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Esami di Stato II ciclo: Commissioni

CALENDARIO DEGLI ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI E TECNICI

ANNO SCOLASTICO 2019/2020

AttivitàPeriodo/Data
1Compilazione automatica delle proposte di configurazione (Modelli ES-0) da parte delle istituzioni scolastiche20/4/2020 – 28/4/2020  
2Monitoraggio e verifica dei modelli ES-0 registrati a sistema in formato pdf, da parte degli Ambiti Territoriali Provinciali.20/4/2020 – 28/4/2020  
3Termine per la designazione dei commissari interni da parte dei consigli di classe30/4/2020  
4Compilazione dei modelli ES-C (commissari interni) da parte delle istituzioni scolastiche.27/4/2020 – 30/4/2020    
5Gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici Scolastici Regionali, per il tramite degli Ambiti Territoriali Provinciali29/4/2020 – 11/5/2020  
6Trasmissione, tramite istanza POLIS, delle schede di partecipazione dei Presidenti (Modelli ES-E e ES-1)29/4/2020 – 6/5/2020  
7Verifica e convalida delle schede di partecipazione dei Presidenti (Modelli ES-E e ES-1) da parte degli Istituti Scolastici e degli Ambiti Territoriali Provinciali8/5/2020 – 18/5/2020  
8Termine ultimo per il recapito, dai dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali degli elenchi riepilogativi degli aspiranti Presidenti che hanno presentato i Modelli ES-E e ES-118/5/2020
9Pubblicazione Elenchi regionali dei Presidenti da parte degli Uffici Scolastici Regionali21/5/2020  

Cambia la composizione della commissione dell’Esame di Stato del secondo ciclo. La Ministra ha firmato il 17 aprile l’ordinanza attuativa del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22 su Esami e valutazione, che, in ragione dell’emergenza coronavirus e dell’impatto che ha avuto sulla scuola, prevede, per quest’anno, una commissione formata da 6 commissari interni e dal presidente esterno.

“In questo modo – spiega la Ministra – gli studenti saranno valutati da docenti che conoscono il loro percorso e quanto realmente fatto durante questo particolare anno scolastico. Vogliamo un Esame di Stato vero, serio, ma che tenga conto anche delle difficoltà affrontate a causa dell’emergenza ancora in atto”, spiega.

I presidenti saranno nominati dagli Uffici scolastici regionali, i commissari dai consigli di classe. Nella composizione della commissione si terrà conto dell’equilibrio fra le varie discipline di ciascun indirizzo. In ogni caso, sarà assicurata la presenza del commissario di Italiano e di uno o più commissari che insegnano le discipline di indirizzo.

La didattica “a distanza” e gli esami di Stato “in presenza”

La didattica “a distanza” e gli esami di Stato “in presenza”, tra modernità e modello socratico

a cura di Pasquale Annese

Questo tempo ci renderà migliori!

Questo il mio #hashtag, da quel fatidico 5 marzo 2020, giorno in cui molti dirigenti scolastici, me compreso, non hanno potuto più presidiare in presenza le proprie istituzioni scolastiche. Dovendomi però ricredere, man mano che s’infittiva il mare magnum di esternazioni pro e contro la didattica a distanza (più contro che pro), considerata il nuovo male oscuro della scuola italiana, da relegare quanto prima in soffitta, in ogni caso prima dell’avvio del prossimo anno scolastico, in tempo da non contagiare in maniera irreversibile la didattica in presenza. Così come dover assistere, specie negli ultimi giorni, a reiterate richieste di svolgimento degli esami di Stato in presenza per ridare dignità e sacralità, sia pur simbolica, ad un vento storico così importante per gli adolescenti e per tutto il mondo della scuola.

Esternazioni cui neanche questa volta potevano sottrarsi in primis sindacalisti, ma anche saggisti, scrittori, giornalisti, anche di autorevoli testate locali e nazionali. E giù un profluvio di argomentazioni tese a svilire, se non a demonizzare, la didattica a distanza, o ad auspicare una quanto più repentina ripresa delle lezioni in presenza, o quanto meno dei prossimi esami di Stato. #Hashtag: nessun surrogato digitale può sostituire un’esperienza in presenza. Mi riferisco all’articolo comparso sul Corriere della Sera a firma di Paolo Giordano, autore del libro “La solitudine dei numeri primi”, il quale, nel richiamare legittimamente il governo a non mettere la scuola in fondo alle priorità del paese, evoca una prova orale degli esami di stato in carne ed ossa, così come quella da lui vissuta, nemmeno tanti anni fa, al termine del ciclo di studi. O altre missive, questa volta più mirate verso l’attuale Ministro, tese ad elencare le innumerevoli criticità che la didattica a distanza produce, senza nel contempo lesinare richieste di indicazioni più tempestive sullo svolgimento di esami e scrutini, salvo poi lamentarsene perché anticipatarie di un esito oramai scontato di un’ammissione di massa che potrebbe demotivare i ragazzi due mesi prima del termine dell’anno scolastico.

Insomma tutto, e il contrario di tutto, dove ognuno sente in cuor suo di dover esprimere la propria opinione, sia pur per evocare scenari ad oggi smentiti dalla storia, ma quel che è peggio, a volte abbracciando visioni nostalgiche e decontestualizzate degli eventi, che richiederebbero una valutazione meno manichea e più laica delle opzioni in campo. Trascurando tra l’altro l’incontrovertibile circostanza che, volente o nolente, di didattica a distanza, almeno fino al prossimo settembre, ma realisticamente anche oltre, bisognerà nutrirsi se si vorrà in qualche maniera rendere compatibili entrambi i diritti costituzionalmente garantiti alla salute ed all’istruzione.

Quando si afferma che la didattica a distanza non può sostituire la didattica in presenza si dice una cosa ovvia e scontata. Chi può mettere in discussione la valenza formativa ed educativa di un rapporto vis a vis tra il docente ed il discente, nonchè le sue implicazioni di natura emotiva, empatica, relazionale: tutti elementi alla base di un approccio olistico al sapere. Chiunque abbia almeno per una volta varcato la soglia di un’aula scolastica (cioè tutti, visto che siamo stati tutti studenti), e chiunque abbia nella sua vita letto, non grandi trattati, ma brevi saggi di psicologia e pedagogia (e qui il campione si restringe drasticamente), sa che la lezione è un momento talmente complesso, che non può essere relegato a mera trasmissione di saperi mediati da un audio ed un viso da remoto, ma richiede atteggiamenti, sguardi, posture, difficili da riprodurre in ambienti virtuali. Richiede, cioè un approccio che inevitabilmente lambisce, sino a scompaginarle, le varie sfere dell’apprendimento, da quella cognitiva, a quella socio-affettiva,  emotiva, e persino psico-motoria. Altra cosa è però affermare che non possano coesistere altre forme di comunicazione del sapere che non siano necessariamente quelle in presenza.

Quando si sostiene che la didattica a distanza non è metodologicamente un’opzione formativa percorribile, proprio perché carente di quei pre requisiti appena evidenziati, si fa un’operazione che confonde il mezzo con il fine. Da un lato sottacendo per esempio le innumerevoli opportunità che la stessa dà ai docenti di seguire i ragazzi a distanza, di monitorare il loro operato, di consentir loro di ripassare e rivedere i contenuti didattici da remoto in orari e luoghi non necessariamente legati ai ritmi e agli ambienti scolastici, e quindi più confacenti per coloro che per esempio devono conciliare impegni scolastici e lavorativi (magari le fasce socialmente più deprivate della popolazione?). Dall’altro disconoscendo che l’arte maieutica di far nascere la verità nell’interlocutore, e non solo di indottrinarlo di calcoli e nozioni, di accompagnarlo nell’acquisizione dei saperi, di renderlo autonomo nell’approccio alla conoscenza, di renderlo protagonista del proprio processo di apprendimento, può benissimo essere mediata da una presenza magari non fisica, ma di comunanza a distanza. Se ovviamente riteniamo che la figura del docente debba necessariamente curvarsi più su una dimensione tutoriale, che trasmissiva del sapere, onde valorizzare contesti anche innovativi di apprendimento, creare spazi creativi di discussione, assegnare compiti che valorizzino approcci mentali autonomi alla soluzione dei problemi. Non è da confondere, quindi, il mezzo (lezione in presenza o a distanza) con il fine (educare alla conoscenza, alla scoperta, alla creatività).

La didattica a distanza amplifica le distanze sociali, economiche e culturali. C’è sicuramente del vero in questa affermazione. Specie in un paese, quale il nostro, che sconta un bassissimo tasso di mobilità sociale ed un atavico divario socio-economico di molte zone del Sud Italia rispetto a quelle del Nord. Ma io mi domando e dico e ….. nel pensier mi fingo! La didattica in presenza, così come concepita e realizzata negli ultimi anni, è riuscita ad attutire questo fenomeno di distanziamento sociale? Mai come in questo caso il termine ha connotazioni poliedriche. Quanti ragazzi, specie negli istituti professionali, dove troviamo le fasce più deboli della popolazione scolastica, abbiamo consegnato alla strada nonostantela tanto declamata didattica in presenza? Tanti, troppi, mi verrebbe da dire. Quanti i ragazzi, solitamente i più insofferenti, dei cui comportamenti ci siamo quotidianamente lamentati nei contesti d’aula, oggi rispondono di più e meglio alle sollecitazioni di un approccio metodologico che da più spazio al loro diverso stile cognitivo, alla loro creatività, al loro modo di essere diversamente intelligenti? Tanti. Per fortuna. O almeno questa è la mia personale esperienza su un campione rappresentativo di circa mille studenti di varia estrazione sociale.

Ed allora. Non sarà che magari chi era pronto da tempo, perché da tempo aveva curvato il proprio curricolo d’istituto su più opzioni metodologiche in presenza e on line, oggi riesce a reggere l’onda d’urto di comunità variegate e complesse alle quali, pur con grandi criticità, riesce a garantire il servizio costituzionalmente previsto dell’istruzione, e chi non l’ha fatto, piuttosto che cogliere le enormi opportunità formative che la crisi sta generando, arranca tra visioni nostalgiche e vetuste richieste di ritorno al passato? E poi, pur volendo guardare indietro a questo passato, siamo poi così sicuri che il modello di docente-tutor che oggi si richiede nella scuola del secondo millennio sia poi così distante, per esempio, dal modello del maestro Socratico che faceva della comunicazione e del dialogo interpersonale il cuore della propria azione educativa? Siamo così sicuri che quel percorso di accrescimento cognitivo, alla cui base ci deve essere un’ineludibile relazione empatica tra docente ed allievo, non si possa realizzare anche in una rapporto a distanza? Cioè che la tecnologia sia fattore ostativo a questa dimensione relazionale, empatica, prima che cognitiva? O non serva per ridisegnare i confini entro i quali la stessa possa estrinsecarsi avvalorando, e non ostruendo, un fine che rimane lo stesso, sia pur con un metodo mediato dai nuovi media? Perché non pensare che i nuovi media possano facilitare una co-costruzione di saperi che vedano il docente-tutor ed il discente interagire tra di loro, con il primo regolatore del processo di apprendimento dell’allievo, e quest’ultimo non mero recettore dei saperi elargiti dal docente, ma co-protagonista del proprio processo di apprendimento?

Certo, sembra quasi un’eresia accostare l’agorà socratica allo spazio virtuale del web. Ma forse non lo è se solo riflettiamo sul fatto che, al netto dei differenti contesti sociali ed operativi di epoche così diverse, c’è un unico denominatore che le accomuna e, cioè, la creazione di una relazione sociale mediata dalla comunicazione, sia essa in presenza o via web. Forse è il caso di vedere lo spazio in rete come una grande, immensa,arena simbolica in cui la conoscenza non si propone tanto come un graduale processo di acquisizione attraverso un percorso lineare e definito quanto soprattutto come immersione, condivisione, scambio, interazione e i significati vengono prodotti, messi in circolazione e negoziati dai soggetti(1).

Vorrei chiudere con una breve riflessione sugli esami di Stato in presenza e, nel contempo, porre una domanda, in primis a me stesso, e poi a tutti gli operatori della scuola, cioè a coloro che dovranno stare fisicamente a scuola ben prima della fatidica data del 17 giungo, non foss’altro per organizzare nei dettagli tale attività. Cioè a coloro che, per intenderci, non possono permettersi di evocare solo scenari nostalgici di una scuola che oggi di fatto non esiste, ma devono coniugare l’etica dei principi con quella della responsabilità. Sempre mi domando e nel pensier mi fingo! Al netto di tutte le stringenti e gravi problematiche di salute pubblica afferenti le misure di prevenzione da adottare in tempi ristretti sia sulle persone (docenti, personale ATA, diplomandi), che sulle strutture, fattore di non secondaria importanza stante la realistica possibilità di recrudescenza del visus COVID-19 (vedasi a tal riguardo il documento tecnico INAIL con le parossistiche misure di contenimento e prevenzione nei luoghi di lavoro), quale potrebbe essere il valore aggiunto di un esame in presenza? In che maniera tale modalità potrebbe valorizzare di più e meglio un percorso scolastico che la commissione “tutta interna” conosce perfettamente, alla luce di un processo di apprendimento quinquennale già validato sino al primo quadrimestre e che, comunque, non potrà essere minimamente smentito in sede d’esame dalle risultanze degli ultimi mesi? Salvo non si voglia dar spazio ai soliti riti celebrativi, tanto cari al nostro popolo, che nel caso specifico cozzano però con una visione che richiederebbe, comunque, decisioni e comportamenti improntati al principio della massima prudenza e cautela. Su chi ricadrebbe la responsabilità di un eventuale nuovo focolaio determinato dalla promiscuità in ambienti scolastici di studenti, docenti e personale ATA per più di tre settimane? Per lo più in ambienti spesso non a norma?

#hashtag. Cui prodest?

(1) “Parallelismo tra la didattica socratica e l’e-learning” di Barbara Todini

Gli Esami di Stato all’epoca del Coronavirus

Gli Esami di Stato all’epoca del Coronavirus
Vecchi ricordi di un giovane maturando

di Carlo De Nitti [1]

Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco …
ANTONELLO VENDITTI, Compagno di scuola (1975)

Tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore …
ANTONELLO VENDITTI, Sotto il segno dei pesci (1978)

A Chi c’era…[2]

  1. PREMESSA STORICO – SOCIALE

Ogni anno, in questo periodo, non riesco a non andare con la memoria agli esami di stato di un anno particolarissimo: quello del rapimento (16 marzo) e dell’assassinio/ritrovamento (9 maggio) di Aldo Moro; quello dei due conclavi (quello che elesse pontefice il Patriarca di Venezia Albino Luciani e quello che, dopo poche settimane, elesse l’Arcivescovo di Cracovia, Karol Woityla, che prese il nome di Giovanni Paolo II), ma anche quello dei mondiali di calcio in Argentina. Il 1978: l’anno del mio diploma, conseguito in un istituto superiore della città in cui sono nato, vivo e da quasi trentacinque anni opero nella scuola.

Erano gli “anni di piombo”, che, nell’assassinio di Aldo Moro, raggiungevano il loro climax, il loro momento più alto iniziato già ben prima e che, dopo sarebbero declinati con la sconfitta del terrorismo estremistico, “nero” e “rosso”. Anni di grandi trasformazioni socio-economiche, politiche, di affermazione di diritti anche nella scuola e nell’università con una notevole democratizzazione degli accessi. Si pensi alla legge 910/1969 (liberalizzazione delle iscrizioni all’università e la possibilità di piani di studio personalizzati) ed alla 348/1977 (abolizione del latino dalla scuola media ed obbligatorietà delle educazioni musicale e tecnica), che avevano fatto seguito alla legge 1859/1962 sull’istituzione della scuola media “unica”.

Un anno particolare: i due eserghi non rendono, di certo, compiutamente ragione della vita che i giovani vivevano (personalmente ho una cultura musicale molto “basica”) ma dicono di ansie giovanili che trovavano in quelle parole una loro rappresentazione.

  • GLI ESAMI DI MATURITA’

Era un esame tutt’affatto diverso da quello odierno. Gli esami di maturità, come allora si diceva, erano normati da un decreto legge del 15 febbraio 1969 dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, on. Fiorentino Sullo (1921 – 2000)[3], che cambiò, in corso d’anno, sulla scia della contestazione sessantottina, l’esame di maturità: ridusse le prove a due scritte (di cui una doveva essere sempre italiano) ed una orale centrata su due discipline, da scegliersi in una rosa di quattro definita dal Ministero: una a scelta del candidato ed una a scelta della commissione, Ben presto si istaurò la prassi di farle scegliere entrambe ai candidati, che le comunicavano alla commissione “ufficiosamente” attraverso il membro interno, l’unico che conoscessero e li conoscesse. Per la prova scritta di italiano, inoltre, il candidato poteva scegliere in una rosa di quattro temi: tre tracce comuni a tutti gli ordini di scuole ed una specifica dell’indirizzo. Doveva essere un esame “sperimentale” e, quindi, provvisorio ma rimase in vigore per ben ventinove anni, fino a quando fu cambiato su proposta del Ministro on. Luigi Berlinguer con la legge 425 del dicembre 1997. La classificazione del voti era in sessantesimi e, quindi, i voti oscillavano tra il minimo 36/60 ed il massimo 60/60.

  • LA MIA <MATURITA’>

Il fatidico lunedì 3 luglio 1978, il Ministero della Pubblica Istruzione (allora era presente l’aggettivo “pubblica” come costitutivo della ratio dell’istruzione), all’epoca tenuto dall’on. Franco Maria Malfatti[4], fece trovare ai maturandi delle tracce di italiano che a posteriori definirei “profetiche”.

Scelsi di svolgere la traccia di storia, incentrata sull’influenza del movimento operaio sulla storia e la società italiana. Era, quello in carica, un governo nato proprio contestualmente al rapimento di Aldo Moro, con il sostegno importante del PCI, dopo molti decenni in cui questo era stato all’opposizione ed, all’epoca, rappresentava quasi un terzo degli italiani. Ricordo che conclusi il tema dicendo che l’aver assegnato una traccia siffatta era la riprova dell’influenza del movimento operaio nelle vicende italiane.

Invero molto interessante anche la traccia di letteratura sull’ermetismo: Ungaretti, Quasimodo e Montale. Quest’ultimo, nominato nel 1967 a senatore a vita da parte del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, e “fresco” di assegnazione del Premio Nobel nel 1975. All’epoca, non tutte le classi avevano la possibilità di “arrivare” a Montale, forse a causa di un crocianesimo ancora abbastanza diffuso nelle scuole…

Davvero profetica la traccia di cultura generale sulle prime elezioni a suffragio diretto del Parlamento europeo che si sarebbero tenute nell’anno seguente (il 10 giugno 1979, una settimana dopo le elezioni politiche: il “battesimo del voto” dei neodiplomati…).

All’orale decisi di portare come prima materia, quella scelta da me, filosofia; come seconda mi fu “assegnata” scienze, che, all’epoca, all’ultimo anno di scuola superiore era declinata nella geografia astronomica: di quell’orale non ricordo nel dettaglio cosa mi fu chiesto e come risposi, ma credo di non essere andato male (a quel tempo si accedeva agli orali senza conoscere il voto degli scritti) visto il voto conclusivo che mi fu attribuito.

  • GLI ESAMI FINISCONO?

Di quell’esame permane in me nitida memoria, nonostante gli oltre quaranta anni trascorsi da quella estate, iniziata, come allora succedeva, nella seconda metà di luglio: orali sostenuti il giorno 17 luglio, un lunedì, data oggi improponibile a studenti e professori e visita di leva presso la Capitaneria di porto di Bari il giorno 21, il venerdì successivo.

Tutti gli altri esami che ho sostenuto dopo quello – universitari e concorsuali di varia tipologia – non ne hanno mai scalfito il suo carattere paradigmatico, archetipico: una sorta di “debutto”, di ingresso nel mondo dei “grandi”[5], in cui si andava avanti soltanto, assumendosi le proprie responsabilità nelle scelte che si poteva compiere, finalmente, in autonomia.

Concludere gli esami di maturità era il voltare pagina nella vita, era il chiudere un capitolo, di cui sarebbe rimasta in tutti indelebile memoria, quale substrato per aprirne altri: studi/lavoro (nel mio caso sapevo con assoluta precisione che avrei proseguito gli studi ed in quale direzione si sarebbero orientati), maggiore età appena acquisita o da acquisire (nel caso mio qualche mese dopo), patente di guida da acquisire con conseguente autonomia negli spostamenti (personalmente, l’avrei presa circa nove anni dopo). Il concludere gli esami era – per me come per tutti – un momento di catarsi, un punto di non-ritorno, la svolta…

La conclusione dell’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado non è solo una semplice “fine” come quelle sperimentate in precedenza: non è un “arrivederci” a tre mesi dopo ma un “addio” che non riguarda solo gli adolescenti ma anche gli insegnanti e, mi sia consentito, “indirettamente” pure i dirigenti scolastici …[6]

Come si fa quindi a non essere d’accordo con coloro i quali auspicano che, in condizioni di assoluta sicurezza per tutti, desiderano che i maturandi possano vivere l’esame di Stato nella loro scuola, tra i loro compagni e con i loro professori, che li hanno visti crescere per cinque /tre anni?

Poter compiere scelte di vita, quali quelle che si effettuano dopo il diploma insieme e con il sostegno di chi ha contribuito a farli crescere per cinque anni come i professori ed il gruppo dei pari con cui si sono condivisi tanti momenti di vita (i momenti di scuola sono momenti di vita tout court) è certamente molto più securizzante che farle nella privata solitudine della propria casa, seppure in collegamento telematico con … il mondo intero, com’è possibile attualmente con le TIC.

In quei giorni, in quell’esame converge il “portato” di un intero percorso di studi e di vita di un gruppo, una comunità in cui si sono combinate ed incrociate “storie di vita”: una classe (tre sostantivi, tutti collettivi) con i suoi insegnanti, insomma. Qualcosa di unico, indelebile, che si situa nei “cassetti” delle memoria e che riemerge, magari, in circostanze particolari, come questa, per esempio …

Come dimenticare di aver studiato insieme, aiutandosi reciprocamente, anche superando le distanze cittadine a piedi o con l’aiuto dei bus urbani ?

Come non ricordare, approssimandosi i sessanta, quando cercammo, invano, di mettere in scena la pièce teatrale Natale in casa Cupiello di Eduardo de Filippo?

Come dimenticare gli anni in cui una mia compagna di classe – da dirigente scolastico dovrei dire che è una frode – imitava in modo perfetto la firma del vice preside per la giustificazione delle assenze di studenti di ogni classe, quando “marinavano” la scuola?

Come dimenticare, ad esempio, di aver rinunciato a vedere la partita inaugurale del campionato mondiale di calcio in un’Italia ammutolita da un gol lampo francese, poi “rinfrancata” dal pareggio di Roberto Bettega ed, infine, “risorta” con il gol vincente di Renato Zaccarelli ed il conseguente boato del palazzo in cui abitavo e dei circostanti?

Come non ricordare di aver raggiunto in autostop con altri due miei compagni (l’idea, ovviamente, non fu mia) il ristorante in cui fu realizzato il pranzo di fine anno, ubicato all’estrema periferia di via Giovanni Amendola, in una zona solo parecchi anni dopo densamente urbanizzata?

Come… tanto, tanto altro… di quell’anno:

i film (Ecce bombo, L’albero degli zoccoli, Ciao maschio! Un mercoledì da leoni, etc.);

la musica (Sotto il segno dei pesci, Una donna per amico, Stayng’ alive, Figli delle stelle);

il calcio (nel campionato 1977/78 la morte sul campo di calcio di Renato Curi, durante una partita Perugia – Juventus).

  • TRA “IO” E “NOI” VERSO IL MONDO ADULTO

Senza gli Esami di Stato in presenza verrebbe meno un rito di iniziazione all’età adulta, un passaggio in cui il Noi della comunità/società interagisce con l’io. Un’aula non può essere sostituita da un personal computer o da un cellulare dalla malferma connettività. La connessione deve essere reale ed interpersonale. Ogni persona può vivere soltanto in una dimensione plurale, nella dimensione del “Noi”, che la legittima, come insegnava già Aristotele. Oggi, nella società che dalla fine del XX secolo, è stata definita prima “postmoderna” (Jean François Lyotard) e “complessa” (Edgar Morin), divenendo poi “liquida” (Zygmut Bauman) lo stigma precedentemente delineato è entrato in crisi ed è venuto meno: è crollato. La dimensione del Noi non ha quasi più senso nel tempo in cui ci tocca di vivere, come ci insegnava qualche anno fa Vincenzo Paglia[7].

Se, come scuola, priviamo gli adolescenti di questo forte momento di integrazione sociale che sono gli esami, vissuti come affermazione dell’io all’interno di un Noi fraternamente solidale, gli avremo sottratto qualcosa di molto importante, di costitutivo della loro personalità di giovani che vanno verso l’adultità.

La fraternità ha, per forza di cose, una dimensione plurale: essa sconfigge il monoteismo dell’io che mina anche la libertà e l’uguaglianza. Poiché tessere la convivenza umana è il compito grave e urgentissimo che, all’epoca del Coronavirus, tutti, come società e come scuola, abbiamo davanti. Quest’ultima è uno dei luoghi dove il “noi” nasce e vive, un luogo “u-topico”, il principale, in cui questo processo accade e accadrà. Gli esami per via telematica sarebbero un’occasione persa per un’intera comunità educante …


[1] CARLO DE NITTI (Bari 1960) opera da quasi trentacinque anni nella scuola pugliese: dal 2007, è dirigente scolastico, dopo avere insegnato per ventuno anni,

[2] A chi c’era … ad esempio, la mia classe: Marcella, Giuditta, Giusy, Maria, Anna, Giuseppe (per tutti Joe), Anna, Lucia, Moira, Carlo, Lello, Francisco, Ottavio, Lucia, Antonio (detto Gugù), Mariella, Antonietta, Palmiro, Patrizia, Antonello, Donatella, Giorgio, Pietro. In ordine alfabetico di cognome, qui, come allora, a scuola e con i diminutivi dell’epoca …

I nostri professori: Domenico Pulice (Italiano e Storia), Anna Maria Biancolillo Stefanì (Filosofia e pedagogia), Marisa Frazzetto Petrizzelli (Latino), Maria Ciampolillo (Matematica e fisica), Felice Sasso (Esercitazioni di tirocinio), Felice Vita (Scienze naturali, chimica e geografia), Antonella Martino (Disegno e storia dell’arte), Elena Vigliano (Musica e canto corale), Marcello Brescia (Educazione fisica), Nicola Bonerba (Religione). Senza dimenticare il preside, prof. Vincenzo De Gregorio (nato nello stesso paese di Francesco De Sanctis, Morra irpina) e del temutissimo vice preside, il prof. Antonio de Feo, stimato docente di matematica e fisica, ed i docenti avuti negli anni precedenti, i proff. Caterina Caligiuri (filosofia) Pasqua Violante (lettere), Vito Adessa (francese),  Carlo Minenna (Italiano), Luigi Bilancia (matematica e fisica), Angela Ninni (scienze naturali, chimica e geografia), Antonio Pezzetta (latino), Apollonia Di Terlizzi (francese), Apollonia Massari (Disegno e storia dell’arte), Michele Maurelli (ed. fisica). Tralascio, ovviamente, soprannomi ed appellativi di cui, pure, ho memoria certa …

Per non far mancare nulla, la Commissione d’esame: il Presidente, prof. Rodolfo Striccoli, dell’Università degli studi di Bari, ed i Commissari, proff. Pasquale Barbangelo (lettere), Maria Cingolani (filosofia), Francesco Pellegrino (Scienze), Francesco Lavolpe (matematica), Felice Vita (membro interno).

A chi c’era … in altre classi (Gianluca, Carlo, Enzo, Aldo, il gruppo di ed. fisica maschile, etc.) e, leggendo, si riconosce in queste righe!!!

[3] Era il primo dei governi presieduti dall’on. Mariano Rumor (1915 – 1990).

[4] Era il Governo Andreotti IV.

[5] Invero, sono partecipe di una generazione di italiani che ha sostenuto esami scolastici anche in seconda elementare (fine primo ciclo), nel 1968, in quinta elementare (licenza elementare), nel 1971, ed in terza media, nel 1974, prima degli esami di cosiddetta “maturità”. Non a caso, erano chiamati in questo modo…

[6] Quest’anno si diplomeranno, nell’IISS che ho l’onore di dirigere, i/le ragazz* che sono arrivat* nelle classi prime l’anno in cui sono arrivato io, nel settembre 2015.

[7] VINCENZO PAGLIA, Il crollo del Noi, Roma – Bari 2017, Laterza.

Esiti Esami di Stato A.S. 2018-2019

Ministero Istruzione
Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica


#Maturità2019, gli esiti dell’Esame di Stato del 2019

Anche con l’Esame del 2019, il primo sostenuto con la nuova normativa, si conferma un lieve aumento degli studenti ammessi alle prove (il 96,1% degli scrutinati, rispetto al 96% del 2017/2018) e dei diplomati totali, il 99,7% rispetto al 99,6% dell’anno scolastico precedente.

Le Regioni con più studenti ammessi: Valle d’Aosta, Molise, Basilicata
In tutte le Regioni la percentuale di diplomati è stata superiore al 99%. Per quanto riguarda gli ammessi all’Esame, le Regioni con la percentuale più alta sono state Valle d’Aosta (99,9%), Molise (98%), Basilicata (97,6%), a fronte del 96,1% nazionale. In coda, Toscana (95,2%), Liguria (94,4%), Sardegna (91%).

Confermato l’aumento dei diplomati con lode, diminuiscono i 60
Continua ad aumentare la percentuale di ragazze e ragazzi che conseguono il diploma con lode e diminuiscono i voti più bassi. I 100 e lode sono stati nel 2019 l’1,5% (erano l’1,3% l’anno precedente). I 100 sono stati il 5,6% (nel 2017/2018 erano il 5,7%). I voti fra 91 e 99 sono saliti dal 9 al 9,7%. Gli 81-90 sono scesi al 16% (erano il 19,6%). I voti 71-80 sono, secondo i dati pubblicati, il 28,7% (erano il 28,9% nel 2017/2018). I 61-70 salgono dal 27,7% al 31,4%. I diplomati con il minimo dei voti, 60, sono diminuiti dal 7,8% al 7%. In media gli studenti si sono diplomati con un voto finale pari a 73,3.

Oltre il 10% dei diplomati nei Licei consegue il massimo dei voti (il 2,5% raggiunge la lode). Tra i vari indirizzi liceali, il 18% dei diplomati del Classico   ottiene un voto tra 100 e 100 e lode, ma i più “bravi” sono i diplomati nelle tre articolazioni del Liceo scientifico (le lodi sono il 6%).

In aumento i voti alti anche nei Tecnici, mentre risulta piuttosto stabile la quota dei più bravi tra i diplomati degli indirizzi Professionali, che vedono tuttavia diminuire le votazioni minime (9,6% dei diplomati totali negli indirizzi Professionali).

Gli esiti del Primo ciclo dell’anno 2018/2019

L’Esame di Stato
Per la Secondaria di I grado, il tasso di ammissione all’Esame è stato, l’anno scorso, del 98,2% (erano stati il 98,3% gli ammessi dell’anno precedente). Degli ammessi alle prove, il 99,8% ha superato con successo l’Esame (confermando il dato degli ultimi quattro anni).

Mediamente, i risultati regionali sono in linea con i valori nazionali. La variabilità maggiore è sui tassi d’ammissione. in Sardegna, Valle d’Aosta e Sicilia è stata ammessa una percentuale di studenti inferiore rispetto al dato nazionale (rispettivamente -1,1%, -1% e -0,9%). Un tasso d’ammissione più alto si riscontra in Basilicata (+0,9%) e in Trentino-Alto Adige (+0,8%).

Tra i promossi, oltre uno studente su due (52%) ha conseguito un voto tra 7 e 8. I 10 e lode sono stati il 4,2%, i 10 il 5,6%; i 9 il 17,1%; gli 8 il 24,1%; i 7 il 27,9%; i 6 il 21,1%. Le studentesse si confermano le più brave. Il tasso di promozione tra le ragazze è stato del 99,9% (99,8% tra gli studenti maschi) e la percentuale di studentesse è superiore nei voti al di sopra del 7.

Gli scrutini intermedi
Gli scrutini del I e II anno confermano, mediamente, i dati degli anni precedenti: sono stati ammessi alla classe successiva, rispettivamente, il 97,8% e il 98% degli studenti scrutinati. Nel complesso, la percentuale di promossi è scesa dello 0,2%

Esame di Stato: il tema a carattere storico

A volte ritornano…
Esame di Stato: il tema a carattere storico

di Maria Grazia Carnazzola

Il 25 novembre scorso è stata pubblicata la circolare n.2197, avente per oggetto: esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s.2019/2020- indicazioni.

A pagina 2 si legge: “Prima prova-Traccia di ambito storico. Per quanto attiene alla prima prova scritta di italiano si rappresenta ce, ferma restando la struttura e le tipologie testuali definite nel quadro di riferimento di cui al D.M. n° 767 del 26 novembre 2018, l’onorevole Ministro ha inteso prevedere, con D.M. n°1095 del 21 novembre 2019, che almeno una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) debba riguardare l’ambito storico.

La scelta è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale per la formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.”

Sorvolando sul curioso passaggio riguardante le intenzioni dell’onorevole ministro, segnalo che il secondo ciclo di istruzione e formazione ha come riferimento unitario il profilo educativo, culturale e professionale indicato nel decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.226, allegato A), ed è finalizzato:

  1. alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani, per trasformare la molteplicità dei saperi in un sapere unitario, dotato di senso, ricco di motivazioni;
  2. allo sviluppo di una autonomia di giudizio e di pensiero critico;
  3. all’esercizio della responsabilità personale e sociale.

Se ci riferiamo poi alle competenze chiave del 2018 e all’importanza che viene assegnata a Cittadinanza e Costituzione, il contributo che l’insegnamento/apprendimento della storia può apportare alla formazione di adulti consapevoli è evidente.

Ben venga, allora, il ritorno della traccia di ambito storico alla prima prova scritta. Il problema vero, però, è che pochissimi candidati hanno scelto, in passato, di orientarsi sulla traccia a carattere storico e spesso, dal colloquio emerge una preparazione superficiale e frammentaria proprio in storia. Per dieci anni ho svolto la funzione di presidente di commissione e, in tutti gli indirizzi, con qualche leggera deviazione verso l’alto nei Licei, la percentuale dei candidati che orientava la propria scelta sul tema a carattere storico era residuale, risibile. In genere ne scaturivano lavori di tutto rispetto, ma se sono due su cinquanta qualche domanda è opportuno porsela.

La Storia.

Il problema, allora, non è tanto, o non solo, quello di reinserire il tema di storia in sede di esame di stato, la domanda rimanda al cosa e al come si insegna quando si parla di Storia, al rapporto tra Storia, storia insegnata e pratiche didattiche. Quale Storia insegnare? Quali sono i fondamentali della conoscenza storica? Quali i processi cognitivi e le operazioni mentali sollecitati e costruiti? Quali le relazioni tra descrizione, narrazione, argomentazione? Quali rapporti tra conoscenza storica, atteggiamento storico, identità personale, culturale e sociale?  Che relazione c’è tra fatto storico, testo storico e conoscenza storica?

Lo Storico costruisce la Storia, a partire dal presente, sollecitato dal particolare concetto di passato come realtà conoscibile, la cui conoscenza può influenzare il modo di pensare il presente e di rappresentare il futuro. Lo Storico, come tutti quelli che si interrogano sul passato, è uomo del presente con una particolare “attrezzatura cognitiva” che gli deriva, anche, dall’educazione. Il passato è infinito e caotico, la prima operazione da fare per indagarlo è tematizzare. La tematizzazione richiede la periodizzazione e informazioni specifiche, da ricercare nelle fonti, ordinate secondo gli operatori di successione o di contemporaneità, la datazione e la cronologia. Per passare dalla cronistoria alla storiografia, bisogna ragionare sui concetti di evento, mutamento/ permanenza, lunga durata, congiuntura… da leggere attraverso la problematizzazione: perché è successo, in che relazione l’evento sta con, quali le congiunture… È questo il momento della spiegazione che attribuisce “scientificità” all’evocazione e alla ciclicità. Perchè la spiegazione sia completa e lo sguardo sia complessivo è necessario inserire le relazioni spaziali con concetti quali distanza, localizzazione, mondializzazione/globalizzazione, estensione…

La storia insegnata

Tenendo fermi i tre diversi elementi fatto storico, testo storico e conoscenza storica, provo a sintetizzare.

Il fatto storico è l’oggetto della ricostruzione e dell’analisi; il modello di fatto storico costituisce la matrice del processo di conoscenza che si concretizza attraverso la ricostruzione, la problematizzazione e la spiegazione.

Il testo storico è fondamentale per costruire la conoscenza del fatto storico, tematizzato e integrato; ogni blocco del testo prepara la comprensione dei blocchi successivi e può essere trasformato in una mappa delle conoscenze che può generare nuovi testi e, integrando altre mappe, costituisce la conoscenza storica che crea mentalità storica e identità culturale, personale e sociale. È necessario rendere evidenti i diversi processi, superando il mero racconto dei fatti, esplicitando che tra passato e conoscenza storiografica ci sono due mediazioni: l’attività di ricerca e la modalità di comunicazione scelta e praticata. Lo storico non riproduce i fatti ma produce informazioni sui fatti, raggruppati, rielaborati, organizzati attraverso operazioni cognitive e restituiti nella forma della comunicazione storica, dove gli elementi interpretativi sono supportati da appositi referenti, unendo efficacemente descrizione- narrazione-argomentazione. La forma della comunicazione non veicola solo nozioni e conoscenze, ma anche schemi e modelli conoscitivi.

La costruzione di ogni conoscenza storiografica potrebbe seguire alcune regole che possono poi costituire una matrice di trasversalità per tutte le discipline: a) assegnare significati alle informazioni fattuali; b) assegnare referenti ai significati, alle interpretazioni, alle generalizzazioni; d) eliminare valutazioni e giudizi che attengono al campo delle opinioni; e) contenere la tendenza a ripetere concetti e significazioni senza riferimenti fattuali.

Per concludere.

Ritengo che lo studio e la conoscenza storica possano contribuire alla formazione e alla costruzione di quelle abilità del cittadino, indispensabili per contribuire alla vita sociale consapevolmente, valutando e giudicando con spirito critico, partecipando e non parteggiando. Talmon, ne Le origini della democrazia, sostiene che “…gli atteggiamenti mentali di base, una volta cristallizzati, sono la reale sostanza della storia”.

Ecco allora l’importanza di parlare di democrazia, sia come governo del popolo sia come governo per il popolo, sottolineando che la definizione che ne davano gli Ateniesi è molto più chiara e diretta di quella che diamo noi; la chiarezza derivava dal numero di coloro che erano coinvolti nelle decisioni: I cittadini maggiorenni di sesso maschile, contrariamente a quanto avveniva nel governo di pochi (aristocrazia o oligarchia) o di uno solo (monarchia o tirannia). Per noi è tutto più complesso sia per i criteri di inclusione, sia per quelli di decisione. La distinzione attuale tra Stato e governo, che rappresentano due entità che incarnano la separazione tra la volontà sovrana e volontà di chi la esercita temporaneamente, pone il problema del come preservare le libertà fondamentali dell’individuo. Qui la distinzione tra democrazia totalitaria e democrazia liberale può aiutarci a comprendere. La storia ci può insegnare la differenza tra “libertà da” e “libertà di” o che libertà e eguaglianza non sono la stessa cosa.  Scriveva A. de Tocqueville “Io penso che i popoli democratici provino per la libertà un gusto naturale: abbandonati a sé stessi, la cercano, l’amano e se ne distaccano con dolore. Ma essi hanno per l’eguaglianza una passione ardente, insaziabile, eterna, invincibile: vogliono l’eguaglianza nella libertà e, se non possono ottenerla, la vogliono anche nella schiavitù”.  Possiamo riflettere con i ragazzi sulla differenza tra eguaglianza e omologazione? E fra omologazione e globalizzazione? Il presente deve essere reso conoscibile dalla scuola, attraverso strumenti culturali forti e la costruzione di un orizzonte di valutazione ampio e razionale.

Bibliografia

J.L.Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, p. 21, Il Mulino, Bologna,1967;

N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino,1984;

A. de Tocqueville, La democrazia in America. BUR Rizzoli, Milano 1999;

Alessandro Mulier, Democrazia totalitaria, Donzelli Editore, Roma 2019;

D.L.vo 17-10-2005, n.226.

Competenze chiave- Raccomandazioni UE 22.5.2018.

Maturità 2020

Maturità 2020

di Maurizio Tiriticco

Alla romana! Chepppalle co’ ‘sta maturità ballerina! Ariva ‘n’antro ministro e se cambia! Ma che ve cambiate! Ma lassate perde! Anche perché ‘st’esame de maturità nun c’è piùùù… e da ‘n sacco d’anni! Ma che ministri siete? Ma le leggete le leggi? Allora ve le ricordo io! Anche quella che tanti anni fa ha mannato a quel paese l’esame de maturità!!!

Allora, andiamo con ordine!

N 1) – La legge 5 aprile 1969 n.119 prevedeva che “l’esame di MATURITA’ ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato (art. 5)” e che “a conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione”.

N. 2) – La legge 10 dicembre 1997 n. 425, all’articolo 6, dal titolo “Certificazioni”, così recita: “Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell’esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni al fine di dare trasparenza alle COMPETENZE, CONOSCENZE e CAPACITA’ acquisite, secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea”.

In effetti, nel giro di una trentina di anni, si è passati dal concetto di MATURITA’ a quello di COMPETENZA. Una vera e propria rivoluzione! Almeno sulla carta e nelle intenzioni dei governanti! Si è trattato di un passaggio non privo di significati – e di conseguenze – profondamente innovativi! Comunque, non saprei fino a che punto abbiano inciso!

In altre parole, il discorso era – ed è tuttora – il seguente: A) – Secondo la “filosofia” del vecchio esame di maturità, un soggetto – nel nostro caso uno studente di 19 anni – può considerarsi “maturo”, anche se non possiede in modo compiuto conoscenze date. E questa era la “filosofia” del vecchio esame di maturità; B) Secondo la “filosofia” del nuovo esame conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, un soggetto – sempre il nostro diciannovenne – deve dimostrare di avere conseguito date CONOSCENZE, CAPACITA’/ABILITA’ e COMPETENZE. Le quali di fatto sono strumenti che, se concretamente posseduti, implicano la maturità di un soggetto. Nonché le sue attitudini ad operare date scelte.

Ed è forse opportuno ricordare che ormai, anche a livello sovranazionale, “si parla” di competenze, che sono soprattutto utili e necessarie per l’esercizio della cosiddetta cittadinanza attiva! Si tratta delle otto competenze necessarie per l’apprendimento permanente, adottate dal Consiglio dell’Unione Europea il 22 maggio 2018. Eccole: 1. competenza alfabetica funzionale; 2. competenza multilinguistica; 3. competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria;4. competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 5) competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 6. competenza in materia di cittadinanza;7. competenza imprenditoriale; 8. competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Se questo è il contesto/scenario in cui un giovane OGGI affronta l’ultimo esame della sua carriera scolastica, discutere di storia sì o storia no, di buste e/o… bustarelle, non solo è inutile, ozioso, e improduttivo, ma dimostra l’incapacità operativa della nostra amministrazione scolastica.

Il fatto è che un nostro concittadino qui ed oggi non può non possedere gli strumenti di base per orientarsi in un Paese e in mondo complessi! Anche perché si tratta di una complessitàche tende a crescere, anche per l’incremento di tecnologie sempre più avanzate e, per certi versi, anche meno fruibili e più pericolose! E ciò non riguarda solo il nostro Paese!

Pertanto occorre chiedersi: quali sono le conoscenze minime e fondanti – nonché le competenze – di cui oggi un qualsiasi cittadino – e non solo italiano – deve disporre? A mio giudizio, essenzialmente tre: la padronanza linguistica, quella matematica e l’orientamento spazio/temporale. Ma, che cosa significa sapersi orientare nello SPAZIO e nel TEMPO, ovvero QUI ed ORA? Significa che è assolutamente doveroso conoscere e comprendere che cosa accade “qui ed ora” – eforse anche “un po’ prima” – nel nostro Paese, nella nostra Europa, nel nostro mondo, in questo faticoso e difficile inizio del Terzo Millennio. Anche e soprattutto per comprendere che cosa potrebbe succedere DOPO! Pertanto, è su questi terreni che la scuola oggi deve insistere e misurarsi. E sui quali i nostri diciannovenni devono essere “esaminati”!

Insisto e concludo: sapere LEGGERE e SCRIVERE in modo corretto, compiuto e finalizzato, sapere DOVE e ORA si vive e si opera non sono soltanto i contenuti di QUATTRO MATERIE di studio – quindi di qualsiasi esame finale – ma le quattro conoscenze/abilità/competenze indispensabili per poterci misurare oggi in un mondo difficile che tutti dobbiamo cambiare! In meglio!

Il colloquio d’esame finale del I ciclo e rubrica di valutazione

Il colloquio d’esame finale del I ciclo e rubrica di valutazione

di Anna Braghini *

In materia di esame di Stato del I ciclo, le innovazioni, introdotte con il D.Lgs 62/2017, nelle intenzioni del legislatore, sono un richiamo a dare più valore al percorso di studi e di conseguenza a ripensare, a ritroso, la modalità di progettazione curricolare e la didattica e ad abbandonare modelli tradizionali di tipo prevalentemente trasmissivo[1]. L’obiettivo è riuscire ad aprire prospettive di integrazione tra le discipline, a svolgere un’azione didattica per competenze sviluppata nell’ambito di ciascuna disciplina. La pratica della discussione, della contestualizzazione dei saperi nella realtà, del lavoro di gruppo, del lavoro cooperativo, della solidarietà, dell’assunzione di responsabilità individuale, sono tra i presupposti alla formazione delle competenze per la vita. L’educazione all’argomentazione riferita ad ogni campo del vivere e del sapere è strumento efficace di contrasto al proliferare di informazioni fittizie e approssimative, la messa in atto di abitudini e comportamenti improntati al senso civico e allo sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni fanno parte della didattica e del curriculum implicito da valorizzarsi in sede di colloquio d’esame.

Anche se la normativa di riferimento è corposa e talora non sempre sinottica[2], l’esame dovrà essere un’esperienza focalizzata e positiva, perché dovrà contribuire allo slancio necessario per iniziare l’avventura della secondaria di II grado; agli insegnanti il compito, la consapevolezza e la responsabilità di rappresentare un modello di adulto preparato e affidabile. La valutazione comprende anche una funzione formativa, orientativa e di stimolo al miglioramento continuo ed è su questa base che il consiglio di classe dovrà esplicitare modalità, contenuti e criteri di valutazione del colloquio. In fase di preparazione il consiglio di classe deve coordinarsi per far emergere le esperienze o le narrazioni che sono i contenuti da valutare.

La redazione di una rubrica di valutazione nella quale comprendere le capacità, oggetto della valutazione, oltre a facilitare il compito, potrebbe servire da guida ai docenti in sede di progettazione didattica. Una buona rubrica è composta da pochi elementi, quelli essenziali, imprescindibili, da declinarsi con gradualità. Per gli insegnanti sarà la guida che dovrà essere adattata a ciascun alunno.

Nella classe ciascun componente è portatore di un prevalente stile cognitivo, visivo-verbale, visivo-non verbale, uditivo, cinestesico e la commissione, anche nel corso del colloquio, non potrà non tenerne conto. Il colloquio deve consentire al candidato/a, a partire dalla presentazione del proprio artefatto/elaborato/ prodotto (cartaceo, digitale, materico, strumentale, artistico …) di:

  • mostrare non solo ciò che sa ma anche ciò che sa fare;
  • comunicare le motivazioni e le valutazioni che hanno sostenuto le sue scelte;
  • esprimere la capacità di risolvere problemi;
  • spiegare come ha affrontato gli imprevisti;
  • rilevare la sua capacità di collaborare e di lavorare in gruppo;
  • mostrare la capacità di riprogettare in riferimento a quanto appreso e realizzato.

Il candidato/a durante il colloquio presenta il proprio artefatto elaborato/prodotto (cartaceo, digitale, materico, strumentale, artistico …). La commissione, con opportune domande, fa emergere le esperienze o le narrazioni[3] che sono i contenuti da valutare.

Nella rubrica proposta, le capacità da valutare sono esposte in ordine sequenziale anche se la commissione le potrà rielaborare attraverso una progressione fluida di domande coerenti.

Presentazione rubrica di valutazione:

  1. Capacità di argomentazione – Argomenta la costruzione dell’ipotesi di partenza. (Possibile domanda d’avvio del colloquio su questa prima capacità: «Durante questi tre anni la scuola ti ha fatto apprezzare esperienze, anche extrascolastiche, che ritieni significative e vuoi raccontare?») .
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione. Ha utilizzato un linguaggio specifico, chiaro ed esauriente. 10
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione in modo pertinente, efficace e personale. 9
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione in modo efficace e pertinente. 8
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione in modo autonomo con un registro adeguato alla situazione. 7
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio. E’ intervenuto solo se guidato/a dal docente attraverso domande stimolo cercando di adeguare la comunicazione alla situazione. 6
è intervenuto/a sporadicamente nella comunicazione con la commissione, nonostante le domande stimolo del docente. 5
interviene in modo non coerente e con linguaggio scorretto nonostante le domande stimolo del docente. 4
  • Risoluzione dei problemi – Evidenzia le tappe di realizzazione e le eventuali difficoltà incontrate esplicitando le risorse utilizzate per il loro superamento. (Possibile domanda: «Riesci a ripercorrere e a spiegare le tappe che ti hanno condotto alla realizzazione del prodotto? Hai incontrato qualche momento di difficoltà? Come l’hai superato?»)
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti problematici emergenti e ha elaborato, autonomamente e col gruppo, con creatività, strategie risolutive pianificando risorse, contenuti e metodi delle diverse discipline. 10
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti problematici emergenti e ha elaborato autonomamente e col gruppo strategie risolutive attingendo anche ai saperi disciplinari. 9
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti  problematici emergenti e ha elaborato, autonomamente e col gruppo, adeguate strategie risolutive. 8
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti  problematici emergenti, in modo autonomo e col gruppo e ha elaborato semplici strategie risolutive. 7
Con l’aiuto del docente ha riconosciuto / individuato possibili soluzioni agli aspetti  problematici emergenti. 6
Anche con l’aiuto del docente non riesce ad individuare i dati necessari alla soluzione degli aspetti problematici 5
  • Pensiero critico e riflessivo – Individua le fonti, valuta attendibilità e utilità, distingue fatti e opinioni, acquisisce e interpreta criticamente le informazioni e propone la soluzione utilizzando contenuti e metodi delle diverse discipline. (La complessità di questa competenza richiede di operare una selezione tra i vari item, di conseguenza è importante formulare la domanda in relazione al profilo del candidato/a. Ad es: «Per realizzare il tuo prodotto, dove hai trovato le indicazioni di partenza? Sono state tutte utili o ne hai trovate di irrilevanti o false? Quale argomento, tra quelli studiati, ti ha confermato il valore dei dati raccolti?»)
Ha acquisito e interpretato criticamente informazioni ed esperienze, ne ha valutato l’attendibilità e l’utilità distinguendo fatti e opinioni. Si è espresso/a correttamente attraverso giudizi personali motivati. 10
Ha acquisito e interpretato criticamente informazioni ed esperienze, ne ha valutato l’attendibilità e l’utilità che ha saputo esprimere con argomentazioni adeguate. 9
Ha acquisito e interpretato informazioni ed esperienze che ha saputo esprimere con argomentazioni appropriate. 8
Ha formulato giudizi personali in relazione a informazioni ed esperienze che ha saputo esprimere con semplici argomentazioni, interagendo con la commissione. 7
E’ stato/a in grado di esprimere alcuni semplici pensieri critici e riflessivi, in relazione a informazioni ed esperienze, con la guida del docente. 6
Ha individuato in modo approssimato i contenuti e le relazioni del tema scelto, ha espresso giudizi personali in modo difficoltoso, anche con l’aiuto del docente. 5
Ha individuato in modo non coerente i possibili collegamenti a partire dal tema scelto. Fatica ad esprimere pensieri critici o riflessivi anche con l’aiuto del docente. 4
  • Collegamento organico e significativo tra le varie discipline di studio – Collega e individua relazioni coerenti tra fenomeni, eventi e concetti diversi. (Per le risposte valutate 10 – 9 – 8 – 7 si tratta di fare sintesi e valorizzare i collegamenti già stabiliti. Per le valutazioni successive il/la commissario/a rimanda a un contenuto specifico ad una o più discipline che va esplicitato, ad es.: «Mi sembra che il tuo elaborato…». E’ doveroso che il docente prosegua proponendo collegamenti con altre discipline in sequenza, «mi sembra che il tuo prodotto/elaborato…». La sollecitazione da parte del docente ad individuare connessioni interdisciplinari, costituirà una possibilità nel caso si evidenzi un colloquio privo di interazioni tra le discipline.
Ha collegato autonomamente le informazioni a partire dal compito svolto/testo proposto facendo un confronto con quelle già acquisite anche provenienti da contesti e discipline diverse, riconoscendo con sicurezza somiglianze e differenze. 10
Ha collegato autonomamente le informazioni a partire dal compito svolto/testo proposto facendo un confronto con quelle già acquisite anche provenienti da contesti e discipline  diverse. Ha espresso giudizi personali e motivati con argomentazioni adeguate. 9
A partire dal compito svolto/testo proposto ha collegato in modo autonomo le informazioni nuove a quelle già possedute. Ha espresso semplici giudizi personali. 8
A partire dal compito svolto/testo proposto ha collegato più discipline usando strategie di autocorrezione, guidato/a dal docente. 7
A partire dal compito svolto/testo proposto in modo semplice, guidato dal docente, ha stabilito collegamenti tra le varie discipline di studio. 6
Anche con l’aiuto del docente ha individuato in modo non corretto i possibili collegamenti disciplinari. 5
Anche con l’aiuto del docente non esprime la capacità di collegare le discipline di studio. 4
  • Competenze nelle lingue straniere – Riferisce esperienze personali, eventi, argomenti di studio in modo autonomo e partecipa a scambi comunicativi con la commissione utilizzando un linguaggio specifico, chiaro ed esauriente. (Possibile domanda formulata nella lingua da valutare relativa a un contenuto già emerso nella presentazione in italiano del prodotto/elaborato).

Nella seconda lingua comunitaria

ha riferito esperienze personali, eventi, argomenti di studio in modo autonomo e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione utilizzando un linguaggio specifico, chiaro ed esauriente. 10
ha riferito esperienze personali, eventi, argomenti di studio e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione utilizzando un linguaggio specifico chiaro e esauriente. 9
ha riferito esperienze personali/argomenti di studio e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione in modo pertinente. 8
ha riferito esperienze personali/argomenti di studio e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione con l’aiuto del docente. 7
ha riferito alla commissione esperienze personali/argomenti di studio, guidato/a dal docente attraverso domande stimolo. 6
nonostante la guida del docente, attraverso domande stimolo su argomenti di studio è intervenuto sporadicamente nella conversazione con la commissione. 5
nonostante la guida del docente, attraverso domande stimolo, è intervenuto in modo non coerente e con poca padronanza delle lingue. 4
  • Per le scuole ad indirizzo musicale: Esegueun brano musicale complesso in modo espressivo, dando prova delle abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico – sociale in cui è stato composto, sapendo fare opportuni collegamenti pluridisciplinari. (Si consiglia di prestare attenzione durante l’esecuzione musicale e di restituire le capacità manifestate per chiedere un collegamento storico-sociale e/o la motivazione della scelta del brano eseguito).
Ha eseguito un brano musicale complesso in modo espressivo, dando prova delle ottime abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico-sociale in cui è stato composto, sapendo fare opportuni collegamenti pluridisciplinari. 10
Ha eseguito un brano musicale complesso dando prova delle abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico-sociale in cui è stato composto, sapendo fare opportuni collegamenti pluridisciplinari. 9
Ha eseguito un brano musicale dando prova delle abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico in cui è stato composto, sapendo fare collegamenti pluridisciplinari. 8
Ha eseguito un brano musicale dando prova delle abilità esecutive raggiunte, sapendo fare alcuni collegamenti pluridisciplinari. 7
Ha eseguito in modo abbastanza  corretto un semplice brano musicale dando prova delle abilità esecutive raggiunte. 6
Ha eseguito con qualche difficoltà un semplice brano musicale  5
Ha eseguito con difficoltà un semplice brano musicale 4

A conclusione di queste considerazioni sulla progettualità dell’esame vi propongo solo un accenno sulla cura degli spazi e dei tempi. La cura dell’ambiente intesa come predisposizione di un luogo accogliente e coinvolgente per tutti e dei tempi come armonizzazione del calendario per il colloquio e degli orari di convocazione per i quali, al centro è bene porre il benessere dei ragazzi.

* referente per la formazione docenti USR Lombardia Ambito Territoriale di Brescia


[1] Cfr. Indicazioni Nazionali e nuovi scenari cap. 7: La progettazione didattica e l’ambiente di apprendimento. «L’integrazione delle discipline per spiegare la complessità della realtà, la costruzione di conoscenze e abilità attraverso l’analisi di problemi e la gestione di situazioni complesse, la cooperazione e l’apprendimento sociale, la sperimentazione, l’indagine, la contestualizzazione nell’esperienza, la laboratorialità, sono tutti fattori imprescindibili per sviluppare competenze, apprendimenti stabili e significativi, dotati di significato e di valore per la cittadinanza.

Tutto ciò richiede l’adozione di un curricolo di istituto verticale che assuma la responsabilità dell’educazione delle persone da 3 a 14 anni in modo unitario e organico, organizzato per competenze chiave, articolate in abilità e conoscenze e riferito ai Traguardi delle Indicazioni.

Le proposte didattiche e le modalità di verifica e valutazione dovrebbero essere coerenti con la progettazione curricolare, evitando di frammentare la proposta didattica in miriadi di “progetti” talvolta estemporanei e non collegati tra di loro e con il curricolo.

I percorsi didattici messi a punto dovrebbero essere formalizzati in modelli che li documentino, consentano la verifica e la valutazione e la trasferibilità ad altre classi […]. Le caratteristiche dell’ambiente di apprendimento funzionale allo sviluppo delle competenze sono ben descritte nelle Indicazioni 2012, proprio nella parte ad esso dedicata, nel capitolo: La scuola del primo ciclo».

[2] Vedi anche l’art. 10 c. 3 del D.M. 741/2017 «Il colloquio tiene conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse all’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione».  Probabilmente si tratta di un refuso di redazione, è infatti evidente che si tratti del «livello di padronanza delle competenze di cittadinanza» così come all’art. 8 c. 5 del D.Lgs 62.

Cfr. l’art. 8, c. 5, del D.Lgs 62/2017, mentre il D.M. 741/2017, art. 10, c. 2 aggiunge anche la «capacità di collegamento organico e significativo tra le varie discipline di studio».

[3] Si tratta dell’esplicitazione del pensiero logico e critico o computazionale, che la L. 107/15 e il D.Lgs 62/17 intendono promuovere, quale processo mentale che con intenzionalità o meno viene messo in atto nella vita per affrontare e risolvere problemi di varia natura, seguendo metodi e strumenti specifici e pianificando la soluzione più idonea. E’ l’educazione ad agire consapevolmente accompagnata dall’analisi, riflessione e verifica unite alla capacità di comunicare per farsi capire.

Sessione Straordinaria Esami di Stato

Il Decreto Ministeriale 17 luglio 2019, AOOUFGAB 670 stabilisce il seguente calendario per la sessione straordinaria degli Esami di Stato:

16 settembreInsediamento delle commissioni, nella stessa composizione in cui hanno operato nella sessione ordinaria
18 settembre– Prima Prova Scritta
– Colloquio per i candidati che non devono sostenere alcuna prova scritta
20 settembre– Seconda Prova Scritta
24 settembre– Terza Prova Scritta
Dopo la correzione delle prove scritte– Colloquio

Il nuovo esame di stato: il dirigente scolastico e il cambiamento possibile

Il nuovo esame di stato: il dirigente scolastico e il cambiamento possibile

di Maria Grazia Carnazzola

La Scuola Secondaria di 2^ grado nel corso dell’appena concluso anno scolastico, ha sperimentato il “Nuovo Esame di Stato”. Molti sono stati i commenti, le prese di posizione pro e contro, i pareri espressi da chi dentro la scuola ci lavora, ma anche da chi il mondo della formazione lo conosce solamente per averlo frequentato tempo addietro. A breve, credo, il Ministero renderà noti alcuni elementi che sono stati oggetto della relazione dei Presidenti di Commissione, così come gli esiti complessivi, passaggio ineludibile per poter ragionare con cognizione di causa, partendo dai dati.  Nel frattempo provo a guardare questa “novità” dal punto di osservazione del dirigente, responsabile dei risultati dell’Istituzione scolastica, garante dei processi formativi, dotato di poteri di direzione, di coordinamento e di controllo, strumenti e condizioni della coerenza e della congruenza della progettazione complessiva dell’Istituzione.

La visione, la condivisione, l’azione.

Oggi si chiede alla scuola di essere ancorata al contesto, di produrre saperi e competenze spendibili nella realtà. Il nuovo Esame di Stato percorre questa strada, indicando quali oggetti di valutazione le competenze, cioè i saperi spendibili, contestualizzati e utilizzabili in situazioni e per scopi di realtà. Gli studenti in uscita dai percorsi di scuola secondaria di secondo grado, Istituti Professionali e Tecnici o Licei, riordinati dai Decreti 87,88,89/2010, rispondono a profili culturali elevati: pensiero critico per affrontare la complessità, capacità di individuare e risolvere problemi, strumenti per cercare e trovare autonomamente nuovi saperi, competenze di cittadinanza attiva e responsabile nei confronti dei propri simili, della sicurezza,  dell’ambiente fisico e culturale… è una formazione alta che si scontra con decenni di obiettivi minimi scambiati per strumento di democrazia e di motivazione allo studio. Gli insoddisfacenti risultati formativi, per usare un eufemismo, testimoniati dalle indagini nazionali e internazionali, impongono un’inversione di tendenza, un’azione che dia a tutti, ma a ciascuno il suo. Questa è personalizzazione. E in questa direzione va il nuovo Esame di Stato che, così come è stato delineato dal D.L.vo 62/2017 e dall’O.M. 205/2019, può essere un ottimo strumento di valutazione complessiva delle competenze sviluppate da ciascuno studente e dell’azione formativa della singola istituzione scolastica.

La struttura e l’organizzazione dell’esame produrranno retroattivamente delle variazioni sulle pratiche didattiche, valutative e di progettazione/programmazione delle singole scuole, magari riportando all’attenzione la necessità di esercitare quella flessibilità funzionale e organizzativa che un’autonomia mai pienamente esercitata avrebbe richiesto. Una autonomia debole sia per le tentazioni centralistiche e le visioni partitiche, e non politiche, dei ministri che si succedono, ma anche per la cultura dell’adempimento che continua a caratterizzare le istituzioni scolastiche che non sempre riescono a condividere le responsabilità culturali e professionali in un progetto mediato e unitario. E dovrà riportare all’attenzione anche il tema del rapporto programmazione/valutazione e dei modelli di intervento che possono veramente incidere strutturalmente sui processi di formazione. Non è, infatti, solamente dilatando i tempi dell’offerta scolastica e del servizio che si incide sulla qualità degli esiti della formazione.

Il ruolo e la funzione del dirigente scolastico, responsabile dei risultati dell’istituzione, con poteri di direzione e di coordinamento, garante dei processi di formazione, si evidenziano in tutte le dimensioni: culturale, organizzativa, di indirizzo, di gestione e di controllo delle azioni finalizzate al cambiamento necessario per una vera formazione strategica per tutti i ragazzi e per il personale della scuola. Tocca al dirigente rendere esplicito il modello di scuola che meglio risponde alle esigenze di quel territorio, coniugando quanto richiesto dalla norma con l’angolo visuale particolare di quel Collegio dei docenti, restituendo e significando gli esiti dei percorsi posti in essere, sapendo bene che un conto è la visione, un altro è la condivisione, altro ancora l’attivazione dei processi da tradurre in azioni per il raggiungimento degli obiettivi.

La scuola e la centralità della formazione.

La concezione della formazione cambia col tempo e si adegua alle esigenze sociali. Ma l’obiettivo primario della scuola pubblica resta lo stesso: la formazione degli studenti; la produttività di una scuola la si misura sugli esiti formativi, ancora prima che sulla qualità del servizio. Le azioni organizzative, l’utilizzo delle risorse, ogni innovazione hanno senso se costruiscono buone pratiche che, coniugando efficienza ed efficacia, offrano uno specifico contributo al risultato formativo. La complessità delle richieste sociali, l’eterogeneità dell’utenza e dei professionisti che vi operano, nonché la molteplicità delle risposte possibili, portano in primo piano la necessità di chiari indirizzi culturali e pedagogici per interpretare i processi di cambiamento in atto che, nella loro realizzazione, hanno bisogno di sistemi di valori, di conoscenze e di significati condivisi. Questo, nel caso della valutazione, richiede alle scuole pensiero forte e pratiche ispirate a valori condivisi, per passare dai dati della misurazione ai giudizi della valutazione, giudizi che assumono valore in relazione a quei processi e a quei valori, rispondendo a principi di coerenza, di trasparenza e di attendibilità, richiesti dall’etica professionale e personale prima ancora che dalla responsabilità sociale e dalla norma. Non sono considerazioni da poco se si pensa ad alcune evidenze. Il mondo del lavoro, le imprese, lamentano una divaricazione tra le certificazioni in uscita dai percorsi di istruzione/formazione e le effettive competenze degli studenti; le indagini internazionali segnalano vistose debolezze negli esiti formativi della scuola italiana; il Mezzogiorno presenta i risultati più bassi nelle prove Invalsi, ma voti più alti all’Esame di Stato; gli studenti, e le loro famiglie, pretendono valutazioni positive confondendole con il diritto allo studio. La Scuola, scuola di massa, travolta dalla discontinuità delle norme e dalla continua richiesta di nuovi adempimenti si focalizza sugli adempimenti trascurando le domande sostanziali, affidando alla valutazione positiva, della quasi totalità degli studenti, una presunta inclusione sociale.

Misurazione, valutazione, certificazione…

L’Esame di Stato ha definito, in parte modificandoli, gli oggetti e gli strumenti dell’accertamento e i criteri di riferimento per la valutazione degli esiti in uscita dalla secondaria di secondo grado. In questo senso il RAV, il PDM e il rapporto di Rendicontazione sociale potranno essere strumenti funzionali, per il dirigente, utili per coinvolgere il Collegio dei docenti e indicare la via per il miglioramento continuo.

Se la valutazione è un momento strutturale della programmazione, la via può essere quella della condivisione delle trasversalità, come la comprensione del testo, l’uso del lessico specifico, l’argomentare, il riassumere perché l’uso cognitivo della lingua è responsabilità di tutti, come indicato nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e nelle Linee Guida per gli Istituti Professionali e Tecnici. Le abilità di studio e lo sviluppo dei processi cognitivi ad esse sottesi, vanno consapevolmente e intenzionalmente promosse da tutti gli insegnamenti disciplinari e da tutti valutati. L’attribuzione delle valutazioni per le competenze disciplinari, espresse in voti dai singoli docenti, si devono conciliare con le valutazioni espresse in livelli dal Consiglio di classe sugli “assi” che fondano le competenze di cittadinanza. È un discorso, questo, che deve essere affrontato con urgenza ed è compito del Dirigente Scolastico porre il problema al Collegio dei docenti.

A livello di disciplina si accertano le abilità e le conoscenze specifiche e il loro utilizzo; a livello di asse si accerta la capacità di integrare le competenze disciplinari nell’affrontare compiti o casi complessi. Uno studente potrebbe ottenere buoni risultati nelle prove di disciplina ma incontrare difficoltà nell’integrare i diversi saperi in un quadro di conoscenza personale, come si è visto anche durante i colloqui dell’Esame di Stato e dalle discrepanze tra la valutazione di ammissione all’esame e gli esiti in uscita.

Restituire con chiarezza agli studenti gli esiti delle prestazioni, mettendo in evidenza i punti di forza e i punti di criticità, indicando i possibili itinerari di rafforzamento, fa della valutazione un momento chiave per l’auto-orientamento e l’autovalutazione, formativo in ogni circostanza ed elemento di contrasto alla dispersione e alle conseguenti disuguaglianze sociali.

Il prossimo settembre …

Il prossimo settembre i Dirigenti dovranno certamente proporre ai Collegi l’analisi dell’andamento dell’Esame di Stato, della convergenza degli esiti con le valutazioni espresse nello scrutinio per l’ammissione e con gli esiti delle prove Invalsi. Sarà l’occasione per riflettere con onestà su ciò che funziona e su cosa non ha funzionato e che deve essere oggetto di riflessione, senza la tentazione delle scusanti riferite alla Commissione troppo severa o alle casualità, lavorando sui dati e non sulle opinioni. In fondo le prove scritte sono state correte anche dai Commissari interni e la valutazione dei colloqui era espressione dell’intera Commissione, all’unanimità o a maggioranza. Sarà l’occasione per prendere atto che la dispersione, in un sistema scolastico dove non è fondata la cultura della verifica misurabile del raggiungimento dei risultati attesi, è un fatto fisiologico e non patologico e che, senza una visione sistemica della valutazione culturale e organizzativa, rimane la certificazione legata più alla progressione scolastica che al bagaglio culturale.

Il dirigente, come è sua responsabilità, dovrà richiamare e indirizzare l’Istituzione che dirige a una attenta riflessione sulle pratiche valutative, promuovendo la condivisione e la standardizzazione degli oggetti, delle procedure e degli strumenti, nonché la codificazione dei tempi, delle forme, delle funzioni e dei criteri.  Sarà suo il delicato e importante compito, attraverso una ben costruita e consapevole autovalutazione, di portare a una riflessione condivisa che la qualità dei risultati degli studenti è strettamente collegata alla qualità dell’azione formativa dei docenti. C. Pontecorvo, ormai parecchi anni fa, scriveva che quando si parla di apprendimento si ritiene necessario associarvi sempre il termine complementare insegnamento: si tratta infatti di un processo di insegnamento-apprendimento (o di istruzione) che è unico… non esprime una contrapposizione ma una necessaria complementarietà che ha fra l’altro delle conseguenze dirette sul piano della valutazione (il suo oggetto non è mai solo l’allievo, ma anche l’insieme del processo di insegnamento.

La necessità di pratiche condivise.

 L’urgenza e la quantità dei cambiamenti, presentati o percepiti come “adempimenti”, e l’impossibilità di tempi di riflessione e di lavoro adeguati, porta i Collegi ad affidare l’elaborazione dei documenti relativi alla valutazione e alla progettazione a ristretti gruppi di lavoro. E’ una pratica necessaria e funzionale, a patto che tali documenti forniscano indirizzi, strumenti e vincoli a tutti i docenti, attraverso significazioni e condivisioni collegiali. In caso contrario diventa evidente lo scollamento tra dichiarato e agito, tra gli atti della progettualità e le pratiche reali.

Lo si vede negli Esami di Stato, ad esempio, confrontando il PTOF, i Documenti del 15 maggio dei Consigli di classe, con l’andamento e le evidenze delle prove scritte e dei colloqui.  Può succedere. E succede in Organizzazioni a legami deboli come sono le Istituzioni scolastiche, dove le parti, e le attività svolte da ciascuna di esse, hanno margini rilevanti di indipendenza. Ma “legame debole o lasco” non significa necessariamente fragile o instabile. Il ruolo del dirigente è anche quello di tenere insieme le varie parti dell’organizzazione, lasciando a ciascuna spazi di autonomia in modo che interagiscano le une con le altre, mantenendo la propria identità e separatezza, sia essa riferita al settore didattico o amministrativo o ai dipartimenti disciplinari o, ancora, ai docenti di disciplina all’interno dei Consigli di classe. Tocca al dirigente scolastico fare in modo che il sistema si adatti ai mutamenti ambientali, restando il più flessibile possibile, conservando, come dice G.Bonazzi le innovazioni annidate nelle sue varie parti ed evitando che un cedimento si espanda alle altre regioni del sistema, evitando l’agire unicamente secondo il criterio concreto di sufficienza piuttosto che secondo il criterio astratto della massima efficienza.

Tocca al dirigente, nell’itinerario di cambiamento, indicare una visione realistica, senza cedere alla tentazione di obiettivi irraggiungibili in quel preciso momento in quella particolare scuola, sollecitando cambiamenti organizzativi e didattici sulla base delle potenzialità presenti e delle condizioni realizzabili.

 Per “…scelte giuste e ben fatte”.

Quali possono essere i valori e le prospettive che orientano le scelte del dirigente scolastico nel disegnare e guidare il cambiamento necessario e nel disegnare i compiti specifici della scuola, nel “guidare un’impresa umana” come la definiva Cesare Scurati, nell’incertezza e nelle complessità del presente e ancora di più del futuro?

Un notevole contributo alla riflessione lo si può trovare nel testo di Howard Gardner “Cinque chiavi per il futuro”. Accanto alle sottolineature che Gardner fa in tutte le sue opere sulla necessità che  la finalità della scuola si inscriva nell’ambito dello sviluppo delle intelligenze multiple, e quindi dei differenti profili personali di intelligenza da valorizzare attraverso percorsi di personalizzazione di insegnamento e di valutazione, lo studioso esprime la sua convinzione che i processi di formazione e di alfabetizzazione culturale, cioè il sapere e il comprendere, debbano poggiare sulla essenzializzazione dei contenuti di istruzione.  Ciò a vantaggio di curricoli che promuovano la conoscenza dei modi di pensare delle principali discipline e, per tale via, di giungere alla comprensione del proprio mondo: “promuovere nuovi modi di pensare per rispondere, agendo con rigore e con creatività alle richieste della società contemporanea”. La sfida è quella di “costruire” menti sintetiche, disciplinate, creative, etiche. Cinque sono, infatti, le chiavi che permetteranno ai giovani di rivolgersi con tranquillità al futuro: l’intelligenza disciplinare (padronanza delle teorie e interpretazioni del mondo); l’intelligenza sintetica (per integrare idee e conoscenze di diverse aree); l’intelligenza creativa(  per affrontare e risolvere problemi nuovi); l’intelligenza rispettosa (per essere consapevoli delle differenze tra uomini e culture diverse); l’intelligenza etica (per accettare e gestire consapevolmente le proprie responsabilità personali e professionali). Modi di pensare, chiavi di lettura che possono guidare anche l’azione del dirigente nella sua duplice veste di manager e di leader. Il lavoro del dirigente scolastico, ispirato a criteri di efficienza e di efficacia, non può prescindere da modi di pensare e di essere che gli permettano di accogliere e di raccogliere i continui flussi di informazione per raccordarli e restituirli in forma di decisioni, di indirizzi, di controllo e di gestione perché la scuola sia veramente un luogo di “adeguatezza funzionale” e di eccellenza formativa. Una leadership che dia concretezza ai cambiamenti necessari dei comportamenti di tutti i componenti dell’Istituzione scolastica. Comportamenti che rimandano a una leadership di tipo trasformazionale, nell’impegno sul versante della sperimentazione e della ricerca, per dare concretezza ai cambiamenti e alle pratiche, ancorchè inusuali, ma produttivi di risultati apprezzabili.  Questo richiede approcci mentali rispettosi, con una forte connotazione etica, continua Gardner, di tutte le richieste di accoglienza e di valorizzazione delle domande che giungono da dentro e da fuori la scuola, per esprimersi in una interazione veramente produttiva.

La professione di dirigente scolastico richiede solide e dinamiche conoscenze giuridiche e regolamentari, amministrative, sociologiche e psicopedagogiche, ma deve anche poggiare su una personale idea di scuola e di percorsi professionali, da rivisitare criticamente attraverso confronti aperti con la complessità e la specificità delle situazioni come ad esempio quella del nuovo Esame di Stato. La progettualità dell’Istituzione scolastica si interseca con i temi della leadership dirigenziale, con i tempi e con i modi con cui si esercitano le responsabilità di indirizzo, di monitoraggio, di valutazione e di implementazione dei processi, supportate da forti competenze tecniche, sociologicamente e pedagogicamente orientate da una gestione etica degli spazi di autonomia. E da quell’autorevolezza che può derivare solo da solidi principi e da gerarchie di valori che sostanzino i criteri di scelta e le direttive per quell’etica professionale che Gardner ritiene irrinunciabile.

BIBLIOGRAFIA

C.Pontecorvo, Psicologia dell’educazione- Conoscere a scuola, Il Mulino, Bologna 1986;

L. Fischer, Sociologia della scuola, Il Mulino, Bologna 2003;

G. Bonazzi, Dire, fare, pensare. Decisioni e creazione di senso nelle organizzazioni, FrancoAngeli, Milano 1999;

H. Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007;

H. Gardner, Sapere e comprendere-Discipline di studio e discipline della mente, Feltrinelli, Milano 1999;

H. Gardner, Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento, Erickson, Trento 2005;

D.P.R. 87/88/89/2010;

D. L. vo 62/2017;

O.M. 205/2019;

D.M. 37/2019.

Scrutini finali a.s. 2018/2019


Scuola, i dati degli scrutini: alla Secondaria di II grado il 21% degli studenti deve recuperare almeno un’insufficienza, ma diminuiscono le bocciature. Stabili le promozioni nel I grado

Diminuiscono gli studenti non ammessi all’anno successivo nella Scuola secondaria di II grado, come anche gli alunni che devono recuperare almeno un’insufficienza. I promossi crescono dell’1,1%, mentre nella Secondaria di I grado restano sostanzialmente stabili. Questo il quadro che emerge dalle rilevazioni sugli esiti degli scrutini finali della Secondaria di I e II grado e degli Esami conclusivi del I ciclo d’istruzione per l’anno scolastico 2018/2019.

La Secondaria di I grado
Gli ammessi alla classe successiva nella Secondaria di I grado sono il 98% degli scrutinati, rispetto al 98,1% dell’anno scorso. La Regione con la più alta percentuale di ammessi è la Basilicata (99,3%), seguita da Puglia (98,7%) e Calabria (98,6%). Gli ammessi all’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo sono stati il 98,4%, rispetto al 98% del 2017/2018. L’Esame è stato poi superato dal 99,5% degli esaminati, l’anno scorso i licenziati erano stati il 99,8%.

La Secondaria di II grado
Gli studenti promossi salgono al 72,2% rispetto al 71,1% dell’anno scorso. Quelli che dovranno ripetere l’anno scolastico nella Secondaria di II grado sono il 6,8%, in calo rispetto al 7,4% del 2017/2018. La maggiore percentuale di non ammessi alla classe successiva si registra negli Istituti professionali (10,4%), comunque in calo rispetto al 12,1% dello scorso anno. Scendono le non ammissioni anche nei Licei (dal 4,2% al 4%) e negli Istituti tecnici (dal 9,8% al 9,5%). Lo scoglio principale nella Secondaria di II grado si conferma il primo anno di corso, con il 10,3% di non ammessi all’anno successivo.

Le sospensioni del giudizio scendono dal 21,5% del 2017/2018 al 21%. Sardegna (26,7%) e Lombardia (25%) sono le Regioni con le percentuali più alte. Quelle con il numero minore di studenti con sospensione del giudizio sono Puglia (14,4%) e Calabria (15,4%). Rispetto alla tipologia di percorso di studio, la quota maggiore di studenti con insufficienze da recuperare si trova negli Istituti Tecnici (26,4%), seguiti dai Licei (19,2%) e dagli Istituti Professionali (16,8%).

In attesa delle verifiche sui giudizi sospesi, la percentuale dei ragazzi promossi nella Secondaria di II grado è pari al 72,2%. Il picco delle promozioni si conferma nei Licei (76,8%) mentre nei Professionali la percentuale è pari a 72,8% e nei Tecnici è del 64,1%.

Le Regioni dove si registra la percentuale più alta di ragazzi che hanno superato l’anno scolastico nello scrutinio di giugno sono Puglia (79,3%), Calabria (79%) e Umbria (78,7%). Quelle con meno promossi risultano Sardegna (63,3%) e Lombardia (67,8%).

I risultati dell’Esame di Stato


Il 61,7% dei candidati prende un voto superiore a 70/100, erano il 64,5% nel 2018. Giù i 60, in aumento le lodi (ma non i 100 ‘puri’) e i voti nella fascia 61-70

Sono disponibili dal 22 luglio i primi risultati relativi agli Esami di Stato della Scuola secondaria di II grado. In base alle rilevazioni effettuate dal MIUR, si registra un aumento dei diplomati con 100 e lode: sono l’1,6%, l’anno scorso erano l’1,3%. Diminuiscono complessivamente gli studenti che hanno conseguito un voto superiore a 70/100: sono il 61,7%, rispetto al 64,5% di un anno fa.

Quest’anno, è stato ammesso all’Esame il 96,1% dei candidati scrutinati (nel 2018 era stato il 96%). I diplomati finali risultano essere il 99,7%, erano il 99,6% nel 2018.

Se le lodi aumentano, i diplomati con il 100 ‘secco’ sono in leggero calo: sono il 5,6%, nel 2018 erano il 5,7%. Cresce la percentuale dei ragazzi con voto compreso tra 91 e 99, dal 9% al 9,8%. Diminuiscono sensibilmente i voti nella fascia 81-90, dal 19,6% al 16%; calano leggermente i 71-80, dal 28,9% al 28,7%.

In aumento i punteggi al di sotto del 70, il 38,3% rispetto al 35,5% del 2018. I 61-70 sono il 31,4% (erano il 27,7% nel 2018). I 60 scendono dal 7,8% al 6,9%.

Complessivamente, i 100 e lode sono 7.365, in termini assoluti. La Regione con il più alto numero assoluto di diplomati con lode è la Campania (1.287), seguita da Puglia (1.225) e Sicilia (817). Guardando al rapporto percentuale tra diplomati con lode e diplomati totali, la percentuale più alta viene registrata in Puglia (3,4%), seguita da Calabria (2,6%) e Umbria (2,4%) (in allegato la tabella completa).

Nei Licei le votazioni si confermano mediamente più alte: il 2,5% ha conseguito la lode, il 7,7% ha avuto 100, il 12,3% tra 91 e 99, il 18,5% tra 81 e 90, il 29,2% tra 71 e 80. Tra i Licei, è l’indirizzo Classico a primeggiare nei risultati al di sopra della fascia tra 80 e 100.

Esame di Stato I Ciclo

Come previsto dall’Ordinanza Ministeriale 24 agosto 2018, AOOUFGAB 600, l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione si svolge, per l’anno scolastico 2018/2019, nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 30 giugno 2019, secondo i calendari definiti dalle commissioni d’esame insediate presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie.

Terza prova scritta Esame II Ciclo

Si svolge il 25 giugno la terza prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di Istruzione:

  • nei licei ed istituti tecnici presso i quali è presente il progetto sperimentale ESABAC ed ESABAC TECHNO,
  • nei licei con sezioni ad opzione internazionale cinese, spagnola, e tedesca.


I testi delle prove dal 1985 al 2018 sono disponibili nella rubrica Esami.


Diario d’Esame A.S. 2018-2019
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
a cura di Dario Cillo diario

Seconda prova scritta Esame II Ciclo

Si svolge il 20 giugno la seconda prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di Istruzione.

Seconda prova scritta Esame II Ciclo – 2019

EA01 – ESABAC – LICEO CLASSICO
EA02 – ESABAC – LICEO SCIENTIFICO
EA03 – ESABAC – LICEO LINGUISTICO
EA04 – ESABAC – LICEO CLASSICO EUROPEO
EA08 – ESABAC – SCIENZE UMANE – OPZIONE ECONOMICO SOCIALE
EA10 – ESABAC – SCIENTIFICO INTERNAZIONALE FRANCESE
EA11 – ESABAC – CLASSICO INTERNAZIONALE FRANCESE
EA12 – ESABAC – LINGUISTICO INTERNAZIONALE FRANCESE
EA13 – ESABAC – LINGUISTICO MODERNO (LING.EUROPEI PARITARI)
EA14 – ESABAC – GIURIDICO ECONOMICO (LING.EUROPEI PARITARI)
EA16 – ESABAC – ARTISTICO – DESIGN (ARTE DELLA MODA)
ISEV – GIURIDICO ECONOMICO (LICEI LINGUISTICI EUROPEI PARITARI)
ISFX – LINGUISTICO MODERNO (LICEI LINGUISTICI EUROPEI PARITARI)
ISJV – ARTISTICO (LICEI LINGUISTICI EUROPEI PARITARI)
LI01 – CLASSICO
LI02 – SCIENTIFICO
LI03 – SCIENTIFICO – OPZIONE SCIENZE APPLICATE
LI04 – LINGUISTICO
LI05 – ARCHITETTURA E AMBIENTE
LI07 – AUDIOVISIVO MULTIMEDIALE
LI08 – SCENOGRAFIA
LI10 – GRAFICA
LI11 – SCIENZE UMANE
LI12 – SCIENZE UMANE – OPZIONE ECONOMICO SOCIALE
LI13 – MUSICALE E COREUTICO – SEZIONE MUSICALE
LI14 – MUSICALE E COREUTICO – SEZIONE COREUTICA
LI15 – SCIENTIFICO – SEZIONE AD INDIRIZZO SPORTIVO
LI1E – LICEO INTERNAZIONALE ECONOMICO SOCIALE QUADRIENNALE
LI1L – LICEO LINGUISTICO INTERNAZIONALE QUADRIENNALE
LI1S – LICEO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE QUADRIENNALE
LIA1 – CLASSICO OPZIONE INTERNAZIONALE SPAGNOLA
LIA2 – SCIENTIFICO OPZIONE INTERNAZIONALE SPAGNOLA
LIA4 – LINGUISTICO OPZIONE INTERNAZIONALE SPAGNOLA
LIA6 – ARTI FIGURATIVE PLASTICO-SCULTOREO
LIA9 – DESIGN – ARTE DEI METALLI,DELL’OREFICERIA E DEL CORALLO
LIB1 – CLASSICO OPZIONE INTERNAZIONALE TEDESCA
LIB2 – SCIENTIFICO OPZIONE INTERNAZIONALE TEDESCA
LIB4 – LINGUISTICO OPZIONE INTERNAZIONALE TEDESCA
LIB6 – ARTI FIGURATIVE GRAFICO-PITTORICO
LIB9 – DESIGN – ARTE DELL’ARREDAMENTO E DEL LEGNO
LIC2 – SCIENTIFICO OPZIONE INTERNAZIONALE CINESE
LIC6 – ARTI FIGURATIVE PLASTICO-PITTORICO
LIC9 – DESIGN – ARTE DELLA CERAMICA
LID1 – LICEO CLASSICO EUROPEO – SEZIONE AD OPZIONE INTERNAZIONALE TEDESCA
LID2 – LICEO SCIENTIFICO INTERCULTURALE – QUADRIENNALE – MIPS175007
LID9 – DESIGN – INDUSTRIA
LIE1 – LICEO CLASSICO EUROPEO
LIE9 – DESIGN – ARTE DEL LIBRO
LIF9 – DESIGN – ARTE DELLA MODA
LIG9 – DESIGN – ARTE DEL TESSUTO
LIH9 – DESIGN – ARTE DEL VETRO
LII2 – SCIENTIFICO INTERNAZIONALE – OPZIONE ITALO INGLESE
LIIC – LICEO CLASSICO INTERNAZIONALE QUADRIENNALE
LIIS – LICEO INTERNAZIONALE DELLE SCIENZE APPLICATE QUADRIENNALE
LIQ1 – LICEO CLASSICO INTERCULTURALE – QUADRIENNALE – MIPC16500D
LIQ2 – LICEO INTERNAZIONALE DELLE SCIENZE APPLICATE QUADRIENNALE (BRPS01701T)

EA05 – ESABAC – AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING
EA06 – ESABAC – AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING – RELAZIONI INTERNAZIONALI
EA07 – ESABAC – TURISMO
EA25 – ESABAC TECHNO – AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING
EA26 – ESABAC TECHNO – AMMINISTRAZ., FIN. E MARKETING – ART. ‘RELAZIONI INTERNAZ.’
EA27 – ESABAC TECHNO – TURISMO
IT04 – TURISMO
IT15 – GRAFICA E COMUNICAZIONE
ITAF – AMMINISTRAZIONE, FINANZA E MARKETING
ITAM – SISTEMA MODA ARTICOLAZIONE “TESSILE, ABBIGLIAMENTO E MODA”
ITAT – ELETTRONICA ED ELETTROTECNICA ARTICOLAZIONE “AUTOMAZIONE”
ITBA – CHIMICA, MATERIALI E BIOTECNOLOGIE ARTICOLAZIONE “BIOTECNOLOGIE AMBIENTALI”
ITBS – CHIMICA, MATERIALI E BIOTECNOLOGIEARTICOLAZIONE “BIOTECNOLOGIE SANITARIE”
ITCA – COSTRUZIONI, AMBIENTE E TERRITORIO
ITCD – TRASPORTI E LOGISTICA ARTICOLAZIONE “CONDUZIONE DEL MEZZO”
ITCI – TRASP.LOGISTI. ART. “CONDUZIONE MEZZO” OPZ.”COND. APPAR.IMPIANTI MARITTIMI”
ITCL – COSTRUZ. AMBIENTE E TERRITORIO OPZ.”TECNOLOGIE DEL LEGNO NELLE COSTRUZIONI”
ITCM – CHIMICA, MATERIALI E BIOTECNOLOGIE ARTICOLAZIONE “CHIMICA E MATERIALI”
ITCN – TRASPORTI LOGISTICA ART. “CONDUZIONE MEZZO” OPZ.”CONDUZIONE MEZZO NAVALE”
ITCR – TRASPORTI LOGISTICA ART. “CONDUZIONE MEZZO” OPZ.”CONDUZIONE MEZZO AEREO”
ITCS – TRASPORTI E LOGISTICA ARTICOLAZIONE “COSTRUZIONE DEL MEZZO”
ITCT – TRASPORTI E LOGISTICA ART.”COSTRUZ. MEZZO” OPZ.”COSTRUZIONI AERONAUTICHE”
ITCV – TRASPORTI E LOGISTICA ART.”COSTRUZ. MEZZO” OPZ.”COSTRUZIONI NAVALI”
ITCZ – SISTEMA MODA ARTICOLAZIONE “CALZATURE E MODA”
ITDT – SISTEMA MODA ART.”TESSILE, ABBIGLIAMENTO E MODA”(IND.SPER.DISEGNO TESSUTI)
ITEC – ELETTRONICA ED ELETTROTECNICAARTICOLAZIONE “ELETTRONICA”
ITEN – MECCANICA, MECCATRONICA ED ENERGIA ARTICOLAZIONE “ENERGIA”
ITET – ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ARTICOLAZIONE “ELETTROTECNICA”
ITGA – AGRARIA, AGROALIME. AGROINDUSTRIA ART.”GESTIONE DELL’AMBIENTE E TERRITORIO”
ITGC – CHIMICA, MATERIALI BIOTECNOLOGIE ART.”CHIMICA E MATERIALI” OPZ.”TECN.CUOIO”
ITGF – GRAFICA E COMUNICAZIONE – SPERIMENTAZIONE “GRAFICA E FOTOGRAFIA-VISUAL”
ITGT – COSTRUZIONI, AMBIENTE E TERRITORIO ARTICOLAZIONE “GEOTECNICO”
ITIA – INFORMATICA E TELECOMUNICAZIONIARTICOLAZIONE “INFORMATICA”
ITIE – ISTITUTO ECONOMICO INTERNAZIONALE QUADRIENNALE
ITIR – ISTITUTO ECONOMICO INTERNAZIONALE QUADRIENNALE (ART.REL.INT.MARKETING)
ITIT – ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE E TELECOMUNICAZIONI QUADRIENNALE
ITLG – TRASPORTI E LOGISTICA ARTICOLAZIONE “LOGISTICA”
ITMM – MECCANICA, MECCATRONICA ED ENERGIA ARTICOLAZIONE “MECCANICA E MECCATRONICA”
ITMO – MECCANICA,MECCATR. ENERGIA” ART.”MECCANICA MECCATRONICA”OPZ.”TECN.OCCHIALE”
ITMP – MECCAN.,MECCATR. ENE.” ART.”MECCANICA MECCATRO.”OPZ.”TE.MATERIE PLASTICHE”
ITPT – AGRARIA, AGROALIMENTARE E AGROINDUSTRIA ART. “PRODUZIONI E TRASFORMAZIONI”
ITRI – AMMINISTR.FINANZA MARKETING ART.”RELAZIONI INTERNAZIONALI PER IL MARKETING”
ITSI – AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING ART. “SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI”
ITTC – GRAFICA E COMUNICAZIONE OPZIONE “TECNOLOGIE CARTARIE”
ITTE – GRAFICA E COMUNICAZIONE – SPERIMENTAZIONE “CINEMA E TELEVISIONE”
ITTL – INFORMATICA E TELECOMUNICAZIONI ARTICOLAZIONE “TELECOMUNICAZIONI”
ITVE – AGRARIA, AGROALIMENTARE E AGROINDUSTRIA ART. “VITICOLTURA ED ENOLOGIA”

IP01 – SERVIZI PER L’AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE
IP02 – SERVIZI SOCIO-SANITARI
IP03 – SERV. SOCIO-SANITARI ART. “ARTI AUS.PROFESSIONI SANITARIE – ODONTOTECNICO”
IP04 – SERV. SOCIO-SANITARI ART. “ARTI AUS.PROFESSIONI SANITARIE – OTTICO”
IP06 – SERV. ENOGASTR. E OSPITALITA’ ALBERGHIERA ART. “SALA E VENDITA”
IP07 – SERV. ENOGASTR. E OSPITALITA’ ALBERGHIERA ART. “ACCOGLIENZA TURISTICA”
IP08 – SERVIZI COMMERCIALI
IP09 – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA
IP1A – SERV. AGRICOLTURA E SVILUPPO RUR. (CURV.AGRIC.BIOL. BIODINAM.) (TVRA3C5009)
IPA1 – PR.IND.LI E ARTIG.LI ART. “ARTIGIANATO” (CURV.PROD.TESSILI E SARTORIALI)
IPA2 – PR.IND.LI E ARTIG.LI ART. “ARTIGIANATO” (CURV.TRASF.ALIMENT.ARTIGIANALI)
IPA3 – PR.IND.LI E ARTIG.LI ART. “ARTIGIANATO” (CURV. ARREDI E FORN.INT.)
IPA4 – PR.IND.LI E ARTIG.LI ART.”ARTIGIANATO” (CURV.BIOEDIL.ECOSOST.) (TVRA3C5009)
IPA7 – MAN.ASS.TEC.OPZ.”APPAR.IMP.SERV.TECN.IND.LI CIVILI” (CURV.SISTEMI ENERGET.)
IPA8 – SERVIZI COMMERCIALI (CURV. PROMOZIONE COMMERCIALE PUBBLICITARIA)
IPAA – PROD. INDUSTRIALI E ARTIGIANALI ART. “ARTIGIANATO” (CURV. CERAMICA)
IPAB – PROD.INDUST.LI E ARTIG.LI ART.”ARTIGIANATO”(CURV.FOTOGRAFIA)
IPAE – MA.AS.TE.OPZ.”APP.IMP.SERV.TECN.IND.LI CIVILI”(CURV. ELETTRICO/ELETTRONICO)
IPAF – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” OPZ.”ARREDI E FORNITURE D’INTERNI”
IPAI – MAN.ASS.TEC.OPZ.”APPARATI,IMPIANTI E SERVIZI TECNICI INDUSTRIALI E CIVILI”
IPAM – MA.AS.TE.OPZ.”APP.IMP.SERV.TECN.IND.LI CIVILI” (CURV.MECCANICA)
IPAN – PROD.INDUST.LI E ARTIG.LI OPZ.”COLTIVAZ.LAVOR.MATERIALI LAPIDEI”
IPAO – PR.IND.LI ARTIG.LI ART.ARTIGIANATO-OP.PRO.ART.TER.(CURV.METALLI/OREFIC.)
IPAR – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI “ARTIGIANATO”(CURV. METALLI-OREFICERIA)
IPAV – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI – ART.”INDUSTRIA” OPZ.”PRODUZIONI AUDIOVISIVE”
IPB1 – SERVIZI COMMERCIALI (F.PROV BOLZ.TED)
IPB2 – SERV.ENOGASTR. E OSPITALITA’ ALBERG. ART.”ENOGASTRONOMIA” (F.PROV BOLZ.TED)
IPB4 – SERV. ENOGAST. E OSPIT. ALBERG. ART.”ACCOGLIENZA TURIST.” (F.PROV BOLZ.TED)
IPB6 – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA (F.PROV BOLZ.TED)
IPB7 – PRODUZIONI INDUSTRIALI ARTIGIANALI ART.”INDUSTRIA” (F.PROV BOLZ.TED)
IPB9 – SERVIZI PER L’AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE (F.PROV BOLZ.TED)
IPBA – PRODUZIONI INDUSTRIALI ARTIGIANALI ART. “ARTIGIANATO” (F.PROV BOLZ.LADINA)
IPBB – SERVIZI COMMERCIALI (F.PROV BOLZANO ITALIANA)
IPBC – SERV. ENOGAST. E OSPIT. ALBERG. ART.”ACCOGLIENZA TURIST.” (F.PROV BOLZ.ITA)
IPBD – SETTORE SERVIZI – INDIRIZZO SERVIZI SOCIO-SANITARI (F.PROV BOLZ.ITA)
IPBE – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA (F.PROV BOLZANO ITALIANA)
IPBF – SERVIZI PER L’AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE (F.PROV BOLZANO ITALIANA)
IPBG – PROD.INDUST.LI E ARTIGIANALI-ART.”INDUSTRIA”(CURV. GRAFICA)(F.PR. BOLZ.ITA)
IPC8 – SERVIZI COMMERCIALI (CURV. TURISMO)
IPCP – SERVIZI COMMERCIALI OPZIONE “PROMOZIONE COMMERCIALE E PUBBLICITARIA”
IPE9 – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA (CURV. ELETTRICO/ELETTRONICO)
IPEN – SERV. ENOGASTRONOMIA E OSPITALITA’ ALBERGHIERA ART. “ENOGASTRONOMIA”
IPFA – PR.IND.LI ARTIG.LI ART.”ARTIGIANATO”- OP.PRO.ART.TERRIT.(CURV.FOTOGRAFIA)
IPGF – SERV. AGRICOLTURA SVILUPPO RURALE OPZ.”GESTIONE RISORSE FORESTALI MONTANE”
IPIA – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” (CURV. ARREDI E FORNITURE INTERNI)
IPIB – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” (CURV.CHIMICO-BIOLOGICO)
IPIC – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” (CURV. PROCESSI CERAMICI)
IPIE – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” (CURV.MECCANICA)
IPIG – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” (CURV.GRAFICA)
IPIM – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA” (CURVATURA TECNICO DEL MARE)
IPIT – PROD.INDUST.LI ARTIG.LI ART.”INDUSTRIA”(CURV.TESSILE SARTORIALE)
IPLI – PROD.INDUST.LI E ARTIGIAN. ART. “ARTIGIANATO” – SPER. LIUTERIA (CRTF008012)
IPM9 – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA (CURV. MECCANICA)
IPMM – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA OPZIONE “MANUTENZIONE MEZZI DI TRASPORTO”
IPPD – SER.ENOG.OSPIT.ALBER.ART.”ENOGASTRONOMIA”OPZ.”PROD.DOLC.RI ART.LI IND.LI”
IPS9 – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA (CURV. SISTEMI ENERGETICI)
IPT1 – SER.ENOGA.E OSPITAL. ALBERG. ART.”ENOGASTRONOMIA”(F.PROV TRENTO)
IPT2 – MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA (F.PROV TRENTO)
IPT3 – SERVIZI COMMERCIALI (F.PROV TRENTO)
IPT4 – PROD.INDUSTR.LI E ARTIGIANALI ART.”ARTIGIANATO”(F.PROV TRENTO)
IPT5 – SERV. ENOGAST. E OSPIT. ALBERG. ART. “SALA E VENDITA” (F.PROV TRENTO)
IPT7 – SERVIZI PER L’AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE (F.PROV TRENTO)
IPT8 – SERVIZI SOCIO-SANITARI (F.PROV TRENTO)
IPTS – PROD.IND.LI ARTIG.LI ART.”ARTIGIANATO”-OPZ.PROD.TESS.SARTORIALI
IPVP – SERV. AGRIC.SVIL.RURALE OPZ.”VALORIZ.COMMERCIAL.PROD.AGRICOLI E TERRITORIO”


I testi delle prove dal 1985 al 2018 sono disponibili nella rubrica Esami.


Diario d’Esame A.S. 2018-2019
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
a cura di Dario Cillo diario