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Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 aprile 2019, n. 47

Regolamento concernente l’organizzazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. (19G00054)
(GU Serie Generale n.133 del 08-06-2019)

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 aprile 2019, n. 48

Regolamento concernente l’organizzazione degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. (19G00055)
(GU Serie Generale n.133 del 08-06-2019)

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 2018

Riparto del contributo di 75 milioni di euro, per l’anno 2018, a favore delle regioni a statuto ordinario e degli enti territoriali che esercitano le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali. (19A00508)

(GU Serie Generale n.23 del 28-01-2019)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 7 aprile 2014, n. 56, che detta, per le regioni a statuto ordinario, disposizioni in materia di citta’ metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni al fine di adeguare il loro ordinamento ai principi di sussidiarieta’, differenziazione e adeguatezza e, in particolare, l’art. 1, comma 89, che prevede il riordino delle funzioni non fondamentali delle province;

Viste le leggi regionali di riordino delle funzioni non fondamentali emanate in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56;

Visto l’art. 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016) ove si prevede che «ai fini del completamento del processo di riordino delle funzioni delle province, le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriali di cui all’art. 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e relative alle esigenze di cui all’art. 139, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono attribuite alle regioni a decorrere dal 1° gennaio 2016, fatte salve le disposizioni legislative regionali che alla predetta data gia’ prevedono l’attribuzione delle predette funzioni alle province, alle citta’ metropolitane o ai comuni, anche in forma associata»;

Visto l’art. 1, comma 70, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, ove si prevede che «Per l’esercizio delle funzioni di cui all’art. 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ attribuito un contributo di 75 milioni di euro per l’anno 2018 da ripartire con le modalita’ ivi previste»;

Visto l’art. 8 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, secondo cui «Sono autorizzati l’impegno e il pagamento delle spese del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, per l’anno finanziario 2018, in conformita’ all’annesso stato di previsione (Tabella n. 7)»;

Considerato che nel suddetto stato di previsione Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e ricerca e’ iscritto, per l’esercizio finanziario 2018, il Fondo da assegnare alle regioni per fronteggiare le spese relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriali, con lo stanziamento di 75 milioni di euro e che a detto riparto si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, di concerto con il Ministro per la famiglia e le disabilita’, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dell’interno, previa intesa in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell’art. 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, come modificato dall’art. 3, comma 4, lettera l), del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 97;

Ritenuto di dover procedere al riparto del contributo in base ad un criterio di ponderazione che tenga conto, nella misura dell’80 per cento, del numero degli alunni con disabilita’ delle scuole secondarie superiori e, nella misura del 20 per cento, della spesa storica sostenuta dalle province per l’esercizio delle suddette funzioni nel periodo 2012 – 2014;

Considerata la spesa media sostenuta dalle province nel triennio 2012- 2014 per l’esercizio delle funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriali e per i servizi di supporto organizzativo;

Vista la nota del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca prot. 0018995 del 28 giugno 2018, con la quale sono stati individuati gli alunni con disabilita’ iscritti nell’anno scolastico 2017/2018, distinti per grado di istruzione e per provincia o citta’ metropolitana;

Considerato che gli alunni delle Province di Barletta-Andria-Trani e Fermo, risultano ancora assegnati nella nota del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca rispettivamente alle Province originarie di Bari e Ascoli Piceno, e che pertanto il riparto fra le suddette province e citta’ metropolitane e’ avvenuto, come per l’anno precedente, in base ai dati Istat relativi alle rispettive popolazioni scolastiche degli studenti con disabilita’;

Visto il documento Repertorio atti n. 86/CU del 1° agosto 2018, recante l’esito della seduta in pari data della Conferenza unificata, dal quale risulta che nella seduta stessa non si sono create le condizioni di assenso previste ai fini del perfezionamento dell’intesa;

Considerato che, nella seduta della Conferenza unificata del 1° agosto 2018, l’ANCI e l’UPI hanno espresso parere favorevole all’intesa mentre le regioni, pur condividendo, a maggioranza, la proposta di riparto presentata dal Governo, hanno espresso la mancata intesa senza l’applicazione della decorrenza dei termini;

Considerato, altresi’, che l’ANCI, l’UPI e le regioni hanno sollecitato l’avvio di un tavolo di confronto fra tutti i soggetti interessati, al fine di addivenire a soluzioni condivisibili per la modifica dei criteri per gli anni successivi, chiedendo inoltre al Governo che il Fondo diventi strutturale;

Considerato, altresi’, che il Governo, nella medesima seduta della Conferenza unificata del 1° agosto 2018, preso atto della mancata intesa ai sensi dell’art. 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ha fatto proprio l’invito alla non applicazione della decorrenza dei termini; Visto l’art. 3, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ove si prevede che «Quando un’intesa espressamente prevista dalla legge non e’ raggiunta entro trenta giorni dalla prima seduta della Conferenza Stato-Regioni in cui l’oggetto e’ posto all’ordine del giorno, il Consiglio dei ministri provvede con deliberazione motivata»;

Visto l’art. 3, comma 4, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ove si prevede che «In caso di motivata urgenza il Consiglio dei ministri puo’ provvedere senza l’osservanza delle disposizioni del presente articolo. I provvedimenti adottati sono sottoposti all’esame della Conferenza Stato-Regioni nei successivi quindici giorni. Il Consiglio dei ministri e’ tenuto ad esaminare le osservazioni della Conferenza Stato-Regioni ai fini di eventuali deliberazioni successive»;

Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 24 settembre 2018 con la quale e’ autorizzata l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante «Riparto del contributo di 75 milioni di euro per l’anno 2018 a favore delle regioni a statuto ordinario e degli enti territoriali che esercitano le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriali»;

Su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, di concerto con il Ministro per la famiglia e le disabilita’, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro dell’interno;

Decreta:

Art. 1
1. Il contributo di 75 milioni di euro per l’anno 2018 di cui al «Fondo da assegnare alle regioni per fronteggiare le spese relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriale», iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, ripartito secondo i criteri di cui all’art. 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ erogato a favore delle regioni a statuto ordinario che provvedono ad attribuirlo alle province e alle citta’ metropolitane che esercitano effettivamente le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriali di cui all’art. 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Tale contributo, da considerarsi integrativo rispetto alla copertura finanziaria prevista nelle disposizioni regionali attinenti alle funzioni non fondamentali delle province e citta’ metropolitane, e’ ripartito nella misura dell’80 per cento in proporzione alla presenza degli alunni disabili, limitatamente alle scuole secondarie superiori presenti in ciascuna provincia nell’anno scolastico 2017/2018 e del 20 per cento in proporzione alla spesa media storica sostenuta dalle province per l’esercizio delle suddette funzioni nel triennio 2012- 2014, come da allegato A), che forma parte integrante del presente provvedimento. 2. Qualora le funzioni di assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilita’ fisiche o sensoriali siano svolte, a seguito di specifiche disposizioni legislative regionali, da soggetti diversi dalle province e dalle citta’ metropolitane, la quota del contributo e’ attribuita alla regione che stabilira’ le modalita’ di riparto tra gli enti territoriali interessati.

Il presente decreto verra’ trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione e sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 21 dicembre 2018

Il Presidente del Consiglio dei ministri Conte
Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Stefani
Il Ministro per la famiglia e le disabilita’ Fontana
Il Ministro dell’economia e delle finanze Tria
Il Ministro dell’interno Salvini

Registrato alla Corte dei conti il 15 gennaio 2019 Ufficio controllo atti P.C.M., Ministeri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, reg. succ. n. 67

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 dicembre 2018

Istituzione della Commissione per l’attuazione del progetto «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati». (19A01019) (GU Serie Generale n.40 del 16-02-2019)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;
Visto l’art. 7, commi 26 e 27, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, che attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri la gestione del Fondo per le aree sottoutilizzate e la facolta’ di avvalersi per tale gestione del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo economico;
Visto il decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, e in particolare l’art. 4, con il quale si dispone che il Fondo per le aree sottoutilizzate sia denominato Fondo per lo sviluppo e la coesione e sia destinato a dare unita’ programmatica e finanziaria all’insieme degli interventi aggiuntivi a finanziamento nazionale rivolti al riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese;
Vista la legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilita’ 2014) e, in particolare, l’art. 1, comma 6, che determina la dotazione aggiuntiva del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2014-2020, stabilendo che il complesso delle risorse sia destinato a sostenere esclusivamente interventi per lo sviluppo, anche di natura ambientale;
Vista la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilita’ 2015) e in particolare l’art. 1, comma 703, che, ferme restando le vigenti disposizioni sull’utilizzo del Fondo per lo sviluppo e la coesione, detta ulteriori disposizioni per l’utilizzo delle risorse assegnate per il periodo di programmazione 2014-2020;
Visto l’art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la stipula di accordi tra pubbliche amministrazioni per lo svolgimento in collaborazione di attivita’ di interesse comune;
Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»;
Vista la delibera del 1° maggio 2016 del Comitato interministeriale per la programmazione economica (di seguito, CIPE), con la quale, sulla proposta del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri pro tempore, in qualita’ di Autorita’ politica per la coesione, e’ stato approvato il piano stralcio «Cultura e turismo» presentato dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo ed e’ stata disposta l’assegnazione al medesimo Ministero di un importo complessivo di 1.000 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, da destinare al sistema museale italiano, ai sistemi territoriali turistico-culturali (cammini, percorsi, aree vaste) nonche’ ad interventi di completamento particolarmente significativi e a nuovi interventi da individuarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
Visto, in particolare, il paragrafo 1.2., lettera c), della citata delibera CIPE, con il quale si e’ disposta la destinazione all’insieme di interventi di completamento particolarmente significativi e di nuovi interventi di una riserva di importo pari a 170 milioni di euro, nell’ambito della quale 150 milioni di euro sono assegnati a favore di interventi, ciascuno dei quali non superiore a 10 milioni di euro, afferenti al progetto di recupero di luoghi culturali dimenticati, denominato «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati»;
Visto, altresi’, il paragrafo 2.2., della citata delibera CIPE, concernente le modalita’ di attuazione degli interventi di cui al progetto «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati», per il quale gli interventi sono individuati sulla base delle segnalazioni pervenute dal territorio e, nell’eventualita’ in cui queste comportassero finanziamenti in misura superiore a 150 milioni di euro, sono selezionati da una apposita Commissione, all’uopo costituita;
Visto l’avviso pubblicato sul sito internet della Presidenza del Consiglio dei ministri il 9 maggio 2016, con il quale e’ data facolta’ a tutti i cittadini di segnalare, entro il 31 maggio 2016, all’indirizzo di posta elettronica bellezz@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettivita’ o un progetto culturale da finanziare;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 giugno 2017, con il quale, essendo pervenuto un numero di segnalazioni tale da richiedere una disponibilita’ superiore alle risorse assegnate, pari a 150 milioni di euro, e’ stata istituita, in attuazione del citato paragrafo 2.2. della delibera CIPE del 1° maggio 2016, una Commissione per la selezione degli interventi;
Visto il decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri del 3 luglio 2017, con il quale e’ stata istituita la segreteria tecnico-amministrativa a supporto della Commissione per la selezione degli interventi, ai sensi dell’art. 4 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 giugno 2017;
Considerato che, come risulta dai verbali dei lavori, la Commissione per la selezione degli interventi ha dato mandato alla segreteria tecnico-amministrativa di selezionare, sulla base dei criteri stabiliti dalla delibera del 1° maggio 2016 del CIPE e dal decreto istitutivo della Commissione per la selezione degli interventi, le 139.689 e-mail recanti segnalazioni e di predisporre l’elenco, secondo l’ordine crescente degli importi indicati, delle segnalazioni selezionate, escludendo gli interventi ricadenti nello stesso comune riportanti importo maggiore e le segnalazioni che non hanno indicato alcun importo;
Vista la nota prot. n. USG 7598 del 19 dicembre 2017, con la quale il presidente della Commissione ha comunicato all’ufficio del Segretario generale la conclusione dei lavori da parte della Commissione per la selezione degli interventi nella seduta del 15 dicembre 2017 e ha trasmesso la relativa documentazione;
Visti, in particolare, il verbale n. 3 del 15 dicembre 2017 della Commissione per la selezione degli interventi, la nota prot. n. USG 1153 del 22 febbraio 2018 e la nota-mail prot. 3719 del 27 febbraio 2018, dai quali si evince che la Commissione per la selezione degli interventi, all’esito della selezione degli interventi sulla base dei criteri sopra indicati, e’ pervenuta ad un elenco di 310 interventi conformi alla delibera CIPE del 1° maggio 2016 e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 giugno 2017 e ad un elenco di 271 interventi selezionati fino a concorrenza delle risorse disponibili;
Considerato che, con apposita convenzione, da adottarsi ai sensi del citato art. 15 della legge n. 241 del 1990, tra gli enti attuatori e il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, assegnatario delle risorse in base alla citata delibera CIPE del 1° maggio 2016, saranno regolate le modalita’ di erogazione del finanziamento e di verifica dell’esecuzione degli interventi afferenti al progetto «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati»;
Viste le note di febbraio 2018 a firma della Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri pro tempore, con le quali, comunicando ai comuni l’avvenuta conclusione della fase di selezione degli interventi, si forniva assicurazione agli stessi che sarebbe seguita formale richiesta da parte della Commissione per la selezione degli interventi al fine di acquisire tutta la documentazione necessaria alla stipula della suddetta convenzione;
Visto il decreto del Segretario generale 8 marzo 2018 con il quale sono state stabilite le modalita’ di accesso alla fase di stipula della convenzione sopra citata con il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali;
Vista la nota prot. n. USG 5221 del 3 agosto 2018 con la quale il presidente della Commissione per la selezione degli interventi trasmette la documentazione prodotta nel corso dell’espletamento delle attivita’ svolte in adempimento dell’incarico conferito con decreto del Segretario generale 8 marzo 2018;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 settembre 2018 che, al fine di consentire il completamento dell’istruttoria con l’acquisizione di tutti gli elementi utili per una compiuta valutazione ai fini dell’accesso al finanziamento e di individuare i progetti suscettibili di un immediato avvio dei lavori e consentire conseguentemente un rapido perfezionamento della stipula delle convenzioni, ha previsto l’istituzione di una nuova Commissione per l’attuazione del progetto «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati»;
Ritenuto, pertanto, necessario provvedere all’istituzione della Commissione prevista dall’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 settembre 2018;
Viste le designazioni pervenute, con riguardo ai componenti della predetta Commissione, dal Ministero per i beni e le attivita’ culturali, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministero dell’economia e delle finanze;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 giugno 2018, con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, onorevole dott. Giancarlo Giorgetti, e’ stata delegata la firma dei decreti, degli atti e dei provvedimenti di competenza del Presidente del Consiglio dei ministri, ad esclusione di quelli che richiedono una preventiva deliberazione del Consiglio dei ministri e di quelli relativi alle attribuzioni di cui all’art. 5 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Decreta:

Art. 1 Commissione per l’attuazione del progetto «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati»
1. La Commissione, istituita ai sensi dell’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 settembre 2018, e’ cosi’ composta: cons. Claudio Tucciarelli, rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri, con funzioni di presidente; dott. Fabiano Forti Bernini, rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri; dott. Gino Famiglietti, rappresentante del Ministero per i beni e le attivita’ culturali; dott.ssa Costanza Pera, rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; dott. Francesco Spada, rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze.
2. La Commissione si avvale di una segreteria tecnico-amministrativa, istituita con decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, operante presso il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Art. 2 Oneri
1. Ai componenti della Commissione non e’ corrisposto alcun emolumento o indennita’.

Il presente decreto e’ trasmesso agli organi di controllo per gli adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Roma, 4 dicembre 2018
p. Il Presidente del Consiglio dei ministri Giorgetti

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 settembre 2018

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 settembre 2018

Progetto «Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati». (18A07255)

(GU n.265 del 14-11-2018 )

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;
Visto l’art. 7, commi 26 e 27, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.
78, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
2010, n. 122, che attribuisce al Presidente del Consiglio dei
ministri la gestione del Fondo per le aree sottoutilizzate e la
facolta’ di avvalersi per tale gestione del Dipartimento per lo
sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo
economico;
Visto il decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, e in
particolare l’art. 4, con il quale si dispone che il Fondo per le
aree sottoutilizzate sia denominato Fondo per lo sviluppo e la
coesione e sia destinato a dare unita’ programmatica e finanziaria
all’insieme degli interventi aggiuntivi a finanziamento nazionale
rivolti al riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del
Paese;
Vista la legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilita’ 2014)
e, in particolare, l’art. 1, comma 6, che determina la dotazione
aggiuntiva del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di
programmazione 2014-2020, stabilendo che il complesso delle risorse
sia destinato a sostenere esclusivamente interventi per lo sviluppo,
anche di natura ambientale;
Vista la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilita’ 2015)
e in particolare l’art. 1, comma 703, che, ferme restando le vigenti
disposizioni sull’utilizzo del Fondo per lo sviluppo e la coesione,
detta ulteriori disposizioni per l’utilizzo delle risorse assegnate
per il periodo di programmazione 2014-2020;
Visto l’art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la
stipula di accordi tra pubbliche amministrazioni per lo svolgimento
in collaborazione di attivita’ di interesse comune;
Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante
«Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10
della legge 6 luglio 2002, n. 137»;
Vista la delibera del 1° maggio 2016 del Comitato interministeriale
per la programmazione economica (di seguito, CIPE), con la quale,
sulla proposta del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei ministri pro-tempore, in qualita’ di Autorita’ politica
per la coesione, e’ stato approvato il piano stralcio «Cultura e
turismo» presentato dal Ministero dei beni e delle attivita’
culturali e del turismo ed e’ stata disposta l’assegnazione al
medesimo Ministero di un importo complessivo di 1.000 milioni di
euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione,
da destinare al sistema museale italiano, ai sistemi territoriali
turistico – culturali (cammini, percorsi, aree vaste) nonche’ ad
interventi di completamento particolarmente significativi e a nuovi
interventi da individuarsi con decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri;
Visto, in particolare, il paragrafo 1.2, lettera c), della citata
delibera CIPE, con il quale si e’ disposta la destinazione
all’insieme di interventi di completamento particolarmente
significativi e di nuovi interventi di una riserva di importo pari a
170 milioni di euro, nell’ambito della quale 150 milioni di euro sono
assegnati a favore di interventi, ciascuno dei quali non superiore a
10 milioni di euro, afferenti al progetto di recupero di luoghi
culturali dimenticati, denominato «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi
culturali dimenticati»;
Visto, altresi’, il paragrafo 2.2., della citata delibera CIPE,
concernente le modalita’ di attuazione degli interventi di cui al
progetto «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati», per
il quale gli interventi sono individuati sulla base delle
segnalazioni pervenute dal territorio e, nell’eventualita’ in cui
queste comportassero finanziamenti in misura superiore a 150 milioni
di euro, sono selezionati da una apposita Commissione, all’uopo
costituita;
Visto l’avviso pubblicato sul sito internet della Presidenza del
Consiglio dei ministri il 9 maggio 2016, con il quale e’ data
facolta’ a tutti i cittadini di segnalare, entro il 31 maggio 2016,
all’indirizzo di posta elettronica bellezz@governo.it un luogo
pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della
collettivita’ o un progetto culturale da finanziare;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19
giugno 2017, con il quale, essendo pervenuto un numero di
segnalazioni tale da richiedere una disponibilita’ superiore alle
risorse assegnate, pari a 150 milioni di euro, e’ stata istituita, in
attuazione del citato paragrafo 2.2. della delibera CIPE del 1°
maggio 2016, una Commissione per la selezione degli interventi;
Visto il decreto del Segretario generale della Presidenza del
Consiglio dei ministri del 3 luglio 2017, con il quale e’ stata
istituita la segreteria tecnico-amministrativa a supporto della
Commissione per la selezione degli interventi, ai sensi dell’art. 4
del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19
giugno 2017;
Considerato che, come risulta dai verbali dei lavori, la
Commissione per la selezione degli interventi ha dato mandato alla
segreteria tecnico-amministrativa di selezionare, sulla base dei
criteri stabiliti dalla delibera del 1° maggio 2016 del CIPE e dal
decreto istitutivo della Commissione per la selezione degli
interventi, le 139.689 e-mail recanti segnalazioni e di predisporre
l’elenco, secondo l’ordine crescente degli importi indicati, delle
segnalazioni selezionate, escludendo gli interventi ricadenti nello
stesso comune riportanti importo maggiore e le segnalazioni che non
hanno indicato alcun importo;
Vista la nota prot. n. USG 7598 del 19 dicembre 2017, con la quale
il Presidente della Commissione ha comunicato all’Ufficio del
segretario generale la conclusione dei lavori da parte della
Commissione per la selezione degli interventi nella seduta del 15
dicembre 2017 e ha trasmesso la relativa documentazione;
Visti in particolare, il verbale n. 3 del 15 dicembre 2017 della
Commissione per la selezione degli interventi, la nota prot. n. USG
1153 del 22 febbraio 2018 e la nota-mail prot. 3719 del 27 febbraio
2018, dai quali si evince che la Commissione per la selezione degli
interventi all’esito della selezione degli interventi sulla base dei
criteri sopra indicati, e’ pervenuta ad un elenco di 310 interventi
conformi alla delibera CIPE del 1° maggio 2016 e al decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri del 19 giugno 2017 e ad un
elenco di 271 interventi selezionati fino a concorrenza delle risorse
disponibili;
Considerato che con apposita convenzione, da adottarsi ai sensi del
citato art. 15 della legge n. 241 del 1990, tra gli enti attuatori e
il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo,
assegnatario delle risorse in base alla citata delibera CIPE del 1°
maggio 2016, saranno regolate le modalita’ di erogazione del
finanziamento e di verifica dell’esecuzione degli interventi
afferenti al progetto «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali
dimenticati»;
Viste le note di febbraio 2018 a firma della Sottosegretaria di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri pro-tempore, con le
quali, comunicando ai comuni dell’avvenuta conclusione della fase di
selezione degli interventi, si forniva assicurazione agli stessi che
sarebbe seguita formale richiesta da parte della Commissione per la
selezione degli interventi al fine di acquisire tutta la
documentazione necessaria alla stipula della suddetta convenzione;
Visto il decreto del Segretario generale 8 marzo 2018 con il quale
sono state stabilite le modalita’ di accesso alla fase di stipula
della convenzione sopra citata con il Ministero dei beni e delle
attivita’ culturali;
Vista la nota prot. n. USG 5221 del 3 agosto 2018 con la quale il
Presidente della Commissione per la selezione degli interventi
trasmette la documentazione prodotta nel corso dell’espletamento
delle attivita’ svolte in adempimento dell’incarico conferito con
decreto del Segretario generale 8 marzo 2018;
Rilevato che risulta che non tutti i comuni sono stati messi nelle
condizioni di fornire tutta la documentazione indicata dal suddetto
decreto del Segretario generale e necessaria alla stipula della
predetta convenzione;
Ritenuto necessario provvedere al completamento dell’istruttoria
con l’acquisizione di tutti gli elementi utili per una compiuta
valutazione ai fini dell’accesso al finanziamento e, in coerenza con
quanto previsto dal punto 2.3., lettera ii) della delibera CIPE del
1° maggio 2016, individuare i progetti suscettibili di un immediato
avvio dei lavori e consentire conseguentemente un rapido
perfezionamento della stipula delle convenzioni;
Ritenuto pertanto necessario provvedere all’istituzione di una
Commissione per l’attuazione del progetto «Bellezz@-Recuperiamo i
luoghi culturali dimenticati»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 giugno
2018, con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei ministri, onorevole dott. Giancarlo Giorgetti, e’ stata
delegata la firma dei decreti, degli atti e dei provvedimenti di
competenza del Presidente del Consiglio dei ministri, ad esclusione
di quelli che richiedono una preventiva deliberazione del Consiglio
dei ministri e di quelli relativi alle attribuzioni di cui all’art. 5
della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Decreta:

Art. 1

Commissione per l’attuazione del progetto
«Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati»

  1. E’ istituita la Commissione per l’attuazione del progetto
    «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati» (di seguito
    Commissione), al fine di completare, nell’ambito dell’attuazione di
    cui al punto 2 della delibera CIPE indicata in premessa,
    l’individuazione degli enti attuatori che accedono alla fase
    successiva di stipula delle convenzioni con il Ministero dei beni e
    delle attivita’ culturali, concernenti le modalita’ di erogazione del
    finanziamento e di verifica degli interventi afferenti al progetto
    «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati».
  2. La Commissione e’ cosi’ composta:
    due rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri,
    di cui uno con funzioni di Presidente;
    un rappresentante del Ministero dei beni e delle attivita’
    culturali;
    un rappresentante del Ministero dell’economia e finanze;
    un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei
    trasporti.
  3. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
    sono individuati i componenti della Commissione.
  4. La Commissione si avvale di una Segreteria
    tecnico-amministrativa, istituita con decreto del Segretario generale
    della Presidenza del Consiglio dei ministri, operante presso il
    Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Art. 2

Documentazione necessaria
per l’accesso al finanziamento

  1. Possono accedere alla fase successiva di stipula delle
    convenzioni con il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali, di
    cui all’art. 1, comma 1, gli enti attuatori degli interventi, dal
    numero 1 al numero 271, di cui all’elenco allegato. Tali enti
    presentano, entro sei mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta
    Ufficiale del presente decreto, una dichiarazione recante:
    a) l’indicazione precisa del bene/luogo da recuperare ovvero del
    progetto di interesse culturale e sua ubicazione;
    b) l’indicazione del proprietario del bene/luogo da recuperare e
    dell’eventuale titolare di diritti concessori sul bene ovvero del
    gestore del progetto di interesse culturale;
    c) l’indicazione del soggetto proponente l’intervento;
    d) l’indicazione dell’ente pubblico attuatore e del suo
    rappresentante per l’intervento;
    e) la dichiarazione da parte dell’ente pubblico attuatore della
    persistente attualita’ e necessita’ dell’intervento/progetto
    segnalato;
    f) l’indicazione degli eventuali provvedimenti di approvazione o
    autorizzazione gia’ acquisiti.
  2. Alla dichiarazione di cui al comma 1 sono allegati:
    a) il quadro economico di spesa dettagliato e aggiornato che,
    fermo il limite di importo di finanziamento richiesto nella
    segnalazione inviata, e’ articolato, ove possibile, secondo lo schema
    di cui all’art. 16 del decreto del Presidente della Repubblica 5
    ottobre 2010, n. 207 e reca, altresi’, indicazione di eventuali altri
    finanziamenti;
    b) il Programma operativo di dettaglio, recante indicazione delle
    attivita’ e delle procedure da espletare per pervenire all’attuazione
    dell’intervento segnalato;
    c) il progetto esecutivo;
    d) la documentazione che accerti la sussistenza della
    disponibilita’ giuridica e fattuale dei beni ai fini della
    realizzazione dell’intervento;
    e) la documentazione che dimostri che l’intervento riguarda la
    tutela e/o la valorizzazione di beni del patrimonio culturale, ai
    sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
  3. Gli enti attuatori che, ai sensi dell’art. 3 del decreto del
    Segretario generale 8 marzo 2018, hanno gia’ presentato la
    documentazione richiesta di cui alle lettere a), b), c), d) , e) e f)
    del comma 1 del presente articolo, nonche’ alle lettere a) e b) del
    comma 2, sono comunque tenuti a presentare, nel termine di cui
    all’art. 2, comma 1, gli allegati di cui alle lettere c), d), ed e),
    del comma 2, del presente articolo, e a richiamare la dichiarazione e
    la documentazione gia’ trasmesse.
  4. Gli enti attuatori di cui al comma 3, possono proporre modifiche
    e/o integrazioni alla documentazione gia’ presentata ai sensi del
    decreto del Segretario generale 8 marzo 2018, entro il termine di cui
    al comma 1, del presente decreto. Le modifiche e/o integrazioni non
    devono comunque inficiare la coerenza con l’intervento/progetto
    originariamente segnalato e selezionato.
  5. La documentazione e’ trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei
    ministri, Segretariato generale, esclusivamente mediante posta
    elettronica certificata all’indirizzo,
    progettobellezza@pec.governo.it, conformemente alle norme del Codice
    dell’amministrazione digitale, entro il termine di cui al comma 1,
    del presente decreto. Gli enti attuatori che hanno trasmesso la
    documentazione successivamente alla scadenza del termine di cui al
    comma 1 non possono accedere alla fase successiva di stipula delle
    convenzioni con il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali.
  6. L’istruttoria ai fini della individuazione degli interventi
    destinatari del finanziamento e’ svolta dalla Commissione che
    provvede alla verifica della sussistenza e della conformita’ della
    documentazione trasmessa, nonche’ la coerenza della stessa con
    l’intervento/progetto originariamente segnalato e selezionato.
  7. La documentazione viene esaminata dalla Commissione seguendo
    l’ordine di presentazione da parte degli enti attuatori. L’esame
    della Commissione ha ad oggetto la verifica della completezza della
    documentazione trasmessa, della coerenza con il progetto
    «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati», secondo quanto
    previsto dalla delibera CIPE del 1° maggio 2016, e della conformita’
    alle disposizioni del presente decreto.
  8. In caso di esito positivo della verifica di cui al comma 7, il
    Presidente della Commissione ne da’ comunicazione alla Presidenza del
    Consiglio dei ministri – Ufficio del Segretario generale, ai fini
    dell’adozione di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei
    ministri di accesso alla successiva fase di stipula delle convenzioni
    con il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali.
  9. La Commissione, qualora, all’esito della verifica di cui al
    comma 7, riscontri che la documentazione e’ incompleta, incoerente o
    non conforme determina l’esclusione dell’ente attuatore dall’accesso
    alla fase successiva della stipula delle convenzioni con il Ministero
    dei beni e della attivita’ culturali. Le eventuali somme residue non
    erogate, rese disponibili da una o piu’ esclusioni dall’accesso alla
    fase successiva di stipula delle convenzioni con il Ministero dei
    beni e delle attivita’ culturali, sono destinate, nei limiti della
    capienza finanziaria, agli ulteriori interventi di cui all’elenco
    allegato, nell’ordine ivi indicato.
  10. La Commissione provvede all’esame della documentazione relativa
    agli ulteriori interventi di cui al comma 9, al fine del loro accesso
    alla fase successiva della stipula delle convenzioni con il Ministero
    dei beni e delle attivita’ culturali. A tal fine invita gli enti
    attuatori a trasmettere la documentazione di cui ai commi 1 e 2 del
    presente articolo, entro il termine di sei mesi dalla richiesta. In
    tale ipotesi si applicano i commi 5, 6, 7, 8 e 9 del presente
    articolo.
    Il presente decreto e’ trasmesso agli organi di controllo per gli
    adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Roma, 27 settembre 2018

p. Il Presidente del Consiglio dei ministri: Giorgetti

Registrato alla Corte dei conti il 29 ottobre 2018
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 1973


Allegato

Progetto: “Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati”
COMMISSIONE PER LA SELEZIONE DEGLI INTERVENTI
istituita con DPCM 19 giugno 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2018

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2018

Criteri e modalità per l’individuazione del responsabile della protezione dei dati personali, mediante il quale la Presidenza del Consiglio dei ministri esercita le funzioni di titolare del trattamento dei dati personali, ai sensi del regolamento (UE) n. 2016/679. (18A04205)

(GU Serie Generale n.139 del 18-06-2018)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina
dell’attivita’ di governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, a norma
dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze selle
amministrazioni pubbliche, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, recante
«Disposizioni in materia di inconferibilita’ e incompatibilita’ di
incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti
privati in controllo pubblico, a norma dell’art. 1, commi 49 e 50,
della legge 6 novembre 2012, n. 190»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22
novembre 2010, recante la disciplina dell’autonomia finanziaria e
contabile della Presidenza del Consiglio dei ministri;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
ottobre 2012, e successive modificazioni e integrazioni, recante
ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio
dei ministri;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30
novembre 2006, n. 312, concernente il trattamento dei dati sensibili
e giudiziari presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
Visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone
fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera circolazione di tali dati (di seguito regolamento);
Considerato che l’art. 4 del regolamento individua come titolare
del trattamento «la persona fisica o giuridica, l’autorita’ pubblica,
il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri,
determina le finalita’ e i mezzi del trattamento dei dati personali»;
Considerato, altresi’, che l’art. 37, paragrafo 1, lettera a), del
regolamento prevede l’obbligo per il titolare o il responsabile del
trattamento di designare il responsabile della protezione dei dati
personali (di seguito RPD) «quando il trattamento e’ effettuato da
un’autorita’ pubblica o da un organismo pubblico»;
Considerato che l’art. 37 del Regolamento, ai paragrafi 5 e 6,
stabilisce che il RPD e’ designato in funzione delle qualita’
professionali, in particolare della conoscenza specialistica della
normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, della
capacita’ di assolvere i compiti di cui all’art. 39, e che puo’
essere anche un dipendente del titolare del trattamento o del
responsabile del trattamento oltre che assolvere i suoi compiti in
base a un contratto di servizio;
Considerato che la Presidenza del Consiglio dei ministri, nel
complesso delle sue articolazioni organizzative, e’ titolare del
trattamento dei dati personali;
Considerata l’autonomia organizzativa della Scuola nazionale
dell’amministrazione, posta sotto la vigilanza della Presidenza del
Consiglio dei ministri, le peculiarita’ organizzative e le competenze
del Dipartimento della protezione civile, nonche’ la diversa
dislocazione territoriale oltre alle peculiarita’ organizzative e
alle specifiche competenze dei commissari straordinari del Governo di
cui all’art. 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, dei commissari
straordinari incaricati sulla base di leggi speciali, dei
rappresentanti del Governo nelle Regioni e delle Province autonome di
Trento e di Bolzano, e dell’Unita’ tecnica amministrativa (UTA) con
competenze in materia di gestione del contenzioso sullo smaltimento
dei rifiuti in Campania;
Ritenuto opportuno procedere alla individuazione dei soggetti,
mediante i quali la Presidenza del Consiglio dei ministri esercita le
funzioni di titolare del trattamento dei dati personali;
Ritenuto, altresi’, necessario procedere alla individuazione del
RPD della Presidenza del Consiglio dei ministri;
Visti i decreti del Presidente della Repubblica 12 dicembre 2016,
di nomina del Governo;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data
16 dicembre 2016, con il quale alla Sottosegretaria di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei ministri on. avv. Maria Elena Boschi e’
stata delegata la firma dei decreti, degli atti e dei provvedimenti
di competenza del Presidente del Consiglio dei ministri, ad
esclusione di quelli che richiedono una preventiva deliberazione del
Consiglio dei Ministri e di quelli relativi alle attribuzioni di cui
all’art. 5 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Decreta:

Art. 1

Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) dato personale: qualsiasi informazione riguardante una persona
    fisica identificata o identificabile in PCM; si considera
    identificabile la persona fisica che puo’ essere identificata,
    direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un
    identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati
    relativi all’ubicazione, un identificativo online o uno o piu’
    elementi caratteristici della sua identita’ fisica, fisiologica,
    genetica, psichica, economica, culturale o sociale;
    b) trattamento: qualsiasi operazione o insieme di operazioni,
    compiute in PCM con o senza l’ausilio di processi automatizzati e
    applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la
    raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la
    conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la
    consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione,
    diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il
    raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la
    distruzione;
    c) titolare del trattamento: la Presidenza del Consiglio dei
    ministri nelle sue articolazioni organizzative;
    d) responsabile del trattamento: la persona fisica o giuridica,
    estranea alla Presidenza del Consiglio dei ministri che tratta dati
    personali per conto del titolare del trattamento;
    e) violazione dei dati personali: la violazione di sicurezza che
    comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la
    perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai
    dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.

Art. 2

Oggetto e ambito di applicazione

  1. La Presidenza del Consiglio dei ministri (di seguito PCM) e’ il
    titolare del trattamento dei dati personali.
  2. Il presente decreto individua i soggetti medianti i quali la PCM
    esercita le funzioni di titolare del trattamento dei dati personali.
  3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle seguenti
    articolazioni organizzative della PCM: dipartimenti e uffici
    autonomi, come individuati all’art. 2 del decreto del Presidente del
    Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012, e gli organismi collegiali
    presso gli stessi istituiti, uffici di diretta collaborazione del
    Presidente e delle autorita’ politiche delegate dal Presidente del
    Consiglio, strutture di missione.
  4. Sono autonomi titolari del trattamento dei dati personali le
    strutture dei commissari straordinari del Governo di cui all’art. 11
    della legge 23 agosto 1988, n. 400, le strutture dei commissari
    straordinari incaricati sulla base di leggi speciali, le strutture
    dei rappresentanti del Governo nelle Regioni e nelle Province
    autonome di Trento e di Bolzano, nonche’ il Dipartimento della
    protezione civile, la Scuola nazionale dell’amministrazione e l’UTA.
  5. Le strutture di cui al comma 4, provvedono in via autonoma a
    tutti gli adempimenti previsti dal regolamento, nonche’ alla
    designazione di un proprio RPD.
  6. Ove ricorra l’ipotesi di contitolarita’ con la PCM, le
    rispettive responsabilita’ sono disciplinate dagli accordi previsti
    dall’art. 26 del regolamento.

Art. 3

Esercizio delle funzioni di titolare
del trattamento dei dati personali

  1. In conformita’ all’assetto organizzativo della PCM, nell’ambito
    delle strutture di cui all’art. 2, comma 3, i soggetti individuati
    per l’esercizio delle funzioni di titolare del trattamenti dei dati
    personali, ciascuno nel rispettivo ambito di competenza, sono:
    a) i Capi dei Dipartimenti;
    b) i Capi degli uffici autonomi;
    c) i Capi degli uffici di diretta collaborazione del Presidente;
    d) i Capi di Gabinetto degli uffici di diretta collaborazione dei
    Ministri e dei Sottosegretari;
    e) i Coordinatori delle strutture di missione, qualora non
    istituite presso strutture generali della PCM;
    f) il Coordinatore della Segreteria tecnica della Commissione per
    le adozioni internazionali il Coordinatore del Servizio per i voli di
    Stato, di Governo e umanitari, tenuto conto della particolare
    posizione di autonomia funzionale e gestionale delle unita’
    organizzative cui sono preposti.
  2. Il Segretario generale esercita le funzioni di titolare del
    trattamento dei dati personali di cui all’art. 4.
  3. Per le attivita’ a carattere trasversale, esercita le funzioni
    di titolare del trattamento dei dati il Capo della Struttura generale
    con competenza di coordinamento sulla materia.
  4. I Capi delle strutture di cui al comma 3, impartiscono le
    necessarie istruzioni a tutti i dirigenti delle strutture della PCM
    coinvolte nel trattamento.

Art. 4

Attivita’ di coordinamento

  1. Il Segretario generale svolge funzioni di coordinamento,
    fornendo indicazioni di carattere generale alle strutture in termini
    di definizione delle policy in materia di trattamento dei dati
    personali.
  2. Il Segretario generale nomina il RPD e ne da’ comunicazione al
    Garante per la protezione dei dati personali e alle strutture
    interessate.
  3. Per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 1, il
    Segretario generale si avvale di una struttura di supporto tecnico e
    metodologico posta nell’ambito dell’Ufficio del Segretario generale.

Art. 5

Funzioni del titolare

  1. I soggetti di cui all’art. 3, nell’ambito delle strutture cui
    sono preposti, assicurano il rispetto di tutti gli obblighi previsti
    dal regolamento e dalla normativa nazionale in capo al titolare del
    trattamento.
  2. I soggetti di cui al comma 1, sono tenuti anche a porre in
    essere, nell’ambito delle proprie Strutture e nel rispetto delle
    proprie competenze e, ove necessario, in collaborazione con il
    Dipartimento per i servizi strumentali – Ufficio Informatica e
    telematica, misure tecniche e organizzative adeguate per garantire e
    dimostrare che il trattamento dei dati personali e’ effettuato
    conformemente alle disposizioni del regolamento.
  3. Ai soggetti di cui al comma 1 sono altresi’ affidati i seguenti
    compiti:
    a) definire finalita’, mezzi di trattamento e rispettive
    responsabilita’ in merito all’osservanza degli obblighi previsti in
    caso di contitolarita’ del dato personale ai sensi dell’art. 26 del
    regolamento;
    b) designare gli autorizzati al trattamento dei dati personali
    sulla base delle proposte dei dirigenti responsabili del
    procedimento, fornendo adeguate istruzioni per il loro corretto
    trattamento;
    c) stipulare i contratti di cui all’art. 28, paragrafo 3, del
    regolamento, per disciplinare il rapporto con il responsabile del
    trattamento di cui all’art. 7;
    d) notificare al Garante della protezione dei dati personali le
    violazioni dei dati personali (data breach) e provvedere alla
    comunicazione della violazione agli interessati, ai sensi degli
    articoli 33 e 34 del Regolamento, secondo quanto disposto all’art. 9,
    e darne informativa al Segretario generale e al RPD;
    e) nominare un «referente privacy» della struttura per il
    supporto all’esercizio delle funzioni di titolare del trattamento e
    alle attivita’ di gestione degli adempimenti connessi alla protezione
    dei dati nonche’ come punto di contatto con il RPD;
    f) effettuare l’analisi del rischio e la valutazione dell’impatto
    di cui all’art. 35 del regolamento;
    g) adottare misure appropriate al fine di garantire l’esercizio
    dei diritti di coloro i cui dati personali sono oggetto di
    trattamento previsti agli articoli da 15 a 18 e da 20 a 22 del
    regolamento;
    h) verificare la corretta predisposizione delle informative e
    curarne il costante aggiornamento.

Art. 6

Responsabile della protezione
dei dati personali

  1. Il Segretario generale nomina il RPD della PCM fra soggetti in
    possesso dei requisiti previsti dal regolamento e stabilisce la
    durata dell’incarico.
  2. Il RPD assolve ai compiti previsti dall’art. 39 del Regolamento
    e agli eventuali altri compiti affidati allo stesso dal Segretario
    generale.
  3. Per lo svolgimento dei compiti attribuiti, qualora non sia stata
    appositamente individuata, con contratto di servizi una societa’
    esterna, al RPD e’ assegnato personale di supporto con specifiche
    competenze giuridiche, informatiche, di analisi e reingegnerizzazione
    di processi, di risk assessment e risk management, anche ricorrendo
    ad esperti incaricati ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo 30
    luglio 1999, n. 303.
  4. Il personale di cui al comma 3 e’ collocato in una struttura,
    dotata di autonomia funzionale e gestionale, istituita con apposito
    decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e posta presso
    l’Ufficio del Segretario generale.
  5. La PCM sostiene il RPD nell’esecuzione dei compiti ad esso
    affidati assicurando l’autonomia e le risorse necessarie per
    assolverli come previsto dall’art. 38 del regolamento.

Art. 7

Registro delle attivita’ di trattamento

  1. Il Segretario generale indica alle strutture della PCM, con
    proprio atto, le modalita’ operative per l’organizzazione del
    registro delle attivita’ di trattamento ai sensi dell’art. 30 del
    regolamento.
  2. I soggetti di cui all’art. 3, provvedono alla tenuta e
    all’aggiornamento del registro delle attivita’ di trattamento, con
    riferimento agli ambiti di competenza delle strutture cui sono
    preposti.
  3. Il Dipartimento per i servizi strumentali assicura la
    disponibilita’ di una procedura informatizzata di cui le strutture si
    avvalgono per la gestione del registro delle attivita’ di
    trattamento.

Art. 8

Responsabile del trattamento

  1. La funzione di responsabile del trattamento discende da
    contratto o altro atto giuridico, sottoscritto dal titolare del
    trattamento ossia da chi ne esercita le funzioni, ai sensi dell’art.
  2. Il responsabile del trattamento tratta i dati personali in
    applicazione di quanto espressamente previsto nel contratto o in
    altro atto giuridico di cui al comma 1, e ai sensi degli articoli 28,
    29, 30 e 31 del regolamento, in ordine a:
    a) materia disciplinata e durata del trattamento;
    b) natura e le finalita’ del trattamento;
    c) tipo di dati personali;
    d) categorie di interessati;
    e) obblighi e i diritti del titolare del trattamento.

Art. 9

Violazione dei dati personali

  1. Chiunque venga a conoscenza di una violazione dei dati personali
    e’ tenuto a segnalarlo, per il tramite del proprio superiore
    gerarchico, al soggetto che esercita le funzioni di titolare del
    trattamento che deve provvedere tempestivamente ai sensi del presente
    articolo.
  2. Il responsabile del trattamento informa il soggetto che esercita
    le funzioni di titolare del trattamento tempestivamente, dopo essere
    venuto a conoscenza della violazione.
  3. Il soggetto che esercita le funzioni di titolare del
    trattamento, ove possibile, notifica la violazione dei dati personali
    al Garante della protezione dei dati personali entro 72 ore dal
    momento in cui ne sia venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile
    che la stessa violazione presenti un rischio per la tutela dei
    diritti e delle liberta’ delle persone fisiche. La notifica viene
    effettuata, prevedendo almeno gli elementi indicati al paragrafo 3
    dell’art. 33 del regolamento.
  4. La notifica al Garante della protezione dei dati personali
    effettuata oltre le 72 ore, deve essere motivata.
  5. Le segnalazioni e le notifiche dei casi di violazione dei dati
    personali sono comunicati dai soggetti di cui all’art. 3, al
    Segretario generale e al RPD.
  6. Ulteriori, specifiche modalita’ operative per la segnalazione e
    gestione dei casi di violazione dei dati personali possono essere
    disciplinate mediante linee guida e supportate da soluzioni
    applicative messe a disposizione dal Dipartimento per i servizi
    strumentali.

Art. 10

Autorizzati al trattamento

  1. I dirigenti della Presidenza del Consiglio dei ministri che
    trattano dati personali in relazione alle competenze attribuite o
    comunque esercitate presso gli uffici cui sono preposti, secondo
    l’ordinamento della PCM, sono autorizzati al trattamento nel rispetto
    delle misure e delle istruzioni adottate da chi esercita le funzioni
    di titolare del trattamento dei dati personali.
  2. E’ autorizzato al trattamento dei dati personali tutto il
    personale in servizio presso la PCM che tratta dati personali in
    relazione alle competenze della unita’ organizzativa alla quale e’
    stato assegnato, salvo eventuali diverse determinazioni adottate dai
    soggetti di cui all’art. 3.

Art. 11

Formazione del personale

  1. Il Dipartimento per il personale assicura la programmazione e
    l’organizzazione delle attivita’ formative del personale per la
    corretta applicazione delle disposizioni in materia di trattamento
    dei dati personali.

Art. 12

Oneri

  1. Gli oneri aggiuntivi derivanti dall’attuazione del presente
    decreto gravano sui pertinenti capitoli del bilancio di previsione
    della PCM, nei limiti delle risorse ivi disponibili.
    Il presente decreto e’ trasmesso ai competenti organi di controllo
    ed e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Roma, 25 maggio 2018

p. Il Presidente
del Consiglio dei ministri
La Sottosegretaria di Stato
Boschi

Registrato alla Corte dei conti il 5 giugno 2018
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 1196

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 aprile 2018, n. 80

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 aprile 2018, n. 80

Regolamento recante l’individuazione, ai sensi dell’articolo 7, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 70, delle scuole di specializzazione che rilasciano i diplomi di specializzazione che consentono la partecipazione ai concorsi per l’accesso alla qualifica di dirigente della seconda fascia. (18G00103)

(GU Serie Generale n.148 del 28-06-2018)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in
particolare l’articolo 28, riguardante l’accesso alla qualifica di
dirigente nelle pubbliche amministrazioni e negli enti pubblici non
economici tramite concorso indetto dalle singole amministrazioni
ovvero di corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola
nazionale dell’amministrazione;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n.
162, «Riordinamento delle scuole dirette a fini speciali, delle
scuole di specializzazione e dei corsi di perfezionamento»;
Vista la legge del 19 novembre 1990, n. 341, «Riforma degli
ordinamenti didattici universitari»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 3 novembre 1999, n. 509, «Regolamento recante norme
concernenti l’autonomia didattica degli atenei»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, «Modifiche al regolamento
recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei,
approvato con decreto del Ministro dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509»;
Visto l’articolo 4 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 settembre 2004,
n. 272, recante «Regolamento di disciplina in materia di accesso alla
qualifica di dirigente, ai sensi dell’articolo 28, comma 5, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n.
70, «Regolamento recante riordino del sistema di reclutamento e
formazione dei dipendenti pubblici e delle Scuole pubbliche di
formazione, a norma dell’articolo 11 del decreto-legge 6 luglio 2012,
n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.
135»;
Visto in particolare l’articolo 7, comma 1, del citato decreto del
Presidente della Repubblica n. 70 del 2013, il quale stabilisce, tra
l’altro, che possono essere ammessi al concorso per titoli ed esami
di cui all’articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, i dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni,
muniti di laurea, che abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio
o, in via alternativa, se in possesso del diploma di specializzazione
conseguito presso le scuole di specializzazione individuate con il
presente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di
concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, almeno tre anni di servizio, svolti in posizioni funzionali
per l’accesso alle quali e’ richiesto il possesso del dottorato di
ricerca o del diploma di laurea;
Visto altresi’ l’articolo 7, comma 2, del citato decreto del
Presidente della Repubblica n. 70 del 2013, il quale stabilisce, tra
l’altro, che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, sono individuate le scuole di specializzazione che possono
rilasciare diplomi di specializzazione quali requisiti necessari ai
fini della partecipazione al corso-concorso selettivo di formazione
per il reclutamento di dirigenti di seconda fascia, di cui
all’articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modifiche ed integrazioni;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29
settembre 2004, n. 295, recante regolamento sulle modalita’ di
riconoscimento dei titoli post-universitari considerati utili ai fini
dell’accesso al corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale,
ai sensi dell’articolo 28, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7
novembre 2005, recante «Riconoscimento dei titoli post universitari
considerati utili ai fini dell’accesso al corso-concorso di
formazione dirigenziale, ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2004,
n. 295.» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre 2005, n.
286;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
agosto 2007, recante «Riconoscimento dei titoli post universitari
considerati utili ai fini dell’accesso al corso-concorso di
formazione dirigenziale, ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2004,
n. 295.» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 2007,
n. 226;
Ritenuto di adottare, per ragioni di economicita’, un unico decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri che individui le scuole di
specializzazione per il rilascio di titoli di studio valevoli per
entrambe le finalita’ di cui ai citati commi 1 e 2 dell’articolo 7
del decreto del Presidente della Repubblica n. 70 del 2013;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nella adunanza del 12 aprile 2018;
Effettuata la comunicazione al Presidente del Consiglio dei
ministri, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26
gennaio 2017, che dispone la delega di funzioni al Ministro per la
semplificazione e la pubblica amministrazione On.le dott.ssa Maria
Anna Madia;
Di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca;

Decreta:

Art. 1

Oggetto e ambito di applicazione

  1. Il presente decreto individua, ai sensi dell’articolo 7, comma
    1, del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 70,
    le scuole di specializzazione che rilasciano i diplomi di
    specializzazione che consentono la partecipazione al concorso per
    titoli ed esami di cui all’articolo 28, comma 1, del decreto
    legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per l’accesso alla qualifica di
    dirigente.
  2. Il presente decreto individua, altresi’, ai sensi dell’articolo
    7, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile
    2013, n. 70, le scuole di specializzazione che rilasciano i diplomi
    di specializzazione che consentono la partecipazione al
    corso-concorso selettivo di formazione, di cui all’articolo 28, comma
    1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per l’accesso alla
    qualifica di dirigente.

Art. 2

Diplomi di specializzazione
e soggetti abilitati al rilascio

  1. I diplomi di specializzazione utili ai fini di cui all’articolo
    1 sono quelli rilasciati da scuole di specializzazione istituite
    presso le universita’ o gli istituti universitari italiani o
    stranieri, ai sensi dell’articolo 3, con le caratteristiche di cui al
    comma 2.
  2. I corsi per il conseguimento dei diplomi di specializzazione di
    cui al comma 1, istituiti ai sensi della normativa vigente, devono:
    a. avere durata almeno biennale;
    b. concludersi con un esame finale;
    c. prevedere che il rilascio del relativo diploma sia subordinato
    alla regolare frequenza del corso e al superamento delle prove finali
    d’esame.
  3. I bandi relativi ai concorsi di cui all’articolo 1, comma 1,
    possono prevedere che i diplomi di specializzazione utili ai fini
    della partecipazione siano conseguiti a seguito di corsi che
    riguardino classi di materie oggetto di esame dei concorsi.

Art. 3

Diplomi di specializzazione rilasciati da universita’
o istituti universitari stranieri

  1. I diplomi di specializzazione rilasciati da universita’ e
    istituti universitari di Paesi appartenenti all’Unione europea o
    aderenti alla Convenzione per il riconoscimento dei titoli di studio
    relativi all’insegnamento superiore, sottoscritta a Lisbona l’11
    aprile 1997, sono validi ai fini di cui all’articolo 1, commi 1 e 2,
    se riconosciuti con le modalita’ di cui all’articolo 38, comma 3, del
    decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni
    e integrazioni.

Art. 4

Disposizioni transitorie

  1. Per le finalita’ di cui di cui all’articolo 1, sono da
    considerare utili anche:
    a) i titoli post universitari riconosciuti dai decreti del
    Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 4, comma
    2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre
    2004, n. 295;
    b) i diplomi di specializzazione rilasciati dalle Scuole di
    specializzazione ai sensi dell’articolo 13, comma 6, del decreto del
    Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 3 novembre
    1999, n. 509.
  2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
    regolamento cessa di avere efficacia il decreto del Presidente del
    Consiglio dei ministri 29 settembre 2004, n. 295.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo
    osservare.

Roma, 27 aprile 2018

p. Il Presidente del Consiglio dei ministri
Il Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione
Madia

Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Fedeli

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 4 giugno 2018, n. 1173

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 aprile 2018, n. 78

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 aprile 2018, n. 78

Regolamento che stabilisce i titoli valutabili nell’ambito del concorso per l’accesso alla qualifica di dirigente e il valore massimo assegnabile, ad ognuno di essi, ai sensi dell’articolo 3, comma 2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 24 settembre 2004, n. 272. (18G00102)

(GU Serie Generale n.147 del 27-06-2018)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in
particolare l’articolo 28, riguardante l’accesso alla qualifica di
dirigente nelle pubbliche amministrazioni e negli enti pubblici non
economici tramite concorso indetto dalle singole amministrazioni
ovvero di corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola
nazionale dell’amministrazione;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 settembre 2004,
n. 272, recante «Regolamento di disciplina in materia di accesso alla
qualifica di dirigente, ai sensi dell’articolo 28, comma 5, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165» e, in particolare,
l’articolo 3, comma 2-bis;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n.
70, «Regolamento recante riordino del sistema di reclutamento e
formazione dei dipendenti pubblici e delle Scuole pubbliche di
formazione, a norma dell’articolo 11 del decreto-legge 6 luglio 2012,
n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.
135» e, in particolare, l’articolo 7;
Visti il decreto del Ministro dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, nonche’ il decreto
del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 22
ottobre 2004, n. 270;
Visti i decreti ministeriali 4 agosto 2000 e 2 aprile 2001 relativi
alla determinazione delle classi delle lauree universitarie, i
decreti ministeriali 28 novembre 2000, 2 aprile 2001 e 12 aprile 2001
relativi alla determinazione delle classi delle lauree universitarie
specialistiche, i decreti ministeriali 16 marzo 2007 e 8 gennaio 2009
relativi alla determinazione delle classi di laurea magistrale, il
decreto ministeriale 19 febbraio 2009 relativo alla determinazione
delle classi delle lauree universitarie, i decreti del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto col
Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione del 9 luglio
2009, recante, il primo, «Equiparazioni tra diplomi di lauree di
vecchio ordinamento, lauree specialistiche (LS) ex decreto n.
509/1999 e lauree magistrali (LM) ex decreto n. 270/2004, ai fini
della partecipazione ai concorsi», il secondo, «Equiparazione tra
classi delle lauree di cui all’ex decreto n. 509/1999 e classi delle
lauree di cui all’ex decreto n. 270/2004 ai fini della partecipazione
ai pubblici concorsi»;
Vista la legge 29 luglio 1991, n. 243, in materia di Universita’
non statali legalmente riconosciute;
Vista la legge 21 dicembre 1999, n. 508, articolo 2, comma 5, che
riforma la disciplina relativa alle Accademie di belle arti,
all’Accademia nazionale di danza, all’Accademia nazionale di arte
drammatica, agli Istituti superiori per le industrie artistiche, ai
Conservatori di musica e agli Istituti musicali pareggiati prevedendo
che le predette istituzioni rilascino specifici diplomi accademici di
primo e secondo livello, nonche’ di perfezionamento, di
specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico e
musicale;
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 228, (legge di stabilita’
2013), articolo 1, commi da 102 a 107, che ha disposto un sistema di
equipollenze fra i diplomi accademici di primo e di secondo livello
rilasciati dalle Istituzioni AFAM e, rispettivamente, i diplomi di
laurea e di laurea magistrale appartenenti ad alcune classi, al fine
esclusivo della partecipazione ai pubblici concorsi;
Visti i decreti ministeriali numeri 241, 242 e 243 del 2013, e
successive modificazioni e integrazioni, con cui sono state definite
le corrispondenze dei titoli conclusivi dei corsi sperimentali
triennali ai diplomi accademici di primo livello;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modifiche ed integrazioni;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nella adunanza del 12 aprile 2018;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26
gennaio 2017, che dispone la delega di funzioni al Ministro per la
semplificazione e la pubblica amministrazione on.le dott.ssa Maria
Anna Madia;

Adotta
il seguente regolamento:

Art. 1

Oggetto ed ambito di applicazione

  1. Il presente decreto disciplina, ai sensi dell’articolo 3, comma
    2-bis del decreto del Presidente della Repubblica 24 settembre 2004,
    n. 272, i titoli valutabili nonche’ il valore massimo assegnabile ad
    ognuno di essi, nell’ambito del concorso pubblico, per titoli ed
    esami, per l’accesso alla qualifica di dirigente, di cui all’articolo
    28, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Art. 2

Categorie di titoli valutabili

  1. Sono valutabili le seguenti categorie di titoli:
    a) titoli di studio universitari ed altri titoli;
    b) abilitazioni professionali;
    c) titoli di carriera e di servizio;
    d) pubblicazioni scientifiche.
  2. I titoli sono valutabili solo se non gia’ utilizzati per
    l’ammissione al concorso, salve le previsioni riportate all’articolo
    3, comma 1, lettere a), g) e h).
  3. Il valore complessivo dei titoli e’ determinato, salvo quanto
    previsto dal comma 4, in massimo 120 punti. Il punteggio conseguito
    all’esito della valutazione dei titoli e’ sommato al punteggio
    complessivo del candidato determinato sommando i voti riportati in
    ciascuna prova scritta ed il voto riportato nella prova orale.
  4. Nel caso di concorsi per l’accesso alla dirigenza tecnica,
    qualora l’amministrazione preveda nel bando di concorso una terza
    prova scritta obbligatoria, volta alla verifica dell’attitudine
    all’esercizio degli specifici compiti connessi al posto da ricoprire,
    il valore dei titoli e’ determinato in massimo 160 punti e, a tal
    fine, i punteggi massimi indicati nel presente decreto sono aumentati
    di un terzo.

Art. 3

Titoli di studio universitari ed altri titoli

  1. I seguenti titoli di studio universitari, per i quali possono
    essere attribuiti, complessivamente, non oltre punti 41, sono
    valutabili con i seguenti punteggi per ciascun titolo:
    a) voto di laurea relativo al titolo utile per l’ammissione al
    concorso, punti 1 per ogni punto superiore alla votazione di 105 e
    ulteriori punti 2 in caso di votazione di 110 con lode;
    b) diploma di laurea (DL) o laurea di primo livello (L), fino a
    punti 2;
    c) laurea specialistica (LS), fino a punti 2;
    d) laurea magistrale (LM), fino a punti 2;
    e) master universitari di primo livello, per il cui accesso sia
    stato richiesto uno dei titoli di studio universitari, o titoli
    equipollenti, richiesti per l’ammissione al concorso, in relazione ai
    crediti formativi riconosciuti, punti 1,5 per ciascuno, fino a punti
    3;
    f) master universitari di secondo livello, per il cui accesso sia
    stato richiesto uno dei titoli di studio universitari, o titoli
    equipollenti, richiesti per l’ammissione al concorso, in relazione ai
    crediti formativi riconosciuti, punti 2,5 per ciascuno, fino a punti
    5;
    g) diploma di specializzazione (DS), fino a punti 8; ove il
    diploma di specializzazione venga utilizzato quale requisito di
    ammissione al concorso, ai fini del conteggio del periodo di servizio
    utile ai sensi dell’articolo 7, comma 1, decreto del Presidente della
    Repubblica n. 70 del 2013, fino a punti 4;
    h) dottorato di ricerca (DR), fino a punti 12; ove il dottorato
    di ricerca venga utilizzato quale requisito di ammissione al
    concorso, ai fini del conteggio del periodo di servizio utile ai
    sensi dell’articolo 7, comma 1, decreto del Presidente della
    Repubblica n. 70 del 2013, fino a punti 6.
  2. I seguenti altri titoli, per i quali possono essere attribuiti,
    complessivamente, punti 9, sono valutabili, solo se attinenti alle
    materie delle prove d’esame, con i seguenti punteggi per ciascun
    titolo:
    a) titolarita’ di insegnamenti in corsi di studio presso le
    istituzioni di cui al comma 3, di durata minima semestrale, fino a
    punti 6, in relazione alla durata in ore;
    b) attivita’ di docenza presso le istituzioni di cui al comma 3,
    fino a punti 3, in relazione alla durata della docenza.
  3. I titoli di cui al presente articolo sono valutabili
    esclusivamente se conseguiti o svolti presso le istituzioni
    universitarie pubbliche, le universita’ non statali legalmente
    riconosciute, nonche’ le istituzioni formative pubbliche o private,
    autorizzate e o accreditate dal Ministero dell’istruzione,
    universita’ e ricerca, costituite anche in consorzio, fermo restando
    quanto previsto dall’articolo 38 del predetto decreto legislativo n.
    165 del 2001.
  4. I criteri di valutazione relativi ai titoli di cui alla presente
    disposizione sono la durata dei corsi, la votazione finale
    conseguita, il livello di attinenza con le materie delle prove
    d’esame.

Art. 4

Abilitazioni professionali

  1. Le abilitazioni professionali, per le quali puo’ essere
    attribuito un punteggio complessivo di punti 12, sono valutabili,
    solo se attinenti alle materie delle prove d’esame, in ragione di non
    piu’ di un titolo per ciascuna delle seguenti lettere, con il
    seguente punteggio per ciascun titolo:
    a) abilitazione professionale conseguita previo superamento di
    esame di Stato, per sostenere il quale e’ stato richiesto uno dei
    titoli di studio universitari richiesti dal bando per l’ammissione al
    concorso, punti 8;
    b) abilitazione professionale conseguita previo superamento di
    esame di Stato, per sostenere il quale e’ stato richiesto uno dei
    titoli di studio universitari di cui all’articolo 2, comma 1, diverso
    da quelli necessari per l’ammissione al concorso, purche’ attinente
    alle materie delle prove d’esame, punti 1 per ciascuna abilitazione,
    fino a punti 2, in relazione all’attinenza alle materie delle prove
    d’esame;
    c) abilitazione, diversa da quelle di cui alle precedenti lettere
    a) e b), all’insegnamento nelle scuole statali secondarie superiori,
    per il conseguimento della quale e’ stato richiesto uno dei titoli di
    studio richiesto dal bando per l’accesso al concorso, punti 1 per
    ciascuna abilitazione, fino a punti 2, in relazione all’attinenza
    alle materie delle prove d’esame.
  2. Le abilitazioni professionali di cui al comma 1, lettere a) e
    b), sono valutate esclusivamente se conseguite a seguito di effettivo
    superamento di un esame di abilitazione di Stato.
  3. Le abilitazioni professionali sono valutate ai fini del
    punteggio per titoli solo se non richieste come requisiti per
    l’ammissione al concorso.

Art. 5

Titoli di carriera e di servizio

  1. I titoli di carriera e di servizio, per i quali puo’ essere
    attribuito, un punteggio complessivo di punti 50, sono:
    a) rapporti di lavoro subordinato, a tempo indeterminato o
    determinato, con effettivo e formale inquadramento in una qualifica,
    area o categoria per il cui accesso dall’esterno era o e’ richiesto
    il possesso di uno dei titoli di studio universitari di cui
    all’articolo 2, comma 1, per i quali e’ attribuibile un punteggio
    massimo di 1,5 punti per anno, fino a punti 30; le anzianita’ di
    ruolo nella qualifica dirigenziale nonche’ i rapporti di lavoro con
    incarico dirigenziale a tempo determinato, sono valutati con un
    punteggio fino a 3 punti per anno; i servizi prestati in qualifica o
    incarico equiparati a quelli dirigenziali, sono valutati come tali
    solo se tale equiparazione e’ stabilita, anche ai fini giuridici, da
    un’espressa disposizione normativa, che va richiamata dalla
    Commissione esaminatrice nel relativo verbale;
    b) incarichi, che presuppongano una particolare competenza
    professionale, conferiti con provvedimenti formali, sia
    dall’amministrazione pubblica di appartenenza, sia da altri soggetti
    pubblici, su designazione dell’amministrazione pubblica di
    appartenenza, per i quali e’ attribuibile un punteggio fino ad un
    massimo di punti 10, secondo i criteri stabiliti dal bando di
    concorso, il quale deve stabilire un punteggio massimo per ogni
    singola tipologia di incarico o di servizio speciale;
    c) lavoro originale prodotto nell’ambito del servizio prestato ai
    sensi della lettera a) ovvero dell’incarico di cui alla lettera b),
    che presupponga e dimostri una particolare competenza professionale,
    oltre quella ordinaria richiesta per la qualifica o profilo di
    inquadramento, e’ attribuito un punteggio massimo ulteriore fino a
    punti 5, secondo i criteri stabiliti dal bando di concorso, il quale
    deve stabilire un punteggio massimo per ogni singola tipologia di
    lavoro originale;
    d) inclusione in graduatoria finale di concorso pubblico per
    esami scritti ed orali o per titoli ed esami scritti ed orali o a
    seguito di corso-concorso per esami scritti ed orali, purche’ non
    seguita dall’assunzione in servizio, bandito dalle amministrazioni,
    enti e soggetti pubblici di cui al comma 2, per l’assunzione in
    qualifica dirigenziale, per l’accesso alla quale sia stato richiesto
    uno dei titoli di studio universitari richiesti per l’ammissione al
    concorso, per i quali e’ attribuibile un punteggio massimo fino a
    punti 5, in relazione all’attinenza, desumibile dalle materie
    d’esame.
  2. I titoli di cui al presente articolo sono valutabili
    esclusivamente se conseguiti o svolti presso organi costituzionali o
    di rilevanza costituzionale, le autorita’ indipendenti ovvero le
    amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto
    legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
  3. I servizi prestati con rapporto di lavoro subordinato alle
    dipendenze delle amministrazioni pubbliche indicate al comma 2 sono
    computati, per quelli a tempo indeterminato, secondo l’anzianita’ di
    ruolo e, per quelli a tempo determinato, dalla data di assunzione in
    servizio; i periodi prestati con rapporto di lavoro a tempo parziale,
    sono valutati in relazione alla percentuale di prestazione di lavoro
    prestato.
  4. Per la valutazione dei titoli di carriera e di servizio, di cui
    al presente articolo, si applicano anche i seguenti principi:
    a) le frazioni di anno sono valutate in ragione mensile
    considerando, come mese intero, periodi continuativi di giorni trenta
    o frazioni superiori a quindici giorni;
    b) in caso di servizi o rapporti di lavoro contemporanei, e’
    valutato quello piu’ favorevole al candidato;
    c) qualora non vengano dichiarati gli esatti termini temporali di
    inizio e fine di ciascun rapporto di lavoro subordinato, saranno
    valutati, in carenza del giorno di inizio o di fine, un solo giorno
    del mese; in carenza del mese di inizio o di fine, un solo giorno
    dell’anno.
  5. I servizi militari di leva sono valutati solo se prestati in
    gradi e ruoli per il cui accesso sia stato richiesto uno dei titoli
    di studio universitari di cui all’articolo 2, comma 1; i servizi di
    leva prestati in costanza di rapporto di lavoro con i soggetti
    pubblici di cui all’articolo 2, comma 5, sono valutati come prestati
    nella qualifica di ruolo di appartenenza.
  6. Ai fini del punteggio per i titoli di cui al comma 1, lettera
    a), e’ valutabile esclusivamente il periodo di servizio ulteriore
    rispetto a quello previsto dall’articolo 7, comma 1, del decreto del
    Presidente della Repubblica n. 70 del 2013 come requisito di
    ammissione al concorso.

Art. 6

Pubblicazioni scientifiche

  1. Le pubblicazioni scientifiche, di cui all’articolo 2, comma 1,
    lettera d), sono valutate nel loro complesso con un punteggio massimo
    di punti 8, in relazione al grado di attinenza con i compiti
    demandati dalla legge e dai regolamenti di organizzazione alle
    amministrazioni pubbliche per le quali e’ bandito il concorso e con
    la qualifica dirigenziale da attribuire; sono valutate altresi’ in
    relazione alla loro inerenza con le materie oggetto delle prove
    d’esame.
  2. Il bando potra’ limitare il numero delle pubblicazioni che
    ciascun candidato puo’ produrre.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo
    osservare.
    Roma, 16 aprile 2018

p. Il Presidente
del Consiglio dei ministri
Il Ministro
per la semplificazione
e la pubblica
amministrazione
Madia
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 5 giugno 2018
Ufficio controllo atti P.C.M., Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 1187

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 dicembre 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 dicembre 2017

Adozione del Piano delle arti, ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60. (18A01381)

(GU n.50 del 1-3-2018)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60, recante «Norme
sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del
patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della
creativita’, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera g), della
legge 13 luglio 2015, n. 107» e, in particolare, gli articoli 5 e 17,
comma 2;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
«Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e
grado», e successive modificazioni;
Vista la legge 3 maggio 1999, n. 124, recante «Disposizioni in
materia di personale scolastico»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente «Regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 della legge 15
marzo 1997, n. 59»;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante
«Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10
della legge 6 luglio 2002, n. 137»;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
«Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia
e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’art. 1 della legge 28
marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
«Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al
secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a
norma dell’art. 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Vista la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante «Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che emana il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’art. 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che emana il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che emana il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma dell’art.
64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 31 gennaio 2011, n. 8, riguardante iniziative volte
alla diffusione della cultura e della pratica musicale nella scuola,
alla qualificazione dell’insegnamento musicale e alla formazione del
personale ad esso destinato, con particolare riferimento alla scuola
primaria;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, relativo al «Regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 16 novembre 2012, n. 254, concernente «Regolamento
recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola
dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, a norma dell’art. 1,
comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009,
n. 89»;
Visto il Protocollo di intesa tra il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca e il Ministero dei beni e delle
attivita’ culturali e del turismo sottoscritto il 28 maggio 2014, per
creare occasioni di accesso al sapere attraverso la messa a sistema
di istruzione e cultura, al fine di sviluppare una societa’ della
conoscenza;
Visto il decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali
e del turismo 23 dicembre 2014, e successive modificazioni, recante
«Organizzazione e funzionamento dei musei statali»;
Vista la legge 14 novembre 2016, n. 220, recante «Disciplina del
cinema e dell’audiovisivo»;
Vista la legge 22 novembre 2017, n. 175, recante «Disposizioni in
materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della
materia»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 9 maggio 2017, n. 259, di revisione e aggiornamento
della tipologia delle classi di concorso per l’accesso ai ruoli del
personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado
previste dal decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio
2016, n. 19;
Valutate le proposte dei soggetti del sistema coordinato per la
promozione dei «temi della creativita’» nel sistema nazionale di
istruzione e formazione acquisite con la costituzione di un tavolo
tecnico interistituzionale essendo ancora in fase di avvio la
procedura di accreditamento i cui requisiti sono in fase di
definizione in base a quanto previsto dall’art. 4, comma 2 del
decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro dei beni e delle attivita’
culturali e del turismo;

Decreta:

Art. 1

  1. Ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo 17 aprile 2017, n.
    60, e’ adottato il Piano triennale delle arti come da allegato A, che
    costituisce parte integrante del presente decreto.
  2. Il Piano triennale delle arti contiene misure idonee a garantire
    alle alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti lo
    studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti, quali
    requisiti fondamentali del curricolo, nonche’ la conoscenza del
    patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni.
  3. Il Piano triennale delle arti e’ attuato in collaborazione con i
    soggetti del sistema coordinato per la promozione dei «temi della
    creativita’» nel sistema nazionale di istruzione e formazione e
    prevede azioni di monitoraggio sulla relativa attuazione.
    Il presente decreto e’ trasmesso ai competenti organi di controllo.
    Roma, 30 dicembre 2017

p. Il Presidente
del Consiglio dei ministri
Boschi

Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Fedeli

Il Ministro dei beni
e delle attivita’ culturali
e del turismo
Franceschini

Registrato alla Corte dei conti l’8 febbraio 2018, n. 264

Allegato A

PIANO TRIENNALE DELLE ARTI

  1. Quadro generale dei principi fondativi
    Nel Piano delle arti si esprime una nuova concezione della scuola
    in cui trova piena cittadinanza la dimensione della conoscenza delle
    manifestazioni e l’espressivita’ artistiche.
    Le arti aggregano processi linguistici e conoscitivi, pensiero
    critico e metacognizione, profili affettivi e stati emotivi: la
    scuola deve rappresentare il laboratorio naturale per una crescita
    integrata e corale di queste facolta’ umane, in cui conoscenza,
    azione, riflessione e recupero dell’individualita’ espressiva si
    alimentano vicendevolmente in una circolarita’ virtuosa.
    Lo studio e la pratica delle arti guidano gli studenti a una
    sempre maggiore capacita’ di lettura attiva e critica del reale,
    offrono loro una ulteriore possibilita’ di conoscenza ed espressione,
    li mettono in relazione operosa e consapevole, cooperativa e non
    competitiva con altre persone. Cio’ si rivela tanto piu’ necessario
    oggi, in un contesto comunicativo e sociale saturo di messaggi dei
    quali occorre imparare a decodificare e padroneggiare gli idiomi.
    Conoscere anche nella pratica i linguaggi artistici permette di
    elaborare forme personali di rappresentazione della realta’ nelle
    quali attivare le proprie facolta’ intellettuali e sensoriali,
    raccogliere e rielaborare fatti, opere e scoperte della storia
    dell’umanita’, accedere ai quadri simbolici e ai corrispettivi
    sistemi dinamici di significato maturando capacita’ di valutazione
    critico-estetica e di pensiero originale.
    La conoscenza e l’apprendimento pratico delle arti permettono di
    interiorizzare in modo profondo e solido valori che sono alla base
    dei grandi temi transdisciplinari che investono la scuola italiana,
    come lo sviluppo di reali pratiche inclusive, il contrasto alla
    dispersione scolastica, la prevenzione alle azioni di bullismo, il
    recupero dell’individualita’ autentica del soggetto che pensa e che
    comunica, la sinergia con lo sviluppo delle competenze digitali.
    Studiare e praticare le arti sviluppa, infine, la dimensione
    sociale in termini di relazioni di scambio e di reciprocita’;
    rafforza il senso di appartenenza e di identita’; rende consapevoli
    delle conseguenze pubbliche di ogni atto umano. In tale prospettiva,
    ogni scuola contribuisce alla promozione culturale e sociale del
    contesto in cui si colloca.
    E’ importante dunque costruire, a livello locale e nazionale,
    esperienze di socializzazione e di valorizzazione di queste attivita’
    in modo non occasionale ne’ avulso dal contesto in cui si
    manifestano. Sono infatti i sistemi culturali del territorio, le loro
    identita’, il loro patrimonio materiale e immateriale ad offrire
    l’oggettivita’ di intenti e di indicazioni per arricchire il Piano
    delle arti della piattaforma educativa. Occorre che i territori
    offrano cio’ che per tradizione e per progettazione e’ piu’
    pertinente e dunque maggiormente opportuno nella prospettiva della
    scelta dei linguaggi espressivi offerti dal Piano delle arti. E’
    necessario evitare la genericita’ e permettere cosi’ alla formazione
    una duplice prospettiva: di essere un’esperienza tanto coerente e
    attiva rispetto ai patrimoni quanto capace di arricchire di nuove
    declinazioni le stesse specificita’ delle culture territoriali. Le
    scuole possono alimentare e rafforzare la cultura del territorio non
    solo offrendo alla comunita’, alle famiglie e alle istituzioni locali
    performance collettive ed eventi artistici e musicali, ma soprattutto
    coinvolgendo, gia’ in fase di progettazione, le istituzioni
    culturali, associative e museali in particolare), le realta’
    produttive e imprenditoriali e il mondo del terzo settore attorno a
    obiettivi educativi e culturali comuni.
  2. Istituzioni scolastiche e coinvolgimento interistituzionale
    Concorrono a realizzare il sistema coordinato per la promozione
    dei temi della creativita’ nel sistema nazionale di istruzione e
    formazione di cui all’art. 4 del decreto legislativo n. 60/2017 (in
    seguito decreto legislativo) tutti i seguenti soggetti:
    il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca

– MIUR;
il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo
– MIBACT;
l’Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca
educativa (INDIRE);
le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, organizzate
nelle reti di cui all’art. 7 e nei poli di cui all’art. 11;
le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e
coreutica;
le universita’;
gli istituti tecnici superiori;
gli istituti del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali
e del turismo;
gli istituti italiani di cultura;
altri soggetti pubblici e privati, in particolare quelli del
terzo settore operanti in ambito artistico e musicale,
specificatamente accreditati dal MIUR e dal MIBACT. I requisiti per
l’accreditamento sono definiti con apposito decreto adottato dal MIUR
di concerto con il MIBACT ai sensi dell’art. 4, comma 2 del decreto
legislativo.
In questo quadro cosi’ ampio e variegato le istituzioni
scolastiche (ivi compresi i centri provinciali per l’istruzione degli
adulti e i percorsi di istruzione negli istituti di prevenzione e
pena e negli istituti penali per i minori) attraverso la
progettualita’ contribuiscono alla promozione della cultura
umanistica, alla conoscenza del patrimonio culturale e della
creativita’ e allo sviluppo delle risorse culturali, materiali e
immateriali secondo le specificita’ locali.
Le istituzioni scolastiche, anche organizzate nelle reti di cui
all’art. 7 e nei poli di cui all’art. 11, promuovono incontri e
laboratori di idee con i soggetti di cui all’art. 4 con l’obiettivo
di raccogliere, sintetizzare e strutturare in una proposta organica e
integrata:
un’analisi dei bisogni educativi, culturali ed espressivi
individuati, nel rispetto dell’identita’ e della reale vocazione del
territorio di riferimento;
una mappa delle risorse professionali, strumentali
organizzative, didattiche e finanziarie disponibili e/o
potenzialmente accessibili, con particolare riferimento a protocolli,
accordi, convenzioni gia’ esistenti a livello territoriale;
una ricognizione e una analisi delle eventuali buone pratiche
didattiche e organizzative che rispondono ai bisogni analoghi a
quelli intercettati nel proprio contesto;
le misure di maggiore interesse e le singole azioni da
includere nel PTOF.
Sulla base degli indirizzi emersi, delle risorse effettivamente
disponibili, delle aree, delle misure e delle azioni di interesse
individuate, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado,
organizzate nelle Reti di cui all’art. 7 e nei poli di cui all’art.
11, in raccordo con i soggetti coinvolti e preposti alla tutela,
gestione e valorizzazione del patrimonio culturale eventualmente
aderenti al partenariato locale prevedono attivita’ teoriche e
pratiche, anche con modalita’ laboratoriale, di studio,
approfondimento, produzione, fruizione e scambio, in ambito
artistico, musicale, teatrale, cinematografico, coreutico,
architettonico, paesaggistico, linguistico, filosofico, storico,
archeologico, storico-artistico, demoetnoantropologico, artigianale,
a livello nazionale e internazionale secondo le azioni individuate
dal presente piano triennale.
Per dare luogo al sistema coordinato per la promozione dell’arte
e della cultura umanistica nel sistema scolastico e sviluppare le
proposte progettuali le istituzioni scolastiche potranno inoltre far
riferimento:
al protocollo MIUR-MiBACT «Creare occasioni di accesso al
sapere» siglato in data 28 maggio 2014 (articoli 2, 3, 4, 6);
alla Convenzione europea del paesaggio adottata dal Comitato
dei Ministri del Consiglio d’Europa a Strasburgo il 19 luglio 2000;
alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del
patrimonio culturale, «Convenzione di Faro» del 2005, sottoscritta
dall’Italia nel 2013;
al programma della Commissione europea «Creative Europe»
Supporting Europe’s cultural and creative sectors per il periodo
2014-2020;
alla comunicazione della Commissione europea n. 477 del 22
luglio 2014 «Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per
l’Europa»;
alla raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente;
a contributi multilingue tematici digitalizzati dai Paesi
membri dell’Unione europea all’interno di progetti finanziati dalla
Comunita’, quali la piattaforma culturale «Europeana».
Tutte le attivita’ finalizzate allo studio, alla promozione e
all’apprendimento pratico delle arti progettate e realizzate dalle
istituzioni scolastiche, anche attraverso reti e poli, si devono
avvalere di docenti qualificati per i loro curricula, per i titoli
conseguiti, ma anche per le esperienze artistiche, professionali e
didattiche maturate e per gli apprendimenti non formali e informali
acquisiti.
Nelle proposte progettuali, le istituzioni scolastiche indicano i
docenti coinvolti e specificano il loro ruolo nel progetto in
relazione alle competenze possedute e alle attivita’ previste. Si
sottolinea l’opportunita’ di individuare come responsabili docenti
gia’ esperti nell’ organizzazione di iniziative
didattico-performative complesse.
Per la piena realizzazione delle finalita’ del presente piano e’
opportuno che al corpo docente, costituto sia da specialisti delle
discipline artistiche sia da insegnanti di discipline curricolari non
artistiche, si affianchino altre professionalita’, tra cui esperti
specializzati nel settore delle arti performative, applicate e
figurative, artisti, letterati, personaggi di chiara fama nelle
diverse aree culturali afferenti ai temi della creativita’.
Fondamentale e’ la sinergia costante e qualificata con i
rappresentanti delle istituzioni ed enti preposti alla tutela e
valorizzazione del patrimonio culturale.
Nelle azioni di raccordo con le piu’ differenti professionalita’,
le istituzioni scolastiche coinvolte adottano la maggiore
flessibilita’ possibile, sfruttando le possibilita’ gestionali
consentite dall’autonomia scolastica.
A tale scopo, e’ necessario contemplare un coinvolgimento della
comunita’ scolastica per disegnare soluzioni organizzative
differenziate in relazione alle specifiche situazioni territoriali e
alle risorse disponibili.
In questo ambito cosi’ innovativo, ma cruciale per il pieno
sviluppo della cultura umanistica e del sapere artistico, la
formazione dei docenti impegnati nei temi della creativita’
costituisce una delle priorita’ strategiche, come gia’ indicato
nell’art. 8 del decreto legislativo n. 60 e nel Piano nazionale
scuola digitale.
Gli interventi di formazione in servizio dei docenti impegnati
nei temi della creativita’ sono realizzati anche in collaborazione
con i soggetti del sistema coordinato per la promozione dei temi
della creativita’ di cui all’art. 4 e per particolari settori quali
la danza e il teatro, facendo specifico riferimento alle istituzioni
dell’Alta formazione, artistica, musicale e coreutica, che pur non
avendo una presenza diffusa sul territorio nazionale, sono
riconosciute come luoghi di ricerca e innovazione metodologica.
Pertanto, occorre che sia adottato un sistema di formazione
continua destinato ai docenti impegnati nei temi della creativita’
proprio con l’obiettivo di contribuire a disegnare un aspetto nuovo
della funzione docente, in grado di guidare l’esperienza artistica
degli studenti verso un livello alto di qualita’ attraverso una
didattica realmente innovativa. Tutto questo deve accompagnare il
lavoro quotidiano, assecondare le iniziative e sostenere il percorso
operativo di tutte le figure professionali interessate al Piano delle
arti.
Rispetto ai vari ambiti di competenza didattico-artistica,
fondamentale e’ l’attivazione di percorsi di sviluppo professionale
da parte delle istituzioni dell’Alta formazione artistica e musicale
e delle Universita’, anche in collaborazione con enti del terzo
settore altamente qualificati, accreditati presso il MIBACT e il MIUR
e in grado di esprimere formatori di eccellenza e interventi
pienamente spendibili nei contesti educativi in cui operano gli
insegnanti coinvolti.
Gli interventi di formazione in servizio destinati ai docenti
impegnati nei temi della creativita’, realizzati anche in
collaborazione con i soggetti di cui all’art. 3 del presente decreto,
saranno definiti all’interno del Piano nazionale di formazione.
3. Temi della creativita’
La progettualita’ delle istituzioni scolastiche, espressa nel
Piano triennale dell’offerta formativa, in linea con le misure e le
azioni del presente piano, si realizza mediante percorsi curricolari
anche in verticale, a partire dalla scuola del primo ciclo
d’istruzione, in alternanza scuola-lavoro (specie se sperimentate
nell’ambito del patrimonio culturale) o con specifiche iniziative
extrascolastiche, e puo’ essere programmata in rete con altre scuole
e attuata con la collaborazione di istituti e luoghi della cultura,
nonche’ di enti locali e di altri soggetti pubblici e privati, ivi
inclusi i soggetti del terzo settore operanti in ambito artistico e
musicale.
Tale progettualita’ deve essere volta a promuovere i «temi della
creativita’» di cui all’art. 3 del decreto legislativo:
a) musicale-coreutico, tramite la conoscenza storico critica
della musica, la pratica musicale, nella piu’ ampia accezione della
pratica dello strumento e del canto, la danza e tramite la fruizione
consapevole delle suddette arti;
b) teatrale-performativo, tramite la conoscenza storico-critica
e la pratica dell’arte teatrale o cinematografica o di altre forme di
spettacolo artistico-performativo e tramite la fruizione consapevole
delle suddette arti;
c) artistico-visivo, tramite la conoscenza della storia
dell’arte e la pratica della pittura, della scultura, della grafica,
delle arti decorative, del design o di altre forme espressive, anche
connesse con l’artigianato artistico e con le produzioni creative
italiane di qualita’ e tramite la fruizione consapevole delle
espressioni artistiche e visive;
d) linguistico-creativo, tramite il rafforzamento delle
competenze logico-linguistiche e argomentative e la conoscenza e la
pratica della scrittura creativa, della poesia e di altre forme
simili di espressione, della lingua italiana, delle sue radici
classiche, delle lingue e dei dialetti parlati in Italia.
4. Priorita’ strategiche del Piano delle arti
Il Piano delle arti si pone le seguenti priorita’ strategiche:
promuovere lo studio, la conoscenza storico-critica e la
pratica delle arti quali requisiti fondamentali del curricolo,
nonche’, in riferimento alle competenze sociali e civiche;
sviluppare le capacita’ analitiche, critiche e metodologiche
relative alla conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse
dimensioni;
orientare e sostenere progetti di educazione, di pratica e di
produzione artistica e musicale per tutti e pienamente inclusivi, sin
dalla scuola dell’infanzia;
promuovere gli apprendimenti scolastici attraverso lo studio e
l’uso di strumenti e linguaggi artistici, secondo un approccio inter-
e transdisciplinare con l’obiettivo di favorire una promozione
integrata territoriale del patrimonio culturale;
sviluppare la conoscenza della produzione artistica del
passato, delle sue tecniche e l’utilizzo delle tecnologie digitali
(strumenti diagnostici, conoscitivi, di manutenzione e di
rappresentazione, realta’ aumentata, realta’ virtuale,
multimedialita’, interattivita’, fablab, 3D, etc.) nello studio,
valorizzazione e divulgazione del patrimonio storico-artistico e
nelle pratiche artistiche;
favorire la creazione e la promozione dell’immagine del
territorio mediante lo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione,
basati sulla sinergia tra i linguaggi artistici e le tecnologie
digitali, ai fini della riqualificazione e valorizzazione del
patrimonio culturale locale nelle sue diverse dimensioni;
sostenere l’orientamento in entrata e in uscita degli studenti
e l’alternanza scuola lavoro in collegamento con istituti, luoghi e
siti della memoria e della cultura;
valorizzare nell’ambito dei temi della creativita’ approcci
formativi «non formali» e metodologie fortemente laboratoriali in
stretta connessione con la vocazione culturale locale;
garantire il pluralismo linguistico e l’attenzione alle
minoranze e alle tradizioni popolari locali;
valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale
nelle sue diverse dimensioni, facilitandone la conoscenza, la
comprensione e le fruizione da parte di tutti i tipi di pubblico;
sviluppare e potenziare le opportunita’ di crescita ed
apprendimento che la ricchezza culturale, storica ed artistica
possono creare;
favorire la costituzione di partenariati strategici con il
coinvolgimento diretto di un ampio numero di istituzioni culturali
locali di riferimento per le specifiche proposte progettuali e
prevedere forme di coordinamento delle reti previste nel Piano stesso
e a livello interregionale, nazionale e internazionale nonche’ la
connessione con reti e programmi europei in ambito artistico e di
promozione della cultura umanistica;
valorizzare, attraverso una fruizione consapevole e guidata,
per lo sviluppo di capacita’ analitiche e critiche, le risorse
presenti a livello locale presso archivi, digitali e non,
biblioteche, musei, universita’, istituti di ricerca, fondazioni,
associazioni culturali, enti pubblici.
5. Misure ed azioni del Piano delle arti
Il Piano delle arti reca le seguenti misure declinate in
specifiche azioni.
Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e
il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo,
secondo le rispettive competenze, sono i promotori delle misure
indicate con le lettere a), b), h); alle istituzioni scolastiche e’
rimessa l’attuazione delle misure di cui alle lettere c), d), e), f),
g), i):
a) sostegno alle istituzioni scolastiche e alle reti di scuole, per
realizzare un modello organizzativo flessibile e innovativo, quale
laboratorio permanente di conoscenza, pratica, ricerca e
sperimentazione del sapere artistico e dell’espressione creativa.
Azioni specifiche:
costituzione di un Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano
delle arti;
realizzazione di un «Portale delle arti» sui temi della
creativita’ in collaborazione con INDIRE e con il Centro per il libro
e la lettura (CEPELL);
trasferimento a sistema dei modelli di intervento piu’
innovativi sperimentati dalle reti e dai poli mediante la selezione
di buone pratiche e la loro implementazione ai fini della piu’ ampia
condivisione e diffusione in un’area dedicata presente all’interno
del Portale delle arti;
produzione del logo del Piano delle arti a seguito di un
concorso dedicato che vedra’ il coinvolgimento degli studenti dei
licei artistici e degli istituti di grafica dell’ordinamento
professionale e tecnico;
realizzazione di un monitoraggio quali-quantitativo con
verifiche in itinere e produzione di un report finale contenente la
descrizione delle attivita’ realizzate e i principali risultati
conseguiti alla fine del triennio;
b) supporto alla diffusione, nel primo ciclo di istruzione, dei poli
a orientamento artistico e performativo, di cui all’art. 11 del
presente decreto, e, nel secondo ciclo, di reti di scuole impegnate
nella realizzazione dei «temi della creativita’».
Azioni specifiche:
costituzione presso gli UU.SS.RR. del Gruppo regionale per
l’attuazione del Piano delle arti, composto indicativamente da
personale in servizio presso l’USR, dirigenti scolastici, docenti
delle istituzioni scolastiche appartenenti alle reti e ai poli a
orientamento artistico e performativo, docenti delle istituzioni del
comparto AFAM, personale proveniente dagli istituti e dalle
articolazioni del MIBACT, docenti universitari e degli Istituti
tecnici superiori, esperti appartenenti ai soggetti pubblici e
privati accreditati dal MIUR e dal MIBACT, con il compito di
sostenere la progettualita’ delle istituzioni scolastiche e
indirizzarla verso le aree tematiche e le iniziative piu’ rispondenti
all’identita’ e alle vocazioni del territorio, con particolare
riferimento a protocolli, convenzioni e accordi gia’ esistenti;
c) sviluppo delle pratiche didattiche dirette a favorire
l’apprendimento di tutti gli alunni e le alunne e di tutti gli
studenti e le studentesse, valorizzando le differenti attitudini di
ciascuno anche nel riconoscimento dei talenti attraverso una
didattica orientativa.
Azioni specifiche:
costituzione di orchestre, gruppi strumentali e vocali, gruppi
danza, gruppi per attivita’ artistiche di area visuale, compagnie di
teatro con ideazione di spettacoli ed eventi caratterizzati dal
coinvolgimento, dall’integrazione e dall’animazione diretta di
studenti di diverse fasce di eta’, attraverso esperienze sistematiche
di tutoraggio fra pari, favorendo in particolare la partecipazione di
studenti frequentanti percorsi di istruzione negli istituti di
prevenzione e pena e negli istituti penali per i minori;
progettazione di interventi indirizzati a coinvolgere tutti gli
studenti in percorsi caratterizzati dalla sinergia di linguaggi
artistici, dall’uso proattivo delle tecnologie digitali e da
metodologie didattiche innovative;
progettazione di iniziative e pratiche didattiche volte a
favorire l’uso di forme poetiche e narrative e la produzione creativa
anche in un’altra lingua comunitaria;
progettazione di percorsi, esperienze, materiali indirizzati
alla comprensione e alla fruizione consapevole del patrimonio
culturale anche attraverso la realizzazione di mostre, concerti,
performance integrando i vari linguaggi della creativita’ e in
collaborazione attiva con le esperienze di festival, premi, rassegne
culturali gia’ consolidati nei territori;
costituzione di gruppi di fruizione e osservatori del
patrimonio culturale attraverso il coinvolgimento diretto degli
allievi e degli studenti e la collaborazione di musei, siti, istituti
e luoghi della cultura, archivi, biblioteche, utilizzando, in
particolare, le metodologie sviluppate nell’ambito delle discipline
storiche e storico artistiche;
d) promozione da parte delle istituzioni scolastiche, delle reti di
scuole, dei poli a orientamento artistico e performativo, di
partenariati con i soggetti del Sistema coordinato per la
promozione dei temi della creativita’, per la co-progettazione e lo
sviluppo dei temi della creativita’ e per la condivisione di
risorse laboratoriali, strumentali e professionali anche
nell’ambito di accordi quadro preventivamente stipulati dal
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
nonche’ dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del
turismo, di concerto con il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca.
Azioni specifiche:
sviluppo di percorsi di ricerca coprogettati con i soggetti del
sistema coordinato per la promozione dei temi della creativita’ sul
patrimonio musicale, coreutico, teatrale, cinematografico, culturale,
paesaggistico, archeologico, demoetnoantropologico, figurativo,
storico, letterario, scientifico attuati attraverso la collaborazione
di professionalita’ provenienti dalle diverse istituzionie la messa a
disposizione delle risorse laboratoriali e strumentali in favore
delle istituzioni scolastiche;
l’attivazione di tirocini di diplomandi o diplomati presso le
universita’ e le istituzioni AFAM da svolgersi presso le istituzioni
scolastiche al fine di promuovere progetti di sviluppo dei temi della
creativita’ e la coprogettazione di percorsi di ricerca;
realizzazione, anche nell’ambito di accordi quadro stipulati
dal MIUR e dal MIBACT, di produzioni multimediali e repertori di
risorse didattiche ed educative volti alla divulgazione del
patrimonio archivistico e librario italiano;
costruzione di esperienze performative, visive e audiovisive
che integrino linguaggi artistici e conoscenza delle relative
connessioni storiche, filosofiche e letterarie, anche attraverso
l’uso di un’altra lingua comunitaria;
sperimentazione di percorsi coprogettati sulle diverse
espressioni dell’arte contemporanea con l’utilizzo innovativo delle
tecniche artistiche e delle tecnologie digitali;
e) promozione della partecipazione delle alunne e degli alunni e
delle studentesse e degli studenti a percorsi di conoscenza del
patrimonio culturale e ambientale dell’Italia e delle opere di
ingegno di qualita’ del Made in Italy.
Azioni specifiche:
conoscenza e comprensione degli aspetti e dei fenomeni piu’
significativi riguardanti il paesaggio con particolare riferimento
alla storia della nozione di paesaggio, alla storia dell’arte e
dell’architettura, agli strumenti della conoscenza e della
pianificazione come tutela e disciplina del territorio e della sua
bellezza, della biodiversita’ e dello sviluppo sostenibile;
costruzione di percorsi di conoscenza e di valorizzazione del
patrimonio culturale territoriale attraverso l’organizzazione di
visite, spettacoli e installazioni in piazze, monumenti, teatri, e
altri siti;
ricerca, studio e valorizzazione, anche in chiave multimediale,
delle arti e delle tradizioni popolari;
ricerca, studio e valorizzazione delle arti e delle tradizioni
popolari, nonche’ di tecniche di produzione artigianale e/o
enogastronomica locale, sostenuti da esperienze dirette di
lavorazione dei materiali e produzione di artefatti, basate
sull’utilizzo di tecnologie innovative quali, ad esempio, fablab,
modellazione e stampa 3D, multimedialita’, realta’ aumentata;
f) potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche,
relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al
cinema, alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione
delle immagini e dei suoni.
Azioni specifiche:
attivazione di percorsi laboratoriali, anche interartistici,
per la creazione, la realizzazione e la messa in scena di opere
originali;
realizzazione di prodotti audiovisivi e multimediali a partire
dalla conoscenza e dall’approfondimento storico-critico del
patrimonio fotografico e cinematografico;
realizzazione di contenuti digitali, quali, ad esempio, video,
podcast, siti web, app, blog, vlog, basati sulla conoscenza
storico-critica del patrimonio fotografico e cinematografico;
progettazione di interventi di riqualificazione urbana con
azioni creative volte a promuovere e a sviluppare il senso di
appartenenza ai luoghi, anche attraverso l’attivazione di laboratori
intergenerazionali dedicati ai temi della memoria come strumento di
attivazione di presidi sociali della cultura;
realizzazione, a cura degli allievi e/o studenti e con
l’eventuale coinvolgimento di esperti, di itinerari e visite delle
evidenze e delle testimonianze storiche, storico-artistiche,
architettoniche, paesaggistiche e culturali;
realizzazione di percorsi didattici dedicati
all’approfondimento di temi della cultura umanistica anche attraverso
l’uso delle tecniche delle digital humanities, debate, scrittura
creativa;
g) potenziamento delle conoscenze storiche, storico-artistiche,
archeologiche, filosofiche e linguistico-letterarie relative alle
civilta’ e culture dell’antichita’.
Azioni specifiche:
realizzazione di percorsi didattici dedicati allo studio di
temi e problemi relativi al mondo antico, attraverso la lettura di
testi, l’analisi contestuale di oggetti, siti e opere, e la
produzione di elaborati di taglio argomentativo;
progettazione di itinerari ragionati delle evidenze e delle
testimonianze archeologiche territoriali e loro diffusione attraverso
applicazioni digitali anche in lingua straniera;
progettazione di esperienze di «scrittura collaborativa»
attraverso gruppi dedicati alla produzione di un glossari
dell’antichita’ a costruzione cooperativa;
promozione, in accordo con il MIBACT, di percorsi, esperienze e
materiali informativi indirizzati alla comprensione e alla fruizione
consapevole del patrimonio archeologico, in particolare quelli
presenti nei contesti territoriali di riferimento, e alla conoscenza,
anche in funzione orientativa, della formazione specifica richiesta
per il recupero e il restauro di un bene;
h) agevolazioni per la fruizione, da parte delle alunne e degli
alunni e delle studentesse e degli studenti, di musei e altri
istituti e luoghi della cultura, mostre, esposizioni, concerti,
spettacoli e performance teatrali e coreutiche.
Azioni specifiche:
stipula di Accordi quadro del MIUR – DG per gli ordinamenti
scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, con
il MIBACT – DG educazione e ricerca, D.G. musei, D.G. spettacolo dal
vivo, D.G. cinema e altre istituzioni di rilievo rappresentative
delle diverse offerte culturali;
i) incentivazione di tirocini e stage artistici di studentesse e
studenti all’estero e promozione internazionale di giovani talenti,
attraverso progetti e scambi tra istituzioni formative artistiche
italiane e straniere, con particolare riferimento ai licei
musicali, coreutici e artistici.
Azioni specifiche:
promozione, anche in collaborazione con gli istituti italiani
di cultura, di azioni di scambio e partenariati finalizzati alla
conoscenza della cultura artistica europea e internazionale
attraverso la partecipazione a eventi e la progettazione condivisa di
attivita’ di studio e di pratica artistica e performativa che
coinvolgano studenti di uno o piu’ paesi europei ed extraeuropei;
progettazione, anche in collaborazione con gli istituti
italiani di cultura, di soggiorni-studio con valenza orientativa per
conoscere e confrontare i sistemi dell’alta formazione artistica e le
diverse realta’ professionali presenti in campo in Europa e nel
contesto internazionale;
partecipazione a manifestazioni pubbliche e concorsi nazionali,
europei e internazionali finalizzati all’individuazione e alla
valorizzazione dei talenti, in particolare nel settore delle arti
performative e visive;
progettazione, anche in collaborazione con gli istituti
italiani di cultura, di laboratori, seminari e stage che prevedano
l’esperienza didattica diretta con alte professionalita’ presenti nel
contesto europeo e internazionale.
6. Attuazione del piano e riparto del fondo per lo sviluppo dei temi
della creativita’ su base triennale
Con riguardo alle modalita’ di finanziamento delle suddette
misure, tenuto conto dell’istituzione di un apposito fondo denominato
«Fondo per la promozione della cultura umanistica, del patrimonio
artistico, della pratica artistica e musicale e della creativita’»
con una dotazione di 2.000.000 euro annui a decorrere dall’anno 2017,
si ripartiscono nel seguente modo gli interventi previsti nell’arco
del triennio:
nell’anno 2017, in via transitoria, nelle more della costituzione dei
poli a orientamento artistico e performativo (di cui art. 11) e
delle reti di scuole per la promozione dei temi della creativita’
(di cui all’art. 7), sono destinatarie dei finanziamenti le
istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo, organizzate
anche in rete. Nell’anno 2017 sono finanziate le azioni da
espletare con particolare riferimento all’anno scolastico
2017/2018, e che riguardano le seguenti misure:
e) promozione della partecipazione delle alunne e degli alunni
e delle studentesse e degli studenti a percorsi di conoscenza del
patrimonio culturale e ambientale dell’Italia e delle opere di
ingegno di qualita’ del Made in Italy
con uno stanziamento di 700.000 euro ripartiti secondo le seguenti
percentuali:
– 60% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo
anche organizzate in reti;
– 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo
ciclo, anche organizzate in reti;
f) potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche,
relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al cinema,
alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini
e dei suoni
con uno stanziamento di 1.300.000 euro ripartiti secondo le seguenti
percentuali:
– 60% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo
anche organizzate in reti;
– 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo
ciclo, anche organizzate in reti;
nell’anno 2018 si finanziano le misure:
c) sviluppo delle pratiche didattiche dirette a favorire
l’apprendimento di tutti gli alunni e le alunne e di tutti gli
studenti e le studentesse, valorizzando le differenti attitudini di
ciascuno anche nel riconoscimento dei talenti attraverso una
didattica orientativa
con uno stanziamento di 700.000 euro ripartiti secondo le seguenti
percentuali:
– 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo
costituite in poli;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo
ciclo, organizzate nelle reti di cui all’art. 7, che hanno
nell’organico dell’autonomia posti per il potenziamento coperti da
docenti impegnati nell’ampliamento dell’offerta formativa per lo
sviluppo dei temi della creativita’;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo e
secondo ciclo, anche costituite in reti e prioritariamente alle
istituzioni che abbiano dato attuazione, almeno in un’annualita’
dell’ultimo triennio antecedente la data di pubblicazione
dell’avviso, ad accordi stipulati con i soggetti del sistema
coordinato di cui all’art. 4, comma 1, del decreto, finalizzati a
promuovere le pratiche artistiche e musicali afferenti i temi della
creativita’;
d) promozione da parte delle istituzioni scolastiche, delle
reti di scuole, dei poli a orientamento artistico e performativo, di
partenariati con i soggetti di cui all’art. 4, per la
co-progettazione e lo sviluppo dei temi della creativita’ e per la
condivisione di risorse laboratoriali, strumentali e professionali
anche nell’ambito di accordi quadro preventivamente stipulati dal
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, nonche’
dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di
concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca
con uno stanziamento di 1.300.000 euro ripartiti secondo le seguenti
percentuali:
– 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo
costituite in poli;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo
ciclo, organizzate nelle reti di cui all’art. 7, che hanno
nell’organico dell’autonomia posti per il potenziamento coperti da
docenti impegnati nell’ampliamento dell’offerta formativa per lo
sviluppo dei temi della creativita’;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo e
secondo ciclo, anche costituite in reti e prioritariamente alle
istituzioni che abbiano dato attuazione, almeno in un’annualita’
dell’ultimo triennio antecedente la data di pubblicazione
dell’avviso, ad accordi stipulati con i soggetti del sistema
coordinato di cui all’art. 4, comma 1, del decreto, finalizzati a
promuovere le pratiche artistiche e musicali afferenti i temi della
creativita’;
nell’anno 2019 si finanziano le misure:
g) potenziamento delle conoscenze storiche, storico-artistiche,
archeologiche, filosofiche e linguistico-letterarie relative alle
civilta’ e culture dell’antichita’
con uno stanziamento di 800.000 euro ripartiti secondo le seguenti
percentuali:
– 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo
costituite in poli;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo
ciclo, organizzate nelle reti di cui all’art. 7, che hanno
nell’organico dell’autonomia posti per il potenziamento coperti da
docenti impegnati nell’ampliamento dell’offerta formativa per lo
sviluppo dei temi della creativita’;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo e
secondo ciclo, anche costituite in reti e prioritariamente alle
istituzioni che abbiano dato attuazione, almeno in un’annualita’
dell’ultimo triennio antecedente la data di pubblicazione
dell’avviso, ad accordi stipulati con i soggetti del sistema
coordinato di cui all’art. 4 del decreto, finalizzati a promuovere le
conoscenze storico-critiche e le pratiche artistiche e musicali
afferenti i temi del patrimonio culturale e della creativita’;
i) incentivazione di tirocini e stage artistici di studentesse
e studenti all’estero e promozione internazionale di giovani talenti,
attraverso progetti e scambi tra istituzioni formative artistiche
italiane e straniere, con particolare riferimento ai licei musicali,
coreutici e artistici
con uno stanziamento di 1.200.000 euro ripartiti secondo le seguenti
percentuali:
– 20% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo
costituite in poli;
– 50% da destinarsi alle scuole secondarie di secondo grado,
organizzate nelle reti di cui all’art. 7, che hanno nell’organico
dell’autonomia posti per il potenziamento coperti da docenti
impegnati nell’ampliamento dell’offerta formativa per lo sviluppo dei
temi della creativita’;
– 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo e
secondo ciclo, anche costituite in reti e prioritariamente alle
istituzioni che abbiano dato attuazione, almeno in un’annualita’
dell’ultimo triennio antecedente la data di pubblicazione
dell’avviso, ad accordi stipulati con i soggetti del Sistema
coordinato per la promozione dei temi della creativita’ , finalizzati
a promuovere le pratiche artistiche e musicali afferenti i temi della
creativita’.
Le azioni di promozione dirette dal Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca e dal Ministero dei beni e delle
attivita’ culturali e del turismo sono attivate prevalentemente in
virtu’ di partenariati, accordi quadro e forme di collaborazione
diretta ed integrata con i vari soggetti coinvolti sui temi della
creativita’ a livello nazionale e, ove necessario, locale.
La promozione delle misure previste all’art. 5, comma 2, lettera
a) e b) del decreto non comportano oneri aggiuntivi e si sviluppa
negli anni 2017, 2018 e 2019.
La promozione della misura prevista dall’art. 5, comma 2, lettera
h) e’ finanziata attraverso specifici e ulteriori accordi tra il MIUR
e il MIBACT.
Per l’attuazione del presente Piano e l’assegnazione delle
relative risorse la Direzione generale per gli ordinamenti scolastici
e la valutazione del sistema nazionale di istruzione – MIUR
provvedera’ a ripartire secondo criteri oggettivi i finanziamenti;
provvedera’ altresi’ ad indicare i requisiti e le specifiche
caratteristiche che le proposte progettuali dovranno contenere, cui
successivamente dovranno uniformarsi gli avvisi degli uffici
scolastici regionali.
Le azioni riguardanti l’innovazione digitale sono
prioritariamente finanziate attraverso specifici avvisi emanati dalla
Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica,
per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per
l’innovazione digitale, con ulteriori risorse appositamente
individuate negli avvisi. La ripartizione delle stesse avverra’
secondo i criteri definiti negli avvisi.
Anche in attuazione delle previsioni di cui all’art. 10, comma 1,
lettera h) e all’art. 27, comma 1, lettera i) della legge 14 novembre
2016, n. 220, le azioni riguardanti il potenziamento delle competenze
nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione
delle immagini e dei suoni, nonche’ l’alfabetizzazione all’arte, alle
tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini, i
corsi di formazione nelle discipline del cinema e del settore
audiovisivo, sono finanziate con le risorse del Fondo per il cinema e
l’audiovisivo, per un importo complessivo pari ad almeno il 3 per
cento della dotazione del suddetto Fondo, attraverso interventi di
promozione del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del
turismo in raccordo con il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, in coerenza con le priorita’
strategiche e le azioni specifiche del Piano delle arti (punti 4 e
5).
Le azioni specifiche riguardanti i settori del teatro, della
musica e della danza finalizzate all’avvicinamento dei giovani alle
attivita’ di spettacolo e alla realizzazione di percorsi educativi,
previste nei decreti legislativi attuativi dei principi di delega di
cui all’art. 2, commi 1 e 4, della legge 22 novembre 2017, n. 175,
sono realizzate con le risorse aggiuntive pari ad almeno il 3% della
dotazione del Fondo unico per lo spettacolo, secondo le priorita’
strategiche del Piano delle arti (punto 4), in coerenza con le azioni
specifiche del Piano delle arti (punto 5).
Piani di riparto delle risorse afferenti il Fondo per la promozione
della cultura umanistica, del patrimonio artistico, della pratica
artistica e musicale e della creativita’. Avvisi degli UUSSRR
Gli avvisi riguardano il finanziamento di progetti ideati da
istituzioni scolastiche singole oppure organizzate in poli e reti, in
collaborazione con i soggetti del sistema coordinato per la
promozione dei «temi della creativita’», che prevedano anche il
coinvolgimento dei soggetti del sistema coordinato in fase attuativa.
Nel rispetto del principio di trasparenza, gli avvisi pubblici:
determinano il riparto dei finanziamenti previsti o a livello
regionale oppure e per macroaree;
individuano l’azione o le azioni del presente piano da attuare,
in coerenza con la scansione temporale sopra indicata, specificando
le finalita’ attese, i requisiti e le specifiche progettuali per le
candidature di singole istituzioni scolastiche, anche organizzate in
poli e/o reti.
Ciascun ufficio scolastico regionale, in coerenza con quanto
previsto con avviso pubblico nazionale, provvede a:
acquisire le candidature delle istituzioni scolastiche che
intendono concorrere per l’assegnazione dei finanziamenti;
valutare le candidature con una apposita commissione nominata
dal direttore generale di ciascun ufficio scolastico regionale.
7. Monitoraggio
Il presente Piano sara’ sostenuto da un’azione longitudinale di
monitoraggio delle attivita’ e dei principali risultati conseguiti,
condotta dall’INDIRE.
Le azioni di monitoraggio saranno attuate con un approccio che
combini e armonizzi interventi di tipo qualitativo e quantitativo,
che integri i dati rilevati con quelli in possesso dell’INDIRE, del
CEPELL e del Sistema Informativo del MIUR, con una azione combinata
di intervento tra scuola e territorio, fortemente incentrata
sull’innovazione organizzativa e sistemica.
Il piano delle azioni di monitoraggio prevedera’:
A) due rilevazioni in itinere condotte alla fine del primo anno
per eventuali integrazioni o aggiustamenti e a meta’ del secondo anno
per una ulteriore verifica dell’efficacia delle azioni in essere.
Tali rilevazioni sono dirette a verificare:
1. il rispetto dei tempi di avvio e di attuazione;
2. la tipologia di progetti attivati;
3. la solidita’ delle reti di scopo, la loro congruenza con
le attivita’ previste;
4. le principali problematiche di ordine organizzativo e
gestionale;
5. le risorse umane e finanziarie effettivamente utilizzate;
B) una rilevazione condotta alla fine del triennio diretta
invece a rilevare i principali risultati conseguiti su tutto il
territorio nazionale.
I risultati delle azioni di monitoraggio saranno pubblicati sul
Portale dedicato al presente Piano. Il Gruppo nazionale di piano
coordinera’ le azioni di monitoraggio ed operera’ la sintesi che
permettera’ di avere un feedback sull’efficacia del piano permettendo
eventuali azioni correttrici in itinere e finali.
Entro il 30 marzo del 2020 il Gruppo nazionale di Piano presenta
al Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca ed al
Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo una
relazione sull’attuazione del presente Piano indicando gli eventuali
profili di criticita’ e formulando proposte risolutive.
8. Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano delle arti
Per sostenere la realizzazione del Piano delle arti nelle sue
diverse fasi, con decreto del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministero dei
beni, delle attivita’ culturali e del turismo e’ istituito, senza
ulteriori oneri, il Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano delle
arti, facendo riferimento anche alle competenze presenti nel Comitato
nazionale per l’apprendimento pratico della musica. Tale gruppo
collabora con i gruppi regionali per l’attuazione del Piano delle
arti e ha i seguenti compiti:
agevolare le collaborazioni e le sinergie tra le differenti
istituzioni facenti parte del sistema coordinato per la promozione
dei temi della creativita’ di cui all’art. 4;
coordinare le attivita’ di monitoraggio quantitativo e
qualitativo previste dall’art. 5, comma 1, destinate a rilevare con
continuita’ i dati relativi all’attuazione del presente Piano, utili
al Governo dei processi e alla valutazione dei risultati;
individuare i criteri di selezione e valutazione per la scelta
delle buone pratiche;
collaborare con INDIRE, il CEPELL e i soggetti del Sistema
coordinato per la promozione dei temi della creativita’ per la
raccolta e la diffusione delle buone pratiche a livello nazionale.
Il Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano puo’ avvalersi,
nell’esercizio delle proprie funzioni, della consulenza, a titolo non
oneroso, di esperti delle associazioni professionali e disciplinari
della scuola, del Comitato scientifico nazionale per le indicazioni
nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo
ciclo di istruzione, degli istituti del Ministero dei beni e delle
attivita’ culturali e del turismo e delle istituzioni dell’alta
formazione artistica, musicale e coreutica, con particolare
riferimento all’Accademia nazionale di danza e all’Accademia
nazionale di arte drammatica.

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 ottobre 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 ottobre 2017

Attuazione dell’articolo 1, comma 85, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017), relativo alla realizzazione di nuove strutture scolastiche nell’ambito degli investimenti immobiliari dell’INAIL. (17A08445)

(GU Serie Generale n.294 del 18-12-2017)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e dell’Ordinamento Presidenza del Consiglio
dei ministri» e successive modificazioni ed integrazioni;
Vista la legge 9 marzo 1989, n. 88, recante «Ristrutturazione
dell’Istituto nazionale della previdenza sociale e dell’Istituto
nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro» e, in
particolare, l’art. 55, ove sono indicati i criteri per la gestione
del patrimonio mobiliare e immobiliare dell’INAIL;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante
«Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, a norma
dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59» e successive
modificazioni ed integrazioni;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27
maggio 2014 con il quale e’ stata istituita, presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri, la «Struttura di missione per il
coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di
riqualificazione dell’edilizia scolastica», di seguito: Struttura di
missione;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25
gennaio 2017 con il quale e’ stata confermata l’istituzione della
Struttura di missione a decorrere dal 27 gennaio 2017 e fino alla
scadenza del mandato del Governo in carica;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti» e, in particolare, l’art. 1, comma
153, che prevede di «favorire la costruzione di scuole innovative dal
punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico,
dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e
antisismica, caratterizzate dalla presenza di nuovi ambienti di
apprendimento e dall’apertura al territorio»;
Vista la legge 11 dicembre 2016, n. 232, concernente «Bilancio di
previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio
pluriennale per il triennio 2017-2019» e, in particolare, l’art. 1,
comma 85, il quale ha destinato, nell’ambito degli investimenti
immobiliari dell’INAIL, 100 milioni di euro per la realizzazione di
nuove struttura scolastiche e ha previsto che le regioni dichiarino
la propria disponibilita’ ad aderire all’operazione comunicandola
formalmente alla Struttura di missione entro il termine perentorio
del 20 gennaio 2017, secondo modalita’ individuate e pubblicate nel
sito internet istituzionale della medesima Struttura di missione;
Visto l’art. 1, comma 85, della citata legge n. 232 del 2016, il
quale ha altresi’ previsto che, successivamente alla ricezione delle
dichiarazioni di disponibilita’ delle regioni, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro
dell’economia e delle finanze, sono individuate le regioni ammesse
alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono
stabiliti i criteri di selezione dei progetti;
Visto l’avviso approvato e pubblicato con la determina della
Struttura di missione n. 1 del 10 gennaio 2017, recante le modalita’
di presentazione delle dichiarazioni di disponibilita’ delle regioni
e le condizioni per l’adesione all’iniziativa;
Rilevato che l’avviso prevede la possibilita’ di rimodulare le
richieste di investimento in misura proporzionale rispetto alle
richieste delle singole regioni, al fine del rispetto della
disponibilita’ finanziaria complessiva;
Rilevato che, all’esito dell’attivita’ istruttoria, dieci regioni
hanno dichiarato la propria disponibilita’ ad aderire all’operazione
per un investimento richiesto complessivamente pari a 136.550.000
euro;
Vista la determina della Struttura di missione n. 10 del 4 luglio
2017, con la quale la medesima Struttura ha acquisito le
dichiarazioni di disponibilita’ pervenute entro il termine del 20
gennaio 2017 e le successive rimodulazioni e ha approvato l’esito
dell’attivita’ istruttoria, individuando, altresi’, l’ammontare della
ripartizione proporzionale delle risorse assegnate al fine del
rispetto dell’importo complessivo di 100 milioni di euro previsto dal
citato art. 1, comma 85, della legge n. 232 del 2016;
Considerato che, ai sensi del citato avviso, le regioni che hanno
dichiarato il proprio interesse ad aderire all’operazione hanno
manifestato e sottoscritto altresi’ la disponibilita’ a: a)
selezionare gli interventi di costruzione di nuovi edifici scolastici
segnalati dagli enti locali; b) verificare che gli stessi siano
proposti in aree nella piena disponibilita’ degli enti locali,
complete di tutti i servizi, urbanisticamente consone
all’edificazione, libere da vincoli e contenziosi; c) individuare le
piu’ opportune procedure di affidamento delle progettazioni anche
attraverso concorsi; d) farsi carico dell’onere di pagamento ad INAIL
dei canoni di locazione dei nuovi edifici scolastici;
Considerato che, nella seduta della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e
Bolzano del 5 ottobre 2017, repertorio atti n. 164 le Regioni hanno
espresso parere favorevole sullo schema di decreto;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16
dicembre 2016, con il quale alla Sottosegretaria di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei ministri, on. avv. Maria Elena Boschi,
e’ stata conferita la delega per la firma di decreti, atti e
provvedimenti di competenza del Presidente del Consiglio dei
ministri;
Di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e il
Ministro dell’economia e delle finanze;

Decreta:

Art. 1

Regioni ammesse e assegnazione delle risorse disponibili

1. Le risorse disponibili ai sensi dell’art. 1, comma 85, legge 11
dicembre 2016, n. 232, pari a 100 milioni di euro, sono assegnate in
misura proporzionale rispetto alle richieste delle regioni ammesse e
ripartite come segue:

+—————————–+—————————–+
|1. Abruzzo | € 10.984.987,18|
+—————————–+—————————–+
|2. Basilicata | € 3.917.978,76|
+—————————–+—————————–+
|3. Campania | € 5.492.493,59|
+—————————–+—————————–+
|4. Emilia-Romagna | € 10.984.987,18|
+—————————–+—————————–+
|5. Friuli-Venezia Giulia | € 14.646.649,58|
+—————————–+—————————–+
|6. Liguria | € 3.441.962,65|
+—————————–+—————————–+
|7. Marche | € 14.646.649,58|
+—————————–+—————————–+
|8. Piemonte | € 21.969.974,37|
+—————————–+—————————–+
|9. Sardegna | € 7.323.324,79|
+—————————–+—————————–+
|10. Umbria | € 6.590.992,31|
+—————————–+—————————–+
|Totale | € 100.000.000,00|
+—————————–+—————————–+

Art. 2

Criteri di selezione dei progetti

1. Le proposte progettuali favoriscono la realizzazione di nuovi
edifici scolastici innovativi dal punto di vista architettonico,
impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della
sicurezza strutturale ed antisismica, caratterizzati dalla presenza
di nuovi ambienti di apprendimento e dall’apertura al territorio.
2. Le regioni tengono altresi’ conto dei seguenti criteri:
a) utilizzo delle risorse esclusivamente per la costruzione di
nuove scuole in un’area che sia nella piena disponibilita’ dell’ente
locale e urbanisticamente consona all’edificazione, libera da
vincoli, contenziosi in essere e quanto altro possa risultare motivo
di impedimento o di ostacolo all’edificazione, anche tenendo conto di
eventuale contestuale dismissione di immobili in locazione passiva;
b) ampiezza del bacino territoriale di riferimento, tenendo conto
della popolazione scolastica interessata dalla proposta, nonche’
degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica e di
accorpamento o aggregazione di piu’ sedi scolastiche esistenti;
c) disponibilita’ dell’ente a promuovere, con la nuova scuola, la
riduzione dei fenomeni di dispersione scolastica attraverso strutture
che garantiscano lo svolgimento di attivita’ dirette ad assicurare un
utilizzo esteso delle dotazioni scolastiche (quali biblioteche,
palestre, auditorium, spazi comuni di condivisione, laboratori e
altro), nonche’ a garantire un’ampia apertura e coinvolgimento del
territorio, anche attraverso processi di riqualificazione e di
partecipazione alla progettazione dello stesso;
d) livello di innovazione didattica che si intende promuovere
nella nuova scuola, anche attraverso la sperimentazione di nuovi
ambienti e modelli di apprendimento;
e) affidamento della progettazione prioritariamente attraverso
concorsi di architettura;
f) ulteriori criteri definiti a livello regionale sulla base
delle proprie specificita’ territoriali.

Art. 3

Modalita’ di attuazione

1. L’attuazione dell’iniziativa e’ realizzata dall’INAIL, che
adotta e comunica alle regioni ammesse modalita’ e tempistiche per la
valutazione sulla compatibilita’ tecnica, economica e finanziaria
degli investimenti proposti e individua con propria delibera gli
interventi da inserire nel piano triennale degli investimenti, in
accordo con la Struttura di missione.
2. Con successivi accordi sono regolati i rapporti tra INAIL, le
regioni e gli enti destinatari degli interventi.
3. Gli enti locali selezionati per la costruzione di nuovi edifici
scolastici e inseriti nel piano triennale degli investimenti sono
tenuti a provvedere all’aggiornamento dell’anagrafe nazionale
dell’edilizia scolastica.

Art. 4

Riassegnazione delle risorse

1. Le risorse non utilizzate, anche a seguito di rinunce, potranno
essere riassegnate alle regioni ammesse con la stessa proporzione
applicata nel presente decreto.
Il presente decreto e’ inviato ai competenti organi di controllo
per gli adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 27 ottobre 2017

p. Il Presidente
del Consiglio dei ministri
La Sottosegretaria di Stato
Boschi

Il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali
Poletti

Il Ministro dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca
Fedeli

Il Ministro dell’economia
e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 30 novembre 2017
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 2301

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 giugno 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 giugno 2017

Definizione degli obiettivi di spesa 2018 – 2020 per ciascun Ministero. (17A05504)

(GU n.186 del 10-8-2017)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

su proposta del

MINISTRO
DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto il decreto legislativo del 12 maggio 2016, n. 90 recante
«Completamento della riforma della struttura del bilancio dello
Stato, nel rispetto dei criteri e principi direttivi dell’art. 40,
comma 2, lettera h) e lettera i) della legge 31 dicembre 2009, n.
196»;
Visto l’art. 22-bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
introdotto dall’art. 4 del citato decreto legislativo del 12 maggio
2016, n. 90 e successive modificazioni, che dispone che nell’ambito
del contributo dello Stato alla definizione della manovra di finanza
pubblica, sulla base degli obiettivi programmatici indicati nel
Documento di economia e finanza e di quanto previsto dal
cronoprogramma delle riforme indicato nel suddetto documento
programmatico, entro il 31 maggio di ciascun anno, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei
ministri, siano definiti obiettivi di spesa per ciascun Ministero;
Visto il medesimo art. 22-bis, il quale specifica che tali
obiettivi sono riferiti al successivo triennio e possono essere
definiti in termini di limiti di spesa, comprendendo in essi anche
eventuali risorse aggiuntive rispetto a quelle previste a
legislazione vigente, e di risparmi da conseguire, anche tenendo
conto delle eventuali ulteriori iniziative connesse alle priorita’
politiche del Governo;
Tenuto conto che il Documento di economia e finanza 2017 prevede
che le Amministrazioni centrali dello Stato contribuiscono attraverso
il conseguimento di riduzioni di spesa strutturali per un importo
pari ad almeno un miliardo di euro, in termini di indebitamento
netto, in ciascun anno del triennio rispetto alla previsione
tendenziale a legislazione vigente;
Tenuto conto delle priorita’ dell’azione di Governo espresse nel
medesimo Documento di economia e finanza 2017;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 28 giugno 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’economia e delle finanze,

Decreta:

Art. 1

Obiettivi di spesa dei Ministeri

1. Ai fini della definizione della manovra di finanza pubblica per
gli anni 2018-2020, in coerenza con gli obiettivi programmatici
indicati nel Documento di economia e finanza 2017 e di quanto
previsto dal programma delle riforme indicato nel suddetto documento
programmatico, le Amministrazioni centrali dello Stato, ai sensi
dell’art. 22-bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, contribuiscono
a decorrere dal 2018 attraverso il conseguimento di riduzioni di
spesa strutturali per un importo almeno pari a un miliardo di euro in
termini di indebitamento netto rispetto alla previsione tendenziale a
legislazione vigente.
2. L’obiettivo di spesa da conseguire, in termini di riduzione, per
ciascun Ministero e in ciascun anno e’ indicato nella tavola di cui
all’Allegato 1, parte integrante del presente decreto.
3. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di spesa, i Ministri
propongono, in coerenza con gli obiettivi programmatici indicati nel
Documento di economia e finanza 2017 e di quanto previsto dal
cronoprogramma delle riforme indicato nel suddetto documento
programmatico, gli interventi anche legislativi da adottare con il
disegno di legge di bilancio.
4. Le proposte di intervento possono riguardare: (i) la revisione
di procedure amministrative o organizzative per il miglioramento
dell’efficienza; (ii) il definanziamento di interventi previsti da
specifiche disposizioni normative, tenuto conto delle priorita’
dell’azione di Governo e dell’efficacia degli stessi interventi;
(iii) la revisione dei meccanismi o parametri che regolano
l’evoluzione della spesa, determinati sia da leggi sia da altri atti
normativi, ovvero la soppressione di disposizioni normative di spesa
vigenti in relazione alla loro efficacia o priorita’. Le proposte
relative alla revisione delle procedure amministrative o
organizzative e al definanziamento di interventi previsti da
specifiche disposizioni normative potranno essere formulate in
termini di riduzione degli stanziamenti indicati nella sezione II del
disegno di legge di bilancio per le spese di fabbisogno e di fattore
legislativo. Per la revisione dei meccanismi o parametri che regolano
l’evoluzione della spesa o per la soppressione di vigenti
disposizioni normative, le proposte dovranno essere formulate in
termini di disposizioni legislative da inserire nella sezione I del
disegno di legge di bilancio.
5. Tenuto conto delle priorita’ dell’azione di Governo, ai fini del
presente decreto, sono escluse dall’ambito della spesa oggetto delle
proposte di riduzione le spese relative a: investimenti fissi lordi,
calamita’ naturali ed eventi sismici, immigrazione e contrasto alla
poverta’.

Art. 2

Tempi e modalita’ per la formulazione delle proposte
per il conseguimento degli obiettivi di spesa

1. I Ministri, per il tramite delle strutture di indirizzo
politico-amministrativo, formulano le proposte secondo le modalita’ e
gli schemi indicati nelle linee guida di cui all’Allegato 2, parte
integrante del presente decreto.
2. Le proposte di intervento indicano gli effetti finanziari attesi
in termini di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e
del corrispondente indebitamento netto, tenuto conto della natura
della spesa e dei criteri e regole di contabilita’ nazionale SEC 2010
e sono corredate da una relazione tecnica che indichi i dati e i
metodi utilizzati per la quantificazione, le loro fonti e ogni
elemento utile per la verifica tecnica. Le proposte indicano altresi’
gli eventuali effetti in termini di quantita’ e qualita’ di beni e
servizi erogati.
3. Le proposte sono trasmesse in formato elaborabile al Ministro
dell’economia e delle finanze entro il 20 luglio 2017. Il Ministero
dell’economia e delle finanze provvedera’, tempestivamente, a
comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri le proposte di
cui al primo periodo.

Art. 3

Verifica delle proposte per il
conseguimento degli obiettivi di spesa

1. Il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato verifica la quantificazione degli
effetti finanziari, la congruenza delle proposte con l’obiettivo di
spesa di ciascun Ministero e la coerenza con le proposte formulate in
sede di predisposizione del disegno di legge di bilancio.
2. In caso di non raggiungimento dell’obiettivo, il Ministro
dell’economia e delle finanze, per il tramite delle strutture di
indirizzo politico-amministrativo, informa il Ministro competente ai
fini dell’integrazione delle proposte.
3. Se le proposte formulate da ciascun Ministero non consentono di
raggiungere l’obiettivo di spesa, per ciascun Ministero inadempiente,
con il disegno di legge di bilancio 2018-2020, saranno operate
riduzioni degli stanziamenti di competenza e cassa per l’importo
mancante al raggiungimento del predetto obiettivo, maggiorato di una
percentuale pari al 20 per cento dell’importo indicato nell’Allegato
1 al presente decreto.

Art. 4

Accordi sul conseguimento degli obiettivi di spesa

1. In relazione a quanto approvato con la legge di bilancio per il
triennio 2018-2020, il Ministro dell’economia e delle finanze e
ciascun Ministro di spesa stabiliscono, in appositi accordi, le
modalita’ e i termini per il monitoraggio dell’effettivo
conseguimento degli obiettivi di spesa, e degli effetti in termini di
quantita’ e qualita’ di beni e servizi erogati.
2. Negli accordi sono specificati gli interventi oggetto del
monitoraggio, le attivita’ che si intende porre in essere per la
realizzazione degli obiettivi di spesa e il relativo cronoprogramma,
nonche’ tutti gli ulteriori elementi utili per la verifica
dell’effettivo conseguimento dei predetti obiettivi che ciascun
Ministero si impegna a fornire al Presidente del Consiglio dei
ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze, nei tempi e
secondo le modalita’ previste nei medesimi accordi.
3. Gli accordi sono definiti entro il 1° marzo 2018 con appositi
decreti interministeriali pubblicati sul sito internet del Ministero
dell’economia e delle finanze.
4. Gli accordi possono essere aggiornati, su richiesta del Ministro
di spesa competente, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle
finanze, in relazione ad eventi al di fuori del controllo del
Ministero e non prevedibili al momento della predisposizione degli
interventi oggetto degli accordi e in considerazione di successivi
interventi legislativi con effetti sugli obiettivi oggetto dei
medesimi accordi.

Art. 5

Monitoraggio del conseguimento degli obiettivi di spesa

1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, entro il 15 luglio
2018, informa il Consiglio dei ministri sullo stato di attuazione
degli interventi oggetto di monitoraggio negli accordi sulla base di
apposite schede trasmesse, entro il 30 giugno 2018, da ciascun
Ministro al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro
dell’economia e delle finanze. Il contenuto delle schede sara’
definito nell’ambito dei medesimi accordi.
2. Ciascun Ministro invia entro il 1° marzo 2019 al Presidente del
Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze,
una relazione in cui illustra il grado di raggiungimento dei
risultati previsti negli accordi relativi al periodo 2018-2020 e le
motivazioni dell’eventuale mancato raggiungimento degli stessi,
secondo un formato da definire con apposita circolare del Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato.

Art. 6

Disposizioni finali

1. Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.

Roma, 28 giugno 2017

Il Presidente del Consiglio dei ministri
Gentiloni Silveri

Il Ministro dell’economia e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti l’11 luglio 2017
Ufficio controllo atti Ministero economia e finanze, reg.ne prev. n.
1582


Allegato 2

Linee guida per la formulazione delle proposte dei Ministeri e degli
Accordi di monitoraggio

Le proposte per il conseguimento degli obiettivi di spesa per
ciascun Ministero possono essere formulate con riferimento a:
(i) la revisione di procedure amministrative o organizzative
per il miglioramento dell’efficienza
(ii) il definanziamento di interventi previsti da specifiche
disposizioni normative tenuto conto delle priorita’ dell’azione di
Governo e dell’efficacia degli stessi interventi;
(iii) la revisione dei meccanismi o parametri che regolano
l’evoluzione della spesa, determinati sia da leggi sia da altri atti
normativi, ovvero la soppressione di disposizioni normative di spesa
vigenti in relazione alla loro efficacia o priorita’.
Le proposte dovranno essere corredate dagli elementi informativi
richiesti in apposite schede che verranno fornite all’Amministrazione
tramite posta elettronica:
«sintesi_proposte» (in excel);
«relazione_tecnica_proposte_sezione_I» (in word);
«relazione_tecnica_proposte_sezione_II» (in word).
Le proposte di riduzione dovranno essere trasmesse entro il 20
luglio 2017 alle strutture di indirizzo politico del Ministero
dell’economia e delle finanze. Entro la medesima data le stesse
proposte, corredate dalle suddette schede informative in formato
elaborabile (word e/o excel), dovranno essere inviate anche al
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, all’indirizzo di
posta elettronica rgs.rapporticonibilancisti@mef.gov.it
Il file della scheda «sintesi_proposte» dovra’ recare per ciascun
Ministero il prospetto di sintesi degli effetti finanziari delle
proposte per il conseguimento dell’obiettivo assegnato, articolato
come segue:
l’identificativo della proposta ossia un numero progressivo che
identifica univocamente la proposta di riduzione;
la sezione I o II del disegno di legge di bilancio interessata
dalla proposta di riduzione;
l’oggetto della proposta ossia una descrizione sintetica
dell’intervento che si propone per realizzare la riduzione di spesa;
il numero del capitolo dello stato di previsione interessato;
il numero dell’articolo/piano gestionale del capitolo
interessato;
l’indicazione (SI/NO) nel caso in cui il capitolo/piano
gestionale oggetto di proposta di riduzione sia o meno interessato
anche da ulteriori variazioni rispetto alla legislazione vigente,
previste dall’Amministrazione in sede di predisposizione del disegno
di legge di bilancio 2018-2020;
gli effetti finanziari della proposta di riduzione per ciascun
esercizio del triennio 2018-2020 e a decorrere, in termini di saldo
netto da finanziare (competenza e cassa) e di indebitamento netto.
Il file della scheda «relazione_tecnica_proposte_sezione_I»
dovra’ essere compilato da ciascun Ministero per ciascuna proposta di
riduzione che necessita di una modifica normativa da inserire nella
sezione I del disegno di legge di bilancio:
l’identificativo della proposta (corrispondente a quello
indicato nel file della scheda «sintesi proposte»);
il centro di responsabilita’ amministrativa (CDR) di
riferimento;
la proposta normativa che dovra’ avere carattere strutturale ed
efficacia immediata;
i criteri e le motivazioni della proposta normativa;
la relativa relazione tecnica compilata secondo quanto previsto
dall’articolo 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. In tale
documento dovranno essere indicati gli effetti finanziari della
proposta normativa di riduzione per ciascun esercizio del triennio
2018-2020 e a decorrere in termini di saldo netto da finanziare
(competenza e cassa) e di indebitamento netto, i criteri per la
quantificazione degli stessi e le relative fonti informative per la
verifica. Nella relazione tecnica dovranno, inoltre, essere indicate
le leve e le misure adottate per la riduzione e il relativo
scadenzario temporale;
gli eventuali effetti attesi in termini di quantita’ e qualita’
di beni e servizi erogati;
i contatti (e-mail e telefono) del referente della proposta.
Il file della scheda «relazione_tecnica_proposte_sezione_II»
dovra’ essere compilato da ciascun Ministero per ciascuna proposta di
riduzione degli stanziamenti della sezione II del disegno di legge di
bilancio relativa a spese di fabbisogno e di fattore legislativo
(derivanti dalla revisione delle procedure amministrative o
organizzative e/o dal definanziamento di interventi previsti da
specifiche disposizioni normative vigenti). Tale relazione tecnica
dovra’ contenere i seguenti elementi:
l’identificativo della proposta (corrispondente a quello
indicato nel file della scheda «sintesi proposte»);
il centro di responsabilita’ amministrativa (CDR) di
riferimento;
l’indicazione della relativa autorizzazione di spesa nel caso
del definanziamento di un fattore legislativo;
i criteri e le motivazioni della proposta di revisione;
le leve e le misure adottate per la riduzione e il relativo
scadenzario temporale, nonche’ il metodo utilizzato per la
quantificazione degli effetti finanziari e le relative fonti
informative per la verifica;
gli eventuali effetti attesi in termini di quantita’ e qualita’
di beni e servizi erogati;
i contatti (e-mail e telefono) del referente della proposta.
Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato verifica la
quantificazione degli effetti finanziari e la congruenza delle
proposte con l’obiettivo di spesa di ciascun Ministero. Per la
quantificazione degli effetti in termini di indebitamento netto,
tenuto conto delle regole di contabilita’ nazionale, si seguiranno,
in via generale, i seguenti criteri:
per le spese di personale, tenuto conto dei relativi effetti
fiscali e contributivi, l’impatto della proposta di riduzione sara’
valutato pari al 50% della riduzione di stanziamento di competenza di
bilancio proposto;
per le spese correnti diverse da quelle di personale, l’impatto
della proposta di riduzione sara’ valutato per un importo pari alla
riduzione di stanziamento di competenza di bilancio proposto;
per le spese di conto capitale, l’impatto della proposta di
riduzione e’ valutato pari a 1/3 della riduzione di stanziamento di
competenza di per ciascuno degli anni del bilancio pluriennale.
La valutazione, in particolare per le spese di conto capitale,
potra’ risultare differente da quanto sopra indicato in base agli
elementi aggiuntivi forniti dalle Amministrazioni anche in relazione
all’effettiva spendibilita’ delle somme, e/o dello stato di
avanzamento delle opere, e/o della data di presumibile consegna del
bene.

Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 16 giugno 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 giugno 2017

Metodologia generale del bilancio di genere ai fini della rendicontazione, tenuto conto anche delle esperienze già maturate nei bilanci degli Enti territoriali. (17A05165)

(GU Serie Generale n.173 del 26-07-2017)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

di concerto con

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Vista la legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive
modificazioni, recante la legge di contabilita’ e, particolare,
l’art. 40, comma 1, concernente la delega al Governo per il
completamento della revisione della struttura del bilancio dello
Stato;
Visto il decreto legislativo 12 maggio 2016, n. 90, recante
completamento della riforma della struttura del bilancio dello Stato
in attuazione dell’art. 40, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n.
196, e, in particolare, l’art. 9, che ha inserito l’art. 38-septies,
della citata legge n. 196 del 2009, che dispone l’avvio di una
sperimentazione di un bilancio di genere per il bilancio dello Stato;
Visto, in particolare, il comma 2, del sopra citato art.
38-septies, secondo cui con apposito decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, e’ definita la metodologia generale del bilancio di
genere ai fini della rendicontazione anche tenendo conto delle
esperienze gia’ maturate nei bilanci degli enti territoriali;
Visto il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, recante
attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di
ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di
efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni e, in
particolare, l’art. 10, secondo cui la relazione annuale sulla
performance evidenzia, a consuntivo, con riferimento all’anno
precedente, i risultati organizzativi e individuali raggiunti
rispetto ai singoli obiettivi programmati ed alle risorse, con
rilevazione degli eventuali scostamenti, il bilancio di genere
realizzato;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22
novembre 2010, recante disciplina dell’autonomia finanziaria e
contabile della Presidenza del Consiglio dei ministri;
Vista la risoluzione del Parlamento europeo del 3 luglio 2003,
2002/2198(INI) recante «La costruzione dei bilanci pubblici secondo
la prospettiva di genere», nella quale si definisce il bilancio di
genere come lo strumento che consente di «adottare una valutazione
d’impatto di genere a tutti i livelli delle procedure di bilancio e
ristrutturando le entrate e le uscite al fine di promuovere
l’uguaglianza tra uomini e donne»;
Vista, altresi’, la risoluzione del Parlamento europeo del 25
febbraio 2010, P7_TA(2010)0037, su Pechino +15, recante «Piattaforma
d’azione delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere» che
ribadisce la necessita’ di mettere in atto e monitorare
sistematicamente l’integrazione della prospettiva di genere nei
processi legislativi, di bilancio e in altri importanti processi,
nonche’ strategie, programmi e progetti in vari ambiti, tra cui la
politica economica e le politiche d’integrazione;
Vista la raccomandazione del Comitato dei ministri CM/Rec (2007)17
rivolta agli Stati membri sulle norme e i meccanismi in materia di
uguaglianza di genere che individua nel bilancio di genere uno degli
strumenti piu’ efficaci per integrare la dimensione di genere e
garantire una presenza equilibrata di entrambi i sessi nei servizi
pubblici;
Vista la direttiva 23 maggio 2007 recante «Misure per attuare
parita’ e pari opportunita’ tra uomini e donne nelle amministrazioni
pubbliche», adottata dal Ministro per le riforme e le innovazioni
nella pubblica amministrazione e dal Ministro per i diritti e le pari
opportunita’, la quale prevede la necessita’ di redigere i bilanci di
genere e che questi «diventino pratica consolidata nelle attivita’ di
rendicontazione sociale delle amministrazioni»;
Tenuto conto della direttiva del Presidente del Consiglio dei
ministri 15 giugno 2017 recante «Indirizzi per l’attuazione dei commi
1 e 2 dell’art. 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124 e linee guida
contenenti regole inerenti all’organizzazione del lavoro finalizzate
a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei
dipendenti»;
Considerato che il Dipartimento della Ragioneria generale dello
Stato del Ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con la
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione
pubblica, ai sensi del titolo V del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, effettua una serie di rilevazioni relative al personale
dipendente dalle pubbliche amministrazioni, tra cui quelle note come
Conto annuale nel sistema informativo costituente la banca dati del
personale (SICO – Sistema conoscitivo del personale dipendente dalle
amministrazioni pubbliche);
Considerato che il Dipartimento degli affari generali del Ministero
dell’economia e delle finanze gestisce il sistema di pagamento del
c.d. cedolino unico di cui all’art. 2, comma 197 della legge 23
dicembre 2009, n. 191, attraverso il quale e’ possibile ricavare
informazioni utili a effettuare un’analisi del diverso impatto del
genere per le politiche del personale delle amministrazioni centrali
dello Stato;
Tenuto conto delle esperienze maturate nell’ambito di diverse
amministrazioni a livello centrale e territoriale per lo sviluppo di
metodologie e indicatori utili al fine di una rappresentazione del
bilancio secondo una prospettiva di genere e per l’attuazione di
azioni che promuovono le pari opportunita’ rivolte al personale delle
stesse amministrazioni;
Tenuto conto, altresi’, che tra gli indicatori di Benessere equo e
sostenibile (BES) introdotti dal Governo nel documento di economia e
finanza 2017 in via sperimentale per monitorare l’evoluzione del
benessere e valutare l’impatto delle politiche ai sensi dell’art. 10,
comma 10-bis figura, tra l’altro, il tasso di mancata partecipazione
al lavoro per gli uomini e per le donne;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16
dicembre 2016, con il quale alla Sottosegretaria di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei ministri, on. avv. Maria Elena Boschi,
e’ stata conferita la delega per la firma di decreti, atti e
provvedimenti di competenza del Presidente del Consiglio dei
ministri;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19
gennaio 2017, con il quale alla Sottosegretaria di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei ministri, on. avv. Maria Elena Boschi,
e’ stata conferita la delega per esercitare le funzioni di
programmazione, indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative,
nonche’ ogni altra funzione attribuita dalle vigenti disposizioni al
Presidente del Consiglio dei ministri nelle materie concernenti la
promozione dei diritti della persona, delle pari opportunita’ e della
parita’ di trattamento, la prevenzione e rimozione di ogni forma e
causa di discriminazione;

Decreta:

Art. 1

Sperimentazione del bilancio di genere

1. Per l’esercizio 2016 e’ realizzato, in via sperimentale, un
bilancio di genere con riferimento al conto del bilancio dello Stato,
quale strumento per la valutazione del diverso impatto delle
politiche di bilancio sulle donne e sugli uomini, in termini di
denaro, servizi, tempo e lavoro non retribuito, tramite una maggiore
trasparenza della destinazione delle risorse e attraverso un’analisi
degli effetti delle suddette politiche in base al genere.
2. I soggetti coinvolti sono i singoli centri di responsabilita’
delle amministrazioni centrali dello Stato incluse le loro
articolazioni periferiche, e della Presidenza del Consiglio dei
ministri, quali soggetti attivi delle politiche di bilancio e
detentori, rilevatori e fornitori dei dati, nonche’ il Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato, il Dipartimento delle finanze,
il Dipartimento degli affari generali del Ministero dell’economia e
delle finanze per i dati e le metodologie comuni a tutte le
amministrazioni centrali.

Art. 2

Riclassificazione contabile
della spesa secondo una prospettiva di genere

1. La metodologia generale per la realizzazione del bilancio di
genere richiede una riclassificazione contabile delle spese del
bilancio dello Stato in:
a) neutrali, rispetto al genere;
b) sensibili, ossia che hanno un diverso impatto su donne e
uomini;
c) destinate a ridurre le diseguaglianze di genere.
2. Ai sensi dell’art. 38-septies, comma 3, della legge n. 196 del
2009, gli schemi contabili e le modalita’ di rappresentazione sono
stabiliti dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato tramite apposite linee guida
che specificano le categorie della riclassificazione di cui al comma
1 e le unita’ di analisi a cui applicarle.
3. I dati rilevati ed elaborati secondo i criteri delle linee guida
di cui al comma 2 sono trasmessi dai centri di responsabilita’ delle
amministrazioni centrali dello Stato al Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato secondo le modalita’ operative ed informatiche
ivi illustrate.
4. Gli Uffici centrali del bilancio curano il raccordo tra il
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e le strutture
delle amministrazioni centrali dello Stato, anche ai fini della
trasmissione dei dati e della condivisione della metodologia,
facilitando i compiti delle amministrazioni e assicurando
l’unitarieta’ dell’applicazione dei principi e degli schemi contabili
contenuti nelle linee guida di cui al comma 2.
5. La riclassificazione della spesa fornisce evidenza anche della
diversa ripartizione di genere del personale delle amministrazioni
centrali dello Stato, in base alle risultanze del sistema di
pagamento del cd. cedolino unico di cui all’art. 2, comma 197 della
legge 23 dicembre 2009, n. 191 e alle rilevazioni relative al
personale dipendente delle pubbliche amministrazioni, tra cui quelle
del Conto annuale nel sistema informativo costituente la banca dati
del personale (SICO – Sistema conoscitivo del personale dipendente
dalle amministrazioni pubbliche).

Art. 3

Indicatori per il monitoraggio del diverso impatto delle politiche
sul genere

1. Al fine di monitorare il diverso impatto sul genere delle
politiche statali, il bilancio di genere si avvale di indicatori
statistici che riguardano sia le politiche del personale
dell’amministrazione, sia le politiche settoriali.
2. Ai sensi dell’art. 38-septies, comma 3, della legge n. 196 del
2009, le modalita’ di raccolta e presentazione degli indicatori
statistici sono stabiliti nelle linee guida, anche tenuto conto dei
contenuti previsti ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera b), del
decreto legislativo n. 150 del 2009. In particolare, gli indicatori
relativi alle politiche del personale delle amministrazioni centrali
sono stabiliti d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri
– Dipartimento della funzione pubblica.
3. La rilevazione del Conto annuale prevista dal titolo V del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, costituisce una fonte di
dati per la costruzione di indicatori riferiti alle diseguaglianze di
genere relative alle politiche di personale delle amministrazioni
centrali di cui all’ultimo periodo del comma 2. Le amministrazioni
sono tenute a rispettare la scadenza per la trasmissione dei dati
indicata nella circolare annuale del Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato relativa alla rilevazione del Conto annuale.
4. Le amministrazioni comunicano le azioni intraprese e gli
indirizzi specifici emanati per incidere nella direzione di una
riduzione delle diseguaglianze di genere sulla base degli schemi
stabiliti nelle linee guida, evidenziando il proprio contributo anche
tramite indicatori di risultato da esse individuati.
5. Gli indicatori statistici di riferimento per monitorare
l’impatto sul genere delle politiche statali possono essere adottati
da parte di ciascuna amministrazione anche nelle note integrative
allegate al bilancio dello Stato in relazione ai programmi di spesa
che possono maggiormente incidere in termini di politiche
sottostanti, nonche’ per la misurazione e la valutazione della
performance organizzativa, in coerenza con i contenuti previsti nel
piano della performance e nella relazione sulla performance, ai sensi
dell’art. 8, comma 1, lettera h) e dell’art. 10, comma 1, lettera a)
e lettera b) del decreto legislativo n. 150 del 2009.

Art. 4

Costruzione di indicatori per il monitoraggio dell’impatto delle
politiche sul genere

1. Al fine di supportare le amministrazioni nell’adozione di una
prospettiva di genere nell’ambito delle politiche del proprio
personale, il Dipartimento delle pari opportunita’ e il Dipartimento
della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e
il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato collaborano nella costruzione di
indicatori statistici utili al monitoraggio dell’impatto sul genere
delle politiche del personale delle amministrazioni, tra cui il
divario medio retributivo delle posizioni apicali nelle
amministrazioni centrali dello Stato e nella Presidenza del Consiglio
dei ministri. Tale collaborazione e’ volta a evitare duplicazioni e a
garantire uniformita’ di applicazione.
2. L’ISTAT collabora con la Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento delle pari opportunita’ e il Ministero dell’economia e
delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato,
al fine dell’individuazione di indicatori utili al monitoraggio
dell’impatto sul genere delle politiche statali, assicurando
l’inclusione delle relative statistiche di base, distinte per genere,
nel Piano statistico nazionale.

Art. 5

Analisi delle politiche di entrata
secondo una prospettiva di genere

1. Il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento delle
finanze effettua analisi sulle principali politiche tributarie ovvero
su particolari misure fiscali adottate per ridurre le diseguaglianze
di genere, quantificando il diverso impatto su donne e uomini.
2. Le analisi sono elaborate facendo riferimento anche a indicatori
statistici, quali il coefficiente di Gini per genere.
3. Sono, altresi’, individuate in un apposito elenco le eventuali
agevolazioni fiscali, previste dalla legislazione vigente, dirette a
ridurre le diseguaglianze di genere.

Art. 6

Applicazione ai bilanci
di altre amministrazioni pubbliche

1. Le amministrazioni pubbliche diverse dalle amministrazioni
centrali dello Stato e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri
possono definire un percorso di adozione della riclassificazione
contabile secondo una prospettiva di genere e del ricorso a
indicatori di monitoraggio in analogia al bilancio dello Stato. Le
amministrazioni vigilanti supportano le amministrazioni vigilate, in
coerenza con quanto effettuato per il proprio bilancio.

Art. 7

Disposizioni finali

1. Entro il 30 settembre 2017, il Ministro dell’economia e delle
finanze trasmette alle Camere una relazione sulla sperimentazione di
cui all’art. 1, indicando le risultanze della sperimentazione e le
modalita’ per condurre a regime la realizzazione del bilancio di
genere.
2. All’esito della sperimentazione di cui all’art. 1, il Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato procede, con apposite circolari, all’eventuale
aggiornamento delle linee guida e a specificare le modalita’
operative di raccolta e trasmissione delle informazioni occorrenti,
nonche’ a fissare la tempistica della redazione del bilancio di
genere.
3. La Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito della
propria autonomia organizzativa e contabile, adotta le misure
relative all’applicazione del presente decreto tenendo conto delle
peculiarita’ della propria struttura.
Il presente decreto e’ inviato ai competenti organi di controllo e
sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 16 giugno 2017

p. Il Presidente
del Consiglio dei ministri
La Sottosegretaria di Stato
Boschi

Il Ministro dell’economia
e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti l’11 luglio 2017
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 1574

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 febbraio 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 febbraio 2017

Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) – Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati. (17A02714)

(GU Serie Generale n.90 del 18-4-2017)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

su proposta del

MINISTRO CON DELEGA IN MATERIA DI POLITICHE PER LA FAMIGLIA

di concerto con

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

e

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Vista la legge 11 dicembre 2016, n. 232 recante «Bilancio di
previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio
pluriennale per il triennio 2017-2019»;
Visto, in particolare, l’art. 1, comma 355, della citata legge n.
232 del 2016, il quale prevede, tra l’altro, che, con riferimento ai
nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, per il pagamento di rette
relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonche’ per
l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in
favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi
patologie croniche, e’ attribuito, a partire dall’anno 2017, un buono
di 1000 euro su base annua e parametrato a undici mensilita’.;
Considerato che, ai sensi del predetto comma 355, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro con
delega in materia di politiche per la famiglia, di concerto con il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro
dell’economia e delle finanze, sono stabilite le disposizioni
necessarie per l’attuazione del comma medesimo;
Visti i commi 356 e 357 del menzionato art. 1 della legge n. 232
del 2016;
Visto l’art. 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190,
che prevede un assegno al fine di incentivare la natalita’ e
contribuire alle spese per il suo sostegno;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27
febbraio 2015 recante disposizioni necessarie per l’attuazione del
citato art. 1 , comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
Visto l’art. 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n.
92, che attribuisce alla madre lavoratrice, al termine del congedo di
maternita’, per gli undici mesi successivi e in alternativa al
congedo parentale, la possibilita’ di avvalersi di voucher per
l’acquisto di servizi di baby sitting o per far fronte agli oneri
della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati
accreditati;
Visti gli articoli 1, comma 335, della legge 23 dicembre 2005, n.
266, e 2, comma 6, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, concernenti disposizioni sulla detrazione dell’imposta lorda per le spese documentate sostenute dai genitori per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica in data 12
dicembre 2016, concernente la nomina dell’on. dott. Enrico Costa a
Ministro senza portafoglio;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data
26 gennaio 2017, con il quale all’on. dott. Enrico Costa viene
conferita la delega di funzioni in materia di politiche per la
famiglia;
Sulla proposta del Ministro con delega alle politiche per la
famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il
Ministro della salute relativamente all’art. 4, comma 2, del presente
decreto;

Adotta
il seguente decreto:

Art. 1

Definizione

1. Ai fini del presente decreto si intende per «genitore
richiedente»: il genitore in possesso dei requisiti di cui al comma
2, che, relativamente al beneficio di cui all’art. 3, sostiene l’onere della retta e che, relativamente al beneficio di cui all’art. 4, sia convivente con il figlio.
2. Il genitore richiedente deve essere in possesso dei seguenti
requisiti:
a) cittadinanza italiana, oppure di uno Stato membro dell’Unione
europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario,
permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui
all’art. 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e
successive modificazioni;
b) residenza in Italia.

Art. 2

Oggetto

1. Ai sensi dell’art. 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016,
n. 232, a partire dall’anno 2017, per ogni figlio nato o adottato a
decorrere dal 1° gennaio 2016, sono attribuiti i benefici di cui agli
articoli 3 e 4 su domanda del genitore richiedente.

Art. 3

Buono per il pagamento di rette relative
alla frequenza di asili nido pubblici e privati

1. Il beneficio di cui al presente articolo consiste in un buono
annuo di 1.000,00 euro, parametrato per ogni anno di riferimento a
undici mensilita’, da corrispondere, in base alla domanda del
genitore richiedente, per far fronte al pagamento della retta
relativa alla frequenza di asili nido pubblici o asili nido privati
autorizzati.
2. Il contributo e’ erogato dall’Istituto nazionale della
previdenza sociale tramite un pagamento diretto, con cadenza mensile, al genitore richiedente, fino a concorrenza dell’importo massimo della quota parte mensile, dietro presentazione da parte dello stesso genitore della documentazione attestante l’avvenuto pagamento della retta per la fruizione del servizio presso l’asilo nido pubblico, o privato autorizzato, prescelto.

Art. 4

Buono per l’introduzione di forme di supporto presso la propria
abitazione in favore dei bambini affetti da gravi patologie
croniche.

1. Il beneficio di cui al presente articolo consiste in un
contributo, per un importo massimo di 1.000,00 euro annui, per
favorire l’introduzione di forme di supporto presso la propria
abitazione in favore dei bambini al di sotto di tre anni
impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da
gravi patologie croniche.
2. Il contributo di cui al comma l e’ corrisposto dall’INPS
direttamente al genitore richiedente dietro presentazione da parte di quest’ultimo di un’attestazione rilasciata dal pediatra di libera
scelta, sulla scorta di idonea documentazione, che attesti, per
l’intero anno di riferimento, l’impossibilita’ del bambino di
frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica.

Art. 5

Modalita’ di ammissione

1. Per accedere ai benefici di cui agli articoli 3 e 4, il genitore
richiedente presenta domanda all’INPS tramite i canali telematici,
indicando, al momento della domanda stessa, a quale dei due intende accedere.
2. Il beneficio di cui all’ art. 3 non e’ cumulabile con la detrazione prevista dall’art. 1, comma 335, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e dall’art. 2, comma 6, della legge 22 dicembre 2008, n. 203. Pertanto, l’INPS comunica tempestivamente all’Agenzia delle entrate l’avvenuta erogazione al genitore richiedente del predetto
beneficio.
3. I benefici di cui agli articoli 3 e 4 sono cumulabili con i
benefici di cui ai commi 356 e 357 della citata legge n. 232 del
2016. Il beneficio di cui all’art. 3 non puo’ essere fruito, nel
corso dell’anno, in mensilita’ coincidenti con quelle di fruizione
dei benefici di cui ai commi 356 e 357 della legge n. 232 del 2016.
Nella domanda telematica il genitore richiedente e’ tenuto ad
autocertificare, ai sensi dell’art. 47 del decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, la predetta condizione.
4. Per ciascun anno, a decorrere dall’anno 2017, le domande possono essere presentate entro il 31 dicembre e il beneficio e’ erogato nel limite di spesa indicato all’art. 7, secondo l’ordine di
presentazione telematica delle domande. In ogni caso, qualora, a
seguito delle domande presentate, sia stato raggiunto, anche in via
prospettica, il limite di spesa di cui all’art. 7, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande.

Art. 6

Istruzioni dell’INPS

1. L’INPS provvede entro trenta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto alla pubblicazione di
apposite istruzioni operative, sul proprio sito istituzionale,
concernenti l’accesso ai benefici di cui agli articoli 3 e 4.

Art. 7

Monitoraggio della spesa e copertura finanziaria

1. I benefici di cui agli articoli 3 e 4 sono riconosciuti nel limite massimo complessivo di 144 milioni di euro per l’anno 2017, di
250 milioni di euro per l’anno 2018, di 300 milioni di euro per
l’anno 2019 e di 330 milioni di euro annui a decorrere dal 2020.
2. La relativa spesa gravera’ sul piano gestionale n. 1 del capitolo n. 3530 iscritto nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
3. L’INPS provvede al monitoraggio dell’andamento della spesa,
anche in relazione alla ripartizione tra i benefici di cui agli
articoli 3 e 4, inviando relazioni trimestrali alla Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della
famiglia, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al
Ministero dell’economia e delle finanze.

Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.

Roma, 17 febbraio 2017

Il Presidente del Consiglio dei ministri
Gentiloni Silveri

Il Ministro con delega in materia di politiche per la famiglia
Costa

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Poletti

Il Ministro dell’economia e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 3 aprile 2017, n. 698

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 febbraio 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 febbraio 2017

Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali. (17A02655)

(GU n.87 del 13-4-2017)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 3 agosto 2007, n. 124, recante «Sistema di
informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del
segreto», come modificata e integrata dalla legge 7 agosto 2012, n.
133, e, in particolare, l’art. 1, comma 3-bis, che dispone che il
Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato
interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), adotti
apposite direttive per rafforzare le attivita’ di informazione per la
protezione delle infrastrutture critiche materiali e immateriali, con
particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza
informatica nazionali;
Visti altresi’, l’art. 5, della legge n. 124 del 2007, che
disciplina le funzioni del CISR cui sono attribuiti compiti di
consulenza, proposta e deliberazione sugli indirizzi e sulle
finalita’ generali della politica dell’informazione per la sicurezza,
nonche’ di elaborazione degli indirizzi generali e degli obiettivi
fondamentali da perseguire nel quadro della politica
dell’informazione per la sicurezza;
Visto il decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 dicembre 2015, n. 198, ed in
particolare l’art. 7-bis, comma 5, che attribuisce al CISR, convocato
dal Presidente del Consiglio dei ministri in caso di situazioni di
crisi che coinvolgano aspetti di sicurezza nazionale, compiti di
consulenza, proposta e deliberazione, secondo modalita’ stabilite con regolamento adottato ai sensi dell’art. 43, della legge n. 124 del
2007;
Visto l’art. 4, comma 3, lettera d-bis), della legge n. 124 del
2007, ai sensi del quale il Dipartimento delle informazioni per la
sicurezza coordina le attivita’ di ricerca informativa finalizzate a
rafforzare la protezione cibernetica e la sicurezza informatica
nazionali;
Vista la direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune
elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione
(c.d. Direttiva NIS);
Vista la legge 1° aprile 1981, n. 121, recante «Nuovo ordinamento
dell’Amministrazione della Pubblica sicurezza», ed in particolare
l’art. 1;
Visti il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con
modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, recante misure
urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale che, all’art.
7-bis, dispone che, ferme restando le competenze dei Servizi di
informazione per la sicurezza, i competenti organi del Ministero
dell’interno assicurano i servizi di protezione informatica delle
infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale ed il
decreto del Ministro dell’interno 9 gennaio 2008, con il quale sono
state individuate le predette infrastrutture ed e’ stata prevista
l’istituzione del Centro nazionale anticrimine informatico per la
protezione delle infrastrutture critiche (CNAIPIC);
Visti l’art. 14 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300,
recante «Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art.
11 della legge 15 marzo 1997, n. 59», che attribuisce, tra l’altro,
al Ministero dell’interno competenze in materia di difesa civile ed
il decreto del Ministro dell’interno 28 settembre 2001 che istituisce
la Commissione interministeriale tecnica di difesa civile;
Visto il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante «Codice
dell’ordinamento militare» e, in particolare, l’art. 89 che individua
le attribuzioni delle Forze armate e le disposizioni e direttive
conseguenti che disciplinano i compiti attinenti alla difesa
cibernetica;
Visto il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante
«Codice delle comunicazioni elettroniche» e, in particolare, le
disposizioni che affidano al Ministero dello sviluppo economico
competenze in materia di sicurezza ed integrita’ delle reti pubbliche
di comunicazione e dei servizi di comunicazione elettronica
accessibili al pubblico;
Visto il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e successive
modificazioni, che ha istituito l’Agenzia per l’Italia digitale
(AgID);
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante il Codice
dell’amministrazione digitale e, in particolare, le disposizioni in
materia di funzioni dell’AgID e di sicurezza informatica;
Vista la legge 24 febbraio 1992, n. 225, recante «Istituzione del
Servizio nazionale della protezione civile»;
Visto il decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 61, attuativo della
direttiva 2008/114/CE recante l’individuazione e la designazione
delle infrastrutture critiche europee e la valutazione della
necessita’ di migliorarne la protezione;
Visto l’art. 5, comma 2, lettera h), della legge 23 agosto 1988, n.
400;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante
«Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri a norma
dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59»;
Visto il regolamento recante «Disposizioni per la tutela
amministrativa del segreto di Stato e delle informazioni classificate
e a diffusione esclusiva», adottato con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 6 novembre 2015, n. 5, ai sensi dell’art. 4,
comma 3, lettera l), della legge n. 124 del 2007;
Visto il regolamento recante «Ordinamento ed organizzazione del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza», adottato con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 ottobre 2012, n.
2, ed in particolare l’art. 4, comma 5, ai sensi del quale presso il
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e’ istituito un
organismo collegiale permanente, c.d. CISR Tecnico, per
l’espletamento, a supporto del Comitato interministeriale per la
sicurezza della Repubblica, di attivita’ di istruttoria, di
approfondimento e di valutazione anche con riferimento a specifiche situazioni di crisi;
Vista la direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica
e la sicurezza informatica nazionali, adottata con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri del 24 gennaio 2013, che ha
definito, in un contesto unitario, l’architettura istituzionale
deputata alla tutela della sicurezza nazionale relativamente alle
infrastrutture critiche materiali e immateriali, con particolare
riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica
nazionali;
Considerato l’attuale quadro legislativo, improntato alla
distribuzione di funzioni e compiti aventi rilievo per la sicurezza
cibernetica tra molteplici soggetti istituzionali competenti nelle
diverse fasi: della prevenzione degli eventi dannosi nello spazio
cibernetico; dell’elaborazione di linee guida e standard tecnici di
sicurezza; della difesa dello Stato da attacchi nello spazio
cibernetico; della prevenzione e repressione dei crimini informatici;
della preparazione e della risposta nei confronti di eventi
cibernetici;
Considerato che sul richiamato quadro legislativo e’ intervenuto
l’art. 7-bis, comma 5, del decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 198 del 2015, che ha
attribuito al CISR funzioni di consulenza, proposta e deliberazione,
in caso di situazioni di crisi che coinvolgano aspetti di sicurezza
nazionale;
Ravvisata pertanto la necessita’ di aggiornare, anche nelle more
del recepimento, entro il 9 maggio 2018, della citata direttiva (UE)
2016/1148, la predetta architettura istituzionale alla luce delle
previsioni recate dall’art. 7-bis, comma 5, del decreto-legge 30
ottobre 2015, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
198 del 2015, cosi’ da ricondurre a sistema e unitarieta’ le diverse
competenze coinvolte nella gestione della situazione di crisi, in
relazione al grado di pregiudizio alla sicurezza della Repubblica e
delle Istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo
fondamento;
Ritenuto in tale quadro di procedere, altresi’, ad una
razionalizzazione e semplificazione della predetta architettura
istituzionale, prevedendo che le funzioni di coordinamento e raccordo delle attivita’ di prevenzione, preparazione e gestione di eventuali situazioni di crisi di natura cibernetica siano attestate presso strutture che assicurino un piu’ diretto ed efficace collegamento con il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica;
Ritenuto per quanto sopra di dover procedere all’adozione di un
nuovo provvedimento che sostituisca il decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 24 gennaio 2013;
Sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della
Repubblica;

Dispone:

Art. 1
Oggetto

1. Il presente decreto definisce, in un contesto unitario e
integrato, l’architettura istituzionale deputata alla tutela della
sicurezza nazionale relativamente alle infrastrutture critiche
materiali e immateriali, con particolare riguardo alla protezione
cibernetica e alla sicurezza informatica nazionali, indicando a tal
fine i compiti affidati a ciascuna componente ed i meccanismi e le
procedure da seguire ai fini della riduzione delle vulnerabilita’,
della prevenzione dei rischi, della risposta tempestiva alle
aggressioni e del ripristino immediato della funzionalita’ dei
sistemi in caso di crisi.
2. I soggetti compresi nell’architettura istituzionale di cui al
comma 1 operano nel rispetto delle competenze gia’ attribuite dalla
legge a ciascuno di essi.
3. Il modello organizzativo-funzionale delineato con il presente
decreto persegue la piena integrazione con le attivita’ di competenza del Ministero dello sviluppo economico e dell’Agenzia per l’Italia digitale, nonche’ con quelle espletate dalle strutture del Ministero della difesa dedicate alla protezione delle proprie reti e sistemi nonche’ alla condotta di operazioni militari nello spazio cibernetico, dalle strutture del Ministero dell’interno, dedicate alla prevenzione e al contrasto del crimine informatico e alla difesa civile, e quelle della protezione civile.

Art. 2
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) Presidente: il Presidente del Consiglio dei ministri;
b) CISR: il Comitato interministeriale per la sicurezza della
Repubblica di cui all’art. 5, della legge 3 agosto 2007, n. 124;
c) «CISR tecnico»: l’Organismo di supporto al CISR di cui all’art. 5;
d) DIS: il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza di cui all’art. 4, della legge n. 124 del 2007;
e) Agenzie: l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna e l’Agenzia informazioni e sicurezza interna di cui agli articoli 6 e
7, della legge n. 124 del 2007;
f) organismi di informazione per la sicurezza: il DIS, l’AISE e
l’AISI di cui agli articoli 4, 6 e 7 della legge n. 124 del 2007;
g) Consigliere militare: il Consigliere militare del Presidente
del Consiglio dei ministri di cui all’art. 11, del decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012;
h) spazio cibernetico: l’insieme delle infrastrutture
informatiche interconnesse, comprensivo di hardware, software, dati ed utenti, nonche’ delle relazioni logiche, comunque stabilite, tra
di essi;
i) sicurezza cibernetica: condizione per la quale lo spazio
cibernetico risulti protetto grazie all’adozione di idonee misure di
sicurezza fisica, logica e procedurale rispetto ad eventi, di natura
volontaria o accidentale, consistenti nell’acquisizione e nel
trasferimento indebiti di dati, nella loro modifica o distruzione
illegittima, ovvero nel controllo indebito, danneggiamento,
distruzione o blocco del regolare funzionamento delle reti e dei
sistemi informativi o dei loro elementi costitutivi;
l) minaccia cibernetica: complesso delle condotte che possono
essere realizzate nello spazio cibernetico o tramite esso, ovvero in
danno dello stesso e dei suoi elementi costitutivi, che si sostanzia
in particolare, nelle azioni di singoli individui od organizzazioni,
statali e non, pubbliche o private, finalizzate all’acquisizione e al
trasferimento indebiti di dati, alla loro modifica o distruzione
illegittima, ovvero a controllare indebitamente, danneggiare,
distruggere o ostacolare il regolare funzionamento delle reti e dei
sistemi informativi o dei loro elementi costitutivi;
m) evento cibernetico: avvenimento significativo, di natura
volontaria o accidentale, consistente nell’acquisizione e nel
trasferimento indebiti di dati, nella loro modifica o distruzione
illegittima, ovvero nel controllo indebito, danneggiamento,
distruzione o blocco del regolare funzionamento delle reti e dei
sistemi informativi o dei loro elementi costitutivi;
n) allarme: comunicazione di avviso di evento cibernetico da
valutarsi ai fini dell’attivazione di misure di risposta pianificate;
o) situazione di crisi cibernetica: situazione in cui l’evento
cibernetico assume dimensioni, intensita’ o natura tali da incidere
sulla sicurezza nazionale o da non poter essere fronteggiato dalle
singole amministrazioni competenti in via ordinaria ma con
l’assunzione di decisioni coordinate in sede interministeriale;
p) operatori di servizi essenziali: gli operatori di cui
all’allegato II della direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello
comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi
nell’Unione (c.d. direttiva NIS);
q) fornitori di servizi digitali: i fornitori di cui all’allegato
III della direttiva NIS.

Art. 3
Presidente del Consiglio dei ministri

1. Il Presidente, quale responsabile della politica generale del
Governo e vertice del Sistema di informazione per la sicurezza della
Repubblica, ai fini della tutela della sicurezza nazionale anche
nello spazio cibernetico:
a) assume le determinazioni ai sensi dell’art. 7-bis, comma 5,
del decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174, convertito con
modificazioni dalla legge 11 dicembre 2015, n. 198, provvedendo,
nelle situazioni di crisi che coinvolgono aspetti di sicurezza
nazionale, a convocare il CISR secondo le modalita’ stabilite con il
regolamento ivi previsto;
b) adotta, curandone l’aggiornamento, su proposta del CISR, il
quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio
cibernetico, contenente l’indicazione dei profili e delle tendenze
evolutive delle minacce e delle vulnerabilita’ dei sistemi e delle
reti di interesse nazionale, la definizione dei ruoli e dei compiti
dei diversi soggetti, pubblici e privati, e di quelli nazionali
operanti al di fuori del territorio del Paese, l’individuazione degli
strumenti e delle procedure con cui perseguire l’accrescimento della
capacita’ del Paese di prevenzione e risposta rispetto ad eventi
nello spazio cibernetico, anche in un’ottica di diffusione della
cultura della sicurezza;
c) adotta, su deliberazione del CISR, il Piano nazionale per la
protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali
contenente gli obiettivi da conseguire e le linee di azione da porre
in essere per realizzare il quadro strategico nazionale;
d) emana le direttive ed ogni atto d’indirizzo necessari per
l’attuazione del Piano di cui alla lettera c);
e) impartisce, sentito il CISR, le direttive al DIS e alle
Agenzie ai sensi dell’art. 1, comma 3-bis, della legge n. 124 del
2007.

Art. 4
Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica

1. Nella materia della sicurezza dello spazio cibernetico, il CISR:
a) partecipa, in caso di crisi cibernetica, alle determinazioni
del Presidente, con funzioni di consulenza e di proposta, nonche’ di
deliberazione nei casi indicati all’art. 7-bis, comma 5, del
decreto-legge n. 174 del 2015, convertito con modificazioni dalla
legge n. 198 del 2015;
b) propone al Presidente l’adozione del quadro strategico
nazionale di cui all’art. 3, comma 1, lettera b);
c) delibera il Piano nazionale per la sicurezza dello spazio
cibernetico di cui all’art. 3, comma 1, lettera c), ai fini
dell’adozione da parte del Presidente;
d) esprime parere, ai sensi dell’art. 5, comma 2, lettera h),
della legge n. 400 del 1988, sulle direttive del Presidente di cui
all’art. 3, comma 1, lettera d);
e) e’ sentito, ai sensi dell’art. 1, comma 3-bis, della legge n.
124 del 2007, ai fini dell’adozione delle direttive del Presidente
agli organismi di informazione per la sicurezza;
f) esercita l’alta sorveglianza sull’attuazione del Piano
nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico;
g) approva linee di indirizzo per favorire l’efficace
collaborazione tra i soggetti istituzionali e gli operatori privati
interessati alla sicurezza cibernetica, nonche’ per la condivisione
delle informazioni e per l’adozione di best pratices e di misure
rivolte all’obiettivo della sicurezza cibernetica;
h) elabora, ai sensi dell’art. 5, della legge n. 124 del 2007,
gli indirizzi generali e gli obiettivi fondamentali in materia di
protezione cibernetica e di sicurezza informatica nazionali da
perseguire nel quadro della politica dell’informazione per la
sicurezza da parte degli organismi di informazione per la sicurezza,
ciascuno per i profili di rispettiva competenza;
i) promuove l’adozione delle iniziative necessarie per
assicurare, in forma coordinata, la piena partecipazione dell’Italia
ai diversi consessi di cooperazione internazionale, sia in ambito
bilaterale e multilaterale, ivi compresa la NATO, e dell’UE, al fine
della definizione e adozione di politiche e strategie comuni di
prevenzione e risposta;
l) formula le proposte di intervento normativo ed organizzativo
ritenute necessarie al fine del potenziamento delle misure di
prevenzione e di risposta alla minaccia cibernetica e quelle per la
gestione delle crisi.
2. Si applicano le disposizioni dell’art. 5, commi 4 e 5, della
legge n. 124 del 2007.

Art. 5
Organismo di supporto al CISR – «CISR tecnico»

1. Alle attivita’ di supporto per lo svolgimento da parte del CISR
delle funzioni di cui all’art. 4 del presente decreto, provvede
l’organismo collegiale di coordinamento, presieduto dal Direttore
generale del DIS, nella composizione di cui all’art. 4, comma 5, del
regolamento adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 26 ottobre 2012, n. 2, recante l’organizzazione ed il
funzionamento del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.
2. L’organismo collegiale di coordinamento di cui al comma 1:
a) svolge attivita’ preparatoria delle riunioni del CISR dedicate
alla materia della sicurezza cibernetica;
b) assicura l’istruttoria per l’adozione degli atti e per
l’espletamento delle attivita’, da parte del CISR, di cui all’art. 4,
comma 1, del presente decreto;
c) espleta le attivita’ necessarie a verificare l’attuazione
degli interventi previsti dal Piano nazionale per la sicurezza dello
spazio cibernetico e l’efficacia delle procedure di coordinamento tra
i diversi soggetti, pubblici e privati, chiamati ad attuarli;
d) coordina, in attuazione degli indirizzi approvati dal CISR e
sulla base degli elementi forniti dalle amministrazioni ed enti
competenti, dagli organismi di informazione per la sicurezza, dal
Nucleo per la sicurezza cibernetica di cui all’art. 8 e dagli
operatori privati, la formulazione delle indicazioni necessarie allo
svolgimento delle attivita’ di individuazione delle minacce alla
sicurezza dello spazio cibernetico, al riconoscimento delle
vulnerabilita’, nonche’ per l’adozione di best practices e misure di
sicurezza;
3. Per le finalita’ di cui al comma 2, l’organismo collegiale di
coordinamento compie approfondimenti ed acquisisce ogni utile
contributo e valutazione ritenuti necessari.

Art. 6
Linee di azione per la sicurezza cibernetica

1. Il direttore generale del DIS, per le finalita’ di tutela della
sicurezza nazionale di cui al presente decreto, adotta le iniziative
idonee a definire le necessarie linee di azione di interesse generale
con l’obiettivo di innalzare e migliorare i livelli di sicurezza dei
sistemi e delle reti, perseguendo, in particolare, l’individuazione e
la disponibilita’ dei piu’ adeguati ed avanzati supporti tecnologici
in funzione della preparazione alle azioni di prevenzione, contrasto
e risposta in caso di crisi cibernetica da parte delle
amministrazioni ed enti pubblici e degli operatori privati di cui
all’art. 11.
2. Per la realizzazione delle linee di azione indicate al comma 1,
il direttore generale del DIS predispone gli opportuni moduli
organizzativi, di coordinamento e di raccordo, prevedendo il ricorso
anche a professionalita’ delle pubbliche amministrazioni, degli enti
di ricerca pubblici e privati, delle universita’ e di operatori
economici privati.
3. Il direttore generale del DIS, per le finalita’ di cui al
presente articolo, puo’ fare ricorso a convenzioni e intese con le
pubbliche amministrazioni e soggetti privati, ai sensi dell’art. 13
della legge n. 124 del 2007 ed all’affidamento di incarichi ad
esperti esterni ai sensi dell’art. 21 della predetta legge.

Art. 7
Organismi di informazione per la sicurezza

1. Il DIS e le Agenzie svolgono la propria attivita’ nel campo
della sicurezza cibernetica avvalendosi degli strumenti e secondo le
modalita’ e le procedure stabilite dalla legge n. 124 del 2007.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, il direttore generale del
DIS, sulla base delle direttive adottate dal Presidente ai sensi
dell’art. 1, comma 3-bis, della legge n. 124 del 2007 e alla luce
degli indirizzi generali e degli obiettivi fondamentali individuati
dal CISR, cura, ai sensi dell’art. 4, comma 3, lettera d-bis), della
citata legge, il coordinamento delle attivita’ di ricerca informativa
finalizzate a rafforzare la protezione cibernetica e la sicurezza
informatica nazionali.
3. Il DIS, attraverso i propri uffici, assicura il supporto al
direttore generale per l’espletamento delle attivita’ di
coordinamento di cui al comma 2. Il DIS provvede, altresi’, sulla
base delle informazioni acquisite ai sensi dell’art. 4, comma 3,
lettera c), della legge n. 124 del 2007, alla luce delle acquisizioni
provenienti dallo scambio informativo di cui all’art. 4, comma 3,
lettera e), della citata legge, e dei dati acquisiti ai sensi
dell’art. 13, commi 1 e 2, della medesima legge, alla formulazione di
analisi, valutazioni e previsioni sulla minaccia cibernetica.
Provvede, in base a quanto disposto dal presente decreto, alla
trasmissione di informazioni rilevanti ai fini della sicurezza
cibernetica alle pubbliche amministrazioni e agli altri soggetti,
anche privati, interessati all’acquisizione di informazioni, ai sensi
dell’art. 4, comma 3, lettera f), della citata legge, nonche’ alla
condivisione delle stesse informazioni nell’ambito del Nucleo per la
sicurezza cibernetica di cui all’art. 8.
4. Le Agenzie, ciascuna nell’ambito delle rispettive attribuzioni,
svolgono, secondo gli indirizzi definiti dalle direttive del
Presidente e le linee di coordinamento delle attivita’ di ricerca
informativa stabilite dal direttore generale del DIS ai sensi del
comma 2, le attivita’ di ricerca e di elaborazione informativa
rivolte alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica
nazionali.
5. Per lo svolgimento delle attivita’ previste dal presente
articolo, il DIS e le Agenzie, secondo le forme di coordinamento
definite ai sensi dell’art. 4, comma 3, lettera d-bis), della legge
n. 124 del 2007, corrispondono con le pubbliche amministrazioni, i
soggetti erogatori di servizi di pubblica utilita’, le universita’ e
con gli enti di ricerca, stipulando a tal fine apposite convenzioni
ai sensi dell’art. 13, comma 1, della medesima legge. Possono
accedere, per le medesime finalita’, agli archivi informatici dei
soggetti di cui all’art. 13, comma 2, della legge n. 124 del 2007,
secondo le modalita’ e con le procedure indicate dal regolamento ivi
previsto.
6. Il DIS, ai sensi dell’art. 4, comma 3, lettera m), della legge
n. 124 del 2007, pone in essere ogni iniziativa volta a promuovere e
diffondere la conoscenza e la consapevolezza in merito ai rischi
derivanti dalla minaccia cibernetica e sulle misure necessarie a
prevenirli.

Art. 8
Nucleo per la sicurezza cibernetica

1. Presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e’
costituito, in via permanente, il Nucleo per la sicurezza
cibernetica, a supporto del Presidente e del CISR, nella materia
della sicurezza dello spazio cibernetico, per gli aspetti relativi
alla prevenzione e preparazione ad eventuali situazioni di crisi e
per l’attivazione delle procedure di allertamento.
2. Il Nucleo e’ presieduto da un vice direttore generale del DIS,
designato dal direttore generale, ed e’ composto dal Consigliere
militare e da un rappresentante rispettivamente del DIS, dell’AISE,
dell’AISI, del Ministero degli affari esteri, del Ministero
dell’interno, del Ministero della difesa, del Ministero della
giustizia, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero
dell’economia e delle finanze, del Dipartimento della protezione
civile e dell’Agenzia per l’Italia digitale. Per gli aspetti relativi
alla trattazione di informazioni classificate il Nucleo e’ integrato
da un rappresentante dell’ufficio centrale per la segretezza di cui
all’art. 9, della legge n. 124 del 2007.
3. I componenti possono farsi assistere alle riunioni da altri
rappresentanti delle rispettive amministrazioni in relazione alle
materie oggetto di trattazione e, in particolare, per le esigenze di
raccordo di cui all’art. 9, comma 2, lettera a).
4. In relazione agli argomenti delle riunioni possono anche essere
chiamati a partecipare rappresentanti di altre amministrazioni, di
universita’ o di enti e istituti di ricerca, nonche’ di operatori
privati interessati alla materia della sicurezza cibernetica.
5. Il Nucleo per la sicurezza cibernetica si riunisce almeno una
volta al mese, su iniziativa del presidente-vice direttore generale
del DIS o su richiesta di almeno un componente del Nucleo.
6. Sulle attivita’ svolte, il Nucleo riferisce al direttore
generale del DIS, per la successiva informazione al Presidente e al
CISR.

Art. 9
Compiti del Nucleo per la sicurezza cibernetica

1. Per le finalita’ di cui all’art. 8, comma 1, il Nucleo per la
sicurezza cibernetica svolge funzioni di raccordo tra le diverse
componenti dell’architettura istituzionale che intervengono a vario
titolo nella materia della sicurezza cibernetica, nel rispetto delle
competenze attribuite dalla legge a ciascuna di esse.
2. In particolare, nel campo della prevenzione e della preparazione
ad eventuali situazioni di crisi cibernetica, il Nucleo:
a) promuove, sulla base delle direttive di cui all’art. 3, comma
1, lettera d), la programmazione e la pianificazione operativa della
risposta a situazioni di crisi cibernetica da parte delle
amministrazioni e degli operatori privati interessati e
l’elaborazione delle necessarie procedure di coordinamento
interministeriale, in raccordo con le pianificazioni di difesa civile
e di protezione civile, anche nel quadro di quanto previsto ai sensi
dell’art. 7-bis, comma 5, del decreto-legge n. 174 del 2015,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 198 del 2015;
b) mantiene attiva, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, l’unita’ per
l’allertamento e la risposta a situazioni di crisi cibernetica;
c) valuta e promuove, in raccordo con le amministrazioni
competenti per specifici profili della sicurezza cibernetica, e
tenuto conto di quanto previsto dall’art. 7 riguardo all’attivita’
degli organismi di informazione per la sicurezza, procedure di
condivisione delle informazioni, anche con gli operatori privati
interessati, ai fini della diffusione di allarmi relativi ad eventi
cibernetici e per la gestione delle crisi;
d) acquisisce le comunicazioni circa i casi di violazioni o
tentativi di violazione della sicurezza o di perdita dell’integrita’
significativi ai fini del corretto funzionamento delle reti e dei
servizi dal Ministero dello sviluppo economico, dagli organismi di
informazione per la sicurezza, dalle Forze di polizia e, in
particolare, dal CNAIPIC nell’esercizio dei servizi di protezione
informatica delle infrastrutture critiche ai sensi dell’art. 7-bis
del decreto-legge n. 144 del 2005, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 155 del 2005, dalle strutture del Ministero della
difesa e dai CERT di cui all’art. 10, comma 3;
e) promuove e coordina, in raccordo con il Ministero dello
sviluppo economico e con l’Agenzia per l’Italia digitale per i
profili di rispettiva competenza, lo svolgimento di esercitazioni
interministeriali, ovvero la partecipazione nazionale in
esercitazioni internazionali che riguardano la simulazione di eventi
di natura cibernetica;
f) costituisce punto di riferimento nazionale per i rapporti con
l’ONU, la NATO, l’UE, altre organizzazioni internazionali ed altri
Stati, ferme restando le specifiche competenze del Ministero dello
sviluppo economico, del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, del Ministero dell’interno, del
Ministero della difesa e di altre amministrazioni previste dalla
normativa vigente, assicurando comunque in materia ogni necessario raccordo.
3. Ai fini dell’attivazione delle azioni di risposta e ripristino
rispetto a situazioni di crisi cibernetica, il Nucleo:
a) riceve, anche dall’estero, le segnalazioni di evento
cibernetico e dirama gli allarmi alle amministrazioni e agli
operatori privati, ai fini dell’attuazione di quanto previsto nelle
pianificazioni di cui al comma 2, lettera a);
b) valuta se l’evento assume dimensioni, intensita’ o natura tali
da non poter essere fronteggiato dalle singole amministrazioni
competenti in via ordinaria, ma richiede l’assunzione di decisioni
coordinate in sede interministeriale, provvedendo in tal caso, allo
svolgimento delle attivita’ di raccordo e coordinamento di cui
all’art. 10, nella composizione ivi prevista;
c) informa tempestivamente il Presidente, per il tramite del
direttore generale del DIS, sulla situazione in atto, ai fini delle
determinazioni di cui all’art. 7-bis, comma 5, del richiamato
decreto-legge n. 174 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 198 del 2015.
4. Il Nucleo per la sicurezza cibernetica elabora appositi rapporti
sullo stato di attuazione delle misure di coordinamento ai fini della
preparazione e gestione della crisi previste dal presente decreto e
li trasmette, per le finalita’ di cui all’art. 5, comma 2, lettera
c), all’organismo collegiale di cui all’art. 5.

Art. 10
Gestione delle crisi di natura cibernetica

1. Per la gestione delle crisi di natura cibernetica, il Nucleo si
riunisce nella composizione individuata ai sensi del comma 2, nei
casi di cui all’art. 9, comma 3, lettera b), ovvero a seguito delle
determinazioni di cui all’art. 7-bis, comma 5, del decreto-legge n.
174 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 198 del
2015.
2. Ai sensi del comma 1, la composizione del Nucleo e’ integrata,
in ragione delle necessita’, con un rappresentante del Ministero
della salute, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del
Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della
difesa civile, in rappresentanza anche della Commissione
interministeriale tecnica di difesa civile (CITDC), dell’ufficio del
Consigliere militare del Presidente del Consiglio dei ministri
autorizzati ad assumere decisioni che impegnano la propria
amministrazione. Alle riunioni i componenti possono farsi
accompagnare da altri funzionari della propria amministrazione. Alle
stesse riunioni possono essere chiamati a partecipare rappresentanti
di altre amministrazioni, anche locali, ed enti, anche essi
autorizzati ad assumere decisioni, degli operatori privati di cui
all’art. 11 e di altri soggetti eventualmente interessati. Il Nucleo
puo’ essere convocato anche in composizione ristretta con la
partecipazione dei rappresentanti delle sole amministrazioni e
soggetti interessati.
3. E’ compito del Nucleo, nella composizione per la gestione delle
crisi, di cui al comma 2, assicurare che le attivita’ di reazione e
stabilizzazione di competenza delle diverse amministrazioni ed enti
rispetto a situazioni di crisi di natura cibernetica, vengano
espletate in maniera coordinata secondo quanto previsto dall’art. 9,
comma 2, lettera a), avvalendosi, per gli aspetti tecnici di risposta
sul piano informatico e telematico, del Computer Emergency Response Team (CERT) nazionale, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, del CERT-PA, istituito presso l’Agenzia per l’Italia digitale, e degli altri CERT istituiti ai sensi della normativa vigente. Nei casi di cui all’art. 7-bis, comma 5, del decreto-legge
n. 174 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 198
del 2015, il Nucleo opera nel quadro delle procedure individuate ai
sensi delle disposizioni ivi previste.
4. Il Nucleo, per l’espletamento delle proprie funzioni e fermo
restando quanto previsto ai sensi dell’art. 7-bis, comma 5, del
decreto-legge n. 174 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 198 del 2015:
a) mantiene costantemente informato il Presidente, per il tramite
del direttore generale del DIS, sulla crisi in atto, predisponendo
punti aggiornati di situazione;
b) assicura il coordinamento per l’attuazione a livello
interministeriale delle determinazioni del Presidente per il
superamento della crisi;
c) raccoglie tutti i dati relativi alla crisi;
d) elabora rapporti e fornisce informazioni sulla crisi e li
trasmette ai soggetti pubblici e privati interessati;
e) assicura i collegamenti finalizzati alla gestione della crisi
con gli omologhi organismi di altri Stati, della NATO, dell’UE o di
organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte.

Art. 11
Operatori privati

1. Gli operatori privati che forniscono reti pubbliche di
comunicazione o servizi di comunicazione elettronica accessibili al
pubblico, gli operatori di servizi essenziali e i fornitori di
servizi digitali, di cui rispettivamente all’art. 2, comma 1, lettere
p) e q), quelli che gestiscono infrastrutture critiche di rilievo
nazionale ed europeo, il cui funzionamento e’ condizionato
dall’operativita’ di sistemi informatici e telematici, ivi comprese
quelle individuate ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera d), del
decreto del Ministro dell’interno 9 gennaio 2008, secondo quanto
previsto dalla normativa vigente, ovvero previa apposita convenzione:
a) comunicano al Nucleo per la sicurezza cibernetica, anche per
il tramite dei soggetti istituzionalmente competenti a ricevere le
relative comunicazioni ai sensi dell’art. 16-bis, comma 2, lettera
b), del decreto legislativo n. 259 del 2003, ogni significativa
violazione della sicurezza o dell’integrita’ dei propri sistemi
informatici, utilizzando canali di trasmissione protetti;
b) adottano le best practices e le misure finalizzate
all’obiettivo della sicurezza cibernetica, definite ai sensi
dell’art. 16-bis, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 259
del 2003, e dell’art. 5, comma 2, lettera d), del presente decreto;
c) forniscono informazioni agli organismi di informazione per la
sicurezza e consentono ad essi l’accesso ai Security Operations
Center aziendali e ad altri eventuali archivi informatici di
specifico interesse ai fini della sicurezza cibernetica, di rispettiva pertinenza, nei casi previsti dalla legge n. 124 del 2007, nel quadro delle vigenti procedure d’accesso coordinato definite dal DIS;
d) collaborano alla gestione delle crisi cibernetiche
contribuendo al ripristino della funzionalita’ dei sistemi e delle
reti da essi gestiti.
2. Il Ministro dello sviluppo economico, fermo restando quanto
previsto dal regolamento di cui all’art. 4, comma 3, lettera l),
della legge n. 124 del 2007, promuove l’istituzione di un centro di
valutazione e certificazione nazionale per la verifica delle
condizioni di sicurezza e dell’assenza di vulnerabilita’ di prodotti,
apparati e sistemi destinati ad essere utilizzati per il
funzionamento di reti, servizi e infrastrutture critiche, di cui al
comma 1, nonche’ di ogni altro operatore per cui sussista un
interesse nazionale.
3. Ferme restando le conseguenze derivanti dalla violazione di
altri specifici obblighi di legge, la mancata comunicazione degli
eventi di cui al comma 1, lettera a), e’ altresi’ valutata ai fini
dell’affidabilita’ richiesta per il possesso delle abilitazioni di
sicurezza di cui al regolamento adottato ai sensi dell’art. 4, comma
3, lettera l), della legge n. 124 del 2007.

Art. 12
Tutela delle informazioni

1. Per lo scambio delle informazioni classificate e a diffusione
esclusiva si osservano le disposizioni di cui al regolamento adottato
ai sensi dell’art. 4, comma 3, lettera l), della legge n. 124 del
2007.
2. Il DIS, attraverso l’ufficio centrale per la segretezza,
assolve, altresi’, ai compiti previsti dal regolamento di cui al
comma 1, relativi alla tutela dei Communication and Information
System (CIS) delle pubbliche amministrazioni e degli operatori
privati di cui all’art. 11 del presente decreto, che trattano
informazioni classificate e a diffusione esclusiva.

Art. 13
Disposizioni transitorie e finali

1. Dal presente decreto non derivano nuovi oneri a carico del
bilancio dello Stato.
2. Al fine di assicurare il funzionamento, senza soluzione di
continuita’, dell’unita’ di allertamento e risposta a crisi
cibernetiche, di cui all’art. 9, comma 2, lettera b), durante il
passaggio di competenze del Nucleo per la sicurezza cibernetica al
DIS, previsto dal presente decreto, le strutture deputate alla
gestione di tali attivita’ sulla base del decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 24 gennaio 2013 mantengono la loro
operativita’ ed erogano i relativi servizi a favore del Nucleo,
istituito presso il DIS, dalla data di entrata in vigore del presente
decreto e fino a cessate esigenze, comunicate a cura del direttore
generale del DIS.
3. Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
4. A decorrere dalla data di pubblicazione del presente decreto e’
abrogato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24
gennaio 2013.

Roma, 17 febbraio 2017

Il Presidente
Gentiloni Silveri

Registrato alla Corte dei conti il 29 marzo 2017
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 691

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 dicembre 2016

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 dicembre 2016

Adozione delle note metodologiche relative alla procedura di calcolo per la determinazione dei fabbisogni standard ed il fabbisogno standard per ciascun comune delle regioni a statuto ordinario relativi alle funzioni di istruzione pubblica, alle funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente – servizio smaltimento rifiuti, alle funzioni nel settore sociale – servizi di asili nido, alle funzioni generali di amministrazione e controllo, alle funzioni di polizia locale, alle funzioni di viabilità e territorio, alle funzioni nel campo dei trasporti (trasporto pubblico locale) ed alle funzioni nel settore sociale al netto dei servizi di asili nido. (17A01230)

(GU Serie Generale n.44 del 22-2-2017 – Suppl. Ordinario n. 12)