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Le autorizzazioni per l’uscita da scuola dei minori saranno valide per tutto l’anno

da Il Sole 24 Ore

Le autorizzazioni per l’uscita da scuola dei minori saranno valide per tutto l’anno

di Claudio Tucci

Le nuove regole sull’uscita dei minori di 14 anni da scuola soli sono entrate in vigore lo scorso 6 dicembre; pertanto, a decorrere da tale data, le autorizzazioni eventualmente rilasciate dai genitori, dai tutori e dagli affidatari dei suddetti alunni alle istituzioni scolastiche «avranno efficacia per l’intero anno scolastico in corso, ferma restando la possibilità di revoca. Resta inteso che dette autorizzazioni dovranno essere rilasciate per ogni successivo anno scolastico».

La circolare
Il chiarimento arriva dal Miur nella circolare appena pubblicata che dà indicazioni operative alle scuole su come applicare le nuove regole contenute nell’articolo 19 bis del decreto legge 148 del 2017. Intanto il ministero chiarisce come sia stato ora previsto ex lege che i genitori, i tutori ed i soggetti affidatari dei minori di 14 anni, in considerazione dell’età, del grado di autonomia e dello specifico contesto, possano autorizzare le istituzioni scolastiche a consentirne l’uscita autonoma al termine dell’orario scolastico. La stessa norma, poi, ha stabilito che detta «autorizzazione esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’obbligo di vigilanza».

Esonero anche per salita e discesa dagli scuolabus
La norma, prosegue il Miur, prevede, inoltre che analoga autorizzazione possa essere rilasciata dai genitori, dai tutori e dai soggetti affidatari agli enti locali gestori dei servizi di trasporto scolastico relativamente all’utilizzo autonomo del servizio da parte dei minori di 14 anni. Anche in questo caso, conclude la nota, detta autorizzazione esonera dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza «nella salita e discesa dal mezzo e nel tempo di sosta alla fermata utilizzata al ritorno dalle attività scolastiche».

La superprof Lorella Carimali: «Bisogna ridare forza agli insegnanti»

da Il Sole 24 Ore

La superprof Lorella Carimali: «Bisogna ridare forza agli insegnanti»

di Maria Piera Ceci

«Prof, deve per forza vincere. Veniamo con lei a Dubai». Con queste parole i suoi studenti hanno accolto in classe Lorella Carimali, fra i cinquanta finalisti del Global teacher prize 2018, una sorta di Nobel dell’insegnamento. 55 anni, Carimali insegna matematica e fisica al liceo scientifico “Vittorio Veneto” di Milano. L’anno scorso è stata eletta tra i dieci migliori professori italiani. Ora è stata scelta fra più di quarantamila candidati di 173 Paesi, a contendersi il milione di dollari da spendere in progetti didattici messo a disposizione dalla Varkey Foundation. La cerimonia di premiazione si terrà a marzo a Dubai.

«E’ il riconoscimento del lavoro di tante persone e sono contenta per i ragazzi che sono gasatissimi» – racconta Carimali, che prima ancora che di matematica è proprio dei suoi studenti che vuole parlare. «I ragazzi sono fantastici. Si dice sempre che sono appiattiti, superficiali, ma non lo sono per niente. Hanno dentro un mondo. Se solo uno è capace di accendere quella fiammella, sono fantastici».

Un rapporto speciale quello di Lorella Carimati con i suoi ragazzi, ai quali non ha mai avuto bisogno di mettere una nota in trent’anni.
«Cos’è la severità? Quando i ragazzi hanno davanti una persona autorevole, che crede in loro, sono favolosi. Gli adulti tradiscono, se invece dai fiducia ai ragazzi, non la tradiscono neanche morti. E poi ti vogliono ricompensare per quello che tu hai investito su di loro e lo fanno studiando tanto».

Innamorata dunque dei suoi studenti, ma anche della sua materia.
«La matematica è una forma di pensiero. E’ un modo di affrontare la vita. L’anno scorso una ragazza, uscita dalla maturità con 100 e ora iscritta a medicina, mi ha ringraziato con una lettera in cui era scritto: ”Ci ha fatto rivalutare matematica e fisica insegnandoci a vederle non solo come un insieme di formule, ma più come un modo di vedere la vita e poterla semplificare grazie al ragionamento”».

Una forma di pensiero la matematica, che va insegnata attraverso un nuovo modello pedagogico.
«Per la mia generazione l’unico modo per reperire informazioni erano la scuola e i libri e quindi era giusta la lezione frontale e il focus del docente basato sull’insegnamento. Ora il focus dell’insegnante deve essere sull’apprendimento. Gli studenti possono recuperare le informazioni ovunque, quindi devono avere spirito critico e curiosità per andare ad indagare e approfondire. In tempi di fake news, devono imparare a capire se un concetto che non conoscono sia vero e devono farlo verificando le fonti. Proprio come si fa con la matematica: quando sono davanti ad un problema, ho un insieme di informazioni, alcune necessarie, altre ininfluenti. Devo imparare a distinguerle».

E per fare tutto questo l’aula non basta.
«Propongo in classe attività diversificate, così che ognuna sviluppi una competenza specifica (di progettare, ideare, controllare). Io lo chiamo apprendistato cognitivo, cioè l’idea è che tutte le attività svolte dentro e fuori dalle classi (anche l’alternanza scuola-lavoro) devono essere inserite in un progetto specifico individualizzato per ogni alunno».

E la valutazione viene vista in maniera non punitiva.
«La valutazione è il monitoraggio dell’apprendimento, deve servire allo studente per monitorare i suoi progressi e capire cosa migliorare. A me come insegnante serve invece per monitorare la mia attività. Per capire se sto tirando fuori da questi studenti il massimo e interrogarmi su come devo agire e quali sono punti di forza e debolezza di ciascun studente. Ho un piano personalizzato per ognuno di loro e anche la verifica non è uno stress. Se uno studente prende tre è perché non ha capito bene quelle cose e io non faccio la media matematica, gli studenti non sono numeri. Se prende tre, io lo interrogo dopo avergli dato un programma di recupero. Il mio obiettivo è far arrivare tutti alla sufficienza».

La lezione tipo è fatta di poche spiegazioni e molti esercizi.
«Quando affronto un concetto nuovo, spiego poco il concetto generale. Mi collego a quello precedente e aggiungo un qualcosa in più. Poi propongo un problema in cui serve questo qualcosa in più. I ragazzi a quel punto si dividono in gruppi (con i più bravi che aiutano gli altri per sviluppare anche competenze civiche in cui capiscano che il successo si costruisce insieme agli altri). Il gruppo che risolve il problema per primo viene chiamato alla lavagna. Uno di loro spiega come ha risolto l’esercizio e verbalizza quali sono stati i procedimenti mentali che lo hanno portato alla soluzione. Se si tratta di uno degli studenti più bravi, di quelli che risolvono gli esercizi in modo intuitivo, spiegandoli agli altri diventano consapevoli dei propri processi e fanno un passo avanti, mentre quelli meno bravi in questo modo capiscono non la procedura singola, ma la modalità di risolvere determinati problemi che afferiscono a quella macrocategoria».

E anche la correzione delle verifiche in classe si svolge più come un lavoro di gruppo.
«Ogni studente corregge il compito in classe di un compagno e dà una valutazione. A quel punto li ritiro e correggo segnando i profili dei due studenti e valutandoli entrambi, perché ho una doppia informazione. Se vedo che uno studente segna al compagno il suo stesso errore, oppure non lo segna perché lo considera giusto, vuol dire che il concetto non è stato appreso. Poi i due ragazzi ne parlano fra loro e diventa un momento del processo formativo. Si immagini che può capitare che un ragazzo che non ha risolto un esercizio deve correggere quello del compagno e capire se è stato fatto correttamente».

Cosa c’è che non va nella scuola? Cosa andrebbe cambiato come prima cosa?
«Bisogna ridare forza agli insegnanti, che in questo momento hanno perso un po’ di entusiasmo, bisogna dare loro la carica e convincerli che possono riconquistare il ruolo sociale che avevano prima. La scuola cambia se i docenti sono appassionati e in questi anni la considerazione è andata scemando, quindi il primo passo è investire sugli insegnanti».

Allarme delle imprese: esperti in cyber security e big data sempre più ricercati (e introvabili)

da Il Sole 24 Ore

Allarme delle imprese: esperti in cyber security e big data sempre più ricercati (e introvabili)

di Alessia Tripodi

Imprese sempre più a caccia di esperti in cyber security, Internet of things e big data. La trasformazione digitale cambia le competenze richieste dal mercato del lavoro, ma il sistema formativo (e, in certi casi, gli stessi imprenditori) non riescono sempre a stare al passo con le innovazioni e con la crescente richiesta di professionalità 4.0. L’allarme arriva dalle principali associazioni Ict – Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia – che in un recente convegno alla Bicocca di Milano, insieme a Miur e AgId, hanno fatto punto il punto sul tema delle competenze digitali e sulla distanza, ancora sensibile, tra domanda e offerta di “skills”. Proprio il capoluogo lombardo si prepara a raccogliere la sfida delle competenze hi-tech con la sua Digital Week, in programma dal 15 al 18 marzo 2018.

I profili più ricercati (e sempre più rari)
Le offerte di lavoro relative alle nuove professioni digitali emergenti, dicono le associazioni Ict, sono cresciute da febbraio 2013 ad aprile 2017 a ritmi del +280%. E i 6 profili oggi più ricercati (con fatica) dalle aziende sono: Data Scientist, Cloud Computing, CyberSecurity Expert, Business Intelligence Analyst, Big Data Analyst, Social Media Marketing. Domanda di competenze hi-tech che cresce anche nelle professioni non strettamente tecnologiche, soprattutto nelle aree Hr, Contabilità e Marketing.
L’altro lato della medaglia, sottolineano ancora le imprese Ict, riguarda le competenze in area business e le cosiddette soft skills, che diventano sempre più ricercate in abbinamento con i profili digitali, un fronte sul quale il divario domanda-offerta cresce ancora.

Con Impresa 4.0 competenze “trasversali”
Le associazioni del digitale avvertono: nel 2018 i «paradigmi» che guideranno il cambiamento nelle imprese, in crescita rispetto agli anni precedenti, saranno il Mobile (67%), le attività di intelligence e analytics sui Big Data (61%), la Cyber Security (61%), l’Internet of Things (52%) e trasversale, a tutti i precedenti, il paradigma del cloud computing. E se i provvedimenti come Impresa 4.0 e le iniziative del Miur e della Funzione Pubblica evidenziano la necessità di uscire da uno schema tradizionale delle figure professionali, per entrare in quello delle competenze trasversali, secondo le associazioni del digitale una delle criticità più forti è quella legata alle piccole imprese, che in molti casi non sanno decodificare le nuove competenze necessarie o non hanno comunque le risorse economiche per attrarle e per assumerle.

Ecco il nuovo concorso per i prof: 80mila assunti in dieci anni

da Repubblica

Ecco il nuovo concorso per i prof: 80mila assunti in dieci anni

Firmato l’avvio per il reclutamento dei docenti abilitati per la scuola media e superiore. Fedeli: “Un passo decisivo per interrompere il precariato”

di SALVO INTRAVAIA

In arrivo il nuovo concorso per prof abilitati previsto dalla Buona scuola bis. Il primo di tre procedure che regolerà il reclutamento degli insegnanti tra vecchie e nuove norme. Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha firmato il (primo) decreto con le regole della selezione che porterà in cattedra, nell’arco di una decina d’anni da 76mila a 80mila nuovi insegnanti di scuola media e superiore. Il provvedimento dovrà ora essere registrato dalla Corte dei conti e, subito dopo, il Miur emanerà il bando per la presentazione delle domande di partecipazione, rigorosamente online.

Chi potrà partecipare. Saranno ammessi al concorso soltanto coloro che sono già in possesso di una abilitazione all’insegnamento conseguita in uno dei modi previsti dalla normative vigenti (Tfa, Pas, Ssis, ad esempio) rimasti esclusi dalle graduatorie ad esaurimento (Gae) che danno diritto al ruolo nella quota del 50 per cento dei posti messi in palio dal ministero ogni anno. Potranno partecipare per il sostegno altresì i docenti abilitati e in possesso della specializzazione per l’insegnamento agli alunni disabili. E gli insegnanti tecnico-pratici iscritti nelle Gae o nelle seconde fasce delle graduatorie d’istituto.

La selezione. Visto che si tratta di docenti già abilitati, la prova consisterà una lezione simulata, durante la quale la commissione saggerà anche le competenze riguardo alla lingua straniera prescelta, e ascolterà dall’aspirante docente anche le scelte didattiche e metodologiche operate dal candidato. In tutto saranno disponibili 100 punti, di cui soltanto 40 destinati alla prova d’esame (3 al massimo per lingua straniera e altri 3 per le competenze informatiche) e 60 ai titoli.

Esito della procedura. Il concorso è su base regionale: il candidato dovrà scegliere una regione all’atto della domanda dove sostenere la prova. E al termine della valutazione verranno stilate tante graduatorie per tutte le materie d’insegnamento che serviranno a colmare i vuoti d’organico che si verificheranno ad ogni inizio d’anno scolastico. Non esiste un punteggio minimo per entrare in graduatoria e quindi non ci saranno bocciati. Le liste, inoltre, serviranno per le immissioni in ruolo di una quota di precari che varierà di anno in anno.

Le altre procedure in arrivo. A breve, arriveranno anche le altre due selezioni. La prima è destinata a coloro che, senza abilitazione, insegnano almeno da tre anni. Ma non possono partecipare alle assunzioni perché non abilitati all’insegnamento. Si tratta, secondo le stime del ministero di circa 65mila precari. “Poi partiranno – spiegano da viale Trastevere – i nuovi concorsi ordinari per laureate e laureati, le cui vincitrici e i cui vincitori saranno immessi in percorsi triennali di formazione (FIT) con prova finale di valutazione che dà accesso, in caso di superamento positivo, alla definitiva immissione in ruolo”.

“Avevamo promesso tempi celeri per questi provvedimenti e stiamo mantenendo gli impegni”, dichiara la ministra Fedeli. Addirittura in anticipo rispetto al termine del febbraio 2018 previsto dalla Buona scuola. “Il nuovo sistema di reclutamento andrà a regime nel giro di un triennio interrompendo, finalmente, la prassi per cui si entrava nella scuola solo dopo un lungo precariato. D’ora in poi i concorsi avranno cadenza biennale. Le nuove regole garantiranno un’ancor maggiore qualificazione professionale delle docenti e dei docenti. E consentiranno alle e ai giovani che vogliono insegnare di non dover affrontare percorsi dal futuro incerto”, conclude la ministra, che ha firmato anche il decreto con i criteri per la verifica degli standard professionali dei neo insegnanti reclutati con la terza procedura (destinata ai laureati con almeno 24 Cfu in materie  pedagogico-didattiche) che, dopo aver vinto il concorso saranno ammessi al periodo di Formazione iniziale triennale (Fit) che darà loro un compenso (400/500 euro al mese) per i primi due anni e uno stipendio al terzo anno in cui inizieranno anche le supplenze.

Contratto: sindacati vogliono chiudere, Uil minaccia sciopero generale scuola

da La Tecnica della Scuola

Contratto: sindacati vogliono chiudere, Uil minaccia sciopero generale scuola

«Scuole aperte allo sport», progetto Miur-Coni contro il bullismo

da Il Sole 24 Ore

«Scuole aperte allo sport», progetto Miur-Coni contro il bullismo

Un nuovo pacchetto sportivo sia in orario scolastico che extrascolastico rivolto agli studenti delle scuole medie, con l’obiettivo di favorire la pratica motoria e sportiva e diffondere i valori educativi dello sport, anche per contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. È il progetto sperimentale “Scuole aperte allo sport” presentato oggi a Roma dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, e dalla ministra per l’Istruzione, Valeria Fedeli, e realizzato in collaborazione con le federazioni, con il Cip e con il sostegno di Samsung Electronis Italia. Saranno 100 le scuole coinvolte su tutto il territorio nazionale, con 1.500 classi e circa 30mila ragazzi partecipanti e 12 federazioni coinvolte.

Percorso multisportivo
Per questo primo anno di sperimentazione, il progetto interesserà una scuola per provincia. Gli istituti selezionati proporranno agli studenti un pacchetto di attività sportive comprendente un percorso multisportivo di tre sport, uno per settimana (atletica leggera, ginnastica e una terza disciplina di squadra o con attrezzi), da svolgere durante l’orario scolastico, corsi gratuiti relativi ai tre sport prescelti e kit per la diffusione dei valori educativi del fair play e conoscenze utili per contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

Malagò: sulla strada giusta. Fedeli: palestre aperte oltre l’orario
«È un progetto che ci inorgoglisce e ci fa capire che siamo sulla strada giusta – ha precisato Malagò – anche se c’è molto ancora da fare. Servono investimenti mirati che prescindono da chi arriverà dopo: questa è la madre di tutte le battaglie e vogliamo vincerla». Per Fedeli si tratta di un progetto che «consente di usufruire delle palestre, degli insegnanti di educazione fisica, dei tecnici federali gratuitamente anche oltre l’orario scolastico. Lo sport è un’attività aggregativa, con questo progetto lo diventerà ancora di più all’interno delle scuole, centri di coesione sociale».

PON laboratori didattici innovativi: scadenza 26 febbraio 2018

da La Tecnica della Scuola

PON laboratori didattici innovativi: scadenza 26 febbraio 2018