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OLIMPIADI DI ROBOTICA 2017

VINCITORI OLIMPIADI DI ROBOTICA 2017

Selezionati e premiati questa mattina i migliori progetti della seconda edizione del concorso organizzato dal MIUR. Il primo premio va a “Self Orientating Neck Natural Yarn (S.O.N.N.Y.)” dell’Istituto Tecnico Archimede di Catania

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
Via San Vittore 21, Milano

All’indirizzo
http://www.museoscienza.org/areastampa/materiali.asp sono disponibili alcune immagini e il comunicato stampa

 

Milano, 23 maggio 2017. Si è svolta questa mattina al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci la premiazione della seconda edizione delle Olimpiadi di Robotica organizzate dal MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Questi i progetti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti della giuria fra i 23 finalisti:
classificato: Self Orientating Neck Natural Yarn (S.O.N.N.Y.) dell’Istituto Tecnico Archimede di Catania, insegnante Domenico Ardito, studenti Vincenzo Catalano e Giovanni Mirulla;
classificato: RobEAR 2.0 dell’I.T.S.T. E. Morselli di Gela (CL), insegnante Pietro Giannone, studenti Simone Marino e Giuseppe Ferlante;
classificato: Mulino Tecnologico dell’I.T.T.S. di Argenta (FE), insegnanti Luigi Doria e Daniele Verri, studenti Alessandro Zucchini e Mattia Trioschi;
classificato: DuckietownHS dell’I.S.I.S. Ferraris – Buccini di Marcianise (CE), insegnante Antonio Sacco, studenti Luigi Maietta, Saverio Varletta e Mattia Romanucci;
classificato: REX – Robot Exhibitor dell’I.S. Carlo Anti di Villafranca (VR), insegnante Federico Beghini, studenti Leonardo Aprili, Pasquale Garofalo e Federico Reggiani.

I primi tre classificati vincono un viaggio a Londra per visitare la mostra “Robots” al Science Museum.
Il quarto e il quinto classificato ricevono la menzione speciale e 500 euro ciascuno per attrezzare il laboratorio di robotica della scuola.

Le Olimpiadi di Robotica, rivolte alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, sono organizzate dal MIUR per promuovere l’attività didattica sperimentale, accrescere le competenze digitali delle ragazze e dei ragazzi, favorire percorsi interdisciplinari e inclusivi, sviluppare il pensiero creativo, la capacità di innovazione, il problem-solving e per incentivare l’orientamento alle carriere scientifiche.

Per partecipare alle Olimpiadi, ogni progetto viene finalizzato alla creazione e alla realizzazione di un automa in grado di compiere un’azione completa in una delle seguenti tipologie:

  • Gioco (ad esempio sport di squadra, scacchi, etc.);
  • Soccorso/Salvataggio;
  • Danza;
  • Esplorazione;
  • Progetti speciali.

Questa mattina una delegazione di studentesse, studenti e insegnanti di ciascun progetto finalista ha fatto una breve presentazione e dimostrazione del proprio prototipo davanti alla giuria. I progetti sono stati valutati in base alla capacità di funzionare dei prototipi, alla chiarezza nella presentazione da parte delle studentesse e degli studenti, alla creatività e innovatività, all’interdisciplinarietà e al coinvolgimento di altre ragazze e altri ragazzi o esperti esterni nella progettazione e realizzazione del prototipo.

La giuria era composta da:

  • Edvidge Mastantuono – Dirigente Ufficio I DG Ordinamenti Scolastici del Miur;
  • Giulio Sandini – Direttore Dipartimento di Robotica, Scienze Cognitive e del Cervello IIT di Genova;
  • Aldo Massimo Bocciardi – Direttore Struttura Complessa di Urologia presso ASST Grande Ospedale Metropolitano di Milano;
  • Giovanni Legnani – Professore di Robotica Università di Brescia;
  • Michele Di Benedetto – Project Manager Educational Activities OMRON;
  • Stefano Buratti – Responsabile Sviluppo Attività Educative Area Tecnologica Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

La cerimonia di premiazione è stata moderata dalla giornalista scientifica Simona Regina. In quest’occasione Giulio Sandini e Aldo Massimo Bocciardi hanno tenuto un breve intervento per raccontare alle ragazze e ai ragazzi le prospettive della robotica nella loro professione.

Manchester: un minuto di silenzio nelle scuole alle 12

Inviata circolare alle istituzioni scolastiche

A seguito dell’attentato di Manchester la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha inviato una circolare alle scuole affinché questa mattina, alle ore 12.00, sia rispettato un minuto di silenzio in memoria delle giovani e dei giovani che hanno perso la vita.

“In questa giornata importante, in cui in tutta Italia ricordiamo, insieme a migliaia di ragazze e ragazzi, le stragi di venticinque anni fa per dire no a qualsiasi forma di violenza, ho trovato giusto ricordare le vittime di Manchester all’arrivo a Palermo. Ho voluto dire alle studentesse e agli studenti che era successa una cosa grave e violenta per rafforzare in loro la convinzione che ogni forma di violenza va contrastata. Anche questa è scuola”, ha dichiarato Fedeli.

“Per lo stesso motivo chiediamo un minuto di silenzio alle 12.00 in tutte le scuole, per portare il pensiero a quelle giovani e quei giovani che erano ad ascoltare un concerto. E che mentre ascoltavano un linguaggio di pace, la musica, sono rimasti vittime di questa grave violenza”.

Scuola-lavoro, percorsi «protetti»

da Il Sole 24 Ore

Scuola-lavoro, percorsi «protetti»

di Gabriele Taddia

Per la tutela della salute e della sicurezza, lo studente che inizia un percorso di alternanza scuola-lavoro in un’azienda è equiparato in tutto e per tutto a un lavoratore. Le imprese hanno dunque precisi obblighi da rispettare, che è bene ripercorrere prima di accogliere gli studenti per questo tipo di esperienze.

Le regole generali

Il sistema di alternanza scuola- lavoro è stato compiutamente disciplinato dalla legge 107 del 13 luglio 2015 (articolo 1, commi da 33 a 43), per incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, intendendosi, per alternanza scuola-lavoro, una metodologia didattica che consente agli studenti che frequentano gli istituti di istruzione superiore di svolgere una parte del proprio percorso formativo presso un’impresa o un ente.

Nonostante sia chiaro, in base alla legge 977/1967, che in nessun caso lo studente minorenne in esperienza scuola-lavoro acquista la qualifica giuridica di lavoratore minore, è altrettanto certo che dal momento in cui inizia il suo percorso in azienda, per quanto riguarda la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, è in tutto e per tutto equiparato a un lavoratore. Il Dlgs 81/2008 prevede infatti che debba essere considerato lavoratore la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, nonché il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento previsti dall’articolo 18 della legge 196/1997, e da specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse per realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro.

Gli obblighi dell’azienda

A carico dell’impresa ospitante, si configura dunque la necessità di adempiere ad almeno tre compiti fondamentali prima di inserire lo studente nell’organizzazione aziendale:

la sorveglianza sanitaria, per verificare l’idoneità alla mansione o comunque l’idoneità a essere impiegato in un determinato contesto professionale e ambientale;

la formazione relativa ai rischi generali e specifici dell’azienda;

la consegna dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) necessari e sufficienti per assicurare allo studente la possibilità di svolgere la sua esperienza in assoluta sicurezza (ad esempio casco, guanti eccetera).

La sorveglianza sanitaria

Per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria, le linee guida del ministero dell’Istruzione prevedono che sia possibile stipulare specifici accordi in modo che questi adempimenti si considerino assolti tramite una visita medica preventiva, da affidare al medico competente dell’istituzione scolastica, ovvero dal dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria locale.

Nonostante questo, è evidente che sarebbe più opportuno che fosse il medico competente dell’impresa a compiere una valutazione di idoneità alla mansione, perché maggiormente a conoscenza del contesto in cui lo studente deve operare, essendo peraltro obbligatoria la valutazione del medico aziendale in presenza di rischi specifici rinvenibili nell’ambiente di lavoro sulla base della valutazione del rischio dell’azienda. Deve essere valutata ogni possibile controindicazione alla presenza dello studente lavoratore, si pensi alla presenza nell’ambiente di agenti (polvere, agenti chimici o biologici e così via), ai quali la persona può essere allergica. La valutazione va anche rapportata all’età del soggetto interessato, per sua natura in fase di crescita.

La formazione

Per quanto riguarda la formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, l’articolo 1, comma 38, della legge 107/2015 prevede che questaattività sia svolta dalle scuole secondarie di secondo grado, tramite l’organizzazione di corsi rivolti agli studenti inseriti nei percorsi di alternanza ed effettuati secondo quanto disposto dal Dlgs 81/2008, restando invece a carico dell’azienda l’onere di prevedere ed espletare un percorso formativo adeguato, riguardante i rischi specifici dell’ambiente di lavoro e della mansione cui sarà addetto lo studente.

L’assicurazione

Sarà onere dell’istituzione scolastica curare l’assicurazione presso l’Inail, poiché – come già precisato – lo studente in alternanza scuola-lavoro acquisisce in tutto e per tutto lo status di lavoratore.

Da questo consegue, inevitabilmente, che tutti gli infortuni occorsi nell’ambiente di lavoro risultano indennizzabili.

Quanto all’ultimo aspetto, ovvero il caso in cui allo studente accada un infortunio nell’ambiente di lavoro, se lo studente stesso ne dà notizia al solo soggetto ospitante, quest’ultimo è obbligato a notificare senza ritardi l’evento al dirigente scolastico, per assicurare la possibilità di comunicare immediatamente le assenze per infortunio o per malattia professionale, consentendo così al soggetto obbligato di effettuare le relative denunce entro i termini previsti dalla legge.

I 12 vaccini obbligatori per la scuola in sole 4 punture

da Il Sole 24 Ore

I 12 vaccini obbligatori per la scuola in sole 4 punture

di Redazione Scuola24

Le 12 vaccinazioni rese obbligatorie per l’iscrizione ai nidi e alle scuole materne proteggono da altrettante malattie infettive, ma per i bambini si traducono in sole 4 punture e vanno effettuate secondo una precisa tempistica.

L’esperto
A fare il punto sul calendario delle immunizzazioni previste dal decreto approvato dal Consiglio dei ministri, è il responsabile del Tavolo tecnico sulle vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip), Rocco Russo. «È stata fatta una selezione – afferma – di 12 malattie infettive prevenibili con il vaccino per garantire che i bambini siano protetti al meglio e si possano evitare epidemia». In realtà, però, le iniezioni da fare sono quattro, poichè molti vaccini sono combinati. Le prime 6 vaccinazioni rese obbligatorie sono anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse e anti Haemophilus influenzae tipo B. Queste, spiega l’esperto, «sono tutte raggruppate in un unico vaccino esavalente che viene fatto dal 60/mo giorno di vita in 3 dosi: a 3, 5 e 11-12 mesi di vita».

I vaccini
Diventa obbligatoria anche la vaccinazione anti-meningococcica B, che «viene fatta a distanza di 15 giorni dall’esavalente in 4 dosi: a 3, 4, 6 e 12-15 mesi». Obbligatori, poi, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella: «Queste vaccinazioni sono somministrate con un unico vaccino quadrivalente in un’unica dose al 13/mo mese di vita, con un richiamo previsto a 5 anni di età». Infine, l’anti meningococcica C, che «viene somministrata al 14/mo mese, con un richiamo tra gli 11 e i 18 anni».

Grazie a tali vaccinazioni selezionate come obbligatorie, sottolinea Russo, «si garantisce la migliore qualità di vita ai bambini, considerando che i danni delle malattie e le loro complicanze sono ben superiori alle eventuali, leggere e transitorie reazioni da vaccino». Un decreto reso appunto necessario a causa delle basse coperture vaccinali che oggi si registrano: «La copertura per l’esavalente nei bambini nati nel 2013, infatti – rileva – è del 93,4%, contro una soglia minima necessaria fissata sopra il 95%; quella per il meningococco C è al 76%, mentre per il ceppo B non ci sono ancora dati poichè la vaccinazione è stata introdotta da un paio d’anni». Ma «il maggior problema – conclude – si ha per parotite, morbillo, varicella e rosolia che, complessivamente, registrano una copertura di appena l’85%».

Presidi in trincea: «Altro che sceriffi Lavoriamo per 4 e siamo sottopagati»

da Il Corriere della Sera

Presidi in trincea: «Altro che sceriffi Lavoriamo per 4 e siamo sottopagati»

La Buona scuola doveva trasformarli in super manager, ma a furia di correzioni si sono moltiplicati solo gli oneri. Mentre il ritardo del concorso fa aumentare le reggenze: 3000 per l’anno prossimo. Ecco perché hanno deciso di ricorrere al Tar. E di scendere in piazza

di Valentina Santarpia

Bistrattati, oberati di incarichi e responsabilità, gravati da compiti burocratici ma snaturati nelle funzioni principali, sottopagati e spesso costretti a fare i salti mortali per reggere una, due, anche venti plessi scolastici alla volta. I presidi, anzi i dirigenti scolastici, così correttamente denominati dopo la legge che li ha equiparati ai dirigenti pubblici nel ‘97 pur senza riconoscere loro il corrispettivo economico – non stanno vivendo una stagione d’oro. Dal preside-sceriffo disegnato dalla riforma della Buona scuola, che sembrava poter accentrare tutte le mansioni di un vero e proprio manager della scuola, oggi «il dirigente è una figura isolata, tutti lo attaccano, e pretendono che intervenga», ammette Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, che rappresenta il 53% dei 7273 presidi italiani. «Sembravamo destinati ad avere tutto il potere tra le mani- sintetizza Rembado, lanciando una massiccia azione di protesta per il prossimo 25 maggio – e invece non solo non è avvenuto, ma sono state snaturate persino molte funzioni che ci erano state attribuite, con la conseguenza che per noi è diventato sempre più complicato fare il nostro dovere». Al punto che, per provocazione, domenica scorsa un gruppo di presidi toscani è andato a scuola: per dimostrare che il lavoro non finisce mai.

La retromarcia degli stipendi

Un esempio su tutti? La chiamata diretta dei docenti, che doveva essere fiore all’occhiello della riforma, e che invece è finita in un mezzo flop: nonostante l’impegno dei dirigenti, che hanno lavorato in pieno agosto per assegnare gli incarichi con la speranza di bloccare per tre anni i docenti migliori per la propria scuola, alla fine gli incarichi sono stati nella gran parte dei casi dati per assegnazioni provvisorie dell’Ufficio scolastico regionale, e più che i dirigenti a scegliere sono stati gli insegnanti stessi, che hanno preferito sedi più vicine a casa. Risultato? Molte cattedre rimaste occupate dai supplenti fino a ottobre, incarichi annuali anziché triennali, e assegnati più per dinamiche sindacali che per venire incontro alle esigenze della scuola. «Al danno la beffa», sintetizza Rembado, ricordando che a fronte di queste nuove grane non siano ancora arrivati i vecchi riconoscimenti: «Lo stipendio resta fermo a 2300-2400 euro, e in alcune Regioni i dirigenti si sono visti arrivare persino le richieste di risarcimento (fino 2-300 euro) per arretrati assegnati ingiustamente dal ministero dell’Economia». Per non parlare del fatto che «ci sono enormi differenze di trattamento economico tra chi ha avuto l’incarico prima del 2001 e dopo», incalza Marcello Pacifico di Confedir. «Ai vecchi presidi veniva riconosciuta l’anzianità di servizio come docenti, ai nuovi no: assurdo, perché all’incarico si può ambire solo se si hanno cinque anni di anzianità come docente». Ecco perché i dirigenti solo di nome hanni deciso di ricorrere al Tar del Lazio.

3000 reggenze in arrivo

Ma non è solo una questione di soldi. I presidi sono i dirigenti pubblici che hanno il maggior carico di personale da gestire: in media, nelle amministrazioni pubbliche ci sono una trentina di dipendenti per ogni dirigente; nella scuola, ogni preside è a capo di 144 persone, tra docenti e personale Ata (bidelli e amministrativi, per capirci), e quindi anche occuparsi del loro contratto integrativo di istituto, tenendo le relazioni coi diversi sindacati. Un dirigente scolastico è responsabile in materia di appalti, per cui deve rispettare il codice degli appalti per ogni acquisto che effettua. È responsabile della sicurezza degli edifici e delle persone: se casca un cornicione la «colpa» è sempre sua. E se c’è un giudizio in tribunale, lui può essere chiamato al posto dell’Avvocatura dello Stato a rappresentare l’amministrazione scolastica. Il tutto diviso tra numeri che non sono quelli di un esercito nutrito, tutt’altro: mancano 799 presidi all’appello per completare la pianta organica, ci sono attualmente 1133 reggenze, ovvero un preside che regge più scuole, e a settembre la situazione è destinata a peggiorare: 450 posti si libereranno per i pensionamenti, ma non ci saranno nuove assunzioni perché il bando per il nuovo concorso per presidi, annunciato mesi fa, è stato rinviato ancora una volta. «In totale stimo in 3000 le presidenze che andranno a reggenza l’anno prossimo», dice Rembado, sottolineando che soprattutto in Lombardia e Veneto ci saranno più presidi super-eroi, costretti a barcamenarsi tra decine di istituti e diverse reggenze. L’assessore veneto alla scuola, Elena Donazzan, ha già chiesto di incontrare Valeria Fedeli: «Al ministro per l’Istruzione ho rappresentato la gravissima carenza di organico per i dirigenti della scuola in Veneto e ho chiesto un incontro ad hoc sulla situazione regionale. Al 1° settembre 2017 saranno 206 i posti vacanti e nei prossimi anni andranno in pensione altri 142 presidi».

La protesta

Ed è proprio in vista di questo ennesimo smacco, che i presidi alzano la voce: «Non solo la manifestazione al Miur e a Montecitorio per il 25 – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Anp Lazio – ma abbiamo deciso di dare altri segnali di protesta: rifiuteremo le reggenze e tutte le commissioni non obbligatorie, e non saremo più disposti a svolgere compiti burocratici per l’amministrazione centrale, che spesso ha già i dati che ci richiede ma solo per disorganizzazione ci impone un surplus di lavoro. Ci rifiuteremo anche di compilare i moduli per farci valutare: non perché ostacoliamo la valutazione- conclude Rusconi – ma perché vogliamo dare un segnale chiaro: se fino ad ora il sistema ha retto, è stato grazie ai nostri sacrifici. Ma se ci fermiamo, ne risente tutto l’andamento della vita scolastica».

Commissari esterni maturità 2017: tra una settimana tutti i nomi

da Il Corriere della Sera

Commissari esterni maturità 2017: tra una settimana tutti i nomi

È iniziato il tam tam sui social network,alla ricerca di anticipazioni e soffiate per conoscere in anticipo i nomi dei professori. Il Miur pubblica la lista degli aiuti che i maturandi possono usare per svolgere le tracce

Meno trenta alla maturità: sarà la cabala a muovere gli studenti sul Web? Google Trend, lo strumento che ne misura la febbre (e la frequenza delle ricerche) indica, come tema caldo del giorno, «Commissari maturità 2017». A un mese dall’esame di Stato, i maturandi stanno setacciando la rete, per cercare informazioni sui professori che li interrogheranno e valuteranno le loro prove. Conoscerli – oltre a soddisfare smanie scaramantiche – serve a elaborare strategie di studio, a cercare di indovinare abitudini, caratteristiche personali e quali argomenti più stanno loro più a cuore. Ma l’elenco completo delle commissioni viene generalmente pubblicato sul sito del Miur dedicato all’esame di Stato tra gli ultimi giorni di maggio e i primi di settembre (l’anno scorso i nomi dei commissari esterni sono usciti il 7 giugno; nel 2015 uscirono il 5 giugno).

Maturità 2017, da Gramsci a Trump: il «toto tema»
Anticipazioni

Anche quest’anno, dunque, bisognerà aspettare ancora almeno una settimana per scoprire i nomi e dare un volto ai prof, cercandoli magari sui social network. Come ogni anno, però, prima della pubblicazione dei nomi online, gli elenchi delle commissioni d’esame vengono consegnati alle scuole. E si può chiedere alla segreteria di prenderne visione. Ecco perché nei giorni precedenti si scatenano le richieste di soffiate e anticipazioni. Conoscere in anticipo i nomi dei commissari esterni, il loro background e la scuola di provenienza, può anche servire per mettere a punto la tesina, con i giusti approfondimenti.

«Sì impegno, no panic»

Un piccolo riepilogo, intanto. La commissione per l’esame di maturità 2017 è mista: composta cioè da tre commissari esterni, tre interni e un presidente esterno. Il Miur, come anticipato in gennaio, continua ad accompagnare sui social il percorso di avvicinamento alla Maturità 2017. Il motto è «Si impegno, no panic». L’ultimo contributo pubblicato è una tabella con i «sì» e i «no» dell’esame. Qualche esempio? Via libera a orologio, calcolatrici scientifiche e/o grafiche, attrezzature informatiche e di laboratorio (se previste), vocabolario, rispetto delle regole e impegno. Pollice verso per telefoni cellulari, calcolatrici cas/wireless o con connessione elettrica, connessione a internet, libri di testo, trucchi per copiare. E, naturalmente, #Nopanic.

Scuola, i presidi in sciopero della fame: “Costretti a fare i burocrati, la misura è colma”

da Repubblica

Scuola, i presidi in sciopero della fame: “Costretti a fare i burocrati, la misura è colma”

Protesta davanti al ministero: digiuno a rotazione fino a venerdì. “Fedeli ascolti le nostre richieste”

di SALVO INTRAVAIA

PRESIDI in sciopero della fame. Da questa mattina davanti alla sede del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, fino al 26 maggio i dirigenti scolastici si alterneranno nella clamorosa protesta in base alle Regioni di provenienza. Si comincia con i dirigenti scolastici campani, piemontesi e di Lazio, Liguria, Abruzzo e Valle d’Aosta. A promuovere l’iniziativa senza precedenti l’associazione Dirigentiscuola, che raccoglie circa 500 aderenti. Ma la sensazione è che al sit-in con incatenamento parteciperanno anche tanti non iscritti al sindacato. Perché, spiegano i diretti interessati, “la misura è colma”.

Francesco Nuzzaci, preside dell’Istituto comprensivo di Porto Cesareo in provincia di Lecce spiega che “sono diversi i motivi che spingono la categoria a scendere in piazza con una forma di protesta tanto rumorosa”. “In primis, l’equiparazione economica e normativa con gli altri dirigenti dello stato. Noi presidi – continua Nuzzaci – abbiamo molte più responsabilità e percepiamo poco più dei nostri insegnanti. Chiediamo anche una mobilità in uscita verso gli altri comparti statali e una valutazione scolastica vera, non quella messa in piedi dal ministero. Inoltre, non ci si può chiedere di curare la didattica per migliorare la qualità dell’offerta formativa e poi impegnarci nelle mansioni burocratiche più minuziose. Occorrono figure intermedie alle quali assegnare queste mansioni”.

Convintissimo, nonostante i suoi 66 anni di età, di intraprendere lo sciopero della fame il battagliero Gennaro Di Martino, a capo dell’Istituto comprensivo Sauro Morelli di Torre del Greco, in provincia di Napoli. “Siamo esasperati – spiega – soprattutto per le responsabilità. La situazione è ormai diventata insostenibile. Perché le responsabilità – prosegue – sono ormai enormi e spesso non abbiamo gli strumenti adeguati”. Basta fare qualche esempio. “Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro siamo disarmati: le scuole sono di proprietà degli enti locali e non abbiamo neppure i fondi per i lavori anche di piccola manutenzione. Però siamo responsabili di qualunque cosa accada a scuola: incidenti e altro. E non possiamo neppure chiudere un plesso perché è il sindaco che può farlo. In molti casi siamo datori di lavoro, con tutto quello che comporta questo carico. E – conclude – a livello retributivo siamo addirittura all’assurdo: quattro diversi contratti e livelli di retribuzione differenti in base al concorso vinto”.

I presidi in sciopero chiedono di incontrare la ministra Valeria Fedeli e proseguiranno la protesta fino a venerdì prossimo, quando saranno i capi d’istituto di Puglia e Molise a dare il cambio ai colleghi di Toscana, Sardegna, Triveneto.