Rivoluzione Ipab, patrimonio da 200 milioni del S.Alessio gestito da una Sgr

da Superabile

Rivoluzione Ipab, patrimonio da 200 milioni del S.Alessio gestito da una Sgr

Per la prima volta in Italia, dopo quasi 150 anni dalla nascita della storica Ipab romana, cambia la gestione del patrimonio i cui profitti servono per sostenere i servizi. Oltre 600 immobili verranno affidati ad una società di gestione del risparmio per 25 anni. “Rimettere al centro le attività a favore dei ciechi”

ROMA – Il centro S. Alessio – Margherita di Savoria per ciechi di Roma cambia le regole nel mondo delle Ipab: il patrimonio immobiliare stimato attorno i 220 milioni di euro di cui dispone per finanziare servizi e attività in favore dei ciechi e degli ipovedenti sarà affidato ad una società di gestione del risparmio (Sgr): circa 640 immobili, tra cui molti di pregio e situati nel centro della capitale, saranno così gestiti da “professionisti” del risparmio per permettere al centro di dedicarsi a tempo pieno alla propria missione di pubblica assistenza. A spiegare l’ennesima “rivoluzione” avviata nella gestione dell’Ipab è il presidente Amedeo Piva a pochi giorni dalla chiusura della prima fase del bando a cui hanno risposto in nove tra le società di gestione del risparmio più importanti d’Italia. “Il Sant’Alessio si appresta a valorizzare tutto il proprio patrimonio utilizzando gli strumenti moderni della gestione di un patrimonio così complicato – racconta Piva -. Al giorno d’oggi non è pensabile che un istituto come il nostro possa gestirlo in proprio”.
Con quasi 150 anni di storia alle spalle, oggi il Sant’Alessio accoglie una trentina di pluridisabili gravi nella residenza protetta e altrettanti nell’accoglienza diurna. Sono circa 300, invece, i ragazzi seguiti nelle scuole e nell’assistenza domiciliare, mentre altri 180 usufruiscono di percorsi di riabilitazione in convenzione con la Asl. Dall’altro lato, sono 65 i dipendenti della struttura, mentre sul territorio sono attivi circa 300 collaboratori. Una realtà che, però, fatica a gestire un patrimonio immobiliare accumulatosi dai tempi di Pio IX fino agli anni 30. Patrimonio che, in passato, è finito anche per inciampare in uno degli scandali sugli affitti a Roma per cui lo stesso Piva, appena insediato, aveva promesso un “cambio di rotta”. E la svolta sembra essere arrivata, con la costituzione di un fondo immobiliare che verrà affidato ad una Sgr. “A sostegno di questa nostra decisione è intervenuta persino la Corte dei conti – specifica Piva – che auspicava che questo avvenisse. Siamo andati avanti con un lavoro di un anno e mezzo procedendo per gradi: la prima fase della gara si è conclusa dieci giorni fa. Nei prossimi giorni si costituirà la commissione esaminatrice, poi il patrimonio verrà affidato per 25 anni”. Una novità assoluta per le Ipab, chiarisce Piva, che rassicura sulla destinazione di parte del patrimonio storicamente riservata come abitazioni per ciechi e ipovedenti.

A spingere il Sant’Alessio verso la scelta di un fondo di questo tipo, però non è solo la “complessità” della gestione di un patrimonio di queste dimensioni. L’obiettivo, spiega il direttore generale, Antonio Organtini, è “rimettere al centro delle attività del Sant’Alessio quelle a favore dei ciechi”. Il patrimonio, aggiunge Organtini, “non è il core business di questa istituzione. Sarà dato a chi potrà gestirlo in maniera professionale e così i servizi ai ciechi e agli ipovedenti, che sono la nostra unica attività, potranno avere una fonte finanziaria sufficiente e costante. Significa capovolgere e rimettere in asse la barca Sant’Alessio”. Si tratta quindi di un investimento, spiega il direttore, per garantire alle attività le risorse necessarie. “Non è dare ad altri la gestione degli affitti – puntualizza Organtini -. Per quello l’ente avrebbe potuto continuare a farlo. Questo patrimonio necessita di investimenti perché essendo un patrimonio storico ha necessità di ristrutturazioni, riconversioni, disinvestimenti per attività immobiliari più redditizie”. E i benefici, oltre a quelli diretti provenienti da un migliore utilizzo del patrimonio, saranno anche indiretti dovuti ad una minore tassazione che questa modalità di gestione comporta.

Un “modello” che, oltre a far fruttare al meglio gli immobili in possesso dell’Ipab, sembra essere anche una garanzia contro gli abusi. “L’Sgr dovrà raggiungere obiettivi economici – spiega Piva -. La finalità del patrimonio, salvo quella quota destinata ai ciechi, è creare reddito perché il Sant’Alessio possa erogare servizi ai ciechi”. Una strada nuova, quella imboccata dal Sant’Alessio guardata con attenzione anche da altre realtà sul territorio nazionale. “C’è grande attenzione da parte delle Ipab di Milano – aggiunge Piva -, anche se non si chiamano più così. Sono molto attenti a questo percorso e si tengono aggiornate su come stiamo procedendo”.

La tabella di marcia per l’affidamento è già definita, spiega Organtini. “Da quando ci sarà il contratto con la società avremo due anni di tempo per conferire il patrimonio – aggiunge -. Due anni di tempo in cui la Sgr sarà promotrice e parte attiva in questa bonifica di eventuali irregolarità che un patrimonio così vasto sicuramente presenterà. Il contratto con la Sgr lo avremo dal primo di luglio”. Un tempo record rispetto ad una realtà che ha più di un secolo sulle spalle e mostra tutti i propri acciacchi. “Oggi il Sant’Alessio – spiega Piva – chiude in pareggio con una grande sofferenza che deriva dall’esposizione bancaria, per delle passività pregresse che facciamo fatica a superare. L’obiettivo è quello di non avere più questa esposizione”. Il piano, però, permette anche di immaginare progetti più a lungo temine e nel futuro potrebbe sostenere strutture più adeguate per rispondere alle esigenze della pluridisabilità e fornire strumenti per l’integrazione dei ragazzi ciechi e ipovedenti.(ga)

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