A. Errico, Soltanto la pioggia di quella mattina

Antonio Errico, Soltanto la pioggia di quella mattina

Ottobre 2026, Pagine 144, ISBN 978-88-3617-510-9

Una filologa, l’abate di un monastero, un monaco bibliotecario.

La ricerca di un manoscritto. La ricerca di un padre inventato.

Una passione d’amore finita e forse un’altra non confessata.

Il senso della bellezza come verità, realtà e visione, sentimento del tempo, esperienza di conoscenza “che comprende ogni concretezza e ogni astrazione, che può trasformarsi ma non si consuma, che sfugge a qualsiasi controllo della ragione, non subisce l’insidia del tempo, la fragilità della memoria, l’ingiuria dell’impossibilità”.

Il senso delle storie. Il senso delle parole. La bellezza che contrasta perfino il destino.

Un giallo mentale che matura e si snoda in un luogo del profondo Sud, con svolte improvvise della trama e una fitta tessitura di riferimenti, richiami letterari, suggestioni di filologia, archeologia, riflessioni sulla relazione tra la ricerca e l’esistenza.

Un alternarsi di monologhi e dialoghi dal ritmo a volte pacato, a volte incalzante.


Antonio Errico è nato nel 1959 nel Salento leccese, dove vive ed è stato dirigente scolastico per oltre trent’anni.

Narratore e saggista, collabora con giornali e riviste. Ha pubblicato vari libri.

Nel catalogo Manni Favolerie (1996), Fabbricanti di sapere. Metodi e miti dell’arte di insegnare (1999), L’ultima caccia di Federico Re (2004), Viaggio a Finibusterrae (2007), Stralune (2008), L’esiliato dei Pazzi (2012), La pittora dei demoni (2014), Peccata (2019).

Intelligenza artificiale e studenti più critici

Con l’intelligenza artificiale studenti più critici solo se la scuola insegna a verificare

Quasi tutti i ragazzi delle medie e delle superiori usano già un assistente conversazionale, e lo fanno anche per studiare. Nel rapporto tra intelligenza artificiale studenti e scuola il punto ormai non è più se usarla, ma come trasformare un’abitudine spontanea in un uso critico, cioè capace di controllare quello che la macchina risponde.

Cosa fanno con l’intelligenza artificiale studenti di medie e superiori

L’indagine nazionale «Io e l’Intelligenza Artificiale», condotta da INDIRE, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, insieme al Festival dell’Innovazione Scolastica, ha coinvolto 5.342 studenti delle secondarie di primo e secondo grado tra marzo e giugno 2026. I risultati, presentati al Senato il 14 settembre, descrivono un uso ormai ordinario: il 94% dei ragazzi utilizza strumenti di IA, il 62% lo fa almeno ogni settimana, l’84% anche per attività di studio. Il 77% si affida alle versioni gratuite, quindi a servizi su cui la scuola non ha alcun controllo e di cui spesso non conosce le condizioni d’uso.

C’è poi un dato che smentisce l’immagine dello studente ingenuo. Circa il 44% teme che l’IA lo porti a pensare meno con la propria testa. Il 26% mette la perdita del senso critico tra i rischi principali e il 54% chiede che l’intelligenza artificiale resti sotto il controllo umano.

I ragazzi, insomma, i rischi li vedono.

Il paradosso della fiducia: chi si fida troppo verifica meno

Il risultato più utile per chi insegna riguarda il rapporto tra fiducia e controllo. Secondo i dati ripresi da CorriereUniv, il 76% degli studenti dichiara di fidarsi delle risposte dell’IA e il 62% dice di verificarle con altre fonti. Tra chi esprime la fiducia massima, però, il 55% non controlla le informazioni. L’indagine descrive un andamento a curva: verificano meno sia chi si fida ciecamente sia chi dichiara di non fidarsi affatto, mentre i controlli più frequenti vengono da chi mantiene una fiducia moderata.

Samuele Calzone, primo ricercatore INDIRE, ha aggiunto un’osservazione che ogni docente riconoscerà: circa un quarto degli studenti conosce bene limiti, errori e «allucinazioni» dei sistemi, eppure questa consapevolezza non si traduce automaticamente in più verifiche. «Sapere che cosa bisognerebbe fare non significa necessariamente farlo», ha detto.

Per la didattica la conseguenza è precisa. Spiegare i rischi in una lezione frontale serve a poco se poi nessuno chiede di applicare un metodo. La verifica delle risposte va trattata come una competenza da esercitare, con tempi, consegne e valutazione, come si fa con la comprensione di un testo o con la lettura di un grafico.

Quando il chatbot diventa un confidente

Il 53% degli studenti ha usato l’IA almeno una volta per sfogarsi o affrontare un problema personale, e secondo CorriereUniv le ragazze lo fanno quasi il doppio dei ragazzi. È un dato che la scuola non può archiviare come curiosità, perché racconta un uso che sfugge del tutto alle regole pensate per i compiti a casa.

Il compito educativo, qui, è parlarne apertamente e senza allarmismi. Un assistente conversazionale produce testo plausibile, è progettato per mantenere viva la conversazione e non conosce la persona che ha davanti. Aiutare i ragazzi a capire come funziona, che cosa fa dei dati che riceve e dove si ferma la sua utilità è un lavoro di alfabetizzazione, alla portata di qualunque consiglio di classe. Il passo successivo spetta agli adulti: rendere visibili e raggiungibili le figure di riferimento che la scuola già ha, dal docente coordinatore allo sportello d’ascolto dove esiste. Luigi Ballerini, presidente del Comitato scientifico del Festival, ha ricordato che la scuola possiede due cose che nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire: «tempo condiviso e relazioni affidabili».

Insegnare a verificare, in classe

Le attività possibili sono semplici e non richiedono laboratori dedicati. In storia o in scienze si può partire da una risposta generata dall’IA su un argomento del programma. La classe la confronta con il manuale e con una fonte istituzionale, segnando ciò che coincide, ciò che manca e ciò che è sbagliato. In italiano si può chiedere agli studenti di consegnare, insieme all’elaborato, la traccia delle domande poste all’assistente e una breve nota su cosa hanno accettato, corretto o scartato. In matematica funziona bene l’errore cercato: si sottopone un problema, si analizza la soluzione proposta e si individua il passaggio in cui il ragionamento cede. Lavorando sul dubbio in modo sistematico si allena proprio quella fiducia moderata che, secondo l’indagine, porta a verificare di più.

Conta anche la valutazione. Se il voto premia solo il prodotto finale, l’incentivo a delegare tutto resta forte; se una parte del giudizio riguarda il processo, le fonti consultate e le correzioni fatte, la verifica diventa parte del lavoro e smette di sembrare un controllo in più.

Regole condivise e formazione dei docenti

Un patto d’uso messo per iscritto insieme alla classe, che dica quando l’IA è ammessa, come va dichiarata e quali dati personali non si inseriscono mai, toglie ambiguità a studenti e famiglie. Ha più forza se nasce da una discussione con i ragazzi e se il collegio dei docenti lo traduce in criteri comuni, così che non cambi da una materia all’altra.

Nulla di questo regge senza docenti preparati. Il tema tocca da vicino anche il quadro europeo: l’art. 4 dell’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689 nella versione modificata dal Regolamento (UE) 2026/1744, chiede a chi utilizza sistemi di IA di adottare misure per sviluppare l’alfabetizzazione del proprio personale. Per una scuola significa formazione distribuita, non affidata al solo animatore digitale.

Un terreno comune per scuola e professionisti dell’IA

Educazione&Scuola segue da anni la formazione e l’innovazione didattica rivolte a docenti e dirigenti, ed è su questo terreno che le competenze dei professionisti del settore possono servire alla scuola. L’Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale (AIPIA), ente no profit che riunisce sviluppatori, ricercatori, data scientist e consulenti, ha pubblicato una guida pratica AIPIA all’IA per la scuola e i docenti, scaricabile gratuitamente. Affronta proprio i nodi emersi dall’indagine: che cosa affidare all’IA e che cosa no, come ripensare verifiche e valutazione, come gestire i dati dei minori, come costruire un patto d’uso in classe e avviare il lavoro a livello d’istituto. Per le scuole AIPIA promuove anche AI NEXT, un programma gratuito dedicato.

Un dirigente può usare materiali di questo tipo come base per un collegio docenti o per un percorso interno, adattandoli al proprio contesto. Il valore sta nel lessico comune che offrono: allucinazione, bias, dato personale, verifica delle fonti devono significare la stessa cosa per il docente di lettere e per quello di informatica.

I numeri dell’indagine INDIRE dicono che gli studenti sono già oltre la fase della scoperta. La domanda utile, per ogni istituto, è quante ore dell’anno scolastico siano dedicate esplicitamente a controllare una risposta generata da una macchina. Se la risposta è nessuna, il primo esercizio da proporre in classe è già scritto.

Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA

Sciopero 16 ottobre 2026

Ministero dell’Istruzione e del Merito
Ufficio di Gabinetto

AVVISO DI SCIOPERO

Si comunica che il SISA – Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente – ha proclamato uno sciopero nazionale per il Comparto e l’Area Istruzione e Ricerca per l’intera giornata del 16 ottobre 2026.
Per la medesima intera giornata del 16 ottobre 2026, l’USB P.I. Scuola ha proclamato uno sciopero di tutto il personale del comparto scuola docente, ATA, educativo e dirigente a tempo determinato e indeterminato delle scuole della provincia di Livorno.

Legge 9 ottobre 2026, n. 180

Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. (26G00201)

(GU Serie Generale n.235 del 09-10-2026)

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 235

n° 235 del 09-10-2026

n° 235 del 09-10-2026 (S.O. n° 41)