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Sperimentazione Diploma quadriennale

Il 18 ottobre viene firmato il Decreto Dipartimentale AOOUFGAB 820 per l’attuazione del piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado.

Dal 20 ottobre al 13 novembre gli istituti potranno presentare le loro candidature.


Scuola, diploma in quattro anni: dal 20 ottobre al 13 novembre possibili le candidature da parte degli istituti per il Piano nazionale sperimentale

Diploma in quattro anni, al via la presentazione delle candidature da parte delle scuole per la sperimentazione di percorsi di studio in quattro anni. È online da oggi il decreto che dà l’avvio al Piano nazionale di sperimentazione annunciato questa estate che coinvolgerà 100 classi di Licei e Istituti tecnici di tutta Italia. Da domani, venerdì 20 ottobre, e fino al 13 novembre prossimo, gli istituti potranno presentare le loro candidature.

Fino ad ora sono state 12 in tutta Italia le scuole che hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione e per consentirne una maggiore diffusione territoriale viene previsto, ora, un bando nazionale con criteri comuni per la presentazione dei progetti che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

Il progetto della sperimentazione quadriennale prende le mosse dalla riforma dei cicli scolastici messa a punto dal Ministro Berlinguer nel 2000 – non entrata in vigore perché poi bloccata dalla Ministra Moratti – e successivamente ripresa dalla commissione di studio istituita nel 2013 dal Ministro Profumo, incaricata di elaborare delle proposte per abbreviare il percorso scolastico con lo scopo di far conseguire il diploma entro il diciottesimo anno di età. La Ministra Carrozza, nell’anno scolastico 2013/2014, autorizzò due progetti sperimentali proposti da due scuole che già avevano caratteristiche di forte internazionalizzazione: il San Carlo di Milano e il Guido Carli di Brescia. Da allora sono sempre state le scuole a fare richiesta a ‘sportello’ di sperimentazione quadriennale. Ora si procederà, appunto, con una sperimentazione a livello nazionale al termine della quale, nel 2023, i risultati dovranno essere discussi con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici.

Le istituzioni scolastiche che presenteranno la candidatura dovranno assicurare alle studentesse e agli studenti il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida. Ciascuna istituzione scolastica potrà presentare il progetto per una sola sezione, a partire dalla classe prima, e per un solo indirizzo di studio. La candidatura potrà essere presentata solo dopo aver ottenuto il consenso degli organi collegiali, dovrà essere quindi frutto di una scelta condivisa, e dovrà essere in linea con gli orientamenti già presentanti anche alle famiglie nel Piano triennale dell’Offerta Formativa.

Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.


Scuola, Fedeli: “Diploma in quattro anni? Sperimentazione seria e trasparente per innovare e non per risparmiare”

(Roma, 15 agosto 2017) “Il dibattito in corso sulla sperimentazione della scuola secondaria di secondo grado in quattro anni merita alcune precisazioni, al fine di fornire una corretta informazione ed evitare infondate preoccupazioni da parte delle famiglie”, così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“Partiamo da un dato su cui immagino tutti concordiamo: la società italiana e le relazioni internazionali, al pari del rapporto tra formazione e diffusione di nuove tecnologie, sono in costante ed accelerata evoluzione. Inoltre, è sempre più evidente la connessione tra l’acquisizione di competenze di alto livello e la possibilità per le nostre ragazze e i nostri ragazzi di inserirsi nel mondo del lavoro in modo qualificato e anche appagante”, spiega Fedeli.

“La scuola – prosegue – ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta di fronte ai profondi cambiamenti in atto. Ed è in quest’ottica che si inserisce la sperimentazione delle scuole superiori in quattro anni. Non la si fa “per risparmiare un po’”. È anzi vero esattamente il contrario. Siamo di fronte a un investimento e a una innovazione che può aiutare le nuove generazioni ad affrontare con successo le sfide di oggi e di domani”.

“A chi parla di “improvvisazione” ricordo che il progetto prende le mosse dalla riforma dei cicli scolastici messa a punto dal Ministro Berlinguer nel 2000 – non entrata in vigore perché bloccata dalla Ministra Moratti – e successivamente dalla commissione di studio istituita nel 2013 dal Ministro Profumo, incaricata di elaborare delle proposte per abbreviare il percorso scolastico con lo scopo di far conseguire il diploma entro il diciottesimo anno di età. La Ministra Carrozza, poi, nell’anno scolastico 2013/2014, autorizzò due progetti sperimentali proposti da due scuole che già avevano caratteristiche di forte internazionalizzazione: il San Carlo di Milano e il Guido Carli di Brescia. Da allora sono state le scuole a fare richiesta di sperimentazione quadriennale e attualmente sono 12 quelle che hanno avuto l’autorizzazione. Il monitoraggio di queste esperienze è stato però presieduto ed effettuato a livello regionale”.

“Ho allora deciso – continua la Ministra – di procedere con una sperimentazione a livello nazionale, che riguarderà 100 classi di altrettante scuole. Così si potrà gestire il procedimento delle autorizzazioni in modo più trasparente mediante un bando nazionale, proporre un unico modello sperimentale che faccia tesoro delle migliori esperienze già in atto, ampliare la sperimentazione in modo da poter trarre risultati tecnicamente più attendibili. A settembre le scuole che intendono candidarsi potranno presentare domanda e le 100 ammesse alla sperimentazione potranno accogliere le iscrizioni per le classi prime, che partiranno dall’anno 2018/2019. Al termine della sperimentazione, nel 2023, i risultati dovranno essere discussi con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici per realizzare il massimo di consenso possibile. Proprio perché non devono mai esserci sulla scuola improvvisazione, decisionismo senza coinvolgimento, discriminazioni o scelte astratte e ideologiche. Se la valutazione avrà esito positivo, sempre nell’ottica di un maggior investimento sulla formazione delle nuove generazioni, si potrà recuperare l’intera riforma dei cicli e, contestualmente, anche portare l’obbligo scolastico fino al termine dei tre cicli, ovvero fino al diciottesimo anno di età”.


Diploma in quattro anni, al via la sperimentazione in 100 classi

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che dà l’avvio ad un Piano nazionale di sperimentazione che coinvolgerà Licei e Istituti tecnici.

Fino ad oggi 12 scuole hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

L’avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall’1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte – possono candidarsi sia scuole statali che paritarie – dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nessuno ‘sconto’. Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L’insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l’orario.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato sarà nominato dalla Ministra dell’Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione.

A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.

Decreto Dipartimentale 18 ottobre 2017, AOOUFGAB 820

Decreto Dipartimentale 18 ottobre 2017, AOOUFGAB 820

Avviso pubblico relativo all’attuazione del piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado

Pareri (CSPI, 22.9.17)

Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2017, n. 134

Regolamento recante integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, concernente il riordino degli istituti tecnici, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (17G00147)

(GU Serie Generale n.215 del 14-09-2017)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 87 e 117 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni;
Visto il testo unico delle leggi in materia di istruzione di cui al
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni;
Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2007), ed in particolare l’articolo 1, comma 622, come
modificato dall’articolo 64, comma 4-bis, del decreto-legge n. 112
del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008,
che ha sancito l’obbligatorieta’ dell’istruzione per almeno dieci
anni;
Visto in particolare, l’articolo 1, comma 605, della citata legge
n. 296 del 2006, che prevede l’adozione da parte del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca di misure, anche di
carattere strutturale, che consentano il razionale utilizzo della
spesa e diano maggiore efficacia ed efficienza al sistema
dell’istruzione, ed in particolare le disposizioni di cui alla
lettera f) del citato articolo, che prevede dette misure debbano
essere adottate «anche attraverso la riduzione, a decorrere dall’anno
scolastico 2007/2008, dei carichi orari settimanali delle lezioni,
secondo criteri di maggiore flessibilita’, di piu’ elevata
professionalizzazione e di funzionale collegamento con il
territorio»;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di
raccordo tra la scuola e le universita’;
Visto il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, ed in particolare,
l’articolo 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, che prevedono il
riordino e il potenziamento degli istituti tecnici con uno o piu’
regolamenti da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto in particolare, l’articolo 13, comma 1-ter, del citato
decreto-legge n. 7 del 2007, secondo il quale, nel quadro del
riordino e del potenziamento degli istituti tecnici, con i richiamati
regolamenti sono previsti: la riduzione del numero degli attuali
indirizzi e il loro ammodernamento nell’ambito di ampi settori
tecnico-professionali, articolati in un’area di istruzione generale,
comune a tutti i percorsi, e in aree di indirizzo; la scansione
temporale dei percorsi e i relativi risultati di apprendimento; la
previsione di un monte ore annuale delle lezioni sostenibile per gli
allievi nei limiti del monte ore complessivo annuale da definire ai
sensi dell’articolo 1, comma 605, lettera f), della legge 27 dicembre
2006, n. 296; la riorganizzazione delle discipline di insegnamento al
fine di potenziare le attivita’ laboratoriali, di stage e di
tirocini; l’orientamento agli studi universitari e al sistema
dell’istruzione e formazione tecnica superiore;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in particolare
l’articolo 64, che prevede, al comma 3, la predisposizione da parte
del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di un
piano programmatico di interventi volti ad una maggiore
razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse disponibili e che
conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema
scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e nel quadro di una
piu’ ampia revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico del sistema scolastico, l’emanazione di regolamenti
governativi, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, per la ridefinizione dei curricoli vigenti nei
diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei
piani di studio e dei relativi quadri-orario, con particolare
riferimento agli istituti tecnici e professionali;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante la riforma del
sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino
delle disposizioni legislative vigenti;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante
definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della
legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante
definizione delle norme generali relative all’alternanza
scuola-lavoro, a norma dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n.
53;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive
modificazioni, recante norme generali e livelli essenziali delle
prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di
istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, relativo alle
norme per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione
universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22, relativo alla
definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle professioni
e al lavoro;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni
scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, recante norme per il riordino degli istituti tecnici, a norma
dell’articolo 64, comma 4, del citato decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112;
Visti in particolare l’articolo 1, commi 1 e 2, l’articolo 5, comma
1, lettere a) e b), e l’articolo 8, comma 2, lettera a), del citato
decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 di riordino
degli istituti tecnici che dettano criteri per l’organizzazione dei
percorsi e il passaggio al nuovo ordinamento, nonche’ per
l’articolazione delle cattedre e la ridefinizione dell’orario
complessivo annuale delle lezioni, da effettuare «in modo da ridurre
del 20% l’orario previsto dall’ordinamento previgente con riferimento
alle classi di concorso le cui discipline hanno complessivamente un
orario annuale pari o superiore a 99 ore, comprese le ore di
compresenza degli insegnanti tecnico-pratici»;
Visto il piano programmatico predisposto dal Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 64,
comma 3, del citato decreto-legge n. 112 del 2008;
Vista la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio,
sezione III-bis, n. 3527, depositata in data 8 aprile 2013, passata
in giudicato, che ha annullato l’articolo 5, comma 1, lettera b), del
citato decreto n. 88 del 2010 nella parte in cui «determina, senza
indicazione dei criteri, l’orario complessivo per gli istituti
tecnici»;
Vista la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio,
sezione III-bis, n. 6438, che ordina al Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca l’esecuzione della citata sentenza
n. 3527 del 2013;
Considerato che per l’esecuzione della sentenza si rende necessaria
una integrazione del regolamento di cui al richiamato decreto del
Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 che specifichi i criteri
per la ridefinizione dell’orario complessivo, ferma restando
l’applicazione di quelli indicati nelle disposizioni su richiamate;
Ritenuto di dover prioritariamente tutelare il diritto-dovere
all’istruzione secondo un carico orario settimanale sostenibile dagli
alunni, nonche’ coerente con le finalita’ didattico-educative dei
percorsi di istruzione, anche in attuazione di quanto previsto dal
richiamato articolo 13, comma 1-ter, del decreto-legge n. 7 del 2007;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 10 agosto 2016;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta
del 29 settembre 2016;
Acquisito il parere del Consiglio superiore della pubblica
istruzione reso nell’adunanza del 4 ottobre 2016;
Acquisito il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza
della sezione consultiva per gli atti normativi nella seduta del 1°
dicembre 2016;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 21 luglio 2017;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente regolamento:

Art. 1

Criteri per la definizione dell’orario
complessivo annuale degli istituti tecnici

1. All’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 15
marzo 2010, n. 88, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera b), sono aggiunte le seguenti parole: «e
risponde ai criteri indicati nel comma 1-bis»;
b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. L’orario annuale complessivo, come determinato dal comma 1,
lettera b), e’ definito secondo i seguenti criteri;
a) superamento delle sperimentazioni didattiche gia’ adottate in
assenza di un quadro di riferimento organico, tenendo conto dei
risultati con esse raggiunti, attraverso la stabilizzazione del
sistema ordinamentale e l’introduzione della possibilita’ di utilizzo
delle quote di autonomia e degli spazi di flessibilita’ di cui al
comma 3, salvaguardando la coerenza tra i percorsi e i titoli di
studio rilasciati mediante la riconduzione agli indirizzi, profili e
quadri orari standard di cui agli allegati B e C;
b) ripartizione delle ore di laboratorio in maniera da
assicurarne una prevalenza nel secondo biennio e nell’ultimo anno;
c) conformazione dei piani di studio in base ad una quota oraria
di 60 minuti, fatte salve le forme di flessibilita’ adottate ai sensi
dell’articolo 4, comma 2, lettera b), del decreto del Presidente
della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, avuto riguardo in particolare
all’utilizzazione, nell’ambito del curricolo obbligatorio, degli
spazi orari residui al fine di meglio garantire l’integrale
erogazione del curricolo stesso;
d) ponderazione dei quadri orari tenuto conto, in particolare,
della sostenibilita’ dell’impegno orario richiesto agli studenti e
dell’introduzione di metodologie didattiche innovative;
e) definizione di piani di studio il cui impianto curriculare
garantisca il raggiungimento dei risultati di apprendimento,
declinati in competenze, conoscenze e abilita’, attraverso la
complementarita’ tra le diverse discipline, valorizzando il legame
tra il contributo educativo offerto dalla cultura
scientifico-tecnologica e la cultura umanistica;
f) previsione di piani di studio con un numero di ore complessive
per ogni disciplina adeguato al conseguimento dei risultati di
apprendimento attesi in esito ai corrispondenti percorsi
quinquennali, ponderando la quota oraria delle singole discipline in
relazione alle caratteristiche e al profilo del diplomato di ciascun
percorso e tenendo conto, laddove possibile, della struttura oraria
del previgente ordinamento e dei contenuti innovativi del percorso,
nonche’ dei tempi di presenza in aula degli studenti e della
necessita’ di agevolare la concentrazione e partecipazione dei
medesimi;
g) adeguata ripartizione tra le discipline dell’area di
istruzione generale e dell’area di indirizzo, diversificata in
relazione al primo biennio, secondo biennio e quinto anno. In
particolare, la suddetta ripartizione deve considerare la funzione di
ciascun segmento del percorso di istruzione che, per il primo
biennio, si pone in relazione con l’assolvimento dell’obbligo di
istruzione finalizzato all’acquisizione dei saperi e delle competenze
chiave di cittadinanza e, per il secondo biennio e quinto anno, con
l’introduzione progressiva e piu’ incisiva delle discipline dell’area
di indirizzo in relazione all’acquisizione degli apprendimenti piu’
propriamente necessari ad assumere una adeguata competenza
professionale di settore. Il rapporto tra ore/discipline da destinare
all’area di istruzione generale e all’area di indirizzo e’ modulato,
di conseguenza, secondo una proporzione superiore nel primo biennio a
favore dell’area di istruzione generale e, nel secondo biennio e
quinto anno, a favore dell’area di indirizzo;
h) dimensionamento dell’orario complessivo annuale e dell’orario
settimanale delle lezioni ad un livello tale da garantire un
equilibrato assortimento delle discipline di studio in relazione agli
obiettivi di apprendimento, al fine di assicurare, a regime,
l’ottimale determinazione delle cattedre, salvaguardando la
stabilita’ dei docenti presenti nell’istituzione scolastica e la loro
titolarita’ in organico e tutelando la continuita’ didattica
nell’ambito dell’intero ciclo di studi ovvero, distintamente,
nell’ambito del primo biennio e degli ultimi tre anni.».
2. All’articolo 7, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica, n. 88 del 2010, dopo la parola: «produttivo», sono
aggiunte le seguenti: «tenendo conto anche dei criteri di cui al
comma 1-bis dell’articolo 5».

Art. 2

Disposizioni finali

1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 31 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 7 settembre 2017
Ufficio controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min salute e Min
lavoro, n. 1968

Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2017, n. 133

Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2017, n. 133

Regolamento recante integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, concernente il riordino degli istituti professionali, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (17G00148)

(GU Serie Generale n.215 del 14-09-2017)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 87 e 117 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni;
Visto il testo unico delle leggi in materia di istruzione di cui al
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni;
Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2007), ed in particolare l’articolo 1, comma 622, come
modificato dall’articolo 64, comma 4-bis, del decreto-legge n. 112
del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008,
che ha sancito l’obbligatorieta’ dell’istruzione per almeno dieci
anni;
Visto l’articolo 1, comma 605, della citata legge 27 dicembre 2006,
n. 296, che prevede l’adozione da parte del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca di misure, anche di carattere
strutturale, che consentano il razionale utilizzo della spesa e diano
maggiore efficacia ed efficienza al sistema dell’istruzione, ed in
particolare le disposizioni di cui alla lettera f), del citato
articolo, che prevede dette misure debbano essere adottate «anche
attraverso la riduzione, a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008,
dei carichi orari settimanali delle lezioni, secondo criteri di
maggiore flessibilita’, di piu’ elevata professionalizzazione e di
funzionale collegamento con il territorio»;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n.1, recante disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di
raccordo tra la scuola e le universita’;
Visto il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, ed in particolare,
l’articolo 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, che prevedono il
riordino e il potenziamento degli istituti professionali con uno o
piu’ regolamenti da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto in particolare l’articolo 13, comma 1-ter, del citato
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, secondo il quale, nel quadro del
riordino e del potenziamento degli istituti professionali, con i
richiamati regolamenti sono previsti: la riduzione del numero degli
attuali indirizzi e il loro ammodernamento nell’ambito di ampi
settori tecnico-professionali, articolati in un’area di istruzione
generale, comune a tutti i percorsi, e in aree di indirizzo; la
scansione temporale dei percorsi e i relativi risultati di
apprendimento; la previsione di un monte ore annuale delle lezioni
sostenibile per gli allievi nei limiti del monte ore complessivo
annuale da definire ai sensi dell’articolo 1, comma 605, lettera f),
della legge 27 dicembre 2006, n. 296; la riorganizzazione delle
discipline di insegnamento al fine di potenziare le attivita’
laboratoriali, di stage e di tirocini; l’orientamento agli studi
universitari e al sistema dell’istruzione e formazione tecnica
superiore;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in particolare
l’articolo 64, che prevede, al comma 3, la predisposizione da parte
del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di un
piano programmatico di interventi volti ad una maggiore
razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse disponibili e che
conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema
scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e nel quadro di una
piu’ ampia revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico del sistema scolastico, l’emanazione di regolamenti
governativi, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, per la ridefinizione dei curricoli vigenti nei
diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei
piani di studio e dei relativi quadri-orario, con particolare
riferimento agli istituti tecnici e professionali;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante la riforma del
sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino
delle disposizioni legislative vigenti;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante
definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della
legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante
definizione delle norme generali relative all’alternanza
scuola-lavoro, a norma dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n.
53;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive
modificazioni, recante norme generali e livelli essenziali delle
prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di
istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, relativo alle
norme per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione
universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22, relativo alla
definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle professioni
e al lavoro;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni
scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, recante norme per il riordino degli istituti professionali, a
norma dell’articolo 64, comma 4, del citato decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112;
Visti in particolare l’articolo 1, commi 1 e 2, l’articolo 5, comma
1, lettere a) e b), e l’articolo 8, comma 4, lettera a), del decreto
n. 87 del 2010 di riordino degli istituti professionali che dettano
criteri per l’organizzazione dei percorsi e il passaggio al nuovo
ordinamento, nonche’ per l’articolazione delle cattedre e la
ridefinizione dell’orario complessivo annuale delle lezioni,
effettuata «in modo da ridurre del 20% l’orario previsto
dall’ordinamento previgente con riferimento alle classi di concorso
le cui discipline hanno complessivamente un orario annuale pari o
superiore a 99 ore, comprese le ore di compresenza degli insegnanti
tecnico-pratici»;
Visto il piano programmatico predisposto dal Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 64,
comma 3, del citato decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112;
Vista la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio,
sezione III-bis, n. 3527, depositata in data 8 aprile 2013, passata
in giudicato, che ha annullato l’articolo 5, comma 1, lettera b), del
citato decreto n. 87 del 2010 nella parte in cui «determina, senza
indicazione dei criteri, l’orario complessivo per gli istituti
professionali»;
Vista la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio,
sezione III-bis, n. 6438, che ordina al Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca l’esecuzione della citata sentenza
n. 3527 del 2013;
Considerato che per l’esecuzione della sentenza si rende necessaria
una integrazione del regolamento di cui al richiamato decreto n. 87
del 2010 che specifichi i criteri per la ridefinizione dell’orario
complessivo, ferma restando l’applicazione di quelli indicati nelle
disposizioni su richiamate;
Ritenuto di dover prioritariamente tutelare il diritto-dovere
all’istruzione secondo un carico orario settimanale sostenibile dagli
alunni, nonche’ coerente con le finalita’ didattico-educative dei
percorsi di istruzione, anche in attuazione di quanto previsto dal
richiamato articolo 13, comma 1-ter, del decreto-legge n. 7 del 2007;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 10 agosto 2016;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta
del 29 settembre 2016;
Acquisito il parere del Consiglio superiore della pubblica
istruzione reso nell’adunanza del 4 ottobre 2016;
Acquisito il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza
della sezione consultiva per gli atti normativi nella seduta del 1°
dicembre 2016;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 21 luglio 2017;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

E m a n a

il seguente regolamento:

Art. 1

Criteri per la definizione dell’orario complessivo annuale degli
istituti professionali

1. All’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 15
marzo 2010, n. 87, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera b), sono aggiunte, infine, le seguenti
parole: «e risponde ai criteri indicati nel comma 1-bis»;
b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: «1-bis. L’orario
annuale complessivo, come determinato dal comma 1, lettera b), e’
definito secondo i seguenti criteri;
a) superamento delle sperimentazioni didattiche gia’ adottate
in assenza di un quadro di riferimento organico, tenendo conto dei
risultati con esse raggiunti, attraverso la stabilizzazione del
sistema ordinamentale e l’introduzione della possibilita’ di utilizzo
delle quote di autonomia e degli spazi di flessibilita’ di cui al
comma 3, salvaguardando la coerenza tra i percorsi e i titoli di
studio rilasciati mediante la riconduzione agli indirizzi, profili e
quadri orari standard di cui agli allegati B e C;
b) ripartizione delle ore di laboratorio in maniera da
assicurarne una prevalenza nel secondo biennio e nell’ultimo anno;
c) conformazione dei piani di studio in base ad una quota
oraria di 60 minuti, fatte salve le forme di flessibilita’ adottate
ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera b), del decreto del
Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, avuto riguardo in
particolare all’utilizzazione, nell’ambito del curricolo
obbligatorio, degli spazi orari residui al fine di meglio garantire
l’integrale erogazione del curricolo stesso;
d) ponderazione dei quadri orari tenuto conto, in particolare,
della sostenibilita’ dell’impegno orario richiesto agli studenti e
dell’introduzione di metodologie didattiche innovative;
e) definizione di piani di studio il cui impianto curriculare
garantisca il raggiungimento dei risultati di apprendimento,
declinati in competenze, conoscenze e abilita’, attraverso la
complementarita’ tra le diverse discipline, valorizzando il legame
tra il contributo educativo offerto dalla cultura
scientifico-tecnologica e la cultura umanistica;
f) previsione di piani di studio con un numero di ore
complessive per ogni disciplina adeguato al conseguimento dei
risultati di apprendimento attesi in esito ai corrispondenti percorsi
quinquennali, ponderando la quota oraria delle singole discipline in
relazione alle caratteristiche e al profilo del diplomato di ciascun
percorso e tenendo conto, laddove possibile, della struttura oraria
del previgente ordinamento e dei contenuti innovativi del percorso,
nonche’ dei tempi di presenza in aula degli studenti e della
necessita’ di agevolare la concentrazione e partecipazione dei
medesimi;
g) adeguata ripartizione tra le discipline dell’area di
istruzione generale e dell’area di indirizzo, diversificata in
relazione al primo biennio, secondo biennio e quinto anno. In
particolare, la suddetta ripartizione deve considerare la funzione di
ciascun segmento del percorso di istruzione che, per il primo
biennio, si pone in relazione con l’assolvimento dell’obbligo di
istruzione finalizzato all’acquisizione dei saperi e delle competenze
chiave di cittadinanza e, per il secondo biennio e quinto anno, con
l’introduzione progressiva e piu’ incisiva delle discipline dell’area
di indirizzo in relazione all’acquisizione degli apprendimenti piu’
propriamente necessari ad assumere ruoli tecnici operativi
considerati nella loro dimensione sistemica. Il rapporto tra
ore/discipline da destinare all’area di istruzione generale e
all’area di indirizzo e’ modulato, di conseguenza, secondo una
proporzione superiore nel primo biennio a favore dell’area di
istruzione generale e, nel secondo biennio e quinto anno, a favore
dell’area di indirizzo;
h) dimensionamento dell’orario complessivo annuale e
dell’orario settimanale delle lezioni ad un livello tale da garantire
un equilibrato assortimento delle discipline di studio in relazione
agli obiettivi di apprendimento, al fine di assicurare, a regime,
l’ottimale determinazione delle cattedre, salvaguardando la
stabilita’ dei docenti presenti nell’istituzione scolastica e la loro
titolarita’ in organico e tutelando la continuita’ didattica
nell’ambito dell’intero ciclo di studi ovvero, distintamente,
nell’ambito del primo biennio e degli ultimi tre anni.».
2. All’articolo 7, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 87 del 2010, dopo la parola: «produttivo», sono
aggiunte le seguenti: «tenendo conto anche dei criteri di cui al
comma 1-bis dell’articolo 5».

Art. 2

Disposizioni finali

1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 31 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 7 settembre 2017
Ufficio controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min salute e Min
lavoro, n. 1967

Riordino Tecnici e Professionali in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 21 luglio, approva due DPR che integrano e regolamentano alcune norme in materia di istruzione tecnica e professionale.


RIORDINO DEGLI ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI

1.Integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, concernente riordino degli Istituti tecnici, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

2.Integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, concernente riordino degli Istituti professionali, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha approvato, in esame definitivo, due regolamenti, da adottarsi mediante altrettanti decreti del Presidente della Repubblica, che integrano, in continuità con gli ordinamenti vigenti, alcune norme in materia di istruzione tecnica e professionale. È invece in corso di predisposizione il nuovo regolamento per l’istruzione professionale che darà attuazione alla riforma prevista dal decreto legislativo 61 del 2017.