La dimensione psicopatologica nell’adolescenza: dinamiche evolutive, rischio suicidario e presa in carico psicoterapica
di Gino Lelli, Andrea Sorcinelli[1]
L’adolescenza costituisce uno snodo evolutivo critico contraddistinto dalla perdita dell’immagine idealizzata dei genitori e del Sé infantile. Tale transizione richiede un’articolata elaborazione intrapsichica volta al superamento di angosce di natura persecutoria e depressiva.
I principali compiti evolutivi e le funzioni integrative dell’adolescente comprendono:
- Separazione-individuazione: progressivo distacco affettivo dai caregiver e rinuncia all’onnipotenza infantile.
- Integrazione corporea e sessuale: accettazione dei limiti legati all’identità di genere, ridefinizione dell’immagine corporea ed esordio dell’organizzazione sessuale adulta.
- Sviluppo della mentalizzazione: acquisizione del pensiero autoriflessivo e della capacità della mente di fungere da contenitore e modulatore degli stati d’ansia affettivo-somatici.
- Tolleranza della frustrazione: regolazione dell’autostima di fronte al crollo del narcisismo primario.
Il precario equilibrio narcisistico rende il profilo affettivo dell’adolescente incline ad oscillazioni dell’umore, vissuti di colpa, vergogna, egocentrismo compensatorio e ricorso all’azione (acting-out) come modalità esecutiva per scaricare la tensione psichica.
Il Fenomeno Suicidario in Adolescenza
Il comportamento suicidario costituisce una delle principali cause di mortalità della fascia giovanile (15-19 anni). A livello epidemiologico e clinico, si riscontrano marcate differenze di genere: nei maschi prevalgono condotte letali attuate con metodi violenti, mentre nelle femmine sono più frequenti i tentativi di suicidio non letali (es. intossicazioni farmacologiche, autolesionismo da taglio).
Il gesto suicidario o tentativo di suicidio non è quasi mai un evento isolato, ma l’espressione di manifestazioni psicopatologiche sottostanti, quali:
- Depressione mascherata: espressa tramite inibizione psicomotoria, somatizzazioni, disforia, labilità emotiva e calo del rendimento scolastico.
- Ferita e rabbia narcisistica: scarto intollerabile tra l’ideale del Sé e le reali possibilità o delusioni interpersonali.
- Tratti di personalità vulnerabili: immaturità affettiva affiancata da uno sviluppo intellettivo intatto o superiore, marcata dipendenza da una figura genitoriale e tendenza all’acting-out.
A partire dai mutamenti socioculturali della fine del XX secolo, la deregolamentazione dei contesti di supporto tradizionale e il dissolvimento della barriera protettiva familiare hanno esposto gli adolescenti a maggiori incertezze identitarie. La carenza di un ambiente primario contenitivo, unita alle pressioni sociali di una cultura tecnologica e prestazionale, favorisce vissuti di alienazione, ritiro sociale o reazioni aggressive autodirette.
Illustrazione del Caso Clinico: Arianna[2]
Anamnesi e presentazione clinica
Arianna, 23 anni, infermiera, trasferitasi dal Sud Italia a 16 anni con i fratelli. Presenta un’anamnesi caratterizzata da due tentativi di suicidio, il primo dei quali avvenuto a 16 anni tramite ingestione di farmaci in un contesto isolato (cimitero).
All’inizio del trattamento psicoterapico, la paziente mostrava un quadro sintomatologico complesso:
- Inibizione e alterazioni della condotta: posture corporee contratte, evitamento del contatto visivo (coperto da lunghi capelli), eloquio monosillabico e bassissima intensità vocale.
- Sintomi catatonici e psicomotori: stereotipie e manifestazioni di agitazione psicomotoria con condotte autolesive (morsi alle mani, percosse al volto) in risposta a tentativi di contatto non verbale da parte di operatori maschi.
- Dimensione ideativa ed esperienziale: presenza di spunti deliranti di persecuzione/derisione in ambito scolastico e lavorativo, oltre ad un’importante ambivalenza affettiva (passaggi repentini tra espressioni di odio e di affetto/attaccamento verso il terapeuta).
Dinamiche familiari e conflitto intrapsichico
L’approfondimento psicodinamico ha evidenziato la presenza di traumi complessi legati al nucleo familiare d’origine:
- Esposizione alla violenza e alla sessualità: coabitazione in spazi ristretti, con diretta osservazione dei rapporti sessuali non consenzienti imposti dal padre alla madre.
- Incrocio identificatorio disfunzionale: la madre, affetta da sintomatologia psicosomatica e collocata nel ruolo di vittima, ha trasmesso ad Arianna un codice morale rigido in cui la sessualità è vissuta come elemento violento, coercitivo e degradante.
- Interiorizzazione del conflitto: Arianna ha interiorizzato sia il codice punitivo materno sia la pulsione sessuale paterna. Tale scissione intrapsichica si manifestava nell’impossibilità di integrare affettività e sessualità, generando angosce persecutorie e senso di colpa paralizzante di fronte alle prime esperienze relazionali.
Percorso psicoterapico ed evoluzione
La presa in carico è stata gestita da un’équipe psicoterapeutica. Il trattamento si è focalizzato su:
- Costruzione dell’alleanza terapeutica: gestione dei vissuti transfert di natura persecutoria e contenimento delle angosce di scissione.
- Lavoro di de-colpevolizzazione e rielaborazione del trauma: progressiva chiarificazione dell’influenza delle dinamiche familiari svalutanti sulla costruzione identitaria della paziente.
- Integrazione intrapsichica: il graduale ridimensionamento del codice materno punitivo ha consentito all’Io della paziente di prendere coscienza delle proprie istanze pulsionali. L’obiettivo clinico a lungo termine è consistito nella riconciliazione delle componenti genitoriali interiorizzate (materna e paterna), premessa indispensabile per lo sviluppo di una sessualità adulta svincolata dal trauma.
Conclusioni
La presa in carico della psicopatologia e del rischio suicidario in adolescenza richiede una lettura integrata che consideri i compiti evolutivi della maturazione psicofisica, l’impatto dei sistemi familiari e le pressioni socioculturali. Come evidenziato dal caso clinico, contesti familiari caratterizzati da elevata conflittualità e trauma transgenerazionale possono ostacolare i processi di separazione-individuazione, conducendo a gravi scissioni dell’Io e a condotte autolesive. L’intervento psicoterapico strutturato rappresenta il dispositivo fondamentale per consentire la rielaborazione dei conflitti intrapsichici e favorire il raggiungimento di una personalità integrata.
Bibliografia
- Bueno T., “Il cervello dell’adolescente: Com’è e come cambia la mente dei nostri ragazzi”, Giunti, Firenze, 2022
- Lancini M., Cirillo L., Scodeggio T., Zanella T., “L’Adolescente. Psicopatologia e psicoterapia evolutiva”, Raffaello Cortina, Milano, 2020
- Mertelli Venturi A., “Trattamento dei disturbi emotivi comuni in adolescenza. Guida pratica per la conduzione di gruppi: protocollo adolescenti-genitori”, Franco Angeli, Milano, 2023
- Pompili M., “Il rischio di suicidio. Valutazione e gestione”, Raffaello Cortina, Milano, 2022
- Sani G., “Adolescenti e disturbi dell’umore. Come possiamo aiutarli”, Il Mulino, Bologna, 2021
- Siegel D.J., “La mente adolescente”, Raffaello Cortina, Milano, 2014
[1] Gino Lelli, Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Andrea Sorcinelli, Sociologo.
[2] I dati anagrafici, i nomi e alcuni dettagli identificativi della paziente e del nucleo familiare sono stati opportunamente modificati e de-identificati per garantire il rispetto del segreto professionale e la tutela della privacy, in conformità con le normative vigenti e il Codice Deontologico degli Psicologi.


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