Il nuovo docente specializzato di sostegno esperto inclusivo

SYNTAGMA
di Giuseppe Guastini

INCLUSIONE SCOLASTICA
IL NUOVO DOCENTE SPECIALIZZATO DI SOSTEGNO ESPERTO INCLUSIVO
un docente esperto inclusivo per ciascuna classe, svincolato dalla presenza dello studente disabile

Si torna a parlare di docente di sostegno; la notizia è buona.

L’argomento è troppo ampio per essere sviluppato in un articoletto; tuttavia cerco di sintetizzare alcuni punti che, a mio giudizio, sono essenziali per una seria riforma dello status quo.

1) RIFORMA STRATEGICA (DAL BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE ALL’OFFERTA INCLUSIVA)

Non si può inventare un nuovo docente di sostegno senza una (re)visione strategicamente inclusiva della scuola: l’inclusione deve diventare una caratterizzazione strutturale, basilare, permanente e progressiva dell’intera processualità scolastica (ma in Italia si continuano a costruire scuole con barriere architettoniche insuper-abili e a mantenere quelle esistenti).

In altri termini:
a) la scuola dovrebbe diventare un territorio intrinsecamente inclusivo, che accoglie tutti (l’offerta formativa non può che essere un’offerta inclusiva);
b) tutti gli operatori scolastici sono attori inclusivi; il docente titolare di funzione strumentale ex art. 33 del CCNL dovrebbe diventare una figura stabile e permanente (esperto inclusivo d’istituto);
c) l’attuale docente specializzato di sostegno dovrebbe trasformarsi in esperto inclusivo di classe;
come tale presente in ciascuna classe/gruppo d’apprendimento, indipendentemente dalla presenza o meno dello studente disabile (l’inclusività non è né un carattere intermittente né una speciale forma di assistenza riservata al solo studente che esprime un BES);
d) le norme che disciplinano la materia dovrebbero uscire dalla logica assistenzialista della L. 104/1992, la quale, come noto, concepisce l’integrazione come erogazione di aiuti ad hoc alla persona “handicappata” e non come condizione strutturale e permanente dell’ambiente accogliente.

Per fare questo occorrono risorse, una profonda revisione legislativa, politiche concrete, principi culturali, sensibilità umanistica, formazione, opzioni organizzative e PRECISE RESPONSABILITA’.

2) STRATEGIA ORGANIZZATIVA

Una prima minima opzione organizzativa potrebbe consistere nella costituzione di organi per il coordinamento e la promozione inclusiva a vari livelli:
a) a livello territoriale, presieduti dal dirigente UAT e il coinvolgimento degli assessori locali e esperti ASL etc, con diretta responsabilità rispetto ai risultati (gli organismi attuali, stante anche la mancanza di qualsiasi livello di responsabilità, sono solo caricature);
b) un secondo e un terzo livello organizzativo dovrebbero essere operativi all’interno dell’istituzione scolastica: d’istituto e di classe. Anche questi con responsabilità definite e dirette.

3) GLI ESPERTI INCLUSIVI

La “funzione strumentale” per l’inclusione (art. 33 del CCNL) e il docente specializzato di sostegno
– uno per ciascuna classe, indipendentemente dalla presenza del disabile – dovranno essere formati quali esperti inclusivi, in particolare rispetto ai seguenti ambiti:

IL DOCENTE TITOLARE DI FUNZIONE STRUMENTALE
a) la valutazione del grado di inclusività d’istituto;
b) fornire indicazioni e pareri per il miglioramento inclusivo;
c) la gestione delle risorse inclusive e il coordinamento inclusivo d’istituto;

L’ESPERTO INCLUSIVO DI CLASSE
a) la didattica inclusiva;
b) il gruppo d’apprendimento inclusivo;
c) supporto ai colleghi e coordinamento inclusivo di classe (d’istituto e di classe).

4) L’INVALSI
L’INVALSI a sua volta dovrebbe elaborare indicatori e standard per la verifica del livello inclusivo del sistema d’istruzione nazionale.

5) REVISIONE NORMATIVA
E’ del tutto evidente che un ri-orientamento inclusivo (non soltanto) della scuola italiana non potrà non passare attraverso una profonda revisione dell’attuale quadro normativo: dalla logica assistenzialista della L. 104/1992 ad una visione secondo l’index for inclusion di Tony Booth e Mel Ainscow (https://it.wikipedia.org/wiki/Index_per_l’inclusione).
A mio parere servirebbe una legge di prevenzione del rischio anti-inclusivo che manifesti qualche somiglianza con il D.L.vo 81/2008 (sicurezza nei luoghi di lavoro) il quale, pur in presenza di più che evidenti limiti nei principi, nelle applicazioni e nelle risorse, almeno individua puntualmente figure, organismi, formazione e responsabilità.

Temo che, fino a quando non verranno definiti precisi livelli di responsabilità di amministratori e dirigenti MIUR, l’inclusione resterà soltanto materia per dibattiti, incontri e conversazioni da salotto e le cose continueranno a funzionare come per i malati curati per terra nell’ospedale di Nola.

La colpa sarà sempre degli insegnanti i quali intervengono con quel che hanno e come possono.

Nell’attesa mi sono permesso di elaborare un CURRICOLO INTRINSECAMENTE INCLUSIVO.

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