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Audizione Ministro nelle 7e Commissioni

L’1 agosto, alle ore 8.30, l’11 ed il 25 luglio, alle ore 14, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, interviene al Senato, davanti alle Commissioni 7ª (Istruzione pubblica, Beni culturali) del Senato e VII (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera, in sede congiunta, per l’illustrazione delle Linee programmatiche del MIUR.

Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2018

Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2018

Nomina dei Sottosegretari di Stato. (18A04226)

(GU Serie Generale n.135 del 13-06-2018)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti i decreti del Presidente della Repubblica in data 31 maggio
2018, di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e dei
ministri;
Visto l’art. 10 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni, recante disciplina dell’attivita’ di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri;
VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive
modificazioni, recante riforma dell’organizzazione del Governo, a
norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
Vista la legge 26 marzo 2001, n. 81, recante norme in materia di
disciplina dell’attivita’ di Governo;
Visto l’art. 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n.
244, e successive modificazioni, recante disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di
concerto con i Ministri che i Sottosegretari di Stato sono chiamati a
coadiuvare;
Sentito il Consiglio dei ministri;

Decreta:

Sono nominati Sottosegretari di Stato:
alla Presidenza del Consiglio dei ministri:
pres. Luciano BARRA CARACCIOLO;
on. dott. Stefano BUFFAGNI;
on. dott.ssa Giuseppina CASTIELLO;
sen. Vito Claudio CRIMI;
on. dott. Mattia FANTINATI;
on. Guido GUIDESI;
sen. dott. Vincenzo SANTANGELO;
on. Vincenzo SPADAFORA;
on. Simone VALENTE;
sig. Vincenzo ZOCCANO;
per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale:
on. dott.ssa Emanuela Claudia DEL RE;
on. dott. Manlio DI STEFANO;
sen. dott. Ricardo Antonio MERLO;
on. dott. Guglielmo PICCHI;
per l’Interno:
sen. Stefano CANDIANI;
dott. Luigi GAETTI;
on. dott. Nicola MOLTENI;
on. dott. Carlo SIBILIA;
per la Giustizia:
on. dott. Vittorio FERRARESI;
on. avv. Jacopo MORRONE;
per la Difesa:
on. dott. Angelo TOFALO;
on. Raffaele VOLPI;
per l’Economia e le finanze:
on. dott. Massimo BITONCI;
on. dott.ssa Laura CASTELLI;
on. dott. Massimo GARAVAGLIA;
on. dott. Alessio Mattia VILLAROSA;
per lo Sviluppo economico:
sen. dott. Andrea CIOFFI;
on. dott. Davide CRIPPA;
on. dott. Dario GALLI;
prof. Michele GERACI;
per le Politiche agricole alimentari e forestali:
on. dott. Franco MANZATO;
dott.ssa Alessandra PESCE;
per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare:
on. Vannia GAVA;
on. dott. Salvatore MICILLO;
per le Infrastrutture e i trasporti:
sig. Michele DELL’ORCO;
on. dott. Edoardo RIXI;
sen. Armando SIRI;
per il Lavoro e le politiche sociali:
on. Claudio COMINARDI;
on. Claudio DURIGON;
per l’Istruzione, l’universita’ e la ricerca:
on. prof. Lorenzo FIORAMONTI;
prof. Salvatore GIULIANO;
per i Beni e le attivita’ culturali e il turismo:
sen. dott.ssa Lucia BORGONZONI;
on. dott. Gianluca VACCA;
per la Salute:
prof. Armando BARTOLAZZI;
on. dott. Maurizio FUGATTI.
Il presente decreto sara’ comunicato alla Corte dei conti per la
registrazione.

Dato a Roma, addi’ 13 giugno 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri

Moavero Milanesi, Ministro degli
affari esteri e della cooperazione
internazionale

Salvini, Ministro dell’interno

Bonafede, Ministro della giustizia

Trenta, Ministro della difesa

Tria, Ministro dell’economia e
finanze

Di Maio, Ministro dello sviluppo
economico e del lavoro e delle
politiche sociali

Centinaio, Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali

Costa, Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del
mare

Toninelli, Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti

Bussetti, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Bonisoli, Ministro dei beni e delle
attivita’ culturali e del turismo

Grillo, Ministro della salute

Registrato alla Corte dei conti il 13 giugno 2018
Ufficio controllo atti P.C.M., Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 1348

Masterplan per il Mezzogiorno – Linee guida

Masterplan per il Mezzogiorno – Linee guida

L’analisi, le riflessioni e le proposte che seguono introducono il Masterplan fornendo, senza la pretesa di essere esaustive, il quadro di riferimento entro cui si collocheranno  le scelte operative che sono in corso di definizione nel confronto Governo-Regioni-Città Metropolitane sui 15 Patti per il Sud. Il Masterplan non è un esercizio accademico ma un processo vivo di elaborazione condivisa con istituzioni, forze economiche e sociali, ricercatori, cittadini. In questo spirito, questa introduzione è aperta ai contributi che verranno da tutti coloro che vogliono scrivere con noi una pagina nuova per il Mezzogiorno d’Italia.

Premessa

Se nel periodo 2001-2013 è tornato ad allargarsi il divario di produzione e reddito tra Mezzogiorno e Centro-Nord, oggi si avvertono alcuni primi segnali positivi: nel secondo trimestre di quest’anno l’occupazione (+2,1% nel Mezzogiorno contro +0,8% in media nazionale) come pure le esportazioni verso i mercati internazionali (+7% al Sud nel primo semestre contro +5% nazionale) sono aumentate in misura maggiore nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale. Sappiamo bene che questi segnali si innestano su una situazione di partenza più arretrata: il Pil prodotto nel Mezzogiorno è pari solo al 20% del Pil nazionale; la quota del nostro export prodotta nel Sud è ancora più bassa, il 10%; il tasso di occupazione è il 42,6% contro un dato nazionale al 56,3. Ma sono segnali da non sottovalutare, perché ci dicono che l’economia del Mezzogiorno è una realtà viva, con potenzialità che vanno valorizzate proprio per invertire la tendenza e recuperare il divario rispetto al Centro-Nord. Di più: l’economia italiana nel suo insieme ha bisogno che il Mezzogiorno cambi passo e diventi un’area di crescita che interagisca positivamente con l’economia del resto del Paese, sia in termini di apporto alla produttività complessiva dell’economia italiana e di competitività e capacità di esportazione sia in termini di ampliamento del mercato interno.
Il Masterplan per il Mezzogiorno deve partire da qui, dai punti di forza e di vitalità del tessuto economico meridionale – aerospazio, elettronica, siderurgia, chimica, agroindustria, turismo, solo per citarne alcuni – per collocarli in un contesto di politica industriale e di infrastrutture e servizi che consentano di far diventare le eccellenze meridionali veri diffusori di imprenditorialità e di competenze lavorative, attrattori di filiere produttive che diano vita a una ripresa e a una trasformazione dell’insieme dell’economia del Mezzogiorno. Tenendo presente che poggia su una dotazione economica consistente: parliamo – come più avanti vedremo meglio nel dettaglio – di circa 95 miliardi, da qui al 2023, da destinare allo sviluppo.
Si tratta di un progetto che non cala dall’alto le soluzioni ma fa leva sulle capacità e sulla voglia di mettersi in gioco dei cittadini e delle istituzioni meridionali: mettere in movimento la società civile del Mezzogiorno affinché diventi protagonista di una nuova Italia, l’Italia della legalità, della dignità del lavoro, della creatività imprenditoriale, in una parola del progresso economico e civile.

Ricomincio da tre

Non si parte da zero! Il Governo e le istituzioni regionali e locali non sono stati fermi ma hanno già operato su almeno tre terreni fondamentali per ridare speranza al Mezzogiorno d’Italia, tre terreni molto concreti di azione meridionalista.
Il recupero del ritardo nell’utilizzo dei Fondi strutturali stanziati nel ciclo di programmazione europea 2007-13: la percentuale di utilizzo dei Fondi lasciata in eredità dal Governo Berlusconi era solo del 15% al 31 dicembre 2011, cioè al termine del quinto anno del periodo programmatorio; al 30 giugno scorso siamo arrivati all’80% e stiamo lavorando con Ministeri e Regioni responsabili dei programmi per arrivare al 100% di utilizzo dei Fondi entro la scadenza del 31 dicembre 2015. E’ un obiettivo molto impegnativo e difficile, a causa dei ritardi del passato, ma noi siamo impegnati al massimo: abbiamo costituito, d’accordo con la Commissione Europea, task-force dedicate per ognuna delle Regioni in ritardo e stiamo sollecitando e supportando le Regioni e gli Enti Locali ad accelerare l’utilizzo dei fondi. Si tratta di una operazione fondamentale affinché il Mezzogiorno non perda le risorse stanziate dalla Commissione Europea e dal Governo nazionale.
L’avvio della Programmazione 2014-20: a oggi abbiamo già ottenuto l’approvazione da parte della Commissione di 49 programmi nazionali e regionali sui 50 previsti; puntiamo a far approvare anche il cinquantesimo entro fine anno. Potremo così cominciare a utilizzare i nuovi Fondi immediatamente dopo la rendicontazione di quelli 2007-13, ossia a partire dall’inizio del 2016. Una componente rilevante della “cassetta degli attrezzi” è quindi già pronta.
La risposta alle crisi aziendali: siamo intervenuti, con strumenti come i contratti di sviluppo e gli Accordi di programma, a fronteggiare situazioni di crisi di singole aziende e di aree a rischio di desertificazione industriale. L’obiettivo è stato ed è quello di salvaguardare le possibilità di recupero per parti importanti del tessuto produttivo meridionale, precondizione per mantenere aperta la prospettiva di una più generale ripresa produttiva e occupazionale. Si pensi, per limitarci ad alcuni esempi, a crisi come quella della ex Micron di Avezzano, della Whirlpool e della Firema di Caserta, della ex Irisbus di Avellino, dell’Ilva di Taranto, della Bridgestone di Bari, della Natuzzi nelle Murge, dell’Ansaldo Breda di Reggio Calabria, della ex Fiat di Termini Imerese, della conversione alla chimica verde dei poli di raffinazione di Gela e di Porto Torres, della ripresa dell’Eurallumina di Portovesme. E si pensi agli Accordi di programma e ai Protocolli d’intesa per aree di crisi industriale come Taranto, le Murge, Gela, Termini Imerese, il Sulcis, Porto Torres, le cinque aree individuate in Campania.
Si tratta ora di dare un respiro più ampio a queste azioni nel quadro di una più generale politica per il Mezzogiorno. Ma attenzione, non un “libro dei sogni” ma una politica fatta di obiettivi concreti, di strumenti realmente attivabili, di impegni verificabili.

Una politica industriale per il Mezzogiorno

L’esperienza passata della Cassa per il Mezzogiorno e delle Partecipazioni Statali si è caratterizzata per il tentativo di portare dall’esterno del tessuto economico meridionale iniziative produttive che costituissero “poli” di sviluppo per il resto del territorio: senza nulla togliere a quell’esperienza, che ha contribuito a formare competenze lavorative e cultura industriale che oggi possono fare da base per la nuova fase di cui c’è bisogno, resta il fatto che i “poli” non sono stati in grado di generare un tessuto produttivo articolato e completo e che il panorama dell’economia meridionale è rimasto a macchie di leopardo.
Il Masterplan, come si è detto, deve invece partire dai punti di forza del tessuto economico meridionale per valorizzarne le capacità di diffusione di imprenditorialità e di competenze lavorative e per promuovere l’attivazione di filiere produttive autonomamente vitali.
Il primo tassello del Masterplan riguarda allora le condizioni di contesto, che possiamo articolare in due ambiti: le regole di funzionamento dei mercati e la predisposizione di fattori di produzione comuni, ossia infrastrutture e capitale umano.
Per quanto riguarda le regole, il Masterplan parte dall’azione di liberalizzazione e riforma dei mercati impostata dai governi di centrosinistra della seconda metà degli anni Novanta e punta per un verso, abbattendo le protezioni monopolistiche e le rendite grandi e piccole, a dare spazio a tutti coloro che mettano in gioco le proprie capacità imprenditoriali e lavorative e, per altro verso, a mettere in moto processi di aggregazione delle aziende di servizio pubblico locale per farne realtà dinamiche che, dando respiro industriale ai servizi, ne accrescano l’efficienza e l’efficacia nel rispondere ai bisogni delle comunità locali. In questo quadro, giocano un ruolo essenziale anche le nuove regole fiscali che stiamo costruendo e che puntano a sostenere la capitalizzazione delle imprese – come la cosiddetta ACE che intendiamo rafforzare ulteriormente – e a rendere più attrattivo l’investimento – come la riduzione dell’IRES varata con la Legge di Stabilità. E giocano un ruolo essenziale regole di funzionamento dei mercati finanziari – Fondo Centrale di Garanzia, minibond – e azione dei soggetti bancari – come la Banca per il Mezzogiorno – che sostengano l’accesso al credito per tutte le imprese sane.
Per quanto riguarda i fattori di produzione comuni, l’attenzione va posta prima di tutto su scuola e formazione come settori essenziali non solo per la qualità della vita dei cittadini ma per la formazione del fattore di competitività proprio di una economia avanzata, ossia il fattore umano. Qui ci vuole insieme severità – nel senso che al Mezzogiorno più che altrove è necessaria la svolta che porti il sistema educativo a valorizzare il merito – e riequilibrio nelle risorse di finanziamento e di docenza verso i territori più arretrati: si tratta di utilizzare la riforma della Buona Scuola come leva decisiva in questa direzione. E si tratta di utilizzare i Fondi europei dei Programmi operativi nazionali “Per la Scuola” e “Sistemi di politiche attive per l’Occupazione” per curare la riqualificazione dei lavoratori e la loro occupabilità.
E grande attenzione deve essere posta al superamento del gap infrastrutturale che separa il Sud dal resto del nostro Paese. Serve una svolta nella capacità di direzione pubblica: capacità di programmazione (le riprogrammazioni che si sono rese necessarie per accelerare l’utilizzo dei Fondi europei 2007-13 segnalano errori di programmazione che non devono ripetersi con i Fondi 2014-20); semplificazione amministrativa, sfoltimento dei vincoli normativi e regolamentari e attribuzione chiara di responsabilità a ogni amministrazione; riforma del Titolo V della Costituzione in modo da superare le sovrapposizioni di competenze tra livelli di governo. E’ ora di mettere la parola fine a incertezza regolatoria e costi collaterali che aumentano l’onere per la collettività e azzoppano la possibilità stessa di realizzare le infrastrutture: abbiamo cominciato con lo Sblocca Italia e dovremo procedere con operazioni di snellimento radicali. E inoltre, facendo leva sull’efficacia di una regolazione stabile e forte, fare delle risorse pubbliche italiane ed europee la leva per mobilitare risorse private nella realizzazione di progetti al servizio dell’interesse generale. Un ruolo chiave in questa direzione svolgeranno Cassa Depositi e Prestiti e Banca Europea degli Investimenti.
Il Governo è impegnato a definire e attuare – anche con l’apporto di imprese partecipate dallo Stato (Terna, Snam, FS, Anas) – progetti infrastrutturali decisivi per connettere il Mezzogiorno al resto del Paese, all’Europa, ai mercati internazionali: dal Piano Banda Ultralarga – per il quale sono state già stanziati 3,5 miliardi sul Fondo Sviluppo e Coesione e 2 miliardi sui Programmi Operativi Regionali – all’Alta Velocità sugli assi adriatico e tirrenico e sulla Napoli-Bari-Taranto e all’ammodernamento del sistema ferroviario in Sicilia e Sardegna; dal Piano della portualità e della logistica – che punta a fare dell’Italia e in particolare del Mezzogiorno un hub delle merci per tutta l’Europa – al Piano degli aeroporti che rafforza le linee da e per il Sud e al risanamento e sviluppo degli assi viari portanti; dalle interconnessioni che superano i principali colli di bottiglia che ostacolano il funzionamento del sistema elettrico alle infrastrutture del gas – rigassificatori, interconnessioni con l’estero, dorsale Sud-Nord – che aumentano la sicurezza degli approvvigionamenti di tutte le regioni e, aumentando la concorrenza, riducono il prezzo del gas.
E poi c’è la cura delle capacità innovative – tecnologiche e organizzative – del sistema produttivo meridionale: qui sarà fondamentale la finalizzazione al sostegno delle iniziative imprenditoriali più avanzate del Programma operativo nazionale Ricerca e Competitività, mentre il PON Cultura svolgerà un ruolo fondamentale di sviluppo degli attrattori culturali di cui il Mezzogiorno è ricco per la diffusione di attività turistiche che valorizzino le peculiarità del territorio.
Allo sviluppo del tessuto produttivo meridionale daranno poi un forte contributo le iniziative delle imprese partecipate da soggetti pubblici. Parliamo in particolare del ruolo di Finmeccanica nei settori ad elevata innovazione tecnologica, di quello di Fincantieri nel settore navi e piattaforme off-shore, di quello di ENEL nel settore delle rinnovabili e del gas, di quello di ENI nella conversione alla raffinazione e alla chimica verde. Però, con un’avvertenza decisiva: le imprese di cui stiamo parlando sono e devono restare soggetti “orientati al mercato”. E non solo perché lo Stato è azionista di riferimento ma non esclusivo e solo l’orientamento al mercato consente a quelle imprese di reperire le risorse finanziarie necessarie a sostenere programmi di investimento e innovazione decisivi nello scenario competitivo internazionale, ma perché così vuole lo stesso interesse pubblico che presiede alla partecipazione azionaria dello Stato: solo iniziative produttive capaci di essere competitive e quindi di stare sul mercato e di crescere possono garantire prospettive produttive e occupazionali durature. Il ruolo della partecipazione azionaria pubblica sta nel far sì che quelle imprese internalizzino una missione di interesse generale operando però sul mercato e secondo regole di mercato. Nonché con una ulteriore avvertenza: la stessa impostazione di una strategia industriale d’impresa può passare per la cessione di aziende o di quote di capitale orientata a dar vita a un assetto azionario che rafforzi il posizionamento di mercato e assicuri una riorganizzazione produttiva adeguata.
Fin qui per le imprese partecipate dallo Stato. Il tema principale con cui devono misurarsi le partecipate locali, in particolare nel settore dei servizi di pubblica utilità, è soprattutto quello del superamento della frammentazione protezionistica e dell’aggregazione su dimensioni industriali efficienti. Un ruolo importante di supporto al riguardo potranno svolgere le grandi multiutility del Centro-Nord, che quei processi di aggregazione hanno già vissuto, ma un ruolo altrettanto importante possono svolgere le realtà meridionali di maggior dimensione e tradizione industriale.

Le risorse e la Governance

Un cosa va detta con chiarezza: non sono le risorse che mancano. Tra Fondi strutturali (FESR e FSE) 2014-20 pari a 56,2 miliardi di euro, di cui 32,2 miliardi di euro europei e 24 miliardi nazionali, cui si aggiungono fondi di cofinanziamento regionale per 4,3 miliardi di euro, e Fondo Sviluppo e Coesione, per il quale sono già oggi disponibili 39 miliardi di euro sulla programmazione 2014-20, stiamo parlando di circa 95 miliardi di euro a disposizione da qui al 2023 per politiche di sviluppo. E’ la capacità di utilizzarli che è mancata per decenni, come testimonia il ritardo accumulato fino al 2011 nella spesa dei Fondi europei e il fatto che a tutt’oggi il Fondo Sviluppo e Coesione abbia una disponibilità residua relativa ai cicli di programmazione 2000 – 2006 e 2007 -2013 per circa 17 miliardi che, per inciso, porta la capacità di spesa sul territorio  da qui al 2023 a 112 miliardi. Il Governo, come dimostra il recupero di capacità di spesa dei Fondi 2007-13, sta operando per riattivare la capacità di utilizzare le risorse disponibili.
In funzione di questa ripresa di capacità attuativa, con la Legge di Stabilità 2016 il Governo ha attivato in sede europea la clausola investimenti – la cui istituzione è dovuta all’azione italiana durante il semestre di Presidenza dell’Unione – che mette a disposizione nel 2016 uno spazio di bilancio di 5 miliardi di euro utilizzabili per spendere le risorse nazionali destinate a cofinanziamento dei Fondi strutturali o di investimenti nelle reti di rilevanza europea o di investimenti supportati dal Piano Juncker. L’effetto leva potenziale è in grado di mettere in gioco nel solo 2016 investimenti per oltre 11 miliardi di euro, di cui almeno 7 per interventi nel Mezzogiorno. Abbiamo così creato gli spazi di bilancio affinché gli stanziamenti diventino spesa effettiva, risorse realmente a disposizione del Mezzogiorno nel 2016. Risorse che saranno essenziali anche per mobilitare capitali privati, nazionali e internazionali, che vogliano cogliere le opportunità di crescita del Mezzogiorno. E’ questa la base finanziaria di partenza del Masterplan: uno sforzo di investimenti mai realizzato in passato in un solo anno; uno sforzo finalizzato a sbloccare anche per gli anni successivi gli investimenti nel Mezzogiorno.
Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo lavorare sulla Governance e sulla capacità amministrativa.
Sulla Governance, oltre che con le semplificazioni e l’opera di chiarimento circa la ripartizione di responsabilità tra le amministrazioni, il Governo interverrà costituendo e guidando la Cabina di Regia Stato-Regioni del Fondo Sviluppo e Coesione, che dovrà allocare le risorse in modo da massimizzare le sinergie con i Fondi strutturali allocati sui Programmi operativi nazionali e regionali. La Cabina di Regia si avvarrà del Dipartimento per le politiche di coesione e dell’Agenzia per la coesione territoriale delle cui strutture si sta accelerando il completamento, nonché di Invitalia e dei suoi strumenti di intervento. Cabina di Regia, Dipartimento e Agenzia lavoreranno a stretto contatto con le amministrazioni centrali e con quelle regionali e locali per dare impulso all’azione amministrativa e per rimuovere ostacoli procedurali e accelerare i processi autorizzatori. Ma qui si pone il problema decisivo di una collaborazione attiva delle amministrazioni regionali e locali. A questo tema della cooperazione interistituzionale sono dedicati i Patti per il Sud.

I Patti per il Sud

Il Governo si è attivato per costruire 15 Patti per il Sud, uno per ognuna delle 8 Regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) e uno per ognuna delle 7 Città Metropolitane (Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Cagliari). L’obiettivo è proprio quello di definire per ognuna di esse gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità.
Ognuno dei Patti si struttura in quattro capitoli:

  • la visione che la Regione o la Città ha del proprio futuro e che condivide col Governo (aree di industrializzazione o reindustrializzazione, bonifiche e tutela ambientale, agricoltura e industria agroalimentare, turismo e attrattori culturali, servizi e logistica, infrastrutture e servizi di pubblica utilità);
  • ricognizione degli strumenti e delle risorse a disposizione (interazione tra PON e POR, intervento centrale col Fondo Sviluppo e Coesione, Accordi di Programma tra le istituzioni coinvolte e Contratti di Sviluppo con le imprese del territorio, altri strumenti a disposizione di Invitalia);
  • gli interventi prioritari perché rappresentativi della nuova direzione di marcia che si vuole imprimere alla Regione o alla Città e della potenzialità nell’attrazione di capitali privati nonché della tempistica di realizzazione (Governo e amministrazioni regionali e locali si impegnano qui su tempi e azioni da mettere in campo per realizzare gli interventi indicati e rimuovere gli ostacoli che potranno insorgere);
  • Governance del processo, snellimenti amministrativi, definizione delle reciproche responsabilità, individuazione di un responsabile chiaro dell’esecuzione del Piano.

I Patti declinano concretamente gli interventi che costituiscono l’asse portante del Masterplan.

I PATTI PER IL SUD

Questa sezione vedrà inseriti i singoli Patti via via che saranno definiti dal lavoro comune Governo-Regioni-Città Metropolitane. L’obiettivo è di sottoscriverli entro fine dicembre in modo che il Masterplan sia operativo dal 1 gennaio 2016.

Patto per l’Abruzzo
Patto per il Molise
Patto per la Campania
Patto per la Basilicata
Patto per la Puglia
Patto per la Calabria
Patto per la Sicilia
Patto per la Sardegna
Patto per Napoli
Patto per Bari
Patto per Taranto
Patto per Reggio Calabria
Patto per Catania
Patto per Palermo
Patto per Cagliari

31 marzo Superamento bicameralismo e revisione Titolo V in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 31 marzo, approva uno schema di Disegno di legge costituzionale “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari,la riduzione dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione”

Superamento del bicameralismo paritario e revisione del Titolo V – Disegno di legge costituzionale

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha approvato lo schema di Disegno di legge costituzionale “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari,la riduzione dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione”.

Il testo propone il superamento dell’attuale sistema bicamerale in favore di una maggiore efficacia nell’azione legislativa, il contenimento dei costi della politica, un rapporto più ordinato e meno conflittuale tra Stato e autonomie ordinarie e speciali. Il sistema parlamentare si articola, secondo il testo, in Camera dei Deputati e Senato delle Autonomie. La Camera, elettiva, è titolare del rapporto di fiducia con il Governo, esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e di controllo dell’operato del Governo. Il Senato delle Autonomie è composto dai rappresentanti eletti di Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e da sindaci. Il numero complessivo di senatori sarà inferiore alla metà di quello attuale e i senatori non percepiranno indennità di mandato. Il Senato rappresenta le istituzioni territoriali, concorre alla funzione legislativa, esercita un raccordo tra lo Stato, le Regioni, le città Metropolitane e i Comuni, approva le leggi costituzionali, partecipa alla attuazione degli atti normativi dell’Unione europea, verifica e valuta l’attuazione delle leggi.

Il progetto di revisione costituzionale del Titolo V conferma l’abolizione delle Province, prevede il superamento dell’attuale frammentazione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni in favore di un decentramento legislativo più funzionale allo sviluppo economico e sociale del Paese, sopprime inoltre il Cnel.

28 febbraio Crisi di Governo

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 28 febbraio, provvede alla nomina dei Sottosegretari di Stato.

Di seguito la lista dei sottosegretari nominati dal Consiglio dei Ministri:

Luca Lotti, Sandro Gozi, Domenico Minniti detto Marco (Presidenza del Consiglio);
Angelo Rughetti (Pubblica amministrazione e semplificazione);
Maria Teresa Amici, Luciano Pizzetti, Ivan Scalfarotto (Rapporti con il Parlamento e riforme);
Gianclaudio Bressa (Affari regionali);
Filippo Bubbico, Gianpiero Bocci, Domenico Manzione (Interni);
Lapo Pistelli, Mario Giro, Benedetto Della Vedova (Esteri);
Enrico Costa, Cosimo Maria Ferri (Giustizia);
Luigi Casero, Enrico Morando, Pier Paolo Baretta, Giovanni Legnini, Enrico Zanetti (Economia);
Franca Biondelli, Teresa Bellanova, Luigi Bobba, Massimo Cassano (Lavoro);
Riccardo Nencini, Umberto Del Basso de Caro, Antonio Gentile (Infrastrutture);
Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero (Politiche agricole);
Silvia Velo, Barbara Degani (Ambiente);
Francesca Barracciu, Ilaria Borletti Buitoni (Cultura);
Gioacchino Alfano, Domenico Rossi (Difesa);
Carlo Calenda, Claudio De Vincenti, Simona Vicari, Antonello Giacomelli (Sviluppo economico);
Vito De Filippo (Salute);
Roberto Reggi, Angela D’Onghia, Gabriele Toccafondi (Istruzione).

Tra i 44 sottosegretari succitati assumeranno l’incarico di viceministri:
Filippo Bubbico (Interni),
Lapo Pistelli (Esteri),
Enrico Costa (Giustizia),
Luigi Casero ed Enrico Morando (Economia),
Riccardo Nencini (Infrastrutture),
Andrea Olivero (Politiche agricole),
Carlo Calenda e Claudio De Vincenti (Sviluppo economico).
Il sottosegretario Domenico Minniti detto Marco assumerà l’incarico di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

Nella seduta del 25 febbraio la Camera, con 378 voti favorevoli e 220 contrari, approva la mozione di fiducia al Governo Renzi .

Nella seduta del 24 febbraio il Senato, con 169 voti favorevoli e 139 contrari, approva la mozione di fiducia al Governo Renzi.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
Legislatura 17ª – Aula del Senato
Resoconto stenografico della seduta n. 197 del 24/02/2014

Signor Presidente del Senato, gentili senatrici, onorevoli senatori, ci avviciniamo a voi in punta di piedi, con il rispetto profondo, non formale, che si deve a quest’Aula, che si deve alla storia di un Paese che trova in alcuni dei suoi luoghi non soltanto un simbolo – cioè qualcosa che tiene insieme – ma anche un elemento di unità profondo.
Ci avviciniamo con lo stupore di chi si rende conto della magnificenza e della grandezza non solo di un luogo fisico, ma anche del valore che questo rappresenta nel cuore di una lunga storia, come quella italiana.
Ci avviciniamo, dunque, a voi con lo stupore di chi si rende conto di essere davanti a un pezzo di una storia che viene da una tradizione unica. Ma, contemporaneamente, sappiamo perfettamente che viviamo un tempo di grande difficoltà, di struggenti responsabilità e, di fronte all’ampiezza di questa sfida, abbiamo la necessità di recuperare il coraggio, il gusto e, per qualche aspetto, anche il piacere di provare a fare dei sogni più grandi rispetto a quelli che abbiamo svolto sino ad oggi e contemporaneamente accompagnarli da una concretezza puntuale, precisa.
Riflettevo stamattina sul fatto che io non ho l’età per sedere nel Senato della Repubblica. Non vorrei iniziare con una citazione colta e straordinaria della pur bravissima Gigliola Cinquetti, ma è così: non ho l’età. E fa pensare che oggi davanti a voi, senatrici e senatori, siamo qui non per inseguire un record anagrafico, non per allungare di una riga il nostro curriculum vitae, non per toglierci qualche soddisfazione personale: siamo qui – ve lo dobbiamo – per parlarvi un linguaggio di franchezza, vorrei dire al limite della brutalità, nel rispetto della storia a cui ho fatto riferimento.
Siamo a chiedervi la fiducia, e oggi chiedere la fiducia è un gesto controcorrente, e non tanto nel dibattito politico (doveroso, istituzionale, costituzionalmente previsto). Tuttavia, chiedere la fiducia significa oggi provare ad andare controcorrente: si fatica a dare fiducia nel rapporto quotidiano con le persone, con i colleghi di lavoro; le persone che stanno fuori da quest’Aula sanno che chiedere la fiducia oggi è sempre più difficile. Non va di moda la richiesta della fiducia. Chiediamo fiducia a questo Senato. Ci impegniamo a meritare la fiducia come Governo, perché pensiamo che l’Italia abbia la necessità urgente e indifferibile di recuperare la fiducia come condizione per uscire dalla situazione di crisi in cui ci troviamo.
Il nostro è un Paese arrugginito, un Paese impantanato, incatenato da una burocrazia asfissiante, da regole, norme e codicilli che paradossalmente non eliminano l’illegalità: senza dover risalire alle gride manzoniane, l’idea che le norme che si sono succedute nel corso degli anni non abbiano prodotto il risultato auspicato è sotto gli occhi di tutti. Eppure, oggi chiedere la fiducia significa proporre una visione audace, unitaria e per qualche aspetto anche – spero – innovativa, che parte dal linguaggio della franchezza con la quale comunico fin dall’inizio che vorrei essere l’ultimo Presidente del Consiglio a chiedere la fiducia a quest’Aula. Sono consapevole della portata di questa espressione, e anche del rischio di farla di fronte a senatrici e senatori che certo non meritano per qualità personale il ruolo di ultimi senatori a dare la fiducia a un Governo, ma è così. Non lo sta chiedendo un Governo: lo sta chiedendo un Paese, l’Italia.
Noi oggi non immaginiamo di essere gli ultimi a chiedervi la fiducia perché abbiamo un pregiudizio su di voi, ma perché abbiamo un giudizio organico sull’Italia per il quale o siamo nelle condizioni…. Apprezzo che questa dichiarazione abbia suscitato l’entusiasmo del senatore Calderoli, ma alla perentorietà di questa affermazione corrisponde la consapevolezza che quello che stiamo vivendo è un momento in cui o si ha il coraggio di operare delle scelte radicali e decisive, oppure non perderemo soltanto la relazione tra di noi, ma anche il rapporto con chi da casa continua a pensare che la politica sia una cosa seria, che la politica sia ciò che di più grande ha un Paese, che la politica sia il valore per il quale vale la pena confrontarsi, discutere, litigare, ma anche per il quale alla fine valga la pena vivere un’esperienza di rispetto degli altri; quella straordinaria esperienza per la quale siamo, a differenza di qualche leader, orgogliosi di essere democratici, siamo orgogliosi di apprezzare le regole del gioco della democrazia.
Certo, più voi sarete capaci di stimolarci, più voi sarete capaci di incalzarci, più voi sarete capaci di raccontarci nel dettaglio come noi possiamo cambiare, più incisiva sarà l’azione di questo Governo.
Tuttavia, non possiamo non partire da un giudizio reale su ciò che sta fuori da queste Aule. Se in questi anni avessimo prestato ai mercati rionali lo stesso ascolto che abbiamo prestato ai mercati finanziari, ci saremmo accorti che la prima richiesta è la richiesta di semplicità, di pace, di chiarezza; è la richiesta di una tregua della politica rispetto ai cittadini.
L’impressione che invece abbiamo dato è quella di un’angoscia nel rapporto tra politici e cittadini, per i quali l’idea che oggi è forte nel Paese è che l’Italia abbia già finito tutto il futuro che aveva, che l’Italia abbia esaurito le sue carte e che sia un Paese finito, più che un Paese infinito.
Bene, noi abbiamo accelerato e deciso di cambiare l’impostazione del Governo nelle forze politiche che lo sostengono perché pensiamo che fuori di qui ci sia un’Italia viva, brillante e curiosa; un’Italia che, nell’aspettarci fuori da questi Palazzi, si vuole bene e che ci tiene a presentarsi bene. Un’Italia che non ci segue per un motivo: perché è avanti a noi. È avanti a noi: siamo noi a doverla rincorrere e doverla recuperare. È l’Italia che forse si sta stancando di aspettarci, e vi propongo, vi proponiamo, come Governo, di fare di tutto per raggiungerla attraverso un pacchetto di riforme che parta e consideri il semestre europeo come la principale opportunità, che affronti prima del semestre europeo le scelte legate alle politiche sul lavoro, sul fisco, sulla pubblica amministrazione, sulla giustizia, che metta al centro il valore della scuola, ma che parta naturalmente dalle riforme costituzionali, istituzionali ed elettorali, sulle quali si è registrato un accordo che va oltre la maggioranza che sostiene questo Governo, e per il quale noi non possiamo che dire che gli accordi li rispetteremo nei tempi e nelle modalità prestabilite.
Pensiamo però che si debba partire da un presupposto. Il presupposto è che eravamo ad un bivio: o si andava alle elezioni, più o meno….Noi non abbiamo paura di andare alle elezioni.
Siamo abituati, come partito… Dico ai senatori del Movimento 5 Stelle, che imparo ad apprezzare in quest’Aula, che sono il segretario di un partito politico che non ha mai paura di candidarsi alle elezioni: anche dove i sondaggi dicono il contrario, come in Sardegna , anche dove c’è difficoltà, noi non abbiamo paura di andare alle elezioni, e in questo primo anno di vita parlamentare, in cui abbiamo ricevuto da voi presunte lezioni di democrazia, vi segnalo, gentili senatrici ed egregi senatori, che nelle quattro elezioni regionali che si sono svolte – quelle della Sardegna, della Basilicata e delle Province di Trento e Bolzano – il Partito Democratico si è sempre presentato e ha sempre vinto. Non posso dire la stessa cosa per voi.
Non abbiamo paura di andare alle elezioni. Noi abbiamo nel nostro DNA la volontà e il desiderio di confrontarci, ma il passaggio elettorale che ci avrebbe atteso in queste ore era un passaggio elettorale nel quale, stante la legge elettorale uscita dalla sentenza della Corte costituzionale, si sarebbe riprodotto uno schema che è quello che avrebbe portato ad un sostanziale Governo di larghe intese.
Non vi è chi non veda che non sarebbe stato possibile per alcuno ottenere la maggioranza necessaria a governare nei due rami del Parlamento senza una modifica delle regole del gioco, e noi abbiamo proposto, dal primo giorno, che le regole del gioco fossero scritte da tutti, anche da chi prima ha alzato la voce. Pensiamo infatti, pensavamo e penseremo che sia un valore condiviso che dopo vent’anni in cui, prima la sinistra, poi la destra, prima il centrosinistra e poi il centrodestra, quando si è trattato di scrivere le regole costituzionali hanno proceduto a maggioranza – il centrosinistra nel 2001, il centrodestra nel 2006 – con la legge elettorale connessa, che scrivere le regole del gioco insieme sia il valore fondamentale e costitutivo del rispetto delle istituzioni.
Proveremo a farlo, ma in una legislatura alla quale abbiamo allungato l’orizzonte politico. Certo, non quello costituzionale e istituzionale, che è fissato, come è naturale, nel 2018. Arrivare però al 2018 ha un senso soltanto se avvertiamo l’urgenza da cui sono partito nel mio intervento, che è l’urgenza di un cambiamento radicale per cui, mentre i tempi della politica sembrano dilatati, le persone che la mattina accompagnano i figli a scuola non possono permettersi rinvii.
Mentre la politica – lasciatevelo dire da un sindaco – da Roma sembra una politica nella quale la dilazione è costante; una politica nella quale si può anche rinviare al giorno dopo, si può allungare il tempo della decisione senza fine, si può rimandare l’urgenza dei provvedimenti; mentre fuori da qui questo sembra naturale, quando poi si va nella vita di tutti i giorni, quando si va a parlare con le persone che faticano anche semplicemente a conciliare i propri orari, anche semplicemente a conciliare la propria quotidianità di vita, il senso dell’urgenza, del tempo che non può passare invano, diventa un elemento centrale.
Ecco perché noi proponiamo a questo Senato di uscire dal genere letterario che i talk show hanno sostanzialmente sdoganato, un genere letterario per il quale non vi è trasmissione che non parta da un giudizio impietoso sulla situazione italiana, e poi con un servizio di una troupe all’estero che racconta come all’estero invece le cose vanno perfettamente bene e tutto sia straordinariamente bello e felice. Ormai è diventato un focus letterario; ormai noi abbiamo come punto di riferimento il fatto che nelle trasmissioni televisive, nei talk show, fuori da qui, fuori dall’Italia, tutto va bene e da noi tutto va male: non è così.
Usciamo dal coro della lamentazione; proviamo a immaginare un percorso concreto in cui la differenza tra sogno e obiettivo – ha detto qualcuno – è una data. Diamoci delle scadenze e proviamo ad allungare il lavoro di questi anni dando concretamente dei passaggi puntuali.
Questo consente di arrivare al 1° luglio – qualcuno dice – avendo fatto i compiti a casa; questo consente di arrivare, cioè, all’appuntamento con il semestre europeo dando un valore non meramente formale a quell’appuntamento, ma dandogli un valore sostanziale.
Non tedierò la vostra pazienza con un’analisi, che pure sarebbe doverosa (ma non mancheranno altre occasioni), sulla situazione di profondo sconvolgimento istituzionale internazionale.
Su come il mondo fuori dall’Italia stia cambiando e come paradossalmente questo mondo riduca lo spazio dell’Europa, riduca il margine di potere che l’Europa ha. Non vi tedierò su questo, ma penso di avere il dovere di dire al Senato della Repubblica che se vogliamo immaginare che il semestre europeo sia una cosa seria noi dobbiamo raccontare, spiegare, pensare che tipo di Europa immaginiamo nella cornice internazionale che sta mutando. Non possiamo immaginare che il semestre europeo sia semplicemente l’occasione per fare le nomine per le nuove istituzioni.
Questo è il punto centrale del semestre europeo, e non saremo credibili se non riusciremo ad arrivare al semestre europeo avendo sistemato ciò che dobbiamo sistemare noi.
Capisco che in quest’Aula, come alla Camera, come nell’opinione pubblica, ci sia la facile tendenza a considerare l’Europa la madre dei nostri problemi. Vorrei dire non soltanto che per me e per il Governo che ho l’onore di presiedere non è così, ma che nella tradizione europeaeuropeista sta la  parte migliore dell’Italia, che nella tradizione europea-europeista, nei valori di libertà e democrazia sta la certezza che l’Italia ha un futuro e non soltanto un passato. E quando penso a quell’uomo che in un’isoletta immaginava gli Stati Uniti d’Europa mentre infuriava il conflitto, quando penso a quell’uomo che, in un momento di difficoltà per il nostro Continente e di confronto fratricida, riusciva a intuire, a immaginare, in qualche modo a profetizzare in modo laico una visione degli Stati Uniti d’Europa, mi sento orgoglioso di essere appartenete alla storia italiana.
Il punto è che mettere a posto le cose di casa nostra non deriva da un obbligo europeo: non è la signora Merkel o il governatore Draghi a chiedere di essere seri con il nostro debito pubblico: è il rispetto che dobbiamo ai nostri figli, alle generazioni che verranno; è il rispetto che dobbiamo alle persone che verranno dopo di noi che ci impone di guardare ai conti pubblici in modo diverso da come è stato fatto da chi ha scialacquato nel corso degli ultimi decenni.
Questo è il punto centrale. E se noi siamo in condizione di arrivare al 1° luglio avendo affrontato i temi costituzionali, istituzionali, elettorali, di lavoro, di fisco, di pubblico impiego, di giustizia e impostato un diverso atteggiamento verso la scuola, propongo a questo Senato e alla Camera dei deputati di essere in grado di vivere il semestre europeo come l’occasione in cui guidare le istituzioni dell’Europa per sei mesi studiando una proposta affinché nei prossimi 20 anni potremo guidare l’Europa politicamente, in un percorso che riguarda i nostri figli e che è uno dei punti centrali della credibilità delle istituzioni.
Se questo è vero, ho il dovere di entrare nel merito delle modalità con cui questo atteggiamento deve diventare realtà. Ho anche il dovere di dirvi che la subalternità culturale con la quale, troppo spesso, si è considerata l’Europa come la nostra matrigna è una subalternità culturale della quale possiamo liberarci solo noi. Non possiamo immaginare che qualcun altro risolva i nostri problemi. Noi viviamo in un momento in cui la generazione «Erasmus», che tra l’altro è rappresentata al Governo, ha conosciuto il sogno degli Stati uniti d’Europa come concretezza, che ha conosciuto l’euro come unica moneta o quasi. Di fronte a questa generazione, noi avvertiamo il bisogno di indicare una prospettiva di futuro e non di vivere di rimpianti e di ricostruzioni fasulle del passato. Propongo a questo Senato di essere la legislatura della svolta. Avrei preferito che questo passaggio fosse stato preceduto da un chiaro mandato elettorale.
Ma sappiamo come sono andate le elezioni. Oggi proponiamo di essere nella condizione di valutare una scelta politica. Non vi sorprenderà il fatto che in questo Governo sono rappresentati i segretari dei maggiori partiti perché questo è un Governo politico e noi pensiamo che la parola politica non sia una parolaccia. Noi pensiamo di poter andare nelle piazze a dire che la politica che noi abbiamo in testa è reale, vera e precisa. Noi pensiamo che non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola.
Mi piacerebbe che chi ha la presunzione di avere la verità in tasca avesse la possibilità di confrontarsi con le insegnanti delle scuole e le famiglie nella loro vita di tutti i giorni perché l’idea che da questa parte ci sia la casta e dall’altra ci siano i cittadini si è un po’ rovesciata. Lo dico a una parte di questo Parlamento. Chi di noi tutti i giorni ha incontrato cittadini, insegnanti, educatori e mamme sa perfettamente che c’è una bellissima e straordinaria richiesta che è duplice. Da un lato si chiede di restituire valore sociale all’insegnante e questo non ha bisogno di alcuna riforma, ma di un cambio di forma mentis.
Non ha bisogno di denaro, riforme, commissioni di studio; c’è bisogno del rispetto che si deve a chi quotidianamente va nelle nostre classi e assume su di sé il compito struggente e devastante di essere collaboratore della creazione di una libertà, della famiglia e delle agenzie educative. Il compito di un insegnante è straordinario. Ci avete mai parlato con gli insegnanti e ascoltato quello che dicono oggi?
Spero che il Presidente del Senato mi consenta di formulare questo invito ai senatori del mio partito: ricordiamoci sempre che svolgiamo una funzione sociale, tesa a recuperare le difficoltà che stanno incontrando in questo momento i senatori e le senatrici del Gruppo del Movimento 5 Stelle nei confronti della propria base e dell’opinione pubblica che li sostiene. Non è facile stare in un partito in cui c’è un capo che dice: «Io non sono democratico». Quindi, vogliamogli bene anche se loro non ne vogliono a noi. Io non ho fretta. Per cui posso andare avanti.
Parlavo degli insegnanti. Qual è la priorità che questo Paese ha nei confronti degli insegnanti? Sicuramente lo sa il Ministro dell’istruzione pubblica e dell’università: coinvolgere dal basso in ogni processo di riforma gli operatori della scuola. Non c’è dubbio. Ma c’è una priorità a monte: recuperare quella fiducia, quella credibilità, recuperare quella dimensione per cui se qui si fanno le cose, allora nelle scuole si può tornare a credere che l’educazione sia davvero il motore dello sviluppo. Ci sono fior di studi di economisti che dimostrano come un territorio che investe in capitale umano, in educazione, in istruzione pubblica è un territorio più forte rispetto agli altri.
Da Presidente del Consiglio io entrerò nelle scuole, una volta ottenuta – se così sarà – la fiducia dal Senato e dalla Camera. Mercoledì mattina, come faccio tutte le settimane, mi recherò in una scuola; la prima sarà un istituto di Treviso, perché ho scelto di partire dal Nord-Est, mentre la settimana prossima andrò in una scuola del Sud. E lo farò perché penso che sia fondamentale che il Governo non stia soltanto a Roma e, quindi, mi recherò nelle scuole, come facevo da sindaco, per dare un segnale simbolico, se volete persino banale, per dimostrare che da lì riparte un Paese. Dalla capacità di educare, di tirare via, di tirare fuori (nel senso latino del termine) nasce la credibilità di un Paese, ma per farlo c’è bisogno della capacità di garantire una concretezza amministrativa.
Con quale credibilità possiamo dire questo se continuiamo a tenere gli investimenti nell’edilizia scolastica bloccati da un Patto di stabilità interno che almeno su questa parte va cambiato subito? Come si può pensare che il Comune, la Provincia abbiano competenza sull’edilizia scolastica senza però avere la possibilità di spendere soldi che sono lì bloccati perché esistono norme che si preoccupano della stabilità burocratica ma non si rendono conto della stabilità delle aule in cui vanno a studiare i nostri figli! Come è possibile che non ci sia chiarezza su questo aspetto!
Domani scriverò una lettera ai miei colleghi sindaci, oltre 8.000, per chiedere a tutti loro e ai Presidenti delle Province sopravvissuti di fare il punto della situazione sull’edilizia scolastica, seguendo un bellissimo ragionamento del senatore Renzo Piano. Non so chi di voi ha avuto modo di conoscere le parole, a mio giudizio straordinarie, che Renzo Piano ha pronunciato pochi giorni fa in un’intervista. Piano ha invitato a rammendare i nostri territori, a rammendare le periferie. Credo sia un’espressione molto bella che dà il senso di ciò di cui abbiamo bisogno.
Noi abbiamo bisogno di intervenire nell’edilizia scolastica dal 15 giugno al 15 settembre, con un programma straordinario – nell’ordine di qualche miliardo di euro e non di qualche decina di milioni – da attuare sui singoli territori, partendo dalle richieste dei sindaci e intervenendo in modo concreto e puntuale.
Ma come? Di fronte alla crisi economica parti dalle scuole? Sì, di fronte alla crisi economica non puoi non partire dalle scuole.
Di fronte alla crisi economica partire dalle scuole significa partire, innanzitutto, da una tregua educativa con le famiglie e da un intervento nell’edilizia e nella infrastrutturazione scolastica su cui, nelle prossime settimane, vedrete concreti risultati. È chiaro che il tema della scuola è parziale rispetto al grande tema dell’educazione. Si inizia con gli asili nido. Gli Obiettivi di Lisbona vedono oggi un Paese drammaticamente diviso in due, tra una parte dell’Italia che ha già raggiunto quegli obiettivi (con alcune città che stanno sopra il 40 per cento) e una parte dell’Italia che veleggia su percentuali drammatiche. Alcune non arrivano neanche a doppia cifra: mi riferisco al numero dei bambini che frequentano gli asili nido.
Non è un tema da addetti ai lavori. È il tema vero nella vita di tutti i giorni. È il tema che si collega non necessariamente, ma parzialmente, al fatto che abbiamo la condizione di disoccupazione femminile più alta d’Europa. Ed è inaccettabile in una cornice come quella in cui stiamo vivendo.
È un tema che si collega al fatto che un bambino che non frequenta l’asilo nido ha un’occasione in meno rispetto a un suo coetaneo di un altro Paese.
Però, non vorrei che questo facesse venir meno un giudizio sulle priorità che riguardano la condizione economica. Metto a verbale che la scuola è il punto di partenza e intervengo sulle quattro riforme che vi proponiamo, che vi proporremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, e la cui urgenza è l’elemento che detta la scansione temporale dei prossimi mesi e dei prossimi anni, e anche il cambio che noi abbiamo fatto all’interno del Governo.
Cambio che non può in alcun modo oscurare i risultati che ha ottenuto il Governo precedente.
E fatemi rivolgere un pensiero particolare al Presidente del Consiglio uscente, l’onorevole Enrico Letta. Viviamo una situazione in cui… Dicevano che al Senato non vi divertivate; invece, vi vedo sereni. Vi garantisco che vi divertirete sempre di più!
Dal 2008 al 2013, mentre qualcuno si divertiva, il PIL di questo Paese ha perso nove punti percentuali. La disoccupazione giovanile è passata dal 21,3 al 41,6 per cento.
La disoccupazione è passata dal 6,7 per cento al 12,6 per cento, in base all’ultimo dato. Non sono i numeri di una crisi. Sono i numeri di un tracollo…
Non si tratta di rispondere semplicemente con dei numeri a numeri. La crisi ha il volto di donne e di uomini, e non di slides.
Chi ha avuto modo di conoscere le dinamiche delle crisi aziendali, chi ha stretto la mano al cassintegrato, chi è entrato, perché faceva il sindaco, in una fabbrica o chi ha visto, da parlamentare e da senatore, e ha ricevuto delegazioni di lavoratrici e di lavoratori sa perfettamente che la crisi non è un numerino.
Però questo numero è impietoso. Però questo numero è devastante. Però questo numero impone un cambio radicale delle politiche economiche.
Il cambio radicale delle politiche economiche passa innanzitutto da alcuni provvedimenti concreti che, con il ministro Padoan, abbiamo discusso e che approfondiremo nel corso delle prossime settimane.
Il primo elemento su cui prendiamo un impegno è lo sblocco totale, non parziale, ma totale dei debiti della pubblica amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa depositi e prestiti.
Il secondo elemento che mettiamo immediatamente all’ordine del giorno è la costituzione e il sostegno di fondi di garanzia, anche attraverso un rinnovato utilizzo della Cassa depositi e prestiti, per risolvere l’unica reale, importante e fondamentale questione che abbiamo sul tappeto, che è quella delle piccole e medie imprese che non riescono a accedere al credito.
Il terzo punto che poniamo immediatamente alla vostra attenzione – lo faremo nelle prossime settimane – è una riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale, attraverso misure serie e irreversibili, legate alla revisione della spesa, che porterà nel corso dei primi mesi del primo semestre del 2014 a vedere dei risultati immediati e concreti.
Su questi tre impegni siamo nelle condizioni di non offrire parole, ma interventi precisi e puntuali. Basta? No! Non basta (sono il primo a dirlo) e non perché la parte delle regole e della normativa non sia una parte importante. Nessun decreto crea, attraverso le regole, posti di lavoro; al massimo può accadere che faccia allontanare dei posti di lavoro, ma questa è un’altra storia.
Noi partiremo, entro il mese di marzo, con la discussione parlamentare del cosiddetto Piano per il lavoro, che, modificando uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto di lavoro, interverrà attraverso nuove regole normative, anche profondamente innovative. Infatti, se non riusciamo a creare nuove assunzioni, il problema delle garanzie dei nuovi assunti neanche si pone. Immaginiamo però di intervenire in modo strutturale nella capacità di attrarre investimenti in questo Paese, investimenti che negli ultimi anni, purtroppo, in virtù della crisi, sono profondamente diminuiti, arrivando ai 12 miliardi dello scorso anno. C’è un dibattito surreale intorno a questo tema. Sembra che l’interesse nazionale impedisca l’attrazione degli investimenti. Sembra che, quando un soggetto vuole investire in Italia, questo debba essere cacciato al grido di «guai allo straniero!».
Un Paese vivo, ricco, aperto e curioso non ha paura di attrarre investimenti; li va a cercare e fa di tutto per agevolare l’investimento da parte di soggetti che vengono dall’esterno. Da sindaco potrei parlarvi della madre di tutte le privatizzazioni: la privatizzazione del Nuovo Pignone, che negli Novanta ha visto un incredibile aumento delle performance da parte del suo acquirente (gli americani di GE) e che oggi consente di aver moltiplicato per sette i posti di lavoro.
L’interesse nazionale non è il lancio di agenzia del deputato o senatore in cerca di visibilità; l’interesse nazionale è il posto di lavoro che si crea; è una famiglia che riesce a uscire dalla situazione di disoccupazione. L’interesse nazionale, che ha questo Paese, è quello di migliorare la sua attuale postazione nella classifica internazionale: siamo al penultimo posto nella classifica OCSE – correggetemi se sbaglio – per la capacità di attrazione, mentre siamo al 126° posto nel «Doing business index» della World Bank. Questo ci porta ad essere percepiti all’esterno solo come un Paese meraviglioso in cui andare in vacanza. Ma c’è un Paese potenzialmente più attrattivo del nostro? C’è un Paese che può coniugare la qualità del vivere bene con la capacità di tenere in piedi la genialità, l’intuizione, l’innovazione da parte delle lavoratrici e dei lavoratori?
Vi sembra possibile che, mentre nel mondo le startup e le grandi aziende innovative, dagli Stati Uniti a Israele, vivono, crescono (in alcuni casi anche muoiono, perché questo è il destino delle startup), in una dimensione straordinariamente innovativa, noi siamo invece fermi ad un principio per il quale, tra conferenze dei servizi, sovrintendenze e freni burocratici, prima di riuscire a portare a casa un risultato concreto, come quello dell’apertura di un capannone, viviamo dei tempi che sono biblici?
Ma non sentite quanto stride, nella concretezza di tutti i giorni, l’urgenza da cui siamo partiti e le difficoltà che invece la macchina pubblica mette nei paletti a chi vuole venire a investire?
Occorre un Paese semplice e coraggioso sul lavoro, un Paese che non abbia paura – lo sottolineo – ad affrontare in modo diverso il rapporto con la pubblica amministrazione.
Mi permetterete di dire – e so che potrà sembrare persino provocatorio – che vi sono settori dello Stato che vivono le peripezie della politica con apparente rispetto, ma con un sostanziale retropensiero: i Governi passano, i dirigenti restano. Talvolta mi è venuto in mente di pensare che sarebbe meglio il contrario, ma in realtà non è così, sarebbe una forma eccessiva. Credo però che sia civile un Paese che afferma la contestualità tra l’espressione popolare del Governo del Paese e la struttura dirigente della macchina pubblica.
In altri termini, credo sia arrivato il momento di dire con forza che una politica forte è quella che affida a tempi certi anche al ruolo dei dirigenti e che non può esistere, fermi saldi i diritti acquisiti, la possibilità di un dirigente che rimane a tempo indeterminato, che fa il bello e il cattivo tempo e che ne è il depositario.
Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti, siamo per dargliele tutte; vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, però, è una sfida di buon senso, che nell’arco di quattro anni può essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio – lasciatemelo dire – di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti.
Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante.
Non è soltanto questo, ovviamente, il processo di riforma della pubblica amministrazione che presenteremo prima delle elezioni, ma vogliamo anche a tutti i costi intervenire sul fisco, attraverso l’utilizzo della delega fiscale che il Parlamento ha affidato, che riteniamo debba caratterizzarsi per alcune caratteristiche chiaramente visibili da parte dei cittadini. Riuscire ad inviare a tutti i dipendenti pubblici ed ai pensionati direttamente a casa, magari attraverso uno strumento di tecnologia semplice – visto che il Papa ha detto che Internet è un dono di Dio, possiamo smettere di considerarlo come il nostro ostacolo o come un problema – la dichiarazione dei redditi precompilata. Si tratta di una proposta concreta e puntuale che nel corso delle consultazioni abbiamo ricevuto e recepito, che può immediatamente mostrare come cambia il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione.
Se il fisco smette di essere il nemico e di essere ostile, se smette di essere un fisco che fa paura e diventa uno spauracchio, ma assume i connotati di una sorta di consulenza che fa al cittadino – salvo poi quando accade che qualcuno davvero commette reati o comunque è passibile di sanzioni amministrative, perché allora la repressione dev’essere durissima – esso assumerà connotati diversi, tali da far uscire i cittadini dal pregiudizio per il quale sembra sempre che chi è famoso e potente comunque la sfanga, mentre chi ha a che fare con una cartella esattoriale – un milione di errori formali, tanti ve ne sono! – vive il rapporto con la pubblica amministrazione come un’angoscia.
E questo non può che condurci naturalmente verso il quarto e ultimo punto che voglio citare: quello relativo alla giustizia.
Abbiamo vissuto 20 anni di scontro ideologico su questo tema. Può piacere o meno. Non credo che alcuno, dopo 20 anni, convincerà l’altra parte della bontà delle proprie opinioni. Dopo 20 anni credo che le posizioni siano calcificate, siano intangibili, che nessuno possa convincere l’altro che si è compiuto un errore, o che si è fatto bene.
Credo sia arrivato il momento di mettere nel mese di giugno (sarà compito del Ministro competente) all’attenzione di questo Parlamento un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente.
Parto dalla giustizia amministrativa. Siamo un Paese in cui – lasciatevelo dire da chi costantemente ci batte la testa – lavorano più, negli appalti pubblici, gli avvocati che i muratori.
Negli appalti pubblici non c’è alternativa al ricorso sul controricorso con la sospensiva. Siamo al punto che i tribunali amministrativi regionali discettare di tutto. Siamo al punto che un provvedimento di un sindaco (in alcuni casi, anche del Parlamento) è comunque costantemente rimesso in discussione in una corsa ad ostacoli impressionante.
Ma come possiamo dare certezza del diritto se noi per primi abbiamo un sistema (sono partito da quello amministrativo) che crea inquietudine non già soltanto agli investitori stranieri, ma agli stessi operatori del diritto, a partire dai giudici amministrativi che in più circostanze hanno sottolineato la necessità di riforme strutturali?
La giustizia civile. Oggi noi viviamo un tempo nel quale, nella celerità dei processi, la lunghezza del processo civile, le difficoltà del processo civile sono tali per cui non soltanto se ne vanno gli investimenti (ed è un problema), ma se ne va anche la possibilità di credere realmente che il Paese sia redimibile, che il Paese sia recuperabile.
C’è questa stanca rassegnazione per cui si parte dal presupposto che tanto quando si entra in un’aula di tribunale non si sa come se ne esce. Questo vale anche per la giustizia penale con ciò che comporta. Non c’è ombra di dubbio che a fronte della straordinaria qualità di tantissime donne ed uomini che lavorano nel campo della giustizia (a partire dai giudici, per passare agli avvocati, agli operatori della giustizia e di Polizia giudiziaria), esiste una preoccupazione costante nell’opinione pubblica (a prescindere dalle discussioni che sono state oggetto per 20 anni di dibattito politico) sul fatto che la giustizia in Italia corra il rischio di arrivare troppo tardi ed anche – permettetemi – di colpire in modo diverso.
Faccio un esempio. Il più banale, ma volutamente banale, agli occhi dell’opinione pubblica e volutamente drammatico nel cuore di un amministratore che fa politica.
Non so se chi di voi si è occupato di amministrazione pubblica nelle realtà territoriali sa qual è il momento più duro per un sindaco. Per me era quando l’SMS del comandante della Polizia municipale mi informava che c’era stato un incidente stradale. Quando si verifica un incidente stradale e muore un ragazzo di 17 anni il sindaco non ha semplicemente un compito amministrativo. Il sindaco si trova faccia a faccia con il dolore di una famiglia che vede totalmente sconvolta la propria vita. Mi è accaduto, lo sanno le senatrici e i senatori fiorentini, ed è accaduto a tanti di voi.
Dalla storia di una queste famiglie, da un percorso che abbiamo fatto insieme è emerso con chiarezza che chi ubriaco e drogato si mette alla guida di un motorino causando il decesso di un ragazzo di 17 anni (il ragazzo in questione si chiamava Lorenzo) alla fine in tribunale, per i motivi più vari, gli viene comminata una sanzione inferiore, o sostanzialmente analoga, a quella comminata per un furto di serie B.
Vi rendete conto cosa possa diventare incontrare nel giorno del 18° compleanno di Lorenzo i suoi amici che festeggiano il suo compleanno senza di lui ricordandolo? Vi rendete conto di cosa possa significare andare a dire che io rappresento le istituzioni?
E vi rendete conto che sguardo vi gettano addosso quelle ragazze e quei ragazzi, accusando la politica di non essere capace di dare delle regole chiare, delle regole che non valgono semplicemente un dibattito politico, ma che valgono la vita di un ragazzo come loro? Questa è la vita reale che vorremmo informasse di più la discussione sulla giustizia: non, semplicemente, i nostri derby ideologici, ma la necessità di fare della giustizia un asset reale per lo sviluppo del Paese.
Se arrivano queste iniziative e questi provvedimenti, io credo che noi saremo nelle condizioni di affrontare con maggiore decisione il passaggio del semestre europeo, ovviamente inserendole nel contesto della riforma costituzionale ed elettorale.
Sono partito dalla provocazione, che provocazione non è: il superamento del Senato. Oggi il procedimento legislativo è farraginoso: lo sapete meglio voi di me. Oggi il numero dei parlamentari è eccessivo rispetto ai Paesi europei e al benchmark internazionale di riferimento: lo sapete meglio voi di me. Oggi c’è la possibilità di superare l’attuale conformazione del Senato, mantenendo fermi il no al voto di fiducia e il no al voto di bilancio e la possibilità di svolgere la funzione senatoriale, non come incarico figlio di un’elezione diretta e con un’indennità, ma, come nel modello tedesco, attraverso l’assunzione di responsabilità dai territori, impreziosito eventualmente – ci sono proposte in questo senso – da ulteriori figure espressioni del mondo culturale, accademico ed universitario. Questo tipo di proposta è il primo passo per recuperare la credibilità da parte dei cittadini nei nostri confronti.
Quello immediatamente successivo è superare il Titolo V della Costituzione per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Il Titolo V oggi ha la necessità di rivedere le competenze esclusive dello Stato e delle Regioni e di introdurre la possibilità per le Regioni di legiferare in ogni materia che non sia specificamente assegnata, ma contemporaneamente di introdurre una clausola di intervento della legge statale anche in materie che siano esclusivamente assegnate alla competenza regionale quando questo sia richiesto da esigenze di unità economica e giuridica dell’ordinamento.
Noi prendiamo atto che, in questi anni, il ricorso alla Corte costituzionale, non dico che ha ingolfato la Corte, perché sarebbe scarsamente rispettoso delle Istituzioni, ma ha comunque provocato un eccesso di tensione tra le Regioni e lo Stato. Se noi oggi diciamo che non possiamo sostituire e tornare ad un centralismo della burocrazia statale, come ci siamo detti anche in occasione di questo intervento, è anche altrettanto vero che abbiamo bisogno di chiedere alle donne e agli uomini che guidano le Regioni e che ne fanno parte di prendere atto che è cambiato il clima nei confronti delle Regioni. È cambiato il clima sicuramente per ciò che è accaduto nel corso di questi anni in ordine ai rimborsi elettorali, ma è accaduto anche che, troppo spesso, la sovrapposizione di competenze dei Comuni, delle Province, delle Regione e dello Stato centrale con la linea europea a dare in qualche misura un ulteriore elemento di complicazione, ha reso sostanzialmente ingovernabile il sistema istituzionale. Noi proponiamo che, fin dal mese di marzo, la riforma del Senato parta del Senato e che la riforma del Titolo V parta dalla Camera.
Quanto all’accordo sulla legge elettorale – il cosiddetto Italicum -, comprendiamo l’esigenza di valorizzare il fatto che una legge elettorale che consenta il ballottaggio sia ovviamente impostata sulla presenza di una sola Camera.
Contemporaneamente, sappiamo perfettamente che l’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera. E noi, da questo punto di vista, consideriamo l’Italicum non soltanto una priorità, ma una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia. Mi spiego: con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale e poi perdere l’occasione del contingentamento che abbiamo trovato? Certo, noi affermiamo che politicamente esiste un nesso netto tra l’accordo sulla legge elettorale, la riforma del Senato e la riforma del Titolo V: sono tre parti della stessa faccia.
Però vorrei dire due cose su questo. Mi rivolgo al gruppo delle opposizioni, e in particolar modo alle opposizioni che hanno accettato di stare nel dibattito sulle riforme costituzionali e che non fanno parte però della maggioranza di Governo. Noi abbiamo un tema aperto, e ne abbiamo parlato durante le consultazioni con il senatore Romani, che è quello del superamento delle Province. Il disegno di legge Delrio è oggi nelle condizioni di poter impedire che il 25 maggio si voti per le Province.
C’è un’opposizione dura anche in quest’Aula, immagino; c’è stata alla Camera, dove si è saldata un’opposizione, per certi aspetti persino una forma di ostruzionismo, tra Forza Italia e il Movimento 5 Stelle. Noi invitiamo a riflettere su una possibile soluzione semplice, evidente, alla portata di tutti noi. Nel rispetto delle diverse posizioni chiudiamo il disegno di legge Delrio e impediamo di votare il 25 maggio per le Province, ma nella discussione sul Titolo V riapriamo fra di noi la discussione su cosa debbono essere le Province. Mi pare un punto equilibrato, perché dimostra che noi sul tema delle Province non possiamo perdere il passaggio che è aperto davanti a noi. Volete davvero rivotare il 25 maggio per 46 istituzioni provinciali? Chi si assume la responsabilità di dire che questo non è un costo e, soprattutto, non è una perdita di opportunità? Vogliamo tornare all’ennesimo TAR che interviene giudicando illegittima l’una o l’altra misura? Esiste lo spazio per chiudere questo passaggio in modo rapido.
Il secondo punto sulle riforme è il seguente. Noi vogliamo sfidare il Parlamento; non consideriamo il Parlamento un inutile orpello. Noi siamo pronti a recuperare, nell’ambito di una cornice condivisa, tutti i miglioramenti possibili. Noi non abbiamo l’idea di venire a dettare la linea e di aspettare che rapidamente si esegua nelle Aule parlamentari. Ma stiamo scherzando?
Però, vi chiediamo di farvi carico, insieme a noi, del fatto che i tempi non sono più una variabile indipendente; e che se non iniziamo dalle riforme istituzionali e costituzionali e poi interveniamo nel pacchetto di riforme che vi ho esposto nel corso dell’intervento, noi perdiamo la possibilità di essere considerati credibili non tanto dai nostri partner europei, ma anche e soprattutto dai nostri concittadini.
Vado alla conclusione. Esistono numerosi provvedimenti, di cui abbiamo discusso in fase di consultazione, che non sono rientrati nell’ambito di questa relazione programmatica, per scelta.
Mi piacerebbe raccontarvi quanto intendiamo investire sulla cultura come elemento identitario.
So che c’è una parte tra voi, onorevoli senatori e gentili senatrici, che ritiene che la parola «identità» sia in qualche misura il baluardo contro la parola «integrazione». Non è così. Io credo che l’identità sia la base per l’integrazione. Il contrario di integrazione non è identità: è disintegrazione.

Il 22 febbraio si svolge il primo consiglio dei ministri

Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 12.55 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza di Matteo Renzi, Presidente del Consiglio.
Il Presidente Renzi ha aperto il Consiglio con un ringraziamento particolare  al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e all’on. Enrico Letta, Presidente del Consiglio uscente, per il lavoro svolto.
Il Presidente Renzi ha  rivolto gli auguri di buon lavoro ai Ministri e ha poi formulato la proposta di nomina a Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di Graziano Delrio, con le funzioni di Segretario del Consiglio medesimo.
Il Consiglio ha condiviso la scelta del Presidente Renzi e il Sottosegretario Delrio ha prestato giuramento ed assunto le proprie funzioni.
*****
Il Presidente Renzi ha conferito i seguenti incarichi di Ministro senza portafoglio:
per le Riforme costituzionali ed i Rapporti con il Parlamento all’on. Maria Elena Boschi;per gli Affari regionali a  Maria Carmela Lanzetta;per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione all’on.Maria Anna Madia.
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Il Consiglio ha avuto termine alle ore 14.05.

Il 22 febbraio, alle ore 11.30, al Palazzo del Quirinale, nel Salone delle Feste, si svolge la cerimonia del giuramento dei componenti il nuovo Governo.

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Giuramento del Governo Renzi al Quirinale

Il Governo ha prestato giuramento al Palazzo del Quirinale.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, dott. Matteo Renzi, e i Ministri hanno giurato nelle mani del Capo dello Stato, pronunciando la formula di rito.

Erano presenti, in qualità di testimoni, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere di Stato Donato Marra, e il Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, Generale Rolando Mosca Moschini.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, attualmente all’estero, presterà giuramento successivamente nelle mani del Capo dello Stato.

giuramento_renzi

Il 21 febbraio il premier incaricato, Matteo Renzi, scioglie la riserva e presenta il nuovo esecutivo:

Sottosegretario: Graziano Delrio

Ministeri con portafoglio:

  • Esteri: Federica Mogherini
  • Interno: Angelino Alfano
  • Giustizia: Andrea Orlando
  • Difesa: Roberta Pinotti
  • Economia: Pier Carlo Padoan
  • Sviluppo Economico: Federica Guidi
  • Politiche Agricole: Maurizio Martina
  • Ambiente: Gianluca Galletti
  • Infrastrutture e trasporti: Maurizio Lupi
  • Lavoro e politiche sociali: Giuliano Poletti
  • Istruzione: Stefania Giannini
  • Cultura: Dario Franceschini
  • Salute: Beatrice Lorenzin

Ministeri senza portafoglio:

  • Riforme e Rapporti con Parlamento: Maria Elena Boschi
  • Semplificazione e Pa: Marianna Madia

Il Presidente Napolitano sul Governo Renzi: “Ampi caratteri di novità”. Giuramento al Quirinale il 22 febbraio

(Quirinale, 21.2.14) Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Palazzo del Quirinale il Segretario Nazionale del Partito Democratico, dott. Matteo Renzi, il quale, sciogliendo la riserva formulata il 17 febbraio, ha accettato di formare il nuovo Governo, sottoponendo al Presidente della Repubblica le proposte relative alla composizione del Gabinetto ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione.
Il giuramento dei componenti il nuovo Governo avrà luogo il 22 febbraio, alle ore 11.30, al Palazzo del Quirinale nel Salone delle Feste.

Dichiarazione del Presidente Napolitano al termine dell’incontro con il Presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi

Vi ringrazio per la pazienza e il lavoro, ormai avete imparato che bisogna essere pazienti in queste circostanze.
Il governo che vi è stato presentato poc’anzi presenta così ampi caratteri di novità da spiegare ad abundantiam il tempo che è stato richiesto per definirne la composizione.

Come ben sapete la responsabilità delle proposte è prerogativa costituzionale del Presidente del Consiglio e tale prerogativa è stata ovviamente rispettata in modo pieno, in un clima di serena collaborazione istituzionale. Direi che l’impronta del Presidente Matteo Renzi, che è chiamato a guidare il governo, risulta evidente nei molti nomi nuovi chiamati ad assumere per la prima volta il ruolo di Ministri della Repubblica. E il clima di collaborazione istituzionale di cui ho parlato si è rispecchiato, come sempre nella prassi repubblicana, in ripetuti scambi di opinioni e di consigli tra il Presidente incaricato e il Presidente della Repubblica. Le due ore e mezzo di oggi sono state anche, però, due ore e mezzo non di incontro tra me e il Presidente incaricato ma di lavoro parallelo : io ho fatto un po’ del mio lavoro di routine e il Presidente del Consiglio ha completato consultazioni per poter definire la composizione del Consiglio dei Ministri.

Vorrei assicurare – mi dispiace deluderli – i cultori di ricostruzioni giornalistiche a tinte forti che il mio braccio non è stato sottoposto, né l’altro ieri né oggi, ad alcuna prova di ferro ; mi trovate, spero, in buone condizioni. Condivido profondamente l’accento che è stato posto dal Presidente Renzi sulla esigenza – e lo ha posto in modo drammatico – di adottare in tempi brevi le riforme strutturali per le istituzioni e per l’economia e il lavoro che non possono ulteriormente attendere. E perché in questo senso si procedesse superando molti, lunghi anni di esitazioni e di contraddizioni. Io mi sono, come sapete, speso in tutto l’arco della mia presidenza : confido che veramente non si perda quest’occasione, perché non possiamo concederci il lusso di perderla.

In questo spirito rivolgo il mio più caloroso augurio al Presidente del Consiglio e al nuovo governo, domani procederemo al giuramento. E colgo l’occasione per associarmi alle parole di Matteo Renzi per Enrico Letta al quale desidero personalmente rinnovare il mio sentimento di stima, di fiducia e di gratitudine, sicuro che nel Parlamento e in ogni altra istanza appropriata continuerà a dare un contributo importante nell’interesse del Paese e dell’Europa.

Il 18 e 19 febbraio si svolgono le consultazioni del premier incaricato che riferisce sulle stesse nella serata del 19 al Capo dello Stato.

Il Presidente Napolitano ha ricevuto il Presidente del Consiglio incaricato, Renzi

(Quirinale, 19.2.14) Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa sera al Quirinale il Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, che lo ha informato sull’attività in corso ai fini dell’adempimento dell’incarico ricevuto.
Il Presidente incaricato era accompagnato dal Ministro Graziano Delrio.

Il 17 febbraio Il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico di formare il nuovo governo a Matteo Renzi che lo accoglie con riserva.

Il Presidente Napolitano ha conferito al Segretario del PD Matteo Renzi l’incarico di formare il nuovo governo

(Quirinale, 17.2.14) “Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Palazzo del Quirinale il Segretario nazionale del Partito Democratico, dottor Matteo Renzi, al quale ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo. Il dottor Renzi si è riservato di accettare”. Lo ha dichiarato il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra.

Il Presidente del Consiglio, a seguito delle decisioni assunte il 13 febbraio dalla direzione nazionale del Partito Democratico, si reca il 14 febbraio al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Le consultazioni si svolgono dal pomeriggio del 14 al 15 febbraio.

(Quirinale, 15.2.14) Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso le consultazioni dopo le dimissioni dell’esecutivo presieduto dall’onorevole Letta. Le consultazioni sono iniziate con i Presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, e sono poi proseguite venerdì pomeriggio e per tutta la giornata di sabato con i gruppi parlamentari. Al termine, il Capo dello Stato ha salutato i giornalisti rilasciando una dichiarazione.

Consultazioni a seguito delle dimissioni del governo Letta

14 febbraio 2014

  • 17,00 Presidente del Senato della Repubblica: Pietro Grasso
  • 17,45 Presidente della Camera dei Deputati: Laura Boldrini
  • 18,30 Presidente del Gruppo parlamentare Misto ed esponente della Composizione di SEL del Senato della Repubblica: Loredana De Petris
  • 18,50 Presidente del Gruppo parlamentare Misto della Camera dei Deputati: Pino Pisicchio

15 febbraio 2014

  • 10,00 On. Ing. Daniel ALFREIDER, esponente della Minoranza Linguistica del Südtiroler Volkspartei del Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei Deputati
  • 10,20 Sen. Dott. Albert LANIÉCE e On. Rudi Franco MARGUERETTAZ, esponenti della minoranza linguistica della Valle d’Aosta del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati
  • 10,40 On. Avv. Aniello FORMISANO, esponente della componente “Centro Democratico” del Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei Deputati, accompagnato dall’On. Dott. Bruno TABACCI, leader del partito “Centro Democratico – Diritti e Libertà”
  • 11,00 On. Ing. Franco BRUNO, esponente della Componente MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero – Alleanza per l’Italia (API) del Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei Deputati
  • 11,20 On. Avv. Marco DI LELLO, esponente della Componente Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l’Italia (PLI) del Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei Deputati, accompagnato dal Sen. Dott. Riccardo NENCINI, Segretario Nazionale del Partito Socialista Italiano
  • 11,40 On. Giorgia MELONI, Presidente del Gruppo Parlamentare “Fratelli d’Italia” della Camera dei Deputati
  • 12,00 Sen. Ing. Mario FERRARA Presidente del Gruppo Parlamentare “Grandi Autonomie e Libertà” del Senato della Repubblica
  • 12,20 Sen. Vittorio FRAVEZZI, Vice Presidente del Gruppo Parlamentare “Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) – PSI – MAIE” del Senato della Repubblica, accompagnato dal Sen. Hans BERGER, Segretario del Gruppo Parlamentare “Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) – PSI – MAIE” del Senato della Repubblica
  • 16,00 Sen. Maurizio SACCONI e On. Avv. Enrico COSTA, Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Nuovo Centrodestra” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, accompagnati dal Sen. Avv. Renato Giuseppe SCHIFANI e dall’On. Avv. Angelino ALFANO, rispettivamente Presidente e Leader del partito “Nuovo Centrodestra”
  • 16,30 Sen. Prof. Lucio ROMANO e On. Lorenzo DELLAI, Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Per l’Italia” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, accompagnati dall’On. Dott. Lorenzo CESA, Segretario del Partito UDC – Unione di Centro
  • 17,00 Sen. Dott. Massimo BITONCI e On. Dott. Giancarlo GIORGETTI, Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Lega Nord e Autonomie” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati
  • 17,30 Sen. Avv. Gianluca SUSTA e On. Prof. Andrea ROMANO, Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Scelta Civica per l’Italia” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, accompagnati dalla Sen. Stefania GIANNINI, Segretario politico di “Scelta Civica per l’Italia”
  • 18,00 On. Dott. Gennaro MIGLIORE, Presidente del Gruppo Parlamentare “Sinistra Ecologia – Libertà” della Camera dei Deputati
  • 18,30 Sen. Paolo ROMANI e On. Prof. Renato BRUNETTA, Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Forza Italia – Il Popolo della Libertà XVII Legislatura” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati accompagnati dal Dott. Silvio BERLUSCONI, Presidente del Partito “Forza Italia”
  • 19,15 Sen. Avv. Luigi ZANDA e On. Dott. Roberto SPERANZA, Presidenti dei Gruppi Parlamentari “Partito Democratico” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati

 

Consultazioni al Quirinale a seguito delle dimissioni del Governo Letta (Quirinale, 14.2.14) Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri onorevole Enrico Letta – accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi – che gli ha rassegnato le dimissioni, irrevocabili dell’esecutivo da lui presieduto. Esse conseguono necessariamente al deliberato assunto ieri – in forma pubblica e con l’espresso consenso dei Presidenti dei rispettivi gruppi parlamentari – dalla Direzione del Partito Democratico a favore di un mutamento della compagine governativa. Essendogli così venuto meno il determinante sostegno della principale componente della maggioranza di governo, il Presidente del Consiglio ritiene che a questo punto un formale passaggio parlamentare non potrebbe offrire elementi tali da indurlo a soprassedere dalle dimissioni, anche perché egli non sarebbe comunque disponibile a presiedere governi sostenuti da ipotetiche maggioranze diverse. Il Presidente della Repubblica non può che prendere atto della posizione espressa dal Presidente del Consiglio: il Parlamento potrà comunque esprimersi sulle origini e le motivazioni della crisi allorché sarà chiamato a dare la fiducia al nuovo Governo. La stessa procedura si è del resto seguita allorché le dimissioni dei rispettivi governi furono presentate al Capo dello Stato, senza alcuna previa comunicazione alle Camere, dal Presidente Berlusconi e dal Presidente Monti durante la scorsa legislatura. Da parte sua il Presidente della Repubblica svolgerà nel più breve tempo possibile le consultazioni dei Gruppi parlamentari al fine di avviare la complessa fase successiva che dovrà condurre a una efficace soluzione della crisi, quanto mai opportuna nella delicata fase economica che il paese attraversa e per affrontare al più presto l’esame della nuova legge elettorale e delle riforme istituzionali ritenute più urgenti. Le consultazioni inizieranno oggi pomeriggio e si concluderanno nella giornata di domani.

31 dicembre Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

Si svolge a reti unificate il tradizionale messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

(Quirinale, 31.12.13) “A tutti gli italiani – e rivolgendo un particolare pensiero a quanti vivono con ansia queste ore per le recenti scosse di terremoto – giunga il mio affettuoso augurio. L’anno che sta per terminare è stato tra i più pesanti e inquieti che l’Italia ha vissuto da quando è diventata Repubblica. Tra i più pesanti sul piano sociale, tra i più inquieti sul piano politico e istituzionale. L’anno che sta per iniziare può e deve essere diverso e migliore, per il paese e specialmente per quanti hanno sofferto duramente le conseguenze della crisi. Una crisi dalla quale in Europa si comincia a uscire e più decisamente si potrà uscire se si porterà fino in fondo un’azione comune per il rilancio della crescita economica e dell’occupazione.
Questa sera non tornerò su analisi e considerazioni generali che ho prospettato più volte. Non passerò dunque in rassegna i tanti problemi da affrontare. Cercherò, invece, di mettere innanzitutto in evidenza le preoccupazioni e i sentimenti che ho colto in alcune delle molte lettere indirizzatemi ancora di recente da persone che parlando dei loro casi hanno gettato luce su realtà diffuse oggi nella nostra società.
Vincenzo, che mi scrive da un piccolo centro industriale delle Marche, ha ormai 61 anni e sa bene quanto sia difficile per lui recuperare una posizione lavorativa. “Sono stato” – mi dice – “imprenditore fino al 2001 (un calzaturificio con 15 dipendenti) ed in seguito alla sua chiusura sono stato impiegato presso altri calzaturifici. Attualmente sono disoccupato… Di sacrifici ne ho fatti molti, e sono disposto a farne ancora. Questo non spaventa né me né i nostri figli.”. Ma aggiunge : “Non può essere che solo noi «semplici cittadini» siamo chiamati a fare sacrifici. FACCIAMOLI INSIEME. Che comincino anche i politici.”. Mi sembra un proposito e un appello giusto, cui peraltro cercano di corrispondere le misure recenti all’esame del Parlamento in materia di province e di finanziamento pubblico dei partiti.
Daniela, dalla provincia di Como, mi racconta il caso del suo fidanzato che a 44 anni – iscrittosi “allo sportello lavoro del paese” – attende invano di essere chiamato, e resta, per riprendere le sue drammatiche parole, “giovane per la pensione, già vecchio per lavorare”.
Una forte denuncia della condizione degli “esodati” mi è stata indirizzata da Marco, della provincia di Torino, che mi chiede di citare la gravità di tale questione, in quanto comune a tanti, nel messaggio di questa sera, e lo faccio.
Mi hanno scritto in questo periodo persone che alla denuncia delle loro difficoltà uniscono l’espressione di un naturale senso della Nazione e delle istituzioni. Lo si coglie chiaramente, ad esempio, nel travaglio di un padre di famiglia, titolare di un modesto stipendio pubblico, che mi scrive : “Questo mese devo decidere se pagare alcune tasse o comprare il minimo per la sopravvivenza dei miei due figli…”. E mi dice di vergognarsi per questo angoscioso dilemma, pensando al patto sottoscritto con le istituzioni, al “giuramento di pagare le tasse sempre e comunque”.
Ricevo anche qualche lettera più lunga, che narra una storia personale legandola alla storia e alla condizione attuale del paese. Così Franco da Vigevano, agricoltore, che rievoca lo “spirito di fratellanza” degli anni della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale e fa appello perché quello spirito rinasca come condizione per rendere la “Nazione stabile economicamente e socialmente”.
E infine, avrei da citare molte lettere di giovani, polemiche verso le incapacità della politica ma tutt’altro che rassegnate e prive di speranza e volontà. Serena, da un piccolo centro del catanese, mi scrive : “Noi giovani non siamo solo il futuro, ma siamo soprattutto il presente”, per il lavoro che manca, per la condizione delle famiglie che scivolano nella povertà. “Voi adulti e politici parlate spesso dei giovani e troppo poco con i giovani”, che nonostante tutto sono pronti a rimboccarsi le maniche e a fare ogni sforzo per poter dire, da adulti: “sono fiero del mio paese, della mia Nazione”.
Veronica, da Empoli, ventottenne, laureatasi a prezzo di grandi sacrifici, da 3 anni alla ricerca, finora vana, di un lavoro, sente che la crisi attuale è crisi di quella fiducia nei giovani, di quella capacità di suscitare entusiasmo nei giovani, senza di cui “una Nazione perde il futuro”. E conclude : “io credo ancora nell’Italia, ma l’Italia crede ancora in me?”. Ecco, vedete, aggiungo io, una domanda che ci deve scuotere.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto, anche esprimendo apprezzamento e fiducia, e talvolta critiche schiette, per il mio impegno di Presidente. Non potendo sempre rispondere personalmente, traggo da ogni racconto, denuncia o appello che mi giunge, stimoli per prospettare – nei limiti dei miei poteri e delle mie possibilità – i forti cambiamenti necessari nella politica, nelle istituzioni, nei rapporti sociali. Ne traggo anche la convinzione che ci siano grandi riserve di volontà costruttiva e di coraggio su cui contare.
Il coraggio degli italiani è in questo momento l’ingrediente decisivo per far scattare nel 2014 quella ripresa di cui l’Italia ha così acuto bisogno. Coraggio di rialzarsi, di risalire la china. Coraggio di praticare la solidarietà : come già si pratica in tante occasioni, attraverso una fitta rete di associazioni e iniziative benefiche, o attraverso gesti, azioni eloquenti ed efficaci – dinanzi alle emergenze – da parte di operatori pubblici, di volontari, di comuni cittadini, basti citare l’esempio di Lampedusa. Coraggio infine di intraprendere e innovare : quello che mostrano creando imprese più donne, più giovani, più immigrati che nel passato.
Alla crisi di questi anni ha reagito col coraggio dell’innovazione una parte importante dell’industria italiana, indebolitasi, già molto prima, in produzioni di base certamente rilevanti, ma affermatasi in nuove specializzazioni. Quella parte dell’industria ha così guadagnato competitività nelle esportazioni, ed esibito eccellenze tecnologiche, come dimostrano i non pochi primati della nostra manifattura nelle classifiche mondiali. In questo nucleo forte, vincente dell’industria e dei servizi troviamo esempi e impulsi per un più generale rinnovamento e sviluppo della nostra economia, e per un deciso ritorno di fiducia nelle potenzialità del paese.
Guardiamo dunque al presente, al malessere diffuso, alla “fatica sociale” – come si è detto – cui dare risposte qui ed ora, nell’anno 2014, ma lavoriamo in pari tempo a un disegno di sviluppo nazionale e di giustizia sociale da proiettare in un orizzonte più lungo. E’ a questa prospettiva che sono interessati innanzitutto i giovani, quelli che con grandi sforzi già hanno trovato il modo di dare il meglio di sé – ad esempio, ne parlo spesso, nella ricerca scientifica – e gli altri, i più, che ancora non riescono a trovare sbocchi gratificanti di occupazione e di partecipazione a un futuro comune da costruire per l’Italia.
Si richiedono però lungimiranti e continuative scelte di governo, con le quali debbono misurarsi le forze politiche e sociali e le assemblee rappresentative, prima di tutto il Parlamento, oggi più che mai bisognoso di nuove regole per riguadagnare il suo ruolo centrale.
Non tocca a me esprimere giudizi di merito, ora, sulle scelte compiute dall’attuale governo, fino alle più recenti per recuperare e bene impiegare, essenzialmente nel Mezzogiorno, miliardi di euro attribuitici dall’Unione Europea attraverso fondi che rischiamo di perdere. Rispetto a tali scelte e alla loro effettiva attuazione, e ancor più a quelle che il governo annuncia – sotto forma di un patto di programma, che impegni la maggioranza per il 2014 – il solo giudice è il Parlamento. E grande, a questo proposito, è lo spazio anche per le forze di opposizione che vogliano criticare in modo circostanziato e avanzare controproposte sostenibili.
La sola preoccupazione che ho il dovere di esprimere è per il diffondersi di tendenze distruttive nel confronto politico e nel dibattito pubblico – tendenze all’esasperazione, anche con espressioni violente, di ogni polemica e divergenza, fino a innescare un “tutti contro tutti” che lacera il tessuto istituzionale e la coesione sociale.
Penso ai pericoli, nel corso del 2013, di un vuoto di governo e di un vuoto al vertice dello Stato : pericoli che non erano immaginari e che potevano tradursi in un fatale colpo per la credibilità dell’Italia e per la tenuta non solo della sua finanza pubblica ma del suo sistema democratico. Quei pericoli sono stati scongiurati nel 2013, sul piano finanziario con risultati come il risparmio di oltre 5 miliardi sugli interessi da pagare sul nostro debito pubblico. Sarebbe dissennato disperdere i benefici del difficile cammino compiuto. I rischi già corsi si potrebbero riprodurre nel prossimo futuro, ed è interesse comune scongiurarli ancora.
La nostra democrazia, che ha rischiato e può rischiare una destabilizzazione, va rinnovata e rafforzata attraverso riforme obbligate e urgenti. Entrambe le Camere approvarono nel maggio scorso a grande maggioranza una mozione che indicava temi e grandi linee di revisione costituzionale. Compreso quel che è da riformare – come proprio nei giorni scorsi è apparso chiaro in Parlamento – nella formazione delle leggi, ponendo termine a un abnorme ricorso, in atto da non pochi anni, alla decretazione d’urgenza e a votazioni di fiducia su maxiemendamenti. Ma garantendo ciò con modifiche costituzionali e regolamentari, confronti lineari e “tempi certi in Parlamento per l’approvazione di leggi di attuazione del programma di governo”.
Anche se molto è cambiato negli ultimi mesi nel campo politico e le procedure da seguire per le riforme costituzionali sono rimaste quelle originarie, queste riforme restano una priorità. Una priorità indicata al Parlamento già dai miei predecessori e riconosciuta via via da un arco di forze politiche rappresentate in Parlamento ben più ampio di quelle che sostengono l’attuale governo. E mi riferisco a riforme che soprattutto sono i cittadini stessi a sollecitare.
Alle forze parlamentari tocca in pari tempo dare soluzione – sulla base di un’intesa che anch’io auspico possa essere la più larga – al problema della riforma elettorale, divenuta ancor più indispensabile e urgente dopo la sentenza della Corte Costituzionale.
Dobbiamo tutti augurarci che il 2014 ci veda raggiungere risultati apprezzabili in queste direzioni.
Non posso a questo punto fare a meno di sottolineare come nel nuovo anno l’Italia sia anche chiamata a fare la sua parte nella comunità internazionale : dando in primo luogo il suo contributo all’affermazione della pace dove ancora dominano conflitti e persecuzioni. E a questo riguardo voglio ricordare ancora una volta l’impegno dei nostri militari nelle missioni internazionali, tra le quali quella contro la nuova pirateria cui partecipavano i nostri marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, ai quali perciò confermo la nostra vicinanza. E rivolgo un commosso pensiero a tutti i nostri caduti.
A una comune responsabilità per le sorti del mondo ci ha richiamato, nei suoi messaggi natalizi e per la giornata mondiale della pace, Papa Francesco con la forza della sua ispirazione che fa leva sul principio di fraternità e che sollecita anche scelte coerenti di accoglienza e solidarietà verso quanti fuggono da guerre, oppressioni e carestie cercando asilo in Italia e in Europa.
Queste supreme istanze di pace e di solidarietà mi spingono anche a un appello perché non si dimentichi quello che l’Europa, l’integrazione europea, ci ha dato da decenni : innanzitutto proprio la pace e la solidarietà. Anche in funzione di tale impegno molte cose debbono oggi certamente cambiare nell’Unione Europea. In tal senso dovrà operare l’Italia, specie nel semestre di sua presidenza dell’Unione, senza che nessuno degli Stati membri si tiri però indietro e si rinchiuda in un guscio destinato peraltro ad essere travolto in un mondo radicalmente cambiato e divenuto davvero globale.
Né si dimentichi – nel fuoco di troppe polemiche sommarie – che l’Europa unita ha significato un sempre più ampio riconoscimento di valori e di diritti che determinano la qualità civile delle nostre società. Valori come quelli, nella pratica spesso calpestati, della tutela dell’ambiente – basti citare il disastro della Terra dei fuochi – del territorio, del paesaggio. Diritti umani, diritti fondamentali : compresi quelli che purtroppo sono negati oggi in Italia a migliaia di detenuti nelle carceri più sovraffollate e degradate.
Care ascoltatrici, cari ascoltatori, ho voluto esprimervi la mia vicinanza a realtà sociali dolorose, che molti di voi vivono in prima persona, ed evocare valori e principi, necessità e speranze di cambiamento da coltivare tenacemente. L’ho fatto senza entrare nel merito di posizioni politiche e di soluzioni concrete, su cui non tocca a me pronunciarmi. Come nei sette anni conclusisi nell’aprile scorso, così negli otto mesi successivi alla mia rielezione, ho assolto il mio mandato raccogliendo preoccupazioni e sentimenti diffusi tra gli italiani. E sempre mirando a rappresentare e rafforzare l’unità nazionale, servendo la causa del prestigio internazionale dell’Italia, richiamando alla correttezza e all’equilibrio nei rapporti tra le istituzioni e tra i poteri dello Stato, nei rapporti, anche, tra politica e giustizia tenendo ben ferma la priorità della lotta al crimine organizzato.
Conosco i limiti dei miei poteri e delle mie possibilità anche nello sviluppare un’azione – al pari di tutti i miei predecessori – di persuasione morale. Nessuno può credere alla ridicola storia delle mie pretese di strapotere personale. Sono attento a considerare ogni critica o riserva, obbiettiva e rispettosa, circa il mio operato. Ma in assoluta tranquillità di coscienza dico che non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce.
Tutti sanno – anche se qualcuno finge di non ricordare – che il 20 aprile scorso, di fronte alla pressione esercitata su di me da diverse ed opposte forze politiche perché dessi la mia disponibilità a una rielezione a Presidente, sentii di non potermi sottrarre a un’ulteriore assunzione di responsabilità verso la Nazione in un momento di allarmante paralisi istituzionale.
Null’altro che questo mi spinse a caricarmi di un simile peso, a superare le ragioni, istituzionali e personali, da me ripetutamente espresse dando per naturale la vicina conclusione della mia esperienza al Quirinale. E sono oggi ancora qui dinanzi a voi ribadendo quel che dissi poi al Parlamento e ai rappresentanti regionali che mi avevano eletto col 72 per cento dei voti. Resterò Presidente fino a quando “la situazione del paese e delle istituzioni” me lo farà ritenere necessario e possibile, “e fino a quando le forze me lo consentiranno”. Fino ad allora e non un giorno di più ; e dunque di certo solo per un tempo non lungo. Confido, così facendo, nella comprensione e nel consenso di molti di voi.
Spero di poter vedere nel 2014 decisamente avviato un nuovo percorso di crescita, di lavoro e di giustizia per l’Italia e almeno iniziata un’incisiva riforma delle istituzioni repubblicane.
Ho concluso. Buon anno alle vostre famiglie, dagli anziani ai bambini, buon anno a chi serve la patria e la pace lontano dall’Italia, buon anno a tutti quanti risiedono operosamente nel nostro paese.
Guardiamo – lasciate che ve lo dica – con serenità e con coraggio al nuovo anno”.

19 dicembre Edilizia scolastica in 7a Camera

Si svolgono, nella 7a Commissione della Camera, le audizioni di:

  • 19 dicembre: dottor Raffaele Guariniello, sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Torino, in qualità di esperto del settore
  • 3 dicembre: Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Gian Luca Galletti, e Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Erasmo D’Angelis
  • 20 novembre: Esperti del settore
  • 13 novembre: Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), Unione delle Province Italiane (UPI) e Conferenza delle regioni e delle province autonome
  • 18 settembre: Cittadinanzattiva Onlus; Legambiente; Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE)
  • 17 luglio: rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel quadro dell’indagine conoscitiva sulla situazione dell’edilizia scolastica in Italia
  • 9 luglio: rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel quadro dell’indagine conoscitiva sulla situazione dell’edilizia scolastica in Italia

Il 4 luglio la 7a Commissione della Camera delibera sullo svolgimento di un’indagine conoscitiva sulla situazione dell’edilizia scolastica in Italia

Indagine conoscitiva sulla situazione dell’edilizia scolastica in Italia.

PROGRAMMA

  La situazione dell’edilizia scolastica nel nostro Paese è grave. Oltre il 50 per cento dei 42 mila edifici in cui vivono milioni di studenti e di operatori scolastici non sarebbe a norma e diecimila di essi dovrebbero addirittura essere abbattuti. A titolo di esempio, basti ricordare la situazione delle Province che ad oggi gestiscono 5179 edifici scolastici che accolgono circa 2.600.000 alunni. Per il 2013 le amministrazioni provinciali avevano definito impegni di spesa per investimenti pari a 727.894.744 euro, ma a causa dei tagli imposti e degli obiettivi previsti dal Patto di stabilità interno sono state costrette a ridurre i medesimi impegni per una cifra pari a 513.272.984 euro, residuando solo un terzo delle spese programmate. Ne è derivata così l’impossibilità di fare le opere di manutenzione previste, compromettendo l’apertura di ben 400 istituti superiori nel nuovo anno scolastico.
Tali disposizioni, attuate nel quadro di un sistema nazionale di edifici scolastici vetusti – spesso non a norma in termini di sicurezza – ha determinato il sovraffollamento degli alunni in classi non idonee ad ospitarli.
Peraltro, la situazione ha rilievi di vera emergenza alla luce della politica scolastica assunta negli ultimi anni con l’aumento del rapporto alunni/docenti. Se il profilo della sicurezza desta inquietudine e impone interventi urgenti, va anche considerato che tutte le indagini internazionali sul rendimento degli studi confermano la centralità e la decisiva influenza positiva esercitata dalla confortevole e adeguata organizzazione degli spazi scolastici sull’efficacia dell’attività didattica e sui livelli di apprendimento. Ricordiamo a tal proposito il vero obiettivo al quale si dovrebbe puntare, ossia quello di una: «scuola del futuro aperta al territorio e fatta di luoghi polifunzionali e di arredi flessibili; l’aula con i confini smaterializzati, che si amplia verso gli spazi connettivi, formata da pareti trasparenti, per condividere le attività che si svolgono al suo interno; che si adatta al lavoro di gruppo ma che non è il principale spazio per la didattica. In micro-ambienti, tutti di pari dignità, si devono svolgere le attività più diversificate, anche solo deputate al relax, allo studio individuale o alle grandi riunioni.», così come recitano le linee guida interministeriali di aprile 2013, a cui si farà riferimento specifico nel programma dell’indagine che la VII Commissione cultura, scienza e istruzione ha deliberato di svolgere.
È nella consapevolezza della fragilità strutturale e dispositiva degli edifici scolastici e del disagio vissuto quotidianamente da chi studia e lavora in questi edifici, che nel corso della passata legislatura è stata costantemente esercitata la funzione di sindacato ispettivo per avere esatta contezza – in ordine alle risorse investite e agli esiti raggiunti – delle politiche in materia di edilizia scolastica. Purtroppo, alle circostanziate interrogazioni sono giunte risposte lacunose e reticenti. Occorre, pertanto, un’accurata indagine conoscitiva, in grado di mettere a nudo le difficoltà di programmazione dei finanziamenti da stanziare, la capacità di spesa dei soggetti coinvolti, il monitoraggio sui risultati ottenuti.
Per favorire l’individuazione delle linee guida e degli obiettivi di lavoro di tale indagine si ritiene opportuno delineare, innanzitutto, una ricostruzione delle politiche sinora adottate. A partire dal 1974 e per circa un ventennio, il Parlamento e i Governi italiani si sono disinteressati dell’edilizia scolastica, sia sul piano normativo sia su quello finanziario. Solo nel 1996 fu approvata la legge 11 gennaio 1996, n. 23 (cosiddetta legge Masini), che consentì di predisporre e attuare piani triennali e annuali di intervento in edilizia scolastica, grazie alla previsione di ammortamenti statali dei mutui che Comuni e Province potevano accendere per la realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria e di nuove edificazioni. Alle regioni competeva l’attività programmatoria dei suddetti piani (in base all’articolo 4 della predetta legge). Il sistema di pianificazione previsto dalla citata legge n. 23 ha ben funzionato per i primi due piani triennali (1996-98 e 1999-2001) e ha consentito di finanziare oltre 12.000 interventi in sei piani annuali, per un investimento totale di circa 3000 miliardi di vecchie lire, grazie a mutui a totale carico dello Stato.
Tra gli anni 2001-2006, tale sistema è stato progressivamente accantonato. Infatti, dopo il 2005, i mutui sono stati in linea generale sostituiti da finanziamenti erogati direttamente dal CIPE e dai ministeri dell’istruzione o delle infrastrutture, distribuiti con una ripartizione regionale. Più recentemente (2010) si è scavalcato il ruolo programmatorio assegnato dalla legge n. 23 alle regioni, e attribuito direttamente dei finanziamenti agli enti locali da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tramite la sottoscrizione di apposite convenzioni. Precedentemente, la legge finanziaria 2003 (legge 27 dicembre 2002, n. 289), all’articolo 80, comma 21, aveva disposto un piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici, con particolare riguardo a quelli che insistono sul territorio delle zone soggette a rischio sismico, nell’ambito del programma di infrastrutture strategiche di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443 (la cosiddetta legge obiettivo). La norma, invero, ignorava le competenze programmatorie che la legge n. 23 del 1996 aveva attribuito a regioni, comuni e province e non indicava alcuna entità dello stanziamento. A tale «svista», ha posto rimedio la successiva legge finanziaria 2004 (articolo 3, comma 91 della legge 24 dicembre 2003, n. 350) con la quale al piano straordinario è stato destinato un importo non inferiore al 10 per cento delle risorse disponibili per investimenti infrastrutturali (previsti dall’articolo 13, comma 1, della legge 1o agosto 2002, n. 166) al 1o gennaio 2004. Si trattava di una somma pari a circa 500 milioni di euro. L’intervento prende avvio con un «primo programma stralcio» per circa 193,8 milioni di euro, destinati a 738 interventi, scelti dal Ministero esautorando le competenze regionali. Il piano è approvato dal CIPE con la deliberazione 20 dicembre 2004, n. 102 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 dell’11 agosto 2005. Si rileva che solo alla fine del 2006, sono stati realmente impegnati i finanziamenti relativi al suddetto «primo programma stralcio».
Il «secondo programma stralcio», di 295 milioni di euro per circa 900 interventi (sempre derivante dalla disposizione della legge finanziaria del 2004), è adottato con le stesse modalità del precedente (deliberazione CIPE 17 novembre 2006, n. 143) e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 aprile 2007, n. 83 (Supplemento Ordinario n. 100). Il CIPE, con la delibera n. 15 del 13 maggio 2010 (pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 192 del 18 agosto 2010), ha verificato lo stato di avanzamento del primo e del secondo programma stralcio (avviati dalla legge finanziaria 2004) e ha avanzato la richiesta di verifica dello stato di predisposizione di un «terzo» programma, di cui il medesimo CIPE aveva previsto la copertura finanziaria nel 2008. L’esito di questa verifica, effettuato sulla base della nota 5 ottobre 2009, prot. n. 0012242, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, rende noto che per il «primo programma stralcio» risulterebbero non avviati interventi per un importo pari a 31 milioni di euro (il 16 per cento dell’importo del programma), così come per il «secondo programma stralcio» si sono riscontrate situazioni di ritardo del tutto analoghe, con interventi non avviati per un ammontare di ben 147 milioni di euro (50 per cento del totale del programma). Inoltre, il CIPE rileva che per il Ministero delle infrastrutture «l’attuazione dei programmi è stata ostacolata dalle difficoltà di coordinamento tra i molti enti interessati – anche relativamente alla procedura di sottoscrizione dei contratti di mutuo – e negativamente influenzata dalla strutturale carenza di una progettazione «di base», che il più delle volte «insegue» le disponibilità finanziarie piuttosto che orientarne la programmazione.»
Tra il 2006 e il 2008 si torna al rispetto dell’azione programmatoria da parte di regioni, province e comuni, stabilita dalla legge n. 23 del 1996, che – come si è visto – ha avuto un’attuazione «a singhiozzo». «Saltato» il piano per l’anno 2002, finanziati in misura inferiore al passato i piani 2003 e 2004 (per un importo complessivo di circa 460 milioni di euro), «saltati» anche i piani 2005 e 2006, gli enti locali si sono trovati nell’impossibilità di rispettare la scadenza del 30 giugno 2006, stabilita dalla legge sulla sicurezza edilizia, per la conclusione delle attività di messa a norma degli edifici. Per questo motivo, la legge finanziaria 2007 (articolo 1, comma 625, della legge 27 dicembre 2006, n. 296) ha previsto il rifinanziamento della legge n. 23 del 1996 per gli anni 2007, 2008 e 2009, rispettivamente con 50, 100 e 100 milioni di euro, destinando il 50 per cento delle somme alla messa in sicurezza e alla messa a norma delle scuole e prevedendo la compartecipazione in parti eguali di regioni ed enti locali. Con successiva intesa stipulata in Conferenza Stato – Regioni, si è poi convenuto che anche il restante 50 per cento avrebbe dovuto essere destinato alle medesime finalità. Con la medesima intesa, sono stati programmati quindi nel triennio 2007-2009 investimenti per circa 940 milioni di euro.
La legge finanziaria 2007 (articolo 1, comma 626, della legge 27 dicembre 2006, n. 296) ha inoltre previsto che il Consiglio di indirizzo e di vigilanza dell’INAIL definisse, per il triennio 2007-2009, d’intesa con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con il Ministro della pubblica istruzione e con gli enti locali competenti, indirizzi programmatici per la promozione ed il finanziamento per l’abbattimento delle barriere architettoniche o l’adeguamento delle strutture alle vigenti disposizioni in tema di sicurezza e igiene del lavoro in istituti di istruzione secondaria di primo grado e superiore. Ciò ha prodotto la stipula di un protocollo d’intesa fra Ministero della pubblica istruzione e INAIL, che ha erogato ulteriori 100 milioni di euro per il triennio 2007-2009, di cui 30 milioni sono stati impegnati per il 2007. Purtroppo, con il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, il cosiddetto taglia ICI, si sono ridotte – tra le altre – le disponibilità finanziarie per il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca a fini di copertura di tale decreto.
Nel 2008 viene approvato – in sede di conversione – l’articolo 7-bis del decreto-legge 1o settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che prevede varie misure, così sintetizzabili:
rifinanzia il piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici disposto dalla citata disposizione della legge finanziaria 2003, (articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289), a cui è destinato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche (si ricorda che precedentemente la percentuale di risorse destinate era il 10 per cento). In attuazione di tale disposizione, il CIPE (deliberazione n. 3 del 6 marzo 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2009) delibera di stanziare un miliardo di euro, per la messa in sicurezza delle scuole, come prima quota di tale finanziamento che impone una procedura di spesa lunga, tortuosa e discrezionale e che si sta dimostrando insostenibile rispetto all’urgenza degli interventi;
dispone un recupero di somme destinate nel passato a favore delle Regioni per l’edilizia scolastica e per vari motivi non spese. La somma ipotizzata da recuperare era superiore ai 100 milioni di euro;
prescrive 100 manutenzioni di altrettanti edifici scolastici da effettuare con una procedura straordinaria. La indeterminatezza circa la natura del «soggetto attuatore» e la individuazione dei 100 istituti da ristrutturare ha evidentemente complicato i problemi connessi alla progettazione e al coinvolgimento operativo degli enti locali titolari della materia e responsabili della sicurezza.
Rispetto al miliardo di euro assegnato dal CIPE con la delibera n. 3 del 6 marzo 2009, da destinare alla messa in sicurezza delle scuole, fino ad oggi risultano impegnati: 226,4 milioni assegnati all’Abruzzo per la ricostruzione a seguito dell’evento sismico dell’aprile 2009; 358,4 milioni assegnati dal CIPE nel maggio 2010 (delibera n.32 del 30 maggio 2010, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 215 del 14 settembre 2010) per finanziare un totale di 1552 interventi; tali fondi dopo un complesso trasferimento dal Ministero dell’economia a quello delle Infrastrutture sono in corso di assegnazione con modalità e tempi non definiti. Manca, allo stato degli atti, ogni notizia sui restanti 426 milioni di euro.
Il primo piano stralcio di 358,4 milioni di euro del miliardo di euro deliberato dal CIPE nel maggio 2010, contiene l’indicazione dei 1552 istituti scolastici su cui intervenire, che sono stati individuati, con una procedura che ha sottratto alle competenze regionali la selezione degli interventi e con la predisposizione di convenzioni che possono portare fino all’esproprio delle competenze di progettazione, di esecuzione e di controllo dei lavori da parte degli enti locali proprietari degli edifici scolastici selezionati. In merito ai criteri di ripartizione delle risorse regione per regione, si rileva facilmente che è stato perpetuato il meccanismo di riparto in vigore da molti anni, basato sul numero di studenti e su quello degli edifici esistenti. In sostanza, si è agito in modo estraneo alle emergenze edilizie che si sarebbero dovute affrontare. Risulta così che, in testa, figura la Lombardia con 49,7 milioni e che chiude in coda il Molise con 2,17 milioni. Sino ad oggi, poi, non è noto l’esito conclusivo dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica (prevista dall’articolo 7 della legge n. 23 del 1996) e l’intesa raggiunta nella Conferenza Unificata del 28 gennaio 2009 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 10 febbraio 2009), che prevedeva la costituzione – presso ciascuna Regione e Provincia Autonoma – di gruppi di lavoro (composti da rappresentanze degli Uffici scolastici regionali, dei Provveditorati interregionali alle opere pubbliche, dell’ANCI, dell’UPI e dell’UNCEM) con il compito di costituire apposite squadre tecniche incaricate di effettuare i sopralluoghi negli edifici scolastici del rispettivo territorio e di compilarne delle schede, da far confluire nell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica. In relazione ai suddetti esiti, appare opportuno verificare l’opportunità di coinvolgere nell’ambito dell’indagine conoscitiva associazioni di cittadini che abbiano già dimostrato di poter dare un importante contributo all’elaborazione di questi temi.
L’articolo 53 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, ha previsto l’approvazione, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, di un «Piano nazionale di edilizia scolastica» e, nelle more dell’approvazione di tale Piano, di un «Piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici esistenti e di costruzione di nuovi edifici scolastici», nonché l’adozione di misure per il miglioramento dell’efficienza degli usi finali di energia negli edifici adibiti a istituzioni scolastiche, università ed enti di ricerca entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto sulla base di linee guida (di recente approvazione). Inoltre, la legge demanda a un decreto interministeriale la definizione delle norme tecniche-quadro con gli indici minimi e massimi di funzionalità urbanistica, edilizia e didattica, allo scopo di adeguare la normativa tecnica vigente agli standard europei e alle più moderne concezioni di impiego degli edifici scolastici.
L’indagine conoscitiva ha l’obiettivo quindi di sciogliere innanzitutto il nodo dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica. Dopo diciassette anni dalla legge n. 23 del 1996, l’Anagrafe stenta non solo a partire ma anche ad essere completata. Ciò è confermato anche dai primi dati forniti, resi pubblici a partire dal 2012 dal Ministero dell’istruzione, dati che evidenziano ancora molte lacune e molte manchevolezze. Il completamento dell’Anagrafe dovrebbe essere invece il primo passo per evidenziare le emergenze, quantificare in maniera ragionata le risorse e razionalizzarne l’erogazione. È da segnalare che la Onlus «Cittadinanzattiva» ha già avviato un monitoraggio di circa 250 edifici scolastici in tutta Italia per valutarne il livello di sicurezza, qualità e comfort, nonché la presenza di barriere architettoniche e non solo. Ma il compito di monitorare e mappare dovrebbe essere di matrice istituzionale. Anche se non si conoscono ancora i risultati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica e del lavoro dei gruppi tecnici regionali, si può affermare che il patrimonio edilizio scolastico, costituito per lo più da edifici risalenti al secolo scorso – molti alla prima metà dello stesso – ed anche al XIX secolo – alcuni dei quali rivestono interesse storico-artistico – caratterizzati da tipologie e sistemi costruttivi, non offrono adeguati criteri di sicurezza e non rispondono alle nuove esigenze didattiche. Se da un lato, quindi, vi è l’urgenza di intervenire con un piano di riqualificazione, adeguamento normativo – anche antisismico – e miglioramento energetico per gran parte del patrimonio esistente, va valutata anche la necessità di arrivare alla creazione di strutture adeguate alle nuove esigenze didattiche, considerato anche che l’intervento sull’esistente può essere insufficiente ed alle volte antieconomico.
In questo senso, sembra utile citare i contenuti delle recenti linee guide ministeriali di aprile 2013 relative alle norme tecniche atte a garantire indirizzi progettuali adeguati ed omogenei per il territorio nazionale, nelle quali emerge la necessità di vedere la scuola come uno spazio integrato dove scompare la centralità dell’aula rispetto ad altri ambienti polifunzionali e flessibili in grado di offrire pari dignità alle diverse attività, comfort e benessere. Le scelte architettoniche e dei materiali devono garantire, quindi, alta specializzazione e alta flessibilità in grado di garantire l’integrazione, la complementarietà e interoperatività degli spazi. L’adattabilità degli spazi permette di aumentare la vivibilità della scuola, il tempo di utilizzo e il risparmio economico in caso di riconversione, tendendo a configurare la scuola come civic center, in grado di valorizzare istanze sociali, formative e culturali. La localizzazione, l’orientamento dell’edificio, la qualità ambientale dell’area, l’accessibilità, la cura degli impianti, dei materiali di costruzioni e di finitura e gli arredi determinano il livello di qualità dell’edificio e risultano fondamentali alla determinazione funzionale ed estetica dell’edificio stesso influenzando in questo modo positivamente la percezione di comfort dei fruitori. Una visione d’insieme permetterebbe inoltre una reale mappatura non solo degli edifici scolastici, ma anche di ciò che sta intorno ad essi, con particolare controllo del rischio ambientale. Sono praticamente prive di monitoraggio le scuole ubicate vicino a fonti d’inquinamento. Se, ad esempio, è aumentato il controllo sulla presenza di amianto negli edifici scolastici, sono ancora pochi i casi di reale bonifica (1).
Sicurezza, vivibilità e sostenibilità in ogni scuola di ogni ordine e grado sono dunque le parole d’ordine dalle quali muovere una indagine conoscitiva che si pone, quindi, nell’ottica di:
1. verificare lo stato di attuazione e i tempi di completamento dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica prevista dalla legge n. 23 del 1996; valutarne l’efficacia con particolare riferimento al rischio ambientale (ad esempio alla eventuale presenza di amianto negli istituti scolastici);
2. valutare le competenze a livello locale e centrale in merito ai processi decisionali di programmazione e gestione dell’edilizia scolastica al fine anche di predisporre una bozza di Piano decennale per l’edilizia scolastica, concertato tra Stato e Enti locali, anche prevedendo la destinazione dell’8 per mille per la parte di competenza statale e l’affidamento degli interventi di piccola manutenzione direttamente agli istituti scolastici;
3. individuare apposite procedure semplificate e straordinarie che consentano di attivare in tempi rapidi il Piano per l’edilizia scolastica;
4. individuare un meccanismo amministrativo e finanziario che faciliti i comuni e le province ad adoperare nelle scuole sistemi energetici da fonti rinnovabili;
5. individuare le misure normative adeguate e procedure speciali atte ad affrontare l’emergenza;
6. definire misure che consentano di adeguare le strutture scolastiche alle nuove esigenze didattiche nell’ottica di configurare la scuola come civic center in grado di valorizzare istanze sociali, formative e culturali ed individuare dei protocolli standard per la definizione dei capitolati delle gare d’appalto per gli edifici scolastici, al fine di garantire una effettiva attenzione alla qualità ambientale e alla sicurezza delle strutture e della trasparenza;
7. verificare gli interventi scolastici realizzati nei territorio colpiti dal sisma dell’aprile 2009 (L’Aquila e Regione Abruzzo) e del maggio 2012 (province di Bologna, Mantova, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Rovigo) al fine di valutarne l’efficacia e la possibilità di utilizzarli come buone prassi a livello nazionale;
8. verificare lo stato di realizzazione e valutare gli esiti raggiunti e l’efficacia di intervento:
    a) dei primi «due programmi stralcio» del Piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici (avviato dalla legge finanziaria 2003), con particolare riferimento alla scarsa capacità di avvio dei lavori, al fine di completare i programmi e di fornire indicazione sui tempi necessari;
    b) dello stato di realizzazione del piano triennale (2007-2009) di 250 milioni approvato dal Governo Prodi con la legge finanziaria 2007 (articolo 1, comma 625, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), che grazie alle compartecipazioni regionali, provinciali e comunali ha messo in campo 900 milioni di euro;
    c) dello stanziamento annuo di 20 milioni di euro messo a disposizione annualmente dalla legge finanziaria 2008 per la messa in sicurezza delle scuole (articolo 2, comma 276, della legge 24 dicembre 2007, n. 244);
    d) del «terzo programma stralcio» e fornirne una previsione sui tempi di attuazione, dato che il CIPE ha già accantonato le relative risorse (delibera 18 dicembre 2008, n. 114) e tenuto anche conto della risoluzione n. 8-00099 approvata dalle Commissioni Cultura e Bilancio il 25 novembre 2010, in attuazione della legge finanziaria 2010 (articolo 2, comma 239, della legge 23 dicembre 2009, n. 191), che individua interventi per 115 milioni di euro;
    e) delle altre iniziative in atto in materia di edilizia scolastica a valere sulle risorse assegnate dal citato articolo 7-bis del decreto-legge n. 137 del 2008 e su tutti gli altri canali di finanziamento previsti;
    f) del piano stralcio di 358,4 milioni, quota parte dei mille milioni di euro provenienti dalle risorse FAS, deliberato dal CIPE nel maggio 2010 (deliberazione n. 32/2010), del quale dovranno essere conosciute il numero delle convenzioni stipulate in ogni regione, e l’entità degli stanziamenti effettivamente disponibili ed erogati per l’anno 2010 e per gli anni successivi;
    g) della programmazione degli ulteriori 460 milioni di euro, quota parte dei suddetti 1000 milioni;
    h) dei 220 milioni di euro stanziati con l’Avviso congiunto MIUR – MATTM (Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) del 15 giugno 2010 per l’edilizia scolastica nelle quattro Regioni dell’Obiettivo Convergenza, nell’ambito della Programmazione 2007-2013 del Fondo europeo di sviluppo regionale;
    i) degli interventi in seguito allo stanziamento di 226,4 milioni assegnati all’Abruzzo per la ricostruzione a seguito dell’evento sismico dell’aprile 2009 assegnati con delibera del CIPE n. 18/2013 dell’8 marzo 2013, concernente «Regione Abruzzo» – Ricostruzione post-sisma dell’aprile 2009 – Riprogrammazione delle risorse assegnate con delibera CIPE n. 47/2009 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici danneggiati dal sisma (articolo 4, comma 4, del decreto-legge n. 39 del 2009 – alla V Commissione Bilancio, alla VII Commissione Cultura e alla VIII Commissione Ambiente.
Per l’acquisizione di informazioni utili ai temi evidenziati, la Commissione intende quindi audire i seguenti soggetti: Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca; Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; Ministro per la coesione territoriale; Ministro per i beni e le attività culturali; rappresentanti di Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), Unione delle province italiane (UPI), Conferenza delle regioni e delle province autonome; rappresentanti di organizzazioni sindacali e associazioni dei lavoratori della scuola, associazioni del settore, tra i quali «Cittadinanzattiva» e Legambiente, Associazione nazionale costruttori edili (ANCE); Architetti esperti di edilizia scolastica, bioedilizia, efficientazione energetica; esperti di finanziamenti europei.
L’indagine conoscitiva potrà, altresì, prevedere lo svolgimento di incontri e sopralluoghi, con particolare riferimento alle questioni che la Commissione riterrà di maggiore interesse, anche alla luce degli elementi informativi acquisiti nel corso dell’indagine stessa. In tal caso, saranno avviate le necessarie procedure per l’autorizzazione di eventuali missioni.
Il termine per la conclusione dell’indagine conoscitiva è fissato per il 30 settembre 2013. Il termine indicato – che può sembrare troppo breve – è da ritenersi invero adeguato a svolgere un’indagine che ha l’ambizione di affrontare un problema urgente e che coinvolge milioni di studenti e di lavoratori della scuola. Molto lavoro è stato già fatto dagli enti locali e dalle regioni, ma alcune scadenze istituzionali – quale il futuro delle Province – e l’urgenza degli interventi richiedono la massima rapidità.

(1) Per i dati, vedere rapporto Legambiente 2012.

11 dicembre Fiducia Governo

L’11 dicembre il Governo ottiene la fiducia da Camera e Senato.

Intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, alla Camera dei Deputati

Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono qui oggi per chiedere il voto di fiducia per un nuovo inizio, con obiettivi realizzabili e tempi certi, soprattutto con la determinazione a lottare con tutto me stesso per evitare di rigettare nel caos il Paese proprio nel momento in cui esso è in grado di rialzarsi.
È vero, l’Italia è oggi una società fragile e stordita dalla crisi, è però nello stesso tempo una società pronta, dopo tanti sacrifici, a ripartire. È nostro compito, anzi è nostro obbligo, anche generazionale, guidarla in questa ricostruzione.
Essere qui per me è un privilegio e un dovere insieme, perché questo è il Parlamento della Repubblica, perché le istituzioni esigono rispetto, lo esigono sempre e lo esigono a maggior ragione in un tempo così amaro, nel quale sempre più spesso si tenta di immiserire quest’Aula con parole e azioni illegittime. Sono parole e azioni figlie di una cultura politica che mette all’indice i giornalisti, avalla la violenza, vuole fare macerie degli edifici stessi della democrazia rappresentativa  arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell’ordine , forze dell’ordine che invece io qui voglio ringraziare davanti a voi e al Paese, per la fedeltà indiscutibile ai valori repubblicani che dimostrano ogni giorno
Onorevoli colleghi, il 2 ottobre, a dispetto del voto finale, mi sono rivolto direttamente a una nuova maggioranza politica a sostegno dell’Esecutivo che presiedo: una maggioranza meno larga nei numeri, più coesa negli intenti; una maggioranza che ha dimostrato di essere tale con il voto di fiducia al Senato sulla legge di stabilità. Oggi, ciò che vi chiedo è di confermare quella fiducia, per segnare anche formalmente una discontinuità, per distinguere per bene tra un prima e un dopo.

“Impegno 2014”
Il prima lo conoscete, lo conosciamo. Rivendico la positività dell’esperienza di questi mesi e l’impegno a lavorare con dedizione, nonostante le intimidazioni quotidiane, gli aut aut, le minacce dalle quali ho scelto di tenere, per quanto possibile, in questi mesi, il Governo al riparo.
Lo rivendico perché ho sempre considerato questa esperienza come il passaggio da una situazione di contrapposizione tossica tra nemici a un sistema di competizione sana tra avversari; un passaggio obbligato dall’esito del voto di febbraio, ma, soprattutto, dalla necessità di archiviare un ventennio sprecato. Fatta eccezione per alcune importanti realizzazioni – l’ingresso nell’euro, naturalmente, è tra queste –, sono state infatti troppe le occasioni mancate: sprecata l’opportunità di riformare la politica, le istituzioni; sprecata la chance di invertire il declino dell’economia italiana prima che la crisi intervenisse, come un uragano, a sconvolgere la vita dei cittadini, delle famiglie e delle imprese.
Il nostro alibi è stato il conflitto, apparentemente insanabile, tra due Italie, ma il costo di questo alibi si è rivelato altissimo per tutti gli italiani, condannando le istituzioni all’impotenza.
Delle responsabilità di questo fallimento ho parlato nel discorso di aprile: nessuno può dirsi assolto, perché non si è riusciti, da una parte e dall’altra, a resistere alla tentazione di qualificarsi sempre e solo per contrasto; perché alla ricerca paziente e faticosa delle soluzioni utili all’Italia si sono preferite scorciatoie, slogan, il consenso qui e adesso.
Il Governo che presiedo è nato dall’impegno della maggioranza parlamentare a superare questi vizi e a distinguere temporaneamente le politiche dalla politica. Malgrado le differenze e le diffidenze reciproche, le infinite ferite del passato, penso che in molti abbiano vissuto con genuina convinzione questo impegno.
La scorsa estate, alla missione stessa di servizio al Paese, si è tentato – ed è questo alla fine il motivo per cui sono qui – di anteporre una questione sola, tanto da utilizzarla come condizione ultimativa rispetto alla vita dell’Esecutivo. Nella vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi non sono entrato in questi mesi e non entro oggi.
Accettando l’incarico dalle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano cui va ogni giorno, oltre che la mia gratitudine personale, il ringraziamento per il sacrificio con cui adempie, in condizioni difficilissime, all’incarico cui questo Parlamento l’ha impegnato per la seconda volta a larghissima maggioranza, avevo però detto che il mio non sarebbe stato un Governo a tutti i costi.
Non è stato un Governo a tutti i costi. Avevo detto che il rispetto per la separazione tra i poteri dello Stato e per la loro piena autonomia era un limite da non oltrepassare: quel limite non è stato oltrepassato. Tutto ciò l’ho deciso anche prendendomi il rischio di andare a casa ed è per questo che oggi sento più forza, sento che dobbiamo usarla, sento che dobbiamo usarla al meglio.
Dunque, a dispetto di chi dice che non cambia mai niente, la trasformazione politica determinatasi in questi sette mesi è di gran lunga la più radicale di tutta la Seconda Repubblica. C’è stato un prima, ci sarà un dopo e il dopo è una storia nuova da scrivere; può e deve farlo una leadership politica ringiovanita di alcuni decenni in soli pochi mesi, legittimata grazie a coraggio e partecipazione, da una parte all’altra di quest’Aula. Può e deve farlo il Parlamento, pena la condanna all’ingovernabilità perenne, alla paralisi, al caos simile o addirittura peggiore di quello vissuto nei due mesi di limbo che hanno separato il voto di febbraio dalla rielezione del Presidente della Repubblica.
Per esentare questo rischio vi chiedo di impegnarci insieme. Molti degli obiettivi a cui farò riferimento oggi sono in effetti il frutto di una base di consenso comune maturata a partire dalla fiducia iniziale e dalle successive evoluzioni. Li porteremo quindi avanti speditamente. Oggi però la coalizione è diversa, è più unita. Ci sono, dunque, le condizioni per definire nelle prossime settimane un patto di Governo tra chi sceglie di concederci la fiducia, un patto che chiamerò da adesso in poi «impegno 2014».
Questa discussione all’interno della maggioranza servirà per declinare in modo più definito i punti sui quali oggi vi chiedo la fiducia. Ma, per essere chiari, il nuovo inizio è oggi. Gli approfondimenti che faremo nella maggioranza non saranno occasioni per rimettere in discussione i punti cardinali del lavoro per il 2014, che sono nel discorso sul quale vi sto chiedendo, in questo momento, la fiducia.
L’impegno è quello che assumiamo con l’Italia, prima che tra di noi: comporta un’articolazione più collegiale tra i nuovi gruppi parlamentari della maggioranza; comporta affidamento, fiducia reciproca; comporta rispetto e linearità.
Nei mesi scorsi non c’erano le condizioni per dare seguito ad una proposta di tenore simile che mi aveva rivolto il senatore Monti: ne dovetti prendere atto. Oggi queste condizioni ci sono e aiutano senz’altro le sollecitazioni, che mi paiono peraltro componibili, espresse dai nuovi leader del Partito Democratico, del Nuovo Centrodestra e dai nuovi gruppi parlamentari Per l’Italia, oltre che ovviamente da Scelta Civica.
Per una democrazia più forte e solida: le riforme e la legge elettorale
Onorevoli colleghi, il grande obiettivo, entro il quadro temporale dei diciotto mesi, è avere istituzioni che funzionino e una democrazia più forte e più solida. In questo, le riforme istituzionali occupano il primo posto, non solo perché proprio senza istituzioni credibili ed efficaci è immiserita ogni azione di Governo, ma perché la sentenza della Consulta, che ci ha liberato della peggior legge elettorale d’Europa, impone di trovare soluzioni al più presto.
L’urgenza e il nuovo quadro politico ci inducono al realismo: la scelta di Forza Italia di non garantire il sostegno al percorso rafforzato di riforma costituzionale, che era giunto proprio alla soglia dell’ultimo passaggio parlamentare, obbliga a un’onesta presa d’’atto della necessità di cambiare percorso per evitare una dilazione dei tempi che sarebbe un errore capitale. Dobbiamo quindi arrivare al risultato e rapidamente. Per questo propongo che si lavori sulla procedura dell’attuale articolo 138 della Costituzione e che ci si concentri su quattro obiettivi di cambiamento.
Il primo: la riduzione del numero dei parlamentari, priorità largamente condivisa in questo Parlamento e che necessita di un intervento di cambiamento della Carta costituzionale.
Il secondo: l’abolizione delle province dalla Costituzione. Il disegno di legge in materia l’abbiamo depositato nei mesi scorsi. Si aspettava l’approvazione definitiva del disegno di legge costituzionale che istituiva procedure ad hoc per le riforme costituzionali; quella oggi è impossibile, quindi è bene oggi procedere subito sul disegno di legge costituzionale già presentato sull’abolizione delle province.
Il terzo: la fine del bicameralismo perfetto, con un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi e l’altra che esprima più compiutamente il disegno di raccordo con le autonomie, già presente nella Carta costituzionale.
Il quarto: una riforma del Titolo V della Costituzione che metta ordine nel rapporto tra centro e poteri decentrati, migliori il ruolo delle specialità e chiarisca le responsabilità di ciascun livello di governo, limitando al massimo quelle concorrenti in favore della competenza esclusiva dello Stato oppure delle regioni.
A partire da una discussione nella maggioranza, aperta poi a tutte le forze politiche, si dovranno rapidamente definire disegni di legge costituzionale per raggiungere questi obiettivi. Sarà utilissimo, in questo, il lavoro del Comitato dei saggi, che ringrazio tutti per la dedizione e la qualità delle proposte presentate al Governo. Da lì partiremo per la riflessione dei prossimi giorni su questi quattro punti.
Chi proverà a far saltare il banco ne risponderà di fronte ai cittadini, cittadini che con un referendum saranno comunque chiamati a decidere se confermare o meno una riforma che consentirà alle nostre istituzioni di funzionare meglio e all’Italia di scrollarsi di dosso l’immagine del Paese barocco, instabile, che non riesce mai a decidere.
Vengo adesso alla legge elettorale. Mi concentro su due aspetti. Primo: essa deve evitare un eccesso di frazionamento della rappresentanza, che ci condannerebbe all’ingovernabilità. Come ha ammonito il Presidente Napolitano, la democrazia dell’alternanza è un obiettivo irrinunciabile e ci impone di orientarci verso meccanismi maggioritari.
Il secondo: finalmente sono state cancellate le liste bloccate, negazione di ogni criterio di merito e rappresentanza, inno alla cooptazione. È fondamentale ora facilitare le scelte dei cittadini e creare un legame, il più diretto possibile, tra elettori e il loro eletto.
Nessuno, noi per primi, pensi ad una legge elettorale punitiva nei confronti di altri. Il Governo, la maggioranza, innanzitutto, e il Parlamento tutto lavorino nelle prossime settimane per dare pronta attuazione al pronunciamento della Consulta e restituire ai cittadini lo scettro, vale a dire il diritto di scegliere chi li rappresenta e chi li governa.
Anche sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti dobbiamo arrivare alla parola «fine», esattamente come è avvenuto da subito con l’eliminazione del doppio stipendio dei parlamentari che erano anche membri del Governo, come il sottoscritto. L’avevo promesso nel discorso di nascita dell’Esecutivo e l’abbiamo fatto il giorno dopo.
Sull’abolizione del finanziamento pubblico ho ripetuto più volte che, con la collaborazione tra Governo e Parlamento, si sarebbe potuto chiudere entro l’anno una questione il cui infinito trascinarsi fa giustamente infuriare l’opinione pubblica in modo assolutamente trasversale. Il Governo ha approvato la proposta, poi migliorata e licenziata da questa Camera, tuttavia troppi sono i mesi passati dal varo in Consiglio dei ministri. Per questo confermo qui la mia volontà a completare, definitivamente e con tutti gli strumenti a disposizione, la vicenda entro l’anno.

L’Italia che si rialza: 5 obiettivi per il 2014
Onorevoli colleghi, ad aprile, davanti a voi e al Paese, mi sono impegnato per un programma di riforme economiche. Non cerco attenuanti e non nego che la minaccia continua di instabilità abbia contribuito a indebolire l’azione del Governo. Tuttavia resto convinto della bontà della nostra impostazione. Abbiamo messo in cantiere interventi importanti, ma soprattutto abbiamo privilegiato una politica economica basata sul rispetto degli impegni, da un lato, e sulla creazione di condizioni in grado di supportare la ripresa, dall’altro. La caduta del PIL si è arrestata, come dimostra il dato di ieri sul terzo trimestre dell’anno, il primo, dopo oltre due anni, senza un segno negativo. Il Paese oggi può ripartire, naturalmente però dobbiamo attuare le misure già approvate e varare subito le riforme indispensabili per rendere strutturale il recupero di competitività.
Confermando, quindi, questa impostazione, cinque sono i punti che devono essere, a mio avviso, alla base del nostro impegno per il 2014. Dobbiamo innanzitutto continuare a far scendere contemporaneamente il debito, il deficit, le spese di parte corrente e le tasse su famiglie e su imprese, piccole e grandi.
Secondo: dobbiamo raggiungere l’anno prossimo la crescita dell’ordine di grandezza dell’1 per cento e arrivare alla crescita del 2 per cento nel 2015, una crescita che sia strutturale e che si accompagni a un’aggressione efficace alla disoccupazione, a partire da quella giovanile.
Terzo: dobbiamo rilanciare gli investimenti pubblici, spendendo le risorse stanziate, usando al meglio i fondi strutturali europei ed eliminando i colli di bottiglia nell’attuazione delle decisioni prese su infrastrutture e opere, grandi e piccole.
Quarto: dobbiamo aggiornare le nostre politiche di competitività industriale a sostegno di imprese, in particolare piccole e medie, affinché siano sempre più innovative, digitalizzate e internazionalizzate.
Quinto: dobbiamo creare un clima più favorevole agli investimenti attraverso il piano «Destinazione Italia», con le sburocratizzazioni, l’apertura dei mercati, le semplificazioni, in particolare dei codici del lavoro e di quello fiscale, e le riforme della giustizia civile.
Il 2014 – dicevo – sarà il primo anno con il segno più dopo il buio della crisi. È un risultato non scontato. Pur con molte difficoltà, possiamo incassare il dividendo della stabilità, senza il quale avremmo avuto certamente un innalzamento dei tassi di interesse, che a loro volta avrebbero strangolato la crescita.
Siamo l’unico grande Paese d’Europa, con la Germania, sotto il 3 per cento di deficit; il surplus primario – cioè la spesa al netto degli interessi – è oggi al 2,5 per cento; siamo, quindi, sempre assieme alla Germania, i più virtuosi tra i grandi Paesi d’Europa.
È vero, abbiamo il debito pubblico che è colossale. Lo stiamo aggredendo, lo dobbiamo aggredire, inizierà a scendere nel 2014, dopo cinque anni di crescita ininterrotta. È importante perché ce lo chiede l’Europa ? È importante e fondamentale perché un debito pubblico così alto in rapporto al PIL ci costa troppo: quest’anno spenderemo quasi 90 miliardi di euro in interessi. Novanta miliardi di euro: una decina di leggi di stabilità, soldi buttati. Qui in Parlamento ci accapigliamo per qualche milione; immaginate cosa potremmo fare anche solo con un quarto di quei 90 miliardi.
Ora, fermi restando gli indicatori virtuosi che ho detto e che devono rimanere tali, è il tempo delle azioni sull’economia reale per i lavoratori, per gli artigiani, gli imprenditori, i professionisti, i commercianti, i ricercatori.
Parto dal dire che intanto sono operativi ora, in questo mese, gli strumenti che sono stati messi a punto in questi mesi di Governo.
Chi vuole investire sui macchinari e sulle dotazioni tecnologiche, grazie alla nuova «legge Sabatini» contenuta nel «decreto Fare», può farlo, abbattendo gli interessi sul finanziamento e con un’ampia garanzia statale. Chi vuole assumere un giovane disoccupato, può farlo con l’incentivazione straordinaria della decontribuzione totale. Già, quindi, un primo segno su quella strada di riduzione delle tasse sul lavoro, che abbiamo intrapreso poi nella legge di stabilità e che rafforzeremo ulteriormente. Chi vuole dare un impiego a una persona di qualsiasi età, uscita dai cicli produttivi, una persona in difficoltà, può farlo, beneficiando, dal momento dell’assunzione, dell’ammortizzatore sociale residuo. Chi vuole ristrutturare, con criteri ecocompatibili la propria abitazione, ora lo può fare con uno sconto fiscale mai così alto e sulla casa voglio anche sottolineare i fondi messi a sostegno della morosità incolpevole, a sostegno delle giovani coppie e dei lavoratori precari.
Potrei continuare, ma so che bisogna fare molto di più, partendo da una priorità ineludibile: il soccorso per quegli italiani che la crisi ha esposto a livelli di vulnerabilità mai toccati;  i disoccupati, le cui famiglie scivolano verso la povertà; gli esodati, per i quali le risposte, pure parzialmente arrivate, sono ancora incomplete, i giovani, frustrati nel non trovare un impiego; gli anziani e i pensionati, per i quali le prime misure per la non autosufficienza contenute nella legge di stabilità sono necessariamente da rafforzare, le indicizzazioni delle pensioni da estendere; i disabili, per i quali si è operata un’inversione di tendenza su alcune voci di spesa sociale che verranno rafforzate l’anno prossimo.
Sempre l’anno prossimo, vogliamo e possiamo sperimentare quei nuovi strumenti di sostegno per l’inclusione attiva contro la povertà previsti nelle riforme di questi mesi. Dobbiamo far sì che funzionino bene e siano estesi in modo strutturale dal 2015. Il tutto ovviamente con un’attenzione particolare e selettiva al Mezzogiorno, dove i problemi di esclusione, crescita della povertà, scoramento e rabbia esplodono se non si danno risposte immediate e mirate.
Allo stesso modo, nel 2014, completeremo la riforma degli ammortizzatori sociali: vanno disegnati meglio, vanno estesi a chi vive l’estrema vulnerabilità personale e familiare generata dalla chiusura di tante aziende, piccole e grandi. In un clima di dialogo sociale, si deve andare verso un sistema che privilegi il lavoratore rispetto al solo posto di lavoro. Nessuno deve restare indietro, nessuno deve avvertire il senso freddo della solitudine rispetto alla comunità. Ed è proprio quella parola «comunità» che vi chiedo di rilanciare con forza, il ruolo dei corpi intermedi, dell’associazionismo, del volontariato, la forza economica e di competitività delle donne che oggi non valorizziamo come dovremmo e, soprattutto, come servirebbe. Per questo, dopo aver attivato, in questi mesi, le forme di incentivazione previste dalle misure a favore dell’occupazione femminile, il 2014 sarà l’anno delle misure sulla conciliazione lavoro-famiglia, delle quali stiamo già preparando i contenuti.
L’Italia è, quindi, e deve essere una comunità, non mi stancherò mai di ripeterlo; l’Italia è capacità di impresa, innovazione, dedizione, fierezza del lavoro. Siamo la quinta potenza manifatturiera del mondo, la seconda in Europa. Tra le prime venti filiere industriali in Europa, dieci sono tedesche e sei sono italiane. Abbiamo la seconda agricoltura europea per valore aggiunto; il nostro export cresce, si rinnova e trova nuovi mercati; siamo uno dei pochi grandi Paesi al mondo a presentare stabilmente un surplus commerciale strutturale nel manifatturiero.
Stiamo quindi reagendo: non dobbiamo rinunciare ad usare i nostri talenti e, in particolare, le tre risorse più importanti: il nostro capitale umano, innanzitutto, cioè le persone, puntando sull’istruzione dei giovani e sulla ricerca. In secondo luogo, la bellezza e la cultura, puntando sul turismo, sull’ambiente, sulla grande occasione dell’expo, sulla vitalità e la creatività. In terzo luogo, le imprese: è vero che abbiamo perso, in questo ventennio, molta capacità industriale anche nei servizi, ma molta ce n’è ancora e molta possiamo recuperarne.
Partiamo dalle ragazze e dai ragazzi. Il primo gennaio prende avvio la garanzia per i giovani: il nuovo strumento che a giugno è stato approvato, per l’Italia, è una grande sfida; ci sono le risorse, tutto è pronto, adesso va attuato, dal primo gennaio.
Abbiamo riportato e vogliamo rimettere l’istruzione e la ricerca in cima alle priorità, prima con il decreto «l’istruzione riparte» e, nei prossimi mesi, con tre impegni concreti.
Anzitutto, un piano da attuare entro marzo, di interventi per rilanciare l’università e la ricerca, mettendo al centro studenti e qualità del sistema, potenziamento della valutazione, nuove regole per il finanziamento degli atenei e la contribuzione studentesca, costo standard per studente, diritto allo studio da rafforzare. In secondo luogo, una costituente della scuola da concludere entro giugno, per adottare gli interventi con gli obiettivi precisi: i ragazzi devono diplomarsi prima, con competenze migliori e un orientamento più chiaro sulle future scelte professionali di formazione superiore. Gli insegnanti devono avere opportunità di formazione adeguate e regole di reclutamento e carriera stabili, basate su trasparenza e merito. Il ciclo di istruzione deve iniziare per tutti con la scuola dell’infanzia, che è un diritto dei bambini e uno strumento per favorire la conciliazione famiglia-lavoro e le pari opportunità. E poi i giovani ricercatori. Dopo aver portato il turnover al 50 per cento dobbiamo procedere su questa strada. La burocrazia non può ingabbiare l’autonomia dei ricercatori, la loro vocazione internazionale. Con questo spirito nel nostro semestre di presidenza europea lavoreremo per promuovere la mobilità dei ricercatori e completare l’area europea della ricerca.
Il secondo aspetto: la bellezza come grande risorsa economica. Proseguiremo nell’azione avviata, confermando l’impegno a investire sulla cultura. A gennaio, arriverà in Consiglio dei Ministri il decreto per rilanciare il turismo. Sempre a gennaio, in linea con il «decreto valore cultura» già varato, sarà lanciato il bando per il progetto annuale «Capitale italiana della cultura» e il 27 maggio, l’anniversario della drammatica strage dei georgofili, culminerà con la designazione della prima capitale italiana della cultura per l’anno 2015. Strettamente legati a questi temi ci sono, naturalmente, l’ambiente e la tutela del paesaggio. Dobbiamo scegliere la strada della prevenzione, dell’efficienza, della lotta agli sprechi, della sostenibilità. Dobbiamo aumentare gli investimenti contro il dissesto, a partire da una migliore capacità di spesa dei fondi già disponibili. Allo stesso tempo, dobbiamo semplificare le procedure per realizzare presto e bene gli interventi come previsto nell’agenda verde, il collegato ambientale alla legge di stabilità. Bisogna approvare il disegno di legge per il contenimento del consumo del suolo, già presentato.
Le imprese sono il terzo punto. Mettiamo al centro della nostra azione economica la competitività. Un fattore importante è la riduzione del costo del lavoro. Abbiamo cominciato ad affrontarlo con la legge di stabilità. Il Parlamento ci ha impegnato a impiegare nella ulteriore riduzione del costo del lavoro i proventi della revisione della spesa e del ritorno dei capitali dall’estero. Inseriremo questo automatismo nell’ultimo passaggio, nei prossimi giorni, del disegno di legge di stabilità proprio qui alla Camera, dopo averlo discusso con le parti sociali.
«Destinazione Italia», il piano per l’attrazione degli investimenti e il rilancio della competitività, sarà invece venerdì in approvazione al Consiglio dei Ministri. Vogliamo dare agli investitori e agli imprenditori certezza delle procedure, certezza dei tempi, anche della giustizia, certezza sul fisco, il tutto per abolire o semplificare procedure inutili e per modernizzare l’intera pubblica amministrazione. All’interno del piano ci saranno un credito di imposta per la ricerca e fondi per incentivare la digitalizzazione delle piccole e medie imprese.
Ancora venerdì interverremo, con «destinazione Italia», anche su un altro dei fattori frenanti della competitività, ovvero l’alto costo dell’energia. Una riduzione di 600 milioni di euro sulle bollette che si somma a quella già prevista dal «decreto Fare». Per rilanciare la competitività del nostro sistema c’è anche bisogno che lo Stato in alcuni campi sia in grado di giocare bene il proprio ruolo, non certo alla vecchia maniera, ma con un uso efficace e moderno dei nuovi strumenti in campo, con una riflessione a largo spettro per evitare di perdere asset preziosi e per concentrare risorse su operazioni di sistema e opportunità da non perdere, sia a casa sia sui mercati europei ed esteri. Su questo mi aspetto importanti contributi dalla discussione sul contratto di governo che ho già chiamato «Impegno 2014».
A completamente della legge di stabilità e di «destinazione Italia» il Governo ha poi lanciato – ne abbiamo già parlato – un piano di dismissioni. Il primo blocco, già presentato, vale tra i 10 e i 12 miliardi di euro, che andranno in gran parte a riduzione del debito. Lo sappiamo: quello delle dismissioni è un tema sensibile. Troppi sono stati gli errori del passato.
Voglio rassicurarvi: nessuno di noi si sogna di svendere per fare cassa. Io credo profondamente nel ruolo dello Stato, ma credo anche che lo Stato, per essere credibile e funzionante, non debba occuparsi di tutto. L’arrivo di capitali privati può essere momento di svolta per iniettare risorse fresche, rilanciare la produzione, garantire lo sviluppo delle aziende coinvolte (il caso esempio di Fincantieri e di Sace che trarranno dalla valorizzazione risorse fresche per il loro sviluppo). Il prossimo anno, nell’ambito del secondo tempo di questo piano di dismissioni – e, ripeto, stiamo parlando di dismissioni di quote, non di controllo – studieremo con l’azienda e con i sindacati l’apertura del capitale di Poste e di altre aziende, e la partecipazione dei lavoratori all’azionariato, permettendo loro rappresentanza negli organi societari. È un’esperienza unica, un tentativo – ne parleremo insieme, quella che voglio lanciare qui è una proposta –, è il tentativo di sperimentare in Italia la Mitbestimmungtedesca, destinata a influenzare in meglio le relazioni industriali, la partecipazione dei lavoratori e il modello di impresa nel nostro Paese .
L’apertura dei mercati, le infrastrutture, la tutela dei consumatori: a questo riguardo, occorre proseguire sulla strada di una maggiore apertura, anche attraverso la presentazione presto dell’annuale legge sulla concorrenza. Il cronoprogramma delle liberalizzazioni comincia comunque questo mese, con l’entrata in attività dell’Autorità di regolazione dei trasporti, uno dei settori chiave per la nostra economia: diventerà operativa il 19 dicembre prossimo, un fatto che testimonia la serietà della nostra azione, garanzia del sistema delle regole per gli investitori italiani e stranieri, tutela dei diritti degli utenti e della qualità del servizio pubblico. Nel 2014 presenteremo il piano nazionale dei porti e degli aeroporti, che individui e fissi le priorità del Paese. Oggi, queste strutture agiscono in concorrenza tra loro senza programmazione né sinergia. È una grande operazione nazionale che dobbiamo fare di politica industriale strategica. Sulle infrastrutture proseguiremo nel finanziare opere e progetti immediatamente cantierabili o in corso di ultimazione, una rimodulazione della spesa che consenta di avere miglioramenti continui in tempi brevi a servizio di tutto il sistema produttivo. E ancora, nel prossimo Consiglio dei ministri, in tema di tutela della concorrenza e apertura dei mercati, partiremo dal settore assicurativo con un intervento in grado di far scendere sensibilmente le tariffe dell’RC auto.

Lo Stato deve fare la sua parte
Per riportare la fiducia nei cittadini, onorevoli colleghi, lo Stato deve fare la sua parte. Dico chiaramente come: in primo luogo, la revisione della spesa. Il lavoro del commissario Cottarelli, che deve andare avanti senza alibi, sarà l’occasione per procedere ad una opportuna ridefinizione del perimetro dello Stato. In queste settimane, per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio, al termine di una ricognizione che è partita ad agosto con il taglio degli aerei blu, la vendita di tre aerei blu, la destinazione dei 50 milioni derivati dalla vendita avvenuta – l’avevo annunciato ed è stato fatto – alla Protezione civile, che ha fatto affiorare non poche criticità. Sta approvando oggi, tutto questo lavoro della Presidenza del Consiglio sulla ricognizione degli sprechi e dei tagli possibili, direttive necessarie per dare un metodo di lavoro orientato ai risultati, che estirpi rendite di posizione e privilegi. Questi interventi riflettono le nuove linee guida della Presidenza che faremo in modo siano condivise nell’impostazione e nelle priorità da tutti gli altri Ministeri.
Vogliamo cambiare una amministrazione che perde e fa perdere troppo tempo. Secondo Doing Business l’Italia è al centotrentottesimo posto al mondo per le complicazioni fiscali. Per pagare le tasse le nostre imprese impiegano 269 ore l’anno contro le 176 della media dei Paesi OCSE. Abbiamo introdotto, nel «decreto Fare», un principio importante che adesso dobbiamo attuare: l’amministrazione, il pubblico, deve pagare ogni ritardo che è colpa propria. Dobbiamo continuare a rimuovere le cause dell’altissimo numero di condanne dello Stato sulla ragionevole durata del processo, un costo per le finanze pubbliche e l’emblema di una giustizia civile a un passo dal fallimento. Le riforme fatte già stanno portando dei cambiamenti, vogliamo continuare e andare in questa direzione.
Terzo punto: un Paese più semplice si ottiene solo con le leggi ? No. Passa per i risultati e la valutazione delle politiche pubbliche.
Troppe semplificazioni slogan sono rimaste sulla carta. Per questo nel 2014 entrerà in funzione un contatore della semplificazione per verificare e valutare le performance della pubblica amministrazione. Il Governo deve agire in modo trasparente, chiarire le politiche pubbliche che persegue, rendere conto del loro stato di attuazione. Per questo, stiamo costruendo, analogamente a quanto fatto nel Regno Unito, un sito unico del Governo, delle agenzie e degli enti pubblici strumentali, in cui siano riportate, in modo dettagliato, le politiche pubbliche con gli obiettivi e i risultati attesi, le azioni adottate e gli adempimenti da assumere con la relativa tempistica. Tutti i materiali dovranno essere open data. Più trasparenza significa responsabilità sociale: vale per le imprese, deve valere per lo Stato.
Onorevoli colleghi, il Presidente della Repubblica ha rivolto a settembre un appello sulla drammatica situazione carceraria. Su alcuni temi è competente il Parlamento, che deciderà ovviamente in piena autonomia, ma su ciò che è di competenza del Governo siamo pronti. Lo dissi in occasione del primo voto di fiducia, voglio ripeterlo oggi: siamo la patria di Cesare Beccaria e dobbiamo dimostrarlo.
Dobbiamo dimostrarlo anche nella lotta contro la corruzione e contro le mafie. Quanti comuni sono stati sciolti negli ultimi anni per infiltrazioni mafiose ? Quante economie criminali abbiamo visto prosperare nella crisi, all’ombra delle frasi fatte «la mafia non esiste» o «la mafia esiste solo al sud» ? Quanta illegalità c’è nel territorio deturpato nella cementificazione selvaggia, che ci lascia disarmati davanti al disastro del dissesto idrogeologico ? Quanto dobbiamo al coraggio ed all’abnegazione degli uomini impegnati in prima fila contro le mafie, cui il Governo non farà mancare un supporto doveroso nei prossimi anni ?
A questo proposito il decreto sulla Terra dei fuochi è stata una risposta forte dopo anni di immobilismo. Abbiamo rafforzato gli strumenti repressivi, interventi di caratterizzazione dei suoli che frenino il rischio di compromettere l’agricoltura del territorio, risorse a sostegno delle attività di bonifica.
Il lavoro della Commissione istituita dal Governo ha prodotto poi molte altre proposte concrete per combattere la criminalità organizzata, tra cui il contrasto patrimoniale ed una maggiore efficienza in tema di beni confiscati. A gennaio approveremo in Consiglio dei ministri il pacchetto di norme sulla legalità, frutto del rapporto della Commissione.
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Onorevoli colleghi, oggi vorrei che tracciassimo una linea. Di qua, chi ama l’Europa, ne riconosce le contraddizioni, vuole riformarla, non delega ad altri la responsabilità di provare a farlo, sa che, senza l’Unione europea, ripiombiamo nel Medioevo. Di là, chi vuole bloccare l’Europa, si scaglia contro i suoi limiti per speculare sul malessere, sulla disoccupazione e sul crollo dei consumi di questi cinque anni. La linea di separazione è la più netta: nessuna sfumatura. Il mandato che oggi qui vi chiedo è per costruire, insieme a chi si riconosce in questa parte, un’Europa migliore. Chi vuole isolare l’Italia non voti la fiducia. Chi vuole conquistare consenso con il populismo antieuropeo non voti la fiducia al mio Governo.
Colleghi, la caratteristica distintiva dei populisti è inventare sempre un nemico contro il quale scaricare l’indignazione, trasformarla in conflitto. Serve, alla fine, per nascondere la debolezza o l’inconsistenza della propria proposta. Serve ad evitare di dover rispondere con credibilità e serietà delle proprie azioni. Una politica forte della propria identità e dei propri ideali dialoga, discute, combatte, rispetta.
L’Italia ha una solida, profonda e nobile identità europea. Dobbiamo esserne fieri.
Per questo la discussione sull’Europa che vogliamo nei prossimi anni deve, una volta ancora, passare dal protagonismo italiano: è un nostro dovere. Affinché ciò avvenga, però, l’Italia deve essere credibile, se no non ci ascolta nessuno in Europa. Deve essere unita sui grandi interessi del Paese, deve dotarsi di un sistema politico e istituzionale comprensibile – quanto tempo ho passato in questi sette mesi a spiegare le cose di casa nostra fuori dai nostri confini e forse quanto poco successo ho avuto –, trasparente, in grado di decidere. Affinché ciò avvenga, dunque, l’Italia deve avere i conti in ordine, come oggi accade – e lo ricordiamo a tutti, anche ad alcuni tecnocrati di Bruxelles –, fare le riforme, come nel 2014 deve accadere.
Per sei mesi da luglio saremo alla guida dell’Europa in una delle epoche più tormentate della storia europea: un’Europa assediata ovunque da forze populiste e xenofobe, un’Europa finora incapace di liberarsi delle sue storture, per la quale, per la prima volta da molto tempo, nessuno è in grado di prevedere una prospettiva da qui a un decennio.
Voglio fare qui insieme a voi un esercizio: proviamo a vedere, in questa logica del decennio, com’era la situazione dieci, venti o trent’anni fa e com’è oggi. Nel 1983, trent’anni fa, il traguardo c’era dopo dieci anni: era quello del mercato unico, era quello delle quattro libertà, dell’Europa di Jacques Delors del 1992. Fu realizzato, dieci anni dopo. Nel 1993, vent’anni fa, qual era l’obiettivo dei dieci anni ? Era il progetto dell’unione economica e monetaria, che poi nel decennio successivo si è realizzata. Nel 2003, dieci anni fa, qual era il progetto dieci anni dopo ? Era quello dell’allargamento, della riunificazione delle due Europe, tanto che oggi, nel 2013 – raccontiamolo sempre a tutti quelli che parlano male dell’Europa – il semestre di Presidenza è guidato da un Paese che era, venticinque anni fa, Unione Sovietica. Questo è il segno del successo dell’Unione europea: tutti obiettivi fissati e costruiti con una visione a lungo termine.
E domani ? Qui sta il problema. Qual è oggi l’obietto per l’Europa del 2023 ? La verità è che questo obiettivo non c’è e dobbiamo essere molto onesti con noi stessi a dirlo. Nessuno è in grado di prevederlo, manca nella koinè delle istituzioni comunitarie. E se manca il progetto cui legare le singole riforme che di volta in volta vengono decise, l’Europa si ferma, l’Europa può implodere sotto il peso del dramma sociale causato dalla grande crisi. È con questo spirito che ci impegniamo a gestire il semestre e a vivere il 2014 come l’anno dell’Europa. Niente di più miope e pericoloso che considerarlo un appuntamento rituale e burocratico.
Dobbiamo giocare in attacco, anche qui, e convincere gli altri delle nostre buone ragioni. Vuol dire non avere paura di chi lucra sulle paure dei cittadini né di chi prova a conservare l’esistente per il proprio interesse nazionale; vuol dire parlare alle opinioni pubbliche dei grandi Paesi che fanno resistenza e ripetere, con credibilità e in ogni occasione, che senza l’Europa non si salva nessuno, nemmeno i Paesi e il Paese più grande dell’Unione europea.
Per questo vi propongo qui quattro obiettivi concreti. Il primo: impegnarsi a realizzare subito, a partire dal Consiglio europeo del 19-20 dicembre, senza ritardi, una vera unione bancaria. So che non è un tema, come si suol dire, accattivante – quello dell’unione bancaria –, so che non scatena i cuori e non scatena passioni, ma se avessimo avuto l’unione bancaria negli ultimi cinque anni non ci sarebbero state le crisi che hanno fatto buttare via ai contribuenti e agli Stati europei decine e decine di miliardi. Servirà per abbassare il costo del credito a imprese e famiglie; servirà ad impedire nuove crisi del settore bancario; servirà anche a lavorare perché si eviti quella instabilità sui mercati finanziari che tanti danni ci ha fatto e che continua, se vedo il tasso di cambio dell’euro di stamattina.
Il secondo: lottare per dare alla zona euro una capacità finanziaria che incentivi gli Stati membri a compiere l’ultimo miglio delle riforme e li renda più resistenti agli shock economici. Se questo passo avanti verso una vera solidarietà europea sarà compiuto, allora non avremmo timore di considerare la creazione di intese contrattuali per le riforme strutturali e lavoreremmo affinché esse si chiamino «contratti per la crescita», volontari e collegati a incentivi finanziari.
Il terzo: spingere per un Governo più equilibrato dell’unione economica e monetaria e per politiche più convincenti per la lotta alla disoccupazione, specie giovanile, a partire dall’importante vertice intergovernativo sul lavoro della prossima primavera, che dopo Berlino (3 luglio) e Parigi (11 novembre) si terrà proprio a Roma.
Il quarto: interpretare la nostra Presidenza – è questo il punto più importante – come quella che chiude la legislatura 2009-2014, della crisi e della sola austerità e che apre la legislatura 2014-2019, della stabilità e della crescita in Europa e quindi anche in Italia.
Il nostro semestre di Presidenza deve essere l’occasione per dare nuova energia ad un’Europa che oggi ha le batterie scariche. Vogliamo ridisegnare una strategia economica per l’Europa che, dopo l’austerity, punti su innovazione, spazio europeo della ricerca, tecnologie verdi, investimenti nei settori e nelle competenze del futuro, politiche per il manifatturiero.
L’Europa esce dalla trappola della stagnazione solo se torna a crescere. Vogliamo parlare dell’Europa che guarda al mondo dopo anni di introversione. Il grande progetto deve essere quello dell’Europa unita; quello, onorevoli colleghi, di cui, insieme alla Presidente Boldrini, ieri abbiamo avvertito la drammatica mancanza, a Johannesburg, quando, nell’evento forse più suggestivo di questo decennio, noi europei c’eravamo tutti, tutti, ma i protagonisti sono stati altri. Oltre a Mandela e al suo Sudafrica, il mondo ha ascoltato gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Brasile. E noi europei, divisi, e perché divisi, siamo stati silenti e attori non protagonisti. Il messaggio di ieri è sferzante: non abbiamo, noi europei, più tempo. Il mondo cambia e cambia senza aspettarci.

Solo uniti possiamo contare davvero, solo uniti possiamo gestire in modo più equilibrato il dramma, per esempio, dell’immigrazione illegale. Solo uniti possiamo gestire il dramma delle vicende delle migrazioni.
Voglio qui spendere una parola, insieme a tutti voi, per ringraziare i nostri militari, i nostri volontari. Alle volte non ci rendiamo conto di come noi operiamo sempre e soltanto con l’attenzione legata al fatto che i temi esplodono sui grandi media e allora c’è grande attenzione. Dopo la tragedia di Lampedusa, dopo la seconda tragedia che è avvenuta al largo delle coste maltesi noi, l’Italia, grande Paese del Mediterraneo, il più grande Paese del Mediterraneo, ha deciso che non poteva stare a guardare. Abbiamo messo in campo «Mare nostrum», un’iniziativa militare umanitaria voluta dal nostro Paese. In questi due mesi da allora quell’operazione militare ha evitato che ai 350 e più migranti che drammaticamente sono morti a Lampedusa, se ne aggiungessero altri – secondo le nostre stime – 2 mila: 2 mila persone che sono state salvate mentre stavano per annegare in mare. Questa è l’Italia, al di là di tutte le differenze.
Anche su questo possiamo e dobbiamo essere fattore di stabilità nei confronti di un Mediterraneo sempre più instabile, nei confronti dei Paesi del vicinato orientale. Possiamo essere un attore globale capace di difendere e promuovere i suoi interessi e i suoi valori con politiche di sicurezza e difesa, ma anche con un rilancio della cooperazione allo sviluppo, la cui legge base, in Italia, riformeremo nel 2014.
Vogliamo parlare di un’Europa, quindi, che non è solo mercato economico ma spazio dei diritti e delle persone, uno spazio in cui i cittadini possano riconoscersi ed essere riconosciuti come protagonisti.
L’Europa di tutti, l’Europa vicina, l’Europa con un’anima, non l’Europa fredda, che sta altrove, che sta solo a Bruxelles. Vogliamo, insomma, un semestre che coniughi l’Europa al futuro, come sempre abbiamo fatto nella storia del grande Paese fondatore che è l’Italia. L’Europa ha cambiato in meglio l’Italia, oggi l’Italia deve contribuire a cambiare in meglio l’Europa.
***
Signora Presidente, onorevoli colleghi, concludo. Oggi più che mai, dunque, l’Italia ha bisogno di competenza e di passione. Servono quei valori e quelle sensazioni che ognuno di noi in qualche momento della sua vita ha provato sentendosi davvero parte di una squadra. In mente un obiettivo preciso. Serve la fatica, indispensabile sempre per riuscire in qualche cosa. Servono giocatori che si fidino gli uni degli altri, servono poche parole, buoni esempi. Abbiamo tutti avuto un insegnante, un maestro che ci esortava a dare il meglio di noi per raggiungere obiettivi che sembravano irraggiungibili. Forse ci siamo tirati indietro, abbiamo deciso di non provarci nemmeno. «In fondo io sono fatto così, non ci riesco», è un alibi sempre a portata di mano questo. Forse, invece, abbiamo trovato una squadra per cui valeva la pena di provarci e ci siamo alle volte riusciti, perché la squadra è il luogo dove il punto di forza dei gruppi supera il limite dell’individuo e dove il punto di forza dell’individuo viene messo a disposizione del gruppo. No, oggi quell’«io sono fatto così» non può più valere. Sono orgoglioso di essere qui per convincervi che giocheremo all’attacco, perché gli italiani hanno diritto a vedere ripagati i loro sacrifici. Ora che questo sta per succedere, non permetteremo che l’Italia sprofondi di nuovo.

7 novembre Senato approva DL “L’Istruzione riparte”

Il 7 novembre l’Aula del Senato approva definitivamente il DdL di conversione in legge del DL 104/2013, Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca, già approvato dalla Camera il 31 dicembre.

(Senato, 7.11.13) CARROZZA, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Signora Presidente, onorevoli senatori, ringrazio tutti i senatori intervenuti e tutti i Gruppi politici per l’attenzione dimostrata su questo provvedimento e per le proposte che avete voluto formulare. Alcuni interventi hanno posto l’attenzione sui tempi molto stretti che il Senato sta avendo per discutere questo provvedimento. Concordo sul fatto che il tempo non ci ha concesso una discussione approfondita sui tanti temi toccati da questo decreto e sono anche grata a tutti voi, a tutti gli intervenuti e a tutti i Gruppi, per il senso di responsabilità che avete dimostrato.
Questo deve indurre il Governo – e mi farò carico, come Ministro, di portare un messaggio in tal senso – ad impegnarsi affinché non accada mai più che provvedimenti di questa portata e di questa importanza vengano discussi con questa fretta e con l’impossibilità di dibattere argomento per argomento, soprattutto quando si parla del futuro dei nostri ragazzi, della loro istruzione, dell’università e della ricerca.
Vorrei che insieme potessimo aprire un confronto su questi temi e sul futuro dell’istruzione, dell’università e della ricerca in questo Paese. Vorrei che da oggi partisse un confronto continuo. Tanti sono i temi che voi avete toccato e che sono stati toccati anche dalla relatrice, senatrice Giannini: l’accesso all’istruzione, il sostegno alle famiglie per il welfare studentesco, il modo in cui organizziamo il reclutamento degli insegnanti, l’accesso alle scuole di specializzazione in medicina e quindi tutto il tema della formazione dei giovani medici.
Vorrei che il dialogo non finisse qua e che continuasse nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, in modo da portare avanti e portare a termine un percorso che inizia oggi con questo decreto e che vorrà vedere una vera riforma del sistema dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che riponga al centro della politica economica di questo Paese un investimento nell’istruzione, nell’università e nella ricerca.
Vorrei tracciare brevemente alcune parti di questo decreto, che sono importanti. Questo non giustifica la fretta con cui il provvedimento è giunto in quest’Aula, ma sicuramente questo decreto rappresenta una prima risposta alla richiesta di attenzione che il mondo della scuola (che comprende le famiglie e gli insegnanti) e il mondo dell’università e della ricerca ci chiedono per questo settore. Questo decreto non è una rivoluzione. Nei loro interventi molti senatori hanno posto l’accento sul fatto che serve ben altro per la scuola. Sicuramente serve ben altro, serve molto di più per la scuola, per l’università, per la ricerca e per l’investimento sul futuro dei nostri ragazzi; ma certamente il fatto di avere fin dall’inizio dell’azione di Governo posto e voluto un decreto sull’istruzione rappresenta, se non altro, un’inversione di tendenza, di cui gli insegnanti e le famiglie comunque ci sono grati e si aspettano ancora di più da oggi.
Quindi, mi auguro che oggi arrivi un segnale da quest’Aula, un senso di responsabilità e una risposta, che confermino il recepimento dell’importanza delle misure che sono raccolte in questo decreto. Tali misure rappresentano un inizio; ma certamente questo segnale deve arrivare.
Dobbiamo comunque ripensare a questo sistema.
Tra i temi che avete toccato nei vostri interventi, in particolare avete segnalato con molta enfasi da più parti, soprattutto i senatori della Commissione sanità, quello delle scuole di specializzazione in medicina e dell’accesso a medicina, un nodo non ancora risolto; 80.000 domande per 11.000 posti. Vi immaginate 80.000 candidati al primo anno nelle nostre facoltà di medicina cosa può rappresentare!
È un tema che dobbiamo affrontare nell’ambito di un bilanciamento complessivo dei posti in medicina e dei posti nelle scuole di specializzazione e delle modalità di accesso. Sono d’accordo con quello che molti di voi hanno segnalato da più parti, indipendentemente dal Gruppo politico di appartenenza. Dobbiamo dare un segnale ai nostri ragazzi e ai nostri giovani medici che in Italia ci si forma da medici sulla base dei propri meriti personali, dello studio, del lavoro. E da quest’Aula è venuto un segnale molto importante in tal senso.
Inoltre avete segnalato molto bene e più volte il tema del modello di finanziamento del mondo universitario, che non è affrontato nel decreto-legge. Personalmente, come Ministro dell’università, con una delega così importante, mi faccio carico e mi prendo la responsabilità, di fronte a tutti voi, di affrontare una volta per tutte il sistema del modello di finanziamento delle nostre università, il tema del turnover, combattendo fino all’ultimo minuto che avrò disponibile per eliminare qualunque blocco del turnover nel sistema dell’università e della ricerca. (Applausi dai Gruppi PD, SCpI e M5S).
Spero che il Senato mi voglia affiancare, dati i toni dei vostri interventi. Il modello di finanziamento del nostro sistema universitario è un tema da coesione nazionale, un tema che ci vede bilanciare sul territorio la presenza delle università. Purtroppo in questo momento è il frutto di una stratificazione normativa volta più che altro al risparmio, in nome di una pseudo-efficienza dei bilanci che non guarda all’esigenza di avere un sistema universitario presente su tutto il territorio, con le stesse garanzie di qualità. Quindi, dobbiamo impegnarci insieme in un percorso per cui si debba discutere anche della politica. Se c’è un tema di cui la politica deve discutere è proprio questo: dove e come devono essere presenti le nostre università sul territorio e come il sistema di istruzione, di università e di ricerca rappresenta la coesione territoriale, come si vuole finanziare, cosa significa essere università virtuosa. Vorrei che si desse una definizione e un senso a questo termine.
Pertanto prendo un impegno di fronte a tutti voi – chi mi conosce sa che quando do la parola cerco di mantenerla con tutte le mie forze – a discutere questo tema che è estremamente delicato e riguarda il futuro dei nostri ragazzi, il futuro dell’istruzione superiore, il futuro delle pari opportunità per l’accesso allo studio a tutti i livelli. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI e del senatore Palermo).
Vorrei anche ricordarvi che questo provvedimento è finalizzato soprattutto alla scuola e all’istruzione, a dare una risposta all’istruzione. Ove sarà possibile nel collegato alla legge di stabilità, ma in futuro nei provvedimenti, sicuramente affronteremo anche il tema dell’università e della ricerca. Vorrei che soprattutto i membri della Commissione istruzione sia della Camera che del Senato fossero coinvolti in una produzione di proposte di qualità per rispondere all’esigenza di organizzazione del sistema d’istruzione superiore sul territorio nazionale.
Quindi, oggi chiedo il vostro voto sul decreto istruzione per dare una risposta. Questo decreto istruzione, come ho detto, non è epocale, non è rivoluzionario, affronta tanti temi. Abbiamo cercato di dare una risposta agli insegnanti, a partire dagli insegnanti di sostegno, alla pianificazione e alla programmazione triennale sui posti vacanti e disponibili, ben sapendo che serve sicuramente affrontare il tema del reclutamento degli insegnanti con una nuova riforma che arrivi a regime a risolvere la stratificazione normativa e le tante ingiustizie che sono state compiute in questo settore; ma per fare questo servono tempo, riflessione e discussione.
Inoltre, abbiamo affrontato il tema degli studenti introducendo per la prima volta il capitolo del welfare studentesco, riguardante alcune spese che stanno incidendo moltissimo sul costo dell’istruzione per le famiglie: tra queste vi sono le spese di trasporto regionale nelle scuole secondarie, perché il costo del trasporto per motivi di studio all’interno della Provincia, da una cittadina ad un’altra e da un Comune all’altro, sta diventando enorme.
Vi ricordo che il decreto affronta anche il tema del diritto allo studio, grazie all’individuazione di una posta che sicuramente non copre tutte le esigenze: sono solo 100 milioni di euro, ma sono risorse stabili e permanenti che questo decreto assegna al diritto allo studio. Quando sono arrivata al Ministero ho trovato soltanto 14 milioni di euro sul 2014 per il diritto allo studio e ho cercato d’inserire questi 100 milioni in modo permanente, ai quali possibilmente, nella legge di stabilità e nei provvedimenti successivi, cercheremo di aggiungere ulteriori risorse. Ma il diritto allo studio è sicuramente uno dei settori più poveri e bisognosi di attenzione.
Inoltre, abbiamo inserito nel decreto i mutui per l’edilizia scolastica e il Wi-Fi nelle scuole per l’introduzione di Internet. Abbiamo già quasi portato a termine il bando su questo tema, rispetto al quale c’è stata una risposta molto ampia e positiva da parte delle scuole. Si prevede il comodato d’uso tra reti di scuole, piattaforme per la fruizione di libri digitali e per la messa in condivisione di libri cartacei.
Finalmente con questo decreto si dà vita ad un’alleanza tra la scuola e il sistema museale e dei siti archeologici e si potranno fare per la prima volta progetti didattici nei musei e nelle scuole.
Vi è poi una risposta – com’è stato segnalato ieri dal senatore Martini – al sistema degli istituti musicali pareggiati, che stava andando progressivamente in rovina a causa di un mancanza di attenzione. Oggi diamo a questo settore una risposta, perché studiare musica in Italia è di nuovo all’attenzione del Parlamento ed è nuovamente considerato importante. Abbiamo anche inserito dei premi, nell’ambito del diritto allo studio, nel sistema delle accademie artistiche e musicali: anche questo è un progressivo passo avanti per il sostegno dello studio della musica e dell’arte in Italia.
Non voglio ora raccontarvi tutte le altre misure, ma vorrei concludere sottolineando il nostro impegno soprattutto rispetto a tre temi principali: il reclutamento degli insegnanti in senso meritocratico; il modello di finanziamento e il blocco del turnover nel sistema universitario, all’insegna della coesione nazionale, di una definizione reale di università virtuosa e di un modello condiviso verso cui indirizzare il nostro sistema universitario; il tema della selezione e formazione dei giovani medici e delle scuole di specializzazione. Prendo qui un impegno a lavorare e a continuare il dialogo con tutti voi.
Concludo ringraziandovi per la vostra attenzione e augurandomi, nel voto positivo a questo provvedimento, che vi sia un grande segnale da parte di quest’Aula al mondo della scuola, che sta aspettando con ansia l’approvazione di questo decreto. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, SCpI e dei senatori Palermo e Campanella).

Il 5 novembre la 7a Commissione del Senato, concluso l’esame degli ordini del giorno e degli emendamenti, conferisce mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Aula sul provvedimento nel testo approvato dalla Camera dei Deputati.

(7a Senato, 5.11.13) Riferisce indi alla Commissione la relatrice GIANNINI (SCpI), la quale segnala che il provvedimento impatta maggiormente sulla scuola e in misura minore sull’università e sulla ricerca. Nel rimarcare negativamente l’impossibilità materiale di approfondire un provvedimento a suo avviso fondamentale, dichiara di aver avuto l’impressione di microinterventi che affrontano singole esigenze senza tuttavia una ratio unitaria né un deciso cambiamento di rotta. Cita ad esempio il caso delle borse di studio, qui incrementate solo per 100 milioni di euro, mentre nel decreto-legge n. 69 del 2013 c’era addirittura un finanziamento di 1,5 miliardi seppur a danno del Fondo ordinario e dunque poi eliminato.
Riconosce comunque la volontà del Governo di assumere il settore dell’istruzione, più che quello dell’università, come comparto di riferimento, impegnandosi a risolvere alcune emergenze tra cui l’edilizia scolastica. Accoglie perciò positivamente il provvedimento, anche se senza troppi entusiasmi, visto che sarebbe stato opportuno un lavoro più accurato. Passa dunque all’esame dell’articolato, segnalando che l’articolo 1 ha la finalità di incrementare il sostegno agli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado per il raggiungimento dei più alti livelli negli studi e del pieno successo formativo, con specifico riferimento alle esigenze degli studenti pendolari e fuori sede. Con un emendamento approvato dall’Aula della Camera, è stata fatta anche esplicita menzione degli studenti con disabilità ai sensi della legge n. 104 del 1992. Secondo la relazione illustrativa presentata alla Camera, l’urgenza deriva dalla volontà di erogare i benefici già nell’anno scolastico 2013-2014. A tal fine, il comma 1 prevede un incremento dell’offerta di servizi utili a garantire l’accesso e la frequenza dei corsi nell’anno 2013-2014 attraverso l’autorizzazione di una spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014 per l’attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti che pare a suo giudizio una cifra accettabile. Reputa poi importante il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni nella ripartizione delle risorse.
L’articolo 2 provvede a rifinanziare il Fondo integrativo statale per le borse di studio agli studenti universitari erogate dalle Regioni e a rendere stabile questo finanziamento, che costituisce a suo avviso un punto cruciale per la riqualificazione del sistema universitario. In particolare, il comma 1 prevede che dal 2014 il Fondo venga incrementato nella misura di 100 milioni di euro, che rappresenta una cifra ancora modesta. Si augura perciò che in un successivo provvedimento normativo sia reperito un finanziamento più consistente, anche in connessione con la Fondazione per il merito.
L’articolo 3 compie a suo giudizio un passaggio importante, in quanto sostiene la formazione presso le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, a fronte di difficoltà economiche. In proposito ricorda che il comparto vive una bizzarra situazione di convivenza di conservatori e istituti musicali pareggiati, i quali hanno stessi compiti ma diversa qualificazione giuridica. Dopo aver rammentato che sulla materia sono stati discussi anche atti di sindacato ispettivo, rileva che vengono previsti premi (non più borse di studio, a seguito di un emendamento della Commissione cultura) per un importo complessivo di 3 milioni di euro nel 2014. Si prevede l’emanazione di un bando nel quale sono specificati i settori di intervento, con particolare riguardo a progetti di ricerca di rilevanza nazionale e iniziative di promozione dell’AFAM.
L’articolo 4 affronta un’altra emergenza, la tutela della salute nelle scuole. Fa presente che l’urgenza della misura è connessa all’immediatezza dei rischi derivanti dal fumo per gli studenti e per gli operatori della scuola. In particolare, si estende il divieto di fumo previsto per i locali chiusi anche alle aree all’aperto di pertinenza degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. I successivi commi introducono il divieto di utilizzare sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche, ritenute un subdolo sostituto, stabilendo conseguenti sanzioni nell’ipotesi di violazione del divieto. Rileva peraltro che, a seguito di un emendamento approvato dall’Aula della Camera, i proventi delle predette sanzioni – originariamente destinati al Ministero della salute per il potenziamento delle attività di monitoraggio sugli effetti derivanti dall’uso delle sigarette elettroniche nonché per attività formative finalizzate alla prevenzione del tabagismo – saranno invece riassegnati al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che poi li destina alle scuole che hanno contestato le violazioni per essere successivamente utilizzati per attività finalizzate all’educazione alla salute.
Si sofferma poi sul comma 5, che prevede invece programmi volti a favorire il consumo consapevole dei prodotti ortofrutticoli locali, stagionali e biologici nelle scuole, oggetto già di alcune proposte emendative del Gruppo Movimento 5 Stelle in occasione del decreto-legge n. 69 del 2013. Evidenzia altresì che l’Aula della Camera ha poi introdotto due commi aggiuntivi (5-bis e 5-ter) con i quali si prevedono specifiche linee guida del Ministero dell’istruzione, sentito il Ministero della salute, per disincentivare nelle scuole la somministrazione di alimenti e bevande contenenti un elevato apporto totale di lipidi, di zuccheri, di sodio, di teina o di caffeina, e per favorire invece la somministrazione di prodotti adatti a studenti celiaci.
L’articolo 5 – prosegue la relatrice – intende potenziare l’offerta formativa, sia intervenendo sugli insegnamenti, sia con ulteriori iniziative volte a promuovere la fruizione del patrimonio culturale. A tale articolo, la Commissione cultura ha premesso un comma iniziale con cui si dispone che entro 90 giorni siano avviati il monitoraggio e la valutazione dei sistemi di istruzione liceale, tecnica e professionale, al fine di garantirne l’aggiornamento e l’adeguamento agli indirizzi culturali emergenti, nonché alle esigenze espresse dalle università e dal mondo del lavoro. in proposito esprime alcuni dubbi su una possibile eccessiva “creatività tematica” analoga a quella registrata nelle università, invocando un chiarimento del Governo.
Dopo aver accennato al comma 1, inerente l’integrazione dei quadri con un’ora settimanale di “geografia generale ed economica”, dà conto del comma 2, recante disposizioni volte a rafforzare la formazione continua dei docenti e la consapevole fruizione del patrimonio culturale. Nello specifico, il Ministero dell’istruzione si prefigge di bandire un concorso per la realizzazione di progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale ovvero nelle istituzioni culturali e scientifiche. Per le suddette attività è previsto un finanziamento di 3 milioni di euro per l’anno 2014, sulla cui rispondenza ai bisogni effettivi domanda un chiarimento al Governo.
L’articolo 6 agevola le famiglie con riferimento alle spese per l’acquisto dei libri di testo, intervenendo sul piano sia normativo, ossia sulle regole per l’adozione dei testi, sia economico, introducendo agevolazioni per le famiglie in difficoltà.
E’ poi previsto che le scuole possano elaborare autonomi materiali didattici digitali per specifiche discipline da utilizzare come libri di testo e che ogni prodotto sia affidato ad un docente supervisore che ne garantisce la qualità sotto il profilo scientifico e didattico. Un emendamento approvato dalla Commissione cultura ha precisato che le predette norme si applicano a tutte le istituzioni di istruzione secondaria di secondo grado.
Il comma 2 introduce invece un beneficio per le famiglie in difficoltà, prevedendo che il Ministero dell’istruzione eroghi alle istituzioni scolastiche la somma complessiva di euro 2,7 milioni nell’anno 2013 ed euro 5,3 milioni nell’anno 2014 per l’acquisto, anche tra reti di scuole, di libri di testo, anche usati, di contenuti digitali integrativi ed altri dispositivi da concedere in comodato d’uso a studenti individuati in base all’ISEE.
Passando all’articolo 7, rileva che esso è volto a fronteggiare il rischio della dispersione scolastica, che richiede una risposta immediata, e – più in generale – a rendere le scuole spazi aperti e luoghi di coesione sociale per le famiglie e la comunità. Il comma 1 prevede, in via sperimentale, un Programma di didattica integrativa per l’anno scolastico 2013-2014 con l’obiettivo di arginare i fenomeni di dispersione scolastica nei territori che presentano un rischio superiore di evasione dell’obbligo scolastico, in particolare nel Meridione e nelle aree rurali del Centro-Sud. Per la realizzazione del Programma il comma 3 autorizza la spesa di euro 3,6 milioni per l’anno 2013 e di euro 11,4 milioni per l’anno 2014.
Giudica peraltro assai importante l’articolo 8, che ha lo scopo di potenziare, a partire dall’anno scolastico 2013-2014, le attività svolte dalle scuole per l’orientamento degli studenti, in vista della scelta dei successivi indirizzi e sbocchi professionali. A questo scopo si procede sia intervenendo sulla disciplina vigente, sia disponendo uno specifico finanziamento. Il comma 1 intende favorire una maggiore consapevolezza nella scelta del percorso di studio e una migliore conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali per gli studenti iscritti all’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado e agli ultimi due anni delle scuole secondarie superiori. A tal fine, si prevede che le attività inerenti ai percorsi di orientamento che eccedano il normale orario di lavoro possano essere remunerate attraverso il Fondo delle istituzioni scolastiche nel rispetto della disciplina in materia di contrattazione integrativa. I percorsi di orientamento si devono inserire strutturalmente già dal penultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, anziché solo nell’ultimo come attualmente previsto, nonché nell’ultimo della scuola secondaria di primo grado. Afferma peraltro che le attività già esistenti devono in tale direzione essere migliorate. Il comma 2 autorizza, per le iniziative di orientamento, la spesa annua di euro 1,6 milioni di euro per l’anno 2013 e di 5 milioni di euro a decorrere dal successivo.
Sottolinea altresì che la Commissione cultura ha introdotto un articolo 8-bis secondo cui i predetti percorsi di orientamento devono comprendere misure volte a far conoscere agli studenti il valore educativo e formativo del lavoro anche attraverso giornate di formazione in azienda, nonché a sostenere la diffusione dell’apprendistato di alta formazione nei percorsi degli istituti tecnici superiori, tema più volte ribadito dal ministro Maria Chiara Carrozza. Con decreto del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro del lavoro e con quello dell’economia, sono definite le tipologie di aziende che possono partecipare al programma, i loro requisiti, il contenuto delle convenzioni che devono essere stipulate fra scuole e imprese, i diritti degli studenti coinvolti e il riconoscimento dei crediti formativi.
L’articolo 9 pone rimedio a un disagio al quale sono soggetti i ragazzi stranieri che studiano in Italia, che rischia di limitarne l’afflusso. Nell’auspicare una comune sensibilità su tale questione, lamenta infatti il reticolo invalicabile di adempimenti burocratici che ostacolano il percorso di questi ragazzi e segnala che il comma 1 consente, nella logica di semplificazione e di riduzione dei costi amministrativi e sociali, la validità del permesso di soggiorno per motivi di studio o di formazione per l’intera durata del corso, anziché per un singolo anno rinnovabile poi di anno in anno. Si tratta a suo avviso di una misura pienamente condivisibile, anche nell’ottica di evitare la perdita di studenti per ragioni connesse alla burocrazia.
Altro punto qualificante, prosegue la relatrice, è l’articolo 10, volto a rafforzare le dotazioni materiali delle scuole e delle altre istituzioni di formazione, intervenendo sia sul patrimonio immobiliare delle scuole, sia sul regime fiscale delle erogazioni a loro favore. Il comma 1 prevede infatti la possibilità di contrarre mutui, con oneri di ammortamento a carico dello Stato, con la Banca europea per gli investimenti, la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, la Cassa depositi e prestiti e con i soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria, per interventi straordinari di ristrutturazione, messa in sicurezza, adeguamento antisismico, efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica, nonché per la costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici. Condivide peraltro appieno le modifiche apportate dalla Camera, secondo cui le norme di quest’articolo sono state estese anche agli alloggi e alle residenze universitari, nonché alla realizzazione o al miglioramento delle palestre scolastiche.
Dopo aver accennato agli articoli 10-bis e 10-ter introdotti alla Camera, nonché all’articolo 11, descrive i contenuti dell’articolo 12, che mira a rimediare a una situazione di inadeguatezza del dato normativo o di incertezza interpretativa circa il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, emersa da decisioni di organi giurisdizionali. In proposito, il comma 1 intende disciplinare la materia in coerenza con quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 147 del 7 giugno 2012, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità del comma 4 dell’articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, relativo alla generalizzazione degli istituti comprensivi che dovevano essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 in particolari zone (montane e piccole isole), chiarendo che lo Stato non può dettare norme di dettaglio in materia di dimensionamento delle rete scolastica, di competenza regionale, ma può solo fissare norme generali per il contenimento della spesa, stabilendo obiettivi da raggiungere. Fa presente dunque che il comma 1 limita dunque agli anni scolastici 2012-2013 e 2013-2014 il divieto (fissato a regime dalla legge di stabilità 2012) di assegnare il dirigente scolastico e il direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA) alle scuole costituite con un numero di alunni inferiore a 600, ridotto a 400 per le istituzioni site nelle piccole isole e nei comuni montani. Segnala poi che a regime, i criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei DSGA, nonché per la loro distribuzione fra le Regioni, saranno definiti con decreto avente natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro dell’economia, previo accordo in sede di Conferenza unificata. Le Regioni provvederanno autonomamente al dimensionamento scolastico sulla base del predetto accordo.
L’articolo 13 reca disposizioni per un ottimale utilizzo delle informazioni presenti nelle anagrafi regionali e nazionale degli studenti di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, prevedendo al comma 1 la loro integrazione, nel rispetto del principio dell’invarianza di spesa, nel sistema nazionale delle anagrafi degli studenti entro l’anno scolastico 2013-2014.
Illustra inoltre l’articolo 14 sul sistema dell’istruzione tecnica superiore e la costituzione di ulteriori istituti tecnici superiori, che rappresentò a suo tempo un’ottima intuizione del Governo Prodi. Segnala al riguardo la partecipazione delle università, degli enti locali e di altri partner anche privati quali investitori.
L’articolo 15 – prosegue la relatrice – contiene diverse disposizioni in materia di personale scolastico, che mirano a garantire continuità e programmazione e a migliorare nell’immediato le dotazioni del personale nelle scuole, anche con riferimento agli studenti con disabilità. Con riguardo agli insegnanti di sostegno, segnala che, sempre per garantire una maggiore integrazione degli alunni disabili, le quattro aree disciplinari del sostegno sono unificate e continuano ad essere utilizzate solo per le graduatorie delle procedure concorsuali bandite prima dell’entrata in vigore di questa norma.
L’articolo 16 prevede nuove iniziative per la formazione del personale scolastico e, quindi, per il potenziamento dell’offerta formativa particolarmente rivolte ai docenti delle zone a maggiore rischio socio-educativo, stanziando la somma complessiva di 10 milioni di euro per l’anno 2014. Reputa tuttavia un po’ generico il riferimento agli esiti nelle valutazioni INVALSI e negli apprendimenti in generale, soprattutto nelle scuole che presentano maggiori criticità, menzionando comunque gli ulteriori ambiti della formazione, quali: l’integrazione degli alunni disabili e di quelli stranieri, con una specifica attenzione alla didattica interculturale e al bilinguismo; l’educazione all’affettività, il rispetto della diversità, il superamento degli stereotipi di genere, anche in attuazione del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere previsto dal recente decreto-legge contro i femminicidi; la capacità di gestione dei sistemi scolastici; i processi ed innovazione tecnologica; l’alternanza scuola-lavoro.
Dopo aver brevemente accennato all’articolo 17, precisa che l’articolo 18 consente, al comma 1, l’immediata assunzione di vincitori di un concorso per dirigenti tecnici già espletato, mentre l’articolo 19 contiene misure di immediata applicazione per l’organizzazione e per il personale delle istituzioni AFAM.
Si dilunga invece maggiormente sull’articolo 20 che, nella versione originaria del decreto, eliminava, con effetto anche per gli esami già banditi e non ancora conclusi, il cosiddetto «bonus di maturità», accordato dalla normativa precedente agli studenti che si iscrivono agli esami per l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato come determinati dalla normativa europea (medicina, odontoiatria, veterinaria e architettura). La norma fissava a 100 il punteggio massimo degli esami di ammissione ai predetti corsi universitari prevedendo che 90 punti fossero assegnati sulla base del risultato dei test di ingresso e 10 fossero assegnati agli studenti che avessero conseguito risultati scolastici di particolare valore nell’ultimo triennio e nell’esame di Stato, indicando i criteri per la determinazione del punteggio da attribuire per la valorizzazione del percorso scolastico. Considerato che si trattava della prima applicazione della norma, anche perché la difficoltà di valorizzare adeguatamente il percorso scolastico tenendo conto del contesto locale aveva indotto a rinviarne gli effetti con interventi annuali d’urgenza fino all’anno accademico 2013-2014, il Ministero ne aveva reputato necessaria l’abrogazione.
Nel corso dell’iter del provvedimento alla Camera, tuttavia, anche questa soluzione è stata avvertita come iniqua, avendo modificato le regole durante l’espletamento dei test di ingresso alle facoltà a numero chiuso. La Commissione cultura ha perciò approvato un emendamento secondo il quale i partecipanti ai test che sarebbero entrati nelle graduatorie entro il numero massimo di posti disponibili se si fossero visti riconoscere il bonus sono ammessi in soprannumero già dal corrente anno accademico ovvero dal prossimo, nella sede cui avrebbero avuto diritto con l’applicazione del bonus. Analogamente, coloro che si sono iscritti ad una sede diversa da quella cui avrebbero avuto diritto con l’applicazione del bonus, possono cambiare sede dal prossimo anno accademico, con il riconoscimento dei crediti acquisiti. A tal fine, il Ministero riaprirà la procedura per l’inserimento del voto di maturità da parte dei candidati che hanno ottenuto almeno 20 punti ai test di ingresso. Un emendamento approvato dall’Aula della Camera ha esteso le predette disposizioni ai test svolti per l’accesso ai corsi di laurea in professioni sanitarie e in scienze della formazione primaria.

In una breve interruzione il sottosegretario GALLETTI dà analiticamente conto dei meccanismi di recupero dei candidati a seguito della reintroduzione del bonus.

Riprendendo il suo intervento, la relatrice GIANNINI (SCpI) riferisce indi sull’articolo 21, che modifica la disciplina della formazione specialistica dei medici, con il duplice obiettivo di risolvere alcune criticità riscontrate in ordine alle modalità di ammissione alle scuole di specializzazione e di abbreviare i tempi per la determinazione dell’importo dei contratti degli specializzandi medici.
Segnala poi che l’articolo 22 interviene sull’organizzazione dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e degli enti di ricerca, con disposizioni la cui urgenza è dettata dall’esigenza di rinnovarne gli organi di vertice. Avviandosi alla conclusione, dopo aver illustrato sommariamente i restanti articoli, ritiene che l’insieme delle misure previste rappresenti più un bisogno di rimediare che un’occasione per affermare una visione strategica per i settori della conoscenza.

Il 31 ottobre l’Aula della Camera approva, con modifiche, il DL 104/2013, Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca

Il 28, 30 e 31 ottobre l’Aula della Camera esamina il DL 104/2013, Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca

 (Camera, 28.10.13) MANUELA GHIZZONI, Relatrice per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, finalmente un provvedimento che si occupa specificamente di scuola, università e ricerca è stato esaminato nella sua sede naturale, cioè in Commissione cultura. Si è percepito un senso di stupore, ebbene sì, è così, perché in effetti da anni, forse da troppi anni, misure destinate ad incidere sul sistema pubblico di conoscenza, spesso con approcci peraltro settoriali e scoordinati, sono state approvate in leggi omnibus, in decreti omnibus, con il principale obiettivo di ridurre il bilancio a disposizione del Ministero.
L’esito – è stato ricordato anche recentemente nel rapporto Giarda, dell’allora Ministro Giarda, del 2012 nel quale si legge: la spesa del MIUR è ridotta nell’ultimo triennio – si faceva riferimento al 2009-2011 – di ben 3,5 miliardi, di cui 2,2 nella scuola e quasi 1 nell’università e, per gli ultimi due decenni, rilevava una forte caduta della quota della spesa pubblica per l’istruzione, dal 23,1 per cento al 17,7 per cento del totale, con una corrispondente caduta della quota sul PIL. (…)
L’istruzione è stato, insieme a quello dell’ordine pubblico e della sicurezza, l’unico settore della spesa pubblica in contrazione, calando di ben 5,4 per cento, in netta controtendenza con le scelte attuate invece da altri Paesi europei o dell’OCSE, in periodi di crisi. È dunque ipocrita io credo – interrogarsi sulle performance deludenti nelle analisi internazionali del nostro sistema formativo. Sappiamo bene che la spesa pubblica non è necessariamente sinonimo di qualità e sviluppo, ma certamente non lo sono nemmeno i tagli lineari che si abbattono anche sui comportamenti virtuosi e sulle buone prassi senza certezza di efficacia sugli sprechi.
Va dato quindi atto al Governo Letta di avere emanato misure urgenti per far intraprendere al nostro Paese una politica di investimenti in favore del sistema pubblico della conoscenza. Un investimento – uso non a caso questa parola – costituito sia da idee, iniziative – ad esempio per il welfare studentesco, per le politiche professionali e per l’ambito educativo, didattico e organizzativo – sulla scorta di quelle idee che da tempo vengono dibattute in seno alla Commissione cultura, sia da risorse finanziarie aggiuntive, risorse che assommano a 315 milioni per il 2014 e a oltre 390 milioni annui dal 2015 in poi. Tema, quello delle coperture, sul quale la Commissione ha molto dibattuto senza trovare, al momento, una sintesi con il Governo; ma ho fiducia che il lavoro, al quale non ci sottrarremo nelle ore che ci separano da qui al dibattito in Aula, possa raggiungere un esito favorevole e il più ampiamente condiviso. Abbiamo lavorato in questi giorni per raggiungere questo risultato, ancora non ci siamo riusciti, ma personalmente sono fiduciosa.
Ora, comunque, mi preme sottolineare che lo sforzo finanziario e di idee concretato nel decreto varato dal Governo non è sfuggito ai tanti e diversi soggetti ascoltati in audizione. Sebbene essi non si siano giustamente sottratti a segnalare le criticità contenute nel testo – molte delle quali però noi abbiamo assunto in emendamenti poi approvati in Commissione – hanno comunque riconosciuto e apprezzato un’inversione di tendenza fatta di risorse e proposte nuove sulle quali mi soffermerò.
Signor Presidente, dati gli accordi intercorsi tra i gruppi parlamentari sulla necessità di ridurre i tempi dei nostri interventi, mi permetta e chiedo già adesso di allegare in calce alla pubblicazione dello stenografico l’intero mio intervento, così che io in Aula possa esporre soltanto la parte di premessa, che vuole raccontare e raccogliere i tratti salienti e più importanti del provvedimento, soprattutto alla luce delle modifiche apportate durante l’esame in Commissione.
Vi sono stati emendamenti approvati come conseguenza del lavoro meticoloso svolto dalla Commissione, avvenuto a seguito di un lavoro fatto con grande passione e con grande determinazione da parte di tutti i gruppi che qui voglio ringraziare, come voglio ringraziare – mi permetta di farlo, Presidente – anche l’onorevole Galan, presidente della Commissione, per la fiducia che ha voluto accordarmi affidandomi in sua vece il ruolo di relatrice del provvedimento.
Il decreto prevede come primo nucleo di disposizioni quelle relative al welfare degli studenti, con l’incremento di 15 milioni per le spese di trasporto degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado e di 3 milioni per l’assegnazione di premi di merito artistico per gli studenti dell’alta formazione artistica e musicale.
Si potenzia altresì l’offerta formativa con ulteriori 3 milioni di finanziamento, che permetteranno alle scuole di costituire ed aggiornare laboratori tecnico-scientifici che utilizzino materiali innovativi, ed ancora, sempre alle scuole, ma anche alle università ed alle accademie, consentiranno di avviare progetti didattici in collaborazione con musei e istituzioni culturali e scientifiche.
Ancora, si interviene per contenere il costo dei libri di testo, sia modificando le regole per l’adozione dei medesimi, sia mediante agevolazioni alle famiglie in difficoltà; per quanto riguarda le regole, si afferma la possibilità, in loco di quella che prima era un’obbligatorietà, dell’adozione dei libri di testo, stabilendo il principio che le risorse possano essere destinate all’utilizzo di materiali alternativi anche autoprodotti dalle scuole, mentre per l’acquisto di libri da dare in comodato alle famiglie in difficoltà si stanziano oltre due milioni e mezzo nel 2013, cioè a far data dall’anno scolastico in corso, e cinque milioni e mezzo nel 2014.
Il tema della dispersione scolastica viene affrontato proponendo un programma di didattica integrativa anche attraverso il prolungamento dell’orario scolastico, soprattutto nelle zone di maggior evasione dall’obbligo, volto al rafforzamento delle competenze di base e rivolto a tutti gli ordini di scuola.
Già dall’anno scolastico in corso, le scuole potranno potenziare le attività di orientamento. Il provvedimento, infatti, inizialmente rivolto all’ultimo biennio della scuola secondaria superiore, è stato esteso anche all’ultimo anno della secondaria inferiore, cioè le scuole medie – perché così ci capisce chi ci sta seguendo da casa – questo perché abbiamo ritenuto che questi due momenti (l’iscrizione alle scuole medie e l’iscrizione alle scuole superiori) siano momenti cruciali in cui gli studenti effettuano una scelta determinante per il loro futuro formativo.
Con le disposizioni che io adesso ho sinteticamente enunciato, si affrontano quindi i problemi più urgenti per offrire un concreto aiuto agli studenti ed alle famiglie, affinché a tutti vengano date reali opportunità per acquisire quelle competenze necessarie ad esplicare le proprie potenzialità individuali e a divenire cittadini consapevoli, favorendo al contempo il difficile compito delle scuole che tutti giorni, in trincea, combattono contro la dispersione e l’abbandono.
Voglio qui anche accennare ad un’altra norma importantissima, dedicata all’edilizia scolastica, alla quale non credo sia stata data, soprattutto dai media, la giusta rilevanza perché in effetti, con quanto prevede l’articolo 10, cioè con la disponibilità da parte dello Stato di accendere dei mutui che avranno una durata trentennale a carico intero dello Stato, con un costo di 40 milioni l’anno, si potrà generare un flusso di risorse in favore degli enti proprietari delle scuole attraverso le regioni, che avranno il compito di coordinare la scelta degli interventi di almeno – possiamo dire così – 850 milioni di euro, senza che questo gravi sulle casse di enti locali, quindi di province e comuni proprietari degli edifici. Credo che questo sia un intervento straordinario anche perché queste risorse sono escluse dal Patto di stabilità, come stiamo chiedendo da molti anni, e mi fa piacere poterlo dire che in quest’Aula, ma credo che ci saranno colleghi che lo riprenderanno, perché l’edilizia scolastica è un tema caro alla Commissione, la quale sta dedicando a questo tema molta attenzione.
Vengo alle norme dedicate al personale scolastico.
Troppo a lungo si è pensato che per recuperare in qualità sarebbe stato necessario stornare risorse dal capitolo dei costi del personale nel bilancio del MIUR; troppo a lungo si è parlato della scuola come grande bacino occupazionale di dipendenti statali, trascurando che a loro è affidato il delicato compito di formare, educare, sostenere la libera espressione del pensiero e la crescita personale.
Ecco, anche in tal senso occorre cambiare passo e pensare al lavoro dei docenti e del personale della scuola come ad una risorsa da coinvolgere e da valorizzare. Nelle linee programmatiche presentate ai parlamentari dal Ministro Carrozza questo tema assume una nuova centralità, diventa leva di crescita degli standard qualitativi e non più costo da comprimere. Al contempo in esse si coglie la volontà di innovare ogni ambito della professione docente: dal reclutamento alla formazione in servizio, dall’esercizio della professione a nuove modalità di organizzazione del lavoro. In coerenza con quanto delineato, il decreto affronta quindi alcune emergenze che attengono al personale della scuola, quale quella del reclutamento dei dirigenti scolastici, i cui ultimi travagliatissimi iter concorsuali hanno prodotto incertezze e rallentamenti nella stessa conduzione delle istituzioni scolastiche. Inoltre, grazie al lavoro attento e tenace della Commissione sulla dolorosa, spinosa, tormentata e annosa questione del personale inidoneo all’esercizio della funzione docente, si è giunti a stabilire un principio: la prevalenza della tutela della salute e della dignità professionale sul fattore di contenimento della spesa. Ma si affronta anche un nodo strutturale e cruciale come quello di garantire stabilità agli organici: il piano triennale disposto dal decreto-legge consentirà di assumere personale scolastico a tempo indeterminato su posti in organico di diritto. È poi particolarmente positivo che il decreto-legge preveda l’immissione in ruolo di 26 mila docenti specializzati sul sostegno, ambito nel quale si era duramente abbattuta la precedente scure dei tagli. Questa misura, infatti, dispone il graduale ripristino degli organici del sostegno esistenti al 2008. Come pure significativa è l’attenzione al bisogno di formazione in servizio dei docenti, soprattutto finalizzato a sostenere, in particolare, il difficile lavoro dei docenti impegnati – così come è risultato il nuovo testo dopo il lavoro in Commissione – in aree con forti criticità, espresse, ad esempio da alti tassi di abbandono scolastico, da alte concentrazioni di alunni con bisogni educativi speciali o da una elevata presenza di alunni migranti. Vengo ora alle principali misure del capo 3, quelle relative all’AFAM, cioè all’Alta formazione artistica e musicale, alla ricerca e al diritto allo studio. Da registrare positivamente il fatto che con questo decreto-legge il Governo Letta interrompe la lunga e colpevole disattenzione della politica nei confronti dell’alta formazione artistica e musicale. Infatti, grazie alle norme contenute nel decreto-legge e alle modifiche introdotte dalla Commissione trovano risposta positiva alcune delle attese dei docenti precari che da anni operano nelle istituzioni e si dà finalmente un concreto segnale di attenzione, atteso dal 2007, agli istituti superiori di studi musicali ex pareggiati e alle accademie storiche non statali, per i quali è messo a disposizione un fondo per far fronte alle gravi difficoltà finanziarie in cui versano tali istituti. La Commissione è intervenuta anche sulla questione di maggiore risonanza sui media: l’abolizione del bonus maturità per l’accesso ai corsi di laurea con numero programmato. La modifica, approvata all’unanimità grazie ad una proficua interlocuzione con il Governo salvaguarda, da un lato, i diritti di tutti gli studenti che già frequentano i corsi di laurea per aver ottenuto un esito positivo ai test, ma, con un intervento di sanatoria valido solo per l’anno accademico 2013-2014, consente altresì l’immatricolazione in soprannumero a quegli studenti che sarebbero stati ammessi, in base ai risultati conseguiti al test, se il bonus non fosse stato abrogato negli stessi giorni in cui si tenevano le prove di ammissione. Quel che è comunque certa è l’urgenza di una riflessione meno estemporanea sull’accesso programmato ai corsi di laurea e sulle modalità di ammissione, riflessione che non può che essere collegata a scelte strategiche di fondo sul diritto all’istruzione, sulla flessibilità della formazione post-secondaria, sul legame formazione-lavoro.
Passando al tema ricerca, mi soffermo sulle disposizioni relative al personale precario. Esprimiamo apprezzamento per l’assunzione in cinque anni di 200 ricercatori precari e la proroga degli attuali contratti a tempo determinato in favore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che soffre di un’endemica precarietà del personale. Ma l’apprezzamento è mitigato dal limitato raggio d’azione della norma che non ha permesso di raccogliere le istanze degli altri enti di ricerca, che pur conoscono estesi fenomeni di precarietà del personale. (…)
Affido al testo che consegno le altre considerazioni sul tema della ricerca. Mi faccia però fare due considerazioni finali.
L’una è quella relativa al diritto allo studio universitario, nella consapevolezza che ogni intervento in questo ambito è un passo compiuto contro l’ineguaglianza e verso il progresso e lo sviluppo. Riteniamo positiva, pertanto, l’approvazione dell’emendamento che sterilizza per il prossimo anno accademico eventuali aumenti della tassazione e della contribuzione studentesca; un anno che il Parlamento dovrà mettere a frutto per approvare una legge che definisce i criteri nazionali affinché le tasse universitarie siano ispirate al principio di equità e di progressività.
Riteniamo ugualmente positiva l’approvazione dell’emendamento, avvenuta questa mattina in Commissione, che stabilizza a 150 milioni la capienza del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio. Vado con la considerazione finale, Presidente, anche perché ci tengo, perché è rivolta soprattutto alle forze di opposizione.
Si tratta di una riflessione che è un invito che desidero rivolgere, in particolare, alle forze di opposizione, che ringrazio nuovamente per il comportamento costruttivo che hanno contribuito a determinare durante la discussione in Commissione, testimoniato, peraltro, dall’approvazione all’unanimità di molti emendamenti presentati dall’opposizione e dalla maggioranza.
Questo decreto-legge è stato emanato in un momento difficile per il nostro Paese, che potremmo sintetizzare usando le parole di Nicola Cacace: siamo il Paese più vecchio del mondo, con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa, ma siamo anche il Paese europeo con meno laureati; eppure abbiamo il più alto livello di laureati disoccupati o sottoccupati. E siamo un Paese «congelato», perché il nostro sistema di istruzione non funziona più da ascensore sociale.
Ed è ovvio che a nessuno di noi sfugge il fatto che il nostro sistema di conoscenza ha molto a che fare con questa situazione di blocco del nostro Paese, e quindi anche gli effetti dispiegati dal decreto in esame incideranno su quella che è una paralisi sociale che attanaglia il Paese.
Comprendo, quindi, le attese, le molte attese, riposte in questo decreto-legge, che, per le opposizioni, non sono state tutte adeguatamente evase, ma credo, al contempo, che non si possa chiedere ad un provvedimento di misure urgenti, forzatamente circoscritte, ancorché pensate con un approccio sistemico, di risolvere in un solo colpo tutti i problemi della scuola, dell’università e della ricerca.
Metteremo a segno un primo obiettivo con l’approvazione del decreto-legge, come modificato in Commissione: altri – ne siamo consapevoli – restano da fare, lo sappiamo, ma saranno tanto più efficaci se saranno frutto di un lavoro condiviso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia relazione (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

GIANLUCA BUONANNO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, ringrazio la relatrice per la maggioranza per il lavoro che sta svolgendo da questa mattina, visto il cambio in corsa del relatore, e ringrazio anche il relatore e presidente di Commissione Galan, per quello che ha fatto in precedenza. Li ringrazio, anche se io, ovviamente, non ritengo soddisfacente quello che si propone, quello che, tramite il Ministro, il Governo, si vuole far approvare.
Diciamo subito, signor Ministro, che io intitolerei questo disegno di legge non «decreto istruzione», ma lo chiamerei «decreto distruzione»; non «d’istruzione», con l’apostrofo, proprio «distruzione». Infatti, nella sostanza, ancora una volta, questo Paese che tanto si vanta – forse anche lei è una di quelle che sostiene il cambiamento di questo Paese in una maniera innovativa – fa l’errore madornale che hanno fatto praticamente tutti in questi ultimi decenni, e cioè bastonare i cittadini.
Infatti, si parla tanto di scuola e poi vediamo che, per finanziarla, non avete neanche la fantasia di modificare quelle che sono le nuove tassazioni che consentono al suo Ministero di fare degli investimenti sulla scuola e, coniglio dal cilindro, si chiede di applicare ulteriori accise sulla birra e sugli alcolici per tirare su dei soldi.
Ma io penso – e credo anche lei, signor Ministro – che l’attuale scuola italiana non goda di ottima fama. Abbiamo visto, anche ultimamente, delle classifiche che dicono chiaramente – lei, qui sì, si dovrebbe vergognare – che vi sono gli studenti che sono dei «somari», lo dico tra virgolette, ma vi sono gli stessi insegnanti che sono dei «somari», sempre tra virgolette.
Infatti, questa classifica dice che, in pratica, chi insegna non è aggiornato e tante cose non le sa, e chi deve apprendere, ovviamente, ne sa ancora meno di chi cerca di insegnare. Allora, per prima cosa, credo sia opportuno che ci sia una classe di insegnanti competitiva, che abbia voglia di studiare e di aggiornarsi e che abbia voglia di fare. Questo non credo che sia, ahimè – tranne ovviamente le tante eccezioni che ci sono nel nostro Paese – il modello che lei vuole, perché il modello attuale è proprio questo: insegnanti il cui unico interesse – non dico tutti, ovviamente, ma una parte – è solo avere la seggiola per poter avere la cattedra, e che non sono istruiti in maniera tale da poter essere competitivi, e studenti che, ahimè, devono relazionarsi con chi nella realtà magari non è neanche capace di parlare l’italiano. Questo in linea di massima.
Per quanto riguarda, ribadisco, le tasse: ma secondo lei, signor Ministro, è così difficile fare un po’ di autocritica ? Io vorrei veramente che lei nell’intervento che dovrà fare, facesse un po’ di autocritica nelle scuole, perché in Commissione noi abbiamo parlato degli emendamenti, di quello che giustamente ognuno di noi ha come idea, ma le autocritiche non si fanno mai, non c’è nessuno che dice: «la scuola deve essere migliorata in questo, perché siamo stati carenti su questi fronti, perché non siamo stati capaci di fare queste cose, perché abbiamo sperperato del denaro pubblico». Qui si chiede sempre denaro per quello che serve per la scuola italiana, ma non si dice mai che, magari, il denaro che già attualmente va nei vari rami della scuola italiana, magari – e senza magari – alle volte viene buttato via. Io credo che non sia solo una questione di quantità di denaro, ma che sia anche una questione di qualità e di che cosa si spende e per che cosa si spende, il denaro. Siccome già abbiamo delle difficoltà – come lei sa e anche il suo Governo lo sa benissimo – magari vediamo di verificare bene le spese di questo denaro. Aggiungo una cosa che ho citato anche sempre nella Commissione di cui faccio parte, ad esempio, sulla ricerca: tutti si riempiono la bocca «dobbiamo dare più soldi ai ricercatori. Ci mancherebbe: senza la ricerca questo Paese continua ad andare indietro». È vero, perché ci sono Paesi molto più evoluti di noi come gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, la Germania, che puntano molto sulla ricerca. Poi però noi veniamo a scoprire – non certo per merito mio – che ci sono ricercatori che non fanno un tubo dalla mattina alla sera e che dicono testualmente che vengono pagati senza sapere neanche che cosa devono fare. Questo secondo lei perché accade ? Perché siamo competitivi ? Noi paghiamo dei ricercatori per fare «pinule» tutto il giorno ? Non credo sia una cosa meritoria. Certo, ci saranno ricercatori che invece fanno benissimo il loro mestiere e sono, diciamo così, un vanto per il nostro Paese. Ma evidentemente anche in quel campo ci sono quelli che nella realtà sono dei parassiti. Allora, perché non verificare anche queste cose ? Perché io penso che poi alla fine quando uno viene e dice «ci sono delle cose che non vanno, io ve le elenco, e ci sono delle cose che possono andare meglio, e io ve le elenco», anche chi come me è negativo su quelle che sono le proposte fatte potrebbe anche votare positivamente. Invece, mi sento sempre dire che mancano solo i soldi, che gli insegnanti sono tutti bravi, che la scuola comunque merita di più, e poi vediamo che nelle università noi continuiamo a perdere competitività. Lei arriva dal mondo universitario: secondo lei è logico che questo Paese abbia più università che province ? È logico che qui si abbia il giochino di avere tutte le università sotto casa, e poi non ne abbiamo neanche più una veramente competitiva e per trovarci nella classifica, tra virgolette, «mondiale», dobbiamo scendere più del centesimo posto ? È una cosa normale, visto che la culla dell’università è proprio il nostro Paese ? Secondo lei è normale una cosa del genere, o forse questo aumentare a dismisura il numero delle università è stato un gioco che ha interessato tutti ? E non c’è mai nessuno che dice di chi è la colpa. Un altro problema di questo Paese è che tutti sono responsabili fino a un certo punto, poi non c’è più la responsabilità. Non si capisce chi è responsabile di qualcosa, e non viene mai punito e non succede mai niente, perché comunque questo Paese vive solo di quello che riguarda le difficoltà. Quando si è proprio veramente in difficoltà allora si cercano dei rimedi.
Ad esempio, per quanto riguarda gli stranieri abbiamo puntato molto sul fatto che nel nostro Paese (sono in aumento costante, malgrado la crisi mondiale per cui molti poi se ne vanno pure), nelle scuole, vi sia un’istruzione specifica, per fare in modo che gli stranieri, che sono nel nostro Paese, non debbano rappresentare un problema per i nostri figli. Nel senso che non deve essere un problema il fatto di avere tanti bambini stranieri, che poi va a discapito dei nostri figli. Abbiamo chiesto di stanziare dei fondi per fare in modo che vi siano insegnanti di sostegno che possano aiutare l’integrazione. Pensavamo ci fosse questa possibilità e non c’è stata.
La stessa cosa c’è per quanto riguarda i permessi di soggiorno. Ma perché non continuare di anno in anno a dare permessi di soggiorno a chi è straniero nel nostro Paese e ha diritto allo studio ? Invece, adesso continuamente si fanno cose a lungo termine. Secondo me, alla fine sembra quasi che uno può venire in Italia, dice che studia, poi magari ci mette quindici anni e il risultato finale è che ha il permesso di soggiorno, per cui uno non è che prende il permesso di soggiorno perché merita, prende il permesso di soggiorno perché comunque dice di studiare. Ma chi è che verifica poi tutte queste cose ? Io penso che la parola «meritocrazia» in questo provvedimento – ahimè ! – manca.
Chiudo, visto che abbiamo poco tempo perché, essendo relatori di minoranza, ci lasciano solo dieci minuti. Abbiamo già perso tempo tutto il giorno ad aspettare il provvedimento, che poi quando dobbiamo parlare ci lasciano dieci minuti, già una cosa molto strana, ovviamente in negativo.
Nel 2014 lo Stato stanzia 112 milioni di euro per il diritto allo studio, 37,4 in meno rispetto allo scorso anno. Meno male che si diceva che il Governo Letta metteva più denaro su queste cose. Poi, le regioni ne mettono 45 milioni circa. Gli studenti, che sarebbero quelli che devono prendere i soldi del diritto allo studio, cioè quelli che devono essere gratificati di questo, sono quelli che tirano fuori i soldi, perché alla fine con le tasse regionali per il diritto allo studio gli studenti tirano fuori 215 milioni di euro: cioè gli studenti hanno diritto allo studio ma allo stesso tempo si devono pagare automaticamente il loro diritto. Non mi sembra una bella cosa per un Governo che si è presentato in quest’Aula, dicendo che la scuola era un punto essenziale del programma.
A lei signor Ministro dico che ancora una volta, secondo me, questo Governo non ha avuto coraggio, non ha coraggio, vive come Ponzio Pilato, sta un po’ così, fa qualcosa e quel qualcosa lo fa, tassando di più i cittadini. Non venite a dirci: «Non stiamo aumentando le tasse», perché si mettono le accise qui o là, o sopra e sotto e alla fine chi paga è il cittadino. Quindi, è un’altra presa per i fondelli e per trovare i soldi, ancora una volta, paga sempre «Pantalone».

LUIGI GALLO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, Ministro, colleghi, il MoVimento 5 Stelle presenta una relazione di minoranza al decreto n. 104 per altre motivazioni rispetto alla relazione di minoranza già presentata. Non pensiamo assolutamente che le risorse all’università e alla scuola siano già abbastanza, ma riteniamo che il provvedimento sia fortemente insufficiente sotto il profilo delle risorse aggiunte in questo decreto, né che si affronta il tema dal punto di vista strutturale. Noi abbiamo affrontato questo decreto in Commissione, tenendo conto che i problemi della scuola, dell’università e della ricerca non siano episodici, ma siano problemi strutturali, problemi che portano oggi tanti studenti a non poter accedere allo studio.
Abbiamo il fenomeno degli idonei alle borse di studio, quindi che hanno i requisiti ma che non avranno mai la possibilità di accedere a quelle risorse. Allora siamo in un Paese in cui il diritto allo studio è negato sostanzialmente, il diritto al lavoro anche e in pratica, senza delle riforme strutturali importanti, che sono la vera emergenza del Paese, si mandano al macero due o tre generazioni di italiani secondo me.
Che cosa è accaduto nella precedente legislatura ? Nella precedente legislatura c’era stata la devastante finanziaria di Tremonti per il 2008, quindi per il collega Buonanno individuiamo dei responsabili. In quella finanziaria e poi con la legge tristemente nota nel mondo della scuola, la n. 133 del 2008, in pratica si sono decurtati e mai reintegrati oltre 130.000 lavoratori della scuola. Questi 130.000 lavoratori della scuola avevano un apporto di qualità all’interno della scuola. Magari si poteva e si può mettere in discussione il quadro orario, si possono mettere in discussione gli interventi, ma non la necessità di un personale qualificato all’interno della scuola e non i numeri.
In questo decreto ci sono tante mancanze. Non le elencheremo adesso perché abbiamo solo 10 minuti, ma nel corso della seduta avremo modo di individuare quali sono queste mancanze. Noi crediamo che un problema sia proprio emergenziale: la qualità dell’informazione di una società che si deve basare sulla conoscenza. In questo decreto non vediamo un intervento in tal senso.
Rispetto ai docenti e ai diversi professionisti della scuola, un altro elemento che vediamo negativo del decreto è che si individuano misure di tipo coercitivo verso i docenti, per esempio nella formazione di tipo obbligatorio. Ora noi riteniamo che le politiche che si sono susseguite in questi anni hanno fatto una grossa propaganda – e continua a farla anche Buonanno in questa sede – sul fatto che all’interno della scuola ci siano fannulloni, ci siano soggetti non qualificati. Eppure abbiamo laureati che seguono e che effettuano una specializzazione di due anni prima e adesso di un anno dopo la laurea, quindi che arrivano ad un livello di preparazione che dovrebbe essere elevato. E noi affrontiamo questo sistema, cioè lo valutiamo attraverso un modo totalmente inappropriato, che è il sistema Invalsi. Il sistema Invalsi individua, attraverso dei test, dei quiz, vuole arrogarsi il diritto di valutare la qualità della scuola. Dopodiché che cosa si prevede e si prevedeva in questo decreto, poi leggermente migliorato in Commissione ? Si prevedeva che gli insegnanti che appartenevano a quelle classi dove i test avevano dato esito basso, dovevano fare una formazione obbligatoria, come se appunto fosse totalmente collegato l’intervento del docente all’effetto delle competenze sullo studente.
Ora sicuramente c’è un parziale intervento del docente su una misura che è effettiva, ma noi consideriamo che un docente si trova in un sistema dove non ha strumenti tecnologici a sua disposizione, non ha laboratori, non ha strumenti didattici e organizzativi adeguati alla qualità della scuola, non ci sono le persone e il personale di supporto e in tutto questo sistema la colpa e il carico devono essere sempre del docente. A nessuno viene in mente che una seria valutazione dovrebbe tenere in conto dei successi formativi, lavorativi e di vita degli studenti.
La fondazione inglese Varkey Gems ha realizzato uno studio mondiale comparativo intitolato: «Varkey Gems 2013, global teacher status index», che segnala come i docenti italiani sono secondi in Europa, solo dopo la Finlandia, per influenza positiva nella vita degli studenti.
Quindi, magari è qualcosa di non misurabile subito con un test e con un quiz e, invece, si utilizza un approccio di tipo aziendalistico, economicista, per valutare quello che avviene all’interno della scuola. Io la relazione su tutti gli articoli la darò per letta, perché è depositata, però mi voglio soffermare sull’articolo 15, che di per sé è arrivato blindato in Commissione, sia perché diversi emendamenti del MoVimento 5 Stelle su questo articolo sono stati dichiarati inammissibili, sia perché tutti gli emendamenti della minoranza su questo articolo hanno ricevuto un parere negativo del Governo e del relatore per la maggioranza.
L’articolo 15 riguarda il personale scolastico e definisce un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA per gli anni scolastici 2014-2016 tenuto conto dei posti vacanti disponibili in ciascun anno. Il testo della legge risulta piuttosto omertoso riguardo ai numeri di questo piano triennale. Per conoscerli, infatti, bisogna ricorrere alla scheda tecnica allegata al decreto-legge, dalla quale apprendiamo che l’intervento non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Certo, perché le assunzioni copriranno a malapena i pensionamenti. Si prevedono 27.872 docenti e 13 mila ATA e non comporteranno incrementi di personale se non per il sostegno, il cui organico di diritto aumenterà di 26.684 unità, peraltro nell’arco di tre anni invece che nell’immediato.
Tirando le somme, quindi, il piano triennale prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 67.956 unità tra docenti, sostegno e personale ATA in tre anni. E non è tutto: l’attuazione di questo ambiziosissimo piano di immissioni in ruolo è espressamente subordinato all’esito di una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola che assicuri l’invarianza finanziaria. A saper leggere significa, come per l’immissione in ruolo del 2011, che a pagare il prezzo della stabilizzazione saranno i neoassunti stessi che dovranno con buona probabilità rinunciare agli scatti di anzianità e rimanere ancorati ancora per chissà quanto tempo al loro modesto stipendio. Questi patti, di questo genere, sono stati già fatti tra Governi e organizzazioni sindacali e fortemente disattesi. In altre parole, anche nelle volte precedenti in pratica si era detto che c’era un piano triennale di assunzione, c’era il blocco degli scatti, dopodiché quel piano triennale non è stato rispettato. Dobbiamo inoltre notare che, come accade ormai troppo spesso negli ultimi anni, ai proclami trionfalistici riguardo i numeri delle assunzioni nella scuola non corrispondono mai i fatti. Innanzitutto, dalla scheda tecnica sembra che nel conto dei posti disponibili per le immissioni in ruolo rientrino anche quelli dell’anno scolastico 2013-2014 che avrebbero dovuto essere già coperti quest’anno per il 50 per cento con i precari delle graduatorie ad esaurimento e per il restante 50 per cento con i vincitori del concorsone bandito nel 2012. Quindi, sono inclusi nelle cifre nonostante Profumo avesse annunciato già queste immissioni in ruolo.
Vado alla conclusione e vorrei precisare che alla valutazione estremamente critica nei confronti dell’intero provvedimento che emerge dalla presente relazione, è comunque seguita durante l’esame in Commissione una serie di proposte emendative al testo, anche a dimostrazione della nostra volontà di non svolgere una mera funzione di interdizione agli indirizzi dell’attuale Governo, quanto piuttosto un’azione costruttiva nell’interesse del Paese. È con profondo rammarico che dobbiamo però constatare che molte delle nostre proposte sono state dichiarate incomprensibilmente e ingiustificatamente estranee per materia al provvedimento e, dunque, inammissibili. Vorremmo fare solo un esempio affinché l’intero Parlamento e poi l’opinione pubblica vengano a conoscenza di quanto accaduto. Abbiamo scelto un esempio davvero eclatante che riguarda alcune nostre proposte emendative all’articolo 5 del decreto-legge in esame. L’articolo 5 ha per argomento il potenziamento dell’offerta formativa e prevede, al comma 1, come già ricordato, l’inserimento di un’ora settimanale di insegnamento di geografia in una delle due classi del biennio degli istituti tecnici e professionali. Chiedevamo l’inserimento, come ampliamento dell’offerta formativa, anche delle materie come latino e italiano che erano state già escluse dalla riforma Gelmini. Vado a conclusione. Ci si nasconde sempre, anche in Commissione, dietro alle risorse esigue per questo provvedimento, colpevolmente esigue: la dimostrazione che questo Governo ha deciso di puntare su altro, ha deciso di puntare su armi letali da guerra e non sull’istruzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Il 28 ottobre la 7a Commissione della Camera conferisce al relatore il mandato a riferire in senso favorevole all’Assemblea sul provvedimento e di richiedere l’autorizzazione a riferire oralmente.

Il 25 ottobre Giancarlo Galan, preannuncia le proprie dimissioni da relatore sul provvedimento in esame; il nuovo relatore è Manuela Ghizzoni.

Il 3, 4, 10, 14, 15, 16, 17, 21, 22, 23, 24, 25 e 28 ottobre la 7a Commissione della Camera esamina il DL 104/2013, Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca

MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
        All’articolo 1:

al comma 2:

la lettera a) è soppressa;

alla lettera b), le parole: «ristorazione o» sono soppresse;

al comma 3:

al primo periodo, le parole: «entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore» sono sostituite dalle seguenti: «entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione»;

i periodi secondo e terzo sono sostituiti dal seguente: «Nei successivi trenta giorni ciascuna regione provvede, con eventuale pubblicazione di un bando, a definire la natura e l’entità dei benefìci per gli studenti, da erogare fino a esaurimento delle risorse e a individuarne i beneficiari».

All’articolo 2:

al comma 1, le parole: «100 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «137,2 milioni»;

dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

«2-bis. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a decorrere dal 1° gennaio 2014, secondo modalità da definire con successivo decreto ministeriale, invia entro il 31 marzo di ciascun anno a tutti gli studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, per via telematica, anche mediante il portale telematico di cui all’articolo 8, comma 1, lettera d), un opuscolo informativo sulle borse di studio di cui al comma 1 del presente articolo, con l’indicazione dei criteri e delle modalità per accedervi, nonché degli indirizzi web di tutti gli organismi regionali per il diritto allo studio.

2-ter. All’articolo 9, comma 9, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, le parole: “non sono tenuti al pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi, sino alla pubblicazione delle graduatorie per il conseguimento della borsa di studio” sono sostituite dalle seguenti: “sono esonerati dal pagamento della tassa di iscrizione e dai contributi. A tal fine, tali soggetti non sono tenuti al pagamento della suddetta tassa sino alla pubblicazione della graduatoria per il conseguimento delle borse di studio”.

2-quater. Per l’anno accademico 2013-2014, il limite di cui al comma 1-quinquies dell’articolo 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1997, n. 306, come modificato dall’articolo 42, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, è elevato a euro 80.000.

2-quinquies. Alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 18 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, dopo le parole: “delle regioni” sono inserite le seguenti: “oltre al gettito di cui alla lettera b),”.

2-sexies. Il comma 5 dell’articolo 20 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, è sostituito dal seguente:

5. Ai componenti dell’Osservatorio spetta esclusivamente il rimborso delle spese sostenute, con esclusione di compensi e gettoni di presenza”».

All’articolo 3:

al comma 1:

al primo periodo, le parole: «borse di studio» sono sostituite dalla seguente: «premi»;

al secondo periodo, le parole: «Il bando stabilisce» sono sostituite dalle seguenti: «I bandi stabiliscono i settori di intervento, con particolare riguardo a piani nazionali di ricerca e iniziative nazionali di promozione del settore Afam, » e le parole: «delle singole borse di studio» sono sostituite dalle seguenti: «dei singoli premi»;

al comma 2, alinea, le parole: «primo comma» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1»;

al comma 3:

al primo periodo, le parole: «Le borse di studio sono attribuite» sono sostituite dalle seguenti: «I premi sono attribuiti» e le parole: «sono cumulabili con quelle» sono sostituite dalle seguenti: «sono cumulabili con le borse di studio»;

al secondo periodo, le parole: «delle borse» sono sostituite dalle seguenti: «dei premi» e le parole: «30 novembre» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre»;

al comma 4, le parole: «6 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «3 milioni»;

alla rubrica, le parole: «Borse di studio» sono sostituite dalla seguente: «Premi».

All’articolo 4:

al comma 1, le parole: «scolastiche statali e paritarie» sono sostituite dalle seguenti: «del sistema educativo di istruzione e di formazione»;

dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Il personale delle istituzioni scolastiche incaricato dal dirigente scolastico, a norma dell’articolo 4, lettera b), della direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 14 dicembre 1995, pubblicata

nella Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 1996, quale preposto alla applicazione del divieto non può rifiutare l’incarico se non per documentata incompatibilità»;            al comma 2, dopo le parole: «nei locali chiusi» sono inserite le seguenti: «e nelle aree all’aperto di pertinenza» e le parole: «scolastiche statali e paritarie» sono sostituite dalle seguenti: «del sistema educativo di istruzione e di formazione»;

il comma 4 è sostituito dal seguente:

«4. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 3 sono versati all’entrata del bilancio dell’istituzione scolastica sanzionatrice, per essere successivamente utilizzati per la realizzazione di attività formative finalizzate all’educazione alla salute»;

al comma 5, dopo le parole: «il consumo consapevole dei prodotti ortofrutticoli» sono inserite le seguenti: «locali, stagionali e biologici» e dopo le parole: «appositi programmi di educazione alimentare,» sono inserite le seguenti: «anche in collaborazione con associazioni e organizzazioni di acquisto solidale,»;

dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:

«5-bis. Per le medesime finalità di cui al comma 5, nei bandi delle gare d’appalto per l’affidamento e la gestione dei servizi di refezione scolastica e di fornitura di alimenti e prodotti agroalimentari agli asili nido, alle scuole dell’infanzia, alle scuole primarie, alle scuole secondarie di primo e di secondo grado e alle altre strutture pubbliche che abbiano come utenti bambini e giovani fino a diciotto anni di età, i relativi soggetti appaltanti devono prevedere che sia garantita un’adeguata quota di prodotti agricoli e agroalimentari provenienti da sistemi di filiera corta e biologica, nonché l’attribuzione di un punteggio per le offerte di servizi e forniture rispondenti al modello nutrizionale denominato “dieta mediterranea”, consistente in un’alimentazione in cui prevalgano i prodotti ricchi di fibre, in particolare cereali integrali e semintegrali, frutta fresca e secca, verdure crude e cotte e legumi, nonché pesce, olio extravergine d’oliva, uova, latte e yogurt, con una limitazione nel consumo di carni rosse e zuccheri semplici.

5-ter. Fermo restando quanto previsto al comma 5, il Ministero della salute, d’intesa con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per quanto riguarda le attività da svolgersi nelle istituzioni scolastiche, al fine di favorire la consapevolezza sui rischi connessi ai disturbi del comportamento alimentare, elabora programmi di educazione alimentare, anche nell’ambito di iniziative già avviate.

5-quater. All’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il secondo periodo del comma 10-bis è soppresso;

b) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

10ter. La pubblicità di marchi di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina è consentita a condizione che riporti, in modo chiaramente visibile:

a) la dicitura ‘presenza di nicotina’;

b) l’avvertimento sul rischio di dipendenza da nicotina.

10-quater. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, le emittenti radiotelevisive pubbliche e private e le agenzie pubblicitarie, unitamente ai rappresentanti della produzione, adottano un codice di autoregolamentazione sulle modalità e sui contenuti dei messaggi pubblicitari relativi alle ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina.

10quinquies. È vietata la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina che:

a) sia trasmessa all’interno di programmi rivolti ai minori e nei quindici minuti precedenti e successivi alla trasmissione degli stessi;

b) attribuisca efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della salute;

c) rappresenti minori di anni diciotto intenti all’utilizzo di sigarette elettroniche.

10sexies. È vietata la pubblicità diretta o indiretta delle ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina nei luoghi frequentati prevalentemente dai minori.

10-septies. È vietata la pubblicità radiotelevisiva di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina nella fascia oraria dalle 16 alle 19.

10-octies. È vietata in qualsiasi forma la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina:

a) sulla stampa quotidiana e periodica destinata ai minori;

b) nelle sale cinematografiche in occasione della proiezione di film destinati prevalentemente alla visione da parte dei minori.

10novies. La violazione delle disposizioni di cui ai commi da 10-ter a 10-octies è punita con la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 25.000. La sanzione è raddoppiata per ogni ulteriore trasgressione.

10-decies. La sanzione di cui al comma 10-novies si applica altresì alle industrie produttrici e ai responsabili delle emittenti radiotelevisive e degli organi di stampa nonché ai proprietari delle sale cinematografiche”».

All’articolo 5:

prima del comma 1 è inserito il seguente:

«01. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca avvia, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge

di conversione del presente decreto, il monitoraggio e la valutazione dei sistemi di istruzione professionale, tecnica e liceale, come previsto dai regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, n. 88 e n. 89, al fine di garantirne l’innovazione permanente, l’aggiornamento agli sviluppi della ricerca scientifica e tecnologica e il confronto con gli indirizzi culturali emergenti, nonché l’adeguamento alle esigenze espresse dalle università, dalle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, dagli istituti tecnici superiori e dal mondo del lavoro e delle professioni. Il monitoraggio e la valutazione dei sistemi di istruzione professionale, tecnica e liceale devono concludersi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, entro dodici mesi dal loro avvio e i relativi risultati sono considerati nella ridefinizione degli indirizzi, dei profili e dei quadri orari di cui ai citati regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 87, n. 88 e n. 89 del 2010»;            al comma 1, le parole: «dai decreti» sono sostituite dalle seguenti: «dai regolamenti di cui ai decreti» e le parole: «3,3 milioni di euro» sono sostituite dalle seguenti: «3,3 milioni»;

al comma 2:

al primo periodo, dopo le parole: «nell’articolo 119 del» sono inserite le seguenti: «codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al» e le parole: «nelle fondazioni culturali» sono sostituite dalle seguenti: «nelle istituzioni culturali e scientifiche»;

al secondo periodo, le parole: «le accademie di belle arti» sono sostituite dalle seguenti: «le istituzioni di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508,»;

al quinto periodo, le parole: «Ministro per i beni e le attività culturali» sono sostituite dalle seguenti: «Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo»;

al settimo periodo, dopo le parole: «o di materiale illustrativo» sono inserite le seguenti: «audio-video e multimediale »;

dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:

«4-bis. L’amministrazione scolastica può promuovere, in collaborazione con le regioni e a valere su risorse finanziarie messe a disposizione dalle regioni medesime, progetti della durata di tre mesi, prorogabili a otto, che prevedono attività di carattere straordinario, anche ai fini del contrasto della dispersione scolastica, da realizzare con personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) incluso nelle graduatorie provinciali. A tale fine sono stipulate specifiche convenzioni tra le regioni e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. La partecipazione delle regioni ai progetti di cui al presente comma avviene nell’ambito delle risorse disponibili in base alla legislazione vigente. Al suddetto personale è riconosciuta la valutazione del servizio ai soli fini dell’attribuzione del punteggio nelle graduatorie a esaurimento previste dall’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e nelle graduatorie permanenti di cui

all’articolo 554 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nonché negli elenchi provinciali ad esaurimento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 19 aprile 2001, n. 75. Laddove previsto da specifiche intese regionali, e in caso di esaurimento delle suddette graduatorie provinciali, è riconosciuta la medesima valutazione del servizio, ai fini dell’attribuzione del punteggio, nelle graduatorie di istituto previste dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, n. 62, e dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 10 novembre 2011, n. 104. La disposizione di cui al presente comma si applica anche ai progetti promossi nell’anno scolastico 2012-2013.        4-ter. Ai fini dell’implementazione del sistema di alternanza scuola-lavoro, delle attività di stage, di tirocinio e di didattica in laboratorio, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca è autorizzato ad adottare con decreto, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, un regolamento concernente la definizione dei diritti e dei doveri degli studenti dell’ultimo biennio della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di formazione di cui all’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, come puntualmente definiti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77. Il decreto ridefinisce altresì le modalità di applicazione agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro ovvero impegnati in attività di stage, di tirocinio e di didattica in laboratorio, delle disposizioni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, senza pregiudizio per la tutela della salute e della sicurezza degli stessi nei luoghi di lavoro e nei laboratori. Il decreto provvede altresì all’individuazione analitica delle disposizioni legislative con esso incompatibili, che sono abrogate dalla data di entrata in vigore del decreto medesimo».

All’articolo 6:

al comma 1:

alla lettera a), le parole: «all’articolo 151 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, » sono sostituite dalle seguenti: «all’articolo 151, comma 1, e all’articolo 188 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono premesse le seguenti parole: “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 4, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275,” e»;

alla lettera b):

all’alinea, la parola: «al» è sostituita dalle seguenti: «all’articolo 15 del» e le parole: «, sono apportate le seguenti modificazioni» sono soppresse;

prima del numero 1) è inserito il seguente:

«01) al comma 1, le parole: “fatta salva l’autonomia didattica” sono sostituite dalle seguenti: “fatte salve l’autonomia didattica e la libertà di scelta dei docenti”;

al numero 1), le parole: «all’articolo 15,» sono sostituite dalla seguente: «al» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e dopo le parole: “libri di testo” sono inserite le seguenti: “o nell’indicazione degli strumenti alternativi prescelti, in coerenza con il piano dell’offerta formativa, con l’ordinamento scolastico e con il limite del tetto di spesa,”»;

al numero 2), le parole: «all’articolo 15,» sono sostituite dalla seguente: «al»;

il numero 3) è soppresso;

dopo il numero 3) è aggiunto il seguente:

«3-bis) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

“2-bis. Lo Stato promuove lo sviluppo della cultura digitale, definisce politiche di incentivo alla domanda di servizi digitali e favorisce l’alfabetizzazione informatica anche tramite una nuova generazione di testi scolastici preferibilmente su piattaforme aperte che prevedano la possibilità di azioni collaborative tra docenti, studenti ed editori, nonché la ricerca e l’innovazione tecnologiche, quali fattori essenziali di progresso e opportunità di arricchimento economico, culturale e civile come previsto dall’articolo 8 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”»;

dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Le disposizioni di cui all’articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dal presente articolo, si applicano a tutte le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione. Le disposizioni introdotte dalla lettera a) del comma 1 del presente articolo si applicano anche alle istituzioni scolastiche di cui ai titoli V e VI della parte seconda del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297»;

al comma 2, primo periodo, la parola: «ridurre» è sostituita dalla seguente: «contenere» e dopo le parole: «in comodato d’uso» sono inserite le seguenti: «, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore connessi all’utilizzo indicato,»;

la rubrica è sostituita dalla seguente: «(Contenimento del costo dei libri scolastici e dei materiali didattici integrativi)».

All’articolo 7:

al comma 1, le parole: «con particolare riferimento alla scuola primaria» sono sostituite dalle seguenti: «per le scuole di ogni ordine e grado»;

al comma 2:

al primo periodo, le parole: «sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano» sono sostituite dalle seguenti: «sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e tenuto conto di quanto disposto dai contratti collettivi nazionali di lavoro in materia» e le parole: «i metodi didattici» sono sostituite dalle seguenti: «le linee guida in materia di metodi didattici»;

al secondo periodo, dopo le parole: «che possono avvalersi» sono inserite le seguenti: «della collaborazione degli enti locali e delle figure professionali ad essi collegate, delle cooperative di educatori professionali, nonché» e dopo le parole: «fondazioni private senza scopo di lucro» sono inserite le seguenti: «, incluse le associazioni iscritte al Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative,»;

al comma 3, dopo le parole: «comma 1» sono inserite le seguenti: «del presente articolo» e dopo le parole: «di euro 11,4 milioni per l’anno 2014,» sono inserite le seguenti: «destinabili sia alle spese di funzionamento del Programma di cui al comma 1, sia a compenso delle prestazioni aggiuntive del personale docente coinvolto,»;

dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

«3-bis. Al fine di prevenire i fenomeni di dispersione scolastica si promuove la pratica sportiva nel tessuto sociale, quale fattore di benessere individuale, coesione e sviluppo culturale ed economico, e si provvede alla possibilità di inserire nel piano dell’offerta formativa extracurricolare l’attività motoria. Tali attività sono finalizzate all’acquisizione delle competenze motorie e di stili di vita attivi, nel rispetto delle indicazioni ministeriali per il curricolo. Ai maggiori oneri derivanti dall’attuazione del presente comma si provvede mediante utilizzo di quota parte delle risorse destinate al progetto di alfabetizzazione motoria promosso dal Comitato olimpico nazionale italiano e dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca».

All’articolo 8:

al comma 1:

all’alinea, le parole: «alle scuole secondarie di secondo grado» sono sostituite dalle seguenti: «all’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado e agli ultimi due anni delle scuole secondarie di secondo grado» e le parole: «dalla “Garanzia giovani”» sono sostituite dalle seguenti: «dal programma europeo Garanzia per i giovani di cui all’articolo 5 del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99»;

la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a) all’articolo 2, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

1-bis. Le attività inerenti ai percorsi di orientamento, che eccedano l’orario d’obbligo, possono essere remunerate con il Fondo

delle istituzioni scolastiche nel rispetto della disciplina in materia di contrattazione integrativa”»;                alla lettera b), le parole: «“camere di commercio e» sono sostituite dalle seguenti: «“tra cui le associazioni iscritte al Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e» e le parole: «e trasparenza.”» sono sostituite dalle seguenti: «e trasparenza, ovvero con proprie risorse tecniche, umane, finanziarie, attrezzature e laboratori”»;

alla lettera c) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e dopo le parole: “secondo grado” sono inserite le seguenti: “e nell’ultimo anno di corso della scuola secondaria di primo grado”»;

dopo la lettera c) è inserita la seguente:

«c-bis) all’articolo 3, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

2-bis. In presenza di alunni con disabilità certificata sono previsti interventi specifici finalizzati all’orientamento e volti a offrire alle famiglie strumenti utili per indirizzare la scelta del percorso formativo. Tali percorsi di orientamento si inseriscono strutturalmente nell’ultimo anno di corso della scuola secondaria di primo grado e negli ultimi due anni della scuola secondaria di secondo grado”»;

alla lettera d), capoverso comma 3-bis, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Mediante un apposito portale telematico predisposto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, gli studenti degli ultimi due anni di corso della scuola secondaria superiore possono chiedere di ricevere al loro indirizzo di posta elettronica le informazioni riguardanti le iniziative di orientamento e le modalità di accesso agli interventi regionali di diritto allo studio, di cui al decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68. Dall’attuazione delle disposizioni del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica»;

al comma 2:

al primo periodo, dopo le parole: «n. 21,» sono inserite le seguenti: «come modificato dal presente articolo,», le parole: «organizzazione e programmazione» sono sostituite dalle seguenti: «organizzazione, programmazione e realizzazione» e la parola: «potranno» è sostituita dalla seguente: «possono»;

al secondo periodo, le parole: «sulla base del numero di studenti interessati» sono sostituite dalle seguenti: «sulla base del numero totale degli studenti iscritti all’ultimo anno di corso della scuola secondaria di primo grado e agli ultimi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado»;

la rubrica è sostituita dalla seguente: «(Percorsi di orientamento per gli studenti)».

Dopo l’articolo 8 è inserito il seguente:

«Art. 8-bis. – (Istruzione e formazione per il lavoro). – 1. I percorsi di orientamento di cui all’articolo 8 del presente decreto e i piani di intervento di cui all’articolo 2, comma 14, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, da adottare entro il 31 gennaio 2014, comprendono anche misure per:

a) far conoscere il valore educativo e formativo del lavoro, anche attraverso giornate di formazione in azienda, agli studenti della scuola secondaria superiore, a partire dal primo biennio del secondo ciclo, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali, organizzati dai poli tecnico-professionali di cui all’articolo 52 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35;

b) sostenere la diffusione dell’apprendistato di alta formazione nei percorsi degli istituti tecnici superiori (ITS), anche attraverso misure di incentivazione finanziaria previste dalla programmazione regionale nell’ambito degli ordinari stanziamenti destinati agli ITS nel bilancio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e di quelli destinati al sostegno all’apprendistato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali».

All’articolo 9:

al comma 1:

all’alinea, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto»;

al capoverso lettera c), dopo le parole: «corso di studio» sono inserite le seguenti: «di istituzioni scolastiche, universitarie e dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «secondo le previsioni del regolamento di attuazione. Il permesso può essere prolungato per ulteriori dodici mesi oltre il termine del percorso formativo compiuto, secondo quanto disposto dall’articolo 22, comma 11-bis;»;

al comma 2, le parole: «dall’entrata» sono sostituite dalle seguenti: «dalla data di entrata» e le parole: «regolamento adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 6, del» sono sostituite dalle seguenti: «regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 6, del testo unico di cui al».

All’articolo 10:

al comma 1:

al primo periodo, le parole: «costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici» sono sostituite dalle seguenti: «la costruzione di

nuovi edifici scolastici pubblici e la realizzazione di palestre nelle scuole o interventi volti al miglioramento delle palestre scolastiche esistenti», le parole: «Ministero dell’economia e finanze» sono sostituite dalle seguenti: «Ministero dell’economia e delle finanze», dopo le parole: «Ministero dell’istruzione» sono inserite le seguenti: «, dell’università», dopo le parole: «con oneri di ammortamento» sono inserite le seguenti: «a totale», le parole: «la Banca» sono sostituite dalle seguenti: «con la Banca» e le parole: «la Cassa Depositi e Prestiti» sono sostituite dalle seguenti: «con la Cassa depositi e prestiti Spa»;                dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Ai sensi dell’articolo 1, comma 75, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le rate di ammortamento dei mutui attivati sono pagate agli istituti finanziatori direttamente dallo Stato»;

al terzo periodo, dopo le parole: «Ministro dell’istruzione» sono inserite le seguenti: «, dell’università» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, in conformità ai contenuti dell’intesa, sottoscritta in sede di Conferenza unificata il 1o agosto 2013, tra il Governo, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e le autonomie locali, sull’attuazione dei piani di edilizia scolastica formulati ai sensi dell’articolo 11, commi da 4-bis a 4-octies, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221»;

dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca predispongono congiuntamente una relazione da trasmettere annualmente al Parlamento sullo stato di avanzamento dei lavori relativi a interventi di edilizia scolastica, nonché sull’andamento della spesa destinata ai medesimi interventi ai sensi del comma 1 del presente articolo, dell’articolo 18, commi da 8 a 8-quinquies, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, dell’articolo 11, comma 4-sexies, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, nonché con riferimento agli ulteriori stanziamenti destinati alle medesime finalità nel bilancio dello Stato ai sensi della normativa vigente. Ai fini dell’elaborazione della predetta relazione sono altresì richiesti elementi informativi alle amministrazioni territorialmente competenti.

1-ter. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nella definizione del decreto attuativo di cui al quarto periodo del comma 1, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tiene conto dei piani di edilizia scolastica presentati dalle regioni»;

al comma 3, primo periodo, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto», dopo le parole: «n. 917,» sono inserite le seguenti: «in materia di detrazione per oneri,», dopo le parole: «successive modificazioni» è inserito il seguente segno di interpunzione: «,» e il segno di interpunzione che precede la parola: «nonché» è soppresso;

dopo il comma 3 è inserito il seguente:

«3-bis. All’articolo 18, comma 8-ter, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, dopo le parole: “di cui al comma 8,” sono inserite le seguenti: “per gli interventi finanziati con le risorse di cui ai commi 8 e 8-sexies, nella misura definita dal decreto di cui al presente periodo”»;

la rubrica è sostituita dalla seguente: «(Finanziamenti per l’edilizia scolastica e detrazioni fiscali)».

Dopo l’articolo 10 sono inseriti i seguenti:

«Art. 10-bis. – (Disposizioni in materia di prevenzione degli incendi negli edifici scolastici). – 1. Per gli interventi di messa in sicurezza, previsti all’articolo 10, degli edifici scolastici, compresi quelli universitari, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno 26 agosto 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 16 settembre 1992, si provvede con decreto del Ministro dell’interno, da adottare ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, all’aggiornamento della normativa tecnica antincendio.

2. Il decreto di cui al comma 1 detta una specifica disciplina per gli edifici scolastici ivi previsti, nella quale sono definite e articolate, con scadenze differenziate, le prescrizioni per l’adeguamento da realizzare entro il termine del 31 dicembre 2015. Gli interventi per l’adeguamento di cui al presente comma sono realizzati anche avvalendosi delle risorse del piano di edilizia scolastica, di cui all’articolo 18, comma 8, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98.

Art. 10-ter.(Interventi di edilizia scolastica). – 1. Le convenzioni relative ai programmi straordinari stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico finalizzati alla messa in sicurezza e alla prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi, anche non strutturali, degli edifici scolastici di cui alle deliberazioni del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 32 del 13 maggio 2010, pubblicata nel supplemento ordinario n. 216 alla Gazzetta Ufficiale n. 215 del 14 settembre 2010, e n. 6 del 20 gennaio 2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2012, in deroga a quanto disposto dall’articolo 15, comma 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241, possono essere sottoscritte in forma olografa fino al 30 giugno 2014».

All’articolo 11, comma 1, primo periodo, dopo la parola: «prioritariamente» sono inserite le seguenti: «a quelle».

All’articolo 12:

al comma 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

«c) dopo il comma 5-bis è inserito il seguente:

5-ter. I criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, nonché per la sua distribuzione tra le regioni, sono definiti con decreto, avente natura non regolamentare, del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e della finanze, previo accordo in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, fermi restando gli obiettivi finanziari di cui ai commi 5 e 5-bis del presente articolo previsti fino all’anno scolastico 2013/2014. Le regioni provvedono autonomamente al dimensionamento scolastico sulla base dell’accordo di cui al periodo precedente. Fino al termine dell’anno scolastico nel corso del quale è adottato l’accordo si applicano le regole di cui ai commi 5 e 5-bis”»;

dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Per le scuole con lingua di insegnamento slovena i criteri di cui al comma 5-ter dell’articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, introdotto dalla lettera c) del comma 1 del presente articolo, nonché ogni azione di dimensionamento sono adottati previo parere vincolante della Commissione scolastica regionale per l’istruzione in lingua slovena, di cui all’articolo 13, comma 3, della legge 23 febbraio 2001, n. 38»;

al comma 2, le parole: «non possono derivare» sono sostituite dalle seguenti: «non devono derivare»;

il comma 3 è soppresso.

All’articolo 13:

al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «del sistema educativo di istruzione e di formazione»;

al comma 2, dopo le parole: «comma 1» sono inserite le seguenti: «del presente articolo»;

dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Al fine di consentire il costante miglioramento dell’integrazione scolastica degli alunni disabili mediante l’assegnazione del personale docente di sostegno, le istituzioni scolastiche trasmettono per via telematica alla banca dati dell’Anagrafe nazionale degli studenti le diagnosi funzionali di cui al comma 5 dell’articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, prive di elementi identificativi degli alunni. Con successivo decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, adottato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, sono definiti, previo

parere del Garante per la protezione dei dati personali, i criteri e le modalità concernenti la possibilità di accesso ai dati di natura sensibile di cui al presente comma e la sicurezza dei medesimi, assicurando nell’ambito dell’Anagrafe nazionale degli studenti la separazione tra la partizione contenente le diagnosi funzionali e gli altri dati»;             al comma 3, le parole: «non possono derivare» sono sostituite dalle seguenti: «non devono derivare».

All’articolo 14:

dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. All’articolo 52 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

2-bis. La mancata o parziale attivazione dei percorsi previsti dalla programmazione triennale comporta la riassegnazione delle risorse stanziate sul fondo di cui all’articolo 1, comma 875, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, sulla base degli indicatori per il monitoraggio e la valutazione previsti dalle linee guida di cui al comma 2 del presente articolo”.

1-ter. Al fine di promuovere l’esperienza lavorativa diretta degli studenti durante la formazione post-secondaria, le università, con esclusione di quelle telematiche, e gli istituti tecnici superiori possono stipulare convenzioni con singole imprese o con gruppi di imprese per realizzare progetti formativi congiunti che prevedano che lo studente, nell’ambito del proprio curriculum di studi, svolga un adeguato periodo di formazione presso le aziende sulla base di un contratto di apprendistato senza oneri aggiuntivi per le università.

1-quater. Le convenzioni di cui al comma 1-ter stabiliscono i corsi di studio interessati, le procedure di individuazione degli studenti in apprendistato e dei tutori, le modalità di verifica delle conoscenze acquisite durante il periodo di apprendistato e il numero di crediti formativi riconoscibili a ciascuno studente entro un massimo di sessanta, anche in deroga al limite di cui all’articolo 2, comma 147, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni»;

il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

All’articolo 15:

al comma 1:

                al primo periodo, dopo le parole: «n. 244» sono aggiunte le seguenti: «, come modificato dal presente articolo»;

al secondo periodo, le parole: «comma 3-bis» sono sostituite dalle seguenti: «commi 3 e 3-bis»;

al comma 2, la parola: «aggiunto» è sostituita dalla seguente: «inserito», le parole: «settantacinque per cento» sono sostituite dalle seguenti: «75 per cento», le parole: «novanta per cento» sono sostituite dalle seguenti: «90 per cento» e le parole: «cento per cento» sono sostituite dalle seguenti: «100 per cento»;

dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Dall’anno scolastico 2014/2015 il riparto di cui al comma 2 è assicurato equamente a livello regionale, in modo da determinare una situazione di organico di diritto dei posti di sostegno percentualmente uguale nei territori»;

al comma 3, dopo le parole: «n. 244,» sono inserite le seguenti «come modificato dal presente articolo,» e le parole:«comma 3-bis» sono sostituite dalle seguenti:«commi 3 e 3-bis»;

dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti:

«3-bis. Anche per le finalità di cui ai commi 2 e 3, le aree scientifica (AD01), umanistica (AD02), tecnica professionale artistica (AD03) e psicomotoria (AD04) di cui all’articolo 13, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e all’ordinanza del Ministro della pubblica istruzione n. 78 del 23 marzo 1997, sono unificate. Al citato comma 5 dell’articolo 13 della legge n. 104 del 1992, le parole: “, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato” sono soppresse. Le suddette aree disciplinari continuano ad essere utilizzate per le graduatorie di cui all’articolo 401 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 297, e successive modificazioni, e per i docenti inseriti negli elenchi tratti dalle graduatorie di merito delle procedure concorsuali bandite antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3-ter. All’atto dell’aggiornamento delle graduatorie di istituto, ad esclusione della prima fascia da effettuare in relazione al triennio 2014/2015-2016/2017, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, e successive modificazioni, le aree di cui al comma 3-bis del presente articolo sono, per le predette graduatorie, unificate. Gli elenchi relativi alle graduatorie di istituto di prima fascia e alle graduatorie provinciali, a meno che non siano esauriti all’atto dell’aggiornamento da effettuare in relazione al triennio 2014/2015-2016/2017 sono unificati all’atto dell’aggiornamento per il successivo triennio 2017/2018-2019/2020. Gli aspiranti, muniti del titolo di specializzazione, sono collocati in un unico elenco e graduati secondo i rispettivi punteggi e rispettando la divisione in fasce delle predette graduatorie»;

al comma 5, le parole: «operanti presso le aziende sanitarie locali» sono soppresse;

al comma 6, le parole da: «Al personale docente» fino a: «altri compiti,» sono sostituite dalle seguenti: «Il personale docente della scuola dichiarato, successivamente al 1° gennaio 2014, permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo

ad altri compiti, ove ne abbia i requisiti, può chiedere di essere dispensato dal servizio. In alternativa, a detto personale» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nelle more dell’applicazione della mobilità intercompartimentale, tale personale può essere utilizzato per le iniziative di cui all’articolo 7 del presente decreto o per ulteriori iniziative per la prevenzione della dispersione scolastica, per attività culturali e di supporto alla didattica, anche in reti di istituzioni scolastiche»;             al comma 7, le parole: «decreto-legge» sono sostituite dalla seguente: «decreto» e le parole: «del presente articolo» sono soppresse;

al comma 9 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, o di permanere negli organici degli uffici tecnici previsti dai regolamenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, e al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, se già utilizzato in tali ambiti e in possesso del relativo titolo di studio, subordinatamente all’esistenza di posti in organico e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»;

dopo il comma 9 è inserito il seguente:

«9-bis. Il terzo periodo del comma 4-bis dell’articolo 1 della legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, è soppresso»;

dopo il comma 10 sono aggiunti i seguenti:

«10-bis. Il primo periodo del comma 3 dell’articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:    “I docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia dopo tre anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità”.

10-ter. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, i provvedimenti relativi al rinnovo o alla modifica dei componenti del comitato di cui all’articolo 64, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono disposti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

10-quater. Per gli anni 2011, 2012 e 2013, l’articolo 9, commi 1 e 21, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122, non trova applicazione nei confronti del personale ATA della scuola con riguardo alle posizioni economiche orizzontali attribuite per lo svolgimento delle ulteriori e più complesse mansioni di cui alla sequenza contrattuale del 25 luglio 2008».

All’articolo 16:

il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Al fine di migliorare il rendimento della didattica, con particolare riferimento alle zone in cui è maggiore il rischio socio-

educativo, e potenziare le capacità organizzative del personale scolastico, è autorizzata per l’anno 2014 la spesa di euro 10 milioni, oltre alle risorse previste nell’ambito di finanziamenti di programmi europei e internazionali, per attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico, con riguardo:            a) al rafforzamento delle conoscenze e delle competenze di ciascun alunno, necessarie ad aumentare l’attesa di successo formativo, anche attraverso la diffusione di innovazioni didattiche e metodologiche, e per migliorare gli esiti nelle valutazioni nazionali INVALSI e degli apprendimenti, in particolare nelle scuole in cui tali esiti presentano maggiori criticità;

b) all’aumento delle competenze per potenziare i processi di integrazione a favore di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali;

c) al potenziamento delle competenze nelle aree ad alto rischio socio-educativo e a forte concentrazione di immigrati, rafforzando in particolare le competenze relative all’integrazione scolastica, alla didattica interculturale, al bilinguismo e all’italiano come lingua 2;

d) all’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere;

e) all’aumento delle capacità nella gestione e programmazione dei sistemi scolastici;

f) all’aumento delle competenze relativamente ai processi di digitalizzazione e di innovazione tecnologica;

g) all’aumento delle competenze per favorire i percorsi di alternanza scuola-lavoro, anche attraverso periodi di formazione presso enti pubblici ed imprese»;

dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Nell’ambito dei programmi di formazione del personale docente e dirigenziale delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, è assicurata un’adeguata preparazione riguardo alle problematiche relative all’inclusione scolastica degli alunni con bisogni educativi speciali (BES) quali disabilità, disturbi evolutivi specifici, alunni con svantaggio socio-culturale nonché alunni non italofoni, finalizzata ad acquisire la competenza per la presa in carico e la gestione della classe e la conseguente capacità di applicare strategie didattiche, metodologiche e valutative adeguate. In particolare, i docenti assegnati ad una classe nella quale è presente almeno un alunno con bisogni educativi speciali (BES) sono tenuti in via sperimentale per l’anno scolastico 2014-2015 a partecipare ad almeno un corso di formazione sugli aspetti della didattica dell’inclusione scolastica per classi con esigenze differenziate e della facilitazione per l’apprendimento della seconda lingua. Per le finalità di cui al presente comma è autorizzata una spesa pari a 5 milioni di euro annui, a partire dall’esercizio finanziario 2013. Al relativo onere si provvede

mediante corrispondente impiego del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, come determinato dalla Tabella C allegata alla legge 23 dicembre 2009, n. 191»;            al comma 2:

al primo periodo, le parole: «di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «di cui ai commi 1 e 1-bis» e dopo le parole: «non statali» sono inserite le seguenti: «e di associazioni professionali accreditate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca»;

è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il decreto disciplina altresì lo svolgimento delle iniziative di formazione di cui al comma 1, lettera g), all’interno del contesto aziendale, al fine di promuovere lo sviluppo professionale specifico dei docenti coinvolti, attraverso l’apprendimento degli strumenti tecnico-laboratoriali più avanzati»;

al comma 3:

al primo periodo, dopo le parole: «personale docente della scuola» sono inserite le seguenti: «di ruolo e con contratto a termine».

All’articolo 17:

al comma 1, capoverso Art. 29, comma 1:

al quarto periodo, dopo le parole: «diploma di laurea» è inserita la seguente: «magistrale» e le parole: «dopo la nomina in ruolo un periodo di servizio effettivo» sono sostituite dalle seguenti: «un’anzianità complessiva nel ruolo di appartenenza»;

al sesto periodo, le parole: «la preselezione» sono sostituite dalle seguenti: «l’eventuale preselezione»;

al settimo periodo, le parole: «attività didattica dei» sono sostituite dalle seguenti: «attività didattica svolta dai» e le parole: «del carico» sono sostituite dalle seguenti: «del loro carico»;

dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Le graduatorie di merito regionali del concorso a dirigente scolastico, indetto con decreto del Direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4a serie speciale – n. 56 del 15 luglio 2011, per la copertura di n. 2.386 posti complessivi, sono trasformate in graduatorie ad esaurimento. La validità di tali graduatorie permane fino all’assunzione di tutti i vincitori in esse inseriti, che deve avvenire prima dell’indizione del nuovo corso-concorso di cui all’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come da ultimo sostituito dal comma 1 del presente articolo. È fatta salva la disciplina autorizzatoria di cui all’articolo 39, commi 3 e 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.

1-ter. Contestualmente al concorso nazionale viene bandito il corso-concorso anche per le scuole con lingua di insegnamento slovena e con insegnamento bilingue sloveno-italiano della regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Esso viene bandito dall’ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia e deve prevedere lo svolgimento di almeno un modulo in lingua slovena e deve essere integrato con contenuti specifici afferenti alle istituzioni scolastiche in lingua slovena e bilingue. Nella relativa commissione giudicatrice deve essere presente almeno un membro con piena conoscenza della lingua slovena. La prova selettiva è prevista solo in presenza di un alto numero di candidati e comprende almeno una prova scritta in lingua slovena e una prova orale, da svolgere anche in lingua slovena, a cui segue la valutazione dei titoli. Dal presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

al comma 2, le parole: «dall’entrata» sono sostituite dalle seguenti: «dalla data di entrata» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e provvede all’adeguamento dell’organizzazione della Scuola nazionale di amministrazione alle previsioni di cui al medesimo articolo 29, comma 1, come da ultimo sostituito dal comma 1 del presente articolo. Dal presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica»;

il comma 4 è sostituito dal seguente:

«4. Il comma 618 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 luglio 2008, n. 140, sono abrogati. Ai concorsi per il reclutamento dei dirigenti scolastici già banditi alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi le disposizioni del citato comma 618 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006 e del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 140 del 2008, fermo restando quanto previsto dal comma 8 del presente articolo»;

al comma 5, le parole: «del decreto legislativo» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto legislativo», le parole: «a far data» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere», le parole: «il suddetto decreto direttoriale» sono sostituite dalle seguenti: «i suddetti decreti direttoriali» e le parole: «indipendentemente dai criteri previsti» sono sostituite dalle seguenti: «anche in deroga a quanto previsto»;

dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:

«5-bis. Nelle regioni in cui il concorso per esami e titoli per il reclutamento di dirigenti scolastici per la scuola primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado e per gli istituti educativi è stato rinnovato a seguito di pronuncia giurisdizionale, ove non trovino applicazione le disposizioni del comma 5, gli uffici scolastici regionali conferiscono, a domanda e per il solo anno scolastico 2013/2014, incarichi di presidenza a quanti abbiano superato tutte le prove del suddetto concorso secondo le previsioni dell’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni,

dalla legge 31 marzo 2005, n. 43. Gli incarichi cessano di diritto all’atto di immissione in ruolo del destinatario. Dal presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.        5-ter. In attesa di un nuovo corso-concorso di cui al comma 1-bis tale disposizione, in via transitoria, viene estesa anche alle istituzioni scolastiche statali con lingua di insegnamento slovena o bilingue sloveno-italiano sprovviste di dirigente scolastico titolare»;

al comma 8:

al primo periodo, dopo le parole: «procedure concorsuali» sono inserite le seguenti: «di cui al decreto del Direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4a serie speciale – n. 56 del 15 luglio 2011,», le parole: «può prevedere l’integrazione» sono sostituite dalle seguenti: «può essere integrata» e dopo le parole: «frazione di 300» è inserita la seguente: «candidati»;

al quarto periodo, le parole: «nel 2014» sono sostituite dalle seguenti: «nell’anno 2014»;

dopo il comma 8 sono aggiunti i seguenti:

«8-bis. All’articolo 10, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, dopo le parole: “il processo di cui all’articolo 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89” sono aggiunte le seguenti: “e il processo in materia di integrazione scolastica, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104”.

8-ter. Al fine di eliminare definitivamente gli incarichi annuali di dirigenza scolastica, in previsione del passaggio al nuovo sistema di reclutamento, i termini per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di cui all’articolo 24-quinquies del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, sono prorogati per i docenti che hanno ottenuto, a decorrere dall’anno scolastico 2006/2007, la conferma dell’incarico di presidenza per almeno un triennio, secondo quanto previsto dall’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e che non siano già collocati in quiescenza alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Tali soggetti possono chiedere l’iscrizione con riserva nelle suddette graduatorie.

8-quater. La riserva è sciolta a seguito della positiva partecipazione ad apposita procedura concorsuale, che consta di un corso-concorso, riservata per titoli ed esami, con rilascio di attestato positivo del direttore del corso. La procedura concorsuale consta della valutazione dei titoli e dell’anzianità di servizio, ai fini dell’attribuzione del punteggio nella graduatoria finale, e di una prova scritta e di una prova orale selettive, superate con il punteggio di almeno 21/30. I candidati risultati idonei a seguito del superamento delle prove di cui al precedente periodo sono inseriti, per ordine di punteggio

ottenuto, in coda alle graduatorie regionali della procedura concorsuale bandita con decreto del Direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 – 4a serie speciale – del 15 luglio 2011, a partire dall’anno scolastico 2015/2016. L’assunzione è disposta esclusivamente nella regione ove l’aspirante ha compiuto il servizio quale preside incaricato. In caso di esito negativo della procedura, l’aspirante è ricollocato nei ruoli di appartenenza.        8-quinquies. I candidati risultati idonei a seguito dell’espletamento di un concorso a dirigente scolastico indetto antecedentemente al 1° gennaio 2011, con esclusione delle procedure di cui alla legge 3 dicembre 2010, n. 202, ma che non hanno partecipato al corso di formazione, sono collocati a domanda in coda alle graduatorie regionali della procedura concorsuale bandita con decreto del Direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 – 4a serie speciale – del 15 luglio 2011, sulla base del punteggio all’epoca conseguito. Al termine del periodo di formazione e di prova di cui all’articolo 14 del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) Area V 11 aprile 2006, i soggetti di cui al presente comma sono sottoposti alla prova scritta ed alla prova orale di cui al comma 8-quater del presente articolo. In caso di esito positivo delle stesse, si procede secondo quanto disposto al comma 6 del predetto articolo 14. L’assunzione è disposta esclusivamente nella regione ove l’aspirante ha compiuto il servizio. In caso di esito negativo della procedura o del periodo di prova, l’aspirante è ricollocato nei ruoli di appartenenza, nei modi e nei termini di cui al comma 9 del citato articolo 14, come sostituito dall’articolo 8, comma 1, del CCNL Area V 15 luglio 2010.

8-sexies. I soggetti non in quiescenza per i quali è pendente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto un contenzioso giurisdizionale con oggetto la partecipazione al concorso a posti di dirigente scolastico indetto con il decreto del Direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4ª serie speciale – n. 94 del 26 novembre 2004, sono ammessi alla frequenza di un corso-concorso, con rilascio di attestato positivo del direttore del corso, al termine del quale gli stessi effettuano una prova scritta e una prova orale selettive, superate con il punteggio di almeno 21/30. I candidati risultati idonei a seguito del superamento delle prove di cui al precedente periodo sono inseriti per ordine di punteggio ottenuto nelle graduatorie di cui al comma 8-quater, a partire dall’anno scolastico 2015/2016. L’assunzione è disposta esclusivamente nella regione ove l’aspirante ha effettuato il concorso indetto con il decreto direttoriale 22 novembre 2004.

8-septies. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono disciplinati le modalità dei corsi di formazione di cui ai commi 8-quater, 8-quinquies e 8-sexies, le modalità di nomina delle commissioni giudicatrici e i termini per consentire l’espletamento delle procedure di cui ai predetti commi, ai fini dell’assunzione degli

aspiranti nella qualifica di dirigente scolastico, con stipula di contratti a tempo indeterminato, fermo restando il regime autorizzatorio di cui all’articolo 39, commi 3 e 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, per i posti vacanti e disponibili, a decorrere dall’anno scolastico 2015/2016, detratto un numero pari al 10 per cento dai posti a valere su quelli relativi alle facoltà assunzionali autorizzate per l’assunzione nel ruolo di dirigente scolastico, da conteggiare singolarmente nelle varie regioni interessate, per ciascun anno scolastico.        8-octies. All’attuazione delle procedure di cui ai commi 8-ter, 8-quater, 8-sexies e 8-septies si provvede mediante corrispondente riduzione, per le risorse finanziarie necessarie, dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni, e del Fondo di cui all’articolo 4, comma 82, della legge 12 novembre 2011, n. 183, e mediante corrispondente riduzione lineare degli stanziamenti di parte corrente iscritti, nell’ambito delle spese rimodulabili di cui all’articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nel programma “Iniziative per lo sviluppo del sistema istruzione scolastica e per il diritto allo studio” della missione “Istruzione scolastica” dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, senza determinare nuovi oneri per la finanza pubblica. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, entro il 31 dicembre 2013, formula le relative proposte di rimodulazione delle riduzioni di cui al primo periodo, senza pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica di cui all’articolo 7 del decreto-legge 6 luglio 2012, n.95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

8-novies. A far data dall’immissione in ruolo dei soggetti di cui al comma 8-ter e comunque non oltre la data del 1° settembre 2017, il primo e il terzo periodo del comma 1 dell’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, sono soppressi e l’articolo 477 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è abrogato. I soggetti di cui al comma 8-ter che non superano con esito positivo la procedura concorsuale riservata di cui al comma 8-quater sono ricollocati nei ruoli di appartenenza a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017».

All’articolo 18:

al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «ad assumere» sono inserite le seguenti: «, a decorrere dal 2014,», le parole: «di dirigente tecnico pubblicata» sono sostituite dalle seguenti: «di dirigente tecnico di cui al decreto del Direttore generale del Ministero della pubblica istruzione 30 gennaio 2008, pubblicato» e le parole: «n. 244, a decorrere dal 2014» sono sostituite dalle seguenti: «n. 244, e successive modificazioni»;

al comma 2, secondo periodo, dopo le parole: «2007, n. 1,» sono inserite le seguenti: «come integrata dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176,».

All’articolo 19:

prima del comma 1 è inserito il seguente:

«01. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto è emanato il regolamento previsto dall’articolo 2, comma 7, lettera e), della legge 21 dicembre 1999, n. 508, al fine di consentire le relative procedure di assunzione in tempi utili per l’avvio dell’anno accademico 2015/2016»;

al comma 1, le parole: «del decreto legislativo» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto legislativo»;

il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Il personale docente che abbia superato un concorso selettivo ai fini dell’inclusione nelle graduatorie di istituto e abbia maturato almeno tre anni accademici di insegnamento presso le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica alla data di entrata in vigore del presente decreto è inserito, fino all’emanazione del regolamento di cui all’articolo 2, comma 7, lettera e), della legge 21 dicembre 1999, n. 508, in apposite graduatorie nazionali utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento a tempo determinato in subordine alle graduatorie di cui al comma 1 del presente articolo, nei limiti dei posti vacanti disponibili. L’inserimento è disposto con modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca»;

il comma 3 è soppresso;

dopo il comma 3 è inserito il seguente:

«3-bis. Il personale che abbia superato un concorso pubblico per l’accesso all’area “Elevata professionalità” o all’area terza di cui all’allegato A del CCNL 4 agosto 2010, può essere assunto con contratto a tempo indeterminato al maturare di tre anni di servizio, nel rispetto del regime autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all’articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni»;

al comma 4, le parole: «3 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «5 milioni»;

al comma 5, dopo le parole: «Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca» sono inserite le seguenti: «, sentiti gli enti locali finanziatori,» e le parole: «, che tengono conto della spesa storica di ciascun istituto» sono soppresse;

dopo il comma 5 sono aggiunti i seguenti:

«5-bis. Al fine di rimediare alle gravi difficoltà finanziarie delle accademie di belle arti non statali che sono finanziate in misura prevalente dagli enti locali, è autorizzata per l’anno finanziario 2014 la spesa di 1 milione di euro.

5-ter. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca si provvede a ripartire le risorse di cui al comma 5-bis, sulla base di criteri, definiti con lo stesso decreto, che tengano conto della spesa dell’ultimo triennio di ciascuna accademia e delle unità di personale assunte secondo le disposizioni del CCNL del comparto dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica».

All’articolo 20, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:

«1-bis. I partecipanti agli esami di ammissione per l’anno accademico 2013/2014 ai corsi universitari di medicina e chirurgia, odontoiatria, medicina veterinaria nonché a quelli finalizzati alla formazione di architetto, che avrebbero avuto diritto al punteggio relativo alla valutazione del percorso scolastico ai sensi dell’articolo 10, comma 3, lettera b), del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 12 giugno 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 1° luglio 2013, e che, in assenza delle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo, si sarebbero potuti iscrivere ai suddetti corsi in quanto sarebbero stati collocati in graduatoria entro il numero massimo di posti disponibili fissato dai relativi decreti ministeriali di programmazione, sono ammessi nel medesimo anno accademico 2013/2014 a iscriversi in sovrannumero, secondo il punteggio complessivo ottenuto e l’ordine di preferenza delle sedi indicate al momento dell’iscrizione al test d’accesso, nella sede alla quale avrebbero potuto iscriversi in base alla graduatoria di diritto che sarebbe conseguita all’applicazione del suddetto decreto, in assenza di rinunce e scorrimenti di graduatoria. I suddetti partecipanti possono altresì scegliere di iscriversi in sovrannumero nell’anno accademico 2014/2015 al primo o al secondo anno del corso di studi prescelto, secondo le previsioni del periodo precedente. Ove i suddetti partecipanti scelgano di iscriversi in sovrannumero nell’anno accademico 2014/2015, l’ammissione al primo o al secondo anno di corso è effettuata con il riconoscimento da parte degli atenei dei crediti già acquisiti nell’anno accademico 2013/2014 in insegnamenti previsti anche nel predetto corso di studi.

1-ter. Coloro che nell’anno accademico 2013/2014 si sono iscritti ai corsi di cui al comma 1-bis in una sede diversa da quella alla quale avrebbero avuto il diritto di iscriversi ai sensi del medesimo comma 1-bis possono trasferirsi nella suddetta sede nell’anno accademico 2014/2015, con il riconoscimento da parte degli atenei dei crediti già acquisiti nell’anno accademico 2013/2014 in insegnamenti previsti anche nel predetto corso di studi.

1-quater. Ai fini dei commi 1-bis e 1-ter, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al termine delle immatricolazioni dell’anno accademico 2013/2014 relative alla graduatoria del 30 settembre 2013, riapre la procedura per l’inserimento del voto di maturità da parte di tutti i candidati che hanno ottenuto almeno 20 punti nel test d’accesso e che non abbiano provveduto al predetto inserimento entro i termini previsti dal citato decreto ministeriale 12 giugno 2013».

All’articolo 21:

al comma 1:

alla lettera a), sono premesse le seguenti parole: «all’alinea,»;
alla lettera b), le parole: «”all’esito» sono sostituite dalle seguenti: «”d) all’esito» e le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del codice dell’ordinamento militare, di cui al»;

dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

«2-bis. Al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 20 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

3bis. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da emanare entro il 1° gennaio 2014, la durata dei corsi di formazione specialistica viene ridotta rispetto a quanto previsto nel decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 1° agosto 2005, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 5 novembre 2005, con l’osservanza dei limiti minimi previsti dalla normativa europea in materia, riorganizzando altresì le classi e le tipologie di corsi di specializzazione medica. Eventuali risparmi derivanti dall’applicazione del presente comma sono destinati all’incremento dei contratti di formazione specialistica medica.

3ter. La durata dei corsi di formazione specialistica, come definita dal decreto di cui al comma 3-bis, si applica agli specializzandi che nell’anno accademico successivo all’emanazione del medesimo decreto sono immatricolati al primo anno di corso. Per gli specializzandi che nel medesimo anno sono iscritti al secondo o al terzo anno di corso, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede, con proprio decreto, ad adeguare l’ordinamento didattico alla durata così definita. Per gli specializzandi che nel medesimo anno accademico sono iscritti al quarto o successivo anno di corso, resta valido l’ordinamento previgente”;

b) al secondo periodo del comma 1 dell’articolo 35, le parole da: “determina” fino alla fine del periodo sono sostituite dalle seguenti: “determina il numero globale degli specialisti da formare annualmente, per ciascuna tipologia di specializzazione, tenuto conto dell’obiettivo di migliorare progressivamente la corrispondenza tra il numero degli studenti ammessi a frequentare i corsi di laurea in medicina e chirurgia e quello dei medici ammessi alla formazione specialistica, nonché del quadro epidemiologico, dei flussi previsti per i pensionamenti e delle esigenze di programmazione delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano con riferimento alle attività del Servizio sanitario nazionale”.

2-ter. Ai periodi di formazione dei medici specializzandi all’interno delle aziende del Servizio sanitario nazionale si accede su domanda dell’interessato all’università ove ha sede la scuola di specializzazione, approvata dal consiglio della scuola, in conformità

agli ordinamenti e ai regolamenti didattici determinati secondo la normativa vigente in materia e agli accordi fra le università e le aziende sanitarie di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni. L’inserimento necessita altresì del parere favorevole dell’azienda sanitaria di destinazione e non può dare luogo a indennità, compensi o emolumenti comunque denominati, diversi anche sotto il profilo previdenziale da quelli spettanti a legislazione vigente ai medici specializzandi. I medici in formazione specialistica assumono una graduale responsabilità assistenziale, secondo gli obiettivi definiti dall’ordinamento didattico del relativo corso di specializzazione e le modalità individuate dal tutore, d’intesa con la direzione delle scuole di specializzazione e con i dirigenti responsabili delle unità operative presso cui si svolge la formazione. Dal presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».        All’articolo 22:

al comma 1:

alla lettera a), dopo le parole: «Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca» sono inserite le seguenti: «, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti,» e le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «due anni»;

alla lettera b), le parole: «le modalità di nomina» sono sostituite dalle seguenti: «le modalità di selezione»;

al comma 2, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del regolamento di cui al decreto» e le parole «del citato decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del citato regolamento di cui al decreto»;

al comma 3, capoverso comma 2-bis, le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «due anni»;

al comma 4, dopo le parole: «n. 213,» sono inserite le seguenti: «come modificato dal presente articolo,».

All’articolo 23:

al comma 1, le parole: «Fondo di finanziamento degli enti o del Fondo di finanziamento» sono sostituite dalle seguenti: «Fondo ordinario per gli enti di ricerca o del Fondo per il finanziamento»;

al comma 2, capoverso Art. 4, comma 1, dopo le parole: «all’articolo 5» sono inserite le seguenti: «del presente decreto» e le parole: «della valutazione della qualità della ricerca scientifica (VQR), in quanto rilevante, » sono sostituite dalle seguenti: «dei risultati della valutazione della qualità della ricerca scientifica condotta dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR)»;

dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

«2-bis. Le somme già impegnate e non ancora pagate nel limite di euro 40.891.750 negli anni 2011 e 2012 sul capitolo di spesa 7236

“Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca” dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, relative al progetto bandiera denominato “Super B Factory” inserito nel Programma nazionale della ricerca 2011-2013, sono mantenute nel conto residui per essere versate all’entrata del bilancio dello Stato ai fini della riassegnazione, per l’anno 2013, al capitolo di spesa 1694 “Fondo per il funzionamento ordinario (FFO) delle Università statali e dei Consorzi interuniversitari” dello stato di previsione della spesa del medesimo Ministero.        2-ter. La somma di euro 966.000 destinata al progetto bandiera denominato “Super B Factory” inserito nel Programma nazionale della ricerca 2011-2013, con decreto ministeriale 2 luglio 2013, n. 591, concernente il riparto delle disponibilità finanziarie del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per l’anno 2013, registrato alla Corte dei conti in data 2 ottobre 2013, registro 13, foglio 133, iscritta al capitolo di spesa 7236 “Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca” dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, è assegnata, per l’anno 2013, al capitolo di spesa 1694 “Fondo per il funzionamento ordinario (FFO) delle Università statali e dei Consorzi interuniversitari” dello stato di previsione della spesa del medesimo Ministero.

2-quater. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

All’articolo 24:

al comma 1, prima delle parole: «4 milioni», «6 milioni», «8 milioni» e «10 milioni» sono inserite le seguenti: «a euro»;

al comma 2, la parola: «disposti» è sostituita dalla seguente: «disposte» e le parole: «dall’entrata» sono sostituite dalle seguenti: «dalla data di entrata»;

al comma 3, le parole: «determinato ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 116,» sono sostituite dalle seguenti: «determinato ai sensi dell’articolo 1, comma 116, della legge 24 dicembre 2012, n. 228,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «del presente articolo»;

dopo il comma 3 è inserito il seguente:

«3-bis. Fino al completamento delle procedure per l’assunzione del personale di cui al comma 1 e comunque non oltre il 31 dicembre 2018, l’INGV può prorogare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, i contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto. La proroga può essere disposta, in relazione all’effettivo fabbisogno dell’Istituto, alle risorse finanziarie disponibili ed in coerenza con i requisiti relativi al medesimo tipo di professionalità da assumere a tempo indeterminato ai sensi del comma 1»;

al comma 4, le parole: «di ricerca di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213» sono sostituite dalle seguenti: «pubblici di ricerca».

All’articolo 25:

al comma 1, alinea, le parole: «e le relative» sono sostituite dalle seguenti: «e relative» e le parole: «approvato con il» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al»;

al comma 3:

all’alinea, le parole: «e le relative» sono sostituite dalle seguenti: «e relative» le parole: «approvato con il» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al»;

alla lettera a), le cifre: «2,70», «78,81» e «920,31» sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: «2,71», «79,24» e «925,46»;

alla lettera b), le cifre: «2,99», «87,28» e «1019,21» sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: «3,11», «90,86» e «1061,16».

All’articolo 27, comma 2:

all’alinea, le parole: «dall’anno 2019» sono sostituite dalle seguenti: «dall’anno 2018»;

alla lettera d), le parole: «euro 1 milione» sono sostituite dalle seguenti: «1 milione di euro»;

alla lettera f), la parola: «corrispondete» è sostituita dalla seguente: «corrispondente».

Proposte emendamenti al DL 104/13

PARERI

PARERE DEL COMITATO PER LA LEGISLAZIONE

Il Comitato per la legislazione,

esaminato il disegno di legge n. 1574 e rilevato che:

sotto il profilo dell’omogeneità del contenuto:

il decreto-legge, che si compone di 28 articoli, ripartiti in tre Capi, reca un contenuto sostanzialmente omogeneo, essendo volto ad intervenire, come recitano il titolo e il preambolo, in materia di istruzione, università e ricerca. In particolare, il Capo I dedicato all’introduzione di «Disposizioni per gli studenti e per le famiglie», reca misure in materia di borse di studio, orientamento degli studenti, divieto di fumo nelle istituzioni scolastiche ed educazione alimentare; il Capo II è volto invece all’introduzione di «Disposizioni per le scuole», mediante il potenziamento delle dotazioni umane e materiali delle istituzioni scolastiche, nonché dell’offerta formativa; infine, il Capo III, residualmente rubricato «Altre disposizioni» introduce, tra l’altro, misure volte a favorire il raccordo tra scuola ed università, in materia di istruzione universitaria, di formazione specialistica dei medici e di ricerca scientifica. A tali ambiti materiali e alle finalità complessive perseguite dal decreto-legge non appare invece riconducibile la disposizione contenuta all’articolo 27, comma 1, che incrementa l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, finalizzato ad «agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale», e della quale risulta assente ogni menzione sia nell’intestazione del decreto-legge, che nel preambolo; estranea rispetto ai contenuti dell’articolo nel quale è inserita, risulta infine la disposizione contenuta al comma 3 dell’articolo 12 (rubricato «Dimensionamento delle istituzioni scolastiche»), che interviene a disciplinare alcuni profili giuridici concernenti la Scuola per l’Europa di Parma;

sul piano delle procedure parlamentari di formazione delle leggi:

il decreto legge, all’articolo 25, commi 2 e 3, laddove ridetermina le aliquote di accisa di alcuni prodotti alcolici in aumento rispetto a quanto stabilito dall’articolo 14, comma 2, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo, in corso di conversione al Senato (A. S. 1014), senza peraltro procedere alla abrogazione della disposizione ormai superata, determina una potenziale sovrapposizione di fonti normative, non conforme alle esigenze di riordino normativo e di razionale svolgimento delle procedure parlamentari di conversione dei decreti legge e suscettibile di generare incertezza sull’individuazione della disciplina concretamente applicabile;

sotto il profilo dei rapporti con la normativa vigente:

nel procedere a numerose modifiche della disciplina vigente, il provvedimento in esame ricorre generalmente alla tecnica della novellazione; in alcuni casi, si registra tuttavia un insufficiente coordinamento con le preesistenti fonti normative, in ragione del fatto che talune disposizioni intervengono su di esse mediante modifiche non testuali ovvero in assenza delle necessarie clausole di coordinamento. Tali modalità di produzione normativa, che mal si conciliano con lo scopo di semplificare e riordinare la legislazione vigente, si riscontrano, ad esempio:

all’articolo 4, ove, mentre il comma 1, che estende il divieto di fumo nelle istituzioni scolastiche, è formulato in termini di novella all’articolo 51 della legge n. 3 del 2003 – che contiene la disciplina generale della materia – i successivi commi 2, 3 e 4, relativi al divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche, intervengono invece sull’ordinamento in via non testuale;

all’articolo 8, comma 1, lettera d), che introduce nell’ambito dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 21 del 2008 il comma 3-bis, ancorché già l’articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legislativo rechi una disposizione di contenuto parzialmente analogo, sulla quale bisognerebbe dunque più opportunamente incidere;

all’articolo 8, comma 2, che fa sistema con l’articolo 3 del decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, senza tuttavia novellarlo;

all’articolo 12, comma 3, che integra in maniera non testuale l’elenco delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, includendovi la Scuola per l’Europa di Parma;

all’articolo 15, ove i commi da 4 a 8 innovano la disciplina in materia di inidoneità alla propria funzione per motivi di salute del personale docente della scuola, richiamando (al comma 6) la procedura di cui all’articolo 19, commi da 12 a 14, del decreto-legge n. 98 del 2011, cui in parte si sovrappongono e con cui dovrebbero essere coordinati;

inoltre, il decreto legge, secondo una modalità di produzione legislativa che, come già rilevato in altre occasioni, non appare pienamente coerente con le esigenze di stabilità, certezza e semplificazione della legislazione, introduce modifiche a disposizioni di recentissima approvazione (si veda, ad esempio l’articolo 23, comma 1, che, novellando l’articolo 1, comma 188, della legge n. 266 del 2005, reintroduce la possibilità di assunzioni a tempo determinato e di stipula di contratti di collaborazione coordinata e continuativa presso gli enti di ricerca, le università e le scuole superiori, appena esclusa dall’articolo 9, comma 16-quinquies, del recente decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, che ha integralmente sostituito il citato comma 188);

il decreto-legge contiene inoltre disposizioni – delle quali andrebbe valutata la portata normativa – che non sembrano presentare

un contenuto innovativo dell’ordinamento, in quanto si limitano a richiamare la disciplina già vigente (si vedano, ad esempio, l’articolo 5, comma 2; l’articolo 10, comma 3; l’articolo 15, commi 1, 3 e 9 e l’articolo 19, comma 1), ovvero ad annunciare un suo eventuale aggiornamento, introducendo nel contempo la normativa applicabile medio tempore (si vedano l’articolo 5, comma 1, e l’articolo 19, comma 4), o, infine, ad esplicitare le finalità perseguite con i singoli interventi normativi (si vedano, ad esempio, l’articolo 1, comma 1; l’articolo 6, comma 1, alinea; l’articolo 8, comma 1, alinea; l’articolo 16, comma 1, alinea);

sul piano dell’efficacia temporale delle disposizioni:

il decreto legge, all’articolo 19, comma 2, che interviene in tema di rinnovo dei contratti a tempo determinato del personale docente nelle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, agisce «nelle more dell’adozione del regolamento di delegificazione di cui all’articolo 2, comma 7, lettera e), della legge 21 dicembre 1999, n. 508», che non risulta tuttavia ancora emanato;

non risulta inoltre chiaro se la disposizione contenuta all’articolo 17, comma 8 (in materia di integrazione delle commissioni nel caso di rinnovo di procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici) abbia natura transitoria e speciale, ovvero portata generale, in quanto, mentre in base alla sua formulazione ed alla relazione illustrativa essa sembra avere valenza generale ed a regime, la relazione tecnica afferma invece che la disposizione si riferisce esclusivamente alla integrazione delle commissioni del concorso per dirigente scolastico in Lombardia e in Abruzzo;

sul piano dei rapporti con le fonti subordinate:

il decreto legge, all’articolo 17, comma 1, nel ridefinire la disciplina dei concorsi per dirigenti scolastici, demanda la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali, della durata del corso e delle forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, di concerto con i Ministri dell’economia e per la pubblica amministrazione; poiché attualmente la disciplina dei concorsi è contenuta in un regolamento di delegificazione (decreto del presidente della Repubblica 10 luglio 2008, n. 140), emanato sulla base delle norme generali regolatrici della materia recate dall’articolo 1, comma 618, della legge n. 296 del 2006, di esso dovrebbe prevedersi l’abrogazione, unitamente a quella del citato comma 618, già prevista al comma 4; si segnala peraltro che la previsione dell’adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri a contenuto normativo, come più volte segnalato dal Comitato per la legislazione, non appare coerente con le esigenze di un appropriato utilizzo delle fonti normative, in quanto si demanda ad un atto, ordinariamente a contenuto politico, la definizione di una disciplina che dovrebbe essere oggetto di una fonte secondaria del diritto e, segnatamente, di un regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988;

inoltre, il decreto-legge incide su discipline oggetto di fonte normativa di rango subordinato (si vedano l’articolo 5, comma 1, che integra in maniera non testuale gli allegati B e C dei regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 87 e n. 88 del 2010, al fine di introdurre nei quadri orari dei percorsi di studio degli istituti professionali e tecnici un’ora settimanale di insegnamento di geografia generale ed economica, nonché l’articolo 19, comma 3, che, in merito all’attribuzione delle funzioni di direttore amministrativo delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, integra in maniera non testuale l’articolo 13, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132). Tali circostanze non appaiono coerenti con le esigenze di semplificazione dell’ordinamento vigente: si integra infatti una modalità di produzione legislativa che, secondo i costanti indirizzi del Comitato, non appare funzionale alle esigenze di coerente utilizzo delle fonti, in quanto può derivarne l’effetto secondo cui atti non aventi forza di legge presentano un diverso grado di resistenza ad interventi modificativi successivi (si veda il punto 3, lettera e), della circolare congiunta dei Presidenti di Camera e Senato e del Presidente del Consiglio del 20 aprile 2001);

sul piano della corretta formulazione, della tecnica di redazione e del coordinamento interno al testo:

sul piano della corretta formulazione del testo, il decreto-legge, all’articolo 15, comma 1, reca un richiamo normativo che dovrebbe essere completato inserendovi il riferimento al comma 3 dell’articolo 39 della legge n. 449 del 1997 in aggiunta a quello, ivi contenuto, al comma 3-bis (infatti, mentre tale ultimo comma dispone l’applicabilità a tutte le amministrazioni della procedura di autorizzazione alle assunzioni, è il comma 3 a disciplinare tale procedura); analogamente, all’articolo 8, comma 1, alinea, sembrerebbe opportuno integrare il riferimento alla «Garanzia Giovani» con il richiamo della raccomandazione europea in materia (raccomandazione 2013/C 120/01);

sempre sul piano della corretta formulazione del testo, il decreto-legge, all’articolo 10, comma 1, impropriamente si riferisce all’intesa piuttosto che al concerto tra Ministeri; in proposito, si ricorda infatti che il paragrafo 4, lettera p), della circolare sulla formulazione tecnica dei testi legislativi, dispone che «Nel caso di procedure volte a consentire una manifestazione concorde di volontà da parte di più soggetti pubblici, sono usati, a seconda dei casi: 1) il termine “intesa” per le procedure tra soggetti appartenenti a enti diversi (ad esempio, tra Stato, regioni ed altri enti territoriali); 2) il termine “concerto” per le procedure tra più soggetti appartenenti allo stesso ente (ad esempio, tra diversi Ministri)».

il decreto-legge reca altresì rubriche formulate in termini imprecisi; ad esempio, la rubrica dell’articolo 12 («Dimensionamento delle istituzioni scolastiche») dovrebbe essere integrata con il riferimento anche alla Scuola per l’Europa di Parma, oggetto del comma 3, mentre la rubrica dell’articolo 23 («Finanziamento degli enti di

ricerca») dovrebbe essere integrata con il riferimento alle assunzioni a tempo determinato presso le università e gli enti di ricerca, oggetto del comma 1;

sul piano del coordinamento interno del testo, il provvedimento, all’articolo 5, comma 2, mentre al secondo periodo si riferisce alla «realizzazione di progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle fondazioni culturali», ai periodi successivi – che sviluppano in concreto la disciplina – si riferisce ai soli musei;

infine, il disegno di legge non è corredato della relazione sull’analisi tecnico-normativa (ATN) ed è sprovvisto della relazione sull’analisi di impatto della regolamentazione (AIR); alla relazione di accompagnamento al disegno di legge di conversione è allegata una tautologica dichiarazione di esenzione dall’obbligo di redigerla;

ritiene che, per la conformità ai parametri stabiliti dagli articoli 16-bis e 96-bis del Regolamento, debbano essere rispettate le seguenti condizioni:

sotto il profilo della specificità e omogeneità di contenuto:

tenuto conto della giurisprudenza della Corte costituzionale, sia valutata la soppressione della disposizione di cui all’articolo 27, comma 1, che appare estranea rispetto agli oggetti e alle finalità del decreto-legge;

sotto il profilo dell’efficacia del testo per la semplificazione e il riordino della legislazione vigente:

si sopprimano le disposizioni contenute all’articolo 5, comma 1 e all’articolo 19, comma 3, nella parte in cui incidono su discipline oggetto di fonti normative di rango subordinato, ovvero – e solo se strettamente necessario – si proceda a riformularle nel senso di autorizzare il Governo ad integrare la disciplina contenuta nelle fonti secondarie del diritto mediante atti aventi la medesima forza;

per quanto detto in premessa, all’articolo 17, commi 1 e 4, si proceda a disporre l’abrogazione del regolamento di delegificazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 luglio 2008, n. 140, adottato in attuazione del comma 618 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006, che, invece, il comma 4 opportunamente abroga; al comma 1, laddove dispone l’adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri al fine di introdurre una disciplina di carattere normativo, oggi contenuta in una fonte secondaria del diritto, sia altresì valutata l’opportunità di riformulare la disposizione in questione nel senso di demandare l’adozione della suddetta disciplina ad un decreto interministeriale adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988.

Il Comitato osserva altresì quanto segue:

sotto il profilo dell’efficacia del testo per la semplificazione e il riordino della legislazione vigente:

si dovrebbero riformulare le disposizioni indicate in premessa che incidono in via non testuale su previgenti disposizioni legislative

in termini di novella alle medesime, nonché effettuare i necessari coordinamenti con la normativa vigente;

si dovrebbe altresì verificare la portata normativa delle disposizioni indicate in premessa che sembrano avere efficacia meramente ricognitiva o descrittiva;

per quanto detto in premessa, all’articolo 17, comma 8, si dovrebbe chiarire se la disposizione ivi recata ha efficacia temporanea o a regime;

all’articolo 19, comma 2, si dovrebbe verificare l’opportunità dell’introduzione di una normativa «nelle more dell’adozione del regolamento di delegificazione di cui all’articolo 2, comma 7, lettera e), della legge 21 dicembre 1999, n. 508», tenuto conto che il suddetto regolamento, a distanza di quasi quattordici anni dalla sua previsione, non risulta essere stato ancora emanato;

sotto il profilo della chiarezza e della proprietà della formulazione:

agli articoli 5, comma 2 e 16, comma 3, si dovrebbe sostituire il riferimento al «Ministro per i beni e le attività culturali» con quello aggiornato al «Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo»;

si dovrebbero integrare le rubriche degli articoli 12 e 23 nel senso indicato in premessa.

Il Comitato raccomanda infine quanto segue:

sotto il profilo dell’efficacia del testo per la semplificazione e il riordinamento della legislazione vigente:

con riferimento alle disposizioni contenute all’articolo 25, commi 2 e 3, che modificano la disciplina contenuta nell’articolo 14, comma 2, del decreto legge n. 91 del 2013, attualmente oggetto di esame parlamentare, abbia cura il legislatore di evitare forme di sovrapposizione degli strumenti normativi in itinere, suscettibili di ingenerare incertezze relativamente alla disciplina concretamente operante nelle materie oggetto di intervento legislativo.

 

PARERE DELLA I COMMISSIONE PERMANENTE
(Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)
        La I Commissione,

esaminato il testo del disegno di legge n. 1574 Governo, recante «DL 104/2013: Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

ricordato che, per quanto riguarda il rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite, le disposizioni contenute nel provvedimento sono riconducibili prevalentemente alla materia dell’istruzione, che la Costituzione riserva alla competenza esclusiva dello Stato qualora si tratti di norme generali ordinanti la materia e alla competenza concorrente tra lo Stato e le regioni nel caso di norme più specifiche, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;

rilevato altresì che, per quanto concerne l’ambito universitario, l’articolo 33 della Costituzione stabilisce che le istituzioni di alta cultura, università ed accademie hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato; con riferimento al diritto allo studio universitario, peraltro, la potestà legislativa spetta esclusivamente alle regioni;

ricordato che, con riferimento all’articolo 4 rileva anche l’ambito di tutela della salute, oggetto di competenza legislativa concorrente ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione e che gli articoli 25 e 26 sono riconducibili alla materia tributaria che, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, è assegnata alla competenza esclusiva dello Stato;

ricordato che allo Stato è, altresì, assegnata in via esclusiva la perequazione delle risorse finanziarie, ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettera e), della Costituzione;

richiamato l’articolo 9 della Costituzione, che promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca e sottolineata pertanto l’esigenza di stanziare risorse adeguate al fine di rendere effettivo il diritto allo studio e di implementare l’offerta formativa di tutto il sistema di istruzione e formazione;

evidenziata, con riferimento all’articolo 3, l’esigenza di valutare l’opportunità di un coinvolgimento della Conferenza Stato-regioni ai fini dell’adozione del bando relativo all’erogazione di borse di studio agli studenti iscritti alle Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM);

rilevato che l’articolo 6 reca disposizioni volte alla riduzione della spesa per l’acquisto di testi e strumenti didattici da parte degli studenti, al fine di ridurre la spesa per l’acquisto dei libri scolastici e consentire alle istituzioni scolastiche «statali» di dotarsi tempestivamente di libri per l’uso da parte degli studenti;

rilevato che il nostro sistema nazionale di istruzione pubblica si articola in scuole statali, scuole paritarie private e scuole paritarie di enti locali;

richiamata, in proposito, l’esigenza di valutare se, in coerenza con gli articoli 33 e 34 della Costituzione, sussistono le condizioni materiali che furono presupposte dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 474 del 1994;

rilevato, per quanto attiene ai requisiti di necessità ed urgenza propri dello strumento normativo del decreto-legge e a quanto stabilito dall’articolo 15, comma 3, della legge 400/1988, che prevede che i decreti-legge debbano contenere misure di «immediata applicazione», che l’articolo 9 differisce gli effetti delle novità da esso introdotte in tema di durata massima del permesso di soggiorno per la frequenza a corsi di studio o per formazione all’adozione della normativa di attuazione, cui si procederà entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame;

sotto analogo profilo, va considerato che parte delle disposizioni di cui all’articolo 5 si applicheranno a decorrere dall’anno scolastico 2014/2015 e che, in numerosi altri casi, l’effettiva operatività di quanto previsto è subordinata all’adozione di atti secondari per la cui emanazione non è previsto un termine;

richiamata la previsione dell’articolo 20, che abroga l’articolo 4 del decreto legislativo n. 21 del 2008, relativo al cosiddetto bonus di maturità per l’accesso ai corsi di laurea ad accesso programmato, disponendo che lo stesso bonus non sia applicato neanche alle procedure già indette ma non ancora concluse alla data di entrata in vigore del decreto-legge;

rilevata l’esigenza di valutare attentamente la suddetta previsione, di cui all’articolo 20, tenendo conto dei principi di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento nei confronti degli studenti che ritenevano che tale bonus sarebbe stato applicato, sulla base della legislazione allora vigente;

richiamata, infine, riguardo al principio della sostanziale omogeneità delle norme contenute nella legge di conversione di un decreto-legge, la sentenza n. 22 del 2012 della Corte costituzionale, in cui viene sottolineato come «l’innesto nell’iter di conversione dell’ordinaria funzione legislativa possa certamente essere effettuato, per ragioni di economia procedimentale, a patto di non spezzare il legame essenziale tra decretazione d’urgenza e potere di conversione» e che «se tale legame viene interrotto, la violazione dell’articolo 77, secondo comma, della Costituzione, non deriva dalla mancanza dei presupposti di necessità e urgenza per le norme eterogenee aggiunte, che, proprio per essere estranee e inserite successivamente, non possono collegarsi a tali condizioni preliminari (sentenza n. 355 del 2010), ma per l’uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che la Costituzione gli attribuisce, con speciali modalità di procedura, allo scopo tipico di convertire, o no, in legge un decreto-legge»,

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti condizioni:

1) è necessario che nelle diverse disposizioni del decreto-legge in cui la definizione delle modalità applicative è demandata ad atti

normativi secondari sia previsto espressamente il relativo termine di adozione;

2) le disposizioni, richiamate in premessa, di cui agli articoli 5 e 9, siano valutate tenendo conto dei requisiti di necessità ed urgenza propri dello strumento normativo del decreto-legge e di quanto stabilito dall’articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988, che prevede che i decreti-legge debbano contenere misure di «immediata applicazione»;

3) con riferimento all’articolo 3, si segnala l’esigenza di prevedere un coinvolgimento della Conferenza Stato-regioni ai fini dell’adozione del bando relativo all’erogazione di borse di studio agli studenti iscritti alle Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM);

4) con riguardo all’articolo 6, si valuti se, in coerenza con gli articoli 33 e 34 della Costituzione, sussistono le condizioni materiali che furono presupposte dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 474 del 1994;

5) è necessario rivedere la previsione di cui all’articolo 20, al fine di renderla coerente con i principi di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento.

 

PARERE DELLA II COMMISSIONE PERMANENTE
(Giustizia)
PARERE FAVOREVOLE
 

PARERE DELLA V COMMISSIONE PERMANENTE
(Bilancio, tesoro e programmazione)
        La V Commissione,

esaminato il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, secondo il quale:

la quota del fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche da destinare al finanziamento dei progetti volti alla costituzione o all’aggiornamento, presso le istituzioni scolastiche, di

laboratori scientifico-tecnologici ai sensi dell’articolo 5, comma 4, sarà assegnata, annualmente, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca ai sensi dell’articolo 1, comma 601, della legge n. 296 del 2006;

le risorse autorizzate ai sensi dell’articolo 6, da assegnare alle istituzioni scolastiche per l’acquisto di libri di testo, sono poste a carico del fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche statali di cui all’articolo 1, comma 601, della legge n. 296 del 2006;

l’autorizzazione di spesa concernente il prolungamento dell’orario scolastico per gruppi di studenti, con particolare riferimento alla scuola primaria, delle aree a maggior rischio di evasione dell’obbligo, di cui all’articolo 7, riguarda i maggiori oneri di funzionamento delle istituzioni scolastiche per l’acquisto di materiali, servizi e prestazioni d’opera occorrenti, e comporta i medesimi effetti sui tre saldi di finanza pubblica;

il maggior impegno del personale derivante dal citato prolungamento di orario sarà disciplinato dalla contrattazione integrativa e sarà pertanto remunerato nell’ambito del fondo per l’istituzione scolastica;

l’importo complessivo del contributo da versare all’atto della richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno per la frequenza a corsi di studio o per formazione, di cui all’articolo 9, sarà rimodulato con apposito atto, al fine di garantire il rispetto della clausola di invarianza finanziaria prevista al comma 3 del medesimo articolo;

le disposizioni in materia di mutui per l’edilizia scolastica, di cui all’articolo 10, comma 1, determinano effetti, in termini di fabbisogno e di indebitamento, per gli anni successivi al 2016, di circa 150 milioni di euro annui;

la quantificazione degli effetti finanziari derivanti dalle detrazioni delle liberalità in favore delle AFAM e delle Università di cui all’articolo 10, comma 3, è stata effettuata in termini prudenziali assumendo l’importo complessivo delle erogazioni effettuate in favore delle istituzioni scolastiche nelle dichiarazioni dei redditi relative all’anno di imposta 2011;

la spesa prevista per l’acquisto di strumenti digitali idonei a garantire la connettività wireless, ai sensi dell’articolo 11, sarà effettuata nell’anno 2013;

le disposizioni, di cui all’articolo 12, che prevedono che in sede di Conferenza unificata sia raggiunto un apposito accordo per determinare i criteri di assegnazione dei direttori dei servizi generali e amministrativi e dei dirigenti scolastici dovranno assicurare i risparmi di spesa già indicati nella relazione tecnica allegata alla legge n. 183 del 2011;

la disposizione che prevede che la Scuola per l’Europa di Parma rientri tra le amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 12,

comma 3, ha natura esclusivamente interpretativa, e a tale istituzione educativa, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge n. 196 del 2009, si applicheranno in via generale le norme di finanza pubblica;

all’integrazione delle anagrafi regionali e nazionali degli studenti, di cui all’articolo 13, può provvedersi nell’ambito degli stanziamenti destinati all’informatica di servizio, già previsti a legislazione vigente, pari a circa 30 milioni di euro, nonché nell’ambito del fondo per le spese di funzionamento delle istituzioni scolastiche statali;

il contenuto della misura oggetto della sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, di cui all’articolo 15, comma 1, è rimesso all’autonomia negoziale delle parti contraenti, fermo restando il vincolo dell’invarianza della spesa;

l’assunzione di docenti di sostegno in sostituzione dei cessati relativi all’organico di diritto a legislazione previgente è già consentita nell’ambito delle facoltà assunzionali ordinarie e non è quindi conteggiata tra gli oneri recati dalle nuove disposizioni in materia dettate dai commi 2 e 3 dell’articolo 15;

la ricostruzione di carriera connessa alle assunzioni a tempo indeterminato, nel caso dei docenti, avviene non prima di un anno dall’assunzione, cioè al termine del periodo di prova, e spesso avviene nei fatti a distanza di oltre un anno;

l’onere indicato nella relazione tecnica alla voce «scatti anzianità» comprende pertanto l’onere conseguente al nuovo stipendio a decorrere dall’anno successivo a quello di ricostruzione;

l’attività svolta dal personale docente delle commissioni mediche di cui al comma 5 dell’articolo 15 è remunerata nell’ambito delle risorse destinate al Miglioramento dell’Offerta Formativa, di pertinenza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

il transito del personale presso altre amministrazioni, anche in deroga alle facoltà assunzionali, non determina un incremento stabile degli oneri retributivi, in quanto il personale in questione transita presso le amministrazioni di destinazione con le relative risorse finanziarie, limitatamente al periodo di permanenza nelle stesse;

la quantificazione degli oneri derivanti dalle disposizioni in materia di dirigenti tecnici per il sistema nazionale di valutazione, di cui all’articolo 18, è stata effettuata sulla base dei parametri contrattuali correnti e assumendo che la futura dinamica retributiva sarà finanziata nell’ambito delle risorse allo scopo destinate dalle future sessioni contrattuali;

la spesa di 3 milioni di euro per l’anno 2014 autorizzata, in favore degli istituti AFAM, dall’articolo 19, comma 4, sarà iscritta in bilancio come trasferimento corrente alle imprese;

la non applicazione dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 21 del 2008 anche per l’accesso programmato ai corsi relativi all’anno accademico 2013/2014 per i quali non sia intervenuto il provvedimento ministeriale finale è volto ad evitare disparità di trattamento e non appare suscettibile di determinare effetti finanziari negativi in termini di contenzioso;

il nuovo comitato di selezione, di cui all’articolo 22, in quanto volto a sostituire un organismo già esistente, non determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;

la configurazione in termini di limite di spesa degli oneri di cui all’articolo 24, comma 1, recante disposizioni in materia di personale degli enti di ricerca, è dovuta al fatto che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca non provvederà alla liquidazione diretta degli stipendi, ma al trasferimento di risorse finanziarie all’Istituto nazionale di geofisica e di vulcanologia, che a sua volta effettuerà le assunzioni programmate nei limiti delle risorse assegnate e delle disponibilità previste nel suo bilancio;

gli effetti positivi di gettito ascritti all’articolo 25, recante l’aumento delle accise sui prodotti alcolici, sono stati calcolati tenendo conto degli incrementi delle aliquote di accisa già disposti dall’articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 91 del 2013;

la quantificazione dei predetti effetti positivi è stata effettuata, ipotizzando che tali incrementi siano sostenibili dal mercato, senza determinare una contrazione dei relativi consumi;

la stima delle maggiori entrate derivanti dalle modifiche alle imposte di registro, ipotecaria e catastale, di cui all’articolo 26, è stata effettuata sulla base dei dati relativi alla annualità 2011;

in considerazione dell’entità minima dell’aumento delle imposte e dell’esigua numerosità delle fattispecie considerate, di cui al suddetto articolo 26, i riflessi in termini di imposte dirette, quali quelli connessi alla maggiore deducibilità a fini IRES, sono stati ritenuti di entità assolutamente trascurabile e, comunque, ricompresi nella stima effettuata con carattere prudenziale;

rilevata l’opportunità di riformulare:

le clausole di neutralità finanziaria di cui agli articoli 12, comma 2, 13, comma 3 e 14, comma 2, in conformità alla prassi contabile vigente;

la disposizione di cui all’articolo 17, comma 8, in materia di integrazione delle commissioni del concorso per dirigente scolastico, al fine di esplicitarne il carattere speciale e transitorio;

l’autorizzazione di spesa, della quale è previsto l’utilizzo all’articolo 18, comma 2, tenendo conto delle modifiche apportate alla medesima dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 147 del 2007;

l’articolo 27, comma 2, alinea, al fine di specificare che la quantificazione degli oneri pari a 475,545 milioni di euro decorrono dall’anno 2018 anziché dal 2019;

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti condizioni, volte a garantire il rispetto dell’articolo 81, quarto comma, della Costituzione:

1) All’articolo 12, comma 2, sostituire le parole: non possono derivare con le seguenti: non devono derivare;

2) All’articolo 13, comma 3, sostituire le parole: non possono derivare con le seguenti: non devono derivare;

3) All’articolo 14, sostituire il comma 2 con il seguente: 2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

4) All’articolo 17, comma 8, primo periodo, dopo le parole: procedure concorsuali aggiungere le seguenti: di cui al decreto direttoriale 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta ufficiale, 4a serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011;

5) All’articolo 18, comma 2, dopo le parole: 2007, n. 1, aggiungere le seguenti: come integrata dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176;

6) All’articolo 27, comma 2, alinea, sostituire le parole: dall’anno 2019 con le seguenti: dall’anno 2018.

 

PARERE DELLA VI COMMISSIONE PERMANENTE
(FINANZE)
        La VI Commissione,

esaminato, ai sensi dell’articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

considerato come il decreto-legge persegua l’obiettivo, di per sé condivisibile, di migliorare l’efficacia e la qualità dell’offerta formativa e culturale;

rilevato, in tale contesto, come buona parte degli oneri derivanti dal provvedimento siano coperti attraverso una serie di aumenti, previsti dall’articolo 25 del decreto-legge e scadenzati nel tempo, delle aliquote di accisa relative alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all’alcole etilico;

evidenziato inoltre come altra parte degli oneri recati dal provvedimento siano coperti attraverso la previsione del comma 1 dell’articolo 26, che stabilisce nella misura fissa di 50 euro le imposte ipotecaria e catastale applicabili agli atti di trasferimento immobiliare per i quali, a decorrere dal 1o gennaio 2014, sarebbe stata prevista l’esenzione totale, nonché mediante l’incremento da 168 a 200 euro, disposto dal comma 2 del medesimo articolo 26, dell’importo delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, applicabili ai trasferimenti immobiliari, in tutti quei casi in cui tale importo sia stabilito in misura fissa da disposizioni vigenti anteriormente al 1o gennaio 2014;

rilevato come diversi, recenti provvedimenti legislativi facciano ricorso, a copertura dei relativi oneri, all’incremento delle accise, in particolare gli articoli 14, comma 2, e 15, comma 2, lettere e-bis) ed e-ter), del decreto-legge n. 91 del 2013, che hanno a loro volta incrementato le accise relative alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all’alcole etilico, nonché la clausola di salvaguardia di cui all’articolo 15, comma 4, del decreto-legge n. 102 del 2013, che, se attivata, comporterebbe anch’essa l’incremento delle accise sui prodotti energetici e l’elettricità, sull’alcole e le bevande alcoliche e sui tabacchi lavorati;

segnalato come i predetti incrementi colpiscano in particolare un settore, quello della produzione della birra, il quale ha conosciuto una notevole crescita negli ultimi anni, rappresentando un importante strumento di diversificazione per il settore agricolo, ma che ha già subito un notevole incremento dell’accisa, con il rischio che ulteriori inasprimenti tributari in materia porrebbero a rischio la possibilità, per il settore stesso, di sostenere la concorrenza degli altri produttori europei;

sottolineata l’inopportunità di procedere ad interventi disorganici e ripetuti a breve distanza di tempo sull’ammontare delle accise, sia in quanto ciò pregiudica una sia pur minima stabilità del quadro impositivo in materia, sia, soprattutto, in considerazione delle conseguenze economiche derivanti da un indiscriminato ricorso a tale tipologia di copertura;

rilevata la necessità di realizzare una complessiva riflessione sulla tematica generale relativa all’individuazione delle coperture finanziarie degli oneri recati dai provvedimenti legislativi, anche al fine di garantire maggiore razionalità e coerenza agli interventi di politica tributaria;

rilevato, a tale ultimo riguardo, come, nel corso di un’audizione svolta dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato il 3 luglio 2013, il Ministro dell’economia e delle finanze abbia affermato che vi sono «ampi margini per la razionalizzazione della spesa, per ottenere

risparmi in molti comparti» e come il Rapporto contenente «elementi per la revisione della spesa» pubblicato nel maggio 2012 dal Ministro per i rapporti con il Parlamento del precedente Governo, Giarda, abbia quantificato in oltre 200 miliardi di euro l’ammontare complessivo della spesa pubblica suscettibile di interventi di riduzione nel medio periodo, sussistendo dunque ancora spazi per intervenire su tale versante del bilancio pubblico;

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con la seguente condizione:

provveda la Commissione di merito ad individuare modalità di copertura degli oneri derivanti dal decreto-legge diverse da quelle indicate dagli articoli 25 e 26, sia in quanto l’aumento delle accise disposto dall’articolo 25 avrebbe ricadute economiche negative, non solo sui settori direttamente interessati, ma sull’intera dinamica dei consumi, sia in quanto l’incremento delle imposte sui trasferimenti immobiliari disposto dall’articolo 26 rischia di porsi in contraddizione con l’obiettivo, perseguito dal Governo in particolare con l’articolo 6 del decreto-legge n. 102 del 2013, di favorire la ripresa del mercato immobiliare e del settore delle costruzioni: in tale contesto si proceda ad individuare risorse alternative nel bilancio pubblico, in ogni caso senza far ricorso ad altri incrementi di tributi, segnatamente mediante interventi volti alla riduzione delle spese, in primo luogo attraverso una riduzione delle spese non essenziali o prive di adeguata giustificazione nell’attuale contesto socio-economico, salvaguardando comunque gli investimenti nei settori dell’istruzione e della ricerca, ovvero individuando altri regimi agevolativi il cui riordino comporti un minore impatto sulle attività economiche;

e con la seguente osservazione:

si segnala comunque, in linea generale, l’esigenza di considerare le conseguenze degli incrementi di accise sulla finanza delle regioni a statuto speciale, alle quali spetta in molti casi, ai sensi della normativa vigente, quota parte rilevante del gettito dell’imposta riscossa nei rispettivi territori.

 

PARERE DELLA VIII COMMISSIONE PERMANENTE
(Ambiente, territorio e lavori pubblici)
        La VIII Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti condizioni:

1) all’articolo 10, comma 1, sia previsto il termine di 90 giorni per l’emanazione del decreto interministeriale che dovrà indicare le modalità di attuazione delle misure recate dallo stesso comma 1 relative ai mutui per l’edilizia scolastica;

2) all’articolo 10, si preveda che il Ministero dell’istruzione e della ricerca riferisce semestralmente alle Commissioni parlamentari competenti per materia sull’utilizzo delle risorse stanziate per l’edilizia scolastica, ivi comprese quelle allocate presso il Ministero delle infrastrutture e presso il Ministero dell’economia e delle finanze, nonchè sullo stato di avanzamento dei programmi e degli interventi per la ristrutturazione, la messa in sicurezza, l’efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica;

3) si preveda, nell’ambito degli interventi in materia di edilizia scolastica, il rifinanziamento dello strumento previsto dall’articolo 18, comma 8-quater, del DL 69/2013 per la riqualificazione degli edifici scolastici in cui è censita la presenza di amianto e la riapertura dei termini per l’assegnazione delle risorse già stanziate in caso di mancato esaurimento del plafond;

e con le seguenti osservazioni:

a) valuti la Commissione di merito l’opportunità di individuare modalità per sostenere la formazione del personale laureato nelle discipline geologiche per la prevenzione del dissesto idrogeologico e la sicurezza antisismica, anche in deroga alle disposizioni della legge n. 240 del 2010;

b) valuti la Commissione di merito l’opportunità di escludere dai limiti del patto di stabilità interno delle Regioni e degli enti locali tutti gli investimenti per interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza, efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica, nonché per interventi di costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici;

c) valuti la Commissione di merito l’opportunità di integrare quanto previsto all’articolo 5 del provvedimento, prevedendo un ampliamento dell’offerta formativa degli istituti tecnici e professionali, a tal fine introducendo, ove non previste, ovvero incrementando, ove previste, le ore di lezione della materia «Scienze della Terra» allo scopo di accrescere la competenza e la consapevolezza degli studenti in ordine all’importanza delle criticità ambientali, idriche e di dissesto idrogeologico che caratterizzano il territorio nazionale;

d) valuti la Commissione di merito l’opportunità di integrare quanto previsto all’articolo 24 del provvedimento, consentendo oltre che all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, anche al Consiglio

Nazionale delle Ricerche e all’Istituto Nazionale di Geofisica e Oceanografia Sperimentale, di poter assumere personale ricercatore e tecnologico (nel quinquennio 2014-2018) per poter far fronte in maniera più incisiva agli interventi urgenti connessi all’attività di protezione civile, concernenti la sorveglianza sismica e vulcanica e la manutenzione delle reti strumentali di monitoraggio.

 

PARERE DELLA IX COMMISSIONE PERMANENTE
(Trasporti, poste e telecomunicazioni)
        La IX Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

premesso che:

il provvedimento in esame reca disposizioni per gli studenti e le famiglie, disposizioni per le scuole e per il relativo personale, per le istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, per le università e di natura fiscale;

per quanto concerne l’ambito delle competenze della Commissione, appaiono rilevanti le previsioni di cui agli articoli 6 e 11, che recano misure volte a favorire e sostenere finanziariamente la dotazione di dispositivi digitali e il potenziamento delle possibilità di connessione wireless all’interno delle istituzioni scolastiche;

in particolare l’articolo 6, comma 2 destina la somma complessiva di 2,7 milioni di euro per l’anno 2013 e 5,3 milioni per l’anno 2014 per l’acquisto di dispositivi per la lettura di materiali didattici digitali da concedere in comodato d’uso agli studenti delle scuole secondarie, appartenenti a famiglie a basso reddito; la disposizione è espressamente finalizzata alla riduzione della spesa delle famiglie per l’acquisto di libri scolastici;

a tale proposito appare restrittiva la finalità indicata, dal momento che i materiali didattici digitali appaiono prioritariamente volti a rendere più efficace la didattica e, attraverso l’interattività propria di tali strumenti, permettere agli studenti approfondimenti utili a migliorare l’apprendimento. Sarebbe opportuno, inoltre, favorire attività formative a favore dei docenti, finalizzate a permettere un efficace e pieno utilizzo di tali dispositivi e un conseguente miglioramento dell’attività didattica;

l’articolo 11 reca un’autorizzazione di spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2013 e 10 milioni di euro per l’anno 2014 per

assicurare la realizzazione e la fruizione della connettività wireless negli istituti secondari, prioritariamente di secondo grado; tale misura è volta a permettere l’accesso degli studenti ai materiali didattici e ai contenuti digitali;

al riguardo sarebbe opportuno che le risorse stanziate fossero utilizzate prioritariamente per la dotazione di apparecchiature digitali e informatiche per gli istituti che ne siano sprovvisti e per la realizzazione e la fruizione della connettività a banda larga, e solo per gli istituti che ne siano già dotati, per la realizzazione della connessione wireless, ciò al fine di superare il digital divide e assicurare al territorio una maggiore omogeneità in termini di infrastrutturazione tecnologica e connettività alla rete;

considerato che negli orari di ingresso e uscita dalle scuole si produce una forte alterazione del traffico, soprattutto nelle zone urbane e metropolitane a causa dello spostamento di studenti, docenti e operatori scolastici, sarebbe opportuno identificare, all’interno di ciascuna istituzione scolastica ed educativa sede di dirigenza scolastica, il responsabile della mobilità, ai sensi del decreto del Ministero dell’ambiente del 27 marzo 1998, recante «Mobilità sostenibile nelle aree urbane», al fine di valutare tempi e modi di ingresso e uscita dagli istituti scolastici con rilevante bacino di utenza e pianificare, concordemente con il comune, un piano che elimini le criticità di traffico legate a tali flussi,

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti osservazioni:

a) con riferimento al comma 2 dell’articolo 6, valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere, tra le finalità individuate in relazione ai contributi per l’acquisto di dispositivi per la lettura di materiali didattici digitali, in primo luogo il miglioramento della didattica e in secondo luogo la riduzione della spesa per le famiglie. A tale proposito si segnala altresì l’opportunità di favorire opportune attività di formazione a vantaggio dei docenti per assicurare il pieno utilizzo dei dispositivi digitali, al fine di adottare metodi didattici più efficaci;

b) con riferimento all’articolo 11, valuti la Commissione di merito l’opportunità di destinare le risorse ivi stanziate in via prioritaria alla realizzazione della connettività a banda larga nelle scuole che non ne siano dotate e all’acquisto di apparecchiature digitali e informatiche per le attività didattiche e, in via secondaria, alla realizzazione e fruizione della connettività wireless alla rete Internet per le istituzioni scolastiche già dotate di infrastrutturazione a banda larga;

c) valuti la Commissione di merito l’opportunità di inserire una disposizione che preveda che, all’interno di ciascuna istituzione scolastica ed educativa sede di dirigenza scolastica sia individuato un

responsabile della mobilità, con il compito di trasmettere all’ufficio scolastico provinciale e al comune territorialmente competente eventuali indicazioni finalizzate alla riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e ad una migliore organizzazione degli orari di ingresso e uscita dalle scuole per limitare la congestione del traffico.

 

PARERE DELLA X COMMISSIONE PERMANENTE
(Attività produttive, commercio e turismo)
        La X Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

riconoscendo la centralità del capitale umano nell’economia della conoscenza e considerando, pertanto, la spesa in ricerca e istruzione come investimento e non come un costo;

apprezzate le misure volte agli interventi di edilizia scolastica, con particolare riferimento all’efficientamento energetico e alla messa in sicurezza delle scuole, nonché le misure finalizzate ad una migliore trasparenza nei processi di nomina dei membri dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e degli Enti di ricerca vigilati dal MIUR;

valutata positivamente la previsione di nuove assunzioni di personale tecnologico e di ricerca dell’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), anche in relazione alle esigenze della protezione civile;

manifestando, infine, perplessità in ordine alla copertura finanziaria che penalizza importanti settori produttivi già provati dalla crisi, nonché i consumatori,

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con la seguente condizione:

provveda la Commissione di merito a ripristinare la previsione del parere parlamentare in relazione alle nomine dei componenti dell’ANVUR, anche con la previsione di tempi ristretti e certi per l’espressione dello stesso parere;

e la seguente osservazione:

valuti la Commissione di merito di estendere a comuni e province le previsioni di cui all’articolo 10, commi 1 e 2.

 

PARERE DELLA XI COMMISSIONE PERMANENTE
(Lavoro pubblico e privato)
        La XI Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

apprezzato che il provvedimento miri a fornire importanti risposte a problematiche di varia natura, attraverso misure che intervengono sul complesso del sistema di istruzione, formazione e ricerca, a testimonianza della volontà, a più riprese dichiarata dal Governo, di adottare specifici provvedimenti in questi settori con investimenti volti ad un rilancio del settore;

analizzate le parti del testo di più diretto interesse della XI Commissione, con particolare riferimento alle disposizioni di cui agli articoli 11, 12, 15, 16, 17, 18, 21, 23 e 24;

rilevato che il decreto-legge in esame reca disposizioni di carattere molto ampio e articolato, che tuttavia sembrano rispondere all’obiettivo di porre rimedio a una situazione di grave precarietà in cui versano migliaia di lavoratori dei settori della scuola, dell’università e della ricerca, che da anni svolgono nel settore pubblico funzioni delicate, talvolta in ambiti di assoluta rilevanza strategica;

preso atto, in particolare, che l’articolo 15 prevede (in esito ad una sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola) la definizione, con decreto interministeriale, di un piano triennale 2014-2016 per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA;

osservato che lo stesso articolo 15 stabilisce che – fermo restando, per quanto riguarda il personale docente titolare della classi di concorso C999 (insegnanti tecnico-pratici degli enti locali transitati nei ruoli dello Stato) e C555 (ex LII/C – esercitazioni di pratica professionale), quanto previsto dall’articolo 14, comma 14, del decreto-legge n. 95 del 2012, circa il transito nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico, in base al titolo di studio posseduto – lo stesso personale può transitare su altra classe di concorso per la quale

sia abilitato o in possesso di titolo idoneo, purché non ci siano condizioni di esubero nella provincia di riferimento,

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti osservazioni:

1) all’articolo 15, comma 1, relativo al piano triennale 2014-2016 per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA, si segnala che, dal punto di vista del coordinamento con la normativa vigente, nell’ultimo periodo occorre citare anche il comma 3 dell’articolo 39 della legge n. 449 del 1997, che disciplina la procedura di autorizzazione, e non soltanto il comma 3-bis, che ne prevede esclusivamente l’applicabilità a tutte le amministrazioni pubbliche;

2) con riferimento all’articolo 15, commi da 4 a 9, si raccomanda alla Commissione di merito di valutare con attenzione se la soluzione individuata sia in grado di offrire adeguate tutele al personale in questione e risponda effettivamente alle finalità di cui alla risoluzione n. 8-0009, approvata l’8 agosto scorso dalle Commissioni riunite VII e XI della Camera, che ha impegnato il Governo a individuare una soluzione per i docenti inidonei per motivi di salute e per i docenti titolari delle classi di concorso C999 e C555, diversa da quella recata dall’articolo 14, commi 13-15, del decreto-legge n. 95 del 2012;

3) all’articolo 16, comma 2, che rinvia ad un decreto del MIUR la definizione delle modalità di organizzazione e gestione (anche attraverso convenzioni con università statali e non statali) delle attività formative rivolte, in particolare, al personale scolastico delle regioni in cui gli esiti delle prove INVALSI siano risultati inferiori alla media nazionale e delle aree ad alto rischio socio-educativo, occorre valutare il coordinamento delle disposizioni recate dal provvedimento in esame con quelle previste a livello contrattuale e, in particolare, con quelle di cui al vigente contratto collettivo nazionale integrativo per la formazione del personale docente, educativo, tecnico-pratico e ATA per l’anno scolastico 2013/2014, siglato il 24 luglio 2013, relativo ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato e con contratto a tempo determinato;

4) con riferimento alle misure introdotte dagli articoli 23 e 24, si segnala alla Commissione di merito l’opportunità di salvaguardare anche la delicata posizione di quei ricercatori dalle elevate competenze e qualifiche professionali, che rischiano di essere perdute nel caso in cui si propendesse per una soluzione diversa dalla loro stabilizzazione, a tal fine affrontando un problema che ha assunto dimensioni significative e valorizzando lavoratori competenti e capaci, il cui contributo merita di ottenere un adeguato riconoscimento da parte dello Stato;

5) con riguardo, in linea più generale, alla realizzazione degli obiettivi del provvedimento di sostegno al diritto allo studio (articolo 2), al potenziamento dell’offerta formativa negli istituti tecnici e professionali (articolo 5) e alle azioni per la prevenzione della dispersione scolastica (articolo 7), si segnala la necessità di una specifica attenzione al tema degli «studenti lavoratori», atteso che il diritto a ricevere dal sistema di istruzione pubblico opportunità formative e di conseguimento dei titoli di studio da parte delle persone che lavorano deve essere parte integrante delle politiche di diritto allo studio, costituisce uno strumento utile al recupero della dispersione scolastica e costituisce fattore sia di sostegno alla occupabilità sia di crescita professionale di lavoratori e lavoratrici; in tal senso, poiché i corsi serali oggi attivati perseguono tale obiettivo non con la sufficiente garanzia di continuità, è necessario dare corretta e piena attuazione alle norme sui «Centri per l’educazione degli adulti», compresi i corsi serali.

 

PARERE DELLA XII COMMISSIONE PERMANENTE
(Affari sociali)
        La XII Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

apprezzate le finalità del provvedimento sia per quanto riguarda i profili attinenti più propriamente alle politiche sociali (articoli 1 e 2), tra cui particolarmente significativa è l’attenzione per i soggetti fragili, sia per le parti relative alla tutela del diritto alla salute nelle scuole (articolo 4), nell’ambito delle quali vanno evidenziate in particolare le norme sulla sigaretta elettronica e sulla promozione dell’educazione alimentare;

ritenuto che nell’ambito delle politiche volte alla promozione della salute nelle scuole particolare risalto vada dato anche all’attività fisica e motoria;

ritenute altresì pienamente condivisibili le norme finalizzate al contrasto alla dispersione scolastica (articolo 7), con interventi e programmi per la realizzazione dell’obiettivo di un effettivo diritto all’accesso alla scuola per tutti, soprattutto per coloro che si trovano in condizione di svantaggio sociale e culturale, e anche con la valorizzazione degli insegnanti di sostegno;

valutate favorevolmente anche le disposizioni dettate dall’articolo 21 sulla formazione specialistica dei medici;
ritenuto tuttavia opportuno che le nuove disposizioni dell’articolo 21 si inseriscano in un più ampio discorso volto a rivedere nel suo complesso l’articolazione generale della formazione specialistica dei medici;

considerato, infine, opportuno prevedere interventi volti alla riduzione del gap, peraltro destinato ad aumentare, tra il numero dei laureati in medicina e quello di coloro che risultano ogni anno ammessi alle scuole di specializzazione,

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti osservazioni:

a) all’articolo 4, valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere l’elaborazione di programmi volti a favorire l’incremento dell’educazione fisica e motoria;

b) all’articolo 21, valuti la Commissione di merito l’opportunità di inserire un riferimento, da un lato, alla esigenza che i criteri per la valutazione dei titoli e per la composizione della Commissione unica nazionale, che – ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo n. 368 del 1999 – saranno definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, siano in modo assoluto oggettivi ed imparziali, e dall’altro, all’esigenza che i vincitori siano destinati alle sedi tenendo in considerazione le opzioni indicate al momento della domanda di ammissione;

c) all’articolo 21, valuti la Commissione di merito l’opportunità di inserire una disposizione che prefiguri una nuova articolazione della formazione specialistica dei medici, in base alla quale l’inserimento dei medici in formazione specialistica nelle aziende del Servizio sanitario nazionale avvenga sulla base di una rete formativa completa per ogni singola scuola di specializzazione, comprensiva delle strutture universitarie e di quelle ospedaliere e territoriali, secondo accordi regionali. La nuova articolazione dovrebbe altresì prevedere che l’inserimento del medico in formazione specialistica nelle strutture ospedaliere sia sempre approvato dal consiglio di direzione della scuola. I medici in formazione specialistica dovrebbero infine assumere una graduale responsabilità assistenziale, secondo gli obiettivi definiti dall’ordinamento didattico del relativo corso di specializzazione e le modalità individuate dal tutore, d’intesa con la direzione delle scuole di specializzazione, delle aziende ospedaliere o degli IRCCS, nonché con i dirigenti responsabili delle unità operative presso cui si svolge la formazione;

d) all’articolo 21, valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere che la quantità e la tipologia dei contratti dei medici in formazione specialistica nelle aziende del Servizio sanitario nazionale, valutandone anche una eventuale revisione della loro durata, siano rimodulate ogni triennio con un decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca adottato con il concerto del Ministro

della salute, sulla base di una approfondita analisi del fabbisogno nazionale di borse di studio per i medici specializzandi, determinato in relazione ai dati epidemiologici e alle evoluzioni tecnico-scientifiche ed organizzative, che consenta di rivedere non solo la quantità ma anche la distribuzione delle borse di studio tra le varie discipline.

 

PARERE DELLA XIII COMMISSIONE PERMANENTE
(Agricoltura)
        La XIII Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

premesso che:

il decreto-legge n. 104 introduce un complesso di misure in materia d’istruzione, università e ricerca, articolato in tre capi. Per quanto riguarda le disposizioni di interesse per la Commissione Agricoltura, si segnalano fondamentalmente tre questioni;

l’articolo 4, dedicato alla tutela della salute nelle scuole, al comma 5 prevede che: «Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al fine di favorire il consumo consapevole dei prodotti ortofrutticoli nelle scuole, elabora appositi programmi di educazione alimentare, anche nell’ambito di iniziative già avviate;

al riguardo, si sottolinea l’importanza che i programmi di educazione alimentare tengano in particolare considerazione – per il loro valore ai fini della tutela della salute e dell’ambiente e per la relativa valenza sociale – il consumo di prodotti biologici, di quelli provenienti da filiera corta e a «chilometro zero» e di quelli provenienti dall’agricoltura sociale nonché la riduzione degli sprechi alimentari. Si sottolinea altresì l’esigenza di tener presente il contributo che in tale contesto possono fornire le aziende, che operano nel campo della refezione scolastica, da considerare quale risorsa fondamentale per le attività di educazione alimentare, che non comporta oneri aggiuntivi;

l’articolo 25, tra le disposizioni volte alla copertura finanziaria del provvedimento, dispone aumenti scadenzati delle aliquote di accisa relativi alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all’alcole etilico (dal 10 ottobre 2013, dal 1o gennaio 2014 e dal 1o gennaio 2015);

per un quadro sintetico degli effetti, si sottolinea che tali aumenti si attestano a fine triennio su aliquote superiori al 27 per cento rispetto alle aliquote in essere. Il che, secondo la relazione

tecnica, permette di stimare aumenti di entrate da accise pari a 11,7 milioni per i mesi residui del 2013, a 130,5 milioni per il 2014 e a 215,9 milioni a decorrere dal 2015, unitamente a maggiori entrate da IVA per 1,6 milioni nel 2013, a 18,9 milioni nel 2014 e a 31,3 milioni a decorrere dal 2015. Contestualmente, vengono indicate minori entrate negli anni 2014-2016, sia in termini di IRES/IRPEF (rispettivamente -1,4 milioni, -15 milioni e -19,1 milioni), che in termini di IRAP (rispettivamente -0,3 milioni, -2,9 milioni e -3,6 milioni);

al riguardo, va rilevato che si intravede sul territorio italiano lo sviluppo di un promettente settore legato alla produzione e al consumo di birre artigianali di qualità, da cui possono derivare tra l’altro occupazione e indotto turistico-gastronomico; si propone pertanto che gli aumenti previsti per le accise della birra siano soppressi;

l’articolo 26 reca modifiche, sempre volte alla copertura finanziaria del provvedimento, alla disciplina delle imposte di registro, ipotecaria e catastale relative ai trasferimenti immobiliari; in particolare, si prevede, a decorrere dal 2014, l’introduzione dell’imposta ipotecaria e catastale nella misura fissa di 50 euro per ciascuna imposta, da versare sugli atti di trasferimento a titolo oneroso di immobili soggetti all’imposta di registro; inoltre, sempre dal 2014, si prevede l’aumento della misura fissa delle imposte di registro, ipotecaria e catastale da 168 a 200 euro;

questi aumenti risultano particolarmente gravosi per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, che dovranno sostenere ulteriori e accresciuti oneri a causa della soppressione, sempre a partire del 2014, delle agevolazioni sulla tassazione dei trasferimenti di terreni destinati all’esercizio delle attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile (articolo 10, comma 4, del decreto legislativo n. 23 del 2011). Tra queste, ad esempio, sono ricomprese quelle per la piccola proprietà contadina (prevista sin dalla legge n. 604 del 1954, più di recente prorogata fino al 2010 dall’articolo 2, comma 4-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009 e infine posta a regime con la legge n. 220 del 2010 – legge di stabilità 2011), quelle per i territori montani (articolo 9, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973), per le aziende agricole montane (articolo 5-bis della legge n. 97 del 1994) e per il compendio unico (articolo 5-bis del decreto legislativo n. 228 del 2001);

l’assetto che ne deriva, aggravato dagli ulteriori aumenti di cui all’articolo 26 del decreto-legge in esame, non tiene conto della diversità strutturale dell’acquisto di terreni destinati all’uso agricolo;

infatti, senza le necessarie correzioni, dal 1o gennaio 2014 i trasferimenti «agricoli» saranno sottoposti allo stesso trattamento tributario applicato alla compravendita di terreni effettuata da soggetti privi di qualifica professionale agricola (che fino al dicembre 2013 sono soggetti all’aliquota del 15 per cento). La conseguenza sarà quella di applicare ai trasferimenti dei terreni agricoli effettuati da coltivatori diretti o imprenditori agricoli la stessa tassazione unica dei trasferimenti immobiliari. Il che prevedibilmente danneggerà l’occupazione

giovanile in agricoltura e finirà probabilmente per agevolare invece gli acquisti di terreni agricoli per altre finalità, ad esempio quelle speculative, finanziarie e commerciali, a danno dell’agricoltura;

al fine di tutelare il comparto agricolo reale e di garantire sia l’accesso alla terra sia gli investimenti da parte di coloro che con la loro azione operano a tutela del territorio in contesti disagiati, come la montagna, si reputa necessaria una complessiva riformulazione dell’articolo 26, al fine di esentare dai relativi aggravi fiscali i terreni destinati all’uso agricolo professionale, ripristinando altresì le agevolazioni per la piccola proprietà contadina, per i territori montani, per le aziende agricole montane e per il compendio unico, attualmente in vigore fino alla fine del 2013;

esprime

PARERE FAVOREVOLE
        con le seguenti condizioni:

a) sia riformulato l’articolo 26, in modo da escluderne l’applicazione agli atti di acquisto della proprietà di terreni destinati all’uso agricolo da parte di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Al contempo, le minori entrate derivanti da tale esenzione dovranno essere reperite attraverso una complessiva rimodulazione delle aliquote dell’imposta di registro sugli atti traslativi della proprietà dei medesimi terreni agricoli. In particolare, dovrà essere previsto l’aumento dell’aliquota al 12 per cento se il trasferimento ha per oggetto terreni agricoli e relative pertinenze a favore di soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale nonché il mantenimento in vigore, oltre il 2013, delle agevolazioni previste per la piccola proprietà contadina dall’articolo 2, comma 4-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009, per i territori montani dall’articolo 9, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973, per le aziende agricole montane dall’articolo 5-bis della legge n. 97 del 1994, nonché per il compendio unico di cui all’articolo 5-bis del decreto legislativo n. 228 del 2001. Eventuali minori entrate potranno altresì essere compensate con l’introduzione di un contributo straordinario sulle bibite gassate e bibite di fantasia, in coerenza con gli obiettivi di educazione alimentare, di cui all’articolo 4, comma 5;

b) sia modificato l’articolo 25 in ragione delle potenzialità di sviluppo della produzione e del consumo di birre artigianali di qualità, sopprimendo il previsto aumento dell’accisa sulla birra e introducendo un contributo straordinario sulle bibite gassate e bibite di fantasia, in coerenza con gli obiettivi di educazione alimentare, di cui all’articolo 4, comma 5;

e con la seguente osservazione:

all’articolo 4, comma 5, sia previsto in maniera esplicita che i programmi di educazione alimentare, le cui modalità attuative saranno definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università

e della ricerca, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, prevedano esplicitamente anche:

1) criteri di indirizzo a favore del consumo, nella filiera ortofrutticola, tra l’altro di prodotti biologici, di filiera corta e a chilometro zero e provenienti dall’agricoltura sociale;

2) criteri di indirizzo per la riduzione degli sprechi alimentari;

3) la valorizzazione delle aziende affidatarie dei servizi di refezione scolastica, che costituiscono risorse fondamentali per le attività di educazione alimentare, utilizzando a tal fine anche i fondi paritetici interprofessionali riorientandoli in quota parte anche su aspetti formativi legati ai programmi di educazione alimentare rivolti a studenti e famiglie.

 

PARERE DELLA XIV COMMISSIONE PERMANENTE
(Politiche dell’Unione europea)
        La XIV Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1574, di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»;

ricordato che il decreto-legge reca disposizioni per gli studenti e le famiglie, disposizioni per le scuole – per il relativo personale, nonché per le Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale – e altre disposizioni, riguardanti, in particolare, università, alta formazione e specializzazione artistica e musicale, ricerca;

richiamate le disposizioni di cui agli articoli 165 e 166 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che stabiliscono che l’Unione contribuisce allo sviluppo di un’istruzione e di una formazione professionale di qualità incentivando la cooperazione tra Stati membri e sostenendo ed integrando la loro azione, nel rispetto della responsabilità dei singoli Stati quanto al contenuto dell’insegnamento e all’organizzazione del sistema di istruzione e formazione e che l’azione dell’Unione in materia di istruzione si esplica attraverso la fissazione di obiettivi comuni e lo scambio di buone pratiche fra Stati membri, nonché attraverso il finanziamento di programmi volti al perseguimento degli obiettivi fissati;

evidenziato come le misure recate dal provvedimento si collochino nel quadro dei principi e degli indirizzi definiti dall’Unione europea in materia di istruzione e formazione;

ricordato in particolare che il 28 giugno 2011 il Consiglio ha adottato una raccomandazione sulle politiche di riduzione dell’abbandono

scolastico e che il contrasto della dispersione scolastica figura tra le priorità della Strategia Europa 2020, con l’obiettivo di ridurre i tassi di abbandono precoce dei percorsi di istruzione della popolazione tra 18 e 24 anni al di sotto del 10 per cento (l’obiettivo nazionale per l’Italia è pari al 15-16 per cento); il Consiglio, nelle sue conclusioni di marzo 2013, è intervenuto sul tema «Investire in istruzione e formazione» invitando gli Stati membri, nel rispetto del principio di sussidiarietà, a intensificare gli sforzi per prevenire la dispersione scolastica;

richiamata la proposta di raccomandazione della Commissione europea «Garanzia per i giovani», fatta propria dal Consiglio il 22 aprile 2013, per assicurare ai giovani fino a 25 anni di età un’offerta di lavoro, di prosecuzione dell’istruzione scolastica, di apprendistato o di un tirocinio di qualità elevata (COM(2013)729). Al fine di dare concreta attuazione alla raccomandazione, la Commissione ha presentato la comunicazione «Lavorare insieme per i giovani d’Europa – Invito ad agire contro la disoccupazione giovanile» in cui sono elencate le azioni proposte dalla Commissione per combattere la disoccupazione giovanile;

ricordato altresì che la Strategia Europa 2020, per quanto riguarda la lotta alla disoccupazione giovanile, prevede l’iniziativa prioritaria «Youth Opportunities Initiative» volta a promuovere l’apprendistato e i tirocini per i giovani e ad aiutare coloro che hanno abbandonato la scuola o un percorso formativo ad acquisire le competenze necessarie a trovare un lavoro;

evidenziata la Comunicazione della Commissione europea del 20 novembre 2012 «Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici» (COM(2012)669), ove si ritiene prioritario lo sfruttamento pieno delle tecnologie, in particolare di internet, nel settore dell’istruzione, con un ammodernamento delle infrastrutture di tecnologia dell’informazione a disposizione delle scuole;

rilevato che la revisione e il rafforzamento del profilo professionale di tutte le professioni dell’insegnamento figurano tra le priorità indicate dalla Commissione nella citata comunicazione del novembre 2012; a tal fine si prevedono un riesame dell’efficacia e della qualità accademica e pedagogica della formazione iniziale degli insegnanti, l’introduzione di sistemi coerenti e dotati di risorse adeguate per la selezione, il reclutamento, l’inserimento e lo sviluppo professionale del personale docente e il rafforzamento della competenza digitale degli insegnanti, lo sviluppo di regolari verifiche della performance degli insegnanti;

evidenziata la necessità – anche con riferimento ai contenuti dell’articolo 1 del decreto-legge, che autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014 per l’attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado in possesso di requisiti inerenti merito, esigenza di servizi di ristorazione o trasporto, condizione economica – di adoperarsi affinché sia

pienamente garantito l’esercizio del diritto allo studio anche a livello universitario, destinando fondi adeguati a garantire borse di studio e strutture di accoglienza per gli studenti che non hanno le opportunità economiche per sostenere i costi dell’università, valutando tra questi i più meritevoli;

sottolineata quindi l’opportunità – con riferimento alle disposizioni recate dall’articolo 15 del provvedimento, che prevede la definizione di un piano triennale 2014-2016 per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA, nonché la rideterminazione della dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno e l’autorizzazione all’assunzione di ulteriori unità di personale a decorrere dall’a.s. 2013/2014 – di procedere quanto prima alla copertura di tutte le cattedre vacanti, prevedendo la stabilizzazione del maggior numero di docenti precari e l’inserimento in organico nella scuola di nuove figure professionali (psicologi, pedagogisti, tutor specialisti nella gestione di disabilità gravi), anche a tal fine destinando investimenti in formazione in itinere qualificata per i docenti, orientata alle best practice in Italia e in Europa;

auspicato che nel conferimento di incarichi di insegnamento nelle Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), di cui all’articolo 19 del provvedimento, siano garantiti criteri di giustizia ed equità, tenuto conto della professionalità e alta formazione del personale docente interessato;

con riferimento infine alle disposizioni di cui all’articolo 7, laddove si prevede che nell’a.s. 2013/2014 sia avviato in via sperimentale un programma di didattica integrativa finalizzato ad evitare la dispersione scolastica, sia garantito che le risorse a tal fine stanziate si collochino nel quadro di un progetto di ampio respiro, che destini adeguate risorse per gli istituti che hanno risultati qualitativi più bassi; ciò al fine di elevare lo standard qualitativo del sistema scuola italiano ed evitare di penalizzare i territori con maggior disagi sociali ed economici;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

Dal 24 al 26 settembre la 7a Commissione della Camera svolge audizioni sul Ddl, con rappresentanti di organizzazioni sindacali e organismi istituzionali del settore, rappresentanti di associazioni di dirigenti scolastici, docenti scolastici e universitari.

Il 19 e 24 settembre la 7a Commissione della Camera esamina il DL 104/2013, Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca (A.C. 1574 Governo – rel. Galan)

(7a Camera, 19.9.13) Giancarlo GALAN, presidente e relatore, dopo aver ringraziato il Ministro Carrozza per la sua presenza, ricorda che il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013, contenuto nell’A.C. 1574, è articolato in tre capi, in quanto esso interviene in materia dettando disposizioni rivolte agli studenti ed alle famiglie (Capo I), alle scuole (Capo II) e, infine, a profili di varia natura (Capo III), tra i quali menziona i corsi di laurea ad accesso programmato, la formazione specialistica dei medici, l’organizzazione dell’Anvur e degli enti di ricerca, il personale degli enti di ricerca e degli atenei. Descrive quindi le disposizioni del provvedimento in esame, nell’ambito del quale, al Capo I, l’articolo 1 si occupa del welfare degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, autorizzando la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014 per l’attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado in possesso di requisiti inerenti il merito, l’esigenza di servizi di ristorazione o trasporto e la condizione economica. Specifica che in particolare, l’articolo 1 autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014 per l’attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado in possesso di requisiti inerenti: merito negli studi, risultante dalla valutazione scolastica del profitto conseguito nel percorso scolastico; esigenza di servizi di ristorazione o trasporto non soddisfatta con altri benefici erogati da amministrazioni pubbliche; condizione economica, individuata sulla base dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), con particolare riferimento agli studenti pendolari e fuori sede. Precisa che la ripartizione delle risorse tra le regioni in base al numero degli studenti è demandata ad un decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Aggiunge che il medesimo decreto definisce, altresì, la tipologia dei benefici e i requisiti (specifici) per l’accesso agli stessi, nonché le modalità di monitoraggio dei risultati ottenuti e che le risorse sono attribuite agli studenti sulla base di graduatorie regionali, fino al loro esaurimento. A tal fine, ciascuna regione, nel termine di 30 giorni dall’adozione del decreto interministeriale, pubblica un bando con il quale sono definiti la natura e l’entità dei benefici, le modalità per la presentazione delle domande, anche in via telematica, e i criteri per la formazione delle graduatorie. Specifica che il comma 4 del medesimo articolo 1 esclude i pagamenti effettuati dalle regioni per l’erogazione dei contributi e benefici a favore degli studenti, previsti dal comma 1, dal computo ai fini del patto di stabilità interno. Ricorda poi che l’articolo 2 reca disposizioni in materia di diritto allo studio nell’istruzione universitaria, incrementando di 100 milioni di euro annui, a decorrere dal 2014, il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio agli studenti universitari, da ripartire tra le regioni, di cui al decreto legislativo n. 68 del 2012. Le spese per gli interventi di diritto allo studio universitario realizzati dalle regioni e finanziati con le risorse del Fondo integrativo statale, sono escluse dal patto di stabilità interno.
Aggiunge che il decreto ministeriale 111878 del 31 dicembre 2012, reca, in corrispondenza del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio (cap. 1710, stato di previsione del MIUR) un importo per il 2014 pari a euro 12,8 milioni (a fronte di 150,6 milioni di euro stanziati per il 2013). Per effetto dell’incremento disposto dall’articolo in esame, lo stanziamento per il 2014 dovrebbe, dunque, essere pari a 112,8 milioni di euro. In materia, rammenta che la potestà legislativa in materia di diritto allo studio universitario spetta, poi, esclusivamente alle regioni. Aggiunge, inoltre, che il comma 2 del medesimo articolo 2 esclude i pagamenti effettuati dalle regioni per l’attuazione degli interventi di diritto allo studio universitario, finanziati con le risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, dal computo ai fini del patto di stabilità interno. Per ciascun anno, la quota di finanziamento statale spettante a ciascuna regione ai sensi del decreto legislativo n. 68 del 2012 (articolo 18, comma 4, e articolo 7, comma 7) non deve essere considerata ai fini della verifica del rispetto dei limiti posti annualmente ad ogni singola regione per il contenimento delle spese. Illustra poi l’articolo 3 del provvedimento, che dispone l’erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti, nell’anno accademico 2013-2014, presso le Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), cumulabili con quelle assegnate ai sensi del citato decreto legislativo n. 68 del 2012. Precisa che tale articolo, a tal fine, autorizza la spesa di 6 milioni di euro per l’anno 2014. In particolare, il comma 1 prevede che, con bando emanato entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca stabilisca l’importo delle borse di studio, le modalità di presentazione delle domande, anche in via telematica, nonché i criteri per la formazione delle commissioni e per la valutazione dei candidati. Il comma 2 prevede poi che gli studenti siano ammessi al beneficio sulla base di criteri inerenti a: condizione economica, individuata, per i residenti in Italia, sulla base dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al decreto legislativo n. 109 del 1998, e comprovata, per i residenti all’estero, tramite autocertificazione; valutazione del merito artistico, mediante audizioni e verifica della qualità delle opere artistiche eventualmente prodotte. Aggiunge che la comunicazione della graduatoria con l’individuazione dei destinatari delle borse di studio è effettuata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca entro il 30 novembre 2013. Riferisce poi sull’articolo 4, recante tutela della salute nelle scuole, il quale estende il divieto di fumo nei locali chiusi alle aree all’aperto delle istituzioni scolastiche, vieta l’uso delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle medesime istituzioni, e prevede l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione dei divieti. Ricorda che il medesimo articolo 4 dispone, inoltre, l’elaborazione di programmi di educazione alimentare nelle scuole, al fine di favorire il consumo consapevole di prodotti ortofrutticoli. Specifica che i commi da 1 a 4 dell’articolo 4 prescrivono il divieto di fumo ed estendono il divieto di fumo nei locali chiusi e alle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche statali e paritarie. Ricorda che in particolare il comma 2 vieta l’utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie, comprese le sezioni di scuole operanti presso le comunità di recupero e gli istituti penali per i minorenni, nonché presso i centri per l’impiego e i centri di formazione professionale. Aggiunge poi che sono anche definite, mediante rinvio, le sanzioni amministrative da applicarsi per la violazione del divieto. Specifica che in particolare per la violazione del divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni sopra indicate, il comma 3 richiama le sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 7 della legge n. 584 del 1975, che prevedono il pagamento di una somma da euro 25 a euro 250. Ricorda inoltre che il comma 4 del medesimo articolo 4 dispone che i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie inflitte da organi statali siano versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnati allo stato di previsione del Ministero della salute per il potenziamento del monitoraggio sugli effetti derivanti dall’uso di sigarette elettroniche nonché per la realizzazione di attività informative destinate alla prevenzione del rischio di induzione al tabagismo. Illustra quindi il comma 5 dello stesso articolo 4, il quale dispone che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali elabori i programmi di educazione alimentare. Le modalità attuative saranno definite con decreto interministeriale.
Passa quindi a relazionare sull’articolo 5 del provvedimento che reca disposizioni volte al potenziamento dell’offerta formativa. In particolare: è introdotta, a decorrere dall’anno scolastico 2014/2015, un’ora (settimanale) di insegnamento di «geografia generale ed economica» in una classe del primo biennio degli istituti tecnici e professionali; si prevede la pubblicazione di un bando di concorso per il finanziamento e la realizzazione di progetti didattici nei luoghi della cultura, finalizzati a promuovere la formazione continua dei docenti della scuola e la fruizione del patrimonio culturale; a decorrere dall’anno scolastico 2013-2014, parte delle risorse del Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa sono riservate al finanziamento di progetti per la costituzione o l’aggiornamento, presso istituzioni scolastiche statali, di laboratori scientifico-tecnologici che utilizzano materiali innovativi. Specifica che, a tal fine, è autorizzata la spesa di 3,3 milioni di euro per il 2014 e di 9,9 milioni di euro a decorrere dal 2015. I commi 2 e 3 del medesimo articolo 5 prevedono l’emanazione da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, entro il 30 ottobre 2013, di un bando di concorso per la realizzazione e il finanziamento di progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle fondazioni culturali, cui possono partecipare le università, le accademie di belle arti e le istituzioni scolastiche, autorizzando, a tal fine, una spesa di 3 milioni di euro per il 2014. Passa quindi ad illustrare il comma 4 dell’articolo 5, il quale novella l’articolo 1 della legge n. 440 del 1997 disponendo che, a decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, una parte del Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi sia destinata al finanziamento di progetti per la costituzione o l’aggiornamento di laboratori scientifico-tecnologici, situati presso istituzioni scolastiche statali, che utilizzano materiali innovativi. Ricorda che la relazione tecnica chiarisce che, essendo il Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa confluito nel Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche statali a decorrere dal 2014, una quota parte determinata annualmente dello stanziamento disponibile verrà utilizzata per le finalità indicate. Specifica quindi che la definizione della tipologia di laboratori e materiali per i quali è possibile presentare proposte di progetto finanziate con detta quota parte del Fondo di cui alla legge n. 440 del 1997 è demandata ad un decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Illustra poi l’articolo 6 del provvedimento che reca disposizioni, ulteriori rispetto a quelle di recente adottate con il decreto-legge n. 179 del 2012, volte alla riduzione della spesa per l’acquisto di testi e strumenti didattici da parte degli studenti, intervenendo sulle regole per l’adozione dei libri di testo e prevedendo l’assegnazione alle istituzioni scolastiche di 2,7 milioni di euro nel 2013 e 5,3 milioni di euro nel 2014 per l’acquisto di libri di testo e dispositivi per la lettura di materiali didattici digitali da concedere agli studenti. In particolare, ricorda che il comma 1 del medesimo articolo 6, novellando l’articolo 151 del decreto legislativo n. 297 del 1994 e l’articolo 15 del decreto-legge n. 112 del 2008 rende facoltativa l’adozione dei libri di testo da parte del collegio dei docenti e circoscrive la possibilità per lo stesso collegio di indicare testi consigliati (oltre a quelli adottati) al solo caso in cui questi rivestano carattere di approfondimento o monografico. Ricorda che, con riguardo alla facoltà di adottare libri di testo, il comunicato presente sul sito del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca chiarisce che «i docenti potranno decidere di sostituirli con altri materiali». Specifica che tale disposizione dispone inoltre che costituisce illecito disciplinare l’esecuzione da parte del dirigente scolastico di delibere del collegio dei docenti che determinino il superamento dei tetti di spesa dell’intera dotazione libraria. Aggiunge che il comma 3 del medesimo articolo 6 dispone, per l’anno scolastico 2013-2014, che non possa essere preclusa allo studente la possibilità di avvalersi di libri di testo anche nelle edizioni precedenti, purché siano conformi alle Indicazioni nazionali. Aggiunge poi che il comma 2 dello stesso articolo stabilisce che il MIUR eroghi direttamente alle istituzioni scolastiche 2,7 milioni di euro nel 2013 e 5,3 milioni di euro nel 2014 per l’acquisto, anche tra reti di scuole, di libri di testo e dispositivi per la lettura di materiali digitali da concedere in comodato d’uso a studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, sulla base dell’Indicatore della situazione economica equivalente. L’assegnazione alle scuole è effettuata, sulla base del numero di studenti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Passa quindi ad illustrare l’articolo 7 che prevede che nell’anno scolastico 2013/2014 sia avviato in via sperimentale un programma di didattica integrativa finalizzato ad evitare la dispersione scolastica e autorizza, a tal fine, la spesa di 3,6 milioni di euro nel 2013 e di 11,4 milioni di euro nel 2014. In particolare, il comma 1 dell’articolo 7 dispone che nell’anno scolastico 2013-2014 sia avviato in via sperimentale un programma di didattica integrativa che contempla anche, ove possibile, il prolungamento dell’orario scolastico per gruppi di studenti, in particolare nella scuola primaria, al fine di evitare i fenomeni di dispersione scolastica. Precisa poi che al fine indicato, il comma 3 dispone un’autorizzazione di spesa di 3,6 milioni di euro per il 2013 e di 11,4 milioni di euro per il 2014.
Rileva al proposito che tutta la disciplina applicativa è demandata dal comma 2 del medesimo articolo 7 ad un decreto ministeriale, da adottare sentita la Conferenza Stato-regioni. Precisa che tale decreto indica: gli obiettivi del programma; i metodi didattici da utilizzare; i criteri di selezione delle scuole; le modalità di assegnazione delle risorse alle istituzioni scolastiche. Specifica che già la norma primaria prevede, inoltre, che le stesse istituzioni scolastiche possono avvalersi di associazioni e fondazioni private senza scopo di lucro che abbiano fra le proprie finalità statutarie l’aiuto allo studio, l’aggregazione giovanile e il recupero da situazioni di disagio, le quali devono essere abilitate dal MIUR. Illustra quindi l’articolo 8, il quale intende potenziare le attività svolte per l’orientamento degli studenti delle scuole secondarie superiori ai fini della prosecuzione degli studi: a tal fine, prevede, tra l’altro, a decorrere dall’anno scolastico 2013-2014, l’avvio dei percorsi di orientamento – finora previsti nel quinto anno – già dal quarto anno e autorizza una spesa di 1,6 milioni di euro nel 2013 e 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2014. Precisa quindi che l’intervento normativo è finalizzato a promuovere una scelta consapevole del percorso di studio e favorire la conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali, anche allo scopo di realizzare le azioni previste dalla «Garanzia giovani». In particolare, il comma 1, lettera a) del medesimo articolo 8 stabilisce che le attività per l’orientamento svolte dalle scuole: sono ricomprese tra le attività funzionali all’insegnamento non aggiuntive; riguardano l’intero corpo docente; nel caso eccedano l’orario obbligatorio, possono essere remunerate con il Fondo delle istituzioni scolastiche. Aggiunge poi che la lettera b) del medesimo comma 1, novellando il già citato articolo 2 del decreto legislativo n. 21 del 2008, modifica la disciplina che consente di stipulare convenzioni per la progettazione, realizzazione e valutazione dei percorsi e delle iniziative di orientamento in modo da includere nella platea dei possibili partecipanti anche camere di commercio e agenzie per il lavoro, e da garantire il rispetto dei principi di pluralismo, concorrenza e trasparenza. Aggiunge poi che il comma 2 del medesimo articolo 8 autorizza una spesa di 1,6 milioni di euro nel 2013 e 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2014, quale contributo per le spese di organizzazione e programmazione delle attività di orientamento. Specifica che le risorse saranno assegnate direttamente alle istituzioni scolastiche, sulla base del numero di studenti interessati, e si aggiungeranno alle risorse derivanti da programmi regionali, nazionali, europei e internazionali.
Illustra quindi l’articolo 9 che estende la durata massima del permesso di soggiorno per la frequenza a corsi di studio o per formazione per l’intero periodo del corso frequentato, anziché per un singolo anno rinnovabile di anno in anno. Gli effetti della disposizione sono differiti all’adozione della normativa di attuazione. Specifica che la modifica è introdotta mediante novella, prevista dal comma 1, all’articolo 5, comma 3, lettera c), del Testo unico in materia di immigrazione, adottato con decreto legislativo n. 286 del 1998. Aggiunge che la ratio della modifica introdotta è quella di consentire agli studenti stranieri che studiano in Italia di ottenere sin dall’ingresso un permesso di soggiorno con validità pari alla durata del corso, evitando – come evidenziato nella relazione illustrativa – a chi «si trattiene in Italia per un corso pluriennale di doversi preoccupare annualmente del rinnovo del permesso di soggiorno». Precisa che rispetto al testo previgente, la novella prevede che sia «fatta salva la verifica annuale di profitto». In proposito, ricorda che attualmente la verifica di profitto è prevista per il rinnovo del permesso per la frequenza di corsi universitari. Aggiunge poi che ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 9, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, occorre procedere all’adeguamento della normativa secondaria prevista dall’articolo 1, comma 6, del Testo unico in materia di immigrazione. Precisa che il comma 3 del medesimo articolo 9 contiene la clausola di invarianza finanziaria degli effetti derivanti dalla disposizione in commento. Ricorda poi che il Capo II del provvedimento in esame detta disposizioni per le scuole. In particolare l’articolo 10 consente alle regioni interessate la stipula di mutui per il finanziamento di interventi in materia di edilizia scolastica nell’ambito della programmazione 2013-2015. Specifica che i pagamenti effettuati dalle regioni per l’attuazione degli interventi di edilizia scolastica, finanziati con la stipula dei mutui in oggetto, sono esclusi dal patto di stabilità interno. Aggiunge che la disposizione include le spese sostenute in favore delle istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale e delle università tra le detrazioni IRPEF per erogazioni liberali. Il comma 1 del medesimo articolo 10 reca disposizioni finalizzate alla promozione di mutui per il finanziamento di interventi di edilizia scolastica. A tal fine, viene previsto che, per la programmazione triennale 2013-2015, le Regioni interessate possono essere autorizzate dal Ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Ministero dell’istruzione e della ricerca e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a stipulare appositi mutui trentennali, con oneri di ammortamento a carico dello Stato. Aggiunge che per la copertura degli oneri vengono stanziati contributi pluriennali nel limite di 40 milioni di euro annui per la durata dell’ammortamento del mutuo, a decorrere dall’anno 2015. Lo stesso comma elenca i soggetti finanziari con i quali è possibile stipulare i mutui predetti (Banca europea per gli investimenti; Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa; Cassa Depositi e Prestiti; soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria, ai sensi del Decreto legislativo n. 385 del 1993) e, infine, demanda ad un successivo decreto interministeriale (adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il MIUR e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) l’individuazione delle modalità di attuazione. Il comma 2 esclude i pagamenti effettuati dalle regioni per l’attuazione degli interventi di edilizia scolastica, finanziati con la stipula dei mutui di cui al comma 1, dal computo ai fini del patto di stabilità interno ed il comma 3 amplia le ipotesi in cui il contribuente può usufruire della detrazione IRPEF per le spese sostenute per erogazioni liberali, al fine di includervi le spese sostenute in favore delle istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale e delle università. In particolare, sono rese detraibili dall’IRPEF nella misura del 19 per cento anche le erogazioni liberali a favore delle istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale e delle università, purché aventi specifici scopi; in particolare, esse devono essere finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica, all’ampliamento dell’offerta formativa e, per effetto delle norme in commento, anche all’edilizia universitaria.
Ricorda che la detrazione è condizionata al versamento delle erogazioni mediante un sistema di pagamento tracciabile. Il beneficio si applica a partire dall’anno di imposta in corso al 12 settembre 2013. Illustra poi l’articolo 11 che reca un’autorizzazione di spesa per gli anni 2013 e 2014, rispettivamente di 5 milioni di euro e di 10 milioni di euro, per assicurare alle istituzioni scolastiche statali secondarie, prioritariamente di secondo grado, la realizzazione e la fruizione della connettività wireless, in modo da consentire agli studenti l’accesso ai materiali didattici ed ai contenuti digitali. Aggiunge che le risorse saranno assegnate alle istituzioni scolastiche in proporzione al numero di edifici scolastici. Nell’ambito delle azioni per l’Agenda Digitale Italiana rientrano alcune azioni per promuovere l’istruzione digitale: l’Anagrafe nazionale studenti ed il fascicolo elettronico dello studente universitario, nonché il programma per i libri ed i centri scolastici digitali. La strategia per l’attuazione prevede in particolare di dare supporto al MIUR per favorire la scuola digitale. Ricorda che il MIUR ha promosso il Piano Scuola Digitale per modificare gli ambienti di apprendimento attraverso l’integrazione delle tecnologie nella didattica. Per quanto attiene all’obiettivo di ridurre il digital divide interno al mondo della scuola, è già in fase di attuazione il Piano Nazionale Scuola Digitale, che supporta le iniziative delle scuole che vogliono intraprendere un percorso di trasformazione graduale degli ambienti di apprendimento. Illustra inoltre l’articolo 12, il quale, al fine di consentire un ottimale dimensionamento delle istituzioni scolastiche, interviene in materia di assegnazione dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) alle stesse istituzioni: in particolare, limita la disciplina recata dall’articolo 19, comma 5 e 5-bis, del decreto-legge n. 98 del 2011 (legge n. 111 del 2011) agli anni scolastici. 2012/2013 e 2013/2014 e rinvia la definizione dei criteri a regime per tali assegnazioni ad un accordo da raggiungere in sede di Conferenza unificata. Dispone, altresì, l’inserimento della Scuola per l’Europa di Parma fra le pubbliche amministrazioni. Segnala che l’articolo. 19, comma 4, del decreto-legge n. 98 del 2011 aveva disposto nuovi parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche. Aveva, altresì, previsto che, per acquisire l’autonomia, gli istituti comprensivi dovevano essere costituiti con almeno mille alunni, ridotti a cinquecento per le istituzioni site in piccole isole, comuni montani, aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Con sentenza n.147 del 2012, la Corte ha poi sancito l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, comma 4, del decreto-legge 98/2011, rilevando che «è indubbio che la disposizione in esame incide direttamente sulla rete scolastica e sul dimensionamento degli istituti». Il comma 1 del medesimo articolo 12 limita l’applicabilità delle disposizioni di cui all’articolo 19, comma 5 e 5-bis del decreto-legge n. 98 del 2011 all’anno scolastico 2012/2013, già trascorso, e 2013/2014, appena avviato, e, inserendo nello stesso articolo 19 il comma 5-ter, dispone che i criteri per l’individuazione delle istituzioni scolastiche – nonché educative – alle quali può essere assegnato un dirigente scolastico e un DSGA sono definiti con accordo da raggiungere in sede di Conferenza unificata, su proposta del MIUR e del MEF. Inoltre, il comma 2 dispone la clausola di invarianza finanziaria in relazione alle disposizioni recate dal comma 1. Il comma 3 dispone invece che la Scuola per l’Europa di Parma rientra fra le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 165/2001.
Sottolinea quindi che l’articolo 13 è finalizzato ad assicurare l’integrazione dell’anagrafe nazionale degli studenti e delle anagrafi regionali degli studenti nel sistema nazionale delle anagrafi degli studenti, già prevista dalla normativa vigente, entro l’anno scolastico 2013-2014. Infatti, l’articolo 3 del decreto legislativo n. 76 del 2005 ha disposto che con apposito accordo tra il MIUR e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in sede di Conferenza unificata, è assicurata l’integrazione delle anagrafi nazionale e regionale nel Sistema nazionale delle anagrafi degli studenti. A tal fine, si provvede a definire gli standard tecnici per lo scambio dei flussi informativi; assicurare l’interoperabilità delle anagrafi; definire l’insieme delle informazioni che permettano la tracciabilità dei percorsi scolastici e formativi dei singoli studenti. L’articolo 14 elimina il divieto di costituzione di non più di un istituto tecnico superiore (ITS) in ogni regione per la medesima area tecnologica e relativi ambiti, introdotto con l’articolo 52, comma 2, lettera a), del decreto-legge n. 5 del 2012, legge n. 35 del 2012, disponendo che da tale previsione non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. La relazione tecnica fa presente che, in virtù della clausola di invarianza finanziaria, la costituzione di nuovi ITS potrà avvenire solo avvalendosi di finanziamenti privati o di riduzioni di spesa o incrementi di entrate presso le regioni. L’articolo 15 dispone in materia di personale scolastico, prevedendo la definizione di un piano triennale 2014-2016 per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA – rappresentando, dunque, la prosecuzione di analogo intervento disposto per il triennio 2011- 2013 con l’articolo 9, comma 17, del decreto-legge n. 70 del 2011 – legge n. 106 del 2011 –, la rideterminazione della dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno e l’autorizzazione all’assunzione di ulteriori unità di personale a decorrere dall’anno scolastico 2013/2014; l’abrogazione, dal 1o gennaio 2014, della disciplina in materia di docenti inidonei all’insegnamento per motivi di salute recata dall’articolo 14, comma 13, del decreto-legge n. 95 del 2012, legge 135 del 2012, e la ridefinizione della materia con la previsione di una disciplina a regime per i docenti dichiarati permanentemente inidonei successivamente al 1o gennaio 2014 e di una disciplina transitoria per i docenti già dichiarati permanentemente inidonei alla data di entrata in vigore del decreto-legge; l’integrazione della disciplina relativa ai docenti delle classi di concorso C999 e C555, recata dall’articolo 14, comma 14, dello stesso decreto-legge 95/2012. Con riguardo al Piano triennale 2014-2016 per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA, il comma 1 dispone che, in esito ad una sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, con decreto interministeriale è definito un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA per gli anni 2014-2016. La relazione tecnica specifica che, in base alla normativa vigente, la metà dei soggetti verrà scelta fra i vincitori del concorso – il cui bando è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 75 del 25 settembre 2012 – e l’altra metà fra i precari presenti nella graduatoria. Inoltre, evidenzia che il personale da assumere è articolato in tre gruppi: personale assunto su posti di organico di diritto già occupati da dipendenti a tempo indeterminato e resisi vacanti e disponibili a seguito di cessazioni dal servizio avvenute a qualunque titolo.
Aggiunge che gli interventi per l’organico dei docenti di sostegno sono contenuti ai commi 2 e 3. In particolare, il comma 2 ridetermina la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno in misura pari al 75 per cento nell’anno scolastico 2013/2014, al 90 per cento nell’anno scolastico 2014/2015 e al 100per cento dall’anno scolastico 2015/2016. A tal fine, novella l’articolo 2, comma 414, della legge n. 244 del 2007, che aveva disposto la rideterminazione della stessa dotazione organica nel triennio 2008-2010, fino al raggiungimento, nell’anno scolastico 2010/2011, di una consistenza organica pari al 70 per cento del numero dei posti di sostegno complessivamente attivati nell’anno scolastico 2006/2007. Il comma 3, invece, autorizza il MIUR, a decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, ad assumere a tempo indeterminato docenti di sostegno a copertura di tutti i posti vacanti e disponibili nell’organico di diritto, sempre utilizzando la procedura autorizzatoria indicata nel comma 1. La relazione tecnica fa presente che, per effetto del comma 2, si determina, nel triennio, un incremento dell’organico di diritto di 26.684 unità, pari alla differenza tra l’organico di fatto dell’anno scolastico 2006/2007, pari a 90.032 unità, e quello degli anno scolastico 2010/2011 e seguenti, pari a 63.348 unità. Fa, altresì, presente che, in base al comma 3, tali assunzioni sono autorizzate «in aggiunta alle facoltà assunzionali normali e quindi oltre la semplice sostituzione dei cessati». La stessa relazione aggiunge che le 26.684 unità si dividono in 12.428 presso la scuola dell’infanzia e la scuola primaria e 14.256 presso la scuola secondaria di I e II grado. Circa la ridefinizione della disciplina relativa ai docenti inidonei all’insegnamento per motivi di salute, i commi da 4 ad 8 abrogano, dal 1o gennaio 2014, la disciplina in materia di docenti inidonei all’insegnamento per motivi di salute recata dall’articolo 14 del decreto-legge n. 95 del 2012. L’articolo 19, comma 12-15, del decreto-legge n. 98 del 2011 ha previsto che il personale docente dichiarato permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo ad altri compiti, può presentare – entro 30 giorni dalla dichiarazione di inidoneità – istanza di reimmissione nei ruoli scolastici con la qualifica di assistente amministrativo o tecnico. Nel caso in cui l’istanza non venga presentata o sia rigettata, è prevista la mobilità intercompartimentale nei ruoli delle Amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici non economici e delle università, con mantenimento dell’anzianità maturata e dell’eventuale maggior trattamento stipendiale mediante assegno personale pensionabile riassorbibile. Il comma 5 dispone l’integrazione delle commissioni mediche operanti presso le ASL con un rappresentante del MIUR designato dal competente Ufficio scolastico regionale, ai fini della dichiarazione di inidoneità del personale docente della scuola. Il successivo comma 6 definisce la normativa a regime per il personale docente che sarà dichiarato permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute dopo il 1o gennaio 2014. In particolare, dispone che a tale personale si applica, anche in corso di anno scolastico, la procedura di cui all’articolo 19, comma 12-14, del decreto-legge 98/2011. In realtà, rispetto alla procedura indicata dalle disposizioni richiamate, si registrano alcune differenze, non vi è, invece, alcun riferimento all’assunzione di tale qualifica con priorità nella provincia di appartenenza e tenendo conto delle sedi indicate dal richiedente. Il comma 7 reca la disciplina transitoria per i docenti che sono già stati dichiarati permanentemente inidonei per motivi di salute alla data di entrata in vigore del decreto-legge. In particolare, prevede che tale personale è sottoposto a nuova visita medica entro il 20 dicembre 2013. Ove, all’esito della stessa visita, la dichiarazione di inidoneità non sia confermata, il personale interessato ritorna a svolgere la funzione docente. Ove, invece, la dichiarazione di inidoneità sia confermata, si applicano le previsioni recate dal comma 6, con decorrenza dei 30 giorni dalla data di conferma dell’inidoneità. Il successivo comma 8 dispone che il MIUR comunica ogni tre mesi al MEF – Dipartimento della ragioneria generale dello Stato – e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica le unità di personale trasferite ad altre amministrazioni, e le relative risorse, anche ai fini dell’adozione delle necessarie variazioni di bilancio. Dispone, altresì, che, per i trasferimenti operati in deroga alle facoltà di assunzione, alle amministrazioni riceventi sono trasferite le corrispondenti risorse finanziarie.
Rileva quindi che, con riferimento alla ridefinizione della disciplina relativa ai docenti delle classi di concorso C999 e C555, il comma 9 prevede che, fermo restando, per riguarda il personale docente titolare della classi di concorso C999 – insegnanti tecnico-pratici degli enti locali transitati nei ruoli dello Stato per effetto dell’articolo 8, comma 3, della legge 124/1999 – e C555 – ex LII/C – esercitazioni di pratica professionale –, quanto previsto dall’articolo 14, comma 14, del decreto-legge 95/2012, circa il transito nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico, in base al titolo di studio posseduto, lo stesso personale può transitare su altra classe di concorso per la quale sia abilitato o in possesso di titolo idoneo, purché non ci siano condizioni di esubero nella provincia di riferimento. Il comma 10 dispone che il Comitato di verifica tecnico-finanziaria istituito ai sensi dell’articolo 64, comma 7, del decreto-legge 112/2008, legge 133/2008, verifica gli effetti finanziari delle disposizioni recate dai commi 1-9, ai fini della determinazione del Fondo destinato ad incrementare le risorse contrattuali per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola, di cui al comma 9 dello stesso articolo 64.
Aggiunge che la formazione del personale scolastico è materia dell’articolo 16, che autorizza la spesa di 10 milioni di euro per il 2014, da utilizzare per iniziative di formazione obbligatoria rivolte, in particolare, al personale scolastico delle regioni in cui gli esiti delle prove INVALSI siano risultati inferiori alla media nazionale e delle aree ad alto rischio socio-educativo. Inoltre, prevede – in via sperimentale per il 2014 – l’accesso gratuito dei docenti ai musei e ai siti di interesse archeologico, storico e culturale gestiti dallo Stato, nei limiti della disponibilità di 10 milioni di euro. In particolare, le disposizioni di cui al comma 1 – che autorizza una spesa di 10 milioni di euro per il 2014 – sono finalizzate a migliorare il rendimento della didattica e potenziare le capacità organizzative del personale scolastico. Il comma 2 rinvia ad un decreto del MIUR – per la cui emanazione non è previsto un termine – la definizione delle modalità di organizzazione e gestione delle attività formative, anche attraverso convenzioni con università statali e non statali, da individuare nel rispetto dei principi di concorrenza e trasparenza. Al riguardo, ricorda che l’articolo 4, comma 2, lett. b), del CCNL relativo al personale del Comparto Scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, sottoscritto in data 29 novembre 2007, tuttora in vigore, ha individuato la formazione come materia di contrattazione integrativa nazionale, stabilendo altresì che, con cadenza annuale, sono fissati obiettivi, finalità e criteri di ripartizione delle risorse finanziarie per la formazione del personale. In particolare, il vigente CCN integrativo stabilisce che: la programmazione e la concreta gestione dell’attività di formazione avvengono a livello regionale e di singola istituzione scolastica autonoma, lasciando all’Amministrazione centrale, oltre ai compiti di indirizzo, coordinamento e monitoraggio, la competenza in materia di promozione, individuazione e diffusione di modelli innovativi di formazione ed aggiornamento connessi ai processi di innovazione di sistema (articolo 1). Il comma 3, al fine di promuovere la formazione culturale del personale docente della scuola, prevede – in via sperimentale per il 2014 – l’accesso gratuito dello stesso personale ai musei statali e ai siti di interesse archeologico, storico e culturale gestiti dallo Stato. Con riguardo alla platea dei destinatari, il comunicato presente sul sito del MIUR chiarisce che la disposizione è rivolta al «personale docente di ruolo». Il beneficio è concesso nel limite complessivo della disponibilità di un Fondo per il recupero delle minori entrate appositamente istituito nello stato di previsione del MIIBACT, con la dotazione finanziaria di 10 milioni di euro per il 2014. Le modalità di fruizione del servizio sono demandate ad un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con MIUR e MEF.
Ricorda che l’articolo 17 detta disposizioni prevedendo nuove modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici, attraverso un corso-concorso selettivo di formazione bandito annualmente dalla Scuola nazionale dell’amministrazione; per il solo anno scolastico 2013-2014, una deroga alla normativa vigente in materia di esoneri dall’insegnamento per i docenti con funzioni vicarie, nelle scuole affidate in reggenza nelle regioni in cui non è stato completato l’iter dei concorsi per dirigente scolastico, nonché la possibilità di nomina dei vincitori degli stessi concorsi durante l’anno scolastico; in caso di rinnovo delle procedure concorsuali per dirigente scolastico annullate a seguito di pronunce giurisdizionali, la costituzione di sottocommissioni per ogni gruppo di 300 candidati, anziché 500. La principale novità è costituita dalla previsione che il reclutamento dei dirigenti scolastici si realizza mediante un corso-concorso selettivo di formazione bandito ogni anno dalla Scuola nazionale dell’amministrazione per tutti i posti vacanti. Il numero dei posti vacanti è comunicato dal MIUR alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della funzione pubblica e alla stessa Scuola nazionale dell’amministrazione, sentito il MEF e fermo restando il meccanismo di autorizzazione delle assunzioni di cui si è già dato conto nella scheda relativa all’articolo 15. Il concorso per l’accesso al corso-concorso è per esami e titoli. Per le spese della procedura concorsuale i candidati devono corrispondere un contributo. Al corso-concorso possono essere ammessi candidati in numero superiore a quello dei posti vacanti, entro un limite massimo del 20 per cento, stabilito con il DPCM al quale è rimessa anche la definizione delle modalità di svolgimento della procedura concorsuale, della durata del corso-concorso, delle forme di valutazione dei candidati ammessi allo stesso. Il corso-concorso si svolge presso la Scuola nazionale dell’amministrazione, in giorni e orari e con metodi didattici compatibili con l’attività didattica dei partecipanti, ai quali può essere eventualmente ridotto il carico didattico. Al riguardo la relazione tecnica chiarisce che la partecipazione al corso-concorso non può comportare un esonero completo dal servizio. I commi da 5 a 7 introducono una deroga, per il solo anno scolastico 2013-2014, ai criteri individuati, in tema di esonero dall’insegnamento per i docenti con funzioni vicarie del dirigente scolastico, dall’articolo 459, comma 2 e 3, del decreto legislativo 297/1994, e prevedono la possibilità di nomina dei vincitori di concorso per dirigente scolastico anche nel corso dell’anno scolastico. I commi 2 e 3 del citato articolo 459 del decreto legislativo 297/1994 prevedono che l’esonero dall’insegnamento può essere concesso ai docenti della scuola dell’infanzia e primaria che collaborano con il dirigente scolastico quando si tratti di un circolo didattico con almeno 80 classi e ai docenti di istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado e di istituti comprensivi di scuole di tutte i gradi di istruzione con almeno 55 classi. In particolare, il comma 5 dispone che, solo per l’anno scolastico in corso e solo nelle regioni in cui uno dei concorsi per dirigente scolastico banditi con decreto dirigenziale 22 novembre 2004 e con decreto dirigenziale 13 luglio 2011 non si è ancora concluso, possono ottenere l’esonero dall’insegnamento, i docenti con funzioni vicarie che insegnano presso scuole conferite in reggenza a dirigenti che hanno l’incarico presso un’altra scuola. Alla sostituzione dei docenti esonerati si procede, in base al comma 7, con supplenze temporanee. La relativa spesa è coperta a valere sulle facoltà di assunzione relative ai dirigenti scolastici con riferimento alle assunzioni già autorizzate e, in subordine, mediante utilizzo delle risorse iscritte sul Fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici. In base al comma 6, gli incarichi di reggenza e gli esoneri dall’insegnamento per i docenti con funzioni vicarie di cui al comma 5 cessano alla conclusione del concorso di riferimento, dandosi luogo, in tal caso, alla nomina in corso d’anno, ove possibile, dei vincitori di concorso, nei limiti delle assunzioni già autorizzate, ovvero alla assegnazione alle scuole in questione di un dirigente scolastico titolare con incarico a tempo indeterminato.
Sottolinea quindi che l’articolo 18 autorizza il MIUR ad assumere i vincitori e gli idonei del concorso per dirigente tecnico bandito nel 2008, a decorrere dal 2014. Al relativo onere, quantificato in 8,1 milioni di euro dal 2014, si fa fronte attraverso risparmi sulla spesa relativa alle commissioni degli esami di Stato al termine della scuola secondaria di secondo grado. Si è concluso con l’individuazione di 55 vincitori e di 2 idonei, e che, a fronte di una dotazione organica pari a 200 posti di funzione, il MIUR dispone solo di 29 dirigenti tecnici. L’autorizzazione all’assunzione sopra indicata è dunque disposta dal comma 1, a decorrere dal 2014, per le necessità del Sistema nazionale di valutazione della scuola e in aggiunta alle facoltà di assunzione possibili ai sensi dell’articolo 3, comma 102, della legge 244/2007. In base alla disposizione citata, per il quinquennio 2010-2014 le amministrazioni statali, con alcune eccezioni, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. L’onere per le assunzioni autorizzate è quantificato dallo stesso comma 1 in 8,1 milioni di euro dal 2014. In base al comma 2, allo stesso onere si fa fronte attraverso una riduzione dell’autorizzazione di spesa per la corresponsione dei compensi ai presidenti e ai commissari delle commissioni esaminatrici degli esami di Stato al termine dei corsi di istruzione secondaria di secondo grado, conseguente alla restrizione dell’ambito territoriale nel quale gli stessi possono essere nominati. L’Alta formazione e specializzazione artistica e musicale è trattata dall’articolo 19 dispone in materia di conferimento di incarichi di insegnamento nelle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM) e di nomina del direttore amministrativo delle stesse. Conferisce, inoltre, un finanziamento di 3 milioni di euro nel 2014 agli Istituti superiori di studi musicali, ex pareggiati. Il comma 1 dispone che, al fine di garantire il regolare avvio dell’anno accademico 2013-2014, le graduatorie nazionali di cui all’articolo 2-bis del decreto-legge n. 97 del 2004, legge n. 143 del 2004, sono trasformate in graduatorie nazionali ad esaurimento utili anche per l’attribuzione degli incarichi a tempo indeterminato. Nelle graduatorie suddette sono stati inseriti i docenti precari con un servizio di 360 giorni nelle istituzioni AFAM, previa valutazione dei titoli artistico-professionali e culturali. In particolare, l’articolo 19 del decreto ministeriale 16 giugno 2005, con il quale è stata indetta la procedura di valutazione per la formazione delle graduatorie in questione, ha disposto che le stesse sarebbero state utilizzate per la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, ai fini della copertura dei posti in organico disponibili, in subordine alla graduatoria nazionale ad esaurimento approvata con decreto direttoriale 16 ottobre 2001, e successive modifiche.
Precisa che resta, peraltro, fermo il regime di autorizzazione alle assunzioni di cui all’articolo 39, comma 3, della legge n. 449 del 1997, e che per le esigenze didattiche delle Istituzioni AFAM cui non si possa far fronte nell’ambito delle dotazioni organiche, si provvede esclusivamente mediante l’attribuzione di incarichi di insegnamento di durata non superiore al quinquennio, rinnovabili, anche ove temporaneamente conferiti a personale incluso nelle predette graduatorie nazionali. Il comma 2 prevede, nelle more dell’adozione del regolamento che i contratti a termine in essere nell’anno accademico 2012-2013, stipulati con il personale docente delle Istituzioni AFAM, possono essere rinnovati per il solo anno accademico 2013-2014 per la copertura di posti che risultino vacanti e disponibili, a condizione che tale personale abbia maturato almeno 3 anni accademici in incarichi di insegnamento, e in subordine agli incarichi richiamati al precedente comma. La previsione si pone in deroga alla normativa generale sui contratti a tempo determinato. Il comma 3 dispone che le funzioni di direttore amministrativo delle Istituzioni AFAM sono attribuite, con delibera del Consiglio di amministrazione, a personale dell’Area «Elevata professionalità» del comparto AFAM in possesso di laurea magistrale nello specifico ambito professionale dell’incarico da ricoprire o, in assenza di tale personale, a personale di altre amministrazioni pubbliche, in possesso di un profilo equivalente, collocato in posizione di comando o in aspettativa, sempre nell’ambito delle facoltà di assunzione. Il CCNL del nuovo comparto AFAM del 16 febbraio 2005 ha, quindi, definito il profilo professionale del Direttore amministrativo, senza prevedere il conferimento di tali mansioni mediante incarico anche a persone non appartenenti all’amministrazione. I commi 4 e 5 sono dedicati alle risorse per gli Istituti superiori di studi musicali, ex pareggiati. Il comma 4 dispone che, nelle more di un processo di razionalizzazione degli Istituti superiori di studi musicali (ex pareggiati), e in considerazione delle gravi difficoltà finanziarie degli stessi, è autorizzata, per il 2014, la spesa di 3 milioni di euro. In base al comma 5, la ripartizione delle risorse sarà effettuata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca – per la cui emanazione non è indicato un termine – sulla base di criteri, da definire con lo stesso decreto, che terranno conto della spesa storica di ogni istituto. Al riguardo ricordo che la legge 508/1999, all’articolo 2, ha disposto, che le Accademie di belle arti, l’Accademia nazionale di arte drammatica e gli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), nonché, con la trasformazione in Istituti superiori di studi musicali e coreutici, i Conservatori di musica, l’Accademia nazionale di danza e gli Istituti musicali pareggiati costituiscono, nell’ambito delle istituzioni di alta cultura cui l’articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di darsi ordinamenti autonomi, il sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM).
Ricorda quindi che il Capo III reca previsioni di varia natura. In particolare, l’articolo 20 abroga l’articolo 4 del decreto legislativo n. 21 del 2008, relativo al c.d. «bonus maturità» per l’accesso ai corsi di laurea ad accesso programmato, disponendo – a seguito dell’avviso di rettifica pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 16 settembre 2013 – che lo stesso bonus non è applicato neanche alle procedure relative agli esami di ammissione ai corsi universitari già indette ma non ancora concluse alla data di entrata in vigore del decreto-legge. La relazione illustrativa evidenzia che la prima applicazione della disposizione, prevista per l’iscrizione ai corsi universitari dell’anno accademico 2013-2014, dopo numerosi differimenti, ha confermato le criticità della previsione normativa recata dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 21 del 2008, «anche con riferimento alla difficoltà di individuare un meccanismo di valorizzazione sostanziale del percorso scolastico che tenesse conto del contesto locale». In base al decreto ministeriale, il punteggio di valutazione del percorso scolastico, per un massimo di 10 punti, è attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all’esame di Stato almeno pari a 80/100 e non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13, secondo una tabella di corrispondenza. Per i corsi di laurea delle professioni sanitarie, il punteggio è attribuito dalle singole università secondo criteri autonomamente determinati in conformità a quanto stabilito dal decreto legislativo 21/2008. Il decreto ministeriale n. 449 del 2013 ha anche fissato le date per lo svolgimento dei test di ammissione all’università in date comprese fra il 3 e il 10 settembre per i diversi corsi di laurea e ha disposto che per i corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, in odontoiatria e protesi dentaria, in medicina veterinaria e in architettura il Cineca, sulla base del punteggio totale, redige una graduatoria nazionale, che si chiude con un provvedimento ministeriale. Per i corsi di laurea magistrale in Scienze della formazione primaria, le modalità e i contenuti delle prove di ammissione sono stati definiti con decreto Ministeriale 15 luglio 2013, n. 615. In particolare, il decreto ha stabilito che la valutazione del percorso scolastico, per un punteggio massimo di 10 punti, è effettuata dalle singole università secondo criteri autonomamente determinati in conformità a quanto disposto dal decreto legislativo 21/2008. Lo svolgimento della prova di ammissione è stata fissata, presso ciascuna sede universitaria, per il giorno 17 settembre 2013. Sulla base degli elementi esposti, dunque, alcune prove di ammissione sono state svolte prima della data di entrata in vigore del decreto-legge, altre successivamente, mentre non si hanno notizie sulla redazione della graduatoria nazionale e del provvedimento ministeriale finale. Se l’interpretazione è corretta, dunque, il meccanismo previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo 21/2008 non si applicherà alle procedure per l’accesso ai corsi dell’a.a. 2013-2014 per le quali non sia intervenuto il provvedimento ministeriale finale, pur essendosi già svolte le relative prove di ammissione.
Aggiunge che l’articolo 21 reca alcuni interventi in tema di formazione specialistica dei medici, prevedendo un’unica commissione preposta all’ammissione alle scuole di specializzazione e la formazione di un’unica graduatoria nazionale. Dispone, inoltre, che, a partire dall’anno accademico 2013/2014, la determinazione del trattamento economico da corrispondere agli specializzandi avvenga con cadenza triennale, invece che annuale. In particolare, il comma 1, modificando l’articolo 36 del Decreto legislativo n. 368/1999, prevede un’unica commissione preposta alle prove di ammissione alle scuole di specializzazione nonché la formazione di un’unica graduatoria nazionale all’esito delle prove anziché, come previsto in precedenza, di singole graduatorie locali. Infatti, come evidenziato nella relazione illustrativa, il meccanismo fino ad oggi attuato, prevedendo una graduatoria locale per l’accesso alle singole scuole, era passibile di determinare disomogeneità nei livelli qualitativi degli specializzandi e sui criteri di valutazione a livello nazionale. Viene fatta salva la specifica disciplina per l’accesso degli allievi delle scuole militari alle scuole di specializzazione. Il comma 2, modificando l’articolo 39 del citato Decreto legislativo 368/1999, dispone che, a decorrere dall’anno accademico 2013/2014, la determinazione del trattamento economico annuo onnicomprensivo da corrispondere al medico in formazione specialistica per tutta la durata legale del corso sia effettuata con DPCM adottato ogni 3 anni e non più annualmente. Al successivo articolo 22 è disposta l’organizzazione dell’Anvur e degli enti di ricerca, prevedendo a livello legislativo la procedura di nomina dei componenti del consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – che, in base all’articolo 2, comma 140, del decreto-legge n. 262 del 2006, legge n. 286 del 2006, era stata definita con il decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2010 – introducendo, a regime, alcune novità e facendo salva la disciplina transitoria già prevista dallo stesso decreto del Presidente della Repubblica citato per i componenti in carica. L’articolo 22 reca, infatti, alcune novità in materia di nomina dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione degli enti di ricerca vigilati dal MIUR di designazione governativa, di cui all’articolo 11 del Decreto legislativo 213/2009. Il comma 1, novellando l’articolo 2, comma 140, del DECRETO-LEGGE 262/2006 (LEGGE 286/2006), dispone che i componenti dell’organo direttivo dell’ANVUR sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, formulata sulla base di un elenco di persone, definito da un comitato di selezione, che rimane valido per un anno. Precisa che l’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2010 ha disposto che il Consiglio direttivo è costituito da sette componenti, scelti tra personalità, anche straniere, di alta e riconosciuta qualificazione ed esperienza nel campo dell’istruzione superiore e della ricerca, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro, sentite le competenti Commissioni parlamentari. Nel Consiglio direttivo devono comunque essere presenti almeno due uomini e almeno due donne. Ai fini della proposta, il Ministro sceglie i componenti in un elenco composto da non meno di dieci e non più di quindici persone definito da un comitato di selezione appositamente costituito con decreto del Ministro. Il comitato di selezione è composto da cinque membri di alta qualificazione, designati, uno ciascuno, dal Ministro, dal Segretario generale dell’OCSE e dai Presidenti dell’Accademia dei Lincei, dell’European research council e del Consiglio nazionale degli studenti. L’articolo 6, comma 2, dello stesso decreto del Presidente della Repubblica 76/2010 ha, altresì, disposto che il Presidente ed i componenti degli organi dell’ANVUR restano in carica quattro anni e non possono essere nuovamente nominati, e che se uno di essi cessa dalla carica prima della scadenza del proprio mandato, il soggetto nominato in sostituzione resta in carica per la durata residua del mandato.
Sottolinea che le principali novità che derivano dall’intervento normativo possono così enuclearsi: non è più previsto il parere parlamentare sulla nomina dei componenti del Consiglio direttivo dell’ANVUR; l’elenco nell’ambito del quale il Ministro sceglierà i nominativi da proporre potrà essere composto da un numero di soggetti non predeterminato e sarà valido solo un anno – mentre finora, come si è visto, poteva essere utilizzato fino ad esaurimento –; il mandato dei membri del Consiglio direttivo avrà una durata comunque pari a 4 anni, anche in caso di nomina per sostituzione di altro componente cessato dalla carica. Il comma 2 prevede che, in sede di prima applicazione, fino alla nomina di un nuovo comitato di selezione, per la nomina dei componenti del Consiglio direttivo dell’ANVUR (evidentemente, a seguito delle dimissioni di cui si è detto ante) è utilizzato l’elenco già definito ai sensi dell’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2010. Dispone, altresì, che per i componenti del Consiglio direttivo in carica alla data di entrata in vigore del decreto-legge resta ferma la disciplina transitoria recata dall’articolo 6, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2010. Rileva che le disposizioni inerenti gli enti di ricerca vigilati dal MIUR sono previste dai commi 3 e 4. In particolare, il comma 3, novellando l’articolo 11 del decreto legislativo 213/2009 dispone che i nominativi proposti al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ai fini della nomina dei presidenti e dei membri del consiglio di amministrazione di designazione governativa, dal comitato di selezione appositamente costituito, possono essere utilizzati entro un anno dalla formulazione della proposta. Il successivo comma 4 dispone che, per le nomine dei presidenti e dei membri del consiglio di amministrazione degli enti di ricerca vigilati dal MIUR successive alla data di entrata in vigore del decreto-legge, si procede nominando un nuovo comitato di selezione.
Rileva quindi che con riferimento alle assunzioni a tempo determinato presso gli enti di ricerca e le università e finanziamento degli enti di ricerca, l’articolo 23 reca disposizioni inerenti: le assunzioni a tempo determinato presso gli enti di ricerca, le università e le scuole superiori ad ordinamento speciale, nonché altri organismi. Il comma 1, reintroduce la possibilità di assunzioni a tempo determinato e di stipula di contratti di collaborazione coordinata e continuativa presso gli enti di ricerca, le università e le scuole superiori ad ordinamento speciale per l’attuazione di progetti finalizzati al miglioramento di servizi anche didattici per gli studenti, eliminata dal decreto-legge n. 76 del 2013. Al contempo, reintroduce la previsione che ciò è possibile a condizione che i relativi oneri non siano a carico dei bilanci di funzionamento degli enti o del Fondo ordinario di finanziamento degli stessi – FOE, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 204 del 1998 – o del Fondo di finanziamento ordinario delle università (FFO), specificando che è fatta eccezione per quelli finanziati con la quota premiale del FOE. Il comma 2 sostituisce l’articolo 4 del decreto legislativo n. 213 del 2009, che ha stabilito: che la ripartizione del FOE è effettuata sulla base della programmazione strategica preventiva di cui all’articolo 5 dello stesso decreto legislativo, nonché tenendo conto della valutazione della qualità dei risultati della ricerca, effettuata dall’ANVUR; che, a decorrere dal 2011, una quota del FOE non inferiore al 7 per cento, con progressivi incrementi negli anni successivi, è destinata al finanziamento premiale di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli enti, sulla base di criteri e motivazioni di assegnazione disciplinati con decreto del MIUR avente natura non regolamentare. Inoltre, il comma 2 dispone che le quote del FOE assegnata per specifiche finalità, che non possono più essere utilizzate per le stesse, possono essere destinate ad altre attività e progetti attinenti alla programmazione degli enti, previa richiesta motivata al MIUR e conseguente autorizzazione.
Ricorda che il personale degli enti di ricerca vigilati dal MIUR è oggetto di disciplina da parte dell’articolo 24, autorizzando alcune assunzioni presso l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e prevede che gli enti di ricerca vigilati dal MIUR possono procedere ad assunzioni di ricercatori e tecnologi in deroga alle procedure di cui all’articolo 34-bis del Decreto legislativo 165/2001, il quale stabilisce l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di utilizzare il personale già collocato in disponibilità o in mobilità prima di avviare le procedure per le nuove assunzioni. Le disposizioni inerenti l’INGV sono recate dai commi 1-3. Il comma 1 autorizza l’INGV ad assumere, nel quinquennio 2014-2018, 200 unità di personale ricercatore, tecnologo e di supporto alla ricerca, in scaglioni annuali di 40 unità, nel limite di una maggiore spesa di personale pari ad euro 2 milioni nel 2014, 4 milioni nel 2015, 6 milioni nel 2016, 8 milioni nel 2017 e 10 milioni dal 2018. Lo scopo è quello di far fronte agli interventi urgenti connessi all’attività di protezione civile, concernenti la sorveglianza sismica e vulcanica e la manutenzione delle reti strumentali di monitoraggio. Il comma 2 dispone che l’approvazione del fabbisogno di personale, la consistenza e le variazioni dell’organico dell’INGV sono disposti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previo parere favorevole del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Il comma 4 prevede una deroga alla procedura per il reclutamento di ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca vigilati dal MIUR. In particolare, tali enti possono procedere al reclutamento delle figure professionali indicate, nei limiti delle facoltà assunzionali, senza l’osservanza delle procedure di cui all’articolo 34-bis del Decreto legislativo 165/2001. L’articolo 34-bis del Decreto legislativo 165/2001 stabilisce l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di utilizzare il personale già collocato in disponibilità o in mobilità prima di avviare le procedure per le nuove assunzioni. Il successivo articolo 25 interviene in materia di accisa, disponendo aumenti scadenzati (dal 10 ottobre 2013, dal 1o gennaio 2014 e dal 1o gennaio 2015) delle aliquote di accisa relativi alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all’alcole etilicomma Ai sensi della normativa vigente, l’Allegato 1 al testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi (decreto legislativo n. 504 del 1995) indica le seguenti aliquote di accisa per tali prodotti: birra: euro 2,35 per ettolitro e per grado-Plato; prodotti alcolici intermedi: euro 68,51 per ettolitro; alcole etilico: euro 800,01 per ettolitro anidro. Precisa che l’articolo 25 in esame provvede, al comma 1, ad aumentare le aliquote di accisa di tali prodotti con decorrenza dal 10 ottobre 2013, nelle seguenti misure: birra: euro 2,66 per ettolitro e per grado-Plato; prodotti alcolici intermedi: euro 77,53 per ettolitro; alcole etilico: euro 905,51 per ettolitro anidro. Il comma 2, a fini di coordinamento con quanto disposto dal decreto-legge n. 91 del 2013, stabilisce che le aliquote di accisa rideterminate dall’articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 91 per il 2014 e a decorrere dal 2015 sono fissate nelle seguenti misure indicate al successivo comma 3 del presente articolo: a decorrere dal 1o gennaio 2014, birra: euro 2,70 per ettolitro e per grado-Plato; prodotti alcolici intermedi: euro 78,81 per ettolitro; alcole etilico: euro 920,31 per ettolitro anidro. A decorrere dal 1o gennaio 2015, invece birra: euro 2,99 per ettolitro e per grado-Plato; prodotti alcolici intermedi: euro 87,28 per ettolitro; alcole etilico: euro 1019,21 per ettolitro anidro.
Rileva quindi che in sostanza, quanto disposto dall’articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 91 del 2013, viene superato e incluso nelle misure indicate dal presente articolo 25. L’articolo 26, attraverso una novella all’articolo 10 del Decreto legislativo n. 23 del 2011, cosiddetto federalismo municipale, interviene in tema di determinazione, con decorrenza dal 1o gennaio 2014, delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, relativamente ai trasferimenti immobiliari. In sostanza, l’articolo 26: conferma il regime di esenzione dall’imposta di registro da applicare a decorrere dal 1o gennaio 2014, ai sensi dell’articolo 10 del decreto sul federalismo municipale, decreto legislativo n. 23 del 2011, agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili in genere e agli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, e tutti gli atti e le formalità direttamente conseguenti posti in essere per effettuare gli adempimenti presso il catasto ed i registri immobiliari; assoggetta ciascuna delle imposte ipotecaria e catastale relative ai medesimi atti alla misura fissa di 50 euro (mentre precedentemente venivano esentati); in tutti i casi in cui la normativa vigente stabilisce che le imposte di registro, ipotecaria e catastale siano liquidate in misura fissa, il relativo importo aumenta, con decorrenza dal 1o gennaio 2014, da 168 a 200 euro. L’articolo 27 reca, al comma 1, il rifinanziamento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (FISPE) e ai commi 2 e 3 le norme di copertura finanziaria degli oneri recati dal provvedimento. Il comma 1 rifinanzia il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (FISPE) di 3 milioni di euro per l’anno 2014, di 50 milioni per l’anno 2015 e di 15 milioni a decorrere dall’anno 2016. Ricordo che il Fondo ISPE è stato istituito dall’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004 al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (cap. 3075) viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari. Per quanto concerne le risorse finanziarie, si ricorda che nella legge di bilancio 2013-2015 (legge n. 229/2012 e relativo decreto ministeriale Economia 31 dicembre 2012 di riparto in capitoli dei programmi di spesa) il Fondo presentava una dotazione pari a 16,9 milioni per il 2013, 14,4 milioni per il 2014 e a 29,7 milioni per il 2015. Ricordo, altresì, che la dotazione del Fondo è stata via via ridotta, a copertura di una serie di disposizioni legislative intercorse successivamente all’approvazione della legge di bilancio. Si ricorda, da ultimo, che a valere sulle risorse del Fondo è stata posta la copertura finanziaria degli oneri relativi all’indennità da corrispondersi al Commissario straordinario per gli interventi di spending review, pari a 150.000 euro per l’anno 2013, 300.000 euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e a 200.000 euro per l’anno 2016, dall’articolo 49-bis del decreto-legge n. 69/2013. I commi 2 e 3 dispongono le norme per la copertura finanziaria degli oneri recati dal provvedimento, quantificati complessivamente in 13 milioni di euro per l’anno 2013, 326,6 milioni di euro per l’anno 2014, 450,1 milioni di euro per l’anno 2015, 471,6 milioni di euro per l’anno 2016, 473,6 milioni di euro per l’anno 2017 e 475,6 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019. precisa che da ultimo, l’articolo 10 del decreto-legge n. 102 del 2013 ha disposto un ulteriore incremento, per l’anno 2013, di 500 milioni di euro del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, mantenendo ferme le risorse già destinate alla medesima finalità dal richiamato articolo 1, comma 253, della legge n. 228 del 2012. L’articolo 28 reca infine l’entrata in vigore del provvedimento il giorno stesso della sua pubblicazione.

29 ottobre Razionalizzazione PA al Senato

Il 29 ottobre il Senato approva definitivamente il ddl di conversione in legge, modificato dalla Camera, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

Il 24 ottobre la Camera approva il disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni (C. 1682-A). Il provvedimento passa ora nuovamente all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

Il 22, 23 e 24 ottobre l’Aula della Camera esamina il ddl di conversione in legge, già approvato dal Senato, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

Il 17 ottobre la 7a Commissione della Camera esprime parere favorevole, con modificazioni, alle Commissioni I e XI sul ddl di conversione in legge, già approvato dal Senato, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminato, per le parti di propria competenza, il testo del disegno di legge C. 1682, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni considerato che:

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni:
1) sopprimere i commi 9-bis-9-sexies dell’articolo 1. In alternativa, per meglio circoscrivere gli effetti della norma, al comma 9-bis non prevedere la trasformazione delle graduatorie di merito del concorso del febbraio 2004 in graduatorie ad esaurimento e specificare, conseguentemente, al comma 9-quinquies del medesimo articolo 1, che i posti a tempo indeterminato riservati agli insegnanti di religione sono assegnati in modo conforme alla procedura prevista dall’articolo 3 della legge n. 186 del 2003;
2) specificare meglio l’espressione «diploma di laurea» contenuta nel comma 8-quater dell’articolo 2. Essendo questa espressione suscettibile di diverse interpretazioni, è opportuno fare riferimento alla laurea conseguita in base al vecchio ordinamento, di regola equiparata alla laurea magistrale nel nuovo ordinamento;
3) coordinare le disposizioni previste dai commi 3 e 16 dell’articolo 4, per quanto concerne gli enti di ricerca, affinchè si chiarisca che per gli enti di ricerca di cui al capo I del decreto legislativo n. 213 del 2009, l’autorizzazione a bandire procedure concorsuali è rilasciata in sede di approvazione dei piani di cui all’articolo 5, comma 3, del medesimo decreto n. 213, che dispone che il fabbisogno di personale, la consistenza e la variazione dell’organico sono approvati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previo parere del Ministero dell’economia e della finanze;

e con le seguenti osservazioni:
   a) si valuti l’opportunità di mantenere la disposizione prevista all’articolo 2, commi 7-8-quater, che riguarda la proroga della deroga all’ordinario assetto delle fonti normative in materia di organizzazione dei ministeri in quanto tale materia è disciplinata, in via ordinaria, con regolamento, da adottare con decreto del Presidente della Repubblica, previo esame parlamentare del relativo schema. La proroga, disposta per la terza volta, conferisce alla deroga una ennesima e ulteriore continuità di effetti. In ogni caso si consideri che tale continuità di effetti non potrebbe consentire la modificabilità con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di disposizioni contenute in un regolamento adottato con decreto del Presidente della Repubblica.
   b) si circoscrivano con maggiore precisione i limiti temporali indicati nell’ultimo periodo del comma 8 dell’articolo 2.

Con 137 voti favorevoli, 57 contrari e 1 astenuto, il Senato, nella seduta pomeridiana di giovedì 10 ottobre, ha approvato, con modificazioni, il ddl di conversione in legge del decreto-legge n. 101, sulla razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. Il testo passa adesso alla Camera.

Il 26 settembre, il 2, 3, 8, 9 e 10 ottobre l’Aula del Senato esamina il DdL di Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

Il 18 e 25 settembre la 7a Commissione del Senato esamina il DdL di Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

(7a Senato, 18.9.13) Riferisce alla Commissione il relatore MAZZONI (PdL) premettendo che il provvedimento reca disposizioni inerenti la pubblica amministrazione, alcune di carattere trasversale, che impattano su tutti i comparti pubblici, altre di specifico interesse della Commissione istruzione.

L’articolo 1, oltre ad estendere fino al 2015 il divieto (già esistente fino al 2014) di acquisto di autovetture, dispone in materia di spese per studi e incarichi di consulenza. Fa notare in particolare che il comma 5 stabilisce un ulteriore limite di spesa annua per tali incarichi, che non può superare il 90 per cento del limite di spesa già previsto per il 2013 (che era pari al 20 per cento del 2009). Sottolinea che, per quanto attiene gli ambiti di interesse, sono comunque esclusi dall’applicazione di tale norma le università, gli enti di ricerca e gli organismi equiparati, nonchè gli istituti culturali. Dopo aver brevemente dato conto dei commi 6 e 7, illustra l’articolo 2 sull’organico soprannumerario delle pubbliche amministrazioni e sul relativo accesso al pensionamento. Evidenzia in merito che, fermo restando il divieto di effettuare nuove assunzioni nelle qualifiche o nelle aree in cui vi sono soprannumerari, le amministrazioni possono coprire i posti vacanti nelle altre aree, a determinate condizioni e con una specifica procedura. Segnala altresì che, qualora detti dipendenti in soprannumero conseguano la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2015, ad essi si applica la disciplina pensionistica precedente al decreto-legge n. 201 del 2011. Fa notare dunque come rispetto alla normativa vigente si allunghi di un anno (dal 2014 al 2015) la data per conseguire i requisiti pensionistici che consentono l’applicazione delle norme anteriori. Nel rilevare la posticipazione dei tempi per la verifica delle posizioni soprannumerarie e la conseguente dichiarazione di esubero, precisa che dette disposizioni troverebbero applicazione anche per il comparto della scuola.

Dopo aver posto in luce le altre disposizioni dell’articolo 2, di interpretazione autentica circa i limiti per il collocamento a riposo d’ufficio al fine di evitare lo sviluppo del contenzioso, si sofferma sull’obbligo, per le amministrazioni che hanno effettuato riduzioni delle dotazioni organiche, di adottare i regolamenti di organizzazione, pena l’impossibilità di nuove assunzioni a decorrere dal 1° gennaio 2014. Detto obbligo è a carico dei Ministeri, delle Agenzie – tra cui l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) – degli enti di ricerca e di altri enti tra cui le fondazioni lirico-sinfoniche e il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI).

Focalizza poi l’attenzione sul comma 12 dell’articolo 2, che estende agli anni 2013 e 2014 le disposizioni derogatorie in materia di assunzioni di personale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La norma consente, a tale riguardo, di effettuare assunzioni in deroga al divieto posto dall’articolo 2, comma 11, del decreto-legge n. 95 del 2012 (cosiddetta «spending review»), anche se resta fermo il divieto di assumere personale nelle qualifiche o nelle aree interessate da posizioni soprannumerarie. Riferisce in proposito che, secondo la relazione illustrativa, la tipologia dei servizi pubblici resi dal Ministero nello svolgimento della sua missione istituzionale presenta una notevole differenziazione tra servizi ad alto contenuto tecnico-scientifico (tutela, conservazione e valorizzazione, attualmente con 5.056 unità in servizio) e servizi ad alta concentrazione di risorse umane, prevalentemente afferenti all’ambito della vigilanza e accoglienza dei visitatori nei siti aperti al pubblico: musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche (attualmente con 7.594 unità in servizio). Riferisce peraltro che al momento vi sono molte criticità, derivanti tanto da un esodo massiccio per raggiunta anzianità contributiva e per raggiunti limiti di età, quanto da squilibri territoriali e da assorbimenti di esuberi di personale non sempre in possesso delle competenze professionali richieste per la particolare tipologia delle attività di tutela. A ciò aggiunge che, a seguito delle misure di contenimento della spesa, sono state attuate progressive revisioni della pianta organica, rideterminata in 18.947 unità, con una riduzione di quasi il 25 per cento in 16 anni (24,74 per cento rispetto al 1997). Contemporaneamente, è aumentata l’offerta culturale con un incremento notevolissimo dei visitatori e un innalzamento ancora maggiore degli introiti da bigliettazione.

Il Governo – prosegue il relatore – ha peraltro puntualizzato che fino ad ora si è cercato di rafforzare la componente tecnico-scientifica, rappresentata dai funzionari di III area con professionalità specialistiche e, al contempo, di ridurre massicciamente la componente del personale ausiliario di supporto nella I area funzionale. Conseguentemente, a detta dell’Esecutivo, si sono prodotte posizioni soprannumerarie nella I area mentre nella II e soprattutto nella III area sono stati appositamente previsti numeri che permettono nuove assunzioni, con vacanze rispettivamente di 231 unità nella II area e di 344 unità nella III area. Pertanto, sottolinea la necessità dell’intervento normativo proposto al fine di assicurare l’espletamento delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale secondo i principi di efficienza, razionalità ed economicità, con priorità per gli interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro da realizzarsi negli istituti e nei luoghi della cultura, nonché al fine di far fronte alle richieste di una crescente domanda culturale.

Dà altresì conto dell’articolo 4, che intende perseguire le seguenti finalità: ribadire il principio che nel settore pubblico il contratto a tempo indeterminato è la forma di “contratto dominante”; rafforzare le responsabilità dirigenziali in caso di utilizzo non consentito dei contratti di lavoro flessibile; inasprire le sanzioni. Si prevede quindi che tutte le amministrazioni dello Stato, inclusi gli enti di ricerca, possano avviare procedure concorsuali previa verifica dell’assenza di graduatorie vigenti approvate dal 1° gennaio 2008, che vengono prorogate al 31 dicembre 2015. Sullo specifico profilo delle assunzioni negli enti di ricerca, rinvia alle considerazioni che saranno svolte sul comma 16.

Al comma 6 si stabilisce inoltre la possibilità (fino al 31 dicembre 2015), nel limite massimo del 50 per cento delle facoltà assunzionali, per le pubbliche amministrazioni di bandire procedure concorsuali per assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale riservate esclusivamente a favore di coloro che, alla data di entrata in vigore del decreto, hanno maturato, negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, nonché di coloro che avevano maturato i requisiti secondo la disciplina prevista dalle leggi finanziarie 2007 e 2008. Si precisa peraltro che resta ferma per il comparto scuola la disciplina specifica di settore.

Il relatore illustra anche il comma 11, che esclude dall’applicazione del decreto legislativo n. 368 del 2001 – ossia quello che recepisce la direttiva comunitaria sul lavoro a tempo determinato – come già previsto per le supplenze del personale docente e ATA del comparto delle scuole statali, anche i contratti tempo determinato relativi al personale degli asili nido e delle scuole dell’infanzia degli enti gestiti dai comuni, nel rispetto però del patto di stabilità e dei vincoli relativi alla spesa degli enti locali per il personale nonché del regime delle assunzioni. Ritiene dunque che lo scopo sia di preservare la specificità di un settore che spesso si avvale di contratti a tempo determinato.

Il successivo comma 16 stabilisce inoltre che, per gli enti di ricerca, l’autorizzazione all’avvio delle procedure concorsuali è concessa in sede di approvazione,con decreto direttoriale della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, del piano triennale del fabbisogno del personale e della consistenza dell’organico. In proposito, ravvisa alcune incongruenze rispetto alla normativa vigente, in quanto l’articolo 5, comma 4, del decreto legislativo n. 213 del 2009 sul riordino degli enti di ricerca stabilisce una diversa procedura per il fabbisogno di personale, che viene determinato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca previo parere favorevole del Ministero dell’economia e delle finanze e del Dipartimento della funzione pubblica. Nel comma 16 dell’articolo 4 in esame, invece, non solo non si prevede alcun ruolo del Dicastero dell’istruzione – in quanto le procedure concorsuali sono autorizzate con il predetto decreto direttoriale della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’economia e delle finanze, esautorando il Ministero vigilante – ma la disciplina si sovrappone a quella del comma 3 del medesimo articolo 4, che stabilisce un ulteriore e differente iter. Preannuncia perciò che nel parere porrà l’accento sulla necessità di coordinare dette disposizioni, salvaguardando il ruolo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Quanto all’articolo 9, fa presente che esso, al comma 1, consente l’assegnazione alle scuole italiane all’estero di un numero predefinito di dirigenti scolastici, docenti per discipline curricolari, lettori e amministrativi, in deroga alle riduzioni previste dalle norme sulla cosiddetta «spending review». Come ricorda la relazione del Governo, è stata prevista la progressiva riduzione del personale di ruolo della scuola in servizio all’estero: entro l’anno scolastico 2016-17 si dovrà infatti arrivare a un contingente pari a 624 unità, previsto dalla normativa vigente. Vengono così disposte alcune deroghe, all’interno della revisione annuale del contingente del personale della scuola in servizio all’estero in modo da conservare un limitato numero di posti vacanti e disponibili sui quali possono essere assegnati unità di personale nonchè dirigenti scolastici.

Detta previsione – precisa il relatore – non incrementa le dotazioni di personale ma rende possibile la partenza ogni anno di un numero predefinito di dirigenti, docenti, lettori e amministrativi in deroga al blocco delle partenze, dato che si sono verificate una drastica diminuzione di dirigenti scolastici, la mancanza di alcuni profili professionali di docenza, la necessità di ricorrere a supplenti dall’Italia e l’inosservanza di impegni internazionali. La disposizione decorre dall’anno scolastico 2013-2014 e ha come finalità espressa quella di far fronte a specifiche ed insopprimibili esigenze didattiche o amministrative, che non trovino gradatamente idonea soluzione attraverso il ricorso al personale a contratto reclutato in loco o alle operazioni di mobilità del personale scolastico a tempo indeterminato, già collocato fuori ruolo all’estero.

Si sofferma inoltre sul comma 2, checonsente di avvalersi anche di personale italiano a contratto locale, residente nel Paese ospitante da almeno un anno, oltre che straniero, per l’insegnamento delle materie obbligatorie nei Paesi esteri. In secondo luogo, il comma autorizza – per gli insegnamenti di materie obbligatorie nelle scuole italiane – la conclusione di contratti con personale italiano o straniero, con conoscenza adeguata dell’italiano e residente nel Paese da almeno un anno, in possesso dei requisiti previsti dalla normativa italiana. Fa notare che dette disposizioni riguardano materie obbligatorie diverse (rispettivamente nell’ordinamento estero e in quello italiano) e si presentano in parte analoghe (in entrambi i casi si consentono affidamenti a personale straniero o italiano e si prevede altresì una retribuzione annua), differenziandosi in alcuni punti: nel primo caso gli affidamenti possono essere dati per tutte le materie obbligatorie e solo a condizione dell’assenza del personale di ruolo; nel secondo caso gli affidamenti possono essere dati solo con contratto, solo per certe materie obbligatorie (da individuare) e non è presente la condizione dell’assenza del personale di ruolo.

3 ottobre Approvata conversione DL “Valore Cultura”

Il 3 ottobre la Camera approva definitivamente il Disegno di Legge di conversione del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante la valorizzazione dei beni e delle attività culturali.

L’1, 2 e 3 ottobre l’Aula della Camera esamina il Disegno di Legge di conversione del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante la valorizzazione dei beni e delle attività culturali.

Il 27 e 30 settembre, 1 e 2 ottobre la 7a Commissione della Camera esamina il Disegno di Legge di conversione del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante la valorizzazione dei beni e delle attività culturali.

Con 175 voti favorevoli, 18 contrari e 54 astensioni il Senato, nella seduta antimeridiana di mercoledì 25 settembre, ha dato il via libera, con modificazioni, al decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante la valorizzazione dei beni e delle attività culturali (ddl n. 1014); il provvedimento passa all’esame della Camera.
Il 18, 19, 20 e 24 settembre l’Aula del Senato esamina il DdL di conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo

Il 4, 5, 10, 11, 12, 17 e 18 settembre la 7a Commissione esamina il DdL di conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo

(7a Senato, 4.9.13) Riferisce alla Commissione il presidente relatore MARCUCCI (PD) il quale, nel rinviare all’Ufficio di Presidenza che si terrà al termine della seduta la programmazione del successivo iter del provvedimento, osserva che l’esame ha inizio solo oggi in quanto occorreva attendere l’esame dei presupposti di costituzionalità da parte della 1ª Commissione. Poiché il tempo residuo di esame è tuttavia piuttosto esiguo, invita i rappresentanti dei Gruppi in Commissione a farsi carico di un percorso condiviso anche con l’altro ramo del Parlamento.

Quanto al merito del decreto, egli sottolinea con grande favore che si tratta del primo provvedimento d’urgenza dedicato interamente ai beni culturali da molti anni, a testimonianza del forte interesse del Governo Letta nei confronti del settore, così come rispetto ai comparti del sapere, giustamente esclusi dai tagli lineari con i quali è stata coperta l’abolizione dell’IMU.

Il decreto n. 91, suddiviso in tre Capi, affronta dunque molte questioni da tempo pendenti e può altresì rappresentare l’occasione per risolvere ulteriori tematiche afferenti il settore che, per diversi motivi, non sono entrate nella stesura originaria del provvedimento. Egli sottolinea altresì che il decreto, benché disponga oneri economici prevalentemente a partire dall’anno 2014, riveste senz’altro i requisiti di necessità ed urgenza, come riconosciuto del resto dalla Commissione affari costituzionali, atteso che esso consente all’Amministrazione di organizzarsi in tempo per garantire una sollecita operatività delle misure in esso contenute.

Passando ad una disamina puntuale dell’articolato, il Presidente relatore rileva anzitutto che il Capo I reca disposizioni urgenti per la tutela, il restauro e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano e comprende gli articoli da 1 a 6.

L’articolo 1 detta norme per accelerare la realizzazione del Grande progetto Pompei e per la rigenerazione urbana, la riqualificazione ambientale e la valorizzazione dell’area pompeiana e stabiese. Esso reca altresì disposizioniper la valorizzazione della Reggia di Caserta e del Polo museale di Napoli, nonché per la promozione del percorso turistico-culturale delle residenze borboniche. Con riguardo a Pompei, il Presidente relatore rammenta come negli ultimi anni siano state percorse molteplici strade al fine di migliorare la governance del sito e ottimizzarne la gestione. Purtroppo però nessuna di queste soluzioni ha finora dato i risultati sperati, come del resto verificato di recente dalla Commissione nel corso di un sopralluogo al sito mirato proprio ad approfondire le ragioni dei principali profili di criticità. Anche la recente assegnazione una consistente quota di finanziamenti europei, attraverso il cosiddetto “Grande progetto Pompei”, rischia di essere vanificata da lungaggini burocratiche che impediscono il rispetto della necessaria tempistica. Egli dà quindi atto al Governo di essersi assunto la responsabilità di alcune modifiche ordinamentali importanti, attraverso le quali confida di conseguire migliori risultati. In primo luogo, viene previsto un responsabile unico – denominato «direttore generale di progetto» (DGP) – per la realizzazione del programma straordinario di interventi destinati a Pompei ai sensi del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75.

Il compito del DGP (coadiuvato da una struttura di supporto appositamente costituita, composta da un massimo venti unità di personale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e di altre amministrazioni centrali, nonché da cinque esperti nelle materie interessate) è quello di definire e approvare gli elaborati progettuali degli interventi di recupero e restauro propedeutici alla pronta attuazione del «Grande progetto Pompei», gestendo le procedure di gara dirette all’affidamento dei lavori e all’appalto dei servizi e delle forniture necessari e alla corretta ed efficace gestione del servizio di pubblica fruizione e di valorizzazione del sito archeologico.

L’articolo 1 costituisce inoltre l’Unità «Grande Pompei», con il compito di far convergere in un’unica sede tutte le decisioni amministrative necessarie alla realizzazione dei piani, dei progetti e degli interventi strumentali a consentire il rilancio economico-sociale e la riqualificazione ambientale ed urbanistica dei comuni interessati dal piano di gestione del sito Unesco «Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata», nonché a potenziare l’attrattività turistica dell’intera area.

Il legale rappresentante dell’Unità è il DGP, che si avvale di un Comitato di gestione, composto dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (o suo delegato), dal Ministro per la coesione territoriale, dal Presidente della Regione Campania e da quello della provincia di Napoli, nonché dai Sindaci dei comuni interessati e dai legali rappresentati degli enti pubblici e privati coinvolti, il quale svolge la funzione di «Conferenza di servizi permanente».

All’Unità sono demandate tutte le decisioni relative alla progettazione e alla realizzazione e gestione degli interventi, fra cui quelli infrastrutturali urgenti necessari a migliorare le vie di accesso e le interconnessioni ai siti archeologici e per il recupero ambientale dei paesaggi degradati e compromessi, prioritariamente mediante il recupero e il riuso di aree industriali dismesse, nel rispetto del principio del minor consumo di territorio e della priorità del recupero.

All’Unità spetta anche la promozione e sollecitazione di erogazioni liberali, sponsorizzazioni e forme, anche innovative, di partenariato pubblico-privato.

L’Unità può infine disporre l’utilizzo dei giovani tirocinanti nei settori delle attività e dei servizi per la cultura, di cui al fondo straordinario «Mille giovani per la cultura» di cui al decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, sull’occupazione giovanile.

Sempre l’articolo 1 del decreto reca poi una modifica estremamente rilevante in tema di organizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Esso dispone infatti l’istituzione della «soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia», che succede alla soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, ma con ambito territoriale di competenza limitato alle sole aree archeologiche indicate. Alla soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli sono invece affidati i compiti di tutela e di gestione della Reggia di Caserta, a tal fine modificandone opportunamente la denominazione. Resta poi da istituire una soprintendenza per i beni archeologici di Napoli, per la quale è previsto l’incremento di un posto di funzione dirigenziale di livello non generale. Quanto al resto, il Governo ritiene che la nuova soprintendenza possa operare con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Si tratta di una modifica sicuramente molto rilevante, rimarca il Presidente relatore, che contraddice il processo di accorpamento condotto negli ultimi anni e di cui il Governo si assume per intero la responsabilità. Egli suggerisce peraltro un supplemento di istruttoria, nell’auspicio che si possano davvero conseguire agli obiettivi unanimemente condivisi di maggiore funzionalità e snellezza.

L’articolo 1 potrebbe infine rappresentare la sede opportuna per migliorare la efficienza organizzativa di altri Poli museali come ad esempio quello di Firenze, nell’ambito del quale – con opportuno emendamento – potrebbe essere incluso, ai fini di una maggiore funzionalità, l’Opificio delle pietre dure.

L’articolo 2 reca misure urgenti per la prosecuzione delle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano e per l’attuazione del progetto «500 giovani per la cultura». Si tratta di una norma attraverso la quale il Ministero intende proseguire il recupero di risorse digitali e la digitalizzazione di nuovi contenuti per la creazione delle collezioni digitali dei musei e realizzare l’interoperabilità di importanti banche dati con il Sistema di Cultura Italia.

Per la realizzazione del programma è previsto un piano di formazione di cinquecento giovani, aggiuntivi rispetto ai mille di cui al decreto-legge sull’occupazione giovanile, i quali saranno reclutati tramite selezione pubblica, fra i laureati nelle discipline afferenti al programma stesso.

L’iniziativa ha carattere sperimentale e sarà realizzata nelle regioni dell’obiettivo «Convergenza» (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia).

Affinché le competenze acquisite siano spendibili nel mercato del lavoro privato, nonché nell’ambito di futuri programmi pubblici, il Presidente relatore auspica peraltro che, al termine dell’anno di formazione, ai giovani che vi hanno partecipato sia conferito un attestato finale da far valere come titolo in occasione di successive selezioni, in linea con quanto disposto per i tirocinanti del Ministero della giustizia.

Con riguardo all’articolo 3, che reca disposizioni finanziarie urgenti per garantire la regolare apertura al pubblico degli istituti e dei luoghi di cultura, egli rammenta poi che la legge finanziaria 2008 aveva disposto che i proventi della bigliettazione fossero trasferiti al Ministero dell’economia e riassegnati solo parzialmente all’Amministrazione dei beni culturali. L’articolo 3 abroga tale disposizione e assai opportunamente reintroduce l’assegnazione integrale ai Beni culturali degli introiti derivanti dalla bigliettazione, generalizzando così l’esperienza già in atto presso i Poli museali. In tal modo, il Ministero confida di poter far fronte ad alcune criticità, sempre più frequenti, come ad esempio l’impossibilità di una regolare apertura al pubblico dei siti culturali, causata dalla mancanza di risorse per il necessario personale.

L’eliminazione del divieto di riassegnazione non viola del resto, in alcun modo, il principio di unità del bilancio, non solo perché l’ordinamento già prevede numerose altre ipotesi di obbligatoria riassegnazione, ma anche perché è pacifico, in base alla disposizioni legislative vigenti, che tutte le predette somme debbano essere versate nell’apposito capitolo dello stato di previsione dell’Entrata del bilancio dello Stato e solo successivamente riversate all’Amministrazione che le ha generate.

Al riguardo, il Presidente relatore prospetta la possibilità di estendere la riassegnazione obbligatoria, oltre che agli introiti della bigliettazione, anche ad entrate di altro tipo, come ad esempio quelle conseguenti alle copie e alle riproduzioni fotografiche che, per taluni Istituti (fra cui l’Istituto nazionale per la grafica), sono tutt’altro che indifferenti.

L’articolo 4 intende favorire lo sviluppo delle biblioteche e degli archivi, nonché la promozione della recitazione e della lettura, allargando fra l’altro le ipotesi di accesso libero e gratuito alla lettura di opere e pubblicazioni contenenti ricerche finanziate con fondi pubblici.

La norma amplia altresì le ipotesi in cui non è considerata pubblica l’esecuzione di un’opera, inserendo anche le biblioteche tra i luoghi in cui la rappresentazione dell’opera non è da ritenersi pubblica, se realizzata ai fini di promozione culturale e di valorizzazione dell’opera.

Quanto alla previsione che le pubblicazioni finanziate con fondi pubblici per una quota pari almeno alla metà siano gratuitamente e liberamente accessibili telematicamente, il Presidente relatore propone peraltro che il termine di sei mesi, sancito dal comma 2 per il deposito in archivi elettronici, sia esteso a dodici mesi, onde consentire il pieno sfruttamento delle pubblicazioni sulle riviste scientifiche. In tal senso, comunica, vi è del resto anche l’accordo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

L’articolo 5 reca disposizioni urgenti per l’attuazione del progetto «Nuovi Uffizi», per la realizzazione del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah e per ulteriori interventi di tutela. Si tratta, sottolinea, di misure di grandissima valenza e urgenza, tenuto conto del rilievo internazionale dei siti culturali coinvolti e della necessità che i relativi lavori, da lungo tempo attesi ma non avviati o rallentati per carenza di risorse, possano finalmente essere proseguiti ed auspicabilmente completati con sollecitudine.

In particolare, precisa che per consentire la prosecuzione del progetto «Nuovi Uffizi» il decreto autorizza una spesa di 8.000.000 euro, relativamente agli anni 2013 e 2014, rispetto ai 50.600.000 euro necessari per completare l’opera che, unitariamente concepita, era stata a suo tempo divisa in due lotti dal momento che i finanziamenti originari non consentivano di appaltare l’intero progetto.

In proposito, ricorda che il progetto «Nuovi Uffizi», approvato nel 2004, porterà al raddoppio della superficie espositiva del più importante museo italiano (dagli attuali 6.100 mq a 12.900 mq), oltre alla creazione di nuove aree di servizio e laboratori (da 5.900 mq a 8.700 mq): a lavori ultimati, la città di Firenze ospiterà così il più grande Polo museale d’Europa. Rileva perciò che si tratta di lavori assolutamente straordinari, sia per l’entità delle risorse economiche impegnate che per l’eccezionale interesse storico-artistico del monumento e delle collezioni in esso raccolte, sicché risulta indispensabile garantire un flusso costante di finanziamenti per continuare con l’affidamento all’ATI, esecutrice dei lavori dei «Nuovi Uffizi», degli stralci successivi e concludere l’intero progetto in tempi congrui.

Quanto al Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah, esso è stato istituito a Ferrara nel 2003, al fine di riconoscere e valorizzare la bimillenaria presenza ebraica in Italia. Rispetto ad un costo totale dell’intervento pari a 40.793.000 euro, il finanziamento complessivo ritenuto ancora occorrente è di 31.793.000 euro, dei quali 30.012.000 euro per il cosiddetto secondo lotto e 1.781.000 euro per l’allestimento dell’apparato scenografico necessario per comunicare in modo efficace e comprensibile il materiale esposto. L’articolo 5 è quindi volto a finanziare, con 4 milioni di euro, parte delle spese previste per il secondo lotto, che consiste nella costruzione dell’importante corpo di entrata al Museo, il quale completerebbe la sistemazione esterna.

L’articolo 5 prevede, poi, un’autorizzazione di spesa di 2 milioni di euro per fare fronte a interventi di tutela e salvaguardia di beni culturali a grave rischio di deterioramento, sulla base di un elenco determinato dal Ministero. Al riguardo, pur esprimendo senz’altro apprezzamento per la disposizione, il Presidente relatore ne rileva l’estrema esiguità, auspicandone senz’altro l’incremento.

L’articolo 6 reca disposizioni urgenti per la realizzazione di centri di produzione di arte contemporanea per giovani artisti sia italiani che di altre nazionalità, affinché un grande patrimonio di talenti creativi non finisca per andare irrimediabilmente perso a causa dell’impossibilità, per i giovani, di disporre delle strutture necessarie nelle quali far crescere e sviluppare idee e contenuti artistici.

A tal fine, si prevede che siano ad essi destinati i beni immobili, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato e di enti pubblici nazionali, a condizioni tuttavia non sufficientemente agevolate (riduzione appena del 10 per cento del canone di mercato). Inoltre, la norma pone a carico del locatario gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria, con ciò riducendo sensibilmente l’efficacia dell’intervento se non addirittura vanificandola del tutto. Il Presidente relatore invita perciò a riflettere se non sia opportuno prevedere, in corrispondenza di significative spese di manutenzione, la concessione di annualità gratuite fino a compensazione.

Inoltre, sempre con riferimento alla promozione dell’arte contemporanea, osserva che l’articolo 6 potrebbe essere l’occasione per rendere più stabile il finanziamento del Museo di arte contemporanea di Roma (MAXXI), in un’ottica quanto meno triennale.

Passando al Capo II, che contiene norme per il rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo, segnala anzitutto l’articolo 7, che reca misure urgenti per la promozione della musica di giovani artisti e compositori emergenti, introducendo per la prima volta un pacchetto di misure organiche di defiscalizzazione delle spese di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione delle registrazioni fonografiche o videoclip musicali per le opere prime o seconde di nuovi talenti.

La proposta – più volte sollecitata anche dalla Commissione e quindi pienamente condivisibile – parte dalla consapevolezza che il patrimonio musicale italiano, composto da artisti, case discografiche, festival, produttori, distributori, organizzatori e istituzioni, vada considerato come un vero e proprio sistema produttivo, analogamente a quanto accade da molti anni in altri Paesi europei, dato che la musica è anche un vero e proprio comparto economico e lavorativo.

È quindi necessario ed urgente rendere simili o compatibili ad altri Paesi europei ed extraeuropei le normative che sostengano il sistema musicale italiano per consentire all’intera filiera produttiva di utilizzare strumenti legislativi appropriati che consentano di competere ad armi pari con i sistemi musicali degli altri Paesi e quindi di operare al meglio nel mercato nazionale ed estero.

Le norme sono ispirate al tax credit cinematografico, che in questi primi quattro anni di attuazione ha dato prova positiva di sé, ed in parte alla specifica normativa francese, il tutto nel rispetto delle soglie di aiuto di minore importanza (de minimis) stabilite dalla Commissione europea, al di sotto delle quali non è necessaria la richiesta di autorizzazione comunitaria. Si prevede altresì che, per accedere al credito d’imposta, le imprese siano «indipendenti», cioè non risultare controllate da editori audiovisivi, al fine di «lanciare» nuovi talenti per una produzione culturale di qualità con minore appeal commerciale.

Il Presidente relatore segnala peraltro che l’articolo 7 potrebbe essere la sede idonea per introdurre alcune norme di semplificazione per gli spettacoli dal vivo, in particolare per quelli fino ad un massimo di 200 partecipanti, relativamente ai quali la licenza prevista dal testo unico delle leggi sulla pubblica sicurezza dovrebbe essere sostituita da una segnalazione certificata di inizio attività. Si tratta, ricorda, di una proposta che era già stata avanzata in occasione del cosiddetto “decreto del fare”, ma che in quella sede non aveva potuto trovare spazio per eterogeneità della materia e quindi era stata rinviata a questo decreto.

L’articolo 8 rende stabile dal 2014, e non più legata a proroghe triennali, la disciplina del tax credit cinematografico, la cui scadenza è attualmente fissata al 31 dicembre 2014. Il Presidente relatore invita a considerare la norma con particolare favore in quanto le risorse a tal fine stanziate per il 2013 sono in esaurimento e quelle per il 2014 non sono sufficienti (45 milioni di euro, a fronte di un utilizzo annuo ormai consolidato intorno ai 70-80 milioni di euro). Suggerisce peraltro di valutare l’opportunità di estendere l’efficacia della normativa all’audiovisivo e alle fiction, possibilmente con un incremento delle dotazioni finanziarie, tanto più in considerazione del fatto che gli operatori interessati sono sostanzialmente gli stessi.

La norma di stabilizzazione è, in ogni caso, subordinata all’autorizzazione della Commissione europea, che il Ministero si è impegnato a richiedere.

L’articolo 9 reca disposizioni urgenti per assicurare la trasparenza, la semplificazione e l’efficacia del sistema di contribuzione pubblica allo spettacolo e al cinema.

Attualmente, l’assegnazione di contributi alle attività di spettacolo dal vivo avviene dietro presentazione delle domande da parte degli organismi interessati, con valutazione dei programmi e dei relativi preventivi finanziari riferiti all’anno in corso. Per consentire la liquidità necessaria al conseguimento degli obiettivi artistici l’Amministrazione può peraltro erogare anticipazioni fino all’80 per cento dell’ultimo contributo assegnato. Una volta che l’attività sia stata infine interamente svolta e correttamente rendicontata, l’Amministrazione provvede a saldare l’importo del contributo, detraendo ovviamente le quote già eventualmente erogate in sede di anticipazione. Tale schema non è tuttavia più adeguato alla realtà e ai fini istituzionali. Infatti, i preventivi finanziari e i connessi progetti artistici costituiscono, specie se redatti da organismi poco strutturati, un «pronostico» che la complessa macchina organizzativa di uno spettacolo dal vivo difficilmente consente di rispettare; nella prassi si verificano così molti casi anomali, fra cui la mancata effettuazione del programma o la sua effettuazione con modifiche anche molto consistenti alla parte artistica o economica.

In questi casi, l’Amministrazione difficilmente è in grado di recuperare l’importo dell’assegnazione e attribuirlo a favore di altri organismi, mentre il più delle volte deve limitarsi a considerare perse le somme in questione.

Si è allora intervenuti normativamente con i metodi di cosiddetto «abbattimento» e «tolleranza».

Con il cosiddetto «abbattimento» l’Amministrazione, a fronte di alcuni progetti finanziariamente ed organizzativamente rilevanti – e la cui realizzazione può non apparire attendibile – prende in considerazione solo una parte del progetto e concede all’organismo richiedente di ridurre percentualmente l’attività offerta. Con la cosiddetta «tolleranza» si consente, all’atto del controllo a valle, ovvero a consuntivo, una sorta di franchigia, pari al 15 per cento dell’attività considerata all’atto dell’assegnazione, entro la quale non vengono operate riduzioni del contributo. Tale politica, ideata in ragione delle illustrate difficoltà oggettive di programmare con certezza spettacoli dal vivo, non permette però all’Amministrazione di valutare con piena cognizione di causa il reale prodotto degli organismi, né sul piano artistico né sul piano finanziario.

Appare dunque preferibile riferirsi alle attività svolte e rendicontate per l’anno/esercizio solare. La stesura del decreto manifesta tuttavia, a questo specifico riguardo, una possibile causa di fraintendimento. Occorre infatti precisare che i contributi non saranno “assegnati” a fine stagione, bensì ad inizio stagione e successivamente “erogati” alla fine della medesima, una volta verificato il rispetto degli impegni assunti all’atto della richiesta.

L’articolo 9 reca altresì disposizioni necessarie ai fini della trasparenza nel settore dello spettacolo, prevedendo che gli enti finanziati a valere sul FUS pubblichino e aggiornino determinate informazioni relative ai titolari di incarichi amministrativi ed artistici di vertice, di incarichi dirigenziali, nonché di collaborazione o consulenza.

Vengono infine soppressi due Fondi per la concessione di contributi per il rinnovo delle sale teatrali e musicali, ormai in pratica quasi inutilizzati in quanto sostituiti, nel corso degli anni, da specifiche forme di sostegno a carico del FUS, e vengono esentate dall’imposta di bollo le istanze presentate alle Direzioni generali cinema e spettacolo dal vivo onde favorire l’utilizzo di piattaforme on-line.

L’articolo 10 assicura la prosecuzione del funzionamento dei teatri e degli enti pubblici e privati operanti nel settore dei beni e delle attività culturali, evitando che essi siano destinatari dei tagli di spesa previsti per i consumi intermedi nei confronti di tutti gli enti iscritti nell’elenco ISTAT. Tali istituti, difatti, operano in un settore molto particolare per cui il taglio dei consumi intermedi risulta di difficile praticabilità e, soprattutto, pone a serio rischio la loro stessa esistenza.

Si tratta, in particolare, delle quattordici Fondazioni lirico-sinfoniche, nonché di undici enti vigilati dal Ministero (Accademia della Crusca, Biblioteca europea di informazione e cultura, Centro sperimentale di cinematografia, Fondazione Festival dei due mondi, Fondazione La Biennale di Venezia, Fondazione La Quadriennale di Roma, Museo storico della liberazione, Scuola archeologica italiana di Atene, Fondazione centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio e Fondazione Gioacchino Rossini) e dei diciassette Teatri stabili pubblici.

Essi sono sottratti dall’applicazione del comma 3 dell’articolo 8 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (spending review), nonché dal taglio delle spese relative alla pubblicità e per le tournées. Il Presidente relatore invita tuttavia a valutare se sia possibile escludere detti enti da tutti i tagli variamente previsti dai predetti provvedimenti di contenimento della spesa come ad esempio quelli relativi alle mostre e alle conferenze, pur nella consapevolezza che ciò pone un problema di copertura finanziaria, che il Governo dovrebbe impegnarsi a reperire.

L’articolo 11 detta disposizioni urgenti per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza. Il settore sta registrando infatti, in questi ultimi esercizi, una delle più gravi crisi economiche e finanziarie della sua pur lunga vita: l’originaria carenza di capitalizzazione, già presente con la riforma del 1996 che trasformò i Teatri d’Opera da enti pubblici in fondazioni di diritto privato, e i crescenti costi di produzione (in primis quelli del personale), che non hanno trovato nel Fondo unico per lo spettacolo (decrescente) un adeguato sostegno finanziario, comportano attualmente profonde crisi strutturali, evidenti soprattutto nella amministrazione straordinaria cui sono sottoposti ben tre di tali importanti organismi (la crisi di indebitamento in cui versa la maggior parte delle quattordici fondazioni è commisurabile, alla data del 31 dicembre 2012, in 377.421.262 euro).

La norma si prefigge dunque lo scopo di avviare immediatamente a risanamento le gestioni dei Teatri d’Opera maggiormente compromesse sul piano economico-finanziario e patrimoniale, offrendo agli enti capaci di avanzare un piano di rientro dal debito e di riorganizzazione complessiva della gestione un cospicuo finanziamento a carattere rotativo; la proposta, nella consapevolezza che la voce di costo produttiva di maggiori perdite è attribuibile al personale dipendente, coniuga l’intervento con provvedimenti di riduzione del personale tecnico-amministrativo.

Gli enti in maggiori difficoltà vengono pertanto invitati a redigere un piano di risanamento idoneo ad assicurare gli equilibri di bilancio, nell’arco dei tre successivi esercizi. Poiché la causa principale del dissesto in parola è data dal costo delle cosiddette masse artistiche, tecniche amministrative, il cui costo nel 2012 assomma a ben 308.748.241 euro, in questi casi si prevede la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo fino al 50 per cento di quello in essere al 31 dicembre 2012 e la cessazione dell’efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore. La lievitazione nel tempo del valore economico dei contratti integrativi aziendali, nel loro ammontare percentuale rispetto al valore economico del contratto collettivo nazionale di lavoro, tocca infatti nel 2011 punte superiori anche al 35-38 per cento, con una spesa complessiva superiore a 75.000.000 euro. L’intervento sull’entità e sui costi del personale, unitamente al blocco del nuovo indebitamento ed alla inderogabile rinegoziazione e ristrutturazione del debito, dovrà assicurare la riacquisizione di soddisfacenti equilibri patrimoniali ed economico-finanziari. Poiché il personale e la sua gestione rappresentano l’elemento della produzione più importante in un Teatro lirico-sinfonico, la disposizione prescrive peraltro che i piani di risanamento siano corredati, tra gli altri atti, dall’accordo raggiunto con le associazioni sindacali maggiormente rappresentative in ordine ai punti del piano di risanamento.

L’impiego di consistenti risorse finanziarie da parte dello Stato per invertire la crisi delle Fondazioni lirico-sinfoniche postula che l’azione di risanamento sia coordinata da una figura idonea a rappresentare a livello centrale le istanze e le esigenze di tutti i Teatri interessati; il Governo ritiene pertanto necessaria la figura di un Commissario straordinario, deputato ad analizzare i piani, a sovrintendere alla loro attuazione, ad esigere eventuali integrazioni e modifiche, facendo rispettare le scadenze concordate.

L’istituzione di un Fondo di 75.000.000 euro per l’anno 2014, a carattere rotativo, e per la durata massima di 30 anni, costituisce, a fronte della crisi economica e patrimoniale dei Teatri, una congrua misura di intervento atta a conferire al settore quell’iniezione di capitale evidentemente non apportata con la privatizzazione degli enti di cui al decreto legislativo n. 367 del 1996 già citato. In proposito, il Presidente relatore prospetta peraltro l’opportunità di introdurre qualche criterio aggiuntivo per la destinazione dei fondi in questione.

La strategia generale del provvedimento, tendente al risanamento nel medio e lungo termine delle fondazioni in stato di crisi, non può prescindere dalla tempestiva valutazione delle urgenti esigenze degli enti che non possano fare fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi; infatti la norma prevede utilmente che nelle more del perfezionamento del piano di risanamento, già nell’anno 2013 una quota fino a 24.000.000 euro possa essere anticipata dal Ministero su indicazione del Commissario straordinario a favore delle fondazioni che versano in una situazione di carenza di liquidità tale da pregiudicare la gestione anche ordinaria della Fondazione. In relazione alla già menzionata e principale causa di dissesto dei Teatri d’Opera viene contestualmente previsto l’immediato avvio delle procedure per la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo.

Nei confronti degli enti che non abbiano avviato la negoziazione per la ristrutturazione del debito è prevista la sanzione della liquidazione coatta amministrativa, unitamente al recupero delle anticipazioni finanziarie concesse.

Quanto alla destinazione del personale in esubero, non è possibile, allo stato degli atti, determinare l’entità esatta del costo aziendale di cui la fondazione sarebbe liberata con i piani di risanamento, atteso che la riduzione di personale è elastica («fino al 50 per cento»). Oltre l’applicazione dell’articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in tema di collocamento a riposo del personale prossimo al raggiungimento dell’età pensionabile, è previsto peraltro che in caso di ulteriori eccedenze bil personale sia trasferito alla Società Ales S.p.A., nell’ambito delle vacanze in organico e nei limiti delle facoltà assunzionali di tale società. Al riguardo, il Presidente relatore sollecita tuttavia una riflessione sul personale di detta società, che potrebbe essere utilmente impiegato per ridurre le carenze di organico del Ministero, con particolare riferimento alle strutture periferiche. Nel corso dell’esame del provvedimento, potrà dunque essere preso in considerazione un atto di indirizzo al Governo che lo impegni in questo senso, prevedendo altresì una relazione periodica alle Camere sulle utilizzazioni di detto personale.

L’articolo 11 intende inoltre fronteggiare alcune problematiche emerse in tema di governance delle fondazioni lirico-sinfoniche, cercando di stabilire con urgenza forme più appropriate di controllo degli atti di gestione e di verifica della sostenibilità economico-finanziaria di determinate spese. Nello specifico, gli statuti dovranno essere adeguati, entro il 31 dicembre 2013, prevedendo una struttura organizzativa con una serie prestabilita di organi (presidente, organo di indirizzo, organo di gestione, organo di validazione degli atti adottati dall’organo di gestione, organo di controllo ed eventualmente un’assemblea).

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo spetta la nomina di un nuovo organo (monocratico), che avrà la funzione di validare gli atti adottati dall’organo di gestione, mentre al Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, quella dell’organo di controllo, che risulterà composto da tre membri (un magistrato della Corte dei conti e uno espressione di ciascun Ministero).

Si prevede la partecipazione dei soci fondatori privati in proporzione agli apporti finanziari alla gestione o al patrimonio della fondazione, che devono essere non inferiori al tre per cento.

Al fine di rendere più chiara e trasparente la gestione patrimoniale vengono individuati due fondi: uno indisponibile di dotazione (vincolato al perseguimento delle finalità statutarie), e un altro destinato alle spese correnti di gestione dell’ente. Con riguardo al primo, il Presidente relatore osserva peraltro che si potrebbe approfondire la possibilità del passaggio di proprietà dei teatri in capo alle Fondazioni.

Quanto alla presidenza degli enti, oggi fondazioni di diritto privato, essa è assunta storicamente dai Sindaci dei comuni che, nell’ospitare i teatri, forniscono nella quasi totalità dei casi l’uso della sede principale e gli spazi necessari all’attività. Tuttavia, tale collegamento non sempre corrisponde all’esigenza di snellezza della governance. Il Governo ritiene quindi opportuno, con l’eccezione della plurisecolare Accademia Nazionale di S. Cecilia, prevedere che il Sindaco possa nominare in persona diversa da sé il presidente della rispettiva fondazione lirica.

Nell’ottica di ottenere un miglior coordinamento fra la realizzazione dei programmi delle diverse fondazioni, viene poi creata una Conferenza degli organi di gestione, presieduta dal Direttore generale competente, che può convocarla anche per gruppi individuati per zone geografiche o specifici progetti comuni.

Il comma 19 contiene una norma interpretativa in merito alla trasformazione dei contratti di lavori a tempo determinato in tempo indeterminato, ribadendo che tale trasformazione non si applica in ogni caso alle fondazioni lirico sinfoniche.

I commi 20 e 21 individuano invece nuovi e più stringenti criteri per la destinazione della quota annuale del FUS spettante alle fondazioni lirico-sinfoniche: il 50 per cento è legato ad alcuni indicatori di rilevamento dei costi di produzione connessi a programmi di attività realizzati da ciascuna fondazione nell’anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, il 25 per cento dipende dalla capacità di attrarre risorse e dai risultati della gestione e il restante 25 per cento dalla qualità artistica dei programmi.

Il Presidente relatore rammenta infine che le Fondazioni lirico-sinfoniche, secondo la più recente giurisprudenza, sono enti di diritto privato, ma spetta loro un trattamento di diritto pubblico e rileva che l’articolo 11 potrebbe essere la sede idonea per chiarire una volta per tutte che i predetti enti non sono soggetti al pagamento dell’IRAP sul FUS.

Il Capo III detta infine disposizioni urgenti per assicurare efficienti risorse al sistema dei beni e delle attività culturali. In particolare, l’articolo 12 intende agevolare la diffusione di donazioni di modico valore in favore della cultura e porre fine alle attuali farraginosità nella raccolta e nella finalizzazione agli interventi per i beni culturali di uno degli strumenti più virtuosi creati negli ultimi decenni, ovvero le cosiddette «erogazioni liberali».

La norma è dunque volta a facilitare la raccolta presso il pubblico di erogazioni liberali, anche di modico valore, da destinare a interventi di tutela dei beni culturali o paesaggistici. Attualmente, questa finalità può essere perseguita solo mediante versamento delle somme in conto entrata dello Stato e loro successiva riassegnazione allo stato di previsione della spesa del Ministero. È, tuttavia, da rilevare come, nel caso delle donazioni di scopo per interventi di tutela del patrimonio culturale, il rispetto delle suddette rigorose regole contabili presenti diverse rilevanti criticità.

In primo luogo, il meccanismo procedurale descritto determina il decorso di un notevole lasso di tempo tra il momento del versamento del contributo da parte del privato finanziatore e quello della disponibilità delle somme da parte dell’istituto destinatario.

In secondo luogo, esso causa un notevole aggravio amministrativo, poiché comporta il coinvolgimento di numerose articolazioni centrali e periferiche del Ministero e della Ragioneria generale dello Stato e, inoltre, implica la necessità di individuare, per ogni singolo versamento, in base alla relativa causale, l’istituto cui la somma deve essere riaccreditata.

Infine – e soprattutto – la procedura non è, di fatto, percorribile per le donazioni di modico valore, in quanto non è ipotizzabile che il privato cittadino che intenda versare un importo modesto si rechi presso la Sezione di tesoreria provinciale dello Stato per provvedervi. Ne deriva, quindi, la rinuncia a potenziali fonti di entrata.

L’attuale previsione normativa dell’obbligatorio ricorso al complesso meccanismo della riassegnazione viene normalmente giustificata sulla base della ritenuta necessità di non derogare al principio di unicità del bilancio dello Stato, in ragione del quale sono, in linea di principio, vietate le gestioni contabili fuori bilancio. Tuttavia, osserva il Presidente relatore, nel caso di specie l’ossequio al principio in argomento appare un inutile formalismo, posto che è indubbio che le donazioni di scopo non possono che essere integralmente riassegnate per il perseguimento di quello specifico fine per cui sono state erogate. D’altra parte, la necessità per la Ragioneria generale dello Stato di avere esatta contezza della consistenza di tali erogazioni può ben essere soddisfatta con altre, meno gravose, modalità.

Opportunamente, la proposta normativa prevede, quindi, criteri semplificati per la definizione di nuove modalità di acquisizione delle donazioni di modico valore, fino all’importo di cinquemila euro, destinate ai beni ed alle attività culturali.

L’articolo 13 ripristina gli organismi collegiali operanti presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che rischiano la definitiva soppressione a seguito del decreto-legge n. 112 del 2008 e della spending review.

Senza l’articolo 13, l’intera compagine degli organismi collegiali operanti presso il Ministero, fra cui il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici e i Comitati tecnico-scientifici, verrebbe infatti a cessare, con conseguente vera e propria paralisi dell’attività del Ministero, non più in grado di svolgere in molteplici settori le competenze ad esso assegnate dalle leggi in vigore. In proposito si esprime pertanto un convinto giudizio positivo.

Gli articoli 14 e 15 del provvedimento sono relativi alle coperture finanziarie.

Nel ribadire l’estremo favore nei confronti del provvedimento in esame, il Presidente relatore rileva infine una serie di questioni, che potrebbe essere opportuno discutere nell’ambito del provvedimento con l’auspicio di una loro pronta soluzione. Ad esempio, potrebbero essere introdotte norme di valorizzazione dei siti Unesco, di riordino degli enti vigilati dal Ministero, di semplificazione della concessione dei contributi agli istituti culturali, di snellimento della gestione delle sale cinematografiche (come l’abolizione del patentino per le proiezioni) e l’esclusione delle ispezioni dai divieti di missione. A tale ultimo riguardo occorrerebbe tuttavia approntare idonea copertura finanziaria.