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Riordino Tecnici e Professionali in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 21 luglio, approva due DPR che integrano e regolamentano alcune norme in materia di istruzione tecnica e professionale.


RIORDINO DEGLI ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI

1.Integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, concernente riordino degli Istituti tecnici, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

2.Integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, concernente riordino degli Istituti professionali, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha approvato, in esame definitivo, due regolamenti, da adottarsi mediante altrettanti decreti del Presidente della Repubblica, che integrano, in continuità con gli ordinamenti vigenti, alcune norme in materia di istruzione tecnica e professionale. È invece in corso di predisposizione il nuovo regolamento per l’istruzione professionale che darà attuazione alla riforma prevista dal decreto legislativo 61 del 2017.

Avviso 24 maggio 2017, AOODGOSV 5703

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Avviso 24 maggio 2017, AOODGOSV 5703
per l’individuazione di licei scientifici in cui attuare il percorso di potenziamento-orientamento “Biologia con curvatura biomedica”

Fare il DS

Fare il DS

di Dario Cillo

Fare il DS
fare_ds_intro Fare il DS: un’introduzione
L’Agenda del DS
codice Codice disciplinare e di comportamento della Scuola
  L’Autonomia
autonomia  Autonomia e Scuola
ruoli  Ruoli e Funzioni nell’Autonomia
funzione_docente Funzione docente: diritti e doveri
 La Buona Scuola
ptof  Progettare “la Buona Scuola”
buonascuola
L’Esame di Stato
diario Diario d’Esame
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
 Le Competenze
competenze Competenze: un’introduzione
 ICT
ICT e Scuola  ICT e Scuola
ict_9b  ICT tra Didattica e Amministrazione
 La Normativa
scenario  Lo scenario normativo (dal 1859 ad oggi)
xv  Riforma della Scuola nella XV Legislatura (2006 – 2008)
xvi  Riforma della Scuola nella XVI Legislatura (2008 – 2013)
xvii  Riforma della Scuola nella XVII Legislatura (2013 – )

 

Deleghe “Buona Scuola”

Pubblicati nel Supplemento Ordinario n° 23 alla Gazzetta Ufficiale n° 112 del 16 maggio 2017 i decreti legislativi di attuazione dell’articolo 1, commi 180 e 181, della legge 13 luglio 2015, n. 107

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 59
Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00067)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 60
Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creativita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera g), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00068)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 61
Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00069)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 62
Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00070)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 63
Effettivita’ del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonche’ potenziamento della carta dello studente, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera f), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00071)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 64
Disciplina della scuola italiana all’estero, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00072)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 65
Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera e), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00073)

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 66
Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00074)


Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 7 aprile 2017, approva definitivamente i decreti legislativi attuativi delle deleghe previste dall’art. 1, c. 180, della Legge 13 luglio 2015, n. 107.



BUONA SCUOLA

Attuazione della delega al governo in tema di riordino, semplificazione e codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione (decreti legislativi – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha approvato in esame definitivo otto decreti legislativi di attuazione dell’articolo 1, commi 180 e 181, della legge 13 luglio 2015, n. 107, “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”.

Nello specifico, i provvedimenti prevedono:

  1. formazione e accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria e tecnica.  Il decreto delinea l’articolazione del percorso unitario di accesso e formazione ai ruoli a tempo indeterminato del personale docente della scuola secondaria, nonché dell’insegnamento tecnico-pratico, denominato “Sistema di formazione iniziale e di accesso”. Elenca inoltre i criteri e le metodologie da adottare al fine di realizzare un percorso unitario tra formazione e accesso ai ruoli. Viene prevista l’emanazione con cadenza regolare del bando di concorso sul numero di posti che si prevedono vacanti e disponibili al termine del triennio corrispondente al percorso formativo.

  2. promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità Il decreto aggiorna, riorganizza e razionalizza i provvedimenti vigenti in materia, tenendo conto della nuova prospettiva nazionale ed internazionale dell’inclusione scolastica, riconosciuta quale identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia. Nell’ambito della promozione dell’inclusione il decreto mette a sistema gli interventi a sostegno dell’inclusione scolastica, per armonizzare e valorizzare le politiche e la cultura inclusiva di tutti gli attori coinvolti: interviene, in particolare, sulla revisione delle modalità e dei criteri di certificazione, la modificazione della formazione iniziale degli insegnanti di sostegno e l’obbligo di formazione sulle tematiche dell’inclusione per il personale della scuola. L’obiettivo principale è quello di garantire all’alunno e allo studente con disabilità certificata di poter fruire, un un’ottica ragionata, di tutti i servizi di cui ha diritto; si chiariscono inoltre i beneficiari di specifiche misure di inclusione scolastica peculiari per i minori disabili;

  3. revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, e raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale Il decreto supera la sovrapposizione tra istruzione professionale e istruzione tecnica attraverso il rafforzamento dell’identità dell’istruzione professionale, prevedendo indirizzi di studio ispirati a un moderno concetto di occupabilità, riferito ad ampie aree di attività economiche, e non a singoli mestieri. Si supera anche la sovrapposizione dei percorsi dell’istruzione professionale con quelli di formazione professionale (IeFP) di competenza delle Regioni, prevedendo il raccordo tra l’istruzione professionale e le istituzioni formative in modo stabile e strutturato. Viene inoltre riconosciuta alle scuole la possibilità di ampliare l’offerta formativa anche attraverso la realizzazione di percorsi di qualifica professionale, sempreché previsti dalla programmazione regionale. Si potenziano gli indirizzi di studio quinquennali dell’istruzione professionale attraverso l’incremento delle ore di laboratorio e si prevede la presenza, su tutto il territorio nazionale, di un sistema unitario e articolato di “Scuole professionali”. Sono stanziati 25 milioni per l’apprendistato;

  4. sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in età compresa dalla nascita fino ai sei anni Il decreto nasce dall’esigenza primaria di garantire, sin dalla nascita, pari opportunità di educazione e di istruzione, di cura, di relazione e di gioco a tutte le bambine e a tutti i bambini, concorrendo ad eliminare disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali attraverso il superamento della dicotomia tra servizi educativi per la prima infanzia e la scuola dell’infanzia, costruendo un percorso educativo e formativo unitario, pur nel rispetto delle specificità di ciascun segmento. In questa prospettiva il provvedimento valorizza l’esperienza educativa dalla nascita a sei anni, con l’obiettivo di dare adeguata collocazione a tale esperienza all’interno del percorso di formazione della persona. Il decreto, tenuto anche conto dell’orientamento europeo, elimina la cesura tra i due periodi dell’infanzia, fornendo indicazioni e linee guida per servizi educativi e di istruzione di qualità;

  5. effettività del diritto allo studio Al fine di garantire su tutto il territorio nazionale l’effettività del diritto allo studio degli alunni e delle alunne e degli studenti e delle studentesse del sistema nazionale di istruzione e formazione, statale e paritario, fino al completamento del percorso di istruzione secondaria di secondo grado, il decreto riorganizza le prestazioni, anche accessorie, per il sostegno allo studio promuovendo un sistema di welfare studentesco fondato sull’uniformità territoriale dei servizi per il diritto allo studio. Sono stanziati circa 40 milioni per le borse di studio, altri 10 milioni per i sussidi didattici agli alunni con disabilità e ulteriori 10 milioni per il comodato d’uso dei libri di testo e dei sussidi digitali. Il provvedimento definisce inoltre le modalità per l’individuazione dei requisiti di eleggibilità per l’accesso alle prestazioni da assicurare sul territorio nazionale e individua i principi generali per il potenziamento della Carta dello studente;

  6. promozione della cultura umanistica e sostegno alla creatività Il decreto prevede che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, l’Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), le istituzioni scolastiche, le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), gli Istituti tecnici superiori (ITS) e gli Istituti di cultura italiana all’estero concorrano a realizzare un sistema coordinato per la progettazione e la promozione della conoscenza delle arti e della loro pratica quale requisito fondamentale del percorso di ciascun grado di istruzione del sistema nazionale di istruzione e formazione;

  7. disciplina della scuola italiana all’estero Il decreto aggiorna gli ordinamenti per rispondere in maniera flessibile alla realtà socio-economica di ciascuno dei Paesi esteri in cui si opera, rafforza la missione di promozione della cultura italiana all’estero e il suo coordinamento con le iniziative dell’intero sistema Paese e razionalizza le norme sul personale all’estero;

  8. valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato Il decreto riordina e coordina in un unico testo le disposizioni vigenti in materia di:

    • ammissione alla classe successiva per gli alunni del primo ciclo, prevedendo l’ammissione anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione;

    • esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, che viene semplificato nel numero di prove scritte e nelle modalità di attribuzione della valutazione finale. Inoltre la presidenza delle commissioni d’esame viene attribuita al dirigente scolastico;

    • esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, con, tra l’altro, la riduzione a due delle prove scritte e l’eliminazione della prova multidisciplinare predisposta dalla commissione, riconoscendo un maggior peso al percorso scolastico;

    • prove INVALSI, con l’eliminazione della prova scritta a carattere nazionale dall’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. La prova verrà effettuata in un altro momento dell’anno scolastico e con la sola funzione di requisito obbligatorio di ammissione all’esame. Il decreto prevede inoltre l’integrazione delle prove di italiano e matematica con una ulteriore sezione per la rilevazione dell’apprendimento della lingua inglese;

    • attestazione delle competenze nel primo ciclo, prevedendo la definizione mediante apposito decreto ministeriale di un modello di attestazione delle competenze trasversali e delle competenze chiave di cittadinanza da rilasciare al termine della terza classe di scuola secondaria di primo grado;

    • commissioni d’esame, con l’istituzione di un apposito albo regionale dei Presidenti, cui potranno accedere dirigenti scolastici e docenti della scuola secondaria di secondo grado in possesso di requisiti definiti a livello nazionale nonché la previsione di un’apposita formazione dedicata ai Presidenti di commissione.


La Buona Scuola, in Cdm via libera definitivo ai decreti attuativi
Fedeli: “Testi approvati sono il frutto di un lungo lavoro di consultazione. Qualificano ulteriormente il sistema di Istruzione”

“I provvedimenti approvati oggi in Consiglio dei Ministri sono il frutto di un lungo lavoro di consultazione in sede parlamentare, nelle commissioni competenti. C’è stato un ampio confronto che è servito a migliorare ed arricchire i testi. Si tratta di decreti che qualificano ulteriormente il sistema di Istruzione del nostro Paese”. Lo dichiara la Ministra Valeria Fedeli in occasione del via libera definitivo del Consiglio dei Ministri sui decreti legislativi attuativi della Buona Scuola.

“In Parlamento sono stati auditi circa cento soggetti fra organizzazioni sindacali, associazioni dei genitori, delle studentesse e degli studenti, delle e degli insegnanti, delle famiglie, esperti, che hanno consentito di arricchire e migliorare i testi. Anche al Ministero dell’Istruzione abbiamo svolto incontri e approfondimenti – prosegue Fedeli -. A tutte e tutti coloro che hanno contribuito a portare avanti questo lavoro, facendoci pervenire anche voci critiche che sono sempre necessarie e utili per poter migliorare il risultato finale, vanno i miei più sentiti ringraziamenti”.

Il Governo ha esercitato otto delle nove deleghe previste dalla legge di riforma approvata a luglio del 2015. La nona riguardava la revisione del Testo unico sulla scuola per la quale sarà previsto un disegno di legge delega specifico e successivo.

I decreti approvati oggi riguardano:

– il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
– la promozione dell’inclusione scolastica delle studentesse e degli studenti con disabilità;
– la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
– l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
– il diritto allo studio;
– la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
– il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
– l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

“I provvedimenti approvati sono tutti collegati da un filo rosso: migliorare la qualità del sistema nazionale di istruzione. I decreti mettono le studentesse e gli studenti al centro di un progetto, che parte dalla nascita grazie al sistema integrato 0-6 anni, per dare a tutte e tutti pari opportunità di accesso alla conoscenza, strumenti per costruire il proprio futuro, una formazione adeguata a standard e obiettivi internazionali. I decreti – sottolinea Fedeli –valorizzano la professione docente, insistendo sulla formazione e sulla qualità del reclutamento, mettono tutto il personale della scuola al centro del progetto di rilancio del sistema a partire dal tema, importantissimo, dell’inclusione delle alunne e degli alunni con disabilità”.

Con i provvedimenti approvati oggi “prosegue il cammino avviato nei primi due anni di attuazione della legge Buona Scuola che ha gettato le basi per un cambiamento culturale importante: la scuola vista come comunità aperta, innovativa, inclusiva in cui ragazze e ragazzi diventano cittadini attivi, accorti, protagonisti, capaci di contribuire alla crescita e alla competitività del Paese, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e nella piena attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione”, conclude la Ministra.

LE SCHEDE

Reclutamento e formazione iniziale delle e dei docenti
nella scuola secondaria di I e II grado

Cambia il sistema di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado, con un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale che punta a: evitare che si formino nuove sacche di precariato; offrire orizzonti temporali certi e un percorso chiaro fra concorso e immissione in ruolo alle giovani e ai giovani che vogliono insegnare; garantire l’elevata qualificazione del percorso di formazione delle future e dei futuri docenti.

Oggi chi vuole diventare insegnante della scuola secondaria deve abilitarsi, dopo la laurea, attraverso un tirocinio formativo (TFA). L’abilitazione dà accesso alle graduatorie di istituto per le sole supplenze. Per entrare in ruolo, infatti, bisogna attendere e superare un concorso. Dal 1999 il primo concorso bandito in tempi recenti è stato quello del 2012 seguito, poi, da quello del 2016. Con lunghi periodi di attesa e di vuoto, senza certezze per le e gli aspiranti docenti.

Con l’approvazione del nuovo decreto, tutte le laureate e tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari in settori formativi psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche. I concorsi avranno cadenza biennale, il primo sarà nel 2018.

Il nuovo concorso prevede due scritti (tre per il sostegno) e un orale. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT), con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione. Le docenti e i docenti vengono valutati per tutta la durata del percorso. Alla fine del triennio, se la valutazione è positiva, vengono immessi in ruolo. Niente più anni di attesa nelle graduatorie dei supplenti, dunque, ma un percorso certo e definito per diventare insegnanti.

Il decreto prevede una fase transitoria che, in prosecuzione con il Piano di assunzioni della Buona Scuola, continua ad offrire risposte al precariato storico. Saranno esaurite innanzitutto le Graduatorie ad esaurimento e quelle dell’ultimo concorso del 2016. Ci saranno delle procedure concorsuali specifiche per chi sta già insegnando come supplente da tempo. Per le docenti e i docenti abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto ci sarà un concorso nel 2018 con una prova orale seguita – quando si verificherà disponibilità di posti – da un anno di servizio con una valutazione finale. I partecipanti entreranno in ruolo, dunque, dopo una ulteriore verifica in classe. Le iscritte e gli iscritti nelle terze fasce di istituto, quelli con 3 anni di servizio, potranno accedere a concorsi con uno scritto e un orale, se vincitori accederanno al percorso FIT facendo il primo e terzo anno.

Inclusione delle studentesse e degli studenti con disabilità

Garantire una scuola sempre più accogliente alle alunne e agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo – anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio – tutte le componenti del personale scolastico. Questo l’obiettivo del provvedimento approvato.

Insegnanti sempre più preparati: viene rivista la formazione iniziale delle e dei docenti di sostegno dell’infanzia e della primaria, attraverso l’istituzione di un Corso di specializzazione ad hoc a cui si accede dopo aver conseguito la laurea in Scienze della formazione primaria, comprensiva di 60 crediti sulla didattica dell’inclusione. Tutte le future e tutti i futuri docenti, anche nella secondaria, avranno nel loro percorso di formazione iniziale materie che riguardano le metodologie per l’inclusione e ci sarà una specifica formazione anche per il personale della scuola, Ata compresi.

Coinvolgere tutto il personale nella formazione non vuol dire immaginare una riduzione delle docenti e dei docenti di sostegno, ma una maggiore partecipazione di tutte le componenti sul tema dell’inclusione, perché questa possa realizzarsi concretamente. La proposta di quantificazione del personale sul sostegno sarà fatta, infatti, dal dirigente scolastico sulla base del Progetto educativo individualizzato (PEI) di ciascuna alunna e ciascun alunno con disabilità e in coerenza con il Piano dell’inclusione di ciascuna scuola.

Il provvedimento introduce l’obbligo di tenere conto della presenza di alunne e alunni diversamente abili per l’assegnazione del personale Ata alle scuole. Nel processo di valutazione delle istituzioni scolastiche viene introdotto il livello di inclusività. Ogni scuola dovrà predisporre, nell’ambito del Piano triennale dell’offerta formativa, un Piano specifico per l’inclusione. Vengono poi rivisti, razionalizzati e rafforzati nelle loro funzioni gli organismi che operano a livello territoriale per il supporto all’inclusione, con un maggiore coinvolgimento di famiglie e associazioni.

Le commissioni mediche per l’accertamento della disabilità si arricchiscono di nuove professionalità: ci saranno un medico legale e due medici specialisti scelti fra quelli in pediatria e in neuropsichiatria infantile. Per la prima volta le e i supplenti potranno avere contratti pluriennali. In caso di un rapporto positivo con l’alunna o l’alunno e su richiesta delle famiglie le docenti e i docenti con contratto a termine potranno essere riconfermati per più anni senza passare dalle annuali trafile di assegnazione della supplenza. Viene rafforzato l’Osservatorio permanente per l’inclusione insediato al Miur.

Revisione dei percorsi dell’Istruzione professionale

Un sistema di istruzione e formazione professionale che educhi le nuove generazioni al “saper fare di qualità”, consentendo una rapida transizione dal sistema educativo al mondo del lavoro. Lo prevede il decreto approvato oggi che si pone l’obiettivo di dare una chiara identità agli istituti professionali, innovare e rendere più flessibile la loro offerta formativa, superare l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e mettere ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali.

I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, passano da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Si punta ad una sempre maggiore personalizzazione degli apprendimenti in modo tale che le studentesse e gli studenti, attraverso un progetto formativo individuale, possano sviluppare e acquisire competenze che li aiutino nell’accesso del mondo del lavoro. Nel biennio vengono inseriti gli assi culturali, ovvero aggregazioni di insegnamenti omogenei che forniscono competenze chiave di cittadinanza alle giovani e ai giovani, e si dà maggiore spazio all’alternanza scuola-lavoro e all’apprendistato.

Le scuole potranno utilizzare le loro quote di autonomia in relazione all’orario complessivo per rafforzare i laboratori e qualificare la loro offerta in modo flessibile. Gli istituti potranno, poi, avvalersi del contributo di esperti del mondo del lavoro e delle professioni e attivare partenariati per migliorare l’offerta formativa.

Conseguita la qualifica triennale, le studentesse e gli studenti potranno scegliere di proseguire gli studi passando al quarto anno dei percorsi di Istruzione Professionale o dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e conseguire un diploma professionale tecnico. Al termine dei percorsi di istruzione professionale, in quelle che diventano vere e proprie “scuole territoriali di innovazione”, le ragazze e i ragazzi conseguono il diploma quinquennale di istruzione secondaria di II grado, grazie al quale potranno accedere agli Istituti tecnici superiori (ITS), alle Università e alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in base alle loro inclinazioni e ai loro desideri.

Le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate per fornire percorsi di Istruzione e Formazione professionale (di competenza regionale) entrano a far parte della Rete nazionale delle Scuole Professionali: finalmente un’offerta formativa unitaria, articolata e integrata sul territorio. Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019. Un tavolo coordinato dal Miur – al quale prendono parte le Regioni, gli Enti locali, le Parti Sociali, gli altri Ministeri interessati, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione (Invalsi), l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire), l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) e l’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (Anpal) – monitora i percorsi dell’istruzione professionale e aggiorna gli indirizzi con cadenza almeno quinquennale. Vengono stanziati oltre 48 milioni a regime per incrementare il personale necessario all’attuazione delle novità previste. Sarà stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni all’anno per l’apprendistato formativo.

Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni

I servizi per l’infanzia escono dalla dimensione assistenziale ed entrano a pieno titolo nella sfera educativa. Viene istituito infatti per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni per garantire “ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”. Particolare attenzione verrà data alle bambine e ai bambini con disabilità.

Attraverso la costituzione del Sistema integrato progressivamente si estenderanno, amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. I servizi saranno organizzati all’interno di un assetto di competenze tra i diversi attori in campo (Stato, Regioni, Enti locali) chiaro ed efficiente. Per finanziare il nuovo Sistema viene creato un Fondo specifico (239 milioni all’anno a regime) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali.

Il decreto prevede un Piano di azione nazionale di attuazione che coinvolgerà attivamente tutti gli attori in campo. Anche le famiglie saranno coinvolte attraverso gli organismi di rappresentanza. Sarà promossa la costituzione di Poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi. I Poli serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico. I Poli saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni per la parte edilizia). Sarà prevista la qualifica universitaria come titolo di accesso per il personale, anche per i servizi da 0 a 3 anni, nell’ottica di garantire una sempre maggiore qualità del sistema. Per la prima volta sarà istituita una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

È prevista una specifica governance del Sistema integrato di educazione e di istruzione. Al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca spetterà un ruolo di coordinamento, indirizzo e promozione, in sintonia con le Regioni e gli Enti locali, sulla base del Piano di Azione Nazionale che sarà adottato dal Governo.

Diritto allo studio

Una nuova governance per garantire una maggiore partecipazione delle studentesse e degli studenti e delle famiglie. La promozione di un sistema di welfare fondato su livelli di prestazioni nazionali, misure su libri di testo, tasse scolastiche, trasporti. Il potenziamento della carta dello studente IoStudio. Oltre sessanta milioni di investimento fra borse di studio, mobilità, supporti per la didattica. Questi i principali contenuti del decreto sul Diritto allo Studio.

In particolare, il provvedimento prevede l’istituzione di una Conferenza Nazionale. Una novità assoluta che consentirà una governance più partecipata: al tavolo ci saranno Associazioni dei genitori e delle studentesse e degli studenti, Consulte provinciali delle studentesse e degli studenti, il Miur, ma anche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regioni, Comuni.

Sono previsti specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco: 30 milioni vengono destinati per il 2017 (diventano 39,7 a regime dal 2019) alla copertura di borse di studio grazie alle quali studentesse e studenti delle scuole secondarie di II grado potranno avere supporto per l’acquisto di materiale didattico, per trasporti, per accedere a beni di natura culturale. Si tratta, a regime, di quasi 30 milioni in più rispetto allo stanziamento previsto dal testo iniziale, prima del passaggio parlamentare.

Altri 10 milioni (all’anno, fino al 2019/2020) vengono stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunne e alunni con disabilità. Ancora altri 10 milioni vengono investiti, a partire dal 2019, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali, per il comodato d’uso dalla primaria fino alle classi dell’assolvimento dell’obbligo. Supporto aggiuntivo anche per la scuola in ospedale e per l’istruzione domiciliare con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro all’anno dal 2017.

È previsto l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche – in base all’Isee – per le studentesse e gli studenti delle quarte e delle quinte della secondaria di II grado. Si parte nell’anno scolastico 2018/2019 con le quarte. Rafforzata la Carta dello studente (IoStudio) che sarà estesa anche a chi frequenta i corsi dell’Afam (Alta formazione musicale e coreutica) e ai Centri Regionali per la Formazione Professionale.

Promozione e diffusione della Cultura umanistica,
arriva il Piano delle Arti

Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa entrano a pieno diritto nel Piano dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado. Le studentesse e gli studenti potranno così sviluppare creatività, senso critico, capacità di innovazione attraverso la cultura e la pratica diretta delle arti e la conoscenza diretta e il rilancio del patrimonio storico e artistico del nostro Paese.

Dopo il Piano Nazionale Scuola Digitale, arriva il Piano delle Arti, un programma di interventi con validità triennale che il Miur metterà in campo di concerto con il Mibact (Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo) e che conterrà una serie di misure per agevolare lo sviluppo dei temi della creatività nelle scuole. Il Piano viene finanziato con 2 milioni all’anno a partire dal 2017 e per la prima volta il 5% dei posti di potenziamento dell’offerta formativa sarà dedicato allo sviluppo dei temi della creatività. Ci saranno perciò risorse e personale.

Le scuole dovranno recepire gli indirizzi del Piano nell’ambito della loro offerta formativa e potranno costituirsi in Poli a orientamento artistico-performativo (per il primo ciclo) e in Reti (scuole secondarie di secondo grado) per condividere risorse laboratoriali, spazi espositivi, strumenti professionali, esperienze e progettazioni comuni.

Ogni istituto potrà stabilire se articolare singoli progetti o specifici percorsi curricolari anche in verticale, in alternanza scuola-lavoro o con iniziative extrascolastiche, in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati e con soggetti del terzo settore che operano nel campo artistico e musicale.

Tra le novità del decreto, i percorsi a indirizzo musicale delle scuole secondarie di I grado (che rappresenteranno la naturale evoluzione delle scuole di I grado ad indirizzo musicale), una più omogenea diffusione dell’insegnamento dello strumento musicale anche attraverso le docenti e i docenti dell’organico dell’autonomia e l’armonizzazione dei percorsi formativi della filiera artistico-musicale. Promosse, inoltre, forme di collaborazione strutturata tra licei artistici, accademie di belle arti, istituti superiori per le industrie artistiche, università, enti locali e tra licei musicali e coreutici e gli istituti superiori di studi musicali e i territori.

Plurale è anche la governance di questo settore: oltre al Miur e al Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) le attività di indirizzo e coordinamento saranno gestite dall’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione, ricerca educativa), le istituzioni Afam (Alta formazione musicale e coreutica), le Università, gli Its (Istituti tecnici superiori), gli Istituti del Mibact, gli istituti di cultura italiana all’estero, soggetti pubblici e privati.

Il patrimonio culturale e artistico italiano può diventare occasione di crescita per il Paese se le nuove generazioni sapranno coniugare tradizione e innovazione. Per questo motivo l’alternanza Scuola-Lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

Scuole italiane all’estero

Una scuola che formi cittadine e cittadini italiani anche all’estero e che diffonda e promuova il nostro patrimonio culturale fuori dai confini nazionali: è questo l’obiettivo del decreto legislativo sulle scuole italiane all’estero.

La volontà è quella di colmare le distanze e le frammentazioni oggi esistenti fra le scuole del sistema nazionale e quelle all’estero, estendendo le innovazioni introdotte dalla Buona Scuola anche negli istituti scolastici che operano fuori dal Paese. Questo si tradurrà, per esempio, nell’istituzione dell’organico del potenziamento anche all’estero. Si tratta di 50 ulteriori insegnanti (si passa da 624 a 674), nuove risorse professionali grazie alle quali si potrà lavorare di più su musica, arte o cinema e garantire il sostegno alle alunne e agli alunni che ne hanno bisogno.

Queste figure professionali verranno selezionate per la prima volta dal Miur sulla base di requisiti predisposti insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci). In precedenza era il solo Maeci ad effettuare queste selezioni. È prevista per queste figure una formazione obbligatoria prima della partenza per l’estero e in servizio, così come richiesto nel territorio nazionale dopo l’entrata in vigore della Buona Scuola. I tempi di permanenza fuori dall’Italia passano dai 9 anni attuali a due periodi di 6 anni scolastici che dovranno però essere intervallati da un periodo di 6 anni nelle scuole italiane del Paese. Questo per evitare che il personale all’estero perda contatto con il sistema di istruzione e con il Paese di riferimento.

Le scuole italiane all’estero potranno partecipare ai bandi relativi al Piano nazionale scuola digitale e saranno inserite nel sistema nazionale di valutazione. Sono previste maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti che promuovono e diffondono la nostra cultura nel mondo e, infine, piena trasparenza delle scuole all’estero all’interno del portale unico della scuola.

Vengono promossi, inoltre, servizio civile e tirocini nelle istituzioni del sistema di formazione italiano nel mondo. Maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti pubblici e privati che promuovono la nostra cultura nel mondo. Viene istituita una Cabina di Regia Miur-Maeci, cui spetta il compito di riorganizzazione e coordinamento strategico del sistema.

Valutazione ed Esami di Stato

Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità saranno applicate nel 2018 per l’Esame del primo ciclo e nel 2019 per la Maturità. Alla primaria e alla secondaria di I grado cambia la modalità di valutazione: restano i voti, ma saranno espressione dei livelli di apprendimento raggiunti e saranno affiancati da una specifica certificazione delle competenze. Maggiore peso viene dato alla valutazione delle competenze in ‘Cittadinanza e Costituzione’, che saranno anche oggetto di colloquio anche all’Esame di Maturità. Sono alcune delle novità previste dal decreto su valutazione ed Esami di Stato.

La valutazione nel primo ciclo: il tema dell’ammissione alla classe successiva diventa parte di un processo più ampio di presa in carico delle studentesse e degli studenti. Le attività svolte nell’ambito della disciplina trasversale ‘Cittadinanza e Costituzione’ diventano oggetto di valutazione.

Alla primaria varrà la normativa vigente: la non ammissione è prevista solo in casi eccezionali e con decisione unanime dei docenti della classe. Ma con una novità: viene esplicitato che l’ammissione è prevista anche in caso di livelli di apprendimento “parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. Le scuole dovranno attivare, anche questa è una novità, specifiche strategie di miglioramento per sostenere il raggiungimento dei necessari livelli di apprendimento da parte degli alunni e delle alunne più deboli. Per una scuola più inclusiva e capace di non lasciare solo chi resta indietro.

Nella secondaria di I grado resta ferma la necessità di frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale per poter essere ammesse o ammessi alla classe successiva. Anche alla secondaria di I grado, a differenza di quanto avviene oggi, in un’ottica di maggiore trasparenza dei voti e in linea con le esperienza di molti Paesi europei, si può essere ammessi o ammesse alla classe successiva e all’Esame finale in caso di mancata acquisizione dei necessari livelli di apprendimento in una o più discipline. In questo caso, come per la primaria, le scuole dovranno attivare percorsi di supporto per colmare le lacune. Alla fine del I ciclo viene rilasciata una apposita certificazione delle competenze oggi già sperimentata da oltre 3.000 istituzioni scolastiche.

Esame del I ciclo. Tre scritti e un colloquio saranno le prove previste alla fine della classe terza della secondaria di I grado. Oggi le prove sono cinque più il colloquio. L’Esame viene riequilibrato e si torna a dare più valore al percorso scolastico rispetto al peso delle prove finali. Sono previste: una prova di italiano, una di matematica, una prova sulle lingue straniere, un colloquio per accertare le competenze trasversali, comprese quelle di cittadinanza. Il test Invalsi (la prova nazionale standardizzata) resta, ma si svolgerà nel corso dell’anno scolastico, non più durante l’Esame.

Esame del II ciclo. Due prove scritte e un colloquio orale. Questo il nuovo Esame. Oggi le prove scritte sono tre più il colloquio. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione, insieme allo svolgimento della Prova nazionale Invalsi. Si viene ammessi e ammesse all’Esame con tutti sei. Fatta salva la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina (o in un gruppo di discipline che insieme esprimono un voto). L’ammissione con una insufficienza incide sul credito finale con cui si accede all’Esame. Questo non vale per il voto legato al comportamento: chi ha l’insufficienza non viene ammessa o ammesso.

L’Esame sarà composto da: prima prova scritta nazionale che accerterà la padronanza della lingua italiana, seconda prova scritta nazionale su una o più discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, colloquio orale che accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. L’esito dell’Esame oggi è espresso in centesimi: fino a 25 punti per il credito scolastico, fino a 15 per ciascuna delle tre prove scritte, fino a 30 per il colloquio. Con il decreto il voto finale resta in centesimi, ma si dà maggior peso al percorso fatto nell’ultimo triennio: il credito scolastico incide fino a 40 punti, le 2 prove scritte incidono fino a 20 punti ciascuna, il colloquio fino a 20 punti. La Commissione resta quella attuale: un Presidente esterno più tre commissari interni e tre commissari esterni. La prova Invalsi viene introdotta in quinta per italiano, matematica e inglese, ma si svolgerà in un periodo diverso dall’Esame.

Le novità per le prove Invalsi: si introduce una prova di inglese standardizzata al termine sia della primaria sia della secondaria di I e II grado per certificare, in convenzione con enti certificatori accreditati, le abilità di comprensione e uso della lingua inglese in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue. Nelle classi finali della secondaria di I e II grado la prova Invalsi è requisito per l’ammissione all’Esame, ma non influisce sul voto finale.


Il 24, 25, 26, 27, 30, 31 gennaio, 1, 2, 6, 7, 8, 13, 14, 21, 22, 28 febbraio, 1, 2, 7, 8, 9, 14, 15, 16, 21 e 22 marzo le Commissioni di Camera e Senato esaminano gli schemi di decreti legislativi attuativi delle deleghe previste dall’art. 1, c. 180, della Legge 13 luglio 2015, n. 107 e svolgono audizioni sui profili attuativi della legge n. 107/15.



Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 14 gennaio, esamina i decreti legislativi in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione previsti dall’art. 1, c. 180, della Legge 13 luglio 2015, n. 107.

I decreti legislativi sono adottati su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle finanze nonché con gli altri Ministri competenti, previo parere della Conferenza unificata.
Gli schemi dei decreti sono trasmessi alle Camere per l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si esprimono nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione.


BUONA SCUOLA

Attuazione della delega al governo in tema di riordino, semplificazione e codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione (decreti legislativi – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha approvato in esame preliminare otto decreti legislativi di attuazione dell’articolo 1, comma 180, della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Nello specifico, i provvedimenti prevedono:

1.        accesso ai ruoli del personale docente

Il decreto delinea l’articolazione del percorso unitario di accesso e formazione ai ruoli a tempo indeterminato del personale docente della scuola secondaria, nonché dell’insegnamento tecnico-pratico, denominato “Sistema di formazione iniziale e di accesso”. Elenca inoltre i criteri e le metodologie da adottare al fine di realizzare un percorso unitario tra formazione e accesso ai ruoli.

Viene prevista l’emanazione con cadenza regolare del bando di concorso sul numero di posti che si prevedono vacanti e disponibili al termine del triennio corrispondente al percorso formativo.

2.        promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità

Il decreto aggiorna, riorganizza e razionalizza i provvedimenti vigenti in materia, tenendo conto della nuova prospettiva nazionale ed internazionale dell’inclusione scolastica, riconosciuta quale identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia.

Il testo chiarisce chi sono i beneficiari di specifiche misure di inclusione scolastica peculiari per i minori disabili. Viene previsto che, ove siano presenti studenti con disabilità certificate, le sezioni per la scuola dell’infanzia e le classi prime per ciascun grado di istruzione, non abbiano classi di più di ventidue alunni, fermo restando il numero minimo di alunni e studenti per classe previsto dalla normativa vigente;

3.        revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale

Il decreto supera la sovrapposizione tra istruzione professionale e istruzione tecnica attraverso il rafforzamento dell’identità dell’istruzione professionale, prevedendo indirizzi di studio ispirati a un moderno concetto di occupabilità, riferito ad ampie aree di attività economiche, e non a singoli mestieri. Si supera anche la sovrapposizione dei percorsi dell’istruzione professionale con quelli di formazione professionale (IeFP) di competenza delle Regioni, prevedendo il raccordo tra l’istruzione professionale e le istituzioni formative in modo stabile e strutturato. Viene inoltre riconosciuta alle scuole la possibilità di ampliare l’offerta formativa anche attraverso la realizzazione di percorsi di qualifica professionale, sempreché previsti dalla programmazione regionale. Si potenziano infine gli indirizzi di studio quinquennali dell’istruzione professionale e si prevede la presenza, su tutto il territorio nazionale, di un sistema unitario e articolato di “Scuole professionali”;

4.        sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in età compresa dalla nascita fino ai sei anni

Il provvedimento valorizza l’esperienza educativa dalla nascita a sei anni, con l’obiettivo di dare adeguata collocazione a tale esperienza all’interno del percorso di formazione della persona. Il decreto, tenuto anche conto dell’orientamento europeo, elimina la cesura tra i due periodi dell’infanzia, fornendo indicazioni e linee guida per servizi educativi e di istruzione di qualità;

5.        diritto allo studio

Al fine di garantire su tutto il territorio nazionale l’effettività del diritto allo studio degli alunni e degli studenti del sistema nazionale di istruzione e formazione, statale e paritario, fino al completamento del percorso di istruzione secondaria di secondo grado, il decreto riorganizza le prestazioni, anche accessorie, per il sostegno allo studio. Il provvedimento definisce inoltre le modalità per l’individuazione dei requisiti di eleggibilità per l’accesso alle prestazioni da assicurare sul territorio nazionale e individua i principi generali per il potenziamento della Carta dello studente;

6.        cultura umanistica

Il decreto prevede che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, l’Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), le istituzioni scolastiche, le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), gli Istituti tecnici superiori (ITS) e gli Istituti di cultura italiana all’estero concorrano a realizzare un sistema coordinato per la progettazione e la promozione della conoscenza delle arti e della loro pratica quale requisito fondamentale del percorso di ciascun grado di istruzione del sistema nazionale di istruzione e formazione;

7.        disciplina della scuola italiana all’estero

Il decreto aggiorna gli ordinamenti per rispondere in maniera flessibile alla realtà socio-economica di ciascuno dei Paesi esteri in cui si opera, rafforza la missione di promozione della cultura italiana all’estero e il suo coordinamento con le iniziative dell’intero sistema Paese e razionalizza le norme sul personale all’estero;

8.        valutazione, certificazione delle competenze ed esami di Stato

Il decreto riordina e coordina in un unico testo le disposizioni vigenti in materia di:

–          ammissione alla classe successiva per gli alunni del primo ciclo, prevedendo l’ammissione anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione;

–          esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, che viene semplificato nel numero di prove scritte e nelle modalità di attribuzione della valutazione finale. Inoltre la presidenza delle commissioni d’esame viene attribuita al dirigente scolastico;

–          esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, con, tra l’altro, la riduzione a due delle prove scritte e l’eliminazione della prova multidisciplinare predisposta dalla commissione e il potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro;

–          prove INVALSI, con l’eliminazione della prova scritta a carattere nazionale dall’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. La prova verrà effettuata in un altro momento dell’anno scolastico e con la sola funzione di requisito obbligatorio di ammissione all’esame. Il decreto prevede inoltre l’integrazione delle prove di italiano e matematica con una ulteriore sezione per la rilevazione dell’apprendimento della lingua inglese;

–          attestazione delle competenze nel primo ciclo, prevedendo la definizione mediante apposito decreto ministeriale di un modello di attestazione delle competenze trasversali e delle competenze chiave di cittadinanza da rilasciare al termine della terza classe di scuola secondaria di primo grado;

–          commissioni d’esame, con l’istituzione di un apposito albo regionale dei Presidenti, cui potranno accedere dirigenti scolastici e docenti della scuola secondaria di secondo grado in possesso di requisiti definiti a livello nazionale nonché la previsione di un’apposita formazione dedicata ai Presidenti di commissione.

I decreti saranno inviati alle Camere per l’acquisizione dei prescritti pareri parlamentari.


La Buona Scuola, da Cdm primo via libera a otto deleghe
Fedeli: “Sono la parte più innovativa della legge. Oggi primo passo: ora parte la fase di ascolto dei soggetti coinvolti.
I testi finali
saranno frutto della massima condivisione possibile”

Primo via libera oggi in Consiglio dei Ministri a otto decreti legislativi di attuazione della legge Buona Scuola.

I decreti riguardano:

  • il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
  • la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità;
  • la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
  • l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
  • il diritto allo studio;
  • la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
  • il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
  • l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

Per la revisione del Testo unico sulla scuola sarà previsto un disegno di legge delega specifico e successivo. I provvedimenti vanno ora alle Commissioni parlamentari competenti e in Conferenza Unificata per l’apposito parere.

“I decreti attuativi delle deleghe rappresentano la parte più innovativa e qualificante della legge 107. Rivelano e concretizzano la vera portata di riforma della Buona Scuola: mettono le studentesse e gli studenti al centro di un progetto che punta a fornire loro un’istruzione e una formazione adeguate a standard e obiettivi internazionali. Si lavora sul sapere e sul saper fare, per dare alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi gli strumenti utili per realizzare il loro progetto di vita e contribuire alla crescita e alla competitività del Paese”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.

“Abbiamo scelto di salvaguardare le deleghe, la loro attuazione e il lavoro fatto finora avviandone l’iter di approvazione prima della loro scadenza prevista il 15 gennaio. Oggi comincia un percorso, è un punto di partenza. Aver dato il primo via libera in Consiglio dei Ministri non significa pensare che i testi siano chiusi: lavoreremo nelle Commissioni parlamentari – assicurando una forte partecipazione e presenza del Ministero e del Governo – per ascoltare in audizione tutti i soggetti coinvolti. Dirigenti scolastici, insegnanti, personale della scuola, sindacati, studenti, famiglie, associazioni, stakeholder in modo che i testi finali saranno frutto della massima condivisione possibile”.

LE SCHEDE

Formazione iniziale e accesso all’insegnamento
nella scuola secondaria di I e II grado

Oggi chi vuole insegnare nella scuola secondaria di I e II grado deve abilitarsi, dopo la laurea, attraverso il tirocinio formativo attivo (TFA). L’abilitazione consente di accedere alla seconda fascia delle graduatorie di istituto per fare le supplenze. Per il ruolo occorre attendere e superare un concorso. Il decreto prevede che dopo la laurea si parteciperà ad un concorso. Chi lo supererà si inserirà in un percorso di formazione di tre anni, due dei quali fatti anche a scuola. Il percorso si concluderà, dopo il terzo anno, con l’assunzione a tempo indeterminato. Il decreto riguarda le future e i futuri insegnanti e prevede una fase transitoria per chi oggi è già iscritto nelle graduatorie di istituto.

Inclusione scolastica

Semplificazione e snellimento delle pratiche burocratiche, maggiore continuità didattica e formazione del personale docente e della comunità scolastica, costruzione di un progetto di vita che coinvolgerà più attori della società che collaborano in rete.

Sono questi i punti cardine del decreto sull’inclusione scolastica, provvedimento che propone un cambiamento culturale mettendo al centro le alunne e gli alunni con disabilità, per i quali la scuola, coinvolgendo tutte le sue componenti, elabora un progetto educativo individuale.

Non sarà solo la gravità della disabilità a determinare le risposte offerte delle alunne e degli alunni: si cercherà di determinare in senso più ampio i loro bisogni. L’attività di presa in carico degli alunni sarà più condivisa: la scuola fornirà al nuovo Gruppo di Inclusione Territoriale il Piano di inclusione, la valutazione diagnostico-funzionale e il progetto individuale per l’alunno che costituiranno la base delle richieste all’Ufficio scolastico regionale.

Insegnanti di sostegno più formati e preparati, poi, grazie a una formazione iniziale che prevede l’obbligo di 120 crediti formativi universitari (cfu) sull’inclusione scolastica (non più 60 come è oggi) per tutti i gradi di istruzione, 60 prima del percorso di specializzazione e 60 durante,  (il doppio rispetto ad oggi). Tutti i futuri docenti avranno nel loro percorso di formazione iniziale materie che riguardano le metodologie per l’inclusione e ci sarà una specifica formazione anche per il personale della scuola, Ata compresi.

Revisione dei percorsi dell’Istruzione professionale

Dare una chiara identità agli istituti professionali, innovare la loro offerta formativa, superando l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e  rispondendo anche alle esigenze delle filiere produttive del territorio. Questi gli obiettivi del decreto che mette ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali e punta a ridare dignità a questi percorsi formativi.

I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi passano da 6 a 11: servizi per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la silvicoltura; pesca commerciale e produzioni ittiche; artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Vengono rafforzate le attività laboratoriali: nel biennio più del 40% delle ore sarà destinato a insegnamenti di indirizzo e attività di laboratorio, ci sarà uno spazio del 10% per apprendimenti personalizzati e per l’alternanza Scuola-Lavoro (dal secondo anno del biennio), il resto delle ore sarà dedicato a insegnamenti generali. Nel triennio, invece, lo spazio per gli insegnamenti di indirizzo sarà superiore (55% per anno) per dare la possibilità ai giovani di specializzarsi e approfondire quanto appreso nel biennio, nell’ottica di un ingresso facilitato nel mondo del lavoro. Conseguita la qualifica triennale, lo studente potrà scegliere di proseguire gli studi passando al quarto anno dei percorsi di Istruzione Professionale o dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e conseguire un diploma professionale tecnico. Le istituzioni scolastiche (statali o paritarie) che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate per fornire percorsi di Istruzione e Formazione professionale (di competenza regionale) entrano a far parte di un’unica rete, la Rete nazionale delle Scuole Professionali: finalmente un’offerta formativa unitaria, articolata e integrata sul territorio. Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019. 

Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni

La delega istituisce per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni per garantire “ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”. Attraverso la costituzione del Sistema integrato progressivamente si estenderanno, amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. A questo scopo viene creato un Fondo (229 milioni all’anno) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali.

La delega prevede un Piano di azione nazionale per l’attuazione del Sistema integrato che coinvolgerà attivamente tutti gli attori in campo. Sarà promossa la costituzione di poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi. I poli serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico di tutte le bambine e dei bambini. I poli saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni). 

È prevista una specifica governance del Sistema integrato di educazione e di istruzione. Al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca spetterà un ruolo di coordinamento, indirizzo e promozione, in sintonia con le Regioni e gli Enti locali, sulla base del Piano di Azione Nazionale che sarà adottato dal Governo.

Diritto allo studio

Una nuova governanceche garantisca una maggiore partecipazione degli studenti, la promozione di un sistema di welfare fondato su livelli di prestazioni nazionali, misure su libri di testo, tasse scolastiche, trasporti, il potenziamento della carta dello studente IoStudio. Questi i principali contenuti della delega sul Diritto allo Studio.

Il provvedimento prevede l’istituzione di una Conferenza Nazionale. Una novità assoluta che consentirà una governance più partecipata: al tavolo ci saranno Associazioni dei genitori e degli studenti, Consulte provinciali degli studenti, il Miur, ma anche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regioni, Comuni.

A partire al 2017 sono previsti 10 milioni di euro per l’erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti agli ultimi due anni delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, per l’acquisto di libri di testo, per la mobilità e il trasporto, per l’accesso a beni e servizi di natura culturale. Il Miur stabilisce ogni anno i criteri per il riparto delle risorse.

Fra le novità, l’esonero totale dalle tasse scolastiche per le studentesse e gli studenti delle quarte e delle quinte della secondaria di II grado. Si parte nell’anno scolastico 2018/2019 con le quarte. Previste maggiori agevolazioni sui libri di testo, con una spinta per la diffusione del comodato d’uso gratuito alla secondaria di I e II grado. Saranno previste borse di studio per chi frequenta la secondaria di II grado per: libri, trasporti e vitto. Rafforzata la Carta dello studente (IoStudio) che sarà estesa anche a chi frequenta i corsi dell’Afam (Alta formazione musicale e coreutica) e ai Centri Regionali per la Formazione Professionale.

Promozione e diffusione della Cultura umanistica

Il Made in Italy al centro della Buona Scuola. Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa saranno solo alcune delle arti che verranno potenziate negli istituti scolastici.

Le scuole saranno aperte anche a contributi esterni: reti o poli a orientamento artistico e performativo di scuole collaboreranno con l’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione, ricerca educativa), le istituzioni Afam (Alta formazione musicale e coreutica), le Università, gli Its (Istituti tecnici superiori) e soggetti pubblici e privati sotto il coordinamento del Miur. Il Miur lavorerà a stretto contatto con il Ministero dei Beni Culturali.

La pratica musicale, già presente nelle scuole del primo ciclo, verrà potenziata e ulteriormente sviluppata e le scuole secondarie di II grado potranno collaborare con gli Istituti tecnici superiori per progetti di innovazione digitale e tecnologica applicata alla musica.

Il patrimonio culturale e artistico italiano può essere occasione di crescita per l’Italia se le nuove generazioni sapranno coniugare tradizione e innovazione. Per questo motivo l’alternanza Scuola-Lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

Scuole italiane all’estero

Una scuola che formi cittadini italiani anche all’estero, diffondendo e promuovendo il nostro patrimonio culturale fuori dai confini nazionali, così come avviene nelle scuole del Paese: è questo l’obiettivo del decreto legislativo sulle scuole italiane all’estero.

La volontà è quella di colmare le distanze, estendendo le innovazioni introdotte dalla Buona Scuola anche negli istituti scolastici che operano fuori dal Paese. Questo si tradurrà, per esempio, nell’istituzione dell’organico del potenziamento all’estero, 50 nuovi insegnanti, nuove risorse professionali grazie alle quali si potrà lavorare di più su musica, arte o cinema e garantire il sostegno alle alunne e agli alunni che ne hanno bisogno. Le scuole italiane all’estero potranno partecipare ai bandi relativi al Piano nazionale scuola digitale. Per quanto riguarda gli insegnanti Miur e Maeci definiranno criteri e modalità per la formazione del personale all’estero, per riconoscere un profilo professionale specifico. Il periodo di permanenza fuori dei docenti verrà ridotto dagli attuali 9 a 6 anni per evitare un periodo troppo lungo di distacco dal sistema nazionale.

Sono previste maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti che promuovono e diffondono la nostra cultura nel mondo e, infine, piena trasparenza delle scuole all’estero all’interno del portale unico della scuola.

Valutazione

Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità entreranno in vigore dagli Esami del 2018.

Esame del I ciclo. Tre scritti e un colloquio saranno le prove previste alla fine della classe terza della secondaria di I grado. Oggi le prove sono sei più il colloquio. L’Esame viene riequilibrato e si torna a dare più valore al percorso scolastico rispetto al peso delle prove finali. Il decreto prevede: una prova di italiano, una di matematica, una prova sulle lingue straniere, un colloquio per accertare le competenze trasversali. Il test Invalsi (la prova nazionale standardizzata) resta in terza, ma si svolgerà nel corso dell’anno scolastico, non più durante l’Esame.

Esame del II ciclo. Due prove scritte e un colloquio orale. Questo il nuovo Esame. Oggi le prove scritte sono tre più il colloquio. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione. L’Esame sarà composto da: prima prova scritta nazionale che accerterà la padronanza della lingua italiana, seconda prova scritta nazionale su discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, colloquio orale che accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. L’esito dell’Esame oggi è espresso in centesimi: fino a 25 punti per il credito scolastico, fino a 15 per ciascuna delle tre prove scritte, fino a 30 per il colloquio. Con il decreto il voto finale resta in centesimi, ma si dà maggior peso al percorso fatto nell’ultimo triennio: il credito scolastico incide fino a 40 punti, le 2 prove scritte incidono fino a 20 punti ciascuna, il colloquio fino a 20 punti.La Commissione resta quella attuale: un Presidente esterno più tre commissari interni e tre commissari esterni. La prova Invalsi viene introdotta in quinta per italiano, matematica e inglese, ma si svolgerà in un periodo diverso dall’Esame.

Le novità per le prove Invalsi: si introduce una prova di inglese standardizzata al termine sia della primaria sia della secondaria di I e II grado per certificare le abilità di comprensione e uso della lingua inglese in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue. Nelle classi finali della secondaria di I e II grado la prova Invalsi è requisito per l’ammissione all’Esame, ma non confluisce nel voto finale: il punteggio è riportato nella documentazione allegata al diploma.

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59

Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00067)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Principi generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, e in particolare i commi 180 e 181,
lettera b);
Vista la legge 19 novembre 1990, n. 341, recante riforma degli
ordinamenti didattici universitari;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 maggio 1997, n. 127, recante misure urgenti per
lo snellimento dell’attivita’ amministrativa e dei procedimenti di
decisione e di controllo e in particolare l’articolo 17;
Vista la legge 3 agosto 1998, n. 315, recante interventi finanziari
per l’universita’ e la ricerca e in particolare l’articolo 1, commi 4
e 5;
Vista la legge 2 agosto 1999, n. 264, recante norme in materia di
accessi ai corsi universitari;
Vista la legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle
Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza,
dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori
per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli
Istituti musicali pareggiati;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto-legge 25 settembre 2002, n. 212, recante misure
urgenti per la scuola, l’universita’, la ricerca scientifica e
tecnologica e l’alta formazione artistica e musicale, convertito con
modificazioni dalla legge 22 novembre 2002, n. 268;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni, ed in particolare gli articoli 4, 8 e 11;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Vista la legge 30 dicembre 2010, n. 240 recante norme in materia di
organizzazione delle universita’, di personale accademico e
reclutamento, nonche’ delega al Governo per incentivare la qualita’ e
l’efficienza del sistema universitario;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133;
Visto il decreto 10 settembre 2010, n. 249, recante regolamento
concernente la definizione della disciplina dei requisiti e delle
modalita’ della formazione iniziale degli insegnanti della scuola
dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di
primo e secondo grado, ai sensi dell’articolo 2, comma 416, della
legge 24 dicembre 2007, n. 244;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, relativo al regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 23 febbraio 2017;
Acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari competenti per
materia e per profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Oggetto e finalita’

1. Il presente decreto legislativo attua il riordino, l’adeguamento
e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso
nei ruoli dei docenti, compresi quelli degli insegnanti
tecnico-pratici, della scuola secondaria, per i posti comuni e per
quelli di sostegno.
2. Al fine di realizzare la valorizzazione sociale e culturale
della professione e’ introdotto il sistema unitario e coordinato di
formazione iniziale e accesso ai ruoli dei docenti, compresi quelli
degli insegnanti tecnico-pratici, nella scuola secondaria di primo e
secondo grado, sia su posti comuni sia di sostegno, per selezionarli
sulla base di un concorso pubblico nazionale e di un successivo
percorso formativo triennale.
3. Il sistema di cui al comma 2 costituisce, insieme alla
formazione universitaria o accademica e alla formazione in servizio
di cui all’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107,
un percorso verticale unitario di formazione dei docenti della scuola
secondaria, con l’obiettivo che essi acquisiscano e aggiornino
continuamente le conoscenze e le competenze, sia disciplinari che
professionali, necessarie per svolgere al meglio la loro funzione.
4. Dall’attuazione del presente provvedimento non devono derivare
ulteriori oneri per la finanza pubblica tenuto conto anche delle
risorse previste dal presente decreto.

Art. 2

Sistema di formazione iniziale e accesso ai ruoli

1. Il sistema di formazione iniziale e accesso di cui all’articolo
1, comma 2, e’ articolato in:
a) un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o
interregionale, di cui al Capo II;
b) un successivo percorso triennale di formazione iniziale,
tirocinio e inserimento nella funzione docente, di seguito denominato
«percorso FIT», differente fra posti comuni e posti di sostegno,
destinato ai soggetti vincitori del concorso di cui alla lettera a),
articolato secondo quanto previsto al comma 2;
c) una procedura di accesso ai ruoli a tempo indeterminato,
previo superamento delle valutazioni intermedie e finali del percorso
formativo di cui alla lettera b).
2. Il percorso FIT e’ disciplinato ai sensi del Capo III, e si
articola in:
a) un primo anno finalizzato al conseguimento del diploma di
specializzazione di cui all’articolo 9, per l’insegnamento nella
scuola secondaria o in pedagogia e didattica speciale per le
attivita’ di sostegno didattico e l’inclusione scolastica;
b) un secondo anno di formazione, tirocinio e primo inserimento
nella funzione docente, di cui agli articoli 10 e 11;
c) un terzo anno di formazione, tirocinio, e inserimento nella
funzione docente, di cui agli articoli 10, 11 e 13.
3. Il percorso FIT e’ realizzato attraverso una collaborazione
strutturata e paritetica fra scuola, universita’ e istituzioni
dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, di seguito
denominate «istituzioni AFAM», con una chiara distinzione dei
rispettivi ruoli e competenze. La collaborazione si esplicita nella
progettazione, gestione e monitoraggio del percorso FIT, effettuati
tramite gli appositi organi collegiali a carattere regionale di cui
all’articolo 9, comma 7.
4. Il percorso FIT ha l’obiettivo di sviluppare e rafforzare nei
futuri docenti:
a) le competenze culturali, disciplinari, didattiche e
metodologiche, in relazione ai nuclei fondanti dei saperi e ai
traguardi di competenza fissati per gli studenti;
b) le competenze proprie della professione di docente, in
particolare pedagogiche, relazionali, valutative, organizzative e
tecnologiche, integrate in modo equilibrato con i saperi
disciplinari;
c) la capacita’ di progettare percorsi didattici flessibili e
adeguati al contesto scolastico, al fine di favorire l’apprendimento
critico e consapevole e l’acquisizione delle competenze da parte
degli studenti;
d) la capacita’ di svolgere con consapevolezza i compiti connessi
con la funzione docente e con l’organizzazione scolastica.
5. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 3, il percorso FIT e’
progettato e realizzato in coordinamento con il Piano nazionale di
formazione di cui all’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio
2015, n. 107.

Capo II
Accesso ai ruoli a tempo indeterminato e procedure concorsuali

Art. 3

Bando di concorso e commissioni

1. Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca e’ indetto, su base regionale, il concorso nazionale
per esami e titoli per selezionare i candidati all’accesso al
percorso FIT su posti comuni e di sostegno nella scuola secondaria.
In caso di esiguo numero dei posti conferibili, il concorso e’
indetto su base interregionale.
2. Il concorso e’ bandito, fermo restando il regime autorizzatorio
previsto dall’articolo 39, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n.
449, con cadenza biennale, per la copertura dei posti della scuola
secondaria che si prevede si rendano vacanti e disponibili nel terzo
e quarto anno scolastico successivi a quello in cui e’ previsto
l’espletamento delle prove concorsuali.
3. Sulla base della graduatoria di merito i vincitori del concorso
sono ammessi al percorso FIT in due successivi scaglioni annuali, nel
limite corrispondente ai posti che si prevede si rendano vacanti e
disponibili rispettivamente nel terzo e nel quarto anno scolastico
successivi a quello in cui e’ previsto l’espletamento delle prove
concorsuali.
4. Nel bando di concorso sono previsti contingenti separati, in
ciascuna sede concorsuale regionale o interregionale, per ognuna
delle seguenti tipologie di posto e classi di concorso:
a) posti relativi alle classi di concorso per la scuola
secondaria di primo e secondo grado, anche raggruppate in ambiti
disciplinari;
b) posti relativi alle classi di concorso di insegnante
tecnico-pratico per la scuola secondaria;
c) posti di sostegno.
5. I candidati indicano nella domanda di partecipazione in quale
regione e per quali contingenti di posti intendono concorrere.
Ciascun candidato puo’ concorrere in una sola regione, per le
tipologie di posto messe a concorso nella stessa, qualora in possesso
dei requisiti di accesso di cui all’articolo 5.
6. Con regolamento da adottare, nei limiti delle risorse
disponibili a legislazione vigente, ai sensi dell’articolo 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro 180 giorni dall’entrata
in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, sono individuati,
anche con riferimento alla procedura di cui all’articolo 17, comma 7:
i criteri di composizione delle commissioni giudicatrici del concorso
e i requisiti per i relativi componenti; i criteri generali e
oggettivi di valutazione delle prove e dei titoli accademici,
scientifici e professionali dei candidati da utilizzare da parte
delle commissioni giudicatrici, ferma restando la valutazione dei
titoli per i soli candidati che abbiano superato tutte le prove
concorsuali; la ripartizione dei punteggi tra le prove e i titoli; i
punteggi minimi per considerare superata ciascuna prova d’esame; i
requisiti generali e specifici di ammissione nel rispetto di quanto
previsto all’articolo 5 e con il decreto di cui all’articolo 4, comma
1.
7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in
vigore del decreto di cui al comma 6, sono individuati, anche con
riferimento alla procedura di cui all’articolo 17, comma 7: le
modalita’ di gestione delle procedure concorsuali a cura degli Uffici
scolastici regionali; i criteri di composizione della commissione di
valutazione del secondo anno e finale per l’accesso ai ruoli, di cui
agli articoli 10, 11 e 13 ed i relativi criteri di valutazione; le
modalita’ di individuazione delle scuole polo e delle scuole sedi di
tirocinio, di cui all’articolo 12, nonche’ di assegnazione dei
tirocinanti alle medesime; l’elenco dei titoli valutabili e il loro
punteggio, valorizzando il titolo di dottore di ricerca e il possesso
di ulteriori crediti nell’ambito della pedagogia speciale e didattica
dell’inclusione, fino ad un massimo di 12 in aggiunta a quelli
previsti all’articolo 5, comma 1 lettera b) e comma 2 lettera b). Con
il medesimo decreto e’ costituita una commissione nazionale di
esperti per la definizione dei programmi e delle tracce delle prove
di esame.
8. Le commissioni di cui ai commi 6 e 7 comprendono esperti
provenienti dalle scuole, dalle universita’ e dalle istituzioni AFAM.

Art. 4

Classi di concorso

1. Al fine di assicurare la coerenza tra gli insegnamenti
impartiti, le classi disciplinari di titolarita’ dei docenti e le
classi dei corsi di laurea, dei corsi di laurea magistrale e dei
corsi di diploma di I e di II livello dell’alta formazione artistica,
musicale e coreutica, nonche’ di consentire cosi’ un piu’ adeguato
utilizzo professionale del personale docente in relazione alle
innovazioni sugli insegnamenti introdotte dalla legge 13 luglio 2015,
n. 107, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono riordinate e periodicamente aggiornate, in base a
principi di semplificazione e flessibilita’, nonche’ ai fini della
valorizzazione culturale della professione docente, le classi di
concorso dei docenti e degli insegnanti tecnico pratici di scuola
secondaria ed eventualmente le classi dei corsi di laurea, di laurea
magistrale e di diploma di I e di II livello.
2. Per l’adozione del decreto di cui al comma 1, sono previsti i
pareri, da rendere nel termine di 45 giorni, del Consiglio
universitario nazionale e del Consiglio nazionale per l’alta
formazione artistica musicale e coreutica, ciascuno per le classi di
concorso di relativa competenza, nonche’ del Consiglio superiore
della pubblica istruzione.
3. Nell’ambito della collaborazione di cui all’articolo 2, comma 3,
e in coordinamento con il Piano nazionale di formazione di cui al
comma 5 del medesimo articolo, sono organizzate specifiche attivita’
formative riservate a docenti di ruolo in servizio che consentano di
integrare la loro preparazione al fine di poter svolgere insegnamenti
anche in classi disciplinari affini o di modificare la propria classe
disciplinare di titolarita’ o la tipologia di posto incluso il
passaggio da posto comune a posto di sostegno e viceversa, sulla base
delle norme e nei limiti previsti per la mobilita’ professionale dal
relativo contratto collettivo nazionale integrativo.

Art. 5

Requisiti di accesso

1. Costituisce titolo di accesso al concorso relativamente ai posti
di docente di cui all’articolo 3, comma 4, lettera a), il possesso
congiunto di:
a) laurea magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II
livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure
titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso
vigenti alla data di indizione del concorso;
b) 24 crediti formativi universitari o accademici, di seguito
denominati CFU/CFA, acquisiti in forma curricolare, aggiuntiva o
extra curricolare nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle
metodologie e tecnologie didattiche, garantendo comunque il possesso
di almeno sei crediti in ciascuno di almeno tre dei seguenti quattro
ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica
dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie
didattiche.
2. Costituisce titolo di accesso al concorso relativamente ai posti
di insegnante tecnico-pratico, il possesso congiunto di:
a) laurea, oppure diploma dell’alta formazione artistica,
musicale e coreutica di primo livello, oppure titolo equipollente o
equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di
indizione del concorso;
b) 24 CFU/CFA acquisiti in forma curricolare, aggiuntiva o
extra-curricolare nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle
metodologie e tecnologie didattiche, garantendo comunque il possesso
di almeno sei crediti in ciascuno di almeno tre dei seguenti quattro
ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica
dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie
didattiche.
3. Costituisce titolo di accesso al concorso relativamente ai posti
di cui all’articolo 3, comma 4, lettera c), il possesso dei requisiti
di cui al comma 1 o al comma 2, in relazione alla classe di concorso
su cui il candidato presenta domanda di partecipazione.
4. Con il decreto di cui all’articolo 9, comma 2, sono, altresi’,
individuati i settori scientifico-disciplinari all’interno dei quali
sono acquisiti i 24 CFU/CFA di cui ai commi 1, lettera b), e 2,
lettera b), gli obiettivi formativi, le modalita’ organizzative del
conseguimento dei crediti in forma extra-curricolare e gli eventuali
costi a carico degli interessati, nonche’ gli effetti sulla durata
normale del corso per gli studenti che eventualmente debbano
conseguire detti crediti in forma aggiuntiva rispetto al piano di
studi curricolare.

Art. 6

Prove di esame

1. Il concorso prevede tre prove di esame, delle quali due, a
carattere nazionale, sono scritte e una orale. Per i candidati che
concorrono su contingenti di posti di sostegno e’ prevista una prova
scritta aggiuntiva a carattere nazionale.
2. La prima prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado delle
conoscenze e competenze del candidato su una specifica disciplina,
scelta dall’interessato tra quelle afferenti alla classe di concorso.
Nel caso delle classi di concorso concernenti le lingue e culture
straniere, la prova deve essere prodotta nella lingua prescelta. Il
superamento della prima prova e’ condizione necessaria per accedere
alla prova successiva.
3. La seconda prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado
delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline
antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie
didattiche. Il superamento della seconda prova e’ condizione
necessaria per accedere alla prova successiva.
4. La prova orale consiste in un colloquio che ha l’obiettivo di
valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato in
tutte le discipline facenti parte della classe di concorso, con
particolare riferimento a quelle che eventualmente il candidato non
abbia scelto nell’ambito della prova di cui al comma 2, di verificare
la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B2
del quadro comune europeo, nonche’ il possesso di abilita’
informatiche di base. La prova orale comprende anche quella pratica,
ove gli insegnamenti lo richiedano.
5. La prova aggiuntiva per i candidati a posti di sostegno e’
scritta, e’ sostenuta dopo la seconda prova scritta e ha l’obiettivo
di valutare il grado delle conoscenze e competenze di base del
candidato sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione
scolastica e sulle relative metodologie. Il superamento della prova
aggiuntiva e’ condizione necessaria per accedere alla prova orale,
relativamente ai posti di sostegno.

Art. 7

Graduatorie

1. In ciascuna sede concorsuale e per le tipologie di posti di cui
all’articolo 3, comma 4, lettere a) e b), la graduatoria di merito
per ogni classe di concorso e’ compilata sulla base della somma dei
punteggi riportati nelle prove di cui all’articolo 6, commi 2, 3 e 4,
e nella valutazione dei titoli, effettuata per i soli candidati che
hanno superato tutte le prove previste.
2. In ciascuna sede concorsuale e per i posti di sostegno di cui
all’articolo 3, comma 4, lettera c), la graduatoria di merito e’
compilata sulla base di un punteggio calcolato per il 70% in base al
punteggio riportato nella prova aggiuntiva di cui all’articolo 6,
comma 5, e per il restante 30% in base alla somma dei punteggi
riportati nelle prove di cui all’articolo 6, commi 2, 3 e 4, e nella
valutazione dei titoli, effettuata per i soli candidati che hanno
superato tutte le prove previste.
3. I candidati che hanno superato tutte le prove previste per
ciascuna tipologia di posto, iscritti nelle graduatorie di cui ai
commi 1 e 2, sono dichiarati vincitori nel limite dei posti messi a
concorso, fermi restando gli eventuali scorrimenti di cui al comma 4.
4. I vincitori del concorso che, alla data del 30 giugno, risultano
presenti in posizione utile in piu’ graduatorie sono tenuti a optare
per una sola di esse e ad accettare di avviarsi al relativo percorso
FIT. Effettuata l’opzione, essi sono cancellati da tutte le altre
graduatorie ove sono presenti. Coloro che non effettuano alcuna
opzione sono cancellati da tutte le graduatorie gia’ pubblicate alla
data del 30 giugno. I posti del primo scaglione corrispondenti alle
cancellazioni sono recuperati nel medesimo scaglione per scorrimento
delle relative graduatorie, purche’ entro il termine perentorio del
31 agosto. I posti del primo scaglione rimasti ancora liberi a questa
data, ovvero i posti corrispondenti a vincitori che, pur avendo
optato, non si avviano al percorso FIT, sono recuperati l’anno
successivo per l’avvio dei relativi vincitori al percorso FIT con il
secondo scaglione. I posti del secondo scaglione rimasti
eventualmente liberi per qualunque motivo alla data del 31 agosto,
sono disponibili per i concorsi successivi. Le modalita’ e i termini
di esercizio delle opzioni e dello scorrimento delle graduatorie sono
stabiliti dal bando di concorso.
5. I vincitori scelgono, in ordine di punteggio e secondo i posti
disponibili, l’ambito territoriale nella regione in cui hanno
concorso, tra quelli indicati nel bando, cui essere assegnati per
svolgere le attivita’ scolastiche relative al percorso FIT.

Capo III
Percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento

Art. 8

Contratto di formazione iniziale, tirocinio e inserimento

1. I vincitori del concorso di cui al Capo II sottoscrivono un
contratto triennale retribuito di formazione iniziale, tirocinio e
inserimento, di seguito denominato contratto FIT, con l’Ufficio
scolastico regionale a cui afferisce l’ambito territoriale scelto ai
sensi dell’articolo 7, comma 5. Il pagamento del corrispettivo
previsto e’ effettuato con ordini collettivi di pagamento ai sensi
dell’articolo 2, comma 197, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.
2. Le condizioni normative ed economiche dei primi due anni del
contratto FIT sono definite in sede di contrattazione collettiva
nazionale. La contrattazione collettiva e’ svolta nel limite delle
risorse disponibili nel Fondo di cui all’articolo 19, comma 1,
nonche’ delle risorse corrispondenti alle supplenze brevi
effettivamente svolte nel secondo anno di contratto.
3. Il terzo anno del contratto FIT prevede le medesime condizioni
normative ed economiche del contratto di supplenza annuale.
4. Nelle more della regolamentazione del contratto collettivo
nazionale, la determinazione del trattamento economico e normativo
spettante al titolare di contratto FIT e’ rimessa al Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, che ne determina i
contenuti con proprio decreto, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze.
5. Fermo restando che i criteri di valutazione non sono oggetto
della contrattazione per il contratto FIT, la medesima avviene nel
rispetto delle disposizioni del presente decreto e in applicazione
dei seguenti principi direttivi:
a) il contratto e’ risolto di diritto nel caso di assenze
ingiustificate, di mancato conseguimento del diploma di
specializzazione, di mancato superamento delle valutazioni
intermedie;
b) il contratto prevede un inserimento graduale nella funzione
docente, anche con effettuazione di supplenze con piena
responsabilita’ didattica, secondo le modalita’ previste dagli
articoli 10 e 11. Nel terzo anno, il contratto prevede la copertura
di posti vacanti e disponibili;
c) il contratto e’ sospeso nel caso di impedimenti temporanei,
per un periodo massimo complessivo di un anno, e riprende
successivamente fino al completamento del triennio. Qualora la
sospensione avvenga durante il corso di specializzazione, il
ripristino e’ effettuato in occasione del primo corso utile in caso
di assenza complessivamente superiore al limite determinato dalle
universita’ o dalle istituzioni AFAM, altrimenti al cessare
dell’impedimento. Qualora avvenga durante il secondo o il terzo anno,
il ripristino e’ effettuato nel primo anno scolastico utile in caso
di assenza complessivamente superiore a trenta giorni, altrimenti al
cessare dell’impedimento;
d) il titolare di contratto FIT su posto comune e’ tenuto a
conseguire, al termine del primo anno, il diploma di specializzazione
di cui all’articolo 9, comma 1, e, durante il secondo e terzo anno, a
completare la propria preparazione professionale con ulteriori
attivita’ di studio, con tirocini formativi diretti e indiretti e con
le attivita’ di insegnamento di cui alla lettera b);
e) il titolare di contratto FIT su posto di sostegno e’ tenuto a
conseguire, al termine del primo anno, il diploma di specializzazione
di cui all’articolo 9, comma 3, e, durante il secondo e il terzo
anno, a completare la propria preparazione professionale con
ulteriori attivita’ formative nel campo della didattica
dell’inclusione scolastica, con tirocini formativi diretti e
indiretti e con le attivita’ di insegnamento di cui alla lettera b).
6. La sottoscrizione dei contratti FIT comporta la successiva
indisponibilita’ dei posti complessivamente occorrenti, a livello
regionale, per lo svolgimento del terzo anno del percorso FIT, per
ogni operazione annuale o definitiva diversa dalla predetta e dalla
conseguente immissione in ruolo. Detto vincolo viene meno in caso di
mancato superamento della valutazione finale del terzo anno del
percorso FIT, ai sensi dell’articolo 13.

Art. 9

Primo anno di contratto e corso di specializzazione

1. I titolari di contratto FIT su posto comune sono tenuti a
frequentare nel primo anno di contratto il corso di specializzazione
per l’insegnamento secondario e a conseguire al termine il relativo
diploma di specializzazione. Il corso e’ istituito, in convenzione
con l’Ufficio scolastico regionale, da universita’ o istituzioni AFAM
o loro consorzi ed e’ organizzato, anche in forma
inter-istituzionale, con il coinvolgimento diretto delle scuole. Il
corso richiede la frequenza obbligatoria, con oneri a carico dello
Stato secondo una metodologia basata sul calcolo del costo standard
per specializzando.
2. L’ordinamento didattico del corso di specializzazione di cui al
comma 1 e’ determinato con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca tenendo conto del decreto
ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, su proposta della Conferenza
nazionale di cui all’articolo 14 e fermi restando i pareri del
Consiglio universitario nazionale e del Consiglio nazionale dell’alta
formazione artistica, musicale e coreutica, previsti dalla normativa
vigente. L’ordinamento corrisponde ad un totale di 60 CFU/CFA
articolati in:
a) corsi di lezioni, seminari e laboratori destinati al
completamento della preparazione degli iscritti nel campo della
didattica di tutte le discipline afferenti alla classe di concorso,
della pedagogia, della pedagogia speciale e della didattica
dell’inclusione, della psicologia, della valutazione e della
normativa scolastica, puntando alla maturazione progressiva di
competenze pedagogico-didattico-relazionali;
b) attivita’ di tirocinio diretto, alle quali sono destinati
almeno 10 CFU/CFA, da svolgere presso scuole dell’ambito territoriale
di appartenenza, in presenza del docente della classe e sotto la
guida del tutor scolastico, di cui all’articolo 12;
c) attivita’ di tirocinio indiretto, finalizzate
all’accompagnamento riflessivo dell’esperienza maturata
nell’attivita’ di cui alla lettera b), alle quali sono destinati
almeno 6 CFU/CFA;
d) attivita’ formative opzionali, aggiuntive, volte
all’acquisizione di competenze linguistiche nella prospettiva
dell’insegnamento secondo la modalita’ CLIL.
3. I titolari di contratto FIT su posto di sostegno sono tenuti a
frequentare nel primo anno di contratto il corso di specializzazione
in pedagogia e didattica speciale per le attivita’ di sostegno
didattico e l’inclusione scolastica e a conseguire al termine il
relativo diploma di specializzazione. Il corso e’ istituito, in
convenzione con l’Ufficio scolastico regionale, da universita’ o
istituzioni AFAM o loro consorzi ed e’ organizzato, anche in forma
inter-istituzionale, con il coinvolgimento diretto delle scuole. Il
corso prevede la frequenza obbligatoria, con oneri a carico dello
Stato secondo una metodologia basata sul calcolo del costo standard
per specializzando.
4. L’ordinamento didattico del corso di specializzazione di cui al
comma 3, determinato ai sensi del comma 2, corrisponde ad un totale
di 60 CFU/CFA articolati in:
a) corsi di lezioni, seminari e laboratori destinati al
completamento della preparazione degli iscritti nel campo della
pedagogia speciale e della didattica per l’inclusione scolastica
relative alle discipline afferenti alla classe di concorso, nonche’
della valutazione e della normativa scolastica, puntando alla
maturazione progressiva di competenze
pedagogico-didattico-relazionali e relative alla didattica per
l’inclusione scolastica;
b) attivita’ di tirocinio diretto di didattica di sostegno, alle
quali sono destinati almeno 10 CFA/CFU, da svolgere presso scuole
dell’ambito territoriale di appartenenza in presenza del docente di
sostegno della classe e sotto la guida del tutor scolastico, di cui
all’articolo 12;
c) attivita’ di tirocinio indiretto, finalizzate
all’accompagnamento riflessivo dell’esperienza maturata
nell’attivita’ di cui alla lettera b), alle quali sono destinati
almeno 6 CFU/CFA;
d) attivita’ formative opzionali, aggiuntive, volte
all’acquisizione di competenze linguistiche.
5. I corsi di specializzazione, di cui ai commi 1 e 3, si
concludono con un esame finale che tiene conto dei risultati
conseguiti dal titolare di contratto FIT in tutte le attivita’
formative. Il titolare di contratto FIT che supera l’esame finale
consegue il relativo diploma di specializzazione.
6. I criteri di composizione della commissione dell’esame finale e
i criteri di valutazione dei risultati conseguiti dai contrattisti
sono stabiliti con il decreto di cui al comma 2. La commissione
comprende comunque un dirigente scolastico dell’ambito territoriale
di riferimento e i tutor del titolare di contratto FIT. Ai componenti
della commissione non spettano compensi, indennita’ e rimborsi spese.
7. Per i corsi di specializzazione di cui ai commi 1 e 3 sono
previsti appositi organi collegiali, disciplinati dal decreto di cui
al comma 2, con funzioni di programmazione e coordinamento, comunque
comprendenti i docenti e i tutor del corso e i rappresentanti dei
corsisti e di tutte le istituzioni che concorrono alla realizzazione
delle attivita’ formative. Ai componenti dell’organo non spettano
compensi, indennita’, gettoni o altre utilita’ comunque denominate,
ne’ rimborsi spese a carico delle finanze pubbliche.

Art. 10

Secondo e terzo anno di contratto su posti comuni

1. II contratto FIT e’ confermato per il secondo anno a condizione
che il titolare abbia conseguito il diploma di specializzazione di
cui all’articolo 8, comma 5, lettera d), e, per il terzo anno, a
condizione che abbia superato con esito positivo la valutazione
intermedia alla fine del secondo anno.
2. Il titolare di contratto FIT su posto comune, oltre alle
attivita’ di cui all’articolo 8, comma 5, lettera d), e’ tenuto a
predisporre e a svolgere nel secondo e terzo anno di contratto un
progetto di ricerca-azione, sotto la guida dei tutor universitario o
accademico e coordinatore; e’ tenuto altresi’ ad acquisire 15 CFU/CFA
complessivi nel biennio in ambiti formativi collegati alla
innovazione e alla sperimentazione didattica, dei quali almeno 9
CFU/CFA di laboratorio. I laboratori possono essere frequentati anche
dai docenti della scuola in cui il titolare di contratto FIT svolge
l’attivita’ di insegnamento.
3. Il titolare di contratto FIT su posto comune, sulla base di
incarichi del dirigente scolastico della scuola interessata e fermi
restando gli altri impegni formativi, nel secondo anno effettua
supplenze brevi e saltuarie non superiori a 15 giorni nell’ambito
territoriale di appartenenza e presta servizio, nel terzo anno, su
posti vacanti e disponibili.
4. I titolari di contratto FIT scelgono, sulla base dell’ordine di
graduatoria del concorso e nell’ambito territoriale in cui sono
iscritti, il posto vacante e disponibile ai sensi dell’articolo 3,
commi 2 e 3, sul quale prestare servizio nel terzo anno del
contratto.
5. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, sono disciplinati le modalita’ e i criteri della
valutazione intermedia per il secondo anno di contratto FIT su posti
comuni, nonche’ la composizione delle relative commissioni, ferma
restando la presenza dei tutor universitario o accademici e del tutor
coordinatore, di cui all’articolo 12.
6. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e’ disciplinata l’assegnazione delle
supplenze di cui al comma 3, valorizzando il possesso del diploma di
specializzazione.

Art. 11

Secondo e terzo anno di contratto su posti di sostegno

1. Il contratto di formazione iniziale e tirocinio su posto di
sostegno e’ confermato per il secondo anno a condizione che il
titolare di contratto FIT abbia conseguito il diploma di
specializzazione di cui all’articolo 8, comma 5, lettera e), e, per
il terzo anno a condizione che abbia superato con esito positivo la
valutazione intermedia alla fine del secondo anno.
2. Il titolare di contratto FIT su posto di sostegno, oltre alle
attivita’ di cui all’articolo 8, comma 5, lettera e), e’ tenuto a
predisporre e a svolgere nel secondo e terzo anno di contratto un
progetto di ricerca-azione, sotto la guida dei tutor universitario o
accademico e coordinatore, di cui all’articolo 12, ed e’ tenuto
altresi’ ad acquisire 40 CFU/CFA complessivi nel biennio in ambiti
formativi collegati alla pedagogia speciale e alla didattica
dell’inclusione, dei quali almeno 10 CFU/CFA di tirocinio indiretto e
20 CFU/CFA di laboratorio. I laboratori possono essere frequentati
anche dai docenti della scuola in cui il titolare di contratto FIT
svolge l’attivita’ di insegnamento.
3. Il titolare di contratto FIT su posto di sostegno, sulla base di
incarichi del dirigente scolastico della scuola interessata e fermi
restando gli altri impegni formativi, nel secondo anno effettua
supplenze brevi e saltuarie non superiori a 15 giorni nell’ambito
territoriale di appartenenza e presta servizio, nel terzo anno, su
posti vacanti e disponibili.
4. I titolari di contratto FIT scelgono, sulla base dell’ordine di
graduatoria del concorso e nell’ambito territoriale in cui sono
iscritti, il posto vacante e disponibile ai sensi dell’articolo 3,
commi 2 e 3, sul quale prestare servizio nel terzo anno del
contratto.
5. Il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di cui all’articolo 10, comma 5, disciplina altresi’
la valutazione in intermedia del secondo anno dei percorsi FIT per i
posti di insegnamento di sostegno.
6. Con il decreto di cui all’articolo 10, comma 6, e’ disciplinata
altresi’ l’assegnazione delle supplenze di cui al comma 3,
valorizzando il possesso del diploma di specializzazione.

Art. 12

Tirocinio

1. Il tirocinio, diretto e indiretto, e’ parte integrante e
obbligatoria del percorso FIT. Le attivita’ di tirocinio sono svolte
sotto la guida di un tutor scolastico, di un tutor coordinatore e di
un tutor universitario o accademico con le risorse umane e
finanziarie allo stato disponibili. Con decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, da adottare
entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono
stabiliti i contingenti dei tutor scolastici e coordinatori e ne sono
disciplinate la modalita’ e i criteri di selezione, la durata
dell’incarico, la formazione specifica, i compiti; sono altresi’
definiti i profili ed i compiti del tutor universitario o accademico,
fermo restando quanto previsto dalla legge 19 novembre 1990, n. 341.
I tutor scolastico e coordinatore possono avvalersi dell’esonero,
integrale o parziale, dall’insegnamento, nei limiti di cui
all’articolo 1, comma 4, della legge 3 agosto 1998, n. 315.
2. I tutor coordinatori hanno il compito di curare la
progettualita’, l’organizzazione e il coordinamento delle attivita’
di tirocinio indiretto e diretto, in collaborazione con il tutor
scolastico e con il tutor universitario o accademico. I tutor
coordinatori partecipano alle commissioni di esame per le valutazioni
intermedie e finali del percorso FIT. I tutor scolastici sono docenti
delle scuole in cui si realizzano i percorsi di tirocinio diretto e
hanno il compito di coordinare le attivita’ di tirocinio diretto
nell’istituzione scolastica. Partecipano alla definizione dei
percorsi di tirocinio e fanno parte delle commissioni che valutano il
terzo anno del percorso FIT. I tutor universitari sono individuati
dalle universita’ o dalle istituzioni AFAM e costituiscono il
riferimento universitario, o accademico, per le attivita’ formative
previste nei piani di studio. Hanno il compito, in collaborazione con
i tutor coordinatori, di curare l’integrazione dei corsi di lezione e
dei seminari con i laboratori e i tirocini svolti dai titolari di
contratto FIT.
3. Il tirocinio diretto e’ svolto presso le istituzioni scolastiche
accreditate dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca con il coordinamento di una scuola polo all’interno
dell’ambito territoriale di riferimento, e consta di attivita’ di
osservazione, analisi, progettazione e successiva realizzazione di
attivita’ di insegnamento e funzionali all’insegnamento, sotto la
guida del tutor scolastico e in collaborazione con il tutor
coordinatore.
4. Il tirocinio indiretto e’ svolto presso l’universita’ o
l’istituzione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e
consta di attivita’ di progettazione, discussione e riflessione
valutativa sulle attivita’ svolte nel tirocinio diretto, sotto la
guida del tutor universitario o accademico e in collaborazione con i
tutor coordinatori.
5. La frequenza alle attivita’ di tirocinio e’ obbligatoria.
6. La valutazione finale del tirocinio tiene conto del grado di
sviluppo delle competenze professionali, in relazione agli aspetti
metodologici, didattici, progettuali e relazionali, sia all’interno
della classe che dell’istituzione scolastica.
7. Con il decreto di cui all’articolo 9, comma 2, sono determinati
il numero complessivo di ore di tirocinio diretto e indiretto che il
titolare di contratto FIT deve svolgere nel percorso formativo
triennale, nonche’ le modalita’ di individuazione del tutor
scolastico.

Art. 13

Accesso al ruolo

1. Il terzo anno del percorso FIT e’ finalizzato specificamente a
verificare la padronanza degli standard professionali da parte dei
docenti e si conclude con una valutazione finale. Con decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, da
adottare entro 180 giorni dall’entrata in vigore del presente
decreto, sono disciplinati le procedure e i criteri di verifica degli
standard professionali, le modalita’ di verifica in itinere e finale
incluse l’osservazione sul campo, la struttura del bilancio delle
competenze e del portfolio professionale. Il terzo anno del percorso
FIT non e’ ripetibile e, qualora valutato positivamente, assolve agli
obblighi di cui all’articolo 438 del decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, nel rispetto del vincolo di cui all’articolo 1, comma
116, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
2. La commissione di valutazione finale per l’accesso ai ruoli di
cui all’articolo 3, comma 7, e’ presieduta dal dirigente scolastico
della scuola ove il titolare di contratto FIT ha prestato servizio
nel terzo anno del contratto medesimo. La commissione comprende
altresi’ sia docenti delle universita’ o istituzioni AFAM impegnati
nei corsi di specializzazione di cui all’articolo 9, sia i tutor
universitario o accademico e coordinatore dell’interessato, nonche’
il tutor scolastico del terzo anno del contratto FIT.
3. In caso di valutazione finale positiva, il titolare del
contratto FIT e’ assegnato all’ambito territoriale presso il quale ha
prestato servizio nel corso del terzo anno del contratto e gli e’
attribuito un incarico triennale ai sensi dell’articolo 1, commi dal
79 all’82, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
4. L’accesso al ruolo e’ precluso a coloro che non abbiano concluso
positivamente il percorso FIT. I titolari di contratto FIT che
abbiano conseguito il diploma di specializzazione per l’insegnamento
secondario ma non abbiano concluso positivamente, per qualunque
ragione, il percorso FIT, sono riammessi alla parte residua del
percorso esclusivamente previo superamento di un nuovo concorso,
fatta salva la validita’ del titolo di specializzazione eventualmente
conseguito ai sensi e per gli effetti dell’articolo 15, commi 1 e 6,
nonche’ dell’articolo 16, commi 1 e 6.

Art. 14

Conferenza nazionale per la formazione iniziale e l’accesso alla
professione docente

1. E’ istituita la Conferenza nazionale per la formazione iniziale
e l’accesso alla professione docente, di seguito denominata
Conferenza, con l’obiettivo di coordinare e monitorare il sistema di
cui all’articolo 1, comma 2, sulla base di un quadro organico delle
competenze della professione docente, da aggiornare continuamente
anche in raffronto con i principali modelli formativi e studi
internazionali.
2. La Conferenza e’ costituita con decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca che ne stabilisce
composizione e regolamento di funzionamento. E’ composta
pariteticamente da esperti provenienti dal sistema scolastico e dai
sistemi universitario e dell’alta formazione artistica, musicale e
coreutica.
3. La Conferenza ha compiti consultivi e propositivi in merito a:
a) organizzazione, funzionamento e programmi dei percorsi FIT,
articolati per curricula verticali;
b) ordinamenti didattici dei corsi di specializzazione di cui
all’articolo 9, commi 1 e 3.
4. Inoltre, la Conferenza:
a) monitora le attivita’ e i risultati del sistema, promuovendo
eventuali azioni migliorative e correttive;
b) propone iniziative di raccordo e armonizzazione tra formazione
iniziale e formazione in servizio dei docenti.
5. Ai componenti della Conferenza non spettano compensi,
indennita’, gettoni di presenza, rimborsi spese o altre utilita’
comunque denominate. I componenti della Conferenza provenienti dal
sistema scolastico non sono esonerati dall’attivita’ didattica.

Capo IV
Docenti e insegnanti tecnico-pratici delle scuole paritarie

Art. 15

Docenti e insegnanti tecnico-pratici su posto comune

1. Il possesso del diploma di specializzazione di cui all’articolo
9 nella classe di concorso relativa all’insegnamento e’ utile nelle
scuole secondarie paritarie, per insegnare su posto comune, con
contratto di docenza a tempo determinato o indeterminato e assolve al
requisito di cui all’articolo 1, comma 4, lettera g) della legge 10
marzo 2000, n. 62.
2. Nelle scuole secondarie paritarie, possono insegnare su posto
comune anche coloro che sono iscritti al relativo corso di
specializzazione, per non piu’ di tre anni dall’immatricolazione al
corso.
3. Possono iscriversi ai percorsi di specializzazione di cui
all’articolo 9, comma 1, nell’ordine di una graduatoria stabilita
sulla base di un test di accesso gestito dalle universita’
interessate, i soggetti in possesso dei requisiti di accesso di cui
all’articolo 5, commi 1 e 2, relativamente alla classe di concorso
per cui intendono conseguire la specializzazione. E’ considerato
titolo prioritario per l’ammissione al corso di specializzazione
essere titolare di contratti di docenza per almeno nove ore
settimanali nella scuola secondaria sulla classe di concorso
interessata, ed esserlo stati per almeno tre anni, presso una scuola
paritaria, purche’ detti contratti siano retribuiti sulla base di uno
dei contratti collettivi nazionali di lavoro del settore.
4. Fermi restando i limiti derivanti dall’offerta formativa delle
universita’ e delle istituzioni AFAM, l’iscrizione ai percorsi di
specializzazione avviene in sovrannumero rispetto ai vincitori del
concorso di cui all’articolo 3, nell’ambito di contingenti
autorizzati dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, determinati sulla base del fabbisogno delle scuole paritarie
e tenuto conto della disponibilita’ di personale gia’ abilitato
all’insegnamento o specializzato.
5. Le spese della frequenza dei corsi di specializzazione per i
soggetti di cui al comma 3 sono integralmente a carico degli
interessati e ai medesimi non sono dovuti i compensi di cui al Capo
III.
6. Il possesso del titolo di specializzazione di cui al presente
articolo non da’ diritto ad agevolazioni o al riconoscimento di
titoli nell’ambito delle procedure concorsuali di cui al presente
decreto.

Art. 16

Docenti su posto di sostegno

1. Il possesso del diploma di specializzazione di cui all’articolo
9 in pedagogia e didattica speciale per le attivita’ di sostegno
didattico e l’inclusione scolastica e’ utile nelle scuole secondarie
paritarie, per insegnare su posto di sostegno, con contratto di
docenza a tempo determinato o indeterminato e assolve al requisito di
cui all’articolo 1, comma 4, lettera g) della legge 10 marzo 2000, n.
62.
2. Nelle scuole secondarie paritarie, possono insegnare su posto di
sostegno anche coloro che sono iscritti al relativo corso di
specializzazione, per non piu’ di tre anni dall’immatricolazione al
corso.
3. Possono iscriversi al corso di specializzazione in pedagogia e
didattica speciale per le attivita’ di sostegno didattico e
l’inclusione scolastica di cui all’articolo 9, comma 3, nell’ordine
di una graduatoria stabilita sulla base di un test di accesso gestito
dalle universita’ interessate, i soggetti in possesso dei requisiti
di accesso di cui all’articolo 5, comma 3. E’ considerato titolo
prioritario per l’ammissione al corso di specializzazione essere
titolare di contratti di docenza su posti di sostegno per almeno nove
ore settimanali nella scuola secondaria, ed esserlo stati per almeno
tre anni, presso una scuola paritaria, purche’ detti contratti siano
retribuiti sulla base di uno dei contratti collettivi nazionali di
lavoro del settore.
4. Fermi restando i limiti derivanti dall’offerta formativa delle
universita’ e delle istituzioni AFAM, l’iscrizione al corso di
specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attivita’
di sostegno didattico e l’inclusione scolastica avviene in
sovrannumero rispetto ai vincitori del concorso di cui all’articolo
3, nell’ambito di contingenti autorizzati dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, determinati sulla
base del fabbisogno delle scuole paritarie e tenuto conto della
disponibilita’ di personale gia’ abilitato all’insegnamento o
specializzato.
5. Le spese della frequenza dei corsi di specializzazione di cui al
presente articolo sono integralmente a carico degli interessati e ai
medesimi non sono dovuti i compensi di cui al Capo III.
6. Il possesso del titolo di specializzazione di cui al presente
articolo non da’ diritto ad agevolazioni o al riconoscimento di
titoli nell’ambito delle procedure concorsuali di cui al presente
decreto.

Capo V
Fase transitoria

Art. 17

Disciplina transitoria per il reclutamento del personale docente

1. Sino al loro esaurimento ai sensi dell’articolo 1, comma 105,
della legge 13 luglio 2015, n. 107, il 50 per cento dei posti di
docente vacanti e disponibili nelle scuole secondarie e’ coperto
annualmente ai sensi dell’articolo 399 del decreto legislativo 16
aprile 1994, n. 297, attingendo alle graduatorie ad esaurimento di
cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 29 dicembre
2006, n. 296, ferma restando la procedura autorizzatoria di cui
all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni. All’avvenuto esaurimento delle predette graduatorie
per ciascuna provincia, i posti destinati alle medesime si aggiungono
a quelli disponibili per le procedure di cui al comma 2.
2. Il 50 per cento dei posti di docente vacanti e disponibili nelle
scuole secondarie e’ coperto annualmente, ferma restando la procedura
autorizzatoria di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, e successive modificazioni, mediante scorrimento delle
graduatorie di merito delle seguenti procedure concorsuali:
a) concorso bandito ai sensi dell’articolo 1, comma 114, della
legge 13 luglio 2015, n. 107, anche in deroga al limite percentuale
di cui all’articolo 400, comma 15, del decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, limitatamente a coloro che hanno raggiunto il punteggio
minimo previsto dal bando, sino al termine di validita’ delle
graduatorie medesime, fermo restando il diritto all’immissione in
ruolo per i vincitori del concorso;
b) concorso bandito, in ciascuna regione, ai sensi del comma 3,
al quale, al netto dei posti utilizzati per la procedura di cui alla
lettera a), e’ destinato il 100% dei posti di cui all’alinea per gli
anni scolastici 2018/2019 e 2019/2020, nonche’ l’80% per gli anni
scolastici 2020/2021 e 2021/2022, il 60% per gli anni 2022/2023 e
2023/2024, il 40% per gli anni 2024/2025 e 2025/2026, il 30% per gli
anni 2026/2027 e 2027/2028 e il 20% per i bienni successivi, sino a
integrale scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale. Le
frazioni di posto sono arrotondate per difetto;
c) concorsi banditi ai sensi del comma 7, ai quali, al netto dei
posti utilizzati per le procedure di cui alle lettere a) e b), sono
destinati il 100% dei posti di cui all’alinea per l’anno scolastico
2020/2021, il 60% per l’anno scolastico 2021/2022, il 50% per gli
anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, il 40% per gli anni scolastici
2024/2025 e 2025/2026, il 30% per gli anni scolastici 2026/2027 e
2027/2028 e il 20% per i bienni successivi. Le frazioni di posto sono
arrotondate per difetto;
d) concorsi banditi ai sensi delle ordinarie procedure di cui al
Capo II, ai quali sono destinati i posti non utilizzati per quelle di
cui alle lettere a), b), e c).
3. La procedura di cui al comma 2, lettera b), bandita in ciascuna
regione e per ciascuna classe di concorso e tipologia di posto entro
febbraio 2018, e’ riservata ai docenti in possesso, alla data di
entrata in vigore del presente decreto, di titolo abilitante
all’insegnamento nella scuola secondaria o di specializzazione di
sostegno per i medesimi gradi di istruzione, in deroga al requisito
di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b) e articolo 5, comma 2,
lettera b). Ciascun soggetto puo’ partecipare alla predetta procedura
in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di
posto per le quali sia abilitato o specializzato. Sono altresi’
ammessi con riserva al concorso per i posti di sostegno i docenti che
conseguono il relativo titolo di specializzazione entro il 30 giugno
2018, nell’ambito di procedure avviate entro la data di entrata in
vigore del presente decreto. Gli insegnanti tecnico-pratici possono
partecipare al concorso purche’ siano iscritti nelle graduatorie ad
esaurimento oppure nella seconda fascia di quelle di istituto, alla
data di entrata in vigore del presente decreto. Al fine di superare
il precariato e ridurre il ricorso ai contratti a termine, per la
partecipazione alla presente procedura straordinaria e’ richiesto
l’ulteriore requisito di non essere titolari di un contratto di
lavoro a tempo indeterminato da docente presso le scuole statali.
4. La graduatoria di merito regionale comprende tutti coloro che
propongono istanza di partecipazione ed e’ predisposta sulla base dei
titoli posseduti e della valutazione conseguita in un’apposita prova
orale di natura didattico-metodologica. Tra i titoli valutabili e’
valorizzato il superamento di tutte le prove di precedenti concorsi
per il ruolo docente, nonche’ il titolo di dottore di ricerca. Alla
prova orale, che non prevede un punteggio minimo, e’ riservato il 40
per cento del punteggio complessivo attribuibile.
5. Lo scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale
avviene annualmente, nel limite dei posti di cui al comma 2, lettera
b), e comporta l’ammissione diretta ad un percorso costituito da un
unico anno disciplinato al pari del terzo anno del percorso FIT, ai
sensi degli articoli 10, 11 e 13. I soggetti ammessi a detto anno
sono esonerati dal conseguimento dei CFU/CFA di cui agli articoli 10
e 11, predispongono e svolgono il progetto di ricerca-azione ivi
previsto sotto la guida del tutor scolastico e sono valutati e
immessi in ruolo ai sensi dell’articolo 13. L’ammissione al citato
percorso comporta la cancellazione da tutte le graduatorie di merito
regionali, nonche’ da tutte le graduatorie ad esaurimento e di
istituto. Ciascuna graduatoria di merito regionale e’ soppressa al
suo esaurimento.
6. Il contenuto del bando, i termini e le modalita’ di
presentazione delle istanze, di espletamento della prova orale e di
valutazione della prova e dei titoli, i titoli valutabili, nonche’ la
composizione della commissione di valutazione sono disciplinati con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, da adottare entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.
7. La procedura di cui al comma 2, lettera c), e’ bandita con
cadenza biennale in ciascuna regione e per ciascuna classe di
concorso e tipologia di posto, ed e’ riservata ai docenti non
ricompresi tra quelli di cui al comma 2 lettera b), che abbiano
svolto entro il termine di presentazione delle istanze di
partecipazione un servizio di almeno tre anni scolastici anche non
continuativi negli otto anni precedenti, pari a quello di cui
all’articolo 489 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, in
applicazione dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999,
n. 124, in deroga al requisito di cui all’articolo 5, comma 1,
lettera b) e articolo 5, comma 2, lettera b). Ciascun soggetto puo’
partecipare alla predetta procedura in un’unica regione per ciascuna
tornata concorsuale, per le classi di concorso o tipologie di posto
per le quali abbia maturato un servizio di almeno un anno ai sensi
del citato articolo 489 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297. Il primo concorso di cui al presente comma e’ bandito entro il
2018.
8. Le graduatorie di merito regionali sono predisposte sulla base
dei titoli posseduti e del punteggio conseguito nelle prove
concorsuali. Sono previste una prova scritta di natura disciplinare
ed una orale di natura didattico-metodologica. Tra i titoli
valutabili e’ valorizzato il superamento di tutte le prove di
precedenti concorsi per il ruolo docente.
9. Lo scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale
avviene annualmente, nel limite dei posti di cui al comma 2, lettera
c) e comporta l’ammissione diretta ad un percorso biennale
disciplinato al pari del primo e terzo anno del percorso FIT
costituito da un anno finalizzato al conseguimento del titolo di
specializzazione di cui all’articolo 9 e un anno da svolgere ai sensi
degli articoli 10, 11 e 13. I soggetti ammessi a detto percorso
possono essere destinatari di contratti di supplenza durante l’anno
dedicato al conseguimento del titolo di specializzazione, fermo
restando l’obbligo di frequenza, sono esonerati dal conseguimento dei
CFU/CFA di cui agli articoli 10 e 11, predispongono e svolgono il
progetto di ricerca-azione ivi previsto sotto la guida del tutor
scolastico e sono valutati e immessi in ruolo ai sensi dell’articolo
13.
10. Il contenuto del bando, i titoli valutabili, i termini e le
modalita’ di presentazione delle istanze, di espletamento e
valutazione delle prove e dei titoli, nonche’ la composizione della
commissione di valutazione sono disciplinati con il regolamento e il
decreto di cui all’articolo 3, commi 6 e 7.

Art. 18

Altre norme transitorie

1. Nelle more della ridefinizione delle procedure per la rielezione
del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale, i
regolamenti, i decreti e gli atti occorrenti per l’attuazione del
presente decreto, sono perfetti ed efficaci anche in carenza del
prescritto parere.

Capo VI
Norme finali

Art. 19

Copertura finanziaria

1. Nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca e’ iscritto un Fondo, destinato alla
copertura degli oneri di cui all’articolo 8, comma 2, con la
dotazione finanziaria di euro 20.826.000 per ciascuno degli anni 2019
e 2020, euro 45.630.000 per ciascuno degli anni 2021 e 2022, euro
71.604.000 per ciascuno degli anni 2023 e 2024, euro 85.117.500 per
ciascuno degli anni 2025 e 2026 nonche’ euro 117.000.000 annui a
decorrere dall’anno 2027. Al riparto del Fondo si provvede
annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,
su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca.
2. Ai maggiori oneri derivanti dagli articoli 3, 8, 9 e 17 del
presente decreto, pari ad euro 7.009.000,00 nel 2018, euro 26.426.000
per ciascuno degli anni 2019 e 2020, euro 52.733.000 nel 2021, euro
55.202.000 nel 2022, euro 82.750.000 nel 2023, euro 84.034.000 nel
2024, euro 98.366.000 nel 2025, euro 101.398.000,00 nel 2026 ed euro
135.211.000 annui a decorrere dal 2027, si provvede mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
3. Dall’attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.

Art. 20

Reclutamento per le istituzioni scolastiche con insegnamento in
lingua slovena

1. Contestualmente ai concorsi di cui al Capo II e all’articolo 17,
comma 2 lettera b), sono banditi i concorsi per i posti di docente
presso le scuole con lingua d’insegnamento slovena e con insegnamento
bilingue sloveno-italiano. Ai concorsi si applicano le disposizioni
di cui al Capo II e all’articolo 17 e sono seguiti dai percorsi di
cui al Capo III, fermo restando quanto previsto al presente articolo.
2. I concorsi di cui al comma 1 sono banditi dall’Ufficio
scolastico regionale per il Friuli Venezia-Giulia, prevedono lo
svolgimento degli scritti e dell’orale in lingua slovena e sono
integrati con contenuti specifici afferenti alle istituzioni
scolastiche in lingua slovena e bilingue. Nella relativa commissione
giudicatrice e’ presente almeno un membro con piena conoscenza della
lingua slovena.

Art. 21

Disapplicazioni

1. Non si applicano ai concorsi per il reclutamento del personale
docente, inclusi gli insegnanti tecnico-pratici, della scuola
secondaria di primo e di secondo grado regolati dal presente decreto
e banditi successivamente alla sua entrata in vigore, fermo restando
quanto previsto all’articolo 13 in tema di valutazione del terzo anno
del percorso FIT, le seguenti disposizioni:
a) articolo 1, commi 109, 110, 115, 117, 118 e 119, della legge
13 luglio 2015, n. 107;
b) articoli 400, 402, 403, 404, 425, 426, 436 comma 1, 437, 438,
439, 440 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

Art. 22

Entrata in vigore

1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 17 e al comma 2, le
disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai concorsi per
l’accesso ai ruoli di docente nella scuola secondaria, su posti
comuni e di sostegno, inclusi quelli degli insegnanti
tecnico-pratici, banditi successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto.
2. I requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, sono richiesti per
la partecipazione ai concorsi banditi successivamente all’anno
scolastico 2024/2025. Sino ad allora, per i posti di insegnante
tecnico pratico, rimangono fermi i requisiti previsti dal decreto del
Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 64

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 64

Disciplina della scuola italiana all’estero, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00072)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Sistema della formazione italiana nel mondo

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 13 luglio 2015 n. 107 recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, ed in particolare i commi 180, 181
lettera h), 182 e 184;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
18, recante l’ordinamento dell’amministrazione degli affari esteri e
della cooperazione internazionale;
Vista la legge 5 febbraio 1992 n. 104, recante legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della Pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa e successive modificazioni ed in
particolare l’articolo 20;
Vista la legge 10 dicembre 1997, n. 425, recante disposizioni per
la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria di secondo grado, come modificata dalla legge
11 gennaio 2007, n. 1;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante: «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, concernente disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio;
Visto il decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176;
Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che agli articoli
1, 2 e 3 ha dettato norme in materia di acquisizione delle conoscenze
e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», di
valutazione del comportamento e degli apprendimenti degli alunni;
Vista la legge 8 ottobre 2010 n. 170 recante norme in materia di
disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, recante
ordinamento e funzioni degli uffici consolari, ai sensi dell’articolo
14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246;
Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013 n. 13 concernete la
definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni per l’individuazione degli apprendimenti non formali e
formali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di
certificazione delle competenze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985,
n. 751 recante esecuzione dell’intesa tra l’autorita’ scolastica e la
Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n.
249, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 21
novembre 2007, n. 235, concernente lo statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n.
323, recante disciplina degli esami di Stato conclusivi dei corsi di
studio di istruzione secondaria superiore;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122, concernente regolamento recante coordinamento delle norme
vigenti per la valutazione degli alunni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n.
80, che adotta il «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione
in materia di istruzione e formazione»;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007, n. 139, concernente regolamento recante norme in materia di
adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1,
comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 7 ottobre
2010 n. 211, concernente Regolamento recante indicazioni nazionali
riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le
attivita’ e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti
per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto
del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione
all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca del 16 novembre 2012 n. 254, Regolamento recante
indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e
del primo ciclo d’istruzione, a norma dell’articolo 1, comma 4, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89;
Considerato che l’articolo 1, commi 180, 181 e 182, della legge n.
107 del 2015, delega il Governo ad adottare uno o piu’ decreti
legislativi al fine di provvedere al riordino, alla semplificazione e
alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di
istruzione;
Ritenuto di dover procedere, ai sensi dell’articolo 1, comma 181,
lettera h), della predetta legge n. 107 del 2015, a disciplinare,
sulla base dei principi e dei criteri direttivi ivi declinati, il
riordino e l’adeguamento della normativa in materia di istituzioni e
iniziative scolastiche italiane all’estero;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 espresso nella
seduta del 9 marzo 2017;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca e del Ministro degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze e il Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Ambito di applicazione

1. Il presente decreto legislativo, in coerenza con gli obiettivi e
le finalita’ individuate dalla legge 13 luglio 2015 n. 107, riordina
e adegua la normativa in materia di istituzioni e iniziative
scolastiche italiane all’estero attuando un effettivo e sinergico
coordinamento tra il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca nella gestione della rete scolastica
e nella promozione della lingua e della cultura italiana all’estero.

Art. 2

Obiettivi del sistema della formazione italiana
nel mondo

1. Il sistema della formazione italiana nel mondo favorisce la
centralita’ del modello educativo e formativo della scuola italiana
nella societa’ della conoscenza in contesti multiculturali e
pluralistici, fondato sui valori dell’inclusivita’,
dell’interculturalita’, della democrazia e della non discriminazione.
2. Il sistema della formazione italiana nel mondo ha come obiettivo
fondamentale la diffusione e la promozione della lingua e della
cultura italiana all’estero in un sistema valoriale europeo ed in una
dimensione internazionale e persegue prioritariamente gli obiettivi
formativi cui si ispira il sistema nazionale di istruzione e
formazione in conformita’ con la legge n. 107 del 2015.
3. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 39, commi 1, 2 e 3,
all’attuazione delle disposizioni del presente decreto legislativo si
provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
a legislazione vigente.

Art. 3

Articolazione e coordinamento del sistema
della formazione italiana nel mondo

1. Il sistema della formazione italiana nel mondo si articola in:
a) scuole statali all’estero;
b) scuole paritarie all’estero;
c) altre scuole italiane all’estero;
d) associazione delle scuole italiane all’estero;
e) corsi promossi dagli enti gestori e altre iniziative per la
lingua e la cultura italiana all’estero;
f) lettorati.
2. Con decreto del Ministro degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministro dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca e’ istituita, senza nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, una cabina di regia, formata
da rappresentanti del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, che assicura, mediante riunioni
periodiche, il coordinamento strategico del sistema della formazione
italiana nel mondo.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, oltre all’azione svolta mediante le scuole statali
all’estero, puo’ sostenere le scuole europee di cui all’articolo 35 e
le attivita’ di cui al comma 1 promosse da soggetti pubblici o
privati, anche stranieri, inclusi gli enti gestori attivi nella
diffusione e promozione della lingua e cultura italiana nel mondo,
concedendo contributi, fornendo libri e materiale didattico o
destinandovi docenti secondo quanto previsto dal presente decreto
legislativo.
4. I soggetti del sistema della formazione italiana nel mondo si
raccordano con la rete diplomatica e consolare, con gli istituti di
cultura e con gli altri soggetti pubblici e privati attivi nella
promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, sulla
base di piani Paese pluriennali che tengono conto delle esigenze del
contesto culturale, sociale ed economico delle realta’ locali.

Art. 4

Scuole statali all’estero

1. Con decreto del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’economia e delle finanze e sentito il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, possono essere istituite,
trasformate o soppresse scuole statali all’estero.
2. Le scuole di cui al comma 1 conformano il proprio ordinamento a
quello delle corrispondenti scuole del sistema nazionale italiano di
istruzione e formazione. Il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, puo’ autorizzare
varianti in relazione a esigenze locali. Ai titoli di studio
conseguiti e’ riconosciuto valore legale.
3. Ciascuna istituzione scolastica redige il piano triennale
dell’offerta formativa, secondo le disposizioni applicabili nel
territorio nazionale. Le realta’ istituzionali, culturali, sociali ed
economiche italiane possono partecipare alla formulazione del piano.
Per le finalita’ previste dall’articolo 1, comma 13, della legge n.
107 del 2015 e per assicurare la continuita’ delle relazioni
internazionali e la coerenza dell’azione dell’Italia nel Paese
interessato, il piano e’ trasmesso per il tramite del capo della
rappresentanza diplomatica o dell’ufficio consolare al Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca e al Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale.
4. L’insegnamento della religione cattolica e’ impartito secondo le
disposizioni applicabili nel territorio nazionale. Il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale puo’ autorizzare
l’insegnamento di altre religioni, in relazione ad esigenze locali.

Art. 5

Gestione delle scuole statali all’estero

1. A ciascuna scuola statale all’estero e’ assegnato un dirigente
scolastico. In caso di assenza o di impedimento dello stesso, le
funzioni sono temporaneamente svolte da un docente individuato dal
dirigente stesso, o, in mancanza, dal capo dell’ufficio consolare o
della rappresentanza diplomatica. Il predetto docente e’ esonerato
dall’insegnamento limitatamente al periodo di assenza o impedimento
del dirigente scolastico purche’ sostituito da un docente destinato
al potenziamento dell’offerta formativa e delle attivita’ progettuali
di cui all’articolo 18, comma 1.
2. La gestione amministrativa e contabile delle scuole statali
all’estero e’ regolata dalle disposizioni applicabili alle
rappresentanze diplomatiche. I poteri attribuiti da dette
disposizioni ai commissari amministrativi e ai capi di ufficio
all’estero sono rispettivamente esercitati dal direttore dei servizi
generali ed amministrativi e dal dirigente scolastico. I bilanci
preventivi e consuntivi, nei quali e’ data specifica evidenza delle
gestioni provenienti dalle casse scolastiche, sono inviati
all’ufficio consolare competente, che, nel termine di quindici
giorni, li inoltra, con il proprio motivato parere, al Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Art. 6

Scuole paritarie all’estero

1. Con decreto del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca puo’ essere riconosciuta la parita’
scolastica alle scuole italiane all’estero non statali che presentano
requisiti analoghi a quelli previsti per le scuole paritarie nel
territorio nazionale.
2. Alle scuole paritarie si applica l’articolo 4, commi 2, 3 e 4.
3. Ciascuna scuola paritaria individua un coordinatore
dell’attivita’ didattica, che si raccorda con il dirigente scolastico
assegnato all’ambasciata o all’ufficio consolare o, in mancanza, con
il capo dell’ufficio consolare.
4. Le scuole paritarie provvedono alle spese di vitto ed alloggio
del personale di cui all’articolo 24, comma 2, e alla sostituzione
del personale di cui al capo III temporaneamente assente.

Art. 7

Altre scuole italiane all’estero e sezioni italiane all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, tiene un elenco delle scuole
all’estero che, avuto riguardo alle specificita’ locali, presentano
requisiti analoghi a quelli previsti per le scuole non paritarie nel
territorio nazionale.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ riconoscere o istituire
sezioni italiane all’interno di scuole straniere o internazionali e
ne definisce l’ordinamento.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ riconoscere scuole a
ordinamento misto. Tali scuole, integrate nei sistemi scolastici
locali, assicurano agli alunni il conseguimento della certificazione
della conoscenza dell’italiano come seconda lingua rilasciata da enti
certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, sentito il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca.

Art. 8

Associazione delle scuole

1. Le scuole di cui agli articoli 4, 6 e 7 possono realizzare in
forma associata azioni volte all’attuazione del piano dell’offerta
formativa, alla diffusione e promozione della lingua e della cultura
italiana e al sostegno della mobilita’ degli studenti in eta’ scolare
da e verso l’Italia.

Art. 9

Partecipazione di soggetti pubblici e privati al sistema della
formazione italiana nel mondo

1. In conformita’ con il piano triennale dell’offerta formativa, le
scuole di cui agli articoli 4, 6 e 7 possono realizzare forme di
collaborazione con soggetti pubblici e privati, inclusi gli istituti
italiani di cultura, gli enti gestori attivi nella diffusione e
promozione della lingua e cultura italiana nel mondo.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ avviare forme di cooperazione
e di partenariato tra settore pubblico e privato per il funzionamento
e la gestione di scuole all’estero.
3. Nell’ambito delle scuole statali all’estero, il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, sentito il
Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, puo’
organizzare, anche in collaborazione con soggetti pubblici o privati
italiani o stranieri, scuole o sezioni a ordinamento scolastico misto
o locale.

Art. 10

Iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale promuove e attua, anche con modalita’ a distanza, le
seguenti iniziative per l’apprendimento della lingua e cultura
italiana:
a) interventi per favorire il bilinguismo;
b) corsi e moduli curriculari o extracurriculari nelle scuole
locali, anche avvalendosi dell’attivita’ degli enti gestori di cui
all’articolo 11, per la diffusione della lingua e della cultura
italiana;
c) corsi di lingua e cultura italiana e altre iniziative
linguistico-culturali offerti, a studenti di ogni ordine e grado con
la collaborazione di universita’ italiane.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale promuove ed attua, altresi’, le seguenti iniziative,
svolte anche con modalita’ a distanza:
a) classi o corsi preparatori per agevolare l’inserimento degli
studenti italiani nei sistemi scolastici locali;
b) iniziative di formazione, per i docenti locali, anche
riguardanti le linee guida e le indicazioni nazionali dei percorsi di
studio dell’ordinamento nazionale.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, promuove e attua le iniziative di
cui al presente articolo, sulla base dei seguenti criteri:
a) programmazione dell’attivita’ su base triennale coerentemente
con il piano Paese di cui all’articolo 3;
b) incentivazione di percorsi di miglioramento e di
diversificazione dell’offerta formativa;
c) innalzamento della professionalita’ dei docenti locali, anche
mediante l’individuazione di requisiti minimi per il reclutamento da
parte degli enti gestori;
d) incoraggiamento della diffusione di buone pratiche e di
sistemi didattici innovativi, anche mediante reti di collaborazione
con altri attori del sistema della formazione italiana nel mondo.

Art. 11

Enti gestori

1. Le iniziative di cui all’articolo 10 possono essere realizzate
da enti gestori non aventi fine di lucro attivi nella diffusione e
promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo,
costituiti e organizzati secondo le forme giuridiche prescritte dalla
normativa locale.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale sostiene le iniziative di cui all’articolo 10 promosse
dagli enti gestori di cui al comma 1.

Art. 12

Lettorati

1. Nell’ambito del contingente di cui all’articolo 18 comma 1,
possono essere inviati lettori presso universita’ e istituzioni
scolastiche straniere, i quali collaborano alle attivita’ di
insegnamento, di assistenza agli studenti e di ricerca nell’ambito
della lingua e della cultura italiana.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale puo’ incaricare i lettori di svolgere attivita’ di
promozione della lingua e della cultura italiana aggiuntive a quelle
di cui al comma 1, sulla base di direttive della competente
rappresentanza diplomatica e in collaborazione con gli istituti
italiani di cultura. Dette attivita’ possono includere
l’organizzazione di eventi culturali, la docenza in corsi di lingua e
cultura italiana organizzati da istituti italiani di cultura, da
rappresentanze diplomatiche o da uffici consolari, lo sviluppo dei
rapporti culturali bilaterali, anche con riferimento alle borse di
studio e agli scambi giovanili.
3. Il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, puo’ collaborare con universita’ straniere nella
selezione di personale specializzato cui le stesse intendono affidare
l’insegnamento della lingua e della cultura italiana.

Art. 13

Gestione, coordinamento e vigilanza

1. Per gestire, coordinare e vigilare il sistema della formazione
italiana nel mondo, la selezione e la destinazione all’estero del
personale di cui all’articolo 18, nonche’ le ulteriori attivita’ di
cui al presente decreto legislativo, il Ministero degli affari esteri
e della cooperazione internazionale e il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca si avvalgono di dirigenti
scolastici, docenti e personale amministrativo della scuola nel
limite complessivo di 35 unita’ per ciascuno dei due ministeri.
2. L’amministrazione di appartenenza colloca fuori ruolo il
personale di cui al comma 1, di concerto con il Ministero di
destinazione e con il Ministero dell’economia e delle finanze. Il
servizio prestato ai sensi del presente articolo e’ valido a tutti
gli effetti come servizio nel ruolo di appartenenza.
3. Il trattamento economico del personale di cui al presente capo
rimane a carico dell’amministrazione di appartenenza e continua ad
essere corrisposto dagli uffici che vi provvedevano all’atto del
collocamento fuori ruolo.

Capo II
Requisiti e formazione del personale da destinare all’estero e
valutazione del sistema della formazione italiana nel mondo

Art. 14

Requisiti del personale da destinare all’estero

1. Per garantire l’identita’ culturale dei percorsi di istruzione
dell’ordinamento scolastico italiano in una dimensione
internazionale, nonche’ per assicurare la qualita’ del sistema della
formazione italiana nel mondo, il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, con decreto adottato di concerto
con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, individua, entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto legislativo, i requisiti culturali e
professionali fondamentali dei dirigenti scolastici, dei docenti e
del personale amministrativo della scuola da inviare all’estero.

Art. 15

Formazione del personale da destinare all’estero

1. Per garantire la qualita’, l’efficacia e la coerenza del sistema
della formazione italiana nel mondo, con il decreto di cui
all’articolo 14 sono stabilite le modalita’ della formazione
propedeutica alla destinazione all’estero e delle attivita’ di
formazione in servizio del personale da destinare all’estero.
2. Le scuole statali all’estero concorrono al sistema nazionale di
formazione del personale della scuola, ospitando attivita’
propedeutiche alla formazione in ingresso o in servizio.

Art. 16

Sistema di valutazione

1. E’ istituito un sistema di valutazione delle attivita’ svolte in
applicazione del presente decreto legislativo, in particolare con
riguardo a:
a) qualita’ dell’offerta formativa;
b) impatto degli interventi;
c) qualita’ dell’insegnamento offerto dai docenti inviati
all’estero a norma del capo III;
d) performance del personale amministrativo e dei dirigenti
scolastici inviati all’estero a norma del capo III.
2. Il sistema di valutazione di cui al comma 1 verifica l’efficacia
e l’efficienza delle attivita’ svolte in applicazione del presente
decreto legislativo, in coerenza con i principi e con le finalita’
della valutazione del sistema nazionale di istruzione e tenuto conto
dei contesti locali.
3. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto
legislativo, il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della
ricerca, con decreto adottato di concerto con il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, stabilisce
modalita’, criteri e strumenti del sistema di valutazione di cui al
presente articolo e disciplina i processi di autovalutazione e di
valutazione esterna, nonche’ le azioni di miglioramento e di
rendicontazione sociale.

Art. 17

Pubblicita’ del sistema della formazione italiana
nel mondo

1. Nell’ambito del Portale unico dei dati della scuola di cui
all’articolo 1, comma 136, della legge n. 107 del 2015, e’ istituita,
a decorrere dall’anno scolastico 2017/2018, una sezione dedicata al
sistema della formazione italiana nel mondo.
2. Nella sezione di cui al comma 1, compatibilmente con le esigenze
di sicurezza e di continuita’ delle relazioni internazionali, sono
pubblicati:
a) i piani dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche
statali e di quelle paritarie;
b) i dati in forma aggregata degli studenti frequentanti le
istituzioni scolastiche e le iniziative disciplinate dal presente
decreto legislativo;
c) i bilanci delle scuole;
d) i dati pubblici afferenti al sistema di valutazione;
e) i dati, anche curricolari, del personale destinato all’estero;
f) i dati, i documenti e le informazioni utili a valutare
l’avanzamento didattico, tecnologico e d’innovazione del sistema
scolastico all’estero;
g) le iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero
realizzate nell’ambito del sistema della formazione italiana nel
mondo;
h) gli esiti della valutazione di cui all’articolo 16, comma 1,
lettere a) e b).

Capo III
Personale inviato all’estero
Sezione I
Stato giuridico

Art. 18

Categorie e contingenti di personale

1. Dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo della
scuola a tempo indeterminato possono essere collocati fuori ruolo e
destinati alle attivita’ previste dal presente articolo entro il
limite complessivo di 674 unita’, comprensivo delle unita’ destinate
al sostegno degli alunni con disabilita’ e delle unita’ destinate al
potenziamento dell’offerta formativa e delle attivita’ progettuali di
cui all’articolo 1, comma 7, della legge n. 107 del 2015, con
particolare riferimento alle competenze nella pratica e nella cultura
musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle
tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e
dei suoni. Il contingente di cui al precedente periodo comprende 50
posti individuati nei limiti delle dotazioni organiche determinate
con il decreto di cui all’articolo 1, comma 64, della legge 13 luglio
2015, n. 107, mentre non comprende il personale di cui all’articolo
35. I contingenti delle categorie di personale da destinare
all’estero sono stabiliti su base triennale dal Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, con decreto
adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e
con il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
sentite le autorita’ diplomatiche e consolari. Con le medesime
modalita’ possono essere apportate variazioni annuali nel corso del
triennio.
2. I dirigenti scolastici possono essere assegnati a scuole statali
all’estero, ad ambasciate o a uffici consolari. I dirigenti
scolastici assegnati ad ambasciate o a uffici consolari promuovono e
coordinano le attivita’ scolastiche di cui al capo I, nell’area
geografica determinata dal Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, sulla base delle indicazioni del
titolare della sede o del funzionario da lui delegato e in raccordo
con gli istituti italiani di cultura.
3. I docenti possono essere assegnati ad una o piu’ attivita’
scolastiche all’estero per svolgere attivita’ didattica, promuovere
la lingua e la cultura italiana e partecipare a progetti, previsti
dal piano triennale dell’offerta formativa, finalizzati al
miglioramento dell’offerta formativa, all’innalzamento del successo
scolastico e formativo ed al superamento del disagio scolastico. I
docenti non assegnati a scuole statali all’estero sono coordinati dal
dirigente scolastico assegnato all’ambasciata o all’ufficio consolare
o, in caso di sua assenza o impedimento, dal capo dell’ufficio
consolare.
4. Il personale amministrativo puo’ essere destinato a scuole
statali all’estero, a rappresentanze diplomatiche o a uffici
consolari per l’organizzazione delle attivita’ scolastiche
all’estero, nel rispetto del profilo professionale di appartenenza.
L’attivita’ del personale amministrativo in servizio presso
rappresentanze diplomatiche o uffici consolari e’ organizzata dal
dirigente scolastico o, in caso di assenza o impedimento, dal capo
dell’ufficio consolare.

Art. 19

Selezione

1. Il personale da destinare all’estero ai sensi del presente capo
e’ scelto tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato che,
dopo il periodo di prova, abbiano prestato in Italia almeno tre anni
di effettivo servizio nei ruoli corrispondenti alle funzioni da
svolgere all’estero.
2. Il personale e’ selezionato dal Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca sulla base di un bando emanato
sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale. Il bando disciplina:
a) le procedure, i requisiti e i criteri oggettivi per la
selezione del personale in possesso del profilo professionale di cui
all’articolo 14, in modo da garantire la massima pubblicita’ e
trasparenza in ogni fase della selezione;
b) le lingue richieste per i Paesi di destinazione e i relativi
livelli di certificazione;
c) i titoli culturali, professionali e di servizio valutabili,
pertinenti alle funzioni da svolgere all’estero. Sono valutati, quali
titoli di preferenza, i titoli rilasciati da universita’ o da altri
istituti di formazione superiore equiparati, sia italiani sia
stranieri, previo riconoscimento, che sono stati conseguiti in un
corso che contempli almeno 60 crediti formativi universitari ovvero
almeno un anno accademico svolto, in particolare, nell’ambito delle
discipline dell’interculturalita’ e dell’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda o lingua straniera;
d) le modalita’ di svolgimento, eventualmente anche telematiche e
comunque al di fuori dell’orario delle lezioni, di un colloquio
obbligatorio comprensivo dell’accertamento linguistico.
3. Ai membri della commissione e ai candidati alla selezione di cui
al comma 2 non spettano compensi, gettoni o indennita’ di presenza
ne’ rimborsi spese comunque denominati.
4. Le graduatorie del personale selezionato sono formate ogni sei
anni e sono pubblicate sul sito istituzionale del Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca. Per posti le cui
graduatorie sono esaurite o mancanti, le procedure di selezione
possono essere indette prima della scadenza sessennale. Il personale
docente inserito in graduatoria permane nell’ambito territoriale di
riferimento di cui all’articolo 1, comma 66, della legge n. 107 del
2015.

Art. 20

Destinazione all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale comunica annualmente al Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca i posti nell’ambito del contingente
di cui all’articolo 18, comma 1, che si rendono disponibili nell’anno
scolastico successivo a quello in corso. Sono consentiti
aggiornamenti nel corso dell’anno scolastico per esigenze
sopravvenute. I posti disponibili sono pubblicati nel sito
istituzionale del Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della
ricerca e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale.
2. Previo collocamento fuori ruolo presso il Ministero degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca destina sui posti di
cui al comma 1 gli aspiranti che si collocano in posizione utile
nelle graduatorie di cui all’articolo 19 comma 4.

Art. 21

Durata del servizio all’estero

1. La permanenza all’estero non puo’ essere superiore, nell’arco
dell’intera carriera, a due periodi ciascuno dei quali di sei anni
scolastici consecutivi, inclusi gli anni in cui ha luogo l’effettiva
assunzione in servizio all’estero. I due periodi sono separati da
almeno sei anni scolastici di effettivo servizio nel territorio
nazionale.
2. Il personale di cui al presente capo puo’ essere destinato
all’estero se assicura una permanenza in servizio all’estero per sei
anni scolastici. Se il personale rientra in Italia prima del
sessennio in applicazione dell’articolo 26 comma 2, oppure a seguito
di domanda non motivata da gravi motivi personali o familiari, non
sono dovuti i benefici per il viaggio di rimpatrio di cui alla parte
terza, titolo II, del decreto del Presidente della Repubblica 5
gennaio 1967, n. 18.
3. La destinazione da una ad altra sede all’estero e’ consentita
solo per gravi motivi o ragioni di servizio, nei limiti delle risorse
finanziarie disponibili.

Art. 22

Articolazione del tempo di lavoro

1. L’orario di lavoro del personale di cui al presente capo inviato
all’estero corrisponde a quello in Italia.
2. L’orario puo’ essere articolato in maniera flessibile, anche su
base plurisettimanale.
3. Per i docenti e per i lettori, le unita’ orarie sono di sessanta
minuti ciascuna. Il minor tempo di lavoro derivante dall’utilizzo di
unita’ didattiche di durata inferiore a sessanta minuti e’ recuperato
con attivita’ di insegnamento. I lettori possono effettuare il
recupero anche con altre attivita’ previste delle istituzioni
straniere di assegnazione o, in mancanza, dalla rappresentanza
diplomatica o dall’ufficio consolare competente.
4. Si applica l’articolo 143 del decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18.

Art. 23

Insegnamenti obbligatori che comportano un orario settimanale
inferiore a quello di cattedra e sostituzione di docenti
temporaneamente assenti

1. Nelle scuole statali all’estero gli insegnamenti obbligatori che
non costituiscono cattedra o posto di insegnamento sono ripartiti fra
i docenti gia’ in servizio con abilitazione specifica od affine o con
titolo di studio valido per l’insegnamento della disciplina, anche in
considerazione del percorso formativo e dell’acquisizione di
competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire.
2. I docenti temporaneamente assenti nelle scuole statali
all’estero sono prioritariamente sostituiti mediante ripartizione
delle relative ore di insegnamento fra i docenti gia’ in servizio nel
medesimo Paese. Il presente comma si applica, laddove possibile, alla
sostituzione dei docenti temporaneamente assenti nelle iniziative di
cui all’articolo 10.

Art. 24

Assegnazioni temporanee e invio in missione

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ inviare, per esigenze di
servizio, personale docente e dirigenti scolastici, in assegnazione
temporanea presso scuole statali all’estero ed altre iniziative
disciplinate dal presente decreto legislativo, per una durata di un
anno scolastico, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili. Il
personale di cui al presente comma e’ individuato sulla base delle
graduatorie di cui all’articolo 19 comma 4. Il personale e’ collocato
fuori ruolo e conserva, per l’intera durata della missione, la sede
occupata nel territorio nazionale.
2. Per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e
del secondo ciclo d’istruzione, il Ministero degli affari esteri e
della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, invia in missione o
in viaggio di servizio il personale necessario alla formazione delle
relative commissioni secondo le disposizioni vigenti in materia nel
territorio nazionale.

Art. 25

Sanzioni disciplinari

1. Il personale di cui al presente capo e’ soggetto alle sanzioni
disciplinari previste per la categoria di appartenenza.
2. Nei casi in cui la sanzione disciplinare non e’ di competenza
dell’ufficio per i procedimenti disciplinari di cui all’articolo
55-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, il procedimento
disciplinare compete al dirigente scolastico o, in sua assenza, al
capo del consolato o consolato generale di prima categoria
territorialmente competente o, in mancanza, al capo della
rappresentanza diplomatica, fatta salva diversa previsione del
decreto istitutivo di cui all’articolo 4, comma 1.
3. Salvo quanto previsto al comma 2, i procedimenti disciplinari
spettano all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari del
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Art. 26

Rientro in Italia

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale puo’ far cessare in qualsiasi momento il servizio
all’estero per ragioni di servizio o per incompatibilita’ di
permanenza nella sede. Se le ragioni di servizio attengono alle
esigenze del sistema scolastico nazionale o agli esiti negativi della
valutazione di cui all’articolo 16 comma 1, lettere c) e d), la
cessazione e’ disposta dal Ministero dell’istruzione dell’universita’
e della ricerca, sentito il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale.
2. L’irrogazione di una sanzione disciplinare superiore alla
sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci
giorni comporta l’immediata cessazione dal servizio all’estero.
3. Al rientro in Italia, il personale docente e’ riassegnato
all’ambito territoriale che ricomprende l’istituzione scolastica di
ultima titolarita’.
4. Al rientro in Italia il personale amministrativo e’ riassegnato
alla scuola di ultima titolarita’ o, in subordine, ad altra scuola
della medesima provincia secondo le ordinarie procedure di mobilita’
della categoria.
5. Al rientro in Italia il personale dirigente scolastico e’
riassegnato alla scuola di ultima titolarita’ o, in subordine, ad
altra scuola della medesima regione a cura del dirigente preposto al
relativo ufficio scolastico regionale.

Art. 27

Foro competente

1. Per le controversie di lavoro del personale di cui al presente
capo e’ competente il foro di Roma.

Sezione II
Trattamento economico

Art. 28

Retribuzione

1. Il trattamento economico, previsto per il servizio prestato in
Italia, del personale di cui al presente capo rimane a carico
dell’amministrazione di appartenenza e continua ad essere corrisposto
dagli uffici che vi provvedevano all’atto del collocamento fuori
ruolo.

Art. 29

Trattamento economico all’estero

1. Al personale di cui al presente capo ad eccezione di quello di
cui all’articolo 24 oltre allo stipendio e agli assegni di carattere
fisso e continuativo previsti per il territorio nazionale, tranne che
per tali assegni sia diversamente disposto, compete, dal giorno di
assunzione fino a quello di cessazione dalle funzioni in sede, uno
speciale assegno di sede, non avente carattere retributivo, per
sopperire agli oneri derivanti dal servizio all’estero. Tale assegno
e’ costituito:
a) dall’assegno base di cui al comma 3;
b) dalle maggiorazioni relative alle singole sedi determinate
secondo coefficienti da fissarsi con decreto del Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la commissione di cui
all’articolo 172 del decreto del Presidente della Repubblica 5
gennaio 1967, n. 18.
2. I coefficienti sono fissati sulla base del costo della vita e
delle sue variazioni risultanti da rilevamenti obiettivi effettuati
avvalendosi di agenzie specializzate a livello internazionale o dei
dati statistici elaborati dalle Nazioni Unite e dall’Unione europea,
con particolare riferimento al costo dei servizi. Agli assegni si
applicano le maggiorazioni per situazioni di rischio e disagio
stabilite per il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri
e della cooperazione internazionale in servizio nella stessa sede.
3. Gli assegni mensili lordi base di cui al comma 1, lettera a),
sono cosi’ determinati:
a) dirigente scolastico: euro 800;
b) docente di scuola secondaria di secondo grado: euro 650;
c) docente di scuola secondaria di primo grado / lettore: 600;
d) insegnante di scuola primaria o dell’infanzia: euro 570;
e) direttore dei servizi generali e amministrativi: euro 570;
f) assistente amministrativo: euro 490.
4. Per lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 5, comma
1, secondo periodo, o all’articolo 12 comma 2, spetta una
maggiorazione del trattamento economico di cui al presente articolo
in misura pari a un dodicesimo dell’assegno di sede di cui al comma
1.
5. Per ciascuna ora di insegnamento eccedente l’orario obbligatorio
prestata ai sensi dell’articolo 23 spetta una maggiorazione del
trattamento di cui al presente articolo in misura pari a un
quindicesimo dell’assegno base di cui al comma 3. In alternativa, il
docente puo’ fruire, nei periodi di sospensione dell’attivita’
didattica, di riposi compensativi, in ragione di un giorno ogni
quattro ore soprannumerarie effettivamente prestate.
6. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 28, per la durata
delle missioni di cui all’articolo 24 comma 1, il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale corrisponde il
trattamento economico di cui l’articolo 170, quinto comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Si
applica il comma 5.
7. Fatto salvo quanto previsto dalla presente sezione si applicano
i titoli I e II della parte III, nonche’ gli articoli 84, 205, 207,
208, 210, 211 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del
1967. Salvo quanto previsto dal presente articolo, la disciplina ivi
prevista per l’indennita’ di servizio all’estero si applica
all’assegno di sede di cui al comma 1.

Art. 30

Servizio in residenze disagiate

1. Si applica l’articolo 144 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 18 del 1967, nonche’ l’articolo 23 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.

Capo IV
Situazioni particolari
Sezione I
Personale locale nelle scuole statali all’estero

Art. 31

Docenti a contratto locale

1. Nelle scuole statali all’estero possono essere affidati a
personale straniero o italiano, residente nel paese ospitante da
almeno un anno, in possesso dei requisiti prescritti dalle
disposizioni locali, gli insegnamenti obbligatori in base alla
normativa locale e non previsti nell’ordinamento scolastico italiano,
nonche’ le attivita’ di potenziamento dell’offerta formativa che non
possano essere coperte con docenti di cui all’articolo 18, comma 1.
2. Nelle scuole statali all’estero un numero limitato di
insegnamenti obbligatori nell’ordinamento italiano puo’ essere
affidato a personale italiano o straniero, residente nel paese
ospitante da almeno un anno, in possesso dei requisiti previsti dalla
normativa italiana e avente una conoscenza certificata della lingua
italiana con finalita’ didattiche a livello avanzato secondo il
Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue.
Con decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, sentito il Ministero dell’istruzione dell’universita’
e della ricerca, sono stabiliti, avendo riguardo alle specificita’
dei contesti locali e delle discipline caratterizzanti i diversi
indirizzi di studio, gli insegnamenti ai quali in ciascuna scuola si
applicano le disposizioni del presente comma, nonche’ i criteri e le
procedure di selezione e di assunzione del personale interessato.
3. Se non e’ possibile procedere ai sensi dell’articolo 23 e per la
sostituzione di personale di cui ai commi 1 e 2 temporaneamente
assente, le scuole statali all’estero possono stipulare contratti
conformemente al presente articolo. Se non si puo’ provvedere
diversamente, puo’ prescindersi dal periodo minimo di residenza nel
paese ospitante. Le scuole statali all’estero non possono stipulare
contratti ai sensi del presente articolo per posti di insegnamento
disponibili per meno di dieci giorni.
4. I contratti a tempo determinato hanno la durata strettamente
necessaria ad assicurare l’attivita’ didattica.
5. Il trattamento economico, commisurato alle ore di servizio
effettivamente prestate, e’ pari alla retribuzione dell’analogo
personale delle scuole locali, o, se piu’ favorevole, ai tre quarti
della posizione stipendiale iniziale spettante al personale delle
scuole in Italia con le medesime funzioni. Nel secondo caso, al
personale di cui al comma 3 non residente nel Paese ospitante,
compete anche il pagamento delle spese di viaggio nella classe piu’
economica.

Art. 32

Personale non docente assunto localmente

1. Le scuole statali all’estero possono assumere, previa
autorizzazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili,
personale non docente permanentemente residente da almeno due anni
nel Paese dove opera la scuola ed avente una conoscenza della lingua
italiana adeguata ai rispettivi compiti.

Art. 33

Legge regolatrice dei contratti

1. Fatto salvo quanto previsto dalla presente sezione, i contratti
di lavoro di cui agli articoli 31 e 32 sono regolati dalla normativa
locale, nonche’ dagli articoli 84 e da 154 a 166 del decreto del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive
integrazioni e modificazioni, ad eccezione dell’articolo 160 e,
limitatamente al personale docente, dell’articolo 157.
2. La durata complessiva dei contratti a tempo determinato non puo’
superare i limiti temporali massimi previsti dalla normativa locale
per la forma contrattuale prescelta o, se piu’ restrittivi, dal
decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 e successive modificazioni,
nonche’ dall’articolo 1, comma 131, della legge 13 luglio 2015, n.
107. Per esigenze eccedenti detti limiti, le scuole statali
all’estero stipulano contratti a tempo indeterminato, anche a tempo
parziale.
3. Le selezioni del personale di cui alla presente sezione si
conformano a principi di imparzialita’, pubblicita’ e trasparenza e
mirano ad accertare la conoscenza della lingua italiana e il possesso
delle competenze necessarie ai compiti da svolgere. Le modalita’
delle selezioni sono stabilite con decreto del Ministro degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, sentito il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca. Ai componenti
delle commissioni di selezione non sono corrisposti compensi, gettoni
o indennita’ di presenza ne’ rimborsi spese comunque denominati.
4. E’ in ogni caso escluso il transito nei ruoli del personale di
cui alla presente sezione.

Sezione II
Altre situazioni particolari

Art. 34

Servizio civile e tirocini

1. Il servizio civile all’estero puo’ essere prestato nell’ambito
del sistema della formazione italiana nel mondo. Si applica la
vigente normativa in materia.
2. Per le finalita’ di cui al presente decreto legislativo, il
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o
il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca possono
cofinanziare appositi programmi di tirocinio curriculare in favore
degli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale, promossi
da universita’ o da altri istituti di formazione superiore equiparati
abilitati al rilascio di titoli accademici. Al tirocinante spetta un
rimborso forfetario delle spese sostenute nella misura minima
complessiva pari a 300 euro mensili; la quota a carico del Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale puo’ essere
corrisposta in tutto o in parte in forma di facilitazioni o benefici
non monetari. I programmi di tirocinio prevedono il riconoscimento di
almeno due crediti formativi universitari o accademici per mese di
attivita’.

Art. 35

Personale in servizio nelle scuole europee

1. Al personale in servizio nelle scuole europee si applicano le
disposizioni dei pertinenti accordi internazionali.
2. Con le modalita’ di cui all’articolo 18 comma 1, e’ stabilito il
contingente del personale destinato alle scuole europee i cui oneri
non sono a carico del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale. Il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, sentito il Ministero degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, individua i candidati
italiani ai posti di direttore e di direttore aggiunto di scuola
europea, previa pubblicazione di un bando che regola modalita’ e
criteri di selezione. Al personale di cui al presente comma si
applicano, in quanto compatibili con le specifiche disposizioni delle
scuole europee, gli articoli 14 e 19.
3. La durata del servizio nelle scuole europee e’ regolata
dall’articolo 21, in quanto compatibile con le specifiche
disposizioni delle scuole europee. Il personale gia’ in servizio
presso una scuola europea, in caso di nomina a direttore o a
direttore aggiunto di una scuola europea, puo’ svolgere, nella nuova
funzione, un mandato pieno di cinque anni. Al segretario generale e
al vice segretario generale si applicano le specifiche disposizioni
delle scuole europee.
4. Il periodo di servizio nelle scuole europee e’ computato come
servizio all’estero agli effetti di cui all’articolo 21. La
permanenza all’estero ai sensi dell’articolo 21 e’ computata agli
effetti di cui al comma 2.

Capo V
Innovazione digitale

Art. 36

Piano per l’innovazione digitale

1. Le scuole statali all’estero concorrono all’attuazione delle
misure previste dal Piano nazionale per la scuola digitale. A tal
fine, e’ autorizzata la spesa di 520.000 euro per l’anno 2017 per la
realizzazione di ambienti didattici e laboratoriali innovativi.
2. Le scuole paritarie all’estero possono concorrere all’attuazione
delle misure previste dal Piano nazionale per la scuola digitale se
in rete con una scuola statale all’estero o con una scuola statale
del territorio nazionale senza oneri a carico del bilancio dello
Stato.

Capo VI
Disposizioni finali

Art. 37

Disposizioni transitorie

1. Alle scuole gia’ istituite ai sensi dell’articolo 627 del testo
unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994 si applica la
disciplina prevista dal presente decreto per le scuole statali
all’estero.
2. Restano fermi i riconoscimenti della parita’ e le iscrizioni
nell’elenco delle scuole non paritarie gia’ disposti nei confronti di
scuole all’estero. Le successive revisioni sono effettuate secondo il
presente decreto.
3. L’articolo 5, comma 2, si applica dall’esercizio finanziario
successivo all’entrata in vigore del presente decreto. Con la
medesima decorrenza la gestione delle casse scolastiche e i relativi
rapporti giuridici attivi e passivi confluiscono nel bilancio della
scuola.
4. Il capo II si applica a decorrere dall’anno scolastico 2018/19.
5. L’articolo 19, commi 2, 3 e 4, e l’articolo 20 si applicano a
decorrere dall’anno scolastico 2018/19.
6. Per l’anno scolastico 2017/18 il contingente di cui all’articolo
18, comma 1, resta fissato in 624 unita’, con esclusione del
personale destinato alle scuole europee.
7. L’articolo 21, commi 1 e 2, si applica al personale destinato
all’estero dopo l’entrata in vigore del presente decreto, ancorche’
incluso in graduatorie pubblicate precedentemente.
8. Il personale gia’ destinato all’estero alla data di entrata in
vigore del presente decreto puo’ permanervi fino a nove anni
scolastici nell’arco dell’intera carriera. Il personale interessato
cessa di diritto dal servizio all’estero, secondo quanto previsto
dall’articolo 26 a decorrere dall’anno scolastico successivo al
compimento di detto periodo.
9. L’articolo 29 si applica a decorrere dal 1° settembre 2017.
Entro la medesima data sono aggiornati i coefficienti di cui
all’articolo 29, comma 2, primo periodo.
10. Per i contratti stipulati precedentemente, l’articolo 31, comma
5, e l’articolo 33 si applicano a decorrere dall’anno scolastico che
ha inizio nell’esercizio finanziario successivo all’entrata in vigore
del presente decreto legislativo.
11. All’articolo 1, comma 59, della legge 24 dicembre 2012, n. 228
dopo le parole: «alla parte V del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni,» sono
sostituite dalle seguenti: «al decreto legislativo attuativo
dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio
2015, n. 107».

Art. 38

Disposizioni di coordinamento ed abrogazioni

1. A decorrere dal primo giorno dell’anno scolastico successivo
all’entrata in vigore del presente decreto legislativo, all’articolo
1, comma 9, lettera a), della legge 27 ottobre 1988, n. 470, dopo la
parola: «stagionale» sono aggiunte le seguenti «, nonche’ dirigenti
scolastici, docenti e personale amministrativo della scuola collocati
fuori ruolo ed inviati all’estero nell’ambito di attivita’
scolastiche fuori dal territorio nazionale».
2. Ferme restando le disposizioni degli accordi internazionali
vigenti in materia, sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) legge 6 ottobre 1962, n. 1546;
b) decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1967, n.
215;
c) decreto del Ministro degli affari esteri e del Ministro della
pubblica istruzione del 20 luglio 1969;
d) legge 26 maggio 1975, n. 327;
e) legge 22 dicembre 1980, n. 924;
f) legge 10 giugno 1985, n. 285;
g) gli articoli da 625 a 675 del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
h) il capo III del decreto legislativo 27 febbraio 1998, n. 62;
l) articolo 1-quater del decreto-legge 3 agosto 2004, n. 220,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 ottobre 2004, n. 257;
m) articolo 2, comma 4-novies, del decreto-legge 29 dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio
2011, n. 10;
n) articolo 14, commi 11, 12 e 12-bis del decreto-legge 6 luglio
2012, n. 95 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012,
n. 135.

Art. 39

Copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dagli articoli 15 e 16, pari
rispettivamente a euro 170.000 annui e a 200.000 annui a decorrere
dall’anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione del
fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015,
n. 107.
2. All’onere derivante dall’articolo 18, comma 1, si provvede,
quanto al trattamento economico di cui all’articolo 29, pari ad euro
2.724.490 nell’anno 2018 e euro 4.967.541 annui a decorrere dall’anno
2019, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo
1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
3. Al maggior onere derivante dall’articolo 29, pari a euro
10.068.324 per l’anno 2017, euro 10.086.385 per l’anno 2018 ed euro
10.068.052 a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante
corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
4. Agli oneri derivanti dall’articolo 36, comma 1, pari a euro
520.000 per l’anno 2017, si provvede mediante corrispondente
riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13
luglio 2015, n. 107.
5. Dall’attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Alfano, Ministro degli affari esteri e
della cooperazione internazionale

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Visto, il Guardasigilli: Orlando