Alfabeto a rischio?

ALFABETO A RISCHIO?

 di Luigi Manfrecola

File 02-01-16, 06 19 06E’ l’interrogativo che si pone il Prof. Vertecchi nell’ultimo suo articolo comparso sul sito web di Academia.edu , non dissimulando la sua preoccupazione che si tratti di una prospettiva incalzante e reale. Intendo partecipare al dibattito con solo poche  osservazioni che valgano a dagli ragione in larga parte. Solo in parte perché,  mentre condivido la sostanza dell’analisi ampiamente dettagliata nel testo completo che qui non posso riprodurre interamente, non ritengo che la situazione rappresentata sia la conseguenza di una precisa volontà politica, figlia di un disegno chiaro e conclamato.

Se pure essa lo è o lo diviene, non è tanto per un disegno consapevolmente criminogeno , ma per una sorta di convincimento culturale da ascrivere geneticamente ad una cultura élitaria e selettiva fatta ormai propria perfino da forze che pretenderebbero di iscriversi “a sinistra” del panorama politico: frutto di febbrile  insipienza carismatica che grida la sua devozione al verbo “meritocratico”, non distinguendo il talento naturale e le doti di impegno personali  dalle condizioni di nascita, di appartenenza e di contesto sociale che  -oggi più di ieri- agiscono a monte come  fattore discriminante, creando forbici incolmabili di svantaggio socio-culturale.

E’ una “cultura di destra” – volendo cedere alla semplificazione- quella che si va inesorabilmente affermando, alla faccia di Coleman, di Don Milani e di quella stessa Rivoluzione Francese alla quale malinconicamente il Professore fa riferimento.

Vero è, come Egli afferma, che ciò che chiamavamo “analfabetismo di ritorno” si va ripresentando con tassi di incremento preoccupantissimi. Vero è che  la cultura iconica ed ipertecnologica  imperversa senza fine, sostituendo il codice analogico della immediatezza e della emotività a quello sequenziale, digitale, argomentativo della parola scritta ; e ciò con  conseguenze nefaste. Vero è che la prontezza delle menti dei “nativi digitali” , che pur eccelle nella flessibilità e nella simultaneità d’uso dei pluricodici  ha perso e va perdendo in attitudine riflessiva, in profondità dell’analisi ed in capacità logico-argomentativa. Da questo punto di vista i riscontri che si vanno ottenendo non possono meravigliare né me né Lui. Tuttavia è forse il caso di invitare i nostri lettori a reperire anche altrove delle tesi che possano avallare i nostri convincimenti, anche al di fuori del nostro recinto di pedagogisti. Volendosi unicamente soffermare sul materiale immediatamente attingibile , mi va di segnalare un articolo comparso sul Corriere della Sera (e  reperibile già in Internet) a firma di Ruggiero Corcella circa gli studi condotti dal neuroscienziato Daniel J. Levitin sugli effetti collaterali del sovraccarico di stimoli informativi al quale i nostri ragazzi sono sottoposti.

In una folla è fin troppo facile smarrirsi e l’eccesso di informazione non coincide affatto con la cultura, anzi genera la falsa certezza e boriosa dell’ignorante inconsapevole d’esserlo. Ma infine, per ritornare a studi a noi più vicini e – guarda caso- a “letture affascinanti” non posso fare a meno di invitare al recupero di un testo eccezionale, pubblicato nelle vecchie edizioni Armando Armando, che anticipava,  ben più di trenta anni fa,  la denunzia di cui è qui cenno. Mi riferisco al testo di Neil Postman “Ecologia dei Media”.

Ciò premesso, riporto una stralcio significativo dell’articolo del Prof . Vertecchi al quale ho fatto riferimento.

” Stiamo tornando a una stratificazione sociale nella quale il fattore discriminante è costituito, ancora una volta, dal possesso di competenze alfabetiche. La prospettiva della dealfabetizzazione riguarda, infatti, la parte crescente di popolazione che esercita attività più modeste, ma è del tutto estranea alla parte restante,quella che, proprio tramite la cultura alfabetica, è in grado sia di esprimere il proprio potenziale creativo,sia di esercitare funzioni d’indirizzo e di controllo della vita sociale. Quella che sta assumendo i caratteri di una grande regressione  illetterata è, al tempo stesso,espressione di un disegno politico, che trova nell’educazione una delle condizioni per ristabilire quella distanza fra le classi che l’alfabetizzazione generalizzata sembrava aver contenuto. In molti paesi i segni della regressione illetterata si osservano non solo in età adulta, ma già durante  il percorso di educazione formale,nelle scuole destinate alla maggioranza della popolazione. In tali scuole sta attuandosi la sostituzione di una cultura propriamente educativa, prevalentemente alfabetica, con una presa a prestito dall’organizzazione delle aziende. Le attività sono parcellizzate, il ricorso a dotazioni tecnologiche riduce la responsabilità progettuale degli insegnanti, i termini di riferimento sono quelli forniti dal sistema produttivo, le aspirazioni personali sono ridotte a esibizioni consumiste. Per gli allievi degli strati favoriti della popolazione si sono costituiti, o si stanno costituendo, sistemi paralleli di  educazione formale, che continuano a far riferimento,in un quadro di cultura alfabetica, alla capacità degli insegnanti di stabilire interazioni verbali complesse. Un giornale di  pedagogia critica non può che invitare alla riflessione quanti perseguano autonomamente intenti educativi (da Academia.edu by Benedetto Vertecchi  del 30/12/2015)

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