Eco, lettore immortale

Eco, lettore immortale

di Antonio Stanca

 

ecoVenerdì 19 Febbraio 2016 in America è morta, a novantanni, Harper Lee, famosa scrittrice del romanzo Il buio oltre la siepe, pubblicato nel 1960 e diventato un caso letterario, in Italia è morto, a ottantaquattro anni, Umberto Eco, autore noto non solo per il romanzo Il nome della rosa del 1980, col quale ebbe un successo mondiale, ma anche per molti altri lavori che vanno dalla storia alla letteratura, dalla filosofia alla religione, dall’epica alla mitologia, dalla linguistica alla filologia, alla semiotica, alla comunicazione di massa, dall’antichità all’attualità, alla scienza. Uno sguardo è quello di Eco rivolto in molte direzioni e non limitato al Vecchio Continente perché esteso in ogni parte del mondo dove gli sia riuscito di scoprire dei rapporti, dei collegamenti tra forme di pensiero, modi di espressione che si richiamano.

Come la Lee ha avviato col suo romanzo un processo che non si sarebbe mai fermato dal momento che avrebbe fatto della condizione dei negri d’America, del bisogno del loro riscatto, un motivo di continua polemica, un tema sul quale si sarebbe sempre tornati in ambito sia culturale, letterario sia politico, sociale, civile, morale, così Eco ha promosso con la sua vasta opera di scrittore, storico, filosofo, linguista, saggista, un movimento che avrebbe caratterizzato la storia del pensiero, della parola, sarebbe diventato un aspetto di essa. Il vecchio e il nuovo, l’antico e il moderno avrebbero finito, grazie ad Eco, di rimanere distanti poiché possibile sarebbe stato collegarli, unirli. E se il merito della Lee è destinato a rimanere limitato entro i confini di un tempo, di una nazione, di un popolo, quello di Eco consiste in una rivoluzione sostanziale poiché è un’indicazione a procedere, un metodo e può diventare di tutti, può valere per sempre.

Era nato ad Alessandria nel 1932, aveva fatto parte del Gruppo ’63, aveva condiviso gli interessi letterari e filosofici di questo, dal 1975 era stato professore di Semiotica presso l’Università di Bologna e qui dal 2000 era stato Presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici. Aveva ampliato le sue prime posizioni facendovi rientrare altri interessi. L’Eco del Gruppo ’63 sarebbe diventato non solo Professore di Semiotica ma anche studioso di Scienze Umane, le avrebbe considerate centrali nel contesto delle varie discipline, si sarebbe adoperato per un sapere interdisciplinare, perché questo entrasse a far parte delle comunicazioni di massa, avrebbe svolto un’intensa attività di pubblicista tramite giornali e riviste, sarebbe stato l’autore di un romanzo diventato famoso, si sarebbe in continuazione mosso, nei suoi lavori, tra passato e presente, antichità e attualità, storia e vita, avrebbe cercato di fare della lingua, della parola, scritta e orale, il mezzo, il veicolo di unione tra elementi così lontani. Alla scoperta di questa comunicazione hanno portato gli studi, le intuizioni di Eco, questa conquista hanno procurato all’umanità.

«Un analfabeta che muore a 70 anni ha vissuto una sola vita di settanta anni. Io di anni ne ho vissuti 5mila. Ero presente quando Caino ha ammazzato Abele e quando Giulio Cesare è stato ucciso, e anche alla battaglia delle Termopili e quando Leopardi guardava l’infinito. La lettura dà l’immortalità all’indietro. Scrivere è invece una scommessa nell’immortalità in avanti ma senza garanzia».

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