Passare dalla conoscenza al miglioramento del sistema

da Il Sole 24 Ore

Passare dalla conoscenza al miglioramento del sistema

di Giorgio Allulli

Quattro sono le importanti novità della somministrazione dei test Invalsi nel 2018:

la somministrazione delle prove via computer (in terza media ed in seconda superiore);
l’introduzione della prova di inglese (capacità di lettura e di ascolto) per la quinta elementare e la terza media;
la separazione della prova Invalsi dall’esame di licenza media;
la restituzione in forma descrittiva degli esiti delle prove.

Si tratta di innovazioni molto impegnative, che hanno messo a dura prova le capacità progettuali ed organizzative dell’Invalsi e delle scuole. In particolare molti ritenevano, conoscendo le dotazioni informatiche ancora precarie di molte scuole italiane, specialmente delle scuole medie, un azzardo la decisione di somministrare on line le prove di apprendimento, ma oggi si può ritenere, ascoltando la relazione finale dell’Invalsi, che la scommessa sia stata vinta. Non sono mancati problemi e difficoltà che hanno messo a dura prova la capacità di adattamento delle scuole (e grande merito va ascritto anche ad insegnanti e Presidi per aver saputo affrontare situazioni non semplici), ma complessivamente il primo anno di somministrazione informatica delle prove si è concluso positivamente delineando numerosi vantaggi:

• viene eliminato il cartaceo delle prove stampate (tonnellate di carta risparmiate);
• viene semplificata la distribuzione e la correzione delle prove;
• viene reso molto più difficile il cosiddetto “cheating”, ovvero la copiatura delle risposte da un alunno all’altro e “l’aiutino” fornito dai docenti ai loro alunni.

Se le novità organizzative del 2018 presentano aspetti positivi, luci ed ombre emergono dai risultati dei test. Complessivamente soddisfacenti appaiono i risultati per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese, mentre rimangono confermati, anzi in qualche caso si allargano, gli squilibri nei risultati conseguiti nelle diverse regioni italiane e dagli alunni di diversa appartenenza socio-economica e culturale. Questi squilibri sono limitati nella scuola elementare e si aggravano nella scuola media e secondaria: in alcune regioni del Sud i risultati del 75% degli alunni sono sotto la media nazionale; inoltre, sempre nell’Italia meridionale, l’influenza della condizione socio-economica e culturale familiare condiziona pesantemente i livelli di apprendimento degli alunni.

Si tratta di fenomeni non nuovi e abbondantemente conosciuti dagli esperti, ma questo aggrava ancora di più questa situazione, perché significa che dopo tanti anni ancora non si è capaci di intervenire efficacemente sui mali principali della scuola italiana, mali che bloccano pesantemente anche i processi di mobilità sociale. Nonostante l’apparente uniformità organizzativa e programmatica, in Italia non abbiamo un sistema scolastico ma tanti sistemi, uno dei quali, quello delle Regioni del Nord-est, è in grado di competere con i migliori sistemi scolastici del mondo, mentre la scuola di alcune Regioni del Sud ottiene risultati che non sono all’altezza dei Paesi industrializzati.

D fronte al ripetersi di situazioni così preoccupanti ed ampiamente conosciute occorre allora riflettere sull’efficacia di quanto fatto finora per affrontare questi problemi; va benissimo, anzi è necessaria la conoscenza del fenomeno, ma occorre urgentemente passare dalla conoscenza alla definizione ed all’introduzione di strategie di miglioramento sia a livello di sistema, nazionale e locale, che di singola scuola.

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