R. Ford, Incendi

Richard Ford tra lirica ed epica

di Antonio Stanca

   Al 1990 risale Incendi, romanzo dello scrittore americano Richard Ford che quest’anno la Feltrinelli ha ristampato nella “Universale Economica”. La traduzione è di Riccardo Duranti.

   Ford è nato a Jackson, Mississippi, nel 1944. A trentaquattro anni, nel 1978, ha cominciato a scrivere e da allora non si è mai fermato, sempre ha scritto e sempre letto e premiato è stato. E’ ormai considerato uno dei maggiori scrittori americani contemporanei. Nel 1986 il suo Sportswriter sarebbe risultato tra i cento migliori romanzi scritti in lingua inglese dal 1924 al 2005; nel 1995 con Il giorno dell’indipendenza avrebbe vinto, primo americano nella storia, il Premio Pen/Faulkner per la narrativa e il Premio Pulitzer per la narrativa, entrambi molto ambiti. Altri premi prestigiosi sarebbero stati conferiti a Ford nel corso della sua carriera di scrittore, il suo successo non avrebbe conosciuto soste, di critica e di pubblico sarebbe stato.

   Dal 2012 insegna Letteratura e Scrittura alla Columbia University.

   Due sono le tendenze che nella sua produzione possono essere segnalate, una di carattere lirico, l’altra epico. Entrambe rientrano nel genere minimalista che l’autore ha ereditato dagli anni precedenti, che riporta sia i contenuti sia la forma espressiva ad una dimensione semplice, facile, quotidiana, ad una misura priva di artificio, di elaborazione. Ford scrive come se stesse parlando ad amici, comuni sono gli ambienti, i personaggi delle sue opere, familiari le loro vicende. Non trascura, però, di cogliere quanto di profondo, d’intenso possa verificarsi dietro tanta semplicità, quanto di grave, di assurdo possa contenere, quanto difficile possa essere pur tanta facilità.

   Il romanzo Incendi viene generalmente riferito alla linea lirica della produzione del Ford ma a ben guardare lo si potrebbe anche far rientrare in quella epica. E’ vero che ci sono momenti intensi, altamente espressivi, di forte emozione, commozione, nella storia di una madre che, a Great Falls, Montana, negli anni ’60 lascia soli il marito e il figlio adolescente perché invaghita delle ricchezze, dei lussi di un amico comune, ma è pur vero che tutto avviene negli ambienti, tra le case di quella classe media americana della quale Ford vuol essere il portavoce, il cantore. Anche in essa, vuol dire lo scrittore, ci sono figure esemplari, si compiono gesti eroici, anche di essa fanno parte vicende, situazioni di alta moralità, di profonda spiritualità. Con la sua opera Ford vuole consegnare alla storia questa umanità, vuole mostrarla capace di pensieri, sentimenti elevati, di azioni memorabili. E in Incendi avviene tanto di tutto questo, quella madre, quel padre, quel figlio di appena diciassette anni, diventeranno i simboli di quell’umanità che sempre è stata divisa tra buoni e cattivi, che ha percorso i secoli ed è arrivata ai giorni nostri, all’America di Ford per farsi da lui continuare e mostrare. Saranno gli esempi di quanto di grave può succedere pur in una vita regolare, comune senza che se ne capiscano completamente le ragioni e che sia possibile porre rimedio. Saranno le prove di come sia meglio rassegnarsi, adattarsi a circostanze pur assurde, di come sia più importante continuare e sperare in un miglioramento che accettare situazioni, compiere azioni definitive, tragiche, drammatiche. Dal ragazzo Joe, che sarà la voce narrante dell’opera e che mostrerà di credere sempre possibile che la vicenda dei genitori assuma risvolti positivi, l’autore farà interpretare questa che è la sua speranza. Ford ha scritto, scrive di drammi ma non ha mai smesso di pensare ad una vita migliore e stavolta si è trasferito nel ragazzo Joe, si è identificato con lui forse convinto che di più sarebbe valso il suo messaggio se affidato a chi più bisogno ha di futuro.

   Affascina, incanta la figura di Joe, sempre, ovunque c’è lui, di tutto dice, sempre, ovunque crede che possa andare meglio! 

   E’ un corpo o uno spirito, un romanzo o una favola?