Chissà perché?

Chissà perché?

di Cinzia Mion

 

Chissà perché leggendo il manifesto del “Gruppo di Firenze” dal titolo Valutazione nella primaria, ci risiamo: lettere”buone”, numeri “cattivi”, e arriva il divieto di bocciare mi è venuto subito in mente un gioco di Eric Berne, fondatore dell’approccio psicoterapeutico chiamato Analisi Transazionale, dal titolo molto eloquente : Ti ho beccato, figlio di puttana.

Chissà perché mi viene in mente che nella teoria dei giochi di Berne, consistenti in transazioni complementari per ottenere un risultato ben prevedibile, il tornaconto personale del gioco dalla denominazione un po’ faceta è la vendetta.

Chissà perché a proposito della ineludibile dose di sadismo, che trapela da tutto ciò, mi viene in mente l’analisi di Kaes quando afferma:”La passione che anima le attività di formazione al di là di ogni dottrina ed ogni ideologia, è da attribuirsi al fatto che il desiderio di formare è un’emanazione della pulsione di vita: si tratta di creare la vita e di mantenerla. Ma insieme alla pulsione di vita ed in lotta con essa sono costantemente all’opera le pulsioni distruttive. Il desiderio di dare la vita si intreccia con il desiderio di distruggere l’essere in formazione che sfugge al formatore, che ferisce il suo narcisismo resistendogli, non piegandosi a diventare l’oggetto ideale desiderato. Questa ambivalenza marca profondamente gli atteggiamenti degli insegnanti proprio in quanto formatori”

Chissà perché mi è tornata in mente un’insegnante della scuola secondaria che venendo a conoscenza del regolamento della Gelmini che ha reintrodotto i voti numerici si è sfogata esclamando:…finalmente sono stati ripristinati tutti i voti negativi e noi…potremo punire tutti i maleducati, i tronfi, gli spocchiosi che ci mancano di rispetto e non hanno voglia di fare niente!

Il documento in esame è meno articolato e riduce tutti i sunnominati cattivi ragazzi a “disimpegnati e pigri”

Chissà perché mi appare allora alla mente l’impressione di una velata ipocrisia, che non aveva utilizzato l’insegnante schietta e diretta, quando il documento si rammarica di non poter utilizzare tutta la gamma dei voti su scala decimale , se verranno adottate cinque lettere e non dieci, perché saremo di fronte allo svantaggio di “avere uno strumento valutativo articolato in soli cinque livelli, quindi meno in grado di rilevare anche modesti miglioramenti. (i voti dal 4 allo 0 infatti permettevano ciò!)

Chissà perché mi risuonano alle orecchie le lamentele di un’insegnante famosa per il suo rigore, paladina della bella lezione trasmissiva che delusa esclama “i ragazzi non ti seguono più”…e non le passa nemmeno per la testa di “autointerrogarsi”.

Chissà perché nel leggere la catalogazione ingenua di voti “cattivi” e lettere “buone” mi si staglia nella mente la mancata applicazione ma addirittura la mancata comprensione del significato di valutazione formativa, in vigore ancora dalla L.517/1977. Con la vecchia programmazione curricolare si richiedeva già infatti, per mezzo di osservazioni sistematiche e continuative da parte dei docenti, di ritornare sui propri passi qualora qualche alunno dimostrasse di non aver colto l’obiettivo specifico. Naturalmente riformulando la strategia metodologica. Una valutazione formativa riconfermata dalle più recenti Indicazioni.

Chissà cosa avranno capito tutti quei docenti che, dopo aver trasformato i voti in lettere ed aver poi recentemente fatto l’operazione inversa, si sono sentiti ricordare che nel primo ciclo la valutazione è soprattutto “formativa”? forse avranno pensato, e penseranno ancora, che sarà la solita valutazione, però con un incentivo in più che consiste magari nel far sapere che non si sfugge all’eventuale ma sacrosanta bocciatura se si è “pigri”… Ecco sì questo è il valore formativo della valutazione….Altro che fantasie onnipotenti date da strategie didattiche inclusive, laboratoriali, piacevoli, cooperative e quant’altro. Una sana bocciatura rimette in sesto chiunque, anzi le bocciature sono troppo poche, sono rarissime, andrebbero incentivate .Cosa sono quelle relazioni docente-alunno intrise di maternage protettivo, per cui se sono io il docente e tu non impari mi autointerrogo sul mio metodo di insegnare, e magari mi autoaggiusto per trovare la didattica opportuna per farti approdare alla comprensione? Siamo matti? Il compito di imparare è tuo, come abbiamo fatto tutti noi da che mondo è mondo!

Lo si capisce da tutto il testo che si ignora completamente il valore pedagogico della valutazione formativa. Ma tanto la pedagogia usa un linguaggio “incomprensibile”. I voti numerici sono il linguaggio oggettivo che tutti capiscono.

Chissà perché mi viene in mente la frase di Gardner a proposito di educare a comprendere “La scuola invece persegue il compromesso delle risposte esatte ed usa i voti come moneta falsa, come il denaro dei “Monopoli”.

Certo questo può avvenire anche con le lettere. E’ per questo che una vecchia direttrice didattica in pensione come me, non si è stancata mai di auspicare e richiedere la formazione obbligatoria dei docenti che oggi saprebbero che esiste , come ci ha insegnato il saggio Bruner, da poco scomparso, una motivazione forte intrinseca all’apprendimento che è la “curiosità” ma che bisogna saperla accendere e questo non avviene solo perché tu sei aldilà della cattedra; che esiste un’altra motivazione altrettanto forte che è il “desiderio di competenza” e che la prima competenza che fa vibrare la mente è la “comprensione profonda e significativa”, quella che ti dà il senso dei fatti che ti accadono, che riguardano te e il mondo, non la memorizzazione della risposta esatta o della procedura senza esitazioni. Se susciti e provochi questa competenza non ti troverai più a dire “questi qui non mi seguono” perché sarai tu a seguire loro nei meandri delle loro domande di senso.

A proposito di Bruner chissà se sarebbe stato disponibile a scrivere un altro testo, ma questa volta “Verso una teoria della scuola dell’obbligo” come aveva già fatto con quell’indimenticabile “Verso una teoria dell’istruzione”.   Forse potremmo costringere tutti i docenti neoassunti, in tutti i gradi di scuola, sì, compresa la secondaria superiore a leggerlo, impararlo, applicarlo veramente, pena la ripetizione ad oltranza dell’anno di prova…E gli altri? Continueranno a scrivere documenti come questo del Gruppo di Firenze ed a bearsi degli eventuali “mi piace” che riceveranno.

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