Marche, la regione sblocca le risorse per i disabili gravissimi

da Redattore Sociale del 30-09-2017

Marche, la regione sblocca le risorse per i disabili gravissimi

ANCONA. Sbloccate le risorse da destinare agli Ambiti sociali per interventi a favore delle persone con disabilita’ gravissima. Questa mattina la giunta regionale ha individuato la soluzione tecnica per consentire agli uffici regionali competenti il trasferimento delle risorse che risultavano bloccate unicamente a causa dei vincoli determinati dall’applicazione della normativa nazionale relativa agli obblighi di pareggio di bilancio. Nel corso della prossima settimana quindi verra’ liquidata agli Ambiti territoriali sociali una prima quota e il saldo nelle settimane immediatamente successive.

“Si chiude in questo modo- dice il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli- una situazione che non ci ha permesso di offrire il contributo alle famiglie in maniera celere come queste situazioni necessitano. Ora questo importante contributo finalizzato a sostenere le famiglie nel difficile lavoro di cura domiciliare a persone in situazione di totale non autosufficienza e’ operativo”. Ceriscioli ricorda l’impegno della Regione nel sostegno alla disabilita’. “Dall’assistenza domiciliare a cittadini disabili quali il progetto ‘Dopo di noi, al sostegno alla ‘Vita indipendente’- spiega-, fino ai servizi di Sollievo, agli interventi di educazione scolastica e domiciliare, ai tirocini di inclusione sociale, agli interventi a sostegno di alunni in condizioni di disabilita’ sensoriale e al potenziamento dei Centri diurni socio-educativi riabilitativi ormai in atto da alcuni anni”. (DIRE)

Vergognoso scaricabarile sull’assistenza igienica degli alunni con disabilità

Superando.it del 30-09-2017

Vergognoso scaricabarile sull’assistenza igienica degli alunni con disabilità

NAPOLI. L’uso dei servizi igienici e la cura dell’igiene personale: in questo consiste sostanzialmente l’assistenza materiale degli alunni con disabilità e vale la pena, a quanto pare, di ricordarlo una volta ancora.
È infatti proprio su tale (mancato) servizio che la FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha già ricevuto, in queste prime settimane di scuola, numerose segnalazioni.
«In molte scuole campane – denuncia a tal proposito Daniele Romano, presidente di tale Federazione – questo diritto viene negato ai tanti studenti con disabilità, costringendo le famiglie ad intervenire al posto della scuola. Dal canto nostro, abbiamo sempre ribadito che questa competenza spetta al dirigente scolastico il quale deve individuare i collaboratori scolastici che se ne occuperanno, garantendo anche la parità di genere. Lo stesso recente Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione chiarisce una volta per tutte all’articolo 3 a chi spetta garantire questo servizio, ma anche il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2002 del Comparto Scuola , confermato da quello del 2006-2009 (articoli 47, 48 e Tabella A), stabilisce che rientra appunto tra le mansioni ordinarie dei collaboratori scolastici “anche l’assistenza materiale nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale degli alunni con disabilità”».

«A partire da lunedì 2 ottobre – dichiara quindi Romano – presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica, dove denunceremo questa vergognosa situazione. Le famiglie delle persone con disabilità della nostra Regione non possono pagare le conseguenze di un sistema allo sbando come quello campano, dove le scuole continuano a fare a scaricabarile verso gli Enti Locali, creando ancor più confusione nelle famiglie stesse».
«In un incontro del 14 settembre scorso – ricorda ancora il Presidente della FISH Campania – la direttrice generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Luisa Franzese, si era assunta l’impegno di far partire la formazione per 400 collaboratori scolastici, tramite corsi di aggiornamento di 40 ore, ma fino ad oggi non è successo nulla [di quell’incontro si legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. E vogliamo anche evidenziare che quei corsi di aggiornamento servono per assicurare ai collaboratori e alle collaboratrici scolastiche il diritto a un aumento di stipendio. Facciamo infine presente che su questa materia si è già espressa anche la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 22786/16, che ha condannato due collaboratrici scolastiche per interruzione di pubblico servizio. Una Sentenza, va aggiunto, emesse indipendentemente dal fatto che quelle collaboratrici scolastiche avessero o meno frequentato il corso».
«Invitiamo pertanto le famiglie – conclude Romano – a denunciare a propria volta per interruzione di pubblico servizio, laddove questo non venga garantito». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: federhand.fishcampania@gmail.com.

Educazione&Scuola Newsletter n. 1081


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Nota 1 settembre 2017, AOODPIT 1679

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Nota 1 settembre 2017, AOODGRUF 17030

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BIOFOTONI: NUOVE PROSPETTIVE PER LE SCIENZE DELLA VITA

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BIOFOTONI ED ENERGIA PER LA VITA

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Biofotoni e sangue

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Jamie McGuire: “Disastri” di successo

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M.Malvaldi, La briscola in cinque

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Scuola, le aule italiane perdono pezzi: “156 crolli in quattro anni, oltre a muffe, infiltrazioni e mancata manutenzione”

da Il Fatto Quotidiano

Scuola, le aule italiane perdono pezzi: “156 crolli in quattro anni, oltre a muffe, infiltrazioni e mancata manutenzione”

Il XV rapporto sulla sicurezza delle scuole di “Cittadinanzattiva” fotografa una situazione che, nonostante gli investimenti del Governo Renzi e di quello di Gentiloni, resta preoccupante: oltre alle lacune strutturali, gravi anche quelle nei servizi igieniche e nella sicurezza sismica

Più risorse ma pochi controlli. Una scuola su quattro fuorilegge

da La Stampa

Più risorse ma pochi controlli. Una scuola su quattro fuorilegge

Il rapporto di Cittadinanzattiva: aule fatiscenti, cortili usati come parcheggi, metà edifici a rischio sismico. Lavori a rilento, in un anno 44 crolli o incidenti. E gli enti locali non riescono ad accedere ai bandi
carola frediani

roma

La messa in sicurezza delle scuole italiane è una corsa contro il tempo. Certo, negli ultimi anni sono cresciuti interventi e soldi stanziati. Ma il lavoro fatto è solo una frazione. Sono ancora 44 i crolli o gli incidenti registrati lo scorso anno, scrive un rapporto di Cittadinanzattiva. E – riferisce una sua indagine a campione – un’aula su quattro ha distacchi di intonaco; una scuola su quattro ha una manutenzione inadeguata, o ha richiesto interventi di tipo strutturale, che però nel 74 per cento dei casi non sono stati mai effettuati dall’ente locale.

Il patrimonio edilizio scolastico ha ricevuto nel tempo iniezioni di liquidità frammentarie. La stessa indagine conoscitiva della commissione Cultura della Camera, lanciata nel 2013, ci ha messo 4 anni per concludersi. Ma il documento approvato lo scorso 2 agosto specifica comunque di non poter offrire «un quadro esaustivo», collezionando le leggi e linee di finanziamento degli ultimi anni. Dal 2014 sono stati stanziati 4,7 miliardi, già disponibili per gli enti locali, tradotti in oltre 10 mila interventi, per circa 7 mila cantieri aperti. Poi ci sono 4,8 miliardi di finanziamenti solo programmati. «I 4,7 miliardi sono già attribuiti a un edificio e talvolta avviati. Gli altri 4,8 devono essere ancora assegnati con programmazioni», conferma Laura Galimberti, coordinatrice della unità di missione per l’edilizia scolastica della presidenza del Consiglio.

Insomma, sulla carta tanti soldi, specie rispetto a prima. Ma in molti casi devono ancora tradursi sul campo. «Tra i soldi già assegnati non tutti sono stati ancora spesi», commenta Adriana Bizzarri di Cittadinanzattiva. Ad esempio, i 292 interventi finanziati con una nuova tranche da 238 milioni di Mutui Bei non partiranno prima del 2018, se va bene. «Diciamo che sono stati raccolti in un unico fondo i soldi dispersi e mai utilizzati, e poi sono stati previsti anche nuovi stanziamenti» commenta Giuseppe Brescia, deputato M5S. «Il problema però ora è far partire i cantieri e monitorare che siano rispettati tempi e lavori».

Controllare che i lavori vengano fatti (e bene) è l’altra grande questione aperta. Le notizie dal territorio non sono rassicuranti. A inizio settembre è crollata parte del tetto dell’istituto Amatucci ad Avellino, poco dopo che erano stati terminati dei lavori. «Abbiamo chiesto ragguagli in Provincia. E poi non è stato l’unico episodio locale», commenta Agata Aufiero, studentessa dell’Unione degli Studenti. E ancora, pochi giorni fa gli studenti dell’Itis Volta di Pescara hanno protestato per gli allagamenti malgrado i lavori effettuati di recente.

Per questo servirebbe un fascicolo di fabbricato di ogni edificio scolastico, che registri puntualmente ogni intervento, per favorire i controlli. Arriverà il prossimo anno, promette Galimberti. Ma intanto il gradino precedente, l’anagrafe dell’edilizia scolastica, ovvero la raccolta di dati sugli edifici, che dovrebbero essere inseriti dagli enti locali, langue. Almeno secondo Legambiente e Cittadinanzattiva. «Nel rapporto dimostriamo che l’anagrafe è statica e non aggiornata. Città come Milano e Roma hanno dichiarato di non aver riversato nel sistema informatico questi dati sugli edifici, che hanno su carta, per mancanza di risorse. E crediamo che anche altri Comuni abbiano lo stesso problema», commenta Bizzarri.

L’anello debole sono spesso gli enti locali, che hanno difficoltà anche ad accedere a certi bandi. Nel caso delle indagini sui solai, finanziate con 40 milioni di euro in circa 7mila scuole (6100 quelle concluse, secondo l’agenzia Agi e Miur), le richieste però non sono mancate, quasi il doppio. «Gli interventi saranno finanziati nei prossimi mesi», spiega Galimberti. «L’indagine fatta è un segnale positivo. Ma hanno comunque ricevuto circa 12mila richieste», precisa Bizzarri. Sei milioni sono stati poi recuperati dai ribassi d’asta e andranno riassegnati per nuove indagini. Quante siano state e di che tipo le criticità rilevate però non è chiaro.

Più in generale, «gli interventi riguardano una percentuale ridotta del fabbisogno, intorno al 20 per cento delle scuole», ammonisce Vanessa Pallucchi di Legambiente. «Per mettere in sicurezza tutte le scuole ci vorranno una decina d’anni», commenta la deputata Pd Mara Carocci. Ma appare già una stima ottimistica.

Sicilia, il 24,8 per cento dei bambini non va a scuola

da Il Sole 24 Ore 

Sicilia, il 24,8 per cento dei bambini non va a scuola

In Sicilia il 24,8% dei bambini non va a scuola (+10,9% rispetto alla media del Sud Italia) il
tempo pieno è attivo solo nell’8% delle scuole elementari contro il 48% delle regioni del Nord come la Lombardia – a Milano è pari al 91% – e l’80% dei bimbi non usufruisce della mensa scolastica. Sono alcuni dei dati emersi nel corso di un convegno “Istruzione e Mezzogiorno, la giusta direzione per lo sviluppo del Paese» organizzato a Palermo dalla Cgil.
«Le regioni dove non è assicurato il servizio mensa – ha detto la segretaria generale della Flc Sicilia Graziamaria Pistorino intervenendo all’iniziativa – sono quelle dove si registrano i maggiori tassi di dispersione scolastica».
Secondo lo studio, «il 13,9% dei bambini del Sud non va a scuola e la punta massima è proprio in Sicilia con il 24,8%, con picchi, secondo i dati di Save the children nelle province di Caltanissetta (41,7%), Palermo (40,1%), Catania (38,6%), Ragusa (37,1%)». Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia «la non statale supplisce alla cronica carenza della scuola di Stato in un contesto – sottolinea la Cgil – che ha registrato in 10 anni 77.365 studenti in meno. Quest’anno sono stati 12.428 in meno rispetto all’anno passato e la diminuzione è stata dovuta anche all’immigrazione di interi nuclei familiari, con una desertificazione anche sotto il profilo delle risorse umane».

Scuole: senza manutenzione una su 4 Solo il 27% adeguato sismicamente

da Corriere della sera

Scuole: senza manutenzione una su 4 Solo il 27% adeguato sismicamente

Nonostante la «vera svolta» dichiarata dal ministro Valeria Fedeli (nove miliardi, tra soldi già spesi e altri impegnati per il futuro), l’elenco delle magagne è ancora lunghissimo. Riassunto puntualmente, come ogni anno, da Cittadinanzattiva, associazione nazionale dei consumatori.

Quanto è sicura, accessibile, «sana» la scuola dei vostri figli? Nonostante la «vera svolta» dichiarata dal ministro Valeria Fedeli (nove miliardi, tra soldi già spesi e altri impegnati per il futuro), l’elenco delle magagne è ancora lunghissimo. Riassunto puntualmente, come ogni anno, da Cittadinanzattiva, associazione nazionale dei consumatori.

Il rapporto

Nel XV Rapporto sulla sicurezza delle scuole presentato oggi a Roma, si legge che più della metà degli edifici scolastici italiani si trova in una zona sismica (54%), ma solo sul 27% degli istituti è stata verificata la vulnerabilità sismica (obbligatoria dal 2013). Una scuola su quattro (23%) ha una manutenzione inadeguata e solo il 3% è in ottimo stato. Circa un quarto di aule, bagni, palestre e corridoi presenta distacchi di intonaco, mentre segni di fatiscenza, come muffe e infiltrazioni, si riscontrano nel 37% delle palestre, nel 30% delle aule, nel 28% dei corridoi, nel 24% dei bagni. Gli impianti elettrici sono completamente a norma in meno di un’aula su quattro. Ventotto scuole su cento sono senza palestra. Il cortile c’è nell’88% delle scuole monitorate, ma quasi in un caso su tre (30%) è usato come parcheggio da personale e famiglie; in un caso su quattro, invece, presenta ingombri o rifiuti (23%) o aree verdi degradate (24%). Metà dei bagni (47%) è privo di carta igienica; nel 64% manca il sapone e nel 77% qualsiasi tipo di asciugamano. Una scuola su cinque (19%) risulta priva di bagni per disabili. Assenti anche le porte anti panico.

Più vandalismo

Aumentano anche gli atti di vandalismo, per lo più a opera di soggetti esterni: a subirli è stato il 28% degli istituti. Una scuola su 5 (19%) ha invece registrato episodi di bullismo. D’altronde, dicono gli esperti, persiste la cattiva abitudine di lasciare i cancelli aperti (45%) durante l’orario scolastico. E per finire, nell’11% delle scuole non è stato trovato alcun cartello che segnalasse il divieto di fumo.

L’indagine

L’analisi di Cittadinanzattiva fa il punto su sicurezza, qualità e accessibilità delle scuole italiane raccogliendo informazioni su 75 edifici scolastici di 10 regioni e aggiungendo i dati ricavati, per la prima volta, tramite l’istanza di accesso civico inviata dalla onlus in 2.821 Comuni e Province, relativi a 4.401 edifici scolastici di 18 regioni. Un lavoro finalizzato ad ottenere un quadro più aggiornato rispetto alla sicurezza strutturale e sismica degli istituti scolastici e dare informazioni dettagliate sulle certificazioni e gli investimenti degli Enti locali.

Gli interventi

«Molto è stato fatto dal 2015 ad oggi sull’edilizia scolastica da parte del governo, ma non si può ancora parlare di un’inversione di tendenza», afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva. D’altronde, dice l’indagine, l’87% dei dirigenti o dei responsabili del servizio di protezione e prevenzione ha chiesto interventi manutentivi all’ente proprietario, ma in un caso su cinque non sono stati effettuati. Oppure sono stati portati a termine con qualche ritardo (43%). Una scuola su quattro ha chiesto interventi strutturali, mai effettuati (74%) o effettuati con ritardo (21%).

Occorrono dieci anni

La conclusione della onlus? «Occorre proseguire per almeno un decennio in questo titanico impegno, offrendo certezze a Comuni e Province circa la continuità nell’erogazione dei fondi – , afferma Bizzarri -. Occorre lavorare molto sulle amministrazioni pubbliche, affinché rendano davvero accessibili e trasparenti dati di interesse pubblico come quello sulla sicurezza delle scuole; sui tanti (80%) che non hanno risposto, è necessario fare un lavoro culturale e di formazione perché considerino i cittadini una risorsa e non un intralcio.