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“Noi presidi schiacciati tra le famiglie e i giudici così la scuola è un caos”

da la Repubblica

“Noi presidi schiacciati tra le famiglie e i giudici così la scuola è un caos”

Lo sfogo dei dirigenti: esistono tanti modi per tenersi aggiornati sbagliato risolvere con la carta bollata le questioni educative

Corrado Zunino

L’Associazione nazionale dirigenti scolastici dice che, ormai, il contenzioso in classe è continuo. Inarrestabile. Meglio sarebbe fare didattica e valutare senza il fiato della magistratura addosso: «Il Tar non dovrebbe mettere le mani nella scuola», sottolinea Gregorio Iannaccone, ex presidente Andis e ora nel direttivo nazionale. La preside Maria Pia Nuccitelli, una carriera nelle medie inferiori di Roma, conferma: «Oggi un genitore va al Tribunale amministrativo per un voto in pagella che non piace, siamo all’assurdo». Il quadro generale è questo. Replica un conflitto che si acuisce a ogni passaggio: tra i docenti — che devono insegnare e valutare — e i genitori, che spesso non accettano l’insegnamento e tanto più la valutazione.

L’ex preside Iannaccone è convinto che, nello specifico di Gorizia, il Tar abbia sbagliato: «La sentenza, basata tutta sulla mancata informazione, è ardita. La scuola informa sulle strategie da mettere in campo per superare problemi didattici e comportamentali, poi tocca ai genitori. I colloqui con le famiglie sono pubblici, sul sito della scuola. Un padre che davvero vuole seguire il figlio, può farlo. C’è un calendario di ricevimento, si può andare a colloquio con i professori due, tre, quattro volte. Tutte le settimane. L’intervento della magistratura a scuola è una questione difficile e complessa, rischia di creare nuovi problemi nel quotidiano. Le questioni di educazione non si possono risolvere per via giudiziaria ». Continua l’ex presidente Andis: «Una bocciatura, quasi sempre, è fatta nell’interesse del ragazzo. Un genitore che tiene ai propri figli non può essere felice di un successo scolastico ottenuto attraverso una sentenza. A che può servire, in una casa, la promozione del Tar? L’istituto di Gorizia e il ministero dell’Istruzione dovrebbero appellarsi, la Pubblica amministrazione sta soccombendo allegramente sotto un profluvio di ricorsi di ogni genere». L’avvocato Michele Bonetti, legale della Rete degli studenti medi che spesso ha costretto il Miur a retromarce su test e graduatorie, sulla sentenza di Trieste dice: «Il nostro studio fa ricorsi sulle bocciature con il contagocce, la magistratura amministrativa ha un orientamento perlopiù sfavorevole verso gli studenti. Pochi ricorsi passano, tutti per motivi formali. Nel caso specifico le ragioni formali sono serie: una circolare ministeriale del 2015 chiede esplicitamente che, di fronte al cattivo andamento scolastico dello studente, siano avvertiti entrambi i genitori. L’avviso alle famiglie è sempre più richiesto e ha una ratio. Con una procedura di separazione in corso, la scuola di Gorizia doveva avvertire sia la madre che il padre. In un verbale di un Consiglio di classe la scuola si dice consapevole delle difficoltà familiari che sta vivendo il ragazzo e il 13 dicembre 2016 il padre ha inviato una mail in cui chiedeva di essere informato ». L’avvocato Bonetti, convinto della bontà della sentenza del Tar del Friuli, non crede però che la stessa sia allargabile, che in qualche modo possa fare scuola. Ritiene, poi, che la riammissione del ragazzo in terza media non sia vicina: «Se la scuola si oppone, i tempi per la nomina di un commissario per l’attuazione della sentenza non saranno brevi».

Maria Pia Nuccitelli, che a Roma ora guida l’Istituto comprensivo Via Micheli, dice: «I dirigenti scolastici oggi sono travolti dalle incombenze. Sicurezza a scuola, vaccinazioni, gite. E la ricorsite dei genitori è arrivata a un livello di allarme. La scuola di Gorizia, però, ha commesso un errore gravissimo. Di fronte a brutti voti e assenze del figlio i docenti devono convocare entrambi i genitori».

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