“Addio al vecchio tema nell’esame di terza media”

da la Repubblica

“Addio al vecchio tema nell’esame di terza media”

Il presidente della commissione Luca Serianni

Racconti da completare, dialoghi da costruire, approfondimenti scientifici, ma di carattere divulgativo e adatti all’età, da comprendere. E per farlo vanno bene testi di Italo Calvino e Marco Lodoli, ma anche un articolo sui draghi animali immaginari. Tema libero addio. Così cambierà a prova d’esame di italiano della terza media, che coinvolgerà a giugno circa 560mila alunni.

Luca Serianni, tra i più autorevoli linguisti italiani, ha guidato la task force di esperti voluta a luglio scorso dal ministero all’Istruzione, composta dal collega Massimo Palermo, da un rappresentante Invalsi, dalla dirigente del Miur Carmela Palumbo e da una docente di liceo, per definire le linee guida del nuovo esame.

L’obiettivo è più alto: rispondere all’emergenza sulle carenze linguistiche degli studenti. Serianni, socio dell’Accademia della Crusca e dei Lincei, non grida al declino dell’italiano, ma ha ben presente il problema dell’analfabetismo che resiste nel nostro Paese.

Professore, quali orientamenti avete definito per la prova di italiano di terza media?

«Abbiamo lavorato sulla base dei decreti cercando di avanzare delle proposte concrete per orientare gli insegnanti. Il tema puramente libero tenderemmo a sconsigliarlo a vantaggio di più prove, a scelta: un testo narrativo – noi proponiamo come esempio un brano di Lodoli sul traffico che offra lo spunto per proseguire un racconto; uno scritto che induca gli alunni ad argomentare, magari chiedendo di costruire un dialogo tra due interlocutori con opinioni diverse su un tema definito. Ma anche prove di comprensione e di sintesi di un testo anche di carattere scientifico. Noi diamo come esempio in questo caso un articolo sui draghi tratto da Focus Junior».

Qual è l’obiettivo?

«La commissione d’esame avrà sempre grande libertà nel modellare le prove a seconda del tipo di classe; quello che si vuole introdurre sono dei modelli, che ora non ci sono, per verificare le capacità di comprensione e di sintesi di un testo. Non siamo nemici della creatività, crediamo però che la prova conclusiva di italiano nella scuola media debba saggiare più capacità.

L’idea è di puntare su una visione più ampia».

Quando accettò l’incarico ministeriale lei parlò dell’importanza del riassunto, ora trascurato a scuola: rimane come indicazione?

«Certo, indipendentemente dalle prove, richiamiamo anche l’attenzione dei docenti sull’importanza dell’esercizio del riassunto nei tre anni delle medie: serve ad allenare i ragazzi a strutturare un testo».

Vi occuperete anche dell’esame di Stato, che sarà rivisto dal 2019: avete già un orientamento per la prova di italiano?

«Manterremo l’impalcatura, non sarebbe serio cambiare il modello perché dietro c’è una didattica già impostata e consolidata. Daremo consigli, per esempio, di inserire testi non solo del Novecento, ma dall’Unità d’Italia ad oggi.

Resterà il testo argomentativo, ma liberato da accumuli di documenti, riferimenti e citazioni che rischiano di indurre lo studente a fare un collage e impediscono una produzione autonoma. Infine, si proporrà una verifica sulla comprensione di testi più complessi anche in ambito scientifico».

Cambiare la prova di italiano alle medie è anche un modo per dare risposta all’emergenza linguistica: mesi fa si scatenò il dibattito con l’appello dei 600 accademici sul declino dell’italiano.

«L’ortografia, per carità, è una competenza importante. Ma la vera competenza in italiano si misura sulla capacità di organizzare e di comprendere un testo. Tullio De Mauro parlava di analfabetismo degli adulti che viene dalla scuola, direi a partire dalle medie in avanti perché la primaria funziona abbastanza bene».

De Mauro, appunto. Al ministero è stata appena intitolata una sala nel primo anniversario della sua scomparsa. “Un gesto simbolico per ricordare il suo amore per l’educazione”, ha detto la ministra della Pubblica istruzione Valeria Fedeli.

«De Mauro ha dato concreta applicazione all’articolo 3 della Costituzione, là dove si parla di uguaglianza dei cittadini senza distinzione di lingua. Avvertiva il problema di un analfabetismo funzionale».

Un problema che resiste?

«Temo di sì, i dati sulla scarsa capacità nella lettura sono ricorrenti e non riguardano solo l’Italia. E poi c’è il problema di una scrittura irragionevole e irriflessiva utilizzata nei social che non dà nessuna garanzia di una lettura consapevole e dialettica. Inoltre c’è un analfabetismo diffuso sulla matematica: la lettura di un testo discontinuo, con tabelle e grafici, mette in difficoltà più di una persona. Lo sa cosa c’è dietro?».

Lo dica…

«In gioco c’è la nostra coscienza civile, la nostra consapevolezza di elettori. La capacità cioè di potersi formare ed esprimere un pensiero critico. Non basterà cambiare le prove d’italiano per risolverlo, ma almeno è un passo».

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