Le quattro giornate di Napoli

Le quattro giornate di Napoli

di Maurizio Tiriticco

Napoli, 27 settembre 1943 — La sera dell’8 settembre, la radio, con la voce di Corrado Mantoni – in seguito più semplicemente Corrado, noto conduttore televisivo – aveva dato comunicazione che tra l’Italia e gli angloamericani era stato finalmente firmato l’armistizio. La gioia di tutti gli Italiani fu enorme, ma le rappresaglie dei soldati tedeschi che, dopo l’arresto di Mussolini del 25 luglio, erano discesi numerosi nella penisola, furono immediate e feroci, in tutto il Paese. Ma Napoli resistette! Con grande forza e determinazione.

Ecco i fatti più eclatanti. Nel quartiere Materdei una pattuglia tedesca, rifugiatasi in un’abitazione civile, fu circondata e tenuta sotto assedio per ore, sino all’arrivo dei rinforzi: alla fine i napoletani vinsero, ma tre di loro persero la vita. A Porta Capuana un gruppo di 40 uomini si insediò, con fucili e mitragliatori, uccise sei soldati tedeschi e ne catturò quattro. Altri combattimenti si svilupparono in altre zone della città, al Maschio Angioino, al Vasto e a Monteoliveto. I tedeschi, comunque, procedettero ad altre retate eammassarono numerosi cittadini all’interno del Campo Sportivo del Littorio. Ciò scatenò la reazione degli uomini di Enzo Stimolo, un soldato scelto; i qualidiedero l’assalto al campo sportivo e il giorno seguente, dopo un breve combattimento, riuscirono a liberare i prigionieri.

Al terzo giorno di feroci scontri per le vie della città, l’organizzazione dell’insurrezione rimaneva ancora lasciata ai singoli capipopolo di quartiere, mancando del tutto i contatti con le ancora embrionali forze strutturate dell’antifascismo, come il Fronte Nazionale di diretta emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale, costituitosi a Roma solo 15 giorni prima e ancora privo di qualsiasi contatto significativo.Andavano intanto emergendo figure locali che si distinsero nelle operazioni nei vari quartieri della città. Tra le donne (le prime ad insorgere già dal 23 settembre) ci fu Maddalena Cerasuolo. Nel quartiere San Giovanni invece diedero coraggiosamente battaglia i cosiddetti “femminielli”. Da ricordare, tra coloro che presero il comando, il professore Antonio Tarsia in Curia (Vomero), il tenente colonnello Ermete Bonomi (Materdei), in collaborazione con il comandante di distaccamento Carlo Cerasuolo, padre di Maddalena, il capitano Carmine Musella (Avvocata), Carlo Bianco, il medico Aurelio Spoto(Capodimonte), il capitano Stefano Fadda (Chiaia), il capitano Francesco Cibarelli, Amedeo Manzo, Francesco Bilardo (Duomo), Gennaro Zenga (Corso Garibaldi), il maggiore Francesco Amicarelli (piazza Mazzini), il capitano Mario Orbitello (Montecalvario), il maggiore Salvatore Amato (Museo), il tenente Alberto Agresti (via Caracciolo, Posillipo), Raffaele Viglione (via Sant’Anastasio) e l’impiegato Tito Murolo (Vasto); mentre tra i giovani si distinse Adolfo Pansini, studente del liceo vomerese Sannazaro.

Nella piazza Giuseppe Mazzini, presso l’edificio Scolastico “Vincenzo Cuoco”, i tedeschi attaccarono in forze con i carri armati Tiger e non più di 50 ribelli tentarono strenuamente di opporsi, ma dovettero subire il pesante bilancio di 12 morti e più di 15 feriti.Anche il quartiere operaio di Ponticelli subì un pesante cannoneggiamento, in seguito al quale le truppe tedesche procedettero a eccidi indiscriminati della popolazione penetrando sin dentro le abitazioni civili. Altri combattimenti si ebbero nei pressi dell’aeroporto di Capodichino e di Piazza Ottocalli, dove morirono tre avieri italiani. Nelle stesse ore, presso il quartier generale tedesco in corso Vittorio Emanuele – tra l’altro ripetutamente attaccato dagli insorti – si avviò una trattativa tra il colonnello Walter Scholl ed Enzo Stimolo, finalizzata alla riconsegna dei prigionieri del Campo Sportivo del Littorio. Walter Scholl ottenne di aver libero il passaggio per uscire da Napoli, in cambio del rilascio degli ostaggi che ancora erano prigionieri al campo sportivo. Grande vittoria! Per la prima volta in Europa i tedeschi trattavano alla pari con degli insorti.

Il 30 settembre, mentre le truppe tedesche avevano già iniziato lo sgombero della città per il sopraggiungere delle forze anglo-americane provenienti da Nocera Inferiore, il professor Antonio Tarsia in Curia si autoproclamò, presso il Liceo “Jacopo Sannazaro”, capo dei ribelli, e assunse pieni poteri civili e militari. Comunque i combattimenti non tendevano a diminuire e i cannoni tedeschi che presidiavano le alture di Capodimonte, per tutta la giornata martellarono la zona tra Port’Alba e Materdei. Altri combattimenti si ebbero ancora nella zona di Porta Capuana. I tedeschi ormai in rotta lasciarono dietro di loro incendi e stragi. Clamoroso fu il caso dei fondi dell’Archivio di Stato di Napoli, che furono dati alle fiamme per ritorsione nella villa Montesano di San Paolo Belsito, dove erano stati nascosti. Il che comportò incalcolabili danni al patrimonio storico e artistico, e la perdita delle pergamene originali dellaCancelleria Angioina.

Ed infine, il 1º ottobre alle 9:30 i primi carri armati Alleati entrarono in città, mentre alla fine della stessa giornata, il comando tedesco in Italia, per bocca del feldmaresciallo Albert Kesselring, considerò conclusa la ritirata con successo!!! E ciò in perfetto stile dei bollettini di guerra fascisti!!! Quando le ritirate avvenivano tutte “secondo i piani prestabiliti”! Per concludere, mi sembra opportuno ricordare che su quelle vicende Nanni Loy nel 1962 girò un bellissimo film: “Le quattro giornate di Napoli”.