G. Musso, La ragazza di carta

Come ottenere un messaggio

di Antonio Stanca

A trentotto anni Guillaume Musso è uno scrittore francese molto letto nel suo paese, molto tradotto all’estero e molto prolifico.

Nato ad Antibes nel 1974, già da studente si era cimentato in prove di scrittura. Quando aveva diciannove anni era stato, per un certo periodo, a New York, in quella città, in quell’America dove avrebbe ambientato la sua narrativa. Rientrato in Francia si era laureato in Economia a Nizza e a Montpellier si era abilitato per l’insegnamento di Scienze Economiche. Attualmente insegna questa disciplina presso il Centro Internazionale di Valbonne.

A Gennaio di quest’anno nella serie “Numeri Primi” della casa editrice Sperling & Kupfer è comparsa la ristampa di un suo romanzo del 2010, La ragazza di carta, (pp. 373, € 13,00). Musso ha esordito come scrittore nel 2001 con il romanzo Skidamarink, ha raggiunto la notorietà nel 2004 con L’uomo che credeva di non avere più tempo, dal quale è stato tratto un film. Altro ha scritto da allora, si può dire un romanzo ogni anno e sempre successo ha avuto, sempre si è distinto nell’ambito degli autori contemporanei giacché abile si è mostrato nel costruire vicende articolate, complesse e nel farle reggere da principi, valori semplici, elementari, propri dell’uomo, della sua morale, del suo spirito. Molto complicate, spesso misteriose diventano le situazioni presentate dallo scrittore, difficile riesce distinguere il genere al quale attribuire la sua opera dal momento che molti ne comprende. Verità e fantasia, realtà e idea, segreto e rivelazione, pensiero e azione, passione e riflessione, ragione e sentimento sono tutti aspetti, insieme ad altri della vita, della storia, che si ritrovano nei suoi romanzi. Molti sono pure i personaggi di questi di là dai protagonisti, molta la cultura alla quale ci si riferisce, molti i luoghi, gli ambienti che si succedono. Molto mondo, molta vita fa vedere, conoscere Musso a chi legge e sempre capace si mostra di procedere con chiarezza pur tra complicazioni e assurdità, sempre all’uomo mostra di voler ricondurre quanto avviene fuori di lui, quanto sembra superarlo, vincerlo. Nello spirito del moderno umanesimo, in una delle sue ultime frange si può far rientrare Musso, questo lo si può stabilire con certezza.

Anche ne La ragazza di carta si assiste ad una vicenda che diviene sempre più complessa senza riuscire incontrollata, ad una vita che si estende a tante altre, a tanti luoghi e tempi senza perdere la propria identità, ad una cultura che si confronta con altre ma non rinuncia a se stessa. E’ una maniera di fare letteratura che a Musso può essere provenuta dal cinquantunenne scrittore e giornalista spagnolo Arturo Pérez-Reverte che ha conosciuto e che dai suoi reportage di guerra e di morte è stato mosso a cercare, in libri complicati, l’uomo e la vita. Musso ha sviluppato per proprio conto tale maniera, ha voluto con essa comprendere, esprimere molto, tutto, da qualunque vicenda ha voluto ricavare l’occasione propizia e mostrare come molto, tutto sia ancora riconducibile all’uomo, come il suo sia ancora il riferimento più importante.

Ne La ragazza di carta ha trasformato la condizione solitaria e sconsolata di un giovane scrittore americano che ai nostri giorni vive a New York e che crede di non avere più motivi d’ispirazione in una di queste occasioni, ne ha tratto una narrazione immensa nella quale rientrano persone, avvenimenti, tempi, luoghi di ogni genere, una narrazione che si complica e si semplifica in continuazione, senza soste si muove tra realtà e immaginazione, mai smette di riflettere sulla condizione umana, penetrare nelle sue profondità, osservare le qualità interiori che l’hanno sempre distinta, l’hanno resa diversa da ogni altra.

«E’ la storia  della nostra vita, Tom. Quando uno di noi ha un cedimento, gli altri due lo soccorrono con ogni mezzo. E’ per questo che siamo ancora in piedi. Tu mi hai tirato via dalla strada. Senza di te sarei ancora in prigione anziché al fianco della donna che amo e che ho appena sposato. Senza di te, Carole si sarebbe forse impiccata invece di pensare di mettere al mondo un figlio. E tu? Dove saresti oggi se noi ti avessimo permesso di continuare a distruggerti? Rinchiuso in una clinica? O magari morto?»

Così dice, nelle ultime pagine del romanzo, uno dei protagonisti, Milo, a Tom, lo scrittore che grazie a quanto fatto per lui dagli amici Milo e Carole è riuscito a recuperare la condizione morale di prima e la smarrita ispirazione. Lo hanno fatto perché importante è l’ispirazione per uno scrittore, importanti sono la sua figura e la funzione della sua opera. E un’opera ha ricavato Tom da tutto questo, ha scritto La ragazza di carta dove l’ha messo insieme a tante altre vicende, circostanze avvenute in posti diversi, lontani, tra tante altre persone. I continenti sono stati percorsi questa volta da Musso senza mai correre il rischio di smarrirsi poiché sempre sostenuto, guidato dall’idea di riproporre antichi valori. A lungo sospeso tra realtà e fantasia  ha tenuto il lettore, rivelazioni inaspettate gli ha riservato, fin dall’inizio lo ha legato ad un movimento che non si è mai interrotto, a continui colpi di scena. Abile nella costruzione Musso ma ancora più abile nella capacità di farvi trapelare in continuazione la verità perseguita, il bisogno, cioè, di ritenere importanti, specie in tempi di crisi morale e spirituale quali i moderni, i principi del bene, dell’amore, le opere che li esprimono, gli autori di queste.

La “ragazza” della quale tanto si dice nel libro non è della “carta” di questo come agli inizi Musso aveva lasciato intendere ma è vera e quella era stata solo un’invenzione per scrivere un romanzo che si è risolto in un messaggio di fiducia nei valori dello scambio, della comunicazione, dell’aiuto, che è diventato molto vasto, molto esteso ma non ha mai smarrito tale messaggio.

La funzione sociale della letteratura da quest’opera esce provata come da tanto tempo non avveniva.

 

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