In gruppo per menare le mani, per prendere a calci in faccia uno sconosciuto, un innocente colpevole soltanto di essere un portatore di handicap.
In tanti a circondarlo, spintonarlo fino a farlo cadere, preso a calci in bocca, un plotone di esecuzione avvezzo a fare del male a un innocente che niente ha fatto e niente ha detto, tranne che vivere come ognuno ha il diritto di provare a sognare.
Tanti a picchiare e tanti altri a filmare lo scempio in atto, ciascuno a dare lustro ai propri scaracchi esistenziali. Bulli da fare schifo, senza se e senza ma, perché chi causa tanta sofferenza senza provare un accenno di vergogna, è soltanto un bicchiere vuoto capovolto.
Quando accade un fatto del genere con protagonisti adolescenti senza arte né parte, senza conoscenza alcuna del valore della dignità, la preoccupazione non è soltanto per la vittima, ma per ciò che resta all’intorno di una società abituata a ingrossare le fila di un certa indifferenza sociale, mentre la ferita sottotraccia, i bordi lacerati a rimarginarsi avranno bisogno di tanta prossimità umana, perche’ il dolore si attenua, ma l’impronta sbiadita rimane per ciò che è stato.
Bulli da fare schifo è il minimo per indicare un’azione così priva di pietà e di compassione, quale opposto e contrario del coraggio di vivere nel rispetto di se stessi e degli altri.
Più guardo e riguardo le sequenze di quel video più mi convinco che le etichette servono soltanto a confondere, ma in questa violenza così priva di scopo e utilità c’è per intero un vero e proprio arsenale di problemi sociali, che metteno a nudo la nostra incapacità a distinguere l’età di questi adolescenti, in una apnea asfissiante che li rende prigionieri di pregiudizi, deliri di onnipotenza, narcisi al primo imbocco di rabbia e solitudini.
Eppure il lockdown ha oramai una fisionomia cretacea, non ha più senso accollargli ancora le irresponsabilità di questo presente vandalico, forse l’inaccettabilità di quel plotone di imbecilli avrebbe la necessità non più rinviabile di una collettività adulta a mettesi a mezzo, di traverso, anche solamente per evitare di risultare il vero imputato che legittima questi bulli da fare schifo.
LA MEMORIA PROFESSIONALE DEGLI INSEGNANTI: UN PATRIMONIO DA TRASMETTERE
di Giuseppe Tizza
L’esperienza didattica come incontro fra tradizione, riflessione e innovazione.
La storia dell’educazione viene spesso ricostruita attraverso le riforme, le leggi e i programmi scolastici. Esiste, tuttavia, una storia meno documentata: quella delle conoscenze professionali che gli insegnanti accumulano attraverso la pratica e trasmettono alle generazioni successive.
Durante i miei quarant’anni di insegnamento della lingua e cultura italiana a Düsseldorf ho potuto constatare quanto il lavoro quotidiano richieda capacità che non si esauriscono nella conoscenza della materia o nell’applicazione di un metodo.
Ricordo, per esempio, la prima lezione di italiano all’Istituto Magistrale di Vittoria. Il professore trascorse quasi un’ora senza rivolgerci la parola, occupandosi dei propri documenti. Nell’ora successiva ci presentò il programma. Ma avevamo già compreso, durante il silenzio iniziale, quale rapporto intendesse stabilire con la classe.
Quell’episodio mi ha fatto riflettere sul valore educativo dei comportamenti professionali. Un insegnante comunica attraverso le parole, ma anche attraverso le proprie scelte, la gestione del tempo, il modo di affrontare le difficoltà e la relazione con gli studenti.
Queste competenze si formano attraverso un processo lungo. Lo studio offre le conoscenze necessarie, mentre la pratica permette di verificarle e adattarle. L’esperienza dei colleghi più anziani può contribuire alla formazione dei nuovi docenti, trasmettendo strategie e criteri di giudizio che spesso non sono esplicitati nei programmi.
Il concetto di habitus, sviluppato da Pierre Bourdieu, può offrire una chiave interpretativa per comprendere come le disposizioni e le pratiche si formino attraverso l’esperienza sociale. Anche gli studi sulla conoscenza tacita aiutano a riflettere su competenze che sappiamo utilizzare senza riuscire sempre a tradurle in istruzioni complete.
Questo patrimonio, però, non deve essere considerato immutabile. Una pratica tramandata merita di essere confrontata con la ricerca educativa e verificata alla luce delle esigenze contemporanee. La tradizione professionale acquista valore quando permette di imparare dal passato senza rinunciare all’innovazione.
Le riforme possono stabilire nuovi obiettivi, ma la loro realizzazione dipende anche dalla capacità dei docenti di integrarli nel lavoro quotidiano. Per questo sarebbe utile promuovere archivi di testimonianze, incontri fra generazioni di insegnanti e forme strutturate di accompagnamento professionale.
La memoria degli insegnanti non sostituisce la ricerca scientifica né le politiche scolastiche. Le completa, offrendo una prospettiva concreta su ciò che accade nelle classi.
Raccogliere e trasmettere il sapere professionale significa riconoscere che la scuola non è soltanto un’istituzione che cambia attraverso le riforme, ma anche una comunità che apprende dalla propria esperienza.
Gli ErasmusDays compiono 10 anni: le competenze al centro dell’edizione 2026
Dal oggi e fino al 17 ottobre, oltre 650 eventi in scuole, università, enti di formazione e gioventù in Italia; 11.500 iniziative in 60 paesi del mondo
Firenze, 12 ottobre 2026 – Da oggi al 17 ottobre tornano gli Erasmusdays, 6 giorni per far splendere l’Europa, la campagna europea dedicata alla valorizzazione del Programma Erasmus+, che quest’anno celebra la sua decima edizione. Il tema scelto per il 2026 mette al centro le competenze, elemento fondamentale per affrontare le trasformazioni della società e del mondo del lavoro e per rafforzare la dimensione europea dell’educazione, della formazione e della partecipazione. Sviluppare nuove competenze grazie ad esperienze in Erasmus+ significa acquisire strumenti per orientarsi nel futuro, rafforzare la capacità di collaborare, comunicare, pensare in modo critico e partecipare attivamente alla vita democratica.
Anche nella decima edizione sono moltissimi i soggetti coinvolti, come scuole, università, centri di istruzione per gli adulti, istituti per la formazione, centri di ricerca ma anche società private, associazioni sportive, centri per l’impiego, Ong, associazioni giovanili, enti, centri di volontariato, youth worker, mostrando come la dimensione internazionale possa diventare parte integrante dei percorsi di apprendimento e di sviluppo delle competenze.
Nel complesso sono oltre 11.500 gli eventi in programma in oltre 60 paesi nel mondo.
L’iniziativa è promossa da tutte le Agenzie nazionali Erasmus+ INDIRE, Inapp e Ang con il patrocinio della Commissione europea. L’Italia si prepara a celebrare gli ErasmusDays con oltre 650 eventi in tutte le regioni tra conferenze, trasmissioni radiofoniche, eventi culturali e sportivi, laboratori, concerti, giochi e incontri tra istituti partner di progetti, escape room, giornate porte aperte, racconti di esperienze e mostre fotografiche. Come nelle passate edizioni, il mondo della scuola ha organizzato la maggior parte delle iniziative.
EUROPE DIRECT Modena propone un programma che coinvolge scuole e docenti di Modena, Reggio Emilia e Parma, in collaborazione con la rete degli Ambasciatori Erasmus+ Scuola. 12 e 14 ottobre – IC Sassuolo 2° Nord: incontri sulla cittadinanza europea e testimonianze di mobilità degli studenti. 13 ottobre – Liceo Matilde di Canossa, Reggio Emilia: scambio internazionale tra studenti italiani e spagnoli attraverso eTwinning. 15 ottobre – IIS “A. Venturi”, Modena: “Connecting cultures, creating future”, con workshop sulle esperienze europee di studenti e docenti. L’istituto è accreditato Erasmus+ per Scuola e VET. 16 ottobre – Liceo Muratori San Carlo, Modena: “L’Europa comincia a scuola”, giornata regionale di formazione e confronto per oltre 120 docenti e dirigenti scolastici, in collaborazione con la rete degli Ambasciatori Erasmus+ dell’USR Emilia-Romagna e il Servizio Marconi TSI. 17 ottobre – Liceo Ulivi, Parma: “L’Europa comincia da noi – ULIVI for Europe”, iniziativa dedicata alla cittadinanza europea.
Istituto Tecnico Tecnologico “G. Giorgi” di Brindisi presenta “Una scuola, tante lingue”, una mostra che celebra la diversità linguistica e culturale della comunità scolastica. Attraverso immagini, parole, storie personali e i lavori creativi degli studenti, l’esposizione esplora i diversi linguaggi parlati all’interno della scuola, trasformando la diversità in un’opportunità di incontro, apprendimento e crescita personale. Un viaggio tra lingue e culture che dimostra come, al di là delle differenze, la scuola possa essere uno spazio condiviso di dialogo e inclusione.
Istituto Italo Calvino di Rozzano e Noverasco, Milano lancia la serie podcast “Unforgettable Erasmus journeys. A podcast full of travel stories” con un episodio per ogni giorno degli Erasmusdays. Gli studenti stessi che hanno partecipato raccontano e condividono le loro storie indimenticabili e gli episodi verranno poi diffusi online e condivisi con l’intera comunità scolastica su www.istitutocalvino.edu.it
A Roma va in scena l’Erasmus Beautiful Day, organizzato dal CIAPE (Centro Italiano per l’Apprendimento Permanente) nell’ambito del Festival della Pedagogia del Bello. Nella giornata di sabato 17 ottobre (dalle 09:30 alle 16:00, presso l’I.C. Parco della Vittoria), esperti, docenti e istituzioni si confronteranno sul ruolo della bellezza come forza educativa e civica integrata alle opportunità del programma Erasmus+. Il programma include una sessione plenaria con contributi di rilievo europeo, la premiazione degli “Ambasciatori della Pedagogia del Bello” e tavoli di co-progettazione dedicati a scuole, giovani e apprendimento degli adulti per costruire reti e alleanze territoriali ad alto impatto sociale.
Dal 14 al 16 ottobre l’Università di Trento organizza una visita alla mostra “Pioneers: The Women Who Shaped Europe”, che racconta e celebra il ruolo delle donne nella nascita e nel rafforzamento dell’Europa, attraverso l’adattamento di illustrazioni e testi. L’ateneo trentino inoltre accoglierà nellaBiblioteca Universitaria Centrale (BUC) gli studenti internazionali per aiutarli a familiarizzare con l’ambiente universitario, scoprire i suoi servizi e le iniziative culturali, e incontrare altri studenti in un contesto informale e coinvolgente. Inoltre, l’Ufficio Relazioni Internazionali organizzerà un’escape room nel centro città, un’opportunità per mettere in pratica e sviluppare competenze chiave come il problem-solving, il pensiero critico, la comunicazione efficace e la collaborazione interdisciplinare attraverso un’esperienza pratica.
Il Politecnico di Torino propone la quarta edizione di “GO PLACES with PoliTO”, un ricco programma di iniziative sulla mobilità internazionale per studenti, docenti e personale. Oltre ai pannelli informativi nell’Ateneo e a un menù tematico nelle mense EDISU, il calendario prevede sessioni informative mirate: mercoledì 14 ottobre la consulenza sui Blended Intensive Programmes (BIP) per docenti/ricercatori e l’incontro per gli studenti in Aula Magna; giovedì 15 ottobre la presentazione delle opportunità per il personale. A chiudere la settimana, venerdì 16 ottobre (09:30-12:30), la conferenza di ESN Torino al Complesso Aldo Moro celebrerà il riconoscimento di “Torino Erasmus Destination of the Year 2026”.
L’Istituto Universitario europeo di Fiesole (FI) propone venerdì 16 alle 16:30 la trasmissione radiofonica “Erasmusdays, the Union of Skills”, una conversazione sulla mobilità europea e l’educazione civica a partire dal tema delle competenze. Previsti gli interventi di Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia Erasmus+ INDIRE, Thanasis Mourikis, referente Erasmus all’Istituto universitario europeo, beneficiari di borse Erasmus e ricercatori EUI coinvolti in percorsi di formazione di educazione civica. La trasmissione verrà trasmessa su www.radiocavolo.org
Tutti gli eventi in programma dal 12 al 17 ottobre sono raccolti e presentati nel sito ufficiale europeo degli #Erasmusdays 2026:https://www.erasmusdays.eu/