Liceo breve e obbligo a 18 anni: dovremo attendere il 2028 per vedere attuata la sperimentazione

da Tuttoscuola

Liceo breve e obbligo a 18 anni: dovremo attendere il 2028 per vedere attuata la sperimentazione 

Bisognerà attendere (almeno) fino al 2023 per portare l’obbligo scolastico nel nostro Paese fino a 18 anni? Lo lascia chiaramente intendere la stessa ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, che rinvia a quella data ogni decisione non solo sui risultati della sperimentazione del liceo breve ma anche, in caso di giudizio positivo su quest’ultima, sul “riordino complessivo dei cicli scolastici” con conseguente innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni: un obiettivo legato alla necessità di “costruire una società e un’economia della conoscenza”. Ma, ammesso che si determinino nel 2023 le condizioni politiche e istituzionali necessarie per il varo di una doppia riforma di quella portata, che avrebbe decorrenza non prima del 2023-2024, si dovrà attendere il 2028 per vederla compiutamente attuata.

Tempi lunghi dunque, che porteranno il nostro Paese a ridosso del 2030, la data scelta dall’ONU per l’attuazione dell’Agenda 2030, che al quarto dei suoi 17 obiettivi, intitolato “Educazione di qualità”, impegna tutti i Paesi aderenti “a garantire a tutti i bimbi l’istruzione primaria e secondaria completa, gratuita e di qualità che ne consenta il pieno sviluppo umano”.

L’Italia arriverà a questo appuntamento in ritardo e probabilmente con affanno se, come pare, la sperimentazione continuerà a riguardare la minima parte delle scuole secondarie superiori italiane (100 scuole su circa 7000 tra istituti statali e paritari, e limitatamente a una sola classe): il passaggio all’ordinamento quadriennale, con contestuale obbligatorietà della frequenza, potrebbe implicare pesanti ripercussioni sul piano organizzativo, forti resistenze sindacali, necessità di un gigantesco piano di formazione in servizio per i circa 250.000 tra insegnanti e dirigenti delle scuole statali e paritarie coinvolti.

Una strada alternativa sarebbe quella di liberalizzare se non incoraggiare l’adesione delle scuole alla sperimentazione, e mettere in cantiere l’innalzamento dell’obbligo scolastico e formativo già per l’inizio della prossima legislatura, senza indulgere a diversivi come sarebbe la riduzione della scuola secondaria di primo grado a 2 anni, smentita peraltro categoricamente da Valeria Fedeli: un remake del primo ciclo settennale proposto a suo tempo da Luigi Berlinguer, che tanti equivoci e resistenze, e conseguenze politiche, determinò già 17 anni fa, al tempo della legge sul riordino dei cicli (n. 30/2000).

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