Archivi tag: Riforme

Deleghe “Buona Scuola”

Il 24, 25, 26, 27, 30, 31 gennaio, 1, 2, 6, 7, 8, 13, 14, 21, 22, 28 febbraio, 1, 2, 7, 8, 9, 14, 15, 16, 21 e 22 marzo le Commissioni di Camera e  Senato esaminano gli schemi di decreti legislativi attuativi delle deleghe previste dall’art. 1, c. 180, della Legge 13 luglio 2015, n. 107 e svolgono audizioni sui profili attuativi della legge n. 107/15.


SULL’ATTUAZIONE DELLE DELEGHE CONTENUTE NELLA LEGGE N. 107 DEL 2015

(7a Commissione Senato, 17.1.17) Il PRESIDENTE comunica che sono stati assegnati alla 7ª Commissione gli atti del Governo dal n. 377al n. 382, nonché il n. 384 recanti gli schemi di decreto legislativo attuativi di diverse deleghe contenute nella legge n. 107 del 2015 (cosiddetta “Buona scuola”) in materia di: formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado; valutazione, certificazione delle competenze ed esami di Stato; sistema integrato di istruzione dalla nascita fino a 6 anni; inclusione scolastica; diritto allo studio; istruzione professionale; cultura umanistica. Informa altresì che è stato assegnato alle Commissioni riunite 3a e 7a lo schema di decreto legislativo n. 383 inerente le scuole italiane all’estero.
Riferisce peraltro che dette assegnazioni differiscono tra i due rami del Parlamento in quanto presso la Camera dei deputati ben più di un atto è stato assegnato a Commissioni riunite. Onde razionalizzare il lavoro istruttorio connesso all’esame dei predetti schemi di decreto legislativo e tenuto conto della mole di lavoro che già grava su ciascuna Commissione, prospetta la possibilità di avviare un ciclo di audizioni informali sull’intera attuazione della legge delega, congiuntamente alla VII Commissione, previo accordo con la Presidente della VII Commissione della Camera dei deputati.
Propone pertanto di chiedere alla Presidenza del Senato l’autorizzazione a svolgere detta attività conoscitiva informale, e a convocare appositi Uffici di Presidenza delle Commissioni congiunte giovedì 19 gennaio, alle ore 8.45, al fine di programmare le predette audizioni. Resta inteso che laddove non fosse possibile individuare un percorso comune, ciascuna Commissione procederà autonomamente nella fase conoscitiva.
La Commissione conviene con la proposta del Presidente.



Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 14 gennaio, esamina i decreti legislativi in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione previsti dall’art. 1, c. 180, della Legge 13 luglio 2015, n. 107.

I decreti legislativi sono adottati su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle finanze nonché con gli altri Ministri competenti, previo parere della Conferenza unificata.
Gli schemi dei decreti sono trasmessi alle Camere per l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si esprimono nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione.


BUONA SCUOLA

Attuazione della delega al governo in tema di riordino, semplificazione e codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione (decreti legislativi – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha approvato in esame preliminare otto decreti legislativi di attuazione dell’articolo 1, comma 180, della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Nello specifico, i provvedimenti prevedono:

1.        accesso ai ruoli del personale docente

Il decreto delinea l’articolazione del percorso unitario di accesso e formazione ai ruoli a tempo indeterminato del personale docente della scuola secondaria, nonché dell’insegnamento tecnico-pratico, denominato “Sistema di formazione iniziale e di accesso”. Elenca inoltre i criteri e le metodologie da adottare al fine di realizzare un percorso unitario tra formazione e accesso ai ruoli.

Viene prevista l’emanazione con cadenza regolare del bando di concorso sul numero di posti che si prevedono vacanti e disponibili al termine del triennio corrispondente al percorso formativo.

2.        promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità

Il decreto aggiorna, riorganizza e razionalizza i provvedimenti vigenti in materia, tenendo conto della nuova prospettiva nazionale ed internazionale dell’inclusione scolastica, riconosciuta quale identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia.

Il testo chiarisce chi sono i beneficiari di specifiche misure di inclusione scolastica peculiari per i minori disabili. Viene previsto che, ove siano presenti studenti con disabilità certificate, le sezioni per la scuola dell’infanzia e le classi prime per ciascun grado di istruzione, non abbiano classi di più di ventidue alunni, fermo restando il numero minimo di alunni e studenti per classe previsto dalla normativa vigente;

3.        revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale

Il decreto supera la sovrapposizione tra istruzione professionale e istruzione tecnica attraverso il rafforzamento dell’identità dell’istruzione professionale, prevedendo indirizzi di studio ispirati a un moderno concetto di occupabilità, riferito ad ampie aree di attività economiche, e non a singoli mestieri. Si supera anche la sovrapposizione dei percorsi dell’istruzione professionale con quelli di formazione professionale (IeFP) di competenza delle Regioni, prevedendo il raccordo tra l’istruzione professionale e le istituzioni formative in modo stabile e strutturato. Viene inoltre riconosciuta alle scuole la possibilità di ampliare l’offerta formativa anche attraverso la realizzazione di percorsi di qualifica professionale, sempreché previsti dalla programmazione regionale. Si potenziano infine gli indirizzi di studio quinquennali dell’istruzione professionale e si prevede la presenza, su tutto il territorio nazionale, di un sistema unitario e articolato di “Scuole professionali”;

4.        sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in età compresa dalla nascita fino ai sei anni

Il provvedimento valorizza l’esperienza educativa dalla nascita a sei anni, con l’obiettivo di dare adeguata collocazione a tale esperienza all’interno del percorso di formazione della persona. Il decreto, tenuto anche conto dell’orientamento europeo, elimina la cesura tra i due periodi dell’infanzia, fornendo indicazioni e linee guida per servizi educativi e di istruzione di qualità;

5.        diritto allo studio

Al fine di garantire su tutto il territorio nazionale l’effettività del diritto allo studio degli alunni e degli studenti del sistema nazionale di istruzione e formazione, statale e paritario, fino al completamento del percorso di istruzione secondaria di secondo grado, il decreto riorganizza le prestazioni, anche accessorie, per il sostegno allo studio. Il provvedimento definisce inoltre le modalità per l’individuazione dei requisiti di eleggibilità per l’accesso alle prestazioni da assicurare sul territorio nazionale e individua i principi generali per il potenziamento della Carta dello studente;

6.        cultura umanistica

Il decreto prevede che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, l’Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), le istituzioni scolastiche, le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), gli Istituti tecnici superiori (ITS) e gli Istituti di cultura italiana all’estero concorrano a realizzare un sistema coordinato per la progettazione e la promozione della conoscenza delle arti e della loro pratica quale requisito fondamentale del percorso di ciascun grado di istruzione del sistema nazionale di istruzione e formazione;

7.        disciplina della scuola italiana all’estero

Il decreto aggiorna gli ordinamenti per rispondere in maniera flessibile alla realtà socio-economica di ciascuno dei Paesi esteri in cui si opera, rafforza la missione di promozione della cultura italiana all’estero e il suo coordinamento con le iniziative dell’intero sistema Paese e razionalizza le norme sul personale all’estero;

8.        valutazione, certificazione delle competenze ed esami di Stato

Il decreto riordina e coordina in un unico testo le disposizioni vigenti in materia di:

–          ammissione alla classe successiva per gli alunni del primo ciclo, prevedendo l’ammissione anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione;

–          esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, che viene semplificato nel numero di prove scritte e nelle modalità di attribuzione della valutazione finale. Inoltre la presidenza delle commissioni d’esame viene attribuita al dirigente scolastico;

–          esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, con, tra l’altro, la riduzione a due delle prove scritte e l’eliminazione della prova multidisciplinare predisposta dalla commissione e il potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro;

–          prove INVALSI, con l’eliminazione della prova scritta a carattere nazionale dall’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. La prova verrà effettuata in un altro momento dell’anno scolastico e con la sola funzione di requisito obbligatorio di ammissione all’esame. Il decreto prevede inoltre l’integrazione delle prove di italiano e matematica con una ulteriore sezione per la rilevazione dell’apprendimento della lingua inglese;

–          attestazione delle competenze nel primo ciclo, prevedendo la definizione mediante apposito decreto ministeriale di un modello di attestazione delle competenze trasversali e delle competenze chiave di cittadinanza da rilasciare al termine della terza classe di scuola secondaria di primo grado;

–          commissioni d’esame, con l’istituzione di un apposito albo regionale dei Presidenti, cui potranno accedere dirigenti scolastici e docenti della scuola secondaria di secondo grado in possesso di requisiti definiti a livello nazionale nonché la previsione di un’apposita formazione dedicata ai Presidenti di commissione.

I decreti saranno inviati alle Camere per l’acquisizione dei prescritti pareri parlamentari.


La Buona Scuola, da Cdm primo via libera a otto deleghe
Fedeli: “Sono la parte più innovativa della legge. Oggi primo passo: ora parte la fase di ascolto dei soggetti coinvolti.
I testi finali
saranno frutto della massima condivisione possibile”

Primo via libera oggi in Consiglio dei Ministri a otto decreti legislativi di attuazione della legge Buona Scuola.

I decreti riguardano:

  • il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
  • la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità;
  • la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
  • l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
  • il diritto allo studio;
  • la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
  • il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
  • l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

Per la revisione del Testo unico sulla scuola sarà previsto un disegno di legge delega specifico e successivo. I provvedimenti vanno ora alle Commissioni parlamentari competenti e in Conferenza Unificata per l’apposito parere.

“I decreti attuativi delle deleghe rappresentano la parte più innovativa e qualificante della legge 107. Rivelano e concretizzano la vera portata di riforma della Buona Scuola: mettono le studentesse e gli studenti al centro di un progetto che punta a fornire loro un’istruzione e una formazione adeguate a standard e obiettivi internazionali. Si lavora sul sapere e sul saper fare, per dare alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi gli strumenti utili per realizzare il loro progetto di vita e contribuire alla crescita e alla competitività del Paese”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.

“Abbiamo scelto di salvaguardare le deleghe, la loro attuazione e il lavoro fatto finora avviandone l’iter di approvazione prima della loro scadenza prevista il 15 gennaio. Oggi comincia un percorso, è un punto di partenza. Aver dato il primo via libera in Consiglio dei Ministri non significa pensare che i testi siano chiusi: lavoreremo nelle Commissioni parlamentari – assicurando una forte partecipazione e presenza del Ministero e del Governo – per ascoltare in audizione tutti i soggetti coinvolti. Dirigenti scolastici, insegnanti, personale della scuola, sindacati, studenti, famiglie, associazioni, stakeholder in modo che i testi finali saranno frutto della massima condivisione possibile”.

LE SCHEDE

Formazione iniziale e accesso all’insegnamento
nella scuola secondaria di I e II grado

Oggi chi vuole insegnare nella scuola secondaria di I e II grado deve abilitarsi, dopo la laurea, attraverso il tirocinio formativo attivo (TFA). L’abilitazione consente di accedere alla seconda fascia delle graduatorie di istituto per fare le supplenze. Per il ruolo occorre attendere e superare un concorso. Il decreto prevede che dopo la laurea si parteciperà ad un concorso. Chi lo supererà si inserirà in un percorso di formazione di tre anni, due dei quali fatti anche a scuola. Il percorso si concluderà, dopo il terzo anno, con l’assunzione a tempo indeterminato. Il decreto riguarda le future e i futuri insegnanti e prevede una fase transitoria per chi oggi è già iscritto nelle graduatorie di istituto.

Inclusione scolastica

Semplificazione e snellimento delle pratiche burocratiche, maggiore continuità didattica e formazione del personale docente e della comunità scolastica, costruzione di un progetto di vita che coinvolgerà più attori della società che collaborano in rete.

Sono questi i punti cardine del decreto sull’inclusione scolastica, provvedimento che propone un cambiamento culturale mettendo al centro le alunne e gli alunni con disabilità, per i quali la scuola, coinvolgendo tutte le sue componenti, elabora un progetto educativo individuale.

Non sarà solo la gravità della disabilità a determinare le risposte offerte delle alunne e degli alunni: si cercherà di determinare in senso più ampio i loro bisogni. L’attività di presa in carico degli alunni sarà più condivisa: la scuola fornirà al nuovo Gruppo di Inclusione Territoriale il Piano di inclusione, la valutazione diagnostico-funzionale e il progetto individuale per l’alunno che costituiranno la base delle richieste all’Ufficio scolastico regionale.

Insegnanti di sostegno più formati e preparati, poi, grazie a una formazione iniziale che prevede l’obbligo di 120 crediti formativi universitari (cfu) sull’inclusione scolastica (non più 60 come è oggi) per tutti i gradi di istruzione, 60 prima del percorso di specializzazione e 60 durante,  (il doppio rispetto ad oggi). Tutti i futuri docenti avranno nel loro percorso di formazione iniziale materie che riguardano le metodologie per l’inclusione e ci sarà una specifica formazione anche per il personale della scuola, Ata compresi.

Revisione dei percorsi dell’Istruzione professionale

Dare una chiara identità agli istituti professionali, innovare la loro offerta formativa, superando l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e  rispondendo anche alle esigenze delle filiere produttive del territorio. Questi gli obiettivi del decreto che mette ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali e punta a ridare dignità a questi percorsi formativi.

I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi passano da 6 a 11: servizi per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la silvicoltura; pesca commerciale e produzioni ittiche; artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Vengono rafforzate le attività laboratoriali: nel biennio più del 40% delle ore sarà destinato a insegnamenti di indirizzo e attività di laboratorio, ci sarà uno spazio del 10% per apprendimenti personalizzati e per l’alternanza Scuola-Lavoro (dal secondo anno del biennio), il resto delle ore sarà dedicato a insegnamenti generali. Nel triennio, invece, lo spazio per gli insegnamenti di indirizzo sarà superiore (55% per anno) per dare la possibilità ai giovani di specializzarsi e approfondire quanto appreso nel biennio, nell’ottica di un ingresso facilitato nel mondo del lavoro. Conseguita la qualifica triennale, lo studente potrà scegliere di proseguire gli studi passando al quarto anno dei percorsi di Istruzione Professionale o dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e conseguire un diploma professionale tecnico. Le istituzioni scolastiche (statali o paritarie) che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate per fornire percorsi di Istruzione e Formazione professionale (di competenza regionale) entrano a far parte di un’unica rete, la Rete nazionale delle Scuole Professionali: finalmente un’offerta formativa unitaria, articolata e integrata sul territorio. Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019. 

Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni

La delega istituisce per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni per garantire “ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”. Attraverso la costituzione del Sistema integrato progressivamente si estenderanno, amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. A questo scopo viene creato un Fondo (229 milioni all’anno) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali.

La delega prevede un Piano di azione nazionale per l’attuazione del Sistema integrato che coinvolgerà attivamente tutti gli attori in campo. Sarà promossa la costituzione di poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi. I poli serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico di tutte le bambine e dei bambini. I poli saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni). 

È prevista una specifica governance del Sistema integrato di educazione e di istruzione. Al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca spetterà un ruolo di coordinamento, indirizzo e promozione, in sintonia con le Regioni e gli Enti locali, sulla base del Piano di Azione Nazionale che sarà adottato dal Governo.

Diritto allo studio

Una nuova governanceche garantisca una maggiore partecipazione degli studenti, la promozione di un sistema di welfare fondato su livelli di prestazioni nazionali, misure su libri di testo, tasse scolastiche, trasporti, il potenziamento della carta dello studente IoStudio. Questi i principali contenuti della delega sul Diritto allo Studio.

Il provvedimento prevede l’istituzione di una Conferenza Nazionale. Una novità assoluta che consentirà una governance più partecipata: al tavolo ci saranno Associazioni dei genitori e degli studenti, Consulte provinciali degli studenti, il Miur, ma anche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regioni, Comuni.

A partire al 2017 sono previsti 10 milioni di euro per l’erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti agli ultimi due anni delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, per l’acquisto di libri di testo, per la mobilità e il trasporto, per l’accesso a beni e servizi di natura culturale. Il Miur stabilisce ogni anno i criteri per il riparto delle risorse.

Fra le novità, l’esonero totale dalle tasse scolastiche per le studentesse e gli studenti delle quarte e delle quinte della secondaria di II grado. Si parte nell’anno scolastico 2018/2019 con le quarte. Previste maggiori agevolazioni sui libri di testo, con una spinta per la diffusione del comodato d’uso gratuito alla secondaria di I e II grado. Saranno previste borse di studio per chi frequenta la secondaria di II grado per: libri, trasporti e vitto. Rafforzata la Carta dello studente (IoStudio) che sarà estesa anche a chi frequenta i corsi dell’Afam (Alta formazione musicale e coreutica) e ai Centri Regionali per la Formazione Professionale.

Promozione e diffusione della Cultura umanistica

Il Made in Italy al centro della Buona Scuola. Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa saranno solo alcune delle arti che verranno potenziate negli istituti scolastici.

Le scuole saranno aperte anche a contributi esterni: reti o poli a orientamento artistico e performativo di scuole collaboreranno con l’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione, ricerca educativa), le istituzioni Afam (Alta formazione musicale e coreutica), le Università, gli Its (Istituti tecnici superiori) e soggetti pubblici e privati sotto il coordinamento del Miur. Il Miur lavorerà a stretto contatto con il Ministero dei Beni Culturali.

La pratica musicale, già presente nelle scuole del primo ciclo, verrà potenziata e ulteriormente sviluppata e le scuole secondarie di II grado potranno collaborare con gli Istituti tecnici superiori per progetti di innovazione digitale e tecnologica applicata alla musica.

Il patrimonio culturale e artistico italiano può essere occasione di crescita per l’Italia se le nuove generazioni sapranno coniugare tradizione e innovazione. Per questo motivo l’alternanza Scuola-Lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

Scuole italiane all’estero

Una scuola che formi cittadini italiani anche all’estero, diffondendo e promuovendo il nostro patrimonio culturale fuori dai confini nazionali, così come avviene nelle scuole del Paese: è questo l’obiettivo del decreto legislativo sulle scuole italiane all’estero.

La volontà è quella di colmare le distanze, estendendo le innovazioni introdotte dalla Buona Scuola anche negli istituti scolastici che operano fuori dal Paese. Questo si tradurrà, per esempio, nell’istituzione dell’organico del potenziamento all’estero, 50 nuovi insegnanti, nuove risorse professionali grazie alle quali si potrà lavorare di più su musica, arte o cinema e garantire il sostegno alle alunne e agli alunni che ne hanno bisogno. Le scuole italiane all’estero potranno partecipare ai bandi relativi al Piano nazionale scuola digitale. Per quanto riguarda gli insegnanti Miur e Maeci definiranno criteri e modalità per la formazione del personale all’estero, per riconoscere un profilo professionale specifico. Il periodo di permanenza fuori dei docenti verrà ridotto dagli attuali 9 a 6 anni per evitare un periodo troppo lungo di distacco dal sistema nazionale.

Sono previste maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti che promuovono e diffondono la nostra cultura nel mondo e, infine, piena trasparenza delle scuole all’estero all’interno del portale unico della scuola.

Valutazione

Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità entreranno in vigore dagli Esami del 2018.

Esame del I ciclo. Tre scritti e un colloquio saranno le prove previste alla fine della classe terza della secondaria di I grado. Oggi le prove sono sei più il colloquio. L’Esame viene riequilibrato e si torna a dare più valore al percorso scolastico rispetto al peso delle prove finali. Il decreto prevede: una prova di italiano, una di matematica, una prova sulle lingue straniere, un colloquio per accertare le competenze trasversali. Il test Invalsi (la prova nazionale standardizzata) resta in terza, ma si svolgerà nel corso dell’anno scolastico, non più durante l’Esame.

Esame del II ciclo. Due prove scritte e un colloquio orale. Questo il nuovo Esame. Oggi le prove scritte sono tre più il colloquio. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione. L’Esame sarà composto da: prima prova scritta nazionale che accerterà la padronanza della lingua italiana, seconda prova scritta nazionale su discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, colloquio orale che accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. L’esito dell’Esame oggi è espresso in centesimi: fino a 25 punti per il credito scolastico, fino a 15 per ciascuna delle tre prove scritte, fino a 30 per il colloquio. Con il decreto il voto finale resta in centesimi, ma si dà maggior peso al percorso fatto nell’ultimo triennio: il credito scolastico incide fino a 40 punti, le 2 prove scritte incidono fino a 20 punti ciascuna, il colloquio fino a 20 punti.La Commissione resta quella attuale: un Presidente esterno più tre commissari interni e tre commissari esterni. La prova Invalsi viene introdotta in quinta per italiano, matematica e inglese, ma si svolgerà in un periodo diverso dall’Esame.

Le novità per le prove Invalsi: si introduce una prova di inglese standardizzata al termine sia della primaria sia della secondaria di I e II grado per certificare le abilità di comprensione e uso della lingua inglese in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue. Nelle classi finali della secondaria di I e II grado la prova Invalsi è requisito per l’ammissione all’Esame, ma non confluisce nel voto finale: il punteggio è riportato nella documentazione allegata al diploma.

Nota 28 febbraio 2017, AOODGOSV 2182

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Ufficio 9°
Valutazione del sistema nazionale di istruzione e formazione

Ai Direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti scolastici/Coordinatori didattici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado
LORO SEDI
e p.c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Capo Ufficio Stampa
LORO SEDI

Nota 28 febbraio 2017, AOODGOSV 2182

OGGETTO: Lo sviluppo del Sistema Nazionale di Valutazione per l’anno scolastico 2016/2017

Nota 23 febbraio 2017, AOODGOSV 2000

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
Ai Dirigenti Scolastici delle Istituzioni Scolastiche del 1° ciclo Statali e Paritarie
e, p.c. Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
All’Ufficio di Gabinetto
All’Ufficio Stampa

Nota 23 febbraio 2017, AOODGOSV 2000

Oggetto: Adozione del modello sperimentale di certificazione delle competenze nel primo ciclo (CM n. 3/2015). Prosecuzione della sperimentazione, con modifiche e semplificazioni, nell’anno scolastico 2016/17.

Decreto Tribunale di Bari 7 febbraio 2017, n. 6111

Decreto 6111/2017 del 07/02/2017
RG n. 14551/2016

TRIBUNALE DI BARI
– SEZIONE LAVORO –

Tribunale di Bari, in funzione di giudice del lavoro, nella persona del dr. Luca Ariola, ha pronunciato il seguente
DECRETO
sul ricorso ex arI. 28 della legge n. 300/1970 depositato in data 23 novembre 2016 da FLC-CGIL di Bari, CISL Scuola Bari, UIL Scuola Bari e SNALSCONFSAL Bari, in persona dei rispettivi segretari provinciali pro tempore, rappresentati e difesi dagli avv.ti [omissis] giusta procura a margine del ricorso;
ricorrenti
nei confronti di
Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, in persona del ministro pro lempore, e l’ Istituto comprensivo statale [omissis] in persona del dirigente pro tempore, difesi ex lege dall’Avvocatura
distrettuale dello Stato;
resistenti
*****
letti gli atti e sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 31.1.2017;
premesso che con ricorso ex art. 28 della legge n. 300 del 1970 le organizzazioni sindacali in epigrafe indicate hanno chiesto che, dichiarata la natura antisindacale del comportamento tenuto dal Dirigente scolastico dell’ Istituto comprensivo statale fosse ordinato al predetto dirigente di porre in essere tutte le attività necessarie all’apertura di un tavolo di confronto con le associazioni sindacali per la distribuzione del bonus tra docenti in servizio presso il citato Istituto;
osservato difatti che, secondo le organizzazioni ricorrenti, il dirigente avrebbe violato le prerogative sindacali escludendo totalmente le stesse dalla procedura di assegnazione e distribuzione del fondo di valorizzazione del merito del personale docente disciplinato dall’art. 1, commi da 126 a 130, della legge n. 107 del 2015;
rilevato che il Miur e l’ Istituto scolastico si sono costituiti chiedendo il rigetto del ricorso e ribadendo la legittimità dell’operato del dirigente;
evidenziato che con nota del 24.11.2016 la UIL Scuola Bari ha comunicato ai propri difensori la volontà di revocare il mandato per la proposizione del ricorso ex art. 28 sta. lav., in tal modo rendendo palese non già l’intento di rinunziare al ricorso medesimo, ma solo di far cessare l’incarico difensivo:
considerato che l’Istituto scolastico convenuto è privo di legittimazione passiva, atteso che, come ripetutamente chiarito dalla Suprema Corte, «anche dopo l’estensione della personalità giuridica, per effetto della legge delega n. 59 del 1997 e dei successivi provvedimenti di attuazione, ai circoli didattici, alle scuole medie e agli istituti di istruzione secondaria, il personale ATA e docente della scuola si trova in rapporto organico con l’Amministrazione della Pubblica Istruzione dello Stalo, a cui l’art. 15 del d.P.R. n. 275 del 1999 ha riservato le funzioni relative al reclutamento del personale, e non con i singoli istituti, che sono dotali nella materia di mera autonomia amministrativa. Ne consegue che, nelle controversie relative ai rapporti di lavoro, sussiste la legittimazione passiva del Ministero, mentre difetta la legittimazione passiva del singolo istituto» (v. Cass. 6372/11; in senso conforme v. anche Cass. 20521/08, relativa ad una lite avente ad oggetto l’applicazione della normativa sui congedi parentali e sull’assistenza a congiunto portatore di handicap, nonché Cass. 9752/05, pronunciata in un giudizio riguardante fatti illeciti ascrivibili a culpa in vigilando del personale docente);
ritenuto che analoghe considerazioni valgano in relazione alla domanda di repressione della condotta antisindacale ex art. 28 stat. lav., posto che in questa fattispecie la domanda deve intendersi diretta verso l’amministrazione scolastica (che assume la veste di datore di lavoro) e non già nei riguardi del singolo Istituto ovvero, ed a maggior ragione, del dirigente persona fisica che quest’ultimo rappresenta (v. Cass. 6460/09, alla cui motivazione in questa sede si rimanda);
osservato che l’art. 1, commi da 126 a 130, della legge n. 107 del 2015, reca una dettagliata disciplina relativa all’istituzione, ripartizione e distribuzione del fondo per la valorizzazione del merito del personale docente, nella quale peraltro si precisa che la somma assegnata a titolo di valorizzazione del merito «ha natura di retribuzione accessoria» (v. comma 128);
rilevato che questa disciplina non contempla la partecipazione delle organizzazioni sindacali nel procedimento destinato a concludersi con la distribuzione delle somme rinvenienti dal citato fondo, atteso che:
a) il fondo in questione è istituito presso il Miur e con decreto ministeriale è ripatito a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti (comma 126);
h) al comitato per la valutazione dei docenti – del quale non fanno parte componenti designati su indicazione delle organizzazioni sindacali – è assegnato, tra le altre cose, il compito di individuare i criteri per la valorizzazione dei docenti sulla scorta di taluni parametri previsti in linea generale dalla legge (v. art. 11 del d.lgs. n. 297 del 1994, come sostituito dal comma 129 dell’art. 1 cit.);
c) sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti, il dirigente scolastico, con motivata valutazione, assegna annualmente al personale docente una somma del fondo (denominata bonus) (comma 128);
ritenuto che non possa condividersi l’assunto di parte ricorrente secondo cui l’ esclusione delle organizzazioni sindacali dalla procedura di attribuzione del bonus violerebbe le prerogative sindacali in materia di contrattazione collettiva e, di riflesso, le libertà del sindacato e la sua funzione essenziale di tutela dei diritti dei lavoratori;
osservato difatti che, se è vero che il testo unico sul pubblico impiego assegna in linea di principio alla contrattazione collettiva il compito di definire il trattamento economico accessorio collegato anche alla valutazione delle performance (v. in particolare l’art. 45, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 165 del 2001, come sostituiti dall’art. 57 del d.lgs. n. 150 del 2009), è anche vero che questo principio di rango legislativo non implica affatto che la materia non possa essere diversamente regolamentata da una fonte normativa equipollente e successiva;
considerato difatti che – contrariamente a quanto sostenuto dal sindacato nella diffida del 21.6.2016 [v. doc. 3 del fascicolo di parte ricorrente] – nella specie la legge successiva (cioè la n. 107 del 2015) è speciale rispetto a quella anteriore avente invece carattere generale (il d.lgs. n. 165 del 2001), dal momento che quest’ultima è diretta a disciplinare tutti i rapporti di lavoro alle dipendenze della p.a. nell ‘ambito del pubblico impiego C.d. privatizzato, mentre la prima si limita a dettare specifiche disposizioni relative ad un determinato settore di tale ambito, ossia quello scolastico;
ritenuto perciò che dalle disposizioni del d.lgs. n. 165 del 2001 non possa desumersi in modo inequivoco la necessità che alla procedura di ripattizione e distribuzione del fondo di valorizzazione del merito prendano parte anche le organizzazioni sindacali, giacché la disciplina di cui alla legge n. 107 cit., in quanto speciale, ha carattere derogatorio rispetto a quella di cui al d.lgs. cit.;
ritenuto che non possa condividersi neppure la tesi di parte ricorreente secondo la quale il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali non limiterebbe affatto le attribuzioni che in questa materia la legge n. 107 cit. assegna rispettivamente al comitato di valutazione ed al dirigente scolastico, posto che l’apporto delle organizzazioni stesse si collocherebbe in un momento successivo rispetto alla determinazione dei criteri da parte del comitato ma prodromico rispetto alla fase di distribuzione demandata al dirigente, ossia precisamente nella fase di ripartizione delle risorse disponibili [v. pag. 11 del ricorso, verbale di udienza del 31.1.2017, nonché pagg. 3 e 4 delle note autorizzate depositate per via telematica];
osservato difatti che, contrariamente all’assunto di parte instante, la regolamentazione legislativa delle modalità di distribuzione delle risorse derivanti dal fondo di valorizzazione appare completa in ogni suo aspetto, perché disciplina in modo puntuale tutte le fasi attraverso le quali il bonus va attribuito ai docenti (ripartizione delle risorse a livello territoriale, individuazione dei criteri di valorizzazione dei docenti sulla scorta dei principi indicati dalla legge, distribuzione dei bonus con provvedimento motivato da patte del dirigente in base ai criteri indicati dal comitato), sicché davvero non si vede in quale fase si dovrebbe – per dir così – “innestare” la consultazione con le organizzazioni sindacali senza che ciò possa limitare o in qualche modo incidere in senso restrittivo sulle attribuzioni che la legge riserva a ciascuno dei soggetti coinvolti nella procedura;
ritenuto pertanto che la condotta del dirigente scolastico denunciata dalle parti ricorrenti non solo non sia diretta ad impedire o limitare in alcun modo l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale, ma risulti pienamente rispettosa del dettato normativo che regola la materia in oggetto, sicché il ricorso dev’essere respinto;
considerato che la questione scrutinata nel presente giudizio è assolutamente nuova, giacché non si rinvengono precedenti specifici in termini, per cui è pienamente giustiticabile l’integrale compensazione delle spese di lite anche in caso di totale soccombenza ai sensi dell’art. 92, secondo comma, C.p.c.;
PQM
Il Tribunale di Bari, in composizione monocratica ed in funzione di giudice del lavoro, pronunciando sul ricorso ex art. 28 della legge n. 300 del 1970 depositato in data 23.11.2016 dalle organizzazioni sindacali FLC-CGIL di Bari, CISL Scuola Bari, UIL Scuola Bari e SNALS-CONFSAL Bari, in persona dei rispettivi segretari provinciali pro tempore (proc. n. 14551/2016 R.G.), ogni contraria domanda, eccezione e difesa respinte, così provvede:
dichiara il difetto di legittimazione passiva dell ‘Istituto comprensivo
statale [omissis] .
rigetta per il resto il ricorso;
compensa le spese.
Si comunichi.

Bari, 07/02/2017

IL GIUDICE
dr. Luca Ariala

Riordino Tecnici e Professionali in 7a Camera

Il 7 febbraio la 7a Commissione della Camera approva la proposta di nulla osta formulata dalla relatrice relativa a:

Il 24 gennaio e l’1 febbraio la 7a Commissione del Senato esamina:


PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL’ATTO DEL GOVERNO N. 375 (7a senato 1.2.17)

La Commissione, esaminato, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, lo schema di decreto in titolo,

premesso che:

–        occorre ottemperare alla pronuncia del giudice amministrativo in ordine alla necessità di esplicitare i criteri in base ai quali sono state effettuate le riduzioni di orario nel decreto del Presidente della Repubblica n. 87 del 2010;

–        detta integrazione al decreto del Presidente della Repubblica n. 87 del 2010 si colloca a posteriori rispetto ad un processo già realizzato, in quanto la riforma degli istituti professionali è ormai a regime;

valutato l’elenco dei suddetti criteri per la definizione del monte ore degli istituti professionali;

considerati i pareri formulati dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI);

osservato che, secondo il CSPI, alcuni criteri previsti dal provvedimento in titolo non sono idonei a giustificare le riduzioni di orario di fatto già operanti, specialmente laddove si comprime eccessivamente l’area di indirizzo rispetto a quella di istruzione generale;

rilevato comunque che è in corso di esame presso le Camere lo schema di legislativo recante revisione dei percorsi dell’istruzione professionale (atto del Governo n. 379), nel quale si potenziano proprio l’area di indirizzo e la didattica laboratoriale, ponendo dunque rimedio ad una delle criticità riscontrate nell’attuale assetto;

esprime parere favorevole.


PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL’ATTO DEL GOVERNO N. 376 (7a senato 1.2.17)

La Commissione, esaminato, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 lo schema di decreto in titolo;

premesso che:

–        occorre ottemperare alla pronuncia del giudice amministrativo in ordine alla necessità di esplicitare i criteri in base ai quali sono state effettuate le riduzioni di orario nel decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010;

–        detta integrazione al decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 si colloca a posteriori rispetto ad un processo già realizzato, in quanto la riforma degli istituti tecnici è ormai a regime;

valutato l’elenco dei suddetti criteri per la definizione del monte ore degli istituti tecnici;

considerati i pareri formulati dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI);

esprime parere favorevole.


(7a Senato, 24.1.17) Il PRESIDENTE fa presente che l’esame degli atti in titolo procederà congiuntamente, data l’analogia di materia, fermo restando che saranno messi in votazione due distinti pareri. Ricorda altresì che su tali provvedimenti è prevista l’espressione di osservazioni da parte della 5a Commissione entro il 31 gennaio.
Riferisce il relatore CONTE (AP (Ncd-CpI)) il quale, fa presente che la sostanza dei due schemi di regolamento è pressocchè analoga, in quanto essi scaturiscono da una pronuncia del giudice amministrativo (Sentenza TAR Lazio 8 aprile 2013, n. 3527Sentenza TAR Lazio 29 gennaio 2015, n. 6438) in merito ai decreti del Presidente della Repubblica nn. 87 e 88 del 2010 nella parte in cui definiscono i quadri orari senza indicazione dei criteri. Nel ricordare che la Commissione si è confrontata in passato sul monte ore di tali istituti, tiene a precisare che gli atti in titolo costituiscono atti dovuti per sanare una situazione contestata, ma rappresentano un passaggio di transizione, tenuto conto della riforma del sistema dell’istruzione professionale attuata attraverso lo schema di decreto legislativo n. 379.
Si sofferma indi in particolare sul regolamento correttivo per quanto concerne gli istituti tecnici (Atto del Governo n. 376), evidenziando che esso introduce anzitutto un elenco di criteri per la definizione del monte ore, novellando l’articolo 5 del summenzionato decreto del Presidente della Repubblica n. 88. Delinea pertanto i suddetti criteri: razionalizzazione delle sperimentazioni didattiche; ripartizione delle ore di laboratorio in maniera tale da assicurarne una prevalenza del secondo biennio e nell’ultimo anno; conformazione dei piani di studio in base ad una quota oraria non comprimibile di sessanta minuti; ponderazione dei quadri orari tenuto conto della sostenibilità dell’impegno richiesto agli studenti e delle metodologie didattiche innovative; definizione dei piani di studio in maniera tale da assicurare complementarietà tra le diverse discipline; previsione di piani di studio con un numero di discipline e di ore adeguate al conseguimento dei risultati di apprendimento; adeguata ripartizione tra le discipline dell’area di istruzione generale e quelle dell’area di indirizzo; dimensionamento orario tale da garantire un equilibrio tra le discipline rispetto agli obiettivi di apprendimento.
Dopo essersi soffermato sull’orario complessivo annuale degli istituti tecnici, rammenta che l’attuale struttura dei percorsi di studio è articolata in un primo biennio, in un secondo biennio e in un quinto anno.
Passa indi ad illustrare le modifiche apportate dall’Atto del Governo n. 375 relativo agli istituti professionali, con particolare riferimento all’elenco dei criteri per la definizione del monte ore, analogo a quello descritto in precedenza. In conclusione, ribadisce che i due provvedimenti hanno ad oggetto la medesima materia e recano disposizioni similari.
Il seguito dell’esame congiunto è rinviato.

Schema Decreto Legislativo (CdM, 14.1.17)

Schema di decreto legislativo
concernente l’effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente