La Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura

La Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura: il diritto alla pienezza della vita

di Margherita Marzario

Abstract: L’Autrice illustra, riassumendone il contenuto, il respiro internazionale di un documento nazionale che fa emergere l’importanza e il valore che l’arte e la cultura assumono nella vita delle persone più piccole.

 

Il 3 marzo 2011 è stata presentata a Bologna la Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura, nata da un’idea de “La Baracca – Testoni Ragazzi” (un gruppo che si occupa di teatro per l’infanzia e la gioventù) e sostenuta da privati ed istituzioni. La Carta, che consta di 18 articoli (o, meglio, principi), tradotta in 26 lingue e destinata a tutti i bambini di ogni parte del mondo, è ispirata al seguente principio di base: “I bambini hanno diritto a partecipare all’arte in tutte le sue forme ed espressioni, a poterne fruire, praticare esperienze culturali e condividerle con la famiglia, le strutture educative, la comunità, al di là delle condizioni economiche e sociali di appartenenza”.

In linea con i principi costituzionali (art. 9 e 33 comma 1 Cost.) ed internazionali, la Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura ha un’apprezzabile portata innovativa, non solo giuridica.

La Carta ha fatto proprie le conquiste di varie scienze umane, tra cui la psicologia e la filosofia (estetica), soprattutto nell’aver accolto la pluridimensionalità dell’arte e della cultura. Sono rilevanti i concetti di intelligenze (e non più solo intelligenza) e di partecipazione, necessaria per il cosiddetto empowerment, il processo di crescita, sia del singolo sia del gruppo, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare il singolo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale, il bambino “in tutto l’arco delle sue potenzialità” (dalla lettera a dell’art. 29 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).

Si ha una rinnovata responsabilizzazione dei principali soggetti educativi: la famiglia e la scuola. In particolare si ha il coinvolgimento (engagement) della famiglia (artt. 7 e 8) e non solo dei genitori, mentre nell’immaginario collettivo l’arte e la cultura sono compiti scolastici. La scuola è richiamata alla sua funzione originaria di “tempo libero, occupazione studiosa, quiete”, a quella funzione auspicata da pedagogisti e educatori, dalla “casa dei bambini “ di Maria Montessori alla “scuola creativa” di Gianfranco Zavalloni.

Emergono principi quali processualità (art. 3 “processi artistici”), sensibilità (artt. 3 e 6), autenticità (dal greco “autos”, egli stesso ed “entos”, entro, quindi significa “agire da sé medesimo, essere autore”), progettualità (art. 15 “progetti artistici e culturali”), relazionalità (art. 6 “avere un rapporto con l’arte”, art. 11 “insieme ai propri compagni di scuola”), quest’ultima approdo di quella che è detta “arte relazionale” o “estetica relazionale”; tutti principi che aiutano e aiuteranno il bambino ad affrontare la vita, che sostanziano il diritto al presente e al futuro. È stata di gran lunga superata la concezione ludico-ricreativa dell’art. 7 della Dichiarazione dei diritti del bambino del 1959. L’arte e la cultura sono viste non come elementi di vita ma come approccio di vita, infatti nel documento si parla di “vivere” e di “cultura viva”, concetto ben più ampio di “vita culturale ed artistica” dell’art. 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Si realizzano i significati etimologici di “arte”, da “mettere in moto, muoversi verso qualcosa”, e di “cultura”, da “coltivare, attendere con cura”. “Cultura” ha la stessa origine etimologica di “ascolto”, che significa “coltivare mentalmente ciò che si registra con l’orecchio”, proprio com’è il senso del verbo “nutrire” usato nell’art. 3 della Carta; l’arte e la cultura, così intesi, sono mezzi che consentono al bambino di mettersi in ascolto di se stesso e dell’altro, dell’intima natura. Così come “crescere” ha la stessa radice di “creatività” e significa letteralmente “andare formandosi”, quindi l’arte e la cultura fanno sì che il bambino possa crescere in un’atmosfera di felicità per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità (dal Preambolo della Convenzione del 1989). Con l’arte e la cultura si sviluppano i talenti del bambino (lettera a art. 29 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia), le risorse (Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance del 2007). Emblematico che la Carta inizi con “i bambini hanno diritto ad avvicinarsi all’arte, in tutte le sue forme” (art. 1), perché ogni aspetto della vita e soprattutto ogni atteggiamento positivo è un’arte, dall’arte di comunicare a quella del dialogo, dall’arte di crescere a quella di mediare.

Significativo il riferimento alle “diverse età” (artt. 5 e 16), perché fanciulli ed adolescenti hanno differenti esigenze, mentre manca il distinguo tra bambini e bambine. Apprezzabile pure il rispetto di ogni differenza (art. 13) e delle diverse abilità (art. 15). A proposito di bambini diversamente abili, si pensi alle applicazioni terapeutiche di varie forme d’arte, come la teatroterapia e l’arteterapia, che consentono la “preparazione ad un impiego ed occasioni di svago tendenti a far raggiungere al fanciullo l’integrazione sociale e lo sviluppo individuale più completo possibile, incluso lo sviluppo culturale e spirituale, come previsto nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (art. 23 par. 3). La definizione dei bambini quali “soggetti competenti e sensibili” (art. 6) dovrebbe essere ricordata dagli adulti non solo in rapporto con l’arte e la cultura ma anche in altre dinamiche relazionali. Si richiedono “professionisti” (art. 5), come già nell’art. 7 della Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro del 1967 si diceva di “particolari e preparati animatori”. Gli insegnanti dovrebbero tenere sempre a mente il ruolo nei confronti dei bambini come “mediatori necessari per sostenere e valorizzare le loro percezioni” (art. 12). Le locuzioni “continuità” (art. 8) e “osmosi continua” (art. 10) richiamano quella continuità educativa necessaria per dare le radici da cui s’eleva lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale del bambino. Considerevoli anche le definizioni di cultura “viva (art. 10), “laica” (art. 13) e “diffusa e pubblica” (art. 17), ovvero la cultura dovrebbe essere “cultura di vita”, fonte di benessere per tutti realizzando quella libertà e pienezza di vita di cui all’art. 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Arte e cultura veicolari all’iniziazione alla vita del bambino, come si ricava anche dal duplice riferimento alla competenza (artt. 3 e 6) e alla condivisione (artt. 9 e 14), necessarie per una sana comunicazione e una vera comunità.

La Carta, dopo l’esplicazione dei vari principi e criteri direttivi, si conclude con la locuzione “tutti i bambini hanno diritto all’arte e alla cultura” (art. 18). Dovrebbe essere così per ogni atto normativo, in altre parole prima l’enunciazione dei contenuti sostanziali e poi la formulazione del diritto, proprio per renderlo più concreto e vicino ai suoi titolari.

“Avvicinarsi” (art. 1), “sperimentare” (art. 2), “godere” (art. 5), “condividere il piacere” (art. 9) è “educare attraverso l’esperienza diretta”, “considerare l’esperienza personale di ciascun individuo con la natura e con le migliori opere dell’uomo il veicolo essenziale per l’educazione al gusto, all’armonia, al riconoscimento della bellezza. Solo un più consapevole e abituale rapporto con esempi positivi può condurre spontaneamente verso un corretto comportamento e favorire felicità e benessere fisico e spirituale” (dal punto n. 9 delle 10 Proposte per l’ambiente del 2004, denominato “Decalogo del FAI”, Fondo Ambiente Italiano).

Con l’arte e la cultura si consente ai bambini di tornare ad essere bambini, di divenire bambini. “L’offesa che ogni giorno e nei modi più subdoli facciamo ai bambini mi strazia. Abbiamo sottratto loro tutto, l’innocenza, la poesia, lo stupore, salvo poi inondarli di benessere e doni inutili. È uno scandalo terribile la distruzione programmatica che facciamo delle loro anime, che abbiamo privato di ogni sorgente di bene e di vera gioia. Ma nessuno lo dice e si continua in un genocidio spirituale e generazionale” (Susanna Tamaro)[1].

Con l’arte e la cultura “la bellezza salverà il mondo” (Fedor Dostoevskij) ed “il mondo sarà salvato dai ragazzini” (Elsa Morante).

Arte e cultura per aiutare a sviluppare in modo armonico la persona minore di età, ricordando che il concetto di persona viene proprio da quello della maschera usata nel teatro antico e nella Carta il teatro (la cui radice etimologica significa “guardare, riguardare, considerare, meravigliarsi”, quelli che dovrebbero essere gli atteggiamenti nella vita quotidiana) è indicato come prima tra tutte le forme dell’arte (nell’art. 1 e poi menzionato nell’art. 11) perché scuola di vita.



[1] Da www.susannatamaro.it

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