Disturbi dell’apprendimento, giovani adulti verso il lavoro

Redattore Sociale del 08-11-2018

Disturbi dell’apprendimento, giovani adulti verso il lavoro

Parte Dyslexia@work, un progetto di FID e AID per sostenere il loro inserimento professionale. Trentin: “Ogni anno in 12 mila si affacciano nel mondo del lavoro, non potevano ignorare questo contesto”.

BOLOGNA. Parte sabato 10 novembre il primo progetto di accompagnamento al lavoro per giovani fra i 16 e i 30 anni con disturbi specifici dell’apprendimento promosso da Associazione italiana dislessia e Fondazione italiana dislessia. E’ una “ricerca-azione”, si chiama Dyslexia@work e, come dice il nome, trae ispirazione dal mondo anglosassone, dove la normativa è più evoluta e va oltre il periodo scolastico, quello oggi tutelato in Italia dalla legge 170 del 2010.
“I disturbi persistono in età adulta, col nostro progetto vogliamo dare un sostegno concreto ai giovani che si candidano per un lavoro”, spiega Susanna Marchisi, vicepresidente di FID. E’ prevista una prima fase di incontri informativi, per gruppi di massimo 30 persone, nelle sedi AID, l’associazione che conta 18 mila iscritti e un centinaio di centri in tutto il paese. Il primo incontro sarà il 10 novembre a Reggio Emilia, seguiranno Catania il 14, Cosenza il 21, Verona il 29 novembre e Chieti il 24 gennaio; i destinatari sono giovani con DSA iscritti AID che cercano lavoro, frequentano l’ultimo anno delle superiori o dell’università, o giovani lavoratori con DSA che vogliono cambiare lavoro, ma anche aziende interessate alla certificazione Dyslexia Friendly. Nella seconda fase si terrà un corso di orientamento di 5 ore per 2 gruppi di 8 ragazzi con DSA, a cui saranno forniti strumenti per affrontare al meglio i colloqui di selezione lavorativa. Infine si accederà a un colloquio di career counseling, tenuto da una psicologa di AID e dalla stessa Marchisi, già esperta nella selezione di giovani talenti nel suo precedente incarico lavorativo nell’azienda informatica IBM.
“Come a scuola si fa un piano didattico personalizzato ritagliato sulle difficoltà e sui punti di forza del ragazzo con DSA, così accadrà nel nostro progetto per giovani adulti,
in particolare nella fase del counseling”, precisa Antonella Trentin, vicepresidente di AID. “Abbiamo 700 giovani adulti iscritti – aggiunge Trentin -, si calcola che ogni anno 12 mila ragazzi con DSA si affaccino al mondo del lavoro, è un contesto che non potevamo ignorare”. La sperimentazione mira a capire se questo tipo di counseling possa avere per loro effetti positivi nella ricerca del lavoro e nella crescita
professionale. Parallelamente AID sosterrà un progetto di legge che integri la legge 170/2010, “con l’obiettivo, per esempio di introdurre strumenti compensativi per i
candidati con DSA agli esami degli ordini professionali e ai concorsi pubblici”, spiega Trentin e aggiunge: “Ci stiamo affacciando anche nelle università, dove sono state presentate 6 mila certificazioni di DSA, e a brevissimo lanceremo una piattaforma informativa destinata a questo mondo”.
Dislessia@work arriva dopo l’esperienza di DSA Progress for Work, attraverso cui da tre anni AID e FID esplorano il mondo del lavoro dal lato delle aziende. “Molte ci hanno seguito, Axia, Micron, IBM, ora stiamo ultimando la certificazione di Intesa San Paolo – racconta Marchisi – e alla fine del percorso hanno ottenuto la possibilità di avvalersi del logo Dyslekia Fiendly Com”. La certificazione prova che l’impresa si è dotata di strumenti adatti a individuare e valorizzare i potenziali talenti in modo trasparente rispetto alle difficoltà che i DSA comportano, sia nella fase della selezione che durante l’inserimento professionale, in modo da non scartare i candidati con DSA
perché non se ne colgono i punti di forza e da farne emergere le potenzialità. L’idea di fondo è mettere le aziende in grado di non sprecare i talenti delle persone con DSA: “intuizione, creatività, capacità di innovazione, problem solving, pensiero divergente, sono aspetti estremamente necessari alle aziende – sottolinea Marchisi – e molte persone con DSA raggiungono successi in campo artistico e informatico e in generale quando sanno fare il proprio storytelling, puntano sulla consapevolezza, sull’avere una percezione positiva del DSA, sull’avere un piano finalizzato a degli obiettivi”.

di Benedetta Aledda

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