Archivi tag: INVALSI

Prove INVALSI 2020

Il 5 maggio 2020 l’INVALSI informa che “in seguito al protrarsi del blocco delle lezioni in presenza fino al termine del presente anno scolastico e ai cambiamenti normativi intervenuti per l’esame di Stato 2020 a conclusione del secondo ciclo di istruzione, si conferma che limitatamente all’a.s. 2019-20 le prove INVALSI per la II secondaria di secondo grado e per l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado non si svolgeranno. Nelle prossime settimane INVALSI comunicherà alle scuole interessate le modalità in cui saranno resi disponibili agli studenti e alle scuole stesse gli esiti delle prove INVALSI 2020 svolte, anche solo per alcune discipline, nei giorni 2-3-4 marzo 2020.”


Modificata la programmazione delle prove INVALSI 2020

Il DPCM del 9 marzo 2020 ha esteso la sospensione delle attività didattiche fino al 3 aprile 2020. Necessariamente questo modifica la programmazione delle prove INVALSI 2020 comunicata in precedenza. Per questa ragione è stato cambiato lo scadenzario delle prove (III sec. di I gr.: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=static&pag=scadenzario_secigrado; II e V sec. di II gr.: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=static&pag=scadenzario_seciigrado) in attesa di adottare tutte le misure necessarie in base alle indicazioni che saranno fornite dalle autorità competenti nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane. Tale misure saranno prese di concerto con le scuole e con l’amministrazione scolastica per facilitare il più possibile la ripresa delle attività.


Sospensione Prove Invalsi 2020 per l’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado dal 5 al 15 marzo 2020


A seguito delle disposizioni governative che determinano la sospensione delle attività didattiche su tutto il territorio nazionale dal 5 al 15 marzo 2020, l’INVALSI comunica che alla ripresa sarà possibile riprogrammare – di concerto con le scuole interessate – le date di somministrazione delle prove INVALSI 2020 per tutte le scuole che ancora non le hanno sostenute. L’Istituto rinnova la propria vicinanza a tutte le comunità scolastiche, agli studenti, alle famiglie e ai territori maggiormente colpiti dalla situazione sanitaria.


  • Nota INVALSI 5 marzo 2020
    Riorganizzazione delle prove INVALSI 2020 dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado in seguito alla sospensione delle attività didattiche fino al 15 marzo 2020
  • Comunicato INVALSI 4 marzo 2020
    Sospensione Prove Invalsi 2020 per l’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado dal 5 al 15 marzo 2020
  • Lettera INVALSI 23 ottobre 2019, Prot.n. 7826
    Rilevazione degli apprendimenti degli studenti per l’anno scolastico 2019-20 (prove INVALSI 2020), in ottemperanza a quanto previsto dal D. Lgs. 62/2017, dalla legge 107/2015 e dal D.P.R. 80/2013

Iscrizioni a partire dalle ore 15.00 del 29 ottobre 2019 ed entro le ore 16.30 del 22 novembre 2019 accedendo al sito dell’INVALSI alla pagina:

https://invalsi- areaprove.cineca.it/index.php?get=accesso


Anno scolastico 2019/20
Calendario delle somministrazioni

II primaria (prova cartacea)

  • Italiano: giovedì 7 maggio 2020
  • Prova di lettura solo Classi Campione: giovedì 7 maggio 2020
  • Matematica: martedì 12 maggio 2020

V primaria (prova cartacea)

  • Inglese: mercoledì 6 maggio 2020
  • Italiano: giovedì 7 maggio 2020
  • Matematica: martedì 12 maggio 2020

III secondaria di primo grado (prova al computer – CBT)

  • Sessione ordinaria Classi Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): venerdì 3, lunedì 6, martedì 7, mercoledì 8 aprile 2020.
    La scuola sceglie tre giorni tra i quattro proposti (il sabato 4 aprile 2020 le Classi Campione non possono svolgere prove)
  • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da mercoledì 1 aprile 2020 a giovedì 30 aprile 2020
  • Sessione suppletiva Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da lunedì 11 maggio 2020 a venerdì 15 maggio 2020

II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)

  • Sessione ordinaria Classi Campione, prove di Italiano e Matematica: lunedì 11, martedì 12, mercoledì 13 maggio 2020.
    La scuola sceglie due giorni tra i tre proposti
  • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano e Matematica: da martedì 5 maggio 2020 a sabato 23 maggio 2020

V secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)

  • Sessione ordinaria Classi Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): lunedì 9, martedì 10, mercoledì 11, giovedì 12 marzo 2020.
    La scuola sceglie tre giorni tra i quattro proposti
  • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da lunedì 2 marzo 2020 a martedì 31 marzo 2020
  • Sessione suppletiva Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da lunedì 11 maggio 2020 a venerdì 15 maggio 2020

Le date delle Prove INVALSI 2020

Le Prove INVALSI 2020 si svolgeranno da marzo a maggio. L’arco temporale e le date di somministrazione variano in base al grado scolastico e alle materie.

Sono state rese note le date delle Prove INVALSI 2020 per i cinque gradi scolastici che ogni anno partecipano alle rilevazioni nazionali.

Le classi campione – cioè le classi scelte come rappresentative del sistema scolastico italiano e i cui risultati servono come riferimento – svolgono le Prove in giorni definiti a livello nazionale.

Le classi interessate dalle Prove INVALSI 2020 sono:

le classi II e V della scuola primaria (gradi 2 e 5)
le classi III della scuola secondaria di primo grado (grado 8)
le classi II e V della secondaria di secondo grado (gradi 10 e 13)
Tutti gli allievi sostengono una Prova di Italiano e una di Matematica; quelli dei gradi 5, 8 e 13 svolgono anche una Prova di Inglese, suddivisa in Reading e Listening.

La modalità di svolgimento cambia a seconda del ciclo d’istruzione: nella scuola primaria le Prove INVALSI 2020 avvengono simultaneamente nello stesso giorno per ogni materia e alla stessa ora con la tradizionale modalità carta e penna.

La scuola secondaria di primo e di secondo grado, invece, utilizza il computer – modalità CBT – e svolge le prove all’interno di un periodo di somministrazione fissato a livello nazionale. Questa finestra temporale può essere gestita autonomamente da ciascuna scuola, in funzione del numero degli allievi e del numero di computer disponibili.

Chi inizia per primo?
Per evitare la concomitanza tra la rilevazione nazionale e la preparazione all’esame di Stato, l’INVALSI ha stabilito che i primi a svolgere le Prove nazionali sono gli studenti del grado 13 e del grado 8.

Come già successo l’anno scorso, gli studenti del grado 13 svolgono le Prove INVALSI 2020 nel mese di marzo, mentre quelli del grado 8 nel mese di aprile.

Le scuole possono scegliere in autonomia le giornate per far svolgere le Prove agli allievi delle classi non campione, in una finestra temporale indicata dall’INVALSI all’interno del periodo di somministrazione, definito a livello nazionale:

il grado 13 – dal 2 al 31 marzo 2020
il grado 8 – dall’ 1 al 30 aprile 2020
Le classi campione, invece, seguono una procedura diversa con una finestra di somministrazione definita a livello nazionale, che va dal 9 al 12 marzo 2020 per il grado 13 e dal 3 all’8 aprile per il grado 8. Da notare però che le classi campione del grado 8 non svolgeranno le Prove nazionali sabato 4 aprile 2020.

Oltre alle date ordinarie, è prevista anche una sessione suppletiva – dall’11 al 15 maggio 2020 – per dare la possibilità a quegli studenti assenti per gravi e comprovati motivi di recuperare e svolgere la Prova nazionale nei mesi di marzo (grado 13) e di aprile (grado 8), in tempo utile per ricevere l’attestato ufficiale redatto dall’INVALSI con la certificazione delle competenze per Italiano, Matematica e Inglese.

E gli altri gradi scolastici?
I gradi 2, 5 e 10 svolgono le Prove nel mese di maggio.

La scuola primaria continua a partecipare alla rilevazione con Prove nella modalità carta e penna, in giornate specifiche per ogni singola disciplina.

La Prova di Inglese riguarda solo gli alunni del grado 5 e si svolge il 6 maggio 2020, mentre le Prove di Italiano e di Matematica riguardano entrambi i gradi scolastici e si svolgono rispettivamente il 7 e il 12 maggio 2020. Solo gli allievi delle classi campione del grado 2, al termine della Prova di Italiano, svolgono anche la Prova di lettura a tempo (2 minuti).

Anche per la scuola primaria sono previste delle sessioni posticipate: il 18 maggio 2020 per la Prova di Inglese del grado 5; il 13 e il 14 maggio 2020, rispettivamente, per la Prova di Italiano e di Matematica di entrambi i gradi scolastici.

L’ultimo grado scolastico a partecipare alla rilevazione nazionale è il grado 10, che svolge esclusivamente le Prove di Italiano e di Matematica in modalità CBT. Per questo grado scolastico infatti non è prevista la Prova di Inglese.

Gli studenti delle classi non campione possono svolgere le Prove dal 5 al 23 maggio 2020 mentre quelli delle classi campione dall’11 al 13 maggio 2020.

Nota INVALSI 5 marzo 2020

Riorganizzazione delle prove INVALSI 2020 dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado in seguito alla sospensione delle attività didattiche fino al 15 marzo 2020

Comunicato INVALSI 4 marzo 2020

Sospensione Prove Invalsi 2020 per l’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado dal 5 al 15 marzo 2020

PTOF, RAV e Rendicontazione sociale

Con la Nota 13 novembre 2019, AOODGOSV 22994 il MIUR richiama l’attenzione delle istituzioni scolastiche sulla fase di aggiornamento e successiva pubblicazione del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) 2019/2022 che viene protratta alla data di apertura delle iscrizioni per l’anno scolastico 2020/2021 (7 gennaio 2020).

Come previsto dalla Nota 22 maggio 2019, AOODGOSV 10701, – anche in ragione di quanto indicato dalla Nota 28 febbraio 2017, AOODGOSV 2182 e dalla Nota 16 ottobre 2018, AOODGOSV 17832

  1. dal 30 maggio al 31 dicembre 2019 viene resa disponibile la piattaforma di riferimento per la predisposizione della Rendicontazione sociale 2019 all’interno del portale del Sistema nazionale di valutazione (SNV);
  2. dal 22 maggio al 31 luglio 2019 le scuole effettueranno, nella specifica piattaforma all’interno del portale SNV, l’elaborazione del RAV 2019/22. Dopo il 31 luglio 2019 viene effettuata una pubblicazione d’ufficio del RAV per come compilato per quella data sul portale “Scuola in Chiaro”. La piattaforma resta ad ogni modo sempre aperta e da settembre viene messa a disposizione in Home page la funzione “Pubblica il RAV” per ripubblicare manualmente una versione eventualmente modificata del RAV alla luce dei nuovi dati caricati in piattaforma, che va a sovrascrivere la precedente. La funzione è disponibile per il solo Dirigente scolastico.

Il terreno accidentato su cui sopravvive l’Invalsi

Il terreno accidentato su cui sopravvive l’Invalsi

di Enrico Maranzana

Il controllo è essenziale per il governo di un sistema: consistenell’osservazione, nella misurazione e nella capitalizzazione degli scostamenti tra i risultati attesi e quelli conseguiti (feed-back).

La specificazione della finalità e la successiva scomposizione in obiettivi forniscono le direttive di sviluppo delle articolazioni procedurali, condizionandone l’evoluzione.

Nel primo capitolo di Didattica e docimologia, titolato “Le funzioni del controllo scolastico nel processo educativo”, Mario Gattullo scrive: “In funzione dell’importanza degli scopi nel processo educativo, se ne può compiere una distinzione generale, che li può classificare in finali e immediati, subordinando i secondi ai primi”.

Distinzione riproposta dalla legge 53/2003, nell’esplicitazionedell’orientamento del sistema educativo: “E’ promosso l’apprendimento in tutto l’arco della vita e sono assicurate a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea”. 

Ne discende: gli scopi educativi finali sono individuati nello sviluppo di capacità e competenze generali; le conoscenze e le abilità, che sono le componenti delle competenze specifiche, costituiscono gli strumenti operativi e sono subordinati ai primi. Competenze specifiche che riguardano le singole materie o singole applicazioni in circoscritti ambiti disciplinari. 

Le scuole non hanno fatto tesoro dell’indirizzo e non hannogenerato un vocabolario univoco e condiviso: questa l’origine della turbolenza che avviluppa l’Invalsi. Ancora più devastanti sono gli interventi del legislatore e del Miur, viziati da un’inammissibile carenza culturale.

Si forniscono alcuni esempi per giustificare l’addebito.1) La legge 53/2003 identifica la finalità della scuola ne “L’innalzare i livelli di istruzione e le competenze delle studentesse e degli studenti” e, nel comma 7, ne specifica i corrispondenti “obiettivi formativi”, elencando i descrittori dei comportamenti che gli studenti devono essere in grado di assumere al termine del ciclo scolastico. 

Se ne trascrivono alcuni per dimostrare la manifesta nebulosità concettuale: “Potenziamento delle metodologielaboratoriali e delle attività di laboratorio”; “prevenzione e contrasto della dispersione scolastica”; “valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva”; “apertura pomeridiana delle scuole e riduzione del numero di alunni e di studenti per classe o per articolazioni di gruppi di classi “ …2) Il precedente titolare del Miur, Marco Bussetti, alla festa della lega di Romagna, ha espresso le linee del cambiamento in atto: attualmente ”I nostri studenti devono avere competenze, che tradotto in pratica vuol dire saper fare, e ci stiamo completamente dimenticando delle attitudini”.

Un’asserzione da cui traspare un’inammissibile carenza terminologica. 

La competenza è un’entità composta di attitudini e conoscenza.3) I regolamenti di riordino del 2010, che forniscono repertori di competenze generali, sono stati cestinati. Nelle scuole le conoscenze e le abilità la fanno da padrone: il principio della subordinazione dei fini immediati rispetto a quelli finali è stato trasgredito.4) Il quotidiano ItaliaOggi, il 12/12/17 scrive: “I Prof. ammettono: siamo impreparati a certificare le competenze” e il Comitato scientifico nazionale chiede la “Progettazione di una o più azioni strategiche nazionali di formazione sui temi della didattica per competenze e innovazione metodologica e della valutazione degli allievi”.

Evidente appare l’indeterminatezza del traguardo formativo: l’impreparazione alla certificazione implica il mancato perseguimento della finalità istituzionale.5) Si trascrivono alcuni titoli degli scritti che gli insegnanti mettono in rete: Meno competenze, più conoscenze!; Scuola, l’America fa dietrofront: più conoscenze, meno competenze; Ok alle competenze ma prima vengono le conoscenze; La scuola si avvia alla banalizzazione delle conoscenze …

L’invalsi, in un simile contesto, appare come un corpo estraneo, elemento di disturbo per l’ordinaria quotidianità scolastica.

Quale scenario apparirebbe se la corretta amministrazione irrompesse nella scuola? Come sarebbero sfruttate le potenzialità del feed-back?

Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa è la leva, le competenze generali e le capacità il suo punto d’appoggio. 

Eccone un sottoinsieme:

Competenze generali (CFR. Regolamenti di riordino 2010):• Saper sostenere una propria tesi e saper ascoltare e valutare criticamente le argomentazioni altrui; • Acquisire l’abitudine a ragionare con rigore logico, ad identificare i problemi e a individuare possibili soluzioni; • Essere in grado di leggere e interpretare criticamente i contenuti delle diverse forme di comunicazione; • Essere in grado di utilizzare criticamente strumenti informatici e telematici nelle attività di studio e di approfondimento; • Comprendere la valenza metodologica dell’informatica nella formalizzazione e modellizzazione dei processi complessi e nell’individuazione di procedimenti risolutivi;• Riconoscere e applicare i principi dell’organizzazione, della gestione e del controllo …

Capacità (sottese alle competenze generali): • Analizzare, • Applicare,• Argomentare/giustificare, • Comunicare, • Comprendere, • Decidere/scegliere, • Generalizzare,• Interpretare, • Memorizzare, • Modellare, • Progettare, • Relativizzare, • Riconoscere,• Ristrutturare, • Sintetizzare, • Sistematizzare, • Trasferire, • Valutare …

Esaurito il momento definitorio si decidono le fasi e i tempi del controllo, cioè della rilevazione degli scostamenti obiettivi-risultati, differenziandoli temporalmente:a) La valutazione della fattibilità e della coerenza regolamentare (controllo antecedente);b) L’osservazione dell’evolversi dei processi-monitoraggio (controllo concomitante);c) La verifica dei risultati, determinazione dell’efficacia dell’attività svolta (controllo susseguente);d) L’esame della coerenza e della persistenza nel tempo della validità degli obiettivi e della struttura, riscontro al disegno complessivo dell’intervento (controllo dell’evoluzione).

Riformulando: per governare il sistema educativo è necessario agire nella fase d’ideazione e di specificazione dei risultati attesi(organi ministeriali periferici), in quelle dello svolgimento e dell’applicazione delle strategie gestionali (CFR tu 297/94 art. 7 lettera d), della misurazione e della valutazione degli scostamenti dei risultati conseguiti con gli obiettivi programmati (Invalsi) e, infine, collocando l’assetto generale nel lungo periodo per valutarne dinamica e adeguatezza (Consiglio di Circolo/Istituto).

INVALSI. L’erba cattiva….

INVALSI. L’erba cattiva….

di Gabriele Boselli

Sembrava che, dopo aver imperversato per una trentina d’anni, l’istituto nazionale della valutazione fosse prossimo a esalare l’ultimo respiro; ma, come tutte le istituzioni che si sono create una burocrazia, resiste pervicacemente oltre l’esaurirsi delle sue ragioni d’essere e pure delle dichiarazioni degli ultimi ministri (ora i test Invalsi “facoltativi” di Fioramonti)  e la malsopportazione dei docenti.

Eppure nella comunità dei ricercatori altre teorie e tipologie di valutazione si sono da tempo delinate.

L’essenziale non si vede subito, dunque non interessa

L’essenziale -scriveva A. De Saint Exupery- “è invisibile agli occhi”. Nessun test potrà mai mostrare l’attuarsi di quel che è essenziale (generativo) nell’educazione e nell’istruzione: la pura, indifferenziata capacità di conoscere. Valutare il conseguimento dell’essenziale a livello sistemico è difficilissimo ma una componente come l’INVALSI, incistata nel sistema, vive esclusivamente nel visibile e nel tassonomizzabile e ne propina, attraverso  i suoi chierici e chierichetti e pochi ma fanatizzati fedeli, un qualche simulacro: l’essenziale è il rilevabile attraverso test. E’ peraltro vero –la retorica politica lo impone- che qualcosa in materia di valutazione occorra mostrare: ma sarebbe necessario farlo disinteressatamente, scientificamente, tenendo conto della complessità del tema e dell’ipercomplessità semplificante e riduttiva dell’epoca (1), non celebrando liturgie del pensiero calcolante o amministrante.

La parte più influente sul potere della ricerca psico-pedagogica italiana mi appare bloccata da mezzo secolo sui lavori di M. Gattullo e B.Vertecchi: il secondo, ora, oggettivista pentito; il primo non ha fatto in tempo e forse –data la sua matrice bertiniana- avrebbe forse cambiato idea. Sarebbe ora di ripartire: l’istanza di scientificità potrebbe trovare ora risposte in modelli epistemologici diversi da un galileismo fuori tempo e fuori campo.

Studi importanti sono ad esempio condotti nell’ambito del Wordl Phenomenolgy Institute di Vancouver già diretto da A.T.Tymieniecka; in Italia dal gruppo di Encyclopaideia di Bologna (D.Bruzzone, M.Tarozzi), dal Centro di fenomenologia e scienze della vita di Macerata  (F.Totaro e D.Verducci), dal Centro italiano di ricerche fenomenologiche di Roma (allievi di A.Ales Bello).

Circolo perverso

Questo comporta per noi fenomenologi il dover assumere una posizione teoretica di contrasto alla macchina dei test surrettizialmente “oggettivi” di tipo INVALSI. Stimolati anche dal vedere che stanno arrivando nelle professioni e nella scuola gli studenti a suo tempo selezionati per l’accesso alle facoltà con questa pratica: bravi quando si tratta di compilare stampati o di esercitare pensiero conforme e replicante ma di rado brillanti in tutte quelle attività in cui occorre capacità critica, attenzione a tutto campo, fantasia, inventiva.

Operatori selezionati con metodologie oggettivistiche opereranno allo stesso modo perfezionando il ciclo. Vittoriosi grazie ai test, decreteranno vincitori quelli che risponderanno bene ai test. E dirigenti scolastici e ispettori “convergenti”, selezionati a partire da  test restringeranno l’orizzonte di senso della scuola allineandolo e conformandolo all’attualità. Questo in tutte le istituzioni, con effetti variamente perversi: buoni se si tratta di selezionare personale per l’Agenzia delle entrate, pessimi per il personale impegnato nell’educazione.

Le ricerche accennate, come tutte quelle di area IEA, sono peraltro da prendere in considerazione in quanto indicative dei loro presumibili effetti nel condizionamento dell’opinione pubblica; occorre pure  esservi attenti in quanto sono spesso ricche anche di dati utili a valutare quella parte delle attività scolastiche in cui viene posto in atto il pensiero convergente e replicante, un tipo di pensiero tra qualche fuori mercato perché meglio operativo con l’intelligenza artificiale.

Si rileva quel che si vuol rilevare, il resto non conta

Dal mio punto di vista – come vado predicando da trent’anni (Per una valutazione ermeneutica, Infanzia 1989)- se la valutazione degli alunni, del personale scolastico e delle scuole non ha adeguata struttura epistemologica, se la committenza non è interessata alla verità ma alla produzione di materiale per argomentazioni persuasive, la valutazione diviene uno strumento di pura gestione del potere: se sei una scuola, ti valuto  per l’efficacia della rappresentazione che –a suon di test e di slides- sai rendere credibile nel pubblico; se sei un insegnante o un dirigente  ti valuto non per quel che sai e sai fare ma per la buona opinione che deriva dalla tua presenza e per l’obbedienza che mi presti. Se persegui valori diversi da quelli che mi sono utili non considero i dati che li riguardano.

Il tentativo ha anche rilevanza politica: se non vi è un modello di valutazione scientificamente rifondato (oltre che generalmente rispettato, se non condiviso, dalla comunità degli studiosi e dei docenti) valutare diviene un’arma contro la libertà d’insegnamento e la libertà di pensiero.  Una retorica di sostegno, dunque e le valutazioni saranno non atti scientifici ma pratiche di affermazione del Potere: riuscire a far svolgere ad altri compiti insensati è del resto segno di puro potere.

Il tentativo può essere allora quello di elaborare scenari ed elementi progettuali per una teoria della valutazione che consenta di produrre non eventi politici (ricerche da cui trarre plausibilmente documenti da portare sui media a suffragio di interessi) ma atti veritativi.

Il potenziale “pericoloso” della ricerca fenomenologica

La valutazione delle scuole e di chi vi lavora su matrice sistemica e globalizzata uniforma a una razionalità “post-imperiale” la preziosa pluralità delle culture tradizionali e -non vi fosse la resistenza degli insegnanti- potrebbe indebolire gravemente le capacità di pensiero critico.

Come ogni teoria critica, la fenomenologia si libera il più possibile dalle preesistenti pratiche configurative di masse di dati; non per respingere questi ultimi o rinunciare a cercarne altri ma per scomporli, decostruirne le strutture, ricomporli alla luce di principi diversi e intersoggettivamente accreditati di analisi e di riconfigurazione. Non mira a verità presentabili come ipostatiche, incontrovertibili (quelle introdotte da proposizioni come “questo è il dato”o “bisogna prender atto che” etc.), ma a manifestare nel caso nostro rappresentazioni della realtà delle scuole, plausibili narrazioni di valore del suo manifestarsi alla comunità dei ricercatori, degli insegnanti, degli studenti, dei genitori, del pubblico. Che detiene un “diritto al confronto con la realtà” quotidianamente negato da quel sistema informativo globale di cui l’Invalsi è emanazione.

Si potrà allora indagare sui limiti dell’oggettività, sul come fare emergere il valore delle produzioni dei soggetti e delle relazioni intersoggettuali, sulle possibilità di un valutare ordinato su costellazioni assiologiche e non su valute (standards riconosciuti di allineamento).

Serialità dei processi, prevedibilità  dei risultati

In ogni campo, i risultati di una ricerca sono spesso (a volte in gran parte) il prodotto dei presupposti metodologici e dei modelli quanti/qualitativi espliciti e impliciti. Le impostazioni della ricerca determinano gli esiti. Quel che in una piccola ricerca è una frequente eventualità, in una ricerca che richieda grossi finanziamenti e apparati stabili (es. PISA, INVALSI) con le loro clerocrazie occorre che i risultati siano, se non utili, almeno compatibili con il sistema. E gli interessi deontologicamente mal controllati uccidono la verità del valore (autenticità e autorevolezza dell’attribuzione del valore), se mai questa esista.

Nel caso nostro si tratta di porsi in opera con il particolare profilo che questa ricerca può assumere essendo fenomenologia in atto, atto (non fatto, ovvero evento determinato da strutture precostituite) di una scienza speciale e non specialistica, per storia, campo, concetto di metodo. Nella scuola questo significa anche far assumere ai valutati un ruolo attivo nel disegno dei  processi e nei metodi di valutazione. Secondo una valutazione fenomenologicamente impostata non ci sono oggetti, solo soggetti. E l’intersoggettività esclude approcci oggettivistici come di soggettivismo chiuso.

Innovare le regole è rinnovare la valutazione e i suoi esiti

Per ciò nella prospettiva fenomenologica delineata si pensa e da subito si opera anche secondo regole innovative. La valutazione potrà essere atto di una scienza

-non mortificante, non amministrativa del dato secondo regole globali consolidate e standardizzate in cui l’omaggiato oggetto di fatto scompare; sarà una ricerca pensante il vivente, l’esistente concreto; 

-avrà come meta la valutazione dell’esperienza (di ciò per cui si è passati attraverso, non la massa di conferma dei giudizi/pregiudizi );

-non tenderà ad affermare che quel che si vede è ed è assolutamente reale e tutto finisce nel constatare;

-sarà una valutazione narrativa, consapevole delle propria storicità, concreta;

-si sforzerà di essere pratica, “utile” non solo alla committenza ma anche agli attori del servizio scolastico, in particolare agli alunni;

– non avrà come suo scopo principale lo stilar classifiche, l’archiviare e il giudizioso amministrare eventi, ma conoscere una regione del mondo della vita sociale e aiutare chi vi si avventura.

La curvatura fenomenologica

La docimologia Invalsi, centrata sulle esigenze della committenza, tende a classificare, cioè a ordinare/archiviare secondo criteri che rispondono direttamente o indirettamente alle esigenze del gruppo di ricerca nel suo rapporto con la committenza. E’ strumento partigiano. Il termine intenzionale è mero oggetto, non ha gravità, non influisce sulle forme della ricerca e questa procede linearmente, indifferente a ciò di cui tratta. Linearità di riduzione delle irregolarità del mondo alla retta che intercorre fra l’interesse del committente e l’immagine a priori che gli serve, attraversando campi di valutazione avvertiti come estranei.

Invece, la protensione verso l’oggetto costitutiva del procedere fenomenologico non è allineante e troverà attuazione nella particolarità della curvatura fenomenologica(flessione/torsione dell’immagine inerente sia alla sua base “reale” che all’ampiezza e alla velocità dei suoi mutamenti/spostamenti entro il campo totale), indotta dal campo e dal termine dell’argomento.  Fare fenomenologia è anche qui condurre una indagine sulle strutture mobili produttive delle manifestazioni del reale che ci interpellano, non lasciandoci indifferenti come se osservassimo strutture geologiche.  La scienza prende sempre parte alle dinamiche mondane, deve solo avere l’onestà di non dissimularlo.

La pedagogia come scienza filosofica (nel caso nostro fenomenologica) è peraltro protesa all’impensato, all’imprevisto, allo scomodo, a quanto l’establishment economico e politico glocal, con le sue soffocanti reti di interesse- talvolta non è più in grado nemmeno di immaginare. La retorica del potere veicolata dalla ricerca docimologica ufficiale è lineare solo in riferimento a se stessa ma essenzialmente non ha rispetto di ciò che osserva; di fatto spesso copre, curva e altera.

La ricerca fenomenologica mette in crisi l’immagine propagandistica, la incrina come struttura rappresentativa dell’ esistente e con ciò apre al futuro, scopre e innova. Accetta e a sua volta induce a curvature (non torsionali), in modo autentico e trasparente. Atto puro, libero, atto di una scienza consapevolmente ed esplicitamente anche politica, può accogliere il novum, sostenerlo con la sua potenza euristica e trasformatrice proprio perché onestamente interessata (da inter-esse).

E allora, basta INVALSI, basta davvero!

G. Boselli  Per una valutazione delle scuole e di chi vi lavora, n. 30, annata 2011 di Encyclopaideia, Bononia University Press, Bologna

  1. La globalizzazione dell’economia forza l’ipercomplessità, indebolisce le tradizioni culturali e pedagogiche ed esige in ogni luogo del mondo una uniformità, informaticamente amministrabile, di processi valutativi che costituiscano il vero “programma ineludibile” delle strutture scolastiche. Vengono inibite le teleologie su base filosofica e le prassi valutative intese come tradizioni di atti ermeneutici si perdono nell’embricazione asimmetrica con modelli resi forti (per il potere che li impone) di teaching for testing (da G.Israel).

Giù le mani dall’INVALSI!!!

Giù le mani dall’INVALSI!!!

di Ariella Bertossi

Ci risiamo! Ancora una volta, dopo ogni tornata elettorale, ritorna il mantra del nuovo ministro di turno: la scuola deve cambiare! Di fronte ai soliti proclami, spesso c’è la sensazione che i cambiamenti di fondo proposti non siano sostanziali, ma che si punti a lasciare il proprio imprimatur su una riforma che poi rimarrà magari solo oggetto di studio nei concorsi da dirigenti. Dopo solo un anno, stavolta si annuncia la prossima modifica dell’esame di stato del 2 ciclo (anche se non sono stati emanati ancora decreti a proposito), si promettono i soliti aumenti di stipendio ai docenti, ma ahimè partono anche riflessioni che lasciano quanto meno perplessi chi di scuola si occupa. 

Uno dei temi caldi stavolta è quello relativo alle prove Invalsi, dette anche prove nazionali: il min. Fioramonti ha affermato che, pur riconoscendone l’importanza e la validità, queste prove dovrebbero essere facoltative, non si dovrebbe infatti studiare per i test, ma per fini più profondi. Rincara la dose anche Susanna Tamaro che confessa di essersi misurata con le prove e di ritenerle umilianti, chissà poi perché dato che sono slegate ormai da qualunque valutazione disciplinare.  Pur riconoscendo che certamente tutti i test possono avere dei limiti, vorrei richiamare le motivazioni sul perché le prove Invalsi siano state introdotte e sulla loro utilità.

Mi permetto dunque di presentare delle riflessioni per spiegare come esse siano estremamente importanti se svolte dalla totalità delle scuole italiane, obbiettivo raggiungibile solamente rendendole prescrittive e per farlo è necessario sintetizzare alcuni punti importanti delle ultime vicende della scuola italiana.

Fino al 1999 le istituzioni scolastiche avevano una dipendenza diretta dall’Amministrazione scolastica (Provveditorato agli studi, Ministero dell’istruzione).  Si parlava di Programmi ministeriali, esistevano i presidi e i direttori didattici, ultime ramificazioni di un sistema centralizzato che emanava circolari prescrittive applicate in tutte le scuole d’Italia. A seguito delle numerose riflessioni sul decentramento amministrativo, però, si fece avanti l’idea che anche la scuola dovesse godere di una certa autonomia operativa. Non era infatti più concepibile pensare che un organismo centralizzato potesse gestire e governare il sistema di ogni singola istituzione scolastica, poiché ogni realtà educativa è diversa, risente dell’influenza del proprio territorio e può essere compresa e governata solamente da chi quella realtà la conosce profondamente e ne può proporre i margini operativi di miglioramento.

Fu dunque a seguito della riforma Bassanini del 1997 (Legge 59 del 15 marzo 1997) e dall’entrata in vigore del successivo regolamento (D.P.R. n. 275/1999) quindi a partire dal 2000 che alle istituzioni scolastiche è stata riconosciuta personalità giuridica (cioè potere proprio di azione) e autonomia. A capo di ciascuna istituzione scolastica è stato posto un dirigente scolastico (ex direttore didattico, ex preside) che si avvale della collaborazione di un Direttore dei servizi generali e amministrativi (ex segretario) con diversi impiegati addetti a compiti di segreteria. Dalla istituzione scolastica dipende un numero variabile di scuole distribuite sul territorio; tutti gli insegnanti e gli alunni delle scuole che fanno capo all’istituzione scolastica dipendono dal dirigente scolastico, che è il legale rappresentante dell’istituzione scolastica.

Il DPR 275/1999 ha definito chiaramente le forme e i contenuti dell’autonomia di cui godono le istituzioni scolastiche:

  • autonomia didattica (le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni)
  • autonomia organizzativa (le istituzioni scolastiche adottano modalità organizzative che siano espressione di libertà progettuale e siano coerenti con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio)
  • autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo (le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali)
  • funzioni amministrative di gestione (le istituzioni scolastiche provvedono all’amministrazione, alla gestione del bilancio e dei beni e alle modalità di definizione e di stipula dei contratti di prestazione d’opera secondo le regole di contabilità dello Stato).

Avere autonomia amministrativa ed operativa ha messo le scuole in condizione di assolvere il proprio mandato istituzionale (l’istruzione) esplicando la propria azione tramite il Piano Triennale dell’Offerta Formativa. Non essendoci infatti più i Programmi Ministeriali, rigidi e prescrittivi, ma solamente Linee Guida le singole scuole hanno messo in atto le proprie progettualità e le proprie azioni strategiche al fine di garantire quel successo formativo che tutti gli studenti dovrebbero raggiungere. Al MIUR pertanto rimane in carica la gestione delle assunzioni del personale, dei contratti Nazionali di lavoro, ma anche il monitoraggio del corretto operare delle scuole divenute autonome. Come fare però? Come controllare che anche nella più piccola scuola del più piccolo paese agli studenti venga garantito lo stesso livello di arrivo delle altre? Non essendoci più il vincolo dei programmi centralizzati da rispettare, il sistema poteva implodere e pertanto era necessario organizzare un sistema di valutazione che potesse avere il polso della situazione e controllare che quanto veniva insegnato nelle scuole avesse una base minima comune, affinché nessuno rimanesse indietro.

Insieme all’autonomia scolastica, dalle ceneri del CEDE (Centro europeo per l’Educazione) nasce pertanto anche l’INVALSI, Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione, con una nuova focalizzazione sull’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione. Nel 2004 l’Istituto viene riordinato dal ministro Letizia Moratti e ridenominato Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo dell’istruzione e della formazione, con il compito di effettuare prove periodiche e sistematiche degli esiti di apprendimento.

A partire dall’anno scolastico 2005/06 l’Invalsi predispone le prime prove nazionali da somministrare in tutte le scuole. Il compito fondamentale dell’INVALSI è preparare, pre-testare su un campione e somministrare le prove, elaborarne i risultati e restituirli alle scuole e al Paese. Dopo ogni rilevazione annuale, l’Istituto pubblica un Rapporto che illustra i risultati destinato a scuole, decisori politici, famiglie e media, oltre a un Rapporto tecnico destinato agli studiosi del settore.

La sua attività di ricerca è legata al costante miglioramento delle Prove nazionali e dell’elaborazione dei risultati, ma anche all’approfondimento di particolari aspetti del funzionamento del sistema scolastico nazionale, sia nell’ambito dei propri compiti istituzionali, ad esempio per lo studio delle cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica o della valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole, sia nell’ambito di progetti di ricerca di propria iniziativa o condotti su mandato di altri enti.

Con il passare degli anni, il sistema ha migliorato nel tempo sia le modalità di somministrazione (ora quasi tutte computer based), sia la restituzione dei risultati: la banca dati consente di seguire gli studenti nel tempo, collocare le scuole in fasce comparabili con scuole simili, valutare quanto è forte l’impatto della scuola sull’apprendimento degli studenti. I dati restituiti possono essere dunque un grande supporto per le scuole che intendono interrogarsi, porsi degli obiettivi di miglioramento e riflettere su dei dati, che possono non essere assoluti, ma che certamente vanno presi in considerazione. L’INVALSI spiega alle scuole in che posizione si trovino rispetto alle altre in Italia in modo da poter avere un metro di confronto: questo aiuta ad evitare l’autoreferenzialità nella propria valutazione. 

Per poter produrre un miglioramento, è opportuno che i sistemi possano essere valutati dall’esterno e per farlo è necessario avere dei dati su cui porre l’evidenza del proprio operare, ma per la scuola tutto ciò è molto difficile, avendo a che fare con variabilità estremamente diverse. 

Se però possiamo considerare la statistica una scienza “affidabile” e che sia possibile comparare generalmente delle scuole con background simili, il somministrare delle prove centralizzate a tutti gli utenti può essere senza dubbio un valido mezzo di lavoro. A questo punto credo sia chiaro perché ritengo necessario che queste prove continuino ad essere svolte da tutti gli studenti: più il campione è ampio e diversificato, più aumenta la precisione dei dati e la comparazione efficace. 

Con la modifica delle pratiche educative, le prove si sono evolute passando dalle più semplici conoscenze alle proposte per competenze. Ora viene chiesto agli alunni di misurarsi per verificare se sono in grado di applicare le proprie conoscenze in altri contesti, se hanno in pratica interiorizzato quanto appreso. Poiché il fine delle prove è quello di misurare le differenze, l’asticella deve essere posta più in alto di quanto sarebbe il limite minimo per ogni classe di somministrazione; in genere sono prove che non tutti riescono a svolgere correttamente, altrimenti risulterebbe molto difficile verificare i punti di caduta e le eccellenze. Una classe che raggiunga i massimi punteggi in modo generalizzato può “sballare” il sistema, suscitando il sospetto del cosiddetto “cheating”. Il sistema infatti è tarato in modo da prevedere che solo alcuni nella stessa classe possano raggiungere i punteggi massimi e la misurazione degli altri punteggi ottenuti costituisce la grande banca dati che da’ il punto della situazione delle singole scuole.

Qualora le prove divenissero facoltative suppongo che le situazioni possibili potrebbero essere diverse, ma in generale credo che continuerebbero a svolgerle le scuole che normalmente ottengono i punteggi più alti: il dato ottenuto infatti potrebbe essere utile nelle presentazioni in sede di iscrizione e indice di qualità per la rendicontazione sociale. Così facendo però il sistema si perderebbe le scuole in difficoltà, o quelle nelle quali il corpo docente si trova contrario in questo tipo di valutazione, in generale lo Stato italiano non avrebbe più strumento da offrire alle scuole per il proprio miglioramento ed uscire dalla propria dimensione. Inoltre misurare le differenze soltanto tra scuole virtuose, porterebbe l’asticella ad alzarsi sempre più e se questo sistema può indurre ad interrogarsi e trovare migliori strategie di insegnamento, porterebbe queste scuole a tendere sempre più al miglioramento, lasciando le altre al loro destino.

Ritengo pertanto importante che i “test” continuino ad essere somministrate in modo sistematico, con la massima serietà, poiché la lettura dei dati diventa sempre più precisa ed ora anche in grado di certificare delle competenze parallelamente a quelle che certifica la scuola e spesso non in sintonia tra di loro.

Certamente queste prove costringono a pensare, a lavorare e a mettersi in discussione, sono oggetto di rivalsa dei sindacati, che sfuggono da sempre qualunque strumento che valuti il sistema e di conseguenza anche i docenti. Modificare il sistema nazionale di valutazione certamente alleggerisce le scuole sia dal punto di vista organizzativo, che lavorativo: l’impegno può essere notevole, soprattutto in periodi in genere già densi di attività e di iniziative. Ritengo però che sia una grande opportunità per gli studenti, che andrebbero informati dell’utilità di quanto viene chiesto loro e non sobillati al boicottaggio. Purtroppo però molto spesso ci si ferma all’incombenza contingente, senza sollevare lo sguardo verso finalità più grandi. 

Auspico pertanto che il ministro riveda le sue posizioni, comprendendo che la generalizzazione della somministrazione rientra nella democraticità di un sistema che punta al miglioramento. Se invece si intenderà favorire un corpo docente che tutto sommato ormai verso le prove nazionali non esprime più il dissenso dei primi periodi, mi auguro si saprà elaborare altri metodi per garantire il miglioramento del servizio scolastico. 

Rapporto Prove INVALSI 2019


Presentato il 10 luglio 2019 il Rapporto Nazionale INVALSI 2019 presso l’Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

Le prove INVALSI 2019
Presentazione del Rapporto Nazionale

10 luglio 2019

Camera dei deputati ‐ Aula dei Gruppi Parlamentari Via di Campo Marzio, 78 – Roma

  • Registrazione dei partecipanti
  • Saluti istituzionali
    – Marco Bussetti – Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Apertura lavori
    – Carmela Palumbo – Capo Dipartimento per il Sistema educativo di Istruzione e Formazione MIUR
  • Le rilevazioni INVALSI 2019
    Anna Maria Ajello ‐ Presidente INVALSI
  • I risultati delle prove INVALSI 2019
    Roberto Ricci ‐ Responsabile Area
  • Prove INVALSI Misurare gli apprendimenti: gli scenari futuri (in inglese)
    Andreas Schleicher – Direttore Education & Skills ‐ OCSE
  • Interventi dei partecipanti
  • Modera: Paolo Mazzoli ‐ Direttore Generale INVALSI
  • Conclusione lavori
    Anna Maria Ajello – Presidente INVALSI

Nota 22 maggio 2019, AOODGOSV 10701

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti scolastici/Coordinatori didattici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado
LORO SEDI
e p.c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Al Capo Ufficio stampa
LORO SEDI

Oggetto: Rendicontazione sociale 2019 e apertura del Rapporto di autovalutazione per il triennio 2019/2022.

Prove Invalsi A.S. 2018/2019


INVALSI – Rilevazioni Nazionali a.s. 2018 – 2019

I gradi coinvolti nelle Rilevazioni Nazionali sono:

  • II primaria (prova cartacea):
    Italiano: 6 maggio 2019
    Prova di lettura solo per le classi campione: 6 maggio 2019
    Matematica: 7 maggio 2019
  • V primaria (prova cartacea):
    Inglese: 3 maggio 2019
    Italiano: 6 maggio 2019
    Matematica: 7 maggio 2019
  • III secondaria di primo grado (prova al computer – CBT): Italiano, Matematica e Inglese:
    classi NON campione: dall’1 aprile 2019 al 18 aprile 2019
    classi campione: dal 9 aprile 2019 al 12 aprile 2019
  • II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT): Italiano, Matematica
    classi NON campione: dal 6 maggio 2019 al 18 maggio 2019
    classi campione: dal 7 maggio 2019 al 10 maggio 2019
  • V secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT): Italiano, Matematica e Inglese
    classi NON campione: dal 4 marzo 2019 al 30 marzo 2019
    classi campione: dal 12 marzo 2019 al 15 marzo 2019

(Giovedì, 30 agosto 2018) Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è disponibile l’Ordinanza firmata dal Ministro Marco Bussetti con il calendario rettificato e definitivo delle Prove nazionali Invalsi per la secondaria di I e II grado.

Queste le date:

  • Prove nazionali per gli alunni delle classi III della secondaria di I grado: dall’1 al 18 aprile 2019
  • Prove nazionali per gli alunni delle classi V della secondaria di II grado: dal 4 al 30 marzo 2019

L’Ordinanza recepisce la comunicazione che l’INVALSI ha inviato al MIUR con il calendario definitivo che rettifica quello precedentemente comunicato al Ministero.

Prove INVALSI 2018-2019

Le iscrizioni alle prove INVALSI 2019, previste dal D. Lgs. 62/2017, sono aperte dalle ore 15.00 di martedì 9 ottobre 2018 alle ore 16.30 di mercoledì 31 ottobre 2018 (termine prorogato all’8 novembre).