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Direttiva Funzione Pubblica 12 marzo 2020, n. 2

Alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

(in attesa di registrazione presso la Corte dei conti)

Oggetto: Indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

1. Premessa

Dopo l’emanazione della direttiva 1/2020 del Ministro per la pubblica amministrazione recante “prime indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni al di fuori delle aree di cui all’articolo 1 del decreto-legge n.6 del 2020”, il quadro normativo, in ragione della persistenza della situazione di emergenza sanitaria, ha visto l’adozione del DPCM 9 marzo 2020 con cui, tra l’altro, è disposta l’estensione all’intero territorio nazionale delle misure di cui all’articolo 1 del DPCM  8 marzo 2020, nonché del DPCM 11 marzo 2020.

Considerate le evidenti ricadute, dirette e indirette, della normativa sopravvenuta sulle attività delle pubbliche amministrazioni, si ritiene necessario procedere all’emanazione di una nuova direttiva in tema di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 per fornire nuovi indirizzi operativi alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di garantire uniformità e coerenza di comportamenti del datore di lavoro per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Le predette amministrazioni, nell’ambito delle proprie competenze, assicurano l’applicazione delle misure oggetto della direttiva alle società a controllo pubblico e agli enti vigilati.

La direttiva non riguarda i servizi per le emergenze ed i servizi pubblici essenziali coinvolti nella gestione dell’emergenza epidemiologica in atto.  

2. Svolgimento dell’attività amministrativa

Le misure adottate per l’intero territorio nazionale sono, fra l’altro, finalizzate a ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e ad evitare il loro spostamento; tuttavia non pregiudicano lo svolgimento dell’attività amministrativa da parte degli uffici pubblici.

Le amministrazioni, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, svolgono le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e le attività indifferibili con riferimento sia all’utenza interna (a titolo esemplificativo: pagamento stipendi, attività logistiche necessarie per l’apertura e la funzionalità dei locali) sia all’utenza esterna.

Le amministrazioni, considerato che  – sulla base di quanto rappresentato nel successivo punto 3 – la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa è il lavoro agile, limitano la presenza del personale negli uffici ai soli casi in cui la presenza fisica sia indispensabile per lo svolgimento delle predette attività, adottando forme di rotazione dei dipendenti per garantire un contingente minimo di personale da porre a presidio di ciascun ufficio, assicurando prioritariamente la presenza del personale con qualifica dirigenziale in funzione del proprio ruolo di coordinamento.

Ferma restando la necessità di ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e di evitare il loro spostamento, per le attività che, per la loro natura, non possono essere oggetto di lavoro agile, le amministrazioni, nell’esercizio dei propri poteri datoriali, adottano strumenti alternativi quali, a titolo di esempio, la rotazione del personale, la fruizione degli istituti di congedo, della banca ore o istituti analoghi, nonché delle ferie pregresse nel rispetto della disciplina definita dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro.

Le amministrazioni limitano gli spostamenti del personale con incarichi ad interim o a scavalco relativi ad uffici collocati in sedi territoriali differenti, individuando un’unica sede per lo svolgimento delle attività di competenza del medesimo personale.

3. Modalità di svolgimento della prestazione lavorativa

In considerazione delle misure in materia di lavoro agile previste dai provvedimenti adottati in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, le pubbliche amministrazioni, anche al fine di contemperare l’interesse alla salute pubblica con quello alla continuità dell’azione amministrativa, nell’esercizio dei poteri datoriali assicurano il ricorso al lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera e) del DPCM 8 marzo 2020.

Come ricordato nella circolare n.1 del 2020, infatti, l’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124 ha disposto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adottare, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

La previsione non prevede una soglia massima per il ricorso alle predette modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, per cui l’attuale situazione emergenziale è tale da giustificarne il ricorso come strumento ordinario.

In tal senso si ricorda altresì che, per effetto delle modifiche apportate al richiamato articolo 14 della legge n. 124 del 2015 dal recente decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, recante “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, è superato il regime sperimentale dell’obbligo per le amministrazioni di adottare misure organizzative per il ricorso a nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa con la conseguenza che la misura opera a regime.

Sulla base di quanto evidenziato, a fronte della situazione emergenziale, è necessario un ripensamento da parte delle pubbliche amministrazioni in merito alle attività che possono essere oggetto di lavoro agile, con l’obiettivo prioritario di includere anche attività originariamente escluse.

Relativamente alle attività individuate, le amministrazioni prevedono modalità semplificate e temporanee di accesso alla misura con riferimento al personale complessivamente inteso, senza distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro, fermo restando quanto rappresentato nel precedente paragrafo in merito al personale con qualifica dirigenziale.

Sul punto, come già chiarito nella citata circolare n. 1 del 2020, si ricorda la possibilità di ricorrere alle modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa anche nei casi in cui, a fronte dell’indisponibilità o insufficienza di dotazione informatica da parte dell’amministrazione, il dipendente si renda disponibile ad utilizzare propri dispositivi, garantendo in ogni caso adeguati livelli di sicurezza e protezione della rete secondo le esigenze e le modalità definite dalle singole pubbliche amministrazioni.

4. Eventi aggregativi di qualsiasi natura

Fermo restando quanto previsto dai provvedimenti adottati in attuazione del decreto-legge n. 6 del 2020, le amministrazioni, nell’ambito delle attività indifferibili, svolgono ogni forma di riunione con modalità telematiche o tali da assicurare, nei casi residuali, un adeguato distanziamento come misura precauzionale, al fine di evitare lo spostamento delle persone fisiche e comunque forme di assembramento.

Le amministrazioni che forniscono servizi di mensa, in linea con quanto previsto dal DPCM 11 marzo 2020, o che mettono a disposizione dei lavoratori spazi comuni, devono garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale (c.d. distanza droplet) e comunque adottare apposite misure di turnazione tali da evitare l’assembramento di persone.

5. Missioni

Fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 non saranno effettuati, in Italia o all’estero, nuovi viaggi di servizio o missioni, comunque denominati, salvo diversa valutazione dell’autorità politica o del vertice amministrativo di riferimento relativamente alla indispensabilità o indifferibilità della singola missione, individuando alternativamente modalità di partecipazione mediante l’utilizzo di mezzi telematici o telefonici.

Per il personale in servizio all’estero, i viaggi di servizio che non comportino ingresso nel territorio italiano possono essere effettuati, compatibilmente con le disposizioni delle autorità sanitarie dei Paesi interessati.

6Procedure concorsuali

Per effetto dell’articolo 1, comma 1, del DPCM 9 marzo 2020, su tutto il territorio nazionale fino al 3 aprile 2020, sono sospese le procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di cui all’allegato 1 lettera d) del DPCM 8 marzo 2020.

7. Ulteriori misure di prevenzione e informazione

Le attività di ricevimento del pubblico o di erogazione diretta dei servizi al pubblico, fermo restando quanto detto nel paragrafo 2 della presente direttiva relativamente alle attività indifferibili, sono prioritariamente garantite con modalità telematica o comunque con modalità tali da escludere o limitare la presenza fisica negli uffici (ad es. appuntamento telefonico o assistenza virtuale).

Nei casi in cui il servizio non possa essere reso con le predette modalità, gli accessi nei suddetti uffici devono essere scaglionati, anche mediante prenotazioni di appuntamenti, e deve essere assicurata la frequente areazione dei locali. Le amministrazioni curano che venga effettuata un’accurata disinfezione delle superfici e degli ambienti e che sia mantenuta un’adeguata distanza (c.d. distanza droplet) tra gli operatori pubblici e l’utenza.

Le amministrazioni pubbliche rendono disponibili nei propri locali, anche non aperti al pubblico, strumenti di facile utilizzo per l’igiene e la pulizia della cute, quali ad esempio soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani, salviette asciugamano monouso, nonché, qualora l’autorità sanitaria lo prescriva, guanti e mascherine per specifiche attività lavorative, curandone i relativi approvvigionamenti e la distribuzione ai propri dipendenti e a coloro che, a diverso titolo, operano o si trovano presso l’amministrazione. Le amministrazioni pubbliche espongono presso i propri uffici le informazioni di prevenzione rese note dalle autorità competenti e ne curano la pubblicazione nei propri siti internet istitituzionali.

Inoltre, le amministrazioni limitano l’accesso di soggetti esterni alle sedi istituzionali, consentendo l’ingresso nei soli casi necessari all’espletamento delle attività indifferibili e in ogni caso attraverso modalità tracciabili, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.

Le amministrazioni, nei casi in cui propri dipendenti risultino positivi al virus, attivano procedure di immediata sanificazione e disinfezione degli ambienti.

8. Altre misure datoriali

Le pubbliche amministrazioni continuano a diffondere in tempo reale o comunque con la massima celerità tra i propri dipendenti, anche utilizzando gli strumenti telematici di comunicazione interna (come ad esempio: sito internet, intranet, newsletter, messaggistica per telefonia mobile), le informazioni disponibili, con particolare riferimento alle misure di protezione personale rinvenibili sul sito del Ministero della Salute, verificandone costantemente gli aggiornamenti.

Le Amministrazioni rendono inoltre conoscibili le FAQ relative ai comportamenti prescritti dal DPCM 9 marzo 2020 su tutto il territorio nazionale, pubblicate sul sito del governo.

Le amministrazioni continuano a sensibilizzare i dipendenti che dovessero presentare sintomi, anche lievi, che possono essere indicativi di eventuale infezione, quali febbre, tosse, difficoltà respiratoria, stanchezza, dolori muscolari, ad evitare di accedere direttamente alle strutture di Pronto Soccorso del SSN rivolgendosi, invece, telefonicamente al proprio medico curante o al numero nazionale di emergenza 112 o al numero verde 1500 del Ministero della Salute.

9. Monitoraggio

Le amministrazioni comunicano tempestivamente al Dipartimento della funzione pubblica a mezzo PEC al seguente indirizzo: protocollo_dfp@mailbox.governo.it le misure poste in essere in attuazione della presente direttiva, con particolare riferimento alle modalità organizzative adottate per il ricorso al lavoro agile. La presente direttiva, che sostituisce integralmente la direttiva n. 1 del 2020 del Ministro per la pubblica amministrazione, potrà essere integrata o modificata in ragione dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria.                            

Fabiana Dadone

Direttiva Funzione Pubblica 25 febbraio 2020, n.1

Alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165.

Oggetto: Prime indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019 nelle pubbliche amministrazioni al di fuori delle aree di cui all’art. 1 del decreto-legge n. 6 del 2020

1. Il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6
In relazione alla attuale situazione di emergenza sanitaria internazionale, il Governo è intervenuto con il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6 che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVlD-2019. Il decreto interviene in modo organico, allo scopo di prevenire e contrastare l’ulteriore trasmissione del virus.  Il decreto, in particolare, prevede che nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica.Si introduce, inoltre, la facoltà, per le autorità competenti, di adottare ulteriori misure di contenimento, al fine di prevenire la diffusione del virus anche al di fuori dai casi già elencati. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 febbraio 2020 sono state adottate le prime misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVlD-2019 nei comuni interessati delle Regioni Lombardia e Veneto.Ferme restando le misure adottate dalle autorità competenti con riferimento ai comuni e alle aree di cui all’articolo I del decreto-legge n. 6 del 2020, con la presente direttiva sono forniti i primi indirizzi operativi di carattere anche precauzionale per le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo I, comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001 al di fuori delle predette aree geografiche al fine di garantire uniformità, coerenza ed omogeneità di comportamenti del datore di lavoro per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

2. Ordinario svolgimento dell’attività amministrativa
Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo1 , comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 nelle zone non soggette a misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019,  continuano ad assicurare, in via ordinaria e ciascuna per la propria competenza, la normale apertura degli uffici pubblici e il regolare svolgimento di tutte le proprie attività istituzionali. Le predette amministrazioni, nell’ambito delle proprie competenze, assicurano l’applicazione delle misure oggetto della direttiva alle società a controllo pubblico e agli enti vigilati. La direttiva non riguarda i servizi per le emergenze ed i servizi pubblici essenziali coinvolti nella gestione dell’emergenza epidemiologica in atto.

3. Modalità di svolgimento della prestazione lavorativa
Ferme restando le misure adottate in base al decreto-legge n.6 del 2020, al fine di contemperare l’interesse alla salute pubblica con quello alla continuità dell’azione amministrativa, le amministrazioni in indirizzo, nell ‘esercizio dei poteri datoriali, privilegiano modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa, favorendo tra i destinatari delle misure i lavoratori portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio, i lavoratori che si avvalgono di servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede lavorativa, i lavoratori sui quali grava la cura dei figli a seguito dell’eventuale contrazione dei servizi dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia. Le amministrazioni sono invitate, altresi, a potenziare il ricorso al lavoro agile, individuando modalità semplificate e temporanee di accesso alla misura con riferimento al personale complessivamente inteso, senza distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro.

4. Obblighi informativi dei lavoratori Fermo restando quanto previsto in attuazione del decreto-legge n.6 del 2020 e nei successIvI provvedimenti attuativi, i dipendenti pubblici e coloro che, a diverso titolo, operano presso l’amministrazione, qualora provengano da una delle aree di cui all’articolo1 , comma1, del citato decreto-legge o che abbiano avuto contatto con persone provenienti dalle medesime aree sono tenuti a comunicare tale circostanza all’amministrazione ai sensi dell’articolo 20, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, anche per la conseguente informativa all’Autorità sanitaria competente ai fini della salvaguardia della salute del luogo di lavoro.

5. Eventi aggregativi di qualsiasi natura e attività di formazione
Le amministrazioni svolgono le iniziative e gli eventi aggregativi di qualsiasi natura, così come ogni forma di riunione e attività fonnativa (quali convegni, seminari di aggiornamento professionale, etc.) privilegiando modalità telematiche o tali da assicurare, in relazione all’entità dell’emergenza epidemiologica, un adeguato distanziamento come misura precauzionale. Con riferimento alle amministrazioni che forniscono servizi di mensa o che mettono a disposizione dei lavoratori spazi comuni, si evidenzia l’opportunità di adottare apposite misure di turnazione tali da garantire l’adeguato distanziamento.

6. Missioni
Le amministrazioni garantiscono lo svolgimento delle missioni nazionali e internazionali ritenute indispensabili o indifferibili rispetto alla propria attività istituzionale ovvero volte ad assicurare la partecipazione a riunioni organizzate o convocate dall’Unione europea o dagli Organismi internazionali di cui l’Italia è parte, promuovendo negli altri casi modalità di partecipazione in call conference  o sistema similare. Le sole aree verso le quali è opportuno escludere i viaggi di missione sono indicate dal Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale di intesa con il Ministero della salute.

7. Procedure concorsuali
Nello svolgimento delle procedure concorsuali le amministrazioni adottano le opportune misure organizzative volte a ridurre i contatti ravvicinati tra i candidati, garantendo comunque la necessaria distanza di sicurezza, durante la fase dell’accesso e dell’uscita dalla sede, dell’identificazione e dello svolgimento delle prove. Le amministrazioni che hanno in corso di svolgimento procedure concorsuali rispetto alle quali non sia già stato reso noto il calendario delle prove concorsuali, preselettive e scritte, in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio, valutano l’eventuale necessità di riprogrammare le date di svolgimento delle prove di concorso, in ragione dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria e tenuto conto della provenienza territoriale e del numero massimo dei candidati attesi. Le amministrazioni che hanno reso noto il calendario di prove concorsuali preselettive e scritte forniscono adeguata e sollecita informativa alle autorità di cui all’articolo 3, comma 2, del predetto decreto-legge, ai fini delle eventuali determinazioni di competenza, comunicando la sede, le date programmate per lo svolgimento delle prove, nonché il numero e la provenienza territoriale in termini di residenza e/o domici lio dei candidati. In ogni caso sono fatte salve le autonome determinazioni delle amministrazioni titolari della procedura concorsuale a garanzia dei principi di cui all ‘articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001 , n.165.

8. Ulteriori misure di prevenzione e informazione
Negli uffici adibiti al ricevimento del pubblico o in generale nei locali frequentati da personale esterno, si raccomanda di evitare il sovraffollamento anche attraverso lo scaglionamento degli accessi e di assicurare la frequente aerazione degli stessi, di curare che venga effettuata da parte delle ditte incaricate un’accurata pulizia e disinfezione delle superfici ed ambienti, di mantenere un’adeguata distanza con l’utenza. Le amministrazioni pubbliche provvedono a rendere disponibili nei propri locali, anche non aperti al pubblico, strumenti di facile utilizzo per l’igiene e la pulizia della cute, quali ad esempio dispensatori di disinfettante o antisettico per le mani, salviette asciugamano monouso, nonché, qualora l’autorità sanitaria lo prescriva, guanti e mascherine per specifiche attività lavorative, curandone i relativi approvvigionamenti e la distribuzione ai propri dipendenti e a coloro che, a diverso titolo, operano o si trovano presso l’amministrazione. Le amministrazioni pubbliche espongono presso gli uffici aperti al pubblico le informazioni di prevenzione rese note dalle autorità competenti e ne curano la pubblicazione nei propri siti internet istitituzionali.

9. Altre misure datoriali
Le pubbliche amministrazioni favoriscono la diffusione in tempo reale o comunque con la massima celerità tra i propri dipendenti, anche utilizzando gli strumenti telematici di comunicazione interna (come ad esempio: sito internet, intranet, newsletter, messaggistica per telefonia mobile), delle informazioni disponibili, con particolare riferimento alle indicazioni e ai comportamenti da seguire, sui seguenti siti:

In particolare, si rammentanto le seguenti raccomandazioni elaborate dal Ministero della salute:

  1. Lavarsi spesso le mani.
  2. Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
  3. Non toccare occhi, naso e bocca con le mani.
  4. Coprire bocca e naso se si starnutisce o se si tossisce.
  5. Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico.
  6. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.
  7. Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se si assistono persone malate.
  8. I prodotti MADE IN CHINA e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi.
  9. Contattare il numero verde 1500 se si ha febbre o tosse e si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni.
  10. Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus.

Le amministrazioni sensibilizzano i dipendenti che dovessero presentare sintomi, anche lievi, che possono essere indicativi di eventuale infezione, quali febbre, tosse, difficoltà respiratoria, stanchezza, dolori muscolari, ad evitare di accedere direttamente alle strutture di Pronto Soccorso del SSN rivolgendosi, invece, telefonicamente al proprio medico curante o al numero nazionale di emergenza 112 o al numero verde 1500 del Ministero della Salute.

10. Monitoraggio
Le amministrazioni comunicano tempestivamente al Dipartimento della funzione pubblica a mezzo PEC al seguente indirizzo: protocollo_dfp@mailbox.governo.itle misure adottate in attuazione della presente direttiva. La presente direttiva potrà essere integrata o modificata in ragione dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria.

Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 gennaio 2020

Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 gennaio 2020 

Indizione della «Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri», denominata «Dantedì». (20A01008)

(GU Serie Generale n.39 del 17-02-2020)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri» e, in particolare, l’art. 5, comma 2, lettera a), in base al quale il Presidente del Consiglio dei ministri «indirizza ai ministri le direttive politiche ed amministrative in attuazione delle deliberazioni del Consiglio dei ministri»;

Visto il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 di istituzione del Ministero per i beni e le attivita’ culturali;

Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante «Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59»;

Vista la legge 12 ottobre 2017, n. 153, recante «Disposizioni per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio e dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri»;

Visto il decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo in data 21 febbraio 2018 concernente l’istituzione del Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, in esecuzione dell’art. 3, comma 2, della citata legge 12 ottobre 2017, n. 153;

Viste le numerose mozioni presentate alla Camera dei deputati recanti l’impegno per il Governo ad assumere iniziative per istituire una giornata celebrativa per ricordare la figura e l’opera di Dante Alighieri;

Tenuto conto delle istanze formulate da esperti e studiosi, volte alla istituzione di una giornata celebrativa dedicata a Dante Alighieri;

Vista la nota del 31 ottobre 2019, ricevuta dal Ministero per i beni e le attivita’ culturali e per il turismo in data 4 novembre 2019 con il prot. 29586, con la quale il presidente e il segretario generale del Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri hanno trasmesso al Ministro per i beni e le attivita’ culturali e per il turismo gli esiti della discussione e delle valutazioni condotte dal suddetto Comitato nazionale nel corso della riunione del 17 ottobre 2019 in merito all’opportunita’ di istituire una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri;

Vista la nota dell’8 novembre 2019, con la quale il Ministro per i beni e le attivita’ culturali e per il turismo, anche sulla base delle valutazioni del sopracitato Comitato, ha proposto di istituire una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri;

Rilevato che il predetto Ministero ha rappresentato che tale iniziativa e’ in linea con le politiche ministeriali di promozione della cultura in quanto occasione per diffondere la conoscenza e la preziosa eredita’ culturale di Dante Alighieri;

Ritenuto di dover individuare quale data per la giornata celebrativa il giorno 25 marzo;

Verificato che la data del 25 marzo non risulta impegnata da altre celebrazioni istituzionali;

Ritenuta, pertanto, l’opportunita’ di promuovere una giornata nazionale orientata alla conoscenza e alla diffusione dell’opera di Dante Alighieri, con particolare attenzione alle giovani generazioni e alle scuole;

Sentito il Consiglio dei ministri nella seduta del 17 gennaio 2020;

Sulla proposta del Ministro per i beni e le attivita’ culturali e per il turismo;

Emana la seguente direttiva:

E’ indetta la «Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri», denominata «Dantedi’», per il giorno 25 marzo di ogni anno.
In tale giornata le amministrazioni pubbliche, anche in coordinamento con tutti gli enti ed organismi interessati, promuovono idonee iniziative di comunicazione e divulgazione, dirette a facilitare e rafforzare la conoscenza della figura e dell’opera di Dante Alighieri, con particolare attenzione alle giovani generazioni e alle scuole.

La presente direttiva, previa registrazione da parte della Corte dei conti, sara’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 17 gennaio 2020

Il Presidente del Consiglio dei ministri
Conte

Il Ministro per i beni e le attivita’ culturali e per il turismo
Franceschini

Registrata alla Corte dei conti il 5 febbraio 2020 Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, reg.ne succ. n. 194

Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 luglio 2019

Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 luglio 2019 

Indizione della «Giornata nazionale del folklore e delle tradizioni popolari». (19A05402)
(GU Serie Generale n.200 del 27-08-2019)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri», ed in particolare l’art. 5, comma 2, lettera a), in base al quale il Presidente del Consiglio dei ministri indirizza ai ministri le direttive politiche ed amministrative in attuazione delle deliberazioni del Consiglio dei ministri;

Considerato che le tradizioni popolari, esprimendo una cultura territoriale che costituisce eredita’ del passato da conoscere e di cui riappropriarsi, rappresentano un patrimonio da recuperare e valorizzare in ciascun territorio regionale italiano;

Considerato altresi’ che la riscoperta di tale patrimonio, soprattutto da parte delle nuove generazioni, stimolando il confronto e favorendo gli scambi personali, a livello sia nazionale che internazionale, puo’ fungere da volano per il turismo, con conseguenti ricadute positive anche di carattere economico;

Ritenuta, pertanto, l’opportunita’ di promuovere una giornata nazionale orientata all’informazione sul folklore e alla tutela delle realta’ della tradizione popolare italiana;

Verificato che la data del 26 ottobre 2019 non risulta impegnata da altre celebrazioni istituzionali;

Sentito il Consiglio dei ministri nella seduta del 31 luglio 2019;

Emana la seguente direttiva:

E’ indetta la «Giornata nazionale del folklore e delle tradizioni popolari» per il giorno 26 ottobre 2019. In tale giornata le amministrazioni pubbliche, anche in coordinamento con gli enti ed organismi interessati, promuovono l’attenzione e l’informazione sul tema del folklore e delle tradizioni popolari, nell’ambito delle rispettive competenze e attraverso idonee iniziative di comunicazione e sensibilizzazione.

La presente direttiva, previa registrazione da parte della Corte dei conti, sara’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 31 luglio 2019

Il Presidente del Consiglio dei ministri Conte

Registrata alla Corte dei conti il 9 agosto 2019
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, reg. succ. n. 1704

Direttiva 19 aprile 2017, AOOUFGAB 232

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Ufficio del Gabinetto del MlUR

Direttiva 19 aprile 2017, AOOUFGAB 232

Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

VISTO il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, recante norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche;

VISTA l’ordinanza ministeriale 23 marzo 2005, n. 40, registrata alla Corte dei Conti il 5 maggio 2005, Reg. 2, Fg. 235, concernente il conferimento degli incarichi di presidenza nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, nelle scuole secondarie superiori e nelle istituzioni educative;

VISTO il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e in particolare l’articolo 1-sexies;

VISTO il decreto-legge 13 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31;

VISTO il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dell’Area V della dirigenza per il quadriennio 2002-2005 ed il primo biennio economico 2002-2003, sottoscritto in data Il aprile 2006, ed in particolare l’articolo 19;

VISTO il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto Scuola, sottoscritto in data 29 novembre 2007;

VISTO il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto Scuola, per il biennio economico 2008-2009, sottoscritto in data 23 gennaio 2009;

VISTO il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dell’Area V della dirigenza per il quadriennio 2006-2009 ed il primo biennio economico 2006-2007, sottoscritto in data 15 luglio 2010;

VISTA la direttiva 13 aprile 2011, n. 30, prot. n. AOODGPER. 3260, registrata alla Corte dei Conti il 13 maggio 2011, Reg. n. 6, fgl. n. 4, con la quale sono state definite le modalità e i termini per l’attuazione dell’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, per la conferma degli incarichi conferiti nell’anno scolastico 2005-2006;

CONSIDERATO che, ai sensi del succitato articolo 1-sexies “a decorrere dall’anno scolastico 2006/2007 non sono più conferiti nuovi incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già conferiti”;

RITENUTA pertanto, la necessità di emanare una direttiva per dare attuazione al predetto articolo 1-sexies per la conferma degli incarichi conferiti nell’anno scolastico 2016-2017;

EMANA

la seguente direttiva per l’applicazione dell’ articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43.

Art. 1
(Disposizioni generali)

1. In applicazione dell’articolo 1-sexies del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, dall’anno scolastico 2006-2007 non sono più conferiti incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già conferiti.

2. La conferma dei suddetti incarichi è disciplinata, per l’anno scolastico 2017-2018, dalle disposizioni della presente direttiva.

3. Le disposizioni contenute nella presente direttiva sono pubblicate dagli Uffici Scolastici Regionali – Ambiti territoriali provinciali mediante pubblicazione all’ Albo on line a far data dal 26 aprile 2017 e diramate a mezzo delle reti internet e intranet.

Art. 2
(Conferma degli incarichi di presidenza)

1. Gli incarichi di presidenza già conferiti negli anni precedenti sono confermati, a domanda, sui posti residuati dopo eventuali nomine in ruolo e autorizzazioni all’accoglimento di istanze di riammissione e trattenimento in servizio per il raggiungi mento del minimo contributivo o in applicazione dell’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

2. Qualora si verifichi una riduzione dei posti disponibili rispetto al numero degli aspiranti alla conferma sul posto ricoperto nell’anno scolastico 2016-2017, gli stessi possono essere assegnati ad altra scuola o istituto nell’ambito della regione, secondo le modalità previste nel successivo articolo 3, comma 2.

Art. 3
(Procedura di assegnazione degli incarichi di presidenza)

1. Il Direttore Generale o il Dirigente titolare preposto all’Ufficio scolastico regionale o loro delegati forniscono alle Organizzazioni Sindacali l’informazione in merito alla situazione degli organici delle province e delle sedi vacanti e disponibili.

2. Gli aspiranti alla conferma dell’incarico devono presentare domanda, in carta semplice, all’Ufficio scolastico regionale – Ambito territoriale della provincia in cui hanno la sede di servizio in qualità di preside incaricato nel corrente anno scolastico, nel periodo dal 26 aprile al 26 maggio 2017. Nella domanda sono indicati il punteggio conseguito nella graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza relativo all’anno scolastico 2005-2006, le sedi preferite e le istituzioni scolastiche presso le quali gli aspiranti chiedono di essere assegnati, nonché il possesso di eventuali titoli di precedenza nella scelta della sede, di cui all’articolo 3, comma 4, dell’ordinanza ministeriale n. 40 del 2005.

3. Deve, altresì, essere espressamente indicata l’eventuale preferenza ad essere prioritariamente confermati nella sede di servizio occupata nell’anno scolastico 2016-2017, ove disponibile, ovvero ad essere assegnati ad altra sede. Gli interessati, nel caso di mancanza di sedi nella provincia di appartenenza, devono dichiarare la propria eventuale disponibilità ad essere assegnati presso istituti disponibili in altra provincia della regione, indicando, nell’ ordine, le province nell’ambito delle quali gli stessi chiedono di essere assegnati.

4. Gli aspiranti che abbiano chiesto di permanere nella stessa scuola o istituto in cui ricoprano l’incarico di presidenza nell’anno scolastico in corso, qualora, in relazione ai posti disponibili, rientrino nel novero di coloro che abbiano titolo alla conferma secondo la graduatoria formulata in base al punteggio attribuito nell’anno scolastico 2005-2006 e sia disponibile la sede di cui trattasi, sono confermati nel medesimo incarico, per garantire la continuità di direzione.

5. Successivamente si procede all’assegnazione della sede in relazione ai posti conferibili – secondo il turno di nomina e tenendo conto delle precedenze di cui all’articolo 3, comma 4, della citata ordinanza ministeriale n. 40 del 2005 – sia per coloro la cui attuale sede d’incarico non sia più disponibile per conferma e sia nei confronti di coloro che desiderino essere assegnati ad altra sede.

6. Dopo le conferme degli incarichi di presidenza, in caso di riduzione dei posti vacanti e disponibili, il Direttore Generale o il Dirigente titolare preposto all’Ufficio scolastico regionale o loro delegati, acquisiscono i nominativi degli eventuali docenti che non hanno trovato conferma sul posto ricoperto nell’anno scolastico 2016-2017 e che abbiano dichiarato di voler essere confermati anche in altra provincia, il punteggio ad essi attribuito nelle graduatorie relative all’anno scolastico 2005-2006 e le province per le quali i medesimi abbiano espresso la propria disponibilità ad essere assegnati.

7. Il Direttore Generale o il Dirigente titolare preposto all’Ufficio scolastico regionale o loro delegati, acquisite le sedi vacanti e disponibili nell’ambito delle province della Regione, convocano i docenti che non hanno trovato conferma sul posto ricoperto nell’ anno scolastico 2016-2017 e li invitano a scegliere, seguendo l’ordine di punteggio, tra le sedi residue delle varie province, quella in cui gli stessi desiderino essere assegnati.

8. Gli interessati che abbiano ottenuto l’incarico negli anni precedenti a quello in corso possono presentare domanda, nei termini previsti dalla presente direttiva, direttamente al Direttore Generale o al Dirigente titolare preposto all’Ufficio scolastico regionale di appartenenza, indicando il punteggio conseguito nella graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza relativa all’anno scolastico 2005-2006, il possesso di eventuali titoli di precedenza di cui all’articolo 3, comma 4, dell’ordinanza ministeriale n. 40 del 2005, la sede di attuale titolarità, la sede nella quale hanno prestato l’ultimo incarico di presidenza, le province nell’ambito delle quali siano disponibili ad ottenere la conferma dell’incarico.

9. La fase di cui ai precedenti commi 6, 7 e 8 è conseguente a quella relativa alla conferma degli incarichi in atto nell’anno scolastico 2016-2017.

10. Ai fini delle conferme nelle scuole aventi particolari finalità hanno precedenza coloro i quali siano in possesso dei titoli di specializzazione di cui all’articolo 325, del decreto legislativo n. 297 del 1994.

Art. 4
(Disposizioni finali)

1. I posti disponibili non assegnati per conferma ai sensi delle disposizioni contenute nei precedenti articoli sono successivamente conferiti con incarico di reggenza.

La presente direttiva sarà trasmessa alla Corte dei Conti per il visto e la registrazione.

IL MINISTRO
Valeria Fedeli

Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 1° agosto 2015

Al Signor Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale
Al Signor Ministro dell’Interno
Al Signor Ministro della Difesa
Al Signor Ministro della Giustizia
Al Signor Ministro dell’Economia e delle Finanze
Al Signor Ministro dello Sviluppo Economico
Al Signor Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio – Autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica
Al Signor Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale
Al Signor Consigliere militare del Presidente del Consiglio dei ministri
Al Signor Direttore Generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza
Al Signor Direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna
Al Signor Direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna
Al Signor Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione

Premessa

L’Italia si è da alcuni anni dotata di un’architettura istituzionale con l’obiettivo di ricomporre e mettere a sistema i molteplici attori, pubblici e privati, che operano nel campo della sicurezza dello spazio cibernetico. È un primo passo, che è stato compiuto nell’ambito del quadro legislativo esistente e, doverosamente, nel rispetto delle attuali esigenze di finanza pubblica.

La definizione dei punti cardine del sistema ha consentito di approvare in breve tempo il Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico e il correlato Piano nazionale, strumenti rivolti a porre il Paese in linea con i principali partner internazionali.

Occorre ora proseguire con determinazione nell’attuazione degli indirizzi strategici ed operativi identificati, ponendo in essere tutte le linee di azione necessarie sotto il profilo tecnico, organizzativo, procedurale e della collaborazione internazionale, che consentano di assicurare ai nostri cittadini uno spazio cibernetico in cui possano essere esercitate, in una cornice di sicurezza, diritti fondamentali e scambio di conoscenze, intraprese attività economiche ed intessute relazioni sociali, cogliendo così tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Indirizzi generali

Per il raggiungimento di queste finalità, da una prima ricognizione sullo stato di attuazione degli indirizzi del Quadro strategico e del Piano nazionale, è emersa innanzitutto l’esigenza di consolidare un sistema di reazione efficiente, che raccordi le capacità di risposta delle singole Amministrazioni, con l’obiettivo di assicurare la resilienza dell’infrastruttura informatica nazionale, a fronte di eventi quali incidenti o azioni ostili che possono compromettere il funzionamento dei sistemi e degli assetti fisici controllati dagli stessi.

Sentito il CISR nella riunione del 19 maggio u.s., ritengo quindi opportuno fissare puntuali linee d’azione che tutti i soggetti coinvolti dovranno seguire per accelerare la realizzazione degli obiettivi indicati. Ciò deve determinare un allineamento degli assetti strategici agli standard internazionali, che consenta al nostro Paese di rapportarsi autorevolmente con i principali partner internazionali.

I principi fondamentali che devono guidare il percorso verso l’obiettivo indicato sono:

  • un maggiore e più efficace coordinamento, nonché l’integrazione delle funzioni dei diversi soggetti pubblici, tenendo conto che il quadro di competenze rimane ancora frammentato sotto il profilo legislativo;
  • lo sviluppo delle relazioni con il settore privato, realizzando un efficace e capillare partenariato con tutti gli operatori non pubblici a cui è affidato il controllo di infrastrutture informatiche e telematiche da cui dipendono ormai funzioni essenziali per il sistema-Paese e per la fruizione dei diritti fondamentali degli individui.

Misure rivolte alla amministrazione:

a. il potenziamento della capacità di reazione

Ogni singola Amministrazione ed Organo, componenti l’architettura nazionale di sicurezza, deve potenziare la capacità di reazione agli eventi cibernetici sotto il profilo tecnico, adottando e attenendosi a procedure improntate al massimo coordinamento sia interno che tra le Amministrazioni. A ciò si deve aggiungere l’impegno, nell’ambito di ciascuna Amministrazione, a provvedere affinché, nel quadro delle pianificazioni organizzative e finanziarie di competenza, siano destinate risorse umane e finanziarie adeguate agli assetti rivolti alla funzione della sicurezza cibernetica ed alla protezione informatica.

Tutte le Amministrazioni e gli Organi chiamati ad intervenire nell’ambito degli assetti nazionali di reazione ad eventi cibernetici devono dotarsi, secondo una tempistica definita e comunque nel più breve tempo possibile, di standard minimi di prevenzione e reazione ad eventi cibernetici. Al fine di agevolare tale processo, l’Agenzia per l’Italia digitale dovrà rendere prontamente disponibili indicatori degli standard di riferimento, in linea con quelli posseduti dai maggiori partner del nostro Paese e dalle organizzazioni internazionali di cui l’Italia è parte.

In questo quadro, in particolare, il Nucleo per la sicurezza cibernetica, il CERT nazionale ed il CERT della Pubblica Amministrazione dovranno adottare, in attuazione di quanto previsto dagli indirizzi operativi del Piano nazionale, le iniziative necessarie a potenziare l’operatività, pianificando quanto prima il pronto allineamento agli standard internazionali di riferimento.

b. il coordinamento interistituzionale

Nel contempo, deve essere da subito assicurato il raggiungimento dell’ottimale funzionamento del coordinamento interistituzionale, in un’ottica di massima integrazione della risposta all’evento, tenuto conto che ogni singolo evento può assumere natura sistemica.

Per questo fine, le SS.LL. impartiranno le necessarie disposizioni affinché ciascuna Amministrazione, anche in funzione della partecipazione al Nucleo per la sicurezza cibernetica, impronti la propria azione al raggiungimento dell’interesse generale del Paese a che le informazioni sugli attacchi e sugli altri eventi di rilievo in ambito cibernetico vengano immediatamente e puntualmente condivise, secondo le procedure concordate, contestualmente alle azioni messe in atto da ciascuna Amministrazione per la immediata tutela e il ripristino dei sistemi.

Il massimo coordinamento deve essere assicurato anche nell’ambito dell’attività degli Organismi di informazione per la sicurezza, in linea con il modello previsto dalla legge n. 124/2007 secondo cui il Presidente del Consiglio, e l’Autorità delegata ove istituita, si avvalgono del DIS per assicurare piena unitarietà nella programmazione della ricerca informativa del Sistema di informazione per la sicurezza, nelle analisi e nelle attività operative dei Servizi di informazione ed al DIS è affidato il compito di coordinare le attività di ricerca informativa finalizzate a rafforzare la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali.

Nel quadro del coordinamento tra i diversi attori del sistema di reazione in caso di evento cibernetico, deve infine essere accelerata la predisposizione di una rete di comunicazione classificata, allo scopo di evitare ritardi o disfunzioni nella fase di gestione dell’evento, garantendo un continuo e sicuro scambio informativo tra le Amministrazioni interessate, i CERT ed il Nucleo per la Sicurezza Cibernetica.

Azioni per il partenariato pubblico-privato

L’innalzamento delle capacità in materia di sicurezza nel settore pubblico non è di per sé in grado di assicurare la sicurezza tout court dello spazio cibernetico di pertinenza del Paese, senza un efficace diffuso coinvolgimento degli operatori privati, a partire da quelli cui fanno capo segmenti importanti dell’infrastruttura cibernetica nazionale. La best practice internazionale individua, infatti, come momento fondamentale il partenariato pubblico-privato, posto che dalla funzionalità e resilienza dei sistemi e delle reti affidati a privati dipendono funzioni essenziali sia per il sistema-Paese, sia per la fruizione dei diritti fondamentali degli individui.

In tale contesto, l’opera di sensibilizzazione effettuata nei confronti degli operatori economici privati che gestiscono infrastrutture critiche e di altri soggetti di rilevanza strategica nazionale, già avviata in diversi settori di interesse primario, va estesa ad altri settori economici potenzialmente esposti ad attacchi cibernetici di portata sistemica.

Le modalità di individuazione degli operatori privati e lo sviluppo delle relazioni dovranno essere definite in modo coordinato nelle sedi individuate dall’architettura istituzionale e, in particolare, nell’ambito dell’Organo collegiale di supporto al CISR. Ciò al fine di evitare dannose sovrapposizioni e duplicazioni, suscettibili tra l’altro di ingenerare, presso gli operatori privati, confusione circa ruoli e competenze della parte pubblica. Deve, infatti, essere assolutamente garantito che gli operatori privati abbiano una visione unitaria dell’azione statuale e chiari i punti di riferimento istituzionali in materia di protezione cibernetica e sicurezza informatica.

La ricerca nazionale

Nel percorso di accrescimento delle capacità e potenzialità del Paese, inoltre, deve essere riconosciuto un fondamentale rilievo, attese le repentine evoluzioni tecnologiche cui è soggetta la materia, al settore della ricerca e sviluppo delle attività di sicurezza informatica e alla cooperazione, per queste finalità, con università e centri di ricerca anche privati.

Tale attività tanto più risulta cruciale per la sicurezza informatica nazionale quanto più va evidenziandosi l’esistenza e il possibile ulteriore sviluppo di strumenti di intrusione indebita negli apparati informatici dall’elevato potenziale invasivo, che si vanno sempre più configurando come una minaccia a livello sistemico.

Nella consapevolezza dell’esigenza di una compiuta regolamentazione di tali strumenti, anche nella prospettiva della salvaguardia dei diritti della persona, si rende intanto necessario che, grazie alle sinergie con gli enti di ricerca, le infrastrutture strategiche sviluppino strumenti di difesa e reazione il più possibile avanzati dal punto di vista tecnologico.

Anche nell’ambito di queste attività, le Amministrazioni e gli Organi che compongono l’architettura istituzionale, nella definizione di accordi e intese di collaborazione, dovranno improntare la propria azione, per le stesse considerazioni già espresse, ad un puntuale raccordo e coordinamento delle iniziative, evitando ogni iniziativa unilaterale e non previamente concordata nella sede collegiale dianzi richiamata.

La cooperazione internazionale

Il conseguimento degli obiettivi indicati rappresenta una condizione imprescindibile nel contesto della cooperazione internazionale: i rapporti bilaterali e multilaterali presuppongono, infatti, un comune livello di preparazione e di interoperabilità, senza il quale l’Italia non può partecipare a pieno titolo e quale partner di rango primario ai relativi consessi internazionali.

Per queste finalità è altresì necessario che le SS. LL. impartiscano disposizioni, ognuno nel proprio ambito di competenza, affinché, in particolare nei principali contesti multilaterali, NATO e UE, la partecipazione nazionale sia la risultante di un approccio di sistema e, in quanto tale, frutto di una preliminare attività di coordinamento-Paese. Ciò risulta indispensabile in fase sia ascendente (definizione della posizione nazionale) che discendente (governo degli obblighi conseguenti).

Disposizioni finali

Ritengo importante che le azioni necessarie in ciascuna Amministrazione per il perseguimento degli obiettivi indicati dalla presente direttiva siano svolte con la più ampia condivisione delle finalità tra coloro che saranno chiamati a darvi attuazione, essendo la consapevolezza e la motivazione da parte di ciascun responsabile o addetto, ai diversi livelli, cruciale per la buona riuscita di iniziative di carattere sistemico e di così ampia portata.

Sicuro della particolare sensibilità e della preziosa opera che le SS.LL. sapranno dispiegare perché possano essere attuate le indicazioni delle presente direttiva, confido perciò anche nella conseguente adozione di adeguate iniziative di comunicazione nell’ambito di ciascuna Amministrazione.

Il Sottosegretario di Stato, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, e il Direttore generale del DIS sono incaricati di seguire l’attuazione delle linee di azione indicate, per gli aspetti di competenza, e di riferirmi con cadenza semestrale.

Il Presidente del Consiglio dei ministri
Matteo Renzi