Il “Gender”, la Giannini e la grammatica latina

Il  “Gender”, la Giannini e la grammatica latina

di Luigi Manfrecola

 

Si chiede troppo al Sig. Ministro  del MIUR di non avventurarsi in territori “culturali” a Lei del tutto ignoti?

Anche a suo beneficio riteniamo qui utile un qualche chiarimento.

Preferiamo comunque non entrare nel merito della polemica insorta fra Lei ed un Sig. Brandi (presidente d’una certa  Associazione ProVita Onlus) in relazione alle minacce di querela per l’interpretazione data  -da una certa stampa-  al  comma 1 dell’art.16 della recente Legge 107/2015. In sostanza il Brandi sostiene che , nella legge in questione, il richiamo alla teoria GENDER c’è di fatto nella misura in cui essa richiama il comma 2 dell’art. 5 della legge 119/2013, che a sua volta attua il dettato della Convenzione di Istanbul, dichiaratamente ispirata proprio all’ideologia gender di cui si discute. In effetti è proprio così ed allora è il caso di esaminare meglio la questione avvalendosi si una fonte autorevole, come nel caso della Enciclopedia TRECCANI. Naturalmente, col ricorso ad alcuni rapidi stralci significativi che riportiamo integralmente.

E così apprendiamo , a proposito della identità di genere , che il GENDER  definisce “una concettualizzazione di  identità e di soggetto che sia in grado di sfuggire alle secche dell’essenzialismo e del costruttivismo, per valorizzare le potenzialità espressive e trasformative di ogni vita umana”.

E che “i Gender studies In tutte le loro filiere, contestano l’assunzione del genere  quale dato ontologico e l’accezione essenzialista   che fa leva sul nesso rigido e immodificabile tra apparato biologico sessuale (natura) e l’identità a esso associata (cultura).”

Al punto che “questa teoria  scardina l’idea di natura umana e di sessualità a essa collegata, considerandole retaggio di una cultura teologico/metafisica attestata   sull’eterosessualità normativa, regolata dalla binarietà ‘sgemba (obliqua)’ maschile/femminile. Cosicché per Butler, essendo le identità sessuali e di g. performate dal linguaggio, il GENERE nasce dall’imitazione ed è costruito come un TRAVESTIMENTO sull’eterosessualità normativa, regolata dalla binarietà maschile/femminile.”

E sempre dalla TRECCANI apprendiamo che  “negli Scenari attuali, la maggiore utilità euristica della categoria di g. emerge oggi proprio nell’indagine sui vari campi e forme di relazionalità, combinazione e ibridazione tra maschile e femminile”.

Il che, essenzializzando, vorrebbe dire che l’identità sessuale non ha molto a che fare con le identità personali che sono solo parzialmente riconducibili ad essa ma che prevalentemente costituiscono una costruzione culturale determinata dalla cultura assorbita dal contesto sociale….Dal che consegue, come è evidente, la “naturalità” d’ogni “scelta” che pure si discosti dal dato biologico : fino a considerare , per l’appunto “naturale” l’adozione di modelli comportamentali/sessuali difformi dal dato nativo….

Capisco che questa nuova “pseudocultura universalistica” che personalmente respingo e che va di pari passo con una sorta di globalizzazione culturale che sta  generando  entropia e disordine in ogni campo, da quello economico a quello antropologico e sociale, può restare estraneo (fortunatamente) alla preparazione del Sig. Ministro . Ed allora la invito, più modestamente a considerare le storture e le derive sempre possibili in un universo culturale che Lei sarebbe chiamata a custodire ed a presiedere, evitando espressioni normative ambigue : magari riconsiderando l’antica grammatica latina per scoprire che i rischi sono sempre esistiti. I miei ricordi d’infanzia mi richiamano ad un’idea di “genere” meno pretestuosa ed ambigua, molto più semplice ed accessibile, alla quale m’ero affezionato : MASCHILE- FEMMINILE  E NEUTRO.

Ad essa pretendo di restare fedele! Anche perché, ancora sfogliando la TRECCANI, apprendiamo che  «La denominazione tradizionale di neutro si giustifica in un sistema a tre valori nel quale il neutro si distingue non tanto in positivo, per qualche caratteristica specifica di significato o di costruzione, QUANTO IN NEGATIVO, per essere appunto neuter, cioè, in latino, «né l’uno né l’altro», né maschile né femminile.

E come scrivevo in un altro mio articolo, ancora accessibile in Internet,>> VIVA LA DIFFERENCE.

Il che vuol significare, in parole povere, che il rispetto, la comprensione e la tolleranza delle DIVERSITA’ non può pretendere di cancellare la categoria logica, fisiologica, biologica e culturale della NORMALITA’.

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