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Semplificazioni per acquisti strumentazioni

Acquisti di materiali, strumentazioni e servizi più semplici, rapidi e con la possibilità di scegliere nel libero mercato le opzioni migliori per chi fa ricerca nelle Università statali e nelle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. È quanto prevede un emendamento che sarà presentato nell’ulteriore corso del procedimento parlamentare di conversione del decreto Sblocca-cantieri, o in un prossimo veicolo normativo, che svincola queste istituzioni – così come già previsto per gli Enti pubblici di ricerca – dal ricorso al MePA (il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione) per l’acquisto di beni e servizi destinati all’attività di ricerca. L’emendamento sarà proposto e sostenuto dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.
“Occorre semplificare la vita dei ricercatori – sottolinea Bussetti – consentendo loro di poter acquistare strumenti e servizi che ritengono più idonei per la loro attività andando anche oltre il MePA. Il Mercato elettronico della PA è uno strumento importante per la Pubblica Amministrazione, ma rischia di limitare l’autonomia di scelta dei ricercatori e anche di vincolarli a una burocrazia spesso inconciliabile con i tempi della ricerca. Quando le Università devono effettuare acquisti di beni e servizi nell’ambito dei progetti, necessitano di una flessibilità che è incompatibile con la standardizzazione caratteristica del MePA – prosegue il Ministro -. L’esenzione dal MePA, peraltro, è già prevista per gli Enti di ricerca. Mi pare perciò doveroso estenderla agli Atenei”.
Le attrezzature destinate alla ricerca universitaria e artistica, peraltro, sono di solito caratterizzate da una specificità tecnica tale che si possono ottenere offerte maggiormente vantaggiose unicamente rivolgendosi a un mercato di fornitori frequentemente poco interessati a inserirsi nella piattaforma MePA, spesso perché prevalentemente operanti su mercati esteri.

Progetto Talmud

Ricerca, Bussetti: “Progetto Talmud è unicum.
Dobbiamo essere fieri del ruolo dell’Italia”

“Abbiamo il dovere civile di conoscere il nostro passato, di custodirlo, di valorizzarlo. E di farlo rivivere nel nostro presente, perché sia da stimolo per il nostro futuro. E l’Ebraismo è parte integrante della cultura occidentale fin dalle origini del nostro mondo”. Così il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, intervenendo al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano all’evento di presentazione del progetto di traduzione del Talmud Babilonese in italiano, realizzato grazie a un Protocollo d’intesa fra Presidenza del Consiglio dei Ministri, MIUR, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), Collegio Rabbinico Italiano.

“Questo progetto di traduzione è unico al mondo e dobbiamo essere orgogliosi che sia l’Italia a promuoverlo e portarlo avanti – ha proseguito Bussetti -. Continueremo a farlo garantendo i necessari finanziamenti che abbiamo già aumentato in modo significativo, proprio perché crediamo in questa iniziativa. È l’unico programma di ricerca d’avanguardia di questo tipo nel panorama internazionale. Uniamo così il nostro presente più prossimo, l’intelligenza artificiale, alle nostre radici, al nostro passato”.

Il Ministro, a margine dell’evento, ha poi ricordato l’impegno del MIUR per gli Studi Ebraici citando, in particolare, i 275.000 euro investiti per un dottorato di ricerca in materia presso l’Università di Bologna, concordato con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI).

All’iniziativa hanno presenziato, oltre al Ministro Bussetti, Clelia Piperno, Direttore del Progetto Talmud; il Capo del Dipartimento per la Formazione superiore e per la Ricerca del MIUR, Giuseppe Valditara; l’Ambasciatore di Israele in Italia, Ofer Sachs; Rita Cucchiara, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia; Rav Gad Piperno, Quality Manager del Progetto Talmud; Alfonso Peratzur Arbib, Rabbino capo di Milano; Maria Cristina Messa, Rettore dell’Università degli Studi Milano Bicocca. A porgere i saluti istituzionali, il Direttore Generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Fiorenzo Galli; il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Massimo Inguscio; il Vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), Giorgio Mortara.

InnovAgorà

InnovAgorà, la piazza dei brevetti e dell’innovazione

Da lunedì 6 a mercoledì 8 maggio si tiene a Milano l’evento nazionale che intende far conoscere e valorizzare brevetti e tecnologie nate nel mondo della ricerca pubblica. L’iniziativa è promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, organizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci e realizzata in collaborazione con Il Corriere della Sera.


“InnovAgorà”, al via dal 6 all’8 maggio la piazza dei brevetti della ricerca italiana

Al via il 6 maggio a Milano “InnovAgorà”, la ‘piazza’ dei brevetti della ricerca italiana. Fino all’8 maggio il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci ospiterà tecnologie e brevetti nati nel mondo della ricerca pubblica, con l’obiettivo di farli conoscere ai cittadini e alle imprese e metterli a disposizione dello sviluppo economico-sociale del Paese. Ad aprire la manifestazione, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che il 6 maggio alle 11 nello Spazio Polene chiuderà  l’evento inaugurale con un intervento sulla valorizzazione della ricerca pubblica come opportunità di crescita per il Paese.

“Abbiamo fortemente voluto ‘InnovAgorà’ perché siamo convinti che sia necessario fare uscire i brevetti dai laboratori delle nostre università e dei nostri centri di ricerca e farli conoscere ai cittadini e alle imprese. L’innovazione tecnologica è il fattore che contraddistingue il mondo globale: il progresso tecnico-scientifico si deve tradurre in effettivo benessere per la società. Grazie a questa manifestazione, Milano si trasformerà in una piazza di scambio. Faremo incontrare domanda e offerta di sviluppo. Dimostreremo come la ricerca può e deve essere concretamente motore di crescita sociale, culturale ed economica del nostro Paese”. 

L’iniziativa è promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, organizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci e realizzata in collaborazione con Il Corriere della Sera.

Protagoniste saranno 171 ‘innovazioni’ messe a punto da ricercatori e team di ricerca provenienti da 48 Università italiane e 13 Enti di ricerca di tutta Italia, suddivise in 7 aree tematiche che rispecchiano temi oggi prioritari per l’economia:
– Bioeconomia e Agroalimentare;
– Manifattura Intelligente: materiali innovativi, robotica e ICT;
– Energia sostenibile, Ambiente e Tecnologie verdi;
– Società intelligenti, sicure e inclusive; Mobilità sostenibile;
– Dispositivi per la diagnosi e la cura;
– Nuovi farmaci e biotecnologie per la salute;
– Tecnologie innovative per l’edilizia, le infrastrutture e il patrimonio culturale.

I 171 inventori – singoli o in team – avranno l’opportunità di presentare i loro prototipi in una tre giorni densa di appuntamenti, con talk, incontri B2B, workshop di approfondimento e convegni tematici ai quali saranno presenti investitori, imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria partner dell’evento. Inoltre, all’interno del Museo, per tutta la durata dell’evento sarà allestita un’area espositiva con una selezione di prototipi.

“InnovAgorà” rappresenta il punto di partenza di un nuovo programma del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che punta a favorire l’introduzione nella società di applicazioni e tecnologie dal forte impatto innovativo: l’obiettivo è renderlo un appuntamento annuale, un’occasione di conoscenza e valorizzazione della migliore ricerca italiana.

Piano straordinario progressione carriera ricercatori

Università, Bussetti firma decreto che dà il via libera al Piano straordinario per la progressione di carriera di 676 ricercatori a tempo indeterminato in possesso di ASN

(Venerdì, 12 aprile 2019) Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha firmato ieri il decreto che attribuisce alle Università statali, a partire dal 2020, 10 milioni di euro per il passaggio di 676 ricercatori a tempo indeterminato, in possesso di Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), al ruolo di professore di II fascia.

Le risorse saranno ripartite tra gli Atenei tenendo in considerazione il numero di ricercatori in possesso di ASN. Le Università potranno utilizzarle per indire procedure riservate per l’accesso al ruolo di professore di II fascia cui potranno concorrere solo i ricercatori a tempo indeterminato in possesso di ASN.

Per valorizzare le competenze presenti all’interno degli Atenei, assicurando allo stesso tempo la necessaria apertura all’intero sistema universitario statale, come previsto dalla legge, almeno la metà dei posti saranno coperti con concorsi dall’esterno e fino alla metà dei posti con procedure riservate ai ricercatori interni all’Ateneo.

Le assunzioni potranno avvenire dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2021.

Il decreto, che attua l’articolo 1, comma 401, lettera b), della legge di bilancio 2019, è in corso di registrazione alla Corte dei conti.

Avviso 3 aprile 2019

Si comunica che dalla data del presente avviso e fino al 30 aprile 2019 sarà consentita l’iscrizione al 5 per mille 2019 agli Enti della ricerca scientifica e dell’Università che non risultino già compresi negli elenchi definitivi dell’anno 2018 così come individuati ai sensi dall’art. 1 comma 1 lettera b) del DPCM 23 aprile 2010.

Pertanto, i soli enti che non siano stati inclusi nei suddetti elenchi e che volessero partecipare al riparto per l’anno 2019, dovranno perfezionare, come richiamato dal DPCM 23 aprile 2010, l’iscrizione per via telematica utilizzando il prodotto informatico disponibile all’indirizzo https://cinquepermille.miur.it, attraverso l’inserimento dei propri dati identificativi (Codice fiscale), da compilare in tutte le sue parti.

Si rammenta inoltre che i documenti necessari all’iscrizione, compreso lo statuto dell’ente, vanno ricondotti all’interno della piattaforma allo scopo costituita, unitamente agli allegati 3 e 4 che dovranno essere firmati separatamente dal Legale Rappresentante dell’ente con Firma digitale o con la propria Firma autografa dopo averne effettuato la scansione.

Si ricorda che dal 2017, tutti gli enti che sono stati inseriti negli elenchi dei beneficiari ammessi al riparto dal Miur, non dovranno più presentare la domanda di iscrizione, ai sensi dell’art. 6 bis del DPCM 7 luglio 2016 pubblicato in G.U. Serie Generale n. 185 del 9 agosto 2016..

Maggiori indicazioni e informazioni sono riportate nel Menu Raccomandazioni nella piattaforma del Ministero, accessibili in qualsiasi momento.

Il Dirigente
Melissa Valentino

Programma Ricerche in Artico 2018/2020

Artico, il Ministro Bussetti approva il Programma di Ricerche 2018/2020

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, hanno approvato, con un decreto del 27 marzo, il Programma di Ricerche in Artico per il triennio 2018/2020.

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, hanno approvato, con un decreto del 27 marzo, il Programma di Ricerche in Artico per il triennio 2018/2020.

Si tratta di un Programma di rilevante importanza strategica, che consente all’Italia di attuare, tra l’altro, gli impegni assunti con la Dichiarazione congiunta alla prima “Arctic Science Ministerial” di Washington del 28 settembre 2016.

L’approvazione del Programma permetterà anche l’avvio di bandi rivolti alla comunità scientifica nazionale per lo svolgimento di attività nei territori artici, ampliando in tal modo quanto il Miur sta già realizzando a sostegno delle ricerca scientifica in Antartide.

Il Programma è finanziato dal Miur per un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019, 2020. La sua attuazione operativa è affidata al Consiglio Nazionale delle Ricerche, presso il quale opera uno specifico Comitato Scientifico per l’Artico cui partecipa anche il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha delegato il Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca, Giuseppe Valditara, a sottoscrivere con il suo omologo sloveno un Protocollo d’intesa volto a rafforzare la cooperazione tra l’Italia e la Slovenia nell’ambito, tra gli altri, dei computer superveloci HPC (High Performance Computing), dei Big Data, dell’intelligenza artificiale, dello sviluppo dei microprocessori a supporto della ricerca scientifica e tecnologica.

Come ha ricordato il professor Valditara durante la cerimonia della firma, “Con questo accordo, i due Paesi metteranno a fattor comune infrastrutture digitali, sviluppo di attività di ricerca, scambio di competenze e know-how, garantendo ai cittadini, alle imprese e alla comunità scientifica della Macroregione Adriatico-Ionica nuove opportunità. L’Italia e la Slovenia rafforzano così anche le loro rilevanti cooperazioni in ambito di progetti europei e internazionali, quali ad esempio la EURO HPC Joint Undertaking, che li vede coinvolti nell’intento di dotare l’Unione europea di un calcolatore superveloce di classe pre e full exascale, in grado di competere a livello mondiale”.

L’iniziativa si inquadra in un più ampio disegno che il MIUR sta portando avanti, di creazione di un network europeo di Paesi con cui condividere piattaforme e infrastrutture tecnologiche, competenze, skill e buone pratiche in ambito scientifico e tecnologico, che abbia anche ricadute economiche e industriali per l’Italia.

Convenzione di Roma

Martedì 12 marzo, alle ore 11.15, nel Salone dei Ministri in Viale Trastevere 76/A, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, firma il Trattato internazionale denominato “Convenzione di Roma”.


Nasce lo SKA Observatory: al MIUR la firma del Trattato internazionale

Si è tenuta 12 marzo 2019 a Roma, presso il Salone dei Ministri del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la firma del Trattato internazionale che istituisce lo SKA Observatory (SKAO), l’organizzazione intergovernativa (IGO) per la supervisione della costruzione del più grande radiotelescopio del mondo. SKAO si appresta così a diventare la seconda organizzazione intergovernativa dedicata all’astronomia nel mondo, dopo l’European Southern Observatory (ESO).

La Convenzione è stata firmata dal Ministro Marco Bussetti, in rappresentanza dell’Italia, insieme a rappresentanti di alto livello degli altri sei Paesi membri del progetto: Australia, Cina, Paesi Bassi, Portogallo, Sudafrica e Regno Unito. All’evento erano presenti anche rappresentanti di India, Svezia e Nuova Zelanda, Paesi che hanno partecipato attivamente a tutte le fasi negoziali, oltre che di Canada, Francia, Corea del Sud, Malta, Spagna, Stati Uniti e Svizzera, nazioni interessate al progetto e impegnate a tracciare il percorso per una futura partecipazione allo SKA Observatory.

La firma giunge al termine di circa quattro anni di negoziati e accordi e dà il via al processo legislativo nei Paesi firmatari per l’entrata in vigore dello SKA Observatory.

“Siamo particolarmente orgogliosi di firmare oggi, proprio qui al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Trattato per la costituzione dello SKA Observatory – ha dichiarato il Ministro Marco Bussetti – Una firma che giunge dopo lunghi negoziati, nei quali il nostro Paese ha avuto un ruolo da protagonista. L’intesa testimonia lo spirito di collaborazione che la ricerca scientifica riesce ad innescare fra Paesi e popoli del mondo, perché la scienza parla tutte le lingue del pianeta, il suo linguaggio connette il mondo intero. Con questo Trattato – ha proseguito – stiamo dando vita a un momento destinato a segnare la nostra storia presente e futura, la storia della Scienza e della conoscenza dell’Universo. SKA è l’icona del ruolo sempre più strategico che la ricerca scientifica ha assunto nella società contemporanea. La ricerca è motore di innovazione e crescita: il sapere si traduce in benessere individuale e collettivo, sia sociale che economico. Partecipare in prima linea a un progetto internazionale così esteso ed importante è una grande opportunità per la ricerca scientifica italiana, sia per il contributo che potranno dare le nostre molte eccellenze sia per la condivisione dei tanti dati che lo SKA raccoglierà e redistribuirà. ” ha concluso il Ministro.

“È un onore per l’INAF rappresentare l’Italia nel progetto SKA – ha sottolineato il Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Nichi D’Amico – Con questa firma il nostro Paese si conferma protagonista nel campo della ricerca astrofisica. Il nostro Ente è, infatti, uno dei pochi al mondo che possiede, al proprio interno, le risorse intellettuali e strumentali per osservare l’Universo a tutte le lunghezze d’onda, da terra e dallo spazio, coprendo l’intero spettro elettromagnetico. La comunità scientifica italiana – ha concluso – avrà, grazie al progetto SKA, uno strumento formidabile per spingersi ancora più lontano nello studio del cosmo”.

Philip Diamond, direttore generale della SKA Organisation, ha aggiunto: “Come il telescopio di Galileo a suo tempo, SKA rivoluzionerà la nostra comprensione del mondo che ci circonda. La storica firma mostra un impegno globale dietro questa visione e apre le porte a generazioni di scoperte pionieristiche in futuro”.

Catherine Cesarsky, a capo del Consiglio di amministrazione di SKA, ha affermato: “Roma non è stata costruita in un giorno. Allo stesso modo, progettare, costruire e far funzionare il più grande radiotelescopio del mondo richiede decenni di sforzi, competenza, innovazione, perseveranza e collaborazione globale. Oggi abbiamo gettato le basi che consentiranno a SKAO di diventare realtà”.

Che cos’è lo Square Kilometre Array
SKA sarà il più grande network di radiotelescopi del mondo, costituito da due reti di antenne e infrastrutture distribuite su tre continenti e in entrambi gli emisferi. Le due reti, composte da centinaia di antenne a parabola a media frequenza e da migliaia di antenne a bassa frequenza, saranno distribuite su una superficie di centinaia di chilometri in Australia e Sudafrica, mentre il quartier generale si trova già nel Regno Unito. Le antenne di SKA saranno fondamentali per la fisica del XXI secolo e si uniranno a progetti come il James Webb Space Telescope della NASA, il Large Hadron Collider del CERN, il rilevatore di onde gravitazionali LIGO e il reattore a fusione ITER.

Il grande radiotelescopio SKA aiuterà gli scienziati a colmare lacune fondamentali nella nostra comprensione dell’Universo, consentendo agli astronomi dei Paesi partecipanti al progetto di studiare le onde gravitazionali e testare la teoria della relatività di Einstein in ambienti estremi, indagare sulla natura dei misteriosi lampi radio veloci, conosciuti anche come Fast Radio Burst (FRB), mappare centinaia di milioni di galassie e cercare segni di vita extraterrestre.

Per fare tutto questo saranno necessari due dei super computer più veloci del mondo, in grado di elaborare una enorme quantità di dati provenienti dai telescopi: circa 600 petabyte che dovrebbero essere archiviati e distribuiti alla comunità scientifica mondiale ogni anno. Praticamente l’equivalente dei dati provenienti da oltre mezzo milione di computer portatili.

Dalla fine del 2020, circa 700 milioni di euro di contratti per la costruzione di SKA verranno affidati ad aziende e industrie nei diversi Paesi membri del progetto, offrendo un importante ritorno economico sull’investimento iniziale e la formazione di un indotto costituito da spin-off industriali nei settori dell’astronomia e della ricerca scientifica e non solo.

Oltre mille ingegneri e scienziati in venti Paesi sono stati coinvolti nella progettazione di SKA negli ultimi cinque anni, con nuovi programmi di ricerca, iniziative educative e collaborazioni per formare la prossima generazione di ricercatori.


CERIMONIA DI FIRMA DELLA CONVENZIONE SKAO
Salone dei Ministri, MIUR – Roma, 12 marzo 2019

SALUTO E SPUNTI DI INTERVENTO

Onorevoli Colleghi, Signori Capi Delegazione, Rappresentanti Skao, Autorità presenti,

è con grande orgoglio che apro ufficialmente qui al MIUR la cerimonia di firma del Trattato Internazionale “Convenzione di Roma” che istituisce l’Osservatorio SKA (“Square Kilometre Array”), l’Organizzazione Intergovernativa per la supervisione della costruzione del più grande network di radiotelescopi del mondo.

Stiamo dando vita a un momento destinato a segnare la nostra storia presente e futura, la storia della Scienza e della conoscenza dell’Universo. E lo facciamo simbolicamente nell’anno in cui ricorre il 50esimo anniversario dell’allunaggio della missione Apollo 11 e del suo comandante Neil Armstrong.
Con le firme che stiamo per apporre si compie un passo fondamentale verso una più ampia comprensione delle leggi che regolano l’Universo e dei fenomeni che in esso hanno luogo.
La costruzione del più grande radiotelescopio mai ideato, composto da migliaia di antenne distribuite su vaste aree geografiche di Australia e Sud Africa, è uno dei progetti di ricerca più ambiziosi mai concepiti. Stiamo realizzando uno strumento che consentirà un nuovo sviluppo della fisica del XXI secolo. Gli scienziati di tutto il mondo potranno osservare e studiare grandi
aree di cielo con una risoluzione decine di volte maggiore dei più potenti radiotelescopi oggi in uso e con una spettacolare velocità di analisi dei dati.
Con questa firma si generano grandi aspettative di progresso, di conoscenza e di innovazione tecnologica. Sviluppare le soluzioni tecniche per la realizzazione di questa infrastruttura è una sfida senza precedenti: siamo di fronte ad orizzonti tecnologici di frontiera e d’avanguardia. Siamo davvero alle porte del futuro.
L’inesauribile sete di conoscenza dell’uomo e la sua insopprimibile ricerca di libertà si manifestano nella contemporaneità nel proiettarsi fuori dal pianeta terra. Lo spazio è la nuova terra di conquista, l’ultimo avamposto guardando al quale l’essere umano si trascende, supera i propri limiti. È la nuova grande avventura dell’umanità di cui l’Italia è chiamata ad essere protagonista, come sta già avvenendo da tempo. L’Italia gode a livello internazionale di un’ottima reputazione in campo astrofisico e aerospaziale, derivante da oltre 50 anni di esperienza di ricerca in cui sono stati raggiunti traguardi importanti grazie alla capacità dei nostri ricercatori. Ricordo solo come recente esempio il notevole contributo del nostro Paese nella missione attualmente in corso per l’esplorazione di Marte tramite la sonda Insight.
SKA è l’icona del ruolo sempre più strategico che la ricerca scientifica ha assunto nella società contemporanea. La ricerca è motore di innovazione e crescita: il sapere si traduce in benessere individuale e collettivo, sia sociale che economico.
La scienza parla tutte le lingue del pianeta, il suo linguaggio connette il mondo intero. La fondazione dell’Osservatorio SKA testimonia lo spirito di collaborazione che la ricerca scientifica riesce ad innescare fra Paesi e Popoli del Mondo, con storie e culture diverse – spirito che la Repubblica Italiana persegue costituzionalmente.
La scelta di istituire l’Osservatorio Ska in forma di Organizzazione Governativa Internazionale non è quindi solo funzionale ad una efficiente gestione organizzativa e finanziaria del progetto, ma è anche la naturale rappresentazione della proiezione internazionale della comunità scientifica.
I Paesi che oggi, qui, insieme all’Italia, sottoscriveranno la propria adesione al Trattato, rappresentano il primo nucleo di un più ampio processo di adesione che vede coinvolti tutti i Paesi che hanno preso parte al negoziato internazionale sviluppatosi sotto la Presidenza del Governo Italiano, rappresentato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La possibilità di aderire in futuro resterà sempre aperta per tutti i Paesi che
vorranno far parte di questa ambiziosa avventura.

L’Italia ha coordinato i negoziati fin dall’estate del 2015. Ringrazio l’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica e tutti coloro che hanno lavorato duramente affinché si potesse giungere al risultato che celebriamo oggi. In particolare ci tengo a ringraziare Enrico Vinceti, Presidente del negoziato, il Prof. Giovanni Bignami, scomparso improvvisamente nel maggio del 2017, consigliere scientifico della presidenza del negoziato e fra gli ispiratori della partecipazione italiana al progetto SKA, il prof. Tullio Scovazzi e la Dr.ssa Alessandra Scaffidi dell’INAF.
Chiudo rivolgendomi alle nuove generazioni, ai giovanissimi che oggi ancora siedono fra i banchi di scuola o ai giovani che frequentano l’università. È fra loro che si trovano gli scienziati del futuro, è fra loro che emergeranno le menti brillanti che utilizzeranno lo SKA a pieno regime, che ci stupiranno con scoperte oggi del tutto inimmaginabili. E’ per loro, quindi, che porteremo a compimento questo progetto. Con la loro curiosità condurranno l’umanità verso nuove galassie e mondi inesplorati.

Vi ringrazio.
Il Ministro Marco Bussetti

Gruppo di Lavoro sull’Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale, Miur: al via il Gruppo di Lavoro
per una strategia nazionale
Nel FOE (Fondo per il funzionamento ordinario degli enti pubblici di ricerca) risorse dedicate per dottorati e progetti

Il 28 febbraio si è riunito al CNR il primo Gruppo di Lavoro sull’Intelligenza Artificiale (I.A.). Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha infatti incaricato il CNR, di raccogliere, in stretto raccordo con il Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca, le componenti più significative del mondo della ricerca scientifica italiana che si occupano di questo tema con l’obiettivo di elaborare una strategia nazionale di lungo periodo che metta a sistema tutte le eccellenze scientifiche presenti nel nostro Paese e strutturare un programma nazionale di dottorati di ricerca su questo tema.

Per il Ministero ieri è intervenuto in apertura dei lavori il Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca, il Professor Giuseppe Valditara, che ha annunciato che nel prossimo FOE (Fondo per il funzionamento ordinario degli enti pubblici di ricerca) saranno inserite risorse per finanziare dottorati di ricerca e progetti congiunti tra le diverse realtà coinvolte nel settore dell’Intelligenza Artificiale.

Cinque le aree tematiche individuate, ad oggi, per il programma nazionale di dottorati: Intelligenza Artificiale e data science, I.A. e cyber security, I.A. per salute e scienze della vita, I.A. e industria 4.0, I.A. per ambiente e agricoltura. Per proseguire i lavori, sarà creato un Comitato Direttivo e il Gruppo di lavoro, al quale hanno partecipato ieri circa 30 tra atenei, enti di ricerca e altre realtà del settore, si amplierà ulteriormente.

Dottorati di ricerca, nuove regole per l’accreditamento

Nota 27 febbraio 2019, AOODGSINFS 6623
Indicazioni operative sulle procedure di accreditamento dei dottorati. A.A. 2019-2020-XXXV ciclo


Un sistema più snello e più semplice di accreditamento dei corsi di dottorato, che ha l’obiettivo primario di favorire un aumento di proposte di dottorati innovativi, intersettoriali e interdisciplinari. È quello previsto dalle Nuove linee guida per l’accreditamento dei corsi di dottorato messe a punto su indicazione del Ministro Marco Bussetti dal Dipartimento per la Formazione superiore e la Ricerca, diretto dal professor Giuseppe Valditara. Nel documento, che introduce un’importante riforma di questo sistema, un’attenzione particolare viene riservata ai dottorati industriali favorendo convenzioni tra gli atenei e le aziende più attente a investire in Ricerca e Sviluppo.

A seguito delle Linee guida, che hanno recentemente ottenuto il parere positivo del CUN (disponibile al seguente link: https://www.cun.it/homepage/evidenza/in-merito-alle-linee-guida-per-l-accreditamento-delle-sedi-e-dei-corsi-di-dottorato-un-analisi-e-una-proposta/, sono state pubblicate, oggi sul sito del MIUR, le FAQ e le indicazioni operative sulle procedura di accreditamento dei dottorati per l’anno accademico 2019-2020. Le domande di accreditamento potranno essere presentate, esclusivamente sulla banca dati http://dottorati.miur.it, a partire dal 12 marzo 2019 e fino all’1 aprile. Successivamente, entro il 6 maggio, l’ANVUR provvederà a fornire la propria valutazione al fine dell’emissione da parte del MIUR dei provvedimenti di concessione o rifiuto dell’accreditamento.

Il Cun, in particolare, ha apprezzato la notevole semplificazione contenuta nelle linee guida elaborate dal Dipartimento.

Officina 2019 Curriculum & Competenze

Martedì 26 febbraio dalle ore 9.30, presso la Sala Marconi del Cnr, in Piazzale Aldo Moro 7, a Roma, si terrà la Giornata di studi su innovazioni curriculari e sviluppo di competenze dal titolo ‘Officina 2019 Curriculum & Competenze’, organizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Cnr-Irpps e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Direzione generale per gli Ordinamenti scolastici e la Valutazione del Sistema nazionale di istruzione, in collaborazione con la Rete nazionale degli istituti professionali per la Gestione delle acque e risanamento ambientale – GARA e con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra.

L’incontro è mirato a presentare modelli innovativi di curriculum volti a promuovere lo sviluppo di competenze disciplinari e trasversali e a favorire il dibattito sulle buone pratiche tra docenti, studenti, decisori pubblici, ricercatori, imprese e associazioni attive sul territorio.

I lavori si articoleranno in due sessioni:
Nella mattinata sarà illustrato il nuovo percorso dell’istruzione professionale per la Gestione delle acque e risanamento ambientale e saranno presentate esperienze partecipate di costruzione del curriculum e di sviluppo di competenze a livello nazionale e internazionale.

Nel pomeriggio, dedicato alla riflessione sul rapporto tra curriculum ufficiale e implementato, verranno organizzati tavoli di lavoro per il confronto sulle metodologie di attuazione di curriculum innovativi con il coinvolgimento di docenti, studenti e significativi attori del territorio.

Organizzato da:
Cnr-Irpps e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Miur Dgosv;
Rete nazionale degli Istituti professionali per la Gestione delle acque e risanamento ambientale – GARA;
Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra.

Referente organizzativo:
Adriana Valente
Cnr-Irpps
segreteriaofficina2019@irpps.cnr.it

Modalità di accesso e pagina dell’evento su: https://www.cnr.it/it/evento/16138

Programma PRIMA Bandi 2018 – Section 1

Al via dal 31 gennaio gli incontri a supporto della partecipazione ai Bandi 2019

Il MIUR e il Programma PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), che promuove attività congiunte fra ricercatori e imprese dei Paesi euro-mediterranei nella gestione delle risorse idriche e nell’agri-food, annunciano i progetti vincitori della Section 1 dei Bandi 2018, disponibili a questo indirizzo:

Results of the Call section 1

I Bandi PRIMA 2018 riguardano progetti di potenziamento del settore idrico e di quello agro-alimentare nei Paesi euro-mediterranei e stanziano complessivamente 48,5 milioni di euro. Di queste risorse, 10,2 milioni sono assegnati a progetti afferenti alla ricerca italiana.
Il Programma PRIMA ha completato la selezione dei progetti, dopo due stadi di valutazione da parte di esperti indipendenti, secondo le rigorose regole di Horizon 2020. Nel mese di dicembre erano stati annunciati i primi 27 Consorzi, vincitori per la Section 2. Il 25 gennaio sono stati individuati gli ultimi 9 raggruppamenti di Università, Centri di ricerca e imprese assegnatari dei finanziamenti europei del Programma per la Section 1.
Il Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca del MIUR, Giuseppe Valditara, sottolinea l’importanza del Programma PRIMA, in quanto “finalizzato a tre esigenze fondamentali: promuovere la crescita dell’intera area mediterranea, favorire la solidarietà fra Paesi europei e del Nord Africa, rendere sempre più centrale il ruolo dell’Italia in uno scacchiere per noi strategico entro quella diplomazia della ricerca più volte auspicata da questo Ministero”.
I risultati complessivi del 2018 sono stati incoraggianti per la ricerca e l’innovazione italiana. Fra i 36 progetti selezionati, 11 sono coordinati da un Ente del nostro Paese e 29 vedono la partecipazione italiana attraverso 53 unità di ricerca cui andranno, in tutto, 10,2 milioni di euro.
La decisione, approvata a Barcellona lo scorso 25 gennaio dal Board of Trustees della Fondazione PRIMA, incaricata di gestire il budget complessivo dell’iniziativa, pari a mezzo miliardo di euro, erogato da 19 Paesi euro-mediterranei e dalla Commissione Europea, conferma la centralità del MIUR nella guida della più importante iniziativa di diplomazia scientifica mai lanciata nel Mediterraneo.
A tal proposito, il Presidente della Fondazione PRIMA Angelo Riccaboni evidenzia che “PRIMA e il Segretariato Italiano si stanno impegnando anche per trasformare le idee di ricerca in soluzioni concrete sui temi dell’acqua e dei sistemi alimentari, attraverso, ad esempio, l’Osservatorio digitale POI, che valorizza le migliori pratiche dei nostri innovatori”.

I Bandi 2019: risorse per 60 milioni di euro
Dopo i 48,5 milioni complessivi dei bandi 2018, nel 2019 saranno a disposizione del Programma altri 60 milioni di euro, destinati a rafforzare ulteriormente la ricerca e l’innovazione in settori chiave come quello idrico e agro-alimentare. In vista di tali scadenze, nelle prossime settimane, il MIUR e il Segretariato Italiano di PRIMA, ospitato dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, organizzano una serie di iniziative a supporto della preparazione delle proposte progettuali nell’ambito dei Bandi PRIMA 2019.
Il primo appuntamento è a Roma, giovedì 31 gennaio dalle ore 14.15, presso la Sala Conferenze della sede del MIUR di via Michele Carcani 61. Dopo il saluto del professor Giuseppe Valditara, Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca del MIUR, seguiranno l’intervento del professor Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA, per gli aggiornamenti al Programma, e i suggerimenti di esperti di progettazione europea a supporto della partecipazione italiana ai bandi 2019. Un ulteriore Info-Day si terrà lunedì 11 febbraio 2019.

EPOS ERIC

EPOS (European Plate Observing System), l’infrastruttura di ricerca Europea dedicata allo studio della dinamica del pianeta Terra è ora un Consorzio europeo, EPOS ERIC, ospitato in Italia, a Roma, presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

La cerimonia di lancio del Consorzio si è tenuta questa mattina a Roma, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca alla presenza del Vice Ministro all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca Lorenzo Fioramonti, del Direttore generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea Jean-Eric Paquet, del presidente dell’INGV Carlo Doglioni. Presenti anche i presidenti dell’Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, del CNR e i rappresentanti dei Governi Europei partecipanti al Consorzio EPOS e di diverse università e fondazioni coinvolte nell’infrastruttura Europea.

Una comprensione più profonda del sistema Terra è oggi necessaria per poter rispondere alle domande che la società si pone sui rischi naturali e sullo sfruttamento sostenibile delle geo-risorse. Per fare questo la comunità scientifica deve poter condividere e avere libero accesso a questo complesso sistema di dati multidisciplinari attraverso servizi efficienti e tecnologicamente all’avanguardia. Questo è l’obiettivo di EPOS e il Consorzio europeo EPOS ERIC è il soggetto che coordinerà questo piano di integrazione a lungo termine, voluto dall’Unione Europea e coordinato dall’Italia attraverso l’INGV.

“L’Italia riconosce e sostiene il ruolo strategico delle infrastrutture di ricerca come elementi fondamentali per i sistemi di ricerca sia nazionale che europea – ha sottolineato il Vice Ministro Lorenzo Fioramonti – Condividere i dati multidisciplinari, dalla fisica alla geologia, raccolti attraverso EPOS è non solo una importante sfida per la ricerca, ma anche per la società: gli eventi naturali come terremoti, tsunami o inondazioni hanno infatti un grande impatto sulle popolazioni. Raccogliere dati sul funzionamento della terra – ha proseguito – è fondamentale per conoscere meglio ed imparare a rispettare di più il nostro bellissimo pianeta. Può anche servire per sviluppare nuove tecnologie energetiche sostenibili e garantire sicurezza e benessere alla società”.

“La gestione comunitaria di Epos – ha evidenziato il Direttore Generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea Jean-Eric Paquet – consentirà di avere dati e informazioni scientifiche più ricchi e di migliore qualità e dunque, in conclusione, più scienza al servizio della gestione dei grandi eventi naturali. È molto importante – ha aggiunto – che aree geografiche e comunità tanto diverse tra loro si siano unite in una cooperazione internazionale di tale livello, questo dimostra la capacità degli scienziati europei di lavorare insieme per migliorare la ricerca e i suoi risultati mettendoli al servizio di tutti”.

“I dati – ha ricordato il presidente dell’INGV Carlo Doglioni – sono le fondamenta della scienza. Comprendere più a fondo i processi della terra ci permetterà di gestire meglio gli eventi naturali, sfruttare in modo più efficace le risorse della terra e migliorare lo sviluppo”.

Il Coordinatore di EPOS per l’INGV Massimo Cocco ha descritto l’infrastruttura EPOS e ha evidenziato l’importanza di condividere dati e prodotti scientifici e sviluppare servizi per favorire l’accesso aperto e l’utilizzo di dati scientifici.

Attualmente 25 Paesi europei partecipano all’implementazione dell’infrastruttura di ricerca EPOS che gestirà la nuova piattaforma informatica multidisciplinare per l’accesso aperto a dati e servizi per le scienze della Terra. Di questi 25 Paesi, 12 hanno già aderito al Consorzio europeo EPOS ERIC e altri si aggiungeranno nei prossimi mesi. L’Italia contribuisce a EPOS anche attraverso una Joint Research Unit, coordinata dall’INGV, cui partecipano diversi Enti di ricerca pubblici (CNR, OGS, ISPRA), il CINECA, la Fondazione Eucentre e alcune università (Napoli Federico II, Roma Tre, Genova e Trieste).

Seconda Ministeriale Scienza sull’Artico

Sottosegretario Giuliano rappresentante dell’Italia
alla seconda Ministeriale Scienza sull’Artico
Firmato lo statement per la cooperazione e la condivisione dei risultati delle ricerche

Rafforzare l’osservazione sul campo, condividere l’infrastruttura di ricerca nell’Artico, facilitare l’accesso ai dati. Comprendere le dinamiche regionali e globali del cambiamento dell’Artico. Valutare la vulnerabilità degli ambienti e delle società artiche e trovare soluzioni per il loro rafforzamento. Sono i tre obiettivi condivisi dai Ministri riunitisi nei giorni scorsi a Berlino per la seconda Ministeriale Scienza sull’Artico, seguita a quella tenutasi a Washington nel 2016. A rappresentare l’Italia, il Sottosegretario all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca, Salvatore Giuliano.

I rappresentanti degli otto Stati dell’Artico, di quindici nazioni di tutto il mondo e dell’Unione Europea hanno approfondito i tre temi con l’obiettivo di far progredire la comprensione dell’impatto dei rapidi cambiamenti dell’Artico e per rispondere alle principali sfide sociali nell’Artico anche a livello globale.

La condivisione dell’infrastruttura di ricerca si rende necessaria dati i costi elevati per il suo mantenimento. Costi che si possono ridurre anche rendendo i dati delle ricerche disponibili a livello globale. L’osservazione dei cambiamenti a livello locale è fondamentale per comprendere le loro ripercussioni a livello globale, perché anche un piccolo aumento della temperatura dell’aria può innescare un maggior riscaldamento della temperatura della terra. Conoscere a fondo le peculiarità dei territori dell’Artico consente inoltre di valutare alcuni cambiamenti in modo positivo, ad esempio in termini di utilizzo delle risorse, di rotte di trasporto e di crescita locale.

Al termine della conferenza, i rappresentanti delle Nazioni riunite hanno firmato un documento nel quale, in conclusione, auspicano che la collaborazione internazionale prosegua per migliorare e approfondire la conoscenza scientifica e la comprensione dell’Artico per garantire che continui ad essere un luogo sicuro e sostenibile per le generazioni future.