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Educazione civica, Bussetti: «Martedì firmo il decreto per evitare il rinvio»

da Corriere della sera

Soluzione in vista per l’educazione civica. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti assicura che il lieto fine è dietro l’angolo: il Miur sta lavorando a un decreto ad hoc per evitare che il nuovo insegnamento (33 ore l’anno – con tanto di voto in pagella – su ambiente e Costituzione, cittadinanza digitale e mafia, diritto alla salute, bullismo e cyberbullismo) slitti di un anno a causa del ritardo nella pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale. «Martedì – ha detto Bussetti parlando al meeting di Rimini – penso che firmerò un decreto proprio perché si riesca ad aggiustare da un punto di vista amministrativo, oltre che procedurale, affinché entri in vigore dall’anno scolastico prossimo». Come riportato dal Corriere nei giorni scorsi, il testo del provvedimento sull’educazione civica approvato in via definitiva dal Senato lo scorso primo agosto prevedeva che il nuovo insegnamento fosse istituito «a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge» e di conseguenza – poiché le leggi entrano in vigore 15 giorni dopo la loro pubblicazione – che legge fosse pubblicata al massimo venerdì 16 agosto. Mentre la legge è uscita in Gazzetta solo mercoledì 21 agosto. Il provvedimento di cui parla Bussetti dovrebbe servire a vincolare la sua entrata in vigore invece che all’inizio dell’anno scolastico all’effettiva riapertura delle scuole: in quasi tutte le regioni infatti la prima campanella suonerà nella settimana che si apre con lunedì 9 settembre (solo la provincia di Bolzano comincia prima, il 5, e cioè proprio 15 giorni dopo l’entrata in vigore della legge).

«Salva-precari» in bilico

Permane invece grande incertezza sul fronte del cosiddetto decreto salva-precari approvato lo scorso 6 agosto «salvo intese». Il provvedimento – volto a istituire un concorso ad hoc per i supplenti con più di 36 mesi di servizio nelle scuole statali e parallelamente un percorso abilitante speciale aperto anche a chi ha prestato servizio nelle scuole paritarie, era stato promosso dalla Lega assecondando i sindacati ma aveva incontrato forti obiezioni da parte dei grillini che lo avevano bollato come l’ennesima sanatoria a scapito del merito. Il ministro leghista invece, ancora oggi, lo ha difeso. «Mi auguro – ha detto – che sia possibile sciogliere le riserve in questi giorni, siamo ancora in tempo per pubblicarlo sulla Gazzetta Ufficiale». «Soprattutto – ha proseguito Bussetti – non era solo rivolto ai precari ma era anche una proroga di graduatorie del concorso 2016 che permetterà a tanti altri docenti di entrare in ruolo, conteneva anche la revisione per quanto riguardava la tariffa per il trasporto pubblico dei nostri studenti. Era un decreto importante, necessario, che era richiesto, condiviso con tutte le forze di organizzazione sindacali. Noi abbiamo lavorato in questi mesi e spero tanto che si riesca a sbloccare».

Chiamata diretta per decine di migliaia di docenti, a partire da settembre

da La Tecnica della Scuola

I dati che arrivano dai sindacati ma anche dallo stesso Ministero sono a dir poco allarmanti: per il prossimo anno scolastico si prevedono almeno 150mila docenti precari assunti per garantire il funzionamento delle scuole. In pratica un docente su 6, forse addirittura uno 5, avrà un contratto a tempo determinato, con tutte le conseguenze del caso (mancanza di continuità didattica innanzitutto).
La questione ha risvolti particolarmente preoccupanti soprattutto perchè in alcune province e per alcune classi di concorso le graduatorie sono ampiamente esaurite, e non da oggi.
Per non parlare dei posti di sostegno non assegnati per il ruolo che ormai, solo casualmente, vengono coperti con precari specializzati.
Nelle province del Nord già nei primi giorni di lezione i dirigenti sono costretti a ricorrere alle graduatorie di istituto per garantire il servizio scolastico, ma molto spesso non bastano neppure quelle e in cattedra vengono chiamati docenti che hanno presentato la cosiddetta MAD, la “messa a disposizione”.
Per “mettersi a disposizione” è sufficiente inviare una semplice mail alla scuola allegando (ma non è obbligatorio) un proprio curricolo. Ovviamente bisogna avere il titolo di studio adeguato, ma alle volte anche senza il titolo si può ottenere una supplenza più o meno lunga: e così con una laurea in lettere si riesce ad avere un posto nella scuola dell’infanzia e con una laurea in informatica si può essere chiamati per una supplenza di inglese alla secondaria di primo grado.
Vale insomma la regola della “domanda e dell’offerta”: se sul territorio noni ci sono docenti “giusti” i dirigenti chiamano quelli che sembrano più adatti.
Ma con criterio vengono assunti i docenti che delle MAD?
In realtà non c’è nessun criterio, ogni scuola si organizza come vuole e come può.
Non c’è nessuna regola da seguire e nessuna graduatoria da rispettare.
Molto spesso i docenti delle MAD vengono chiamati grazie al passaparola: il dirigente della scuola X chiede al collega della scuola Y se l’insegnante Z, che di aver già lavorato nella scuola Y, sia affidabile o se abbia creato problemi.
Oppure l’insegnante AB viene chiamato perchè è figlio di un docente della stessa scuola o perchè ha già collaborato per un progetto finanziato dal Comune o da altri.
Insomma attraverso il meccanismo della MAD il dirigente nomina chi ritiene.
Si potrebbe parlare di “chiamata diretta” ma in realtà non è così perchè nella chiamata diretta il dirigente deve (o meglio doveva) fissare criteri che dovevano essere resi pubblici.
Con la MAD il meccanismo non è discrezionale ma ancora di più
Ma, curiosamente, nessun sindacato formula obiezioni; anzi tutti i sindacati parlano delle MAD come se fossero la cosa più normale del mondo.
Il sospetto è che i sindacati non siano contrari in linea di principio alla chiamata diretta: sono contrari solo se la chiamata diretta è in qualche modo codificata, se però avviene in modo informale va benissimo e se riguarda decine di migliaia di insegnanti pazienza.

da La Tecnica della Scuola

Con ogni probabilità, il nuovo Governo, inizierà per quanto riguarda la scuola, con una grande emergenza: il numero elevatissimo di supplenze, anche a causa delle “solite” cattedre andate a vuoto nel corso delle immissioni in ruolo annuali.

Abbiamo già riferito dei disagi in alcuni territori nell’assegnazione dei ruoli, che fanno da contorno alla nuova stagione di “supplentite”.

Se nello scorso anno scolastico le supplenze registrate sono arrivate a 150 mila, il prossimo anno è previsto un ulteriore aumento, che potrebbe toccare 170 mila precari.

Supplenze scuola: un po’ di numeri

La Cisl Scuola, infatti, calcola che i pensionamenti dei docenti con quota 100 sono stati circa 17 mila; il totale dei posti disponibili è di 58.627 mentre la richiesta di insegnanti autorizzata dal ministro della Scuola Bussetti ammonta a 53.637 unità.

Invece, i posti che non verranno coperti con nomine in ruolo per mancanza di aspiranti in graduatoria, per il sindacato, sono 23 mila.

Senza contare che, per quanto riguarda gli Ata, la disponibilità di posti è di 17 mila posti ma il contingente delle nomine ammonta a soli 7.646 posti.

Supplenze, largo alla messa a disposizione

Ecco perchè quest’anno in particolare, sono previsti numeri alti di supplenze con messa a disposizione: stiamo parlando delle domande che arrivano alle scuole da candidati non abilitati, ovvero non è altro che una candidatura spontanea al fine di essere chiamati per sostituzioni, supplenze di breve durata e corsi di recupero.

In alcuni territori, da alcuni anni, si coprono anche molte supplenze fino al 30 giugno, proprio con le MAD, un dato che dovrebbe far riflettere sull’intero impianto scolastico, che non riesce a garantire una vera copertura e un ricambio generazionale costante. Perché?

Sono due le cause principali di questi fenomeni:

La mancanza di un turnover dopo i pensionamenti, acuito specialmente quest’anno con Quota 100, che ha liberato più cattedre rispetto al turn-over ordinario e la cronica assenza di docenti abilitati nelle graduatorie a esaurimento, specie in matematica, lingue e sostegno.

Se poi aggiungiamo la difficoltà e la lentezza di bandire concorsi, appare evidente che tale situazione odierna è il risultato inevitabile dei trend degli ultimi anni.

Il decreto scuola, secondo l’ormai ex Governo M5S-Lega, avrebbe aiutato, ovviamente non prima del prossimo anno scolastico 2020/2021, a dare una sferzata in tal senso, ma ormai appare evidente che quel provvedimento per reclutare con un concorso riservato i precari con 36 mesi di servizio, sarà cancellato o possibilmente pesantemente rivisto fra non poco tempo.

La scuola contro i cambiamenti climatici: piantiamo un albero

da La Tecnica della Scuola

Il Forest Stewardship Council (Fsc), ong internazionale senza scopo di lucro che, creato nel 1993 include tra i suoi 900 membri di tutto il mondo gruppi ambientalisti (come Wwf e Legambiente) e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno e la carta, gruppi della grande distribuzione organizzata, ricercatori e tecnici, che operano insieme allo scopo di promuovere in tutto il mondo una gestione responsabile delle foreste, lancia l’allarme e promuove come azione fondamentale la protezione dei boschi, partendo dalla scuola.

Proteggere i boschi e le foreste

la Fsc Italia ricorda infatti  che proteggere boschi e foreste è un’azione alla portata di tutti anche attraverso la scelta di prodotti e materiali scolastico certificati Fsc® – Forest Stewardship Council. Un modo semplice, insomma per favorire una gestione responsabile delle aree boschive e delle foreste.

Salvare i polmoni verdi della Terra è utile a combattere i cambiamenti climatici, ma non solo. L’invito che arriva da Fsc Italia è quindi quello di acquistare i materiali scolastici e il corredo degli alunni, scegliendo i prodotti certificati che sono realizzati con materie prime provenienti da una gestione responsabile delle foreste, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Scegliere prodotti certificati

Accanto alla scelta di prodotti arriva anche l’invito a piantare un albero attraverso il progetto WowNature, promosso da Etifor, spin-off dell’Università di Padova.

Mettere a dimora un albero

Chi aderisce all’iniziativa acquista e piantuma il proprio albero scegliendolo fra diverse specie in alcune aree verdi del Veneto (sia in città sia nelle foreste alpine devastate dal maltempo dello scorso autunno) ma anche in Burkina Faso. Una proposta – ricorda una nota – per i singoli studenti, classi e intere scuole, con l’obiettivo di proteggere e migliorare l’ambiente.

Neo Dirigenti Scolastici: per il momento le rinunce sono solo dieci

da Tuttoscuola

Poco più di una manciata di rinunce. Entro lunedì 26 agosto gli Uffici Scolastici Regionali dovranno comunicare i nominativi dei candidati inclusi nella graduatoria di merito del concorso DS che hanno rifiutato la nomina. In base al dispositivo del bando, saranno definitivamente depennati dalla graduatoria senza possibilità di appello o di recupero. Al 23 agosto, dopo la pubblicazione delle assegnazioni alle sedi in due terzi delle 17 regioni interessate (soltanto l’Usr Campania è esclusa da questa operazione per mancanza di posti disponibili), risultano ufficiosamente rinunciatari 10 candidati: due in Liguria, due in Calabria e sei in Piemonte (in quest’ultima regione non ci sono nominativi bensì una nota in merito dell’Usr).

Non sono ancora note le situazioni di Sicilia, Basilicata, Toscana, Veneto e Friuli.

I sindacati di settore hanno già chiesto al Miur lo scorrimento della graduatoria per integrare i posti non assegnati con i primi esclusi dopo la 1984.m a posizione.

Il bando non prevede (e non esclude) lo scorrimento.

In caso di silenzio del Miur, i posti non assegnati andranno a rimpinguare la quota di posti da assegnare per il 2020-21, unitamente a quelli, per il momento accantonati, dei vincitori con riserva in caso di sentenza definitiva sfavorevole.

In tutti questi casi per il 2019-20 i posti non assegnati o accantonati saranno dati in reggenza.

Crisi di governo, sindacati: ‘Si proceda con le misure urgenti per i precari docenti ed ATA’

da Tuttoscuola

“La politica nel suo complesso è chiamata ad un atto di responsabilità evitando che le scuole inizino la loro attività a settembre in una situazione priva di prospettive rispetto all’assenza di personale stabile su decine di migliaia di cattedre e posti di personale ATA”. È quanto affermano i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams in un comunicato unitario che riportiamo di seguito.

“Per rispondere a tale emergenza il confronto fra le scriventi Organizzazioni Sindacali e il ministro dell’Istruzione, alla luce di quanto concordato nell’intesa di Palazzo Chigi del 24 aprile, ha portato alla definizione condivisa di un provvedimento d’urgenza per dare risposte alla Scuola e al personale precario, destinato a crescere in maniera esponenziale in assenza di interventi normativi”.

“Questo provvedimento, dopo aver avuto il via libera per la sua definizione nel Consiglio dei Ministri del 6 Agosto scorso, è ora nel “limbo” del “salvo intese”, formula che lascia margini di modifiche, ma che di fatto riconosce tempi e modi di un opportuno intervento legislativo per dare prospettive positive al mondo della Scuola. Le scriventi organizzazioni, ampiamente rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca, sono ben consapevoli della fase estremamente delicata che il Paese sta vivendo per la sopraggiunta crisi di governo e il conseguente impegno cui le forze politiche sono chiamate per dar vita a un nuovo esecutivo, con tempi che si prospettano in ogni caso troppo lunghi per le urgenze della Scuola”.

“Invitano pertanto il Presidente Conte a dare seguito al Decreto Legge che rappresenta il primo atto di quell’accordo che egli ha direttamente sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali e che contiene le risposte che la Scuola reale richiede. I contenuti di quell’Intesa conservano in ogni caso valenza strategica per le scriventi organizzazioni in materia di reclutamento e precariato, con l’obiettivo di contrastare la precarietà e dare giusto e legittimo riconoscimento all’esperienza di lavoro”.

“Nel frattempo – concludono i sindacati – , rendere pienamente attuativo un provvedimento che andrà comunque al vaglio del dibattito parlamentare è senz’altro da ritenersi soluzione opportuna e doverosa nei confronti di chi attende il riconoscimento di diritti e una risposta concreta al mondo della scuola al quale ogni Governo dovrebbe prestare la dovuta attenzione fino all’ultimo minuto del suo mandato”.

Ritorno a scuola: gli aspetti migliori e peggiori secondo gli studenti

da Tuttoscuola

Indubbiamente il ritorno sui banchi è vissuto come un piccolo trauma da tantissimi ragazzi. Ma, con le giuste motivazioni, anche la prima campanella si può affrontare con relativo ottimismo. Skuola.net ha perciò chiesto a circa mille studenti di medie e superiori quali sono gli aspetti più belli (ma anche quelli più brutti) del ritorno a scuola.

La gioia di rivedere i compagni salutati a giugno è senza dubbio in cima alle loro preferenze. Quasi 1 ragazzo su 3 (il 30%) l’ha infatti indicato come il motivo principale per tornare a scuola felici (dato ancora più alto – 43% –  nel caso degli studenti delle medie). Ma per molti – circa 1 alunno su 10, il 9% – la ripresa delle attività didattiche significa anche imparare cose nuove; un ottimo sprone per riaprire libri e quaderni. Qualcuno però non bada più di tanto alla didattica e, per darsi stimoli a sufficienza, già dal primo giorno di scuola inizierà il conto alla rovescia in vista delle prossime vacanze: lo farà l’11% degli studenti. Completano la top five delle ‘gioie’ da prima campanella la prospettiva di rimettere in moto il cervello dopo gli ozi estivi (9%) – opzione molto gettonata dai liceali, per loro la quota sale al 12% – e quella del momento di libertà dato dalle ore di ‘buco’ dalle lezioni dovute alle assenze dei prof (7%).

Peccato che spesso gli aspetti negativi superano di gran lunga quelli positivi. Come dover nuovamente gestire l’ansia da interrogazione: per il 29% degli studenti è la preoccupazione numero uno; ma per i liceali la paura è ancora maggiore, visto che le interrogazioni spaventano addirittura il 38% del campione. Anche dover cambiare i propri ritmi, però, non lascia dormire sonni tranquilli (è proprio il caos di dirlo) a chi si appresta a tornare a scuola: ricominciare ad alzarsi presto la mattina è duro da digerire per il 18% degli intervistati. Terzo gradino del podio dei ‘dolori’ da back to school per la verifica dei compiti estivi da parte degli insegnanti: la faranno oppure risparmieranno i propri alunni? Questo dubbio mette in apprensione circa il 15% dei ragazzi. Qualcuno, infine, guarda già agli esami e ai voti di fine anno: sono il 10%. Mentre altri si concentrano sulle materie odiate (7%) e sui brutti voti da recuperare sin dalle prime settimane di scuola (6%).

L’educazione civica a scuola è salva: pubblicato in extremis il decreto

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Arriva in Gazzetta ufficiale la legge, la n. 92 del 20 agosto 2019, che reintroduce nelle scuole italiane l’educazione civica. Il provvedimento, pubblicato il 21 agosto in Gazzetta, entra in vigore i primi di settembre. Ora è corsa contro il tempo da parte del Miur per far scattare le novità già a partire dall’anno scolastico che inizia a settembre (il 2019/2020). Da quanto fanno sapere dal ministero dell’Istruzione, ora con la legge pubblicata, sarebbe sufficiente un provvedimento ministeriale per avviare subito le nuove disposizioni, e non farle rinviare quindi al 2020/2021.

Questione tempi
A tenere in bilico la questione è il fatto che la scuola, ufficialmente, inizia il 1° settembre, ma le lezioni dal 5 settembre, è apripista Bolzano, e poi a seguire in base ai vari calendari regionali. La legge sull’educazione civica, in base al dettato normativo, doveva essere pubblicata 15 giorni prima l’avvio del nuovo anno (quindi entro il 16 agosto). Tuttavia, considerato che le lezioni iniziano dopo il 1° settembre, ci sarebbe spazio per un intervento ministeriale, che infatti si starebbe già studiando.

I tentativi dal 1958 al 2008
Nel merito, il provvedimento importa un restyling all’educazione civica, di fatto reintroducendola. Fu Aldo Moro, nel lontano 1958, quando sedeva in sella al ministero di viale Trastevere, a introdurre l’insegnamento dell’educazione civica; poi la “materia” nel 1990 uscì dai programmi scolastici, e solo nel 2008, con Mariastella Gelmini, si reintroduce “Cittadinanza e costituzione”, ma lasciandola, nei fatti, all’iniziativa dei singoli docenti.

Le novità: 33 ore di educazione civica
La nuova legge, adesso, cambia tutto: nel primo e secondo ciclo di istruzione si prevede l’istituzione, appunto, dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. Iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile sono avviate dalla scuola dell’infanzia. Tocca ora alle scuole prevedere nel curricolo di istituto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l’orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue, da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per raggiungere il predetto orario gli istituti scolastici possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo.

La corsa contro il tempo nelle scuole
Ora le scuole, se si riuscirà a partire a settembre, dovranno correre per rispettare gli adempimenti previsti dalla nuova legge. Nelle scuole del primo ciclo, prosegue la legge, l’insegnamento trasversale dell’educazione civica è affidato, in contitolarità, a docenti sulla base del curricolo. Le istituzioni scolastiche utilizzano le risorse dell’organico dell’autonomia. Nelle scuole del secondo ciclo, invece l’insegnamento è affidato ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell’ambito dell’organico dell’autonomia. Per ciascuna classe è individuato, tra i docenti a cui è affidato l’insegnamento dell’educazione civica, un docente con compiti di coordinamento. L’insegnamento trasversale dell’educazione civica è oggetto delle valutazioni periodiche e finali. Il docente coordinatore formula la proposta di voto espresso in decimi, acquisendo elementi conoscitivi dai docenti a cui è affidato l’insegnamento dell’educazione civica. Il dirigente scolastico verifica la piena attuazione e la coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa.

Il collasso pentaleghista ha travolto i precari della scuola

da il manifesto

Roberto Ciccarelli

In prospettiva di un futuribile esecutivo a maggioranza Pd e Cinque Stelle potrebbero di attualità anche gli scontri sulla «Buona scuola» di Renzi, e ciò che ne rimane. Pur tra mille incertezze, i pentaleghisti del governo precedente avevano continuato il depotenziamento della contestatissima riforma. In attesa di comprendere gli attuali orientamenti del Pd di Zingaretti, e considerato il notevole peso politico che i renziani rivendicheranno sul nuovo esecutivo, è probabile lo scontro con i Cinque Stelle che hanno calvalcato le ragioni del movimento anti-buona scuola, senza però metterla seriamente in discussione, diversamente da quanto avevano promesso nella campagna elettorale. Avere affidato Vaile Trastevere a un leghista come Marco Bussetti fu la prova dell’abbandono di quelle promesse.

La fine clamorosa del governo Conte ha lasciato in mezzo al guado la cancellazione della chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, uno dei pilastri della riforma. Il Ddl voluto dal precedente governo non ha concluso il percorso legislativo.
Enormi problemi li creeranno anche le pensioni «quota 100». Il provvedimento ha accelerato la carenza dei docenti. Le richieste dei pensionamenti arrivate sono state 17.807 che si sono aggiunte ai 15.371 pensionamenti ordinari. I posti liberati dai pensionati Quota 100 non saranno coperti dal personale di ruolo: le domande dovevano arrivare all’Inps entro febbraio e i numeri non sono stati elaborati nei tempi utili.

Questa situazione si è abbattuta su un’altra emergenza strutturale della scuola italiana: le cattedre vacanti. I supplenti necessari per occuparle oscillano oggi tra i 120 mila secondo la Flc Cgil e i 180 mila calcolati dalla Uil, fino ai 200 mila per l’Anief. In totale i docenti nella scuola italiana sono 800 mila docenti. Dunque la scuola funziona grazie a un supplente su cinque docenti assunti in cattedra. Questa è la proporzione, utile per dare un’idea dei numeri dell’emergenza. A queste persone si dovrà fare ricorso per permettere l’apertura delle scuola il primo settembre, con l’aggravante che le graduatorie, sia per le supplenze che per i ruoli sono, in alcuni casi, esaurite e di dovrà fare riferimento alle cosiddette «messe a disposizione», cioè a docenti che si mettono a disposizione pur non essendo della classe di concorso. «Se il prossimo anno Quota 100 sarà confermata, questo trend continuerà a salire – sostiene Manuela Pascarella, sindacalista della Flc Cgil – anche perché l’età media dei docenti è alta».

Il crollo del governo nazional-populista ha lasciato sul tavolo un altro disastro: i concorsi per i precari annunciati dall’ex ministro Bussetti sono a rischio. «È sbagliato far pagare a loro questa crisi – sostiene Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil – La caduta del governo Conte rischia di travolgere definitivamente il decreto per la stabilizzazione dei precari della scuola approvato il 6 agosto scorso, ma questo è inaccettabile». I sindacati maggiori della scuola si erano impegnati in una trattativa con Conte e Bussetti anche su questo capitolo, rinunciando a convocare uno sciopero generale. Il totale dei posti disponibili per i docenti è di 58.627 mentre la richiesta di insegnanti autorizzata da Bussetti è pari a 53.637 unità. Sono molti i posti da docente che non verranno coperti con nomine in ruolo per mancanza di aspiranti in graduatoria: per la Cisl Scuola, sono 23 mila.

A inizio agosto il decreto era stato approvato dal Consiglio dei Ministri con la formula «salvo intese», cioè con la clausola che il provvedimento venisse successivamente sottoscritto da tutti i Ministri. I Cinque Stelle erano contrari. Per loro è una «sanatoria». Favorevole era invece la Lega. Risultato: non se ne farà niente fino alla composizione del prossimo governo. Sempre che ce ne sia uno. Per il momento: nessun concorso riservato, né i Pas, fino a nuovo ordine. Ci saranno enormi problemi anche sul fronte del sostegno. Quasi tutte le circa 14 mila cattedre destinate al ruolo andranno in supplenza a precari non specializzati. A questi numeri, sostiene Marcello Pacifico dell’Anief, si aggiungono anche i contratti per le supplenze brevi e saltuarie. Per coprire queste esigenze il Miur ha speso circa 900 milioni. Per quanto riguarda gli Ata, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, infine, la disponibilità di posti è di 17 mila posti ma le nomine sono solo 7.646.

La mancata presa di servizio a scuola può portare al licenziamento. Sentenza

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

La Cass. civ. Sez. lavoro, Ord., (ud. 14-03-2019) 06-06-2019, n. 15365 tratta un caso che purtroppo si è concluso con il licenziamento di un docente. Il caso trattato riguarda in particolar modo la mancata presa di servizio presso la nuova scuola in cui si è stati assegnati in utilizzo a cui sono seguite altre assenze ritenute ingiustificate

Fatto

Un  docente a tempo indeterminato di scuola secondaria superiore con contratto  part time,  veniva assegnato in utilizzo presso una scuola. In esito a contestazione, l’Ufficio Scolastico di riferimento  dopo avere ascoltato il docente a difesa, intimava nei suoi confronti licenziamento disciplinare con preavviso per assenza ingiustificata dal servizio nei quattro giorni contestati. La Corte territoriale riteneva che la mancata presentazione del docente presso l’Istituto di assegnazione, per svolgere le attività prodromiche all’inizio dell’insegnamento, quali la presa di contatto con il dirigente e la verifica degli orari di lavoro e dei consigli di classe fissati, integrasse l’assenza contestata in via disciplinare, mentre era irrilevante che egli avesse già prima assunto servizio, per il medesimo anno scolastico, presso l’Istituto di precedente assegnazione.

Il lavoratore faceva presente tra i vari aspetti che  la Corte avrebbe avallato l’assunto del Tribunale secondo cui la sanzione deriverebbe dalla mancata presa di contatto con la scuola di destinazione, più che per un’assenza ingiustificata, ma ciò senza considerare come allo stesso non fosse stato mai comunicato quali sarebbero stati i giorni in cui avrebbe dovuto prestare servizio in quella settimana;da altra angolazione il ricorrente sostiene che, dovendosi valutare la concreta portata dell’illecito disciplinare anche quando per esso sia la legge a fissare una data sanzione, nel caso di specie avrebbe dovuto considerarsi il fatto che fosse mancata ogni previa diffida o indicazione dei giorni in cui svolgere la prestazione da parte della scuola.

La mancata presa di servizio determina assenza ingiustificata

“premesso che il ricorrente era già in servizio come docente  presso l’Amministrazione Scolastica fin dall’anno scolastico precedente, è evidente che la mancata presentazione presso l’Istituto scolastico ove egli era stato assegnato per il successivo anno, per quanto anch’essa indicata dalle parti come presa di servizio, abbia la consistenza propria dell’assenza, in esito al disposto trasferimento di sede di lavoro, come in effetti infine affermato nell’atto di licenziamento quale riportato nello stesso ricorso per cassazione; è poi immune da censure di diritto, oltre che di assoluta evidenza, l’affermazione della Corte territoriale secondo cui il docente  era tenuto a presentarsi presso la nuova scuola alla quale era stato destinato, senza necessità che fosse quest’ultima a dovergli previamente comunicare i giorni di insegnamento”.

Deve essere il lavoratore a mettersi a disposizione della scuola

“è infatti palese che spetta al lavoratore mettersi a disposizione sul luogo di lavoro fin dal primo giorno in cui egli risulti ivi destinato e che non sia il datore di lavoro, dopo che già vi fosse stata formale fissazione della data di trasferimento, come non risulta controverso che fosse, a dover previamente comunicare all’insegnante i giorni di insegnamento stabiliti dall’orario scolastico;

da quanto precede discende pianamente l’infondatezza anche dell’assunto secondo cui il regime part time impedirebbe di imputare ad assenza tutti i quattro giorni successivi al primo in cui il ricorrente avrebbe dovuto presentarsi alla scuola; infatti, la mancata presentazione alla scuola, impedendo per fatto del dipendente lo svolgimento delle attività di ingresso nel nuovo istituto scolastico, si traduce in assenza, che si protrae poi per tutti i giorni successivi fino a quando non sia posta in essere la condotta precedentemente inadempiuta e dunque vi sia presentazione al servizio presso la scuola, sicchè è corretto che quei giorni siano stati tutti computati a carico del lavoratore”.

Assunzione neo dirigenti scolastici, sindacati chiedono incontro al Miur su gestione rinunce

da Orizzontescuola

di redazione

Rinunce concorso dirigenti scolastici: sindacati chiedono incontro al Miur.

Gestione rinunce

Come indicato nella nota Miur dell’08 agosto 2019, la rinuncia ha come conseguenza il depennamento dalla graduatoria nazionale, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 15 del D.D.G. 1259/2017.

Gli USR dovranno comunicare al Miur i nominativi dei Dirigenti rinunciatari entro il 26 agosto. 

Ad oggi non si sa come avverrà la gestione delle rinunce. I posti lasciati liberi andranno in reggenza? Si scorrerà la graduatoria?

Richiesta sindacati

Le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno chiesto un incontro al Miur per la quantificazione delle rinunce all’assunzione e per sapere quali decisione prenderà l’amministrazione in merito.

Il testo della richiesta:

Oggetto: Richiesta informativa

Le scriventi OO.SS. chiedonola convocazione urgente di un incontro di informativa circa la quantificazione delle rinunce all’assunzione, prodotte dai vincitori del Concorso finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici. Chiedono inoltre di essere informate sulle conseguenti determinazioni che l’Amministrazione intende assumere.In attesa di un cortese riscontro, inviano distinti saluti

Il testo della richiesta in PDF

Elenco sedi assegnate

Concorso DSGA, prova scritta: come e quando si svolgerà, valutazione e durata. Tutte le info

da Orizzontescuola

di redazione

Concorso DSGA: quando si conoscerà data prova scritta; articolazione, durata, contenuti e valutazione della stessa.

Prova scritta: comunicazione data

Secondo quanto indicato nell’art. 13 del Decreto Dipartimentale prot. n. 2015 del 20 dicembre 2018, con Avviso da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 4ª Serie Speciale, Concorsi ed Esami, sul sito internet del Ministero, e sul sito degli USR, saranno resi noti la modalità, il luogo, la data e l’ora di svolgimento delle prove scritte.

Le prove dovrebbe svolgersi non prima del mese di ottobre.

Quanto all’elenco delle sedi delle prove scritte, individuate dagli USR, l’esatta ubicazione, l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti in ordine alfabetico e le ulteriori istruzioni operative, saranno comunicate almeno 15 giorni prima della data di svolgimento delle prove tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero e dell’USR competente.

Prove scritte

I candidati dovranno svolgere due prove scritte:

  • una prova costituita da sei domande a risposta aperta, volta a verificare la preparazione dei candidati sugli argomenti di cui all’Allegato B del DM 863/2018;
  • una prova teorico-pratica, consistente nella risoluzione di un caso concreto attraverso la redazione di un atto su un argomento di cui all’Allegato B del DM 863/2018.

La prova scritta si svolge nella stessa data in ogni regione nelle sedi individuate dagli USR.

Durata

Ciascuna delle due prove ha una durata pari a 180 minuti, incrementabili per i candidati disabili, per i quali sono previsti tempi aggiuntivi di svolgimento, secondo quanto previsto dall’articolo 20 della legge n. 104/92.

Valutazione

La commissione assegna a tutte e due le prove scritte un punteggio massimo di 30 punti.

Per la prova consistente nelle 6 domande a risposta aperta, la commissione assegna un punteggio da 0 a 5 punti per ciascuna risposta esatta.

Per la prova di carattere  teorico-pratico, la commissione assegna un punteggio da 0 a 30 punti.

La commissione procede prima alla correzione delle sei domande a risposta aperta; nel caso in cui il candidato non raggiunga il punteggio minimo di 21 punti, non procede alla correzione della prova di carattere teorico-pratico.

La prova è superata se si consegue un punteggio di almeno 21/30 in ciascuna delle due prove.

Voto finale

Il voto finale delle due prove:

– è unico

– può essere di 30 punti al massimo

– deriva della media aritmetica dei risultati conseguiti nelle due prove

La prova sarà corretta sulla base di una griglia elaborata dal comitato tecnico-scientifico che predisporrà le prove. La griglia sarà pubblicata sul sito del Miur prima dell’espletamento della prova medesima.

Nodi da sciogliere

Tra i nodi da sciogliere le modalità di svolgimento delle prove: cartacee o al computer? L’Anquap, in merito, aveva avanzato un’apposita richiesta al Miur, riguardante anche il fatto se le due prove si svolgono in uno o due giorni.

L’orientamento del Ministero, come ha riferito la citata Associazione, è quello di optare per la modalità cartacea.

Valutazione scuole, rendicontazione sociale entro dicembre. Tutte le info

da Orizzontescuola

di redazione

Valutazione scuole: rendicontazione sociale entro dicembre.

Riallineamento PTOF-rendicontazione sociale

Con la  nota n. 17832 del 16 ottobre 2018, con la quale sono state fornite indicazioni in merito all’elaborazione del PTOF 2019/22,  il Miur ha inoltre comunicato che, al fine di armonizzare la tempistica del RAV con quella del Piano triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), la rendicontazione sociale andava iniziata al termine dell’anno scolastico 2018/19 con l’analisi dei risultati raggiunti in riferimento alle azioni realizzate per il miglioramento degli esiti.

Quanto all’effettivo procedimento di rendicontazione, da realizzare attraverso la “pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti”, lo stesso (procedimento) sarà poi effettuato entro dicembre 2019 secondo le indicazioni che il MIUR fornirà.

Rendicontazione sociale

Le scuole diffondono i risultati ottenuti tramite indicatori e dati comparabili, al fine di mettere in relazione  risultati e obiettivi di miglioramento presenti nel RAV.

La scuole, dal 30 maggio al 31 dicembre 2019, tramite una piattaforma online all’interno del portale del SNV, potranno mettere in evidenza i risultati conseguiti nel triennio, utilizzando indicatori e dati precaricati nelle aree del RAV.

Questa la struttura della rendicontazione:

  1. contesto e risorse
  2. risultati raggiunti
  3. prospettive di sviluppo
  4. altri documenti di rendicontazione

Si tratta di 4 macro-aree, ove le istituzioni scolastiche ritroveranno la descrizione degli elementi inseriti nel RAV, tra i quali individuare quelli da rendicontare.

Il procedimento di rendicontazione sociale, come detto sopra, si concluderà con la “pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti”.

nota del 16 ottobre 2018

Educazione Civica, cos’è previsto per la scuola dell’infanzia

da Orizzontescuola

di redazione

Educazione Civica: materia con voto autonomo nella scuola primaria e secondaria; nella scuola dell’infanzia attività di sensibilizzazione.

L’iter della legge

La legge, che introduce l’educazione civica come materia con voto autonomo, è stata approvata definitivamente dai due rami del Parlamento ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

La legge entrerà in vigore il 5 settembre, oltre il termine previsto per l’applicazione della riforma dal 1° settembre 2019, tuttavia si lavora per un’eventuale applicazione già dalla predetta data.

Ed. Civica: scuola primaria e secondaria

L’insegnamento trasversale dell’educazione civica:

  • è attivato nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, a partire dal primo settembre successivo all’approvazione della legge;
  • prevede 33 ore annuali (un’ora a settimana) da ricavare nell’ambito dell’attuale monte ore obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti;
  • è impartito, anche in contitolarità, da docenti della classe nella scuola secondaria di primo grado; da docenti abilitati nell’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nella scuola secondaria di secondaria grado, se disponibili nell’organico dell’autonomia ;
  • sarà valutata in decimi, in seguito alla proposta della nuova figura del coordinatore, che la formulerà acquisendo elementi conoscitivi dagli altri docenti interessati dall’insegnamento.

Ed. civica: scuola dell’infanzia

Nella scuola dell’infanzia saranno avviate iniziative di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile.

L’articolo 4 del testo di legge, inoltre, prevede che gli studenti devono avvicinarsi ai contenuti della Carta costituzionale già a partire dalla scuola dell’infanzia.

Lunedì 2 settembre, anno nuovo ed è subito sciopero

da La Tecnica della Scuola

Inizia l’anno scolastico ed è subito sciopero: a proclamarlo, per l’intera giornata di lunedì 2 settembre, è stato il sindacato Anquap, Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche, che ha volutamente chiedere ad una parte dei lavoratori del personale Ata di astenersi dal servizio in occasione del primo giorno effettivo di lavoro dell’a.s. 2019/2020.

È solo l’inizio

Nella stessa giornata, è stata anche fissata una manifestazione pubblica in Viale Trastevere, nei pressi del ministero dell’Istruzione.

Lo sciopero, ha annunciato l’Anquap, è solo l’inizio della protesta: è stata infatti indetta anche la sospensione di qualsiasi prestazione eccedente l’orario d’obbligo per tutto il mese di settembre.

Lo sciopero, riporta il Miur, è un’azione a cui il sindacato è ricorso dopo l’esito negativo della procedura di raffreddamento e conciliazione che si è svolta presso il ministero del Lavoro, non riguarda tutto il personale della scuola: sono coinvolti i Direttori dei servizi generali e amministrativi, anche facenti funzione, e tutti gli assistenti amministrativi delle istituzioni scolastiche ed Educative

I motivi dello sciopero

Come già annunciato dalla Tecnica della Scuola, la proclamazione dello sciopero avviene per una serie di motivazioni, qui di seguito esposte, riconducibili a problemi sul fronte degli organici, degli stipendi, dei profili professionali e dello stanziamento di fondi:

  1. l’urgenza di provvedere alla copertura, dal 1° settembre 2019 di 2.907 posti di Direttore SGA vacanti e disponibili. È indispensabile un intervento immediato per stabilizzare i DSGA facenti funzioni: quegli Assistenti Amministrativi che nel corso di quasi un ventennio hanno lodevolmente coperto i posti già vacanti e disponibili. È, altresì, doveroso accelerare al massimo la procedura del concorso per reclutare 2.004 DSGA, con l’esigenza di chiarire quanto prima alcuni aspetti operativi riguardanti lo svolgimento delle prove scritte. È, infine, necessario assumere in ruolo dal 1° settembre 2019 gli Assistenti Amministrativi ancora presenti nelle graduatorie provinciali definitive della procedura selettiva per il passaggio dall’area B all’area D, svoltasi nel 2010 (CCNI 3/12/2009, D.D. n. 979 del 28/1/2010 e D.M. 17/2012), nonché quanti risultano ancora presenti nelle graduatorie degli ex Coordinatori e Responsabili Amministrativi ancora vigenti. La scelta compiuta con il D.M. 725 del 7/8/2019 di accantonare tutti i posti dei Direttori SGA (760 unità) derivanti da cessazioni dal servizio, con decorrenza 1° settembre 2019, è assurda e incomprensibile;
  2. la necessità di una corretta definizione dell’organico dei Direttori SGA, superando la vigente regola sulle scuole sottodimensionate (quelle sotto i 600 alunni o sino a 400 in particolari situazioni) ove non è possibile applicare in via esclusiva un Direttore SGA (ed anche un Dirigente scolastico). Tutte le istituzioni scolastiche sono dotate di personalità giuridica e autonomia funzionale e tutte, indistintamente, esercitano le funzioni attribuite dall’art. 14 DPR 275/99. Ne consegue che il gravame lavorativo è sostanzialmente identico e non è certo il numero degli alunni a determinarne la differenza;
  3. la mancata corresponsione dell’indennità mensile ai Direttori SGA che lavorano in due scuole. Il CCNL del 10/11/2014, che ha stabilito l’indennità mensile per gli aa.ss. 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015, è stato prorogato dall’art. 39 del CCNL 19/4/2018, ma a tutt’oggi l’indennità in questione non è stata corrisposta agli aventi titolo (diverse centinaia di persone) relativamente agli aa.ss. 2015/2016, 2016/2017, 2017/2018 ed anche a quello corrente (a.s. 2018/2019). In alcuni casi le RTS (dipendenti dal MEF) si sono rifiutate di corrispondere anche l’indennità relativa all’a.s. 2014/2015, ancorché coperto dal CCNL del novembre 2014. Sull’argomento l’Anquap ha depositato tre ricorsi presso i Tribunali di Milano, Napoli e Roma;
  4. l’esigenza di rivedere l’organico complessivo del personale ATA sulla base dei fabbisogni effettivi, con recupero (anche parziale) delle riduzioni operate dal 2009 e dal 2015: 44.500 unità ridotte nel triennio 2009/2011 (D.L. 112/2008) ed altre 2.020 unità ridotte dal 1° settembre 2015 (Legge di stabilità 2015), per un totale di 46.520 unità. Nel contesto della revisione vale quanto già esposto al punto 2 e vanno prese in considerazione le ipotesi di aumentare il numero degli Assistenti Amministrativi, nonché quella di introdurre il profilo professionale degli Assistenti Tecnici anche nelle scuole del primo ciclo (la didattica laboratoriale si svolge in ogni ordine e grado di scuole e la presenza di profili tecnici è diventata indispensabile in ogni istituzione scolastica);
  5. l’urgenza di rivedere l’intera procedura di reclutamento a tempo indeterminato e determinato di tutto il personale ATA, poiché la vigente disciplina presenta vuoti preoccupanti ed è sostanzialmente ancora quella “arcaica” del DPR 420/74. Addirittura emergenziale si sta rilevando la vicenda della sostituzione dei Direttori SGA, a causa di un incomprensibile vuoto legislativo e regolamentare, nonché di una inadeguata normazione contrattuale;
  6. la necessità urgente di portare a compimento la reinternalizzazione dei servizi di pulizia e sorveglianza, prevista dalla Legge di Bilancio 2019, con decorrenza 1° gennaio 2020. Di questo passo, con la procedura non ancora attivata, sarà impossibile rispettare la data indicata;
  7. la rivisitazione del sistema di classificazione e di tutti i profili professionali del personale ATA, con particolare riferimento a quelli del Direttore SGA, degli Assistenti Amministrativi e Tecnici. Una rivisitazione resa inevitabile dai nuovi e più complessi compiti e dai maggiori carichi di lavoro anche derivanti dalla L. 107/2015. Nel rivisitare il sistema di classificazione e i profili professionali sarebbe doveroso istituire la categoria dei quadri per i Direttori SGA, o introdurre quella (già presente in alcuni settori) delle alte/elevate professionalità;
  8. lo stanziamento di apposite risorse finanziarie per il corretto riconoscimento economico delle funzioni effettivamente svolte dai Direttori SGA e dagli Assistenti Amministrativi. Si può agire sul trattamento economico fondamentale, ma anche su quello accessorio o attraverso dei bonus formativi e premiali (come già avvenuto per i docenti). Il recente CCNL del 19/4/2018 non ha determinato adeguati riconoscimenti economici per nessun profilo professionale del personale ATA, definendo per i Direttori SGA un aumento della quota base dell’indennità di direzione (€ 6,50 mensili) assolutamente mortificante e addirittura inferiore a quanto riconosciuto con il compenso individuale accessorio a profili professionali di aree inferiori (€ 9,20 per gli Assistenti Amministrativi e Tecnici ed € 8,40 per i collaboratori scolastici). La recente costituzione del Comparto Istruzione e Ricerca – che vede insieme i settori della Scuola, di Accademie e Conservatori, di Università e degli Enti Pubblici di Ricerca – ha reso evidente le disparità di trattamento economico fra categorie che svolgono sostanzialmente un identico lavoro (vedi, ad esempio, il rapporto tra Direttori SGA delle scuole e Direttori Amministrativi di Accademie e Conservatori). La perequazione retributiva sarebbe un atto di elementare giustizia. Peraltro, la sottoscrizione definitiva del CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca (avvenuta l’8/7/2019) aumenta il divario tra il trattamento economico dei Dirigenti e quello dei Direttori SGA: non è troppo quello dei Dirigenti ma troppo poco quello dei Direttori;
  9. il ritardo assolutamente ingiustificato nell’erogazione alle scuole dei fondi per il miglioramento dell’offerta formativa, che a tutt’oggi non consente il pagamento delle prestazioni aggiuntive del personale docente e ATA e dell’indennità di direzione ai Direttori SGA e loro sostituti.