSTOLATO EDUCATIVO

VINCENZO ROBLES – apprezzato storico del Cristianesimo dell’Università degli studi di Bari, fin dagli anni ’60 del secolo scorso – ha dato alle stampe non soltanto una rigorosa ricostruzione della vita e del pensiero di Giovanni Modugno, ma soprattutto il senso profondo di quel “pellegrinaggio” interiore (e non soltanto) che caratterizzò la vita del Pedagogista, suo concittadino, inquadrandolo sempre nel contesto storico da lui vissuto.

Paradigmatico è, in questo senso, il titolo del volume: Il volto umano del Vangelo è apparso all’Autore – e, non si può che concordare con lui – il migliore compendio dell’esperienza umana e religiosa di Giovanni Modugno ed “il suo contributo da pedagogo per la crescita di una coscienza della propria fede e del proprio impegno civile. La ricchezza del suo epistolario, dei suoi manoscritti e delle sue pubblicazioni ci presentano un protagonista non solo della rinascita meridionale ma dell’intera rinascita democratica del Paese” (p. 22) dopo le rovine prodotte dal fascismo e dalla seconda guerra mondiale. Un titolo rispettosamente fedele in modo assoluto alla poliedrica personalità di Giovanni Modugno.

Ben sottolinea ROBLES fin dalla premessa del suo volume, che “nonostante la maggiore notorietà fuori della sua terra, Giovanni Modugno ha deciso sempre di continuare a servire la sua terra rinunciando anche ad alcuni incarichi prestigiosi, in importanti città italiane. Rimase nella sua terra, senza però lasciarsi chiudere in uno sterile municipalismo, e seppe stringere rapporti di amicizia e collaborazione scientifica con alcuni dei massimi protagonisti, italiani ed europei, della cultura e della politica del suo tempo” (p. 17).

Il percorso compiuto da VINCENZO ROBLES intorno alla figura di Giovanni Modugno inizia dalla Bitonto di fine ‘800 (La realtà politica e sociale di Bitonto ai tempi di Giovanni Modugno, pp. 23 – 36 e Realtà religiosa ed ecclesiastica negli anni di Giovanni Modugno, pp. 37) in cui egli vede i natali il 21 febbraio 1880, secondogenito di una famiglia di agricoltori con una solida tradizione cattolica (nella famiglia dell’adorata madre vi era uno zio,  don Pietro Sannicandro, parroco nella città vecchia e  due zie suore). A partire dagli anni in cui ha frequentato il Liceo Ginnasio, si avvicina agli ideali del socialismo: “Tra gli ultimi anni dell’’800 ed i primi decenni del ‘900, Bitonto visse un momento di rinnovamento culturale […] un discreto numero di intellettuali […] professavano idee repubblicane e socialiste. Un socialismo non ancora marxista e spesso deamicisiano” (p. 56). Tant’è che Modugno stesso aveva fondato un proprio gruppo chiamato significativamente ‘Pleiade’.

“Non è facile comprendere e giudicare gli anni giovanili di Giovanni: fu un giovane ribelle? Fu certamente un giovane che non accettava imposizioni e che lottava contro le ingiustizie” (p. 60). In questo la cifra del suo impegno civile e politico nella sua città natale fino al 1898, allorquando, conseguita la maturità classica a Bari, la lasciò per proseguire gli studi universitari in quel di Napoli presso la facoltà di Scienze della locale Università degli studi, dove conseguì la laurea in scienze naturali con la tesi La classificazione dei vertebrati e dove iniziò ad insegnare. “La lontananza da casa e dai suoi amici gli costava e, con il passare degli anni, diventava ancora più pesante per la mancanza di un ‘volto’, quello della sua amata Maria” (p. 67). Negli anni napoletani, Giovanni Modugno seguì le lezioni del filosofo neokantiano Filippo Masci (1844 – 1922) e di Nicola Fornelli (1843 – 1915), bitontino anch’egli, dopo essersi iscritto nel 1906 al corso di laurea in filosofia.

Dal 1908 Giovanni Modugno, vinto il concorso per l’insegnamento di filosofia e pedagogia, insegnò a Corato: “Densi di avvenimenti furono i sette anni trascorsi a Corato: Modugno accanto all’insegnamento continuò i suoi studi e si impegnò nelle prime pubblicazioni. Furono gli anni del suo matrimonio, del suo impegno politico vicino a Gaetano Salvemini, ma anche della sua partecipazione alla vita culturale e politica di quella città” (p. 75).

Con la sua prima esperienza didattica, Modugno si avvicina al filosofo e pedagogista tedesco Friedrich Wilhelm Foerster (1869 – 1966) ed al filosofo statunitense Josiah Royce (1855 – 1916) che lo accompagnerà in tutto il suo itinerario intellettuale. In loro, egli ritrova – come scriveva nel 1969, in un suo saggio, Gaetano Santomauro (1923 – 1976) già suo allievo al Regio Istituto Magistrale “Giordano Bianchi-Dottula” di Bari – la spinta al ritorno a Cristo ed al cattolicesimo, attraverso la dottrina morale del Vangelo. “Foerster e Modugno vivono lo stesso periodo storico, sono entrambi impegnati in politica per la difesa della persona umana, ed entrambi finiranno di riconoscere nel cristianesimo il massimo baluardo per una tale difesa” (p. 163)

All’attività di docente e di studioso, Giovanni Modugno affianca quella politica – nel nobile senso con cui egli ha sempre vissuto quell’impegno “lontano da qualsiasi partigianeria e da qualsiasi strumentalizzazione di uomini e di idee” (p. 95) – e la vita familiare che inizia a costruire con la consorte, dopo aver contratto matrimonio il 22 dicembre 1911, con la nascita nel luglio del 1913 dell’adorata figlia Pinuccia, “elemento essenziale nella vita di entrambi i coniugi e la forza trainante verso la soglia della fede” (p. 91).

Il fulcro dell’impegno di Modugno è l’educazione dei giovani ed a loro si è sempre dedicato nelle tre sedi in cui ha esercitato il suo insegnamento – Corato prima, come si è visto, Barletta poi, dove fu anche Direttore del Ginnasio Magistrale, ed infine Bari, dove approdò nel 1920 – “l’opera educativa che andava svolgendo, pur rimanendo nella sua terra, fu sempre più conosciuta ed apprezzata al di fuori dei confini della Provincia di Bari” (p. 103). Non a caso il professore fu ‘pregato’ da Giuseppe Lombardo Radice di collaborare con lui alla stesura di un volume. Ecco: “Luzzato, lombardo Radice, Zanotti Bianco […] furono autori, alfieri di una democrazia nella scuola e nella società a riconoscere il profondo valore umano e culturale di Modugno” (p. 105).

Quando nel 1920 vinse il concorso per Direttore delle Scuole magistrali egli poteva scegliere sedi con Università prestigiose, ma alla fine decise di non abbandonare la terra di Puglia, trasferendosi a Bari con la famiglia ed abitando in via Cardassi: “La scelta non interruppe i già numerosi rapporti scientifici che Giovanni aveva con i più importanti pedagogisti di quegli anni, anche se, come vedremo, dopo la sua morte, pagherà di aver scelto la sua terra dove non sempre era facile mantenere scambi culturali e seguire la pubblicazione dei propri lavori” (p. 117). Ancora: ”Lombardo Radice, nel 1923, invitava Modugno ad accettare la carica di Provveditore agli studi per la Provincia di Bari. Modugno rifiutò e lo fece personalmente, recandosi a Roma, presso il Ministero. Un rifiuto dettato non dal ‘quieto vivere’ ma ‘per amore di posizioni nette’ (p. 125). Temeva, cioè, che la carica potesse limitare la sua libertà di pensiero e costringerlo a compromessi con il regime che era in fase di costruzione: è solo un caso che nel 1929, al momento della firma dei Patti Lateranensi, Modugno “tace in una Bari osannante” (p. 165)?

PELLEGRINO INTERIORE VERSO L’ASSOLUTO

A Bari Giovanni Modugno continua il suo ‘pellegrinaggio interiore’ da ‘viandante’ : “Erano appena passati 4 anni dalla sua nuova residenza barese e dal suo nuovo ruolo di direttore e d’insegnante presso l’Istituto Magistrale, e Modugno sentiva sempre di più il ‘bisogno di Dio’ […] La ‘conversione’ per Modugno non è stata un accadimento, un episodio casuale ed improvviso, è stata invece un’esperienza iniziata e vissuta fin dai suoi primi anni, giorno dopo giorno, nello studio, nella vita sociale, nella vita politica” (pp. 128 – 129). Non è casuale, in questo suo percorso di vita, la vicinanza con Mario Casotti (1896 – 1975): Modugno passa “da un cristianesimo laicizzato a un cristianesimo di fede nella resurrezione” (p. 137). In questo passaggio, la tragedia, cristianamente vissuta, della morte dell’amatissima figlia Pinuccia, il 22 novembre 1934. Alla morte della figlia, i genitori scoprono il suo diario e “con Pinuccia moriva la silenziosa testimone del sempre più chiaro pellegrinaggio veso la pienezza della fede […] Non conosciamo cosa provocò quella lettura e se abbia provato meraviglia nel constatare che la figlia credeva nell’immortalità dell’anima e nel ‘Regno di Dio’ ” (pp. 150 – 151).

Nel suo apostolato scolastico e sociale, Giovanni Modugno potette contare sul sostegno di Mons. Marcello Mimmi, arcivescovo di Bari dal 1933 al 1952: “Mentre il fascismo rivelava sempre di più il suo carattere totalitarista, Modugno, confortato dalla presenza del nuovo arcivescovo ed entusiasta del nuovo cristianesimo maritainiano, iniziava una inaspettata c 8iollaborazione con l’azione cattolica di Bari e Bitonto […] Modugno condivideva il metodo pastorale del suo arcivescovo il cui insegnamento partiva dal Vangelo per aiutare a vivere il tempo presente” (p. 186 – 189). Non a caso egli fu coinvolto anche come pedagogo di molti sacerdoti nel Seminario regionale di Molfetta, ma “nonostante l’amicizia con mons. Mimmi, la fiducia che riscuoteva da parte di alcuni sacerdoti, dei colleghi e l’ammirazione da parte di molti suoi studenti, Modugno ha sempre vissuto questo senso di solitudine, in parte dovuto anche al suo carattere riservato” (p. 197).

Quel carattere che gli fece declinare, dopo la caduta del fascismo, ogni incarico di natura politica, nonostante le molte offerte ricevute, per esempio, tra gli altri, dall’amico Tommaso Fiore (1884 – 1973), così come emerge la totale assenza di qualunque riferimento ad Aldo Moro, anch’egli di formazione maritainiana e molto stimato da mons. Mimmi.

Nei suoi ultimi anni, Giovanni Modugno “nel ‘Movimento Comunità’ dell’ingegnere Olivetti intravide la possibilità di tradurre un suo antico ideale […] Il concetto di liberazione, il primato dello sperituale che va da Platone a Gesù, sono state le ragioni che hanno caratterizzato il cammino di Olivetti e di Modugno. Anche questa era una consolazione spirituale per chi continuava a considerarsi un solitario!” (pp. 239 – 240).

Probabilmente, per Modugno anche Adriano Olivetti (1901 – 1960) era una di quelle ‘energie religiose secolarizzate’, come egli le chiamava, di cui è ben ricco l’epistolario e di cui viene reso ragione da VINCENZO ROBLES nel capitolo 14 (pp. 255 – 268): Gaetano Salvemini, Tommaso Fiore, Gioacchino Gesmundo, alunno di Modugno Regio Istituto Magistrale di Bari, Antonio Lucarelli, Mauro Carella, maestro di Canosa di Puglia.

GIOVANNI MODUGNO VIVANT

Modugno rimase per tutta la sua vita fedele alla sua missione educativa: ai suoi studenti, alle sue classi: “Dalla sua scuola di Bari Modugno collaborava con un gruppo straordinario di cattolici che, durante il fascismo, già creavano la nuova coscienza democratica degli italiani […] il suo ideale rimase sempre quello di educare alla libertà, all’uguaglianza, al rispetto della persona” (pp. 159 – 160). Sulla scorta dei suoi Autori prediletti, F. W. Foerster e J. Royce, educava i giovani tanto nella scuola quanto nella sua casa, “un vero laboratorio di pace e di coscienza critica” (p. 179) il suo.

Quella ‘coscienza critica’ di cui oggi – dopo oltre sessanta anni dalla sua morte – si avverte uno smisurato bisogno: il volume di VINCENZO ROBLES – cui c’è da augurare larghissima diffusione – ne rende seriamente consapevoli noi tutt*, uomini del XXI secolo, persone di scuola e no.


[1] CARLO DE NITTI (Bari, 03.11.1960), laureato in filosofia con GIUSEPPE SEMERARI (24.06.1983), opera nella scuola – docente prima (1986 – 2007) e dirigente scolastico poi (dal 2007 ad oggi) – da circa trentacinque anni, di cui più di venti nel capoluogo di Regione.

E. Cline, Harvey

Emma Cline scrive dell’anima

di Antonio Stanca

   Recentemente è stato pubblicato dalla Einaudi, nella serie Stile Libero Big, Harvey, ultimo breve romanzo della scrittrice americana Emma Cline. La traduzione è di Giovanna Granato. Pure in America l’opera è comparsa quest’anno.

  La Cline è nata nel 1989 nella contea di Sonoma, in California. Ancora adolescente, mentre frequentava la Sonoma Academy, aveva recitato. Diplomatasi, aveva frequentato il Middlebury College e poi la Columbia University. Aveva cominciato a scrivere, erano stati brevi racconti per i quali era stata premiata. Nel 2016 avrebbe scritto Le ragazze, suo romanzo d’esordio, nel quale dice di una donna che ricorda la sua vita da ragazza, quando era entrata a far parte di una setta clandestina, e che dal suo caso è mossa a riflettere sul male esistente nel mondo, sulle sue gravi conseguenze. Nonostante la critica avesse mosso delle obiezioni circa l’ambientazione del romanzo e la sua conclusione, nonostante la Cline fosse stata accusata di plagio, Le ragazze divenne un successo in America e nel mondo, fu molto premiato, rimase tre mesi nella classifica dei migliori romanzi presentata dal “New York Times”, fece rientrare la Cline nell’elenco degli autori della Granta, quello dei migliori giovani scrittori americani, e fu scelto per una riduzione cinematografica. D’allora i racconti della Cline sono comparsi in importanti riviste letterarie.

   Come ne Le ragazze anche in Harvey la scrittrice muove dalla realtà, dalla storia privata e pubblica della sua America e trasforma alcuni eventi clamorosi in narrazioni dove è possibile solo intravederli perché hanno perso ogni riferimento, ogni particolarità e acquisito un significato più esteso.

   In Harvey il motivo ispiratore è stato quello di un celebre caso giudiziario e di chi ne era risultato colpevole. Nel romanzo si chiama Harvey. Vive nel Connecticut e lavora nel mondo dello spettacolo, cinema in particolare. E’ un personaggio noto. Nei suoi riguardi è in corso un processo per ragioni che la scrittrice non chiarisce mai del tutto, che lascia solo intendere. Si sofferma, invece, si dilunga per quasi tutta la narrazione a mostrare Harvey, a far vedere come, dove trascorre i giorni che precedono, soprattutto l’ultimo, la conclusione del processo, la lettura della sentenza. E’ ansioso, inquieto anche se si sforza di stare, di apparire tranquillo, di non preoccuparsi. Si dice, si convince di non aver commesso alcun reato. Si è allontanato dalla città dove ha sede il tribunale, vi farà ritorno il giorno della sentenza. Intanto è stato in continuo contatto telefonico con i suoi avvocati che lo hanno informato circa gli sviluppi del processo. Si è sentito telefonicamente anche con amici, che lo hanno invitato a non pensare troppo a quanto sta succedendo, a sperare bene ma c’è stato pure chi non si è mostrato completamente sicuro di un esito positivo. Tra questi estremi Harvey ha trascorso il tempo prima della sentenza. Si è trasferito in case isolate, si è spostato in continuazione tra queste e locali pubblici. Ha provato a sentirsi con vecchi amici o amiche, a non parlare della sua vicenda, a immaginare come sarà, come vivrà dopo.

   La situazione, però, si va sempre più aggravando, le notizie che giungono non sono delle migliori, Harvey entra in uno stato di agitazione, sta già pensando a chi rivolgersi per cercare una qualunque soluzione. Ma non si arriverà al giorno della sentenza, il romanzo finirà prima, non farà sapere come è andata, farà solo vedere Harvey in uno stato di quasi delirio per quanto si prepara dal momento che completamente diverso dalle sue aspettative si preannuncia. Si conclude la narrazione della Cline dopo essersi rivelata una lunga, interminabile indagine su quanto in quei giorni è avvenuto nella mente, nell’animo del protagonista. Tutto ha detto la scrittrice dei suoi problemi interiori e tanto importanti sono stati da aver fatto diventare marginale, di poco conto la conoscenza della verità ultima.    Come scrittrice dell’anima ha esordito la Cline e come tale ha continuato!

G.C. Cocco, Time to Mind

TIME TO MIND Velocità ed efficacia dell’apprendimento: il nuovo vantaggio competitivo di imprese e individui di Gian Carlo Cocco – (Franco Angeli, 2020, pag. 244)

GIOVEDI’ 18 MARZO 2021 – ORE 17.30

In diretta sui canali Facebook e Youtube di Università eCampus

https://www.facebook.com/unieCampus/

https://www.youtube.com/user/UniversitaeCampus

INTERVENGONO: 

MARCELLO FOA, Presidente Rai

MARIO MANTOVANI, Presidente Manageritalia

L’Università degli Studi eCampus presenta, all’interno della propria rassegna editoriale online, il libro “TIME TO MIND – Velocità ed efficacia dell’apprendimento: il nuovo vantaggio competitivo di imprese e individui”,  di Gian Carlo Cocco – (Franco Angeli, 2020, pag. 244).

L’appuntamento è per giovedì 18 marzo 2021, ore 17.30,con il webinar on line sui canali Facebook e Youtube di eCampus, in compagnia di Gian Carlo Cocco, autore del libro e docente in eCampus di Economia del Capitale Umano e di Neuroscienze applicate all’organizzazione; delPresidente della Rai, Marcello Foa e del Presidente di Manageritalia, Mario Mantovani.

Diversi i temi sui quali i relatori si confronteranno: un nuovo, necessario modo del manager di guardare a se stesso ed alla propria azienda, in una prospettiva motivazionale profondamente mutata – anche a causa della pandemia – sia da un punto di vista formativo che lavorativo ed occupazionale; managerialità e recruiting; comunicazione aziendale.

In particolare, il testo del Prof. Cocco, Time to Mind, ci spiega come nella nostra società basata sulle competenze si assiste ad una continua obsolescenza delle risorse intangibili derivante dalle incessanti innovazioniscientifiche, tecnologiche, di mercato e dalla crescente turbolenza e imprevedibilità nella quale è immerso ogni genere di organizzazione e ogni tipo di professionalità. Per vincere questa pressione occorre ridurre i tempi necessari per seguire tempestivamente le evoluzioni delle competenze sia tecniche che comportamentali. La sfida sta nel riuscire a concentrare gli investimenti, oltre che nelle hard skills, anche, e soprattutto, nelle soft skills, le “ruote motrici del knowhow”.

Il libro rappresenta una guida rigorosa e di concreta applicabilità per rendere l’apprendimento individuale e collettivo maggiormente rapido ed efficace, offrendo spunti di riflessione per affrontare la contrapposizione tra intelligenza artificiale e competenza umana.

Vengono proposti agili strumenti per definire:

• le modalità più efficaci per individuare, definire, descrivere ed impiegare le conoscenze fondamentali (hard skills) per svolgere qualsiasi attività;

• le modalità più efficaci per definire i comportamenti fondamentali (soft skills) in modo chiaro e riscontrabile e per poterli valutare ed autovalutare anche tramite originaliassessment a distanza;

• l’applicazione del Time to Mind sia per le hard skills, sia per incrementare le soft skills facendo ricorso all’autoformazione e all’autocoching.

I vari temi svolti sono supportati da rigorosi riferimenti scientifici che ne fanno un’opera insostituibile per manager, professionisti e studiosi. Il libro stesso rappresenta il primo esempio concreto di Time to Mind.

“L’innalzamento della qualità dei processi di apprendimento e la riduzione del Time to Mind è quindi un elemento strategico non solo per le nostre imprese ma, più in generale, per lo sviluppo dell’umanità, come la recente pandemia ci ha così tragicamente ricordato”. Paolo Iacci, dalla Prefazione.

*****

GIAN CARLO COCCO

E’ Presidente della Time to Mind SA con sede a Lugano (società internazionale che gestisce una piattaforma telematica di Assessment e sviluppo multilingua: www.timetomind.ch) e docente di Economia del Capitale Umano e di Neuroscienze applicate all’organizzazione presso la Facoltà di Economia dell’Università telematica e-Campus E’ iscritto all’Albo degli Psicologi. Dal gennaio 1993 a tutto il 2006 è stato Presidente e fondatore della società di consulenza Idea Management E’ stato Presidente del Consorzio Costa Smeralda e docente della Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. La sua ultra quarantennale carriera professionale si è svolta prima in qualità di manager aziendale, poi in qualità di imprenditore nella consulenza d’impresa e infine nell’insegnamento universitario. 

Ha pubblicato 25 libri nel campo del management, dell’organizzazione e del neuromanagent. Gli ultimo libri pubblicati presso l’editore Franco Angeli sono: Time to Mind, Governare l’impresa con il capitale umano, Neuromanagement, Intelligenze manageriali, Life Management e Gestire un’Associazione.

MARCELLO FOA

Marcello Foa, nato a Milano il 30 settembre 1963, doppia cittadinanza svizzera e italiana, è laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano.

Inizia la carriera giornalistica in Svizzera nel 1984. Nel 1989 è assunto da Indro Montanelli a il Giornale, che nel 1993 lo nomina caporedattore Esteri. In seguito diventa inviato speciale e

editorialista, mentre nel 2010 dirige ilgiornale.it. Nel 2011 è nominato amministratore delegato del Gruppo del Corriere del Ticino, il principale gruppo editoriale della Svizzera Italiana. Dal 2018 è presidente della RAI e membro dell’Executive board dell’EBU e della Treccani.Parallelamente alla carriera giornalistica e manageriale, dal2004 ha sviluppato un percorso accademico, tenendo corsi presso l’Università della Svizzera Italia (USI), l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Università di Pavia. Vincitore di numerosi premi, ha scritto due saggi e due romanzi.

MARIO MANTOVANI

Dal 2019 presidente Cida – Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità e dal 2020 presidente Manageritalia – Federazione dirigenti, quadri ed executive professional del terziario. Classe 1960, dopo la laurea in Economia e Commercio conseguita all’Università di Bologna, ha maturato oltre 35 anni di esperienza in primarie aziende nazionali e multinazionali, diventando dirigente nel 1990 e operando successivamente come direttore generale e amministratore delegato. Andersen Consulting (oggi Accenture), Gruppo Paritel, Ernst&Young Consultants sono alcune delle realtà in cui ha operato, oltre ad essere stato membro OIV – Organismo indipendente di valutazione delle performance del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare per un biennio.

Attualmente è consigliere dell’Istituto di pagamento AdmiralPay, consulente del Gruppo CIT in amministrazione straordinaria e amministratore di Dorian srl con delega agli investimenti in start-up e società innovative. In Manageritalia e negli enti correlati ha ricoperto vari incarichi fino ad assumere la vicepresidenza nazionale per otto anni e più recentemente la presidenza.

L’Università eCampus è un Ateneo che, attraverso una didattica e-learning, propone 56 percorsi di laurea e numerosi master altamente professionalizzanti. Tra i principali obiettivi, la c.d. “Terza Missione”, l’insieme cioè di tutte quelle attività con le quali l’Università, oltre a fare Alta formazione e Ricerca, entra in contatto con il contesto socio-economico attraverso il trasferimento e la valorizzazione delle conoscenze. Ciò sin dalla sua 

istituzione (con Decreto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca  del  30 gennaio 2006) e  grazie alla presenza capillare con proprie sedi in tutte le principali città d’Italia.

Info all’indirizzo www.uniecampus.it

Lettura Primo Levi

A vent’anni dal primo Giorno della memoria, il 27 gennaio 2021, il Ministero dell’istruzione ha pubblicato “Lettura Primo Levi in occasione del Giorno della Memoria 2021” in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi. Il libro accompagna la lettura di alcuni brani, scelti per lo più da I sommersi e i salvati,letti per l’occasione da Fabrizio Gifuni nella Biblioteca “Luigi De Gregori” e ripresi dall’Istituto Luce Cinecittà.

Scopo di questo piccolo volume: avvicinare gli studenti delle scuole secondarie all’ultima opera di Primo Levi, favorire la riflessione sulla Shoah e sulla condizione degli esseri umani in condizioni estreme.

Il libro è liberamente scaricabile:  https://www.scuolaememoria.it/_file/documenti/Area-didattica/LetturaPrimoLevi.pdf; il video delle letture si può richiedere mandando una mail a: info@scuolaememoria.it.

Anche durante le restrizioni dovute alla pandemia, la Biblioteca  continua ad aprire le sue porte anche in maniera virtuale: “Le biblioteche sono fontane, non serbatoi”  (Luigi De Gregori).

A. Leogrande, La frontiera

Alessandro Leogrande, La frontiera, Feltrinelli, 2017

di Mario Coviello

Ho appena finito di leggere “ La frontiera”, un saggio di Alessandro Leogrande, pubblicata dalla Universale Economica Feltrinelli nel 2017 e che vi consiglio di leggere perchè ci aiuta a capire il mondo che viviamo, i tempi difficili che stiamo attraversando.

Per molti anni Leogrande si è occupato degli “stranieri” che arrivano in Italia dall’Asia e dall’Africa e come vicedirettore del mensile “ Lo straniero”, come giornalista del “ Corriere del Mezzogiorno”, del “ Riformista” e con trasmissioni su Radio Tre ha raccontato le loro vite, le torture che hanno subito, le lingue che hanno imparato, le ragioni delle partenze, gli arrivi sempre provvisori. le speranze, i progetti di vita.

“La frontiera” racconta questo suo cammino dentro una umanità dilaniata, la voglia di comprendere del suo autore.E sono le persone che incontra Ahimid, Yvan, Gabriel, don Mussie, Alganesh, Shorsh, persone che vengono dall’Eritrea, dal Pakistan,dalla Siria,dal Kurdistan, dalla Nigeria che, attraverso i loro racconti dolorosi, difficili, racconti ascoltati nel corso di anni di frequentazioni, che noi lettori abbiamo la possibilità di avvicinarci alla comprensione del perchè. Perchè queste persone fuggono, perchè trascorrono anni della loro vita tra fatiche, paure, terrore per arrivare in Italia e nel nord dell’Europa.

Le storie di queste persone ci fanno conoscere la crudeltà dei trafficanti che arrivano ad uccidere chi non può pagare una tappa del viaggio per vendere i loro organi, con un commercio sempre più fiorente.

Alessandro Leogrande, da testimone privilegiato, impegnato in prima linea nella difesa dei diritti di queste persone e di questi popoli, racconta la crudeltà e l’inefficacia delle politiche italiane e dell’Unione Europea nel tentativo di governare il fenomeno dei flussi migratori. Al centro delle sue riflessioni l’autore pone il concetto di “frontiera” e spiega che la frontiera muta in continuazione con il variare degli accadimenti e i muri, il filo spinato, le dogane, le polizie di frontiera, le navi militari non fermano questi flussi mentre i trafficanti, gli scafisti, i passeurs, i mercanti di uomini,i politici corrotti li sanno governare per trarre il massimo del profitto.

Alessandro Leogrande ci trascina in un viaggio doloroso ma necessario lungo la frontiera che divide il sud dal nord del mondo, ma non si limita a fermarsi lungo quella linea immaginaria, la scavalca con intraprendenza e ci porta nei paesi da cui i migranti provengono andando ad indagare e sviscerare le cause dei terribili conflitti, delle dittature, dei campi di concentramento che portano queste persone ad affrontare viaggi altrettanto terribili e disumanizzanti nella speranza di un futuro migliore. Leogrande ci prende per mano, ci mostra la cruda realtà dei fatti e con una semplicità ed un’accuratezza disarmante spiega e analizza eventi storici e politici complessi e dalle mille sfaccettature. Un libro bellissimo,doloroso,crudo ma assolutamente necessario per comprendere il presente e per capire che, nonostante la storia coloniale italiana sia un periodo del passato col quale crediamo di aver fatto i conti in realtà non è così, poiché la scia di quel processo abominevole che è il colonialismo e le sue conseguenze sono ancora vive nei paesi che abbiamo depredato per assicurarci il famigerato ‘posto al sole’, comprenderlo è necessario per avere una visione chiara del problema.

Leogrande con analisi approfondite dimostra che le politiche dei respingimenti alle frontiere, dei blocchi navali, dei centri di raccolta e detenzione sono fallimentari, costano migliaia di vite innocenti che si trovano in fondo al mare Mediterraneo e in tombe senza nome e sofferenze che segnano per sempre i sopravvissuti che a milioni vivono oggi nelle nostre città e nei nostri paesi.

La “Frontiera” è un grido contro la violenza, contro le sofferenze che sono impresse nelle carni dei migranti e il dipinto del Caravaggio che si trova a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi la “Vocazione e il Martirio di San Matteo” serve a Leogrande per descrivere la violenza del mondo.

Il libro è ricco di informazioni necessarie: la solidarietà e l’impegno di uomini e donne che si spendono per aiutare queste persone, la capacità che gli immigrati hanno di adattarsi ai nuovi contesti e resistere comunque. La penna di Leogrande è unica ed è un peccato che ci abbia lasciati così presto.

Dal duemila mi sono occupato di immigrati. Ho diretto l’Istituto Comprensivo di Bella , frequentato da da alunni provenienti dal Marocco e dalla Romania, ho conosciuto e frequentato tante persone provenienti da questi paesi per il mio impegno nella Caritas parrocchiale. Come presidente del Comitato Provinciale Unicef di Potenza ho raccontato le storie di minori stranieri non accompagnati a migliaia di alunni delle scuole della provincia di Potenza con il docu-film Unicef “ Sottopelle” di Giuseppe Russo.

Questo libro di Alessandro Leogrande è una lettura che consiglio a tutte le persone che vogliono capire i tempi che stiamo vivendo e guardare il mondo dalla parte degli ultimi, come ci insegna Papa Francesco.

A. Cavaletto – L. Zanardo, Io sono il male

Andrea Cavaletto e Lisa Zanardo, Io sono il male, GM Libri,  marzo 2021

«Mi chiamo Stella Miani, e sono morta.»

Il 4 marzo esce Io sono il male,edito da GM Libri, il primo romanzo di Andrea Cavaletto (sceneggiatore di Dylan Dog, Martin Mystère, Zagor, Tex e Dampyr) scritto a quattro mani con Lisa Zanardo (già Visioni d’amore color lilla, Ogni giorno un nuovo inizio, manuale sulla sclerosi multipla). Un lavoro del tutto originale per l’Italia, 328 pagine che scorrono sulla scia dell’home thriller, genere fino a questo momento appannaggio esclusivo di autrici per un pubblico prettamente femminile.

Stella sta fuggendo da una relazione sterile che non la porta a nulla; la riviera ligure le è sembrato il posto migliore dove andare a rintanarsi, ma sulla strada verso il mare l’attende un incidente d’auto, che la conduce all’incontro fatale con una donna elegante e indecifrabile, Irene, e con suo marito Milan, un medico geniale, avvolto da un alone di inquietante magnetismo. Comincia per la giovane donna una danza conturbante e pericolosa, tra memorie ed esistenze sfuggenti, accomunate da un unico, doloroso destino; sempre più a fondo, in un gorgo di illusioni e verità taciute, alla ricerca di se stessa, delle più inattese e inconfessabili rivelazioni circa la morte e la vita, il male e una messianica promessa di guarigione.

Un racconto anticonformista che colorandosi dei toni della finzione, mantiene tratti quasi autobiografici. Stella Miani diventa infatti, a momenti, una specie di alter ego della stessa Lisa Zanardo che trova, attraverso di lei, il modo per raccontare la sclerosi multipla, di cui entrambe sono affette, presentandocela con occhi del tutto nuovi.

Il tema della malattia, fagocitata da vampiri psichici, qui ha varie declinazioni, fisica prima di tutto, poi psicologica con tutte le aberrazioni che ne derivano, inseguendo la possibilità di una cura, il tentativo di un’assoluzione e forse il miraggio di una catarsi.

ANDREA CAVALETTO

Classe 1976, è creativo, illustratore e sceneggiatore. Collabora con numerosi editori e produttori cinematografici italiani e stranieri, sia underground che mainstream, tra cui Sergio Bonelli Editore, Feltrinelli, Edizioni BD, Edizioni Inkiostro, Bugs Comics, Metal Blade Records, Walt Disney, Marvel, Warner Bros, Toei Animation Raven Banner, Epic Pictures, Troma.

Per la Sergio Bonelli Editore, ha scritto numerose storie di DYLAN DOG, firmando anche sceneggiature di altri tra i personaggi più iconici della casa editrice milanese, quali Martin Mystère, Zagor, Tex e Dampyr.

È il creatore della serie horror psicologica PARANOID BOYD per Edizioni Inkiostro.

Per FELTRINELLI COMICS ha realizzato la graphic novel NUVOLE NERE in collaborazione con Pasquale Ruju e Rossano Piccioni.

Ha realizzato la sceneggiatura del cult horror movie cileno HIDDEN IN THE WOODS da cui è stato tratto un remake USA.

Nella sua carriera pluriventennale ha vinto numerosi premi letterari e cinematografici ed è stato candidato come miglior sceneggiatore italiano per tre edizioni del Premio Boscarato.

È docente di scrittura creativa alla scuola Holden di Torino.

LISA ZANARDO

Lisa Zanardo nasce a Padova il 16 Febbraio 1982. Ha la sclerosi multipla. L’avvento della malattia la spinge a raccontare del suo rapporto con essa, in modo quasi catartico.

Dal 2017 al 2019, scrive per il blog Ali di Porpora, dove crea e si occupa della rubrica “Il cuore trascritto”.

Nell’Agosto del 2018, esce il suo primo libro, il romanzo “Visioni d’amore color lilla” per Onda D’Urto Edizioni.

A Febbraio del 2019, pubblica per Bertoni Editore un manuale sulla sclerosi multipla, “Ogni giorno un nuovo inizio”.

A Luglio dello stesso anno, esce il libro “Piume di diamante”, nato dalla collaborazione delle “penne” di Ali di Porpora, cui partecipa con il capitolo “Della sclerosi multipla e delle normalità soggette a discriminazione”.

Luca Mori, Meraviglie filosofiche

Luca Mori, Meraviglie filosofiche
Esperienze e conversazioni fuori dal comune alla scuola dell’infanzia
pp. 144, marzo 2021

È davvero possibile fare filosofia con i bambini?
In che senso?
In che modo?
E perché farla?

Ebbene sì, ci sono domande, storie ed esperienze che fin dall’età dell’infanzia permettono di fare conversazioni cariche di meraviglia e di una tensione filosofica che le rende differenti da altri tipi di conversazione. Ma perché farla? Fare filosofia con bambini e bambine è come invitarli a esplorare sentieri e paesaggi che, per essere attraversati, richiedono di sperimentare andature nuove e di trovare connessioni tra quel che si crede di sapere, e quel che ancora non si sa. Così facendo, anche i più piccoli si allenano ad affrontare il dubbio e l’incertezza.

Quindi, da dove partire? La storia della filosofia insegna che la meraviglia può nascere sia dal considerare domande e fenomeni che appaiono nuovi e lontani dall’esperienza ordinaria, sia dal guardare in modo nuovo, con altri occhi, le cose che abbiamo tutti i giorni sotto il naso.

Dall’autore di Giochi filosofici e Sfide filosofiche, arriva ora Meraviglie filosofiche, un nuovo volume che permette di impostare un percorso di riflessione filosofica nella scuola dell’infanzia, un progetto già testato dall’autore stesso in molte scuole di tutta Italia. Attraverso spunti ed esempi che rimandano a punti di partenza anche molto diversi tra loro (a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo del libro: Frammenti di filosofi; Esperimenti mentali; Favole classiche; Albi illustrati; Altri spazi di scoperta), l’autore suggerisce quindi una serie di domande da porre ai bambini per stimolare la discussione e guidare il dibattito. Per ogni tema, vengono riportate anche le idee e gli appunti raccolti dall’autore nella sua esperienza nelle scuole.

Luca Mori, dottore di ricerca in Discipline filosofiche (Università di Pisa), progetta e conduce da anni laboratori di filosofia con i bambini. Tra i suoi progetti, un viaggio di oltre 10.000 km in tutta Italia per proporre l’esperimento mentale dell’utopia a bambini tra i 5 e gli 11 anni (www.utopiedibambini.it).

R. Piumini, I Cici. L’avventura di due golosi

Roberto Piumini, I Cici. L’avventura di due golosi, Interlinea, Novara 2021, pp. 32, euro 8 “Le rane” 8, ISBN 978-88-6699-133-5

Una fiaba moderna che parla di alimentazione divertendo il piccolo lettore: I Cici di Piumini

Torna in libreria I Cici, una storia che parla di cibo ed eccessi con il linguaggio magico delle fiabe declinato nello stile unico di Roberto Piumini

Due fratelli, Cicio e Cicia, decidono di partire per cercare Felicity, un paese meraviglioso di giochi e colori, feste ed allegria. Ma lungo la strada gli viene fame e mangiano… troppo. E così diventano cicciottelli, grassi, grassissimi… I Cici è una storia piena di fantasia per parlare ai bambini, in modo semplice e divertente, dell’importanza di una sana alimentazione. Per primi lettori.

Roberto Piumini, nato a Edolo in Valcamonica nel 1947, vive tra Milano e Buonconvento presso Siena. È autore di libri dal 1978: romanzi, racconti, poemi, poesie e traduzioni per bambini e ragazzi. È stato inoltre fra gli autori e ideatori della trasmissione televisiva RAI L’Albero Azzurro, e ha scritto e condotto le trasmissioni radiofoniche Radicchio e Il Mattino di Zucchero. Per bambini e ragazzi è tra gli scrittori italiani più conosciuti e prolifici, pubblicando con circa 70 editori, e suoi testi sono tradotti all’estero. Dal 2001 è uno degli autori più amati delle “Rane”, collana nella quale ha pubblicato La capra CaterinaCiro e le nuvoleLa battaglia dei coloriLa palla di LelaL’acqua di BumbaLa rapa gigante e le storie natalizie Il viaggio di Peppino e La pancia di Maria. Per i lettori adulti è autore di romanzi e di fortunate raccolte di poesia. Con gruppi corali, strumentisti, cantanti e attori, o accompagnato alla chitarra dal figlio Michele, propone spettacoli di lettura e recitazione di propri testi, per bambini, ragazzi e adulti, e spettacoli di animazione teatrale e musicale.

Cecco Mariniello è nato a Siena nel 1950. È illustratore da quasi trent’anni e per le sue opere ha ricevuto molti premi, tra cui due Andersen, nel 1985 e nel 1990, e il premio del Battello a Vapore nel 1996. Ha collaborato con i maggiori periodici italiani e francesi ed è illustratore delle più importanti case editrici nazionali. Al momento si dedica alla pittura su carta con acquerelli, prediligendo figure comiche. Alcune di queste Opere buffe sono state raccolte nel 2004 alla galleria Nuages di Milano.
Con Interlinea ha pubblicato Come Caterina salvò Babbo Natale, di cui è autore di testo e immagini e ha illustrato Ciro e le nuvoleI Cici, Il viaggio di Peppino La pancia di Maria di Roberto Piumini, Chi ha incendiato la biblioteca? di Anna Lavatelli e Piccole storie matte di Anna Vivarelli.

U. Eco, Le magnifiche sorti e progressive

Umberto Eco, uno degli ultimi grandi umanisti

di Antonio Stanca

Le magnifiche sorti e progressive (Anticipazioni sul Terzo Millennio) di Umberto Eco (1932-2016) è un opuscolo uscito il 21 Febbraio insieme al quotidiano “la Repubblica”. E’ tratto da La Bustina di Minerva 1990-2000 dell’anno scorso e contiene alcune di quelle Bustine che allora comparivano sul settimanale “L’Espresso”. Sono state inserite quelle che più tendevano a mettere in evidenza quanto stava succedendo alla fine del XX secolo e quanto si pensava che sarebbe successo nel XXI.

  Eco è noto per queste riflessioni, osservazioni, per la sua tendenza a muoversi tra il passato più remoto e il futuro più lontano, tra gli estremi, tra i paradossi. E stavolta, trattandosi di un secolo che finiva ed uno che iniziava si è trovato nell’ambito più idoneo a trarre conclusioni, a fare previsioni. Non manca, naturalmente, il risvolto umoristico che gli appartiene pure insieme a quello drammatico, tragico. Tutto, però, viene chiamato a confrontarsi con quei principi, quei valori, quegli ideali che sempre sono emersi nella sua produzione, ai quali non ha mai rinunciato. Sono state tante le direzioni, saggistica, pubblicistica, narrativa, linguistica, filosofia, letteratura, storia, attualità, nelle quali si è applicato e sempre è risaltata la sua moralità, la sua volontà di noninterrompere il rapporto col passato, non rifiutare la storia, la vita di prima ma richiamarsi ad essa, sentirsi eredi di essa, combinarla con quella attuale, farle valere entrambe. Né la negazione totale del passato né l’accettazione incondizionata del presente doveva essercima un giusto, saggio equilibrio tra le loro parti migliori. 

Uno degli ultimi grandi umanisti lo si può definire e tale traspare anche dagli interventi raccolti in questo libretto. Preso tra i due secoli ha creduto bene discutere, vagliare quei problemi, le sorti del pianeta, l’ecologia, l’immigrazione, la guerra, la scienza, la cultura, la società, la religione, la famiglia, la scuola, i giovani, dei quali tanto si dice ma poco si fa. Si rende conto anche lui, lo dichiara, che il suo dire servirà a poco ma nonostante tutto non rinuncia ad inviare un messaggio, a formulare dei richiami. A muoverlo è un bisogno dello spirito, una necessità dell’intellettuale, dello studioso,dell’autore, dell’uomo che ha assistito ad un passaggio, ad una trasformazione, che ha visto cambiare i tempi, che allarmato è per quanto di grave è sopravvenuto nel privato e nel pubblico. Pertanto avvertire vuole dei pericoli che incombono su un’umanità che sembra aver perso il senso della responsabilità, della misura, dell’ordine. A quel senso vuole Eco richiamare negliinterventi. Lo aveva fatto altre volte e come altre volte scherza pure ma è pure duro, severo, condanna purequelle che giudica gravi omissioni, rischiose posizioni, consapevoli colpe.

M.L. Iavarone – N. Trocchia, Il coraggio delle cicatrici

Maria Luisa Iavarone, Nello Trocchia, Il coraggio delle cicatrici,
Milano, UTET, pp. 223

di Maria Buccolo

Il volume “il coraggio delle cicatrici” è la storia di una madre Maria Luisa Iavarone, che racconta in prima persona la tragedia dell’accoltellamento di suo figlio Arturo, lasciato quasi senza vita da quattro ragazzi minorenni il pomeriggio del 18 dicembre del 2017 a Napoli. Attraverso un doppio registro, di narrazione autobiografica ed emotiva Maria Luisa, mamma e pedagogistaracconta la sua storia e quella di Artuto descrivendo le cicatrici ma anche le opportunità della battaglia sociale intrapresa, mentre Nello Trocchia, giornalista di inchiesta, si è servito degli atti giudiziari, delle intercettazioni ambientali e trascrizioni, dei colloqui in carcere per scandagliare la realtà che ha permesso a questa storia di bullismo e criminalità di essere conosciuta per essere combattuta.

Il volume si snoda in 13 passi che guidano il lettore nella vicenda ed offrono un quadro interpretativo multidimensionale dalla tragedia umana, alla visione sociale del fenomeno, l’asse si sposta ancora sul campo educativo, giudiziario, politico ed economico. E’ una schiacciante visione della realtà complessa, dalla quale non si può prescindere perché ciò che è accaduto possa far riflettere per attivare reali azioni di cambiamento. Quanto detto, emerge chiaramente dalle parole dell’autrice quando scrive: “le cicatrici di Arturo hanno dato a lui e a me il coraggio di trasformare una tragedia personale in una occasione di riscatto collettivo”. Tra le pagine del libro emerge sempre più chiaro il concetto di “resilienza”, come capacità di ricostruire la propria vita in seguito a cambiamenti difficili. Infatti, a p. 102 l’autrice scrive: “È qui, lo sento, che il mio ruolo di madre ferita inizia a riconciliarsi pian piano con l’altro mio ruolo, così lontano apparentemente, di studiosa di pedagogia. So che devo trovare il modo di portarla più avanti questa riconciliazione, di renderla un’arma. Perché dei ragazzini, praticamente dei bambini, a dirla tutta, si rendono responsabili di così atroci delitti? E che cosa stiamo facendo per salvare questi bambini da loro stessi e dalla nostra impotenza? Questa è la domanda da farci, che ancora oggi, a distanza di mesi, mi scuote”.

Sono questi gli interrogativi che spingono Maria Luisa a passare all’azione, lo si legge chiaro a p. 203: “Curare è a mio avviso un lavoro che deve riguardare l’attenzione alle competenze educative di chi accompagna la crescita e lo sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza”, dove si rivolge alle famiglie parlando di educazione alla genitorialità, ma ancora si riferisce al ruolo della scuola e delle istituzioni presenti sul territorio che devono lavorare sinergicamente ad un progetto di comunità educante. I temi che emergono trasversalmente all’interno del volume oltre alla violenza e al bullismo sono la povertà educativa, la dispersione scolastica e altre questioni alla base di una società complessa che si interroga su un futuro incerto delle giovani generazioni, proprio perché mancano riferimenti valoriali e solide basi di educazione emotiva.

Allora, come si può combattere tutto questo? 

La risposta si trova nella conclusione del libro dove, a distanza di anni dal dolore di Maria Luisa, attraverso eventi di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale sia dal vivo che suimedia e sulla stampa nasce un progetto che mette in campo azioni di prevenzione alla micro-criminalità, facendo educazione nei quartieri ad alto rischio. Nel 2018 si consolida l’impegno educativo, civile e sociale e viene creata dalla stessa, l’associazione ARTUR – Adulti Responsabili per il TerritorioUnito contro il Rischio. 

Questa storia ci insegna che da un evento traumatico possono nascere piccole azioni che porteranno ad un cambiamento che si realizzerà solo grazie ad un lavoro sinergico e costante di famiglie, scuole ed istituzioni.

P. Reggio, Lo schiaffo di Don Milani

LO SCHIAFFO DI DON LORENZO MILANI E LE BARBIANA D’ITALIA: UN LIBRO E UN CICLO DI INCONTRI DEDICATI AL GRANDE MAESTRO

BARI – Si chiama “Lo schiaffo di Don Milani” il libro di Piergiorgio Reggio pubblicato da edizioni la meridiana. Il libro non è una biografia del sacerdote e dell’educatore, ma una rilettura della sua eredità, avendo in mente educatori ed educatrici, operatori sociali, insegnanti ma anche genitori e giovani incontrati in decenni di attività sociale, educativa e formativa. 

E a partire dal libro, la casa editrice ha organizzato un ciclo di incontri formativi dedicato a “Le Barbiane d’Italia”, esperienze che, in tutta Italia, fanno educazione tenendo aperte le domande che l’esempio di don Milani ha posto a chiunque educa. 

I tre incontri di formazione online sono previsti per il 3, il 17 e il 30 marzo e intendono affrontare un tema educativo specifico, attraverso l’esperienza di realtà educative concrete. Il percorso è rivolto ad insegnanti, educatori, operatori sociali ed educativi. Qui il programma completo àhttps://www.edizionilameridiana.it/ciclo-le-barbiane-feb-mar-2021/

Il ciclo di incontri, grazie alla convenzione con il Centro di Orientamento Don Bosco di Andria, ente accreditato MIUR, è valida per la formazione docenti e fornisce la certificazione prevista dalla Legge 107. Al termine della formazione saranno rilasciati attestati comprovanti la partecipazione. Iscrizioni aperte fino al 2 marzo.

Ufficio stampa edizioni la meridiana
Paola Natalicchio