S. Jackson, La strega

Shirley Jackson, un problema senza fine

di Antonio Stanca

   Era successo altre volte e si è ripetuto adesso: dei tanti racconti della famosa scrittrice americana Shirley Jackson la casa editrice Adelphi ogni tanto ne ristampa alcuni riunendoli in un breve volume. Il più recente è di quest’anno, s’intitola La strega, comprende quattro racconti che sono comparsi molto tempo fa e che sono stati tradotti da Silvia Pareschi.

    La Jackson è nata a San Francisco, California, nel 1916 e a soli quarantanove anni, nel 1965, è morta a Bennington, Vermont. A portarla ad una morte così precoce sono stati l’alcol e i tranquillanti. Erano i modi con i quali cercava di arginare, contenere le crisi depressive che continuamente la assalivano. Risalivano al difficile rapporto che fin da bambina aveva avuto con una madre che la disprezzava, la rifiutava, e all’altro non meno difficile rapporto col marito. Molti impedimenti, molti ostacoli c’erano stati per lei e nonostante tutto aveva raggiunto certi risultati: si era laureata, aveva avuto quattro figli ed era diventata una scrittrice nota non solo in America. Nella narrativa aveva esordito nel 1941 con la novella My life with R. H. Macy. Avrebbe continuato a scrivere soprattutto romanzi e racconti, molti ne avrebbe scritto, molti riconoscimenti, molte traduzioni avrebbe ottenuto. Alcune sue opere sarebbero state adattate per il teatro. Tanto successo ha avuto nonostante i suoi temi si ripetano, ricorrano sempre. Li aveva derivati dalla sua esperienza famigliare e coniugale, dalle pene che entrambe le avevano procurato, dalle tristi condizioni alle quali l’avevano portata. Dalla sua vita era passata, nelle opere, a quella di altre donne, di molte altre, di tutte quelle che nell’America di allora, anni ’50, vedeva vittime di un ambiente improntato al maschilismo, volto a fare della donna una subordinata, una dipendente, a limitarla, ridurla nelle intenzioni, nei propositi in casa e fuori. La famiglia, le sue colpe, la donna, le sue pene: saranno questi i motivi dell’intera produzione della Jackson. Non si stancherà mai di rappresentare quelle situazioni di sofferenza, di esclusione, di negazione riservate alle donne del suo tempo. Erano state anche le sue, l’avevano fatta soffrire, l’avevano portata alla morte ma non senza aver dato voce ad una protesta, una contestazione, un’accusa, non senza aver fatto letteratura, arte di quella che era vita sua e delle altre. Se ancora adesso si ristampano le sue cose significa che importante è stato il loro contributo, che della storia sono entrate a far parte, che di tutti sono diventate.  

   Dei quattro racconti de La strega i primi tre riguardano i rapporti tra genitori e figli, figli piccoli, adolescenti. Mostrano quanto di errato può succedere tra i grandi e come si possa riflettere nel comportamento dei piccoli, come possa farlo diventare irregolare e a volte dissoluto. Il quarto racconto dice di una giovane signora, Clara, che da una città vicina si reca a New York per curarsi un dente o estrarlo. Viaggia in autobus, parte una mattina molto prima dell’alba, lascia a casa il marito e il bambino, cambia spesso autobus, il buio tutt’intorno è interrotto solo dalle luci delle stazioni di servizio e dei locali annessi, rimane indifferente a quanto avviene, sembra presa solo dal suo mal di denti, senza cura si è vestita, sempre sola sta e negli ultimi posti degli autobus, tende ad addormentarsi, il viaggio è lungo e solitario. Arrivata a New York dovrà passare attraverso molti uffici prima di raggiungere lo studio del dentista. Estratto il dente tornerà per strada e qui ricomparirà quel distinto, garbato signor Jim che aveva conosciuto nelle ultime stazioni di servizio. Con lui aveva scambiato poco, solo qualche parola ma ora gli si unisce e insieme fuggono dalla metropoli, dalla loro vita precedente, vanno lontano da tutto. Molto, quindi, soffriva in casa Clara se così strano era stato il suo comportamento per l’intero viaggio, il suo rapporto col dentista, se è bastato il semplice garbo di quel Jim a farle cambiare tutto nella vita. E tanto soffrivano pure i tre bambini dei precedenti racconti se a volte insolenti erano stati. Altri esempi sono i loro casi e quello di Clara dei temi propri della Jackson, la famiglia, la donna. Ancora una volta di essi ha trattato, in essi si è trasferita, di sé, bambina e moglie, di atmosfere cupe, inquietanti è stata la scrittrice. Si ripete ma non stanca la Jackson perché sempre nuove sono le situazioni che crea per svolgere i suoi problemi. È un modo per dimostrare quanto estesi, quanto diffusi essi siano.