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“Lavoro da 42 anni senza mai fermarmi ma non mi fanno andare in pensione”

da la Repubblica

“Lavoro da 42 anni senza mai fermarmi ma non mi fanno andare in pensione”

Il pensionamento incerto quest’anno riguarda 4.600 insegnanti.

Corrado Zunino

ROMA

Mariella C. è un’insegnante di scuola media. A Roma. Istituto statale comprensivo Luigi Settembrini, Matematica e Scienze. Ha 64 anni e non riesce ad andare in pensione. Di più, non riesce ad avere una risposta certa: potrò fermarmi o dovrò lavorare un’altra stagione? Il pensionamento incerto quest’anno riguarda 4.600 insegnanti.

Cosa è successo, professoressa?

«Ho lavorato 41 anni e dieci mesi, ma il Provveditorato agli studi, oggi Ufficio scolastico regionale, ne ha riconosciuti ventinove.

Quando ho chiesto i calcoli ufficiali, lo scorso dicembre, mi hanno preso per una cretina: ma come, vuole andare a riposo con 29 anni di contributi?».

E i dodici mancanti?

«Il Provveditorato del Lazio si era dimenticato dei quattro anni e sei mesi in pre-ruolo, le supplenze prima della cattedra, e avevo perduto i tre anni da lettrice madrelingua all’Università di Belgrado e la richiesta di riscatto dei quattro anni di laurea, Scienze biologiche. La famosa quota cento, età anagrafica più età contributiva, io l’ho superata da sei stagioni.

Eppure non riesco a fermarmi».

Le hanno mai comunicato il posticipo del pensionamento?

«Neppure quello. Non riesco ad avere una risposta. In questo anno e mezzo di code e telefonate ho ricevuto diverse umiliazioni e neppure una spiegazione certa.

Con me i colleghi che alla scuola hanno dato la vita».

Racconti.

«A gennaio 2017 inizio a calcolare gli anni lavorati, mi aiuta il sindacato Snals. Sembrano mancarmi 43 giorni, ma solo l’Inps può dirlo con certezza. Vado sul sito dell’Istituto di previdenza e scopro l’esistenza del Cert, il certificato ufficiale garantito.

Bene, ne faccio richiesta online e dopo alcune settimane mi arriva con raccomandata. Certifica: 41 anni e 10 mesi di lavoro».

A dicembre si è rivolta alla sua scuola.

«Ero convinta di avere gli anni giusti per fermarmi. Attraverso la segreteria scolastica ho compilato, online, la domanda di anzianità per il Provveditorato. Sempre online, da casa, la domanda per l’Inps».

Risposte?

«Nulla. Voglio dire che ancora oggi esiste la possibilità che al primo settembre 2018 io sia una ex insegnante , ma ancora lo scorso maggio il silenzio delle istituzioni era di tomba».

A giugno, però, qualcosa le hanno scritto.

«L’Inps ha inviato alla Settembrini i decreti, sbagliati. “Computo servizio 29 anni e 4 mesi”».

Ha chiamato subito l’Inps.

«Sì, ma dopo un po’. Ho avuto bisogno di qualche giorno per riprendermi. Il contact center mi segna un appuntamento per il 20 giugno, ore 13,30».

Si presenta.

«La sede Inps è a venti minuti da casa. Arrivo con i documenti e l’usciere, disteso sulla sua poltrona, indica la sala d’aspetto.

Alle 13,35 da un box di plastica esce un signore e dice che ho sbagliato appuntamento… “Chi, io?”. Sì. “Ma è stato il vostro operatore”. Il funzionario alza la voce: “Deve andare dal collega”. Venti minuti, mi avvicino al secondo box e il nuovo interlocutore alle prime spiegazioni ha già perso la pazienza: “È il Provveditorato che deve inviare i decreti e, se il Provveditorato non li invia, per noi lei ha gli anni di servizio che le abbiamo scritto nella raccomandata”. Il Cert, però, dice 41 anni e 10 mesi. “Carta straccia”, ora il funzionario urla. “Mi scusi, avete parlato con il Provveditorato?”. No. “ È il Provveditorato che deve parlare con noi. Chiaro?”. Quando gli chiedo il nome, risponde: “Dottor Pincopallo”».

E’ tornata all’Ufficio scolastico?

«Sì e ho scoperto che nel reparto conteggi c’era stato un signore, diciamo così, poco preciso e poco impegnato. A sua volta era andato in pensione. Una signorina solerte in 48 ore ha corretto tutto, pre-ruolo, Belgrado, riscatto laurea, e mi ha fatto sapere che avevo quasi 42 anni di anzianità e mancavano 43 giorni alla pensione».

Significa?

«Che dovrò lavorare un altro anno.

Per l’Inps 43 giorni o dieci mesi sono la stessa cosa».

L’Inps ha certificato questi conti?

“No. Mi hanno scritto che entro il 31 agosto dovranno dare una risposta. Una collega ha già fatto il rinfresco di saluto, ma sono otto mesi che aspetta il decreto finale».

Quanto prenderà di pensione?

«Tra 1.800 e 1.900 euro, con laurea e dottorato. Un po’ meglio di quello che lo Stato versa ai docenti in Grecia e in Portogallo».

Immissioni in ruolo docenti, a fine luglio i contingenti poi avvio operazioni. Le novità

da Orizzontescuola

Immissioni in ruolo docenti, a fine luglio i contingenti poi avvio operazioni. Le novità

di redazione

Effettuati i trasferimenti della scuola secondaria di II grado, è tutto pronto per le immissioni in ruolo. E infatti i sindacati sono convocati al Miur il 17 luglio.

Si mette in moto la macchina per stabilire i contingenti e ripartirli per classe di concorso, posto di sostegno e provincia.

Immissioni in ruolo: i contingenti per l’a.s. 2018/19, la procedura

Successivamente alla pubblicazione dei trasferimenti per la scuola secondaria di secondo grado – comunica il Ministero – sarà possibile procedere alla determinazione dei contingenti, ripartiti per provincia, classe di concorso/tipo posto, da destinare alle nomine in ruolo.

Il contingente sarà trasmesso agli Uffici Scolastici., unitamente al decreto ministeriale relativo alle immissioni in ruolo del personale docente, dopo aver ricevuto la prescritta autorizzazione del Ministero dell’Economia e Finanze e della Funzione Pubblica.

Avvio operazioni inizio agosto 2018, assunzioni dal 1° settembre e passaggio da ambito a scuola

A seguito di tale trasmissione, presumibilmente entro la fine di luglio, gli Uffici scolastici avvieranno tempestivamente le operazioni di convocazione e di individuazione dell’ambito, con contestuale assegnazione della sede, ai docenti neo-immessi in ruolo.

La tempistica per il passaggio da ambito territoriale a scuola sarà diramata successivamente, quella che parte oggi 28 giugno interessa esclusivamente i docenti di ruolo che hanno ottenuto il trasferimento su ambito territoriale. L’ufficio scolastico seguirà il punteggio di graduatoria. I vincitori di concorso ordinario precederanno i docenti provenienti dalle graduatorie ad esaurimento. L’assegnazione della sede di incarico avverrà contestualmente all’assegnazione dell’ambito di titolarità.

Assunzioni 2018/19: 50% GaE, 50% concorso

Le immissioni in ruolo continueranno ad essere svolte al 50% dalle Graduatorie ad esaurimento e al 50% da concorso 2016. Laddove le graduatorie del concorso dovessero essere esaurite e le graduatorie definitive del concorso 2018 già pronte, si potrà assumere da queste ultime per l’accesso al 3° anno FIT. Una circostanza che può essere considerata realistica per alcune classi di concorso in Lombardia, meno per alcune nel Lazio.

Immissioni in ruolo infanzia e primaria: scorrimento oltre il 10% di idonei

Per le assunzioni dei docenti di infanzia e primaria inseriti nelle graduatorie del concorso 2016 da quest’anno c’è la novità prevista dalla legge di Bilancio 2018, ossia come per la secondaria, in presenza di posti liberi nel periodo di vigenza delle graduatorie le stesse possono essere scorse anche oltre il 10% degli idonei inzialmente previsto dal bando di concorso. Gli uffici Scolastici devono quindi pubblicare gli elenchi completi degli idonei. Naturalmente prima di procedere alle assunzioni per infanzia e primaria bisognerà decidere come trattare i docenti inseriti con riserva nelle Graduatorie ad esaurimento, ancora non destinatari delle sentenze di merito.

Validità graduatorie concorso prorogata di un anno

Un altra delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 è la proroga di un anno della validità delle graduatorie del concorso 2016 (successivo al triennio).

Riforma Fornero, addio col bilancino: ‘Quota 100’ a 64 anni e disincentivi per chi lascia

da La Tecnica della Scuola

Riforma Fornero, addio col bilancino: ‘Quota 100’ a 64 anni e disincentivi per chi lascia

Assunzioni scuola 2018, come si svolgeranno e la tempistica

da La Tecnica della Scuola

Assunzioni scuola 2018, come si svolgeranno e la tempistica

Bonus merito, le scuole non hanno ancora ricevuto nulla

da La Tecnica della Scuola

Bonus merito, le scuole non hanno ancora ricevuto nulla

Diplomati magistrali, pubblicato dl dignità: rinviata applicazione sentenza del Consiglio di Stato

da Tuttoscuola

Diplomati magistrali, pubblicato dl dignità: rinviata applicazione sentenza del Consiglio di Stato

Dopo quasi due settimane dal suo annuncio, è finalmente arrivato il decreto legge che, all’articolo 4, dispone il differimento per 120 giorni di applicazione della sentenza del Consiglio di Stato che nel dicembre scorso aveva disposto la cancellazione dalle GAE di quasi 50 mila docenti di scuola dell’infanzia e primaria diplomatisi entro il 2001-2002.

DECRETO-LEGGE 12 luglio 2018, n. 87

Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese. (18G00112) (GU Serie Generale n.161 del 13-07-2018)

………….

Art. 4  Differimento   del   termine   di   esecuzione   dei    provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrali

Al fine di assicurare  l’ordinato  avvio  dell’anno  scolastico 2018/2019 e di salvaguardare la continuità didattica  nell’interesse degli alunni,  all’esecuzione  delle  decisioni  giurisdizionali  che comportano  la  decadenza  dei  contratti,  a  tempo  determinato   o indeterminato, stipulati, fino alla data di  entrata  in  vigore  del presente decreto, presso le istituzioni scolastiche  statali,  con  i docenti in possesso del titolo di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, si applica, anche a fronte  dell’elevato numero dei destinatari delle predette decisioni, il  termine  di  cui all’articolo 14, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997,  n.  30; conseguentemente, le  predette  decisioni  sono  eseguite  entro  120 giorni decorrenti  dalla  data  di  comunicazione  del  provvedimento giurisdizionale  al  Ministero  dell’istruzione,  dell’università  e della ricerca.

Orario di lavoro docenti, rischio modifiche peggiorative dall’Europa

da Orizzontescuola

Orario di lavoro docenti, rischio modifiche peggiorative dall’Europa

di Avv. Marco Barone

Come è noto, in base al DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2003, n. 66 che è quello che concerne l’attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro.

(GU Serie Generale n.87 del 14-04-2003 – Suppl. Ordinario n. 61) all’articolo 1 comma 2 in materia di orario di lavoro così si scrive: Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intende per: a) “orario di lavoro”: qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni.

Applicazione della normativa europea in materia di orario di lavoro e scuola

Però l’articolo 2 comma 3 del medesimo DLGS così si pronuncia: . Le disposizioni del presente decreto non si applicano al personale della scuola di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Dunque si era giustamente nella convinzione che tale quadro normativo non trovasse applicazione per il personale della scuola. Ma è realmente così?

L’articolo 1 della direttiva 2003/88 dispone quanto segue: «1. La presente direttiva stabilisce prescrizioni minime di sicurezza e di salute in materia di organizzazione dell’orario di lavoro.

2. La presente direttiva si applica: a) ai periodi minimi di riposo giornaliero, riposo settimanale e ferie annuali nonché alla pausa ed alla durata massima settimanale del lavoro; e b) a taluni aspetti del lavoro notturno, del lavoro a turni e del ritmo di lavoro.

3. La presente direttiva si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 89/391/CEE [del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (GU 1989, L 183, pag. 1)], fermi restando gli articoli 14, 17, 18 e 19 della presente direttiva. 4. Le disposizioni della direttiva 89/391 (…) si applicano pienamente alle materie contemplate al paragrafo 2, fatte salve le disposizioni più vincolanti e/o specifiche contenute nella presente direttiva».

4 L’articolo 2 della direttiva 2003/88, intitolato «Definizioni», prevede ai suoi punti 1 e 2: «Ai fini della presente direttiva si intende per: 1. “orario di lavoro”: qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali; 2. “periodo di riposo”: qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro»

La Comunicazione interpretativa del Parlamento Europeo

Con una Comunicazione interpretativa sulla direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro (2017/C 165/01) è emerso in modo chiaro che:

Secondo la Corte, benché alcuni servizi debbano affrontare eventi non prevedibili per definizione, le attività cui danno luogo in condizioni normali e che corrispondono, del resto, esattamente alla missione che è stata impartita a servizi del genere, possono comunque essere organizzate preventivamente, anche per quanto riguarda la prevenzione dei rischi per la sicurezza e/o per la salute (49). Di conseguenza l’esclusione dal campo di applicazione non dipende dall’appartenenza o meno dei lavoratori a uno dei settori di cui alla direttiva 89/391/CEE, ma piuttosto dalla natura specifica di taluni specifici incarichi esercitati dai dipendenti nell’ambito di tali settori. A causa della necessità di garantire un’efficace tutela della collettività tali incarichi giustificano una deroga alle regole previste dalla detta direttiva. La direttiva sull’orario di lavoro è pertanto applicabile alle attività delle forze armate, della polizia o dei servizi di protezione civile, nonché ad altre attività specifiche del pubblico impiego, quando vengono svolte in condizioni abituali. Nella sua giurisprudenza la Corte ha stabilito che la direttiva si applica alle attività del personale delle unità di pronto soccorso e del personale medico ed infermieristico in servizio nelle unità di pronto soccorso, nonché ad altri servizi che rispondono a emergenze come il personale medico e infermieristico in servizio nelle unità di pronto soccorso e in altri servizi che gestiscono emergenze esterne, agli operatori del pronto soccorso medico), alle unità di intervento dei vigili del fuoco pubblici, alla polizia municipale e al personale non civile delle amministrazioni nello svolgimento dei propri doveri in circostanze ordinarie .

La Corte di Giustizia Europea ha affermato con la Sentenza del 25.11.2010, causa C429/09 al punto 43 che “ Si deve ricordare che la direttiva 2003/88 intende fissare prescrizioni minime destinate a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori mediante il ravvicinamento delle normative nazionali riguardanti, in particolare, la durata dell’orario di lavoro. Tale armonizzazione a livello dell’Unione europea in materia di organizzazione dell’orario di lavoro  è intesa a garantire una migliore protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, facendo godere a questi ultimi periodi minimi di riposo – in particolare giornaliero e settimanale – e periodi di pausa adeguati e prevedendo un limite massimo per la durata settimanale del lavoro  (v., in particolare, sentenze citate Pfeiffer e a., punto 76, nonché Fuß, punto 32)”.

Una Direttiva importante quella che ora si commenta non pienamente attuata in Italia. Ad esempio nel 2013 la Commissione Europea, in data 30 maggio emanava un provvedimento motivato secondo quanto previsto dall’art. 258, primo comma, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, proprio in virtù del mancato recepimento nell’ordinamento giuridico nazionale degli articoli 3, 6 e 17, paragrafo 2 della direttiva 2003/88/CE, ad esempio. E l’Italia veniva invitata a rischio deferimento ad ottemperare il tutto.

No alle modifiche peggiorative in materia di orario di lavoro.

Con la Sentenza del 21 febbraio 2018 Nella causa C-518/15 la Corte di Giustizia Europea ha affermato che “ occorre comunque precisare che, se gli Stati membri non hanno il potere di modificare la definizione di «orario di lavoro» ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2003/88, essi, come è stato ricordato al punto 42 della presente sentenza, sono comunque liberi di adottare, nei rispettivi ordinamenti nazionali, disposizioni che prevedano periodi di orario di lavoro e periodi di riposo più favorevoli ai lavoratori, rispetto a quelli stabiliti in tale direttiva. Alla luce di quanto precede, occorre rispondere alla seconda questione affermando che l’articolo 15 della direttiva 2003/88 deve essere interpretato nel senso che esso non consente agli Stati membri di adottare o mantenere una definizione della nozione di «orario di lavoro» meno restrittiva di quella contenuta all’articolo 2 di tale direttiva.”

36.700 i pensionamenti nel comparto scuola. Dati ufficiali

da Orizzontescuola

36.700 i pensionamenti nel comparto scuola. Dati ufficiali

di redazione

L’Inps ha dato i numeri dei pensionamenti a partire dal prossimo 1 settembre 2018. Le domande complessive erano state 41mila.

Da quest’anno – spiega l’Inps – l’Istituto per la prima volta ha assunto su di sé l’attività di certificazione del diritto a pensione per il personale del comparto Scuola, a differenza degli anni precedenti in cui la certificazione veniva effettuata dagli Uffici territoriali del Miur, salvo successiva verifica da parte dell’Inps in sede di liquidazione della pensione. La necessità di procedere ad una preventiva verifica del diritto a pensione deriva dalla peculiare esigenza del comparto scuola di poter garantire all’inizio di ogni anno scolastico la continuità didattica“.

Quest’anno sono pervenute oltre 41.000 domande di cessazione, con un aumento delle richieste di collocamento a riposo di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. L’Inps ha certificato il riconoscimento del diritto a pensione, con decorrenza dal prossimo 1° settembre, per oltre 36.700 persone, mentre per le restanti 4.600, in linea con la percentuale dello scorso anno, tale diritto non è stato al momento riconosciuto. Per queste ultime posizioni l’Istituto, in stretta collaborazione con i competenti uffici ministeriali, sta provvedendo ad ulteriori approfondimenti“, prosegue l’Inps.

Gli esiti delle verifiche sono stati comunicati al Miur, tramite invii dei files contenenti gli elenchi, a partire dal 30 aprile scorso, con contestuale aggiornamento sulle lavorazioni via via effettuate dalle strutture territoriali dell’Istituto. Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, si precisa che l’Istituto ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione. L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal Ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi pre-ruolo, riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur e, pertanto, il riferimento a potenziali differenze di circa ‘200 giorni’ è da ritenersi destituito di ogni fondamento

Valutazione dirigenti scolastici: time line, interlocuzione con il NEV, legame con la retribuzione

da Orizzontescuola

Valutazione dirigenti scolastici: time line, interlocuzione con il NEV, legame con la retribuzione. Compilazione Portfolio sino al 31 luglio

di redazione

Il Miur ha diramato la nota n. 6844 del 19 aprile 2018, volta ad impartire istruzioni riguardanti la valutazione dei dirigenti scolastici per l’a.s. 2017-18.

Illustriamo in questa scheda le indicazioni fornite dall’amministrazione tramite la succitata nota “Nota esplicativa 3”, evidenziando quelle che costituiscono le novità per il corrente anno scolastico, di cui abbiamo già parlato in  Valutazione dirigenti scolastici: esiti non influiranno sulla retribuzione, interlocuzioni con il Nev e modifica “anagrafe professionale”.

TIME LINE VALUTAZIONE

Ecco la tabella con le azioni, gli attori coinvolti e la relativa tempistica:

DIRIGENTI IN QUIESCENZA DAL 1° SETTEMBRE 2018

Considerato che tutte le attività riguardanti il procedimento di valutazione e i relativi esiti sono finalizzati al miglioramento professionale, non sono coinvolti nel processo valutativo i dirigenti che saranno in pensione dal prossimo 1° settembre.

INTERLOCUZIONE DIRIGENTE E NUCLEO DI VALUTAZIONE

Tra le novità, introdotte nel corrente anno scolastico, annoveriamo l’interlocuzione tra dirigente e nucleo di valutazione.

L’interlocuzione si svolge sia in forma di visita presso la scuola sede di servizio sia in forma di interlocuzione in presenza presso l’ USR di appartenenza o presso altre sedi appositamente individuate.

L’interlocuzione  si prefigge lo scopo di:

  • effettuare in maniera più incisiva la rilevazione delle azioni professionali, poste in essere dal dirigente scolastico,  in relazione agli obiettivi assegnati con l ‘incarico dirigenziale e ai risultati  ottenuti;
  • di approfondire il contributo specifico del dirigente “in relazione al perseguimento delle priorità e dei traguardi previsti nel RAV e
    nel piano di miglioramento dell ‘istituzione scolastica

Il dirigente illustrerà le azioni professionali, di cui sopra, servendosi  della documentazione ritenuta più significativa e raccolta attraverso il Portfolio.

PORTFOLIO

Tempistica

La compilazione del portfolio avverrà online, a partire dal 20 aprile, e le varie aree potranno essere aggiornate nel corso dell’anno scolastico, sino al 31 luglio 2018.

I dirigenti, che hanno compilato il Portfolio, al momento della riapertura della piattaforma per la valutazione relativa all’anno scolastico in
corso, troveranno già caricati alcuni dati e informazioni precedentemente inseriti. Dati e informazioni pre-caricati potranno essere modificati e/o integrati.

Modifiche al Portfolio

Il Portfolio, come suddetto, è stato oggetto di alcune modifiche:

  • introduzione, nella sezione Anagrafe professionale, del nuovo campo “Contributo alla partecipazione della scuola a progetti particolarmente significativi, a sperimentazioni, a concorsi”, in cui potranno essere descritte le attività più importanti poste in essere dal Dirigente per incentivare, sostenere e favorire la realizzazione di iniziative nella scuola di servizio, anche con riferimento a precedenti sedi diverse da quella attuale;
  • le dimensioni professionali, elencate nella sezione “Autovalutazione”, sono le stesse per le quali il dirigente scolastico indicherà le azioni professionali;
  • le “aree di processo” sono state eliminate;
  • i condizionamenti di contesto, che il dirigente può elencare e comunicare al nucleo, avranno un maggior peso;
  • il numero dei documenti, che il dirigente scolastico deve caricare a sistema, è stato ridotto.

Per la pubblicazione dei campi compilati e dei documenti eventualmente allegati sul sito del SNV, il dirigente dovrà dare il proprio assenso.

Struttura del Portfolio

Il portfolio si articola in quattro sezioni:

  1. Anagrafe professionale
  2. Autovalutazione
  3. Obiettivi e azioni professionali
  4. Documentazione della valutazione

Anagrafe professionale

L’Anagrafe professionale si propone di consentire al Dirigente scolastico una riflessione sul proprio ruolo e sui propri punti di forza e di debolezza, nell’ottica di dello sviluppo e del miglioramento professionale.

L’Anagrafe si focalizza sulle azioni che il Dirigente scolastico realizza e/o favorisce nell’istituzione scolastica rispetto alle seguenti dimensioni professionali:

1. Definizione del modello organizzativo;
2. Gestione e valorizzazione del personale;
3. Apprezzamento dell’operato;
4. Contributo all’autovalutazione, valutazione e rendicontazione;
5. Direzione unitaria.

Il dirigente si auto valuta, in relazione alle suddette dimensioni, attribuendosi una valutazione che va da 1 (livello massimo) a 4 (livello minimo). La valutazione attribuitasi potrà essere motivata nel campo “Motivazione dei livelli attribuiti”.

Al termine dell’Autovalutazione si genererà automaticamente un diagramma di Kiviat che avrà una forma “a stella” e permetterà al dirigente di visualizzate gli esiti della medesima autovalutazione.

Obiettivi e azioni professionali

Il dirigente scolastico, in questa sezione, documenta le azioni che ritiene maggiormente significative e specifiche della propria professionalità, collegandole a quelle azioni che evidenziano il valore aggiunto del proprio operato a scuola.

Le azioni professionali scelte vanno esplicitamente collegate alle dimensioni professionali e agli obiettivi elencati nella lettera di incarico.

La presente sezione del Portfolio è strutturata nelle seguenti sezioni:

• Lettera di incarico e Elementi che hanno condizionato l’azione dirigenziale
• Documenti
• Obiettivi
• Dimensioni professionali e azioni
• Integrazione del Portfolio
• Sintesi
• Repertorio

Documentazione della valutazione

La sezione “Documentazione della valutazione” è riservata al Nucleo di valutazione. In essa il dirigente  potrà consultare e/o scaricare il provvedimento conclusivo di valutazione predisposto dal Direttore
dell’USR.

L’esito del procedimento di valutazione, per l’ a.s. 2017/18, sarà accompagnato da un feedback, al fine di sostenere il progressivo miglioramento del profilo professionale della dirigenza scolastica.

VALUTAZIONE E RETRIBUZIONE

Anche per il corrente anno scolastico, come riferito dai sindacati, la retribuzione di risultato dei dirigenti non sarà legata alla valutazione, secondo quanto previsto dalla legge n. 107/15 e dalla successiva direttiva Miur n. 36/2016, come già anticipato dalla nostra redazione.

nota Miur

Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2018/19, tutti i modelli di domanda

da Orizzontescuola

Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2018/19, tutti i modelli di domanda

di redazione

Da domani e sino al 23 luglio, i docenti di scuola dell’infanzia e primaria possono presentare le domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria.

Pubblichiamo tutti i modelli di domanda, compresi quelli che i docenti si troveranno su Istanze Online e che dovranno inoltrare telematicamente, ricordando chi e quando presenta domanda online e chi cartacea.

Tempistica e Modalità

Le domande vanno presentate tramite Istanze OnLine dai docenti:

  • della scuola primaria e dell’infanzia: 13 – 23 luglio
  • della scuola secondaria di primo e secondo grado: 16 – 25 luglio

Vanno presentate in modalità cartacea da:

  • il personale utilizzato nelle discipline specifiche dei licei musicali: 16 – 25 luglio
  • il personale educativo e docenti di religione cattolica: 16 – 25 luglio
  • il personale ATA: 23 luglio – 3 agosto.

Modelli di domanda

Questi i modelli di domanda:

 

Istituti tecnici superiori, 23 milioni di euro per l’ampliamento dei percorsi formativi

da La Tecnica della Scuola

Istituti tecnici superiori, 23 milioni di euro per l’ampliamento dei percorsi formativi

Il pasticcio dei vaccini: a pagare sono solo le famiglie

da La Tecnica della Scuola

Il pasticcio dei vaccini: a pagare sono solo le famiglie

Toccafondi: “Nell’idea di istruzione di Bussetti c’è una grande assente: la scuola paritaria”

da La Tecnica della Scuola

Toccafondi: “Nell’idea di istruzione di Bussetti c’è una grande assente: la scuola paritaria”

Professioni sanitarie e Specializzazioni mediche

È stato pubblicato oggi sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il decreto, firmato dal Ministro Marco Bussetti, con la distribuzione dei posti presso le Scuole di specializzazioni mediche finanziati con risorse statali, regionali e provenienti da altri enti pubblici e/o privati e di quelli riservati alle categorie previste dal decreto legislativo 368/1999.

I contratti di formazione medica specialistica per il 2017/2018 sono in aumento rispetto allo scorso anno: il totale è di 6.934. Di questi, 6.200 sono finanziati con risorse statali (erano 6.105 l’anno scorso), 640 con fondi regionali (a fronte dei 499 dello scorso anno accademico), 94 con risorse di altri enti pubblici e/o privati (per il 2016/2017 erano 71).

Per quanto riguarda, invece, i posti riservati: 194 sono previsti per i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (210 i posti dello scorso anno), 29 i posti alle esigenze del Ministero della Difesa (erano 21 nel 2016/2017) e 7 quelli a disposizione della Polizia di Stato (a fronte dei 4 dello scorso anno).

La prova nazionale per l’ammissione alle Scuole di specializzazioni mediche si terrà il prossimo 17 luglio.

Inoltre, è disponibile sul sito del MIUR anche il decreto direttoriale in cui sono stati indicati gli eventuali requisiti specifici dei contratti aggiuntivi, che i candidati dovranno comunicare, accedendo alla propria pagina personale, entro il 18 luglio 2018.


È stato pubblicato sul sito istituzionale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il decreto ministeriale che definisce i posti per i corsi di laurea delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2018/2019.

In particolare quest’anno sono previsti i seguenti posti:

Infermieristica: 14.758

Ostetricia: 792

Infermieristica pediatrica: 159

Podologia: 115

Fisioterapia: 2.045

Logopedia: 756

Ortottica: 222

Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva: 337

Tecnica della riabilitazione psichiatrica: 354

Terapia occupazionale: 200

Educazione professionale: 674

Tecniche audiometriche: 60

Tecniche di laboratorio biomedico: 762

Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia: 736

Tecniche di neurofisiopatologia: 120

Tecniche ortopediche: 162

Tecniche audio protesiche: 304

Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione: 173

Igiene dentale: 659

Dietistica: 344

Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro: 679

Assistenza sanitaria: 372

Programma di sviluppo nazionale ITS

Siglato il provvedimento di ripartizione dei fondi che consentirà, nei prossimi giorni, a valle dell’espletamento delle procedure contabili e di controllo previste, di erogare complessivamente circa 23 milioni di euro per l’ampliamento dei percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) per l’anno 2018/2019. La legge di Bilancio per il 2018 (legge 205/2017) aveva incrementato, nell’anno 2018, le precedenti risorse già destinate agli ITS di ulteriori 10 milioni di euro (20 milioni di euro nel 2019 e 35 milioni di euro a decorrere dal  2020), prevedendo, tuttavia, un complesso iter per la loro erogazione che si è finalmente concluso anche con il previsto accordo in Conferenza Unificata.

“Gli ITS  in questi anni hanno permesso, in sinergia con le imprese, con gli istituti di istruzione superiore, le università e le Regioni, di garantire un’offerta formativa altamente qualificata, capace di promuovere elevate competenze tecniche e sviluppare processi di innovazione e di valorizzazione delle filiere territoriali in contesti ad alto tasso di tecnologia – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti – . In un’ottica di apprendimento permanente, gli ITS si pongono come naturale raccordo tra il mondo della scuola, delle università e del lavoro. Per questo intendiamo dare più visibilità e attenzione al settore, comunicando maggiormente all’esterno gli aspetti di questo segmento che incidono positivamente sulla formazione dei nostri studenti. Puntiamo a raggiungere i livelli di adesione e partecipazione che hanno anche in altre nazioni. L’erogazione di queste risorse sarà il punto di partenza per un complessivo piano di rilancio e potenziamento. Gli ITS generano professionalità utili al mondo produttivo e lo fanno lavorando a stretto contatto con i territori”.

Per gli ITS parte dunque, ora, un Programma di sviluppo nazionale che servirà a qualificare l’offerta formativa e a rafforzarne il ruolo nella promozione dell’innovazione. Le azioni indicate dal Programma di sviluppo sono finalizzate a far acquisire un’alta specializzazione tecnologica ad almeno 20.000 giovani entro il 2020.

Gli ITS sono percorsi post diploma altamente innovativi e rappresentano la formazione terziaria professionalizzante. Sono nati nel 2010 e vogliono essere la risposta alla domanda delle imprese, attraverso un’offerta formativa altamente qualificata, di nuove ed elevate competenze tecniche per promuovere i processi di innovazione e trasferimento tecnologico.

Attualmente sono presenti in tutta Italia 95 ITS con 429 percorsi attivi e oltre 2.000 soggetti partner coinvolti. Nell’ultimo anno, il 2017/2018, sono stati quasi 11.000 i giovani che hanno scelto di frequentare questi percorsi formativi.