M. Marchesini, Atti mancati

Uno scrittore in formazione

di Antonio Stanca

marchesiniHa scritto libri per ragazzi, racconti, poesie, satire, saggi letterari, collabora con le pagine bolognesi del “Corriere della Sera”, con “Il Foglio”, “Il Sole 24 Ore” e recentemente, a Marzo del 2013, ha scritto il romanzo Atti mancati. E’ stato pubblicato dalla casa editrice Voland di Roma nella serie Intrecci, pp. 119, € 13,00.

Si tratta di Matteo Marchesini, nato a Castelfranco Emilia nel 1979 e da tempo residente a Bologna. A soli trentaquattro anni si è mostrato impegnato in molte direzioni e tutte sono riconducibili a quei principi, quei valori ideali che soltanto un giovane intellettuale e autore può coltivare in tempi così difficili come gli attuali, in ambienti così contrari all’idea. Non è, tuttavia, un isolato il Marchesini, non si è ritirato dal mondo, dalla vita per coltivare quella dimensione spirituale nella quale tanto crede. E’ inserito egli nel contesto, in esso lavora convinto che la letteratura debba essere voce, espressione dell’anima e gli autori persone diverse dalle solite perché combattute tra la materia e lo spirito. Di queste situazioni, di questi problemi il Marchesini parla, scrive e il romanzo Atti mancati è una delle più recenti conferme di quanto si muove in lui. Autobiografica è, tra l’altro, l’opera, di come intendere la letteratura si dice in essa, docenti di letteratura, scrittori di saggi letterari, di recensioni, di romanzi sono i suoi personaggi e in particolar modo il suo protagonista,  a gravi conseguenze fa assistere a causa della mancata valutazione di un’opera letteraria.  E’ Marco il giovane intellettuale protagonista, sempre impegnato presso un giornale, a non far valutare all’amico comune, il docente universitario Bernardo Pagi, l’abbozzo di romanzo affidatogli dal coetaneo Ernesto per paura che il giudizio del maestro sia positivo e che egli preferisca il lavoro di Ernesto a quel romanzo che da tanto tempo Marco ha iniziato. Nell’abbozzo Ernesto aveva scritto del difficile rapporto col fratello Davide, del tormento che la situazione gli procurava anche perché non riusciva a capire se lo strano comportamento di Davide fosse dovuto a nevrosi vere o inventate. Lui intanto ne era la vittima maggiore. Morirà, Ernesto, in un incidente stradale dovuto molto probabilmente alle condizioni di malessere che una simile situazione gli procurava e che ultimamente erano state aggravate dal non veder valutata l’opera nella quale aveva creduto di poter rappresentare la sua pena. Uno stato d’animo così turbato gli aveva fatto percorrere una strada diversa dalla solita quella sera e forse lo aveva portato alla distrazione ed allo scontro con quanto di sconosciuto si trovava su uno dei lati. La sua morte muoverà Lucia, la ragazza di Marco, ad andarsene per molto tempo. Marco non riuscirà a spiegarsi il motivo della sua partenza fin quando non sarà lei, tornata dopo alcuni anni, a rivelarglielo. Era partita perché spaventata era stata dal pensiero che situazioni gravi come la morte possono verificarsi a causa della tensione sopravvenuta per una negligenza voluta e compiuta da altri ed anche perché tra lei ed Ernesto era iniziata una storia d’amore. Era stato inevitabile, spiega ora Lucia, dal momento che come Ernesto era scontento di Davide così lei lo era di Marco, della sua perenne incertezza riguardo al loro rapporto, della sua incapacità a decidere tra il lavoro di intellettuale, di scrittore e gli impegni della vita, a trovare il modo per combinare entrambi. Era stato un amore, quello tra Ernesto e Lucia, che aveva solo sostituito quanto mancava loro. Glielo dice mentre insieme percorrono i luoghi del loro passato, mentre parlano di quei tempi e mentre lei si avvicina sempre più a quella morte che la grave malattia della quale è affetta le procurerà. Con la notizia dell’inevitabilità della sua morte l’opera si conclude. In essa dei quattro giovani personaggi principali moriranno Ernesto e Lucia, i puri di spirito, e rimarranno Davide e Marco, il primo con i problemi della sua mente, il secondo con quelli del suo romanzo, con la costante inquietudine che il pensiero dei temi, dei modi da usare per continuarlo e completarlo gli procura, con il desiderio mai appagato di potersi dedicare solamente ad esso o di riuscire a procurargli lo spazio necessario tra i suoi altri impegni.

Nel Marco di Atti mancati Marchesini traspone la sua maniera di vivere, la sua attività, i suoi problemi di giornalista e scrittore: ci si ritrova sempre e ovunque con Marchesini, non vuole egli distanze, differenze tra la vita e l’opera, tutto quel che gli accade vuole far rientrare nella sua scrittura. In essa s’impegna in continuazione a risalire dall’esterno della realtà all’interno dell’anima, da quanto vissuto a come vissuto. Continua è in Atti mancati la tendenza ad osservare, esprimere ciò che avviene nei pensieri, nei sentimenti dei personaggi, a cogliere il pur minimo movimento del loro spirito, a fare di questo il motivo dominante dell’opera, quello che riguarda ogni suo momento ed aspetto.

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