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Insegnamento dell’educazione civica

La nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830, sulla base di quanto disposto dall’articolo 2 della legge 20 agosto 2019, n. 92 e del parere negativo espresso dal CSPI l’11 settembre 2019, stabilisce che “(…) l’insegnamento dell’educazione civica è istituito a partire dall’anno scolastico 2020/2021. (…) Conseguentemente, e per il solo anno scolastico 2019/2020, nelle scuole di ogni ordine e grado continuerà ad essere impartito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, di cui alla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e continueranno ad essere applicati l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, relativo alla valutazione di tale insegnamento, e il successivo articolo 17, comma 10, concernente il colloquio nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione“.

Nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830
Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Avvio dall’anno scolastico 2020/2021


Educazione civica, Fioramonti: “Risorse aggiuntive e confronto con dirigenti, docenti e studenti per introduzione da settembre 2020”

(Mercoledì, 11 settembre 2019) “Abbiamo appreso del parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione relativo alla sperimentazione sull’insegnamento dell’Educazione civica – dichiara il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti -. Sentirò a breve associazioni di dirigenti, docenti e studenti per discutere con loro della possibilità di avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020 (con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio), per fare quello che il precedente Ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell’ottica dell’introduzione dell’Educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge”.


L’11 settembre 2019 il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione (CSPI) ha espresso all’unanimità parere negativo alla sperimentazione da quest’anno scolastico della Legge 20 agosto 2019, n. 92, per l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.


Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha inviato il 27 agosto 2019 al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (il CSPI, che è organo consultivo del MIUR) il decreto che consente l’avvio fin dall’anno scolastico 2019/2020 dello studio obbligatorio dell’Educazione Civica reintrodotto da una legge varata in via definitiva, lo scorso 1 agosto, dal Parlamento che entrerà in vigore nei primi giorni di settembre.

Il decreto consente di partire già da questo anno scolastico con l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Civica attraverso una sperimentazione nazionale in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.

Il parere del Cspi è obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali. Di qui la richiesta inviata oggi dal Ministro Bussetti al Consiglio affinché si esprima con procedura d’urgenza per poter procedere, poi, alla successiva firma. Sempre al Cspi, ai primi di agosto, sono state inviate le Linee Guida per lo studio dell’Educazione Civica necessarie alle scuole per poter attuare la norma.


Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.195 del 21 agosto 2019, la Legge 20 agosto 2019, n. 92, per l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.

La Legge entra in vigore il 5 settembre 2019.

Legge 20 agosto 2019, n. 92
Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica


L’Aula del Senato, giovedì 1 agosto, con 193 voti favorevoli, nessun contrario e 38 astensioni, ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” (A.S. 1264), già approvato dalla Camera dei deputati il 2 maggio 2019.

Nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali
Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche statali e ai Coordinatori didattici delle scuole paritarie
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento istruzione e cultura per la Provincia di Trento
e, pc. Al Gabinetto dell’On. Ministro
All’Ufficio Stampa
SEDE

Oggetto: Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Avvio dall’anno scolastico 2020/2021.

Parere CSPI (11.9.19)

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Espressione di parere sullo schema di decreto relativo alla sperimentazione nazionale in merito all’insegnamento trasversale dell’educazione civica in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.

Approvato nella seduta plenaria n. 31 dell’11/09/2019

Avviso 22 maggio 2019, AOODGOSV 10674

Agli Uffici Scolastici Regionali
Al Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
All’Intendenza Scolastica della Provincia di Bolzano
Alla Sovrintendenza agli Studi della Valle d’Aosta

Nota 24 maggio 2019, AOODGOSV 11207

Oggetto: Avviso pubblico per la selezione di licei classici e scientifici Protocollo MIUR- FNOMCeO

Il Protocollo di Intesa tra MIUR e Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha trovato applicazione negli anni scolastici 2017-18 e 2018-19, con l’attivazione del percorso di orientamento e potenziamento “Biologia con curvatura biomedica” in 63 licei classici e scientifici sul territorio nazionale.
In considerazione degli ottimi riscontri ricevuti, e del grande interesse che tale iniziativa riscuote presso le famiglie, la Direzione Generale degli Ordinamenti e FNOMCeO propongono l’opportunità di attivare il suddetto percorso a partire dall’anno scolastico 2019-20 a ulteriori 57 licei classici e scientifici ubicati nelle province in cui gli Ordini provinciali dei Medici hanno manifestato la loro disponibilità. Le scuole interessate possono presentare la loro candidatura rispondendo all’Avviso pubblico allegato, che contiene l’elenco delle province interessate.
In considerazione dei tempi ristretti, si raccomanda una tempestiva diffusione del suddetto Avviso.
Certa della consueta fattiva collaborazione, invio i miei migliori saluti.

IL DIRETTORE GENERALE
Maria Assunta Palermo


Avviso pubblico per l’individuazione di licei classici e scientifici in cui attuare il percorso di potenziamento-orientamento “Biologia con curvatura biomedica” (AOODGOSV 10674 del 22-05-2019)

Decreto Direttoriale 19 marzo 2019, AOODPIT 323

Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti
Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
e p.C. Alla Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie
SEDE

Nota 20 marzo 2019, AOODGOSV 4810

OGGETTO: Trasmissione Decreto Direttoriale prot. n. 323 del 19.03.2019 attuativo dell’ articolo 9 del decreto ministeriale 14 novembre 2018, n. 721.

Progetti di ricerca-azione per reti di scuole statali, per l’attuazione delle linee di sviluppo delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione, art. 9, DM 14 novembre 2018, n. 721

Semplificazioni in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 28 febbraio 2019, ha approvato dieci disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore


SEMPLIFICAZIONE

Deleghe al Governo in materia di semplificazione e codificazione (disegni di legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato dieci disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore. I testi approvati, alcuni dei quali sono collegati alla legge di bilancio per il 2019, fanno seguito e superano, ampliandone la portata, il disegno di legge in materia di semplificazione approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 dicembre.

Di seguito le principali previsioni dei provvedimenti.

1.       Deleghe al governo in materia di semplificazione e codificazione

La delega prevede che, al fine di migliorare la qualità e l’efficienza dell’azione amministrativa, garantire la certezza dei rapporti giuridici e la chiarezza del diritto, ridurre gli oneri regolatori gravanti su cittadini e imprese e accrescere la competitività del Paese, il Governo adotti una serie di decreti legislativi di semplificazione e codificazione nei seguenti settori, con facoltà di intervenire anche limitatamente a specifiche attività o gruppi di attività intersettoriali:

  • attività economiche e sviluppo economico;
  • energia e fonti rinnovabili;
  • edilizia e governo del territorio;
  • ambiente;
  • acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni;
  • cittadinanza e innovazione digitale;
  • servizio civile universale e soccorso alpino;
  • prevenzione della corruzione, obblighi di pubblicità, trasparenza, diffusione di informazioni da parte della pubblica amministrazione;
  • giustizia tributaria e sistema tributario e contabile dello Stato;
  • tutela della salute

La delega prevede, inoltre, disposizioni per l’attuazione delle politiche di semplificazione, con l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di una Commissione permanente cui è attribuito il compito di assicurare in concreto l’attuazione delle misure di semplificazione, nonché il riordino dell’Unità per la semplificazione.

2.       Delega al Governo per la semplificazione, la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa in materia di contratti pubblici

Si delega il Governo al riassetto della materia dei contratti pubblici, non solo nei settori ordinari e speciali ma anche nei settori della difesa e della sicurezza. In particolare, la delega mira a rendere la normativa più semplice e chiara, nonché a limitarne le dimensioni e i rinvii alla normazione secondaria.

Dal punto di vista contenutistico, la delega promuove la responsabilità delle stazioni appaltanti e mira ad assicurare l’efficienza e la tempestività delle procedure di programmazione, di affidamento, di gestione e di esecuzione degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, al fine di ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, razionalizzando inoltre i metodi di risoluzione delle controversie, anche alternativi ai rimedi giurisdizionali, riducendo, tra l’altro, gli oneri di impugnazione degli atti delle procedure di affidamento.

Infine, si introducono principi e criteri direttivi volti ad alleggerire gli oneri burocratici e di regolazione, semplificando il carico degli adempimenti gravanti sugli operatori economici.

3.       Delega al Governo per la revisione del Codice civile

Si delega il Governo alla revisione e integrazione del Codice civile. Si prevede di intervenire, tra l’altro, in materia di contratti, di rapporti tra le parti, di successione, di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.

In particolare:

  • in materia di associazioni e fondazioni, (escluse le fondazioni di origine bancaria), effettuando il coordinamento con la disciplina del terzo settore con particolare riferimento alle procedure per il riconoscimento, ai limiti allo svolgimento di attività lucrative e alle procedure di liquidazione degli enti;
  • in materia di rapporti tra parti, compresi nubendi e coniugi, prevedendo che possano stipulare accordi per regolare i rapporti personali e patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli;
  • in materia si successione, prevedendo la possibilità di trasformare la quota riservata ai legittimari (ai sensi degli articoli 536 e seguenti del codice civile) in una quota del valore del patrimonio ereditario; prevedendo la possibilità di stipulare patti relativi alla ripartizione dei beni, compreso quello che prevede la rinuncia all’eredità (resta inderogabile la quota di riserva prevista dagli articoli 536 e seguenti del codice civile); introducendo misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo;
  • in materia di contratti prevedendo, tra l’altro, il diritto delle parti di contratti divenuti eccessivamente onerosi per cause eccezionali ed imprevedibili, di pretendere la loro rinegoziazione secondo buona fede ovvero, in caso di mancato accordo, di chiedere in giudizio l’adeguamento delle condizioni contrattuali in modo che venga ripristinata la proporzione tra le prestazioni originariamente convenuta dalle parti.

4.       Delega al Governo di semplificazione e codificazione in materia di agricoltura

Si delega il Governo, tra l’altro:

  • alla revisione e semplificazione degli adempimenti amministrativi a carico delle imprese agricole connessi all’erogazione dell’aiuto ovvero al sostegno regionale, nazionale e europeo nell’ambito della Politica agricola comune;
  • a prevedere, per i procedimenti amministrativi di competenza degli enti territoriali, il ricorso a procedure pattizie con l’obiettivo di facilitare in particolare l’avvio dell’attività economica in materia di agricoltura;
  • alla revisione e semplificazione della normativa in materia di regolazione dei mercati al fine di assicurare un corretto funzionamento delle regole di concorrenza del mercato ed un’equa ripartizione dei margini lungo la filiera;
  • al potenziamento del sistema di rilevazione dei prezzi e dei costi di produzione delle imprese al fine di assicurare una maggiore trasparenza nelle relazioni di mercato;
  • a favorire la crescita dimensionale delle imprese agricole, lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile e l’ammodernamento delle filiere agroalimentari con l’obiettivo anche di assicurare un maggiore coordinamento degli strumenti di incentivazione vigenti;
  • al riordino della disciplina delle frodi agroalimentari nonché revisione della disciplina sanzionatoria vigente in materia di regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari;
  • all’istituzione di un sistema unico di controlli al fine di evitare duplicazioni, di tutelare maggiormente i consumatori e di eliminare gli ostacoli al commercio e le distorsioni della concorrenza.

5.       Delega al Governo in materia di turismo

La delega mira alla riorganizzazione e al coordinamento delle disposizioni per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività mediante l’aggiornamento del Codice che disciplina l’ordinamento e il mercato del turismo.

Tra le principali disposizioni, si introducono: la semplificazione e l’aggiornamento del linguaggio normativo; il riordino e revisione della normativa in materia di turismo, con particolare riferimento alle professioni turistiche, alla revisione della classificazione delle strutture alberghiere e del sistema premiale per le strutture e le imprese turistico ricreative e, infine, l’individuazione di un sistema di monitoraggio della domanda e dell’offerta turistica al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti e per la realizzazione di un codice identificativo nazionale.

6.       Delega al Governo di semplificazione e codificazione in materia di disabilità

Si delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi, al fine di promuovere, tutelare e garantire il pieno ed eguale godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte della persona con disabilità e porre le condizioni affinché sia effettivamente rimosso qualsiasi ostacolo che ne limiti o impedisca la piena e libera partecipazione alla vita economica, sociale e culturale della Nazione. La delega prevede l’intervento su più settori, tra i quali: definizione della condizione di disabilità, disciplina dei benefici, promozione della vita indipendente e contrasto dell’esclusione sociale, inserimento nel mondo del lavoro e tutela dei livelli occupazionali ed infine, accessibilità e diritto alla mobilità.

7.       Delega al Governo per la semplificazione e il riassetto in materia di lavoro

Si delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi di semplificazione e riassetto delle norme in materia di lavoro, al fine di creare un sistema organico di disposizioni in materia e di rendere più chiari i principi regolatori delle disposizioni già vigenti e costruire un complesso armonico di previsioni di semplice applicazione, a tutela dei diritti dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Tra le principali previsioni:

  • si pone l’attenzione sulla materia dell’apprendistato al fine di semplificare gli adempimenti posti in capo al datore di lavoro in ordine agli obblighi di formazione;
  • si interviene in materia di servizi per l’impiego, compreso il collocamento mirato, e di politiche del lavoro, nonché dei relativi sistemi informativi di supporto, al fine di razionalizzare le funzioni e i compiti in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali alle politiche del lavoro;
  • si razionalizzano e riorganizzano le agenzie, gli enti o gli organismi facenti capo all’amministrazione statale che svolgono compiti in materia di servizi per l’impiego e politiche del lavoro, ivi compresi quelli preposti all’analisi delle politiche pubbliche, anche attraverso il loro accorpamento;
  • si eliminano i livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti per l’adeguamento alla normativa europea e si prevede l’obbligo per l’amministrazione di rendere facilmente conoscibili e accessibili le informazioni e i dati in materia (oltre alla relativa modulistica), assicurando al contempo l’integrazione e lo scambio di dati tra le amministrazioni dello Stato e altri soggetti pubblici e privati.

8.       Delega al Governo per la semplificazione e la codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca

Si delega il Governo alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni vigenti in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e ricerca, con riguardo ad alcuni settori che richiedono interventi di coordinamento e di sistematizzazione. Tra gli altri, gli obiettivi della delega sono:

  • organizzare le disposizioni per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività;
  • razionalizzare, eventualmente anche attraverso fusioni o soppressioni, enti, agenzie, organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero trasformare gli stessi in ufficio dello Stato o di altra amministrazione pubblica, salvo la necessità di preservarne l’autonomia, ovvero liquidazione di quelli non più funzionali all’assolvimento dei compiti e delle funzioni cui sono preposti, ferma restando la salvaguardia del personale in carico ai suddetti soggetti, qualora incardinato nel rispetto della disciplina normativa sulle assunzioni, ferma restando la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica;
  • ridurre il numero di componenti degli organi collegiali degli enti sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e razionalizzazione e omogeneizzazione dei poteri di vigilanza ministeriale;
  • fermo restando il principio di autonomia scolastica, revisionare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, in modo da definirne competenze e responsabilità, eliminando duplicazioni e sovrapposizione di funzioni, e ridefinendone la relazione rispetto al ruolo, competenze e responsabilità dei dirigenti scolastici, come attualmente disciplinati;
  • riallocare le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, al fine di incrementare l’efficienza nell’uso delle risorse e l’efficacia dei risultati conseguiti. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
  • riordinare e promuovere l’attività sportiva studentesca in ogni ciclo di istruzione, tramite la previsione, nel rispetto dell’autonomia scolastica, di centri sportivi studenteschi e di una federazione nazionale dello sport scolastico. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

9.       Delega al Governo per la semplificazione e la razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare

Si delega il Governo alla razionalizzazione, alla semplificazione e al riassetto delle disposizioni dell’ordinamento militare, con l’obiettivo di migliorare la qualità della regolazione e rendere effettiva la semplificazione organizzativa e procedimentale dell’amministrazione. Tra le principali direttrici di azione, si possono indicare:
 

  • la riduzione delle disposizioni legislative previste dal Codice dell’ordinamento militare e successive modificazioni, ri-codificando al livello primario le disposizioni che disciplinano materie coperte da riserva di legge;
  • la ricognizione delle disposizioni previste dal Codice dell’ordinamento militare aventi natura attuativa e integrativa di norme generali regolatrici delle materie, nonché di quelle che disciplinano materie non coperte da riserva di legge, anche relativa;
  • una “deregolamentazione” consistente nella revisione complessiva del Testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90.

10.    Delega al Governo per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del Codice dei beni culturali e paesaggio

Si delega il Governo a:

  • introdurre, attraverso la redazione di un “Codice dello spettacolo”, una nuova disciplina complessiva dello spettacolo dal vivo nelle sue diverse espressioni, al fine di conferire al settore un assetto più efficace, organico e conforme ai principi di semplificazione delle procedure amministrative e ottimizzazione della spesa e volto a migliorare la qualità artistico-culturale delle attività, incentivandone la produzione, l’innovazione, nonché la fruizione da parte della collettività;
  • adottare disposizioni di modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), al fine di consentire un riordino sistematico della materia e del necessario adeguamento alle riforme intervenute successivamente all’emanazione del Codice, come il Codice dei contratti pubblici e quello del terzo settore.

Disegno di legge (CdM, 28.2.19)

Disegno di legge recante delega per la semplificazione e la codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca.

ART. 1
(Delega in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca)

  1. Il Governo è delegato ad adottare entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di provvedere alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) organizzare le disposizioni per settori omogenei o per specitiche attività o gruppi di attività assicurando l’unicità, la contestualità, la completezza, la chiarezza e la semplicità della disciplina;

b) coordinare sotto il profilo formale e sostanziale il testo delle disposizioni legislative vigenti anche di recepimento e attuazione della normativa europea, apportando le opportune moditiche volte a garantite o migliorare la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e intervenendo laddove possibile mediante novellazione e aggiornamento dei testi unici di settore già esistenti;

c) adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;

d) indicare esplicitamente le norme da abrogare, fatta salva comunque l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;

e) rendere facilmente conoscibili e accessibili le informazioni, i dati da fornire e la relativa modulistica, anche adeguando, aggiornando e semplificando il linguaggio;

f) razionalizzare, eventualmente anche attraverso fusioni o soppressioni, di enti, agenzie; organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero trasformazione degli stessi in ufficio dello Stato o di altra amministrazione pubblica, salvo la necessità di preservarne l’autonomia, ovvero liquidazione di quelli non più funzionali all’assolvimento dei compiti e delle funzioni cui sono preposti, ferma restando la salvaguardia del personale in carico ai suddetti soggetti, qualora incardinato nel rispetto della disciplina normativa sulle assunzioni, nonché la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica;

g) ridurre il numero di componenti degli organi collegiali degli enti sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e razionalizzazione e omogeneizzazione dei poteri di vigilanza ministeriale;

h) fermo restando il principio di autonomia scolastica, revisionare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, in modo da definirne competenze e responsabilità, eliminando duplicazioni e sovrapposizione di funzioni, e ridefinendone la relazione rispetto al ruolo, competenze e responsabilità dei dirigenti scolastici, come attualmente disciplinati;

l) riallocare le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, al fine di incrementare l’efficienza nell’uso delle risorse e l’efticacia dei risultati conseguiti. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

m) riordinare e promuovere l’attività sportiva studentesca in ogni ciclo di istruzione, tramite la previsione, nel rispetto dell’autonomia scolastica, di centri sportivi studenteschi e di una federazione nazionale dello sport scolastico. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1, sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro delegato per la pubblica amministrazione e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con gli altri Ministri competenti. Sugli schemi di decreti legislativi sono acquisiti il parere della Conferenza Uniticata e del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema, decorso, il quale il Governo può comunque procedere. Gli schemi sono trasmessi alle Camere per l’espressione dei pareri della Commissione parlamentare per la semplificazione, e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti legislativi possono essere comunque adottati. Se il termine previsto per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto per l’esercizio della delega o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nel rispetto della procedura e dei principi e criteri direttivi di cui al presente articolo.

ART. 2
(Disposizioni finanziarie)

  1. Dall’attuazione della delega di cui all’articolo 1, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tale fine, agli adempimenti previsti dai relativi decreti legislativi il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si provvede attraverso una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane, finanziarie e strumentali, allo stato in dotazione al medesimo. In conformità all’articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o contestualmente all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi, ivi compresa la legge di bilancio, che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

Dall’orientamento alle soft skills

Scuola, dall’orientamento alle soft skills: al via al MIUR 11 gruppi di lavoro. Bussetti: “Entro aprile le prime proposte per migliorare il sistema scolastico”

(Lunedì, 03 dicembre 2018) Undici gruppi di lavoro su altrettanti temi prioritari, dall’orientamento alle soft skills, passando per l’inclusione scolastica e la prevenzione del bullismo, con esperti di alto livello coinvolti per migliorare il funzionamento del sistema di istruzione italiano. Sono i tavoli voluti dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che oggi ha incontrato a Roma, insieme al Sottosegretario Salvatore Giuliano, i coordinatori di quelli che dovranno configurarsi come veri e propri “laboratori di innovazione” al “servizio della scuola”.

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento; inclusione scolastica; attività sportive scolastiche; valutazione del sistema scolastico; primo ciclo e zero/sei; cultura umanistica; Istituti tecnici e professionali; soft skills ed educazione civica; quadriennali e scuole innovative; équipe territoriali; bullismo e prevenzione. Questi i temi che verranno trattati. I Gruppi istituiti dal Ministro lavoreranno in raccordo anche con l’Ufficio legislativo del MIUR.

“Saranno gruppi operativi, composti da professionisti con competenze molto specifiche – spiega Bussetti – che svolgeranno la propria attività a titolo gratuito e agiranno, rispetto ai temi assegnati, con un approccio pragmatico. Dopo una fase di analisi e approfondimento, presenteranno proposte di carattere amministrativo o normativo che intendiamo prendere in considerazione per migliorare il nostro sistema di istruzione, innalzare la qualità dell’offerta per gli studenti, introdurre nuove metodologie e innovazioni didattiche”.

“Partiamo subito – prosegue il Ministro – per avere già i primi risultati entro aprile 2019. Vogliamo tempi snelli per introdurre i primi cambiamenti necessari già da questo anno scolastico. La scuola ha bisogno di azioni ragionate e strategiche, definite da persone qualificate, e di concretezza. È così che si governa: guardando alle reali priorità e lavorando da subito per dare risposte. Non vogliamo stravolgere ciò che esiste, ma agire con interventi precisi. Vogliamo essere pratici e lavorare con un metodo agile. Stiamo agendo, passando dalle parole ai fatti, con i tempi giusti, cioè con azioni che consentono il giusto tempo di analisi”, chiude Bussetti.

Nota 25 settembre 2018, AOODGOSV 16616

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle D’Aosta
AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di Trento
TRENTO
Agli Staff regionali per le Indicazioni Nazionali 2012
LORO SEDI
e, p.c. Al Capo Dipartimento del sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE
Alle Scuole polo nazionali per l’implementazione delle Indicazioni nazionali del primo ciclo di istruzione
IC Cunardo Vaccarossi (VA)
le “Le Cure” di Firenze
IC “Amerigo Vespucci” (VV)
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali del
primo ciclo di istruzione
LORO SEDI

Nota 25 settembre 2018, AOODGOSV 16616

Oggetto: Azioni di accompagnamento Indicazioni Nazionali per il primo ciclo. A.s. 2018/19.

Nota 14 giugno 2018, AOODGOSV 9841

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti Scolastici degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado
LORO SEDI
e, p.c., all’Ufficio di Gabinetto del Ministro
Al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Alla Direzione generale per il personale scolastico
Alla Direzione generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
SEDE

Nota 14 giugno 2018, AOODGOSV 9841

OGGETTO: Nuovi percorsi di istruzione professionale di cui al decreto legislativo n. 61/2017. Integrazioni dei quadri orari del primo biennio e ulteriori indicazioni e chiarimenti sull’individuazione delle classi di concorso e sui criteri di composizione dell’organico


Decreto Ministeriale 24 maggio 2018, n. 92

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 24 maggio 2018, n. 92

Regolamento recante la disciplina dei profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi di istruzione professionale, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, recante la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (18G00117)

(GU Serie Generale n.173 del 27-07-2018 – Suppl. Ordinario n. 35)

Decreto Ministeriale 22 maggio 2018

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 22 maggio 2018

Recepimento dell’Accordo, sancito nella seduta della Conferenza Stato Regioni del 10 maggio 2018, Rep. atti n. 100/CSR, riguardante la definizione delle fasi dei passaggi tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale compresi nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione professionale, e viceversa, in attuazione dell’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61. (18A06685)

(GU Serie Generale n.243 del 18-10-2018)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, recante la «Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’art. 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107»: Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e delle ricerca, dell’8 gennaio 2018, di «Istituzione del quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell’ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze» di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, recante la determinazione dei profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi dell’istruzione professionale,  di cui all’art. 3, comma 1, del decreto legislativo n. 61/2017, con i relativi risultati di apprendimento, declinati in termini di competenze, abilita’ e conoscenze, il riferimento degli indirizzi di studio alle attivita’ economiche referenziate ai codici ATECO, le indicazioni per il passaggio al nuovo ordinamento e per la correlazione tra le qualifiche e i diplomi professionali conseguiti nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale e gli indirizzi dei percorsi quinquennali dell’istruzione professionale, anche al fine di facilitare il sistema dei passaggi di cui all’art. 8 del decreto legislativo n. 61/2017, nonche’ la correlazione dei profili in uscita degli indirizzi di studio ai settori economico-professionali di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e delle ricerca, del 30 giugno
2015;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, recante la definizione dei criteri generali per favorire il raccordo tra il sistema di istruzione professionale e il sistema di istruzione e formazione professionale di cui all’art. 7, comma 1, del decreto legislativo n. 61/2017;

Decreta:

Articolo unico

Con il presente decreto e’ recepito l’accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni del 10 maggio 2018, repertorio atti n. 100/CSR, riguardante la definizione delle fasi dei passaggi tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale compresi nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione professionale di cui agli Accordi in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 29 aprile 2010, del 27 luglio 2011 e del 19 gennaio 2012, e viceversa, in attuazione dell’art. 8, comma 2, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61.

Roma, 22 maggio 2018

Il Ministro: Fedeli

Registrato alla Corte dei conti il 18 luglio 2018
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro, foglio n. 2794


Nota 17 maggio 2018, AOODPIT 1143

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
DIPARTIMENTO PER IL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONI E FORMAZIONE

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio Speciale di lingua slovena
AI Sovrintendente Scolastic oper la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
AI Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado
e p. c. Capo di Gabinetto
Alle Direzioni Generali del Dipartimento del sistema educativo di istruzione e formazione
LORO SEDI

Nota 17 maggio 2018, AOODPIT 1143

Oggetto: L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno

Decreto Ministeriale 17 maggio 2018

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 17 maggio 2018

Criteri generali per favorire il raccordo tra il sistema dell’istruzione professionale e il sistema di istruzione e formazione professionale e per la realizzazione, in via sussidiaria, di percorsi di istruzione e formazione professionale per il rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale. (18A05923)

(GU Serie Generale n.216 del 17-09-2018)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,
DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

di concerto con

IL MINISTRO DEL LAVORO
E DELLE POLITICHE SOCIALI

e

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA
E DELLE FINANZE

Visto l’art. 7, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n.
61, recante «Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel
rispetto dell’art. 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i
percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma
dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015,
n. 107»;
Visto l’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, recante «Delega
al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed
enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa»;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto l’art. 4 della legge del 28 marzo 2003, n. 53, recante
«Delega al Governo per la definizione delle norme generali
sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia
di istruzione e formazione professionale»;
Visto l’art. 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato»;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti»;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
«Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in
materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado»,
e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante
«Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione, a norma dell’art. 2, comma 1, lettera c), della
legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante
«Definizione delle norme generali relative all’alternanza
scuola-lavoro, a norma dell’art. 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, recante
«Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al
secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a
norma dell’art. 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53»;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, recante «Norme
per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione
universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica,
per il raccordo tra la scuola, le universita’ e le istituzioni
dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, nonche’ per la
valorizzazione della qualita’ dei risultati scolastici degli studenti
ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea universitari ad accesso
programmato di cui all’art. 1 della legge 2 agosto 1999, n. 264, a
norma dell’art. 2, comma 1, lettere a), b) e c), della legge 11
gennaio 2007, n. 1»;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22, recante
«Definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle
professioni e al lavoro, a norma dell’art. 2, comma 1, della legge 11
gennaio 2007, n. 1»;
Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, recante
«Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti
non formali e informali e degli standard minimi di servizio del
sistema nazionale di certificazione delle competenze, a norma
dell’art. 4, commi 58 e 68, della legge 28 giugno 2012, n. 92»;
Visto il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante
«Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della
normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della
legge 10 dicembre 2014, n. 183»;
Visto il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, recante
«Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi
per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell’art. 1, comma 3,
della legge 10 dicembre 2014, n. 183»;
Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, recante «Norme
in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo
ciclo ed esami di Stato, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181,
lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107»;
Visto l’art. 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, del
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni,
dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, recante «Misure urgenti per la
tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo
di attivita’ economiche, la nascita di nuove imprese, la
valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la
rottamazione di autoveicoli»;
Visto l’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitivita’, la stabilizzazione della finanza
pubblica e la perequazione tributaria»;
Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, recante
«Disposizioni urgenti in materia di istruzione e universita’»;
Visto l’art. 52 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35,
recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di
sviluppo»;
Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante «Misure
urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca» convertito,
con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente il «Regolamento recante norme in materia di
autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 della
legge 15 marzo 1997, n. 59»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122, concernente il «Regolamento recante coordinamento delle norme
vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalita’
applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del
decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, concernente il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti professionali a norma dell’art. 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, concernente il «Regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n.
80, recante il «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in
materia di istruzione e formazione»;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007, n. 139, concernente il «Regolamento recante norme in materia di
adempimento dell’obbligo di istruzione»;
Visti i decreti interministeriali del Ministero dell’istruzione,
universita’ e ricerca del 24 aprile 2012 e del 13 novembre 2014, resi
di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, relativi
all’adozione dell’Elenco nazionale delle opzioni degli istituti
professionali di cui all’art. 8, comma 4, lettera c) del decreto del
Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87;
Visto l’art. 2, comma 1, lettera a), del decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, del 30 giugno
2015, recante «Definizione di un quadro operativo per il
riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e
delle relative competenze, nell’ambito del repertorio nazionale dei
titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni
professionali di cui all’art. 8 del decreto legislativo 16 gennaio
2013, n. 13»;
Vista l’intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’art. 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 16
dicembre 2010, riguardante l’adozione di linee guida per realizzare
organici raccordi tra i percorsi degli istituti professionali e i
percorsi di istruzione e formazione professionale, a norma dell’art.
13, comma 1-quinquies, della legge 2 aprile 2007, n. 40;
Visti gli accordi in Conferenza Stato-Regioni e Province autonome
di Trento e Bolzano del 27 luglio 2011 e del 19 gennaio 2012 relativi
alla definizione delle aree professionali e alle figure nazionali di
riferimento dei percorsi di istruzione e formazione professionale
(Repertorio nazionale qualifiche triennali e diplomi quadriennali
professionali);
Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2006/962/CE del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente;
Vista la raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2017 sul
Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente che
abroga la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2008/C111/01 del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro europeo
delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF);
Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2009/C155/01 del 18 giugno 2009 sull’istituzione di un quadro europeo
di riferimento per la garanzia della qualita’ dell’istruzione e della
formazione professionale (EQAVET);
Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
2009/C155/02 del 18 giugno 2009 sull’istituzione di un sistema
europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale
(ECVET);
Ritenuto di non accogliere la richiesta del CSPI di espungere,
all’art. 3, comma 1, lettera c), la frase «anche con la diffusione
del sistema duale realizzato in alternanza scuola lavoro e in
apprendistato» in quanto previsione non limitativa delle possibilita’
delle scuole poiche’ sostenuta dalla congiunzione «anche»;
Ritenuto di non accogliere la richiesta del CSPI relativa all’art.
5, comma 2, in quanto si tratta di materia oggetto di scelta politica
sostenuta dalle regioni e accolta dalle amministrazioni concertanti;
Ritenuto di non accogliere la richiesta del CSPI relativa all’art.
8, comma 2, in quanto determinerebbe la violazione della norma
vigente in materia di formazione delle classi e determinerebbe un
incremento di spesa;
Ritenuto non necessario modificare, come da richiesta del CSPI,
l’art. 11, comma 3, in quanto alle misure di accompagnamento si
provvede per via amministrativa con risorse gia’ assegnate ai sensi
del decreto ministeriale 27 ottobre 2017, n. 851;
Ritenuto superfluo inserire il comma 6 all’art. 11, relativo ai
percorsi in lingua slovena, in quanto le prerogative dell’ufficio
speciale sono normate dalla legge 23 febbraio 2001, n. 38, e
l’ufficio puo’ procedere in via amministrativa senza espressa
previsione nel presente decreto;
Acquisita l’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
di cui all’art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
nella seduta dell’8 marzo 2018;

Decreta:

Art. 1

Oggetto

  1. Il presente decreto, ai sensi dell’art. 7, comma 1, del decreto
    legislativo 13 aprile 2017, n. 61, definisce criteri generali per:
    a) favorire il raccordo tra il sistema dell’istruzione
    professionale e il sistema di istruzione e formazione professionale,
    di seguito denominato sistema di IeFP;
    b) la definizione, a livello regionale, degli accordi di cui
    all’art. 7, comma 2, del decreto legislativo n. 61 del 2017, tra la
    regione e l’ufficio scolastico regionale ai fini dell’attivazione dei
    percorsi di cui alla lettera c);
    c) la realizzazione, in via sussidiaria, dei percorsi di cui
    all’art. 4, comma 4, del decreto legislativo n. 61 del 2017, da parte
    delle istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione
    professionale, di seguito denominate istituzioni scolastiche di I.P.

Art. 2

Definizioni

Ai fini e agli effetti delle disposizioni di cui al presente
decreto, si intende per:
«Decreto legislativo»: decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61,
recante «Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel
rispetto dell’art. 117 della Costituzione, nonche’ raccordo con i
percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma
dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015,
n. 107»;
«Standard formativo regionale»: regolamentazione regionale in
materia di IeFP che, nel rispetto dei livelli essenziali delle
prestazioni di cui al capo III del decreto legislativo n. 226 del
2005, definisce in particolare:
a) la durata, l’articolazione e gli obiettivi dei percorsi di
IeFP;
b) le modalita’ per l’effettuazione delle prove finali di
accertamento degli allievi e di certificazione finale e intermedia
delle competenze acquisite anche in contesti non formali e informali,
nonche’ di riconoscimento dei crediti, spendibili nel sistema di
istruzione, formazione e lavoro;
c) la modulazione temporale tra attivita’ formativa e
alternanza scuola lavoro nonche’ dell’apprendistato ai sensi
dell’art. 43 del decreto legislativo n. 81 del 2015;
«Accreditamento»: la procedura mediante la quale le Regioni e le
Province autonome di Trento e Bolzano riconoscono a una istituzione
scolastica di I.P. l’idoneita’ a erogare percorsi di IeFP per il
rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale di
cui all’art. 17 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
«Istituzione scolastica accreditata»: l’istituzione scolastica di
I.P. cui e’ riconosciuta l’idoneita’ ad erogare percorsi di IeFP.

Art. 3

Raccordi tra i sistemi formativi

  1. Lo Stato, le regioni e le province autonome promuovono e
    sostengono i raccordi tra il sistema dell’istruzione professionale e
    il sistema di IeFP, a livello nazionale e territoriale, per:
    a) innovare le metodologie e la didattica, anche attraverso
    programmi di formazione congiunta dei docenti delle istituzioni
    scolastiche di I.P. e dei formatori delle istituzioni formative di
    IeFP;
    b) consolidare e ampliare i rapporti con il mondo del lavoro,
    anche ai fini dell’aggiornamento periodico degli indirizzi
    quinquennali di studio di I.P., delle qualifiche e dei diplomi
    professionali di IeFP, con particolare attenzione alle innovazioni
    tecnologiche che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale in
    atto;
    c) rafforzare gli interventi di supporto alla transizione dalla
    scuola al lavoro, anche con la diffusione del sistema duale
    realizzato in alternanza scuola-lavoro e in apprendistato, in vista
    della progressiva costruzione della «Rete nazionale delle scuole
    professionali» di cui all’art. 7, comma 3, del «decreto legislativo»;
    d) migliorare e ampliare le opportunita’ di riconoscimento dei
    crediti comunque acquisiti dalla studentessa e dallo studente, ai
    fini dei passaggi tra i sistemi formativi di cui all’art. 8 del
    «decreto legislativo»;
    e) facilitare la spendibilita’, nel mercato del lavoro, dei
    diplomi di istruzione professionale, delle qualifiche e dei diplomi
    di IeFP, anche attraverso specifici accordi in sede di Conferenza
    Stato-regioni, a partire da quello di istruzione professionale per i
    servizi per la sanita’ e l’assistenza sociale di cui all’art. 3,
    comma 1, lettera i) del «decreto legislativo»;
    f) favorire il raccordo tra il sistema di istruzione degli adulti
    e il sistema di IeFP con l’obiettivo di promuovere l’apprendimento
    permanente per i cittadini anche attraverso percorsi di IeFP ad essi
    appositamente rivolti. I criteri e le modalita’ di organizzazione di
    tali percorsi sono definiti nell’ambito degli accordi regionali di
    cui al successivo art. 4, nel rispetto delle norme contenute nel
    regolamento adottato con il decreto del Presidente della Repubblica
    29 ottobre 2012, n. 263, e nelle linee guida adottate con decreto
    interministeriale del 12 marzo 2015;
    g) rendere effettiva per la studentessa e lo studente la
    possibilita’ dei passaggi tra i percorsi dei sistemi di I.P. e di
    IeFP e la possibilita’ per la studentessa e lo studente iscritti ai
    percorsi di IP di accedere all’esame di qualifica o diploma
    professionale previo riconoscimento dei crediti formativi;
    h) rendere effettiva la possibilita’ di scelta per la studentessa
    e lo studente tra percorsi di IeFP del sistema regionale, e percorsi
    in sussidiarieta’ di cui all’art. 5;
    i) sostenere la collaborazione tra le istituzioni scolastiche di
    I.P. e le istituzioni formative di IeFP per il completo sviluppo,
    sino a livello terziario, delle filiere formative professionalizzanti
    correlate agli indirizzi di studio di cui all’art. 3, comma 1, del
    «decreto legislativo» e alle qualifiche e diplomi di IeFP.
  2. Al fine di favorire per le studentesse e gli studenti dei
    percorsi di IP il conseguimento di una qualifica o un diploma
    professionale di IeFP coerente con l’indirizzo di IP, nel rispetto
    degli standard formativi definiti da ciascuna regione, le istituzioni
    scolastiche di I.P. possono prevedere interventi per integrare anche
    con la collaborazione delle istituzioni formative di IeFP, i percorsi
    di istruzione professionale con attivita’ idonee a far acquisire,
    nell’ambito del Piano formativo individuale (P.F.I.) di cui all’art.
    5, comma 1 del «decreto legislativo», conoscenze, abilita’ e
    competenze riconoscibili in termini di crediti formativi. A tal fine,
    nel rispetto degli standard formativi definiti da ciascuna regione,
    le istituzioni scolastiche di I.P. utilizzano:
    nel biennio, la quota del monte orario non superiore a 264 ore di
    cui all’art. 5, comma 1, lettera a), del «decreto legislativo»;
    nel triennio, gli spazi di flessibilita’ di cui all’art. 4, comma
    3, lettera e), del «decreto legislativo».
  3. Le misure per i raccordi tra i sistemi formativi di cui al
    presente articolo possono essere promosse e sostenute nei limiti
    delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente, ivi comprese quelle a valere sui programmi
    operativi nazionali cofinanziati dal Fondo sociale europeo, e sui POR
    delle singole regioni, nonche’ ulteriori risorse regionali, senza
    determinare nuovi e maggiori oneri a carico delle finanze pubbliche.

Art. 4

Accordi regionali

  1. Gli accordi di cui all’art. 1, lettera b) sono stipulati a
    livello territoriale tra la regione e l’ufficio scolastico regionale
    sia per favorire il raccordo tra il sistema dell’istruzione
    professionale e il sistema di IeFP, sia per definire le modalita’
    realizzative dei percorsi di cui all’art. 1, lettera c), nonche’ per
    definire – le modalita’ realizzative dei raccordi di cui all’art. 3,
    lettera f) del presente decreto. Oltre a quanto previsto dall’art. 8,
    comma 2, del decreto legislativo, gli accordi definiscono, nel
    rispetto degli standard formativi di ciascuna regione, i criteri per
    il riconoscimento dei crediti acquisiti con le attivita’ integrative
    di cui all’art. 3, comma 2, nonche’ le modalita’ di accesso all’esame
    di qualifica e di diploma professionale per le studentesse e gli
    studenti dei percorsi di IP che hanno acquisito i crediti. Tali
    accordi sono definiti, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni
    scolastiche di I.P. e dell’esercizio delle competenze esclusive delle
    regioni e province autonome in materia, sulla base dei seguenti
    criteri generali:
    a) salvaguardare l’identita’ dei percorsi di istruzione
    professionale e di IeFP, tra i quali, a norma dell’art. 2, comma 1,
    del «decreto legislativo», la studentessa e lo studente, in possesso
    del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione, possono
    scegliere all’atto dell’iscrizione ai percorsi del secondo ciclo del
    sistema educativo di istruzione e formazione;
    b) soddisfare, nei limiti delle risorse disponibili a
    legislazione vigente, la richiesta della studentessa e dello
    studente, iscritti presso un’istituzione scolastica di I.P., di
    accedere agli esami, presso un’istituzione scolastica o formativa
    accreditata, per conseguire una qualifica e un diploma professionale
    di IeFP coerente con gli indirizzi di I.P., in base alle indicazioni
    contenute nel regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto
    legislativo». Gli oneri relativi al presidente di commissione, ai
    membri esterni ed agli esperti degli esami di qualifica e di diploma
    professionale sono a carico delle regioni;
    c) assicurare alla studentessa e allo studente la possibilita’
    dei passaggi tra i percorsi dei sistemi di IP e di IeFP, con
    riferimento alle fasi definite con l’accordo di cui all’art. 8, comma
    2, del «decreto legislativo», e di accesso all’esame per il
    conseguimento delle qualifiche e diplomi di IeFP attraverso il
    riconoscimento dei crediti acquisiti;
    d) ampliare e differenziare i percorsi attraverso l’offerta
    sussidiaria delle istituzioni scolastiche di I.P. di cui all’art. 5,
    del presente decreto, nei limiti delle disponibilita’ di organico a
    legislazione vigente.

Art. 5

Offerta sussidiaria dei percorsi di IeFP

  1. L’offerta sussidiaria delle istituzioni scolastiche di I.P. e’
    finalizzata all’integrazione, ampliamento e differenziazione dei
    percorsi e degli interventi di cui all’art. 4, comma 4, del «decreto
    legislativo» in rapporto alle esigenze e specificita’ territoriali,
    per assicurare il diritto della studentessa e dello studente, in
    possesso del titolo conclusivo del primo ciclo, di accedere ai
    percorsi del secondo ciclo caratterizzati dalla diversa identita’ e
    pari dignita’ del sistema di istruzione professionale e del sistema
    di IeFP.
  2. Ai fini di cui al comma 1, le istituzioni scolastiche di I.P.
    possono attivare, secondo quanto previsto dagli accordi regionali di
    cui all’art. 4 del presente decreto e nell’ambito dei piani triennali
    predisposti secondo le indicazioni nazionali contenute nel
    regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto legislativo»,
    percorsi per il conseguimento della qualifica triennale e del diploma
    professionale quadriennale di IeFP, in via sussidiaria, per ampliare
    e differenziare la propria offerta formativa, previo accreditamento
    regionale secondo i criteri generali di cui all’art. 6 del presente
    decreto. Le istituzioni scolastiche di I.P. realizzano tali percorsi:
    sulla base degli standard formativi definiti da ciascuna regione
    nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui al capo
    III del decreto legislativo n. 226 del 2005 e dei criteri generali
    contenuti nel presente decreto;
    con la costituzione di classi composte da studentesse e studenti
    che scelgono, all’atto dell’iscrizione, di seguire i percorsi di IeFP
    per il conseguimento di qualifiche, di durata triennale, e di diplomi
    professionali, di durata quadriennale, secondo gli standard formativi
    definiti da ciascuna regione, ferma restando la reversibilita’ delle
    scelte attraverso i passaggi di cui all’art. 8 del «decreto
    legislativo».
  3. I titoli di qualifica e di diploma professionale conseguibili
    nell’offerta sussidiaria fanno riferimento alle figure di cui
    all’art. 18, comma 2, del decreto legislativo n. 226/2005, incluse
    nel repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e
    delle qualificazioni professionali previsto all’art. 8 del decreto
    legislativo 16 gennaio 2013, n. 13. I predetti titoli costituiscono
    anche il riferimento per il riconoscimento dei crediti formativi di
    cui all’art. 3, comma 2, del presente decreto.
  4. L’offerta sussidiaria di cui al presente articolo e’ erogata nei
    limiti delle risorse finanziarie e strumentali disponibili a
    legislazione vigente e nei limiti delle dotazioni organiche di
    personale docente previste dall’art. 1, commi da 63 a 69 della legge
    13 luglio 2015, n. 107, e delle dotazioni organiche relative al
    personale A.T.A. di cui all’art. 19, comma 7, del decreto-legge 6
    luglio 2011, n. 98.

Art. 6

Accreditamento regionale
delle istituzioni scolastiche di I.P.

  1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
    nell’ambito dei rispettivi sistemi di accreditamento delle
    istituzioni formative per l’erogazione dei percorsi di IeFP,
    prevedono le modalita’ di accreditamento delle istituzioni
    scolastiche per l’erogazione di percorsi di IeFP in via sussidiaria
    di cui all’art. 5 del presente decreto.
  2. I livelli minimi previsti dall’intesa in sede di Conferenza
    Stato-regioni 20 marzo 2008 sono garantiti attraverso la declinazione
    territoriale degli standard minimi del sistema di accreditamento
    delle strutture formative per la qualita’ dei servizi, che tenga
    conto della specificita’ delle istituzioni scolastiche di I.P. In
    particolare, con riferimento alle istituzioni scolastiche statali di
    I.P., il requisito della certificazione del sistema di gestione della
    qualita’, laddove previsto dai sistemi regionali di accreditamento,
    si ritiene assolto anche attraverso le procedure del rapporto di
    autovalutazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28
    marzo 2013, n. 80 «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione
    in materia di istruzione e formazione».

Art. 7

Programmazione dell’offerta sussidiaria di IeFP

  1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
    nell’ambito delle rispettive modalita’ di programmazione dell’offerta
    sussidiaria di IeFP assicurano:
    a) un’offerta sussidiaria di percorsi e interventi finalizzati
    all’integrazione, ampliamento e differenziazione dei percorsi in
    rapporto alle esigenze e specificita’ territoriali;
    b) il rispetto dei livelli essenziali dei percorsi di cui agli
    articoli 17 e 18 del decreto legislativo n. 226/2005, degli standard
    minimi formativi delle qualifiche e dei diplomi relativi alle figure
    incluse nel Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e
    formazione e delle qualificazioni professionali previsto all’art. 8
    del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13;
    c) la definizione della natura e dell’articolazione dell’offerta,
    le modalita’ didattiche, fra cui l’alternanza scuola lavoro e
    l’apprendistato ai sensi dell’art. 43 del decreto legislativo n. 81
    del 2015, nonche’ la specifica disciplina sugli esami di qualifica e
    diploma dei percorsi di IeFP;
    d) l’accreditamento di cui all’art. 6 del presente decreto come
    requisito da parte delle istituzioni scolastiche per l’erogazione
    dell’offerta sussidiaria di cui all’art. 5 del presente decreto.
  2. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
    stabiliscono, nell’ambito della propria programmazione dell’offerta
    formativa e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche
    accreditate, i percorsi di IeFP di cui agli articoli 17 e 18 del
    decreto legislativo n. 226 del 2005, che gli istituti professionali
    possono erogare in regime sussidiario. Negli accordi regionali di cui
    all’art. 4 del presente decreto sono stabilite le modalita’
    realizzative per assicurare il rispetto della diversa identita’ dei
    percorsi del sistema dell’istruzione professionale e del sistema di
    IeFP, ferma restando la possibilita’ della piena soddisfazione della
    richiesta della studentessa e dello studente di acquisire conoscenze,
    abilita’ e competenze riconoscibili in termini di crediti formativi e
    spendibili nel sistema di IeFP attraverso l’organizzazione degli
    interventi di cui all’art. 3, comma 2 del presente decreto.

Art. 8

Dotazioni organiche

  1. La realizzazione delle misure attuative del presente decreto,
    ivi inclusa l’offerta sussidiaria dei percorsi di IeFP da parte delle
    istituzioni scolastiche accreditate avviene nel rispetto del limite
    dell’organico docente assegnato a livello regionale e ad invarianza
    di spesa rispetto ai percorsi ordinari degli istituti professionali;
    in nessun caso la dotazione organica complessiva puo’ essere
    incrementata in conseguenza dell’attivazione degli interventi
    previsti dal presente decreto, ivi compreso l’adeguamento
    dell’organico dell’autonomia alle situazioni di fatto, oltre i limiti
    del contingente previsto dall’art. 1, comma 69, della legge 13 luglio
    2015, n. 107. Le istituzioni scolastiche di I.P., anche per quanto
    riguarda gli interventi di cui all’art. 3, comma 2 del presente
    decreto, fanno riferimento alle indicazioni nazionali contenute nel
    regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto legislativo».
  2. Fermo restando il limite di cui al comma 1, le classi iniziali
    di IeFP erogate dalle istituzioni scolastiche si costituiscono con
    riferimento ai criteri del decreto del Presidente della Repubblica 20
    marzo 2009, n. 81.
  3. L’organico dell’istituzione scolastica e’ determinato sulla base
    del numero delle classi istituite e del relativo quadro orario del
    percorso di studio attivato, compreso quello riferito ai percorsi di
    IeFP e agli interventi di cui all’art. 3, comma 2 del presente
    decreto, fermo restando il limite di cui al comma 1.
  4. L’organico assegnato alle classi delle istituzioni scolastiche
    di I.P. ove si realizzano i percorsi di IeFP di cui all’art. 5 del
    presente decreto, e’ riferito al monte orario di cui alla disciplina
    regionale e, in ogni caso, non puo’ essere maggiore di quello
    attribuito ad ogni classe di istruzione professionale. Nel caso di
    percorsi di istruzione professionale ove si attuano interventi di
    integrazione con le istituzioni formative di IeFP secondo i criteri
    generali di cui all’art. 3, comma 2 del presente decreto, l’organico
    e’ determinato sulla base delle indicazioni nazionali contenute nel
    regolamento di cui all’art. 3, comma 3, del «decreto legislativo».
  5. L’organico assegnato alle istituzioni scolastiche di I.P. per le
    classi di IeFP non e’ separato; l’attribuzione del personale alle
    classi di IeFP e’ effettuata dal dirigente scolastico nell’ambito
    delle procedure ordinarie che riguardano la generalita’ delle classi
    dell’istituzione scolastica, nel rispetto dell’art. 7, comma 2,
    lettera b), del decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994.
  6. Le classi IeFP hanno una composizione qualitativa dell’organico
    del personale docente coerente con gli standard formativi dei
    percorsi di IeFP definito dalla programmazione di istituto.
    L’articolazione delle cattedre, ivi comprese quelle degli insegnanti
    tecnico pratici, in relazione alle classi di concorso del personale
    docente, per ciascuno degli indirizzi di istruzione e formazione
    professionale offerti dalle istituzioni scolastiche di I.P., e’
    determinata dalle medesime istituzioni scolastiche e dagli uffici
    scolastici regionali ai sensi dell’art. 1, comma 12, della legge 13
    luglio 2015, n. 107. Gli uffici scolastici regionali verificano, ai
    sensi dell’art. 1, comma 13, della legge 13 luglio 2015, n. 107, che
    l’articolazione proposta dalle istituzioni scolastiche non determini
    situazioni di esubero nel relativo ambito territoriale.
  7. Nel caso in cui dall’applicazione degli standard formativi dei
    percorsi di IeFP e delle misure di raccordo tra i sistemi di IP e i
    sistemi di IeFP emerga un maggiore fabbisogno di personale rispetto
    alle dotazioni organiche assegnate a livello statale, i relativi
    oneri sono a carico delle regioni senza nuovi o maggiori oneri a
    carico della finanza pubblica.

Art. 9

Indicazioni sulle misure regionali
di accompagnamento

  1. Il raccordo tra il sistema dell’istruzione professionale e il
    sistema di IeFP e per la realizzazione dei percorsi di cui all’art.
    4, comma 4 del «decreto legislativo» e’ accompagnato da misure
    nazionali e regionali di sistema che riguardano prioritariamente il
    nuovo assetto organizzativo e didattico di cui all’art. 5 e all’art.
    3, comma 2.
  2. Le misure di cui al comma 1 definite nell’ambito degli accordi
    regionali concorrono ad assicurare anche la qualificazione del
    sistema di IeFP regionale, con particolare attenzione a:
    azioni di contrasto alla dispersione;
    iniziative di potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro;
    sostegno all’attivazione di percorsi finalizzati all’acquisizione
    di un titolo di studio del sistema di IeFP;
    azioni volte all’utilizzo di esperti e professionalita’
    provenienti dal mondo del lavoro;
    iniziative volte all’utilizzo di laboratori territoriali di
    eccellenza presso scuole, universita’ o imprese;
    azioni rivolte alla facilitazione dei passaggi ed al
    riconoscimento reciproco dei crediti formativi tra i sistemi, secondo
    quanto previsto all’art. 8, comma 2 del decreto legislativo;
    interventi formativi congiunti rivolti al personale delle
    istituzioni scolastiche di I.P. e delle istituzioni formative di IeFP
    accreditate.
  3. Alle misure di cui al presente articolo si provvede nei limiti
    delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
    legislazione vigente cui possono concorrere le risorse disponibili a
    legislazione vigente, cui possono concorrere quelle a valere sui
    programmi operativi nazionali cofinanziati dal Fondo sociale europeo,
    e sui POR delle singole regioni nonche’ ulteriori risorse regionali
    senza determinare nuovi e maggiori oneri a carico delle finanze
    pubbliche.

Art. 10

Monitoraggio e valutazione

  1. I percorsi e gli interventi di cui all’art. 5, comma 2, del
    presente decreto sono oggetto di monitoraggio e valutazione
    nell’ambito di quanto previsto all’art. 10, comma 1, del «decreto
    legislativo».

Art. 11

Disposizioni transitorie e finali

  1. Ai fini della realizzazione dell’offerta sussidiaria dei
    percorsi di IeFP di cui all’art. 5 del presente decreto, si intendono
    accreditate a norma dell’art. 6 del presente decreto, le istituzioni
    scolastiche di I.P. gia’ accreditate sulla base del previgente
    ordinamento, fatta salva la competenza esclusiva delle regioni e
    province autonome a revocare, modificare e integrare i propri atti
    disposti in materia. Per il solo anno scolastico 2018/2019 il
    requisito di cui all’art. 6 del presente decreto deve essere assolto
    entro la chiusura dello stesso anno.
  2. L’intesa sui passaggi tra i sistemi, prevista dall’art. 8, comma
    7, del decreto legislativo, conseguita la qualifica triennale dei
    percorsi di IeFP di operatore del benessere e di tecnico dei
    trattamenti estetici, puo’ prevedere apposite misure per consentire
    il passaggio ai percorsi di IP, fermo restando quanto previsto
    dall’art. 8 del presente decreto.
  3. Ai fini della programmazione dell’offerta sussidiaria di IeFP di
    cui all’art. 7 del presente decreto, entro novanta giorni
    dall’entrata in vigore del presente decreto sono stipulati gli
    accordi regionali di cui all’art. 4 in tempo utile per consentire
    l’attivazione dei percorsi relativi ai nuovi indirizzi di studio di
    cui all’art. 3 del «decreto legislativo» a partire dalle prime classi
    funzionanti entro nell’anno scolastico 2018-2019. Per le classi
    successive alla prima in relazione a quanto previsto all’art. 14,
    comma 1, del «decreto legislativo», continuano a produrre i loro
    effetti gli accordi gia’ stipulati dalle regioni con gli uffici
    scolastici regionali secondo il previgente ordinamento.
  4. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente
    decreto, le regioni recepiscono, con propri atti, le disposizioni di
    cui al presente decreto.
  5. Le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono alla
    finalita’ del presente decreto, nell’ambito delle competenze ad esse
    spettanti ai sensi dello statuto speciale e delle relative norme di
    attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti.
    Roma, 17 maggio 2018

Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Fedeli

Il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali
Poletti

Il Ministro dell’economia
e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 18 luglio 2018
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. salute e Min.
lavoro, foglio n. 279