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Medicina scolastica

Medicina scolastica, ambiti di indagine e ricerca nella prevenzione e gestione delle patologie in età scolare. Stato dell’Arte e ricognizione normativa.

di Dario Angelo Tumminelli, Leon Zingales, Federica Maria Pagano

Il servizio di Medicina scolastica è rivolto a tutta la comunità scolastica per la tutela della salute psicofisica degli alunni in età scolare, della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, pubblica e privata e del personale docente e non docente (amministrativo, tecnico e ausiliario). L’attività di Medicina scolastica si esplica prevalentemente all’interno degli edifici scolastici e/o nei poliambulatori e consiste in una serie di attività di screening dei quali si elencano i principali:

  • Auxologico per il controllo della crescita statuto-ponderale del bambino e dello sviluppo puberale e sessuale dell’adolescente
  • Deficit oculo-visivo e controllo del visus
  • Ortopedico, nella ricerca, prevenzione e identificazione precoce di scoliosi, cifosi e malattie dell’appartato scheletrico
  • Paramorfismi/dismorfismi della colonna vertebrale
  • Odontoiatrico, igiene orale e prevenzione delle carie
  • Otorinolaringoiatrica – O.R.L. (adenoidismo e patologie tonsillari)
  • Cardiologica
  • Parassitosi cutanee (pediculosi, scabbia),

come stabilito dal Decreto Assessoriale Regione Sicilia n. 2306 del 22.11.2002 e dalla Circolare dell’Assessorato Regionale Sanità n. 1110 del 09.04.2003. In linea con la circolare n. 583 del 05.03.1991, l’attenzione degli operatori di Medicina scolastica si rivolge principalmente agli alunni in obbligo scolastico che frequentano gli Istituti che ricadono nel territorio di competenza dell’Azienda e verso i quali vanno espletate tutta una serie di attività di prevenzione per il precoce riconoscimento di patologie in grado di interferire con la normale crescita dei soggetti in età scolare.

È bene ricordare che la Sanità rientra tra le materie di legislazione concorrente, di competenza regionale, caposaldo principio contenuto nella Costituzione Italiana. Pertanto, parimenti allo Stato, titolare della facoltà di legiferare o adottare atti giuridicamente vincolanti in determinate materie, anche le Regioni hanno per loro conto, autonoma potestà legislativa, ovvero possono adottare atti propri giuridicamente vincolanti, come da ripartizione per materie previsto nell’art. 117 della Costituzione. Ai fini di questa trattazione esamineremo nello specifico la Regione Siciliana, regione che rientra, tra l’altro, nel novero delle regioni a “Statuto speciale”.

Art. 117 Costituzione Italiana << La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali […] Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.>>

Gli screening di ruotine vengono eseguiti sugli alunni del primo grado di istruzione, nelle cosiddette “classi filtro” ossia, primo, terzo e quinto anno della scuola primaria/elementare e, per quanto riguarda la scuola media inferiore, primo e terzo anno, previo preventivo consenso informato firmato da parte dei genitori, e/o gli esercenti la responsabilità genitoriale.

Gli alunni risultati positivi agli screening, possono accedere, gratuitamente e su richiesta del medico scolastico, ai poliambulatori aziendali per effettuare tutti gli approfondimenti medici necessari “clinico- diagnostici”, in regime di esenzione dal ticket sanitario, ai sensi dell’ex art. 1 comma 4 lett. a) del Decreto Legislativo 29 aprile 1998, n. 124, “Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449” pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 99 del 30 aprile 1998, con il seguente codice di esenzione “D01”.

Oltre alla attività di screening di controllo come sopra enucleati, il servizio di Medicina scolastica si occupa anche di:

  • sorveglianza sanitaria malattie infettive e parassitarie (Circolare n. 4 del 13.03.98, prot. 400.3/26/1189 – Dipartimento Prevenzione del Ministero Sanità “Misure di Profilassi per esigenze di sanità pubblica”).
  • Ispezione delle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti scolastici, ovvero controllo dei locali su istanza e segnalazione di parte.
  • Interventi di Educazione sanitaria e alimentare, Educazione alla salute rivolti agli alunni, genitori ed insegnanti per promuovere comportamenti e stili di vita idonei al mantenimento della salute, con programmazione e realizzazione di specifici corsi di formazione rivolti in base al target ad alunni, insegnanti e genitori.
  • Compilazione tabelle dietetiche in que istituti in cui sono previsti i servizi di “refezione scolastica” nel cosiddetto “tempo pieno”.
  • Sensibilizzazione alla vaccinazione.
  • Prestazioni di primo soccorso quando il medico è presente a scuola.

Inoltre il Servizio è promotore della creazione di un ambiente scolastico favorevole alla salute promuovendo legami fra scuola e sanità. Le attività ambulatoriali sono prevalentemente rivolte:

  • Ai controlli sanitari per casi accertati di pediculosi del capo, scabbia etc.
  • Visite mediche finalizzate al rilascio della certificazione esonero dall’attività di educazione fisica* (lezioni pratiche), generalmente su appuntamento (con eventuale richiesta di ulteriori accertamenti).
  • Visita globale sugli alunni;
  • Colloqui individuali con genitori, docenti e alunni su appuntamento;

Su richiesta del Dirigente scolastico vengono svolti interventi sanitari di controllo sulla popolazione studentesca per la sorveglianza della pediculosi del capo, della scabbia o di altre malattie infettive. Il servizio, di concerto con i medici curanti, le scuole e/o le famiglie, fornisce informazioni, consigli sulle misure di profilassi da adottare nei confronti dei conviventi e/o dei contatti.

* Approfondimento sul certificato di esonero dall’attività di educazione fisica <<Per quanto riguarda il certificato esonero dall’attività di educazione fisica viene richiesto dal Dirigente scolastico, quando il periodo di esonero supera i 30 giorni, come previsto dall’art. 3 del Disegno di Legge approvato dal Senato della Repubblica il 12 Dicembre del 2007. Il certificato di esenzione, viene rilasciato previo pagamento del ticket da parte dell’interessato. Entrando maggiormente nello specifico la Circolare ministeriale 17 luglio 1987, n. 216, prot. n. 1771/A, “Esonero dalle lezioni di educazione fisica” ai sensi dell’art. 3 Legge 7 febbraio 1958, n. 88, “Provvedimenti per l’educazione fisica” pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 57 del 6 marzo 1958, prevede che i genitori degli alunni possano richiedere l’esonero dalle esercitazioni pratiche di educazione fisica, qualora i figli presentino problemi tali da impedirne la frequenza. Si possono concedere esoneri temporanei o permanenti, parziali o totali, per comprovati motivi di salute, vista l’adeguata certificazione medica prodotta. Per quanto riguarda l’esonero parziale, è richiesto certificato medico da parte del medico curante. Per quanto riguarda l’esonero totale, è richiesto il certificato medico rilasciato dall’A.U.S.L. di competenza. L’esonero può essere richiesto anche nel corso dell’anno scolastico per impreviste cause sopraggiunte. La relativa domanda, nella quale deve essere indicato il motivo che determina la richiesta, va presentata al Dirigente scolastico a firma del genitore dell’alunno o da chi ne fa le veci. L’esonero concesso può essere totale o parziale: l’esonero totale esclude l’alunno dalle esercitazioni pratiche, mentre quello parziale lo esclude solo da quelle che potrebbero nuocere nel caso specifico alla sua salute. Tale istanza, qualora accolta, non esimerà l’alunno dal partecipare alle lezioni di educazione fisica, limitatamente a quegli aspetti non ostativi e incompatibili con le sue particolari condizioni soggettive; l’esonero sarà concesso per la sola parte esercitativa, fermo restando il fatto che per l’alunno rimane l’obbligo di studiare la parte teorica, rispetto alla quale ci sarà regolare valutazione in sede di scrutinio. La successiva Circolare Ministeriale 6 giugno 1995, prot. n. 1702/A2 “Valutazione dell’insegnamento dell’Educazione fisica” prevede che: “…il docente può far ricorso, oltre che alla pratica delle attività sportive individuali e di squadra, a prove di valutazioni ormai note, anche orali, e/o a prove multiple per la valutazione di qualità e funzioni diverse. Da ciò si evince che la scelta delle prove, ai fini della valutazione stessa è lasciata alla discrezionalità del docente, la quale potrà utilmente esplicarsi in relazione, alla concreta situazione degli alunni e alla valorizzazione peculiare di uno o di altro aspetto dei contenuti dei nuovi programmi. Non vi è alcun dubbio a questo proposito che, ove il docente sia in presenza di alunni non valutabili sotto un profilo pratico-operativo, perché esonerati.”>>

Fatta questa necessaria premessa,

ci addentriamo nel merito dell’impiego e sull’utilizzo, oggi, del servizio di Medicina scolastica. Inaspettatamente, e si consenta l’espressione “non tutti i mali vengono per nuocere” il perdurare dell’epidemia da “SARS-CoV-2” ha risvegliato un certo interesse per la branca di “Medicina scolastica”, dopo oltre 40 anni di velata assenza. Il Medico scolastico è stato, in passato, una figura molto presente soprattutto negli anni ‘80 e ‘90 nell’ambito dei programmi di prevenzione sul territorio in carico alle Unità Sanitarie Locali – ASL, poi dimenticata sia per ragioni economiche di bilancio, ma anche per una ridistribuzione delle competenze tra le varie figure previste nella prevenzione territoriale.

Ricordiamo al lettore che la Medicina scolastica fu istituita con Decreto del Presidente della Repubblica n. 264 dell’11 febbraio 1961; il successivo regolamento attuativo Decreto Presidente Repubblica del 22 dicembre 1967, n. 1518 “Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 143 del 06 giugno 1968, disciplinava concretamente tale servizio. Si riporta un estratto dei primi due articoli:

* Approfondimento << art.1) A tutti i servizi di vigilanza igienica e di assistenza sanitaria scolastica, nell’ambito della provincia, sovraintende il medico provinciale, che li coordina d’intesa con il provveditore agli studi con il quale è prescritto almeno un incontro annuale nel mese di settembre. Ai sensi dell’art. 15 del DPR 11/02/1961 n. 264, nell’ambito del territorio comunale o consorziale il servizio di medicina scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, dipende dall’ufficiale sanitario che ne promuove e coordina l’organizzazione e il funzionamento, previa intesa con i dirigenti degli istituti scolastici. Art.2) Il servizio di medicina scolastica comprende la profilassi, la medicina preventiva, la vigilanza igienica, il controllo dello stato di salute di ogni scolaro e si avvale della collaborazione della scuola nell’educazione igienico-sanitaria. Le prestazioni sanitarie di medicina e d’urgenza, nell’ambito dei servizi della medicina scolastica agli alunni e al personale della scuola sono gratuite. Le amministrazioni comunali … provvedono a stipulare convenzioni con enti pubblici e privati per i servizi specialistici necessari, allorché non siano realizzabili nella sfera operativa della medicina scolastica.>>

La Medicina scolastica fu confermata con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale” pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 360 del 28 dicembre 1978 – Supplemento Ordinario. La sopracitata Legge ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) prevedendo all’interno il servizio di “Medicina scolastica”, da allora quest’ultimo non è mai stato abrogato. È espressamente citato fra le competenze delle Unità Sanitarie Locali – ASL (art. 14, lett. e) della Legge 23 dicembre 1978, n. 833). Le Regioni, avendo le prerogative di legiferazione in materia concorrente, hanno tuttavia ritenuto di non avvalersene pienamente, e il servizio lentamente ha rallentato di funzionare fino a quasi scomparire del tutto.

Corre l’obbligo di menzionare un esplicito richiamo al servizio di “Medicina scolastica” inserito nel “Piano Scuola 2020-2021”, pubblicato il 26 Giugno 2020, dove si è affermata la necessità di: “Raccordi tra gli Istituti scolastici e i Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali, anche tramite la previsione di uno specifico referente medico per le attività scolastiche

Recentemente, il 20 febbraio 2020, a Palermo,  è stato siglato il protocollo d’Intesa dal titolo “Progetto medicina scolastica” tra l’Ufficio Scolastico Regionale – USR Sicilia, a firma del Direttore generale dott. Stefano Suraniti, l’Assessorato Regionale dell’Istruzione e Formazione professionale, a firma dell’On. Prof. Roberto La Galla, l’Assessorato Regionale alla Salute a firma dell’Avv. Ruggero Razza e il presidente dell’Ordine professionale dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Palermo. Per la lettura integrale si rimanda al seguente link:

La pandemia da “SARS-CoV-2” e le varie problematiche connesse ai rischi legati alla riapertura e alla frequenza in presenza degli alunni nelle scuole, ha riportato, in questi ultimi tempi, un vivo interesse su questo servizio, sebbene non siano mancati pareri contrastanti. Va certamente citata, innanzitutto, la dichiarazione dell’attuale Ministro della Sanità, On. Roberto Speranza, il quale, in un’intervista al giornale “Repubblica” del 04 luglio 2020, ha affermato che bisogna: “ricostruire un rapporto organico tra scuola e sanità, recuperando il senso di una norma del 1961 che introduceva la medicina scolastica, superata negli anni ’90. Una relazione organica costante della prevenzione sanitaria con le scuole. Ho proposto alle Regioni che questo modello venga ripristinato.

Sempre il Ministro della Sanità, On. Roberto Speranza, in un’altra intervista ha dichiarato: “Da ministro della Salute ho molto a cuore la ricostruzione di un rapporto strutturale tra scuola e sanità. Nel 1961 è stata approvata una norma sulla medicina scolastica, poi sparita negli anni 90 nella fase dei tagli. Ora va recuperato, non possiamo lasciare soli presidi e insegnanti. Il rapporto tra dipartimenti di prevenzione e istituti, il radicamento e la forza dei medici di medicina generale sarà il primo passo in questa direzione”.

Anche con una nota, il viceministro alla Salute On. Pierpaolo Sileri, medico chirurgo e accademico italiano, è dello stesso orientamento: “Può essere utile ragionare per i mesi a venire sulla presenza di un medico o figura dedicata ad occuparsi della salute degli studenti negli istituti”, per “attrezzarci al meglio e per rendere sistema un presidio che sarà utile a prescindere dal Covid”.

Lodevole risulta l’iniziativa legislativa promossa dal CIU e dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – CNEL, in materia di Medicina scolastica, volta a reintrodurre la figura del medico scolastico. Nel corso dell’ultima Assemblea, presieduta dal Presidente On. Tiziano Treu, è stata approvata la presa in considerazione la proposta legislativa. La calendarizzazione della proposta è stata fortemente voluta da Francesco Riva che, oltre ad essere Consigliere del CNEL, rappresenta anche la CIU-Unionquadri. Nella sua dichiarazione ha affermato: “L’istituzione di un’apposita medicina scolastica nasce dall’esigenza, ormai da tutti avvertita – e in particolar modo dopo i recenti fatti sanitari legati alla diffusione del Covid-19, di migliorare la qualità della vita operando un controllo della salute ed una generale prevenzione delle malattie su tutta la popolazione, partendo proprio dai ragazzi e dalle scuole, così da raggiungere l’intera cittadinanza futura”. “La reintroduzione di questa figura consentirà di effettuare diagnosi preventive sugli alunni nonché promuovere uno stile di vita corretto, oltre che incoraggiare percorsi di educazione sanitaria e valutare prontamente, da un punto di vista medico-sportivo, le capacità agonistiche dei ragazzi”. “La presenza di personale medico nelle scuole appare molto importante, soprattutto per il fatto che si pone come primo punto di osservazione fuori dalle famiglie anche su altri tipi di problematiche, quali disturbi alimentari, dipendenze, bullismo. La costante presenza del CNEL proprio su questi temi, grazie alla sensibilità del presidente Treu, dimostra ancora una volta come la salute e il benessere devono tornare al centro del dibattito politico

Notevole in sé, per la sua memoria storica, risulta la lettura riportata sull’articolo pubblicato su “Adnkronos Salute” di una pediatra, Laura Bertolotti, ex medico scolastico, che racconta l’esperienza maturata in una decina d’anni di attività svolta dal 1986 al 1996, nelle scuole del comprensorio milanese. Per una lettura integrale si invita alla consultazione del link: https://www.adnkronos.com/lex-medico-scolastico-sara-un-anno difficile_OYFOdd0Wc0RdpIBKsSwgp

* Approfondimento << “Facevamo molti screening. Avevo l’attività di consultorio e andavo nelle scuole materne come medico scolastico. È stata un’esperienza molto positiva per quei tempi. Misuravamo periodicamente altezza e peso dei bambini, li sottoponevamo al test della vista e potevamo cogliere alcune patologie al loro esordio. Intercettavamo la tendenza al sovrappeso o all’obesità. Problematiche che venivano segnalate ai genitori, ai quali poi si chiedeva anche conto del fatto che avessero portato effettivamente i figli dal medico o dall’oculista per un riscontro”. “L’infestazione era più controllata di adesso. Quando ero nelle scuole, avevo al mio fianco una figura che non era proprio un’infermiera: la vigilatrice d’infanzia, che non esiste più come in passato. Andava ciclicamente nelle scuole a controllare i bimbi e comunicava a casa ad esempio l’eventuale presenza di pidocchi. La mamma, il giorno dopo, doveva passare dal consultorio alle 8 prima di portare il bambino a scuola, e lì la vigilatrice verificava che il trattamento avesse avuto successo”. “La vigilatrice d’infanzia mi accompagnava in entrambi, sia nelle ore di consultorio che quando andavo fisicamente nelle scuole, alcune delle quali avevano un mini ambulatorio. Nel nostro piccolo si aveva il controllo della situazione, seguivamo i bambini anche da un punto di vista nutrizionale e della crescita, in un periodo in cui c’era bisogno di una figura per questo tipo di prevenzione. Anche nei consultori adesso l’attività è diversa“. “Abbiamo fatto anche campagne vaccinali anti morbillo. E contro l’epatite quando è diventata obbligatoria, perché c’era la necessità di fare un raccordo e vaccinare i bambini fino a una certa età, prima di partire con i nuovi nati.”>>

Conclusioni

Ripristinare la figura del “Medico scolastico” non solo è auspicabile, ma oggi, con l’emergenza pandemica da “SARS-CoV-2”, diventa una esigenza fondamentale, se non prioritaria. Il recupero della medicina scolastica significherebbe migliorare un servizio che in passato ha dato pieno supporto alla crescita di intere generazioni. Si ritiene augurabile, dunque, un intervento congiunto del Ministero della Salute, in sinergia con il Ministero dell’Istruzione, dando così impulso e spinta propulsiva alle Regioni, affinché riattivino, adeguino e diano effettiva dignità al servizio di medicina scolastica e al Medico scolastico, nel più breve tempo possibile, secondo quanto previsto dalla Legge dello Stato l’art. 14, lett. E) n. 833 del 23 dicembre 1978, in materia di igiene e medicina scolastica.

Bibliografia

  • COSTITUZIONE ITALIANA articoli 32 e 117
  • DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA n. 264 dell’11 febbraio 1961 “Disciplina dei servizi e degli organi che esercitano la loro attività nel campo dell’igiene e della sanità pubblica
  • DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA del 22 dicembre 1967, n. 1518 “Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica
  • LEGGE 7 febbraio 1958, n. 88 “Provvedimenti per l’educazione fisica
  • LEGGE 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale
  • DECRETO LEGISLATIVO 29 aprile 1998, n. 124, “Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449
  • DECRETO ASSESSORIALE REGIONE SICILIA n. 2306 del 22.11.2002
  • CIRCOLARE Assessoriale n. 1110 del 09.04.2003
  • CIRCOLARE MINISTERIALE 17 luglio 1987, n. 216, prot. n. 1771/A “Esonero dalle lezioni di educazione fisica ex art. 3 Legge 7 febbraio 1958, n. 88
  • CIRCOLARE MINISTERIALE 6 giugno 1995, prot. n. 1702/A2 “Valutazione dell’insegnamento dell’Educazione fisica
  • CIRCOLARE n. 4 del 13.03.98 prot. 400.3/26/1189 – Dipartimento Prevenzione del Ministero Sanità “Misure di Profilassi per esigenze di sanità pubblica
  • CIRCOLARE n. 583 del 05.03.91
  • CIRCOLARE n. 4 del 13.03.98

Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2019/20

Scuola: nuovo rapporto Eurydice su stipendi di insegnanti e dirigenti europei

Firenze, 21 ottobre 2021 – La rete Eurydice pubblica oggi il nuovo rapporto su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa.  La remunerazione e le prospettive di carriera degli insegnanti rientrano nelle politiche che mirano ad attrarre i laureati più qualificati e a trattenere i migliori insegnanti. A questo proposito, l’ultimo rapporto di Eurydice “Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2019/20” mostra la composizione e le differenze nelle retribuzioni degli insegnanti e dei capi di istituto di 38 sistemi educativi europei.

Il rapporto prende in esame gli stipendi di base degli insegnanti a inizio carriera e le loro prospettive di progressione di stipendio. Vengono analizzate anche le differenze di stipendio tra i livelli di istruzione. Gli insegnanti della scuola dell’infanzia guadagnano mediamente meno mentre gli insegnanti della scuola secondaria superiore solitamente guadagnano di più, sebbene in alcuni paesi europei tutti gli insegnanti dei livelli scolastici percepiscano gli stessi stipendi. I dati sono stati raccolti congiuntamente dalle reti Eurydice e OCSE/NESLI.

Analizzando i principali risultati del rapporto, emergono significative differenze tra i Paesi europei negli stipendi annuali di base degli insegnanti all’inizio della loro carriera, che possono variare, a seconda del paese, da 5.000 a 80.000 euro lordi. Il livello salariale è correlato allo standard di vita misurato in termini di prodotto interno lordo (PIL) pro capite di un Paese: più alto è il PIL pro capite, maggiore è lo stipendio medio annuo. Gli stipendi iniziali degli insegnanti italiani si collocano – insieme a quelli dei colleghi francesi, portoghesi e maltesi – nel range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui. Ancora più alti, tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli degli insegnanti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Infine, stipendi superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein, tutti paesi con un alto PIL pro capite.

Per quanto riguarda l’importo e il tempo necessario per gli aumenti di stipendio legati alla progressione di carriera, si registrano sostanziali differenze tra i paesi europei. Ci sono Paesi come l’Italia in cui gli insegnanti anche con una significativa anzianità di servizio raggiungono modesti aumenti di stipendio. Nel paese gli stipendi iniziali degli insegnanti possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio.

Per quanto riguarda i cambiamenti negli stipendi tabellari durante gli ultimi anni, dal rapporto risulta che nel 2018/19 e 2019/20, gli insegnanti hanno visto aumentare i propri stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi, anche se gli aumenti sono stati generalmente modesti o indicizzati all’inflazione.  Tra il 2014/15 e il 2019/20, in un quarto dei sistemi educativi analizzati, gli stipendi iniziali degli insegnanti adeguati all’inflazione sono rimasti invariati o sono risultati addirittura inferiori. In Italia, così come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni.

 Per quanto riguarda i capi di istituto, i loro stipendi spesso aumentano in base alle dimensioni della scuola. Inoltre, le responsabilità e l’esperienza dei capi di istituto determinano differenze significative nei loro stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi. In alcuni casi lo stipendio minimo di base dei capi di istituto è inferiore allo stipendio degli insegnanti con 15 anni di esperienza. In molti altri, invece, è superiore in tutti i livelli di istruzione. La differenza è più marcata in Francia (per il livello secondario), Italia, Romania, Finlandia e Islanda (livello secondario superiore) e Svezia. In Italia, lo stipendio minimo di base per i capi di istituto è, infatti, il doppio dello stipendio di un insegnante con 15 anni di servizio. 

Per consultare e scaricare il rapporto in formato pdf:  https://eurydice.indire.it/pubblicazioni/teachers-and-school-heads-salaries-and-allowances-in-europe-2019-20/

Diritto a scuola

Diritto a scuola

di Margherita Marzario

Abstract: La scuola, come qualsiasi formazione sociale, resta tale se fonda sulle regole e se ne insegna e trasmette l’importanza

La storica Lucetta Scaraffia, sempre attenta alle vicende storiche e alle trasformazioni sociali, afferma che “[…] soprattutto sapere leggere e scrivere correttamente è lo strumento base per avere accesso alle materie umanistiche: sì, proprio a quelle materie che non servono a niente nell’immediato, che sembrano parte di un mondo superato, e che invece costituiscono la base per l’educazione morale e civile di un essere umano. Conoscere il nostro passato, saper interpretare il paesaggio che ci circonda, leggere gli autori che hanno costruito la nostra cultura, serve a farci capire chi siamo, a conoscere potenzialità e debolezze della natura umana”. In questo processo riveste un ruolo fondamentale la scuola che non è un’agenzia né un’azienda (o tutt’al più lo è nel senso etimologico di “cose da farsi”), ma un patrimonio da salvaguardare perché fornisce gli strumenti (o dovrebbe essere così) per la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica e per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione (art. 9 Costituzione). La scuola può se vi si crede e si cresce insieme, come l’istituto tecnico “Galilei Costa” di Lecce in cui è nato il movimento antibullismo “Ma Basta” e altre “start up sociali”, tra cui la piazza virtuale per far incontrare gli adulti che hanno perso il lavoro. Nella Costituzione la scuola è soggetto di proposizione (art. 34 comma 1) perché formata da soggetti e forma soggetti. Scuola: impresa di libertà e legalità e non solo progetti sulla libertà e legalità.

Il professor Guido Baldi precisa: “Lo studio della letteratura assume un’indubbia funzione di educazione dei giovani alla democrazia. Questo obiettivo è realizzabile solo se l’insegnamento letterario viene compiuto non attraverso le sintesi storiche dei manuali, ma attraverso la lettura diretta dei testi. Con questo metodo l’alunno è posto al centro della didattica, perché l’insegnante, lungi dal porsi ex cathedra, lo considera interattivamente parte di una comunità interpretativa, qual è la classe, sollecitandone impressioni e giudizi, e consentendogli di acquisire un atteggiamento attivo e critico per arrivare a formarsi convinzioni proprie e fondate, da contrapporre eventualmente alle interpretazioni del docente”. Nell’art. 29, relativo all’educazione, lettera a, della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si legge: “[…] promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità”. Dialogo e lettura, metodi usati sin dai filosofi classici (la nascita dell’accademia con Platone, la nascita del liceo con Aristotele), sono sempre validi se i primi a crederci sono gli adulti che così facendo lasciano il segno facendosi insegnanti.

Mario Reguzzoni, esperto di sistemi scolastici europei, scriveva: “Nel caso della famiglia assente, si aprono vari scenari: bullismo, problemi nel profitto scolastico e incertezza nelle scelte – accademiche e lavorative -, alle quali può provvedere la scuola, se è organizzata in modo mirato; per esempio, con un servizio di orientamento, e con un clima scolastico ottimale”. La scuola, sempre più bistrattata, si trova a far fronte non solo all’ostilità di molti genitori ma anche alle famiglie assenti che sono tali per mancanza di un genitore, crisi familiari, mancanza di attenzione, di ascolto, di tempo e tanto altro. Per poter svolgere la sua nobile funzione la scuola ha, però, bisogno di più sostegno dall’alto, il Ministero competente, e dal basso, consenso sociale, e da ogni parte. Così l’istituzione scolastica può realizzare quanto previsto nell’art. 2 della Costituzione ed essere una delle formazioni sociali ove si svolge la personalità umana prevenendo anche i disturbi della personalità e promuovendo la salute individuale e sociale. Infatti, la disciplina costituzionale della scuola segue a quella della salute nell’art. 32. Stretto legame tra scuola e salute che si ricava altresì da fonti internazionali, fra tutte la Carta di Ottawa per la promozione della salute del 1986: “È essenziale mettere in grado le persone di imparare durante tutta la vita, di prepararsi ad affrontare le sue diverse tappe e di saper fronteggiare le lesioni e le malattie croniche. Ciò deve essere reso possibile a scuola, in famiglia, nei luoghi di lavoro e in tutti gli ambienti organizzativi della comunità. È necessaria un’azione che coinvolga gli organismi educativi, professionali, commerciali e del volontariato, ma anche le stesse istituzioni” (dal paragrafo “Sviluppare le abilità personali”).  

“Cultura non è quello che sai, ma quello che fai con quello che sai” (cit.). E la scuola deve saper fornire questa capacità: ecco che cos’è la competenza, in particolare le cosiddette competenze trasversali. Una delle tante sfide lanciate alla scuola è la cosiddetta inclusione, dalla dislessia all’autismo, mondi difficili e depositari di tanti misteri, un po’ come il mondo di ciascuno. La scuola non fallisce quando s’interseca col mondo di ogni persona e non rimane solo il luogo dove si passano delle ore, ma dove si acquisiscono le regole e le competenze dello stare insieme e dello stare bene insieme.

Un secolo fa Maria Montessori dichiarava: “Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”. Divertimento ha lo stesso significato etimologico di divergente, da “volgere altrove”. La scuola deve anche divertire per formare il pensiero divergente, critico, autonomo. “Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo, allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età, ed a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica” (art. 31 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). “Insegnare” è lasciare il segno, “educare” contiene “dare”, per cui sono attività che richiedono forza e impegno: dare l’esempio nelle piccole cose che renderanno i piccoli quelle grandi persone che sono chiamati ad essere, se è consentito loro di diventarlo.

Etimologicamente scuola deriva da un verbo greco che significava “aver tempo, aver tempo di occuparsi di una cosa per divertimento”. A causa della burocratizzazione e delle istanze che giungono da ogni parte, come le “competenze in chiave europeaper l’apprendimento permanente” (che, per quanto altisonanti, sono lontane dalle peculiarità e dalle esigenze dei singoli territori e dalle vite che vi si possono condurre), purtroppo, la scuola sta diventando altro. Insegnare è una grande esperienza, perché permette di imparare due volte (e anche di più).

La scuola non deve cambiare col tempo assecondando quello che non va per evitare scontri o per avere il beneplacito dei più, ma deve cambiare il tempo adattando quello che non va. Non deve fare offerte promozionali ma promozioni di offerte: i talenti da scoprire e spingere verso l’avvenire, che è altro e oltre rispetto al futuro. “C’è differenza tra il futuro e l’avvenire: il futuro è programmabile, l’avvenire no. Il futuro ha bisogno di intelligenza, l’avvenire ha bisogno di saggezza” (l’economista Stefano Zamagni).

Il dirigente scolastico nel sistema delle sanzioni disciplinari

Francesco G. Nuzzaci


1.    Introduzione

2. La responsabilità disciplinare

3.    Le fonti pubblicistiche

4. La regolazione contrattuale

4.1.        Il dirigente scolastico soggetto passivo

4.2 Il personale della scuola

4.2.1.    Personale ATA

4.2.2. Personale docente

5.    Il dirigente scolastico in azione

5.1. Distribuzione delle competenze

5.2.        La sospensione cautelare

5.3. L’obbligatorietà dell’azione disciplinare

5.4.        Il principio di tipicità delle sanzioni

5.5. Il diritto di difesa

5.6.        Il criterio di proporzionalità

5.7. L’eventuale procedura conciliativa

5.8.        Il rispetto dei termini e delle procedure

6. Fattispecie differenti

6.1.        Il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale

6.2.        L’insufficiente rendimento e l’incapacità didattica

6.3.        La permanente inidoneità psico-fisica

La valutazione nella scuola primaria

La valutazione nella scuola primaria
Appunti di metà autunno

di Stefano Stefanel

            Quest’anno ho avuto una prima grande fortuna, cioè quella di essere chiamato dalla dirigente scolastica Daniela Venturi dall’Ambito 13 della Toscana (Provincia di Lucca) a tenere un corso di formazione sulla valutazione nella scuola primaria, cui hanno partecipato docenti di scuola primaria degli Istituti comprensivi di Porcari, “Piaggia” di Capannori e di Lucca (IC 3 e IC 4): questo corso si è tenuto tra fine maggio e fine giugno a cavallo degli scrutini ed ha permesso di valutare il processo di valutazione prima e dopo la redazione della scheda sperimentale. Ho avuto poi una seconda grande fortuna, cioè quella di essere chiamato dalla dirigente scolastica Martina Guiducci e dalla maestra Alessandra Galvani a tenere un corso di formazione per l’Istituto comprensivo di Montefiorino (Modena), cui hanno partecipato docenti di scuola primaria e una docente di scuola dell’infanzia. La terza grande fortuna di quest’anno è stata l’assegnazione della reggenza presso l’Istituto comprensivo di Pasian di Prato (Udine), dove – grazie alla grande collaborazione di tutte le docenti della scuola primaria coinvolte dalle coordinatrici didattiche di sede Elisa Fain, Luisa Del Torre, Anna Barbetti e Valentina Moretti – abbiamo avviato in brevissimo tempo una importante sperimentazione dividendo l’anno scolastico in due periodi disomogenei (dal 16 settembre al 31 ottobre e dal 2 novembre all’11 giugno) e quindi redigendo una sintetica scheda diagnostica che verrà trasmessa ai genitori ai primi di novembre.

            Da questo privilegiato punto di vista ho potuto affrontare in modo disteso e approfondito tutte le tematiche connesse alla valutazione per obiettivi, tenendo comunque sempre di vista le Linee guida ministeriali del 4 dicembre 2020 e l’ultimo numero della Rivista dell’Istruzione (2/2021) curato dall’amico Giancarlo Cerini poco prima di lasciarci. I due corsi di formazione e l’attività sperimentale hanno messo in luce alcuni elementi di questa sperimentazione, che non mi pare inutile affrontare in questo intervento di metà autunno.

DALLA SOLITUDINE AL COINVOLGIMENTO

            Il primo elemento chiave della sperimentazione della scheda per obiettivi è l’oggettivo pericolo di isolamento che corrono le scuole primarie, compresse tra una scuola dell’infanzia che non riesce a “bucare” la sua posizione (anche se ormai tutti i bambini passano da lì) e una scuola secondaria di primo grado che, sempre di più e sempre più erroneamente, si ritiene prossima al secondo ciclo e non al primo. La valutazione per obiettivi (che dovrebbe essere estesa e in tempi rapidi a tutti gli ordini di scuola) non solo non è compresa, ma molto spesso non è neppure apprezzata dalla scuola secondaria, quasi che la arbitraria docimologia che sta devastando la scuola italiana sia un elemento oggettivo di valutazione e non un “reperto archeologico della misurazione”. Da questa solitudine valutativa la scuola primaria non  ce la farà ad uscire da sola e l’unico soggetto che può spingere l’Istituto comprensivo a ragionare di valutazione in forma ordinata e verticale è il dirigente scolastico.

            Dalle esperienze che sto vivendo mi pare di poter, purtroppo, dire che molti dirigenti scolastici si sono già stancati dell’argomento e, dopo una prima fiammata nell’inverno scorso, hanno delegato ai docenti della scuola primaria tutto il processo, senza farsi coinvolgere più di tanto. Senza il supporto diretto e operativo dei dirigenti scolastici scuole dell’infanzia e scuole secondarie non si muoveranno mai da sole e non entreranno in sinergia con la scuola primaria in questo importante processo di verticalizzazione valutativa. Sembra, a volte, che la nostra categoria sia disponibile a presidiare ogni argomento per un paio di mesi, poi non c’è più tempo e pazienza nella speranza che  le cose vadano avanti da sole, mentre, invece, spesso si arenano.

            Uno degli elementi nefasti del mancato coinvolgimento di tutto l’istituto è l’effetto lenzuolo che prendono molte schede di valutazione, con un numero di obiettivi così elevato, che qualunque lettura o comprensione da parte dei genitori è minata in partenza. Schede con 30, 40, 50 obiettivi sono nella normalità e nel web se ne trovano anche con più obiettivi. In realtà una qualunque attività didattica, anche riguardante tutte le discipline che si insegnano nella scuola primaria e che non dovrebbero comunque mai essere secondarizzate, cioè divise rigidamente, può essere descritta da 10-15 obiettivi complessivi. Purtroppo le docenti di scuola primaria temono molto di omettere qualcosa e scambiano la scheda di valutazione per una sorta di documento in cui dare conto di tutto quello che fanno. Anche in questo caso è solo il dirigente scolastico colui che può fermare l’effetto lenzuolo, tranquillizzando le docenti e spostando la loro concentrazione sugli obiettivi dell’apprendimento e non su quelli dei minuti passaggi contenutistici. Un interessante elemento di confronto è quello di somministrare semplici questionari a genitori e docenti degli altri ordini di scuola per verificare come la scheda per obiettivi viene compresa e accettata. Le maestre del lucchese lo hanno fatto in maniera egregia e in tre domande sono riuscite a fotografare il sistema (i genitori, nella fattispecie, hanno capito il ruolo della scuola e dichiarato di aver compreso la scheda,  ammettendo però che preferivano i numeri). Questo lavoro di analisi veloce e tabulabile è necessario per capire come andare avanti, ma deve essere veicolato dall’Istituto scolastico non dalle singole maestre.

IL RAPPORTO TRA L’OBIETTIVO E IL CURRICOLO

            Il rapporto tra l’obiettivo e il curricolo molto spesso è stravolto perché in molte scuole non si lavora con i curricoli redatti dalle scuole, ma con i vecchi programmi cui fanno ancora riferimento sussidiari e testi di supporto. Con le maestre di Lucca e di Montefiorino abbiamo però condotto un interessante lavoro , analizzando la scheda e i suoi obiettivi e cercando di capire che tipo di didattica si portano dietro. Tre elementi da questo lavoro sono emersi in maniera molto netta:

  • l’obiettivo non deve mai essere un contenuto e non deve mai coincidere con questo (un contenuto si apprende conoscendolo), ma l’obiettivo ha bisogno dei contenuti per poter essere raggiunto;
  • l’obiettivo non deve mai essere descritto con aggettivi che orientano la lettura e che sviano la comprensione; l’uso, ad esempio, di “semplice” o “breve” porta il genitore a credere che la scuola primaria sia facile e che chiunque possa dire la sua: se il contenuto di quanto si apprende nella scuola primaria è “facile”, il processo di apprendimento è “difficile” e questo molti genitori non lo capiscono perché ritengono che il trasferimento di un contenuto dall’adulto al bambino faccia acquisire competenze (invece cementa una retrograda mentalità da quiz): “facile”, “semplice”, “breve”, ma anche “complesso”, “approfondito” sono l’idea dell’adulto, non la descrizione di quello che sta facendo l’alunno. Per uno studente di 6 o 7 anni un testo scritto (anche breve) è difficile quanto lo è un saggio (anche non breve) per un liceale;
  • va chiarito se l’obiettivo è un obiettivo assoluto (correttezza grammaticale ad esempio, che si acquisisce anche da piccoli) o legato all’età e alla specifica didattica della scuola (la competenza linguistica in lingua inglese, ad esempio) per evitare che l’obiettivo sia raggiunto in prima, ma sia “perso” in terza, segno che quello non era un obiettivo, ma solo uno step di passaggio.

            Alla base del curricolo d’istituto esistono poi i tempi della sua attuazione. La partizione “tradizionale” in quadrimestri o trimestri in rapporto alla valutazione per obiettivi è sbagliata e non serve a nulla: un obiettivo non si spezza a metà e la sua declinazione intermedia è inutile o addirittura nociva. Quindi bisogna definire obiettivi diversi per tempi diversi legando l’obiettivo al curricolo progettato. Con le maestre dell’Istituto comprensivo di Pasian di Prato stiamo sperimentando la valutazione di un primo periodo diagnostico di un mese e mezzo: questo ha imposto delle schede che abbiano non più di 5-6 obiettivi e che diano conto di come lo studente si è traghettato nel presente anno scolastico. In questa sperimentazione a Pasian di Prato abbiamo redatto tre schede: una per le classi prime, una per le classi dalla seconda alla quinta, una per le classi della scuola primaria con particolari finalità “La Nostra Famiglia”, dipendente dal nostro Istituto e annessa al Centro di Riabilitazione omonimo, che si occupa di disabilità.

            Le scuole dell’Ambito lucchese e l’Istituto comprensivo di Montefiorino, in forma distesa, hanno ragionato attorno a questi problemi e la risposta è stata veramente ottima, con le maestre che hanno potuto argomentare con calma su temi molto significativo, anche facendo riferimento a termini di confronto. Una lettura di varie schede tratte da molte e diverse scuole d’Italia, con la “deduzione” del curricolo correlato ad ogni scheda, ha poi permesso di ragionare con senso critico sulla propria scheda e sul proprio curricolo, in uno spazio di approfondimento necessario. Credo che solo una struttura cooperativa produca un sistema di valutazione che dia conto correttamente del processo di apprendimento degli studenti di scuola primaria.

FAQ Handicap e Scuola – 66

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Cerco appiglio legale o altro che mi possa aiutare con un problema che ho con mio figlio con 104 con diagnosi di concentrazione.
La scuola con circolare vuole che i bambini lascino lo zaino a scuola, dando i libri per i compiti in base alle materie del giorno dopo.
Purtroppo lui a volte ci impiega più tempo per finire i compiti che apparentemente sembrano semplici mentre per altri, che possono sembrare più complicati, ci impiega di più.
Quindi dipende anche dalla concentrazione che riesce ad avere quel giorno.
Da ciò si evince la mia necessità di avere sempre i libri a casa senza l’obbligo di lasciarli a scuola.

Da quanto scrive, suo figlio, alunno con disabilità, frequenta una scuola che ha adottato una particolare organizzazione: le famiglie sono state informate, tramite una circolare, che i bambini devono lasciare lo zaino a scuola. Sembra una modalità adottata “dopo l’inizio dell’anno scolastico” e non, sempre da quanto si legge, una organizzazione contemplata nel Piano triennale dell’Offerta Formativa.  In ogni caso, a prescindere dalla prima o dalla seconda ipotesi, resta il fatto che, per supportare suo figlio nei compiti assegnati a casa, è necessario che voi disponiate dei materiali scolastici (libri, quaderni) che, invece, in base alla circolare citata, restano a scuola.  Che cosa fare, considerata la particolare situazione di suo figlio? Le suggeriamo di chiedere la convocazione urgente del GLO, gruppo di lavoro operativo (che fra l’altro dovrebbe essere convocato entro il 31 ottobre per la stesura del Piano educativo individualizzato); come sa la famiglia è componente effettivo del GLO e, pertanto, durante l’incontro fate presente che, per seguire il bambino nelle attività a casa, avete bisogno del materiale scolastico. Fate scrivere ciò nel PEI, aggiungendo che, nel momento in cui esce da scuola, il bambino porterà a casa lo zaino con i quaderni e i libri e che al mattino successivo, quando andrà a scuola, porterà con sé quanto necessario (e indicato dai docenti). Se dovesse trovare qualche forma di resistenza, ma riteniamo che sicuramente la scuola si mostrerà collaborativa, rammenti che la legge 18/2009, con la quale l’Italia ha recepito la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, prevede che debba essere il contesto (inteso come procedure, sistemi educativi, ausili) ad adattarsi alla persona con disabilità, e non viceversa. Se lo desidera, ci tenga aggiornati. 


E’ ancora in vigore la deroga di un anno per la validità delle diagnosi BES/DSA?

Le suggeriamo di informarsi presso l’USR. Tenga presente che per quanto riguarda gli alunni con diagnosi di DSA ciò che deve essere aggiornato è il profilo di funzionamento, mentre la Diagnosi resta sempre valida.  Stante la particolare situazione, ammesso che la norma fosse anche non prorogata, va da sé che, necessariamente, le famiglie devono rispettare gli appuntamenti delle ASL e la scuola non può che adeguarsi, restando in attesa del documento ufficiale. Per gli alunni con BES, appartenenti alla terza sottocategoria, invece, non esistono certificazioni specifiche; peraltro la norma stabilisce che il PDP, che può essere predisposto per loro, non può superare la validità dell’anno scolastico di riferimento (Nota 2563/13). 


Sono un educatrice e vorrei un’informazione per quanto riguarda la cura dell’ igiene personale dei bambini disabili. Il personale ATA si rifiuta di cambiarla e ogni volta telefonano alla mamma per mandarla a casa dicono che non sono obbligate e non devono farlo . Questa è inclusione? Questo è il terzo anno che seguo la bambina non è mai successo così frequentemente è una bambina autistica è passata dalle elementari alle medie e sicuramente sta esprimendo il suo disagio in questo modo .Cosa dice la legge?

Il CCNL del 2006/09, agli artt. 47 e 48 e Tab. A, attribuisce ai collaboratori scolastici la responsabilità dell’assistenza  igienica degli alunni con disabilità. Principio ribadito dall’art. 3 del d.lgs. 66/2017. È compito del Dirigente scolastico individuare a chi, fra i collaboratori scolastici o le collaboratrici scolastiche, affidare tale incarico; a seguito dell’incarico ricevuto, il collaboratore scolastico è tenuto a svolgere le mansioni riguardanti “l’assistenza igienica e l’igiene personale” degli alunni con disabilità (come riportato negli articoli e tabella sopra inicati). Ricevuto l’incarico i collaboratori incaricati possono chiedere al dirigente di frequentare l’apposito corso di formazione, al fine di percepire, una volta superato positivamente il corso, gli emolumenti contrattualmente previsti (utili anche ai fini pensionistici); la richiesta di frequentare questo corso può essere decisa anche da parte del D.S. Il collaboratore non può rifiutare l’incarico del DS relativo all’assistenza igienica; può, eventualmente, presentare documentazione attestante l’impossibilità ad assolvere i compiti richiesti; in tal caso il DS individuerà altro collaboratore. Se il rifiuto non è motivato, il DS farà una lettera di richiamo. 


Sono la madre di un tredicenne attualmente iscritto in terza media. Durante la pandemia ha sviluppato una forma depressiva che ha portato ad un allontanamento dalla frequenza scolastica. Attualmente è curato con psicofarmaci e seguito da neuropsichiatria infantile e psicologa della ASL locale. Purtroppo dall’inizio della scuola ha frequentato in modo saltuario per soli 4 giorni quindi su suggerimento del neuropsichiatra, con lettera protocollata alla scuola, è stato chiesto in primis l’attivazione di un Bes e a distanza di 10 giorni stata effettuata sempre dal neuropsichiatra una relazione Dove si richiede l’attivazione della didattica digitale integrata graduale Per consentire e favorire a mio figlio l’inserimento nella vita scolastica in questo particolare momento della sua crescita. Purtroppo il DS della scuola media, tramite il coordinatore di classe, ci ha fatto sapere che non può essere attivata la Dad. Seguendo l’ordinanza ministeriale relativa alla pandemia sono considerati fragili solo coloro che immunodepressi potrebbero essere contagiati. Mi domando se un disagio psicologico come quello di mio figlio non può essere contemplato nel caso della didattica digitale integrata. Se possibile gradirei una vostra risposta e riferimenti a ordinanze ministeriali o decreti. 

L’O.M. 137/2020, al fine di garantire la tutela del diritto allo studio degli alunni “con patologie gravi o immunodepressi” indica le modalità di svolgimento delle attività didattiche “tenuto conto della loro specifica condizione di salute, con particolare riferimento alla condizione di immunodepressione certificata, nonché del conseguente rischio di contagio particolarmente elevato, con impossibilità di frequentare le lezioni scolastiche in presenza”.  Non solo “alunni immunodepressi”, dunque, ma anche alunni “con gravi patologie”. Da quanto lei scrive, lo specialista che ha in cura suo figlio, considerata la particolare e grave condizione, successiva peraltro alle straordinarie misure adottate a seguito della pandemia, ha indicato quale modalità privilegiata, proprio per consentire all’alunno di poter riprendere a vivere nel contesto sociale in modo sereno, l’attivazione della didattica digitale integrata. Il medico, per la sua specifica competenza professionale, è il solo che possa esprimersi in merito allo stato di salute e le sue indicazioni, nel caso particolare da lei descritto, devono trovare soddisfazione nell’attivazione di un percorso che consenta a suo figlio di affrontare con serenità il percorso scolastico. Non basta individuare la condizione di bisogno educativo speciale, se poi non si mettono in atto azioni coerenti, che garantiscano il diritto allo studio e tutelino, al tempo stesso, la salute. L’art. 2 comma 2 dell’OM 137/2020 prevede che, nella certificazione prodotta, sia chiaramente indicata la “comprovata impossibilità di fruizione di lezioni in presenza presso l’istituzione scolastica”; per questi studenti, immunodepressi o con gravi patologie, l’art. 2 afferma che, pertanto, essi “possono beneficiare di forme di DDI ovvero di ulteriori modalità di percorsi di istruzione integrativi predisposti”. Sempre l’OM 137/2020 ribadisce che per questi studenti, coerentemente con il decreto del Ministro dell’istruzione 26 giugno 2020, n. 39, e le annesse Linee Guida, il diritto allo studio è garantito proprio mediante queste modalità “nel rispetto dei principi di pari opportunità e di non discriminazione”. Scriva quindi una PEC al Dirigente scolastico, mettendo per conoscenza l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione; alla PEC alleghi la certificazione sanitaria, contenente le indicazioni dello specialista, e chieda formalmente l’attivazione della DDI, didattica digitale integrata, ai sensi del diritto alla studio, garantito dalla nostra Costituzione, dell’OM 137/2020, del DM 39/2020 e annesse Linee guida, della legge 67/2006 (legge antidiscriminazione) e dell’obbligo scolastico, al quale suo figlio è soggetto.In alternativa potrebbe valutare l’attivazione del servizio di istruzione domiciliare; resta sempre valido, infatti, quanto sancito dalla legge 41/2020, che autorizza l’istruzione domiciliare anche a distanza; ovvero potrebbe chiedere l’attivazione del servizio di istruzione domiciliare, valido per tutti gli alunni della scuola italiana, per il quale dovete formulare precisa richiesta scritta corredata da certificazione sanitaria che attesti un’assenza, per motivi di salute, terapia o altro di analogo, per minimo 30 giorni di lezione, durante l’anno scolastico, anche non continuativi.


Nella mia scuola primaria c’è un alunno con 104 comma 3 con copertura di 24h e un altro alunno, la cui diagnosi è arrivata l’anno scorso, anche egli con 104 comma 3. Quest’ultimo è coperto per 14 ore dal docente di sostegno (già presente in aula con l’altro ragazzo, quindi si divide fra i due) e l’operatore (dato dal comune) per 10 ore. La madre chiede la copertura totale del sostegno oltre alle 10 ore dell’educatore.Due domande: la scuola può “dividere” l’insegnante su due alunni? È possibile richiedere un aumento di ore sulSostegno in corso d’anno? 

1) La scuola non può sottrarre ore  già assegnate ad un alunno per darle ad un altro, poiché viola il diritto del primo in modo arbitrario, neppure se lo facesse  a seguito di  una sentenza ,che assegna al nuovo arrivato un certo numero di ore di sostegno. In tal senso si è espressa la Giurisprudenza.
2)  Tenga conto che se un alunno viene certificato con ritardo o si trasferisce in corso d’anno da una scuola all’altra, egli ha comunque diritto alle ore di sostegno indicate nel suo PEI e l’ Amministrazione deve provvedere utilizzando le deroghe. In mancanza la famiglia dell’alunno può agire in giudizio.


Ho il diritto di richiedere alla scuola un PC e una Lim per mio figlio, bambino con difficoltà di linguaggio? A casa usiamo molto gli strumenti tecnologici (PC e tablet) per supportarlo nella comunicazione (anche con letture in caa) e non solo. Anche alle elementari usava la Lim. Ora, primo anno delle medie, non c’è una Lim per lui a scuola.La prossima settimana abbiamo il GLO, in tale occasione posso ribadire l’importanza di tale strumenti per il bambino (lo abbiamo già fatto presente a giugno ma c’era stato detto che nelle aulette per il sostegno non ci sono Lim).

Suo figlio ha certamente diritto al PC e alla LIM, in quanto rientrano tra gli ausili e i sussidi; ausili e sussidi sono previsti dalla legge 104/92, al fine di assicurare la migliore qualità dell’inclusione scolastica. Il fatto però che la scuola giustifichi l’assenza della LIM perché non ci sono aule di sostegno fa seriamente dubitare rispetto alla diffusione della cultura inclusiva nella stessa scuola; le aule di sostegno sono ufficialmente fuori legge almeno dalla Nota ministeriale del 4 Agosto 2009, recante Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, che, per l’appunto, vietano tali aule. La LIM, lavagna interattiva multimediale, deve essere collocata nelle normali aule, ovvero nelle aule che devono frequentare pure gli alunni con disabilità (insieme ai loro compagni), pena da parte della scuola della violazione di tutta l’immensa normativa sull’inclusione scolastica. Quanto al computer, esso può essere acquistato dalla scuola con gli appositi fondi ricevuti dall’Ufficio scolastico Regionale oppure riceverlo in uso gratuito dal CTS, il Centro di Supporto Territoriale, una rete di scuole di cui anche la sua dovrebbe far parte. Faccia presente tutto ciò alla sua scuola e, se dovessero esserci ancora problemi, ci riscriva. 


In caso di disabilità fisica, se la famiglia non condivide la diagnosi originale e non desidera che il bambino sia considerato disabile, avendo dunque un Pei ufficiale, occorre rispettare la volontà della famiglia?

Se la famiglia non vuole lo status di alunno con disabilità fisica, è libera di non presentare la certificazione. Se però vuole un assistente per il figlio, deve presentare la certificazione e chiedere che nel PEI risulti solo la richiesta dell’assistente per l’autonomia, senza alcuna modifica dei programmi, né la presenza di un docente incaricato su posto di sostegno.


Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se in caso di sciopero deve essere avvisata dagli uffici di segreteria solo famiglia dell’alunna che seguo (bambina con sindrome di autismo) considerato che le mie colleghe di classe non aderiscono e io ho crocettato “non mi esprimo”.

La normativa sugli scioperi garantisce le prestazioni dei servizi essenziali. Il sostegno didattico è un servizio essenziale. Pertanto, se lei aderisce allo sciopero (e ne ha diritto), la scuola dovrà assicurare, se l’alunno è presente a scuola, le ore di sostegno, ricorrendo ad altro personale che non ha aderito allo sciopero (per esempio l’organico di potenziamento) o agli stessi docenti non scioperanti della classe. Tenga presente che se il numero dei docenti in servizio, nella giornata di sciopero, risultasse esiguo rispetto al numero degli alunni presenti, i docenti presteranno il loro servizio come sorveglianza. 


Sono una docente di sostegno, ho ancora dei dubbi. Vorrei sapere se il modello di PEI da redigere deve essere quello nuovo, oppure le scuole potranno proseguire con i vecchi modelli.

La Sentenza del TAR del Lazio del 14 settembre 2021, n. 9795, ha annullato il decreto interministeriale 182/2020 e tutti i suoi allegati (quindi anche i modelli di PEI) per illegittimità. Il Ministero, prendendo atto della Sentenza, ha dato comunicazione a tutte le scuole in data 17 settembre 2021, con la Nota n. 2044; nella Nota citata, il Ministero ha offerto alcune indicazioni, invitando a redigere i PEI già in uso nell’anno scolastico 2019-2020 e richiamando, quale riferimento, l’art. 7 del d.lgs. 66/17.


Vorrei sapere se l’alunno disabile in carrozzina deve essere accompagnato dall’insegnante specilizzata dalla classe al pulmino e da questo in classe durante le uscite e le entrate o se invece tale funzione deve essere ricoperta dal personale Ata. Conoscendo il profilo professionale sia del docente che del personale Ata contenuti nel CCNL,  l’ho fatto presente ricordando che per l’Ata si prevede che ”Presta ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47 del CCNL”.
Mi è stato risposto che questa mansione la deve svolgere la docente in quanto corrisponde alle attività connesse alla vigilanza.

Quanto le dicono circa la vigilanza non annulla affatto l’obbligo di accompagnamento materiale da parte dei collaboratori scolastici. Lei, infatti, è tenuta a vigilare l’alunno mentre avviene l’accompagnamento dalla classe al pulmino o durante lo svolgimento di una visita culturale: accompagnamento il cui compito è assegnato al collaboratore scolastico.


Sono un’isegnante di sostegno alla scuola primaria. Avrei bisogno di un chiarimento: l’orario giornaliero dell’insegnante di sostegno può essere deciso dalla capo plesso?
Il nostro orario di servizio è dalle 8.15 alle 13.40 , il bambino che seguo esce ogni giorno alle 13.20 per problemi familiari.  il mio orario si può adeguare a quello dell’ alunno oppure rimane invariato e resto a disposizione della classe togliendo così ore frontali al bambino?

L’orario dei docenti è di competenza del dirigente scolastico, non del referente di plesso. Le suggeriamo, in prima istanza, di confrontarsi con i colleghi del modulo e di parlarne poi con il dirigente scolastico. Tanto dovrebbe bastare. Se non riuscite a individuare un orario funzionale ai fini dell’inclusione, chiedete la convocazione urgente del GLO e, in quella sede, affrontate la questione, portando poi la vostra decisione al Dirigente scolastico, il quale potrà modificarlo definitivamente nel caso di gravi motivi organizzativi, ma dovrà necessariamente tenere conto dell’interesse primario dell’alunno con disabilità.


Sono un insegnante di sostegno delle scuole superiori seguo una ragazza che ha mostrato lo scorso anno grosse difficoltà nel frequentare il primo anno del liceo artistico, l’estate i genitori l’hanno inserita presso un centro diurno dove si è integrata bene, pertanto i genitori hanno deciso di non portarla a scuola, ma di farle proseguire l’inserimento totale nel centro diurno. Mi chiedo se è possibile  ritirare la ragazza da scuola (compie 16 anni a febbraio) ed eventualmente come fare, se c’è un iter normativo da seguire.

Purtroppo questi atteggiamenti familiari di sfiducia nella scuola, spesso dipendono anche da modalità di inclusione non riuscite; pertanto se la famiglia non intende riportare la figlia a scuola per l’adempimento dell’obbligo scolastico sino a febbraio, il Dirigente scolastico può soltanto segnalare eventualmente l’inadempimento per alcuni mesi dell’obbligo scolastico, al quale potrebbe seguire una sanzione pecuniaria nei confronti della famiglia, ma non può imporre, ad esempio con i carabinieri, il rientro a scuola. Potreste provare a convocare un GLO e, in quella sede, provvedere ad una organizzazione fortemente personalizzata del percorso scolastico: prevedendo modalità online, con la didattica digitale integrata oppure ipotizzando un percorso di istruzione domiciliare, facendo riferimento all’accomodamento ragionevole, di cui alla legge 18/2009. Se però la famiglia non intende riportare la figlia a scuola, il DS può, se vuole, limitarsi solo alla segnalazione dell’inadempienza.


Sono referente integrazione in una scuola superiore pongo i seguenti quesiti
1) Alla luce della sentenza del  TAR sul nuovo PEI e della nota arrivata dal Ministero alla scuola, il Dirigente è tenuto lo stesso tramite decreto a istituire i GLO? E’ sufficienti convocarli il giorno in cui si incontrano le parti per il PEI?
2)Il PEI è consigliato che venga redatto entro il 31 ottobre vero, quindi per esigenze didattiche?
3) I corsi di aggiornamenti per docenti curricolari non abilitati sul sostegno sono obbligatori? Sono organizzati dalle scuole polo?

Primo quesito: il Dirigente non deve istituire il GLO tramite decreto, modalità che non è contemplata nella composizione del d.lgs. 66/17 all’art. 9 comma 10 (cui si aggiunge il comma 11). Per quanto concerne la convocazione, ricordiamo che le Linee guida ministeriali del 2009 prevedono che il DS, prima della convocazione, si raccordi con la famiglia per fissare l’orario di incontro del GLO che, stante anche la normativa emanata in seguito all’emergenza Covid, può svolgersi in modalità online. 
Secondo quesito: per quanto concerne la tempistica il 31 ottobre è sicuramente una data da perseguirsi proprio e soprattutto per esigenze didattiche. 
Terzo quesito: i corsi di aggiornamenti rivolti ai docenti curricolari non specializzati per le attività di sostegno, come precisato nel decreto n. 188/2021, sono e restano obbligatori; si precisa che tali corsi non perdono obbligatorietà a fronte della circolare ministeriale con la quale è stato solamente precisato che i docenti, obbligati, saranno invitati a partecipare. L’obbligatorietà potrebbe decadere unicamente se lo decide una eventuale sentenza del TAR.


Desidererei sapere se è possibile, secondo la normativa vigente, che una alunna tetraplegica con altre gravi patologie, possa usufruire della DaD su espressa richiesta della famiglia.

Poiché l’alunna dispone di certificato di fragilità, in base all’Ordinanza 8 ottobre 2020, n. 134, può avvalersi della DAD. 


Sono una docente scuola infanzia con contratto part-time di 15 ore e referente unico di disabile l. 104/92 comma art.3. Ho fatto domanda di essere assegnata a una sezione a turno antimeridiano ma il dirigente ha risposto che chi ha il contratto part-time non puo’ essere impiegato a turno antimeridiano. E’ cosi’ oppure no? Qual e’ la normativa a conferma di tale risposta? Alla luce dell’organico dell’ autonomia della legge 107/15 non e’ piu’ semplice l’assegnazione al turno antimeridiano? Il fatto che sia referente unico di disabile con l.104/92 comma 3 art. 3 mi da’ la possibilta’ (preferenza) di essere assegnata al turno antimeridiano? Chiedo per favore riscontro in merito perche’ ho una situazione familiare e scolastica molto delicata. 

Essendo la scuola a tempo pieno, è molto probabile che, in relazione al suo orario di servizio, lei, come del resto i suoi colleghi, possa essere impegnata in orario postmeridiano e/o antimeridiano. In genere, in base alla contrattazione di Istituto, viene fissato il numero massimo di giorni da impegnare per effettuare il servizio postmeridiano; provi a informarsi al riguardo. In ogni caso le suggeriamo di rivolgersi al sindacato di categoria.


Sono un’insegnante di sostegno in una scuola primaria. Dovrei andare in quarta dove sono dalla prima con 2 bambini ma oggi la referente mi ha comunicato che la Dirigente mi lascia in quarta con la bambina e mi toglie dalla classe dove c’è l’altro alunno per mandarmi in prima. Chiedo se è possibile togliere la continuità che è un diritto.

Fermo restando il principio che la continuità è un diritto che interessa indistintamente “tutti gli alunni della classe” e che coinvolge, di conseguenza, tutti i docenti della classe (e non solo quello specializzato, incaricato su posto di sostegno), se un docente, come nel suo caso, è presente nello stesso Istituto, deve essere riassegnato alla classe o alle classi nelle quali ha prestato servizio l’anno precedente, proprio per garantire la continuità educativo-didattica, fondamentale, come scritto, per tutti gli alunni della classe. Questo vale per tutti i docenti. Essendo lei in possesso di titolo di specializzazione polivalente, non sussistono neppure motivazioni che possano portare ad un suo eventuale spostamento dalla classe in cui ha operato lo scorso anno. A nostro avviso risulta arbitraria la decisione comunicatale e lesiva del diritto allo studio degli alunni della classe quarta.  Che cosa fare? In prima istanza le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico, per avere la certezza della corretta riassegnazione (che potrebbe essere negata solamente se la famiglia ha espressamente detto no alla sua presenza, ma che, da quanto scrive, non sussisterebbe).  Con il dirigente scolastico lei può insistere sia per il fatto che lei è specializzata, ed è in possesso di un titolo polivalente, sia per il principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1 comma 181 lettera c) n. 2 della legge n. 107/2015 (detta buona scuola). In caso di palese diniego da parte del capo d’Istituto, le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno con disabilità o degli alunni con disabilità, affinché scrivano una PEC alla Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione, con richiesta di applicazione immediata del principio di continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.   Nella lettera i genitori possono aggiungere che se non si provvederà a garantire la continuità didattica, considerato il fatto che lei presterà servizio nella stessa istituzione scolastica, essendo di ruolo e in possesso di specializzazione per le attività di sostegno, essi si vedranno costretti a rivolgersi alla Magistratura


Sono un’insegnante di un alunno disabile con programmazione differenziata, la mia domanda e’ questa: puo’ l’alunno partecipare all’esame di qualifica professionale che si consegue al terzo anno di un istituto professionale agrario, e se si, mi potete dare tutti i riferimenti normativi attuali?

Purtroppo risulta che, per i corsi integrati, la formazione professionale non accetta alunni con PEI differenziato, come avviene per le scuole. Si dovrebbe invece pretendere che tali alunni partecipino, conseguendo, essendo il percorso differenziato, l’Attestato dei crediti formativi maturati. Tuttavia non risulta che il Ministero abbia preso una posizione al riguardo. Si potrebbero avanzare quesiti, sia alla lista delle FAQ, pubblicata nel sito del Ministero, che alla Direzione Generale per lo studente e a quella per gli Ordinamenti. Se ci mandate una copia di tali quesiti, cercheremo di sollecitare le risposte.


Sono la referente per l’inclusione di un Istituto comprensivo. Un’alunna in ingresso alla scuola primaria, certificata in base all’articolo 3, c. 3 della L 104/92, necessita di un pasto semiliquido. Quest’anno, per ragioni legate alla pandemia, il Comune fornirà il servizio mensa attraverso un lunch box recapitato nel plesso e costituito da 2 panini. La richiesta dei genitori dell’alunna di un pasto speciale  è stata respinta. E’ corretto? Quali soluzioni possono esserci/si sono adottate in situazioni simili?

Poiché l’alunna è stata iscritta l’alunna nel mese di febbraio, nel momento in cui la scuola veniva informata delle particolari necessità dell’alunna, avrebbe avrebbe dovuto immediatamente informare il servizio mensa in merito a questa necessità imprescindibile; non avendolo fatto a tempo debito, la scuola deve farlo ora, in modo che servizio provveda di conseguenza, pena la sua inadempienza al contratto di mensa e conseguente denuncia per discriminazione nei confronti della scuola.


Ho un bambino affetto dalla Sindrome genetica rara, che frequenta la quarta elementare e che, l’anno prossimo, passerà in quinta. Ha un sostegno di 22 ore purtroppo con una maestra che, fin dalla prima elementare,  durante questi quattro anni, si è dimostrata non adatta per le necessità e bisogni che ha il ragazzo più che altro nel comportamento. Il problema l’ho fatto presente al dirigente sia a chi era in carica fino al anno scorso sia al nuovo dirigente che diciamo ha “usato un po’ del suo potere “ per far sì che io non la disturbassi più di tanto (io e mio figlio siamo stranieri). Vorrei sapere se io come famiglia e come soluzione estrema posso rinunciare al sostegno per questa quinta elementare ritenendo che l’attuale maestra di sostegno, che è di ruolo, porta più danno  al ragazzo che aiuto, e se, alla nuova iscrizione dell’anno prossimo alle medie, mio figlio potrà di nuovo usufruire del sostegno? Esiste questa possibilità senza avere altre  ripercussioni?

La presenza del docente di sostegno dovrebbe essere una garanzia di qualità del percorso formativo degli alunni con disabilità, non certo un ostacolo. Tenga, tuttavia, presente che i risultati raggiunti da suo figlio sono frutto dell’azione di tutti i docenti della classe e non di uno soltanto: infatti tutti gli insegnanti della classe sono insegnanti di suo figlio e sono tutti egualmente responsabili anche degli aspetti educativi. In altre parole, se dal punto di vista educativo, come lei scrive, vi è un fallimento, esso è da attribuire a tutti i docenti, non ad uno soltanto. In base al principio sancito nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245 del 2001, se non si riesce a realizzare un valido rapporto educativo tra allievo e docente per il sostegno, si può chiedere la sostituzione del docente, indipendentemente dalla sua  capacità professionale, che può anche essere massima, ma può succedere che non si riesca a realizzare il richiesto rapporto educativo con l’allievo. Pertanto, per il prossimo anno, le suggeriamo di non chiedere di rinunciare al docente di sostegno, bensì di chiedere la sostituzione dell’attuale, citando gli estremi della sentenza sopra indicata. Quanto a richiedere il sostegno per la scuola secondaria di primo grado, sicuramente lei ha sempre il diritto di richiederlo, poiché trattasi di un diritto, anche quando, per qualche anno precedente, si sia rinunciato al sostegno.


Sono la docente di sostegno da 3 anni di una bimba gravemente ipovedente. A settembre andtrà alla primaria e l’Unione Ciechi ed io stessa abbiamo convenuto sulla necessità di farle avere un banco ergonomico. Ad oggi nessuna risposta che indichi a chi attiene l’acquisto del banco. Io pretendo che abbia un banco che salvaguardi la sua schiena e la favorisca nella letto- scrittura. Dunque chi deve comprare il banco?

I banchi speciali sono giuridicamente qualificati come “arredo scolastico”. L’assegnazione degli arredi scolastici è di competenza dei Comuni per le scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo grado; pertanto dica al Dirigente Scolastico che inoltri immediatamente la richiesta al Comune sede della scuola o al consorzio di Comuni di cui fa parte il comune dove la scuola ha sede.


Sono un insegnante precario e da qualche settimana ho saputo di aver superato lo scritto del concorso straordinario bandito.  A breve sarò invitato a inserire l’ordine di preferenza di tutte le provincie della regione. Purtroppo ho una sorella con 104 che assisto e sinceramente sarebbe impossibile per me seguirla a 300 km di distanza. Fino ad ora mi sono sempre arrangiato lavorando ad una distanza accettabile ma mi chiedevo se ora ho diritto a qualche “agevolazione”. E’ vero che ho i genitori ma sono over 70. 

L’art 33 della legge n. 104/92 stabilisce che il lavoratore, che assiste persona con disabilità grave ex art 3 comma 3 l.n. 104/92, la quale non abbia altro parente in grado di assisterla, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al domicilio della persona da assistere. “Ove possibile” significa che, ad esempio, esistano sedi libere nei pressi del domicilio dell’assistito. Comunque lei può chiedere la sede più vicina. In mancanza, può chiedere l’assegnazione provvisoria per motivi di famiglia nello stesso comune dell’assistito, se esistono sedi disponibili in quel comune. Potrà poi chiedere il trasferimento dopo il primo anno o quando, dopo altri anni di assegnazione provvisoria, si renderà libera la sede da lei richiesta.


Sono una docente della scuola primaria. In questi giorni dobbiamo rivedere i criteri per la formazione delle graduatorie in caso di domande eccedenti il tempo pieno per l’ anno 2021-22. La famiglia con alunno disabile grave art. 3 comma 3  legge 104/92 ha la precedenza assoluta per l’ iscrizione al tempo scuola richiesto anche se l’ alunno non è residente/domiciliato nel comune in cui afferisce la scuola nella quale dovrebbe iscriversi?

Trattandosi di scuola statale, se l’alunno è certificato con art. 3 comma 3, ha diritto di precedenza assoluta, anche se la sua residenza è in un comune diverso. 


Sono entrata di ruolo nel corrente anno scolastico su sostegno DH (assegnato dal ministero ). Sono risultata perdente posto (siamo in due ad essere entrate con il sostegno DH) e rientrata nel mio Circolo come sostegno sugli psicofisici dopo la domanda di trasferimento condizionata.  La referente sul sostegno mi ha comunicato che perderò il mio alunno, che daranno alla collega, in quanto sono rientrata con altra dicitura. Ora, premesso che è la prima volta che sento parlare di tale procedura e avendo un titolo polivalente, vorrei chiedere se vi è una normativa di riferimento in cui viene sancita tale procedura e cosa posso fare per restare nella mia classe.

Se un docente, pur perdente posto, resta nella stessa scuola, deve essere riassegnato alla classe o alle classi nelle quali ha prestato servizio, proprio per garantire la continuità educativo-didattica, fondamentale per tutti gli alunni della classe. Questo vale per tutti i docenti. Peraltro essendo lei in possesso di titolo di specializzazione polivalente, le affermazioni della funzione strumentale sono prive di fondamenta. La figura responsabile dell’assegnazione dei docenti alla classe è il dirigente scolastico; ed è sua la responsabilità, anche se delega altri per coadiuvarlo. 
In prima istanza le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico, per avere la certezza della corretta riassegnazione (che potrebbe essere negata solamente se la famiglia ha espressamente detto no alla sua presenza).
Con il dirigente scolastico lei può insistere sia per il fatto che il suo è un titolo polivalente, sia in base al principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1  comma 181 lettera C n. 2 della legge n. 107/2015, la legge detta buona scuola. 
In caso di palese diniego, le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno con disabilità o degli alunni con disabilità, affinché scrivano una PEC al Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione, con richiesta di applicazione immediata del principio di continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.  
I genitori possono aggiungere che se non si provvederà al garantire la continuità didattica, considerato il fatto che lei presterà servizio nella stessa istituzione scolastica, essendo di ruolo, si vedranno costretti a rivolgersi alla Magistratura. 


Sono un’insegnante di sostegno scuola secondaria II grado vorrei gentilmente sapere come dovrebbe svolgersi il colloquio orale di una candidata esterna diversamente abile considerando che i candidati interni diversamente abili che seguono una programmazione per obiettivi minimi possono svolgere il colloquio orale dell’esame di stato sapendo prima lo snodo da trattare, l’UDA di Ed Civica da trattare, e il testo di Italiano da analizzare. (prova equipollente scelta dal consiglio di classe). In questa situazione particolare, la candidata esterna diversamente abile è una ex- allieva  che seguiva una programmazione per obiettivi minimi e che ha effettuato l’interruzione di frequenza prima del 15 marzo 2021 e pertanto è già conosciuta dal consiglio di classe; io sono la sua insegnante di sostegno del corrente anno scolastico.Il colloquio della candidata dovrebbe riguardare gli snodi interdisciplinari oppure solo il programma disciplinare del 5 anno? Se si può parlare degli snodi se ne potrebbero assegnare solo uno o due su dieci? E’ possibile avere l’ex insegnante di sostegno ( cioè io) al colloquio orale?In realtà è una situazione particolare perchè è un’alunna che per problemi di salute ha scelto di ritirarsi e adesso ha presentato domanda per effettuare gli esami di stato da esterna. Potete aiutarmi a capire come agire?

Per i candidati privatisti con disabilità normalmente si applica, per analogia, quanto stabilito dal decreto ministeriale del 10 dicembre 1984 concernente gli esami di candidati privatisti con disabilità di licenza media, che le alleghiamo. Segua queste indicazioni. È da ritenere che lei possa essere assistente per gli esami, come è previsto dal decreto. Quanto al contenuto del colloquio, riteniamo che si debba seguire lo stesso schema dei colloqui dei candidati interni, ovvero quanto indicato dall’Ordinanza ministeriale in merito, avendo quale riferimento il PEI, sicuramente già predisposto a inizio di anno scolastico.


Sono la mamma di un bambino disabile certificato art.3 comma 3.Mio figlio frequenta la quarta elementare e quest’anno è stato un anno proficuo grazie ad un insegnante di sostegno che è riuscito a farlo addirittura leggere e scrivere (cosa che gli insegnati degli anni precedenti non erano riusciti a fare). Tra loro si è creato un bellissimo rapporto. Il bambino è sereno e va volentieri a scuola.Pertanto volevo chiedere se c’è la possibilità che lo stesso insegnante venga riconfermato anche il prossimo anno, insegnante precario che è stato “pescato” dalle GPS.Può il dirigente scolastico, a seguito anche di una mia richiesta scritta motivata e suffragata da relazioni degli specialisti, riconfermare lo stesso docente?

Purtroppo manca ancora una norma applicabile per ottenere quanto lei chiede. Non resta che sperare che non venga nominato altro precario con punteggi maggiori dell’attuale insegnante. Se però ciò dovesse accadere, l’unica possibilità è di verificare se il nuovo docente nominato nella scuola di suo sia disposta a prendere il posto nella scuola dove è stato nominato l’attuale docente. Se i due docenti fossero d’accordo, basta parlare con i due Dirigenti scolastici; se anche loro fossero d’accordo, dovrebbero richiedere e confidare nell’ottenere l’autorizzazione allo scambio. Questo è quanto possibile fare. 


Sono una docente dichiarata temporaneamente inidonea a seguito di mia richiesta di cambio mansione. Ora sono utilizzata in qualità di addetta al servizio biblioteca, svolgendo le mie 36 ore settimanali. Usufruisco da poco dei benefici della L 104/92 per mia madre e mi è capitato di voler chiedere 3 ore di permesso (avendo letto che per il personale ATA, in base all’art 32 del CCNL 2016-18, può fruire del frazionamento in ore dei tre giorni di permesso di cui all’art.33, c.3 L104/92), ma mi è stato risposto che nel mio caso si applica l’art 15 c.6 che prevede che per i docenti i permessi possano essere fruiti solo in giorni. E’ una delle diverse situazioni in cui, stando in questo limbo tra le due categorie di lavoratori, regna la confusione su come applicare la normativa. Mi potreste essere d’aiuto?

Dal momento che il suo stato giuridico è stato tramutato in quello di personale ATA con conseguente modifica dell’orario di servizio e delle funzioni da svolgere, riteniamo che a lei debba applicarsi la normativa sui permessi a ore e non quella dei permessi a giorni, riguardante esclusivamente i docenti, che hanno un orario di servizio particolarmente legato alla didattica; infatti ciò non dovrebbe valere per chi non svolge più attività didattica. Se vuole essere certa, si informi col suo sindacato.


Sono una docente della primaria. La legge vieta la presenza di 2 alunni con disabilità grave nella formazione delle classi prime. Nel nostro istituto abbiamo soltanto una classe a tempo di 40 ore ed una classe a tempo di 30, ed abbiamo 2 alunni in gravità ed entrambi hanno scelto l’ iscrizione a 40 ore per le future classi prime della primaria. Cosa possiamo fare? Dobbiamo vedere se nel PEI viene consigliata dalla neuropsichiatra uno specifico tempo scuola? Se le famiglie avessero entrambe necessità di un tempo scuola lungo, come dobbiamo muoverci? 

Il DPR 81/2009 ha abolito la norma che fissava il numero massimo di alunni con disabilità per classe; pertanto è lecito che, in una classe, siano presenti più alunni con disabilità. Esistono, è vero, delle sentenze che impongono la presenza di un solo alunno, ma, in questo caso, dovrebbe essere la famiglia a inoltrarlo. Per quanto riguarda la composizione delle classi, trattasi di competenza e responsabilità della scuola, non di altri (come il neuropsichiatra o altre figure ancora). I genitori, invece, devono poter scegliere per i propri figli il tempo-scuola che desiderano; e questo la norma lo prevede. Si ricorda infine che, in base all’art. 5 del DPR 81/2009, la classe in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità deve essere formata da 20 alunni (massimo 22).


Sono un’insegnante di sostegno con ancora mille dubbi. Vorrei avere la conferma del fatto che ne caso di un alunno con PEI non si debba farne menzione dello stesso nel giudizio finale.

Solo per gli alunni della secondaria di secondo grado per i quali sia stato adottato un PEI differenziato va esplicitato il richiamo al fatto che la valutazione è effettuata in base al PEI. Diversamente, nel giudizio finale, non è necessario fare richiamo al PEI.


Un’alunna che ha compiuto a gennaio 22 anni che segue una programmazione con obiettivi differenziati che non ha mai ripetuto nel ciclo della scuola secondaria di secondo gradi e si trova in classe quinta può essere non ammessa all’esame per consentirle di ripetere l’anno? Fino a che età può frequentare la scuola?

La scuola accompagna gli alunni con disabilità nel loro percorso verso l’adultità: è un passaggio delicato e importante, che non va procrastinato nel tempo, ma vissuto, esattamente come avviene per i coetanei. Peraltro, la non ammissione non può essere concordata a tavolino o utilizzata in modo strumentale. Tenga presente che, normalmente, con il PEI differenziato non è possibile ripetere l’anno; infatti la ripetenza è prevista a fronte del mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nel PEI. Ora, gli obiettivi descritti nel PEI differenziato non corrispondono a quelli ministeriali, sono cioè tarati sulla base delle effettive capacità dell’alunno e possono essere modificati in qualsiasi momento per adeguarli alle sue effettive capacità e potenzialità; pertanto lo studente raggiunge sempre gli obiettivi del suo PEI e, quindi, non può ripetere. Invece di pensare alla ripetizione, sarebbe molto più efficace e utile far predisporre per lui, nell’ottica del Progetto di Vita, un Progetto Individuale, come indicato nell’art. 14 della legge n. 328/2000 e richiamato dall’art 6 del decreto legislativo n. 66/17. Queste norme prevedono che, su richiesta dell’interessato o della famiglia, il Comune di residenza convochi una conferenza di tutti i servizi necessari a garantire, in base alla legge stessa, una buona qualità di vita dell’alunna con disabilità; al tavolo di lavoro prendono parte la famiglia, la studentessa e gli operatori sociosanitari, che seguono l’alunna, come pure tutti i soggetti pubblici e privati o del privato sociale che sia opportuno e necessario coinvolgere. Questa progettualità è molto più utile che fare ripetere un anno, poiché alla fine dell’anno di ripetenza, la questione del Progetto di Vita si ripresenterebbe comunque; meglio avviare la progettualità da subito.


Sono una docente della scuola primaria. Nel mio Istituto, in questi giorni dobbiamo rivedere  i criteri per la formazione delle graduatorie in caso di domande eccedenti il tempo pieno per l’ anno 2021/22 poiché dall’ ufficio scolastico abbiamo avuto la comunicazione che le future classi prime della primaria saranno soltanto 2 e non 3.  Quindi avremo 1 sezione a tempo di 40 ore( invece di averne due come avevamo fino a quest’ anno) e 1 sezione a tempo di 30 ore. Questo ci porta a dovere rivedere i criteri per a formazione delle graduatorie in caso di domande eccedenti il tempo pieno. Quello che però mi preme chiedere è sapere cosa è previsto per gli alunni disabili. Ho visto che le iscrizioni degli alunni disabili non possono essere rifiutate: ma oltre a questo le famiglie hanno la precedenza anche nella scelta del tempo scuola che l’ alunno dovrà frequentare oppure nella graduatoria la scuola deve attribuire  un punteggio per l’ alunno con disabilità.

Se l’alunno ha la certificazione di gravità, ai sensi dell’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, egli ha la precedenza assoluta, come scritto nello stesso comma 3. Se la scuola si rifiuta di rispettare tale comma, minacciate ricorso al Tar per violazione di legge, chiedendo la sospensiva del provvedimento di rifiuto.


Sono un’insegnante di sostegno di un istituto superiore e mi sto trovando in difficoltà nel capire se, per gli alunni certificati che si sono iscritti al primo anno della scuola superiore (quindi passeranno dalla terza media al primo liceo) è necessario redigere il PEI provvisorio. 
In quali casi e per quali alunni la scuola superiore deve convocare il GLO e redigere il PEI provvisorio (entro il 30/06)?

Il PEI provvisorio è redatto al fine di definire le proposte di sostegno didattico o di altri supporti necessari per sviluppare il progetto di inclusione relativo all’anno scolastico successivo. 
In base all’art. 16 del Decreto interministeriale 182/2020, il PEI provvisorio, che deve essere elaborato entro il 30 giugno, è da predisporsi unicamente per gli alunni neocertificati, ossia per coloro che hanno ricevuto una certificazione di condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica:
–        sono alunni in ingresso nella scuola per la prima volta (i bambini della scuola dell’Infanzia o, se non hanno frequentato la scuola dell’infanzia, i bambini che accedono alla primaria)
–        sono alunni già frequentanti la scuola. 
Sempre l’art. 16, al comma 3, prescrive le sezioni da compilarsi ai fini della stesura del PEI provvisorio: 
a. Intestazione e composizione del GLO;
b. Sezione 1 – Quadro informativo, con il supporto dei genitori;
c. Sezione 2 – Elementi generali desunti dal Profilo di Funzionamento;
d. Sezione 12 – PEI provvisorio per l’a. s. successivo;
e. Sezione 4 – Osservazioni sull’alunno per progettare gli interventi di sostegno didattico;
f. Sezione 6 – Osservazioni sul contesto: barriere e facilitatori.
Nota bene: la elaborazione del PEI è sempre di pertinenza della scuola di destinazione, fatta eccezioni per gli alunni la cui certificazione è consegnata dalla famiglia alla scuola nei mesi terminali dell’ultimo anno di ciascun segmento scolastico, ovvero dopo il 31 marzo. In tal caso, per la stesura del PEI, viene convocato un docente dell’ordine e/o grado di scuola successivo. 


Avrei necessità di un parere circa il caso di un’alunna diversamente abile, con difficoltà di apprendimento, frequentante la terza media per la seconda volta, seguita per 6 ore settimanali da un’insegnante di sostegno. La ripetenza della terza classe è stata una scelta condivisa e fortemente voluta dalla famiglia, in quanto l’alunna all’epoca appariva ancora molto immatura, non pronta per affrontare il percorso alla scuola superiore. Ovviamente, prima che si deliberasse per la ripetenza, nei diversi incontri con la madre della ragazza, la scuola ha sottolineato che l’eventuale ripetenza avrebbe avuto senso solo se la ragazza avesse frequentato, migliorando così le sue scarse e precarie abilità sociali.
Gli obiettivi riportati sul PEI sono infatti riferiti all’inserimento e socializzazione e alla frequenza scolastica. Purtroppo anche quest’ anno non è andata meglio degli altri anni, anzi, siamo a 77% di assenze. Secondo lei dovremmo comunque ammetterla all’esame di Stato, considerato che ha già ripetuto?
In questo caso, considerato che difficilmente sarà in grado di sostenere un esame minimamente sufficiente, si può dare attestato formativo o solo per il fatto che è presente, avrà di diritto il diploma?

La scuola deve sicuramente impegnarsi per promuovere la socializzazione, ma deve anche garantire gli apprendimenti, fissando obiettivi di apprendimento coerenti con le effettive capacità dell’alunno con disabilità. Nel PEI, dove si descrivono gli obiettivi educativi, e fra questi anche la socializzazione, vanno obbligatoriamente indicati gli obiettivi di apprendimento. 
In merito a quanto accaduto lo scorso anno scolastico, si rammenta che la responsabilità della non ammissione non è imputabile in alcun modo alla famiglia; la decisione dell’ammissione o meno all’esame di Stato è in capo unicamente ai docenti del Consiglio di classe.
Per quanto concerne l’anno scolastico in corso, l’ammissione all’esame di Stato resta ancora di responsabilità esclusiva del Consiglio di classe. Quali prove proporre durante gli esami che, quest’anno, consistono in un’unica prova orale? Bisogna fare riferimento agli obiettivi di apprendimento descritti nel PEI: le prove devono essere coerenti con il PEI, ossia con quanto effettivamente svolto (d.lgs. n. 62/2017, legge n. 104/92). Superate le prove d’esame, lo studente consegue regolare titolo di studio.
In considerazione di quanto da lei scritto, ovvero dei risultati non pienamente positivi, avreste dovuto provvedere, in corso d’anno, a modificare gli obiettivi. La bocciatura è di per sé pedagogicamente non coerente. Nel caso specifico va detto che un’ulteriore ripetenza risulterebbe ancor più inopportuna, in quanto avvalorerebbe la logica del parcheggio. Il suggerimento, pertanto, è di predisporre, coerentemente con quanto indicato nel PEI, le prove d’esame e di rilasciare, superate le prove, il relativo titolo di studio. Se lo studente dovesse non presentarsi all’esame, si procederà con il rilascio dell’attestato di credito formativo.


Sono la mamma di un ragazzo con handicap grave  100% che frequenta l’ultimo anno di un liceo. Al g.l.h.o. di dicembre su mia richiesta e approvazione dell’asl ho chiesto la permanenza di un altro anno scolastico, tutti hanno approvato all’unanimità, ora hanno cambiato idea senza nessuna altra riunione. Non ho firmato il pei e non intendo firmarlo. C’e qualche normativa che può aiutare mio figlio , nel permanere un altro anno?

Dipende dal percorso scelto per lo studente e indicato nel PEI di suo figlio: 
–        se si tratta di PEI semplificato (ovvero ordinario o personalizzato), suo figlio potrebbe non farsi interrogare in questi ultimi giorni, impedendo così ai docenti di poterlo valutare e rischiando, di conseguenza,  di non essere ammesso agli esami (certamente se i docenti già dispongono di sufficienti elementi di valutazione, la questione non si porrà). Se viene ammesso, dovrebbe fare scena muta in sede d’esame; in questo modo la Commissione, non disponendo di elementi per valutarlo positivamente, potrebbe indicare esame non superato e quindi lo studente dovrebbe ripetere l’anno. Se invece non si presenta agli esami, verrà promosso automaticamente, conseguendo un Attestato di credito formativo, ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. 62/2017;
–        se si tratta di un PEI differenziato, allora sarà praticamente non possibile ipotizzare una ripetenza, in quanto gli obiettivi fissati nel PEI, che risultano adeguati alle capacità del ragazzo, possono anche essere ridotti in qualunque momento e, pertanto, egli potrà solo raggiungerli ed essere ammesso all’esame di Stato; superate le prove “non equipollenti”, per lui predisposte, sarà promosso e riceverà l’Attestato di credito formativo. Per completezza si ricorda che se suo figlio non si dovesse presentarsi agli esami di Stato, la scuola provvederà comunque a rilasciargli  l’Attestato di credito formativo, ai sensi del già citato art. 20 del d.lgs. 62/2017.


Sono una docente di una scuola superiore di secondo grado.  La pubblicazione e condivisione dei Pei sulla bacheca docenti del registro elettronico scolastico è atto rispettoso della legge oppure i Pei devono essere custoditi e consultati in cartaceo, presso la segreteria, dato che in essi ci sono dati sensibili?  Nel caso si possano condividere sulla Bacheca Docenti, il D.S. non dovrebbe richiedere in forma scritta, con Circolare ai docenti tale adempimento?

L’accesso  al registro elettronico della classe deve essere consentito solo ai docenti e ai genitori della classe; ovviamente i genitori possono avere accesso solo alle informazioni che riguardano, rispettivamente, i propri figli e non possono accedere ai dati degli altri alunni.  Dovete assicurare le protezioni elettroniche in tal senso. Infatti dovrebbe già esservi un piano di sicurezza elettronica della scuola e un incaricato della sicurezza elettronica, che ha la responsabilità in caso di  facile accesso a chi non ne ha diritto con conseguenze di sanzioni gravi da parte del Garante della tutela dei dati personali.


Alla scuola secondaria di primo  grado  in cui insegno,  sono stati assegnati due insegnanti  come potenziamento anticovid.  Nei primi mesi dell’anno scolastico,  , essi sono stati  utilizzati  , anche, per seguire una “classe incubatrice ” di circa una ventina di ragazzi da alfabetizzare, assieme ad altri colleghi curriculari. L’esperienza   si è conclusa   con le vacanze di Natale. Ora, ,però,  da alcuni mesi,  l’attività  (classe incubatrice) ė ripresa,   per solo sei (6) alunni.Questo impiego  dei due docenti , a mio avviso, crea problemi nella gestione delle supplenze. A volte, poiché  i due colleghi di potenziamento sono occupati a svolgere lezione ai sei alunni, le supplenze sono “affidate” ad insegnanti di sostegno, nonostante il loro ragazzo diversamente abile  sia presente.Cortesemente chiedo,  ė giusto  utilizzare le risorse anti covid  in queste … mansioni?Si può  usare l’insegnante di sostegno come … tappabuchi?

La scuola, nella sua autonomia, può decidere come e quando utilizzare i docenti del potenziamento, ma non può assolutamente togliere il docente per il sostegno all’alunno con disabilità; non può cioè sottrarre ore di sostegno, facendogli svolgere supplenze. Ciò è espressamente vietato non solo dalle Linee guida ministeriali del 4 Agosto 2009, ma è anche in palese contrasto con tutta la normativa e con la cultura inclusiva italiana. L’autonomia scolastica è di carattere amministrativo e non può modificare disposizioni di legge che hanno una forza gerarchica superiore; e le norme in materia stabiliscono che se ad un alunno viene assegnato un certo numero di ore (per il quale talora si deve ricorrere ai Giudici), quel numero di ore non può essere ridotto dalla scuola per nessun motivo, perché esso è previsto per legge; neppure le leggi possono modificarlo, perché è garantito da numerosissime sentenze della Corte costituzionale.


Nella nostra scuola (paritaria) c’è una bimba con handicap a cui erano state assegnate 10 ore settimanali di sostegno,  due ore al giorno dal lunedì al venerdì.  Poi la famiglia ha deciso di farla frequentare da subito solo dal mercoledì al venerdì.  Noi abbiamo mantenuto le due ore giornaliere in quanto le altre 3 ore sono coperte dall operatore . La bambina infatti fa l orario antimeridiano dalle 8 alle 13.00. Ora la mamma ci chiede, a partire dalla settimana prossima di far frequentare la bimba anche il martedì,  la scuola ha provveduto ad assegnarle le due ore di sostegno,  ma non essendoci disponibilità di operatore del ulss la mamma sostiene che la scuola deve farsi carico delle restanti due ore quelle che la bambina non usufruisce il lunedì. Mi chiedo se la richiesta è lecita dal momento che è una scelta della famiglia non farla frequentare il lunedì. Ultima domanda se l’ulss non ha personale a disposizione ed essendo la bambina non autonoma (è in carrozzina) l’insegnante di sezione può prendersi la responsabilità di tenerla in classe senza supporto per garantire a tutti i bambini sicurezza?

Riteniamo che, se un certo numero di ore di sostegno sono state assegnate in considerazione dell’orario scolastico pieno e se la famiglia, per suoi motivi, ritiene di far frequentare la figlia per un numero di ore inferiore, allora, proporzionalmente, debba ridursi il numero delle ore assegnate. Inoltre, se trattasi di bimba con sedia a ruote, non pare necessaria la presenza per tutte le ore di frequenza in classe dell’assistente per l’autonomia, dal momento che la bambina, nella sua sezione, normalmente non dovrebbe spostarsi di posto. Se c’è un problema di sicurezza dei compagni, allora non è più problema di autonomia dell’alunna, ma di evitare che essi vadano a sbattere contro la sedia ferma ed allora trattasi di problema organizzativo della scuola e di intervento, posto a cura dei docenti della sezione. 


Vorrei sapere se nel caso di PEI curricolare l’insegnante specializzata può esigere di visionare preventivamente le prove delle verifiche scritte delle varie discipline, pur essendo stata informata sull’argomento oggetto della prova e sulla tipologia della prova (che ricalcano gli esercizi svolti sia in classe che a casa in preparazione del compito), malgrado la contrarietà del docente curricolare referente?

Una volta concordato tra docente per il sostegno e docente curricolare quali debbano essere i livelli e le modalità di organizzazione delle singole prove, il docente per il sostegno potrebbe anche non visionare le stesse. Se però la trasformazione delle prove in forma equipollente risultasse difficoltosa o complessa per il docente curricolare, è chiaro che il docente per il sostegno non solo deve vedere le prove, ma deve intervenire operativamente, esattamente come avviene talora in sede di esame di Stato su richiesta espressa del presidente di commissione. In sintesi, il docente per il sostegno può chiedere al collega di prendere visione delle prove per una maggiore sicurezza in relazione alla loro coerenza con il principio di “prove equipollenti, di cui all’art 6 comma 1 del dpr n. 323/1987.


Un docente riconosciuto invalido civile al 67% può continuare ad esercitare tale professione ?

Una decisione di tal genere dipende dall’esito della visita medico-legale, visita alla quale egli può sottoporsi spontaneamente salvo che, come avviene in taluni casi, non sia richiesta dal DS. È, infatti, la Commissione medico-legale che decide se  il docente è totalmente inabile rispetto a una determinata attività professionale, se può svolgere un’altra, rientrante nelle sue scelte professionali (ad esempio: biblioteca o lavoro in segreteria), oppure se sia definitivamente inabile a qualunque attività lavorativa. 
Nel primo caso il docente o va in biblioteca o in Segreteria; nel secondo, viene messo in pensione anticipata.


Dopo aver avuto il sostegno da quando il mio bimbo ha iniziato la materna (per ritardo psico motorio legge 104 art. 3 comma 3 certificato) fino alla prima elementare, quest’anno una nuova neuropsichiatra facendo la rivalutazione ha stabilito ( avendo definito che è affetto da autismo Asperger livello 1) che il sostegno non è necessario ma gli basta solo una adp. Le insegnanti invece sostengono la necessità del sostegno perché organizza e programma le attività rimodulando con i docenti le lezioni per aiutarlo ed integrarlo.. puo’ gestire anche altri bambini cosa che una adp non può fare ad es. per poter creare delle situazioni ad hoc per dargli modo di interagire con i pari (la sua grossa difficoltà).
La scuola vuole avere il sostegno, anche una riduzione ma almeno qualche ora, la neuropsichiatria no. 
Anche noi genitori vorremmo il sostegno, anche ridurlo ma gradatamente per vedere come andrà. Come possiamo fare? La scuola senza sostegno non lo vuole in carico ..a rimetterci sarà mio figlio. Potete consigliarmi se c’è un modo per tutelarlo?

A questo punto è necessario convocare urgentemente il GLO; durante l’incontro potete verbalizzare le diverse posizioni. Al termine, siccome gli orientamenti didattici sono di competenza dei docenti contitolari della classe e le osservazioni dell’ASL, che partecipa ai lavori del GLO, risultano essere un contributo, riportate nel verbale l’indicazione dell’ASL come pure la volontà dei docenti e della famiglia. E dato che gli insegnanti ritengono necessarie le risorse, allora nel verbale dovrà essere motivato il  non accoglimento del suggerimento fornito dall’ASL (ossia la non richiesta di ore di sostegno), ciò ai sensi dell’art. 4 comma 9 del DI 182/2020.


Vorrei sapere se la relazione finale che viene redatta a fine anno dal docente di sostegno, deve essere firmata dal solo docente di sostegno o anche dall’intero cdc.

Se vogliamo rispettare la normativa inclusiva, secondo la quale l’alunno con disabilità è uno di tutti gli alunni della classe ed è quindi alunno di tutti i docenti della stessa, la relazione  finale per l’alunno con disabilità deve essere elaborata congiuntamente da tutti i docenti del Consiglio di Classe e dagli stessi firmata; altrimenti si legittimerebbe la delega dl progetto inclusivo, illegale, purtroppo assai diffusa nelle nostre scuole, al solo docente per il sostegno da parte dei colleghi curricolari.


Sono una docente di scuola secondaria superiore, referente Dipartimento Sostegno e BES/DSA. Le scrivo per avere alcuni chiarimenti su come procedere in merito al caso di una candidata esterna all’Esame di Stato che dovrà sostenere le prove preliminari nel mese di maggio. Trattasi di studentessa che già ebbe a frequentare il nostro Liceo ma che si ritirò nell’a.s. 2018/2019 per gravi problemi di salute psicofisica. Al tempo, fu steso un PDP per alunno BES non DSA che prevedeva numerose misure dispensative e compensative. Ora la ragazza ha 20 anni e si presenta come privatista, dopo aver superato il 4° anno presso altra scuola, fornendo soltanto un foglio di INVALIDITA’ CIVILE, L. 102/2009, art. 20. Le domande sono le seguenti:
1) Da parte della coordinatrice: “Chiedo solo se non sia vincolante che la normativa prescriva di consegnare la documentazione contestualmente all’iscrizione presso l’USR e se sussista un obbligo da parte della scuola anche in assenza di tale presentazione”
2) Io vorrei avere chiarezza su come procedere, sia nella richiesta di eventuale altra documentazione sanitaria all’interessata, cui attenersi e dalla quale trarre una relazione da consegnare al Presidente di commissione, in caso di ammissione all’Esame di Stato, sia sulla necessità di stendere un nuovo PDP (anche se suppongo che non ci competa, trattandosi di privatista). 

Se la candidata chiede di avvalersi della normativa sulla disabilità, allora deve produrre, oltre alla certificazione di invalidità già presentata, l’accertamento ai sensi dell’art. 3 della legge 104/92 che, unitamente alla certificazione di invalidità della Commissione INPS, dà diritto ad essere riconosciuto alunno con disabilità, e la Diagnosi Funzionale rilasciata dall’ASL. 
Senza la certificazione dell’art 3 della legge n. 104/92 e senza la Diagnosi Funzionale, documento che delinea gli ambiti in cui tale diritto deve esplicarsi, la candidata non può avvalersi del riconoscimento di “studentessa con disabilità”, da cui scaturirebbe il suo diritto a formulare, con la scuola dove sosterrà gli esami da privatista, il programma per lo svolgimento degli esami con relative prove equipollenti, e ad avvalersi, per analogia, dei criteri per gli esami dei candidati privatisti con disabilità nella scuola media (Decreto Ministeriale 10 dicembre 1984).
Se la studentessa, invece, fornisse alla scuola la diagnosi di DSA, allora potrebbe beneficiare dei soli strumenti compensativi, in quanto agli esami di Stato sono vietate le misure dispensative.
Se, altra ipotesi, dovesse rientrare in un riconoscimento come studentessa con Bes, per svantaggio socio-economico-linguistico-culturale, non si potrà fare ricorso a nulla, in quanto la normativa prevede questo riconoscimento unicamente per gli alunni interni, riconoscimento peraltro rimesso rimessa ad una decisione autonoma del Consiglio di classe, decisione concordata con la famiglia


Sono un’insegnante di sostegno della scuola secondaria di primo grado e quest’anno mi sono ritrovato a seguire un ragazzo down che frequenta la classe seconda. Il suddetto alunno disabile compirà il prossimo mese 18 anni, vorrei cortesemente sapere se il prossimo anno avrà diritto a completare il suo ciclo di studi pur avendo compiuto 18 anni 

L’obbligo scolastico si conclude a 16 anni, ossia dopo dieci anni di frequenza e ciò si verifica, ordinariamente, nella secondaria di secondo grado. L’obbligo formativo, invece, si conclude al compimento del diciottesimo anno di età; quindi dopo i 18 anni lo studente non potrà accedere ai percorsi diurni, ma potrà sicuramente iscriversi ai corsi serali, previsti per gli adulti.


Sono docente di un alunno con certificazione 104 dall’ infanzia. Frequenta la classe quinta della scuola primaria, per cui a settembre passerà alla scuola secondaria di primo grado. Tutti gli anni, anche questo è bastato compilato il vecchio modello del PEI. Ho un dubbio. Per il passaggio alla scuola secondaria dobbiamo compilare il nuovo modello del PEI provvisorio?

Il PEI Provvisorio non è previsto per gli alunni già certificati per i quali è stato predisposto un PEI per l’anno scolastico in corso. 

Il Pei provvisorio, come stabilito dall’art. 16 del Decreto interministeriale 182/2020, è redatto entro il 30 giugno per gli alunni neo-certificati nel corso dell’anno scolastico o per alunni certificati di nuova iscrizione; la redazione del PEI provvisorio è stata introdotta “allo scopo di definire le proposte di sostegno didattico o di altri supporti necessari per sviluppare il progetto di inclusione relativo all’anno scolastico successivo”.


Il dirigente del mio Istituto non vuole consentire la frequenza in presenza con un piccolo gruppo per l’ inclusione agli alunni con Bes C ma solo ai Bes A e C.  Leggendo la nota di chiarimento del 12 marzo, però si evince che la frequenza in presenza è prevista per tutti  gli alunni con bisogni educativi speciali senza distinzione. Mi potete dare delucidazioni in merito. 

La norma stabilisce la frequenza degli alunni con disabilità in condizioni di “reale inclusione” (piccolo gruppo eterogeneo); inoltre, in generale, parla di BES e quindi prevede la frequenza non solo degli alunni con disabilità certificata e con diagnosi di DSA, ma anche degli alunni “non con BES” come pure di alunni con BES “transitori”, riconosciuti cioé dal Consiglio di classe o dal Team docente, per i quali sia stato predisposto un PDP (cfr. Nota 2563/2013). 


Mio figlio ha un disturbo dello spettro autistico con pattern ipercinetico e difficoltà dell’attenzione, art. 3 comma 3 della legge 104, e frequenta la classe seconda della scuola dell’infanzia.
A gennaio la neuropsichiatra dell’Asl ha compilato la diagnosi funzionale e la stessa è stata trasmessa a scuola per la richiesta del docente di sostegno e del personale Asacom (quest’ultima è stata fatta per l’anno scolastico corrente in quanto i comuni hanno fatto una proroga). L’assistente Asacom è arrivata per 10 ore settimanali (per quest’anno scolastico), ovviamente il docente di sostegno arriverà l’anno prossimo. Attualmente nella classe di mio figlio è in corso un’attività di osservazione e supporto ai docenti e all’assistente da parte della psicologa del centro dove il bambino fa la terapia. Il bambino ha difficoltà nelle attività al tavolo (deficit di attenzione), nelle relazioni (comunica farfugliando) e nel tratto grafico. Le maestre dicono che lo trattano come gli altri, che deve fare le stesse cose degli altri, sono titubanti nell’usare i rinforzi (un libro illustrato, una macchinina, una canzone) perchè lo vedono gli altri bambini, non vogliono che l’assistente sia sopra al bambino perche’ deve imparare a fare da solo. A quanto ho capito non vogliono che si faccia tutto questo in assenza di Pei! Cosa dice la normativa riguardo le strategie da adottare per un bambino con 104 ma senza docente di sostegno? Si puo’ comunque redigere il Pei, anche ad Aprile? Chi decide le ore che devono essere attribuite a mio figlio? Dipende dal comma?
Stiamo cercando di fare il possibile per aiutare i docenti curriculari (incontro asl-scuola, osservazione psicologa, Asacom, consigli) ma incontro resistenze da parte loro a causa dell’assenza di questo documento.

Va precisato che anche nel mese di marzo, se richiesto, l’insegnante di sostegno deve essere fornito dall’Ufficio Scolastico Regionale, in quanto la normativa stabilisce che appena depositata a scuola la certificazione, ovvero copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale, per l’alunno scatta il diritto al sostegno. Se invece la famiglia è disposta, per quest’anno, a rinunciare al docente per il sostegno, è libera di farlo; comunque il PEI deve essere formulato dai docenti della classe, nell’apposita riunione del GLO con la partecipazione della famiglia e degli operatori sociosanitari, che seguono l’alunno, compresa, pertanto, anche l’esperta del metodo ABA. Non è, infatti, la presenza del docente incaricato su posto di sostegno a determinare la stesura del PEI, bensì la presenza della documentazione sanitaria che, una volta consegnata, determina per la scuola  l’obbligo di chiedere e nominare un docente da incaricarsi su posto  di sostegno e, anche senza di lui, di formulare un Piano Educativo Individualizzato. 


Abbiamo ricevuto al richiesta da parte di un genitore di bambino portatore di handicap motorio di adeguare il bagno per diversamente abili presente nella scuola, appena ristrutturato, per modellarlo alle esigenze del figlio.
Nella fattispecie ci chiede di posizionare un wc di dimensioni ridotte e di abbassare il piano del lavandino e l’altezza del rubinetto.
Siamo piu che disponibili ad aiutare il bambino (scuola primaria) ma ci chiediamo se adeguando le dimensioni del bagno alle esigenze del piccolo ci ritroviamo poi con un bagno non a norma.
Esiste una normativa specifica per le scuole materne e primarie ovvero delle deroghe?

Il DPR 24 luglio 1996, n. 503Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, all’art. 8 fissa specifici criteri ai punti 4.1.6. e 8.1.6.; nei punti indicati, infatti, sono precisati i criteri di accessibilità in relazione al “w.c.” e al “lavato”.  Per la questione esposta, comunque, potreste rivolgervi all’Ufficio Tecnico che ha curato la messa a norma del bagno.


Sono la madre di un bambino che frequenta la classe 5ª primaria.
Mio figlio usufruisce dell’insegnante di sostegno, in quanto in possesso di una diagnosi di disabilità cognitiva di grado lieve. (I test hanno rivelato una forte disomogeneità e squilibrio tra l’intelligenza verbale, in media, e l’intelligenza non verbale, non in norma).
A parte questo, volevo segnalare che mio figlio è l’unico alunno della sua classe a poter frequentare in presenza, in virtù dell’ultima nota del miur, che ha escluso la frequenza in presenza ai figli degli operatori sanitari, forze dell’ordine ed insegnanti.
Ho dunque chiamato l’insegnante di sostegno (arrivata a scuola da una settimana circa in sostituzione della precedente) per sapere come viene gestita l’interazione di mio figlio con il resto della classe in dad. (Vista l’età dei bambini, segnalo che molti genitori assistono alle lezioni e, in questo modo, vengono a sapere che mio figlio è in classe in quanto disabile.)
Mi viene detto, dall’insegnante in questione,che mio figlio non viene inquadrato o al massimo viene inquadrato per pochi secondi, però viene chiamato per NOME a rispondere, dalla maestra curricolare di turno.
Mi chiedo dunque se posso segnalare il caso al garante della privacy, perché ora sarà resa pubblica a tutti i genitori della classe, con tanto di identità, lo stato di disabilità di mio figlio. 

La Nota ministeriale emanata il 7 marzo 2021, in perfetta consonanza con la normativa precedente, stabilisce il diritto alla frequenza in presenza in condizioni di reale inclusione degli alunni con disabilità e di alcuni compagni della classe, creando un piccolo gruppo eterogeneo di alunni, dei quali, la scuola deve aver acquisito la disponibilità dei genitori. Rispetto a ciò, pertanto, deve far presente alla scuola che le condizioni di reale inclusione devono essere garantite.
In relazione alla questione della violazione della privacy, non riteniamo che sussista; i compagni, infatti, avranno sicuramente già raccontato ai propri genitori di avere un compagno “speciale” o “con disabilità” e quindi la cosa dovrebbe esser nota .
Quello che è importante, invece, è che i docenti facciano lezione a suo figlio e a un piccolo gruppo di compagni in presenza a scuola e che, contemporaneamente, si colleghino con il resto della classe, che si trova a casa, proprio per garantire condizioni di reale inclusione.


Sono un’insegnante di sostegno di una scuola secondaria di secondo grado. Vorrei sottoporre un quesito alla Vs attenzione in merito alla redazione del PEI. Nell’istituto frequentano due ragazzi con la L 104 privi di Diagnosi Funzionale non avendo fatto richiesta dell’insegnante di sostegno: è obbligo redigere per ciascun ragazzo il PEI in ogni caso?

Se la famiglia non presenta alla scuola copia della Diagnosi Funzionale edanche copia del Verbale di accertamento, la scuola non può chiedere il docente di sostegno e, sicuramente, non può redigere il Piano educativo Individualizzato, previsto per chi, in seguito agli accertamenti della legge 104/92, è riconosciuto come “alunno con disabilità”, mediante produzione, per l’appunto, del Verbale di accertamento e della relativa Diagnosi Funzionale.


In questi giorni le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse in alcune regioni. Nella mia provincia ancora non abbiamo avuto chiusure, ma nell’ eventualità che ciò avvenisse, vi chiedo come si dovrà comportare la scuola per erogare il servizio educativo agli alunni diversamente abili? Io seguo un caso di un alunno autistico che non beneficerebbe assolutamente della didattica a distanza. Nei precedenti DPCM era prevista la scuola in presenza per alunni con disabilità insieme ad un piccolo gruppo di compagni. Sarà ancora possibile? 

La normativa sul diritto allo studio in presenza con alcuni compagni, anche in zone rosse, è ribadita dal nuovo DPCM del 2 marzo 2021 agli artt. 21 e 43. La frequenza in presenza deve garantire “condizioni di reale inclusione”; al riguardo si richiamano la Nota 343/2021, firmata dal Capo Dipartimento prof. Bruschi,  il Piano scuola, allegato al DM 39/2020, il DM 89/2020 e l’art. 12 comma 2 della legge 104/92.


Sono un assistente sociale. Si è rivolta a me una mamma di due gemelline nate a dicembre che il prossimo anno scolastico dovrebbero frequentare la prima elementare. La mamma vorrebbe posticipare, non solo per l età ma anche per qualche problema che la neuropsichiatra ha certificato. Il rinvio è possibile, solo che la scuola chiede i certificati di invalidità, che lei e il marito non vogliono fare. E’ possibile che non si possa fare questo posticipo di frequenza senza certificato di invalidità? 

La normativa vigente consente, in via eccezionale e documentata, il trattenimento alla scuola dell’Infanzia per un ulteriore anno scolastico, e per non più di un anno, per i soli alunni adottati, previo specifico iter e a fronte del parere favorevole del dirigente scolastico. Da quanto da voi scritto, non sussistono le condizioni per una richiesta, seppur straordinaria.


Un allievo con una diagnosi di handicap art. 3 comma 3 e una programmazione differenziata sia negli obiettivi, in caso di trasferimento da una scuola superiore a un’altra deve necessariamente sostenere l’esame integrativo per le materie non frequentate precedentemente?

Così come per tutti gli altri studenti, se previsto, si procede a esami integrativi. Il PEI differenziato non necessariamente corrisponde a obiettivi totalmente differenti da quelli della classe. Lo conferma anche il Consiglio di Stato che, in una sua decisione, stabilisce che lo studente non debba sostenere le prove integrative su tutte le materie del nuovo istituto, ma solo su quelle ritenute necessarie dalla nuova scuola.


Dal momento che in questi giorni si sta predisponendo la richiesta per l’organico di sostegno per l’a.s. 2021-22, avrei bisogno di sapere come comportarmi per la richiesta della cattedra relativa ad un alunno con disabilita’ i cui genitori hanno richiesto la ripetenza al Cdc della terza scuola secondaria di primo grado in cui e’ iscritto il figlio. 
La cattedra che gli dovra’ essere assegnata al momento non la posso richiedere?
Dovrò fare una richiesta in deroga dopo lo scrutinio del secondo quadrimestre?

Fermo restando che la scuola  non può, prima dello scrutinio finale, prevedere la non ammissione di un alunno, ritengo che dobbiate indicare in organico di diritto l’alunno in uscita. Se poi dovessero sussistere gli estremi per una non ammissione all’esame di Stato, decisione di competenza esclusiva del Consiglio di classe che valuta se l’alunno ha raggiunto o meno gli obiettivi fissati nel PEI (la non ammissione non può e non deve essere decisa dalla famiglia), allora chiederete in organico di fatto lo stesso numero di ore o di più se già non gode della cattedra completa, secondo la normativa sulle deroghe.
Dovrete però anche chiedervi, in caso di non ammissione, come mai l’alunno non abbia raggiunto gli obiettivi del suo PEI: forse gli obiettivi erano troppo alti? Perché in tal caso avreste dovuto ridurli; forse perché troppo bassi; perché in tal caso avreste dovuto modificarli.


Ho bambina con handicap che fa la seconda elementare. Il comune non vuole dare amia figlia l’assistente alla persona e, a scuola, il dirigente non vuole fare domanda per l’educatrice aba alla comunicazione, perché dice che, per il covid, non può fare entrare persone a scuola per la sicurezza degli alunni. Io non so cosa fare.

Il DM 39/2020 e il DM 89/2020, come pure il DPCM 3 novembre 2020 e la Nota 1990/2020 ribadiscono che gli alunni con disabilità e parte dei loro compagni di classe, anche in caso di zona rossa, hanno diritto a frequentare la scuola in presenza. Sia in presenza che, eventualmente, in didattica a distanza, all’alunno deve essere garantita la figura professionale che, in forza dell’art. 13 comma 3 della legge 104/92, è professionalmente capace di farlo comunicare e quindi di realizzare il suo diritto allo studio.  Se nel PEI è prevista la figura professionale, di cui all’art. 3 c. 3 della legge 104/92, allora il Dirigente Scolastico deve rivolgersi al Comune e chiedere che venga garantita tale figura; se invece tale figura non è prevista nel PEI, allora il DS non potrà richiederla. È necessario pertanto che, come genitori, chiediate la convocazione del GLO e, in tale sede, chiediate la presenza della figura dell’assistente.  Se il GLO non dovesse accogliere la vostra richiesta, assicuratevi che venga messo a verbale e, quindi, potete procedere ricorrendo alla Magistratura, affinché venga garantita la vostra richiesta. 


Non trovando normativa in merito chiedo cortesemente di sapere se i giorni di sabato e domenica, giorni in cui il centro fisioterapico non presta le cure essendo chiuso al pubblico, sono inclusi od esclusi dal computo dei 30 giorni di congedo.

Nel corso di ogni anno i soggetti destinatari del beneficio e secondo le modalità indicate dall’art. 7 del D.lgs. 119/2011 possono fruire, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni. Durante il periodo di congedo, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Risulta evidente che il sabato e la domenica siano esclusi dal computo dei 30 giorni di congedo straordinario, come lo sono tutte le festività e le giornate nelle quali, per legge, non ci sono prestazioni lavorative.


Avrei bisogno di un Vostro aiuto nell’interpretazione del Decreto 182 del 29/12/2020 avente per oggetto “Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità, ai sensi dell’articolo 7, comma 2-ter del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66”.
Nello specifico, mi riferisco all’articolo 4, comma 4 che recita “Il GLO è validamente costituito anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza”.
Leggendo il decreto e in particolare l’articolo 3 comma 1 “Il GLO è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe e presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato. I docenti di sostegno, in quanto contitolari, fanno parte del Consiglio di classe o del team dei docenti” e l’articolo 3 comma 2 “Partecipano al GLO i genitori dell’alunno con disabilità o chi ne esercita la responsabilità genitoriale, le figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica, che interagiscono con il gruppo classe e con l’alunno con disabilità nonché, ai fini del necessario supporto, l’unità di valutazione multidisciplinare” mi sembra di comprendere che membri del GLO saranno il dirigente scolastico e il consiglio di classe, mentre sono considerati partecipanti i genitori, le figure professionali (interne o esterne alla scuola) e il rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare della ASL di residenza.
Alla luce di questa considerazione e leggendo quanto recita l’articolo 4, comma 4, mi chiedo:
– il GLO è da considerarsi valido anche se i genitori sono impossibilitati a parteciparvi?
– Il GLO è valido anche se il rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare è impossibilitato a parteciparvi? 
– dato che l’approvazione del PEI è di pertinenza del GLO, considerati anche gli apporti degli altri partecipanti (genitori, professionisti, unità di valutazione multidisciplinare), mi chiedo se in caso di assenza di questi ultimi il GLO sarà validamente costituito e potrà approvare il PEI. 
–  relativamente all’articolo 4 comma 4, mi chiedo se il GLO è validamente costituito anche se non sono presenti tutte le componenti (membri o partecipanti) oppure è valido anche se tutte le componenti sono presenti ma non tutte esprimono il proprio parere, “la propria rappresentanza”, in merito ai punti all’ordine del giorno relativi alla convocazione del GLO.

Concordiamo sul fatto che molti articoli del decreto siano scritti molto male e che vadano riscritti per assicurare chiarezza a tutti. Il GLO, così come declinato all’art. 3 comma 1 del D.I. 182/2020,  è composto dai docenti della classe presieduti dal D.S.; partecipano ai lavori del GLO, come specificato dalla Linee guida e dal D.I. all’art. 3 comma 2, i genitori, e, previa autorizzazione del D.S., un rappresentante nominato dell’ASL, professionisti interni alla scuola, come i collaboratori scolastico o un rappresentante del Nuovo GLI o la funzione strumentale, professionisti esterni alla scuola, come gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione o un rappresentante del GIT, il Gruppo per l’Inclusione Territoriale non ancora operativo; agli incontri del GLO, a titolo consultivo e non anche decisionale, può partecipare uno specialista proposto dalla famiglia, previa autorizzazione del DS. 
Va precisato che il GLO non è un organo collegiale; tuttavia se una componente, regolarmente convocata, non partecipa, le sue riunioni sono egualmente valide.
Una delle questioni più delicate potrebbe riguardare il mancato accordo, ossia la difficoltà a individuare un “accomodamento ragionevole” in sede di definizione di PEI. Alcuni, fra cui l’avv. Nocera, sostengono che, in questi casi, o si arriva a una votazione oppure è necessario introdurre una norma che preveda l’istituzione di una piccola commissione, composta dal D.S., dalla famiglia e da un ispettore che la presiede, che assume le decisioni; in mancanza, la situazione rimarrebbe bloccata ed il PEI non potrebbe essere approvato.


Sono una docente di sostegno . Ho inviato un certificato per 4 gg. Le mamme degli alunni diversamente abili che seguo mi chiedono dopo quanti giorni viene nominato un supplente o vi è un docente sostituto. Io non so rispondere perché mi accorgo che scuole diverse hanno comportamenti diversi sulla nomina del sostituto del docente di sostegno.  Ho letto poi la sentenza della corte d’appello che dichiara interruzione di pubblico servizio la mancata nomina anche di un solo giorno

La normativa più recente, contenuta nell’ultima circolare sulle supplenze, stabilisce che nelle scuole di ogni ordine e grado, il DS deve nominare il supplente dopo il primo giorno di assenza; ciò perché nominare un supplente lo stesso giorno in cui il titolare comunica di assentarsi non è semplice. Probabilmente la Sen tenza da lei citata riguardava un comportamento omissivo del DS, protrattosi a lungo, e il giudice avrà voluto calcare la mano. Comunque, anche durante il primo giorno, i docenti assenti sono sostituiti i docenti a disposizione o con i docenti del potenziamento, in quanto la classe non può, per quelle ore, rimanere priva di docenti.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola primaria che ha bisogno di un chiarimento rispetto alla valutazione degli alunni diversamente abili in situazione di gravità (art. 3 comma 3) che non riescono a seguire il programma della classe. Ho un alunno molto grave con un PEI quasi totalmente individualizzato. L’alunno presentando una diagnosi clinica molto grave non riesce ad effettuare nessuna forma di valutazione né scritta né orale. Il team docente pertando partendo da quanto dettagliato nel PEI  cerca di assegnare una valutazione che non sia demotivante ma che metta in evidenza gli sforzi fatti dal bambino e i progressi che sta facendo. Durante lo scrutinio nel redigere il giudizio globale la scrivente come altri colleghi di sostegno nella stessa situazione al termine del giudizio abbiamo riportato la seguente dicitura:
I suoi progressi sono stati significativi raggiungendo in maniera soddisfacente gli obiettivi di apprendimento prefissati nel piano educativo individualizzato.  Oppure in modo più semplice la valutazione è stata effettuata in base al PEI.
A seguito di ciò mi è stato comunicato che questa dicitura è discriminante.
Ho letto nelle varie normative, che questo va riportato ma vorrei capire se solo nella S.S.I.G o S.S.II.G. essendo previsto un esame finale e un diploma,oppure se posso per normativa riportarlo anche alla scuola primaria. Visto che il bambino segue ad esempio una programmazione di fine scuola dell’infanzia inizio prima pur essendo inserito in una classe terza di scuola primaria, ritengo che apporre da qualche parte che la valutazione va fatta in base al PEI sia essenziale. Potete chiarirmi le idee?
Inoltre vorrei capire come gestire la situazione rispetto alla lingua inglese. Il bambino non verbalizza, per ora il team docente sta valutando solo la presenza in classe e la partecipazione all’ascolto di canzoncine in lingua. Con il team di classe pensiamo che il bambino dovrebbe essere esonerato dalla valutazione per la lingua straniera ma a livello normativo come posso tutelarlo?

La progettazione del percorso scolastico di un alunno con disabilità deve essere effettuata sulla base delle effettive capacità e potenzialità dell’alunno, evitando di associare la disabilità a una forma di “incapacità”. Dal punto di vista pedagogico, l’alunno va riconosciuto come persona. Il docente deve assumere un atteggiamento coerente in tal senso, anche nel linguaggio.  Dovendosi formulare un PEI sulla base delle sue effettive capacità dell’alunno, così come stabilito dall’art. 16 comma 2  della legge n. 104/92, come insegnanti della classe dovete indicare e specificare nel PEI gli obiettivi adatti a lui e, di conseguenza, valutarlo sulla base di questi. Anche ildecreto legislativo n. 62/2017 stabilisce che la valutazione deve essere effettuata sulla base del PEI, principio ripreso dall’Ordinanza Ministeriale 172/2020 che, all’art. 4 comma 1, puntualizza quanto segue: “La valutazione delle alunne e degli alunni con disabilità certificata è correlata agli obiettivi individuati nel piano educativo individualizzato predisposto ai sensi del dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66”. Per quanto concerne l’aggiunta nella scheda di valutazione  della dicitura “valutazione effettuata in base al PEI”, dato che essa non modifica nulla rispetto alla valutazione, che si basa sul PEI, come risulta agli atti, non occorre aggiungerla. Stando al nuovo PEI, che sarà adottato il prossimo anno scolastico, come fissato dalla Nota 40/2021 e come precisato nei webinar promossi dallo stesso Ministero, dal prossimo anno scolastico, e non anche dall’attuale, si potrà esprimere una valutazione per aree disciplinari o per discipline o per gruppi disciplinari. Secondo l’avv. Nocera la suddivisione in aree disciplinari è possibile già a partire dal corrente anno scolastico, in quanto l’art. 21 comma 1 del DI stabilisce che il modello di PEI in esso adottato e le relative indicazioni a corredo debbano essere applicate già dal corrente anno scolastico.


Sono mamma di un bambino autistico, con Legge 104 , iscritto ad una scuola paritaria. Durante l’anno in corso l’insegnante di sostegno ha lasciato il posto per incarico nello statale . Mio figlio al momento è senza sostegno ma è comunque assistito dalle assistenti alla comunicazione per tutto il tempo della sua permanenza scolastica .
Le mie domande sono :
1 la scuola paritaria che ha regolarmente accolto un alunno disabile è obbligata, come è prassi nello statale, a provvedere  alla ricerca di un sostegno?
2 nel caso in cui il sostegno non si trovi essendo a febbraio ormai state assegnate quasi tutte le cattedre come si deve procedere?
3 spiegazioni e normativa circa il diritto di rifiutare il sostegno . Essendo quest’ultimo un diritto e non un obbligo .

Le scuole paritarie, proprio in forza della legge n. 62/2000, hanno l’obbligo di adeguarsi alla normativa delle scuole statali, in tema di garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità, pena la perdita della parità scolastica. Quindi la scuola paritaria, come le scuole statali, deve provvedere alla nomina di un docente per il sostegno dopo il primo giorno di assenza del titolare, come espressamente previsto nell’ultima circolare sulle supplenze. Nella legge di Bilancio, peraltro, lo Stato ha stanziato maggiori somme proprio a favore delle scuole paritarie per la nomina di docenti per il sostegno e quindi anche per le supplenze; in tal caso, il DS deve chiedere il relativo importo quando comunica la nomina del supplente, dal momento che le scuole paritarie scelgono liberamente i docenti ed i supplenti senza  basarsi sulle graduatorie Quanto alla rinuncia o alla sostituzione del docente per il sostegno, ci si basa sui principii contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001. Se si rinuncia al sostegno, essendo il sostegno un diritto e non un obbligo, l’alunno mantiene comunque tutti i diritti degli alunni con disabilità, quali la predisposizione del PEI, le modalità di verifica e i criteri di valutazione personalizzati, le prove equipollenti (se in scuola secondaria), l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia  e alla comunicazione, etc. Se invece si chiede la sostituzione del docente di sostegno, con la motivazione contenuta nella sentenza citata, ovvero di “non essersi realizzato un valido rapporto educativo tra docente ed alunno”, allora la famiglia può chiedere la nomina di un altro docente. Infine, se la famiglia ritira formalmente la certificazione di disabilità e la documentazione correlata, allora l’alunno sarà considerato come alunno “non con disabilità” e il suo percorso formativo sarà lo stesso previsto per la classe alla quale egli è iscritto; oppure se la famiglia concorda con i docenti di far deliberare loro il riconoscimento di “alunno con BES” (ossia alunno con svantaggio socio-economico-linguistico-culturale), allora il Consiglio di classe redigerà un Piano didattico personalizzato a favore dell’alunno, che così potrà fruire, a discrezione dei singoli docenti, di strumenti compensativi e/o di misure dispensative e/o di criteri di valutazione eventualmente personalizzati (Nota 2356/13), fermo restando che gli obiettivi disciplinare sono gli stessi previsti per la classe frequentata. Si rammenta che la condizione “BES” è una condizione transitoria e non può pertanto perdurare per l’intero ciclo scolastico.


Seguo un alunno con programmazione differenziata che quest’anno frequenta l’ultimo anno di scuola superiore. Con la didattica a distanza l’alunno è stato poco presente o meglio è stato quasi del tutto assente. Non ha mai amato particolarmente la scuola e la didattica a distanza non ha fatto altro che allontanarlo ancora di più. Ora, con il ritorno in presenza, lui si rifiuta di rientrare continuando ad accumulare giorni di assenza. Una tale situazione a cosa porta? Bocciatura? Nella nostra scuola c’è il problema che non c’è una quarta classe, futura quinta, quindi sarebbe eventualmente impossibilitato a rifrequentare il prossimo anno. E comunque resta la non volontà del ragazzo di frequentare la scuola. Come traghettarlo verso la fine di questo anno? Sarebbe possibile un ritiro da scuola per evitare la bocciatura e farlo presentare direttamente agli esami? Se si, cosa succederebbe se agli esami non si presentasse? Il ragazzo, in tutti questi anni , si è sempre categoricamente rifiutato di entrare in classe quindi dubito fortemente che possa presentarsi di fronte ad una commissione d’esame.

Qualunque soluzione pensiate di adottare come Consiglio di Classe, essa deve essere assunta e discussa in sede di GLO, con la presenza della famiglia e dello specialista dell’ASL che segue l’alunno e che lo conosce.  In relazione alle assenze, si tenga presente che il DPR n. 122/09 prevede che esse possano essere sanate con la presentazione di un certificato medico, che le giustifica, coerentemente con le deroghe fissate dal Collegio Docenti. In merito alla possibilità di un ritiro dello studente, che dovrebbe presentarsi poi agli esami di Stato, si tenga conto che, prima degli stessi, egli dovrà sostenere le prove integrative relative al quinto anno, nel quale non ha avuto il giudizio di ammissione agli esami. Infine, se lo studente con disabilità non dovesse presentarsi agli esami, la scuola provvederà a rilasciargli l’Attestato di Credito formativo conclusivo del secondo ciclo di istruzione, come previsto dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017. Lo studente potrebbe poi iscriversi ai corsi serali per gli adulti e beneficiare dei diritti previsti per gli alunni con disabilità, a eccezione del sostegno didattico, avendone già fruito nei cinque anni di frequenza della scuola secondaria di secondo grado. 


Sono un collaboratore scolastico. Essendo residente con i miei due nonni uno dei quali con legge 104 comma 3 art 3 volevo chiedervi se mi spetta il congedo straordinario in quanto unico convivente e residente con loro.

Se lei è l’unica persona che può prestare assistenza a suo nonno, sicuramente può prendere i 3 giorni  di permesso retribuito; essendo anche convivente con il nonno, può fruire anche dei due anni di congedo retribuito. Parli con il suo datore di lavoro e dichiari, mediante una autocertificazione, che lei è l’unico a poter assistere suo nonno, non essendovi altri congiunti che possano occuparsi di lui.


Relativamente agli alunni e alle alunne con disabilità e quindi con Pei, nel nostro istituto comprensivo stiamo procedendo con delle descrizioni più personalizzate delle dimensioni dei livelli, in particolar modo descrivendo meglio le autonomie e le risorse che posso essere messe in atto (soprattutto per le disabilità più severe), mantenendo quindi i livelli delle linee guida e scegliendo per loro gli obiettivi dai relativi PEI. Stiamo procedendo bene? E’ possibile inserire nella descrizione dei livelli la breve premessa: “In conformità con quanto espresso nei Pei, l’alunno/a è in grado. di….”, e per gli alunni con altri tipi di Bes e con PDP, “In conformità con quanto stabilito nel PDP, l’alunno/a …”; la domanda è se sia possibile citare Pei e Pdp sulle schede di valutazione senza ledere la privacy delle famiglie. 

In conformità al d.lgs. 62/2017 non va fatta menzione del PEI o del PDP nella scheda di valutazione. Se ciò, attualmente, è chiarissimo e inconfutabile per gli alunni con BES, senza certificazione (terza sottocategoria, per riprendere un’infelice espressione della normativa vigente), e per gli alunni con diagnosi di DSA ai sensi della legge 170/2010, per i quali gli obiettivi corrispondono interamente a quelli definiti per la classe alla quale sono iscritti (e ciò deriva proprio dalle norme citate), ciò, come precisa l’avv. Salvatore Nocera, rientra in una condizione di possibilità per gli alunni con certificazione ai sensi della legge 104/92, e unicamente per loro, in quanto solo per loro è previsto un percorso personalizzato (ovviamente non vi è applicazione se gli obiettivi sono identici o se si discostano lievemente da quelli della classe).  Il problema della privacy, infatti, si pone in quanto l’Ordinanza sulla valutazione nella Primaria, che introduce i giudizi, limitatamente al corrente anno scolastico, 2020-2021, e al prossimo anno scolastico, 2021-2022, prevede che nella scheda di valutazione siano indicati gli obiettivi; trattandosi chiaramente di “obiettivi” per lo più diversi, unicamente per gli alunni con disabilità, e appurato che il d.lgs. 62/17 stabilisce che non sia fatta menzione nella scheda di valutazione che essa è effettuata sulla base del PEI, emerge la questione violazione della privacy. Secondo l’avv. Nocera, come detto, tale rischio non sussisterebbe, in quanto la scheda viene rilasciata solo alla famiglia, che è libera di mostrarla o di tenerla nascosta. Il problema si può porre nel passaggio di scuola, ossia nel momento in cui il fascicolo personale dell’alunno viene trasmesso alla nuova scuola. Anche in questo caso, tuttavia, se la famiglia non vuole far sapere alla nuova scuola che il figlio è “alunno con disabilità”, può ritirare dal fascicolo della scuola precedente la documentazione apposita, prima che il DS trasmetta il fascicolo alla scuola. Qualora, invece, la famiglia voglia mantenere la qualifica di “alunno con disabilità”, non c’è violazione della privacy, poiché il passaggio di documentazione è un atto necessario, senza il quale l’alunno non può far valere i suoi diritti nella nuova scuola e coloro che consulteranno la documentazione, ossia i docenti della classe alla quale l’alunno sarà iscritto, sono tenuti sia per contratto professionale che per legge al mantenimento della riservatezza, ossia al segreto d’ufficio, pena, in caso di violazione, di denuncia penale.


Nella scuola di cui ho assunto la dirigenza lo scorso anno, è iscritto un bambino disabile alla classe attualmente alla classe quarta. Il bambino ha una grave patologia che lo costringe a stare a letto. recepisce solo suoni. I docenti mi riferiscono che impossibile qualsiasi approccio didattico. La famiglia non vuole nessun docente a casa e rifiuta qualsiasi percorso integrativo. La motivazione, ben comprensibile , e che  il ragazzo corre un rischio  elevato se contagiato, a causa elle condizioni cliniche preesistenti, sottostanti la disabilità. Come posso procedere al riguardo considerato che sono responsabile dell’organizzazione dell’inclusione degli alunni con disabiltà e della vigilanza sull’attuazione di quanto deciso nel PEI, nonchè dell’obbligo scolastico. 

Va detto che per ogni persona sussistono sempre le condizioni di apprendimento, purché la persona sia sollecitata attraverso strategiche e intenzionali azioni promosse, in questo caso, dai docenti della classe; va ricordato che l’integrazione scolastica, oggi inclusione scolastica, ha quale obiettivo «lo sviluppo delle potenzialità» della persona con disabilità «nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione» (art. 12 comma 3 della legge 104/92).  Ora, la questione di fondo è che la famiglia, per legittime motivazioni, rifiuta la presenza a casa di personale docente. Non viene meno, tuttavia, l’obbligo scolastico, al quale anche l’alunno è soggetto. Come procedere? Facendo riferimento agli obiettivi indicati nel PEI, ed eventualmente “modificando” quanto in esso già stabilito, la scuola deve attivare la modalità “a distanza”, invitando i genitori a rendere il bambino partecipe alle proposte che tutti i docenti della classe promuovono a favore dei loro alunni.  Le attività saranno coerenti con le capacità dell’alunno e facendo riferimento alle sue potenzialità (per esempio si possono proporre suoni, rumori, momenti di silenzio, attività ritmiche, suoni modulati con la voce, ritmi scanditi con le mani, con i piedi, con parte del corpo, coinvolgendo contestualmente tutti i compagni della classe).   L’eventuale modifica del PEI richiede la convocazione, online, del Gruppo di lavoro (nel caso in cui gli specialisti non si presentassero o chiedessero di posticipare eccessivamente l’incontro, ovvero non dessero alcuna disponibilità nell’immediato, l’incontro avrà comunque luogo e le decisioni assunte saranno formalizzate nel PEI).  Se la famiglia, nonostante la convocazione del GLO e la proposta di attività fattibili con modalità online, rifiutasse anche questa modalità, in qualità di capo di Istituto faccia presente alla famiglia che la mancata frequenza dovrà essere segnalata alle autorità competenti e che lei, pertanto, provvederà in tal senso. 


Sono un assistente specialistico, volevo sapere se, in caso di assenze frequenti e programmate di un insegnante di sostegno, a noi assistenti possono essere affidati 2 alunni. Le premetto che faccio questo lavoro da 6anni e nell’emergenza si fa, ma quando le assenze sono sistematiche e programmate, l’unica soluzione della scuola è quella di affidare 2 alunni ad 1 assistente. 

Nel momento in cui un docente incaricato su posto di sostegno si assenta, per malattia o altra motivazione, il Dirigente scolastico è tenuto a sostituirlo con un supplente dopo il primo giorno di assenza, come stabilito dalla Circolare ministeriale Prot. 38905 del 2019. Non può l’assistente all’autonomia e/o alla comunicazione – o assistente specialistico – sostituire un docente, in quanto trattasi di figura professionale diversa, i cui compiti e competenze differiscono da quelli del docente. Lei, pertanto, deve rifiutarsi di sostituire gli insegnanti assenti, facendo presente al dirigente scolastico che la sua presenza è correlata ad un alunno, al quale lei è personalmente assegnata, e che lei, in quanto lavoratore, deve seguire quanto previsto dal suo contratto. Se il DS dovesse insistere con tale impropria e illegittima prassi, le suggeriamo di far intervenire il responsabile dei servizi da cui lei dipende, affinché lei, come dipendente, possa essere tutelata. 


In qualità di Funzione Strumentale Inclusione della mia scuola,vista l’O.M. 172/2020volevo porLe il seguente quesito:- è possibile far riferimento esplicito al PEI dell’alunno, nella scheda di valutazione (nella descrizione del livello o nel giudizio descrittivo personalizzato o nel giudizio globale )inserendo la seguente espressione : IN RIFERIMENTO AGLI OBIETTIVI  PEI E ALLE CARATTERISTICHE PSICOFISICHE .

Nella scheda di valutazione, come prevede la normativa vigente, non si fa riferimento al PEI. Tale richiamo è previsto unicamente nella secondaria di secondo grado per gli studenti per i quali è stato adottato il percorso differenziato  Negli altri casi, percorso semplificato nella secondaria di secondo grado e nella scuola primaria e secondaria di primo grado, invece, il riferimento al PEI, nella scheda di valutazione come pure all’ALBO dell’istituto non è previsto e non è neppure consentito (rif. normativi D.lgs. 62/2017, Legge 67/2006 e normativa sulla privacy).  Ora, il problema della privacy si pone in quanto l’Ordinanza sulla valutazione nella Primaria, che introduce i giudizi, limitatamente al corrente anno scolastico, 2020-2021, e al prossimo anno scolastico, 2021-2022, prevede che nella scheda di valutazione siano indicati gli obiettivi; trattandosi chiaramente di “obiettivi per lo più diversi”, emerge la questione violazione della privacy. Secondo l’avv. Nocera tale rischio non sussisterebbe, in quanto la scheda viene rilasciata solo alla famiglia, che è libera di mostrarla o di tenerla nascosta. Il problema si può porre nel passaggio di scuola, ossia nel momento in cui il fascicolo personale dell’alunno viene trasmesso alla nuova scuola. Anche in questo caso, tuttavia, se la famiglia non vuole far sapere alla nuova scuola che il figlio è “alunno con disabilità”, può ritirare dal fascicolo della scuola precedente la documentazione apposita, prima che il DS trasmetta il fascicolo alla scuola. Qualora, invece, la famiglia voglia mantenere la qualifica di “alunno con disabilità”, non c’è violazione della privacy, poiché il passaggio di documentazione è un atto necessario, senza il quale l’alunno non può far valere i suoi diritti nella nuova scuola e coloro che consulteranno la documentazione, ossia i docenti della classe alla quale l’alunno sarà iscritto, sono tenuti sia per contratto professionale che per legge al mantenimento della riservatezza, ossia al segreto d’ufficio, pena, in caso di violazione, di denuncia penale. 


Sto raccogliendo informazioni per dare risposte rispetto ad un caso appena pervenuto al nostro servizio tramite i servizi sociali di residenza di un minore, diversamente abile , che compirà 16 anni a settembre 2021.Il ragazzo convive con una disabilità gravissima e il quadro generale della sua salute sconsiglierebbe assolutamente la frequenza di una scuola. L’iscrizione avrebbe dovuto essere effettuata durante lo scorso anno scolastico, ma la famiglia per una serie di problemi non ha provveduto e nessuno ha “segnalato” l’inadempienza fino ad ora. L’assistente sociale che ha appena iniziato a seguire la famiglia mi ha contattato per individuare la soluzione da preferirsi. Anzitutto volevo chiedere quando termina l’obbligo scolastico per questo ragazzo?  Mi sto preoccupando delle eventuali sanzioni soprattutto nei confronti di una famiglia straniera che è stata fino ad ora “dimenticata.” Se i servizi sociali individuassero un centro diurno idoneo ad accoglierlo si potrebbe assolvere l’obbligo in questo modo chiedendo una deroga rispetto all’iscrizione ad una scuola o ad un centro di formazione professionale?

L’obbligo scolastico si conclude dopo dieci anni di frequenza, quindi comprende anche il primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, ovvero fino al compimento del sedicesimo anno di età. Come provvedere all’iscrizione, considerato che pare essere sfuggita a tutti? Perché se è vero che la famiglia non ha provveduto all’iscrizione è anche altrettanto vero che nessuno ha sollecitato la frequenza.  A questo punto, la famiglia può presentare domanda di iscrizione, magari accompagnata da un certificato dello psicologo o dal Neuropsichiatra dell’ASL; tale domanda deve essere accolta proprio perché per l’alunno sussiste l’obbligo scolastico.  Per quanto riguarda poi, il suo percorso, coerentemente con il PEI che dovrà essere elaborato in tempi brevi, considerata la particolare situazione di salute da lei descritta, potrebbe essere attivato un servizio di istruzione domiciliare, servizio che la famiglia può chiedere alla scuola, accompagnando la richiesta con un certificato medico rilasciato da un sanitario ospedaliero. Si potrebbe anche far riferimento all’art. 16 del d.lgs. n. 66/17, immediatamente applicabile con la formula “nelle more dell’emanazione del regolamento previsto dallo stesso articolo 16”, come recita la legge n. 41/2020 e, coerentemente con quanto in esso previsto, prevedere il servizio di istruzione domiciliare in base al PEI. Questo per i restanti mesi di scuola, ossia fino a giugno. Nel mese di settembre, compiendo i 16 anni, lo studente non sarà più soggetto all’obbligo scolastico.   L’assolvimento dell’obbligo scolastico è possibile unicamente presso un’istituzione scolastica pubblica o mediante istruzione parentale o presso corsi di istruzione professionale o di apprendistato. 


Sono assistente amministrativo e a dicembre scorso mi sono operato a un seminoma. Ho fatto richiesta della 104 e dell’invalidità civile. Oggi è arrivato il verbale della 104 con riconoscimento di gravità:art. 3 comma 3 e dell’invalidità civile :  INVALIDO con TOTALE e permanente inabilità lavorativa: 100% art.2 e 12 L 118/71. Vorrei presentare la 104 per usufruire della precedenza nel trasferimento e dei 3 giorni di permessi mensili, ma ho paura che la scuola mi chieda anche l’invalidità civile e siccome ho  un invalidità al 100%, il dirigente scolastico mi licenzia. Secondo voi i miei timori sono giusti?

L’espressione “invalidità assoluta al lavoro” è un’espressione che si trascina da decenni ed è riportata pure per le persone che si avvalgono della legge n. 68/99 relativa al collocamento obbligatorio. Può serenamente presentare domanda di trasferimento, dei giorni di permesso e di congedo straordinario di due anni senza che nessuno possa licenziarla; il rischio del licenziamento si ha solamente quando si sia dichiarati inidonei allo svolgimento dell’attività professionale per la quale si è stati assunti; ma anche in tal caso c’è prima la possibilità di essere destinato ad altra mansione. Si tenga in contatto con il suo sindacato.


Sono il papà di un bambino autistico di anni 7 che frequenta la 2 classe primaria.Nonostante la certificazione di gravità, mio figlio ha già cambiato 2 insegnanti di sostegno (uno ogni anno scolastico se si esclude la scuola dell’infanzia in cui ne ha cambiati 3). Tale alternanza, crea nel bambino disorientamento e insicurezza che mal si concilia con la “funzionalità” di questi bambini che, come saprete, mal digeriscono i cambiamenti e le novità.Senza volermi dilungare, chiedo gentilmente una risposta alle mie domande:
1) l’insegnante di sostegno, non di ruolo, può permanere nello stesso incarico cioè con lo stesso bambino per più anni o per l’intero ciclo scolastico dell’alunno (tutti i 5 anni della primaria)?
2) a mio figlio sono state riconosciute 14 ore di sostegno. Ma per i bambini autistici con gravità se non erro è prevista per legge l’intera copertura dell’orario ovvero il massimo delle ore.

Per quanto riguarda la continuità, essa deve riguardare tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, in quanto tutti i docenti della classe sono suoi insegnanti; ciascun docente della classe deve impegnarsi per garantire a suo figlio, così come agli altri alunni della classe, il diritto allo studio.
Per quanto concerne le ore di sostegno, è da considerarsi che la Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, riconosce agli alunni certificati con comma 3 il rapporto uno a uno che, nella scuola Primaria, corrisponde a 22 ore settimanali. Il GLO può, tuttavia, chiedere un monte-ore diverso, proprio in considerazione delle capacità e potenzialità dell’alunno; se come GLO lo scorso anno avete indicato 22 ore settimanali, ovvero il rapporto uno a uno, allora vanno garantiTe 22 ore; questo significa che, in quanto genitori, potete presentare ricorso al TAR affinché vengano assegnate le ore previste e necessarie.

Sono un’insegnante di sostegno e referente “disagio e disabilità”, presso un I.I.S. Abbiamo un alunno che frequenta la 5,  ha compiuto 20 anni, con programma differenziato, e con un progetto autonomia per l’ingresso in un certo diurno. Accertati da parte del consiglio di classe del raggiungimento/obiettivi pei, ci sarà un promozione. I genitori, con minacce verbali, ci impongono la bocciatura. L’alunno  è già stato fermato 1 anno in quarta sempre su minacce. Chiedo informazioni/aiuto in merito a quanto sopra. Siamo obbligati alla bocciatura? 

La decisione di ammissione o di non ammissione alla classe successiva è di competenza dei docenti del Consiglio di classe. La famiglia può inoltrare richiesta, ma non può in ogni caso influenzare la decisione del Consiglio di classe, come non può – e non deve assolutamente – minacciare il Consiglio di classe. Comunicate alla famiglia che la valutazione sarà effettuata secondo quanto previsto nel PEI, come del resto prevede la normativa vigente. E dato che per lo studente è stato adottato un PEI differenziato, la bocciatura, di fatto, risulta incoerente; per cui l’alunno sarà regolarmente ammesso all’esame di Stato. 


Nella mia scuola, un istituto professionale di secondo grado, alcuni colleghi si ostinano a non fornire le mappe degli argomenti spiegati agli allievi dsa-BES. Se la famiglia ne lamenta la carenza, ripetono che il ragazzo deve costruirsele in autonomia e che la scuola non è tenuta a fornirle. Spesso ci si trova di fronte a ragazzi con poco autonomia, con difficoltà di apprendimento non in grado di predisporre una mappa. Mi chiedo chi ha ragione? La famiglia nel dire che è compito della scuola fornire le mappe per ogni disciplina o dei colleghi che rimandano alle famiglie?

La tecnica più efficace per apprendere e memorizzare testi, basata sul funzionamento naturale della memoria, fondamentale per risolvere problemi e vedere possibilità, per creare nuove soluzioni, per memorizzare e per pianificare (T.Buzan) fa riferimento alle mappe concettuali e alle mappe mentali. Le mappe sono una rappresentazione grafica e, pertanto, fanno leva sulla «memoria visiva», aiutano a organizzare la conoscenza, facilitano il «recupero» delle informazionie promuovono l’apprendimento (J. Novak). Le mappe mentali, in quanto tali, sono leggibili e fruibili, come insegna Buzan, unicamente da chi le ha create. E questo porta al nodo della questione. La costruzione di una mappa è un processo che viene sviluppato in ambito scolastico da parte dei docenti, chiamati a “insegnare” anche le strategie proprie del metodo di studio. Per rispondere al quesito posto, va detto che è compito degli insegnanti promuovere azioni coerenti, ovvero insegnare “che cosa è la mappa, in che modo si struttura, le differenti modalità di organizzazione, in che modo si utilizza”, facendo ricorso alle strategie proprie di un approccio metacognitivo e presentando le differenti articolazioni (qui citiamo, quale esempio, le mappe concettuali e le mappe mentali). Saranno poi gli studenti, attraverso l’esperienza, ovvero costruendo mappe in relazione a differenti contenuti, a individuare l’impostazione per loro più efficace e più vantaggiosa, avendo quale riferimento la guida esperta dei singoli docenti. Va detto, per completezza, che non tutti gli studenti desiderano rapportarsi o utilizzare questa forma di organizzazione, ma è altrettanto vero che per moltissimi studenti le mappe risultano particolarmente efficaci.  Se i docenti della scuola pensano di non riuscire a promuovere l’apprendimento di questa strategia, potrebbero chiedere al dirigente di attivare un corso di formazione, al fine di potenziare l’efficacia del loro insegnamento a favore di tutti gli alunni della classe.


Sono un genitore con figlio in situazione di disabilita’ riconosciuta art.3 comma 3 l.104. In questo anno scolastico ho richiesto la DAD per mio figlio che e’ anche soggetto fragile, anche se la scuola alla quale e’ iscritto svolge tuttora lezioni in presenza. Volevo sapere se posso avvalermi del congedo straordinario covid, retribuito al 50%, che spetta in caso di DaD a seguito di chiusura per emergenza degli edifici scolastici.

Purtroppo questo congedo è espressamente previsto per chiusura della scuola a causa della pandemia; non è questo il Suo caso; forse se fà certificare Suo figlio come alunno “fragile” ai sensi e con le modalità dell’ordinanza ministeriale n. 134/2020, potrebbe ottenere il contributo. Però chieda al Suo medico di famiglia o al pediatra di libera scelta del figlio.


Sono una docente di sostegno presso una scuola primaria a tempo pieno (orario 8.05- 16.15). Volevo chiedervi se la famiglia può presentare una domanda per la riduzione oraria dato che il bambino non riesce più a tenere questi ritmi scolastici così lunghi. L’alunno frequenta la classe quarta e non credo sia proficuo per il suo benessere portarlo in altra scuola a tempo normale dove deve ricostruire nuove amicizie, subire una nuova integrazione . È ben inserito nel gruppo classe con i suoi compagni con cui sta da 4 anni per 8 ore al dì, ma il problema, che è emerso soprattutto questo anno, è la fatica che il bambino compie nel resistere fino alle ore 16 a scuola. A questo punto vi chiedo se i genitori potrebbero appellarsi a qualche legge che consente loro di avere una riduzione oraria senza cambiare la classe. 

Sicuramente è bene che i bambini possano crescere insieme ai loro coetanei, evitando, per quanto possibile, di interrompere la relazione fra pari (si pensi in tal senso alla negatività dei trattenimenti o delle bocciature), proprio perché i legami che si creano fra i bambini sono importanti sia per il processo di sviluppo che per gli apprendimenti. È anche vero, però, che quando una famiglia cambia città, i figli cambiano scuola. Nella situazione descritta è evidente che il tempo-scuola risulta eccessivo per l’alunno con disabilità e che, di conseguenza, i genitori stanno valutando di cambiare Istituto al fine di garantire un tempo-scuola più aderente e meno stressante per il figlio. La riduzione dell’orario scolastico a causa di una condizione derivante dalla fatica dell’alunno non trova motivazione alcuna e risulta, invece, discriminante nei confronti dell’alunno che non potrà partecipare alle attività programmate per i suoi compagni. Non è sicuramente questo il suggerimento che la scuola può dare alla famiglia. Il cambio di scuola, che sicuramente comporterà novità per il bambino e cambio di docenti e di compagni, potrà offrire quale beneficio il riuscire a vivere serenamente tutto il tempo di frequenza e, di conseguenza, a instaurare nuove e significative relazioni. 


Queste, https://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_pea.html, sono aree di intervento di un docente di sostegno o di personale educativo-sanitario?

Quelle da lei indicate sono voci tratte da indicazioni riguardante il “Personale educativo assistenziale nelle scuole”, ovvero il personale addetto all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione degli alunni con disabilità (così come specificato dalla legge 104/92 all’art. 13 comma 3).  Per quanto riguarda il personale addetto all’assistenza e/o all’autonomia personale degli alunni con disabilità si è in attesa dell’emanazione di un provvedimento che indichi, a livello nazionale, compiti, competenze e percorso formativo di dette figure professionali. 


Mio figlio è portatore di handicap psichiatrico e frequenta la seconda media, a partire da quest’anno gli hanno ridotto l’orario ad un’ora al giorno cosa che io ed anche la sua psichiatra ritieniamo insufficiente. Specifico che data la disabilità mio figlio ha la cattedra piena dell’insegnante di sostegno più l’educatore specialistico per 5 ore settimanali (il massimo nel mio comune). Può una scuola ridurre a tal punto l’orario scolastico? Cosa posso fare? Purtroppo la scuola è l’unico presidio educativo rimasto attivo in periodo covid e noi ci sentiamo soli ed abbandonati.

Se la riduzione è stata fatta senza una serie e coerente motivazione, analizzata e concordata da tutti i componenti in sede di GLO, essa è da ritenersi certamente illegittima. Se, invece, è stata adottata dal GLO con vostra dichiarata e motivata opposizione, allora potete fare ricorso, citando anche la legge 67/2006 per discriminazione. La condizione di disabilità non è motivazione per ridurre l’orario scolastico. Riteniamo semplicemente assurdo assegnare soltanto un’ora al giorno: ciò comporta un’esclusione dal percorso formativo che la Costituzione garantisce e assicura a tutti. 


Sono il papà di un bambino autistico di anni 7 che frequenta la 2 classe primaria.Nonostante la certificazione di gravità, mio figlio ha già cambiato 2 insegnanti di sostegno (uno ogni anno scolastico se si esclude la scuola dell’infanzia in cui ne ha cambiati 3). Tale alternanza, crea nel bambino disorientamento e insicurezza che mal si concilia con la “funzionalità” di questi bambini che, come saprete, mal digeriscono i cambiamenti e le novità. Senza volermi dilungare, chiedo gentilmente una risposta alle mie domande:
1) l’insegnante di sostegno, non di ruolo, può permanere nello stesso incarico cioè con lo stesso bambino per più anni o per l’intero ciclo scolastico dell’alunno (tutti i 5 anni della primaria)?
2) a mio figlio sono state riconosciute 14 ore di sostegno. Ma per i bambini autistici con gravità se non erro è prevista per legge l’intera copertura dell’orario ovvero il massimo delle ore.

Per quanto riguarda la continuità, essa deve riguardare tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, in quanto tutti i docenti della classe sono suoi insegnanti; ciascun docente della classe deve impegnarsi per garantire a suo figlio, così come agli altri alunni della classe, il diritto allo studio.
Per quanto concerne le ore di sostegno, è da considerarsi che la Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, riconosce agli alunni certificati con comma 3 il rapporto uno a uno che, nella scuola Primaria, corrisponde a 22 ore settimanali. Il GLO può, tuttavia, chiedere un monte-ore diverso, proprio in considerazione delle capacità e potenzialità dell’alunno; se come GLO lo scorso anno avete indicato 22 ore settimanali, ovvero il rapporto uno a uno, allora vanno garantire 22 ore. Questo significa che, in quanto genitori, potete presentare ricorso al TAR affinché vengano assegnate le ore previste e necessarie.


Vorrei sapere qual è la procedura per fermare un bambino disabile in quinta elementare e se deve ugualmente iscriversi alla prima media

Lei deve necessariamente iscrivere suo figlio alla secondaria di primo grado, in quanto ancora non si può prevedere quale possa essere l’esito della valutazione degli insegnanti della classe in cui attualmente è iscritto suo figlio. L’eventuale non ammissione alla classe successiva, da parte dei docenti contitolari della classe quinta della scuola Primaria, dovrà essere assunta all’unanimità. Più che pensare alla ripetenza, noi le proponiamo di pensare ad una buona preparazione di ingresso nella scuola secondaria di primo grado, dove suo figlio potrà frequentare e mantenere il rapporto con buona parte dei suoi compagni. Quindi parli con i docenti attuali, affinché prendano contatti con i colleghi della scuola media per preparare bene questo ingresso, informandola su come è il clima organizzativo ed inclusivo. 


Mio figlio ha 13 anni e frequenta la seconda media. Ha104 e invalidità.
Da questa settimana inizia un laboratorio di teatro che si tiene durante le ore scolastiche. Una di questa ore sarebbe coperta dalla insegnante di sostegno. Mio figlio sinceramente non ha bisogno di essere seguito durante il laboratorio in quanto è autonomo sia dal punto di vista motorio, sia per quanto riguarda la comprensione e partecipazione al laboratorio. Per questo ho chiesto all’insegnante di sostegno se si potesse spostare l’ora del laboratorio in modo da coprire una lezione attualmente scoperta e lei mi ha risposto che è tenuta a rimanere con mio figlio durante il laboratorio. Ma se la sua presenza non risulta utile, non avrebbe più senso che spostasse quell’ora anche per dare senso al suo ruolo di sostegno?

Lei non deve chiedere alla docente di spostare l’orario, poiché il docente non può modificare il suo orario di servizio. Il compito è del Dirigente scolastico che, su proposta del GLO, può intervenire per modificare l’orario; pertanto, se effettivamente ritiene fondata la sua richiesta, chieda una riunione urgente del GLO; in tale sede esponga la questione e il suo punto di vista, chiedendo di modificare l’orario del PEI. Se vi è unanime consenso, il DS provvederà a modificare l’orario, a meno che non sussistano motivazioni di carattere pedagogico-didattico che determinino il mantenimento dell’attuale orario. Se la motivazione, a suo parere, non si configurasse fondata, ovvero in assenza di seria motivazione, il rifiuto alla sua richiesta può essere impugnabile avanti la Magistratura. 


Sono coordinatore di una prima classe in un istituto alberghiero. Ad ottobre abbiamo redatto il PEI con obiettivi minimi per un’alunna non grave. Martedì 15 dicembre u.s. è stato tolto il sostegno all’alunna. Possiamo continuare con il PEI oppure conviene stilare un PDP?

Se oltre al docente di sostegno è stata ritirata anche la documentazione, ossia se la famiglia espressamente ha dato indicazioni affinché la figlia non sia più individuata come alunna con disabilità, allora il Consiglio di classe può valutare di predisporre un PDP, acquisito il consenso della famiglia.  Se invece la famiglia ha semplicemente rinunciato al docente di sostegno, lasciando la documentazione agli atti senza altra rinuncia esplicita, allora l’alunna continua ad essere considerato alunna con disabilità e fruisce dei benefici previsti dalla normativa in materia; di conseguenza i docenti della classe insieme ai genitori e agli specialisti devono predisporre il PEI. 


Sono il papà di un ragazzino autistico certificato art.3 comma 3. A breve dovrebbe essere attivata l’istruzione domiciliare per mio figlio in quanto soggetto in stato di fragilità; l’assistente specialistico/comunicazione potrà recarsi presso il ns domicilio?

L’assistente, che viene assegnato a scuola per l’autonomia e/o la comunicazione, presta il suo servizio presso la sede scolastica, ma non dipende dalla scuola, bensì dal Comune (per le scuole del primo ciclo di istruzione) o dalla Regione o altro ente cui essa abbia dato la delega per la nomina (per la scuola secondaria di secondo grado). Ad oggi non esiste un profilo professionale nazionale e quindi i requisiti e la relativa nomina variano da Ente locale a Ente locale, i quali spesso danno in appalto questa figura alle cooperative. Si informi, pertanto, su come si procede nella sua zona. 


Sono referente in un istituto alberghiero. Stamattina è arrivata la mamma di un alunno disabile (art 3.comma1) che ha consegnato la certificazione della commissione INPS che ha REVOCATO la 104/92 a settembre. La mamma ha affermato che la lettera le è giunta durante le vacanze di Natale. Ho fatto compilare una dichiarazione alla madre sul fatto che la missiva le è stata consegnata in forte ritardo. Comunque la domanda che vi pongo è la seguente: il docente di sostegno (prossimo alla pensione) che, per continuità, è stato assegnato all’alunno che frequenta il terzo anno, che fine farà?

Se nella vostra scuola non ci sono alunni con disabilità con un numero di ore inferiore a quello che era stato richiesto nel PEI, dovreste segnalare il caso all’USR, che deciderà se far permanere il docente presso il vostro Istituto o se assegnarlo ad altra scuola


Sono la mamma di un bimbo autistico che questo anno finisce le elementari ma io da genitore posso fare richiesta, essendo la maestra di sostegno di ruolo, di farla spostare alle medie che sono nello stesso complesso?

Affinché un’insegnante abilitato per la scuola Primaria possa insegnare nella scuola secondaria di primo grado, è necessario che la docente sia in possesso di abilitazione all’insegnamento per tale ordine di scuola (in questo caso la secondaria).   Se in possesso di tale requisito, il docente dovrebbe fare richiesta di utilizzazione nella nuova scuola; tale richiesta deve essere autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale e ripetuta per tutta la durata della scuola secondaria di primo grado (ossia per tre anni). Se queste condizioni possono realizzarsi, ne parli con il Dirigente scolastico attuale e procedete. Però lo stesso problema potrebbe ripresentarsi nel caso lei intendesse mantenere lo stesso docente anche per la scuola secondaria di secondo grado. In realtà è bene valutare le possibilità e le opportunità derivanti anche dal cambiamento; per sua figlia cambiare docente in ciascun ordine e grado di scuola non può che giovarle, per non rimanere dipendente sempre dalla stessa figura; è molto importante per i nostri ragazzi che crescano in autonomia.


Sono un insegnante di sostegno e sto vivendo un’urgenza professionale. I genitori di un alunno disabile con 104 comma 1, attualmente iscritto alla classe V della scuola primaria, hanno espresso la volontà di far restare il ragazzo nella classe V anche il prossimo anno, per compensare il ritardo cognitivo del bambino e rafforzare gli apprendimenti che con difficoltà sono stati portati avanti durante la didattica a distanza. Gli insegnanti sono concordi con la volontà genitoriale, ma è legalmente possibile trattenere il ragazzo nella primaria?

Lo scorso anno, in seguito alla situazione emergenziale e alle difficoltà connesse alle attività didattiche svolte con l’uso del computer, il Ministero aveva consentito che il Dirigente scolastico, previa attenta valutazione e in via straordinaria, valutasse la possibilità di reiscrizione. Coerentemente il Ministero, considerando l’ipotesi di una situazione analoga anche per il corrente anno scolastico, ha previsto, nel Piano scuola 2020-2021, la frequenza in presenza per gli alunni con disabilità e per altri alunni della stessa classe, in modo da garantire “condizioni di reale inclusione”; per questo già a partire dai primi di settembre i dirigenti scolastici hanno acquisito la disponibilità da parte delle famiglie per la frequenza in presenza a fronte di eventuale sospensione delle lezioni. Sono state cioè create e curate le condizioni per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità.  Accanto a queste utili informazioni, va detto che per l’alunno con disabilità viene predisposto un Piano educativo individualizzato, in cui sono declinati obiettivi educativo-didattici personalizzati, cioè “su misura”, ovvero coerenti con le sue capacità e con le sue potenzialità. Ed è su questi obiettivi che tutti i docenti della classe sono chiamati a lavorare. Pertanto è praticamente impensabile che l’alunno non raggiunga gli obiettivi per lui individuati, a meno che i docenti non abbiano sbagliato a predisporre la parte educativo-didattica: in tal caso occorre urgentemente rivedere gli obiettivi del PEI, convocando il GLO.  Si aggiunga che lascia alquanto perplessi pensare a una bocciatura quando l’anno scolastico non è ancora giunto a metà; forse i genitori sono preoccupati per la nuova scuola e questo è normale; ma ciò non deve impedire al bambino di proseguire il percorso formativo insieme ai suoi coetanei.  Infine, si abbia accortezza del fatto, e ciò è ampiamente dimostrato, che restare un anno in più in una classe difficilmente può colmare o compensare un “ritardo cognitivo”, riprendendo la vostra espressione; se così fosse, allora ciò varrebbe per tutti gli alunni con disabilità. Vi invitiamo a guardare all’alunno e a pensare al suo Progetto di Vita, che può trovare applicazione coerente proprio nell’opportunità di crescere con i suoi coetanei. “Pensami adulto”: sia questo il presupposto, il riferimento che guida le azioni e le scelte, anche quando i timori per il futuro potrebbero far pensare a scorciatoie che, in realtà, influiranno negativamente sull’alunno, tanto dal punto di vista dell’autostima, del senso di autoefficacia, della motivazione, come pure dal punto di vista culturale. 


Vorrei sapere se anche i docenti annuali precari possono usufruire del congedo straordinario retributo di 2 anni della legge 104. Io in particolare sono docente di scuola primaria con contratto al 30/06 e ho un figlio di 8 anni con handicap in situazione di gravità (L.104 art. 3 comma 3). 

Purtroppo il congedo straordinario biennale spetta ai docenti di ruolo, poiché è certo che possono prenderli in quanto hanno tutta la durata del loro rapporto. Occorrerebbe verificare se, per i docenti precari, sia possibile prenderlo in proporzione alla durata del contratto a tempo determinato. Ne parli con il suo sindacato.


Sono una mamma, vorrei sapere come comportarmi in caso l’insegnante di sostegno (che dopo 2 mesi tra malattie per depressione e esaurimento) non da’ segno di voler impegnarsi nel lavorare bene con mio figlio che, anzi, è peggiorato dall’inizio dell’anno. Vorrei a questo punto aumentare le ore all’assistente scolastico pagando personalmente se necessario e rinunciare al sostengno. Si può? 

La  sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001 stabilisce che quando si prova che non si è riusciti ad instaurare un valido rapporto educativo, indipendentemente dalla professionalità del docente, si ha diritto a chiedere la sostituzione del docente per il sostegno. Pertanto lei scriva al Dirigente la richiesta di sostituzione, motivandola come sopra, senza scendere nei dettagli in merito alla professionalità o meno della docente attuale. Per la conferma dell’attuale docente, questo è più difficile, poiché quest’insegnante ha un contratto a tempo determinato; deve però chiedere al Dirigente scolastico se in graduatoria, per l’eventuale nomina, ci sono solo docenti non specializzati; infatti solo se ci sono docenti specializzati, il D.S. deve nominare loro; ma,se ci sono solo docenti non specializzati, nessuno può pretendere la nomina in sostituzione dell’attuale che quindi può essere confermata, specie se ha in graduatoria un punteggio maggiore o pari al primo nella graduatoria di istituto. Lei può insistere in base al principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1  comma 181 lettera C n. 2 della legge n. 107/2015, la legge detta buona scuola. Se lo desidera, ci tenga informati degli sviluppi.


Siamo insegnanti di sostegno, e referenti del disagio, di una scuola superiore di secondo grado. Abbiamo bisogno di chiarimenti e delucidazioni riguardo ad una questione che si è presentata in questi giorni. La madre di uno studente, affetto da una malattia rara (104/92 art3 c.3), che frequenta il liceo scientifico nel nostro Istituto, e  segue   una programmazione curriculare per obiettivi fondamentali, ha fatto richiesta, all’intero consiglio di classe, considerata la situazione attuale e lo stato di ansia del figlio, di poter sostenere in tutte le discipline soltanto prove scritte anche dove è  prevista una prova orale. La stessa madre sostiene che  il figlio, sembra non essere in grado di sopportare lo stress dovuto all’impatto emotivo della prova orale.Gli insegnanti del consiglio di classe sono scettici dal voler accettare tale situazione, in particolare ci sono insegnanti che rifiutano un tale cambiamento, considerando impossibile poi poter valutare lo studente in modo regolare. Riflettendo sulla situazione ci sembrava di poter dire che forse si tratta di una situazione analoga, quella che a volte si presenta in riferimento ai dsa, richiedendo  prove orali compensative di prove scritte. Ci sembra anche di poter dire che  essendoci un pei, se il consiglio di classe è d’accordo e lo studente riesce ugualmente a raggiungere gli obiettivi fondamentali possa esser fattibile. Vorremmo un chiarimento normativo in merito, in particolare, riuscire a dare una spiegazione plausibile all’intero consiglio di classe. Inoltre crediamo che comunque debba essere convocato un pei intermedio, coinvolgendo anche lo specialista che segue lo studente.

La madre, legittimamente, ha fatto presente lo stato emotivo del figlio, rivolgendosi al Consiglio di classe, affinché fosse preso in debita considerazione il suo vissuto, che non poteva chiaramente essere ignorato.  Si tenga conto, inoltre, che per gli alunni con disabilità la normativa vigente prevede percorsi appositamente strutturati, coerenti con le loro capacità e potenzialità, per cui anche le prove dovranno seguire analoga impostazione. Nella scuola secondaria di secondo grado va considerato il fatto che un PEI semplificato (ovvero per obiettivi fondamentali come da voi denominato) non può essere disgiunto da “prove equipollenti”, il cui concetto giuridico si rinviene nel DPR n. 323/98 all’art 6 comma 1. Ciò significa che le modalità di verifica, ovvero le prove, possono essere proposte tutte in forma scritta. Non è necessario che vi sia condivisione con lo specialista, dato che la competenza, in questo ambito, spetta al Consiglio di classe e, soprattutto, considerato il fatto che le prove equipollenti (il cui valore è identico a quello delle prove somministrate agli altri alunni) non costituiscono una modalità facoltativa, bensì vincolante nell’azione dei docenti. È sicuramente opportuno convocare il GLO e, in tale sede, precisare che per tutte le discipline sono adottate prove equipollenti, come stabilisce la normativa vigente a fronte di un PEI semplificato, in ottemperanza anche con quanto disposto dall’art. 16, comma 3, della legge 104/92, in base al quale gli alunni con disabilità della scuola secondaria di secondo grado hanno diritto a “prove equipollenti”. 


Sono un docente specializzando sul sostegno e ho un dubbio: può la famiglia volere a tutti costi che il proprio figlio segua un percorso differenziato, nonostante il cdc ammetta la possibilità di seguire un percorso semplificato (obiettivi minimi)? Se sì, quali sono i riferimenti normativi?

L’art 15 dell’O.M. n. 90/01, ai commi 3, 4 e 5, stabilisce che la famiglia è parte determinante nella scelta del PEI; nel caso in cui la famiglia opti per un PEI semplificato, contro il parere del Consiglio di classe, il provvedimento statuisce che essa debba essere formalmente informata che il figlio, nel caso non raggiungesse gli obiettivi del PEI semplificato, potrebbe non essere ammesso alla classe successiva. Nulla prevede, invece, nel caso in cui fosse la famiglia a chiedere, o addirittura pretendere, un PEI differenziato, e ciò contro il parere del Consiglio di classe. Occorrerebbe quindi comprendere le motivazioni che sostengono verso tale orientamento. Considerato, tuttavia, che la norma esige il consenso della famiglia unicamente a fronte dell’ipotesi di un PEI differenziato, formalmente non sussistono le condizioni perché il Consiglio di classe debba chiedere il consenso per un PEI semplificato. Ne consegue che il Consiglio di classe adotterà la programmazione semplificata, esattamente come ha previsto, facendo riferimento alle capacità e alle potenzialità dello studente. Si tenga inoltre presente che la stessa OM 90/2001 prevede che, dopo aver adottato un PEI differenziato (ovviamente acquisendo il parere favorevole della famiglia), il Consiglio di classe, considerate le capacità dell’alunno, possa passare a un PEI semplificato senza necessità di consenso, bensì sulla base dei dati oggettivamente ricavati durante il percorso di apprendimento dello studente, coerentemente con ciò che debbono fare i docenti. Per completezza, è bene considerare che, in molti casi, una richiesta come questa può essere puramente strumentale richiesta nei primi quattro anni della scuola secondaria di secondo grado, in quanto utilizzata per facilitare il percorso dell’alunno, per poi, una volta giunti all’ultimo anno, procedere con il rifiuto del differenziato e la richiesta del passaggio al semplificato. Questo tipo di richieste strumentali sono orientate al conseguimento del diploma; quando lo studente non viene ammesso agli esami di Stato, come potrebbe accadere in considerazione del percorso effettuato, ovvero perché risulta quasi impossibile che possa colmare le lacune dei primi quattro anni in pochi mesi, allora capita che la famiglia, affiancata da un avvocato, possa fare ricorso al TAR, ottenendo in cinque giorni la sospensiva con l’ammissione agli esami di Stato; quindi vessa la commissione, dicendo che se il figlio non verrà promosso, procederà mediante ricorso al TAR, facendo riconvocare la commissione per Ferragosto. Qualche commissario cede e procede con la promozione. Ora la decisione di adottare a un Pei semplificato, soprattutto se riconosciuto come percorso fattibile da parte del Consiglio di classe, non dovrebbe sottostare ad alcuna decisione se non a quella dei docenti della classe, che conoscono l’alunno e sanno quali sono le sue capacità. 


Al termine dell’a.s. 2019/2020, come previsto dalla L. 41/20 e dalla nota MIUR prot. 793 dell’8 giugno 2020 in merito alla possibile reiscrizione alla medesima classe di un alunno, il CdC, in sede di scrutinio finale, a seguito di espressa richiesta della famiglia, sentito il parere del GLO e dei docenti di sostegno assegnati all’alunno, delega il DS all’iscrizione alla stessa classe dell’alunno diversamente abile con l’obiettivo di recuperare abilità, competenze ed obiettivi di inclusione non raggiunti a causa della sospensione delle attività in presenza. A seguito della delibera viene pubblicato all’albo della scuola il Tabellone con la valutazione finale nel quale si evince la non ammissione dell’alunno. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, dopo qualche giorno di frequenza, improvvisamente. il nuovo DS, senza informare ufficialmente i due CdC, trasferisce l’alunno alla classe successiva senza tenere conto di quanto deliberato dal CdC nell’anno precedente. Dopo più di due mesi, ai primi di dicembre, altrettanto improvvisamente, l’alunno viene riportato alla classe precedente seguito dai due docenti di sostegno. Si può prima non tenere conto di quanto deliberato nell’anno precedente e poi spostare nuovamente l’alunno dopo tanto tempo?

Quanto avvenuto è molto probabilmente dovuto a un errore del nuovo DS, il quale, non avendo tenuto conto della normativa applicata dal suo predecessore, ha ripristinato la decisione adottata nell’anno scolastico precedente nel momento in cui si è accorto dell’errore. E proprio perché si è accorto dell’errore, il nuovo DS non poteva che adottare il nuovo provvedimento di reiscrizione dell’alunno, come ripetente, in ossequio alla legge n. 41/2020, emanando un provvedimento di annullamento della propria decisione in autotutela.


La questione afferisce la richiesta di un genitore di un alunno
frequentante la scuola dell’Infanzia  affetto da sindrome autistica e
seguito da un docente di sostegno per 25 ore settimanali.  Va premesso
che il nostro Istituto ha  previsto la presenza degli operatori ABA
nel momento in cui i genitori ne facciano richiesta e che tali
operatori sono stati richiesti ed assegnati all’alunno in sede di GLI.
Mentre negli anni scorsi è stata concessa l’accesso alle aule ai
predetti operatori , da quest’anno nel rispetto delle norme Covid, è
stato stabilito che gli operatori effettuino i loro interventi , in
presenza dell’insegnante di sostegno, per un tempo definito,  in
un’aula dedicata.  I genitori ritengono illegittime tali disposizioni
e pretendono la presenza degli operatori ABA ritenuti gli artefici
principali  in grado di realizzare la piena integrazione dell’alunno
in classe . Alla luce di quanto esposto  si pongono le seguenti
domande:
1.       Per l’accesso degli operatori ABA in sezione era previsto,
sia passato sia  oggi, il consenso di tutti gli altri genitori ed in
mancanza anche di un solo consenso gli operatori possono accedere alle
aule?
2.       Pur avendo il nostro Istituto  aderito ad un accordo
riportato nel PTOF può un insegnante di classe all’inizio dell’anno
scolastico non accettare o meglio non ritenere fondamentale la
presenza degli operatori ABA nella sezione?
3.       E’ corretta la scelta del Dirigente  che ha vietato
l’accesso in aula  agli operatori,  sia in questo particolare momento
epidemiologico ,  nel rispetto del Protocollo di prevenzione contagi,
sia in futuro in assenza di epidemia COVID?
4.       Quale ruolo dovrà svolgere un operatore ABA che affianca un
docente di sostegno e quali compiti dovrà svolgere?
5.       Infine un genitore può pretendere che un collaboratori aiuti
il proprio figlio, seppur disabile, all’aiuto per i servizi igienici
oppure risulta preminente il divieto di contatto in questa fase
emergenziale.

1 – È  da tener presente un aspetto fondamentale: se l’esperto ABA è stato nominato quale figura per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione, coerentemente con il profilo indicato dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92, e quindi opera come in qualità di assistente ad personam, egli ha l’obbligo  di stare in classe per tutte le ore assegnate, adottando tutte le misure di sicurezza previste e vincolanti per il personale della scuola in materia di prevenzione di Covid; essendo queste figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione, non serve l’autorizzazione dei genitori degli altri alunni. Se invece è stato richiesto quale figura “in più”, ossia in aggiunta, da parte della famiglia, è bene sapere che una sentenza del Tribunale di Bologna del 22/12/2013 ha stabilito la presenza di un educatore professionale specializzato esperto ABA-VB, munito di certificazione BCBA, e di un supervisore, sempre specializzato esperto ABA-VB e munito di certificazione BCB, ovvero esperti che erogano la terapia ABA, per un totale di tre ore mensili presso il domicilio e tre ore mensili nel plesso scolastico in funzione di “guida” degli operatori che interagiscono con il bambino (https://aipd.it/wp-content/uploads/2014/01/Trib.-Bologna_20-12-2013_ABA-a-scuola.pdf). La supervisione a scuola, chiaramente, si effettua “non come attività diretta sull’alunno”, ma come accompagnamento e condivisione con il personale docente.  Chiaramente questa figura non può stare in classe né effettuare terapie, perché si configurerebbe come riabilitatore e la riabilitazione è vietata a scuola.
2 – Se è stato concordata la presenza per alcune ore e per alcune settimane, fino a quando l’esperto conferma che i docenti riescono a comunicare con l’alunno, ovvero sanno adottare adeguatamente le strategie di intervento possibili per la figura del docente, tale modalità potrà attuarsi, senza necessaria previa autorizzazione di terzi, dato che ciò è autorizzato in via di principio, come detto al punto precedente, da sentenze della Magistratura.
3 – In questo periodo di pandemia, l’eventuale esperto dovrà rispettare tutte le misure di sicurezza previste per il personale della scuola e, quindi, stanti le condizioni di contesto, compresa la produzione dell’obbligatoria autocertificazione, potrà accedere al plesso scolastico per le ore concordate nel rispetto delle misure di sicurezza previste e adottate dalla scuola in materia di prevenzione di Covid.
4 – L’operatore ABA, di per sé, non affianca il docente specializzato; non si tratta, infatti, di un passaggio di consegne a qualcuno, bensì di una “supervisione” in relazione a come procedono le modalità di intervento, che peraltro saranno state concordate e descritte nel PEI; il docente a scuola svolge la funzione del docente e non quella del terapista ABA che compete a figure specializzate e dotate di tali competenze. 
5 – In nessun caso, sia che trattasi di assistente per l’autonomia e la comunicazione, sia che si tratti di un esperto esterno, egli deve svolgere assistenza igienica, essendo tale compito assegnato in via esclusiva, da parte del Dirigente scolastico, ai Collaboratori scolastici in forza del CCNL del 2003 e successivi art 47,48 e Tab. A, nel rispetto del genere (d.lgs. 66/17, art. 3).


Ho una figlia affetta da sindrome di down, certificata co3 art. 3 l. 104/92, la diagnosi funzionale del Centro Riabilitativo la valuta con gravità medio lieve, area del linguaggio ritardo medio, il Pei della scuola la definisce con “ritardo del linguaggio grave”, è possibile per legge questa discrepanza di valutazione? La valutazione della equipe di terapisti che la segue non dovrebbe essere vincolante nella stesura del PEI?

Il PEI non è un documento clinico, né una cartella clinica, pertanto non deve riportare la definizione diagnostica, che peraltro si trova già agli atti della scuola, nel fascicolo personale dell’alunna. È improprio, pertanto, riportare nel PEI una diagnosi. Suggeriamo di far omettere questo dato. Nella descrizione iniziale, invece, laddove si delinei il profilo iniziale dell’alunna, può essere utile richiamare le modalità di funzionamento, in quanto consentono di capire come calibrare l’intervento pedagogico-didattico. Va tuttavia precisato che fra valutazione diagnostica, quella formulata dall’ASL, e valutazione pedagogica possono esserci delle divergenze. A scuola, senza dubbio, prevale quella pedagogica. Nel caso da lei riportato lascia perplessi il fatto che la situazione, da parte della scuola, preveda un peggioramento e non una lettura che descriva le effettive capacità e le potenzialità di sua figlia, riferimenti indispensabili per impostare un’efficace  azione formativa sia sotto il profilo pedagogico che didattico. 


Per quanto riguarda gli studenti con disabilità e gravissimo ritardo mentale, quindi non in grado di fare didattica, la scuola può predisporre una pagella ad hoc da consegnare alle famiglie che sostituisce la valutazione sul tabellone? Nel tabellone risulterebbe soltanto il voto di condotta, il credito dello studente, nessun voto sulle singole discipline. La valutazione verrebbe consegnata con una pagella a parte  con un giudizio per aree disciplinari previste dal Pei. Vorrei sapere se è legale.

Il concetto di “non scolarizzabilità” è stato bandito non solo dalle norme, che negli anni Settanta del secolo scorso stabilirono che gli alunni con disabilità frequentassero le “classi comuni” e non quelle differenziali o speciali allora attive, ma anche dalle ricerche in ambito pedagogico e neuroscientifico. È appurato che tutti apprendono. La scuola del terzo millennio non può guardare alle persone riconoscendole unicamente se coincidono con lo standard; logica in contrasto anche con la prospettiva multifattoriale introdotta da ICF, ma già presente in Italia grazie agli approcci pedagogici propri della pedagogia generale e di quella speciale in particolare. Tutti apprendono, se qualcuno insegna loro; mentre il “fare didattica” è azione che appartiene al docente, impegnato nel sollecitare gli apprendimenti negli alunni, mediante specifiche strategie e metodologie.  Si aggiunga, infine, che la sentenza della Corte costituzionale n. 215/1987 stabiliva che, in età evolutiva, nessuno può considerarsi non scolarizzabile. Tanto premesso, ricordiamo che l’art 20 del decreto legislativo n. 62/17 stabilisce che non bisogna assolutamente evidenziare la situazione di disabilità; pertanto, nei tabelloni esposti, così come nella scheda di valutazione, che è la stessa che viene consegnata a tutti gli alunni della scuola, non potete lasciare un “vuoto” nello spazio relativo ai voti (che, ricordiamo, vanno espressi in decimi). Lo studente deve essere valutato sulla base degli obiettivi individualizzati fissati nel PEI. L’articolo 16 comma 1 della legge n. 104/92 stabilisce che è legittima la riduzione o la sostituzione parziale dei contenuti di talune discipline. Pertanto se durante il tempo-scuola avete fissato obiettivi anche distanti dalle discipline impartite, adottando contenuti differenti, proposti con attività individualizzate e coerentemente collegate alla classe, vanno attribuiti i voti rispetto a quelle attività, seguendo, per l’attribuzione degli stessi, gli spazi riservati a ciascuna disciplina corrispondente al relativo tempo-scuola. Trattandosi di un PEI differenziato, e vale esclusivamente in questo caso, nella sola scheda di valutazione, ovvero in calce ad essa, va inserita l’indicazione che la valutazione è riferita al PEI; nei cartelloni, ovvero all’Albo dell’Istituto, invece, vanno scritti unicamente i voti e non va riportata alcuna dicitura, come stabilito all’art. 20, comma 6, del decreto legislativo 62/2017 (“Per le studentesse e gli studenti con disabilità il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nella attestazione e non nelle tabelle affisse all’Albo dell’istituto”).


Sono padre di un bambino affetto da sindrome dell’X fragile, non verbale con L.104 art.3 c.3 che frequenta la 1° media. Si reca a scuola con lo scuolabus, partendo dal paese di residenza e spostandosi dove ha sede il plesso della scuola. Percorre circa 12 Km all’andata e 12 al ritorno con una permanenza sul mezzo di 15 minuti. Sullo scuolabus non è presente nessun tipo di sorveglianza, solo l’autista. Domando se è regolare questa disposizione per il viaggio. O se è obbligo di legge avere una figura per l’assistenza sul mezzo.

Se sul mezzo, scuolabus, non vi è una persona adulta (accompagnatore), i bambini, di altezza inferiore a m. 1,50, devono indossare le cinture di sicurezza (come stabilito dall’art. 172 del codice della strada). Se ritenete indispensabile la sorveglianza sul mezzo di trasporto, è bene che ne facciate esplicita richiesta al Comune, che eroga il servizio ed è responsabile di esso. 


Vorrei sapere se è legittimo che i docenti di sostegno incontrino il neuropsichiatrica senza la presenza dei genitori.

Ufficialmente non è legittimo, poiché per legge i problemi dell’alunno vanno trattati in presenza dei genitori, come pure in sede di GLO al quale hanno diritto di partecipare anche i genitori. Se però i docenti della classe desiderano avere dei chiarimenti circa la documentazione sanitaria prodotta, possono avere dei contatti con un esperto sanitario che segue il caso, previo consenso della famiglia: tale contatto potrà avvenire in modo informale per ulteriore informazione, a condizione che l’operatore sanitario sia disponibile a fornirla, trattandosi di rispetto della privacy che viene tutelata proprio quando i lavori si svolgono in GLO.


Sono il padre di una ragazza che quest’anno si è iscritta al primo anno
anno di liceo. Lei ha la 104 art.3 comma 3. Fino allo scorso anno nelle
media usufruiva di 12 ore ore di sostegno, un po pochine ma con queste
riusciva ad andare avanti. Quest’anno, nella nuova scuola le hanno
portate a 9 ore, che noi genitori riteniamo insufficienti. Mi hanno
riferito che il PEI, che hanno elaborato, ma noi genitori non abbiamo
visto, non fa che fotografare la situazione, devo intendere che sono
state riportate 9 ore nel documento. La dottoressa della ASL, non ha
potuto partecipare alla riunione del GLHO anche se aveva chiesto di
poter essere presente perché, piuttosto che  che concordare con lei la
data, la scuola l’ha avvisata con strettissimo anticipo e non potendo
disdire gli appuntamenti già presi con i pazienti, le è stato
impossibile partecipare. Mi sapreste dare un consiglio su cosa potrei fare per fare in modo che ottenga un numero maggiore di ore?

Il PEI è un documento che deve essere elaborato congiuntamente dai componenti del GLO, il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori dell’alunna con disabilità, dagli specialisti ASL. La scuola ha convocato lo specialista, che pur avendo chiesto di spostare la data, considerato lo scarso preavviso, non è stato ascoltato, ma la scuola aveva il dovere di convocare anche voi genitori.  Vi suggeriamo di scrivere subito una mail di diffida al Dirigente scolastico della scuola e all’Ufficio scolastico regionale, in cui, brevemente, descrivete come sono andate le cose e cioè che voi genitori non siete stati convocati all’incontro del GLO e che quindi non avete potuto partecipare, come vostro diritto e dovere, alla elaborazione del PEI; aggiungete anche che è stato predisposto un documento, in forma illegittima considerata la mancata convocazione di voi genitori e che, quindi, chiedete immediatamente convocazione del GLO, in tempi stretti, per elaborare congiuntamente il Piano educativo individualizzato a favore di vostra figlia.  Durante l’incontro del GLO potrete discutere sia in merito alla programmazione (nel caso non vi avessero chiesto il tipo di percorso per vostra figlia, ovvero se trattasi di Pei semplificato o di PEI differenziato; con il primo consegue il titolo di studio, con il secondo il solo Attestato), che in merito alle ore di sostegno da chiedersi per il prossimo anno scolastico.  Sempre in sede di GLO, ovvero durante l’incontro di elaborazione del PEI, potete rivedere le ore di sostegno per l’attuale anno scolastico, chiedendo una integrazione; sarà poi il dirigente scolastico a inoltrare la richiesta all’USR competente. Nel caso non dovessero accogliere le vostre richieste, chiedete che ciò venga messo a verbale; in tal modo, nel caso voleste fare ricorso al TAR, avreste ragione per poter ottenere l’annullamento. Teneteci informati


Sto prendendo la qualifica regionale di operatore assistente educativo a disabili. Con questo potrei lavorare nelle scuole? So che quella che prendo io vale un punto ata, come cs; ho anche qualifica regionale sab haccp … questo corso x disabili che sto facendo sarebbe un ex osa 600 ore  D.Lgs. 13/13 (già D.Lgs. 845/78)

Manca in Italia un profilo professionale nazionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione. Pertanto ogni regione stabilisce per proprio conto quale sia il corso di formazione. Il titolo, che le sarà rilasciato al termine del corso che sta seguendo, certamente sarà da lei utilizzabile per svolgere nelle scuole della sua Regione l’attività di assistente, nominato dagli Enti locali o inserito in cooperative convenzionate con gli Enti locali. Quanto alla possibilità di utilizzare in altre regioni la qualifica, che le verrà rilasciata al termine del corso di formazione, questo dipenderà da quanto stabilito dalla Regione in cui deciderà di lavorare e se la Regione riterrà sufficienti i contenuti del corso che sta seguendo. Le consigliamo pertanto di farsi rilasciare al termine del corso un attestato dal quale risulti quali materie ha studiato e per quante ore ciascuna, in modo da  offrire alle altre regioni la sua esatta  situazione professionale; a completamento della sua documentazione, inoltre, potrà aggiungere anche la certificazione degli anni in cui avrà svolto questa attività nella sua o in altre regioni.


Sono il papà di una minore disabile, handicap grave, legge 104 art.3 comma 3, che frequenta la classe 3 di una scuola primaria.  Ai fini dell’elaborazione del PEI, l’insegnante di sostegno si rifiuta di scrivere sul PEI le nostre proposte/suggerimenti:
1. Assegnazione dell’insegnante di sostegno con rapporto 1:1 e sopratutto la quantificazione delle ore di sostegno
2. La neccessità, per tutta la durata dell’orario di frequenza scolastica per l’anno scolastico 2020/2021, dell’Assistenza Qualificata per L’Autonomia e la Comunicazione (come da certificato medico e da PDF, visto le diverse disabilità e purtroppo la bambina non è verbale) Tale figura è indispensabile per l’inclusione scolastica della bambina e per supportare gli interventi finalizzati allo sviluppo di ulteriori competenze e per la comunicazione.
3. Inoltre, gradiremmo che sia inserita e sviluppata una strategia per la prevenzione e la gestione di comportamenti problematici, veri e propri comportamenti di autolesionismo che spesso risultano distruttive anche per oggetti e materiali scolastici. Ho scritto al dirigente scolastico, richiedendo di utilizzare il nuovo formato del PEI – ICF, ma a tutt’oggi non ho avuto risposta; cosa posso fare per risolvere questa situazione? Visto il diniego da parte dell’insegnante, non abbiamo firmato il PEI. Come posso far valere i dirittidi mia figlia? 

Il PEI è elaborato congiuntamente dal GLO, il gruppo di lavoro formato da tutti gli insegnanti della classe (e non dal solo docente di sostegno), dai genitori e dagli specialisti che seguono l’alunna, ed anche, se presente, dall’assistente alla comunicazione. Per le sue richieste, che vanno discusse e condivise in sede di GLO, le suggeriamo di chiedere urgentemente la convocazione del GLO ai fini dell’elaborazione del PEI. In tale sede potrà sottoporre le sue richieste a tutto il gruppo di lavoro e, insieme, potrete concordare che cosa inserire nel PEI. Infine, per quanto riguarda il nuovo modello di PEI, esso non è ancora utilizzabile, in quanto mancano i provvedimenti attuativi. 


Si presenta al nostro istituto la richiesta, per ora informale, da parte dei un genitore di alunno certificato L. 104/92, affetto daTetraplegia spastica, nato nel 2005, di permanenza presso la scuola secondaria di 1 grado per un ulteriore anno scolastico. La richiesta è stata suggetita dall’equipe medica che lo segue. L’alunno ha già effettuato n. 2 anni di permanenza alla scuola primaria. Chiedo se sia possibile rispondere affermativamente al genitore e quali requisiti/documentazione siano eventualmente da richiedere.

I trattenimenti e le bocciature, ai quali di solito siamo contrari, non facilitano l’inclusione, dal momento che gli alunni con disabilità perdono i contatti coi compagni coetanei e si trovano negli anni successivi con compagni più giovani di loro, dai quali ricevono minori stimoli all’inclusione. La richiesta di trattenimento informale, inviatavi dalla famiglia, ma vale anche se ne pervenisse una formale, non vincola in alcun modo la scuola, né la obbliga a procedere con il trattenimento dell’alunno. È il Consiglio di classe, e solamente il consiglio di classe, che, sulla base di oggettive valutazioni, coerenti con il PEI, procede con l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva o agli esami di Stato. E dato che il PEI è elaborato sulle effettive capacità e potenzialità dell’alunno, è alquanto improbabile che sussistano le condizioni per una non ammissione. Ora, considerato che disponiamo unicamente di un’indicazione diagnostica, che nulla dice in merito alle capacità e alle potenzialità effettive dell’alunno, non è escluso che, ammesso all’esame di Stato, l’alunno possa superare le prove d’esame, coerenti con il PEI per lui predisposto; in tal caso potrà conseguire il diploma e procedere con il percorso nella secondaria di secondo grado. Si aggiunga infine, per completezza di informazione che, a seguito dell’O M n. 90/01 art 11, commi 11 e 12, che agli alunni con disabilità, che a conclusione della secondaria di primo grado non conseguono il diploma, la scuola rilascia un attestato, che è titolo idoneo per iscriversi alle scuole secondarie di secondo grado, al solo fine di esercitare il diritto allo studio e ricevere agli esami di maturità un altro attestato conclusivo. In sintesi, suggeriamo ulteriormente di evitare la ripetenza e fare andare avanti l’alunno.


Sono una mamma di una bambina di otto anni con sostegno non riuscendo a stare attenta alla didattica a distanza per causa cognitiva ho chiesto alla dirigente di avere il sostegno in presenza mi è stato detto che non è possibile in questa situazione di emergenza intanto la bambina non sta seguendo la dad è possibile far ripetere l’anno scolastico visto che in questi due anni di scuola primaria non ha capito nulla?

È incredibile il comportamento della DS. Infatti il DPCM del 3 Novembre 2020 e la Nota ministeriale 1990/2020, che ha chiarito il contenuto del DPCM, stabiliscono che gli alunni con disabilità, e vale anche per gli alunni che si trovano nelle zone rosse, hanno diritto a seguire la didattica in presenza insieme ai loro compagni di classe, che lo desiderano, e in presenza dei docenti della classe; in presenza i docenti svolgono la lezione sia al piccolo gruppo di alunni, che è in classe, sia ai compagni che sono a casa e che si collegano online.  Le suggeriamo di contattare urgentemente per telefono l’Ufficio scolastico regionale, nello specifico il referente per l’inclusione scolastica o la Segreteria del Direttore scolastico regionale, per pretendere il rispetto di queste due ultime norme.


Ho richiesto, tramite emailPEC, l’assegnazione di una unica insegnante specializzata a sostegno di mio figlio. In tale richiesta ho ulteriormente richiesto anche la compresenza di uno dei tre terapisti A.B.A. di cui mio figlio si avvale. Vengono assegnate due insegnanti di sostegno, anziché una, non solo, totalmente prive della necessaria specializzazione, ma anche prive di esperienza di insegnamento. Per quanto riguarda la compresenza del terapista A.B.A. mi viene semplicemente risposto che: “non è possibile”, senza produrre alcuna giustificazione.Decido, di comune accordo con la madre di mio figlio, di non mandarlo più a scuola, considerata l’oggettiva incapacità delle due insegnanti di gestire mio figlio. Il dirigente di istituto, venuto a conoscenza di questa situazione, provvede, in appena 24 ore, a rimpiazzare le due insegnanti con una unica, anch’essa priva della necessaria preparazione, ma, per lo meno, animata da buon senso e buona volontà. Per veder riconosciuto il “diritto” ad avere la compresenza del terapista A.B.A., ho fatto intervenire, presso il dirigente di istituto, la psichiatra del centro di neuropsichiatria infantile che segue mio figlio da sette anni. Anche lei ha avuto la stessa risposta: ”non è possibile”, senza giustificare il motivo. Alla luce di quanto esposto e in considerazione del fatto che, in altri istituti è stata permessa la compresenza, mi chiedo perché sia negata a mio figlio la possibilità di avere un adeguato “continuum scolastico” – come viene beffardamente sbandierato dal “sistema scuola” – senza, per altro, fornire una plausibile giustificazione, trincerandosi, altresì, dietro quel meschino comportamento del tipo: “in questa scuola si fa come dice il dirigente”. Chiedo, pertanto, se ho ulteriori margini di manovra per veder riconosciuto quello che io reputo un DIRITTO per mio figlio.

Per gli alunni con autismo la Giurisprudenza ha stabilito più volte che è possibile avere per qualche ora settimanale la presenza in classe di un esperto nella comunicazione, come stabilito dall’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 e dall’art 139 del decreto legislativo  n. 112/1998 (il personale assunto in conformità alle disposizioni della legge n. 104/92 è, per contratto, addetto all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità).  Se, invece, la sua richiesta riguarda il “riabilitatore”, ovvero il terapista ABA, non è legittimo che questa figura svolga riabilitazione in classe. Pertanto le suggeriamo di precisare in una lettera, da inviare al Dirigente scolastico, i motivi e i compiti della presenza della persona da voi indicata come “terapista ABA”; se tale figura è chiamata a svolgere compiti afferenti l’autonomia personale e/o la comunicazione di vostro figlio, parimenti a quelli dell’assistente, chiedete che la scuola si rivolga al Comune, cui spetta assegnare  gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Eventualmente potete chiedere la convocazione del GLO per indicare le ore di “assistenza”, affinché il DS sia supportato da una legittima indicazione da parte del gruppo di lavoro. 


Sono il papà di un bambino autistico (lg104 art.3 comm.3) che sta frequentando il secondo anno di una scuola dell’infanzia paritaria. Assunta l’insegnante di sostegno tramite graduatoria. Il giorno della video conferenza con la famiglia e la terapista, questa insegnante si è presentata senza un programma, e senza una idea di cosa far fare al bambino.Con tanta perplessità abbiamo cominciato a notare i piccoli dettagli.La mattina si trova a fare l’ingresso da un’altra classe, il pomeriggio si trova in un’altra classe ancora a gestire l’uscita dei bambini (con mio figlio presente e sotto l’osservazione della maestra di sezione)Parlando con la terapista, che ha partecipato all’incontro citato in precedenza, abbiamo deciso di richiedere un rapporto giornaliero fatto di video e foto, per vedere cosa faceva il bambino durante le ore mattiniereLa docente di sostegno non ci ha mai aggiornato sul lavoro del bambino ne quando lo andavamo a riprendere il pomeriggio e ne la mattina quando lo portavamo( in quelle poche volte che si trovava a fare ingresso e uscita nella sez. di mio figlio) Arrivando al dunque, abbiamo visto che nel materiale inviato sia a noi che alla terapista, lei per due mesi ha riproposto esercizi che mio figlio faceva già l’anno scorso,  che a ripetutamente fatto a casa durante il lockdown. Miglioramento a livello scolastico zero, fino a quando la stessa insegnante di sostegno è risultata positiva al covid, ed è arrivata una sostituta all’altezza.Parlando con il dirigente scolastico, abbiamo chiesto espressamente di lasciare questa sostituta, come definitiva per questo anno.La risposta è stata che è una cosa molto difficile  e il contentino è stato un affiancamento di 4 giorni tra insegnante di sostegno e quella supplenza. La maestra di sostegno è alla sua prima esperienza con bambini dell’infanzia, ma si nota anche in alcuni episodi che c’è una situazione di leggerezza da parte sua nel creare un progetto per aiutare il bambino a migliorarsi. C’è qualcosa che si può fare per porre fine a questa situazione? e dare merito a chi invece ha fatto solo due settimane di supplenza e ha fatto molto di più che la sostegno in due mesi? senza avere un programma inesistente da parte della docente di sostegno, anzi è stato richiesto di preparare un programma dalla supplente per tutto l’anno scolastico del bambino. e omunque in data 01/12/2020 il PEI neanche l’ombra di stesura… 

Va detto che il successo o l’insuccesso scolastico non va attribuito a un solo insegnante, ma a tutti gli insegnanti della sezione. Voi non avete fatto alcun riferimento agli altri docenti, che pure sono insegnanti a pieno titolo di vostro figlio. L’incontro per la elaborazione del PEI deve avvenire con la presenza di tutti i docenti della sezione, dei genitori e degli specialisti. Ora, trattandosi di scuola paritaria, la scuola potrebbe decidere di interrompere il rapporto di lavoro con la docente da voi indicata come non poco adeguata e assumere l’altra. 


Può una preside decidere come impiegare l’insegnante di sostegno o la decisione spetta al glh?

Come impegnare l’insegnante per il sostegno spetta al GLO, secondo i criteri indicati nel PEI. Il DS si limita ad assegnare il docente alla classe, ma non può decidere da solo l’orario da destinarsi alle attività di sostegno, che devono essere formulate nell’interesse esclusivo dell’alunno.


Sono un insegnante di sostegno in un istituto superiore. Quest’anno causa la situazione contingente oltre la didattica stiamo svolgendo molte attività on-line e anche le procedure burocratiche risentono di questa situazione. La nostra scuola ci ha dato indicazioni, una volta redatti PDP e PEI, di inserirli su registro elettronico condividendoli con gli insegnanti della classe e con l’allievo interessato  (non con i genitori). Ho obiettato che questi documenti in tal maniera sarebbero diventati facilmente stampabili, e sarebbero stati visibili anche dall’allievo con disabilità, cosa che mi sembrava ancora meno opportuna, soprattutto nel caso di minori. Mi è stato risposto che la legge è rispettata e che un ragazzo con disabilità non aveva le competenze per accedere, quindi l’avrebbero fatto i genitori (sic!). 

Il Piano educativo individualizzato non deve e non può essere elaborato dal solo docente di sostegno e neppure dal solo Consiglio di classe. Il compito della predisposizione del PEI è del GLO, i cui componenti sono tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità, gli specialisti che seguono l’alunno con disabilità. All’incontro potrebbe anche partecipare l’alunno stesso, diretto interessato, secondo il principio di autodeterminazione. Appare evidente che quanto le è stato richiesto di fare non rientra nella procedura contemplata dalla norma. Pertanto faccia presente al DS che deve convocare formalmente i componenti del GLO e che solo durante l’incontro programmato sarà elaborato congiuntamente il Piano educativo individualizzato. 


Sono una collaboratrice  scolastica  ho la Legge 104 da più di 5 anni per mio padre  affetto da SLA. È  un H24 vive a casa con la mamma  che ha 73 anni, io sono l ‘unica figlia  che può assisterlo vivo nello stesso paese ma non ho la residenza con lui, ho fatto la richiesta x la 104 lunga ma non mi è  stata concesso. La DS mi ha risposto che non essendo residente con lui non posso usufruire  di 104 lunga (solo i tre giorni al mese) volevo  sapere da voi se devo cambiare  la residenza  x avere questo  diritto? Potete darmi delle giuste informazioni ? 

Solo se trasferisce la sua residenza presso la residenza di sua madre può fruire del congedo di due anni, in quanto così è stabilito dalla normativa (Decreto legislativo n. 151/2001, Testo Unico sulla normativa di tutela della famiglia).


Sono una docente di sostegno di ruolo in una scuola media.Nella mia classe ci sono 16 alunni di cui 2 diversamente abili con diagnosi e caratteristiche completamente differenti, per questo motivo sono stati assegnati a questa classe 2 docenti di sostegno (io e una collega)Volevo sapere se c’è una normativa che stabilisce che 2 docenti di sostegno non possono stare in compresenza nelle stesse ore. Mi spiego meglio: so perfettamente che nell’economia dell’orario scolastico è meglio distribuire le ore di sostegno in modo tale che gli alunni siano seguiti nel maggior numero di ore possibile, ma so anche che la priorità va data alle esigenze scolastiche dell’alunno e non ad altro. Preciso infatti che la richiesta di compresenza è dettata dal fatto che, in alcune discipline, uno dei due alunni segue una programmazione differenziata.

Nella scuola Secondaria di Primo Grado, così come nella Primaria, la programmazione non può essere differenziata, possibilità che, invece, è prevista nella scuola Secondaria di Secondo grado, come risulta dal confronto tra l’art. 16 comma 2 della legge n. 104/92 e dell’art 15 commi 3, 4 e 5 dell’O.M. n. 90/2001. Pertanto, in sede di GLO, come Consiglio di classe, è possibile proporre solamente la programmazione semplificata o individualizzata. Per quanto riguarda l’orario di servizio del docente di sostegno è bene che venga strutturato sulla base delle necessità degli alunni e non dalla copertura, pedagogicamente e strategicamente irrilevante.  Se riscontrate problemi nella definizione dell’orario, si convochi il GLO e, in tale sede, si fissi l’orario che risulti più efficace per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità, compito che appartiene a tutti gli insegnanti della classe, non solo a quello di sostegno, e proprio perché appartiene a tutti i docenti della classe, per espletare tale compito ci si avvale della presenza e del supporto del docente incaricato su posto di sostegno. Così organizzato, ovvero coerentemente con le necessità dell’alunno, l’orario potrebbe determinare più presenze nella stessa ora, ma il primo principio da soddisfare è il diritto allo studio e all’integrazione scolastica dell’alunno con disabilità, non altre logiche. 


Vorrei sapere se l’assistente alla comunicazione  di un alunno ipovedente fa parte del consiglio di classe per tutti gli alunni o solo relativamente allo studente che segue.

L’assistente è nominato esclusivamente per l’alunno con disabilità e non fa parte del Consiglio di classe, che è composto da soli docenti. L’assistente è convocato, con gli altri componenti, in sede di GLO per la elaborazione del PEI.


Sono la mamma di un bimbo con certificazione per un disturbo lieve dello spettro autistico. Il bambino ha 6 anni ma abbiamo chiesto un anno di permanenza presso la scuola materna in cui ha un sostegno da due anni. Volevo chiedervi se ci sono delle norme per il PEI e dove le posse trovare, inoltre se le insegnanti contattano le terapiste private del bimbo hanno bisogno di una nostra autorizzazione scritta visto che è un minore, ma comunque credo che i genitori debbano essere coinvolti sempre non come succede ogni tanto!!!

È bene che i bambini proseguano il loro percorso formativo insieme ai coetanei con i quali, come dimostrano le ricerche pedagogiche, si sviluppano interazioni positive significative, utili per la crescita, lo sviluppo, la partecipazione alla vita sociale, in una parola, funzionali all’attuazione del progetto di vita, cui mirano le azioni formative in ambito scolastico, familiare e sociale. Per quanto riguarda il PEI, piano educativo individualizzato, le norma di riferimento sono costituire dalla legge 104/92, dal DPR 24 febbraio 1994, dalle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, prot. n. 4274, dal D.lgs. 66/17 (e D.lgs. 96/19). Quanto alla possibilità che i docenti contattino operatori privati che seguono l’alunno, è bene che ciò sia previsto nel PEI e che venga richiesto il consenso della famiglia di volta in volta, ossia ogni volta si renda necessario un incontro. Infine, per la questione riguardante relativa ai contatti fra docenti della scuola e terapiste private che seguono il bambino, è necessario che i genitori autorizzino, per iscritto, tali contatti e che sia indicata la possibilità che i docenti della classe contattino operatori privati che seguono l’alunno. La scuola non può parlare del minore con figure esterne alla scuola o che non fanno parte, come in questo caso, della sezione in cui è iscritto il bambino, senza aver acquisito la necessaria autorizzazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale


Sono la Referente per il sostegno di una scuola media. In riferimento a una vostra risposta riguardo a un’alunna con patologia gravissima che non frequenta più la scuola dalla 4^ classe della primaria (ora è iscritta in seconda media) preciso che l’alunna è in stato vegetativo (si trova presso il proprio domicilio) con scarsissimo/nullo residuo intellettivo. Pertanto, vista la gravità della situazione, la famiglia, contattata dalla scuola, non è disponibile a realizzare né una forma di istruzione in ospedale né didattica a distanza, come da voi indicato, in quanto l’alunna è impossibilitata a partecipare a qualsiasi attività per quanto individualizzata. Inoltre per la famiglia sarebbe gravoso impegnarsi anche in questo tipo di attività visto tutto ciò che comporta la situazione di estrema gravità. La Scuola come deve procedere?

La scuola convochi un GLO on-line con la presenza necessaria dell’ASL e pervenga alla conclusione che l’alunna è, attualmente, impossibilità a seguire qualunque tipo di attività proposta dalla scuola, sospendendo così, per ora, l’obbligo scolastico dell’alunna. Ciò anche al fine di evitare la contravvenzione pecuniaria a carico della famiglia.


Sono una docente di sostegno di scuola secondaria superiore e volevo chiedervi delle precisazioni sulla redazioni di un pei. Il ragazzo ha un ritardo cognitivo lieve ed è stato inserito in un primo anno di un istituto professionale. La maggior parte del consiglio di classe sta optando per un pei differenziato. Volendo tentare la carta del pei curriculare, volevo capire se la riduzione prevista dei compiti, verifiche etc può essere del 30% in meno rispetto alla classe, visto che l’attuale carico di lavoro non è retto da lui. Nel caso in cui venga specificato nel pei il ricorso a forme grafiche, privilegiare il canale verbale piuttosto che scritto etc se degli insegnanti non si attengono, cosa succede? posso prevedere l’utilizzo di un dizionario digitale per le lingue straniere o chiedere l’esenzione dalle stesse senza pregiudicare il suo percorso?

È da tener presente che un pei semplificato non può andare disgiunto dalle prove equipollenti, il cui concetto giuridico si rinviene nel DPR n. 323/98 all’art 6 comma 1. Comunque è indispensabile che l’alunno, sia pur in modo semplificato (coerentemente con quanto disposto dall’art. 16, comma 1, della legge n. 104/92) svolga tutte le discipline, così come stabilito dall’art 20 del decreto legislativo n. 62/17.


Sono mamma di un bambino con disabilità grave e insegnante precaria di scuola primaria con contratto al 30/06. Vorrei sapere se posso usufruire del congedo straordinario retributo di 2 anni della legge 104. Lo chiedo perché sembra che sia quasi un’utopia riuscire a capire se mi spetti o meno: la segretaria del mio istituto afferma di no, il sindacato sostiene di sì, un avvocato esperto in diritto scolastico dice di no, l’Inps mi comunica che non c’è una regolamentazione precisa. Un altro avvocato afferma che io possa prendere il congedo ma a zero retribuzione, perché quest’ultima spetta solo ai docenti di ruolo. Potreste darmi una risposta certa? 

Purtroppo il congedo straordinario di due anni spetta solo ai docenti di ruolo. Occorrerebbe vedere le circolari dell’INPS relative a tale istituto per averne conferma.


In accordo con la famiglia, si è deciso di differenziare il percorso scolastico della mia allieva in quinta perché non riuscirebbe ad affrontarlo.
Vorremmo però farle affrontare l’esame differenziato con i compagni perché sta vivendo un bel percorso di inclusione e quindi non vorremmo precluderle questa esperienza.
La mia domanda è: se affronta l’esame differenziato può prendere il diploma fra qualche anno?
Nel mio stesso istituto c’è il corso serale che potrebbe riconoscerle i crediti dei quattro anni, è possibile conseguire il diploma regolare? E’ possibile farlo con l’insegnante di sostegno o quel percorso si considera chiuso?
C’è una normativa specifica per questa tematica?

Se per la studentessa, fino ad oggi, è stato adottato il PEI semplificato, non si capisce perché la previsione dell’esame di Stato debba indurre un Consiglio di classe a fare, proprio l’ultimo anno, una scelta differente. È in contrasto con il percorso dell’alunna la quale, peraltro, si riproporrebbe di conseguire il diploma in seguito. Sembra, come dice il detto popolare, un voler allungare il brodo. A che pro? Vi suggeriamo di mantenere, come avete fatto per gli altri quattro anni, il percorso semplificato e, invece, di impegnarvi per accompagnare la studentessa verso questo importante traguardo che, per tutti gli studenti, è l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Fra l’altro tenga conto che, se la studentessa dovesse iscriversi al serale, non fruirebbe più del sostegno, di cui ha beneficiato nei cinque anni di scuola secondaria. Si troverebbe, di conseguenza, da sola a doversi preparare all’’esame di Stato: perché metterla in questa inutile e assurda situazione?


Insegno in una scuola secondaria di secondo grado come docente di sostegno di un ragazzo con ritardo medio-grave. Il mio orario prevede 9 ore. così  distribuite: 4  tra italiano e storia, 3 di matematica, 2 di scienze, 2 di geografia.  Conclusa la redazione del Profilo dinamico, ho inviato via email una copia  ai colleghi del CdC  e contestualmente, ho chiesto loro un “appuntamento” per mettere a punto la programmazione, che prevede obiettivi differenziati. La collega di diritto ed economia ha ritenuto corretto inviare solo all’educatrice  (forse perchè io non copro le sue ore) la programmazione della classe . Quando ne ho preso visione, mi è sorto il dubbio che preferisse adottare nella sua disciplina un piano per obiettivi minimi e le ho chiesto chiarimenti. Mi ha risposto di aver consegnato “i minim” all’educatrice perché si potesse orientare meglio sugli argomenti, che  io avrei poi dovuto semplificare in base ai miei materiali. Non solo, mi ha chiesto anche di preparare le verifiche scritte per l’alunno. Quindi, 1) io non ho diritto ad un colloquio di confronto sul programma, non ho diritto a ricevere la programmazione, ma 2) ho il dovere di semplificare gli argomenti di una disciplina che non seguo e su cui non ho nessuna competenza disciplinare.. Vi chiedo: esiste una normativa che definisca in maniera chiara e inequivocabile ruolo e compiti del docente curricolare e del docente di cattedra? P.S. Tengo a precisare che finora non mi sono tirata indietro, provvedendo io a fornire il materiale di diritto all’educatrice.

Indubbiamente vi è molta confusione e non solo in merito al ruolo e ai compiti del docente, ma anche a quello della figura addetta all’assistenza, in questo caso l’educatrice. Il Profilo dinamico funzionale e il Piano educativo individualizzato sono documenti non di esclusiva competenza del docente specializzato, bensì di tutti i componenti del GLO (docenti della classe, genitori, specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente o educatore).  Il PDF, che viene aggiornato, e il PEI, che viene redatto annualmente in sede di GLO, possono essere proposti in “traccia” al gruppo di lavoro, per rendere più agevole il momento dell’incontro e pervenire a una condivisione. La parte riguardante la progettazione didattica è trattata dagli insegnanti della classe e non dal solo docente di sostegno. Prima di stabilire il tipo di programmazione per l’alunno i docenti del Consiglio di classe necessariamente si confrontano (e a questo confronto non partecipa l’educatore, in quanto non è componente del Consiglio di classe e non può entrare nel merito della progettazione didattica). Solo dopo aver concordato quale percorso intraprendere, ovviamente si auspica un accordo condiviso, diversamente sarà la linea prevalente a decidere quale percorso adottare, fermo restando che ogni decisione deve caratterizzarsi per l’impostazione pedagogica, quindi essere attenta e rispettosa dell’alunno con disabilità, e quindi avere quale prospettiva l’attuazione del progetto di vita, si prosegue con il resto, perché la scelta del curricolo implica la definizione degli obiettivi da conseguire, dei contenuti da trattare, ecc., ossia l’esplicitazione di ogni elemento correlato alla programmazione. In sintesi, lei non doveva dare per scontato un percorso differenziato, come pure la collega non doveva inviare materiale riservato riguardante un suo alunno, nello specifico la progettazione didattica, ad una figura esterna al Consiglio di classe, in questo caso l’educatrice, la quale non ha alcun titolo in merito ad essa. Che cosa fare? Chiarire la situazione, senza alcun dubbio, ma anche concordare in Consiglio di classe il tipo di percorso. Se tutto il Consiglio di classe opta per un differenziato, dovete acquisire l’autorizzazione da parte dei genitori, da contattare rapidamente. Se tutto il Consiglio di classe opta per un PEI semplificato (i cui contenuti sono globalmente riconducibili ai piani di studio, in base all’OM 90/2001), allora dovete specificare, per ciascuna disciplina, i contenuti, le modalità di verifica, i criteri di valutazione come pure eventuali ausili o sussidi didattici di cui si avvale lo studente.  Delineata la traccia, va convocato il GLO e, in tale sede, pervenire a una condivisione, condivisione formalizzata attraverso la firma del documento da parte di tutti i componenti del GLO.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

La presenza del docente specializzato, fin dall’avvio del percorso scolastico, è sicuramente strategica ai fini dell’inclusione e dell’impostazione di un percorso che consenta successivamente allo studente, in particolare nella scuola di secondo grado, di procedere eventualmente con il solo supporto del facilitatore esperto tiflologo. L’assegnazione del docente specializzato alla classe in cui è iscritto uno studente con disabilità sensoriale, infatti, è vincolante e nessuna Regione o Provincia, autonoma o non autonoma, può derogare agli obblighi fissati dalla legge n. 104/92. Si ricorda che la legge 104/92 all’art. 2, che fissa i “Principi generali”, stabilisce espressamente che “la presente legge detta i principi dell’ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza” e “di riforma economico-sociale della Repubblica” e afferma che essa si applica anche nella Regione Trentino Alto Adige. Di conseguenza, eventuali accordi o delibere emanate dalla Provincia che risultino in contrasto con questi principi sono da considerarsi illegittimi. Pertanto le famiglie possono pure impugnare sia la mancata nomina del docente per il sostegno, inoltrando ricorso anche per discriminazione nei confronti del figlio, ai sensi della legge 67/2006, e per interruzione di pubblico servizio, nonché per inadempienza e mancato rispetto delle norme di tutela a favore dell’inclusione scolastica del figlio, così come possono impugnare pure gli Atti di delibera o di accordo come atto presupposto. 


È legittimo che il dirigente decida di mettere in servizio l’insegnante di sostegno quando il bambino è assente, lasciando scoperte delle ore in cui è presente ed è con l’educatore? Mi spiego meglio, per questo anno scolastico sono state riconosciute a mio figlio, che ha diagnosi di spettro autistico grave, 25 ore di sostegno e 6 ore di sostegno socio educativo con assistente alla comunicazione. Il bambino frequenta la scuola dell’infanzia per 25 ore durante la mattina, pertanto insegnante ed educatore sono in compresenza per due giorni. Tra loro c’è armonia e massima collaborazione. Ora con l’inizio delle attività pomeridiane, la dirigente ha messo la maestra, nei due giorni di compresenza, in servizio nel turno pomeridiano, durante il quale, mi ripeto, il bambino non frequenta, togliendoci di fatto 6 ore di sostegno. È legittimo tutto questo? La giustificazione datami è che le due figure sono complementari, che il bambino non è da solo e che l’insegnante è un’insegnante di classe. 

Va precisato che le due figure, quella del docente e quella della figura addetta “all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità”, non sono fra loro complementari, in quanto assolvono compiti fra loro differenti. Queste due figure non sono neppure interscambiabili, come se l’una valesse come l’altra. Sono entrambe sicuramente importanti, per il ruolo ricoperto e per la specificità del loro intervento. Pertanto se a suo figlio spettano 25 ore di sostegno queste debbono essergli garantite, perché gli sono state riconosciute proprio per includerlo nella sezione alla quale egli è iscritto (non sono state assegnate ad altri). Quindi se suo figlio frequenta solo al mattino, le 25 ore debbono essere fruite tutte da lui e si svolgeranno, per le ore previste, in compresenza con l’assistente, secondo le attività programmate.


Sono una docente di sostegno presso un Istituto Superiore di Secondo grado. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il seguente quesito: cosa succede se un docente rifiuta di firmare il PEI,  mentre il resto del Consiglio di Classe e i genitori sono d’accordo con quanto scritto e dichiarato nel PEI? Il PEI è stato discusso durante il GLO alla presenza dei genitori e dei docenti  del Consiglio di Classe. Il ragazzo segue una programmazione per obiettivi minimi. Come si deve procedere per legge se è solo un docente a non voler firmare il PEI?

Il PEI è frutto della condivisione fra i componenti del gruppo di lavoro e, da quanto scrive, l’accordo è stato sostanzialmente raggiunto. Non si conoscono le motivazioni del rifiuto del docente da lei citato e neppure se si tratta di un docente incaricato su posto disciplinare o su posto di sostegno; indicazioni almeno generali avrebbero potuto aiutare a focalizzare la situazione. Sicuramente va acquisita a verbale la decisione del docente che ha espresso diniego di firma. 


Sono Referente per il sostegno in una scuola media. In una seconda è iscritta un’alunna che ha una grave patologia, è intubata e i genitori riferiscono che non può fare nulla, anche se si attivasse l’istruzione domiciliare. Inoltre con l’emergenza Covid sarebbe molto rischioso per l’alunna che gli insegnanti si recassero a casa. I genitori non intendono fare nulla e l’alunna non frequenta la scuola già dalla quinta della scuola primaria. La situazione è segnalata all’USP che ha comunque assegnato le ore di sostegno. Quale comportamento deve avere la scuola?

Intanto la scuola deve richiedere il certificato medico, che giustifica le assenze e che rende valido ugualmente l’anno scolastico. Sarebbe il caso di parlare con il medico curante per valutare se sia possibile realizzare una forma di istruzione in ospedale, mantenendo l’alunna a casa, in quanto i docenti di questo tipo di istruzione sono più esperti anche nel campo della prevenzione della salute. Va tuttavia aggiunto, considerata la particolare situazione, se avete considerato di attivare una modalità di incontro  con l’alunna attraverso il collegamento con il computer. Il genitore potrebbe costituire l’elemento “ponte” fra la scuola e la figlia e, in questo modo, grazie ad attività personalizzate, l’alunna potrebbe partecipare alle attività proposte dalla scuola insieme ai suoi compagni e alle sue compagne. In base all’OM 134/2020, infatti, è consentito attivare, a fronte di condizioni di fragilità degli alunni, forme di frequenza interamente a casa con quotidiani collegamenti con il computer (didattica a distanza), forme miste (in parte a scuola e in parte a casa, sempre collegati mediante internet) o interamente in presenza a scuola.


Sono una insegnante di sostegno. Quest’anno lavoro in una scuola nuova ed ho necessità di avere dei riferimenti normativi che chiariscano cos’è il Pei è quando va compilato. Mi è stato detto di redigere quest’anno 20/21 il PEI per l’anno prossimo 21/22 ed io devo lavorare sulle indicazioni del Pei del precedente anno19/20.  Io non credo che siano indicazioni corrette  ma, probabilmente sino ad ora mi sarò sbagliata e merito lo scontro con il gruppo dei colleghi di sostegno. Potreste aiutarmi in tal senso per chiarire eventualmente se sono fortemente in errore, con  indicazioni che non lasvisno margine di interpretazione, se il Pei quest’anno io lo redigerò per il 2020/21 o lo dovrò compilare per il 2021/22?

Come stabilisce la normativa vigente, il PEI, piano educativo individualizzato, è elaborato congiuntamente da tutti i componenti del GLO (come indicato nell’art. 9, comma 10 del decreto legislativo n. 66/17). Il GLO formula il PEI per l’anno scolastico in corso, 2020-2021, documento che deve essere predisposto non oltre la fine del mese di ottobre.  Per quanto riguarda i contenuti del PEI, documento che viene scritto per ogni nuovo anno scolastico, dovete fare riferimento alle capacità e alle potenzialità dell’alunno, considerati i suoi interessi e le sue attitudini, e avendo presente anche il suo comportamento e le sue manifestazioni, nonché le influenze dei fattori contestuali. La progettazione riguarda l’anno scolastico in corso, per quel che riguarda il PEI che il GLO elabora entro ottobre, e non può attingere da pregresse situazioni o da ipotetiche future condizioni, ancora ignote, considerato che state ancora lavorando per il raggiungimento degli obiettivi dell’anno scolastico in corso che è ancora agli inizi. Per ulteriori informazioni e chiarimenti ci scriva. Cercheremo di accompagnarla in questo suo nuovo percorso.


Sono la mamma di un ragazzo diversamente abile che frequenta il secondo anno di liceo. A scuola mi hanno proposto la didattica a distanza che ho accettato perché mi avevano garantito verbalmente che avrebbero organizzato un orario adatto alle esigenze. Purtroppo ciò non è avvenuto. Vi chiedo se il Dirigente scolastico può organizzare un adatto alle esigenze e se posso, eventualmente ciò non si verificasse, chiedere di optare per la didattica in presenza.

Suo figlio ha diritto a chiedere un orario adatto a sé, purché coincida con il normale orario scolastico. In mancanza, suo figlio ha diritto alla didattica in presenza “in situazione di reale inclusione” (deve, cioé, poter andare a scuola insieme ad alcuni compagni e compagne della sua classe, scelti d’intesa con le loro famiglie), come scritto nel DPCM del 3 Novembre scorso, e come puntualizzato, in modo dettagliato, nella Nota del Ministero Prot. n. 1990 del 5 Novembre 2020; infatti il dpcm ha stabilito che la didattica in presenza per gli alunni con disabilità vale anche nelle zone indicate come rosse. Si fa presente che la Nota 1990/2020 contiene anche la procedura che il dirigente scolastico deve seguire per attivare il piccolo gruppo di alunni della classe di suo figlio, proprio per assicurare concrete condizioni di reale inclusione. 


Per allievi differenziati e con obiettivi minimi c’è il diritto di ricevere un supporto pomeridiano di aiuto per studiare a casa? A chi devono rivolgersi le famiglie?

Gli alunni con disabilità, normalmente, non hanno assistenti educativi domiciliari; solo gli alunni ciechi e quelli sordi possono ricevere a casa il pomeriggio alcune ore di assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, che viene normalmente svolta anche a scuola. Si può comunque fare richiesta al Comune per ottenere alcune ore pomeridiane di aiuto personale ai sensi dell’art 9 della l.n. 104/92; però questa prassi è poco diffusa.


Sono la mamma di un alunno con disabilità che frequenta la scuola primaria e sono anche Presidente del Consiglio d’Istituto.
Da ogginella nostra regione le classi seconde e terze della Sec. I Gr. sono in DDI e per alcune classi, vista la normativa vigente (ed in particolare DM 39, DM 89, DPCM 3 novembre e relativa nota 1991/2020) deve essere garantita ad alunni disabili la didattica in presenza in modalità effettivamente inclusive e cioè con un gruppetto di compagni (selezionati dando priorità a BES, fragilità socio-culturali e figli di genitori lavoratori essenziali) a me sembre che in questi casi si configuri DDI complementare alla didattica in presenza, per cui il DM 89 prescrive:” Nel caso di attività digitale complementare a quella in presenza, il gruppo che segue l’attività a distanza rispetta per intero l’orario di lavoro della classe salvo che la pianificazione di una diversa scansione temporale della didattica, tra alunni in presenza e a distanza, non trovi la propria ragion d’essere in motivazioni legate alla specificità della metodologia in uso.”
Ora poiché i docenti sono comunque tenuti a fare il loro orario regolare ed in presenza, per queste classi ci si aspetterebbe che venga erogato il normale orario scolastico, o mi sbaglio?

Siamo dell’avviso che la didattica in presenza per i casi previsti dal DPCM del 3 novembre scorso e dalla Nota ministeriale n. 1990 del 5/11/2020 debba seguire l’orario fissato in precedenza, svolgendosi in contemporanea la didattica a distanza per il resto della classe. Se i componenti del Consiglio di Istituto, d’intesa col Dirigente scolastico, ritengono di ridurre l’orario della didattica a distanza, come previsto dalle Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata, allegate al DM 89/2020, allora potrebbe porsi il problema di adeguare anche l’orario della didattica in presenza. Altrimenti, se la didattica a distanza mantiene l’orario ordinario, non è legittimo ridurre l’orario solo per il piccolo gruppo eterogeneo, di cui è parte l’alunno con disabilità, che frequenta in presenza.


Sono una docente specializzata sul sostegno. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

La legge n. 114/2014 vale solo nel caso che, sottoposto a visita di revisione, l’alunno non venga chiamato; ma se l’alunno non si presenta alla data stabilita, perde totalmente la qualifica di persona con disabilità e deve risottoporsi ad una nuova visita collegiale medico-legale. Le suggeriamo, quindi, di rivolgersi al Dirigente scolastico, affinché egli chieda alla famiglia le nuove certificazioni conseguenti alla visita che doveva avvenire nel 2017 o nel periodo successivo. Se i genitori sono in attesa della convocazione per la visita e non sono ancora stati convocati, non resta che attendere. Se i genitori sono stati convocati, ma non si sono presentati, allora la documentazione presente è da ritenersi non valida. Se, infine, i genitori non producono nulla, in quanto non possiedono alcuna documentazione, allora l’alunno non potrà essere considerato come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può avere diritto al sostegno e a ogni altro beneficio derivante. 


Nella mia scuola primaria è presente un alunno con certificazione 104 in gravità. È un alunno fragile,  fin dall’ inizio dell’ anno scolastico fino a ha frequentato le lezioni in presenza. Da alcune settimane è ricoverato all’ ospedale per motivi legati alla sua patologia. Per lui e’ stata attivata la didattica digitale integrata. Tra qualche giorno, la madre ha riferito che l’ alunno tornerà a scuola. La scuola in questo caso deve avere da parte della famiglia il certificato del pediatra che attesta  dopo un’ attenta valutazione la necessità per l’  alunno della scuola in presenza. Credo che la famiglia nonostante lo stato di fragilità del figlio, non abbia intenzione di rinunciare alla scuola in presenza. Ho letto l’ ordinanza della ministra Azzolini sugli alunni disabili in fragilità. Come dobbiamo comportarci?

La famiglia consegnerà alla scuola il necessario certificato per il rientro in classe e l’alunno frequenterà regolarmente. Non è la condizione di fragilità motivo per non frequentare, bensì, ove presente e documentata la condizione di alunno con fragilità, consente l’attivazione della DDI in forma integrale, cioè con la frequenza interamente da casa, oppure alternata, ovvero in parte a casa e in parte in presenza in classe, o interamente in classe. L’ordinanza 134/2020  è finalizzata a consentire la possibilità di fruire le lezioni in modalità di didattica digitale integrata, ovvero di percorsi di istruzione integrativi predisposti dalla scuola.


Sono insegnante di scuola primaria ed insegno in una seconda. Nella mia classe ho un bambino con 104, con spettro autistico. Abbiamo il sostegno e l’educatrice che coprono tutta la settimana, meno il martedì pomeriggio che rimane scoperto. Il genitori si oppongono, forti del loro essere docenti, al fatto che il bambino possa uscire un’ora ,ma anche meno, la mattina con l’insegnante di sostegno per cercare di consolidare alcuni apprendimenti, pretendendo con la forza di tenerlo in classe anche in condizione di forte stress e malgrado l’opinione della neuropsichiatra. Il bambino non sa ancora fondere le sillabe ed riconoscere la quantità. I genitori ritengono che il bambino soffra a livello emotivo di questa breve uscita e che a casa riporti tutto lo stress vissuto a scuola. Il bambino ha imparato a interagire con noi e con i compagni, anche se è esclusivo ed ossessivo nelle frequentazioni; se non ha l’insegnante di sostegno accanto, disturba i compagni e cerca di attirare l’attenzione in tutti i modi, è oppositivo e spesso finge di non ascoltare o non aver capito, (portare la mascherina, ad esempio, o togliersi dal davanti della lim) cambiando subito idea se gli diciamo che parleremo con il padre o la madre di questa sua opposizione. A questo punto piange in modo straziante pregando di non dirlo ai genitori. Come arginare la prepotenza di queste persone che non capiscono che stanno facendo un danno al loro figlio?

Molto spesso, a scuola, gli alunni con disabilità vengono condotti fuori dall’aula per motivazioni non coerenti con il percorso formativo. La preoccupazione dei genitori, con molta probabilità, è dovuta al fatto che ciò possa accadere anche al figlio. Appare quindi legittimo tutelare il figlio, secondo le forme possibili. Si deve allora ricercare nella fiducia reciproca la possibilità di porre in essere azioni efficaci e valide tanto per l’alunno che per i compagni, in un’ottica di reale inclusione. Da quanto lei scrive rispetto alle azioni promosse dalla scuola si avverte una certa esclusività nel rapporto “docente di sostegno e alunno”, a svantaggio del bambino stesso che, senza la presenza del docente specializzato, pone in essere comportamenti che vengono interpretati come “disturbo”, ma che potrebbero essere forme di richiesta di attenzione. Concretamente è opportuno che, come docenti della classe, rivediate la progettazione programmata, in particolare nel ruolo e nel rapporto “docenti-alunno con disabilità”, coinvolgendo anche il gruppo-classe, creando cioè, le condizioni affinché il bambino possa lavorare  insieme a tutti i docenti della classe e non in forma esclusiva con quello di sostegno e, al tempo stesso, interagire maggiormente con i compagni. Per quanto riguarda, invece, l’intervento individualizzato, esso può essere previsto per specifiche attività, ma deve essere programmato e inserito nel PEI. Da quanto scrive non si capisce se questo intervento sia finalizzato alla stanchezza o ad approfondimenti relativi agli apprendimenti. Se gli interventi individualizzati riguardano la stanchezza, allora è bene che prevediate, in classe, momenti di pausa, anche frequenti; non è necessario uscire dall’aula (e non avrebbe senso uscire un’ora alla mattina, ma andrebbero previsti più momenti, quando necessario). Se, invece, l’intervento individualizzato è determinato dalla necessità di approfondire alcuni contenuti relativi agli apprendimenti in essere, come prima ipotesi vi suggeriamo di prevedere che tali interventi siano proposti in presenza di un piccolo gruppo eterogeneo di alunni della classe: in quanto attività riguardante gli alunni della classe può essere programmato serenamente. In ogni caso, all’interno del PEI vanno indicati i seguenti dati: con chi esce l’alunno (con un piccolo gruppo eterogeneo di compagni e con l’insegnante in servizio), quando e per quanto tempo (indicare il giorno e l’orario), perché (obiettivi che motivano l’attività al di fuori dell’aula).  È altamente probabile che la famiglia, di fronte a questa forma di organizzazione, esprima consenso. In ogni caso, vi suggeriamo di convocare un GLO, quindi i genitori e gli specialisti che seguono il bambino, oltre a tutti i docenti della classe, invitando, se possibile e dopo aver chiesto il consenso alla famiglia, un esperto del CTS territoriale, che si occupa dello sportello autismo (se presente) oppure il rappresentante dell’associazione alla quale la famiglia è iscritta. In questa sede proponete le ipotesi sopra descritte (attività fuori dall’aula in piccolo gruppo eterogeneo o intervento individualizzato, sempre guidato dal docente in servizio). Solo in questo modo potrete raggiungere quell’alleanza necessaria per agire per il meglio nei confronti dell’alunno, in una condizione di condivisione.


Nella mia scuola primaria vi è un’ alunno con certificazione 104 in situazione di fragilità certicficata, per il quale la scuola ha chiesto ore di sostegno in deroga ad agosto quando è pervenuta tutta la documentazione. Ancora l’alunno non ha il docente di sostegno perché le deroghe dall’ ufficio scolastico non sono arrivate. La madre ha voluto per lui la didattica integrata che la scuola riesce a garantire per alcuni giorni settimanali con personale covid. La madre si lamenta che all’ alunno viene negato il diritto allo studio perché non ha il docente di sostegno. Ma in questo caso cosa deve fare la scuola oltre a pressare l’ ufficio scolastico per avere le ore in deroga? Faccio presente che nella nostra scuola sono scoperti ancora diversi posti di sostegno che non sono in deroga.

Non ha precisato se per l’alunno è stata presentata o meno la Diagnosi funzionale. La sola certificazione di disabilità, priva di diagnosi funzionale, non dà automaticamente diritto alle risorse previste, fra cui il docente di sostegno. Per quanto riguarda le attività in Didattica digitale integrata, esse devono essere effettuate dai docenti della classe, alla quale l’alunno deve collegarsi; da quanto scrive, si evince che il collegamento sia autonomamente effettuato dal personale su potenziamento, quindi non in collegamento con la classe. Ora, ipotizzando che siano stati consegnati alla scuola il verbale di accertamento e la diagnosi funzionale, il personale del potenziamento, utilizzato per le attività di sostegno, dovrebbe trovarsi nella classe dell’alunno, proprio per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Tenga infine presente che in una situazione di gravi carenze di personale docente per tutti gli alunni, la scuola deve organizzarsi per dare a ciascuno ciò che può, garantendo pari opportunità anche agli alunni con disabilità, utilizzando docenti del potenziamento o supplenti, ad esempio di docenti per il sostegno messisi a disposizione; ciò in attesa che vengano assegnate le deroghe richieste e documentate  anche in base alla legge n. 111/2011, art. 19, comma 11.


Sono un insegnante di sostegno, il mio alunno quest’anno non ha fatto ingresso a scuola, causa covid-19 e anche l’anno scorso , a sentire la collega che lo ha seguito, ha frequentato poco, sempre per la pandemia,  ora avendo pochi elementi e non avendo conosciuto il bambino devo stilare la programmazione annuale nel PdF?

L’alunno con disabilità ha quali docenti tutti gli insegnanti della classe; lei, in quanto docente incaricata su posto di sostegno, è docente di tutti gli alunni della classe che le è stata assegnata. Il Piano educativo individualizzato, è questo il documento che viene formulato per ciascun anno scolastico (e non il PdF da lei citato che ancora non esiste, e, in ogni caso, trattasi di documento di competenza dell’ASL, non della scuola), viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe (quindi non solamente da parte sua), dai genitori e dagli specialisti ASL, durante l’incontro di GLO, gruppo operativo, di cui fanno parte. È quindi necessaria la convocazione del GLO per predisporre il Piano educativo individualizzato.  Da quanto scrive l’alunno non frequenta la scuola, quindi sarà sicuramente collegato in modalità online (attività sincrona) con formulate attività in modalità asincrona; di conseguenza lei ha conosciuto questo alunno e saprà anche, avendo lavorato insieme ai docenti curricolari e all’alunno stesso, chi è, che cosa è capace di fare, quali sono le sue potenzialità. Diversamente non si comprenderebbe la sua presenza nella classe.A completamento, le suggeriamo  quanto segue: tutti voi, docenti della classe, dovete contattare i genitori per un colloquio (modalità che la scuola prevede come obbligatoria), in modo da acquisire altre utili informazioni, anche per proseguire l’attività di didattica digitale integrata in modo coerente e puntuale.


Sono una docente di scuola secondaria superiore. Mi trovo a dover valutare un alunno con PEI semplificato, per obiettivi minimi. Vorrei sapere come devo fare a valutarlo. E’ vero che essendo una programmazione per obiettivi minimi la valutazione corrispondente sia il 6 e non possa raggiungere valutazione superiori se non raggiungendo obiettivi superiori ai minimi? Per obiettivi minimi si intendono quelli della programmazione disciplinare, che delineano il livello di sufficienza per tutta la classe o sono obiettivi calibrati sull’alunno che gli consentano un percorso atto alla sue capacità? La prova di verifica deve essere uguale a quella degli altri alunni della classe? Mi è stato riferito di doverla impostare con un ordine crescente di difficoltà degli esercizi, esplicitare fin dove deve essere svolta per raggiungere la sufficienza, sia per l’alunno H che per il resto della classe, stessa verifica. Esiste una normativa a cui posso fare riferimento? Possibile che per l’alunno H la “perfezione “ debba corrispondere al 6?

L’OM 90/2001, all’art. 15, stabilisce che, nella scuola secondaria, il Consiglio di Classe adotti un PEI i cui obiettivi sono “globalmente riconducibili ai programmi ministeriali” finalizzato al conseguimento del Diploma; tale Pei prende il nome di “semplificato”. Non esiste, nella norma, la dicitura “obiettivi minimi”; ed è proprio questo utilizzo improprio che induce a confusione perché i docenti, non avendo predisposto una progettazione articolata, non sanno come procedere.  Nello specifico, se gli obiettivi non dovessero coincidere interamente con quelli previsti per la classe cui è iscritto l’alunno con disabilità, ma se sono “globalmente riconducibili ai piani di studio”, allora devono essere esplicitati per ciascuna disciplina e accompagnati, sempre per ciascuna disciplina, con relativi “modalità di verifica e criteri di valutazione”.  Il Piano individualizzato è tale perché contiene la declinazione di questo percorso, definito sulla base delle capacità, delle potenzialità, delle attitudini e degli interessi dell’alunno; per ciascuna disciplina del percorso di studio devono essere definiti gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno, come pure vanno specificate le modalità di verifica (che, in quanto riferite a un PEI semplificato, hanno valore equipollente, ovvero possono essere: scritte, pratiche, orali, o miste, ecc.; possono essere a risposta chiusa, aperta, vero-falso, associazione, abbinamento, ecc.;  possono avvalersi di un codice diverso da quello alfabetico; possono richiedere tempi più lunghi per l’esecuzione, ovvero possono essere proposte in più tempi; possono prevedere l’utilizzo di attrezzature tecniche e sussidi didattici e ogni altra forma di ausilio tecnico necessario) e i criteri di valutazione. Una progettazione così organizzata, rispettosa della dignità di ciascun alunno, lascia spazio a tutti i voti in decimi utilizzabili, compreso il 10.  Norme di riferimento: legge 104/92, D.lgs. 62/2017, art. 318 del d.leg. 29/71994, DPR 122/2009.


Nella mia scuola il Dirigente, se il docente curriculare è assente per malattia o altro, ha disposto che il docente di sostegno, essendo docente della classe, deve connettersi e fare al suo posto la videolezione magari per ripassare alcuni contenuti. È legittima la richiesta? 

La decisione del dirigente è legittima solo limitatamente al primo giorno di assenza; infatti la normativa sulle supplenze stabilisce che il Dirigente ha l’obbligo di chiamare un supplente dopo il primo giorno di assenza, come stabilito dall’articolo 1, comma 333, della legge 190/14, espressamente richiamato dal secondo paragrafo della circolare n. 38905/19.


Sono la mamma di una bimba autistica di sei anni, alunna di classe prima di una primaria la cui preside, riportandosi alla valutazione delle condizioni di contesto, ha sospeso i progetti in presenza. Ho già mandato una mail con la richiesta di motivare tale decisione, senza risposta. Come posso muovermi per riprendere a fare questi laboratori due volte la settimana?

Anche il DPCM 3 novembre 2020 riprende gli stessi principi. All’art. 1, comma 9, lettera s), il DPCM citato contempla la “possibilità di svolgere le attività in presenza”, al fine di “di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, coerentemente con quanto previsto dal D.M. n. 89/2020 e dall’O.M. n. 134/2020, garantendo “il collegamento on line degli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”. La valutazione di contesto rientra nelle competenze e nella responsabilità del capo d’Istituto; se non sussistono le condizioni per garantire la frequenza in presenza, la scuola non attiverà le attività in presenza; invece, laddove le condizioni possono consentirlo, la scuola attiva le attività in presenza avvalendosi di tutti i docenti della classe e consentendo la frequenza di un piccolo gruppo di alunni della medesima classe, compreso l’alunno con disabilità. A completamento delle indicazioni citate, si rammenta la Nota 1990/2020, pubblicata proprio ieri, 5 novembre 2020.


Sono una docente della secondaria secondo grado. Quest’ano c’è stato l’ingresso di una alunna certificata legge 104 con diritto al sostegno, ma la famiglia ha scritto una mail, poi protocollata, in cui rinuncia al docente di sostegno. La ragazza ha disabilità fisiche ma non cognitive. Come ci comportiamo con il PEI? È da fare oppure no? E se sì, chi lo deve redigere? Il Consiglio di classe con tutte le problematiche che ne derivano? Oppure è meglio fare un PDP? Oppure visto che rinunciano al sostegno, ma non alla certificazione, non si produce nulla e viene trattata alla pari dei compagni?

Lo stato giuridico di “alunno con disabilità” deriva dalla certificazione medico legale dell’INPS e non dalla presenza dell’insegnante per il sostegno.  La nomina del docente per le attività di sostegno così come l’eventuale assegnazione dell’assistente per l’autonomia e per la comunicazione rientrano nelle conseguenze della certificazione a supporto del diritto allo studio.  Subito dopo aver ricevuto dalla famiglia la documentazione specifica (ovvero il verbale di Accertamento e la Diagnosi funzionale, rilasciate dall’ASL), la scuola formula, in sede di GLO, il Profilo Dinamico Funzionale e quindi, per ciascun anno scolastico, il PEI, piano educativo individualizzato, in cui vengono descritti, per ciascuna disciplina, gli obiettivi da conseguirsi nell’anno, e in cui vengono fissate le risorse che il DS dovrà richiedere per l’anno successivo. Avendo la famiglia rinunciato al docente per il sostegno, questa figura non verrà richiesta in sede di GLO. Tuttavia se la famiglia lo riterrà, potrà chiedere il sostegno negli anni successivi. Al momento la scuola deve rispettare la decisione della famiglia.  In sintesi, se la famiglia rinuncia a qualche risorsa, ciò a probabile rischio per l’alunna, l’alunna rimane “con disabilità” e quindi le devono essere garantiti tutti i diritti previsti dal suo status.  Il PEI per l’anno in corso deve essere regolarmente elaborato congiuntamente dai componenti del GLO, come previsto dalla normativa vigente. Il GLO è il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti che seguono l’alunna.


Vorrei sapere se i posti disabili ubicati fuori ad una scuola, possano essere riservati agli alunni o accompagnatori. Capita sempre di trovare i posti occupati tutto il giorno, quindi non da persone che vanno o lavorano a scuola, e questo mette in difficoltà noi gentiori nel dover accompagnare a scuola bimbi che hanno delle difficoltà.

Se il posto reca la tabella che indica che quel posto è riservato ai disabili, nel momento in cui lo trovate occupato da macchine prive di contrassegno per disabili, chiamate, telefonicamente, l’ufficio dei vigili urbani del vostro comune, indicando orario e numero di targa. Quindi chiedete se possono venire subito per la rimozione; se non possono, intanto la segnalazione è stata fatta e debbono elevare contravvenzione. Dopo il prelievo da parte del carro-attrezzi e/o dopo aver ricevuto la contravvenzione, i proprietari dovrebbero smettere di occupare illegalmente il posto riservato alle persone con disabilità.


Sono una docente specializzata sul sostegno con anzianità di servizio di 30 anni. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno?? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

Se la certificazione reca la dicitura ” rivedibile “, è l’INPS (e non l’ASL ) che deve convocare a visita collegiale; e sino a quando non verrà rilasciata la nuova certificazione, vale quella attuale, anche se sono trascorsi molti anni. Se, invece, l’alunno convocato non si reca alla visita medico-legale, allora essa decade e necessita di una nuova certificazione medico-legale.


L’insegnante di sostegno in questione non è specializzato, cioè non ha un titolo specifico per il sostegno. L’alunno, con disabilità medio-grave, alla prima superiore, lo rifiuta, non vuole andare a scuola, perché l’insegnante non si adegua al metodo seguito in precedenza e consolidato, perchè non è efficace nella didattica.Di conseguenza, dall’inizio dell’anno scolastico l’alunno ha subito una regressione nell’apprendimento e nella socializzazione.
I genitori hanno chiesto la sostituzione di quell’insegnante con uno specializzato nel sostegno, ma il DG sostiene di non poterlo sostituire, perchè ormai assegnato a quella scuola. Come è possibile ottenere che all’alunno sia assegnato un insegnante diverso e specializzato?

La Sentenza del Consiglio di Stato n. 245 del 2001 stabilisce che si può pretendere la sostituzione di un docente per il sostegno, se si prova che non si è realizzato un valido rapporto educativo.  Utilizzi questo criterio, parlandone anche col Referente Regionale per l’inclusione scolastica operante presso il vostro ufficio scolastico regionale.


Sono un insegnante di scuola primaria in classe prima. In tale classe c’è un bambino con diagnosi di handicap grave in progressione, domanda di richiesta per il sostegno e consiglio di trattenimento alla Scuola dell’infanzia. La famiglia  oltre a non avere seguito il consiglio, non ha fatto neppure richiesta per il sostegno. Ora sarebbe intenzionata a farlo, vista la gravità della situazione. Le chiedo, siamo ad ottobre, se sarà possibile avere un insegnante di sostegno in corso d’anno.

La scelta della famiglia di non trattenere il bambino alla scuola dell’infanzia è corretta e va rispettata. I bambini imparano insieme ai coetanei, e ciò è stato confermato anche dalle ricerche pedagogiche. Sbagliato, invece, è pensare a questi alunni come fossero incapaci di apprendere. Si tratta di un grave pregiudizio. Non si capisce, da quanto scrive, se la famiglia ha presentato la Diagnosi funzionale oppure no; la Diagnosi Funzionale è il documento che consente al DS di chiedere le risorse necessarie, fra cui il docente di sostegno, se previsto (non è la famiglia che richiede il docente). La condizione di disabilità potrebbe interessare la sola sfera fisica e non anche le capacità intellettive. In ogni caso, dato che la famiglia pare intenzionata a procedere con una valutazione, bisogna attendere la documentazione e se sarà prevista la presenza di un docente per il sostegno, in base alla Diagnosi funzionale, che la famiglia consegnerà alla scuola, il Dirigente inoltrerà richiesta agli uffici competenti. Ciò è possibile anche in corso d’anno.


Ho un dubbio che riguarda l’ uso del nuovo PEI a partire già da quest’anno perché non capisco se vi siano  le linee guida attuative

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. 


La mia scuola sta per ridurre la didattica in presenza. Gli alunni frequenteranno per 1 solo giorno a settimana. I genitori dei ragazzi disabili gravi chiedono la frequenza continua in presenza per il 100% delle ore, con la consapevolezza che la classe non sarà sempre presente. È possibile accogliere questa richiesta? A quale  riferimento normativo possiamo fare affidamento per aiutare queste famiglie?
È importante per me avere una normativa di riferimento perchè i docenti di sostegno potrebbero protestare affermando  che sarebbero gli unici a venire a scuola tutti i giorni e a rischiare di più la salute..

Dal momento che il DPCM del 25 Ottobre 2020 stabilisce che almeno il 75% degli alunni debbano frequentare a distanza, non è possibile accogliere questa richiesta. Però con la Didattica digitale integrata, ovvero con la modalità in contemporanea della didattica in presenza al 25%, tra cui l’alunno con disabilità, e la didattica a distanza, il 25% è sempre presente in classe. Anche se dovessero cambiare fisicamente i compagni di classe, è legittimo che l’alunno con disabilità rimanga sempre a scuola in presenza.


Sono un’insegnante curricolare di scuola primaria, nella mia ora di compresenza sono stata obbligata a fare supplenza ad un caso grave perché assente l’insegnante di sostegno. La scuola mi può obbligare a farlo?

Il DS ha l’obbligo di nominare un supplente solo dopo il primo giorno di assenza. Pertanto, essendo lei in compresenza, è stata individuata per supplire il docente incaricato su posto di sostegno assente. D’altra parte un insegnante può essere sostituito solamente da un docente, non da altre figure, In quanto supplente, lei ha sostituito una collega assegnata ad una classe, in cui è iscritto un alunno con disabilità. Può il D.S. utilizzarla per questo? Certamente, in quanto lei appartiene all’organico dell’autonomia e, come ogni altro docente, è chiamata a intervenire anche nelle classi in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità. Peraltro se nelle classi alle quali lei è stata assegnata come docente di posto comune sono iscritti alunni con disabilità, lei, per contratto, deve insegnare anche a questi alunni, perché sono “suoi alunni”.


Ho dei dubbi sulla legittimità di una proposta fatta dalla DS della scuola in cui lavoro. Sono un insegnante di sostegno II grado. Oggi, alla luce dell’ordinanza regione Liguria abbiamo avuto un collegio straordinario per la bozza del piano di DDI da approvare nel prossimo Collegio. La DS ha letto le linee guida dell’agosto 2020, rispetto alla presenza degli alunni con disabilità a scuola in questi termini: anche se la classe che frequenta l’alunno fosse a casa in DaD, l’alunno viene a scuola, in presenza del solo insegnante di sostegno. Io le ho fatto notare che occorrerebbe intanto valutare caso per caso e che cmq non credo che possiamo stare solo noi docenti di sostegno a scuola e i docenti curricolari con la classe a casa; quanto meno anche il docente curricolare dovrebbe essere presente a scuola e da scuola appunto fare il collegamento in DaD con il resto della classe. Mi sembra non solo fortemente discriminante per l’alunno, ma non contrattualmente previsto per noi docenti di sostegno. Scusi la lunghezza della mail. Può darmi qualche chiarimento normativo al riguardo? E’ giusta la sua richiesta? e se non fosse, dettata dalla situazione emergenziale del momento, non creerebbe un precedente?

Il decreto 39 del 26 Giugno 2020, recante le linee guida per la riapertura dell’anno scolastico, espressamente stabilisce che gli alunni con disabilità debbano essere “in presenza” ma “in condizione di reale inclusione“. Pertanto la disposizione della regione Liguria, che è identica a quella già criticata dalla FISH Campania, dal CIIS e dai sindacati scuola della Campania, è illegittima in quanto ignora l’espresso riferimento alla situazione di reale inclusione per questo è stato richiesto in Campania che gli alunni con disabilità rimangano a scuola non con il solo docente per il sostegno ma anche con almeno un gruppetto di compagni senza disabilità e i docenti curriculari che, a turno, possono fare lezione in classe che sia contemporaneamente anche a distanza per gli altri alunni.


Dalla lettura del nuovo Pei nazionale (bozza) pag. 13 riporta la proposta del numero di ore di sostegno alla classe per l’anno successivo. Queste ore di sostegno alla classe si sommano alle ore assegnate all’allievo certificato con legge 104 (evidenziate nel glo con la collaborazione della famiglia e inserite nel pei)? E sono da intendersi come ore aggiuntive a supporto degli allievi in difficoltà di apprendimento dsa/bes? Oppure  il dlgs 66/2017 integrato dal dlgs 96/2019, concepisce il supporto del docente di sostegno dato esclusivamente alla classe dove è inserito l’allievo certificato?

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. Tanto premesso, salvo modifica delle linee guida o del provvedimento interministeriale, che potrebbero essere modificati, stando alle bozze, la proposta di ore di sostegno per l’anno successivo non si aggiungono a nulla perché sono la risultanza delle osservazioni durante tutto l’anno scolastico e quindi alla fine si propone un certo numero di ore per l’anno successivo, che può essere identico, minore o maggiore di quello dell’anno in corso. Comunque mai potrebbero essere ore assegnate ad alunni con DSA o con BES, in quanto non previsto dalla legge


Sono la mamma d’un bambino autistico certificato con l 104 art.3 comma 3.Lui ha 8 anni e frequenta la scuola elementare. Quest’anno, come i due precedenti,  mi hanno ribadito che gli erano state assegnate 22 ore di sostegno e 7 di educatore. Purtroppo, per bisogni terapeutici, lui non frequenterà uno dei due pomeriggi a scuola. Detto questo, mi sarei aspettata che togliessero le ore di quel pomeriggio da quelle integrate dell’educatrice. Invece a mio malgrado ho visto che sono state tolte al sostegno, per mandare questa persona in un’altra classe. Alla mia richiesta di spiegazioni mi è stato detto che mio figlio ha a suo nome soltanto 9 ore di sostegno e che le restanti 13 sono a disposizione del istituto. Che adesso la scuola le avrebbe garantito 17 di sostegno e 7 di educatore. Lui nel PEI dell’anno scorso ne ha 21 di sostegno e 5 di educatore (riduzione dalle 30 ore di frequenza sempre per motivi terapeutici)
Vorrei sapere come posso fare per fargli riavere quelle ore a mio bambino se fosse possibile. Mi serve chiedere della documentazione alla scuola per argomentare la mi richiesta o per un eventuale ricorso? O bastano la sua gravità, il PEI e la diagnosi funzionale?

Le ore di sostegno, concordate in sede di GLO (il gruppo costituito da tutti docenti della classe, dai genitori dell’alunno e dagli specialisti dell’ASL), non possono essere ridotte di numero unilateralmente. Pertanto, inviate una PEC alla scuola, chiedendo in base a quale norma ha ridotto, da sola, il numero delle ore di sostegno concordate in sede di GLO. Sempre nella mail, invitate la scuola a non ridurre le ore assegnate, perché, in tal caso, vi vedreste costretti a rivolgervi alla Magistratura. Assegnate un termine, ad es. cinque giorni, per una risposta.


Sono la mamma di una bimba di 6 anni nata prematuramente a 28 settimane. Fin dal primo anno della scuola materna, essendo nata a dicembre, è stato deciso in accordo con le maestre e con il centro di riabilitazione che la segue  di fermarla un anno in più. Alla scuola dell’infanzia ha avuto sempre l’insegnante di sostegno ( prima 15 ore, ora 12 ore). In questo anni la bimba , che fortunatamente ora sta bene fisicamente è migliorata moltissimo, tanto che non si nota differenza tra lei e gli altri bambini della classe. Le ultime due estati ha frequentato centri estivo in piena autonomia. Noi genitori vorremmo togliere l’insegnante di sostegno con l’ingresso alla primaria, ma le maestre e l’equipe del centro insistono per tenerla ancora, nonostante abbiano ammesso che la bimba è al limite della norma.  A dicembre inoltre avremo la revisione della 104, ma causa Covid probabilmente la visita slitterà. Qual è l’iter da seguire per rinunciare all’insegnante di sostegno? Possiamo fare richiesta noi genitori, nonostante parere sfavorevole del centro di riabilitazione?

Il docente per il sostegno è un diritto, non un vincolo; pertanto la famiglia può rinunciarvi. Come fare? È sufficiente che scriviate una lettera al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale in cui, in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore, comunicate la rinuncia al docente per il sostegno. In questo modo, fin dal momento in cui depositerete la lettera agli atti della scuola, il docente di sostegno verrà tolto, ma, in relazione all’alunna, la scuola procederà come “alunna con disabilità”, prevedendo la stesura di Piano educativo individualizzato, con obiettivi individualizzati e ogni altra forma ritenuta necessaria in sede di GLO (il gruppo di lavoro costituito dai docenti della sezione, nella scuola dell’infanzia, e dai docenti della classe, nella primaria, dai genitori e dagli specialisti ASLI).  Se invece volete che vostra figlia sia considerata “non con disabilità”, allora dovete anche provvedere a comunicare che, dalla data in cui inviate la lettera, la documentazione a fascicolo viene da voi ritirata e la bambina non sarà più considerata con disabilità. È un vostro diritto, pertanto, se questa è la vostra volontà, potete procedere. 


Vorrei sapere se un educatore scolastico appartenente ad una cooperativa sociale della provincia può essere assegnato dall’Asl ad un bambino BES non certificato dalla legge 104, per intenderci ad un bambino senza docente di sostegno e senza PEI ma con PDP poiché BES…

L’assegnazione di un educatore, ovvero di una figura professionale che non ha la qualifica di assistente per l’autonomia e/o per la comunicazione personale”, è possibile anche per alunni che non siano certificati con disabilità sulla base di norme regionali e del diritto allo studio che riguarda tutti gli alunni.


Nella mia scuola una secondaria superiore vengono organizzati Glho durante la mattina alla presenza del referente del sostegno,  i docenti di sostegno assegnati all’alunno, i genitori, il coordinatore di classe, in assenza degli operatori dei servizi socio_sanitari referenti in quanto si dichiarano non disponibili e, in applicazione del dlgs 66/2017 l’allievo certificato secondo il principio dell’autoderminazione. Mi risulta che i decreti attuativi del suddetto decreto sull’inclusione, integrato dal dlgs 96/2019, non sono ancora stati emanati. Pertanto è leggittima la partecipazione dell’allievo certificato al glho? Inoltre senza gli operatori dell’Asl ha senso organizzare il glho? 

L’incontro del GLO, gruppo di lavoro, deve tenersi fuori dall’orario delle lezioni, come stabilito nell’ultimo paragrafo delle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, proprio per consentire la partecipazione: di entrambi i genitori, per quanto possibile, di tutti i docenti della classe, che sono insegnanti dell’alunno con disabilità, degli specialisti ASL, ovvero delle figure formalmente componenti il GLO. Si tenga presente che, in base alla legge 41/2020 e al recente DPCM 13 ottobre 2020, all’articolo 1, comma 6, lettera r), gli operatori sanitari, ossia gli specialisti dell’ASL, come pure eventuali altri interlocutori territoriali (ad esempio degli Enti locali) e gli insegnanti possono partecipare anche a distanza (in modalità online).  Per quanto riguarda l’alunno con disabilità, indipendentemente da quanto indicato dal D.lgs. 66/17 che lo prevede, nulla vieta la sua partecipazione ad un incontro in cui si trattano questioni che lo riguardano, ammesso che i genitori, che ne esercitano la responsabilità genitoriale, consentano e/o richiedano la sua presenza.


Si parla di PEI Differenziato ma poco di PEI misto, solo alcuni cenni, e mi chiedo se il PEI misto ossia e se non sbaglio sia una tipologia che per alcune materie gli obiettivi e i contenuti sono differenziati, alcuni talvolta riconducibili alla programmazione curriculare ma per altre discipline gli obiettivi siano gli stessi della programmazione della classe. Scusate se ho fatto confusione. Mi chiedo allora se un PEI misto  progettato per due anni consecutivi sia legittimo  anche nella classe terza nella scuola secondaria di primo grado al conseguimento del diploma finale. 

Tenga presente che la differenza tra PEI differenziato e Pei semplificato vale unicamente per la scuola secondaria di secondo grado, come espressamente indicato dall’articolo 15 dell’Ordinanza Ministeriale n. 90 del 2001 e come ripreso dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017.  La legge 104 del ’92, all’articolo 16 comma 2, prevede che, limitatamente alla scuola del primo ciclo di istruzione, il PEI debba essere formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno, il quale, se raggiunge quegli obiettivi, ha diritto al diploma. Pertanto nella scuola del primo ciclo di istruzione, e quindi anche nella scuola secondaria di Primo grado, si adotta unicamente il PEI semplificato o individualizzato. Per quanto riguarda l’esame di Stato della scuola secondaria di Primo grado si fa riferimento anche all’art. 11, dal comma 1 al comma 6,  del D.lgs. 62/2017. In base all’art. 11 in sede di esame di Stato la sottocommissione, sulla base del PEI (relativo alle attività effettivamente svolte durante l’anno scolastico), predispone prove “differenziate”, idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziale; le prove differenziate hanno valore equivalente ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale. A ciò si aggiunga che gli studenti con disabilità, in sede d’esame di Stato, possono fruire delle  “attrezzature tecniche e dei sussidi didattici e di ogni altra forma di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno scolastico per l’attuazione del PEI”. 


Vi scrivo in quanto mamma di un ragazzo ormai di 13 con disabilità, sta completando el scuole medie inferiori presso un istituto montessoriano privato, ha un percorso scolastico interamente montessoriano, ora però devo scegliere la scuola superiore, come faccio a richiedere il sostegno ? Quando devo farlo?questa scuola essendo privata aveva un sostegno adatto a lui e  nessun operatore, come funzionano le scuole superiori? Leggo di altri educatori, noi siamo fuori dal circuito asl , in quanto il nostro centro territoriale è completamente inadeguato, è seguito da terapista privato e medici di un centro  di riferimento nazionale, quindi non abbiamo alcun aggancio istituzionale a centri diurni o altro .

Deve necessariamente prendere contatti con la sua ASL di competenza e richiedere all’unità multidisciplinare del centro di Neuropsichiatria infantile di prendere in carico suo figlio, allegando la certificazione di “accertamento dell’handicap” che le ha rilasciato la commissione medico-legale dell’INPS.  Quando poi iscriverà suo figlio alla scuola secondaria di secondo grado (al riguardo potrebbe chiedere dei consigli al referente per l’inclusione scolastica dell’ufficio scolastico della sua regione per il quale si allega l’elenco nazionale), le suggeriamo di chiedere al Dirigente Scolastico di convocare un incontro del GLO, gruppo di lavoro, al quale far partecipare almeno una funzione strumentale per l’inclusione, un docente della scuola privata frequentata da suo figlio, oltre ovviamente agli specialisti dell’ASL che hanno curato la presa in carico di suo figlio (con la formulazione della Diagnosi Funzionale), ai docenti della classe, alla quale sarà iscritto suo figlio, e lei, in quanto genitore, ovvero entrambi i genitori. Questo incontro è finalizzato alla predisposizione di una “traccia di PEI” in cui andranno indicate le risorse per il successivo anno scolastico: le ore di sostegno (docente), l’eventuale presenza di una figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale di suo figlio (solo se necessaria), eventuali ausili e/o sussidi o altro, che possa essere utile per suo figlio (per esempio l’eventuale assistenza igienica, se necessario). A settembre del prossimo anno, ossia all’inizio del nuovo anno scolastico, quando suo figlio inizierà la frequenza della classe, che non deve avere più di 20 alunni (DPR 81/09 articolo 5, comma 2), il DS deve convocare il gruppo di lavoro operativo (GLO) per la formulazione di del PEI, contenente la progettazione annuale (ovvero gli obiettivi programmati per suo figlio). Al GLO partecipano i genitori, tutti i docenti della classe alla quale sarà iscritto suo figlio, gli specialisti ASL e, solo se presente, l’assistente ad personam. Anche in tale sede, oltre alla progettazione annuale, è bene che, in linea di massima, indichiate le ore di sostegno necessarie per il successivo anno scolastico.


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Lo scorso anno mi sono trasferita in una nuova scuola e nella domanda ho selezionato solo i posti psicofisico e udito, escludendo il posto vista. Ho ottenuto il trasferimento sullo psicofisico ma, malgrado ci fossero molti bambini disabili senza  insegnante di sostegno, sono stata assegnata senza possibìlità di replica, ad un allievo con codice vista. I genitori hanno preteso di avere me come insegnante e anche se questo potrebbe sembrare una dimostrazione di stima, in realtà mi creano sempre problemi, anche con la Dirigente. In realtà il bambino ha un lieve problema di vista, ma un accentuato ritardo che la famiglia non accetta. Nonostante le continue lotte, la famiglia non vuole assolutamente rinunciare a me, ma io vorrei a tutti i costi svincolarmi, perchè subisco sempre umiliazioni e accuse ingiuste. La Dirigente non vuole spostarmi per non scontentarli. A questo punto mi chiedo se posso fare valere il fatto che non avevo chiesto il posto Vista, oltre a citare i fatti avvenuti finora. Se ci fosse stato solo quel posto… io non avrei avuto il trasferimento, eppure lo scorso anno al Sindacato mi dissero che non avrei potuto fare nulla. A vostro avviso ho ragione io o loro?

I docenti specializzati conseguono un titolo “polivalente”, ciò significa che il docente specializzato può essere assegnato a qualsiasi caso. Altra questione, invece, è la difficoltà di relazione con la famiglia; tenga conto che è bene che lei si rapporti alla famiglia insieme ai suoi colleghi, che sono anch’essi insegnanti dell’alunno con disabilità e sono corresponsabili del suo percorso formativo. Suggeriamo di convocare un GLO nel corso del quale concordare insieme le modalità di azione evidenziando eventuali criticità e anche come affrontarle. L’alleanza scuola-famiglia è fondamentale, ma essa è possibile unicamente se a rapportarsi con la famiglia sono, come deve essere, tutti i docenti. Pertanto le suggeriamo di rimanere a lavorare con questo alunno, anche perché lei stessa dice che il problema di vista è “lieve


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, ho un bimbo gravemente disabile (ritardo psicomotorio e emiplegia).
Vivo su un’isola e i servizi sanitari sono quasi nulli, per non parlare dell’assistenza. Ho chiesto al Comune  come poter richiedere l’assistenza educativa specialistica per il bambino, come richiesto dal CIS, per completare anche l’orario di sostegno frequentando il bambino un tempo pieno. Mi è stato risposto che saranno date quindici ore settimanali di assistenza specialistica per tutto l’istituto. Allora vi chiedo, c’è una normativa che tuteli e garantisca un minimo di ore al bambino? E visto che l’unica risorsa che ha il bambino è l’insegnante di sostegno, quali altri tipi di assistenza dovrebbe garantirgli il Tsmree?

L’assistente, come previsto dall’art. 13 della legge 104/92, è assegnato all’alunno con disabilità per compiti di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Questa figura non è assegnata per “completare le ore del docente di sostegno” e neppure per “coprire dei buchi”.  La richiesta dell’assistente, se ritenuta effettivamente necessaria, è formulata in sede di elaborazione del PEI da parte dei componenti del GLO; se durante l’incontro per la stesura del PEI evidenziate questa necessità, formalizzatelo e fatelo presente al dirigente scolastico; sarà poi il DS, in quanto suo compito, rivolgersi all’Ente locale per chiedere le risorse necessarie. A ciò si aggiunga che il docente di sostegno è assegnato alla classe per promuovere il processo inclusivo, come peraltro ribadisce l’art. 13 comma 3 della legge 104/92, assolvendo i compiti indicati dal CCNL di categoria; le suggeriamo, pertanto, proprio perché il processo inclusivo nella scuola prevede la partecipazione e il coinvolgimento corresponsabile di tutti gli insegnanti della classe di favorire, mediante una progettazione condivisa, la piena e fattiva presa in carico dell’alunno con disabilità da parte di ciascuno dei suoi colleghi.


Sono una docente non specializzata sul sostegno che opera da anni con passione in questa missione, pur essendo di ruolo su altra classe di concorso sempre nella secondaria di secondo grado. Vorrei sapere se è lecito che la DS abbia arbitrariamente deciso di ridurmi le ore (da 15 a 9) su un ragazzino che seguo da tre anni per indirizzarmi su altri due casi e contemporaneamente aver inserito per 6 ore una collega, di prima nomina anch’essa non specializzata.

Le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno, affinché scrivano una PEC alla Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale, per chiedere immediatamente l’applicazione del principio della continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.  Se la richiesta partisse da lei, in quanto docente, potrebbe essere interpretata come interesse personale suo e non come un diritto che deve essere garantito all’alunno con disabilità e, al tempo stesso, alla classe in cui egli è iscritto.  A completamento esprimiamo apprezzamento per la passione che svolge da anni nella scuola in qualità di docente; le ricordiamo, tuttavia, che non si tratta di una missione. Gli alunni con disabilità hanno diritto, al pari degli altri, di avere docenti professionalmente competenti, in grado di accompagnarli nel percorso formativo insieme ai coetanei, per la realizzazione di una società fattivamente inclusiva.


Mio figlio con autismo cert leg 140 art 3 comma 3, frequenta il primo anno della scuola di infanzia comunale.
Non essendo stata nominata la insegnate di sostegno mi hanno detto che non riescono a seguirlo nel modo più’ corretto e invece di frequentare la scuola per tutto il giorno 8,30 – 15 lo tengono solo dalle 10,30 alle 12.00.
Ha disturbo dello spettro autistico per disturbo del linguaggio ma e’ un bambino tranquillo e ha bisogno di integrazione con gli altri bambini ma con la richiesta\imposizione della scuola mi sembra che venga discriminato. La scuola puo’ fare questo? posso pretendere di portarlo negli orari come gli altri bambini? Mio figlio e’ affiancato anche da una assistente del comune che lo segue presso la scuola in aggiunta alle ore max previste di sostegno. Come mi devo comportare?

Lei può sicuramente pretendere che la scuola tenga il bambino per tutto l’orario scolastico, esattamente come tutti gli altri alunni; se la scuola si rifiuta di tenere il bambino, potrebbe procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Lo faccia presente alla scuola e dica anche che la legge n. 104/92, all’art 12 comma 4, stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione dell’orario scolastico. La scuola deve provvedere a garantire la presenza di un docente incaricato su posto di sostegno, che deve essere nominato fin dal primo giorno di scuola. Non può un’assistente sostituire il docente di sostegno, bensì essere presente, se necessario, per intervenire a favore dell’autonomia e/o della comunicazione personale per il tempo previsto.


Rispetto alla Richiesta di educazione parentale avanzata dalla famiglia di un ragazzo diversamente abile iscritto in prima media il Dirigente Scolastico quali obblighi  normativi deve assolvere?

Quando i genitori decidono di avvalersi dell’istruzione parentale devono presentare al D.S. un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica e/o economica per provvedere all’insegnamento parentale (ovvero una comunicazione preventiva, che deve essere fatta pervenire al D.S. del territorio di residenza)., Il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo fino al compimento del 16° anno. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco. Riferimenti normativi: oltre a quanto stabilito dalla Costituzione e dall’art. 23 del D.lgs. 62/17, si rimanda al D.M. 489/2001, art. 2, comma 1: “Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:
a)     il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani soggetti al predetto obbligo di istruzione;
b)  i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie presso le quali sono iscritti, o hanno fatto richiesta di iscrizione, gli studenti cui è rivolto l’obbligo di istruzione


Il preside può far svolgere 18 ore ad un insegnante di sostegno in segreteria, ovviamente con il consenso dell’insegnante stesso, quale norma permette ciò?

Non risulta alcuna norma che consenta ciò, ancor più adesso che, nelle classi, mancano i docenti per il sostegno.


Sono la mamma di un bimbo di tre anni nello spettro autistico che da questo anno frequenta una scuola materna paritaria. Dal 1 settembre mio figlio è stato certificato e alla scuola hanno assegnato una maestra di sostegno con 5 ore settimanali. Da questa settimana mio figlio si è fermato anche per la nanna. Oggi la coordinatrice della scuola mi ha fermato per dirmi che mio figlio può restare a scuola soltanto le ore assegnate per la maestra di sostegno dicendomi che l’altra maestra non può badare a lui da sola. Vorrei sapere se la scuola può chiedermi di lasciare mio figlio a scuola soltanto le ore assegnate dall’INPS e non l’orario che abbiamo scelto. 

Sono la mamma di un bimbo di due anni e 10 mesi.  Questo anno abbiamo fatto l’iscrizione alla scuola d’infanzia. L’iscrizione è stata accettata, abbiamo pagato la prima rata . Nel frattempo è arrivata la conferma che nostro figlio è autistico (causa Coronavirus abbiamo soltanto una parte del referto medico rilasciato dall’ospedale) . Abbiamo informato la scuola e loro ci hanno detto che per mancanza fondi la scuola non può prendersi cura di un bimbo disabile e ci hanno invitato  a rinunciare al nostro posto alla scuola . In questo momento le graduatorie sono già chiuse, i posti occupati. Abbiamo iniziato a fare delle richieste in varie scuole ma tutte con risposte negative – quelle paritarie/convenzionate non hanno posti per bimbi disabili (ci santo tanti posti disponibili per i bimbi normali) – invece nelle statali/comunali non ci sono posti disponibili.. Noi ci troviamo all’inizio di un percorso molto difficile , quello del autismo , e abbiamo trovato già i primi “muri”… Vorrei sapere se la scuola può cancellare l’iscrizione .

La legge n. 104/92 stabilisce, all’art 12 comma 4, che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione della frequenza scolastica. Pertanto lei può pretendere che suo figlio resti a scuola per tutto l’orario previsto, ovvero concordato (9/15.30), o, addirittura, per tutta la durata delle lezioni; sarà compito della scuola trovare, se necessarie, altre ore di sostegno o altre forme di supporto alla sezione. Ci tenga informati.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

Lei ha perfettamente indicato le motivazioni per le quali la Provincia autonoma ha l’obbligo di nominare un docente specializzato, oltre, se necessario, a un assistente per l’autonomia e per la comunicazione. Infatti l’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 è chiarissimo prevedendo che, nelle scuole di ogni ordine e grado, debbano essere “garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati” oltre che, ove necessario, la nomina di figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale degli alunni con disabilità “fisici o sensoriali”. La normativa nazionale non può essere modificata da eventuali norme regionali o di Province autonome e neppure da eventuali accordi interni a livello regionale o di Province autonome.  Pertanto se lo desidera può diffidare la scuola e il Dipartimento della Conoscenza (omologo dell’Ufficio Scolastico Regionale nelle altre regioni d’Italia) a rispettare l’articolo 13 citato, che non è stato formalmente modificato da nessuna legge e che è stato applicato in numerose recenti sentenze anche del Consiglio di Stato


Ho una bambina con mutismo selettivo e disturbi dell apprendimento che avrebbe dovuto iniziare la secondaria di primo grado.  Successivamente alla chiusura della scuola per covid, la bambina ha iniziato a manifestare ansia per il cambiamento che avrebbe dovuto affrontare al ritorno e cioè il passaggio dalla primaria alla secondaria.Ho scritto alla scuola e ho intrattenuto un colloquio con una professoressa e la psicologa privata dove si richiedeva un momento di accoglienza per la bambina più intimo con alcuni insegnanti e per far vedere l ambiente dove sarebbe stata inserita. Tutto sembrava essere stato accordato quando ad una settimana dalla inizio l insegnante dice che non si può più fare per la sanificazione. Ora tempo addietro era stato anche presentato un progetto di introduzione progressiva alla parola che la scuola ha rifiutato per questioni di sicurezza. Ultima questione da capire per me è quella relativa insegnante di sostegno dove il neuropsichiatra ha specificato fosse una figura femminile per evitare troppi cambiamenti ma non.mi è stata risposta e continuo a sentirmi nominare una figura maschile. Dopo tutto ciò che la bimba non è ancora andata a scuola mi hanno proposto un progetto ponte da me richiesto al famoso gruppo ins neuropsichiatria etc… sempre lasciato un po’ vagamente nel nulla…. Cosa devo fare per essere ascoltata?

Essendo ormai iniziata la scuola, dovete immediatamente convocare un GLO, con la partecipazione anche di uno dei docenti della scuola primaria (della classe frequentata lo scorso anno), che possa aiutare i colleghi della scuola secondaria di primo grado a comprendere i bisogni educativi dell’alunna. Potreste avviare da subito l’avvicinamento alla classe con alcune ore giornaliere di frequenza, al fine di pervenire ad una frequenza normale; è importante avviarla da subito, anche per facilitare l’inclusione con i coetanei che, diversamente, potrebbero vedere come un corpo estraneo l’arrivo tardivo della compagna. Quanto alla figura femminile della docente per il sostegno, si suppone che ciò non sia determinante, se almeno uno dei docenti curricolari dello stesso genere possa rendersi maggiormente presente nel percorso formativo dell’alunna. Va infatti considerato e non trascurato che tutti gli insegnanti della classe sono insegnanti di sua figlia e tutti, in quanto corresponsabili, devono garantire la presa in carico


Mi è stata assegnata una ragazzina in quinto superiore che dall’inizio dell’anno non frequenta e, sentendo la sua ex docente di sostegno, pare che quest’anno non frequenterà mai perché vorrebbe cambiare scuola. Mi chiedo:
1) se non frequenta, a fine novembre come faccio a presentare PEI? Mi viene da pensare che non posso presentarlo a fine novembre non avendo avuto modo di conoscere la ragazzina;
2) se dovesse decidere di trasferirsi in una scuola di un’altra città, io dovrei per forza seguire la ragazzina o potrei rifiutarmi e rimanere a disposizione della scuola dove presto attualmente servizio?

Le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico o la Funzione Strumentale del suo Istituto, affinché solleciti la famiglia a comunicare se intende mandare la figlia a scuola o se, invece, pensa di cambiare scuola. In questa seconda ipotesi, se la scuola è nello stesso comune, lei deve seguire l’alunna. Nel caso in cui la scuola non si trovasse nello stesso territorio comunale, le sue ore saranno restituite all’USR che potrebbe, ma non è detto che sia così, valutare di lasciarle nella sede attuale. In entrambe le ipotesi il PEI, piano educativo individualizzato, deve essere formulato possibilmente non oltre il mese di ottobre; il PEI non è di competenza del solo docente incaricato su posto di sostegno, bensì del gruppo di lavoro (GLO), che è costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL che seguono l’alunna. Durante l’incontro del GLO, che deve essere convocato dal Dirigente scolastico, la famiglia dovrà comunicare che cosa intende fare. A completamento tenga presente che l’alunna non è affidata in via esclusiva al docente per il sostegno, ma è alunna di tutti gli insegnanti della classe. 


Sono una mamma di un bambino autistico di 6 anni non verbale. Dal secondo giorno di scuola è arrivato il sostegno per mio figlio con mia richiesta specifica della docente perché ha seguito mio figlio due anni nella scuola dell’infanzia e con l’approvazione della referente del sostegno per una continuità e serenità del bambino è avvenuta. Purtroppo dopo 3 giorni mi hanno tolto l’insegnante di sostegno dicendomi che non riusciva a coprire le ore scolastiche essendo in allattamento, cosa non vera. Ora la docente del sostegno è su due bambine e mio figlio è rimasto senza e devo aspettare un’altra assegnazione e tutto questo con una telefonata senza convocazione, destabilizzando mio figlio. La mia domanda è possono per legge fare questo?

Se è vero che spetta al Dirigente scolastico assegnare i docenti alle classi, questo potere non può essere esercitato violando le leggi; in particolare è stato violato il principio di continuità didattica, fissato dall’art. 1 comma 181, lettera C n. 2, della legge n. 107/2015. Pertanto le suggeriamo di inviare una PEC o una Raccomandata al Dirigente scolastico, facendo presente quanto le abbiamo scritto, aggiungendo che se non provvede a riattivare la continuità didattica entro 5 giorni, voi genitori vi vedrete costretti a rivolgervi alla Magistratura. Parli anche con il Referente Regionale per l’Inclusione Scolastica operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale del suo territorio. Le alleghiamo l’elenco nazionale dei referenti regionali, che hanno il compito di garantire la qualità dell’inclusione scolastica.


Ai fini dell’esame finale del primo ciclo, sono valide le  certificazioni di  DSA effettuate  presso centri accreditati? E quelle rilasciate da professionisti privati possono essere accettate sole se coinvolgono equipe? E ln questo  caso la diagnosi deve essere convalidate dal Gruppo Disturbi Specifici dell’Apprendimento (GDSAp) della propria ASL?

La diagnosi di DSA può essere rilasciata dal servizio pubblico e dai soggetti accreditati; nel caso in cui il servizio pubblico non potesse garantire il rilascio della diagnosi in tempo utile per l’attivazione delle misure didattiche e delle modalità di valutazione previste, le Regioni possono prevedere percorsi specifici per l’accreditamento di ulteriori soggetti privati (in modo che questi possano, una volta accreditati, rilasciare idonea certificazione). Nelle more del completamento di queste misure di accreditamento, le Regioni individuano misure transitorie (al riguardo, pertanto, dovete fare riferimento a quanto stabilito dalla vostra Regione). (Conferenza Stato Regioni del 25 luglio 2012). Per i centri privati, anche se composti da équipe, la certificazione deve essere convalidata dall’ASL.


Interpretiamo bene la legge 62/ 2017 che prevede la possibilitá di richiedere, per alunni con DSA,  l’esonero sia dalla prima lingua straniera che dalla seconda lingua straniera durante l’anno e anche all’esame senza avere ripercussioni  sul conseguimento del diploma finale? Come si deve organizzare la scuola per le ore di frequenza dedicate alle lingue straniere durante l’anno? Possono essere utilizzate potenziando altre discipline? Eventualmente con quali  docenti farebbero questo lavoro?

Per gli alunni con diagnosi di DSA il percorso scolastico coincide esattamente con quello della classe alla quale sono iscritti (non esiste una riduzione). La richiesta di esonero dall’insegnamento delle lingue straniere o di dispensa dalla valutazione dello scritto delle lingue straniere, misure previste dal DM 5669/11, è presentata dai genitori o dallo stesso studente al Team docente o al Consiglio di classe (la richiesta è supportata dalla diagnosi che indica una delle due voci: esonero o dispensa); è il Team docente o il Consiglio di classe ad accogliere o meno tale richiesta.  Per la Primaria, il Primo e il Secondo grado: unicamente per gli studenti per i quali il Team docente o il Consiglio di classe abbia accolto la richiesta di esonero, la scuola deve organizzare un “percorso differenziato” (coerente, come tempi, con le ore di insegnamento delle lingue straniere); il percorso differenziato, che non coincide con il potenziamento di altre discipline in quanto “percorso differenziato”, va descritto nel PDP; per questi studenti saranno organizzati percorsi, anche laboratoriali, di cui saranno incaricati prioritariamente i docenti del potenziamento, ma potrebbero essere coinvolti anche gli insegnanti della classe. Esame di Stato nel primo ciclo di istruzione: come stabilito dall’art. 11, comma 13, del Decreto legislativo 62/2017 (decreto valutazione, a giudizio di molti di noi assurdo e illegittimo, perché consente il conseguimento del diploma senza sostenere l’esame in tutte le discipline), in sede di esame di Stato:
–       lo studente per il quale è stata accolta la richiesta di “esonero” invece delle prove d’esame della lingua straniera affronterà “prove differenziate” e, superate tutte le prove, conseguirà regolare titolo di studio; 
–       lo studente con dispensa, invece, effettuerà una prova orale sostitutiva della prova scritta della lingua straniera; anche per lui, superate le prove, vi è il conseguimento del titolo di studio.


Per alunni con disabilità che hanno un PEI per aree come deve essere presentata la scheda di valutazione? I voti devono essere espressi obbligatoriamente in decimi o si posso utilizzare altre modalità? La scheda deve presentare la lista delle aree indicate nel PEI o deve riportare comunque le discipline?

Per gli alunni con disabilità del primo ciclo di istruzione il percorso scolastico va organizzato coerentemente con il tempo-scuola. Partendo poi dalle capacità e dalle potenzialità dell’alunno, per i singoli momenti scolastici andranno declinati gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno scolastico. La scheda di valutazione è la stessa dei compagni. La valutazione riportata sotto ogni voce disciplinare è coerente con le attività effettivamente svolte e descritte nel PEI (si tratta di percorso individualizzato). I voti, coerentemente con quanto stabilito dal Decreto legislativo 62/2017, sono espressi in decimi (questo vale per TUTTI gli alunni della scuola). Solamente per la scuola Primaria è possibile avvalersi del giudizio, ma limitatamente alla valutazione finale, come indicato dalla legge 41/2020. 


Vorrei sapere se un bimbo di scuola primaria classe prima con 16 ore di sostegno distribuite solo nel turno di mattina può essere nel pomeriggio (scuola di tempo pieno) seguito solo dal docente di classe e dal personale AEC. Preciso che comunque non è garantito neanche il distanziamento ed il bimbo gira di continuo tra i banchi avvicinandosi spesso senza mascherina

Trattandosi di un alunno certificato con disabilità con articolo 3 comma 3 è strano che in una classe prima della scuola primaria siano state assegnate solamente 16 ore di sostegno, anziché 22, ovvero in rapporto 1:1, come stabilito anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010. Un minor numero di ore di sostegno è giustificabile unicamente se ciò è stato concordato nel PEI da parte dei componenti del GLO.  In via di principio non è vietato che l’alunno, per alcune ore, sia in classe senza la presenza del docente incaricato su posto di sostegno, in quanto tutti i docenti sono suoi insegnanti e devono occuparsi del suo percorso formativo; non è neppure vietato che l’alunno sia presente in classe nel momento in cui sono in servizio il docente di posto comune con l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione (figura che, da quanto lei scrive, dovrebbe essere stata indicata nel PEI).  Quanto alla mascherina, la normativa vigente prevede che gli alunni con disabilità siano esonerati da tale obbligo. Se il bambino tende a non rispettare le distanze, avvicinandosi ai compagni, si suggerirà agli altri bambini di indossare la mascherina nel momento in cui il bambino si avvicina e, al tempo stesso, si insegnerà all’alunno a disinfettarsi ripetutamente le mani. Suggeriamo anche di aiutare tutti nell’uso della mascherina, inventando e creando giochi, in modo da incentivare il bambino e i compagni di classe a indossarla non come costrizione, ma anche come modalità ludica. Contestualmente vi suggeriamo di parlarne con gli operatori dell’ASL che seguono il caso o comunque con l’operatore dell’ASL che si occupa della prevenzione del contagio nelle scuole.


Sono un’insegnante precaria di sostegno primaria. Vorrei sapere se esiste una normativa che preveda l’acquisto di materiale scolastico speciale, poiché la scuola dove insegnò non ha nulla di adatto e siamo noi insegnanti di sostegno a dover acquistare il materiale per far lavorare i bambini ad esempio autistici. 

La scuola dispone di proprio materiale, che viene acquistato a inizio anno scolastico (materiale di facile consumo), da utilizzarsi a favore di tutti gli alunni della scuola. Per gli alunni con disabilità, inoltre, viene stanziata, sempre a inizio di anno scolastico, un’apposita cifra per l’acquisto di specifici materiali, che è possibile richiedere in segreteria. Provi a contattare la funzione strumentale del suo Istituto. Si fa presente che, per altri o specifici materiali è possibile rivolgersi al CTI o CTRH o CTS, ovvero i centri territoriali di supporto. Tenga conto che presso i CTS può trovare anche molto materiale acquistato dal Ministero, proprio per la pandemia.


Sono madre di un ragazzo non vedente di 14 anni  che avrebbe dovuto iniziare il liceo il 24 settembre. Purtroppo 2 giorni prima che iniziasse la scuola è caduto ed è ingessato e costretto a casa fino al 6 ottobre. Ho avvisato subito la referente del sostegno e ho chiesto un supporto da parte della scuola anche se non hanno conosciuto mio figlio. Avrei pensato magari ad altre forme di accoglienza o a videolezioni e conoscenza con gli strumenti informatici. Ho chiesto di conoscere l’insegnante di sostegno per fare il punto della situazione, sapendo bene che bisogna coordinarci sugli ausili compensativi e su tutto il pacchetto che porta la disabilità visiva. Il referente mi dice di starmene tranquilla dandomi risposte vaghe. Non sono ancora riuscita a parlare con l’ ins. di sostegno e francamente non riesco a capire se c’è o non c’è. Possibile che non ci sia un supporto da parte della scuola?

Le consigliamo di prendere nuovamente contatti con il Dirigente scolastico; nel caso non dovesse darle udienza, provi nuovamente con la funzione strumentale per l’inclusione. Lei può chiedere la convocazione urgente del GLO con la presenza, oltre di voi genitori, di almeno un docente della scuola secondaria di primo grado (alla quale era iscritto vostro figlio) e con la partecipazione di tutti i docenti del nuovo Consiglio di classe e degli operatori sociosanitari che seguono vostro figlio, per un primo scambio di informazioni, utili al fine della formulazione del PEI definitivo. Se poi questa sua richiesta venisse disattesa, prenda contatto con il Referente Regionale per la disabilità operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale (USR), affinché intervenga presso la scuola.


Sono una docente di sostegno, nella mia scuola in più di un’occasione, nella richiesta dell’organico sul posto sostegno, chiedono personale sul potenziato. Però mi chiedo, se le unità dei docenti assegnati non riescono a coprire tutti i casi presenti nell’Istituto, è possibile usare uno degli insegnanti sul potenziamento? Inoltre un Dirigente Scolastico può decidere di assegnare sul potenziamento un docente di sostegno titolare, pur essendoci un  numero considerevoli di alunni H, togliendo anche la continuità? Quali sono i criteri per cui un dirigente scolastico chiede, nella richiesta di organico, docenti di sostegno da utilizzare sul potenziamento il quale, a sua volta, dovrà limitarsi a fare supplenze (non solo su posti di sostegno) all’interno della propria scuola.

Appare assai strano che vengano sottratte le ore di sostegno assegnate agli alunni con disabilità per utilizzarle come ore di potenziamento. Le ore assegnate ai singoli alunni con disabilità, infatti, sono intangibili, in quanto vengono assegnate alla classe, al fine di assicurare una buona inclusione dell’alunno con disabilità nella classe alla quale egli è iscritto. Non per nulla molte famiglie per ottenerle debbono promuovere costosi ricorsi giurisdizionali sempre con esito positivo. In questo caso, le famiglie degli alunni, che subiscono decurtazione di ore, debbono diffidare il Dirigente Scolastico dal farlo, minacciando ricorsi.


Sono un’ insegnate di scuola dell’ infanzia e quest’ anno ho ottenuto assegnazione provvisoria su sostegno… Il 24/09 primo giorno di scuola la mamma della bambina assegnatemi comunica che per quest’anno la bambina su indicazione della pediatranon frequenterà perché soggetto a rischio causa covid…
Chiedo : la mia assegnazione potrà essere revocata o sarò a disposizione della scuola?

Se l’alunna non frequenta per motivi di salute, la scuola, previa richiesta formale da parte della famiglia corredata da documentazione sanitaria, potrebbe promuovere “attività a distanza”, ovvero in modalità mista (in parte a distanza e in parte in presenza), in base alla richiesta presentata dalla famiglia. Si tratta di capire se tale istanza sarà promossa in quanto “alunna riconosciuta con fragilità” o per altre motivazioni. Al riguardo, attendete indicazioni da parte del D.S. Per quanto riguarda il docente incaricato su posto di sostegno – in quanto docente della sezione (della scuola dell’infanzia) – potrebbe essere utilizzata per interventi presso il domicilio dell’alunna (se previsto nella richiesta della famiglia) oppure, insieme ai colleghi di sezione, potrà attivare forme di attività a distanza. Se la famiglia non dovesse richiedere l’istruzione domiciliare, allora lei dovrebbe essere a disposizione dell’Ufficio Scolastico Regionale, che la può assegnare ad altra scuola dove sia presente un alunno con disabilità; solo eccezionalmente l’USR potrebbe decidere di lasciarla in questa scuola ad esempio per sostenere ulteriormente altri alunni con disabilità.


Mia figlia iscritta alla seconda media non può ancora frequentare la scuola visto che al momento  non ha un insegnante di sostegno. Però le assenze sono conteggiate dalla scuola. Cosa devo fare? Che tipo di certificato medico devo fare?,

Così come la scuola segna le assenze, allo stesso tempo deve evitarle anche se manca il sostegno o l’assistenza. Sua figlia ha diritto a stare a scuola indipendentemente dalla presenza del docente incaricato su posto di sostegno, perché sua figlia, come tutti i compagni, è alunna di tutti i docenti della classe.  Se le fanno storie per la frequenza, dica alla scuola che l’art. 12 della legge n. 104/92 al comma 4 stabilisce che la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.  Quindi se non vogliono accettare sua figlia, invii subito una lettera di diffida alla scuola citando quanto le abbiamo scritto e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) precisando che se non dovesse intervenire per fare entrare sua figlia a scuola, sarà costretta a rivolgersi ai carabinieri.


Nella mia scuola, una secondaria superiore, partendo dalla frase che “l’assegnazione del docente di sostegno avviene alla classe”, per quest’anno le ore di sostegno sono assegnate alla classe e non all’allievo disabile. Nello specifico in una classe di n°4 allievi certificati  sono state date 20 ore di sostegno ripartite a due docenti specializzate. La scuola non vuole procedere all’assegnazione delle ore al ragazzo disabile e all’assegnazione dei docenti di sostegno all’allievo. È corretto procedere in questo modo?

Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe, ma per assicurare l’inclusione dei singoli alunni in tale classe! Le ore di sostegno riguardano i singoli alunni: pertanto se nel PEI è indicato un certo numero di ore, questo non può essere ridotto, pena il ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006. La Corte di Cassazione ha stabilito che il numero delle ore di sostegno indicate nel PEI non sono modificabili dall’Ufficio Scolastico Regionale; la Corte costituzionale, con la Sentenza n. 80/2009, ha ribadito che il numero delle ore di sostegno non può essere ridotto per motivi di risparmio della spesa pubblica e di bilancio. Pertanto mostrate al Dirigente scolastico tali norme e sentenze; nel caso il D.S. non intendesse modificare quanto stabilito, inviate una diffida al DS e all’Ufficio Scolastico Regionale tramite PEC, dando un termine di 7 giorni per accogliere la vostra richiesta; trascorso inutilmente il quale comunicate che farete ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n.67/2006 per discriminazione, facendo presente che già esistono numerose sentenze in tal senso con condanna dell’amministrazione alla rifusione delle spese e al risarcimento dei danni.


Sono la mamma di un bambino di quarta elementare cn certificazione grave. Da PEI redatto a chiusura anno scolastico 2019-2020, sono state concordate collegialmente dal GLO 22 ore di sostegno. Questo anno scolastico è iniziato invece con 16. La comunicazione mi è stata data dall’insegnante di sostegno, che è stata impiegata su altri due alunni, per le 6 ore sottratte alla classe di mio figlio. Vorrei prima un colloquio con la dirigente e poi procedere alla richiesta di accesso agli atti. È corretto ritenere responsabile la dirigente scolastica? 

La Cassazione ha stabilito che il numero di ore di sostegno assegnate nel PEI è vincolante per l’Amministrazione; pertanto né l’Ufficio Scolastico Regionale né il Dirigente Scolastico possono ridurre tale numero. Lo faccia presente e se il Dirigente Scolastico non dovesse ristabilire il numero di ore indicate nel PEI, allora invii una diffida alla scuola ed anche all’Ufficio Scolastico Regionale, dando un termine (ad esempio una settimana), trascorso inutilmente il quale potrà rivolgersi ad un avvocato e inoltrare ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06


Avrei necessità di sapere se per un alunno Down è strettamente necessario che la famiglia consegni il Profilo funzionale alla scuola per avere il sostegno.
La questione è abbastanza problematica, poiché i genitori stranieri arrivati in Italia a luglio non sono riusciti a far valutare il caso dai Servizi preposti. La segreteria della scuola ha inserito tutti i dati in suo possesso all’Ambito Territoriale( sistema Dad@), ma con scarsi risultati.

La normativa per il sostegno richiede necessariamente, oltre alla certificazione ai sensi della legge 104/92 (“accertamento dell’handicap”), anche almeno la Diagnosi Funzionale, che può essere rilasciata a seguito di una visita presso una ASL o, eccezionalmente, richiedendo una visita a domicilio. Senza Diagnosi Funzionale non è possibile richiedere il sostegno. Dite, quindi, al dirigente scolastico di contattare immediatamente il direttore amministrativo e sanitario della ASL.


Chi deve fornire il banco idoneo per un alunno diversamente abile frequentante la scuola secondaria di secondo grado?

I banchi sono classificati come “arredo scolastico”: pertanto la fornitura spetta all’Ente locale proprietario dell’immobile dove è ubicata la scuola o che ne assicura la fruizione. Anche i banchi “speciali” debbono essere forniti dall’Ente che assicura la manutenzione dell’immobile. Se trattasi di arredo particolare, potrebbe essere necessario rivolgersi all’ASL per la fornitura di ausili specifici.


Può il docente di sostegno abilitato all” insegnamento delle materie giuridiche ed economiche svolgere ore di educazione civica? Se si, quando?

È il dirigente scolastico che assegna gli incarichi ai docenti, stabilendo l’orario per l’insegnamento delle discipline, previste nel curricolo del percorso dell’istituzione scolastico; altrettanto dicasi per l’orario da svolgersi su posto di sostegno: è il dirigente che lo definisce.  Va da sé che se il docente, che per parte del suo orario svolge l’incarico su posto di sostegno, per altra parte delle sue ore potrà essere individuato, avendone le competenze, come docente di educazione civica e, pertanto, egli effettuerà tale insegnamento rivolgendosi a tutta la classe.  Si fa presente, infine, che l’insegnamento di educazione civica viene affidato ai docenti di discipline economico-giuridiche (classe di concorso A46).


Sono un docente di sostegno in un istituto alberghiero. Il responsabile dell’UOMI ha inviato il calendario degli incontri con alunno, genitori e docente di sostegno. Tutti gli incontri sono nel pomeriggio inoltrato, presso l’UOMI, quando i docenti hanno finito il loro orario di servizio. E’ possibile?

La convocazione del GLO per l’elaborazione del PEI non è compito dell’ASL, o dell’UOMI, bensì del Dirigente scolastico il quale, in base alle Linee guida del 2009, deve sentire la famiglia per raccordarsi in merito all’orario dell’incontro.  Nel caso descritto potrebbe esservi stato un contatto tra il Dirigente scolastico e il Direttore Amministrativo dell’ASL (o UOMI), in cui avranno concordato orari e sede delle riunioni dei GLO. Per tutti i docenti sarebbe stato opportuno che gli incontri del GLO si svolgessero a scuola. Per legge alle riunioni di GLO devono partecipare tutti i docenti della classe ed è vietata la partecipazione del solo docente per il sostegno Parlatene con il Dirigente scolastico e concordate con lui la data degli incontri, sentita la famiglia; se l’UOMI potrà parteciparvi, anche tramite videoconferenza, bene, diversamente risulterà assente. In ogni caso potete contattare il sindacato di categoria.


Sono un insegnante di sostegno di una scuola media. Vorrei sapere se fosse possibile richiedere, per un’ alunna diversamente abile, l’istruzione parentale. La famiglia, a causa di esigenze sanitarie covid19 , vorrebbe stabilire la concessione della suddetta istruzione  .
Io sono  La sua insegnante di sostegno e volevo sapere come potevamo comportarci. Vorrei sapere se necessita comunque della  Compilazione del PEI e le differenze che potevo riscontrare nella compilazione di questo pei  ICF…

L’istruzione parentale è possibile per ogni alunno; essa è regolata dall’art. 23 del decreto legislativo n. 62/17. In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunno sono tenuti a presentare comunicazione preventiva annuale al Dirigente scolastico del territorio di residenza; nella loro comunicazione i genitori devono precisare che scelgono questo tipo di istruzione, dando la prova che possiedono la cultura per istruire la figlia o di avere i mezzi economici per farla istruire da docenti privati.  Se la scuola accetta, la famiglia si deve impegnare, nella stessa richiesta scritta, a presentare annualmente la figlia come privatista agli esami di fine anno per l’ammissione alla classe successiva. Il Dirigente scolastico e il sindaco del comune di residenza (o un suo delegato) vigilano sull’adempimento dell’obbligo di istruzione (Decreto Ministeriale 13 dicembre 2001, n. 489). Quanto al PEI, esso non può essere firmato dai docenti della classe, in quanto l’alunna non è iscritta presso l’istituzione scolastica, ma devono essere il docente o i docenti privati, scelti dalla famiglia, che, d’intesa con i genitori e con gli specialisti, lo redigono (a meno che la famiglia non abbia le competenze sufficienti e necessarie per la formulazione del PEI: in tal caso lo elaborerà congiuntamente con gli specialisti dell’ASL). Quello con orientamento ICF non è ancora stato pubblicato. Quando lo sarà, potrete appurare che sarà redatto ancora sulla base della Diagnosi Funzionale e che, insieme e prima del PEI, dovrà essere elaborato (o aggiornato se già presente nel fascicolo dell’alunna) il Profilo dinamico funzionale; questo perché mancano ancora gli atti applicativi della norma legislativa che stabilisce che la documentazione, che supporta il nuovo PEI, sia elaborata secondo i classificatori internazionali dell’OMS, ovvero l’ICD, giunto alla undicesima edizione, e l’ICF, il classificatore internazionale del funzionamento della disabilità e della salute.


Ho un bimbo certificato 104 art 3 comma 3, disfagico, iscritto al primo anno di materna. Ho semtito parlare di protocollo sanitario che la scuola deve richiedere alla ulss di competenza. In cosa consiste?

Alcune scuole hanno preteso che gli alunni con disabilità debbano presentare un certificato apposito, rilasciato dall’ASL, che dichiari se possono o no entrare a scuola senza rischi. Nel Lazio questo orientamento è stato bloccato e quindi bastano le normali norme di sicurezza, previste per tutti: temperatura presa a casa, prima di andare a scuola, inferiore a 37,5°, mascherina e distanza di sicurezza (per suo figlio, va precisato, non sussiste l’obbligo della mascherina, in quanto di età anagrafica inferiore ai 6 anni). Tenga presente che la bozza di Ordinanza ministeriale, di imminente emanazione, stabilisce che il compito di chiedere al medico di famiglia (o pediatra) il riconoscimento di alunno con fragilità è della famiglia (non della scuola).  La famiglia, una volta ricevuta conferma di tale condizione (alunno con fragilità), lo comunica alla scuola per iscritto, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Se nella scuola, alla quale ha iscritto suo figlio, insistono nel voler applicare il protocollo di cui parla, chieda in base a quale norma.


Sono la mamma di due bambini disabili di nove anni con grado di disabilita’ art 3 comma 3 legge 104/92. A causa del distanziamento in classe, la classe dei miei figli deve essere spostata un un’altro plesso più grande. La vecchia scuola è tutta al piano terra e per l’entrata e l’uscita i miei figli sono autonomi. L’aula di destinazione si trova al primo piano senza ascensore e i miei figli devono essere accompagnati, presi per mano per salire e scendere le scale. In più gli orari sono distorti dal fatto che nella nuova scuola si entra 30 min prima che nella vecchia e dovrei lasciare l’altra mia figlia davanti alla scuola almeno 40 min prima dell’entrata. Da qui i miei figli entrerebbero cronicamente in ritardo, gli si nega la normalità dell’ingresso con gli altri bambini, e oltre a questo si acuisce la differenza percepita per il fatto che devono essere accompagnati. In una scuola di 5 classi elementari più una materna è stata spostata la classe con più portatori di handicap 3 il motivo ufficiale si riferisce solo al numero degli alunni. Finisco un un’aula da 16 persone con 13 alunni, la maestra, tre di sostegno e un’educatore… che non ci sono e quindi devo essere io ad accompagnarli in classe. Datemi un consiglio

Data la situazione assai complessa, una soluzione potrebbe essere quella di concordare con la scuola dei due bimbi che appena lei arriva un collaboratore scolastico venga a prenderli all’ingresso e li accompagni in classe, salendo le scale, ovviamente muniti di guanti e di mascherina. In tal modo, lei potrebbe accompagnare sua figlia all’altra scuola, aspettando l’orario di apertura della stessa. Ci tenga informati degli sviluppi.


Sono una docente di scuola primaria. Un’ amica con alunno con disabilità grave (immuno-depresso) che frequenta la scuola dell’ infanzia mi ha riferito che la scuola del figlio ha chiesto a lei di firmare una liberatoria per sollevare la scuola da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il figlio contragga il Covid. Vorrei sapere se è lecito fare questa richiesta da parte della scuola. Inoltre vorrei sapere se per alunni disabili dell’infanzia è possibile attivare l’ istruzione domiciliare.

In base alle indicazioni, fino a oggi emanate, e vista anche la bozza dell’Ordinanza ministeriale relativa agli “alunni con fragilità”, tale riconoscimento è valutato e certificato dal Pediatra o dal medico di famiglia, in raccordo con il dipartimento di Prevenzione territoriale. La famiglia dell’alunno dovrà inviare comunicazione scritta in merito “alla condizione di fragilità del figlio” alla scuola, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Sempre la bozza dell’Ordinanza prevede che per gli alunni “con fragilità” si potranno attivare forme di Didattica digitale integrata oppure “ulteriori modalità di percorsi di istruzione integrativi” (va evidenziato il fatto che vengono citate unicamente le classi e non le sezioni, che sappiamo appartenere alla scuola dell’infanziaI.


Sono la mamma di un bambino di 7anni e mezzo affetto da sindrome di down frequentemente la 3 elementare. Premetto che mio figlio ha già il sostegno di 22 ore. Quest’anno visto la situazione covid ho chiesto alla preside che mio figlio fosse seguito esclusivamente per le 22 ore dall’insegnante di sostegno visto lo stretto contatto che il bambino deve avere per essere seguito e visto che l’anno passato è stato seguito da 2 insegnanti e un educatrice sempre nelle 22 ore. La risposta è stata che la mia richiesta non può essere effettuata per carenza di organico. Mi chiedo è così? Posso fare qualcosa per tutelare mio figlio?

In base alla certificazione di disabilità può chiedere sia lo stesso numero di ore di sostegno erogate lo scorso anno scolastico, sia che esse siano svolte da un unico docente. Per la prima richiesta, nel caso non dovesse essere accolta, lei potrà ricorrere al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006; per la seconda sarà più difficile, poiché se ciascuno dei due docenti dello scorso anno era impegnato anche in altra classe, con un altro alunno, non si potrà interrompere la continuità per darla a figlio. Se, però, uno dei due dovesse non essere vincolato alla continuità perché, per esempio, l’altro alunno è uscito da quell’ordine di scuola, allora il Dirigente scolastico deve assegnarlo, per tutte le ore, a suo figlio.


La Rosa Bianca

La Rosa Bianca

di Maurizio Tiriticco

18 FEBBRAIO 1943 — “Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina da guerra continui a funzionare, prima che le città diventino un cumulo di macerie”. Questo è il testo del primo volantino della Rosa Bianca. Quando si pensa alla Germania degli anni ’40, si è soliti pensare alla shoah o alle vicende militari tedesche; esi è meno propensi a pensare al dissenso e alla resistenza che gruppi, movimenti e associazioni, singole persone, opposero al regime dei nazionalsocialisti. Tra questi vi è il movimento della Rosa Bianca (in tedesco Weiße Rose), che fu uno dei più significativi, anche per il fatto che era composto da ragazzi e ragazze molto giovani. Era un gruppo di cinque studenti tutti attorno ai vent’anni: Hans e la sorella Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf. Il movimento era fondato su valori prettamente cristiani, realizzò azioni sempre non violente, operando nella Germania nazista tra il giugno del 1942 al febbraio del 1943, quando i componenti del gruppo vennero arrestati e, in alcuni casi, condannati a morte, come successe per i due fratelli Hans Scholl e Sophie Scholl. Il gruppo agìsoprattutto a Monaco di Baviera. Furono pubblicatisette opuscoli, ma ne vennero diffusi solamente sei a causa della cattura che impedì loro di diffondere anche il settimo. Gli opuscoli invitavano fortemente iconcittadini tedeschi ad opporre resistenza passiva al regime.

Valori cristiani e non violenza erano accompagnati da tolleranza e giustizia, nel sogno di realizzare un’Europa federale all’insegna della cooperazione e del perseguimento del bene comune. Nei loro opuscoli venivano citate spesso fonti ed autori di alto profilo, dalla Bibbia ad Aristotele, da Sant’Agostino a Goethe. Il gruppo si appellò all’intelligenza del popolo tedesco, perché potesse andare oltre Hitler e il nazismo, opponendosi al regime che provocava tanti orrori sia in patria che in Europa. Va ricordato chealcuni membri del gruppo erano stati arruolati nelle campagne contro la Francia e contro l’Unione Sovietica. Ed in tal modo avevano potuto vedere con i propri occhi le atrocità che venivano compiute. Tra le altre iniziative, il gruppo rigettò il programma di eutanasia forzata, basato sull’eugenetica nazista, attuato contro i cittadini tedeschi che erano affetti da disabilità intellettiva e fisica.

Nei primi mesi di vita, i membri del gruppo avevano distribuito opuscoli antinazisti in diverse città della Baviera e dell’Austria, nella convinzione che la Germania meridionale fosse più ricettiva nei confronti del loro messaggio antimilitarista. In seguito il gruppo prese una posizione ancora più decisa contro Hitler, sul finire del 1942 e l’inizio del 1943. E non si limitavano a distribuire opuscoli. Di notte scrivevano slogan anti-nazisti e anti-hitleriani sui muri dei palazzi di Monaco e sui cancelli dell’Università Ludwig Maximilian.

Il gruppo della Rosa Bianca, nonostante tutte le misure prudenziali attuate, venne però scoperto! Era il 18 FEBBRAIO del 1943! Sophie Scholl e suo fratello Hans si erano recati all’università con circa 1500 copie del sesto opuscolo del movimento, da distribuire ovviamente senza alcun permesso. Ma, mentre i due fratelli operavano, un impiegato li notò e li condusse dal rettore. Denunciati, furono arrestati dalla Gestapo. In seguito furono arrestati anche gli altri membri, insieme ad un’ottantina di persone, che, pur non facendo parte attiva del gruppo della Rosa Bianca, a questa erano comunque collegati. Ed il 22 FEBBRAIO 1943 a Monaco di Baviera Hans e Sophie Scholl e Christoph Probst vennero giustiziati.

I nazisti la ebbero vinta! Ma i semi lanciati dai patrioti della Rosa Bianca diedero i loro frutti! E, se la folle ideologia nazista crollò anche presso i tedeschi, parte del merito va anche ai coraggiosi della Rosa Bianca.

Una terribile ricorrenza!

Una terribile ricorrenza!

di Maurizio Tiriticco

16 OTTOBRE 1943 — E’ una data importante e tristissima per la comunità ebraica di Roma, ed anche per l’intera città. Per gli ebrei romani quella data segna una tappa del mostruoso itinerario normativo e applicativo iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Si trattò di un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati nel nostro Paese fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal Regime Fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana. Le leggi razziali hanno di fatto rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti. Così dal 1938 in Italia gli ebrei addirittura…non muoiono più! Perché è vietata la pubblicazione dei necrologi! Perché gli ebrei devono diventare “invisibili”! Tuttavia – stando a quel che di tragico accadde in quel 16 OTTOBRE 1943 – gli ebrei romani in effetti erano molto visibili e facilmente reperibili: erano stati registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili. Quel 16 ottobre era un sabato, quando, alle 5.30 del mattino, un nutrito drappello di soldati tedeschi, guidati dal capitano Dannecker, fecero irruzione nelle case degli ebrei di Roma, che le leggi razziali avevano contribuito a identificare. Furono così arrestate 1259 persone. Di queste, 237 furono rilasciate, le altre 1022 furono caricate su dei treni merci e deportati direttamente ad Auschwitz. E solo in 16 torneranno a casa!

Dal racconto di LELLO DI SEGNI —- “Eravamo tutti e sei in casa: io, mio padre, mia madre e tre fratelli: Angelo, Mario e Graziella. Quasi all’alba sono arrivati, si sono presentati e con una lista di nomi hanno iniziato a perlustrare le stanze, convinti che nascondessimo qualcuno. Dentro gli armadi, in soffitta, in cantina. Niente. C’eravamo solo noi, gli altri parenti erano scappati le settimane precedenti. Poi con il mitra dietro la schiena siamo scesi in strada e ci hanno fatto salire su dei camion… ”—- Un passo indietro. Il 26 SETTEMBRE 1943 il generale Kappler parla con il presidente della Comunità israelitica di Roma: vuole 50 chilogrammi di oro da racimolare in meno di due giorni. In cambio garantisce la non deportazione di 200 ebrei. L’oro viene consegnato. Fino a quel momento i tedeschi si erano dimostrati di parola e fino all’armistizio dell’8 SETTEMBRE 1943 non avevano deportato ebrei. Eppure tutto cambiò. La decisione arriva dall’ufficio centrale per la sicurezza del Reich, diretto da Otto Adolf Eichmann: che vuole un blitz come quello di Parigi: la cosiddetta operazione “Velodromo d’inverno”, quando più di tredicimila francesi furono riuniti e chiusi in uno stadio dedicato a gare di ciclismo e poi rastrellati. Pertanto l’oro fu intascato e gli ebrei furono tutti catturati! E’ opportuno ricordare che In Italia furono eseguiti 1898 arresti di ebrei da parte di italiani, 2489 da parte di tedeschi. 312 arresti vennero compiuti in collaborazione tra italiani e tedeschi, mentre non si conosce la responsabilità dei rimanenti 2314.

I prigionieri furono trasportati alla Stazione ferroviaria Tiburtina e rinchiusi in vagoni merci debitamente piombati. Ma torniamo al racconto di LELLO DI SEGNI: “Rimanemmo chiusi dentro ai vagoni per cinque giorni, quasi senza mangiare, il poco cibo e la pochissima acqua dipendevano da quanto le mamme erano riuscite a racimolare prima di partire. I nazisti non hanno mai, dico mai, aperto un portellone del vagone. Respiravamo a fatica”. Giungono in Polonia. La sfilata dei “trofei”, il ghigno dei gerarchi, i cani tenuti a fatica al guinzaglio, anche loro eccitati, la scelta di chi era utile per il lavoro e di chi no. La famiglia Di Segni non esiste più: la mamma e i tre fratelli sono uccisi subito, giudicati inutili dai nazisti. Si salvano solo Lello e il padre e, quando lo ricorda, non possono bastare settant’anni per trattenere le lacrime. Non ha potuto neanche dirgli addio! Un attimo ed è finita un’esistenza.

Lello si ferma. Sbottona il polsino della camicia sinistro, alza la manica, gira l’avambraccio e mostra il suo numero tatuato. “Mi sono fatto due anni di campo di concentramento, tra la Polonia e la Germania; ho anche lavorato dentro al Ghetto di Varsavia, scavavo, scavavo e ancora scavavo. Cosa trovavamo? Meglio lasciar perdere…”. Non vuole aggiungere altro. Troppa fatica, troppo dolore. Finita la guerra, Lello torna faticosamente in Italia; non pesa neanche trenta chili. “Mi sono fermato a Milano da alcuni parenti e, quando a Roma si è sparsa la voce che ero sopravvissuto, non ha idea di quante persone mi hanno raggiunto con le foto dei parenti scomparsi per chiedere se sapevo qualcosa. Se li avevo visti. Se erano ancora vivi”. Fino a quando gli giunge anche un messaggio inaspettato, del padre, anche lui vivo. “Sono riuscito a riabbracciarlo, ma per poco! Era troppo stanco, provato e malato. Subito dopo è morto”. Dei deportati di quella maledetta notte del 16 OTTOBRE 1943 sono tornati in sedici! E Lello era l’unico ancora vivo insieme a Enzo Camerino. Ma ci lascerà il 26 OTTOBRE del 2018.

ON MY MIND. The State of the World’s Children 2021

UNICEF/Rapporto salute mentale in Europa: 9 milioni di adolescenti (tra i 10 e i 19 anni) convivono con un disturbo legato alla salute mentale. Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani (15-19 anni). 

Lanciata l’Analisi europea tratta dal rapporto “La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente”. 

  • Circa 1.200 bambini e adolescenti fra i 10 e i 19 anni pongono fine alle loro vite ogni anno, ovvero 3 vite al giorno perse a causa di suicidi in Europa.  
  • In Italia si stima che il 16,6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 10 e i 19 anni soffrano di problemi legati alla salute mentale.

15 ottobre 2021 – Secondo il nuovo rapporto lanciato oggi, l’UNICEF ricorda che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani in Europa. Solo gli incidenti stradali causano più decessi tra i giovani tra i 15 e i 19 anni. Il rapporto mostra anche che il 19% dei ragazzi europei tra i 15 e i 19 anni soffre di problemi legati alla salute mentale, seguiti da oltre il 16% delle ragazze nella stessa fascia d’età. 9 milioni di adolescenti in Europa (tra i 10 e i 19 anni) convivono con un disturbo legato alla salute mentale; l’ansia e la depressione rappresentano oltre la metà dei casi.  

Mentre il COVID-19 continua a causare caos nelle vite, il Brief – un’analisi con focus sull’Europa del rapporto annuale dell’UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente” – esamina le problematiche che colpiscono i bambini e la salute mentale e il benessere di bambini e giovani in Europa. Lo studio fornisce anche dati preoccupanti sullo stress cui sono sottoposti, insieme a chiare raccomandazioni per i governi in Europa e le istituzioni dell’Unione Europea. 

ALTRI DATI DEL RAPPORTO: Circa 1.200 bambini e adolescenti fra i 10 e i 19 anni pongono fine alle loro vite ogni anno, ovvero 3 vite al giorno perse a causa di suicidi in Europa.  La percentuale di suicidio nel 2019 fra i ragazzi è stimata di gran lunga maggiore rispetto alle ragazze, rispettivamente il 69% e il 31%, e la fascia di età più colpita è fra i 15 e i 19 anni (1.037 contro i 161 fra i 10 e i 14 anni).  La percentuale di problemi legati alla salute mentale per i ragazzi e le ragazze in Europa fra i 10 e i 19 anni è del 16,3%, mentre il dato globale nella stessa fascia di età è del 13,2%. Le nazioni con la percentuale maggiore in Europa fra le 33 prese in esame sono: Spagna (20,8%), Portogallo (19,8%) e Irlanda (19,4%), mentre quelle con la percentuale minore si trovano principalmente in Europa orientale: Polonia (10,8%), Repubblica Ceca (11%), Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia (11,2%). 
IN ITALIA: In Italia si stima che, nel 2019, il 16,6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 10 e i 19 anni soffrano di problemi legati alla salute mentale, circa 956.000 in totale. Fra le ragazze, la percentuale è maggiore (17,2%, pari a 478.554) rispetto ai ragazzi (16,1%, pari a 477.518).   

“La pandemia da COVID-19 ha evidenziato diversi fattori che hanno messo a rischio la nostra salute mentale: isolamento, tensioni familiari, perdita di reddito”, ha dichiarato Sua Altezza Reale la Regina Mathilde del Belgio, che oggi interverrà alla presentazione del Brief all’Unione Europea a Bruxelles. “Troppo spesso i bambini e i giovani portano il peso di tutto questo. Dobbiamo investire tempo, sforzi e impegno per rafforzare e migliorare la nostra salute mentale e i sistemi sociali per garantire a ogni bambino accesso al benessere mentale e un’infanzia felice.”  

 “L’analisi europea offre una triste lettura, ma diverse e chiare raccomandazioni,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Rappresentante UNICEF per le Istituzioni dell’Unione Europea. “Ora sappiamo che non agire ha un costo elevato – in termini di peso sulle vite umane, sulle famiglie, sulle comunità ed economici – e anche che ci sono chiari interventi che i governi nazionali delle Istituzioni dell’Unione Europea, le famiglie e le scuole possono intraprendere. Lì si deve focalizzare la nostra attenzione.”  

La nuova analisi del Brief europeo “La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente” indica che la perdita annuale di capitale umano che deriva dalle condizioni generali di salute mentale in Europa tra i bambini e i giovani tra 0 e 19 anni è di 50 miliardi di euro*.   

“Questo rapporto arriva in un momento molto importante per i bambini e i giovani, registra una crisi che è stata tristemente costruita, ma ho paura per ciò che verrà. Questa crisi è stata peggiorata dalla pandemia. I politici e gli adulti hanno l’opportunità di fare qualcosa adesso. Investite su di noi ora, prima che sia troppo tardi. Permetteteci di non essere la generazione perduta del COVID-19″ (Erika, 17 anni, Irlanda). 

“La scuola non dovrebbe essere soltanto studio, è un luogo dove possiamo imparare a costruire società sane. Programmi di sostegno nelle scuole per poter parlare apertamente con i gruppi di coetanei su ciò che ci stressa, sul nostro benessere, funzionano. Abbiamo delle soluzioni, abbiamo solo bisogno che vengano considerate prioritarie e implementate in modo efficace” (Elliot, 16 anni, Irlanda). 

“La pandemia da COVID-19 è anche un’emergenza di salute mentale che ha conseguenze su bambini e giovani in Europa,” ha dichiarato Stella Kyriakides, Commissario Europeo. “Una vera Unione della Salute Europea aiuterà a investire lì dove è più necessario: per promuovere una salute mentale positiva e accedere a un sostegno per i nostri bambini – il futuro dell’Europa.” 

Oltre agli investimenti sull’assistenza all’infanzia di qualità, sulla genitorialità e sulle misure per le famiglie in tutti i settori, l’UNICEF identifica 5 interventi prioritari per le istituzioni europee e i governi nazionali: 

  1. Supportare interventi per facilitare l’accesso dei gruppi vulnerabili a servizi per la salute mentale e fornire migliori infrastrutture regionali. 
  2. Includere l’accesso ai servizi per la salute mentale nei piani di azione nazionali, anche sfruttando le opportunità offerte dalle tecnologie digitali e online per ridurre i gap nell’accesso al supporto per la salute mentale. 
  3. Fornire programmi a scuola per diffondere consapevolezza e capacità di adattamento emotivo per gli adolescenti; integrare servizi di consultorio per la salute mentale; formare insegnanti e staff scolastico; creare spazi sicuri per i bambini di confronto e condivisione. Integrare programmi di genitorialità positiva che prevengono la violenza domestica. L’Unione Europea dovrebbe supportare iniziative per “l’apprendimento sicuro” per porre fine alla violenza a scuola e tramite la scuola affinché i bambini si sentano liberi di imparare, crescere e realizzare i propri sogni.  
  4. Investire risorse adeguate per formare gli operatori sanitari e sociali sulla salute mentale per supportare i servizi per i bambini che migrano. 
  5. Incorporare azioni mirate sulla salute mentale e il benessere psicosociale nell’assistenza ufficiale per lo sviluppo dedicata allo sviluppo umano, così come nei programmi umanitari di preparazione, risposta e ripresa per rispondere ai bisogni di tutte le popolazioni colpite da emergenze, compresa la protezione dell’infanzia durante crisi umanitarie. 

È possibile seguire l’evento in diretta streaming del lancio del brief sull’Europa della pubblicazione dell’UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente” oggi (15 ottobre) dalle 10 alle 11 al link: https://webcast.ec.europa.eu/unicef-state-of-the-worlds-children-report-on-mental-health 

*Lista dei paesi compresi in questo calcolo: Austria, Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito. I dati si riferiscono alla parità di potere d’acquisto in dollari. 

Note. Le stime sulle cause di morte tra gli adolescenti sono basate sui dati del Global Health Estimates 2019 dell’OMS. Le stime sulla prevalenza delle diagnosi dei disturbi mentali sono basate sul Global Burden of Disease Study dell’Institute of Health Metrics and Evaluation’s (IHME).   

Somministrazione farmaci salvavita in orario scolastico

Protocollo organizzativo per la somministrazione dei farmaci salvavita in orario scolastico
Profili di responsabilità dirigenziali. Stato dell’Arte e ricognizione normativa

di Dario Angelo Tumminelli, Leon Zingales e Federica Maria Pagano

La somministrazione dei farmaci salvavita in orario scolastico riguarda due fondamentali diritti della persona sanciti dalla Costituzione, il diritto alla salute (art. 32) e il diritto allo studio (artt. 3, 33 e 34). È bene dare lettura del primo comma dell’art. 32: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…». In questi ultimi anni si sta assistendo ad un aumento progressivo di richieste da parte delle famiglie che chiedono interventi mirati per la somministrazione di farmaci salvavita o indispensabili durante l’orario scolastico in modo da garantire ai propri figli una regolare fruizione del diritto allo studio. La somministrazione dei farmaci salvavita in ambito scolastico è riservata esclusivamente a quelle situazioni per le quali il Medico pediatra di famiglia o il Medico di Medicina Generale o ancora  un Medico dei Servizi di Pediatria delle Aziende Sanitarie che ha in cura l’alunno/a, valuta l’assoluta necessità di assunzione del farmaco nell’arco temporale in cui l’alunno permane e frequenta la scuola (orario scolastico) e certamente riguardano tutte quelle patologie che metterebbero lo studente a serio rischio per la salute, qualora la terapia e/o farmaci non fossero somministrati. La somministrazione della terapia farmacologica può essere prevista in modo programmato, per la cura di particolari patologie croniche o, al bisogno, in presenza di patologie che possano manifestarsi con sintomatologia acuta. Certamente sono situazioni difficili e complesse da gestire, a volte emergenziali e spesso accade che gli insegnanti e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, sebbene adeguatamente preparati e formati con appositi corsi ad hoc, preferiscano comunque evitare l’assunzione di responsabilità extra, non indifferenti, spesso a causa della gravità di certe patologie e delle conseguenti situazioni da gestire e, se possono, cercano di evitare ulteriori incombenze. Il progressivo aumento di queste istanze da parte delle famiglie ha dato impulso alle Regioni a sottoscrivere dei protocolli di intesa con le Aziende Sanitarie e le Istituzioni scolastiche, per trovare un punto di incontro, stipulando convenzioni e accordi sulle modalità organizzative per affrontare queste situazioni complesse e delicate.

Per avere un’idea del trend di crescita del fenomeno si invitano i lettori alla consultazione del lavoro prodotto dall’Istituto Nazionale di Statistica in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nell’ambito dei lavori del Comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci a scuola (decreto direttoriale n.14/I del 11 settembre 2012). L’ISTAT e il MIUR hanno realizzato congiuntamente una rilevazione, nell’anno scolastico 2013-2014, sulla somministrazione dei farmaci nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali. Nell’indagine si è posto l’obiettivo di rilevare le richieste e le modalità organizzative adottate dalla scuola per la somministrazione di farmaci ad alunni affetti da patologie croniche. L’indagine, relativa all’anno scolastico 2013-2014, si è svolta tra aprile e giugno del 2014 ed ha ricevuto informazioni da parte di 19.815 scuole, pari al 78 % delle scuole oggetto di indagine. Data di pubblicazione il 16 febbraio 2015, consultabile dal link https://www.istat.it/it/archivio/149389

Il presente lavoro ha, dunque, come scopo quello di approfondire il quadro normativo delle responsabilità che investono la figura del Dirigente scolastico nella direzione responsabile e autonoma dell’istituti scolastici.

Riferimenti normativi

Punto di riferimento sull’argomento sono le Linee Guida per la definizione degli interventi finalizzati all’assistenza di studenti che necessitano di somministrazione di farmaci in orario scolastico emanate il 25 novembre 2005 dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca – MIUR e il Ministero della Salute. Il MIUR, infatti, con nota prot. n. 2312/Dip/Segr, avente oggetto “Somministrazione farmaci in orario scolastico, congiuntamente e d’intesa con Ministero della Salute, ha trasmesso un documento definito “Atto di raccomandazioni”, al fine di tutelare il diritto allo studio, la salute ed il benessere degli alunni, all’interno della struttura scolastica. Dopo 12 anni, con la successiva Circolare Ministeriale n. 321 del 10 ottobre 2017 avente come oggetto: “Somministrazione di farmaci salvavita e/o farmaci indispensabili”, il Ministero dell’Istruzione – MI, ha nuovamente ricordato, a tutta la comunità scolastica, le modalità per la somministrazione dei farmaci a scuola. Il Consiglio di Istituto gioca un ruolo importante. Qualora nel Regolamento Interno di Istituto non fosse presente un protocollo organizzativo per la somministrazione dei farmaci salvavita a scuola, sarebbe necessario prevedere il prima possibile alla modifica dello stesso e, contestualmente, adottare anche un Protocollo. Il Dirigente scolastico dovrà dare impulso alla modifica del regolamento.

Modalità

È opportuno evidenziare che la somministrazione di farmaci salvavita in orario scolastico può avvenire solo quando non sono richieste al somministratore cognizioni specialistiche di tipo sanitario né l’esercizio di discrezionalità tecnica del personale (art. 2 Linee guida). La richiesta di autorizzazione alla somministrazione di farmaci inoltrata dalla famiglia al Dirigente Scolastico ha validità per l’anno scolastico in corso e deve essere rinnovata all’inizio di ogni anno scolastico (anche per eventuale proroga). La somministrazione di farmaci deve avvenire sulla base delle autorizzazioni specifiche rilasciate dal competente servizio delle Aziende sanitarie compenti. Gli operatori scolastici possono essere individuati tra il personale docente ed il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, che abbia seguito appositi corsi di pronto soccorso ai sensi del Decreto legislativo n. 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Possono essere promossi, nell’ambito della programmazione delle attività di formazione degli Uffici Scolastici Regionali, specifici moduli formativi per il personale interno, anche in collaborazione con le Aziende sanitarie e gli Assessorati per la Salute e per i Servizi Sociali e le Associazioni di volontariato. In assenza di disponibilità tra il personale interno alla scuola è possibile concedere allo studente, se maggiorenne, l’autorizzazione alla somministrazione; se lo studente è minorenne verrà richiesta specifica autorizzazione da parte dei genitori e/o gli esercenti la responsabilità genitoriale.

  • La famiglia e/o gli esercenti la responsabilità genitoriale inoltrano una formale richiesta/istanza indirizzata al Dirigente Scolastico in cui viene riportato: il nome e cognome dell’alunno, precisano la patologia di cui soffre, comunicano il nome commerciale del farmaco e chiedono, in caso di necessità, l’autorizzazione alla somministrazione del farmaco, in orario scolastico, da parte del personale scolastico, del farmaco indicato dal medico. La famiglia, altresì, fornisce alla scuola, in confezione integra, esclusivamente i farmaci indicati dal medico, tenendo nota della scadenza, così da garantire la validità del prodotto in uso. Il farmaco sarà conservato a scuola, in luogo individuato idoneo e sicuro per la durata dell’anno scolastico. La famiglia comunica con tempestività eventuali variazioni di terapia, seguendo la medesima procedura.
  • Il dirigente scolastico, a seguito della richiesta scritta da parte della famiglia, acquisita la certificazione del medico, verifica preliminarmente la disponibilità da parte degli operatori scolastici al fine di garantire la somministrazione di farmaci, successivamente, acquisita la disponibilità, autorizza espressamente il personale scolastico individuato alla somministrazione in orario scolastico del farmaco indicato dal medico sollevando contestualmente l’Istituzione scolastica da ogni responsabilità sia per eventuali errori nella pratica di somministrazione che per le conseguenze sul minore. Il Dirigente Scolastico individua il luogo fisico idoneo e sicuro per la conservazione del farmaco, garantisce la corretta conservazione del farmaco, concede l’accesso ai locali dell’istituto durante l’orario di scuola ai genitori degli alunni, o a loro delegati, per la somministrazione dei farmaci ed individua il luogo fisico per la somministrazione della terapia da effettuare, nel rispetto della riservatezza.
  • Il medico curante, con un apposito certificato, richiede la somministrazione di farmaci a scuola solo in assoluto caso di necessità; indicando la somministrazione del farmaco, non si deve richiedere discrezionalità nella posologia, nei tempi e nelle modalità. Il certificato dovrà indicare lo stato di malattia dell’alunno con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere, la modalità e tempi di somministrazione, la posologia. Il certificato dovrà contenere la modalità di conservazione del farmaco, la fattibilità della manovra di somministrazione da parte del personale scolastico privo di competenze sanitarie ed infine indicherà le problematiche derivanti da una eventuale non corretta somministrazione del farmaco, e/o gli eventuali effetti indesiderati dello stesso, pregiudizievoli per la salute del minore.

Si richiama l’opportunità che la richiesta sia firmata da entrambi i genitori o da chi ne esercita la responsabilità genitoriale, viste le ultime pronunce giurisprudenziali in merito al diritto all’informazione dei genitori da parte dell’istituzione scolastica. Certamente il Dirigente scolastico, acquisita l’istanza, dovrà prontamente attivarsi promuovendo la politica di governance necessaria per la corretta gestione della problematica, soprattutto se, verificata l’indisponibilità di personale interno (art. 4 delle Raccomandazioni), dovrà premunirsi di personale idoneo, attraverso il ricorso a Enti terzi, pubblici o privati, stipulando accordi, convenzioni e/o collaborazioni, ad esempio, con gli Assessorati per la Salute e per i Servizi Sociali o  Associazioni di Volontariato, in primis tra tutte la Croce Rossa Italiana – C.R.I., le Unità Mobili di Strada, l’Associazione Volontari Italiani del Sangue – AVIS e la LILT.

Approfondimento Corre l’obbligo di precisare che, una volta espletata tutta la procedura ovvero, qualora il Dirigente, avendo preventivamente richiesto la disponibilità al personale interno e non avendone trovata, avendo ricercato nel territorio personale esterno specializzato da utilizzare attraverso protocolli d’intesa, accordi e/o convenzioni con gli altri soggetti Istituzioni regionali e locali, gli Enti terzi e le Associazioni di volontariato, solo qualora nessuna delle soluzioni sopra prospettate fosse possibile e praticabile,  prontamente dovrà darne immediata comunicazione alla famiglia, o a chi esercita la responsabilità genitoriale e contestualmente al Sindaco del Comune di residenza.

Conformemente al principio di leale collaborazione, sancito nella Costituzione (art. 120), secondo cui i diversi organi di governo devono cooperare fra loro nell’interesse della Repubblica, il Dirigente scolastico può attivare un protocollo d’intesa con i diversi soggetti istituzionali, insistenti nel territorio: Ambito Territoriale di riferimento, Azienda Sanitaria, e altri soggetti istituzionali.

Art. 120 comma 2 Costituzione Italiana << Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.>>

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

È in tal senso, in merito al principio di leale collaborazione, che va letta la recente pronuncia del TAR Campania Napoli, sez. IV, sentenza n. 2788 del 1 giugno 2016, secondo la quale “in definitiva spetta al dirigente scolastico prevedere modalità di conservazione del farmaco ed individuare specificamente la persona deputata alla sua somministrazione in caso di manifestazione di episodi di crisi, mentre le altre amministrazioni, ciascuna per la rispettiva competenza, hanno l’obbligo di intervenire solo quando il dirigente scolastico abbia certificato, sotto la propria responsabilità anche contabile, che all’interno dell’istituto non vi sono figure professionali adeguate allo svolgimento di tale compito”.

Anche il TAR Salerno si è espresso a riguardo, in linea con lo stesso orientamento del Tribunale Amministrativo campano, sul ricorso dei genitori di un alunno affetto da “Sindrome di Dravet”, che chiedevano l’annullamento, del provvedimento n. prot. 5142 V10 del 14 novembre 2018 a firma del Dirigente dell’Istituto scolastico. Nel provvedimento l’Istituto scolastico ravvisava la necessità di garantire al minore disabile una figura specializzata per la somministrazione dei farmaci ed evidenziava, dandone atto, che la competente AUSL non aveva ancora provveduto in tal senso. Il TAR ha condannato l’AUSL territorialmente competente alla predisposizione del necessario servizio infermieristico.

Anche la giurisprudenza del Tribunale ordinario ha lo stesso orientamento. A titolo di esempio il Tribunale di Roma I sezione lavoro, nella sentenza 28 febbraio 2002, n. 2779, ha statuito che: “il diritto all’istruzione del minore ed all’inserimento nella scuola ordinaria può essere attuato solo garantendo la presenza di personale sanitario in grado di riconoscere e di intervenire tempestivamente nell’eventualità di reazioni allergiche a carico del minore, la cui insorgenza e gravità è, come comprovato dalla documentazione sanitaria in atti, del tutto improvvisa ed imprevedibile. Deve pertanto ritenersi la sussistenza del fumus boni iuris in merito alla pretesa di parte ricorrente di ottenere, in attuazione dei precisi obblighi di prevenzione individuale e collettiva nonché di assistenza ed integrazione del portatore di handicap gravanti sulla asl, la presenza di un presidio infermieristico presso l’istituto scolastico frequentato dal minore, quantomeno durante l’orario scolastico obbligatorio”.

È bene ricordare che la Sanità rientra tra le materie di competenza regionale. Molti Uffici Scolastici Regionali – U.S.R. (Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana, Emilia Romagna) d’intesa con le rispettive Regioni hanno attivato specifici protocolli per disciplinare e regolamentare questa materia così delicata. A titolo di esempio, l’U.S.R. Lazio con la Regione Lazio ha siglato il protocollo “Percorso integrato per la somministrazione dei farmaci in ambito e orario scolastico”. In Emilia con delibera di G.P. Rimini n. 124 del 17 luglio 2013 si è dato avvio al “protocollo di intesa interistituzionale per la somministrazione dei farmaci ad alunni in contesti extra-familiari, educativi o scolastici” o ancora la Regione Toscana con delibera n. 112 del 20 febbraio 2012, recepisce l’Accordo di collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale siglato a seguito dell’Atto di Raccomandazioni del 25.11.2005.

Nella prassi comune, a scuola si possono rinvenire le seguenti tipologie di casi:

  • Alunno sano, in cui si verifica una situazione di emergenza;
  • Alunno con patologia cronica non comunicato dalla famiglia
  • Alunno con patologia cronica in cui si chiede la somministrazione ciclica o continua di farmaci salvavita;
  • Alunno con patologia cronica in cui si verifica una situazione di emergenza.

Nei casi gravi e urgenti il Dirigente scolastico dovrà fare immediatamente ricorso ai servizi di Pronto Soccorso (118) previsti dal Sistema Sanitario Nazionale – S.S.N., avvertendo contemporaneamente la famiglia (vedi art. 5 raccomandazioni).

È opportuno precisare che la somministrazione continua di farmaci salvavita in ambito scolastico per via parentale, può essere esclusivamente affidata a personale con particolari competenze sanitarie (infermieri) o ai familiari dell’alunno o ancora personale delegato dalla famiglia. Nel caso in cui la famiglia non è in grado di provvedere da sola sarà necessario stipulare accordi e convenzioni con Enti terzi e Associazioni di Volontariato: Croce Rossa Italiana, le Unità Mobili di Strada, l’AVIS e la LILT.

La prestazione del soccorso da parte degli operatori scolastici dovrà essere supportata da una specifica “formazione in situazione” riguardanti le singole patologie, nell’ambito della più generale formazione sui temi della sicurezza. Il Dirigente scolastico dovrà attivarsi per la formazione del personale individuato ai sensi del Decreto legislativo n. 9 aprile 2008, n. 81, prevedendo appositi corsi di formazione per il personale interno dichiaratosi disponibile alla somministrazione del farmaco. L’art. 15 del summenzionato “Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” prevede l’obbligo in capo al datore di lavoro, Dirigente scolastico, di “informazione e formazione adeguate per i lavoratori” mentre l’art. 37 comma 90, stabilisce che “i lavoratori incaricati(…) di primo soccorso e comunque di gestione dell’emergenza devono ricevere una adeguata e specifica formazione ed un aggiornamento periodico”.

Nel prevenire e ridurre rischi e possibili incomprensioni e soprattutto per far acquisire maggiore consapevolezza al personale della scuola sulle problematiche associate al mancato intervento e/o somministrazione di un farmaco salvavita in situazioni emergenziali, il Dirigente scolastico dovrà attivarsi per informare e formare adeguatamente il personale sui rischi di natura penale, civile e disciplinare che si possono incorrere. A tal fine è opportuno dare lettura di quattro importanti articoli, 589, 590, 591 e 593 del Codice Penale, Regio Decreto del 19 ottobre 1930, n. 1398 “Abbandono di persone minori o incapaci” tratto dal Libro secondo – Titolo XII – “Dei delitti contro la persona” – Capo I – “Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale”.

Art. 589 Codice Penale <<Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni>>   Art. 590 Codice Penale <<Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme [sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle] per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni.>>   Art. 591 Codice Penale <<Chiunque abbandonauna persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi abbandona all’estero un cittadino italiano minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro. La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte. Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato.>>   Art. 593 Codice Penale <<Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a sé stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale [c.p. 582, 583], la pena è aumentata [c.p. 64]; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata [c.p. 63]. >>

Vale la pena ricordare alcune importanti sentenze: TAR Sardegna con sentenza n. 2018 del 22 giugno 2011 ha condannato il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca – MIUR e il Dirigente scolastico, stabilendo il risarcimento economico del danno subito di un bambino disabile, in situazione di “gravità”, certificato ai sensi art. 3 comma 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 39 del 17 febbraio 1992 – Suppl. Ordinario n. 30. La sentenza riporta il caso di un bambino disabile “autistico con crisi epilettiche”, impedito nella frequenza, con evidente lesione del diritto allo studio, rimasto confinato nelle mura domestiche, durante l’anno scolastico, adducendo la motivazione che nessuno del personale interno a disposizione della scuola aveva dato disponibilità a somministrare i farmaci di cui necessitava in caso di una crisi. La sentenza richiama esplicitamente le Linee Guida e Raccomandazioni del 25 novembre. A seguire se ne riporta l’estratto.

<<Quanto all’elemento della colpa non può non sottolinearsi la inescusabilità di un comportamento negligente sia sotto il profilo temporale (considerato che la grave questione fu portata all’attenzione dell’amministrazione scolastica quantomeno dal precedente anno scolastico), sia sotto il profilo della mancata applicazione delle direttive ministeriali in materia, emanate da tempo, come si è detto. Per quanto concerne la determinazione del danno risarcibile, il Collegio ritiene di dover seguire l’orientamento che riconosce il diritto al ristoro del danno non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ., qualificabile nella fattispecie come danno esistenziale, in presenza di lesioni ai valori della persona umana garantiti o protetti dalla carta costituzionale (Corte Cass. sez. iii, 30 aprile 2009 n. 10120 e sez. i 19 maggio 2010 n. 12318), ovvero ai diritti costituzionalmente inviolabili (Corte Cass. ss.uu. 19 agosto 2009 n. 18356) … il danno è individuabile nella compressione dei diritti costituzionali alla salute e all’istruzione provocati dalla mancata frequenza scolastica del figlio dei ricorrenti, per un periodo che si può indicare in mesi sei.>>

Certamente nel caso in cui dovesse verificarsi una emergenza, come sopra richiamato, prevedibile nel caso di un alunno con malattia cronica, o in fase di una crisi acuta non prevedibile, o ancora nel caso di un l’alunno sano o comunque non certificato, l’insegnante o il collaboratore scolastico hanno l’obbligo di intervenire prontamente e fronteggiare la situazione di emergenza. Corre l’obbligo di dare letture del comma 2 dell’art. 40 del Codice Penale rubricato “Rapporto di causalità

Art. 40 Codice Penale <<1. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. 2. Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.>>

Dalla lettura si comprende bene che la Legge punisce non solo colui che cagiona un danno, ma anche chi non ha impedito il verificarsi dell’evento dannoso, “non impedire un evento equivale a cagionarlo”. Se gli insegnanti o il personale amministrativo, tecnico e ausiliario non intervengono prontamente, le conseguenze saranno certamente oltre di natura civile e disciplinare anche penale. Un rifiuto alla somministrazione esporrebbe a un pericolo di incolumità dell’alunno. Pertanto si potrebbe perfezionare il reato previsto all’art. 591 c.p. ovvero “abbondono di minore di anni quattordici o persona incapace di provvedere a sé stesso” o ancora più grave l’art. 593 c.p. “omissione di pronto soccorso”. Tale reato è punito con maggiore severità se dall’abbandono deriva la morte o una lesione grave e personale. Il rifiuto alla somministrazione del farmaco in caso di emergenza è qualificato anche come inadempimento contrattuale ai sensi dell’art. 2048 del Codice civile.

Articoli Codice Civile <<Art. 2043. (Risarcimento per fatto illecito). Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.   Art. 2047. (Danno cagionato dall’incapace). In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare l’autore del danno a un’equa indennità.   Art. 2048. (Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte). Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto. >>

Per completezza della trattazione si riporta il protocollo organizzativo presente nel sito  dell’Istituto Comprensivo “Anna Rita Sidoti” di Gioiosa Marea, diretto da Leon Zingales, uno degli autori del presente articolo, e consultabile dal link: https://www.icgioiosa.edu.it/images/Sicurezza/2019_-_2020/15_SCHEMA_PROTOCOLLO_FARMACI_somministrazione_farmaci.doc

Bibliografia

  • COSTITUZIONE ITALIANA articolo 3, 32, 33 e 34 e 120
  • CODICE CIVILE art. 2043, 2047 e 2048 Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 262
  • CODICE PENALE art. 40, 589, 590, 591 e 593 Regio Decreto del 19 ottobre 1930, n. 1398
  • DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
  • DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n. 106 “correttivo
  • LEGGE 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate
  • MIUR con nota prot. n. 2312/Dip/Segr “Somministrazione farmaci in orario scolastico
  • Circolare Ministeriale n. 321 del 10 ottobre 2017 “Somministrazione di farmaci salvavita e/o farmaci indispensabili
  • TAR CAMPANIA Napoli, sez. IV, sentenza n. 2788 del 01 giugno 2016
  • TAR SARDEGNA, sentenza n. 2018 del 22 giugno 2011
  • TRIBUNALE DI ROMA, sezione lavoro, sentenza n. 2779 del 28 febbraio 2002
  • REGIONE TOSCANA delibera n. 112 del 20 febbraio 2012
  • Rilevazione ISTAT-MIUR https://www.istat.it/it/archivio/149389

Morte di un generale

Morte di un generale

di Maurizio Tiriticco

14 FEBBRAIO 1941 —- Agli inizi del 1941 la guerra nel Nordafrica, sul fronte libico-egiziano, per le truppe italiane non andava affatto bene! Erano messe a dura prova dall’8ª armata britannica. Pertanto, all’interno della cosiddetta Operazione Sonnenblume, ovvero Girasole, al fine di supportare le truppe italiane, Hitler decise di inviare l’unità della Werhmacth denominata Afrikakorps sotto la guida del feldmaresciallo Erwin Rommel. Il 14 FEBBRAIO le prime divisioni giunsero a Tripoli. E poi… grazie all’aiuto tedesco, ci fu una grande rimonta delle truppe dell’Asse!!! Il nemico cominciò a indietreggiare!!! E per questa brillante operazione, Rommel venne soprannominato la “Volpe del Deserto”. Ma… ma… qualche anno dopo per la Volpe e per tutto l’esercito tedesco le cose cominciano a cambiare su tutti i fronti, e sempre di male in peggio!

Fu così che, nell’estate del 1944, generali ed alti funzionari politici tedeschi, ovviamente preoccupati, stante l’andamento della guerra, e convinti che ormai per la Germania non ci fosse più nulla da fare, presero una estrema decisione, convinti che tutto si sarebbe potuto risolvere “facendo fuori” il loro non più amato Führer.Ovviamente una votazione democratica in un Paese,governato da anni da una terribile dittatura, sarebbe stataassolutamente impensabile.

Fu così che, in quel clima di terrore e di vittoria sempre più incerta, venne ordita una congiura. Ed il 20 LUGLIO 1944 venne compiuto un attentato dinamitardo, e proprio nella sede dove Hitler, il Führer, esercitava le sue funzioni di grande stratega. E’ bene ricordare che un anno prima, esattamente il 25 LUGLIO 1943, era stato “fatto fuori” Benito Mussolini! Ma con metodi più civili: come è noto, fu “impacchettato” dai carabinieri dal Re Vittorio Emanuele III e fatto scomparire in un luogo segreto. Con grande esultanza degli Italiani, che della guerra che si stava perdendo non ne potevano proprio più.

Ma purtroppo l’attentato ad Hitler – la cosiddetta Operazione Valchiria – fu un fallimento ed il Führer si salvò.Era stata messa una bomba nella cartella di cuoio del colonnello Von Stauffenberg e posta sotto il tavolo vicino a Hitler. Alle 12.42 la bomba esplose. Tre ufficiali restarono feriti, ma Hitler rimase praticamente illeso. I congiurati furono arrestati e la sera stessa passati per le armi. Ma la vendetta di Hitler non conobbe limiti! Ben 200 esecuzioni e 5000 arresti!

Ma tra gli attentatori c’era il generale Rommel, amatissimo dal popolo tedesco. Che forse non avrebbe capito! E allora? Che fare? Grande idea! Rommel fu invitato… semplicemente… a suicidarsi!!! Quante belle invenzioni nei regimi dittatoriali! Ed al popolo sarebbe stato detto che era morto, punto e basta! Ed avrebbe avuto anche tutti gli onori, militari e civili! E così fu!! Due suoi colleghi, i generali Wilhelm Burgdorf ed Ernst Maisel, gli fecero questa proposta: se si fosse suicidato, sarebbe morto per “cause naturali” e sarebbe stato sepolto con tutti gli onori militari.Altrimenti avrebbe seguito il destino di molti altri congiurati: la degradazione, l’espulsione dall’esercito con disonore e, molto probabilmente, la morte per impiccagione. Inoltre la sua famiglia avrebbe subito le conseguenze del suo gesto, come stava già succedendo ai congiunti delle persone compromesse nell’attentato. Infatti era seguita un’orgia di vendette che condusse a ben 200 esecuzioni e a 5.000 arresti, purtroppo anche di persone innocenti.

Durante il colloquio con i due generali, Rommel, pentitissimo??? Mah!!!, dichiarò la propria fedeltà a Hitler e alla causa nazista, negando il proprio coinvolgimento nel complotto e sostenendo di voler continuare a servire la patria. Ma Hitler la sua decisione l’aveva già presa: morte al traditore! L’ex Volpe del Deserto, ridotto ormai ad agnello sacrificale, optò allora per un dignitoso suicidio, forse ancheper evitare le rappresaglie che sarebbero seguite nei confronti della sua famiglia e dei suoi collaboratori. Rommel illustrò la sua scelta alla moglie ed al figlio, ai quali intimò di mantenere l’assoluto segreto sulla vicenda, altrimenti anche loro avrebbero rischiato la morte. Perché con il Führer c’era poco da scherzare! Con grande dignità, come un eroe omerico, Rommel indossò la sua uniforme di comandante dell’ Afrika Korps, prese con sé il proprio bastone da maresciallo e salì a testa alta sull’automobile di Burgdorf, guidata dal sergente capo Heinrich Doose. L’auto partì e si fermò poco lontano dall’abitato. Doose si allontanò dalla vettura, lasciando Rommel assieme a Burgdorf. Cinque minuti dopo anche Burgdorf uscì dalla vettura e fece cenno ai due uomini di tornare verso la macchina. Era il 14 ottobre 1944 ed Erwin Rommel aveva posto termine alla propria vita, quasi certamente tramite assunzione di una capsula di cianuro di potassio.

R. Busata, Educazione civica e il rispetto degli animali

Renato Busata, Educazione civica e il rispetto degli animali
Didattica della tutela degli animali e del loro ambiente nelle scuole secondarie superiori

Premessa

Ad un anno circa dall’avvio della reintroduzione sperimentale nelle scuole dell’educazione civica, può essere utile trarre un bilancio, seppur parziale, sull’esperienza da me effettuata inerente al tema della tutela animale. Le nuove linee guida del Miur, relative all’inserimento dall’anno sc. 2020-21 della disciplina di Educazione civica individuano, nelle tematiche da sviluppare, la sostenibilità ambientale, oltre a Costituzione e cittadinanza digitale.

All’interno della sostenibilità ambientale vi è anche il rispetto degli animali, che è sicuramente un grande passo avanti nella educazione al rispetto e tutela degli altri esseri viventi. Comunque negli scorsi anni tale attività non era da ritenersi preclusa, anzi le competenze europee di cittadinanza, fatte proprie dal Ministro Fioroni col D.M. 139/2007, davano già questa possibilità. Inoltre Il 22-5-2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato una nuova Raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente, si ribadisce “…l’importanza della sostenibilità ambientale, promuovendo negli studenti stili di vita più sostenibili”.

Poi a livello regionale numerosi erano i protocolli di intesa sottoscritti dalle Soprintendenze scolastiche regionali con varie associazioni, in particolare la Lega Anti Vivisezione (Lav).
Tornando al nuovo inserimento curricolare di educazione civica, tutti i docenti dovrebbero essere coinvolti in questo processo educativo, indipendentemente dalla disciplina che insegnano. Anche questa è una innovazione importante. Non bisogna ritenere che ci si debba concentrare solo nella propria disciplina curricolare e demandare ad altri quello che, comunque, dovrebbe essere una priorità e cioè formare cittadini responsabili.

Si individuano quindi delle proposte di attività didattica finalizzate alla scuola secondaria di secondo grado, ma che, con i dovuti accorgimenti, possono essere utilizzate anche con alunni più giovani.
Esperienze e letteratura in merito alla tutela degli animali e dell’ambiente ce ne sono già, ma di solito sono focalizzate sugli alunni delle scuole elementari, se non addirittura ai più piccoli. Tali riferimenti verranno comunque presi in considerazione nello sviluppo della proposta didattica.

Il secondo punto delle linee guida che si vuol sviluppare non può dimenticare concetti basilari legati alla Cittadinanza e alla Costituzione e quindi il concetto di democrazia.

La situazione ecologica e climatica del pianeta sta collassando perché molti governi assecondano l’umore della popolazione meno accorta, che ritiene le risorse ambientali sfruttabili fino al loro esaurimento. Anche gli animali rientrano in questa opinione perversa e possono essere sfruttati e uccisi per le proprie esigenze e la propria avidità. Ciò accade in Brasile con la foresta amazzonica che presenta la maggiore concentrazione di biodiversità del globo, anche con l’avvallo di certe fasce di popolazione. Mi sono imbattuto di recente in un imprenditore italiano tornato dopo anni dal Brasile, quindi una persona non proprio sprovveduta, che riteneva la deforestazione una valorizzazione dell’Amazzonia. (cfr. trasmissione Rai 3 Presa diretta di R. Iacona dell’8-2-2021, Guerra all’Amazzonia). https://www.raiplay.it/video/2021/02/Presa-diretta—Guerra- allAmazzonia-3b0dbb31-6a35-4524-bb95-36a39e13c48d.html

La democrazia non significa che chi ha il 50% +1 del consenso possa fare quello che vuole, anzi significa rispetto delle minoranze e dei diritti anche di chi non vota, come gli animali.

Piero Bertolini. Proseguirne il cammino nel 90° della sua nascita

Piero Bertolini. Proseguirne il cammino nel 90° della sua nascita

di Gabriele Boselli

1. Un magistero

Ricorre quest’anno il 90° anniversario della nascita di Piero Bertolini, nato a Torino nel 1931, fin dagli anni ’60 maestro degli studi italiani di fenomenologia dell’educazione. Viene in questi giorni riedita la sua opera principale L’esistere pedagogico. Opera la cui rilettura è particolarmente importante oggi, in un tempo in cui il mondo ufficiale dell’educazione -afflitto da psicologismo e da cattiva cultura economica- pare ignorare la necessità di fondazioni filosofiche ed epistemologiche.

Formatosi soprattutto sulla lettura di  Husserl, ma con forti interessi per Kierkegaard e Whitehead, Bertolini ascoltò Banfi e Pareyson e fu allievo di Enzo Paci; si impegnò sempre in prima persona nel mondo effettuale degli eventi formativi, “nel vivente dell’educazione”. Tra i suoi numerosi volumi: il primo suo libro “Fenomenologia e pedagogia” (1958); il fondazionale “L’esistere pedagogico” (1988); “Pedagogia fenomenologica” (2001); “Ad armi pari” (2005).

Il suo lavoro più importante degli ultimi anni era consistito nel guidare una riflessione collettiva su quello che era stato il tema centrale della sua esistenza di studioso: cosa significasse pensare fenomenologicamente le tematiche della pedagogia. Ne era derivato ai primi del 2006, da Erickson, quello che sarebbe stato l’ultimo libro da lui curato: “Per un lessico di pedagogia fenomenologica”: più che una sintesi, come in genere vuol essere un lessico, un vero e proprio manifesto per il lavoro futuro di alcuni cultori di fenomenologia in area pedagogica. Nel 1988 aveva infatti raccolto un gruppo di (allor) giovani universitari -fra cui il geniale Antonio Erbetta- e di studiosi di varia condizione professionale accomunati dall’impronta fenomenologica del pensiero: fu il gruppo di ricerca fenomenologica e autoformazione Encyclopaideia, e furono tanti libri e furono convegni e dopo qualche anno nacque la rivista omonima, semestrale, ora edita a Bologna a cura dell’Alma Mater e giunta al vol.25, n.60.  

2. Cardini di un pensare fondazionale

I seguenti mi sembrano essere i cardini intorno a cui girava la meravigliosa macchina del pensare bertoliniano.

Relazione  E’ il concetto cardinale che, in aderenza al magistero di Enzo Paci, Bertolini pone a matrice di tutto il suo pensiero. S’ intende per relazione il contesto articolato in cui si attua il modo di esistere necessario di ogni esistente, l’evento originario, continuo e imprescindibile (si è sempre in qualche struttura relazionale) che fonda l’esistenza stessa di ogni soggetto: l’essere-qui-ed-ora-ad-altri, il prendere progressiva coscienza del mondo come frutto continuamente rinnovato del vissuto di una realtà forse reale che trascende il soggetto.

Soggetto La soggettualità è da intendersi non come istanza assoluta (soggettivismo) e dunque sostanzialmente chiusa ma esplicantesi nella storicità e materialità del suo avventurarsi nel mondo con l’interezza delle proprie, dinamiche istanze di libertà.
Il soggetto in educazione è chi nel suo andare e nel suo sostare è essenzialmente apertura infinita a…

Oggetto L’oggetto è conoscibile in quanto essenzialmente presente a…, entro un campo attenzionale/intenzionale di un individuo o di una comunità: è la struttura degli apparati della conoscenza a determinare l’oggetto, a porlo come esistente, atto di una fattualità indeterminata. Contrario ad ogni chiuso soggettivismo, Bertolini avversò anche l’oggettivismo, ovvero la pretesa di conoscere l’oggetto in sè e per sè, fuori dalla relazione in cui soggetto e oggetto reciprocamente si costituiscono: anche in educazione non c’è conoscenza dell’oggetto senza soggetto né di quest’ultimo senza il primo. Di qui il volume da lui curato Per una valutazione possibile, denso di critica alle docimologie oggettivistiche quanto ricco di proposte per un valutazione intersoggettiva attraverso metodologie di tipo fenomenologico ed ermeneutico.

Conoscenza  Il conoscere muove sempre da un atto originario della coscienza (intenzionale). Senza che la coscienza, in quanto co-scienza attuale non sia tesa ad altro non c’è acquisizione di conoscenza e comunque il disegno che la conoscenza del mondo assumerà nel soggetto individuale sarà inerente alla coscienza di questi, alle sue linee d’impronta. E sarà costitutiva del mondo concretamente vissuto.

Intenzionalità  E’ forma essenziale della coscienza inerente alla relazione tra il soggetto e l’universo dei suoi oggetti, rispettati nella loro irriducibilità e autonomia e anzi individuati come costitutivamente necessari all’esistenza della stessa soggettività. Ma anche gli oggetti non si darebbero senza la particolare curvatura intenzionale data dall’attività rappresentativa e costitutiva del soggetto. Se un atto non è autenticamente e consapevolmente intenzionale è preda di pulsioni irrazionali, disperdente, oppure consegna l’umanità del soggetto alla vuota mathesis della psicologia serializzante.
Nei suoi studi sui ragazzi difficili, Bertolini individuò nelle torsioni dell’intenzionalità la matrice principale del dolore che questi soffrono e fanno soffrire.

Politica  Bertolini non fece mai vita di partito ma la sua passione per la vita delle istituzioni e della politica fu sempre intensissima.
Nella sua memorabile Introduzione al convegno internazionale Educazione e politica del novembre 2002, Bertolini individuò la stretta correlazione fra queste due strutture di senso dello spirito; lo fece sempre cercando di individuare attraverso la fatica del pensare e del dire e l’impegno nella prassi “il senso stesso dell’esperienza politica come di quella educativa, in quanto autonome ma correlate esperienze costitutive dell’esistere dell’uomo  e quindi del loro valore”.

Progetto Raggiunta un’interpretazione (ma già in ogni interpretazione è presente una qualche tensione progettuale), il soggetto si protende a un futuro che vede possibile portare ad attualità attraverso una esplorazione delle possibilità, un atto di scelta, un’assunzione di rischio, uno spendersi in pro-di. Un vero progetto in pedagogia o in didattica non è un piano di lavoro particolareggiato per raggiungere un obiettivo prestabilito, inclinato dunque verso le derive della programmazione. Si nutre di –ed esprime e sviluppa- l’identità dei soggetti progettanti, pur nei limiti delle strutture in cui questi agiscono. Fa spazio all’intenzionalità.
Il pensiero di Bertolini è stato particolarmente importante per lo sviluppo dell’esperienza e della teoria di postprogrammazione.

Pedagogia come scienza  Avendo lavorato tutta la vita a una pedagogia come scienza autonoma, non ancella di nessun’altra, anche in uno dei suoi ultimi lavori (Ad armi pari, 2005) sostenne la necessità del dialogo con tutte le altre scienze, e non solo quelle denominate “dello spirito”, in un momento in cui tutte sono entro la crisi individuata già da Husserl nel suo ultimo lavoro del 1938, il celebre Crisi delle scienze europee. Crisi che loro deriva dalla chiusura nella freddezza degli apparati e dei protocolli metodologici, da una attenzione esclusiva dell’oggetto etsi subjectus non daretur, dalla loro pretesa neutralità politica, dal loro rifiuto di essere organi del possibile.
Scienza dell’educazione che Bertolini vedeva rigorosa anche se non necessariamente esatta, relazionata paritariamente a tutte le altre, autonoma (non normata secondo modelli allotri e governata invece da procedure elaborate in proprio) empirica (che fa costante riferimento all’esperienza), eidetica (che guarda oltre gli accidenti e la superficie degli eventi, verso le costanti e le essenze originarie, le cose, le idee e le persone nella loro autenticità), attenta non tanto ai fatti e ai dati ma “al modo in cui su questi l’individuo costituisce un suo vissuto personale” e pratica in quanto capace di orientare i processi educativi reali in vantaggio di ogni persona.

Valutare come atto relativistico  Il mondo nella sua verità si offre alla coscienza del soggetto; gli si offre non nella sua immediatezza ma entro secolari tradizioni di atti interpretativi, entro le lenti di interessi storicamente, geograficamente e individualmente determinati. Ogni giudizio (es. quelli della valutazione scolastica) è pertanto atto non di rispecchiamento ma d’interpretazione e ha il dovere di uno sforzo di entropatia (entrare consapevolmente nel testo o mettersi nei panni dell’altro). E’ d’obbligo nell’atto valutativo la consapevolezza della relatività delle proprie risultanze: relative al contesto culturale, alla storia del soggetto valutato e di quello valutante, ai sistemi in cui gli stessi sono inseriti (Bertolini 1999).

Io ho avuto la fortuna di godere per molti anni delle parole di Piero, di averlo compagno per le strade del conoscere; ricordo le sue relazioni, i suoi consensi e i suoi dissensi, le camminate per le città ove si andava, i convegni e i pranzi insieme, l’ultima volta che l’ho visto, l’ultima telefonata pochi giorni prima che morisse. Ammiravo il suo pensiero ma -pur sempre all’interno della inter-rogazione fenomenologica- su alcuni temi pensavo diversamente ed era sempre una bella dialettica.

Piero Bertolini ha additato un cammino, non ha detto di fermarsi ad amministrare la sua pur ricchissima eredità. Riflettere sul suo pensiero, non per fissarlo ma per portarlo oltre, mirando all’Intero con coraggio nelle assai diverse contingenze scientifiche e politiche attuali è ora, comunque, il difficile compito di tutti gli amici antichi e nuovi di Encyclopaideia e in particolare del suo attuale direttore Daniele Bruzzone.


Bibliografia essenziale di Piero Bertolini

  • Fenomenologia e pedagogia, Bologna, Malipiero, 1958
  • Per una pedagogia del ragazzo difficile, Bologna, Malipiero, 1965, riedito nel 1993 presso La Nuova Italia con la collaborazione di Letizia Caronia 
  • L’esistere pedagogico. Ragioni e limiti di una pedagogia come scienza fenomenologicamente fondata, Scandicci, La Nuova Italia, 1988
  • (a cura di P. Bertolini e M.Dallari) Pedagogia al limite, Scandicci, La Nuova Italia, 1988
  • P. Bertolini Il presente pedagogico, Torino, Thélème editore, 1999
  • (a cura di) La valutazione possibile, Scandicci, La Nuova Italia, 1999
  • Pedagogia Fenomenologica. Genesi, sviluppo, orizzonti Milano-Firenze, La Nuova Italia  2001
  • Educazione e politica, Milano, Cortina, 2003
  • Ad armi pari. La pedagogia a confronto con le altre scienze sociali, Torino, UTET, 2005
  • (a cura di) Per un lessico di pedagogia fenomenologica Trento, Erickson, ,2006

Una storia che si ripete?

Una storia che si ripete?

di Maurizio Tiriticco

Dopo l’assalto e la devastazione neofascista della sede della CGIL in Roma —- Un monito e una storia! La Confederazione Generale Italiana del Lavoro, CGIL, fu fondata nel lontano 1906. Ed è doveroso ricordare BRUNO BUOZZI, operaio metallurgico specializzato e convinto antifascista. Fu tra i più autorevoli sindacalisti italiani della prima metà del Novecento e deputato socialista dal 1919 al 1926. Poi fu costretto a trasferirsi in Francia, dove ricostituì la Confederazione Generale del Lavoro e fece attiva opera antifascista attraverso la direzione del giornale “L’Operaio Italiano” che, pubblicato in formato ridotto, venne fatto circolare clandestinamente anche in Italia.

Nel 1940, alla vigilia dell’occupazione tedesca di Parigi, Buozzi si trasferì a Tours, nella cosiddetta “Francia Libera”. Nel febbraio del 1941 tornò a Parigi. Il 1º marzo 1941 fu arrestato dai tedeschi, su richiesta delle autorità fasciste italiane, e rinchiuso nel carcere de La Santé, dove ebbe modo di ritrovare il collega e amico della CGdL Giuseppe Di Vittorio, assieme al quale fu poi trasferito in Germania e, di qui, in Italia.

Dopo il 25 luglio 1943, in seguito alla caduta del fascismo e all’arresto di Mussolini, il 30 luglio venne liberato. Riprese così la sua vita di politico e di sindacalista. Dopo l’8 settembre del 1943 e l’occupazione tedesca di Roma, fermato il 13 aprile 1944 per accertamenti, fu condotto nella famigerata prigione di via Tasso, dove i fascisti scoprirono la sua vera identità. Il Comitato di Liberazione Nazionale di Roma tentò a più riprese, ma senza successo, di organizzarne l’evasione.

Il 1º giugno 1944, quando gli americani erano ormai alle porte della Capitale, il nome di Bruno Buozzi fu incluso dalle SS in un elenco di 160 prigionieri destinati ad essere evacuati da Roma. Nella notte del 3 giugno 1944, mentre gli alleati si accingevano ad entrare da sud nella Capitale, i tedeschi in fuga da nord caricarono su due autocarri i prigionieri di Via Tasso per trasferirli a Verona. Erano in gran parte socialisti appartenenti alle Brigate Matteotti o membri del Fronte militare clandestino.

Il comandante delle Brigate Matteotti, Giuseppe Gracceva, e i passeggeri del primo camion si salvarono perché l’automezzo era guasto e non partì. Sul secondo camion fu caricato Buozzi, con altri tredici prigionieri. Al momento della partenza, essendo il camion sovraccarico, Buozzi fu invitato a scendere, ma preferì cedere il posto ad un altro prigioniero. Il camion si avviò lungo la via Cassia, ingombra di truppe naziste in ritirata, accodandosi alla lunga teoria di veicoli diretti al nord.

All’alba del 4 giugno, giunti all’altezza del km 14,200 della Cassia, presso la località “La Storta”, forse per la difficoltà di proseguire, l’automezzo si fermò e i prigionieri furono fatti scendere. Buozzi e gli altri tredici prigionieri furono portati in aperta campagna e rinchiusi in una rimessa della tenuta Grazioli per la notte; nel pomeriggio furono brutalmente sospinti in una vicina valletta e vennero tutti assassinati con un colpo di pistola alla testa. Il sindacato dei lavoratori ha una lunga e grande storia! Ma soprattutto è un presidio di liberà! Un attacco al sindacato è un attacco alla democrazia e alla nostra grande e bella Repubblica, nata dalla Resistenza antifascista!

E non è un caso che l’articolo 1 della nostra Costituzione così recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Pertanto, chi attenta al lavoro ed alle sue rappresentanze sindacali, attenta al Paese ed al suo Popolo!

I. McEwan, Bambini nel tempo

Ian McEwan, Bambini nel tempo, Einaudi

di Mario Coviello

La perdita della figlia, scomparsa in un supermercato, il disfacimento di un matrimonio, travolto da questa tragedia, un’amicizia intensa e tragica. E ancora “il sentimento del tempo” e il suo valore per ciascuno di n, la funzione della letteratura, l’educazione dei figli. Tutto questo e molto altro, con una scrittura semplice e intensa, viene raccontato in prima persona dal protagonista di questo romanzo Stephen Lewis, scrittore di un libro per ragazzi che ha avuto un grande successo in tutto il mondo.

La scomparsa della figlia Kate di quasi quattro anni in un supermercato : “Nel giro di attimi, ogni acquisto intorno a lui si era interrotto. Ceste e carrelli furono dimenticati, la gente accorreva e sussurrava il nome di Kate tanto che, in qualche modo,in un baleno, tutti seppero che lei era lì, che era stata vista per l’ultima volta alla cassa, che indossava una tutina verde e aveva in mano un asinello di pezza…”, sconvolge la vita di Stephen, scrittore per bambini di successo, felicemente sposato con Julie, violinista e insegnante. Il dolore li strazia…“ un silenzio sempre più fitto si insinuò fra loro…non c’era più spazio per la collera, né apertura di dialogo. Si muovevano entrambi come in un pantano , senza la forza necessaria a confrontarsi…Ciascuno prese la propria strada, lui con la sua ricerca affannosa della figlia, lei su quella poltrona, persa nel suo intenso, privatissimo dolore. “

Per più di un anno Stephen cerca la sua piccola mentre l’incapacità della coppia di vivere insieme il dolore della perdita porta il matrimonio e il protagonista del romanzo al disfacimento. Stephen si lascia vivere, beve, guarda la televisione dalla mattina alla sera, gradualmente si isola. E anche quando la moglie va via l’unica cosa che distrae Stephen dal suo vivere il dolore nell’alcool e nell’abulia è la partecipazione settimanale ad una commissione governativa che deve stilare un rapporto sull’educazione del bambino in Inghilterra. Distraendosi durante le riunioni, Stephen rivive la sua infanzia e adolescenza, la vita in famiglia con la madre amorevole e il padre che lavorava nell’esercito.

Torna con la memoria al primo incontro con la persona per prima ha creduto nel suo romanzo “Lemonade”….” Darke…..spiegò gentilmente, come se stesse parlando a un bambino, che la divisione tra narrativa per adulti e per ragazzi era di per sé un’invenzione letteraria. Del tutto falsa: una semplice convenzione. Non poteva essere altrimenti quando tutti i più grandi condividevano una visione infantile del mondo, una ingenuità dell’approccio..che faceva del genio adulto una cosa sola con l’infanzia..”

E’ Darke che lo ha fatto pubblicare dalla sua casa editrice ed è diventato, insieme alla moglie Thelma, il suo amico più caro. E’ lui che Stephen ha sostituito nella commissione governativa quando Darke si è dimesso, abbandonando la carriera politica per rifugiarsi in campagna, scivolando verso un adolescenza tardiva e malata che lo porta a costruire un rifugio sulla cima di un albero.

E finalmente l’ennesima dolorosa vana illusione di ritrovare la figlia in una bambina intravista nel cortile di una scuola, rimanere vivo per miracolo in un spaventoso incidente, il suicidio di Drake che non riesce più a sopportare l’essere bambino e adulto, scuotono Stephen che riprende lentamente a vivere. Comincia a studiare l’arabo, torna a giocare a tennis e impara a non bere più di un bicchiere di scotch al giorno. Fortunosamente riesce a giungere a notte inoltrata dalla moglie che lo ha richiamato a telefono dopo tanto tempo e….

Stephen e noi lettori, dopo aver letto le pagine intense di questo romanzo, abbiamo imparato che “ …. qualunque cosa sia il tempo… la versione che fornisce il buon senso…qualcosa di lineare, regolare, che procede dal passato. al presente, al futuro…è una minuscola frazione di verità. Lo sappiamo per esperienza. Un’ora può sembrarci un minuto o una settimana. Il tempo cambia.” Viverlo leggendo “ Bambini nel tempo” è un modo che vi consiglio.