Una scuola d’insieme o un semplice insieme di scuole?

Una scuola d’insieme o un semplice insieme di scuole?

di Stefano Stefanel

 

L’emanazione da parte del MIUR del Piano Nazionale di Formazione ha portato in evidenza una serie di questioni rese improvvisamente centrali anche per le inedite cifre collegate a questo Piano. Come sempre sta avvenendo in questi tempi poiché la contestazione della piazza è modesta e debole e l’arma dello sciopero molto spuntata l’interdizione si è spostata verso l’ambito giuridico, con l’appello a decreti da emanare, cavilli da evidenziare, attacchi al verticismo per essersi il Ministero permesso di declinare ciò che dovrebbe essere ovvio e cioè una formazione nazionale dei formatori.

Non sembra che le contestazioni possano però modificare l’azione ministeriale che ha già calendarizzato tre incontri nazionali con i dirigenti delle scuole Polo della formazione di ambito (capofila di reti di ambito) che richiedono una riflessione non strettamente giuridica. Improvvisamente si è preso atto che l’accelerazione di giugno sulle Reti di ambito e la loro costituzione estiva non poteva attendere i tempi dei tutt’altro che entusiasti Uffici Scolastici Regionali e che in fretta bisognava creare una governance di un segmento fondamentale della scuola attuale.

La legge 107/2015 era stata piuttosto chiara in merito, ma si sa che la scuola italiana non sempre prende sul serio leggi che non sono seguite da una carovana di circolari, note, accordi sindacali, conferenze di servizio e via enumerando. Rimangono i due commi centrali della legge in sé estremamente precisi:

“71. Gli accordi di rete individuano:

  1. i criteri e le modalità per l’utilizzo dei docenti nella rete, nel rispetto delle disposizioni legislative vigenti in materia di non discriminazione sul luogo di lavoro, nonché di assistenza e di integrazione sociale delle persone con disabilità, anche per insegnamenti opzionali, specialistici, di coordinamento e di progettazione funzionali ai piani triennali dell’offerta formativa di più istituzioni scolastiche inserite nella rete;
  2. i piani di formazione del personale scolastico;
  3. le risorse da destinare alla rete per il perseguimento delle proprie finalità;
  4. le forme e le modalità per la trasparenza e la pubblicità delle decisioni e dei rendiconti delle attività svolte.

“72. Al fine di razionalizzare gli adempimenti amministrativi a carico delle istituzioni scolastiche, l’istruttoria sugli atti relativi a cessazioni dal servizio, pratiche in materia di contributi e pensioni, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché sugli ulteriori atti non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, può essere svolta dalla rete di scuole in base a specifici accordi.”

Il comma 71 individua compiti e obblighi, il comma 72 individua possibilità.

 

PER GOVERNARE BISOGNA DARSI UNA FORMA DI GOVERNO

Le Reti di Ambito non sono Reti di scopo e per questo sono state e sono contestate (quelle di scopo continuano a piacere, anche se spesso sono solo un accordo cartaceo per accedere a finanziamenti). Addirittura alcuni (molto pochi mi risulta) Consigli d’Istituto hanno bocciato l’adesione alla Rete di Ambito e sarà interessante vedere come la prenderanno i docenti di quelle scuole non ammessi alle attività formative della Rete di ambito. La legge, infatti, parla di attività di Rete e non di Ambito e quindi la Rete progetta solo attività per le scuole aderenti. Probabilmente gli interessati ci faranno sapere o approveranno in fretta l’ingresso nella Rete di Ambito. Al di là dello scetticismo e delle contestazioni. poiché il tempo passato dalla nota del 7 giugno del Miur ad oggi è stato dedicato più a prendere tempo che a studiare l’argomento, è necessario che le Reti di Ambito si diano una vera “forma di governo”, come l’Accordo quadro proposto dal Miur proprio questo indica con chiarezza.

Le prime fasi del governo della Rete di Ambito (che non ha uno scopo diretto ma dei compiti istituzionali e delle potenzialità) credo debbano essere dedicate a creare una struttura regolamentare sul funzionamento della Rete stessa. Elenco di seguito quelli che a mio modo di vedere sono i punti cruciali da affrontare:

a) REGOLAMENTO DELLA RETE. E’ necessario definire attraverso un Regolamento approvato all’unanimità il funzionamento ordinario e straordinario della Rete soprattutto in riferimento alle seguenti questioni:

  1. tempistica e modalità delle convocazioni
  2. possibilità di attivare un cloud o un link e una newsletter sul sito di un Istituto della Rete in cui inserire comunicazioni e decisioni
  3. modalità sulle decisioni e deliberazioni di Rete (il modello di accordo proposto dal Miur richiama le conferenze di servizio previste dalle legge 241/90: questa modalità prevede l’unanimità e quindi il diritto di veto). Se si mantiene per tutte le decisioni quanto previsto dall’Accordo di rete è necessario stabilire come votano gli assenti o se l’unanimità si intende per i presenti. In caso invece di voto a maggioranza andrebbe definita la maggioranza vista la presenza nella rete di ordini di scuola differenti e anche di scuole con dimensioni differente
  4. decisione sulla divisione dei compiti in forma tematica o strutturale, soprattutto in riferimento alla gestione e organizzazione dei corsi di formazione
  5. decisione sulle modalità di delega e sui poteri decisionali dei delegati.

b) CABINA DI REGIA FORMATIVA.E’ necessario prevedere una “cabina di regia” per la formazione con uno o più Comitati scientifici per definire le tipologie dei corsi, i relatori, ecc. e trasmettere quindi alla scuola capofila solo il quadro finale completo per definire la parte amministrativa. Anche in questo caso è importante decidere se attivare strutture tematiche che decadono con la realizzazione del compito o strutture fisse (annuali o triennali).

c) PIANO DELLE ATTIVITA’ DELLA RETE. Va definito un Piano di attività della rete (riunioni, obiettivi, tempistiche) in modo che l’azione di coordinamento si svolga dentro un piano di lavoro condiviso. Inoltre va deciso se la rete si occupa anche di sicurezza, privacy, rapporti con gli enti locali, rapporti con le Università,.rapporti con le Asl e gli Enti assistenziali del territorio,ecc.

d) AMMINISTRAZIONE. La Rete deve decidere se intervenire sul settore amministrativo o attendere ulteriori sviluppi. Nel primo caso vanno organizzati incontri con Dsga e assistenti amministrativi e avviato un processo che sarà certamente lungo, fatico e ostacolato (da sindacati, personale, ecc.), nel secondo caso bisogna individuare come gestire amministrativamente le sole incombenze istituzionali.

e). RAPPORTI CON LE RETI DI SCOPO. La Rete di Ambito si troverà a convivere con molte Reti di scopo progettuali. Anche in questo settore è importante decidere se attivare forme di supporto progettuale di Rete o lasciare la situazione come ora. Inoltre è importante definire quando e come la Rete di Ambito si deve candidare per progetti nazionali o locali.

 

SCUOLA D’INSIEME O INSIEME DI SCUOLE?

Le decisioni preliminari che ogni Rete di Ambito prenderà condizioneranno il suo futuro di medio termine, indipendentemente da come il Miur interverrà in rapporto alle materie del comma 71 (organici in primo luogo). La decisione che deve essere presa è cioè quella relativa alla gestione di area del sistema scolastico e alle sue modalità progettuali e cooperative. Se. Infatti, si pensa di essere i “furbi” dentro una comunità di “gonzi” e si scambia la Rete di Ambito per il luogo attraverso cui acquisire vantaggi per la propria scuola anche a scapito delle altre ci si deve rassegnare a convivere con un sistema che non funziona e che produrrà solo liti e contenziosi.

L’occasione è invece quella di comprendere come la Rete di Ambito può diventare l’elemento di gestione di tutta la progettualità dell’Ambito: se infatti la Rete di Ambito acquisisce fondi progettuali poi può agire anche sul personale della Rete e in questo modo aumentano le competenze diffuse. La possibilità è quella di creare un sistema locale di competenze che supporti tutto l’Ambito sia a livello amministrativo sia a livello didattico-educativo, con una ricaduta positiva sul sistema locale dell’istruzione.

La microprogettualità che tanto piace alle scuole può essere assorbita da una macroprogettualità di Ambito che riuscirebbe sia a livello di risorse sia a livello di personale ad essere molto più potente, ma ciò può avvenire solo se l’idea cooperativa soppianta quella atomico-formalista per cui ogni scuola ha una sua idea e la inserisce dentro una sua burocrazia. Non è possibile che le Reti di Ambito assorbano tutto ciò che viene dai PTOF e dalla burocrazia di ogni Istituto: è fondamentale che si creino sistemi di collaborazione e di amministrazione nuovi.

Le Reti di Ambito possono portare ad una modifica della progettazione con supporti forti ad esempio ai Progetti PON (ufficio di Ambito per tutte le scuole) al PNSD (ufficio di Ambito per la gestione anche tecnica con il supporto dunque agli Istituti comprensivi) e a tutta la progettualità diffusa e disgregata. Bisogna agire per strategie e governo, ma l’impostazione d’avvio dirà se le scuole vogliono formare un insieme o soltanto essere costrette a stare insieme.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.