“Fischia il vento” e “Bella ciao”

“Fischia il vento” e “Bella ciao”

di Vittorio Zedda

 

Qualcuno ha sollevato la questione : perché il 25 aprile si canta “Bella ciao” e non invece “Fischia il vento”? Di questi tempi, interrogativi ben più angosciosi ci tormentano, e la questione non appare dirimente.

Un caro amico, uomo di sinistra, arguto e autocritico, propose una volta come tema di discussione politica a cena “ se fossero più di sinistra i ravioli o i tortellini” e con ciò, fra le risate, pose fine ad una contesa “di lana caprina”. Però la questione, posta in apertura, ha un suo innegabile rilievo storico, e, pur su un altro piano rispetto ai ravioli, mi stuzzica. Cerco, come sempre, di muovermi tra storia e memoria, ma, per una volta, in un ambito di maggior leggerezza. Dal 1940 al 1953 ho vissuto tra Toscana ed Emilia, regioni “rosse”. Ricordo abbastanza bene le canzoni dell’epoca. Finita la guerra, e il dopoguerra, comunque sanguinoso, non erano certo le canzoni guerresche che la gente aveva voglia di cantare. Cantava comunque, ma altro.

Quando ero piccolino alla radio si sentiva “Lili Marleen”, e la sapevo anch’io. Aveva un certo significato antimilitarista, nonostante l’epoca. Restò in voga per decenni, tradotta in molte lingue. Ma le canzoni più amate erano quelle della tradizione canzonettistica italiana, unitamente alle più famose “arie” d’opera. A Parma sentivo tanto cantare “Bandiera rossa” ai comizi o nelle manifestazioni: un motivo orecchiabile, come quello degli inni religiosi delle processioni, che sfilavano nelle vie del centro in alternanza con le manifestazioni “rosse”, ma senza conflitti di piazza tra le due “fedi”. Stento assolutamente a ricollocare in quel periodo “Bella ciao”, e qualora fosse una mia amnesia, me ne scuso. Ricordo invece molto bene il grande successo, nel 1963, di “Bella ciao” in un disco a 45 giri, che comprendeva anche la canzone “Amor dammi quel fazzolettino”, interpretata dalla bella voce di Yves Montand. Credo di averla imparata solo allora, quella canzone.

Tornando indietro, al dopoguerra, tendeva a riemergere allora, nelle occasioni celebrative, la canzone partigiana “Fischia il vento”. Nei miei ricordi parmensi, quella è la canzone dei partigiani, e se non l’unica, perlomeno la prima, la più antica. Forse “Bella ciao” ha finito per prevalere, in una memoria postuma, perché rilanciata da Yves Montand, come conseguenza quindi di un fatto “mass-mediatico”, come diremmo oggi. “Fischia il vento” era “meno canzonetta”. Era marziale, poco briosa e un tantino cupa. Era più adatta a quel “marciar cantando”, rimasto nell’uso e in un’abitudine, inconsapevole retaggio del “ventennio”. Tant’è vero che alcuni, canticchiandola distrattamente, ne confondevano l’”incipit” con “Fischia il sasso”, l’inno fascista dell’Opera Nazionale Balilla. Dopo le prime tre parole, oggetto d’equivoco, l’inno proseguiva:… “il nome squilla del ragazzo di Portoria, e l’intrepido Balilla sta gigante nella storia.”

Peraltro certe veniali confusioni si manifestavano anche in altri contesti. Negli anni 60, assistetti per caso, nella mia parrocchia, a una lezione di catechismo per adulti, in funzione pre-matrimoniale. Un signore attempato, al parroco che gli chiedeva se ricordasse quali erano le tre virtù teologali (“fede, speranza e carità”) dopo una breve esitazione, rispose deciso: “Credere, obbedire,combattere!”. Gaffe della memoria? Anche, ma non solo: facciamo pace col passato. Diciamo piuttosto che ogni riconversione ideologica o culturale incespica nei suoi errori di percorso.

Mobilità docenti scuola: “Restano irrisolte problematiche assegnazione ambiti territoriali”

Mobilità docenti scuola – Mascolo (Ugl):
“Restano irrisolte problematiche assegnazione
ambiti territoriali”
“Nella compilazione delle domande di mobilità del personale docente della scuola, emergono
alcune problematiche più volte segnalate dall’Ugl Scuola”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo.
“Nonostante si sia proceduto ad annullare il vincolo triennale – continua il sindacalista – non si
è tenuto conto che alcuni titolari su sostegno, restano comunque vincolati per cinque anni,
con preclusione della possibilità di presentare la domanda per il passaggio ad altro ruolo. A
tutto questo, si aggiunge che si possono esprimere solo cinque preferenze inerenti le scuole, oltre
ad un massimo di dieci ambiti; in questo modo, in una procedura di mobilità interprovinciale,
le possibilità di essere assegnati sulle scuole sono davvero esigue”.
“Pertanto – conclude Mascolo – è evidente che non è stato affatto risolta la problematica legata
all’assegnazione del personale docente sugli ambiti territoriali, poiché con questo dettato
normativo si è buttato solamente fumo negli occhi”.

Tutelare il personale tecnico e amministrativo

L’ALLARME DI GIORGIO GERMANI ALLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA

Scuola, l’Anquap incontra Flavia Piccoli Nardelli: “Tutelare il personale tecnico e amministrativo”

 

La legge sulla Buona Scuola ha aumentato significativamente le attività delle istituzioni scolastiche, ma ha ignorato le legittime richieste degli oltre 200mila lavoratori che assolvono le funzioni tecniche e amministrative. È questo il tema cruciale dell’incontro che si è tenuto oggi tra Giorgio Germani, Presidente di Anquap, l’Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche, e Flavia Piccoli Nardelli, presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati.

 

“La recente legge di riforma della scuola – ha spiegato Germani – non si è minimamente preoccupata dei servizi amministrativi e del relativo personale. Infatti, il piano di assunzioni straordinarie, la mobilità straordinaria, il bonus formativo e quello premiale hanno riguardato solo il personale docente. Allo stato della normazione non vi sono regole per il reclutamento dei Direttori SGA, mentre in tema di sostituzione degli stessi esistono solo parziali e inadeguate disposizioni. Al momento i posti vacanti e disponibili sono superiori alle 1.200 unità, con sofferenze “enormi” in alcune realtà regionali del centro-nord. La situazione è destinata ad aggravarsi con l’inizio del prossimo anno scolastico poiché avremo circa 500 pensionamenti. Il che porterà l’ammontare delle “scoperture” intorno a 1.700 unità, corrispondenti ad oltre il 20% dei posti in organico di diritto. Da non dimenticare, poi, la condizione particolarmente gravosa dei Direttori SGA obbligati a lavorare su due scuole, che dal 1° settembre 2015 non percepiscono il dovuto compenso mensile poiché il CCNL è scaduto e nessuno si è preoccupato di rinnovarlo”.

 

Non meno urgenti le tematiche legate al personale ATA. Secondo Germani, “disciplina delle mansioni, compiti e profilo professionale degli Assistenti Amministrativi sono lontani anni luce dall’attività quotidiana che gli stessi sono chiamati a svolgere per far funzionare le scuole, con un livello di professionalità acquisito sul campo che non viene assolutamente riconosciuto e valorizzato. Spiace constatare poi che negli atti del Governo il personale ATA venga escluso dalla nuova disciplina del lavoro flessibile e dalle disposizioni concernenti il superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni”.

 

Flavia Piccoli Nardelli si è dimostrata disponibile a intervenire fattivamente. “I temi segnalati sono tutti di grande interesse e riguardano il corretto funzionamento delle scuole. La Commissione che presiedo presterà grande attenzione a tutti gli aspetti nel tempo che rimane da qui alla fine della legislatura”. Affrontando stessi temi Giorgio Germani ha incontrato in giornata anche l’on. Mara Carfagna.

Le consulte dei genitori di Bolzano

Le consulte dei genitori di Bolzano, modello unico di partecipazione da tutelare

di Cinzia Olivieri

 

Sarà davvero una riforma condivisa?

Sin dall’annunzio della imminente riforma degli organi collegiali a Bolzano si è parlato di un processo ampiamente condiviso, anche con la costituzione di gruppi di lavoro.

Ed in effetti la circostanza che sia stata per ora resa nota solo una “bozza” di disegno di legge riguardante le Norme per la Partecipazione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole e per il consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale lascia sperare in una modifica del testo, che per la verità impoverisce la rappresentanza, dopo che la LP 20/95 aveva decisamente perfezionato ed integrato l’impianto partecipativo del Dlgs 297/94.

Nella L.P. 20/95 infatti i rappresentanti di classe costituiscono il comitato (art. 10) che elegge nel suo seno il presidente ed il rappresentante nel comitato (consulta) provinciale e concorre nell’organizzazione dell’elezione dei rappresentanti nel consiglio di circolo o di istituto i quali a loro volta partecipano all’attività del comitato.

A prescindere dagli specifici compiti riconosciuti dalla legge a tali organi, (art. 6) i presidenti dei comitati dei genitori e degli studenti ed i rappresentanti della scuola nelle consulte dei genitori e degli studenti partecipano a titolo consultivo alle sedute del consiglio di circolo o d’istituto. Inoltre il presidente del consiglio di circolo o di istituto e il presidente del comitato dei genitori e degli studenti possono essere invitati a partecipare alle sedute del collegio dei docenti, senza diritto di voto (art. 4).

Le consulte, disciplinate al Capo V della L.P. 20/95 (art. 26), collegano poi la rappresentanza dei genitori e degli studenti delle scuole al consiglio scolastico provinciale della LP 24/1996

Praticamente però nulla resta di tutto questo nella bozza di disegno di legge , che abroga tanto la L.P. 20/95 quanto gli articoli da 1 a 8 della LP 24/1996, che disciplinano il consiglio scolastico provinciale.

Non solo non vi è più il comitato genitori ma in realtà neanche il rappresentante di classe.

Le consulte (trasversali ai gruppi linguistici) non sono più comprese tra gli organi collegiali a livello di istituzione scolastica ma, all’interno del solo sistema partecipativo a livello provinciale, sono semplicemente formate dalle rappresentanze dei genitori nonché delle alunne e degli alunni nel consiglio del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale (cui è dedicato un unico articolo) con funzioni propositive.

 

Perché tutelare comitati e consulte

Le consulte provinciali dei genitori di Bolzano vanno tutelate e protette perché sono uniche e tale è anche l’attuale sistema partecipativo di questa provincia autonoma.

Infatti la LP Trento 5/06 prevede (artt. 28 e 29), solo a livello di istituzione scolastica, le consulte dei genitori e degli studenti (non incluse negli organi collegiali della scuola elencati dall’art. 21), che possono essere assimilate ai comitati del Dlgs 297/94 con la differenza che esse sono normalmente istituite presso ogni scuola e sono composte oltre che dai rappresentanti di classe anche da quelli nel consiglio della istituzione e delle associazioni riconosciute che ne facciano richiesta.

Tuttavia, come disposto in ambito nazionale dal DPR 567/96 (e poi dal DPR 301/05), a livello territoriale sono contemplate le sole consulte provinciali degli studenti (con il coordinamento regionale ed il consiglio nazionale).

La rappresentanza dei genitori della scuola quindi non è territorialmente collegata (specie dopo che non sono più stati istituiti i consigli scolastici locali e regionali del Dlgs 233/99 e gli organi collegiali territoriali del Dlgs 297/94 non sono più stati rinnovati).

Il ruolo di interlocuzione, sia a livello ministeriale che presso gli uffici regionali, è riconosciuto solo ai Forum (nazionale e regionali ove istituiti e funzionanti) delle associazioni riconosciute, nell’ambito del sistema di partecipazione creato con il DPR 567/96 modificato dal DPR 301/05.

Sebbene la nota del 20 marzo del 2006 abbia ben chiarito che possono essere designati nei Forum “genitori di alunni frequentanti istituti statali o paritari”, dal momento che solo un genitore con figli a scuola può adeguatamente rappresentare le esigenze di tale realtà dinamica, la successiva Nota 27 aprile 2016, AOODGSlP 3554, avente ad oggetto: “Rappresentanza e Partecipazione. Implementazione FORAGS”, ha precisato che “Le designazioni dei rappresentanti in seno ai FoRAGS non sono soggette ad alcun vincolo e/o criterio di esclusione legato all’avere figli frequentanti ed inseriti nel sistema scolastico, in quanto non previsto dal comma 2 dell’art.3 della sopra citata norma (DPR 301/05) che precisa: Il Forum è composto dai rappresentanti di associazioni o di confederazioni di associazioni di genitori di alunni di istituto statale o paritario, non legate statutariamente ad alcun partito politico od organizzazione sindacale, in possesso di uno statuto o documento costitutivo che espliciti la volontà di operare per l’interesse della scuola attraverso un programma generale, nonché gli obiettivi della loro attività nel rispetto delle regole di democrazia interna e dei principi della Costituzione. Il suddetto requisito, quindi, è connotante ed imprescindibile rispetto alle finalità statutarie delle Associazioni ma non è attribuibile ai legali rappresentanti delle Associazioni medesime”.

Il DPR 301/05, salvo che per l’espressione “genitori di alunni” (che pure non lascia margini di dubbio come ha esplicato la nota del 20 marzo del 2006), ha stabilito poi per l’accreditamento al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FoNAGS) l’accertamento del possesso di almeno tre dei seguenti criteri che però prescindono dal requisito della frequenza dei figli:

  1. presenza nel territorio nazionale in non meno di quattro regioni, con una media di cinquecento associati per regione;
  2. costituzione da almeno due anni alla data della domanda di ammissione;
  3. numero di associati non inferiore a cinquemila genitori;
  4. adesione all’Associazione europea dei genitori (EPA).

Pertanto, mancando le consulte dei genitori, come previsto invece per gli studenti, la rappresentanza di tale componente si ferma alla singola scuola e non è collegata.

Ecco perché un sistema tanto integrato e partecipato a tutti i livelli come quello di Bolzano (di cui forse neanche i genitori sono consapevoli) deve essere assolutamente salvaguardato e costituire un modello.

Si spera quindi che tale risultato possa essere raggiunto attraverso l’ascolto ed il dialogo con i gruppi di lavoro coinvolti nella discussione della riforma.

PON: Integrazione e accoglienza

Avviso finalizzato a ridurre il fallimento formativo e la dispersione scolastica nonché ad una formazione generale sul fenomeno delle migrazioni (dal punto di vista storico, geografico, politico), sulle culture e sulle religioni, e ad attività ed esperienze tese a sviluppare competenze interculturali, comunicative, linguistiche utili nei percorsi di accoglienza e integrazione.


PON, Fedeli: “Stanziati 50 milioni per l’integrazione.
La scuola è laboratorio di nuova cittadinanza”

Valorizzare le differenze, promuovere l’integrazione, il dialogo interreligioso e interculturale per costruire una maggiore coesione sociale. Sostenere lo sviluppo delle capacità relazionali delle ragazze e dei ragazzi e la partecipazione delle famiglie nella costruzione e nell’attuazione delle attività di scambio e confronto fra culture. È l’obiettivo del bando Pon pubblicato oggi che stanzia 50 milioni di euro per progetti di Inclusione sociale e Integrazione. Si tratta del penultimo dei bandi del Piano da 840 milioni di euro lanciato a gennaio dalla Ministra Valeria Fedeli, per una scuola più aperta, inclusiva e innovativa.

I finanziamenti puntano, da un lato, ad abbattere la dispersione scolastica e a sostenere alunne e alunni con cittadinanza non italiana con maggiore difficoltà, ma anche e soprattutto a fare dell’integrazione uno strumento prezioso di arricchimento dell’offerta attraverso momenti di formazione sul fenomeno delle migrazioni (dal punto di vista storico, geografico, politico), sulle culture e sulle religioni, e attraverso attività ed esperienze tese a sviluppare competenze interculturali, comunicative, linguistiche. Particolare attenzione viene data al coinvolgimento delle famiglie sia in fase di scrittura dei progetti che di loro realizzazione.

“La velocità e la profondità dell’integrazione dipendono anche dalla scuola – dichiara la Ministra Valeria Fedeli -. È grazie al percorso che le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana fanno a scuola che il nostro Paese potrà contare anche sui loro talenti, sulle loro intelligenze. È a scuola che studentesse e studenti, famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscere le diversità culturali e religiose, a superare le reciproche diffidenze, a sentirsi responsabili di un futuro comune. Le scuole possono diventare laboratori di convivenza e di nuova cittadinanza”.

Laboratori di lingua italiana, ma anche di musica, street art, teatro e attività motorie, per facilitare l’integrazione attraverso l’universalità del linguaggio dell’arte e dello sport. Corsi di insegnamento o mantenimento della lingua d’origine, anche in collaborazione con le associazioni delle comunità straniere. Programmi per lo sviluppo delle competenze digitali, come agente di inclusione sociale, e delle competenze legate all’imprenditorialità, come forma di orientamento al lavoro delle giovani adulte e dei giovani adulti. Sono alcune delle attività che potranno essere realizzate.

Il bando ha come destinatari alunne e alunni, giovani adulte e adulti con cittadinanza non italiana, ma non solo: si dovrà lavorare sempre in gruppi eterogenei per favorire una vera integrazione e un vero scambio. Le scuole e i Centri per l’istruzione degli adulti potranno partecipare per conto proprio o in rete. Le reti dovranno obbligatoriamente comprendere tre scuole e almeno un ente locale e un ente senza scopo di lucro competente sulle tematiche oggetto del bando. Ogni iniziativa dovrà inoltre prevedere un momento di condivisione con la cittadinanza, anche in sinergia con amministrazioni locali, società civile e altri soggetti, per una scuola aperta e che sia comunità educante di riferimento per il territorio.

I progetti potranno essere presentati da singole scuole statali, di ogni ordine e grado, che riceveranno un massimo di 30mila euro. Si sale a 110mila nel caso delle reti. Per i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) e le istituzioni scolastiche secondarie di II grado che hanno corsi di istruzione per adulti, comprese le sedi carcerarie, il finanziamento massimo potrà essere di 45mila euro.

Le scuole avranno tempo dalle ore 10 del 15 maggio 2017 alle ore 15 del 3 luglio 2017.