M. Serra, Gli sdraiati

“Gli sdraiati” di Michele Serra
Universale Economica Feltrinelli 2015

di Mario Coviello

serraAbbiamo imparato a frequentare Michele Serra per la sua rubrica settimanale di satira sull’Espresso, per l’elzeviro che pubblica sul quotidiano la Repubblica, per la rubrica delle lettere che cura sul Venerdì e che fa da contraltare a quella di Natalia Aspesi perché parla di politica, impegno civile,ideologie e non di amori, sentimenti, differenza fra i sessi.

Apprezziamo quello che scrive per la televisione, fa parte della redazione di “Che fuori tempo che fa” di Fazio, e per il cinema. Per questi motivi e soprattutto perché sono padre di due figli maschi e ho insegnato per molti anni ad adolescenti, che ho acquistato “ Gli sdraiati”.

In questo saggio,diario, Michele Serra racconta il difficile rapporto di padre divorziato con il figlio adolescente. Un rapporto difficile perché il figlio non comunica con lui, come tutti gli adolescenti con i loro genitori. Rimane “sdraiato” sul divano, appare assente, apatico e contemporaneamente multitasking, connesso. Mi sono ritrovato nei disperati tentativi di Serra di insegnare, “suggerire “,imporre l’ordine ad un figlio che sparpaglia calzini puzzolenti in ogni dove, veste con assoluta “trasandatezza”,ha orari” impossibili “, inconcepibili per mangiare, dormire, studiare

I tentativi del padre Serra di entrare in contatto con il figlio sono incessanti; incessante è la sua ricerca di una modalità di approccio all’universo del figlio, continuamente distratto, assente,refrattario.

La comunicazione è resa ancora più difficile perché Serra è un padre di sinistra e per cultura, vita, convinzioni, refrattario ad imposizioni, ordini, punizioni. Da qui i sensi di colpa, il suo disagio dell’inadeguatezza, che affiora inquietante quando incontra i professori stressati e   il tatuatore del figlio,adulto palestrato e tatuato. Un colloquio illuminante che apre uno squarcio sul rapporto con il corpo che le nuove generazioni vivono, così lontano dal mio e da quello di Serra che, credo, come me, non ha sul corpo alcun tatuaggio e non si rassegna a questi corpi che portano da un po’, perfino sulle mani e sulle dita segni “indelebili”. D’altra parte noi “non più giovani”, uomini e donne, siamo incapaci di rassegnarci ai segni del tempo e ricorriamo al botulino, agli “aggiustini” del chirurgo. Quanti sorrisi di plastica incontriamo per le strade….

Con divertita ironia e leggerezza Michele Serra in “ Gli sdraiati” racconta la fatica incessante di capire il figlio che lo mette di fronte a se stesso, lo obbliga a fare bilanci di vita non certo lusinghieri. E Serra si rifugia nella fiction avveniristica e si diverte con vecchi irriducibili che sterminano le nuove generazioni con piglio nazista.

E incessante nello scorrere dei capitoletti si rinnova l’invito al figlio per una “ camminata” a duemila metri sulle montagne del “Nasca”. Preghiere, ricatti ad un figlio che, già invitato ad una vendemmia da un gruppi di amici adulti del padre, si era presentato a tavola con l’amico solo per il pranzo. E alla fine padre e figlio vanno sul monte Nasca e quello che accade lo dovete scoprire leggendo il libro.

Consiglio “Gli sdraiati”, che mi ha ricordato le riflessioni di Baricco sull’approccio nuovo che le giovani generazioni hanno con il libro e i media in “ I barbari. Saggio sulla mutazione”, Roma, Fandango, 2006, ai genitori e agli insegnanti per continuare a cercare una via per camminare con le nuove generazioni.

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