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Ministero e Rai Cultura verso gli Esami di Stato

L’Esame di Stato del secondo ciclo, la Maturità 2021, con tutte le sue novità: dall’elaborato, che sarà assegnato a ciascuna ragazza e ciascun ragazzo entro fine aprile, alle modalità di svolgimento del colloquio, al Curriculum dello Studente. Sarà questo il tema al centro del nuovo appuntamento “La Scuola in Tivù – Percorsi di Maturità”, in onda su Rai Scuola, dal 19 al 29 aprile, dal lunedì al giovedì, con due puntate quotidiane, dalle 15.30 alle 16.30, in replica dalle 19.30 alle 20.30. Tutti i contenuti resteranno poi sempre a disposizione della comunità scolastica sul portale di Rai Scuola (https://www.raiscuola.rai.it/) e su Rai Play (https://www.raiplay.it/).

Protagonisti degli approfondimenti che andranno in onda nei prossimi giorni saranno esperti individuati dal Ministero dell’Istruzione che illustreranno, puntata dopo puntata, cosa è e come si struttura l’elaborato (anche con esempi relativi ai diversi percorsi scolastici), come si articola il colloquio, come si compone e si compila il Curriculum dello Studente. Non mancheranno, poi, momenti specifici di approfondimento sull’analisi del testo, sui Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) e sull’insegnamento dell’Educazione civica.

Sarà dedicata agli Esami di Stato 2021 anche la programmazione del venerdì di #maestri, in onda dal 7 maggio al 25 giugno – alle 15.30 su Rai3 e alle 17.40 su Rai Storia – sempre in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Al centro della conversazione principale di ogni puntata, condotta da Edoardo Camurri, ci saranno le studentesse e gli studenti che racconteranno, in collegamento da casa, gli argomenti dei loro elaborati, per farli diventare oggetto di ragionamento insieme a una “maestra” o un “maestro” in studio.

L’offerta di Rai Cultura per la #Maturità2021 sarà completata da un percorso online sul portale di Rai Scuola (www.raiscuola.rai.it/percorsi/maturita) dove sarà possibile trovare tutti i materiali dedicati all’Esame. “Maturità. Lezioni e approfondimenti per l’Esame di Stato”, in particolare, è il percorso didattico costruito con lezioni tenute da insegnanti, docenti universitari, accademici e divulgatori per tutte le studentesse e gli studenti che stanno per affrontare questa prova. Con l’ausilio di programmi televisivi dedicati e approfondimenti divisi per discipline, su www.raiscuola.rai.it, i maturandi e i loro docenti potranno trovare materiale audiovisivo sui protagonisti della Letteratura italiana e straniera, sulla Storia dell’arte, la Storia contemporanea, le Lingue classiche, le Lingue straniere, la Filosofia e il Debate, le Scienze sociali, l’Economia e il Diritto, la Musica e la Danza e una serie di lezioni interdisciplinari. Per le materie scientifiche ci saranno: Matematica, Fisica, Biologia e Biotecnologie, Scienze della terra, Chimica e uno speciale sui profili de “I giganti della Scienza”. Una sezione sarà dedicata all’Educazione civica.

Protocolli sicurezza Esami di Stato

La mattina del 12 aprile i vertici del Ministero dell’Istruzione hanno incontrato, in videoconferenza, insieme a un rappresentante della Struttura commissariale per l’emergenza, le Organizzazioni Sindacali della scuola. Al centro del confronto, il punto sulle vaccinazioni e sui Protocolli di sicurezza in vista degli Esami di Stato di giugno.

Con riferimento al tema vaccinazioni, è stato chiarito che oltre il 72% del personale scolastico ha ricevuto la prima dose: in tutti questi casi si procederà con la seconda somministrazione. Sulla prosecuzione del piano vaccinale e sui suoi numeri, con riferimento alla scuola, il confronto fra Ministero, Struttura commissariale e Sindacati sarà permanente, in modo da accompagnare la comunità scolastica in questa particolare fase della pandemia garantendo la massima chiarezza comunicativa.

Quanto ai Protocolli di sicurezza per i prossimi Esami di Stato, il Ministero incontrerà i Sindacati già questo venerdì.

Esame di Stato 2021: un’occasione per valutare il servizio scolastico

Esame di Stato 2021: un’occasione per valutare il servizio scolastico

Enrico Maranzana

Il ministero, nel marzo 2021, ha dettato alle commissioni dell’esame di Stato le linee guida per la valutazione degli studenti.

Il consiglio di classe, entro il 15 maggio, deve elaborare e affiggere all’albo un documento in cui esplicita i caratteri salienti del proprio lavoro.

Evidente appare il nesso di causalità tra i fini (la preparazione degli studenti) e i mezzi (la programmazione del Consiglio di classe).

L’analisi della griglia di valutazione ministeriale permette di giudicare la corretta e incisiva finalizzazione delle proposte didattiche offerte agli studenti: fornisce il punto di vista per soppesare il documento del Consiglio di Classe.

Cinque sono le parti componenti la griglia ministeriale: la prima riguarda le materie d’insegnamento, le altre quattro indicano le qualità intellettive e operative che gli studenti devono dimostrare.

Alla prima appartengono gli strumenti e le occasioni per promuovere e sviluppare le capacità indicate.

Il ministero non ha semplicemente costituito una relazione causa-effetto: ha indicato alle scuole la strategia educativa che deve essere adottata. 

Il primo punto della griglia, infatti, sviluppa il concetto di disciplina: da statico a dinamico.

Il sapere depositato nei sacri testi é affiancato dai metodi che ne hanno permesso la conquista; i metodi disciplinari, a loro volta, sono inscindibili dai problemi su cui sono applicati.

Una dilatazione necessaria perché la lezione cattedratica non è funzionale allo sviluppo delle capacità indicate.

Una dilatazione che richiama la sovrapponibilità dei metodi disciplinari con i processi con cui le capacità si manifestano.

Una dilatazione che implica l’uso costante dei laboratori in cui si affrontano i problemi che hanno costellato l’evoluzione delle discipline.

Una dilatazione che implica l’uso costante dei laboratori perché i metodi disciplinari non si possono insegnare, si apprendono applicandoli.

Una dilatazione che implica il lavoro di gruppo: la collaborazione consente di affrontare questioni che per il singolo studente possono essere insormontabili.

Si ricorda infine l’importanza dei traguardi espressi in termini di capacità: tutti gli insegnamenti devono mirare a essi.

Ne consegue l’essenzialità della collegialità che, con la “programmazione dell’azione educativa” ipotizza, sviluppa, controlla e migliora i processi d’apprendimento che, per loro natura, sono unitari.

Curriculum dello Studente

Diario d’Esame 2020-2021 di Dario Cillo

Il Curriculum dello studente


Scuola, disponibile dal 6 aprile la piattaforma per
la compilazione del Curriculum dello Studente
Il nuovo documento debutta quest’anno all’Esame di Stato
del secondo ciclo di istruzione

Dalle certificazioni linguistiche, alle attività extrascolastiche quali, ad esempio, quelle culturali, musicali, sportive, artistiche e di volontariato. Sono tutte informazioni che, da quest’anno, studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado potranno inserire nel Curriculum dello Studente, un documento in tre parti (Istruzione e Formazione, Certificazioni, Attività Extrascolastiche), che entra in vigore con i prossimi Esami di Stato 2020/2021 del secondo ciclo.

Il Curriculum è stato pensato per raccogliere le esperienze svolte nel percorso formativo da ciascuna ragazza e ciascun ragazzo, affinché possano essere valorizzate all’interno dello stesso Esame, nella stesura  dell’elaborato, con cui si apre la prova, e nel corso del colloquio. La novità riguarda quasi mezzo milione di studenti, oltre 7 mila scuole sedi di esame, circa 26 mila classi.

Il Curriculum può essere compilato in formato digitale a partire da oggi, attraverso la pagina web dedicata predisposta dal Ministero dell’Istruzione, curriculumstudente.istruzione.it.

Grazie alla piattaforma messa a disposizione dal Ministero, le scuole potranno verificare ed eventualmente integrare le informazioni relative al percorso di studi di studentesse e studenti, che avranno un ruolo attivo nella definizione e nell’arricchimento del documento: potranno accedere al sito, inserendo informazioni sulle attività svolte in ambito extrascolastico e sulle certificazioni che possiedono, con particolare attenzione a quelle che possono essere valorizzate nell’elaborato e nello svolgimento del colloquio. Al termine dell’Esame, il Curriculum sarà allegato al diploma e messo a disposizione di studentesse e studenti all’interno della piattaforma.

Il sito dedicato:https://curriculumstudente.istruzione.it/

I tutorial:

Risultati Esame di Stato 2020


Maturità, pubblicati i primi dati sui risultati sull’andamento degli Esami. Un diplomato su due prende un voto superiore all’80

Sono disponibili i primi risultati relativi agli Esami di Stato della scuola secondaria di secondo grado. Esami diversi, quest’anno. A seguito dell’emergenza sanitaria è stata infatti mantenuta la sola prova orale, che si è svolta in presenza e in sicurezza.
Un primo ritorno alla normalità scolastica dopo la chiusura delle aule.
Sempre in ragione del particolare anno scolastico vissuto, diverso è stato anche il sistema di assegnazione dei crediti. In particolare, il credito del triennio finale è stato rivisto: valeva fino a 60 punti, anziché 40, come prima dell’emergenza. Al colloquio orale si potevano poi conseguire fino a 40 punti. Il voto massimo finale possibile era sempre 100/100, come ogni anno.
E si poteva ottenere la lode. Studentesse e studenti sono stati valutati da commissioni interne con la presenza di un Presidente esterno.

I risultati
La rilevazione si riferisce ai soli candidati interni. Gli esterni sosterranno l’Esame di Stato nella sessione straordinaria, che inizierà il 9 settembre 2020.
Secondo i dati raccolti sul 94% delle studentesse e degli studenti ammessi a svolgere l’Esame, i diplomati risultano essere il 99,5%. Erano il 99,7% un anno fa.
Aumentano complessivamente i diplomati con voti superiori a 80, dal 32,8% al 49,6%. I 91-99 sono il 15,9% (erano il 9,7%). I punteggi 81-90 sono il 21,2% (il 16% un anno fa).
Il 50,4% delle studentesse e degli studenti si colloca nella fascia di votazione 60-80, erano il 67,1% un anno fa.
I 60 passano dal 7% del 2019 al 5,1% di quest’anno. I voti 71-80 passano dal 28,7% al 24,9%, i 61-70 dal 31,4% al 20,4%.
Le studentesse e gli studenti con 100 salgono dal 5,6% dell’anno scorso al 9,9%.
I docenti hanno assegnato la lode a 12.129fra studenti e studentesse ovvero al 2,6% del totale dei candidati.
L’anno scorso le lodi furono, come numero assoluto, 7.513, pari all’1,5% sul totale dei diplomati.
Guardando al rapporto percentuale tra diplomati con lode e diplomati totali, la percentuale più alta si registra in Puglia (5,2%). Seguono Umbria (4%), Molise (3,8%), Calabria (3,7%).
La media dei voti più alta si conferma nei Licei, dove il 4,1% ha conseguito la lode, il 13%ha avuto 100, il 18,6% tra 91 e 99, il 22,8% tra 81 e 90.
È ancora il Classico a primeggiare nella fascia di voto 81-100.
Nei voti alti seguono gli indirizzi Tecnici, in cui ha conseguito la lode l’1,5% dei ragazzi, il 7,3% ha avuto 100, il 13,4% 91-99, il 19,1% 81-90.
Nei Professionali, lode per lo 0,6%, 100 per il 5,3%, 91-99 per il 12,8%, 81-90 per il 20,3%.

Il diploma come progetto di vita

Il diploma come progetto di vita

di Rita Manzara

Dopo una lunga esperienza come Dirigente Scolastico del primo ciclo, al termine di questo complicatissimo anno scolastico sto affrontando per la prima volta il ruolo di Presidente di Commissione degli Esami di Stato in un Liceo.

Lasciando da parte le scontate considerazioni in ordine alla particolarità della situazione, mi piace sottolineare che (almenonella realtà scolastica in cui mi trovo ad operare) ho rilevato quanto la strutturazione della prova orale (l’unica per quest’anno) riesca a mettere in luce la qualità della preparazione curata dai docenti anche durante il periodo di didattica a distanza.

In altre parole, quest’ultima modalità di lavoro – che, come ebbi già modo di dire, non dovrebbe comunque diventare l’unica o la predominante, almeno per le fasce d’età inferiori – ha prodottotuttavia anche effetti soddisfacenti nella scuola secondaria di secondo grado.

Il lato positivo, da quanto ho potuto constatare, consiste nel fatto che essi sono stati ulteriormente motivati a concepire questa esperienza non come sfoggio di nozioni ma come dimostrazione di competenze spendibili in un progetto di vita.

I ragazzi, pur mantenendo un costante e fattivo rapporto (anche sul piano emotivo ed affettivo) con i loro docenti che hanno continuato ad affiancarli nel lavoro didattico, hanno evidentemente avvertito la responsabilità di dimostrare in prima persona “ciò che sono” e non solo “ciò che sanno”.

Il lavoro che sta a monte di tutto ciò si basa su alcuni elementi irrinunciabili nella guida che hanno ricevuto dagli insegnanti, basata in primo luogo su una collegialità che ha consentito a ciascun docente di uscire da una concezione di insegnamentoscandito da tappe (di apprendimento e di valutazione) indipendenti da quelle poste in atto per le altre discipline. 

In altre parole, anziché porre alla base del proprio lavoro la specificità della materia, ha prevalso l’impegno a considerare la “persona studente” e  le sue potenzialità per predisporre un percorso condiviso in cui l’apporto di ciascuno è stato bilanciato non sull’ “importanza” della materia stessa ma sulle competenze del discente.

Il docente, in tal modo, ha acquisito il ruolo di “formatore” superando la dimensione di “esperto in …” cioè di portatore di specifiche competenze sul piano epistemologico che non sempre, tuttavia, sono trasmissibili efficacemente per renderle fruibili sul piano della realtà.

I risultati di un lavoro di questo tipo sono evidenti nei prodotti degli alunni che non sono (né vengono presentati) come pacchetti preconfezionati di conoscenze nell’ambito dei quali anche i collegamenti interdisciplinari sono memorizzati (in quanto, spesso, forzati). 

I ragazzi hanno acquisito consapevolezza della necessità di applicare regole matematiche o concetti storico/filosofici per poter elaborare i loro progetti. Gli stessi progetti che, probabilmente, rappresentano dei prototipi del loro futuro impegno di vita.

Mi sembra sia un buon punto di arrivo di un travagliato percorso e mi auguro che possa essere ovunque così.

Esami di Stato II ciclo: Commissioni

CALENDARIO DEGLI ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI E TECNICI

ANNO SCOLASTICO 2019/2020

AttivitàPeriodo/Data
1Compilazione automatica delle proposte di configurazione (Modelli ES-0) da parte delle istituzioni scolastiche20/4/2020 – 28/4/2020  
2Monitoraggio e verifica dei modelli ES-0 registrati a sistema in formato pdf, da parte degli Ambiti Territoriali Provinciali.20/4/2020 – 28/4/2020  
3Termine per la designazione dei commissari interni da parte dei consigli di classe30/4/2020  
4Compilazione dei modelli ES-C (commissari interni) da parte delle istituzioni scolastiche.27/4/2020 – 30/4/2020    
5Gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici Scolastici Regionali, per il tramite degli Ambiti Territoriali Provinciali29/4/2020 – 11/5/2020  
6Trasmissione, tramite istanza POLIS, delle schede di partecipazione dei Presidenti (Modelli ES-E e ES-1)29/4/2020 – 6/5/2020  
7Verifica e convalida delle schede di partecipazione dei Presidenti (Modelli ES-E e ES-1) da parte degli Istituti Scolastici e degli Ambiti Territoriali Provinciali8/5/2020 – 18/5/2020  
8Termine ultimo per il recapito, dai dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali degli elenchi riepilogativi degli aspiranti Presidenti che hanno presentato i Modelli ES-E e ES-118/5/2020
9Pubblicazione Elenchi regionali dei Presidenti da parte degli Uffici Scolastici Regionali21/5/2020  

Cambia la composizione della commissione dell’Esame di Stato del secondo ciclo. La Ministra ha firmato il 17 aprile l’ordinanza attuativa del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22 su Esami e valutazione, che, in ragione dell’emergenza coronavirus e dell’impatto che ha avuto sulla scuola, prevede, per quest’anno, una commissione formata da 6 commissari interni e dal presidente esterno.

“In questo modo – spiega la Ministra – gli studenti saranno valutati da docenti che conoscono il loro percorso e quanto realmente fatto durante questo particolare anno scolastico. Vogliamo un Esame di Stato vero, serio, ma che tenga conto anche delle difficoltà affrontate a causa dell’emergenza ancora in atto”, spiega.

I presidenti saranno nominati dagli Uffici scolastici regionali, i commissari dai consigli di classe. Nella composizione della commissione si terrà conto dell’equilibrio fra le varie discipline di ciascun indirizzo. In ogni caso, sarà assicurata la presenza del commissario di Italiano e di uno o più commissari che insegnano le discipline di indirizzo.

La didattica “a distanza” e gli esami di Stato “in presenza”

La didattica “a distanza” e gli esami di Stato “in presenza”, tra modernità e modello socratico

a cura di Pasquale Annese

Questo tempo ci renderà migliori!

Questo il mio #hashtag, da quel fatidico 5 marzo 2020, giorno in cui molti dirigenti scolastici, me compreso, non hanno potuto più presidiare in presenza le proprie istituzioni scolastiche. Dovendomi però ricredere, man mano che s’infittiva il mare magnum di esternazioni pro e contro la didattica a distanza (più contro che pro), considerata il nuovo male oscuro della scuola italiana, da relegare quanto prima in soffitta, in ogni caso prima dell’avvio del prossimo anno scolastico, in tempo da non contagiare in maniera irreversibile la didattica in presenza. Così come dover assistere, specie negli ultimi giorni, a reiterate richieste di svolgimento degli esami di Stato in presenza per ridare dignità e sacralità, sia pur simbolica, ad un vento storico così importante per gli adolescenti e per tutto il mondo della scuola.

Esternazioni cui neanche questa volta potevano sottrarsi in primis sindacalisti, ma anche saggisti, scrittori, giornalisti, anche di autorevoli testate locali e nazionali. E giù un profluvio di argomentazioni tese a svilire, se non a demonizzare, la didattica a distanza, o ad auspicare una quanto più repentina ripresa delle lezioni in presenza, o quanto meno dei prossimi esami di Stato. #Hashtag: nessun surrogato digitale può sostituire un’esperienza in presenza. Mi riferisco all’articolo comparso sul Corriere della Sera a firma di Paolo Giordano, autore del libro “La solitudine dei numeri primi”, il quale, nel richiamare legittimamente il governo a non mettere la scuola in fondo alle priorità del paese, evoca una prova orale degli esami di stato in carne ed ossa, così come quella da lui vissuta, nemmeno tanti anni fa, al termine del ciclo di studi. O altre missive, questa volta più mirate verso l’attuale Ministro, tese ad elencare le innumerevoli criticità che la didattica a distanza produce, senza nel contempo lesinare richieste di indicazioni più tempestive sullo svolgimento di esami e scrutini, salvo poi lamentarsene perché anticipatarie di un esito oramai scontato di un’ammissione di massa che potrebbe demotivare i ragazzi due mesi prima del termine dell’anno scolastico.

Insomma tutto, e il contrario di tutto, dove ognuno sente in cuor suo di dover esprimere la propria opinione, sia pur per evocare scenari ad oggi smentiti dalla storia, ma quel che è peggio, a volte abbracciando visioni nostalgiche e decontestualizzate degli eventi, che richiederebbero una valutazione meno manichea e più laica delle opzioni in campo. Trascurando tra l’altro l’incontrovertibile circostanza che, volente o nolente, di didattica a distanza, almeno fino al prossimo settembre, ma realisticamente anche oltre, bisognerà nutrirsi se si vorrà in qualche maniera rendere compatibili entrambi i diritti costituzionalmente garantiti alla salute ed all’istruzione.

Quando si afferma che la didattica a distanza non può sostituire la didattica in presenza si dice una cosa ovvia e scontata. Chi può mettere in discussione la valenza formativa ed educativa di un rapporto vis a vis tra il docente ed il discente, nonchè le sue implicazioni di natura emotiva, empatica, relazionale: tutti elementi alla base di un approccio olistico al sapere. Chiunque abbia almeno per una volta varcato la soglia di un’aula scolastica (cioè tutti, visto che siamo stati tutti studenti), e chiunque abbia nella sua vita letto, non grandi trattati, ma brevi saggi di psicologia e pedagogia (e qui il campione si restringe drasticamente), sa che la lezione è un momento talmente complesso, che non può essere relegato a mera trasmissione di saperi mediati da un audio ed un viso da remoto, ma richiede atteggiamenti, sguardi, posture, difficili da riprodurre in ambienti virtuali. Richiede, cioè un approccio che inevitabilmente lambisce, sino a scompaginarle, le varie sfere dell’apprendimento, da quella cognitiva, a quella socio-affettiva,  emotiva, e persino psico-motoria. Altra cosa è però affermare che non possano coesistere altre forme di comunicazione del sapere che non siano necessariamente quelle in presenza.

Quando si sostiene che la didattica a distanza non è metodologicamente un’opzione formativa percorribile, proprio perché carente di quei pre requisiti appena evidenziati, si fa un’operazione che confonde il mezzo con il fine. Da un lato sottacendo per esempio le innumerevoli opportunità che la stessa dà ai docenti di seguire i ragazzi a distanza, di monitorare il loro operato, di consentir loro di ripassare e rivedere i contenuti didattici da remoto in orari e luoghi non necessariamente legati ai ritmi e agli ambienti scolastici, e quindi più confacenti per coloro che per esempio devono conciliare impegni scolastici e lavorativi (magari le fasce socialmente più deprivate della popolazione?). Dall’altro disconoscendo che l’arte maieutica di far nascere la verità nell’interlocutore, e non solo di indottrinarlo di calcoli e nozioni, di accompagnarlo nell’acquisizione dei saperi, di renderlo autonomo nell’approccio alla conoscenza, di renderlo protagonista del proprio processo di apprendimento, può benissimo essere mediata da una presenza magari non fisica, ma di comunanza a distanza. Se ovviamente riteniamo che la figura del docente debba necessariamente curvarsi più su una dimensione tutoriale, che trasmissiva del sapere, onde valorizzare contesti anche innovativi di apprendimento, creare spazi creativi di discussione, assegnare compiti che valorizzino approcci mentali autonomi alla soluzione dei problemi. Non è da confondere, quindi, il mezzo (lezione in presenza o a distanza) con il fine (educare alla conoscenza, alla scoperta, alla creatività).

La didattica a distanza amplifica le distanze sociali, economiche e culturali. C’è sicuramente del vero in questa affermazione. Specie in un paese, quale il nostro, che sconta un bassissimo tasso di mobilità sociale ed un atavico divario socio-economico di molte zone del Sud Italia rispetto a quelle del Nord. Ma io mi domando e dico e ….. nel pensier mi fingo! La didattica in presenza, così come concepita e realizzata negli ultimi anni, è riuscita ad attutire questo fenomeno di distanziamento sociale? Mai come in questo caso il termine ha connotazioni poliedriche. Quanti ragazzi, specie negli istituti professionali, dove troviamo le fasce più deboli della popolazione scolastica, abbiamo consegnato alla strada nonostantela tanto declamata didattica in presenza? Tanti, troppi, mi verrebbe da dire. Quanti i ragazzi, solitamente i più insofferenti, dei cui comportamenti ci siamo quotidianamente lamentati nei contesti d’aula, oggi rispondono di più e meglio alle sollecitazioni di un approccio metodologico che da più spazio al loro diverso stile cognitivo, alla loro creatività, al loro modo di essere diversamente intelligenti? Tanti. Per fortuna. O almeno questa è la mia personale esperienza su un campione rappresentativo di circa mille studenti di varia estrazione sociale.

Ed allora. Non sarà che magari chi era pronto da tempo, perché da tempo aveva curvato il proprio curricolo d’istituto su più opzioni metodologiche in presenza e on line, oggi riesce a reggere l’onda d’urto di comunità variegate e complesse alle quali, pur con grandi criticità, riesce a garantire il servizio costituzionalmente previsto dell’istruzione, e chi non l’ha fatto, piuttosto che cogliere le enormi opportunità formative che la crisi sta generando, arranca tra visioni nostalgiche e vetuste richieste di ritorno al passato? E poi, pur volendo guardare indietro a questo passato, siamo poi così sicuri che il modello di docente-tutor che oggi si richiede nella scuola del secondo millennio sia poi così distante, per esempio, dal modello del maestro Socratico che faceva della comunicazione e del dialogo interpersonale il cuore della propria azione educativa? Siamo così sicuri che quel percorso di accrescimento cognitivo, alla cui base ci deve essere un’ineludibile relazione empatica tra docente ed allievo, non si possa realizzare anche in una rapporto a distanza? Cioè che la tecnologia sia fattore ostativo a questa dimensione relazionale, empatica, prima che cognitiva? O non serva per ridisegnare i confini entro i quali la stessa possa estrinsecarsi avvalorando, e non ostruendo, un fine che rimane lo stesso, sia pur con un metodo mediato dai nuovi media? Perché non pensare che i nuovi media possano facilitare una co-costruzione di saperi che vedano il docente-tutor ed il discente interagire tra di loro, con il primo regolatore del processo di apprendimento dell’allievo, e quest’ultimo non mero recettore dei saperi elargiti dal docente, ma co-protagonista del proprio processo di apprendimento?

Certo, sembra quasi un’eresia accostare l’agorà socratica allo spazio virtuale del web. Ma forse non lo è se solo riflettiamo sul fatto che, al netto dei differenti contesti sociali ed operativi di epoche così diverse, c’è un unico denominatore che le accomuna e, cioè, la creazione di una relazione sociale mediata dalla comunicazione, sia essa in presenza o via web. Forse è il caso di vedere lo spazio in rete come una grande, immensa,arena simbolica in cui la conoscenza non si propone tanto come un graduale processo di acquisizione attraverso un percorso lineare e definito quanto soprattutto come immersione, condivisione, scambio, interazione e i significati vengono prodotti, messi in circolazione e negoziati dai soggetti(1).

Vorrei chiudere con una breve riflessione sugli esami di Stato in presenza e, nel contempo, porre una domanda, in primis a me stesso, e poi a tutti gli operatori della scuola, cioè a coloro che dovranno stare fisicamente a scuola ben prima della fatidica data del 17 giungo, non foss’altro per organizzare nei dettagli tale attività. Cioè a coloro che, per intenderci, non possono permettersi di evocare solo scenari nostalgici di una scuola che oggi di fatto non esiste, ma devono coniugare l’etica dei principi con quella della responsabilità. Sempre mi domando e nel pensier mi fingo! Al netto di tutte le stringenti e gravi problematiche di salute pubblica afferenti le misure di prevenzione da adottare in tempi ristretti sia sulle persone (docenti, personale ATA, diplomandi), che sulle strutture, fattore di non secondaria importanza stante la realistica possibilità di recrudescenza del visus COVID-19 (vedasi a tal riguardo il documento tecnico INAIL con le parossistiche misure di contenimento e prevenzione nei luoghi di lavoro), quale potrebbe essere il valore aggiunto di un esame in presenza? In che maniera tale modalità potrebbe valorizzare di più e meglio un percorso scolastico che la commissione “tutta interna” conosce perfettamente, alla luce di un processo di apprendimento quinquennale già validato sino al primo quadrimestre e che, comunque, non potrà essere minimamente smentito in sede d’esame dalle risultanze degli ultimi mesi? Salvo non si voglia dar spazio ai soliti riti celebrativi, tanto cari al nostro popolo, che nel caso specifico cozzano però con una visione che richiederebbe, comunque, decisioni e comportamenti improntati al principio della massima prudenza e cautela. Su chi ricadrebbe la responsabilità di un eventuale nuovo focolaio determinato dalla promiscuità in ambienti scolastici di studenti, docenti e personale ATA per più di tre settimane? Per lo più in ambienti spesso non a norma?

#hashtag. Cui prodest?

(1) “Parallelismo tra la didattica socratica e l’e-learning” di Barbara Todini

Gli Esami di Stato all’epoca del Coronavirus

Gli Esami di Stato all’epoca del Coronavirus
Vecchi ricordi di un giovane maturando

di Carlo De Nitti [1]

Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco …
ANTONELLO VENDITTI, Compagno di scuola (1975)

Tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore …
ANTONELLO VENDITTI, Sotto il segno dei pesci (1978)

A Chi c’era…[2]

  1. PREMESSA STORICO – SOCIALE

Ogni anno, in questo periodo, non riesco a non andare con la memoria agli esami di stato di un anno particolarissimo: quello del rapimento (16 marzo) e dell’assassinio/ritrovamento (9 maggio) di Aldo Moro; quello dei due conclavi (quello che elesse pontefice il Patriarca di Venezia Albino Luciani e quello che, dopo poche settimane, elesse l’Arcivescovo di Cracovia, Karol Woityla, che prese il nome di Giovanni Paolo II), ma anche quello dei mondiali di calcio in Argentina. Il 1978: l’anno del mio diploma, conseguito in un istituto superiore della città in cui sono nato, vivo e da quasi trentacinque anni opero nella scuola.

Erano gli “anni di piombo”, che, nell’assassinio di Aldo Moro, raggiungevano il loro climax, il loro momento più alto iniziato già ben prima e che, dopo sarebbero declinati con la sconfitta del terrorismo estremistico, “nero” e “rosso”. Anni di grandi trasformazioni socio-economiche, politiche, di affermazione di diritti anche nella scuola e nell’università con una notevole democratizzazione degli accessi. Si pensi alla legge 910/1969 (liberalizzazione delle iscrizioni all’università e la possibilità di piani di studio personalizzati) ed alla 348/1977 (abolizione del latino dalla scuola media ed obbligatorietà delle educazioni musicale e tecnica), che avevano fatto seguito alla legge 1859/1962 sull’istituzione della scuola media “unica”.

Un anno particolare: i due eserghi non rendono, di certo, compiutamente ragione della vita che i giovani vivevano (personalmente ho una cultura musicale molto “basica”) ma dicono di ansie giovanili che trovavano in quelle parole una loro rappresentazione.

  • GLI ESAMI DI MATURITA’

Era un esame tutt’affatto diverso da quello odierno. Gli esami di maturità, come allora si diceva, erano normati da un decreto legge del 15 febbraio 1969 dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, on. Fiorentino Sullo (1921 – 2000)[3], che cambiò, in corso d’anno, sulla scia della contestazione sessantottina, l’esame di maturità: ridusse le prove a due scritte (di cui una doveva essere sempre italiano) ed una orale centrata su due discipline, da scegliersi in una rosa di quattro definita dal Ministero: una a scelta del candidato ed una a scelta della commissione, Ben presto si istaurò la prassi di farle scegliere entrambe ai candidati, che le comunicavano alla commissione “ufficiosamente” attraverso il membro interno, l’unico che conoscessero e li conoscesse. Per la prova scritta di italiano, inoltre, il candidato poteva scegliere in una rosa di quattro temi: tre tracce comuni a tutti gli ordini di scuole ed una specifica dell’indirizzo. Doveva essere un esame “sperimentale” e, quindi, provvisorio ma rimase in vigore per ben ventinove anni, fino a quando fu cambiato su proposta del Ministro on. Luigi Berlinguer con la legge 425 del dicembre 1997. La classificazione del voti era in sessantesimi e, quindi, i voti oscillavano tra il minimo 36/60 ed il massimo 60/60.

  • LA MIA <MATURITA’>

Il fatidico lunedì 3 luglio 1978, il Ministero della Pubblica Istruzione (allora era presente l’aggettivo “pubblica” come costitutivo della ratio dell’istruzione), all’epoca tenuto dall’on. Franco Maria Malfatti[4], fece trovare ai maturandi delle tracce di italiano che a posteriori definirei “profetiche”.

Scelsi di svolgere la traccia di storia, incentrata sull’influenza del movimento operaio sulla storia e la società italiana. Era, quello in carica, un governo nato proprio contestualmente al rapimento di Aldo Moro, con il sostegno importante del PCI, dopo molti decenni in cui questo era stato all’opposizione ed, all’epoca, rappresentava quasi un terzo degli italiani. Ricordo che conclusi il tema dicendo che l’aver assegnato una traccia siffatta era la riprova dell’influenza del movimento operaio nelle vicende italiane.

Invero molto interessante anche la traccia di letteratura sull’ermetismo: Ungaretti, Quasimodo e Montale. Quest’ultimo, nominato nel 1967 a senatore a vita da parte del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, e “fresco” di assegnazione del Premio Nobel nel 1975. All’epoca, non tutte le classi avevano la possibilità di “arrivare” a Montale, forse a causa di un crocianesimo ancora abbastanza diffuso nelle scuole…

Davvero profetica la traccia di cultura generale sulle prime elezioni a suffragio diretto del Parlamento europeo che si sarebbero tenute nell’anno seguente (il 10 giugno 1979, una settimana dopo le elezioni politiche: il “battesimo del voto” dei neodiplomati…).

All’orale decisi di portare come prima materia, quella scelta da me, filosofia; come seconda mi fu “assegnata” scienze, che, all’epoca, all’ultimo anno di scuola superiore era declinata nella geografia astronomica: di quell’orale non ricordo nel dettaglio cosa mi fu chiesto e come risposi, ma credo di non essere andato male (a quel tempo si accedeva agli orali senza conoscere il voto degli scritti) visto il voto conclusivo che mi fu attribuito.

  • GLI ESAMI FINISCONO?

Di quell’esame permane in me nitida memoria, nonostante gli oltre quaranta anni trascorsi da quella estate, iniziata, come allora succedeva, nella seconda metà di luglio: orali sostenuti il giorno 17 luglio, un lunedì, data oggi improponibile a studenti e professori e visita di leva presso la Capitaneria di porto di Bari il giorno 21, il venerdì successivo.

Tutti gli altri esami che ho sostenuto dopo quello – universitari e concorsuali di varia tipologia – non ne hanno mai scalfito il suo carattere paradigmatico, archetipico: una sorta di “debutto”, di ingresso nel mondo dei “grandi”[5], in cui si andava avanti soltanto, assumendosi le proprie responsabilità nelle scelte che si poteva compiere, finalmente, in autonomia.

Concludere gli esami di maturità era il voltare pagina nella vita, era il chiudere un capitolo, di cui sarebbe rimasta in tutti indelebile memoria, quale substrato per aprirne altri: studi/lavoro (nel mio caso sapevo con assoluta precisione che avrei proseguito gli studi ed in quale direzione si sarebbero orientati), maggiore età appena acquisita o da acquisire (nel caso mio qualche mese dopo), patente di guida da acquisire con conseguente autonomia negli spostamenti (personalmente, l’avrei presa circa nove anni dopo). Il concludere gli esami era – per me come per tutti – un momento di catarsi, un punto di non-ritorno, la svolta…

La conclusione dell’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado non è solo una semplice “fine” come quelle sperimentate in precedenza: non è un “arrivederci” a tre mesi dopo ma un “addio” che non riguarda solo gli adolescenti ma anche gli insegnanti e, mi sia consentito, “indirettamente” pure i dirigenti scolastici …[6]

Come si fa quindi a non essere d’accordo con coloro i quali auspicano che, in condizioni di assoluta sicurezza per tutti, desiderano che i maturandi possano vivere l’esame di Stato nella loro scuola, tra i loro compagni e con i loro professori, che li hanno visti crescere per cinque /tre anni?

Poter compiere scelte di vita, quali quelle che si effettuano dopo il diploma insieme e con il sostegno di chi ha contribuito a farli crescere per cinque anni come i professori ed il gruppo dei pari con cui si sono condivisi tanti momenti di vita (i momenti di scuola sono momenti di vita tout court) è certamente molto più securizzante che farle nella privata solitudine della propria casa, seppure in collegamento telematico con … il mondo intero, com’è possibile attualmente con le TIC.

In quei giorni, in quell’esame converge il “portato” di un intero percorso di studi e di vita di un gruppo, una comunità in cui si sono combinate ed incrociate “storie di vita”: una classe (tre sostantivi, tutti collettivi) con i suoi insegnanti, insomma. Qualcosa di unico, indelebile, che si situa nei “cassetti” delle memoria e che riemerge, magari, in circostanze particolari, come questa, per esempio …

Come dimenticare di aver studiato insieme, aiutandosi reciprocamente, anche superando le distanze cittadine a piedi o con l’aiuto dei bus urbani ?

Come non ricordare, approssimandosi i sessanta, quando cercammo, invano, di mettere in scena la pièce teatrale Natale in casa Cupiello di Eduardo de Filippo?

Come dimenticare gli anni in cui una mia compagna di classe – da dirigente scolastico dovrei dire che è una frode – imitava in modo perfetto la firma del vice preside per la giustificazione delle assenze di studenti di ogni classe, quando “marinavano” la scuola?

Come dimenticare, ad esempio, di aver rinunciato a vedere la partita inaugurale del campionato mondiale di calcio in un’Italia ammutolita da un gol lampo francese, poi “rinfrancata” dal pareggio di Roberto Bettega ed, infine, “risorta” con il gol vincente di Renato Zaccarelli ed il conseguente boato del palazzo in cui abitavo e dei circostanti?

Come non ricordare di aver raggiunto in autostop con altri due miei compagni (l’idea, ovviamente, non fu mia) il ristorante in cui fu realizzato il pranzo di fine anno, ubicato all’estrema periferia di via Giovanni Amendola, in una zona solo parecchi anni dopo densamente urbanizzata?

Come… tanto, tanto altro… di quell’anno:

i film (Ecce bombo, L’albero degli zoccoli, Ciao maschio! Un mercoledì da leoni, etc.);

la musica (Sotto il segno dei pesci, Una donna per amico, Stayng’ alive, Figli delle stelle);

il calcio (nel campionato 1977/78 la morte sul campo di calcio di Renato Curi, durante una partita Perugia – Juventus).

  • TRA “IO” E “NOI” VERSO IL MONDO ADULTO

Senza gli Esami di Stato in presenza verrebbe meno un rito di iniziazione all’età adulta, un passaggio in cui il Noi della comunità/società interagisce con l’io. Un’aula non può essere sostituita da un personal computer o da un cellulare dalla malferma connettività. La connessione deve essere reale ed interpersonale. Ogni persona può vivere soltanto in una dimensione plurale, nella dimensione del “Noi”, che la legittima, come insegnava già Aristotele. Oggi, nella società che dalla fine del XX secolo, è stata definita prima “postmoderna” (Jean François Lyotard) e “complessa” (Edgar Morin), divenendo poi “liquida” (Zygmut Bauman) lo stigma precedentemente delineato è entrato in crisi ed è venuto meno: è crollato. La dimensione del Noi non ha quasi più senso nel tempo in cui ci tocca di vivere, come ci insegnava qualche anno fa Vincenzo Paglia[7].

Se, come scuola, priviamo gli adolescenti di questo forte momento di integrazione sociale che sono gli esami, vissuti come affermazione dell’io all’interno di un Noi fraternamente solidale, gli avremo sottratto qualcosa di molto importante, di costitutivo della loro personalità di giovani che vanno verso l’adultità.

La fraternità ha, per forza di cose, una dimensione plurale: essa sconfigge il monoteismo dell’io che mina anche la libertà e l’uguaglianza. Poiché tessere la convivenza umana è il compito grave e urgentissimo che, all’epoca del Coronavirus, tutti, come società e come scuola, abbiamo davanti. Quest’ultima è uno dei luoghi dove il “noi” nasce e vive, un luogo “u-topico”, il principale, in cui questo processo accade e accadrà. Gli esami per via telematica sarebbero un’occasione persa per un’intera comunità educante …


[1] CARLO DE NITTI (Bari 1960) opera da quasi trentacinque anni nella scuola pugliese: dal 2007, è dirigente scolastico, dopo avere insegnato per ventuno anni,

[2] A chi c’era … ad esempio, la mia classe: Marcella, Giuditta, Giusy, Maria, Anna, Giuseppe (per tutti Joe), Anna, Lucia, Moira, Carlo, Lello, Francisco, Ottavio, Lucia, Antonio (detto Gugù), Mariella, Antonietta, Palmiro, Patrizia, Antonello, Donatella, Giorgio, Pietro. In ordine alfabetico di cognome, qui, come allora, a scuola e con i diminutivi dell’epoca …

I nostri professori: Domenico Pulice (Italiano e Storia), Anna Maria Biancolillo Stefanì (Filosofia e pedagogia), Marisa Frazzetto Petrizzelli (Latino), Maria Ciampolillo (Matematica e fisica), Felice Sasso (Esercitazioni di tirocinio), Felice Vita (Scienze naturali, chimica e geografia), Antonella Martino (Disegno e storia dell’arte), Elena Vigliano (Musica e canto corale), Marcello Brescia (Educazione fisica), Nicola Bonerba (Religione). Senza dimenticare il preside, prof. Vincenzo De Gregorio (nato nello stesso paese di Francesco De Sanctis, Morra irpina) e del temutissimo vice preside, il prof. Antonio de Feo, stimato docente di matematica e fisica, ed i docenti avuti negli anni precedenti, i proff. Caterina Caligiuri (filosofia) Pasqua Violante (lettere), Vito Adessa (francese),  Carlo Minenna (Italiano), Luigi Bilancia (matematica e fisica), Angela Ninni (scienze naturali, chimica e geografia), Antonio Pezzetta (latino), Apollonia Di Terlizzi (francese), Apollonia Massari (Disegno e storia dell’arte), Michele Maurelli (ed. fisica). Tralascio, ovviamente, soprannomi ed appellativi di cui, pure, ho memoria certa …

Per non far mancare nulla, la Commissione d’esame: il Presidente, prof. Rodolfo Striccoli, dell’Università degli studi di Bari, ed i Commissari, proff. Pasquale Barbangelo (lettere), Maria Cingolani (filosofia), Francesco Pellegrino (Scienze), Francesco Lavolpe (matematica), Felice Vita (membro interno).

A chi c’era … in altre classi (Gianluca, Carlo, Enzo, Aldo, il gruppo di ed. fisica maschile, etc.) e, leggendo, si riconosce in queste righe!!!

[3] Era il primo dei governi presieduti dall’on. Mariano Rumor (1915 – 1990).

[4] Era il Governo Andreotti IV.

[5] Invero, sono partecipe di una generazione di italiani che ha sostenuto esami scolastici anche in seconda elementare (fine primo ciclo), nel 1968, in quinta elementare (licenza elementare), nel 1971, ed in terza media, nel 1974, prima degli esami di cosiddetta “maturità”. Non a caso, erano chiamati in questo modo…

[6] Quest’anno si diplomeranno, nell’IISS che ho l’onore di dirigere, i/le ragazz* che sono arrivat* nelle classi prime l’anno in cui sono arrivato io, nel settembre 2015.

[7] VINCENZO PAGLIA, Il crollo del Noi, Roma – Bari 2017, Laterza.

Esiti Esami di Stato A.S. 2018-2019

Ministero Istruzione
Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica


#Maturità2019, gli esiti dell’Esame di Stato del 2019

Anche con l’Esame del 2019, il primo sostenuto con la nuova normativa, si conferma un lieve aumento degli studenti ammessi alle prove (il 96,1% degli scrutinati, rispetto al 96% del 2017/2018) e dei diplomati totali, il 99,7% rispetto al 99,6% dell’anno scolastico precedente.

Le Regioni con più studenti ammessi: Valle d’Aosta, Molise, Basilicata
In tutte le Regioni la percentuale di diplomati è stata superiore al 99%. Per quanto riguarda gli ammessi all’Esame, le Regioni con la percentuale più alta sono state Valle d’Aosta (99,9%), Molise (98%), Basilicata (97,6%), a fronte del 96,1% nazionale. In coda, Toscana (95,2%), Liguria (94,4%), Sardegna (91%).

Confermato l’aumento dei diplomati con lode, diminuiscono i 60
Continua ad aumentare la percentuale di ragazze e ragazzi che conseguono il diploma con lode e diminuiscono i voti più bassi. I 100 e lode sono stati nel 2019 l’1,5% (erano l’1,3% l’anno precedente). I 100 sono stati il 5,6% (nel 2017/2018 erano il 5,7%). I voti fra 91 e 99 sono saliti dal 9 al 9,7%. Gli 81-90 sono scesi al 16% (erano il 19,6%). I voti 71-80 sono, secondo i dati pubblicati, il 28,7% (erano il 28,9% nel 2017/2018). I 61-70 salgono dal 27,7% al 31,4%. I diplomati con il minimo dei voti, 60, sono diminuiti dal 7,8% al 7%. In media gli studenti si sono diplomati con un voto finale pari a 73,3.

Oltre il 10% dei diplomati nei Licei consegue il massimo dei voti (il 2,5% raggiunge la lode). Tra i vari indirizzi liceali, il 18% dei diplomati del Classico   ottiene un voto tra 100 e 100 e lode, ma i più “bravi” sono i diplomati nelle tre articolazioni del Liceo scientifico (le lodi sono il 6%).

In aumento i voti alti anche nei Tecnici, mentre risulta piuttosto stabile la quota dei più bravi tra i diplomati degli indirizzi Professionali, che vedono tuttavia diminuire le votazioni minime (9,6% dei diplomati totali negli indirizzi Professionali).

Gli esiti del Primo ciclo dell’anno 2018/2019

L’Esame di Stato
Per la Secondaria di I grado, il tasso di ammissione all’Esame è stato, l’anno scorso, del 98,2% (erano stati il 98,3% gli ammessi dell’anno precedente). Degli ammessi alle prove, il 99,8% ha superato con successo l’Esame (confermando il dato degli ultimi quattro anni).

Mediamente, i risultati regionali sono in linea con i valori nazionali. La variabilità maggiore è sui tassi d’ammissione. in Sardegna, Valle d’Aosta e Sicilia è stata ammessa una percentuale di studenti inferiore rispetto al dato nazionale (rispettivamente -1,1%, -1% e -0,9%). Un tasso d’ammissione più alto si riscontra in Basilicata (+0,9%) e in Trentino-Alto Adige (+0,8%).

Tra i promossi, oltre uno studente su due (52%) ha conseguito un voto tra 7 e 8. I 10 e lode sono stati il 4,2%, i 10 il 5,6%; i 9 il 17,1%; gli 8 il 24,1%; i 7 il 27,9%; i 6 il 21,1%. Le studentesse si confermano le più brave. Il tasso di promozione tra le ragazze è stato del 99,9% (99,8% tra gli studenti maschi) e la percentuale di studentesse è superiore nei voti al di sopra del 7.

Gli scrutini intermedi
Gli scrutini del I e II anno confermano, mediamente, i dati degli anni precedenti: sono stati ammessi alla classe successiva, rispettivamente, il 97,8% e il 98% degli studenti scrutinati. Nel complesso, la percentuale di promossi è scesa dello 0,2%

Esame di Stato: il tema a carattere storico

A volte ritornano…
Esame di Stato: il tema a carattere storico

di Maria Grazia Carnazzola

Il 25 novembre scorso è stata pubblicata la circolare n.2197, avente per oggetto: esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s.2019/2020- indicazioni.

A pagina 2 si legge: “Prima prova-Traccia di ambito storico. Per quanto attiene alla prima prova scritta di italiano si rappresenta ce, ferma restando la struttura e le tipologie testuali definite nel quadro di riferimento di cui al D.M. n° 767 del 26 novembre 2018, l’onorevole Ministro ha inteso prevedere, con D.M. n°1095 del 21 novembre 2019, che almeno una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) debba riguardare l’ambito storico.

La scelta è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale per la formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.”

Sorvolando sul curioso passaggio riguardante le intenzioni dell’onorevole ministro, segnalo che il secondo ciclo di istruzione e formazione ha come riferimento unitario il profilo educativo, culturale e professionale indicato nel decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.226, allegato A), ed è finalizzato:

  1. alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani, per trasformare la molteplicità dei saperi in un sapere unitario, dotato di senso, ricco di motivazioni;
  2. allo sviluppo di una autonomia di giudizio e di pensiero critico;
  3. all’esercizio della responsabilità personale e sociale.

Se ci riferiamo poi alle competenze chiave del 2018 e all’importanza che viene assegnata a Cittadinanza e Costituzione, il contributo che l’insegnamento/apprendimento della storia può apportare alla formazione di adulti consapevoli è evidente.

Ben venga, allora, il ritorno della traccia di ambito storico alla prima prova scritta. Il problema vero, però, è che pochissimi candidati hanno scelto, in passato, di orientarsi sulla traccia a carattere storico e spesso, dal colloquio emerge una preparazione superficiale e frammentaria proprio in storia. Per dieci anni ho svolto la funzione di presidente di commissione e, in tutti gli indirizzi, con qualche leggera deviazione verso l’alto nei Licei, la percentuale dei candidati che orientava la propria scelta sul tema a carattere storico era residuale, risibile. In genere ne scaturivano lavori di tutto rispetto, ma se sono due su cinquanta qualche domanda è opportuno porsela.

La Storia.

Il problema, allora, non è tanto, o non solo, quello di reinserire il tema di storia in sede di esame di stato, la domanda rimanda al cosa e al come si insegna quando si parla di Storia, al rapporto tra Storia, storia insegnata e pratiche didattiche. Quale Storia insegnare? Quali sono i fondamentali della conoscenza storica? Quali i processi cognitivi e le operazioni mentali sollecitati e costruiti? Quali le relazioni tra descrizione, narrazione, argomentazione? Quali rapporti tra conoscenza storica, atteggiamento storico, identità personale, culturale e sociale?  Che relazione c’è tra fatto storico, testo storico e conoscenza storica?

Lo Storico costruisce la Storia, a partire dal presente, sollecitato dal particolare concetto di passato come realtà conoscibile, la cui conoscenza può influenzare il modo di pensare il presente e di rappresentare il futuro. Lo Storico, come tutti quelli che si interrogano sul passato, è uomo del presente con una particolare “attrezzatura cognitiva” che gli deriva, anche, dall’educazione. Il passato è infinito e caotico, la prima operazione da fare per indagarlo è tematizzare. La tematizzazione richiede la periodizzazione e informazioni specifiche, da ricercare nelle fonti, ordinate secondo gli operatori di successione o di contemporaneità, la datazione e la cronologia. Per passare dalla cronistoria alla storiografia, bisogna ragionare sui concetti di evento, mutamento/ permanenza, lunga durata, congiuntura… da leggere attraverso la problematizzazione: perché è successo, in che relazione l’evento sta con, quali le congiunture… È questo il momento della spiegazione che attribuisce “scientificità” all’evocazione e alla ciclicità. Perchè la spiegazione sia completa e lo sguardo sia complessivo è necessario inserire le relazioni spaziali con concetti quali distanza, localizzazione, mondializzazione/globalizzazione, estensione…

La storia insegnata

Tenendo fermi i tre diversi elementi fatto storico, testo storico e conoscenza storica, provo a sintetizzare.

Il fatto storico è l’oggetto della ricostruzione e dell’analisi; il modello di fatto storico costituisce la matrice del processo di conoscenza che si concretizza attraverso la ricostruzione, la problematizzazione e la spiegazione.

Il testo storico è fondamentale per costruire la conoscenza del fatto storico, tematizzato e integrato; ogni blocco del testo prepara la comprensione dei blocchi successivi e può essere trasformato in una mappa delle conoscenze che può generare nuovi testi e, integrando altre mappe, costituisce la conoscenza storica che crea mentalità storica e identità culturale, personale e sociale. È necessario rendere evidenti i diversi processi, superando il mero racconto dei fatti, esplicitando che tra passato e conoscenza storiografica ci sono due mediazioni: l’attività di ricerca e la modalità di comunicazione scelta e praticata. Lo storico non riproduce i fatti ma produce informazioni sui fatti, raggruppati, rielaborati, organizzati attraverso operazioni cognitive e restituiti nella forma della comunicazione storica, dove gli elementi interpretativi sono supportati da appositi referenti, unendo efficacemente descrizione- narrazione-argomentazione. La forma della comunicazione non veicola solo nozioni e conoscenze, ma anche schemi e modelli conoscitivi.

La costruzione di ogni conoscenza storiografica potrebbe seguire alcune regole che possono poi costituire una matrice di trasversalità per tutte le discipline: a) assegnare significati alle informazioni fattuali; b) assegnare referenti ai significati, alle interpretazioni, alle generalizzazioni; d) eliminare valutazioni e giudizi che attengono al campo delle opinioni; e) contenere la tendenza a ripetere concetti e significazioni senza riferimenti fattuali.

Per concludere.

Ritengo che lo studio e la conoscenza storica possano contribuire alla formazione e alla costruzione di quelle abilità del cittadino, indispensabili per contribuire alla vita sociale consapevolmente, valutando e giudicando con spirito critico, partecipando e non parteggiando. Talmon, ne Le origini della democrazia, sostiene che “…gli atteggiamenti mentali di base, una volta cristallizzati, sono la reale sostanza della storia”.

Ecco allora l’importanza di parlare di democrazia, sia come governo del popolo sia come governo per il popolo, sottolineando che la definizione che ne davano gli Ateniesi è molto più chiara e diretta di quella che diamo noi; la chiarezza derivava dal numero di coloro che erano coinvolti nelle decisioni: I cittadini maggiorenni di sesso maschile, contrariamente a quanto avveniva nel governo di pochi (aristocrazia o oligarchia) o di uno solo (monarchia o tirannia). Per noi è tutto più complesso sia per i criteri di inclusione, sia per quelli di decisione. La distinzione attuale tra Stato e governo, che rappresentano due entità che incarnano la separazione tra la volontà sovrana e volontà di chi la esercita temporaneamente, pone il problema del come preservare le libertà fondamentali dell’individuo. Qui la distinzione tra democrazia totalitaria e democrazia liberale può aiutarci a comprendere. La storia ci può insegnare la differenza tra “libertà da” e “libertà di” o che libertà e eguaglianza non sono la stessa cosa.  Scriveva A. de Tocqueville “Io penso che i popoli democratici provino per la libertà un gusto naturale: abbandonati a sé stessi, la cercano, l’amano e se ne distaccano con dolore. Ma essi hanno per l’eguaglianza una passione ardente, insaziabile, eterna, invincibile: vogliono l’eguaglianza nella libertà e, se non possono ottenerla, la vogliono anche nella schiavitù”.  Possiamo riflettere con i ragazzi sulla differenza tra eguaglianza e omologazione? E fra omologazione e globalizzazione? Il presente deve essere reso conoscibile dalla scuola, attraverso strumenti culturali forti e la costruzione di un orizzonte di valutazione ampio e razionale.

Bibliografia

J.L.Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, p. 21, Il Mulino, Bologna,1967;

N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino,1984;

A. de Tocqueville, La democrazia in America. BUR Rizzoli, Milano 1999;

Alessandro Mulier, Democrazia totalitaria, Donzelli Editore, Roma 2019;

D.L.vo 17-10-2005, n.226.

Competenze chiave- Raccomandazioni UE 22.5.2018.

Maturità 2020

Maturità 2020

di Maurizio Tiriticco

Alla romana! Chepppalle co’ ‘sta maturità ballerina! Ariva ‘n’antro ministro e se cambia! Ma che ve cambiate! Ma lassate perde! Anche perché ‘st’esame de maturità nun c’è piùùù… e da ‘n sacco d’anni! Ma che ministri siete? Ma le leggete le leggi? Allora ve le ricordo io! Anche quella che tanti anni fa ha mannato a quel paese l’esame de maturità!!!

Allora, andiamo con ordine!

N 1) – La legge 5 aprile 1969 n.119 prevedeva che “l’esame di MATURITA’ ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato (art. 5)” e che “a conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione”.

N. 2) – La legge 10 dicembre 1997 n. 425, all’articolo 6, dal titolo “Certificazioni”, così recita: “Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell’esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni al fine di dare trasparenza alle COMPETENZE, CONOSCENZE e CAPACITA’ acquisite, secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea”.

In effetti, nel giro di una trentina di anni, si è passati dal concetto di MATURITA’ a quello di COMPETENZA. Una vera e propria rivoluzione! Almeno sulla carta e nelle intenzioni dei governanti! Si è trattato di un passaggio non privo di significati – e di conseguenze – profondamente innovativi! Comunque, non saprei fino a che punto abbiano inciso!

In altre parole, il discorso era – ed è tuttora – il seguente: A) – Secondo la “filosofia” del vecchio esame di maturità, un soggetto – nel nostro caso uno studente di 19 anni – può considerarsi “maturo”, anche se non possiede in modo compiuto conoscenze date. E questa era la “filosofia” del vecchio esame di maturità; B) Secondo la “filosofia” del nuovo esame conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, un soggetto – sempre il nostro diciannovenne – deve dimostrare di avere conseguito date CONOSCENZE, CAPACITA’/ABILITA’ e COMPETENZE. Le quali di fatto sono strumenti che, se concretamente posseduti, implicano la maturità di un soggetto. Nonché le sue attitudini ad operare date scelte.

Ed è forse opportuno ricordare che ormai, anche a livello sovranazionale, “si parla” di competenze, che sono soprattutto utili e necessarie per l’esercizio della cosiddetta cittadinanza attiva! Si tratta delle otto competenze necessarie per l’apprendimento permanente, adottate dal Consiglio dell’Unione Europea il 22 maggio 2018. Eccole: 1. competenza alfabetica funzionale; 2. competenza multilinguistica; 3. competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria;4. competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 5) competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 6. competenza in materia di cittadinanza;7. competenza imprenditoriale; 8. competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Se questo è il contesto/scenario in cui un giovane OGGI affronta l’ultimo esame della sua carriera scolastica, discutere di storia sì o storia no, di buste e/o… bustarelle, non solo è inutile, ozioso, e improduttivo, ma dimostra l’incapacità operativa della nostra amministrazione scolastica.

Il fatto è che un nostro concittadino qui ed oggi non può non possedere gli strumenti di base per orientarsi in un Paese e in mondo complessi! Anche perché si tratta di una complessitàche tende a crescere, anche per l’incremento di tecnologie sempre più avanzate e, per certi versi, anche meno fruibili e più pericolose! E ciò non riguarda solo il nostro Paese!

Pertanto occorre chiedersi: quali sono le conoscenze minime e fondanti – nonché le competenze – di cui oggi un qualsiasi cittadino – e non solo italiano – deve disporre? A mio giudizio, essenzialmente tre: la padronanza linguistica, quella matematica e l’orientamento spazio/temporale. Ma, che cosa significa sapersi orientare nello SPAZIO e nel TEMPO, ovvero QUI ed ORA? Significa che è assolutamente doveroso conoscere e comprendere che cosa accade “qui ed ora” – eforse anche “un po’ prima” – nel nostro Paese, nella nostra Europa, nel nostro mondo, in questo faticoso e difficile inizio del Terzo Millennio. Anche e soprattutto per comprendere che cosa potrebbe succedere DOPO! Pertanto, è su questi terreni che la scuola oggi deve insistere e misurarsi. E sui quali i nostri diciannovenni devono essere “esaminati”!

Insisto e concludo: sapere LEGGERE e SCRIVERE in modo corretto, compiuto e finalizzato, sapere DOVE e ORA si vive e si opera non sono soltanto i contenuti di QUATTRO MATERIE di studio – quindi di qualsiasi esame finale – ma le quattro conoscenze/abilità/competenze indispensabili per poterci misurare oggi in un mondo difficile che tutti dobbiamo cambiare! In meglio!