L’importanza del metalinguaggio in educazione

L’importanza del metalinguaggio in educazione

di Giuseppe Guastini

“n è un numero naturale. Considera l’affermazione: “Se n è pari allora n+1 è un numero primo”. L’affermazione è vera o falsa?” Quesito tratto dal questionario INVALSI di matematica per l’esame di stato del 1° ciclo, edizione 2016.

In un mio recente scritto ho parlato dell’apprendimento per imitazione, una fisiologia neurale (ossia una funzione espressa da una particolare rete di neuroni: https://it.wikipedia.org/wiki/Rete_neurale), di straordinaria importanza nell’apprendimento umano. Per collocare meglio tale linea di insegnamento-apprendimento può risultare di grande utilità approfondire una funzione molto importante nella mediazione didattica: il metalinguaggio. In senso molto generale un metalinguaggio è una lingua che parla di un’altra lingua (“linguaggio-oggetto”) e l’esempio che solitamente viene impiegato per chiarirne il significato è quello dell’insegnante di lingua straniera che, specialmente all’inizio del corso, utilizza la lingua madre per illustrare le caratteristiche della nuova lingua ai suoi allievi. La funzione metalinguistica viene studiata in linguistica e in Logica matematica, dove questo argomento gode di grande considerazione.

“Non ho niente da dire e lo sto dicendo” John Cage; musicista

Nelle lingue naturali linguaggio e metalinguaggio coincidono (per parlare dell’Italiano usiamo l’Italiano); sfortunatamente questa sovrapposizione è alla base di molti paradossi logici quali la frase di John Cage o quello, molto più famoso, detto “del mentitore” di Epimenide cretese il quale, a tutti gli stranieri in arrivo a Creta diceva: “Tutti i Cretesi sono bugiardi”. Se cercate di rispondere alla domanda: “costui è sincero o bugiardo ?” vi rendete facilmente conto come non vi sia modo di dare una risposta non contraddittoria: se dice la verità, allora, essendo egli cretese, è bugiardo; se invece è bugiardo, i Cretesi, lui compreso, sono sinceri). Immaginate cosa potrebbe accadere in discipline quali Matematica, Fisica etc se i linguaggi impiegati avessero questo tipo di défaillance; si deve agli studi del logico-matematico A. Tarski il chiarimento di questo tipo di paradossi logici mediante la distinzione fra linguaggio-oggetto e metalinguaggio. Questa distinzione si vede meglio se considerate la seguente variante del paradosso di Epimenide cretese: “Questa frase è falsa”. In realtà l’intera frase mescola due livelli: linguaggio e metalinguaggio; in effetti potete facilmente notare che si tratta di una frase che parla di se stessa. Chi ha studiato la “logica matematica” avrà notato sicuramente che linguaggio e metalinguaggio sono rigorosamenti distinti; in tali discipline si dice, ad esempio: “la proposizione P è vera”, dove solo P è una frase del linguaggio mentre l’intera frase appartiene al metalinguaggio.

C’è un’importanza della funzione metalingustica al di fuori di ambiti di ricerca specialistica, in particolare nella didattica? E’ un fatto notorio che il linguaggio è una funzione comune a molte specie viventi: api, farfalle, mammiferi etc dispongono di svariati codici di comunicazione vocalici, olfattivi, posturali, cinesici etc che impiegano per comunicare un’ampia varietà di informazioni soggettive, collettive o territoriali. La differenza fondamentale sta nel fatto che gli animali non parlano dei loro codici; gli uomini non soltanto comunicano ma “parlano” e soprattutto intervengono sul codice innescando un processo evolutivo rapido e continuo. Parole quali informatica, smog, elettrosmog sono alcuni dei più recenti esempi di innovazione linguistica prodotta per effetto della riflessione metalinguistica. In realtà, come aveva osservato il linguista Noam Chomsky, l’intero sistema lingua è predisposto in funzione della creatività metalinguistica: la parola prepensionamento, ad esempio, è stata costruita trasformando pensione in pensionare e successivamente integrando gli elementi pre- e –amento (una costruzione molto simile si può fare a partire dalla parola condizione).

La scelta di Dante, Petrarca e Boccaccio di scrivere in volgare – più esattamente, nel Fiorentino del trecento – resta probabilmente il più importante gesto metalinguistico nella storia dell’Italiano.

Diversamente da quelli verbali, in continuo sviluppo, il codice mimico- facciale e posturale che, in comune con molti animali, impieghiamo per comunicare intenzioni, bisogni, accoglienza, emozioni, minacce etc, scarsamente sottoposto agli influenzamenti del metalinguaggio, si è modificato quasi esclusivamente per effetto della selezione evolutiva e non è molto cambiato rispetto a quello utilizzato dai nostri antenati molte migliaia di anni fa.

Detto questo, cosa c’entra il metalinguaggio con l’educazione? Dobbiamo considerare che l’apprendimento insegnato presenta diversi punti in comune col fenomeno della comunicazione; nella comunicazione apprenditiva l’insegnante si comporta in effetti come un emittente ed il soggetto che apprende mantiene il ruolo di ricevente. La differenza sostanziale sta nel fatto che mentre nella comunicazione ordinaria emittente e ricevente condividono il codice, nella situazione di apprendimento delle discipline che fanno uso di linguaggi formalizzati, il ricevente si trova quasi sempre a dover imparare anche il codice.

I linguaggi formalizzati sono delle restrizioni introdotte nel linguaggio naturale per effetto di convenzioni semantiche che stabiliscono in modo univoco e rigoroso il rapporto parola-significato. Considerate la frase seguente: “Il lavoro meccanico é uguale al prodotto scalare della forza per lo spostamento”. Si tratta di una frase tipica tratta dalla “lingua” (o, se preferite, dal “dialetto”) dei fisici; l’intellegibilità di questa definizione è: – indipendente dal particolare ambiente o sfondo linguistico d’impiego (fisici europei, cinesi, indiani etc sono perfettamente in grado di comprenderla); – dipendente unicamente dalla rete di significati condivisi e definiti in modo rigoroso nella comunità degli utenti della fisica. Le discipline che fanno uso dei linguaggi formalizzati sono principalmente quelle a contenuto scientifico: Fisica, Chimica, Biologia etc.

Dal momento che un linguaggio formalizzato è in realtà un dialetto parlato all’interno di una comunità piuttosto ristretta e chiusa, il metalinguaggio gioca un ruolo fondamentale per spiegare le caratteristiche di tale dialetto (riconsiderate il dialetto in cui è stato scritto il quesito INVALSI riportato sopra). In altri termini l’insegnante dovrà utilizzare la lingua madre per parlare e “spiegare” il codice, ossia il sistema dei segni e delle regole di combinazione proprio della disciplina che deve essere studiata.


Se considerate l’insegnamento-apprendimento scolastico potete facilmente riscontrare come gli insegnanti impieghino correntemente l’Italiano naturale per parlare della lingua straniera, per “spiegare” i segni della Matematica, della Fisica etc e persino dell’Italiano stesso (come noto uno dei problemi dei cicli di base è che gli allievi si trovano a dover apprendere un linguaggio mentre stanno ancora imparando il metalinguaggio). Come si vede il metalinguaggio è un mediatore d’apprendimento fondamentale ed una risorsa importantissima se si vuole che lo studente arrivi a comprendere e padroneggiare gli asserti disciplinari. Il docente – e gli autori dei libri di testo – dovrebbero avere maggiore consapevolezza della funzione metalinguistica e dedicare un’attenzione speciale alle caratteristiche linguistiche della disciplina insegnata. Si può persino generalizzare questa constatazione affermando che la didattica, come scienza dell’insegnamento, concide in gran parte con il metalinguaggio. Didattica e metalinguaggio sono in grado di arricchire l’insegnamento-apprendimento basale “per imitazione” trasformandolo da strumento solista in una polifonia perfettamente accordata.

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