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Nota 19 aprile 2018, AOODGOSV 6913

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti Scolastici degli istituti di istruzione di secondo grado
LORO SEDI
e, p.c., Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Direttore Generale per il personale scolastico
Al Capo di Gabinetto del Ministro
SEDE

OGGETTO: Nuovi percorsi di istruzione professionale di cui al decreto legislativo n. 61/2017. Trasmissione della bozza di quadri orari con individuazione delle classi di concorso per gli insegnamenti del primo biennio.

In attesa della conclusione dell’iter procedimentale relativo al Regolamento di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, si trasmette la bozza dei quadri orari riguardati il primo biennio degli indirizzi di studi dei nuovi percorsi di istruzione professionale, con l’individuazione, per ciascun insegnamento, delle corrispondenti classi di concorso di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19, integrato dal D.M. 9 maggio 2017, n. 259.

IL DIRETTORE GENERALE
Maria Assunta Palermo


Nota 19 aprile 2018, AOODGOSV 6913 – QUADRI ORARIO

Nota 1 marzo 2018, AOODGOSV 3645

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori
degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle D’Aosta
AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di Trento
TRENTO
Ai Dirigenti scolastici
delle Istituzioni scolastiche statali del
primo ciclo di istruzione
LORO SEDI
Ai Coordinatori delle attività educative e didattiche delle scuole paritarie del primo ciclo di istruzione
LORO SEDI
e, p.c.
Al Capo di Gabinetto
SEDE
Al Capo Dipartimento
del sistema educativo di
istruzione e formazione
SEDE

Nota 1 marzo 2018, AOODGOSV 3645

Oggetto: Trasmissione del documento di lavoro “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”. Azioni di accompagnamento.

Indicazioni nazionali e nuovi scenari


Educazione alla sostenibilità, Costituzione, digitale, pensiero computazionale, lingue: nelle Indicazioni nazionali di infanzia e primo ciclo più attenzione alle competenze di cittadinanza

Fedeli: “Diamo a studentesse e studenti gli strumenti per affrontare i cambiamenti del presente e proiettarsi al meglio nel futuro”

Garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del loro presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro. È l’obiettivo che si prefigge il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, presentato oggi al MIUR e frutto del lavoro del Comitato scientifico per le Indicazioni nazionali della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione, coordinato dal professor Italo Fiorin.

Il documento propone alle scuole una rilettura delle Indicazioni nazionali emanate nel 2012 ed entrate in vigore dall’anno scolastico 2013/2014 (sono il  punto di riferimento per la progettazione del curricolo da parte delle istituzioni scolastiche) attraverso la lente delle competenze di cittadinanza, di cui si propone il rilancio e il rafforzamento. Dalle lingue (quella madre e quelle straniere), al digitale, all’educazione alla sostenibilità, ai temi della Costituzione. Passando in maniera trasversale per le arti, la geografia, la storia, il pensiero matematico e computazionale. Questo anche in ragione delle novità che saranno introdotte nell’Esame finale del I ciclo in cui già da quest’anno si terrà maggiore conto, nel colloquio orale, delle competenze connesse alle attività svolte nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione.

“Ci stiamo ritrovando, oggi, a riflettere sulle competenze e sulle conoscenze che ciascuno deve possedere per vivere, muoversi in modo attivo nella società, costruire una cultura della democrazia. Per partecipare con protagonismo alla vita del proprio Paese e del mondo – ha dichiarato la Ministra Valeria Fedeli -. Stiamo ragionando sulla questione in termini innovativi: guardiamo alle competenze quali processi dinamici, in evoluzione. Espressioni di valori, atteggiamenti, attitudini e conoscenze. Credo sia un punto di vista necessario e innovativo: una competenza non è acquisita una volta nella vita. Va aggiornata e approfondita, rinnovata ed esercitata all’interno delle comunità in cui viviamo. In questo processo di acquisizione di competenze, di costruzione di forme di cittadinanza attiva la filiera educativa riveste un ruolo di primo piano. La scuola è il luogo in cui le giovani e i giovani vengono educati al rispetto dei diritti degli altri, all’apertura nei confronti della diversità personale e culturale, al senso civico, all’equità, al senso di giustizia, alla conoscenza di sé e all’attitudine al dialogo e al confronto. Parlare di competenze di cittadinanza vuol dire anche rinnovata attenzione all’educazione linguistica, artistica, storica, geografica, al pensiero computazionale. Vuol dire offrire strumenti per affrontare il mondo globale”, ha concluso la Ministra.

Il documento presentato oggi non è una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali. Non si tratta, si legge nel testo illustrato al MIUR, “di ‘aggiungere’ nuovi insegnamenti, ma di ricalibrare quelli esistenti”, rileggendo le Indicazioni del 2012, alla luce dei nuovi spunti offerti che guideranno le scuole nella predisposizione della loro offerta formativa, della loro progettazione. Il tema della cittadinanza viene affrontato come il “vero sfondo integratore e punto di riferimento di tutte le discipline che concorrono a definire il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione in una prospettiva verticale. Cittadinanza che riguarda tutte le grandi aree del sapere, sia per il contributo che possono offrire i singoli ambiti disciplinari, sia, e ancora di più, per le molteplici connessioni che le discipline hanno tra di loro”. Con riferimento, in particolare all’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base (comprese le competenze linguistiche e quelle digitali), all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni, con l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.

Questi temi sono già presenti nel testo programmatico del 2012, che mantiene intatto il suo valore culturale, pedagogico e giuridico, ma richiedono ulteriori attenzioni e approfondimenti che vengono affidati alla ricerca e all’elaborazione curricolare delle scuole e degli insegnanti. Si tratta di dare, si legge nel testo presentato oggi, una ancor più concreta risposta all’istanza, già presente nelle Indicazioni nazionali, quando affermano che è “decisiva una nuova alleanza fra scienze, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo.

Il documento sarà ora consegnato alle scuole, sarà messo alla ‘prova sul campo’, sarà oggetto di consultazione e confronto con le istituzioni scolastiche e la comunità scientifica nazionale per un eventuale intervento di regolazione sulle Indicazioni nazionali. La Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione del MIUR assicurerà misure di accompagnamento avvalendosi della collaborazione del Comitato scientifico nazionale per Indicazioni. Saranno organizzati seminari nazionali su tre ambiti tematici: Cittadinanza e Costituzione, Cittadinanza digitale, Cittadinanza e sostenibilità. Saranno poi raccolte le esperienze più significative per costituire un archivio dinamico delle innovazioni metodologiche e didattiche, come base utile per alimentare la ricerca sul curricolo, la formazione in servizio e l’evoluzione delle Indicazioni.

Nel corso dell’evento di oggi al MIUR, oltre al professor Fiorin, sono intervenuti anche altri due componenti del Comitato,  Giancarlo Cerini e  Sergio Cicatelli, la Capo Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione, Rosa De Pasquale, la Capo Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali, Carmela Palumbo, il Direttore Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione, Maria Assunta Palermo.


INDICAZIONI NAZIONALI E NUOVI SCENARI

22 febbraio 2018 – ore 14.00-17.00
MIUR – Sala della Comunicazione
Viale Trastevere, 76/A – Roma

Programma

14.00 Registrazione partecipanti

14.30 Apertura dei lavori e saluti istituzionali

Valeria Fedeli
Ministra dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

Rosa De Pasquale
Capo Dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e formazione

Carmela Palumbo
Capo Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali

15.00 Presentazione del Documento “Indicazioni Nazionali e nuovi scenari”

Italo Fiorin
Coordinatore del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

15.30 Azioni di accompagnamento per le scuole

Giancarlo Cerini
Componente del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

16.00 Dibattito

16.30 Conclusioni

Maria Assunta Palermo
Direttore Generale per gli Ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Modera:

Sergio Cicatelli
Componente del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

Nota 19 febbraio 2018, AOODPIT 404

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio Speciale di lingua slovena
AI Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
AI Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
LORO SEDI
e, p_c_
AI Gabinetto della Ministra
SEDE
AI Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
SEDE
Alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
SEDE
Alla Direzione generale per il personale scolastico
SEDE
alla Direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione
SEDE

Nota 19 febbraio 2018, AOODPIT 404

Oggetto: Attuazione del Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65 “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni”. Primi orientamenti operativi per gli Uffici Scolastici Regionali.

Decreto Dipartimentale 2 febbraio 2018, AOODPIT 103

Decreto Dipartimentale 2 febbraio 2018, AOODPIT 103

Elenco delle ulteriori 92 istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritarie, ammesse, dall’anno scolastico 2018/2019, alla sperimentazione di un percorso di studi quadriennale per una sola sezione, a partire dalla classe prima (Avviso prot. n. 820 del 18 ottobre 2017)

Sperimentazione Diploma quadriennale

  • Decreto Direttoriale 28 dicembre 2017, AOODPIT 1568
    Procedura di selezione delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritarie, autorizzate, dall’anno scolastico 2018/2019, alla sperimentazione di un percorso di studi quadriennale per una sola sezione, a partire dalla classe prima (Avviso prot. n. 820 del 18 ottobre 2017)
  • Decreto Dipartimentale 2 febbraio 2018, AOODPIT 103
    Elenco delle ulteriori 92 istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritarie, ammesse, dall’anno scolastico 2018/2019, alla sperimentazione di un percorso di studi quadriennale per una sola sezione, a partire dalla classe prima (Avviso prot. n. 820 del 18 ottobre 2017)

Diploma in 4 anni, pubblicato l’elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione

(Venerdì,  2 febbraio 2018) Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato pubblicato l’elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali di secondo grado, che si aggiungono alle prime 100 rese pubbliche lo scorso 28 dicembre a seguito del bando emanato il 18 ottobre 2017 dal MIUR. Ogni scuola potrà attivare una sola classe sperimentale.

A seguito dell’avviso pubblico per l’ammissione alla sperimentazione al MIUR sono pervenute 197 richieste. Cento sono state quelle ammesse da subito, come da bando. Per altre 92 il Ministero ha emanato oggi un decreto di ampliamento, in considerazione della forte rispondenza dei progetti presentati ai criteri e ai requisiti previsti dall’avviso di ottobre, dell’alta qualità della progettazione e anche per consentire una ancor maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti. Un campione più ampio di scuole consentirà una valutazione scientifica più significativa e attendibile della sperimentazione. La richiesta di allargare la platea delle scuole partecipanti è pervenuta al Ministero, in via formale, anche da parte di alcune Regioni.

Nel dettaglio: delle ulteriori scuole ammesse 41 si trovano al Nord, 20 al Centro e 31 al Sud e nelle Isole; 69 sono Licei, 23 sono Istituti tecnici; 54 sono scuole statali e 38 sono paritarie.

Considerando le prime 100 scuole già ammesse a dicembre, il quadro finale delle classi è il seguente: 85 sono al Nord, 43 sono al Centro, 64 sono al Sud e nelle Isole. In tutto si tratta di 144 Licei e 48 Istituti tecnici. Sono 127 le scuole statali, 65 quelle paritarie.

In Italia già 12 istituti stanno sperimentando il diploma in 4 anni sulla base di singole richieste presentate negli anni scorsi al Ministero. Con il bando emanato a ottobre si è deciso di superare questa logica, aprendo a una sperimentazione con criteri comuni di selezione, che hanno messo al centro la qualità dei percorsi e l’innovazione didattica, e con obiettivi nazionali di valutazione che, alla fine del percorso sperimentale, consentiranno di fare scelte basate su dati e informazioni approfonditi.

Nessuno “sconto” sugli obiettivi formativi: le scuole partecipanti assicureranno, come previsto dall’Avviso pubblico di ottobre, il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida. Nessuna riduzione del personale: l’organico delle scuole coinvolte resterà invariato.


Diploma in 4 anni, pubblicato l’elenco delle scuole ammesse alla sperimentazione

(Giovedì, 28 dicembre 2017) È disponibile da oggi, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, www.miur.gov.it, l’elenco delle 100 scuole secondarie di secondo grado ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali, secondo quanto previsto dall’Avviso pubblico emanato lo scorso 18 ottobre dal MIUR e aperto a indirizzi liceali e tecnici. Le 100 scuole ammesse con il decreto pubblicato oggi sono così distribuite: 44 al Nord, 23 al Centro, 33 al Sud. Si tratta di 75 indirizzi liceali e 25 indirizzi tecnici. Sono 73 le scuole statali, 27 quelle paritarie. Ogni scuola potrà attivare una sola classe sperimentale.

I percorsi partiranno con l’anno scolastico 2018/2019. Le iscrizioni saranno possibili a partire dal prossimo 16 gennaio, la stessa data prevista per le iscrizioni ai percorsi ordinari. In Italia già 12 istituti stanno sperimentando il diploma in 4 anni sulla base di singole richieste presentate negli anni scorsi al Ministero. Con il bando emanato a ottobre si è deciso di superare questa logica, aprendo a una sperimentazione con criteri comuni di selezione, che hanno messo al centro la qualità dei percorsi e l’innovazione didattica, e con obiettivi nazionali di valutazione che, alla fine del percorso sperimentale, consentiranno di fare scelte basate su dati e informazioni approfonditi.

Nessuno “sconto” sugli obiettivi formativi: le scuole partecipanti assicureranno, come previsto dall’Avviso pubblico di ottobre, il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida.

“I percorsi quadriennali non nascono oggi, sono il frutto di un dibattito che va avanti da tempo e di una riforma scritta nel 2000 quando era Ministro Luigi Berlinguer – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Quella riforma non è mai stata attuata, ma nel 2013 una commissione istituita dal Ministro Francesco Profumo ha ripreso il tema dei percorsi quadriennali. Successivamente la Ministra Maria Chiara Carrozza ha dato il via libera alle prime sperimentazioni. Con il bando emanato a ottobre abbiamo deciso di imprimere una svolta. Di consentire una sperimentazione su grandi numeri, con una maggiore diffusione territoriale, nell’ottica di dare pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi di tutto il Paese, e una maggiore varietà di indirizzi di studio coinvolti. Tutto questo per fare in modo che, alla fine del quadriennio, si abbiano esperienze misurabili e valutabili davvero, secondo parametri condivisi e lavorando attraverso comitati scientifici nazionali e territoriali. Si avranno dossier approfonditi su cui poi tutti gli attori coinvolti potranno aprire il dibattito sul destino dei percorsi quadriennali”.

A seguito del bando emanato a ottobre, al Miur sono pervenute poco meno di 200 richieste di sperimentazione: 87 dal Nord, 45 dal Centro, 65 dal Sud. In particolare, 128 richieste sono arrivate da scuole statali, 69 da scuole paritarie; 147 da indirizzi liceali, 50 da indirizzi tecnici.

Cento sono le richieste di sperimentazione ammesse da subito, come da bando. Per altre 92 il Ministero chiederà al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il parere su un decreto di ampliamento del numero delle sperimentazioni, in considerazione della forte rispondenza di questi 92 progetti ai criteri e ai requisiti previsti dall’Avviso di ottobre, dell’alta qualità della progettazione e anche per consentire una ancor maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti. La richiesta di allargare la platea delle scuole partecipanti è pervenuta al Ministero, in via formale, anche da parte di alcune Regioni. Il via libera alle ulteriori 92 sperimentazioni dovrà avvenire, comunque, nel mese di gennaio, consentendo così la partenza di tutte le sperimentazioni nell’anno scolastico 2018/2019.


Il 18 ottobre viene firmato il Decreto Dipartimentale AOOUFGAB 820 per l’attuazione del piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado.

Dal 20 ottobre al 13 novembre gli istituti potranno presentare le loro candidature.


Scuola, diploma in quattro anni: dal 20 ottobre al 13 novembre possibili le candidature da parte degli istituti per il Piano nazionale sperimentale

Diploma in quattro anni, al via la presentazione delle candidature da parte delle scuole per la sperimentazione di percorsi di studio in quattro anni. È online da oggi il decreto che dà l’avvio al Piano nazionale di sperimentazione annunciato questa estate che coinvolgerà 100 classi di Licei e Istituti tecnici di tutta Italia. Da domani, venerdì 20 ottobre, e fino al 13 novembre prossimo, gli istituti potranno presentare le loro candidature.

Fino ad ora sono state 12 in tutta Italia le scuole che hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione e per consentirne una maggiore diffusione territoriale viene previsto, ora, un bando nazionale con criteri comuni per la presentazione dei progetti che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

Il progetto della sperimentazione quadriennale prende le mosse dalla riforma dei cicli scolastici messa a punto dal Ministro Berlinguer nel 2000 – non entrata in vigore perché poi bloccata dalla Ministra Moratti – e successivamente ripresa dalla commissione di studio istituita nel 2013 dal Ministro Profumo, incaricata di elaborare delle proposte per abbreviare il percorso scolastico con lo scopo di far conseguire il diploma entro il diciottesimo anno di età. La Ministra Carrozza, nell’anno scolastico 2013/2014, autorizzò due progetti sperimentali proposti da due scuole che già avevano caratteristiche di forte internazionalizzazione: il San Carlo di Milano e il Guido Carli di Brescia. Da allora sono sempre state le scuole a fare richiesta a ‘sportello’ di sperimentazione quadriennale. Ora si procederà, appunto, con una sperimentazione a livello nazionale al termine della quale, nel 2023, i risultati dovranno essere discussi con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici.

Le istituzioni scolastiche che presenteranno la candidatura dovranno assicurare alle studentesse e agli studenti il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida. Ciascuna istituzione scolastica potrà presentare il progetto per una sola sezione, a partire dalla classe prima, e per un solo indirizzo di studio. La candidatura potrà essere presentata solo dopo aver ottenuto il consenso degli organi collegiali, dovrà essere quindi frutto di una scelta condivisa, e dovrà essere in linea con gli orientamenti già presentanti anche alle famiglie nel Piano triennale dell’Offerta Formativa.

Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.


Scuola, Fedeli: “Diploma in quattro anni? Sperimentazione seria e trasparente per innovare e non per risparmiare”

(Roma, 15 agosto 2017) “Il dibattito in corso sulla sperimentazione della scuola secondaria di secondo grado in quattro anni merita alcune precisazioni, al fine di fornire una corretta informazione ed evitare infondate preoccupazioni da parte delle famiglie”, così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“Partiamo da un dato su cui immagino tutti concordiamo: la società italiana e le relazioni internazionali, al pari del rapporto tra formazione e diffusione di nuove tecnologie, sono in costante ed accelerata evoluzione. Inoltre, è sempre più evidente la connessione tra l’acquisizione di competenze di alto livello e la possibilità per le nostre ragazze e i nostri ragazzi di inserirsi nel mondo del lavoro in modo qualificato e anche appagante”, spiega Fedeli.

“La scuola – prosegue – ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta di fronte ai profondi cambiamenti in atto. Ed è in quest’ottica che si inserisce la sperimentazione delle scuole superiori in quattro anni. Non la si fa “per risparmiare un po’”. È anzi vero esattamente il contrario. Siamo di fronte a un investimento e a una innovazione che può aiutare le nuove generazioni ad affrontare con successo le sfide di oggi e di domani”.

“A chi parla di “improvvisazione” ricordo che il progetto prende le mosse dalla riforma dei cicli scolastici messa a punto dal Ministro Berlinguer nel 2000 – non entrata in vigore perché bloccata dalla Ministra Moratti – e successivamente dalla commissione di studio istituita nel 2013 dal Ministro Profumo, incaricata di elaborare delle proposte per abbreviare il percorso scolastico con lo scopo di far conseguire il diploma entro il diciottesimo anno di età. La Ministra Carrozza, poi, nell’anno scolastico 2013/2014, autorizzò due progetti sperimentali proposti da due scuole che già avevano caratteristiche di forte internazionalizzazione: il San Carlo di Milano e il Guido Carli di Brescia. Da allora sono state le scuole a fare richiesta di sperimentazione quadriennale e attualmente sono 12 quelle che hanno avuto l’autorizzazione. Il monitoraggio di queste esperienze è stato però presieduto ed effettuato a livello regionale”.

“Ho allora deciso – continua la Ministra – di procedere con una sperimentazione a livello nazionale, che riguarderà 100 classi di altrettante scuole. Così si potrà gestire il procedimento delle autorizzazioni in modo più trasparente mediante un bando nazionale, proporre un unico modello sperimentale che faccia tesoro delle migliori esperienze già in atto, ampliare la sperimentazione in modo da poter trarre risultati tecnicamente più attendibili. A settembre le scuole che intendono candidarsi potranno presentare domanda e le 100 ammesse alla sperimentazione potranno accogliere le iscrizioni per le classi prime, che partiranno dall’anno 2018/2019. Al termine della sperimentazione, nel 2023, i risultati dovranno essere discussi con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici per realizzare il massimo di consenso possibile. Proprio perché non devono mai esserci sulla scuola improvvisazione, decisionismo senza coinvolgimento, discriminazioni o scelte astratte e ideologiche. Se la valutazione avrà esito positivo, sempre nell’ottica di un maggior investimento sulla formazione delle nuove generazioni, si potrà recuperare l’intera riforma dei cicli e, contestualmente, anche portare l’obbligo scolastico fino al termine dei tre cicli, ovvero fino al diciottesimo anno di età”.


Diploma in quattro anni, al via la sperimentazione in 100 classi

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che dà l’avvio ad un Piano nazionale di sperimentazione che coinvolgerà Licei e Istituti tecnici.

Fino ad oggi 12 scuole hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

L’avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall’1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte – possono candidarsi sia scuole statali che paritarie – dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nessuno ‘sconto’. Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L’insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l’orario.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato sarà nominato dalla Ministra dell’Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione.

A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.

Decreto Dipartimentale 25 gennaio 2018, AOODPIT 61

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Decreto Dipartimentale 25 gennaio 2018, AOODPIT 61

Individuazione di n. 11 scuole polo nazionali alle quali sono assegnate le risorse finalizzate alla realizzazione e alla diffusione di misure di accompagnamento all’attuazione del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61 relativo alla revisione dei percorsi dell’istruzione professionale.

Intesa CSR 21 dicembre 2017, n. 249

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

Intesa CSR 21 dicembre 2017, n. 249

Intesa ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, sullo schema di regolamento, recante “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181 della legge 13 luglio 2015, n. 107”.

Rep. Atti n. 249 del 21 dicembre 2017

Riordino Istruzione Professionale


Via libera il 21 dicembre 2017 in Conferenza Stato-Regioni all’intesa al Regolamento attuativo per il riordino dell’Istruzione professionale. Prende corpo, dunque, la riforma disegnata da uno dei decreti legislativi (il numero 61 del 2017) della legge 107 del 2015, la Buona Scuola. Per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca era presente il Sottosegretario Vito De Filippo.

“La revisione dell’Istruzione professionale ha l’obiettivo di dare una chiara identità a questi istituti, innovando e rendendo più flessibile la loro offerta formativa, superando l’attuale sovrapposizione con l’Istruzione tecnica che ha causato, in passato, la perdita di iscrizioni, e mettendo ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Rilanceremo i laboratori, stanziando anche apposite risorse PON per rinnovarli, e sarà potenziato l’organico del personale docente, con quasi 48 milioni stanziati per l’anno scolastico 2018/2019 e ulteriori finanziamenti a regime. Possiamo davvero scrivere una nuova e importante pagina per queste scuole che possono e devono avere un ruolo centrale nel rilancio economico del Paese e che possono essere davvero laboratori territoriali di innovazione. Nelle prossime settimane, anche in vista delle iscrizioni, accompagneremo scuole e famiglie, informandole sul nuovo sistema e sulle sue opportunità”.

“Il rilancio dei professionali è un tassello decisivo della riforma varata nel 2015. Si tratta di novità attese per dare una risposta qualitativamente alta a chi oggi decide di intraprendere questo percorso di studi. Dopo l’intesa di oggi lavoreremo rapidamente per fare in modo che tutto sia pronto per il prossimo anno scolastico: a settembre 2018 è previsto il debutto dei nuovi percorsi”, aggiunge il Sottosegretario Vito De Filippo.

I percorsi saranno di 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi passeranno da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Il riordino punta ad una sempre maggiore personalizzazione degli apprendimenti in modo tale che le studentesse e gli studenti, attraverso un progetto formativo individuale, possano sviluppare e acquisire competenze che li aiutino nell’accesso del mondo del lavoro. Nel biennio vengono inseriti gli assi culturali, ovvero aggregazioni di insegnamenti omogenei che forniscono competenze chiave di cittadinanza alle giovani e ai giovani.

Le scuole potranno utilizzare le loro quote di autonomia, in relazione all’orario complessivo, per rafforzare i laboratori e qualificare la loro offerta in modo flessibile.

Per una informazione preliminare alle istituzioni scolastiche e alle famiglie in merito alle novità previste, in vista delle imminenti iscrizioni, il Ministero ha predisposto una circolare inviata a tutte le scuole con i punti principali del Regolamento approvato oggi. Il Ministero ha già avviato gli incontri informativi con gli Uffici scolastici regionali (USR) e stanziato oltre 1 milione di euro per l’accompagnamento della riforma: sono previsti, nei prossimi mesi, ulteriori incontri con gli USR e apposite conferenze di servizio con i dirigenti scolastici.


Dall’anno scolastico 2018/2019, l’istruzione professionale cambia e si rinnova profondamente.

Per dare risposte alla domanda diffusa di una formazione di qualità e fornire opportunità sempre più interessanti alle giovani e ai giovani, il processo di riforma si concretizza in un nuovo modello organizzativo basato su:

  • Nuovi indirizzi: si passa da 6 a 11. Il profilo dei nuovi indirizzi è stato predisposto in modo innovativo e sempre più coerente con il sistema produttivo che caratterizza il “Made in Italy”.
  • Un nuovo modello didattico, basato sulla personalizzazione, sull’uso diffuso ed intelligente dei laboratori, su un’integrazione piena tra competenze, abilità e conoscenze.
  • Una didattica orientativa, finalizzata ad accompagnare e indirizzare le studentesse e gli studenti in tutto il corso di studi.
  • Maggiore flessibilità.
  • Materie aggregate per assi culturali.
  • Un biennio sostanzialmente unitario, seguito da un triennio finalizzato all’approfondimento della formazione dello studente.

I cambiamenti sono stati previsti dal decreto legislativo 61 del 13 aprile 2017, con l’obiettivo di rilanciare l’istruzione professionale, puntando ad aumentare la qualità educativa e con l’obiettivo fondamentale di formare cittadine e cittadini di domani, aiutando le ragazze e i ragazzi a maturare autonomia, consapevolezza e responsabilità e ad acquisire strumenti per crescere e costruirsi un futuro in ulteriori percorsi di studio o direttamente nel mondo del lavoro.

Per perseguire questi obiettivi, il sistema scolastico e formativo investe risorse finanziarie e professionali. Grazie alla riforma ci saranno:

  • Più insegnanti tecnico-pratici, in piena integrazione con gli insegnanti curricolari.
  • Più fondi per laboratori ed attrezzature specialistiche.
    Una maggiore valorizzazione dell’autonomia scolastica.

L’istruzione professionale punta a diventare un laboratorio permanente di ricerca e di innovazione, in continuo rapporto con il mondo del lavoro, motore di sviluppo e di crescita.

Nota 21 dicembre 2017, AOODGOSV 17138

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
Ai dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche di istruzione professionale statali
Ai coordinatori delle scuole paritarie di istruzione professionale
Ai referenti delle Regioni aderenti al sistema di iscrizioni on Line
LORO SEDI
e, p.C., AI Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione
delle risorse umane, finanziarie e strumentali
AI Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Direttore Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
SEDE

Nota 21 dicembre 2017, AOODGOSV 17138

OGGETTO: Iscrizioni alle istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale. Integrazioni e chiarimenti.

Delibera del Consiglio dei Ministri 11 dicembre 2017

Delibera del Consiglio dei Ministri 11 dicembre 2017

Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, concernente l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni. (18A00452)

(GU Serie Generale n.20 del 25-01-2018)

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Nella riunione dell’11 dicembre 2017

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri»;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante «Legge-quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate»;
Visto il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recante
«Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i
compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei
comuni, con la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie locali»;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante
«Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri a norma
dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59»;
Visto il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 443, recante
«Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112, recante conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali»;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Vista la legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2010)» ed in particolare l’art. 2, commi 107, lettera h)
e 109;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti» ed in particolare, l’art. 1, commi
180 e 181, lettera e);
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 2016
recante «IV Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela
dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta’ evolutiva –
2016-2017»;
Visto il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, concernente
l’«Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione
dalla nascita sino a sei anni» ed, in particolare, l’art. 8 «Piano di
azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato
di educazione e di istruzione»;
Vista la nota prot. n. 34456 del 31 ottobre 2017 con la quale
l’Ufficio di Gabinetto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’
e della ricerca ha trasmesso lo schema di delibera del Consiglio dei
ministri e la relazione recante «Piano di azione nazionale
pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e
di istruzione di cui all’art. 8 del decreto legislativo 13 aprile
2017, n. 65, concernente l’istituzione del sistema integrato di
educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni»;
Visto il verbale della seduta della Conferenza Unificata del 2
novembre 2017, repertorio atti n. 133 C.U, dal quale risulta sancita
l’intesa sullo schema di decreto in esame;
Rilevato che sussistono i presupposti di fatto e di diritto che
consentono al Consiglio dei ministri di adottare la deliberazione
recante «Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del
Sistema integrato di educazione e di istruzione di cui all’art. 8 del
decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, concernente l’istituzione
del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita
sino a sei anni»;
Su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca;

Delibera:

Art. 1

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) «Ministro» e «Ministero» si intendono rispettivamente il
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e il
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca;
b) «Decreto legislativo» si intende il decreto legislativo 13
aprile 2017, n. 65;
c) «Piano» si intende il Piano di azione nazionale pluriennale
per la promozione del Sistema integrato di educazione e di
istruzione;
d) «Sistema integrato» si intende il Sistema integrato di
educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in eta’
compresa dalla nascita sino ai sei anni;
e) «Intesa» si intende l’intesa in sede della Conferenza
Unificata, di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281;
f) «Fondo» si intende il Fondo nazionale per il sistema integrato
di educazione e di istruzione, di cui all’art. 12 del decreto
legislativo 13 aprile 2017, n. 65;
g) «Sezione Primavera» si intende il servizio educativo per
bambini di eta’ compresa tra i 24 e 36 mesi.

Art. 2

Finalita’ del Piano di azione nazionale pluriennale

1. E’ adottato il «Piano di azione nazionale pluriennale per la
promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione di cui
all’art. 8 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, concernente
l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione
dalla nascita sino a sei anni».
2. L’adozione del Piano e’ volta a favorire l’attuazione degli
obiettivi strategici del Sistema integrato, di cui all’art. 4 e dei
principi fondamentali di cui all’art. 12, comma 4, del decreto
legislativo. A tal fine, la Cabina di regia di cui all’art. 5 del
presente decreto ha il compito di definire indicatori per la
misurazione del grado di raggiungimento dei predetti obiettivi.
3. Il Piano definisce, per un triennio, la destinazione delle
risorse disponibili per consolidare, ampliare e qualificare il
Sistema integrato, nei limiti delle risorse del Fondo nazionale di
cui all’art. 12 del decreto legislativo e in relazione alle ulteriori
risorse messe a disposizione dagli altri enti interessati.

Art. 3

Definizione degli interventi

1. Il Piano, nella sua articolazione triennale, prevede interventi
ciascuno riconducibile ad una o piu’ delle seguenti tipologie:
a) interventi di nuove costruzioni, ristrutturazione edilizia,
restauro e risanamento conservativo, riqualificazione funzionale ed
estetica, messa in sicurezza meccanica e in caso di incendio,
risparmio energetico e fruibilita’ di stabili di proprieta’ delle
amministrazioni pubbliche;
b) il finanziamento di spese di gestione, in quota parte, dei
servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia, in
considerazione dei loro costi e della loro qualificazione;
c) interventi di formazione continua in servizio del personale
educativo e docente, in coerenza con quanto previsto dal Piano
nazionale di formazione di cui all’art. 1, comma 124 della legge 13
luglio 2015 n. 107, recante «Riforma del sistema nazionale di
istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni
legislative vigenti» e la promozione dei coordinamenti pedagogici
territoriali.
2. Gli interventi del Piano definiti dalla programmazione delle
regioni, di cui all’art. 4 comma 3, perseguono le seguenti finalita’:
a) consolidare ed ampliare la rete dei servizi educativi per
l’infanzia a titolarita’ pubblica e privata convenzionata, di cui
all’art. 2 del decreto legislativo, anche per favorire l’attuazione
dell’art. 9 del medesimo decreto legislativo, ove si prevede la
riduzione della soglia massima di partecipazione economica delle
famiglie alle spese di funzionamento dei servizi educativi per
l’infanzia pubblici e privati;
b) stabilizzare e potenziare gradualmente le sezioni primavera di
norma aggregate alle scuole dell’infanzia statali o paritarie o
inserite nei Poli per l’infanzia, per superare progressivamente gli
anticipi di iscrizione alla scuola dell’infanzia;
c) ampliare e sostenere la rete dei servizi per bambine e bambini
nella fascia di eta’ compresa tra zero e sei anni, in particolare nei
territori in cui sono carenti scuole dell’infanzia statali, come
previsto dall’art. 12, comma 4 del decreto legislativo;
d) riqualificare edifici scolastici di proprieta’ pubblica, gia’
esistenti e sottoutilizzati, e promuovere la costruzione di nuovi
edifici di proprieta’ pubblica, anche per costituire poli per
l’infanzia, di cui all’art. 3 del decreto legislativo;
e) sostenere la qualificazione del personale educativo e docente,
in coerenza con quanto previsto dal Piano nazionale di formazione di
cui all’art. 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107 e
promuovere i coordinamenti pedagogici territoriali.
3. Ciascun intervento deve garantire l’incremento di almeno uno
degli indicatori di cui all’art. 2, comma 2.
4. L’assegnazione di risorse finanziarie per la realizzazione degli
interventi individuati dal Piano si realizza esclusivamente come
cofinanziamento della programmazione regionale dei servizi educativi
per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia. Le regioni assicurano un
finanziamento pari almeno al venti per cento per l’anno 2018 e, a
partire dall’anno 2019, pari al trenta per cento delle risorse
assicurate dallo Stato.

Art. 4

Procedura e termini del finanziamento

1. Il Ministro, entro il mese di febbraio di ciascun anno di
vigenza del Piano, sentita la Cabina di regia di cui all’art. 5,
definisce le linee strategiche d’intervento e promuove un’intesa,
avente ad oggetto il riparto del Fondo, in considerazione della
compartecipazione al finanziamento del Sistema integrato da parte
dello Stato e delle regioni.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro
il mese di marzo di ciascun anno di vigenza del Piano, sulla base
delle finalita’ di cui all’art. 3 comma 2, definiscono le tipologie
prioritarie di intervento, le relative caratteristiche, nonche’ le
modalita’ di presentazione delle istanze da parte dei comuni, in
forma singola o associata.
3. I comuni, in forma singola o associata, entro il mese di aprile
di ciascun anno di vigenza del Piano, inviano alle regioni le
richieste relative all’attuazione del Piano, sulla base delle
tipologie prioritarie di intervento definite dalle regioni.
4. Le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono agli
obiettivi di cui al comma 3 con risorse a carico del proprio
bilancio.
5. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro
il mese di giugno di ciascun anno di vigenza del Piano, definiscono
la programmazione territoriale, nei limiti delle somme del riparto di
cui al comma 1, sentite le associazioni regionali dell’Associazione
nazionale dei comuni italiani (ANCI) e ne danno comunicazione al
Ministero ai fini della ripartizione delle risorse.
6. La programmazione regionale e’ costituita da un elenco di
interventi, per ciascuno dei quali sono indicati:
a. il comune, in forma singola o associata, interessato;
b. l’importo del finanziamento, diviso tra quota statale, quota
regionale e quota comunale ai sensi dell’art. 8, comma 4, del decreto
legislativo;
c. la tipologia, di cui all’art. 3, comma 1;
d. la finalita’ perseguita, di cui all’art. 3, comma 2;
e. la variazione attesa degli indicatori di risultato riferibili
alle linee strategiche di cui al comma 1.
7. Il Ministero, entro il 31luglio di ciascun anno di vigenza del
Piano, provvede ad erogare direttamente ai comuni, in forma singola o
associata, le risorse, in relazione alla programmazione regionale.

Art. 5

Monitoraggio e Cabina di regia

1. Ai fini dell’attuazione del disposto di cui all’art. 11 del
decreto legislativo, entro il 30 novembre di ciascun anno di vigenza
del Piano, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
previa acquisizione dei dati forniti dai comuni, in forma singola o
associata, trasmettono al Ministero una relazione dettagliata, avente
ad oggetto il monitoraggio degli interventi di cui all’art. 3, comma
1, con riferimento alle risorse impiegate, alla loro gestione ed al
raggiungimento delle finalita’ di cui all’art. 3, comma 2.
2. Gli esiti del monitoraggio sono posti a base della
determinazione del riparto delle risorse del successivo anno di
vigenza del Piano.
3. E’ costituita presso il Ministero una Cabina di regia con
funzioni di supporto, di monitoraggio e valutazione dell’attuazione e
dell’efficacia degli interventi del Piano. La Cabina di regia e’
costituita con decreto del Ministro, e’ presieduta da un
rappresentante del Ministero ed e’ composta da quattro rappresentanti
designati dal medesimo Ministero e quattro rappresentanti designati
dalla Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281.
4. Al fine di monitorare l’attuazione annuale del Piano di azione
nazionale, la Cabina di regia ha il compito di proporre al Ministro
le linee strategiche e di valutare il concorso degli interventi
inseriti nelle programmazioni regionali al raggiungimento degli
obiettivi strategici, di cui all’art. 4 del decreto legislativo.
5. Ai componenti della Cabina di regia non spettano compensi,
indennita’, gettoni di presenza o altre utilita’ comunque denominate,
ne’ rimborsi spese.

Art. 6

Disposizioni transitorie e finali

1. Il Ministero, per l’esercizio finanziario 2017, promuove
un’intesa per il riparto del Fondo nazionale per il Sistema
integrato, di cui all’art. 12, comma 3, del decreto legislativo.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro
il giorno successivo dalla data della presente delibera, trasmettono
al Ministero l’elenco dei comuni, in forma singola o associata,
ammessi al finanziamento.
3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro
il 31 gennaio 2018, trasmettono al Ministero le tipologie di
interventi di cui all’art. 3, comma 1, attuati o da attuare, sulla
base delle risorse erogate ai comuni, singoli o in forma associata.
La presente delibera sara’ trasmessa ai competenti organi di
controllo per la registrazione e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
Roma, 11 dicembre 2017

Il Presidente
del Consiglio dei ministri
Gentiloni Silveri

Registrato alla Corte dei conti il 5 gennaio 2018
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 37

Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2017, n. 134

Regolamento recante integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, concernente il riordino degli istituti tecnici, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (17G00147)

(GU Serie Generale n.215 del 14-09-2017)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 87 e 117 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni;
Visto il testo unico delle leggi in materia di istruzione di cui al
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni;
Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2007), ed in particolare l’articolo 1, comma 622, come
modificato dall’articolo 64, comma 4-bis, del decreto-legge n. 112
del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008,
che ha sancito l’obbligatorieta’ dell’istruzione per almeno dieci
anni;
Visto in particolare, l’articolo 1, comma 605, della citata legge
n. 296 del 2006, che prevede l’adozione da parte del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca di misure, anche di
carattere strutturale, che consentano il razionale utilizzo della
spesa e diano maggiore efficacia ed efficienza al sistema
dell’istruzione, ed in particolare le disposizioni di cui alla
lettera f) del citato articolo, che prevede dette misure debbano
essere adottate «anche attraverso la riduzione, a decorrere dall’anno
scolastico 2007/2008, dei carichi orari settimanali delle lezioni,
secondo criteri di maggiore flessibilita’, di piu’ elevata
professionalizzazione e di funzionale collegamento con il
territorio»;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di
raccordo tra la scuola e le universita’;
Visto il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, ed in particolare,
l’articolo 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, che prevedono il
riordino e il potenziamento degli istituti tecnici con uno o piu’
regolamenti da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto in particolare, l’articolo 13, comma 1-ter, del citato
decreto-legge n. 7 del 2007, secondo il quale, nel quadro del
riordino e del potenziamento degli istituti tecnici, con i richiamati
regolamenti sono previsti: la riduzione del numero degli attuali
indirizzi e il loro ammodernamento nell’ambito di ampi settori
tecnico-professionali, articolati in un’area di istruzione generale,
comune a tutti i percorsi, e in aree di indirizzo; la scansione
temporale dei percorsi e i relativi risultati di apprendimento; la
previsione di un monte ore annuale delle lezioni sostenibile per gli
allievi nei limiti del monte ore complessivo annuale da definire ai
sensi dell’articolo 1, comma 605, lettera f), della legge 27 dicembre
2006, n. 296; la riorganizzazione delle discipline di insegnamento al
fine di potenziare le attivita’ laboratoriali, di stage e di
tirocini; l’orientamento agli studi universitari e al sistema
dell’istruzione e formazione tecnica superiore;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in particolare
l’articolo 64, che prevede, al comma 3, la predisposizione da parte
del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di un
piano programmatico di interventi volti ad una maggiore
razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse disponibili e che
conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema
scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e nel quadro di una
piu’ ampia revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico del sistema scolastico, l’emanazione di regolamenti
governativi, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, per la ridefinizione dei curricoli vigenti nei
diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei
piani di studio e dei relativi quadri-orario, con particolare
riferimento agli istituti tecnici e professionali;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante la riforma del
sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino
delle disposizioni legislative vigenti;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante
definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della
legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante
definizione delle norme generali relative all’alternanza
scuola-lavoro, a norma dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n.
53;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive
modificazioni, recante norme generali e livelli essenziali delle
prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di
istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, relativo alle
norme per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione
universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
Visto il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22, relativo alla
definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle professioni
e al lavoro;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni
scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, recante norme per il riordino degli istituti tecnici, a norma
dell’articolo 64, comma 4, del citato decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112;
Visti in particolare l’articolo 1, commi 1 e 2, l’articolo 5, comma
1, lettere a) e b), e l’articolo 8, comma 2, lettera a), del citato
decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 di riordino
degli istituti tecnici che dettano criteri per l’organizzazione dei
percorsi e il passaggio al nuovo ordinamento, nonche’ per
l’articolazione delle cattedre e la ridefinizione dell’orario
complessivo annuale delle lezioni, da effettuare «in modo da ridurre
del 20% l’orario previsto dall’ordinamento previgente con riferimento
alle classi di concorso le cui discipline hanno complessivamente un
orario annuale pari o superiore a 99 ore, comprese le ore di
compresenza degli insegnanti tecnico-pratici»;
Visto il piano programmatico predisposto dal Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 64,
comma 3, del citato decreto-legge n. 112 del 2008;
Vista la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio,
sezione III-bis, n. 3527, depositata in data 8 aprile 2013, passata
in giudicato, che ha annullato l’articolo 5, comma 1, lettera b), del
citato decreto n. 88 del 2010 nella parte in cui «determina, senza
indicazione dei criteri, l’orario complessivo per gli istituti
tecnici»;
Vista la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio,
sezione III-bis, n. 6438, che ordina al Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca l’esecuzione della citata sentenza
n. 3527 del 2013;
Considerato che per l’esecuzione della sentenza si rende necessaria
una integrazione del regolamento di cui al richiamato decreto del
Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 che specifichi i criteri
per la ridefinizione dell’orario complessivo, ferma restando
l’applicazione di quelli indicati nelle disposizioni su richiamate;
Ritenuto di dover prioritariamente tutelare il diritto-dovere
all’istruzione secondo un carico orario settimanale sostenibile dagli
alunni, nonche’ coerente con le finalita’ didattico-educative dei
percorsi di istruzione, anche in attuazione di quanto previsto dal
richiamato articolo 13, comma 1-ter, del decreto-legge n. 7 del 2007;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 10 agosto 2016;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta
del 29 settembre 2016;
Acquisito il parere del Consiglio superiore della pubblica
istruzione reso nell’adunanza del 4 ottobre 2016;
Acquisito il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza
della sezione consultiva per gli atti normativi nella seduta del 1°
dicembre 2016;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 21 luglio 2017;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente regolamento:

Art. 1

Criteri per la definizione dell’orario
complessivo annuale degli istituti tecnici

1. All’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 15
marzo 2010, n. 88, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera b), sono aggiunte le seguenti parole: «e
risponde ai criteri indicati nel comma 1-bis»;
b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. L’orario annuale complessivo, come determinato dal comma 1,
lettera b), e’ definito secondo i seguenti criteri;
a) superamento delle sperimentazioni didattiche gia’ adottate in
assenza di un quadro di riferimento organico, tenendo conto dei
risultati con esse raggiunti, attraverso la stabilizzazione del
sistema ordinamentale e l’introduzione della possibilita’ di utilizzo
delle quote di autonomia e degli spazi di flessibilita’ di cui al
comma 3, salvaguardando la coerenza tra i percorsi e i titoli di
studio rilasciati mediante la riconduzione agli indirizzi, profili e
quadri orari standard di cui agli allegati B e C;
b) ripartizione delle ore di laboratorio in maniera da
assicurarne una prevalenza nel secondo biennio e nell’ultimo anno;
c) conformazione dei piani di studio in base ad una quota oraria
di 60 minuti, fatte salve le forme di flessibilita’ adottate ai sensi
dell’articolo 4, comma 2, lettera b), del decreto del Presidente
della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, avuto riguardo in particolare
all’utilizzazione, nell’ambito del curricolo obbligatorio, degli
spazi orari residui al fine di meglio garantire l’integrale
erogazione del curricolo stesso;
d) ponderazione dei quadri orari tenuto conto, in particolare,
della sostenibilita’ dell’impegno orario richiesto agli studenti e
dell’introduzione di metodologie didattiche innovative;
e) definizione di piani di studio il cui impianto curriculare
garantisca il raggiungimento dei risultati di apprendimento,
declinati in competenze, conoscenze e abilita’, attraverso la
complementarita’ tra le diverse discipline, valorizzando il legame
tra il contributo educativo offerto dalla cultura
scientifico-tecnologica e la cultura umanistica;
f) previsione di piani di studio con un numero di ore complessive
per ogni disciplina adeguato al conseguimento dei risultati di
apprendimento attesi in esito ai corrispondenti percorsi
quinquennali, ponderando la quota oraria delle singole discipline in
relazione alle caratteristiche e al profilo del diplomato di ciascun
percorso e tenendo conto, laddove possibile, della struttura oraria
del previgente ordinamento e dei contenuti innovativi del percorso,
nonche’ dei tempi di presenza in aula degli studenti e della
necessita’ di agevolare la concentrazione e partecipazione dei
medesimi;
g) adeguata ripartizione tra le discipline dell’area di
istruzione generale e dell’area di indirizzo, diversificata in
relazione al primo biennio, secondo biennio e quinto anno. In
particolare, la suddetta ripartizione deve considerare la funzione di
ciascun segmento del percorso di istruzione che, per il primo
biennio, si pone in relazione con l’assolvimento dell’obbligo di
istruzione finalizzato all’acquisizione dei saperi e delle competenze
chiave di cittadinanza e, per il secondo biennio e quinto anno, con
l’introduzione progressiva e piu’ incisiva delle discipline dell’area
di indirizzo in relazione all’acquisizione degli apprendimenti piu’
propriamente necessari ad assumere una adeguata competenza
professionale di settore. Il rapporto tra ore/discipline da destinare
all’area di istruzione generale e all’area di indirizzo e’ modulato,
di conseguenza, secondo una proporzione superiore nel primo biennio a
favore dell’area di istruzione generale e, nel secondo biennio e
quinto anno, a favore dell’area di indirizzo;
h) dimensionamento dell’orario complessivo annuale e dell’orario
settimanale delle lezioni ad un livello tale da garantire un
equilibrato assortimento delle discipline di studio in relazione agli
obiettivi di apprendimento, al fine di assicurare, a regime,
l’ottimale determinazione delle cattedre, salvaguardando la
stabilita’ dei docenti presenti nell’istituzione scolastica e la loro
titolarita’ in organico e tutelando la continuita’ didattica
nell’ambito dell’intero ciclo di studi ovvero, distintamente,
nell’ambito del primo biennio e degli ultimi tre anni.».
2. All’articolo 7, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica, n. 88 del 2010, dopo la parola: «produttivo», sono
aggiunte le seguenti: «tenendo conto anche dei criteri di cui al
comma 1-bis dell’articolo 5».

Art. 2

Disposizioni finali

1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 31 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 7 settembre 2017
Ufficio controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min salute e Min
lavoro, n. 1968