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Dall’orientamento alle soft skills

Scuola, dall’orientamento alle soft skills: al via al MIUR 11 gruppi di lavoro. Bussetti: “Entro aprile le prime proposte per migliorare il sistema scolastico”

(Lunedì, 03 dicembre 2018) Undici gruppi di lavoro su altrettanti temi prioritari, dall’orientamento alle soft skills, passando per l’inclusione scolastica e la prevenzione del bullismo, con esperti di alto livello coinvolti per migliorare il funzionamento del sistema di istruzione italiano. Sono i tavoli voluti dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che oggi ha incontrato a Roma, insieme al Sottosegretario Salvatore Giuliano, i coordinatori di quelli che dovranno configurarsi come veri e propri “laboratori di innovazione” al “servizio della scuola”.

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento; inclusione scolastica; attività sportive scolastiche; valutazione del sistema scolastico; primo ciclo e zero/sei; cultura umanistica; Istituti tecnici e professionali; soft skills ed educazione civica; quadriennali e scuole innovative; équipe territoriali; bullismo e prevenzione. Questi i temi che verranno trattati. I Gruppi istituiti dal Ministro lavoreranno in raccordo anche con l’Ufficio legislativo del MIUR.

“Saranno gruppi operativi, composti da professionisti con competenze molto specifiche – spiega Bussetti – che svolgeranno la propria attività a titolo gratuito e agiranno, rispetto ai temi assegnati, con un approccio pragmatico. Dopo una fase di analisi e approfondimento, presenteranno proposte di carattere amministrativo o normativo che intendiamo prendere in considerazione per migliorare il nostro sistema di istruzione, innalzare la qualità dell’offerta per gli studenti, introdurre nuove metodologie e innovazioni didattiche”.

“Partiamo subito – prosegue il Ministro – per avere già i primi risultati entro aprile 2019. Vogliamo tempi snelli per introdurre i primi cambiamenti necessari già da questo anno scolastico. La scuola ha bisogno di azioni ragionate e strategiche, definite da persone qualificate, e di concretezza. È così che si governa: guardando alle reali priorità e lavorando da subito per dare risposte. Non vogliamo stravolgere ciò che esiste, ma agire con interventi precisi. Vogliamo essere pratici e lavorare con un metodo agile. Stiamo agendo, passando dalle parole ai fatti, con i tempi giusti, cioè con azioni che consentono il giusto tempo di analisi”, chiude Bussetti.

Nota 25 settembre 2018, AOODGOSV 16616

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle D’Aosta
AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di Trento
TRENTO
Agli Staff regionali per le Indicazioni Nazionali 2012
LORO SEDI
e, p.c. Al Capo Dipartimento del sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE
Alle Scuole polo nazionali per l’implementazione delle Indicazioni nazionali del primo ciclo di istruzione
IC Cunardo Vaccarossi (VA)
le “Le Cure” di Firenze
IC “Amerigo Vespucci” (VV)
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali del
primo ciclo di istruzione
LORO SEDI

Nota 25 settembre 2018, AOODGOSV 16616

Oggetto: Azioni di accompagnamento Indicazioni Nazionali per il primo ciclo. A.s. 2018/19.

Nota 14 giugno 2018, AOODGOSV 9841

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti Scolastici degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado
LORO SEDI
e, p.c., all’Ufficio di Gabinetto del Ministro
Al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Alla Direzione generale per il personale scolastico
Alla Direzione generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
SEDE

Nota 14 giugno 2018, AOODGOSV 9841

OGGETTO: Nuovi percorsi di istruzione professionale di cui al decreto legislativo n. 61/2017. Integrazioni dei quadri orari del primo biennio e ulteriori indicazioni e chiarimenti sull’individuazione delle classi di concorso e sui criteri di composizione dell’organico


Decreto Ministeriale 24 maggio 2018, n. 92

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 24 maggio 2018, n. 92

Regolamento recante la disciplina dei profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi di istruzione professionale, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, recante la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (18G00117)

(GU Serie Generale n.173 del 27-07-2018 – Suppl. Ordinario n. 35)

Decreto Ministeriale 22 maggio 2018

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 22 maggio 2018

Recepimento dell’Accordo, sancito nella seduta della Conferenza Stato Regioni del 10 maggio 2018, Rep. atti n. 100/CSR, riguardante la definizione delle fasi dei passaggi tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale compresi nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione professionale, e viceversa, in attuazione dell’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61. (18A06685)

(GU Serie Generale n.243 del 18-10-2018)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, recante la «Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’art. 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107»: Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e delle ricerca, dell’8 gennaio 2018, di «Istituzione del quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell’ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze» di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, recante la determinazione dei profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi dell’istruzione professionale,  di cui all’art. 3, comma 1, del decreto legislativo n. 61/2017, con i relativi risultati di apprendimento, declinati in termini di competenze, abilita’ e conoscenze, il riferimento degli indirizzi di studio alle attivita’ economiche referenziate ai codici ATECO, le indicazioni per il passaggio al nuovo ordinamento e per la correlazione tra le qualifiche e i diplomi professionali conseguiti nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale e gli indirizzi dei percorsi quinquennali dell’istruzione professionale, anche al fine di facilitare il sistema dei passaggi di cui all’art. 8 del decreto legislativo n. 61/2017, nonche’ la correlazione dei profili in uscita degli indirizzi di studio ai settori economico-professionali di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e delle ricerca, del 30 giugno
2015;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, recante la definizione dei criteri generali per favorire il raccordo tra il sistema di istruzione professionale e il sistema di istruzione e formazione professionale di cui all’art. 7, comma 1, del decreto legislativo n. 61/2017;

Decreta:

Articolo unico

Con il presente decreto e’ recepito l’accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni del 10 maggio 2018, repertorio atti n. 100/CSR, riguardante la definizione delle fasi dei passaggi tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale compresi nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione professionale di cui agli Accordi in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 29 aprile 2010, del 27 luglio 2011 e del 19 gennaio 2012, e viceversa, in attuazione dell’art. 8, comma 2, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61.

Roma, 22 maggio 2018

Il Ministro: Fedeli

Registrato alla Corte dei conti il 18 luglio 2018
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro, foglio n. 2794


Nota 17 maggio 2018, AOODPIT 1143

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
DIPARTIMENTO PER IL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONI E FORMAZIONE

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio Speciale di lingua slovena
AI Sovrintendente Scolastic oper la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
AI Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado
e p. c. Capo di Gabinetto
Alle Direzioni Generali del Dipartimento del sistema educativo di istruzione e formazione
LORO SEDI

Nota 17 maggio 2018, AOODPIT 1143

Oggetto: L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno

Decreto Ministeriale 17 maggio 2018

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 17 maggio 2018

Criteri generali per favorire il raccordo tra il sistema dell’istruzione professionale e il sistema di istruzione e formazione professionale e per la realizzazione, in via sussidiaria, di percorsi di istruzione e formazione professionale per il rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale. (18A05923)

(GU Serie Generale n.216 del 17-09-2018)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,
DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

di concerto con

IL MINISTRO DEL LAVORO
E DELLE POLITICHE SOCIALI

e

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA
E DELLE FINANZE

Visto l’art. 7, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n.
61, recante «Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel
rispetto dell’art. 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i
percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma
dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015,
n. 107»;
Visto l’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, recante «Delega
al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed
enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa»;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto l’art. 4 della legge del 28 marzo 2003, n. 53, recante
«Delega al Governo per la definizione delle norme generali
sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia
di istruzione e formazione professionale»;
Visto l’art. 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato»;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti»;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
«Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in
materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado»,
e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante
«Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione, a norma dell’art. 2, comma 1, lettera c), della
legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante
«Definizione delle norme generali relative all’alternanza
scuola-lavoro, a norma dell’art. 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, recante
«Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al
secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a
norma dell’art. 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, recante «Norme
per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione
universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica,
per il raccordo tra la scuola, le universita’ e le istituzioni
dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, nonche’ per la
valorizzazione della qualita’ dei risultati scolastici degli studenti
ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea universitari ad accesso
programmato di cui all’art. 1 della legge 2 agosto 1999, n. 264, a
norma dell’art. 2, comma 1, lettere a), b) e c), della legge 11
gennaio 2007, n. 1»;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22, recante
«Definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle
professioni e al lavoro, a norma dell’art. 2, comma 1, della legge 11
gennaio 2007, n. 1»;
Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, recante
«Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti
non formali e informali e degli standard minimi di servizio del
sistema nazionale di certificazione delle competenze, a norma
dell’art. 4, commi 58 e 68, della legge 28 giugno 2012, n. 92»;
Visto il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante
«Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della
normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della
legge 10 dicembre 2014, n. 183»;
Visto il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, recante
«Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi
per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell’art. 1, comma 3,
della legge 10 dicembre 2014, n. 183»;
Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, recante «Norme
in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo
ciclo ed esami di Stato, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181,
lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107»;
Visto l’art. 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, del
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni,
dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, recante «Misure urgenti per la
tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo
di attivita’ economiche, la nascita di nuove imprese, la
valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la
rottamazione di autoveicoli»;
Visto l’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitivita’, la stabilizzazione della finanza
pubblica e la perequazione tributaria»;
Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, recante
«Disposizioni urgenti in materia di istruzione e universita’»;
Visto l’art. 52 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35,
recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di
sviluppo»;
Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante «Misure
urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca» convertito,
con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente il «Regolamento recante norme in materia di
autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 della
legge 15 marzo 1997, n. 59»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122, concernente il «Regolamento recante coordinamento delle norme
vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalita’
applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del
decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, concernente il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti professionali a norma dell’art. 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, concernente il «Regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n.
80, recante il «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in
materia di istruzione e formazione»;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007, n. 139, concernente il «Regolamento recante norme in materia di
adempimento dell’obbligo di istruzione»;
Visti i decreti interministeriali del Ministero dell’istruzione,
universita’ e ricerca del 24 aprile 2012 e del 13 novembre 2014, resi
di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, relativi
all’adozione dell’Elenco nazionale delle opzioni degli istituti
professionali di cui all’art. 8, comma 4, lettera c) del decreto del
Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87;
Visto l’art. 2, comma 1, lettera a), del decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, del 30 giugno
2015, recante «Definizione di un quadro operativo per il
riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e
delle relative competenze, nell’ambito del repertorio nazionale dei
titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni
professionali di cui all’art. 8 del decreto legislativo 16 gennaio
2013, n. 13»;
Vista l’intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’art. 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 16
dicembre 2010, riguardante l’adozione di linee guida per realizzare
organici raccordi tra i percorsi degli istituti professionali e i
percorsi di istruzione e formazione professionale, a norma dell’art.
13, comma 1-quinquies, della legge 2 aprile 2007, n. 40;
Visti gli accordi in Conferenza Stato-Regioni e Province autonome
di Trento e Bolzano del 27 luglio 2011 e del 19 gennaio 2012 relativi
alla definizione delle aree professionali e alle figure nazionali di
riferimento dei percorsi di istruzione e formazione professionale
(Repertorio nazionale qualifiche triennali e diplomi quadriennali
professionali);
Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2006/962/CE del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente;
Vista la raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2017 sul
Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente che
abroga la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2008/C111/01 del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro europeo
delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF);
Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2009/C155/01 del 18 giugno 2009 sull’istituzione di un quadro europeo
di riferimento per la garanzia della qualita’ dell’istruzione e della
formazione professionale (EQAVET);
Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2009/C155/02 del 18 giugno 2009 sull’istituzione di un sistema
europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale
(ECVET);
Ritenuto di non accogliere la richiesta del CSPI di espungere,
all’art. 3, comma 1, lettera c), la frase «anche con la diffusione
del sistema duale realizzato in alternanza scuola lavoro e in
apprendistato» in quanto previsione non limitativa delle possibilita’
delle scuole poiche’ sostenuta dalla congiunzione «anche»;
Ritenuto di non accogliere la richiesta del CSPI relativa all’art.
5, comma 2, in quanto si tratta di materia oggetto di scelta politica
sostenuta dalle regioni e accolta dalle amministrazioni concertanti;
Ritenuto di non accogliere la richiesta del CSPI relativa all’art.
8, comma 2, in quanto determinerebbe la violazione della norma
vigente in materia di formazione delle classi e determinerebbe un
incremento di spesa;
Ritenuto non necessario modificare, come da richiesta del CSPI,
l’art. 11, comma 3, in quanto alle misure di accompagnamento si
provvede per via amministrativa con risorse gia’ assegnate ai sensi
del decreto ministeriale 27 ottobre 2017, n. 851;
Ritenuto superfluo inserire il comma 6 all’art. 11, relativo ai
percorsi in lingua slovena, in quanto le prerogative dell’ufficio
speciale sono normate dalla legge 23 febbraio 2001, n. 38, e
l’ufficio puo’ procedere in via amministrativa senza espressa
previsione nel presente decreto;
Acquisita l’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
di cui all’art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
nella seduta dell’8 marzo 2018;

Decreta:

Art. 1

Oggetto

  1. Il presente decreto, ai sensi dell’art. 7, comma 1, del decreto
    legislativo 13 aprile 2017, n. 61, definisce criteri generali per:
    a) favorire il raccordo tra il sistema dell’istruzione
    professionale e il sistema di istruzione e formazione professionale,
    di seguito denominato sistema di IeFP;
    b) la definizione, a livello regionale, degli accordi di cui
    all’art. 7, comma 2, del decreto legislativo n. 61 del 2017, tra la
    regione e l’ufficio scolastico regionale ai fini dell’attivazione dei
    percorsi di cui alla lettera c);
    c) la realizzazione, in via sussidiaria, dei percorsi di cui
    all’art. 4, comma 4, del decreto legislativo n. 61 del 2017, da parte
    delle istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione
    professionale, di seguito denominate istituzioni scolastiche di I.P.

Art. 2

Definizioni

Ai fini e agli effetti delle disposizioni di cui al presente
decreto, si intende per:
«Decreto legislativo»: decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61,
recante «Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel
rispetto dell’art. 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i
percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma
dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015,
n. 107»;
«Standard formativo regionale»: regolamentazione regionale in
materia di IeFP che, nel rispetto dei livelli essenziali delle
prestazioni di cui al capo III del decreto legislativo n. 226 del
2005, definisce in particolare:
a) la durata, l’articolazione e gli obiettivi dei percorsi di
IeFP;
b) le modalita’ per l’effettuazione delle prove finali di
accertamento degli allievi e di certificazione finale e intermedia
delle competenze acquisite anche in contesti non formali e informali,
nonche’ di riconoscimento dei crediti, spendibili nel sistema di
istruzione, formazione e lavoro;
c) la modulazione temporale tra attivita’ formativa e
alternanza scuola lavoro nonche’ dell’apprendistato ai sensi
dell’art. 43 del decreto legislativo n. 81 del 2015;
«Accreditamento»: la procedura mediante la quale le Regioni e le
Province autonome di Trento e Bolzano riconoscono a una istituzione
scolastica di I.P. l’idoneita’ a erogare percorsi di IeFP per il
rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale di
cui all’art. 17 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
«Istituzione scolastica accreditata»: l’istituzione scolastica di
I.P. cui e’ riconosciuta l’idoneita’ ad erogare percorsi di IeFP.

Art. 3

Raccordi tra i sistemi formativi

  1. Lo Stato, le regioni e le province autonome promuovono e
    sostengono i raccordi tra il sistema dell’istruzione professionale e
    il sistema di IeFP, a livello nazionale e territoriale, per:
    a) innovare le metodologie e la didattica, anche attraverso
    programmi di formazione congiunta dei docenti delle istituzioni
    scolastiche di I.P. e dei formatori delle istituzioni formative di
    IeFP;
    b) consolidare e ampliare i rapporti con il mondo del lavoro,
    anche ai fini dell’aggiornamento periodico degli indirizzi
    quinquennali di studio di I.P., delle qualifiche e dei diplomi
    professionali di IeFP, con particolare attenzione alle innovazioni
    tecnologiche che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale in
    atto;
    c) rafforzare gli interventi di supporto alla transizione dalla
    scuola al lavoro, anche con la diffusione del sistema duale
    realizzato in alternanza scuola-lavoro e in apprendistato, in vista
    della progressiva costruzione della «Rete nazionale delle scuole
    professionali» di cui all’art. 7, comma 3, del «decreto legislativo»;
    d) migliorare e ampliare le opportunita’ di riconoscimento dei
    crediti comunque acquisiti dalla studentessa e dallo studente, ai
    fini dei passaggi tra i sistemi formativi di cui all’art. 8 del
    «decreto legislativo»;
    e) facilitare la spendibilita’, nel mercato del lavoro, dei
    diplomi di istruzione professionale, delle qualifiche e dei diplomi
    di IeFP, anche attraverso specifici accordi in sede di Conferenza
    Stato-regioni, a partire da quello di istruzione professionale per i
    servizi per la sanita’ e l’assistenza sociale di cui all’art. 3,
    comma 1, lettera i) del «decreto legislativo»;
    f) favorire il raccordo tra il sistema di istruzione degli adulti
    e il sistema di IeFP con l’obiettivo di promuovere l’apprendimento
    permanente per i cittadini anche attraverso percorsi di IeFP ad essi
    appositamente rivolti. I criteri e le modalita’ di organizzazione di
    tali percorsi sono definiti nell’ambito degli accordi regionali di
    cui al successivo art. 4, nel rispetto delle norme contenute nel
    regolamento adottato con il decreto del Presidente della Repubblica
    29 ottobre 2012, n. 263, e nelle linee guida adottate con decreto
    interministeriale del 12 marzo 2015;
    g) rendere effettiva per la studentessa e lo studente la
    possibilita’ dei passaggi tra i percorsi dei sistemi di I.P. e di
    IeFP e la possibilita’ per la studentessa e lo studente iscritti ai
    percorsi di IP di accedere all’esame di qualifica o diploma
    professionale previo riconoscimento dei crediti formativi;
    h) rendere effettiva la possibilita’ di scelta per la studentessa
    e lo studente tra percorsi di IeFP del sistema regionale, e percorsi
    in sussidiarieta’ di cui all’art. 5;
    i) sostenere la collaborazione tra le istituzioni scolastiche di
    I.P. e le istituzioni formative di IeFP per il completo sviluppo,
    sino a livello terziario, delle filiere formative professionalizzanti
    correlate agli indirizzi di studio di cui all’art. 3, comma 1, del
    «decreto legislativo» e alle qualifiche e diplomi di IeFP.
  2. Al fine di favorire per le studentesse e gli studenti dei
    percorsi di IP il conseguimento di una qualifica o un diploma
    professionale di IeFP coerente con l’indirizzo di IP, nel rispetto
    degli standard formativi definiti da ciascuna regione, le istituzioni
    scolastiche di I.P. possono prevedere interventi per integrare anche
    con la collaborazione delle istituzioni formative di IeFP, i percorsi
    di istruzione professionale con attivita’ idonee a far acquisire,
    nell’ambito del Piano formativo individuale (P.F.I.) di cui all’art.
    5, comma 1 del «decreto legislativo», conoscenze, abilita’ e
    competenze riconoscibili in termini di crediti formativi. A tal fine,
    nel rispetto degli standard formativi definiti da ciascuna regione,
    le istituzioni scolastiche di I.P. utilizzano:
    nel biennio, la quota del monte orario non superiore a 264 ore di
    cui all’art. 5, comma 1, lettera a), del «decreto legislativo»;
    nel triennio, gli spazi di flessibilita’ di cui all’art. 4, comma
    3, lettera e), del «decreto legislativo».
  3. Le misure per i raccordi tra i sistemi formativi di cui al
    presente articolo possono essere promosse e sostenute nei limiti
    delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente, ivi comprese quelle a valere sui programmi
    operativi nazionali cofinanziati dal Fondo sociale europeo, e sui POR
    delle singole regioni, nonche’ ulteriori risorse regionali, senza
    determinare nuovi e maggiori oneri a carico delle finanze pubbliche.

Art. 4

Accordi regionali

  1. Gli accordi di cui all’art. 1, lettera b) sono stipulati a
    livello territoriale tra la regione e l’ufficio scolastico regionale
    sia per favorire il raccordo tra il sistema dell’istruzione
    professionale e il sistema di IeFP, sia per definire le modalita’
    realizzative dei percorsi di cui all’art. 1, lettera c), nonche’ per
    definire – le modalita’ realizzative dei raccordi di cui all’art. 3,
    lettera f) del presente decreto. Oltre a quanto previsto dall’art. 8,
    comma 2, del decreto legislativo, gli accordi definiscono, nel
    rispetto degli standard formativi di ciascuna regione, i criteri per
    il riconoscimento dei crediti acquisiti con le attivita’ integrative
    di cui all’art. 3, comma 2, nonche’ le modalita’ di accesso all’esame
    di qualifica e di diploma professionale per le studentesse e gli
    studenti dei percorsi di IP che hanno acquisito i crediti. Tali
    accordi sono definiti, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni
    scolastiche di I.P. e dell’esercizio delle competenze esclusive delle
    regioni e province autonome in materia, sulla base dei seguenti
    criteri generali:
    a) salvaguardare l’identita’ dei percorsi di istruzione
    professionale e di IeFP, tra i quali, a norma dell’art. 2, comma 1,
    del «decreto legislativo», la studentessa e lo studente, in possesso
    del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione, possono
    scegliere all’atto dell’iscrizione ai percorsi del secondo ciclo del
    sistema educativo di istruzione e formazione;
    b) soddisfare, nei limiti delle risorse disponibili a
    legislazione vigente, la richiesta della studentessa e dello
    studente, iscritti presso un’istituzione scolastica di I.P., di
    accedere agli esami, presso un’istituzione scolastica o formativa
    accreditata, per conseguire una qualifica e un diploma professionale
    di IeFP coerente con gli indirizzi di I.P., in base alle indicazioni
    contenute nel regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto
    legislativo». Gli oneri relativi al presidente di commissione, ai
    membri esterni ed agli esperti degli esami di qualifica e di diploma
    professionale sono a carico delle regioni;
    c) assicurare alla studentessa e allo studente la possibilita’
    dei passaggi tra i percorsi dei sistemi di IP e di IeFP, con
    riferimento alle fasi definite con l’accordo di cui all’art. 8, comma
    2, del «decreto legislativo», e di accesso all’esame per il
    conseguimento delle qualifiche e diplomi di IeFP attraverso il
    riconoscimento dei crediti acquisiti;
    d) ampliare e differenziare i percorsi attraverso l’offerta
    sussidiaria delle istituzioni scolastiche di I.P. di cui all’art. 5,
    del presente decreto, nei limiti delle disponibilita’ di organico a
    legislazione vigente.

Art. 5

Offerta sussidiaria dei percorsi di IeFP

  1. L’offerta sussidiaria delle istituzioni scolastiche di I.P. e’
    finalizzata all’integrazione, ampliamento e differenziazione dei
    percorsi e degli interventi di cui all’art. 4, comma 4, del «decreto
    legislativo» in rapporto alle esigenze e specificita’ territoriali,
    per assicurare il diritto della studentessa e dello studente, in
    possesso del titolo conclusivo del primo ciclo, di accedere ai
    percorsi del secondo ciclo caratterizzati dalla diversa identita’ e
    pari dignita’ del sistema di istruzione professionale e del sistema
    di IeFP.
  2. Ai fini di cui al comma 1, le istituzioni scolastiche di I.P.
    possono attivare, secondo quanto previsto dagli accordi regionali di
    cui all’art. 4 del presente decreto e nell’ambito dei piani triennali
    predisposti secondo le indicazioni nazionali contenute nel
    regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto legislativo»,
    percorsi per il conseguimento della qualifica triennale e del diploma
    professionale quadriennale di IeFP, in via sussidiaria, per ampliare
    e differenziare la propria offerta formativa, previo accreditamento
    regionale secondo i criteri generali di cui all’art. 6 del presente
    decreto. Le istituzioni scolastiche di I.P. realizzano tali percorsi:
    sulla base degli standard formativi definiti da ciascuna regione
    nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui al capo
    III del decreto legislativo n. 226 del 2005 e dei criteri generali
    contenuti nel presente decreto;
    con la costituzione di classi composte da studentesse e studenti
    che scelgono, all’atto dell’iscrizione, di seguire i percorsi di IeFP
    per il conseguimento di qualifiche, di durata triennale, e di diplomi
    professionali, di durata quadriennale, secondo gli standard formativi
    definiti da ciascuna regione, ferma restando la reversibilita’ delle
    scelte attraverso i passaggi di cui all’art. 8 del «decreto
    legislativo».
  3. I titoli di qualifica e di diploma professionale conseguibili
    nell’offerta sussidiaria fanno riferimento alle figure di cui
    all’art. 18, comma 2, del decreto legislativo n. 226/2005, incluse
    nel repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e
    delle qualificazioni professionali previsto all’art. 8 del decreto
    legislativo 16 gennaio 2013, n. 13. I predetti titoli costituiscono
    anche il riferimento per il riconoscimento dei crediti formativi di
    cui all’art. 3, comma 2, del presente decreto.
  4. L’offerta sussidiaria di cui al presente articolo e’ erogata nei
    limiti delle risorse finanziarie e strumentali disponibili a
    legislazione vigente e nei limiti delle dotazioni organiche di
    personale docente previste dall’art. 1, commi da 63 a 69 della legge
    13 luglio 2015, n. 107, e delle dotazioni organiche relative al
    personale A.T.A. di cui all’art. 19, comma 7, del decreto-legge 6
    luglio 2011, n. 98.

Art. 6

Accreditamento regionale
delle istituzioni scolastiche di I.P.

  1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
    nell’ambito dei rispettivi sistemi di accreditamento delle
    istituzioni formative per l’erogazione dei percorsi di IeFP,
    prevedono le modalita’ di accreditamento delle istituzioni
    scolastiche per l’erogazione di percorsi di IeFP in via sussidiaria
    di cui all’art. 5 del presente decreto.
  2. I livelli minimi previsti dall’intesa in sede di Conferenza
    Stato-regioni 20 marzo 2008 sono garantiti attraverso la declinazione
    territoriale degli standard minimi del sistema di accreditamento
    delle strutture formative per la qualita’ dei servizi, che tenga
    conto della specificita’ delle istituzioni scolastiche di I.P. In
    particolare, con riferimento alle istituzioni scolastiche statali di
    I.P., il requisito della certificazione del sistema di gestione della
    qualita’, laddove previsto dai sistemi regionali di accreditamento,
    si ritiene assolto anche attraverso le procedure del rapporto di
    autovalutazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28
    marzo 2013, n. 80 «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione
    in materia di istruzione e formazione».

Art. 7

Programmazione dell’offerta sussidiaria di IeFP

  1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
    nell’ambito delle rispettive modalita’ di programmazione dell’offerta
    sussidiaria di IeFP assicurano:
    a) un’offerta sussidiaria di percorsi e interventi finalizzati
    all’integrazione, ampliamento e differenziazione dei percorsi in
    rapporto alle esigenze e specificita’ territoriali;
    b) il rispetto dei livelli essenziali dei percorsi di cui agli
    articoli 17 e 18 del decreto legislativo n. 226/2005, degli standard
    minimi formativi delle qualifiche e dei diplomi relativi alle figure
    incluse nel Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e
    formazione e delle qualificazioni professionali previsto all’art. 8
    del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13;
    c) la definizione della natura e dell’articolazione dell’offerta,
    le modalita’ didattiche, fra cui l’alternanza scuola lavoro e
    l’apprendistato ai sensi dell’art. 43 del decreto legislativo n. 81
    del 2015, nonche’ la specifica disciplina sugli esami di qualifica e
    diploma dei percorsi di IeFP;
    d) l’accreditamento di cui all’art. 6 del presente decreto come
    requisito da parte delle istituzioni scolastiche per l’erogazione
    dell’offerta sussidiaria di cui all’art. 5 del presente decreto.
  2. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
    stabiliscono, nell’ambito della propria programmazione dell’offerta
    formativa e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche
    accreditate, i percorsi di IeFP di cui agli articoli 17 e 18 del
    decreto legislativo n. 226 del 2005, che gli istituti professionali
    possono erogare in regime sussidiario. Negli accordi regionali di cui
    all’art. 4 del presente decreto sono stabilite le modalita’
    realizzative per assicurare il rispetto della diversa identita’ dei
    percorsi del sistema dell’istruzione professionale e del sistema di
    IeFP, ferma restando la possibilita’ della piena soddisfazione della
    richiesta della studentessa e dello studente di acquisire conoscenze,
    abilita’ e competenze riconoscibili in termini di crediti formativi e
    spendibili nel sistema di IeFP attraverso l’organizzazione degli
    interventi di cui all’art. 3, comma 2 del presente decreto.

Art. 8

Dotazioni organiche

  1. La realizzazione delle misure attuative del presente decreto,
    ivi inclusa l’offerta sussidiaria dei percorsi di IeFP da parte delle
    istituzioni scolastiche accreditate avviene nel rispetto del limite
    dell’organico docente assegnato a livello regionale e ad invarianza
    di spesa rispetto ai percorsi ordinari degli istituti professionali;
    in nessun caso la dotazione organica complessiva puo’ essere
    incrementata in conseguenza dell’attivazione degli interventi
    previsti dal presente decreto, ivi compreso l’adeguamento
    dell’organico dell’autonomia alle situazioni di fatto, oltre i limiti
    del contingente previsto dall’art. 1, comma 69, della legge 13 luglio
    2015, n. 107. Le istituzioni scolastiche di I.P., anche per quanto
    riguarda gli interventi di cui all’art. 3, comma 2 del presente
    decreto, fanno riferimento alle indicazioni nazionali contenute nel
    regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto legislativo».
  2. Fermo restando il limite di cui al comma 1, le classi iniziali
    di IeFP erogate dalle istituzioni scolastiche si costituiscono con
    riferimento ai criteri del decreto del Presidente della Repubblica 20
    marzo 2009, n. 81.
  3. L’organico dell’istituzione scolastica e’ determinato sulla base
    del numero delle classi istituite e del relativo quadro orario del
    percorso di studio attivato, compreso quello riferito ai percorsi di
    IeFP e agli interventi di cui all’art. 3, comma 2 del presente
    decreto, fermo restando il limite di cui al comma 1.
  4. L’organico assegnato alle classi delle istituzioni scolastiche
    di I.P. ove si realizzano i percorsi di IeFP di cui all’art. 5 del
    presente decreto, e’ riferito al monte orario di cui alla disciplina
    regionale e, in ogni caso, non puo’ essere maggiore di quello
    attribuito ad ogni classe di istruzione professionale. Nel caso di
    percorsi di istruzione professionale ove si attuano interventi di
    integrazione con le istituzioni formative di IeFP secondo i criteri
    generali di cui all’art. 3, comma 2 del presente decreto, l’organico
    e’ determinato sulla base delle indicazioni nazionali contenute nel
    regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto legislativo».
  5. L’organico assegnato alle istituzioni scolastiche di I.P. per le
    classi di IeFP non e’ separato; l’attribuzione del personale alle
    classi di IeFP e’ effettuata dal dirigente scolastico nell’ambito
    delle procedure ordinarie che riguardano la generalita’ delle classi
    dell’istituzione scolastica, nel rispetto dell’art. 7, comma 2,
    lettera b), del decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994.
  6. Le classi IeFP hanno una composizione qualitativa dell’organico
    del personale docente coerente con gli standard formativi dei
    percorsi di IeFP definito dalla programmazione di istituto.
    L’articolazione delle cattedre, ivi comprese quelle degli insegnanti
    tecnico pratici, in relazione alle classi di concorso del personale
    docente, per ciascuno degli indirizzi di istruzione e formazione
    professionale offerti dalle istituzioni scolastiche di I.P., e’
    determinata dalle medesime istituzioni scolastiche e dagli uffici
    scolastici regionali ai sensi dell’art. 1, comma 12, della legge 13
    luglio 2015, n. 107. Gli uffici scolastici regionali verificano, ai
    sensi dell’art. 1, comma 13, della legge 13 luglio 2015, n. 107, che
    l’articolazione proposta dalle istituzioni scolastiche non determini
    situazioni di esubero nel relativo ambito territoriale.
  7. Nel caso in cui dall’applicazione degli standard formativi dei
    percorsi di IeFP e delle misure di raccordo tra i sistemi di IP e i
    sistemi di IeFP emerga un maggiore fabbisogno di personale rispetto
    alle dotazioni organiche assegnate a livello statale, i relativi
    oneri sono a carico delle regioni senza nuovi o maggiori oneri a
    carico della finanza pubblica.

Art. 9

Indicazioni sulle misure regionali
di accompagnamento

  1. Il raccordo tra il sistema dell’istruzione professionale e il
    sistema di IeFP e per la realizzazione dei percorsi di cui all’art.
    4, comma 4 del «decreto legislativo» e’ accompagnato da misure
    nazionali e regionali di sistema che riguardano prioritariamente il
    nuovo assetto organizzativo e didattico di cui all’art. 5 e all’art.
    3, comma 2.
  2. Le misure di cui al comma 1 definite nell’ambito degli accordi
    regionali concorrono ad assicurare anche la qualificazione del
    sistema di IeFP regionale, con particolare attenzione a:
    azioni di contrasto alla dispersione;
    iniziative di potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro;
    sostegno all’attivazione di percorsi finalizzati all’acquisizione
    di un titolo di studio del sistema di IeFP;
    azioni volte all’utilizzo di esperti e professionalita’
    provenienti dal mondo del lavoro;
    iniziative volte all’utilizzo di laboratori territoriali di
    eccellenza presso scuole, universita’ o imprese;
    azioni rivolte alla facilitazione dei passaggi ed al
    riconoscimento reciproco dei crediti formativi tra i sistemi, secondo
    quanto previsto all’art. 8, comma 2 del decreto legislativo;
    interventi formativi congiunti rivolti al personale delle
    istituzioni scolastiche di I.P. e delle istituzioni formative di IeFP
    accreditate.
  3. Alle misure di cui al presente articolo si provvede nei limiti
    delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente cui possono concorrere le risorse disponibili a
    legislazione vigente, cui possono concorrere quelle a valere sui
    programmi operativi nazionali cofinanziati dal Fondo sociale europeo,
    e sui POR delle singole regioni nonche’ ulteriori risorse regionali
    senza determinare nuovi e maggiori oneri a carico delle finanze
    pubbliche.

Art. 10

Monitoraggio e valutazione

  1. I percorsi e gli interventi di cui all’art. 5, comma 2, del
    presente decreto sono oggetto di monitoraggio e valutazione
    nell’ambito di quanto previsto all’art. 10, comma 1, del «decreto
    legislativo».

Art. 11

Disposizioni transitorie e finali

  1. Ai fini della realizzazione dell’offerta sussidiaria dei
    percorsi di IeFP di cui all’art. 5 del presente decreto, si intendono
    accreditate a norma dell’art. 6 del presente decreto, le istituzioni
    scolastiche di I.P. gia’ accreditate sulla base del previgente
    ordinamento, fatta salva la competenza esclusiva delle regioni e
    province autonome a revocare, modificare e integrare i propri atti
    disposti in materia. Per il solo anno scolastico 2018/2019 il
    requisito di cui all’art. 6 del presente decreto deve essere assolto
    entro la chiusura dello stesso anno.
  2. L’intesa sui passaggi tra i sistemi, prevista dall’art. 8, comma
    7, del decreto legislativo, conseguita la qualifica triennale dei
    percorsi di IeFP di operatore del benessere e di tecnico dei
    trattamenti estetici, puo’ prevedere apposite misure per consentire
    il passaggio ai percorsi di IP, fermo restando quanto previsto
    dall’art. 8 del presente decreto.
  3. Ai fini della programmazione dell’offerta sussidiaria di IeFP di
    cui all’art. 7 del presente decreto, entro novanta giorni
    dall’entrata in vigore del presente decreto sono stipulati gli
    accordi regionali di cui all’art. 4 in tempo utile per consentire
    l’attivazione dei percorsi relativi ai nuovi indirizzi di studio di
    cui all’art. 3 del «decreto legislativo» a partire dalle prime classi
    funzionanti entro nell’anno scolastico 2018-2019. Per le classi
    successive alla prima in relazione a quanto previsto all’art. 14,
    comma 1, del «decreto legislativo», continuano a produrre i loro
    effetti gli accordi gia’ stipulati dalle regioni con gli uffici
    scolastici regionali secondo il previgente ordinamento.
  4. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente
    decreto, le regioni recepiscono, con propri atti, le disposizioni di
    cui al presente decreto.
  5. Le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono alla
    finalita’ del presente decreto, nell’ambito delle competenze ad esse
    spettanti ai sensi dello statuto speciale e delle relative norme di
    attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti.
    Roma, 17 maggio 2018

Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Fedeli

Il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali
Poletti

Il Ministro dell’economia
e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 18 luglio 2018
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min.
lavoro, foglio n. 279

Decreto Ministeriale 11 maggio 2018, n. 382

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 11 maggio 2018, n. 382

Armonizzazione dei percorsi formativi della filiera artistico-musicale. (18A07010)

(GU Serie Generale n.256 del 03-11-2018)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,
DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Vista la legge 21 dicembre 1999, n. 508, di riforma delle accademie
di belle arti, dell’accademia nazionale di danza, dell’accademia
nazionale di arte drammatica, degli istituti superiori per le
industrie artistiche, dei conservatori di musica e degli istituti
musicali pareggiati;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003,
n. 132, regolamento recante i criteri per l’autonomia statutaria,
regolamentare e organizzativa delle Istituzioni artistiche e
musicali;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n.
212, riguardante la disciplina per la definizione degli ordinamenti
didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e
coreutica, a norma dell’art. 2 della legge n. 508 del 21 dicembre
1999;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico dei licei e, in particolare, l’art. 7 concernente
l’istituzione dei licei musicali e coreutici;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, e in particolare l’art. 1, comma
181, lettera g), concernente l’adozione di un decreto legislativo per
la promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione
del patrimonio e della produzione culturale, musicale, teatrale,
coreutica e cinematografica e sostegno della creativita’ connessa
alla sfera estetica;
Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60, recante norme
sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del
patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della
creativita’, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera g), della
legge 13 luglio 2015, n. 107;
Visto in particolare l’art. 15 del decreto legislativo 13 aprile
2017, n. 60, che dispone l’armonizzazione dei percorsi formativi
della filiera artistico-musicale;
Acquisita l’intesa della Conferenza unificata nella seduta del 10
maggio 2018;

Decreta:

Art. 1

Oggetto e finalita’

Il presente decreto e’ finalizzato all’applicazione dei commi 2, 3,
4 e 6 dell’art. 15 del decreto legislativo n. 60 del 13 aprile 2017.

Art. 2

Corsi propedeutici

  1. Le istituzioni di cui al comma 3 dell’art. 15 del decreto
    legislativo n. 60 del 2017 organizzano, nell’ambito della formazione
    ricorrente e permanente e in coerenza con quanto previsto dagli
    articoli 4, comma 2, 7, comma 2, 10, comma 4, lettera g), del decreto
    del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, corsi
    propedeutici finalizzati alla preparazione delle prove per l’accesso
    ai corsi di studio accademici di primo livello, disciplinandoli con
    un apposito regolamento deliberato dal Consiglio di amministrazione,
    su parere conforme del Consiglio accademico, nel quale sono indicate:
    a) la durata massima dei corsi, comunque non superiore a 3 anni;
    b) l’organizzazione dei corsi;
    c) le modalita’ per consentire agli studenti la frequenza dei
    corsi propedeutici nel rispetto dell’obbligo di frequenza della
    scuola secondaria;
    d) il contenuto formativo e l’articolazione dei corsi, tenuto
    conto che la preparazione complessiva dei corsi propedeutici e’
    finalizzata all’acquisizione delle competenze necessarie per
    l’accesso, senza debiti e previo il superamento dell’esame di
    ammissione, ai corsi accademici di primo livello;
    e) gli eventuali obblighi di frequenza;
    f) la quantificazione dei contributi previsti per la frequenza
    dei corsi propedeutici.
  2. Al termine del corso propedeutico l’istituzione provvede alla
    verifica del rendimento di ciascun studente. Su richiesta dello
    studente, e nel caso di minore eta’, dei genitori o chi ne fa le
    veci, l’istituto rilascia una certificazione attestante il programma
    di studio svolto nel corso propedeutico, gli obiettivi formativi
    raggiunti e la durata del corso propedeutico.
  3. L’attivazione dei corsi e’ deliberata, nell’ambito
    dell’autonomia e nei limiti delle risorse disponibili, in coerenza e
    limitatamente ai corsi accademici autorizzati con decreto del
    Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.

Art. 3

Ammissione ai corsi propedeutici

  1. L’esame di ammissione ai corsi propedeutici e’ finalizzato a
    verificare il talento musicale della studentessa o dello studente che
    deve comunque dimostrare di possedere una preparazione tecnica
    avanzata relativa alla disciplina di indirizzo del corso
    propedeutico, unitamente ad una competenza teorico-musicale. I
    requisiti di accesso per ciascuna tipologiadi corso propedeutico sono
    indicati nella allegata Tabella E. Ogni istituzione definisce,
    nell’ambito della propria autonomia, specifici programmi per l’esame
    di ammissione ad ogni tipologia di corso propedeutico conformi ai
    requisiti indicati nella Tabella E, tenendo conto della durata
    massima del corso prevista dall’art. 2, comma 1, lettera a), del
    presente decreto, nonche’ degli obiettivi formativi e dei livelli
    tecnici previsti dalla Tabella B per l’ammissione al relativo
    triennio accademico.
  2. Con il regolamento di cui all’art. 2, comma 1, le istituzioni
    disciplinano anche:
    a. le modalita’ di svolgimento delle prove di ammissione ai corsi
    propedeutici e la loro articolazione;
    b. i repertori all’interno dei quali i candidati possono definire
    il programma per l’esame di ammissione, fatta salva la possibilita’
    di presentare repertori a scelta purche’ di difficolta’ equivalente a
    quelli previsti;
    c. i tempi di pubblicizzazione delle informazioni di cui ai punti
    a) e b) nel sito internet dell’istituzione;
    d. i criteri per la composizione delle commissioni d’esame.

Art. 4

Convenzioni con scuole secondarie di secondo grado

  1. Al fine di favorire la promozione della produzione artistica e
    della formazione musicale e coreutica di base, le istituzioni,
    possono stipulare convenzioni con scuole secondarie di secondo grado,
    diverse dai licei musicali, le quali devono prioritariamente
    disciplinare le modalita’ per consentire agli studenti la
    contemporanea frequenza dei corsi propedeutici e quelli della scuola
    secondaria e le opportune forme di orientamento per favorire
    l’accesso ai corsi accademici di primo livello degli studenti.
  2. Nelle convenzioni di cui al comma 1 sono altresi’ indicate:
    a) le modalita’ di riconoscimento dell’impegno dello studente sia
    nella frequenza delle attivita’ formative che nello studio
    individuale;
    b) gli eventuali obblighi di frequenza dei corsi propedeutici;
    d) le modalita’ per l’attivazione di eventuali iniziative
    congiunte nell’ambito della produzione artistica;
    e) la durata della convenzione.

Art. 5

Valorizzazione dei «giovani talenti»

  1. Le istituzioni, al fine di valorizzare e favorire la formazione
    accademica di giovani studenti che, pur non ancora in possesso dei
    requisiti di cui all’art. 7, comma 1, del decreto del Presidente
    della Repubblica, n. 212, del 2005 necessari per l’accesso ai corsi
    accademici, siano dotati di particolari e spiccate attitudini e
    capacita’ artistiche e musicali e con acquisita e verificata
    preparazione tecnica, pari o superiore ai requisiti minimi richiesti
    per l’accesso ai corsi accademici di primo livello, possono attivare
    specifiche attivita’ formative.
  2. Al fine di cui al comma 1, le istituzioni, in uno specifico
    regolamento approvato dal Consiglio accademico e, per quanto di
    competenza, dal Consiglio di amministrazione, disciplinano in
    particolare:
    a) le modalita’ per l’iscrizione ai corsi e per il pagamento dei
    contributi previsti;
    b) la modalita’ della frequenza delle lezioni che deve
    necessariamente tener conto della contemporanea frequenza di altra
    scuola;
    c) l’articolazione del percorso formativo che deve essere
    personalizzato in base all’eta’ e alle esigenze formative dello
    studente;
    d) le modalita’ per il riconoscimento, all’atto dell’iscrizione
    al corso accademico, dei crediti acquisiti e delle attivita’
    formative svolte.

Art. 6

Prove di ammissione ai corsi
di diploma accademico di primo livello

  1. Per essere ammessi ai corsi di diploma accademico di primo
    livello, gli studenti dovranno superare uno specifico esame di
    ammissione articolato in due prove come specificato nella allegata
    Tabella A.
  2. Le istituzioni modificano i propri regolamenti didattici
    adeguando le modalita’ di svolgimento delle prove di ammissione ai
    corsi di diploma accademico di primo livello, sulla base di quanto
    indicato nella allegata Tabella A.
  3. Le istituzioni, entro il termine perentorio del 31 ottobre di
    ciascun anno, pubblicano all’albo e sul loro sito internet l’elenco
    dei brani all’interno del quale gli studenti possono definire il
    programma per gli esami di ammissione ai corsi di diploma accademico
    di primo livello.
  4. Fermo restando l’elenco dei repertori obbligatori indicati
    nell’allegata Tabella B, le istituzioni, con delibera del Consiglio
    accademico, sentite le competenti strutture didattiche, possono
    integrarlo con ulteriori raccolte di equivalente difficolta’.
  5. Agli studenti provenienti dai licei musicali viene garantito il
    riconoscimento delle competenze acquisite attraverso le discipline
    «Storia della musica», «Teoria, analisi e composizione» e «Tecnologie
    musicali» e certificate dal liceo musicale, ferma restando la
    facolta’ da parte dei Conservatori, di attribuire debiti formativi
    successivamente all’iscrizione.

Art. 7

Accademia nazionale di danza

  1. All’Accademia nazionale di danza si applicano, per quanto
    compatibili, le norme contenute nel presente decreto, fatta salva la
    durata massima dei corsi propedeutici che e’ stabilita in 8 anni.
  2. Le prove e i repertori relativi all’esame di ammissione ai corsi
    accademici, sono indicate nella Tabella D.

Art. 8

Ammissione ai licei musicali

  1. All’esame di ammissione al primo anno della sezione musicale dei
    licei musicali e coreutici lo studente deve dimostrare una buona
    attitudine musicale generale, una preparazione teorica adeguata al
    livello tecnico richiesto, una morfologia idonea allo studio dello
    strumento scelto come principale e il possesso, nel medesimo
    strumento, di competenze esecutive definite dai repertori di
    riferimento di cui alla Tabella C allegata al presente decreto.
  2. Ogni liceo musicale e coreutico rende pubbliche entro il 15
    ottobre di ogni anno scolastico le informazioni riguardanti i criteri
    che regolano l’accesso alla sezione musicale e le modalita’ di
    svolgimento dell’esame di ammissione, specificando sia le competenze
    teoriche indispensabili, sia le specifiche competenze pregresse
    necessariamente richieste per «Esecuzione e interpretazione – Primo
    strumento», in coerenza con quanto previsto dalla Tabella C e con
    indicazione di eventuali ulteriori obblighi esecutivi.
  3. Ogni liceo musicale e coreutico definisce gli obiettivi
    formativi musicali generali da conseguire entro il termine del
    quinquennio della sezione musicale; quelli relativi alla disciplina
    «Esecuzione e interpretazione – Primo strumento», tengono anche conto
    delle competenze e dei livelli tecnici previsti per l’accesso ai
    corsi accademici di primo livello dei conservatori stabiliti all’art.

Art. 9

Clausola di invarianza finanziaria

  1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
  2. Le amministrazioni pubbliche interessate provvedono agli
    adempimenti di cui al presente decreto con le risorse umane,
    strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
    Il presente decreto sara’ inviato agli organi di controllo per gli
    adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
    Repubblica italiana.
    Roma, 11 maggio 2018

Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Fedeli

Registrato alla Corte dei conti il 9 luglio 2018
Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro e
politiche sociali, reg.ne prev. n. 2722

Tabella A

AMMISSIONE AI CORSI DI DIPLOMA ACCADEMICO DI PRIMO LIVELLO DI STRUMENTO

Tabella B

AMMISSIONE AI CORSI DI DIPLOMA ACCADEMICO DI PRIMO LIVELLO Repertori (Prima prova)

Tabella C

REQUISITI TEORICI E DI CULTURA MUSICALE DI BASE E REPERTORI DI RIFERIMENTO PER IL PRIMO STRUMENTO PER L’AMMISSIONE AL PRIMO ANNO DEL LICEO MUSICALE

Tabella D

AMMISSIONE AL CORSO DI DIPLOMA ACCADEMICO DI I LIVELLO IN DANZA CLASSICA AD INDIRIZZO TECNICO ANALITICO – DDPL01 – SCUOLA DI DANZA CLASSICA

Tabella E

REQUISITI DI ACCESSO AI CORSI PROPEDEUTICI

Nota 19 aprile 2018, AOODGOSV 6913

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti Scolastici degli istituti di istruzione di secondo grado
LORO SEDI
e, p.c., Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Direttore Generale per il personale scolastico
Al Capo di Gabinetto del Ministro
SEDE

OGGETTO: Nuovi percorsi di istruzione professionale di cui al decreto legislativo n. 61/2017. Trasmissione della bozza di quadri orari con individuazione delle classi di concorso per gli insegnamenti del primo biennio.

In attesa della conclusione dell’iter procedimentale relativo al Regolamento di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, si trasmette la bozza dei quadri orari riguardati il primo biennio degli indirizzi di studi dei nuovi percorsi di istruzione professionale, con l’individuazione, per ciascun insegnamento, delle corrispondenti classi di concorso di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19, integrato dal D.M. 9 maggio 2017, n. 259.

IL DIRETTORE GENERALE
Maria Assunta Palermo


Nota 19 aprile 2018, AOODGOSV 6913 – QUADRI ORARIO

Nota 1 marzo 2018, AOODGOSV 3645

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori
degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle D’Aosta
AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di Trento
TRENTO
Ai Dirigenti scolastici
delle Istituzioni scolastiche statali del
primo ciclo di istruzione
LORO SEDI
Ai Coordinatori delle attività educative e didattiche delle scuole paritarie del primo ciclo di istruzione
LORO SEDI
e, p.c.
Al Capo di Gabinetto
SEDE
Al Capo Dipartimento
del sistema educativo di
istruzione e formazione
SEDE

Nota 1 marzo 2018, AOODGOSV 3645

Oggetto: Trasmissione del documento di lavoro “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”. Azioni di accompagnamento.

Indicazioni nazionali e nuovi scenari


Educazione alla sostenibilità, Costituzione, digitale, pensiero computazionale, lingue: nelle Indicazioni nazionali di infanzia e primo ciclo più attenzione alle competenze di cittadinanza

Fedeli: “Diamo a studentesse e studenti gli strumenti per affrontare i cambiamenti del presente e proiettarsi al meglio nel futuro”

Garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del loro presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro. È l’obiettivo che si prefigge il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, presentato oggi al MIUR e frutto del lavoro del Comitato scientifico per le Indicazioni nazionali della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione, coordinato dal professor Italo Fiorin.

Il documento propone alle scuole una rilettura delle Indicazioni nazionali emanate nel 2012 ed entrate in vigore dall’anno scolastico 2013/2014 (sono il  punto di riferimento per la progettazione del curricolo da parte delle istituzioni scolastiche) attraverso la lente delle competenze di cittadinanza, di cui si propone il rilancio e il rafforzamento. Dalle lingue (quella madre e quelle straniere), al digitale, all’educazione alla sostenibilità, ai temi della Costituzione. Passando in maniera trasversale per le arti, la geografia, la storia, il pensiero matematico e computazionale. Questo anche in ragione delle novità che saranno introdotte nell’Esame finale del I ciclo in cui già da quest’anno si terrà maggiore conto, nel colloquio orale, delle competenze connesse alle attività svolte nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione.

“Ci stiamo ritrovando, oggi, a riflettere sulle competenze e sulle conoscenze che ciascuno deve possedere per vivere, muoversi in modo attivo nella società, costruire una cultura della democrazia. Per partecipare con protagonismo alla vita del proprio Paese e del mondo – ha dichiarato la Ministra Valeria Fedeli -. Stiamo ragionando sulla questione in termini innovativi: guardiamo alle competenze quali processi dinamici, in evoluzione. Espressioni di valori, atteggiamenti, attitudini e conoscenze. Credo sia un punto di vista necessario e innovativo: una competenza non è acquisita una volta nella vita. Va aggiornata e approfondita, rinnovata ed esercitata all’interno delle comunità in cui viviamo. In questo processo di acquisizione di competenze, di costruzione di forme di cittadinanza attiva la filiera educativa riveste un ruolo di primo piano. La scuola è il luogo in cui le giovani e i giovani vengono educati al rispetto dei diritti degli altri, all’apertura nei confronti della diversità personale e culturale, al senso civico, all’equità, al senso di giustizia, alla conoscenza di sé e all’attitudine al dialogo e al confronto. Parlare di competenze di cittadinanza vuol dire anche rinnovata attenzione all’educazione linguistica, artistica, storica, geografica, al pensiero computazionale. Vuol dire offrire strumenti per affrontare il mondo globale”, ha concluso la Ministra.

Il documento presentato oggi non è una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali. Non si tratta, si legge nel testo illustrato al MIUR, “di ‘aggiungere’ nuovi insegnamenti, ma di ricalibrare quelli esistenti”, rileggendo le Indicazioni del 2012, alla luce dei nuovi spunti offerti che guideranno le scuole nella predisposizione della loro offerta formativa, della loro progettazione. Il tema della cittadinanza viene affrontato come il “vero sfondo integratore e punto di riferimento di tutte le discipline che concorrono a definire il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione in una prospettiva verticale. Cittadinanza che riguarda tutte le grandi aree del sapere, sia per il contributo che possono offrire i singoli ambiti disciplinari, sia, e ancora di più, per le molteplici connessioni che le discipline hanno tra di loro”. Con riferimento, in particolare all’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base (comprese le competenze linguistiche e quelle digitali), all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni, con l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.

Questi temi sono già presenti nel testo programmatico del 2012, che mantiene intatto il suo valore culturale, pedagogico e giuridico, ma richiedono ulteriori attenzioni e approfondimenti che vengono affidati alla ricerca e all’elaborazione curricolare delle scuole e degli insegnanti. Si tratta di dare, si legge nel testo presentato oggi, una ancor più concreta risposta all’istanza, già presente nelle Indicazioni nazionali, quando affermano che è “decisiva una nuova alleanza fra scienze, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo.

Il documento sarà ora consegnato alle scuole, sarà messo alla ‘prova sul campo’, sarà oggetto di consultazione e confronto con le istituzioni scolastiche e la comunità scientifica nazionale per un eventuale intervento di regolazione sulle Indicazioni nazionali. La Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione del MIUR assicurerà misure di accompagnamento avvalendosi della collaborazione del Comitato scientifico nazionale per Indicazioni. Saranno organizzati seminari nazionali su tre ambiti tematici: Cittadinanza e Costituzione, Cittadinanza digitale, Cittadinanza e sostenibilità. Saranno poi raccolte le esperienze più significative per costituire un archivio dinamico delle innovazioni metodologiche e didattiche, come base utile per alimentare la ricerca sul curricolo, la formazione in servizio e l’evoluzione delle Indicazioni.

Nel corso dell’evento di oggi al MIUR, oltre al professor Fiorin, sono intervenuti anche altri due componenti del Comitato,  Giancarlo Cerini e  Sergio Cicatelli, la Capo Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione, Rosa De Pasquale, la Capo Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali, Carmela Palumbo, il Direttore Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione, Maria Assunta Palermo.


INDICAZIONI NAZIONALI E NUOVI SCENARI

22 febbraio 2018 – ore 14.00-17.00
MIUR – Sala della Comunicazione
Viale Trastevere, 76/A – Roma

Programma

14.00 Registrazione partecipanti

14.30 Apertura dei lavori e saluti istituzionali

Valeria Fedeli
Ministra dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

Rosa De Pasquale
Capo Dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e formazione

Carmela Palumbo
Capo Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali

15.00 Presentazione del Documento “Indicazioni Nazionali e nuovi scenari”

Italo Fiorin
Coordinatore del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

15.30 Azioni di accompagnamento per le scuole

Giancarlo Cerini
Componente del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

16.00 Dibattito

16.30 Conclusioni

Maria Assunta Palermo
Direttore Generale per gli Ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Modera:

Sergio Cicatelli
Componente del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

Nota 19 febbraio 2018, AOODPIT 404

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio Speciale di lingua slovena
AI Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
AI Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
LORO SEDI
e, p_c_
AI Gabinetto della Ministra
SEDE
AI Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
SEDE
Alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
SEDE
Alla Direzione generale per il personale scolastico
SEDE
alla Direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione
SEDE

Nota 19 febbraio 2018, AOODPIT 404

Oggetto: Attuazione del Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65 “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni”. Primi orientamenti operativi per gli Uffici Scolastici Regionali.

Decreto Dipartimentale 2 febbraio 2018, AOODPIT 103

Decreto Dipartimentale 2 febbraio 2018, AOODPIT 103

Elenco delle ulteriori 92 istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritarie, ammesse, dall’anno scolastico 2018/2019, alla sperimentazione di un percorso di studi quadriennale per una sola sezione, a partire dalla classe prima (Avviso prot. n. 820 del 18 ottobre 2017)

Sperimentazione Diploma quadriennale

  • Decreto Direttoriale 28 dicembre 2017, AOODPIT 1568
    Procedura di selezione delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritarie, autorizzate, dall’anno scolastico 2018/2019, alla sperimentazione di un percorso di studi quadriennale per una sola sezione, a partire dalla classe prima (Avviso prot. n. 820 del 18 ottobre 2017)
  • Decreto Dipartimentale 2 febbraio 2018, AOODPIT 103
    Elenco delle ulteriori 92 istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritarie, ammesse, dall’anno scolastico 2018/2019, alla sperimentazione di un percorso di studi quadriennale per una sola sezione, a partire dalla classe prima (Avviso prot. n. 820 del 18 ottobre 2017)

Diploma in 4 anni, pubblicato l’elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione

(Venerdì,  2 febbraio 2018) Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato pubblicato l’elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali di secondo grado, che si aggiungono alle prime 100 rese pubbliche lo scorso 28 dicembre a seguito del bando emanato il 18 ottobre 2017 dal MIUR. Ogni scuola potrà attivare una sola classe sperimentale.

A seguito dell’avviso pubblico per l’ammissione alla sperimentazione al MIUR sono pervenute 197 richieste. Cento sono state quelle ammesse da subito, come da bando. Per altre 92 il Ministero ha emanato oggi un decreto di ampliamento, in considerazione della forte rispondenza dei progetti presentati ai criteri e ai requisiti previsti dall’avviso di ottobre, dell’alta qualità della progettazione e anche per consentire una ancor maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti. Un campione più ampio di scuole consentirà una valutazione scientifica più significativa e attendibile della sperimentazione. La richiesta di allargare la platea delle scuole partecipanti è pervenuta al Ministero, in via formale, anche da parte di alcune Regioni.

Nel dettaglio: delle ulteriori scuole ammesse 41 si trovano al Nord, 20 al Centro e 31 al Sud e nelle Isole; 69 sono Licei, 23 sono Istituti tecnici; 54 sono scuole statali e 38 sono paritarie.

Considerando le prime 100 scuole già ammesse a dicembre, il quadro finale delle classi è il seguente: 85 sono al Nord, 43 sono al Centro, 64 sono al Sud e nelle Isole. In tutto si tratta di 144 Licei e 48 Istituti tecnici. Sono 127 le scuole statali, 65 quelle paritarie.

In Italia già 12 istituti stanno sperimentando il diploma in 4 anni sulla base di singole richieste presentate negli anni scorsi al Ministero. Con il bando emanato a ottobre si è deciso di superare questa logica, aprendo a una sperimentazione con criteri comuni di selezione, che hanno messo al centro la qualità dei percorsi e l’innovazione didattica, e con obiettivi nazionali di valutazione che, alla fine del percorso sperimentale, consentiranno di fare scelte basate su dati e informazioni approfonditi.

Nessuno “sconto” sugli obiettivi formativi: le scuole partecipanti assicureranno, come previsto dall’Avviso pubblico di ottobre, il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida. Nessuna riduzione del personale: l’organico delle scuole coinvolte resterà invariato.


Diploma in 4 anni, pubblicato l’elenco delle scuole ammesse alla sperimentazione

(Giovedì, 28 dicembre 2017) È disponibile da oggi, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, www.miur.gov.it, l’elenco delle 100 scuole secondarie di secondo grado ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali, secondo quanto previsto dall’Avviso pubblico emanato lo scorso 18 ottobre dal MIUR e aperto a indirizzi liceali e tecnici. Le 100 scuole ammesse con il decreto pubblicato oggi sono così distribuite: 44 al Nord, 23 al Centro, 33 al Sud. Si tratta di 75 indirizzi liceali e 25 indirizzi tecnici. Sono 73 le scuole statali, 27 quelle paritarie. Ogni scuola potrà attivare una sola classe sperimentale.

I percorsi partiranno con l’anno scolastico 2018/2019. Le iscrizioni saranno possibili a partire dal prossimo 16 gennaio, la stessa data prevista per le iscrizioni ai percorsi ordinari. In Italia già 12 istituti stanno sperimentando il diploma in 4 anni sulla base di singole richieste presentate negli anni scorsi al Ministero. Con il bando emanato a ottobre si è deciso di superare questa logica, aprendo a una sperimentazione con criteri comuni di selezione, che hanno messo al centro la qualità dei percorsi e l’innovazione didattica, e con obiettivi nazionali di valutazione che, alla fine del percorso sperimentale, consentiranno di fare scelte basate su dati e informazioni approfonditi.

Nessuno “sconto” sugli obiettivi formativi: le scuole partecipanti assicureranno, come previsto dall’Avviso pubblico di ottobre, il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida.

“I percorsi quadriennali non nascono oggi, sono il frutto di un dibattito che va avanti da tempo e di una riforma scritta nel 2000 quando era Ministro Luigi Berlinguer – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Quella riforma non è mai stata attuata, ma nel 2013 una commissione istituita dal Ministro Francesco Profumo ha ripreso il tema dei percorsi quadriennali. Successivamente la Ministra Maria Chiara Carrozza ha dato il via libera alle prime sperimentazioni. Con il bando emanato a ottobre abbiamo deciso di imprimere una svolta. Di consentire una sperimentazione su grandi numeri, con una maggiore diffusione territoriale, nell’ottica di dare pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi di tutto il Paese, e una maggiore varietà di indirizzi di studio coinvolti. Tutto questo per fare in modo che, alla fine del quadriennio, si abbiano esperienze misurabili e valutabili davvero, secondo parametri condivisi e lavorando attraverso comitati scientifici nazionali e territoriali. Si avranno dossier approfonditi su cui poi tutti gli attori coinvolti potranno aprire il dibattito sul destino dei percorsi quadriennali”.

A seguito del bando emanato a ottobre, al Miur sono pervenute poco meno di 200 richieste di sperimentazione: 87 dal Nord, 45 dal Centro, 65 dal Sud. In particolare, 128 richieste sono arrivate da scuole statali, 69 da scuole paritarie; 147 da indirizzi liceali, 50 da indirizzi tecnici.

Cento sono le richieste di sperimentazione ammesse da subito, come da bando. Per altre 92 il Ministero chiederà al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il parere su un decreto di ampliamento del numero delle sperimentazioni, in considerazione della forte rispondenza di questi 92 progetti ai criteri e ai requisiti previsti dall’Avviso di ottobre, dell’alta qualità della progettazione e anche per consentire una ancor maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti. La richiesta di allargare la platea delle scuole partecipanti è pervenuta al Ministero, in via formale, anche da parte di alcune Regioni. Il via libera alle ulteriori 92 sperimentazioni dovrà avvenire, comunque, nel mese di gennaio, consentendo così la partenza di tutte le sperimentazioni nell’anno scolastico 2018/2019.


Il 18 ottobre viene firmato il Decreto Dipartimentale AOOUFGAB 820 per l’attuazione del piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado.

Dal 20 ottobre al 13 novembre gli istituti potranno presentare le loro candidature.


Scuola, diploma in quattro anni: dal 20 ottobre al 13 novembre possibili le candidature da parte degli istituti per il Piano nazionale sperimentale

Diploma in quattro anni, al via la presentazione delle candidature da parte delle scuole per la sperimentazione di percorsi di studio in quattro anni. È online da oggi il decreto che dà l’avvio al Piano nazionale di sperimentazione annunciato questa estate che coinvolgerà 100 classi di Licei e Istituti tecnici di tutta Italia. Da domani, venerdì 20 ottobre, e fino al 13 novembre prossimo, gli istituti potranno presentare le loro candidature.

Fino ad ora sono state 12 in tutta Italia le scuole che hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione e per consentirne una maggiore diffusione territoriale viene previsto, ora, un bando nazionale con criteri comuni per la presentazione dei progetti che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

Il progetto della sperimentazione quadriennale prende le mosse dalla riforma dei cicli scolastici messa a punto dal Ministro Berlinguer nel 2000 – non entrata in vigore perché poi bloccata dalla Ministra Moratti – e successivamente ripresa dalla commissione di studio istituita nel 2013 dal Ministro Profumo, incaricata di elaborare delle proposte per abbreviare il percorso scolastico con lo scopo di far conseguire il diploma entro il diciottesimo anno di età. La Ministra Carrozza, nell’anno scolastico 2013/2014, autorizzò due progetti sperimentali proposti da due scuole che già avevano caratteristiche di forte internazionalizzazione: il San Carlo di Milano e il Guido Carli di Brescia. Da allora sono sempre state le scuole a fare richiesta a ‘sportello’ di sperimentazione quadriennale. Ora si procederà, appunto, con una sperimentazione a livello nazionale al termine della quale, nel 2023, i risultati dovranno essere discussi con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici.

Le istituzioni scolastiche che presenteranno la candidatura dovranno assicurare alle studentesse e agli studenti il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida. Ciascuna istituzione scolastica potrà presentare il progetto per una sola sezione, a partire dalla classe prima, e per un solo indirizzo di studio. La candidatura potrà essere presentata solo dopo aver ottenuto il consenso degli organi collegiali, dovrà essere quindi frutto di una scelta condivisa, e dovrà essere in linea con gli orientamenti già presentanti anche alle famiglie nel Piano triennale dell’Offerta Formativa.

Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.


Scuola, Fedeli: “Diploma in quattro anni? Sperimentazione seria e trasparente per innovare e non per risparmiare”

(Roma, 15 agosto 2017) “Il dibattito in corso sulla sperimentazione della scuola secondaria di secondo grado in quattro anni merita alcune precisazioni, al fine di fornire una corretta informazione ed evitare infondate preoccupazioni da parte delle famiglie”, così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“Partiamo da un dato su cui immagino tutti concordiamo: la società italiana e le relazioni internazionali, al pari del rapporto tra formazione e diffusione di nuove tecnologie, sono in costante ed accelerata evoluzione. Inoltre, è sempre più evidente la connessione tra l’acquisizione di competenze di alto livello e la possibilità per le nostre ragazze e i nostri ragazzi di inserirsi nel mondo del lavoro in modo qualificato e anche appagante”, spiega Fedeli.

“La scuola – prosegue – ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta di fronte ai profondi cambiamenti in atto. Ed è in quest’ottica che si inserisce la sperimentazione delle scuole superiori in quattro anni. Non la si fa “per risparmiare un po’”. È anzi vero esattamente il contrario. Siamo di fronte a un investimento e a una innovazione che può aiutare le nuove generazioni ad affrontare con successo le sfide di oggi e di domani”.

“A chi parla di “improvvisazione” ricordo che il progetto prende le mosse dalla riforma dei cicli scolastici messa a punto dal Ministro Berlinguer nel 2000 – non entrata in vigore perché bloccata dalla Ministra Moratti – e successivamente dalla commissione di studio istituita nel 2013 dal Ministro Profumo, incaricata di elaborare delle proposte per abbreviare il percorso scolastico con lo scopo di far conseguire il diploma entro il diciottesimo anno di età. La Ministra Carrozza, poi, nell’anno scolastico 2013/2014, autorizzò due progetti sperimentali proposti da due scuole che già avevano caratteristiche di forte internazionalizzazione: il San Carlo di Milano e il Guido Carli di Brescia. Da allora sono state le scuole a fare richiesta di sperimentazione quadriennale e attualmente sono 12 quelle che hanno avuto l’autorizzazione. Il monitoraggio di queste esperienze è stato però presieduto ed effettuato a livello regionale”.

“Ho allora deciso – continua la Ministra – di procedere con una sperimentazione a livello nazionale, che riguarderà 100 classi di altrettante scuole. Così si potrà gestire il procedimento delle autorizzazioni in modo più trasparente mediante un bando nazionale, proporre un unico modello sperimentale che faccia tesoro delle migliori esperienze già in atto, ampliare la sperimentazione in modo da poter trarre risultati tecnicamente più attendibili. A settembre le scuole che intendono candidarsi potranno presentare domanda e le 100 ammesse alla sperimentazione potranno accogliere le iscrizioni per le classi prime, che partiranno dall’anno 2018/2019. Al termine della sperimentazione, nel 2023, i risultati dovranno essere discussi con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici per realizzare il massimo di consenso possibile. Proprio perché non devono mai esserci sulla scuola improvvisazione, decisionismo senza coinvolgimento, discriminazioni o scelte astratte e ideologiche. Se la valutazione avrà esito positivo, sempre nell’ottica di un maggior investimento sulla formazione delle nuove generazioni, si potrà recuperare l’intera riforma dei cicli e, contestualmente, anche portare l’obbligo scolastico fino al termine dei tre cicli, ovvero fino al diciottesimo anno di età”.


Diploma in quattro anni, al via la sperimentazione in 100 classi

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che dà l’avvio ad un Piano nazionale di sperimentazione che coinvolgerà Licei e Istituti tecnici.

Fino ad oggi 12 scuole hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

L’avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall’1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte – possono candidarsi sia scuole statali che paritarie – dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nessuno ‘sconto’. Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L’insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l’orario.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato sarà nominato dalla Ministra dell’Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione.

A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.