K. Pancol, Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

“Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì”
un romanzo di Katherine Pancol
Bompiani Vintage 2015

di Mario Coviello

pancolSiamo al terzo capitolo della storia di Josephine che impara il difficile mestiere di scrittrice, dopo il successo del suo primo romanzo, e si immerge nella storia di Gary Grant e del “ nobile gentiluomo”, un ragazzo di 17 anni che si innamora dell’attore durante le riprese a Parigi di “ Sciarada” .

Dopo “ Gli occhi gialli dei coccodrilli” e “ Il valzer lento delle tartarughe”, con ben 883 pagine, Katherine Pancol ci racconta la storia del successo di Hortense Cortès, la prima figlia di Josephine. Determinata e implacabile, prima di tutto con se stessa, Hortense frequenta a Londra il secondo anno del master di moda e con Gary il figlio di Shirley , amica di Josephine, combatte un amore “ pericoloso” che sente sempre più forte per il ragazzo con il quale è cresciuta. Prepara a Londra vetrine di grande successo per Harrods e accetta una proposta di lavoro che la porta a New Jork. Gary conosce il padre che non lo aveva riconosciuto alla nascita, decide di diventare musicista e si allontana dalla madre per frequentare una scuola di musica a New Jork. Shirley si innamora di Oliver “ che fa l’amore come si impasta un buon pane”e combatte con il suo passato di figlia illegittima della regina d’Inghilterra. Zoe, la sorella di Hortense, la piccola di casa, a 15 anni si innamora di Gaetan, un coetaneo dal passato difficile e dal presente incerto, e matura, amata dalla madre che sta diventando sempre più padrona della sua vita.

Con loro tanti altri personaggi, tante storie avvincenti. Figli genio che a tre anni parlano tre lingue e leggono nella mente delle persone, vecchie madri ciniche che tramano e vengono sconfitte. La vita di un condominio con i suoi segreti, le sue vite e le sue portinaie.

Ogni personaggio  è in cerca della propria identità, di che cosa vuole realizzare, di che tipo di essere umano vuole essere. Colpisce la crescita emotiva e psicologica dei protagonisti, “l’educazione sentimentale” dei più giovani – per citare Flaubert – e le crisi esistenziali della maturità, accompagnate dall’inevitabile corollario di dolori, invidie, ossessioni, rituali, aspirazioni, meschinità e tutte le centinaia di passioni che alternativamente dominano gli uomini, decidendone le azioni.

Sono tre le capitali che visitiamo con questo terzo capitolo : Parigi, ancora una volta natalizia, unica, vivace, Londra e New Jork. La Pancol ci va vivere in queste città, d’inverno e d’estate, nei suoi quartieri, negozi, bar, musei. Viviamo le giornate dei protagonisti e dei loro amici immersi nelle atmosfere uniche di queste metropoli e ci viene voglia di mollare tutto e scappare per conoscerle.

Catherine Pancol avvince il lettore con la sua prosa scorrevole, la capacità di parlare al cuore delle persone che non hanno soffocato il bambino che vive nella loro anima. Racconta come spesso la vita si diverte. Ci offre un diamante nascosto sotto un biglietto del metrò o dietro una tenda, celato in una parola, in uno sguardo, in un sorriso un po’ sciocco. Bisogna fare attenzione ai particolari. Seminano la nostra vita di sassolini che ci guidano.

Certo è una lettura “leggera”, ma solo fino a un certo punto. Con la Pancol non dobbiamo vergognarci di godere l’amore, il sesso, l’ironia, la capacità di guardarci dentro senza filtri perché “ abbiamo tutti bisogno di credere, di avere fiducia, di sapere che possiamo dedicarci anima e corpo a un progetto, a un’impresa, a un uomo o a una donna. Allora ci sentiamo forti. Ululiamo come Tarzan e sfidiamo il mondo…Se dubitiamo subentra la paura che ci paralizza…”, come il “giovane gentiluomo” che affida ad un diario la sua storia d’amore che non è capace di vivere fino in fondo.

Descrivendo la crisi economica che ancora ci attanaglia la Pancol, sempre a pagina 71,scrive “L’emergenza non si sarebbe risolta grazie alle politiche del ribasso. Era il momento del coraggio, della generosità, di prendere dei rischi perché il mondo tornasse umano.”

E a pagina 881 nei “Ringraziamenti” la Pancol , a tutti quelli che vogliono scrivere, raccomanda “ Lo scrittore è un muro con due grandi orecchie e un occhio da ciclope. Scrivere significa ascoltare, osservare, fiutare, trasformarsi in una foglia, in un abat-jour o nella tela di un ragno..fare il vuoto dentro di sé per lasciare lo spazio alla vita e alle altre alluvioni…Dimenticare se stessi e diventare tutti i personaggi, le lacrime, le risate,le speranze e l’impazienza, andare fino in fondo e….”

Ed è proprio questo che accade leggendola.  Per il lettore tutto questo si traduce in una lettura piacevole, istruttiva, che fa riflettere, sognare, commuovere e ancor più spesso sorridere.

E se volete sapere perché gli scoiattoli sono tristi il lunedì e così determinanti per le vicende dei nostri protagonisti, come i coccodrilli nel primo capitolo e le tartarughe nel secondo, non dovete fare altro che immergervi nel mondo della Pancol e….. lasciarvi andare.

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