Scuola, con la crisi di governo a rischio il concorso dei prof e il salva precari

da Corriere della sera

L’incognita sul decreto scuola

Se lo scontro istituzionale di queste ore si concluderà con l’apertura formale della crisi di governo, per la scuola le conseguenze saranno tante anche se non si vedranno all’inizio del prossimo anno scolastico. La conseguenza più rilevante rischia di essere l’ennesimo rinvio dei concorsi, sicuramente di quello straordinario per i precari, molto probabilmente anche di quello ordinario. Vediamo con ordine che cosa può succedere.

I precari e i Pas

Il testo del decreto legge approvato tra mille complicazioni e dubbi martedì 7 dal consiglio dei ministri difficilmente a questo punto potrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro il 28 agosto, pur con la formula edulcorata del «salvo intese». Al momento il testo, in linea teorica, potrebbe essere inviato al Colle per la firma e la pubblicazione – che ne fa iniziare a decorrere la validità di sessanta giorni – ma visti i distinguo del Movimento 5 Stelle che voleva cambiare più di una parte del testo, appare probabile che l’iter si fermi. Impossibile poi pensare ad un accordo durante l’iter della crisi. La Cisl Scuola fa appello con la sua segretaria Maddalena Gissi a «far prevalere la responsabilità politica» per salvarlo ma sembra molto improbabile che si riesca. Questo comporterà che il concorso straordinario, che avrebbe dovuto far accedere 24 mila insegnanti che già hanno lavorato nella scuola alle graduatorie, e i Pas, i corsi universitari che avrebbero abilitato altri 25 mila prof , si fermano. Tutto rinviato o tutto da rifare.

Il concorso ordinario

Se la crisi rischia di fermare tutte le aspettative dei precari che hanno almeno un anno di anzianità di servizio, anche il concorso ordinario che il ministro Bussetti ha annunciato diverse volte come imminente nel corso di questo anno di governo e che poi ha sempre rinviato, rischia di essere di nuovo rimandato. Difficile infatti immaginare che il Miur, durante la crisi, possa avviare le procedure concorsuali.

Le assunzioni

Non ci sono invece effetti per quanto riguarda le assunzioni, sia quelle dei professori – il Mef ne ha autorizzate 53 mila, cinquemila in meno di quelle chieste da Bussetti per il prossimo settembre – sia quelle dei neopresidi. Il problema piuttosto per i professori sarà trovare nelle graduatorie le figure professionali adatte nelle regioni dove servono. I primi dati provenienti dalle regioni del Nord e diffusi da Anief disegnano una situazione preoccupate: in Piemonte un posto su tre non sarà ricoperto, in Lombardia uno su due e in Veneto potrebbe andare anche peggio.

La battaglia contro l’invalsi

Tireranno invece un sospiro di sollievo all’Invalsi. La battaglia della Lega per ridurre il peso delle prove di terza media e della maturità e per tagliare i fondi all’istituto di valutazione si ferma di fatto. Già stralciata, la norma taglia-valutazione è rimandata al prossimo esecutivo.

Crisi di Governo, rischio concorsi a cattedra, norme precari e aumenti stipendiali

da Orizzontescuola

di Anselmo Penna

Crisi di Governo, conferme dal mondo della politica con Salvini che parrebbe intenzionato a staccare la spina al Governo: salvo bluff.

La situazione politica

Il Leader della Lega ieri ha detto la sua in modo chiaro  “Si è rotto il rapporto di fiducia. Non ci sono più le condizioni per andare avanti, col voto sulla Tav abbiamo preso atto che non è più possibile fare le riforme”.

La Tav è stata  una delle tante inconciliabilità tra i due partiti di maggioranza. Tra i punti caldi anche la scuola che, ricordiamo, ha visto acuirsi lo scontro sul cosiddetto Salva-precari.

Da un lato la Lega che spinge per dei provvedimenti che consentano ai docenti con 36 mesi di servizio di accedere ad un corso di abilitazione e un concorso straordinario e dall’altro il Movimento 5 Stelle che vuole un test preselettivo per accedere ai PAS e un concorso più selettivo.

Patto sindacati e Governo

Ricordiamo che l’11 giugno sindacati della scuola e Governo (Conte presente) hanno sottoscritto un accordo che contiene diversi punti.

Oltre alla questione precariato, nell’accordo sono inclusi altri importanti punti:

  • esclusione della scuola dalla regionalizzazione, punto che è stato al centro di forte scontro all’interno del Governo e che ha visto un ridimensionamento delle richieste di Lombardia e Veneto appoggiate dalla Lega grazie allo stop del Movimento 5 Stelle. Riforma messa al momento in stand by
  • aumenti stipendiali con lo scopo di elevare il prestigio sociale degli insegnanti e portare gli stipendi a livello di quelli europei
  • valorizzazione del personale ATA e problematiche dei DSGA facente funzione

Rischio accordo e concorsi a cattedra

La questione del precariato con avvio PAS e concorso riservato ha visto una parziale conclusione questa settimana con un decreto accolto “salvo intese” da parte del Consiglio dei Ministri.

Un “salvo intese” che prevede un ulteriore confronto tra le due forze politiche che potrebbe comportare modifiche al testo. Di fatto, al momento, non esiste un decreto emanato, di conseguenza una crisi di Governo farebbe perdere il lavoro effettuato in questi mesi di intenso confronto tra mondo del precariato, sindacati e forse politiche.

A rischio, ovviamente, anche le problematiche relative agli ATA, per i quali non esiste allo stato attuale nessuna proposta concreta, e DSGA per i quali esiste soltanto un progetto di proposta di intervento.

Rischio anche per i concorsi a cattedra preventivati per il 2019. Non soltanto il concorso straordinario per la secondaria, ma anche quelli ordinari a partire da infanzia-primaria e secondaria di I e II grado.

Concorso più volte annunciati e che sono stati rimandati a dopo l’estate, entro il 2019. Il problema è che se crisi sarà, in autunno andremo verso le elezioni con un governo in dismissione che difficilmente avrà l’interesse ad avviare le procedure concorsuali.

Dirigenti scolastici neoimmessi in ruolo, dovranno restare tre anni nella regione di assunzione

da Orizzontescuola

di redazione

Nella giornata di ieri, abbiamo riferito sulle indicazioni del Miur in merito all’assegnazione della sede ai neo dirigenti scolatici, dopo che gli stessi sono stati assegnati alle regioni.

Concorso dirigenti scolastici, scuola va assegnata in base a punteggio. Indicazioni Miur

Nella nota, in cui l’amministrazione fornisce le succitate indicazioni, si ricorda anche il vincolo di permanenza cui sono soggetti i dirigenti scolastici neo assunti.

Assegnazione sede: procedura

Nell’assegnazione della sede di servizio, l’USR:

  • si atterrà a quanto disposto dagli articoli 21 e 33, commi 5, 6 e 7, della Legge 104/1992, che prevedono la precedenza nell’assegnazione della sede dei beneficiari dei predetti articoli;
  • dovrà tener conto dei criteri generali definiti in sede di confronto con i sindacati.

Considerato che si tratta di primo incarico, per cui non ci si può basare sui risultati pregressi, gli USR dovranno tenere in considerazione:

  • punteggio in graduatoria di merito e preferenze.

Vincolo triennale nella regione di assunzione

Così scrive il Miur nella nota succitata:

Si ricorda, inoltre, che i dirigenti assunti a seguito della procedura concorsuale sono tenuti alla permanenza in servizio nella regione di iniziale assegnazione per un periodo pari alla durata minima dell’incarico dirigenziale previsto dalla normativa vigente.

La durata minima dell’incarico è di tre anni, per cui i nuovi dirigenti dovranno restare nella regione assegnata almeno per un triennio.

Nota Miur 8 agosto 2019

Assegnazione dirigenti scolastici: siamo al conto alla rovescia

da La Tecnica della Scuola

Pochi giorni e avremo i nuovi presidi nelle scuole italiane.
Un in bocca al lupo ed una piccola raccomandazione, se mi posso permettere: entrare nelle scuole scelte o assegnate in punta di piedi, ascoltando, parlando, vedendo.
Non pretendendo niente, ma intanto ascoltare, vedere, leggere i documenti più importanti.

Regola numero uno: ascoltare

Incontrando anzitutto le figure di sistema, dai vicepresidi al dsga.
Perché qui sta un punto critico che non so quanti di questi vincitori conoscono: la grave carenza di dsga, fondamentali in una scuola.
Entrare in una scuola senza preoccuparsi di raccogliere informazioni e pettegolezzi.
Cercando invece di inserirsi in un tessuto sociale, senza alcuna pretesa dell’uomo solo al comando.
Poi, un po’ alla volta, fare la propria parte, assumersi le proprie responsabilità, ma sempre secondo una leadership aperta, coinvolgente.
Resta la questione centrale: al dunque, un preside è chiamato comunque ad essere responsabile primo e ultimo.
Sono queste qualità o capacità che diranno il valore di una persona che viene ad assumere un ruolo delicato.

La scuola è una organizzazione, non una azienda

La scuola non è una azienda, ma è una organizzazione, secondo finalità ed obiettivi non autoreferenti, perché servizio pubblico, cioè istituzione aperta, cioè “casa di tutti” all’interno di una comunità civile e sociale più ampia.
Resta la domanda: la selezione di questi nuovi presidi ha privilegiato questi aspetti di responsabilità aperta, o la loro individuazione è solo frutto di un nozionismo avulso ed astratto?
A ciascuno un tentativo di risposta.

La migrazione in altre regioni

Poi altra questione: i presidi costretti a migrare in altre regioni per tre anni.
È possibile, la prossima volta, non incappare più in questa criticità?
Basterebbe prevedere concorsi su base regionale, con posti a concorso solo per le sedi effettivamente scoperte.
Come già avviene a Trento.
Quindi, concorsi su piattaforme nazionali ma organizzati su base regionale sui posti liberi.
In Veneto, ad esempio, le sedi scoperte sono 300 circa, i vincitori sono 133, ma i posti individuati dal Miur sono 264, ora coperti con altri DS provenienti da altre regioni.
Vedremo ora l’effettiva articolazione, che avverrà con una sorta di assegnazione d’ufficio, tenuto conto dei vari desiderata.
Tutti i posti saranno dunque coperti?
Dipende anzitutto da quanti sono i riservisti, i cui posti andranno in reggenza, perché credo sia giusto che il diritto venga rispettato e le loro istanze rigettate, per non creare altre ingiustizie.
Quindi, ancora reggenze, che andranno a sommarsi alle sedi scoperte delle scuole sottodimensionate.
Al via, dunque, si parte cioè con l’assegnazione dei nuovi presidi alle scuole.
Una assegnazione che ripropone, per i presidi, quella chiamata diretta cancellata per i docenti. Sperando di mettere la persona giusta al posto giusto.
Ciò che è negato per gli uni, viene poi preteso per gli altri.
Misteri della politica italiana.