D. Goleman e P. Senge, A scuola di futuro

A scuola di futuro. Manifesto per una nuova educazione
di Daniel  Goleman  e  Peter  Senge

di Luigi  Manfrecola

 

UN’EDUCAZIONE AL PASSO COI TEMPI

Esiste un’emergenza educativa oggi?

Certamente sì, come peraltro è sempre avvenuto.

In effetti, l’educazione dovrebbe dare, in ogni epoca,  una qualche  risposta alle esigenze dei tempi assumendo una concreta connotazione storica.

Ebbene, GOLEMAN , il celebre sostenitore della “intelligenza emotiva”, si è recentemente voluto interrogare al riguardo e lo ha fatto scrivendo il  saggio a quattro mani – “A scuola di futuro” –  con il collega Peter  Senge al quale resta affidata una parte importante delle conclusioni : quella in cui si sottolinea   (nel 4° capitolo – “Comprendere il mondo nel suo insieme” )  la necessità di sviluppare nei nostri giovani un “pensiero sistemico” che li ponga in grado di cogliere le interconnessioni che legano un mondo divenuto sempre più complesso e tale da  farci smarrire ogni possibile chiave di lettura.

 

IL PARADIGMA CULTURALE FONDATIVO

Ma è veramente possibile leggere  una tale complessità??

Il dinamismo  di una società mutante e frenetica, iper-tecnologizzata  e globalizzata, è sotto gli occhi di tutti ed ha sollecitato molteplici riflessioni, non sempre e non solo di segno laudativo.

Basti qui ricordare l’insistenza di un  Bauman che si è fatto testimone della mutevolezza magmatica della nostra società “liquida” ; una  società nella quale il corso degli eventi non si  mostra più come un fiume lento ed inesorabile nel suo fluire, ma piuttosto come una serie frammentata di pozzanghere e di  piscine, nel segno della discontinuità. Riuscire a percorrere questo territorio sociale costruendo ponti e rintracciando “percorsi di senso” diviene dunque un’emergenza culturale, esistenziale ed umana. Un tal  genere di riflessione non è cosa nuova quando si dia per scontato, come troppi  fanno,  che ogni parte è sempre parte di un tutto e che occorre saper vedere e rintracciare il filo che lega fra loro gli eventi, rammendarne  la tela utilizzando, ciascuno, il proprio gomitolo di cotone colorato e capire che non è importante la tinta ma l’ordito complessivo. Occorre  stare nel sistema, capire il sistema , “fare SISTEMA”.

I lettori più avveduti non faticheranno a ravvisare in questa concezione la CORRENTE FILOSOFICA  e CULTURALE  che caratterizza la nostra epoca, scivolata dallo Strutturalismo alla visione “sistemica” di un Luhmann :  esemplare testimonianza di un  pensiero POST-MODERNO rischiosissimo, a giudizio di chi scrive,in quanto conduce inesorabilmente  alla frontiera della ERMENEUTICA in cui viene a sfumarsi ogni VERITÀ! Ci piace usare il carattere maiuscolo per sottolineare la nostra distanza dalla deriva relativista che si nasconde in questa visione e non a caso abbiamo utilizzato la nostra metafora dei fili di diverso colore onde segnalare il messaggio ultimo della filosofia sistemica per cui  il mondo, nella sua complessità inquieta ,finisce per  prestarsi ad infinite  interpretazioni, sempre soggettive e tali da rispecchiare il personale interesse , la particolare angolatura visuale e la cultura di chi vi si rapporta.

 

PENSIERO ED INTELLIGENZA SISTEMICI

Ebbene, queste nostre personali riflessioni  critiche non appartengono a Peter Senge  (docente del Massachuttes Insittute of Tecnology)che, con pragmatico fare anglosassone, si limita a porsi il problema di dover  fornire ai giovani la capacità di essere presenti nell’ epoca odierna  guadagnando la capacità di collegare fra loro i fatti e di interagire  con l’ambiente circostante fornendo risposte ” efficaci”. Siamo alla solita teorizzazione della “learning  organization” secondo cui le aziende imparano dai loro membri e dalla società che esprime precise ma mutevoli richieste. Trasferendo il discorso sul piano pedagogico, ciò induce l’Autore a raccomandare che   i nostri ragazzi siano messi  in grado di riflettere sulle conseguenze a lungo termine delle loro azioni ,  individuando le connessioni  che corrono fra se stessi  e il mondo, ma anche esplorando e le proprie  mappe mentali ed affettive,  fino a sentirsi di in sintonia con gli altri e consapevoli della propria INTERIORITA’. Fino a  PERCEPIRE SE STESSI COME UN SISTEMA COMPLESSO IN CUI VANNO A SOMMARSI LE DIMENSIONI INTELLETTIVE , SOCIALI, AFFETTIVE ED EMOTIVE. Noi tutti rappresentiamo un sistema, così come ciascuna  “classe” di studenti  secondo lui è un sistema, immerso in un ambiente ed in un orizzonte cognitivo complesso e  centrifugo  . Affermare che  la classe sia essa stessa un sistema vale a dire che  ciascun allievo può farsi e si fa guida per i compagni quando si punti sull’insegnamento cooperativo. Prestare attenzione all’orizzonte cognitivo in cui siamo immersi  vuol dire fare  riferimento   anche ad Internet   ed al circo mediatico che ci assedia. Tuttavia, a giudizio di Senge,un grosso  problema è rappresentato dal  cosiddetto “ritardo temporale” col quale si manifestano le conseguenze inattese  di certe nostre azioni;  il  che ostacola la capacità di  riuscire a cogliere le relazioni causa-effetto  (pag. 56) . Situazione che si aggrava per effetto della complessità sociale  che viaggia sempre in tandem con la complessità dinamica (temporale) , sfidando il nostro sviluppo cognitivo ed emotivo (Pag. 59).

Conclusivamente Peter Senge  ritiene di poterne  trarre  alcune indicazioni di carattere pedagogico,   per generare negli alunni le “abitudini del pensatore sistemico”.

Occorre che  l’allievo :-cerchi di  comprendere sempre il quadro complessivo;  si sforzi di osservare come in un sistema gli elementi cambino nel tempo;  riconosca che sono  le strutture di un sistema a  generare  sempre un suo comportamento;  si abitui a cambiare prospettiva per aumentare la comprensione; sia indotto ad esaminare a fondo ciascun problema , rifiutandosi di giungere ad una conclusione rapida; si abitui a ad  identificare le relazioni fra causa ed effetto; faccia emergere e sappia mettere alla prova le ipotesi  …e  così via  dicendo…(pag.72).

 

GOLEMAN: educazione alla CONSAPEVOLEZZA di sé  ed alla EMPATIA

Ebbene,  viene così a prospettarsi  un’educazione  intellettiva non più sterilmente individualista, rinchiusa in una dimensione riflessiva di carattere analitico ed isolazionistico,sviluppata entro  a comparti culturali fissi e stagnati,  ma una ginnastica mentale flessibile ed onnicomprensiva  scandita dal problem solving. In ogni caso , un’educazione da fondare a 360 gradi per riavviare, secondo le parole di GOLEMAN , “un’educazione alla VITA (Cap.1”) ,da realizzare imparando a  “Concentrarsi su se stessi” (Cap. 2) ed a “Sintonizzarsi sugli altri”(Cap.3).  Il messaggio che emerge da questa visione della questione educativa non è né semplicistico né scontato. Non si limita a valorizzare l’intelligenza emotiva come componente essenziale dell’educazione emotiva ed affettiva, da porre a base dell’educazione sociale. La tesi che si vuol fare affiorare va molto oltre le stesse più recenti raccomandazioni OCSE e della OMS. Queste ultime, come è noto, prendono atto della solitudine e dell’egocentrismo dei giovani d’oggi, divenuti individualisti e violenti per effetto d’una società massificante e parametrata  al possesso ed all’autoaffermazione consumistica: una società dell’Avere di  frommiana memoria. Il che induce a raccomandare una maggiore attenzione allo sviluppo di un atteggiamento di apertura sociale, ancor più importante quando si pensi che l’organizzazione attuale presuppone, anche a livello professionale, il lavoro di squadra e l’attitudine a lavorare in team. Da qui, come è scontato , la più recente attenzione attribuita  , anche nella legislazione nazionale, all’Educazione alla Convivenza civile. Ebbene, secondo gli Autori, questa prospettiva va corretta poiché la capacità riflessiva, l’attitudine a guardarsi dentro per conquistare l’autoconsapevolezza di  sé, un sé  chiamato ad interagire ed a confrontarsi con un SISTEMA di emozioni e di flussi interiori , ma anche di connessioni e di  relazioni sociali esterne, non può che contribuire ad uno sviluppo globale della personalità. Vale a dire che  vedersi  e  comprendersi  come esseri posti al centro di un mondo fisico, umano e  sociale – come  parte di un  SISTEMA complesso  – presuppone ed alimenta uno sviluppo armonico fondato sulla coincidenza della formazione sociale con quella  intellettiva . Aprire la mente vuol dire, insomma, aprirsi alla comprensione del mondo, di se stessi e degli altri (una sorta di eudemonismo socratico). Con riferimento a concrete esperienze innovative in tal senso sviluppate in molte scuole d’oltreoceano, Goleman afferma che ” la relazione tra gli effetti dell’educazione sociale ed emotiva, il comportamento e il rendimento scolastico costituì  un’enorme piacevole  sorpresa” e che  “la triplice attenzione (interiore, verso gli altri e verso l’esterno) può preparare al meglio i ragazzi per il futuro”   (Cap. 1)

In conclusione , “sono cinque i punti che costituiscono ora le abilità fondamentali  insegnate nell’educazione sociale ed emotiva, per come è venuta sviluppandosi in America: autoconsapevolezza, autogestione, empatia, abilità sociali e buon decision making” (pag. 5)

Se questa è la struttura essenziale del  libro  in esame, la presente recensione non basta ad esaurirne i pregi, da vedere nella scorrevolezza e nella semplicità di un testo rapido e breve, ma ricco di contenuti che varrà la pena di analizzare in maniera più approfondita, come l’intero pensiero del  Goleman al quale  ci proponiamo di dedicare esaustiva attenzione in una prossima occasione.

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